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retail&food 10 2017

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retail&food

TRAVEL RETAIL SHOPPING MALL

Anno 12 • Numero 10 • OTTOBRE 2017 • € 5,00

In caso di mancato recapito inviare al CMP di Milano Roserio per la restituzione al mittente previo pagamento resi

COVER STORY: AEROPORTI

La crescita continua e il long haul diventa low cost

Parola di...

Nazareno Ventola aeroporto di Bologna Centri commerciali I Gigli

Brand analysis L’Oréal

Reportage

Grand Central Station


IDS-2CD6810F/C

TELECAMERA PEOPLE COUNTING

RETAIL

CONTA I TUOI CLIENTI: SICUREZZA E BUSINESS ALL-IN-ONE Quante persone transitano ogni giorno nel mio negozio? È un dato essenziale per organizzare strategie di vendita e turni del personale, campagne promozionali e approvvigionamento merci. E se oltre a disporre di questo dato, si potesse al contempo dare sicurezza ai locali, alla clientela, alle merci e al personale, allora si parlerebbe di una soluzione di security che è capace di generare business. Hikvision lancia una telecamera “People Counting” che monitora i flussi negli esercizi commerciali. Le sue prestazioni tecniche assicurano estrema velocità ed una precisione nel rilevamento del passaggio superiore al 98%, capace di evitare il conteggio multiplo della stessa persona e di rilevare con accuratezza anche i soggetti contigui. Per una garanzia di business, in tutta sicurezza.

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TRAVEL RETAIL SHOPPING MALL

Anno 12 · numero 10 ottobre 2017

Anno 12 • Numero 10 • OTTOBRE 2017 • € 5,00

In caso di mancato recapito inviare al CMP di Milano Roserio per la restituzione al mittente previo pagamento resi

Direttore responsabile Andrea Aiello Coordinamento editoriale Andrea Penazzi - andrea.penazzi@retailfood.it In redazione Stefano Masin - stefano.masin@retailfood.it Contatti info@retailfood.it - www.retailfood.it

COVER STORY AEROPORTI

La crescita continua e il long haul diventa low cost

Parola di...

Nazareno Ventola aeroporto di Bologna Centri commerciali I Gigli

Brand analysis L’Oréal

Reportage

Grand Central Station

Hanno collaborato Massimo Luigi Andreis, Alessandro Barzaghi, Fabio Bernardini, Giulia Comparini, Luca Esposito, Simone Filippetti, David Montorsi, Roberta Motta, Marco Passoni, James Ross Impaginazione Mariella Salvi Foto Archivio Edifis, Flickr, Fotolia, iStockphoto Pubblicità dircom@edifis.it Traffico pubblicitario Roberta Motta - roberta.motta@edifis.it Stampa Aziende Grafiche Printing S.r.l. - Via Milano 3/5 - 20068 Peschiera Borromeo (MI)

INFORMARSI È UN BENE, NON FARLO MALE: LEGGI RETAIL&FOOD

Prezzo di una copia € 5,00 - Arretrati € 10,00 Abbonamento Italia: € 50,00 Europa: € 90,00 Resto del mondo: € 110,00 abbonamenti@edifis.it

retail&food è l’unica rivista italiana specializzata nel travel retail, un settore in forte crescita e con buone prospettive di sviluppo anche per i prossimi anni. Inoltre r&f è uno dei mezzi più apprezzati e consultati da retailers e operatori attivi in outlet e centri commerciali.

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Con oltre 10.000 lettori a numero, una presenza qualificata presso tutte le fiere di settore. 10 numeri all’anno, più di 9.000 iscritti alla newsletter, 1 pagina facebook, 181.000 pagine viste grazie allo sfoglio on line della rivista, retail&food è oggi uno dei mezzi più letti, consultati e apprezzati dalle business communites di riferimento.

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SOMMARIO

n° 10 ottobre 2017

26

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52

40 28

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57 R&F NEWS R&F NEWS OPENING

4 17

WORLD TRAVEL RETAIL STAR TREK BORSE & ACCESSORI

38 36 38

RAPPORTO COOP 2017

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Le ristrutturazioni catalizzano gli investimenti

Destinazione O bag COVER STORY

Malpensa torna tra i primi della classe PAROLA DI... NAZARENO VENTOLA

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L’Oréal Italia accelera nel retail con NYX 26

28

Volare è più dolce con Venchi 1878

SCIENZE & RETAIL 42

Le decisioni dei consumatori nel punto vendita DOSSIER SHOPPING MALL LONG LIFE

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I Gigli: obiettivo 20 milioni di visitatori OSSERVATORIO PREZZI

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Malpensa: i benchmark del retail e del food & beverage DOSSIER AEROPORTI

Pisa morde il freno

La convergenza tra canale fisico e virtuale è sempre più efficace, con la tecnologia in store che fa da boost per massimizzare le performance. Nessuna ritirata quindi dal brick and mortar: nei prossimi 10 anni, come dimostra la ricerca The Store e-Volution condotta da CBRE, almeno l’80% delle vendite sarà ancora off line NEWS TECH & ARREDO INTERNATIONAL VETRINA LA FOTO LA PULCE NELL’ORECCHIO

61 64 68 71 72

Inaugurato nel 1997 segnando il momentaneo record italiano di Gla, 68mila mq, il centro commerciale di Campi Bisenzio (FI) ha mantenuto nel tempo la leadership sui flussi, 19 milioni di persone nel 2016. E la proprietà Eurocommercial Properties punta ad accrescerli ulteriormente grazie alle recenti aperture di Primark e Mercato Centrale

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Entro un anno dovrebbe concludersi la prima fase di ampliamento dello scalo, oggi arrivato quasi al limite della propria capacità. Nel frattempo Corporacion America spinge il non avio con l’ingresso di Dufry e Lagardère, con un occhio di riguardo al prodotto locale... intanto il Pisa Mover muove i primi passi

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L’evoluzione dello store on e off line BRAND ANALYSIS

AEROPORTO DI BOLOGNA: «Strategia focalizzata su un mix di traffico salutare» CASE HISTORY

OMNICHANNEL RETAILING

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LE MAPPE DEL RETAIL

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Roma, una fornace di nuovi mall REPORTAGE

Grand Central: food gourmet in banchina

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RUBRICHE STOCK OPTION

NEW MARKETS OUTLOOK

4 6

LA RUBRICA LEGALE

10

DUTY FREE WORLD

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r&f News THOMAS MAMBRINI IN COCUZZA & ASSOCIATI

L’Avvocato Thomas Mambrini, esperto di diritto amministrativo, da settembre scorso è entrato a far parte del team dello studio legale Cocuzza & Associati, apportando una importante expertise, complementare alla tradizionale specializzazione dello studio nell’ambito del real estate declinato in tutte le sue forme, con focus sul retail. Mambrini è infatti attivo in tutte le aree del diritto amministrativo, dall’urbanistica ed edilizia, agli appalti pubblici, al processo amministrativo, con specializzazione nel settore commercio. Mambrini proviene da Prassicoop, una cooperativa con approccio multidisciplinare che annovera tra i suoi clienti soggetti pubblici e privati attivi principalmente nel settore del commercio. Ne è stato socio, ricoprendo il ruolo di responsabile dei servizi legali sin dal 2008.

MONDOJUVE APRE IL PRIMO LOTTO

I

l 7 settembre, nell’area verde compresa tra i comuni di Vinovo e Nichelino (To) a due passi dal parco naturale e dalla Reggia di Stupinigi, ha aperto le porte al pubblico il parco commerciale MondoJuve. A essere operativo, per ora, il primo lotto (blocchi A e B, quasi 40mila mq) ripartito in due strutture distinte. Elemento unificante è la galleria interna, con un centinaio di negozi di noti brand che attraverso passaggi coperti crea un percorso continuo dall’ipermercato Bennet al fashion mall fino alla food court. Realizzato da Gruppo Gilardi con un investimento di 200 milioni di euro, MondoJuve vedrà il completamento entro il 2020 raggiungendo una superficie lorda di 80mila metri quadri. Il progetto architettonico è stato curato da Design International mentre la commercializzazione del secondo lotto (il retail park) e la gestione di tutto il parco commerciale è stata affidata a Cushman & Wakefield. In particolare, il retail park disposto su quattro blocchi: D, E, F e G, per una superficie complessiva di 30mila mq, avrà un’apertura scaglionata. Si inizierà entro il 2018 con gli edifici C ed E, a cavallo tra 2018 e 2019 toccherà al D ed entro il 2020 il blocco G, di proprietà della Juventus F.C., dedicato in parte all’intrattenimento e in parte realizzato secondo le linee guida dettate dalla società di calcio.

Stock option

BUY

NEUTRAL

SELL

AMUNDI FA SHOPPING A MILANO

Per una cifra di circa 90 milioni di euro, Amundi ha acquisito un immobile cieloterra nel quadrilatero della moda a Milano, in via Verri al civico 4. Il più grande asset manager in Europa per patrimonio gestito e tra i primi dieci a livello globale ha aggiunto quindi al proprio portfolio un “trophy asset” che si estende su 8 piani per un’area totale di circa 5.600 mq, completamente affittati. I tenant sono operatori di primario standing: per la porzione uffici si tratta dell’Istituto di moda, arte e design Marangoni e per la parte retail sono Dsquared2, marchio di moda canadese che opera globalmente attraverso 40 negozi; Freddy, azienda di abbigliamento italiana fondata nel 1976, e La Martina, brand di abbigliamento e attrezzatura per il polo, presente con oltre 70 negozi in tutto il mondo. Ad aver assistito Gruppo Statuto nella vendita è stata la società specializzata nella consulenza immobiliare CBRE Italia, che con il proprio team Capital Markets ha concluso il secondo importante deal del 2017. Lo scorso aprile, la società era stata advisor di CBRE Global Investors nell’acquisizione dell’immobile di Piazza Duomo 25 a Milano.

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retail&food - ottobre 2017

Teddy Group

Nel 2016 i ricavi netti consolidati sono stati pari a 622,2 milioni (+10,4%) e il margine operativo lordo consolidato adjusted a 95,9 milioni (+15,8%), avvicinandosi così all’obiettivo dei 900 milioni di ricavi entro il 2019. A contribuire sia l’Italia sia l’estero, il cui peso sul fatturato consolidato 2016 è del 52,6%. Gruppo OVS

Stradivarius

Partnership Inditex – Asos: Stradivarius, che ha chiuso il primo semestre con un fatturato di 11,7 miliardi di euro (+11%), debutterà attraverso la piattaforma dell’e-tailer negli Stati Uniti, in Germania e Australia dove non è presente con negozio fisici. L’accordo includerà altri paesi come Italia, Francia e UK.

Primo semestre con vendite nette per 697,1 milioni di euro (+8,9%) e un ebitda di 82,1 milioni (+9,4%) con un’incidenza dell’11,8% sulle vendite nette. Hanno influito l’espansione del network (+4,1%) e l’accordo con Charles Vögele (+4,8%). A livello di insegne, Upim fa la differenza con vendite nette pari a 109 milioni (+8,1%)

Dsquared2

Export

Tra luglio 2016 e luglio 2017, per la prima volta il totale netto nelle aperture di negozi è negativo. Il dato è prodotto dal report “Store wars”, realizzato sul Proprietary Bernstein Store Count database, che include circa 7mila negozi facenti riferimento a 36 luxury brand. In flessione i department store, flat i mall.

Secondo il Monitor distretti elaborato dalla Direzione studi e ricerche di Intesa Sanpaolo, il secondo trimestre 2017 ha visto le esportazioni crescere del 5,3%, per cui il comparto ha chiuso il primo semestre su valori complessivi intorno ai 4 miliardi di euro (+5,2%). Bene soprattutto la pelletteria e l’oreficeria

Ryanair

A fine settembre, cancellati 2.100 voli su una rete di 103mila collegamenti, con 300mila passeggeri lasciati a terra. Ma soprattutto, l’Antitrust ha avviato un’inchiesta per sospetta violazione del dovere di diligenza, di cui all’articolo 20 del Codice del consumo.Vedremo gli sviluppi. Grom

Dopo 20 anni e proprio alla vigilia della settimana della moda milanese, Gianfranco Maccarrone, CEO e general manager del gruppo, ha lasciato il timone dell’azienda. Il manager non riveste più il proprio incarico, probabilmente a causa di visioni differenti sul business.

Mentre il brand piemontese accelera sullo sviluppo di nuovi negozi in Italia e all’estero, il bilancio 2016 si è chiuso con una perdita di 6,3 milioni che porta il totale, solo negli ultimi 5 esercizi, a 14 milioni. Il debito netto è quindi salito a 11,2 milioni, il doppio dei 5,7 dell’esercizio precedente.

Luxury

Mango

Primo “rosso” per Mango, che nel 2016 ha registrato una perdita di 61 milioni di euro, rispetto al risultato positivo per 4 milioni del 2015. Il calo vertiginoso continua per il secondo anno, considerando i profitti 2014 pari a 107 milioni. Le cause probabili: la nuova strategia retail e il cambio sfavorevole di alcune valute.


r&f News

IL GEI AWARD 2017 A GILBERTO BENETTON

I FOOD TRUCK DI STREETEAT AD AMSTERDAM

S

S

ul modello del progetto avviato in Italia dal nome Companeat, Streeteat avvia le sue attività anche in Olanda. Dopo due anni di test, la startup che si propone come primo aggregatore europeo di food truck porta il cibo di strada all’Università (UVA) di Amsterdam. Il modello di business di Streeteat, partendo dall’applicazione che aggrega e geolocalizza i truck del cibo di strada, prevede lo sviluppo di una serie di attività collaterali che tendono a rinnovare i modi e i luoghi del consumo, mantenendo sempre un occhio di riguardo alle ricette tradizionali e ai prodotti legati al territorio. Con al centro i valori della filiera dei prodotti, dell’originalità, della qualità sino all’etica del brand che li produce, la startup pone la “questione alimentazione” tra i temi del Welfare aziendale. L’incontro tra il mondo dello street food e le aziende avviene durante la tappa giornaliera delle pausa pranzo. Un momento di aggregazione, di intervallo tra un lavoro e l’altro, di distensione per i dipendenti, ma banco di prova per i datori di lavoro che devono garantire una scelta alimentare che soddisfi determinati standard nutrizionali. Rientrano in questo progetto le due attività poste in essere a partire da agosto 2017 presso la sede di Generali Assicurazioni a Mogliano Veneto e presso la nuova realtà di Cassina Plaza a Cassina de’ Pecchi.

econdo quanto annunciato dal presidente del GEI - Gruppo Esponenti Italiani, Lucio Caputo, Gilberto Benetton , presidente del Gruppo Autogrill, riceverà il premio “GEI Award 2017” in segno di riconoscimento e apprezzamento per tutta l’attività svolta a favore dell’industria italiana e per il grande contributo dato al miglioramento dell’immagine e del prestigio dell’Italia nel mondo. La cerimonia di consegna dell’ambito premio avrà luogo il 5 ottobre nel corso di un gala, che si terrà in uno dei più eleganti alberghi di Manhattan, alla presenza di oltre trecento qualificati e selezionati ospiti, comprendenti numerose personalità italiane e americane, esponenti del mondo imprenditoriale economico e finanziario di New York e i rappresentanti dei media. La consegna del premio coinciderà con le celebrazioni per i 40 anni dell’azienda, leader mondiale della ristorazione per chi viaggia. Il “GEI Award”, costituto dall’artistica scultura, appositamente creata da Arnaldo Pomodoro, viene periodicamente assegnato alle personalità italiane e americane che si siano particolarmente distinte nel corso dell’anno.

NEW MARKETS OUTLOOK a cura di STRA_BRANDING

www.strabranding.com

CHINA’S MIDDLE-CLASS CONSUMERS: PREFERENCES AND SPENDING TRENDS N onostante il rallentamento della crescita economica registrato negli ultimi anni in Cina, i consumatori della classe media rimangono generalmente ottimisti sulle prospettive di crescita del loro reddito e della loro capacità di spesa. Secondo una ricerca svolta recentemente dall’Hong Kong Trade Development Council e pubblicata lo scorso luglio, l’81% della classe media cinese si aspetta che il reddito a sua disposizione continui ad aumentare nei prossimi due o tre anni. Per quanto riguarda l’impatto che il rallentamento dell’economia può avere sul consumo, solo il 14% degli

intervistati dichiara che sarà più prudente nelle spese giornaliere mentre il 51% prevede che spenderà più di prima alla ricerca di una migliore qualità della vita; l’esercizio fisico e il consumo di cibo occidentale sono diventati in tal senso caratteristiche imprescindibili. Analizzando infatti le abitudini di spesa, si nota come la categoria etichettata “imported foods/beverages/health foods” sia quella con il tasso di acquisto più elevato nell’ultimo anno: il 75% degli intervistati indica di aver comprato tali prodotti e per il 47% la frequenza di acquisto è cresciuta (Fig.1).

sto dei prodotti biologici è del 69% con il 37% degli intervistati che dichiara un aumento nella frequenza. È infine interessante notare come con l’innalzamento del reddito cresca anche la varietà dei prodotti acquistati; oltre ad abbigliamento, cosmesi e gioielli, si nota infatti la presenza di attrezzature sportive, referenze custom made e di design. In generale, nel 2016, il tasso di acquisto dei prodotti stranieri online (via haitao) è stato del 43%. La maggiore attenzione alla salute si riflette in un aumento della volontà di tenersi in forma; il 68% degli intervistati ha dichiarato di “essersi esercitato di più e l’esercizio fisico regolare è diventato parte della vita quotidiana” mentre quasi il 50% “preferisce ristoranti occidentali più spesso di prima”, il che dimostra l’aumento dell’impatto dello stile di vita occidentale sulla classe media cinese (Fig.2) Più in generale, bisogna però evidenziare come l’acquisto dei marchi stranieri non sia più volto al raggiungimento di un certo status symbol come in passato. Ora il consumatore medio cinese tende Fig.2: Cambiamenti nello stile di vita del consumatore medio cinese a creare la propria immagine con il proprio gusto, peri ritiene che questo fenomeno seguendo tendenze personalizzate nei propri acquisti di qualità. sia anche legato all’aumento de- Questo vale particolarmente per il settore moda e per i giovani (età gli acquisti online all’estero (una pra- 25-30 anni), per i quali “non è importante se il marchio sia ben noto tica comunemente nota come “Hai- o no, la cosa più importante è se è alla moda, attuale e soprattutto tao”) che, negli ultimi anni, ha reso soddisfi le proprie esigenze”. più conveniente comprare merci importate. Anche il tasso di acquiLuca Esposito

S Fig.1: Trends di acquisto della classe media cinese nel 2016

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r&f News ASSOTEMPORARY: PALLA AL CENTRO... COMMERCIALE

Giovedì 26 ottobre si svolgerà presso l’Unione Confcommercio Imprese per l’Italia in corso Venezia a Milano l’evento organizzato da Assotemporary, Palla al centro... commerciale: un incontro dedicato ai temporary shop e agli spazi temporanei nei mall. Tra gli speaker saranno presenti Massimo Moretti, presidente del CNCC; Nicola Gisonda, vicepresidente Assotemporary; Massimo Costa, segretario generale Assotemporary; Aldo Faleri, docente del Politecnico di Milano, Corrado Furlan, Us Up. In seguito al convegno, moderato da Andrea Aiello, direttore di retail&food, media partner all’evento, si svolgerà una tavola rotonda in cui si passeranno la parola Luca Pellegrini, docente di marketing allo IULM di Milano; Edoardo Favro, amministratore delegato Gallerie Commerciali Italia - Auchan Holding; Giulio Di Sabato, presidente Assomoda; Maurizio Governa, presidente Moda&Sport Lombardia e Valeria Bortone di Cool Hunter Italy.

CITYLIFE: FOOD & DESIGN NELLO SHOPPING DISTRICT

A

circa due mesi dal taglio del nastro previsto a fine novembre, Sonae Sierra ha reso noti altri marchi che andranno a comporre il brand mix dello Shopping District a CityLife. Dopo la prima tornata di insegne comunicate a maggio riguardanti la ristorazione, ora è il turno innanzitutto della piattaforma alimentare: la superficie grocery è stata affidata a Carrefour Italia che sarà presente con l’insegna Market Gourmet. Il supermercato disporrà di una superficie di 1.200 metri quadrati. Per il settore home decor e high tech si annovera un operatore storico, Habitart, le cui collezioni saranno presentate nel punto vendita di dimensioni più ampie del distretto commerciale e lo slogan del marchio sarà “il design è il nostro amico”. Tra i protagonisti anche un brand alla sua prima apertura nel Paese: Democracy Design, un’iniziativa di Trading Group che proporrà oggetti dal design accattivante. L’area high tech sarà arricchita da DJI, player di riferimento nella produzione dei droni. Per quanto concerne il benessere e la cura della persona i protagonisti sono Juneco, un progetto nuovo nel settore della medicina e chirurgia estetica in Italia, il primo Nashi Salon al mondo, dedicato alla cura e alla bellezza dei capelli e della pelle, e ancora Centro Salus, realtà all’avanguardia nell’ambito delle medicine complementari presente da oltre trent’anni in Lombardia. In totale lo Shopping District ospiterà 100 unità dedicate allo shopping, al lifestyle, alla ristorazione, ai servizi, al tempo libero e all’intrattenimento.

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SEGUICI SU

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Il tempo dà forma alla qualità Doppio Malto, Rossa, Puro Malto. Ogni Peroni Gran Riserva ha un gusto unico e un denominatore comune: l’altissima qualità. La qualità del Malto 100% Italiano, la qualità delle materie prime accuratamente selezionate, la qualità del processo produttivo di extra decozione. È così che nasce una birra speciale, fatta in Italia e premiata nel mondo.


r&f News La Rubrica legale

A cura di Cocuzza & Associati Studio Legale, Milano

Vincoli alle aperture nei centri storici: sacrosanta limitazione o pericoloso abuso?

L’

argomento è di grande attualità: l’aspetto (e’identità) dei nostri centri storici. Chi di noi passeggiando per le vie di Venezia non ha vissuto con fastidio l’ennesimo negozio di chincaglierie? Chi potrebbe difendere i miasmi di friggitorie e fast food improvvisati a pochi metri da monumenti che tutto il mondo ci invidia? Ormai è noto che esistono vere e proprie guide per individuare negozi – di alimentari o artigianato – e ristoranti che possano dare qualche garanzia di autenticità. Anche il legislatore e gli enti pubblici hanno mostrato di iniziare a ritenere che la tutela degli esercizi storici possa contribuire a mantenere l’identità di un quartiere o di un centro storico e perciò si sono mossi in questo senso, emettendo provvedimenti spesso al centro di polemiche. E ciò in quanto, pur essendo la finalità di tutela ovvia e condivisa in astratto, la stesura di questi provvedimenti si rivela non sempre agevole. Talora, per giunta, ci si mette anche la politica, in declinazione più o meno populista, soffiando sul fuoco in nome della tipicità e della tutela delle tradizioni. Il Comune di Firenze già nel gennaio 2016 aveva emesso il cosiddetto “Regolamento Unesco”; per disciplinare quali attività potessero essere legittimamente esercitate nel centro storico. La norma, modificata nell’aprile 2017, si prefigge di evitare la proliferazione di negozi considerati di scarsa qualità, quali kebabberie, discount di alcoolici, money transfer, etc. Con il decreto legislativo 222/ 2016 il Governo ha di fatto sancito la legittimità di provvedimenti di questo tipo, specificando che per finalità di tutela dei beni culturali e del paesaggio il comune, d’intesa con la regione, sentito il competente soprintendente del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, può adottare deliberazioni volte a delimitare zone o aree aventi particolare valore archeologico, storico, artistico e paesaggistico ove è vietato l’esercizio di una o più attività, individuate con riferimento al tipo o alla categoria merceologica, in quanto non compatibile con le esigenze di tutela e valorizzazione del patrimonio culturale. Come si ricorderà, la liberalizzazione delle attività commerciali già con Monti raggiunse il suo apice, sull’onda della famosa direttiva Bolkestein del 2010 che sostanzialmente sanciva che qualsiasi limite alla libera apertura di attività commerciali è vietato, a meno che non sussistano comprovati motivi imperativi di interesse generale sovraordinati da proteggere. Il decreto legislativo citato individua precisamente nella tutela dei beni

culturali l’interesse sovraordinato da proteggere. Del resto, il Comune di Roma ha promulgato una disciplina restrittiva già in vigore da alcuni anni. In particolare, la “Disciplina di tutela e riqualificazione delle attività commerciali nel perimetro della Città Storica” del 2006 contiene una lista di attività tutelate, tra cui troviamo, per esempio, esercizi alimentari (di diversa metratura a seconda della posizione), negozi di artigianato, erboristerie, cartolerie, gioiellerie, ma anche attività di vendita di prodotti di alta moda e sartoriali. La norma sancisce che qualora venga a cessare una delle attività tutelate, negli stessi locali è consentita l’attivazione esclusivamente di una o più delle attività appartenenti al medesimo settore alimentare o non alimentare. La decadenza dal vincolo si ha solo qualora i locali siano rimasti inutilizzati per almeno cinque anni oppure l’attività tutelata sia stata esercitata da meno di due anni continuativi. La norma elenca una serie di vie in cui è fatto divieto assoluto di aprire attività diverse da quelle tutelate, e in tale elenco, successivamente ampliato, troviamo vie e piazze note a tutti, quali Piazza di Spagna, Piazza Navona e Via del Babuino. Del tutto proibiti in certe aree del centro di Roma esercizi quali sale per videogiochi, commercio all’ingrosso, officine, sexy shop, discount. Deroghe sono possibili solo di fronte a “proposte di attivazione commerciale caratterizzate da elevati standard qualitativi”: il wording, purtroppo, si presta a ampia discrezionalità. L’intento della legislazione è chiaro: evitare che i centri storici finiscano per essere popolati solamente di attività a servizio del turismo spicciolo (o di massa) o di attività ” brutte”. Ma definire cosa è “brutto” non sempre è agevole. Il rischio è che, in alcuni casi, che i centri si riempiano di negozi di lusso, rendendo totalmente anonime intere strade. In altri casi gli enti debbono correre in fretta ai ripari: si pensi alla prima versione del citato regolamento Unesco fiorentino che come effetto avrebbe avuto di far abbassare la saracinesca ai famosi vinaini fiorentini, ora salvati da una modifica alla norma che distingue tra alcoolici e superalcolici: legittima la rivendita serale dei primi, ma non dei secondi. Quando il vincolo è questione di pochi gradi…

Avv. Alessandro Barzaghi

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r&f News

AEDES SIIQ AZIONISTA IN THE MARKET

ZUIKI, DA NAPOLI ALL’ETERE CON LO STORE VIRTUALE

n virtù di un investimento complessivo iniziale di 5,6 milioni di euro, Aedes SIIQ diventa azionista al 40% nel capitale delle società che realizzeranno The Market San Marino Outlet Experience. L’iniziativa immobiliare, che vede protagonisti Bg Asset Management, asset management del gruppo Borletti, con il ruolo di leading sponsor, insieme a Dea Holding e Vlg Capital, consiste in un factory outlet centre all’interno della Repubblica di San Marino, che si svilupperà su una superficie complessiva di circa 25mila mq di Gla da realizzarsi in due fasi. La prima, i cui lavori sono stati avviati a ottobre 2016, con un investimento di circa 100 milioni, interessa l’apertura di 80 negozi e 6 spazi di ristorazione; la seconda, subordinata all’ottenimento dei necessari permessi, è prevista in apertura nel 2020, con un investimento di ulteriori 50 milioni di euro che permetteranno di aggiungere 10mila mq di Gla e circa 50 negozi, per un totale di 130. L’ingresso nell’operazione da parte di Aedes è strategico dato il riconosciuto know how dell’azienda quotata alla Borsa di Milano nell’indice Ftse Italia Small Cap, che vanta lo sviluppo di realtà come Serravalle Designer Outlet e più di recente di Serravalle Retail Park.

n occasione della prima conven t i o n n azionale, che si è tenuta a Napoli con la partecipazione di oltre 200 membri dello staff, Zuiki ha lanciato lo store virtuale raggiungibile dalla homepage del sito www.zuiki.it. L’e-shop dà la possibilità di acquistare i capi senza limiti geografici e di tempo, e si caratterizza per una grafica pulita e glamour, facilmente usabile. Alcune promozioni attenderanno gli internauti come la spedizione gratuita per ordini superiori a 50 euro e la possibilità di ritirare i capi gratuitamente presso uno degli oltre 140 store presenti in Italia, opportunità questa che crea un collante tra negozio fisico e digitale. L’evento partenopeo è stato inoltre l’occasione per sottolineare il piano di espansione: con un fatturato di circa 130 milioni di euro (2016), in crescita del 20% rispetto al 2015, Zuiki guarda al 2018 con 35 new opening, 60 riqualificazioni di punti vendita esistenti e il lancio del progetto “Travel Retail”, caratterizzato dall’apertura di nuovi store in alcune stazioni italiane a partire da quelle di Napoli e Roma.

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KIABI

La felicità ti dona gozi aperti precedentemente, per cui ci riserviamo la possibilità di modificare anche in maniera sostanziale le dinamiche complessive commerciali. Rispetto allo store di Collegno e in generale agli altri punti vendita, a Mondo Juve abbiamo deciso di esporre all’ingresso l’offerta dedicata al bambino – racconta Massimo Pozzi, Direttore Sviluppo KIABI Italia – Rispetto a questa scelta abbiamo riflettuto non tanto sulla struttura ma sul contesto commerciale, dove percepiamo un’esigenza del cliente più orientata a disporre di un’offerta ampia, importante ed economica sul bambino. Per noi questo segmento vale circa il 45% delle vendite e quasi la metà dello spazio nel negozio. Anche i criteri espositivi sono fortemente variati rispetto ai precedenti: normalmente per il bambino tendevamo a massificare, scelta che pratichiamo sull’uomo e meno sulla donSolène Mallet na, mentre nello store KIABI di Mondo Juve non solo abbiamo posizionato dei manichini con l’outfit completo ma abbiamo anche dato la possibilità alle innovamento del board manageriale, nuovo terrimamme di effettuare una scelta veloce posizionando nelle varie torio di marca e focus sullo sviluppo della rete testate la maglietta, la felpina e i pantaloncini. Se poi la mamma di vendita, replicando e implementando ulteriorvuole sviluppare la parte creativa può farlo senza difficoltà acmente il nuovo concept FREE. Questi i driver su cedendo sul lato lungo della gondola all’intero assortimento con cui punta il brand di moda a piccoli prezzi, KIABI, le varianti colore. Attraverso questa scelta cerchiamo di rispondere Massimo Pozzi per alimentare nella Penisola performance in attivo a perimetro sia vapiù opportunamente alle esigenze dei clienti, che costantemente coriabile sia costante. L’appuntamento scelto per presentare alla community municano con KIABI». Nel dettaglio del nuovo punto vendita di KIABI della moda e del fashion il nuovo direttore Direttore Marketing e MerchandiFREE di Mondo Juve, il reparto bambino è quindi strutturato in modo chiaro e sing Italia, Solène Mallet, è stato l’apertura a settembre a Barcellona lungo Passeig leggibile per agevolare le scelte più razionali compiute dalle mamme così come il de Gràcia del nuovo flagship KIABI: esteso su 1.500 mq, ospita le collezioni uomo, reparto uomo, mentre il mondo donna si propone attraverso un approccio più sordonna, kids, accessori, neonato, underwear, curvy e beauty. Dalla Spagna alle poliprendente ed emozionale. Non solo rinnovo dei locali e della zona camerini, dove tiche global, il nuovo territorio di marca “La Felicità ti dona” mira a esprimere un a predominare è il colore bianco, ma anche numerosi e importanti servizi per sodaltrettanto nuovo modo di intendere l’esperienza di shopping: il marchio francese disfare tutte le esigenze, inclusa la presenza costante di addetti ben formati all’asrinnova il proprio look e il linguaggio dell’offerta, emozione ed empatia vengono sistenza dei clienti. Uno dei principali obiettivi del KIABI FREE è inoltre quello di mixati per accompagnare grandi e piccini durante i momenti più importanti della creare una relazione tra store digitale e fisico confermando la strategia cross canale vita. Una rivoluzione a 360° per il brand appartenente al Gruppo aziendale dell’Asdell’azienda: il cliente può effettuare gli ordini da casa e ritirarli in negozio; qualora sociazione Famiglia Mulliez, che si sveste del “KIABI colora la vita” e ridisegna i non trovasse nel punto vendita i capi desiderati potrà connettersi allo store virtuale perimetri della comunicazione, interna ed esterna. tramite gli schermi o il proprio device mobile e verificarne la disponibilità in altri Ma non cambia la volontà di avvicinarsi al territorio e alla famiglia proseguendo punti vendita. nello sviluppo di nuove aperture con il concetto FREE, tra cui spicca quella all’inNon solo Torino, nei prossimi mesi KIABI inaugurerà altri negozi in alcune importerno del centro commerciale Mondo Juve a Torino, avviato in un’unita da 1.500 tanti città: sono in programma due nuove aperture all’interno di gallerie commermq contestualmente al taglio nastro del mall: un appuntamento irrinunciabile sul ciali a Firenze e ad Ascoli. Nel 2018 l’obiettivo è di crescere con ulteriori cinque mercato italiano grazie al quale KIABI arriva a 30 punti vendita, di cui cinque nella store ma soprattutto è ormai certa la prima apertura italiana nel centro storico di una città della Mole. «Ogni nostro cantiere è imbastito tenendo conto dei risultati dei negrande città, con Milano candidata a ospitare il futuro flagship KIABI FREE.

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IL CONVEGNO TRAVEL RETAIL GCI, PLAYER NELLE FOOD COURT ALLA V^ EDIZIONE

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allerie Commerciali Italia

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i è tenuto al Linate Centre - Milano, presso l’aeroporto meneghino, il Convegno sul Travel Retail organizzato dal Retail Institute Italy. L’evento, giunto alla quinta edizione, ha indagato i nuovi trend del settore e l’evoluzione dell’offerta commerciale. L’appuntamento moderato da Andrea Aiello, direttore di retail&food, ha visto tra i protagonisti landlord e brand che hanno portato le proprie esperienze e case history, come quella di Mercato Centrale, di cui ha parlato il presidente Umberto Montano. Tra gli altri relatori, Luigi Battuello, direttore commerciale non aviation di SEA (società di gestione degli scali milanesi); Fabrizio Brogi , presidente di NAU!; Luigi Fusco COO di Unieuro e Gianni Saccani, head of leasing shopping centers and factory outlets Grandi Stazioni Retail. Ricco di spunti per uno dei canali più frizzanti e dinamici del settore retail, il convegno ha visto una platea interessata e coinvolta, attiva sul finale con domande e riflessioni.

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(Gci), filiale italiana di Immochan (Auchan Holding) che opera in 48 centri commerciali nel Belpaese, dà inizio a un nuovo business che consiste nel portare negli shopping centre un’offerta di ristorazione che punta sia a valorizzare la filiera locale sia a offrire cibi gourmet. I siti in questione sono a Mestre e Fano. Alla base di quest’idea l’intenzione di differenziare il format della proposta food attualmente presente nei mall italiani che finora, anche se con casi di riconosciuto successo, è stata influenzata dai grandi brand del settore, con format che sono stati replicati. Allo stesso tempo, riuscire a valorizzare al meglio gli operatori locali è diventata una sfida che Gci ha intrapreso scegliendo due partner specializzati, Ethos per il progetto di Mestre e Vacanze Romane per quello di Fano,

mantenendo una quota del 51% con entrambi i partner. «L’obiettivo è di proporre una ristorazione tailor made, su misura del cliente – spiega Edoardo Favro, amministratore delegato Gci – L’analisi sul food, recentemente realizzata da Trade Lab, rileva che il 75% dei frequentatori dei centri commerciali vi consuma prodotti food & beveraggi per un valore stimato di 2,3 miliardi e che il pranzo è l’occasione di consumo principale. Ma in generale un cliente su cinque segnala insoddisfazione per i tempi di attesa, per un’offerta inadeguata alle aspettative e una bassa qualità del cibo. Ciò che emerge da questa indagine è che oggi le persone cercano l’artigianalità anche nel cibo, un cibo sano, gourmet e tradizionale. La nostra proposta va esattamente in questa direzione».


DOPPIO MALTO QUALITÀ ARTIGIANALE AL GRANDE PUBBLICO

Giovanni Porcu CEO Food Brand

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alla fabbrica di birra a Erba (CO) realizzata nel 2004 al flagship store di prossima inaugurazione a Roma, a pochi passi dalla Fontana di Trevi. Nel mezzo, la prima apertura della formula cosiddetta 2.0 a Scalo Milano, l’avvio del franchising a Verona con un locale free standing su viale del Lavoro e un progetto di sviluppo che conta 10 punti vendita entro il 2017, destinati a raddoppiare nel corso del 2018. Minimo comune denominatore di questa iniziativa imprenditoriale, che vede protagonista Alessandro Campanini nel ruolo di brew master, e Giovanni Porcu in qualità di Ceo Food Brand, è la passione per la produzione di birra artigianale abbinata alla gestione qualitativa dell’offerta food, da proporre assieme al grande pubblico. Il brand che riassume questi valori prende il nome di Doppio Malto, entrato ufficialmente nel canale retail con l’apertura nel 2016 del punto vendita di Scalo Milano (MI). «Il piano di sviluppo segue prevalentemente tre strade: lo store stand alone, realizzato ad esempio nella città scaligera e a Castelletto Ticino (NO) - dichiara Giovanni Porcu - il canale high street, con l’apertura nel centro storico a Roma, e quello mass market all’interno dei mall e dei multiplex. L’obiettivo entro l’anno è di realizzare altre 5 opening, di cui 3 diretti. Al momento contiamo quattro punti vendita di proprietà a Erba, Scalo Milano, Castelletto Ticino e Roma e uno in franchising a Verona; ad Erbusco (BS) e a Bari saremo invece presenti con due affiliati». La customer experience nel punto vendita è il filo diretto con la clientela, sia prima sia dopo la permanenza nel locale, al centro dell’evoluzione del brand, un work in pro-

gress che porterà all’implementazione di numerosi touch point come aree ludiche e tematiche, la fabbrica della birra, laddove lo spazio lo consente, e ancora un corner store in cui il cliente può trovare le bottiglie di birra e il growler (caratteristica bottiglia da 2 litri per l’asporto della birra draft) da portare via. «Per realizzare tutte queste innovazioni serve lo spazio necessario: il format di Doppio Malto varia dai 400 sino ai 700 mq, mentre i posti a sedere partono da un minimo di 160-180 sino a un massimo di 250-270», specifica Giovanni Porcu. Bove Lover è il secondo marchio in portfolio a Food Brand, nato lo scorso anno con un progetto pilota a Monza e caratterizzato da metrature, numero di sedute (circa 60/80) e investimenti più contenuti. «Ma lo scontrino medio è sensibilmente più alto e il target di sviluppo è il centro storico o lo shopping centre di fascia tripla A – puntualizza il Ceo di Food Brand – L’offerta è incentrata sull’hamburger con ricette prettamente gourmet e su tagli di carni pregiati che vengono frollati nella cella di maturazione. Disponiamo inoltre di una vasta cantina di vini e proponiamo l’abbinamento anche con la birra, ovviamente. Il piano di aperture inizierà il prossimo anno mentre al momento lavoriamo sulla brand identity, così come abbiamo fatto inizialmente per Doppio Malto, al fine di identificare le chiavi di successo del format e capire come trasferire ai clienti la customer experience». Gli ulteriori progetti 2018 in capo a Food Brand sono la nuova fabbrica della birra, indispensabile per implementare la capacità produttiva in vista dello sviluppo retail, e l’avvio del canale street food attraverso la joint venture con un partner che porterà un truck Doppio Malto nelle piazze italiane.

Marco Bortolussi Direttore Marketing

LA BRAND IDENTY DEL FORMAT «Doppio Malto - spiega Marco Bortolussi, Direttore Marketing di Food Brand - nasce dalla passione del mastro birraio Alessandro Campanini, che ne ha intrapreso il progetto dopo un lungo viaggio negli Stati Uniti. La scelta del nome è espressione del connubio tra due identità: la fabbrica di birra e il brew restaurant. Due anni fa Giovanni Porcu ha creduto e sposato l’iniziativa rilevando il 100% delle quote, mentre Campanini è rimasto a capo di tutto il processo produttivo. In fabbrica è portata avanti la linea di 12 birre, presenti tutto l’anno, più la rotazione di produzioni speciali stagionali. Nell’insieme delle nostre birre, comprese quelle barricate, abbiamo collezionato più di 90 premi internazionali: siamo infatti tra i birrifici artigianali più premiati d’Italia e questo risvolto ci ha permesso di entrare più agevolmente nel segmento retail, attraverso dei brew restaurant che parlassero del nostro prodotto. L’obiettivo di Food Brand con Doppio Malto è di portare il consumo di birra artigianale, un tempo appannaggio delle élite, al grande pubblico, garantendo la qualità a un prezzo accessibile».


Stazione Centrale - MILANO

Aeroporto Fiumicino - ROMA

Mercato del Duomo - MILANO

Aeroporto Ginevra- GINEVRA


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Baladin delizia chi decolla da Torino

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a inaugurato a fine agosto, Baladin Caselle Aeroporto: una birreria con hamburgheria nell’area partenze dell’Aeroporto di Torino. Neanche a dirlo, grande protagonista del locale è la Birra artigianale Baladin prodotta a Piozzo (Cn), che accompagna hamburger di qualità e piatti che puntano a rendere il locale un vero e proprio gastro pub. Il banco di spillatura è predisposto con 4 spine che offrono Nazionale, la birra artigianale 100% italiana e la linea delle birre Open: White (birra bianca di frumento), Gold (birra bionda) e Amber (birra ambrata). Ad affiancare i prodotti alla spina, sono disponibili tutte le birre in bottiglia e lattina dell’ampia gamma Baladin e i barley wine di Cantina Baladin. La cucina propone, appunto, hamburger prodotti con la carne La Granda (Presidio Slow Food della razza bovina Piemontese), impiegando materie prime locali come la robiola di Roccaverano; è disponibile anche una versione vegetariana e per gli affezionati, lo stinco alla birra Brune. Alle “fatate”, ovvero le mitiche chips di patate, preparate al momento, aromatizzate con gusti originalissimi, si affiancano focacce e piatti freddi del giorno. I dolci... Birramisù e Birramigiù preparati con le birre Open Amber e Open White. Per chi volesse un caffè, il servizio di caffetteria è gestito in collaborazione con Caffè Vergnano.

Fratelli Rossetti al Franciacorta Outlet

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o storico brand di calzature Fratelli Rossetti fa il suo ingresso al Franciacorta Outlet Village con un look rinnovato. La boutique si sviluppa infatti su una superficie commerciale di 230 mq, con un concept del tutto nuovo rispetto agli store del canale outlet. I materiali utilizzati sono prestigiosi come il legno wengé scuro o laccato nelle nuance corda; eleganti scaffalature retroilluminate e i cubi espositori posizionati su tappeti dai colori antichi delineano e impreziosiscono l’area vendita. Nel rispetto della propria tradizione, tutte le proposte pensate dal brand vogliono essere esempio della qualità ricercata costantemente dall’azienda attraverso uno stile sobrio e classico; una garanzia per chi cerca una calzatura intramontabile. Sempre nei mesi estivi anche My Style Home-My Style Bags ha aperto le porte della sua boutique lungo le vie del Franciacorta Outlet Village: la società milanese specializzata nella creazione di borse, borsoni e accessori si distingue per l’elevata qualità dei suoi articoli e per la loro personalizzazione con il ricamo di iniziali, nomi o loghi.

Muji: dall’ortofrutta agli hotel

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l retailer giapponese Muji, in tutto 870 punti vendita di cui 452 in Giappone, presente in Europa con negozi diretti in Uk, Francia e Italia, e in franchising in Irlanda, Svezia e Norvegia, ha inaugurato il nuovo store di via Torino a Milano. Si tratta del quinto negozio meneghino, il nono in Italia. Tre piani di emporio dedicati alla casa, alla cartoleria e all’abbigliamento no logo che hanno reso famoso il brand. Il progetto, come ha spiegato Kenta Horiguchi, amministratore delegato di Muji Italia, è di apportare un taglio fino al 10% del prezzo di alcune referenze e introdurre, come accade già in Giappone, il food. La previsione per il 2018 è di arrivare a 100 referenze tra snack e tè (già commercializzati questi ultimi nello store di corso Buenos Aires). In patria, nell’estate appena trascorsa ha riaperto il flagship store del quartiere Yurakucho a Tokyo, dove il food è diventato protagonista con un nuovo reparto ortofrutta. In virtù di questo esperimento e con due alberghi in arrivo sempre in Giappone, Muji vuole diventare un brand in grado di offrire ai clienti un’esperienza a 360 gradi.

Biosapori, negozi in doppia cifra

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apertura al pubblico l’11 settembre e poche settimane dopo, il 23 dello stesso mese, il taglio del nastro. Biosapori, brand dedicato al mondo del biologico e nato dallo spirito imprenditoriale di Adriana Cazzin, che da vent’anni promuove una selezione di oltre 20mila referenze biologiche e biodinamiche, ha avviato il proprio decimo negozio a Thiene, in provincia di Vicenza. Uno spazio di circa mille mq, con ampio parcheggio, si è unito quindi ai precedenti punti vendita di Vicenza, Bassano del Grappa, San Giuseppe di Cassola, Treviso, Castelfranco Veneto, Villorba, Castagnole di Paese e Noventa Padovana. Nel nuovo store grande attenzione è posta al banco del fresco e al settore Frutta e Verdura, dove la selezione dei prodotti è realizzata direttamente sul campo, mentre nel settore Erboristeria sono proposte soluzioni biologiche per la cosmesi, il benessere e la cura della persona. Oltre all’acquisto, ai clienti è data la possibilità di consumare direttamente in loco nel Ristorante Biosapori: un ambiente accogliente che offre modelli alimentari all’insegna della sostenibilità. E per una pausa veloce, invece, la Caffetteria Biosapori propone dolci di produzione propria, torte crudiste e vegane, oltre a una selezione di caffè di cultivar biologiche selezionate.

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Il primo flagship milanese per Asics

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el cuore di Milano, all’angolo tra via Dante e via Meravigli, Asics ha tagliato il nastro del primo flagship store italiano (il brand è già presente con monomarca in diversi outlet sul territorio nazionale). L’opening rientra in un ampio progetto di crescita in Europa, con obiettivi importanti per il prossimo triennio. Entro il 2020, anno delle Olimpiadi a Tokyo, l’azienda punta all’apertura di un centinaio di monomarca nelle principali capitali del Vecchio Continente. L’operazione ha preso il via a inizio agosto con l’inaugurazione del nuovo flagship di Regent Street a Londra. Nel 2016 Asics ha fatturato circa 400 miliardi di yen registrando un calo intorno al 7 per cento. A fronte di questo dato, il secondo obiettivo non meno importante prefissato dall’azienda è il raggiungimento nel 2017 del traguardo dei 750 miliardi di yen di fatturato (circa 5,7 miliardi di euro). Le aspettative sono buone secondo l’azienda che ha confermato un inizio d’anno difficile ma con una buona ripresa, che ha portato le vendite dei monomarca a un +15 per cento.

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Flo’reiza cresce tra Italia ed Europa

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rosegue l’espansione dell’azienda toscana che nel secondo semestre dell’anno in corso ha programmato nuove aperture in Italia. In queste settimane infatti sono previste nove opening: a Verona, Jesi (AN), Manduria (TA), Carpi (MO), San Cesareo (RM), S. Giovanni Valdarno (AR), Chiavari (GE), Milano (dove i punti vendita saliranno a due) e Firenze, dove invece gli store diventeranno cinque. In totale Flo’reiza raggiungerà 78 punti vendita lungo la Penisola. Un prodotto di qualità made in Italy, un prezzo conveniente e la possibilità per le clienti di trovare settimanalmente capi differenti nelle stampe e nei modelli, rappresentano la formula vincente che ha permesso a Flo’reiza di presentarsi in Europa. Nel primo semestre del 2018 nuove aperture sono calendarizzate in Grecia ad Atene, in Francia a Nizza e in Spagna dove ci sarà l’inaugurazione del primo flagship store della capitale Madrid.

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Unieuro: doppio opening e 35 restyling

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ue nuovi punti vendita e soprattutto 35 negozi che tra riaperture e restyling si presentano con una vesta rinnovata per uniformarsi al nuovo format. Settembre caldo quindi per Unieuro, che ha inaugurato un nuovo flagship store a Roma EUR, in uno dei quartieri più importanti della capitale, presso il centro commerciale Euroma2. Lo store dispone di una superficie di vendita complessiva di 2.700 mq e i clienti possono vivere una shopping experience all’avanguardia grazie alle nuove tecnologie digitali e alla possibilità di accedere a contenuti multimediali per ricevere all’istante tutte le informazioni necessarie ed effettuare comparazioni tra i prodotti. Il 28 settembre è stato il turno del nuovo negozio di Novara Veveri di via Carlo Schleifer, presso il Parco Commerciale “NOV’aria”: 2mila mq dedicati alla migliore tecnologia. «Tutte le operazioni previste nel mese perseguono la strategia di presidio del territorio che ha permesso a Unieuro di diventare leader di mercato per crescita diretta e acquisizioni – afferma Luigi Fusco, chief operations officer di Unieuro – Capillarità ma anche volontà di rafforzare la nostra presenza nei grandi centri: il nuovo store dell’EUR è il diciottesimo Unieuro dell’area urbana di Roma, e ribadisce il ruolo della città come vera e propria capitale della tecnologia».

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Sicilia’s: sapore all’aeroporto di Catania

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a inaugurato all’aeroporto di Catania - Fontanarossa Sicilia’s, un Bar-Caffetteria, tavola calda e fredda, con vendita di prodotti tipici. Aperto in area airside, superati i controlli di sicurezza, il brand cavalca l’onda del successo del food in aeroporto, strizzando l’occhio ai prodotti locali. Sicilia’s è il luogo ideale per assaggiare e portare con sé il “gusto” della Sicilia. Nell’offerta bar, infatti, ci sono tutti i prodotti di Street food siciliano (dall’arancino alla cartocciata), i dolci tipici (cannoli, paste di mandorla, cassatelle), piatti freschi per un break veloce ed eccellenze del territorio con panini, insalate, taglieri di salumi e formaggi tipici. Inoltre, per chi non vuole consumare, ma vuole portare a casa un ultimo assaggio della regione, lo Shop Sicilia’s offre la possibilità di acquistare da asporto prodotti tipici tra i quali vino, liquori, olio d’oliva, conserve di mare e terra, dolci tipici, formaggi e salumi.


le attività di refurbishment hanno consentito un riposizionamento in chiave qualitativa dei mall, grazie all’introduzione di nuovi servizi di accoglienza e utilità ai visitatori, una riqualificazione del brand mix, in virtù del progressivo inserimento di nuovi retailer e del re-fittig della maggior parte delle unità commerciali presenti, una riproposizione delle food court in chiave moderna e un focus particolare sulle attività di marketing. Può farci qualche esempio specifico?

Gli esempi da citare sarebbero molti, riteniamo che la customer experience che il cliente oggi può vivere al Carosello sia equiparabile agli standard dei grandi shopping mall europei. Anche i centri di dimensione più contenuta e di prossimità sui quali siamo intervenuti hanno acquisito un appeal e una capacità attrattiva che si è estesa oltre il bacino di utenza originario, portan-

EUROCOMMERCIAL PROPERTIES: VISIONE DI LUNGO PERIODO

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a fine marzo 2016 Roberto Fraticelli ricopre il ruolo di Director of Italian Operations di Eurocommercial Properties. La sua nomina è figlia di una lunga esperienza in azienda, iniziata nel 1998, durante la quale ha lasciato impressa la propria impronta sulla maggior parte degli shopping centre italiani e sulla strutturazione dei relativi finanziamenti cui si è dedicata la società di investimento immobiliare attiva anche in Francia e Svezia. Tra gli esempi maggiormente rappresentativi dello standing premium su cui si posiziona Eurocommercial Properties in ambito di leasing, project e property management figura il centro commerciale I Gigli di Campi Bisenzio (vedi articolo pagg. 43-46), che spicca per numero di visitatori annui e brand mix all’avanguardia. Proprio il recente refurbishment del mall toscano costituisce l’incipit nell’intervista a Roberto Fraticelli, incentrata sullo sviluppo presente e futuro dei centri commerciali italiani targati Eurocommercial Properties. Prima della recente ristrutturazione de I Gigli, quali sono stati i principali progetti di refurbishment che hanno interessato il vostro portfolio italiano? Tali interventi quali benefici hanno apportato ai mall in termini di giro d’affari, affluenze, brand mix, dotazione tecnologica e customer experience? Eurocommercial ha attuato un piano di refurbishment dei principali asset in portafoglio, a partire dal centro commerciale Leonardo di Imola nel 2006, per poi intervenire su La Favorita di Mantova, Carosello di Carugate e penultimo, in ordine di tempo, I Portali di Modena. I benefici sono stati evidenti, non solo in termini di giro di affari e footfall, ma, cosa più importante, in apprezzamento della clientela e dei nostri conduttori. In tutti i casi analizzati,

do a un incremento delle richieste da parte di nuovi retailer per aprire punti vendita. Da non sottovalutare poi che l’ammodernamento degli impianti è spesso associato a benefici in termini sia economici per i nostri affittuari, che si traducono in minori costi di gestione, sia ambientali, grazie alla migliore efficienza energetica. Qual è la relazione tra gli investimenti volti ad ammodernare i vostri centri commerciali e la crescita del valore degli asset? C’è in genere una forte correlazione positiva tra gli investimenti eseguiti per ammodernare un centro commerciale e la crescita del suo valore di mercato. Va notato che spesso c’è un gap temporale tra il momento dell’investimento e la registrazione dell’incremento del valore. Ciò è dovuto a una serie di fattori, tra cui il periodo che la clientela impiega per modificare le proprie abitudini di shopping. Ci vuole quindi del tempo per consolidare gli eventuali aumenti dei visitatori e dei fatturati, con il conseguente impatto sul valore degli affitti e quindi sul valore di mercato del bene. A volte si può trattare di investimenti cosiddetti “difensivi”, volti a rispondere a una mossa della concorrenza e quindi a proteggere la quota di mercato del centro commerciale, più che a incrementarla.

Roberto Fraticelli

Avete in programma il refurbishment di ulteriori shopping centre? Quali mall coinvolgono, con quali tempistiche e a fronte di quali investimenti? Il piano interessa praticamente tutti gli asset in portafoglio. Siamo fortemente convinti che intervenire in maniera frequente sui nostri centri commerciali sia un must competitivo. Ultimato il completamento dei lavori su I Gigli, i prossimi interventi riguarderanno Fiordaliso, Collestrada a Perugia e Cremona Po. Vi sono poi le attività di light-restyling, che operiamo periodi-


di innovatività del progetto e le ricadute sul territorio; in tal senso abbiamo sostenuto con entusiasmo la formazione di un gruppo di social listening (#insiemepercrescere) dove poter trovare informazioni, risposte o poter contribuire con idee allo sviluppo del progetto. Alcuni stop and go circa l’iter autorizzativo e i lunghi e complessi tempi burocratici, che purtroppo ancora oggi riscontriamo e che penalizzano fortemente l’Italia da un punto di vista di attrattività degli investimenti sia nazionali che internazionali, non ci consentono di poter effettuare previsioni temporali per il completamento dell’operazione. Parlando infine di brand mix, la ristorazione è diventata in questo momento un tema centrale, come la state sviluppando trasversalmente nei vostri centri e quali sono i riscontri? Recenti report delle principali società di consulenza internazionali confermano la ristorazione quale nuovo key driver di attrazione al centro di una rilevante offerta leisure. Eurocommercial ha sempre prestato particolare attenzione alla ricerca di operatori innovativi, capaci di rendersi interpreti di una (ri)qualificazione vincente dei profili del merchandising mix. Molti sono i fattori che la nostra società analizza in riferimento ai diversi progetti ove la food court viene inserita: lo stile che si vuole proporre, il pricing, il menù mix, il target di riferimento e i relativi servizi accessori. Eurocommercial lavora a stretto contatto con numerose insegne nazionali e internazionali, ed è attenta sia alle novità di grande successo sia ai concetti locali di eccellenza. La food experience nei mall è parte integrante della customer journey, allunga la permanenza dei visitatori, gioca un ruolo fondamentale sotto il profilo dell’integrazione, della fidelizzazione e dell’experience. Siamo convinti che nei centri commerciali si possa proporre un menù variegato, con servizi personalizzati, per soddisfare anche i palati più esigenti. Il format Ai Banchi del Mercato Centrale, inaugurato il 21 giugno scorso presso I Gigli di Campi Bisenzio, rappresenta un esempio emblematico circa l’apertura di un format testato in centro città e di elevato standard qualitativo. È possibile lavorare anche su concept già esistenti, ad esempio, al centro commerciale Leonardo di Imola è stata rilanciata la food court, intervenendo sul triplice asse: re-leasing (con l’introduzione di nuove formule food), servizi accessori (schermi, comode sedute, nursery, kids area interna ed esterna, orari serali più estesi) e una nuova comunicazione più accattivante ed efficace.

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Collestrada camente, nell’ottica di ammodernare il nostro portafoglio rendendolo più attrattivo e in linea con le principali tendenze dell’offerta retail. Un’attenzione particolare è rivolta, come accennato prima, anche alle best practices e ai processi legati alla sostenibilità, un ambito che stiamo monitorando con interesse. La recente attribuzione al centro Carosello della certificazione Breeam conferma il nostro impegno nella riqualificazione in ottica “green” delle nostre proprietà. Per alcuni asset stiamo inoltre valutando ipotesi di possibili ampliamenti i cui iter sono in discussione Fiordaliso con le pubbliche amministrazioni di riferimento. Quali sono la filosofia e l’orientamento di Eurocommercial Properties in merito ai progetti? Ad esempio la vicinanza ai tenant anche attraverso delle survey e ai consumatori attraverso i servizi di accoglienza… Nel mercato siamo riconosciuti come investitori di lungo periodo, con una visione orientata alla continua valorizzazione del portafoglio. In tal senso, non ci limitiamo solo a un coinvolgimento del team interno di lavoro, ma analizziamo puntualmente tutta una serie di attività di feedback riferite ai nostri pubblici di riferimento che sono anche i nostri clienti: visitatori, tenant, community del territorio. Surveys, indagini ad hoc sui frequentatori, strumenti di customer care su ambiti gestionali, ci consentono di migliorare nel tempo il livello di qualità dei nostri asset. Eurocommercial Properties è conosciuta e apprezzata sul mercato quale realtà che da sempre ha ricercato l’innovazione, tramite l’introduzione di molti nuovi brand, servizi e attività. Al centro di tutto per noi c’è il cliente, con le sue esigenze e la sua continua evoluzione, alla quale cerchiamo di rispondere offrendo un ambiente che coniughi al meglio i bisogni di shopping, intrattenimento e tempo libero. Ultimamente si è tornati a parlare dell’ampliamento di Carosello, tra ostacoli burocratici e volontà di continuare a investire in Italia, qual è lo stato dell’arte del progetto? Il progetto di ampliamento di Carosello rappresenta una riqualificazione ulteriore del centro commerciale e del suo territorio, prevedendo accanto alle consuete operazioni di estensione dell’offerta e di servizi, una riproposizione in chiave eco-friendly e sostenibile dell’intero contesto, rilanciando così Carosello con una visione moderna, accessibile, nel nuovo scenario fortemente competitivo che interesserà la Lombardia nei prossimi anni. È fondamentale fornire una corretta informazione alla cittadinanza circa le caratteristiche


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Malpensa torna tra i primi della classe S

arà stata la stagione turistica record, piuttosto che la bravura dei gestori aeroportuali o la combinazione di entrambe le cose, ma rimane il fatto che i primi sei mesi del 2017 hanno registrato una crescita del traffico degli scali italiani pari al 6,7% rispetto al medesimo periodo dell’anno precedente. Già il 2016 è stato un anno positivo, chiuso a dicembre con un +4,7% sul 2015 (retail&food 6/2017 pag. 30), ma le premesse fanno pensare a una chiusura dell’anno in corso con un dato superiore. I numeri forniti da Assaeroporti, infatti, parlano di 80,5 milioni di passeggeri nel primo semestre, che diventano 99,5 milioni se si conteggia anche il mese di luglio. Mantenendo il dato ai primi sette mesi dell’anno, svetta l’Aeroporto inter nazionale di Napoli Capodichino (fresco tra l’altro del premio ACI Europe Best Airport Award 2017 nella fascia 5-10 milioni di passeggeri), con una crescita del 22 per cento. Ma non è l’unico scalo a registrare una doppia cifra, ci sono anche Orio al Serio, Ca-

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gliari, Catania, Olbia, Rimini, Treviso, Verona e, come si evince dal titolo, anche Malpensa torna a primeggiare con una crescita del 15% a quota 12,5 milioni di passeggeri. Tuttavia questi dati positivi sollevano una questione importante, ossia la complicata situazione infrastrutturale di alcuni aeroporti, soprattutto di quelli sotto i 5 milioni di passeggeri. Alcuni di essi, infatti, si trovano a fronteggiare crescite di traffico importanti anno su anno avvicinandosi sempre più al limite della capacità di passeggeri, rendendo necessari interventi nelle cubature per contenere i numeri. Operazione questa che coinvolge ad esempio scali come Pisa e Firenze (Dossier aeroporti pag. 32); Verona che presto partirà con il progetto Romeo per ampliare l’aerostazione; la stessa Venezia ha recentemente inaugurato una nuova parte landside in attesa di completare i lavori per l’ampliamento airside (retail&food 9/2017 pag. 32); Aeroporti di Puglia lo scorso anno ha inaugurato una nuova ala, mentre l’aeroporto di Catania Fontanarossa, tra i più per-

formanti in Italia, ha addirittura superato la capienza massima, ed è in attesa di far partire i lavori per la realizzazione di un secondo terminal da dedicare a due compagnie low cost e decongestionare così il terminal principale.

Low cost long haul: se funzionasse? C’è un altro tema interessante che potrebbe portare a una vera rivoluzione, coinvolgendo tutto il comparto aeroportuale sia avio sia non avio. EasyJet ha bruciato in partenza il


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Traffico passeggeri Milioni di pax

IL TRAVEL RETAIL A MAPIC 2017

+ 8,0%

II trim. 2016

Di food nel travel retail se ne parlerà anche a Mapic 2017 (www.mapic.com), la vetrina internazionale dedicata al mondo del real estate commerciale che si terrà a Cannes dal 15 al 17 novembre. Il 15 novembre, si svolgerà il convegno TRAVEL + 6,7%RETAIL - How to turn transit zones into food destinations, moderato da Andrea Aiello, direttore di retail&food. Tra gli speaker: Sergio Gallorini, commercial consumer director di Gesac (Aeroporto internazionale di Napoli Capodichino); Nick Schapira, strategy & development director Jamie Oliver Restaurant Group, e Stéphane Gross, founder Gagao.

TABELLA 1

Il traffico passeggeri è aumentato:  di 8,0% nel secondo + 6,7%trimestre dell’anno  di 6,7% nei primi sei mesi dell’anno 3

FONTE: Assaeroporti

TABELLA 2 cia per prima i voli di lungo raggio in connessione assieme a WestJet, Norwegian e Loganair oltre alla pos1 - frequentare caffè, bar e ristoranti 56% sibilità di prenotare più voli EasyJet 2 - passeggiare per l'aeroporto 47% superando così il concetto di collegamenti point to point. I vertici di 3 - rilassarsi nella seating area 44% EasyJet hanno spiegato che circa 70 4 - utilizzare i propri device 36% milioni dei passeggeri che ogni anno 5 - leggere, guardare film e ascoltare musica 31% atterrano in uno degli aeroporti serviti da loro, sono passeggeri che con6 - trascorrere tempo con i compagni di viaggio 29% tinuano il proprio viaggio su altri voli, 7 - andare diretti al gate d'imbarco 20% prevalentemente di lungo raggio, ed 8 - andare nell'area fumatori 8% è a questo segmento che si rivolgono, ma non solo. Una simile operazioFONTE m1ind-set ELABORAZIONE: Edifis intelligence ne permetterebbe di intercettare po3 tenziali viaggiatori al di là dell’oceano e in Asia, aumentando ulteriormente il proprio network e puntando sulle diretto concorrente Ryanair (recenil traffico verso l’Europa e di conseconnessioni globali verso America e temente) alle prese con centinaia di guenza in Italia. E qui si torna alla neAsia. Di fatto, sta iniziando la trasforvoli cancellati e circa 400mila pascessità di adeguare gli scali nazionali mazione delle compagnie low cost, e seggeri lasciati a terra per questioni agli standard qualitativi europei sia la linea aerea con base a Londra lancontrattuali con i piloti) allargando

Attività preferite in aeroporto

a livello infrastrutturale onde evitare saturazioni, sia a livello commerciale attraverso una valida offerta retail e food & beverage. Comparto quest’ultimo ben strutturato in molti scali italiani, con una particolare attenzione rivolta ai prodotti e alle eccellenze del territorio. Un aspetto positivo se visto alla luce dei dati di una ricerca realizzata da m1nd-set, società svizzera specializzata nel travel market research, attraverso interviste fatte a circa 20mila passeggeri in tutto il mondo (tabella 2). Lo studio, infatti, punta a individuare le attività preferite dai viaggiatori in attesa di partire. Il 56% degli intervistati ha indicato al primo posto la frequentazione di caffè, bar e ristoranti, che certamente non mancano negli scali italiani. S.M.

retail&food - ottobre 2017

25


r&f Parola di Nazareno Ventola Nazareno Ventola, nato a Roma il 13 giugno 1966, ha conseguito la laurea con lode in Ingegneria Chimica presso l’Università di Trieste; ha seguito corsi specifici di formazione presso l’SDA Bocconi, MIT (Boston), London Business School e Università di Cranfield. È stato nominato Direttore Generale e Accountable Manager della Società che gestisce l’Aeroporto di Bologna nel maggio 2013; precedentemente, dopo esser stato Direttore Pianificazione e Controllo, ha rivestito la carica di direttore Strategia e Corporate Performance Management della Società occupandosi di strategia di mercato, qualità, budgeting e di pianificazione e controllo. Prima di entrare nel Gruppo, nel 2000, è stato analista pianificazione strategica per Enitecnologie (gruppo ENI) nonché presidente di ACI Europe Economics Committee per il biennio 2012-2013. Attualmente è membro del Board di ACI Europe.

26

retail&food - ottobre 2017


Cover story

AEROPORTO DI BOLOGNA: «Strategia focalizzata su un mix di traffico salutare»

L’

Aeroporto internazionale Guglielmo Marconi di Bologna è il settimo scalo in Italia per numero di passeggeri con oltre 7,5 milioni nel 2016, ed è stato il più performante in termini di crescita registrando un più 11,5% (fonte Assaeroporti). I dati del primo semestre 2017 sono ampiamente positivi, con un utile netto pari a 7 milioni di euro in crescita dell’87% sul 2016. Pare che tutto vada per il meglio, merito certamente di una squadra affiatata e progetti mirati, come ci ha raccontato l’amministratore delegato e direttore generale Nazareno Ventola. A cosa si devono risultati così performanti? Si devono all’implementazione di una strategia che abbiamo avviato negli ultimi tre anni, che ha visto anche la quotazione in borsa, focalizzata sul mantenimento di un mix di traffico cosiddetto salutare. Siamo cresciuti in maniera parallela sia sul segmento low cost che tradizionalmente è quello che in Europa è cresciuto di più negli anni, sia sul segmento tradizionale portando nuovi vettori, su tutti Emirates nel novembre 2015, con un volo diretto per Dubai. Il mercato ci ha premiati perché gli aerei sono sempre più pieni. Il load factor è aumentato e siamo riusciti a sfruttare le efficienze delle compagnie nel portare nuove rotte da noi. Abbiamo valorizzato questi volumi in termini di ricavi di attività non aviation attraverso la saturazione dell’offerta retail all’interno dello scalo, nel senso che non ci sono più spazi disponibili per ulteriori attività commerciali; sono tutti affittati con contratti che stanno dando ottimi risultati. Sempre nel non aviation abbiamo un’ottima performance da parte dell’area parcheggi auto dove abbiamo gli indicatori di ricavo per passeggero tra i più alti del nostro settore. C’è una forte componente internazionale: chi viaggia da e su Bologna? Il 75% dei nostri passeggeri vola su voli internazionali. Tradizionalmente siamo sempre stati un aeroporto più orientato sull’outgoing, ossia sui viaggiatori che partono dalla nostra catchment area per andare fuori dall’Italia. C’è una percentuale di traffico business molto elevata, circa un terzo. A livello di aziende siamo nel centro della motor valley, della mechanic valley e della food valley e Bologna ospita un importante distretto della moda all’ingrosso. Poi c’è una componente di traffico domestico nord-sud. Siamo una città riconosciuta dal punto di vista universitario e molti studenti del sud Italia utilizzano i voli low cost

che sono andati a intercettare chi prima si muoveva in pullman o con l’automobile. C’è un traffico legato al fatto che Bologna è un centro sanitario di eccellenza nazionale. Infine c’è una componente crescente di turismo grazie alle politiche attuate a livello cittadino e regionale per aumentarne l’attrattività: c’è una crescita sinergica tra lo scalo e la città. Quante sono le destinazioni ad oggi? E quali i principali vettori? Abbiamo circa cento destinazioni e un portfolio ben diversificato. Il primo vettore per volumi è Ryanair che ha una quota del 45% sul totale; accanto ci sono le compagnie tradizionali con presenze importanti come gruppo Lufthansa, Airfrance, Klm, Alitalia, British Airways, e le più recenti Turkish airlines e Aeroflot. Quanto pesano i low cost in percentuale? È vostra intenzione continuare a investirci? Noi investiremo in maniera equilibrata su tutti i segmenti. Oggi a Bologna il low cost pesa il 53%, con Ryanair che fa la parte del leone. Poi ci sono, per citarne alcuni, Wizzair, easyJet, Vueling. Siamo allineati alla media europea per gli aeroporti delle nostre dimensioni e l’obiettivo è mantenere questo equilibrio. Entro il 2019 dovrebbe essere operativo il people mover, un progetto da 120 milioni di euro: in cosa consiste? É un’iniziativa in project finance, non un investimento dell’aeroporto diretto. Una società esterna attraverso un contratto di concessione del Comune sta realizzando una navetta su monorotaia senza conducente che in sette minuti collegherà la stazione dell’alta velocità con l’aeroporto percorrendo una distanza di circa sei chilometri. Quali altri progetti prevede il master plan 2016 - 2019? State già pensando al successivo? Abbiamo un master plan a 15 anni appena aggiornato con traguardo al 2030 suddiviso in più fasi. La prima parte vedrà il giro di boa tra la fine del 2020 e l’inizio del 2021 e consiste nell’ampliamento del terminal. Oggi ha una capacità di 8,5 milioni di passeggeri destinata ad aumentare a 10 milioni per accogliere il traffico addizionale che arriverà nei prossimi anni. I lavori inizieranno tra la fine del 2018 e l’inizio del 2019 per completarsi appunto in un paio d’anni. Questo intervento, sulla cubatura esistente che sarà ampliata, ci permetterà di aumentare anche le superfici commerciali che dovrebbero crescere circa del 30 per cento.

Si sta tentando di rilanciare Rimini, e Forlì vorrebbe seguire a ruota. Sulla distanza potrebbero rappresentare un problema o un’occasione per creare un sistema aeroportuale? Col massimo rispetto dico che Rimini è un aeroporto che dal punto di vista industriale e del territorio ha un suo senso. Ha avuto un momento difficile ma la gestione è stata riassegnata con un bando e ora sta crescendo; le premesse per una ripresa futura ci sono tutte. Su Forlì ho qualche dubbio nonostante la spinta forte che sta fornendo il territorio; non ha gli elementi e la massa critica per poter creare valore. Il rischio è aprire un aeroporto che poi sia costantemente in perdita. Quanto pesa al Marconi il comparto commerciale non avio? Dal punto di vista dei ricavi pesa circa il 40%, in termini di marginalità persa quasi due terzi. Che tipologia di brand mix offrite ai viaggiatori? È vostra intenzione svilupparla ulteriormente con nuovi marchi o attività di ristorazione? Il brand mix è chiaramente coerente con il profilo del passeggero. Abbiamo una tipicità molto forte che vogliamo sviluppare ulteriormente in particolare nel food & beverage valorizzando il territorio. Accanto a questo abbiamo marchi come Ferrari, Ducati e Lamborghini. Accoppiamo i marchi forti del territorio con le eccellenze percepite a livello mondiale. L’intenzione è migliorare progressivamente la qualità con i nuovi spazi commerciali di cui disporremo in seguito all’ampliamento e che saranno tutti in airside. Ad agosto scorso è stato annunciato l’ingresso di Atlantia con una quota del 29,38%: potrebbe nel tempo aumentare ancora? Cosa vi aspettate da questa operazione in termini di sviluppo? Atlantia ha certamente le possibilità. Va capito se sarà un processo immediato o avrà tempistiche dilatate. Bisogna ricordarsi che oltre il 29% c’è la soglia dell’OPA. Attualmente non abbiamo segnali in questo senso. Dal punto di vista del contributo, Atlantia è un operatorie industriale importante, gestisce gli scali romani, ha preso Nizza, una quota a Venezia; ha esperienza e un approccio industriale orientato allo sviluppo quindi penso possa essere un ingresso positivo. È passato poco tempo, i dialoghi devono ancora partire ma saremo certamente allineati. S.M

retail&food - ottobre 2017

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r&f Case history

VOLARE È PIÙ DOLCE CON VENCHI 1878

L

a storia ci insegna che Torino è la culla dell’arte cioccolatiera italiana, dove tradizione ed esperienza si fondono proseguendo il lavoro di aziende le cui origini risalgono anche a prima del ‘900. Un esempio su tutti, forse la più nota oggi, è Venchi 1878, realtà creata da Silviano Venchi che all’età di 20 anni, nel 1878 appunto, ha aperto il suo primo laboratorio nel cuore della città. A distanza di 140 anni (nel 2018 ricorre l’anniversario), l’azienda ha una diffusione mondiale, ed è stata tra le prime a credere in canali nuovi, come il travel retail. Oggi è presente nei principali aeroporti nazionali riscuotendo successo tra i viaggiatori sia italiani sia stranieri. A raccontarci l’ascesa di Venchi 1878 nel travel retail, l’amministratore delegato Daniele Ferrero. Venchi è una realtà cioccolatiera conosciuta in tutto il mondo. A quanto ammonta il numero di

28

retail&food - ottobre 2017

negozi oggi in Italia e all’estero? Attualmente, comprese le nuove aperture già confermate da qui al 2018, raggiungiamo proprio nell’anno del 140° anniversario l’importante traguardo di 100 negozi worldwide con 47 negozi solo in Italia. In Italia siete presenti sia nei principali aeroporti sia in alcune stazioni ferroviarie: quando e come è nata l’idea di entrare nel canale travel retail e in particolare in quello aeroportuale? Fino agli anni ‘90 nessun brand italiano di cioccolato aveva mai pensato di essere presente con un monomarca in aeroporto: occorreva convincere una realtà aereoportuale che avrebbe potuto essere una idea vincen-

te. Nel 2001 l’aeroporto di Roma Fiumicino ha deciso di seguirci in questa avventura e realizzare qualcosa di nuovo in occasione dell’apertura del nuovo terminal. L’aeroporto di Roma è stato il primo a credere in noi: ci lega quindi una relazione di lunga data e di fiducia reciproca che ha dato, e continua a dare, ottimi risultati. Anche nel caso del mondo ferroviario, la fortuna è stata avere come interlocutore un major player, Grandi Stazioni, che ha creduto in noi e con cui abbiamo siglato un accordo seriale. Anche in questo caso siamo molto soddisfatti della relazione che ci lega e dei risultati che stiamo realizzando.


Cover story per metà Confectionary (con la nostra offerta di cioccolato) e per metà Food&Beverage (con gelato e caffetteria). Se in Italia, avendo noi creato la categoria, non abbiamo nessun problema, all’estero continuiamo a riscontrare difficoltà burocratiche durante la partecipazione alle gare: viene richiesto di rientrare in un modello retail confectionary multibrand o esclusivamente food&beverage. Non essendo né l’uno né l’altro Venchi non ha ancora trovato un interlocutore con cui intavolare una trattativa efficace. Siamo però confidenti che il successo costrui-

Siete presenti in aeroporti all’estero? È nei vostri progetti futuri? Al momento non siamo presenti in nessuna realtà aereoportuale estera. Le nostro Cioccogelaterie si basano su un modello di business misto:

to in Italia col nostro modello di business misto e la crescita esponenziale raggiunta in questi ultimi anni nel mondo possano servire a rompere finalmente la barriera. Quali problematiche avete dovuto affrontare inizialmente? Ovviamente ogni volta che si propone un formato nuovo e specifico ci si deve scontrare con una iniziale perplessità degli interlocutori. Abbiamo però avuto dalla nostra parte il consumatore che ha capito fin da subito la forza del nostro concept. La nostra scelta di declinare la bellezza del cioccolato in tutte le forme offre alla clientela un momento di piacere da vivere in qualsiasi momento: cioc-

colata calda d’inverno, gelato d’estate, crêpe per una merenda, etc…il consumatore ha apprezzato subito la forza di questo modello e ci ha premiati. In quali aeroporti siete presenti oggi? • Roma Fiumicino (Terminal B, D, T3 Avancorpo) • Bergamo Orio al Serio • Bologna Marconi • Milano Linate • Milano Malpensa (T1-A, T1-B, T2) • Napoli Capodichino • Torino Caselle Concettualmente il format aeroportuale è uguale a quello nei centri cittadini? Il format del negozio deve ovviamente essere più piccolo e più veloce: le metrature non superano mai gli 80 metri quadri. E in tema di layout ci sono differenze? Le nostre Cioccogelaterie sono delle vere e proprie “boutique del cioccolato” che trasmettono i valori e lo stile italiano che ci contraddistingue da 140 anni. Vogliamo che il cliente viva questa esperienza esclusiva e distintiva in ognuno dei nostri negozi, in qualsiasi parte del mondo. Ecco perché non ci sono differenze tra i negozi retail e travel: nonostante le concessioni dei negozi travel abbiano tempistiche più brevi questo non è per noi motivo per limitare la qualità dell’esperienza che offriamo. Quali sono le metrature medie in aeroporto? In media sono 40 metri quadri. Quale ventaglio di prodotti offrite nei negozi aeroportuali? Gli stessi del retail. Quali sono i prodotti più richiesti? Soprattutto gelato (mentre si aspetta l’aereo) e tutta la regalistica (da portare agli amici che viene acquistata nei momenti dedicati allo shopping dopo aver passato i controlli di sicurezza). Qual è il vostro cliente abituale? È uguale in tutti gli aeroporti? È fidelizzato? Come? Come detto in precedenza vogliamo che il nostro cliente viva in ognuno dei nostri negozi in tutto il mondo la stessa esperienza esclusiva e distintiva: il nostro cliente riconosce la stessa qualità del servizio e degli ingredienti, l’unicità delle ricette, e la preziosità estetica dei negozi. Possiamo contare

quindi su un alto livello di fidelizzazione. Il nostro cliente cerca un momento di piacere che si merita ogni giorno, un momento di allegria italiana, con prodotti di alta qualità gustativa e salutistica. Alcuni prodotti come il nostro gelato Azteco sono molto potenti per la fidelizzazione e creano un rito piacevole per coloro che viaggiano spesso. In quale scalo si trova il vostro negozio più performante? Roma Fiumicino, trattandosi dell’aeroporto più trafficato. Quali sono le problematiche più complesse oggi da affrontare lavorando in un aeroporto? Al momento la problematica maggiore che riscontriamo è legata alle norme di sicurezza che diventano, per i motivi che tutti sappiamo, sempre più stringenti e che incidono soprattutto sulla logistica della merce che arriva. Quali progetti avete per il futuro in tema aeroportuale? In Italia ci farebbe piacere essere presenti a Venezia. Poi ovviamente l’espansione all’estero. S.M.

retail&food - ottobre 2017

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r&f Osservatorio prezzi

Malpensa: i benchmark

FOOD & BEVERAGE Pizzeria

FOOD & BEVERAGE Ristorazione

GIOIELLI E OROLOGI

BORSE E ACCESSORI

del retail e del food & beverage PRODOTTI

BRIC'S Airside/ Landside

FEDON Airside

PIQUADRO Airside

TUMI Airside

MOLESKINE Airside

TOSCA BLU Airside

Zaino

79/475

79/549

185/498

295/745

129/279

149/209

Trolley

159/970

99/199

295/811

345/1.395

279/349

n.d.

PRODOTTI

BLUESPIRIT Airside

MORELLATO Airside

HOUR PASSION Airside

DANIEL WELLINGTON Airside

SWATCH Airside

Braccialetto

20/2.000

30/200

49/3520

n.d.

n.d.

Collanina

15/2.500

29/200

79/6940

n.d.

n.d.

Orologi

n.d.

n.d.

50/15.170

109/189

45/220

PANE VINO SAN DANIELE

PASTASCIUTTA COME A CASA

Airside

Landside

7,50/9,80

13/15

5,20/5,80

14/25

n.d.

10

6/9,80

Dolce

5

2/4,90

5

3,60/4

Acqua 75 cl

2,20

2,20

2,50

2,20

PRODOTTI

CHEF KITCHEN MALPENSA MI

Primo piatto

9,50/13

Secondo piatto

FOOD & BEVERAGE Snack Bar

Landside

Airside

PIZZA CHEF

ROSSOPOMODORO

Airside/Landside

Landside

Pizza Margherita

4

8

Birra media

3/3,90

6

PRODOTTI

PRODOTTI

Edifis Intelligence

GOURMÉ

AROMA CAFÈ

Airside

BRICIOLE DOLCI E SALATE Airside/ Landside

Airside

CHEF BAR MALPENSA MI

DAVIDE OLDANI CAFÈ *

FERRARI SPAZIO BOLLICINE

Airside

Airside

Airside

GRAN CAFÈ

MOKÀ

Landside

Landside

Caffè

1,10

1,10

1,10

1,10

2/3

2

1,10

1,10

Cappuccino

1,60

1,60

1,60

1,60

2,50/3,50

3

1,60

1,60

Brioches

1,20

1,40

1,40

1,40

1,80/2,20

2,50

1,40

1,40

Acqua 50 cl (75 cl)

2,20

2,20

2,20

2,20

2,70/3

3,50

1,50

1,50

Toast

5

5

5

3,60

6,50/7,20

10

3,60

5

Calice Prosecco

n.d.

3,40

3,40

4

7

6,50

3,50

4

Tutti i prezzi si intendono in euro * I due prezzi indicano: banco/servizio al tavolo 30

CAFFÈ MILANO

retail&food - ottobre 2017


Cover story

U

Uomo Donna

ABBIGLIAMENTO

n Osservatorio prezzi atipico che mette a confronto brand e attività di ristorazione di un medesimo aeroporto: Milano Malpensa T1, nel caso specifico. Di fatto in questo servizio abbiamo voluto mostrare, senza valore statistico, quanto un viaggiatore può pagare una serie di prodotti retail: dall’abbigliamento alle borse, accessori e gioielleria, piuttosto che i principa-

li servizi di caffetteria e ristorazione. Come indicatori riportiamo da prassi il primo prezzo e il prezzo più alto che sono stati forniti direttamente dall’aeroporto. Dalla lista sono stati esclusi i brand del lusso perchè a nostro avviso troppo di nicchia e poco indicativi in considerazione del fatto che il luxury non fa del prezzo la leva principale. Per quanto riguarda l’abbigliamento, abbiamo selezionato i

medesimi capi da uomo e da donna associati a brand con simile posizionamento, quindi in alcuni casi un total look come per Harmont & Blaine, Massimo Dutti, Benetton e Zara. Non abbiamo indicato i materiali, che in alcuni casi giustificano una notevole differenza di costi tra il primo prezzo e il prezzo più alto. Ad esempio maglioni che possono essere di lana piuttosto che di cachemire, o giub-

botti, zaini e trolley che dal sintetico passano alla pelle. Il dato che emerge, in particolare per il retail, è che l’offerta è molto ampia e quasi esclusivamente posizionata dopo i filtri di sicurezza. Per quanto riguarda la ristorazione, distribuita in maniera più omogenea tra airside e landside il dato che salta all’occhio, è che a Malpensa nessuno fa un caffè a un euro. S.M.

PRODOTTI

HARMONT &BLAINE Airside

MASSIMO DUTTI Airside

BENETTON Airside

ZARA Airside

CAMICISSIMA Airside

PRODOTTI

BOGGI MILANO Airside

HUGO BOSS Airside

Pantalone casual

100/170

40/80

30/70

20/50

n.d.

Abito scuro

500/560

595/780

Camicia

129/184

40/80

20/40

18/50

49/79

Camicia

59/79

109/139

Maglione

170/249

50/80

30/70

20/50

50

Mocassini

140/220

320

Giubbotto

350/698

250/350

90/170

30/80

100

Camicia

120/200

50/89

20/40

29/59

Gonna

150/200

50/100

30/75

39/80

Maglioncino

n.d.

40/129

30/70

39/40

Capospalla

300/450

170/300

90/145

69/140

MOTTA

OBICÀ *

PURO GUSTO

SKY LOUNGE BAR *

TIME CAFÈ

CIOCCOLATITALIANI

Airside

Airside

Landside

Landside

Landside

Airside

1,20

1,10/2,50

1,10

1,10/2

1,10

1,30

1,80

1,60/3,50

1,80

1,80/2

1,80

1,80

1,80

1,40/2,50

1,70

1,80/2

1,60

1,30

2,30

1,60/3

1,50

2,30/4

1,50

1,50

6,50

4

5,50

4,90/7

3,30

n.d.

6

7

5,50

6

3

n.d.

retail&food - ottobre 2017 31


r&f Dossier aeroporti

Pisa morde il freno

Entro un anno dovrebbe concludersi la prima fase di ampliamento dello scalo, oggi arrivato quasi al limite della propria capacità. Nel frattempo Corporacion America spinge il non avio con l’ingresso di Dufry e Lagardère, con un occhio di riguardo al prodotto locale... intanto il Pisa Mover muove i primi passi

S

ono passati quasi tre anni dalla nostra ultima visita all’Aeroporto di Pisa Galileo Galilei. Era esattamente dicembre 2014, ed erano da poco state approvate dai consigli di amministrazione dell’aeroporto di Firenze e da quello di Pisa le linee guida del piano di fusione tra le due società aeroportuali in una unica: Toscana Aeroporti, che avrebbe operato sotto l’egida del nuovo azionista di maggioranza: Corporacion America Italia, costola dell’argentina Corporacion America, operatore aeroportuale (e non solo) privato, con in portafoglio 54 aeroporti. Obiettivo, costituire il sistema aeroportuale toscano “best in class”, diventando uno dei principali dopo Roma e Milano. Di fatto, l’ingresso del nuovo azioni32

retail&food - ottobre 2017

sta ha rivisto alcuni aspetti del master plan, rimasto invariato come tempistiche al 2029, ma riprendendo in mano il progetto. Gina Giani, allora amministratore delegato e direttore generale dello scalo pisano, oggi di Toscana Aeroporti, parlava della conclusione delle prime due fasi delle quattro previste entro il 2017, con un primo ampliamento a circa 32mila metri quadri. Questo passaggio è stato superato con l’ingresso di Corporacion America, appunto, che ha ri-

dotto a due i passaggi chiave. Come ci ha spiegato Linda Stivala, direttore commerciale aviation e non aviation di Toscana Aeroporti: «Il primo step è tra il 2017 e il 2018, quando dovrebbe completarsi un ampliamento a 41mila metri quadri, il 38% in più rispetto all’attuale superficie. Questa operazione darà una notevole spinta al reparto commerciale che crescerà del 46% toccando i 6.700 metri quadri. Inoltre aumenterà la capacità dello scalo dagli attuali 5,5 milioni di passeggeri a

6,5 milioni per arrivare al 2029, a master plan completato, a una capacità di 8 milioni e uno scalo raddoppiato nelle dimensioni rispetto a oggi. Per la prima fase di ampliamento sarà utilizzata l’ex area cargo, trasferita ora in un altro edificio, per un investimento di quasi 34 milioni di euro».

Ora come allora... quasi Di fatto oggi la struttura del Galileo Galilei è la medesima nella forma e nelle cubature rispetto al 2014. Dal


Cover story

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punto di vista retail e food & beverage, invece, sono cambiate alcune insegne e sono stati fatti degli spostamenti. La sua caratteristica più marcata quindi, ossia una maggiore componente retail in landside piuttosto che in area sterile, rimane invariata. Sono circa 2.400 i mq dedicati ad attività commerciali e ristorazione prima dei controlli, contro i quasi 900 in airside, per un totale di 25 negozi e 11 tra ristoranti e bar. Entrando in aerostazione, la struttura ricorda quella di un centro commerciale, con la hall centrale e la

galleria al piano superiore sui quattro lati. I negozi al piano terra si sviluppano lungo il perimetro della struttura, con una maggior presenza sul lato ingresso. Tra le novità, l’ingresso di Dufry con il convenience store Hudson News, e un Dufry store Collection, negozio di occhiali. Sul lato est, invece, ha recentemente aperto un Aelia Beauty (shop di profumi e cosmesi) di Gruppo Lagardère, e ha fatto il suo ingresso in aeroporto Camicissima, così come Swarovski con un corner centrale di fronte alle scale mobili. A mantenere la propria posizione, invece, ci sono MyWalit, un negozio di borse e accessori per il viaggio e per i device; l’abbigliamento di Aeronautica Militare, ancora

Giunti al Punto, un negozio di telefonia 3Store e una farmacia. Per quanto riguarda la ristorazione, invece, sul lato opposto all’ingresso, accanto al negozio Collection, prosegue la partnership con Chef Express di Gruppo Cremonini con un Mokà Coffee bar & Snack. Sul lato principale, invece, MyChef (Areas Gruppo Elior) gestisce un Briciole dolci e salate e la caffetteria pizzeria Pisa Airport Cafè. Un operatore locale, invece, gestisce PastaCaffè Panini. L’elemento interessante di queste attività di ristorazione è nel fatto che tutte sono dotate di dehor che affacciano sul giardino antistante l’aeroporto il cui ingresso è a livello strada. Una caratteristica piuttosto rara in campo aeroportuale, molto apprezzata dai

In airside serve spazio Entrando in area sterile si assiste a una forte concentrazione delle attività commerciali in uno spazio piuttosto ridotto. Sulla sinistra il duty free

PIANO TERRA

PRIMO PIANO

un brand toscano con Conte of Florence, e un negozio multimarca: New Fashion Gate; chiude la serie di insegne dedicate all’abbigliamento e accessori Machiavelli maestri pellettieri, un negozio di pelletteria artigianale. Continua però la lista retail con una libreria

viaggiatori soprattutto durante la bella stagione quando vengono organizzati spettacoli musicali e intrattenimento. Il piano galleria invece è rimasto invariato. MyChef e Chef Express gestiscono rispettivamente Mastro Bistecca Osteria Toscana, e il ristorante self service Gusto con i menu curati dallo chef Roberto Valbuzzi. È presente una filiale della Cassa di risparmio di Pisa, un negozio di sport Mizuno, e un parrucchiere: Diamond.

Heinemann occupa circa 160 mq. Accanto ci sono una tabaccheria e un Bar Cafè Covim (operatore locale), alle spalle del quale si apre un altro locale: Buoni e Belli che propone anche degustazioni e vendita di prodotti del territorio a base di tartufi e olio. Di fronte Colline Toscane, marchio creato ai tempi da SAT e gestito da un subconcessionario locale che promuove vini e prodotti enogastronomici toscani. Anche il retail

retail&food - ottobre 2017

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r&f Dossier aeroporti

in airside ha una forte impronta regionale: St.G Italian Style che produce calzature, borse e accessori in pelle e presente da qualche mese anche all’aeroporto di Torino in area airside (vedi Dossier aeroporti aprile 2017); Leopolda, brand di cachemire di qualità che è stato ampliato nelle superfici, e accanto Marina Militare, anch’esso ingrandito. Modifiche sono state apportate anche alla sala vip, gestita dallo scalo e ampliata con nuovo salone aggiuntivo. Salendo al piano superiore, dove si accede all’area extra Schengen, Beautifull Tuscany Fine Food & Wine - Flavors of Tuscany offre un’ultima occasione ai 34

retail&food - ottobre 2017

viaggiatori in partenza di fare acquisti. L’insegna Beautifull Tuscany caratterizza anche due piccoli bar presenti in quest’area, con cui si conclude la nostra visita al Galileo Galilei di Pisa per quanto riguarda le attività commerciali. Non potevamo saltare, infatti, il passaggio alla stazione di arrivo del Pisa Mover, il servizio di navetta su rotaia completamente automatizzato inaugurato a giugno che collega l’aeroporto alla stazione di Pisa Centro. Il percorso è lungo circa un chilometro e mezzo e compie un arco che permette una fermata intermedia alla stazione San Giusto Aurelia, dove ci sono anche comodi parcheggi per le auto per chi ar-

riva dall’autostrada. La tratta dura meno di cinque minuti e porta in centro città, che in linea d’aria dista appena ottocento metri dall’aeroporto.

Conclusioni Il giorno in cui abbiamo visitato il Galileo Galilei la percezione avuta è stata quella di uno scalo piuttosto congestionato, soprattutto nell’area sterile, dove chi viaggia tendenzialmente si reca il prima possibile. Questo è certamente positivo per l’aeroporto in quanto significa che il traffico c’è ed è sano. Tuttavia, come ci spiegava Linda Stivala, l’affluenza sta raggiungendo la capacità massima, ciò significa che

è importante procedere con i lavori di ampliamento. Lavori, tuttavia, che fanno parte di un piano industriale unico, che comprende quindi anche l’aeroporto di Firenze con il quale è importante crescere sinergicamente. Firenze e Pisa infatti si compensano alla perfezione, grazie a un programma di destinazioni ben definito. Nel primo caso ci sono voli a medio raggio di feederaggio (Airfrance fa sei voli al giorno su Parigi); Pisa invece ha meno voli ma tratte più lunghe, ad esempio il giornaliero della Qatar Airlines su Doha. Non esiste quindi rivalità, e Corporacion America punta a un sistema best in class che porti numeri in termini di fatturato e passenger experience. L’azienda è fortemente focalizzata sul non avio, con un’attenzione particolare al prodotto locale. Questo aspetto si vede molto a Pisa, dove le insegne e i richiami alla Toscana sono numerosi e decisamente apprezzati. Valore aggiunto del brand locale e gradito dal gestore straniero come ha concluso Stivala è la capacità di adattarsi con più facilità e velocità al cambiamento e all’evoluzione della tipologia di passeggero. Rimane pur sempre un city airport, forse in Italia il più vicino alla città, con una logica che in parte penalizza il viaggiatore che supera subito i controlli di sicurezza, ma che serve una folta airport community e parte di quei cittadini che vivono nelle sue vicinanze. Non resta che attendere il completamento dei lavori (che di fatto devono ancora iniziare a causa di alcuni ritardi burocratici). Nel frattempo a fine ottobre i riflettori saranno puntati su Firenze, con l’inaugurazione delle nuove aree ristrutturate e l’ampliamento dell’area airside con nuovi flussi e un duty free walk through di circa mille metri quadrati. Stefano Masin


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r&f World Travel Retail A Tokyo il duty free agli arrivi

Cambi al vertice in DFS Group

GIAPPONE - Hanno inaugurato a inizio settembre al terminal due del Narita International Airport di Tokyo i primi due duty free in area arrivi internazionali. È il primo caso nel Paese e precede le altre due aperture simili che avverranno entro il 2017 nei terminal 1 e 3. All’interno di questi duty free saranno commercializzati inizialmente liquori e tacchi internazionali.

HONG KONG - Il presidente e Ceo del luxury travel retailer DFS Group, Philippe Schaus, lascia l’incarico per assumere da inizio ottobre il ruolo di Ceo in Moët Hennessy, la divisione wine and spirits del gruppo francese LVMH. Ed Brennan, membro del consiglio di amministrazione di DFS Group dovrebbe sostituire Schaus nelle funzioni di presidente e Ceo in attesa della nomina del suo successore.

Dufry e HG ONT Retailers ancora insieme USA - L’Ontario International Airport, situato nel sud della California (ONT), ha in programma l’ampliamento della propria offerta retail, in seguito al prolungamento del contratto di altri otto anni per la gestione dello scalo. La partnership tra Dufry e HG ONT Retailers porterà a un investimento di 2,4 milioni di dollari.

EasyJet alleggerisce dai bagagli UK - La compagnia aerea britannica low-cost EasyJet ha pensato di mettere in pratica un servizio “Hands Free” che consiste nella possibilità di non portare il bagaglio a mano nella stiva dell’aereo. Il tutto è a pagamento, ma la spesa è minima – solo 4 sterline – con vantaggio di migliorare la sicurezza del viaggio. Le dimensioni massime del bagaglio saranno di 56 cm x 45 cm x 25 cm, come un trolley. 36

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NORVEGIA - Ha ufficialmente aperto i battenti il nuovo Terminal 3 del BergenFlesland Airport, scalo norvegese situato a nord della città di Bergen. Una capienza di dieci milioni di passeggeri per 63mila mq di superfici. Il duty free è firmato Heinemann; alcune insegne norvegesi e scandinave offrono design tipico, oltre a otto attività di ristorazione assieme a quattro chioschi. viaggiatori cinesi preoccupati per la situazione geopolitica che vede coinvolte le due Coree e il sistema antimissilistico americano THAAD posizionato al confine.

Hollywood a Londra

Spalato triplica il duty free CROAZIA - Con l’apertura della prima fase del nuovo terminal da 60 milioni di euro programmata a settembre 2018, l’aeroporto di Spalato avrà un duty free triplicato nelle dimensioni: 1.030 mq contro gli attuali 360 mq dove metà dell’area è dedicata al beauty e l’altra metà alle altre categorie. Il termine per la seconda fase è previsto entro maggio 2019 e porterà il nuovo terminal a un totale di 35mila metri quadri.

Inaugurato il T3 di Bergen

Progetto di espansione a Lima PERU’ - Lima Airport Partners, società a maggioranza Faport, ha pianificato un investimento di 1,5 miliardi di dollari per realizzare l’espansione del Lima Jeorge Chavez International Airport. Il progetto prenderà il via nel 2018 e prevede un nuovo terminal e una seconda pista. Nel 2016 lo scalo ha raggiunto 18,8 milioni di passeggeri e nel primo semestre 2017 ne ha già totalizzati 9,7 milioni (+8,4% sul 2016).

Lotte minaccia Incheon COREA DEL SUD - Lotte Duty Free sta minacciando di chiudere le proprie attività all’Incheon International Airport di Seul in Corea del Sud se il gestore non riduce i costi per gli spazi locati. L’operatore duty free, infatti, sta subendo grosse perdite a causa della drastica diminuzione dei

UK - Il famoso master baker Paul Hollywood, noto volto televisivo britannico, ha firmato un nuovo concept di SSP UK inaugurato alla stazione ferroviaria London Euston. Knead, il nome del locale, propone colazioni in stile Hollywood, classici piatti inglesi e dolci fatti a mano.

basato a Miami in Florida. La notizia è giunta insieme alla conferma delle operazioni onboard iniziate sulla Norwegian Joy, una nave della Norwegian Cruise Lines, progettata appositamente per il mercato crocieristico cinese.

Denver fa il pieno di ristorazione USA - L’aeroporto di Denver in Colorado nel 2016 ha toccato il record di 58,3 milioni di passeggeri che hanno generato, nel comparto food & beverage, un giro d’affari di oltre 370 milioni di dollari. Attualmente ha 77 ristoranti, 43 negozi e 45 chioschi, ma vista la forte richiesta, è stato approvato un nuovo progetto che prevede l’apertura di 17 nuove attività tra market e ristorazione.

Dufry si imbarca a Miami USA - Dufry ha annunciato un ambizioso progetto di sviluppo delle attività crocieristiche con la creazione del Dufry Cruise Services e relativo Center of Excellence

LTR riapre ad Hannover GERMANIA - Lagardère Travel Retail Germany ha ristrutturato e riaperto due negozi alla stazione centrale di Hannover: un Relay di 130 mq e un Quickpress shop di 200 metri quadri. Ha inoltre aperto un Virgin store. I lavori sono stati realizzati per far fronte alla crescente domanda degli oltre 250mila viaggiatori che ogni giorno passano dalla stazione.


ITALIA

INFORMAZIONE E ACQUISTI – ITALIA: OFFLINE O ONLINE

La maggior parte degli acquirenti di elettrodomestici sono persone di mezza età

Quella delle apparecchiature elettroniche è la categoria di beni vche sono acquistati online più frequentemente. In un mondo sempre più digitalizzato, i comportamenti e le aspettative di acquisto sono in continuo cambiamento.

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Acquisto online senza la ricerca in-store

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ABBIGLIAMENTO

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COSMETICI

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Acquisto in-store senza la ricerca online

Numero mancante di persone che non fanno acquisti Base: Totale (n=505)

Q4: Pensa ad un prodotto per ognuna delle seguenti categorie: Solitamente prima di acquistare un prodotto, dove ti informi e dove lo compri?

FEDELTÀ DEL CLIENTE

I CANALI DI COMUNICAZIONE PIÙ UTILIZZATI

shop PAY

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del totale delle persone intervistate fanno parte di un programma loyalty Il 74% dichiara di far parte di uno o più programmi loyalty

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in-store

online

smartphone


r&f

STAR TREK borse

& accessori

Destinazione

O bag

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Sidney. Dall’orologio si è passati alla borsa che è diventata un’icona della casa veneta fino a dare il nome al marchio. Dopo neanche due anni è iniziata l’esperienza retail, con l’apertura del primo monomarca a Venezia per arrivare nel 2016 alle flatform O shoes, il primo passo di O bag nel mondo del footwear. Si continua quest’anno col debutto nell’home design: la lampada smart disegnata da Franco Driusso o la lunch-box O eat progettata dallo studio milanese di design e architettura laboratorio.quattro, che ha accompagnato il marchio veneto fin dai suoi primi passi nella realizzazione di prodotti innovativi. Gli headquarter e la logistica del Gruppo si trovano a Padova, dove lavorano una sessantina di addetti, mentre la produzione è affidata al know-how e all’esperienza di fornitori che operano da tempo sul territorio per garantire gli standard qualitativi della tradizione tricolore (il 95% è Made in Italy), mentre la selezione delle materie prime è in capo ai laboratori della Finprojet di Macerata e della Silter di Venezia.

366 monomarca nel mondo in 6 anni: un record made in Italy Lo sviluppo retail conta a settembre di quest’anno 366 insegne worldwide di cui 219 in Italia (poco meno della metà gestito direttamente e il restante in franchising), 107 in Europa, una decina sia in Asia che in Usa che in America Centrale, 4 in Sud America, 2 in Russia come in Medio Oriente, più una presenza anche in Africa e Australia, a cui va aggiunto un canale multibrand di 900 negozi che coprono una cinquantina di paesi nel mondo. Il business attualmente è al 70% nel Belpaese (al secondo posto il Vecchio Continente), ma l’obiettivo è di ribaltare la bilancia commerciale a favore dell’export entro un paio d’anni, per raggiungere i 500 monobrand nel 2018, puntando soprattutto sull’estero e consolidando il mercato domestico. Per questo O bag vanta insegne nelle principali città italiane e del mondo, come Milano con i suoi 6 negozi o Praga e Barcellona, per

l’Europa, Mosca per l’ex Impero sovietico e Miami, Boston, Washington per l’Oltreoceano, mentre il flagship store, ovviamente è a Padova. Non bisogna dimenticare che nell’autunno dello scorso anno O bag ha fatto il suo l’ingresso in Cina con l’apertura di 3 monobrand che sono arrivati a una decina nelle principali città turistiche. Da inizio 2017 il marchio ha già inaugurato un’ottantina di nuovi store, puntando sulla Romania (ben 14 opening) e poi Malta, Belgio, Austria e Germania, oltre al rafforzamento in Italia con i nuovi negozi di Verona, Taormina, Trieste, Bolzano e Lonato (BS). Importante nel canale retail la location dei centri commerciali che copre nel Belpaese quasi un quarto del network, mentre centrale nella strategia di marketing la location turistica per cui sono stati aperti quest’anno una ventina di O bag beach store, punti vendita speciali con struttura e concept ad hoc, in città balneari o in punti di grande flusso con vendita esclusiva di collezioni mare. Una vetrina d’eccezione

O bag in pillole Data di nascita 2012 come marchio. L’azienda è attiva dal 2009 sul mercato Società

Full Spot spa

Proprietà

Room 71 Limited

Sede

Campodarsego (PD)

Management

Michele Zanella, direttore generale

Business

Produzione e commercializzazione accessori e borse componibili con materiali innovativi

Retail

366 insegne worldwide di cui 219 in Italia

Wholesale

900 negozi multibrand in 50 paesi nel mondo

EDIFIS Intelligence

N

on c’è solo Apple con i suoi “iMec”, “iPhone” o “iPad”, ma da qualche anno c’è anche la padovana Full Spot con la sua borsa O bag, l’orologio O clock o l’ultima arrivata la lampada O joy. L’azienda veneta che produce accessori (dagli orologi alle borse, dagli occhiali fino ai prodotti per la casa) di design con un approccio easy fashion con il marchio O bag sembra proprio voler riprodurre il successo del colosso dell’ICT e rappresenta una vera e propria case history italiana di nuova generazione: in 7 anni ha raggiunto con il suo network più di 360 monomarca, un mercato di 50 paesi worldwide con un giro d’affari di quasi sessanta milioni di euro. La O iniziale infatti sta per one (unico), own (proprio) e original (originale): il segreto di ogni prodotto di fashion design (a prezzi accessibili) della casa padovana, ovvero la customizzazione che prevede la possibilità da parte del cliente di assemblare le parti del prodotto acquistato, rendendolo unico. Il brand nasce nel 2012 con il lancio della borsa ecofriendly e componibile in gomma EVA (etilene vinil acetato), atossica e resistente, ma anche superleggera, con accessori abbinabili e intercambiabili per personalizzarla. Ma Full Spot è dal 2009 sul mercato del fashion design con O clock, orologio in silicone anallergico con cassa e cinturino intercambiabili. Il primo legame con il design (preferito alla moda perché creatore di oggetti senza tempo) è al Salone del mobile di Milano nel 2010, seguito poi dalle fiere internazionali di Parigi, Berlino, Tokyo, Las Vegas e


Business flessibile, retail, design e prodotti innovativi: O bag alla conquista del mondo. Intervista a Michele Zanella, direttore generale del Gruppo O bag

Come sta andando il 2017 e quali le prospettive per l’anno prossimo? Il 2017 sta andando secondo le nostre stime e nel 2016 abbiamo fatturato 59 milioni di euro. Stiamo vivendo una fase di consolidamento del mercato italiano dopo gli sviluppi del 2015 e del 2016 davvero importanti e una forte accelerazione sul mercato estero. Le stime riguardo alla crescita delle rete degli O bag store nel 2017 sono di oltre 150 apertu-

da un concept di negozio modulabile e accattivante e un modello di business flessibile.

re, superando così i 400 monomarca nel mondo. Siamo orgogliosi di dichiarare che il 40% delle rete vendita è gestita direttamente dall’azienda. Qual è la chiave del successo di un’azienda giovane come la vostra che in breve tempo è cresciuta esponenzialmente? Il segreto del nostro sviluppo è tutto in un prodotto facile, innovativo, componibile e perciò personalizzabile e anche ecologico, supportato inoltre

Retail all’estero: quali sono i mercati su cui puntare per un prodotto smart e fashion come il vostro? La strategia di questa seconda metà del 2017 è quella di aumentare la nostra presenza soprattutto in Germania, Spagna, Francia, Austria, Benelux e Svizzera, dove la ricettività del prodotto è molto forte e contestualmente completare la fase di sviluppo internazionale che, come da piano, sta progredendo costantemente.

Crescita da applausi: fatturato da 8 mln a 59,5 in 4 anni

che si va a sommare alle quattro insegne nel travel retail: due a Termini (una specializzata nel beach, appunto), una nella Stazione Centrale di Milano e in quella di Napoli. E se l’obiettivo è l’ampliamento della presenza in Cina, Medio Oriente e Messico, insieme all’implementazione dell’e-commerce, in un’ottica di sempre maggiore integrazione ‘multichannel’ tra negozio fisico e negozio virtuale, i mercati che danno più

soddisfazioni sono Francia, Germania, Spagna, Usa, Svizzera e i Balcani. In Italia le insegne della casa veneta coprono capillarmente il territorio con una predilezione per il Nord Est, dove il marchio gioca in casa: 37 negozi nel Triveneto e 32 in Lombardia. Ma va sottolineata una presenza importante in Sicilia, sul gradino più basso del podio con 24 store, seguita da Lazio, Toscana ed Emilia Romagna, tutte tra le 15 e le 20 insegne.

Nella stanza dei bottoni del Gruppo O bag, il direttore generale Michele Zanella (ex manager Benetton e Popolare Vicenza), mentre Full Spot spa è controllata quasi integralmente dall’inglese Room 71 limited. A mettere il naso nei numeri della società padovana (la sede è a Campodarsego nel padovano) salta all’occhio che il fatturato del 2016 ha sfiorato l’asticella dei 60 milioni di euro (59,5 per la precisione) ed è quasi raddoppiato rispetto a quello di due anni prima arrivato a 20,7 milioni, con un balzo nel 2015 quando si sono sfiorati i 54 milioni, mentre erano 8 nel 2013. L’azienda, con una crescita del volume d’affari così importante, ha sempre chiuso con utili invidiabili (4 milioni l’anno scorso, in linea con il 2015 e in crescita sul 2014), e ha indici di redditività da leccarsi i baffi: il ROE al 40% e il ROI al 14% in leggera contrazione rispetto a quelli del 2014, anche per l’aumento del giro d’affari e l’in-

grandimento della struttura societaria. Il MOL nel 2016 segna 5 milioni in crescita sui 4 dell’anno precedente e sui 3,5 dell’anno prima ancora. Anche gli indicatori patrimoniali sono buoni con un margine di struttura primario positivo e col segno più e il Rapporto di indebitamento per il 2016 è sceso al 70% dall’80% dell’anno precedente, quello del grande salto dimensionale (non male l’indice di liquidità generale a 1,38). L’obiettivo ambizioso dichiarato alla stampa da Zanella l’anno scorso era quello di raggiungere a metà del 2017 i 350 negozi, per poi salire a 500 l’anno successivo con un fatturato complessivo di 90 milioni. Superato il primo traguardo, O bag sembra procedere spedita verso gli altri, forte di un prodotto trasversale e decisamente innovativo che strizza l’occhio al green (divieto assoluto di uso di pellicce con adesione alla causa ambientalista della Lav) e con una rete di distribuzione in forte espansione. I fondi di investimento e la Borsa, ingolositi da questa impressionante crescita, per ora sembra rimarranno a bocca asciutta: Zanella punta al consolidamento del progetto cercando di farcela con le proprie forze, rimanendo indipendenti. A vedere i numeri sembra che la missione stia riuscendo perfettamente. David Montorsi

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r&f Brand analysis

L’Oréal Italia accelera nel retail con NYX

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retail&food - ottobre 2017

L’Oréal presidia principalmente tre canali che sono il centro storico, il centro commerciale e il factory outlet village, con altrettanti brand. Con NYX Professional Makeup ad oggi sta sviluppando sia negli shopping centre sia in downtown, dove avranno luogo le prossime aperture a Bologna (l’opening si è svolto il 15 settembre, ndr) in via dell’Indipendenza e a Napoli in via Toledo. A luglio è stata la volta del nuovo negozio a Forum Palermo su una superficie di 70 mq, che in questo primo periodo sta performando molto bene. Tali operazioni porteranno il saldo dei punti ven-

dita a quota 14, numero che si riferisce ai free standing store, cui si sommano 2 corner all’interno di Coin, uno a Bari e l’altro a Carugate (MI), e uno presso la Rinascente Duomo. Quali sono gli obiettivi di crescita e come selezionate le location? Oltre alle due aperture appena menzionate ci sono ovviamente trattative in corso sulle principali piazze, ma in generale vogliamo continuare nello sviluppo del brand con estrema accuratezza, dovuta al fatto che avendo iniziato questo progetto a fine 2015 è

fondamentale in questa fase individuare le location più idonee. Sviluppiamo NYX Professional Makeup sia nei centri commerciali di prima fascia, per cui quest’anno parteciperemo al Mapic di Cannes, sia nelle principali vie dello shopping: come attrattività e target di clientela non riscontro differenze tra i due canali, i quali possono cambiare in termini di affitto dato che i centri cittadini sono talvolta molto più onerosi. Contate anche un negozio in

Il brand in pillole - NYX Professional Makeup

Anno di nascita del brand Proprietà Core Business Headquarter Canali di sviluppo in Italia Numero di punti vendita in Italia Numero di aperure nel 2016 Numero di aperture nel 2017

1999 Gruppo L’Oréal Make up Francia Centro città, centro commerciale, stazione ferroviaria 14 monomarca, 3 corner 10 3

Rielaborazione © Edifis Intelligence

P

resente in 140 paesi nei cinque continenti, con 34 marchi internazionali e un giro d’affari complessivo di oltre 25 miliardi di euro, Gruppo L’Oréal in Italia rappresenta una realtà ancora giovane nel canale retail. A dirigerne lo sviluppo con i marchi L’Oréal Paris, NYX Professional Makeup e lo storico brand newyorkese Kiehl’s è stato nominato di recente Mauro Sansonetti, manager con una lunga esperienza in questo segmento grazie ai precedenti incarichi in Piazza Italia, OVS, Levi’s, Ottica Avanzi e Salmoiraghi & Viganò. L’obiettivo di questa fase, come ha raccontato a r&f lo stesso Sansonetti, è individuare soprattutto con NYX le giuste posizioni in top location, tra centri commerciali e centri città di prima fascia. Quali canali di vendita presidiate con i vari marchi? Partiamo da NYX Professional Makeup…


stazione, a Milano Centrale… Esatto NYX Professional Makeup vanta un punto vendita nella Galleria delle Carrozze a Milano Centrale, dove sta ottenendo ottimi risultati, e ad oggi valutiamo con interesse altre opportunità nel circuito di GS Retail. Per quanto riguarda il travel retail aeroportuale, invece, non sono presenti punti vendita NYX Professional Makeup anche se sicuramente questo canale sarà da approfondire. Tuttavia specifico che per questo segmento di mercato le relazioni sono tenute direttamente dalla sede di Parigi.

Può raccontarci quindi quali sono le caratteristiche del brand? Dal punto di vista storico, il brand NYX Professional Makeup è nato nel 1999 a Los Angeles, traendo ispirazione nel nome da una dea greca simbolo di potere e bellezza, ed è stato fondato dalla signora Tony K, che ne aveva intuito il potenziale soprattutto in termini digitali e di comunicazione trasversa-

le. NYX Professional Makeup si rivolge infatti in maniera democratica a ogni tipologia di gender e di pelle, disponendo di 2mila referenze e di 1.780 colorazioni differenti, e questa è una caratteristica distintiva che gli conferisce un grande vantaggio. Rispetto al tema del Web, NYX Professional Makeup è un marchio pioniere in quanto la sua forza risiede sia nei negozi sia nell’e-commerce: per esempio su Instagram ha già raggiunto quota 170mila follower in Italia e 15 milioni nel mondo.

Dati che stanno crescendo vertiginosamente anche grazie al forte interessamento delle fashion blogger. Aggiungo il tema del servizio, che non prevede soltanto la mera vendita di prodotto ma anche la consulenza e persino la prova in negozio, favorito dal fatto che circa l’80% dei dipendenti proviene da make up school. Qual è infine il target di clientela di

NYX e quindi il posizionamento di prezzo? L’ulteriore intuizione della sua fondatrice è stata quella offrire un prodotto professionale a un prezzo accessibile, rivolgendosi a un target di clientela 1224 anni. Anche in virtù di ciò, nel 2014 Gruppo L’Oréal ha creduto nelle potenzialità del brand, per cui ha deciso di rilevarlo e di avviarne lo sviluppo retail. Questo è il motivo per cui siamo ancora giovani in questo canale. Arrivando a L’Oréal Paris, come si sviluppa la rete vendita e quali i progetti di crescita? Il brand è presente con 8 punti vendita nei principali factory outlet del Paese e per ora questo numero è sufficiente. Nella scelta dei village abbiamo optato per le location più idonee cercando di mantenere le giuste distanze tra loro, al fine di evitare sovrapposizioni. Questo ci ha portato a relazionarci po-

sitivamente con i vari landlord, tant’è che siamo presenti a Serravalle Designer Outlet con McArturGlen, a Torino Outlet Village con Arcus Real Estate e a Franciacorta Outlet Village con MOMI/Blackstone. Sottolineo che consideriamo i negozi L’Oréal Paris negli outlet come delle destination, perché racchiudono in sé i vari marchi frutto delle diverse acquisizioni. Con il brand Kiehl’s si raggiunge un posizionamento sia qualitativo di prodotto sia di scontrino medio molto differente. Quali sono le caratteristiche di questo marchio che affonda le proprie radici nel lontano 1851?

Kiehl’s nacque in una piccola farmacia di New York: i proprietari, esperti in ambito botanico, farmaceutico e cosmetologico, crearono con questi ingredienti creme e lozioni per capelli. La qualità del prodotto tuttora ricopre un ruolo preponderante, per cui viene data minore importanza al packaging, così come il miglior veicolo di promozione pubblicitaria non è il canale media ma il passaparola. E allo stesso tempo grande importanza è attribuita alla formazione del personale di vendita, che offre una consulenza personalizzata all’ospite – siamo soliti chiamarlo così – per una durata media di visita di 30 minuti, partendo dall’analisi della sua tipologia di pelle. Inoltre gli si offre una svariata quantità di campioni da provare, nonostante il mercato si muova in direzione differente, perché pensiamo che possa apprezzarli e tornare. Crediamo talmente tanto nei nostri prodotti che qualora un cliente non fosse soddisfatto provvediamo alla restituzione al 100% dell’importo pagato dietro presentazione dello scontrino fiscale. E l’esperienza di permanenza nel punto vendita si arricchisce ulteriormente non solo per la grande passione che ci mette il personale ma per l’ambientazione in termini di arredi, che rappresenta il classico mondo americano. Quali sono, infine, i numeri di questo brand e gli eventuali progetti di sviluppo in ambito retail? A fronte di queste caratteristiche lo sviluppo della rete di negozi di Kiehl’s è esclusivamente in centro storico, perché si rivolge a un target di clientela medio alto e non solo nazionale ma anche internazionale: i turisti. Ad oggi sono 14 i punti vendita free standing, altrettanti i corner nei Coin e 3 quelli in Rinascente. Con questi monomarca abbiamo presidiato la maggior parte delle principali città italiane e trattandosi di un brand esclusivo non abbiamo bisogno di forzare lo sviluppo. Sebbene stiano valutando delle opportunità immobiliari nei restanti centri storici importanti A.P.

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r&f Scienze & retail

Le decisioni

dei consumatori nel punto vendita

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onoscere i principi di base delle decisioni dei consumatori è determinante per permettere di realizzare soluzioni di comunicazione efficaci e definire strategie di marketing di successo. In questi ultimi anni, le neuroscienze hanno dimostrato che l’emozione non è un elemento disturbante della decisione ma cogente di essa. Siamo emotivamente intelligenti e quindi “non macchine pensanti che si emozionano, ma macchine emotive che pensano”. Sempre più, siamo consapevoli che le decisioni non sono solo frutto di calcoli e previsioni logiche, ma l’esito di un complesso processo in cui i processi cognitivi automatici e l’emozione giocano un ruolo determinante. Ecco perché occorre sapere misurare le emozioni in maniera efficace. Già nel 1983 due noti studiosi avevano ipotizzato che le decisioni si prendono attraverso due processi: uno “centrale” (razionale), attivato se si è molto motivati a scegliere bene e se si è competenti e abili cognitivamente per valutare le scelte; e uno “periferico” (euristico), che tende a semplificare, a utilizzare elementi superficiali per decidere. In questo caso il brand, il packaging, l’etichetta e il prezzo diventano determinati più delle incomprensibili composizioni e degli ingredienti dei prodotti. Molto spesso i consumatori benché motivati, non avendo competenze tecniche (si pensi alle informazioni nutrizionali per la scelta del cibo), si servono del percorso periferico per decidere. Da qui l’esigenza di facilitare la scelta dei consumatori e la nascita di tool tecnologici o di altre soluzioni. A volte ci si serve di certificazioni, bollini e marchi (spesso incomprensibili per tanti), altre volte la tecnologia può venire in aiuto. In questo caso il mercato offre numerosi esempi, come quello proposto dal sito www.goodguide.com che ha un’applicazione per smartphone che permette di valutare con l’analisi del barcode di un prodotto il suo impatto nutrizionale, ecologico e sociale. Nel mondo del vino, dove i consumatori sono spesso poco esperti, un’interessante soluzione è offerta da Vinhood, una giovane startup che ha l’ambizione di rendere semplice e comprensibile il mondo del vino. Attraverso poche domande sulle preferenze di gusto e sulle abitudini del consumatore il loro algoritmo (costruito grazie anche alla collaborazione di sommelier AIS - Associazione Italiana Sommelier) 42

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Elaboration Likelihood Model di Petty e Cacioppo (1983)

suggerisce il vino più coerente al palato del consumatore, presentandolo con un linguaggio innovativo e immediato. Grazie a una veloce analisi, il tool da loro sviluppato è in grado di abbinare a ogni tipologia di vino un “carattere” senza l’uso di termini tecnici (ad esempio, i rossi strutturati, tannici diventano #saggi, e il vino #brillante è una bollicina secca dall’elevata acidità) e ad assegnare ad ogni consumatore il suo vino preferito. Il mondo del Retail ha fiutato subito le potenzialità di questo approccio. Ciò ha portato la start up a siglare un contratto con Esselunga per offrire sul portale e-commerce “Esselunga a Casa”, il servizio di sommelier virtuale. Per capire se il sistema funziona il nostro Centro di Ricerca di Neuromarketing in IULM ha valutato la reazione emotiva dei consumatori in relazione al vino consigliato dal loro tool. Si è partiti dall’ipotesi secondo la quale se il sistema funziona, l’emozione provata dal consumatore all’assaggio del vino proposto dall’algoritmo sarebbe dovuta essere positiva e alta. Abbiamo pertanto avviato una prima ricerca neuroscientifica con il coinvolgimento di un gruppo sperimentale di 11 soggetti. Abbiamo valutato la gradevolezza provocata dalla degustazione del vino consigliato e di altri vini con un EEG per l’analisi cerebrale e la misura della valenza emotiva (positiva o negativa) e con l’analisi della conduttanza cutanea per valutare l’intensità emotiva. Si è proceduto con due fasi, una con assaggio alla cieca di 4 vini tra i quali vi era anche quello consigliato dal tool e una

in condizione informata con gli stessi 4 vini. Al termine di ciascuna degustazione il partecipante esprimeva un giudizio di gradimento, su una scala continua da 0 (poco gradito) a 100 (molto gradito). Nella condizione in blind e con indicatori emotivi neuroscientifici il vino consigliato dall’algoritmo ha avuto una connotazione meno negativa e ha registrato una minore attivazione fisiologica (ovvero stress). Mentre il vino suggerito dal tool è risultato più gradito. Anche consapevolmente i partecipanti hanno assegnato un giudizio migliore al vino suggerito dal tool: il 64% dei soggetti si è riconosciuto “molto” o “del tutto” nel “carattere” elaborato dall’algoritmo, apprezzando il vino suggerito. Sapere di assaggiare il vino consigliato dal tool ha provocato una reazione emotiva paragonabile a quella provata in blind. In questo caso però potrebbe essere entrata in gioco l’effetto dell’aspettativa razionale. Il dato del self report conferma che l’informazione «vino non consigliato» diminuisce la percezione di gradevolezza del vino, segnalando ancora una volta l’effetto che ha l’aspettativa sulla percezione del gusto. Benché la ricerca sia ancora nella sua fase iniziale i dati neuroscientifici sostengono che l’informazione offerta da queste soluzioni tecnologiche ha un significativo ruolo di facilitatore di scelta, come confermato dall’attivazione fisiologica. Tool come quelli di Vihood possono, pertanto, essere considerati un aiuto alla scelta e un interessante predittore dell’esperienza emotiva che il consumatore con bassa conoscenza del prodotto potrà avere, dimostrandone la loro validità. Vincenzo Russo

professore di Psicologia dei Consumi e Neuromarketing presso l’Università IULM di Milano vincenzo.russo@iulm.it


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I Gigli: obiettivo 20 milioni di visitatori

Inaugurato nel 1997 segnando il momentaneo record italiano di Gla, 68mila mq, il centro commerciale di Campi Bisenzio (FI) ha mantenuto nel tempo la leadership sui flussi, 19 milioni di persone nel 2016. E la proprietà Eurocommercial Properties punta ad accrescerli ulteriormente grazie alle recenti aperture di Primark e Mercato Centrale

D

opo il taglio del nastro del retail park da oltre 4mila mq avvenuto nel giugno del 2012 e documentato sul successivo numero di ottobre di r&f, siamo tornati a vedere il centro commerciale I Gigli di Campi Bisenzio (FI) a poche settimane dalla doppia apertura di Mercato Centrale, la prima all’interno di uno shopping centre, e quella di Primark, la prima nel centro Italia e la prima in un mall già operativo. I record passati e presenti sono davvero tanti per il principale asset nella Penisola e tra i più importanti in assoluto nel portfolio di Eurocommercial

Il progetto in pillole Data di apertura Sviluppo/gestione Proprietà galleria Proprietà ipermercato Commercializzazione Gestione Tipologia GLA Numero di livelli Totale unità commerciali Ipermercato Medie superfici Unità di ristorazione Food court Posti auto totali Visitatori annui

29 maggio 1997 Eurocommercial Properties Eurocommercial Properties Eurocommercial Properties Savills Larry Smith Savills Larry Smith Centro commerciale di grandi dimensioni circa 68mila mq 2 134 Panorama 16 + Mercatino I Gigli con 14 banchi 19 450 posti a sedere 5.000 19 milioni (2016)

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r&f Dossier shopping mall long life

Properties, che sulla struttura in oggetto sta investendo complessivamente 100 milioni di euro con l’obiettivo di ammodernarla internamente ed esternamente, rinnovarne il brand mix

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e crearvi nuovi servizi. Ma partiamo dalla cronaca degli ultimi mesi, per poi spiegarne l’antefatto e puntare dritto sui progetti futuri, grazie soprattutto ai contenuti condivisi

in occasione della nostra visita da Stefano De Robertis, responsabile marketing, e Alessandro Tani, asset manager, della divisione italiana della società di investimento immobiliare attiva anche nei mercati francese e svedese. Il 2 giugno ha aperto in un’area completamente rinnovata della galleria il punto vendita del colosso

è quella di puntare all'introduzione di marchi che possano migliorare complessivamente l’attrattività e l’immagine del centro». «L’iniziativa è nata parallelamente all’acquisizione delle quote di proprietà residue di Pam (transazione di cui parleremo nella seconda parte del dossier, ndr) che ha permesso di disporre delle metrature sufficienti – ha specificato Alessandro Tani – in particolare in occasione di MAPIC 2013

del fast fashion Primark, che si è posizionato in un’unità da 6.800 mq di cui 5mila di vendita a livello terreno, con 56 casse e 400 dipendenti; mentre il 21 giugno in uno spazio nominato La Corte dell’Oste, ubicato al piano superiore, è stato inaugurato Ai Banchi del Mercato Centrale su una superficie totale di 1.800 mq con oltre 600 sedute. «La trattativa per l’inserimento di Primark a I Gigli è stata condotta direttamente dall’ufficio leasing di Londra da me diretto – ha dichiarato dalla City Valeria Di Nisio, group leasing director – Il dipartimento leasing di Eurocommercial Properties favorisce relazioni con i principali retailer internazionali attraverso costanti attività di ricerca, confronto e incontro anche con brand di prossimo ingresso nel mercato italiano. La strategia perseguita

abbiamo avuto modo di approcciare il player irlandese e abbiamo avviato per I Gigli le trattative nell'estate 2015; nello stesso anno abbiamo definito accordi preliminari confezionati in previsione dell'apertura dei cantieri avvenuta a gennaio 2016». La trattativa invece con il patron Umberto Montano è stata condotta tutta in Italia e ha trovato esito positivo anche in virtù della forte vicinanza di I Gigli al punto vendita aperto nel 2014 a Firenze, al primo piano del mercato di San Lorenzo. «L’altra operazione che ci ha permesso di lavorare sul driver del merchandising nel bilanciamento delle affluenze del centro commerciale è stata quella di Mercato Centrale – ha proseguito Stefano De Robertis – È una formula particolare per uno shopping centre perché si fonda sulla grande scommessa di rivoluzionarne lo stile di consumo di ristorazione. Scommessa che è stata condivisa dai nostri uffici a Londra e che ha convinto Montano soprattutto per i grandi numeri di I Gigli. Sono stati necessari due anni per consegnare


to, se non addirittura aumentato, la resa dei propri punti vendita, hanno specificato Stefano De Robertis e Alessandro Tani. Inoltre, per una sorta di effetto domino, nell’arco dell’ultimo anno circa 30 tenant hanno ristrutturato spontaneamente i propri negozi e tra loro si annoverano molte medie e grandi superfici come OVS, Coin e MediaWorld.

1.800 mq di superficie; un gap temporale fisiologico per un mall già esistente dove si è creata la necessità di liberare fisicamente dello spazio: in quella posizione erano presenti l’insegna Brek su 1.100 mq e due unità ristorative per totali 300 mq, più siamo intervenuti su un’area condominiale. Con tale operazione siamo riusciti a creare un’area unica che si contraddistingue per una piazza, un’agorà con al centro un bar e un’offerta beverage che serve i chioschi. È un progetto che ha visto forti investimenti da entrambe le parti e di cui ci siamo convinti sempre più con il passare del tempo attraverso indagini di mercato e focus group realizzati con la collaborazione dell’Università degli Studi di Firenze, finalizzati a misurare lo stile di consumo attuale e le aspettative dei nostri consumatori di ristorazione. Su quei dati siamo stati confident che la formula di Mercato Centrale non solo avrebbe potuto integrarsi e bilanciare i flussi in galleria come precedentemente accennato, ma anche implementare le affluenze in certe fasce orarie come la cena per avvicinarla ai numeri del pranzo. E incominciamo a vedere alcuni risultati anche in termini di estensione di bacino: con quello terziario andiamo ormai in tutte le province della Toscana sino a Modena in Emilia a Nord e nell’alto Lazio a Sud, oltre a registrare il ritorno di visitatori che per vari motivi non frequentavano più la struttura». Ma le due aperture in questione non sono le uniche operazioni effettuate sul mer-

chandising mix: nei mesi precedenti sono stati interessati da spostamenti vari top player come Zara, che ha trovato collocazione di fianco a Primark in una location da 3.400 mq (aperta il 15 marzo), lasciando la precedente unità su due livelli per complessivi 1.800 mq a Piazza Italia (aperto il 10 giugno). E infine Sephora, che si è ridotto su 360 mq ma con un’importante fronte vetrina (aperto a novembre 2016). Anche i brand che hanno visto diminuire i propri metri quadrati hanno mantenu-

La cronistoria: dagli esordi… Per capire il sostrato su cui poggiano le recenti operazioni di merchandising, è necessario innanzitutto mettere a fuoco i numeri del centro commerciale I Gigli, che in 20 anni di attività ha continuato a macinare record. Inaugurato nel 1997 con oltre 130 punti vendita e una Gla di 68mila mq, in quel momento la massima concentrazione di superficie lorda affittabile in uno shopping mall in Ita-

lia, ha da subito beneficiato di un bacino di utenza stimato (ad oggi) in un milione di persone nell’isocrona dei 30 minuti all’interno di un’area competitiva sostanzialmente priva di player paragonabili per estensione e numero di negozi. Inoltre la location nel comune di Campi Bisenzio, che ospita un primario distretto industriale il quale nel tempo ha favorito la crescita demografica del territorio, ha permesso a I Gigli di attrarre via via flussi di clientela che gravitano in quel contesto per motivi di lavoro (favoriti anche dalla realizzazione seppur parziale della cosiddetta strada provinciale Mezzana-Perfetti Ricasoli, che collega Prato e porterà sino a Firenze) e di diventare un punto di riferimento per lo shopping di nuovi residenti, tra cui un’ampia comunità asiatica che rappresenta ormai il 20% della clientela del mall. Questa percentuale ha indotto per esempio Umberto Montano e il suo staff a inserire nel Mercato Centrale di I Gigli un corner dedicato ai ravioli cinesi. E la scelta ha premiato la qualità espressa dal giovane imprenditore Agie Zhou, già noto nella chinatown milanese. Ancora nel solco dei numeri e della storia del maxi shopping mall toscano, è di importanza focale l’operazione che nel 2000 ha visto protagonisti Gruppo Pam, promotore del centro, ed Eurocommercial Properties, la quale ha acquisito il 65% della proprietà dell’immobile e il 65% della proprietà indivisa della galleria, per cui è stata portata avanti una gestione condominiale sino allo scorso anno. In quel momento e sino al 2008 l’ipermercato si estendeva su 22mila mq, ridotti successivamente a 15mila e recentemente a 10mila. Nel frattempo, nel 2003 è stata inaugurata nella stessa area la multisala Vis Pathè, joint venture tra l’italiana Vis e la società francese Pathè con la parteci-

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r&f Dossier shopping mall long life pazione di Gruppo Pam, allora la più grande nella Penisola con 16 schermi e 3.850 posti a sedere, ceduta nel 2008 a Uci Cinemas (attivo a tutt’oggi con un contratto di locazione). E infine nel 2012 è stata la volta del già menzionato Campi Bisenzio Retail Park. Il tutto dal 28 aprile 2016 è di proprietà di Eurocommercial Properties, che dopo aver rilevato la quota rimanente di Gruppo Pam ha avviato un progetto triennale di riqualificazione, ridistribuzione e ridisegno del centro commerciale, traguardandone a giugno il secondo anno con le aperture sopra citate. «Nel tempo abbiamo sviluppato tenendo in considerazione tre driver – ha aggiunto Alessandro Tani – Il primo è il merchandising mix, con il costante avvicendamento di 5/10 retailer ogni anno, favorito anche da contratti di 4 o 5 anni di durata. Quindi la leva del property management, che con uno staff in direzione di 6 persone ha imposto una disciplina importante nella galleria in termini di gestione dell’immagine da parte degli operatori, regimazione degli orari e della logistica, fino ad arrivare a considerazioni sulle vetrine e sull’allestimento dei negozi. Da ultimo l’asset del project management, che interviene sull’architettura del centro commerciale e quindi sulla qualità dell’accoglienza degli ambienti. Sotto questo aspetto, negli anni gli interventi apportati sono stati più o meno impattanti passando dalla ritinteggiatura completa alla sostituzione degli arredi, con la finalità principale di mantenere il livello qualitativo senza considerare un vero e proprio upgrade. Questo perché lo shopping centre era sostenibile nell’improvement delle affluenze e dei fatturati grazie a varianti esogene, come l’estensione degli orari e dei giorni di apertura, il contesto competitivo meno frizzante, e variabili endogene come il property management e il leasing management con l’avvicendamento delle insegne. Negli ultimi due anni invece abbiamo dato seguito a un programma di investimenti più massiccio nell’ambito dell’asset e del project management, uno fra tutti 48

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quello che ha portato lo scorso 2 giugno all’apertura di Primark, tassello di un progetto a più step che ha pesato circa 100 milioni complessivi e comprensivi dell’acquisizione delle quote rimanenti di Pam».

…a oggi e domani I Gigli ha visto quindi un lungo periodo di cantieri (effettuati rigorosamente a centro aperto), che hanno portato a un processo di restyling profondo, dove hanno trovato ampio spazio le tecnologie digitali, non solo nella misura di totem touch screen ma anche nell’inserimento di un ledwall circolare nella Corte Corta, di colonne digitali, di impianti digitali sulle vetrine che permettono una comunicazione dinamica e suggestiva delle attività del centro, attraver-

so una regia unica, e delle proposte commerciali dei brand. Tali implementazioni interesseranno anche la cosiddetta Corte Lunga. Inoltre è stato installato un maxi schermo nella zona ristorazione per trasmet-

tere gli eventi. A tutto questo si aggiungono il nuovo infopoint, i servizi con due kids area di cui una esterna, le directory digitali, la giftcard che conta oltre 40mila possessori di cui circa il 70% attivi, le attività da quelle di guerrilla marketing nei locali del territorio ai grandi spettacoli all’interno del centro. In occasione del lancio del nuovo logo, è stato creato un gusto di gelato di colore rosso e verde, una mousse di pistacchio aromatizzata all’amarena realizzata da uno chef, che viene proposta sia in una

gelateria del centro commerciale sia all’esterno. La food court è stata poi arredata con tavoli di dimensioni differenti per gruppi e famiglie, dotata di prese per la ricarica dei device e caratterizzata da un’area business dove poter lavorare. «Oltre ad ammodernare un’altra piazza, dove oggi si vedono i cantieri, realizzeremo esternamente alla food court una terrazza che servirà anche Mercato Centrale, il quale potrà beneficiare di circa 300 sedute aggiuntive, per un totale di oltre 900 - ha annunciato Stefano De Robertis - Vogliamo così spingere ulteriormente sulla sera offrendo una maggiore esperienzialità al consumatore: una scommessa che difficilmente fanno i centri commerciali». Tutte le scelte adottate, alle quali vanno sommate ancora nuove insegne come Tommy Hilfiger che ha aperto di recente, stanno dando risultati positivi a tal punto che nei 12 mesi successivi all’apertura di Primark e Mercato Centrale i manager di Eurocommercial Proporties sono ottimisti sul superamento dei 20 milioni di visitatori. Un numero che calza a pennello per i 20 anni di i Gigli. Andrea Penazzi


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r&f Le mappe del retail

Roma, una fornace di nuovi mall I l centro commerciale Aura – Valle Aurelia aprirà al pubblico nel primo trimestre del 2018, dopo un iter lungo e travagliato. Promosso da CDS Holding e Orion European Real Estate Fund IV, Aura è commercializzato da Jones Lang LaSalle Italia e sarà gestito da Forum RE Management. Frutto della riqualificazione di una vecchia fornace abbandonata e in degrado, con una Gla di circa 17.000 mq si svilupperà su quattro piani e vedrà la presenza di un supermercato a insegna Pam di 4.000 mq, 10 attività Food & Beverage e una cinquantina di negozi. La location gode di una posizione strategica, a poca distanza dalla Città del Vaticano e con accesso diretto alla fermata della metropolitana (linea A) e alla stazione ferroviaria di Valle Aurelia. La forte presenza di turisti e pendolari caratterizzerà quindi questa nuova struttura, che vanta un ampio bacino pedonale di circa 30mila abitanti entro 15 minuti. UrbiStat stima che a regime Aura potrà generare circa 4,5 milioni di visite all’anno, considerando l’offerta esistente al momento dell’apertura. Il quadrante nordovest della capitale non è servito attualmente da centri commerciali di grandi dimensioni. La concorrenza nel bacino d’utenza primario e secondario è principalmente di tipo convenience, con diversi piccoli mall di Gla inferiore a 15.000 mq (Fontanile, Euclide, Torresina, Panorama, Galleria di Ponte Milvio, Conad Casal del Marmo) e alcune high street a ovest del fiume Tevere, quali via Cola di Rienzo, via Ottaviano e via Romagnoli, dove operano numerose insegne nazionali e internazionali. L’unico shopping centre esistente entro i 15 minuti in auto con Gla superiore a 15.000 mq è Casetta Mattei: offre un Conad Superstore, 55 negozi, 1.000 posti auto e vanta un traffico annuo pari a circa 2,1 milioni di visite. UrbiStat stima che con l’apertura di Aura subirà un calo pari a circa il 3,8% dei frequentatori. I nuovi progetti di centri commerciali annunciati lungo la tangenziale di Roma (GRA) nel quadrante nordovest non sono stati considerati nello scenario attuale. Nel bacino d’utenza primario spicca Centro Aurelia (50.000 mq di GLA), mentre in quello secondario si segnalano Selva Candida (21.000 mq) e Pescaccio (135.00 mq di GLA). In un futuro prossimo, la probabile apertura del Centro Aurelia avrà secondo le stime di UrbiStat un impatto negativo su Aura del 6,7%, portando la sua affluenza a 4,2 milioni di visite annue. In un futuro più incerto, l’inaugurazione di Selva Candida farebbe calare il traffico di Aura del 2,4% per un totale di 4,1 milioni di frequentatori. Infine, l’apertura al 50

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Bacino 00' - 30'

Variabili

Abitanti (n) 2.558.406 Famiglie (n) 1.226.467 Componenti medi della famiglia (n) 2,09 Femmine (%) 52,9 Maschi (%) 47,1 Stranieri (%) 12,4 Età media (Anni) 44,3 Forze lavoro (%) 46,6 Non forze lavoro (%) 53,4 Tasso disoccupazione 9,6 Reddito disponibile pro- capite (€) 21.403 Consumo pro-capite (€) 18.884

Comune di Provincia di Roma Roma

2.864.731 1.356.441 2,11 52,7 47,3 12,7 44,4 46,8 53,2 10,1 21.559 18.989

4.340.474 1.976.261 2,20 52,1 47,9 12,2 43,7 45,7 54,3 10,7 19.865 17.910

Regione Lazio

5.888.472 2.632.738 2,24 51,8 48,2 11,0 43,8 44,5 55,5 11,8 18.933 17.497

ITALIA

60.665.551 25.853.547 2,35 51,4 48,6 8,3 44,2 42,0 58,0 11,9 17.527 16.657

CENTRI COMMERCIALI (>= 15.000 mq GLA) E PROGETTI FUTURI PRESENTI NEL BACINO DI UTENZA DEL CENTRO AURA

Mappa

Insegna

1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22

AURELIA CASETTA MATTEI EX MERCATI GENERALI PESCACCIO SELVA CANDIDA GULLIVER AUCHAN CASALBERTONE MAXIMO I GRANAI EUROMA 2 PANORAMA LEONARDO GRANDI MERCATI DELL'APPIA DIMA SHOPPING BUFALOTTA PORTA DI ROMA LA ROMANINA CINECITTA' 2 ANAGNINA DOMUS CASILINO GRANROMA TOR VERGATA

Comune (PR) Roma Roma Roma Roma Roma Roma Roma Roma Roma Roma Roma Fiumicino Ciampino Roma Roma Roma Roma Roma Roma Roma Roma Roma

momento improbabile del mega shopping park Pescaccio vedrebbe un ulteriore impatto negativo su Aura dell’11,9%, assestando il traffico annuo a 3,7 milioni di visite.

GLA (mq) 50.000 15.500 30.000 135.000 21.000 15.000 23.000 60.595 23.100 51.376 16.000 61.810 24.000 17.700 97.000 33.342 24.852 24.000 30.000 16.199 32.256 25.740

PdV Visitatori (n) annui 128 55 2.100.000 n/a n/a 70 51 1.000.000 60 4.600.000 180 120 3.200.000 222 12.000.000 4 1.800.000 209 7.100.000 n/a 68 3.000.000 241 18.300.000 92 4.600.000 110 4.200.000 53 2.500.000 50 2.500.000 28 3.000.000 94 64 3.800.000

Anno apertura n/a 2005 n/a n/a n/a 1998 1998 n/a 1992 2008 1993 2005 n/a 2005 2007 1992 1988 2004 2008 2002 2018 2004

Distanza (minuti) 11 13 14 14 17 19 20 20 21 22 22 22 24 24 25 25 26 26 26 28 30 30

Lucio Orsini

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r&f Reportage

Grand Central: food gourmet in banchina

S

e foste turisti in una città, andreste a visitarne la stazione ferroviaria? La risposta più immediata sarebbe: no. Di solito le stazioni sono posti da cui scappare velocemente, appena si arriva. Se però la città fosse New York e la stazione si chiamasse Grand Central, allora ci si troverebbe davanti a un monumento che lascia a bocca aperta, dove è possibile trascorrere ore tra i negozi e ammirare i marmi tirati a lucido oltre all’impressionante soffitto con rappresentato lo zodiaco. A Milano già da qualche anno c’è già la “nuova” Stazione Centrale, il bellis52

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simo palazzo degli anni ‘30 ora “convertito” in centro commerciale. Ma la verità è che Milano ha copiato il modello di Grand Central, dove l’idea di una stazione storica unita a uno shopping mall, in cui trascorrere il tempo prima di prendere il treno o dopo che si è arrivati, è nata decenni fa. E, come sempre accade, il maestro rimane una spanna sopra i tanti allievi, per quanto volenterosi e diligenti. Grand Central è un luogo impareggiabile per magnificenza architettonica e per la soluzione di nascondere i binari (sono sotterranei e separati dalla stazione stessa) che ri-

mane, a più di 100 anni dalla costruzione, un’innovazione che nessuna città è riuscita a replicare nel mondo. Grand Central è stata pensata fin dalla nascita in un’ottica “retail”: sotto la sala dei treni c’è un’ampia zona per cenare, il Dining Concourse, con ristoranti dotati di servizio al tavolo e alla portata di tutte le tasche: per anni, tra l’altro, ha ospitato anche uno dei migliori Oyster Bar (ostricheria) di New York. I corridoi di entrata e uscita presentano delle boutique: segnaliamo, per amor di patria, il bellissimo (per la merce esposta) negozio di Moleskine. L’ultima novi-

tà è un mercato di alimenti freschi, tra verdure, frutta e formaggi. Vuoi vedere che a Grand Central hanno copiato Eataly, sull’onda del successo clamoroso a New York degli “Alti Cibi” dell’azienda italiana? Ma come sempre gli americani, anche quando copiano, fanno le cose in grande e il piccolo Central Market supera di gran lunga, per scelta e anche qualità, il mercato di Oscar Farinetti. La formula è identica: banconi stile mercatino, prodotti freschi, tantissimi marchi gourmet. A differenza di Eataly New York, dove prevale la ristorazione al tavolo sulla parte


grocery, al Grande Central il reparto generi alimentari è predominante. E svetta l’Italia: dai formaggi, ai salumi, alla pasta, all’olio è un tripudio di marchi di nicchia e artigianali; con una scelta che dimostra una conoscenza delle produzioni tipiche italiane impressionante, da far invidia ai più sofisticati negozi di casa nostra. Trovare un pecorino di Crotone accanto a un brie francese; oppure coppa e lonza di piccoli produttori insieme al prosciutto San Marco di Langhirano. Tutte specialità di super nicchia esposte nei banconi di Ceriello, storico importatore di “Fine Italian Foods”, e Murray’s, che sono anche i due banconi più forniti. E dove abbondano i piatti pronti: dalle zuppe alle insalate e ai primi pronti. D’altronde, questa è una stazione dove ogni giorno transitano migliaia di pendolari che quando tornano a casa la sera magari non hanno tempo o voglia di cucinare. Il cibo pronto da mangiare in viaggio o solo da scaldare nel microonde va per la maggiore. Oltre ai singoli venditori, c’è anche un bancone esclusivamente di cibo pronto in vaschetta, Dishes at Home, una sorta di rosticceria gastronomia. L’altro marchio forte è il distributore israeliano Eli Zabar, che oltre ai

cibi kosher (per ebrei) dal formaggio alla pasticceria, e verdure a Km 0, mette a disposizione dei clienti una macchina dove ci si può fare il burro di arachidi da soli e pagarlo a quantità. Pur nella limitatezza del mercato, occupa un corridoio, l’offerta è completa: dalla torrefazione Orenis (con i silos di varietà di caffè), al bancone pesce di Pescatore (una vera e propria pescheria fornitissima, forse l’espositore più interessante di tutto il mercato per freschezza e varietà, dal salmone sel-

vatico scozzese ai gamberi tropicali dei Caraibi) che ha anche un bancone dedicato al sushi (Pescatore Sushi), una boulangerie francese che sforna pane fresco a tutte le ore, una concessine all’esotico con un profumatissimo espositore di spezie mediorientali, Spices&Tease, e infine la cartoleria Eats&Gifts che vende tutti prodotti, dai bigliettini di auguri ai piatti di carta, a tema col

cibo. Americani geni del marketing. La parte commerciale più debole è la cioccolateria Li-Lac: nonostante un’esposizione da laboratorio artigianale ha prodotti di bassa qualità con cioccolato industriale, tutto zucchero e poco cacao. Grand Central è complessivamente un bellissimo e accattivante negozio di alimentari freschi, che merita una visita se siete a New York anche se non dovete prendere un treno. L’unico vero neo, che accomuna tutti gli espositori, è il prezzo: decisamente caro. Ma d’altronde per delle chicche di gourmet italiano a New York, non si può pensare di spendere poco. Simone Filippetti

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r&f Rapporto Coop 2017

LE RISTRUTTURAZIONI CATALIZZANO GLI INVESTIMENTI Marco Pedroni

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sservando la 12° edizione del Rapporto Coop dalla prospettiva del retail, concentrando quindi lo sguardo sull’implementazione delle reti e delle performance dei formati, il primo dato che emerge è l’investimento da 300 milioni di euro stanziato nel 2017 da Coop per ammodernare 90 punti di vendita e realizzare 10 nuove aperture. Parallelamente procede lo sviluppo dei distributori di carburante Coop, arrivati a 31 stazioni con 400 milioni di litri erogati, delle nuove iniziative imprenditoriali come i negozi specializzati per animali, con l’insegna Amici di Casa, dell’online food EasyCoop, già attivo a Roma e Bologna, e ancora dell’esperienza che coniuga il fisico con il virtuale dei CoopDrive, che permettono di ritirare la spesa senza neanche uscire dall’automobile. Ma la politica di retail omnichannel non andrà a discapito del presidio del territorio, anzi l’obiettivo è di costruire una forte integrazione tra fisico e online – ha sottolineato in occasione della presentazione alla stampa lo scorso settembre Marco Pedroni, presidente di Coop Italia, che al contempo ha precisato come non sia possibile per il player leader di mercato non investire sulle nuove tecnologie legate al Web e alla digitalizzazione. Perché, se è pur vero che le vendite di prodotti alimentari continueranno a essere predominanti nel negozio fisico per ancora molto tempo, tuttavia cresce la quota

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retail&food - ottobre 2017

di consumatori che acquista in Rete. E accennando al comparto del non food, Pedroni ha fatto intendere che le dinamiche legate allo shopping online sono molto più sensibili. Quest’ultimo tema va di pari passo con la lunga crisi degli ipermercati, coinvolti da anni in una significativa cura dimagrante ma nonostante questo ancora in sofferenza, come ha confermato al termine dell’incontro anche il direttore generale di Coop Italia, Maura Latini. Analizzando proprio le performance dei singoli formati, cresce nel 2016 la quota delle vendite generate da discount e superstore, che arriva rispettivamente al 17,3% e al 14,7%, cala al 6,6% quella appannaggio delle grandi piattaforme alimentari sopra gli 8mila mq e rimane pressoché stazionaria al 10% quella

delle superfici comprese tra i 4.500 e i 7.999 metri quadrati (fonte REF Ricerche su dati Istat). Allo stesso modo è in terreno negativo la numerica degli iper sopra i 4.500 mq, con flessioni del 6,1% per quanto riguarda i mq e del 7,7% rispetto ai punti di vendita, e salgono invece i valori dei superstore, nella misura rispettivamente del 9,5% e del 7%, e dei discount, con il 2,7% e l’1,5% (fonte Ufficio studi Ancc-Coop su dati Nielsen GLNC 2017). Il tutto mentre l’andamento dei consumi alimentari segna nel primo semestre dell’anno in corso un saldo in attivo dell’1,7%, trainato dal food che fa registrare un +2,9% cui fa da parziale contraltare il -2,7% del non food. In questo quadro Coop realizza un dato positivo (nel Grocery +1,2%), con una crescita significativa a volume (+2,1%)

superiore alla media. E con la ripresa, che avanza a piccoli passi, torna a salire anche il valore del carrello del +0,1% dopo nove anni consecutivi di downgrading della spesa ottenuto con promozioni, private label, cambiamento del mix e dei canali distributivi. Uscendo infine dagli scaffali della Gdo, emerge nel Report un tema di stretta attualità che intreccia il lusso al concetto di esperienza legata soprattutto al cibo: i clienti alto spendenti hanno innalzato dal 15 al 17% in 10 anni (2006-2015) la quota degli acquisti dedicata agli alimentari, mentre è scesa di due punti dall’8 al 6% quella riferita all’abbigliamento. E questo perché, sentenzia il Rapporto Coop 2017, “food is the new fashion”: dal 2012 al 2017 la frequenza della ricerca su Google in Italia legata al cosiddetto food-porn è cresciuta del 397%, mentre sono ormai 227 milioni gli hashtag sul food e 130 milioni quelli appunto sul food-porn, a dimostrazione dell’impatto che il cibo sta avendo anche sul mondo dei social network. «La relazione tra cibo e moda si fa più concreta, il food diventa sperimentazione e comunicazione di se stessi – ha spiegato Albino Russo, direttore generale e responsabile del Settore Economico e dell’Ufficio Studi di Ancc-Coop – E come le mode cambiano in fretta, così oggi la stagionalità del cibo non è più solo metereologica ma segue, proprio, le mode». A.P.


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L’evoluzione dello store on e off line La convergenza tra canale fisico e virtuale è sempre più efficace, con la tecnologia in store che fa da boost per massimizzare le performance. Nessuna ritirata quindi dal brick and mortar: nei prossimi 10 anni, come dimostra la ricerca The Store e-Volution condotta da CBRE, almeno l’80% delle vendite sarà ancora off line

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a grande paura dell’estinzione del punto vendita fisico sotto i colpi dell’e-commerce sta lasciando spazio a nuove prospettive, alimentate da una tecnologia sempre più sofisticata che favorisce la progressiva commistione tra il mondo fisico e quello digitale. Il negozio brick and mortar sta cambiando, quindi, grazie a tool miniaturizzati che permettono al brand di conoscere il consumatore (dal gender all’età, sino a capire dove posa lo sguardo davanti alle vetrine nelle varie ore della giornata) il quale è sempre più libero di comprare

con le modalità e le tempistiche che ritiene opportune. «Il processo di selezione dei brand attivi sul mercato e la razionalizzazione della rete vendita, così come il re-sizing dei negozi sovente soprattutto per l’elettronica di consumo, sono già avvenuti – ha spiegato Raffaella Pinto, head of research di CBRE Italia, con cui abbiamo approfondito la recente ricerca The Store e-Volution di cui è stata curatrice relativamente al nostro Paese – In

primis, l’indagine vuole tranquillizzare gli investitori e i player sul fatto che se la competizione on vs off line c’è e ci sarà, tuttavia non comporterà la chiusura in massa dei negozi fisici. Questo perché, anche tenendo in considerazione un tasso di incremento dell’e-commerce double digit, in Italia, partendo dai valori attuali vicini al 4%, nei prossimi 10 anni le vendite in negozio saranno ancora superiori all’80%». Più nel dettaglio, l’analisi The Store e-Volution, realizzata investigando le abitudini di consumo (escluso il foud) di 13mila cittadini europei in 13 paesi, di cui mille nelle Penisola, certifica che il 61% del campione na-

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RE NELL’ERA DELL’E-COMMERCE E-COMMERCE

r&f Omnichannel retailing Shopping online e negozio tradizionale: il canale di vendita

nale: il canale di vendita

tradizionale risulta ancora come il preferito dai consumatori. sé una volta acquistato (40%) e di fare shopping Sul campione di intervistati, circa il 61% tende a preferire e/o con la famiglia o gli amici (25%). punto di vendita, mentre il 23% tende a sceglie61% tende a preferire e/o preferire decisamente gli acquisti in negozio contro il 23% che Il campione di consumatori italiani ha indicato re l’acquisto online e “solo” il 10% indica questo negozio contro ila23% che gli acquisti online e il 10% che sceglie questo tende preferire inoltre che i tre elementi principali quando fa come l’unica modalità praticata. Evidentemente e il 10% che scegliecome questo sistema unicamolto modalità per i suoi canali in un negozio sono la presenza di rele percentuali sono differenti dal acquisti. mercatoI dueshopping suoi acquisti. I due canali tailer o brand europeo web friendly per eccellenza, quello UK, di vendita coesistono e la ricerca conferma l’idea che non si possa lower priced/mass market (46%), la vicinanza e la disponibilità di servizi di ristorazioche vede le due preferenze di acquisto allineate piùche fare non a meno né dell’online né del punto vendita. onferma l’idea si possa ne (40%) e la presenza di fashion retailer (35%), (tabella 1). A motivare nel Belpaese il comporel punto vendita. a conferma dell’attenzione data ai marchi della tamento dei consumatori (tabella 2), sul fronte moda e soprattutto la capacità del food di agdell’acquisto online si annoverano il risparmio gregare e di favorire una customer experience economico (60%), l’ampia offerta (53%), la facipiù completa. Tra i fattori considerati maggiorle comparazione dei prezzi e dei prodotti (52%) mente importanti nel momento dell’acquisto e la possibilità di comprare in ogni momento e in negozio, invece, la quasi totalità ha scelto la luogo (51%); mentre sul fronte opposto spicca chiarezza nell’esposizione dei prezzi sui prodotla possibilità di toccare, sentire e provare il proPREFERENZA ACQUISTO PREFERENZA ACQUISTO tiIN(81%), dotto (73%), di vederlo (72%), di portarlo via con NEGOZIO seguita dalla facilità nel trovare ciò che ONLINE

preferito dai consumatori. zionale ha dichiarato di preferire lo shopping nel

si cerca (69%) e dall’assistenza offerta dal personale (68%). Questi elementi sottolineano ancora una volta l’importanza dell’aspetto emozionale dell’acquisto: un layout chiaro degli spazi evita perdite di tempo e sensazione di smarrimento mentre la gentilezza e l’attenzione da parte del personale migliorano l’esperienza di acquisto. La ricerca sottolinea quindi che se all’estero per alcuni brand dell’abbigliamento mass market il sistema di automatizzazione senza più personale è già in sperimentazione, in Italia l’idea dell’introduzione di robot e casse selfservice sembra lontana. Rispetto alle tendenze già in atto fra i retailer per facilitare l’integrazione tra le vendite online e offline, sta emergendo una maggiore diffusione della modalità click and collect o clicca e ritiPREFERENZA ACQUISTO ra tra i servizi più interessanti che i retailer non PREFERENZE SULLA MODALITÀ DI FARE ACQUISTI O NEL NEGOZIO TAB. 1 IN NEGOZIO PREFERENZE SULLA MODALITÀ DI FAREONLINE ACQUISTI food potrebbero offrire in futuro, il campione ha indicato in primis la consegna a casa delle merON LINE O NEL NEGOZIO ce nello stesso giorno dell’acquisto in negozio 80% DALITÀ DI FARE ACQUISTI ONLINE O NEL NEGOZIO (42%) e al secondo posto una maggiore integrazione dei servizi online e offline con la possibiliNE O NEL70%NEGOZIO tà di consegnare il reso direttamente nel punto vendita (36%). Poter provare un prodotto o un 60% servizio attraverso la realtà virtuale risulta interessante solo per il 19 per cento. 50% 13 T H E S TO R E E -V O L U T I O N Cosa dovrebbe offrire quindi un retailer attivo sia sul canale online sia su quello fisico? La maggior 40% parte dei consumatori, rispettivamente il 51% e il 50%, vorrebbe avere la possibilità di rendere 30% la merce acquistata online in negozio in cambio di un rimborso o di una sostituzione. Ciò fa 20% emergere quello che è il vero problema legato al online: reso. «L’aspetto del reverse logiPREFERISCOcanale DECISAMENTE / TENDO A ilPREFERIRE 10% Ma quali sono i vantaggi stics è centrale, soprattutto nel fashion che sconACQUISTI ONLINE dello shopping online? PREFERISCOta DECISAMENTE / TENDO A PREFERIRE un’incidenza sino al 20-30% delle vendite sul ACQUISTI IN NEGOZIO 0 web. Questo può erodere e addirittura azzerare Il 60% di chi sceglie l’online predilige la convenienza nel prezzo, la marginalità – ha specificato Raffaella Pinto, che nella maggior parte dei casi meno caro che nel negozio, mentre il PREFERISCO DECISAMENTE / TENDO A PREFERIRE nella propria disamina ha messo a fuoco un ulte53% dei rispondenti apprezza la maggiore possibilità di scelta e la ACQUISTI ONLINE riore driver in ottica di digitalizzazione del punfacilità di Fonte: confronti prezzi 2017 e prodotti (52%) oltre alla possibilità di CBREsu Research, PREFERISCO DECISAMENTE / TENDO A PREFERIRE PREFERISCO DECISAMENTE / TENDO A PREFERIRE PREFERISCO DECISAMENTE / TENDO A PREFERIRE PREFERISCO DECISAMENTE / TENDO A PREFERIRE to vendita che potrebbe rappresentare un forte poter comprare ciò che si vuole in qualsiasi momento e in qualsiasi ACQUISTI ON LINE ACQUISTI IN NEGOZIO ACQUISTI IN NEGOZIO ACQUISTI luogo (51%). Chi ONLINE sceglie il negozio invece predilige l’aspetto fisico boost – Citando una delle interviste qualitative PREFERISCO DECISAMENTE / TENDO A PREFERIRE dell’acquisto: toccare, provare, sentire, vedere il prodotto e la velocità effettuate durante l’elaborazione della ricerca, di ACQUISTI IN NEGOZIO nell’averlo immediatamente. particolare interesse è il tema dell’utilizzo delle © 2017 CBRE S.p.a. CBRE RESEARCH PERCHÈ PREFERISCO ACQUISTARE ON LINE PERCHÈ PREFERISCO ACQUISTARE IN NEGOZIO tecnologie in store affrontato da Sergio AzzolaPERCHÉ PREFERISCO ACQUISTARE ONLINE PERCHÉ PREFERISCO ACQUISTARE IN NEGOZIO GENERALMENTE È PIÙ ECONOMICO ri, general manager di Hogan e Fay. Azzolari ha RISPETTO IN NEGOZIO GENERALMENTEALL’ACQUISTO È PIÙ ECONOMICO RISPETTO ALL’ACQUISTO IN NEGOZIO POSSO TOCCARE, SENTIRE,SENTIRE, PROVARE IL PRODOTTO POSSO TOCCARE, PROVARE IL PRODOTTO 73% 60% 73% 60% sottolineato che mentre la diffusione dei video è meno efficace, per il futuro l’obiettivo è instauraPOSSO VEDERE IL PRODOTTO C’È UN’AMPIA OFFERTA POSSO VEDERE IL PRODOTTO C’È UN’AMPIA OFFERTA 53% 72% 53% 72% re un dialogo diretto con il consumatore interaPOSSO COMPRARE QUELLO CHE VOGLIO gendo in tempo reale tramite smartphone, nonCOMPARARE PREZZI E PRODOTTI COMPRARE CON QUELLOME CHE VOGLIO E PORTARLO CON ME ÈÈ FACILE FACILE COMPARARE PREZZI E PRODOTTI EPOSSO PORTARLO CBRE RESEARCH 52% 40% 40% 52% ché analizzare il comportamento della clientela POSSO FARE SHOPPING POSSO COMPRARE QUANDO POSSO COMPRARE QUANDO VOGLIO E DOVEVOGLIO VOGLIO E DOVE VOGLIO POSSO LA FAREMIA SHOPPING CON LA MIA O GLI AMICI CON FAMIGLIA O FAMIGLIA GLI AMICI grazie a specifici sensori, in modo da poter adatCBRE 51% RESEARCH 51% 25% 25% tare prontamente l’offerta nel punto di vendita». Fonte: CBRE Research, 2017 TAB. 2 A.P. Fonte: CBRE Research

61%

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Il campione di consumatori italiani intervistati ha risposto che i tre elementi principali quando compra in un negozio sono la presenza di retailer o brand lower priced/mass market, la vicinanza e la disponibilità di servizi

58di ristorazione retail&food - ottobre e la presenza di fashion 2017 retailer a conferma dell’attenzione data dal consumatore italiano ai marchi della moda. Tra i fattori considerati come più importanti nel momento dell’acquisto

«Robotizzare? Può funzionare nel fast fashion, nei negozi in cui i commessi sono introvabili o comunque poco funzionali all’esperienza dello


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r&f NewsTech&arredo

Costa Group firma il flagship IBM e SAP migliorano il retail milanese Lavazza

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a inaugurato a Milano nella centralissima piazza San Fedele il nuovo flagship store di Lavazza. Lo spazio, progettato dallo studio di design Jhp con la firma di Raj Wilkinson, direttore creativo dello studio, mentre Costa Group ha curato gli arredi, è studiato per offrire un’esperienza immersiva e inedita nel mondo del caffè, in un percorso multisensoriale che abbraccia tradizione e innovazione, dal classico espresso italiano, alle creazioni di Coffee Design, passando per i diversi sistemi di estrazione, fino alla celebrazione dell’arte della tostatura. Il locale ha una capienza interna (senza il dehors) di 56 posti, di cui una trentina avrà servizio al tavolo, i restanti disponibili per il self service. Al centro un grande banco ellittico e uno spettacolare chandelier - composto da 640 chicchi di due dimensioni, la cui forma complessiva rappresenta un grande chicco di caffè - dividono lo spazio in quattro aree. L’area dedicata al Coffee Design esprime la vocazione alla creatività e all’innovazione del brand, che ha dato vita a questa nuova disciplina dove l’avanguardia del food design viene declinata nel caffè per nuove combinazioni di gusto, dalla colazione al dessert.

Zebra Technologies presenta MP7000

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ebra Technologies Corporation leader nel settore dei computer palmari rugged, degli scanner, delle stampanti di codici a barre supportati da software e dei servizi che abilitano soluzioni per la visibilità in tempo reale nelle operazioni delle aziende, ha presentato lo scanner multi-piano 1D/2D Imager MP7000 pensato per ottimizzare le operazioni in cassa nei negozi di generi alimentari, catene di discount e cash&carry. Zebra ha inoltre introdotto DataCapture DNA, una suite software di strumenti per la produttività, la gestione e lo sviluppo di applicazioni. DataCapture DNA lavora insieme agli scanner portatili, a supporto fisso o compatti di Zebra, come anche con il nuovo MP7000, per semplificare l’integrazione, l’implementazione e la gestione dei dispositivi, aiutando le aziende e i partner del canale PartnerConnect a ottenere maggiori benefici dagli investimenti tecnologici. Grazie al processo ad alta pressione continua utilizzato per la sua produzione, gli consente di sopportare elevati carichi sia statici che dinamici come transpallet e muletti.

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BM e SAP hanno collaborato per offrire una soluzione innovativa per i settori del retail e dei beni di consumo con l’obiettivo di aumentare la redditività e migliorare l’esperienza del consumatore. La soluzione utilizza dati in tempo reale per migliorare in modo significativo la pianificazione e la gestione dei negozi fisici. Le fonti di dati, derivanti da Metro Pulse di IBM, passano nella piattaforma SAP Cloud per offrire insight immediatamente disponibili. Tutti questi transformative insight fondamentali per un migliore processo decisionale sono alimentati da attività di business e dai segnali del mercato in real-time e da attività digital. IBM Metro Pulse utilizza i servizi cognitivi di IBM per offrire insight localizzati relativi a condizioni meteorologiche, eventi, traffico e demografia e aiuta ad affrontare le sfide chiave di specifici settori, quali la disponibilità dei prodotti a scaffale e la precisione di previsione della domanda.

Retail Pro Decisions per business intelligence

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etail Pro International, azienda che sviluppa Retail Pro, la piattaforma software per la gestione delle catene retail e dei punti vendita, annuncia la disponibilità di Retail Pro Decisions, il modulo software per business intelligence e visual analytics. Progettato in modo specifico per il retail, Retail Pro Decisions utilizza il motore per analytics Targit. Attraverso Retail Pro Decisions, i retailer possono connettere i dati che arrivano da ERP, CRM, supply chain e altre fonti per ottenere una visione completa del business. I dati vengono visualizzati su pannelli di controllo di semplice utilizzo, e mostrano i modelli di localizzazione delle vendite, performance degli inventari e marginalità. Gli alert di Retail Pro Decisions avvertono i retailer delle deviazioni dagli standard, consentendo in tal modo di prendere delle decisioni operative corrette. Il software è accessibile dai device mobili per consentire a tutti i decision maker del team di monitorare l’andamento del business in qualsiasi momento.

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r&f NewsTech&arredo

Pavimenti facili con Pircher

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pavimenti rappresentano un vero e proprio elemento di arredo. Spesso i pavimenti esistenti vengono sottoposti a restyling, perché incidono in maniera determinante sull’aspetto complessivo del contesto: luminosità e ampiezza degli ambienti possono subire una trasformazione solo cambiando il decoro, materiale e dimensione dei diversi formati della pavimentazione. Ora – rispetto al passato – cambiare pavimento con Pircher non comporta più un lavoro impegnativo. Prima si era costretti a cambiare la vecchia pavimentazione e ripristinare il massetto cementizio sottostante. I punti di forza dei laminati Pircher sono i prodotti provenienti da materia prima di qualità FSC (Legname selezionato di legno vergine); oltre 350 articoli al servizio del professionista e del privato, tecnologia tedesca; linee di prodotto diversificate che coprono molteplici spessori e finiture differenziate per ogni singola gamma; buon rapporto qualità/prezzo, e sottopavimenti certificati con le nuove normative 2016.

Tecnoarredamenti: nuovo concept con Befed

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ecnoarredamenti, azienda specializzata nella progettazione e realizzazione di spazi di vendita nel food-retail, ha elaborato insieme alla catena di ristorazione Befed il nuovo concept “Small & Take away Formula”. Attraverso la sintesi e la riprogettazione degli elementi di maggiore riconoscibilità dei ristoranti Befed è stato ottenuto un effetto di forte emotività e di coerente riconoscibilità rispetto alla storia di questo brand. A rendere unico e inimitabile ogni Befed, oltre all’atmosfera coinvolgente che si respira, è il galletto che si mangia esclusivamente con le mani, la birra artigianale e all’ingresso un paiolo colmo di arachidi che dà il benvenuto buttando le bucce rigorosamente a terra. Questa nuova formula è già stata realizzata da Tecnoarredamenti sia all’interno di centri commerciali come Nave de Vero a Marghera (VE), Città Fiera a Martignacco (UD), La Corte Lombarda a Bellinzago L.(BS), Elnos Shopping a Roncadelle (BS) sia nei centri storici di Udine, Pordenone e Sacile (PN).

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r&f International INAUGURATO IL FLORENTIA VILLAGE WUHAN Silk Road Holdings, che si avvale della consulenza di TH Real Estate come investment advisor, ha aperto il suo ultimo luxury designer outlet in stile italiano, il Florentia Village Wuhan, nella Cina centrale. La struttura è l’ultima aggiunta al portafoglio di outlet di TH Real Estate ed è stata realizzata con un investimento globale di circa 59 milioni di dollari. Il Florentia Village Wuhan si trova a Ezhou, nella provincia di Hubei una delle mete turistiche più popolari in Cina, e l’outlet potrà quindi contare su un enorme afflusso di turisti. Si trova inoltre nell’Area di Sviluppo Economico e Tecnologico Gedian di Ezhou ed è raggiungibile in 20 minuti con il treno ad alta velocità dalla stazione di Wuhan e in un’ora con l’auto dall’aeroporto internazionale di Wuhan Tianhe. Il progetto, secondo le autorità locali, contribuirà all’integrazione di Ezhou nell’iniziativa China’s One Belt, One Road. Dopo l’apertura dell’outlet di Wuhan, un altro Florentia Village aprirà a Chengdu nella Cina orientale entro la fine di quest’anno e seguirà poi l’apertura del Florentia Village Chongqing nel 2018.

IN UK RIVOGLIONO IL DUTY FREE I Quaranta parlamentari conservatori hanno firmato una lettera in cui chiedono il ritorno dei duty free tra Gran Bretagna ed Europa dopo la Brexit. I politici avrebbero scritto, secondo la stampa inglese, al Cancelliere Philip Hammond chiedendogli di cambiare la legge in modo da reintrodurre gli acquisti esentasse con la UE a partire dal marzo 2019, quando il Regno unito avrà ufficialmente lasciato l’Unione. La pratica del duty free con l’Europa si era conclusa nel 1999, con l’ingresso della Gran Bretagna nel mercato unico dell’UE e l’unificazione del commercio. Secondo i parlamentari conservatori che hanno firmato la missiva i duty free dovrebbero tornare dopo la Brexit, dato che il Paese si sta impegnando a uscire dall’UE, avvantaggiando i cittadini britannici in viaggio e dando uno slancio importante al settore turistico e a quello aeroportuale.

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duty free world

by Kevin Rozario - London

Tax refunds soar in the summer – good or bad news? I rimborsi fiscali salgono in estate - notizia buona o cattiva? This year, in the 60th anniversary of the duty free industry, the European market can be thankful for some signs of recovery in the summer months – but the rise is potentially a double-edged sword. Europe saw flat growth in duty free and travel retail sales in 2016 and its share of the global market of $63.6bn (source: provisional data from Generation Research) continues to shrink. However, summer figures on tax-free refunds from Global Blue showed a strong shopping trend. In July, European markets saw taxfree sales jump +13% year-on-year, with a strong uplift in transactions (+12%) though average spend remained flat at +0%. Chinese and American shoppers showed high growth across the region, at +20% and +23% respectively in the seven months to July. Russian visitors, too, saw a sales revival, up +32% in the same period. The return to double-digit growth in July was welcome after a slow June (+8%). The best performers were Spain (+27%) considered a safe holiday destination – prior to the Barcelona attack, and UK (+23%) thanks to the low pound. However, Italy and France were middling at +8% and +6% respectively, and Germany was negative in July at -7% due to shifting travel patterns among travellers from China and Hong Kong, says Global Blue. The overall positive trend is tempered with a cautionary note: the US dollar has been softening against the euro since mid-April and this will impact US travel spending in Eurozone markets in the coming months. Additionally, the Global Blue numbers do not show spending in DF&TR stores. They indicate the shopping trend of travellers in domestic markets – for example at department stores – based on individual tax refunds. Therefore, if growth in tax-free refunds is outstripping growth in airport DF&TR stores, the duty free industry should be worried – it means that travellers are opting to shop tax-free downtown instead of at the airport.

Quest’anno, nel 60 ° anniversario dell’industria duty free, il mercato europeo può essere soddisfatto per alcuni segni di riprersa nei mesi estivi - ma la crescita è potenzialmente un’arma a doppio taglio. L’Europa ha visto una crescita piatta delle vendite duty free e del travel retail nel 2016 e la sua quota di mercato di 63,6 miliardi di dollari (fonte: dati provvisori di Generation Research) continua a restringersi. Tuttavia, le cifre estive sul tax-free refunds di Global Blue hanno mostrato una forte propensione allo shopping. Nel mese di luglio, i mercati europei hanno registrato un aumento delle vendite tax-free del 13% su base annua, con un forte aumento delle transazioni (+ 12%), sebbene la spesa media non sia aumentata. I clienti cinesi e americani sono cresciuti notevolmente in tutta la Regione, rispettivamente al +20% e al +23% nei primi sette mesi. Anche i visitatori russi hanno rilanciato le vendite a +32% nello stesso periodo. La ripresa della crescita a doppia cifra nel mese di luglio è stata accolta con favore dopo un giugno sotto tono (+8%). I migliori risultati sono stati ottenuti in Spagna (+27%) considerata una meta di vacanza sicura (prima dell’attacco di Barcellona) e del Regno Unito (+23%) grazie alla sterlina bassa. Italia e Francia si sono attestate rispettivamente all’8% e al 6%, mentre la Germania, afferma Global Blue, a luglio ha registrato un -7% a causa dei mutevoli modelli di viaggio dei passeggeri provenienti dalla Cina e da Hong Kong. Il trend positivo complessivo è smorzato da una nota cautelativa: il dollaro americano si è indebolito rispetto all’euro a partire dalla metà di aprile e questo avrà un impatto nei prossimi mesi sulle spese dei cittadini americani nei mercati dell’Eurozona. Inoltre, i numeri di Global Blue non mostrano la spesa nei negozi duty free & travel retail. Indicano l’andamento degli acquisti nei negozi dei mercati domestici - ad esempio nei grandi magazzini - basati sui rimborsi fiscali individuali. Pertanto, se la crescita del tax-free refunds supera la crescita nei negozi duty free & travel retail degli aeroporti, l’industria del duty free deve preoccuparsi - significa che i viaggiatori optano per fare acquisti nei tax free dei centri cittadini anziché in aeroporto.


L’ANTITRUST SU RYANAIR Da 390mila a 315mila passeggeri in poche ore. Tanto è calato il numero di viaggiatori coinvolti nella tempesta che ha coinvolto Ryanair a fine settembre. Dati in continuo cambiamento; la compagnia stima infatti di arrivare a cambiare il volo o rimborsare il 95% dei clienti coinvolti entro sei giorni dalla ricezione dalla notifica di cancellazione del volo. In tutto questo, l’Antitrust italiano ha deciso di aprire un’inchiesta spiegando in una nota ufficiale che l’autorità «contesta che le numerose cancellazioni dei voli effettuate o da effettuarsi nelle prossime settimane, secondo quanto riportato da notizie stampa, potrebbero configurare una violazione dei doveri di diligenza di cui all’art. 20 del Codice del consumo, nella misura in cui sarebbero in larga misura riconducibili a ragioni organizzative e gestionali già note al professionista, quindi non a cause occasionali ed esogene al di fuori del suo controllo, causando notevoli disagi ai consumatori che avevano da tempo programmato i propri spostamenti e già prenotato e pagato il relativo biglietto aereo». Non solo. Perché secondo l’Antitrust «a ciò si aggiunge un secondo profilo di contestazione, riguardante il tenore e le modalità delle informazioni con le quali Ryanair ha informato i passeggeri della cancellazione dei voli e ha loro prospettato le possibili soluzioni (rimborso o modifica biglietto), che potrebbero essere idonei a indurre in errore C i consumatori circa l’esistenza e quindi l’esercizio del loro diritto alla compenM sazione pecuniaria previsto dal Reg. CE Y 261/04 proprio in caso di cancellazione dei voli». CM

Barbara Somogyiova, nuovo leasing director Europa di Neinver

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x Arcus Real Estate, dove ha ricoperto la carica di head of leasing outlets per il mercato italiano dal 2014, e prima ancora operativa nel circuito di Grandi Stazioni, Barbara Somogyiova è stata nominata nuovo leasing director Europa di Neinver. All’interno della società spagnola specializzata negli investimenti, nello sviluppo e nella gestione di immobili, nonché secondo operatore europeo nel settore degli outlet e primo in Spagna e Polonia, Somogyiova coordinerà le attività di leasing nei sette paesi europei e nei 21 centri attualmente gestiti da Neinver; definirà, inoltre, la strategia dei progetti già in via di sviluppo, tra cui gli outlet di Amsterdam e Praga. «Consolidare e crescere il portafoglio di immobili Neinver, creando sinergie a livello internazionale per i marchi partner, è una sfida stimolante – ha commentato Barbara Somogyiova, che aggiunge – Sono onorata di lavorare per una delle società Pagina VLM vert. B 156x178 +4 20-10-15.pdf 1 20/10/15 15:54 pioniere nel business degli outlet in Europa».

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r&f International

Outlet Park Szczecin inaugura la terza fase

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l terzo ampliamento dell’aoutlet park ha visto il taglio del nastro. L’operazione ha portato tremila metri quadri aggiuntivi di aree retail e arriverà a un totale di 120 negozi. Gli spazi sono già stati allocati a noti brand tra cui Guess, Solar, Bagatelle, Pierre Cardin e Home & Cook.

Outlet Park Szczecin continua sulla

scia del successo, con quasi 1 milione e 700mila visitatori nei primi sei mesi del 2017 (lo scorso anno in tutto sono stati 3 milioni e mezzo). Punto di riferimento dell’area di Stettino (una delle città più grandi e caratteristiche della Polonia), l’outlet ha una superficie totale di 32mila mq di cui 24mila mq di Gla, e attualmente propone ai clienti novanta negozi. Nella parte di retail park, inoltre, i visitatori possono usufruire di palestre, farmacia, una clinica odontoiatrica e un cinema multisala con sette schermi.

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Toys “R” Us dichiara bancarotta

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l colosso americano dei giocattoli ha dichiarato bancarotta e l’ammissione all’amministrazione controllata, ennesima vittima del boom di negozi discount e commercio elettronico. La procedura di Chapter 11 «ci consentirà di acquisire maggiore flessibilità finanziaria e tornare ad essere competitivi in un mercato in continuo mutamento», ha spiegato il presidente e ad di Toys “R” Us , Dave Brandon. L’ipotesi di una bancarotta (l’equivalente della procedura di amministrazione delle imprese in crisi prevista dai nostri codici) aleggiava da tempo. Dai gloriosi anni Ottanta e Novanta Toys “R” Us ha conosciuto difficoltà nel decennio scorso con la concorrenza di rivenditori discount come Target e Wal-Mart, e di recente a causa dell’e-commerce. GlobalData Retail rivela che nel 2016 il 13,7% delle vendite di giocattoli sono avvenute online rispetto al 6,5% di cinque anni fa. La società è piegata dai debiti, di cui uno da 400 milioni di dollari in scadenza nel 2018. L’ex colosso nell’esercizio fiscale che si è chiuso nel gennaio del 2017 ha registrato perdite per 36 milioni su ricavi per 11,5 miliardi di dollari.


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r&f La pulce nell’orecchio

di Simone Filippetti

Eataly, i conti non tornano

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emo propheta in patria”, recita un famoso proverbio. Si ha più successo fuori, che dove si vive. Ma se succede a Eataly di inciampare a casa propria, allora la cosa travalica l’aneddotica. La Bulgari dell’alimentare finisce in rosso proprio sul mercato italiano, dove è nata e dove ha costruito le basi del suo impero e dove in fondo è la sua forza. La notizia rimbalzata in estate sui principali giornali apre interrogativi: Eataly è in grado di sostenere l’aggressivo piano di espansione che sta portando avanti? Riuscirà a sbarcare in Borsa se i numeri non sono più “magici” come in passato? Eataly Distribuzione, la società che gestisce i negozi in Italia, nel 2016 ha visto svanire ricavi di 32 milioni e il bilancio si è chiuso con una perdita netta di 11 milioni. Nel 2016 le attività, prevalentemente italiane e di alcune partecipate estere, hanno registrato ricavi per 178,8 milioni (211,7 milioni l’esercizio precedente), un Ebitda di 14mila euro (13 milioni) e una perdita di 11 milioni (utile di 713mila). Quei 32 milioni erano l’effetto Expo, svanito. Tutta colpa della kermesse milanese, dunque, dove Eataly aveva una posizione invidiabile: il padiglione degli “Alti Cibi” era all’incrocio di car-

do e decumano, dove c’era il maggior flusso di visitatori. Presenza, peraltro, al centro di molte polemiche: Oscar Farinetti ebbe l’appalto di Expo senza paga, grazie, sostengono le indiscrezioni, alla sua mai nascosta e anzi ostentata amicizia con l’ex premier Matteo Renzi. A ben vedere, l’impasse in Italia era anche tutto sommato prevedibile: il successo della formula di Eataly ha aumentato il numero di concorrenti e imitatori. Mentre all’estero è molto difficile, se non impossibile, per un non italiano replicare il format di Eataly, nel nostro Paese, i nemici sono molto più numerosi e agguerriti. Basti pensare ad Autogrill, che ora è un alleato di Eataly nelle piazzole autostradali, ma che nell’anno di Expo aprì Mercato Duomo, che si ispirava molto ai negozi di Farinetti. O la stessa Esselunga, che ha iniziato a vendere gli stessi marchi pregiati. Che le cose in casa facciano fatica, lo si coglie anche da certi dettagli, ancor prima che dai numeri di bilancio: le offerte 3x2 che ultimamente Eataly propone fanno molto supermercato di quartiere; o le pubblicità in metro accanto proprio a quelle di Esselunga. Un posizionamento più basso e “cheap” rispetto alla fascinazione da “boutique del

cibo” su cui l’azienda ha costruito la sua immagine, e la sua fortuna. Il contraccolpo è anche un segno della crisi economica dell’Italia: fare la spesa da Eataly è roba che non tutti si possono permettere in un Paese con un giovane disoccupato su tre e dove i redditi sono in calo. La famiglia italiana media va al discount. Un contesto socioeconomico depresso, come è l’Italia di questi anni, non aiuta la fascia alta, soprattutto nell’alimentare. Utili o perdite a parte, la verità è che nonostante il battage pubblicitario Eataly è ancora un “nano”: l’intera rete commerciale della galassia Eataly conta 38 negozi, di cui 16 all’estero. Ma il giro d’affari complessivo nel 2016 è stato intorno ai 380 milioni, con un debito intorno ai 20 milioni. Numeri da “small cap”, non da quella Blue Chip che Farinetti sogna di far sbarcare, tra fanfare e tappeti rossi, a Piazza

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Affari. Nel quartier generale di Monticello d’Alba, stimano di raggiungere i 500 milioni di fatturato quest’anno: saranno i frutti dei tanti semi gettati nel 2016, che ha visto l’inaugurazione del secondo negozio di New York, e il debutto a Boston, Monaco d Baviera, Copenaghen, Trento e tre negozi negli Emirati. L’amministratore delegato di Eataly Distribuzione, che poi è uno dei figli di Farinetti, ha promesso che già quest’anno in Italia si tornerà alla redditività. Ma intanto, la buccia di banana su cui è scivolata, allontana Piazza Affari. Da almeno due anni Eataly parla e ipotizza la quotazione in Borsa, cosa che a Palazzo Mezzanotte aspettano come la manna. Sarebbe un grosso nome di richiamo che andrebbe a infoltire le fila dei marchi del Made in Italy quotati. Ma serve molto più fatturato per entrare tra i big, e soprattutto, servono conti in utile.

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