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retail&food 06 2016

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TRAVEL RETAIL SHOPPING MALL

retail&food Anno 11 • Numero 6 • GIUGNO 2016 • € 5,00

In caso di mancato recapito inviare al CMP di Milano Roserio per la restituzione al mittente previo pagamento resi

Cover story aeroporti

Passo falso del travel retail? Dopo anni di segno positivo il settore frena anche se di poco. L’Asia è la nuova frontiera

Parola di...

WRC 2016

Dossier

AdR

Dubai

CentroSarca


NEWS PRIMAE NOCTIS ITALIA 2016? BASSA INTENSITÀ E REFERENDUM

L’OPINIONE SFIDARE PRIMARK CON LE PROMOZIONI O LA CROSSCANALITÀ? Alla fine è arrivata. Attesa, osannata, temuta, a volte anche snobbata, ha aperto ad Arese con numeri impressionanti, trainati dal gran successo dell’apertura del nuovo centro commerciale di Arese, a cui ha senz’altro contribuito. Come si poteva immaginare, nelle prime settimane il confronto con i diretti concorrenti è stato impietoso (a scapito di questi ultimi, ovviamente). Ora bisognerà capire come si riassesteranno gli equilibri al netto dell’appeal della novità. Primark di certo continuerà con la strategia che la sta premiando in vari Paesi: prezzi stracciati, consentiti dai grandi volumi e dal taglio quasi totale degli investimenti in comunicazione. I concorrenti cosa fanno? Stupisce vedere che finora la principale risposta rilevata, banale, sia stata a base di promozioni e sconti. In Spagna, dove Primark è arrivata con molto successo da oltre 2 anni, il gruppo Inditex ha messo in campo una contromossa intelligente. Ha riposizionato la propria catena Lefties: da outlet per gli stock delle varie insegne del gruppo a insegna autonoma monomarca, con un pricing allineato a Primark e una nuova immagine molto attraente per il target di riferimento (teen e millennials). Oltre a un ottimo mix di prodotti, ambiente negozio, comunicazione e servizi: ad esempio aree di ricarica per i cellulari. E in Italia, dove Lefties non esiste? Esiste una strada, semplice e rivoluzionaria, che Inditex, H&M e gli altri principali concorrenti si mostrano titubanti a perseguire: cross-canalità. Ossia: costruire strategie di relazioni digitali intense a integrare l’ecommerce, mirando non solo a fidelizzare i clienti, ma anche a creare traffico nei punti vendita. Offrire in negozio tutto l’esteso assortimento online grazie alla navigazione sul sito aziendale, estendendo i mq del negozio all’infinito. Teen e millennnials sono pronti. Primark non vende online e sembra non intenda farlo a breve. Sarebbe un punto di differenziazione importante. Cosa aspettiamo?

Editoriale

“Crescita persistente a bassa intensità” questa la fotografia dell’economia italiana scattata dal rapporto ISTAT 2016. Dunque siamo finalmente fuori dalla crisi e dalla stagnazione. Ma quel che viviamo e, soprattutto, quel che ci attende non è un futuro radioso. Per stare a galla, continuare a essere competitivi, mantenere quote di mercato e, magari, aumentare il giro d’affari occorrerà faticare non poco. Più o meno come negli ultimi anni, ma con qualche piccola soddisfazione in più. Il Governo Renzi ha certamente contribuito, a questa ripresina. Ma non ne è stato l’artefice, né il fattore determinante. Sarebbe miope e anche un po’ ottuso, pensare che le politiche economiche, industriali, finanziarie, energetiche… di un paese piccolo come il nostro possano essere decise e guidate dal Premier e dal suo Governo, indipendentemente da quanto accade in Europa, USA, Asia... Però Matteo Renzi ha dato una scossa al Paese, ha smosso le acque, ha infuso ottimismo. E qualche riforma, timida e incompleta quanto si vuole, l’ha comunque portata a casa. La direzione è quella giusta. Lo stile, la forza, l’intensità possono, devono essere migliorate. Anche di molto. Determinante sarà la comunicazione e il coinvolgimento popolare per il referendum sulla Costituzione fissato per il prossimo autunno. Renzi ci si gioca tutto: ha dichiarato che in caso vincessero i no si ritirerebbe dalla politica. Ma la sconfitta non sarebbe solo la sua. Per questo auspichiamo una campagna elettorale chiara, non demagogica, non denigratoria. Un sogno, speriamo realtà.

Fabrizio Valente, founder partner Kiki Lab –Ebeltoft Italy

retail&food - giugno 2016

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Anno 11 numero 6 giugno 2016 © Ph. Stefano Masin

Direttore responsabile Andrea Aiello In redazione Andrea Penazzi - andrea.penazzi@retailfood.it Stefano Masin - stefano.masin@retailfood.it Contatti info@retailfood.it - www.retailfood.it Hanno collaborato Massimo Luigi Andreis, Fiorenza Auriemma, Alessandro Barzaghi, Antonio Bisci, Italo Bussoli, Carmen Chieregato, Giovanni Cobolli Gigli, Giulia Comparini, Luca Esposito, Simone Filippetti, Fulvio Fassone, Stefano Gardini, David Jarach, Paolo Lombardi, Pietro Malaspina, Dante Marro, Jerome Massiani, David Montorsi, Roberta Motta, Enrico Pazzali, Mario Resca, Leopoldo Resta, James Ross Impaginazione Claudio Rossi Oldrati Foto Archivio Edifis, Flickr, Fotolia, iStockphoto Pubblicità dircom@edifis.it Traffico pubblicitario Roberta Motta - roberta.motta@edifis.it

INFORMARSI È UN BENE, NON FARLO MALE: LEGGI RETAIL&FOOD retail&food è l’unica rivista italiana specializzata nel travel retail, un settore in forte crescita e con buone prospettive di sviluppo anche per i prossimi anni. Inoltre r&f è uno dei mezzi più apprezzati e consultati da retailers e operatori attivi in outlet e centri commerciali. Con oltre 10.000 lettori a numero, una presenza qualificata presso tutte le fiere di settore. 10 numeri all’anno, più di 9.000 iscritti alla newsletter, 1 pagina facebook, 181.000 pagine viste grazie allo sfoglio on line della rivista, retail&food è oggi uno dei mezzi più letti, consultati e apprezzati dalle business communites di riferimento.

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n°6 giugno 2016

SOMMARIO

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22 NEWS PRIMAE NOCTIS Italia 2016? Bassa intensità e referendum

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L’OPINIONE di Fabrizio Valente Sfidare Primark con le promozioni o la crosscanalità?

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R&F NEWS

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R&F NEWS OPENING

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COVER STORY Alla Formula 1 del retail serve un pit-stop

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COVER STORY - PAROLA DI… FULVIO FASSONE 24 Fiumicino: «Entro l'anno le nuove aree di imbarco e il nuovo shopping mall» COVER STORY - CASE HISTORY 26 La tigre di Caselle Un progetto nato quasi per caso, quello del negozio nello scalo di Torino. Ma quei 110 mq superato il controllo passaporti si stanno dimostrando un'ottima vetrina con buone performance. L'acquisto d'impulso in aeroporto funziona. COVER STORY - OSSERVATORIO PREZZI 28 Rent-a-car la giungla dei prezzi Il noleggio auto in aeroporto vale 720 milioni di euro, ma i prezzi variano non poco, sia tra i diversi scali, sia tra le agenzie. COVER STORY - DOSSIER AEROPORTI 30 Aeroporto di Nizza, porta d'accesso alla Côte d'Azur Terzo scalo francese, dodici milioni di passeggeri l'anno, un picco di 1,5 milioni il mese di luglio e due voli intercontinentali al giorno per New York e Dubai. Basta questo per capire che il piccolo aeroporto di Nizza tanto piccolo non è, anzi. Il restyling in corso sta portando nuove riorganizzazioni degli spazi e un forte appeal internazionale.

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L’ANALISI 36 Travel retail: l’importanza dell’offerta Abbiamo affidato a Sergio Gallorini, direttore commerciale consumer dell'Aeroporto Internazionale di Napoli Capodichino, un'analisi sull'evoluzione del travel retail aeroportuale e sulla necessità di un'offerta adeguata al passeggero.

non passa di moda Premesso che i dati 2015 presentati a Cosmoprof da Centro Studi di Cosmetica Italia non sono definitivi, tutti (o quasi) gli indicatori sono positivi. Compreso quello del mercato interno: +2,2%. Da segnalare il successo delle catene dedicate alla cura della persona e della casa, mentre rallentano le grandi superfici.

AIRPORT ANALYSIS Aéroport Lyon Saint-Exupéry

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RESOCONTO FIERA 64 La prima bolognese di Franchising & Retail Expo

WORLD TRAVEL RETAIL

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STAR TREK FASHION Furla

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RESOCONTO CONVEGNO Cibus dei record

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SPECIALE PAVIMENTAZIONE E ARREDO URBANO 66 Ceramiche e legno: tra efficienza ed eco-sostenibilità Per il real estate in generale e per quello retail in particolare, i comparti produttivi italiani sia di ceramiche sia di legno garantiscono soluzioni sempre più in linea con le esigenze dei costruttori: tempi rapidi di consegna e posa, efficienza energetica, resistenza all’usura oltre a qualità ed estetica. A costi competitivi.

LA RICERCA “Dove va lo shopping” tra centri commerciali, centri città e Internet?

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DOSSIER SHOPPING MALL LONGLIFE 49 CentroSarca, restyling a vocazione “universale” Inaugurato nel 2003 a opera di Coop Lombardia e acquistato ipermercato a parte - da IGD nel 2006, il mall è stato rinnovato tra il 2013 e il 2015: da un design post industriale a uno ispirato ai valori di EXPO. Parallelamente è stata portata avanti una ricommercializzazione spinta. WORLD RETAIL CONGRESS 2016 Il retail omnichannel: incubo, sogno, realtà

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STORIE DI SUCCESSO Il food di Moretti che fa impazzire Londra (ed è a caccia di italiani)

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ANALISI MERCATO Beauty & cosmesi, la grande bellezza

TECH&ARREDO

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INTERNATIONAL

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LA FOTO

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LA PULCE NELL’ORECCHIO 80 Il caso Arese: quale futuro per i centri commerciali (e urbani)?

RUBRICHE STOCK OPTION

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NEW MARKETS OUTLOOK

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COSA OCCORRE SAPERE PER...

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r&f News AMERICA GRAFFITI PUNTA ALL’EUROPA

FIUMICINO RIAPRE LA GALLERIA TRANSITI

D Dal 2008 ad oggi i locali sono diventati 54. Altri 15 apriranno entro fine anno, ma una delle frecce all'arco di America Graffiti punta in direzione Austria, esattamente a Salisburgo, dove dovrebbe aprire il primo locale fuori dai confini nazionali. Riccardo La Corte, patron del marchio nato a Forlì e diventato famoso per la sua ricetta tutta a stelle e strisce, ha realizzato in Italia il sogno americano. Panini, hamburger, patatine e hot dog serviti in ristoranti arredati in stile anni '50. Una formula vincente che ha portato l'azienda a fatturare circa sessanta milioni di euro. Dei 54 ristoranti aperti oggi, una quarantina è in franchising e i rimanenti in gestione diretta o con società partecipate. Ma il sogno di La Corte non si ferma: l'obiettivo futuro, infatti, oltre a portare il marchio all'estero, è arrivare a 100 negozi entro il 2018.

opo l'incendio che a maggio 2015 ha reso inagibile la galleria transiti dello scalo, l'Aeroporto di Roma Fiumicino ha riaperto il collegamento lungo 240 metri tra l'area Schengen e quella extra Schengen recuperando la piena operatività. Sono tornate a disposizione dei 20mila passeggeri una ventina di attività: Aelia Duty Free, Hugo Boss, Braccialini Gherardini, Ferragamo, Sermoneta, Fabriano, Optissimo, Piazza di Roma, Unieuro, Yex Change, Global Blu (rimborso IVA), Premier Tax Free (rimborso IVA), Tax Refund (rimborso IVA), Mokà – Bagel Factory, Benessere di Angelini, Camicissima, Giunti al Punto, GASM – Musei vaticani, Dufry Italian Taste. Nelle prossime settimane si aggiungeranno Zegna, Glamour e Swatch. Entro la fine dell’anno, inoltre, la galleria transiti si trasformerà nel punto di accesso per la nuova Area di Imbarco E, che ospiterà tutti i passeggeri in partenza o in transito verso le destinazioni extra Schengen, offrendo loro il meglio dei prodotti made in Italy. Nella stessa area sono stati anche collocati 12 nuovi e-gates per la verifica elettronica dei passaporti europei dotati di chip, che si aggiungeranno alle 24 postazioni già presenti per il controllo manuale dei documenti.

Stock option

THUN: 40 NEGOZI DIRETTI NEL 2016 Nel cuore dello shopping torinese, in Via Garibaldi 20Bis/L, l’azienda altoatesina con sede a Bolzano ha inaugurato a inizio maggio un punto vendita monomarca. «Thun crede moltissimo nell’importanza della location e nell’offerta dei migliori standard di accoglienza, personalizzazione e servizio al cliente. Lo stile e il calore che da sempre ci contraddistinguono sono alla base del successo del nostro brand, che oggi conquista fasce sempre più ampie di appassionati, anche tra i giovani e le nuove famiglie – ha dichiarato dalla città sabauda l’amministratore delegato Paolo Denti, artefice della nuova politica di aperture di oltre 40 negozi Thun diretti nel 2016 – Forti di questo consenso, confortato anche dai positivi dati di fatturato che stiamo registrando in questi mesi (+10%), vogliamo intensificare ulteriormente la nostra presenza sul territorio italiano». Il piano di opening porterà inoltre all’assunzione di oltre 160 nuovi collaboratori entro l’anno.

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Pandora Il marchio di gioielli danese ha archiviato il primo trimestre d'esercizi con ricavi per circa 610 milioni di euro, in crescita del 34% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Performance positive in tutte le aree geografiche in particolare Asia-Pacific con +58 per cento.

Alitalia Con una sfilata alla Triennale di Milano, Alitalia ha presentato le nuove uniformi in dotazione a stuart e hostess. Rosse per il personale di volo e verdi per il personale di terra. Il vice presidente James Hogan ha dichiarato all'evento il raggiungimento del break even nel 2017. Divise porta fortuna?

Expo Circa 2,2 miliardi di euro, tanto è costato Expo 2015. A conti fatti, per andare in pareggio con i soldi dei visitatori (21,5 milioni di persone) avrebbero dovuto vendere i biglietti a poco più di 100 euro l'uno. Meglio riflettere sulle Olimpiadi del 2024 a Roma.

Centri commerciali Un ritorno fino all'8% annuo, tanto può rendere un investimento immobiliare commerciale già locato a una delle insegne della grande distribuzione. Un'opzione sempre più battuta dai fondi stranieri che inizia a fare gola anche ai privati con grandi disponibilità economiche.

Atlantia Giovanni Castellucci, ad della holding con in pancia Autostrade e Aeroporti di Roma e controllata dalla famiglia Benetton, ha dichiarato che nei prossimi 10 anni continueranno gli investimenti in Italia a ritmo di 1,5 miliardi all'anno, smentendo chi li accusa di pensare solo all'estero.

Desigual Il brand spagnolo ha archiviato il primo trimestre d'esercizio con ricavi in calo del 10,5 per cento a 244,7 milioni di euro. La causa, si legge in una nota, è dovuta al calo della domanda sui mercati storici e all'impatto della razionalizzazione in atto del network di negozi diretti.

EcorNaturaSì A Milano in via Washington il duecentesimo negozio e nuovi format in cantiere per la società di distribuzione di prodotti bio che nel 2016 prevede l'apertura di 33 nuovi negozi e nel 2015 ha fatturato 330 milioni di euro a +15 per cento.

Triumph Italia La filiale italiana del gruppo intimo/moda mare da 1,5 miliardi ha chiuso il 2015 con 54 milioni di euro di fatturato e una leggera perdita, che sarà azzerata quest’anno. La crescita stimata per il 2016 è a doppia cifra, sulla scia del primo quadrimestre a +16 per cento.

Google Il colosso di Mountain View ha subito pesanti accuse da Ryanair. La low-cost irlandese, infatti, ha denunciato il motore di ricerca di privilegiare alcuni inserzionisti a pagamento che con domini simili, intercettano i passeggeri facendoli pagare di più.


News LA SERENISSIMA AGLI SPAGNOLI DI ABERTIS

ELIOR IN TRATTATIVA PER AUTOGRILL RESTAURATION SERVICE

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ale 594 milioni di euro l'accordo raggiunto tra il gruppo iberico Abertis, Banca Intesa, Astaldi e la famiglia Tabacchi per il 51,4% di A4 Holding (l'autostrada Brescia-Padova Serenissima e A31). L'operazione, che verrà regolata nel gennaio del 2023 a parte un anticipo di 5 milioni da pagare "entro i prossimi mesi", è subordinata al via libera del Governo Italiano sul prolungamento dell'A31. L'accordo include un piano completo di investimenti che implica la costruzione di una nuova autostrada che completerà la connessione con l'autostrada A22 del Brennero. L'incorporazione di entrambe le autostrade consentirà ad Abertis di consolidare nel proprio bilancio circa 610 milioni di euro di ricavi e circa 200 milioni di Ebitda annuali portando a oltre 8.500 km la propria rete di autostrade in gestione. Attualmente A4 Holding gestisce 235 km di autostrade in Veneto: la principale è l’A4, che collega Brescia a Padova in 146 km, terza strada a pedaggio per volume di traffico in Italia, con un indice di Traffico giornaliero medio di 91mila veicoli. Poi c'è la A31 (Autostrada della Valdastico), di 89 km, suddivisa nelle tratte Vicenza-Piovene Rocchette di 36 km e Vicenza-Badia Polesine di 53 chilometri.

ino al 31 luglio 2016 Elior tratterrà in esclusiva l’acquisizione dell’intero capitale sociale di Autogrill Restauration Service, che detiene le concessioni dei ristoranti nelle stazioni ferroviarie in Francia. L'attività oggetto di negoziazione rappresenta ricavi annuali per circa 50 milioni di euro. Fonti di agenzia riportano che la multinazionale di Milanofiori e la società francese avvieranno un processo di informativa e consultazione con i rispettivi rappresentanti dei dipendenti e stakeholder in merito alla transazione, che rimane soggetta all'approvazione del cda Autogrill. «La Francia è e resta uno dei mercati chiave della presenza di Autogrill in Europa – dichiara Gianmario Tondato Da Ruos, ad di Autogrill – In questo mercato stiamo valutando l'opportunità di cedere il canale delle stazioni ferroviarie, nel quale oggi possiamo contare su una presenza qualificata ma limitata in termini dimensionali e dove non vediamo immediate opportunità di crescita, per concentrarci invece in altri canali, dove potremmo esprimere da subito una maggiore forza. Questa operazione rientra nella strategia di rafforzamento e focalizzazione del nostro portafoglio attraverso acquisizioni e cessioni a integrazione della crescita».

NEW MARKETS OUTLOOK a cura di STRA_BRANDING

www.strabranding.com

LA CINA CAMBIA LA DISCIPLINA FISCALE PER OSTACOLARE L’ECOMMERCE CROSS-BORDER All’inizio di quest’anno, il Ministero delle Finanze cinesi, comunicando il piano relativo ai dazi doganali per l’anno 2016, ha reso pubbliche le modifiche alle aliquote dei dazi all’importazione. Le nuove aliquote comportano in moltissimi casi una riduzione del dazio all’importazione come nel caso di alcuni beni tipicamente made in Italy (abbigliamento, pelletteria, occhiali da sole, cosmetici, alimenti per l’infanzia, ecc.) che costituiscono oggetto privilegiato dell’esportazione dall’Italia verso la Cina. Dal momento che questi prodotti hanno una tassazione sul consumo piuttosto alta (Consumption Tax) e una domanda relativamente elastica, la manovra sopra descritta mira ad incentivare i consumi interni di tali beni grazie ad una riduzione dei prezzi di vendita al dettaglio, conseguenza della riduzione dei dazi doganali. Va da se che il governo cinese intenda recuperare il minore gettito derivante dai dazi doganali aumentando quello ottenibile dalla Consumption Tax, grazie a maggiori consumi. Inoltre, è opinione diffusa che il piano di modifica sia anche finalizzato a contrastare il fenomeno sempre più emergente dei cosi detti Daigou, cioè soggetti che acquistano beni all’estero, principalmente di lusso e poi li trasportano “privatamente” in Cina, al fine di non pagare gli elevati dazi doganali, per poi raggiungere il consu-

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matore finale attraverso le principali piattaforme e-commerce, come Taobao, Alibaba, Amazon e JD.com o i negozi virtuali di Wechat. Sulla stessa lunghezza d’onda di tali provvedimenti, lo scorso 8 aprile, lo stesso Ministero ha annunciato che sarà introdotto un importante cambiamento nella disciplina fiscale applicata ai beni acquistati online dall’estero (e quindi importati in Cina) al fine di ridurre i vantaggi fiscali rispetto alla tassazione dei beni importati attraverso i canali tradizionali. Questa nuova normativa fiscale annulla la tassa applicata sui prodotti acquistati all’estero tramite internet, la così detta tassa sugli articoli postali (che variava dal 10 al 50%, ma nella maggior parte dei casi pari al 10%), e la sostituisce con l’IVA (pari al 17%) e la Consumption Tax, di cui abbiamo già parlato, che varia in funzione delle diverse tipologie di prodotto. Un provvedimento che potrebbe influenzare negativamente la forte crescita del business e-commerce cross-border in Cina. Quest’ultimo dovrebbe raggiungere quest’anno, secondo il Ministero del Commercio Cinese, un volume di affari di circa 1 miliardo di euro. Luca Esposito


News CHEF EXPRESS IN VIAGGIO IN TURCHIA

ACCORDO CNCC-AGENZIA DEL DEMANIO: INDIVIDUATI 19 SITI

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hef Express (Gruppo Cremonini) porta i suoi menu sull’asse Istanbul-Ankara-Konya. Attraverso la controllata Cremonini Restauration, la società di Castelvetro di Modena ha vinto la gara indetta dalla società delle ferrovie dello Stato in Turchia (TCDD - Turkiye Cumhuriyeti Devlet Demiryolları) per la gestione dei servizi di ristorazione a bordo dei treni delle linee ad alta velocità e ordinarie. Il nuovo contratto ha effetto immediato, vanta una durata di 3 anni e prevede un fatturato complessivo stimato di circa 22,5 milioni di euro. I servizi di ristorazione riguardano le linee dell’asse prioritario Istanbul-Ankara-Konya, così come le relazioni con Smirne e quelle dirette verso l’Est del Paese, per un totale iniziale di 66 treni serviti al giorno. L’offerta di ristorazione sarà articolata nei servizi di Business class, declinati nel pasto servito al posto, la gestione del Bistrot presente a bordo e del servizio Minibar. Per Gruppo Cremonini, l’acquisizione del mercato turco, nel segmento delle attività a bordo treno, va ad aggiungersi a Gran Bretagna (Eurostar), Francia, Belgio (Thalis), Germania e Olanda.

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n’altra tappa è stata raggiunta nel percorso che vede il Consiglio Nazionale dei Centri Commerciale e l’Agenzia del Demanio collaborare da tempo con l’obiettivo di restituire alle comunità spazi/immobili pubblici attraverso bandi di gara e l’immissione di capitali privati. L’incontro tra gli operatori prima e con la stampa dopo, il 6 maggio scorso, ha suggellato un risultato apprezzabile nei numeri oltre che negli obiettivi: 19 siti adatti dislocati in tutta Italia, di cui 12 già provvisti di licenze commerciali e 7 da convertire, per un valore complessivo che potrebbe segnare o supere il miliardo di euro. Facendo riferimento all’articolo 26 dello Sblocca Italia, che consente ai privati di investire su immobili pubblici con tempi e modalità certi, Roberto Reggi, direttore dell’Agenzia del Demanio, Massimo Moretti, presidente del CNCC, e Alessandro Cattaneo, Fondazione Patrimonio Comune Anci, hanno concordato sulla straordinaria opportunità di valorizzare le città portandovi immobili commerciali moderni, preservando anche i cosiddetti greenfield da ulteriore consumo. Nessuna indicazione è arrivata invece sui singoli siti, rispetto ai quali Moretti e Reggi si sono impegnati a dare aggiornamenti una volta coinvolti gli enti locali.


News KLÉPIERRE METTE IN VENDITA 4 ASSET Non confermata e non smentita, la notizia che il colosso francese Klépierre avrebbe messo in vendita quattro shopping mall in Italia. Sullo sfondo di questa operazione l’apertura de Il Centro ad Arese e lo sviluppo di un mega centro commerciale con àncora Ikea vicino a Brescia, che hanno modificato o modificheranno il comportamento dei consumatori su un ampio bacino. Nel dettaglio la notizia diramata a metà maggio da Il Sole 24 Ore parla di un portfolio retail del valore di 400 milioni di euro, che include Le Rondinelle a Roncadelle (BS), il Metropoli di Novate Milanese (MI), l’Acquario a Vignate (MI) e il Centro Commerciale Settimo a Settimo Milanese.

DA BANCO POPOLARE, MANDATO A SVICOM PER 4 IMMOBILI RETAIL

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n virtù del nuovo incarico affidato a Svicom da Banco Popolare, la società specializzata nella gestione e commercializzazione di immobili commerciali arriva a 30 progetti in portfolio, per una Gla complessiva di oltre un milione di metri quadrati. Sono quattro gli asset in oggetto, dislocati fra Bologna, Lucca e Roma: Dima Shopping Bufalotta (Roma), Centro Commerciale Barcaccia (Roma), Galleria Levante (Bologna) e Retail Park Lucca (Lucca). In ordine di citazione, il primo è stato aperto nel 2005 e sorge nell’area nord in prossimità del Grande Raccordo Anulare; è strutturato su due livelli con una Gla di 17.350 mq e circa 65 punti vendita. Circa un anno dopo è stato inaugurato l’altro immobile romano, che è localizzato sulla via Tuscolana e conta una Gla di 6.350 mq, distribuita su due livelli. Spostandoci nel capoluogo emiliano, il centro inaugurato nel 2007 sorge su una delle più importanti direttrici della città (via Mazzini), si sviluppa su un Gla di 8.340 mq (oltre a 1.620 mq destinati a uffici e 4.919 mq a uso residenziale) ed è attualmente chiuso al pubblico. Ma Svicom ha reso noto che, “completata una approfondita due diligence, proporrà alla proprietà la migliore strategia per una sua piena e rapida valorizzazione”. Guardando infine al parco commerciale toscano, avviato nel 2000, il complesso è situato nelle immediate vicinanze dell’uscita autostradale Lucca Est sulla A11 Firenze-Mare, si sviluppa su una Gla di 5.121 mq e presenta l’insegna Bricocenter quale ancora principale.

ALL’EUROPEAN CITIES FUND PAM LOCAL APRE IL MERAVILLE RETAIL PARK AL FRANCHISING

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H Real Estate ha acquisito il Meraville Retail Park di Bologna per conto dello European Cities Fund, con un rendimento netto iniziale del 5,96% circa. Rilevato da Orion IV European 4 S.à.r.l. (una filiale di Orion European Real Estate Fund IV), questo è il primo asset acquisito per il Fondo, che è stato lanciato il 1 marzo 2016 ed è un veicolo di investimento immobiliare paneuropeo aperto con 200 milioni di euro di equity. Con una superficie totale di 35.975 mq e una occupancy del 99,7%, il Meraville Retail Park presenta un ampio tenant mix, tra cui COOP, Media World, Leroy Merlin e noti brand del fashion come OVS, Pittarello, Alcott e Piazza Italia. Il complesso commerciale è situato a Bologna e vanta una catchment area di circa 800mila persone in un’isocrona di 30 minuti di automobile. «Con il suo elevato tasso di occupazione, solide performance di vendita e la collocazione nella seconda città più ricca d’Italia, il Meraville Retail Park risponde perfettamente ai nostri requisiti di investimento per l’European Cities Fund – dichiara Mario Pellò, head of investment di TH Real Estate in Italia – Siamo convinti che il segmento retail delle warehouse continuerà a offrire buoni rendimenti e che il Meraville in particolare presenti ottime opportunità legate all’attività di asset management».

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a inaugurato a Torino, in via Madama Cristina 24, un nuovo Pam local. Il negozio rappresenta l’ottavo punto vendita cittadino con la formula di Pam pensata per la spesa facile e veloce di tutti i giorni, nonché il primo in franchising. «Questa nuova apertura rappresenta un passo importante nello sviluppo del format local – afferma Andrea Zoratti, direttore del canale Pam local – Dopo le 30 aperture in gestione diretta effettuate nel corso degli ultimi 2 anni, abbiamo deciso di procedere con uno sviluppo dell’insegna in modalità franchising proprio a partire da questo negozio». Come tutti i punti vendita con il nuovo format, anche questo Pam local è infatti un convenience store, aperto 7 giorni su 7 con orario continuato sino alle ore 22.00, che offre un servizio particolarmente comodo sia per i lavoratori che rientrano tardi la sera, sia per le persone anziane che, per fare la spesa, non saranno più costrette a ricorrere ai mezzi di trasporto, potendo trovare tutto il necessario per la spesa quotidiana comodamente vicino a casa. «Pam local si contraddistingue per la formula semplice e profittevole, che ben si adatta a imprenditori giovani e volenterosi dichiara Guido Ganassin, direttore di Pam Franchising – Per questi motivi abbiamo voluto aprire il format al canale franchising».


News cosa occorre sapere per...

a cura dello Studio Legale Cocuzza & Associati di Milano

Gli obblighi di informativa precontrattuale al consumatore nei “contratti diversi” dai contratti a distanza

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n argomento forse meno trattato ma non meno importante introdotto con la riforma del codice dei consumo del 2014 (di cui al decreto legislativo 21 febbraio 2014 n. 21 attuativo della direttiva comunitaria sui diritti dei consumatori Dir. 2011/83/UE) è quello relativo alla introduzione di una precisa disciplina degli obblighi informativi gravanti sui professionisti nei confronti dei consumatori anche con riferimento ai contratti diversi da quelli conclusi a distanza o fuori dai locali commerciali. Si tratta del nuovo art. 48 del codice del consumo che riguarda, appunto, gli obblighi di informativa a carico del professionista/venditore nei confronti dell’acquirente/consumatore e che trova applicazione - fra l’altro, per quanto ci interessa in questa sede – anche con riferimento a tutti quei contratti di vendita di beni mobili che avvengono all’interno dei locali commerciali. Per professionista si intende infatti qualsiasi imprenditore/retailer che vende i propri prodotti e per consumatore si intende qualsiasi soggetto/cliente che acquista tali prodotti per uso personale e quindi non professionale. Il nuovo testo dell’art. 48 stabilisce che prima della conclusione del contratto il retailer debba fornire al cliente, in modo chiaro e comprensibile, alcune informazioni relative alle caratteristiche del bene, all’identità del venditore, al prezzo del bene, alle modalità di pagamento e di consegna, all’esistenza della garanzia legale di conformità del bene e alle garanzie commerciali ove previste. La stessa norma precisa inoltre che l’obbligo del retailer di fornire tali informazioni viene meno “qualora esse non siano già apparenti dal contesto” in cui viene realizzata la vendita. Sempre l’art. 48 precisa infine che gli obblighi di informativa sopra indicati “non si applicano ai contratti che implicano transazioni quotidiane e che sono eseguiti immediatamente al momento della loro conclusione”. Per comprendere quali transazioni possano essere ricomprese nell’ambito della norma in oggetto la Commissione Europea ci è venuta in aiuto nel documento Guidance Document della DG Giustizia, relativo alla Dir 2011/83/UE, in cui si precisa che le transazioni cui non si applicherebbero gli obblighi di informativa previsti all’art. 48 del codice del consumo sono solo quelle aventi ad oggetto la fornitura di prodotti a basso costo quali prodotti alimentari, bevande o altri beni destinati al consumo corrente familiare. Pertanto, sulla base di tale interpretazione, le vendite di beni di uso corrente, alimentari e non, purché di modico valore, resterebbero escluse dall’applicazione degli obblighi informativi individuati dal primo comma dell’art. 48. Ciò premesso, occorre a questo punto chiedersi quali siano gli ob12

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blighi di informativa a carico del retailer nelle ipotesi di vendita di beni di non modico valore (ad esempio: beni di lusso o anche altri beni non destinati al consumo corrente quali, ad esempio, articoli di arredamento, elettrodomestici etc...) ma oggetto di transazioni pur sempre quotidiane eseguite immediatamente al momento della loro conclusione. Come sopra indicato, le informative che il retailer è obbligato a dare al cliente sono solo quelle che “non siano già apparenti dal contesto”, vale a dire che non risultino già evidenti al cliente nel momento in cui egli entra nel negozio per effettuare il proprio acquisto. In queste ipotesi, a seconda della tipologia del bene acquistato, si potranno pertanto ritenere apparenti dal contesto tutte le informazioni che risultano già facilmente accessibili per il cliente senza che sia necessaria la diretta collaborazione del retailer, quali quelle relative alle caratteristiche del bene, all’identità del venditore, al prezzo del bene, alle modalità di pagamento e di consegna. Al contrario, dovranno a nostro avviso essere fornite al cliente le informazioni relative ai diritti e alle facoltà riconosciutegli in base alla legge e, quindi, all’esistenza della garanzia legale di conformità del bene e di eventuali garanzie commerciali, qualora applicate dal retailer stesso. Un aspetto delicato è infine quello relativo alla modalità attraverso la quale il retailer possa fornire una efficace informativa al cliente, ponendosi al riparo da eventuali contestazioni da parte di quest’ultimo. Tale aspetto andrà valutato di volta in volta anche in relazione alla tipologia di prodotto ed alle concrete modalità in cui si conclude il contratto di vendita. Resta il fatto che, in caso di contestazione, sarà comunque il cliente a dover provare che il retailer si è reso inadempiente agli obblighi di informativa legislativamente previsti. A questo proposito vale comunque la pena indicare che, in caso di violazione da parte del retailer delle obbligazioni di informativa precontrattuale sopra menzionate, oltre ai rimedi di carattere civilistico a favore del cliente (quali ad esempio l’invalidità e/o l’eventuale risoluzione del contratto e risarcimento del danno), il comportamento del retailer è configurabile come pratica commerciale scorretta, con la conseguente possibilità di applicazione di sanzioni da parte dell’Autorità Antitrust. Avv. Giulia Comparini


News GRANDI STAZIONI, IL 7 DI GIUGNO LE OFFERTE VINCOLANTI

La fiera

Nei giorni successivi il 7 di giugno, termine ultimo per la presentazione delle offerte vincolanti, sapremo come sarà composta la nuova proprietà di GS Retail: società che gestirà la parte commerciale delle 14 grandi stazioni italiane. Fonti stampa riferiscono che tra i favoriti ci sarebbero la cordata industriale-finanziaria di Altarea e il fondo statunitense Lone Star, mentre pare più timida Deutsche Bank assieme al fondo danese Atp. A vincere sarà il prezzo più alto e le offerte finali non potranno essere inferiori a una percentuale superiore al 15% rispetto a quelle non vincolanti. Nel frattempo il CdA presieduto da Riccardo Maria Monti, ha approvato il consuntivo del primo trimestre 2016: al 31 marzo i ricavi operativi sono circa 55,4 milioni di euro (+15 % sul 2015). Il margine operativo lordo (EBITDA) ammonta a 13,6 milioni di euro, con un aumento di oltre 3,3 milioni rispetto al primo trimestre 2015 (+32 %).

DUE NUOVI BRAND PER PRIMADONNA COLLECTION Valerio Tatarella titolare dell'azienda ha annunciato la nascita di due nuovi marchi: Valerio 1966 e Centmark. Interamente realizzata in Italia, la collezione Valerio 1966 comprende una ricca offerta di calzature cui si aggiungono indumenti ready to wear e accessori, da uomo e da donna. Il brand è attualmente presente nei tre monomarca pugliesi di Bari, Molfetta e Taranto, e nello store all’interno de Il Centro di Arese (Milano). Sono in programma aperture a Lecce, Pescara, Catania e Messina, prediligendo i centro città e i centri commerciali di rilievo. Entro la fine del 2016, i negozi italiani Valerio 1966 dovrebbero essere dieci. Nel 2017 è previsto l’ingresso degli affiliati per sviluppare il franchising e nel 2018 l’espansione internazionale. Centmark, invece, è un'etichetta low cost streetwear che si rivolge al mass market con un focus sulle calzature, core business di tutti i marchi lanciati da Tatarella.

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MILANO 24-25 maggio - la prima edizione di MAPIC ITALY Nel primo giorno circa 1.400 partecipanti Su retail&food di luglio/agosto la parola ai protagonisti


r&f News opening TORINO CASELLE, DAL SUSHI AL GELATO Nell'aeroporto di Torino Caselle hanno inaugurato due nuove attività di food. In area partenze oltre i controlli di sicurezza ha aperto Giappo, un brand partenopeo di cucina giapponese con una dozzina di locali, diretti e in franchising, tra cui uno nell'aeroporto internazionale di Capodichino. La clientela può accomodarsi ai tavoli, oppure scegliere il kaiten, tipico nastro trasportatore giapponese con i piattini colorati, dove fare un pasto veloce. Si può usufruire anche del servizio take away, così da portare il sushi in aereo. Il concetto ispiratore di Giappo è quello della ristorazione “tipica giapponese”. La filosofia tradizionale, unita a un’immagine moderna, attraente e innovativa, identificano un posizionamento unico nel mercato attuale della ristorazione tipica internazionale (Giapponese) in Italia. Vicino ai banchi check-in dello scalo, inoltre, ha inaugurato una nuova Pinguineria dell'azienda torinese Gelati Pepino 1884. Qui si potrà gustare il Pinguino, il tipico gelato su stecco e ricoperto di cioccolato, inventato e brevettato da Pepino nel 1939.

Dufry decolla al Catullo di Verona

N

el dossier aeroporti pubblicato sul numero di ottobre 2015 di retail&food dedicato all’aeroporto Valerio Catullo di Verona si è parlato di importanti lavori di riqualifica e gestione dei flussi, con l’arrivo di un nuovo duty free walk through, un aumento del 30% degli spazi retail in airside e un ulteriore incremento in landside. All’epoca il presidente dell’aeroporto Paolo Arena parlava di conclusione dei lavori a maggio 2016. Detto fatto! Nel pieno rispetto dei tempi indicati, giovedì 12 maggio scorso ha inaugurato il nuovo duty free di Dufry grande il doppio rispetto al precedente. Un walk through che si apre sulla destra superati i controlli, con altre attività retail e food & beverage lungo la parete di sinistra. Il nuovo spazio è stato inaugurato alla presenza di Walter Marossi, responsabile comunicazione di Dufrital, Paolo Arena, presidente dell’aeroporto di Verona, Andrea Geretto, direttore commerciale e marketing non avio di

Save, e Stefano Bertoncelli, responsabile commerciale non avio dello scalo veronese. Da qui all’estate inoltre, come ha raccontato Geretto, ci sarà l’apertura di nuove insegne e l’ampliamento degli spazi food & beverage.

Autogrill atterra in Qatar

A CON SAVONA, 101CAFFE’ A QUOTA 70 Dal 7 maggio anche gli abitanti di Savona – nonché i numerosi crocieristi che attraccano copiosamente nel terminal gestito da Costa Crociere – possono provare le numerose varianti della bevanda nera offerte da 101CAFFE’. E con il punto vendita nella città ligure la nota catena che commercializza caffè italiano e di qualità arriva a 70 locali in tutta Italia, da nord a sud. Un negozio, quello di 101CAFFE’, in cui si è liberi di scegliere tra caffè, anche in grani, macinati e solubili, e bevande per tutte le macchine e per tutti i gusti. Una scelta di qualità, che svela il sapore delle tradizioni italiane, amate nel Belpaese e ambite in tutto il mondo.

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ttraverso HMSHost International, Autogrill continua la sua espansione nel canale aeroportuale mediorientale con l’ingresso in Qatar, nel nuovo aeroporto internazionale della capitale Doha, e con l’ampliamento delle attività all’aeroporto internazionale di Abu Dhabi. In quest’ultimo, la multinazionale di Milanofiori rafforza la propria presenza dopo l’apertura dei primi sei punti vendita avvenuta due anni fa, ai quali se ne sono poi aggiunti altri due. HMSHost International, sempre in joint venture con Emirates Capital, si è infatti aggiudicata la concessione di

undici locali che fanno parte dell’offerta di ristorazione del terminal attualmente in costruzione. Si prevede che i locali apriranno entro la fine del 2017. Il valore dei contratti è pari a quasi 164 milioni di euro per una media di sette anni e mezzo di durata degli accordi. In Qatar HMSHost International gestirà in joint venture con Emirates Capital1 quattro punti vendita che apriranno nella seconda metà del 2016 all’interno dell’Aeroporto Hamad, con ricavi complessivi stimati di oltre 80 milioni, anche in questo caso per i sette anni di durata dei contratti.


News opening Gli angeli di Victoria’s Muji: il più grande d’Europa Secret nella Città eterna in corso Buenos Aires Il brand specializzato nella vendita e distribuzione di prodotti di lingerie e beauty ha aperto il suo il primo store Victoria’s Secret Beauty & Accessories nella Capitale all’interno della stazione di Roma Termini, grazie alla collaborazione con Percassi, franchising partner per l’Italia. L’inaugurazione dello store romano, avvenuta lo scorso 6 maggio, è la seconda nel network di Grandi Stazioni, dopo quella a Milano Centrale. A Roma Termini, nella nuova area fronte binari, le clienti potranno trovare un’ampia gamma di prodotti di bellezza e accessori moda. Le appassionate di acquisti beauty potranno scegliere preziose fragranze e i prodotti per la cura del corpo Victoria’s Secret Fantasies, oltre che i formati da viaggio di idratanti spray e i lucida labbra firmati, pensati per le giovani donne dinamiche. Inoltre una collezione unica di accessori di lusso, che comprende borse, piccola pelletteria e valigeria, accessori funzionali e chic che aggiungeranno un tocco glamour ai viaggi di lavoro e alle fughe nei weekend. Ulteriori accessori quali morbide sciarpe, occhiali da sole di alta gamma e una selezione di prodotti di lingerie completano l’offerta del nuovo store. Nel frattempo Grandi Stazioni prosegue nel suo programma di aperture di punti vendita: sotto la Mole Antonelliana, a Torino Porta Nuova, ha avviato un locale a insegna Blue Spirit.

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È in corso Buenos Aires a Milano il flagship store Muji più grande del Vecchio Continente. Dopo una radicale ristrutturazione, lo store milanese ha riaperto con il nuovo format che l’azienda guidata da Kenta Horiguchi, parte del Gruppo Ryohin Keikaku, ha già sperimentato a New York, Shanghai e Parigi. Inaugurato nel dicembre del 2004, Muji Cba è stato il primo e più grande negozio aperto in Italia dalla società giapponese. Ora, con l’aggiunta di un piano espositivo, raggiungendo una superficie totale di 948 mq e un’offerta di 2.500 prodotti, il negozio diventa anche il più grande d’Europa della catena. Nello store, i clienti potranno immergersi nella filosofia Muji: anche gli storici articoli delle linee Muji to Go, abbigliamento, skincare, casa e arredamento sono presentati con un nuovo approccio, che consente di provare a chiunque in prima persona la loro qualità, semplicità ed essenzialità. È al secondo (e ultimo) piano che i clienti del brand troveranno molti dei suoi prodotti più noti: gli accessori per la casa e le linee skincare e stationery, con i nuovi timbri dedicati ai grandi simboli italiani, come, ad esempio, la gondola, il Duomo di Milano o Pinocchio. Un’ampia zona è poi destinata ai mobili e ai complementi d’arredo.


Lush: con Milano Centrale il debutto nelle stazioni Location urbana sì, come da copione, ma all’interno di una stazione ferroviaria. Con l’apertura a fine aprile in Milano Centrale, la trentacinquesima italiana, il brand britannico Lush fa il suo ingresso nel circuito di Grandi Stazioni. Il punto vendita, di 70 mq, si ispira nel design al flagship store di Oxford Street a Londra, il negozio più grande al mondo di Lush, inaugurato ad aprile 2015. In particolare lo shop meneghino conferma il piano di sviluppo del brand nella Penisola, dove mira ad aprire punti vendita di maggiore superficie e a entrare nelle principali città. «Già nella scelta stessa della location, il nuovo store in Stazione Centrale abbraccia appieno la filosofia del brand, attento all’impatto ambientale anche quando si tratta di trasporti. Da sempre ci impegniamo a viaggiare, laddove possibile, in treno piuttosto che in aereo e prediligiamo i mezzi pubblici per ridurre quanto più possibile le emissioni di CO2 – commenta Alessandro Andreanelli, amministratore delegato di Lush Italia – Questo nuovo store si aggiunge ai tre negozi Lush già presenti in città, collocandosi in una posizione strategica e di collegamento per tutto il territorio nazionale».

Scorpion Bay all’Auchan di Monza Nel Centro Commerciale Auchan di Monza ha inaugurato il nuovo store Scorpion Bay che andrà ad aggiungersi ai 70 negozi già presenti e ad arricchire con un brand giovane e accattivante il mix merceologico del Centro pensato per lo shopping, l’intrattenimento ed il relax di tutta la famiglia. Situato al livello -2 del centro commerciale, il nuovo store Scorpion Bay regala al cliente una customer experience unica, dove le grafiche trasmettono tutte le sensazioni e i valori che la Baja California regala: l’amore per il surf, la difesa dell’ambiente, la forza della natura, le tematiche rituals e le leggende di questa terra. Ogni linea è impreziosita da tecniche di realizzazione sempre all’avanguardia che rendono i capi Scorpion Bay unici, personalizzati e di qualità. Lo store con la nuova collezione primavera/estate dedicata all’uomo, donna e bambino è lo scenario perfetto per scoprire questo mondo californiano.

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ALLA FORMULA 1 DEL I

Duty Free & Travel Retail Per la prima volta dall’inizio della crisi, i dati preliminari sul 2015 di Generation Research registrano un calo del settore del 2,3%.

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n totale antitesi con la situazione economica e geopolitica che l'Europa sta affrontando, il traffico aereo del Vecchio Continente continua a crescere, ma non solo. Cresce in maniera sostanziosa, quasi inspiegabile per certi versi, come ha raccontato Olivier Jankovec, presidente di ACI Europe in occasione dell'Airport commercial retail conference che si è svolto a Helsinki ad aprile scorso. Addirittura i dati parlano di una crescita nell'Europa Unita (che ha registrato un +5,6% nel 2015) di cinque volte superiore al Pil, e addirittura di 28 volte se si prende in esame il Pil dell'Eurozona. Per i retailer, il settore aeroportuale è certamente un percorso profittevole, ma si sta verificando, quantomeno in Europa, un fenomeno risultato del cambiamento del modo di viaggiare: gli aeroporti con un traffico superiore ai 25 milioni di persone e inferiore ai 5 milioni riscontrano una crescita inferiore al 4%; al contrario, nella fascia compresa tra 5 e 10 milioni di passeggeri la crescita è del 7,1 per cento. Si tratta, infatti, degli scali con una forte componente low cost, ormai facilmente accessibili ma decisamente meno costosi. In questo panorama i primi mesi del 2016 sono ancora con segno positivo, ma i risultati dell'Europa dipendono molto dal resto del mondo. Come ha spiegato Jankovec, dal punto di vista dell'economia, ci sono paesi come il Brasile che sta vivendo un forte momento di crisi, similmente la Cina, anche se in misura minore. Per non parlare dei paesi dell'ex Unione Sovietica, che tra conflitti politici interni e crisi economica interna stanno contribuendo in maniera consistente al calo delle entrate travel retail. In più si aggiunge un euro forte che penalizza le altre monete e lo spettro del Regno Unito che potrebbe uscire dall'Europa destabilizzando completamente i già precari equilibri che la sorreggono. Dal punto di vista geopolitico, poi, il


RETAIL SERVE UN PIT-STOP terrorismo rimane il problema più grave e pericoloso da affrontare. Sempre Jankovec nel discorso di apertura ha dichiarato “Certamente abbiamo il terrorismo. Con gli avvenimenti di Parigi e Bruxelles siamo entrati in una nuova era. L'impatto sul settore aviation fino ad ora è stato localizzato, ma sappiamo che possono arrivarne ancora (di attacchi) e questo timore testerà la capacità del settore di risollevarsi. Questa al momento è la nostra principale preoccupazione”. Duty free & travel retail, bene due regioni su cinque In tutto questo, i dati sul travel retail raccolti da Generation Research e presentati dal presidente TFWA, Erik Juul-Mortensen, in occasione del Duty free & travel retail Asia Pacific summit di Singapore, parlano di un calo delle vendite nel 2015 del 2,3 per cento. Esaminando le cinque regioni in cui è suddiviso il mondo, si nota che a crescere sono solo due regioni: Middle East con un

tirato 0,4% (5,9 miliardi di dollari), e Asia Pacific con un + 2,6% (25,2 miliardi di dollari). Le altre tre regioni hanno ancora la freccia rivolta verso il basso. A soffrire di più è l'Africa, -8,6% (0,4 miliardi di dollari); le Americhe perdono il 3,8% (11,3 miliardi di dollari) e l'Europa cala del 7,7% pur rimanendo la seconda regione per fatturato con 18,9 miliardi di euro. Tuttavia bisogna sottolineare che il dato europeo è frutto di un cambio euro/dollaro sfavorevole. Gli operatori del Vecchio Continente, infatti, non hanno riscontrato un calo così marcato anzi, per molti il 2015 è stato un anno più che positivo. Per quanto riguarda le categorie merceologiche, a parte profumi e cosmesi che continuano a crescere del 2,3%, tutte le altre sono in sofferenza. Wine & spirits -2,7%, fashion & accessories -3%, tabacco goods -0,4%, Watches, jewellery & writing instruments -13,2%, electronics, gifts & other -3,5%, infine confectionery & fine food -4 per cento.

Troppo premium, pochi clienti Mettendo a confronto i dati ACI con quelli TFWA, emerge che evidentemente le compagnie aeree stanno lavorando nella direzione giusta, in quanto cresce il numero di passeggeri. Diverso è il discorso per il duty free e travel retail che porge il fianco a una situazione economica globale non rosea e che forse sta adottando strategie poco funzionali per incrementare il business. Uno degli argomenti toccati durante l'Airport commercial retail conference di Helsinki è stato proprio questo, ossia le scelte strategiche. Si è dibattuto molto, infatti, su quella che hanno definito “premiumisation”, ossia la tendenza a puntare su marchi premium, trascurando il viaggiatore ordinario e puntando su quello altospendente. Opinione diffusa tra gli addetti ai lavori è che il travel retail sia diventato in molti casi una vetrina dei brand del lusso, cavalcando l'onda del turismo cinese (che tra l'altro è quello

DUTY FREE & TRAVEL RETAIL: SALES BY REGION 2015 (PRELIMINARY) EUROPE

$18.9bn ⬇7.7%

MIDDLE EAST

$5.9bn

AMERICAS

$11.3bn

⬆0.4%

⬇3.8% AFRICA

$0.8bn ⬇8.6%

ASIA PACIFIC

$25.2bn ⬆2.6%

su cui hanno impattato maggiormente gli attentati di Parigi e Bruxelles), e quello dell'est Europa, i quali però hanno rallentato bruscamente sia la corsa allo shopping sia i viaggi in generale. La domanda a questo punto è “cosa è stato fatto in merito?”. Gary Stasiulevicius, fondatore e direttore del Counter Intelligence Retail, durante un intervento nel corso di uno dei convegni a Helsinki ha manifestato il proprio scetticismo sul fatto che i brand del lusso fossero la soluzione giusta per il duty free e travel retail visto il clima generale che aleggia. Sempre Stasiulevicius, che ha definito il settore DF&TR “la Formula 1 del retail”, ha spiegato che da un'indagine effettuata risulta che il 52% dei viaggiatori tende a non entrare o a non fermarsi nei duty free e più della metà degli intervistati afferma che i prodotti sono troppo premium ed eccessivamente costosi. Per questa tipologia di acquirenti, il prodotto è di fascia talmente alta da perdere appeal perché ritenuto troppo esclusivo e quindi di scarso interesse. All'interno del medesimo convegno Aude Rocourt, regional director Europe di Bacardi Global Travel Retail ha illustrato quello che secondo lui è un paradosso dei prezzi, ossia per bilanciare l'estrema “premiumisation” vengono applicati dei mega sconti, per ricordare al viaggiatore che lo shopping in aeroporto può anche essere economico. Questa politica dei prezzi non può che essere controproducente per i retailer e per l'immagine del settore. Ciò che bisognerebbe fare, secondo gli operatori, è ritrovare quella via di mezzo adatta a soddisfare il cliente altospendente, che ormai sta diventando una nicchia nella nicchia, ma soprattutto a intercettare i nuovi clienti, che viaggiano di più, ma sono più accorti nella spesa.

Fonte: Generation Research in US Dollars.

S.M.

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r&f Parola di Fulvio Fassone

Fulvio Fassone ha iniziato la sua carriera professionale in Standa spa nel 1985. Nel 1992 ha iniziato a occuparsi di Travel Retail come direttore retail del Gruppo Ligabue, prima nell’ambito delle navi da crociera e traghetti poi, dal 1995 e fino al 2001, anche nell’ambito del retail aeroportuale. Nel 2001 contribuisce come direttore retail di Airport Elite, società commerciale di SAVE spa, al progetto del nuovo aeroporto di Venezia e ne segue lo sviluppo fino al 2004. Dal 2004 al 2012 è direttore commerciale e marketing di Sagat SpA, società di gestione dell'aeroporto di Torino e dell’aeroporto di Firenze. Dal 2012 è direttore commerciale di Aeroporti di Roma. È presidente della Associazione Italiana Travel Retail (ATRI) dal 2001 e vice presidente, business development, dell'European Travel Retail Confederation (ETRC) dal 2003.

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FIUMICINO: «Entro l’anno le nuove aree di imbarco e il nuovo shopping mall»

O

ltre 40 milioni di passeggeri nel 2015, un traffico per circa il 70% internazionale con una componente extra Schengen del 30% circa. L'aeroporto Leonardo da Vinci di Roma Fiumicino continua a crescere. L'incendio del 2015 è ormai un brutto ricordo. Tutte le energie sono rivolte alle nuove aree di imbarco internazionali e a un'offerta al cliente sempre più personalizzata. Abbiamo parlato di tutto questo e altro con Fulvio Fassone, direttore commerciale di AdR.

A fine aprile ha riaperto la Galleria Transiti, lo snodo tra aree Schengen ed extra Schengen chiuso dallo scorso maggio. Che tipo di interventi sono stati effettuati? Con la riapertura della Galleria Transiti Fiumicino è tornato alla sua piena operatività. È stato per noi uno sforzo importante e al tempo stesso una sfida che volevamo vincere. Abbiamo dovuto affrontare problematiche di tipo strutturale e questioni legate a permessi e certificazioni, ma questo ci ha consentito, in pochi mesi, per il lavoro di tutti ma soprattutto grazie ai colleghi della direzione Infrastrutture di riportare in funzione un’area strategica dello scalo dove ogni giorno passano oltre 25mila passeggeri. Sono state fatte modifiche rispetto al progetto originale? No, abbiamo però allargato la Galleria, rendendola più luminosa e accogliente. La zona dei controlli passaporto è diventata più efficiente, grazie anche agli e-gates, che cominciano a prendere piede anche in Italia. La nuova galleria inoltre è stata progettata per diventare, a dicembre, la porta di accesso alle nuove aree di imbarco, che stiamo terminando di costruire. E le aree commerciali presenti nella galleria? In attesa dell’apertura del nuovo shopping mall nell’area che definiamo Avancorpo abbiamo scelto di non riaprire gli esercizi commerciali precedentemente presenti in Galleria. Ci proiettiamo già nel futuro, anche per quanto riguarda le attività commerciali. Più in generale, rispetto al grado di soddisfazione dei passeggeri, abbiamo raggiunto il miglior risultato di sempre in termini di gradimento secondo le indagini qualitative effettuate da ACI (Airport Council International) sui principali scali mondiali. È un riconoscimento importante da parte dei passeggeri per tutti i colleghi che, a vario titolo, lavorano con entusiasmo per accogliere e fornire servizi a chi passa dal Leonardo da Vinci. Parlando delle nuove aree di imbarco internazionali, come procedono i lavori?

Siamo in linea con i tempi previsti. L’area di imbarco “E”, dedicata ai passeggeri extra-Schengen. Il cosiddetto Avancorpo sarà un vero e proprio shopping mall aeroportuale, un unicum in Europa, con una superficie retail di circa 11mila mq divisa in 50 attività, più della metà delle quali sarà dedicata ai marchi più rappresentativi del made in Italy di alta gamma, peraltro già tutti assegnati. Oltre ai 30 negozi del lusso ci saranno 10 attività di ristorazione per cui stiamo ultimando le gare, ma la tendenza sarà sempre quella di dare evidenza alle eccellenze del made in Italy; mentre le rimanenti 10 aree sono spazi dedicati sia a prodotti premium sia a prodotti utili per il viaggio. Infine ci sarà un'area walk through a marchio Aelia duty free di circa 1.800 metri quadri. Quando si concluderà il processo di commercializzazione? Verso la metà di luglio dovrebbe essere concluso. Avremo così il quadro definitivo dei brand e dei format che saranno presenti nell'area. Parlando dello scorso anno, il 2015 è stato un buon anno in termini di ricavi retail? È stato positivo: abbiamo chiuso in crescita rispetto all’anno precedente a +3,0% a Fiumicino e a +4,2% come risultato complessivo. E il satellite che ospita diversi brand del lusso? Una volta partito il nuovo mall commerciale, il satellite sarà ristrutturato e saranno inserite attività con vocazione più last minute. Questo perché nel nuovo Shopping mall sarà applicata la modalità della call forward, ossia la comunicazione del gate in tempo utile per consentire al passeggero di raggiungere senza fretta l'imbarco. In occasione dell'Airport Commercial Retail Conference di Helsinki si è parlato anche del calo della spesa e della presenza dei viaggiatori cinesi e russi. State riscontrando questo fenomeno anche a Fiumicino? In realtà viviamo una situazione inversa, nel senso che il passeggero cinese da noi sta crescendo molto. Abbiamo portato avanti un gran lavoro negli scorsi mesi, aprendo diverse nuove rotte dalla terra del Dragone. Siamo attualmente a 9, alla pari con Parigi. Per quanto riguarda la Russia, invece, è una situazione che effettivamente è diffusa in tutta Europa e legata a una crisi economica piuttosto marcata. Un altro argomento dibattuto è stato quello della “premiumisation”, ossia la tendenza a puntare sempre più su marchi premium rivolti ai clienti altospendenti trascurando

il viaggiatore comune. Qual è il suo pensiero in proposito? Bisogna ragionare sulla base del proprio mercato di riferimento. Generalizzare sarebbe sbagliato. Per quanto riguarda il mercato di Roma, soprattutto se parliamo di voli internazionali e, in particolare, internazionali extra Schengen, si ha a che fare con un cliente più abituato a spendere. Oggi si parla molto di quanto durerà il fenomeno dei cinesi notoriamente passeggeri altospendenti; c'è la possibilità che nel tempo riducano di qualche punto la loro spesa, ma rimarranno comunque un cluster economicamente più predisposto agli acquisti e, in più, dovrebbero aumentare in volume. Poi il mercato va modulato in base alla tipologia di passeggero. Qui naturalmente si capisce l’importanza della sinergia tra il comparto avio e non avio. E per quanto riguarda il mercato domestico? In questo caso il discorso è diverso, perché ci si confronta con vettori e voli con modelli di business diversi dai carrier che effettuano long haul, spesso più economici, e quindi la proposta commerciale deve essere modulata sulla tipologia di passeggero. Ogni aeroporto deve studiare il proprio retail mix ideale. All'interno dei grandi aeroporti, come Fiumicino, l'offerta commerciale cambia a seconda delle aree d'imbarco. Il food è sempre più un'attrattiva. Come affrontate offerta e servizio? Il food sta diventando un tema molto importante negli aeroporti: cresce la necessità di offrire al pubblico un prodotto non banale e standardizzato. L'altro tema è cogliere il cambiamento dei gusti dei clienti. Oltretutto la richiesta è sempre più segmentata, a maggior ragione in aeroporti come il nostro in cui c'è il passeggero italiano che fa la tratta interna e mangia un panino o un'insalata e il passeggero internazionale che cerca un ultimo assaggio di cucina italiana se non format più internazionali. Noi abbiamo inserito nei nostri contratti standard qualitativi molto alti avendo un occhio di riguardo ai prodotti Igp, Dop, presidio Slow Food e altro ancora. Abbiamo lavorato molto e lo stiamo ancora facendo, insieme ai nostri partner, sul servizio al cliente. È importante che questo si muova di pari passo con l'aumento della qualità del prodotto offerto. Quindi siamo molto focalizzati sulla formazione del personale, sulla conoscenza delle lingue, sui tempi di attesa, sulla pulizia e sulla cortesia del personale. Stefano Masin

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r&f Case history

La tigre di Caselle Un progetto nato quasi per caso, quello del negozio nello scalo di Torino. Ma quei 110 mq superato il controllo passaporti si stanno dimostrando un'ottima vetrina con buone performance. L'acquisto d'impulso in aeroporto funziona

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n tema di format retail e tipologia di prodotti rappresenta un po' il “caso” degli ultimi anni, quantomeno in Italia, in cui è entrato nel 2011. Tiger, infatti, esiste dal 1995 quando fu aperto il primo negozio a Copenhagen, e da allora si è allargato a macchia d'olio in Europa e nel mondo arrivando a circa 600 negozi. In Italia gli store sono una settantina suddivisi in tre aree la prima delle quali (il centro nord); due anni fa, visto il successo generale, ha provato a inserirsi nel canale del travel retail aeroportuale e in particolare al Sandro Pertini di Caselle (Torino) con risultati decisamente positivi. Ne abbiamo parlato con l'amministratore delegato di Tiger Italy 1, Javier Gomez.

Javier Gomez Quando siete entrati in Italia con Tiger? Siamo entrati nel 2011 con Tiger Italy 1 che copre il nord fino alla Toscana. In quest'area abbiamo 41 negozi. In totale nella Penisola sono

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una settantina. A ottobre 2014 siete entrati per la prima volta in un aeroporto, a Torino Caselle. Come è nata l'idea di penetrare il canale del travel retail? Da parte nostra in realtà non era una priorità quella di entrare in aeroporto, essendo concentrati sui centri cittadini e qualche centro commerciale. Non c'era nemmeno uno storico nel gruppo, in quanto l'unico altro negozio era nello scalo di Copenaghen, ma ha chiuso dopo cinque anni non per problemi di fatturazione ma di marginalità. È stato quindi un caso? Più che una casualità, avevamo contatti con l'aeroporto di Caselle, in quanto i nostri uffici sono di base su Torino, e lavorando insieme abbiamo trovato condizioni favorevoli. Aeroporti e centri commerciali sono realtà molto competitive che richiedono performance importanti in quanto oltre al minimo garantito impongono una percentuale sul fatturato. Il problema è che raramente hanno spazi grandi e se ci sono hanno affitti alti. Visto che il nostro concept richiede metrature molto ampie rischiamo di essere penalizzati in ambienti piccoli. A Caselle invece avete trovato condizioni favorevoli? Siamo stati sicuramente attratti dal progetto di restyling dello scalo che, oltre ad aver ristrutturato gli spazi, ha modificato i flussi facendo passare in area airside non solo i viaggiatori in partenza ma anche parte di quelli in arrivo che sbarcano dai sei finger al primo piano. Hanno inserito, inoltre, un duty free walk through Heinemann che ha dato un'impronta molto internazionale allo scalo. Ma non avete sempre occupato la posizione attuale?

No. Prima del termine di questo restyling eravamo in un negozio di 200 mq superati i controlli sulla sinistra, con una visibilità inferiore. Oggi, invece, siamo il primo negozio che si ha di fronte, superati i controlli, quindi una posizione strategica al 100 per cento, nella miglior location di tutto l'aeroporto dal nostro punto di vista. L'unica differenza in negativo è che si è ridotto lo spazio perché l'attuale negozio è di 110 metri quadri di vendita che arrivano a circa 200 con il magazzino, ma nonostante ciò fa numeri decisamente importanti. Questo spostamento, infatti, ci ha portato a fatturare circa il 25% in più rispetto alla precedente location. Quindi parlando di fatturato che numeri fate a Caselle? Lo scorso anno abbiamo realizzato circa 560mila euro di fatturato, che rappresentano quasi il 50% della media

dei nostri negozi, che si assestano intorno al milione e 400mila euro all'anno. Lo scontrino medio è di 5,30 euro. Tuttavia aeroporti e stazioni, diciamo il travel retail in generale, rappresentano una vetrina unica per il nostro brand, perché coinvolgono molto anche il viaggiatore straniero.


Cover story

Di quante referenze si compone la vostra offerta? In aeroporto abbiamo 1.700 referenze su un totale di oltre duemila e le cambiamo in linea col concept. Diciamo che il 70% sono item fissi, e un 30% lo rinnovano una volta al mese. Abbiamo collezioni nuove mensilmente, mentre gli arredamenti sono simili in tutto il mondo, caratterizzati da un'alta concentrazione di prodotti per metro quadro. Parlando di prodotti, avete limitazioni nelle referenze? Abbiamo dovuto scremare una serie di prodotti che per questioni di sicu-

rezza non potevano essere venduti in quel contesto in quanto suscettibili di essere usati come un'arma. Quindi ad esempio posate e oggetti per la cucina in generale, anche se di plastica e ancora, la campagna di aprile, dedicata al giardinaggio, è stata limitata per ovvi motivi. Altri prodotti sono stati vietati, anche se la cosa può far sorridere, perché fatti con materiali che se uniti ad altre sostanze potrebbero diventare ordigni esplosivi. Questo per quanto riguarda la sicurezza. Poi c'è la questione della comodità del viaggiatore. Abbiamo a catalogo anche referenze ingombranti come contenitori, ceste, piuttosto che grandi cuscini o amache. Tutte cose che difficilmente chi vola riesce a portarsi in aereo. E c'è un altro aspetto limitante, anche se sembra un paradosso, cioè il Natale che per noi vale circa il 30% del fatturato. A dicembre abbiamo due campagne con regali, giocattoli, pe-

luches, addobbi, tutte cose un po' più costose e soprattutto più ingombranti per chi viaggia. Sostanzialmente abbiamo molta gadgettistica, gift e prodotti da viaggio. Ritiene che l'acquisto d'impulso funzioni bene in aeroporto e nel travel retail più in generale? Sì assolutamente. Stiamo verificando anche con i negozi nelle stazioni di Santa Maria Novella a Firenze e Venezia per quanto riguarda la nostra area di competenza, e abbiamo notato che nelle stazioni delle città a vocazione turistica l'acquisto d'impulso funziona molto bene. In fin dei conti il nostro brand lavora sul lato emozionale dal momento che i prodotti cambiano in continuazione quindi spesso si entra per fare un giro più che con l'idea di comprare un oggetto specifico. E all'aeroporto questo vale ancora di più in ragion del fatto che si arriva sempre con discreto anticipo e si rimane in uno spazio circoscritto.

Cosa cambia tra aeroporto e stazione a livello organizzativo? A parte la questione della sicurezza molto più accentuata in aeroporto, cambiano gli orari. Nei centri cittadini, centri commerciali e stazioni siamo vincolati negli orari di apertura e chiusura che ci vengono imposti. Nell'aeroporto, invece, c'è una tolleranza dettata dal fatto che gli orari dei voli non sono sempre i medesimi, quindi può capitare di aprire molto presto e chiudere tardi, a seconda delle partenze e degli arrivi. Avete individuato una tipologia di cliente particolare in aeroporto oppure no? No. L'acquirente è molto trasversale, come negli altri canali. Avete in previsione nuove aperture nel travel retail aeroportuale? Attualmente no. L'anno scorso ci hanno proposto Bergamo Orio al Serio ma economicamente non era conveniente per noi. Tuttavia non ci precludiamo assolutamente nulla. Anche per questo canale è solo questione di trovare gli accordi giusti. S.M.

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r&f Osservatorio prezzi

Rent-a-car la giungla dei prezzi Il noleggio auto in aeroporto vale 720 milioni di euro, ma i prezzi variano non poco, sia tra i diversi scali, sia tra le agenzie

I

l settore autonoleggio negli aeroporti sta crescendo a ritmi superiori al flusso di passeggeri. I dati ANIASA (Associazione nazionale industria dell'autonoleggio e servizi automobilistici) parlano di un giro d'affari in aumento del 5,4% e del numero di noleggi del 5,7 per cento. Alla luce di questi dati abbiamo realizzato un osservatorio prezzi proprio

sul noleggio a breve termine in aeroporto, un mercato che nel 2015 ha fatturato oltre 720 milioni di euro. Gli aeroporti selezionati sono i principali da nord a sud del Paese: Milano Malpensa e Linate, Firenze, Roma Fiumicino e Ciampino, Napoli, Catania e Palermo. Per quanto concerne le società di noleggio abbiamo optato per le più conosciute con

presenze in tutto gli scali: Avis, Europcar, Hertz, Maggiore e Budget. Da nord a sud Sono diversi gli aspetti che saltano all'occhio da questa analisi dei prezzi: il primo, piuttosto scontato, è che la medesima agenzia a parità di modello cambia i prezzi a seconda degli aeroporti. Una Fiat Panda ad

esempio (presente in tutti gli aeroporti ma non offerta da tutte le agenzie in tabella) noleggiata alla Avis per il 6 maggio dalle 10 alle 18, costa circa 45 euro a Malpensa e 64 euro a Fiumicino. La tendenza generale mostra prezzi che salgono andando verso sud. Ma è interessante anche l'aspetto delle agenzie i cui prezzi cambiano verticalmente.

NOLEGGIO AUTO IN AEROPORTO Fiumicino

aeroporto categoria

Avis

Europecar

Hertz

Budget

Maggiore

Ciampino prezzo

marca/modello

64,6 Fiat Panda

Malpensa prezzo

marca/modello

marca/modello

Fiat Panda

media

Fiat 500X

119,14 Fiat 500X

119,14 Fiat 500X

73,72 Fiat 500X

station wagon

Peugeot 308 SW

149,49 Peugeot 308 SW

149,49 Peugeot 308 SW

81,81 Peugeot 308 SW

minibus/monovolume

Citroen Gran Picasso

237,51 Citroen Gran Picasso

237,51 Citroen Gran Picasso

piccola

Fiat Panda

media

Peugeot 308

145,83 Peugeot 308

145,83 Peugeot 308

77,42 Peugeot 308

station wagon

Renault Megane

165,63 Renault Megane

165,63 Renault Megane

82,83 Renault Megane

minibus/monovolume

Renault Traffic

301,52 Renault Traffic

301,52 n.d.

piccola

Fiat Panda

media

Fiat 500L

167,99 Fiat 500L

167,99 Fiat 500L

station wagon

Volvo V60

213,99 Volvo V60

213,99 Volvo V60

minibus/monovolume

n.d.

piccola

Fiat Panda

media

Citroen C4 Cactus

126,44 n.d.

n.d. n.d.

n.d. Citroen C4 Cactus

station wagon

Opel Astra SW

153,61 n.d.

n.d. n.d.

n.d. Opel Astra SW

minibus/monovolume

Seat Alhambra

284,63 n.d.

piccola

Fiat Panda

61,94 Fiat Panda

80,98 Fiat Panda

n.d. n.d. 62,71 Fiat Panda

62,66 Fiat Panda

61,94 n.d.

80,98 Fiat Panda

n.d. n.d. 62,71 n.d.

n.d. n.d. 60,61 Fiat Panda 122,35 Alfa Romeo Giulietta JTDM

45,46 Fiat Panda

237,51 Citroen Gran Picasso n.d. Fiat Panda

n.d. Renault Traffic 71,98 Fiat Panda 116 Fiat 500L 145,99 Volvo V60 n.d. n.d. n.d. Panda

n.d. Seat Alhambra 61,66 Fiat Panda

media

Alfa Romeo Giulietta JTDM

station wagon

n.d.

n.d. n.d.

n.d. n.d.

n.d. n.d.

minibus/monovolume

n.d.

n.d. n.d.

n.d. n.d.

n.d. n.d.

retail&food - giugno 2016

126,48 Alfa Romeo Giulietta JTDM

64,6 Fiat Panda

Linate prezzo

piccola

Note: n.d. = non disponibile

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marca/modello

111,04 Alfa Romeo Giulietta JTDM


Cover story serie di macchine a disposizione spesso è la stessa in tutti gli scali, frutto certamente di accordi tra le società di noleggio e le case automobilistiche, ma sarebbe interessante verificare, una volta sul posto l'effettiva disponibilità del mezzo prenotato online. Bisogna inoltre tenere in considerazione che le ricerche sono state effettuate a ridosso dell'ipotetico giorno di noleggio, quindi alcune agenzie non avevano a disposizione vetture per ogni categoria, come Europcar a Firenze o Budget che non aveva nessuna disponibilità per Malpensa T1, Firenze e Napoli. Usando sempre come esempio la Fiat Panda, la Europcar la noleggia a Fiumicino a circa 62 euro, mentre la Hertz, sempre a Fiumicino, la propone a quasi 81 euro. Sempre la Hertz attraverso il sito accanto ad alcune vetture indica il prezzo preventivato, accanto ad altre, invece, fa comparire la scritta “chiama per prenotare”, come ac-

cade per la Volvo V60 station wagon il cui prezzo è indicato in tutti gli aeroporti a partire dai 145,99 euro di Malpensa fino ai 263,98 di Palermo e Catania, tranne Linate dove compare, appunto, la richiesta di contattare telefonicamente. Un altro elemento che abbiamo notato effettuando una ricerca trasversale su ciascun aeroporto è che la

Firenze prezzo

marca/modello

45,46 Fiat Panda 73,72 Fiat 500X 81,81 Peugeot 308 SW 237,51 Citroen Gran Picasso

marca/modello

53,49 Fiat Panda 108,04 Fiat 500X 120,2 Peugeot 308 SW 237,51 Citroen Gran Picasso

45,73 n.d.

n.d. Fiat Panda

69,33 n.d.

n.d. n.d.

76,53 n.d.

n.d. Renault Megane

301,52 Renault Traffic 71,98 Fiat Panda 116 Fiat 500L chiamare Volvo V60

Conclusioni L'unica conclusione che si può trarre da questo osservatorio prezzi è che in caso si debba noleggiare un'auto in aeroporto e si faccia la prenotazione online, è meglio farla con anticipo e soprattutto effettuare una ricerca ad ampio spettro tra diverse agenzie per poter trovare il veicolo più indicato

Napoli prezzo

301,52 Renault Traffic 78,98 Fiat Panda

alle proprie esigenze e al prezzo migliore. Inoltre pagando online si può risparmiare anche qualche euro. S.M.

Note Per realizzare la tabella dell'osservatorio prezzi abbiamo preso ad esame otto tra i principali aeroporti italiani e cinque agenzie di noleggio auto con uffici e ritiro della vettura in aeroporto. Per quanto riguarda le modalità di selezione, avvenuta tra il 4 e il 5 maggio attraverso i siti internet delle agenzie, per ciascun aeroporto abbiamo fatto la ricerca di una vettura per il giorno 6 maggio con ritiro alle ore 10.00 e riconsegna alle ore 18.00. I prezzi riportati sono in euro e corrispondono al primo prezzo indicato per ciascuna vettura con pagamento al ritiro dell'auto. Non è stata selezionata alcuna opzione relativa all'automobile eccetto data e orario di ritiro e consegna.

Palermo prezzo

marca/modello

Catania prezzo

marca/modello

prezzo

55,55 Ford Fiesta

71,69 Ford Fiesta

71,69

110,06 Opel Mokka

115,09 Opel Mokka

115,09

134,32 Opel Astra SW

136,32 Opel Astra SW

136,32

237,51 Citroen Gran Picasso

237,51 Citroen Gran Picasso

237,51

55,63 Fiat Panda n.d. Peugeot 308 135,03 Renault Megane 191,72 n.d. 69,98 Fiat Panda

82,63 n.d.

n.d.

119,73 Audi A3 automatica

211,52

123,33 Opel Insigna

214,23

n.d. n.d.

n.d.

122,99 Fiat Panda

122,99

158,98 Fiat 500L

154,99 Fiat 500L

189,99 Fiat 500L

189,99

244,98 Volvo V60

216,98 Volvo V60

263,98 Volvo V60

263,98

n.d. n.d.

n.d. n.d.

n.d. n.d.

72,26 n.d.

n.d. n.d.

n.d. Fiat Panda

117,38 Fiat Panda

117,38

116,87 n.d.

n.d. n.d.

n.d. Citroen C4 Cactus

186,49 Citroen C4 Cactus

186,49

129,2 n.d.

n.d. n.d.

n.d. Opel Astra SW

n.d. n.d.

n.d. Fiat Scudo

261,24 Fiat Scudo

261,24

62,66 n.d.

n.d. Fiat Panda

86,35 Fiat Panda

86,35

235,13 n.d. 61,66 Fiat Panda 111,04 Alfa Romeo Giulietta JTDM

144,98 n.d.

n.d. Alfa Romeo Giulietta JTDM

n.d. n.d.

n.d.

223,8 Opel Astra SW

123,38 Alfa Romeo Giulietta JTDM

223,8

123,38

n.d. n.d.

n.d. n.d.

n.d. n.d.

n.d. n.d.

n.d.

n.d. n.d.

n.d. n.d.

n.d. n.d.

n.d. n.d.

n.d. © Edifis Intelligence

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r&f

Dossier aeroporti

Aeroporto di Nizza, porta d’accesso alla Côte d’Azur Terzo scalo francese, dodici milioni di passeggeri l'anno, un picco di 1,5 milioni il mese di luglio e due voli intercontinentali al giorno per New York e Dubai. Basta questo per capire che il piccolo aeroporto di Nizza tanto piccolo non è, anzi. Il restyling in corso sta portando nuove riorganizzazioni degli spazi e un forte appeal internazionale

N

izza, Cannes e Saint Tropez, il "triangolo d'oro" della Costa Azzurra, meta del jet set di mezzo mondo, ma non solo, durante l'alta stagione che per loro inizia con il Festival del cinema di Cannes e il Gran Premio di Montecarlo e prosegue fino a settembre inoltrato. Ma se per una ristretta fascia di frequentatori di questa porzione della regione Provenza-AlpiCosta Azzurra, l'accesso può essere fatto in auto o in treno, per la maggior parte è necessario, o quantomeno più comodo, farlo in aereo. Le tre città hanno quindi riunito i propri scali sotto l'egida del Groupe Aeroports de la Côte d'Azur, ma con funzioni differenti. L'aeroporto di Saint Tropez e Cannes Mandelieau sono riservati all'aviazione

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retail&food - giugno 2016

Filip Soete civile fino a 35 tonnellate, mentre lo scalo di Nice Côte d'Azur fa sia aviazione generale, anche oltre le 35 tonnellate, sia commerciale.

Visto l'imminente arrivo della bella stagione e parte del restyling appena terminato, ci sembrava doveroso dedicare il Dossier aeroporti all'aeroporto di Nizza Côte d'Azur che con suoi 12 milioni di passeggeri l'anno si piazza al terzo posto in Francia come numero di viaggiatori dopo lo Charles de Gaulle e Orly (o al secondo posto se si considerano i primi due come un unico sistema aeroportuale parigino). L'aeroporto, infatti, formato da due terminal, è oggetto di importanti opere di ristrutturazione. Il T1 è appena stato ultimato ed è in fase di inaugurazione ufficiale. I lavori al T2, invece, termineranno nel 2017. Lo spirito che muove il restyling dell'aeroporto è comunque uno solo e si può sintetizzare nei pochi punti che ci ha illustrato Filip


Cover story comparti manageriali. «Pensiamo che se si riesce a far sorridere un passeggero e a fargli pensare 'wow, questo è intrattenimento', non sarà solo meglio per lui e per la sua soddisfazione, ma sarà anche una spinta per le entrate non avio - spiega Soete - L'obiettivo per noi è crescere nei ricavi entro i prossimi cinque anni del 40%». Il progetto è certamente ambizioso, ma le premesse ci sono tutte, considerando che già il Terminal 1, quello che abbiamo visitato per realizzare il Dossier aeroporti, regala un discreto 'effetto wow', ed è il più piccolo tra i due, il che fa ben pensare per quando saranno terminati i lavori al T2.

porti, c'è Joe & the JuiT1: una pagoda sul mare ce, un format danese La struttura del T1 risale agli molto interessante, che anni '50 ed è sovrastata da punta su prodotti salutisti, un caratteristico tetto a pacentrifugati e frullati, il goda che assicura una buona tutto in un locale dal deilluminazione naturale. Entransign molto curato, espodo nello scalo ci si trova di fronte a un lungo corridoio Utilizza questo QR sizione anche esterna grache forma l'area landside, code per visualizzare zie a un bel dehor, gestito dove le attività retail si limitano le immagini dell’ae- da giovani barman, e disco music a tutto volume. a tre insegne food&beverage: roporto. Il locale, infatti, è frequenLa Tarte Tropézienne tato da una clientela piuttosto giova(nota pasticceria di Saint Tropez che ne. Oltre a questi locali ci sono le atfa il suo ingresso per la prima volta tività di noleggio auto, prenotazione in un aeroporto francerse), Trib's, hotel, pullman, uffici informazioni un piccolo bar, e in fondo al corridoio, un box per fototessere e una serie di dove si apre un grande atrio di fronte a dove si accede al controllo passa- vending machine.

Soete, chief commercial officer dello scalo: far vivere un'esperienza commerciale sorprendente; generare, sviluppare e promuovere un'offerta di prodotti e servizi per massimizzare i ricavi non avio e ottimizzare la passenger experience, tutto questo attraverso sinergie operative tra i vari

Meno landside, più airside Il quadro landside finisce qua. Come ci ha raccontato Soete, la ristrutturazione ha fatto sì che la maggior parte delle attività retail fosse trasferita in airside sia per questioni di sicurezza sia di comodità per i passeggeri in partenza che in questo modo trovano diverse insegne nella medesima area. E i numeri parlano chiaro: su 11mila mq, gli spazi retail sono cresciuti del 160% arrivando a 3.500 mq di cui 1.000 mq di duty free (cresciuti del 195%, praticamente

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Dossier aeroporti

triplicando la superficie), 1.100 mq di negozi (+61%) e 1.340 mq di food & beverage (anch'esso più che raddoppiato a +168%). Nel restyling anche tutta l'area controllo passaporti è stata unificata in un'unica zona e una volta superata si accede al duty free walk through gestito da Aelia. L'organizzazione è molto interessante, perché lungo il percorso, indicato con pavimentazione bianca su fondo nero, ci sono dei corner di prodotti rigorosamente francesi, che invitano a fermarsi, ad esempio per degustare un cognac Rémy Martin, piuttosto che i macarones di Fauchon Paris, oppure farsi truccare da un'esperta truccatrice in un corner di L'Oréal Paris, o farsi suggerire una fragranza nel Le Jardin di Fragonard, famoso profumiere francese, e completare il percorso di bellezza con una messa in piega da Eric Zemmour Hair Spa, e magari facendosi mettere lo smalto alle unghie.

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retail&food - giugno 2016

Cover story L'offerta duty free si arricchisce poi con i classici prodotti posizionati a scaffale e su gondole lungo il percorso. A chiudere, un po' di dolcezza l'area confectionery. Appena fuori dal duty free sulla destra si apre un'orologeria multi brand, che fa da apripista a una piccola piazzetta del lusso con Versace, per la prima volta in un aeroporto francese, Hermés, uno dei brand più profittevoli del travel retail e, per la prima volta in un aeroporto, la cristalleria Baccarat. Da questa piazzetta, sulla destra si apre un grande atrio. Sul lato sinistro ci sono altri brand del fashion tra cui Max Mara, Long Champ, Riviera Chic, un negozio multi brand con marchi che richiamano l'estate e il mare come Vilebrequin, Sundek, Havaianas, Eres e altri ancora. Chiude la striscia dell'abbigliamento The Fashion Place, un altro multi brand molto apprezzato con i marchi Pinko, Calvin Klein, Hugo Boss e Zadig & Voltaire. Poi è la volta di un Relay, di Lagardère che separa la moda dal food che apre con Chez Pipo, insegna di un piccolo ristorante di Nizza che ripropone la sua tipica cucina fatta con prodotti a base di farina di ceci e insalate. L'aspetto caratteristico di questo locale è che espone vicino ai tavoli un vecchio modello di furgoncino Volkswagen brandizzato e tagliato per lo street food. Proseguendo si passa al lato opposto con Saveurs de Provence, un negozio di gastronomia locale e fine food, ripete poi il marchio Fragonard, qui non solo con profumi ma anche accessori, poi riprende il food con Pan Garni par Thierry Marx, chef stellato che rivisita i sapori di Provenza, e infine il brand inglese famoso per i suoi tramezzini Pret a Manger. Tutte le attività appena descritte si estendono in maniera circolare, all'interno ci sono un centinaio di sedute su una pavimentazione in legno (in fase di completa-


Dossier aeroporti mento al momento della nostra visita) che ricorda la spiaggia. Al piano superiore, inoltre, in corrispondenza dei negozi di abbigliamento, c'è la vera 'chicca' del T1, il bar ristorante La Plage, il cui design richiama i locali e i ristoranti più iconici di Saint Tropez come il Nikki beach club e il Club 55. Anche qui il menu è curato da Thierry Marx. L'area appena descritta è quella che fa riferimento alle partenze Schengen. Subito dopo Baccarat, c'è l'accesso alle partenze extra Schengen, al cui interno ci sono un negozio L'Occitane, un altro duty free Aelia, Starbucks, un Relay e un'isola con i gelati di Pierre Geronimi. Al piano superiore, confinante con il ristorante La Plage, c'è una delle 4 vip lounge, molto curata nel design e negli arredi, in cui trova spazio anche una specie di terrazza coperta che affaccia sul salone centrale. Work in progress Va sottolineato che quanto descritto fin'ora è il Terminal 1 destinato a voli Schengen ed extra Schengen. A maggio del 2017 dovrebbero terminare i lavori al T2 (che per inciso non ha mai sospeso l'operatività) che comprende anche i voli domestici e una volta ultimati porteranno il terminal a 23mila mq, con gli spazi commerciali che raddoppieranno a 3.300 mq, un duty

Cover story

free oltre 800 mq, 1.350 mq di negozi e 1.150 mq dedicati al food & beverage. Anche qui ci sarà un'importante offerta luxury con brand del calibro di Hermés, Armani, Salvatore Ferragamo, il multibrand Attitude, e molto food, sia di livello, con ad esempio Jamie's Italian, un ristorante curato dallo chef inglese Jamie Oliver, sia fast con Burger King.

Conclusioni Soete ci ha raccontato che quando la direzione dell'aeroporto ha dovuto valutare le offerte a seguito delle gare indette per la gestione dei nuovi spazi retail, uno dei metodi di valutazione, a parte quello economico naturalmente, era il fatto di essere stupiti dal progetto. Bisogna ammettere che la zona airside è scenografica, ariosa e la scelta dei brand è certamente azzeccata, perché hanno una forte impronta locale, ma con respiro internazionale. La società di gestione dell'aeroporto si è affidata a operatori importanti come Aelia, SSP, Lagardère e Dufry, che hanno lavorato in maniera mirata assecondando le richieste dell'aeroporto. Se l'intento era quello di offrire un retail mix che fosse un'appendice di quel mood allegro e spensierato di chi lascia la Costa Azzura dopo una vacanza, ci sono riusciti. Dalla moda al food & beverage, l'offerta è puntuale, curata e particolare, in linea

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retail&food - giugno 2016

con il pensiero di Soete che conclude affermando: «È molto importante differenziare l'offerta dell'aeroporto, altrimenti se si vedono sempre le stesse cose, si decide di non acquistarle perché consapevoli di poterle comprare altrove». In fin dei conti la Costa Azzurra non si può negare che attiri molto turismo e più altospendente rispetto ad altre mete. Basti pensare che l'aeroporto di Nice Côte d'Azur ospita 61 linee aeree, ha 106 destinazioni, due voli internazionali al giorno da New York e Dubai, e i 600mila passeggeri del mese di gennaio diventano 1,5 milioni a luglio. Stefano Masin


Gruppo Lactalis Italia, primo gruppo lattiero-caseario nel nostro Paese con una quota di mercato del 23,6%, ha completato il percorso volto all’analisi e alla totale compensazione delle emissioni di CO2 nella produzione di Ricotta e Mozzarella Vallelata. Con la marca premium Vallelata, il Gruppo è stato protagonista della sottoscrizione di un accordo volontario con il Ministero dell’Ambiente che ha portato a un piano di analisi, misurazione e compensazione dell’impronta di carbonio (carbon footprint) dei due prodotti più venduti, Mozzarella 125 gr e Ricotta 250 gr. Da qui nasce il progetto Vallelata “Attiva per l’ambiente”. La carbon footprint dei due prodotti Vallelata di maggior successo è stata calcolata prendendo in considerazione tutta la filiera produttiva, ovvero sia la CO2 diretta, generata dai processi produttivi in azienda, sia quella indiretta, legata alla coltivazione e all’acquisto delle materie prime. La misurazione dell’impronta di carbonio richiede, inoltre, l’individuazione e la quantificazione degli impatti ambientali durante l’intero ciclo di vita del prodotto: produzione, distribuzione e stoccaggio, fase di utilizzo, fase di fine vita e smaltimento. A seguito di una prima fase di calcolo delle emissioni, condotta dal Consorzio Universitario di Ricerca Applicata dell’Università di Padova, e dopo la certificazione dei risultati da parte di Certiquality, Gruppo Lactalis Italia ha compensato 34.690 CO2e ton relativi alle emissioni di CO2 in atmosfera per la produzione dei due prodotti certificati, grazie all’acquisto e al ritiro di crediti di CO2 derivanti da un progetto di biogas localizzato a Belo Horizonte in Brasile. Inoltre Vallelata ha voluto dare un segno tangibile del suo impegno anche sul territorio italiano: è nato così il progetto a sostegno del Consorzio Forestale di Pavia, con il quale Vallelata si prenderà cura di un’area boschiva di 30 ettari con oltre 50.000 alberi proprio nelle aree di Belgioioso e Travacò (PV), in prossimità dello stabilimento di produzione di Corteolona dove la mozzarella e la ricotta Vallelata vengono prodotte. Questo progetto è in grado di assorbire e compensare 600 ulteriori tonnellate annue di CO2. «La salvaguardia dell’ambiente rappresenta una regola fondamentale nella realizzazione dei nostri prodotti – ricorda Clara Pirovano, Direttore Marketing Gruppo Lactalis Italia – infatti i prodotti Vallelata sono 100% naturali; portare avanti questo percorso volontario per la compensazione delle emissioni residue di CO2 ci è sembrato quindi il giusto coronamento del nostro impegno quotidiano per diminuire l’impatto ambientale di tutte le nostre produzioni».

Tutte le unità produttive di Gruppo Lactalis Italia infatti, oltre ad essere accreditate secondo gli standard B.R.C. (British Retail Consortium) e I.F.S. (International Food Standard) per buone pratiche di produzione, qualità e sicurezza degli alimenti, hanno anche la certificazione ambientale ISO 14001, a testimonianza della sistematica realizzazione di interventi e azioni volti ad aumentare il livello di sostenibilità.

Comunicazione pubblicitaria

Vallelata, attiva per l’ambiente


r&f L’analisi

Travel retail: l’importanza dell’offerta Abbiamo affidato a Sergio Gallorini, direttore commerciale consumer dell'Aeroporto Internazionale di Napoli Capodichino, un'analisi sull'evoluzione del travel retail aeroportuale e sulla necessità di un'offerta adeguata al passeggero

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rmai si sta consolidando anche in Italia il trend che vede i ricavi commerciali cosiddetti “non aeronautici” (ovvero quelli derivanti dalle attività parcheggi, negozi, bar e ristorazione, gestione immobiliare e pubblicità) un ruolo sempre più importante e strategico all’interno delle linee di ricavo di una società di gestione aeroportuale. Infatti, come già avviene negli altri Paesi europei, l’altro grande flusso di ricavi che compongono il fatturato degli aeroporti, ovvero quello dei ricavi“aeronautici” (composti dai diritti passeggeri, approdo e decollo e diritti sicurezza) è sottoposto a una maggiore pressione, dovuta a una erosione della marginalità, necessaria a rendere più competitivi gli aeroporti rispetto alle valutazioni di investimento da parte dei vettori e allo stesso tempo imposta dal mantenimento di costi fissi, indispensabili per la salvaguardia di un elevato servizio al passeggero. Questa è una fase che va considerata già avviata, seppur in Italia l’incidenza dei ricavi non aviation nella maggior parte dei casi si attesta ancora su valori inferiori al 40%, mentre in paesi come l’Inghilterra – il più avanzato da questo punto di vista – l’incidenza ha già superato il 50 per cento. Sicuramente ogni aeroporto ha anche un mercato locale, che lo rende unico e diverso dagli altri. Mi riferisco ad esempio a due aeroporti in particolare che ho avuto modo di conoscere bene durante il mio percorso professionale, Bologna e Napoli. Entrambi hanno un’offerta retail molto sviluppata anche prima dei controlli sicurezza (land-side), alcuni punti vendita arrivano addirittura a fatturare il 40% dei ricavi a non passeggeri. Grazie alla vicinanza con i rispettivi centri cittadini, le offerte travel retail land side di questi due scali dimostrano di funzionare anche come offerta integrata con la città e rivolta non solo all’utenza dell’aeroporto. Questo dato è oggi disponibile grazie all’installazione di lettori di carte d’imbarco a ogni emissione di scontrino. Altre informazioni possono inoltre essere incrociate con i fatturati per destinazione: i minuti medi di attesa ai controlli di sicurezza, le assegnazioni dei gate per destinazione, le prenotazioni di parcheggi insieme a tutto ciò che l’aeroporto può vendere attraverso il canale e-commerce. Questi strumenti permettono di attivare promozioni e coalizioni fra diversi servizi, volti a sviluppare i fatturati sia dei negozi sia dei servizi venduti direttamente dall’aeroporto:

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esempi che esplicitano la crescente importanza delle attività commerciali per le società di gestione, anche per quelle di aeroporti regionali.

Il “libro bianco” degli aeroporti virtuosi Guardando al futuro, risultano molto interessanti (e anche sorprendenti) alcuni dati che sembrano influenzare, con intensità diverse, i ricavi non aeronautici. L’Associazione che raggruppa gli aeroporti nel mondo, Airport Council International, ha redatto un White Paper nel quale si evidenzia l’impatto positivo che una maggiore soddisfazione nell’esperienza del passeggero genera sui ricavi non aeronautici. L’aspetto forse sorprendente è che l’effetto di una migliorata soddisfazione del passeggero sembra essere il driver più forte per la crescita dei ricavi non aeronautici, rispetto a quelle che finora si erano ritenute invece le leve più efficaci, ovvero la crescita dei passeggeri e la crescita delle superfici commerciali. Angela Gittens, direttore generale di ACI World, annunciando la pubblicazione del documento, ha affermato che per la maggior parte degli aeroporti, secondo le ricerche e l’analisi dei dati condotta nell’ambito dell’Airport Service Quality (ASQ), “dare priorità al servizio e all’esperienza del passeggero conduce al maggior incremento nei ricavi non aeronautici e al miglior ritorno dell’investimento, rispetto al ROI derivanti dall’incentivazione della crescita passeggeri e dall’ampliamento degli spazi commerciali". Il White Paper si basa sulle rilevazioni annuali condotte in quasi 300 aeroporti nel mondo, di varie dimensioni e intervistando 550.000 passeggeri. I dati derivanti da tali interviste sono stati a loro volta incrociati con i dati che vengono rilevati dall’Airport Economics Survey, sempre prodotto da ACI. In particolare le conclusioni a cui arriva il documento sono le seguenti: una crescita dell’1% nel traffico passeggeri porta a una crescita nei ricavi non aeronautici compresa fra lo 0,7% e l’1%; una crescita dell’1% delle superfici commerciali si riflette mediamente in un incremento dei ricavi non aeronautici dello 0,2%; mentre una crescita del livello di soddisfazione dell’1% determina una crescita dei ricavi non aeronautici dell’1,5%! Ne segue una nuova massima del settore che potrebbe essere “un passeggero più soddisfatto, spende di più”.

Chi mangia bene spende di più Un’altra interessante correlazione che andrebbe investigata su larga scala è quella fra qualità percepita nell’offerta bar ristorazione di un aeroporto (e in particolare la percezione del rapporto qualità/prezzo) e gli effetti sulla spesa a passeggero nella categoria travel retail dello stesso aeroporto. Dal confronto con vari colleghi di altri aeroporti europei si evince che molti di noi hanno la sensazione che il passeggero esposto a un’offerta food & beverage di buona qualità a un prezzo ragionevole sia più portato a fare acquisti nell’aeroporto in questione, per un effetto alone che si trasferisce dalla categoria ristorazione alle altre categorie acquistabili in aeroporto. Chi consuma e paga un prezzo ragionevole, tende a entrare negli altri negozi presenti in aeroporto e a fare acquisti, ritenendo probabilmente anche il resto dei prodotti offerti di buona qualità e al giusto prezzo. Al contrario chi paga un prezzo eccessivo tenderà a non entrare nemmeno negli altri negozi, ritenendo probabile che i prodotti offerti avranno un rapporto qualità/prezzo sfavorevole. Ai detrattori di questa correlazione, che imputano la necessità di avere prezzi alti per sostenere la corresponsione dei canoni che l’operatore food & beverage deve pagare all’aeroporto, rispondo che l’incremento di fatturato derivante da un buon equilibrio qualità/prezzo può compensare ampiamente la riduzione del Minimo Garantito Annuo, senza dover nemmeno rinunciare a punti di royalty. Quale sia il “buon equilibrio qualità/prezzo” dipende nuovamente da un mix di condizioni di mercato locale, tipologia e conoscenza del proprio passeggero.

Conclusioni Ritengo infine che gli aeroporti siano oggi uno degli ultimi luoghi nei quali ci troviamo a passare obbligatoriamente del tempo, aspettando il volo, esposti a un’offerta commerciale. Avere gli strumenti a disposizione per conoscere il passeggero, come ad esempio conoscere la spesa per destinazione oppure avere a disposizione la sua profilazione per attitudine di comportamento d’acquisto (ad esesempio il “genitore colpevole” alla ricerca di un regalo compensativo, oppure l’”emigrante affezionato” che ha bisogno di un pezzo della sua terra da portare all’estero) sia l’elemento – da abbinare alla soddisfazione di cui accennavo sopra – per rendere “adeguata” l’offerta commerciale aeroportuale. Sergio Gallorini


r&f Airport analysis

Aéroport Lyon Saint-Exupéry L‘

aeroporto di Lione (codice IATA: LYS) con 8,8 milioni di passeggeri totali nel 2015, è il 4° aeroporto francese, dopo Charles de Gaulle, Orly e Nizza. Il nuovo Terminal 1, operativo dal 7 giugno 2017, aggiungerà una superficie di circa 70.000 mq, andando di fatto a raddoppiare l'attuale struttura. L'aeroporto prevede un volume di passeggeri pari a 15 milioni di passeggeri totali nel 2020. Di questi 70.000 mq, oltre 10.000 mq saranno dedicati a nuove attività retail. La struttura del Terminal è stata progettata con uno spiccato orientamento al retail, con una piazza centrale sulla quale si affacciano tutte le attività commerciali e con una politica di comunicazione dei gate di imbarco che mira a eliminare nel potenziale cliente lo stress e, quindi, a predisporlo all'acquisto. L'immagine seguente mostra la pianta del nuovo Terminal 1.

Brand mix L'immagine seguente mostra la distribuzione dell'offerta all'interno del Terminal 1:

Una volta completato, il nuovo Terminal 1 ingloberà gli attuali Terminal 1 e Terminal 3, mentre il Terminal 2 continuerà a essere operativo e dedicato principalmente ai voli domestici. La crescita è prevista essere trainata principalmente dai voli internazionali e da quelli low cost che saranno proprio quelli principali del nuovo terminal. Il grafico seguente mostra la previsione del numero di passeggeri in partenza dal nuovo Terminal 1 a partire dal 2017 (full year).

Per approfondire l'analisi strategica dell'aeroporto di Lione e avere una mappatura retail dettagliata, 2.0 & Partners vi invita a visitare il proprio sito web www.duepuntozero.com e ad accedere alla pagina di contatto dedicata. Il peso del traffico low cost sul totale del traffico globale è stimato essere tra il 25% e il 30%. La tabella seguente mostra le compagnie che utilizzeranno il nuovo Terminal 1:

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Fabio Bernardini fabio.bernardini@due-puntozero.com www.due-puntozero.com


r&f World Travel Retail Abu Dhabi Airports punta sul food & beverage

Il Leicester trionfa grazie ai duty free tailandesi

UAE – L'aeroporto della capitale degli Emirati Arabi Uniti ha svelato i vincitori della gara per la gestione dei locali food & beverage del nuovo Midfield Terminal Building dello scalo che aprirà nel 2017. Ad aggiudicarsi le concessioni sono stati quattro operatori: Emirates Leisure Retail, HMS Host International, Lagardère Capital e SSP.

HONG KONG – DFS ha svelato l'apertura di due nuovi store di circa 540 mq nel blocco centrale dell'Hong Kong International Airport. I negozi offrono ai passeggeri un assortimento di prodotti luxury, oltre alle categorie beauty, profumeria e wine and spirits (di cui sono presenti circa 100 etichette). Lo spazio ospita inoltre un concept di Giorgio Armani dedicato a gioielli e orologi, oltre al primo shop-in-shop di Ray Ban in Asia.

Un direct factory outlet al Perth Airport AUSTRALIA – Il management dello scalo ha annunciato che a metà del prossimo anno inizieranno i lavori per la realizzazione di un direct factory outlet che porterà, secondo le stime, oltre 90 milioni di dollari all'anno. Si tratta di 24mila mq di superficie con oltre 110 negozi dedicati al fashion e al food & beverage. L'apertura è prevista per il 2018.

Nuovi retailer al Changi Airport SINGAPORE – L'aeroporto della città stato asiatica, che nel mese di marzo ha registrato 4,9 milioni di passeggeri con una crescita dell'8,1%, ha inaugurato nuovi store al terminal due. In particolare si tratta del brand coreano Redeye, del luxury brand italiano Bottega Veneta, del negozio di food Garrett Popcorn e la spa Be Relax.

Da Miami a Cuba dopo 50 anni

Dufry si accende nel Q1 GRAN BRETAGNA – In queste settimane si è parlato molto del fenomeno Leicester, la squadra della Premier League inglese che contro ogni pronostico ha vinto il campionato di calcio. Ma non tutti sanno che il trionfo è merito anche del re dei duty free tailandese, che nel 2010 ha acquistato la squadra. Si chiama Vichai Rasksriaksorn, oggi Srivaddhanaprahba perché il re della Thailandia gli ha cambiato il cognome dopo avergli conferito un'alta onorificenza del Paese. Monopolista del duty free dell'aeroporto di Bangkok, Vichai deve molto della sua fortuna al boom del turismo internazionale in Thailandia.

Aeroports de Paris cresce nel primo trimestre

A Bangalore il travel retail decolla

FRANCIA – AdP, la società che gestisce gli scali parigini Rossy e Orly, ha chiuso il primo trimestre del 2016 con un fatturato di 683 milioni di euro, in crescita dell'1,8% rispetto ai 671 milioni dello stesso periodo dell'anno precedente. Pesa tuttavia il calo dei passeggeri asiatici che ha fatto calare il fatturato dei punti vendita duty free del 6,9% a uno scontrino medio di 33,6 euro.

INDIA – Il Bangalore International Airport nel primo trimestre ha registrato una crescita inaspettata del 44% in campo retail superando quasi del doppio la crescita di passeggeri, che ha raggiunto il 23 per cento. Il food & beverage non è da meno, con un incremento del 32%, mentre le vendite duty free, a fronte di un +15% di passeggeri internazionali, hanno registrato un +23%, confermando il proprio contributo che corrisponde a circa un quarto delle entrate dell'aeroporto.

Duty free & travel retail a 8,14 mld di dollari

STATI UNITI – La Adonia della Carnival, nave da crociera con 700 passeggeri a bordo, ha levato le ancore da Miami in Florida in direzione Cuba. È la prima dopo la ripresa delle relazioni diplomatiche tra Washington e l'Avana interrotte in seguito all'embargo disposto nel 1961 dagli Stati Uniti.

DFS Group si espande a Hong Kong

COREA DEL SUD – nel 2015 il comparto duty free e travel retail sudcoreano ha registrato una crescita di 200 milioni di dollari, arrivando a 8,14 miliardi di dollari. Il dato comprende tutte le operazioni realizzate tra porti, aeroporti, centri cittadini e il domestic duty free dell'isola di Jeju. Molto di questa continua crescita lo si deve al forte aumento del turismo in arrivo dalla Cina. Il presidente del Paese ritiene entro il 2020 di intercettare 20 milioni di turisti cinesi all'anno.

SVIZZERA – Il colosso elvetico del travel retail ha chiuso il primo quadrimestre del 2016 a 1,73 miliardi di dollari, generando un Ebitda di 155,6 milioni di dollari con una crescita del fatturato, grazie all'acquisizione di WDF, che ha raggiunto il 60 per cento. Il risultato lo si deve alle crescenti performance del mercato sud europeo ma soprattutto all'integrazione, appunto di WDF, che dovrebbe terminare a metà del 2017.

Heinemann fa 8mila a Sidney

Manchester Airport al via i lavori di ampliamento REGNO UNITO – L'aeroporto di Manchester, porta di accesso al nord dell'Inghilterra con i suoi 23 milioni di passeggeri all'anno, ha dato il via ai lavori di ampliamento dello scalo. Un progetto da 1,3 miliardi di euro, che prevede il completamento entro il 2025. In quasi dieci anni sono previsti una sessantina di sottoprogetti finalizzati a migliorare l'estetica e i servizi ai passeggeri.

AUSTRALIA – All'interno del Sidney International Airport, Heinemann ha inaugurato il suo più grande duty free. Ben 8mila mq al T1 dei voli internazionali. All'interno si possono trovare più di 700 tra brand nazionali e internazionali lungo un percorso appositamente creato che richiama il porto di Sidney e le spiagge australiane.

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r&f star trek FASHION

Destinazione

Furla “S

tiamo lavorando a quella che io chiamo immortalità del marchio” dichiarava l’anno scorso alla stampa Giovanna Furlanetto, presidente di Furla, in relazione alle strategie future del noto brand di pelletteria italiano. Come dare torto alla figlia del fondatore della società bolognese, che da fine anni ’80 tiene strette le redini dell’azienda di famiglia: l’anno prossimo saranno 90 le candeline sulla torta del marchio emiliano di borse. L’avventura di Furla nasce, infatti, nel 1927 a Bologna con Aldo e Margherita Furlanetto e il primo negozio viene inaugurato nel centro del capoluogo emiliano nel 1955, nel dopoguerra, con l’intento di soddisfare le richieste femminili di oggetti e accessori di moda. Dopo il boom economico, negli anni settanta, il testimone passa ai figli Giovanna, Carlo e Paolo e viene lanciata la prima collezione di borse contraddistinte dal logo Furla. Il successo è immediato anche grazie a una nuova idea di lusso fondata su qualità, sobrietà delle linee, materiali moderni e funzionalità secondo il modella di donna moderna ed emancipata che si va affermando in

quel periodo. Furla entra nei ruggenti anni ottanta della moda con Giovanna che affianca il padre con il proprio contributo stilistico, mentre Carlo e Paolo si occupano delle strategie di crescita del marchio e apre negozi a Roma, Parigi e New York, le capitali della moda internazionale. Negli anni successivi è la volta del Giappone (ora primo mercato del marchio), per poi aprire boutique in Spagna, UK, Germania, Hong Kong e Cina. La società cresce insieme al network retail, ma l’impronta, secondo la migliore tradizione italiana, rimane sempre molto familiare con l’ingresso in azienda della terza generazione Furlanetto nella seconda metà degli anni novanta. All’inizio del nuovo millennio, poi, l’azienda si consolida come uno dei più importanti brand di pelletteria del settore premium luxury. Poi, Furla apre, oltre alle borse femminili che rimangono il core business (circa il 70% a metà dell’anno scorso), all’accessoristica (orologi, gioielli, cinture foulard, footwear) verso un posizionamento come lifestyle brand (con target anche maschile, con l’inaugurazione del primo corner dedicato alla collezione uomo alle Galeries Lafayette di

Milano Parigi) attraverso la partnership con importanti marchi come Ratti (Gruppo Marzotto) per il tessile, Morellato per orologi e De Rigo Vision per gli occhiali. Gli anni 2000 sono anche quelli della Fondazione Furla che dà respiro culturale al mondo della moda con il premio Furla per l’arte rivolto agli artisti italiani emergenti. Ma è anche il momento dell’apertura a una nuova organizzazione manageriale che accompagni i Furlanetto nella sfida di una sempre maggiore globalizzazione del marchio: nella stanza dei bottoni insieme al presidente Giovanna (insignita intanto del Cavalierato del lavoro nel 2008) c’era come CEO Eraldo Poletto (ex Brooks Brothers), un manager esterno alla famiglia dimessosi

FURLA in pillole Anno di nascita Proprietà Sede Management Business Retail

1927 fondata da Aldo e Margherita Furlanetto. Primo negozio 1955 a Bologna Famiglia Furlanetto. In progetto la quotazione in Borsa Headquarter San Lazzaro di Savena (BO) e Milano Giovanna Furlanetto, presidente e Eraldo Poletto CEO dimissionario (da maggio di quest'anno) Produzione e commercializzazione pelletterie (soprattutto borse) e accessori a marchio FURLA nel segmento premium luxury 415 monomarca, di cui 190 DOS, 198 franchising e 27 travel retail Fonte aziendale a maggio 2016

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ai primi di maggio di quest'anno. In questa strategia sempre più volta all’internazionalizzazione (l’80% del business dell’anno scorso è fatto all’estero in netta crescita rispetto al 66% del 2013) si inserisce la recentissima apertura del nuovo Building Furla (5 piani per circa 3mila mq) a Milano, la nuova capitale della moda italiana per i professionisti internazionali, nel centralissimo ex Palazzo Ricordi, tra il Duomo e la Galleria, in cui si stanno trasferendo molte funzioni (commerciale, stile, marketing ed e-commerce) dell’headquarter bolognese. Presente in 100 Paesi con fiore all’occhiello il travel retail Venendo alla rete di vendita, a inizio dell’anno in corso Furla vuol dire un centinaio di paesi dove il marchio è commercializzato, 415 insegne di cui 190 gestite direttamente, 198 in franchising e 27 travel retail stores (oltre a 48 paesi in cui i prodotti del brand italiano sono distribuiti attraverso il canale travel retail), a testimonianza del fatto che il brand emiliano vuole essere una vetrina importante del Made in Italy nel Mondo (+36% di giro d’affari Fonte aziendale legato al travel nel 2015 sull’anno pri-


commerciale nelle città più importanti del fashion internazionale, individuate in una ipotetica ‘via della seta’ che unisce Londra, Parigi, Milano, Firenze, Roma, Venezia, Mosca, Dubai, Singapore, Hong Kong, Shangai, Tokyo, Honoolulu e New York. Il driver della crescita è soprattutto il canale retail con i punti vendita monobrand con particolare attenzione alla gestione diNew York City

ma). Proprio per questo le presenze del brand negli aeroporti internazionali cresce da 174 due anni fa a 195 l’anno scorso, con bandierine importanti piantate negli scali di Parigi, Londra, Lisbona, Amsterdam, Francoforte, Roma Fiumicino, Varsavia e Amburgo, solo per citarne alcuni tra i più importanti nel Vecchio Continente. In aumento il numero dei negozi monomarca: a fine 2014 erano 398, a inizio di quest’anno 415 (toccando anche quota 437 a metà del 2015) con 62 opening monobrand l’anno scorso, tra cui le presti-

giose inaugurazioni a Roma (Piazza di Spagna, prospicente la scalinata di Trinità dei Monti), sulla Fifth Avenue di NYC, a Madrid, a San Pietroburgo, a

Furla: giro d’affari consolidato

Milioni di euro

Fonte aziendale 2015

Shangai e a Hong Kong (oltre al restyling del flagship di Ginza Tokyo), in linea con i 60 di quello prima, quando il canale wholesale pesava per il 26% delle vendite (a fine 2015 circa 1.200 clienti mulitimarca). A guardare la presenza delle insegne Furla (boutique e corner) sulla cartina del nostro caro vecchio pianeta notiamo che il mercato asiatico è sempre più importante e significa ormai quasi la metà del network e del business: il Giappone, dove il brand è sbarcato agli inizi degli anni novanta è ora il 23% del mercato, mentre l’area Asia/Pacifico significa quasi il 20 per cento. Gli States pesano il 9% del giro d’affari del gruppo, mentre il Vecchio Continente (area EMEA, esclusa l’Italia) significa il 29 per cento. La strategia di espansione prevede uno sviluppo della presenza

retta (a parità di perimetro i ricavi dei DOS a metà dell’anno scorso segnavano un +22% con un complessivo 65% del fatturato consolidato). Per quest’anno, poi, non sono previsti rallentamenti: oltre alla recente inaugurazione di Nizza, sono segnate in agenda nuove aperture a Mosca, Londra, Parigi, Melbourne, Saigon e Macao. Cresce l’Asia e il Giappone supera l’Italia Venendo in casa nostra, il mercato domestico con quasi un centinaio di punti vendita tra boutique e corner ha recentemente ceduto il primo posto del podio all’ex Impero del Sol Levante, attestandosi nel 2015 a una quota di 1/5 del turnover complessivo del Gruppo. La Lombardia con Milano e il Lazio con Roma sono le due regioni dove

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star trek FASHION troviamo maggior concentrazione di insegne, presenti ovviamente nei centri storici più importanti del nostro Paese come Venezia, Napoli, Bologna, Palermo o Firenze, giusto per dirne alcuni, proprio per essere una vetrina per i turisti dello stile italiano. Non va comunque dimenticata una presenza importante rispetto ad altre regioni in Emila Romagna e in Sicilia. Per quanto riguarda il giro d’affari nel 2015 cresce il Belpaese con un ottimo +21%, ma è l’area Asia/Pacifico a impressionare con un incredibile +53%, seguita dagli ottimi risultati

degli USA +30% e dell’EMEA +28%, con il Giappone che si ‘accontenta’ del +24% sul 2014 per un complessivo +23% di crescita like-for-like. Il trend sta continuando a detta del management anche sull’anno in corso, grazie alla scelta di concentrarsi sul segmento premium con un giusto bilanciamento tra prezzo e prodotto, che sta funzionando in mercati in espansione come quello asiatico con una classe media in continua crescita. Aiuta anche la presenza equilibrata del business nei diversi mercati che non fa pesare troppo i periodi di contrazione di alcuni

Furla: giro d’affari per area

Il futuro è la Borsa, ma con salde radici familiari

Fonte aziendale 2015

Roma

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di questi sugli affari complessivi, bilanciando il giro d’affari nelle diverse aree. Questa strategia ha pagato con un fatturato consolidato nel 2015 di 339 milioni di euro (+30% sul 2014, quando già segnava una crescita del 15% sull’anno prima), un Ebitda di oltre 44 milioni (+29%) e un profitto netto +41%, che significano per il Gruppo che oggi vende 2 milioni di borse l’anno con quasi 1500 addetti (+20,4% sul 2014) una crescita del 126% negli ultimi 5 anni e un fatturato consolidato più che raddoppiato dal 2010, quando il giro d’affari consolidato era di 150 milioni.

Fino a oggi l’azienda emiliana ha corso sui binari finanziari solidi dell’autofinanziamento, con una proprietà tutta familiare (il 66% è in mano al ramo di Giovanna Furlanetto con la finanziaria di famiglia dove cresce il ruolo del figlio Giuseppe Costato, mentre il terzo restante è in mano agli eredi di Carlo – figli e moglie), ma le sfide del futuro sembrano aprire a nuovi scenari: è dei primi di maggio l’accordo strategico con Tamburi Investment Partners (quote in Azimut Benetti, Eataly, Ferrari, Hugo

Tokyo Boss, iGuzzini, Moncler e Roche Bobois). Furla emetterà un prestito obbligazionario di 15 milioni che si convertirà in azioni della società nella futura quotazione in Borsa, mentre Giovanni Tamburi e Alessandra Gritti, i due pesi massimi di TIP, entreranno nel Consiglio di amministrazione della società emiliana. Poi, TIP si è impegnata a sottoscrivere integralmente il prestito con l’impegno di aggiungere altri 15 milioni in azioni all’atto della quotazione, alle stesse condizioni proposte al mercato, oltre al diritto di sottoscrivere e proporre a investitori selezionati un’ulteriore quota di offerta, seguendo uno schema di profit sharing affine a quello utilizzato con Eataly. Questa operazione, che dovrebbe comunque consentire alla famiglia Furlanetto la maggioranza assoluta in azienda, avvicina l’obiettivo dei 500 milioni di ricavi, dettata dalla ricerca di nuove energie per la crescita, ma anche dalla previsione di un ingresso in Borsa il prossimo anno funzionale a rendere una realtà così importante nel panorama imprenditoriale italiano sempre più competitiva in un mercato sempre più globale e complesso come quello della moda internazionale. David Montorsi


r&f Resoconto convegno

CIBUS dei record L

a food valley brinda ai numeri di Cibus 2016, la Fiera internazionale dell’alimentazione organizzata da Fiere di Parma e Federalimentare, che dal 9 al 12 maggio ha ospitato 3mila aziende espositrici su 130mila mq, 72mila visitatori di cui 16mila operatori esteri e 2.200 top buyer, contro i 67mila visitatori e i 13mila operatori esteri del 2014. «La migliore edizione di sempre, che ha raccolto il testimone di Expo2015 – ha commentato Elda Ghiretti, Cibus brand manager – e ha visto il comparto agroalimentare italiano presentarsi con circa mille innovazioni di prodotto, pronte a conquistare i mercati esteri e a recuperare posizioni sul mercato interno. Abbiamo notizia di un alto volume di affari conclusi o ben avviati, con la piena soddisfazione delle aziende e dei buyer esteri e italiani».

Il Convegno Tra i numerosi eventi che hanno dato contenuti alla kermesse ducale, il convegno promosso da retail&food e Ristorando e moderato dal direttore di r&f Andrea Aiello si è focalizzato su “Le tendenze dell’offerta organizzata, collettiva e commerciale. Il prodotto al centro della ristorazione a tema”. In particolare si sono alternati nella sala Pietro Barilla l’11 di maggio Cristian Biasoni, Ceo di Chef Express (Gruppo Cremonini); Chiara Nasi, presidente CIR Food; Franco Manna, presidente Sebeto; Renato Cavalli, vice-presidente Consiglio Nazionale Centri Commerciali (CNCC); Lucio Rossetto, ceo di Airest – Lagardére Travel Retail Italia; Matteo Figura, director foodservice Italy, The NPD Group. Proprio Matteo Figura ha

Il prossimo appuntamento nel complesso fieristico di Baganzola (PR) sarà nell’aprile 2017 con Cibus Connect, evento che comprende un forum internazionale con esperti di food & beverage da tutto il mondo e una forma espositiva light finalizzata al matching con la grande distribuzione, mentre Cibus tornerà l’anno successivo tra il 7 e il 10 maggio.

aperto le danze delineando lo scenario economico del 2015 e della prima parte del 2016, con particolare riferimento ai consumi. «Gli ultimi sei anni sono stati caratterizzati da una forte crisi: complessivamente tra Inghilterra, Francia, Germania, Spagna e Italia si sono perse 3 miliardi e 500mila visite, di cui un miliardo e 200mila nel nostro Paese. Ma nell’ul-

timo anno la situazione è leggermente migliorata: nel 2015 si è registrato infatti un timido risveglio e l’Italia si è attestata sul +0,1 per cento. A renderci ottimisti, oltre al ritorno ai consumi e a certi elementi concreti, la chiusura dell’anno: solo a settembre il dato di traffico era del -0,4%, mentre a fine dicembre è tornato in terreno positivo. E analizzando il mercato organizzato, nonostante in Italia l’incidenza sia minore rispetto che in altri paesi, si osserva che le catene crescono a tassi superiori». Guardando invece gli elementi definiti “concreti”, Figura ha parlato della tendenza degli operatori ad accorciare la filiera per risparmiare sui costi; del proliferare di ristoranti etnici e delle contaminazioni; della miniaturizzazione che rende il prodotto di qualità accessibile, per cui aumenta anche la sua sofisticazione; della maggiore attenzione agli aspetti salutistici e dietetici, con la tendenza del free from, anche se rimane forte la ricerca di gratificazione; della socializzazione come motivazione al consumo fuori casa e del fast casual come segmento di maggior successo in Europa. Sulla stessa direttrice Biasoni, al guida di Chef Express che fattura circa mezzo miliardo di euro prevalentemente nel mercato in concessione, poi nella ristorazione a bordo treno e infine nella commerciale con Roadhouse Grill: il manager, citando una ricerca condotta intervistando circa 1.600 chef americani, ha parlato di innovazione e di vari trend quali l’utilizzo di ingredienti naturali, di prodotti artigianali, locali e sostenibili, cui l’azienda del Gruppo Cremonini ha risposto sviluppando nel canale in concessione il brand di healthy food JuiceBar. Di cultura della qualità e quindi di investimenti in ricerca, innovazione e formazione ha parlato invece Chiara Nasi, che

punta a far crescere il fatturato a 800 milioni di euro nel 2020, contro i 560 attuali, di cui il 70% generato nel segmento della ristorazione collettiva. CIR Food, presente a Expo2015 con nuovi format, si candida ad essere tra i protagonisti nel prossimo futuro anche nei mercati in concessione: «alle gare ci siamo abituati e abbiamo un forte know how», ha specificato Nasi. Con la consueta verve, Franco Manna ha catturato l’attenzione dei presenti in sala puntando sui driver che hanno permesso a Rossopomodoro di crescere, diventando catena, ma allo stesso tempo di preservare gli elementi di artigianalità e identità del prodotto, oggi fondamentali. Mentre Renato Cavalli ha insistito su temi fortemente radicati nel dibattito attorno ai centri commerciali, quali la crescita dell’offerta di ristorazione su metrature che hanno già raggiunto il 10% della Gla e che sono destinate a crescere ulteriormente, oltre alle foodcourt viste come destination. A Rossetto, ceo di Lagardére in Italia, il discorso di chiusura, incentrato sull’effetto vetrina che il travel retail garantisce al prodotto italiano: «gli aeroporti e i luoghi di viaggio sono unici per intercettare un pubblico selezionato e internazionale. Un canale che anche negli anni di crisi – ha sottolineato il manager – è continuato a crescere perché al calo della domanda interna ha fatto da contraltare l’incremento di viaggiatori stranieri, prima russi e poi cinesi, che garantiscono scontrini medi decisamente più alti». A.P.

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r&f La ricerca

“Dove va lo shopping” tra centri commerciali, centri città e Internet?

A

nalizzare i trend di consumo oggi per indicare agli sviluppatori e ai commercializzatori degli shopping mall come orientare le proprie scelte nel costruire e modellare le gallerie commerciali di domani, oltre a come imbastire politiche di marketing sempre più efficaci. Con questo obiettivo L’osservatorio sulle Polarità commerciali di TradeLab ha presentato a inizio maggio una nuova ricerca realizzata attraverso 3mila interviste, condotte a marzo nelle città di Milano, Roma e Catania: nel contesto della terza edizione del convegno “Dove va lo shopping”, che si è tenuto presso Le Officine del Volo a Milano, tra i vari protagonisti si sono rivolti alla platea Luca Pellegrini, presidente di TradeLab, che ha illustrato le macrotendenze sul ruolo delle polarità, e Maddalena Borella, che ha sviscerato i risultati dell’analisi. Tra i dati più interessanti si confermano elementi consolidati, anche se in flessione, come l’altissima frequentazione dei centri commerciali (90,5%, -6,6%), dei centri urbani (84,4%, -7%) e di Internet (65,2%, +5,8%). A motivare il segno “meno“ per i mall e le strade cittadine la sostanziale

sovrapposizione e omologazione delle insegne, che induce il consumatore a una maggiore selezione. Per quanto concerne invece l’attività di ricerca di informazione sui prodotti, il ruolo del negozio fisico resta centrale come fonte primaria (79,1%, -1,1%), ma cresce, anche se meno velocemente, quello del Web, che si attesta su una percentuale intorno al 12% (+5,2%). Mentre sommando la fonte primaria a quella complementare, lo shop tradizionale arriva addirittura al 96% dei casi. Tut-

Utilizzo della popolarità per gli acquisti

Gli acquisti per categoria merceologica

tavia a dare il polso della situazione sulla reale commistione tra i vari canali di comunicazione è il 27,5% del campione, che ha dichiarato di cercare informazioni su Internet mentre si trova all’interno del negozio. Nella “battaglia” tra commercio urbano ed extraurbano, la raccolta di informazioni è appannaggio del primo con il 53,4% delle risposte, in crescita. Arrivando quindi alle polarità commerciali dove si effettua l’acquisto, Maddalena Borella ha precisato che nel “percepito dei consumatori” la location cittadina è preferita nel 52,3% dei casi (+3,9%), contro il 43,3% di quella extraurbana (-6,2%) e il 4,4% di Internet, che però è cresciuto del 24,6 per cento. Su quest’ultimo fronte, anche in virtù di una forte accelerazione impressa dagli stessi retailer, è incrementato l’utilizzo del servizio click&collect, che ben si inserisce in un contesto diffuso di omnicanalità. Va precisato però che siamo ancora distanti dagli standard di altri paesi, dove questa modalità di acquisto è molta più sviluppata. Un ulteriore dato che ha colpito gli astanti è rappresentato dal 29,2% degli intervistati, che interrogato sulla motivazione per cui si dirige negli shopping mall ha dichiarato di non essere interessato a fare acquisti, ma al contrario di spendere per divertirsi (7,7%), mangiare (13,2%) e per la cura della propria persona/benessere (8,3%). Tale elemento, oltre alla crescente volontà di presidiare in futuro le location urbane attraverso la riqualificazione di aree dismesse, è stato ripreso con enfasi da Massimo Moretti, presidente del Consiglio Nazionale dei Centri Commerciali, che ha menzionato il ruolo sempre più importante di commercializzatori e gestori – la terra di mezzo tra proprietà e retailer – nell’offrire ai visitatori dei mall servizi e occasioni di intrattenimento per incrementarne il tempo di permanenza. Ma la strada dell’omnicanalità e del servizio è ancora lunga aggiungiamo noi, se anche nel più nuovo e innovativo centro commerciale italiano aperto nelle settimane scorse ad Arese di fatto non funziona la connessione Internet 3G e 4G. A.P.

Fonte Tradelab

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r&f

Dossier shopping mall long life

CentroSarca restyling a vocazione “universale” Inaugurato nel 2003 a opera di Coop Lombardia e acquistato - ipermercato a parte - da IGD nel 2006, il mall è stato rinnovato tra il 2013 e il 2015: da un design post industriale a uno ispirato ai valori di EXPO. Parallelamente è stata portata avanti una ricommercializzazione spinta

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er poche decine di metri, CentroSarca si trova nel comune di Sesto San Giovanni (MI). Comune che nella seconda metà del 900 è stato tra le locomotive dell’industria italiana, prima che tante aziende decidessero di spostare la propria produzione lasciando traccia di sé con giganteschi scheletri di cemento. Da un’ex fabbrica metalmeccanica nel 2003 nacque CentroSarca, uno dei primi progetti di shopping mall in Italia fondato su una rigenerazione urbana, promosso e realizzato da Coop Lombardia. Mentre di forte attualità, restando nello stesso Comune, è il destino dell’ex area Falk:

appare sempre più probabile che vi sorgerà, oltre alla Città della Salute e della Ricerca firmata Renzo Piano, un mega mall commerciale annesso a parco divertimento. Ma questa è un’altra storia di cui avremo modo di parlare nei prossimi numeri, qualora venga confermata. Tuttavia quest’ultimo esempio è esemplificativo della forte competition che si è scatenata sull’area nord di Milano dagli inizi degli anni 2000, quando sono sorti anche il Bicocca Village, Il Vulcano e l’Auchan di Cinisello: chiuso a fine 2015, con prospettive di rifacimento e riapertura entro un paio di anni. Il dato sulla catchment area di Centro-

Sarca, 410mila residenti nell’isocrona dei 20 minuti (fonte IGD), chiude il cerchio sulla conurbazione della location, ricca di residenze, uffici e mezzi pubblici. La realizzazione della metropolitana 5, la cosiddetta lilla, con capolinea a Bignami Parco Nord, ha portato il trasporto su ferro a soli 200-300 metri dall’ingresso del mall. Sviluppo, acquisizione, restyling Inquadrata la location, entriamo nel merito del centro commerciale promosso da Coop Lombardia a fronte di un investimento iniziale (fonte web) di circa 90 milioni di euro. «Il progetto

era molto innovativo – ci ha spiegato Roberto Zoia, direttore gestione patrimonio e sviluppo di IGD SiiQ, in occasione della nostra visita a CentroSarca avvenuta a inizio maggio – perché oltre a riqualificare un’ex area industriale si sviluppava in verticale con un doppio piano di parcheggio sotterraneo e ben tre livelli commerciali con cinema multisala annesso, rispetto all’unico piano e ai parcheggi a raso che contraddistinguevano la maggior parte degli interventi in quel periodo. Il design sia interno, con tubi a vista, sia esterno, voleva dare continuità rispetto alla precedente destinazione d’uso dell’area».

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Dossier shopping mall long life L’ingresso di IGD, con l’acquisizione del 100% di Larice SRL che deteneva la proprietà della galleria – società a sua volta controllata da Coop Lombardia – avvenne nel 2006 a fronte di un investimento di oltre 128 milioni di euro. In seguito all’operazione l’ipermercato di 11mila mq di Gla e 7.500 di vendita restò, ed è tuttora, in quota a Coop, mentre il mall di circa 18mila mq di Gla e il multisala da quasi 5.500 mq passarono nel portafoglio della società di sviluppo e gestione immobiliare quotata in Borsa dal 2008. «Sin dal 2006 ci occupiamo della gestione – ha aggiunto Zoia – e nel 2013 fummo costretti a metter mano alla struttura, oltre a dover rinnovare le insegne, per far fronte alla

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nascita di numerosi competitor. Gli anni tra il 2009 e il 2013, anche in seguito al calo generalizzato dei consumi, furono infatti i più difficili. Di qui la necessità di realizzare un restyling che abbiamo impostato seguendo specifici filoni: andare in parallelo con EXPO 2015 legandoci ai temi della sostenibilità, dell’alimentazione e dell’ambiente. In più abbiamo avviato una ricommercializzazione spinta che ha portato a rimodulare una parte dello shopping mall, creando spazi dove ospitare medie superfici più attrattive come H&M e OVS più una serie di operatori della ristorazione e del commercio tradizionale. Inoltre abbiamo investito molto sul cinema che aveva sofferto la competition generata dall’avvio

del Bicocca Village: un multiplex di 18 sale. Guardando alla famiglia come target di riferimento, rispetto al Bicocca che serve principalmente un pubblico più giovane, abbiamo investito sulla fruibilità e sui parcheggi in copertura, realizzandovi tra le varie cose nuove pensiline, gli slot per le donne in stato interessante e gli stalli per le moto, oltre a rinforzare la parte ristorativa che lavora soprattutto negli orari di pranzo durante la settimana e di sera, a traino del cinema, nel weekend». Complessivamente il restyling di CentroSarca si è sviluppato su tre lotti, per un investimento totale di circa 10 milioni di euro. I lavori sono iniziati nel 2013 con la realizzazione delle nuove bussole al piano interrato -1, per proseguire nel 20142015 con il completamento, festeggiato il primo maggio 2015 in parallelo all’avvio di Expo, delle parti interne.

In particolare è stata implementata l’illuminazione, potenziata per numero di punti luce e sostituendo le lampadine alogene con quelle a led, con il risultato di incrementare significativamente i lux e abbattere allo stesso tempo l’impatto energetico; sono stati inseriti i riduttori di energia nei tapis roulant, che ne rallentano la velocità quando non sono utilizzati risparmiando sino al 40% di elettricità; è stata modificata l’ambientazione intesa come controsoffitti e rivestimenti, con particolare rilevanza nel nuovo motivo applicato lungo le pareti del galleria fronte cassa iper; sono state reinventate le due piazze con motivi legati alla terra - in quella della ristorazione (ingresso A) sono state inserite della calle mentre nell’altra dei chicchi d’uva, che sono i corpi illuminanti; è stata creata ex novo una terza piazza, attorno a cui gravitano Tezenis, Sephora e Tata Italia; e ancora, in ottemperanza agli obiettivi prefissati dalla certificazione BREEAM che è in corso di approvazione, sono stati installati in galleria dei pannelli touchscreen in sostituzione di quelli cartacei, grazie ai quali è anche possibile conoscere in real time i percorsi e i tempi di attesa del trasporto pub-


blico locale con punto di partenza pre-impostato su CentroSarca. Dai servizi digitali, ancora i charge point in galleria per i dispositivi multimediali che si possono connettere alla rete wi-fi del centro, a quelli analogici, aree relax con servizio di bookcrossing, l’obiettivo è di dare maggiore respiro allo shopping aumentando il tempo di permanenza nel mall. Altro dettaglio, il restyling interno non ha seguito il classico motivo, caratterizzato dal rosso IGD, con cui la società bolognese identifica i propri progetti: «ci siamo orientati su un’altra logica, ispirata a EXPO, anche se non manca qualche pennellata di colore rosso», ha precisato Zoia. Solo dopo la conclusione dell’Esposizione Universale è iniziata

la terza fase dei lavori, con il rifacimento della facciata esterna, partito a ottobre 2015 e completato a dicembre. «Con questo intervento il centro è stato rivoluzionato – prosegue lo staff di IGD che ci ha accompagnato durante la nostra visita – la nuova facciata vanta una diversa ripartizione sia cromatica sia di frequenza di pannellatura, che di notte crea un effetto lanterna in virtù del quale è possibile riconoscere i punti di ingresso; inoltre crea uniformità rispetto ai diversi corpi di fabbrica. I colori utilizzati richiamano quelli dell’ambiente circostante, tra cui il verde a indicare il vicino parco. Sempre in ottemperanza alle indicazioni BREEAM, sono stati istallati portabiciclette coperti in prossimità degli

GESTIONE PROPRIETÀ INIZIALE PROPRIETÀ ATTUALE DATA DI APERTURA RESTYLING INVESTIMENTO INIZIALE ACQUISIZIONE GALLERIA GLA NUMERO ATTUALE DI PUNTI VENDITA ANCORA ALIMENTARE/GLA NUMERO DI MEDIE SUPERFICI NUMERO DI UNITÀ DI RISTORAZIONE CINEMA NUMERO DI VISITATORI ATTUALE POSTI AUTO CLASSE ENERGETICA/CERTIFICAZIONI

IGD SIIQ COOP LOMBARDIA IGD SIIQ (LA GALLERIA DAL 2006) COOP LOMBARDIA (IPERMERCATO) 2003 2013-2015 90 MILIONI DI EURO (DA LARICE SRL) 128,75 MILIONI DI EURO 18.282 GALLERIA + 5.491 CINEMA + 11MILA IPERMERCATO 83 + IPER IPERCOOP/11MILA MQ 7 15 10 SALE CIRCA 6 MILIONI 2.500 IN CORSO CERTIFICAZIONE BREEAM

© Edifis Intelligence

Il progetto in pillole

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Dossier shopping mall long life ingressi ed è stato rifatto il verde esterno con la piantumazione di specie autoctone. A completamento, lungo l’intero tratto della facciata su viale Sarca, è stata realizzata una pista ciclabile che andrà a inserirsi nei tratti verso Milano e Sesto che i due comuni hanno pianificato. Per ultimo, da realizzarsi a breve, l’inserimento di un nuovo totem che sostituirà quello eretto nel “lontano” 2003. Anchor store per il rilancio Come accennato, l’inserimento di nuove medie superfici, tutte comprese tra i 1.200 e i 450 mq di Gla, sta alla base del rilancio di CentroSarca. La ricommercializzazione ha portato a un incremento significativo dell’occupancy, che di conseguenza ha favorito un aumento delle vendite degli operatori: il trimestre ottobre-dicembre 2015 ha visto un +20,5% rispetto allo stesso periodo del 2014 (fonte IGD), mentre i flussi previsti per il 2016 si attestano sui 6 milioni di persone contro le 5,8 pre-restyling. Oltre a H&M e OVS, si segnala l’ingresso di Scarpe&Scarpe e al momento della stesura dell’articolo era in avanzata fase di trattativa un’unità di mille mq di abbigliamento al piano mezzanino. Inoltre quando è uscito Euronics, Scarpe&Scarpe si è leggermente ridotto e nello spazio ricavato, cui si è aggiunta un’ulteriore unità che ospitava un bar, è stato inserito un punto vendita Co.Import di 380 mq, prima posizionato in una location del centro più piccola. La ristorazione nella piazza che serve il cinema è stata rinforzata con l’arrivo di Roadhouse Grill, il ristorante giapponese Sushi Koii, Spontini (il primo ad aprire in un centro commerciale) e più di recente 100 Montaditos. Questi ultimi due sono entrati laddove dal 2003 insisteva un locale de Il Lupo. Ad oggi gli operatori del food, tra cui segnaliamo anche Rossopomodoro, McDonald’s e La Piadineria, sono 15, dislocati principalmente nelle food court pros-

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sime agli ingressi A e B: la prima vede una predominanza di operatori con servizio al tavolo e sedute pertinenziali e, sfruttando il cinema, nei weekend resta aperta sino alle 23 mentre la galleria chiude alle 21; la seconda è di servizio, con sedute comuni e proposte take-

way. Dal 2014 è stato lanciato un programma di loyalty che, oltre a garantire l’accesso a promozioni, annovera un concorso a premi cui gli iscritti possono prendere visione sulla pagina web di Store CentroSarca. I punti si accumulano sia effettuando acquisti, 1 ogni 10 euro di spesa, sia frequentando il mall, con la logica in quest’ultimo caso di erogare un massimo di due punti al giorno: 1 quando il visitatore giunge al piano terreno e l’altro quando arriva al secondo livello. Questo per favorire una migliore distribuzione dei flussi nel building. Le adesioni

a MyCentroSarca Gold Member al momento sono circa 21mila. Il rilancio strutturale e commerciale dello shopping mall in oggetto vede un ulteriore passaggio nel restyling di Ipercoop. I lavori sono già iniziati e dovrebbero terminare a breve: l’obiettivo è quello di adattare il format dell’àncora alimentare alle ultime novità, inserendo isole tematiche tra cui, probabilmente, quella dedicata alla somministrazione food, che dovrebbero migliorare la fruibilità. Non si parla, invece, di un ridimensionamento della metratura in favore della galleria. Andrea Penazzi


r&f World Retail Congress 2016

Il retail omnichannel: incubo, sogno, realtà

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UBAI – Siamo tornati a seguire uno degli eventi clou per chi si occupa di catene di commercio, il World Retail Congress che con l’edizione 2016 (12-14 aprile) ha debuttato fuori dai confini europei. La meta scelta è una delle destination del retail più spinto, Dubai. E in particolare il lussuoso complesso del Madinat Jumeirah. Nulla a che vedere con le sedi europee. Qui non si bada

torio resta privilegiato, non fosse altro che per il fatto che Londra è a tutt’oggi considerata la capitale mondiale del retail. E con quest’ottica, incredibilmente, gli USA sembrano arrancare e inseguire. Il retail è sempre più policentrico ma l'asse UK-Middle East (EAU) pare ormai baricentrico per tutti. Nell’edizione 2014 individuammo la parola chiave millenials come la più significativa (in Italia è di-

mantenimento. Talmente ingenti che, si ha la sensazione, potranno essere adeguatamente sostenuti solo da grandi gruppi internazionali. E non è forse un caso che le concentrazioni in corso già da un decennio stiano costi- Utilizza questo QR tuendo aggregati di brand e code per visualizzaaziende che stanno coloniz- re le immagini delzando i continenti e, forse, l’evento. condizionando il futuro del settore. Non più e non solo nel lusso, ma anche e tra i brand intermedi o del cosiddetto affordable luxury. Addio family company! Ma le teorie si contraddicono, le esperienze apparentemente anche. Se c’è chi sostiene che il prodotto, e la creatività che lo anticipa, hanno vita breve, che le mode passano... poco dopo possiamo ascoltare l’esatto contrario, o chi invece punta ancora tutto sul cliente e sul servizio. Per farsi un’idea dei contenuti è possibile consultare la gallery fotografica che abbiamo realizzato, riportando numerose presentazioni viste a Dubai (vedi QR code).

Tutto e il contrario di tutto

a spese, con l’evidente intento di attrarre i brand a puntare sugli Emirati. E non a caso Dubai è già stata confermata anche per l’edizione 2017 (4-6 aprile). Avendo saltato l’edizione 2015 abbiamo approcciato i tre giorni di conferenze con una discreta curiosità. A caccia di parole chiave, intuizioni, smentite, premonizioni e personaggi di primo piano per l’industria retail. Il WRC si conferma un evento UK centrico, evidenza rimarcata dai fortissimi legami economici e finanziari in essere tra UK e EAU, ma l’osserva-

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ventata trend solo nel 2016), quest’anno non è semplice scovare nuove parole clou, quelle con cui etichettare l’evento. La retail community mondiale appare invece concentrata a dirimere la sfida finale di questo inizio di millennio, per la prosperità (o la sopravvivenza), vale a dire quella che ruota attorno al tema dell'omnichannel. La consapevolezza che ormai occorra saper vendere sempre e ovunque – tra fisico è digitale – è acclarata. Così come lo sono le insidie: gli altissimi investimenti e i costi di

Arthur Martinez, chairman di Abercrombie parla di 'digital tsunami'. E forse non è un caso che il grido di battaglia “Location, location, location!” sia pressoché scomparso dalle bocche dei panelist. Ricorre la teoria che l'utilizzo dei dati per gli executive sia divenuto il tema con la T maiuscola. In un mondo sempre più global, le scelte degli executive possono basarsi sempre meno sull'intuizione e sull'istinto, sempre meno sulla conoscenza del prodotto e della produzione, mentre in ottica omnichannel e global la data analysis diventa fondamentale. Come è avvenuto per le banche alcuni decenni fa, la sensazione è che anche il retail stia cambiando pelle e focus, i gruppi global sono sempre più grandi, tech e integratori: produzione, logistica, finanza, retail... sempre


Tommy Hilfiger

meno family e sempre più pubblici (borsa), sempre meno 'padronali' sempre più manageriali. John Ryan, con il suo Global Tour, evidenzia come le high street siano state invase da fast fashion, Primark in Gran Via Madrid, H&M in 5th a New York... ma ci sono stati anche flop come Uniqlo in Oxford Street a Londra. Nel food sta emergendo la tendenza – già affermata nel travel retail – di creare delle aree dedicate alla selezione di prodotti top con aree sempre

Arthur Martinez

più importante per l’organic food. Stephen Sadove, former chairmen and ceo di Saks, ritiene che occorra investire in tecnologia, retail fisico, analytics e per fare tutto questo occorre prima di tutto il talento, il talento di creare prodotti richiesti. I mall devono invece offrire esperienze che attraggano e trattengano i visitatori: in Usa perdono clienti a Dubai crescono, grazie a piste da sci, acquari ecc. E allora Alan Bejiani, ceo di Majid Al Futtaim (uno dei grandi gruppi economici e finanziari di Dubai) sottolinea che tutti devono confrontarsi con la disruption, ma dobbiamo abbracciarla e farla nostra. Un esempio calzante? Dubai! La città che nasce dalla disruption, da terra deserta a miraggio, a capitale mondiale di turismo, shopping, business. Perché c’è stata la grande visione di creare momenti unici per chiunque: “Abbiamo dato l'opportunità di toccare la neve nel deserto”. Una sensazione che abbiamo tastato in prima persona, accarezzando la morbida collottola dei pinguini imperiali, avendo preso parte al press tour organizzato da Majid Al Futtaim nel Mall of Emirates, il centro commerciale da 630 negozi e 42 milioni di visitatori/annui. Come si diceva una volta, provare per credere… E i Millenials, così importanti per i consumi del futuro? Per loro, sembra di capire, il vero lusso sarà l’esperienza (ristorante, viaggi, hotel, shopping tour...) e non più soltanto il prodotto o il brand. Ma la sensazione è che tutto possa cambiare. Se prendiamo il settore più importante per il retail, la moda, osserviamo che i designer sono super stressati dai brand, dovendo produrre ormai sei collezioni per anno. L'industria della moda pensa che la velocità sia

Stephen Sadove

successo: più collezioni, più velocemente comunicate... Crea ora, vendi ora! Ma questo è il contrario del lusso, che si sviluppa lentamente nel tempo, grazie alla storia. Considerazioni suggestive emerse nella sessione dedicata al lusso. Ma a smentire tutto ciò pensa Tommy Hilfiger, icona e idolo del retail USA, secondo cui la velocità è sempre più importante: vedere una sfilata, cliccare, comprare, indossare deve essere fatto in rapida sequenza, per questo le sfilate sono state aperte al pubblico e a tutti i media. Anche se, secondo Hilfiger, il prodotto resta al primo posto: deve essere di qualità, ben posizionato, con un prezzo giusto ecc. E infine la facile profezia: il futuro dello shopping avverrà in gran parte con mobile app. Quello della velocità è comunque un tema ricorrente, lo chiarisce Spencer Fung, group ceo di Li & Fung. Il Gruppo Fung, produce, distribuisce, finanzia, gestisce retail... Con una visione global, perché ormai la “competition is global” e i cambiamenti continuano ad accelerare sempre più velocemente. Basti pensare che nuove companies entrano improvvisamente nel mercato e diventano leader di business enormi che pochi anni o mesi prima non esistevano. Un esempio? Il pluricitato e super digitale Uber. In coda la solita, triste, considerazione sulla poca sussistenza che marchi e personalità italiane hanno sulla scena del WRC, tolto il panel sul lusso e la bella presentazione di Matteo Alessi, chief commercial officer di Alessi, non resta granché. Andrea Aiello

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r&f Storie di successo

Il food di Moretti

che fa impazzire Londra (ed è a caccia di italiani)

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il Signore degli hamburger a Londra. Il panino di Byron è stato incoronato "best burger" della metropoli dagli spocchiosi e oltremodo esigenti cittadini inglesi. Ma il vincitore non è un suddito di sua maestà. Dietro il successo della giovane e trendy catena di ristoranti c’è un giovane italiano: Mauro Moretti da Collazzone, piccolo paese delle colline umbre vicino a Perugia. Un po' come se gli americani venissero in Italia a fare la pizza meglio dei napoletani. Solo che Moretti non è uno dei tanti chef a la page che oggi spopolano, ma un investitore, un uomo di finanza, e ha un fondo di private equity. Si chiama Three Hills Capital (i tre colli sono un riferimento alle colline dell'Umbria). È specializzato in retail food: catene di ristoranti. La storia di THC è recente, inizia nel 2013, ma il percorso imprenditoriale di Moretti risale indietro fino al 2008. All'epoca Moretti lavorava per Hutton Collins, un altro fondo di private equity

che aveva un focus sul retail (dai cinema ai ristoranti). A chi ha viaggiato almeno una volta nella vita a Londra, forse sarà capitato di cenare coi noodles di wagamama, asiatico fusion dai tavoloni di legno dove si mangia accanto a sconosciuti; oppure, colto da improvvisa nostalgia dell'Italia, avrà addentato un trancio di margherita (pardon Cheese&Tomato come la chiamano sulla riva del Tamigi) da Pizza Express. Sono tutte catene che ha sviluppato Moretti, ai tempi di Hutton Collins. Il marchio più famoso però è stato Caffe Nero, il più grande concorrente di Starbucks (ma a Londra Caffè Nero è pure superiore alla catena americana del Frappuccino). Non è un inventore di format, né un imprenditore che ha un’idea crea-

tiva, Moretti fa quello che in gergo finanziario si chiama Roll-Out. Ossia sviluppa un'azienda che esiste già, ma che ha bisogno di capitali e gestione manageriale per fare il salto. La ricetta di Moretti è un investimento misto di capitale e debito, una formula che piace a quegli imprenditori che hanno bisogno di liquidità per le proprie aziende ma che allo stesso tempo non vogliono diluirsi come azionisti o non possono fare ricapitalizzazioni. L'ultima sua fatica, prima di mettersi in proprio, è stata Loch Fyne, catena "premium" di ristoranti di pesce. Lasciato Hutton, ha fondato THC Capital con il quale è andato alla ricerca di formule retail "ibride" e ha investito in Byron Burger. C'è un filo rosso che lega tutti questi ristoranti: il business model è il casual dining con uno scontrino medio tra le 10 e 20 sterline. Ambiente glamour e trendy, attenzione alla qualità del cibo: esperienza da ristorante raffinato ma a un prezzo ragionevole. Se fosse il mondo della moda, lo chiamerebbero affordable luxury: la formula del successo nel mondo del retail globalizzato, dal mangiare al vestire. La prossima tappa di Moretti è l'Italia: ritornare in patria da vincitore. THC vuol ora investire in catene italiane da far crescere e, soprattutto, da esportare all'estero. Il business model fa leva sulla scalabilità di tre elementi chiave: il prezzo medio di un pasto, la replicabilità del concept e i costumi locali (abitudini e gusti dei consumatori). Con Byron Burger sono partiti da 34 locali e oggi sono a 56. In Italia THC è alla ricerca di ristoranti e formule retail con un fatturato intorno ai 30 milioni. Obiettivo: portarle a un giro d’affari di 100 milioni. Chi si comprerà? Staremo a vedere. Di sicuro questa è la nuova frontiera del retail business, sulla scia della catena di pizzerie FLB o della recente operazione Old Wild West, catena nata in Friuli da imprenditori locali e oggi passata anch'essa a un fondo di private equity (Bc Partners, anni fa proprietario di Galbani). Simone Filippetti

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r&f Analisi mercato

Beauty & cosmesi, la grande bellezza non passa di moda

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IKO Make up, MAC, NYX (Gruppo L’Oréal, da poco entrato nel mercato italiano); Bottega Verde, L’Erbolario, Douglas, Sephora, Limoni, La Gardenia e Capello Point: prendiamo a riferimento l’offerta beauty e cosmesi de Il Centro, il nuovo super mall di Arese (MI), per descrivere uno scenario sempre più competitivo e segmentato. E tra le insegne citate che gravitano nel settore mancano le farmacie, le parafarmacie e i rivenditori di profumi alla spina: su quest’ultimi, che contano ormai centinaia di negozi in giro per lo Stivale, ci siamo concentrati nelle interviste a seguire. Ma partiamo dai dati di settore. Come tradizione la pubblicazione dei Numeri della Cosmetica è stata presentata a Cosmoprof (Bologna 18 - 21 marzo 2016), in occasione degli interventi del Centro Studi.

Nel documento diramato si segnala che “l’elaborazione è condizionata dell’incompletezza di alcuni sottogruppi, ancora in fase d’indagine da parte degli istituti di rilevazione che collaborano col Centro Studi” e che durante l’Assemblea di Cosmetica Italia (28 giugno 2016) saranno presentati i dati definitivi.

Profumeria Douglas Sephora Limoni La Gardenia Equivalenza Mallardo All Scent Marionnaud

33 29 21 18 14 5 4 3

Cosmetica Bottega Verde Yves Rocher Beauty & Co Perlier Kelemata Lush L’Occitane en Provence

53 22 9 8 8 4

Erboristeria Kiko Wjcon Mac

69 12 10

Prodotti per capelli Capello Point

Stefano Greco

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Ranking calcolato su n.79 principali centri commerciali per dimensioni di GLA e presenze annue.

Fonte: WR Consulting

Premesso che i dati 2015 presentati a Cosmoprof da Centro Studi di Cosmetica Italia non sono definitivi, tutti (o quasi) gli indicatori sono positivi. Compreso quello del mercato interno: +2,2%. Da segnalare il successo delle catene dedicate alla cura della persona e della casa, mentre rallentano le grandi superfici


«Con il nuovo format, nuove fasce di clienti» FABRIZIO FESTA, retail development manager di Bottega Verde Come si articola la rete monomarca di Bottega Verde in Italia? Alla fine del 2015 abbiamo raggiunto quota 420 negozi, di cui 220 in affiliazione e 200 diretti. Sono equamente distribuiti anche per quanto riguarda la differenziazione tra centri storici e centri commerciali. Nel nostro pacchetto vantiamo anche presenze in outlet village e nel travel retail delle stazioni ferroviarie. Come sono ripartite, invece, le gestioni dirette e le affiliazioni tra i vari canali? Le affiliazioni sono soltanto per i negozi full price. Quindi o nei centri storici, dove opera la maggior parte dei franchisee, o nei centri commerciali. Invece gli outlet e le stazioni sono gestite preferibilmente in modo diretto, anche se abbiamo un paio di store in franchising. Qual è l’andamento del mercato e quali le vostre performance? Il mercato legato nello specifico alla cosmetica a base di principi attivi naturali vanta un trend abbastanza positivo. Bottega Verde negli ultimi anni è sempre cresciuta, quindi siamo decisamente soddisfatti. Continuiamo a investire sul prodotto, sul packaging, sul posizionamento della nostra azienda: abbiamo cambiato il payoff che adesso è: "Bottega Vedere, Natura Italiana". Abbiamo quindi voluto evidenziare il legame tra la provenienza tutta italiana dei nostri prodotti e la nostra origine Toscana, a Pienza, dove abbiamo anche una tenuta agricola. Stiamo investendo inoltre nell’immagine dei negozio: dal 2014 abbiamo un nuovo format che sta ottenendo un ottimo gradimento da parte dei clienti, che ha vinto il Popai Award 2015 e che ci ha permesso di avvicinare nuove fasce di consumatori. Quali sono le nuove fasce di clientela? Persone con maggior capacità di spesa, coloro che cercano modernità e tradizione, millennials che s'informano sul web e poi decidono di completare l'esperienza di acquisto

Tuttavia si può affermare che i valori del 2015 confermano al rialzo i trend registrati negli ultimi esercizi con il mercato interno che supera i 9.700 milioni di euro, per un incremento di oltre due punti percentuali. E i livelli di consumo superano quelli certificati nel 2010. Tra i trend in atto, continua l’evoluzione dei nuovi canali e quella all’interno dei canali di vendita tradizionali, sollecitati dalle nuove propensioni dei consumatori, interessati nel trovare equilibrio tra le disponibilità economiche e l’attenzione al proprio benessere. In attesa di avere conferme sul passaggio a una concreta fase di crescita, i consumatori si mantengono infatti su fasce di prezzo e su canali più economici, anche se non rinunciano ai prodotti premium, emarginando

nel punto vendita. Il nuovo look utilizza materiali più pregiati: legno, vetro e metallo e, con un miglioramento anche in termini di visual, abbiamo facilitato la lettura del display. Controllando la filiera dalla produzione alla vendita, senza intermediari e con oculatezza negli investimenti pubblicitari, possiamo garantire alla clientela promozioni competitive. Non abbiamo quindi riposizionato le fasce prezzi, mentre la formulazione e il packaging sono migliorati. Oltre ai materiali citati, quali sono le caratteristiche del vostro nuovo format? Possiamo svilupparci anche su superfici piuttosto piccole, di 30-40 mq, ma il nuovo format architettonico si esprime meglio su spazi più ampi per cui stiamo attualmente cercando negozi da 60-80 metri quadrati. Abbiamo già nel nostro portafoglio location anche di 90130 mq: il nostro flaghship-store al centro commerciale Gli Orsi a Biella si estende su 135 mq lordi. Col nuovo format abbiamo inoltre sviluppato dei tavoli espositivi sui quali è possibile provare i prodotti e con l'assistenza delle nostre consulenti di bellezza effettuare uno skin-check per poter scegliere il trattamento più adatto alla propria tipologia di pelle. Abbiamo anche introdotto la possibilità di personalizzare il proprio trattamento sulla base di un test mirato in grado di proporre una crema appropriata per le caratteristiche specifiche della clientela sia nella formulazione sia nella profumazione. Quante sono state le aperture lo scorso anno e qual è l’obiettivo per il 2016? Nel 2015 abbiamo aperto 24 punti vendita e nel 2016 l’obiettivo è dai 15 ai 20, equamente distribuiti tra diretti e non. Sull’online come lavorate? Siamo una realtà multicanale per cui in Italia vendiamo i nostri prodotti nei negozi, che sono il nostro core business, mentre il sito di e-commerce, appena rinnovato, è già da anni leader nel settore "health & beauty". Manteniamo sempre il catalogo cartaceo di vendita per corrispondenza, che è quello da cui negli anni 90 si è sviluppata Bottega Verde, il telemarketing e il call-center sia outbound che inbound. E all’estero? Abbiamo una cinquantina di negozi con vari affiliati in Europa, nei Paesi Arabi e nel Far East. Normalmente all’estero valutiamo svariate forme di distribuzione e di collaborazione e ci possiamo adattare allo skill del partner: cerchiamo di fare accordi con gruppi che siano strutturati e abbiano già esperienze commerciali attive nei loro Paesi di riferimento.

Victoria’s Secret e Kiko a Il Centro - Arese

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Analisi mercato da tempo la fascia di prezzo intermedia. Il valore dell’export cosmetico, che nel 2015 supera i 3.800 milioni euro (+14%), non solo agevola la tenuta dei fatturati delle imprese italiane del settore, ma anzi li incrementa in sincronia con il mercato interno finalmente in ripresa. Cresce, infatti, di oltre sei punti percentuali il valore della produzione, che tocca i 10 miliardi di euro. Guardando ai singoli canali di vendita, la farmacia (18,6% del totale, a quota 1.800 milioni di euro) mantiene trend di domanda positivi (+1,5%) anche se un po’ meno dinamici rispetto al recente passato. Le erboristerie, con performance superiori ai 430 milioni di euro e una crescita di quasi tre punti percentuali, godono di ottima salute e coprono il 4,4% del totale del sell out in Italia. I dati nelle profumerie sembrano confermare la frenata dell’involuzione e del ridimensionamento del canale, oltre che la trasformazione delle modalità di distribuzione selettiva: nel 2015 le tensioni in alcune tipologie di punto vendita lasciano spazio alla, seppur lenta, ripresa dei consumi, cresciuti di un punto percentuale, con un valore delle vendite pari a 2.078 milioni di euro: il 21,4% del totale Paese.

«Obiettivo 100 negozi entro la fine del 2016» ANDREA DEMAGGIO, amministratore delegato di (In)Estasy Profumerie Quali sono i numeri della vostra rete di negozi e gli obiettivi per il 2016? Siamo partiti 2 anni fa ma arrivavamo già da una realtà del franchising con le sigarette elettroniche e il marchio smok(in). Adesso contiamo 76 punti vendita tra Italia, Spagna e Svizzera. La società è italiana, di Torino, e utilizza solo soluzioni made in Italy: dall’arredamento, al packaging, al profumo sino alle creme. Siamo in tutta la Penisola, mancano solo Valle d’Aosta e Molise. Abbiamo 5 negozi diretti e tutti gli altri in affiliazione. Tra le ultime aperture si annovera quella a Milano in viale Vittorio Veneto. In quali canali sviluppate? Preferirei che i miei affiliati aprissero nei centri commerciali ma tra fideiussioni, affitti in genere molto alti e personale non è semplice. Stiamo allargando la gamma affinché il franchisee riesca a fidelizzare il cliente con più prodotti: a ottobre usciremo con la nostra linea di make up composta da 56

referenze bio. Nel negozio ci sarà quindi un modulo dedicato a questo segmento. Quali caratteristiche vanta il vostro format? Il negozio su strada è esteso circa 3035 mq, ma ne abbiamo anche da 18 mq. Bisogna scindere il passaggio dal passeggio, che è l’elemento che vogliamo perseguire: la scelta della location è importante. Nel centro commerciale siamo sui 50-60 metri quadrati. Quali obiettivi di apertura avete per quest’anno? Vorremmo aprire circa 25 negozi fino a fine dicembre, per arrivare a un centinaio complessivo.

Peso dei canali di distribuzione nel 2015

Fonte: elaborazione Centro Studi Cosmetica Italia su dati ISTAT

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Nonostante azioni di sostegno come i nuovi lanci, la riduzione degli stock e le politiche dinamiche di listino, prosegue invece la crisi di alcuni punti vendita indipendenti: è ancora evidente la dicotomia tra la staticità di molte profumerie tradizionali/di vicinato e le dinamiche di successo da parte sia delle catene organizzate sia di quelle piccole realtà che hanno saputo evidenziare i concetti di nicchia e di esclusività, nuove strategie distributive e nuovi investimenti sull’identità selettiva del canale. Le vendite nella grande distribuzione, coerentemente agli andamenti degli ultimi esercizi, coprono più del 40% del mercato cosmetico nazionale, segnando una crescita superiore al 2%, con un valore che nel 2015 si approssima ai 3.900 milioni di euro e, includendo i valori dell’erboristeria, vengono superati i 4.300 milioni di euro. Ma se da un lato si osserva il successo della grande distribuzione specializzata, cioè delle catene dedicate alla cura della persona e della casa, dall’altro viene confermato l’andamento più rallentato delle grandi superfici, calate di quasi due punti percentuali, per un valore di 1.900 milioni di euro. Frena invece la crescita e l’impatto dinamico dei nuovi negozi monomarca. Sotto la lente di ingrandimento, in rapida ascesa (+10%), il canale delle vendite dirette sia a domicilio sia per corrispondenza, che nel 2015 coprono oltre il 7,5% dei consumi cosmetici portandosi sopra quota 720 milioni di euro di volume di vendita. Il merito è delle transazioni online, per le quali è stata predisposta una rivisitazione e un adeguamento in alto delle basi statistiche, con dinamiche in forte crescita, per un valore prossimo ai 170 milioni di euro a fine anno. Anche nel 2015 si assiste alla riduzione dei consumi di cosmetici nei canali professionali, gli unici a registrare contrazioni, con un valore di poco inferiore ai 790 milioni di euro, pari all’8% del totale. L’ampliamento del mix, la segmentazione dell’offerta, la non-fedeltà di canale e la polarizzazione dei consumi sono le nuove condizioni che influenzano le strategie di im-


Analisi mercato presa. Lo scorso anno ha visto una nuova accelerazione della comunicazione e promozione aziendali tramite web, social media e dinamiche di gamificazione, ormai ritenuti strumenti irrinunciabili. Centri commerciali Nella consueta analisi del settore fornita a r&f da WR Consulting si è voluto evidenziare l’aspetto qualitativo nello sviluppo di ogni insegna, circoscrivendo il campione a 79 centri commerciali con presenze uguali o superiori a 5 milioni annui (nell’analisi di mercato pubblicata a giugno 2015 il campione era esteso a 200 mall). «Ne emerge un quadro molto chiaro del posizionamento di ciascuna azienda rispetto alla qualità della location – spiega Stefano Greco, executive sales manager WR Consulting e Linker – Il settore profumeria e cosmesi non sfugge a una tendenza ormai evidente nel retail: la segmentazione del mercato. Make up, cosmetica naturale, profumeria monobrand low cost, prodotti per capelli sono diventati specifici seg-

menti che soddisfano un’esigenza del consumatore in termini di assortimento, servizio e rapporto qualità-prezzo. Abbiamo quindi esami-

nato i cinque segmenti presenti nei centri commerciali: profumeria; cosmetica; erboristeria; make up; prodotti per capelli. Douglas, Botte-

«Raddoppiare i punti vendita in 12 mesi» MARCO CONTI, country manager di Equivalenza Quando nasce Equivalenza e quanti punti vendita conta in ambito internazionale? Equivalenza nasce nel 2011 in Spagna e in 4 anni e mezzo è arrivata a quasi 900 negozi in 34 paesi, tra cui 360 in Spagna: 350 in affiliazione e circa 10 diretti. A settembre 2015, quando sono arrivato in Italia, avevamo 100 negozi nel Belpaese e ad aprile (2016, ndr) dovremmo chiudere a circa 170. Il piano di espansione è ambizioso: raddoppiare i punti vendita nei prossimi 12 mesi. Il vostro progetto di sviluppo in Italia prevede solo franchising o anche gestione diretta? Al momento sono tutti in affiliazione ma parallelamente abbiamo avviato un piano per aprire dei negozi di proprietà. Il mio compito in Italia è proprio quello di avviare una filiale, che avrà sede a Roma. Quali i presupposti che vi hanno indotto a investire direttamente nel Belpaese? Il progetto di una filiale italiana è il risultato dell’ingresso nel capitale sociale, nel giugno del 2015, di un fondo di investimento che ha ritenuto l’Italia un mercato tanto rilevante da meritare appunto una sede. Oggi le sedi di Equivalenza

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sono a Barcellona, dove ha l’Headquarter, Roma per il mercato italiano, Città del Messico per il centro-nord America e San Paolo per il mercato brasiliano e sud americano. In quali canali sviluppate? Il dogma dell’azienda è sempre il monomarca e l’obiettivo è quello di espandere la numerica e anche di migliorare la qualità delle location. Puntiamo alle città, alle vie commerciali e ai centri commerciali. Come si presenta il vostro format di punto vendita? Il format è modulare, flessibile: va dai 30 ai 60-70 metri quadrati. Chiaramente la scelta dipende anche dal potenziale della location. Quali sono le vostre aperture recenti più rilevanti? In via Tuscolana a Roma e all’interno del centro commerciale Euroma2.

ga Verde, L’Erbolario, Kiko e Capello Point definiscono una chiara leadership nel rispettivo ambito. Da segnalare Equivalenza e Wjcon che conquistano posizioni in shopping center primari, nonostante il confronto con player agguerriti e consolidati, e sono anche due significative realtà nel franchising». I nuovi trend del mercato vedono anche alcune interessanti novità tra cui spicca lo sbarco in Italia di NYX Cosmetics: brand di origine Usa, acquistato da Gruppo L’Oréal per un importante sviluppo a livello europeo. «In pochi mesi il brand, piena espressione dei nuovi trend di consumo che associano retail, web, social e mondo digitale, ha realizzato tre punti vendita nell’area di Milano e ha appena aperto nel centro Campania (CE) puntando a una rapida espansione nelle principali location italiane – prosegue Greco – Il settore è complessivamente molto vivace e il forte orientamento dei brand primari a innovare i concept, conquistare le fasce più giovani di clientela e utilizzare i nuovi strumenti di marketing che il web rende disponibili, lascia prevedere ulteriori novità interessanti nel breve periodo». A.P.


r&f Resoconto fiera

La prima bolognese di Franchising & Retail Expo

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a formula del franchising continua ad attrarre, come confermano i dati sciorinati durante la conferenza inaugurale – Il contributo dei sistemi a rete al successo della moderna distribuzione – della prima edizione di Franchising & Retail Expo (Bologna 28-30 aprile) dal neo presidente di Assofranchising, Italo Bussoli. Dalla cornice di Bologna Fiera, Bussoli, già segretario generale di Assofranchising dal 2004 e vice-presidente nel biennio 2014-2015, ha spiegato come il settore dell’affiliazione nel 2015 sia cresciuto per fatturato (+0,4%), per numero di store (+0,8%), per occupati (+0,7%), per presenza di insegne italiane e di punti di vendita all’estero (+4,5% e +11%). Ma non è tutto: allargando lo spettro di analisi all’intero periodo di crisi, 20082015, le insegne che sviluppano in affiliazione

Questi i risultati 2015 dell’Osservatorio permanente sul Franchising, mentre quelli della rassegna bolognese contano più di 190 espositori, con una significativa adesione di marchi esteri. Il settore più rappresentativo è stato quello della ristorazione e del food con il 12% delle insegne appartenenti a tale comparto, a seguire l’abbigliamento con il 10% e quello dei viaggi e turismo con il 7 per cento. Tra gli altri, quello dei prodotti dedicati al benessere, alla salute e alla cura della persona, che raggruppati hanno rappresentato circa il 10% dei brand. Infine i prodotti e i servizi specializzati, tra cui la formazione, l’innovazione tecnologica e l’intrattenimento. Proseguendo sulla strada dei numeri di Franchising & Retail Expo, sono stati 2.591 i visitatori accreditati, di cui l’8% proveniente dall’estero; 8mila i con 40 delegazioni sulle 44 totali, nel corso del quale è stato fatto un bilancio delle performance e delle tendenze del mercato dell’affiliazione. Tra i momenti di convegno, con riferimento alla main conference del 28 aprile, si è parlato anche dell’andamento economico “schizofrenico” dell’Italia, con un intervento a cura di Mariano Bella, responsabile ufficio StudiConfcommercio; mentre nello specifico del settore retail si sono approfondite le dinamiche legate al digitale e all’omnicanalità, con protagonisti Andrea Petronio, partner Bain & Company Italia, e Alex Storey, responsabile delle partnership di Google nel settore del franchising in Europa, Medio Oriente e Africa.

Considerazioni

sono incrementate del 15,2%; il turnover del 4,6%, i negozi del 2,7 per cento. E lo spazio per ampliare il giro d’affari è ancora molto ampio: il franchising rapportato al mondo del commercio pesa in Francia il 15,3%, negli Stati Uniti il 39,8% mentre in Italia solo il 7%: per questo motivo se nella popolazione Usa un abitante ogni 300 lavora in questo segmento, nel nostro Paese la media è di 1 ogni 1.182.

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mq espositivi coperti; oltre 30 gli Sportelli Franchising Confcommercio-Assofranchising a disposizione dei visitatori per consulenza e assistenza gratuita; più di 50 gli eventi, i convegni, i workshop e le presentazioni aziendali. Durante la manifestazione si è svolto anche il meeting annuale del World Franchise Council, l’associazione internazionale che riunisce associazioni nazionali di franchising di tutto il mondo,

La nostra visita al padiglione bolognese ci ha portato a vedere molte società di servizio e pochi stand di marchi leader nei rispettivi comparti, oltre a un’ampia sovrapposizione in termini di insegne con Salone Franchising Milano. Ben venga la possibilità di presidiare il territorio e di assistere a presentazioni e convegni, ma se l’ambizione degli organizzatori e in generale degli addetti ai lavori è quella di competere in futuro con piazze prestigiose quali Parigi (Franchise Expo Paris), la proliferazione di fiere “clone” a parer nostro appare quantomeno anacronistica. A.P.


r&f Speciale pavimentazione e arredo urbano

Ceramiche e legno: tra efficienza ed eco-sostenibilità Per il real estate in generale e per quello retail in particolare, i comparti produttivi italiani sia di ceramiche sia di legno garantiscono soluzioni sempre più in linea con le esigenze dei costruttori: tempi rapidi di consegna e posa, efficienza energetica, resistenza all’usura oltre a qualità ed estetica. A costi competitivi

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n trionfo del legno con i rivestimenti esterni che si ispirano alle cascine lombarde. Queste le parole pronunciate dall’architetto Michele De Lucchi in occasione dell’inaugurazione de Il Centro ad Arese (MI). Aggiungiamo noi che, all’interno dello stesso mall, è sufficiente guardare in alto per vedere come grandi travi in legno, alternate a pannelli di vetro, compongano la copertura, favorendo un ampio apporto di luce naturale. Le aziende che hanno realizzato le parti in legno nel nuovo colosso a nord di Milano sono Gruppo Moretti e, in minore parte, Wood Beton. Ma se nelle coperture questo materiale è impiegato da diversi anni, la sfida è quello di inserirlo nei rivestimenti e soprattutto nella pareti, come sostitutivo del cemento. Volendo astrarre l’analisi dal particolare al generale, includendo un altro materiale considerato tra le eccellenze del made in Italy, la ceramica, abbiamo fatto il punto sullo stato dell’arte con i rappresentanti delle rispettive associazioni di categoria: Vittorio Borelli, presidente di Confindustria Ceramica nonché ammini-

stratore delegato di Fincibec S.p.A.; Emanuele Orsini, presidente di Assolegno nonché direttore generale di Sistem Costruzioni Srl; Massimo Buccilli, presidente di EdilegnoArredo nonché amministratore delegato di Velux Italia. Ma partiamo da alcuni dati e trend diramati durante il convegno di fine 2015 di Confindustria Ceramica, che ha visto l’illustrazione degli studi messi a punto da Confindustria Ceramica in collaborazione con Prometeia e Banca Popolare dell’Emilia Romagna. Lo scorso anno registra una ripresa nelle vendite complessive (+1,4%), grazie alla auspicata fine della caduta della domanda sul mercato italiano (-0,3%) e a una espansione, seppur su valori più limitati rispetto al 2014, delle esportazioni (+1,8%) e della produzione (+3%). Le previsioni parlano di tassi di vendita complessivi in crescita particolarmente per il contributo dell’export, su cui però pesano le tensioni internazionali, e di un mercato italiano stabile. Positivi i livelli di capitalizzazione delle aziende, in grado di supportare gli inve-

stimenti e la riduzione delle scorte di prodotto finito. Il 2015 si chiude per l’industria italiana delle piastrelle di ceramica con esportazioni nell’ordine dei 320 milioni di metri quadrati (+1,8%) e vendite stabili per 81 milioni di metri quadrati sul mercato nazionale (-0,3%). Tra le aree geografiche che hanno messo a segno le migliori performance si registrano il Far East (+7,2%), l’area NAFTA (+6,3%) i Paesi del Golfo (+5,5%), l’area Balcanica (+3,7%). In flessione invece il Nord Africa (-3%) e l’Europa Centro Orientale (-5,6%), dove la crisi della Russia ha dimezzato la capacità di assorbimento del mercato, anche in conseguenza delle note sanzioni UE. La produzione di ceramica italiana cresce di alcuni milioni di metri quadrati (393 milioni; +3,0%), sia per assecondare l’espansione della domanda sia per il completamento del ciclo di destoccaggio di prodotti finiti, presenti in eccesso nei magazzini. La crescita 2016 appare più consistente nei paesi NAFTA e del Golfo, anche se le incertezze politiche ed economiche di alcune aree potreb-


a cura di Andrea Penazzi

bero inficiare tali previsioni. Ad oggi le cinque realtà più grandi del settore per fatturato sono Marazzi, Gruppo Concorde, Graniti Fiandre, Florin e Cooperativa Ceramica Imola. Per quanto riguarda il settore dell’arredo urbano e per esterni, su cui ci siamo concentrati nell’intervista con EdilegnoArredo, pur non esistendo dati aggregati si possono citare tra le aziende più importanti City Design Spa, Emu Group Spa, Legnolandia Srl, Nardi Spa, Peverelli Srl, Scab Giardino Spa, Serralunga Srl, TLF Srl, Alce Srl e DFN Srl. Estendendo quindi l’analisi sull’edilizia in legno, sono esemplificativi i dati forniti da Il Rapporto Case ed Edifici in Legno 2015: studio condotto dal Centro Studi Federlegno Arredo Eventi SpA per conto di Assolegno che ha come obiettivo principale dimensionare il mercato degli edifici a struttura in legno – residenziali e non residenziali – costruiti in Italia nel 2014 e il relativo volume d’affari. Dalla ricerca emerge che sono stati costruiti oltre 3.000 edifici in Italia nel 2014 (90% a destinazione

«Ogni anno investiamo in innovazione il 10% del fatturato» MAURIZIO MAZZOTTI, amministratore delegato di Atlas Concorde Quali sono i canali in cui opera Atlas Concorde? Con quale giro d’affari complessivo? Operiamo in tutto il mondo mediante una rete capillare di distributori e dealers. Oltre a questo approccio “tradizionale”, promuoviamo le nostre soluzioni ceramiche concepite per le catene del mondo retail e non in collaborazione con i principali progettisti e designer. Questo è il lavoro quotidiano di una divisione specializzata in grado di fornire un supporto dedicato ai centri stile delle catene e ai loro progettisti, dal concept iniziale fino ai servizi post installazione, come la pulizia di fine cantiere. Nel 2015 il nostro giro d’affari complessivo ha superato i 260 milioni di euro. Quanto incide sul vostro fatturato il canale delle gallerie commerciali e dei negozi? Rappresenta una parte importante del nostro business. Da quando la nostra Divisione Progetti è nata nel 2011 il giro d’affari relativo alle gallerie commerciali è aumentato rapidamente ed è un trend che si sta confermando anche nel 2016. Quali sono le soluzioni più richieste dai costruttori e dai retailer? In generale chi sviluppa spazi retail è per sua natura estremamente attento alle nuove tendenze. Investiamo ogni anno in innovazione circa il 10% del nostro fatturato, una cifra doppia rispetto alla media del settore. Questo ci consente di definire nuovi trend estetici nel mondo ceramico, lavorando contemporaneamente anche sull’innovazione tecnologica. Oggigiorno è fondamentale garantire al cliente un’esperienza di acquisto “olistica” in cui il prodotto sia nobilitato dall’ambiente che lo circonda all’interno del negozio o dello showroom. In questo senso i nostri rivestimenti tridimensionali, adatti a creare feature walls, stanno riscuo-

tendo grande successo, così come le nostre più recenti collezioni di ceramiche effetti pietra e resina-cemento, Brave e Dwell, che sono pensate come “progetti” completi di arredo. Ciascuna collezione unisce pavimenti e rivestimenti, in diversi formati, completati da un’ampia gamma di decori, mosaici e pezzi speciali che consentono di curare anche il minimo dettaglio di un progetto retail. Quali sono le novità di prodotto che presentate al mercato nel 2016? Recentemente abbiamo lanciato la collezione Brick Atelier, una selezione di piastrelle da rivestimento nel tipico formato “brick” 8x31,5 cm, oltre che alcune grandi lastre nel formato 120x240 cm, che vanno a completare la nostra gamma di effetti marmo. Queste ultime sono particolarmente adatte all’uso in ambienti a medio e alto traffico, essendo realizzate con uno spessore pari a 9 mm. Le grandi lastre consentono inoltre di ottenere un effetto estetico di grande continuità delle superfici, con prestazioni tecniche di gran lunga superiori al marmo naturale e con la manutenzione estremamente ridotta tipica del gres porcellanato. Il tutto a un prezzo decisamente più contenuto rispetto al materiale naturale. Quali sono le case history più interessanti che avete portato a termine di recente? Negli ultimi anni abbiamo lavorato su alcuni dei più importanti shopping mall nel mondo come il Marina Square Shopping Center di Singapore o l’IBN Battuta Mall di Dubai. Collaboriamo inoltre con molti dei più importanti brand del settore retail in senso lato: dalle principali compagnie di telefonia europee ai principali retailer del mondo della moda e dell’arredo in Europa e nel mondo, passando per molte delle più conosciute catene del food. Oltre all’Italia, quali mercati servite? E quanto pesa l’estero sul vostro fatturato? Collaboriamo con più di 2.700 clienti attivi in 110 nazioni, con una quota di export che ha raggiunto l’85 per cento. In aggiunta, negli USA operiamo sia con materiale prodotto localmente, sia importato dall’Italia. Lo stesso accade in Russia dove abbiamo uno stabilimento a sud di Mosca. Questo ci consente, in mercati così strategici, di avere, in aggiunta alle collezioni Made in Italy, prodotti concepiti per essere più in linea con i gusti locali, pur mantenendo gli stilemi tipici del design italiano.

residenziale), per un fatturato complessivo di 658 milioni di euro. Il nucleo dell’indagine è rappresentato da 225 imprese costruttrici di edifici in legno che hanno realizzato il 60% degli immobili totali. Il Trentino Alto Adige è la prima regione per numero di aziende costruttrici (49), seguito da Lombardia (42) e Veneto (35). Da segnalare che in questo comparto l’Italia occupa il quarto posto in Europa tra i Paesi produttori (quota di mercato 8,4%) dietro Germania (25,4%), Regno Unito (19,2%) e

Svezia (15,6%). Guardando invece ai trend di mercato, in un contesto che dal 2010 ha visto il crollo degli investimenti complessivi nell’industria delle costruzioni, l’edilizia in legno ha registrato una tendenza di costante crescita. Aspetto che conferma l’avvenuto cambiamento di mentalità nei confronti di una tipologia costruttiva ecologica, sicura e in grado di garantire significativi vantaggi economici in termini di risparmio energetico: circa il 40 per cento rispetto alle strutture tradizionali.

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Speciale pavimentazione e arredo urbano Le associazioni di categoria Vittorio Borelli, presidente di Confindustria Ceramica

Quanti sono i vostri associati e quanti si occupano di spazi commerciali? Le aziende associate sono circa 200 per un totale di 220-230 marchi. A diversi livelli, un po’ tutti rientrano nella fornitura di spazi commerciali: ci sono realtà che fanno la cosiddetta promozione presso la comunità degli architetti e dei designer e quindi hanno personale tecnico e tecnico-commerciale in grado di dialogare con i professionisti; e altre che forniscono il prodotto attraverso intermediari. Delle aziende associate qual è il giro d’affari e il trend di fatturato? I nostri associati sviluppano un fatturato annuo di circa 6 miliardi di euro, di cui la parte ceramica pesa circa 5 miliardi. Il nostro comparto ha sofferto soprattutto sul mercato nazionale la riduzione dell’edilizia negli anni tra il 2009 ad oggi. Nel complesso tra Italia ed estero il settore sta iniziando un percorso di ricrescita ed è importante che a livello mondiale la ceramica sia un prodotto ancora molto popolare, che continua a erodere quote di mercato a materiali concorrenti per rivestire pavimenti e pareti, con tassi di crescita worldwide nell’ordine del 5% ogni anno. Questo ci lascia ben sperare perché se in Italia continueremo a essere bravi, come prodotto a livello di estetica e di resistenza tecnica siamo leader, potremo cogliere importanti momenti di ricrescita. Quanto pesa per voi l’export?

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Circa l’80% della produzione. Ed è interessante che di questa percentuale metà la vendiamo su mercati UE e l’altra su quelli Extra-Ue. A tal proposito i numeri che otteniamo negli Stati Uniti sono molto significativi e segnalo una buona crescita anche nei Paesi del Golfo perché vi si stanno costruendo molti complessi ricettivi di lusso che trovano nella ceramica italiana la propria scelta preferenziale. Quali sono i distretti produttivi più importanti in Italia? È un mercato polverizzato o ci sono aziende molto grandi che se lo contendono? Il distretto principale è quello di Sassuolo, che in realtà comprende vari comuni limitrofi, e sviluppa circa l’80% del fatturato. Altri distretti, sempre in Emilia Romagna, sono a Finale Emilia e a Imola-Faenza. Questi tre coprono circa il 90% dell’intera produzione nazionale. Soprattutto per effetto di alcune fusioni assistiamo alla presenza di 5-6 gruppi che generano fatturati superiori ai 500 milioni di euro, poi ci sono player intermedi che hanno giri d’affari da 100 a 400 milioni e ancora una folta presenza di aziende medie e

medio-piccole. I distretti sono ancora abbastanza ramificati al loro interno: a fianco dei grandi gruppi ci sono tante piccole imprese che, sfruttando le potenzialità del distretto stesso, hanno trovato delle proprie nicchie. Arrivando al prodotto quali sono le soluzioni più adatte ai centri commerciali e ai luoghi di viaggio come aeroporti e stazioni ferroviarie? Il ventaglio è abbastanza ampio. Probabilmente il prodotto è così popolare proprio per la completezza delle gamme e le varietà che riusciamo a dare nei nostri cataloghi in quanto a formati, spessori, finiture e colorazioni. La scelta può dipendere dalla funzionalità: per alcune stazioni, ad esempio, abbiamo introdotto dei prodotti spessorati due centimetri che vantano maggiore resistenza al calpestio. In altri casi viene privilegiata la dimensione per rivestire pareti con lastre che possono raggiungere i tre metri di lunghezza. Anche per la pavimentazione di aeroporti si possono utilizzare formati molto grandi da 120 X 120 cm sino a 150 X 300 cm. Complessivamente si può tenere conto

della funzionalità e dell’estetica. All’interno dei negozi quali soluzioni vengono adottate? Partiamo dal presupposto che negli ultimi anni abbiamo sviluppato molto l’estetica del prodotto grazie a un sistema di decorazione digitale, che dà la possibilità di realizzare qualsiasi motivo e disegno con una precisione ad alta definizione. Quindi sempre più spesso siamo approcciati dal sistema della moda mentre abbiamo da sempre presidiato i rivenditori di automobili, così come le catene di ristoranti. Nella costruzione di centri commerciali si tende sempre di più a guardare alla componente green. Come vi inserite in questo trend? Ormai tutte le nostre aziende hanno ottenuto le principali certificazioni a testimonianza della sostenibilità del prodotto. Il quadro è abbastanza frammentato perché purtroppo non esiste una normativa mondiale e siamo costretti, stato per stato, a produrre la certificazione di riferimento. La ceramica vanta alti requisiti a livello di sostenibilità per quanto riguarda l’igiene, le performance e la capacità isolante. Inoltre vi è sostenibilità anche nella lavorazione: le nostre aziende sono in grado di riciclare la parte di scarto che hanno nello stesso sito. Massimo Buccilli, presidente di EdilegnoArredo

Quanti associati conta EdilegnoArredo e che giro d’affari sviluppano? EdilegnoArredo è composta principalmente da produttori di porte, finestre e pavimenti in legno. Al suo interno vi sono anche i produttori di arredo urbano: una decina in totale. Gli associati sono circa 250 per un giro

retail&food - giugno 2016 FI.MA - SEDUTA WALL Elemento di seduta con struttura in metallo e seduta in legno. Da fissare a muretto.


Speciale pavimentazione e arredo urbano d’affari di circa 4 miliardi di euro, di cui una grossa fetta ottenuta in Italia. Questo perché numerose aziende, tra cui chi produce arredo urbano in primis ma anche serramenti, hanno un mercato localizzato. Ovviamente il tentativo è quello espanderci all’estero dove ci sono realtà più dinamiche e soprattutto dove il made in Italy viene considerato un prodotto di alta qualità e alta creatività. Quali sono le aree di interesse per l’arredo urbano?

molto graduale, nel 2017. Quali le difficoltà per andare all’estero? Nel settore edile, ma non solo, la dimensione delle nostre imprese non consente spesso di sbarcare sui mercati particolarmente attraenti. All’estero, anche laddove non esistono grandissime aziende, sono più bravi a fare squadra quando l’interesse è comune. Vorrei ricordare che Federlegno, cui fa capo EdilegnoArredo, da più di due anni organizza missioni in vari paesi.

FI.MA - LINEA GINEVRA Elementi di seduta in vetroresina ignifuga.

L’arredo urbano è molto legato al commerciale e all’industriale se non al pubblico. Negli ultimi anni sia l’industriale sia il pubblico non sono stati settori dinamici e inoltre molti lavori pubblici si portano dietro tempi di pagamento molto lunghi. Oltre a questo i bandi costringono spesso a praticare prezzi molto bassi per cui, in caso di imprevisto, le aziende si vedono erosa la marginalità. Quindi, in un momento molto difficile soprattutto per chi si occupa di arredo urbano, gli unici sbocchi sono nel privato quando si costruiscono eventualmente centri commerciali piuttosto che lottizzazioni industriali di un certo tenore. Quest’anno, stando ai dati Cresme, questo settore riporterà un ulteriore calo, per poi ripartire, seppur in maniera

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Per esempio a luglio ce ne sarà una in Iran, una nazione che tolte le sanzioni si rivolge all’Occidente per tutti quei beni che non riesce a reperire sul mercato interno. Nel caso specifico parleremo con rappresenti del Governo e con possibili nuovi investitori, persone che hanno progetti in cantiere per un aeroporto e per altre strutture di tipo industriale e commerciale. Quali sono le soluzioni più diffuse nei cataloghi di arredo urbano? Le proposte maggiori riguardano il classico arredo urbano con soluzioni a base di cemento o di granulare a incastro, che si vanno a inserire negli spazi destinati al passeggio o all’accesso nei centri commerciali o industriali. Molta ricerca è stata svolta sui materiali per

ridurne l’impronta ecologica e per sveltire i tempi di posa, che sono ormai estremamente rapidi. I gestori dei mall commerciali puntano ad aumentarne il comfort, attraverso servizi, con l’obiettivo di incrementare il tempo di permanenza all’interno delle strutture, dove si fa shopping e si trascorre il tempo libero. Già oggi assistiamo a numerosi esempi di aree relax e in prospettiva tali soluzioni non possono che diffondersi… Pensando ad esempio alle panchine ne vediamo di tutti i tipi, realizzate in metalli speciali, in legno, cemento, blocchi unici, ma tutte hanno una caratteristiche in comune: una manutenzione minima, oltre che un design accattivante. Per concludere: l’inserimento di tecnologie, ad esempio panchine con integrati sistemi per caricare device elettronici, è effettuato direttamente dalle aziende di arredo urbano oppure ci si avvale di partner hitech? Spesso ci si rivolge a professionisti del settore perché sono ambiti più complessi o quantomeno distanti dal cuore dell’attività delle aziende. Emanuele Orsini, presidente di Assolegno Il legno è un materiale che sta facendo breccia nell’edilizia e, nello specifico, nell’immobiliare commerciale. Quali le dinamiche che hanno portato a questo scenario? Quello dei centri commerciali è un mercato sicuramente nuovo. Sino a 5 anni fa forse nessuno avrebbe pensato di costruire shopping mall in legno, al di là della struttura portante del tetto che ormai si realizza da 20 anni. La situazione attuale è dovuta

al fatto che oggi l’attenzione sui prodotti green è elevatissima. Inoltre la sensibilizzazione anche sui terremoti, dopo quelli a L’Aquila e in Emilia, è molto forte: rispetto ad altre soluzioni, il legno presenta una maggiore tenuta antisismica. Quali plus garantisce quindi il legno? Un tema forte è il valore del fabbricato quando verrà venduto: se è efficiente come isolamento termico e maggiormente ecocompatibile sicuramente porterà un ritorno maggiore. Oggi stiamo costruendo centri commerciali che come pareti potrebbero essere autosufficienti perché sono calcolate a dispersione zero. Un altro passaggio fondamentale è dato dai tempi di costruzione: con la prefabbricazione spinta in tre mesi si realizza un immobile di 3.500 mq e quindi gli operatori entrano in distribuzione prima. Il tutto va a beneficio sia di chi gestisce il centro commerciale sia dei retailer. Esiste una stima sui risparmi che si possono ottenere “in bolletta”? Oggi tutti i centri commerciali o quasi sono in classe H: portarli a una classe A o B garantirebbe un risparmio del 30/35 per cento. Parlando con Coop, tra impianti ed efficienza sulle pareti riescono a scendere sino al 45-50 per cento. Una considerazione: il nuovo mall di Arese, Il Centro, è davvero un inno al legno… Lo shopping centre di Arese penso sia un trionfo sulla parte del legno: credo ce ne siano circa 5.000 metri quadrati. Anche se non ha le pareti in legno, ma “solo” i rivestimenti. L’obiettivo in generale è di realizzare anche le pareti in legno.


r&f Newstech&arredo ACCORDO DI FORNITURA TRA HIKVISION ANNUNCIA ELETTRA INVESTIMENTI E IGD SIIQ L’ACQUISIZIONE DI PYRONIX

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lettra Investimenti, società operante sul territorio nazionale nel settore della produzione di energia elettrica e termica e quotata sul mercato AIM Italia, e IGD SIIQ, quotata sul segmento STAR di Borsa Italiana, hanno sottoscritto un accordo per la fornitura di energia elettrica attraverso impianti fotovoltaici a tre centri commerciali inclusi nel portafoglio immobiliare di IGD. L’accordo prevede la realizzazione di tre impianti per un totale di 1,4 MWp di potenza presso Katanè di Catania, La Torre di Palermo e Le Maioliche di Faenza. Tali soluzioni consentiranno di evitare, ogni anno, l’immissione in atmosfera di circa 1.000 tonnellate di anidride carbonica, corrispondenti a circa 25.000 tonnellate durante la vita attesa degli impianti. Le strumentazioni saranno realizzate entro il 2016 attraverso un investimento diretto di Alea Energia S.p.A., azienda del Gruppo Elettra Investimenti, che realizzerà, tramite la consociata EPC Alea Quotidia S.p.A., gli impianti sulle coperture degli immobili che verranno poi concessi in noleggio per 15 anni ai centri commerciali. Le due società valuteranno la possibilità di estendere l’ambito di intervento ad altri mall di proprietà del Gruppo IGD.

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ikvision, il più grande produttore al mondo di sistemi di videosorveglianza, ha annunciato l’acquisizione di Pyronix, il marchio inglese di sicurezza antintrusione. «Questa operazione rappresenta una grande opportunità per Pyronix, Rotherham, e la regione. L’investimento diretto che sarà iniettato in UK sarà sostanzioso. Hikvision ha grandi piani per la crescita di Pyronix e il suo continuo sviluppo globale – ha dichiarato Julie Kenny CBE DL, founder di Pyronix – Negli ultimi cinque anni Hikvision ha dimostrato quali progressi possono essere raggiunti nel mercato della videosorveglianza. Con questa guida, Pyronix può ottenere grandi risultati nel mercato globale». Hikvision prevede di applicare le competenze Pyronix e il know how nei sistemi di rilevamento delle intrusioni per consolidare la sua posizione di leader nel mercato della videosorveglianza. «Il risultato – dice Sebastian Herrera, amministratore delegato di Pyronix – segnerà il futuro dei sistemi di sicurezza: il know how combinato di Hikvision e Pyronix porterà nuovi progressi e prodotti innovativi sul mercato, facendo convergere due tecnologie di sicurezza nella videosorveglianza e nell’antintrusione».

LA PIADINERIA: NUOVO LOOK CASTLES TECHNOLOGY A QUOTA BY COSTA GROUP 1 MLN DI PEZZI IN 50 PAESI

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partire dall'ambiente del punto vendita e dalle sue atmosfere ha preso corpo la collaborazione tra La Piadineria e Costa Group, messa in piedi in occasione dell'apertura del nuovo punto vendita di Valdichiana Outlet Village per studiare una nuova veste di spazi e immagine del locale. Da questa sinergia sono altri cinque i locali realizzati, in altrettanti centri commerciali: Mantova Outlet Village, Il Leone di Lonato, La Bufalotta a Roma, Nave de Vero a Marghera (VE) e Il Centro ad Arese. La nuova linea de La Piadineria propone un ambiente casual e familiare al tempo stesso, giocato su alcuni elementi chiave, rintracciabili in tutti i negozi: uso di materiali semplici e naturali (ceramica, legno e ferro), ampio spazio lasciato alla comunicazione aziendale, cucina a vista e utilizzo di colori (rosso e bianco) che rimandano all'immagine corporativa del brand. In particolare il frontale rosso dell'area vendita richiama le cucine tradizionali di una volta e la vetrata a vista permette al cliente di seguire in diretta preparazione e farcitura della piadina. Grandi menuboard per una comunicazione chiara e immediata e l'utilizzo di pannellature in truciolare, materiale semplice, naturale ed ecologico su cui si inseriscono loghi e immagini La Piadineria.

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astles Technology Europe, con Headquarter europeo a Milano, continua la propria crescita in Europa. Affermandosi nel 2015 con circa 1 milione di unità vendute in oltre 50 Paesi nel mondo, Castles Technology sta proponendo sul mercato soluzioni complete, partendo dalla produzione dei terminali, con l’integrazione di applicazioni a valore aggiunto fino ai servizi per la gestione delle transazioni. La sfida europea con sede centrale a Milano e uffici a Roma, Torino e Madrid, vede lavorare il team di sviluppo locale per seguire le certificazioni domestiche dei vari paesi europei, creando nuove partnership strategiche per offrire ai clienti soluzioni personalizzate in settori verticali e bancari, nel rispetto dei più severi standard di sicurezza per gli schemi di pagamento, MasterCard e Visa. Per l’Italia la linea Vega3000, in particolare il terminale countertop, ha ottenuto la certificazione PagoBANCOMAT (PM301010- 16-000019), soddisfando in questo modo gli standard più recenti richiesti dal mercato italiano per il pagamento con lo schema nazionale. Il vantaggio dell’offerta Castles sta in un’unica famiglia di prodotti Vega3000 basata sulla stessa piattaforma, che permette di sviluppare sistemi SW e applicazioni varie in grado di adattarsi facilmente ai diversi modelli di dispositivi: Countertop, Portable, Pin Pad, Mobile Pos e Unattended all-in-one.


IDB: RADDOPPIA IN UN ANNO

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talian Design Brands, il polo del design italiano costituito il 7 maggio 2015 da Private Equity Partners, ha visto raddoppiare il proprio giro d’affari nel giro di un anno. In particolare il fatturato delle prime due aziende entrate a far parte del polo è cresciuto rispetto al 2014: Gervasoni è salito del 6% attestandosi a 24 milioni di euro; Meridiani di oltre il 15% raggiungendo quota 17,2 milioni. Considerando gli ultimi cinque anni Gervasoni ha registrato un tasso di crescita medio annuale del 9% mentre Meridiani del 7%. «L’operazione Idb parte da una riflessione sul settore dell’arredamento di lusso che nel mondo vale 30 mld – spiega Fabio Sattin, co-fondatore – e l’Italia che, secondo una recente ricerca, rappresenta il 40% di questo mercato. Il sistema industriale italiano è però formato soprattutto da piccole e medie imprese che fanno fatica a internazionalizzarsi. Al settore non resta, dunque, che fare sistema cercando delle sinergie. Noi offriamo questo, il raggruppamento di società forti su stili e prodotto e accomunate dal desiderio di evolvere e di migliorare la gestione del marchio anche all’estero». L’obiettivo di Idb è di arrivare alla quotazione in Borsa, nello specifico sul MTA.

CON SHELFZONE, PRENDE FORMA IL NEGOZIO VIRTUALE ECOLIGHT E VERITAS PORTANO LE ECOISOLE IN DUE MALL

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nVRsion, startup italiana che realizza soluzioni per la realtà virtuale in ambito business, presenta la nuova versione di ShelfZone, la propria soluzione dedicata alla simulazione in VR di spazi retail per la grande distribuzione e le aziende di beni di consumo. Tale soluzione, che è in grado di riprodurre negozi, supermercati e addirittura centri commerciali, offre libertà di movimento all’interno dello spazio virtuale, facendo apprezzare appieno gli spazi e verificare al meglio soluzioni di space allocation e category management. «La nostra soluzione sta crescendo rapidamente e pensiamo possa rivoluzionare il modo di approcciare le attività di pianificazione, studio e presentazione dei progetti di space allocation, promo, proximity – commenta Matteo Esposito, CEO di inVRsion - Con ShelfZone è possibile realizzare un intero supermercato in una stanza di pochi metri quadri e presto questo nuovo spazio retail potrà essere frequentato da persone vere per fare la spesa nella realtà virtuale». inVRsion è una società composta da un team in rapida crescita diviso in due business unit: una tecnologica formata da un gruppo di ingegneri esperti di real-time engine, eye-tracking, programmazione 3D e software online, e una dedicata allo sviluppo e alla creazione di contenuti e asset 3D ottimizzati per la realtà virtuale.

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ono arrivate a Mestre (Ve) le EcoIsole per la raccolta dei rifiuti elettronici di dimensioni ridotte. Vecchi cellulari e tablet, frullatori e piccoli elettrodomestici da cucina, ma anche telecomandi e lampadine a risparmio energetico non più funzionanti si portano in negozio. I due Interspar di Mestre sono stati dotati delle EcoIsole RAEE di Ecolight. «L’EcoIsola RAEE nasce dall’esperienza del progetto europeo Identis WEEE che ha portato allo sviluppo di soluzioni innovative per incrementare la raccolta dei rifiuti elettronici – spiega Giancarlo Dezio, direttore generale di Ecolight – Quali cassonetti di prossimità, le EcoIsole rispondono a due esigenze importanti: innanzitutto agevolano il cittadino-consumatore nel conferire il proprio rifiuto; trovando posto nelle aree commerciali ad alta frequentazione, le Ecoisole sono infatti facilmente raggiungibili. Inoltre, questo sistema riesce a dare una risposta concreta agli obblighi dell’Uno contro Zero, che impone alla grande distribuzione il ritiro dei piccoli RAEE gratuitamente».

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r&f International VOLA LO SHOPPING MOBILE IN CINA Lo scorso anno il mercato cinese dello shopping online è cresciuto del 36%, a quota 586 miliardi di dollari, portandosi al 12,6% dei consumi totali del Paese. E gli incassi generati dai due principali operatori di e-commerce con le vendite su mobile hanno pesato il 72% del turnover totale in Rete della Cina. Restando nel canale web, il mercato B2C in Cina è cresciuto del 56,6%, mentre quello C2C è aumentato del 19,5 per cento. Il Tmall di Alibaba mantiene la leadership nel mercato B2C con una quota del 58%, seguito da JD.com (23%) e Suning (vicino al 4%). E nel primo trimestre le entrate del marketplace del colosso asiatico dell’e-commerce sono aumentate del 42%, mentre quelle generate da strumenti mobile si sono addirittura impennate del 149 per cento.

PANDORA CONTINUA A BRILLARE Altro trimestre da record per la griffe danese di gioielleria. Pandora ha segnato ricavi per 610 milioni di euro, in crescita del 34% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Positive le performance di vendita in tutte le aree geografiche, con l’Asia-Pacific che ha registrato un +58%, la zona Emea un +47%, mentre le Americhe hanno guadagnato 13 punti percentuali. In termini assoluti i profitti nei tre mesi al 31 marzo sono stati di 1,3 miliardi di corone, mentre l’ebitda ha toccato quota 1,76 miliardi di corone, superando le stime del consensus Bloomberg, ferme a 1,64 miliardi. «L’inizio d’anno è stato molto positivo in tutte le aree geografiche, così come per le diverse categorie di prodotto, in crescita double digit – ha dichiarato Anders Colding Friis, CEO di Pandora – L’aumento dei ricavi è stato generato sia dagli store esistenti, soprattutto in area Emea e in Asia-Pacific, sia dalle insegne di recente apertura».

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duty free world

by James Ross - London

A tough time for travel retail Un momento difficile per il travel retal When the duty free and travel retail industry gathered in Singapore for the TFWA Asia Pacific exhibition in May, conference attendees were given first sight of provisional data for the 2015 year – and it was not a pretty picture. The figures from Generation Research showed that the channel contracted by -2.3% in US dollars, falling back to $62.1bn and marking the first sales slide since the global financial crisis. There was not much joy for the European market: sales there fell by a dramatic -7.7% to $18.9bn and only Africa saw a worse performance, dropping by -8.6% to $0.8bn. The America’s was also down by -3.8% to $11.3bn. Keeping the DF&TR business from seriously derailing were Asia Pacific and the Middle East. They grew by +2.6% to $25.2bn and by +0.4% to $5.9bn respectively and further skew the market eastwards, with Asia’s pulling power now making it the focus for the global industry as never before. Asia is set to take a more commanding role in the channel going forward, and 2015 may well be looked at as a watershed year. Why? Because another factor in the data is that among the distribution channels such as airports, airlines and ferries, these were all negative. Just the ‘other’ channel – consisting principally of downtown duty free (very much an Asian phenomenon) and border shops – showed growth at a very strong +8%. The world’s largest duty free market of South Korea is expanding its downtown DF&TR business by offering more licences while Japan has allowed the downtown market to open up this year. Both countries are capitalising on high numbers of highspending Chinese travellers to their shores. These changes can only accelerate growth in the ‘other’ channel and therefore in Asia Pacific overall. Visitor arrivals in the region are also forecast by PATA to be strong until at least 2020 suggesting that Asia will be the region to watch – and to target going forward. However, Europe should not be written off. It must be remembered that the Generation data are a statistical comparison in US dollars. Given the currency’s strength last year against the euro, part of Europe’s big fall can be explained purely by this. In local currencies, particularly euros, retailers should not have seen the high 7.7% statistical decline.

Quando l'industria del duty free e travel retail si è riunita a Singapore in occasione del TFWA Asia Pacific exhibition di maggio, ai partecipanti sono stati mostrati i primi dati provvisori sul 2015, e non è stata una bella immagine. I dati di Generation Research hanno illustrato una contrazione del canale del 2,3% in dollari americani, scendendo a 62,1 miliardi mostrando per la prima volta dall'inizio della crisi globale uno scenario in negativo. Il mercato europeo non era molto roseo: le vendite sono calate drasticamente del 7,7% a 18,9 miliardi di dollari e solo l'Africa ha avuto una performance peggiore con un calo dell'8,6% a 0,8 miliardi. Anche l'America ha registrato un calo del 3,8% a 11,3 miliardi. A tenere lontano da un totale deragliamento del business DF & TR ci hanno pensato gli stati dell'Asia Pacifica e Middle East, cresciuti rispettivamente del 2,6% a 25,2 miliardi di dollari e dello 0,4% a 5,9 miliardi. Ora il punto di riferimento per l'industria globale è spostare il mercato verso est con la forza con l'Asia a fare da traino. L'Asia pare destinata ad assumere un ruolo sempre più dominante nel settore col passare del tempo, e il 2015 potrebbe essere visto come l'anno della svolta. Perché? Il motivo è che un altro fattore importante è che i tre canali principali di distribuzione: aeroporti, compagnie aeree e traghetti sono in sono in negativo. Solo “l'altro” canale, ossia duty free cittadini (fenomeno importante in Asia) e negozi di quartiere, mostrano una forte crescita, intorno all'8 per cento. Il più grande mercato mondiale del duty free, la Corea del Sud, sta aprendo il proprio business DF & TR ai negozi cittadini concedendo molte licenze, mentre il Giappone si sta aprendo quest'anno al mercato cittadino. Entrambi i Paesi stanno capitalizzando nelle loro casse denaro proveniente da un elevato numero di clienti altospendenti cinesi. Questi cambiamenti non possono che accelerare la crescita nell'"altro" canale, e di conseguenza in Asia Pacifica in generale. L'arrivo dei visitatori è previsto anche dal PATA che sostiene che sarà consistente almeno fino al 2020, suggerendo che l'Asia sarà la regione da guardare e versoi cui andare. Tuttavia l'Europa non va dimenticata. Bisogna ricordare che i dati di Generation Research sono comparazioni in dollari. Data la forza della valuta sull'euro lo scorso anno, parte della caduta dell'Europa può essere spiegata proprio dal cambio. In valuta locale, in particolare in euro, i retailer non hanno riscontrato un drastico calo del 7,7 per cento.


KOTKA OLD PORT DESIGNER OUTLET SSP AL NUOVO MIDFIELD TERMINAL VILLAGE IL NUOVO SHOPPING FINLANDESE BUILDING DI ABU DHABI Con la riqualificazione dell’area portuale dismessa, Kotka, cittadina nel sud della Finlandia, punta a diventare una meta per lo shopping e l’entertainment internazionale: sono iniziati infatti i lavori per il primo Designer Outlet Village finlandese. Questo progetto ha riunito John Milligan, Gerald Parkes, Cameron Sawyer e Byrne Murphy, investitori di livello internazionale con una vasta esperienza in progetti di promozione e sviluppo di outlet di lusso in Francia, Italia, Gran Bretagna, Spagna e Russia. La direzione del leasing è stata affidata a Luca de Ambrosis Ortigara, fondatore e CEO di DEA Real Estate Advisor. Gli spazi commerciali di 15.000 mq comprenderanno circa 80 negozi, 4 ristoranti e importanti aree di svago, tra cinema, il Museo Marittimo e una filiale del Museo dell’arte russa di San Pietroburgo. «Questa è una location davvero interessante per il bacino d’utenza finlandese e russo data l’offerta diversificata e la grande accessibilità – dichiara Luca de Ambrosis Ortigara – Per queste stesse ragioni esercita una forte attrattiva anche per i top brand internazionali». Tra coloro che hanno già prenotato gli spazi (Missoni, Baldinini, Genny)”. Le fasi successive del progetto saranno terminate nel giro di 8-10 anni, la superficie complessiva dell’outlet potrà arrivare a 45.000 metri quadri.

Il gruppo SSP specializzato nel food & beverage del settore travel retail ha ottenuto un contratto per realizzare una sostanziosa food court nell'area partenze del nuovo Midfield Terminal Building dell'Abu Dhabi international Airport. Il valore dell’operazione è stimato intorno a 280 milioni di sterline mentre la durata è compresa tra 5 e 10 anni a seconda delle unità. Il contratto prevede l'inserimento di 17 brand, compreso un mix di operatori locali e internazionali inseriti in un contesto realizzato su misura. Ogni unità sarà studiata in modo da valorizzare gli ambienti del nuovo terminal il cui scopo è offrire una passenger experience di livello. La food court, battezzata “food park” si ispira all'Abu Dhabi Umm Al Emarat, uno dei più grandi e antichi parchi della città; luogo di ritrovo per socializzare e per le famiglie. Il target di passeggeri che transitano dall'aeroporto è tra i più vari al mondo e SSP punta proprio su questo mix per costruire un'offerta che sia adeguata a qualunque cluster: dalla famiglia in vacanza a un business man in viaggio per lavoro.

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International NEINVER, NUOVA GESTIONE IN SASSONIA Neinver, società spagnola specializzata nell’investimento, sviluppo e gestione immobiliare e gestore di outlet center, ha stipulato una partnership di lungo periodo con ITG Immobilien Treuhand GmbH, investitore e proprietario del Fashion Outlet Halle Leipzig in Germania. L’accordo prevede che Neinver divenga l’unico affittuario del nuovo outlet center, responsabile della gestione, della locazione degli spazi e del marketing della struttura. Il Fashion Outlet Halle Leipzig, il primo outlet center nella Germania centro-orientale, è stato inaugurato il 21 aprile e si prevede che verrà visitato da 1 milione di persone nel primo anno. La Fase 1 è caratterizzata da 11.700 mq di Gla e dalla presenza di oltre 50 negozi con marchi del calibro di Nike, Jack Wolfskin, Desigual, Marc O’Polo, Gant e Daniel Hechter. Si stima che la Fase 2 porti ulteriori 8.000 mq di spazi commerciali con circa 40 nuovi negozi. L’outlet center dispone di più di 1.800 posti auto. Il Fashion Outlet Halle Leipzig si trova a Sandersdorf-Brehna, nella regione Sassonia-Anhalt, lungo l’autostrada A9 Berlino/Norimberga in una posizione strategica.

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RETAIL USA IN AFFANNO Come riportano autorevoli fonti stampa, i grandi retailer che hanno fatto la storia del commercio al dettaglio americano ora faticano ad adattarsi alle nuove tecnologie e strategie dell'e-commerce. Nel bilancio trimestrale Macy's è riuscito a battere leggermente le attese di profitto ma l'attenzione degli investitori è stata dominata dalla caduta del giro d'affari e dal taglio della guidance: abbastanza da far tremare le azioni. Il contagio ha visto perdite a catena tra i grandi marchi, dal lusso alla fascia medio-bassa: Nordstrom è scivolata del 6,5%, Tiffany del 5,5%, Target del 5 per cento. Ralph Lauren è a sua volta arretrata del 5% tra paure di ulteriori delusioni caratterizzate da brusche flessioni di utili e fatturato. E nei nelle settimane scorse il retailer specializzato in moda giovane Aeropostale è entrato in amministrazione controllata. Tornando sul Macy’s le vendite nei primi tre mesi sono diminuite del 7,4%, più del temuto, mentre per l'anno in corso il retailer prevede utili per azione compresi tra i 3,15 e i 3,40 dollari, nettamente ridotti rispetto ai 3,803,90 dollari della precedente stima e alle indicazioni medie degli analisti di 3,81 dollari. Non è bastata a rincuorare gli investitori neppure la riorganizzazione del gruppo varata a gennaio, che prevede il taglio di tremila posti di lavoro e la chiusura di 40 negozi.


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AEROPORTO DI ROMA FIUMICINO I lavori del nuovo avancorpo dovrebbero terminare entro la fine dell’anno

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r&f La pulce nell’orecchio

di Simone Filippetti

Il caso Arese: quale futuro per i centri commerciali (e urbani)?

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nno Domini 2016. Domenica 17 aprile. L’Italia è chiamata alle urne per votare un astruso referendum sulle trivelle nei mari. Al casello di Arese, sull’autostrada Milano-Laghi, va in scena il caos: una fila gigantesca di 10 chilometri. Elettori? Nemmeno per sogno. Famiglie brianzole, della Lombardia prospera e ricca, tutte in coda, che nemmeno per gli esodi di Ferragosto, per l'inaugurazione del centro di Arese, un moloch. Dicono sia il più grande d'Europa. Per celebrare il suo sbarco a Milano, la multinazionale Kfc, quella del pollo fritto, regalava un assaggio del suo celebre piatto. Cosa spinge migliaia di persone a mettersi in coda per una porzione da fast food? Nel paese del buon cibo che tutto il mondo ci invidia? Curioso che negli Sati Uniti, il paese che li ha inventati, i Mall li stiano chiudendo; mentre in Italia sia tutto un fiorire. In America la gente sta abbandonando il junk food e fa la fila per mangiare da Eataly. In Italia impazzano le cosce di pollo fritto fatte in serie. Ma non è compito di questa rubrica sconfinare nella sociologia dei centri commerciali. Qui interessa fare riflessioni industriali. Allora parliamo di mercato: a pochi chilometri da Arese, c'era un nuovissimo centro commerciale Auchan. Ha chiuso i battenti, dopo soli 7 anni, a ottobre 2015 (con la promessa, a cui pochi credono, di riaprire tra 2 anni, ma finora è tutto fermo). Un inno allo spreco, alla cementificazione selvaggia e all’urbanizzazione inutile. Per costruirlo, fu rifatto un intero svincolo autostradale, e inaugurata pure una nuova strada a 4 corsie, in mezzo ai campi, oggi vuota. Ora è tutto abbandonato. Ci sono voluti 5 anni per costruire una mega passerella pedonale che scavalca tutto il gigantesco svincolo e permette alla gente di andare al centro commerciale. Inaugurata e subito inutile, perché dopo l’apertura della

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passerella, tutto Auchan ha chiuso. Forse servirà tra 2 anni, se mai Auchan riaprirà. Pollo fritto a parte, perché aprire mega centri in un paese in pseudorecessione, con il più alto tasso di disoccupazione giovanile in Europa, con i consumi al palo? Si potrà obiettare che così si stimolano i consumi e che la Lombardia è una zona ricca. Ma nella fascia brianzola esistono già decine di Mall. Dall’orribile (esteticamente) Vulcano, al mega polo di Carugate, al torri Bianche di Vimercate e ai Villasanta e Auchan di Monza, solo per citarne alcuni (senza contare i cinema multisala con annessi negozi e ristoranti). Tutti entro un raggio di 15 chilometri. La Lombardia sarà pure una delle regioni a più alto Pil d'Europa come la Baviera, o le conurbazioni di Parigi e Londra, ma in Brianza i centri commerciali sono troppi. Non è un’opinione, è un fatto. E infatti i francesi di Auchan sono scappati da Cinisello. E anche il decantato Arese in realtà arriva con 13 anni di ritardi: i progetti iniziali risalgono ai primi anni Duemila e il primo permesso al 2008, quando nessuno immaginava la crisi che avrebbe colpito l'Italia. Dati alla mano, la mania dei centri commerciali sta impoverendo i centri storici. Perché in economia la torta è quasi sempre a somma zero. Specie in un paese che non cresce. Se aggiungi da un parte, si sta togliendo da un'altra. Nel caso di Arese, il successo iniziale è stato assicurato da nomi di richiamo. La catena di abbigliamento fast fashion Primark, una sorta di H&M irlandese; o il negozio monobrand Lego, marchi che in Italia erano assenti. Oppure ristoranti come Kfc, che non è proprio al debutto ma è ancora molto poco presente nel nostro paese. L’effetto novità premia sempre: 1 milione di persone hanno visitato Arese in meno di un mese. Ma la vera domanda è: qual è la stra-

tegia? Far spendere gli italiani e poi andarsene col malloppo? Passata l’euforia, chiudere tutto come appunto Auchan, lasciando un’altra cattedrale nel deserto? Anche se nel caso di Arese la cattedrale esisteva da prima visto che il nuovo centro sorge sul vecchio sito della Alfa Romeo, con un bel recupero architettonico di Michele De Lucchi, il designer prezzemolino che ha fatto anche Expo e Mercato Duomo di Autogrill. Dei 200 negozi di Arese, la maggior parte sono tutte catene straniere (Zara, H&M, McDonald's, MediaWorld, Disney, Mango, SuperDry, Desigual, Sephora,

zione. Gli italiani (magari anche laureati senza lavoro) fanno i commessi per le multinazionali. E i profitti dei vari Zara, ecc. prendono la via dell’estero. Se bastasse aprire centri commerciali per dare posti lavoro e incentivare i consumi, avremmo risolto i problemi dell’Italia e dell’umanità in un secondo. Basterebbe costruire ovunque shopping mall. Quello che le statistiche non dicono è l'altro lato della medaglia: i posti di lavori persi e i negozi chiusi come contraccolpo dell'apertura dei mega colossi. I centri storici si vanno desertificando. Una recente indagine di Confcommercio ha stimato un calo del 17%

Centro Commerciale Auchan Cinisello Balsamo ecc). E l’Italia è il paese con il più alto risparmio al mondo. Facile scatenarsi in dietrologie neo-colonialiste: gli stranieri vengono per mettere le mani sui soldi degli italiani? Danno lavoro, dicono. 2000 assunti per il nuovo paese dei balocchi (5mila con l'indotto). Si calcola che in Italia il business dei centri commerciali dia lavoro a 326mila persone. Tante. Ma non conta solo la quantità: quelli nei centri commerciali sono lavori a poco contenuto intellettuale, manodopera di bassa qualità e specializza-

dei negozi nelle città di provincia. Un impoverimento urbanistico e sociale, con tutto quello che a cascata ne discende (sicurezza, criminalità, discesa del mercato immobiliare). La verità è che da almeno 8 anni la domanda interna nel paese è in calo (o ferma) e la torta, che non è aumentata, va divisa in fette sempre più numerose; ergo, necessariamente più piccole a ogni giro di giostra. Ma intanto arriva la notizia che a Torino stanno per costruire un altro mega centro commerciale.


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retail&food 06 2016 by Edifis - Issuu