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retail&food 01-02 2019

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retailfood Anno 14 • Numero 1/2 • GENNAIO / FEBBRAIO 2019 • € 5,00 - In caso di mancato

iare al CMP di Milano Roserio per la restituzione al mittente previo pagamento resi

TRAVEL RETAIL SHOPPING CENTER

eCommerce sopra i 30 miliardi spinge la digital customer journey

UCI Luxe: una nuova esperienza di cinema Parola di Ramón Biarnés Dossier outlet: The Market Dossier aeroporti: Bergamo Analisi di mercato: GDO


RETAIL&food è l’unica rivista italiana specializzata nel travel retail, un settore in forte crescita e con buone prospettive di sviluppo anche per i prossimi anni. Inoltre R&f è uno dei mezzi più apprezzati e consultati da retailers e operatori attivi in outlet e centri commerciali. Con oltre 10.000 lettori a numero, una presenza qualificata presso tutte le fiere di settore. 10 numeri all’anno, più di 9.000 iscritti alla newsletter, 1 pagina facebook, 181.000 pagine viste grazie allo sfoglio on line della rivista, retail&food è oggi uno dei mezzi più letti, consultati e apprezzati dalle business communities di riferimento.

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Anno 14 · numero 1/2 - gennaio · febbraio 2019 Direttore responsabile Andrea Aiello Coordinamento editoriale Andrea Penazzi - andrea.penazzi@retailfood.it In redazione Nicola Grolla - nicola.grolla@retailfood.it

Anno 14 • Numero 1/2 • GENNAIO / FEBBRAIO 2019 • € 5,00 - In caso di mancato iare al CMP di Milano Roserio per la restituzione al mittente previo pagamento resi

INFORMARSI È UN BENE, NON FARLO MALE: LEGGI RETAIL&food

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UCI Luxe: una nuova esperienza di cinema Parola di Ramón Biarnés Dossier outlet: The Market Dossier aeroporti: Bergamo Analisi di mercato GDO

Contatti info@retailfood.it - www.retailfood.it Pubblicità e traffico pubblicitario Roberta Motta - roberta.motta@edifis.it Hanno collaborato Massimo Luigi Andreis, Alessandro Barzaghi, Norman Cescut, Giulia Comparini, Luca Esposito, Simone Filippetti, David Montorsi, Roberta Motta, Lucio Orsini, Kevin Rozario, Vincenzo Russo Grafica Mariella Salvi Foto Archivio Edifis, Flickr, Fotolia, iStockphoto Stampa Aziende Grafiche Printing S.r.l. - Via Milano 3/5 - 20068 Peschiera Borromeo (MI) Prezzo di una copia € 5,00 - Arretrati € 10,00 Abbonamento Italia: € 50,00 Europa: € 90,00 Resto del mondo: € 110,00 abbonamenti@edifis.it Amministrazione amministrazione@edifis.it

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1 anno, 10 numeri, 50 euro www.retailfood.it abbonamenti@edifis.it

Registrazione Tribunale di Milano N° 550 del 06/09/2006 Iscrizione al Registro degli operatori della comunicazione n° 06090 Tutti i diritti di riproduzione degli articoli e/o foto sono riservati. Manoscritti, disegni, fotografie, supporti audio e video anche se non pubblicati non saranno restituiti. Per le fotografie e le immagini per cui, nonostante le ricerche eseguite, non sia stato possibile rintracciare gli aventi diritto, l’Editore si dichiara disponibile ad adempire ai propri doveri. Ai sensi della legge 196/2003 l’Editore garantisce la massima riservatezza nell’utilizzo della propria banca dati con finalità redazionali e/o di invio del presente periodico. Ai sensi degli artt. 7 e 10 i destinatari hanno facoltà di esercitare il diritto di cancellazione o rettifica dei dati, mediante comunicazione scritta al responsabile del trattamento presso EDIFIS S.p.A. - Viale Coni Zugna, 71 - 20144 Milano, luogo della custodia della banca dati medesima. retail&food è media partner ufficiale di:

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retailfood una rivista edita da: Edifis Spa Viale Coni Zugna, 71 20144 - Milano - Italy Tel. +39 02 3451230 - Fax +39 02 3451231 www.edifis.it ASSOCIAZIONE NAZIONALE EDITORIA DI SETTORE


SOMMARIO 4 News 16 News opening

18 STAR TREK BEAUTY

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Destinazione Bottega Verde

N. 1/2 gennaio / febbraio 2019

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20 PAROLA DI

RAMÓN BIARNÉS UCI Luxe: una nuova esperienza di cinema

24 OMNICHANNEL RETAIL eCommerce oltre i 30 miliardi nel 2019

26 CASE HISTORY

ECOMMERCE La risalita di Cisalfa Sport passa dal digitale

28

RETAIL OLTRALPE Come aprire un negozio in Francia?

30 DOSSIER AEROPORTI

Bergamo: hub low-cost, servizi premium

34 FOCUS TRASPORTO AEREO

Tre interrogativi (e non solo) per il 2019 dell’aviazione

20

36 WORLD TRAVEL RETAIL 38 REPORTAGE EMIRATI ARABI Last Exit, il format arabo della sosta

40 RETAIL IN OSPEDALE

Il negozio del paziente

42 DOSSIER FACTORY OUTLET VILLAGE PRIMA PIETRA The Market: premium shopping ai piedi del Titano

46 RESOCONTO FIERA

60 SCIENZE & RETAIL Il paradosso della troppa scelta e lo studio delle vetrine

62 News servizi e fornitori 66 News International 68 Vetrina 71 La foto

72 CONTRARIAN L’autunno caldo di OVS

Mapic 2018 stand by stand

50 ANALISI DI MERCATO GDO: volumi stabili, format in evoluzione

54 NEONATA Il vino in città

56 TECNOLOGIE

PER IL RETAIL Software e schermi, sulle tracce del cliente

RUBRICHE

4 STOCK OPTION 6 NEW MARKETS

OUTLOOK

10 LA RUBRICA LEGALE 37 DUTY FREE WORLD gennaio · febbraio 2019 | retail food

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News

AL CENTRO SARCA, IL PRIMO MULTIPLEX NOTORIOUS CINEMAS

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on la sottoscrizione del contratto preliminare stipulato con IGD Management, società interamente controllata da IGD – Immobiliare Grande Distribuzione SIIQ, il multiplex del centro commerciale Sarca a Sesto San Giovanni (MI) sarà il primo in Italia a insegna Notorious Cinemas. L’agreement è stato reso noto da Notorious Pictures, società quotata sul mercato AIM Italia, attiva nel settore entertainment per la produzione, acquisizione e commercializzazione dei diritti di opere filmiche attraverso tutti i canali di distribuzione, che controlla al 100% Notorious Cinemas, dedicata alla gestione diretta di sale cinematografiche in locazione. L’accordo d’affitto, di carattere pluriennale, prevede una conduzione iniziale di 9 anni cui se ne aggiungono, al termine, ulteriori 9. Notorious Cinemas subentrerà nella gestione del multiplex a partire dal 1 marzo 2019, mentre nel periodo estivo sarà dato corso a un progetto di completa ristrutturazione dei locali. Nel dettaglio,

ASUNTA ENRILE: NUOVO COUNTRY RETAIL MANAGER ITALIA DI IKEA

D

al 1 gennaio 2019 Asunta Enrile guida IKEA Italia nel suo percorso di crescita subentrando a Belén Frau, che è andata a ricoprire la carica di deputy retail operations manager a livello globale. Originaria di Siviglia e laureata in economia, Asunta Enrile (47 anni) inizia la sua carriera nella Banca di Santander per poi entrare in IKEA nel 2003 con il ruolo di business navigator nel negozio di Siviglia. Successivamente assume l’incarico di deputy sales manager nello store di San Sebastian de los Reyes e nel 2008 per lo store di Alcorcon diviene prima deputy store manager e in secondo momento store manager. Nel 2012 è property manager in Spagna e negli ultimi due anni opera in qualità di deputy retail manager per IKEA Germania. Asunta Enrile risponde direttamente a Mikael Palmquist, deputy retail operations manager e ha la responsabilità di una rete commerciale di 21 punti vendita e oltre 6.500 collaboratori diretti, con un giro d’affari pari a 1.726,8 milioni di euro (dato 2017).

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retail food | gennaio · febbraio 2019

Notorious realizzerà un format di sale cinematografiche basato “sui più elevati standard tecnici di audio e video, comfort di altissimo livello, accoglienza qualificata, location accurate, qualità del food & beverage, informatizzazione e automazione dell’area ticketing”. «L’accordo firmato con IGD avvia il primo progetto di Notorious Cinemas, segnando l’inizio dell’operatività della newco annunciata nei giorni scorsi – ha dichiarato a metà gennaio Guglielmo Marchetti, presidente e amministratore delegato di Notorious Pictures e presidente di Notorious Cinemas – I piani di Notorious Cinemas si propongono come obiettivo la gestione di circa 20 multiplex in 5 anni e circa 5 milioni di spettatori nel 2023».

Stock option |

BUY

NEUTRAL

SELL

PRIMARK In controtendenza rispetto ai competitor, Primark ha reso noto che le vendite natalizie registrate in Gran Bretagna sono salite del 3 per cento (+5% nell’Eurozona). Senza il ricorso a una piattaforma eCommerce, la catena fast fashion continua a crescere anche negli Usa, dove è approdata nel 2015 e ora può contare su 9 negozi.

HEINEKEN Il colosso olandese della birra è finito nel mirino della Corte dei Conti per i suoi rapporti con la Regione Valle d’Aosta. Al centro degli accertamenti, i conti dello stabilimento di Pollein (4km da Aosta) e gli accordi per lo sviluppo del sito che datano agli anni Novanta e vedono il coinvolgimento di Finaosta, la società finanziaria regionale.

ORIGINAL MARINES Dopo il riassetto organizzativo è il momento del restyling per il brand di moda junior che conta 500 monomarca in Italia e 140 all’estero. Un passaggio necessario per rafforzare la propria presenza e puntare al salto in Borsa. Da novembre 2018, Original Marines fa già parte della piattaforma Elite e nel prossimo triennio si aspetta l’apertura del capitale ad altri investitori.

TIFFANY Periodo delle feste sottotono per il famoso brand di gioielleria che ha registrato una diminuzione dell’1% nei ricavi netti mondiali nel bimestre pre-natalizio (-1,04 miliardi di dollari). A poco sono servite la crescita costante in Cina e i solidi risultati in Giappone. A frenare sono stati gli acquisti da parte dei turisti e la contrazione del mercato americano ed europeo.

GYMBOREE Dopo aver attivato le procedure per la bancarotta (la seconda volta in due anni), il brand americano di abbigliamento per bambini è in liquidazione. La catena, attiva da 43 anni, è in rosso per 212 milioni di dollari. Un debito che porterà alla chiusura degli oltre 800 store a insegna Gymboree e Crazy 8 entro aprile. In vendita il terzo brand del gruppo, Janie and Jack.

VF CORPORATION Impennata negli utili per la società a cui fanno capo i brand Timberland, Wrangler, Lee, Vans e The North Face: +179% sui profitti passati dai 405,7 milioni del 2017 agli 1,13 miliardi di dollari del 2018. Un risultato che fa risalire l’azienda dal rosso di 90,3 milioni di dollari degli ultimi tre mesi.

HINES E PRELIOS Il passaggio di mano è sempre più vicino per lo sviluppo dell’ex area Falck di Sesto San Giovanni: il progetto di riqualificazione firmato da Renzo Piano e dal costo di 3 miliardi di euro. A succedere all’imprenditore Davide Bizzi dovrebbero essere Hines e Prelios che così avrebbero in portfolio un’area di 1,4 milioni di metri quadrati.

STEFANEL Dopo aver perso 21 milioni in sei mesi a fronte di un patrimonio di 7,5 milioni di euro, il marchio d’abbigliamento trevigiano è stato ammesso al concordato in bianco. Nel nuovo piano industriale sono 244 (su 253) i posti di lavoro destinati alla cassa integrazione. Nessun esubero, quindi, ma la possibilità di chiudere 40 punti vendita. MCS DISTRIBUZIONE Bilanci in tribunale a Venezia per Mcs Distribuzione. L’azienda che si occupa della vendita dei prodotti a marchio Marina Yachting, Henry Cotton’s e Marlboro è finita nella spirale negativa che accomuna altre realtà italiane in orbita al fondo Emerisque Brands che, nel 2013, aveva fatto spesa nel nostro Paese senza successo.


News VALMONTONE OUTLET: 2018 DA RECORD

N

umeri da record per Valmontone Outlet, che nel 2018 ha registrato un aumento del 5% nel numero di visitatori, arrivati a quota 7,5 milioni, cui ha fatto seguito un fatturato cresciuto anch’esso di 5 punti percentuali. Sotto la gestione della bresciana Promos, nel corso dei dodici mesi sono state portate avanti importanti operazioni di valorizzazione della struttura ubicata in provincia di Roma con l’inserimento di marchi come New Balance, Timberland, Under Armour, White Bakery e Pandora, quest’ultimo presente solo in due outlet nel territorio italiano, mentre 15 store sono stati oggetto di restyling o relocation. I nuovi brand inseriti durante il corso dell’anno, tra cui spiccano le recenti aperture di Timberland e Guess Accessori tra novembre e dicembre, hanno portato complessivamente oltre 10 milioni di fatturato nel comparto abbigliamento e accessori.

100MONTADITOS: 2018 A QUOTA 4 MLN DI CLIENTI

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n 2018 da incorniciare per 100Montaditos che, dopo cinque anni di attività e 55 punti vendita aperti sul territorio italiano, ha deciso fare un primo bilancio della propria esperienza nel retail tricolore. Di proprietà del Gruppo Restalia, 100Montaditos, catena iberica che ha fatto dei paninetti farciti la chiave del successo, si propone di unire i sapori tipici della tradizione spagnola a una ristorazione veloce. Il tutto attraverso un network di negozi gestiti in franchising. «L’obiettivo per il 2019 è di rafforzare la nostra presenza in alcune città come Roma, Milano, Torino e Napoli, oltre ad arrivare nelle regioni ancora scoperte. A livello internazionale siamo invece presenti in 12 paesi e nel 2019 apriremo il nostro primo locale in Francia, a Lione, in un mercato, quello francese, da cui ci aspettiamo un grande sviluppo», ha spiegato Andrea Cutispoto, country manager Italia del Gruppo Restalia.

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retail food | gennaio · febbraio 2019

New Markets Outlook | a cura di Luca Esposito | esposito_mail@yahoo.it

Elezioni a Taiwan: aria di cambiamento

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ura sconfitta del partito di governo alle elezioni amministrative tenutesi il 24 novembre a Taiwan e forte affermazione del principale partito di opposizione, il Kuomintang (KMT), di impostazione nazionalista e più aperto a un compromesso con la Cina. Il governo è stato inoltre battuto in due referendum che sono stati presentati assieme alle schede di voto, quello sulla legalizzazione dei matrimoni tra persone dello stesso sesso e, soprattutto, quello sull’uso del nome “Taiwan”, a favore di quello concordato con Pechino “Chinese Taipei”, per la squadra olimpica da inviare ai giochi di Tokyo del 2020. Il presidente di Taiwan si è dimesso da leader del Partito Progressista Democratico (DPP) e ciò fa prevedere una sconfitta quasi certa nel voto presidenziale del 2020. Questa situazione rivela l’insoddisfazione per il deteriorarsi dei rapporti con la Cina che considera Taiwan come parte integrante del proprio territorio. Infatti, da quando nel 2016 è entrato in carica, il DPP, abbracciando una linea sempre più dura nei rapporti con Pechino in buona parte ispirata e appoggiata dall’amministrazione Trump, si è progressivamente allontanato dal cosiddetto “Consensus” del 1992, la tacita approvazione del “One China Policy”, mediato tra Taiwan e la Cina circa 24 anni prima. Ora la pesante sconfitta del partito indipendentista potrebbe innescare nei prossimi mesi un ribilanciamento delle politiche nei confronti della Cina e questo potrebbe portare, come vediamo di seguito, importanti benefici a questo piccolo ma importante paese che riveste un ruolo strategico nella catena di approvvigionamento commerciale per il continente e per il suo fondamentale settore high-tech.

Innanzitutto, come segnale di un graduale disgelo tra Taipei e Pechino, si prevede un potenziamento degli scambi commerciali tra i paesi dello stretto, grazie alle interazioni da città a città (Taipei, Taichung, Kaohsiung da una parte e Fuzhou, Quanzhou, Xiamen, fino a Hangzhou e Shanghai, dall’altra). Relazioni che vengono viste come un barometro degli equilibri politici tra le due giurisdizioni. Durante il corso dell’amministrazione precedente, quella in cui era già al potere il KMT, molti enti governativi locali avevano creato piattaforme di scambio, grazie anche a forum e fiere commerciali organizzati congiuntamente. Bisogna poi considerare l’ottimismo che ora trapela dal settore turistico. Negli ultimi due anni quest’ultimo è stato fortemente penalizzato a causa di disincentivi di vario genere messi in atto dal governo cinese, tra cui la riduzione della quota di visti autorizzati, con dannosi effetti a catena sui settori della ristorazione, delle vendite al dettaglio, dei trasporti, degli immobili e dell’hospitality. Si pensa anche ai benefici di questi cambiamenti sulla crescita economica del paese che sta mostrando segni di rallentamento, con il PIL in discesa dal 2,86% del 2017 al 2,69% nel 2018 con una previsione di 2,55% nel 2019. Segni di un inizio di crisi che abbiamo notato anche in Italia con un calo del 18% dei turisti taiwanesi nel 2018 e che ora possiamo pensare di recuperare nei prossimi anni. Taiwan, nonostante le sue piccole dimensioni, è la quinta nazione per il turismo inbound in Italia dopo Cina, Russia, Stati Uniti e Giappone.

È tempo di risalita per il DPP di Taiwan o è tutto solo aria calda?


News

INVESTIMENTI IMMOBILIARI: -22% RISPETTO AL 2017

N

el 2018 in Italia il volume degli investimenti nel campo immobiliare è stato pari a 8,856 miliardi di euro, in calo del 22% rispetto al 2017, anno record con oltre 11 miliardi di investimenti. In base alle valutazioni di CBRE, sulla contrazione dei volumi investiti ha pesato il periodo di incertezza politica che ha caratterizzato buona parte dello scorso anno e che ha generato un aumento dello spread, determinando un rallentamento nell’erogazione dei crediti, impedendo o ritardando alcune operazioni. Guardando al futuro, con l’approvazione della legge di bilancio, con un assottigliamento e una presumibile ulteriore riduzione dello spread, il mercato italiano del real estate non dovrebbe andare incontro a grandi fluttuazioni. Nel merito dei singoli comparti, il settore Retail è quello che meglio ha reagito alla contrazione del mercato: rappresenta una delle asset class più performanti dell’anno, con investimenti pari a 2,243 miliardi, sebbene in leggero calo (-6%) rispetto al 2017, legato probabilmente alla contrazione dei consumi. Il trend è totalmente opposto a quello europeo, in cui il mercato si conferma stabile per tutte le asset class ma vede il Retail in contrazione. Le transazioni in questo comparto, in Italia, hanno riguardato quasi esclusivamente centri commerciali, a conferma delle buone performance nel nostro Paese, dovute a una minore quantità di stock. Nel 2019, si potrebbe assistere al completamento di alcune importanti operazioni su Factory Outlet, settore che nella Penisola è ancora piuttosto silente.

A SVICOM LA GESTIONE DI GRANROMA

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uovo mandato per Svicom, a cui è stata assegnata la gestione del Centro commerciale GranRoma GranShopping, iniziativa del Gruppo Fresia che aprirà i battenti a maggio 2019. Il complesso è situato nel quadrante est della Capitale in una zona direttamente connessa al raccordo anulare. Con questa assegnazione, Svicom si prende in carico una struttura che si svilupperà su circa 32mila mq di Gla, con 1.900 posti auto (un parcheggio sotterraneo e due esterni) e circa 100 negozi – tra questi un supermercato, 14 medie superfici e 11 tra bar e ristoranti – distribuiti su due livelli. I brand presenti saranno di rilievo internazionale e nazionale: Zara, H&M, MediaWorld, Cisalfa, Maisons du Monde, Pull&Bear, Bershka, Stradivarius, Flying Tiger, Calzedonia, Tezenis, Zuiki e Kasanova. La grande

foodcourt, oltre a vantare un’ampia scelta nell’offerta, sarà contraddistinta da una spettacolare terrazza esterna che si affaccerà sulla campagna romana e sui resti archeologici dell’Acquedotto Alessandrino al centro del Parco della Mistica. La posizione strategica, la struttura di pregio e l’offerta commerciale di rilievo sapranno agevolmente intercettare il bacino di riferimento composto da quasi 600mila abitanti nei 15 minuti di percorrenza.

ARMANDO BRUNINI AL VERTICE DI SEA

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ovità al vertice di Sea, società che gestisce gli aeroporti di Malpensa e Linate: Armando Brunini è stato nominato amministratore delegato durante il consiglio di amministrazione dell’8 gennaio 2019. Con la nomina dell’amministratore delegato, figura prima assente dalla governance di Sea, è stato definito un nuovo assetto organizzativo maggiormente allineato alle migliori pratiche di settore e rispondente alle nuove sfide che attendono il gruppo in un contesto di mercato sempre più competitivo. Armando Brunini, 56 anni, è un volto noto all’interno di Sea dove ricopriva il ruolo di vice presidente. Precedentemente, ha acquisito una lunga esperienza nel settore aeroportuale che lo ha visto protagonista del forte sviluppo del traffico dell’aeroporto di Bologna (2007-2013) e dell’aeroporto di Napoli.

ANTICA FOCACCERIA SAN FRANCESCO AL FONTANAROSSA

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ntica Focacceria San Francesco torna a casa, nella “sua” Sicilia. Dopo il successo ottenuto dal format sviluppato da FC Retail in tutta Italia, il marchio fondato a Palermo nel 1834 apre un nuovo store all’interno del Terminal C dell’aeroporto di Catania. Grazie alla propria adattabilità a diverse location, Antica Focacceria San Francesco conta ormai otto punti vendita nella Penisola. A fare da trait d’union, il meglio delle ricette tradizionali che si tramandano da decenni nel cuore della Vuccirìa di Palermo: panelle, anelletti al forno, pasta “chi sardi” o alla norma, pesce spada alle mandorle, cannoli alla siciliana. Il tutto preparato con il ricorso a una filiera di prodotti certificata e accompagnato da vini del territorio. L’atmosfera del locale richiama anche nei più piccoli dettagli in ottone, marmo e ceramiche siciliane il design liberty che rende ancora oggi unico il locale originale di Palermo. A gestirlo è Chef Express, braccio travel retail del Gruppo Cremonini, che al “Fontanarossa” inaugura così il suo primo punto vendita. L’Antica Focacceria si articola in tre “oasi di ristorazione”, in grado di servire tutte le tipologie di pubblico: l’area déhors all’ingresso del terminal, l’area accoglienza (landside) e l’area imbarchi. Il locale occupa circa 25 dipendenti e ha complessivamente oltre 80 posti a sedere su 145 mq di superficie e un servizio completo dalle ore 6 alle ore 23. 8

retail food | gennaio · febbraio 2019


COFFEE TO GO

FOOD

HEALTHY GRAB & GO

MARKET

AREAS Italia HA APERTO ALL’ AEROPORTO DI MILANO ORIO AL SERIO (BG) IL PRIMO FRUIT BAR DAL DESIGN CONTEMPORANEO CHE PUNTA SU HEALTHY FOOD A BASE DI “BERRY”

www.areas.com www.mychef.it


News

La Rubrica legale | a cura di Cocuzza & Associati Studio Legale, Milano

NASCE NUVEEN REAL ESTATE

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on l’inizio del 2019 è stato lanciato a livello globale il nuovo nome di TH Real Estate: Nuveen Real Estate. La piattaforma real estate di Nuveen rappresenta una delle più grandi società al mondo attiva nella gestione del patrimonio immobiliare, con 125 miliardi di dollari di asset under management, compresi titoli quotati. La professionalità e la competenza nel settore immobiliare dei professionisti del Gruppo rimangono immutate: con oltre 80 anni di esperienza negli investimenti nel real estate e oltre 500 professionisti in 20 sedi negli Stati Uniti, in Europa e nell’area AsiaPacifico, la piattaforma di Nuveen Real Estate offre una presenza globale abbinata a una forte expertise specifica. Al vertice del board nazionale si conferma Mario Pellò, head of Italy di Nuveen Real Estate.

AUGUSTO BANDERA AL TIMONE DI ASSOFRANCHISING

L’

Associazione italiana che dal 1971 si occupa di rappresentare, difendere e promuovere gli interessi economici, sociali e professionali delle reti in franchisingassociate,hanominato Augusto Bandera nuovo Segretario Generale. Alla presidenza rimane Italo Bussoli, che fino ad oggi aveva ricoperto ad interim la carica di Segretario Generale. Da oltre 10 anni in Vodafone Italia prima come direttore vendite e successivamente come direttore marketing e vendite SoHo, Augusto Bandera ha iniziato la propria carriera professionale nella consulenza di direzione in Value Partners, lavorando oltre che in Italia, anche in Germania, UK e Sud America. All’interno dell’Associazione si occuperà dei nuovi progetti e della gestione delle attività di sviluppo.

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Vendite on line e Regolamento Geoblocking

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Avv. Giulia Comparini

l 3 dicembre 2018 è entrato in vigore il Regolamento (EU) 302/2018 del Parlamento Europeo e del Consiglio, del 28 febbraio 2018 (“Regolamento”) recante misure volte a impedire, relativamente alle vendite on line, i blocchi geografici e altre forme di discriminazione dei clienti basate sulla nazionalità, il luogo di residenza o il luogo di stabilimento di questi ultimi nell’ambito del mercato interno. Scopo del Regolamento è quello di mettere fine ai blocchi geografici, vale a dire alla possibilità per gli operatori di limitare e/o impedire l’accesso di un cliente alla loro interfaccia on line per motivi legati alla nazionalità, al luogo di residenza o al luogo di stabilimento del cliente. In pratica, i clienti UE hanno diritto di accedere a qualsiasi sito di un operatore che venda on line all’interno dell’UE, indipendentemente dalla loro nazionalità, residenza o stabilimento, di confrontare i prezzi praticati da quest’ultimo nei vari paesi e di acquistare il bene dal sito del paese che offre le condizioni per lui più vantaggiose. L’eventuale re-indirizzamento del cliente ad altro sito dovrà essere autorizzato da quest’ultimo mediante il suo espresso consenso. Inoltre, ogni cliente UE ha il diritto di non essere discriminato anche con riferimento alle modalità di pagamento dei beni acquistati on line nel senso che devono essere per lui parimenti accessibili tutte le modalità di pagamento offerte dall’operatore ai clienti locali. Per fare un esempio, a un cliente tedesco che vuole comperate da un website.fr non potrà essere negato né l’accesso al sito né tanto meno l’acquisto dal sito website.fr. Inoltre, tale cliente avrà il diritto di pagare le merci acquistate utilizzando le modalità di pagamento indicate nel sito website.fr senza limitazione alcuna, alla pari di un cliente locale. Il Regolamento tuttavia non obbliga gli operatori a consegnare i beni acquistati al di fuori dell’area indicata nel sito scelto dal cliente per il proprio acquisto. Per tornare all’esempio precedente, l’operatore non avrà l’obbligo di consegnare i prodotti acquistati dal cliente tedesco in Germania ma potrà metterli a disposizione di quest’ultimo in Francia con le stesse modalità usate per i clienti locali. Questo aspetto se, da un lato, è certamente rilevante, perché limita l’applicazione della legge del paese del cliente al singolo contratto di compravendita, dall’altro lato, riduce la competitività dell’operatore rispetto ai propri concorrenti e va contro l’integrazione del mercato unico prevista dal Regolamento. Il Regolamento si applica principalmente ai rapporti fra operatori e consumatori (vendite B2C) ma anche nei rapporti fra operatori (B2B) ogni qual volta il cliente (operatore) utilizzi i beni acquistati come cliente finale. Queste le principali novità del Regolamento. Pertanto, le aziende che non vi avessero ancora provveduto dovranno al più presto aggiornare i loro siti per recepire le nuove disposizioni il cui obiettivo è quello di migliorare l’integrazione fra i paesi UE e di creare di un mercato veramente unico dando al contempo un forte impulso al mercato del commercio elettronico. C’è da chiedersi se vi siano rischi per gli operatori derivanti da tali nuove disposizioni. Certamente ve ne sono e andranno attentamente valutati, non solo nella redazione delle condizioni generali di vendita, ma anche nella concreta esecuzione dei rapporti con i clienti. Per citare i più evidenti: l’applicazione al contratto di compravendita della normativa del paese dell’acquirente/consumatore, la possibile applicazione al contratto in alcuni casi anche della normativa locale in materia di etichettatura e composizione dei prodotti, della normativa fiscale del paese dell’acquirente e infine la possibilità di essere citati in giudizio in tale paese.


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News

KRYALOS AVVIA IL RESTYLING DEL BARILLA CENTER

CAMOMILLA ITALIA SI RINNOVA ALL’AEROPORTO DI NAPOLI

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C

amomilla Italia riapre il suo storico punto vendita nell’aeroporto di Napoli Capodichino e rilancia la propria presenza retail e travel retail con un format rinnovato. Brand dell’azienda C.M.T., Compagnia Manifatture Tessili, Camomilla Italia inizia la propria storia proprio a Napoli, dove è stata fondata nel 1974 da un imprenditore partenopeo. Nel tempo, la proposta moda si è trasformata divenendo sinonimo di femminilità, eleganza e versatilità. Un locale dal design rinnovato e dallo stile moderno, il primo storico baluardo nel mercato travel retail del brand ha visto implementato il layout denominato “Pink Gold”; a idearlo, lo Studio Poiesis. Lo store vuole trasformare il momento dell’acquisto in un’esperienza immersiva, che trasferisce al cliente un’emozione a 360 gradi. L’ambiente è caratterizzato dalla diversa finitura delle pareti che, creando un gioco luci-ombre, rende dinamico lo spazio. Un effetto riproposto anche nella contrapposizione fra le finiture in metallo e il pavimento in pietra.

AUTOGRILL E DIESEL, LA COLLABORAZIONE PER GLORIOUS CAFÈ

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opo il Bistrot Glorious Cafè di Milano in piazza San Babila, Diesel ha replicato lo stesso concept in un nuovo spazio dedicato al food in zona Garibaldi. Il marchio fashion fondato da Renzo Rosso ha tagliato il nastro del secondo Bistrot Glorious Café ai piedi di piazza Gae Aulenti, un luogo in cui il centro storico si incontra con il nuovo skyline meneghino. A supportare le operazioni c’è Autogrill che, già nel 2013, aveva sviluppato il format originario in collaborazione con l’Università delle Scienze Gastronomiche di Pollenzo. Il Bistrot Glorious Café è un luogo in cui il gusto e la qualità si basano sulla collaborazione con produttori attenti, che scelgono le migliori materie prime e le trasformano con passione. Qui vengono proposti prodotti di caffetteria, pasticceria e panetteria, che si vanno ad aggiungere all’ampia offerta adatta sia per il consumo in loco sia per il take away. Dal punto di vista del layout, gli spazi sono ispirati al lifestyle di Diesel con finiture che esprimono l’anima industriale del marchio come: cemento grezzo, acciaio ossidato e legnami di recupero. A completare il tutto gli arredi di Diesel Living, la traduzione del brand nel mondo del design.

erfezionata l’acquisizione del Barilla Center attraverso il fondo di investimento alternativo immobiliare Pyramid, Kryalos SGR ha nominato ROS Retail Outlet Shopping per la gestione dell’intera struttura e parallelamente ha avviato un piano architettonico di valorizzazione del centro da 1,5 milioni di euro. Localizzato in via Emilia Est a Parma, il Barilla Center è stato inaugurato nel 2003 su progetto dell’architetto Renzo Piano nell’ambito di un master plan finalizzato alla riqualificazione dell’ex area industriale Barilla. I 37.000 mq del complesso commerciale, ad oggi composto da 12 unità retail, 6 ristoranti, un cinema multisala The Space, il supermercato Unes e un parcheggio coperto, saranno oggetto nel 2019 di un revamping integrale che darà vita a un player nuovo e distintivo. Firma del progetto architettonico del nuovo Barilla Center è l’architetto Gregg Brodarick dello studio Solids. Il piano di valorizzazione partirà a fine gennaio con interventi sulle facciate, la galleria, gli ingressi, il parcheggio, il verde, gli arredi interni, la playground, sia al piano terra sia al piano primo. Società presente a livello europeo con oltre 10 progetti retail tra cui in Italia presso il Brugnato 5Terre Outlet Village (SP), ROS avrà il compito di coordinare tutte le attività di gestione, dalla commercializzazione al retail, al marketing.

NEINVER GESTIRÀ IL SILESIA OUTLET IN POLONIA

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ttiva in Italia con i The Style Outlets di Vicolungo e Castel Guelfo, Neinver si è aggiudicata la gestione e il leasing del Silesia Outlet, attualmente in costruzione nel cuore dell’omonima regione polacca, che aprirà i battenti nella città di Gliwice nella primavera del 2019. Il Silesia Outlet sarà il più grande centro outlet della Slesia, con 20mila mq di spazio retail e 120 negozi di brand nazionali e internazionali. La prima fase del progetto darà vita a 70 negozi articolati in 12mila mq di spazio retail e a 830 parcheggi.L’outlet si trova nelle vicinanze dell’autostrada che collega Cracovia, il bacino della Slesia e Breslavia, i più grandi centri economici della Polonia meridionale. Dista, inoltre, circa 15 minuti dal raccordo con l’autostrada che presto collegherà il nord e il sud della Polonia fino al confine con la Repubblica Ceca. L’offerta del Silesia Outlet includerà brand come Pierre Cardin, Bugatti, Milestone e Guess; marchi del segmento denim, quali Lee Cooper, Wrangler e Pepe Jeans; brand sportivi come Puma, Reebok, Adidas e New Balance. 12

retail food | gennaio · febbraio 2019


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News

EURONICS MANTIENE LE POSIZIONI IN LOMBARDIA

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ova spa, socio romano del Gruppo, ufficializza l’affitto del ramo d’azienda da Castoldi, socio storico dell’insegna Euronics. I dieci punti vendita lombardi sono adesso gestiti attraverso la nuova azienda fondata da Stefano Caporicci, Binova Spa. L’operazione permetterà il rilancio degli store e la salvaguardia dei relativi livelli occupazionali, pari a circa 140 posti di lavoro, e testimonia la coesione e la forza di un Gruppo di cui fanno parte nove imprenditori costantemente focalizzati a sviluppare sinergie organizzative, commerciali e di marketing sotto un’unica insegna. La decisione di Nova Spa persegue due principali obiettivi: continuare ad assicurare la presenza dell’insegna Euronics in una delle aree più importanti a livello nazionale e a incrementare lo sviluppo della società presieduta da Stefano Caporicci al di fuori della Capitale e del Lazio, dove oggi detiene un elevato numero di punti vendita. Il fatturato a regime dei dieci nuovi negozi è stimato in circa 70 milioni di euro che porteranno quindi il perimetro delle società controllate dal socio Euronics Nova Spa ad avvicinarsi a un giro d’affari complessivo di circa 300 milioni di euro.

LA LISTE PREMIA ATTIMI, SUCCESSO PER HEINZ BECK E CHEF EXPRESS

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n connubio da premio, quello fra il travel retail e la ristorazione stellata. O almeno è così nel caso del format Attimi by Heinz Beck. Sviluppato all’interno dell’aeroporto di Fiumicino da

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Chef Express e strutturato attorno all’offerta food ideata dall’omonimo chef tedesco, Attimi è il vincitore del “Best Restaurant in Mobility” de La Liste. Conosciuta come la più prestigiosa e autorevole selezione internazionale di ristoranti di alta cucina, La Liste ha premiato Heinz Beck e Chef Express durante un evento tenutosi il 4 dicembre a Parigi. Il ristorante Attimi, realizzato grazie a una partnership della Beck&Maltese Consulting e l’azienda del Gruppo Cremonini, ha introdotto concetti completamente nuovi nella ristorazione commerciale aeroportuale. A partire dal posizionamento nell’area d’imbarco dei voli intercontinentali della Capitale: con 3mila mq completamente dedicati all’offerta enogastronomica che tocca la massima espressione con il ristorante di Beck. Lo chef, noto in tutto il mondo per il ristorante “La Pergola” a Roma, ha deciso di porre al centro del proprio menù le abitudini alimentari di coloro che viaggiano. In questo modo, il concept punta sul tempo con tre diverse proposte a seconda dei minuti d’attesa a disposizione: 30, 45 o 60 minuti. Soluzioni fast e slow, quindi, che uniscono qualità e originalità. A supportare questa esperienza culinaria, c’è il layout ideato dall’architetto Massimo Iosa Ghini.

ECOMMERCE: CON ZALANDO PRIMA PROVI, POI PAGHI

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alando rivoluziona il mercato dell’eCommerce in Italia introducendo nuovi metodi di pagamento. Il servizio “Prova prima, paga dopo!”, disponibile per i clienti che acquistano con carta e bonifico bancario posticipato entro 18 giorni, permetterà ai consumatori di provare tutti i capi ordinati e di pagare in un secondo momento solo quelli che vogliono tenere. Questo progetto pilota posiziona Zalando come un pioniere nell’offrire pagamenti posticipati e rappresenta la soluzione perfetta per rispondere ai bisogni dei clienti che non solo desiderano scegliere il metodo di pagamento preferito, e in quest’ottica è stato introdotto il bonifico bancario tra le opzioni disponibili, ma anche quando pagare. «Il nostro obiettivo è quello di offrire la massima personalizzazione per i nostri clienti, che nei diversi Paesi europei hanno differenti necessità, le quali cambiano nel tempo – dichiara Lorenzo Pretti, responsabile della strategia commerciale per il Sud Europa di Zalando – In Francia abbiamo testato e lanciato con successo il sistema di pagamento posticipato con carta nel 2016. Per i clienti francesi, questo era un modo di pagare online completamente nuovo e oggi circa un terzo dei clienti francesi utilizza questa opzione di pagamento. Non vediamo l’ora di vedere i risultati anche in Italia».

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f Opening News AL PORTA DI ROMA IL PRIMO FULL CONCEPT STORE DI VICTORIA’S SECRET

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l primo full concept store di Victoria’s Secret in Europa occidentale ha esordito al centro commerciale Porta di Roma. Il nuovo punto vendita è stato inaugurato sabato 8 dicembre, accogliendo una folla di amanti del brand. Il Gruppo Percassi, franchisee del brand americano di lingerie e ready-to-wear Victoria’s Secret per Francia, Italia e Spagna, ha scelto lo shopping center capitolino in portfolio a Klépierre, che conta 200 negozi e accoglie circa diciannove milioni di visitatori all’anno. All’interno dello store è esposto per la prima volta l’assortimento completo delle collezioni più iconiche, tra cui Body by Victoria, Very Sexy, Dream Angels, Bombshell, T-Shirt Bra e la linea sportiva del brand, Victoria Sport. Accanto alla lingerie anche le fragranze, le collezioni per la cura del corpo e Victoria’s Secret PINK, la linea casual di reggiseni, slip e articoli sportivi amata dalle più giovani. Il design del negozio, glamour e raffinato, è completamente nuovo. La facciata è moderna e accattivante con un tocco di luce rosa, mentre l’interno si ispira ai dettagli della lingerie. «Grazie alla forte partnership con Victoria’s Secret e Percassi, siamo entusiasti di accogliere il primo full concept store in Europa occidentale nel gioiello degli asset italiani di Klépierre. Speriamo che questa inaugurazione segni la prima di molte», ha dichiarato Marie Caniac, head of leasing del Gruppo Klépierre.

MAXI ZOO A QUOTA 100 È SEMPRE PIÙ LEADER DEL PET CARE

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n 2018 da segnare negli annali per Maxi Zoo che in Italia ha raggiunto quota 100 punti vendita. Grazie all’apertura dello store di Abbiategrasso (Milano), la catena dell’azienda tedesca Fressnapf, Maxi Zoo certifica la propria leadership nel mercato del pet care. A caratterizzare il nuovo negozio, più di 7.000 articoli, di cui 4.500 a marchio esclusivo, per tutte le tasche e le esigenze. Inoltre, al fine di migliorare e facilitare il rapporto tra pet e proprietario, sono stati predisposti specifici corner dedicati agli accessori, alla cura e al benessere dell’animale. Come in ogni sua apertura, Maxi Zoo assicura l’alta preparazione del proprio staff, composto da sei professionisti, che hanno in comune la passione per gli animali e una solida formazione fornita dal programma di training della Maxi Zoo Academy. Una particolarità che ha permesso a Maxi Zoo di creare, negli anni, una nuova concezione di pet store. «Con grande impegno e gioia abbiamo raggiunto e superato questo importante traguardo – ha commentato Stefano Capponi, marketing manager di Maxi Zoo – Abbiamo portato i nostri servizi e la nostra vocazione in regioni e province in cui non eravamo ancora presenti e rafforzato la nostra presenza in aree in cui siamo già conosciuti e apprezzati. Il nostro obiettivo di essere il miglior partner di tutti gli amanti e padroni di pet».

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KFC CONTO TONDO: 30 RISTORANTI IN 4 ANNI NELLA PENISOLA

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otto l’albero del Colonnello ben tre nuove aperture, che portano l’insegna di fast food Kentucky Fried Chicken a tagliare il traguardo dei 30 ristoranti in soli 4 anni dallo sbarco nella Penisola. Negli ultimi giorni del 2018 i tagli del nastro si sono tenuti a Moncalieri (Torino) presso il 45° Nord Entertainment Center, a Cesano Boscone (Milano) nel Centro Commerciale Auchan e a Catania all’interno del Centro Commerciale Porte di Catania. La rete è quindi arrivata a presidiare 11 regioni. «Dopo l’esordio a Roma e Torino nel 2014, il nostro percorso ci ha portato a coprire oggi la metà delle regioni italiane – commenta Corrado Cagnola, amministratore delegato di KFC Italia – Con le nuove aperture di questa fine 2018 abbiamo consolidato la presenza in una regione, la Lombardia, che ospita un terzo dei nostri ristoranti, e siamo sbarcati in Sicilia: un passo ulteriore della nostra crescita nel Sud del Paese dove siamo già presenti a Pompei e dove continueremo a investire una parte importante del nostro impegno in termini di sviluppo. Fra i risultati che ci rendono più orgogliosi, insieme ai nostri franchisee, c’è senz’altro l’aver dato un contributo all’occupazione, con circa 900 posti di lavoro creati da quando KFC è arrivata in Italia». I 30 locali KFC nel Belpaese sono gestiti totalmente in franchising e generano un giro d’affari medio per ristorante pari a 1,9 milioni di euro.

ESSELUNGA DI MILANO FAMAGOSTA A VOCAZIONE GREEN

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on il taglio del nastro in viale Famagosta a Milano, Esselunga ha raggiungento quota 157 store in Italia. Il nuovo superstore, che si estende su due livelli per complessivi 2.500 mq di superficie di vendita, presenta avanzate soluzioni tecnologiche che portano significativi risparmi di consumi energetici. Grazie a una progettazione efficiente, realizzata dallo Studio Nonis, è conforme ai requisiti previsti per la certificazione in classe energetica A. Inoltre dispone di un ampio parcheggio coperto a due livelli in grado di ospitare 540 autoveicoli. All’interno del complesso, i clienti troveranno il Bar Atlantic di nuova generazione. Il marchio, già presente in 92 negozi Esselunga, propone primi e secondi preparati al momento, hamburger classici e in edizione speciale, oltre alla caffetteria. In questo caso, però, la differenza la fanno i servizi, come le postazioni di co-working, e un assortimento take away ancora più ricco, dedicato a ogni momento della giornata. Nell’ambito dei lavori per l’apertura, Esselunga ha riqualificato l’area circostante realizzando una rotatoria, un nuovo percorso ciclabile lungo la via Palatucci e una piazza pubblica con fioriere e porticato.


È

partito da Cremona il nuovo progetto omnicanale di Bershka che, all’interno del Centro Commerciale Cremona Po, ha inaugurato un nuovo concept che fonde esperienza fisica e digitale per mezzo dello smartphone. Punto di forza è l’app Bershka Experience attraverso cui i clienti possono richiedere il capo che desiderano e inviarlo direttamente in camerino o alle casse scannerizzando l’etichetta dell’articolo con il proprio smartphone. Questa funzionalità è stata implementata, attraverso l’installazione della tecnologia RFID, in uno store di 667 mq che ospita la collezione uomo e donna. Il negozio è stato creato dall’immagine “Stage” che il marchio utilizza in tutte le sue nuove aperture e riforme. Inoltre, tutti i mobili e le decorazioni sono stati progettati esclusivamente per questo spazio, mentre il visual merchandising è stato adattato al pubblico della città. Il nuovo store Bershka di Cremona presenta ulteriori novità. Innanzitutto, è il primo del marchio a mettere a disposizione power bank per la ricarica dei cellulari. In secondo luogo, sempre attraverso la tecnologia RFID, offre anche un servizio di consulenza innovativa: basta passare di fronte ad alcuni specchi con il capo selezionato per vedere riflesse delle immagini dello stesso indossato e coordinato ad altre referenze. Infine, con l’obiettivo di migliorare l’esperienza del cliente, è stato installato un “Social Corner” che consiste in un tunnel-caleidoscopio dove i clienti possono creare un video o scattare foto e condividerle sui social media.

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FEBAL CASA CONFERMA L’ESPANSIONE

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on due nuove aperture a Oristano e Belvedere di Tezze sul Brenta (Vicenza), Febal Casa conferma l’espansione della rete che si fa sempre più capillare e raggiunge quota 85 punti vendita sul territorio italiano. Per lo store vicentino, Febal ha scelto di affidarsi a 2G Arredamenti, che dal 1988 è presente sul mercato e aprirà con un’area espositiva di 300 mq mettendo in luce un’ampia panoramica total home di ciò che Febal Casa ha da offrire: dalle cucine alle composizioni living, passando per divani e poltrone. A Oristano, il partner coinvolto è Leggieri. Qui, la superficie espositiva di 380 mq ospita diverse composizioni che abbinano funzionalità di prodotto e confort design. In entrambi i casi, un’estesa area tecnica è al servizio del cliente che può usufruire di un servizio di consulenza di altissima qualità.

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gennaio · febbraio 2019 | retail food

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Star Trek Beauty

Destinazione Bottega Verde

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etti insieme una piccola erboristeria toscana, impegnata fin dai suoi inizi nella ricerca di prodotti cosmetici a base di principi attivi naturali, una famiglia di imprenditori biellesi che ha costruito il suo successo con la vendita per corrispondenza ed ecco Bottega Verde, marchio peso massimo della cosmesi italiana con 418 negozi monomarca nel Belpaese e milioni di clienti in eCommerce e per corrispondenza. Un successo con uno sviluppo insolito: si parte dalla vendita per catalogo per arrivare a una rete retail diffusa e capillare su tutto il territorio nazionale, con un percorso ben diverso da quello abituale dei competitor. Bottega Verde, infatti, nasce a Pienza nel 1972 come piccolo laboratorio di cosmetica con un negozio a Pienza e viene rilevata vent’anni dopo da Paolo Lavino, imprenditore piemontese fondatore di Modafil nella metà degli anni ‘60 (vendita filati a catalogo) e Mondoffice nel 1987 (vendita a catalogo di arredi e strumenti d’ufficio), ceduta dieci anni dopo alla multinazionale francese PPT. Grazie alla esperienza dei Lavino nel settore della vendita per posta il marchio toscano diventa, alla soglia del nuovo millennio, azienda leader nella ven-

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di David Montorsi

Da una piccola erboristeria a Pienza fino a marchio peso massimo della vendita omnichannel della cosmesi (origine naturale dei prodotti e prezzi accessibili), grazie alla famiglia Lavino, storici imprenditori delle vendite per corrispondenza. Pionieri nell’eCommerce con più di 400 insegne in Italia, hanno un giro d’affari superiore ai 112 milioni di euro (bilancio 2017): il trend dei ricavi in leggera contrazione a fronte di un rafforzamento della struttura patrimoniale, ma la marginalità e gli utili rimangono sempre buoni dita per corrispondenza specialistica con circa 2,5 milioni di clienti, un catalogo con più di mille prodotti cosmetici e un fatturato di circa 90 milioni (nel 1992 prima dell’acquisizione l’azienda di Pienza aveva un giro d’affari di 350mila euro e 12mila clienti attivi) con già una cinquantina di insegne monomarca (la prima nel 1996), uno stabilimento di produzione e un sito di vendita online inaugurato nel 2000, pioniere nell’eCommerce italiano.

La parola d’ordine è multichannel

Grazie alla filiera corta e al suo controllo in tutte le fasi, dalla produzione alla vendita, il marchio toscano (la sede è nel cinquecentesco Palazzo Massaini di Pienza, dove si produce olio extra vergine e vino) si distingue per i suoi prezzi accessibili e per la qualità grazie all’origine naturale dei suoi prodotti (con laboratorio interno in collaborazione con alcu-


L’azienda in pillole Data di nascita Erboristeria nata nel 1972 a Pienza, acquisita dalla famiglia Lavino nel 1992 Proprietà Famiglia Lavino Sede Pienza, Palazzo Massaini Management Paolo Lavino, presidente, e Benedetto Lavino, amministratore delegato

Retail 418 insegne in Italia (50% franchising e 50% gestione diretta) e una cinquantina di store all’estero Canali di vendita Network retail, corrispondenza, eCommerce: strategia ommichannel

Fonte aziendale

Settori di business Produzione e vendita di cosmetici di origine naturale a prezzi accessibili

COMPARAZIONE SITUAZIONE ECONOMICO FINANZIARIA RISPETTO AL SETTORE Cash Flow redditività e qualità utili Peso oneri finanziari e servizio del debito Struttura finanziaria e composizione temporale del redidto Equilibrio finanziario e liquidità Crescita Struttura operativa ed efficienza generale Risultati peggiori rispetto al settore Risultati migliori rispetto al settore

Fonte Cerved

ne università italiane). La rete retail conta a dicembre del 2018 418 negozi monomarca in Italia (prima catena monomarca di cosmesi in Italia) di cui la metà a gestione diretta, il resto in franchising, sviluppatosi velocemente grazie al conto vendita senza quantità minime d’acquisto, diritto d’ingresso e royalties. La rete retail copre capillarmente il mercato nazionale (all’estero una cinquantina di store), con la Lombardia in testa con più di 70 insegne, seguita da Piemonte, Veneto, Lazio e Toscana (tra i 30 e 40 negozi), dividendosi abbastanza equamente le location urbane e i centri commerciali (più la presenza nel canale travel a Malpensa, Stazione Centrale a Milano e Porta Nuova a Torino), e si è sviluppata nel 2018 con una quindicina di opening. La caratteristica principale dell’azienda senese, però, è l’essere precursore dei tempi con il suo approccio alla vendita omnicanale integrata come direttrice fondamentale della strategia di business: la sinergia tra sito e punti vendita è supportata da un’unica piattaforma e si può comprare online ritirando in negozio. Nell’eCommerce, poi, uno dei canali principali (retail, catalogo via posta, gli altri) all’avanguardia anche grazie all’esperienza maturata in quasi 20 anni, continua a fare incetta di premi (l’ultimo il Netcomm e-Commerce Award nel 2018) e, guardando al futuro (oggi il mercato beauty online è quantificato in

nota: Indica il confronto tra rischiosità dell’azienda e imprese del medesimo settore. 300 milioni di euro, triplicato negli ultimi 5 anni), ha prospettive di crescita per il prossimo triennio di +4,5% (Fonte EY).

Risultati in rallentamento ma positivi

Oggi la società toscana è in mano ai Lavino (che controllano anche lo storico marchio Naj Oleari) e al timone c’è la seconda generazione della famiglia del fondatore con il figlio Benedetto come Benedetto Lavino, amministratore delegato, a.d. Bottega Verde mentre Paolo, il fondatore, è il presidente del Cda. Bottega Verde srl (più di mille dipendenti), che controlla anche le filiali in Spagna e Germania, ha chiuso il 2017, ultimo bilancio ufficiale, con un giro d’affari di 112,7 milioni di euro, in contrazione sui 121,8 dell’anno precedente con una riduzione, a perimetro costante, del valore di produzione del 2,5%, legato sostanzialmente a minori vendite del marchio Glossip (altro brand legato al Gruppo) e a un consolidamento della rete dei negozi (solo 2 store in più rispetto al 2016, dopo i ritmi elevati di opening negli ultimi anni), in controtendenza rispetto a una crescita del Pil italiano nell’anno del +1,5 per cento. Se andiamo ad analizzare il bilancio riclassificato troviamo comunque una società che produce utili in abbondanza anche se il trend è in contrazione (4,8 milioni nel 2017 contri i 5,97 dell’anno prima e i 5,7 del 2015), mentre il MOL del 2017 è migliore di quello del precedente esercizio (+1,46%) e il cash flow generato nel corso dell’esercizio è positivo per più di 10,3 milioni di euro. La struttura patrimoniale si dimostra decisamente solida con un attivo in crescita del quasi 5% sull’anno precedente, con un andamento nell’ultimo triennio che segna un sostanzioso +12%, mentre l’esercizio 2017 vede un circolante con un trend positivo del 9,68%, un patrimonio netto a +7% e una crescita leggermente limitata dell’esposizione debitoria (+3,2%). La solidità della struttura emerge lampante dai favorevoli indici di liqui-

dità con un Current ratio del 189% e un Acid Test del 133% (tutti e due in trend positivo) e dall’indebitamento contenuto rispetto al capitale proprio (1,03 in arretramento rispetto all’1,15 dei due anni prima), mentre i debiti a breve sul valore della produzione rimangono sostanzialmente in linea, con un margine di tesoreria quasi raddoppiato e un margine di struttura con segno più, senza contare lo sviluppo importante del capitale circolante netto (appena sopra ai 33milioni nel 2017 quando erano 25,7 dodici mesi prima).

Struttura solida e attenzione alla marginalità

Insomma, le disponibilità finanziarie garantiscono ai Lavino buoni margini di contenimento delle esposizioni debitorie sia bancarie che commerciali e la possibilità di mantenere un equilibrio finanziario sul medio-lungo termine. Il trend degli indici di redditività si restringe, ma il rendimento rimane comunque al di sopra di possibili investimenti finanziari alternativi: Il ROI si attesta a 7,8 (era 11,1 nel 2015, mentre per il 2017 il settore si attesta a 10,7), il ROE scende a 11,6 da 15,7 dell’esercizio prima. Il valore aggiunto pro capite si piazza intorno ai 40mila euro a fronte di un costo del lavoro di 28,5mila (per tutte le analisi economiche e finanziarie di bilancio, Fonte Cerved). La company dei Lavino sembra godere quindi di un’ottima affidabilità patrimoniale senza alcun segnale di rischio, con diversi indici anche in crescita, in controtendenza con il momento di leggera contrazione del bilancio economico, che comunque rimane positivo: la macchina forse è in una fase di rallentamento con una guida più prudente, ma continua a macinare utili e a rafforzare la sua struttura. Il 2018 sembra si chiuderà in linea, forse con un leggero miglioramento sull’anno precedente come giro d’affari, a conferma di una società che gestisce con sicurezza il proprio business mantenendo grande attenzione alla marginalità, fondamentale per chi che si occupa di vendita con una struttura multichannel, con costi quindi, banalmente, diversificati e più difficili da monitorare rispetto a realtà che stanno sul mercato con direttrici più semplici. ¢ gennaio · febbraio 2019 | retail food

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Parola di Ramón Biarnés

Dopo la nomina a managing director for Spain & Portugal presso Odeon Cinemas Group Ltd formalizzata nel giugno del 2017, nell’aprile del 2018 Ramón Biarnés estende la propria competenza al mercato italiano assumendo la qualifica di managing director - Southern Europe (Spain, Italy & Portugal). Ramón Biarnés è entrato in Odeon Cinemas in seguito all’esperienza maturata in Avid Budget Group, dove ha ricoperto l’incarico di sales director, international (EMEA, Asia & Pacific), in Carlson Wagonlit Travel, Europcar, Spanair e Finnair.

UCI Luxe: una nuova esperienza di cinema 20

retail food | gennaio · febbraio 2019


di Andrea Penazzi

Con l’apertura, nella seconda parte del 2018, dei primi due UCI Luxe prende corpo il progetto che porterà a rinnovare con il nuovo format circa il 50% della rete UCI Cinemas in Italia

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a ricerca di una customer experience esclusiva, personalizzata, tecnologica, pensata per soddisfare le crescenti aspettative della clientela e in particolare delle nuove generazioni (Millenials e Z), ha portato alla realizzazione da parte di UCI Cinemas del brand UCI Luxe, recentemente inaugurato in Italia nelle location di Campi Bisenzio (FI) e Marcon (VE). «L’esperienza inizia prima della programmazione, scegliendo tra un ampio ventaglio di prodotti food&beverage; raggiunge l’apice durante il film, grazie al confort garantito da sedute reclinabili, maggiore spazio e un tavolino dedicato; prosegue dopo la visione, socializzando e commendo la pellicola comodamente seduti nello spazio bar, magari davanti a un buon calice di vino», ha raccontato a retail&food il managing

director - Southern Europe (Spagna, Italia, Portogallo) presso Odeon Cinemas Group (AMC Company), Ramón Biarnés. Nel tracciare le caratteristiche e gli obiettivi di UCI Luxe, destinato nei prossimi anni a rappresentare sino al 50% della rete italiana del colosso dei cinema multisala, Ramón Biarnés ha delineato la propria vision sul futuro del comparto: tecnologico e legato a filo doppio con quello dei centri commerciali attraverso una partnership win-win.

7-8 i milioni di euro

per trasformare un tradizionale cinema multisala UCI nel nuovo concetto di UCI Luxe

Il Ponte Morandi di Genova

Da quali presupposti e con quali obiettivi nasce il progetto UCI Luxe? Siamo parte di un gruppo americano, AMC, leader mondiale nella proiezione cinematografica. Recentemente il Gruppo ha avviato negli Usa una strategia che ha dato ottimi risultati, finalizzata a invertire il trend negativo delle presenze al cinema, imputabile alla qualità mediamente bassa dei film e alla crescente concorrenza delle piattaforme televisive e/o Internet a pagamento. Nel definire tale strategia si è optato per una soluzione innovativa a 360 gradi, che non interessasse soltanto le sale e/o il bar. Ad oggi 255 cinema adottano il concetto di UCI Luxe e in queste strutture la media annuale di presenze per persona è passata da 2,5 a 6/7, numeri che si riscontrano anche nelle due realizzazioni portate a termine in Italia a Marcon (VE) e Campi Bisenzio (FI). Sottolineo che l’obiettivo non è quello di fare margini con ogni cliente incrementando il costo del biglietto, ma quello di portare più persone al cinema. Quali sono le caratteristiche del nuovo concept? I driver principali sono la riduzione delle poltrone, nell’ordine del 40% circa, e l’implementazione di nuovi servizi, che nell’insieme rendono luxe l’esperienza dei nostri clienti. In particolare, la riduzione dei posti a sedere ha permesso l’installazione di poltrone reclinabili e al contempo un agevole passaggio tra le file anche quando le poltrone sono completamente reclinate. Lato servizi, abbiamo lavorato sulla parte gastronomica, che vede la realizzazione dell’Oscar’s Bar dove per la prima volta si può sorseggiare un buon calice di vino, bere un cocktail o ancora mangiare una pizza o un hot dog. Ma non solo, anche l’esperienza classica della Coca Cola è stata arricchita, installando una macchina che eroga sino a 92 tipologie della nota bevanda. Specifico che la presenza di un tavolino accanto a ogni seduta in sala permette una migliore esperienza f&b anche durante la proiezione. gennaio · febbraio 2019 | retail food

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Parola di Ramón Biarnés Quali sono i primi riscontri in Italia? Inizialmente abbiamo assistito a una reazione di sorpresa, palesata già nello spazio bar dove il cliente è stato messo nella condizione, ricevendo un bicchiere, di scegliere liberamente e direttamente dalla macchina la Coca Cola preferita. Per misurare il livello di soddisfazione delle persone ci avvaliamo del Net Promoter Score (NPS) che, nel caso di Campi Bisenzio, ha evidenziato un’impennata dal 35 all’80 per cento. La risposta è dunque molto positiva. Come si articola il progetto di sviluppo di UCI Luxe nel 2019 in Italia, a fronte di quale investimento? La conversione di ogni cinema nella formula UCI Luxe comporta un investimento di circa 7-8 milioni di euro, in quanto il rinnovo della struttura è totale. Per il 2019 l’unica location sicura al momento è quella vicino a Rimini, mentre altre 2 o 3 sono in corso di negoziazione. Partendo dalle prime due realizzazioni presso noti shopping center, qual è lo stato di salute della “partnership” tra i centri commerciali e i cinema multisala? Nel merito delle prime realizzazioni, va specificato che entrambe sono primarie in termini di flussi e che con i centri commerciali interessati abbiamo portato avanti un dialogo costante durante la realizzazione del progetto, proponendo soluzioni che consideriamo win-win. Noi infatti ci avvantaggiamo del footfall dei mall, viceversa i cinema portano clientela agli shopping center, offrendo di fatto un’esperienza mista. In tal senso, il centro commerciale vede anche in noi l’operatore che può portargli il talent, l’attore italiano che viene nel nostro cinema e che passa nella galleria, incrementandone la pedonabilità. Quella con lo shopping center non è dunque una relazione puramente commerciale ma una vera e propria partnership. Da ultimo, sottolineo che l’Oscar’s Bar non è un’operazione in concorrenza, perché non mira a dare un’esperienza di pranzo o di cena completa, esperienza che il cliente può trovare invece al centro commerciale. Guardando alle nuove generazioni, Millennials e Z, in che modo la vostra offerta andrà incontro alle loro esigenze? Soprattutto la generazione Z è tecnologicamente molto avanzata, per cui una parte importante dei nostri investimenti futuri sarà destinata alla qualità audio video, con l’obiet22

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tivo di essere sempre in prima fila dal punto di vista high tech. E per ogni UCI Luxe vi è un progetto specifico: ad esempio a Campi Bisenzio abbiamo una sala iSens dotata di uno schermo molto grande, con risoluzione 4K e sistema audio Dolby Atmos. Soluzione che, per chi se ne intende, è riconosciuta come la migliore in assoluto per il sonoro al cinema. Restando in ambito tecnologico, quale interazione si può avere oggi con la vostra piattaforma attraverso lo smartphone? Oltre ovviamente a poter acquistare i biglietti online. Negli Stati Uniti abbiamo sperimentato l’esperienza del dine in, che permetteva di ordinare la pizza, la Coca Cola o i popcorn dalla poltrona. La risposta è stata molto negativa perché si generava inevitabilmente del rumore. Attualmente in Spagna stiamo dando la possibilità, invece, di effettuare l’ordine al bar e di completare il pagamento direttamen-

te online tramite il cellulare prima di arrivare al cinema. All’arrivo il cliente può ritirare il prodotto senza attese accedendo a una corsia riservata. Questo perché i giovani vogliono un’esperienza digitale completa, altrimenti non vanno al cinema. Complessivamente quali sono state in Italia le performance di UCI Cinemas nel 2018 e quali sono le aspettative per il 2019? Il numero di ingressi dovrebbe attestarsi attorno ai 22-23 milioni di persone. In generale il 2018 non è stato difficile ma neanche facile, principalmente per fattori esogeni: il mondiale di calcio in estate, l’arrivo in ritardo dell’inverno e la situazione politica, che hanno inciso sulla propensione al consumo delle persone. Per il 2019 pensiamo innanzitutto che la qualità delle pellicole sarà decisamente migliore, anche nel periodo estivo, e l’auspicio è che il quadro generale quantomeno si stabilizzi. Può tracciare, infine, un parallelismo tra il settore cinematografico italiano e quello internazionale relativamente ai mercati di sua competenza? Io sono responsabile del Sud Europa e nello specifico di Portogallo, Spagna e Italia. In Portogallo siamo molto piccoli per cui il nostro osservatorio non è rappresentativo della realtà del Paese, mentre sia in Spagna sia Italia siamo i numeri uno. I due mercati mostrano dinamiche molto simili, con l’unica eccezione per i film prodotti a livello locale: ad esempio, quando Checco Zalone interpreta un film questo registra un boom di presenze, mentre in Spagna non esiste un fenomeno equivalente. Ciò dimostra che il mercato italiano apprezza maggiormente il film italiano di quanto quello spagnolo apprezzi i film girati in Spagna. ¢


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Omnichannel retail

eCommerce oltre i 30 miliardi nel 2019

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ccelerata dallo sviluppo tecnologico e alimentata dal cambiamento della struttura sia dell’offerta che della domanda, la rivoluzione della digital custumer journey continua la propria corsa, con l’eCommerce che in Italia ha toccato quota 27 miliardi di euro nel 2018. Nonostante il gap – destinato a persistere – rispetto ai mercati più evoluti come quelli anglosassoni, si evidenziano le performance di categorie un tempo considerate protette dalla “minaccia” del web, come quella del food & grocery che al 31 dicembre scorso ha raggiunto gli 1,1 miliardi di euro, pari al +34% rispetto al è una grande attenzione alla 2017. Ma il segno più ha interessato qualità del cibo, per cui la tutte le merceologie, anche quelpossibilità di vedere dile che hanno sofferto nel classico rettamente il prodotto, brick & mortar: «Nel 2018 l’abbiquando si parla di fregliamento nell’online è cresciusco, è molto importo del 20%, portandosi da 2,45 a tante. Di contro, sono 2,95 miliardi di euro, ottenendo in atto cambiamenti performance superiori alla mesoprattutto per quandia – ha dichiarato il presidente to riguarda la distribudi Netcomm, Roberto Liscia – zione di prodotti non freTra gli altri comparti spiccano l’arreschi e di quelli ancillari, che Roberto Liscia , damento e home-living, cresciuto del 53% presidente di Netcomm credo vedranno nei prossia quota 1,35 miliardi, e l’informatica, che sumi anni percentuali di creperando le aspettative ha totalizzato 4,5 miscita significative». Proprio sul tema dell’ofliardi (+18%). Il beauty +31%. Fanalino di coda ferta il presidente di Netcomm ha evidenziato per percentuale di crescita è il settore del turil’importanza delle specialty proposte dai nuovi smo e trasporti con un +6%. D’altronde, l’onliformat e dello sviluppo in chiave digitale aline vanta un tale livello di accessibilità, comodimentato dal food delivery. tà, servizio e comparabilità che, fino a quando «Il fenomeno del digital takeaway dimostra non si arriverà a un equilibro tra offline e onliuna tendenza orientata alla progressiva dine, e credo ci vorranno anni, non c’è dubbio che minuzione di tempo da dedicare alla cucina, continuerà a crescere». con meno pasti preparati in casa e più voglia di Ma l’attenzione di Liscia si è focalizzata soprataffidarsi all’online. In questo senso cito le retutto sul food & grocery, che, grazie alla creacenti dichiarazioni di Daniele Contini, country zione di nuovi format, lato offerta, alla crescimanager di Just Eat in Italia, che rifacendosi ta del food delivery, lato servizio, e al cambiaad alcune ricerche ha delineato un futuro che, mento degli stili di vita delle persone dettati anche in termini abitativi, potrà portare, tra anche dalle nuove dinamiche del mondo del la20 o 30 anni, alla diminuzione sostanziale delvoro, dovrebbe avvantaggiarsi fortemente nei le cucine nelle case, a fronte di spazi condivisi prossimi anni. Sottolineando parallelamente o condominiali, trasformando sempre di più che le peculiarità del mercato nazionale non la cucina in un momento alternativo di relax, permetteranno, almeno nel breve e medio terquasi un hobby, come può essere la fotografia». mine, performance online paragonabili ad alTrasversale a tutti i settori, con particolare tri Paesi: «In Italia, infatti, da un lato vi è una rilevanza in ambito food, il tema dei big dastruttura retail molto granulare e dall’altro vi ta. «Stiamo passando a un’economia di must

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Intervistato da r&f al volgere dell’anno, il presidente di Netcomm, Roberto Liscia, delinea un quadro estremamente dinamico, caratterizzato dal cambiamento della struttura sia dell’offerta che della domanda, con la tecnologia nel ruolo di acceleratore. Sotto i riflettori il food & grocery, che nel 2018 ha sfondato quota 1 miliardo personalization – ha specificato Roberto Liscia – Ciò significa che il consumatore, alla ricerca di una crescente esperienzialità, si aspetta delle offerte disegnate su misura dell’uno e non del cluster o del segmento di mercato. In questo senso, i big data permettono e permetteranno sempre di più di customizzare le offerte sia offline che online, a vantaggio della customer journey. E ciò è importante in particolare in ambito food, che rispetto ad altri settori vede una maggiore complessità del carrello online dovuto in primis al numero di item. I big data – ha proseguito il presidente di Netcomm – sono un elemento che nell’online da un lato favorirà l’evoluzione di un’offerta e quindi una spesa facilitata grazie anche all’utilizzo dell’intelligenza artificiale, e dall’altro porterà a creare dei modelli di marketing sia promozionali che esperienziali che si sposano con il comportamento del singolo individuo. Modelli che, attraverso il riconoscimento facciale e in generale della persona, creeranno valore anche nel negozio fisico». Tornando all’ultima edizione del Black Friday, che con oltre un miliardo di euro di vendite online ha stabilito nuovi record, Liscia ne ha definito “prevedibile” il successo, in quanto «tale evento è in grado di catalizzare il senso di partecipazione della società contemporanea, società che ha perso gli altri riferimenti collettivi, aggregativi e di festa, e che trova gratificazione nell’esperienza di consumo». Guardando quindi al 2019, per il presidente di Netcomm l’asticella dei consumi online in Italia si sposterà sopra la soglia dei 30 miliardi di euro. A.P.


Case history eCommerce

La risalita di Cisalfa Sport passa dal digitale Il 2018 è stato l’anno della conferma per la catena di abbigliamento e accessori sportivi che nel 2020 punta allo sbarco in Borsa. Un rilancio che passa dalla ristrutturazione del flagship di Grugliasco e il potenziamento dell’online (con un budget da 5 milioni sul piatto)

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on una rete di 150 negozi in Italia e un fatturato per il 2018 che viaggia verso i 500 milioni, Cisalfa Sport sembra essersi lasciata alle spalle la crisi finanziaria che aveva colpito il brand dal 2006 al 2013. Lo stesso periodo in cui Vicenzo Mancini, ceo e presidente, aveva deciso di lasciare Cisalfa per poi farvi ritorno e dare avvio a una risalita che entro il 2020 potrebbe arrivare alla quotazione in Borsa. Un traguardo che darebbe ragione di una strategia di rinnovamento che ha coinvolto, prima di tutto, gli store. A partire dal flagship del centro commerciale Le Gru di

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Grugliasco (Torino). Inaugurato a settembre 2018, il negozio di 4mila mq, con oltre 9mila referenze disponibili, rappresenta la nuova frontiera per il brand. Un format 3.0 realizzato con materiali ecologici, illuminazioni a led e un apparato di digital signage, schermi e proiettori di prim’ordine che invita il cliente a immergersi nelle diverse sfumature dello sport senza dimenticare l’offerta lifestyle. Un rinnovamento che, secondo le prime stime, dovrebbe spingere il sell out dello store verso i 10 milioni di euro. Una cifra a cui potrebbero aggiungersi le vendite in modalità omnicanale. La vera sfida, per un brand anni ’80,

infatti, sta proprio qui: agganciare il volano del digitale facendo del proprio marchio un certificato di qualità e garanzia, nonché il sinonimo di un rapporto col cliente che non si ferma alla transazione online. Per farlo, Cisalfa ha prima ripensato il proprio canale eCommerce per poi mettere sul piatto un budget di 5 milioni per realizzare quello scatto ulteriore verso le nuove frontiere del retail.


L’INTERVISTA

Giuseppe Toscano, head of eCommerce and omnichannel manager Come e quando nasce la presenza di Cisalfa sul canale eCommerce? Cisalfa ha preso una svolta un paio d’anni fa. Con una forte sponsorship da parte della presidenza è stato avviato un nuovo piano per l’eCommerce che, come primo passo, ha visto il mio coinvolgimento in azienda con l’ownership di rivedere sia i processi che la tecnologia sottostante a tutta la strategia eCommerce. Come siete intervenuti? La prima scelta fatta, in accordo con il Cda, è stata quella di cambiare il business model. In precedenza avevamo un approccio in outsourcing per cui c’era una società esterna che gestiva la tecnologia e i processi operativi a cui Cisalfa faceva pervenire le proprie richieste. Ora, tutto questo è stato internalizzato. Per fare ciò abbiamo lavorato, da una parte, sul change management definendo una nuova struttura organizzativa, inserendo nuove figure e capendo come quest’area si andasse a integrare con le funzioni già esistenti; dall’altra, abbiamo dato avvio a un progetto di replatforming tecnologico totale. In cosa consiste? In sostanza, abbiamo selezionato prodotti sul mercato di riferimento per l’eCommerce attorno cui abbiamo costruito la nostra nuova piattaforma. Il progetto di sviluppo è durato nove mesi, dalla software selection, all’implementazione e rilascio. Da metà gennaio 2018, quindi, il nuovo portale è andato online. Un aspetto fondamentale di questa nuova piattaforma è l’implementazione di alcuni servizi che vanno a interagire con la catena retail, per esempio: il ritiro e il reso degli ordini in negozio e una applicazione che permette al commesso di supportare il cliente in caso l’assortimento del dato negozio non soddisfi al 100% le richieste e le

necessità del cliente. Tutto ciò si è poi riverberato sul punto vendita, che abbiamo dotato di tutta la strumentazione tecnologica necessaria per gestire i servizi omnicanale in negozio. Inoltre, abbiamo dotato i nostri addetti di un tablet connesso direttamente alla nostra applicazione eCommerce cosicché quest’ultimi possano navigare il catalogo e supportare al meglio l’acquirente impersonificandolo. Detto diversamente, il commesso può piazzare ordini per conto del cliente migliorando la classica catena di relazione fra piattaforma e utente digitale. Quali sono stati i benefici riscontrati? I feedback che stiamo avendo sono estremamente positivi. Ad oggi, per esempio, sul canale eCommerce stiamo performando il 110% in più rispetto allo scorso anno sulla totalità degli ordini. La cosa che, rispetto alla strategia intrapresa, ci fa ben sperare è che

per cui offrire diverse modalità di ricezione dell’ordini diventa un fattore premiante agli occhi del cliente. In secondo luogo, la nostra clientela si contraddistingue per un rapporto quasi “intimo” con lo store locale in cui la visita al punto vendita diventa anche un momento per chiedere una consulenza, aumentando i contatti nel canale fisico. Lo sviluppo del canale digitale, però, non si ferma qui. In cantiere ci sono dei finanziamenti da 5 milioni di euro. Come li sfrutterete? Il budget verrà utilizzato per completare la nostra suite di servizi omnicanale al fine di potenziare la customer experience con un occhio rivolto alla modalità di pagamento, all’omogeneità delle promozioni, alla comunicazione, all’automazione attraverso machine learning e intelligenza artificiale. Fondamentalmente, crediamo che per ren-

il 35% di questo fatturato è determinato da ordini che arrivano direttamente dallo store tramite i nostri servizi omnicanale. Questo ci permette di superare i fisiologici buchi di assortimento di una rete di negozi che è clusterizzata in modo diverso in base alla località, alla metratura e alla clientela recuperando quelle che prima, molto probabilmente, erano delle vendite perse. In sintesi, abbiamo abbattuto i limiti fisici per favorire l’accesso a tutto il catalogo da qualsiasi punto del network retail. Non a caso, il 90% degli ordini provenienti dai punti vendita riguardano articoli per cui il negozio ha una mancanza di taglia o non possiede quella gamma di modello. Infine, posso rivelare che più del 30% degli ordini digitali sono consegnati in negozio. Come vi spiegate quest’ultimo fenomeno? Innanzitutto, sappiamo bene che la consegna è sempre una barriera nell’eCommerce

dere più efficienti i processi di vendita e l’engagement sia necessario conoscere a fondo il nostro cliente senza essere invadenti ma rispettando il bagaglio di informazioni che gli utenti già possiedono. Entro il prossimo anno vogliamo tendere a una modalità di interazione one-to-one e per farlo abbiamo bisogno di mettere a fattor comune più dati possibili per offrire una esperienza su misura. Basterà, tutto questo, a reggere la concorrenza del settore? Abbiamo una nostra strategia e siamo coscienti di essere all’interno di un panorama competitivo. Quindi non possiamo non guardarci attorno e valutare degli spunti interessanti, ma crediamo di essere in una posizione privilegiata. Siamo un player che riesce a differenziarsi sia in termini di prezzo che di assortimento e specializzazione sullo sport tecnico e amatoriale con un tocco di lifestyle importante. N.G. gennaio · febbraio 2019 | retail food

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Retail Oltralpe

Come aprire un negozio in Francia?

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Le basi della normativa francese ã I locali che aprono al pubblico sono classificati secondo ERP (établisseprire in Francia ment recevant du public) e, a seconper un brand di da del numero di persone e della tisuccesso in Itapologia, vedono applicate norme più lia sembra spesso, alle direzioni o meno vincolanti. sviluppo dei retailer, la decisioã Esistono cinque categorie e diffene più ovvia e naturale. Tale decirenti tipologie espresse in lettere: la magsione si rivela talvolta complessa nel Tiziana Bardi gior parte dei nostri brand appartiene alla montaggio dei dossier tecnici e nelcategoria 5 e può dividersi fra la tipologia M la realizzazione dei lavori, causando un vero e (negozio di vendita e centro commerciale) e proprio mal di pancia ai constructor manager e N (ristorante). Se però le superfici di vendita alle direzioni, obbligate a gestire criticità inataprono in un centro commerciale esse sono tese e tempi di apertura dilatati. assoggettate direttamente alla categoria del Di seguito presentiamo quindi una scaletta di centro, quindi alla categoria 1. consigli utili per affrontare il mercato franQuesta prima divisione è fondamentale per cese senza arenarsi nei meandri della buropoter redigere correttamente il DAT (Dossier crazia e nei tecnicismi della normativa locale aménagement travaux), che molti operatoche, seppure europea, è differente da quella ri confondono con la SCIA edilizia italiana italiana e spesso vincola in superfici, numero ma che in realtà è un dossier più elaborato di moduli espositivi, altezze, ecc. le velleità di e complesso. format e concept dei brand.

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La redazione e consegna del DAT: dettagli tecnici e iter ã Progettazione architettonica, layout e progetti elettrici e meccanici: relazione dettagliata. ã Studio dell’accessibilità (molto sentito in Francia e spesso elemento bloccante di molti dossier). ã Dossier del BdC (Bureau de Controle). In Francia il controllo sulla correttezza del dossier è affidato a un ufficio preposto esterno (composto da altri professionisti) obbligatorio, che valuta in prima istanza ciò che è necessario produrre a livello burocratico per il DAT, redige un dossier preliminare e accompagna in tutte le fasi il direttore lavori fino alla consegna al cliente della superficie di vendita, presentando un dossier finale obbligatorio RVRAT. ã La parte di sicurezza incendio, chiamata SSI, che accompagna il dossier sin dalla sua costituzione.


Intervista a Marco Gabellini, responsabile sviluppo Teddy Group per la Francia

Intervista a Filippo Soffia, development manager Francia La Piadineria (in Francia si sviluppa con il nome La Piadina)

Considerando tutti i nostri marchi con distribuzione retail monomarca abbiamo 302 negozi in Italia, a gestione diretta e in franchising. In Francia: 4 negozi Terranova (Bordeaux, Tolosa, Angers e Bayonne), 2 Calliope (Tolosa e Angers), tutti in franchising.

Quanti punti vendita avete in Italia? Quanti in Francia? (Diretti o franchisee)

Il totale Italia è di 250 locali, di cui 150 diretti. In Francia ne abbiamo 5, tutti diretti.

Per un negozio Terranova è tra gli 800 e 1.100 mq, cui vanno aggiunti tra i 200 e i 500 mq per il magazzino. Per un negozio Calliope è tra i 550 e 750 mq, più 150 300 mq di magazzino.

Quali sono le metrature standard?

Dagli 80 ai 250 metri quadrati.

Il primo negozio l’abbiamo aperto nell’ottobre del 2013 a Bordeaux, presso il centro commerciale Rives D’Arcins con il marchio Terranova.

Quando siete entrati nel mercato francese?

Nel primo semestre 2017, iniziando con il sud della Francia.

Per quest’anno abbiamo già un negozio in apertura con Terranova presso il centro commerciale Grand Place di Grenoble. Vogliamo continuare a investire nel mercato francese e quindi sono in corso di verifica possibili nuovi punti vendita.

Progetti in Francia per il 2019?

La pipeline 2019 conta 70 nuovi punti vendita di cui una decina in Francia, quest’utlima divisi fra sud della Francia e Région parisienne.

Al di là delle difficoltà tecniche e delle differenze negli iter amministrativi rispetto all’Italia, molto spesso con tempistiche più lunghe, ci sono delle sfide da affrontare legate alla gestione dei team dei punti vendita. Inoltre la presenza del Bureau de controle è un fattore positivo perché guida e tutela, ma al tempo stesso genera numerose modifiche in corso d’opera. I costi di realizzazione sono più alti che in Italia e in diverse nazioni europee, per esempio regolamenti diversi richiedono lavorazioni sui materiali aggiuntive rispetto all’Italia.

Quali sono le principali difficoltà per aprire in Francia?

Le tempistiche in Francia, partendo dalla negoziazione del contratto fino all’apertura del punto vendita, sono più dilatate rispetto a quanto accade in Italia. Questo è dovuto alle attese di riscontro da parte dei diversi enti deputati all’approvazione preventiva del progetto. I costi immobiliari in Francia sono maggiori rispetto all’Italia, in particolare i centri commerciali presentano spese condominiali più elevate (mediamente il 30% in più rispetto alle gallerie italiane): ad esempio la “taxe foncière” (equivalente alla nostra IMU) è, contrariamente all’Italia, imputata a carico del tenant.

Ci siamo dovuti adeguare, causa regolamenti diversi, rispetto alla dimensioni dei passaggi, allo spessore e alla certificazione del legno, ai servizi per persone disabili, intervenendo non solo sui progetti ma collaborando anche con le aziende che producono arredi.

Avete dovuto adattare il format? (Metratura, tipologia, conformità arredi, ecc)

Abbiamo eseguito solo alcuni adattamenti mirati del nostro format al fine di migliorare il servizio alla clientela, nel rispetto della normativa francese. La consistenza del format è un fondamento del nostro successo.

Un consiglio a chi vuole aprire in Francia.

Studiare in modo approfondito il mercato e adattare l’offerta se necessario. A fronte dello strategia di sviluppo da realizzare, tenere in considerazione i tempi dell’amministrazione francese: valutare le location e definire le trattative con congruo anticipo al fine di depositare tempestivamente presso gli enti locali il progetto esecutivo dello store (chiamato in Francia “Dossier d’amenagement”).

Dal punto di vista della progettazione e della realizzazione, in Francia è necessario effettuare un’analisi della location molto accurata, avvalendosi di collaborazioni sul posto, per redigere un budget di spesa e timing realistico.

ã Il dossier amianto (fondamentale per iniziare i lavori). ã La descrizione degli arredi con i PV (certificati di tutte le componenti). L’iter prevede quindi l’attesa dei tempi tecnici, l’affido dei lavori a ditte che hanno i requisiti richiesti dalla normativa francese, in primis iscritte sul portale del ministero, e la scelta di società che forniscano i certificati secondo la normativa d’Oltralpe (meglio se redatti in francese). Divergenze in base ai format ã S iete un brand con punti vendita inferiori ai 300 mq? Salvo qualche piccola eccezione, se il supervisor e/o DL avrà raccolto tutto il materiale necessario e il

Bureau avrà redatto un dossier vierge, la direzione tecnica del centro commerciale autorizzerà ad aprire. Sarete poi sottoposti a controlli periodici, dove vi verranno date delle raccomandazioni e delle indicazioni di lavori da effettuare, con deadline da rispettare. ã Avete negozi superiori ai 300 mq o questi hanno caratteristiche particolari? Nel caso dovrete passare da una commissione di sicurezza prima di aprire il negozio. Tale commissione è formata da tecnici e rappresentanti del comune, da vigili del fuoco e da rappresentanti di categorie, che verificano la conformità degli spazi con quanto dichiarato e procedono ad alcuni test.

Tempistiche ã Dal sopralluogo effettuato con il tecnico di fiducia serve circa 1 mese per raccogliere i documenti e redigere la prima stesura del DAT. Di più in assenza di un progetto base. ã Istruzione della pratica in comune: dai 2 ai 4 mesi prima di ricevere parere favorevole (vi sono casi eccezionali e autorizzazioni speciali date dalle direzioni tecniche dei centri). ã Almeno tre settimane prima della fine dei lavori bisogna prenotare la visita della commissione di sicurezza, superata la quale si può aprire il punto vendita. Tiziana Bardi,

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Dossier Aeroporti

Bergamo: hub low-cost, servizi premium di Nicola Grolla

L’evoluzione del “Caravaggio” passa da due ampliamenti che entreranno in funzione a fine 2021. L’obiettivo è intercettare un passeggero che non può essere più definito un low-spender

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n rettangolo che si allunga longitudinalmente per superare i limiti dell’autostrada A4 e della pista. Questo, in estrema sintesi, il futuro dell’aerostazione di Bergamo, terzo scalo italiano per numero di passeggeri: circa 13 milioni nel 2018, +4,9% rispetto al 2017. Per la maggior parte provenienti dai voli low-cost operati da Ryanair che qui ha la sua prima ba-

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se continentale, la terza in Europa se si considerano anche Dublino e Londra Stansted. Caratteristica che dà forma all’offerta commerciale dello scalo e ne traccia anche i futuri sviluppi, a partire dall’ampliamento dell’area extra-Schengen da 9.500 mq che trasformerà il “Caravaggio” in un hub delle coincidenze dove l’arrivo è solo la prima parte del viaggio che, da qui, poi procede verso altre mete.

I lavori, che dovrebbero concludersi a inizio 2020, prevedono anche il raddoppio dei gate (da 5 a 10) e un nuovo sistema per il controllo dei bagagli per garantire la continuità delle operazioni d’imbarco. Migliorie che troveranno riscontro anche nell’area Schengen dove sono attesi altri 5.500 mq di ampliamento che porteranno la superficie totale dell’aeroporto a circa 70mila mq alla fine del 2021. «Il


nucleo principale della aerostazione risale a Italia ’90. All’epoca si progettavano gli aeroporti senza tenere in considerazione gli spazi non aviation. C’erano solo i servizi essenziali. Con le diverse espansioni iniziate negli anni 2000, abbiamo realizzato un connubio fra necessità operative e retail, creando una piattaforma che potesse accompagnare le diverse esigenze dei passeggeri in crescita», conferma Matteo Baù, direttore commerciale non-aviation di Sacbo.

Low-cost non significa low-spender

Attualmente, l’aeroporto di Bergamo conta 45 punti vendita retail e 15 format food per un totale, rispettivamente, di 4.200 e 2.000 metri quadri. A questi si aggiungono 13 aziende di servizio rent-a-car, una farmacia, una banca e pure un parrucchiere fronte pista che coniuga shampoo, taglio e piega con i tempi d’attesa al gate. Più in particolare, nell’area retail landside, dove trovano posto anche i rinnovati banchi del check-in, spiccano i punti vendita dedicati alla ristorazione: dall’offerta fast di Briciole, alla peculiarità di operatori locali come La Marianna (famosa per aver inventato il gusto stracciatella) e Green Barn Gnam (dal caffè all’aperitivo con un

Con i prossimi ampliamenti vorremmo potenziare l’offerta food dedicata all’utente italiano con format capaci di rispondere alle richieste di nicchia: sushi, cibo etnico, fusion, ecc.

(Matteo Baù, direttore commerciale non-aviation di Sacbo) tocco healthy), passando per l’ultima apertura di Berry&Coffee (dedicato all’acquisto in modalità grab&go). Più ricercati format Motta Caffè, che richiama le atmosfere eleganti dell’originale punto vendita all’ombra del duomo, e il ristorante Vicook, che si avvale della partnership con il ristorante stellato Da Vittorio. «Per quanto riguarda l’offerta food e nell’ottica dei futuri ampliamenti – rivela Baù – vorremmo porre maggiore attenzione all’utenza italiana che rappresenta circa il 50% del totale. L’idea è sviluppare format che prevedono tipologie di prodotti capaci di

rispondere alle richieste di nicchia: sushi, cibo etnico, fusion, ecc. L’aeroporto vuole essere riconosciuto come un punto di qualità e di richiamo per l’offerta food nel suo complesso». Sempre sul lato landside, interessante l’esperimento delle cuccette di Zzzleepandgo che permettono di prendersi una pausa prima di affrontare i controlli di sicurezza. Una volta passati sul lato airside, inizia la stecca retail dell’area Schengen che precede il duty free walkthrough gestito da Dufry. In questo spazio trovano posto i negozi di marchi d’abbigliamento come Timberland (presente dal primo ampliamento commerciale dell’aeroporto), Boggi, Aeronautica Militare, Parfois, MC2 Saint Barth e i corner di brand quali MaxMara, Liu Jo e Furla. Non mancano nemmeno i punti vendita dei brand di accessori e pelletteria come Carpisa, Fedon, +39 e Tosca Blu. Allungando il passo oltre il duty free, si accede a un’area food, preceduta dallo store di Victoria’s Secret, dove trovano posto, fra gli altri, l’internazionale McDonald’s, il milanesissimo Panino Giusto e altri format food&beverage che coniugano qualità e riconoscibilità come Rossosapore (spin-off travel retail della catena di pizzerie Rossopomodoro), Wine Bar Santa Cristina (gestito da Chef Express), le gennaio · febbraio 2019 | retail food

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Dossier Aeroporti pasticcerie Serge (che grazie a un metodo brevettato consente al passeggero di portarsi a casa, con la garanzia di 5 giorni di durata, una selezione di cannoncini alla crema), Delice Maison (brand in concessione ad Autogrill) e la drogheria Bottega dei Sapori (gestita da Lagardère). Un retail mix molto vario, quindi, che nel 2018 è cresciuto del 9,4% per le attività food e del 6,6% per quelle retail, sempre tenendo conto del profilo del passeggero e di un dwell time che si aggira intorno alle due ore: «Noi serviamo 130 destinazioni, nessuna intercontinentale, principalmente

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I metri quadri su cui si estenderà l’ampliamento dell’area extra-Schengen dell’aeroporto al fine di potenziare l’offerta per i passeggeri in transito. se. Per questo l’offerta è molto diversificata, con prezzi che coprono un vasto range di prodotti passando dal premium al basic».

La piazza dei sapori italiani

Vero fiore all’occhiello dell’offerta travel retail dell’aeroporto di Bergamo è senza dubbio la zona Italy loves food: una piazza del gusto tricolore dove la filiera produttiva tocca il cliente finale in un ambiente aperto, arioso e ottimamente posizionato al termine del percorso del passeggero. Una chicca da scoprire, insomma. Inaugurata nel 2016, l’Italy loves food nasce dalla volontà di dare risalto ai prodotti made in Italy (con un occhio di riguardo alle produzioni dell’Italia settentrionale) attraverso un’innovativa formula retail che unisce produttore, operatore industriale e attore istituzionale. Come nel caso dei vini della Franciacorta che qui, grazie all’interessamento dell’omonimo consorzio, riesce a offrire un ventaglio di prodotti di primissima qualità: «Una soluzione che funge da leva pubblicitaria per il territorio che altrimenti farebbe fatica a raggiungere tutti i nostri punti di contatto singolarmente», sintetizza Baù. Non solo somministrazione, però. A caratterizzare questo spazio c’è anche una serie di negozi di vendita al dettaglio come Gate12Food.it (con una selezione di eccellenze enogastronomiche della zona delle Langhe e Roero), la formaggeria Calècc e la birreria Elav.

Iccsai, il futureo del trasporto aereo in Europa, Russia e Nord Africa; quindi non ci aspettiamo i global shopper arabi o cinesi. Ma chi viaggia nel continente transita da qui – afferma Baù – e non è più etichettabile come un passeggero poco spendente in virtù del vettore che utilizza. Non a caso, circa il 30% del totale si sposta per motivi di business e circa il 40% proviene dall’area milane32

retail food | gennaio · febbraio 2019

Detto del particolare assetto di Bergamo, non sorprende che il “Caravaggio” sia stato il palcoscenico della presentazione del rapporto Iccsai 2018, Il futuro del trasporto aereo in Europa: direttrici di sviluppo in tempi incerti. D’altronde, per un’infrastruttura che genera l’8% del Pil della provincia e concorre all’aumento dei flussi turistici in città (+53% nell’ultimo anno), capire l’andamento del settore aeronautico diventa imprescindibile per

sostenere un masterplan al 2030 da 400 milioni di euro. Quattro, quindi, i punti su cui si è concentrato il rapporto Iccsai: l’aumento generale dei passeggeri sul network aeroportuale italiano, la performance del traffico merci, l’andamento dei diversi vettori e il modello di competitività che ne deriva. Per quanto riguarda i passeggeri, l’Italia è cresciuta del 19% nel periodo 2012-17 sorpassando la Francia al quarto posto a livello continentale e facendo segnare un +5,26% nel terzo trimestre 2018. Il passeggero italiano, tuttavia, rimane ancora poco propenso ai voli intercontinentali: meno di un volo pro capite a testa ogni anno. In termini di traffico merci, l’Italia ha superato il miliardo di tonnellate trasportate con un incremento del 33% nel periodo 2012-17; comunque inferiore ai grandi player europei. Guardando ai vettori, il gruppo Lufthansa torna a essere il primo in Europa grazie all’acquisizione degli asset di Air Berlin e gli investimenti in Eurowings, mentre Ryanair raggiunge un load factor record del 95%. Numeri che vanno a incidere sulla competitività del settore aeronautico con una diffusa maggiore diversificazione dell’offerta: solo 9 aeroporti, in Italia, sono dominati con quota superiore al 60% da parte del primo vettore di riferimento (erano 11 nel 2016). ¢


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Focus trasporto aereo

Tre interrogativi (e non solo) per il 2019 dell’aviazione frequenze e della capacità, con un ovvio rialzo dei prezzi; la terza investe il modello lowcost che ha goduto della libera circolazione sul territorio europeo. E tutto questo, a poche settimane dalla scadenza del termine ultimo per ratificare l’accordo fra Gran Bretagna e Unione Europea è ancora da chiarire. Siamo già in ritardo, quindi, per evitare impatti negativi sul settore? Di solito, quando si progetta un network di collegamenti, si impiegano mesi. Quindi sì, oggi è già tardi per Partiamo dalle un vettore aereo che di fronte a sé conseguenze della ha solo uno scenario imperfetto. Brexit. Certo, c’è chi ha provato a trovare Di fronte a uno scenario una soluzione. È il caso di EasyJet che ancora oggi non è chiache si è creata un suo disciplinare rito a livello politico, l’imdi volo in ambito europeo creando patto potenziale sull’aviazioEasyJet Austria. Così, il vetne potrebbe essere significatiDavid Jarach, fondatore vo. In caso di hard Brexit, il Regno e presidente di diciottofebbraio tore farebbe fronte alla possibile hard Brexit garantenUnito potrebbe addirittura uscire dosi una continuità nel mercato continentale dall’accordo “Cieli Aperti” che ha con il redelle low-cost. Anche Ryanair, senza sbandiesto dell’Europa e dovrebbe siglare delle nuorarlo troppo, ha creato una filiale charter in ve intese bilaterali fra coppie di paesi. Uno Polonia con una logica similare. scenario che, a sua volta, comporta tre impliPassiamo ai low-cost di lungo raggio: cazioni: la prima riguarda la designazione di che prospettive ci sono? alcune città e vettori piuttosto che altri, con Nell’autunno dello scorso anno è fallita Prila conseguente esclusione degli aeroporti più mera Air, un vettore low-cost a lungo raggio piccoli; la seconda porta alla limitazione delle

Da Alitalia alla Brexit, passando per la sostenibilità del modello low-cost: le sfide che attendono il settore del trasporto aereo necessitano una bussola. Le indicazioni di David Jarach

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on si è fatto a tempo a festeggiare il nuovo anno che all’orizzonte si profilano diverse incognite per il settore aeronautico: «Sono tre i nodi da sciogliere per il futuro del settore dell’aviazione nel 2019: la Brexit, il futuro dei vettori low-cost a lungo raggio e il tema Alitalia», spiega David Jarach, fondatore e presidente di diciottofebbraio, società di consulenza di direzione attiva dal 1999 con focus specifico sui settori aviation, aerospace&defense e business travel da cui è nata, nel 2003, una sister brand focalizzata sulla consulenza di direzione per le strategie di price management a favore di primarie realtà dei settori B2B. A lui, r&f ha chiesto di indicare la rotta per il nuovo anno.

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retail food | gennaio · febbraio 2019


che aveva promesso svariate connessioni intercontinentali da diverse località. Un progetto che è finito in bancarotta. Il motivo addotto dal management è stato che il modello low-cost a lungo raggio non è remunerativo. E nei fatti ha ragione. Logico quindi chiedersi: il lungo raggio low-cost è veramente una tendenza disruptive nell’industria dell’aviazione o è solo un fenomeno passeggero? Non dimentichiamo che anche i vettori tradizionali operano già delle tariffe aggressive, per esempio sulle connessioni fra Europa e Stati Uniti. Insomma, lo spazio di manovra è sicuramente limitato. Eppure, una compagnia come Norwegian ha puntato proprio su questo modello. Realizzando perdite enormi e ponendo una seria ipoteca sul futuro della compagnia. Perché, nel frattempo, Iag non è riuscita a realizzare il takeover della compagnia e ha messo in vendita il 5% delle azioni, mentre Lufthansa si è affacciata alla finestra continuando però a sviluppare internamente Eurowings. Il tema vero, detto altrimenti, è quello della sostenibilità aziendale. A proposito di sostenibilità aziendale, quale sarà il futuro di Alitalia? Difficile dirlo. Anche di fronte a una possibile ri-nazionalizzazione, escludendo le considerazioni politiche, la newco in vista assieme a

FS e il possibile finanziamento per 1,5-2 miliardi di euro non si riesce a immaginare cosa possa diventare, a livello strategico, Alitalia. Siamo di fronte a uno scenario pieno di punti di domanda. Soprattutto se si tiene conto che Alitalia è uscita dalla joint-venture con Air France-Klm e sta aspettando, con un ruolo passivo, la scadenza dell’accordo sulla jointventure transatlantica. Insomma, anche se venisse ricapitalizzata, senza una governance integrata la compagnia non ha futuro.

Che effetti ci saranno sugli aeroporti nazionali? Chiaramente ci sono delle implicazioni per Roma, la quale sembra già muoversi tatticamente sviluppando un po’ di low-cost e altri vettori. Meno pesanti le implicazioni per il resto del network aeroportuale italiano che negli ultimi anni si è smarcato dal traffico della ex-compagnia di bandiera. Ciò detto, se l’alternativa è Airitaly i dubbi non scompaiono. Promosso in pompa magna come il nuovo vettore di riferimento nazionale, nel giro di poco tempo ha dovuto ridimensionare gli annunci e continua ad affittare per brevi periodi i suoi aerei ad altri attori per fare cassa, il feederaggio è stato ridotto in termini di frequenze, le rotte a lungo raggio sviluppate punto a punto da Milano sono ancora poco remunerative se non pesantemente in perdita. E in questo senso Malpensa potrebbe soffrirne.

Allargando lo sguardo fuori dall’Italia e dall’Europa, come si svilupperanno le compagnie degli Emirati? Dopo il periodo dei grandi megacarrier che sprizzavano profitti, tutte e tre le compagnie aeree del Golfo sono in difficoltà. Ognuno per i propri motivi. Nel caso di Ethiad, il problema sono stati gli investimenti a livello globale portati avanti da James Hogan che si era proposto di comprare a basso prezzo compagnie in difficoltà con il fine di rilanciarle, cosa che puntualmente non si è verificata. Qatar, a causa dell’embargo commerciale, ha subito delle limitazioni operative e finanziarie. Emirates, quella messa meglio, ha visto compresso il proprio volano di profittabilità anche a causa della Brexit, visto che la sua tratta più importante è la Londra-Dubai. E per quanto riguarda gli Usa? I vettori americani sono quelli che godono di maggiore salute in termini di redditività: il mercato Usa cresce a un ritmo del 4% di Gdp trainando una domanda di voli che porta, in primis, a un rinnovamento della flotta degli aeromobili così da mettere una pezza sulla qualità del servizio, che non è mai stato il loro forte, e garantirsi una leadership nei prodotti di fascia media. Infine il colosso cinese. Finora il tema del mercato cinese a livello di compagnie aeree è stato molto frammentato in maniera dirigistica, politica. Col passare del tempo, quindi andando oltre il 2019, si porrà il tema di una fusione fra i diversi vettori che battono bandiera cinese. Il risultato potrebbe essere un vero e proprio game over per gli altri operatori internazionali che difficilmente potrebbero competere con un nuovo soggetto da oltre mille aerei di flotta e prezzi ribassati. N.G. gennaio · febbraio 2019 | retail food

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World Travel Retail SHILLA FA EN PLEIN CON GIMPO

COREA DEL SUD – Con l’inizio del 2019, l’operatore travel retail Shilla ha completato la propria presenza nei tre maggiori aeroporti del Paese: dopo Incheon e Jeju, infatti, sono iniziate le operazioni del duty free dell’aeroporto Gimpo. L’offerta, disposta su una superficie di circa 730 mq, prevede oltre 100 brand nel reparto liquori e tabacchi e 30 marchi d’abbigliamento e merchandise. Referenze ideali per un pubblico prettamente business.

Austria

INA, I PASSEGGERI PROMUOVONO LO SCALO

TURCHIA - Mentre aumentano i ritardi per la piena operatività del nuovo aeroporto di Istanbul (INA), l’operatore turco IGA ha rilasciato i primi dati sull’apprezzamento dei passeggeri internazionali: il 98% ha promosso l’architettura e il design dell’aeroporto, il 93% gradisce il comfort delle sale d’attesa e il 92% afferma di sentirsi sicuro. Ora si attende di verificare l’impatto sulle vendite travel retail che possono contare su 53mila mq di spazi commerciali duty free.

JD.COM ESORDIO CON POP-UP NEL TRAVEL RETAIL

Corea del Sud

PRAGA, 4MILA MQ DI DUTY FREE IN CERCA DI OPERATORE

REP. CECA – L’aeroporto “Vaclav Havel” di Praga ha pubblicato il bando per la gestione del duty free da 4.370 mq che sarà fruibile dai due terminal dell’aerostazione. La concessione, di durata decennale, comprende anche lo sfruttamento del nuovo walkthrough da 1.490 mq recentemente realizzato all’interno del T1. Dal punto di vista delle categorie merceologiche, il bando punta su moda e regali per differenziare l’offerta senza dimenticare i prodotti locali (che occuperanno il 10% delle referenze).

CINA – Il colosso online JD.com ha fatto il primo passo nel travel retail con due smart pop-up store: uno all’aeroporto di Pechino e l’altro alla stazione ferroviaria di Hohhot. I due punti vendita sfruttano una tecnologia di tracciamento del cliente per capirne l’interazione con le referenze a scaffale e le dinamiche di flusso in store. In entrambi i casi, l’offerta punta su articoli travel essential, abbigliamento, cosmetica e accessori.

India

FLEMINGO CRESCE A MUMBAI: +21%

INDIA – Con una crescita del 21% anno su anno e del 27% sull’intero 2018, il duty free dell’aeroporto internazionale di Mumbai nel mese di dicembre ha fatto registrare la migliore performance di sempre. Un grande risultato per l’operatore Flemingo Travel Retail che ha saputo sfruttare al meglio una campagna marketing mirata (come la promozione “Pay Zero” che regalava una gift card da 15 dollari a pochi fortunati passeggeri) e l’aumento del traffico passeggeri registrato nel periodo natalizio.

A SIDNEY SI PAGA CON ALIPAY

AUSTRALIA – L’aeroporto di Sidney è sempre più digitale grazie all’accordo fra l’operatore Heinemann e la banca Tyro per introdurre la piattaforma Alipay fra i sistemi di pagamento accettati all’interno dello scalo australiano. Una novità a uso e consumo degli oltre 1,4 milioni di passeggeri cinesi che ogni anno atterrano a Sidney generando una spesa di circa 7 miliardi di dollari. Usa

Gabon

LAGARDÈRE PORTA AELIA E RELAY IN AFRICA

GABON – Lagardère si espande in Africa grazie al contratto firmato con GSEZ Airport per operare all’interno dell’aeroporto internazionale “Leon Mba” di Libreville dove gestirà una superficie commerciale di 600 metri quadri. Qui, troveranno posto i format Aelia e Relay. L’inizio delle attività è atteso per la primavera del 2019. Il tutto, in attesa dell’inaugurazione della nuova aerostazione (nel 2021) dove Lagardère gestirà mille mq di spazi commerciali.

NUOVO TERMINAL PER VIRGIN VOYAGES

USA – Un terminal crocieristico tutto nuovo per lanciare le operazioni di Virgin Voyages (dal 2020) è in fase di progettazione a Miami. La struttura, ideata dallo studio Arquitectonica, punta a fondersi con l’ambiente circostante a partire da una copertura a prova di tempesta che ricorderà le fronde delle palme. Nel frattempo, Harding Retail si è assicurata un accordo d’esclusiva per essere l’unico retailer a bordo. 36

retail food | gennaio · febbraio 2019


duty free world | GATWICK PARLA FRANCESE CON VINCI

UK – Con l’acquisizione del 50,01% delle quote di partecipazione, la società francese Vinci Airports si è assicurata la maggioranza dell’aeroporto di Londra Gatwick. L’operazione, dal valore di 2,9 miliardi di sterline, va a completare il network aeroportuale di Vinci attiva come concessionaria e gestore di 46 aeroporti in 12 paesi per un totale di 180 milioni di passeggeri.

TFWA, ECCO IL NUOVO PRESIDENTE

FRANCIA – Cambio al vertice di TFWA: Alain Maingreaud è stato eletto presidente dell’associazione internazionale del tax free. Maingreaud è membro dell’associazione dal 1995 e ha già ricoperto le cariche di managing director (2010) e associate director (2017). Il suo mandato, di durata annuale, arriva al ritiro di Erik Juul-Mortensen che è rimasto in carica per 19 anni.

VENDITE RECORD PER DUBAI DF

EAU – Nuovo record per il Dubai Duty Free che a fine dicembre ha toccato quota 2 miliardi di dollari di vendite. Un risultato che arriva nell’anno del 35° anniversario di attività e alla fine di 12 mesi di continui aumenti: nel primo semestre, le vendite erano già salite del 9% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. A trainare le vendite, i liquori, i cosmetici (+21%) e l’elettronica (+8,8%).

EAU

by Kevin Rozario

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London kevin.rozario.uk@gmail.com

Can travel retail match or beat +5.9% air travel growth for 2018? Il travel retail supererà la crescita del +5,9% del trasporto aereo nel 2018?

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he first figures are out for global air travel growth last year – and the overall increase was put at a very respectable +5.9%. Seat analyst ForwardKeys has produced the figure based on its analysis of 17 million booking transactions each day, plus other aviation data. ACI World will also be releasing its global data at the end of February and travel retailers will be looking at both sets of data intensely. The credibility of airport retailers depends on their sales matching or beating the +5.9% growth rate. If they have relevant and interesting shopping offers, sales should at least match the increase in passenger numbers. Anything below +5.9% suggests they need to do better in attracting footfall and spending. The 2018 passenger growth estimate from ForwardKeys is strong, but not as strong as the +6.4% that ACI World reported for 2017. Last year the travel retail industry outstripped that with growth of +7.6% in the airports channel – a great result. However, with World Bank forecasts showing a decline in global GDP growth rates both in 2019 and 2020, travel retailers might do well to get their houses in order now, rather than wait for conditions to worsen. In particular, sharp falls in GDP growth are expected for the US and Eurozone. The ForwardKeys data show variations among regions. Asia Pacific led at +9.6%, which was more than three times stronger than the weakest performer, the Middle East where flight departures grew by just +2.8%. The second-best performing region was Europe, at +5.8% followed by Africa (+5.2%) and the Americas (+4.4%). It is easy to conclude that travel retailers should target the Asian passenger first and foremost. Most operators already do that. In a downturn they will also need to find incremental sales from lower-spending passengers. Olivier Ponti, ForwardKeys VP Insights, notes that the 2018 figures «highlight the need to improve the travel experience for passengers». He added: «Another year of strong growth in air travel will put pressure on governments worldwide to invest in infrastructure». Pressure will also be on airport operators to offer a better and more broadly appealing shopping experience to all passenger, not just a select few.

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ono arrivati i primi dati sul trasporto aereo globale nell’ultimo anno – e la crescita è stata di un rispettabile +5,9 per cento. I dati prodotti dagli analisti dei posti a sedere di ForwardKey si sono basati su 17 milioni di prenotazioni giornaliere e altri fattori aeronautici. A fine febbraio, inoltre, ACI World rilascerà i propri dati globali e i travel retailer guarderanno con interesse a entrambi. La credibilità dei retailer aeroportuali sarà valutata in base alla capacità di raggiungere o superare quel tasso di crescita del +5,9 per cento. Con offerte di shopping interessanti e rilevanti, le vendite dovrebbero almeno toccare l’aumento del numero di passeggeri. Un risultato inferiore suggerirebbe di agire sulle strategie di affluenza e spesa. La crescita di passeggeri stimata da ForwardKeys per il 2018 è consistente, ma non quanto il +6,4% che ACI World ha certificato nel 2017. Un aumento superato dall’industria travel retail lo scorso anno con un +7,6% nel canale aeroportuale – un gran risultato. Tuttavia, di fronte al declino del Pil globale previsto dalla Banca Mondiale sia per il 2019 che per il 2020, sarebbe meglio che i travel retailer si muovessero ora per risolvere i propri problemi prima che le condizioni peggiorino. Peraltro, all’orizzonte ci sono dei bruschi cali del Pil negli Usa e nell’Eurozona. I dati di ForwardKeys mostrano variazioni diverse nelle differenti regioni. L’Asia-Pacifico guida la classifica con un +9,6%, una crescita tre volte superiore rispetto al Medio Oriente che, con un +2,8% nelle partenze, fa segnare la perfomance più debole. Al secondo posto c’è l’Europa, con un +5,8%, seguita dall’Africa (+5,2%) e dalle Americhe (+4,4%). Facile concludere, quindi, che i travel retailer dovrebbero puntare per prima cosa sui passeggeri asiatici. Come fa la maggior parte degli operatori. D’altra parte, dovrebbero incrementare le vendite relative ai passeggeri low-spender. Olivier Ponti, ForwardKeys vp insights, ha sottolineato che i dati del 2018 «evidenziano la necessità di implementare la travel experience dei passeggeri». Lo stesso ha aggiunto: «Un altro anno di forte crscita nel trasporto aereo genererà una pressione sui governi a livello mondiale affinché investano nelle infrastrutture». Le pressioni peseranno anche sugli operatori aeroportuali al fine di offrire una migliore e più appetibile shopping experience a tutti i passeggeri, e non solo a pochi selezionati. gennaio · febbraio 2019 | retail food

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Reportage Emirati Arabi

Last Exit, il format arabo della sosta di Simone Filippetti

Sulla Sheikh Zayed Road, che collega Dubai e Abu Dhabi, sorge un parco dedicato al food retail. Fra camioncini e panchine, c’è spazio pure per la pizza napoletana

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ungo la Sheikh Zayed Road, circa 140 chilometri che separano Dubai e Abu Dhabi, il tragitto in auto lascia sempre senza fiato, di giorno e di notte. Alla mattina, è una distesa di sabbia tra mare e cielo a perdita d’occhio nella luce abbacinante del deserto. La notte, centinaia di giganteschi pali ogni dieci metri, irradiano l’arteria con luminosità artificiale creata dall’uomo. Inaugurata nel 1990, l’anno dei Mondiali in Italia (tra quattro anni saranno invece ospitati dal vicino Qatar, segno dei tempi), l’autostrada per molto tempo aveva da offrire come unico ristoro delle aree di servizio scadenti e orripilanti (agli occhi degli occidentali), realizzate in pseudo architettura araba modernista, con annessa moschea. Negli ultimi anni, invece, c’è stato un deciso balzo verso un’offerta più internazionale e alla moda. All’altezza dello svincolo della Interchange 11, una grossa insegna luminosa con la scritta Last Exit, invita gli automobilisti a fermarsi. Uscendo dall’autostrada si arriva in una piazzola di sosta che ricorda lo stile di America Graffiti, come una stazione di servizio a stelle e strisce degli anni ’50, tanto da copiare anche la grafica (il logo è l’arcinoto segnale stradale della Route66, la mitologica autostrada da Chicago a Los Angeles). Last Exit è l’ultima novità della Sheykh Zayed Road e anche la prima piazzola non araba dedicata alla sempre più varia clientela di expat e turisti che affolla Dubai e Abu Dhabi. L’idea del look non è il massimo dell’originalità e ha un tocco decisamente kitsch per un visitatore straniero, ma la varietà e la struttura dell’offerta fanno di questo franchise un esempio anche per gli standard dei paesi occidentali. A metà fra il drive-thru, e la piaz-

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zola di sosta, il concept di Last Exit, sviluppato dalla holding Meeras, una conglomerata araba del leisure e retail che gestisce anche lo stabilimento balneare La Mer e il lungomare The Beach a Dubai, è una forma originalissima e vincente di ristorazione autostradale che coniuga cibo e intrattenimento. La definizione è “street food truck park”, un parco di camioncini del cibo. Parcheggiando l’auto, si ha la sensazione di entrare più in un Luna Park che in una piazzola di sosta: luci, coreografia di auto d’epoca e camion color pastello, pompe di benzina vintage col marchio Shell. Sembra appunto di essere sulla Route 66 negli Anni ‘50. Se non fosse che una fiammante Tesla sta facendo il pieno di elettricità a una colonnina. Decine di camioncini vendono cibi. Ognuno serve una diversa specialità: dai burger, alla pizza, ai falafel (la polpetta di ceci e spezie tipica del Medio Oriente). L’offerta food è tutta catene in concessione in modalità “a portar via”. Si va dall’omnipresente Starbucks, il cui furgone ha l’ormai famosa Medusa, ai tradizionali fast-food, intesi come burger e patatine fritte, Pop-Slider, Big Smoke Burger e Burger Pit. Il cibo americano la fa da padrone anche con Mini Pancakes (le frittelle della domenica mattina) e ReFuel (bibite gasate). E ancora le catene etniche Operation:Falafel e Karak (cucina indiana). Ma dopo gli ormai globalizzati hamburger, è l’Italia che domina con due furgoncini: caffè e pizza. Fa una certa impressione vedere, in mezzo al deserto, un camioncino turchese che sembra uscire dagli anni ’60, dipinto con il golfo di Napoli, una pizza margherita e l’immancabile Vesuvio sullo sfondo. È la postazione di D.O.N. Pizza (dove DON sta per

Di Origine Napoletana) che sforna pizza (da un forno rigorosamente a legna) e altre leccornie meridionali (pizza fritta, angioletti con Nutella) serviti da personale con l’uniforme del Napoli Calcio. Dal Belpaese non può mancare l’espresso che fa concorrenza al Frappuccino di Starbucks: il Caffè di Roma, catena comprata dal colosso Lavazza, ha aperto una sua filiale qui e serve la vera miscela italiana. Inaugurato ad agosto del 2016, oggi il formato conta già quattro franchise, due sulla Sheikh Zayed, ispirati agli Autogrill italiani che sono sempre a coppia, uno per ogni senso di marcia (cosa che può sembrare banale ma che non esiste in giro per le autostrade del mondo). Il clima ha buon gioco: negli Emirati, in pieno Tropico del Cancro, non piove mai e non fa mai freddo. Facile, dunque, scendere dall’auto e aggirarsi tra i vari food truck. È pieno di tavoli. I clienti comprano cibo ai vari “baracchini” e poi si siedono. Sembra di stare a un pic-nic. L’atmosfera è molto familiare, con coppie e padri con bambini che fanno la fila per salire su una sorta di auto elettrica a forma di sfera che gira a 360 gradi. ¢


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Retail in ospedale

Il negozio del paziente Le popolazione italiana invecchia e il retail si adegua entrando direttamente in ospedale, dove il servizio di cura si affianca a quello commerciale per rispondere alle esigenze di ricoverati, famigliari, dipendenti e studenti. Come succede al NIC di Careggi

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econdo gli ultimi dati Istat, nel periodo 2045-50 la popolazione italiana vivrà un picco d’invecchiamento con una quota di ultrasessantacinquenni vicina al 34% del totale della popolazione. Un effetto dovuto, da un lato, all’innalzamento dell’aspettativa di vita (86 anni per gli uomini, 90 per le donne) e, dall’altro, alla diminuzione della popolazione residente: -1,6 milioni entro il 2045. Non sorprende, quindi, che il retail abbia colto questo trend per trasformarlo in occasione. Basta pensare, per esempio, alla crescita delle cliniche che aprono un punto ven-

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Ronchi. Poco più lontano, l’ospedale San Raffaele ospita ristoranti, bar, una gioielleria, un paio di banche, un negozio di vestiti e persino una supermercato. In italia, fra alterne fortune, non mancano progetti simili: da Bologna a Empoli, passando per Santorso (Vicenza) e Careggi (Firenze). Qui, Immobili AOU Careggi guidata da Renzo Banchellini ha dato nuovo impulso all’offerta commerciale del polo ospedaliero universitario. L’INTERVISTA

dita all’interno dei centri commerciali. Oppure, le più tradizionali sanitarie che ampliano la propria gamma di referenze con un’offerta di servizi sempre più specializzati. Sulla direttrice contraria, nel frattempo, all’interno dei poli ospedalieri si sono sviluppate delle attività retail di primo piano. Da questo punto di vista, gli ospedali lombardi rappresentano già uno stadard. A Milano, l’ospedale Niguarda con la sua Shopping Gallery ospita una trentina di esercizi: dal food&beverage di La Piadineria ai brand per bambini Primigi e Chicco passando per il settore della cura e bellezza con L’Erbolario e

Come è nato e quali sono i numeri del progetto NIC? L’esperienza maturata nello sviluppo e gestione delle attività non aeronautiche presso l’aeroporto “Galileo Galilei” di Pisa, iniziata nel 1995-96, ci ha portato nel 2010 a considerare altre realtà dove poter applicare un modello commerciale simile a quello aeroportuale per le attività non aviation. Gli ospedali rispondevano a tale opportunità in quanto sono molto frequentati, ma privi di servizi extra sanitari assoltamente necessari. Con circa 2.500 mq di nuova realizzazione, Careggi si presta-


del minimo garantito, che poi sono state estese a tutti i sub-concessionari. Quali sono le esigenze, in termini retail, delle persone che frequentano l’area? L’obiettivo era quello di conoscere e centrare le attese dell’utenza ospedaliera molto diversa da quella aeroportuale per stato d’animo. Abbiamo predisposto un’indagine one-to-one con oltre 1.200 interviste. Alle persone abRenzo Banchellini, biamo chiesto quali esigenze avessero a.d. Immobili AOU Careggi e che cosa si aspettassero di trovare in termini commerciali a Careggi. La risposta è va bene all’insediastata chiara e determinante per le fasi attuamento di una galtive. Un supermercato, una libreria, l’edicola, leria commerciale. la farmacia, la banca e negozi di prima necesCosì, attraverso selesità come merceria e pigiami sono state le vozione pubblica indetta ci ricorrenti. Molto interesse anche all’offerta dalla AOUC, Società Aerofood con una richiesta di bar, pizzeria, paniporto Toscano (oggi Toscana Aenoteca, etc. Infine, una domanda di servizi coroporti, ndr) fu scelta come socio privato di me parrucchiere, fioraio, ottica e lavanderia. minoranza al 25% della New.Co. Immobili Nella galleria del NIC sono presenti molte, se AOU Careggi Spa. Il restante 75% fa capo alnon quasi tutte, le suddette attività. la stessa AOUC. Al socio privato è demandaQuali sono i format che hanno riscosso ta la totale gestione e lo sviluppo delle attivimaggiore successo? tà commerciali di Careggi e del CTO (Centro Oggi al NIC sono attive 6 attività retail, 5 attitraumatologico ortopedico, ndr). vità food, una banca e un parrucchiere. GranQuali sono state le fasi dello sviluppo de successo hanno registrato la parafarmacia/ commerciale? sanitaria e ortopedia Gualtieri Center, il suDopo la costituzione della New.Co., avvenuta permercato Carrefour e il punto di intimoa maggio 2012, le prime fasi sono state la propigiameria e prodotti per la casa di Mariotgettazione tecnica per l’adeguamento degli ti. Estremamente positivi i risultati di venspazi alle attività commerciali. All’epoca, indita della libreria ed edicola Giunti al Punto, fatti, erano presenti solo le superfici a grezzo Marina Militare, Tim, Ottica NIC e parrucche andavano attrezzate. Inoltre, avendo la chiere Hair Shop. Come prevedibile, il food disponibilità degli spazi su due livelli, l’inseririsulta l’area con i maggiori fatturati ed è per mento di scale mobili si rendeva utile per una questo che nel 2018 oltre ai tradizionali bar connessione rapida e funzionale delle due abbiamo avviato una pizzeria e una insalatearee. Sono stati avviati investimenti per cirria, entrambe molto apprezzate in particoca un milione di euro. Contestualmente sono lare dal mondo studentesco. Careggi è sede iniziate le verifiche con l’unico soggetto comuniversitaria e annovera fra i suoi utenti anmerciale in area food che operava a Careggi che gli iscritti a medicina. Le attività food e le al fine di regolamentarne i nuovi rapporti appostazioni di distribuzione automatica sono plicando i concetti base delle sub-concessioaffidate alla Cooperativa Co.Das. ni aeroportuali, come quello delle royalty o

Quali sono i pro e i contro, per l’attività retail, nell’interfacciarsi con un ente ospedaliero? Immobili AOU Careggi Spa opera come un tradizionale gestore aeroportuale, i sub-concessionari hanno rapporti con la Immobili Careggi. I punti forti sono, un ospedale che genera in media ogni giorno circa 25.000 presenze che a vario titolo percorrono i viali e i padiglioni del nosocomio fiorentino. Gli Operatori Sanitari rappresentano lo zoccolo duro fidelizzabile. Un altro motivo di interesse è che, in tali contesti, fornire la possibilità di incontrare fornitori di servizi e bisogni naturali nel proprio percorso di vita quotidiana rappresenta un’attività molto utile. I contro sono: la concentrazione dell’utenza nella fascia oraria 08.00-15.00 con vendite residuali nelle ore pomeridiane e un acquisto spesso mirato alla necessità piuttosto che all’impulso. Trasporti e accessibilità sono essenziali per lo sfruttamento dell’area. Cosa può dirci su questo fronte? Careggi da sempre evidenzia forti criticità nella viabilità esterna e nella sosta. Da luglio 2018 è stata però completata e ha preso il via la linea 2 della tramvia cittadina, generando da subito un forte incremento di presenze

all’interno della galleria commerciale. Il gestore stima di trasportare circa 6-7 milioni di utenti annui da e per Careggi. La linea 2 ha il proprio capolinea di fronte alla galleria commerciale e questo ha generato da subito un aumento nelle vendite per tutti gli operatori presenti al punto che oggi si registrano settimanalmente richieste di inserimento di nuove attività. Con l’avvio del 2019 saranno almeno 3 le nuove attività che prenderanno il via al NIC: l’agenzia assicurativa Unipol-Sai, un negozio di prodotti biologici e un nuovo bar per il CTO. N.G. gennaio · febbraio 2019 | retail food

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Dossier factory outlet village Prima pietra

The Market: premium shopping ai piedi del Titano di Andrea Penazzi

Con circa 130 negozi e 8 punti di ristorazione a regime, The Market Outlet Experience punta a presidiare con la location di San Marino l’ultimo “white spot d’Italia dove sia possibile costruire un outlet di successo”. Protagonisti BG Asset Management, Dea Holding, VLG Capital e Aedes SIIQ. La progettazione in capo a One Works

F

orte di circa 25 factory outlet village attivi sul territorio nazionale ubicati da nord a sud della Penisola, il comparto italiano dei Foc si caratterizza per un tasso di competitività ai vertici in Europa. Negli ultimi anni lo

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sviluppo si è quindi orientato sull’ampliamento degli asset esistenti, con l’unica eccezione di Torino Outlet Village inaugurato nel marzo 2017. In questo scenario si inserisce il progetto di The Market Outlet Experience, ubicato nei confini della Repub-

blica di San Marino, nato dalla considerazione che l’area romagnola tra Bologna e Pescara sia l’ultimo white spot d’Italia dove si possa costruire un outlet che sia di successo. L’iniziativa, approdata in fase di cantiere nell’ottobre del 2016, vede protagonisti attraverso una partnership strategica operatori che a vario titolo vantano un forte know how in ambito retail e retail real estate: BG Asset Management, Dea Holding, VLG Capital e Aedes SIIQ. La progettazione porta la firma del noto studio di architettura milanese One Works. A regime, si prevedono 120 insegne e 8 spazi per la ristorazione. La prima fase di The Market vedrà l’apertura di 80 negozi e 6 ristoranti. La seconda include ulteriori 50 punti vendita e 2 spazi food. L’offerta di ristorazione sarà principalmente concentrata al primo piano, sulla terrazza, che con lo sviluppo di fase 2 diventerà poi un piano terra. Le categorie non food saranno distribuite tra le piazze e i corri-


doi senza particolari suddivisioni tematiche. L’investimento previsto supera quota 150 milioni di euro, di cui 100 destinati alla prima tranche e 50 alla seconda, mentre l’orizzonte temporale per il taglio del nastro di fase 1 è fissato al primo trimestre 2020. L’obiettivo dei promotori è quello di raggiungere e superare i 2 milioni di visitatori l’anno. Commercializzazione: lusso e premium brand Il 50% degli spazi di The Market è stato opzionato da marchi di standing internazionale. Oggi, rendono noto i promotori, le richieste sono superiori alle superfici disponibili per cui si sta lavorando per selezionare e assegnare gli spazi valutando il giusto brand mix, al fine di valorizzare al massimo l’immagine complessiva della struttura. Uno sforzo di fine-tuning, quindi, finalizzato a individuare per ogni settore le insegne più interessanti e performanti ma soprattutto in linea con il tenant mix. Non mancheranno inoltre i marchi di nicchia che sappiano al meglio interpretare i trend del momento. E non è esclusa la possibilità di pop up store per rendere l’offerta sempre aggiornata. In termini di posizionamento, ci saranno brand del lusso ma non solo: fashion e accessori, sportswear e outdoor, marchi internazionali premium e alto di gamma, in linea con il bacino di riferimento. Altrettanto importante e ricercata sarà la proposta di ristorazione, che potrà contare su circa il 10% della Gla. Le formule saranno adeguate alle esigenze di una clientela sempre più esigente e consapevole: ci saranno format che riprendono la cucina del territorio ma anche insegne internazionali non ancora presenti nell’area. Non mancheranno infine i servizi, fortemente legati alla grande presenza di turisti. Tra i vari, una lounge area per piccoli gruppi, segnaletica e menù in varie lingue, utilizzo dei sistemi QR Code per accedere a informazioni aggiuntive, uno spazio dedicato alla Segreteria del Turismo di San Marino, progetti di formazione, anche linguistica, delle risorse che

150

milioni di euro investiti:

100 destinati alla prima tranche e 50 alla seconda

7

milioni di turisti visitano la

dorsale adriatica tra Bologna e Ancona

saranno impiegate presso la struttura. Sono inoltre previsti format specifici nell’area food dedicati al turismo asiatico ma non solo: con l’obiettivo si soddisfare tutte le esigenze. Bacino allargato e destinazione turistica Situato lungo un’arteria primaria a soli 11 km di strada di doppia carreggiata dal casello autostradale di Rimini Sud, a 25 minuti dall’aeroporto di Rimini e a 20 minuti dalla stazione ferroviaria in condizioni normali di traffico, il progetto The Market prevede di attrarre un bacino di utenza potenziale di quasi 3 milioni di residenti nelle quattro regioni interessate, nel raggio di 90 minuti di auto. A questi si aggiunge il flusso dei quasi 7 mi-

lioni di turisti che visitano la dorsale adriatica, tra Bologna e Ancona. Ma San Marino e The Market saranno promossi come destinazione turistica a livello internazionale. Il progetto guarda infatti a una clientela con capacità di spesa alta e medio-alta, da San Marino, dall’Italia ma soprattutto, dall’estero: Cina, Stati Uniti e in particolare Nord Europa e Russia. E alcuni tour operator stanno già pianificando shopping tour dedicati. The Market è stato presentato, in collaborazione con l’Ufficio del Turismo di San Marino, alle fiere internazionali di settore MITT di Mosca a marzo 2018 e WTM di Londra a novembre 2018, proprio per intercettare la crescente domanda turistica internazionale verso l’Italia. gennaio · febbraio 2019 | retail food

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Dossier factory outlet village Prima pietra

Inizio dei lavori Fine 2016

PROGETTO IN PILLOLE

Progettazione One Works

Fonte: ©Edifis Intelligence

Gla Totale circa 25.000 mq Gla 1° fase 15.000 mq Gla 2° fase 10.000 mq Unità ristorazione 8 (6 in 1° fase)

Località Rovereta - Repubblica di San Marino

Apertura

Q1 2020

Totale unità non food

120 (70 in 1° fase)

Investimento

Tipologia Factory Outlet Village Localizzazione Extra-urbana Parcheggi circa 2.000

(la maggior parte interrati)

Livelli commerciali 2 (piano terra non food, piano primo ristorazione)

oltre 150 milioni di euro (100 mln per fase 1; 50 mln per fase 2)

Progettazione The Market sorge su un terreno in collina e il progetto prevede di sfruttare questo vincolo per creare un percorso pedonale inclinato con pendenza massima del 3%, che si snoda tra gli edifici che ospitano le attività commerciali. «Seppure la soluzione appaia insolita per un outlet, molte famose strade commerciali, nelle principali città, si trovano su terreni inclinati con pendenze anche maggiori: basti pensare a Bond Street a Londra, ad Avenue Champs Elisées a Parigi e alla 5th Avenue a New York – ha dichiarato a r&f l’architetto Giuliana Ledda, associate director di One Works – Assecondare la collina con percorsi inclinati ha offerto, inoltre, la possibilità di massimizzare la Gla sovrapponendo i negozi. Gli edifici che si trovano al centro tra due rampe, infatti, contengono due livelli di negozi, entrambi con accesso diretto dal piano strada. Tutti i building che ospitano i punti vendita si affacciano sul percorso pedonale, che costituisce una sequenza di aree comuni e piazze e che ambisce a generare un ambiente urbano in cui unità commerciali, spazi pubblici e di servizio trovano piena integrazione. Gli spazi comuni sono il cuore del progetto e sono elementi fondamentali per creare una nuova destinazione commerciale e accompagnare la customer experience». Nella prima fase di costruzione verranno realizzate tre piazze, mentre la quarta verrà costruita nella seconda fase. La prima piazza si trova alla quota più bassa del percorso e rappresenta la piazza di benvenuto, in quanto funge da ingresso principale per 44

prevista

Promotori BG Asset Management nel ruolo di Leading Sponsor, Dea Holding Srl, VLG Capital Srl e Aedes SIIQ Spa

retail food | gennaio · febbraio 2019

i clienti che arriveranno con autobus e pullman. Qui si collocano inoltre l’edificio iconico che ospita il punto informazioni, la reception e la lounge area per i clienti che richiedono il servizio di personal shopper. La secon- Giuliana Ledda, da piazza è dedicata all’espe- associate director rienza gastronomica e all’in- di One Works trattenimento. I ristoranti sono posizionati al primo piano dell’edificio che fa da sfondo alla piazza e sono accessibili da una grande terrazza collegata al livello sottostante attraverso un sistema di scale mobili, ascensori e scale che ne favoriscono la circolazione. Dalla terrazza, i clienti seduti ai tavolini all’aperto possono godere degli eventi e delle attività che si svolgono nella piazza sottostante. In futuro, con la costruzione della seconda fase del progetto, la terrazza sarà direttamente collegata al livello della piazza 4, che chiude l’anello della passeggiata commerciale. La piazza degli eventi è allestita con un palco, una lunga panca e una fontana con getti a raso con la pavimentazione, che offre ai bambini l’opportunità di giocare e divertirsi. In occasione di grandi eventi la fontana può essere spenta e la panca rimossa in modo da rendere utilizzabile tutto lo spazio a disposizione. La terza piazza è un po’ più intima con al centro un giardino con aiuole, alberi e aree dove sostare. Anche qui non manca l’offerta food presente con un ristorante completo di un piccolo dehors. Lungo la passeggiata, inoltre,

Intervista a Maurizio Borletti, co-founder di Borletti Group

Qual è il ruolo di Borletti Group Asset Management nel progetto The Market? Borletti Group Asset Management è leading sponsor del progetto. È stato il promotore principale avendo creduto nelle potenzialità del progetto sin dalle primissime fasi e si occupa, insieme a DEA, delle attività di concezione e commercializzazione e lancio dell’outlet. Come si integra il vostro know how con quello degli altri attori protagonisti? Gruppo Borletti si è sempre contraddistinto come promotore di progetti di eccellenza nel settore retail. Da Rinascente a Printemps, e non ultima l’acquisizione di Grandi Stazioni Retail, dimostrano la capacità del Gruppo di interpretare in modo innovativo forme di retail tradizionale incrementando nel tempo il valore degli asset. Gli accordi prevedono che il Gruppo Aedes svolga le attività di project e construction management e quelle di development e asset management mentre DEA, grazie all’expertise e alla conoscenza del canale outlet, si occuperà della commercializzazione, sempre in coordinamento con il Gruppo Borletti. Qual è il valore aggiunto del progetto? Una nuova destinazione nel sistema turistico San Marino-Riviera Romagnola. L’ultimo white spot senza concorrenza nella Penisola. Un’architettura progettata per valorizzare i brand e offrire ai visitatori un’esperienza gratificante. La realizzazione di The Market rappresenta, inoltre, una grande opportunità per l’intero tessuto economico e occupazionale di San Marino nonché un’occasione unica per consolidare l’attrattività del Paese come destinazione turistica di qualità a livello nazionale e internazionale. Il centro prevede, infatti, di attrarre circa due milioni di nuovi turisti, soprattutto stranieri, grazie anche ai benefici di un regime amministrativo e fiscale efficiente che favorirà l’attività dei retailer presenti.

sono presenti piccole attività di ristorazione e caffetteria, oltre alla possibilità di allestire chioschi temporanei o food truck. «Progettare su un piccolo lotto in un terreno in pendenza ci ha costretto a pensare out of the box e quindi a fare delle scelte non convenzionali per questa tipologia edilizia e che hanno dato valore aggiunto al progetto – ha commentato Giuliana Ledda – Siamo infatti abituati a immaginare gli outlet come complessi edilizi con grande consumo di suolo e su terreni pianeggianti. Qui invece, dovendo sfruttare la collina e la superficie a disposizione, abbiamo dovuto lavorare in verticale, o meglio a terrazze. I parcheggi sono interrati, soluzione inusitata per un outlet e che, oltre a ridurre


Intervista a Giuseppe Roveda, ceo di Aedes SIIQ

il consumo del suolo, migliora il servizio per i clienti, i quali possono lasciare la macchina all’ombra quando fa troppo caldo e al riparo dalla pioggia. Inoltre, in questo modo si riduce notevolmente la distanza che il cliente deve percorrere tra il parcheggio e l’accesso alla passeggiata commerciale. I piani dei parcheggi interrati saranno collegati tra di loro e al percorso pedonale tramite scale e ascensori ma, grazie al sistema a terrazze, quasi tutti i livelli sono direttamente collegati alla passeggiata commerciale in corrispondenza delle quattro piazze. Un altro importante aspetto del progetto deriva dal fatto che The Market

è stato sviluppato con l’intento di garantire sia il rispetto dell’ambiente sia il benessere dei visitatori e dei dipendenti, grazie all’adozione del protocollo BREEAM, uno dei più affermati standard di certificazione internazionale per la sostenibilità edilizia. Infine il carattere architettonico, che mostra un’architettura legata alla tradizione locale con materiali e colori che interpretano la cultura sammarinese, ma con forme che ne restituiscono un’immagine contemporanea». Il complesso è stato progettato secondo i criteri della certificazione BREEAM International 2013 for New Construction. Il rating

Intervista a Luca de Ambrosis Ortigara, founder di DEA Real Estate Advisor Qual è il ruolo di DEA nel progetto The Market e come si integra il vostro know how con quello degli altri attori protagonisti? Dea ha svolto in coordinamento con il gruppo Borletti e VLG Capital Srl (società di investimento e consulenza strategica che fa riferimento a Vincenzo Buonocore, ndr) il ruolo di advisor nello sviluppo di The Market sin dalle prime fasi del progetto definendo le scelte strategiche di posizionamento, di gestione e di comunicazione, oltre che essere coinvolta, con un team dedicato, nell’attività di commercializzazione. L’esperienza maturata nello sviluppo di importanti outlet italiani ed europei ha permesso di mettere in atto fin da subito azioni affinché si raccogliessero adesioni di importanti marchi dell’alta gamma, confermando il posizionamento premium dell’outlet. Quali elementi di continuità e quali di innovazione apporterete rispetto ad altri progetti che avete realizzato in passato? Gli elementi di continuità sono quelli che hanno generato il successo di molti outlet: location, giusto brand mix e un’architettura ecosostenibile che crei un ambiente in cui il visitatore si senta a proprio agio e in una cornice adatta per un’esperienza positiva, divertente ed emozionante di shopping. Oggi rispetto al passato l’attività di marketing è sempre più strategica anche per l’avvento dei nuovi canali digitali che sono fondamentali nel generare flussi e fatturati: stiamo investendo in quest’area sia in termini di team che di tecnologia. La sfida di The Market, e dell’intero settore, sarà l’integrazione delle più innovative tecnologie digitali con gli aspetti classici del brick and mortar. In un momento di crisi dei consumi e con il canale eCommerce che diventa

sempre più aggressivo, l’offerta retail che The Market vuole proporre è all’insegna dell’esperienza con contenuti innovativi in termini anche di servizi. Qual è il valore aggiunto del progetto? Il concetto di outlet è cambiato molto negli ultimi anni. L’obiettivo oggi è quello di proporre ai clienti una vera e propria day-off experience, in linea con le più moderne tendenze dello shopping esperienziale. San Marino, già meta turistica, è per questo una location ideale per sviluppare un concetto di destination outlet. Questo perché generalmente il tempo di permanenza di un visitatore in un outlet varia dalle 2 alle 3 ore e, terminato lo shopping, il cliente si potrà dedicare a visitare un territorio interessante, ricco di cultura e storia e Patrimonio dell’Unesco. La vicinanza a un’area quale la Riviera Romagnola, con i suoi 7 milioni di turisti italiani e internazionali, permette a The Market di essere realmente al centro di una reale destinazione turistica con due aeroporti internazionali (Bologna e Rimini) elemento differenziante rispetto ad altri progetti competitor. Proprio per questa ragione, The Market avrà un team dedicato al turismo che allaccerà rapporti con tour operator internazionali per incrementare gli arrivi di visitatori e sviluppare un’offerta integrata con le altre destinazioni della Repubblica di San Marino e della Rivera Romagnola, ricche di occasioni di svago e arricchimento culturale. Il centro dedicherà inoltre degli spazi alla Repubblica di San Marino con l’obiettivo di promuovere l’offerta turistica locale.

Qual è il ruolo di Aedes nel progetto The Market? Aedes SIIQ Spa è sponsor dell’iniziativa insieme a BG Asset Management, Dea Holding Srl e VLG Capital Srl, nonché investitore che detiene il 40% del capitale del progetto. Come si integra il vostro know how con quello degli altri attori protagonisti? L’apporto di Aedes nel progetto è principalmente legato al track record e alle positive esperienze di sviluppo immobiliare, commerciale in particolare. Il team di Aedes coinvolto nell’iniziativa è infatti composto da professionisti che hanno realizzato importanti progetti quali il primo outlet in Italia a Serravalle Scrivia. Lo sviluppo del The Market Outlet Experience è condotto in piena sintonia tra tutte le parti coinvolte. Tuttavia, il ruolo di Aedes è maggiormente incentrato sulla parte progettuale e realizzativa dell’opera, nonché sugli aspetti finanziari e gestionali dell’iniziativa di sviluppo. Quali elementi di continuità e quali di innovazione apporterete rispetto ai progetti che avete realizzato in passato? Un outlet rappresenta un luogo - non luogo in cui un visitatore deve poter ritrovare un ambiente conosciuto, anche nella sua prima presenza, ma che, al contempo, deve saper sorprendere e aumentare l’interesse a ogni visita. The Market Outlet Experience offrirà tutto questo: un prodotto in cui ritrovare l’eccellenza delle positive esperienze già fatte e al contempo l’offerta di elementi di novità e contemporaneità, a cominciare dagli elementi architettonici per proseguire con la proposta food e l’ampiezza dei servizi, per soddisfare tutte le esigenze dei clienti. Qual è, lato commercializzazione e in assoluto, il valore aggiunto del progetto? The Market va a soddisfare un’area di territorio tra Rimini e Pesaro con l’ultimo white spot dove poter realizzare un outlet di successo. Il posizionamento alto del prodotto unito alla finalità strategica della sua realizzazione, testimoniata anche dagli accordi ad hoc siglati con la Repubblica di San Marino, ne rappresentano un valore aggiunto per tutti i soggetti interessati, amministrazioni pubbliche, indotto, tenant e clienti.

atteso è Very Good, con un punteggio ottenuto durante la BREEAM Interim Certification per la fase di design pari al 64,3%. Le soluzioni impiantistiche adottate per garantire sia i fabbisogni energetici che quelli idrici-sanitari del complesso, studiate da Deerns (società di fornitura di servizi specialistici di consulenza tecnica e di ingegneria), assicurano il contenimento dei consumi energetici e dei costi di esercizio, il mantenimento nel tempo delle opere, la flessibilità d’uso e le condizioni ambientali necessarie per lo svolgimento delle attività e il benessere delle persone. ¢ gennaio · febbraio 2019 | retail food

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Resoconto fiera

Mapic 2018 stand by stand di Andrea Penazzi

La tre giorni di Mapic rappresenta la principale vetrina internazionale per i nuovi progetti di retail real estate. L’edizione 2018 (14-16 novembre) della fiera organizzata da Reed MIDEM non ha fatto eccezione, con la consueta presenza di espositori italiani a presentare nel nuovo Padiglione Italia e nei propri stand le iniziative in commercializzazione. Di seguito proponiamo i contenuti più interessanti emersi nelle interviste condotte da r&f ai principali exhibitor. 46

retail food | gennaio · febbraio 2019

LE INTERVISTE

Corrado Vismara, amministratore delegato di Savills Larry Smith

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n questa fase stiamo spingendo tutte le nostre attività di servizio perché, con il passaggio al gruppo Savills, abbiamo ampliato la gamma di attività consulenziali. Rispetto ai progetti che abbiamo nel portafoglio delle commercializzazioni, lavoriamo a quattro parchi commerciali e tre stadi. Sul primo fronte segnalo il Da Vinci Village a Fiumicino, che aggiungerà 24mila mq di Gla ai 60mila attuali del Market Central Da Vinci. Sul secondo fronte lo stadio dell’Empoli, interessato da un’o-


styling con soluzioni differenti dai classici interventi di ammodernamento. Quello che appare oggi è quindi un nuovo centro commerciale, realizzato come ci hanno chiesto i visitatori: più rimandi alla natura, spazi più ariosi e con più luce. Nell’ampliamento, di cui speriamo di avviare al cantiere a metà 2019 con una previsione di fine lavori per il 2020, ci saranno un’area dedicata ad attività ludiche, una urban farm di 4.500 mq sul tetto e uno spazio di ristorazione, di posizionamento medio alto. Vi è poi la ristrutturazione e l’ampliamento del centro a Piacenza: sarà realizzato un piano intero dedicato a dei servizi che mancano, come la clinica veterinaria, quella odontoiatrica e spazi di co-working, più un’area dedicata alla ristorazione e al ludico. Il cantiere è avviato e l’apertura è fissata per giugno/ luglio 2019.

Letizia Cantini, chief operating officer, e Corrado Di Paolo, partner and head of leasing department di Svicom

perazione di restyling che prevede, restando nelle volumetrie esistenti, l’inserimento di un supermercato, bar, ristoranti, più altri servizi non di carattere commerciale, finalizzati a far vivere la struttura tutta la settimana. Tali operazioni seguono il trend del momento, nel quale permane una certa difficoltà di sviluppo del prodotto classico di centro commerciale. Difficoltà che prevediamo anche per il 2019. A livello di portafoglio gestionale, segnalo l’ingresso nel 2018 di alcune realtà tra cui spicca Aura a Roma: shopping center urbano che rappresenta una nuova generazione di progetti. Gli altri sono il centro Gialdo a Chieri e l’8 Gallery a Torino, su cui siamo già stati impegnati nella commercializzazione. Vi è poi l’attività di riposizionamento delle gallerie, che oggi va oltre la semplice ricommercializzazione del brand mix.

Edoardo Favro, amministratore delegato di Ceetrus Italy

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nsita nel nome Ceetrus vi è una nuova vision, intrapresa ormai da un paio anni, finalizzata a un orizzonte temporale che arriva al 2030. Questa vision ci porta a creare luoghi di vita, esperienza, emozione, incontro, socialità e alla fine anche di commercio. Ci rivolgiamo a cittadini, non a clienti, che cerchiamo di ascoltare per interpretarne i bisogni e quindi condividere con loro le nostre analisi. Nel merito dei progetti, a Rescaldina abbiamo già completato il re-

(L.C.) Conosco Svicom da cliente, ho lavorato a Unicoop Firenze come direttore del patrimonio. Svicom è stata tra i miei più stabili consulenti, distinguendosi per dinamismo e capacità di innovare. Il progetto Esplo! Moving Mall, realizzato qualche anno fa, ne rappresenta un esempio. D’altronde, i centri commerciali diventano sempre più spazi dove trascorrere pezzi di vita, per cui è compito di una società di gestione e commercializzazione diversificare e trovare modalità di servizio utili all’utenza finale, anche in termini di accoglienza, e parallelamente alle proprietà per andare oltre ai classici canoni di gestione immobiliare. (C.D.P.) L’ingresso di Letizia è un segnale forte al mercato, in azienda negli ultimi anni sono arrivati manager di alto profilo, perché Svicom oggi guarda non solo a prendere più mandati ma a dare una consulenza di qualità. Arrivando ai progetti in sviluppo, a Mapic ne presentiamo tre in particolare. Il primo, chiamato Go! Torino, vanta 25mila mq di gla, 25 ristoranti ed è integrato a 18mila mq di parco verde, interamente dedicati al leisure. Pur non essendo ancora in cantiere, è già commercializzato al 100% per le medie superfici e al 50% per le ristorazioni. Poi Mogennaio · febbraio 2019 | retail food

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Resoconto fiera nopolis, il primo shopping resort d’Italia, ubicato in piena Valle d’Itria: conta 43mila mq di Gla, distribuiti in un lifestyle center dove ci saranno oltre 20 medie superfici, 3 grandi strutture tra cui un alimentare da 4.500 mq e una ristorazione che richiama le masserie tipiche della zona. Al centro ci sarà un trullo. Infine, il progetto di Kalépolis: un retail park di proprietà della famiglia Perrone, situato in provincia di Lecce lungo la direttrice per Gallipoli. La precommercializzazione è arrivata al 50% e il cantiere partirà nel 2019 con apertura potenziale entro il 2020.

Pier Luigi Paolettoni, senior leasor, head of development projects presso CBRE

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ome comparto, i primi 11 mesi del 2018 non sono stati particolarmente positivi: settembre e ottobre per motivi climatici, gennaio non è partito bene, mentre agosto si è dimostrato in leggere recupero. Sono cresciuti segmenti quali food, servizi, beauty e cura della persona, mentre a soffrire è stato il settore dell’abbigliamento e del fashion in generale. Mi riferisco ovviamente a valori a rete omogenea, valori che nel caso della ristorazione sono stati ulteriormente sostenuti a fronte di un forte sviluppo. Guardando ai progetti su cui siamo impegnati come leasing, cito il retail park a Pomezia in apertura nella primavera del 2019 e arrivato al 50% circa della commercializzazione, lo shopping center a Parma e una nuova iniziativa in Sicilia. Quest’ultima è stata presentata a Mapic in particolare alle potenziali medie superfici, ottenendo riscontri positivi. Si tratta di un progetto di centro commerciale tradizionale, sito in una zona interessante in quanto non presidiata. Inoltre ci stiamo occupando di tre centri un tempo appartenuti a Klépierre (Metropoli a Novate Milanese; Settimo, a Settimo Milanese; Le Rondinelle a Roncadelle in provincia di Brescia, ndr) e acquisiti da Investire SGR, con l’obiettivo di trasformarli in prodotti più attuali.

Roberto Marchetti, head of retail leasing Cushman & Wakefield

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Mapic Italy si era fatto il punto su tre progetti in fase di commercializzazione, dei quali uno ha aperto, uno è prossimo al taglio del 48

retail food | gennaio · febbraio 2019

nastro e il terzo dovrebbe essere inaugurato entro la fine del 2019. Rispettivamente sono L’Arsenale di Roncade (TV) di proprietà del Gruppo Basso, l’ampliamento del retail park Settimo Cielo a Settimo Torinese e Maximo a Roma. Per quanto riguarda il primo, è stato avviato full letting, ospita uno dei primi Aldi all’interno di un mall, 10 medie superfici e complessivamente circa 40-45 negozi. Nel 2019 vi aprirà il primo negozio virtuale all’interno di uno shopping center: sarà uno store di elettronica nel quale il cliente potrà acquistare avvantaggiandosi dei prezzi online e di promozioni del giorno specifiche per quel punto vendita, decidendo se farsi recapitare a casa la merce pagando le spese di spedizione o se farsi consegnare il prodotto nel centro commerciale senza sostenere costi. L’ampliamento di Settimo Cielo annovera 45 medie superfici su una Gla complessiva di 90mila mq, di cui 3mila dedicati al food: a prescindere da BK, Roadhouse e Mishi Mishi, già presenti nel parco attuale, spiccano Doppio Malto su due livelli, Rossopomodoro su 700 mq, Calavera e KFC su un’unità molto grande. Maximo vedrà Pam come ipermercato, 180 negozi in totale e un’offerta street food, diventando un punto di riferimento per lo shopping nella Capitale.

Roberto Zoia, direttore sviluppo e gestione patrimonio di IGD SiiQ

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l 7 novembre abbiamo approvato il nuovo piano strategico di IGD per i prossimi 3 anni, che prevede investimenti per 90 milioni di euro con focus sul patrimonio esistente. L’obiettivo, quindi, è quello di continuare nel processo di riqualificazione di tutto il portafoglio attraverso refurbishment e rimodulazioni. Vi sarà una sola appendice di sviluppo diretto, che consiste nel completamento delle Officine Storiche di Livorno, la cui apertura è prevista nel primo semestre del 2020. Segnalo inoltre un ulteriore piccolo ampliamento di Esp a Ravenna, dove la residua capacità edificatoria ci ha permesso di trovare un accordo con una società che realizzerà un parco divertimenti. Un altro accordo ha riguardato 18 ipermercati in quota a Coop Alleanza 3.0 relativamente alla proroga di 18 anni del contratto. L’agreement prevede la rimodulazione dei canoni e soprattutto la riduzione di 5 di essi verso dimensioni di

vendita più moderne, 4.500/5.000 mq, che ci permetteranno di liberare spazio per implementare le gallerie. Al momento, in termini di ristrutturazioni, abbiamo in essere quelle del Centro Casilino a Roma, Le Fonti del Corallo a Livorno, Gran Rondò a Crema e La Favorita a Mantova. Quest’ultima è una delle cinque gallerie che abbiamo acquistato ad aprile da Eurocommercial Properties ed è quella che, a nostro avviso, ha più potenziale di valorizzazione: abbiamo deciso di lanciare sul 2019 tutta la fase di progettazione e le gare d’appalto, mentre l’inizio dei lavori è previsto nel 2020.

Savino Natalicchio, director special divisions and feasibility, Duff & Phelps REAG

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elle nostre analisi abbiamo preso in esame il tema dell’attitudine degli investitori al prodotto centro commerciale tradizionale, in conseguenza a una percezione negativa sul prodotto che è stata mutuata dagli investitori nord americani e anglosassoni in generale. Questo tema deriva dal fatto che i dead mall sono un fenomeno consolidato negli Stati Uniti per cui molti investitori che si affacciano sul mercato europeo continentale, e quindi anche sull’Italia, temono che tale fenomeno possa verificarsi anche qua. Dal nostro punto di vista quanto accaduto in America non è replicabile nel Vecchio Continente e nel nostro Paese, o almeno non direttamente. E questo per specifiche motiva-


zioni. Partendo dallo stock, infatti, negli USA la densità è di 2mila mq di Gla per mille abitanti, mentre in Italia si superano i 300 mq. Inoltre lo stock statunitense è molto più obsoleto, perché oltreoceano il fenomeno è iniziato negli anni ‘50, negli anni ’60 in Francia e solo nella decade successiva nel Belpaese. L’età media dello stock italiano è dunque di circa 18 anni, mentre metà di quello statunitense è stato costruito prima del 1988. Un altro tema riguarda le àncore: i centri italiani sono legati a quella alimentare, che come sappiamo subisce naturali downsizing, quelli USA ai department store, che sono fortemente in crisi. Per riassumere, negli Stati Uniti vi è problema di oversupply, con una sovrapproduzione andata avanti anche nel momento di maturità del mercato negli anni ‘90, di obsolescenza e di àncore imputabile alla crisi dei department store.

Ingka Centres: debutto in India,

focus sui centri città e strategia community driven

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a customer experience si evolve, cambiano le esigenze del consumatore e quindi anche i colossi del retail e dell’immobiliare commerciale internazionali devono evolvere il proprio business, pensando out of the box. La testimonianza a r&f dallo stand di Ingka Centres a Mapic è di Carsten Heidtmann, global leasing director, che da un lato annuncia l’ingresso di Ingka Centres in India e dall’altro apre la via dello sviluppo ai centri urbani. «Stiamo investendo grandi capitali per sviluppare nel mercato indiano attraverso la realizzazione di meeting places con gli IKEA store integrati nei mall. Al momento stiamo valutando le migliori posizioni. La nostra strategia, che un tempo puntava a location in zone periferiche delle città, ora guarda con interesse ai centri urbani con soluzioni mixed-use». Il primo esempio di questa nuova vision arriva dalla Cina, con l’avvio nel distretto di Linkong a Shangai di un progetto urbano da 1 miliardo di euro, 300mila mq di Gla e 300 negozi, la cui apertura è prevista nel 2022. Le altre iniziative lungo la Gran-

Simone Burasanis, head of shopping centers, retail parks and stand alones at Rustioni&Partners

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tiamo lavorando su diversi progetti. Il primo è il WaltherPark a Bolzano, che quest’anno a Mapic presentiamo con il layout aggiornato e completo: sono 35mila mq di Gla, ubicati vicino alla stazione ferroviaria e a piazza Walther. Oltre al retail ci saranno un hotel a 4 stelle con 100 camere, 150 appartamenti e uffici sia pubblici che privati. Abbiamo già approcciato i primi grandi tenant per capire il posizionamento del centro, che sarà premium vista la localizzazione centrale, e dal 2019 approcceremo le altre medie superfici e i player per i negozi di vicinato. Parallelamente,

con la fine del 2018 e l’inizio del 2019 inizieranno le demolizioni, cui seguirà la fase di costruzione, con un obiettivo di apertura fissato per il 2022. Protagonista di questa operazione di sviluppo e riqualificazione urbanistica è un operatore austriaco importante, Signa, che vanta diverse proprietà anche in Germania tra cui il department store Kadewe a Berlino. Altri progetti primari su cui siamo impegnati sono, a Venezia, lo storico immobile del ‘500 chiamato Palazzo del Gusto in Campo Sant’Angelo, dove inseriremo su 2.500 mq diverse attività di ristorazione, e a Milano vicino a viale Umbria, dove commercializziamo una galleria di 6mila mq con una ventina di negozi. Tra le altre iniziative in portfolio, le Corti di Baires e Scalo Milano Outlet & More nel capoluogo lombardo.

Stefano De Robertis, marketing manager di Eurocommercial Properties

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tiamo lavorando a progetti di refurbishment e ampliamento. Mentre sui primi siamo già operativi in alcuni centri, come a

de Muraglia sono a Changsha e a Xi’an. Ma, con un portfolio di 45 centri in 12 nazioni Europee, più Russia e Cina, nei quali gravitano ogni anno 480 milioni di persone, la nuova strategia non può interessare soltanto i nuovi progetti: «Stiamo pensando anche a come rinnovare i centri esistenti – ha continuato il manager – parlando e coinvolgendo le comunità locali, chiedendo loro quali siano le loro necessità. E parallelamente coinvolgiamo i brand non come meri tenant ma considerandoli veri partner, a cui ci rivolgiamo per implementare nuove soluzioni. In questo senso il leisure e il food sono driver straordinari. Mentre in Europa l’offerta di ristorazione è compresa tra il 5 e il 10% della Gla, in Cina si arriverà a punte del 30%». Ingka Centres si candida dunque a diventare sempre di più un global partner per i brand, in grado di portarli in nuovi mercati internazionali. E non mancano esempi di importanti marchi italiani presenti nei mega mall gestiti da Ingka Centres, quali quelli di Teddy Group, Calzedonia e Benetton. Collestrada a Perugia, a I Gigli di Campi Bisenzio (FI) al Fiordaliso a Milano e a Curno (BG), sui secondi si stanno seguendo gli iter amministrativi per l’approvazione. A Perugia abbiamo completato la nuova immagine degli ingressi, lavorato sulla food court, rinnovato la galleria, i parcheggi e i servizi, per poi disegnare quello che sarà il futuro probabile ampliamento del centro. A I Gigli si sta ultimando la seconda parte dei lavori, dopo che la prima ha dato ampie soddisfazioni in termini di gradimento dei clienti e dei retailer. Inoltre è stato rinnovato il multiplex, dove è stato aperto il secondo cinema in Italia con la formula UCI Luxe (vedi intervista alle pagg. 20-22, ndr). Al Fiordaliso è in campo la riduzione dell’ipermercato, che permetterà di creare spazio per nuove funzioni commerciali. Seguendo il modello di Arese, l’iper avrà anche un accesso diretto sull’esterno. Nel centro di Curno, infine, sono partiti i lavori per realizzare un refurbishment light della galleria, con una nuova piazza per la ristorazione che oggi manca, in una veste strutturata. È un lavoro che ci impegnerà tutto l’anno. ¢ gennaio · febbraio 2019 | retail food

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Analisi di mercato

GDO: volumi stabili, format in evoluzione Mentre lo studio di Mediobanca, che ha preso in esame il periodo 2013-2017, paventa lo spettro di una saturazione del mercato, e Nielsen certifica volumi di vendita flat nel 2018, lo scacchiere dei brand si muove: discount, concept locali ed eCommerce danno scacco ai grandi formati

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n attesa di conoscere il quadro completo del 2018, gli ultimi dati relativi all’andamento del Largo Consumo in Europa Occidentale diramati prima di Natale da Nielsen indicano una crescita della spesa dei consumatori in tutta la regione su base annua. Dopo una debole crescita dei volumi nel secondo trimestre, la performance della

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retail food | gennaio · febbraio 2019

GDO nel terzo trimestre del 2018 è migliorata: l’importo pagato dagli europei per la spesa quotidiana è aumentato del 3,7%, grazie a un incremento dei prezzi del 2,7% e a un aumento dei volumi di vendita dell’1 per cento. Il Regno Unito ha registrato il tasso di crescita più elevato (+3,5%) tra i cinque grandi mercati dell’Europa occidentale, seguito da

Spagna (3,2%), Germania (2,3%) e Francia (+2,1%). In Italia, il fatturato del largo consumo è invece cresciuto dell’1,3% su base annua e tale incremento deriva esclusivamente da un aumento dei prezzi dell’1,3%, a fronte di volumi di vendita stabili rispetto al medesimo periodo dell’anno precedente. L’Italia si posiziona quindi all’ultimo posto nel ranking delle cinque principali economie europee, ma è anche l’unico Paese, insieme alla Francia, dove la crescita non è favorita dall’aumento dei volumi.

L’indagine Mediobanca

La GDO italiana, tra saturazione e nuovi protagonisti, con un giro d’affari in aumento ma margini in riduzione. E il tema dell’eCommerce, o più in generale della convergenza tra off e on-line, quale priorità per i vari player. Questi i trend, relativi al periodo 2013-17, analizzati nell’indagine sulla Grande Distribuzione


Gianpietro Corbari, amministratore delegato di Pam Panorama

Intervista a

Di quanti punti vendita si compone ad oggi la vostra rete distributiva e quali sono stati nel 2018 i numeri in termini di nuove aperture e di sell out? Gruppo Pam ha chiuso il 2018 con un totale di circa 1.070 punti vendita, tra diretti e in franchising. Oltre che con la società Pam Panorama Spa - di cui fanno parte 25 ipermercati Panorama, 104 supermercati Pam e 63 convenience store Pam local - il Gruppo è presente sul mercato anche nel segmento discount, con più di 400 negozi a insegna iN’s, e nel franchising, con circa 150 negozi a insegna Pam, Pam local e Metà e oltre 330 punti vendita in master franchising. Al 1° gennaio 2019, grazie alle partnership con Arimondo e Borello, conteremo ulteriori 70 negozi, di cui 18 facenti parte della rete Arimondo, che adotteranno l’insegna Pam, e 52 punti vendita Borello, che manterranno l’insegna “Borello Supermercati”. La nostra multicanalità ci permette di creare sinergie e cogliere opportunità di crescita in un mercato italiano che prevede, per il 2018, vendite in calo. Per quanto riguarda il fatturato di Gruppo Pam prevediamo di superare i 2,5 miliardi alla fine del 2018, mentre nel 2017 è stato di circa 2,4 miliardi di euro. Restando sul tema delle aperture e delle performance, quali sono le aspettative per il 2019? Nel 2019 continueremo ad ampliare la nostra rete e per questo abbiamo deciso di investire 120 milioni di euro nel biennio 2019 – 2020 dedicati sia allo sviluppo del business e alle nuove aperture che alla riconversione e ristrutturazione dei punti vendita e ai progetti di innovazione. Punteremo ancora sul settore alimentare, che ci sta dando molte soddisfazioni. Infatti se, a livello di Gruppo, nel 2013 il food rappresentava il 90% del fatturato, nel 2017 ha raggiunto il

94% e nel 2018 crescerà ancora di due punti percentuali, assestandosi al 96%. Parlando sempre di prospettive future, oltre allo sviluppo in Italia stiamo lavorando per implementare il nostro business anche all’estero, innanzitutto in Europa e in seconda battuta in America e in Oriente. Prevediamo, infatti, di debuttare fuori dai confini nazionali entro il 2020, valorizzando al meglio il nostro DNA italiano e facendo leva proprio sui prodotti alimentari a marchio Pam, espressione del Made In Italy. Quali sono i formati di punto vendita e i canali su cui state investendo maggiormente? Sicuramente i Pam local, il nostro format dalle superfici più piccole e orientate al vicinato e alla spesa di tutti i giorni. Attualmente sono un centinaio e prevediamo di raddoppiarne il numero nel prossimo biennio. Questo perché abbiamo scommesso sul modello della prossimità, che in un contesto italiano di consumi stagnanti, si sta rivelando uno dei segmenti più interessanti per crescere. Senza dimenticare che il nostro Gruppo è multicanale e nel nostro piano di crescita abbiamo messo in campo anche lo sviluppo delle strutture di medie e grandi dimensioni e anche del canale discount. Quali sono, infine, i vostri progetti in ambito di omnicanalità? Siamo consapevoli che, nel medio termine, sarà sempre più importante integrare al meglio i canali off e on-line. Per questo stiamo considerando più modelli tra le formule oggi attive sul mercato, come il click & collect, l’eCommerce e le alleanze con terze parti, a cominciare da Amazon Prime e Supermercato24, con i quali abbiamo partnership consolidate, rispettivamente su Roma, Milano e altre città.

Osservatorio Mediobanca sulla GDO I numeri parlano, ma: sono sinceri o reticenti?

Osservatorio Mediobanca sulla GDO I numeri parlano, ma: sono sinceri o reticenti?

BIG mondiali 2017 fatturato €1.258 mld

Discount davanti a tutti [var. media annua vendite 2013-17]

Discount

+9,6% +5,6%

Coop

Grande Distribuzione

-0,2%

+3,1%

+0,7%

Conad

Distribuzione Organizzata

+3,3% In Italia 2017 fatturato

sul 2016

€83 mld +4,4%

Campioni di crescita

sul 2016

[var. media annua vendite 2013-17]

Campioni di redditività

+15,6%

+9,8%

+9,2%

+8,0%

+7,7%

MD

Crai

Lidl

Végé

Eurospin

23% Eurospin

18,6% 16,9% Lidl

MD

12,5% Agorà 11,7%

Crai & Végé

Fonte R&S, Mediobanca

[Roi 2017]

Organizzata realizzata da R&S Mediobanca e presentata in occasione del primo GDO Annual Talk. L’evento si è tenuto a dicembre presso la sede di Mediobanca e ha visto protagonisti Gabriele Barbaresco, direttore Area Studi Mediobanca, Patrizio Podini, presidente MD, Giorgio Santambrogio, presidente ADM e amministratore delegato Végé, Maniele Tasca, direttore generale Selex, Enzo Risso, direttore scientifico SWG, Massimo Bongiovanni, vicepresidente vicario Ancc-Coop e presidente Eurocoop, Nabil de Marco, Eu director, Prime Now Marketplace Amazon, Mario Gasbarrino, amministratore delegato Unes, e Francesco Pugliese, amministratore delegato Conad. Guardando al 2017, il fatturato aggregato dei maggiori operatori della GDO italiana, che rappresentano il 97% del mercato della GDO alimentare nazionale, ha toccato, al netto dell’Iva, quota 83 miliardi di euro (+4,4% rispetto all’anno precedente). Ma se la crescita commerciale registrata è la più consistente dal 2014, il margine operativo netto risulta in calo del 5,5% e il risultato corrente del 5,9%. I numeri restituiscono, dunque, uno scenario in cui alla costante crescita delle vendite non corrisponde quella dei margini industriali; segno di un mercato sempre più consolidato e che mostra le prime avvisaglie di saturazione. Grazie al contributo delle poste non ricorrenti sono cresciuti del 7,2% sia il risultato ante imposte che quello netto. Ciò spiega perché la redditività del capitale (Roi) dell’industria della GDO ha chiuso il 2017 al 4,8%, in calo dal 5,2% del 2016, mentre la redditività netta (Roe) si attesta al 5,3%, in crescita dal 4,9% del 2016. I maggiori operatori della GDO hanno così ottenuto il record di utili dal 2013 pari a 1.095 milioni di euro nel 2017. Guardando nel dettaglio a chi sale e chi scende in questa fase di mercato, l’analisi per comColossiin mondiali per fatturato parto mette luce dinamiche differenti. Le [€mld 2017] catene di discount hanno chiuso il quinquenWalMart [US] 413,4 nio con la maggiore crescita media annua delKroger [US] le vendite (+9,6% dal 2013 al102,3 2017 e +9,7% solo 78,9 nel 2017).Carrefour Anche[FR]la Distribuzione Organizzata, che comprende forme consortili e di unio64,8 Tesco [UK] ne volontaria, è stata dinamica (+5,6% Ahold Delhaize [NL]molto62,9 medio annuo dal 2013 e +6,1% nel 2017). Bene la Lega delle Cooperative (Legacoop), che annovera i duedimaggiori operatori Campioni redditività mondialedel settore: [Roi 2017] Conad, che ha realizzato dal 2013 una cresci[AU] 3,1% e del 20,7% ta mediaWoolworths annua del 5,3% nel 2017, e le Coop,Publix che Super hanno segnato un progresso meMarkets [US] 20,5% dio del giro d’affari del +0,7%18,6% nel periodo e del Target [US] +3,4% nel solo 2017. In calo, invece, la GranWalMart [US] 15,8% de Distribuzione, il cui fatturato è in ripiegaAhold Delhaize [NL] mento in media dello 0,2% 10,9% rispetto al 2013, ma che ha comunque chiuso il 2017 col segno “più” (+0,2%). I discount si impongono angennaio · febbraio 2019 | retail food

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Analisi di mercato GDO Giorgio Santambrogio, amministratore delegato di Gruppo VéGé

Intervista a

Stefano Gambolò, direttore marketing Gruppo Selex

Intervista a

Guardando al 2018, gli obiettivi di inizio anno (investimenti per 330 milioni di euro, 69 nuove aperture e la ristrutturazione di 59 punti di vendita) sono stati raggiunti? Abbiamo rispettato i nostri piani, gli investimenti sono andati a buon fine pur con qualche apertura ritardata ai primi del 2019. Quali sono i riscontri in termini di fatturati, flussi e in generale di soddisfazione del consumatore? I risultati positivi di fatturato, così come l’aumento della quota di mercato, ci rassicurano sulla soddisfazione della clientela, soprattutto se confrontati con i trend che non sono altrettanto positivi rispetto a quelli del nostro Gruppo. Complessivamente siamo soddisfatti dell’andamento, prevediamo di chiudere il 2018 con il mantenimento della quota di mercato. Di quanti punti vendita si compone attualmente la vostra rete di negozi? Come è distribuita sul territorio e con quali format? Il Gruppo si attesta sui 2.368 punti vendita in tutta Italia, inclusa la rete “C+C” con la quale deteniamo una quota di mercato del 19,2%. Siamo presenti in 1.700 Comuni da nord a sud del Paese con format differenti: dall’iper al super, discount, superette, specialisti animali e il canale cash & carry. Quali sono gli obiettivi di aperture e ristrutturazioni per il 2019? A fronte di quali investimenti? Nel corso dell’ultima assemblea i soci hanno confermato un piano investimenti da 320 milioni di euro, in virtù del quale si prevedono 54 nuove aperture e 128 ristrutturazioni. Parlando di innovazione, nel 2018 avete puntato “sulla distintività attraverso la specializzazione dell’offerta guardando al meglio che c’è sul territorio, sulla targettizzazione su fresco, freschissimi, etc.” e ancora in termini di servizi

sull’eCommerce “cosìcomodo.it”. Quale sarà l’evoluzione di questi driver nel 2019 e quanto incidono al momento le vendite online sul totale del fatturato? Ci stiamo preparando all’avvio del progetto home delivery, entro la prossima primavera tre imprese associate Selex partiranno con il servizio collegato al nostro cosìcomodo.it. Ad oggi con il solo click & collect i soci che hanno aderito al portale hanno avuto un’incidenza del 3/5% sulle vendite online nei punti vendita operativi, e ci aspettiamo che con l’home delivery i numeri raddoppino nel corso del 2019. Può raccontarci una case history particolarmente significativa che abbini il tema dell’innovazione a un PDV di recente apertura? Direi che continuiamo a lavorare per rendere distintivi gli store e sul rendere più veloce il “fare la spesa”, così da andare incontro alle esigenze di moderne. Per questo è in fase di studio il progetto di master app del Gruppo Selex, che permetterà ai nostri clienti di fare la spesa anche attraverso mobile in modo semplice e veloce. I format urbani sembrano rispondere con maggiore efficacia alle esigenze della clientela, che oltre a fare la classica spesa alimentare cerca un’offerta di prodotti freschi, già pronti, da prendere e portare via, tempi rapidi di pagamento alle casse, la possibilità di acquistare online e ritirare in loco o di optare per la consegna a domicilio. Quali i progetti sotto questi punti di vista? Osserviamo con grande attenzione la crescita dei consumi out of home. Vorremmo diventare “la cucina degli italiani” e per questo dobbiamo valutare attentamente le soluzioni di pasti pronti, da consumare in loco o per il take away. Declinare le possibili soluzioni di consumo per i differenti format non è immediato, ma è sicuramente uno dei nostri obiettivi per il prossimo anno.

Conad: 4 piattaforme territoriali e investimenti per 1,3 miliardi In continuità al trend positivo che permane dal 2012, Conad ha chiuso il 2018 con una crescita del 3%: il giro d’affari si è attestato a 13,4 miliardi di euro, con un incremento di 408 milioni rispetto al 2017. Si è i ridotto ulteriormente il gap che separa Conad dal leader di mercato, con la quota salita al 12,9% dal 12,5% dell’anno prima, mentre si è rafforzata la leadership nei supermercati, al 22,4% contro il 21,5% dell’anno precedente (Fonte: GNLC I semestre 2018). In crescita il patrimonio netto, passato dai 2,37 miliardi di euro del 2017 ai 2,53 miliardi di fine 2018. Ciò consente a Conad di affrontare con la necessaria solidità economica il piano di investimenti del triennio 2018-2020, pari a 1,3 miliardi di euro, di cui 530 milioni per il 2019. Piano finalizzato a potenziare la rete di vendita con nuove aperture, acquisizioni e ristrutturazioni, a rendere più efficienti da un punto di vista

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retail food | gennaio · febbraio 2019

Le ultime aperture in Sardegna confermano da una parte la crescita del Gruppo e dall’altra lo sviluppo della tecnologia nei nuovi punti vendita. Andando in ordine, quali sono stati nel 2018 i numeri di Gruppo VéGé in termini di nuove aperture e di consumi? Il 2018 è stato per Gruppo VéGé un anno di fortissima crescita. Ci siamo ingranditi e rafforzati, sono entrati nuovi soci e nel 2019 avremo 29 imprese socie e 4 gruppi mandanti. Ovviamente all’interno di questo scenario vi è anche l’effervescenza delle nuove aperture. Ogni impresa socia è dinamica e quindi apre nuovi punti vendita che variano per format, dimensione, insegna, offerta in base al territorio in cui sorgono e alle esigenze delle persone. In totale abbiamo aperto circa 95 punti vendita e a rete costante registriamo circa un +1% sul progressivo anno, mentre a rete corrente (totale grocery) +5 per cento. Restando su questi temi, quali sono le aspettative per il 2019? Il 2019 sarà un anno di consolidamento del Gruppo. La crescita che abbiamo avuto, sia endogena che esogena, è stata importante e adesso, pur non trascurando la crescita stessa, continueremo il nostro percorso di miglioramento dell’ottimizzazione sostenibile dei punti vendita e dell’offerta per il cliente. Guardando alle recenti e alle prossime aperture, quali sono i formati di punto vendita e i canali su cui state investendo maggiormente? Noi siamo un Gruppo eterogeneo sotto molti aspetti e questo, oltre a essere uno dei nostri punti di forza, ci permette di capire e saper valutare i canali sui quali i nostri soci possono investire. Nel 2018 sono state diverse le aperture: ipermercati, superstore, supermercati “tradizionali” fino a punti vendita gourmet di altissimo livello. In ogni area siamo in

energetico negozi e magazzini, a ottimizzare la logistica. Guardando al 2019, la principale opera di rinnovamento porterà al consolidamento delle piattaforme territoriali. «L’intento è di passare dalle 8 cooperative attuali a 4 – ha annunciato a dicembre Francesco Pugliese, amministratore delegato di Conad, in occasione della conferenza stampa di fine anno – Già a gennaio Nordiconad e Conad Tirreno diventeranno un’unica cooperativa: Conad Nordovest, che opererà su un’area che comprenderà Piemonte, Val d’Aosta, Liguria, Sardegna, Toscana e parte del Lazio. Seguiranno Conad Nordest, Conad Sudovest, con l’unione di Pac 2000 e Conad Sicilia, e Conad Sudest per la dorsale adriatica. L’operazione ha l’obiettivo di agire in nome dell’efficacia e dell’efficienza del nostro sistema, operando con piattaforme territoriali più ampie e ancora più aperte alle imprese delle rispettive aree». Il 2019


grado di identificare il format più adeguato, ma sicuramente in tutti, il filo conduttore è l’attenzione ai nuovi trend di mercato: ai freschi, alla relazione con il cliente, alla sostenibilità del punto vendita e del territorio, alla gradevolezza del luogo: dove fare la spesa deve tornare a essere un piacere! In termini di offerta merceologica e di servizi, quali soluzioni state implementando per rispondere alle esigenze di un consumatore che cambia? Con quali riscontri? In molte delle nostre nuove aperture il fresco diventa il centro focale del punto vendita, non solo come offerta ma anche come attenzione alla produzione e alla filiera; in alcune realtà tutta la parte di “creazione” e trasformazione è fatta a vista, perché il cliente possa apprezzare la cura e l’amore che vengono messi nel preparare i prodotti che poi andranno sulla sua tavola. Un altro elemento importantissimo, che è catalizzatore di molta attenzione e sforzi, è la comunicazione o meglio ancora l’attenzione a un individuo che è sempre più esigente e che vuole conoscere e sapere; quindi indicazioni chiare e semplici per identificare le aree di vendita, ma anche strumenti innovativi come il Proximity marketing per poter “raccontare” i prodotti e le loro caratteristiche. Sul fronte dell’attenzione ai prodotti non trascuriamo anche la marca del distributore, che diventa centrale nell’offerta delle insegne del Gruppo, sia per la linea mainstream che per le linee biologiche, Benessere e Premium. Anche in questo ambito qualità, comunicazione e l’andare incontro alle esigenze attuali e prospettiche del cliente sono il filo conduttore.

vedrà anche il passaggio dei sei iper Finiper – in base all’accordo d’affitto di ramo d’azienda siglato lo scorso novembre da Conad con la società di Marco Brunelli – alla gestione del gruppo cooperativo: nei primi quattro mesi del 2019, Conad – attraverso Conad Adriatico e Commercianti Indipendenti Associati – subentrerà nella gestione commerciale degli ipermercati Iper di Ortona (Ch), Pescara, Colonnella (Te), Civitanova Marche (Mc), Pesaro e Udine, che nel 2017 hanno sviluppato un fatturato lordo di 250 milioni di euro, con 1.100 addetti. «I sei punti vendita – ha annunciato Francesco Pugliese – avranno come insegna La Grande I Conad. Per due dei sei ipermercati c’è già il socio-imprenditore che ne curerà la gestione. Il nostro accordo con Finiper è il frutto di un altro passo in avanti in termini di collaborazione con un gruppo che è più di un partner per noi, che vedrà nel corso del 2019 anche il passaggio a una gestione più collegiale e coordinata dell’extrali-

che in quanto a rendimento del capitale, con un Roi del 19,9% nel 2017, superiore a quello della Distribuzione Organizzata (9,2%) e della Grande Distribuzione (3,5%). All’interno del mondo cooperativo Conad segna il 7,9% e il gruppo Coop lo 0,6 per cento. In sintesi: nel 2017 i discount hanno realizzato vendite pari al 15,6% del totale, ma utili pari al 34,2%; la Distribuzione Organizzata rappresenta il 33% del giro d’affari, ma cuba utili per il 44,3%; la Grande Distribuzione muove un fatturato pari al 27,2% ma raccoglie solo il 2,5% degli utili. Il mondo cooperativo: vendite per il 24,2% del totale e utili per il 18,9 per cento. Nel dettaglio dei singoli operatori, la Top 5 per incremento del fatturato nel 2017 vede in testa il gruppo Crai (+14,2%), seguito dalla catena discount Eurospin (+11,1%), quindi Végé (+9,8%) che ha preceduto MD (+8,8%) e la tedesca Lidl (+8,5%), anch’esse appartenenti al

mentare, soprattutto nelle grandi superfici». Quello nella multicanalità è l’investimento più importante promosso da Conad e cooperative in accordo con i soci imprenditori, perché finalizzato a rafforzare il concetto di vicinanza al territorio e di partecipazione; e dunque il rapporto con un cliente che è cambiato e sta tuttora cambiando abitudini di acquisto. I punti di vendita sono 3.225, 76 in più rispetto a quelli del 2017: 26 Conad Ipermercato, 229 Conad Superstore, 1.096 Conad, 972 Conad City, 465 Margherita Conad, 20 Sapori&Dintorni, 240 discount a insegna Todis e 177 tra altre insegne, cash&carry e tradizionali. I 394 milioni di euro di investimenti stanziati nel corso del 2018 sono stati finalizzati per il 74% a nuove aperture e per il restante a ristrutturazioni. La produttività a mq è cresciuta a 6.510 euro dai 6.140 del 2017, superiore ai 5.620 euro della media di mercato, con una superficie media di 648 mq (Fonte: GNLC, I semestre 2018).

segmento discount. Hanno superato la soglia di crescita del 5% anche Agorà (+7,5%), Despar (+6,9%) e Conad (+5,3%). Prendendo a riferimento l’intero quinquennio, il maggiore tasso di crescita medio annuo è stato registrato da MD (+15,6%) che precede Crai (+9,8%) e Lidl (+9,2%). Il gruppo più redditizio in base al rendimento del capitale investito (Roi) del 2017 è Eurospin (23%), che precede MD (18,6%) e Lidl (16,9%). A seguire Agorà (12,5%), Végé e Crai (entrambe 11,7%) e C3 (11%). Con 1.245 milioni di euro di utili netti cumulati nel periodo 2013-2017, Esselunga detiene il primato di risultati nel quinquennio, seguita Conad (872 mln), Eurospin (817 mln), Selex (618 mln), Lidl (398 mln) e Végé (320 mln). Se si rapportano gli utili cumulati del periodo alla consistenza dei mezzi propri iniziali, i discount non hanno rivali: il gruppo MD ha accumulato utili pari a 2,6 volte il patrimonio netto iniziale, Eurospin e Lidl pari a 1,6 volte. Tutti gli altri operatori hanno multipli inferiori all’unità. In tema di eCommerce, quello alimentare in Italia è ancora poco sviluppato, ma rappresenta un segmento in crescita. Nel 2018 il suo giro d’affari, nonostante incida solo per il 4% della domanda eCommerce italiana, è cresciuto del 34% rispetto al 2017 raggiungendo un valore di 1,1 miliardi di euro. Gli acquisti online di prodotti alimentari da supermercato hanno totalizzato nel 2017 un valore superiore ai 200 milioni di euro con un incremento di oltre il 50% rispetto all’anno precedente. Tuttavia gli italiani spendono in media molto poco online: 500 euro annui contro per esempio i 1.850 euro registrati in Francia. L’incidenza dell’eCommerce sul fatturato totale è ancora bassa anche a livello internazionale: intorno al 4-5%. In Italia, Esselunga ha dichiarato vendite online nel 2017 per 180 milioni, pari al 2,4% del fatturato. A.P. gennaio · febbraio 2019 | retail food

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r&

Omar Antonio Cescut Segnala la tua Neonata a: omar@desita.it www.desita.it

f Neonata

Il vino in città VALUTAZIONE

U

n’idea semplice quanto la prima cantina di produzione del vino in una città. Non un locale, non un wine bar o un ristorante, ma una cantina vera e propria per poter seguire direttamente tutti i processi di produzione del vino: dall’arrivo dell’uva all’etichettatura della bottiglia alla degustazione. Un luogo dove imparare, ma anche divertirsi, mettersi in gioco, scoprire nuovi gusti e sperimentare i percorsi di assaggio e confronto. Un luogo che rimette al centro il cantiniere, e non l’oste o il barman né tantomeno il sommelier, liberando il vino dallo stringente rapporto commerciale per ritornare alla sostanza vera in quanto prodotto dei campi e del lavoro dell’uomo. Riteniamo la formula interessante, ricca di spunti per una crescita rapida sia per la dimensione ricreativa che formativa, ma soprattutto di business. Indovinata la scelta di produrre vini capaci di essere bevuti facilmente perché gustosi, freschi, puliti e con un prezzo mai esagerato. Ci piace la dimensione e la filosofia che si respira, trasmessa da persone estremamente qualificate e preparate sia sui temi della vigna e della cantina, che su quelli della mescita e della degustazione. Ci conforta la grande attenzione al cliente e a una formula completa che, oltre ad aver posto il vino al centro, ne cura ogni aspetto rispetto all’esigenza del cliente: eventi, visite e degustazioni, educational tour, consegna a domicilio, proposta aperitivo, team building e molto altro ancora. Ci convince la possibilità di personalizzazione del proprio vino creando la propria ricetta e il proprio blend, nella massima esasperazione dell’espressione di sé.

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retail food | gennaio · febbraio 2019

Locale

300 mq

Somministrazione

250 mq

Personale Giorno di chiusura Sito

4 -6 persone domenica mattina e lunedì sera www.cantinaurbana.it

Ogni sosta è poi supportata da una proposta di prodotti tipici di qualità oltre che di pane e salame che accompagnano le degustazioni. Curate e adeguate l’immagine e la gestione delle attività di presenza nei maggiori social. Se da un punto di vista del concept riteniamo che i punti salienti per la crescita siano stati tutti perseguiti, resta da verificare la parte dell’operatività legata al trasporto delle uve, che presenta alcune sfide e che ne potrebbe limitare lo sviluppo; a meno che Cantina Urbana Milano non possa diventare, in un piano di sviluppo, una local destination, caratterizzando le peculiarità e i vini tipici locali e contribuendo così alla sostenibilità dei territori e delle micro produzioni, anche tipiche. Riteniamo che Cantina Urbana Milano possa contraddistinguersi, anche all’estero, come un luogo dove poter vivere una vera experience del vino trasmessa soprattutto dalla passione e dedizione del personale. Proprio tale dimensione potrebbe essere quella più complicata in quanto Cantina Urbana Milano perderebbe di attrattività e distintività qualora, dietro al bancone di mescita o tra gli otri di terracotta o tra i fusti d’affinamento, si trovasse un giorno un semplice addetto e non un vero e coinvolto cantiniere.


Tecnologie per il retail

Software e schermi, sulle tracce del cliente La corsa all’omnicanalità si arricchisce di nuovi strumenti per stare al passo con le abitudini e le scelte dell’utente. Che ora vuole vederci chiaro anche in termini di fatturazione

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er i retailer, possiamo già dirlo, il 2019 è l’anno della fatturazione elettronica. Un obbligo che porta con sé l’adozione della tecnologia adeguata per non incappare in ritardi, errori, omissioni che potrebbero costare caro. Anche nel rapporto con il cliente finale, sempre più attento e capace di interfacciarsi con device hi-tech. Un’attitudine che per i brand può trasformarsi in una miniera d’oro. A patto di avere gli strumenti giusti.

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retail food | gennaio · febbraio 2019

LE INTERVISTE AI FORNITORI

Custom (Alessandro Pedrazzi, direttore divisione retail e Gabriele Ruggieri, responsabile divisione aviation) Come si è chiuso il 2018 e quali sono stati i prodotti più performanti? Il 2018 è andato molto bene, abbiamo registrato 133 milioni di euro di fatturato per quanto riguarda l’intero gruppo, grazie soprattutto alle soluzioni telematiche e i sistemi di fattura-

Alessandro Pedrazzi Gabriele Ruggeri zione elettronica. Principalmente, nell’ultimo anno siamo stati impegnati nell’adeguamento delle casse per rispondere agli obblighi di legge in vigore dall’1 gennaio 2019. Non solo, ma vista la novità ci siamo impegnati anche in una serie di incontri formativi sul territorio per sensibilizzare la rete dei nostri 400 re-


seller e incentivare la domanda di soluzioni all’avanguardia. Detto altrimenti: applicazioni integrate per gestire e sveltire le procedure di fatturazione con riconoscimento automatico dell’anagrafica del cliente in collegamento con l’Agenzia delle Entrate. Il tutto senza stravolgere processi e metodologie già oliate. Qual è stato il progetto che vi ha maggiormente coinvolti? Senza dubbio il gruppo Calzedonia che, numericamente, rappresenta il nostro maggiore cliente con oltre 5.500 punti vendita. Poi c’è Diesel che, prima ancora che scattasse l’obbligatorietà, ha adottato le nostre soluzioni telematiche e per noi ha rappresentato un laboratorio molto interessante che ora fa da benchmark per gli altri retailer. In generale, siamo attivi su 14 diversi mercati fiscali e da poco abbiamo acquisito anche un player attivo nel settore della pesatura, il gruppo Italiana Macchi, che ci permette di espandere il nostro raggio d’azione. Le novità per il 2019? Senza dubbio il software Posa dedicato al mondo della ristorazione, grazie al quale puntiamo a facilitare la gestione delle comande in cucina. In che modo le vostre soluzioni potenziano l’omnicanalità? Il nostro punto di forza sta nel fatto che, in quanto azienda hi-tech, puntiamo sempre all’integrazione fra software e hardware. Lo facciamo grazie a un team di circa 300 persone che danno vita ad applicazioni software pensate per guidare l’omnicanalità e comandare l’hardware necessario a implementarla. Il tutto andando incontro alle diverse esigenze del cliente. Fra i settori in cui operate c’è anche quello aviation. Custom è diventata in pochi anni leader in questo settore con più di 300 aeroporti in tutto il mondo. Oltre all’Italia con Milano, Roma,Torino e Venezia, le soluzioni Custom sono presenti al JFK di New York, ad Amsterdam, Dublino, Edimburgo, Perth, Londra

Gatwick e City, Madrid, Oslo, Cape Town, Johannesburg, Abu Dhabi e nei principali aeroporti Cinesi, senza dimenticare Singapore. La divisione R&D di Custom ha saputo sviluppare in meno di 6 anni un’innovazione all’avanguardia creando una tecnologia di stampa robusta, funzionale e di design. Un vero e proprio supporto strategico per i vari integratori di tecnologia aeroportuale e operativo per tutti gli operatori che affrontano quotidianamente grandi numeri in termini di passeggeri. Il tutto si traduce in soluzioni con funzionalità inedite come l’auto calibrazione e l’assenza di sprechi di carta e il triple feeder per la riduzione dei tempi di attesa. La “customizzazione” ha fatto da driver per sviluppare sia stampanti per aeroporti regionali, sia stampanti per aeroporti di grandi dimensioni. Da tempo l’attenzione per la sicurezza, soprattutto in termini di pagamenti, è sempre più alta. Come affrontate il tema? Grazie alla collaborazione con Nexi, che rappresenta il 60% dei Pos da noi installati, ci stiamo sempre più addentrando nel mondo dei pagamenti. Anche in questo caso, l’approccio è lo stesso: offrire una soluzione hardware e software integrata che sfrutta provider certificati. Inoltre, siamo gli unici a proporre dei sistemi dedicati a quelle realtà che non hanno un registratore di cassa ma si affidano a una app mobile. In generale, comunque, il vero pericolo per la sicurezza è prima di tutto la disinformazione. Prendiamo il caso della fatturazione elettronica: non ci sorprenderebbe se, almeno inizialmente, ci fossero degli inghippi.

Quando e come è nato Renobo? Nato dall’unione delle expertise di Master Retail, Lombardini22 e AI4RES, Renobo offre soluzioni tecnologiche al mondo retail per semplificarne gestione, processi e modelli di interazione. L’intuizione di base è che l’analisi e la mappatura dei processi e dei dati consentono di costruire nuove metriche per il decision making nei diversi ambiti del retail e di definire scenari strategici di sviluppo e crescita degli asset. Qual è stato il progetto che più vi ha impegnato nell’ultimo anno? Un’attività che ci ha visto particolarmente impegnati nel corso del 2018 è sicuramente il remalling, l’operazione di revisione continua dei format commerciali. Dal momento che l’essenza del commercio si basa sulla presenza di flusso di persone e sul continuo interscambio che ne deriva, il centro commerciale deve essere un ecosistema flessibile, in grado di reagire alle tendenze emergenti e assecondarle. La nostra esperienza ci insegna che i centri nei quali è stata effettuata una revisione del contenuto commerciale, sia dal punto di vista del layout sia ampliando l’offerta, hanno registrato un incremento delle presenze del 25%. Un semplice dato è emblematico di questo trend: Lombardini22 negli ultimi 12 mesi ha sviluppato oltre 30 interventi di riqualificazione.

Renobo (Franco Pisa, chairman e ceo,

Paolo Facchini

Massimiliano Redolfi, head of business innovation e Paolo Facchini, presidente Lombardini22)

Franco Pisa

Massimiliano Redolfi

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Tecnologie per il retail Quali sono le novità per il 2019? Superando il limite della frammentazione delle competenze, Renobo è ispirato a una visione globale del real estate. Sicuramente lavoreremo sull’implementazione di questo aspetto in ogni progetto che ci vedrà coinvolti, partendo dallo sviluppo e dall’integrazione delle prime due soluzioni realizzate da Renobo: 4mall e 4track. Come funzionano e a cosa servono? 4mall ottimizza la gestione operativa, il controllo dei processi e l’analisi delle performance degli edifici commerciali. Il dato unico e strutturato, centralizzato in una banca dati cloud, consente di estrapolare KPI in tempo reale e delineare visioni strategiche in modo sicuro e approfondito. 4track, invece, quantifica e traccia, in tempo reale, il flusso delle persone in ogni spazio aggregativo. Algoritmi e intelligenza artificiale analizzano i dati fornendo analisi dei percorsi, dei tempi di permanenza e delle frequenze di ritorno. Il tutto grazie a una rete di sensori ibridi in grado di rilevare la posizione di smartphone e device. Entrambi i prodotti possono essere utilizzati in modo indipendente ma, essendo nativamente integrati, danno il meglio se utilizzati in modo congiunto. Dal vostro particolare osservatorio, quali sono i trend in fatto di tecnologie per il retail? 
 All’interno dei centri commerciali, una nuova tendenza riguarda la diffusione delle aree dedicate all’intrattenimento. Inoltre, alcune funzioni non tipicamente commerciali, quali i servizi, stanno cominciando a consolidare la loro presenza. Questa revisione funzionale viene arricchita da una riqualificazione formale delle strutture. Un processo in cui la parte tecnologica ascolta, asseconda e aiuta a concretizzare e valorizzare i trend in atto. La descrizione delle dinamiche comportamentali dei clienti tramite sistemi di tracking dei flussi e le analisi dei big data che mettiamo a disposizione, sono informazioni che, incorporate in fase di progetto e di gestione, possono aiutare a migliorare le performance, accrescendo l’attrattività dei centri. È fondamentale, quindi, sapere interrogare i dati: selezionarli, visualizzarli e metterli in relazione.

manda sui prodotti entry level indotta dallo spostamento del mercato su altre soluzioni, tipo quelle per la scuola. Questo trend, tuttavia, non ha impattato sulle nostre marginalità dal momento che il nostro prodotto base compete direttamente con i top di gamma degli altri marchi. In generale, abbiamo aumentato il prezzo medio e la vendita a valore grazie a soluzioni integrate Lsd e Ops. Quali sono stati i progetti che vi hanno coinvolto maggiormente? Nell’ultimo anno abbiamo proseguito con il deployment di wide wall all’interno degli store del marchio Victoria’s Secret. Altri progetti paralleli ci hanno visto impegnati nel settore dell’automotive e del gaming grazie alla flessibilità delle nostre soluzioni che si prestano ad essere integrate all’interno di altre macchine. Cosa avete in cantiere per il 2019? Il trend da seguire è quello della complessità in fatto di software professionali che richiedono soluzioni all’altezza, come la versione due del nostro Infinite Wall o i nuovi prodotti vidiwall. Per quanto riguarda la proiezione, invece, puntiamo su sistemi professionali e già pensati per la risoluzione in 4K. Infine, lanceremo un proiettore laser di fascia media che, grazie a un particolare sistema di ventilazione, sarà il più silenzioso fra quelli presenti sul mercato. Una caratteristica che non farà venir meno gli standard di durata e qualità dell’immagine, ma permetterà una maggiore sostenibilità dell’intero impianto. Proiettori e schermi sono sempre più utilizzati in ambito retail per generare una customer experience di qualità. Quali sono i pro e i contro di una loro adozione nel punto vendita? E come impattano sull’omnicanalità? L’adozione di questi device rappresenta un’opportunità enorme per i retailer. Certo, l’utilizzo ancora in divenire sconta, a volte, Nec Display (Enrico Sgarabottolo, una certa impreparazione in fase progettuasales director TIGI) le. Ad oggi, l’approccio migliore è quello che a monte di un qualsiasi investimenCome è andato il 2018 e to prevede già un’implementazione quali sono stati i prodotti omnicanale che tenga conto della cupiù apprezzati? stomer experience che si vuole offriL’ultimo anno è andato bene re. Per questo proponiamo, ad esemsoprattutto per i large format pio, soluzioni di digital signage flessidisplay e i proiettori professiobile con una funzionalità di morphing nali. In generale, abbiamo assistito a una diminuzione della do- Enrico Sgarabottolo o mapping della superficie su cui verrà 58

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proiettata l’immagine al fine di “lavare” e uniformare aree diverse. Inoltre, grazie all’utilizzo della tecnologia laser i nostri prodotti garantiscono massima precisione e minima manutenzione, così da non dover continuamente intervenire sulle apparecchiature, magari solo per cambiare la lampada, con il rischio di intaccare l’equilibrio complessivo raggiunto. Questo vale a maggior ragione negli ambiti del trasporto dove, molto spesso, ci sono problematiche particolari che gli operatori ancora sottovalutano. E come riuscite a garantire il risparmio energetico richiesto dai retailer?

Da sempre proponiamo prodotti che utilizzano sensori di presenza della persona per modulare la luminosità in base alle circostanze, anche per il più classico dei monitor. In questo modo, si riduce il consumo energetico della metà garantendo un buon risparmio per il retailer. La chiave di volta, nel nostro caso, è l’opzione Navisat che permette di programmare al meglio il software in base alle esigenze dell’ambiente in cui viene inserito il device.

M-Cube (Manlio Romanelli, ceo) Come si è chiuso il 2018 in termini di vendite e fatturato? Quali sono stati i prodotti più performanti e i progetti più particolari? I dodici mesi appena trascorsi hanno registrato un forte incremento del busiManlio Romanelli ness, con un fatturato previsto per la sede italiana di 18 milioni di euro, una crescita del 36% rispetto al 2017. Nel 2018 è continuato il trend dell’anno precedente per le installazioni a Led. Formati sempre più grandi e forme sempre più inusuali. Un esempio è la facciata del flagship store di Benetton a Oxford Street a Londra. Si tratta di una


parete Led a vetrina posizionata fronte strada con una struttura che si sviluppa dal pavimento al soffitto formando 5 arcate, perfette e iridescenti, alte 8 metri e larghe 25. Grazie a una speciale intelligenza elaborativa, infatti, la struttura digitale del Led-wall si interfaccia con Twitter per attingere a tutti gli hashtag #colore del pianeta, riproponendoli in tempo reale attraverso un gradiente cromatico, dinamico e luminescente. Dalle vetrine del flagship store londinese è così possibile assistere a tutti i momenti più topici delle conversazioni globali in cui, dal Black Friday al Red Day, i colori sono i veri protagonisti. Da sempre M-Cube è attiva nella filodiffusione di contenuti audio all’interno degli store. Quanto conta questo “servizio” e come sta evolvendo al tempo dei contenuti digitali? La radio in-store continua a essere uno dei servizi core di M-Cube e come il mondo digitale è continuamente in evoluzione, così è il costante sviluppo di nuove funzionalità della nostra tecnologia hardware e della piattaforma tecnologica. In risposta anche ai trend del mercato, stiamo investendo in nuovi modelli di interattività con i clienti in negozi come, ad esempio, la possibilità ritrovare la playlist ascoltata in store sul proprio dispositivo. Inoltre, cerchiamo di proporre sinergie tra la musica e i contenuti di digital signage in negozio, creando soluzioni interattive, di gaming ed engagement con il cliente. In che modo le vostre applicazioni impattano sull’omnicanalità del punto vendita? Dal momento che puntiamo a essere sempre più vicini alle esigenze di digitalizzazione del settore retail, stiamo facendo degli investimenti importanti in applicazioni e piattaforme digitali per l’integrazione tra online e offline nel punto vendita. Applicazioni per la forza vendita e l’interazione con il cliente dentro e fuori dal negozio. Le novità saranno annunciate nei prossimi mesi. Tra le vostre offerte c’è anche il supporto del team di Content Lab. Come opera e che servizi propone?

Il servizio del nostro Content Lab è un fiore all’occhiello di M-Cube. Il nostro è un team di progettazione e sviluppo di applicazioni attento, competente e pieno di talento: specialisti di digital signage e grafici creativi che lavorano fianco a fianco per creare soluzioni di digital engagement e contenuti multimediali che rendono unica la customer experience in-store. Dallo sviluppo delle applicazioni e integrazione dei sistemi legacy o esterni dell’azienda alla parte creativa lato cliente, M-Cube offre sempre un’alta attenzione al design, all’usabilità e all’impatto visivo. Un esempio, in questo senso, è la creazione della navigazione di un totem interattivo o di un’applicazione mobile comprensivo di grafica, sviluppo e gestione dei contenuti delle postazioni digital signage.

MyAv (Caterina Dalessandri, board member) Come opera una startup e cosa può dare ai retailer? Dalla costituzione, avvenuta a Quali sono le novità per il 2019? giugno 2015, MyAv ha sopratNei nostri programmi, il 2019 è l’anno tutto investito per sviluppadi sviluppo commerciale del progetto, re e sperimentare operatiin un mercato target non solo nazionale. vamente i propri sistemi. Da Inoltre, continueremo l’evoluzione tecgennaio 2018, abbiamo inizianologica di Mike con un programma già to l’effettiva applicazione nella normale attività di punto ven- Caterina Dalessandri ben definito: è stata presentata la versione base di Mike, ma è già in produzione dita con Mike Process Master una release con funzionalità aggiuntive. L’oche è entrato a far parte dei sistemi di probiettivo è realizzare un sistema di processo cesso di alcune strutture della rete commerche dal planogramma dinamico ci porti verso ciale Iper-Maxi Futura. Così, a distanza di soli la behaviour analysis. tre mesi dai giganti internazionali che avevaIn che modo, secondo voi, la tecnologia no proposto soluzioni similari negli Usa, una robotica e digitale cambierà il retail piccola azienda italiana emerge in un settoe la grande distribuzione? re innovativo e ad altissima evoluzione tecIl mondo del retail, in realtà, è in evoluzionologica. ne già da qualche anno. La competitività tra i Il vostro prodotto di punta è Mike: come diversi operatori è molto accesa: la battaglia funziona, in che contesti si utilizza e per recuperare quote di mercato, la fortisquali vantaggi porta? sima pressione promozionale e l’attenzione Mike è un sistema robotico dotato di intellicrescente del consumatore, meno propengenza artificiale, che circola autonomamente so all’acquisto di scorta, attento al servizio, nel punto vendita durante il normale orario e costantemente informato attraverso i cadi apertura, svolgendo i compiti che gli sono nali digital e social, generano una progressiassegnati e rilevando, attraverso una sensova contrazione della marginalità di prodotto. ristica evoluta, informazioni eterogenee sullo La risposta possibile che i retailer più strutstato dello scaffale e del punto vendita. Mike turati stanno cercando è nella ottimizzaziopermette un controllo in tempo reale dell’ofne dell’efficacia e dell’efficienza della propria ferta effettiva nel punto vendita, semplifica gestione operativa. Per questo, i sistemi come l’analisi delle criticità riscontrate e consenMike, se correttamente integrati con i proceste di assumere decisioni consapevoli e temsi operativi, sono destinati a rivoluzionare il pestive per ottimizzare la gestione degli spamondo della distribuzione organizzata brick zi, adeguare le giacenze, supportare l’attività & mortar di largo consumo. N.G. degli operatori. gennaio · febbraio 2019 | retail food

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r&f & Retail Scienze

di Vincenzo Russo professore di Psicologia dei Consumi e Neuromarketing presso l’Università IULM di Milano, vincenzo.russo@iulm.it

Il paradosso della troppa scelta e lo studio delle vetrine

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olto spesso ci si chiede se sia meglio “mostrare” tutti i prodotti, dando visibilità all’intero catalogo, o solo quelli più rappresentativi. Il dilemma si manifesta durante l’allestimento di una vetrina espositiva, come quelle progettate per una fiera o un evento pubblico. Il tema, in effetti, può essere più complesso ponendo la domanda se conviene avere un assortimento di prodotto molto ampio o solo pochi prodotti di una medesima tipologia. Il quesito richiama immediatamente il cosiddetto “Paradosso della Troppa Scelta” (Shwartz, 2004) in base al quale, contrariamente a quanto ipotizzato razionalmente, avere un numero eccessivo di prodotti tra cui scegliere quello desiderato porta il consumatore a non scegliere o a comperare di meno. Secondo Shwartz, all’aumentare del numero di opzioni possibili, aumenta la posta psicologica in gioco. Poiché se il numero di fattori da considerare nel compiere una scelta aumenta, occorre più tempo per analizzare le diverse opzioni creando più confusione nel consumatore. Un noto esperimento condotto da Iyengar e Lepper (2000) è riuscito a evidenziare chiaramente il fenomeno. Gli autori predisposero due condizioni, una nella quale la gamma di scelta in un punto vendita comprendeva ventiquattro marmellate e una nella quale le possibilità erano solamente sei. Il corner con una scelta più ampia a disposizione indusse il 60% dei passanti a fermarsi, mentre il secondo ottenne una percentuale del 40%. Tuttavia, l’atto di acquisto fu notevolmente a favore della condizione nella quale era presente un numero minore di alternative. Infatti, nel caso della scelta limitata il 30% dei consumatori effettuò l’acquisto, mentre nel caso dell’eccessiva offerta solo il 3% acquistò il prodotto. Una recente indagine dimostra come i distributori siano convinti dell’esigenza di ridurre la quantità dei prodotti (riduzione del 25% in media), con le seguenti motivazioni: • il 75% per migliorare la visibilità del prodotto in loco • il 71% per garantire il miglior controllo scorte • il 52% per aumentare la profittabilità attraverso la riduzione dei costi

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Confronto della visione su vetrina iconica vs vetrina con grande assortimento • il 33% per ridurre lo spazio attribuito ad alcune categorie in favore di altre categorie • il 4% per allinearsi alla concorrenza Pochi, quindi, fanno riferimento all’effetto del paradosso della troppa scelta. Tornando all’allestimento di una vetrina in un contesto fieristico il tema si ripresenta. Anche in questo caso spesso il dilemma è se presentare tutti i prodotti, e quindi mettere in esposizione il massimo assortimento, o presentare solo quelli più rappresentativi dell’azienda creando una vetrina più “iconica”. In una recente ricerca condotta dal nostro Centro di Ricerca di Neuromarketing in collaborazione con l’azienda “GSR Research and Strategy”, abbiamo valutato l’effetto visivo ed emozionale delle due soluzioni di vetrina (assortimento vs iconicità) in un gruppo di buyer della Federpreziosi durante la Fiera di VicenzaOro. Analizzando con Eye Tracker mobile il movimento oculare dei buyer, a cui era stato dato il compito di scegliere il proprio fornitore, si evince una differente capacità attrattiva della vetrina iconica rispetto all’altra soluzione con più prodotti. Quest’ultima, infatti, determina una visione più diffusa e meno focalizzata, si-

curamente più superficiale (fig. 1). Paradossalmente il numero di soggetti che si sofferma a guardare la vetrina iconica è superiore, posizionandosi a circa l’83% del gruppo rispetto a un numero più basso di soggetti (58%) attratti dalle vetrine con più assortimento. Anche i tempi di osservazione cambiano. Le vetrine iconiche favoriscono l’attenzione visiva mantenendola fino 8.36 secondi rispetto alle altre che vengono osservate in media per 3.84 secondi. Analizzando la reazione emotiva con elettroencefalogramma (EEG) si è rilevato che l’esperienza degli stand con esposizione di prodotti “iconici” risulta più positiva per i soggetti sperimentali registrando una riduzione dello stato di stress cognitivo del 12% circa, rispetto alla condizione con maggiore assortimento. Inoltre lo stand iconico provoca una maggiore attivazione emozionale misurata con la sudorazione delle mani e registra una maggiore memorizzazione dei suoi elementi caratterizzanti. Il paradosso della troppa scelta vale anche nell’esposizione fieristica, suggerendo che, a volte, la scelta di una soluzione fortemente identificativa è migliore dell’effetto “bazar”. ¢


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f servizi e fornitori News LUSH SCEGLIE STORE BUILDER PER LO SHOP DI MARCIANISE

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naugurato giusto in tempo per l’ultimo Natale, lo store Lush di Marcianise (Caserta) è il risultato della collaborazione fra il brand etico inglese di cosmetici freschi e fatti a mano con Store Builder, società del Gruppo ER. All’insegna della creatività, dell’innovazione e dell’eco-sostenibilità, il punto vendita si sviluppa su un’impronta di 110 mq pensati per offrire un’esperienza multisensoriale al cliente. Gli arredi sono realizzati interamente a mano utilizzando legno proveniente da antichi fienili e cascine della Brianza. «Siamo orgogliosi di questa nuova apertura e soprattutto delle peculiarità di questo store – ha commentato Paolo Brugioni, ad di Store Builder – La nostra società opera da anni nel mondo del retail, con approfondite conoscenze in project management e con una lunga esperienza in ambito edile, impiantistico e di arredo. Le competenze sviluppate ci consentono di gestire ciascuna fase di progetto in modo altamente specializzato».

GLI SMART GLASS TOSHIBA AL SERVIZIO DELLA LOGISTICA

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embra paradossale ma, nell’era digitale, ci sono settori in cui l’adozione di soluzioni tecnologiche è ancora in ritardo. Succede, per esempio, in certi angoli della logistica dove l’implementazione di device indossabili potrebbe migliorare l’efficienza del lavoro. Ne è convinta Toshiba secondo cui l’82% delle aziende europee con più di 500 dipendenti punta a integrare gli smart glass nell’infrastruttura IT entro i prossimi tre anni. Per questo, l’azienda giapponese ha già pronta la linea dynaEdge DE-100: un dispositivo di edge computing leggero, portatile e smart a cui collegare gli smart glass AR100 Viewer e soluzioni software di Ubimax. Risultato? Una maggiore efficacia nell’attività di picking e una riduzione degli errori grazie a un aggiornamento in tempo reale della lista elettronica degli oggetti da selezionare. «Una combinazione ideale per supportare il percorso di digitalizzazione delle aziende che operano nella logistica», ha commentato Massimo Arioli, head of B2B sales&marketing, Toshiba client solutions Italy.

AUGUSTO E L’ATMOSFERA SICILIANA DI ANTICA FOCACCERIA SAN FRANCESCO

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al cuore della Vuccirìa di Palermo alla Pianura Padana il passo è breve. Almeno per Augusto Contract, general contractor specializzato nella realizzazione “chiavi in mano” di locali di ristorazione commerciale, in particolare nel segmento fast casual, che ha realizzato il nuovo locale della Antica Focacceria San Francesco nella orangerie che arricchisce la piazza del centro del Mantova Outlet Village. Augusto Contract ha curato le opere edili, impiantistiche e tutto l’arredamento, con particolare attenzione e cura nella riproduzione di tutti i dettagli e le finiture che contraddistinguono lo storico locale di Palermo. Lo spazio può accogliere la clientela in un’ampia e confortevole sala interna, fornita di oltre 80 posti a sedere, e di un déhors con oltre 65 posti. Clienti e visitatori del fashion district possono così gustare le ricette del brand siciliano all’interno di un “giardino d’inverno” che richiama la famosa e iconografica architettura liberty del primo negozio aperto nel 1834.

STUDIO ZEBRA TECHNOLOGIES: I COMMESSI VOGLIONO IL TABLET

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risultati dell’11° Global Shopper Study di Zebra Technologies parlano chiaro: il 66% degli assistenti alle vendite crede che, se equipaggiato con un tablet, potrebbe offrire un servizio migliore al cliente e ottimizzarne l’esperienza d’acquisto. Un’implementazione che risponderebbe a diverse criticità sul punto vendita. Per il 55% degli addetti, infatti, la propria azienda è a corto di personale. Una situazione che genere un sovraccarico di lavoro (segnalato dal 42% degli intervistati) per cui risulta difficile offrire la

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giusta attenzione al cliente. Per questo, il 60% dei retailer sta pianificando una crescita della spesa di oltre il 6% per computer palmari. Certo, rimangono sul piatto due temi: quello della protezione dei dati (solo il 13% degli shopper dice di fidarsi ciecamente dei negozianti nel momento di fornire loro le informazioni che servirebbero per garantire il giusto supporto digitale) e quello dell’efficienza nell’utilizzo dei device (il 51% dei clienti intervistati ritiene di essere meglio connesso dei venditori).


NIELSEN DÀ I NUMERI DELL’ECOMMERCE GLOBALE

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econdo il Connected Commerce Report elaborato da Nielsen, il 95% dei consumatori globali connessi a Internet ha compiuto almeno un acquisto online nell’ultimo anno. Di questi, circa il 25% ha acquistato prodotti freschi facendo segnare un incremento di queste referenze del 15% rispetto al 2016, per una crescita complessiva del settore grocery pari a 70 miliardi di dollari negli ultimi due anni. Dati che sottolineano la crescente fiducia degli utenti verso il mondo dell’eCommerce. Non a caso, il report rivela che i consumatori globali sono più inclini all’acquisto online di prodotti confezionati e freschi in presenza di più opzioni e garanzie di qualità. Quasi

la metà dei consumatori (49%) dichiara che la possibilità della restituzione del denaro in caso di acquisti non conformi all’ordine potrebbe incoraggiarli a comprare online. Un altro 45% è attirato dalla sostituzione in giornata in caso di prodotti non disponibili, mentre il 44% sta richiedendo servizi di spedizione gratuiti per acquisti superiori a una certa cifra. «Alcuni anni fa l’eCommerce era incentrato sull’acquisto di servizi e beni non deperibili – ha commentato Christian Centonze, FMCG solutions leader di Nielsen in Italia - Oggi stiamo assistendo all’aumento degli acquisti in nuove categorie merceologiche».

TOUCAN TOCO DISEGNA LA DASHBOARD IDEALE

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ersonalizzare la customer experience è uno degli obiettivi chiave del mondo retail, ma spesso questa missione è frenata da una condivisione di dati limitata che genera una scarsa collaborazione tra reparti. Per questo, i responsabili di una strategia decisionale hanno bisogno di una dashboard all’altezza. Come quella ideata da Toucan Toco, azienda europea specializzata in data visualization. La soluzione proposta punta a mettere in evidenza una serie di Kpi necessari per conoscere i clienti, il mercato e la performance del singolo punto vendita. La particolarità della dashboard Retail è la grande varietà di indicatori presenti. Lo strumento di gestione utilizzato deve rispondere alla diversità delle fonti e dei dati stessi. La dashboard rende la comunicazione interna ed esterna semplice, rapida e funzionale. Inoltre, il reporting è accessibile ovunque, anche da offline. Identificare le decisioni utili per migliorare la propria performance, la propria competitività e la propria crescita diventa quindi più facile.

COLLIDANIELARCHITETTO E AUTOGRILL PREMIATI PER MOTTA MILANO 1928

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iconoscimento internazionale per Motta Milano 1928, marchio storico della città meneghina che fa parte della galassia Autogrill. Lo store ubicato all’interno della Galleria Vittorio Emanuele II, si è infatti aggiudicato lo “Special Mention Award” nella categoria Interior Architecture nell’ambito del German Design Award 2019. Le motivazioni della giuria hanno individuato nel «design d’interni di alto livello superbamente eseguito il cui collegamento con la città si manifesta attraverso innumerevoli dettagli» il punto vincente. Un’atmosfera avvolgente ottenuta tramite la rivisitazione degli stilemi del passato tra grandi superfici in legno pregiato, marmo policromo, specchi scultorei e pareti vibranti è il risultato del restyling di Collidanielarchitetto, studio fondato a Roma nel 2009 e già vincitore di diversi riconoscimenti internazionali. A completare il layout, un’offerta che unisce passato e presente dalla colazione all’aperitivo con un occhio di riguardo per la tradizione culinaria italiana.

LG PRESENTA I DISPLAY A CURVATURA MODIFICABILE

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ià apprezzati dai visitatori delle maggiori fiere di riferimento, gli ultimi display LG arrivano sul mercato. La serie EF5E da 55 pollici è costituita da display Oled Open Frame con una risoluzione Full HD di 1920x1080. Inoltre, grazie alla loro dimensione e al loro particolare layout, possono essere facilmente installati sia in orizzontale che in verticale. La novità principale, però, è legata alla possibilità di impostare il grado di curvatura desiderato tramite un calibratore ad hoc. A differenza della precedente generazione di display, curvi ma fissi, questa soluzione proposta da LG può adattarsi facilmente ad ogni tipo di ambiente. Con la loro capacità di poter essere modellati e di mantenere delle forme insolite, questi display OLED offrono possibilità infinite dal punto di vista della libertà espositiva e della creatività: permettono, ad esempio, di creare un tunnel dove i contenuti visivi e le informazioni avvolgono gli spettatori, oppure di costruire una struttura a semicerchio per dare vita a paesaggi immersivi.

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f international News I RETAILER A RISCHIO BANCAROTTA SECONDO FITCH

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el 2019 ci si aspetta un nuovo picco dei retailer in bancarotta. A dirlo è l’agenzia di rating Fitch che ha messo in fila i brand americani con maggiore probabilità di chiedere l’attuazione del Chapter 11. Tra questi ci sono: Neiman Marcus, Toms Shoes, Indra Holdings, Iconix Brand, NYDJ Apparel e Charlotte Russe. In generale, il retail rappresenterebbe il 18% del volume di prestiti a rischio; la percentuale più alta fra i settori presi in considerazione da Fitch. Inoltre, sempre secondo l’agenzia di rating, il tasso di default previsto nel settore del retail commerciale è del 7%, quasi sei punti in più rispetto all’1,5% del mercato.

LE VALIGIE RIMOWA FRA TOKYO E ASPEN

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l lusso da viaggio arriva anche in Estremo Oriente dove il brand tedesco Rimowa ha inaugurato il suo primo negozio stand alone a Tokyo. Il punto vendita di 900 mq aperto nel quartiere Ginza (famoso per le sue boutique di lusso) è caratterizzato da un layout minimalista che lascia spazio all’offerta di valigie in alluminio e policabornato. All’interno dello store è attivo anche un servizio di piccole riparazioni. Essenziali per non disperdere un “gioiello” che dal 2016 fa parte della galassia LVMH (operazione da 640 milioni di euro per l’80% delle quote) e può contare collaborazioni con marchi del calibro di Supreme. Tornando in Occidente, da segnalare anche il pop-up store aperto sulle nevi americane di Aspen (fino al 15 aprile) e il punto vendita di Berlino: tre stanze per un totale di 220 mq caratterizzati, in questo caso, dal richiamo all’animata scena artistica della capitale tedesca. Un’espansione, quella di Rimowa, che segue il trend di un settore in crescita: 67 miliardi di dollari di vendite entro il 2020 e una crescita aggregata del 6% annuo fino al 2022.

NEL PACCO AMAZON ANCHE I CAMPIONI OMAGGIO

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entro al pacco c’è (qualcosa) di più. Un campioncino omaggio. Sarebbe questa la nuova strategia di Amazon: aggiungere alla merce in consegna alcune confezioni di prova in base alle preferenze del cliente tracciate dall’algoritmo di ricerca della piattaforma di Jeff Bezos. Una soluzione a metà fra la pubblicità e la fidelizzazione che potrebbe aumentare il peso del colosso dell’eCommerce in termini di advertising. In breve, se il cliente ha cercato o comprato capsule di caffè sulla piattaforma online del gruppo, potrebbe vedersi recapitare una confezione di prova di un marchio del settore. Il servizio, che verrebbe lanciato in prima battuta negli Usa ed è stato testato per gli utenti Prime (che dando il consenso a ricevere questi prodotti ricevevano anche un buono sconto da usare in seguito), prevede che l’utente possa gestire le sue preferenze, segnalando i campioncini indesiderati.

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DALLE CHIUSURE AL RINNOVO, LA STRATEGIA DI JC PENNY

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atale non è stato un periodo felice per JC Penny. La catena di department store americana ha visto calare le vendite del 3,5% nelle tre settimane precedenti l’Epifania (-5,4% se si considerano tutti gli store aperti almeno da un anno). Il motivo principale sembra essere stato un eccesso di inventario che, da un lato, ha costretto ad abbassare i costi della merce a scaffale contribuendo, dall’altro lato, a una shopping experience di scarsa qualità. Per farvi fronte, il ceo Jill Soltau ha dichiarato che in primavera verranno chiusi tre punti vendita su 860 dando così avvio a una fase di revisione del proprio network (dopo quella avviata a marzo 2017 e che ha portato alla chiusura di un centinaio di negozi). Le performance e le previsioni negative, tuttavia, non minano l’ottimismo del management ancora convinto di riuscire a generare un giro d’affari positivo per l’anno fiscale 2018 grazie alla riduzione dell’8% dell’inventario in eccesso per un valore di 225 milioni di dollari e una liquidità che dovrebbe toccare quota due miliardi.

COCA-COLA COMPLETA L’ACQUISIZIONE DI COSTA COFFEE

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lla fine Coca-Cola ha la sua catena di caffetterie. Si è concluso, infatti, il processo di acquisizione di Costa Coffee dalla britannica Whitebread. L’operazione, annunciata ad agosto del 2018 per un valore di 4,9 miliardi di dollari, ha ricevuto l’approvazione da parte delle autorità antitrust europea e cinese. Inizia così la rincorsa a Starbucks e al suo primato fra le aziende della coffee culture: «Vediamo grandi opportunità di crescita grazie all’unione delle capacità di Costa e l’esperienza nel marketing di Coca-Cola. Abbiamo intenzione di sfruttare la solida piattaforma della catena britannica per espandere il nostro network», ha dichiarato il ceo di Coca-Cola, James Quincey. Costa, presente in 32 paesi al mondo, può contare sulla

più grande rete di negozi sul suolo britannico e su format diversificati come Costa Express (dedicato all’asporto) e 8.000 self service.


JD.COM RIMANDA LO SBARCO IN EUROPA

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l’eCommerce JD.com rivede i suoi piani di espansione in Europa e, per il momento, stoppa l’apertura di una sede in Germania. Secondo fonti tedesche, il dietrofront rispetto a quanto annunciato lo scorso luglio sarebbe da attribuire alle problematiche interne di JD.com. In particolare, gli strascichi della vicenda che ha coinvolto il fondatore e ceo, Richard Liu, arrestato e subito rilasciato negli Usa per un accusa di molestie sessuali (un caso che ha scosso il titolo in Borsa, dove ha perso il 40% negli ultimi quattro mesi). L’Europa rimane comunque nel mirino di JD.com che a febbraio ridiscuterà le fasi di uno sviluppo che, sulla carta, dovrebbe coinvolgere anche Milano, dove troverebbe sede la seconda base operativa dell’e-tailer cinese.

BOUTIQUE FATE LARGO, ARRIVANO NORDSTROM E NEIMAN MARCUS

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a 5th Avenue di New York è da sempre una delle vie più contese e ambite per i retailer. Soprattutto ora che le boutique del lusso come Ralph Lauren, Gap, Henri Bendel, Lord&Taylor e Versace hanno chiuso i battenti per lasciare posto ad altri brand che non temono il peso degli affitti. Fra questi ci sono Nordstrom e Neiman Marcus che, entro l’anno, apriranno i propri department store nel cuore di Manhattan. Più precisamente, a marzo, Neiman Marcus darà avvio alla sua espansione da 25 miliardi di dollari, mentre in autunno Nordstorm svelerà il proprio flagship da oltre 20mila mq dedicati alla moda femminile. Due aperture che, a loro modo, tracciano la via per le catene di department store: sempre più colpite dalla concorrenze dell’eCommerce, puntano ad accaparrarsi lo spazio fisico lasciato libero da catene monomarca. Esemplare, in questo senso, il rinnovamento di un brand come Saks che a due anni dall’apertura ha deciso di chiudere il punto vendita di moda femminile sulla 5th Avenue e rimettere mano al proprio storico flagship dando più spazio a cosmetica, beauty e servizi spa.

LUCKIN COFFEE, IL COMPETITOR CINESE DI STARBUCKS

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on una rete di 2.000 caffetterie aperte nel giro di un anno (fra cui una all’interno della Città Proibita), la catena Luckin Coffee si è conquistata il titolo di competitor numero uno per Starbucks sul mercato cinese (dove il brand di Seattle conta 3.000 punti vendita). E le posizioni potrebbero presto cambiare: a fine 2019, Luckin Coffee prevede di raggiungere quota 4.500 punti vendita sul territorio nazionale, ponendo così le basi per il dominio di uno dei settori più redditizi del food retail. A decretare il successo della catena cinese è un mix di costi bassi, format ridotti e soluzioni tecnologiche. Diversamente dalle caffetterie del brand americano, Luckin Coffee si presenta come un piccolo bar di vicinato che prende le ordinazioni online sia per il servizio delivery che per quello di pickup. Per il pagamento i contanti non servono. O meglio, la transazione si può concludere solo attraverso una app dedicata che, di rimando, fornisce sconti e promozioni ai clienti.

DA STAPLES IL NEGOZIO SI FA UFFICIO

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avorare e fare shopping nello stesso posto? Da Staples si può. Il brand di cancelleria ha svelato un nuovo format che promette di coniugare le esigenze dei professionisti all’interno di un punto vendita di circa 1.800 metri quadri. Oltre alla classica offerta di prodotti da ufficio, il nuovo concept propone un servizio di consulenza marketing, un auditorium per i meeting, un bar-caffetteria e uno spazio di 420 mq per il co-working. Per accedere a quest’area, i clienti devono sottoscrivere un abbonamento che, a seconda del pacchetto scelto, dà la possibilità di sfruttare servizi aggiuntivi. Per tutti, Staples mette a disposizione uno spazio cucina, una lounge, scrivanie moderne (comprese quelle da utilizzare in piedi) ed equipaggiate con caricatori wireless e device per lo streaming.

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f Vetrina Le nuove farine Molino Vigevano Un prodotto pensato per il mondo della ristorazione è la novità presentata da Molino Vigevano. Si tratta di una linea di farine che comprende quattro referenze: selezione di farine di grano tenero per pasta fresca (mix di grani pregiati e germe di grano vitale per donare ai prodotti finiti elasticità, gusto e colore dorato); farina di Mais Antico-Mais Corvino (con più antiossidanti e proteine rispetto al mais tradizionale); farina di grano tenero tipo “0” multiuso; farina per fritture (realizzata con farina di grano tenero tipo “1”, semola rimacinata di grano duro, amido di frumento e lievito istantaneo).

Granarolo e la qualità della filiera Il latte e la sua filiera sono al centro della promozione dei prodotti Granarolo. Dalla nuova veste grafica al nuovo posizionamento di prezzo (1,39 euro per un litro), il marchio vuole mettere al centro le qualità di un latte fresco frutto del lavoro di circa 700 soci-allevatori distribuiti su 12 Regioni italiane e un elevato standard di qualità (oltre 400mila controlli all’anno).

Sapori orientali per il thè San Benedetto Indian Black Tea è il nuovo thè premium in purissima acqua oligominerale dedicato al fuori casa ideato da San Benedetto. Un’esperienza capace di coinvolgere tutti i sensi grazie alla preziosa confezione in vetro, al sapore intenso e dissetante e al delicato profumo ricavato da estratto di foglia di thè nero 100% indiano per un gusto rotondo e unico. Una formulazione esclusiva senza edulcoranti, conservanti e coloranti. Indian Black Tea è disponibile nel formato da 0,25 litri, nei freschissimi gusti limone e pesca. 68

retail food | gennaio · febbraio 2019

Sipo rinnova gli spaghetti La pasta in versione vegana si fa largo sugli scaffali grazie a Sipo che amplia la linea dei prodotti gourmet ad alto contenuto di servizio lanciando Spaghetti Veggies: verdure tagliate come la classica pasta secca che possono essere consumate anche fredde in pinzimonio oppure saltate in padella. Ideali come contorni o secondi piatti, questa versione degli spaghetti è stata realizzata in collaborazione con un gruppo di nutrizionisti. Tre le referenze proposte, ciascuna formata da un tris di verdure.

Aloe vera e frutta per La Farmacia delle Erbe Integratori alimentari da bere al gusto di Aloe Vera Bio sono la novità firmata La Farmacia delle Erbe. Tre le referenze proposte per altrettanti abbinamenti, tutte contenenti estratto di acerola (frutto noto per l’alto contenuto di vitamina C,B e A, flavonoidi, potassio e magnesio): mirtillo, papaya, melagrano. Disponibili in eleganti bottiglie di vetro da 500 ml.

Caffè bio nella miscela Kimbo Un caffè bio e sostenibile al bancone del bar? Ora è possibile con l’ultima miscela presentata da Kimbo: la Bio Organic Fairtrade, un esclusivo blend miscelato nelle migliori piantagioni biologiche di Nicaragua, Perù, India e Tanzania. Un prodotto che fa il paio con il Sistema Flexicup pensato per garantire un espresso di altissima qualità in ristoranti, locali e discoteche con medio livello di consumo o privi di personale dedicato.


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SOLO LE STELLE AL BUIO BRILLANO DI PIÙ

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FOTOGRAFIE DI MARCO GAROFALO A CURA DI PIPPO RANCI E MATTEO LEONARDI

retail&food con Amani per garantire casa, scuola e salute ai bambini e alle bambine di strada di Nairobi, Kenya e Lusaka, Zambia. I proventi saranno destinati all’installazione di pannelli fotovoltaici sui tetti del Kivuli Centre, casa di accoglienza per bambini di strada di Nairobi

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La Foto

Cosa ci fa una nave in mezzo a una città? Un centro commerciale, ovviamente. Costruito su un’ex-area portuale, il Whampoa di Hong Kong conta circa 300 punti vendita retail e food&beverage. All’interno della nave, lunga 109 metri, trovano posto un supermercato AON, diversi ristoranti e una palestra. ¢ gennaio · febbraio 2019 | retail food

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di Simone Filippetti @filippettinews

L’autunno caldo di OVS A prescindere dai mesi di settembre e ottobre, caratterizzati da un clima sfavorevole per i consumi, il motore di OVS mostra segni di rallentamento. E nel 2019 la concorrenza nel mondo fashion sarà ancora più agguerrita

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iove, Governo ladro”: il meteo è fin dalle origini dell’umanità l’argomento più usato per dare la colpa a qualcuno o qualcosa. C’è una favola di Esopo nelle quale un padre ha due figlie: quando va a trovarne una, che coltiva ortaggi, questa lo costringe a pregare Zeus perché faccia piovere; quando va dall’altra, che fa la ceramista, deve pregare Zeus per il contrario: per i vasi la pioggia è deleteria. Il tempo non dipende dagli uomini ed è totalmente imprevedibile. Qualsiasi attività umana è influenzata dal meteo e con esiti opposti. Eppure le bizze di Giove Pluvio continuano a essere, a duemila anni da Fedro, l’argomentazione preferita di tante aziende. Prendete per esempio OVS: il 2018 è un anno nerissimo. In soli dodici mesi si è schiantata in Borsa: un crollo dell’86 per cento. È vero che tutta Piazza Affari si è leccata le ferite, ma Milano ha chiuso l’anno con un calo del 15%, mentre la catena di negozi di abbigliamento ha quasi distrutto tutto il suo valore. Prezzava 6 euro un anno fa, a gennaio del 2018; segnava 1 euro a dicembre. Stefano Beraldo, per anni acclamato come l’uomo del miracolo, quello che ha trasformato la vecchia Oviesse, il marchio “sfigato”, è diventato improvvisamente l’uomo del buco nero. Ha fatto bruciare circa 650 milioni in soli 3 anni dalla quotazione, e addirittura 1 miliardo dai massimi di Borsa. Non è stato un bel Natale per gli azionisti di OVS, a partire da BC Partners, il fondo di private equity che anni fa investì sul rilancio del gruppo. Beraldo ha dato la colpa al meteo: la siccità dell’autunno avrebbe spedito al tappeto i consumi. I conti dei primi nove mesi, archiviati con vendite nette pari a un miliardo, in flessione dell’1,4 per cento. L’eccezionale caldo di settembre e ottobre avrebbe penalizzato la performance dell’azienda, mangiandosi il 25% della redditività (104 milioni il MOL) e quasi la metà dell’utile lordo (51 milioni pari al -44%). In più i vertici dell’azienda hanno lanciato

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retail food | gennaio · febbraio 2019

l’allarme per i conti di fine anno, ritenendo estremamente difficile «un recupero delle performance perse nel terzo trimestre entro il termine dell’esercizio». Così, in assenza di significativi cambi di tendenza, «il quarto trimestre risulterà in contrazione rispetto al medesimo periodo del precedente anno». OVS è in buona compagnia: tante aziende del retail, a partire da colossi come Zara

e Zalando, hanno incolpato il meteo di aver rallentato o addirittura azzerato le vendite della stagione invernale imminente. Magari fosse solo quello il problema, ammesso che mal comune sia sempre mezzo gaudio. Una stagione climatica sfavorevole può penalizzare, ma la realtà è che il motore di OVS ha iniziato a ingolfarsi da ben prima della siccità dell’autunno. Ad aprile c’era stato un primo crollo di Borsa e in estate i conti erano inferiori alle attese (e c’era solo 1 mese negativo) mentre a fine settembre i debiti netti erano di 440 milioni. Se le previsioni saranno confermate, il 2018 dovrebbe essersi chiuso con una redditività di 140 milioni. I debiti saranno 3 volte la capacità di rimborsarli: la tensione finanziaria è alta. Tanto che l’azienda ha già dovuto bussare alla porta delle banche per chiedere di rivedere i contratti di finanziamento,

Stefano Beraldo

diventati troppo onerosi e rigidi. Se le cose non si rimetteranno sul binario giusto, quest’anno OVS potrebbe vedersi costretta a bussare alla porta dei soci per chiedere soldi (per ora Beraldo ha escluso di dover ricorrere a un aumento di capitale). E anche se non lo farà, solo per tornare al prezzo di IPO ci vorrebbe un rialzo del 300%, cosa che non sembra possibile nel brevissimo termine, considerate anche le condizioni dei mercati globali. Il nuovo anno, pertanto, sarà tutto in salita per OVS: in autunno a Milano, nel palazzo che un tempo fu la sede storica del Credito Italiano (oggi diventato Unicredit), sbarcheranno i giapponesi di Uniqlo, mentre Primark aprirà un nuovo gigantesco negozio di 7 piani in via Torino (dove un tempo c’era la Fnac e poi la “fallita” Trony). Sul retail si scatenerà una guerra totale e qualcuno ne uscirà sconfitto. ¢


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