“Ecco perché l’Italia è centrale nel business di Avolta”
Travel retail: fra investimenti e privatizzazioni, stazioni e aeroporti cambiano volto
Incontro con Inti Ligabue “Pronti a esportare il nostro modello di ferry retail”
Fondi immobiliari e retail: un confronto tra i principali mercati europei
- Agosto 2026
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(aggiornati al 2 luglio)
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Editoriale
ALICE NEL RETAIL DELLE MERAVIGLIE
La vendita di Alice Pizza, confermata nei giorni letteralmente più caldi dell’anno, è un ottimo segnale. Per tutto il retail italiano. Era stata tentata nell’estate di due anni fa con Clessidra. Oggi la scena è radicalmente mutata e gli acquirenti sono grandi attori internazionali della finanza.
Il percorso del brand è stato da manuale da romanissima pizzeria al taglio di quartiere a gestione familiare, a brand nel portafoglio di grandi fondi internazionali. E questo risultato lo si deve alla famiglia Giovannini che ha creato il concetto, al fondo Taste of Italy di Dea Capital che lo ha fatto esplodere in Italia e ha creato le basi per uno sviluppo estero (incluso Hong Kong) e a Claudio Baitelli, l’acuto Ceo, che ne ha disegnato e interpretato lo sviluppo. Fino ad oggi.
Cosa succederà domani? Immaginiamo che l’interesse di attori finanziari tanto ricchi di risorse, competenze e collegamenti sia finalizzato a uno sviluppo accelerato di aperture estere. La pizza non ha bisogno di presentazioni, gli investimenti per punto vendita sono limitati, la logistica per fare arrivare le materie prime ovunque è ormai consolidata, le potenzialità sono enormi.
Ma non mancano i rischi, le possibilità di commettere errori. Il retail è sempre estremamente stimolante ma rimane un “animale” delicato. La scelta delle location, la formazione dello staff, il rispetto del prodotto e del brand, la ricerca del cliente “giusto” per la pizza al taglio e scrocchiarella. Sarà determinante capire chi guiderà questa fase, con quali risorse e obiettivi.
Per ora resta la soddisfazione di poter raccontare la storia di un brand che ce l’ha fatta. E che potrebbe guidare la volata ad altri già in scia. E soprattutto Alice dimostra che il retail resta un paese delle meraviglie.
Andrea Aiello
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Anno 21 • numero 7-8 Luglio-Agosto 2026
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Massimiliano Santoro, Ceo Italy di Avolta
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Il colosso di Seattle non è un retailer, ma una infrastruttura
ALICE
Stock Options
DICK'S SPORTING GOODS
l titolo del colosso dello sport scambia vicino ai massimi storici a 231 dollari dopo aver rivisto al rialzo le stime di profitto. A spingere la crescita è il consolidamento della rete di negozi Foot Locker, un'operazione strategica che ha fatto balzare i ricavi del 59%.
WALMART
Il gigante del retail vola sui massimi storici. I recenti investimenti nei supermercati e l'introduzione dell'intelligenza artificiale per assistere i clienti tra le corsie stanno attirando una consistente quota di consumatori della classe media.
RALPH LAUREN
Il titolo della griffe di lusso brilla a Wall Street dopo aver battuto le attese nel quarto trimestre, con ricavi saliti del 17% a 8,1 miliardi di dollari. A trainare la volata è la forte resilienza dei negozi fisici diretti, dove le vendite a perimetro costante sono balzate del 17%.
Si conclude il percorso di cessione di Alice Pizza, con il passaggio della maggioranza al fondo londinese Capdesia Group, già attivo nello sviluppo di marchi food come Gail’s e Wasabi. L’operazione è stata realizzata con il coinvolgimento di Italian Lifestyle Fund II (promosso da Quadrivio & Pambianco) e di altri coinvestitori, tra cui Pergolesi, veicolo controllato da CVC, azionista di riferimento de La Piadineria. L’uscita avviene dopo la gestione di DeA Capital Alternative Funds, passata sotto il controllo di Green Arrow, che ha seguito la fase finale della vendita. La presenza indiretta di CVC apre alla possibilità di future sinergie industriali con La Piadineria, anche se al momento non sono state definite strutture operative comuni. Rimane inoltre da chiarire il futuro della governance: non è noto se l’attuale amministratore delegato Claudio Baitelli rimarrà alla guida o sceglierà un nuovo percorso. Alice Pizza conta oggi circa 230 punti vendita, metà diretti e metà in franchising, con alcune presenze all’estero. Secondo H. Ashton Crosby, cofondatore e managing director di Capdesia Group, il brand ha il potenziale per trasformare il segmento della pizza moderna, analogamente a quanto accaduto nel mercato degli hamburger con player internazionali emergenti.
GAP
Trimestrale in chiaroscuro per il gruppo dell'abbigliamento, che ha chiuso con ricavi a 3,5 miliardi di dollari (appena +1%) mancando le stime complessive di Wall Street. Nei punti vendita il marchio Gap cresce del 10%, ma Old Navy è quasi ferma.
COSTCO
Il colosso dei superstore conferma la sua straordinaria solidità difensiva con ricavi trimestrali in crescita dell'11,6%. I consumatori a caccia di risparmio continuano ad affollare i magazzini della catena, spingendo le vendite a parità di perimetro a un ottimo +10%.
ABERCROMBIE & FITCH
Il titolo è in crescita, grazie a vendite record per 1,1 miliardi di dollari, segnando il quattordicesimo trimestre consecutivo di crescita. Il piano di rilancio dei punti vendita fisici sta funzionando a pieno ritmo.
NIKE
A giugno, la situazione di Nike si è fatta tesa a Wall Street, in attesa dell’arrivo dei dati ufficiali. Il titolo è scivolato vicino al minimo degli ultimi 12 mesi per i timori degli analisti che la ripresa delle vendite non mantenga le promesse.
TARGET
Il colosso della grande distribuzione ha subito una flessione in Borsa dopo aver riportato vendite trimestrali inferiori alle attese nei suoi store fisici. Nonostante una buona tenuta dei margini operativi, la cautela dei consumatori sui beni non essenziali ha frenato lo scontrino medio.
AMERICAN EAGLE
Nonostante ricavi record a 1,2 miliardi di dollari, il titolo è scivolato a Wall Street a causa di una guidance molto prudente per fine anno. Nei negozi fisici pesa la flessione del 2% del brand principale, zavorrato da collezioni femminili poco apprezzate.
LUSH PUNTA AL FRANCHISING IN ITALIA PER LA PRIMA VOLTA
Lush introduce per la prima volta il modello franchising in Italia, segnando un passaggio strategico nella propria politica di espansione. Il debutto avviene con l’apertura di un punto vendita al centro commerciale Grande Mela Shoppingland, in provincia di Verona, portando a 28 il numero complessivo di negozi nel Paese. L’obiettivo dichiarato è raggiungere quota 30 nel breve periodo. Come spiegato da Alessandro Andreanelli, amministratore delegato di Lush Italia, il franchising è stato progettato per sostenere la crescita mantenendo un forte controllo sul brand: team interni accompagnano i partner in tutte le fasi, dalla selezione all’apertura, assicurando coerenza con i valori aziendali. Parallelamente sono già in sviluppo nuove aperture, tra cui un progetto avanzato a Udine. A livello globale, Lush conta oltre 850 store in 56 Paesi e continua a lavorare sull’ottimizzazione del retail, anche attraverso la riduzione selettiva delle superfici di alcuni negozi per aumentare la redditività. Alessia Sipione, Retail Director Lush Italia, sottolinea come i nuovi format siano progettati per offrire un’esperienza cliente distintiva, elemento chiave della strategia del marchio.
RINALDINI E AREAS MY CHEF PORTANO
LA PARTNERSHIP FUORI DAL TRAVEL
La collaborazione tra Rinaldini Pastry e Areas | My Chef compie un’evoluzione significativa, estendendosi oltre il tradizionale ambito del travel retail per entrare nel canale urbano. Dal 1° giugno, la gestione dei punti vendita Rinaldini Pastry di Rimini, in viale Vespucci, e di Milano, in via Santa Margherita, è stata affidata ad Areas | My Chef, realtà tra i principali operatori del settore della ristorazione in concessione. Si tratta di due location rilevanti per visibilità e posizionamento del brand, che fungono da vetrine strategiche anche al di fuori dei contesti aeroportuali e autostradali. Secondo Mario Esposito, CEO di Rinaldini Pastry, l’accordo consente di rafforzare la presenza sul mercato mantenendo intatta l’identità del marchio e aprendo nuove opportunità di sviluppo. L’operazione rappresenta anche un segnale della strategia di diversificazione di Areas | My Chef, guidata in Italia dal CEO Sergio Castelli, che punta a presidiare contesti urbani ad alta intensità commerciale e non solo infrastrutture di viaggio, ampliando così il proprio raggio d’azione nel food retail.
POPEYES RAGGIUNGE
25 RISTORANTI IN ITALIA
Popeyes continua la sua espansione in Italia e, a meno di due anni dall’ingresso nel mercato, raggiunge il traguardo dei 25 ristoranti operativi. Le più recenti aperture, tra cui quelle di Vicenza e Parma, hanno rafforzato la presenza del brand nel Nord Est e segnato l’ingresso in EmiliaRomagna. Il gruppo è oggi attivo in sette regioni italiane e prosegue secondo il piano annunciato al debutto, che prevede il raggiungimento di 50 punti vendita nell’arco di tre anni e la creazione di oltre 1.000 posti di lavoro. Alessandro Carluccio, General Manager di Popeyes Italia, evidenzia come la rapidità della crescita testimoni la solidità del progetto e l’apprezzamento da parte dei consumatori. Dall’arrivo nel 2024, il brand ha venduto oltre 200 tonnellate di pollo e ottenuto risultati significativi anche nelle principali città, come Milano. Il contesto competitivo vede ancora KFC come leader del segmento, ma il mercato del pollo nel quick service restaurant continua a espandersi, attirando nuovi investimenti grazie alla sua accessibilità e versatilità.
I LOVE POKE INVESTE NEL FLAGSHIP E ACCELERA ALL’ESTERO
Brunch Republic punta a una crescita significativa attraverso il franchising, con l’obiettivo di superare le 30 location. Il brand, fondato dagli imprenditori Marco Pani e Matteo Hu, nasce a Mestre nel 2016 e si sviluppa inizialmente nel Nord Est, ampliandosi progressivamente in altre regioni italiane. Oggi la rete conta circa 20 locali, tra gestione diretta e affiliati, e prevede nuove aperture già nel breve periodo. Il format si distingue per un’offerta centrata sul brunch ma disponibile lungo tutta la giornata, con orari estesi e un menu che spazia da pancake e uova fino a bowl, toast, sandwich e bevande. Matteo Hu sottolinea come chiarezza nei rapporti con i partner, marketing e controllo di gestione rappresentino i pilastri della crescita. L’azienda mira a posizionarsi come alternativa ai format più tradizionali del food retail, puntando su una proposta riconoscibile e replicabile in diversi contesti urbani e commerciali.
I Love Poke inaugura un nuovo flagship store nel centro di Milano, in Galleria De Cristoforis, a pochi passi da Piazza Liberty, tornando simbolicamente nel luogo dove nel 2017 aveva aperto il primo punto vendita italiano. Il locale, sviluppato su due livelli e con oltre 60 posti tra interno ed esterno, è pensato per superare il tradizionale modello grab&go e offrire un’esperienza più completa, anche in ottica di permanenza. Il design punta su uno stile moderno e fortemente identitario. Secondo i fondatori Rana Edwards e Michael Nazir Lewis, che ricopre anche il ruolo di CEO, lo spazio rappresenta una sintesi tra origini e visione futura del brand. Oggi la catena conta circa 150 punti vendita in Italia, tra diretti e franchising, con un giro d’affari significativo. Parallelamente è partita la crescita internazionale, con aperture a Lisbona, in partnership con Grupo Starfoods, e a Beirut, segno della volontà di esportare il format anche in mercati complessi.
ROSSOPOMODORO ENTRA NEL QSR CON “IL FORNO”
Rossopomodoro debutta nel segmento del quick service restaurant con il nuovo format “Il Forno”, sviluppato per affiancare il tradizionale modello di ristorazione casual dining. Il progetto, sostenuto anche dall’ingresso di Spoon Brands nel capitale, si inserisce in uno dei comparti più dinamici della ristorazione. Il lancio avviene con più aperture quasi simultanee, tra cui Venezia, Bellinzago Novarese e l’aeroporto di Parigi Beauvais, realizzato in partnership con Areas, a cui si aggiungono nuove inaugurazioni a Ravenna e Fiumicino. Il format si presenta come una bakery moderna con forte identità napoletana, capace di coprire tutte le fasce orarie, dalla colazione alla cena. L’offerta include pizza alla pala e al portafoglio, panuozzi, sfogliatelle, fritti e prodotti di caffetteria. Alessandro Lazzaroni, CEO di Rossopomodoro, evidenzia come il nuovo modello risponda alle esigenze di un consumatore attento a velocità, prezzo ed esperienza, superando la logica del mono-prodotto.
RIPARTE DA TORINO CON IL REBRANDING
Dopo la fase di crisi e la procedura di liquidazione, Burgez torna a crescere con nuove aperture, grazie all’intervento di Mercato Srl, società controllata al 51% da Paolo Scudieri e già proprietaria di Obicà Mozzarella Bar. A Bologna sono stati inaugurati tre nuovi punti vendita (tra città, San Lazzaro e area Navile), che si aggiungono a quello già esistente. L’operazione è stata resa possibile tramite l’affitto del ramo d’azienda del franchisee Mister Crab, precedentemente attivo con locali Burger King, che sono stati riconvertiti a marchio Burgez. Il rilancio avviato dopo l’acquisto all’asta del brand, ancora in via di completamento sotto il profilo giuridico, prevede una selezione attenta dei punti vendita da mantenere, con alcuni locali chiusi a Milano e Roma. Oggi la rete conta circa 12 unità operative. Il progetto rappresenta un primo test concreto della strategia di integrazione e rilancio del brand all’interno del gruppo Obicà, con l’obiettivo di riportare stabilità e crescita.
BURGEZ
Riparte da Torino il rilancio di Facit, storico marchio italiano di abbigliamento, con l’apertura di un nuovo store da 1.800 mq presso il centro commerciale Parco Dora. L’operazione si inserisce in un piano industriale avviato dopo l’acquisizione del brand da parte di Ellemme, guidata dall’imprenditore Luciano Mandiello, che ha rilevato una rete di circa venti negozi. Secondo quanto comunicato dalla nuova proprietà, quest’anno andranno in porto altre 3 aperture e altrettante ristrutturazioni. Nel corso del 2027 sono già programmate circa otto aperture, mentre per il 2028 l’ambizione è quella di portare anche nel Centro Italia un brand da sempre concentrato nel Nord-Ovest.
COIN, ACCORDO CON MANGO E NUOVA INIEZIONE DI CAPITALI
Il piano di rilancio di Coin entra in una fase decisiva grazie a un aumento di capitale da 30 milioni di euro e a un accordo strategico con il marchio spagnolo Mango. L’operazione è guidata dall’amministratore delegato Matteo Cosmi, insieme a nuovi azionisti come Mia (società dell’imprenditore Marco Marchi), Invitalia e Sagitta Sgr. Le risorse saranno destinate al rinnovamento degli store e alla trasformazione digitale. L’intesa con Mango prevede l’apertura di 22 negozi shop-in-shop all’interno dei department store Coin entro il 2027, con superfici tra 400 e 1.000 mq. Le prime aperture interesseranno città come Milano, Roma, Bari e Firenze. Daniel López, Chief Expansion & Franchise Officer di Mango, definisce l’accordo una tappa fondamentale per la crescita in Italia. L’operazione segna il posizionamento di Coin come “brand platform” capace di ospitare marchi internazionali e rafforzare la propria attrattività commerciale.
KIABI ITALIA
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Kiabi Italia registra un andamento positivo delle vendite, con una crescita dell’1,5% a parità di perimetro nell’ultimo anno e un ulteriore miglioramento nei primi mesi del 2026 (+5%). La strategia di sviluppo punta ora sull’espansione della rete fisica, con l’obiettivo di aprire 20 nuovi punti vendita entro il 2030, tra negozi diretti e franchising. A guidare questa fase è Khardiata Ndoye, amministratrice delegata di Kiabi Italia, che ha costruito il proprio percorso interno partendo come stagista fino a ricoprire ruoli apicali anche a livello internazionale. Attualmente la rete italiana conta 39 negozi, con una prevalenza di store diretti. Il brand, noto per la moda accessibile, mira a rafforzare la propria presenza nei centri commerciali e nei retail park, puntando su location capaci di attrarre un pubblico familiare. Parallelamente, l’azienda lavora sull’evoluzione dell’offerta, con un maggiore focus sulla linea donna oltre al core business del segmento bambino.
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ALTROVE
PORTA IL VIAGGIATOR
GOLOSO A CITYLIFE
Il marchio premium il Viaggiator Goloso, parte del Gruppo Finiper Canova, debutta nel foodservice con il nuovo concept “Altrove” presso il CityLife Shopping District di Milano. Si tratta di un bistrot multifunzionale sviluppato su più livelli e con circa 328 posti a sedere, situato nella galleria esterna del centro. L’offerta è articolata: al piano terra bakery, bar e bistrot con piatti pronti; al primo piano ristorante con servizio al tavolo, pizzeria e cocktail bar; al livello superiore uno spazio per eventi. Stefano Borsoi, direttore marketing Gruppo Finiper Canova e responsabile della divisione il Viaggiator Goloso, descrive il progetto come un’evoluzione del brand verso una dimensione esperienziale, in cui il cibo diventa racconto e scoperta. L’iniziativa rappresenta un’estensione del posizionamento retail del marchio verso l’Horeca, anche se non è ancora chiaro se il format sarà replicato su larga scala.
Promos presenta un piano triennale di investimenti da circa 80 milioni di euro, illustrato durante Mapic Italy, con l’obiettivo di ampliare e riqualificare diversi asset retail trasformandoli in destinazioni multifunzionali. L’intervento principale riguarda l’area commerciale di Valmontone, adiacente all’outlet, dove dopo l’arrivo di McDonald’s e l’imminente apertura di Eurospin partirà a luglio la seconda fase dei lavori su circa 13.500 mq, destinati a superfici commerciali a vocazione mista tra retail, servizi, food ed entertainment, con completamento previsto per l’estate 2027. Parallelamente, al Mondovicino Outlet Village di Mondovì sarà realizzata una nuova food court su quasi 9.000 mq, con sei ristoranti e spazi pensati per aumentare la permanenza e la socialità dei visitatori. Un ulteriore fronte riguarda Firenze, dove il San Donato Plaza di Novoli sarà oggetto di un intervento di riqualificazione con focus sul food & beverage, recuperando una sala cinema incompiuta per nuove unità commerciali; tra le insegne previste figurano KFC e Smashie.
In Breve
A ELMAS APRE IL FASS SHOPPING CENTER
A Elmas, alle porte di Cagliari e a pochi minuti dall’aeroporto, apre il Fass Shopping Centre, un nuovo polo commerciale che si sviluppa su circa 50.000 metri quadrati e si propone come uno dei principali interventi di rigenerazione urbana in Sardegna. Il progetto non si limita allo shopping, ma integra funzioni legate al tempo libero, alla ristorazione e all’intrattenimento, con un mix di brand nazionali e internazionali tra cui Ikea, Leroy Merlin, Cisalfa, Maisons du Monde, Eurospin, Trony e numerosi operatori della ristorazione come Roadhouse, Old Wild West, Burger King e Popeyes
PRET A MANGER CRESCE A BOLOGNA CON CHEF EXPRESS
Prosegue l’espansione italiana di Pret A Manger con una nuova apertura nella stazione di Bologna Centrale, all’interno del Piano Alta Velocità, uno dei nodi ferroviari più trafficati del Paese. Si tratta del secondo punto vendita nel capoluogo emiliano dopo quello inaugurato nel 2024 presso l’aeroporto Guglielmo Marconi. Lo sviluppo del marchio in Italia è affidato in esclusiva a Chef Express.
ACTION PUNTA DRITTO
A 250 PUNTI VENDITA
Estate di aperture a raffica per Action, tra i big europei del discount non-food. In una sola giornata sono arrivate sei aperture: Bari, Cologne (BS), Cuneo, Gioia Tauro (RC), Como e Ladispoli (RM), portando il numero totale di negozi Action in Italia a 242. Ormai il traguardo per fine anno dei 250 negozi è dietro l’angolo.
RISTORANTI: SEMPRE PIÙ PAGAMENTI DIGITALI
L'Italia è il terzo Paese in Europa per crescita del cashless nel 2025 (+26,7%): un dato che emerge dall'Osservatorio Europa Cashless di SumUp. I comparti dell'ospitalità e della ristorazione si confermano protagonisti della transizione digitale, con i bar al +37%, i ristoranti al +36,1% e gli hotel al +15,8%. Due città italiane sono nella Top 10: sul podio Roma che conquista il terzo posto tra le città più cashless d'Europa (+30,8%), mentre Milano è all'ottavo posto con un +17,5%.
LINDT
RAFFORZA IL RETAIL TRA TORINO E FIDENZA
Lindt Italia consolida la propria strategia retail con l’apertura di un nuovo Lindt Chocolate Shop nel centro di Torino, in via Roma, una delle principali arterie commerciali della città. Francesca Bernasconi, Retail Director di Lindt Italia, sottolinea come l’apertura rappresenti un passo importante per rafforzare la vicinanza al consumatore. Parallelamente, il gruppo sperimenta nuovi format con la “Glass House” al Fidenza Village, un concept store temporaneo attivo fino alla primavera successiva. Questo spazio affianca il negozio permanente dell’outlet, temporaneamente chiuso per ristrutturazione, e punta a offrire un’esperienza diversa.
TO DREAM
ARRIVA AL 100% DI OCCUPANCY, AVANZA L’AGENCY DI NHOOD
To Dream, l’urban district alle porte di Torino sviluppato sull’ex area Michelin, raggiunge il pieno regime operativo con il 100% di occupancy degli spazi commerciali. Nel 2025 il centro, gestito da Nhood Services, ha registrato una crescita del fatturato del +32% e punta a mantenere anche nel 2026 un trend positivo a doppia cifra, sia in termini di ricavi sia di affluenza. Attualmente il mall ospita circa 85 insegne complessivem, con una ricca offerta food (20 brand). Resta però aperta la questione della cosiddetta fase 3, dedicata al leisure (cinema multisala, pista gokart) prevista in origine. To Dream fa sapere che “in merito agli sviluppi futuri è stata presentata in Comune la variante di progetto e per ora non ci sono aggiornamenti ufficiali in merito a date di inizio lavori o ad attività commerciali previste a progetto”. Intanto in casa Nhood si struttura sempre meglio la “costola” immobiliare, la Agency. “Se prima eravamo focalizzati sul prodotto centro commerciale, aggiungiamo un servizio e ci apriamo all’high street” spiega Luigi Lancia, Deputy Managing Director of Property Management di Nhood. “Ora i nostri interlocutori sono tutti gli attori del mercato: tenant, investitori, piccoli e grandi proprietari”.
WATERFRONT GENOVA
SI ARRICCHISCE CON OLD WILD WEST E ALTRI IN ARRIVO
Ha aperto da poco il nuovo ristorante Old Wild West, all’interno di Waterfront Mall di Genova, una delle principali inaugurazioni di quest’anno nel settore dei centri commerciali. A breve, la proposta commerciale si arricchirà di nuove insegne, già annunciate dalla società di gestione. Sono in arrivo King (insegna specializzata nell'abbigliamento fashion e sportswear), Amy Pet (innovativo pet concept store dedicato al mondo degli animali domestici) e Hamerica's, format di ristorazione ispirato alla tradizione gastronomica americana. Dall’apertura del 27 marzo sono arrivati anche McDonald's, Miniso, O'Tacos, I Mitici Parrucchieri, La Yogurteria, Caffetteria San Giorgio, i-Pharma, Naïma, una tabaccheria, Marville, OroCash e Homeland.
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Pinalli raddoppia a Milano: nuovo beauty store in Corso Genova
Pinalli continua il proprio percorso di crescita e rafforza la presenza a Milano con l’apertura di un nuovo beauty store in Corso Genova 16. Si tratta del secondo punto vendita del brand nel centro cittadino dopo quello inaugurato in Corso Buenos Aires nel 2023, a conferma del ruolo strategico che il capoluogo lombardo riveste nei piani di sviluppo dell’azienda. Il nuovo negozio rispecchia il format più evoluto di Pinalli, con spazi accoglienti e un’identità contemporanea pensata per offrire un’esperienza d’acquisto coinvolgente e omnicanale. L’assortimento comprende skincare, make-up, fragranze, haircare e prodotti per la cura della persona, affiancati dalla private label dell’insegna, protagonista con una nuova linea di acque profumate. L’apertura si inserisce in una fase di forte espansione: nel 2025 Pinalli ha raggiunto quota 100 negozi in Italia, con ricavi pari a 197 milioni di euro e una crescita del 16% sull’anno precedente.
Granaio Caffè e Cucina prosegue il proprio percorso di espansione con l’apertura di un nuovo ristorante alla Stazione Termini di Roma, realizzato grazie all’accordo con Grandi Stazioni Retail. Il punto vendita, inaugurato il 23 giugno all’interno di Terrazza Termini, rappresenta l’ingresso del brand nella Capitale dopo le esperienze maturate a Milano e in Lombardia. La scelta della principale stazione ferroviaria italiana conferma la strategia di presidiare location ad alta intensità di traffico, offrendo una proposta che combina rapidità di servizio e qualità. Il locale, con circa 80 coperti, è progettato per trasmettere un’idea di cucina italiana domestica, accessibile e riconoscibile, capace di distinguersi dalle logiche più standardizzate del travel retail. Il concept si ispira al “granaio” come luogo simbolico di memoria e conservazione, reinterpretando in chiave contemporanea piatti e tradizioni della cucina di casa.
LEGO
apre il 30° store in Italia ai Gigli di Firenze
Il Gruppo LEGO e Percassi hanno inaugurato il 2 luglio un nuovo LEGO® Certified Store nel centro commerciale I Gigli di Campi Bisenzio (Firenze), segnando un traguardo significativo: si tratta infatti del 30° punto vendita in Italia. L’apertura si inserisce nelle celebrazioni per i 10 anni della partnership avviata nel 2016, che ha portato il brand nelle principali città italiane, da Milano a Roma fino alla Toscana. Lo store presenta una una superficie complessiva di 270 mq (di cui 138 mq di area vendita). Secondo Rossana Mastrosimini, Branded Channel Director WE del Gruppo LEGO, l’apertura rappresenta un passo importante per rafforzare il rapporto con la community. Vera Bortolato, General Manager di Percassi Retail, sottolinea invece il valore strategico della location de I Gigli, tra le più attrattive in Italia, confermando l’obiettivo comune di sviluppare un retail esperienziale e radicato sul territorio.
Granaio
Caffè
e Cucina approda a Roma Termini
Un gruppo leader nelle food court dei centri commerciali e cinema multisala più importanti d’Italia.
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Esperienza di 30 anni nella gestione di ristoranti in luoghi ad alti flussi
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News Opening
A Bergamo, all’interno dello smart district ChorusLife, inaugura GNAM – Galleria Nazionale Alimenti Moderni, un concept che integra ristorazione, vendita e cultura gastronomica in un unico spazio. Nato dalla collaborazione tra Chorus Life e Finlatt, guidata da Luca Guerini e Francesco Maroni, il progetto supera il modello della food court tradizionale per proporre una destinazione esperienziale dedicata al cibo. GNAM è pensato come luogo dinamico, aperto lungo tutta la giornata, dove si può mangiare, acquistare prodotti e partecipare a eventi, con un’offerta che va da ristorante ed enoteca fino a botteghe specializzate e attività didattiche. Il progetto valorizza la tradizione enogastronomica bergamasca, riconosciuta anche dall’Unesco, ma include anche prodotti nazionali e internazionali. L’obiettivo è creare uno spazio di socialità e divulgazione in cui il cibo diventa esperienza culturale, contribuendo a rafforzare il ruolo di ChorusLife come nuova destinazione urbana multifunzionale.
Doppio Malto, dall’Umbria alla spiaggia
Doppia operazione ravvicinata, per Doppio Malto, ciascuna investita di un significato particolare. Da qualche settimana, la catena di birrerie fondata da Giovanni Porcu ha aperto un locale a Collestrada, vicino a Perugia, segnando così l’ingresso del brand in Umbria. Poi Doppio Malto ha aperto anche una location al servizio di uno stabilimento balneare, in Sardegna ad Alghero, alla Palafitta, Spiaggia Maria Pia. Questa operazione è interessante perché delinea sempre di più la volontà del brand di diversificare i canali commerciali, sia come operazione di marketing, sia per attirare nuovi ricavi. Doppio Malto di recente è entrato anche nella gestione degli stadi e in questo periodo, per esempio, sta lavorando al massimo durante la stagione dei concerti a Milano San Siro.
apre a Monza e rafforza la presenza nel Nord Italia
Panfé, catena di panetterie e caffetterie con oltre 26 locali nel Nord Italia, apre un nuovo punto vendita nel centro di Monza, lungo la via principale della città. Il format punta a unire tradizione e modernità, offrendo pane e prodotti da forno realizzati con lievito madre e biga, lavorati artigianalmente con ingredienti selezionati. Il nuovo negozio si presenta come uno spazio accogliente e rilassante, caratterizzato da un’ampia sala e da un soppalco, concepito come luogo di pausa e socialità durante tutta la giornata. L’offerta spazia dalla colazione all’aperitivo, includendo pane, focacce, pizze, dolci e caffetteria, con l’obiettivo di diventare un punto di riferimento per chi cerca qualità e autenticità. Per l’apertura, l’azienda ha previsto iniziative dedicate alla comunità locale, tra cui degustazion gratuite della focaccia Panfé durante la prima settimana, per far conoscere il concept e favorire il coinvolgimento dei clienti nel nuovo spazio.
Santoro
(Avolta): “Dalla ricerca e sviluppo alle filiere locali. Ecco perché Autogrill e l’Italia sono centrali per il gruppo”
Con l’estate, il travel retail entra nella stagione più bollente. Tra le novità di Avolta, le proposte nate con il progetto Origini Edition, che valorizza i prodotto Doc e Dop. Ma ci sono anche le novità a Malpensa e Linate. Mentre continua il lavoro sui brand, da AMORE a Spizzico fino a Costa Coffee
L’estate significa viaggio. E ad ogni sosta, che sia in autostrada o in attesa di prendere l’aereo, è il momento del pranzo, del panino, del caffè con uno snack. Il mondo del travel retail è entrato nel periodo più bollente dell’anno e in questo contesto Avolta gioca un ruolo da leader. Il colosso italo svizzero (presente in 70 Paesi con circa 5.100 punti vendita nei settori travel retail, food & beverage e convenience) è al lavoro su nuove proposte commerciali e opera costantemente sui brand, che siano proprietari o frutto di partnership. L’Italia è centrale per il gruppo, essendo il Paese che contribuisce più di tutti ai ricavi di area Emea. Massimiliano Santoro, CEO Italy di Avolta, racconta in questa intervista novità e prospettive del gruppo per il prossimo futuro, a tre anni dalla storica fusione tra Autogrill e Dufry che ha dato vita all’attuale compagine. Sono passati tre anni dalla nascita di Avolta. Come procede?
L’integrazione tra le due realtà sta procedendo secondo gli obiettivi prefissati: siamo riusciti a costruire un unico ecosistema integrato che, ad oggi, valorizza al meglio la componente del travel retail e del food&beverage. Lavoriamo costantemente con i team localizzati nelle varie parti del mondo per creare sempre più sinergie tra Paesi, persone, format e, soprattutto, tra le due anime del nostro modello di business. Come Avolta stiamo realizzando un modello unico e competitivo, che nasce da un’attenzione costante ai processi di ricerca&sviluppo orienti all’innovazione: stiamo creando concept ibridi e format all’avanguardia, lavoriamo per digitalizzare sempre di più l’esperienza dei viaggiatori e per leggere i loro comportamenti
a fondo grazie all’uso di dati. L’obiettivo è integrare e far lavorare sempre di più insieme il retail e il F&B, soprattutto alla luce delle nuove scelte di acquisto e consumo, che stanno evolvendo sempre più verso opzioni fluide e integrate.
Ad aprile avete presentato il progetto Origini Edition, in cui Autogrill, componente f&b di Avolta, gioca un ruolo di primo piano. Ce lo racconta?
Origini Edition è un progetto che abbiamo presentato insieme a Fondazione Qualivita. Realiz-
zata con il sostegno di MASAF e FIPE, l’iniziativa è volta a promuovere i prodotti DOP (Denominazione di Origine Protetta) e IGP (Indicazione Geografica Protetta) in tutta la nostra rete. Con questo progetto, vogliamo valorizzare gli ingredienti certificati, le tradizioni locali e il know-how dei produttori, aiutando i viaggiatori a scoprire l’eccellenza agroalimentare italiana durante i loro spostamenti. Origini Edition ha debuttato con il nuovo panino Carpegna 1463, una ricetta esclusiva che celebra l’incontro tra il Prosciutto di Carpegna DOP, la Burrata di Andria IGP e l’olio EVO Terra di Bari DOP, simboli della maestria artigianale del Centro e del Sud Italia. Di recente abbiamo lanciato una seconda ricetta, che valorizza invece il connubio tra il Capocollo di Martina Franca, la Burrata di Andria IGP e l'olio EVO Toscano IGP, mentre una terza celebrerà la Mozzarella di Gioia del Colle DOP abbinata al pesto di Basilico Genovese DOP. Il nostro ruolo in questo contesto è centrale, perché, proprio grazie alla forza della nostra rete, abbiamo l’opportunità di avvicinare gli ingredienti italiani certificati e i Consorzi che li producono ai viaggiatori, facendo scoprirespecialmente ai turisti stranieri per cui spesso rappresentiamo il primo punto di incontro con i sapori che l’Italia ha da offrire - la ricchezza del patrimonio enogastronomico del nostro Paese.
Quanti sono i fornitori al 100% italiani di Avolta? Con Autogrill, in Avolta ci impegniamo costantemente per ampliare la presenza di prodotti italiani nella nostra offerta di ristorazione e il
Un momento della presentazione ufficiale del progetto Origini Edition, con Fondazione Qualivita
nostro approvvigionamento riflette tale impegno: ad oggi, in Italia, circa il 75% degli acquisti annuali di prodotti alimentari e bevande, sia per la ristorazione sia per il retail, proviene da realtà che operano e producono in Italia.
Qual è il contributo di Autogrill, come impatto economico, sulle filiere dei produttori italiani, specialmente per quanto riguarda i prodotti Dop-Igp?
La valorizzazione della tipicità passa attraverso collaborazioni strategiche con partner nazionali e l'impiego di oltre 60 prodotti certificati (DOP, IGP, DOC, DOCG e altre denominazioni), a supporto dei sistemi produttivi regionali e degli standard di origine e qualità riconosciuti. Questo impegno per il Made in Italy si traduce anche in un impatto economico concreto sulla filiera nazionale e diventa ancor più significativo se consideriamo anche il lavoro di promozione e commercializzazione che facciamo con la rete di Avolta.
E di contro, quanto spende Avolta f&b in ricerca e sviluppo di nuovi sapori e ricette?
Dove avviene questa attività?
La Factory Food Designers, situata nella sede centrale italiana di Rozzano, è il vero motore dell’innovazione gastronomica del gruppo. È uno spazio multidisciplinare dove chef, pasticcieri, nutrizionisti, artigiani, produttori locali, food blogger e designer collaborano per creare ricette, concept e prodotti pensati per i nuovi stili di viaggio e per consumatori sempre più consapevoli.
L’approccio è olistico: ricerca di materie prime di qualità, attenzione ai valori nutrizionali, tecnologie sostenibili, sicurezza alimentare e sviluppo di format moderni replicabili in tutta Avolta. La Factory è organizzata in aree specializzate — incluso un Green Lab dedicato al plantbased e ai prodotti healthy — e rappresenta il
cuore creativo da cui nascono le proposte F&B poi distribuite negli store. Il valore della Factory non si limita all’Italia: proprio grazie a questo ecosistema innovativo, la sede milanese è stata scelta come Centro di Eccellenza Food & Beverage EMEA di Avolta. Da qui si coordinano: progetti di ristorazione per l’intera area EMEA e per il network globale, attività di R&D su ricette, prodotti, assortimenti e nuovi menu,la diffusione di concept replicabili nei diversi mercati in cui Avolta opera. In altre parole, la Factory non è solo un laboratorio creativo di Autogrill: è un asset strategico per tutto il gruppo Avolta, che ne fa un hub internazionale di innovazione, qualità e sostenibilità. Oltre alla nostra Factory, dalla fine del 2024 possiamo inoltre contare sull’Avolta F&B Hub, il primo spazio fisico al mondo dedicato ad Avolta NEXT, il programma d’innovazione volto a reinventare il concetto di sosta. In questo polo d’eccellenza, creiamo sinergie tra digitalizzazione, data transformation e sostenibilità: collaborando con università e startup, vogliamo accelerare lo sviluppo di soluzioni dove l’innovazione non è solo teorica, ma concreta e sperimentabile.
A livello di consumatori, notate effettivamente la ricerca per indicazioni che richiamino al territorio locale?
Coinvolgere brand locali rappresenta un valore aggiunto perché, oggi, i viaggiatori – sia stranieri che italiani, vogliono sperimentare la ricchezza del patrimonio enogastronomico del territorio in cui si trovano. Dal nostro osservatorio privilegiato, constatiamo che c’è una sempre crescente attenzione verso quei prodotti capaci di raccontare l’identità, l’origine e la storia di un luogo. L’offerta di prodotti che richiamino il localismo risponde proprio a questa esigenza, perché trasforma il momento di pausa in un’esperienza di scoperta e racconto. Le proposte gastronomiche legate alle filiere regionali e ai prodotti certificati creano un legame immediato tra viaggio, territorio e cultura del buon cibo Made in Italy: un modo concreto con cui rendere la ricchezza del patrimonio culinario del nostro Paese accessibile a un pubblico ampio e internazionale. Grazie ad un’offerta differenziata, siamo in grado di far scoprire le specificità di diversi territori, da nord a sud, e di trasformare il viaggio in un’occasione per conoscere e assaporare le eccellenze delle Regioni che il consumatore attraversa.
Allarghiamo il tema. Con l’estate, un grande operatore travel come Avolta entra nel pe-
riodo più caldo. Quali sono le vostre previsioni per queste vacanze, per quanto riguarda l’Italia? Le tensioni internazionali potrebbero consigliare alcuni italiani a non programmare viaggi lunghi, preferendo rimanere nei confini nazionali. Potrebbe essere un vantaggio?
Per Avolta l’estate rappresenta un periodo da sempre molto rilevante, perché coincide con uno dei momenti di maggiore traffico, con milioni di persone che si spostano per le ferie. Le prospettive per l’imminente stagione estiva confermano il ruolo centrale dell’Italia nel panorama turistico internazionale e ci rendono positivi rispetto all’andamento dei flussi: solo nel 2025, le presenze di turisti nel nostro Paese hanno superato i 479 milioni, in crescita
rispetto all’anno precedente, confermando la forte attrattività dell’Italia come destinazione di viaggio. Per il 2026 – come confermano i dati di Confturismo Confcommercio in collaborazione con Swg&PollingEurope – l’Italia si conferma il Paese più attrattivo per il turismo estivo, con il 54% degli europei che la indica come meta preferita per le proprie vacanze. Quindi, a prescindere dalle tensioni geopolitiche internazionali che sicuramente giocano un ruolo sulle scelte delle persone, il nostro Paese ha una forte capacità attrattiva con flussi di viaggiatori costanti, sia internazionali che domestici, sempre più interessati anche ad esperienze di prossimità e itinerari alla scoperta dei luoghi nostrani.
Avolta è un grande operatore attivo su tutti i canali di viaggio. Quali sono oggi le caratteristiche del viaggiatore, a seconda che si parli di stazione, aeroporto o autostrada? Per il consumatore la sosta non è più solo un momento funzionale, ma un’occasione per vivere un’esperienza di qualità a tutto tondo. Negli ultimi anni osserviamo un’attenzione crescente a benessere e a stili di vita salutari, sostenibilità e qualità dell’offerta. Anche per questo, la nostra offerta punta a includere sempre più alternative in linea con questi nuovi stili di consumo, come ad esempio le proposte plant-based. Allo stesso tempo, i consumatori oggi cercano autenticità e varietà: vogliono poter scegliere tra esperienze diverse, trovare prodotti legati al territorio, ma anche brand riconoscibili e soluzioni adatte a ogni momen-
to della giornata. In quale canale questi fattori sono maggiormente riconoscibili? Questo è particolarmente evidente nel canale aeroportuale, dove chi viaggia desidera trasformare la permanenza in aeroporto in una vera e propria experience sempre più completa, in cui gli spazi diventano luoghi in cui mangiare, rilassarsi, lavorare o semplicemente vivere meglio il tempo a disposizione prima del viaggio. In questo scenario stanno assumendo sempre più importanza format flessibili e integrati, come le food court, che permettono di riunire in un unico spazio proposte differenti, capaci di rispondere a esigenze e target diversi, dal consumo veloce fino a esperienze più premium. Anche i concept ibridi, che combinano ristorazione, retail e servizi complementari, rispondono a
una richiesta sempre più forte di comodità e completezza. Altro elemento di cui oggi bisogna tenere conto è la digitalizzazione, perché le persone cercano modalità di acquisto semplici, rapide e personalizzate. Il valore del tempo è diventato centrale e la capacità di offrire un servizio fluido, anche grazie alle soluzioni digitali, rappresenta un fattore distintivo.
Quali sono le principali novità dal vostro retail aeroportuale?
Tra le novità più recenti, il rinnovamento all’aeroporto di Malpensa del nostro Duty Free situato al T1, dove abbiamo completamente rivisto il layout: oltre alle tradizionali categorie merceologiche, abbiamo dato grande spazio anche all’alta profumeria e inserito oltre 30
nuovi brand. In più oggi abbiamo a disposizione anche un’area interamente dedicata ai prodotti enogastronomici italiani e diverse postazioni di “tasting”. A fine 2025, al terminal partenze dell’aeroporto di Bergamo, invece, abbiamo inaugurato il primo duty-free ibrido in Italia: uno spazio che offre ai viaggiatori un'esperienza di shopping curata nei minimi dettagli, che si integra con l’esperienza gastronomica grazie a Motta Milano 1928, un tipico “bar all’italiana”, reinterpretato all’interno di un contesto retail, dove la flessibilità del design, l’expertise operativa e il profondo know-how di Avolta sia nel retail sia nel Food&Beverage si combinano per creare un ambiente iconico, accogliente ed efficiente. Inoltre, sempre in ambito retail, da febbraio l’aeroporto di Milano Linate può contare sul nuovo Eataly Collection, il nuovo concept retail e food & beverage studiato da Eataly per Avolta. Questo spazio non è solo un punto vendita, ma espressione di un modello hybrid: una fusione perfetta tra mercato d'eccellenza e ristorazione di qualità per rispondere alle dinamiche veloci e sofisticate del viaggiatore contemporaneo. Superando la distinzione tradizionale tra bar e negozio, Eataly Collection permette al passeggero di scoprire i prodotti, selezionati per qualità, provenienza e rappresentatività del patrimonio culinario delle diverse regioni italiane, assaggiarli al banco e portarli con sé.
Quanto pesa il business aeroportuale per Avolta in Italia?
Gli aeroporti rappresentano il nostro secondo canale in termini di ricavi. Ad oggi presidiamo più di 10 scali con oltre 50 punti vendita. Il nostro obiettivo è continuare a crescere e a rafforzarci su questo canale, altamente strategico per tutta Avolta: solo nel 2025 abbiamo realizzato 7 aperture e 5 da inizio 2026, oltre alle altre in programma nei prossimi mesi.
Parliamo dei brand. State lavorando molto su marchi proprietari, anche molto diversi, come Amore e Spizzico. Qual è finora l’accoglienza del pubblico?
AMORE Do Eat Better è il concept proprietario che unisce cultura gastronomica italiana, varietà e accessibilità in un format contemporaneo. Il modello integra bar e snack per soste veloci con un’offerta di casual dining che include servizio al tavolo e selfordering, adattandosi ai diversi momenti della giornata e ai diversi tipi di viaggiatore. La sua crescita in contesti eterogenei — dagli aeroporti internazionali alle autostrade italiane — dimostra che esiste una domanda crescente per una ristorazione non solo “mordi e fuggi”. Lo stesso percorso di rin-
novamento riguarda Spizzico, reinterpretato in chiave moderna per un pubblico giovane. Le recenti aperture in autostrada, aeroporto e stazione (La Macchia Ovest, Fiumicino, Verona Porta Nuova) confermano che anche il mondo ferroviario è pronto ad accogliere format più evoluti.
Per quanto riguarda le collaborazioni con altri soggetti, avete portato in Italia Costa Coffee. Come sta andando? Su questo fronte, nei prossimi mesi vedremo alcune novità?
Il debutto nel 2024 all’aeroporto di Roma Fiumicino ci ha permesso di portare per la prima volta in Italia Costa Coffe, in uno degli scali con il più alto traffico di passeggeri, dove i viaggiatori cercano un’offerta che, oltre che di qualità, sia anche riconoscibile e in linea con gli standard globali. Proprio per questo il brand rappresenta un valore aggiunto per il nostro portafoglio, contribuendo a rafforzarne la varietà e a renderci sempre più competitivi. I risultati sono positivi e, infatti, di recente abbiamo aperto il brand anche all’aeroporto Valerio Catullo di Ve-
rona accanto ad altri format, a dimostrazione della flessibilità del modello e della sua adattabilità ai diversi flussi di passeggeri. Nei prossimi mesi continueremo a lavorare in questa direzione, rafforzando anche le collaborazioni già in essere.
Il panorama della ristorazione nel travel è sempre vivace, ma c’è anche una forte competizione, tutto sommato tra pochi operatori, tutti iper-specializzati. Quali sono le chiavi per competere?
Il mondo della ristorazione nel settore viaggi è in continua evoluzione, con presenza di operatori con competenze spesso molto verticali e modelli sempre più sofisticati. In questo contesto, la capacità di competere dipende dall’integrazione di più fattori strategici: il primo è sicuramente la capillarità della rete, perché essere presenti nei principali canali di mobilità - aeroporti, stazioni e autostrade - consente di intercettare flussi diversi di viaggiatori e di sviluppare una conoscenza approfondita delle loro esigenze. Un secondo fattore chiave è la capacità di costruire un portafoglio ampio e diversificato, in grado di unire format proprietari e partnership locali e internazionali. In questo modo possiamo risponde a esigenze diverse - dalla ristorazione veloce all’esperienza premium - mantenendo al tempo stesso coerenza e riconoscibilità dell’offerta. Un altro elemento centrale è sicuramente l’innovazione: concept
ibridi, digitalizzazione e possibilità di personalizzare l’esperienza sono essenziali per rispondere alle aspettative del consumatore moderno. Infine, un vantaggio competitivo rilevante è la capacità di leggere in anticipo trend e bisogni reali delle persone. Il nostro ruolo, grazie alla presenza su tutti i canali di viaggio, è anche quello di osservare come cambiano gusti e abitudini del viaggiatore, studiarli e, attraverso
ricerca e innovazione, tradurle in offerte concrete e rilevanti. In sintesi, la competitività nel nostro settore dipende dalla capacità di costruire un ecosistema integrato di competenze che lavorino in sinergia con il viaggiatore sempre al centro delle scelte di business.
L’arena di Next, centro ricerca e sviluppo di Rozzano, presso la sede Avolta-Autogrill
CONVEGNO DI APERTURA FOODSERVICE 2026: NUMERI, SCENARI PROSPETTIVE
Presentazione convegno:
Antonio Savoia - Presidente Edifis - Direttore di Ristorando
Interventi:
Lino Stoppani - Presidente Fipe
Carlo Scarsciotti - Presidente Angem - Portavoce Oricon
Riccardo Orlandi - Presidente AIGRIM-FIPE
Massimo Piacenti - Presidente ANIR Confindustria
Andrea Laguardia – Direttore Legacoop Produzione e Servizi
Relazione: “La ristorazione del futuro tra sfide e opportunità”
COLLETTIVA
RISTORAZIONE SCOLASTICA: STATO DELL’ARTE E SCENARI FUTURI
30/09 14,30 - 18,00 30/09 9,30 - 13,00
• F. Javier Comendador - Ricercatore-Bromatologo CREA Centro di Ricerca Alimenti e Nutrizione
“Consumi alimentari in età evolutiva in Italia: spunti dall’IV SCAI per la ristorazione scolastica”
• Roberta Delmiglio - Food Intelligence Manager - Sodexo Italia
• Luca Brambilla - Regional Sales Director - CIRFOOD
• Giuseppe Palma - Segretario Generale Assoittica Italia
“Strategie per il contenimento dello spreco di pesce nelle scuole”
• Gianna Marchi - Dietista, resp. servizio ristorazione scolasticaComune Pistoia “La gestione della selettività alimentare nella ristorazione scolastica”
Modera: Luigi Bonizzi - Università degli Studi di Milano
IL CODICE DEI CONTRATTI PUBBLICI TRA PRESENTE E FUTURO ANCHE ALLA LUCE DELLE NUOVE DIRETTIVE COMUNITARIE
Luciano Sbraga - Direttore Ufficio Studi Fipe 30/09 14,30
“La complessità nella gestione delle diete speciali in ambito sociosanitario e scolastico”
• Eleonora Savi - Specialista Allergologia e Immunologia Clinica, Pneumologia, Coordinatore gruppo internazionale World Allergy Organization WAO sulla diagnostica molecolare “Gli allergeni emergenti in ambito ristorativo”
Modera: Emilia Guberti - Board alimenti e Nutrizione – SITI
COMMERCIALE
FOODSERVICE OVERVIEW E DATA INTELLIGENCE
Organizzato in collaborazione con AIGRIM
• Tommaso Nastasi - Head of Value Creation Service - Deloitte
• Corrado Cagnola - Vice Presidente - AIGRIM-FIPE
ALL DAY, DAL CAFFÈ AL FORNO
• Enzo Memelli - Ceo - Botega Caffè Cacao
• Alessandro Ravecca - Presidente - Cibiamo Group
• Alberto Salvadego - Ceo - Panfè
IL FOODSERVICE CHE CAMBIA I CONTI
Organizzato in collaborazione con CONFIMPRESE
• Marco Dimauro - Chief Financial Officer - GIOIA Group
• Carlo Bonetto - Chief Financial Officer - Blooming Group
• Andrea Cova - Ceo - Soul K 30/09 15,30 - 16,00
TAVOLA ROTONDA
La partecipazione all’evento è libera e gratuita previa registrazione online. (fino a esaurimento posti)
Visita il sito, inquadra il QR code
MERCOLEDì 30 SETTEMBRE POMERIGGIO
FRADIAVOLO, LA PIZZERIA DISRUPTIVE
• Mauro D’Errico - Co-Founder - Fradiavolo
Intervistato da: Andrea Aiello - Direttore - retail&food - Edifis
CAMPIONATO QSR, COME CAMBIANO LE REGOLE DEL GIOCO
• Marco Beretta - Amministratore - Spoon Brands
• Rana Edwards - Co-Founder e Co-Ceo - I Love Poke
VALORE DEL CIBO: COME CONIUGARE QUALITÀ, PREZZI E RESPONSABILITÀ LUNGO LA FILIERA
Convegno in collaborazione con il Consiglio dell’Ordine Nazionale dei Tecnologi Alimentari e con il Consiglio dell’Ordine Nazionale dei dottori Agronomi e dei dottori Forestali Con il contributo non vincolante di OROGEL
Ai Dottori Agronomi e ai Dottori Forestali saranno riconosciuti ai sensi del Regolamento per la formazione professionale continua 0,125 CFP/ora. Ai TA iscritti all’Albo saranno riconosciuti n. 3,5 CFP
• Carmine Cocca – Cons. Naz. dell’Ordine dei Dott. Agronomi e Dott. Forestali
• Angelo Riccaboni – Delegato Federalimentare - Presidente della Fondazione PRIMA
• Nicola Condelli – Docente Scienze e Tecnologie Alimentari, Università degli Studi della Basilicata
• Silver Giorgini - Direttore Qualità e Innovazione Prodotti presso Orogel S.p.A.
Modera: Giorgio Donegani – Consigliere Nazionale OTA
RISTORAZIONE SOCIO-SANITARIA: COME CONIUGARE SOSTENIBILITÀ ECONOMICA ED ESIGENZE DEL PAZIENTE
• Laura Gibertoni - Direttore Comunicazione - Sodexo Italia
• Stefano Mercandino - Procuratore Speciale Divisione Sanità Serenissima Ristorazione “Creare valore nella ristorazione sociosanitaria: qualità, organizazione e innovazione”
• Andrea Legato - Dir. Operativo Ristorazione Collettiva Nord Italia CAMST “La congruità delle tariffe per giornata alimentaredefinite da Agenas“
• Maria Letizia Petroni - IRCCS AOUBO, Università di Bologna, Segretario Generale Fondazione ADI “Screening obbligatorio per la malnutrizione: cosa cambia per la ristorazione ospedaliera”
• Alessia Cavallaro - Psicologa - Dir. sanitario RSA Villa Fiammetta Ispra (VA) “Alimentazione, piacere, memoria, identità: ristorazione e qualità della vita”
• Adelaide Raspini - National Sales Manager Mercato Pubblico - Elior Italia
Modera: Giovan Battista Varoli - Fondatore Nutrire Con Cura Accademy
PROGETTAZIONE DEL SERVIZIO DI RISTORAZIONE E RUOLO DEL DIRETTORE DELL’ESECUZIONE DEL CONTRATTO (DEC)
In collaborazione con l’ORDINE DEI TECNOLOGI ALIMENTARI LOMBARDIA LIGURIA Agli iscritti all’Ordine dei tecnologi alimentari saranno riconosciuti 4 CFP
• Corrado Giannone - Collaboratore - Ristorando - Membro del consiglio nazionale dell’Ordine dei Tecnologi Alimentari
• Maria Luccarelli - Dirigente Settore Stazione Unica Appaltante della Provincia di Monza e della Brianza
• Paola Ombretti - Resp. Commerciale Ufficio Gare Euroristorazione
• Silvia Rivetti - Responsabile Progettazione gare di ristorazioneDussmann Service
• Roberta Forlini - Resp. Uff. Scuole - Comune di Pavia
• Luca Nasi - General Manager - Arcus Real Estate Srl - Percassi Group
• Josè Maria Robles - Director, Property Management Italia, Romania e Grecia - Sonae Sierra
• Fabio Porreca - Founder & Chairman - Svicom
• Paolo Negri - Ceo - IrgenRE
• Lamberto Agostini - Head of Project & Development Services and Asset Services Italy - Cushman & Wakefield
• Marcello Deledda - Director Out of Town Leasing - Savills
• Pier Luigi Paolettoni - Head of Property Management & Services Retail Out of Town - CBRE
• Luca Verpelli - Amministratore Delegato - Odos Servizi S.r.l.
Convegno in collaborazione con il Consiglio dell’Ordine Nazionale dei Tecnologi Alimentari e con il Consiglio dell’Ordine Nazionale dei dottori Agronomi e dei dottori Forestali. Ai Dottori Agronomi e ai Dottori Forestali saranno riconosciuti ai sensi del Regolamento per la formazione professionale continua 0,125 CFP/ora. Ai TA iscritti all’Albo saranno riconosciuti n. 3,5 CFP
• Vincenzo Lenucci - Responsabile Area Economica e Centro Studi Confagricoltura (da confermare)
• Silvia Lisciani - Ricercatrice CREA Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria
• Michelangelo Anderlini – Presidente Biopap
• Gianluca Maldarizzi - Quality Specialist at Selex Gruppo Commerciale
• Giorgio Donegani – Consigliere OTAN
Modera: Carmine Cocca - Consigliere Nazionale dell’Ordine dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali
L’EVOLVERSI DELLE CATENE DI RISTORAZIONE NEI CENTRI COMMERCIALI
In collaborazione con CNCC
Presentazione:
Arch. Roberto Bramati - Presidente - Spazio Futuro Group
• Vera Ristorazione (Gruppo Finiper) - (Relatore da definire)
• Monica Cannalire - Founder - Younicorn
• Giampietro D’Adda - President and Administrator - BEFED Franchising
• Roberto Bramati: intervista Franco Costa - Founder - Costa Group
• Stefano Terzi - Responsabile Sviluppo Internazionale - Alice Pizza
• Glenn Umali - General Manager Italy e Spain - Jollibee
• Luca Pizzighella - General Manager - Signorvino
• Michele Mannara - Coo - Rom’Antica
• Claudio Rubino - Titolare - La Pescheria
• Mario Radovic - Founder & CEO - Smasher
• Massimo Ronco - Head of Franchising and Business DevelopmentDoppio Malto
• Manfredo Camperio Ciani - Ceo & Treasurer - Via Pasteria
Chiusura lavori:
Arch. Roberto Bramati - Presidente - Spazio Futuro Group
Andrea Aiello - Direttore - retail&food - Edifis
RISTORAZIONE SOSTENIBILE, COME SI FA
• Licia Casamassima - Head of Partnerships and ProgramsAzione contro la fame
• Andrea Pellegatta - Direttore - Consorzio SIR
• Giovanni Nicolussi - Founder - Pit’sa
TAVOLA
TAVOLA ROTONDA
Di Avv. Lorenzo Fabbri
La Rubrica Legale
a cura di COCUZZA, Milano
Greenwashing: dal 27 settembre cambiano le regole del gioco
Provate a fare un giro in un supermercato: in pochi minuti vi imbatterete in confezioni che si definiscono “green”, “ecologiche”, “amiche dell’ambiente”, “carbon neutral” o “sostenibili”. Negli ultimi anni la sostenibilità è diventata uno dei principali strumenti di comunicazione verso il consumatore. Non sorprende quindi che il legislatore europeo abbia deciso di intervenire per contrastare il fenomeno del cosiddetto greenwashing, ossia la tendenza a presentare prodotti e attività come più sostenibili di quanto siano realmente. Con il recepimento della Direttiva (UE) 2024/825, a decorrere dal 27 settembre 2026, diverranno efficaci nuove regole del Codice del Consumo che impatteranno direttamente sul modo in cui le aziende potranno comunicare le caratteristiche ambientali dei propri prodotti.
NON BASTERÀ PIÙ DIRE
CHE UN PRODOTTO È “GREEN”
Una delle novità più rilevanti riguarda i claim ambientali generici. Espressioni come “verde”, “ecologico”, “rispettoso dell’ambiente” o “amico della natura” diventeranno particolarmente rischiose se non accompagnate da indicazioni precise e verificabili. L’obiettivo del legislatore è semplice: evitare che il consumatore attribuisca a un prodotto qualità ambientali più ampie di quelle effettivamente dimostrate. Recenti chiarimenti forniti dalla Commissione europea nella versione aggiornata delle Q&A del 18 maggio 2026 confermano inoltre che la valutazione non riguarderà soltanto le dichiarazioni esplicite, ma anche elementi grafici quali colori, immagini e denominazioni commerciali, che potranno assumere rilevanza qualora siano idonei a suggerire al consumatore un beneficio ambientale. In determinate circostanze, ad esempio, l’utilizzo di foglie, gocce d’acqua, sfondi verdi o blu, nonché di termini come “green”, “eco”, “natural” e simili inseriti nel nome del prodotto o del marchio, potrebbe essere considerato un claim ambientale implicito. Questo non significa che tali espressioni scompariranno completamente. Potranno continuare ad essere utilizzate in presenza di particolari riconoscimenti o certificazioni che attestino prestazioni ambientali di eccellenza (si pensi, ad
esempio, all’Ecolabel UE o ad altri schemi di certificazione ambientale indipendenti riconosciuti a livello europeo), ma nella maggior parte dei casi sarà preferibile sostituire gli slogan generici con indicazioni più specifiche e concrete.
ATTENZIONE AI VANTAGGI
AMBIENTALI PARZIALI
Un’altra pratica che entrerà nel mirino riguarda la tendenza a presentare come sostenibile l’intero prodotto quando il beneficio ambientale riguarda soltanto un suo elemento. Si pensi al caso di un prodotto pubblicizzato come ecosostenibile perché confezionato in materiale riciclato, quando in realtà tale caratteristica riguarda esclusivamente l’imballaggio. Le nuove regole vietano proprio questo tipo di comunicazione: il vantaggio ambientale dovrà essere descritto per quello che è, senza estenderne artificialmente la portata all’intero prodotto o all’intera attività dell’impresa.
STOP AI CLAIM DI NEUTRALITÀ CLIMATICA
BASATI SULLA COMPENSAZIONE
Particolarmente significativa è la scelta del legislatore di intervenire sui messaggi legati alla compensazione delle emissioni. Dichiarazioni come “carbon neutral”, “CO2 neutral” o “impatto climatico zero” non potranno essere utilizzate quando il risultato dichiarato derivi esclusivamente dall’acquisto di crediti di carbonio o da altri meccanismi di compensazione. La logica è che tali strumenti possono contribuire a compensare le emissioni generate, ma non eliminano l’impatto ambientale effettivamente prodotto dal bene o dal servizio. Ciò non significa che le aziende non possano comunicare i propri investimenti in progetti ambientali o climatici: potranno continuare a farlo, purché tali iniziative non vengano presentate come se rendessero il prodotto automaticamente a impatto zero.
PIÙ CONTROLLI SULLE ETICHETTE DI SOSTENIBILITÀ
Negli ultimi anni si è assistito alla proliferazione di loghi, bollini e certificazioni ambientali di natura estremamente eterogenea. La nuova disciplina interviene anche su questo fronte, limitando l’utilizzo di etichette di sostenibilità che non siano basate su sistemi di certificazione verificabili o
su iniziative pubbliche. Per le imprese diventerà quindi essenziale verificare attentamente la solidità e la trasparenza degli schemi certificativi utilizzati nelle proprie attività di marketing.
ATTENZIONE ANCHE ALLE PROMESSE
SUL FUTURO
Le nuove regole non riguardano soltanto le dichiarazioni riferite al presente. Anche gli obiettivi ambientali futuri – ad esempio l’impegno a diventare “carbon neutral entro il 2040” – dovranno essere supportati da programmi concreti, verificabili e misurabili. In altre parole, non basterà più annunciare un obiettivo ambizioso: sarà necessario dimostrare di avere un percorso credibile per raggiungerlo.
QUALI SONO I RISCHI?
Le nuove disposizioni non introducono un autonomo apparato sanzionatorio, ma si inseriscono nel sistema già previsto dal Codice del Consumo in materia di pratiche commerciali scorrette. L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato potrà ordinare la cessazione della pratica, imporre la pubblicazione di rettifiche e applicare sanzioni amministrative che possono arrivare fino a 10 milioni di euro. Si tratta quindi di un intervento che non interessa soltanto le funzioni marketing, ma coinvolge anche i dipartimenti legali e di compliance chiamati a verificare preventivamente la correttezza dei messaggi rivolti ai consumatori.
IN
SINTESI
Le nuove regole non vietano alle imprese di valorizzare i propri risultati in materia di sostenibilità. Impongono però un cambio di approccio: meno slogan generici e più informazioni precise, verificabili e trasparenti. Per molte aziende sarà quindi opportuno avviare una revisione di packaging, etichette, siti internet, campagne pubblicitarie e materiali commerciali, così da verificare che i claim ambientali utilizzati siano coerenti con il nuovo quadro normativo prima della sua entrata in applicazione. Perché dal 27 settembre 2026 la sostenibilità continuerà certamente a essere un valore competitivo, ma dovrà essere raccontata con molta più attenzione rispetto al passato.
Inti Ligabue: “Pronti a esportare il nostro modello di ferry retail”
Intervista con il Ceo e Presidente del colosso italiano, leader nei servizi per il mercato marittimo ed energetico. Dalle piattaforme offshore nel Golfo, ai traghetti nel Mediterraneo, ecco l’evoluzione di un gruppo vicino al mezzo miliardo di ricavi, che ha sviluppato competenze del tutto paragonabili agli specialisti del travel retail.
Ci sono luoghi nel mondo che non si limitano a fare da sfondo a un'attività commerciale. Sono spazi in cui la complessità geopolitica, la storia e il business si fondono in una risonanza tutta particolare. Che per il Gruppo Ligabue, si traduce nel rumore dei motori marini e nel profumo della cucina italiana, portata là dove la terraferma è solo un miraggio. Oggi Ligabue è un gigante internazionale da 440 milioni di euro di fatturato e ben 8600 collaboratori, rappresentanti di 40 nazionalità. Opera a livello globale nei servizi di food service e life support (ristorazione, approvvigionamento e facility management) per i mercati marittimi e industriali. Per dirla in altre parole, si occupa di nutrire un ingegnere in un campo estrattivo in Algeria, l'equipaggio di una piattaforma nel mar Caspio in Kazakistan o migliaia di turisti su un traghetto nel Mediterraneo. Se l'origine è marittima, nel corso dei decenni il Gruppo Ligabue ha saputo diversificare la propria offerta, strutturandosi oggi in cinque business units che rispondono a mercati complessi e profondamente diversi tra loro. Per raccontare struttura, organizzazione e futuro del gruppo, retail&food ha intervistato il Ceo e Presidente Inti Ligabue, rappresentante della terza generazione della famiglia.
Quali sono e come operano le divisioni del gruppo?
Il motore principale in termini di volumi e fatturato (circa 250 milioni di euro) è la divisione Industrial, che ha la sede operativa ad Abu Dhabi, il vero cuore pulsante del mercato
energetico mondiale. Qui Ligabue è sinonimo di facility management estremo. Significa gestire catering, housekeeping e supply chain per grandi aziende del mondo energetico - petrolifere, minerarie - o impegnate nelle costruzioni civili. Storicamente siamo specialisti indiscussi dell'offshore (le piattaforme in mezzo al mare), nel cui servizio siamo stati pionieri sin dagli anni Sessanta, ma oggi una parte rilevante del business si sviluppa onshore, nei campi d'estrazione isolati in Algeria, in Kazakistan o nella regione del Golfo. Accanto all'Industrial vi è anche la divisione Cargo, l’ambito originario da cui è nata l'azienda, che oggi gestisce il catering e l'approvvigionamento per circa 200 navi mercantili di armatori principalmente italiani. C'è poi la Ship Supply, la pura fornitura navale logistica di food & beverage e materiale tecnico, che si appoggia a tre hub strategici globali: Venezia, Rotterdam e il neonato magazzino di 3.000 metri quadri nel porto di Dammam, in Arabia Saudita.
Poi ci sono le divisioni più a contatto con il segmento consumer, corretto?
Esatto. Le ultime due anime rappresentano l'evoluzione verso il mercato del turismo e del consumatore finale: le divisioni Cruise e Ferries. Se nel mondo delle crociere Ligabue ha compiuto un percorso verticale straordinario – passando da puro caterer a vero e proprio armatore con la compagnia Plantour, che oggi
vanta navi oceaniche e fluviali – è nel settore dei traghetti che l'azienda sta esprimendo una delle sue crescite più dinamiche e innovative.
Come è cambiato il mondo ferry negli ultimi decenni?
Il mercato dei traghetti sta vivendo una metamorfosi profonda. Con circa 50 navi gestite tra Italia, Francia e Spagna, Ligabue è attualmente il primo operatore mondiale in questo segmento. Per decenni, la ristorazione a bordo dei traghetti è rimasta puro servizio funzionale. Il passeggero mangiava per necessità e nei tempi dettati dalla navigazione. Oggi, grazie alla proficua collaborazione con gli armatori che stanno investendo in nuove navi e strutture commerciali e grazie alla nostra spinta tecnologica, digitale e di marketing, stiamo trasformando questo modello commerciale in una declinazione della customer journey che strizza l'occhio al travel retail aeroportuale. A bordo delle navi si applica la logica del mercato captive: il cliente ha tempo a disposizione (da poche ore a intere giornate) e anche nei momenti della ristorazione desidera vivere un'esperienza.
Con quali strumenti si affronta questo nuovo corso?
Ci affidiamo alle analisi del mercato e a quelle sui gusti dei consumatori che serviamo, per offrire il prodotto più adeguato alle loro esigenze. Altrettanto fondamentale è poi lo studio scien-
versi sono persino più complessi di quelli di un aeroporto o di un’area di sosta autostradale a causa della diversificazione degli spazi di attività sulle navi e della variabilità degli orari di partenza. Lo spostamento strategico della posizione di un bar o di un ristorante può risultare determinante in termini di fatturato, qualità del servizio offerto e soddisfazione del cliente.
Nel concreto, a livello commerciale, che cosa nasce da questa analisi?
Per fare un esempio concreto, la traduzione visiva di questa strategia si chiama Gusti Giusti e Cambusa. Si tratta di veri e propri brand di ristorazione creati dal gruppo. Sulle ammiraglie della flotta Moby/Onorato (con cui vantiamo una partnership storica che risale al 1946),il vecchio self-service si è evoluto in un moderno bistrot sul modello delle food hall internazionali, grazie alla lungimiranza dell’armatore nell’investire in strutture commercialmente innovative e predisposte a generare esperienze e interazione. Caffetteria di livello, corner dolci e salati,
esposizione commerciale. A questo si aggiunge la digitalizzazione dei punti vendita, di cui Grimaldi Lines è stato precursore nell’implementazione su tutta la flotta: l'introduzione di chioschi digitali non serve solo ad abbattere le code nei momenti di picco, ma permette di raccontare il prodotto e fare attività di upselling mirato.
Perché l’armatore non dovrebbe sfruttare in autonomia questi canali?
Un partner specializzato come Ligabue offre un vantaggio competitivo enorme, Ligabue per l’armatore è: centrale di acquisti, specialista del marketing nei servizi retail e semplificatore dei processi. Un gruppo che acquista direttamente dall'industria alimentare per oltre 40 milioni di euro all'anno ha una forza contrattuale che i singoli non possono avere; quindi, noi ci inseriamo in quel gap di marginalità industriale, assorbendo anche il rischio commerciale delle scorte e della sperimentazione di nuovi menu. Inoltre, abbiamo un ufficio di marketing specializzato, dedicato a studiare e comparare tutte
vel retail, proponendo i prodotti più innovativi al giusto prezzo; siamo un osservatorio prezzi molto importante e gestendo flotte così ampie assicuriamo importanti opportunità grazie a partnership che concordiamo direttamente con i grandi marchi del settore alimentare come Ferrero, Pastificio di Martino, Fattorie Garofalo e tanti altri. Tuttavia, ci tengo a rimarcare che l'efficienza dei KPI numerici e la digitalizzazione non possono sostituire un tassello imprescindibile: la fiducia e la relazione umana. In un mondo economico finanziarizzato, dominato da "innamoramenti e divorzi aziendali" rapidissimi, nel giro di pochi anni, il modello di business marittimo resiste grazie a “cornici intangibili” di rispetto reciproco. I legami con le grandi famiglie di armatori come gli Onorato, i Grimaldi, i D'Amico, durano da decenni e talvolta sono storicamente nati da strette di mano.
Veniamo al contesto di oggi. C’è un’area cruciale di business, ma anche di crisi, che è il golfo Persico. Quali sono le prospettive?
Gruppo Ligabue, numeri in evidenza
FATTURATO
OLTRE 440 MILIONI DI EURO
DIVISIONI
INDUSTRIAL, CARGO, SHIP SUPPLY, CRUISE & FERRIES
50 NAVI GESTITE
(CRUISE & FERRIES)
8.600 COLLABORATORI
HUB STRATEGICI
VENEZIA, ROTTERDAM, DAMMAM
INDUSTRIAL
250 MILIONI DI FATTURATO POTENZA DI ACQUISTO FOOD
40 MILIONI EURO/ANNO
Il mercato del Golfo Persico, pur rimanendo un'area di sviluppo straordinaria per consistenza e opportunità, presenta oggi un livello di complessità elevato. Da un lato c'è l'estrema volatilità dei progetti energetici, dall'altro la forte spinta alla nazionalizzazione delle risorse umane (la cosiddetta Saudization in Arabia Saudita), che impone quote rigide di lavoratori locali e innalza inevitabilmente i costi di break-even delle commesse. Per noi, tuttavia, questa rimane un’area fondamentale di sviluppo, crocevia di nuove alleanze e nuovi progetti: è un piacere ricordare la nostra ormai quasi cinquantennale presenza nel Golfo, che data dal 1978 in Arabia Saudita.
E più vicini a noi, nel Mediterraneo?
Il Gruppo Ligabue guarda al futuro uscendo dai propri confini storici, puntando a esportare il proprio modello di Ferry Retail in Francia, Spagna e Grecia, consapevole che la capacità di unire la precisione millimetrica della logistica internazionale al calore e all'eccellenza della ristorazione italiana rimanga un valore unico, tanto sulla terraferma quanto in mezzo all'oceano.
L'INTUIZIONE DEL 1919:
DOVE TUTTO HA AVUTO INIZIO
Per raccontare l’origine del gruppo Ligabue, bisogna fare un salto all'indietro nel tempo, fino a una Venezia sospesa tra la fine della Prima guerra mondiale. Tutto comincia con il fondatore, Anacleto Ligabue, un giovane emiliano chiamato alle armi nel 1915. Ferito a una gamba durante una missione nelle trincee di Tolmezzo – una ferita che gli varrà la Croce al Merito di Guerra –, viene mandato a gestire la mensa ufficiali di Venezia. Anacleto intuisce il potere del cibo come elemento di aggregazione e conforto: porta a Venezia il Parmigiano Reggiano, il Lambrusco, i salumi della sua terra. Nella città lagunare entra in contatto con l'ingegner Gualtiero Fries presidente della Società Veneziana di Navigazione ed il 15 luglio del 1919 nasce ufficialmente l'a-
zienda. La svolta industriale avviene qualche anno più tardi, nel 1926, a bordo della Mauly, una nave di linea che copriva la rotta Venezia-Pireo-Calcutta. Anacleto propone all'armatore un'idea all'avanguardia per l'epoca: "Le rifornisco la nave qui a Venezia, perché non farlo anche negli altri porti, gestendo i subfornitori?". Da lì a poco, l'intuizione si formalizza nella proposta di un prezzo fisso "uomo-giorno". È l'atto di nascita del marine catering moderno. Negli anni Trenta si consolidano i primi contratti e prendono forma concetti storici come la "panatica" (l'obbligo di fornire il pane a bordo) e la figura del "maestro di casa", il professionista deputato all'accoglienza e alla gestione dell'equipaggio.
La stazione guarda all’aeroporto come destinazione experience
L’evoluzione dei principali snodi ferroviari è tracciata: l’obiettivo non è vendere panini, ma creare un’esperienza. Sia per chi aspetta di partire, sia per il contesto cittadino
a cura di Adriano Lovera
In stazione non si vendono panini, ma si regalano esperienza, servizio, qualità con cui spendere il tempo di attesa. E in questo contesto, la ristorazione gioca un ruolo cruciale. Partendo da questo concetto di fondo, AIGRIM e Grandi Stazioni Retail hanno ragionato sull’evoluzione delle stazioni e del food, durante l’e-
vento “Ristorazione Travel Retail: il futuro delle stazioni” organizzato dalla stessa Aigrim a Milano, a palazzo Giureconsulti, di fronte ad oltre cento ospiti.
RUOLO CRUCIALE DELLA TECNOLOGIA
Alcuni tra i principali attori del settore sono stati
incalzati dall’analisi di apertura di Carlo Alberto Carnevale Maffè, economista, esperto di impresa e docente presso l’Università e la Sda Bocconi. “Le stazioni, per l’utente premium, sono in continuità con l’ufficio. Per il consumatore leisure, specialmente straniero, sono un posto di transito in cui sostare anche un’ora. Questo
tempo va messo a frutto. Alcune cose si stanno facendo, ma bisogna correre, investire, fare i conti con la tecnologia, che si tratti di wi fi, dei kiosk digitali, ormai irrinunciabili, o ancora dell’IA, che è qui per restare e bisogna abbracciarla” lo spunto del professor Maffè. Alcune idee per alzare il livello delle stazioni? Food prenotabile, come nei ristoranti normali, almeno nel segmento premium; wi fi di qualità; meeting room per incontri e co-working; lounge stratificate, come in aeroporto. E una suggestione ancora più sofisticata, ma fattibile: il dynamic pricing. Ossia un prezzo variabile, che non significhi brutalmente “alzo lo scontrino quando c’è più afflusso”, ma una maniera più raffinata di far pagare lo stesso servizio/prodotto a seconda del target, del timing, del livello.
“STRATEGIE CONDIVISE CON I TENANT”
Chi sta affrontando in prima persona questi cambiamenti è Elena Sorlini, Ceo di Grandi Stazioni Retail, che ha dibattuto con Corrado Cagnola (vicepresidente AIGRIM, Ceo di Kfc Italia e Spoon Brands) con la moderazione di Andrea Aiello, direttore di retail&food. Il processo che sta portando le stazioni ad essere “destinazioni” e non solo luoghi di passaggio è in atto. Milano e Napoli Centrale sono le due stazioni con in programma gli investimenti più ingenti, mentre Roma Termini ha già raggiunto un livello invidiabile anche su scala europea. “Mentre in passato siamo stati un’azienda essenzialmente b2b, oggi la nostra prima necessità è conoscere a fondo il consumatore. Il viaggiatore/cliente non ragiona in base alla frammentazione, tra gestore degli spazi, tenant, operatore ferroviario. Fa una sintesi e se ha una buona esperienza, reagisce positivamente. Altrimenti, la boccia. Ecco perché Grandi Stazioni Retail sta incontrando tutti gli attori della filiera per dire: noi investiamo, però ognuno deve fare la sua parte” ha detto Sorlini. E accanto agli investimenti, c’è il tema della condivisone dei dati, un vero rompicapo che da sempre fa scontrare i tenant e i soggetti che gestiscono i grandi spazi (a partire dai centri commerciali). “Il footfall è il prossimo asset strategico. Chi lo governa, governa pricing e merchandising” il monito di Carnevale Maffè.
TRA FORMAT E “ZONE”
“I brand sono già abituati a ragionare in questi termini. Se parte un lavoro condiviso, andiamo nella stessa direzione” ha risposto Corrado Cagnola. “In questo momento, da parte dell’offerta food, i format non mancano, dal livello più abbordabile a quello alto. Stiamo già investendo nei kiosk, che possono servire non solo per
ordinazioni, ma anche per le informazioni, ma si può fare qualcosa in più. Perché non immaginare un bel flagship in stazione, da parte di un brand tra i più solidi?”. Un argomento che sarà sempre più centrale, nel “disegno” delle stazioni del futuro, è la cosiddetta “zonizzazione”: ossia suddividere gli spazi, per quanto possibile, concentrando il tipo di offerta e di servizio in aree omogenee. La “food terrace” di Roma Termini è solo un esempio, già riuscito, di questa strategia. “Non posso che ringraziare gli organizzatori per questo evento ottimamente riuscito” ha chiuso i lavori Riccardo Orlandi, presidente AIGRIM. “Come associazione ci aspettano sfide importanti, su tutte i contratti e il lavoro, ma intanto continuiamo a fare sistema. L’appuntamento è all’Aigrim Day del prossimo 23 ottobre”.
Elena Sorlini, Ceo di Grandi Stazioni Retail
Riccardo Orlandi, presidente Aigrim
Corrado Cagnola, vicepresidente Aigrim
Grandi Stazioni Retail: 40 milioni di investimento tra Napoli e Milano Centrale
Ecco i due principali interventi che nel giro di un anno cambieranno il volto di due snodi fondamentale della nostra rete di alta velocità
Dopo la realizzazione della food hall inaugurata a fine 2021 (4mila mq, 14 insegne e oltre 15 milioni di euro investiti), Napoli Centrale si prepara a una nuova fase di sviluppo firmata Grandi Stazioni Retail, con un investimento di 20 milioni di euro e il contributo di Fs Sistemi Urbani. La terza stazione italiana per traffico, con circa 90 milioni di visitatori l’anno, punta a rafforzare il proprio ruolo in vista di grandi eventi come la Louis Vuitton America’s Cup. Il progetto si articola in tre interventi: il potenziamento dei collegamenti tra piano interrato, piano terra e corso Lucci tramite nuove scale mobili e un corridoio dedicato; la riqualificazione dell’area fronte binari con nuovi sistemi di mobilità verticale; la ridefinizione degli spazi interni attraverso un grande corridoio a doppia altezza, aperto e trasparente verso piazza Garibaldi. Al centro del nuovo assetto sorgerà il “Diamante”, che ospiterà biglietterie al piano terra e lounge al livello superiore, mentre verrà razionalizzata anche l’area dedicata al noleggio auto.
A MILANO TORNA LA BIGLIETTERIA
NELL’ATRIO
STORICO
Anche Milano Centrale sarà interessata da un piano di riqualificazione da 20 milioni di euro, destinato a migliorare la fruibilità degli spazi e l’integrazione tra le diverse funzioni della stazione. Un primo intervento è già stato completato con l’attivazione delle nuove scale mobili. Fulcro del progetto sarà il recupero dell’atrio storico, dove le biglietterie torneranno nella loro collocazione originaria per facilitare l’orientamento dei viaggiatori; gli spazi liberati accoglieranno invece nuove attività commerciali. Il programma comprende inoltre il rifacimento delle pavimentazioni nelle aree di transito, il rinnovamento dell’illuminazione con un “soffitto luminoso” ispirato agli storici velari, l’installazione di nuove porte scorrevoli per migliorare l’efficienza energetica e la riorganizzazione del deposito bagagli. Previsti infine il restyling del piano ammezzato, con nuove vetrate e controsoffitti, e un generale ammodernamento delle aree commerciali.
ADIDAS APRE IL PRIMO FLAGSHIP
NELLA RETE GSR
Tra le aperture più significative degli ultimi mesi spicca il nuovo store Adidas nella stazione di Venezia Santa Lucia. Il negozio rappresenta sia il primo punto vendita del marchio nel centro storico di Venezia sia il primo flagship Adidas all’interno della rete Grandi Stazioni Retail. Con una superficie di quasi 450 mq e una posizione di forte visibilità al piano terra del Palazzo Grandi Stazioni, l’apertura rafforza un comparto strategico come lo sportswear, già presidiato da operatori come Nike e JD Sports, ma finora privo del principale marchio sportivo europeo.
Catania, poi Palermo e Sardegna. Con i privati cambia la mappa dei cieli
Mentre l’estate porta gli scali italiani nella stagione più trafficata, proseguono gli iter di privatizzazione, con il Sud nel mirino. Ma per ogni processo, c’è una polemica. Intanto Venezia e Roma si impongono per qualità in Europa
Il processo più avanzato è quello di Catania. L'iter per la privatizzazione di SAC, la società che gestisce gli aeroporti di Catania-Fontanarossa e Comiso, è ormai nella fase decisiva. Dopo il via libera del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, a maggio è stato pubblicato l'avviso per raccogliere le manifestazioni di interesse finalizzate alla cessione di una quota di maggioranza, pari ad almeno il 51% del capitale sociale. L'operazione rappresenta uno dei più rilevanti processi di dismissione di un'infrastruttura strategica nel Mezzogiorno. Tra i principali pretendenti dovrebbero esserci alcuni dei maggiori operatori aeroportuali europei e italiani: 2i Ae-
roporti (gruppo F2i-Asterion), Mundys, Save, i francesi di Vinci Airports, gli spagnoli di Aena, Amsterdam Schiphol Group e Corporación América. Secondo indiscrezioni, sarebbe emerso anche l'interesse di un fondo sovrano di Dubai. Il bando restringe la platea ai soggetti che abbiano gestito, negli ultimi dieci anni, aeroporti con almeno 10 milioni di passeggeri annui, requisito che limita la competizione ai grandi player internazionali. Sul fronte economico, le stime di mercato attribuiscono a SAC un enterprise value intorno ai 500 milioni di euro. Nel 2025 il sistema Catania-Comiso ha movimentato circa 12,5 milioni di passeggeri, con ricavi per 112 milioni di euro e un
margine operativo di circa 25 milioni, numeri che spiegano l'interesse degli investitori.
PALERMO VA A RILENTO
A 200 chilometri di distanza, dopo lunghe polemiche che intrecciano politica e impresa locale, l’iter di privatizzazione è iniziato anche per il Falcone-Borsellino di Palermo Ma qui, per ora non siamo ancora alla ricezione delle manifestazioni di interesse, quanto alla ricerca dell’advisor. “Con l’indizione del bando per l’advisor ci avviamo verso un percorso che punta a rafforzare la competitività, l’efficienza e l’internazionalizzazione del nostro scalo, pur mantenendo un presidio
A.L.
pubblico e una governance responsabile” aveva commentato il sindaco Roberto Lagalla. In questi mesi, però, Gesap (la società di gestione) non è rimasta ferma e ha dato corso a diverse opere di riqualificazione dello scalo, guidata da un manager di lungo corso dei trasporti, Gianfranco Battisti (ex a.d. di Ferrovie dello Stato).
POLEMICA IN SARDEGNA PER L’IPOTESI FUSIONE
Un altro teatro importante delle privatizzazioni potrebbe essere la Sardegna. Qui, in campo, c’è il piano di F2i SGR (con il partner Ligantia) che prevede l'integrazione industriale dei tre principali aeroporti dell'isola: Olbia, Alghero e Cagliari. La particolarità dell’iter risiede nel fatto che Olbia e Alghero sono già privati, appunto sotto il controllo di F2i. Quindi l’apertura di un processo di aggregazione di Cagliari è stato affidato a F2i senza un bando, ma tramite procedura privata. Modalità già stigmatizzata nel 2023 dalla Corte dei Conti. La Regione e le camere di commercio di Cagliari
con in testa la Cgil, contrari. L’obiettivo è “delineare un possibile assetto societario e industriale integrato tra le società di gestione aeroportuale Sogaer S.p.A., Geasar S.p.A. e Sogeaal S.p.A.” si legge nel term sheet che F2i ha siglato con Regione e Camere di commercio.
ROMA FIUMICINO E VENEZIA
VINCITORI AGLI ACI EUROPE
REDDITIVITÀ A RISCHIO, MA I RICAVI NON-AVIATION REGGONO
I conti degli aeroporti europei sono sotto pressione, con il rischio di perdere 10 punti di Ebitda (75 miliardi) entro il 2043. Il rincaro dell’energia è solo una delle componenti e il conflitto iraniano è appena sullo sfondo, perché si tratta di una dinamica strutturale, fotografata da un recente studio pubblicato da Boston Consulting Group in collaborazione con ACI Europe. Fino al 2019 il traffico cresceva in Europa a un Cagr superiore al 5%, mentre oggi, e per i prossimi vent’anni, si può collocare intorno al 2%-2,5%. E ci sono tanti fattori che appesantiscono i conti. Costi operativi come energia, personale. Poi c’è il tema delle tariffe, sempre molto favorevoli, applicate alle low cost, vero ago della bilancia per lo sviluppo degli aeroporti piccoli e medi. Di contro, gli scali maggiori (quelli sopra i 20 milioni di passeggeri per anno) sono invece sotto pressione, perché mediamente lavorano ormai al 90%-100% della loro capacità dichiarata e questo richiede un continuo investimento di risorse. Ne emerge un quadro in cui i ricavi per singolo passeggero stanno progressivamente scendendo. I ricavi “aviation” sono passati da una media di 18 euro del 2015 a circa 14 del 2023, con una proiezione addirittura a 11 entro il 2043. I ricavi “non aviation” hanno retto molto meglio, per quanto anche questi siano in una traiettoria discendente: da 10 euro del 2015, a scendere fino a 8 come proiezione.
Gli scali italiano si mettono in mostra durante l’ultima edizione dei riconoscimenti degli ACI Europe Awards. Il “Leonardo da Vinci” di Roma-Fiumicino ha ricevuto per l’ottava volta dal 2018 e la quinta consecutiva l’ACI EUROPE Best Airport Award 2026 nella categoria degli scali oltre i 40 milioni di passeggeri. “Le previsioni di crescita del traffico e la centralità globale di Roma richiedono infrastrutture adeguate, investimenti mirati e una visione di lungo periodo” secondo l’a.d. di Aeroporti di Roma, Marco Troncone. Invece il Marco Polo di Venezia (Save) ha vinto nella categoria degli scali fra 10 e 15 milioni di passeggeri l’anno. “L'aeroporto è stato particolarmente apprezzato per aver utilizzato i Giochi Olimpici e Paralimpici del 2026 come catalizzatore per miglioramenti duraturi in termini di prestazioni operative, qualità del servizio e impatto ESG” si legge nella nota di Save.
e Oristano sono favorevoli. I sindacati,
Il terminal di Catania con l’Etna sullo sfondo. È entrato nel vivo l’iter di privatizzazione della Sac (foto: Creative Commons)
Piovono investimenti sull’immobiliare retail
Sulla scia dell’anno scorso, anche il 2026 si presenta come anno record per gli investimenti nel retail real estate. Ma la selezione è forte. A parte le operazioni speculative, ancora possibili, si punta ad high street, shopping center di prima fascia, outlet e retail park
INVESTIMENTI IN ITALIA NELLA ASSET CLASS RETAIL (DATI IN MLN/EURO)
RENDIMENTI SUDDIVISI PER
Il mercato immobiliare italiano continua a dare segnali di consolidamento. Dopo il graduale recupero iniziato nella seconda metà del 2024, il primo trimestre del 2026 (sono gli ultimi dati disponibili al momento di confezionare la rivista) conferma il ritorno dell'interesse degli investitori verso il commercial real estate, con volumi che oscillavano tra i 2,3 e i 2,8 miliardi di euro a seconda delle rilevazioni degli advisor di mercato. Secondo
CBRE gli investimenti immobiliari in Italia hanno raggiunto circa 2,3 miliardi di euro nei primi tre mesi dell'anno, mentre l'analisi elaborata da Patrigest-Gabetti stima volumi per circa 2,8 miliardi, in crescita del 12% rispetto allo stesso periodo del 2025. Pur con differenze metodologiche nella rilevazione delle operazioni, entrambe le analisi convergono su un punto: il retail è tornato a essere il segmento più dinamico e attrattivo per il capitale istituzionale.
RETAIL PRIMA ASSET CLASS
Con 767 milioni di euro investiti e una crescita del 33% rispetto al primo trimestre 2025, il retail si posiziona al primo posto tra tutte le asset class immobiliari italiane, rappresentando il 28% del mercato complessivo. Il dato certifica il definitivo superamento della fase di difficoltà che aveva caratterizzato il settore negli anni successivi alla pandemia e conferma il ritorno di interesse verso gli asset commerciali fisici. A trainare il mercato sono soprattutto outlet village, shopping center dominanti e high street retail nelle principali città italiane. Secondo Gabetti, i deal di maggiore dimensione si sono concentrati proprio su queste tipologie di prodotto, mentre il comparto della grande distribuzione organizzata ha continuato a registrare un numero elevato di operazioni, seppure di dimensioni più contenute. L'interesse degli investitori si spiega con fondamentali che appaiono oggi più solidi rispetto ad altri segmenti immobiliari. Da un lato la limitata produzione di nuova offerta negli ultimi anni ha sostenuto occupazione e canoni; dall'altro la capacità dei
Fonte: elaborazione su dati CBRE e Savills
centri commerciali più performanti e degli outlet di trasformarsi in destinazioni esperienziali continua a garantire flussi di visitatori e redditività. In parallelo, il ridimensionamento del settore uffici e la maggiore selettività sul logistico stanno favorendo una riallocazione di capitale verso gli asset retail di qualità.
TANTE OPERAZIONI, SPICCA SCALO MILANO
I primi mesi del 2026 sono proseguiti sulla scia dell’anno scorso, con tante operazioni di acquisto relative ad asset del nostro mercato. Solo per citarne alcune, Kryalos Sgr (per conto del fondo Urabia di Coop Alleanza 3.0) ha perfezionato l’acquisto del Poseidon di Carini (Palermo). Klepierre ha messo le mani sul Casamassima di Bari. Ares Asset Management ha comprato i due retail park che erano di Cpi Europe, che ha detto addio così al nostro Paese. Ma a rappresentare il ritorno di fiducia nel retail italiano è soprattutto una delle principali operazioni concluse nei primi mesi dell'anno: l'acquisizione del 100% di Scalo Milano Outlet & More da parte dell'olandese VIA Outlets. A vendere è stato Lonati Group. Questo deal segna l’ingresso degli
olandesi in Italia. Mentre Scalo Milano rappresenta uno degli asset commerciali più rilevanti del Paese: circa 44 mila metri quadrati di superficie commerciale, oltre 180 marchi nazionali e internazionali e più di 4 milioni di visitatori registrati nel 2025. L'acquisizione consente a VIA Outlets di espandere il proprio portafoglio europeo a 12 outlet premium distribuiti in dieci Paesi. L'operazione assume un valore che va oltre la singola transazione. L'ingresso di un investitore paneuropeo specializzato negli outlet conferma infatti come il mercato italiano venga percepito come uno dei più promettenti nel Sud Europa, soprattutto per gli asset in grado di combinare shopping, ristorazione, intrattenimento e attrattività turistica.
GLI INVESTITORI GUARDANO AI FORMATI VINCENTI
L'evoluzione del retail immobiliare italiano sembra ormai seguire una traiettoria chiara. A be-
neficiare della ripresa non sono tutte le tipologie di asset in modo indistinto, ma soprattutto quelle capaci di offrire un posizionamento forte e una funzione territoriale riconoscibile. Outlet village, retail park, centri commerciali dominanti e high street nelle principali destinazioni urbane continuano ad attrarre capitali, mentre cresce l'interesse per progetti di riqualificazione e valorizzazione. In un contesto caratterizzato da tassi ancora elevati e da una selettività crescente degli investitori, la qualità dell'asset, il mix merceologico e la capacità di generare traffico diventano elementi decisivi nelle scelte di investimento. La prima metà del 2026 sembra quindi sancire una svolta significativa: dopo anni in cui logistica e uffici avevano monopolizzato l'attenzione degli operatori, il retail torna a occupare il centro della scena e si conferma uno dei principali motori della ripresa del real estate italiano.
Dove investono i fondi immobiliari: un confronto europeo
Ecco le caratteristiche degli investimenti su negozi, shopping center e reatil park, operati dai fondi, nei quattro principali mercati dell’Europa continentale
Per anni è stato considerato il comparto più vulnerabile alla crescita dell’e-commerce e ai cambiamenti delle abitudini di consumo. Oggi, invece, il retail real estate è tornato al centro delle strategie di molti investitori istituzionali europei. Non si tratta però di un ritorno uniforme: Francia, Germania, Spagna e Italia stanno seguendo percorsi differenti, riflesso delle caratteristiche dei rispettivi mercati immobiliari e delle diverse strategie adottate da fondi, Reit e grandi operatori specializzati. Ne ha fornito un’analisi approfondita il recente Rapporto di Scenari Immobiliari “I fondi immobiliari in Italia e all’estero”. L’elemento comune è la crescente selettività. Se il retail tradizionale continua a soffrire in molte aree secondarie, gli investitori stanno concen-
trando le risorse su asset dominanti, capaci di attrarre visitatori, generare flussi di cassa stabili e offrire esperienze che il commercio online non può replicare. Centri commerciali prime, high street nelle principali città e retail park di nuova generazione rappresentano oggi il cuore delle strategie di investimento.
FRANCIA LABORATORIO
DI TRASFORMAZIONE
La Francia si conferma il principale laboratorio europeo del retail immobiliare. Non è un caso che i due maggiori operatori continentali del settore siano francesi: Unibail-Rodamco-Westfield e Klépierre. Il primo gruppo è il più grande operatore immobiliare quotato europeo per patrimonio, con quasi 49 miliardi di euro di
asset nel mondo (l’88% sono centri commerciali), mentre Klépierre gestisce un portafoglio superiore a 20 miliardi di euro ed è considerato uno dei leader continentali nel segmento degli shopping center. L’approccio francese punta sulla qualità e sulla trasformazione degli shopping center in luoghi multifunzionali. Negli ultimi anni Unibail-Rodamco-Westfield ha investito fortemente nell’integrazione tra retail, intrattenimento, eventi e sostenibilità. Il gruppo attribuisce un ruolo crescente anche all’innovazione digitale e all’intelligenza artificiale per migliorare le performance commerciali dei propri asset. Anche Klépierre ha seguito una strategia simile, costruendo un portafoglio di circa settanta centri commerciali localizzati nelle principali aree urbane europee, da Parigi
a Madrid, da Milano a Roma. L’obiettivo non è tanto aumentare il numero di immobili, quanto consolidare la leadership nei poli commerciali più forti e attrattivi, quelli in grado di mantenere elevati livelli di occupazione e crescita dei canoni anche in contesti economici meno favorevoli.
IN GERMANIA DOMINANO
GLI SPEZIALFONDS
La Germania presenta invece un modello più prudente e istituzionale. Il mercato è dominato dagli Spezialfonds, veicoli riservati agli investitori professionali, gestiti da operatori come Union Investment, Deka Immobilien, Dws e Commerz Real. In questo contesto il retail rappresenta una componente importante ma inserita all’interno di portafogli ampiamente diversificati, nei quali la gestione del rischio resta prioritaria. I grandi gestori tedeschi continuano a privilegiare investimenti core e core-plus, con particolare attenzione alla qualità degli asset e alla stabilità dei redditi locativi. Dopo la correzione dei valori registrata tra il 2022 e il 2024, il mercato mostra segnali di stabilizzazione e gli investitori stanno tornando a guardare con interesse alle principali destinazioni commerciali urbane. Nel segmento retail high street i rendimenti prime risultano ormai stabilizzati, segnale che il mercato considera conclusa la fase più difficile del repricing.
LA SPAGNA E IL CASO CASTELLANA
Se la Germania rappresenta la prudenza, la Spagna è probabilmente il Paese che meglio incarna la fase di rilancio del retail europeo. Negli ultimi anni il mercato iberico ha attirato crescenti flussi di capitale grazie alla ripresa dei consumi, al dinamismo turistico e alla capacità di alcuni operatori di riposizionare i propri asset. Tra i
protagonisti emerge Merlin Properties, la principale Socimi spagnola e una delle più grandi società immobiliari quotate del continente. Un altro caso interessante è quello di Castellana Properties, controllata dal fondo sudafricano Vukile Property Fund. La società ha costruito una piattaforma focalizzata su centri commerciali dominanti e retail park ad alta produttività distribuiti tra Spagna e Portogallo. La strategia è basata sull’espansione dell’offerta leisure, sul rafforzamento della componente food & beve-
rage e sulla valorizzazione dell’esperienza fisica dei visitatori. Lo stesso orientamento caratterizza altri operatori presenti nel mercato iberico, dove numerosi investitori stanno puntando su programmi di refurbishment, ampliamenti e riposizionamenti degli asset esistenti anziché sulla costruzione di nuovi centri commerciali. ITALIA, MERCATO PIÙ CONCENTRATO SU OPERAZIONI SPECIFICHE
L’Italia, infine, segue una strada diversa. Rispetto a Francia e Spagna, il mercato è meno caratterizzato dalla presenza di grandi campioni nazionali del retail quotato e più dalla partecipazione di investitori istituzionali e fondi immobiliari che selezionano opportunità specifiche. Il comparto beneficia della forza delle grandi aree metropolitane e della capacità dei migliori centri commerciali di attrarre consumatori e turismo, ma resta un mercato più frammentato. Per i fondi attivi nel Paese la parola chiave è selezione. Le strategie si concentrano sugli asset con elevata capacità di generare reddito, forte bacino di utenza e tenant mix diversificato. In linea con quanto accade nel resto d’Europa, cresce inoltre l’attenzione per gli interventi di rigenerazione, per l’efficienza energetica e per la trasformazione dei centri commerciali in destinazioni multifunzionali. La lezione che emerge è chiara: non è il retail in sé ad attirare i capitali, ma il retail di qualità. I fondi immobiliari europei stanno progressivamente abbandonando gli asset meno competitivi per concentrare risorse su centri commerciali leader, high street prime e retail park capaci di combinare consumi, servizi, intrattenimento e sostenibilità.
Retail park in testa alla ripresa, outlet a caccia di entertainment
Sia come interesse degli investitori, sia come gradimento degli utenti, gli spazi aperti attraversano un momento di vivacità maggiore rispetti ai centri commerciali tradizionali. E conta anche la polarizzazione dell’offerta
In un panorama macroeconomico complesso, segnato dalla progressiva normalizzazione dei tassi d'interesse, i retail park si confermano come l'asset class più resiliente del commercio fisico europeo. Questo aspetto è emerso durante la recente edizione di Mapic Italy e sarà discusso in maniera ancora più analitica nella prossima edizione di Mapic Cannes. Il quadro, ora, è delineato dal nuovo studio “Retail Parks in Europe - Special Focus MAPIC 2026” , realizzato da MAPIC. L’analisi condotta su sette mercati chiave mette in luce i solidi fondamentali del comparto. Con uno stock complessivo stima -
to a 42,7 milioni di metri quadri di GLA nel 2024 e un tasso di sfitto straordinariamente basso (pari a un'appena 1,2% a livello UE nel Q3 2024) , i retail park superano nettamente le performance di centri commerciali e vie dello shopping tradizionali. I rendimenti medi prime si attestano intorno al 5,9%, accompagnati da una robusta crescita dei canoni di locazione (+3,5% su base annua). A trainare questa sovraperformance sono fattori strutturali precisi: la comodità d'accesso grazie ad ampi parcheggi gratuiti, canoni e spese di gestione inferiori per i brand e un'offerta commerciale focalizzata su beni di prima ne -
cessità e categorie discount. Settori come l'alimentare, la moda accessibile (che copre il 37% della GLA totale in Europa) e il comparto casa/fai da te (+65% su base annua) continuano a garantire un flusso costante e fidelizzato di visitatori.
IL PROFILO DELL'ITALIA
In questo contesto, il mercato italiano si distingue come una realtà in forte espansione e ad alta attrattività per i capitali stranieri. Con un patrimonio immobiliare di 4,6 milioni di metri quadri distribuito su oltre 380 siti, l'Italia ha assorbito il 15% degli investimenti totali del re-
tail nazionale nel 2025. La forte pressione sulla disponibilità di spazi e una pipeline ancora in evoluzione spingono la crescita dei canoni annui tra il 3% e il 4%, posizionando il Paese tra i mercati più dinamici e redditizi dell'Europa occidentale. Mentre nazioni mature come Regno Unito, Francia e Germania si concentrano sull'ottimizzazione degli asset esistenti, lo sviluppo di nuovi progetti si sposterà nel 2026 verso la penisola iberica e l'Europa orientale (con la Polonia in testa).bLa proprietà rimane prevalentemente frammentata a livello nazionale. Tuttavia, diverse piattaforme paneuropee si distinguono per la loro portata e la loro capacità di strutturare il mercato:
• Redevco: fondo paneuropeo di retail park, 10,5 miliardi di euro di valore di portafoglio, 350 asset in gestione
• Frey: leader europeo delle destinazioni premium all'aperto, presente in Francia, Spagna, Portogallo, Polonia e da poco in Italia sul segmento outlet.
• Pradera: specialista europeo nella gestione di asset retail, con posizioni in Francia, Italia, Germania, Polonia e Repubblica Ceca
• Mitiska REIM: investitore specializzato in format di prossimità nell'Europa occidentale, centrale e orientale
• Trei Real Estate: motore dello sviluppo nell’Europa centrale con il suo formato Vendo Park
• CPI Europe / Immofinanz.
In Italia, tra i principali operatori figurano Settimo Sviluppo, Pradera, Svicom, Odos Group e Klepierre
IL MOMENTUM DEGLI OUTLET
Che gli outlet stiano attraversando un buon momento, insieme a tutto l’out-of-town in generale, è noto nel mercato. In questo momento di crescita degli investimenti sul real estate commerciale, “a sostenere i volumi sono in particolare gli asset dominanti nel segmento out-of-town - outlet in testa - dove fondamentali operativi solidi e una progressiva convergenza tra aspettative di prezzo favoriscono il rientro del capitale istituzionale” scrive Savills in un recente report. “È un segnale importante: il comparto retail sta dimostrando di poter offrire un equilibrio convincente tra rendimento, resilienza e visibilità sui flussi di cassa" aggiunge lo studio. L’ultima edizione di Mapic Italy ha dedicato un focus particolare a questo segmento. Tra i relatori, Antoine Frey (Ceo e Chairman dell’omonimo gruppo) ha svelato alla platea alcuni dettagli in più, dopo l’arrivo del gruppo francese in Italia. Frey, infatti, l’anno scorso aveva acquisito la proprietà immobiliare
di Franciacorta, Valdichiana e Palmanova Village, perfezionando al contempo l’acquisto integrale di Land of Fashion. “C’è molto da lavorare sugli asset italiani in portafoglio, ma c’è spazio anche per altre operazioni. Direi che nel segmento outlet potrebbero arrivare altre due strutture, ma puntiamo ad avere anche asset full-price” ha spiegato il manager alla platea. Nella stessa sessione, Frey e Massimiliano Freddi, fondatore e Ceo di Wonderwood, hanno ragionato sul leisure all’interno degli outlet. Spazi aperti che
ben si prestano ad accogliere attività di questo genere. “Quando McArthurGlen aveva aperto il piccolo parco acquatico all’interno di Serravalle, aveva suscitato scetticismo. Ha stravinto la scommessa” ha spiegato Freddi. “Gli outlet sono luoghi in cui il concetto di gamification si presta al 100%, perché il cliente ci va mosso dal desiderio di portare a casa un affare. Negli outlet il leisure vince se riesce a creare ricordi, divertimento e appartenenza, mentre è inutile se viene visto solo come tappabuchi di altri tenant”.
Il gruppo Building ha perfezionato la vendita ad Ares Management Corporation ed Eurofund Group di una porzione del Settimo Cielo Retail Park (in foto)
Festeggiamenti per i 25 anni di Serravalle Designer Outlet di McArthurGlen
La geografia degli stranieri modifica il commercio
In Italia i residenti che provengono da altre nazionalità sono meno del 10% sul totale. Ma nelle grandi aree urbane si arriva a superare il 20% come a Milano
A cura di Francesco Terra, Urban Destinations, Consumer Intelligence Lead EMEA, CBRE Investment Management e di Stefano Barbieri, Direttore scientifico di UrbiStat
L'Italia continua a fare i conti con un progressivo calo demografico, ma nello stesso tempo sta diventando una società sempre più multiculturale. Mentre il numero complessivo dei residenti diminuisce a causa della denatalità e dell'invecchiamento della popolazione, la componente straniera continua a crescere e a trasformare il volto economico e sociale del Paese. Negli ultimi vent'anni l'aumento dei cittadini stranieri residenti non è stato alimentato soltanto dai nuovi flussi migratori. Sempre più importante è il peso delle seconde generazioni, dei ricongiungimenti familiari e della progressiva stabilizzazione delle comunità presenti da tempo sul territorio. Le grandi città sono state il
primo laboratorio di questo cambiamento, ma oggi la crescita coinvolge sempre più anche il Sud Italia, dove fino a pochi anni fa la presenza straniera era relativamente limitata. I dati relativi alle dieci principali città italiane mostrano chiaramente come il fenomeno sia ormai strutturale. A Roma, che conta quasi 2,75 milioni di abitanti, i residenti stranieri hanno raggiunto quota 361.947. Milano sfiora i 290 mila stranieri su una popolazione di 1,36 milioni di abitanti, mentre Torino supera le 132 mila presenze e Napoli si avvicina ai 63 mila residenti con cittadinanza estera. Complessivamente, nelle dieci maggiori città italiane vivono oltre un milione di stranieri, una presenza destinata a incidere sempre di più sulla struttura demo-
ta molto superiori a quelli osservati nelle grandi città del Nord. Milano, ad esempio, pur avendo quasi triplicato il numero degli stranieri rispetto ai primi anni Duemila, mostra un incremento del 156,9%; Genova si ferma al 139,7%, Torino al 126,6%, Roma al 124,9% e Bologna al 123,9%.
MILANO RESTA LA CITTÀ PIÙ INTERNAZIONALE
Tra le dieci maggiori città italiane, Milano continua a detenere il primato per incidenza della popolazione straniera. Al 31 dicembre 2025 i residenti con cittadinanza estera rappresentano il 21,2% della popolazione complessiva, una quota superiore a quella di Bologna (16,9%), Firenze (15,6%) e Torino (15,5%). Roma si colloca al 13,2%, mentre Napoli e Palermo rimangono ancora su livelli più contenuti. Ma la distribuzione all'interno delle città è tutt'altro che uniforme. Nel capoluogo lombardo esistono quartieri nei quali la presenza straniera raggiunge livelli molto superiori alla media cittadina. Nell'area nord-est compresa tra Viale Monza, Via Padova e Via Palmanova, gli stranieri rappresentano circa il 39% dei residenti. Percentuali molto elevate anche nella zona occidentale tra Viale
Aretusa, Segesta e San Siro, dove la quota raggiunge il 37%. La composizione delle comunità cambia inoltre da città a città. Milano presenta una forte presenza egiziana, seguita da filippini e cinesi. A Roma prevalgono i rumeni, seguiti da bangladesi e filippini. A Torino i rumeni rappresentano oltre il 40% degli stranieri, mentre a Napoli predominano le comunità ucraina e srilankese. Palermo vede una crescente presenza bangladese, mentre a Bari spicca la comunità georgiana.
OLTRE UN MILIONE DI CONSUMATORI
CHE MODIFICANO IL MERCATO
La crescita degli stranieri residenti ha progressivamente dato vita a un mercato di consumatori sempre più rilevante. Non si tratta più di una nicchia, ma di una componente stabile della domanda interna. Le famiglie straniere presentano caratteristiche di spesa differenti rispetto a quelle italiane. Il peso delle spese essenziali rimane più elevato e una quota maggiore del budget familiare viene destinata ai beni di prima necessità. Secondo le stime più recenti, una famiglia composta esclusivamente da cittadini stranieri spende mediamente circa 2.138 euro al mese, equivalenti a 25.656 euro all'anno. Le famiglie italiane raggiungono invece una spesa media di 2.817 euro mensili, pari a circa 33.804 euro annui. Il divario, superiore al 30%, riflette livelli di reddito mediamente inferiori, ma non impedisce alla componente straniera di rappresentare una parte sempre
più importante dei consumi nazionali. La quota destinata ad alimentari e bevande è significativamente più elevata rispetto alle famiglie italiane. Le spese per la casa, i trasporti e le telecomunicazioni continuano inoltre a rappresentare una componente fondamentale del bilancio familiare. Le differenze culturali e alimentari hanno contribuito a modificare progressivamente la domanda di prodotti presenti sugli scaffali, spingendo molte aziende ad adattare l'offerta alle esigenze di una popolazione sempre più eterogenea.
LA RISPOSTA DELLE IMPRESE
Nella grande distribuzione organizzata, i prodotti etnici sono passati da una presenza marginale a una categoria ormai consolidata. Particolarmente significativa è stata la crescita delle linee certificate Halal, che hanno consentito ai principali operatori di intercettare una domanda sempre più importante proveniente dai consumatori di fede islamica. Nel mondo bancario e dei pagamenti digitali, Poste Italiane, insieme ai principali operatori fintech, ha introdotto strumenti specifici per facilitare i trasferimenti di denaro e i servizi finanziari destinati alle comunità straniere. Parallelamente è cambiata anche la comunicazione. Molti marchi hanno iniziato a rappresentare nelle campagne pubblicitarie una società sempre più multiculturale, utilizzando testimonial e famiglie provenienti da diverse origini culturali.
Amazon non è un retailer. È un’infrastruttura.
E la differenza spiega tutto
Dal cloud di Aws ai parchi solari in Sicilia, il colosso di Seattle mette le radici nel tessuto economico del Paese, non fa solo eCommerce. Una strategia che vale in tutta Europa. E che i “rivali” cinesi a basso costo, da Temu a Shein, per ora non possono insidiare
Nel marzo 2026 è successa una cosa che avrebbe suonato improbabile dieci anni fa: Amazon ha superato il Gruppo Schwarz diventando, per la prima volta, il più grande retailer d’Europa. Secondo la società di consulenza Retail Cities, 179,7 miliardi di euro di GMV contro 179,4. Trecento milioni di differenza. Una virgola in termini assoluti. Ma indica qualcosa di preciso: Amazon non compete con Lidl, con Schwarz, con Temu sullo stesso terreno. Compete su un terreno che ha costruito da sola, e che nessun altro occupa ancora in modo comparabile in Europa.
AMAZON GIOCA UNA PARTITA TUTTA SUA
Per capirlo bisogna smettere di guardare Amazon come un e-commerce. La piattaforma di Seattle è simultaneamente un operatore logistico, una piattaforma pubblicitaria, un’infrastrut-
tura cloud, un servizio di abbonamento e, sempre di più, un sistema di intelligenza artificiale applicata allo shopping. Ognuno di questi layer non è un’attività parallela: è parte di un meccanismo di autoalimentazione. Prime porta traffico. Il traffico produce dati comportamentali. I dati alimentano l’advertising. L’advertising paga i costi di struttura del retail. Il retail giustifica la logistica. La logistica diventa un servizio venduto a terzi. I terzi pagano per AWS. AWS finanzia l’AI. L’AI migliora Prime. Il ciclo ricomincia. I numeri dell’ultimo trimestre disponibile rendono visibile la struttura. AWS è cresciuta del 24% — il tasso più alto degli ultimi tredici trimestri. Amazon Advertising ha accelerato del 22%. Il segmento retail, quello su cui si misura il confronto con Schwarz o con la distribuzione organizzata, è la porta d’ingresso del sistema: necessario, ma non sufficiente a spiegare il valore complessivo. Nel
2026 Amazon prevede investimenti massicci in AI generativa, chip proprietari, robotica applicata alla logistica e costellazioni satellitari in orbita bassa per la connettività. Sono investimenti che un retailer non farebbe mai. Che un’infrastruttura digitale, invece, deve fare.
GLI INVESTIMENTI IN EUROPA E IN ITALIA
Questa architettura spiega anche la logica degli investimenti europei, che a prima vista potrebbero sembrare sproporzionati. Nel 2025, Amazon ha investito in Europa oltre 55 miliardi di euro — creando più di 230.000 posti di lavoro diretti. Dal 2010 a oggi, gli investimenti cumulati sul continente superano i 225 miliardi. In Germania, 17,8 miliardi sono stati destinati all’espansione delle operations e alla costruzione di una nuova regione AWS sovereign cloud nel Brandeburgo. In Spagna, AWS ha annunciato 15,7 miliardi su
di Mario Sassi Senior Advisor e Blogger
dieci anni per data center ad Aragona. Non sono investimenti nel retail. Sono investimenti nell’infrastruttura digitale del continente, con il retail come vettore di accesso al mercato. In Italia la dinamica è particolarmente leggibile. Amazon controlla il 52% del mercato e-commerce nazionale — la quota più alta tra i cinque principali mercati europei, contro il 39% tedesco, il 37% britannico, il 27% francese. Nel 2025 è cresciuta del 12,8%, il dato più elevato tra i big five. Ma la mossa più rilevante non è commerciale: è l’investimento di oltre 1,2 miliardi di euro che AWS ha annunciato per espandere la Regione AWS Europe di Milano, approvato dal Consiglio dei ministri italiano come infrastruttura strategica nazionale — la prima applicazione di questa procedura al settore cloud. Si aggiunge ai 2 miliardi già impiegati per il lancio della regione nel 2022. L’impatto stimato è di 880 milioni sul PIL e circa 5.500 posti di lavoro fino al 2029. Questo investimento non riguarda l’e-commerce. Riguarda il controllo dell’infrastruttura cloud su cui si appoggiano le imprese italiane, la pubblica amministrazione, i sistemi sanitari, le università. Amazon non sta chiedendo al consumatore italiano di comprare su Amazon.it: sta chiedendo al tessuto economico italiano di eseguire i propri processi su AWS. La distinzione è decisiva. Il programma “Amazon Destinazione Sud” va letto nella stessa chiave. Sette parchi solari in Sicilia — quattro avviati nel 2025, tre già attivi tra cui due agrivoltaici a Mazara del Vallo e Paternò — più impianti sui tetti di 32 siti logistici, per un totale di 40 progetti energetici in Italia. Incentivi alle PMI meridionali tramite crediti sulle commissioni per chi porta i propri prodotti sulla vetrina Made in Italy. Borse di studio STEM alle università di Napoli, Catania, Palermo, Cagliari. Formazione su AI e coding a
300 insegnanti e 50.000 studenti nel Mezzogiorno. Oltre 2.000 aziende del Sud esportano già in tutto il mondo attraverso la vetrina Made in Italy. Non è comunicazione istituzionale. È la costruzione di un radicamento territoriale che crea dipendenze funzionali su più livelli: energia, distribuzione, formazione, sbocchi commerciali.
COME SI COMBATTONO I CINESI
Questo schema multi-layer rende comprensibile anche la risposta ai concorrenti. Le piattaforme cinesi — Temu, Shein, AliExpress — competono su un unico layer: il prezzo. Non hanno logistica europea propria di rilievo, non hanno cloud, non hanno advertising basato su dati di acquisto consolidati, non hanno un programma fedeltà che genera abitudine. La loro forza è reale nell’acquisto d’impulso, nella moda e negli accessori a basso costo. Ma è una forza monodimensionale. Nel 2025, oltre 6 miliardi di pacchi a basso valore sono entrati nell’UE, più del 90% dalla Cina. La risposta regolatoria europea — dal 1° luglio 2026 una tassa di 3 euro su ogni pacco extra-UE, l’eliminazione della soglia de minimis, il Digital Services Act — è progettata per riequilibrare una competizione che si era sbilanciata. Amazon, che opera da anni con warehouse europei, compliance strutturata e seller con sede nell’UE, assorbe questa stretta meglio di qualunque altro operatore. La regolamentazione, in questo caso, funziona come vantaggio competitivo indiretto. Sul fronte dei player cinesi, la risposta operativa di Amazon è arrivata ancora prima di quella regolatoria. A dicembre 2025 ha annunciato una delle più grandi riduzioni di commissioni per i seller europei della sua storia, tagliando le fee sull’abbigliamento dall’8% al 5% per gli articoli fino a 15 euro e dal 15% al 10%
per quelli tra 15 e 20 euro, riducendo le tariffe FBA di una media di 32 centesimi a spedizione nei cinque principali mercati. Una mossa costosa, che segnala la consapevolezza del rischio di migrazione dei venditori verso le piattaforme cinesi. Ma un’azienda che guadagna su AWS e sull’advertising può permettersi di comprimere i margini sul retail. Un puro marketplace che guadagna solo sulle commissioni, no. La lettura finale è questa. Il sorpasso di Amazon su Schwarz come primo retailer europeo non è la vittoria dell’e-commerce sulla distribuzione fisica. È la prima misurazione pubblica del fatto che un’architettura multi-layer — in cui il retail è un layer tra molti, non il core — riesce a generare più valore di un’architettura centrata sul negozio, per quanto efficiente. Schwarz sta cercando di costruire i layer mancanti. Le piattaforme cinesi competono su un layer solo. Amazon ha costruito la piattaforma su cui si eseguono gli altri. È questa l’asimmetria che conta. In Italia, dove AWS è già infrastruttura strategica nazionale, il 52% dell’e-commerce passa da una sola piattaforma e il grocery fresco è già presidiato con un modello federativo in scala, è già oggi la mappa di chi controlla cosa.
In Italia la vendita di prodotti a distanza arriva a 42,6 miliardi di euro. Bene l’abbigliamento, l’elettronica di consumo copre ancora la fetta maggiore. E a dispetto delle polemiche sui rider, il food delivery va forte
L'eCommerce italiano continua a espandersi, anche se a ritmi più maturi rispetto agli anni del boom. Nel 2026 il valore degli acquisti online raggiungerà i 66,6 miliardi di euro, con una crescita del 6% rispetto all'anno precedente. Di questi, 42,6 miliardi riguardano la vendita di prodotti, anch'essa in aumento del 6%, mentre la quota dei consumi effettuati online sale all'11,5% del totale. È quanto emerge dalla ricerca dell'Osservatorio eCommerce B2C Netcomm – School of Management del Politecnico di Milano, presentata durante il convegno dedicato all'andamento dei principali comparti merceologici. A trainare la crescita sono soprattutto i settori Beauty & Pharma, che registra un incremento dell'8% e raggiunge i 3,6 miliardi di euro, e l'Informatica ed Elettro-
nica di consumo, che con 9,5 miliardi di euro si conferma il comparto più rilevante per valore e quello con la più alta incidenza dell'online sui consumi complessivi (45%). Positivo anche l'andamento di Abbigliamento, Arredamento & Home Living e Food & Grocery, tutti in crescita tra il 5% e il 6%. Più contenuto, invece, l'aumento del settore Auto e Ricambi, fermo al 3%. Tra i comparti più rappresentativi del Made in Italy, il Food & Grocery raggiunge i 5,1 miliardi di euro. A sostenere il mercato è soprattutto il Food Delivery, che cresce del 7% e rappresenta quasi la metà del valore complessivo dell'alimentare online. Prosegue anche l'espansione della spesa alimentare online, mentre il segmento Enogastronomia continua a beneficiare del contributo delle vendite all'estero.
CONSUMATORE PIÙ ESIGENTE
Dietro ai numeri emerge un consumatore sempre più selettivo. Secondo Valentina Pontiggia, direttrice dell'Osservatorio eCommerce B2C Netcomm, le tensioni economiche e geopolitiche, insieme all'evoluzione delle abitudini di acquisto, stanno ridefinendo il ruolo del retail. Se da una parte cresce la richiesta di rapidità e convenienza, dall'altra aumenta l'attenzione verso qualità, servizio ed esperienza. Per questo, spiega Pontiggia, il prodotto da solo non basta più: i clienti cercano un ecosistema capace di integrare negozi fisici, eCommerce, social network e marketplace. Una trasformazione che, secondo Roberto Liscia, presidente di Netcomm, segna l'ingresso del commercio digitale italiano in una nuova fase di maturità. La crescita non dipende più soltanto dall'ampliamento dell'offerta, ma dalla capacità delle imprese di costruire relazioni di fiducia e percorsi d'acquisto sempre più personalizzati. In questo scenario, dati, intelligenza artificiale e integrazione omnicanale diventano fattori chiave per mantenere competitività e sostenere lo sviluppo del mercato.
LA CARTA DI CREDITO
CEDE LA VETTA AL WALLET
Sul fronte dei pagamenti, il Digital Wallet si conferma lo strumento più utilizzato (33,9%), seguito dalla carta di credito (28,6%), in crescita rispetto agli anni precedenti. In raddoppio l'utilizzo dei sistemi di rateazione, mentre i pagamenti in contanti alla consegna continuano la loro discesa verso livelli marginali. La fase del pagamento risulta quella con il punteggio di soddisfazione più elevato tra tutti gli step del customer journey (8,9 su 10).
Sul fronte logistico, le consegne out-ofhome - ritiro in negozio, punti terzi, depositi e locker - hanno raggiunto il 21,9% del totale acquisti, più che triplicando rispetto al 7,3% del 2014, con una crescita particolarmente marcata nei centri sopra i 30.000 abitanti e nell'area metropolitana di Milano.
Osservatorio eCommerce B2c
New Travel Markets
a cura di Luca Esposito luca.esposito@layline-consulting.it
COREA DEL SUD: NUOVO LABORATORIO GLOBALE
DEI CONSUMI E DELLE TENDENZE
Il mercato consumer della Corea del Sud si sta affermando come uno dei più dinamici e influenti al mondo, non solo per la sua capacità di generare consumi interni, ma soprattutto per il suo ruolo strategico nella definizione delle tendenze globali. Negli ultimi anni, la Corea ha fatto registrare una crescita costante nel settore retail, raggiungendo nel 2025 un valore di circa 324 miliardi di dollari, con un tasso medio annuo di crescita del 5,5% nell’ultimo quinquennio (Fig.1). A sostenere questa espansione sono stati diversi fattori: una forte digitalizzazione della popolazione, i cambiamenti in atto nel canale retail, la crescita della ricchezza delle famiglie, il consolidamento dell’e-commerce e lo sviluppo del turismo internazionale.
Come detto, uno degli elementi più distintivi del mercato coreano è l’evoluzione rapidissima del commercio online. I consumatori sudcoreani sono tra i più connessi e tecnologicamente avanzati al mondo: pagamenti digitali, shopping via smartphone e consegne ultra-rapide sono ormai parte integrante della quotidianità. Nel 2025 le vendite online
sono cresciute dell’11,8%. Accanto alla crescita dell’e-commerce, un ruolo fondamentale è stato svolto dalla ripresa del turismo internazionale. Tra il 2023 e il 2024 la Corea del Sud ha registrato un forte aumento degli arrivi stranieri, con milioni di visitatori attratti soprattutto dal fenomeno globale della K-culture. I turisti internazionali, favoriti anche dalla debolezza del won coreano, spendono cifre record in shopping, privilegiando prodotti beauty coreani, moda di lusso e merchandising legato al K-pop. La “K-culture” (abbreviazione di Korean Culture) è l’insieme dei fenomeni culturali sudcoreani che negli ultimi 15-20 anni hanno conquistato il pubblico internazionale. La forza della K-culture sta nel fatto che non vende solo prodotti, ma uno stile di vita aspirazionale: estetica curata, innovazione, attenzione all’immagine, tecnologia e senso di appartenenza culturale. Per questo motivo la Corea del Sud è diventata un acceleratore di trend globali. Quando un prodotto viene associato a un idol K-pop o appare in un K-drama di successo, può diventare rapidamente virale in tutta l’Asia, negli Stati Uniti e in Europa. Tornando ai fattori che condizionano la
crescita del paese, anche il retail tradizionale si mostra attento all’innovazione. Nonostante il 40% della quota di mercato di questo canale sia in mano ai grandi gruppi di Department Stores (Coupang, Shinsegae, Naver, Lotte e GS Holdings), negli ultimi anni stanno emergendo nuove piattaforme e retailer specializzati (come ad esempio Olive Young, Daiso e Musinsa) che abbassano le barriere di ingresso ai marchi desiderosi di entrare nel mercato. Inoltre, la profonda trasformazione nei gusti dei consumatori che non ricercano più soltanto prodotti, ma esperienze immersive e coinvolgenti, spinge i retailer ad evolvere verso format ibridi che combinano shopping, ristorazione, intrattenimento e cultura. Quartieri come Seongsu e Apgujeong sono diventati simboli della nuova cultura urbana coreana. Anche i grandi magazzini, come Hyundai e Shinsegae, si stanno riposizionando come destinazioni multifunzionali incentrate sulla comunità. Un’altra peculiarità del mercato coreano è la continua rilevanza del TV shopping, un canale di vendita molto sviluppato soprattutto tra la popolazione più adulta. A differenza di molti altri Paesi asiatici, la Corea del Sud mantiene una forte tradizione nello home shopping televisivo, dominato da operatori storici come CJ OnStyle, GS Shop e Hyundai Home Shopping. Questo aspetto rappresenta un’interessante opportunità commerciale per le aziende straniere che desiderano raggiungere un target più maturo attraverso un canale alternativo rispetto al retail tradizionale. Il mercato sudcoreano non rappresenta quindi soltanto un’opportunità di business, ma anche una piattaforma strategica per costruire reputazione, validare prodotti, accelerare la crescita a livello internazionale, non è un caso che numerosi brand internazionali abbiano scelto Seoul come porta d’ingresso per il mercato asiatico.
Fig. 1: Crescita del settore retail in Corea del Sud (source: HKTDC/Euromonitor)
In occasione dei suoi 35 anni di attività, il centro commerciale Le Piramidi Shopping District di Vicenza annuncia il completamento di un nuovo impianto fotovoltaico sulle proprie coperture. L'intervento, realizzato dal gruppo Esapro, ha richiesto un investimento complessivo 1,5 milioni e rappresenta una delle operazioni "green" più significative nel panorama retail del Veneto. Sviluppato su una superficie superiore a 6 mila metri quadri, il sistema conta 2.898 pannelli solari ad alta efficienza in grado di generare 1.500.000 kWh all'anno. Grazie a questa tecnologia, il Centro riuscirà a coprire in totale autonomia circa il 40% del proprio fabbisogno energetico annuale, evitando l’emissione in atmosfera di ben 661.500 kg di CO2 ogni anno.
Le Piramidi di Vicenza si fanno più green
Lafarmacia
premiata da Unhcr per il progetto Ucraina
Lafarmacia, catena retail di farmacie in Italia e parte del gruppo Hippocrates Holding, ha ricevuto il premio "Welcome. Working for Refugee Integration" nell'ambito dell'ottava edizione del programma promosso da UNHCR Italia per favorire l'inclusione lavorativa delle persone rifugiate. L’agenzia Onu ha premiato il Progetto Ucraina, avviato nel 2024 per offrire a farmacisti rifugiati opportunità concrete di inserimento nel mercato del lavoro italiano. L'iniziativa ha consentito a 23 farmacisti ucraini di trovare accoglienza, formazione e opportunità professionali all'interno del gruppo. “A distanza di due anni dall'avvio del progetto, vedere professionisti che hanno ritrovato il proprio percorso lavorativo e colleghi che si sono arricchiti attraverso il confronto con esperienze diverse ci conferma che questa iniziativa continua a generare valore ogni giorno” dichiarano Davide Tavaniello e Rodolfo Guarino, Co-Founder e Co-Ceo di Hippocrates Holding.
Seconda Chance
porta i detenuti al lavoro in negozio
L’ultima storia arriva dal Nord-Est, dove L. e R., due giovani detenuti, hanno iniziato un percorso di reinserimento lavorativo in un negozio Flying Tiger tramite i Tirocini di inclusione sociale (TIS). La catena danese è solo l’ultimo prestigioso marchio ad aderire a "Seconda Chance", associazione del Terzo settore fondata nel 2022 dalla giornalista del Tg La7 Flavia Filippi per favorire l'occupazione di detenuti ed ex detenuti. In soli quattro anni, grazie a un team di 30 persone attivo in tutta Italia, l'associazione ha raccolto oltre 850 offerte d'impiego da colossi del food e del retail come Primark, MyChef, Cirfood, Cremonini, Autostrade per l’Italia, Autogrill, Illycaffè, McDonald’s, Burger King, Arcaplanet, KFC, Alice Pizza. “Accompagniamo gli imprenditori dai colloqui fino all'inserimento, supportandoli anche nelle pratiche amministrative», spiega Filippi.
News International
Yum! Brands vende
Pizza Hut per 2,7 miliardi di dollari
American Express ha acquisito TheFork da TripAdvisor per 700 milioni di dollari in contanti. Il senso profondo dell'operazione, attesa per la fine del 2026, va oltre la transazione finanziaria e si inserisce in una precisa strategia nel settore del dining. Per Amex, la ristorazione è il principale motore di ingaggio con i clienti alto-spendenti. Dopo aver comprato Resy (forte negli USA) e Tock (specializzata in esperienze d'alta cucina), l'acquisto di TheFork permette ad Amex di espandersi massicciamente in Europa, inserendo nel proprio ecosistema oltre 50.000 ristoranti in 11 Paesi. L'obiettivo strategico non è fare profitto con le prenotazioni, ma arricchire il "Membership Model". Amex trasforma la carta di credito da semplice strumento di pagamento a chiave d'accesso per uno status symbol: i titolari avranno corsie preferenziali, tavoli esclusivi e sconti nei migliori locali europei, blindando la fidelizzazione e aumentando i consumi.
American Express si compra The Fork
Yum! Brands ha venduto Pizza Hut per 2,7 miliardi di dollari, sbarazzandosi di un marchio storico ma da tempo in forte affanno finanziario. La maxi-operazione, annunciata a metà giugno 2026, si articola in due accordi separati. La società di private equity LongRange Capital acquisterà le attività internazionali ed americane al di fuori della Cina continentale per 1,5 miliardi di dollari. Yum China Holdings rileverà la gestione esclusiva sul mercato cinese per 1,2 miliardi di dollari. La cessione chiude anni di flessione delle vendite nei ristoranti tradizionali, penalizzati dal cambio di abitudini dei consumatori e dalla forte concorrenza di Domino's e delle app di delivery. Liberandosi di Pizza Hut, Yum! Brands punta a snellire la propria struttura aziendale per concentrare risorse e investimenti sui marchi più redditizi (KFC e Taco Bell)
Starbucks pronta a sfondare sul mercato
indiano
Starbucks accelera in India con un piano di espansione che prevede l’apertura di 100 nuovi negozi all'anno, puntando a raggiungere 1.000 punti vendita entro il 2028. La strategia, guidata dalla joint venture Tata Starbucks, punta a intercettare il boom del consumo di caffè in un Paese storicamente legato al tè, trainato da una classe media urbana in forte crescita. L'espansione non tocca solo le metropoli principali come Mumbai e Delhi, ma si concentra sulla penetrazione nelle città di livello 2 e 3, dove la domanda di spazi di socializzazione premium è in aumento. Per vincere la sfida locale, Starbucks punta su formati flessibili (inclusi drive-through e store compatti nei sobborghi) e su una localizzazione aggressiva del menu. Accanto ai classici espresso si trovano bevande al cardamomo, tè chai locale e cibo di ispirazione indiana. Questa rete serve anche da hub per il delivery.
Dal pollo alla tecnologia,
McDonald's
lancia la strategia NEXT
Superdry accelera sul retail in Europa e nel mondo
Superdry&Co accelera lo sviluppo retail. Presentata a Pitti Uomo per la PE27, la strategia dei prossimi mesi mette al centro l'apertura di 21 nuovi negozi in Europa nel 2026: nello specifico, 15 store nel Regno Unito e 6 nell'Europa continentale (comprese le imminenti aperture a Parigi, Berlino, Utrecht e in Belgio), a cui si aggiunge l'ingresso nei grandi magazzini spagnoli El Corte Inglés. Per quanto riguarda i mercati emergenti, l'espansione globale fa leva su partnership strategiche nel canale franchising e wholesale, che ha registrato una crescita del 10,2%. In America Latina l'offensiva parte dall'Argentina con l'inaugurazione dei primi 2 store ad agosto, all'interno di un piano massiccio che prevede fino a 78 aperture nella regione LATAM. Parallelamente, un nuovo accordo guiderà lo sbarco in Medio Oriente, partendo dall'Arabia Saudita. L'obiettivo finale di Julian Dunkerton è raddoppiare le dimensioni aziendali nei prossimi 3-5 anni, puntando sul ritorno economico dei negozi fisici grazie ai canoni di affitto ridotti dai proprietari immobiliari.
Presentata a giugno, la strategia McDonald's NEXT punta a modernizzare la catena per riconquistare i clienti a basso reddito colpiti dall'inflazione, ottimizzando i costi per i franchisee. I pilastri includono automazione nei negozi, miglioramento del gusto (core menu), investimenti nel pollo e marketing social. Per quanto riguarda l'apertura di punti vendita, il piano accelera l'espansione globale verso il traguardo di 50.000 ristoranti nel mondo entro il 2027. Dopo le circa 2.300 aperture del 2025, la strategia NEXT prevede 2.600 nuovi negozi nel 2026. Oltre l'80% dello sviluppo avverrà nei mercati internazionali, con un focus massiccio sulla Cina (circa 1.000 aperture) e l'integrazione di nuovi layout e design dei ristoranti studiati per velocizzare asporto, drive-through e consegne digitali. In Italia, questo percorso guiderà la rete verso i 900 ristoranti entro il 2027.
Pepco si sbarazza, in patria, della rete di negozi Dealz
Pepco Group ha venduto il 100% di Dealz Polonia a un investitore retail europeo per la cifra simbolica di 1 zloty (circa 24 centesimi di euro). Nonostante il prezzo nominale, l'accordo prevede impegni finanziari precisi: Pepco fornirà al compratore un finanziamento per il capitale circolante fino a 20 milioni di sterline per 18 mesi e manterrà il diritto a incassare il 35% dei proventi netti da qualsiasi futura rivendita della catena, senza limiti di tempo. Il senso della cessione risiede nella semplificazione aziendale e nel recupero della redditività. La rete di 343 negozi Dealz in Polonia generava il 6,9% dei ricavi totali del gruppo, ma soffriva di un EBITDA negativo a causa di un modello di assortimento alimentare (grocery) poco profittevole. Vendendo Dealz (dopo l'uscita da Poundland nel 2025), Pepco elimina una zavorra di bilancio e completa l'addio al settore FMCG, concentrando tutte le risorse sul marchio unico Pepco, focalizzato su abbigliamento e articoli per la casa a più alto margine.
World Travel Retail
Areas punta a 3 miliardi di euro di ricavi. Usa primo mercato
Matteo Paroli è il nuovo presidente di Genova Spa, società di gestione dello scalo ligure Cristoforo Colombo. Paroli è già presidente del principale azionista, l’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale, che controlla la società al 60%, insieme alla Camera di Commercio di Genova (40%). Il nuovo Cda, che rimarrà in carica fino all’approvazione del bilancio d’esercizio 2026, è composto dai consiglieri Barbara Grasso e Alessandro Arvigo (indicati da Autorità) e da Alessandro Cavo e Daniele Papone (indicati dalla Camera di Commercio di Genova). L’aeroporto genovese è interessato da una fase di rilancio e ripresa dei volumi di traffico, nonché di lavori infrastrutturali. A marzo 2025 era stata inaugurata la nuova ala Est.
Nigel Keal confermato alla guida del travel retail europeo
La European Travel Retail Confederation (ETRC), l’associazione che rappresenta il settore europeo del duty free e del travel retail, ha rieletto all’unanimità Nigel Keal alla presidenza. Lo affiancherà il board composto da Sarah Branquinho (vicepresidente Brands e presidente TFWA), Pedro Castro (vicepresidente External Affairs e Global Public Affairs Director di Avolta), Piret Mürk-Dubout (vicepresidente Maritime Affairs e membro del board di Tallink Grupp/ Tallink Silja), Paul Neeson (vicepresidente Aviation Affairs e Retail Director di ARI Ireland), Nina Semprecht (vicepresidente Communications and Public Affairs e direttrice Corporate Communications and External Affairs di Gebr. Heinemann) e Lylian Vignau (vicepresidente Marketing e Chief Commercial & Digital Officer di Lagardère Travel Retail). Il gruppo spagnolo Areas accelera il proprio percorso di crescita e punta a raggiungere 3 miliardi di euro di fatturato annuo. Nel 2025 l’azienda ha registrato ricavi per 2,264 miliardi di euro, in aumento del 2,2% rispetto all’anno precedente, mentre l’EBITDA è cresciuto del 12,6%, raggiungendo il livello record di 250 milioni di euro. A trainare lo sviluppo è soprattutto il mercato statunitense, diventato oggi il principale per il gruppo grazie all’acquisizione delle attività aeroportuali di Travel Hospitality Services (THS), controllata da Delaware North. L’operazione rafforza in modo significativo la presenza di Areas negli Usa e porta i ricavi di gruppo intorno ai 2,7 milardi di euro. Con oltre 2.200 punti vendita e circa 24.000 dipendenti in 11 Paesi, Areas consolida così il proprio ruolo di protagonista internazionale del settore (nella foto il Ceo Oscar Vela).
Per Avolta
primo duty free in Giappone a Okinawa
Avolta ha annunciato l’acquisizione di DFS Okinawa, società del gruppo DFS (controllata da LVMH) che gestisce attività travel retail nell’aeroporto e nel centro di Naha, a Okinawa. L’operazione consentirà al gruppo di entrare direttamente nel mercato giapponese del travel retail, a livello duty free, mentre l’esordio giapponese nel segmento food & beverage era già avvenuto a fine 2025, con lo scalo di Kansai. In questo modo Avolta rafforza la propria presenza in Asia-Pacifico e amplia l’esposizione ai marchi del lusso. DFS Okinawa opera con concessioni di lunga durata, mediamente superiori a dieci anni, e nel 2025 ha generato ricavi pari a circa il 10% del business APAC di Avolta. Secondo Avolta, l’operazione contribuirà immediatamente alla crescita di margini, utili e generazione di cassa. Il closing è previsto nel terzo trimestre del 2026, previa autorizzazione delle consuete condizioni regolamentari.
Chef Express
apre a Cagliari con Ichnusa
Chef Express (gruppo Cremonini) e Ichnusa hanno inaugurato il nuovo ristorante Ichnusa Beer & Burger all'interno del molo imbarchi dell'Aeroporto di Cagliari-Elmas. Il nuovo locale si inserisce nella nuova food court che comprende un Bar Lavazza, un formato di street food local Distrada, e la pizzeria Perfetta, a comporre un'offerta completa e variegata per ogni esigenza dei viaggiatori. L'idea del nuovo ristorante è nata dal fatto che l'aeroporto di Cagliari si trova a pochi chilometri dal birrificio Ichnusa, il più antico della Sardegna. Il nuovo locale si sviluppa su una superficie di circa 150mq, con 72 posti a sedere, è situato nell'area partenze e vi lavoreranno circa 20 persone. Chef Express è presente nell'aeroporto di Cagliari dal 2003 e gestisce anche il Wine Bar 1920, realizzato in collaborazione con il Cagliari Calcio, il Wine Bar Argiolas, due bar caffetteria Panella e Mokà, e un McDonald's.
Con il nuovo Pier del Terminal 1 dedicato ai voli extra-Schengen, operativo dal 21 aprile 2026, l’aeroporto di Monaco amplia la propria capacità di accoglienza di fino a sei milioni di passeggeri all’anno. Il nuovo spazio, esteso su 95.000 mq e pensato per i viaggiatori intercontinentali, integra shopping, ristorazione e servizi nell’esperienza aeroportuale. Il design unisce un’atmosfera internazionale a richiami all’identità bavarese, attraverso materiali naturali e colori caldi. Tra le principali novità spicca il primo duty free walk-through dello scalo, collocato subito dopo i controlli di sicurezza. Una parte rilevante dell’offerta commerciale è gestita da eurotrade, società controllata dall’aeroporto, affiancata da marchi internazionali come TUMI, BOSS, Polo Ralph Lauren, Emporio Armani e Breitling, oltre al FC Bayern Store.
Operativo il nuovo Pier al T1 di Monaco di Baviera
Crisi in Medio Oriente, WHSmith
lancia il profit warning
WHSmith, tra i big mondiali nel travel retail convenience, ha rivisto al ribasso per la seconda volta quest'anno le previsioni di profitto annuale, a causa delle ripercussioni della guerra in Medio Oriente sui viaggi. Nel contempo, ha annunciato un aumento di capitale pari al 20% dello stesso. Si prevede che l'aumento ridurrà l'indebitamento dagli attuali livelli superiori a quelli previsti a circa 2x entro la fine dell'esercizio finanziario 2026. WHSmith ha comunicato che il fatturato totale nelle 14 settimane terminate il 6 giugno 2026 è aumentato del 5% a tassi di cambio costanti rispetto all'anno precedente, mentre il fatturato a parità di perimetro è cresciuto del 2%. Il Gruppo prevede di realizzare un utile ante imposte e oneri straordinari per l'esercizio 2026 compreso tra 75 e 90 milioni di sterline.
Duty Free World
by Kevin Rozario | kevin_rozario@yahoo.com
RELAY, ANOTHER STEP IN HYBRIDISATION AT HEATHROW
Lagardère Travel Retail’s own travel essentials brand, Relay, has landed at London Heathrow’s Terminal 2 in time for the peak summer season. As well as marking the first of four stores totalling 1,360m² of retail space at Europe’s busiest airport, the move is another example of the spread of hybrid retail, which travel retailers are pushing as the way forward in airport shopping. Three flagship WHSmith stores opened at Heathrow’s T3, T4, and T5 a month before the Relay launch, as part of the retailers one-stop-shop strategy. Those new units combine health and beauty products, food and drink, tech accessories and Well Pharmacy services (supported by dedicated healthcare professionals) under one roof. WHSmith has even launched its own beauty brand called Roame. In the case of the French Relay brand’s first Heathrow store, covering 420m² in T2, it has partnered with high-end UK supermarket Waitrose for food-on-the-go, and pharmacy and wellness retailer Paydens. Round out its hybrid offer are kids’ items and gifts and souvenirs, fronted by a human-sized Lego Paddington bear. As well as being a vital strategic development for its UK business, Lagardère Travel Retail CEO Frédéric Chevalier says that the first store “reflects our ability to combine global expertise with strong local partnerships.” The blended concept, like WHSmith’s, is highly versatile, which makes it easier for it to evolve with passenger expectations. A recent study from travel retail consultancy m1nd-set suggests that traditional ‘siloed’ airport design is failing to capture the full value of passenger dwell time. The research shows that the merging of dining and shopping is no longer just a trend, but a survival strategy. Peter Mohn, CEO of m1nd-set, comments: “The era of distinct commercial boundaries is fading as airports and retailers embrace hybrid retailing. “They are increasingly adopting a more fluid, interactive airport experience where the line between a meal and a self-treat purchase is increasingly blurred.”
RELAY, UN ALTRO PASSO AVANTI NELL'IBRIDAZIONE A HEATHROW
Relay, il marchio di proprietà di Lagardère Travel Retail specializzato in essentials, è sbarcato al Terminal 2 di Londra Heathrow in tempo per il picco della stagione estiva. Oltre a segnare l'apertura del primo di quattro negozi, per un totale di 1.360 mq di spazio commerciale nell'aeroporto più trafficato d'Europa, la mossa rappresenta un altro esempio della diffusione del “retail ibrido”, che i retailer stanno promuovendo come la via da seguire per lo shopping in aeroporto. Tre flagship store WHSmith hanno aperto a Heathrow nei terminal T3, T4 e T5 un mese prima del lancio di Relay, nell'ambito della strategia “one-stop-shop” (negozio unico) del marchio. Queste nuove unità combinano sotto lo stesso tetto prodotti per la salute e la bellezza, cibo e bevande, accessori tecnologici e i servizi di Well Pharmacy (supportati da professionisti sanitari dedicati). WHSmith ha persino lanciato il proprio marchio di bellezza chiamato Roame. Nel caso del primo negozio a Heathrow dei francesi di Relay, che copre 420 m² nel T2, è stata stretta una partnership con l'eccellenza dei supermercati del Regno Unito Waitrose per il cibo da asporto (“food-on-the-go”) e con il retailer di farmacia e benessere Paydens. A completare l'offerta ibrida ci sono articoli per bambini, regali e souvenir, anticipati da un orsetto Paddington della Lego a grandezza naturale. Oltre a essere uno sviluppo strategico vitale per le sue attività nel Regno Unito, l'amministratore delegato di Lagardère Travel Retail, Frédéric Chevalier, afferma che il primo negozio “riflette la nostra capacità di combinare l'esperienza globale con forti partnership locali”. Il concetto di offerta mista, come quello di WHSmith, è altamente versatile, il che rende più facile evolversi in linea con le aspettative dei passeggeri. Un recente studio della società di consulenza per il travel retail m1nd-set suggerisce che il design tradizionale degli aeroporti “a compartimenti stagni” non riesce a catturare l'intero valore del tempo di permanenza dei passeggeri. La ricerca mostra che la fusione tra ristorazione e shopping non è più solo una tendenza, ma una strategia di sopravvivenza. Peter Mohn, CEO di m1nd-set, commenta: “L'era dei confini commerciali distinti sta svanendo man mano che gli aeroporti e i rivenditori abbracciano il retail ibrido. Stanno adottando sempre più un'esperienza aeroportuale più fluida e interattiva, dove il confine tra un pasto e un acquisto per concedersi un regalo è sempre più sfumato”.
I prossimi appuntamenti di settore
DFM Dire Fare Mangiare
30 settembre - 1 ottobre 2026
Meliá Hotel | Via Masaccio, 19 -
Milano
Organizzato da Edifis, la nostra casa editrice, ritorna l’appuntamento strutturato su due giorni, che mette insieme tutti i volti della ristorazione: tradizionale, collettiva e commerciale. Un momento di networking tra gli operatori e dibattiti. direfaremangiare.it
NRF ’26 RETAIL’S BIG SHOW – EUROPE 15 - 17 SETTEMBRE 2026
PARIGI
L’evento più importante del settore retail in Europa, una piattaforma transfrontaliera di primo piano in cui 12.000 professionisti si riuniscono per ridefinire il panorama del settore attraverso una prospettiva europea distintiva.
nrfbigshoweurope.com/en
SALONE FRANCHISING MILANO
1 - 3 OTTOBRE 2026
ALLIANZMICO, MILANO
È in arrivo la 39esima edizione del principale appuntamento italiano del franchising, che può contare su quasi 130 brand presenti, 100 professionisti e speaker e 30 talk tematici. Viene organizzato da Fiera Milano.
salonefranchisingmilano.com
EUROPEAN FOODSERVICE SUMMIT
15 - 17 SETTEMBRE 2026
MADRID
La conferenza più importante per i leader della ristorazione europea. Un evento sui temi e trasformazioni cruciali del settore, in cui mettere in contatto professionisti provenienti da diversi Paesi e con diverse prospettive.
dfvcg-events.de/european-foodservice-summit
AIGRIM DAY
23 OTTOBRE 2026
MILANO
L’Aigrim Day – Forum della ristorazione in catena è l’appuntamento annuale che fa il punto sull’evoluzione del mercato della ristorazione organizzata e sulle principali sfide del futuro. Un’occasione di confronto, comunicazione e networking tra i principali player del settore.
aigrim.it/aigrim-day
FORUM RETAIL 11 - 12 NOVEMBRE 2026
SUPERSTUDIO PIÙ, MILANO
È in arrivo la 26esima edizione dell’evento targato Ikn Italy. Forum Retail si propone di mettere in mostra, per la comunità retail, le più innovative soluzioni tecnologiche provenienti dall’Italia e dal mondo.
ikn.it/forum-retail
Cambi di poltrona
LUCA CASAURA Chief Business Officer di Bauli Italia
Luca Casaura assume il ruolo di Chief Business Officer di Bauli Italia, con la responsabilità di tutte le attività commerciali e di marketing sul mercato italiano. Questa nomina avviene in seguito alla decisione del gruppo veneto di dividere la struttura commerciale/ marketing in due unità dedicate, una all’Italia, una internazionale. A Casaura faranno capo le funzioni Modern Trade, Away From Home, Trade Marketing, Private Label, Pharma, Marketing, Comunicazione, Consumer Insights, Costumer Service e Demand Planning. Il nuovo modello organizzativo si inserisce nella più ampia strategia del gruppo, fondata su tre direttrici: innovazione di prodotto e ampliamento delle categorie, sviluppo di nuovi canali, in particolare l’out of home, ed espansione internazionale.
CRISTIAN BIASONI Amministratore delegato Costa Edutainment
Cristian Biasoni è il nuovo amministratore di Costa Edutainment, la società genovese che comprende diversi parchi tematici, tra cui l’Acquario di Genova, e il tour operator C-Way. La nomina avviene nell’ambito di un passaggio societario, con cui il 70% del capitale è stato acquisito dal fondo Nextalia Private Equity, mentre la famiglia Costa mantiene il 30% tramite il veicolo Ponte Ter. Biasoni, 54 anni, è un manager molto noto nell’ambito del food&beverage e del travel retail, per aver guidato Chef Express nel decennio 2014-2024, ruolo seguito da una parentesi non molto lunga in Poltronesofà. Inoltre è stato presidente dell’associazione AIGRIM-Fipe.
JAKŠA MAGANIĆ
Sales Director Out of Home
Coca Cola HBC Italia
Jakša Maganić ha assunto il ruolo di Sales Director per il canale Out of Home di Coca Cola HBC Italia, riportando direttamente alla Country Sales Director Maria Tindara Niosi. Maganić è entrato in Coca-Cola HBC nel 2005 e ha sviluppato una profonda conoscenza del mercato. Iniziando come Merchandiser ha costruito una carriera di rilievo in un’ampia gamma di ruoli commerciali con responsabilità crescenti, fino al ruolo di Country Sales Director nella BU Adria. In quest’ultimo incarico, con responsabilità su Croazia, Bosnia & Herzegovina e Slovenia, ha registrato una crescita costante del business a volume e valore, rafforzando al contempo le capacità commerciali.
DIEGO CRISAFULLI
Presidente
Euronics Italia
L’Assemblea dei Soci di Euronics Italia, riunita per approvare i dati 2025, ha nominato il nuovo consiglio di amministrazione e il nuovo Presidente Diego Crisafulli, affiancato dai Vicepresidenti Elena Vipiana e Raffaele La Torre. Crisafulli è amministratore delegato di Bruno spa, uno dei soci storici di Euronics, che ha compiuto tra l’altro 25 anni di presenza in Italia, con oltre 420 punti vendita, con i vari brand, tra diretti e affiliati. Massimiliano Iovino rimane direttore generale.
GIOVANNA VITELLI Presidente Altagamma
L’assemblea dei soci di Altagamma ha ufficialmente nominato Giovanna Vitelli Presidente di Fondazione Altagamma per il triennio 2026–2029 e accolto le proposte di rinnovamento del Consiglio di Amministrazione della Fondazione. Laureata in Giurisprudenza, Vitelli è presidente del Gruppo Azimut|Benetti ed è stata vice presidente per la Nautica negli scorsi tre anni. In passato ha anche esercitato la professione legale, prima di dedicarsi al gruppo di famiglia. In Altagamma succede a Matteo Lunelli Presidente e AD di Ferrari Trento.
SALVATORE PAPARELLI
Amministratore delegato Tesisquare di Julius Meinl
Tesisquare annuncia la nomina di Salvatore Paparelli come nuovo amministratore delegato della società, confermando Giuseppe Pacotto nel ruolo di Presidente. Paparelli porta in Tesisquare una lunga esperienza in contesti nazionali e internazionali: nel corso della sua carriera ha ricoperto ruoli apicali in Sony Italia e Sony Europe, maturando competenze in ambito Operations, Supply Chain, Sales&Marketing e gestione di organizzazioni complesse su scala internazionale. Fondata a Bra nel 1995, oggi l’azienda opera in 40 Paesi.