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retail&food 05 2017

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retail&food

TRAVEL RETAIL SHOPPING MALL

Anno 12 • Numero 5 • maggio 2017 • € 5,00

In caso di mancato recapito inviare al CMP di Milano Roserio per la restituzione al mittente previo pagamento resi

Mapic Italy on air

Parola di Filippo Rean

And the winner is… Il Gala Dinner del Foodservice Award 2017

Dossier aeroporti Palermo

Brand analysis Terranova

Shopping mall Adigeo


retail&food

TRAVEL RETAIL SHOPPING MALL

Direttore responsabile Andrea Aiello In redazione Andrea Penazzi - andrea.penazzi@retailfood.it Stefano Masin - stefano.masin@retailfood.it Contatti info@retailfood.it - www.retailfood.it

Anno 12 • Numero 5 • maggio 2017 • € 5,00

In caso di mancato recapito inviare al CMP di Milano Roserio per la restituzione al mittente previo pagamento resi

Mapic Italy on air

Parola di Filippo Rean

And the winner is… Il Gala Dinner del Foodservice Award 2017

Dossier Aeroporti Palermo

Brand analysis Terranova

Shopping mall Adigeo

Foto di Stefano Masin

Anno 12 · numero 5 · maggio 2017

Hanno collaborato Massimo Luigi Andreis, Alessandro Barzaghi, Fabio Bernardini, Giulia Comparini, Luca Esposito, Simone Filippetti, David Montorsi, Roberta Motta, Marco Passoni, James Ross Impaginazione Mariella Salvi Foto Archivio Edifis, Flickr, Fotolia, iStockphoto Pubblicità dircom@edifis.it Traffico pubblicitario Roberta Motta - roberta.motta@edifis.it Stampa Aziende Grafiche Printing S.r.l. - Via Milano 3/5 - 20068 Peschiera Borromeo (MI)

INFORMARSI È UN BENE, NON FARLO MALE: LEGGI RETAIL&FOOD retail&food è l’unica rivista italiana specializzata nel travel retail, un settore in forte crescita e con buone prospettive di sviluppo anche per i prossimi anni. Inoltre r&f è uno dei mezzi più apprezzati e consultati da retailers e operatori attivi in outlet e centri commerciali. Con oltre 10.000 lettori a numero, una presenza qualificata presso tutte le fiere di settore. 10 numeri all’anno, più di 9.000 iscritti alla newsletter, 1 pagina facebook, 181.000 pagine viste grazie allo sfoglio on line della rivista, retail&food è oggi uno dei mezzi più letti, consultati e apprezzati dalle business communites di riferimento.

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Prezzo di una copia € 5,00 - Arretrati € 10,00 Abbonamento Italia: € 50,00 Europa: € 90,00 Resto del mondo: € 110,00 abbonamenti@edifis.it Amministrazione amministrazione@edifis.it

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www.travelretail.it

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una rivista edita da: Edifis spa Viale Coni Zugna, 71 20144 - Milano - Italy Tel. +39 02 3451230 - Fax +39 02 3451231 www.edifis.it


SOMMARIO

n° 5 · maggio 2017

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35 R&F NEWS R&F NEWS OPENING

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LE MAPPE DEL RETAIL

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FOOD AEROPORTUALE

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ANALISI DI MERCATO 59 Il sassolino è ancora nella scarpa

Adigeo fa scacco a Verona STAR TREK ABBIGLIAMENTO

Destinazione Belmonte 1938 COVER STORY

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Countdown per Mapic Italy e per il Foodservice Award 2017 Parola di... FILIPPO REAN

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Terranova, il fast fashion italiano nel mondo 26

Reed MIDEM: «Mapic Italy vetrina internazionale del food italiano L’EVENTO DELL’ANNO

BRAND ANALYSIS

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SCIENZE & RETAIL 46

Il priming condiziona i comportamenti di acquisto

CASE HISTORY Cibiamo Group innovazione nella tradizione

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DOSSIER AEROPORTI 48

OSSERVATORIO PREZZI La food competion al Centro

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Un Masterplan ambizioso, che prevede anche ampliamenti delle cubature, sta dando un nuovo slancio all’aeroporto di Palermo. Nel frattempo si lavora alacremente per ultimare i lavori del nuovo duty free walk through, firmato Airest in apertura a giugno Airport analysis

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Aeroporto di Budapest

Dossier shopping mall-taglio nastro 35

Adigeo: la promenade dello shopping firmata ECE Dopo 18 mesi di cantiere, Adigeo ha visto il taglio del nastro lo scorso 30 marzo. Oltre ai 130 negozi su una Gla di circa 47mila mq, il connubio ECE - CDS Holding ha contribuito ad alzare ulteriormente l’asticella sotto il profilo del concept, delle finiture e del brand mix

World Travel Retail

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RESOCONTO FIERA 54

Cibus Connect: vetrina dell’industria alimentare italiana

Doveva essere l’anno della riscossa, invece il 2016 per il settore calzature è stato un altro anno di passaggio, dettato da alti e bassi. Alcune aziende hanno dovuto limitare i danni, altre più fortunate chiuderanno il consuntivo con segno positivo, ma siamo ancora lontani dai numeri pre crisi CASE HISTORY - e commerce 65

Punta Raisi come l’Araba Fenice

Foodservice Award Italy 2017: and the winner is…

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La cucina di HMS Host

La due giorni (12-13 aprile) ha visto la partecipazione di 400 aziende espositrici, mille buyer esteri e 10mila operatori. Il format della kermesse organizzata da Fiere di Parma e Federalimentare si terrà negli anni dispari e prevede un mix di esposizione, workshop e business matching

My Style Bags, la personalizzazione... anche online

Pochi click per avere una borsa o un accessorio da viaggio personalizzato con le proprie iniziali o il logo della propria azienda. Questa è l’idea, ormai ampiamente concretizzata, della società My Style che dopo l’avvio nel retail, inizia a fare grandi passi sul web NEWS TECH & ARREDO INTERNATIONAL VETRINA la foto la PULCE NELL’ORECCHIO

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RUBRICHE STOCK OPTION NEW MARKETS OUTLOOK

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LA RUBRICA LEGALE

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DUTY FREE WORLD

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retail&food - maggio 2017

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r&f News Manila Grace accelera in Rinascente

Manila Grace pianifica una serie di opening all’interno di La Rinascente. Il brand, infatti, conta di inaugurare quattro nuovi corner lungo tutta la Penisola e, in particolare, a Monza, Padova, Roma e Cagliari. Le nuove aperture seguono quelle dei due corner realizzati a Palermo e Firenze. In questo modo, i corner salgono a sei e si aggiungono alle 15 boutique Manila Grace già esistenti. A seguire, il brand punta a un’ulteriore crescita commerciale internazionale che si svilupperà nell’arco dei prossimi mesi. Strategia anticipata lo scorso anno con lo sbarco del marchio in Arabia Saudita e con una serie di aperture sia italiane siaall’estero.

A Fiumicino si paga con Alipay È diventata operativa all’aeroporto Leonardo da Vinci di Fiumicino Alipay, l’App per pagamenti online più popolare in Cina, gestita dal Gruppo Ant Financial Services, società affiliata al Gruppo Alibaba. Con oltre 450 milioni di utenti attivi, Alipay è lo strumento di pagamento mobile più diffuso e utilizzato in Cina, che consente di effettuare sia acquisti fisici sia ecommerce tramite un conto-deposito virtuale, a cui possono essere collegati sia conti correnti sia carte di credito e debito. Inoltre Alipay permette ai turisti cinesi di pagare in 70 Paesi al mondo in oltre 100mila punti vendita. Il primo negozio a utilizzare questo sistema è Ermenegildo Zegna, gestito da Lagardère, nella nuova area di imbarco E. «Con questo accordo – afferma il CEO di Lagardère Travel Retail Italia, Lucio Rossetto – siamo il primo operatore italiano nell’ambito dei servizi aeroportuali a offrire ai viaggiatori, in particolare provenienti dalla Cina, la possibilità di realizzare pagamenti tramite la App Alipay. Si tratta di una tecnologia in grado di creare un’esperienza di consumo funzionale per il viaggiatore poiché elimina le barriere linguistiche, culturali e di valuta». Fiumicino diventa quindi il primo aeroporto italiano - e tra i primi a livello internazionale - ad accogliere Alipay, rafforzando ulteriormente il proprio primato europeo verso l’attrazione e l’accoglienza dei turisti cinesi.

Stock option

BUY

Preca Brummel chiede il concordato

Preca Brummel, azienda specializzata in childrenswear cui fanno capo i marchi Brums, Bimbus e Mek, ha presentato a inizio aprile al Tribunale di Varese la domanda di concordato con riserva, con l’obiettivo di predisporre un piano concordatario in continuità per “implementare il turnaround industriale-commerciale della società in un contesto protetto”, rende noto l’azienda. Contestuale alla richiesta è la nomina a direttore generale di Ferdinando Pandolfi, che in passato ha ricoperto lo stesso incarico in Mandarina Duck e Parah, che proseguirà nella strategia di managerializzazione e internazionalizzazione della società.

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retail&food - maggio 2017

NEUTRAL

SELL

Il Centro

Primark

Alitalia

Ovs

Twin Set

Roberto Cavalli

Satispay

Apple

Atlantia

Il Centro di Arese, inaugurato nell’aprile 2016 alle porte di Milano, ha presentato il bilancio annuale del primo esercizio dell’apertura. In 12 mesi di attività sono state registrate più di 13 milioni di presenze, in linea con le stime, e il fatturato totale è stato di 600 milioni di euro. Ovs ha archiviato l’esercizio fiscale al 31 gennaio con vendite nette per 1,36 miliardi di euro, in aumento del 3,3% rispetto ai 1,32 miliardi dell’anno precedente. A livello dei singoli marchi, Ovs e Upim hanno registrato, rispettivamente, una crescita del 3% e del 4,5 per cento. Voleva raccogliere 12 milioni di euro. Ma l’interesse degli investitori è stato così alto che Satispay, la startup italiana dei pagamenti da mobile, ha deciso di prolungare l’aumento di capitale, che ora, dopo aver già raggiunto i 14 milioni, potrebbe salire a un livello record per una giovane azienda italiana.

Primark è pronto a dare il via al piano di aperture più grande degli ultimi undici anni. Il marchio di fast fashion in orbita al gruppo Uk Associated British Foods ha annunciato l’apertura di 29 nuovi monomarca nel 2017, la maggior parte dei quali al di fuori del Regno Unito. TwinSet-Simona Barbieri ha chiuso il 2016 con ricavi in crescita del 2,5% a 243,4 milioni di euro e un rosso ridotto da 10,4 a 3,4 milioni. L’ebitda adjusted ha toccato quota 43,6 milioni (+14,5%). Nei dodici mesi, l’ebitda margin ha guadagnato 1,9 punti percentuali, a 17,9 per cento. Entro pochi anni Apple non produrrà più prodotti con materiali estratti da miniere. Questa la sfida sostenibile lanciata dall’azienda di Cupertino, che ha annunciato che iPhone, iPad e Mac del prossimo futuro saranno costruiti solo con risorse rinnovabili e materiali riciclati.

Via libera al prestito ponte per Alitalia da circa 400 milioni per garantire per sei mesi la continuità aziendale durante la gestione commissariale. Il governo ha informato la Commissione europea che il prestito verrà erogato a tassi di mercato e informalmente quest’ultima ha dato il suo ok. Roberto Cavalli ha archiviato il 2016 con ricavi per 155,2 milioni di euro, in calo del 13,6% rispetto al 2015, e un ebitda negativo per 26,1 milioni. I costi di ristrutturazione e le misure per la razionalizzazione hanno generato oneri straordinari che hanno contribuito a determinare una perdita pari a 55,2 milioni di euro. Disco verde di Atlantia alla cessione del 10% di Autostrade per l’Italia. Una quota del 5% andrà al consorzio formato da Allianz Capital Partners per conto di Allianz Group (74%), EDF Invest (20%) e DIF Infrastructure IV (6%); una ulteriore quota, sempre pari al 5%, andrà invece al fondo cinese Silk Road Fu.


Il tempo dà forma alla qualità Doppio Malto, Rossa, Puro Malto. Ogni Peroni Gran Riserva ha un gusto unico e un denominatore comune: l’altissima qualità. La qualità del Malto 100% Italiano, la qualità delle materie prime accuratamente selezionate, la qualità del processo produttivo di extra decozione. È così che nasce una birra speciale, fatta in Italia e premiata nel mondo.


r&f News

Thun si dà al caffè

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o storico brand altoatesino di ceramiche ha inaugurato a Milano in corso Garibaldi Thun Caffè: un format nuovo che unisce l’esperienza dello shopping a quella del food in un ambiente unico che crea nuovi equilibri con la marca e inedite occasioni di consumo. Ma soprattutto definisce uno nuovo spazio, dove il cliente diventa protagonista ed è iltotale centro dell’attenzione. Il nuovo Thun Caffè spazia dalla caffetteria alla ristorazione veloce, fino alla vendita, tramite un reparto di 22 mq, dove l’esposizione propone oltre 200 articoli Thun per altrettante idee regalo. Dal design accurato (il progetto è realizzato da Costa Group) è caratterizzato dai connotati propri del marchio in un continuo rimando al mondo Thun e ai suoi valori. Così il Caffè si presenta al pubblico con un aspetto sì tradizionale, con parquet, legno, pietra, molto naturale e semplice, lineare e tipicamente di sapore altoatesino, ma nel contempo fortemente innovativo, appositamente studiato per il comparto food e le sue specificità. Nel corso del 2017 è in programma l’apertura di altri tre Thun Caffè, dislocati in tre aree completamente diverse, al fine di testare il nuovo format, la sua ricezione da parte del pubblico, l’interazione e il coinvolgimento della clientela.

Lolaandgrace al capolinea nel 2017

S

warovski pone fine al progetto Lolaandgrace. «Il gruppo Swarovski ha de-

ciso di dismettere Lolaandgrace nei prossimi 6-12 mesi. L’operazione è parte della strategia aziendale che riguarda gli investimenti nel portafoglio dei brand di gioielleria – dichiara l’azienda – Lolaandgrace è stato lanciato nel 2011 con l’ambizione di entrare nel mercato della gioielleria accessibile. La preparazione alla dismissione inizierà già nelle prossime settimane. Ci assicureremo di condurre l’operazione in accordo con i nostri valori aziendali». In conseguenza alla chiusura del brand, dovrebbe essere avviato un processo di riconversione dei monomarca Lolaandgrace, tra cui i due punti vendita a Milano e gli altrettanti a Roma. Allo scorso luglio il marchio risultava in vendita in circa 80 punti vendita lungo la Penisola oltre che in quattro concession nei department store

NEW MARKETS OUTLOOK a cura di STRA_BRANDING

Coin.

www.strabranding.com

SHIN KONG PLACE CHONGQING, AN HIGH-END SHOPPING & LIVING CENTER

Fig.1: Shin Kong Place di Chongqing – Hongjin Road

C

ome già anticipato nel numero dello scorso novembre, è ormai prossima l’apertura di Shin Kong Place Chongqing, prestigioso department store che, proponendo un concept innovativo, sarà un nuovo punto di riferimento per la città e la sua offerta commerciale. Chongqing, situata nella parte sud-occidentale della Cina, è una delle cinque città centrali nazionali (con Pechino, Shanghai, Tianjin e Guangzhou) ed è il centro economico finanziario dell’Upper Yangtze River. Sicuramente la città più popolosa con i suoi 30 milioni di abitanti distribuiti su un’area metropolitana cinque volte più ampia di quella di Pechino e 13 volte più vasta di quella di Shanghai. Il grande sviluppo che sta vivendo

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retail&food - maggio 2017

la città (quinta in termini di GDP ma con un tasso di crescita di quest’ultimo superiore a quello delle altre città) ha portato anche a significativi cambiamenti nella vita urbana. Il 12° piano quinquennale incentra la propria strategia di sviluppo sul nuovo quartiere commerciale di Jiazhou situato nello Yubei District, capace di combinare affari e finanza con multi-servizi di alto livello e svaghi culturali, dove proprio Shing Kong Place gioca un ruolo primario grazie al vantaggio di essere molto vicino al cavalcavia Xinpaifang e ai più convenienti mezzi di trasporto. Come dice il pay-off riportato nel titolo, questo department store, sviluppato su un’area di 350.000 metri quadrati (di cui 250.000 dedicati agli spazi retail), unisce il lifestyle, l’arte, lo shopping e

l’offerta F&B in un concept commerciale che si integra con le radici culturali della città al fine di proporsi come il nuovo centro della vita urbana. Lo stile architettonico si integra con la cultura locale attirando attenzione e curiosità ancor prima dell’apertura (Fig.1); la facciata su Hongjin Road simboleggia l’acqua che scorre per mettere in evidenza il senso moderno di Chongqing e la sua vicinanza ai corsi d’acqua, i cortili e i patii in ordine sparso sui diversi livelli si inspirano al terreno irregolare di questa città di montagna, la Xinguang Plaza all’esterno e l’Energy Plaza su una strada interna offrono più di 1.000 mq a disposizione per i momenti di relax e per l’organizzazione di concerti, eventi ed esposizioni di arte. Il building al suo interno, con ampi spazi, aree verdi e una atmosfera artistica, è diviso in tre parti: il Beautiful Market (B1F) che, su una superficie di 70.000 mq, è stato progettato come un piccolo quartiere commerciale con una vasta offerta F&B e 2.500 aree dining; i Department World (1F-4F) con cosmetici e marchi fashion locali e internazionali, e la Sky City (5F-8F) dedicata allo svago con un Grand Carousel (18x9 mt.), un palazzo del ghiaccio come un lago nella foresta inspirata a Frozen, uno sky garden sullo stile di una foresta pluviale con una parete da arrampicata e un cinema con 18 sale di standard internazionale e 2.200 posti a sedere. Shin Kong Place di Chongqing è un progetto di proprietà dell’importante gruppo taiwanese Shin Kong Mitsukoshi che a Taiwan possiede già 22 department store (con 2.600 marchi ospitati) e che in Cina ha già aperto nel 2007 il famoso SKP di Beijing e, nel 2015, SKP di Suzhou, anch’esso un progetto molto innovativo.

Luca Esposito


r&f News Gdo in Europa: +4,3 miliardi spesi nel 2016

Nel 2016 i consumatori dei nove principali mercati dell’Europa occidentale (Regno Unito, Francia, Germania, Italia, Spagna, Belgio, Paesi Bassi, Austria e Portogallo) hanno speso 4,3 miliardi di euro in più per i prodotti di largo consumo nella distribuzione moderna (+0,9% rispetto al 2015). Il 61% dell’incremento del mercato alimentare nell’Europa occidentale è da ricondurre al cibo fresco e ai dolci e snack. I dati emergono dal report Strategic Planner di Nielsen, che prende in esame l’andamento delle vendite dei beni di largo consumo nella GDO dei principali mercati europei. «Il dato più rilevante emerso dal report Strategic Planner – ha dichiarato Romolo de Camillis, retailers director di Nielsen Italia – è senza dubbio la crescita del fatturato derivante da alimenti freschi e dolci/snack, dovuto principalmente all’incremento dei volumi di acquisto. Questa crescita della spesa per il food attesta il definitivo superamento del periodo di crisi e l’imbocco di un percorso non privo di incertezze ma orientato alla ripresa».

Le Befane di Rimini a Union Investment

J

LL, società di consulen-

za specializzata in servizi immobiliari e di gestione degli investimenti, ha agito in qualità di advisor per Union Investment nell’acquisizione del centro commerciale Le Befane di Rimini da Credit Suisse Asset management. Lo shopping centre, che comprende circa 35.500 mq di spazi retail, fa parte del cosiddetto “Portafoglio Melody”, costituito in totale da quattro proprietà. Il preliminare di vendita del portafoglio risale a dicembre 2016 e il valore di mercato di Le Befane è pari a 244,4 milioni di euro.«Finalmente anche in Italia una transazione di un mall dominante, regionale, con eccezionali performance e che non ha mai subito nel corso degli anni alcun tipo di scossone dovuto a fattori esogeni quali l’on-line market o recessioni varie – ha commentato Davide Dalmiglio, head of Capital Markets di JLL Italia – Con asset di qualità

come questo, i capital core non esitano a essere presenti e attivi». Il centro, aperto nel 2005 e con 8,6 milioni di visitatori nel 2016, verrà inserito da Union nel suo fondo immobiliare Unilmmo: Europa. Tutti gli immobili inseriti nel Portafoglio Melody erano di proprietà del fondo immobiliare CS Euroreal di Credit Suisse.

BrinPark al taglio del nastro

Stroili rileva È Oro

È

stato Inaugurato lo scorso 30 marzo il parco commerciale BrinPark di Brindisi, di proprietà Aliotto srl. Il nuovo complesso retail, gestito e commercializzato da Svicom, si sviluppa su una Gla di 17mila mq con 9 maxi store fra i quali Eurospin, Happy Casa, OVS, Senso Unico e, per la prima volta nel territorio brindisino, Cisalfa, Globo, McDonald’s, MediaWorld e City Moda. «Si tratta del secondo progetto, dopo il centro commerciale GrandApulia, avviato nel corso dell’ultimo trimestre in Puglia e affidato a Svicom per le attività di valorizzazione e gestione strategica. Parliamo di circa 60mila mq di Gla complessivi. BrinPark, in particolare, si configura come il primo parco commerciale della zona, completamente fully let sin dall’apertura e con tanti brand che per la prima volta arrivano a presidiare questo territorio: da City Moda, il più importante department store made in Puglia, passando per Cisalfa, MediaWorld, Globo solo per citarne alcuni» ha evidenziato Corrado Di Paolo, head of leasing department di Svicom.

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retail&food - maggio 2017

S

troili, che dallo scorso anno è entrato a far parte della holding Thom Europe, si espande con È oro. Il Gruppo ha sottoscritto infatti l’accordo preliminare per l’acquisizione della catena di gioielleria controllata da Mercatone Uno, retailer di arredamento in amministrazione controllata. Dopo aver avviato il processo di vendita lo scorso 2 febbraio, che prevedeva un prezzo di riferimento di 9,8 milioni di euro, i commissari straordinari Stefano Coen, Ermanno Sgaravato e Vincenzo Tassinari hanno formalizzato la vendita a Stroili sulla base delle garanzie di una prospettiva di sviluppo industriale e della salvaguardia del maggior numero possibile di posti di lavoro. La rete vendita di È oro comprende 29 store diretti e 30 corner all’interno dei punti vendita Mercatone Uno.


r&f News Moda italiana: boom dell’export verso la Russia

La Russia torna ad acquistare la moda italiana che, a gennaio 2017, ha visto crescere l’esportazione verso l’ex URSS del 39,1% rispetto a gennaio 2016, con una particolare attenzione al comparto moda e accessori. A riportarlo sono i dati elaborati da Ita – Agenzia Ice di Mosca, i quali vanno a confermare il trend positivo già registrato da Smi – Sistema Moda Italia durante l’ultima edizione del salone Cpm – Collection Première Moscow. «Il comparto moda e accessori – ha commentato il direttore generale di Smi, Gianfranco Di Natale – ha coperto il 15% delle importazioni totali in Russia dall’Italia con una quota a valore per il solo mese di gennaio di 66 milioni di euro. Si evidenzia così una crescita molto rilevante, pari al 40,4% rispetto al gennaio 2016, sostanzialmente in linea con le dinamiche sperimentate dagli altri settori».

Temporary Shop & Retail design: in arrivo la IV edizione

Secondo i dati di Confcommercio “Il 2016 ha confermato la crescita costante del fenomeno del Temporary shop: il fatturato generato dagli store temporanei raggiunge la quota di 83,5 milioni di euro, +7% rispetto al 2015”. In questo contesto si inserisce il nuovo Corso di Alta Formazione in Temporary Shop & Retail design, organizzato da POLI.design, che torna a maggio 2017 con la sua IV edizione per indagare le dinamiche di mercato che hanno determinato l’esplosione di temporary shop, pop-up store e moving store. Come spiega Gianpietro Sacchi, direttore del corso «Il temporary retail è forse l’ambito dove il progettista deve saper interpretare con maggior velocità e precisione le aspettative del brand e soddisfare i bisogni di coloro che frequenteranno quello spazio e che dovranno in pochissimo tempo diventare “parte di una storia” raccontata dal progetto».

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Milano: all’asta lo store Benetton

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e vorrà rimanere in Piazza del Duomo a Milano, attorno alla quale occupa uno spazio di 1.758 mq all’angolo con via Mazzini, Benetton dovrà offrire oltre 2 milioni di euro. Questa è la base d’asta per aggiudicarsi il prossimo contratto di concessione, che sostituirà quello attuale in scadenza a fine 2017. La cifra è ben superiore ai 650mila euro di canone sborsati dal gruppo di Treviso nel 2003, quando era subentrato alla storica insegna Galtrucco. Le domande di partecipazione al bando dovranno pervenire agli uffici comunali entro il 6 giugno 2017, e la concessione avrà durata di 18 anni. Il punto vendita sarà assegnato dopo l’apertura delle buste con le offerte economiche. Secondo le regole del bando, per accedere alla gara per la location i concorrenti dovranno dimostrare di essere in possesso di esperienza nella riqualificazione di ampi spazi di pregio, con superficie superiore ai mille mq e di gestire o aver gestito attività imprenditoriali o commerciali di pregio o di fama internazionale. Contestualmente, il Comune ha pubblicato anche la gara per l’assegnazione di quelli in via Silvio Pellico, attualmente occupati da ‘Leo Pizzo’.

DeltaPo Family Destination Outlet, shopping sul Po

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opo un lungo iter, ha finalmente aperto le porte al pubblico il DeltaPo Family Destination Outlet . Il centro, localizzato a Occhiobello (Ro) tra le province di Rovigo e Ferrara, propone un’esperienza in cui convivono shopping, enogastronomia, cultura, spettacolo, sport, wellness e ospitalità in hotel. L’outlet, che occupa una superficie di circa 18mila mq, destinati a diventare circa 30mila con il futuro ampliamento, è il frutto di un investimento di 42 milioni di euro (per un totale che si completerà nel prossimo biennio pari a 65 milioni) e ospiterà complessivamente 78 negozi. L’outlet stima un fatturato annuo di circa 50 milioni di euro. «L’idea alla base è stata quella di creare un brand territoriale e di pubblicizzarlo all’estero a spese proprie per attrarre turisti a beneficio di tutti gli attori del territorio – dichiara Bruno Contini, amministratore unico della società Occhiobello Outlet Village che gestisce il progetto – Lo shopping, dunque, non sarà l’unico motivo di visita al centro, ma un tassello integrato in un’offerta culturale e turistica già articolata sul territorio che tramite il nostro progetto, ci auguriamo, non potrà che beneficiare di maggiore attenzione e promozione. A regime, nel 2018, questo nuovo quartiere culturale, mi piace pensarlo e continuare a svilupparlo così, dovrebbe occupare circa 300 dipendenti diretti; nel progetto ci sono perfino un attracco sul Po per i tour fluviali e l’organizzazione di una tappa del Giro d’Italia femminile”.


KIABI FREE

I

l nuovo concept, KIABI FREE, libera il consumatore nel realizzare un’esperienza di shopping a 360 gradi, attraverso una chiarezza espositiva che soddisfa sia l’esigenza dell’acquisto ragionato, soprattutto quando la donna veste il ruolo della mamma, sia quello di impulso, quando smette i panni domestici per cercare l’emozione, la sorpresa, la tendenza. Un’innovazione che guarda al futuro attraverso la lente dell’omnicanalità, dando l’opportunità ai clienti di creare online il proprio outfit e di provarlo e arricchirlo in negozio. Ma non solo, KIABI FREE è anche libertà per l’azienda leader della “moda a piccoli prezzi” di seguire e orientare i trend attraverso shop in shop in continua evoluzione, dislocati su una superficie di vendita di circa 1.500 mq, che si moltiplicano in Rete attingendo a un catalogo virtuale consultabile in-store grazie alla presenza di specifiche tecnologie. «La nostra crescita superiore alla media acquisisce ancora più valore nei mercati che stanno diventando strategici per KIABI, come quello della donna. L’aspetto della vendita emozionale, che non faceva sempre parte de nostro DNA, dà segnali davvero incoraggianti - spiega Massimo Pozzi, direttore sviluppo di KIABI Italia, sottolineando come il nuovo concept vada molto oltre l’adeguamento agli standard espositivi - Altro plus, che vale per tutti i “FREE”, è aver avvicinato il negozio al consumatore attraverso il servizio di e-prenotazione, che ha portato anche i millenials a far convergere i propri acquisti

nel punto di vendita, incrementandone le affluenze. Tali innovazioni, favorite dalla presenza di tablet a disposizione del personale e di strumenti interattivi dislocati dentro lo shop, che permettono di verificare la presenza dei vari articoli in altri negozi e/o di farli pervenire dai magazzini centrali, hanno contribuito a spingere il digitale sino al 15% del fatturato complessivo nonché a tassi di crescita molto più elevati dell’offline. E stiamo constatando come la cross-canalità dilati effettivamente il nostro bacino di utenza: nel 2016 con l’apertura al Campania di Marcianise (CE) abbiamo assistito non solo agli ottimi riscontri del negozio, dove tanti nostri affezionati hanno potuto incontrare la marca, ma anche all’incremento delle performance online, già molto alte in quanto l’area di Napoli era la quarta più importante per l’e-commerce di KIABI dopo Roma, Milano e Torino». E il mercato italiano premia il costante sforzo di innovazione portando alla società francese una crescita like for like superiore alla media del settore, con particolari evidenze sui negozi rinnovati con il nuovo concept tra cui si segnala quello presso La Romanina, oggetto di restyling nel 2016. In linea con la filosofia del “5” adottata da KIABI (+5% di fatturato a parità di punti vendita e 5 nuove aperture ogni anno) si inseriscono gli opening soon presso il rinnovato centro commerciale ESP a Ravenna, il primo in ordine di tempo, e all’interno di Mondo Juve. A tendere, nel secondo semestre,

ulteriori tagli del nastro a Firenze, a Udine presso il Città Fiera e nelle Marche. «Non privilegiamo lo sviluppo quantitativo ma vogliamo aprire un punto vendita per capoluogo di provincia e posizionarci nei migliori siti. Ovviamente nelle grandi città i nostri negozi saranno più numerosi - specifica Pozzi, riferendosi alla prossima operazione di Torino - Non possiamo prescindere da Mondo Juve perché si prefigura come uno dei centri commerciali più importanti per dimensioni e per numero di punti vendita nel bacino e in apertura quest’anno in Italia. Ma ci saranno ulteriori restyling, tra cui rientra anche il punto vendita di Arese, su cui stiamo già intervenendo sotto il profilo del merchandising e delle vetrine, a dimostrazione di come KIABI FREE sia un concept che si presta a una continua evoluzione in base ai risultati e ai riscontri che riceviamo direttamente dai clienti attraverso i nostri focus group». Il successo di KIABI, che nel 2016 ha totalizzato 150 milioni di euro di fatturato globale e che vede nel Belpaese il proprio terzo mercato dopo Francia e Spagna, è suggellato dal premio Great Place to Work come quinto miglior luogo di lavoro in Italia nella categoria Large Companies, ottenuto per il secondo anno consecutivo «a dimostrazione - sottolinea infine Massimo Pozzi - che le evidenze del nostro impegno non arrivano solo dai clienti ma anche dai nostri collaboratori. KIABI infatti è un’azienda giovane che cresce e che ha nella formazione del personale uno dei punti di forza».

Comunicazione pubblicitaria

«a new shopping experience»


r&f News La Rubrica legale

A cura di Cocuzza & Associati Studio Legale, Milano

Indennità ai monomarca Ancora una sentenza della Suprema Corte sull’indennità di avviamento, ancora una volta nel solco del favore al conduttore. La decisione risulta di particolare interesse perché la Cassazione, a quanto consta, utilizza per la prima volta l’espressione “monomarca”, concetto di cui si fa grande uso oggi nel mondo del retail. I fatti

La decisione

La circostanza è piuttosto semplice: il contratto di locazione di una officina per assistenza e riparazioni di auto di una marca determinata giunge a conclusione naturale, e pertanto il conduttore richiede al locatore il pagamento dell’indennità di avviamento, pari, per inderogabile disposizione di legge, a 18 mensilità dell’ultimo canone pagato (a cui se ne aggiungono altre 18 qualora l’immobile venga adibito entro l’anno alla stessa tipologia di attività o attività affine). Il locatore rifiuta la corresponsione sostenendo che non vi è contatto con il pubblico degli utenti e consumatori, requisito richiesto dalla legge per la corresponsione dell’indennità, rivolgendosi l’officina a una clientela limitata nel numero.

Con sentenza in data 20 marzo 2017, n. 7093 la Cassazione ha statuito che “I requisiti che danno diritto all’indennità di avviamento e la funzione cui normativamente la stessa è destinata rimangono identici anche nell’ipotesi di attività commerciali cosiddette “monomarca” in quanto nessun rilievo può avere la circostanza che la generalità degli utenti e consumatori che accedono liberamente al negozio e fidelizzati al luogo di svolgimento dell’attività sia indirizzata all’acquisto di un bene o di un servizio di una sola marca”. La Suprema Corte ha aggiunto che “non ha alcun rilievo l’entità numerica della cerchia degli avventori raggiunta o il mancato reperimento di essa tra i passanti nella pubblica via antistante” essendo sufficiente che la generalità degli utenti e consumatori sia originariamente indifferenziata. Conforme su quest’ultimo punto tuttavia la giurisprudenza precedente, che non aveva mai usato la definizione “monomarca”.

Come è noto, l’indennità di fine locazione è per i locatori particolarmente onerosa, perché di fatto contribuisce a rafforzare la posizione del conduttore (tra le altre cose alla proprietà può convenire rinnovare la locazione al conduttore attuale, anche se a un canone un po’ inferiore a quello di mercato, pur di non pagare l’indennità). Giova ricordare che nelle grandi locazioni (cioè quelle che prevedono un canone superiore ai 250.000,00 euro annuali) è possibile escludere il pagamento dell’indennità.

La decisione è sicuramente applicabile nel caso di retailer monomarca, per cui il problema difficilmente si porrebbe, considerato che risulta ben difficile sostenere che tali punti vendita si rivolgono a una clientela determinata, visto che, auspicabilmente, il numero dei clienti e la tipologia della loro clientela è in continua evoluzione!

Il punto giuridico La Corte è stata chiamata a decidere se il rifiuto del proprietario di corrispondere al conduttore l’indennità di fine locazione sia legittimo nel caso di specie.

Alessandro Barzaghi

Larry Smith porta il made in Italy sull’e-commerce cinese Speed Glamour

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pecializzata nella gestione di mall commerciali, la società Larry Smith ha siglato con la piattaforma cinese Speed Glamour un accordo esclusivo per l’Italia con il duplice obiettivo di garantire al mercato cinese dell’e-commerce prodotti italiani originali e ai brand del Belpaese un’apertura rapida e semplice verso più di 660 milioni di utenti web

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dediti agli acquisti online. Il naming della piattaforma racchiude l’essenza della stessa: referenze originali, inserite in vendita online per pochi mesi e sostituite poi da nuovi prodotti/brand; una corsa contro il tempo che stimola gli acquisti dell’utenza, mossa anche dal timore di non poter trovare più il prodotto nei giorni successivi. Tra i plus della piattaforma, la possibilità di

poter sperimentare per pochi mesi e a costi sostenibili il percepito dei propri prodotti e marchi in un mercato altrimenti molto complesso da approcciare, così come l’opportunità di godere di numerose facilitazioni tra cui la gestione in autonomia del proprio pricing e la semplificazione degli iter doganali per quanto riguarda le spedizioni.


r&f News

Spontini: nuovo format urban e debutto nel travel retail

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entre, nel canale urban, la storica insegna milanese di pizza alta al trancio ha messo a segno la prima delle due inaugurazioni previste a Bergamo, al locale in centro città su viale Papa Giovanni XXIII (zona stazione) seguirà in estate quello nella Città Alta, Spontini si appresta anche a debuttare nel canale del travel retail con i futuri opening a Milano Centrale e nell’aeroporto di Malpensa. «Con questa apertura e quella a Bergamo Alta a inizio estate, inauguriamo una nuova fase di sviluppo di Spontini in direzione nord-est – ha dichiarato Massimo Innocenti, amministratore delegato della Spontini Holding – Il 2017 è un anno cruciale per Spontini che da Milano si sposta nelle città italiane, ed entro l’estate faremo il nostro ingresso nel settore travel. Si tratta delle prime cinque aperture dirette del 2017, a cui seguirà il piano di sviluppo della seconda metà dell’anno». Ma non è tutto, con Bergamo Centro, Spontini introduce un nuovo format che unisce lo Spontini Rosso, il ristorante classico con servizio al tavolo, con lo Spontini Point, creato per una consumazione in piedi e veloce. In particolare, grazie ai suoi 450 mq totali, di cui 250 dedicati al pubblico, la nuova pizzeria è la più grande a insegna Spontini mai realizzata.

Partnership tra Selex e Acqua & Sapone

Lo scorso 6 aprile, Selex e Acqua & Sapone hanno siglato un accordo di partnership finalizzato a rafforzare le sinergie tra le rispettive organizzazioni, a favorire nuove opportunità di business e alla condivisione di know-how e best practice. I due Gruppi, entrambi soci nella Centrale Acquisti Esd Italia, hanno così deciso di ampliare il perimetro della loro pluriennale collaborazione a tre nuove aree: le marche del distributore, gli acquisti di prodotti e servizi non destinati al commercio e lo sviluppo di strumenti e servizi innovativi. In ordine, Selex supporterà Acqua & Sapone nello sviluppo delle linee di prodotti a marchio di Acqua & Sapone, nella gestione dei rapporti con i fornitori degli stessi e nei servizi di assicurazione qualità. I brand sviluppati per il canale drugstore saranno di proprietà di Acqua & Sapone. Il secondo ambito di collaborazione si propone l’ottenimento di vantaggi economici nell’acquisto di beni e servizi funzionali all’attività retail e prevede la negoziazione congiunta degli accordi con i fornitori. Infine, lo sviluppo di strumenti e servizi innovativi, per i clienti e per le imprese socie dei due gruppi, offrirà alle due organizzazioni l’opportunità di migliorare la propria efficacia commerciale e i modelli di gestione dell’attività.

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Ad Antirion Retail l’ampliamento di “Porte dell’Adige”

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el rispetto degli accordi stipulati nel 2014, in virtù dei quali Gallerie Commerciali Italia (filiale italiana di Immochan - società immobiliare di Auchan Holding) aveva trasferito al Fondo Antirion Retail un portafoglio composto da tre gallerie commerciali, tra le quali figurava la porzione preesistente del centro commerciale Auchan Porte dell’Adige, nelle scorse settimane la stessa Antirion ha annunciato il perfezionamento dell’acquisizione della superficie oggetto dell’ampliamento del centro commerciale situato a Bussolengo (VR). La nuova galleria, con una superficie più che raddoppiata (da 8.000 a 18.000 mq) a seguito dei lavori di ampliamento, è stata inaugurata lo scorso 7 ottobre e ospita circa 90 unità specializzate nella tecnologia, nell’abbigliamento e nell’arredo casa, oltre all’ipermercato Auchan e alla nuova area ristorazione «Riva dei Golosi». Titolare della maggioranza delle quote del Fondo Antirion Retail, che per l’esercizio 2016 ha distribuito un dividendo superiore al 6%, è la Fondazione Enpam, l’Ente Nazionale di Previdenza e Assistenza dei Medici e degli Odontoiatri; mentre Gallerie Commerciali Italia mantiene una partecipazione di minoranza nel fondo e continua ad assicurare tutti i servizi di gestione legati alle gallerie in portafoglio.

Forum Palermo rinnova l’offerta

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er il centro commerciale Forum Palermo, gestito da Multi Italy, la prima parte dell’anno si sta caratterizzando per numerose aperture, che prendono il posto di altre insegne, e rinnovi dei layout dei punti vendita. Tra i brand protagonisti si annoverano Tommy Hilfiger, Benetton, Bialetti, Illy, Calvin Klein, Piazza Italia, NAU!, Bata, Tally Wejil, Motivi e Bershka. Un potenziamento dell’offerta merceologica che andrà a coprire una superficie di vendita di oltre 3.500 metri quadrati. Nei mesi scorsi era arrivata la notizia della chiusura di vari negozi tra cui Oltre e Motivi (che si è trasferito in un locale più piccolo), Promod e Stella Z. Per quanto riguarda il food, a chiudere i battenti è stato Burger King.


Riceviamo e volentieri pubblichiamo Egregio Direttore, in merito all’articolo “BreBeMi incompiuta e ancora vuota” (r&f Marzo 2017, ndr), precisiamo che: - l’autostrada A35 non è né “incompiuta” né “vuota”, in quanto viene settimanalmente utilizzata da oltre 240.000 veicoli, con punte di 42.000 transiti nei giorni feriali (incremento superiore all’88% rispetto ai primi mesi di esercizio); - non può essere in alcun modo imputata a Brebemi SpA l’assenza di collegamenti che erano previsti all’epoca della progettazione dell’autostrada, rientrando gli stessi nella competenza di altre concessioni autostradali; - Brebemi ha comunque ultimato in tempi record, con l’impiego di ingenti capitali privati, le opere di propria competenza; - la contribuzione nazionale e regionale menzionata nell’articolo è intimamente connessa al miglioramento dell’accessibilità alla viabilità e al potenziamento delle interconnessioni autostradali. Ciò avverrà attraverso la realizzazione dell’Interconnessione diretta con l’Autostrada A4 a Brescia Ovest che, tra l’altro, assicurerà il decongestionamento della rete esistente; - nonostante i suddetti contributi, la partita contabile resterà comunque ampiamente a favore dello Stato in termini di fiscalità derivante dalle attività realizzative (6 milioni di imposte, 250 di Iva, 21 per imposte di registro) e gestionali (per le quali saranno versati 878 milioni di Iva e 353 di imposte); - il costo dell’Opera, inoltre, non è pari a 2,5 miliardi, bensì a 1,6 miliardi di euro; - le aree di servizio saranno infine aperte nel 2018. Brebemi ha infatti sottoscritto appositi contratti con Autogrill SpA, Chef Express SpA e Socogas SpA, operatori di primaria importanza che, nonostante il periodo di grande crisi economico-finanziaria, hanno evidentemente attribuito alla nuova autostrada A35 carattere di grande credibilità e di opportunità di crescita. Distinti saluti. Brescia, 04 aprile 2017 Avv. Antonio Comes Affari Legali Brebemi Spa

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r&f News opening Camicissima piace all’Iran

Camicissima prosegue nella propria espansione in Iran con l’apertura di altri due negozi portando a sei il numero totale dei monomarca nel Paese. A un anno dal suo ingresso nel territorio, ha infatti inaugurato sia all’interno del mall Tirajeh, nella capitale Teheran, sia presso il mall Panorama Center, a Kelar Abad. «Sono davvero felice della rapida crescita che il nostro brand Camicissima sta avendo in Iran», ha commentato Fabio Candido, amministratore delegato di Fenicia, azienda cui fa capo il brand. «Si tratta infatti di consumatori raffinati e attenti al lifestyle, capaci di apprezzare al meglio la qualità e lo stile delle nostre proposte. Il nostro progetto retail, come annunciato in occasione della prima apertura, poco più di un anno fa, prevede di raggiungere i 20 monomarca nel Paese entro il 2021 anche se, ad oggi, siamo stati più rapidi di quanto programmato inizialmente».

Esselunga conquista Roma

Il 154° Esselunga in Italia verrà ricordato per essere il primo a Roma, in particolare all’angolo tra via Prenestina e viale Palmiro Togliatti. Il colosso della GDO, partito dal nord Italia e faticosamente sceso verso Sud, conquista la Capitale dopo essere arrivato nel 2014 nella Regione Lazio con il punto vendita ad Aprila. La struttura si estende per oltre 8mila mq all’interno del complesso di edifici previsti nel progetto del Centro Servizi Prenestino, frutto di un Accordo di Programma approvato nel 2003 dal Comune e ratificato nel 2010 dalla Regione Lazio. Al momento i costruttori hanno realizzato solo lo spazio commerciale poi venduto a Esselunga, ma il progetto prevede anche 24mila mq di parcheggi pubblici, la realizzazione di un teatro e 22mila mq di spazi verdi. La superficie di vendita del nuovo Esselunga Prenestina si estende invece su 4.600 mq, in cui trovano posto 171 dipendenti, e solo le opere di urbanizzazione hanno visto un investimento di 6,5 milioni di euro.

Autogrill porta Bistrot in Nord America

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istrot, format di punta di Autogrill, fa il suo esordio in Nord America con due location al Montréal–Pierre Elliott Trudeau International Airport. Entrambe sono situate nell’area partenze, dopo i controlli di sicurezza, l’una vicino al gate 48 e l’altra vicino al 59. Nato a Milano Centrale nel 2013, con 12 location tutte ubicate in Europa, Bistrot porta nell’aeroporto canadese dalla pasta fresca ai prodotti da forno realizzati con materie prime locali, al caffè espresso, il tutto abbinato a un’atmosfera europea, proponendosi come locale di riferimento per i viaggiatori che cercano la qualità nel food in un contesto di forte appeal. «È un piacere aggiungere questa insegna di caratura internazionale alla nostra crescente proposta commerciale – ha dichiarato Philippe Rainville, presidente e Ceo di Aéroports de Montréal – L’obiettivo è di offrire un’ampia proposta ai nostri passeggeri, con un giusto bilanciamento tra

brand nazionali e internazionali. Non solo queste saranno le prime location di Bistrot in Nord America, ma saranno le prime al Montréal-Trudeau a offrire pasta fresca e allo stesso tempo a rispondere alla esigenze dei viaggiatori». L’operazione ha visto la partnership tra HMSHost (Gruppo Autogrill) e Aéroports de Montréal.

Rocca 1794 a Roma Fiumicino

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a catena di gioielleria e orologeria d’alta gamma Rocca 1794 sbarca nel nuovo Avancorpo C del terminal 3 di Roma Fiumicino con una nuova boutique interamente dedicata ai marchi Rolex e Damiani. Il negozio ospita quindi due shop in shop dedicati ai brand e, in particolare, per Rolex si tratta del

primo punto vendita all’interno di un aeroporto italiano, mentre è il secondo per Damiani, che duplica la propria presenza all’interno degli aeroporti dopo l’apertura a Milano Malpensa. Rocca 1794, che nel 2008 è entrata a far parte del gruppo di gioielleria Damiani, è presente in Italia e in Svizzera con 14 boutique.

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r&f News opening Aeronautica Militare accelera all’estero

Il marchio, la cui licenza è affidata alla Cristiano di Thiene, si prepara a un 2017 intenso dal punto di vista delle aperture in Est Europa, Medio ed Estremo oriente, aree verso cui le esportazioni nell’ultimo esercizio hanno registrato una crescita del 20 per cento. Dopo le inaugurazioni a fine 2016 di un monomarca a Vilnius (Lituania) e di un corner nel mall Columbus di Mosca, il brand sta rafforzando la propria presenza nell’ex Urss con l’imminente apertura di un corner all’interno del Podium Market della capitale russa, che sarà seguita a luglio da quella di un monomarca a Krasnoiarsk. A settembre sono invece già calendarizzati i tagli del nastro di un corner nel department store Lotte di Seoul e di uno store all’interno del City walk di Dubai, a cui nella primavera 2018 potrebbe affiancarsi un’altra vetrina al Dubai mall. I mercati esteri rappresentano il 53% di un fatturato che nel 2016 si è attestato intorno ai 34 milioni di euro.

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Jonny Rockets raddoppia a Il Leone di Lonato

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barcato nel 2016 a Brescia, presso il centro commerciale Elnòs Shopping di Ikea Centres, il marchio di food a stelle e strisce Johnny Rockets (350 ristoranti in 28 paesi nel mondo) raddoppia in Italia a pochi km di distanza, all’interno di Il Leone di Lonato (BS). Ad aver sviluppato la doppia iniziativa è il giovane imprenditore bresciano Giangiacomo Groppetti, che assieme alla sua famiglia ha acquisito l’esclusiva nazionale e sta già lavorando a ulteriori opening con target grandi città tra cui Milano. Nei prossimi quattro anni sono previste infatti circa 20 aperture che daranno lavoro a oltre 900 persone. «Brescia ci ha accolti con calore, siamo felici di esser riusciti a raccontare il nostro prodotto, di aver raggiunto il cuore dei nostri concittadini e di essere ora pronti a raggiungere il lago di Garda – commenta Giangiacomo Groppetti – Abbiamo puntato sulla qualità e la freschezza degli ingredienti, studiando per mesi le ricette e il menu, riuscendo ad assicurare una proposta americana certificata, ricorrendo a una selezione di materie e fornitori locali». Per la prossima stagione gli chef sono al lavoro sul nuovo menu che introdurrà nuove ricette, panini dal sapore californiano, mix di ingredienti inaspettati per gli shake; nel frattempo è già disponibile la versione green wrap di ogni panino del menu: la risposta di Johnny Rockets a chi desidera evitare il glutine.


r&f News opening

Replay pensa in grande

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eplay rafforza la strategia di internazionalizzazione e annuncia l’ingresso nel mercato brasiliano con l’apertura del primo store a San Paolo, in rua Oscar Freire. Il punto vendita ha una superficie di 440 metri quadri, equamente suddivisi fra negozio e showroom. Il progetto di espansione del brand proseguirà poi con un focus sulla Greater China dove forti anche della joint venture siglata con Belle International lo scorso anno, in concomitanza dell’ingresso della società nell’assetto societario di Fashion Box con il 30% delle quote azionarie, si prevede l’apertura nei prossimi 5 anni di 150 monomarca partendo dapprima con le città tier1 per poi proseguire anche con quelle tier2. Obiettivo 2017, infine, la definizione di un accordo distributivo anche per gli Stati Uniti, dove Replay intende portare avanti una strategia multichannel che, ad alcuni flagship nelle città più rappresentative quali New York, Miami e Los Pagina VLM vert. B 156x178 +4 20-10-15.pdf Angeles, affiancherà una distribuzione basata sul canale wholesale e sul canale e-commerce.

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20/10/15

15:54

KFC arriva

in Campania

Dopo l’inaugurazione nel nuovo ce n t r o co m m e r c i a l e A d i g e o d i Verona, KFC ha avviato presso La Cartiera di Pompei (Napoli) il primo ristorante in Campania. «Con Pompei apriamo il nostro primo ristorante in Campania, una delle aree strategiche per il nostro sviluppo - ha afferma Corrado Cagnola, amministratore delegato di KFC Italia – Raggiunto nel 2016 l’obiettivo di 10 aperture, oggi inauguriamo il nostro dodicesimo ristorante in Italia, dove siamo arrivati alle fine del 2014. Il pubblico italiano può assaggiare il nostro pollo a Roma, Torino, Chieti, Brescia, Arese C (Milano), Milano Bicocca, Reggio M Emilia, Assago (Milano), Valmontone Y (Roma), Cremona e Verona». KFC Italia ha affidato lo sviluppo del brand inCM Campania al franchising par tnerMY 2K16 SpA, società rappresentata CY dal presidente Giuseppe Saffiotti e guidata per lo sviluppo franchisingCMY da Fabrizio Buonocore. Il progetto K prevede l’apertura di 10 locali nei prossimi 4 anni.

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Countdown per Mapic Italy e per il Foodservice Award La prima edizione del Foodservice Award

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circa un mese dall’avvio dei lavori, Reed MIDEM e il main partner Consiglio Nazionale dei Centri Commerciali (CNCC) hanno reso noti i contenuti e i plus che caratterizzeranno la seconda edizione di Mapic Italy (Milano, 16-17 maggio): l’unica fiera in Italia dedicata al retail real estate. Dopo il successo del 2016, quando si contarono circa 30 espositori e ol-

tre 1.400 partecipanti, quest’anno l’area espositiva (sold-out diverse settimane prima l’inizio della kermesse), presso il Superstudio Più di via Tortona, conterà oltre 50 aziende – tra i grandi nomi, novità 2017, Unibail Rodamco, Klépierre, Westfield e Falcon Malls – mentre le presenze attese sono superiori alle 1.500 persone, con oltre 400 retailer (iscritti alla data dell’11 di aprile, giorno della conferenza stampa), in rappresentanza di circa 200 brand. Ma a caratterizzare questo evento, che rispetto all’appuntamento del 2016 crescerà nello spazio, con una seconda hall, e nella durata, due giorni interi rispetto a un giorno e mezzo, sarà soprattutto il tema del food. Come hanno spiegato ai giornalisti Nathalie Depetro, Mapic director, Francesco Pupillo, deputy director Mapic markets - real estate division presso Reed Midem, Massimo Moretti, presidente del CNCC, e Andrea Aiello, direttore di retail&food, media partner di Mapic Italy, la seconda edizione della fiera meneghina aprirà ai visitatori con il primo Food & Beverage Retail Summit: un’area espositiva e un programma di conferenze ed eventi dedicati ai retailer italiani del settore f&b più dinamici e ricercati sul mercato. Il sum-

mit occuperà l’intero programma della prima giornata e sarà diviso in due sessioni di conferenze e altrettante di presentazione di concept, per agevolare le opportunità di business tra i retailer del settore f&b e i player del mercato immobiliare commerciale. «La customer experience sta guidando il settore dei centri commerciali – ha dichiarato Francesco Pupillo – e quando si parla di leisure, la ristorazione è

f&b che duri nel tempo, e che non sia solo “one shot”». La sessione d’apertura “Italian food forever”, moderata dal direttore di retail&food, Andrea Aiello, punterà i riflettori sull’influenza della cucina italiana nel mondo e le nuove ispirazioni per l’industria f&b attraverso il contributo, tra gli altri, del professore Piercarlo Grimaldi, rettore dell’Università degli Studi di Scienze Gastronomiche di Pollenzo e membro dell’associazione internazionale di Slow Food, e di Heinz Beck, chef del ristorante La Pergola a Roma, premiato con tre stelle Micheli, e anima

cate alla scoperta dei format f&b partecipanti. Tra gli altri saranno presenti gruppi come CIR Food, Autogrill, Chef Express e Cigierre, brand storici come Spontini, brand che si stanno affacciando sul mercato come Fattorie Garofalo, e due nuove realtà che propongono gelati e cioccolato realizzati in maniera artigianale come We love Puro e Cioccolati Italiani. «Abbiamo fortemente voluto questo evento, e originariamente Milano era un’opzione tra altre – ha ricordato Moretti – Oggi Milano fa parte di un network internazionale di altissimo livello, che include città come Shanghai e Mosca. Mapic Italy rappresenta quindi una finestra sull’Italia e per l’Italia, perché i master-franchisee e gli investitori possono venire nel nostro Paese e averne una panoramica completa. E proprio pensando agli investitori internazionali abbiamo scelto di puntare sul food, in quanto è riconosciuto come un plus in grado di creare ulteriori sinergie finalizzate al business».

Il Gala Dinner

un tema centrale. Vista l’importanza di tale materia abbiamo creato questa piattaforma, avvalendoci di tre partner di riferimento: il CNCC, retail&food e JLL. Negli ultimi 10 anni la Gla occupata dai concept di f&b è passata dal 7 al 15% del totale, mentre in Asia è già arrivata al 20%, quota che nel mercato italiano dovrebbe essere raggiunta entro il 2020. Più del 30% dei consumatori vanno negli shopping mall per mangiare, trascorrendo circa mezzora in più nei mall e generando uno scontrino medio più alto del 18 cento. Il Food & Beverage Retail Summit vanta una serie di azioni – ha specificato Pupillo – innanzitutto un retail tour con alcune property a cui mostreremo dei concept di ristorazione, che poi ritroveremo in una hall composta da più di 30 espositori. E in seguito, un programma di presentazione dei concept stessi. La nostra intenzione è di creare a Mapic Italy una piattaforma

del nuovo ristorante Attimi aperto presso l’aeroporto di Roma Fiumicino (Beck curerà inoltre il catering del Gala Dinner del Foodservice Award). Tra le aziende coinvolte Autogrill, illy e Mercato Centrale. La sessione pomeridiana analizzerà il settore f&b come elemento centrale nella trasformazione in corso nel mercato immobiliare commerciale a livello internazionale: grazie ai contributi di alcuni manager di società di piano come Westfield, Unibail Rodamco (non ancora presente sul mercato italiano) e il colosso mediorientale Fawaz Al Hokair, i retailer italiani potranno avere una panoramica sulle esperienze di alcuni dei più importanti property player internazionali scoprendo i nuovi trend della ristorazione commerciale e, in particolare, i format più innovativi. Le due conferenze saranno intervallate da due sessioni di brevi presentazioni dedi-

Ma il momento più elettrizzante per 73 brand del food, in rappresentanza di 59 aziende che operano sul territorio italiano, avverrà con la cerimonia di chiusura del Foodservice Award 2017, organizzato da retail&food e Ristorando, durante la quale verranno premiate le migliori otto catene di ristorazione presenti in Italia. Al Gala Dinner saranno presenti oltre 300 ospiti, espressione delle più importanti aziende nazionali e internazionali di food retail, di sviluppatori e gestori di centri commerciali nonché di player specializzati nel canale travel retail. «Oggi il comparto della ristorazione è più che mai vitale, trasversale, ampio e segmentato – ha dichiarato Andrea Aiello – e abbiamo provato a rappresentare questa ricchezza due anni fa con il lancio del Foodservice Award. Una scommessa vinta che lo staff di Mapic ci ha chiesto di portare all’interno di Mapic Italy. La premiazione degli otto vincitori è il risultato di 96 format

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r&f Cover story Aperture e Ampliamenti 2017

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iscritti, dei quali 73 approdati alla fase finale, in rappresentanza di 59 aziende. Abbiamo stimato per difetto che queste società contano complessivamente circa 2mila ristoranti, a dimostrazione della consistenza del settore. Mentre i giurati impegnati nella valutazione sono 24, tre per ogni categoria e ognuno specializzato nel ri-

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NOME del CENTRO I VIALI MONDOJUVE TORINO OUTLET VILLAGE CITY LIFE SHOPPING DISTRICT ADIGEO DELTAPO FAMILY DESTINATION OUTLET L’ARSENALE FORUM VALLE AURELIA CAIANELLO ORIOCENTER PALLADIO ESP GALLERIA AUCHAN FANO UNIVERSO COMMERCIALE I PORTALI

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42.000 PIEMONTE TO 27.500 PIEMONTE TO 19.500 PIEMONTE TO 32.000 LOMBARDIA MI 47.000 VENETO VR 20.000 VENETO RO 16.500 VENETO TV 18.000 LAZIO RM 9.800 CAMPANIA CE 30.000 LOMBARDIA BG 5.000 VENETO VI 18.600 EMILIA ROMAGNA RA 6.600 MARCHE PU 20.000 ABRUZZO TE 13.000 SICILIA CT

spettivo campo. Tra i finalisti – ha proseguito il direttore di r&f – si annoverano aziende molto diverse tra loro: dalle grandi realtà nazionali come Autogrill e Chef Express ai gruppi internazionali come Elior- Areas e Lagardère, passando per marchi americani come KFC, sino al mondo delle cooperative italiane con Camst e CIR

CITTÀ NICHELINO VINOVO SETTIMO TORINESE MILANO VERONA OCCHIOBELLO RONCADE ROMA CAIANELLO ORIO AL SERIO VICENZA RAVENNA FANO SILVA MARINA CATANIA

Food; e ancora new entry sul mercato retail come Spontini, grandi brand produttori che hanno creato catene di successo come illy e aziende che vengono dall’industria alimentare come Fattorie Garofalo (che ha ospitato la conferenza stampa nella propria location milanese di via Marghera, all’interno del Mondadori Bookstore)».

fonte: CNCC

ANNO DI APERTURA APERTURA / AMPLIAMENTO

Panoramica del mercato retail La seconda giornata di Mapic Italy sarà invece dedicata a una panoramica del mercato immobiliare commerciale italiano. La sessione di conferenza organizzata dal CNCC analizzerà la situazione attuale del comparto con una tavola rotonda alla quale interverranno gli amministratori delegati delle tre più importanti società di consulenza internazionali (JLL, Cushman & Wakefield e CBRE) seguita dalla presentazione dei progetti di sviluppo più rilevanti sul territorio nazionale (vedi tabella con pipeline 2017). Il programma si chiuderà con un’ultima sessione sulle modalità che i brand nazionali ed esteri seguono per approcciare i mercati internazionali. Tale spazio vedrà, tra gli altri, gli interventi di Mario Bauer, executive board member del brand Vapiano, e di Lorenzo Formoso, chairman dell’associazione dei retailer dell’area Asia-Pacific. A.P.


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r&f Parola di Filippo Rean

Filippo Rean ha fatto il suo ingresso in Reed Midem nell’ottobre del 2010, ricomprendo la carica di Director of MIPIM e MIPIM Asia. Nel settembre del 2014, è diventato direttore della divisione real estate di Reed Midem, supervisionando da quel momento tutti i mercati di Mipim e Mapic. Rean ha iniziato la propria carriera nel dipartimento marketing di Procter & Gamble in Italia e successivamente è passato in Bain & Company. Ha lavorato nell’headquarter europeo di GE Capital Real Estate nel 2005 e ricoperto diversi ruoli in strategic marketing e product development. Filippo Rean si è laureato in ingegneria presso il Politecnico di Torino, ha conseguito un MBA in Business Administration ad Harvard e parla fluentemente italiano, la sua lingua madre, inglese e francese.

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Reed MIDEM: «Mapic Italy vetrina internazionale del food italiano»

L

a ristorazione, la vera novità dell’edizione 2017 su cui si concentreranno il Gala Dinner del Foodservice Award, convegni e un’area demo con una trentina di retailer, e il retail real estate, con i progetti in sviluppo promossi da un’ampia compagine di espositori, rappresentano i temi cardine della prossima due giorni di Mapic Italy. Con gli stand sold-out da settimane e la maggior parte dei partecipanti già iscritti, oltre al palinsesto degli eventi definito da tempo, abbiamo intervistato a un mese dall’avvio dei lavori Filippo Rean, director of the Real Estate Division di Reed MIDEM, per conoscere i nuovi obiettivi e le dinamiche che sottendono la kermesse milanese. Facciamo un passo indietro, al 2016. Quali erano le vostre aspettative, quali sono state mantenute e quali meritano riflessioni differenti? Partendo dal presupposto che abbiamo sempre creduto nel mercato italiano, i risultati e la partecipazione ci hanno sorpreso: perché funzionasse Mapic Italy avevamo previsto circa 800 partecipanti e ne abbiamo contati praticamente il doppio. Ma la cosa interessante è che circa un terzo di loro erano retailer. Il nostro obiettivo era di creare un market place composto principalmente da retailer e da property company, e questa scelta ci ha premiato perché c’è sempre più bisogno di eventi focalizzati. Poi ci sono stati numerosi investitori e aziende di servizi. Un secondo elemento di successo è determinato dal fatto che da qualche anno spingiamo molto sull’Italia sia a Mipim sia a Mapic in quanto è un mercato che, seppure con tassi di crescita limitati, rimane grande. E il mondo del retail italiano, sulla parte food ma non solo, ha molto da offrire e si innova velocemente. Quanto ha inciso lo scorso anno e quanto inciderà in questa edizione la presenza di aziende internazionali? Abbiamo registrato un buon interesse nella prima edizione; più di quanto ci aspettassimo perché avevamo promosso poco l’evento all’estero in quanto volevamo prima stabilizzarlo in Italia. E quest’anno contiamo di raggiungere risultati ancora più importanti perché stiamo lavorando per aprire Mapic Italy in modo molto mirato: vogliamo avere una partecipazione estera che porti un valore aggiunto e ad esempio avremo società come Unibail Rodamco che verrà con un team di leasing per cercare retailer innovativi italiani in tutte le categorie e in particolar modo nel comparto food. Un’ulteriore mission che ci siamo dati è portare a Milano una delegazione di investitori internazionali.

Consideriamo il f&b la chiave per aprire Mapic Italy e offrire un elemento estremamente interessante verso l’estero, che possa attirare sia retailer di food internazionali interessati a trovare a Milano una piattaforma focalizzata su questo settore sia, soprattutto nel breve termine, property interessate a creare contatti con retailer della ristorazione italiani, dato che in questo momento guidano la tendenza a livello internazionale. Quali sono a suo avviso le esigenze delle property straniere? Riscontro una forte necessità di differenziazione dei centri commerciali proprio attraverso l’offerta food, e soprattutto quella italiana è in grado di assolvere a questa funzione, oltre a riuscire ad aumentare il livello di esperienza dell’asset retail, che è il secondo elemento che gli operatori cercano. Rispetto ai numeri della prossima edizione, previsti in crescita, si intuisce che più della quantità si punti alla qualità… Puntiamo anche ad aumentare leggermente la partecipazione rispetto all’anno scorso, anche se l’evento era già estremamente denso, e credo che raggiungeremo quest’obiettivo vedendo che le iscrizioni ad oggi sono il 20% superiori allo stesso periodo del 2016. Tuttavia miriamo a lavorare soprattutto con le aziende che verranno: tra gli espositori annoveriamo circa 50 property tra cui Klépierre, che mancava lo scorso anno, Westfield e Arabian Center; e poi abbiamo predisposto una trentina di spazi demo legati al food, con un mix di retailer che spazia da Autogrill ai player emergenti. Complessivamente ospiteremo più di 100 retailer specializzati sulla ristorazione. Parliamo quindi di contenuti. Il food su tutti… Avremo il lancio del Foodservice Award con retail&food, che noi riteniamo l’elemento marcante di quest’anno. Anche attraverso questa iniziativa vogliamo dare una doppia identità a Mapic Italy: oltre ad essere l’evento del retail real estate italiano deve essere e dovrà essere sempre di più in futuro una piattaforma del food retail. E quindi avremo una scaletta di appuntamenti sulla ristorazione che verrà sviluppata il primo giorno, mentre il secondo vedrà un ruolo importante il nostro partner storico, il CNCC, e sarà dedicato a temi istituzionali e al retail real estate italiano. Alla viglia della prima edizione di Mapic Italy si parlava anche di una sinergia con l’evento di Cannes. Si è verificata e soprattutto come si riproporrà quest’anno? La relazione positiva c’è stata, proprio perché il posizionamento dei due eventi è differente sia nel format sia nei budget. Quest’anno la sinergia tra Mapic

Italy e Mapic interesserà il food: un concetto che lanciamo a Milano, che riprenderemo a Cannes e che verrà nuovamente approfondito nel 2017 a Mapic Italy. Complessivamente abbiamo visto che la maggior parte delle property, tra cui nomi di primo piano come Cushman&Wakefield, JLL e CBRE, hanno capito i due posizionamenti delle fiere e si propongono in modo diverso. Rivolgendo l’attenzione al mercato nazionale e internazionale dei centri commerciali, quali dinamiche ritiene più significative? Vediamo che c’è un interesse fortemente crescente sul food da parte degli operatori internazionali. Qualche mese fa ero in Asia in occasione di due eventi che teniamo e ho potuto constatare che i nuovi centri commerciali in Cina, a Hong Kong e a Singapore vedono in alcuni casi oltre il 30% della Gla dedicato alla ristorazione, a dimostrazione di un aumento drammatico con prospettive di possibili ulteriori incrementi. In Italia siamo molto sotto questa percentuale e in Europa anche, ma chiaramente il trend è quello. Il food italiano, per il fatto di essere universalmente riconosciuto, in questo momento ha un’opportunità unica, che cerchiamo di valorizzare sia a Cannes sia a Milano, dove vogliamo crearne una vera vetrina internazionale. E lei considera pronte le catene italiane a raccogliere questa sfida? Solo alcune sono strutturate per farlo… Sono d’accordo, questa è la caratteristica italiana: avere una molteplicità di attori di taglia contenuta. E la si riscontra in tutti i settori, non solo nel food. Ciò che bisogna fare è accelerare la crescita attraverso una selezione che dia l’opportunità ad alcuni operatori di arrivare a taglia critica. Questa è la vera sfida. Non mancano infatti le idee, gli imprenditori e neanche i capitali. Ma bisogna incoraggiare le aziende a percorrere questa strada: in quest’ottica il Foodservice Award è uno strumento, così come lo è il Mapic Italy. Infine, rispetto alle altre categorie merceologiche, qual è l’interesse da parte degli operatori internazionali? C’è come sempre una forte attenzione su tutto ciò che è life style, quindi abbigliamento e altri settori come il design e l’arredamento. Tutto ciò che ha a che fare con l’immagine e con lo stile di vita italiano: non c’è nessun altro Paese che abbia un forte marchio di fabbrica su un comparto così ampio. Ma ancora si presenta il tema di avere operatori con una taglia critica sufficiente per andare oltre i confini nazionali. Andrea Penazzi

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Via Cimon dei Furlani 1 - 33081 Aviano - PN - Italy Tel. +39 0434 676511 Fax + 39 0434 651069


r&f L’evento dell’anno - Cover story

Foodservice Award Italy 2017: and the winner is… I

l prossimo 16 di maggio il mercato italiano della ristorazione commerciale si riunirà al Superstudio Più di Milano per partecipare al Gala Dinner del Foodservice Award Italy 2017, durante il quale si conosceranno i brand nazionali e internazionali che si sono distinti nell’ultimo anno rispetto a otto ambiti di business: Format, Food Experience, Tecnologia & Gestione, Digital Experience & Comunicazione, Green Appeal, Urban, Centri Commerciali, Travel. Accendere i riflettori su questo comparto, la ristorazione commerciale, che in Italia vale circa 3 miliardi di euro, è l’obiettivo dell’evento nato nel 2015, giunto alla sua seconda edizione e celebrato in un contesto d’eccezione: il Mapic Italy. Il Foodservice Award, organizzato dalle riviste

retail&food e Ristorando, pubblicate entrambe dalla nostra casa editrice, Edifis, non solo ha visto 96 format iscritti, dei quali 73 arrivati in finale in rappresentanza di 59 aziende e di circa 2.000 ristoranti attivi da Nord a Sud nella Penisola, ma ha avuto la forza e l’appeal di convogliare nella medesima location il gotha del mercato nazionale e internazionale dei centri commerciali e del travel retail: oltre 300 top manager di primarie aziende di food retail, quindi di sviluppo, commercializzazione e gestione di shopping mall nazionali e internazionali e degli spazi commerciali dei principali aeroporti nonché delle Grandi e Cento stazioni italiane, oltre a una folta rappresentanza di espositori e partecipanti della fiera organizzata da

Reed Midem. Proprio la partnership stipulata con la multinazionale francese, leader nell’organizzazione di eventi tra cui Mapic di Cannes e Mipim, ha permesso al Foodservice Award di elevarsi in ambito internazionale come evento di riferimento per la ristorazione a catena: specchio di un comparto che a sua volta sta crescendo non solo all’interno dei confini italiani ma che sta diventando, e sempre di più diventerà, un elemento di differenziazione oltre che di qualità per il mercato mondiale del foodservice. In questi attimi di concitata chiusura del numero di r&f di maggio, le otto giurie incaricate hanno ultimato i lavori per decretare i brand vincitori, al termine di un lungo iter che ha visto le iscrizioni chiudersi lo scorso 3 mar-

zo e la consegna del materiale da parte degli stessi retailer completarsi il 7 di aprile. Da allora i 24 giudici, individuati tra esperti di riconosciuta esperienza e professionalità nei rispettivi ambiti di competenza, hanno messo a frutto il proprio know how per esprimere i giudizi che saranno resi pubblici tra pochi giorni, ore, attimi... Non resta quindi che prendere posto a tavola al Gala Dinner del Foodservice Award 2017, impreziosito da un catering 3 stelle Michelin curato dallo chef Heinz Beck del ristorante La Pergola a Roma ma soprattutto anima del nuovo ristorante Attimi aperto presso l’aeroporto di Roma Fiumicino in collaborazione con Chef Express e attendere la fatidica frase: and the winner is… A.P.

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r&f Case history food - Centri commerciali

Cibiamo Group innovazione nella tradizione C

on l’apertura nel 1992 del primo locale presso il centro commerciale Centroluna di Sarzana (SP), che vedeva nella focaccia e nella pizza di qualità i propri valori aggiunti, è nata l’avventura imprenditoriale di Gruppo Cibiamo. Nel tempo la società spezzina ha segmentato e diversificato la propria offerta attraverso la creazione di diversi brand: Cibiamo nato nel 2000, La bottega del Caffè nel 2002, Virgin Active Cafè nel 2004 e più di recente Mondadori Cafè nel 2015, con la prima apertura nel centro di Milano. Parallelamente sono stati sviluppati diversi canali di vendita e nuovi mercati: oltre agli shopping mall, il Gruppo è entrato sia in importanti stazioni ferroviarie come Milano, Napoli e Bologna sia nelle piccole e medie stazioni come ad esempio Parma o La Spezia, e nei contesti urbani. Forte anche dell’ingresso in azienda, nel 2012, di Euroristoro e di nuove figure professionali, ad oggi Cibiamo Group conta oltre 100 insegne attive, per un totale di 83 locali quasi tutti in 30

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franchising, mentre il giro d’affari complessivo si attesta sui 48 milioni di euro. Tra i soci fondatori e presidente di Gruppo Cibiamo, nonché dal 2016 presidente di Federfranchising, Alessandro Ravecca ha raccontato a retail&food il futuro dell’azienda, indicandone nell’amore per il cibo di qualità, nella ricerca della tradizione culinaria italiana e nell’esperienzialità del punto di vendita gli ingredienti principali dello sviluppo. Partiamo dall’operazione condotta ad Adigeo: il primo punto vendita in cui convivono le insegne storiche del Gruppo, La bottega del Caffè e Il Forno di Cibiamo, completamente rinnovate. Abbiamo cercato di far conviver due format diversi perché, assieme, coprono l’intero arco della giornata: la pau-

sa pranzo con Il Forno, mentre la colazione e l’aperitivo con La bottega del Caffè. Il risultato è una mini foodcourt, dove il nostro cliente può venire anche più volte al giorno. Quest’operazione è replicabile, così come continueremo a sviluppare anche i marchi singolarmente. Quello di Verona è il primo sviluppo di ECE in Italia: come si è svolta la trattativa in sede di commercializzazione e quali requisiti vi hanno chiesto? Il primo incontro si è svolto in occasione della scorsa edizione di Mapic Italy: nonostante la commercializzazione fosse già in fase avanzata, dopo aver spiegato quali fossero i nostri progetti siamo stati scelti direttamente dalla proprietà per la nostra capacità di rappresentare la tradizione del cibo italiano. Con l’apertura di Adigeo abbiamo così avviato una collaborazione molto interessante che potrebbe tradursi in ulteriori eventuali aperture non solo in Italia ma anche all’estero. Complessivamente preferiamo operare conoscendo direttamente le

proprietà, ECE in questo caso o in altre situazioni Eurocommercial Properties, Klépierre, Auchan/Gallerie Commerciali Italia, Carrefour/Carmila, Igd e Coop, perché danno maggiori garanzie sul medio/lungo periodo investendo direttamente nelle strutture. Spostandoci sull’operazione di restyling delle insegne, quali novità avete apportato?


Iniziando da La bottega del Caffè… La bottega del Caffè nasce nel 2002 con caffè e cappuccini speciali, golosini (espresso con gelato e aromatizzazioni) e siamo stati i primi a proporre le brioches farcite al momento. Nel corso degli anni queste caratteristiche sono state implementate anche da altri gruppi e

caffè Padovano, per la soddisfazione dei nostri clienti. Il primo restyling di La bottega del Caffè è avvenuto in occasione dell’ampliamento del centro commerciale Auchan Porte dell’Adige (Bussolengo - VR), dove è posizionato leggermente fuori dalla food court, nella parte nuova; mentre ad Adigeo abbiamo ulteriormente migliorato il format investendo molto sui materiali, perché la customer experience parte dagli occhi e il locale deve trasmettere una qualità complessiva, dall’arredamento al servizio, e non solo sul prodotto. Questo ulteriore investimento trova ragione d’essere nella location all’interno di uno shopping mall di un certo livello, a sua volta posiziona-

quindi abbiamo avvertito la necessità di aggiornare il format. Grazie alla collaborazione con Nadia Olivero, docente di psicologia dei consumi presso l’Università di Milano Bicocca, abbiamo deciso di studiare la tradizione riscoprendo i caffè storici, dove nacquero la vera esperienza e la cultura del caffè italiano: caratteristica apprezzata in tutto il mondo. E le peculiarità di questi locali erano ad esempio gli specchi, l’ottone, il marmo bianco di Carrara e le sedute thonet, che abbiamo deciso di inserire rivisitandole in chiave moderna. Ma abbiamo rivisto in chiave moderna anche il modo di fare il caffè, introducendo ad esempio la Moka o la caffettiera napoletana, e abbiamo puntato molto sulle specialità regionali, selezionandone a rotazione una decina come il Bicerin Torinese o il

to nel contesto urbano di una città ricca e importante come Verona. Per quanto riguarda Il Forno, invece? Di fatto Il Forno di Cibiamo nasce nel 1992, quando nel centro commerciale di Sarzana abbiamo incominciato a proporre focaccia, pizza e caffè, e il locale si chiamava Il Bar, La Focacceria e La Pizzeria. Poi nel 2000 nasce il brand Cibiamo: una sorta di fast food all’italiana con pizza al trancio. Come per La bottega del Caffè, nel voler studiare la tradizione ci siamo divertiti a individuare le diverse specialità regionali di pane: solo in Puglia ne abbiamo trovate 29 contro le 12, ad esempio, di tutta la Francia. Presso Il Forno di Cibiamo si trovano quindi i prodotti legati alla tradizione fornaia italiana come focac-

cia, pizza e panini, ma anche tortini di verdura, crostate, prodotti regionali, speciali e vegetariani: tutto è sfornato e farcito a vista. Per entrambi i format, abbiamo voluto ridare dignità alla professione e alla professionalità di chi ci lavora ponendo al centro le figure del barista e del fornaio. Spostandoci da Verona a Milano in zona Duomo e, con il raddoppio, presso Il Centro di Arese, come valuta l’esperienza del Mondadori Cafè? Partendo dal presupposto che Mondadori non ha contaminato il format della libreria come altri operatori, siamo molto contenti e stiamo valutando la presenza all’interno di un Mondadori store in un nuovo centro commerciale nella zona di Roma. Devo sottolinea-

Guardando al prossimo futuro, quindi, quali saranno le nuove aperture? Presso Forum Valle Aurelia apriremo con due locali a marchio La bottega del Caffè, mentre a fine settembre, nell’operazione di Carrefour/Carmila di Nichelino (TO), saremo presenti con La bottega del Caffè. Inoltre stiamo valutando alcune location proposte da Gallerie Commerciali Italia e CBRE. Presto comunicheremo ulteriori novità.

re che in questa tipologia di location è ancor più importante la componente del servizio e che i flussi si concentrano maggiormente nel sabato e nella domenica. Rispetto al servizio abbiamo imparato molto nella nostra esperienza all’estero, iniziata a Regent Street a Londra, dove questo aspetto è determinante, talvolta più del prodotto stesso. La partnership con Mondadori Retail così come quella con Virgin Active Italia denota la nostra capacità di studiare e sviluppare format di successo per importanti retailer.

E quali gli obiettivi legati all’imminente edizione di Mapic Italy? Quest’anno cerchiamo interlocutori per entrare nei centri urbani. Ovviamente su città come Londra è più facile perché c’è un landlord che governa la strada con cui poter interloquire, mentre tale mercato in Italia è più frammentato. Ed è per questo motivo che siamo molto attivi anche con Federfranchising, al fine di trovare nuove location per i nostri affiliati. A.P.

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r&f Osservatorio prezzi

La food competion al Centro

Nello shopping centre di Arese circa 30 insegne compongono l’offerta di ristorazione di cui una parte considerevole si trova nella food court. In occasione del primo anno di attività, in cui ha superato i 13 milioni di visitatori, siamo tornati a Il Centro per confrontarne i listini food

È

trascorso un anno completo da quando, il 13 aprile del 2016, Marco Brunelli e Francesco Ioppi hanno tagliato il nastro di Il Centro al termine di una gremita cerimonia di inaugurazione. E la location prescelta per l’evento è stata la grande piazza ottagonale ai piedi della food court, su cui si affacciano colossi del food internazionale e importanti catene nazionali. Proprio l’offerta di ristorazione ha contribuito per circa il 10% a generare i 600 milioni di euro di fatturato complessivo registrati nei primi 12 mesi di attività. E a nostro parere il dato sarebbe potuto essere ancora più consistente se i metri quadrati conferiti a questo comparto fossero stati superiori, non solo in riferimento al numero degli operatori e alle rispettive dimensioni ma anche pensando alle sedute comuni (le lunghe code di persone in attesa di acquistare il cibo, verificatesi specialmente nei primi mesi, non hanno certamente incentivato…). Questo perché tut-

ti gli indicatori mostrano una forte attrattività del food nell’allargare il bacino di utenza, nell’aumentare il tempo di permanenza all’interno del mall e nell’implementare lo scontri-

no medio. Tutto ciò non scalfisce e addirittura sottolinea il potenziale e la forza commerciale di Il Centro di Arese, che nel suo primo anno di vita ha registrato oltre 13 milioni di

visitatori. A fronte di tali numeri e di questa attenzione del mercato, abbiamo scelto lo shopping centre di Finiper, ubicato nell’area ex Alfa Romeo, per realizzare lo scorso 22 aprile la no-

Cibiamo

Baccanale

Bar Iper

Da30Polenta

Daddy Nosh

1

0,90

1

1

1

1

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Cappuccino

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1,10

1,30

1,50

1,20

n.d.

1,30

Decaffeinato

1,10

1,10

1

1,20

1

1,20

1,30

Ginseng tazza piccola

1,20 1

1,10

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1,60

1,40

n.d.

1,30

0,90

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1

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1,30

Panino primo prezzo

40

2,80

4,50

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Panino top di gamma

10

4,50

8

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Toast

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2

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4,90

3,50

Acqua pet 50 cl

1,50

0,80

1

1,50

1

1,10

1

Coca pet 50 cl

3*

2

2,50

2,50***

2,20***

2,10****

3

Red Bull lattina

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3

3

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3

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3

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2**

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6

3,90

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5

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5

IL CENTRO Caffè

Croissant

Spremuta Cono gelato due palline Spritz

Mondadori Cioccolatitaliani Cremamore Cafè

Tutti i prezzi sono espressi in euro; in blu i prezzi più bassi per categoria, in rosso quelli più elevati.

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stra consueta rilevazione prezzi, mirata proprio al food. Ricordiamo che la rilevazione è puramente indicativa e non ha valore statistico. Tra la trentina di insegne che complessivamente af-

feriscono al comparto ristorativo, nel nostro campione focalizzato soprattutto su caffetteria, panini e bibite, ne sono entrate circa 20, quindi non sono stati presi in considerazione i ristoranti e le pizzerie (Roadhouse, P.I.E., Wiener Haus, ecc). E l’operatore meno caro si conferma, come presumibile, il chiosco bar gestito dall’ipermercato, che in sette casi sui 14 item del paniere si distingue per il prezzo più basso. A ruota, con ben cinque prezzi di colore blu in tabelDispensa Emilia

Illy

KFC

La Piadineria

Lindt

McDonald’s

Milani Caffè

Portello Caffé

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1,10

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0,90

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1

1

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1

1,70*****

5,50

1

3,80********

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1,90*****

5,50

5

6,10*********

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1,10

1,20

2,70****

la (vedi legenda), si staglia McDonald’s. Entrambi propongo il caffè a meno di un euro, mentre al chiosco sono sufficienti 80 centesimi per acquistare una pet di acqua da 50 centilitri. Sul fronte opposto, la forte competition sul prodotto e sui prezzi, ha portato le insegne a non caratterizzarsi per un listino troppo alto: Cioccolatitaliani si distingue tuttavia per quattro prezzi di colore rosso, seguito da Baccanale e Lindt con tre. Da segnalare, abbiamo escluso dal paniere il trancio di pizza perché (tolte le classiche pizzerie) è venduto solo da Alice, che per la soluzione più economica (pizza bianca) impone un prezzo di 1 euro per 100 grammi. Mentre abbiamo “lasciato” la Red Bull, che trova una scarsa presa tra gli operatori: solo in tre casi viene commercializzata e il prezzo è “fisso” a quota 3 euro. A dimostrazione della grande attenzione sui listini della concorrenza applicata dai vari player. Una differenza particolarmente evidente sul singolo item interessa invece lo Spritz, tra le novità del nostro paniere, rispetto al quale si passa dai 3,50 euro chiesti da illy e da #GustoGiusto (concept appartenente a Ristò) ai 6 euro imposti da Baccanale. A.P. Viva

Yun Quick

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2,40

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2,50******

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Edifis Intelligence

#GustoGiusto Signorvino

* bottiglia da 25 cl; ** gelateria Iper; *** lattina; **** bottiglia da 33 cl; ***** tigella; ******alla spina 50 cl; ******* Sunday; ******** piadina; ********* rotolo.

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-30% di SALE -50% di GRASSI


r&f Dossier shopping mall taglio nastro

Adigeo: la promenade dello shopping firmata ECE

Dopo 18 mesi di cantiere, Adigeo ha visto il taglio del nastro lo scorso 30 marzo. Oltre ai 130 negozi su una Gla di circa 47mila mq, il connubio ECE - CDS Holding ha contribuito ad alzare ulteriormente l’asticella sotto il profilo del concept, delle finiture e del brand mix

A

bbiamo documentato il progetto di Adigeo dapprima in occasione della posa della prima pietra avvenuta nel 2015, poi a cantiere avanzato la scorsa estate, infine con l’inaugurazione del 30 marzo, constatando in primis il rispetto dei tempi nel proseguimento dei lavori, non solo quelli relativi al building ma anche alla commercializzazione, tant’è che il nuovo shopping mall di Verona è fully let e ha aperto con 130 negozi attivi sui 132 previsti. A conferma dell’affidabilità che contraddistingue l’operato di ECE, come lo stesso management dell’azienda tedesca ha

Al microfono: Joanna Fisher, managing director center management ECE

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r&f Dossier shopping mall taglio nastro in circa 585mila persone (fonte aziendale). In termini di flussi, l’obiettivo è di superare i 7 milioni di presenze annue. E ancora sono mille i nuovi posti di lavoro, tra quelli a tempo pieno e parziale. Con Adigeo, ECE arriva a contare tre centri commerciali gestiti in Italia, in virtù delle precedenti acquisizioni del Megalò di Chieti e di La Cartiera di Pompei. Mentre per CDS Holding va menzionato l’altro progetto su cui ha lavorato in contemporanea

precisato in occasione della serata per le autorità, svolta lo scorso 29 marzo. E parallelamente va sottolineato il ruolo del partner italiano, CDS Holding, che ha sviluppato l’iniziativa sino “al punto da renderla appetibile per un investitore”, avvalendosi a sua volta dello studio di architettura Zappa e di Studio Conte, rispettivamente per la parte progettuale e leasing. Una sinergia italo-tedesca, quindi, che a nostro avviso ha prodotto un risultato in linea con l’attuale percorso di crescita del mercato retail real estate italiano, sotto il profilo del concept, dei servizi, della sostenibilità e del brand mix, innalzando la qualità dei nuovi progetti su standard internazionali.

Guardando ai numeri di Adigeo, il nuovo mall conta 132 punti vendita compreso Primark, in apertura a ridosso dell’estate, e l’àncora alimentare Interspar, che si posizionano su una Gla complessiva di 47mila mq; tra le novità introdotte da ECE rispetto al progetto originario spiccano i 5mila mq su cui andrà a posizionarsi proprio il gigante del low price di Dublino. La foodcourt, ubicata al primo livello, conta una decina di locali mentre altri due ristoranti sono collocati in corrispondenza dei due ingressi al piano terreno e complessivamente sono 21 le attività legate alla ristorazione. Diciotto sono stati i mesi di cantiere, più altri sei per bonificare l’area in cui sor-

gevano le ex Officine Adige, e l’investimento complessivo ammonta a 170 milioni di euro, di cui 15 solo per le opere infrastrutturali tra cui la realizzazione del nuovo svincolo della tangenziale. Nei due piani interrati sono compresi circa 2mila posti auto, che servono un bacino stimato entro i 30 minuti di percorrenza in automobile

Il progetto in pillole Inaugurazione Inizio dei lavori di costruzione strutture Superficie lorda affittabile Numero totale di PDV Parcheggi Bacino d’utenza Investimento Investitore Posti di lavoro Sviluppo del progetto Commercializzazione Management Architettura e progettazione Design consultant Architetti esecutori General contractor

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30 marzo 2017 settembre 2015 circa 47mila mq 132 circa 2.000 585.000 abitanti (entro 30 minuti di percorrenza) circa 170 milioni di euro ECE / famiglia Otto circa mille ECE Projektmanagement in collaborazione con CDS Holding S.p.A. ECE Projektmanagement, in collaborazione con CDS Holding e Studio Conte ECE Italia Architetti di ECE L35, Barcellona Michele Segala e Studio Zappa CDS Costruzioni S.p.A.

e che è ormai prossimo all’inaugurazione: Forum Valle Aurelia a Roma, a circa 800 metri dal Vaticano. Altro plus di Adigeo è la location collocata nel tessuto urbano della città, lungo via delle Nazioni, a 3 km dal centro storico (raggiungibile con i mezzi pubblici locali e in futuro con la nuova fermata del filobus) e a circa 500 metri dall’uscita dell’autostrada A4 Verona Sud.

Partnership italo-tedesca «Il progetto parte nel 2007, per cui sono trascorsi circa 10 anni, e siamo entrati in cantiere 2 anni fa - ha raccontato a r&f Enrico Biffi, COO di CDS Holding - La realizzazione, da quando abbiamo iniziato le prime opere strutturali, è durata 18 mesi. Complessivamente sono 67mila mq di pavimento su due livelli di centro commerciale, 90mila mq di due parcheggi su altrettanti piani interrati, per circa 2mila posti auto, e le infrastrutture annoverano opere di urbanizzazione, tra cui uno


svincolo della tangenziale, per circa 15 milioni di euro. Tale risultato è frutto di una stretta collaborazione che ha permesso di vincere la diffidenza iniziale di ECE sul nostro sistema Paese. Assieme abbiamo creato un bel team che ci ha permesso di andare oltre: noi abbiamo sviluppato il progetto sino al punto in cui, maturo, potesse essere comprato da un investitore. Questo ha significato ottenere il permesso di costruire e le licenze commerciali, partendo da una location che consideria-

mo prime. L’impronta che noi avevamo dato grazie all’intervento dell’architetto Zappa e di Studio Conte, che sono nostri partner rispettivamente per la parte architettonica e leasing, è stata

mantenuta - ha specificato Biffi - E da questa base ECE è partita migliorando ad esempio le finiture, come le vetrine che sono state innalzate sino a 9 metri, mentre noi avevamo pensato a dimensioni più classiche, e ancora Alexander Otto in persona ha voluto che le insegne posizionate sulla facciata esterna del mall fossero tutte bianche, e non con i colori propri, per conferire un’impronta più elegante». Sullo stessa linea si è espressa ECE, che oltre a implementare le rifiniture e il layout ha commercializzato le unità commerciali: «Apriamo con tutti i negozi avviati tranne Primark, che dovrebbe inaugurare il proprio punto vendita entro l’estate, e Pandora che aprirà entro pochi giorni (il negozio è stato regolarmente avviato ai primi di aprile, ndr) - ci ha spiegato Jerry Boschi, amministratore delegato di ECE Projektmanagement Italia - Rispetto all’operazione di Primark, abbiamo creato un ampliamento su un piano superiore di 4mila mq, per un’unità complessiva di 6.200 mq suddivisa su

due livelli con collegamenti interni, e accessibile dal primo livello commerciale. La firma sul contratto è stata depositata a inizio anno a fronte di determinate condizioni: evidentemente

Adigeo ha soddisfatto tutte le aspettative dell’operatore in termini di location e di flussi, oltre che di timing. A questi elementi si affianca il valore aggiunto di ECE, che è dato dal know

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r&f Dossier shopping mall taglio nastro

how maturato con la gestione di 200 centri commerciali tra Europa e Turchia: per i tenant è fondamentale infatti sapere chi è il proprietario della struttura, perché a loro volta devono effettuare degli investimenti all’interno dei propri negozi. Questo ha permesso ai retailer di spingersi in soluzioni diverse per realizzare i layout e le vetrine ma anche per portare marchi nuovi come Just Play: un unicum, multimarca dedicato ai bambini, situato al primo piano e gestito da un operatore locale che ha contatti con Nike, la quale ha progettato il prototipo del format in America. Oltre alle certezze sul lungo termine - ha aggiunto Boschi - abbiamo portato implementazioni tra cui l’altezza delle vetrine e innovazioni tecnologiche prodotte dal nostro Future Labs in Germania, che prima le collauda in alcuni centri per poi esportarle: tra queste il sistema di QR code nei parcheggi per semplificare ai clienti l’individuazione delle automobili e il Selfie Box, che permette di scattare immagini o girare video scegliendo lo sfondo che più si desidera. Parallelamente abbiamo inserito l’information desk: soluzione diffusa anche in altri centri commerciali ma estremamente utile. Complessivamente, oltre allo Studio Zappa di Milano e all’architetto/progettista Michele Segala di Verona, ci siamo avvalsi dello studio L35 di Barcellona, specializzato nei progetti commerciali retail, che ha portato le proprie idee su come effettuare modifiche nei limiti del possibile, e con i nostri architetti interni abbiamo sviluppato tutta la parte delle finiture. In termini energetici, infine, ci siamo spinti con soluzioni all’avanguardia per ottenere la certificazione LEED Gold». 38

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Brand mix: una vetrina del mercato In occasione del tour guidato per i giornalisti, che ha avuto luogo nel luglio del 2016, gli spazi interni erano ancora under construction ma lo scheletro di Adigeo aveva già assunto una connotazione ben precisa. Di lì a qualche mese, il primo operatore a cui è stata consegna la propria unità, dislocata al piano terreno, è l’ipermercato: un Interspar di circa 4.500 mq, di proprietà di Aspiag. Subito dopo è stato il turno di Gruppo Inditex, tra i primi operatori assieme alle altre medie superfici ad aver firmato in sede di commercializzazione, che ha inserito al livello superiore tutti i propri marchi, a partire da Zara. Ad Adigeo, il colosso del fashion ha aperto inoltre i primi punti vendita Oysho e Zara Home nell’area di Verona. Tra gli altri marchi che ECE ha fatto debuttare nel bacino si annoverano gli offerenti di sportswear Snipes, JD Sports e Just Play It by Nike, nonché numerosi altri marchi internazionali come Deichmann, Fielmann, Guess, Jack&Jones, Lego, New Balance, Superdry e Tommy Hilfiger, e nazionali, come Harmont&Blaine e Valerio 1966. Oltra al già citato Primark, che dopo Arese (MI) e Brescia ha scelto la città di Romeo e Giulietta per aprire il suo terzo store, nonché il primo in Veneto. Tra gli altri nomi presenti ad Adigeo vanno annoverati ulteriori marchi Inditex, come Bershka, Pull&Bear e Stradivarius, label internazionali come AW Lab, Calvin Klein, C&A (al debutto in Italia con il New Store Concept, per uno spazio contemporaneo e ispirazionale di circa 1.200 mq),

Chicco, Douglas, Game Stop, Foot Locker, H&M, Mango, MediaWorld, Nespresso (che negli stessi giorni ha aperto a RomaEst, alle porte della Capitale, arrivando a quota 53 boutique su tutto il territorio nazionale) e Sephora. Tra gli altri brand italiani: Calzedonia, Carpisa, Gutteridge, Imperial, Piazza Italia, Piquadro, Rinascimento, Salmoiraghi & Vigano e Trussardi Jeans. La commercializzazione, come ha confermato lo stesso Jerry Boschi, oltre ad aver visto la prima fase impegnata sulle medie superfici, ha mantenuto un’impronta classica inserendo l’àncora alimentare, i servizi e l’abbigliamento di posizionamento intermedio al piano terreno, mentre a quello superiore i brand di standing più elevato.

Una lounge per il food In uno dei tre vertici che costituiscono la pianta triangolare di Adigeo si posiziona, al piano primo, la food loung e L’Arena del Gusto, che conta 10 locali e 360 posti a sedere

comuni, oltre ad affacciarsi su una suggestiva terrazza esterna. Mentre complessivamente sono 21 i ristoranti e bar nel centro commerciale, tre cui Bauli Caffè, Caffè Veneto, Caffè Vergnano, Il Forno di Cibiamo - La Bottega del Caffè (il primo locale di Gruppo Cibiamo con la doppia insegna, vedi intervista a Alessandro Ravecca, tra i soci fondatori e presidente di Cibiamogroup, alle pagg. 30-31), Illy-Caffè, La Piadineria, Rana, McDonald’s, Old Wild West e Sushiko. Per Dispensa Emilia, Baccanale e KFC, quelli nello shopping mall di ECE sono i primi punti vendita su Verona e dintorni (se non nella Regione). Ma il food non è solo una destinazione bensì anche il biglietto da visita di Adigeo, che ai due ingressi su via delle Nazioni (altri varchi collegano il mall attraverso tapis roulant ai due livelli di parcheggio sottostanti) vede la presenza di due ristoranti, Don Peppe e Mediterraneo, che dispongono anche di dehors esterni al mall. Andrea Penazzi


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Da oggi MyChef entra a far parte di AREAS, il marchio mondiale leader della ristorazione in concessione.


r&f Le mappe del retail

Adigeo fa scacco a Verona Con questo numero iniziamo una collaborazione che ci porterà a studiare e approfondire aree di particolare interesse per la competizione tra centri commerciali.

Sud). UrbiStat stima che Adigeo, coi suoi 47.000 mq di Gla e 130 negozi, possa generare a regime oltre 7 milioni di visite all’anno, considerando solo l’offerta esistente al momento dell’apertura e non la pipeline. I centri più rilevanti nell’arena competitiva per dimensione e capacità attrattiva sono: La Grande Mela (52.000 mq di Gla; 8 milioni di visite annue), Verona Uno (40.000 mq di Gla; 5,8 milioni di visite), Le Corti Venete (31.500 mq di Gla 4,9 milioni di visite) e Auchan Porte dell’Adige (25.000 mq di Gla; 3 milioni di visite). L’arrivo di Adigeo non ha colto impreparati i suoi principali competitor. La Grande Mela è stata oggetto di una ristrutturazione iniziata nel 2015 e terminata nel 2016, mentre Porte dell’Adige ha inaugurato il suo ampliamento lo scorso ottobre con il raddoppio della galleria che ora conta 93 negozi. Ciononostante, UrbiStat stima che Adigeo avrà un impatto negativo sulle presenze annue dei centri commerciali concorrenti. Verona Uno

I

l 30 marzo ha inaugurato Adigeo, il primo centro commerciale ubicato nel comune di Verona. Sorto sulle rovine delle ex Officine Adige, rappresenta un’importante riqualificazione di un’area postindustriale in stato di abbandono e degrado. Posizionato strategicamente a meno di un km dallo svincolo autostradale della A4 e a 3 km dalla Porta Sud di Verona, si inserisce in un’area che si configura sempre più come forte polo attrattivo, grazie alla presenza di Veronafiere e dell’Esselunga di prossima apertura all’ex Mercato Ortofrutticolo. La città scaligera rappresenta un mercato potenziale molto interessante, col suo indice di reddito superiore alla media italiana del 28 per cento. Il bacino d’utenza di Adigeo conta una popolazione residente di circa 895mila abitanti nei 30 minuti d’auto. Considerando tutti i centri esistenti nel bacino si ha uno stock complessivo pari a circa 340mila mq di Gla, con una 40

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Variabili Abitanti (n) Famiglie (n) Componenti medi della famiglia (n) Femmine (%) Maschi (%) Stranieri (%) Età media (Anni) Forze lavoro (%) Non forze lavoro (%) Tasso disoccupazione (%) Reddito disponibile pro- capite (€) Consumo pro-capite (€)

Bacino 00’ - 30’

Comune Verona

Provincia Verona

Regione Veneto

ITALIA

894.433 380.822 2,35 51,3 48,7 12,5 43,6 45,6 54,4 6,3 20.399 19.752

258.765 122.686 2,11 52,7 47,3 14,1 45,8 44,4 55,6 6,9 22.435 21.154

922.383 387.198 2,38 51,1 48,9 11,6 43,7 45,5 54,5 6,2 20.089 19.594

4.915.123 2.062.371 2,38 51,2 48,8 10,1 44,3 44,9 55,1 7,1 19.709 18.997

60.665.551 25.853.547 2,35 51,4 48,6 8,3 44,2 42 58 11,9 17.527 16.657

densità commerciale pari a 380 mq per mille abitanti, superiore a quella del solo comune di Verona, fermo a 180 metri quadrati. Nei prossimi anni sono previsti invece ulteriori 265mila mq di Gla (su tutti spiccano i progetti Ikea e Verona Porta

dovrebbe subire il calo maggiore (-15%), seguito da Le Corti Venete (-13%). I centri più periferici ad ovest di Verona perderanno meno visite. In particolare, si prevede che Porte dell’Adige registrerà un calo del 10% mentre La Grande Mela del 9 per


CENTRI COMMERCIALI (>= 10.000 mq GLA) E PROGETTI FUTURI PRESENTI NEL BACINO DI UTENZA DEL CENTRO ADIGEO

primarie insegne nazionali e internazionali. Le Corti Venete rimarrà una location PdV Visitatori Anno Distanza Mappa Insegna PR Comune GLA (mq) (n) annui apertura (minuti) fortemente attrattiva grazie alla presen1 IKEA VR Verona 120.000 n.d. 2018/2019 4 za trainante di Iper nel settore grocery e 2 VERONA PORTA SUD VR Verona 42.385 125 2018/2019 5 di Zara nel fast fashion. Ad ogni modo, La 3 VERONA UNO VR S.Giovanni Lupatoto 40.000 80 5.800.000 1996 9 Grande Mela sarà il competitor più rilevan4 VERONA EST VR S.Martino Buon Albergo 14.450 79 1.000.000 1990 11 te per la conquista della pole position nel 5 LE CORTI VENETE VR S.Martino Buon Albergo 31.558 75 4.900.000 2005 11 panorama dello shopping, beneficiando 6 AUCHAN PORTE DELL'ADIGE VR Bussolengo 26.340 92 3.000.000 1994 12 della presenza di 120 negozi che integra7 LA GRANDE MELA VR Sona 52.000 120 8.000.000 1996 14 no un’offerta commerciale completa e ser8 LA CERCOLA VR Verona 25.000 n.d. 2020 14 vizi ludico ricreativi (The Space Cinema). 9 SAN BONIFACIO VR San Bonifacio 19.094 29 n.d. 16 Adigeo avrà come assoluto punto di forza 10 EX ZUCCHERIFICIO VR San Bonifacio 14.000 n.d. 2019 17 il fashion mix con insegne mass premium 11 SOAVE CENTER VR San Bonifacio 10.500 11 1.681.000 1993 17 e i più importanti brand del fast fashion, 12 AFFINITY VR Affi 25.800 69 3.525.000 n.d. 18 e come fiore all’occhiello l’unico Primark 13 GRAND'AFFI SHOPPING CENTER VR Affi 25.254 83 3.000.000 1995 18 del Veneto. Inoltre, propone l’offerta ga14 LE VELE BS Desenzano del Garda 30.000 39 2.500.000 2003 24 "IL LEONE DI LONATO stronomica più ampia e varia con 21 punti BS Lonato del Garda 45.000 123 6.100.000 2007 24 15 (extension + 15.000 mq GLA)” vendita dedicati al food & beverage. I punti 16 LA ROCCA BS Lonato del Garda 15.000 16 500.000 2001 27 di debolezza saranno con molta probabi17 LA FAVORITA MN Mantova 23.600 40 3.000.000 1996 27 lità sia l’assenza di rilevanti servizi ludico 18 THE MOON VR Angiari 44.338 127 n.d. 28 ricreativi, come ad esempio il multisala, sia l’assenza di un grande negozio specializzato in del multisala UCI e al format più ampio rispetto a cento. Le stime, elaborate dalla piattaforma UGeo articoli sportivi. quello di Adigeo. Porte dell’Adige sarà un centro di by UrbiStat, sono valide a un anno dall’apertura prossimità rilevante, con una food-court moderna di Primark ad Adigeo, prevista per l’estate 2017. Lucio Orsini (Riva dei Golosi), un’architettura fresca di ristrutVerona Uno manterrà una forte vocazione comData Bank Senior Analyst presso Urbistat turazione e una galleria fully let con la presenza di merciale e d’intrattenimento grazie alla presenza lucio.orsini@urbistat.com

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r&f

STAR TREK abbigliamento

Destinazione

Belmonte 1938

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le italiana, che ha portato da qualche tempo il marchio veneto a proporre, non solo camicie, ma anche maglieria, cravatte, accessori per l’uomo e per la donna con le recenti proposte di camiceria femminile (collezione Lady Belmonte). Importante, oltre alle differenti collezioni che spaziano anche nello sportswear/travel, la scelta dei tessuti, frutto di rapporti con le più importanti aziende di produzione.

Leggi Family business, traduci Belmonte 1938 Per fare un po’ di numeri, oggi il Gruppo produce 1.100 capi all’anno, distribuiti in 74 punti vendita monomarca (77 entro metà del 2017) con un centinaio di rivenditori autorizzati e Vip, cioè partner della casa veneta che condividono la politica commerciale del brand e usufruiscono del supporto commerciale dell’azienda. La produzione avviene in 4 stabilimenti, uno in Italia (a Montemerlo sempre nel padovano) e tre collegati in Ucraina con circa 500 addetti (intorno ai 230 sono i dipendenti in Italia), per un Gruppo

Belmonte 1938 in pillole Data di nascita Fondata nel 1938 da Adolfo Bellini Proprietà

Famiglia Bellini

Sede

Cervarese di Santa Croce (PD)

Management

Alessandro Bellini, presidente; Piergiorgio Bellini, amministratore delegato e responsabile retail; Marco Bellini, amministratore delegato e responsabile wholesale

Business

Produzione e vendita al dettaglio (sporattutto retail) di camicie, capispalla, abbigliamento e accessori

Produzione

74 insegne DOS e Franchising (77 da giugno 2017), di cui una dozzina di outlet. Molto presente nei centri commerciali 4 stabilimenti: uno a Montemerolo (PD) e 3 in joint venture in Ucraina

Gruppo

Belmonte spa controlla: MIK Italia srl, BLM srl, Montegrappa srl, Progetto camicie srl e Spazio camicie srl

Retail

Fonte aziendale

G

li economisti nelle loro lezioni all’università parlano di family business, cioè quel modo di fare impresa a conduzione familiare molto diffuso in Italia soprattutto nel Nord Est così Belmonte 1938, noto marchio di camicie padovano, lo fa. Se si dà un occhio agli organigrammi dell’azienda di Cervarese Santa Croce (PD), ai piedi dell’antico parco dei Colli Euganei, le caselle del management sono tutte occupate dai Bellini, la famiglia fondatrice della company veneta, che dal 1938 (anno della fondazione ad opera di Adolfo Bellini) produce e vende camicie. La crescita è tipica delle aziende self made italiane: da una prima fase fino agli anni ‘50 caratterizzata dall’acquisizione del know how sartoriale con una vendita non ancora articolata che si sviluppa nel padovano, sede attuale dell’azienda, si passa negli anni ‘60 a un’altra fortemente espansiva, dove la strategia si concentra nella produzione e commercializzazione di capi di alta qualità a prezzi accessibili con però sempre un forte radicamento sul territorio. Nei primi anni ‘80 ecco la svolta: il mercato si fa globale e i Bellini partono con il progetto di internazionalizzazione della produzione e di creazione di un retail a marchio Belmonte 1938, iniziato dallo spaccio aziendale di Montemerlo (PD) inaugurato nel 1977 e dal primo negozio aperto l’anno dopo in Piazza della Frutta nel centro di Padova. Queste due linee diventano i binari dell’evoluzione dell’azienda fino ai giorni nostri con un’attenzione costante alla qualità e uno stile classico nel nome della tradizione sartoria-


Stile e orgoglio italiano nel fare camicie da ottant’anni. Piergiorgio Bellini, responsabile sviluppo punti vendita Com’è andato il 2016 per Belmonte? Il 2016 è stato un anno positivo per Belmonte, che ha visto il consolidamento della rete wholesale e lo sviluppo della rete retail, con aperture strategiche, come i concept store di Arese (c.c. Il Centro) e Brescia (c.c. Elnòs). Nell’ultimo anno, Belmonte ha

la cui capofila Belmonte spa controlla 5 società che integrate vanno a comporre le diverse funzioni dell’organizzazione: la MIK Italia ha il ruolo di Divisione industriale, quella commerciale è rappresentata dalla BLM, mentre Montegrappa, Progetto camicie e Spazio camicie compongono la parte retail. Proprio il retail la fa da padrone come canale distributivo con l’85% del fatturato (15% wholesale), a testimonianza della strategia aziendale volta a un controllo il più possibile diretto sullo stile del brand. Della rete di insegne complessiva, quelle dirette sono il 75% sul totale lasciando al franchising un quarto del network. Il network cresce con tre nuovi concept store inaugurati l’anno scorso nell’ambito del progetto #Belmonteitinere, a Brescia, ad Arese e a Lamezia Terme, senza dimenticare l’opening dell’outlet a Camposampietro (tutti all’interno di centri commerciali). La location preferita delle insegne (una sessantina di negozi più una dozzina di outlet) è quella nei shopping mall (circa l’80% del network),

deciso di sviluppare con il progetto #Belmonteitinere un nuovo format di negozio, un concept store che reinventa la presenza di Belmonte all’interno dei centri commerciali, valorizzando l’orgoglio culturale e il senso di appartenenza all’Italia. Insieme al designer Andrea Burroni, la storica dell’arte, Giulia Zandonadi e l’artista Elena Cappello abbiamo deciso di rinnovare il layout dei punti vendita inserendo elementi architettonici che richiamano la cultura, la storia e l’identità territoriale. Oggi Belmonte si pone infatti l’obiettivo di diventare un punto di ritrovo per il territorio, per trovare capi personalizzati e per scoprire aspetti poco conosciuti della storia della propria città, in un consolidato legame di fiducia e fedeltà che lega il marchio a tutte le generazioni di italiani. Qual è la differenza tra il vostro brand e i concorrenti del settore? Belmonte nasce come camiceria, core business dell’azienda, ma nel corso degli anni ha saputo rinnovarsi, ampliando l’assortimento alla maglie-

mentre la concentrazione delle insegne è nel Nord Est, dove Belmonte gioca in casa: in Veneto ci sono 25 insegne del Gruppo (di cui 9 outlet), seguita dalla Lombardia con 11 negozi complessivamente. Un importante presidio è rappresentato dalla Toscana con 8 punti vendita, seguita da Puglia con 6, Abruzzo con 5 e Calabria con 4 a dimostrare la vocazione nazionale del Gruppo. Di proprietà della famiglia Bellini (Galdino, Aldo ed Elia sono i soci con un terzo delle quote dalla Capogruppo a testa) l’azienda è adesso guidata da un team di cugini e fratelli, la terza generazione della dinastia, con Alessandro Bellini che ricopre la carica di presidente, Pergiorgio Bellini responsabile sviluppo Retail e Marco Bellini con responsabilità sul Wholesale (ambedue amministratori delegati). Una conduzione che si sviluppa proprio sulle direttrici di innovazione con il costante rinnovamento strategico rispetto alle mutate condizioni del mercato insieme alla tradizione che dall’esperienza sartoriale nei lontani

ria, ai capi spalla, nonché ai capi femminili. Belmonte è da sempre sinonimo di prodotti di qualità, innovazione e attenzione ai dettagli e grazie alla competenza del personale di vendita offre una consulenza professionale ai propri clienti, instaurando un rapporto di fiducia duraturo. Da qualche anno è stato introdotto anche il servizio “Su misura” per dare l’opportunità ai nostri clienti di realizzare una camicia su misura, scegliendo secondo il proprio gusto tra un’ampia gamma di modelli, tessuti e dettagli. Ci sono progetti di espansione del canale retail anche all’estero? L’estero è sicuramente un’opportunità per Belmonte, ma abbiamo scelto un approccio graduale, per acquisire una maggiore conoscenza del mercato. Attualmente siamo presenti all’estero con il canale wholesale e la rete di agenti. Stiamo ricevendo numerosi apprezzamenti sulla qualità dei materiali e lo stile delle collezioni, nonché proposte di collaborazione e questo ci rende fiduciosi per il futuro.

anni trenta, attraverso la crescita industriale e commerciale, è arrivata fino ai giorni nostri.

Solidità e gestione oculata: come in una buona famiglia L’impronta familiare si vede chiaramente nei conti dell’azienda che in termini di Gruppo ha un giro d’affari (nel 2016) complessivo di circa 18 milioni di euro. Infatti, se si mette il naso nel bilancio economico della capogruppo Belmonte spa (ultimo disponibile 2015) a fronte di una contrazione del volume d’affari (800mila euro di fatturato quando due anni prima erano 910mila), sono più che raddoppiati gli utili sul 2014 raggiungendo quota 40mila, nonostante una riduzione consistente del MOL (28,5mila da quasi 66mila). Gli indici di redditività pur contenuti, sono rimasti positivi e stabili (0,02 di ROE netto), a testimonianza di un mantenimento del business della azienda padovana. È chiaro che dallo stato patrimoniale emerge la solidità dei Bellini con le

passività di esercizio a breve termine dimezzate e con una contrazione importante anche di quelle a lungo, con un quoziente primario di struttura che segna 0,88, di fatto stabile negli ultimi anni, così come quello secondario di 0,97 e un indice di indebitamento pari a 0,23 e un tasso di copertura degli immobilizzi di 0,97. In casa Bellini, nella migliore tradizione familiare, i passi si fanno lunghi come le gambe e i risparmi nel materasso coprono i pochi debiti. Una filosofia di gestione che rispecchia anche quella commerciale dove il mercato attuale è caratterizzato dall’eccesso di offerta, con il rischio di un vero e proprio ‘stordimento’ del cliente. Per questo il retail, la gestione diretta e la partnership stretta nel franchising e nei rivenditori autorizzati diventano veicolo di stile per un marchio che vuole caratterizzarsi rispetto alla concorrenza, pur senza rinunciare al marketing e alla pubblicità, dove comunque Belmonte 1938 è attiva dalle TV alle tradizionali affissioni. David Montorsi

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r&f Brand analysis

Terranova, il fast fashion italiano nel mondo

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smettere tutte quelle sensazioni positive che caratterizzano i valori del nostro marchio. Dalla zona casse ai camerini, dai percorsi più funzionali allo stile degli arredi, dall’illuminazione alle grafiche, ogni touchpoint deve facilitare e allo stesso tempo emozionare chi vive l’esperienza insieme a noi. Lavoriamo molto sul visual per aiutare il cliente a trovare sempre il prodotto che cerca, proponendo-

gli un total look all’interno dei nostri mondi: easy-glam, urban e sportswear. Il concept-store Terranova è organizzato in cinque macro reparti: uomo, donna, kids, intimo e accessori. La superficie ottimale si attesta tra gli 800 e 1.100 mq, con 200-500 mq di magazzino, preferibilmente interno al punto vendita. Declinate i format in base al canale?

Cerchiamo sempre di valorizzare al massimo le caratteriAndrea Arcangeli stiche del negozio che andiamo a brandizzare, ma il consumatore finale deve sentirsi dentro lo stesso mondo Terranova ogni volta che entra in uno store, ovunque si trovi. Come siete distribuiti sul territorio nazionale? E all’estero?

Il brand in pillole Anno di nascita del brand Proprietà Core business Headquarter Giro d’affari Fatturato consolidato Gruppo Teddy al 31/12/2015 Paesi di sviluppo Canali di sviluppo Numero di punti vendita in Italia e complessivo Numero di corner nei negozi multimarca in Italia e complessivo Numero di aperture nel 2016 Numero di aperture nel 2017 a oggi e in previsione entro fine anno

1988 Gruppo Teddy Abbigliamento Rimini 564 milioni di euro, Ebitda 89 milioni di euro 42 Centri commerciali, centri storici, periferie commerciali, e-commerce 468 totali, di cui 202 in Italia. La rete vendita Terranova a livello di Gruppo è al 70% in franchising Terranova è distribuito esclusivamente in negozi monomarca 78 punti vendita. Al 31/03/2017 sono stati aperti 8 negozi, entro fine anno ne verranno aperti circa altri 30 in 17 Paesi, per un totale di oltre 40 negozi.

Rielaborazione © Edifis Intelligence

N

ato nel 1988, Terranova è uno dei più noti marchi di moda giovane e urban a basso prezzo in Europa. Brand strategico di Gruppo Teddy, società fondata a Rimini da Vittorio Tadei nel 1981, vanta uno sviluppo in 42 Paesi. Con il suo stile quotidiano la sua immagine accessibile e sempre aggiornata, semplice e, allo stesso tempo, cool, Terranova offe un’esperienza basata su tre concetti chiave: easy to wear, con un prodotto facile da indossare; easy to buy, grazie a un prezzo più che accessibile; easy to live, per la customer experience che è riuscito a creare nei suoi negozi. A parlare delle strategie e delle caratteristiche del brand Andrea Arcangeli, brand manager di Terranova. Quali sono le caratteristiche più importanti dei vostri format di punto vendita? Il nostro negozio è il punto di contatto “principe” tra il brand e il consumatore. Per questo motivo il concept-store Terranova è stato disegnato per tra-


Se c’è qualcosa che ci caratterizza, è sicuramente la nostra presenza in Italia e in altre 41 nazioni, da Barcellona fino a Manila. Da questo punto di vista possiamo dire che come marchio italiano del fast fashion low cost, abbiamo una vera presenza internazionale. Cambiano i vostri format se la gestione del negozio è diretta o in franchising? Il format dei negozi rimane lo stesso, diamo sempre il massimo a tutti. Preferite sviluppare la vostra rete con pdv diretti o in franchising? Secondo quali logiche vi orientate per gli uni o per gli altri? Il franchising è il nostro modo di fare impresa, è sicuramente la modalità che privilegiamo: la capacità di lavorare con partner, che conoscono bene il territorio, unita all’organizzazione, al know how di un’azienda solida come Teddy e alla formula del conto vendita possono fare la differenza. Quello di fare impresa “insieme” è un valore che caratterizza il nostro modo di fare business, un sistema di relazioni umane e imprenditoriali che costituisce il nostro marchio di fabbrica. Altro elemento fondamentale è rappresentato dal nostro cuore tutto italiano che si esprime con creatività ed efficienza in tutti gli aspetti del business. Infine, oltre al conto vendita, c’è da considerare il margine costante e garantito per l’affiliato e tutti i servizi che gli offriamo. Quali tecnologie (sistemi di pagamento contactless, illuminazione a Led, sistemi di videosorveglianza, wi-fi, digital mirror, ecc) inserite nei vostri punti vendita? La customer experience è uno dei punti fondamentali del mondo Terranova. Tutto il “viaggio del cliente” è mappato e curato in ogni dettaglio anche grazie all’utilizzo delle tecnologie all’interno dei nostri punti vendita: wifi, schermi led, corner video per i bambini, radio, profumo, chioschi, fidelity e stiamo preparando ancora molto altro. Come è cambiata negli anni la vostra strategia di sviluppo? Negli ultimi cinque, sei anni la catena

si è trasformata in quanto il cliente ha chiesto sempre di più negozi grandi, con più linee di prodotto. Seguire questa strategia ci ha premiato e ormai siamo alla fine di questa revisione della nostra rete vendita. In pochi anni siamo riusciti a passare da negozi di 300 mq a negozi di 1.000 mq, soddisfando di più i nostri clienti, attirandone di nuovi e realizzando ancora più profitti e utili.

merce, questo sempre con l’obiettivo di servire al meglio il cliente che entra in un nostro negozio. A chi si rivolge il vostro brand? Terranova è un marchio solare, con prodotti accessibili, facili e di tendenza; amiamo vivere una relazione sincera e diretta tra noi e con tutti i nostri clienti. Il nostro è dunque un target

Quali sono le ultime e le prossime aperture? Le ultime aperture internazionali sono state gli store di Zagabria, Bucarest e Doha, tra le altre. Il 2017 vedrà l’apertura di altri 32 negozi in 17 nazioni. Disponete di un canale e-commerce? Come approcciate le vendite online e con quali riscontri? Come si affiancano tali strategie con il più classico brick & mortar? La cosa più importante per noi è soddisfare il cliente con il massimo dell’esperienza. La vendita on line è un’esperienza fondamentale, l’omnicanalità è un dogma da cui non si può più prescindere. Infatti tanto della nostra attività di comunicazione digitale ha come obiettivo quello di informare il cliente su quello che può trovare in negozio: non esiste più un mondo fisico e un mondo digitale per il cliente nella relazione con il marchio. Inoltre, per il mercato italiano abbiamo creato una partnership con i nostri affiliati che partecipano delle vendite dell’e-com-

aspirazionale giovane, tra i 20 e i 25 anni, ma alla portata di tutti: siamo sempre contenti quando entrano in negozio o accedono on-line una mamma o un papà che apprezzano il nostro stile giovane. Come fidelizzate il cliente? Dal 2013 Terranova ha lanciato, in Italia, Repubblica Ceca e Bulgaria, un progetto che ha conquistato la fiducia di più di 1,5 milioni di persone: la fidelity WE TERRANOVA. Disponibile anche tramite app per smartphone, la WE card si basa su una dinamica semplice e allo stesso tempo irrinunciabile: ogni 10 euro spesi in negozio oppure online, sulla “card” viene caricato 1 euro da spendere come e quando si vuole (ad esclusione del periodo dei saldi in cui però è possibile continuare a accumulare punti). Vantaggi per i clienti e per l’azienda che ha raccolto informazioni fondamentali per gui-

dare il business e conoscere meglio i propri consumatori, incrementandone di anno in anno la spesa media, sia in negozio che online. Ogni quanto cambiano le vostre linee? Terranova produce 14 collezioni all’anno. Quali sono i punti cardine della vostra strategia di crescita? Negli ultimi anni abbiamo completato la nostra proposta di total look: prima l’intimo, poi il beachwear. Quest’anno amplieremo l’offerta di prodotto per la linea bambino. Inoltre abbiamo iniziato a fidelizzare i nostri clienti, in Italia e all’estero. E stiamo lanciano la nuova App che vedrà in futuro importanti sviluppi per rendere l’esperienza del cliente sempre più completa sia online sia nel negozio fisico.

Quali i progetti per il futuro? Ora abbiamo un altro grande obiettivo: quello di diventare un brand sempre più amato dai propri clienti. Sono due anni che lavoriamo da un parte su progetti e cambiamenti focalizzati sui loro desideri, i loro bisogni e dall’altra parte sulla promessa che vogliamo mantenere nei loro confronti. Siamo quasi pronti, speriamo che il 2018 sia l’anno per raccontare a tutti questi cambiamenti che saranno la strada e la vita del marchio per i prossimi anni, all’insegna del nostro payoff: enjoy life together. Vogliamo crescere ancora e contribuire alla crescita del nostro Gruppo e alla realizzazione del sogno della Teddy. S.M.

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r&f Scienze & retail

Il priming condiziona i comportamenti di acquisto N

egli ultimi anni il campo della ricerca sui consumatori ha visto uno spostamento di attenzione dalle teorie razionali fondate sul processo logico della decisione allo studio dei processi inconsci di scelta del consumatore. I modelli decisionali tradizionali hanno sempre ipotizzato che i consumatori sappiano sempre ciò che vogliono e siano in grado di riconoscere i prodotti e i marchi quando li vedono, sottolineando che le decisioni sono sempre logiche e lineari. Tuttavia, nel mondo reale ciò che accade sembra essere diverso. I consumatori vengono costantemente stimolati sia consciamente che inconsciamente da diversi input visivi, come per esempio le pubblicità o i messaggi di marketing. Numerosi studi hanno, da tempo, dimostrato che gli esseri umani non hanno tempo illimitato per prendere le proprie decisioni, evidenziando così un ruolo fondamentale dei processi impliciti e automatici, in cui i cambiamenti fisiologici emotivamente determinati hanno un ruolo importante nel guidare le scelte. A dimostrazione dell’effetto dei processi inconsapevoli vi sono numerosi studi sul priming. Il priming è un processo di associazione, ovvero un meccanismo in grado di rendere più immediate e facili certe associazioni di idee o schemi comportamentali. L’attivazione per associazione dipende dalla propensione della nostra mente a immaginare gli eventi correlati tra di loro in maniera sequenziale. L’associazione non è un processo di valutazione cosciente, ma una sorta di preparazione all’azione coerente con l’evento precedente. Si comprende bene come l’uso di stimoli di innesco (definito prime) possa facilitare certe azioni o idee. Ciò vale sia per le parole che si usano nella contrattazione di vendita (si chiama neuroselling di cui parleremo in un prossimo articolo) sia nell’uso di specifiche parole o immagini in promozioni e pubblicità. Per creare una condizione di priming, infatti, si possono usare parole o concetti in grado di rendere più “disponibile” un comportamento o una chiave di lettura di un particolare fenomeno. Si tratta di una sorta di condizionamento imposto dalla facilitazione di schemi di azione. Un esempio di tecniche di priming è quello proposto da un esperimento di Chartrand, Huber, Shiv e Tanner, (2008), i quali hanno creato in un gruppo di soggetti un priming con parole. In una prima fase, infatti, 46

retail&food - maggio 2017

hanno chiesto ai soggetti di usare una sorta di gioco in cui si chiede alle persone di comporre specifiche frasi usando però alcune tipologie di parole. Si chiama tecnica del Values Priming Scrambled Sentence Task. Durante la prima fase dell’esperimento i ricercatori hanno chiesto a un gruppo di soggetti di svolgere un esercizio che consisteva nell’usare parole che avevano una forte connotazione semantica. Il primo gruppo con parole con forte connotazione di valore economico e di risparmio (Value Condition es. di anagramma “è giusto ottenere un risparmio economico”). Il secondo gruppo con parole che avevano un forte richiamo semantico con il tema della moda, dell’immagine e del prestigio di un prodotto (Brand image condition es. “è meglio comprare un prodotto di marca o di prestigio”). In una seconda fase dell’esperimento hanno chiesto ai due gruppi di scegliere tra due diverse opzioni di acquisto, la prima relativa a un paio di calze sportive Nike (un paio 5,25$), la seconda relativa all’acquisto di calze di una sottomarca Hanes (due paia 6$). L’obiettivo era di misurare l’effetto della prima fase dell’esperimento sulla propensione di acquisto dei due gruppi. L’effetto del priming della prima fase è stato molto forte.

I due gruppi si sono lasciati influenzare dal rispettivo priming. Infatti, i soggetti che hanno lavorato nella condizione di “Brand Image”, hanno scelto il prodotto Nike nel 48% delle volte, il gruppo condizionato nella modalità “Value condition” ha scelto il prodotto Nike solo nel 19,2% delle volte. L’aspetto più interessante è che nessuno dei soggetti ha collegato consapevolmente la propria scelta con la precedente azione di priming effettuata con le parole “economic value” e con quelle “brand image”. Tutti i soggetti hanno giustificato il loro comportamento in base a regole, principi valoriali o abitudini personali ma nessuno ha fatto riferimento all’effetto del gioco preliminare di condizionamento con le parole. Il priming non si fa solo con le parole, ma anche con immagini, colori, suoni e profumi. Alcuni studi sul priming affettivo, come quello svolto da LeDoux (2012), indicano che immagini o parole presentate anche in maniera subliminale possono alterare le preferenze dei consumatori grazie allo stesso principio di priming. Secondo LeDoux è possibile mostrare a livello subcosciente dei volti (stimoli-innesco) verificando come la percezione delle immagini successive, valutate in maniera consapevole, venga influenzata dalla tipologia di volto presentato in maniera subliminale: mostrando una foto di un volto sorridente per 5 millisecondi si registra un effetto sulla gradevolezza di immagini ambigue, come un ideogramma cinese. Questa gradevolezza verrebbe, secondo l’autore, condizionata dalla precedente visione inconsapevole di un volto sorridente e piacevole. In questo caso l’effetto emozionale è tanto forte da permettere la registrazione dell’effetto fisiologico provocato dagli stimoli inconsapevoli solo attraverso le tecniche di neuromarketing in grado di rilevare un cambiamento del battito cardiaco, della conduttanza cutanea e delle onde cerebrali. Vincenzo Russo professore di Psicologia dei Consumi e Neuromarketing presso l’Università IULM di Milano vincenzo.russo@iulm.it


Foto di Arturo Rizzo

r&f Dossier aeroporti

Punta Raisi come l’Araba Fenice E

ra l’inizio del 2015 quando la redazione di retail&food è andata a Palermo per visitare l’Aeroporto di Punta Raisi Falcone Borsellino. Il relativo dossier pubblicato sul numero doppio di gennaio/febbraio fu piuttosto duro, evidenziando una serie di criticità, quantomeno dal punto di vista dell’offerta commerciale non avio, piuttosto importanti. Diverse saracinesche abbassate, una proposta food anonima e poco varia (anche se di fatto si era in una fase di transizione, con l’uscita di MyChef e l’ingresso di Autogrill), e avevamo addirittura avuto il “piacere” di vedere dei piccioni che passeggiavano liberamente tra i tavoli di un locale, beccando le briciole dal pavimento. All’epoca 48

retail&food - maggio 2017

Un Masterplan ambizioso, che prevede anche ampliamenti delle cubature, sta dando un nuovo slancio all’aeroporto di Palermo. Nel frattempo si lavora alacremente per ultimare i lavori del nuovo duty free walk through, firmato Airest in apertura a giugno avevamo tuttavia concesso l’attenuante della stagione, in quanto la nostra visita capitava in un momento dell’anno (gennaio), in cui c’è un calo fisiologico di passeggeri e quindi lo scalo approfitta per intensificare i lavori, ma anche le attività operative non davano l’impressione di essere particolarmente curate. Poche settimane dopo inoltre, quasi a voler confermare una gestione carente dello

scalo, sarebbe scoppiato il caso della pasticceria Palazzolo e del tentativo di estorsione da parte dell’allora vice presidente Gesap, Roberto Helg, nei confronti di Santi Palazzolo per poter mantenere la propria attività in aeroporto. Abbiamo deciso, a distanza di poco più di due anni, di tornare all’aeroporto dedicato ai giudici Falcone e Borsellino per vedere se qualcosa è cambiato, essendo nel vivo ormai del

Giuseppe Mistretta e Fabio Giambrone


arrivi e la palazzina direzionale. All’interno del Terminal, sono ben otto le nuove scale mobili a risparmio energetico che hanno sostituito i vecchi impianti. Dopo l’apertura della nuova sala dedicata ai passeg-

pochi giorni saranno attivi dieci nuovi banchi check-in in area arrivi, mentre si lavora all’ampliamento dell’area retail - concludono Giambrone e Mistretta - Segno evidente di un cambio di passo che questo Cda ha deciso di marcare con grande determinazione, portando a termine importanti opere

dell’aeroporto) ha cambiato marcia. Da 700 mq che erano, infatti, a giugno 2016 sono diventati 3.300, con un nuovo bar Tentazioni, dotato di 200 mq di sedute, gestito da Autogrill, che in realtà si occupa di tutta la ristorazione all’interno dello scalo. Lagardère, invece, gestisce tutto il comparto retail. Parliamo quindi di due operatori primari dotati dei mezzi per creare un’offerta al passeggero che sia completa e di qualità. Proseguendo in area arrivi, ci sono i 12 operatori rent a car che un tempo erano collocati in una palazzina a 800 metri dalla struttura principale creando non poco disagio ai turisti, soprattutto nella stagione estiva. Anche perchè, ha spiegato Chieppa, il mercato delle auto a noleggio è molto attivo in quanto per visitare l’isola l’automobile è il mezzo più funzionale. Al termine del salone, sul lato est, sono in fase di ultimazione dei nuovi banchi check-in che serviranno ad aumentare la velocità nelle operazioni riducendo il tempo di attesa dei passeggeri e incrementando di contro il tempo a disposizione da dedicare allo shopping o alla ristorazione.

Secondo livello Al secondo livello c’è l’attuale area check-in, la sala Vip che in futuro sarà spostata e posizionata in airside, una farmacia, una banca, un Time Cafè, gli uffici delle forze dell’ordine e in fondo sul lato ovest, un’area che comprende una cappella multi religiosa, una nursery e una sala amica.

Masterpaln 2016 - 2019. E qualcosa, effettivamente, è cambiato. A farci da Cicerone attraverso lo scalo, Natale Chieppa, direttore commerciale di Punta Raisi.

Tra presente e futuro

Cambio di marcia «Negli ultimi tre anni i lavori di ristrutturazione e ammodernamento del Terminal sono andati avanti senza sosta - dicono Fabio Giambrone e Giuseppe Mistretta, presidente e amministratore delegato della Gesap - A cominciare dalla nuova viabilità arrivi e partenze all’ampliamento del piazzale aeromobili, la nuova hall

geri a ridotta mobilità (PRM) e della nursery, è stata aperta una nuova sala controlli di sicurezza (700 metri quadrati che prima ospitavano uffici) con ulteriori quattro varchi, e fra

di adeguamento al profilo di aeroporto internazionale». E già dal primo punto di contatto con l’aerostazione, ossia l’area arrivi, si capisce che Gesap (società di gestione

Da qui, invece che utilizzare la scala mobile che porta al terzo livello area partenze, siamo saliti sempre al terzo livello, ma in una zona in cui un tempo c’erano gli uffici Gesap e che oggi ospita un cantiere, ma che entro giugno (almeno sulla carta) diventerà il nuovo duty free walk through firmato naturalmente da Airest Lagardère e che, con i suoi 810 mq, sarà il secondo più grande in Italia dopo quello di Fiumicino a insegna Airest. Il camminamento, in maiolica e pietra siciliana, indicherà

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r&f Dossier aeroporti

il percorso ai viaggiatori che cammineranno attraverso i più rinomati prodotti da duty free, un’area dedicata a food & beverage del territorio ma non solo, e un Relay, l’insegna di convenience store di Lagardère. Ma tutto questo è ancora in fase di work in progress. Facciamo quindi un passo indietro e torniamo al presente. Il percorso attuale per andare agli imbarchi prevede l’utilizzo di una scala mobile. Arrivati in cima, si giunge all’area partenze landside. Il primo negozio che si vede è Hub, 155 mq di convenience store che a breve sarà oggetto di ampliamento andando a recuperare una ventina di mq attualmente occupati da sedute. Poi inizia una stecca di negozi che include Camomilla Italia (inaugurata a inizio aprile), la pasticceria Palazzolo, famosa fortunatamente più per i suoi prodotti che per le questioni di cronaca, 50

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infine Discover Sicily (souvenir). Sul lato opposto, con i suoi 410 mq, Territori d’Italia è l’attività di ristorazione con il profilo qualitativo più alto in aeroporto e un’offerta arricchita dai prodotti del territorio. Questa unità, ad esempio, nel 2015 era una delle saracinesche abbassate. Di fronte, invece, presente ora come allora il bar Quattro Canti. Accanto a Territori d’Italia ha appena inaugurato, in uno spazio appositamente ricavato dall’ampio corridoio un negozio di occhiali Nau!. Anche in quest’area sono state effettuate delle modifiche importanti. Dove nel 2015 c’era un locale a insegna MyChef oggi ci sono i nuovi controlli di sicurezza. Questi, in futuro, immetteranno nel duty free walk through che si trova nel salone successivo, ora chiuso da una parete. Tra i Quattro Canti e i controlli, c’è un uscita che

porta su un’ampia terrazza che affaccia sul mare. Qui il progetto, sempre in base a quanto affermato da Chieppa, è quello di sfruttare (giustamente, viene da pensare) uno spazio così particolare, in quanto non sono molti gli aeroporti che possono vantare una terrazza sul mare. In un futuro nemmeno troppo lontano, quindi, ci sarà un bar con accesso anche dall’esterno e delle nuove sedute. Ma anche da qui dobbiamo fare un passo indietro e tornare alla situazione attuale. I controlli per accedere in airside sono sempre i medesimi, dopo Nau!. Una volta entrati in area sterile,

sia di quella opposta che affaccia sul mare. Questo avverrà per tutti e tre i livelli, il che significa migliaia di metri quadri in più». Tale dichiarazione, se messa in relazione a quanto visto nel corso della nostra visita, ci fa pensare prima di tutto a una crescita dello scalo in termini di spazio. La hall arrivi, il nuovo duty free che prende il posto degli uffici che hanno trovato spazio nel nuovo centro direzionale a pochi metri dallo scalo e, appunto, quest’ampliamento della struttura. Chiaramente tutto questo vuol dire anche spazio al retail e alla ristorazione, quindi è bene. Dal nostro punto di

il primo negozio che si incontra è Sicilò, prodotti tipici di pasticceria siciliana, che un tempo si trovava al secondo livello prima della scala mobile. Poi c’è un piccolo duty free annesso a un altro Hub, un pianoforte (molto in voga oggi negli aeroporti e che al momento della nostra visita era suonato da una giovane musicista che allietava i passeggeri in attesa di imbarcarsi, con le composizioni di Giovanni Allevi), infine lo Sky Lounge Bar. E per chi si imbarca dai gate al piano inferiore, c’è ancora tempo per bere o mangiare qualcosa in un Time Cafè.

vista, infatti, un aeroporto da oltre 5 milioni di passeggeri e una crescita stimata al di sopra della media nazionale meriterebbe qualche brand in più e un’offerta food & beverage più variegata, ma su questo, sempre secondo Chieppa, stanno lavorando. Certamente il nuovo duty free walk through darà a Punta Raisi quel respiro da scalo internazionale che merita, e non c’è dubbio che nel 2019, quando torneremo a visitarlo una volta terminato l’ampliamento, vedremo un aeroporto trasformato. Intanto, i servizi ci sono e non manca nulla, compreso il Wi-Fi gratuito e postazioni per la ricarica dei device disseminate un po’ ovunque. Piccola curiosità: Punta Raisi è uno dei pochi scali nazionali visitabile internamente con Google Street View. Stefano Masin

Conclusioni Come ci ha spiegato il direttore commerciale, «il Masterplan al 2019 prevede l’aumento delle cubature attraverso lo spostamento in fuori di 7 metri sia della facciata del lato ingresso,


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r&f Airport analysis

Aeroporto di Budapest L’

aeroporto Ferenc Liszt di Budapest, gestito dal 2005 da Budapest Airport Zrt. (una società partecipata al 100% dal consorzio AviAlliance), è l’aeroporto che negli ultimi anni, ha investito maggiormente nello sviluppo con riferimento all’area geografica di appartenenza. L’obiettivo dichiarato di diventare il punto di riferimento della regione, attraverso la realizzazione di importanti opere infrastrutturali, tra cui la realizzazione nel 2011 della nuova “SkyCourt”, un’area che collega i due terminal 2A e 2B, priva di gate di imbarco e studiata specificatamente per ottimizzare l’attività retail (vedi immagine seguente). A partire dal 2012 infatti, una serie di tender ha portato all’apertura di nuovi negozi, con una tendenza alla qualità dell’offerta tuttora in corso.

Passenger Volume

Negli ultimi anni l’aeroporto ha registrato una crescita costante del numero di passeggeri, nonostante alcuni eventi negativi, quali l’eruzione del vulcano Eyjafjoll in Islanda, la crisi finanziaria che sta attraversando l’Europa e il fallimento della compagnia aerea ungherese Malév. Number of Total Passengers (in million)

2007

2008

2009

2010

2011

2012

2013

2014

2015

2016

Total

8.6

8.4

8.1

8.2

8.9

8.5

8.5

9.1

10.3

11.4

Il traffico in partenza è circa il 50% del traffico totale. Nel 2016, l’aeroporto di Budapest ha generato 11,4 milioni di passeggeri e la suddivisione tra i due terminal vede il T2A gestire il 65% del totale, contro il 35% del T2B. L’aeroporto di Budapest prevede una crescita nel prossimo quinquennio in linea con i risultati finora raggiunti e basata sulle attività in corso e programmate finalizzate allo sviluppo commerciale dello scalo. Growth of Total Terminal 2

2017 +4.3%

2018 +4.8%

2019 +4.4%

2020 +3.9%

2021 +3.8%

Tra le destinazioni con cui Budapest è collegata, vanno segnalate quelle che vedono una decisa crescita nei volumi di passeggeri: Copenhagen, Berlino, Doha e Oslo.

Flusso dei passeggeri L’aeroporto è situato 17 km fuori dal centro di Budapest ed è raggiungibile con mezzi pubblici, taxi e vetture private in pochi minuti. Inizialmente il complesso aeroportuale comprendeva due terminal distinti. Tuttavia, nel maggio 2012, il terminal 1 è stato chiuso al traffico civile per concentrare il traffico al terminal 2 (come accennato, oggetto l’anno precedente di importanti opere).

Fabio Bernardini Fabio.bernardini@due-puntozero.com www.due-puntozero.com

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retail&food - maggio 2017

Tutta l’attività retail è stata posizionata lungo il flusso dei passeggeri. La SkyCourt è stata realizzata proprio per ottimizzare tale attività e, superati i controlli di sicurezza, tutto il traffico attraversa il walkthrough del Duty Free prima di arrivare nella piazza principale.

Al livello superiore rispetto alla SkyCourt è situato un mezzanino che ospita principalmente la zona Food&Beverage. I negozi dell’area T2B non sono accessibili ai passeggeri Schengen, mentre, al contrario, tutto il brand mix del terminal T2A è accessibile al totale dei passeggeri in partenza.


World Travel Retail SriLankan Airlines gestisce

l’inflight duty free

SRI LANKA - La compagnia nazionale SriLankan Airlines ha dato il via alle operazioni per la gestione interna del business dell’inflight duty free in seguito alla scadenza del contratto con Duty Free Partners (DFP) avvenuta lo scorso 31 marzo. L’accordo prevedeva la possibilità di prolungare la concessione di due anni se ci fosse stato il benestare di entrambe le società, ma a quanto pare, SriLankan Airlines ha preferito procedere in autonomia.

Louis Vuitton al T3

aziende, ha spiegato DFS in una nota, sono rimasti positivi.

Aelia, nuovo concept

a Zagabria

CROAZIA - SDA Croazia ha svelato il nuovo concept di Aelia Duty Free all’aeroporto di Zagabria. Una nuova shopping experience completa di un’ampia selezione di brand internazionali e locali. Sono 542,5 mq in totale, con 75,5 mq occupati da The Fashion Place & Accessories, uno spazio dedicato ai più noti marchi del lusso.

Il food invade l’Avinor Oslo

di Singapore

Airport

SINGAPORE - Il Changi Airport di Singapore ha annunciato che l’iconico marchio francese da gennaio 2018 sarà protagonista al T3 area partenze in un contesto a tema: il Crystal Garden. Il negozio rappresenta un’importante novità per Vuitton in quanto non solo sarà all’interno di una sorta di casa di cristallo, ma per la prima volta in un aeroporto, sarà una boutique su due piani.

NORVEGIA - I passeggeri dell’Avinor Oslo Airport possono finalmente godere di una serie di nuovi negozi e ristoranti. Jamie Oliver, famoso chef inglese, ha inaugurato Jamie’s Italian, ristorante dedicato alla cucina italiana. Passati i controlli di sicurezza, prima del duty free è la volta di Bolgen & Moi Food Garage, che propone cucina locale, e al piano superiore il famoso TGI Fridays. Northland con i suoi panini, invece, ha aperto il suo secondo negozio all’interno dell’aeroporto.

Denver sfiora

il miliardo

DFS balla da solo a Mumbai INDIA - DFS Group ha deciso di modificare i contratti di concessione in India e diventare fornitore del Mumbai Duty Free area partenze e arrivi al Chhatrapati Shivaji International Airport (CSIA), dove lavora con Flemingo International. DFS e Flemingo hanno gestito la collaborazione in joint venture fin dal 2008. I rapporti tra le due

STATI UNITI L’International Airport di Denver (DEN) ha annunciato i dati preliminari del 2016 mostrando stime che parlano di una crescita del 4,4% a 976,4 milioni di dollari, stabilendo un nuovo record per l’aeroporto. L’incremento dei ricavi è stata trainato principalmente dalla crescita delle entrate non avio comprese le concessioni (56,4 milioni USD). Il risultato è frutto anche della trasformazione delle aree retail terminata lo scorso anno, con l’apertura del nuovo duty free di Dufry.

Si va in gara alle isole Cayman STATI UNITI - La Cayman Islands Airport Authority ha annunciato l’apertura di una gara per l’affido della gestione di 1.486 mq di spazi commerciali all’Owen Robert International Airport, recentemente ristrutturato. Gli spazi comprenderanno tutte le attività commerciali aeroportuali: duty free, duty paid, retail e food & beverage. Chi si aggiudicherà la gara, avrà in mano la gestione per una durata di sette anni.

Dufry rinnova a Liverpool UK - L’operatore svizzero ha rinnovato la propria presenza all’aeroporto di Liverpool dedicato a John Lennon. Attualmente Dufry gestisce un duty free di 730 mq nella sala partenze al piano superiore e un negozio express al livello inferiore. Nell’accordo è incluso un aumento degli spazi di vendita di 820 metri quadri, oltre al rinnovo degli spazi esistenti.

Dufry parla un po’ cinese BASILEA - Nuovo sbarco cinese in Svizzera: il conglomerato cinese HNA sta assumendo il controllo di una quota del 16,79% di Dufry, la multinazionale specializzata nel commercio duty-free. Stando alle comunicazioni della Borsa svizzera SIX, con ogni probabilità hanno venduto le azioni i fondi sovrani di Singapore Temasek e QIA, che finora insieme detenevano una quota di circa il 16 percento.

Heinemann si tiene Copenhagen DANIMARCA - L’operatore tedesco del duty free ha prolungato la propria partnership con l’aeroporto di Copenhagen, siglando un accordo della durata di altri cinque anni. Il nuovo contratto partirà a marzo 2018, quando termineranno i primi 10 anni di collaborazione. Attualmente Heinemann gestisce sei negozi tax free su quasi 12mila metri quadrati.

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r&f Resoconto fiera

Cibus Connect: vetrina dell’industria alimentare italiana

«Q

ui a Cibus Connect le imprese vengono a illustrare cosa differenzia il sistema produttivo italiano rispetto a tutti gli altri Paesi. Ricordiamo che la produttività per ettaro della Pianura Padana è la più grande del mondo. L’industria alimentare ha imboccato con decisione la strada dell’innovazione e della sostenibilità. Le innovazioni di prodotto tuttavia non devono snaturarlo». Nelle parole di Luigi Scordamaglia, presidente di Federalimentare, che organizza Cibus assieme a Fiere di Parma, la cifra del nuovo evento (che si è tenuto nella complesso fieristico della città emiliana gli scorsi 12 e 13 aprile) è uno spaccato sull’importanza di questo comparto, che rappresenta un’eccellenza dell’in54

retail&food - maggio 2017

La due giorni (12-13 aprile) ha visto la partecipazione di 400 aziende espositrici, mille buyer esteri e 10mila operatori. Il format della kermesse organizzata da Fiere di Parma e Federalimentare si terrà negli anni dispari e prevede un mix di esposizione, workshop e business matching

tera economia nazionale. Importanza confermata da Valerio De Molli, Ceo di The European House Ambrosetti, che ha presentato la ricerca Sostenere la crescita di lungo periodo e l’internazionalizzazione delle imprese del settore food & beverage in Italia: «Il comporto alimentare italiano ha dimostrato una straordinaria resilienza alla crisi avendo fatto crescere di oltre

il 13% il fatturato aggregato negli ultimi 15 anni, a fronte di un crollo della produzione industriale manifatturiera di 25 punti percentuali». La dinamicità di questo settore ha trovato riscontro nell’alta partecipazione alla prima edizione di Cibus Connect, che nella due giorni ha visto la partecipazione di 400 aziende espositrici, mille buyer esteri e 10mila operatori complessivi. Il format

della kermesse, che si terrà negli anni dispari, prevede un mix di esposizione, workshop e business matching.

Away from home: opportunità per il Made in Italy Il cosiddetto “Fuoricasa” rappresenta per l’industria alimentare italiana, e non solo evidentemente, una torta


particolarmente appetitosa, che in Europa vale quasi 540 miliardi di euro. E i primi cinque Paesi pesano per il 76% del giro d’affari nel Vecchio Continente (Fonte TradeLab su dati Eurostat – 28 Paesi), con l’Italia che si caratterizza quale terzo mercato (14,2%) dopo Regno Unito (21,7%) e Spagna (16,2%), davanti a Germania (12,7%) e Francia (11,5%). Quello italiano è stato poi uno dei mercati più resilienti alla crisi, durante la quale ha ceduto solo lo 0,1 per cento, come ha spiegato in una doppia presentazione Egidio Ottimo, founder TradeLab, che è intervenuto sia nel convegno con focus sulla ristorazione commerciale “Prodotti made in Italy: criteri di approvvigionamento e sfide future per la ristorazione commerciale”, che si è tenuto il primo giorno di fiera, sia il giorno dopo in quello con focus sulla ristorazione nel travel, “Il successo del Made in Italy nel mondo e le strategie della ristorazione nel travel: criteri e modalità di approvvigionamento sui diversi mercati di riferimento”. Entrambi gli eventi, a cura Confimprese, sono stati moderati dal direttore di retail&food, Andrea Aiello. In ambito di ristorazione commerciale, Ottimo ha specificato come su scala continentale le grandi catene valgano 92 miliardi, quindi il 17% dei già citati 540 miliardi complessivi, con il mercato UK a farla da padrona con 32,6 miliardi, pari al 28,15%, e l’Italia ferma a quota 2,7 miliardi, pari al 3,6 per cento. Restando tra i patri confini, il founder di TradeLab ha individuato in un mercato in rapida evoluzione 150 tra operatori nazionali e internazionali, per un totale di 3.800 punti di consumo, che si possono suddividere in quattro cluster: grandi player internazionali emergenti in Italia, come Domino’s Pizza; grandi player internazionali presenti nella Penisola da molti anni, che rappresentano il 16% della rete; piccoli player nazionali molto radicati sul territorio; grandi player nazionali, che valgono circa la metà della rete. Inoltre si segnalano i produttori che si integrano a valle con la propria rete di consumo, tra cui spiccano illy e Rana. «Tutti i player – ha sottolineato Ottimo – sono alla ricerca

di un giusto equilibrio tra la parte funzionale del proprio business, servire il pasto, e la parte esperienziale, che passa dall’ambientazione del punto vendita e dal racconto del prodotto». Corrado Cagnola, amministratore delegato di KFC Italy, Alessandro Rosso, direttore di prodotto Compagnia Generale Ristorazione, e Franco Manna, presidente di Gruppo Sebeto, hanno illustrato le differenti dinamiche di acquisto delle rispettive insegne: KFC, arrivato da pochi anni nel Belpaese, è alla ricerca di una piattaforma italiana certificata e allo stesso tempo si propone come opportunità nella Penisola e soprattutto in Europa per i piccoli produttori; Rossopomodoro vuole essere sinonimo di italianità in patria e all’estero, e cerca di dar vita

stiche principali con cui sceglie i propri fornitori italiani, di cui riconosce la qualità dei prodotti. E se la ristorazione commerciale rappresenta un’autostrada verso l’estero e verso i grandi mercati, il travel retail può essere accostato a una vetrina sul mondo. Ma partendo dai numeri, durante il workshop dedicato Ottimo di TradeLab ha parlato di un giro d’affari in Europa di circa 20 miliardi di euro, di cui il 2,9% pari a 2,2 miliardi si genera in Italia, dove gravitano 30 tra operatori nazionali e internazionali per complessivi 2.800 punti di vendita. E tutti puntano sull’incremento della funzione esperienziale, rispetto a quella funzionale, attraverso anche a un’ibridazione dei formati che variano in funzione della location: da questa cambia il mix della

con i propri fornitori a dei sapori unici; Gigierre, con Old Wild West in particolare, dal 2009 si avvale di un partner logistico che gli ha permesso di fare un salto di qualità nel modo di avvalersi di fornitori che possano dare un prodotto di origine italiana per un format di estrazione europea o americana. Altrettanto interessante il racconto di Tei-ichi Nakagawa, responsabile ufficio acquisti di Giraud Restaurant System Co: il retailer giapponese nato negli anni 50, che spesso mette al centro della propria offerta la cucina italiana, ha dichiarato che la certificazione sanitaria dei prodotti, il rispetto degli standard e delle normative nazionali nonché la capacità di dare continuità alle forniture ottemperando alle scadenze sono le caratteri-

domanda più business o più leisure, la maggiore o minore presenza di stranieri, il tempo di permanenza, il pubblico composto più da singoli individui o da famiglie e ancora la capacità di spesa. E le case history sono arrivate da rappresentanti di diversi comparti: Lorenza Maggio, amministratore delegato di Oakfield Farms Europe; Aldo Papa, group chief engineering & procurement officer Autogrill; Vincenzo Giulio Vano, head of planning & vendor management procurement & supply chain Dept. di Costa Crociere; Silvio Barbero, vicepresidente Università degli Studi di Scienze Gastronomiche. Uno spaccato sul comparto dell’on-board lo ha fornito Lorenza Maggio, che opera sul territorio europeo e nord

americano servendo principalmente compagnie aree di bandiera, vettori low cost e charter: rispetto alle compagnie che volano in Europa, Maggio ha dichiarato che vogliono un prodotto che abbia appeal sui passeggeri e che il Made in Italy, soprattutto con la pasta, i grissini, i cracker e i formaggi, si contraddistingue per il buon rapporto qualità prezzo; anche se i produttori dovrebbero “compiere un certo sforzo sul packaging e sullo story telling”. Vano ha sottolineato invece che Costa Crociere imbarca passeggeri di 200 diverse nazionalità e che promuove l’italianità perché i propri ospiti scelgono la società di Carnival Corporation battente bandiera italiana in quanto amano gustare le specialità nostrane. E in questo percorso si inserisce il recente programma Italy’s finest, realizzato assieme all’università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, mirato a migliorare i menu anche attraverso le eccellenze regionali. Sempre nel solco dell’italianità, Bistrot è il format su cui ha posto l’accento Papa di Autogrill, che ne ha sottolineato come componente fondamentale la territorialità nella ricerca delle materie prime: tale caratteristica ha costretto la società di Milanofiori a rivedere le proprie dinamiche di acquisto, puntando sulla partnership con Slow Food per lo scouting. Papa ha poi sottolineato come Bistrot, e il canale travel in generale, sia ideale per i produttori che puntano su volumi interessanti ma non troppo elevati e su una grande visibilità verso nuovi mercati. Dell’elevato rischio “banalizzazione” del Made in Italy ha parlato invece Silvio Barbero, che ha specificato come le aziende dovrebbero investire molto sulla trasformazione del prodotto e quindi sulla formazione del personale, nonché sulla stagionalità e sulla biodiversità, uscendo della logica del maggior risparmio possibile. Percorso, questo, che, ha sottolineato Andrea Aiello, potrebbe tradursi in una grande opportunità per le numerose aziende dell’agroalimentare italiano che mirano a crescere puntando sulla qualità. A.P.

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r&f Food aeroportuale fici della ex casamadre Marriott, dove oggi sventola la bandiera italiana. È tutto come 40 anni fa, da fuori. Dentro però è tutto diverso. Non lo si immaginerebbe, arrivando in auto, ma in questi uffici, che non hanno nulla di speciale a vederli, si inventa il cibo che tutti gli americani, da Anchora-

Come quelle dei ristoranti stellati. Lui è il capo della divisione “Culinary”, il capo degli chef; quello che decide menu, ingredienti e qualsiasi cosa riguardante la cucina. Tra fuochi, padelle in rame, utensili di ogni tipo, e cibi da tutto il mondo, Jeff ha un solo scopo: creare nuovi piatti con cui stupire i clienti. Il suo lavoro è pura creatività. «Negli aeroporti la ristorazione sta vivendo un periodo di

La cucina di HMS Host

D

a fuori la scena che si presenta è un complesso di edifici anni ’70, molto eleganti, vicino a uno svincolo autostradale, circondato da alberi, aiuole curate. Bethesda è uno dei tanti sobborghi di Washington, la capitale d’America; anche se tecnicamente si trova nel Maryland, in un altro Stato. Dentro quelle palazzine vista autostrada c’è la sede di HMS Host, la di56

retail&food - maggio 2017

visione americana di Autogrill. Il perché non si chiami Autogrill USA è una storia interessante. Negli anni ‘70 Marriot, la catena di alberghi, aprì qui il suo quartier generale. Compresa la sua divisione di ricostruzione che si chiamava Host Marriott Services. La società fu poi venduta ad Autogrill, scomparve il nome Marriot; ma è rimasta la sigla HMS. Ed è rimasta pure la sede, accanto agli uf-

ge a Miami, mangeranno. HMS gestisce la ristorazione in numerosi aeroporti degli Stati Uniti. Dimenticatevi però i fast-food di una volta, quelle pizze plasticate e gli hamburger cartonati che si era costretti a mangiare in aeroporto, controvoglia (ma d’altronde per sfamarsi, in un viaggio di lavoro o di vacanza) non c’era altro. Il nuovo trend mondiale degli aeroporti è la ristorazione gourmet, piatti stellati. Se a Fiumicino, uno chef come Heinz Beck, che da anni domina la scena culinaria nazionale dalla Pergola dell’Hilton, apre un ristorante (“A Tempo”) e la chef italo-americana Christina Bowerman cura il menù del nuovo wine bar “Assaggio”, vuol dire che gli aeroporti non sono più quei posti terribili dove si mangia solo per fame (e turandosi il naso), ma addirittura attrazioni per amanti della ristorazione raffinata. Jeff Steelman ci accoglie nel suo “ufficio”. Ma ufficio è la parola meno adatta; perché è un’immensa cucina.

incredibile trasformazione: la nuova tendenza è quella di servire sempre più cibo fresco e non surgelato; di usare cibi a Km/0», spiega Steelman. Chi viaggia è il peggior cliente perché è stanco, affamato, spesso innervosito per ritardi o coincidenze. Ma è anche un cliente disposto a spendere un po’ più del normale per mangiare: perché è fuori casa; si sente solo; e un buon pasto solleva sempre lo spirito. Il numero di persone che vola è in costante aumento negli Usa. E così da posti depressi, i fast-food negli aeroporti stanno diventando dei ristoranti veri e propri, con tutti i crismi. «La nostra filosofia è quella di creare marchi locali di ristoranti dove servire cibo locale». Il motivo è duplice: la gente, soprattutto sul cibo, è sempre meno attratta dalle catene, che danno idea di massificazione, di cibi industriali e tutti uguali; e allo stesso tempo gli aeroporti stanno cambiando funzione sociale: «Gli scali sono ormai degli ambasciatori delle città, rappresentano il territorio, diventano luoghi iconici». La maggior parte dei passeggeri, specie in America, quando arriva in un aeroporto, è quasi sempre solo per una coincidenza: non visita la città,


né forse avrà mai la possibilità. «Allora ecco che in aeroporto vogliamo servire la cucina locale; far provare al viaggiatore un po’ del sapore del posto». L’idea dietro al business model è semplice: «Offrire un pranzo da ristorante di città in aeroporto». Steelman sta lavorando ai menu di un nuovo “concept” che HMS Host sta per lanciare: il Book & Bourbon, ristorante “southern”, con cucina del Sud: il primo sarà inaugurato dentro al Louisville International Airport, in Kentucky, la patria appunto del Whisky. «Tendiamo ad aprire pochi ristoranti di un marchio; non vogliamo le catene; massimo 2-3 locali per la stessa insegna. Il piatto forte del nuovo ristorante saranno le Frog Legs (gambe di rana): un piatto povero, della cucina Cajun (della popolazione creola immigrata), ma rivisitato con un tocco gourmant: saranno condite con una salsa di ananas. Ecco come nasce una specialità. Negli aeroporti della zona di Washington e della East Coast, invece, il piatto forte

di HMS sono i crab cake (una specie frittella-sformato di granchio): i granchi sono il cibo tipico della Chesepeake Bay, la baia del Maryland dove si trovano i migliori granchi d’America, cresciuti con le maree di acqua dolce e di mare che le correnti muovono nella Baia. Anche negli aeroporti, rivela Steelman, c’è una crescente richiesta di cibo salutare: dai piatti a basse calorie a quelli vegetariani. «Chi è attento alla forma e chi fa sport non vuole rinunciare a mangiare sano anche se è in viaggio. Uno dei piatti più richiesti al momento è il Roasted Salmon, un salmone al forno condito con una glassa di Miso», prosegue. In effetti è un pasto privo di carboidrati, ricco di proteine, grassi insaturi (salutari) e Omega 3. E per accontentare la sempre più grande platea dei salutisti, in HMS si sono dati anche regole culinarie rigorose: niente olii riciclati, ma nuovi per cucinare e friggere. Simone Filippetti

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r&f Analisi di mercato

Il sassolino è ancora nella scarpa Doveva essere l’anno della riscossa, invece il 2016 per il settore calzature è stato un altro anno di passaggio, dettato da alti e bassi. Alcune aziende hanno dovuto limitare i danni, altre più fortunate chiuderanno il consuntivo con segno positivo, ma siamo ancora lontani dai numeri pre crisi

I

dati di preconsuntivo 2016 tratteggiano un quadro poco brillante per il settore, che chiude con numeri debolmente negativi, almeno in quantità, nelle principali variabili. L’ultimo trimestre non ha apportato, infatti, variazioni significative, confermando gli andamenti poco soddisfacenti di produzione, export (che pure segna un lieve aumento in valore) e consumi nazionali. Ancora un anno interlocutorio, dunque, in attesa di una congiuntura più fa-

vorevole. Questo è quanto si legge nel preconsuntivo 2016 presentato a marzo da Assocalzaturifici. La ripresa del mercato interno - dopo otto anni di costante erosione, che dal 2007 al 2015 hanno visto ridurre gli acquisti delle famiglie di oltre 30 milioni di paia - è ancora una volta rimandata: la sostanziale stagnazione in volume è stata accompagnata da una flessione nella spesa (-2,4%), segno evidente che l’attenzione al fattore prezzo (gli acquisti in saldo

e in svendita confermano una quota superiore al 50% sul totale) resta elevata. Sul fronte estero, allo scarso dinamismo dei mercati comunitari - frenati dal rallentamento di quello francese, principale sbocco degli operatori italiani - si è aggiunto il trend poco soddisfacente dei Paesi extra-UE. Al perdurare della crisi sui mercati dell’area CSI si è aggiunta, dopo sei anni, l’inversione di tendenza negli USA (dove all’orizzonte, per giunta,

sono comparse le nubi minacciose di una possibile virata protezionistica) e la brusca frenata in Medio Oriente. In uno scenario così complesso, il settore è riuscito comunque a limitare la perdita nei livelli produttivi in 2 punti percentuali in volume, confermando i 7,5 miliardi di euro in valore, +0,3 percento. Grazie ancora una volta all’export (+2,5%), l’attivo del saldo commerciale registra un lieve consolidamento (+1,3%) avvicinandosi a 4,2 miliardi di euro.

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r&f Analisi di mercato © Edifis Intelligence

Luca Bidoglia, direttore risorse umane e spoke person Scarpe & Scarpe

Rielaborazione © Edifis Intelligence

Come procede il settore calzature? Il settore calzaturiero è da alcuni anni flat in termini sia di volumi sia di fatturato ; il prezzo medio non ha riscontrato aumenti significativi, solo le calzature di marca hanno visto, in alcuni casi legati a prodotti di nicchia o in forte piani di comunicazione, delle crescite importanti. Di certo la grande ripresa nella distribuzione che si era sperata e pronosticata per il 2016 non ha avuto i numeri auspicati. Quanti brand commercializzate nei vostri negozi? Quali funzionano meglio? Il numero di brand è significativamente alto proprio per dare maggior servizio e possibilità di scelta al nostro cliente. Si passa dalle marche internazionali come Geox e Timberland, ai maggiori brand sportivi sino ad arrivare alle nostre private label che hanno una dimensione importante nei nostri store. Anche l’abbigliamento ha per noi un ruolo impor-

Bicchiere mezzo vuoto La rilevazione campionaria svolta a gennaio tra gli associati di Assocalzaturifici mostra una stima di preconsuntivo riferita all’intero anno a un -2% in volume, che equivale a 187,5 milioni di paia prodotte (3,7 milioni in meno rispetto al 2015). Il dato medio complessivo nasconde come sempre situazioni diversificate tra i rispondenti. Le imprese che hanno subìto una contrazione dell’output restano maggioritarie (56%). In lieve aumento, rispetto al recente passato, la quota di aziende che sono passate da una situazione di stabilità (denunciata in questa occasione dal 21% degli interpellati) a una di crescita (23%). Ben il 40% del campione ha sperimentato flessioni dei volumi superiori al 5%; specularmente, la quota di imprenditori che ha segnalato incrementi maggiori di 5 punti percentuali si ferma al 12 percento. Nel complesso una situazione poco premiante, che riflette le difficoltà che le aziende hanno dovuto affrontare a 60

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tante ed è in forte crescita: brand come Only, Lee, Esprite ci contraddistinguono sul mercato di riferimento. Quanti negozi avete e come sono distribuiti? Qual è il range delle metrature? Ad oggi abbiamo aperti 135store di cui 3 con il brand Aley: negozi dedicati solo alla donna. Copriamo praticamente tutto il territorio nazionale; il Piemonte, la Lombardia e il Veneto hanno il numero più alto di negozi, e nel 2016 abbiamo aperto il primo punto vendita in Calabria. Le superfici variano dai 600 a oltre i 2000 metri quadri con una media di vendita di 1300 metri quadri. I negozi Aley, invece, hanno metrature intorno ai 100 metri quadri Siete attivi sul mercato da circa 60 anni, come si sta evolvendo la vostra strategia di mercato? La strategia di sviluppo e di aperture affiancherà alle classiche medie superfici anche store con

causa di una domanda sottotono in diversi importanti mercati di sbocco. Applicando alle indicazioni precedenti le dinamiche di prezzo segnalate dalle imprese (+1,1% sul versante interno e +2,5% sui mercati esteri, in media), è possibile stimare un valore della produzione made in Italy per il 2016 pari a 7 miliardi e 500 milioni di euro (+0,3%). Confrontando col 2015, quindi, la flessione registrata nei volumi risulta un po’ meno marcata (-2% rispetto a -2,9%) ed è comparso il segno positivo in valore. Per quanto concerne le attese degli imprenditori sull’andamento dell’output nella prima metà del 2017, la risposta più frequente risulta quella di invarianza dei livelli rispetto a un anno addietro (51% degli interpellati); mentre l’altra metà del campione vede prevalere i pessimisti (31%) su coloro che prevedono aumenti produttivi (18%). La ponderazione dimensionale porta comunque a una stima in volume, per la produzione, attorno al +0,5%, in linea con il trend piuttosto piatto (ma comun-

destination differenti. Ad aprile è stato inaugurato il primo store Scarpe & Scarpe in centro città, a Torino in Piazza Carlo Felice, per il quale l’azienda ha studiato un format ad hoc con arredi, luci e atmosfera adatti a un cliente esigente, che voglia vivere un’esperienza sensoriale ed emotivamente appagante, nella fase di acquisto della selezione di prodotti Scarpe & Scarpe. Un’altra novità è rappresentata dal nuovo format Aley: la nuova dimensione dello shopping tutta al femminile. Uno spazio dal look minimal, dove farsi ispirare dalle migliori collezioni del momento, appositamente selezionate da Scarpe&Scarpe e nel quale le clienti vengono seguite con cura e attenzione da personale esperto. I primi punti vendita Aley sono stati inaugurati a Roma, in via Tuscolana, nell’ampliamento del centro commerciale Auchan di Bussolengo (VR) e nel centro commerciale Le Barche di Mestre (VE). E parlando di e-commerce? Sul versante e-commerce lo sviluppo è stato e sarà sempre di più orientato alle sinergie tra negozio

que di segno positivo) degli ordinativi dell’ultimo trimestre dell’anno.

USA giù, Europa extra UE su Tra i mercati comunitari (-0,9% in quantità e +2% in valore nel complesso), cui sono dirette 7 scarpe su 10 vendute all’estero, frena la Fran-

cia sia in volume, -5,7%, sia in valore, -1,2%, mentre tiene la Germania (+0,8% e +2,9% rispettivamente). Segno positivo per i Paesi Bassi (+4,4% in quantità); male invece Belgio e Austria (-12% e -5,2% rispettivamente); pressoché stabili Spagna e Regno Unito (entrambi -0,5% in volume).


fisico e rete: l’esperienza di acquisto che un cliente potrà fare in negozio vuole essere affiancata da un sito e-commerce leggibile e accattivante che parli lo stesso linguaggio e dalla “trasformazione del negozio” in “pagina internet”: a questo è stato dedicato Scarpe&Scarpe express, il servizio di prenotazione on-line in negozio e spedizione a casa o pick&pay presso qualunque store Scarpe&Scarpe. Proprio per facilitare la fusione tra il canale fisico e quello virtuale, non solo la vendita, ma anche il reso di acquisti on-line sarà possibile presso i punti vendita: servizio che è stato pensato per aumentare il traffico nel negozio e, allo stesso tempo, per facilitare la fidelizzazione dell’acquirente, anche quello più problematico. Sul versante della brand positioning le iniziative sono numerose e importanti: le attività sui canali social de l piano editoriale sono affiancate da un team di influencer-fashion blogger che faranno conoscere le iniziative in store e i prodotti del brand. Avete dei marchi private label, che riscontri vi danno? Abbiamo un ottimo portfolio di privat label, brand che coprono sia il mondo uomo sia quello donna e

non solo per le scarpe ma anche per abbigliamento e accessori. Anche la linea Capsule “Cristina Chiabotto” sta dando importanti risultati di vendita e di consenso. Sia per la donna sia per l’uomo le nostre private label offrono una estensione di gamma e prezzo in grado di soddisfare tutta la clientela, dai primi prezzi alle donne più esigenti in termini di moda e qualità. Il made in Italy è per noi un vanto in questo senso. Come fidelizzate il cliente? La fidelizzazione del cliente è da sempre, e lo sarà anche in futuro, uno dei punti fermi della nostra strategia commerciale. Programmi fedeltà come la nostra card “vantaggi&vantaggi” vogliono avere la doppia leva dell’offerta mirata al cliente e la conoscenza delle sue esigenze: da un lato con programmi di scontistica dedicati, dall’altro fornendo offerte mirate alle sue abitudini di consumo o a esigenze specifiche. Il cliente è e sarà sempre più al centro delle nostre operazioni commerciali non al solo scopo di vendere scarpe, ma anche di renderlo parte della “famiglia Scarpe & Scarpe” cosicché possa vivere l’esperienza d’acquisto nel migliore dei modi.

Fuori dai confini dell’Unione prosegue il momento poco brillante generale sceso dell’1,2% in volume, con un +3,3% in valore. Gli USA registrano flessioni del 5,2% in quantità e del 3,6% in valore e hanno perso due posizioni, rispetto al consuntivo 2015, nella classifica dei principali clienti in valore (scendendo al quarto posto, scavalcati da Germania e Svizzera). Venendo alle note positive, due sole sono le macro-aree che presentano incrementi sia in quantità sia in valore sul 2015: i Paesi europei non UE (+12,7% in valore), trainati dalla Svizzera (+15,5%, tradizionale piattaforma logistica), e i mercati del Far East (+4,1% in volume e +6,5% in valore). Pur se l’aumento è decisamente meno rilevante rispetto al passato (tra 2008 e 2015 l’export nell’area è cresciuto del 57% in quantità e del 168% in valore), l’Estremo Oriente si è confermato uno degli sbocchi più dinamici. Considerate assieme, la Cina (+5%

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r&f Analisi di mercato Gabriele Ferretti, direttore commerciale Igi&Co Come procede il settore calzature? Il brand è in crescita? Il settore delle calzature uomo donna attraversa senza dubbio un momento di incertezza: è in atto una vera e propria trasformazione dell’approccio all’acquisto e una conseguente trasformazione della distribuzione tradizionale. Igi&Co ha comunque raccolto la sfida e continua il suo percorso di crescita sia in Italia sia all’estero. Quanti negozi avete in Italia e come sono distribuiti? Qual è il range delle metrature? Serviamo circa 2.000 doors multimarca e contiamo un centinaio di negozi monomarca. La distribuzione territoriale è piuttosto omogenea, sia per quanto attiene sia ai monomarca sia ai negozi tradizionali. Il range delle metrature per i negozi monomarca varia tra i 70 e i 110 metri quadri. E all’estero? Per Igi&co abbiamo iniziato un percorso di espansione internazionale da poche stagioni, riscuotendo un discreto successo soprattutto nella Penisola Iberica e nel Nord Europa. C’è molto ancora da costruire ma siamo fortemente fiduciosi di poter far bene. Al momento annoveriamo solo 3 negozi monomarca ma contiamo di aprirne altri nelle principali capitali europee.

in volume, anche se stabile in valore, -0,3%) e Hong Kong (+1,7% in quantità e +6,1% in valore) rappresentano il nostro quinto mercato in valore. Crescono anche Corea del Sud (+14,4%) e Giappone (+9%, che flette però dell’1,9% in volume). 62

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te molto graditi. Vendiamo molto bene sia le scarpe chiuse sia i sandali e in particolare alcuni modelli che caratterizzano specificamente il brand come i nostri modelli Goretex Surround, sia uomo sia donna.

Quanto pesa il franchising sulla gestione diretta? Tutti i nostri negozi monomarca sono gestiti in franchising. Che genere di prodotto commercializzate? E a chi si rivolge? Igi&Co è progettato e pensato per un target uomo-donna tra i 25 e i 60 anni, un pubblico casual e giovanile ma allo stesso tempo attento al comfort e alla praticità richiesta a un prodotto per i tempi moderni. Sono calzature made in Italy, realizzate in massima parte attraverso l’utilizzo di una particolare tecnica costruttiva, che prevede l’iniezione diretta della suola in PU sulla tomaia, in grado di conferire al prodotto caratteristiche di leggerezza e flessibilità impareggiabili. La partnership con Goretex poi, ci consente di realizzare calzature completamente impermeabili e traspiranti e soddisfare così anche i consumatori più attenti ed esigenti. In che fascia di prezzo si posizionano le scarpe Igi&Co? Quali sono i modelli che vendono di più per l’uomo e per la donna? Igi&Co è riconosciuta sul mercato per essere un marchio dall’ineguagliabile rapporto qualità-prezzo e per essere un prodotto rivolto ad un pubblico ampio. I nostri prezzi al pubblico vanno dai 59 ai 110 euro, a seconda dei modelli e dei materiali utilizzati. I modelli della collezione sono tantissimi e per la maggior par-

L’Italia ferma al palo Dopo otto anni di erosioni ininterrotte, anche il 2016 chiude con risultati inferiori alle attese. Secondo i dati elaborati per Assocalzaturifici dal Fashion Consumer Panel di Sita Ricerca, gli acquisti di calzature sono rimasti sui livelli del

Siete attivi sul mercato da circa 40 anni con IMAC e dal 2002 con Igi&Co; come si sta evolvendo la vostra strategia di mercato? Ovviamente in oltre 40 anni di storia siamo cresciuti molto e ci siamo evoluti. Operiamo in circa 60 Paesi in tutto il mondo attraverso agenti e distributori. Igi&Co rappresenta un elemento di spicco della nostra strategia di mercato presente e futura e il nostro intento è quello di farlo diventare un punto di riferimento internazionale nelle calzature casual uomo-donna così come Primigi lo è nell’ambito di quelle da bambino. Alla base di tutto c’è la nostra capacità produttiva, cuore pulsante dell’azienda, che ci vede ancora controllare tutti i processi della filiera. L’esperienza e la costante volontà di innovare e migliorarci sarà alla base delle nostre scelte future. Come fidelizzate il cliente? Abbiamo un processo di fidelizzazione basato su fidelity card che concedono ai consumatori Igi&Co diverse agevolazioni e la contestuale possibilità di aderire alle promozioni messe a punto nei nostri negozi.

2015 (-0,1%), ma con un calo ulteriore in termini di spesa (-2,4%, analogo a quello dell’anno precedente) indotto da prezzi medi nuovamente al ribasso (-2,3%). Male in particolare il segmento donna (-4% in quantità nell’insieme, con primi segnali di recupero per le calzature classiche chiuse, +1,8%, ma contrazioni non trascurabili per scarponcini/stivali e per scarpe aperte e sabot); flessione più contenuta per l’uomo (-1,8%), che perde però il 5,5% in spesa (mocassini e calzature classiche le tipologie più penalizzate); lieve aumento per il comparto bambino (+0,7%). Dopo un terzo trimestre chiuso con un +1,1% in volume, nel quarto acquisti un’altra volta a ritmi blandi (-0,3%), con il solo dicembre al di sopra, di pochissimo, del corrispondente mese 2015. Si moltiplicano quindi i segnali circa la

fine della caduta, ma - al pari dell’abbigliamento - l’inizio della fase di recupero è ancora di là da venire.

Conclusioni Il preconsuntivo 2016 consegna una fotografia in chiaroscuro. A sostenere il settore ancora una volta l’export. L’anno però è stato caratterizzato da serie difficoltà in molti importanti sbocchi, che hanno ridotto il ventaglio dei mercati e delle nicchie che offrono margini di penetrazione ancora interessanti e reso la competizione sempre più agguerrita. Il 2017 è iniziato senza grandi illusioni, con molte incognite di natura economica e politica sulla scena internazionale - tra cui il possibile ritorno a politiche protezionistiche - che rendono difficile ogni previsione. S.M.


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P

er questo servizio dedicato all’e-commerce abbiamo esaminato il negozio online di My Style Bags, un brand emergente che commercializza borse e accessori da viaggio, la cui caratteristica principale è la personalizzazione del prodotto attraverso il ricamo di iniziali, nomi o loghi. Ma prima ci siamo fatti raccontare da Stefano Donadel Campbell, amministratore delegato e socio insieme a Lorenza e Giuseppe Bellora, qualcosa sulla nascita del marchio e sulle sue caratteristiche. Come nasce il progetto My Style Bags? Nasce da un’idea di Lorenza Bellora, fon-

datrice e responsabile stile, che nel 2008 ha deciso di creare un piccolo marchio, My Style Bags, che commercializza prodotti da viaggio e accessori, tutti realizzati in Italia e che possono essere personalizzati all’interno dei negozi. Cosa si intende per personalizzazione? Il ricamo di nomi, iniziali, acronimi, loghi aziendali. Tutto ciò che può essere ricamato grazie alle macchine da cucito che utilizziamo nei nostri negozi. Parlando di negozi, come si compone oggi il vostro network? Quali sono i vostri canali di riferimento? Siamo partiti con un primo negozio a

Milano in via Ruffini, di poco meno di 20 mq. La diffusione è iniziata con il passa parola. Piano piano il marchio ha iniziato a crescere e in pochi anni abbiamo aperto nelle principali città italiane con una particolare attenzione alle località turistiche. A parte Milano dove ne abbiamo tre, ci siamo concentrati su luoghi come Capri, Forte dei Marmi, Sorrento, Roma, Firenze. E all’estero? Siamo presenti con un negozio a Parigi a Le Bon Marche, uno showroom a Lugano, uno a Madrid e per finire uno a Kuwait City. Quali sono le caratteristiche del vostro negozio fisico?

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r&f Case History e-commerce

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Abbiamo due elementi che giocano a nostro favore: lo spazio e il tempo. Non abbiamo bisogno infatti di grandi metrature, il range dei nostri store va da 20 a 50 mq, in cui sono esposti i prodotti disponibili nell’immediato. Per quanto riguarda il tempo, invece, occorrono meno di dieci minuti per realizzare un ricamo personalizzato. Questo ci permette di essere molto performanti e reattivi nei confronti del cliente che in pochi minuti vive un’esperienza d’acquisto unica, che va dalla scelta del prodotto ai colori e che si conclude con la cosa più importante, ossia la personalizzazione. In tema di referenze, quante ne avete? Abbiamo borsoni da viaggio, trolley, accessori come porta abiti, porta camicie, porta cravatta, porta pc, beauty case e ora anche una linea baby che stiamo promuovendo. I materiali tra cui scegliere sono circa una decina. Diciamo che se consideriamo tutte le varianti arriviamo a una cinquantina di referenze.

ze del mercato e soprattutto con le esigenze dei clienti della rete. Tenendo come riferimento l’attuale sito web, che riscontri avete? Il riscontro è buono, e le premesse per il futuro ottime. I dati in nostro possesso parlano di 30mila visite al mese, con un tasso di conversione che va dallo 0,5 all’1% del periodo natalizio. Bisogna considerare che stiamo ragionando in termini di mesi, in quanto siamo in possesso di questi valori da quando abbiamo inaugurato il nuovo sito a novembre scorso. Perchè avete implementato il sito a quasi dieci anni dalla nascita del marchio? Perchè per noi strategicamente era importante farci conoscere attraverso il retail. Oggi, che iniziamo ad avere una buona diffusione, vogliamo investire sul web che, a differenza del negozio fisico, permette una scelta molto più ampia, perchè fa riferimento al nostro

Abbiamo concretamente ricamato tutte le lettere dell’alfabeto in tutte le combinazioni possibili, sono state lavorate graficamente e inserite nel configuratore, in modo da poterle applicare virtualmente sul prodotto scelto e avere così un rendering del risultato finale. Quali sono target e spesa media online? Il nostro cliente principale è donna tra i 25 e i 35 anni, con una spesa intorno ai 200 euro che corrispondono circa al costo medio del nostro prodotto di punta: la borsa da viaggio Harvard. I prezzi sono comunque invariati rispetto al negozio fisico. E in tema di consegne? Ci appoggiamo a due corrieri, GLS ed UPS e offriamo la possibilità di scelta tra consegna normale ed espressa. Quest’ultima ovviamente a un costo differente, ma in linea di massima dopo due o tre giorni lavorativi il prodotto è consegnato.

E le linee? Abbiamo dei capisaldi sempre presenti in stock e due volte l’anno, estate e inverno, usciamo con delle nuove collezioni. Ogni prodotto può avere dalle cinque alle sette varianti di colore/ materiale. Aprendo tutto il ventaglio arriviamo a circa 400 prodotti. Veniamo al negozio online: che sviluppo ha avuto? Il primo sito web risale al 2013, seguito da un secondo shop online. Ma il sito definitivo, con cui oggi ci confrontiamo seriamente con il web risale a novembre scorso. Utilizziamo la piattaforma Presta Shop con cui abbiamo realizzato un progetto in linea con le tenden-

magazzino centrale vicino a Varese dove abbiamo lo stock completo. E in base ai vostri dati, quanto pesa in termini percentuali il web per voi? Oggi siamo già al 10% circa delle vendite, che si attestano sui 40mila pezzi all’anno, in crescita. Come descrivereste il vostro sito web? A noi piace definirlo un sito di lifestyle con grande attenzione al prodotto e responsive. Nonostante le centinaia di combinazioni possibili, in realtà bastano pochi click per realizzare un modello virtuale ma realistico del prodotto desiderato.

La Harvard di retail&food In ossequio al principio “provare per credere” abbiamo deciso di provare ad acquistare online una borsa da viaggio modello Harvard su cui inserire le iniziali di retail&food. Il sito scorre verticalmente e si apre effettivamente con una serie di immagini di giovani e lifestyle. Sotto, una prima serie di still life indicano le categorie di prodotti. Andando a cliccare su “tutti i prodotti” si entra nel vivo dell’esperienza di acquisto. A sinistra sono riportate verticalmente tutte le categorie, le collezioni, i colori e i materiali. Andando a flaggare le caratteristiche desiderate il sito in automatico va a restringe-

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Giuseppe Bellora, Lorenza Bellora e Stefano Donadel Campbell re il cerchio sulle possibili opzioni. Noi abbiamo scelto solo la collezione Harvard. Tra colori, materiali e dimensioni, il sito ci ha proposto 27 combinazioni con prezzi da 135 a 320 euro. Abbiamo selezionato il modello in canvas tinta unita. Al momento della nostra ricerca erano a disposizione 10 colori, noi abbiamo optato per il blu navy. Lo step successivo è stata la personalizzazione (10 euro) ossia la scelta del font (Times o corsivo) della dimensione, del colore e naturalmente delle lettere da ricamare. Abbiamo provato a scrivere R&F in rosso. Detto fatto. Il rendering è pronto. Proseguendo nell’acquisto siamo andati al check out dove c’è il riepilogo dei nostri acquisti (uno solo in questo caso) con le caratteristiche della personalizzazione. Si può scegliere anche la confezione regalo. I passaggi successivi servono per i dati di consegna e completare l’acquisto con i metodi di pagamento diffusi sul web. Di fatto non possiamo che confermare la semplicità del negozio online. Con le idee chiare, bastano veramente pochi click per confezionare un prodotto unico. In caso contrario, è anche divertente perdersi tra le “mille” possibili opzioni che il sito di My Syle Bags offre, sempre che il portafogli possa stare al passo. S.M.


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Nec: opzioni custom-fit per le serie display P e V

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EC Display Solutions Europe ha introdotto una vasta gamma di opzioni custom-fit sulle serie P e V di display professionali MultiSync di largo formato. Le caratteristiche comprendono display a specchio, con vetro protettivo per i settori retail e industriali, comprese applicazioni critiche dal punto di vista degli agenti climatici, display con superfici touch e con cornici colorate. Le diverse opzioni semplificano l’installazione dell’apparecchio, l’utilizzo quotidiano e la manutenzione, rendendo più semplice la regolazione dei livelli di performance per applicazioni su misura nei settori retail, tempo libero, musei, viaggi e ufficio. Presentati a ISE 2017, i display serie P e V sono costruiti secondo il concetto di piattaforma aperta NEC e possono essere potenziati e personalizzati attraverso una serie di opzioni estetiche e funzionali. Utilizzando il vetro a specchio semitrasparente Mirona di Schott, i display serie P sono ideali per quegli scenari in cui una migliore esperienza visual ha un forte impatto sul coinvolgimento del cliente. La serie MultiSync P Mirror Glass sta a metà strada tra un vero specchio e un display signage: permette ai rivenditori di condurre i propri clienti attraverso un affascinante percorso visual dove il digital signage è perfettamente integrato negli specchi dei camerini di prova.

La nuova release di DominoDisplay.com Switch Hikvision 3E PoE: potenza, velocità, distanza N

uovo look ma soprattutto funzionalità inedite per gli user: questa la risposta di DominoDisplay.com, e-shop di soluzioni tecnologiche per la comunicazione visiva, alle esigenze di un’utenza che si sta dimostrando sempre più ricettiva e in cerca di prodotti customizzati. La gamma viene presentata in maniera intuitiva, suddivisa nelle cinque macro famiglie (monitor, totem, videowall, lavagne LIM e software per il digital signage) attraverso un’interfaccia che risponde alle esigenze della consultazione in mobilità. Al menu a tendina si aggiunge una preview in home page dove per ogni linea vengono proposti in anteprima i best seller, le ultime novità e i prodotti contraddistinti da un rapporto/qualità prezzo esclusivo. Un primo assaggio di un ventaglio di soluzioni esplorabili attraverso percorsi guidati ancora più user-friendly. Infatti, nuovi tools come “Soluzioni per la tua attività” suggeriscono sistemi per specifiche destinazioni d’uso e ambiti merceologici come healthcare, hospitality, retail e corporate: dai totem da banco per i piccoli negozi, ai videowall per le grandi reception di alberghi fino alle lavagne lim per sale riunioni tecnologiche. Una funzione a cui si affiancherà a breve il nuovo Configuratore: una guida on demand che accompagnerà l’utente nella ricerca della soluzione più indicata. Novità sicuramente orientate a facilitare ulteriormente la customer experience nell’e-shop, anche per professionisti non esperti di comunicazione multimediale.

Lumberjack e Liviana Conti scelgono F&M Retail

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istanze maggiori, alimentazione PoE e trasmissione su cavo Cat5e UTP: queste le caratteristiche della nuova serie 3E di Switch PoE di Hikvision. Progettata appositamente per applicazioni di videosorveglianza IP e capace di fornire oltre 370 Watt totali PoE di output, la nuova serie di Switch PoE di Hikvision include periferiche da 5, 9, 16 e 24 porte Unmanaged e periferiche da 8, 16 e 24 porte 802.3 af/at web Managed Layer 2. Totalmente Plug & Play e in grado di assicurare una veloce trasmissione dei dati, i modelli Unmanaged e Managed a 16 e 24 porte supportano entrambi porte combo a 100/1000 Mbps. Rispetto ai tradizionali switch di provenienza informatica, la nuova serie di Switch PoE di Hikvision garantisce distanze di trasmissione decisamente più lunghe, fino a 250 metri, e utilizza un’alimentazione di tipo adattivo che gestisce in maniera dinamica le oscillazioni nelle richieste energetiche delle varie telecamere. Grazie anche al sistema di priorità nelle trasmissioni VIP-Port, la nuova serie di Switch PoE di Hikvision garantisce una qualità elevata e costante nella videosorveglianza, essenziale soprattutto per le severe esigenze di monitoraggio richieste dalle aree sensibili.

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&M Retail è stata incaricata nel corso degli anni dal brand Lumberjack di elaborare il concept dei propri corner e shop-in-shop, attualmente più di 200, e ha ideato, progettato e ingegnerizzato lo stand con cui Lumberjack ha debuttato in gennaio a Pitti Uomo 91. Ha inoltre realizzato il nuovo negozio di Liviana Conti all’interno di Scalo Milano. Guardando alla realizzazione dello stand presso Pitti Uomo 91, l’ingresso è concepito come un box garage e la grande scala monumentale esterna è decorata con passerelle in tessuto che accompagnano il cliente. Totem illuminati e installazioni di verde completano la cornice del percorso verso il punto espositivo: all’interno, l’ambiente richiama il “tempo libero” attraverso l’utilizzo di pannellature tipo pegboard. Mentre nell’operazione di Scalo Milano, F&M Retail ha affiancato Liviana Conti nello sviluppo e nell’ingegnerizzazione del concept, occupandosi della gestione completa del progetto e, come general contractor, di effettuare un lavoro di e-procurement. L’ambientazione del negozio rispecchia le linee guida del brand, attraverso l’impiego di inserti preziosi quali legno e metallo bianco, superfici vetrate e riflettenti (metallo e plexliglass) e materiali naturali a pavimento.

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r&f NewsTech&arredo Marco Rizzoli, country manager Italia di Ingenico

Dal 1 aprile Marco Rizzoli, in Ingenico da ottobre 2013, ha assunto il ruolo di country manager e si occuperà di coordinare tutte le attività della filiale italiana del Gruppo Ingenico. Nel suo nuovo ruolo, Rizzoli riporterà a Luciano Cavazzana, che mantiene la carica di presidente e amministratore delegato della società, oltre al nuovo incarico internazionale di SVP EMEA, Banks & Acquirers Business Unit di Ingenico Group. «Sono sicuro che Rizzoli, coordinando al meglio il team italiano, saprà gestire tutte le opportunità di business che si presenteranno e definire le strategie più idonee per affrontare un mercato in rapido cambiamento, come quello dei sistemi di pagamento», ha commentato Luciano Cavazzana.

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Il primo “Just Play”a firma Alberto Apostoli

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stato inaugurato a Verona, presso il centro commerciale Adigeo, il primo punto vendita di Just Play: la nuova catena di negozi di abbigliamento sportivo dedicata ai bambini e ai ragazzi dai 4 ai 14 anni, in collaborazione con Nike Inc.. In particolare il nuovo brand convoglia i marchi Nike, Converse, Jordan e Hurley. E lo sviluppo del progetto è stato affidato allo studio veronese di architettura e design “Studio Apostoli”, che si è occupato inizialmente dell’analisi di fattibilità strategica, operativa ed economica del progetto. Sulla base di tale indagine, il concept nasce dalla riscontrata esigenza dei teenager di trovare un luogo che li caratterizzi a pieno, all’interno del quale poter esprimere la propria voglia di giocare, di emergere e di fare sport. Il negozio colpisce quindi per il carattere forte e deciso e per la netta caratterizzazione delle sue diverse aree. La vista frontale di ingresso si apre su un percorso centrale con focus su un albero multimediale, fulcro del punto vendita. Ai lati, due spazi speculari e complementari spiccano per il loro vitaminico aspetto cromatico. Caratterizzano questi spazi, due totem prismatici colorati di verde e fucsia; oggetti che diventano, nel contempo, totem per la comunicazione interna e camerini per i giovani clienti. Incassati negli stessi e visibili già dall’ingresso, ci sono degli imponenti video-wall composti da ben sedici schermi, che possono agire indipendentemente o comporre un’unica grande immagine. Tutti gli arredi sono stati realizzati su disegno e si distinguono anch’essi per la particolare forma irregolare e per il contrasto dato dall’uso di legno e metallo.

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r&f International Al ristorante da Ikea Gerd Diewald, capo della divisione Food di IKEA negli Stati Uniti, in un’intervista al periodico “Fast company” ha dichiarato che il colosso dell’arredamento è pronto ad avviare una catena di ristoranti indipendente dalla vendita dei mobili. “Abbiamo sempre chiamato le polpette di carne il migliore venditore di divani, perché è difficile fare affari con una clientela affamata” ha sostenuto il dirigente. Gli angoli di ristoro all’interno dei punti vendita IKEA sono presenti dal 1959, ossia dall’anno dopo l’apertura, da parte di Ingvar Kamprad, del primo negozio IKEA in Svezia. Evidentemente, il successo dell’iniziativa ha convinto l’azienda a prendere in considerazione una nuova fase che contempli nel piano industriale l’apertura di caffè nei centri delle maggiori città. Tale scelta sarebbe avvalorata innanzitutto dai numeri: solo dagli alimentari, IKEA ha totalizzato nel 2016 ricavi per 1,8 miliardi di dollari, in crescita dell’8% all’anno, in virtù di 650 milioni di pasti serviti in 48 Paesi. Su altri livelli si posiziona il principale settore di vendita, che nel 2016 ha fatto registrare un attivo di 36,5 miliardi di dollari.

Nuovo sbarco cinese in Svizzera Il conglomerato cinese HNA sta assumendo il controllo di una quota del 16,79% di Dufry, la multinazionale di Basilea specializzata nel comparto duty-free e travel retail. In un comunicato l’azienda renana ha riferito che HNA ha superato la soglia del 15% che fa scattare una comunicazione obbligatoria. La transazione di HNA è però ancora legata ad alcune condizioni, viene precisato. Stando alle comunicazioni della Borsa svizzera SIX, con ogni probabilità hanno venduto le azioni i fondi sovrani di Singapore Temasek e QIA, che finora insieme detenevano una quota di circa il 16 per cento. Voci su una possibile entrata di HNA in Dufry erano circolate già a fine marzo.Il gruppo HNA è già noto in Svizzera per aver rilevato diverse ex filiali di Swissair: Gategroup (specialista della ristorazione e dei servizi di bordo sugli aerei), Swissport (assistenza aeroportuale) e SR Technics (manutenzione aerei). Stando agli analisti l’arrivo di un’azionista come HNA potrebbe aiutare Dufry a rafforzare la sua presenza oggi relativamente limitata sull’importante mercato cinese.

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duty free world

by Kevin Rozario - London

Globalising its business is paying off for Heinemann Globalizzare il business paga per Heinemann

Gebr Heinemann, a leading light in European duty free and travel retail, saw the benefits of a more globalised business in a tough 2016. In April, the family-owned Hamburg-based company revealed a solid +5.6% rise in group turnover (retail and distribution) to reach €3.8bn – helped by strong momentum in Asia, and a return to form in Russia/CIS. The good performance came despite sales declines in core European markets such as Germany and Turkey, and flat sales in Norway. It was helped by a surge in its distribution turnover of +13% versus retail’s +4%. Retail accounted for 75% of sales and distribution 24% in 2016. At its annual press conference, co-owner Claus Heinemann said the +5.6% rise was “a good result”. It shows how geographical diversification has helped Heinemann. The group’s sales falls in Turkey (where the company has a JV stake in ATU Duty Free), and also in it home market of Germany (led by Frankfurt Airport) were significant. However, countering this was its expanding Australia business (led by its large Sydney Airport DF&TR concession) which was up by +18%, while Russia/CIS saw a sharp turnaround achieving +33% growth. This was after two years of decline, mainly due to Russia’s economic woes and a two-year slide in the rouble which turned around in 2016. Heinemann remains Europe-centric, but less so than in past years. Some 85% of sales are in the continent (15% in Germany, 30% EU (excluding Germany), and 40% rest of Europe. Thanks to winning concessions at Sydney Airport, setting up a joint venture with Duty Free International in Malaysia, and a growing retail business at Kuala Lumpur Airport, Asia Pacific’s share of sales rose from 6% to 10% last year. Going forward, Heinemann is likely to prioritise its internationalisation efforts in order to achieve stable growth in a world economy recently beset by major political shocks and currency volatility. The company says: “The more globally the company is positioned, the better it can offset country-specific risks”

Gebr Heinemann, tra i leader mondiali del settore duty free e travel retail, ha riscosso i benefit di un’attività più globalizzata, in un 2016 difficile. Ad aprile l’azienda familiare basata ad Amburgo ha avuto un forte aumento del fatturato del gruppo (+ 5,6%) in retail e distribuzione raggiungendo i 3,8 miliardi di euro, aiutati da un forte slancio in Asia e un ritorno in forma di Russia e CIS. Le buone performance sono arrivate nonostante la caduta delle vendite nei principali mercati europei come la Germania e la Turchia e le vendite piatte in Norvegia. Questo è avvenuto grazie all’aumento del fatturato nella distribuzione (+13%) rispetto al retail (+4%) che ha rappresentato nel 2016 il 75% delle vendite contro il 24% della distribuzione. Alla conferenza stampa annuale, il co-proprietario Claus Heinemann ha dichiarato che il + 5,6% di crescita è stato “un buon risultato”. Esso mostra come la diversificazione geografica abbia aiutato Heinemann. Le vendite del gruppo sono calate significativamente in Turchia (dove la società detiene una quota in ATU Duty Free) e nel mercato domestico della Germania (guidato dall’aeroporto di Francoforte). Tuttavia a contrastare questa situazione c’è stato il crescente business in Australia (guidato dalla grossa concessione duty free e travel retail di Sidney) cresciuto del 18%, mentre i mercati della Russia e CIS hanno avuto una netta inversione con un +33%. Ciò fa seguito a due anni di calo dovuti soprattutto a causa delle difficoltà economiche della Russia e di due anni di scivolone del rublo, ripresosi nel 2016. Heinemann rimane comunque Europa centrica, ma meno rispetto agli anni passati. Circa l’85% delle vendite avviene nel continente (15% in Germania, 30% in UE fuori dalla Germania e 40% in Europa). Grazie alle concessioni vinte all’aeroporto di Sydney, la creazione di una joint venture con Duty Free International in Malesia, e una crescente attività retail all’aeroporto di Kuala Lumpur, la quota Asia Pacific delle vendite è salita dal 6% al 10% lo scorso anno. Guardando al futuro, Heinemann ha probabilmente come priorità quella di aumentare i suoi sforzi di internazionalizzazione per ottenere una crescita stabile in un’economia mondiale recentemente colpita dalle grandi scosse politiche e dalla volatilità dei cambi. La società ha dichiarato: “Più globalmente la società è posizionata, meglio è possibile compensare i rischi specifici dei paesi”.


Pandora brilla in India

TALLY WEiJL fa acquisti in Francia

L’

azienda svizzera ha annunciato l’acquisizione di 69 negozi appartenenti alla società francese ready-to-wear MIM, assumendo tutti i suoi dipendenti. A partire da aprile, quindi, gli ex punti vendita MIM hanno riaperto come store a marchio TALLY WEiJL. Con questa transazione, il brand svizzero è ora presente con più di 100 punti vendita sul territorio francese, 89 diretti e gli altri in franchising. «Grazie a questa operazione, TALLY WEiJL ha messo a segno un bel colpo e ha colto l’opportunità unica di rafforzare in modo significativo la propria presenza in Francia» ha affermato il CEO Beat Grüring. Sempre secondo Grüring, il gruppo trarrà vantaggio dal fatto che il profilo-tipo della cliente storica MIM in termini di età, budget e gusto per la moda, è sostanzialmente simile a quello della cliente TALLY WEiJL: «È evidente che questi negozi sono molto interessanti per noi poiché siamo convinti che la cliente di MIM si ritroverà perfettamente nella nostra offerta moda e diventerà una cliente TALLY WEiJL».

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l brand danese di gioielleria, Pandora , ha fatto il proprio debutto in uno dei mercati più grandi e importanti al mondo per il settore: l’India, aprendo il primo negozio monomarca a Delhi, all’interno del Mall of India. L’operazione rappresenta un importante traguardo per Pandora e rientra nella strategia di espansione del brand a livello globale, che oggi conta oltre 2mila concept store in cento Paesi. David Allen, presidente EMEA di Pandora, si è detto orgoglioso di essere entrato in un mercato così importante per il settore gioielli e consapevole dell’importanza per i progetti di sviluppo del brand. A gennaio Pandora aveva siglato una lettera di intenti con il partner Pan India che ha l’esclusiva della distribuzione nel Paese. Il programma è di raggiungere i 50 concept store in tutta l’India partendo dalle città di Dehli, Mumbai e Bangalore. Nel 2017 sono previste cinque aperture.

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r&f International

Galeries Lafayette debutta a Istanbul

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aleries Lafayette continua la propria espansione a livello internazionale. Dopo l’annuncio fatto nel 2012, il gruppo francese sarebbe finalmente pronto ad aprire uno store a Istanbul, all’interno dello shopping mall firmato Emaar Square. A riportarlo è la stampa estera, che ne annuncia l’inaugurazione a fine aprile. Il mall di Emaar, di 150mila metri quadrati, verrà infatti aperto al pubblico proprio il 28 di questo mese. Galeries Lafayette, secondo le fonti, occuperà una superficie di 10mila metri quadrati e sorgerà tra negozi dedicati sia al lusso sia alla moda accessibile, a cui si aggiungeranno spazi dedicati alla ristorazione. Attualmente, Galeries Lafayette conta su un network di 57 store in Francia e quattro all’estero (Berlino, Dubai, Giacarta e Pechino). Sul sito del marchio, tra le aperture in programma, oltre a quella di Istanbul si leggono anche quelle di Doha e Milano, entrambe previste per il 2018.

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Christian Dior passa a LVMH

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l più grande gruppo industriale del lusso al mondo, LVMH, ha annunciato l’acquisizione completa del marchio di moda Christian Dior con un accordo da 13 miliardi di dollari, circa 12 miliardi di euro, che avverrà in due fasi distinte. Nella prima il gruppo Arnault, il principale azionista di LVMH, acquisterà il 26 per cento delle azioni di Dior, cioè la percentuale sul mercato dell’azienda che ancora non possiede; in un secondo momento LVMH acquisterà per 6,5 miliardi di dollari, quasi sei miliardi di euro, Christian Dior Couture, cioè la sezione di moda che ancora non possiede di Christian Dior, di cui controlla invece Parfums Christian Dior, la parte di cosmesi e profumi. L’accordo era atteso e si concluderà probabilmente alla fine dell’anno. L’acquisizione è importante perché riunisce l’azienda e ne semplifica la gestione, e allo stesso tempo rafforza il controllo della famiglia Arnaut in LVMH, le cui azioni passano così dal 36 al 46 per cento. Negli ultimi cinque anni le entrate dell’azienda sono raddoppiate: da marzo 2016 a marzo 2017 ha registrato ricavi superiori ai due miliardi di dollari (1,8 miliardi di euro) e profitti per 270 milioni di dollari (quasi 250 milioni di euro). Tra le altre aziende controllate da LVMH ci sono Louis Vuitton, Moët & Chandon, Fendi, Céline, Givenchy, Loro Piana, Kenzo, Bulgari e Sephora.


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IKEA ci riprova Dopo l’esperienza meneghina per EXPO 2015, apre il primo Pop-up Store della Capitale

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r&f La pulce nell’orecchio

di Simone Filippetti

Unieuro debutta in Borsa I

grandi negozi di elettronica tornano a Piazza Affari. Dopo 20 anni dai tempi di Cdc e Tecnodiffusione, in Borsa debutta una matricola “retail” nel vero senso della parola: è Unieuro. La catena di elettrodomestici e tecnologia è stata la prima società a quotarsi in Borsa nel 2017. Un piccolo primato. Il nome è quello dell’azienda inventata da Paolo Farinetti (che si ispirò ad Altiero Spinelli, uno dei padri dell’Europa) il papà di Oscar, a sua volta inventore di Eataly. Ma la Unieuro che è appena sbarcata in Borsa nulla ha a che fare con i Farnetti. È un’azienda romagnola che a un certo punto ha inglobato anche le insegne Unieuro (nel gruppo Marco Polo Expert) a ha deciso, per l’approdo in Borsa, il nome del marchio più prestigioso e commercialmente più noto (a conferma però del fiuto che hanno nella famiglia Farinetti per i nomi di successo). Una cosa simile aveva fatto anni fa anche la Merloni Elettrodomestici che cambiò in Ariston (il loro marchio più famoso) il nome della società sul listino di Borsa. Sono molto lontani i tempi di Cdc e Tecnodiffusione: allora impazzava la

New Economy e infatti quelle matricole sbarcarono pure sul Nuovo Mercato, che era il Nasdaq all’amatriciana dell’Italia; ma in realtà di hi-tech non avevano nulla. Non erano produttori, ma solo dei distributori: lo stesso vale per Unieuro, a cui però si augura una sorte diversa e più fortunata (Cdc e Tecnodiffusione sono entrambe fallite). A ben vedere il business delle catene retail non è tanto il prodotto, ma gli immobili: il successo e il valore sta tutto nella “location”. Dietro la nuova Unieuro ci sono dei “pezzi grossi”: il colosso Dixons, una delle principali catene di “consumer electronics” in Inghilterra; e il fondo di investimento Rhone, un private equity americano che gestisce 8 miliardi di dollari di patrimonio. Ed è proprio il fondo, entrato 10 anni fa anni e ora bisognoso di monetizzare, che ha spinto per la quotazione (per uscire parzialmente dall’azionariato e incassare). Ma non tutto è filato liscio, però. Lo sbarco sul listino non è stato proprio di quelli che richiedono di tirar fuori dal frigo lo champagne d’annata. Le azioni Unieuro sono state richieste

1,9 volte l’offerta. Nel mondo della finanza è un mezzo flop: solitamente le matricole sono molto più richieste (Techogym l’anno scorso 4 volte; Brunello Cucinelli addirittura 17 volte). In parole povere, la gente (anzi gli investitori perché la quotazione non era aperta ai piccoli risparmiatori) non è corsa a strapparsi le azioni di mano. Infatti le banche sono state costrette a ridurre le azioni in vendita e pure ad abbassare il prezzo: la forchetta iniziale era tra 16,50 e 13 euro. Alla fine Unieuro ha debuttato a 11 euro. Dei 70 milioni di incasso, nemmeno un euro è rimasto nelle casse dell’azienda; ma tutto è finito nelle tasche del fondo Rhone. Si poteva fare meglio e destinare un po’ di liquidità a Unieuro per finanziare lo sviluppo. Il settore dell’elettronica di consumo è da tempo sotto pressione, perché ten-

denzialmente i prezzi scendono sempre e i margini per i rivenditori sono bassissimi. Anche multinazionali come la tedesca Mediamarket fanno fatica: il colosso straniero ha avuto due anni di perdite (solo nel 2016 è riuscita a tornare in utile) e ha annunciato 500 licenziamenti. È un’industria con una fortissima competizione, dove si cerca di attrarre i clienti in negozio a forza di promozioni e sconti. È una guerra a colpi di volantini. In più incombe lo spettro dell’e-commerce dove Amazon spopola ed è imbattibile. Certo l’Italia è un Paese molto tradizionalista e demograficamente vecchio, dove ci sono poche carte di credito e la gente non si fida a comprare su Internet e preferisce ancora andare in negozio e vedere fisicamente la merce. Ma basterà il tradizionalismo per vincere la sfida dell’elettronica?

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