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retail&food 2010 07/08

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ANNO 5 • NUMERO 7/8 • LUGLIO/AGOSTO 2010 • € 3,00

Poste Italiane S.p.A. - Spedizione in Abbonamento Postale - D.L. 353/2003 (conv. In L. 27/02/2004 n°46) art. 1. comma 1, DCB Milano

retail&food LUOGHI DI VIAGGIO • SPAZI COMMERCIALI

Focus autostrade

Fino alla fine del Mall Il grande format non parte: per innovare in viaggio ci vuole più coraggio

Dossier Aeroporti Cagliari

Osservatorio prezzi Grandi inchieste • A4 Serenissima • Retail in Cina


UN BUON CONSIGLIO AI NOSTRI LETTORI

L

e borse mondiali stanno calando vistosamente, provocando l’affannosa fuga degli investitori; il calo, anche se lento, della bolla speculativa sugli immobili sconsiglia questo tipo di investimento; il bene rifugio per eccellenza, e cioè l’oro, ha ormai raggiunto vette impensabili fino a pochi mesi fa, e quindi anche investire in oro comincia a diventare rischioso. Che fare? Un rimedio c’è, e lo andiamo ripetendo ormai da qualche mese: investire sull’indice Retail&Food. Consultate, su queste pagine, l’andamento dei titoli dei nostri comparti: chi vi avesse investito 100 euro all’inizio dell’anno, ora si ritroverebbe con 120. Una performance più che buona, ma non è finita qui. Infatti la crisi non è certo passata, ma sembra non incidere oltre un certo limite nei nostri comparti, che anzi ne stanno uscendo molto più velocemente degli altri. Una sola avvertenza: anche nel nostro listino ci sono alcune imprese in affanno; è quindi necessario agire con una certa selettività, basata essenzialmente sull’analisi dei dati patrimoniali: meglio un’azienda che non aumenta granché le vendite, ma con pochi debiti, piuttosto che il contrario. Auguri!

EDITORIALE

News primae noctis

L’OPINIONE AUTOSTRADE DA PAURA di Leopoldo Resta* La tesi è che nella ristorazione in autostrada c’è bisogno di più coraggio. Parliamo di un mercato di dimensioni importanti, che sta a metà di un decennio di trasformazione, che in parte potrebbe rimanere solo potenziale. Si sono viste tante gare, che hanno aperto la strada a tante novità, ma purtroppo a limitata innovazione: nuovi player, che hanno fornito senz’altro qualche spunto, solo in pochi casi consolidandolo (MyChef forse l’unica con l’atLeopoldo Resta tenzione alle toilette e l’invenzione dell’Antica Locanda). Ma il cliente si sarà accorto di questi cambiamenti? Eppure gli operatori sono gli stessi che sbalordiscono continuamente per capacità di innovazione nei canali paralleli degli aeroporti e delle stazioni. Allora la colpa è come sempre dei concedenti? No. Certamente manca del coraggio alla ristorazione. Sarà che è difficile cambiare la squadra che vince (per lo meno col fatturato, perché il margine soffre, anche se è interpretabile dai piani di un azionista o dalle valutazioni di un analista finanziario). Ma per vincere con il cliente ci vuole senz’altro maggiore innovazione, che ha bisogno di più coraggio. Quest’ultimo però deve essere stimolato con meccanismi di selezione che lascino più spazio alla libertà di progetto, perché per vincere una gara si pensi a soddisfare il cliente e non una griglia di valutazione. Quindi se nella prossima metà del decennio serve più coraggio nella ristorazione, occorre che l’autostrada faciliti questo processo con maggiore discrezionalità. * Direttore commerciale di MyChef Ristorazione Commerciale Spa

retail&food - luglio/agosto 2010 1


ANNO 5 • NUMERO 7/8 • LUGLIO/AGOSTO 2010 • € 3,00 Poste Italiane S.p.A. - Spedizione in Abbonamento Postale - D.L. 353/2003 (conv. In L. 27/02/2004 n°46) art. 1. comma 1, DCB Milano

retail&food LUOGHI DI VIAGGIO • SPAZI COMMERCIALI

Anno 5 numero 7/8 luglio/agosto 2010

Focus autostrade

Fino alla fine del Mall Il grande format non parte: per innovare in viaggio ci vuole più coraggio

Direttore responsabile Andrea Aiello Dossier Aeroporti Cagliari

prezzi Grandi inchieste • Osservatorio A4 Serenissima • Retail in Cina

Hanno collaborato Tiziana Bardi, Alessandro Barzaghi, Giuseppe Bonomi, Giulia Comparini, Gianfilippo Cuneo, Luigi De Montis, Simone Filippetti, Fulvio Fassone, Vito Gamberale, Paolo Prota Giurleo, Massimo Guacci, Antonio Intiglietta, Paolo Lombardi, Filippo Maffioli, Pietro Malaspina, Adolfo Marino, Dante Marro, Marketing & Co., David Montorsi, Giorgio Moroni,Pierpaolo Palmieri, Alberto Pasquini, Fabrizio Patti, Enrico Pazzali, Andrea Penazzi, POLI.design, Mario Resca, Leopoldo Resta, Vito Riggio, Kevin Rozario, Paolo Simioni, Giacomo Terranova, Vittorio Valenza,  Foto Archivio Gesto Editore, Flickr, Fotolia, Imagoeconomica, iStockphoto Segreteria Silvia Pizzi

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A retail&food hanno collaborato tra gli altri: Giuseppe Bonomi Gianfilippo Cuneo

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SOMMARIO

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> n° 7/8 2010 News primae noctis - Un buon consiglio ai nostri lettori

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l’Opinione - di Leopoldo Resta

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r&f News

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osservatorio prezzi mai distinguersi con strategie aggressive.

Bibite, è battaglia sul “low-cost”

AUTOSTRADE: IN SERENISSIMA

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P

rezzi allineati sino a un certo punto, pochi centesimi su specifici prodotti di largo consumo come caffè espresso, acqua da 50 cl e panino base possono fare la differenza nei conti economici delle singole aree di servizio autostradale e, talvolta, sul portafoglio del consumatore finale. Proprio a colpi di cent si disputa la battaglia dei prezzi tra i vari operatori non oil posti lungo la Serenissima (A4) nel tratto compreso tra Brescia e Verona, su cui Retail&Food ha effettuato la rilevazione di un paniere composto di 17 referenze tra caffetteria, snack-bar e market. In pochi casi, infatti, la differenza tra i listini supera i 50 centesimi, con punte di un euro (vedi il toast base), mentre in una sola circostanza il prezzo rimane invariato in tutti i punti di ristoro del campione: il cappuccino, fissato a quota 1,30 euro. Per dare uno spaccato esemplificativo delle politiche di prezzo adottate dai vari operatori che lavorano in concessione lungo questo tragitto abbiamo preso in analisi cinque aree di servizio in

POCHI CENTESIMI DI EURO CARATTERIZZANO LE VARIAZIONI DI PREZZO ADOTTATE DAI CINQUE BRAND CHE PRESIDIANO LA TRATTA DELL’AUTOSTRADA SERENISSIMA TRA BRESCIA E VERONA. UN TRATTO MOLTO TRAFFICATO, NEL QUALE A BREVE ANDRANNO A GARA LE AREE DI SERVIZIO forza ad altrettanti brand non oil: Ristop, MyChef e Bauli Grill, rispettivamente presso San Giacomo, Val di Sona e Monte Baldo in direzione Venezia, mentre sulla carreggiata opposta, verso Milano, abbiamo marcato i listini del punto Autogrill di Monte Alto e di Siriogrill di Campagnola. Da segnalare come in due casi, presso il MyChef e il Siriogrill, le location siano sprovviste di stazione oil. Per questo motivo le strutture si presentano ridotte nelle dimensioni rispetto ai competitor, ma dotate di sedute sia interne che esterne coperte, ideali per i viaggiatori che soprattutto nei periodi estivi cercano una pausa nel completo relax ma al tempo stesso meno attrattive per coloro che devono fare il pieno.

Caffetteria, non solo marketing Meglio un listino che comunichi al

consumatore l’idea di risparmio o al contrario che garantisca maggiore marginalità sulla vendita di un prodotto ampiamente diffuso ma dal prezzo contenuto, come ad esempio il caffè espresso? La linea adottata dagli operatori mostra due soluzioni differenti. In ambito caffetteria la leva del marketing gioca un ruolo fondamentale nei locali Ristop, MyChef e Siriogrill, che fissano il prezzo della bevanda nera a 95 centesimi di euro, poco inferiore alla soglia “psicologica” dell’euro intero. Il listino diventa “tondo”, crescendo di 5 centesimi, presso Bauli Grill e Autogrill. Appena superiore risulta in 4 locali su 5 il costo del caffè d’orzo: fissato ovunque a 1,10 euro tranne presso il punto Bauli Grill, dove è venduto a un euro. La colazione si completa con il croissant che, al contrario del prodotto precedente, costa un euro in 4 locali su 5 mentre è esposto a 1,10 euro nel

MyChef di Val di Sona.

Da Ristop il prezzo è salato Premesso che l’indagine di R&F si sofferma sul fattore prezzo e non si estende alle caratteristiche qualitative e quantitative delle singole referenze, il dato che emerge sul versante snack-bar è il prezzo più salato rispetto ai competitor esposto da Ristop per il panino base (3,50 euro), per il toast base (3,50 euro) e per la pizza trancio base (3,70 euro). Il panino top più costoso è venduto da Siriogrill a 4,50 euro. Sul fronte opposto i due marchi più economici risultano MyChef e Bauli Grill. Il primo si distingue grazie ai listini più convenienti del panino base e toast base, rispettivamente con 2,90 e 2,50 euro, mentre il secondo per il panino base (2,90 euro) e per quello top (4,10 euro). Per capire l’andamento del mercato è interessante segnalare il posizionamento intermedio di Autogrill, che espone prezzi talvolta più vicini a quelli hi-cost, ad esempio per il panino top a 4,40

Market e gelati

Quattro referenze su cinque esposte con i prezzi più economici del campione non è certamente una coincidenza. Il brand appartenente al Gruppo Elior, presso l’area Val di Sona, presenta le soluzioni di listino più vantaggiose per la bottiglietta di acqua da 50 cl (1,10 euro come al Bauli Grill e al Siriogrill), per la pet da 50 cl di Coca Cola (2,40 euro, al pari di Ristop e Autogrill), per la birra in bottiglia da 33 cl (3,30 euro come da Ristop) e per la lattina della bibita energizzante Red Bull, proposta a 2,60 euro come al Ristop di San Giacomo e all’Autogrill di Monte Alto. Al contrario Mychef si contraddistingue per il listino più caro sulla bevanda estiva Caffè Zero, commercializzata a 2,60 euro. Sul fronte delle bibite si candida a brand più economico anche Ristop, che propone anch’esso 4 delle 5 referenze prese in analisi a prezzi low cost. Comparando i listini di Ristop e MyChef in questa fascia di prodotti i prezzi risultano allineati. Gli unici distinguo si rilevano per la bottiglia di acqua da 50 cl, venduta dal primo a 1,2 euro e dal secondo a 1,10 euro, e per il Caffè Zero, proposto da Ristop a 2,40 euro (20 centesimi in meno rispetto a MyChef e 10 centesimi in meno degli altri brand analizzati). Tuttavia è ipotizzabile che l’incidenza della maggiorazione sul prezzo dell’acqua da 50 cl, in termini di volumi di scontrini, sia maggiore rispetto a quella per il Caffè Zero. Da segnalare come proprio il Caffe

PER UN PUGNO DI CENT

euro, e talvolta prossimi ai listini low-cost, ad esempio per il toast base venduto a 2,70 euro, senza

Zero non sia commercializzato presso l’area Campagnola di Siriogrill.

Sul fronte market, gelati e acquisti di impulso il marchio MyChef fa cinquina, stavolta per i prezzi “more expensive”. Per tutti i prodotti del paniere compresi in questa fascia il format meneghino fa registrare i listini più cari, anche se di poche decine di centesimi. Presso l’area di Val di Sona servono dai 10 ai 30 centesimi in più rispetto ai competitor per comprare un astuccio di Chewing-gum (2,10 euro per quello più economico), la confezione grande di Pringles Classic (3,10 euro), i biscotti Ringo (2,20 euro) e il Magnum Classic (2 euro). Al contrario Siriogrill fa registrare i listini più economici per le Chewing-gum (1,85 euro) e le Pringles Classic (2,80 euro). Ringo e Magnum Classic si acquistano al prezzo più vantaggio-

so rispettivamente presso il Ristop di San Giacomo (1,90 euro) e il Bauli Grill di Monte Baldo (1,80 euro).

Conclusioni L’analisi dei punti di ristoro citati evidenzia per gli operatori Ristop e MyChef delle politiche di prezzo più marcate verso soluzioni in alcuni casi “low-cost” e in altri “hi-cost” che, tuttavia, sembrano compensarsi. Sommando i dati in tabella scritti in rosso (prezzo più alto) e quelli in blu (prezzo più basso) Ristop conta 5 soluzioni risparmio e 7 onerose, in perfetto equilibrio si rivela MyChef con 7 prezzi rossi e altrettanti blu. Gli altri brand espongono listini intermedi, tra i quali si evidenzia positivamente Bauli Grill che presenta un solo prodotto in rosso (caffè espresso) e sei in blu (Caffè d’orzo, croissant, panino base, panino top, acqua da 50 cl e Magnum Classic). Se invece si sommano i prezzi

RILEVAZIONE PREZZI AUTOSTRADE (TRATTA BRESCIA-VERONA)

ARTICOLO

Ristop San Giacomo direzione Venezia)

MyChef Val di Sona direzione Venezia)

Bauli Grill (Monte Baldo direzione Venezia)

Autogrill (Monte Alto direzione Milano)

0,95 1,3 1,1 1 3,5 4,4 3,5 3,7 1,2 2,4 3,3 2,6 2,4

0,95 1,3 1,1 1,1 2,9 4,2 2,5 n.d. 1,1 2,4 3,3 2,6 2,6

1 1,3 1 1 2,9 4,1 2,8 3,5 1,1 2,5 3,5 2,8 2,5

1 1,3 1,1 1 3,2 4,4 2,7 n.d. 1,2 2,4 3,6 2,6 2,5

0,95 1,3 1,1 1 3 4,5 n.d. 3 1,1 2,7 3,5 3 n.d.

1,95

2,1

2

1,95

1,85

2,95

3,1

2,9

2,95

2,8

1,9 1,9

2,2 2

2,1 1,8

1,95 1,9

2,2 n.d.

Caffè espresso Cappuccino Caffè d'orzo Croissant Panino (base) Panino (top) Toast (base) Pizza (trancio base) Acqua (50 cl) Coca Cola (Pet 50 cl) Birra (bottiglia 33 cl) Red Bull (lattina) Caffè Zero Chewing-gum (astuccio più economico) Pringles Classic (confezione grande) Ringo biscotti Magnum classic

Siriogrill (Campagnola direzione Milano)

degli articoli disponibili in tutti i punti vendita, scopriamo un incredibile allineamento, con totali compresi tra 28,20 euro e 29 euro. Per ora si combatte per pochi cent, sarà così anche dopo la gara che presto riguarderà la nuova assegnazione delle aree visitate? Lo scopriremo alla prossima Serenissima rilevazione. A. P.

Prezzo più basso Prezzo più alto n.d.= non disponibile

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Star Trek retail

D

i questi momenti non dorme certamente tranquillo Matteo Zucchi, amministratore delegato del Gruppo Zucchi, nonostante la comodità e la qualità delle lenzuola prodotte dalla sua azienda. I numeri del bilancio 2009 infatti sono da fare perdere il sonno al management dell'azienda milanese, quotata in Piazza Affari: il fatturato consolidato, ad esempio, si attesta sui 221,9 milioni di euro con -37 milioni sul 2008 e -58 su due anni fa. Non meglio fa l'EBITDA che passa da + 23 milioni nel 2007 a un -8,7 milioni l'anno scorso, il risultato netto vede rosso per 48,7 milioni (nel 2007: -1,1 mln) e peggiora anche l'indebitamento finanziario che ha toccato 123 milioni l'anno scorso, crescendo di 29 milioni in due anni. Il campanello d'allarme era suonato già la primavera scorsa per il bilancio 2008 duramente provato dalla crisi globale e dal calo delle vendite. Il 2009 ha confermato il periodo nero con in più il peso finanziario delle ristrutturazioni che, senza ripresa, zavorrano i conti aziendali con il rischio che gli oneri finanziari arrivino a soffocare l'attività produttiva e commerciale dell'azienda. I dati del primo trimestre del 2010 sono interlocutori: il trend negativo sembra arrestarsi nel giro d'affari complessivo (55,2 mln, +0,7% sul primo trimestre del 2009) e soprattutto nel risultato d'esercizio ancora in rosso per 1,3 milioni, che però è un successo rispetto al drammatico 10,8 di fine marzo dell'anno scorso. Buone notizie anche dall'indebitamento finanziario netto che scende a 107,9 milioni dai 123 di inizio anno. Se non altro, non si è lontani anni luce dell'obiettivo dell'azienda presieduta da Marco Vitale su un budget per l'anno in corso che prevede un fatturato consolidato di circa 230 milioni (+8% sul 2009) e un miglioramento di tutti gli indici a partire dall'EBITDA. Insomma, se il mercato non decolla, il miglioramento dei risultati economici è fondato solo sul contenimento dei costi in una manovra di ristrutturazione “lacrime e sangue”. Il primo scoglio il management del Gruppo ce l'ha in casa con la situazione limite della Business Unit Descamps protagonista di un 2009 da mettersi le mani nei capelli con un -19,9% di vendite sull'anno prima (14 milioni di fatturato in meno) e 5,8 milioni di euro di debito tributario e previdenziale con lo Stato francese (qualche problema di debiti scaduti con i fornitori ce l'ha

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tab. 1

GRUPPO ZUCCHI in pillole

Nel 1920 Vincenzo Zucchi inizia la sua attività. Nel 1941 fonda la Vincenzo Zucchi spa a Casorezzo. Quotata in Borsa a Milano. I tre rami della famiglia Zucchi Proprietà controllano il 52% del capitale sociale con un patto di sindacato. Gigi Buffon l'11,59%. Rescaldina (MI) 1986: Bassetti, poi inglobata definitivamente in Zucchi nel 2006. 1988: Mascioni. 1991: Jalla. 1997: Descamps. Marco Vitale, presidente. Matteo Zucchi, amministratore delegato Biancheria per la casa, sia al livello di prodotto finito che Settori di business di semilavorati e di lavorazioni di nobilitazioni per conto terzi La capogruppo Vincenzo Zucchi spa controlla direttamente e indirettamente 17 società in Italia e nel mondo Zucchi, Bassetti, Descamps e Jalla € 221,9 milioni € - 48,7 milioni € - 8,7 milioni (al netto di oneri e proventi non ricorrenti e di EBITDA ristrutturazioni) Posizione finanziaria netta € 123 milioni Negozi nel mondo Circa 300 (concentrati prevalentemente in Italia e Francia) Data di nascita

* I dati si riferiscono al bilancio consolidato del Gruppo Zucchi del 2009. Fonte aziendale

DESTINAZIONE

ZUCCHI

anche la capogruppo italiana). Insomma una bella pietra al collo per chi sta provando a rimanere a galla, ma non sarebbe corretto gettare tutte le responsabilità dei mali della company milanese sulle spalle dei cugini d'Oltralpe. In Italia infatti le cose sono andate meglio, ma di poco: Zucchi e le sue filiali registrano un -10,7% di vendite, mentre Mascioni, un'altra controllata con uno stabilimento nel Varesotto che si occupa della nobilitazione (tinto-stamperia) dei tessuti e ha un rapporto diretto con il mercato statunitense (vendita articoli di biancheria per hotel negli USA), segna un -18,4% (una decina di milioni in meno) nel giro d'affari nel 2009 (meglio va nei primi tre mesi 2010). Meno fatturato uguale zero margine delle attività operative, avendo l'officina dei costi fissi di produzione.

Lenzuola tricolori Quando parliamo di Zucchi, dobbiamo tenere presente un gruppo che raccoglie una ventina di aziende concentrate prevalentemente in

Italia e Francia con anche stabilimenti di produzione o di nobilitazione dei tessuti come, ad esempio, la tintoria industriale Mascioni di Cuvio (Va), e Intesa srl (controllata dalla capogruppo al 50%) ad Arconate per la biancheria per la casa e per l'abbigliamento (vedi Tab. 1). In Francia c'è la Descamps, appunto, che, anche se oggi naviga in acque agitate, ha un passato nobile: fondata nella metà dell'800 dalla famiglia omonima, proprietaria di filature nel Nord della Francia, è la prima marca a proporre il colore negli anni '60 con un network commerciale in tutta Europa, insieme a Jalla, ora solo brand, ma un tempo la prima manifattura europea per la produzione della spugna. Poi ci sono le società che si occupano della commercializzazione negli altri mercati, principalmente Spagna, Germania, Svizzera e Austria. Nella torta delle attività delle aziende del Gruppo, la fanno da padrone i prodotti finiti (81%), che vengono poi venduti con i quattro marchi Zucchi, Bassetti, Descamps e

Jalla, con i loro circa venti brands di proprietà (Clic Clac o SoloTuo ad esempio) e in licenza (Lacoste o Diesel tra gli altri). Ma il Gruppo che ha la sua sede a Rescaldina (Mi), fondato negli anni venti da Vincenzo Zucchi a Casorezzo (Mi), è conosciuto soprattutto nel Belpaese, dove tra l'altro fa più della metà del suo giro d'affari (1/4 la Francia, 1/8 complessivamente il resto del globo), grazie al suo connubio con Bassetti, un'altra storica big made in Italy del settore. E' del 1986, 4 anni dopo l'ingresso in Piazza Affari, il matrimonio con Bassetti con l'acquisizione del 100% delle azioni della concorrente dalla Marzotto, anche se il corteggiamento era iniziato nei primi anni '70 con la Standartela, società paritetica con la Bassetti appunto e Eliolona (poi acquisita nei primi anni '90) per la produzione di tessuti per le lenzuola. La Vincenzo Zucchi porta in dote l'officina-quartier generale di Casorezzo, dove veniva realizzata la filiera tessile dedicata alla biancheria per la casa, più altri stabilimenti di can-

deggio, filatura, tessitura, lavorazione della spugna, acquisiti nella crescita vertiginosa della società lombarda guidata negli anni del boom economico dalla seconda generazione Zucchi: Rolando, Giordano e Manlio. Ma la Bassetti non è da meno con la storica fabbrica di Rescaldina, completamente rinnovata negli anni '60 e trasformata in uno dei più moderni stabilimenti a ciclo completo del tessile nel Vecchio Continente. Diventata un peso massimo nel tessile in Italia negli anni '80 con il controllo (55%) della Mascioni, nel decennio successivo la ZucchiBassetti parte alla conquista dei cugini d'Oltralpe con l'acquisizione della Jalla, con i suoi tre stabilimenti di produzione. Sono gli anni di un nuovo impulso allo sviluppo internazionale delle due aziende: nascono le filiali Bassetti Deutschland, Bassetti Española e Bassetti France e nel 1997 la Descamps diventa una controllata al 100% della Zucchi spa. In ambito nazionale è il momento d'oro della Bassetti, che si con-

centra sulla distribuzione e dà il via alla prima catena di negozi in franchising monomarca: nel 1989 vengono inaugurati i primi negozi a Bologna, Roma, Verona, Perugia e Milano. Del 2001, poi, è la fusione per incorporazione della company di Rescaldina nella Zucchi per semplificare le attività amministrative e gestionali e gestire un solo titolo quotato (Bassetti era in Piazza Affari dall'89).

Buonanotte Casorezzo Nel nuovo millennio però i primi nodi vengono al pettine: la trasformazione e l'apertura al mercato globale mette in crisi il modello aziendale del Gruppo, molto più strutturato rispetto i suoi competitor internazionali con la sua forte presenza industriale (15 stabilimenti) gestita direttamente soprattutto nei suoi due principali mercati di riferimento (vedi Tab. 2). Infatti anche nel tessile per la casa arrivano le grandi catene, che hanno capacità di investimento notevol-

mente più alte dei tradizionali gruppi del settore. Questo il problema principale. Da non sottovalutare inoltre è la maggiore necessità di sinergie tra le diverse aziende, tradizionalmente molto autonome, del Gruppo. Così, a livello societario il 2006 è l'anno dell’incorporazione definitiva di Bassetti e Standartela nella capogruppo Vincenzo Zucchi spa. La Marzotto, non sempre in linea con le scelte della famiglia al timone, lascia la holding cedendo la sua quota di capitale sociale (circa ¼ del totale) al fondo Amber e, per finire, viene semplificata la struttura di management con il passaggio da tre amministratori delegati a uno. Così l'azienda inizia in quegli anni un programma di ristrutturazione a tappe forzate: obiettivo recuperare la marginalità non con una crescita di fatturato, ma con una sua contrazione, alleggerendo e razionalizzando la sua struttura produttiva europea e riposizionando i propri marchi verso l'alto della gamma. Si amplia ovviamente la quota di produzioni extra europee per i prodotti di base, anche se si cerca di mante-

nere seppur con un numero di unità produttive ridotte, l'intera filiera tessile, garanzia di qualità per il Gruppo, soprattutto per quei prodotti di maggior valore. Allo stesso tempo, per la parte commerciale si accelera sul retail con una ristrutturazione della rete. La strategia all'inizio sembra funzionare, nonostante il durissimo impatto sociale della dismissione della metà degli stabilimenti del Gruppo e del ridimensionamento degli altri, con la chiusura, tra le altre, della storica fabbrica di Casorezzo, oltre al trasferimento del quartier generale a Rescaldina. Nel 2007 il bilancio ritrova l'equilibrio, chiudendosi con una perdita di un solo milione di euro, un risultato incredibile in confronto ai -51 di due anni prima.

Calciomercato 2010: in porta Gigi Buffon Poi la legnata della crisi internazionale e il ritorno all'inferno dei 39 milioni di rosso nel 2008, e la necessità un nuovo piano industriale per cercare di reagire e nuove risorse finanziarie da reperire per evitare il tracollo. Riduzione costi, ristrutturazioni industriali (chiusura dello stabilimento di filatura e tessitura di Notaresco e cassa integrazione straordinaria a Cuvio), frenata degli investimenti (progetti di espansione nel network di distribuzione all'estero, soprattutto in Asia), snellimento della struttura, riduzione del costo del venduto per allargare il mercato. Si taglia ancora sul personale, come sopra ricordato: al dicembre 2009, il Gruppo si attesta su 1930 dipendenti (1/3 occupati nei negozi e negli spacci), -320 rispetto al 2007 (erano più di 3.500 nel 2005 all'inizio delle ristrutturazioni).

CINA: alloggio popolare, nella sanità, educazione e sviluppo culturale». Investimenti che hanno inciso soprattutto sul ceto medio e sulle classi meno abbienti, rendendo la Repubblica Popolare appetibile non solo per i marchi che si rivolgono ai super wealthy: Carrefour ad esempio conta oltre 100 ipermercati in Cina, e sono presenti altri colossi della grande distribuzione come Metro, Wall Mart, Auchan.

DOPO IL FORTE SVILUPPO DELLE CITTÀ COSTIERE, È L’AREA CENTRO-OCCIDENTALE DELLA CINA CHE OGGI RIPORTA ALTI TASSI DI CRESCITA, CON NUOVE OPPORTUNITÀ PER LE AZIENDE ITALIANE. ECCO COME DISTRICARSI TRA LE COMPLESSITÀ CHE SORGONO NELL’APERTURA DI CATENE DISTRIBUTIVE 2010 l’ex Celeste Impero ha addirittura fatto un balzo dell’11,9%, dato molto rilevante in un periodo di grande difficoltà internazionale. E’ chiaro che il Paese asiatico, con oltre 1 miliardo e 334 milioni di abitanti, di cui circa 200 milioni sono gli acquirenti del lusso, sia la mecca del business per le aziende occidentali, e

non solo per quelle che operano nell’up market. Sebbene l’alto di gamma sia il settore che più beneficia della spinta in avanti (nel 2009 le vendite di luxury goods in Cina sono cresciute tra il 10 e il 15%, ed entro il 2015 si prevede che il Paese diventerà il primo mercato mondiale del lusso, superando, anche in questo

caso, il Giappone), stanno altresì aumentando, in numero e in potere d’acquisto, le fasce media e mediobassa della popolazione. Questo grazie al piano di stimoli lanciato dal governo, un progetto del valore di 4 trilioni di yuan rmb, che equivalgono a 586 miliardi di dollari. E’ il piano più importante che il gigante asiati-

Le città emergenti

co abbia mai messo in atto dalla seconda guerra mondiale a oggi. «I soldi sono stati spesi – spiega Thomas Rosenthal, professore di economia e istituzioni della Cina presso l’Università Cattolica di Milano – per il 50% in infrastrutture (strade, aeroporti, ferrovie, energia elettrica e progetti di irrigazione), il 25% nella ricostruzione post-terremoto nella provincia di Sichuan, e la restante percentuale in progetti di

Un altro risultato del piano di stimoli è l’iniziale collegamento tra la costa, la zona più sviluppata, e l’ovest del Paese, che è il territorio più arretrato, senza sbocco sul mare e lontano dai circuiti internazionali. «E’ un altro passo – aggiunge Rosenthal, che è anche responsabile marketing di Fondazione Italia Cina – della “go west policy”, la politica che il governo cinese sta perseguendo per lo sviluppo delle aree occidentali. Le città di questa parte del Paese, così come quelle del centro e del nord-est, stanno crescendo con

un tasso molto alto. Se prima erano 38 le località interessanti per chi voleva aprire una catena in Cina, adesso sono parecchie centinaia quelle che rappresentano ottime opportunità. Cioè, oltre alle municipalità di prima fascia (Pechino, Shanghai, Tianjin, Chongqing) e a quelle di seconda fascia (15 città sub provinciali e 19 capoluoghi di provincia), nel giro di pochi anni ne entreranno in gioco altre 600, di terza e quarta fascia, a livello di prefettura, sub prefettura e contea». Anzi, la costa si avvia lentamente verso la saturazione, mentre queste aree emergenti hanno un bacino ancora vergine e con forti potenzialità. Una buona strategia quindi dovrebbe essere “tentacolare”: Salvatore Ferragamo ad esempio conta, nel Dragone asiatico, 40 monobrand in 28 città, e dispone anche di un punto vendita in una zona quasi inaccessibile dell’ovest, a Ürümqi, sotto la Mongolia, vicino al Kazakistan. «Il rischio maggiore – spiega Michele Norsa, amministratore delegato della griffe fiorentina –

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è aprire il quarto negozio a Pechino, in centri commerciali che spesso non rispettano lo stile del brand, per la qualità della costruzione o per le scelte del retailer, che magari posiziona la ristorazione in aree troppo limitrofe alle boutique. I costi dei grandi centri sono cresciuti molto, invece, nelle città poco conosciute, che sono comunque di medie dimensioni, c’è un bacino di consumatori in attesa e i costi di costruzione e del personale sono molto bassi. I monomarca in Cina sono in assoluto i negozi al mondo che hanno un ritorno sull’investimento più rapido, entro un anno si raggiunge il breakeven».

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Star Trek retail - Destinazione Zucchi

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Prima pietra - Centro Galilei, felicemente solo

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Taglio nastro - Un gigante alle Porte di Catania

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Le grandi inchieste di retail&food - Retail in Cina: go west

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Focus autostrade - Mal di mall

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Infrastrutture e trasporti - L’Autobrennero, una concessione generosa

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Fiere - Inaugurato il salone delle delusioni

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Dossier aeroporti - Cagliari cresce in attesa di Routes

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Parola di... - Juan Olave

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Analisi mercato - La profumeria si fa selettiva

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Dossier aree di servizio - Brianza nord, un mall autostradale

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International - Una notte a Heathrow per chi vola Delta

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Stazionario

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Ferry Porti

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La pulce nell’orecchio - di Simone Filippetti

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La foto

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Last but not least - Exflop 2015. E ora?

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Mercati in fiera - Calendario luglio - ottobre 2010

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Pianificare le distanze Un elemento importante da tenere presente quando si “sbarca” in Cina è quello geografico. Trattandosi di un immenso Paese, bisogna mettere in conto di pianificare oculatamente le distanze, perché quando ci si muove tra una città e l’altra si prende spesso l’aereo. Tra Shanghai e Pechino, per fare un esempio, inter-

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Focus Autostrade

a cura di Fabrizio Patti

E il mall si riempie con il negozio a tempo

MAL DI MALL

Un box in vetro di 18 metri quadrati e due metri e mezzo di altezza. Così si presenta il nuovo concetto di temporary store che sarà ospitato nei mall autostradali italiani. L’idea nasce da una collaborazione tra Finifast e Sidecar, società che ha dato vita al primo network di negozi a tempo in Italia (attualmente costituito da cinque punti vendita). Da questa estate partirà un test di dodici mesi nelle aree di sosta di San Pelagio Est (Padova), sulla A13, e Arno Est (non lontano da Arezzo), sulla A1. Le aziende che apriranno, spiega il cofondatore di Sidecar Andrea Meschia, potranno vendere beni o servizi disparati, purché non banali, e dovranno essere presenti per un periodo minimo di un mese. Troveranno uno spazio completamente vuoto, salvo per alcuni faretti e degli schermi Lcd. La gestione dello spazio, compresa la selezione dei marchi candidati ad aprire le proprie attività commerciali, sarà condivisa tra Sidecar e Finifast. Bocche cucite, per ora, sui nomi dei marchi che debutteranno con questa formula. «Non abbiamo grosse preoccupazioni, perché le tariffe e i volumi di persone sono tali che non avremo difficoltà» si limita a predire Meschia. Nel prossimo gennaio partiranno le prime verifiche dei risultati e, se i risultati saranno incoraggianti, l’esperimento potrà essere esteso a tutta la catena di Finifast. Come ha speficicato l’amministratore delegato di questa, Gustavo Criscuolo, ci sono anche aree diverse dai mall in cui si potrebbero installare i box. Resta comunque il dubbio che l’operazione sia un modo di fare di necessità virtù, ossia di trovare un modo “smart” per sopperire ai risultati degli “scatoloni” autostradali. Il marchio di Bologna è uno dei più coinvolti con il progetto mall, essendosi aggiudicato sette, di cui quattro in condivisione con Autogrill, delle 12 strutture di questo tipo messe a gara nel 2004 da Autostrade per l’Italia. Attualmente ne sono state completate tre. Per Criscuolo non ci sono dei problemi di commercializzazione degli spazi ma, spiega a retail&food, «in alcuni casi è stato un errore mettere i mall in certe posizioni e in altri casi ci sono dimensioni eccessive». Per il manager, per quanto la formula sia «ottimamente percepita dalla clientela e si registri uno scontrino medio superiore al normale», «bisogna stare attenti ai volumi e alla progettazione, che impattano sui costi di gestione e del personale». Tradotto, 2.500 metri quadrati e 6 metri di altezza su un piano solo sono troppi, bollette alla mano.

SONO L’ELEMENTO DI NOVITÀ E DI MODERNITÀ NELLE AREE DI SOSTA AUTOSTRADALI. MA ANDREBBERO ALLESTITE E GESTITE CON PIÙ FANTASIA E NON ATTUFATE. PAROLA DI AUTOSTRADE PER L’ITALIA

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Osservatorio Prezzi - Autostrade: in Serenissima per un pugno di cent

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GO WEST

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Società controllate Marchi Ricavi Risultato netto

RETAIL IN

iventerà la seconda economia al mondo nel corso di quest’anno, in cui si prevede lo storico sorpasso sul Giappone: la Cina infatti, con un Pil 2009 di 4.910 miliardi di dollari, destinato a crescere del 10% nel 2010, sbalzerà il Giappone al terzo posto con il suo Pil di 5.110 miliardi di dollari, che crescerà solo dell’1,9% (dati China Statistical Bureau e Imf, World economic outlook). Nel primo trimestre

L’indice di retail&food

Sede

Le grandi inchieste di retail&food

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Acquisizioni Menagement

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Cosa occore sapere per - di Giulia Comparini

enti bastano, e forse avanzano. Le mall autostradali, assegnate con le gare di Autostrade per l’Italia negli scorsi anni, sono due decine, più che sufficienti per la rete italiana. Il vero problema è che il loro potenziale non è ancora stato sfruttato a sufficienza. A dirlo è il direttore commerciale di Aspi, Giorgio Moroni. «Non crediamo che ci sia spazio per un numero eccessivo di mall – spiega a retail&food -. Abbiamo una rete fatta di aree che raggiungono i 10 milioni di euro all’anno di fatturato ma anche di aree da 500mila euro. Quindi se la domanda è: “ritiene di fare un mall dove l’area fattura un milione di euro?" la risposta è no». Le strutture più grandi hanno di certo un potenziale notevole. Un recente studio realizzato da Aspi su un’area di servizio in Toscana ha evidenziato come il numero di contatti sia del tutto paragonabile a quello del vicino aeroporto di Firenze. È inferiore, naturalmente il dwell time, ossia il tempo di permanenza, che oggi sulla rete autostradale è di 16-17 minuti e nei mall è leggermente superiore, anche se è ancora presto per quantificarlo. Il fatto di concentrare in un unico ambiente i flussi di chi tradizionalmente si ferma nelle aree di sosta per fare rifornimento e andare alla toilette (circa il 25%) e di coloro che vanno direttamente al ristoro accresce ulteriormente la domanda. L’offerta è strutturata sul modello shop in shop, che permette di ridurre i costi di gestione. «Questi numeri ci confortano sul fatto che ci sia

un potenziale da sfruttare. Ma proprio per poterlo sfruttare bisogna crederci», aggiunge Moroni. E qui arrivano anche le bordate agli operatori. «Il canale autostradale ritengo sia dal punto di vista del retail un po’ troppo conservativo. Se guardo le innovazioni introdotte nelle realtà aeroportuali dagli stessi soggetti rispetto alle realtà autostradali vedo che innovazioni di concetto e di formato ce ne sono state molto poche». Che dire però dei progetti di temporary store (si veda l’articolo in pagina)? «Vanno nella direzione che noi auspichiamo – commenta Moroni -. Il concetto di retail che noi vorremmo sviluppare è sempre di impulso ma dovrebbe unire, come negli aeroporti, l’opportunità di vetrina. Con iniziative come quella del temporary store vorremo fare un living test di nuovi prodotti e di nuovi concetti, che allarghino anche la tipologia di referenze in vendita nelle aree di servizio, perché di innovazione anche in questo senso ce ne è stata assai poca». Fine delle note “positive”. «L’aumento delle superfici e dei contatti – continua infatti Moroni – non può continuare a far gestire le strutture con effetto matriosca, cioè aggiungendo pezzi su pezzi con un’enorme confusione e con spazi che soprattutto se non sono rinnovati risultano un po’ attufati, colmi di oggetti disposti senza ordine, e non incentivano sicuramente lo spending. Riteniamo che una reale centralizzazione del cliente, cioè mettere il cliente in posti che siano più adeguati e forse più contemporanei, anche fornendo una serie di servizi, incentivi sicuramente lo

Intervista

naturalmente, che non abbiano quindi controsoffitti dell’altezza di tre metri scarsi ma che arrivino a 5-6 metri, ma non in tutta la struttura. Che utilizzino gli spazi al di sotto con meno pilastri e con più flessibilità, che sviluppino la circolazione con uno zoning

coerente dell’offerta. E che ovviamente tengano conto dei costi, i consumi, l’energy saving, che sfruttino anche tecnologie verdi per il riscaldamento o il condizionamento». E l’elenco dei desiderata continua: «Ma chiedia-

Al via le gare per la Brescia-Padova Intervista ad Massimo Guacci, amministratore delegato di Serenissima Trading S.p.A. È già stato individuato un calendario preciso per l’avvio e la conclusione di queste gare? Se sì, quali saranno le prime aree ad essere interessate? Il calendario delle gare è in corso di perfezionamento ma, tendenzialmente, sono portato ad affermare che tra la fine del corrente anno ed i primi mesi del 2011 si potrà ritenere concluso il processo di affidamento di almeno 4 delle 18 aree di servizio e, più in particolare, di quelle di nuova realizzazione sulla costruenda tratta autostradale della A31 Valdastico Sud (Vicenza – Badia Polesine). Per le rimanenti 14, invece, il processo non potrà dirsi avviato e concluso se non prima della fine del 2012.

spending. Ovviamente sono discorsi che devono tener conto del momento congiunturale». Anche la progettazione, però, ha dei limiti, visto che secondo gli operatori qualche progetto è sovradimensionato. «Questo è un falso problema – risponde Moroni – perché le mall sono più basse delle strutture realizzate all’inizio degli anni Duemila o alla fine degli anni Novanta. Quello che noi chiediamo è di creare spazi e ambienti un po’ più ospitali, un po’ più illuminati

Quali sono o potrebbero essere i termini e/o le condizioni principali su cui verranno imbastite tali gare? Un giusto bilanciamento fra requisiti tecnici ed offerta economica è sempre stata la preoccupazione di chiunque abbia dovuto indire bandi di gara ad evidenza pubblica. Lo è a maggior ragione oggi per noi, consapevoli come siamo che molte delle nostre aree di servizio richiedono significativi interventi di natura tecnica, legati sia alla vetustà degli edifici (il 50% delle nostre aree di servizio risalgono agli anni 60) che alla distribuzione dei servizi. Che poi, dal canto suo, l’offerta economica non possa prescindere dalle condizioni generali del mercato e dalle esperienze non sempre felici fatte da chi ci ha preceduto in analoga attività, è un dato di fatto del quale tenere debita considerazione. A questo proposito non si può non sottolineare che la sfida più importante è la diversificazione dell’offerta dei servizi, tale da rendere le aree di servizio e di sosta, della tratta di competenza, innovative e fortemente attrattive per la clientela. Ne “L’opinione” pubblicata sul numero di marzo di retail&food lei accennò a un “gruppo di lavoro dedicato che sta progettando diversi format gestionali…”. Quali sono gli obiettivi principali di questo gruppo di lavoro? Per una società Concessionaria che si prefigga di fornire ai propri clienti un “servizio di eccellenza” è imprescindibile la necessità che, attraverso il bando di gara, si giunga ad una partnership con operatori del settore che abbiano nel loro DNA la

stessa propensione all’eccellenza. Il Gruppo di Coordinamento, pertanto, ha il delicato compito, attraverso l’individuazione dei diversi format gestionali, di parametrare e valutare preventivamente indicatori in grado di misurare la propensione dei diversi partecipanti ad una gestione improntata ai massimi livelli qualitativi e di inappuntabilità. Si possono anticipare quali saranno o potrebbero essere le novità introdotte? Il mercato è talmente in evoluzione che appare prematuro, oltre che inopportuno, anticipare oggi novità che rischiano di essere non attuali all’atto di pubblicazione del bando di gara. Entro quale data indicativa questo gruppo di lavoro dovrebbe concludere il suo operato? Il completamento dell’operato del Gruppo di Coordinamento coinciderà con la data di conclusione degli affidamenti. L’osservazione ed il monitoraggio delle attività conseguenti agli affidamenti stessi e relativa alla fase realizzativa delle “promesse di gara” saranno invece svolte direttamente da Serenissima Trading S.p.A., nell’ambito dell’attività istituzionale alla stessa attribuita da Autostrada BS – PD S.p.A.. Lei accenna ad ampliare l’offerta di servizi destinata all’utenza autostradale. Vi state ispirando a modelli/esempi specifici oppure no? Se si, quali? Ci stiamo guardando intorno. Stiamo osservando cosa fanno i nostri competitors, sia in Italia che all’estero perché, come già detto, riuscire ad essere innovativi ed attrattivi è per noi la sfida più importante. A. P.

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dossier aeroporti In un edificio attaccato all’aerostazione si trova l’area per gli autonoleggi: sono presenti ben 15 operatori, tra i quali diversi locali (Pinna, Pintauro, Ruvioli, Matta, Sardinia). L’abbondanza di offerta, evidentemente, deriva anche dalla carenza dei trasporti pubblici in Sardegna.

CRESCE IN ATTESA DI

L’incognita low cost Vincenzo Mareddu

DOPO ANNI DI RODAGGIO, L’AEROPORTO ELMAS COMINCIA A RIEMPIRSI: NEL 2009 GRAZIE A RYANAIR I PASSEGGERI SONO ARRIVATI 3,3 MILIONI RISPETTO A UNA CAPIENZA DI OLTRE 5 MILIONI. E L’ANNO PROSSIMO LO SCALO E LA CITTÀ OSPITERANNO LA PRESTIGIOSA FIERA ROUTES EUROPE 2011. MA NEL FRATTEMPO BISOGNERÀ CONTINUARE A METTERE MANO ALLE ATTIVITÀ COMMERCIALI, TROPPO SBILANCIATE NEL LANDSIODE

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a speranza, dalle parti dell’aeroporto di Cagliari Elmas, ha la forma di un fermacarte grigio. Enorme, posato su una scrivania della presidenza, rappresenta il logo di Routes Europe 2011. La grande fiera che ogni anno mette in contatto aeroporti e compagnie aree continentali per accordarsi sulle nuove rotte, infatti, per la prima volta si svolgerà in Italia, proprio nel capoluogo sardo. Arriveranno anche numerosi tour operator e giornalisti della stampa turistica europea, per annusare dove si svilupperanno i flussi di traffico maggiori nei prossimi anni. In poche parole, Cagliari e il suo aeroporto saranno sulla bocca di tutti gli coloro che hanno a che fare con l’aviazione e il turismo in Europa. Per la Sogaer, società di gestione dello scalo, si tratta, oltre che di un’occasione di visibilità, di un riconoscimento di quanto è stato fatto negli ultimi anni: una nuova struttura, nel 2003, la crescita di rotte e di passeggeri fino ad arrivare, lo scorso anno,

all’accordo con Ryanair che ha trasformato lo scalo di Elmas in una propria base. Così lo scorso anno, mentre i passeggeri in tutta Italia diminuivano del 2,3%, a Cagliari sono cresciuti del 13,8 per cento. Ora si tratta di lavorare affinché all’aumento dei viaggiatori in transito corrisponda anche un miglioramento dei dati di bilancio.

Ampiezza mezza bellezza Ciò che stupisce, entrando all’aeroporto di Elmas, sono le dimensioni. Rispetto ad altre strutture che trasportano un numero analogo di passeggeri (3,3 milioni nel 2009) l’aspetto è più imponente. Il perché lo spiega a retail&food il presidente di Sogaer, Vincenzo Mareddu, 63 anni, presidente vicario dell’Ascom-Associazione dei Commercianti di Cagliari: la struttura, completata nel giugno del 2003, è stata pensata per ospitare 5,5 milioni di passeggeri. Lo stesso anno i viaggiatori erano stati solo 2,3 milioni. L’edificio polifunzionale che svolse il

ruolo di aeroporto negli anni in cui si svolsero i lavori è, al confronto, minuscolo e corrisponde all’attuale sede degli uffici della Sogaer. La nuova struttura è molto piacevole a vedersi: esteriormente degli elementi in metallo ricurvi sorreggono la copertura delle corsie per le auto e gli autobus. Una passerella, su un lato, collega inoltre a un edificio destinato al parcheggio multipiano e all’autonoleggio. Di fronte all’entrata c’è un parcheggio a raso, alternato a delle aiuole. Internamente il terminal è diviso in diverse parti: arrivi al piano terra, hall partenze al primo piano, galleria commerciale sullo stesso livello, una terrazza panoramica che si affaccia sulla hall partenze e, infine, il molo imbarchi, quest’ultimo posto perpendicolarmente rispetto al resto dell’edificio. La realizzazione è stata curata da un pool di architetti, con l’ingegner Enrico Manca a curare il coordinamento, il progetto dell’ingegner Alessio Grazietti (attuale direttore generale di Sogaer) e coordinamento

architettonico dell’architetto e professore Giovanni Maciocco. Il 2003, tuttavia, non era probabilmente l’anno migliore per inaugurare l’aeroporto. Aprire quell’anno significava, infatti, ritrovarsi con un edificio progettato prima dell’11 settembre e posto di fronte ai problemi successivi al tragico attentato al World Trade Center. In altre parole: avere una zona landside imponente, e una airside in confronto decisamente limitata, quando da allora in poi la gran parte del commercio aeroportuale si è spostata dopo i controlli (sempre più severi) di sicurezza.

Offerta gemella dside ed airside

in lan-

Nel periodo precedente all’apertura del nuovo scalo, racconta Ennio Meloni, direttore commerciale e marketing di Sogaer, per realizzare il piano commerciale sono stati prese ad esempio le best practice degli aeroporti italiani: «Siamo partiti – spiega - con un’indagine sui desidera-

ta dei passeggeri, abbiamo fatto un confronto con quello che esisteva in Italia in 8-9 aeroporti di fascia media regionale, come Bologna e Torino. Abbiamo osservato sia per la presenza di articoli sia i meccanismi di costruzione dei contratti, in modo che ci fosse un equilibrio di parametri tra Sogaer e i nostri partner commerciali». Tuttavia quel mondo e quegli esempi erano destinati a mutare. «In quella fase – aggiunge infatti Meloni avevamo una galleria commerciale nella hall partenze, prima dei controlli, che rappresentava la parte principale del nostro piano commerciale. In questi anni abbiamo verificato, come tutti gli aeroporti italiani, che è cambiato tutto e che la predisposizione all’acquisto è divenuta maggiore in airside. Ci siamo quindi attrezzati per spostare parte rilevante degli esercizi commerciali oltre i controlli, proponendo ai nostri partner presenti in landside di sperimentare insieme a noi che cosa succedeva dopo i varchi». In effetti diverse insegne si ritrovano ora

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con esercizi gemelli nelle due zone: un’indagine interna ha evidenziato che per questi il 60% delle vendite avviene in airside e il 40% nel landside. Nel futuro prossimo, inevitabilmente, continuerà questo progressivo spostamento: dopo i controlli, al momento della visita di r&f, si trovavano due box vuoti, ma già contrattualizzati e prossimi a essere aperti: un wine bar di una prestigiosa cantina sarda, Argiolas, produttrice del Turriga, e un negozio di artigianato sardo presente ora in uno spazio provvisorio. «Stiamo anche realizzando – spiega Meloni - un ulteriore lotto di 220 mq. Parte di questa superficie è già contrattualizzata e dovrebbe essere impegnata appena si conclude la costruzione, per il resto ci sono trattative in corso. Sono previsti tre lotti, poi possono essere anche accorpati». Attualmente la mappa è così composta: nel landside nella galleria commerciale ci sono un bar Chef Express (Cremonini) appena ristrutturato e spostato in una posizione più centrale, la parafarmacia FarmaFly, la gioielleria Bankoro, il negozio di abbigliamento Waltale (che sta per Walter e Alessandra), uno sportello bancomat della Banca di Sassari. Nella hall partenze c’è lo shop di profumeria e articoli di duty free Mdf Travel Shops, i negozi di abbigliamento Conte of Florence e Quattro Mori, un punto vendita di artigianato sardo, uno di prodotti alimentari tipici e una grande libreria Mondadori, oltre a una caffetteria condotta da un operatore locale e a un servizio di avvolgi-bagagli. Sopra questo livello c’è una terrazza commerciale con ristorante e bar gestito da Finifast. Al piano inferiore, nella hall arrivi, ci sono il bar Mokà (sempre di Cremonini), l’ufficio postale e un bancomat della Banca di Cagliari. In airside, nel molo imbarchi, questi marchi ritornano quasi tutti: c’è un bar/paninoteca di Cremonini, con vendita di giornali, la profumeria Mdf Travel Shops, l’abbigliamento Waltale, la gioielleria Bankoro, l’artigianato artistico regionale Nova Artec, l’enogastronomia regionale sarda Bonu, Cose buone dalla Sardegna e l’abbigliamento per bimbo Peterfly.

I numeri dicono che, nel complesso, le attività commerciali sono cresciute nel Ennio Meloni 2009: se nel 2008 i ricavi relativi a questa voce erano stati di 2,05 miliohanno caratteristiche di strutture di ni di euro, l’anno seguente sono saliti base, ossia bar e ristoranti, sono stati a 2,6 milioni. Tra le attività commerselezionati sulla base di gare pubbliciali, la ristorazione ha portato entrache. Per quel che riguarda gli altri te alla Sogaer per 1,13 milioni (i ricavi operatori nel momento in cui noi per i gestori del food sono stati di completiamo i lotti mettiamo degli 4,38 milioni, con uno scontrino avvisi pubblici perché operatori evenmedio di circa 2,5 euro). Gli autonotualmente interessati ci invino manifeleggi hanno pesato infine per 670mila stazioni di interesse, in modo che euro. Considerado sia i ricavi avio che siano posti tutti sullo stesso piano. Se non avio, il fatturato al netto dei conpoi ci fossero spazi liberi oltre la manitributi è cresciuto da 24,9 a 27,5 festazione di interesse, per esempio milioni di euro, e il Mol è stato di 1,7 perché la trattativa non è andata a milioni. Il risultato utile della Sogaer è buon fine, le condizioni per accedere stato negativo nel 2007 e nel 2008. si collocano comunque all’interno Nel 2009 al momento della visita non della griglia che è stata predisposta è stato rivelato, alimentando il sospetcon parametri certi per le gare o per le to che lo sia anche quest’anno. manifestazione di interesse». I risultati vanno letti tenendo comunI contratti nell’aeroporto hanno paraque presente che il territorio che ha metri che consistono in un canone visto la chiusura di numerose fabbriche, prima tra tutte DATI DI TRAFFICO l’Alcoa. Più in generale il AEROPORTO DI CAGLIARI reddito medio della zona, minore rispetto alla media Passeggeri Variaz. % aviazione Anno nazionale, non può che commerc. anno precedente influire nella decisione di

2063514 13,1 2000 investimento da parte di 2001 1933766 -6,3 marchi di lusso nell’offerta 2002 2176407 12,5 retail e negli investimenti 2003 2304155 5,9 pubblicitari. 2004 2279094 -1,1 La crescita esponenziale dei 2005 2352316 3,2 2006 2488964 5,8 viaggiatori low cost, regi2007 2666957 7,2 strata con la trasformazione 2926052 9,7 2008 in base di Ryanair, non ha 3329008 13,8 2009 portato a un ripensamento gen-apr. 2010 871657 8,5 dei marchi presenti. Ma a fonte: Assaeroporti qualche riflessione e perplessità sì. «Credo che ci sia fisso uguale per tutti (con eccezioni oggettivamente una minor predispoper strutture di servizio come la parasizione all’acquisto da parte dei viagfarmacia), differenziato per gli spazi giatori low cost – commenta Meloni precedenti o successivi ai controlli. Un . Ma più di questo incide il fatto che il secondo parametro è la percentuale vettore low cost pone dei paletti per sul fatturato, decisa in funzione della quel che riguarda il portare dentro in categoria merceologica e della collocabina l’acquisto. Dobbiamo lavorare cazione dell’esercizio nell’ambito dei per convincere i vettori low cost che percorsi di flusso dei passeggeri. siamo partner anche in questo e che «C’è poi una clausola dei nostri conquindi si debbano aprire degli spiragli tratti che aggancia il canone al flusso per permettere ai passeggeri di portadi traffico – spiega Meloni -. Il canone re in cabina gli acquisti fatti in aeroviene cioè aumentato o diminuito di porto». una percentuale pari al 50% dell’auLa scelta dei marchi mento o della diminuzione di traffico. Ma come può accedere un retailer Credo che siamo stati tra i primi aeroall’aeroporto di Cagliari? «Distinporti a predisporre una clausola di guiamo gli operatori in due fasce – questo genere e siamo orgogliosi di dice Meloni -. Quegli esercizi che averlo fatto. Il patrimonio che noi

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analisi mercato

LA PROFUMER A s a se e va

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a boccetta è mezza piena o mezza vuota? La risposta a questa domanda non può che cambiare a seconda dei luoghi in cui viene posta. In una parafarmacia sarà sicuramente mezza piena, così come nelle superfici della distribuzione organizzata. In una profumeria, invece, prevarranno umori più neri, soprattutto nei punti vendita indipendenti. Nel complesso, il mercato dei profumi in Italia ha fatto meglio di altri, come l’abbigliamento o i casalinghi. L’anno nero del retail, infatti, si è chiuso con un +0,3% del fatturato. Andando a guardare l’andamento dei diversi canali, fotografato dall’associazione di settore Unipro, si vede come la farmacia sia il canale che va meglio con il +3,2% di ricavi, mentre le profumerie sono scese di 3,5 punti percentuali a valore, flessione che arriva al 6% considerando l’andamento del 2009 a parità di negozi, senza il consuntivo delle nuove aperture. Se poi si guarda il dato a volume, la diminuzione è stata del 6,6 per cento, perché i prezzi nel frattempo sono cresciuti di circa 3 punti percentuali. Nei primi cinque mesi del 2010 la sofferenza continua, ma è meno drammatica, dato che nel canale profumerie si assesta tra l’1,5 e il 2 per cento.

canale vanno particolarmente bene da tre-quattro anni i punti vendita specializzati non food, che vendono non solo cosmetici ma anche prodotti per la casa». A questo tipo di negozi appartiene, per esempio, la catena di Acqua & Sapone, che conta oggi più di 600 negozi sul territorio nazionale. E le profumerie? «Hanno avuto la contrazione più forte i punti vendita individuali, mentre le grandi catene sono state in grado di cambiare l’offerta e di assorbire la clientela delle profumerie indipendenti. Anche per le catene c’è stata una flessione dei fatturati, ma sotto l’uno per cento».

monitorati nella nostra inchiesta. Del tutto opposto è il posizionamento di un altro marchio che si sta affacciando su questo canale, Idea Bellezza, presente ora a nei foc di Fashion District di Molfetta e di Valmontone. L’insegna, con sede nell’Interporto di Nola, ha infatti deciso di vendere solo prodotti di largo consumo (non quindi la profumeria selettiva, ossia quella delle marche più note). Attiva da 15 anni, la piccola catena conta 45 shop diretti e 15 in franchising, concentrati al Sud e in particolare in Campania.

Negli aeroporti segnali di ripresa Se ci si sposta dalle gallerie commerciali degli shopping center a quelle delle stazioni ferroviarie, i profumi

Nei mall un negozio su tre Non ci sono dati di dettaglio, invece, sull’andamento delle profumerie nei diversi contesti. Per quanto riguarda i c

Farmacie e gdo in controtendenza Questi numeri confermano dei fenomeni in corso da tempo. «Farmacie e parafarmacie, con le erboristerie, hanno avuto negli ultimi anni i trend di crescita più evidenti – commenta Gian Andrea Positano, responsabile del Centro Studi e comunicazione di Unipro -. Si è anche rafforzato il canale gdo, che è cresciuto molto in termini assoluti anche se meno in percentuale. All’interno di questo

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evaporano. Nel network di Centostazioni, infatti, ci sono solo due punti vendita specializzati in queste referenze, i negozi B.You a Brescia e a Milano Porta Garibaldi (ci si riferisce alle sole stazioni riqualifi-

cate del circuito). Tra le Grandi Stazioni, invece, si segnalano un punto vendita a Milano Centrale e a Torino Porta Nuova e quattro a Roma Termini. Solo una di queste (Sephora) è però una profumeria

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r&f news LA RISTORAZIONE DEL FUTURO SECONDO MICROS FIDELIO

Si è tenuto a Milano lo scorso 11 giugno il convegno organizzato da Micros-Fidelio dedicato all'innovazione tecnologica per il consumatore 2.0. Durante l'intensa giornata di interventi e presentazioni, da segnalare le case history relative a Starbucks e Wagamama, due dei concetti dagli italiani che viaggiano spesso all'estero... non solo virtualmente.

MIAMI, RILANCIO PER AUTOGRILL

Ai dieci spazi di ristorazione e retail che già gestiva nell’aeroporto di Miami, la controllata americana di Autogrill, HMSHost, ha aggiunto quattro nuovi punti di ristoro. Negli otto anni di contratto si stima che genereranno un fatturato di oltre 100 milioni

VERONA AEROPORTO, LAVORI IN CORSO PER IL RETAIL

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ria nuova al Catullo di Verona. Mentre il Cda discute animatamente di strategie future, è iniziata una nuova era per l'aerostazione scaligera, grazie alla partenza dei primi voli low cost operati da Ryanair, schedulati per il prossimo autunno. L'atterraggio del vettore irlandese completa idealmente l'offerta aviation del Catullo che già comprende voli di linea point-to-point verso le principali capitali europee, e charter verso le principali destinazioni leisure. In particolare mentre questo numero di retail&food sarà in stampa, verrà inaugurata la nuova area destinata ad attività commerciali, che abbiamo avuto l'occasione di visitare in anteprima e di cui daremo conto sul prossimo numero. Ma i “lavori in corso” si concluderanno entro il 2010 e porteranno all'apertura di altri spazi destinati al retail. ll Presidente Fabio Bortolazzi della Catullo Spa, la società di gestione dell'aeroporto di Verona, ha così commentato il nuovo sviluppo: «Si è individuata nel settore non avio un’area di prioritaria importanza da sviluppare per la crescita dello scalo. Sono stati stimati circa 10-12 milioni di euro l’anno quale possibile miglioramento dei ricavi non aviation. Inoltre – ha aggiunto Bortolazzi – con la ristrutturazione del Terminal partenze e il progetto di sviluppo del Terminal dedicato al low cost (che sarà realizzato nel 2011),

la disponibilità di spazi per esercizi commerciali aumenta notevolmente. Questo ha un impatto positivo e molto forte sullo scalo sotto il profilo travel retail, che fino ad ora era piuttosto limitato dalla scarsa disponibilità di superfici. Ora anche il Catullo si allinea agli altri scali italiani ed europei rilanciando la sfida sul comparto non avio». Nella nuova galleria Commerciale saranno ospitati, tra gli altri, nuovi punti vendita di Jean Luis David, Tesoro Mio (bijoux e perle), Golden Lady e Camicissima. •

NUOVO FLAGSHIP PER WIND

P di dollari. Nel terminal nord dello scalo verrà inaugurato entro la fine dell’estate il concept di wine bar a insegna Baudevin, presente a Bruxelles dal 2008. Per quella data apriranno anche l’hamburger restaurant gourmet The Counter, il Bacardi Mojito Bar e un locale di Starbucks Coffee in formula integrata con il corner di souvenir, abbigliamento e riviste Tropical News.

L’ATRI FA IL PUNTO A GENOVA

Il 9 luglio a Genova si terrà il workshop “Lo stato dell’arte del travel retail: a cavallo tra ripresa ed eventi ambientali esogeni”. Lo organizza l’Associazione italiana travel retail, Atri, all’interno dell’NH Marina Hotel in zona Porto Antico. Interverranno il presidente di Atri, Fulvio Fassone, il professor David Jarach dell’Università Bocconi e Guy Ponzo, consulente dell’Atri e già direttore commerciale di Sea.

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er ora la bandierina è stata piantata nel cuore di Milano, ma l'innovativa veste dello store Wind di corso Matteotti dovrebbe presto essere replicata nelle centinaia di negozi sparsi lungo lo stivale, molti dei quali aperti nei centri commerciali. La presenza dei vertici Wind tra cui Maximo Ibarra, direttore della b.u. mobile e Valerio Marra, direttore vendite, è stata sostenuta con simpatia e ironia anche da Aldo, Giovanni e Giacomo, noti testimonial degli spot Wind. Lo store presenta spazi e servizi innovativi come gli ampi monitor touch, l'area dedicata al business, uno spazio eventi ma anche una toilette a disposizione dei clienti. Il progetto, come nella sua versione precedente, è stato disegnato da Crea International, attraverso la metodologia del Physical Brand Design elaborata dallo studio di Alberto Pasquini. •

Ikea entra nel mall Il colosso svedese si appresta a realizzare il primo punto vendita in Italia all’interno di un centro commerciale, con accesso diretto dalla galleria e dall’esterno. Ovviamente non si parla di un’iniziativa ordinaria ma della realizzazione di un nuovo shopping center da 90mila mq distribuiti su due livelli, di cui 30 a marchio Ikea. Il progetto Villesse Shopping, presentato in occasione della scorsa edizione di Eire, dovrebbe aprire entro il 2012 nei pressi dell’autostrada A4 Venezia-Trieste, del raccordo H4 e della statale SS351. La posizione rappresenta un valore aggiunto poiché ubicata sulle direttrici che collegano Villesse con Gorizia e con la Slovenia. L’ampia offerta comprenderà 14mila mq di ipermercato Coop, altri 14.600 di àncore, 24mila mq di negozi, 4mila di cinema Multiplex, 3.900 mq di bar e ristoranti e oltre 4mila parcheggi. La commercializzazione è affidata a Larry Smith Italia.


ACI EUROPE ATTACCA RYANAIR… «Quello della “one bag rule” è un grossissimo problema: i vettori low cost stanno mangiando la mano che li nutre. Stiamo cercando delle vie legali per risolvere una situazione che non è più sostenibile». A dirlo è stato Olivier Jankovec, direttore generale di Aci Europe (che rappresenta 440 aeroporti del continente), lo scorso 16 giugno nella conferenza stampa di presentazione dell’assemblea annuale dell’associazione, a Milano. Oggetto del contendere è l’obbligo di portare a bordo un solo bagaglio a mano, inclusi gli eventuali acqui-

sti in aeroporto. Una previsione che, continua Jankovec, falsa «il deal con Ryanair, basato sul fatto che loro portano traffico e gli aeroporti danno bassissime tasse aeroportuali». Il dg di Aci Europe ha anche commentato le regole della Commissione europea sul trasporto di liquidi a bordo che impongono agli aeroporti di far sparire entro il 2013 (per i voli extra-Schengen dall’aprile 2011) le restrizioni attualmente previste, avvalendosi di nuove tecnologie. «Condividiamo l’obiettivo – ha detto – ma attualmente non c’è una tecnologia pronta e tra certificazioni, gare e training del personale non ce la faremo entro aprile 2011. Per il 2013 siamo invece più fiduciosi». •

…E PREMIA LA SOSTENIBILITÀ DI MALPENSA E LINATE

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a Sea, società che gestisce gli scali del capoluogo lombardo, è stata premiata per avere ridotto le emissioni di CO2 e raggiunto il livello di neutralità nella graduatoria ideata dall’Aci Europe per misurare le emissioni di anidride carbonica nei vari scali. Sono gli unici aeroporti, ha detto il dg di Aci Europe, Olivier Jankovec, ad avere ottenuto il certificato di carbon neutralty, insieme con Stoccolma Arlanda. La premiazione è avvenuta il 17 giugno durante la cena di gala dell’Aci al Castello Sforzesco. A ricevere il riconoscimento sono stati Giuseppe Bonomi e Giulio De Metrio, rispettivamente presidente e chief operating officer di Sea. La decisione è arrivata negli stessi giorni in cui tornavano le proposte e le proteste (di Fai, Wwf e alcuni comuni limitrofi) relative all’ipotesi di costruire una terza pista a Malpensa. Jankovec ha inoltre offerto un secondo assist a Sea, chiedendo a gran voce di sbloccare gli aumenti delle tariffe aeroportuali, aggiungendo che «l’Italia è un punto nero in Europa» da questo punto di vista e che la situazione è «allucinante» e non permette di fare investimenti al pari degli scali europei. •

Da sinistra Jankovec, Bonomi e De Metrio retail&food - luglio/agosto 2010 5


r&f news ANCORA UN CINEMA PER OLD WILD WEST

A Milano e dintorni è già presente in diversi centri commerciali con cinema multisala, dal Bicocca Village al Centro Sarca (dove ha da poco aperto con il formato express) al multiplex Mood The Space (ex Medusa) di Rozzano. Ora Old Wild West,

ristorante tex mex della società Cigierre, apre anche presso l’Uci Cinemas Lissone (Monza e Brianza). Il nuovo locale dispone di 320 metri quadrati di cui 220 dedicati esclusivamente alla sala ristorante, con 200 posti a sedere. «Con 46 ristoranti, due punti vendita Express e quattro milioni di clienti nel 2009 – ha detto Marco Di Giusto, ad di Cigierre - il nuovo punto vendita di Lissone va ad aggiungersi alle numerose aperture già contrattualizzate e previste per il 2010». Cigierre-Compagnia ha infatti 15 prossime aperture già contrattualizzate per il 2010.

GAMBERALE IN SALA D’ASPETTO SU CAPODICHINO

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on si è ancora sbloccata la vicenda dell’acquisto della maggioranza dell’aeroporto di Napoli Capodichino da parte di F2i. Il fondo guidato da Vito Gamberale ha annunciato la volontà di rilevare il 65% dello scalo dagli spagnoli di Ferrovial, proprietari anche di Baa (che gestisce la maggior parte degli aeroporti del Regno Unito). Secondo il quotidiano M.F. la bozza del documento relativo alle condizioni e ai termini del finanziamento per l’acquisto dell’aeroporto è stato inviato da F2i a una quindicina di banche intorno alla metà di giugno. Il “term sheet” sarebbe stato sottoposto, tra l’altro, anche ad alcuni istituti vicini allo stesso fondo, come Intesa Sanpaolo e Unicredit. Nonostante questi legami tra F2i e le banche interpellate, secondo M.F., gli

istituti di credito si sarebbero mostrati freddi. Avrebbero risposto positivamente all’appello, senza comunque vincolarsi, solo Monte dei Paschi di Siena e Centrobanca. Alla base di queste perplessità ci sarebbero sia la valutazione data a Gesac (si parla di 200 milioni per gli spagnoli) sia lo schema di finanzia-

mento proposto agli istituti di credito. C’è anche un terzo aspetto che non sembra per ora convincere le banche: la possibilità che F2i possa rilevare non solo il 65% di Ferrovial ma anche il 12,5% a testa che hanno Comune e Provincia di Napoli, ai quali potrebbero arrivare 30 milioni di euro ciascuno. •

Stock option BUY

NEUTRAL

SELL

TRAPANI BIRGI, OFFERTA A REGIME

Tre punti di ristoro e tre negozi disposti su 800 metri quadrati. È l’offerta presente nella nuova area commerciale in “air side” nell’aeroporto di Trapani Birgi, aperta al pubblico dal 21 giugno scorso. L’area è gestita da MyChef, vincitrice della gara per la concessione, che ha aperto il bar “Gran Cafè”, l’angolo fast food “Pizza Chef” e il self service con circa 50 posti “Pasta Chef”. Per i tre negozi la società del gruppo Elior si avvarrà della collaborazione di Giunti per il media store, Nuova Musa per le ceramiche e Ferlito per l’enogastronomia (prodotti tipici siciliani). MyChef è inoltre in attesa della concessione della licenza per la vendita di tabacchi sia al primo piano sia al piano terra. Secondo il presidente di Airgest, Salvatore Ombra, con l’apertura della nuova area si conclude definitivamente la fase di ristrutturazione dell’aeroporto iniziata tre anni fa.

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Panini Italia Burger King ha lanciato in Italia il panino Chicken Tendercrisp con Parmigiano Reggiano Dop, disponibile nei mesi estivi in tutti i ristoranti della catena. Autogrill il panino con Salame Felino, in vendita fino al 20 settembre. Quando il premium premia...

Alitalia Il presidente della compagnia Roberto Colaninno dichiara: "Nel 2011 Alitalia si salva o servono altri soldi". Dal momento che i conti di Alitalia bene non vanno, servono altri soldi. La domanda sorge legittima: chi paga?. Risposta scontata? Noi, a tariffa piena.

British Airways Per limitare le perdite la compagnia aerea britannica ha avviato una procedura per dare in outsourcing la gestione dell'inflight retail. In tempi di crisi se ne provano di tutte, ma tentare non nuoce.

Ristoranti USA Disabituare i consumatori agli sconti eccezionali dell’ultimo anno. È l’obiettivo che si stanno ponendo le catene di fast food americane, secondo la società di ricerche di mercato Npd Group. Ora le catene provano a muovere due leve: puntare molto sulla colazione e proporre prodotti premium che danno margini maggiori.

Addizionale aeroportuale Una brutta invenzione del Governo per tentare di rimpinguare le casse esauste del Comune di Roma. 1 € a passeggero per chi parte dagli aeroporti romani, un nuovo balzello che toglie a destra per dare a manca... come se gli aeroporti non soffrissero la crisi.

Starbucks Gratuita la connessione wi-fi negli USA, fino a due ore al giorno e previa registrazione e sottoscrizione della carta fedeltà. Per Starbucks nelle scorse settimane si è parlato anche di un’apertura in Italia, a Milano dal prossimo dicembre. Ma dalla società non sono arrivate conferme e dovrebbe trattarsi dell’ennesima bufala.

Heathrow La Baa ha ritirato il piano per la realizzazione della terza pista all’aeroporto di Heathrow e per un secondo terminal nello scalo di Stansted. Forte opposizione dei conservatori e dei liberali, ora al governo nel Regno Unito: i “no airport” stanno anche a destra.

L'Oréal Madame Bettencourt, 87enne erede dell'impero Oréal, finisce al centro di un intrigo: il maggiordomo registra le sue conversazioni con il fiscalista, le passa alla di lei figlia – sul piede di guerra per questioni ereditarie – che le gira al Tribunale. Tra evasione, eredità e intercettazioni... il profumo dei soldi.

Valentino Torna a crescere, finalmente, Valentino Fashion Group. Il 2009 è stato archiviato con risultati disastrosi con un calo dei ricavi dell’11% (232 milioni) e un ebitda negativo di 4,4 milioni. I primi sei mesi del 2010 danno un +15% nella divisione retail e un +25% nel wholesale, parola di Stefano Sassi, a.d. del Gruppo.


r&f news CENTO VETRINE PER MCCAFÈ

Dai sei del 2005 sono arrivati a cento, di cui 26 nei centri commerciali, i ristoranti di McDonald’s con un corner McCafè. I clienti nel 2009 sono stati 4,5 milioni e il fatturato è stato di 8,5 milioni di euro, circa l’1% di quello complessivo di McDonald’s in Italia. Il 63% dei corner si concentra tra Lombardia, Lazio e Piemonte. Intanto sono giunti a 400 i punti vendita della catena di fast food americana, l’ultimo dei quali è stato inaugurato nello shopping center Fiordaliso di Rozzano (Milano), in coincidenza con la festa dei 25 anni di presenza del marchio in Italia. Dei locali in attività 330 offrono la connessione gratuita wifi, tra cui tutti quelli che ospitano un McCafé.

COGEST, IL MARKETING È GOLD

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opo la vittoria dello scorso anno ai Cncc Award, ai Solal Marketing Award europei e l’arrivo in finale ai Best of the Best Awards mondiali con l’iniziativa “Acque Chiare. Giro d’Italia a nuoto e non solo”, Cogest Italia si conferma nel Vecchio Continente facendo incetta di premi. I centri commerciali vincitori, entrambi gestiti da Cogest Italia, sono La Corte Lombarda di Bellinzago Lombardo (Mi) e il Centro Acquisti Le Piramidi di Torri di Quartesolo (Vi). Il primo si è aggiudicato il Gold Award nella categoria Public Relation grazie all’iniziativa “Fiction

a Corte”, già premiata con il Marketing Award 2010 ai Cncc Awards. Il secondo ha ottenuto il Silver Award con il progetto Scherzi alle Piramidi, inserito nella sezione Business to Business (BTOB). È importante sottolineare che la riuscita di tali progetti ha un forte impatto a livello di affluenze nei centri coinvolti. Nel caso de La Corte Lombarda, dove l’iniziativa è durata dal 9 aprile al 3 giugno 2009, il riscontro è quantificato in un +14% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno e di un +25% considerando solo i giorni feriali. •

Sugli spalti c’è MyChef A San Siro arriva MyChef. La società del gruppo Elior ha infatti siglato un accordo con Air Food, che da qualche anno cura la ristorazione dei bar dello stadio Meazza. La gestione dei 20 bar, 12 chioschi e dell’esercito di “spaltisti” continuerà a essere di Air Food, ma con marchi MyChef. L’accordo vale per tutte le manifestazioni con pubblico sugli spalti, dai concerti agli appuntamenti religiosi, oltre che per le partite. MyChef, che è il primo operatore importante a fare l’ingresso in uno stadio italiano, ha annunciato, tramite l’amministratore delegato Sergio Castelli, di puntare a un aumento del 20% del giro d’affari e del 15% del personale.

in format

‘Gusto: il concept food al centro di Roma

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voluzione di un originale food-style, il brand ‘Gusto è un interessante modello di concept food capace di offrire una vera e propria esperienza gastronomica e di intrattenimento grazie ai suoi differenti locali strutturati attorno a uno dei siti storici più importanti di Roma (Piazza Augusto Imperatore). ‘Gusto, il primo dei locali, si trova al numero 9 della piazza: sviluppato su circa 700 mq, è articolato in zone gastronomiche (ristorante, pizzeria e wine bar) al quale si uniscono l’emporio libreria ed il negozio dei vini, caratterizzati da spazi molto curati nei dettagli e nel design. Nella strada limitrofa, via della Frezza, si incontra ‘Gusto Osteria, evoluzione del concept, composto dal bar à fromage, dal laboratorio di pani e dolci e dall’osteria: grande attenzione è data qui ai particolari, come la stanza dei formaggi o il laboratorio a vista. Il sistema ‘Gusto si concretizza infine con ‘Gusto Tatì al 28, locale dall’anima polivalente e dall’ambiente molto ricercato, caratterizzato da arredi sofisticati ed eleganti, dal total white al total black. Al piano terra, pareti scure fanno da sfondo a divani chester di pelle e poltrone d’acciaio del grande salotto che, assieme al banco bar, apre al mattino presto per le colazioni, ospita il pubblico per un pranzo veloce, prosegue con i dolci e le tisane prima di trasformarsi in un elegante disco bar per l’happy hour. Al secondo livello il ristorante, negativo del primo, con pareti crema e dettagli a contrasto, è un luogo più rilassato, ideale per pranzi e cene ricercate.

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A cura di Ing. Tiziana Bardi

studiobardi@cad38.com


MAGGIORE A TUTTA VELOCITÀ

VELOCE, FRESCO E BREK

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opo un anno trascorso in corsia lenta, a causa delle difficoltà che hanno coinvolto soprattutto la fascia business, Maggiore Rent mette la freccia per fare margini di guadagno al netto della crisi. I primi segnali positivi sono arrivati proprio dal target dei professionisti, come ha testimoniato il presidente del gruppo Maggiore, Vittorio Maggiore: «il noleggio si è spostato più sulle famiglie ma è in ripresa anche quello della fascia business che, dopo un 2009 di tracollo, sta rialzando la

BATTUELLO AL NON AVIO DI SEA

È stata inaugurata nel centro commerciale RomaEst la nuova formula di ristorazione veloce di Brek, chiamata Fresh&Fast. L’idea alla base è di offrire i piatti della cucina italiana con una soluzione take away. I

S Al centro Vittorio Maggiore testa con un +2-3% di domanda nei primi mesi dell’anno». Tra le iniziative messe in campo per alimentare la ripresa si annoverano quelle con Alitalia e Trenitalia, finalizzate a «partecipare concretamente allo sviluppo di un progetto di trasporto intermodale completamente italiano». Per far fronte all’aumento della domanda, stimato per i mesi estivi del 7-8%, la società di noleggio rafforzerà la propria flotta con 2mila auto in più. A fronte di ciò, le aspettative sul 2010 si attestano a un aumento del fatturato del 14%, che permetterebbe a Maggiore di recuperare il 6% lasciato lo scorso anno. •

i chiama Luigi Battuello il nuovo direttore commerciale non aviation di Sea Aeroporti di Milano. In carica dalla fine di aprile, proviene da McArthurGlen, per la quale ha diretto dall’ottobre 2001 al gennaio 2008 l’outlet di Serravalle. In seguito è stato country manager di McArthurGlen per l’Italia. Prima del 2001 aveva lavorato nel travel retail come general manager di Weitnauer Group (oggi Dufry). Sostituisce alla direzione commerciale non aviation di Sea Serafino Perego, ora divenuto direttore dell’ufficio acquisti nella società. Passa dalla direzione commerciale agli acquisti anche Leonardo Pedersoli, con il ruolo di controller. La Sea ha intanto annunciato che tra novembre 2010 e gennaio 2011 a Linate apriranno sei nuovi negozi e che al T2 di Malpensa sono in fase di apertura quattro esercizi commerciali. Al T1, invece, dopo l’inaugurazione del “walk through” nell’area Schengen, quest’anno il sistema verrà adottato anche in quella non Schengen. •

piatti, che vanno dalla pasta alle portate fredde come il prosciutto e melone, dal pollo fritto allo yogurt greco con fragole, sono confezionati in modo tale da permettere il loro facile trasporto e consumo, nel ristorante o a casa.

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r&f news PONTE MILVIO, UN BUCO NELL’ACQUA

Inaugurato nel maggio 2008 con la benedizione dell’amministrazione comunale capitolina, che tuttavia non vi ha investito soldi pubblici, il centro commerciale Ponte Milvio è ormai una galleria vuota. Il progetto è stato realizzato in project financing per un importo complessivo di 18 milioni di euro. Dei 40 negozi originari, come testimonia la stampa locale, ne sarebbero rimasti aperti soltanto cinque. Tuttavia anche i pochi “irriducibili” dovrebbero avere una vita breve, a meno di novità improbabili. A determinare l’insuccesso del progetto sarebbero stati , tra le varie cose, i costi eccessivi del parcheggio e la mancanza di un collegamento con il trasporto pubblico locale, problemi a cui si sarebbe ovviato troppo tardi.

COCCINELLE BUSSA AGLI AEROPORTI MILANESI

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ono i terminal aeroportuali milanesi di Linate e Malpensa uno degli obiettivi che fanno più gola a Coccinelle, marchio della pelletteria che offre dei prodotti di “lusso accessibile”. Lo dichiara a r&f Luca Malavolta, direttore retail del brand, spiegando che «sviluppare il canale aeroportuale più di quanto abbiamo fatto finora è uno dei nostri obiettivi». Mentre Fiumicino è già presidiato, con una concessione in condivisione con Braccialini e due shop in shop con Alpha, Milano è ancora sguarnita. All’estero, invece, lo sviluppo per ora è proseguito con corner negli spazi dell’operatore tedesco Heinemann. Più in generale la tendenza è di rafforzare il canale retail, che oggi pesa solo per il 27% a fronte del 73% del canale wholesale (multimarca). Ma nel 2009, mentre quest’ultimo si è contratto, il retail è aumentato del 5%, permettendo alla società di confermare il fatturato di 51 milioni

canale che ha registrato negli scorsi anni buone performance e dove la società preferisce arrivare solo dopo che il marchio ha raggiunto una forte notorietà. Con McArthurGlen, dopo l’approdo a Serravalle nel 2001 e successivamente a Barberino, ci sarà un’inaugurazione a Marcianise (Caserta). Con Value Retail il taglio di nastro a Ingolstadt in Germania a luglio e quello a Bichester, Uk, nel primo trimestre del 2011 faranno seguito al negozio nel foc di Fidenza. Con Premium Retail, infine, società conosciuta dopo l’esodo di alcuni manager da McArthurGlen, Coccinelle aprirà un punto vendita nel

di euro del 2008. La stessa tendenza dovrebbe essere confermata nel 2010: anno difficile, dove, spiega Malavolta, «si vede una ripresa nelle metropoli, colpite più duramente nel 2009, mentre la situazione di difficoltà si sta trasferendo nelle città di provincia». L’espansione porterà a 74 i monomarca sparsi per il mondo alla fine del 2010. Dopo le 17 nuove aperture di negozi nel 2009, sono 10 quelle in programma per quest’anno, di cui sette già definite. Tre saranno negli outlet,

nuovo centro di Agira (Enna). Altri tagli di nastri programmati sono a Minsk (Bielorussia) in un mall, a Ekaterinburg, Russia, e a Bratislava, Slovacchia, in città, e a Catania, all’interno della Rinascente. Sempre quest’anno sarà poi la volta della Cina, in un mall della meta turistica Hangzhou e di due shop all’interno dei Corte Inglès di Oporto e Lisbona, Portogallo. Tutti, tranne il negozio di Marcianise, saranno in franchising. •

Luca Malavolta

IL MAXXI APRE, MA IL BAR È PRECARIO

Lo scorso 30 maggio ha aperto con i servizi di ristorazione e di bookshop in una versione minimalista e provvisoria il nuovo museo Maxxi di Roma. L’assegnazione doveva infatti

avvenire tramite un bando europeo, ma un ricorso al Tar ha ritardato i tempi di un mese. Il ricorso, spiegano dal museo, è stato presentato da alcune sigle di Federculture, poi ritirato. In attesa dell’aggiudicazione definitiva, attraverso una gara di assegnazione rapida con procedura negoziale il bookshop (o meglio, il più piccolo dei due bookshop previsti) è stato affidato a Electa. Per la ristorazione, allo stesso modo, uno dei due locali è stato affidato a Relais et Le Jardin. Assegnazione provvisoria anche per le audio guide: con una procedura negoziata è stata assegnata a Civita e per la fine di luglio ci sarà l’aggiudicazione definitiva con gara europea.

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Parchi a tema, 2009 in crescita Il divertimento non conosce crisi e i parchi a tema italiani fanno registrare un significativo +11,4% nei primi nove mesi del 2009 (fonte Siae). Il monte biglietti complessivo ha superato quota 11 milioni di unità, 500mila in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, per un fatturato di 117,3 milioni di euro. Prendendo in esame il dato annuale dei due maggiori complessi: Gardaland fa segnare 120 milioni di fatturato e 3,25 milioni di presenze (+4% rispetto al 2008), Mirabilandia arriva a 56,7 milioni di euro di giro d’affari (+8,2% rispetto al 2008) e ottiene un +1,5% di presenze. Per continuare a crescere il colosso di Castelnuovo del Garda ha pianificato per il 2011 investimenti in nuove attrazione per 10/15 milioni di euro, mentre il parco ravennate ha stanziato circa 27 milioni nel biennio 2008-2009.


IGD, NUOVA BANDIERINA IN SICILIA

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rosegue il progetto di espansione di Igd nelle regioni dell’Italia meridionale. La nuova iniziativa prevede l’acquisto della galleria che sorgerà a Palermo all’interno del futuro centro commerciale Torre Ingastone. L’operazione, che ha visto l’azienda di costruzione Cogei in veste di venditore, avrà un costo complessivo di 54,1 milioni di euro, di cui 43,8 già versati da Igd in forza del contratto di acquisto siglato il 15 dicembre 2005. Lo shopping center dovrebbe aprire i battenti entro la fine del 2010, comprenderà un ipermercato di oltre 6mila mq di superficie di vendita, di proprietà Ipercoop Sicilia, e una galleria di oltre 14mila mq di gla con all’interno 62 negozi, di cui 5 medie superfici. Questa operazione porta Igd ad avere in portafoglio 17 gallerie commerciali in Italia e 3 nel sud del Paese. •

PROGETTO CENTRO MARE BLU, IL SINDACO DICE NO

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ndipendentemente dalla bontà dei progetti, che possono essere di qualità oppure no, quando cambiano le amministrazioni locali gli iter per le autorizzazioni o addirittura i permessi già firmati sono passibili di repentini stravolgimenti. Questo è il caso del progetto Mare Blu, che dovrebbe essere realizzato nella zona di Santa Caterina (Ba). L’iniziativa prevede la costruzione di uno shopping center sul territorio barese da 24.500 mq, per il quale sono già partiti i lavori. A contrapporsi è l’attuale giunta di centro-sinistra, contraria alla realizzazione dell’opera approvata anni fa quando l’amministrazione era guidata dalla coalizione di centro-destra. In tal senso il sindaco Michele Emiliano ha promesso di usare il pugno di ferro adducendo che la realizzazione del progetto sarebbe «un colpo di grazia al piccolo commercio della città». •

ALITALIA, DI QUANTO SARÀ IL ROSSO?

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l nuovo passatempo dell’estate, almeno per chi non ha investito milioni di euro in Alitalia, è cercare di indovinare a quanto arriverà la perdita operativa nel 2010 della compagnia. Ci ha provato l’Espresso, che ha stimato 200 milioni di euro, partendo dal dato negativo di 125 milioni del primo trimestre 2010. Anche se il dato è migliore del 2009 (quando il rosso fu di 326 milioni), tra il vulcano islandese, l’aumento del prezzo del carburante e i mancati introiti straordinari del 2009 il settimanale non vede motivi di performance migliori. Intanto Alitalia si appresta a essere superata per numero di passeggeri che volano in Italia da Ryanair, secondo quanto ha annunciato lo stesso vettore irlandese. Per la compagnia guidata da Micheal O’Leary, in tutti i casi, i conti vanno a gonfie vele: nel 2009, secondo il bilancio da poco pubblicato, i passeggeri sono cresciuti del 14% (66,5 milioni), i ricavi del 2% (2,988 miliardi di euro) e il profitto del 204% (319 milioni). •

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r&f news

SURGITAL SI FA LA CENTRALE

Venerdì 9 luglio Surgital, società produttrice di pasta surgelata di qualità per la ristorazione, inaugura un impianto autonomo per la produzione di energia. La centrale di trigenerazione riesce a produrre dalla sola fonte del metano energia elettrica, vapore per gli impianti di pastorizzazione, acqua gelida per il raffreddamento dei gruppi frigoriferi e l’acqua calda a 70 gradi di cui l’azienda abbisogna. La centrale consente una diminuzione dell’emissione di CO2 e una conseguente diminuzione dei costi sociali dell’inquinamento. Nella giornata di inaugurazione ci sarà anche un pranzo a cura dello chef Gianfranco Vissani.

DALLA MODA L’INVASIONE DELLA CINA

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i moltiplicano le notizie di aperture di marchi della moda italiana in Cina. Tra gli ultimi nomi ci sono quelli di Dolce & Gabbana nei mall Plaza 66 e Times Square di Shaghai, Dimensione Danza nell’Ifc mall di Pechino, Messori nelle location della capitale Oriental Place, Shi Kong Place (shopping mall) e il nuovo grattacielo China World Trade Center. Luxottica ha inoltre annunciato che passerà da 240 a 500 store nel giro di tre anni, con l’obiettivo di portare la redditività del mercato cinese dal 5 al 13 per cento. A giugno, intanto, il presidente della Camera nazionale

della moda, Mario Boselli, ha firmato assieme a Wang Yu, vicepresidente della China Chamber of Commerce for import and export of textiles un

protocollo d’intesa per sviluppare nuove collaborazioni tra le imprese dei due paesi che operano nel tessileabbigliamento. •

COSTAGROUP NOBILITA IL PANINO

UN ALTRO PUNTO PER GIUNTI

Prosegue il piano di opening che dovrebbe portare entro la fine dell’anno il brand di librerie Giunti al Punto a quota 150 shop. Il negozio ha aperto i battenti lo scorso 15 giugno presso il Parco Shopping Center di Vanzaghello (MI), che vanta una galleria di oltre 90 esercizi commerciali, e si sviluppa su 160 metri quadrati. In seguito a questa iniziativa, la catena fiorentina arriva a 31 negozi nella sola Lombardia.

12 retail&food - luglio/agosto 2010

È

dedicato al cibo da consumare passeggiando il nuovo concept dell’azienda spezzina Costagroup, chiamato Roy e sperimentato nel centro commerciale Quatre Temps di Parigi. Tre sono gli elementi caratteristici: il design bianco e lineare del chiosco, con pilastri sagomati ispirati all’Arco della Défense; i nomi di re utiliz-

zati per i panini e quelli delle regine per la pasticceria, tutti prodotti pensati per essere consumati camminando; l’idea di trasparenza per il cliente, data dall’apertura del chiosco sui quattro lati, dai monitor che trasmettono i menu e dalla possibilità per il cliente di osservare gli ingredienti e il processo di preparazione del sandwich. •


DECATHLON, OBIETTIVO 70 NEGOZI

A STEZZANO C’È ANCHE AVANZI

Il centro Le Due Torri di Stezzano (Bergamo) è stato scelto per una delle ultime due aperture della catena Ottica Avanzi. L’altra è avvenuta in corso Genova a Milano. Quest’anno sono già 11 i punti vendita inaugurati, portando a 117 i negozi su tutto il territorio nazionale. Ottica Avanzi, fondata a Bologna nel 1966, dal 1999 fa parte del gruppo internazionale Pearle Europe, presente in 21 paesi con 2.600 negozi.

C

on il ritmo di una decina di aperture all’anno nel nostro Paese, la catena sportiva francese Decathlon mira ad arrivare a 70 negozi, e forse qualcosa di più, entro la fine del 2010. Attualmente i punti vendita lungo la Penisola sono 59 ma, spiega l’amministratore delegato di Decathlon Italia, Fulvio Matteoni, «abbiamo un programma intenso per quest’anno in termini di aperture. Entro la fine dell’anno contiamo di arrivare a un totale di 9-13 nuovi negozi». Nonostante i numeri siano ancora lontani da quelli d’Oltralpe, dove si contano 250 punti vendita, in Italia il salto di qualità potrebbe arrivare attraverso un’intesa con Coin. Ma attualmente sono soltanto voci di mercato… •

YUAN FORTE, PIQUADRO COMPRA LA FABBRICA

I LO SKYLOUNGE SCENDE IN STAZIONE

I

l format dello SkyLounge, collaudato da Autogrill in partnership con Sky a Malpensa e a Fiumicino, approda nel canale delle stazioni, e lo fa nella capitale italiana del business: Milano. Il nuovo punto in Centrale, inaugurato lo scorso 30 giugno, è posizionato sul piano mezzanino, al livello +1 rispetto alla barriera dei binari ed esattamente sopra alla Sala Freccia Club Eurostar. La prestigiosa location si rivolge soprattutto al mondo della clientela business, mantenendo invariata la propria offerta che punta sui concetti di sport, news ed entertainment. Le sedute sono circa un centinaio, attorno alle quali sono posizionate le torri dell’informazione. La ristorazione prevede un servizio caffetteria e bar, con piatti freddi, caldi, snack ecc. Per il marchio dalla grande A questa è la quarta delle sei bandierine che presidieranno il primo terminal milanese. Le ultime due dovrebbero essere inaugurate entro luglio. •

l gruppo Piquadro ha completato l’acquisizione della sua factory cinese, che attualmente si occupa del 40% della produzione del marchio e che era già in mano all’azienda di Silla di Gaggio Montano per il 50 per cento. La metà restante detenuta dalla società di Hong Kong Uni Best leather goods è stata acquistata da Piquadro per circa 170mila euro, ossia 1,6 milioni di dollari di Hong Kong, anche a causa dell’apprezzamento dello yuan. Come anticipato da r&f a giugno, la società di pelletteria bolognese nel bilancio chiuso il 31 marzo scorso per l’anno 2009/2010 ha avuto un fatturato in crescita dell’1% (52,2 milioni di euro), trainato dall’apertura di dieci negozi diretti, soprattutto in Estremo Oriente. Meno brillanti gli altri indicatori: sono scesi l’ebitda (-4,2% a 13,8 milioni), l’ebit (-5,6% a 11,8 milioni) e il risultato netto, comunque positivo, pari a 7,1 milioni e in discesa del 5,3 per cento. •

S

Per ora è solo un’idea, ma se a dirla è il presidente della Regione Toscana, innalzandola peraltro al grado di priorità, non deve essere peregrina. Enrico Rossi, governatore toscano, ha dichiarato a Repubblica Firenze che è

Enrico Rossi

EIRE, I NUMERI CI SONO i respira aria di business e la fiera cresce. La sesta edizione dell’Expo Italia Real Estate, durata dall’8 al 10 giugno scorsi presso Fiera Milano, ha registrato un volume di partecipanti superiore alle aspettative. Fatto non da poco se si considerano le difficoltà del momento per tutto il comparto fieristico e non solo. I dati sulla tre giorni milanese parlano di 35mila mq di area espo-

AEROPORTI: FIRENZE E PISA CONTRO BOLOGNA

sitiva, con un po’ di verde a decorare gli spazi marginali nel padiglione 4 e qualche stand sovradimensionato, 473 imprese e istituzioni presenti, 14mila operatori professionali provenienti da circa 50 Paesi, 326 giornalisti, 65 tra convegni e presentazioni che hanno registrato circa 3.300 presenze. La prossima edizione si terrà tra il 7 e il 9 giugno 2011. •

Darty, missione Nord Est Dopo aver presidiato abbondantemente Lombardia (12 punti vendita), Emilia Romagna e Piemonte, per un totale di 17 bandierine, Darty sbarca in Veneto. Il 30 giugno è stato infatti inaugurato un nuovo negozio da 1.200 metri quadrati nel parco commerciale Affi 1, in provincia di Verona. Si tratta della prima tappa di un progetto di espansione nel Nord Est. Quest’anno il piano di sviluppo della società del Gruppo Kesa, terzo in Europa per la distribuzione specializzata di elettronica di consumo, prevede in tutta Italia un piano di otto aperture.

necessario muoversi per mettere in sinergia gli scali di Firenze e Pisa, per realizzare un sistema aeroportuale toscano che potrebbe vincerla su molti. Il primo pensiero di Rossi va all’aeroporto di Bologna, che macina aumenti di passeggeri a due cifre (+16% nei primi quattro mesi dell’anno, dato peraltro “sporcato” dall’effetto vulcano islandese di aprile). E che si fa sempre più vicino a Firenze, sia per l’alta velocità che ha ridotto la percorrenza a 34 minuti, sia perché il people mover verso l’aeroporto è già stato progettato.

retail&food - luglio/agosto 2010 13


r&f news A SCUOLA DI RETAIL REAL ESTATE

La formazione è un requisito essenziale per alimentare un mercato sempre più maturo. In quest’ottica si può considerare la creazione del master di primo livello in Management Universitario del Retail Real

cosa occorre sapere per... A cura dello Studio Legale Cocuzza & Associati di Milano

Come dirimere le controversie nascenti dal contratto di affitto di azienda o di locazione: arbitrato o giudice ordinario?

S

Estate, promosso dall’Università Carlo Cattaneo – Liuc con il patrocinio del Consiglio

Nazionale dei Centri Commerciali e la collaborazione di Noesi Research&Insights, J&G Consulting e Jack Blutharsky. Il corso, che sarà avviato a settembre 2010 e si concluderà a marzo 2011, prevede 480 ore di lezione e la possibilità di svolgere degli stage. Oltre agli studenti potranno partecipare anche degli “uditori”, magari qualche giovane manager che volesse specializzarsi ulteriormente.

IL PRESIDENTE DEL MILANO FASHION INSTITUTE

Nel numero di giugno di R&F, a pagina 41, Nicola Guerini viene citato una volta correttamente come direttore operativo del Milano Fashion Festival e una volta per un refuso come presidente. Quest’ultimo è invece il prof. Arturo Dell'Acqua Bellavitis.

14 retail&food - luglio/agosto 2010

i tratta di un argomento forse meno avvincente di altri, certamente meno trattato e meno conosciuto dagli operatori commerciali, ma per questi motivi non meno rilevante ai fini di una corretta impostazione dei rapporti fra le parti. In calce ai contratti di affitto di azienda e/o di locazione c’è sempre o quasi una clausola che disciplina la “risoluzione delle controversie” che potrebbero eventualmente insorgere fra le parti contraenti in merito alla interpretazione, esecuzione e/o non esecuzione del relativo contratto. Non è infrequente che, specialmente nei contratti di affitto di azienda sia inserita, a questo riguardo, una “clausola arbitrale”, vale a dire una pattuizione mediante la quale le parti si impegnano, ove sorgesse una controversia fra le medesime, a ricorrere ad un arbitro unico o ad un collegio arbitrale per risolvere la controversia ed ottenere una decisione, che in tal caso prende il nome di “lodo” e che corrisponde sostanzialmente alla sentenza del giudice ordinario. E’ importante chiarire innanzitutto che il ricorso all’arbitrato è una modalità di risoluzione delle controversie “volontaria”: per far sì che una controversia insorta fra le parti venga decisa dagli arbitri, le parti devono appunto prevedere nel contratto l’apposita “clausola arbitrale”. Diversamente, ove cioè il contratto non contenga una clausola apposita che disciplini la “risoluzione delle controversie”, queste ultime verranno decise, per legge, mediante il ricorso al giudice ordinario. Ma quale sarà il giudice competente a decidere della controversia in questi casi? Ove le parti non abbiano operato alcuna scelta nel contratto, il giudice competente a decidere della eventuale controversia insorta fra le medesime sarà quello del luogo ove sono situati i locali concessi in locazione ovvero ove è situata l’azienda / il ramo di azienda concesso in affitto. A quest’ultimo proposito vale la pena di precisare che la suddetta competenza territoriale del giudice ordinario è inderogabile per legge. Pertanto, una diversa volontà delle parti espressa nel contratto risulterebbe in concreto inapplicabile. Ove invece le parti abbiano optato per deferire ogni decisione relativa alle controversie che potrebbero insorgere fra le medesime agli arbitri (o ad un arbitro unico), è utile sapere se tale clausola sia o meno appli-

cabile con riferimento a ogni tipo di controversia o se, al contrario, vi siano delle limitazioni, vale a dire delle materie con riferimento alle quali gli arbitri non possono decidere. L’argomento è delicato e una risposta accurata a tale quesito richiederebbe una analisi caso per caso della vertenza. Ad ogni modo in linea generale possiamo certamente affermare che vi sono delle materie sottratte per legge alla giurisdizione arbitrale, sulle quali cioè gli arbitri non possono decidere. E infatti, la legge prevede che le parti possano far decidere da arbitri le controversie fra di loro insorte a meno che queste non abbiano per oggetto “diritti indisponibili” intendendosi per tali tutti quei diritti sottratti per legge alla disponibilità delle parti (ad esempio le controversie di lavoro, quelle relative alla falsità di documenti, quelle relative a questioni di stato e di capacità etc…). Più specificatamente, con riferimento alla materia che ci occupa per lungo tempo si è ritenuto che non fossero compromettibili in arbitri le controversie in materia di determinazione del canone di locazione, stante il regime vincolistico previsto dalla Legge Equo Canone. Tale limitazione tuttavia sembra oggi essere venuta meno e pertanto si ritiene che anche tali controversie possano essere sottoposte alla decisione degli arbitri. Occorre infine ricordare che non possono essere decise dagli arbitri tutte quelle controversie che la legge riserva alla giurisdizione dell’autorità giudiziaria ordinaria quali i decreti ingiuntivi, i procedimenti esecutivi, le convalide di sfratto e le licenze per finita locazione, le procedure concorsuali, nonché l’emanazione di provvedimenti cautelari e di natura possessoria.

Avv. Giulia Comparini Per informazioni e quesiti gli Avvocati Giulia Comparini gcomparini@cocuzzaeassociati.it e Alessandro Barzaghi abarzaghi@cocuzzaeassociati.it saranno lieti di rispondervi.

Innovazione e retail secondo Kiki Lab Si è svolto lo scorso 26 maggio il convegno organizzato da Kiki Lab intitolato “Retail Senza Frontiere 2010. Quando l'innovazione batte la crisi”. Folto e interessante l'elenco dei relatori, introdotti da Fabrizio Valente, fondatore di Kiki Lab. Molto appassionata e coinvolgente la relazione di Tiziana Primori, direttore generale di Coop Adriatica che ha esposto il progetto Coop – Ambasciatori, l'innovativo format di libreria e ristoro promosso nel cuore di Bologna, in partnership con Eataly. E proprio a Oscar Farinetti fondatore di Eataly, è toccata invece la prima relazione del pomerggio. Mentre sempre in mattinata ha destato molto interesse la presentazione svolta da Marco Filipponi (direttore marketing di Simply SMA) di Nectar, l'innovativa carta multiloyalty lanciata a marzo e già utilizzata da quattro milioni di clienti.


ENAC, AUTHORITY DIMEZZATA

D

el ruolo e dello statuto dell’Enac, l’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile, si è discusso nel convegno dell’APAC (il sindacato dei professionisti dell’aviazione civile) tenuto presso la Sala Capitolare del Senato a Roma il 26 maggio scorso. A confronto manager pubblici, giuristi, industriali e politici. A cinque anni dalla sua entrata in vigore il nuovo codice della navigazione, che individua nell’Enac l’autorità per l’aviazione civile, è attuato solo a metà. «Mancano all’Enac poteri decisionali ultimativi, che consentano di chiudere i processi operativi intrapresi», ha affermato il Direttore generale Enac Alessio Quaranta. Aggiungendo che «al di là di quale debba essere lo statuto giuridico dell’Ente, serve una chiara attribuzione di poteri anche sanzio-

Retail 2020, il futuro è già scritto A dieci anni di distanza da “Retail Future, 2010”, pubblicato nel 2000 da Jones Lang LaSalle, lo scorso 28 maggio è stato lanciato dalla medesima multinazionale “Retail 2020”. Lo studio, diffuso attraverso una serie di capitoli sul sito web www.retail2020.com, analizza i fattori economici, tecnologici, demografici e culturali che avranno un impatto sul mercato immobiliare retail nell’area Emea entro il 2020.

Alessio Quaranta natori». Ha lamentato iter burocratici troppo lunghi, incompatibili con i piani di investimento dei gestori, il Vice Presidente di Assaeroporti Fulvio Cavalleri, chiedendo al legislatore «un Enac più incisivo, efficace e autorevole». Il mondo dell’industria, per il quale l’Enac certifica i prodotti aeronautici, ha sottolineato l’importanza dell’authority italiana in campo europeo. Giovanni Bertolone (Ad Alenia) e Bruno Spagnolini (Ad Agusta) ritengono strategica una sempre maggiore sinergia dell’Enac con l’Easa, l’agenzia europea per la sicurezza aerea. Rita Ciccone (Alitalia-CAI) ha segnalato l’importanza di evitare sovrapposizioni fra Authority, come accade nei confronti dei consumatori, che si rivolgono a più interlocutori rendendo le risposte maggiormente difficoltose per le compagnie aeree. •

retail&food - luglio/agosto 2010 15


indice retail&food 2010 Resistere, resistere, resistere T

remano le borse, ma food e lusso tengono. Anche questo mese gli indici globali, nazionali ed internazionali, continuano nella loro progressiva caduta, segnando una perdita che dall'inizio dell'anno va rispettivamente dall’8 al 16 per cento. Anche gli indici R&F, in questo mese, arretrano vistosamente: quello relativo al food perde infatti quasi 5 punti percentuali, e quello del retail ne perde oltre tre; ma, grazie al brillante andamento dei mesi precedenti, entrambi sono ancora largamente positivi, e l'indice globale ci mostra che chi avesse investito nei nostri titoli 100 euro al primo gennaio, oggi se ne troverebbe in tasca oltre 120. Dobbiamo segnalare la caduta di Stefanel e Safilo Group, che hanno effettuato nel mese un raggruppamento di azioni: in entrambi i casi si è trattato anche di una presa d’atto di una consistente modificazione della situazione patrimoniale. Nove titoli invece sono positivi nel mese: sono Autogrill, Yum! Brand, Adidas, Hugo Boss, Inditex, Luxottica, LVHM, Richemont, e Swatch Group.

HOLDING

PRINCIPALI SOCIETA' MARCHI POSSEDUTI

AUTOGRILL BURGER KING HLDGS DARDEN FESTAURANTS DINEEQUITY FLO GROUPE MCDONALD'S PAPA JOHN’S STARBUCKS YUM! BRANDS

HMS Host, Aldeasa, Alpha Group, World Duty Free

AEFFE ADIDAS BENETTON GROUP BULGARI DAMIANI DUFRY GEOX HUGO BOSS INDITEX LUXOTTICA LVHM

Alberta Ferretti, Moschino, Pollini Reebok United Colors, Sisley

NIKE PPR RALPH LAUREN RICHEMONT SAFILO GROUP STEFANEL SWATCH GROUP TIFFANY & CO

INDICE FOOD INDICE RETAIL INDICE RETAIL&F00D FTSEMIB MSCI ALL COUNTRY

Red Lobster, Olive Garden Applebee’s, House of Pancakes Bistro Romain, Hippopotamus, Maitre Kanter

KFC, Pizza Hut, Taco Bell

Valentino, Permira Zara, Pull and Bear, Massimo Dutti Louis Vuitton, Moet Chandon, Hennessy, Fendi, Dior, Zenith, Guerlain Puma, Fnac, Gucci, Redcats,Conforama Polo LR, RL Watches Vacheron Constantin, Cartier, Dunhill

Omega, Longines, Tissot Valentina, Elsa Ferretti, Paloma Picasso

QUOTAZIONI AL MERCATO 31-12-09

06-05-10

11-06-10

indice

Italia Nyse Nyse Nyse Francia Nyse Nyse Nyse Nyse

8,82 19,03 35,25 24,90 3,61 62,66 24,03 16,20 35,20

8,85 20,65 43,67 36,63 4,58 70,66 25,09 26,22 41,36

9,66 19,02 42,80 31,85 4,42 69,37 24,00 26,98 42,05

1,10 1,00 1,21 1,28 1,22 1,11 1,00 1,67 1,19

Italia Xetra Italia Italia Italia Svizzera Italia Xetra Xetra Italia Francia

0,52 37,77 6,24 5,75 1,06 70,10 4,82 20,22 43,01 18,05 79,69

0,33 42,40 6,07 6,18 0,88 91,00 4,75 25,35 43,02 20,03 85,48

0,29 43,07 5,88 6,30 0,80 78,80 3,90 28,24 47,85 21,06 91,36

0,56 1,14 0,94 1,10 0,75 1,12 0,81 1,40 1,11 1,17 1,15

Nyse Francia Nyse Xetra Italia Italia Xetra Nyse

46,14 82,76 56,89 23,37 11,60 17,50 175,73 43,72 744,94

75,21 102,35 89,41 27,07 9,00 12,50 214,70 47,39 903,12

71,75 99,94 83,20 29,78 7,85 8,46 220,00 43,74 892,27

100,00 100,00 100,00 23,24 286.959

122,30 124,33 123,82 20,31 283.671

19,44 263.451

1,56 1,21 1,46 1,27 0,68 Split 1:20 0,48 Split 1:50 1,25 1,00 119,78 117,60 121,16 120,27 0,84 0,92

L’indice Generale Retail&Food è ponderato nella misura di 1 (food) a 3 (retail) per tener conto della differente ampiezza dei rispettivi mercati. Tutte le quotazioni sono nella valuta della piazza relativa.

retail&food - luglio/agosto 2010 17


osservatorio prezzi

AUTOSTRADE: IN SERENISSIMA PER UN PUGNO DI CENT

P

rezzi allineati sino a un certo punto, pochi centesimi su specifici prodotti di largo consumo come caffè espresso, acqua da 50 cl e panino base possono fare la differenza nei conti economici delle singole aree di servizio autostradale e, talvolta, sul portafoglio del consumatore finale. Proprio a colpi di cent si disputa la battaglia dei prezzi tra i vari operatori non oil posti lungo la Serenissima (A4) nel tratto compreso tra Brescia e Verona, su cui Retail&Food ha effettuato la rilevazione di un paniere composto di 17 referenze tra caffetteria, snack-bar e market. In pochi casi, infatti, la differenza tra i listini supera i 50 centesimi, con punte di un euro (vedi il toast base), mentre in una sola circostanza il prezzo rimane invariato in tutti i punti di ristoro del campione: il cappuccino, fissato a quota 1,30 euro. Per dare uno spaccato esemplificativo delle politiche di prezzo adottate dai vari operatori che lavorano in concessione lungo questo tragitto abbiamo preso in analisi cinque aree di servizio in

18 retail&food - luglio/agosto 2010

POCHI CENTESIMI DI EURO CARATTERIZZANO LE VARIAZIONI DI PREZZO ADOTTATE DAI CINQUE BRAND CHE PRESIDIANO LA TRATTA DELL’AUTOSTRADA SERENISSIMA TRA BRESCIA E VERONA. UN TRATTO MOLTO TRAFFICATO, NEL QUALE A BREVE ANDRANNO A GARA LE AREE DI SERVIZIO forza ad altrettanti brand non oil: Ristop, MyChef e Bauli Grill, rispettivamente presso San Giacomo, Val di Sona e Monte Baldo in direzione Venezia, mentre sulla carreggiata opposta, verso Milano, abbiamo marcato i listini del punto Autogrill di Monte Alto e di Siriogrill di Campagnola. Da segnalare come in due casi, presso il MyChef e il Siriogrill, le location siano sprovviste di stazione oil. Per questo motivo le strutture si presentano ridotte nelle dimensioni rispetto ai competitor, ma dotate di sedute sia interne che esterne coperte, ideali per i viaggiatori che soprattutto nei periodi estivi cercano una pausa nel completo relax ma al tempo stesso meno attrattive per coloro che devono fare il pieno.

Caffetteria, non solo marketing Meglio un listino che comunichi al consumatore l’idea di risparmio o al

contrario che garantisca maggiore marginalità sulla vendita di un prodotto ampiamente diffuso ma dal prezzo contenuto, come ad esempio il caffè espresso? La linea adottata dagli operatori mostra due soluzioni differenti. In ambito caffetteria la leva del marketing gioca un ruolo fondamentale nei locali Ristop, MyChef e Siriogrill, che fissano il prezzo della bevanda nera a 95 centesimi di euro, poco inferiore alla soglia “psicologica” dell’euro intero. Il listino diventa “tondo”, crescendo di 5 centesimi, presso Bauli Grill e Autogrill. Appena superiore risulta in 4 locali su 5 il costo del caffè d’orzo: fissato ovunque a 1,10 euro tranne presso il punto Bauli Grill, dove è venduto a un euro. La colazione si completa con il croissant che, al contrario del prodotto precedente, costa un euro in 4 locali su 5 mentre è esposto a 1,10 euro nel MyChef di Val di Sona.

Da Ristop il prezzo è salato Premesso che l’indagine di R&F si sofferma sul fattore prezzo e non si estende alle caratteristiche qualitative e quantitative delle singole referenze, il dato che emerge sul versante snack-bar è il prezzo più salato rispetto ai competitor esposto da Ristop per il panino base (3,50 euro), per il toast base (3,50 euro) e per la pizza trancio base (3,70 euro). Il panino top più costoso è venduto da Siriogrill a 4,50 euro. Sul fronte opposto i due marchi più economici risultano MyChef e Bauli Grill. Il primo si distingue grazie ai listini più convenienti del panino base e toast base, rispettivamente con 2,90 e 2,50 euro, mentre il secondo per il panino base (2,90 euro) e per quello top (4,10 euro). Per capire l’andamento del mercato è interessante segnalare il posizionamento intermedio di Autogrill, che espone prezzi talvolta più vicini a quelli hi-cost, ad esempio per il panino top a 4,40 euro, e talvolta prossimi ai listini low-cost, ad esempio per il toast


Bibite, è battaglia sul “low-cost”

Market e gelati

Quattro referenze su cinque esposte con i prezzi più economici del campione non è certamente una coincidenza. Il brand appartenente al Gruppo Elior, presso l’area Val di Sona, presenta le soluzioni di listino più vantaggiose per la bottiglietta di acqua da 50 cl (1,10 euro come al Bauli Grill e al Siriogrill), per la pet da 50 cl di Coca Cola (2,40 euro, al pari di Ristop e Autogrill), per la birra in bottiglia da 33 cl (3,30 euro come da Ristop) e per la lattina della bibita energizzante Red Bull, proposta a 2,60 euro come al Ristop di San Giacomo e all’Autogrill di Monte Alto. Al contrario Mychef si contraddistingue per il listino più caro sulla bevanda estiva Caffè Zero, commercializzata a 2,60 euro. Sul fronte delle bibite si candida a brand più economico anche Ristop, che propone anch’esso 4 delle 5 referenze prese in analisi a prezzi low cost. Comparando i listini di Ristop e MyChef in questa fascia di prodotti i prezzi risultano allineati. Gli unici distinguo si rilevano per la bottiglia di acqua da 50 cl, venduta dal primo a 1,2 euro e dal secondo a 1,10 euro, e per il Caffè Zero, proposto da Ristop a 2,40 euro (20 centesimi in meno rispetto a MyChef e 10 centesimi in meno degli altri brand analizzati). Tuttavia è ipotizzabile che l’incidenza della maggiorazione sul prezzo dell’acqua da 50 cl, in termini di volumi di scontrini, sia maggiore rispetto a quella per il Caffè Zero. Da segnalare come proprio il Caffe Zero non sia commercializzato presso l’area Campagnola di Siriogrill.

base venduto a 2,70 euro, senza mai distinguersi con strategie aggressive.

Sul fronte market, gelati e acquisti di impulso il marchio MyChef fa cinquina, stavolta per i prezzi “more expensive”. Per tutti i prodotti del paniere compresi in questa fascia il format meneghino fa registrare i listini più cari, anche se di poche decine di centesimi. Presso l’area di Val di Sona servono dai 10 ai 30 centesimi in più rispetto ai competitor per comprare un astuccio di Chewinggum (2,10 euro per quello più economico), la confezione grande di Pringles Classic (3,10 euro), i biscotti Ringo (2,20 euro) e il Magnum Classic (2 euro). Al contrario Siriogrill fa registrare i listini più economici per le Chewinggum (1,85 euro) e le Pringles Classic (2,80 euro). Ringo e Magnum Classic si acquistano al prezzo più vantaggioso rispettivamente presso il Ristop di San

Giacomo (1,90 euro) e il Bauli Grill di Monte Baldo (1,80 euro).

Conclusioni L’analisi dei punti di ristoro citati evidenzia per gli operatori Ristop e MyChef delle politiche di prezzo più marcate verso soluzioni in alcuni casi “low-cost” e in altri “hi-cost” che, tuttavia, sembrano compensarsi. Sommando i dati in tabella scritti in rosso (prezzo più alto) e quelli in blu (prezzo più basso) Ristop conta 5 soluzioni risparmio e 7 onerose, in perfetto equilibrio si rivela MyChef con 7 prezzi rossi e altrettanti blu. Gli altri brand espongono listini intermedi, tra i quali si evidenzia positivamente Bauli Grill che presenta un solo prodotto in rosso (caffè espresso) e sei in blu (Caffè d’orzo, croissant, panino base, panino top, acqua da 50 cl e Magnum Classic). Se invece si sommano i prezzi degli articoli disponibili in tutti i

RILEVAZIONE PREZZI AUTOSTRADE (TRATTA BRESCIA-VERONA)

ARTICOLO Caffè espresso Cappuccino Caffè d'orzo Croissant Panino (base) Panino (top) Toast (base) Pizza (trancio base) Acqua (50 cl) Coca Cola (Pet 50 cl) Birra (bottiglia 33 cl) Red Bull (lattina) Caffè Zero Chewing-gum (astuccio più economico) Pringles Classic (confezione grande) Ringo biscotti Magnum classic

Ristop San Giacomo direzione Venezia)

MyChef Val di Sona direzione Venezia)

Bauli Grill (Monte Baldo direzione Venezia)

Autogrill (Monte Alto direzione Milano)

0,95 1,3 1,1 1 3,5 4,4 3,5 3,7 1,2 2,4 3,3 2,6 2,4

0,95 1,3 1,1 1,1 2,9 4,2 2,5 n.d. 1,1 2,4 3,3 2,6 2,6

1 1,3 1 1 2,9 4,1 2,8 3,5 1,1 2,5 3,5 2,8 2,5

1 1,3 1,1 1 3,2 4,4 2,7 n.d. 1,2 2,4 3,6 2,6 2,5

0,95 1,3 1,1 1 3 4,5 n.d. 3 1,1 2,7 3,5 3 n.d.

1,95

2,1

2

1,95

1,85

2,95

3,1

2,9

2,95

2,8

1,9 1,9

2,2 2

2,1 1,8

1,95 1,9

2,2 n.d.

Prezzo più alto Prezzo più basso n.d.= non disponibile

Siriogrill (Campagnola direzione Milano)

punti vendita, scopriamo un incredibile allineamento, con totali compresi tra 28,20 euro e 29 euro. Per ora si combatte per pochi cent, sarà così anche dopo la gara che presto riguarderà la nuova assegnazione delle aree visitate? Lo scopriremo alla prossima Serenissima A. P. rilevazione.

retail&food - luglio/agosto 2010 19


Star Trek retail

D

i questi momenti non dorme certamente tranquillo Matteo Zucchi, amministratore delegato del Gruppo Zucchi, nonostante la comodità e la qualità delle lenzuola prodotte dalla sua azienda. I numeri del bilancio 2009 infatti sono da fare perdere il sonno al management dell'azienda milanese, quotata in Piazza Affari: il fatturato consolidato, ad esempio, si attesta sui 221,9 milioni di euro con -37 milioni sul 2008 e -58 su due anni fa. Non meglio fa l'EBITDA che passa da + 23 milioni nel 2007 a un -8,7 milioni l'anno scorso, il risultato netto vede rosso per 48,7 milioni (nel 2007: -1,1 mln) e peggiora anche l'indebitamento finanziario che ha toccato 123 milioni l'anno scorso, crescendo di 29 milioni in due anni. Il campanello d'allarme era suonato già la primavera scorsa per il bilancio 2008 duramente provato dalla crisi globale e dal calo delle vendite. Il 2009 ha confermato il periodo nero con in più il peso finanziario delle ristrutturazioni che, senza ripresa, zavorrano i conti aziendali con il rischio che gli oneri finanziari arrivino a soffocare l'attività produttiva e commerciale dell'azienda. I dati del primo trimestre del 2010 sono interlocutori: il trend negativo sembra arrestarsi nel giro d'affari complessivo (55,2 mln, +0,7% sul primo trimestre del 2009) e soprattutto nel risultato d'esercizio ancora in rosso per 1,3 milioni, che però è un successo rispetto al drammatico -10,8 di fine marzo dell'anno scorso. Buone notizie anche dall'indebitamento finanziario netto che scende a 107,9 milioni dai 123 di inizio anno. Se non altro, non si è lontani anni luce dell'obiettivo dell'azienda presieduta da Marco Vitale su un budget per l'anno in corso che prevede un fatturato consolidato di circa 230 milioni (+8% sul 2009) e un miglioramento di tutti gli indici a partire dall'EBITDA. Insomma, se il mercato non decolla, il miglioramento dei risultati economici è fondato solo sul contenimento dei costi in una manovra di ristrutturazione “lacrime e sangue”. Il primo scoglio il management del Gruppo ce l'ha in casa con la situazione limite della Business Unit Descamps protagonista di un 2009 da mettersi le mani nei capelli con un -19,9% di vendite sull'anno prima (14 milioni di fatturato in meno) e 5,8 milioni di euro di debito tributario e previdenziale con lo Stato francese (qualche problema di debiti scaduti con i fornitori ce l'ha

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DESTINAZIONE

ZUCCHI

anche la capogruppo italiana). Insomma una bella pietra al collo per chi sta provando a rimanere a galla, ma non sarebbe corretto gettare tutte le responsabilità dei mali della company milanese sulle spalle dei cugini d'Oltralpe. In Italia infatti le cose sono andate meglio, ma di poco: Zucchi e le sue filiali registrano un -10,7% di vendite, mentre Mascioni, un'altra controllata con uno stabilimento nel Varesotto che si occupa della nobilitazione (tinto-stamperia) dei tessuti e ha un rapporto diretto con il mercato statunitense (vendita articoli di biancheria per hotel negli USA), segna un -18,4% (una decina di milioni in meno) nel giro d'affari nel 2009 (meglio va nei primi tre mesi 2010). Meno fatturato uguale zero margine delle attività operative, avendo l'officina dei costi fissi di produzione.

Lenzuola tricolori Quando parliamo di Zucchi, dobbiamo tenere presente un gruppo che raccoglie una ventina di aziende concentrate prevalentemente in

Italia e Francia con anche stabilimenti di produzione o di nobilitazione dei tessuti come, ad esempio, la tintoria industriale Mascioni di Cuvio (Va), e Intesa srl (controllata dalla capogruppo al 50%) ad Arconate per la biancheria per la casa e per l'abbigliamento (vedi Tab. 1). In Francia c'è la Descamps, appunto, che, anche se oggi naviga in acque agitate, ha un passato nobile: fondata nella metà dell'800 dalla famiglia omonima, proprietaria di filature nel Nord della Francia, è la prima marca a proporre il colore negli anni '60 con un network commerciale in tutta Europa, insieme a Jalla, ora solo brand, ma un tempo la prima manifattura europea per la produzione della spugna. Poi ci sono le società che si occupano della commercializzazione negli altri mercati, principalmente Spagna, Germania, Svizzera e Austria. Nella torta delle attività delle aziende del Gruppo, la fanno da padrone i prodotti finiti (81%), che vengono poi venduti con i quattro marchi Zucchi, Bassetti, Descamps e

Jalla, con i loro circa venti brands di proprietà (Clic Clac o SoloTuo ad esempio) e in licenza (Lacoste o Diesel tra gli altri). Ma il Gruppo che ha la sua sede a Rescaldina (Mi), fondato negli anni venti da Vincenzo Zucchi a Casorezzo (Mi), è conosciuto soprattutto nel Belpaese, dove tra l'altro fa più della metà del suo giro d'affari (1/4 la Francia, 1/8 complessivamente il resto del globo), grazie al suo connubio con Bassetti, un'altra storica big made in Italy del settore. E' del 1986, 4 anni dopo l'ingresso in Piazza Affari, il matrimonio con Bassetti con l'acquisizione del 100% delle azioni della concorrente dalla Marzotto, anche se il corteggiamento era iniziato nei primi anni '70 con la Standartela, società paritetica con la Bassetti appunto e Eliolona (poi acquisita nei primi anni '90) per la produzione di tessuti per le lenzuola. La Vincenzo Zucchi porta in dote l'officina-quartier generale di Casorezzo, dove veniva realizzata la filiera tessile dedicata alla biancheria per la casa, più altri stabilimenti di can-


GRUPPO ZUCCHI in pillole

tab. 1

Nel 1920 Vincenzo Zucchi inizia la sua attività. Nel 1941 fonda la Vincenzo Zucchi spa a Casorezzo. Quotata in Borsa a Milano. I tre rami della famiglia Zucchi Proprietà controllano il 52% del capitale sociale con un patto di sindacato. Gigi Buffon l'11,59%. Sede Rescaldina (MI) 1986: Bassetti, poi inglobata definitivamente in Zucchi nel 2006. Acquisizioni 1988: Mascioni. 1991: Jalla. 1997: Descamps. Menagement Marco Vitale, presidente. Matteo Zucchi, amministratore delegato Biancheria per la casa, sia al livello di prodotto finito che Settori di business di semilavorati e di lavorazioni di nobilitazioni per conto terzi La capogruppo Vincenzo Zucchi spa controlla direttamente Società controllate e indirettamente 17 società in Italia e nel mondo Marchi Zucchi, Bassetti, Descamps e Jalla Ricavi € 221,9 milioni Risultato netto € - 48,7 milioni € - 8,7 milioni (al netto di oneri e proventi non ricorrenti e di EBITDA ristrutturazioni) Posizione finanziaria netta € 123 milioni Negozi nel mondo Circa 300 (concentrati prevalentemente in Italia e Francia) Data di nascita

* I dati si riferiscono al bilancio consolidato del Gruppo Zucchi del 2009. Fonte aziendale

deggio, filatura, tessitura, lavorazione della spugna, acquisiti nella crescita vertiginosa della società lombarda guidata negli anni del boom economico dalla seconda generazione Zucchi: Rolando, Giordano e Manlio. Ma la Bassetti non è da meno con la storica fabbrica di Rescaldina, completamente rinnovata negli anni '60 e trasformata in uno dei più moderni stabilimenti a ciclo completo del tessile nel Vecchio Continente. Diventata un peso massimo nel tessile in Italia negli anni '80 con il controllo (55%) della Mascioni, nel decennio successivo la ZucchiBassetti parte alla conquista dei cugini d'Oltralpe con l'acquisizione della Jalla, con i suoi tre stabilimenti di produzione. Sono gli anni di un nuovo impulso allo sviluppo internazionale delle due aziende: nascono le filiali Bassetti Deutschland, Bassetti Española e Bassetti France e nel 1997 la Descamps diventa una controllata al 100% della Zucchi spa. In ambito nazionale è il momento d'oro della Bassetti, che si con-

centra sulla distribuzione e dà il via alla prima catena di negozi in franchising monomarca: nel 1989 vengono inaugurati i primi negozi a Bologna, Roma, Verona, Perugia e Milano. Del 2001, poi, è la fusione per incorporazione della company di Rescaldina nella Zucchi per semplificare le attività amministrative e gestionali e gestire un solo titolo quotato (Bassetti era in Piazza Affari dall'89).

Buonanotte Casorezzo Nel nuovo millennio però i primi nodi vengono al pettine: la trasformazione e l'apertura al mercato globale mette in crisi il modello aziendale del Gruppo, molto più strutturato rispetto i suoi competitor internazionali con la sua forte presenza industriale (15 stabilimenti) gestita direttamente soprattutto nei suoi due principali mercati di riferimento (vedi Tab. 2). Infatti anche nel tessile per la casa arrivano le grandi catene, che hanno capacità di investimento notevol-

mente più alte dei tradizionali gruppi del settore. Questo il problema principale. Da non sottovalutare inoltre è la maggiore necessità di sinergie tra le diverse aziende, tradizionalmente molto autonome, del Gruppo. Così, a livello societario il 2006 è l'anno dell’incorporazione definitiva di Bassetti e Standartela nella capogruppo Vincenzo Zucchi spa. La Marzotto, non sempre in linea con le scelte della famiglia al timone, lascia la holding cedendo la sua quota di capitale sociale (circa ¼ del totale) al fondo Amber e, per finire, viene semplificata la struttura di management con il passaggio da tre amministratori delegati a uno. Così l'azienda inizia in quegli anni un programma di ristrutturazione a tappe forzate: obiettivo recuperare la marginalità non con una crescita di fatturato, ma con una sua contrazione, alleggerendo e razionalizzando la sua struttura produttiva europea e riposizionando i propri marchi verso l'alto della gamma. Si amplia ovviamente la quota di produzioni extra europee per i prodotti di base, anche se si cerca di mante-

nere seppur con un numero di unità produttive ridotte, l'intera filiera tessile, garanzia di qualità per il Gruppo, soprattutto per quei prodotti di maggior valore. Allo stesso tempo, per la parte commerciale si accelera sul retail con una ristrutturazione della rete. La strategia all'inizio sembra funzionare, nonostante il durissimo impatto sociale della dismissione della metà degli stabilimenti del Gruppo e del ridimensionamento degli altri, con la chiusura, tra le altre, della storica fabbrica di Casorezzo, oltre al trasferimento del quartier generale a Rescaldina. Nel 2007 il bilancio ritrova l'equilibrio, chiudendosi con una perdita di un solo milione di euro, un risultato incredibile in confronto ai -51 di due anni prima.

Calciomercato 2010: in porta Gigi Buffon Poi la legnata della crisi internazionale e il ritorno all'inferno dei 39 milioni di rosso nel 2008, e la necessità un nuovo piano industriale per cercare di reagire e nuove risorse finanziarie da reperire per evitare il tracollo. Riduzione costi, ristrutturazioni industriali (chiusura dello stabilimento di filatura e tessitura di Notaresco e cassa integrazione straordinaria a Cuvio), frenata degli investimenti (progetti di espansione nel network di distribuzione all'estero, soprattutto in Asia), snellimento della struttura, riduzione del costo del venduto per allargare il mercato. Si taglia ancora sul personale, come sopra ricordato: al dicembre 2009, il Gruppo si attesta su 1930 dipendenti (1/3 occupati nei negozi e negli spacci), -320 rispetto al 2007 (erano più di 3.500 nel 2005 all'inizio delle ristrutturazioni).

retail&food - luglio/agosto 2010 21


Star Trek retail PRINCIPALI DATI FINANZIARI DEL GRUPPO

fonte aziendale

UTILE (PERDITA) NETTO

2004 IFRS

2008

2004

2004 IFRS

2005

I QUATTRO MARCHI DEL GRUPPO

Sotto la forbice ci vanno anche tutte le spese, comprese quelle di pubblicità e promozione (scesa di quasi 3 milioni rispetto ai 10 del 2008), storicamente un fiore all'occhiello della società lombarda. Nel capitolo reperimento liquidi, c'è anche quello della dismissione degli immobili di proprietà del Gruppo, il tesoretto dell'azienda: sull'area ex Zucchi di Casorezzo gli appetiti immobiliari sono parecchi e recentemente si parla di un piano immobiliare per i quasi 80mila mq della fabbrica chiusa tre anni fa. Ossigeno per finanziare il progetto con deadline 2013 è arrivato anche dalle banche lo scorso settembre con 133 milioni di rifinanziamento del debito: un pool di medio lungo periodo per 46,7 milioni e una linea di finanziamento del circolante per 87 milioni. Il problema è che Zucchi non è riuscita a rispettare i parametri finanziari a cui era sottoposto il prestito, e sta trattando con l'aiuto di un advisor finanziario con gli istituti di credito per confermare comunque il prestito. Una vicenda che, insieme a quella della procedu-

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-2,4

-17,0

2005

-11,6

-18,1

2004

2006

2007

ra di 'redressement judiciaire', riorganizzazione e ristrutturazione aziendale della controllata Descamps, tiene in scacco l'azienda. La società di revisione KPMG, infatti, ha ritenuto impossibile esprimere un giudizio sul bilancio consolidato del gruppo Zucchi al 31 dicembre 2009, in quanto il "presupposto della continuità aziendale è soggetto a diverse significative incertezze”. Per una cattiva notizia, eccone una buona: dopo che ad aprile Amber ha azzerato le proprie partecipazioni nella company (circa il 23%), Gigi Buffon ha acquistato sul mercato una quota dell'11,59% della società tessile, dopo una scalata iniziata nell'autunno scorso con il 2% e sembra anche disponibile a valutare un incremento del proprio investimento, per un aumento di capitale della società in funzione di piani di rilancio. Ora il portiere della nazionale è il secondo azionista, alle spalle della finanziaria di alcuni

-37,9 -51,0

-53,2 2007

-4,1

2006

258.729

279.582

2004 IFRS

300.470

354.966

2004

330.323

360.102

1,0

1,0

6,0

UTILE OPERATIVO

FATTURATO NETTO

2006

2007

2008

fonte aziendale

esponenti della famiglia fondatrice, la Maonia (ha il 13,688%) di Niccolò, Filippo e Barbara Zucchi Frua e di Manlio Zucchi e Marina Frua. Nel capitale sociale della azienda tessile figurano poi diversi altri esponenti dell'omonima famiglia che, di fatto, ne controlla la maggioranza, attraverso un patto di sindacato siglato nella primavera del 2006 (poi rinnovato l'anno scorso) tra i tre rami della famiglia che fanno capo a Manlio, Giordano e Carlo Zucchi.

Prendetemi tutto, ma non il mio retail Vedremo come il nipote del fondatore riuscirà a raddrizzare la baracca, che, nonostante i diversi problemi finanziari e di governance, ha però una solida struttura commerciale, soprattutto per quanto riguarda il retail, che fa la parte del leone per le vendite: il Gruppo infatti conta 300 negozi e factory outlets monomarca

2005

2008

complessivamente per tutti i suoi brand italiani e francesi (Vedi Tab. 3). Zucchi, infatti, in Italia è presente con 26 punti vendita diretti e 8 in franchising, mentre Bassetti con 30 diretti e 52 in franchising; a questi vanno aggiunti 9 punti vendita monomarca all'interno di Outlet Village per Bassetti e uno per Zucchi, a testimonianza del fatto che la presenza delle insegne del Gruppo nei mall italiani è notevole sul complessivo: segno che l'azienda è attenta alle nuove tendenze dei luoghi di shopping del Belpaese. In più ci sono 15 spacci aziendali, tra poco 16 con l'apertura estiva a Mestre, per i prodotti di fine serie o fallati, concentrati prevalentemente nel Nord Italia, utilissimi per la politica di destoking (magazzino 'pulito'). Il marchio Bassetti è presente con sue insegne anche in Europa, ma soprattutto con corner nei principali centri commerciali (come le Cortes Inglès spagnole ad esempio), a parte due negozi di proprietà (Locarno e Lugano) e due outlet presso i Fox Town di Mendrisio e Villeneuve in Svizzera. Un buon mix tra franchising e proprietà sembra la direttrice di sviluppo del network commerciale della company lombarda: da una parte la garanzia di una maggiore flessibilità con meno costi fissi, ottima cosa in periodi di vacche magre, dall'altra però la necessità di mantenere un controllo diretto sull'immagine finale, soprattutto in momento così delicato di riposizionamento del brand. Infatti il Gruppo, anche in questo momento di difficoltà, è impegnato a migliorare i punti vendita: il nuovo format Zucchi Home è stato inaugurato a Faenza all'interno del Centro Commerciale Le Maioliche e un nuovo negozio è stato aperto in Sicilia presso il Centro Commerciale Forum Palermo. Il nuovo concept Bassetti C'è, invece è stato inaugurato l'anno scorso con l'apertura a Cuneo e ha poi caratterizzato le aperture dei negozi di Nola, Ferrara e recentemente i restyling di Lodi, Sondrio e Lecce. David Montorsi


prima pietra

CENTRO GALILEI, FELICEMENTE SOLO LOCALIZZATO NEL CUORE DELLA CITTÀ ALTOATESINA E UBICATO LUNGO L’ARTERIA CHE CONDUCE AL CASELLO DELL’AUTOSTRADA DEL BRENNERO, IL COMPLESSO COMMERCIALE DOVREBBE SORGERE ENTRO LA PRIMAVERA DEL 2011. L’ASSENZA DI COMPETITOR E LA LOCATION URBANA RAPPRESENTANO I VALORI AGGIUNTI DELL’INIZIATIVA

I

n Italia sono sempre di meno i bacini secondari, soprattutto nel Nord del Paese, che non vedano al proprio interno la presenza di strutture retail di almeno medie dimensioni (dai 20mila ai 40mila mq di gla). La proliferazione di centri

commerciali in questi territori, talvolta frenetica poiché concentrata in pochi anni (un esempio calzante è la città di Parma dove sorgeranno nel breve termine numerosi shopping center), rende il fattore tempo determinante per il successo dell’ini-

ziativa. A questo si aggiunge l’importanza della location: i nuovi progetti si affacciano spesso al cuore dei centri urbani attraverso interventi di ammodernamento di strutture pre-esistenti o la riqualificazione di aree degradate, come ex fabbriche abbandonate, che negli anni sono state inglobate all’interno del tessuto cittadino. Questa premessa mette in luce i plus che caratterizzano il progetto Galilei, promosso da Podini Holding di Bolzano e commercializzato da Icc Italiana Centri Commerciali. Il futuro shopping center, che dovrebbe sorgere entro

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la primavera del prossimo anno a fronte di un investimento di 41 milioni di euro, si contraddistingue per essere la sola struttura commerciale con quasi 20mila mq di gla presente nella città di Bolzano. Questo comporta che gli unici “competitor” saranno i negozi di vicinato situati nel centro urbano. Un ulteriore vantaggio è la collocazione della location, praticamente equidistante, a circa 1,5/2 km, dal nucleo cittadino e dal casello dell’Autostrada del Brennero, e servita direttamente dall’asse viario che porta all’ingresso dell’A22. La struttura sarà disposta parallelamente lungo via Galilei in


Sotto la lente... ITER PROGETTO - Cantiere iniziato nell’ottobre 2008

BACINO D’UTENZA - 100mila residenti nei 10 minuti di isocrona - 140mila residenti nei 15 minuti di isocrona

OFFERTE COMMERCIALE - Commercializzazione completa al 60% a maggio 2010 - Ristorazione con 5 ristoranti/bar - 6 medie superfici

COSTO DI LOCAZIONE - Per le superfici da 1.100 a 2.000 mq variano tra i 170 e 210 euro annuo/mq - Per le superfici da 50 a 300 mq variano tra i 300 e i 550 euro annuo/mq

IMPATTO AMBIENTALE - Impianto fotovoltaico da 200 kW di potenza

Centro Galilei APERTURA PREVISTA INVESTIMENTO COMPLESSIVO PROMOTORE COMMERCIALIZZAZIONE

zona industriale, strada a senso unico verso la città, con un grande fronte strada. Il retro del fabbricato sarà invece prospiciente l’arteria, sempre a senso unico, che da Bolzano porta a sud. Il bacino da cui attingerà il centro commerciale Galilei sarà quindi di prossimità, favorito dal previsto collegamento con il servizio di trasporto pubblico locale, e di portata provinciale. Ma l’obiettivo dichiarato dagli operatori è quello di intercettare i flussi turistici tra l’Austria e Verona, che hanno come meta il Lago di Garda. I numeri diramati da Icc e Podini Holding parlano di un

PROGETTAZIONE LOCALITA’ LOCALIZZAZIONE TIPOLOGIA GLA PARCHEGGI LIVELLI COMMERCIALI MEDIE SUPERFICI PUNTI VENDITA GALLERIA COMMERCIALE (INCLUSA RISTORAZIONE)

bacino di utenti entro i 30 minuti stimato in circa 264mila abitanti, di cui il 40% nella fascia entro i primi 10 minuti, corrispondente agli abitanti della città di Bolzano.Focalizzando l’attenzione sulle specifiche principali dell’intervento, il complesso nasce dall’ampliamento di una struttura commerciale precedente e si svilupperà su tre livelli sovrapposti e due piani interrati di parcheggi per un totale

PRIMAVERA 2011 41 MLN EURO PODINI HOLDING SRL ICC ITALIANA CENTRI COMMERCIALI A.I.G. SERVICE BOLZANO URBANA CENTRO COMMERCIALE 17.500 MQ 480 3 6 COMPRESO SUPERMERCATO 25

di 21.750 mq coperti e 450 posti auto. La galleria sarà composta di 25 unità compresa la ristorazione mentre le àncore, inclusa quella food, saranno sei. Le attività retail si articoleranno in un mall centrale dove è prevista la distribuzione ai piani attraverso ascensori e tapis roulant.

Commercializzazione in dirittura d’arrivo Che il progetto, almeno sulla carta, sia attraente per i retailer lo si può constatare valutando l’andamento della commercializzazione. In base alle dichiarazioni di Icc, a maggio 2010 gli spazi assegnati ammontavano a circa il 60% del totale, mentre l’obiettivo del 100% era fissato per la fine di giugno. Ciò è indicativo se si considera che l’apertura del centro è prevista per la primavera del 2011. Nel merito della commercializzazione, i costi di locazione per le

retail&food - luglio/agosto 2010 25


ELEMENTI DI PRIMA VALUTAZIONE Isocrona 15 minuti circa 140.000 residenti (100%)

ò òNEGATIVO

Viabilità

Offerta

ò

Location

ò

POSITIVO

bassa

ò

LEGENDA

circa 101.000 residenti (72%)

non confrontabile per gla

CONCORRENZA ALTRI CENTRI COMMERCIALI

PROGETTO

Isocrona 10 minuti

ò

BACINO POTENZIALE

ò

ò

IL BACINO D’UTENZA Isocrona dei 15 minuti e l’ambiente competitivo

Materiale fornito da Marketing & Co, www.marketing-co.it

prima pietra

CRITICO

di 10 minuti, supera le 100mila unità, mentre allargando il tempo di percorrenza di ulteriori 5 minuti si arriva a un dato di 140mila persone. I nuclei abitati nelle immediate vicinanze del capoluogo sono scarsamente popolosi e contano poche migliaia di abitanti, quello maggiore è Laives con 16mila unità. L’intera provincia annovera invece circa 470mila residenti, che si trasformano in potenziali clienti soprattutto

Il bacino d’utenza potenziale isocrona dei 15’ minuti Ambiti di Bacino

Bolzano Andriano Terlano Appiano sulla strada del Vino Vadena Laives San Genesio Atesino Totale

N° Residenti

100.629 973 4.010 13.758 1.020 16.430 2.904 139.724

medie superfici da 1.100 a 2.000 mq variano tra i 170 e 210 € di affitto annuo/mq, per le piccole superfici da 50 a 300 mq l’affitto annuo/mq è compreso tra i 300 e i 550 euro. Tra i contratti siglati risultano l’ancora alimentare Conad, quella di elettronica di consumo Media World e nel settore abbigliamento Sorelle Ramonda. È doveroso specificare che sia Conad che Sorelle Ramonda erano già presenti nella struttura precedente. Al piano terra, dove si accede dai parcheggi interrati o dall’esterno, è previsto l’insediamento del supermercato Conad, completamente ristrutturato, e dell’unità hi-tech sull’altro lato dello spazio comune centrale. Al livello 1 le superfici commerciali saranno suddivise per destinazioni composite: sul lato destro della piazza centrale continuerà la sua attività di vendita l’insegna Sorelle Ramonda, la cui location si presenterà ristrutturata e, sul lato opposto, troverà spazio una piccola galleria con 10 unità, di dimensione minore, dotata di una proposta rivolta in prevalenza ai prodotti per la persona. Il secondo livello sarà caratterizzato dalla presenza di due medie superfici, con offerta probabilmente indirizzata alle calzature e all’abbigliamento sportivo o per la famiglia, localizzate all’estremo dei percorsi interni al fabbricato. La ristorazione prevede cinque unità posizionate nell’area circostan-

26 retail&food - luglio/agosto 2010

te il vuoto centrale, al secondo livello, che offriranno ai clienti la possibilità di utilizzare un terrazzo esterno con vista sui monti. Questo sarà collegato direttamente alla piazza centrale.

Struttura, l’hi-tech è green Come anticipato, il centro Galilei nasce dall’ampliamento di un edificio pre-esistente. Il progetto, sviluppato su tre livelli sovrapposti, prevede la realizzazione di un nuovo corpo di fabbrica localizzato ad ovest di quello esistente, ad esso unito da una struttura centrale, dove saranno localizzati i corpi ascensore e i sistemi di tappeti meccanici. L’unità centrale, sul quale si affacceranno i ballatoi delle aree comuni dei singoli piani, prevede un sistema per la visione dell’intero spazio (a 4 livelli perché è interessato anche il primo interrato). L’architettura, improntata sull’hitech, fornisce un’immagine dinamica alla struttura. Per esempio le ampie superfici vetrate previste consentiranno di mostrare all’esterno l’intero sviluppo in verticale del corpo centrale, in cui i clienti si

affacceranno ai parapetti, cambieranno livello con i tappeti mobili e gli ascensori, saranno seduti ai tavoli delle attività di ristorazione o passeggeranno lungo le gallerie. In linea con i principi di ecosostenibilità adottati nella regione, sulle coperture del centro sarà installato un impianto fotovoltaico da 200 kW, per un investimento di 600mila euro. L’impatto ambientale sarà ridotto anche per quanto riguarda il parcheggio poiché questo sarà realizzato in struttura. L’area parking prevede la costruzione di tre livelli interrati (livello -1 con 150 posti, livello -2 con 165 posti e livello -3 con 135 posti) e di alcune unità, 29 per la precisione, posizionate al piano terra.

L’avamposto tra i monti… Premesso che non è possibile dichiarare il successo di un progetto retail prima che questo sia inaugurato e avviato, le caratteristiche del bacino a cui attingerà il centro commerciale Galilei lasciano ipotizzare un futuro positivo. Il numero dei residenti di Bolzano, compresi sostanzialmente entro un’isocrona

nei giorni del fine settimana quando possono dedicare più tempo agli spostamenti per lo shopping. Un altro valore aggiunto è rappresentato dall’indice di reddito, stimato per quello della provincia di Bolzano con una percentuale del 150% rispetto alla media nazionale. In tutta l’area questo dato rimane piuttosto omogeneo. È importante sottolineare, inoltre, che dal 2001 è in atto un trend di accentramento demografico dalla provincia alla città. L’inaugurazione del nuovo shopping center, indicata da Icc per il giugno 2011, potrebbe limitare l’attuale emorragia di consumi verso i distretti commerciali di Trento, Verona ed Affi. L’efficacia dell’iniziativa dipenderà, ovviamente, dalla capacità del commercializzatore di interpretare le necessità del bacino primario e da parte del gestore di saper regolare il maggior flusso di visitatori nei giorni del weekend. Le dimensioni contenute della gallerie potrebbero essere, paradossalmente, l’unico punto interrogativo di un’iniziativa libera da una vera e propria concorrenza. Andrea Penazzi


taglio nastro

UN GIGANTE ALLE

PORTE DI CATANIA TRA I SEMPRE PIÙ NUMEROSI CENTRI COMMERCIALI NEI PRESSI DELL’ETNA, LE PORTE DI CATANIA, ULTIMO ARRIVATO, SEMBRA AVERE QUALCOSA IN PIÙ: UNA STRUTTURA PIACEVOLE E UN VENTAGLIO DI MARCHI RODATI PER I CENTRI COMMERCIALI MA MENO DIFFUSI IN SICILIA. MA C’È DAVVERO SPAZIO PER TUTTI?

Q

uando si dice last but not least. Le Porte di Catania sarà anche l’ultimo arrivato tra i centri commerciali a ridosso dell’Etna, ma ha i numeri per eclissare i suoi numerosi concorrenti. A livello quantitativo si presenta con una superficie affittabile lorda (gla) di 70.000 metri quadrati, 5.000 posti auto e, soprattutto, 150 negozi dichiarati (noi onestamente ne abbiamo contati poco più di 130), contro i 120 di Etnapolis e de I Portali. Tra gli shop ci sono 10 medie superfici e 14 attività di ristorazione. A livello qualitativo i punti di forza sono il livello alto delle insegne presenti, la struttura moderna e la vicinanza al centro e all’aeroporto Fontanarossa.

Il colosso sulla collina Dove le immagini satellitari di Google Maps mostrano un campo pieno di alberi e le foto di Google

28 retail&food - luglio/agosto 2010

Street uno scheletro che si estende sul declivio tra la strada statale Gelso Bianco e la SP70, oggi appare una striscia di cemento che impressiona per estensione anche l’osservatore abituato a girare per shopping center. Del verde precedente, al momento della visita, lo scorso maggio, rimaneva un prato cosparso di fiori gialli e rossi di fronte alla struttura. Il grande blocco principale ha una forma allungata che corre da ovest a est. Sull’ala orientale, prossimità della food court, la struttura, altrimenti squadrata, si fa più movimentata grazie a una tettoia inclinata sotto la quale è presente un’ampia vetrata. In questa zona il centro commerciale conta un piano di più rispetto ai due livelli nei quali sono ospitati i negozi. Questo spazio, oltre a permettere la vista sull’aeroporto e sul vulcano, fa accedere a un parcheggio sul tetto. Dal grande fabbricato si distacca

solo l’edificio che ospita il Decathlon, il primo di Catania e uno dei quattro presenti nella regione. Di fronte a questo è presente un parcheggio a raso abbastanza esteso, anche se la maggior parte dei 5.000 posti auto è ospitata nei parcheggi in struttura. Ci saranno ulteriori ampliamenti anche se per ora non è possibile sapere i dettagli.

La leggerezza è all’interno Le sorprese maggiori il centro commerciale le riserva sicuramente all’interno. Particolarmente piacevole è camminare lungo il corridoio del primo piano. Contribuiscono alla sensazione il marmo levigato, bianco con inserti di colori diversi, e la presenza di ampie aperture in mezzo al corridoio che danno una maggiore ariosità all’ambiente. Nella parte alta delle pareti si trovano dei fregi composti da una sorta di “codice a

barre”, dai colori diversi nelle diverse aree del centro commerciale. Sopra di questi si trova una tettoia in legno che nella parte sud lascia spazio a un finestrone continuo che illumina parzialmente il piano. Nel triangolo (o timpano) tra le pareti e la tettoia si trovano delle grandi fotografie che richiamano, con un certo orgoglio, il territorio: un’eruzione dell’Etna, delle cassatine, dei limoni con le aspre montagne catanesi sullo sfondo e così via. Al confronto il piano terra appare necessariamente più schiacciato. Tuttavia, una soluzione architettonica consistente in un controsoffitto da cui emergono dei parallelepipedi disposti irregolarmente contribuisce a vivacizzare l’ambiente. In entrambi i livelli i corridoi sono divisi in due: al piano terra da piccole attività commerciali e da colonne, al primo piano dalle “aperture” e da altri negozietti (soprattutto piccoli


Le Porte di Catania LOCALITÀ LOCALIZZAZIONE TIPOLOGIA PROMOTORE PROGETTAZIONE COMMERCIALIZZAZIONE GESTIONE PILOTAGE PROPRIETÀ DEL CENTRO COMMERCIALE PROPRIETÀ DELL'IPERMERCATO PROPRIETÀ GALLERIA GLA LIVELLI COMMERCIALI ATTIVITÀ TRAINANTI POSTI AUTO SPAZI RISTORAZIONE INSEGNE RISTORAZIONE TOTALE UNITÀ

strada statale Gelso Bianco Catania Urbana Centro di grandi dimensioni Icom spa Cantieri Commerciali spa Gallerie Commerciali Italia spa Gallerie Commerciali Italia spa Spazio Futuro Icom spa Auchan spa Icom spa 70.000 mq 2 13 5.000 14 principali: Burger King, Old Wild West, Villa Pizza 150

rivolgono soprattutto a un pubblico giovane. Sono infatti ospitati molti dei principali brand di fast fashion che solitamente presidiano gli shopping center: Celio, Levis’, Sasch, Promod, Motivi, Pimkie, Oltre, Camaieu, Camomilla, Rifle, Conte of Florence, Obj, Datch, Guess, Terranova e Benetton-Sisley. Quasi tutti presenti anche i nomi dell’intimo, dato che sono schierati Yamamay, Tezenis e Lo’ by Lovable. È molto coperto, inoltre, il mondo bambino, con i negozi di Original Marines, Ovs Kids, Brums, Emporio Junior e Zeta. Anche il ventaglio di marchi sportivi ha poco da invidiare alle grandi vie della moda cittadine: oltre a Decathlon si trovano infatti Arena, U.S.A. Sport, Adidas, Athletes World e Foot Locker. Tra le calzature, affianco al grande punto vendita Scarpe & Scarpe, spiccano i nomi di Bata, Cinti e Tata Italia. Tra le altre categorie merceologiche si distingue quella dei casalinghi: se in altri mall è presente solo un’insegna, all’interno di Le Porte

COMMENTO

VALUTAZIONE

Struttura e design

Esterno non molto originale, interno piacevole e curato grazie, tra l'altro, ai materiali e ad accorgimenti nei controsoffitti.

ÈÈÈ

Accesso e parcheggio

Ampio parcheggio (5.000 posti) dislocati su tre parcheggi oltre a quello a raso fuori dalla struttura. Uscita in auto nuova e dedicata

ÈÈÈ

Offerta commerciale

Più di 130 negozi già attivi, nella maggior parte dei casi molto attrattivi

ÈÈÈÈ

Piacevoli la food court e la zona fumatori all'aperto. Non sono presenti spazi di entertainment tranne l'apprezzabile area per bambini Savana Playgroun

ÈÈ

Spazi comuni e attrattive indice valutazione:

La valutazione è di carattere puramente indicativo

È = migliorabile ÈÈ = sufficiente ÈÈÈ= apprezzabile ÈÈÈÈ = molto buono ÈÈÈÈÈ = ottimo chioschi per la ristorazione e negozi di profumi e bijoux). Molto interessante, al primo piano, è lo spazio della food court: ampia e compatta, ospita le attività di ristorazione in prossimità della vetrata presso la “Porta del Re” e alcune poltrone, svincolate dai ristoranti, dedicate al relax. Dato che sono piuttosto utili, potrebbero anche essere in numero superiore. Al piano terra, invece, si segnala la zona fumatori all’aperto, che, grazie alla presenza di comode sedute, viene utilizzata anche per consumare i pasti e riposarsi. Sul versante della sicurezza si segnala che gli estintori, per quanto non visibili perché inseriti all’interno di pilastri, sono indicati con chiarezza, così come le uscite di sicurezza.

L’imbarazzo della scelta Come si diceva all’inizio, la forza

dello shopping center è ancor di più nella qualità dell’offerta. La grande superficie è un ipermercato Auchan che si estende su due piani. Gallerie Commerciali Italia, che fa capo al gruppo francese, è anche società di commercializzazione e gestione del centro. La stessa insegna è presente nella zona di Catania in altre due location (La Rena e Misterbianco), segno che ha puntato molto su questa parte dell’isola. Le categorie merceologiche più rappresentate, con 48 negozi al piano terra e altri 24 al primo livello, sono quelle dell’abbigliamento, dello sport e delle calzature. A questi settori appartengono otto delle dieci grandi superfici presenti: H&M, Grande Italia, Piazza Italia, Conbipel, Alcott (jeans wear) e Decathlon al piano terra, a cui si aggiungono Prenatal e Scarpe & Scarpe al primo piano. I marchi dell’abbigliamento si

di Catania si trovano la media superficie Casa Ready e una decina di altri negozi, dal monomarca Bialetti ai punti vendita di Zucchi, Coin Casa, Kasanova & Foppapedretti. Tra l’elettronica, infine, si trovano l’immancabile Game Stop, gli shop Wing e 4 HG e la media superficie (decisamente estesa) di Saturn. Ventiquatro negozi, infine, sono classificati sotto la voce “Salute, bellezza e regalo”. Tra questi si contano i principali marchi di gioielleria e bigiotteria, (Blue Spirit, Accessorize, Il Punto d’Oro, Stroili Oro, Carina), cosmetica e profumi (Erbolario, Douglas, La Gardenia), ottica (Nau, Optissimo, Angiolucci) e pelletteria (Carpisa e Fergi solo per fare due nomi). Non sono invece moltissimi i servizi: è presente un parrucchiere (Camille Albane) ma non un lavasecco. Molto interessanti, invece, tra gli altri shop, un Eni

Energy Store, la libreria Giunti al Punto e, soprattutto, la grande area per l’intrattenimento dei bambini “Savana Playground”, dove non mancano certo le attrazioni per far passare il tempo ai più piccoli.

La foodcourt L’area giochi è nel bel mezzo della food court, chiamata Piazza del Gusto. In essa, tra le sette insegne, curiosamente si trovano a poca distanza un ristorante “italiano” di una società americana, Villa Pizza, e uno “tex mex” dell’italianissima Cigierre, Old Wild West. A metà strada è situato l’altro nome noto della ristorazione, Burger King, che sfoggia il nuovo layout chiamato 20/20, con il caratteristico stile “industriale” che unisce mattoni a vista (in questo caso solo dipinti) e acciaio. Dato che ci si trova in Sicilia, vale decisamente la pena di menzionare gli operatori locali: Etoil d’oro (Villaggio Compra Sud), davanti al quale svetta significativamente la mascotte a forma di arancino. Locali sono anche i vicini Zelig Bar e Vanabi. Sono poi presenti diversi bar e caffetterie al primo piano e al livello zero. Tra quelli posizionati al piano terra il nome più noto è quello di Rossosapore, formato express della catena Rossopomodoro.

Conclusioni Nel complesso l’impressione è positiva perché i marchi ospitati sono nella maggior parte dei casi molto rodati nei centri commerciali italiani e spesso sono al loro debutto in uno shopping center della Sicilia (come ricorda simpaticamente il claim sul sito, che riprende una colorità espressione di stupore siciliana), rappresentando in questo modo una forte attrazione nei confronti dei consumatori. Gli spazi vuoti, al momento della visita, si contavano sulle dita di una mano e, questo, se si considera cos’è accaduto a diversi centri aperti nell’ultimo anno, è di per sé un piccolo successo. La grande concorrenza interna, infine, fa sì che i prezzi siano mediamente più bassi che nei centri commerciali concorrenti. Non a caso nell’Osservatorio prezzi di giugno i listini di Le Porte di Catania sono risultati inferiori o a pari merito nella fascia di prezzi più bassa in 14 articoli sui 19 totali, rispetto ai tre diretti competitor analizzati. I quali, tuttavia, hanno dalla loro l’avviamento e, nel caso di Etnapolis, un’offerta di entertainment molto più sviluppata. Il nome del vincitore della battaglia di Catania non è F. P. ancora scritto.

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Le grandi inchieste di retail&food

RETAIL IN

CINA: GO WEST D

iventerà la seconda economia al mondo nel corso di quest’anno, in cui si prevede lo storico sorpasso sul Giappone: la Cina infatti, con un Pil 2009 di 4.910 miliardi di dollari, destinato a crescere del 10% nel 2010, sbalzerà il Giappone al terzo posto con il suo Pil di 5.110 miliardi di dollari, che crescerà solo dell’1,9% (dati China Statistical Bureau e Imf, World economic outlook). Nel primo trimestre

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DOPO IL FORTE SVILUPPO DELLE CITTÀ COSTIERE, È L’AREA CENTRO-OCCIDENTALE DELLA CINA CHE OGGI RIPORTA ALTI TASSI DI CRESCITA, CON NUOVE OPPORTUNITÀ PER LE AZIENDE ITALIANE. ECCO COME DISTRICARSI TRA LE COMPLESSITÀ CHE SORGONO NELL’APERTURA DI CATENE DISTRIBUTIVE 2010 l’ex Celeste Impero ha addirittura fatto un balzo dell’11,9%, dato molto rilevante in un periodo di grande difficoltà internazionale. E’ chiaro che il Paese asiatico, con oltre 1 miliardo e 334 milioni di abitanti, di cui circa 200 milioni sono gli acquirenti del lusso, sia la mecca del business per le aziende occidentali, e

non solo per quelle che operano nell’up market. Sebbene l’alto di gamma sia il settore che più beneficia della spinta in avanti (nel 2009 le vendite di luxury goods in Cina sono cresciute tra il 10 e il 15%, ed entro il 2015 si prevede che il Paese diventerà il primo mercato mondiale del lusso, superando, anche in questo

caso, il Giappone), stanno altresì aumentando, in numero e in potere d’acquisto, le fasce media e mediobassa della popolazione. Questo grazie al piano di stimoli lanciato dal governo, un progetto del valore di 4 trilioni di yuan rmb, che equivalgono a 586 miliardi di dollari. E’ il piano più importante che il gigante asiati-


alloggio popolare, nella sanità, educazione e sviluppo culturale». Investimenti che hanno inciso soprattutto sul ceto medio e sulle classi meno abbienti, rendendo la Repubblica Popolare appetibile non solo per i marchi che si rivolgono ai super wealthy: Carrefour ad esempio conta oltre 100 ipermercati in Cina, e sono presenti altri colossi della grande distribuzione come Metro, Wall Mart, Auchan.

Le città emergenti

co abbia mai messo in atto dalla seconda guerra mondiale a oggi. «I soldi sono stati spesi – spiega Thomas Rosenthal, professore di economia e istituzioni della Cina presso l’Università Cattolica di Milano – per il 50% in infrastrutture (strade, aeroporti, ferrovie, energia elettrica e progetti di irrigazione), il 25% nella ricostruzione post-terremoto nella provincia di Sichuan, e la restante percentuale in progetti di

Un altro risultato del piano di stimoli è l’iniziale collegamento tra la costa, la zona più sviluppata, e l’ovest del Paese, che è il territorio più arretrato, senza sbocco sul mare e lontano dai circuiti internazionali. «E’ un altro passo – aggiunge Rosenthal, che è anche responsabile marketing di Fondazione Italia Cina – della “go west policy”, la politica che il governo cinese sta perseguendo per lo sviluppo delle aree occidentali. Le città di questa parte del Paese, così come quelle del centro e del nord-est, stanno crescendo con

un tasso molto alto. Se prima erano 38 le località interessanti per chi voleva aprire una catena in Cina, adesso sono parecchie centinaia quelle che rappresentano ottime opportunità. Cioè, oltre alle municipalità di prima fascia (Pechino, Shanghai, Tianjin, Chongqing) e a quelle di seconda fascia (15 città sub provinciali e 19 capoluoghi di provincia), nel giro di pochi anni ne entreranno in gioco altre 600, di terza e quarta fascia, a livello di prefettura, sub prefettura e contea». Anzi, la costa si avvia lentamente verso la saturazione, mentre queste aree emergenti hanno un bacino ancora vergine e con forti potenzialità. Una buona strategia quindi dovrebbe essere “tentacolare”: Salvatore Ferragamo ad esempio conta, nel Dragone asiatico, 40 monobrand in 28 città, e dispone anche di un punto vendita in una zona quasi inaccessibile dell’ovest, a Ürümqi, sotto la Mongolia, vicino al Kazakistan. «Il rischio maggiore – spiega Michele Norsa, amministratore delegato della griffe fiorentina –

è aprire il quarto negozio a Pechino, in centri commerciali che spesso non rispettano lo stile del brand, per la qualità della costruzione o per le scelte del retailer, che magari posiziona la ristorazione in aree troppo limitrofe alle boutique. I costi dei grandi centri sono cresciuti molto, invece, nelle città poco conosciute, che sono comunque di medie dimensioni, c’è un bacino di consumatori in attesa e i costi di costruzione e del personale sono molto bassi. I monomarca in Cina sono in assoluto i negozi al mondo che hanno un ritorno sull’investimento più rapido, entro un anno si raggiunge il breakeven».

Pianificare le distanze Un elemento importante da tenere presente quando si “sbarca” in Cina è quello geografico. Trattandosi di un immenso Paese, bisogna mettere in conto di pianificare oculatamente le distanze, perché quando ci si muove tra una città e l’altra si prende spesso l’aereo. Tra Shanghai e Pechino, per fare un esempio, inter-

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Le grandi inchieste di retail&food corrono circa 1.400 chilometri. La sensazione quindi, per rapportarsi a concetti conosciuti, è quella di sbarcare non in una nazione, ma in un’area territoriale come potrebbe essere l’Europa. «Queste distanze – racconta Riccardo Battaglia, consulente di Battaglia Advisory Services – sono importanti ai fini del retail. Bisogna pensare cioè che si andranno a controllare negozi distanti come da Milano a Parigi. E questo è rilevante per alcune tipologie di aziende, ad esempio quelle della ristorazione, che sono dotate di una “central kitchen”. Non avrà senso aprire una location a Pechino, un’altra a

Michele Norsa

Impennata per i luxury goods Come è riportato da Knowledge Wharton China, sito di analisi di business della Wharton School, i consumatori con gli occhi a mandorla spendono 6 miliardi di dollari l’anno in prodotti di lusso. Del resto, nel 2008 si stimavano 1,6 milioni di famiglie con reddito superiore a 80mila dollari, e per il 2015 si prevede che il numero balzi a 4,4 milioni, con una crescita del 16% l’anno. La maggior parte dei benestanti cinesi sono giovani, l’80% ha meno di 45 anni, e per fare un paragone con le altre due locomotive mondiali del lusso, Giappone e Usa, nel primo gli under-45 sono il 19% e nel secondo il 30 per cento. Fino a oggi, tra l’altro, i principali acquirenti della up quality in Cina sono stati gli uomini, perché le donne ancora risentono di una ritardata emancipazione, ma la loro affermazione sociale sarà il fenomeno dei prossimi anni e quindi il target femminile rappresenterà una fetta significativa dei consumi in futuro. Tra le aziende top presenti nello sconfinato territorio asiatico, Ermenegildo Zegna ha registrato quest’anno un’ulteriore crescita del fatturato totalizzato nel Paese, che è ormai diventato, per il gruppo capitanato da Gildo Zegna, il primo mercato nel mondo. Nel 2010 i negozi del brand di luxury menswear, che nel 2009 erano 550, di cui 310 di proprietà, aumenteranno di almeno altre 20 unità, la metà delle quali sarà inaugurata nella Greater China (Cina, Hong Kong, Macau e Taiwan). Nell’ex Celeste Impero saranno aperti quattro nuovi store, disegnati da Peter Marino, e nell’estate 2010, in occasione delle celebrazioni per il centenario del gruppo, debutterà a Shanghai il più grande global store dell'Asia.

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Thomas Rosenthal Shanghai e in ulteriori città, ma sarà meglio focalizzarsi su 4 o 5 opening nella stessa municipalità, e solo successivamente spostarsi altrove». Va anche tenuto presente che le distanze riflettono gusti diversi, approcci culturali differenti, nonché escursioni climatiche. A Beijing (Pechino) l’inverno è molto rigido, i laghi ghiacciano per 3 o 4 mesi l’anno, mentre più a sud lungo la costa, a Guangzhou (Canton), l’inverno è mite e dura approssimativamente un mese. Sono considerazioni importanti per l’assortimento dei negozi, soprattutto per l’abbigliamento, come aggiunge Stefania Miraglia, export manager di Gilmar: «La Cina è un continente in sé, già Pechino e Shanghai sono due realtà completamente diverse. I consumatori della capitale prediligono un look più formale, pulito e composto, mentre a Shanghai, come nell’area di Canton, va un prodotto personalizzato, una maggiore ricerca del design, anche un po’ occidentale, con dettagli di colore e accessori». In realtà differenze di gusti si notano anche in altri settori, ad esempio la catena Kentucky Fried Chicken ha introdotto menù diversi per aree geografiche.

Nessun avviamento, ma percentuale sulle vendite Aprire punti vendita nelle città cinesi significa entrare negli shopping mall, perché le location su strada sono così rare da costituire quasi un’anomalia. Le modalità d’ingresso sono però differenti rispetto agli opening in Occidente. «L’azienda non deve pagare l’avviamento – spiega Riccardo Battaglia – ma un affitto che si basa su un minimo garantito, una volta superato il quale bisogna versare una percentuale sulle vendite. Il problema è che se in un trimestre non si supera il minimo, si è buttati fuori! C’è quindi una componente di rischio da valutare, e biso-

Riccardo Battaglia gna fare attenzione ad andare nelle location giuste. I mall premium sono molto ambiti perché hanno un flusso di clienti interessante (l’icona del lusso è Plaza 66 a Shanghai), ma se non si ottengono performance in breve tempo si rischia di essere mandati via. Bisogna quindi pensare in modo strategico, mettendo in conto questa possibilità».

Formazione delle risorse umane Se si vuole aprire una catena distributiva nella Repubblica Popolare è necessario dotarsi di personale con formazione elevata, che sappia anche l’inglese, e non è facile da trovare. Il turnover è massiccio perché i giovani sotto i 30 anni, in base alla mentalità e alle pressioni culturali che persistono nel Paese, non possono sposarsi prima di aver raggiunto alcuni status (lavoro, macchina, casa, ecc). Sono quindi alla ricerca del maggior offerente per aumentare il loro potere d’acquisto, e risultano poco fedeli al datore di lavoro. «A questa mobilità – sottolinea Battaglia – aggiungiamo le differenze culturali. Mai dare per scontato che i cinesi capiscano i nostri prodotti, a volte non vedono la differenza tra un barattolo di sottaceti e uno di marmellata, come del resto un italiano fatica a comprendere la diversità tra due prodotti alimentari cinesi inscatolati. Dico questo perché è necessaria la formazione, ma non va fatta sul commesso, proprio perché il turnover è elevato, e si rischierebbe di preparare persone che si spostano in continuazione. Piuttosto, è necessario identificare una prima linea di management, gratificarla economicamente, fidelizzarla, e fare a questi operatori, tra cui rientra anche lo shop manager, una formazione articolata, che poi ricadrà a catena sugli shop assistent». Giovanna Assumma


Focus Autostrade

MAL DI MALL SONO L’ELEMENTO DI NOVITÀ E DI MODERNITÀ NELLE AREE DI SOSTA AUTOSTRADALI. MA ANDREBBERO ALLESTITE E GESTITE CON PIÙ FANTASIA E FLESSIBILITÀ. PAROLA DI AUTOSTRADE PER L’ITALIA

V

enti bastano e forse avanzano. Le mall autostradali, assegnate con le gare di Autostrade per l’Italia negli scorsi anni, sono, a tendere, due decine, più che sufficienti per la rete italiana. Il vero problema è che il loro potenziale non è ancora stato sfruttato a sufficienza. A dirlo è, Giorgio Moroni, responsabile Sviluppo e gestione commerciale aree di servizio, di Aspi (Autostrade per l’Italia). «Non crediamo che ci sia spazio per un numero eccessivo di mall – spiega a Retail & Food -. Abbiamo una rete fatta di aree che raggiungono, come fatturato di F&B/retail, i 10 milioni di euro all’anno ma anche aree da 500mila euro annui. Quindi se la domanda è: “ritiene di fare un mall dove l’area fattura un milione di euro?" la risposta è no». Le strutture più grandi hanno di certo un potenziale notevole. Un recente studio realizzato da Aspi su una mall di neanche 1800 mq in Toscana, ha evidenziato come il numero di contatti sia paragonabile a quello del vicino aeroporto di Firenze. È inferiore, naturalmente il tempo medio di permanenza, che oggi sulla rete autostradale è di 16-17 minuti e nei mall è leggermente superiore. Il fatto di concentrare in un unico ambiente i flussi di chi tradizionalmente si ferma nelle aree di sosta sia per fare rifor-

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nimento sia per usufruire della toilette e di coloro che vanno direttamente al ristoro accresce ulteriormente la domanda potenziale. L’offerta della ristorazione può sviluppare così una moderna “food court” e il tradizionale market può declinarsi in profondità ed ampiezza tramite il modello “shop-inshop”, che permette tra l’altro di ridurre i costi di gestione. «Queste considerazioni , assieme ai numeri di contatti potenziali, ci confortano sul fatto che ci sia un margine ancora da sfruttare. Ma proprio per poterlo sfruttare bisogna crederci», aggiunge Moroni. E qui arrivano anche i suggerimenti agli operatori. «Il canale autostradale ritengo sia, dal punto di vista

del retail, un po’ troppo conservativo. Se guardo le innovazioni introdotte nelle realtà aeroportuali, nelle stazioni ferroviarie o in altri settori del travel retail vedo maggiori innovazioni di concetto e di formato rispetto alle realtà autostradale poche forse ad esclusione proprio delle mall». Che dire dei progetti di temporary store (si veda l’articolo in pagina) nelle mall? «Vanno nella direzione che noi auspichiamo – commenta Moroni -. Il concetto di retail che noi vorremmo far sviluppare è sempre quello dell’acquisto di impulso ma a questo dovrebbe unirsi da un lato l’opportunità di vetrina dall’altro quello di convenienza. Iniziative come quella del temporary store dovrebbero essere un


a cura di Fabrizio Patti

E il big box si riempie con il negozio a tempo Un box in vetro di 18 metri quadrati e due metri e mezzo di altezza. Così si presenta il nuovo concetto di temporary store che sarà ospitato nei mall autostradali italiani. L’idea nasce da una collaborazione tra Finifast e Sidecar, società che ha dato vita al primo network di negozi a tempo in Italia (attualmente costituito da cinque punti vendita). Da questa estate partirà un test di dodici mesi nelle aree di sosta di San Pelagio Est (Padova), sulla A13, e Arno Est (non lontano da Arezzo), sulla A1. Le aziende che apriranno, spiega il cofondatore di Sidecar Andrea Meschia, potranno vendere beni o servizi disparati, purché non banali, e dovranno essere presenti per un periodo minimo di un mese. Troveranno uno spazio completamente vuoto, salvo per alcuni faretti e degli schermi Lcd. La gestione dello spazio, compresa la selezione dei marchi candidati ad aprire le proprie attività commerciali, sarà condivisa tra Sidecar e Finifast. Bocche cucite, per ora, sui nomi dei marchi che debutteranno con questa formula. «Non abbiamo grosse preoccupazioni, perché le tariffe e i volumi di persone sono tali che non avremo difficoltà» si limita a predire Meschia. Nel prossimo gennaio partiranno le prime verifiche dei risultati e, se i risultati saranno incoraggianti, l’esperimento potrà essere esteso a tutta la catena di Finifast. Come ha speficicato l’amministratore delegato di questa, Gustavo Criscuolo, ci sono anche aree diverse dai mall in cui si potrebbero installare i box. Resta comunque il dubbio che l’operazione sia un modo di fare di necessità virtù, ossia di trovare un modo “smart” per sopperire ai risultati degli “scatoloni” autostradali. Il marchio di Bologna è uno dei più coinvolti con il progetto mall, essendosi aggiudicato sette, di cui quattro in condivisione con Autogrill, delle 12 strutture di questo tipo messe a gara nel 2004 da Autostrade per l’Italia. Attualmente ne sono state completate tre. Per Criscuolo non ci sono dei problemi di commercializzazione degli spazi ma, spiega a retail&food, «in alcuni casi è stato un errore mettere i mall in certe posizioni e in altri casi ci sono dimensioni eccessive». Per il manager, per quanto la formula sia «ottimamente percepita dalla clientela e si registri uno scontrino medio superiore al normale», «bisogna stare attenti ai volumi e alla progettazione, che impattano sui costi di gestione e del personale». Tradotto, 2.500 metri quadrati e 6 metri di altezza su un piano solo sono troppi, bollette alla mano.

Intervista

“living test” di nuovi prodotti e di nuovi concetti, che allarghino anche la tipologia di referenze in vendita nelle aree di servizio, perché di innovazione anche in questo senso ce ne è stata assai poca». Fine delle note “positive”. «L’aumento delle super-

fici e dei contatti – prosegue infatti Moroni – non può continuare ad essere gestita con una sorta di “effetto matrioska”, cioè con la crescita delle superfici occorre anche ripensare gli spazi con logiche innovative e “sganciate” da quelle ormai tradizio-

Al via le gare per la Brescia-Padova Intervista ad Massimo Guacci, amministratore delegato di Serenissima Trading S.p.A. È già stato individuato un calendario preciso per l’avvio e la conclusione di queste gare? Se sì, quali saranno le prime aree ad essere interessate? Il calendario delle gare è in corso di perfezionamento ma, tendenzialmente, sono portato ad affermare che tra la fine del corrente anno ed i primi mesi del 2011 si potrà ritenere concluso il processo di affidamento di almeno 4 delle 18 aree di servizio e, più in particolare, di quelle di nuova realizzazione sulla costruenda tratta autostradale della A31 Valdastico Sud (Vicenza – Badia Polesine). Per le rimanenti 14, invece, il processo non potrà dirsi avviato e concluso se non prima della fine del 2012. Quali sono o potrebbero essere i termini e/o le condizioni principali su cui verranno imbastite tali gare? Un giusto bilanciamento fra requisiti tecnici ed offerta economica è sempre stata la preoccupazione di chiunque abbia dovuto indire bandi di gara ad evidenza pubblica. Lo è a maggior ragione oggi per noi, consapevoli come siamo che molte delle nostre aree di servizio richiedono significativi interventi di natura tecnica, legati sia alla vetustà degli edifici (il 50% delle nostre aree di servizio risalgono agli anni 60) che alla distribuzione dei servizi. Che poi, dal canto suo, l’offerta economica non possa prescindere dalle condizioni generali del mercato e dalle esperienze non sempre felici fatte da chi ci ha preceduto in analoga attività, è un dato di fatto del quale tenere debita considerazione. A questo proposito non si può non sottolineare che la sfida più importante è la diversificazione dell’offerta dei servizi, tale da rendere le aree di servizio e di sosta, della tratta di competenza, innovative e fortemente attrattive per la clientela. Ne “L’opinione” pubblicata sul numero di marzo di retail&food lei accennò a un “gruppo di lavoro dedicato che sta progettando diversi format gestionali…”. Quali sono gli obiettivi principali di questo gruppo di lavoro? Per una società Concessionaria che si prefigga di fornire ai propri clienti un “servizio di eccellenza” è imprescindibile la necessità che, attraverso il bando di gara, si giunga ad una partnership con operatori del settore che abbiano nel loro DNA la

stessa propensione all’eccellenza. Il Gruppo di Coordinamento, pertanto, ha il delicato compito, attraverso l’individuazione dei diversi format gestionali, di parametrare e valutare preventivamente indicatori in grado di misurare la propensione dei diversi partecipanti ad una gestione improntata ai massimi livelli qualitativi e di inappuntabilità. Si possono anticipare quali saranno o potrebbero essere le novità introdotte? Il mercato è talmente in evoluzione che appare prematuro, oltre che inopportuno, anticipare oggi novità che rischiano di essere non attuali all’atto di pubblicazione del bando di gara. Entro quale data indicativa questo gruppo di lavoro dovrebbe concludere il suo operato? Il completamento dell’operato del Gruppo di Coordinamento coinciderà con la data di conclusione degli affidamenti. L’osservazione ed il monitoraggio delle attività conseguenti agli affidamenti stessi e relativa alla fase realizzativa delle “promesse di gara” saranno invece svolte direttamente da Serenissima Trading S.p.A., nell’ambito dell’attività istituzionale alla stessa attribuita da Autostrada BS – PD S.p.A.. Lei accenna ad ampliare l’offerta di servizi destinata all’utenza autostradale. Vi state ispirando a modelli/esempi specifici oppure no? Se si, quali? Ci stiamo guardando intorno. Stiamo osservando cosa fanno i nostri competitors, sia in Italia che all’estero perché, come già detto, riuscire ad essere innovativi ed A. P. attrattivi è per noi la sfida più importante.

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Focus Autostrade nali risalenti però a qualche decennio fa; tutto questo per evitare nel percepito del cliente, confusione e potenziale disagio per spazi e offerta un po’ claustrofobici che non credo incentivino lo spending. Riteniamo che tutti debbano tornare a porre al centro del sistema il cliente, anche fornendo spazi e servizi innovativi, ovviamente tenendo conto del momento congiunturale». Anche la progettazione, però, ha dei limiti, visto che secondo gli operatori qualche progetto è sovradimensionato. «Questo è un falso problema – risponde Moroni – perché le mall sono alte quanto molte strutture realizzate all’inizio degli anni Duemila o

alla fine degli anni Novanta dagli stessi operatori. Quello che noi chiediamo è di creare spazi e ambienti più ospitali, illuminati naturalmente, che non abbiano, nelle zone di servizio o comuni, controsoffitti dell’altezza di tre metri. Se poi si vuole criticare il fatto che le mall debbano essere realizzate con meno pilastri, oppure avversare il fatto che uno zoning coerente dell’offerta e dei servizi generi percorsi non palesemente obbligati ma “subliminalmente” indotti non so che rispondere». Tra i desiderata del manager di Aspi ci sono spazi e ambienti «un po’ meno freddi, un po’ meno schiacciati e soprattutto che non siano sbilanciati come oggi

LE AUTOSTRADE Q uattro tratte completate nel 2011, sei nel 2012 e sei nel 2013. A leggere le previsioni di chiusura dei lavori sulle principali autostrade italiane (fonte Anas) da qui a tre anni si dovrebbero chiudere alcune tra le ferite più profonde delle nostre infrastrutture. Tanto per fare nomi: l’autostrada Asti-Cuneo, l’autostrada del Molise da San Vittore a Campobasso, la Variante di valico e buona parte della della SalernoReggio Calabria. Entro il 2014, inoltre, dovrebbero essere realtà anche tutta la Pedemontana lombarda e la tangenziale Est esterna di Milano e il 2015 dovrebbe essere l’anno della Broni-Mortara, della Roma-Latina, dell’autostrada Cisterna di LatinaValmontone e della Pedemontana veneta. Nel gennaio 2017 si segna anche nientemeno che il Ponte di Messina. Troppo per non avere dei dubbi sulla reale cronologia degli interventi. Si prenda l’A3: una versione di qualche mese della tabella dava per questa autostrada previsioni molto più ottimistiche, con i lavori conclusi tutti entro la fine del 2013. Ora, come si può vedere, ben nove delle tratte in costruzione sulla Salerno-Reggio Calabria hanno una data di ultimazione lavori “non disponibile”. Dall’Anas fanno sapere che i lavori principali sui tratti più grandi per quell’anno saranno completati, ma intanto le date sembrano scritte ancora una volta per la sabbia. L’ultima Finanziaria, che ha previsto pedaggi e maggiorazioni sui tratti Anas, compresa la Salerno-Reggio Calabria, per i viaggiatori e aumenti del canone per i concessionari, non c’entra, perché le future entrate compenseranno esattamente i futuri tagli. Molti lavori sulla A3, inoltre, sono stati già finanziati. Le ragioni allora? Motivi tecnici, come dice l’Anas, volontà di non esporsi troppo dando gare precise, l’alto livello del contenzioso. Tutto sentito mille volte. •

36 retail&food - luglio/agosto 2010

accade a vecchie strutture degli anni Ottanta replicate come interno e come layout esterno nelle strutture del Duemila». Inoltre, continua, «talvolta si è dato grande spazio ai magazzini ma scarso spazio al cliente, che per uscire deve in più fare la “gimcana” tra gli scaffali e le persone». Infine, conclude Moroni, «se ci sono state delle mall progettate e realizzate con un “sizing” eccessivo, questo in alcuni casi, pochi, effettivamente è successo ma non solo perché qualche operatore ha evidentemente stimato in eccesso i potenziali sono proponendo lo sfruttamento massimo della superficie disponibile». •

VERRANNO

LO STATO DELL’ARTE

fonte: Anas

commessa

a che punto è

inizio lavori

fine lavori

A1 Raddoppio Barberino del Mugello - Firenze nord A3 Primo macrolotto (Salerno) Contursi - Sicignano Atena Lucana - Sala Consilina A3 Quarto macrolotto Altilia - Falerna (Catanzaro) A3 Quarto macrolotto Cosenza - Altilia A3 Quinto macrolotto Gioia Tauro-Scilla Sesto macrolotto Scilla - Reggio Calabria A3 Napoli - Pompei - Salerno: 3^ corsia da Napoli a Pompei; nuovi svincoli e adeguamento di svincoli esistenti (dal km 5+690 al km 22+400). A3 Secondo macrolotto Buonabitacolo - Lauria (Potenza) A3 Terzo macrolotto (I) Lauria - Gall.Fossino (Cosenza) Terzo macrolotto (II) Laino Borgo - Campotenese Terzo macrolotto (III) Campotenese - Morano Castr. Terzo macrolotto (IV) Morano Castr. - Sibari A3 tratto Lamezia Terme - Vibo Valentia A3 tratto Mileto - Rosarno (Reggio Calabria) A3 tratto Sibari - Altomonte (Cosenza) Spezzano - Tarsia A31 Valdastico, completamento a nord: tratta Piovene Rocchette - A22 presso Besenello (Trento). A4 - Lumezzane - Valtrompia (Brescia) Autostrada Asti - Cuneo innesto con il casello di Asti ovest Autostrada Asti - Cuneo tratto Guarene - Cherasco Autostrada Asti - Cuneo tratto S.Albano Stura - Cuneo Autostrada Broni - Mortara Autostrada Caianello - Benevento Autostrada Cisterna di Latina - Valmontone Autostrada Cremona - Mantova tratto Bozzolo - Mantova Autostrada Cremona - Mantova tratto Cremona - Bozzolo Autostrada del Molise Bojano - Termoli Autostrada del Molise San Vittore - Campobasso Autostrada Nuova Romea Mestre - Ravenna Autostrada Predosa - Albenga Autostrada Roma - Latina Completamento del corridoio tirrenico: tratta Cecina - Civitavecchia Completamento del corridoio tirrenico: tratta Cecina - Civitavecchia: tratta Rosignano Marittimo - San Pietro in Palazzi (lotto 1). Collegamento Autostradale Brescia - Milano (Brebemi). Genova - Gronda di Ponente Autostrada Pedemontana Lombarda (tratte rimanenti). Autostrada Pedemontana Lombarda: tratta A Cassano Magnago - Lomazzo e 1° lotto delle tangenziali di Varese e Como. Pedemontana marchigiana Muccia (Macerata) - Albacina (Ancona) Pedemontana veneta Ponte sullo Stretto di Messina - Lavori propedeutici Calabria (Variante di Cannitello) Ponte sullo Stretto di Messina - Ponte e Collegamenti Stradali e Ferroviari Tangenziale est esterna di Milano Trasformazione in autostrada del raccordo Villesse - Gorizia Variante di valico

Progettazione definitiva Lavori ultimati Lavori in corso Lavori ultimati Lavori in corso Fase di progettazione in corso Lavori in corso Lavori in corso

2012 ottobre 2003 febbraio 2007 febbraio 2000 maggio 2008 n.d. marzo 2006 ottobre 2007

2018 luglio 2009 n.d. gennaio 2004 n.d. n.d. dicembre 2011 dicembre 2012

Lavori in corso: avanzamento medio 78%

lavori in corso

previsione 2011

Lavori in corso Aggiudicato - Progettazione esec.in corso In appalto Lavori in corso Fase di progettazione in corso Fase di progettazione in corso In appalto Lavori in corso Lavori in corso In corso gara di appalto per progettaz. preliminare e definitiva Gara d'appalto Conferenza di servizi Valutazione di impatto ambientale Lavori in corso Individuazione concessionario Individuazione concessionario Individuazione concessionario Progettazione preliminare Valutazione d'impatto ambientale Convenzione da firmare Progettazione definitiva Valutazione di impatto ambientale Progettazione preliminare Individuazione concessionario Approvazione del Progetto definitivo dicembre 2010

febbraio 2008 n.d. n.d. aprile 2010 n.d. n.d. n.d. novembre 2008 luglio 2008

maggio 2012 n.d. n.d. dicembre 2014 n.d. n.d. n.d. n.d. luglio 2012

previsione 2016

2023

settembre 2010 settembre 2010 settembre 2010 Lavori in corso 2011 2012 dicembre 2010 Non definito 2011 Non definito dicembre 2010 2012 Non definito dicembre 2010 2011

2018 2013 2013 dicembre 2011 2015 2016 2015 2031 2014 Non definita 2013 2021 Non definita 2015 Agosto 2014

Lavori in corso: al 31/03/2010 lavori era all'1,43%.

dicembre 2009

2012

Lavori in corso Progettazione preliminare Per i lotti B1, B2, C e D è in corso la gara di Appalto Integrato.

luglio 2009 2012 previsione 2011

2012 2020 2014

Lavori in corso.

febbraio 2010

2013

Progettazione definitiva Progettazione esecutiva

2011 marzo 2010

2013 2015

Lavori in corso

dic-09

2011

Progettazione definitiva

2011

2017

Concessione in approvazione Lavori in corso Lavori in corso

dicembre 2010 Lavori in corso Lavori in corso

2014 novembre 2012 2013


Infrastrutture e trasporti

L'AUTOBRENNERO, UNA CONCESSIONE GENEROSA

N

ell’aprile 2014 scadrà la concessione dell’autostrada del Brennero. È la prima scadenza di un’importante concessione autostradale ed è quindi un’occasione rilevante per prefigurare la politica che verrà seguita quando, nei prossimi anni, ne arriveranno al termine altre importanti.

Un articolo della manovra per le concessioni Il decreto sulla “manovra” (Dl 78/2010) dedica all’argomento un intero articolo, il 47. Viene modificato il comma 2bis del Dl 59/08 (comma che peraltro non esiste nel testo convertito in legge pubblicato sul sito del Parlamento) e si stabilisce quanto segue: 1) l’Anas pubblicherà un bando di gara per l’affidamento

IL DECRETO SULLA MANOVRA FINANZIARIA DEDICA UN INTERO ARTICOLO AL RINNOVO, TRAMITE GARA, DELLA CONCESSIONE DELL'AUTOSTRADA DEL BRENNERO, IN SCADENZA NEL 2014. EPPURE L'INFRASTRUTTURA È MATURA E I COMPITI DEL NUOVO CONCESSIONARIO SI LIMITERANNO ALL'ESAZIONE DEI PEDAGGI E ALLA MANUTENZIONE. RUOLI CHE SI POTREBBERO APPALTARE A IMPRESE PRIVATE, MENTRE LO STATO POTREBBE INCAMERARE TUTTO IL RICAVO NETTO. PERCHÉ INFATTI LASCIARE QUOTE CONSISTENTI DI PROFITTO A CONCESSIONARI CHE NULLA INVESTONO, NULLA RISCHIANO E BEN POCO HANNO DA FARE? della concessione entro settembre; 2) il bando dovrà indicare il valore della concessione e le modalità di pagamento; 3) il subentrante dovrà continuare gli accantonamenti al “fondo ferrovia”. Non si capisce quale modello di gara abbia in mente il nostro “legislatore”. Trattandosi di una infrastruttura “matura”, che non necessita di investimenti tranne quelli di manutenzione, le variabili in gioco sono tre: durata della concessione, livello del pedaggio (e regole della sua variazione nel tempo) e prezzo della concessione. Normalmente, uno Stato fissa pedaggio e durata e assegna poi la concessione a chi offre il prezzo più elevato. Se invece si prefissa il prezzo, come sembra si voglia fare secondo il decreto, ci chiediamo: si assegnerà la concessione a chi si accontenta della durata minore (fissato il pedaggio) o a chi richiede il pedaggio minore (fissata la durata)? Avendo lasciato indefiniti questi aspetti, forse era meglio che il decre-

to nulla dicesse sulle modalità della gara. Anche perché poi continua stabilendo che «il bando deve prevedere un versamento annuo di 70 milioni (…) fino alla concorrenza del valore di concessione». Frase, questa, che lascia stupefatti, in quanto prefigura che la concessione “valga” molto meno di 70 milioni l’anno. Ma l’autostrada genera già oggi un margine operativo lordo (Mol) di circa 140 milioni l’anno. Per fare un esempio, se la concessione venisse assegnata per 1.400 milioni, pagando 70 milioni l’anno, il concessionario terminerebbe il pagamento dopo venti anni. Ma, essendo il Mol 140 milioni, ogni anno resterebbe al concessionario un profitto lordo di circa 70 milioni, che giustificherebbe un prezzo doppio per la concessione.

Perché riassegnarla? Si pone poi una domanda di fondo: è utile e opportuno riassegnare la concessione? Trattandosi di un’infrastruttura matura, il nuovo

concessionario avrebbe solo due compiti, relativamente semplici: esazione dei pedaggi e manutenzione. Lo Stato, tramite l’Anas, potrebbe facilmente appaltare ciascuno dei due ruoli a imprese private (e la concorrenza qui sarebbe forte per la pluralità di potenziali concorrenti) e incamerarsi tutto il ricavo netto dell’autostrada, devolvendolo magari all’Anas. Si eviterebbero così i costi, le incertezze e le insidie di gare per concessioni di lunga durata e si eliminerebbero i gravosi costi amministrativi, inclusi pletorici consigli di amministrazione, di società che hanno per solo oggetto la gestione di un tratto d’autostrada. Esempi di “unbundling” per infrastrutture mature vi sono già, ad esempio in Spagna, con risultati molto positivi. Perché lasciare quote consistenti di profitto a concessionari che nulla investono (se il pagamento della concessione è dilazionato nel tempo), nulla rischiano e ben poco hanno da fare? Anche nel caso che lo Stato decidesse di farsi pagare in

anticipo l’intero prezzo della concessione, per “far cassa” subito, lo stesso obiettivo potrebbe facilmente essere ottenuto con anticipazioni finanziare a fronte degli incassi futuri, a costi assai inferiori a quelli richiesti da concessionari privati. Ricordiamo che gli azionisti della “Autostrada del Brennero spa” investirono negli anni Settanta meno di 3 miliardi di lire, e si ritrovano ora una società che ha in cassa circa 600 milioni di liquidità e titoli: davvero un ottimo investimento. Un ultimo commento sul “fondo ferrovia”, nel quale la Autobrennero spa ha accumulato circa 400 milioni, in esenzione d’imposta. Resta ancora irrisolta la domanda che avevo posto in un precedente articolo (LaVoce, 6 giugno 2009) : la titolarità di questo fondo, per ora inutilizzato, passerà allo Stato alla scadenza della concessione o resterà nella disponibilità della società? Giorgio Ragazzi www.lavoce.info

retail&food - luglio/agosto 2010 37


fiere Il calo italiano e le dinamiche internazionali

INAUGURATO IL SALONE DELLE DELUSIONI I n Italia si contano 64 quartieri fieristici operanti in 16 delle 20 regioni previste dall’ordinamento (soltanto Val d’Aosta, Basilicata, Calabria e Molise non hanno al momento strutture espositive in attività permanente); vale a dire che in media ci sono 4 strutture per regione con la massima concentrazione in Lombardia, dove con 10 province i recinti fieristici sono 11, in Piemonte, con 10 fiere per 8 provincie, e in Emilia Romagna che annovera 10 siti in 9 provincie. Il dato è parziale in quanto contempla soltanto le strutture che gestiscono in via permanente almeno un padiglione e organizzano con continuità almeno un evento all’anno. Se si tolgono questi limiti il numero dei quartieri supera quota 100: in pratica una fiera per ogni provincia del paese dei 100 campanili. In realtà il business fieristico si concentra in una decina di quartieri maggiori: Milano, che gestisce 2 siti (Rho Pero e Milano City) ed enuncia strategie di livello mondiale; Bologna, Rimini e Verona in competizione tra alterne vicende per la seconda posizione in classifica; Genova e Parma che detengono ognuna un marchio di rilevanza mondiale e gestiscono altri eventi monografici, di rilievo nazionale ovvero al servizio del territorio; Padova, Roma, Torino, Vicenza che lavorano per acquisire nuova identità sul mercato. Come noto il settore delle fiere, nonostante la presenza di tre associazioni di categoria (AEFI, CFI, CFT) e di un centro studi specializzato (CERMES Bocconi), non ha una tradizione consolidata di serie statistiche dei risultati aziendali; manca in Italia l’obbligo della certificazione dei dati di consuntivo, per cui dimensioni dei quartieri e numero di espositori e visitatori non sono facilmente reperibili e certi; inoltre da alcuni esercizi non sono noti i dati di bilancio di Padova e Torino, in quanto le due società sono state acquistate dal gruppo francese GL Events, che stila appunto consuntivi di gruppo, in cui non sono evidenziati i risultati delle singole unità operative nel mondo.

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Risultati in discesa per i big

Sull’insieme degli altri otto maggiori quartieri (MI, BO, VR, RN, GE, PR, Roma, VI) si conoscono oggi i dati operativi del 2008 (limitatamente a

2009(*) Fatturato (mio euro) Numero fiere Mq. affittati (milioni) Giornate di esposizione Numero espositori Numero visitatori (milioni)

648 292 n.d. n.d. n.d. n.d.

2008

2007

2006

688,3 301 5,94 1.012 93.978 11,25

683,6 304 6,21 1.166 94.854 11,90

740,6 302 6,71 1.292 94.719 12,89

I maggiori quartieri in Italia - Fonte: comunicati delle Fiere; (*) preconsuntivo

fatturato preconsuntivo e numero di eventi a calendario si dispone anche di quelli del 2009) ed è possibile confrontarli con quelli del 2006. I dati evidenziano tendenze chiare. Il numero delle fiere a calendario è stazionario; sotto il dato generale di stabilità si registra un elevato turn over dei marchi; spariscono, per ricomparire magari in altri quartieri, eventi di lungo corso, sostituiti da altre iniziative di dimensioni inferiori o, comunque, dedicate a temi meno ricchi in termini economici (la fiera della pasta fresca è certamente interessante ma non comparabile con una della meccanica). Il fatturato del 2009 denuncia una caduta del 6% rispetto a quello dell’esercizio precedente e addirittura del 12,5% nei confronti del 2006, ricordato come l’ultimo anno tranquillo nel settore. Rispetto al 2006 calano anche gli spazi affittati (che sono la fonte di ricavo primaria per le Fiere, seguita dai proventi per biglietteria, servizi agli espositori ed ai visitatori e gestione degli spazi promopubblicitari); sarà interessante leggere nelle relazioni di bilancio del 2009 l’entità del calo in tale esercizio. Il dato tecnico delle giornate di esposizione fornisce l’indicazione che il turn over tra eventi vecchi e nuovi introduce fiere più brevi mentre molte di quelle che permangono riducono le giornate di apertura; l’effetto economico si riverbera in questo caso oltre che sul conto eco-

nomico del quartiere espositivo sul tessuto economico del territorio in cui la fiera si svolge. Gli espositori fino al 2008 appaiono stabili nel numero testimoniando che lo strumento fiera continua a essere apprezzato dall’ampia platea delle PMI italiane; anche qui il risultato media andamenti divergenti tra quartiere e quartiere e tra evento ed evento; le indicazioni che circolano tra gli addetti ai lavori fanno prevedere un netto peggioramento del dato 2009. I visitatori stanno calando in forma generalizzata: al di là del dato assoluto preoccupa il fatto che gli espositori abbiano la percezione che a diminuire siano i clienti, a loro volta disincentivati dalla crisi economica. Per quanto riguarda i risultati d’esercizio non riportiamo in tabella dati complessivi a causa della scarsità di risultati riclassificati in modo da consentire la comparazione; in termini qualitativi è comunque opinione diffusa tra gli operatori che i margini stiano calando da più esercizi; nell’anno orribile 2009, soltanto VeronaFiere ha già preannunciato un risultato netto attivo di 1,5 milioni di euro a fronte di un fatturato per attività caratteristica di circa 83 milioni. Nonostante il trend negativo acuito dalla crisi internazionale non si registrano concreti progetti di razionalizzazione. In Lombardia quattro province limitrofe sono sovraffollate; a Milano operano i due quartieri di Fiera Milano spa (a

Rho Pero e a Milano City), accanto a Linate ci sono le tensostrutture di Novegro mentre a Busto Arsizio (VA) tira a campare Malpensa Fair; andando a est si incontrano dopo 30 km i due padiglioni nuovi di Bergamo e poi, a simili distanze, quelli di Brescia e di Montichiari (poco più a oriente c’è il quartiere di Verona). In Emilia Romagna non va meglio: solo Ravenna non ha una fiera; in compenso le esigenze di coordinamento, dettate dalla crisi, tra Bologna e Rimini e tra Forlì e Cesena non riescono a trovare risposta.

Le fiere che tirano i mercati La situazione italiana migliora se l’analisi passa dai quartieri alle singole manifestazioni, che possono essere prodotte tanto dal gestore dei padiglioni quanto da operatori specializzati che prendono in affitto gli spazi dalla fiera accollandosi il rischio dell’intrapresa. Esiste infatti nel calendario italiano una pattuglia di eventi che negli ultimi anni hanno sviluppato dimensioni e qualità affermandosi a livello mondiale come marchi leader di riferimento. L’Agenzia di Confindustria per le Fiere (CFI), presentando nel dicembre scorso il calendario delle fiere ad essa aderenti in quanto promosse/organizzate da associazioni di Confindustria, ha dichiarato che «i risultati delle fiere [83 marchi] organizzate dagli associati CFI [27 società specializzate] nel 2008 e nel 2009 sono da considerare complessivamente soddisfacenti». Scendendo al dettaglio dei singoli comparti industriali emerge che


I QUARTIERI FIERISTICI PERMANENTI IN ITALIA 1. LOMBARDIA 2. EMILIA ROMAGNA 3. PIEMONTE 4. VENETO 5. TOSCANA 6. SICILIA 7. FRIULI VENEZIA GIULIA 8. MARCHE 9. LAZIO 10. PUGLIA 11. LIGURIA 12. TRENTINO ALTO ADIGE 13. CAMPANIA 14. UMBRIA 15. ABRUZZI 16. SARDEGNA TOTALE

11 10 7 6 5 4 3 3 3 3 2 2 2 1 1 1 64

fonte: AEFI, Camere di Commercio

negli ultimi dieci anni in Italia si organizzano le fiere eccellenti perlomeno nell’arredamento/design (I Saloni a Milano), nell’enologia (Vinitaly a Verona), nel calzaturiero (Micam a Milano), nella Nautica (Salone Nautico a Genova), nella moda maschile di fascia alta (PittiUomo a Firenze), nell’occhialeria (MIDO a Milano). Si tratta di eccellenze indiscusse che svettano in un contesto comunque non favorevole. Basta osservare che le merceologie indicate sopra sono tutte riferite a beni di consumo in

prevalenza non durevoli (uniche eccezioni cucine e nautica). Mancano in questo gruppo eccellenti fiere di beni strumentali, hi-tech, altri beni d’investimento.

La terra gira verso oriente Ragionando sulla mappa degli insediamenti fieristici di riferimento per questi settori industriali si registra il progressivo spostamento a Est, fuori dalla ex Cee a 15, verso le aree che stanno aumentando il loro peso economico e manifatturiero. Il modello di organizzazione fieristica che si sta affermando in questi anni nel mondo è quello di società a capitale

privato attive in più continenti o, comunque, operanti all’estero oltre che nel paese d’origine; dotate di consistenti risorse finanziarie e spesso integranti produzione di fiere, eventi ed editoria tecnica. E’ l’esatto contrario delle organizzazioni italiane, in gran parte caratterizzate da prevalente presenza di soci pubblici, concentrate sul mercato nazionale (le rare iniziative all’estero sono funzionali alla promozione dei marchi gestiti in Italia e dipendono da sovvenzioni pubbliche), in genere poco capitalizzate. Per capire come va il mondo fuori dall’Italia è utile leggere l’Annual Review di AUMA l’associazione delle fiere di Germania; in attesa dell’edizione 2010 con i dati aggiornati al 2009 commentiamo alcune tabelle sulla situazione internazionale alla fine del 2008. AUMA ha censito 48 quartieri che dispongono di superficie lorda coperta superiore a 100.000 mq; il totale delle aree è pari a poco meno di 8 milioni di mq; i tre quarti (5,8 milioni) del totale sono concentrati nella UE (2,3 milioni in Germania, 1,2 in Italia, 0,85 in Spagna, 0,54 in Francia le maggiori concentrazioni) mentre la vera novità dinamica è rappresentata dal 1,2 milioni sviluppato da Russia e Far East nel giro di pochi anni, a cui si deve aggiungere 1 milione negli USA. Un’altra tabella fornisce il giro d’affari delle 28 organizzazioni che nel 2008 hanno superato i 100 milioni di euro. Le società italiane

sono solo due: Milano al 7° posto e Bologna al 22°, mentre le prime due posizioni sono detenute con largo vantaggio dalla britannica Reed Exhibitions (891 milioni) e dalla francese GL Events (605,7 milioni); oltre alle dimensioni colpisce il fatto che si tratta di due multinazionali specializzate nel gestire fiere ed eventi nel mondo, senza radicamento in un unico quartiere. Organizzazioni simili, non vincolate a un quartiere, sono le britanniche Informa (4°), United Business Media (5°), Dmg world media (12°), EMAP Communications (19°), ITE Group (23°); ad esse si affiancano altre due francesi: Viparis (8°) e Comexposium (13°); le altre 19 sono proprietarie di quartieri che hanno allargato l’attività alla organizzazione di eventi all’estero (tra esse sono le otto maggiori fiere tedesche). Il messaggio è chiaro: mentre i quartieri continuano a collocarsi nei paesi a vocazione industriale, vecchia e nuova, l’organizzazione degli eventi è gestita nei maggiori poli del business finanziario. Ultimo dato da meditare: mentre le prime otto società estere della classifica mondiale assommavano nel 2008 un giro d’affari di 3,6 milioni di euro, le prime otto fiere italiane erano arrivate a poco meno di 0,69 milioni. Tra qualche mese vedremo gli effetti dirompenti delle crisi mondiale sui risultati del 2009. Gennaro Esposito

Salone del Gusto 2010

LE NOVITÀ DELLA PROSSIMA EDIZIONE. L'ULTIMA TORINESE?

D

al 21 al 25 ottobre al Lingotto Fiere di Torino sono in programma l’ottavo Salone Internazionale del Gusto e la quarta edizione di Terra Madre. Numerose le novità, non tutte positive, annunciate da Roberto Burdese e da Carlo Petrini, presidenti rispettivamente di Slow Food Italia e di Slow Food. Il contributo economico dei partner Regione Piemonte e Città di Torino risulta ridotto del 20% rispetto a quello del 2008. Le nuove parole d’ordine di quest’anno sono cibo e territori, a sottolineare che «senza territorio non esisterebbe il cibo, espressione del terreno, del clima, del savoir faire… Il territorio è la somma di tanti territori distinti tra loro per la diversità di luoghi, culture, conoscenze, coltivazioni, pratiche». Di qui allora la scelta per cui nel 2010 «lo spazio espositivo al Salone del Gusto è organizzato in funzione dei territori: non ci sono più le vie tematiche e l’area dei Presidi, ma ogni regione o Paese del mondo presenta le sue produzioni, i suoi progetti, le sue cucine». L’ingresso principale è dal pad. 5 che affaccia su via Nizza: qui il visitatore trova gli stand dei tre organizzatori – Regione, Comune, Slow Food – dei sei main sponsor, lo spazio Slow Food Educa è… - area di preparazione alla visita per le diverse fasce d’età – e lo sportello d’orientamento dell’Università degli Studi di Scienze Gastronomiche. L’offerta dei produttori diretti, degli allevatori e dei trasformatori è presentata al padiglione 1, che ospita espositori e aree degustazione provenienti da fuori Italia, e ai pad. 2 e 3, dove sono presenti tutte le regioni d’Italia, oltre alla nuova proposta Cocktail Bar.

Gli altri spazi espositivi sono la tensostruttura – tra pad. 3 e Oval – riservata alle Cucine di Strada e l’Oval, sede dei seminari e degli incontri di Terra Madre (raduno mondiale delle comunità del cibo), dei Laboratori del Gusto (degustazioni guidate da Slow Food), del Teatro del Gusto (preparazione dei piatti simbolo di chef da tutto il mondo), degli Incontri con l’Autore e dei Laboratori della Memoria (assaggio di grandi vini e prodotti esclusivi). Novità anche in materia di allestimenti espositivi: nella logica consolidata del ridotto impatto ambientale quest’anno sono eliminate le moquettes nei corridoi e vengono introdotti nella costruzione di alcune aree didattiche i pallet IFC presi a prestito dal - e da restituire al - ciclo della logistica distributiva. Infine nuove scelte nell’impiego degli spazi espositivi: i corridoi saranno allargati – «pur in previsione dello stesso numero di espositori» – per rendere più agevole la circolazione dei visitatori, che nel 2008 furono oltre 180.000. Nella prospettiva della edizione 2012 il gesto di novità sollecitato da Petrini ai partner Regione e Comune è la costruzione in ventiquattro mesi di un nuovo padiglione per soddisfare le esigenze di espansione degli spazi espositivi e scongiurare il trasferimento del Salone verso altri quartieri: Milano, Parma – segnatamente gli specialisti di alimentazione che organizzano rispettivamente Tuttofood e Cibus – e Genova, che negli anni dispari ospita Slow Fish; non a caso rappresentanti delle tre società fieristiche hanno assistito alla conferenza stampa, che ha registrato anche gli interventi di Alessandro Altamura, assessore al commercio del Comune di Torino, e di Roberto Cota, neo presidente di Regione Piemonte. G. E.

retail&food - luglio/agosto 2010 39


Foto di Giorgio Melis

dossier aeroporti

CRESCE IN ATTESA DI DOPO ANNI DI RODAGGIO, L’AEROPORTO ELMAS COMINCIA A RIEMPIRSI: NEL 2009 GRAZIE A RYANAIR I PASSEGGERI SONO ARRIVATI A 3,3 MILIONI RISPETTO A UNA CAPIENZA DI OLTRE 5 MILIONI. E L’ANNO PROSSIMO LO SCALO E LA CITTÀ OSPITERANNO LA PRESTIGIOSA FIERA ROUTES EUROPE 2011. MA NEL FRATTEMPO BISOGNERÀ CONTINUARE A METTERE MANO ALLE ATTIVITÀ COMMERCIALI, TROPPO SBILANCIATE NEL LANDSIDE

L

a speranza, dalle parti dell’aeroporto di Cagliari Elmas, ha la forma di un fermacarte grigio. Enorme, posato su una scrivania della presidenza, rappresenta il logo di Routes Europe 2011. La grande fiera che ogni anno mette in contatto aeroporti e compagnie aree continentali per accordarsi sulle nuove rotte, infatti, per la prima volta si svolgerà in Italia, proprio nel capoluogo sardo. Arriveranno anche numerosi tour operator e giornalisti della stampa turistica europea, per annusare dove si svilupperanno i flussi di traffico maggiori nei prossimi anni. In poche parole, Cagliari e il suo aeroporto saranno sulla bocca di tutti coloro che hanno a che fare con l’aviazione e il turismo in Europa. Per la Sogaer, società di gestione dello scalo, si tratta, oltre che di un’occasione di visibilità, di un riconoscimento di quanto è stato fatto negli ultimi anni: una nuova struttura, nel 2003, la crescita di rotte e di passeggeri fino ad arrivare, lo scorso anno, all’accordo con Ryanair

40 retail&food - luglio/agosto 2010

che ha trasformato lo scalo di Elmas in una propria base. Così lo scorso anno, mentre i passeggeri in tutta Italia diminuivano del 2,3%, a Cagliari sono cresciuti del 13,8 per cento. Ora si tratta di lavorare affinché all’aumento dei viaggiatori in transito corrisponda anche un miglioramento dei dati di bilancio.

Ampiezza mezza bellezza Ciò che stupisce, entrando all’aeroporto di Elmas, sono le dimensioni. Rispetto ad altre strutture che trasportano un numero analogo di passeggeri (3,3 milioni nel 2009) l’aspetto è più imponente. Il perché lo spiega a retail&food il presidente di Sogaer, Vincenzo Mareddu, 63 anni, presidente vicario dell’AscomAssociazione dei Commercianti di Cagliari: la struttura, completata nel giugno del 2003, è stata pensata per ospitare 5,5 milioni di passeggeri. Lo stesso anno i viaggiatori erano stati solo 2,3 milioni. L’edificio polifunzionale che svolse il ruolo di aeroporto negli anni in cui si svolse-

ro i lavori è, al confronto, minuscolo e corrisponde all’attuale sede degli uffici della Sogaer. La nuova struttura è molto piacevole a vedersi: esteriormente degli elementi in metallo ricurvi sorreggono la copertura delle corsie per le auto e gli autobus. Una passerella, su un lato, collega inoltre a un edificio destinato al parcheggio multipiano e all’autonoleggio. Di fronte all’entrata c’è un parcheggio a raso, alternato a delle aiuole. Internamente il terminal è diviso in diverse parti: arrivi al piano terra, hall partenze al primo piano, galleria commerciale sullo stesso livello, una terrazza panoramica che si affaccia sulla hall partenze e, infine, il molo imbarchi, quest’ultimo posto perpendicolarmente rispetto al resto dell’edificio. La realizzazione è stata curata da un pool di architetti, con l’ingegner Enrico Manca a curare il coordinamento, il progetto dell’ingegner Alessio Grazietti (attuale direttore generale di Sogaer) e coordinamento architettonico dell’architetto e professore Giovanni Maciocco.

Il 2003, tuttavia, non era probabilmente l’anno migliore per inaugurare l’aeroporto. Aprire quell’anno significava, infatti, ritrovarsi con un edificio progettato prima dell’11 settembre e posto di fronte ai problemi successivi al tragico attentato al World Trade Center. In altre parole: avere una zona landside imponente, e una airside in confronto decisamente limitata, quando da allora in poi la gran parte del commercio aeroportuale si è spostata dopo i controlli (sempre più severi) di sicurezza.

Offerta gemella in landside ed airside Nel periodo precedente all’apertura del nuovo scalo, racconta Ennio Meloni, direttore commerciale e marketing di Sogaer, per realizzare il piano commerciale sono stati presi ad esempio le best practice degli aeroporti italiani: «Siamo partiti – spiega - con un’indagine sui desiderata dei passeggeri, abbiamo fatto un confronto con quello che esisteva in Italia in 8-9 aeroporti di fascia


In un edificio attaccato all’aerostazione si trova l’area per gli autonoleggi: sono presenti ben 15 operatori, tra i quali diversi locali (Pinna, Pintauro, Ruvioli, Matta, Sardinia). L’abbondanza di offerta, evidentemente, deriva anche dalla carenza dei trasporti pubblici in Sardegna.

L’incognita low cost Vincenzo Mareddu

media regionale, come Bologna e Torino. Abbiamo osservato sia la presenza di articoli sia i meccanismi di costruzione dei contratti, in modo che ci fosse un equilibrio di parametri tra Sogaer e i nostri partner commerciali». Tuttavia quel mondo e quegli esempi erano destinati a mutare. «In quella fase – aggiunge infatti Meloni - avevamo una galleria commerciale nella hall partenze, prima dei controlli, che rappresentava la parte principale del nostro piano commerciale. In questi anni abbiamo verificato, come tutti gli aeroporti italiani, che è cambiato tutto e che la predisposizione all’acquisto è divenuta maggiore in airside. Ci siamo quindi attrezzati per spostare parte rilevante degli esercizi commerciali oltre i controlli, proponendo ai nostri partner presenti in landside di sperimentare insieme a noi che cosa succedeva dopo i varchi». In effetti diverse insegne si ritrovano ora con esercizi gemelli nelle due zone: un’indagine interna ha evidenziato che per questi il 60% delle vendite

avviene in airside e il 40% nel landside. Nel futuro prossimo, inevitabilmente, continuerà questo progressivo spostamento: dopo i controlli, al momento della visita di r&f, si trovavano due box vuoti, ma già contrattualizzati e prossimi a essere aperti: un wine bar di una prestigiosa cantina sarda, Argiolas, produttrice del Turriga, e un negozio di artigianato sardo presente ora in uno spazio provvisorio. «Stiamo anche realizzando – spiega Meloni - un ulteriore lotto di 220 mq. Parte di questa superficie è già contrattualizzata e dovrebbe essere impegnata appena si conclude la costruzione, per il resto ci sono trattative in corso. Sono previsti tre lotti, poi possono essere anche accorpati». Attualmente la mappa è così composta: nel landside nella galleria commerciale ci sono un bar Chef Express (Cremonini) appena ristrutturato e spostato in una posizione più centrale, la parafarmacia FarmaFly, la gioielleria Bankoro, il negozio di abbigliamento Waltale (che sta per Walter e Alessandra), uno sportello bancomat della Banca di Sassari. Nella hall partenze c’è lo shop di profumeria e articoli di duty free Mdf Travel Shops, i negozi di abbigliamento Conte of Florence e Quattro Mori, un punto vendita di artigianato sardo, uno di prodotti alimentari tipici e una grande libreria Mondadori, oltre a una caffetteria condotta da un operatore locale e a un servizio di avvolgi-bagagli. Sopra questo livello c’è una terrazza commerciale con ristorante e bar gestito da Finifast. Al piano inferiore, nella hall arrivi, ci sono il bar Mokà (sempre di Cremonini), l’ufficio postale e un bancomat della Banca di Cagliari. In airside, nel molo imbarchi, questi marchi ritornano quasi tutti: c’è un bar/paninoteca di Cremonini, con vendita di giornali, la profumeria Mdf Travel Shops, l’abbigliamento Waltale, la gioielleria Bankoro, l’artigianato artistico regionale Nova Artec, l’enogastronomia regionale sarda Bonu, Cose buone dalla Sardegna e l’abbigliamento per bimbo Peterfly.

I numeri dicono che, nel complesso, le attività commerciali sono cresciuEnnio Meloni te nel 2009: se nel 2008 i ricavi relativi a questa voce erano stati di 2,05 all’aeroporto di Cagliari? «Distinmilioni di euro, l’anno seguente guiamo gli operatori in due fasce – sono saliti a 2,6 milioni. Tra le attividice Meloni -. Quegli esercizi che tà commerciali, la ristorazione ha hanno caratteristiche di strutture di portato entrate alla Sogaer per 1,13 base, ossia bar e ristoranti, sono milioni (i ricavi per i gestori del food stati selezionati attraverso gare sono stati di 4,38 milioni, con uno pubbliche. Per quel che riguarda gli scontrino medio di circa 2,5 euro). altri esercizi nel momento in cui Gli autonoleggi hanno pesato infine noi completiamo i lotti mettiamo per 670mila euro. Considerado sia i degli avvisi pubblici perché operaricavi avio che non avio, il fatturato tori eventualmente interessati ci al netto dei contributi è cresciuto da inviino manifestazioni di interesse, 24,9 a 27,5 milioni di euro, e il Mol in modo che siano posti tutti sullo è stato di 1,7 milioni. Il risultato stesso piano. Se poi ci fossero spazi utile della Sogaer è stato negativo liberi oltre la manifestazione di nel 2007 e nel 2008. Nel 2009 al interesse, per esempio perché la momento della visita non è stato trattativa non è andata a buon rivelato, alimentando il sospetto che fine, le condizioni per accedere si lo sia anche quest’anno. collocano comunque all’interno I risultati vanno letti tenendo della griglia che è stata predisposta comunque presente che il territorio ha visto la chiuDATI DI TRAFFICO sura di numerose fabbriAEROPORTO DI CAGLIARI che, prima tra tutte l’Alcoa. Più in generale il Passeggeri % aviazione annoVariaz. Anno reddito medio della zona, precedente commerc. minore rispetto alla media 2000 2063514 13,1 nazionale, non può che 2001 1933766 -6,3 influire negativamente 2002 2176407 12,5 nella decisione di investi2003 2304155 5,9 mento da parte di marchi 2004 2279094 -1,1 di lusso nell’offerta retail e 2005 2352316 3,2 2006 2488964 5,8 nella pianificazione pubbli2007 2666957 7,2 citaria. 2008 2926052 9,7 La crescita esponenziale 2009 3329008 13,8 dei viaggiatori low cost, gen-apr. 2010 871657 8,5 registrata con la trasformafonte: Assaeroporti zione in base di Ryanair, non ha portato a un ripencon parametri certi per le gare o samento dei marchi presenti. Ma a per le manifestazione di interesse». qualche riflessione e perplessità sì. I contratti nell’aeroporto hanno «Credo che ci sia oggettivamente parametri che consistono in un una minor predisposizione all’acquicanone fisso uguale per tutti (con sto da parte dei viaggiatori low cost eccezioni per strutture di servizio – commenta Meloni -. Ma più di come la parafarmacia), differenziaquesto incide il fatto che il vettore to per gli spazi precedenti o suclow cost pone dei paletti per quel cessivi ai controlli. Un secondo che riguarda il portare dentro in parametro è la percentuale sul fatcabina l’acquisto. Dobbiamo lavoraturato, decisa in funzione della re per convincere i vettori low cost categoria merceologica e della colche siamo partner anche in questo locazione dell’esercizio nell’ambito e che quindi si debbano aprire degli dei percorsi di flusso dei passeggespiragli per permettere ai passeggeri. ri di portare in cabina gli acquisti «C’è poi una clausola dei nostri fatti in aeroporto». contratti che aggancia il canone al La scelta dei marchi flusso di traffico – spiega Meloni -. Ma come può accedere un retailer Il canone viene cioè aumentato o

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dossier aeroporti sono relativamente basse e parametrate al reddito della zona. L’offerta non aviation comprende poi un business center composto da due sale, la più grande delle quali ospita circa 200 persone. Da poco spostato rispetto alla più centrale posizione precedente, è in un piano rialzato rispetto alla galleria commerciale, dove prima

Foto di Giorgio Melis

diminuito di una percentuale pari al 50% dell’aumento o della diminuzione di traffico. Credo che siamo stati tra i primi aeroporti a predisporre una clausola di questo genere e siamo orgogliosi di averlo fatto. Il patrimonio che noi mettiamo a disposizione dei nostri partner è il contatto con i potenziali acquirenti».

LA COMPOSIZIONE DEI RICAVI NON AVIO 2009* Ricavi delle prestazioni canoni subconcessione di cui da ristorazione di cui da autonoleggi canoni sub. Spazi pubblicitari proventi da parcheggio totale ricavi non aeronautici

2008

2007

I PRINCIPALI INDICATORI ECONOMICI 2008

2600 1.130 670 1.070 1.600 5.270

2.053 n.d. n.d. 1.251 1.626 4.931

1.921 n.d. n.d. 1.215 1.469 4.606

fonte: elaborazione su dati Sogaer; dati in migliaia di euro * dati stimati

Le altre attività commerciali Il retail e la ristorazione non sono, naturalmente, l’unica fonte dei ricavi non aviation. Un peso molto rilevante, pari quasi alla metà di quello dei canoni per gli esercizi commerciali, è rappresentato dalla pubblicità. L’advertising è gestito direttamente, dopo un’esperienza non positiva dieci anni fa con un operatore esterno. Nel 2009 le entrate sono scese a 1,07 milioni, rispetto all’1,2 del 2008. Particolarmente presidiata appare soprattutto l’area arrivi, con una comunicazione diretta ai viaggiatori appena sbarcati riguardante anche tematiche culturali. «Abbiamo ritenuto che fosse importante per noi una gestione diretta che ci permette sia di avere più entrate sia di offrire un servizio migliore all’investitore – commenta il direttore commerciale e marketing -. Siamo orgogliosi del settore perché mi pare che ci sia una giusta valorizzazione dell’investimento che viene fatto in aeroporto con strumenti di comunicazione molto gradevoli che si inseriscono bene e che danno molta visibilità al messaggio». C’è poi il capitolo parcheggi: 1,2 milioni sono stati incassati nel 2009, lo stessa cifra del 2008. Ci sono due zone: una a raso fuori dall’aerostazione e una multipiano in un edificio posto su un dei lati e collegato al terminal da una passerella. Gli stalli nel complesso, sono giudicati da molti insufficienti. Per questo motivo la presenza di un parcheggio esterno, confinante con il sedime aeroportuale, non preoccupa la direzione commerciale. Le tariffe

42 retail&food - luglio/agosto 2010

Ricavi totali ricavi aviation ricavi commerciali somma aviation + commerciali contributi Utile di esercizio

33.453 17.360 6.937 24.297 9.155 -1.311

fonte: elaborazione su dati Sogaer; dati in migliaia di euro

c’era il bar/ristorante di Finifast. Sono poi presenti due sale vip, una gestita da Meridiana, l’altra dall’handler, società controllata da Sogaer.

La ferrovia e il porto Se l’aerostazione in sé è completa, manca ancora il collegamento ferroviario con la città. È uno dei tasti dolenti per il presidente di Sogaer, Vincenzo Mareddu: «Ci dovrebbe essere a breve, speriamo nel più breve tempo possibile – racconta - il collegamento con una stazioncina ferroviaria che è di fronte a noi. Per quanto concerne la nostra parte noi l’abbiamo già terminata. È tutto pronto, stiamo aspettando che FS faccia la sua parte. Per poter rendere disponibile un collegamento che tutti vogliono per la sua semplicità, per la sua puntualità e la sua velocità». La parte della società di gestione, spiega Mareddu, è consistita nel collegare l’aerostazione alla futura stazione ferroviaria attraverso una passerella, visibile dall’ufficio di presidenza come un memento continuo. «La passerella – continua Mareddu - è già dotata di tapis roulant e scale mobili in maniera tale che si possa raccordare al pezzo che manca, di circa 300 metri, che devono fare le Ferrovie dello Stato. A loro manca un anno e mezzo alla scadenza per l’ultimazione del progetto. Quindi ammesso che se lo prendano tutto, per allora dovrebbe essere pronto». Il costo del collegamento, secondo quanto riportato dalla stampa locale, è di circa 8 milioni di euro. Attualmente la connessione con la città è garantita da

un autobus, che parte ogni mezz’ora e raggiunge la stazione degli autobus, nei pressi di quella ferroviaria (quindi a pochi metri da largo Carlo Felice) in 10-12 minuti, al costo di 2 euro a corsa. Un secondo progetto è più lontano e ambizioso e riguarda gli accordi che si potrebbero stringere con il porto per il trattamento dei crocieristi, per esempio trasportando i bagagli dagli aerei nella cabina della nave da crociere. Progetti simili sono in studio anche altrove, per esempio a Brindisi (si veda r&f di giugno). Il problema, per Cagliari, è che arrivano poche navi da crociera. «Speriamo quanto prima che i fondali del porto siano resi disponibili per le navi da crociera di ultima generazione – spiega il presidente di Sogaer -. Bisogna un po’ scavare per dare modo di arrivare alle nuove navi». Per tale motivo i tempi per questo progetto appaiono lunghi, se, continua Mareddu, «se non abbiamo le navi di ultima generazione possiamo avere quelle della penultima, ci sono già delle navi che arrivano della Caribbean. Ma è chiaro che tutto andrebbe perfezionato perché si possa usufruire di una struttura che permetta di attraccare alle navi da crociere». Un terzo progetto è infine relativo all’aviazione generale. È in fase di realizzazione una nuova aerostazione, con i servizi annessi, perché lo scalo si è reso conto di avere potenzialità alte su questo fronte: «nonostante non abbiamo fatto molto finora – dichiara infatti Mareddu abbiamo avuto un incremento nei movimenti. Abbiamo scoperto che siamo il 6°

aeroporto in Italia per numero di 2007 movimenti dell’aviazione gene31.450 rale: dai 3.000 15.405 del 2007 siamo 6.305 21.710 passati ai 4.000 9.740 nel 2008 e ai -1.916 5.500 nel 2009, senza avere la struttura di accoglienza che l’aviazione generale richiede. Ci stiamo attrezzando con un’aerostazione dedicata e stiamo facendo i piazzali per accogliere questi aeromobili». C’è poi un’ultima mossa, che potrebbe fare da propulsore agli arrivi: il mutamento del regime della continuità territoriale. La Regione Sardegna, infatti, ha proposto di estendere i benefici economici di cui ora godono i residenti nell’isola a tutti i viaggiatori. Il costo sarebbe di una ventina di milioni di euro all’anno (da sommare a quelli che già la Regione dà come incentivi alle compagnie low cost). Ma per l’aeroporto di Cagliari sarebbe una manna dal cielo: «Se ciò avvenisse, ma non è certamente roba di quest’anno – commenta Mareddu - sicuramente ci sarebbe un impatto sui turisti rilevante, ci sarebbe un incremento dei flussi di traffico notevolissimo. Una cosa è spendere per tre persone mille euro, un’altra è poterne spendere 150». Il problema è che di manna in cielo, in tempi di tagli e di federalismo fiscale incombente, se ne vede ben poca. Fabrizio Patti

REPORT COMMERCIALE AEROPORTI 2010 Nel Report commerciale “Aeroporti 2010” sono apparse alcune imprecisioni relative allo scalo di Cagliari Elmas. Di seguito le rettifiche: l’Ass. Industriali Prov. Sardegna Meridionale ha una quota di azionariato pari allo 0,042% e non 0,024%; le società partecipata da Sogaer spa si chiamano Sogaer Security e Sogaer Service e non Sogaerdyn Security e Sogaerdyn Service; il nome di uno degli autonoleggi è Italy by car / Dollar Thrifty e non Italy by car / Dollar Thrifly.


Parola di Burger King

JUAN OLAVE, classe 1965, ha studiato in Spagna dove nel 1992 si è laureato in giurisprudenza. Ha maturato 15 anni di esperienza come Development manager nel real estate e nel franchising, per aziende internazionali come Leroy Merlin e KA International Group. Nel 2004 entra in Burger King come Development e Franchise Director per la Divisione Mediterranea. Dal gennaio 2008 è General Manager Burger King per l'Italia e Malta.

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Juan Olave ovunque.

E quindi tornerete a puntare su Milano? Sì, adesso che il numero dei ristoranti di Roma è più alto – a Roma e dintorni abbiamo undici ristoranti – Milano diventerà un'area prioritaria per noi.

A

bbiamo incontrato Juan Olave in una magnifica serata romana di giugno, una cena per parlare dei primi 10 anni di Burger King in Italia, in compagnia del responsabile marketing Italia e Malta, Paolo Panìco, e del responsabile comunicazione per la Divisione Mediterranea di BK, Pablo Mazo. Un'occasione ghiotta per fare il punto sullo sviluppo della catena americana che in Italia conta oggi 65 ristoranti, di cui tre aperti nello scorso mese di giugno, per un totale di circa 400 collaboratori. L'obiettivo di crescita nel nostro Paese è ambizioso, visto che in Spagna – un mercato analogo al nostro – Burger King conta già 400 locali. Lo sviluppo di quest'anno è andato secondo le attese? Si è attestato più o meno allo stesso livello dell'anno precedente, il che considerando la crisi economica in corso, vuol certo dire qualcosa. Che tipo di punti vendita prevedete di aprire nel prossimo futuro? L'anno prossimo il 50% delle nuove aperture sarà drive thru: strade e autostrade costituiscono un canale molto importante. Intendiamoci, anche i centri storici sono prioritari ma non è sempre facile individuare location adatte alle caratteristiche dei nostri ristoranti. Quando i romani hanno fatto Roma non hanno pensato che qualche migliaio di anni dopo sarebbe arrivato Burger King...

In particolare, a che punto è l'espansione attorno alle autostrade? Abbiamo diversi progetti, che vedranno la luce nel prossimo anno fiscale che va dal dal 1° luglio 2010 al 30 giugno 2011. Ci sarà qualche ristorante che apriremo vicino all'accesso delle autostrade e almeno uno anche in autostrada, in un'area di servizio. Può anticipare dove e con quali partner? Non ancora, perché in molti casi i franchisee stanno ancora definendo il contratto d'affitto e noi stiamo chiudendo il contratto di franchising con loro. Ma non appena sarà possibile lo comunicheremo volentieri ai lettori di retail&food. I ristoranti drive thru saranno edificati ex novo? I ristoranti saranno costruiti ex novo nel 95% dei casi e saranno distribuiti geograficamente un po'

Dove avrete un'importante apertura anche in stazione Centrale... Sì giusto, la stazione aprirà un giorno... Quando? Questa una buona domanda, una buona domanda per Grandi Stazioni. Purtroppo infatti la scelta su quando aprire non è nostra né dei nostri franchisee. È sempre Grandi Stazioni che deve decidere la tempistica. I rumors più recenti ipotizzano verso fine anno. È la voce che abbiamo raccolto anche noi, mi piacerebbe avere una data precisa prima o poi. Per il momento abbiamo tutti la stessa informazione. Avete altri locali in stazione in Italia? Per il momento no ma per una ragione precisa. Quelli in stazione sono tender che si fanno ogni 57 anni. Sono certo che alla prossima tornata di gare per l'assegnazione di spazi di ristoro in stazione, alcuni dei nostri franchisee saranno perfettamente in grado di partecipare. Non dico di vincere ma sicuramente di provarci. E gli aeroporti? Lo stesso vale per gli aeroporti. Ma quanti sono gli aeroporti grandi in Italia? Non ci sono tender significativi per noi ogni anno. Il vero problema degli aeroporti è che il costo da sostenere per i ristoranti, soprattutto per affitto e royalties, può rendere tutto inutile e si può finire a lavorare per altri, senza nulla per sé. Le percentuali talvolta sono così alte che può non essere interessante partecipare alle gare. Quindi che sviluppo prevedete in questo ambito? Quello degli aeroporti non è un canale dove noi non vogliamo andare, anzi. Ma cerchiamo di lavorare sempre a mente fredda, sia noi che i nostri fanchisee dobbiamo ottenere redditività. Se si tratta di andare tanto per andare, allora la risposta è no. Spostandosi sugli outlet e centri commerciali... Qui a Roma abbiamo Valmontone, Fiumicino e Soratte, che purtroppo ha subito questa situazione di crisi: attualmente l'outlet è al 50% della commercializzazione e quindi dobbiamo attendere per valutare come evolverà la situazione. Ma durante l'ultimo anno fiscale abbiamo aperto anche all'Omniacenter di Prato, al Forum Palermo e ancora a Catania Auchan, Catania Gravina e a metà giugno a Carini. In Sicilia negli ultimi 13 mesi abbiamo aperto ben sei ristoranti, non sono

pochi. Forum Palermo è un drive, gli altri sono centri commerciali. A cosa è dovuta questa forte crescita in Sicilia? Abbiamo trovato buone location e quindi è valsa la pena di aprire in questi centri commerciali. Il centro commerciale è un canale come tutti gli altri, interessante a patto che abbia una certa dimensione e un'alta affluenza di clienti. Non tutti i centri commerciali funzionano bene. In Sicilia abbiamo visto buoni progetti e abbiamo deciso di aprire. E gli stadi, avete progetti in Italia? Entrare in uno stadio per lavorare soltanto la domenica per il calcio, anche se si prevedono fatturati molto alti nelle 3-4 ore attorno al match, non ci interessa. A meno che lo stadio non sia davvero in centro città o ci siano altri poli di attrazione, ancore che ci permettano di lavorare tutta la settimana: uffici o attività commerciali che consentano di fare fatturato ogni giorno. Per fare un esempio, abbiamo un ristorante al Bernabeu di Madrid ma non dentro lo stadio, di fronte, in una zona centrale e commerciale della città. Quindi come e dove prevede lo sviluppo futuro? Siamo aperti ad analizzare qualsiasi canale di distribuzione. In altri paesi abbiamo un numero di ristoranti decisamente più alto mentre in Italia ne abbiamo 65, un buon numero ma certo non abbastanza. Quindi non dobbiamo fare cose strane o originali per aprire un locale, ci basta avere una ragionevole certezza che i nuovi ristoranti funzionino bene, che i franchisee siano contenti, raccogliendo i risultati che si aspettano. Così possiamo andare avanti, altrimenti sarebbe difficile. Dopo due anni e mezzo di Italia come si sente Juan Olave? Sono contentissimo, non ho altre parole. L'unico dubbio è sui Mondiali di calcio... mi aspetto una finale Italia-Spagna e non so ancora per chi tifare... Il suo mandato ha una scadenza o è legato a particolari obiettivi? Non che io sappia ma è una bella domanda che dovrò fare al mio capo! Scherzi a parte, spero davvero di continuare a lavorare in Italia per tanti anni ancora. Andrea Aiello

retail&food - luglio/agosto 2010 45


analisi mercato NEL MERCATO DELLE FRAGRANZE NON C’È PIÙ SPAZIO PER TUTTI. È IL MOMENTO DI FARMACIE E GDO, MENTRE A PAGARE LA CRISI SONO STATE SOPRATTUTTO LE PROFUMERIE INDIPENDENTI. TEMPI MAGRI ANCHE PER LE CATENE, MA NON PER CHI HA SAPUTO VOLTARE PAGINA

LA PROFUMERIA si fa selettiva

L

a boccetta è mezza piena o mezza vuota? La risposta a questa domanda non può che cambiare a seconda dei luoghi in cui viene posta. In una parafarmacia sarà sicuramente mezza piena, così come nelle superfici della distribuzione organizzata. In una profumeria, invece, prevarranno umori più neri, soprattutto nei punti vendita indipendenti. Nel complesso, il mercato dei profumi in Italia ha fatto meglio di altri, come l’abbigliamento o i casalinghi. L’anno nero del retail, infatti, si è chiuso con un +0,3% del fatturato. Andando a guardare l’andamento dei diversi canali, fotografato dall’associazione di settore Unipro, si vede come la farmacia sia il canale che va meglio con il +3,2% di ricavi, mentre le profumerie sono scese di 3,5 punti percentuali a valore, flessione che arriva al 6% considerando l’andamento del 2009 a parità di negozi, senza il consuntivo delle nuove aperture. Se poi si guarda il dato a volume, la diminuzione è stata del 6,6 per cento, perché i prezzi nel frattempo sono cresciuti di circa 3 punti percentuali. Nei primi cinque mesi del 2010 la sofferenza continua, ma è meno drammatica, dato che nel canale profumerie si assesta tra l’1,5 e il 2 per cento.

Farmacie e gdo in controtendenza Questi numeri confermano dei fenomeni in corso da tempo. «Farmacie e parafarmacie, con le erboristerie, hanno avuto negli ultimi anni i trend di crescita più evidenti – commenta Gian Andrea Positano, responsabile del Centro Studi e Comunicazione di Unipro -. Si è anche rafforzato il canale gdo, che è cresciuto molto in termini assoluti anche se meno in percentuale. All’interno di questo

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canale vanno particolarmente bene da tre-quattro anni i punti vendita specializzati non food, che vendono non solo cosmetici ma anche prodotti per la casa». A questo tipo di negozi appartiene, per esempio, la catena di Acqua & Sapone, che conta oggi più di 600 negozi sul territorio nazionale. E le profumerie? «Hanno avuto la contrazione più forte i punti vendita individuali, mentre le grandi catene sono state in grado di cambiare l’offerta e di assorbire la clientela delle profumerie indipendenti. Anche per le catene c’è stata una flessione dei fatturati, ma sotto l’uno per cento».

Nei mall un negozio su tre Non ci sono dati di dettaglio, invece, sull’andamento delle profumerie nei diversi contesti. Per quanto riguarda i centri commerciali, un operatore leader di mercato come Limoni (si veda l’intervista in pagina) sottolinea come garantiscano rendimenti molto maggiori di quelli in città e si pone l’obiettivo di concentrare in queste strutture sette nuove aperture su dieci. Altri altri sono più scettici. È il caso di Ethos, consorzio formato da 53 ragioni sociali che sommate danno luogo a 162 punti vendita. Lo scorso anno il bilancio ha segnato un +1,47% di vendite a valore e un -3,4% a volume. «Negli ultimi due anni i punti vendita nei centri commerciali sono quelli che hanno subito il maggior

regresso – commenta Massimo Zonca, direttore generale di Ethos profumerie -. Inoltre gli shopping center sono particolarmente impegnativi perché gli affitti sono più onerosi e i negozi hanno orari più estesi rispetto a quelli in città». Ethos, non a caso, tra le grandi catene è quella che meno presidia gli shopping center, solo 29 su 162. Tra le altre insegne hanno un rapporto intorno al 33% La Gardenia (57 su 97) e Limoni (133 su 408 censite), mentre Douglas è addirittura più presente nei mall che nelle vie cittadine. Molto legata ai mall è anche Sephora, di cui però non sono disponibili dati dettagliati.

Gli outlet preferiscono la cosmesi La predilezione di Douglas per la distribuzione moderna si vede anche dalla presenza relativamente numerosa negli outlet, dove conta cinque negozi. Le cittadelle commerciali, come mostra la tabella 3, vedono per il resto quasi assenti le grandi catene multimarca, tra le quali, oltre a Douglas, figura solamente La Gardenia, con due negozi. Sono invece presenti in forze marchi della cosmesi, quali Pupa, Kiko e Bottega Verde. Tra le altre profumerie una presenza rilevante è quella di Modus Beauty Store, specializzata in referenze di alto livello e presente in otto dei 19 maggiori


outlet italiani monitorati nella nostra inchiesta. Del tutto opposto è il posizionamento di un altro marchio che si sta affacciando su questo canale, Idea Bellezza, presente ora nei foc di Fashion District di Molfetta e di Valmontone. L’insegna, con sede nell’Interporto di Nola, ha infatti deciso di vendere solo prodotti di largo consumo (non quindi la profumeria selettiva, ossia quella delle marche più note). Attiva da 15 anni, la piccola catena conta 45 shop diretti e 15 in franchising, concentrati al Sud e in particolare in Campania.

Negli aeroporti segnali di ripresa Se ci si sposta dalle gallerie commerciali degli shopping center a quelle delle stazioni ferroviarie, i profumi

›A testa alta negli shopping center intervista

Intervista ad Carlo Giannuzzi, amministratore delegato di Limoni

Come si è chiuso il 2009 e come sta andando il 2010? Oggi il gruppo Limoni ha il 17,5% di quota di mercato tra le profumerie in Italia. Nel 2009 ha chiuso con il +1% a parità, mentre il mercato faceva il -6%, e con un fatturato stabile, 400 milioni, se si tiene conto delle variazioni dei punti vendita. Dicembre in particolare è stato molto positivo. I primi cinque mesi del 2010 fanno inoltre segnare una crescita del 2% che e per la fine dell’anno ci aspettiamo un incremento del 5-7 per cento. Due anni fa l’azienda ha rischiato di fallire. Cos’è successo nel frattempo? Siamo alla guida di Limoni dal luglio del 2008. Era un’azienda tecnicamente fallita: faceva il -6% a parità di negozi con un mercato che registrava il +3 per cento. La cassa era a zero con 45 milioni di scaduto ai fornitori e un buco di bilancio di 60 milioni. Abbiamo riorganizzato in tre mesi tutta l’azienda, cambiando tutto il management. Abbiamo consegnato il business plan a fornitori e alle 41 banche finanziatrici, proponendo un piano di rientro in 12 mesi. In seguito è stato avviato un progetto di grande razionalizzazione. Siamo passati da 28 milioni di Ebitda del 2008 a 42 del 2009, ridando fiducia agli stakeholder. Nel 2010 contiamo di farlo crescere di un altro 35 per cento. Quali sono i piani di aperture?

Ora Limoni è pronta a ripartire con uno sviluppo stand alone, con acquisizioni e nuove iniziative. In quali canali aprirete? Oggi in Italia il 60% dei negozi è nei centri storici e il 40% nei centri commerciali. Se si prendono i top 100 shopping center, Limoni è presente nel 15 per cento. È una situazione che non mi piace troppo, perché nei mall c’è una potenzialità notevole. Già oggi i negozi in questi canali crescono del 6%, anche se non siamo in quelli più performanti. Per questo vorrei che le prossime aperture siano nel 70% dei casi nei centri commerciali. Le profumerie sembrano tutte uguali. Come si fa a differenziarsi? Confermo che l’offerta è abbastanza omogenea. Ci sono tre leve per differenziarsi: in primo luogo il personale deve essere di livello e per fare questo investiamo molto sulla formazione. In secondo luogo crediamo molto sul private label. Con 500 negozi Limoni si può permettere questa strategia, vendendo 700 prodotti di alta qualità a prezzi non esorbitanti e marginando bene. A breve ci sarà un progetto di 80 metri quadrati solo per vendere il private label. In terzo luogo bisogna agire sulla promozionalità. Abbiamo infine realizzato per la prima volta degli spot televisivi, che hanno contribuito ai buoni risultati dello scorso dicembre. Nel 2010 triplicheremo gli investimenti.

evaporano. Nel network di Centostazioni, infatti, ci sono solo due punti vendita specializzati in queste referenze, i negozi B.You a Brescia e a Milano Porta Garibaldi (ci si riferisce alle sole stazioni riqualificate del

circuito). Tra le Grandi Stazioni, invece, si segnalano un punto vendita a Milano Centrale e a Torino Porta Nuova e quattro a Roma Termini. Solo una di queste (Sephora) è però una profumeria vera e propria, per-

retail&food - luglio/agosto 2010 47


analisi mercato IL MERCATO DEI PROFUMI

Fatturato Mercato Italia Canali Tradizionali Farmacia Profumeria Grande Distribuzione e Altri Canali (*) Vendite Porta a Porta e Corrispondenza Canali Professionali: Estetiste Acconciatura Fatturato Esportazione Fatturato Globale Sett. Cosmetico

tab. 1 2008

2009

%

6037,6 5.253,1 770,8 1.292,6

6.057,8 5.312,3 795,3 1.246,8

0,3 1,1 3,2 -3,5

2.757,0

2.828,0

2,6

432,7

442,2

2,2

784,5 146,5 638,0 2.305,3 8.342,90

745,5 140,0 605,5 2.079,4(**) 8.137,20

-5 -4,5 -5,1 -9,8 -2,5

(*) Include erboristerie; (**) Stima su dati Istat fonte: Unipro

LA PRESENZA DEI PRINCIPALI MARCHI NEI DIVERSI CANALI

Douglas Ethos La Gardenia Limoni Marionnaud Sephora

Outlet

Centri commerciale

Aeroporti

5 0 2 0 n.d. n.d.

77 29 57 133 n.d. n.d.

0 0 0 0 n.d. n.d.

tab. 2 Stazioni 0 0 0 0 n.d. n.d.

Città

Totale

55 133 97 275 n.d. n.d.

137 162 156 408 120 103

trasporto di liquidi a bordo non hanno migliorato la situazione, concentrando tutto o quasi il giro d’affari nella parte “airside” degli scali. Tuttavia, dice Gian Andrea Positano

fonte: elaborazione r&f sui siti delle aziende

I NEGOZI DI PROFUMERIA E COSMETICA NEI PRINCIPALI OUTLET ITALIANI Castel Guelfo Outlet City Fashion District Mantova Fashion District Molfetta Fashion District Valmontone Fidenza Village Fox Town Franciacorta Outlet Village McArthur Glen d.o. Noventa di Piave McArthur Glen d.o. Barberino di Mugello McArthur Glen d.o. Castel Romano McArthur Glen d.o. Marcianise McArthur Glen d.o. Serravalle Mondovicino Outlet Village Palmanova Outlet Village San Marino Factory Outlet Sardinia Outlet Village Valdichiana Outlet Village Vicolungo Outlets fonte: elaborazione r&f sui siti dei factory outlet store

ché sono poi presenti una parafarmacia e due negozi di cosmesi. Gli aeroporti, invece, sono uno dei canali che tradizionalmente offre più occasioni di acquisto di profumi. Negli scali italiani, come si vede nella tabella 4, le fragranze si trovano per lo più nei duty free e nelle parafarmacie. Come noto, tuttavia, il fatto che chi viaggia all’interno dell’Unione europea non benefici più delle esenzioni fiscali (duty free), ora limitate ai soli voli extra-Schengen, ha ridotto la competitività di questo canale. Inoltre le restrizioni per motivi di sicurezza al

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tab. 3

Bottega Verde, Profumerie Douglas Bottega Verde, Kiko, La Gardenia Idea Bellezza, Kiko Make Up, Parafarmacia Corpore Sano, Douglas Bottega Verde, Idea Bellezza, Kiko, La Gardenia Madina, Modus Beauty Store, Sapò Free Shop Frontiera, Free Shop 2, Erbario Toscano Bottega Verde, Kiko, La Gardenia, Modus Beauty Store, Pupa Pupa Outlet Bottega Verde, Douglas, Pupa Bottega Verde, Douglas, Pupa Modus Beauty Store, Pupa Bottega Verde, Kiko, Modus Beauty Store, Pupa Bottega Verde, Kelemata, Modus Beauty Outlet Kiko, Modus Beauty Store Profumeria Italiana L'Erbolario Bottega Verde, Kiko, Modus Beauty Store, Profumeria Etrusca Bottega Verde, Kiko, Modus Beauty Store, Pupa

ESSENZE IN AEROPORTO Punti vendita di duty free, profumerie, parafarmacie ed erboristerie nei principali scali italiani ANCONA BARI BERGAMO ORIO AL SERIO BOLOGNA BRINDISI CASALE CAGLIARI ELMAS CATANIA FONTANAROSSA FIRENZE GENOVA LAMEZIA TERME MILANO LINATE MILANO MALPENSA NAPOLI OLBIA PALERMO PESCARA PISA REGGIO CALABRIA ROMA CIAMPINO ROMA FIUMICINO TORINO TREVISO TRIESTE VENEZIA VERONA

tab. 4

Duty Free Shop Provvedinavi, Parafarmacia dott. Martini Airport Elite S.r.l., Parafarmacia dr.ssa Rossella Galetta, Body Shop Dufrital Duty Free Shop Free Fly Shop, Bioera parafarmacia Parafarmacia Profarmaco MDF Travel Shops (2 pdv), parafarmacia FarmaFly Free Fly Shop Duty Free Beauty Dufrital Duty Free Shop Viola Domenico, Parafarmacia Dufry Shops Perfumery Dufry Shops Perfumery Duty Free Shop, Carthusia, Parafarmacia Elite Travel Retail Multistore (2 pdv), Parafarmacia Delitala Free Fly Shop Parafarmacia Free Fly Shop Profumeria Vespia Good Buy Roma shops Good Buy Roma shops (7 pdv), Benessere di Francesca Angelini, Outlet (2 pdv) Parafarmacia Eos Pharma, Beauty&Fashion Corner Elite Travel Retail Duty Free Shop (Linea Aeroportuale Sole) Elite Travel Retail, Elite Duty Free Dufry Shops

fonte: siti internet delle società di gestione aeroportuale

di Unipro, «sappiamo attraverso i sentiment che dopo la crisi in atto da un paio d’anni c’è ora una ripresa». Di certo i gestori degli aeroporti ultimamente sono nervosi per la concorrenza che viene dalle compagnie aree. Non si tratta di quelle di linea o dei vettori low cost italiani, sulla maggioranza dei quali anzi il servizio di vendita a bordo di profumi è stato sospeso. I motivi, spiega


›Sul mercato ritornano i classici intervista

Intervista a Paolo Valerio, cosmetics and parfumery manager di Coin

Che cosa è cambiato di più negli acquisti dei profumi degli ultimi anni? Direi che dopo una tendenza ad inseguire nuovi lanci soprattutto nell’ultimo anno c’è stato un ritorno ai classici, alle fragranze che sono riconosciute leader. La focalizzazione ha coinvolto in verità anche le marche che sono tornate ad investire in comunicazione soprattutto attorno ai loro pilastri. In che modo Coin differenzia la propria offerta dai concorrenti? Proponendo anche selezioni di prodotti a distribuzione ristretta. Le attività in store di animazione e invito alla prova consentono al cliente di avvicinare e testare le nuove proposte del mercato. Come sono state le performance delle referenze dei profumi nell’ultimo anno? Abbiamo registrato una crescita a valore del 5 per cento.

Gaetano Cristiano, project manager di vendite a bordo e retail dtp (direct to passenger) di Servair Airchef, sono stati molteplici: l’impossibilità di testare i prodotti a bordo, le accise sopravvenute nei voli continentali, il fenomeno diffuso di furti e rotture e il rifiuto di vendere a bordo di determinate azien-

de produttrici, soprattutto francesi, su determinate compagnie aeree. Altri low cost, invece, stanno scommettendo sui profumi. Si tratta di easyJet e ancor più di Ryanair. Quest’ultima durante i voli mette in promozione a rotazione delle essenze di marchi famosi, annunciando che sono scontati fino al 30%

Alcuni negozi di Coin sono presenti nei centri commerciali. Che peculiarità hanno? I negozi all'interno dei centri commerciali non si differenziano nella offerta base. Sono presenti meno articoli di ricerca o esclusivi nel canale. Mi descrive le tre tendenze forti dei consumi negli ultimi anni? Nel mondo delle fragranze convivono e si sovrappongono tre tendenze di consumo: primo, la identificazione con il marchio o il testimonial che sulla base di una componente simbolica attrae il consumatore. Secondo, la fedeltà assoluta ad una fragranza che diventa la fragranza personale. Può essere o meno di grande diffusione (come Chanel n°5). Terzo, la differenziazione, la ricerca di qualcosa di molto diverso e originale, quindi non necessariamente immutabile. È il mondo di coloro che tendono a cambiare fragranza o a ricercarla nella nicchia.

rispetto ai prezzi dei negozi tradizionali. Qualcuno parla di dumping, non ritenendo che i pur ampi volumi di vendita permettano sconti così consistenti. Ryanair, contattata al riguardo da Retail&Food, non si scompone. «Gli accordi relativi alla vendita dei prodotti a bordo non sono resi pubblici in quanto si tratta

di informazioni sensibili» dice il direttore della comunicazione, Stephen McNamara, sottolineando poi che «nell’anno finanziario 2008/2009 la percentuale delle vendite a bordo è stata di poco superiore al 20% ed è in crescita». La discussione sembra solo all’inizio. Fabrizio Patti

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dossierareediservizio

A cura di Andrea Penazzi

BRIANZA NORD, UN MALL AUTOSTRADALE

R

azionalizzazione degli spazi, tecnologia all’avanguardia per il risparmio energetico e numerosi servizi; poco margine, invece, per la fantasia e il design. Così si presenta la relativamente nuova area di sosta autostradale Brianza Nord ad insegna Autogrill, situata sull’A4 in direzione Milano tra i caselli di Agrate Brianza e Cambiago. La location è strategica poiché collocata sull’asse della tangenziale di Milano e sulla direttrice ovest-est di attraversamento della Pianura Padana, lungo il corridoio 5 Torino/Trieste. La struttura, di forma rettangolare su un solo livello estesa circa 2.600 mq, è stata inaugurata nel gennaio 2009 e fa parte della prima pattuglia di mall autostradali presenti in Italia. Essenziale nella linea e di tinta unita all’esterno, il big-box con la grande A nasconde all’interno i propri plus. L’ampio parcheggio, che conta anche 90 posti per i camion, rende facilmente accessibile la struttura, dotata di un’entrata sui lati corti e di un’uscita di sicurezza su ciascuno di quelli lunghi. Nell’area parking è presente una zona dedicata ai camperisti e, al momento della nostra visita (in data 30 maggio), erano in fase di installazione i pannelli fotovoltaici che serviranno da coperture per i parcheggi. Da sottolineare che davanti all’ingresso principale, sono situati i raccoglitori per la raccolta differenziata. Sul fronte opposto, invece, l’uscita e l’area oil sono collegate da una breve camminata coperta, mentre subito sulla destra, ancora all’interno della struttura principale ma con un ingresso esterno dedicato, si presenta lo shop Agip. All’interno del big-box la prima impressione è di essere in un vero e proprio mall commerciale. La galleria si sviluppa in lunghezza nella sezione centrale, sul lato destro (provenendo dall’ingresso principale) si snodano l’area ristorazione, quella giochi per bambini, il Punto Blu, il distributore automatico di prodotti parafarmaceutici (senza obbligo di assistenza da parte di un farmacista) e lo sportello bancomat del Credito Bergamasco. Sul lato sinistro sono ubicati il Market 24, i servizi igienici e l’infopoint con colonnina touchscreen di Autostrade per l’Italia. Sul fronte dell’offerta, l’area food è dotata di 3 casse, 8 punti di appoggio di diverse altezze ed è composta da uno snack-bar a insegna ACafé. I prodotti commercializzati sono quelli tipici proposti nel format autostradale dalla multinazionale con sede a

Milanofiori. La vetrina si estende per circa 5 metri lineari mentre il banco dedicato alla caffetteria misura 7/8 metri. L’offerta si completa con il ristorante selfservice a marchio Ciao. Inoltre ivi sono commercializzati i vini italiani e il pane. Bar e ristorante condividono le 128 sedute presenti nel mall, con evidente vantaggio per i clienti del bar che possono sedersi per consumare il cibo in maggiore relax. Il market 24 ospita le insegne ben visibili La Bottegaccia, dedicata alla gastronomia e alla territorialità, Paddock Line, con referenze ispirate alla MotoGP e alla Formula1, Disney, con dvd, libri e giocattoli, e il corner “Via con te”, pensato per i pendolari poiché raggruppa un'offerta di prodotti take away (tramezzino/snack/bibita) e take home (latte, baguette, yogurt, affettati). L’intera esposizione si sviluppa

Insegna area di servizio: Nome area di servizio e località:

attraverso isole, shop in shop e corner. Il market rappresenta, inoltre, un passaggio di transito e di uscita obbligatorio per il viaggiatore che ha parcheggiato davanti all’ingresso principale della struttura. Questo comporta una maggiore visibilità per i prodotti. La struttura si caratterizza, inoltre, per la dotazione tecnologica. Per migliorare la certificazione energetica tutta la pavimentazione è isolata con uno strato di polistirene posizionato sotto il pavimento. La galleria è dotata di una copertura a brie soleil che permette di regolare l'illuminazione interna naturale in funzione del grado di incidenza dei raggi solari. L'illuminazione interna artificiale viene attivata da un sensore in funzione dei lux (che indicano il livello di illuminazione) misurati nell'edificio. Grazie anche a questi accorgimenti Autogrill ha dichiarato un risparmio di circa 230.000 kWh all’anno tra riscaldamento e condizionamento. Inoltre sono stati installati dei pannelli solari per il riscaldamento dell'acqua calda sanitaria, che coprono il 50% delle necessità energetiche per questo fine. L’importo sostenuto per la realizzazione delle strutture volte a garantire il risparmio energetico è pari a circa 300.000 euro. Altrettanta attenzione, invece, non è stata data all’estetica. Il design, pur ricco di legno, rimane essenziale negli spazi interni, con una prevalenza di colori chiari specialmente nella galleria centrale. All’esterno, invece, il big-box appare un luogo chiuso, privo di vetrate sul fronte autostradale e senza linee ondulate che ne limitino visivamente l’impatto ambientale. I locali e i servizi igienici si presentano puliti. •

AUTOGRILL Brianza Nord, Caponago

STRUTTURA

A un livello, grandi dimensioni. Le coperture sono costituite da griglie che favoriscono e regolano l'irraggiamento di luce naturale nella passeggiata centrale. Al momento della visita, in data 30/5/2010, nel l'area parcheggio erano in fase di installazione gli impianti fotovoltaici.

MARKET

L'area Market 24 si articola in grandi dimensioni ed è illuminata con luce artificiale. La merceologia è esposta attraverso isole dedicate, corner e shop in shop che favoriscono la visibilita delle insegne, tra cui si annoverano La Bottegaccia, Paddock Line, Disney e "Via con te"

DESIGN

Nell'area ristorazione l'arredamento si contraddistingue per l'uso di legno e di lampade ricercate. I colori si articolano in un gioco di chiaroscuro che si sviluppa nella pavimentazione dell'area centrale (chiara) e di quelle laterali (scure), dove sono situati il market e parte delle sedute con tavolini. Gli spazi interni sono ben delineati. Imponente e squadrato, ma di poco appeal, l'esterno del big-box.

PARCHEGGIO

Il parcheggio è molto ampio e si sviluppa su tutti i lati della struttura. Ai camion sono dedicati 90 posti.

OFFERTA

L'offerta di ristorazione si divide in due aree: quella bar ad insegna Acafé e quella ristorante-selfservice con brand Ciao. Le sedute, in totale 128, sono in comune. L'area food si completa con la vendita di pane e vini. Il market presenta un corner dedicato ai prodotti food territoriali e referenze non food in prevalenza di abbigliamento sportivo e giocattoli.

SERVIZI

I servizi sono un valore aggiunto: all'interno è presente un infopoint di Autostrade per l'Italia, un Punto Blu, uno sportello bancomat del Credito Bergamasco, un distributore automatico con prodotti di para farmacia, un'area gioco per bambini non custodita. All'esterno è pre sente un'area per camperisti.

VARIE

Bagni numerosi dotati di docce e fasciatoio, pulizia discreta, impianto di aerazione presente. Musica filodiffusa. Accessibilità ottima con collegamento coperto all'area oil Agip. Telecamere interne ed esterne, quest'ultime collegate a schermi lcd posizionati in galleria che tra smettono live.

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international LINGOTTI D’ORO NEL VENDING PER LO SCEICCO

Gold to go, come a dire prendi l’oro e vai. L’ultima frontiera delle vendingmachine ha un nome che dice tutto e ha trovato la sua collocazione ideale nell’emirato dei nababbi Abu Dhabi. Semplice il concetto: con contanti o carta di credito si possono prelevare dal distributore lingotti d’oro, da dieci grammi e dal costo di alcune centinaia di euro, variabile in base alle quotazioni. Ma in vendita ci sono anche monete d’oro personalizzabili e altri 320 prodotti. «I clienti non resistono alla tentazione di usarla» dice Thomas Geissler, l’inventore tedesco della vendingmachine, che già l’aveva sperimentata in patria.

duty free world

By Kevin Rozario - London

2010: What’s in store? 2010: cosa c'è in serbo? How quickly things can change. In May, many brands with an airport presence were reporting strong double-digit rebounds in sales growth for the first quarter – confidence was back. Of course, rebounding from the first quarter in 2009 was not hard: it was one of the worst periods for travel retail sales since the turn of the century so even a mediocre performance in the same months in 2010 should have shown a positive result. However, should brands and airport retailers be so upbeat? A second ash cloud, as we reported in the last issue, again caused disruption in Europe in May – fortunately just for a day or so compared to the six-day shutdown in April. But even if Iceland’s volcanoes take a nap, Europe’s economic woes are threatening to dampen a recovery. Austerity measures announced in many markets including the UK, Spain and Greece will surely affect travel plans.

Quanto possono cambiare velocemente le cose. A maggio molti marchi con una presenza aeroportuale stavano registrando un forte rimbalzo con crescita a doppia cifra delle vendite nel primo trimestre – la fiducia era tornata. Naturalmente, il rimbalzo rispetto al primo trimestre del 2009 non era solido: quello era stato uno dei peggiori periodi per il travel retail dal cambio di secolo, quindi perfino una performance mediocre negli stessi mesi del 2010 avrebbe dovuto mettere in mostra un risultato positivo. Comunque, i marchi dovevano essere così ottimisti? Una seconda nube di polvere, come abbiamo scritto nell’ultimo numero, ha causato ancora uno sconvolgimento in Europa a maggio – fortunatamente solo per un giorno in confronto ai sei di sospensione di aprile. Ma anche se il vulcano islandese si è fatto un pisolino, le tribolazioni economiche dell’Europa stanno minacciando di smorzare la ripresa. Le misure di austerità annunciate in molti mercati compresi il Regno Unito, la Spagna e la Grecia colpiranno sicuramente le piani-

London-based aviation analyst Air4casts says that while it expects overall global growth for international passengers to reach +4.2% for the year, regional variations will be stark. Europe’s growth averages out at just +1.2% much of which will come from markets such as Turkey, where Istanbul airport’s passenger numbers rose by +16.5% in March, more than double the European average, according to ACI Europe. And in April, the airport also saw positive growth of +2.6% in a month when European passenger numbers crashed by 13.5%. North America is on course do slightly better at +2.2% growth for international passengers, but it will showing an overall decline of -0.1% when including domestic passengers due to sluggish demand from a still wary American public. The winners in 2010 will be Asia Pacific and the Middle East; no different to 2009. International travel is set to soar +10.2% and +12.4% respectively with almost every hub in both regions seeing double-digit increases. Meanwhile the regions of Africa and Latin America will pull out respectable growth of +5.3% and +6.6% respectively. The forecasts show that aviation in 2010 is polarising fast. The east is now fast outgrowing the west, and the pattern looks set to stay.

ficazioni di viaggi. L’analista di Londra Air4casts dice che mentre si aspetta che la crescita globale complessiva per i passeggeri internazionali tocchi il +4,2% per quest’anno, le variazioni regionali saranno totali. La crescita dell’Europa si attesterà in media ad appena l’1,2%, gran parte della quale arriverà da mercati come la Turchia, dove i numeri dei passeggeri dell’aeroporto di Istanbul sono saliti del 16,5% a marzo, più del doppio della media europea, secondo Aci Europe. E in aprile l’aeroporto ha anche visto una crescita del 2,6% nel mese quando i numeri dei passeggeri in Europa precipitavano del 13,5 per cento. Il Nord America si avvia a fare leggermente meglio con una crescita del 2,2% per i passeggeri internazionali, ma mostrerà un declino complessivo dello 0,1% includendo i passeggeri domestici, a causa della domanda pigra da parte di un pubblico americano ancora cauto. I vincitori nel 2010 saranno l’Asia Pacifico e il Medio Oriente; niente di nuovo rispetto al 2009. I viaggi internazionali sono destinati a salire del 10,2% e del 12,4% rispettivamente con quasi ogni hub in entrambe le regioni che vedrà incrementi a doppia cifra. Nel frattempo le regioni dell’Africa e dell’America Latina metteranno a segno una crescita rispettabile del 5,3% e del 6,6% rispettivamente. Le previsioni mostrano che l’aviazione nel 2010 si sta velocemente polarizzando. L’est è ora veloce e sta superando l’occidente e lo schema appare destinato a restare tale.

AL FOX TOWN ARRIVA ANCHE TOPOLINO

Sono Gianfranco Ferrè, Patrizia Pepe, Harmont&Blaine, Alberto Guardiani e il primo outlet di Walt Disney intimo, dedicato ai bambini, i nuovi marchi arrivati nel Fox Town di Mendrisio. Il foc, che ha un omologo anche a Shanghai, arriva così a 160 punti vendita in rappresentanza di 250 brand.

ORA CHIAMATEMI EDENRED

Nuovo nome e nuovo logo per Accor Services, che d’ora in poi sarà noto come Edenred. L’iniziativa rientra nell’ambito del progetto di separazione del gruppo Accor nei due rami alberghiero e servizi prepagati. Edenred si occuperà di questi ultimi, attività di cui è leader mondiale, essendo presente in 40 Paesi con marchi quali Ticket Restaurant, Ticket Alimentation, Tichet Cesu, Childcare Vouchers, Ticket Care e svariati altri. Le persone servite quotidianamente sono 33 milioni, le aziende e gli enti 500mila e gli esercizi affiliati 1,2 milioni. Nel 2009 la società ha emesso buoni per 12,4 miliardi di euro, di cui oltre la metà nei paesi emergenti.

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UNA NOTTE A HEATHROW PER CHI VOLA DELTA N

el terminal 4 dell’aeroporto di Heathrow i passeggeri della classe business di Delta dormono gratis. Non in un albergo dei paraggi ma proprio all’interno dello scalo, per la precisione nel livello mezzanino, area landside. La compagnia ha infatti stretto un accordo con Yotel, la società che gestisce tre micro-hotel all’interno degli scali di Gatwick, Amsterdam Schiphol e, appunto Heathrow. Beneficiari dell’intesa sono i viaggiatori della classe Business Elite (e a certe condizioni anche altre classi premium) che arrivano da Atlanta, New York, Minneapolis e Detroit. Aperto per la prima volta a Gatwick nel 2007, lo Yotel è una cabina grande abbastanza da contenere un letto (due nella versione twin), un bagno con doc-

cia e una tv. Il wi-fi è gratuito. A quando un loro arrivo nel nostro Paese? Secondo quanto riportato a Retail & Food da Jo Berrington, direttore marketing della società, «abbiamo guardato in Italia, e il nostro team di sviluppo ha parlato tempo fa con Milano. Sono sicura che un giorno questa sarà una possibilità». Fuori dall’Italia, continua, «ci piacerebbe anche aprire nei principali hub europei come Parigi, Francoforte, Madrid e naturalmente stiamo guardando i grandi hub e aeroporti di trasferimento negli Stati Uniti. Vorremmo anche aprire una serie di hotel nei centri città sia in Europa che negli Usa. Contiamo di avere novità entro il 2010».

BORDEAUX, APRE IL TERMINAL ZAINO IN SPALLA

IL FRANCHISEE SI CERCA SUL SOCIAL NETWORK

Dopo gli aerei, anche gli aeroporti diventano “no frills”. È il caso del nuovo terminal dell’aeroporto di Bordeaux Mermignac, dedicato al 100% al low cost. L’imbarco e lo sbarco dei passeggeri avviene a piedi (cosa in qualche caso preferibile alle snervanti attese sui bus), i bagagli sono consegnati appena scesi dagli aeromobili, c’è un’ampia area di self check-in, non ci sono navette e tapis roulant. Lo scalo assicura costi inferiori del 30% rispetto agli aeroporti tradizionali, così come in precedenza avevano fatto i terminal di Lione e Marsiglia. Entro il 2015 dal terminal, chiamato Bordeaux Illico o più amichevolmente Billi, dovrebbe transitare un milione di passeggeri e già oggi sono otto le compagnie tra low cost e low fare che da qui partono. Questa trasformazione nasce anche dall’esigenza di recuperare traffico a seguito della concorrenza agguerrita del treno ad alta velocità verso Parigi.

Dai contatti dei classici portali web e dalle fiere del franchising arrivavano sempre meno opportunità o potenziali affiliati qualificati. Così la Trufoods Llc di New York, che gestisce diversi marchi della ristorazione come Wall Street Deli e Pudgie’s Famous Chicken, ha deciso di spostare la sua ricerca di franchisee. Pare con buoni risultati, anche se la maggior parte degli interessati è disponibile a investire non più di 50mila dollari. Troppo pochi, perché il meno caro dei format, Pudgie’s, ne richiede almeno 75mila e Wall Street Deli’s parte da 300mila.

OTTIMISMO 2/ LA IATA VEDE PROFITTI

OTTIMISMO 1/ GOOD VIBRATIONS PER IL LUSSO

Al recente Reuters Summit è emerso un segnale di speranza: il lusso, nelle previsioni degli analisti, avrà un andamento migliore dell’indice Msci World e dell’Msci Consumer discretionary. A sostenere il comparto ci penseranno la crescita della domanda in Cina, l’euro debole e la ripresa degli Usa. In particolare, dopo il tonfo del 22% nel 2009, dovrebbe riprendersi soprattutto l’orologeria.

Giovanni Bisignani, dg e ceo di Iata

L’associazione internazionale delle compagnie aree, Iata, si aspetta che nel 2010 a livello globale ci saranno per i vettori profitti per 2,5 miliardi di dollari. La previsione di marzo, peraltro prima dell’eruzione del vulcano islandese, era invece di una perdita di 2,8 miliardi. I ricavi dovrebbero crescere a 545 miliardi di dollari, rispetto ai 483 del 2009, comunque sotto i 564 del 2008. Saranno in crescita tutte le aree mondiali, soprattutto Asia Pacifico (+7%) e Medio Oriente (+4,3%), mentre l’Europa, pur con ricavi in salita dello 0,9%, avrà una perdita di 2,8 miliardi di dollari. Nel clima di ripresa asiatica va quindi letto l’accordo straordinario che ha visto protagonista la compagnia Emirates. Il vettore con base a Dubai ha infatti aumentato di 32 unità gli ordini dell’Airbus A380, portando le richieste totali per i superjumbo a 90. L’ordine aggiuntivo ha un valore di 11,5 miliardi di dollari.

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international LO SWISS SHOP DAL WEB A ZURIGO

A vendere gli immancabili orologi e altri gadget come le borse da viaggio e i modellini di aerei finora la Swiss International Air Lines ci aveva pensato solo su internet. Dallo scorso 10 giugno, però, ha aperto un spazio reale, chiamato Swiss Shop, nel terminal 1 dell’aeroporto di Zurigo. Nei 60 metri quadrati del punto vendita si può pagare sia in franchi svizzeri sia con miglia premio di Miles & More. Recentemente la Lufthansa aveva aperto un negozio simile a Francoforte.

FAUCHON, IL CIBO DI LUSSO SI ACCOMODA A CHANGI

Da agosto aprirà nel noto aeroporto di Singapore Changi (azionista anche di Gemina e quindi di Aeroporti di Roma) un punto vendita di Fauchon Paris – Le Bar à Caviar. Sarà gestito per tre anni dalla società di Singapore Saji Bumi’s, azienda che ha di recente annunciato un’analoga apertura anche nell’aeroporto internazionale di Kuala Lumpur, nella tarda estate. Regno del cibo francese di alta qualità, Fauchon è stata fondata a Parigi nel 1881 e ora offre i propri prodotti in 450 location in 41 Paesi. Lo spazio di Changi sarà ampio 116 metri quadrati e consisterà in una sorta di cubo con scaffali e un bancone su un lato, circondato da tavolini e una trentina di sedute.

SVELATI I VINCITORI NEL T1 DI HONG KONG

La gara per la ristorazione nella hall orientale dell’aeroporto internazionale di Hong Kong (Hkia) ha dato il suo responso: Pizza Express e McDonald’s-McCafe sono i marchi più noti, accanto ai quali ci sono altri otto nomi, da Tasty Congee & Noodles Wantun Shop ad Ajisen Ramen & Saboten. Nella gara sono stati assegnati anche tre unità di servizi e otto “shopping retailers”, tra cui spiccano i nomi di Zara, Bose e Tonino Lamborghini.

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AEROPORTO DI BRATISLAVA, APERTURA ALL’ITALIANA I

naugurato dal primo ministro slovacco, Rober Fico, il nuovo terminal dell’aeroporto di Bratislava. Costata 96 milioni di euro, compresa la nuova pista di decollo e le strade di interconnessione, la struttura è stata finanziata con soldi pubblici dopo lo stop alla privatizzazione deciso dallo stesso Fico (che se ne è detto orgoglioso) quattro anni fa. Qualcosa, però, non va. Come sottolinea il sito La voce della Slovacchia, infatti, il nuovo terminal è ancora sprovvisto dei servizi di ristoro, a parte un bar della Aircatering, società dell’imprenditore Vladimir Poor che sarebbe legato al partito di governo. Per ora vola inoltre una sola compagnia aerea, la Danube Wings, di cui uno dei direttori esecutivi è parente di Poor. Infine, pare che l’apertura sia stata effettuata prematuramente, ufficialmente per fare un test prima della stagione turistica, secondo altri per motivi elettorali. Dopo la realizzazione della nuova ala, ora partirà la ristrutturazione del vecchio terminal. Tra 12 mesi la capienza complessiva passerà da 3,5 a 5 milioni di passeggeri.

A NIZZA DEBUTTA LA NUOVA VESTE DI AELIA

Il terminal 2 dell’aeroporto di Nizza ha visto l’apertura di tre nuovi punti vendita duty free gestiti dal travel retailer francese Aelia. Si tratta di due negozi da 225 e 15 metri quadrati che hanno sostituito un precedente store di Dufry. E, soprattutto, di uno shop tutto nuovo da 220 metri quadrati che rappresenta il primo punto vendita del nuovo brand Aelia Duty Free. La prossima apertura avverrà nella seconda metà del 2010 nello scalo di Praga Ruzyne. A caratterizzarlo sono delle zone di colore diverso per ogni categoria, una segnaletica chiara e spazi interattivi per le promozioni, soprattutto di profumi. Aelia, che ha preso la concessione per i liquori, il tabacco e la cosmesi nel dicembre 2009 sostituendo Dufry, era già presente da tempo al terminal 1, dove nel 2010 ha operato una serie di ammodernamenti di spazi.

MENO CODE A LOS ANGELES

Completata la ristrutturazione del Tom Bradley International Terminal nell’aeroporto di Los Angeles, il più grande intervento nello scalo californiano dal 1984. Costata 737 milioni di dollari, 18 in meno del budget previsto, l’operazione è consistita in una serie di accorgimenti che ridurranno i tempi di attesa per i viaggiatori. Sono stati infatti rinnovati i banchi check-in e gli atri per i viaggiatori, i corridoi agli arrivi, i bagni e i nastri trasportatori per la riconsegna dei bagagli. Tra gli altri interventi, sono stati installati nuovi display, cambiati i sistemi di screening dei bagagli e rimodellati i gate di imbarco, due dei quali predisposti per accedere ai giganti del cielo Airbus A380 e Boeing 787 Dreamliner. È stata migliorata anche l’accessibilità per i disabili e dal punto di vista energetico il terminal ha ottenuto l’esigente certificazione Silver Leed-Eb, la prima data a un progetto di restyling aeroportuale.

A MANCHESTER LA PRIMA CONFERENZA FAB

Si terrà dal 5 al 7 settembre la prima manifestazione Airport Food & Beverage (Fab) Conference and Awards, organizzata dalla rivista Moodie Report e ospitata all’aeroporto di Manchester. L’iniziativa viene presentata dagli organizzatori come un evento che porterà «la crème de la crème dei manager globali del food&beverage aeroportuale» con interventi di alto livello. Si inizia, come tradizione in questi casi, con un cocktail di benvenuto il giorno 5, mentre il 6, durante la cena di gala al Manchester Airport Concorde Conference Centre saranno assegnati anche gli Airport Fab Awards.

ZARA E H&M, CORSA SENZA OSTACOLI

Come anticipato su Retail&Food di giugno, i giganti del fast fashion H&M e Zara sono emblemi della ripresa del fast fashion. Il gruppo Inditex, di cui fa parte l’insegna Zara, ha chiuso il primo trimestre 2010 con 2,67 miliardi di euro di ricavi, il 14% in più dello stesso periodo del 2009. Nei tre mesi, durante i quali sono stati aperti 98 negozi in 29 paesi, l’utile netto è passato da 184 a 301 milioni (+63%). Tra le prossime aperture ce ne sono due in India, a Mumbai nel Palladium Mall e a New Dehli nel Dfl Promenade Vasant Kunj Mall. H&M invece debutterà a novembre in Turchia, nel Forum Istanbul, il maggiore centro commerciale del paese, dopo aver fatto il proprio ingresso a febbraio in Corea e a marzo in Israele (Tel Aviv e Gerusalemme). Ma la vera apertura da Guinness sarà negli Stati Uniti: all’interno del “The Forum Shops at Caesars” di Las Vegas sarà infatti inaugurato in autunno un punto vendita da 5.500 metri quadrati (60mila piedi quadrati) su tre livelli. L’operazione rientra in un ulteriore ampliamento del grande shopping center.


›stazionario MEDIE STAZIONI, IL FORMAT È PIÙ FLESSIBILE

Negozi tradizionali e temporary store: prosegue su questo doppio binario lo sviluppo del retail nelle medie stazioni italiane. Sul primo fronte, nello scorso mese di giugno sono state inaugurate tre parafarmacie a brand Trenipharma, rispettivamente a Savona, Gallarate e Pavia, le prime di una serie prevista nei prossimi mesi nel nord e nel centro Italia. Nel settore abbigliamento ha aperto i battenti presso il terminal di Milano Porta Garibaldi il punto vendita Allegra.

BODY SCANNER IN STAZIONE? SCURE SUL RETAIL

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gni giorno le maggiori stazioni italiane sono attraversate da centinaia di migliaia di viaggiatori, flussi continui sui quali puntano i gestori dei terminal per svilupparvi delle vere e proprie gallerie commerciali. Cosa succederebbe se questi mall, talvolta appena ristrutturati dopo anni di lavori e milioni di euro spesi, fossero spaccati a metà da barriere di body scanner in stile aeroporto? Nel caso il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, desse concretezza alle recenti dichiarazioni con cui ha espresso la volontà di installare body scanner in tutte le stazioni italiane per migliorare la lotta al terrorismo, in un sol colpo i terminal verrebbero spezzati in due aree distinte: in aeroporto sono definite land-side (quella prima dei controlli) e air-side (quella dopo i controlli). L’effetto sarebbe probabilmente quello di penalizzare gli esercizi commerciali posti dopo i controllo di sicurezza:

Nell’ambito dei negozi temporanei, il marchio Zippo Fashion ha aperto a Udine il proprio secondo negozio (il primo era stato a Vicenza), per il quale è prevista un’attività di 5 mesi a partire da giugno. Stessa formula per lo shop di accessori Fragole, attivato a Gallarate a inizio giugno e destinato a essere operativo per 6 mesi. Dalle recenti alle prossime aperture, entro settembre dovrebbe essere avviato l’autonoleggio Eurocar presso la stazione di Lecce, mentre altri due temporary store saranno attivi per la durata di tre mesi negli scali di Parma e Trieste, entrambi con il marchio di abbigliamento Life is Good. Dato il successo che sta riscuotendo il Circuito “T”, Centostazioni ha avviato per i potenziali partner un servizio dedicato alle richieste per aperture di temporary shop.

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cosa succederebbe se l’area “air-side” fosse interdetta alle persone sprovviste di biglietto? E se buona parte dei viaggiatori aspettasse di salire a bordo dei convogli nella cosiddetta area sterile – dopo i controlli – come capita negli aeroporti? Presumibilmente sarebbero svuotate le aree posizionate prima dei body scanner. Ci sarebbero, insomma, location parzialmente privilegiate e altre fortemente penalizzate, che non giustificherebbero più gli investimenti già profusi o in procinto di essere affrontati dai retailer. I tempi per conoscere gli eventuali sviluppi sono piuttosto brevi, entro luglio sarà completata la fase di sperimentazione dei body scanner attualmente installati negli aeroporti di Roma, Milano e Venezia. Se saranno promossi si aprirà il capitolo delle stazioni. Auspichiamo che da parte del Governo prevalga una sana ragionevolezza rispetto all'isteria da sicurezza. •

GRANDI STAZIONI, MORETTI STRIGLIA BATTAGGIA

I

panni sporchi si lavano in famiglia, anche in casa Ferrovie dello Stato, ma ormai i ritardi nell’opera di ammodernamento delle grandi stazioni sono sotto gli occhi dell’opinione pubblica. Dopo interrogazioni parlamentari (come quella a inizio giugno proposta dall’onorevole Giampiero De Toni dell’Italia dei Valori) e ispezioni condotte dai tecnici del ministero delle Infrastrutture (come pubblica L’Espresso in data 10 giugno), anche l’amministratore delegato di FS, Mauro Moretti, avrebbe perso la pazienza e inviato una lettera in data 13 maggio destinata all’Ad di Grandi Stazioni, Fabio Battaggia. «La società non appare presidiare adeguatamente il processo di pianificazione e controllo investimenti», riporta tra virgolette lo stesso periodico, ed è necessario, secondo Moretti, «attivare ogni azione necessaria per recuperare il gap». Sul fronte dell’apertura dei negozi le maggiori aspettative sono concentrate, almeno per Milano Centrale, sulla seconda metà dell’anno, quando dovrebbe aprire il blocco legato alla ristorazione (tra cui McDonad’s, vedi intervista in pagina a Gruppo Cremonini, e Burger King) e altri punti vendita tra cui quello di LaFeltrinelli. Tuttavia

al momento non sono indicati dei tempi precisi, come ammettono gli stessi diretti interessati. Nel frattempo però in Centrale – come viene chiamata dai milanesi – si comincia a respirare un'aria diversa e l'impatto delle nuove aperture comincia ad essere positivamente notato. Ancora uno sforzo e ci siamo. •


BILANCIO CENTOSTAZIONI, CRESCONO LE LOCAZIONI

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li investimenti relativi all’ammodernamento del circuito e delle relative aree retail&food danno risultati positivi. È quanto emerge dal bilancio 2009 di Centostazioni. Per capire la portata di questi interventi, i lavori eseguiti fino al 31 dicembre 2009 hanno interessato un totale di 74 stazioni di cui 68 completamente gestite da Centostazioni, per un investimento pari a 136,6 milioni di euro, dei quali 81,7 a carico di Rfi (per la messa a norma e manutenzione straordinaria) e i rimanenti 54,9 stanziati da Centostazioni (per la valorizzazione commerciale). Il conto economico dell’azienda che gestisce le 113 medie stazioni italiane, relativo all’esercizio 2009, presenta nella voce “Ricavi operativi” un significativo +4%, per un totale di quasi 73 milioni di euro, mentre il risultato netto sale del 22%, per un importo complessivo poco superiore ai 7,6 milioni di euro. Di particolare rilevanza è la sezione riferita ai “Ricavi delle vendite e prestazioni”. Sui 69,1 milioni di euro di ricavi per servizi, 32,8 sono imputabili alla voce “corrispettivi sfruttamento economico stazioni” (+2.578.000 rispetto al 2008) ed è importante segnalare anche l’andamento positivo degli introiti pubblicitari, saliti di oltre 1,2 milioni di euro, per un totale di circa 3,2 milioni. Entrando nel merito di questi numeri: l’aumento dei 2,578 milioni di euro è imputabile alla progressiva entrata a regime di spazi commercializzati nell’anno precedente, ai rinnovi di contratti in scadenza, alle

nuove contrattualizzazioni e ad alcune rinegoziazioni di spazi. Andando ad analizzare i sopra citati 32,8 milioni di euro: 12,2 milioni derivano da locazioni degli spazi verso le società del Gruppo FS e 20,6 milioni da locazioni verso terzi nei settori food & beverage e non food aggregati. Volendo disaggregarli, il dato relativo al food & beverage è pari a 9,9 milioni di euro circa, di cui oltre 8 milioni derivanti dal food & beverage tradizionale e 1,9 milioni dal vending (distributori automatici). •

Retail Station

Gruppo Cremonini Presente in 27 stazioni del circuito Centostazioni e in nove scali di Grandi Stazioni, per un totale di oltre 150 punti vendita con i marchi Chef Express, Mokà e Mr. Panino, Gruppo Cremonini gestisce anche una dozzina di ristoranti McDonald’s nel target delle stazioni. Inoltre è attivo in alcuni scali di Federservizi, delle Ferrovie Nord di Milano e nelle autostazioni di Roma Tiburtina e L’Aquila. In qualità di operatore di riferimento nel settore food service all’interno dei terminal ferroviari e in vista delle prossime aperture, abbiamo intervistato l’amministratore delegato Cremonini spa divisione ristorazione, Valentino Fabbian. Dove e quando saranno le prossime aperture all’interno delle stazioni? Entro l’anno inaugureremo il nuovo bar caffetteria nella stazione di Messina a marchio Chef Express e tre punti rilevanti nella rinnovata Milano Centrale. Nel terminal meneghino abbiamo una superficie di 900 mq, dove, a fianco di un classico bar Chef Express, apriremo un McDonald’s e una steakhouse a marchio Roadhouse Grill. Questa è una novità perché l’unico locale di questa catena specializzata in carni alla griglia aperto in una stazione si trova a Roma Termini. Inoltre a Napoli apriremo a breve un chiosco Chef Express nella stazione sotterranea di Piazza Garibaldi, e più avanti inaugureremo un bar, a marchio Mokà, nella stazione superiore. A dieci anni circa dall’inaugurazione di Termini ristrutturata, quali sono le vostre performance in quello scalo? Roma rimane al momento un caso di grande successo. La nostra crescita, a parità di perimetro, dal 2000 supera il 30 per cento. Considerando l’aumento notevole dell’offerta e dei marchi in concorrenza, possiamo stimare che il fatturato complessivo nella ristorazione sia aumentato di cinque volte dalla data della ristrutturazione. Nel 2009 il nostro fatturato ha raggiunto i venti milioni di euro. Quali sono i vostri obiettivi nelle altre grandi stazioni in cui

vi apprestate a entrare? Puntiamo al giusto equilibrio tra le potenzialità di un format, la sua collocazione all’interno della stazione, e le condizioni economiche del contratto di affitto e della sua durata. A Milano Centrale, per esempio, prevediamo un fatturato complessivo di circa cinque milioni di euro annui con i tre format previsti. Come si presentano i costi di locazione nelle grandi e nelle medie stazioni? Riteniamo che la formula ideale, vantaggiosa sia per gli operatori che per i concessionari, resti il riferimento alla percentuale sul fatturato realizzato. Oggi si sta diffondendo anche una nuova formula che prevede un minimo garantito, oltre a una fee di ingresso. Ora, è evidente che queste condizioni sono molto rigide e, soprattutto in una fase di rallentamento dei consumi, rischiano di diventare proibitive per gli operatori. Inoltre Roma Termini rimane un unicum, per cui è molto difficile replicare le stesse condizioni in altre stazioni e penso che le lentezze nelle aperture a Milano Centrale lo confermino. Sinceramente, capisco i motivi che spingono i concessionari verso il minimo garantito, ma senza una fase di espansione nell’economia si rischia di azzoppare gli operatori.

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›stazionario Trenitalia sfida i concorrenti, interni ed europei

MORETTI PRESENTA IL TRENO DEI DESIDERI R iacquistare credibilità presso i viaggiatori e una decisa apertura all’Europa. Questa la strategia per la stagione estiva del Gruppo Fs. E’ l’amministratore delegato Mauro Moretti ad illustrare con padronanza la miriade di nuove promozioni, “un omaggio all’Italia per riqualificare la sua offerta di turismo di fascia alta”. La ricetta anticrisi di Ferrovie dello Stato per l’estate 2010 guarda ai giovani e alle famiglie, proponendo fino al 30 settembre viaggi a prezzi ribassati su Frecciarossa, Frecciargento e sui treni a media e lunga percorrenza. Si va dal milione e centomila posti al mese in promozione (ma solo la metà sulle Frecce), ai biglietti gratis per i bambini fino a 12 anni (offerta limitata a seconda di treno, classe e giorno), dai biglietti a 19 euro su 12 rotte di Frecciarossa e Frecciargento (in seconda classe) alle promozioni a 39 euro su 11 collegamenti di alta velocità. Con dei biglietti in offerta a 25 euro riapre nella seconda settimana di giugno la Roma-Bari, dove è stato ripristinato il binario interrotto dalla frana di Montaguto, costata fra perdite e lavori 15 milioni di euro. «Non sono offerte civetta», assicura l’ad, confortato dal responsabile commerciale delle Frecce, Gianfranco Battisti. Da luglio inizia lo sviluppo di una nuova piattaforma di prenotazioni e acquisto, frutto di un accordo fra IBM e Fs, con la quale sarà più facile trovare la tariffa più conveniente direttamente sul web. In stazione maggiore accoglienza: a Roma Termini sono già stati installati i nuovi self service per comprare i biglietti, assistiti dal personale Fs. E poi ci sono gli accordi con Maggiore per macchine a nolo a tariffe scontate e con Lauro per biglietti integrati treno/aliscafo per Ischia e Sorrento. E ancora carte di fedeltà (Cartafreccia conta un milione e duecentomila fidelizzati), il carnet compri 10 e paghi 8 e gli immancabili social network: Twitter, Flickr e YouTube, con un canale dedicato. Arriva pure l’Ipad, con l’applicazione Prontotreno disponibile da luglio. Le ferrovie tentano di rifarsi una reputazione all’insegna del low cost griffato, che fa tanto fashion victim, un po’ meno pendolare. Cresce la domanda. Il volume di passeggeri rispetto al 2009 è cresciuto del 22% sulla Roma-Milano e del 30% sulla Milano-Napoli, raggiungendo i 21 milioni di viaggiatori su Frecciarossa e Frecciargento dal 2009 a oggi, di cui 8 milioni nei primi mesi del 2010. Nove clienti su dieci sembrerebbero soddisfatti delle Frecce e otto su dieci della loro puntualità, secondo i rilevamenti del customer satisfaction di Fs. Cresce l’offerta. Una nuova rotta Bolzano-Roma (via Verona-Bologna), per fare l’andata e ritorno in giornata e significativi potenziamenti sulla Torino-Milano, sulla Torino-Napoli e sulla Roma-Venezia. Qui la concorrenza è con l’aereo e la partita che si gioca è determinante. Sulla Milano-Roma saranno 68 i Frecciarossa, di cui 28 no stop, e 35 quelli Milano-Napoli.

L'Alta Velocità in 4 classi Cresce la flotta dell’alta velocità. In arrivo entro l’estate altri Frecciargento della serie 600, a regime saranno 19, che si aggiungeranno ai 29 della seria 400 e ai 60 Frecciarossa: 108 treni in servizio in tutto sui circa 1.000 chilometri di linee veloci italiane. Una flotta che a breve sbarcherà in Europa. «Un’impresa come questa per vivere è svilupparsi non può che aggredire il mercato europeo», afferma Moretti. «Nel nostro futuro - ribadisce - non ci sono solo i confini nazionali. Chi resta nei confini, chi difende i confini non ha speranza». L’Europa è per il Gruppo

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Fs l’approdo immediato sul quale si sta ragionando. «Possiamo misurarci con i nostri concorrenti prima in Europa Centrale e poi nel Nord Europa. Prima dell’estate ci saranno importanti sorprese», annuncia l’ingegnere. Nell’ottica di una conquista del mercato europeo rientra la commessa per la fornitura di 50 ETR 1000, i treni ad altissima velocità di nuova concezione, in grado di viaggiare a 400 chilometri orari sulle linee attualmente limitate a 300 km/h. Alla gara, il cui valore è di circa 1,2 miliardi di euro, hanno partecipato un consorzio Ansaldo Breda-Bombardier e la francese Alstom. «La gara è un grande successo: su cinque aziende mondiali tre sono dentro. Questa è vera concorrenza, i partecipanti sono il 70% della conoscenza ferroviaria mondiale» assicura Moretti. «Possiamo dire che la nostra sollecitazione con le specifiche tecniche e funzionali ha funzionato. Ora contiamo di avere il miglior treno del mondo». Non si conosce il vincitore ma si conoscono i tempi di realizzazione. 300 giorni per il prototipo, a partire dall’affidamento che avverrà entro luglio di quest’anno. Bisognerà poi contare circa 15 mesi per il completamento della flotta, con la consegna in media di 3 treni al mese. L’ETR 1000 prevede quattro classi o livelli di servizio, da quello base all’executive, con due livelli intermedi appositamente concepiti per la clientela business. Un modello di offerta sul quale potrebbe orientarsi anche il concorrente debuttante, la NTV di Luca Cordero di Montezemolo e soci. Il cliente ideale per il Gruppo Fs è chi viaggia per affari. E’ il segmento attorno al quale ruotano le scelte aziendali e sul quale l’azienda ha la massima autonomia. Per la rete degli Intercity Fs agisce di concerto con il Ministero dei Trasporti e per i treni regionali media addirittura con le Regioni, ricorda l’Ad uscente Mauro Moretti. «Sul Consiglio d’amministrazione non ci sono novità dice -. E’ un problema dell’azionista che in questi giorni ha altro a cui pensare e ha visibili problemi, diversi dalle Fs come la manovra». Non comunica dati di bilancio a nome di un Cda uscente il Cavalier Moretti, ma alla vigilia della semestrale assicura che i conti sono a posto. Nessuna notizia nemmeno per quanto riguarda l'attesa rivoluzione dei servizi di ristorazione a bordo treno, tra chioschi e vassoi in stile aereo. Per ora viaggiano solo ipotesi e rumors. Adolfo Marino


›ai ferry porti ROYAL CARIBBEAN VERSO MARINA DI CARRARA

La Versilia: terra dal forte richiamo turistico. Questo avrà pensato il vicepresidente di Royal Caribbean, John Terleck, in visita a Marina di

PORTI, SALPANO I PROGETTI DI AMPLIAMENTO I l ritardo infrastrutturale che contraddistingue il sistema portuale italiano rispetto a quello del nord Europa è risaputo, ma qualcosa si muove. Proprio su questo fronte, infatti, alcuni passi importanti si stanno compiendo in realtà di primo piano come i porti di Trieste, Genova, Livorno, Ancona e Napoli. Questa lista riguarda gli ultimi casi emersi in cronaca, ma sono numerosi i progetti in essere che riguardano altri siti del nostro Paese. Il potenziamento e l’ammodernamento degli scali sono le

dell’edificio Hennebique e il completamento del progetto di Ponte Parodi. Scendendo di latitudine, sul mar Tirreno, sta prendendo forma il progetto di variante al piano regolatore del porto di Livorno, presentato qualche mese fa agli uffici del Comune. L’obiettivo è quello di razionalizzare le aree portuali delle banchine e degli spazi. In particolare si vuole separare in modo marcato quelle che saranno le zone dedicate alle crociere e ai passeggeri. Proprio sul

condizioni sine qua non per lo sviluppo non solo dei traffici marittimi ma anche dei servizi. Nel merito dei casi citati, lo scorso 21 maggio il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, riunitosi a Roma presso il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, ha espresso all’unanimità il parere favorevole al nuovo Piano Regolatore del Porto di Trieste. Intervistato a margine dell’incontro, il presidente dell’Autorità portuale di Trieste, Claudio Boniciolli, ha parlato di «una svolta epocale per il Porto, che, dopo 53 anni, vede operativo un piano di sviluppo fondamentale». Il progetto, che definisce l’espansione e la razionalizzazione delle aree, avrà un costo indicativo compreso tra 1 e 1,5 miliardi di euro. Tuttavia l’iter prevede ancora la Valutazione di impatto ambientale, per la quale sono necessari 3-4 mesi (agostosettembre, ndr). Dal Friuli-Venezia Giulia alla Liguria, nella seconda metà di maggio sono ufficialmente iniziati i lavori per la rettifica di Ponte dei Mille, che porteranno la banchina dove sbarcano i crocieristi alla lunghezza di 340 metri. L’opera, dal costo di 11,5 milioni di euro, è collegata a un piano di dragaggi dei fondali. Inoltre entro l’estate sarà effettuata la gara per il restyling e l’utilizzo

fronte delle crociere punta il presidente dell’Autorità portuale di Livorno, Roberto Piccinini: «abbiamo sempre più richieste di fare di Livorno un porto di partenza per le crociere. Il che vorrebbe dire, in pratica, il raddoppio dei traffici attuali». Dalla “politica del fare” a quella del “non fare”, il ministro Altero Matteoli ha ricevuto dalla Regione Marche una missiva che sollecita la realizzazione delle previsioni dell’accordo per il Porto di Ancona, siglato nel marzo del 2009 con il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. In particolare il presidente della Regione, Gian Mario Spacca, tra le varie cose scrive: «destano preoccupazione i ritardi di attuazione operativa dell’accordo, soprattutto sul fronte finanziario». Passando infine alla politica degli annunci, la nuova giunta regionale della Campania intende cambiare il piano regolatore del porto di Napoli. Il presidente, Stefano Caldoro, intervenuto recentemente presso l’Unione industriali del capoluogo campano, si è affrettato a comunicare la necessità di adeguare i progetti alle nuove esigenze sostenendo che «quello che era il porto di un anno e mezzo fa, non è il porto di oggi». •

Carrara. L’incontro è stato approntato per illustrare alle autorità locali il progetto che porterebbe il secondo operatore al mondo nel settore crocieristico ad avere la propria base ai piedi della Alpi Apuane e a due passi dal Golfo di La Spezia. L’iniziativa avrebbe un costo stimato in circa 70 milioni di euro e farebbe attraccare ogni giorno nell’alta Toscana una nave lunga dai 250 ai 300 metri, capace di trasportare duemila passeggeri. Manna per gli operatori commerciali.

MSC SULLA SCIA DI GNV

Il colosso delle crociere Msc si sarebbe messo sulla scia di Grandi Navi Veloci. Questo emerge dalle pagine de Il Mondo, dove si riporta che la manifestazione di interesse sarebbe già stata depositata sul tavolo di Investori Associati, il fondo che detiene il 67% delle quote di Gnv. Sempre secondo il periodico, Msc farebbe parte di una cordata in collaborazione con Axa Private Equity. Interessati alla compagnia ferry sarebbero anche altri fondi di private equity.

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TIRRENIA: LA FUGA DEI PRETENDENTI

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ll’inizio si era presentata una flotta di aspiranti compratori per Tirrenia, ben 16, poi il numero dei pretendenti si è dimezzato, recentemente ne sono rimasti prima tre e poi due. Ma all’appuntamento dell’offerta vincolante, fissato per il 28 giugno, potrebbe presentarsi soltanto un candidato. Nell’ultimo periodo, infatti, sono usciti dal novero dei partecipanti Grandi Navi Veloci e Moby, il fondo Carlyle e Trans Ferry, che potrebbe aggregarsi a Cinven Ltd, e per ultimo il fondo F2i. A questo punto i due reduci sarebbero il colosso europeo Cinven Ltd, ma rumors dicono che sia in dubbio, e Mediterranea Holding di Navigazione, joint venture tra Salvatore Lauro e la Regione Sicilia, in cui ha fatto ingresso a sorpresa la famiglia Busi Ferruzzi. Tuttavia non è detto che Mediterranea Holding riesca a soddisfare i requisiti del bando di gara, che dovrebbe concludersi il 30 settembre. Non migliore appare l’iter per la privatizzazione della tre società controllate (Toremar, Saremar e Caremar), attualmente in forte ritardo a causa anche del cambio delle giunte regionali. I tempi oramai sono stretti e lo spettro di una seconda Alitalietta è sempre più vicino… •

COSTA A BRACCETTO DI STARBOARD

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quadra che vince non si cambia, per cui Costa ha rinnovato la partnership con Starboard Cruise Services, la società che gestisce i punti vendita retail a bordo delle sue navi. Questa, in sostanza, la strategia adottata da Costa Crociere, che nel frattempo ha registrato dati positivi di fatturato sia con la chiusura dell’esercizio commerciale terminato il 30 novembre 2009 sia nei primi mesi del 2010. Il giro d’affari della compagnia relativo allo scorso anno è cresciuto del 9%, per un totale di 2,571 miliardi di euro, con un utile netto di 442 milioni di euro. I dati relativi ai primi due mesi dell’eserci-

zio 2010 confermerebbero questo trend con un +8% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, per un totale di 345 milioni di euro. Nel merito dell’accordo tra Costa Crociere e Starboard Cruise Services, il nuovo contratto avrà una durata di cinque anni e prevede un maggiore assortimento di prodotti nei negozi a bordo, con una più vasta offerta dei marchi europei di lusso e una più moderna collezione di prodotti e accessori firmati Costa Crociere. Nel frattempo lo scorso 16 giugno è stata inaugurata la nuova sede di Costa a Genova, dove la compagnia potrebbe tornare in futuro con una banchina… •

TRAFFICO CROCIERE, AVANTI TUTTA

Mentre il traffico sui traghetti stenta a galleggiare, quello relativo ai crocieristi naviga a gonfie vele. Secondo uno studio pubblicato dall’università Cà Foscari di Venezia, il 2010 muoverà 19 milioni di passeggeri sui giganti del mare. Un esempio significativo è rappresentato dal Porto di

Genova, dove nello scorso mese di maggio si sono imbarcati sulle navi da crociere quasi 84mila persone, contro le 39.359 dello stesso periodo del 2009, per un incremento dell’88,3 per cento. Tali performance sul porto ligure si sono registrate grazie all’incremento di passeggeri ottenuto dalle compagnie Msc Crociere e Luis Cruise Line. Al contrario, sempre nello scalo gestito da Stazioni Marittime il volume dei viaggiatori sui traghetti nel maggio 2010 è stato inferiore dell’1,1% rispetto allo scorso anno, per un totale di 158.928 unità.

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La pulce nell’orecchio

di Simone Filippetti

SHANGHAI VS MILANO: L'ITALIA EXPONE IN CINA

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l padiglione Italia la fila è lunghissima: l’Expo Universale di Shanghai ha appena aperto i battenti e c’è da aspettare almeno un’ora in piedi, sotto il sole - e l’afa già tropicale sulle coste del Mar Giallo - per poter vedere la miniatura, o meglio la vetrina, del nostro Paese. Una volta entrati, un esemplare della Vespa e del nuovo scooter tri-ruote della Piaggio, danno il benvenuto a cinesi estasiati. A centinaia fanno la fila per assaggiare un piatto di lasagne italiane: e sono disposti a pagare l’equivalente di 15 euro per una lasagna che nessun italiano si sognerebbe di mangiare. Tra cinque anni sarà l’Italia, con Milano, a ospitare l’Expo Universale. Ma da un’ipotetica sfida Shanghai vs Milano, la città italiana ne uscirebbe malamente sconfitta. D’altronde già i numeri di partenza lasciano poco scampo: 22 milioni di abitanti contro 2, un Pil che cresce a ritmi forsennati e un Paese che si dà arie da grande, ma che ha conti pubblici allo sfascio. I cinesi hanno finito i lavori con anni di anticipo; da noi, a due anni dall’assegnazione, si litiga ancora e solo per le poltrone; di cantieri se ne vedono ben pochi. Con la forza dell’ottimismo si può auspicare che si riuscirà a completare tutto (ma le incompiute e gli sprechi di Italia 90 sono ancora lì a testimoniare la sciatteria italiana nell’organizzare i grandi eventi), ma comunque quello che sarà eventualmente fatto sarà una frazione delle infrastrutture di cui Shanghai si è dotata (si licet parva componere magnis). La sola zona dedicata all’Expo è

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un’immensa area cittadina (cosa impossibile in qualsiasi altra città europea dove spazi così grandi non sono più disponibili). Guardando dal Lipu Bridge, il fantascientifico ponte (che in attesa di essere battuto dal fantomatico e chimerico Ponte sullo Stretto, intanto si gode il record di più grande al mondo a una sola arcata) sul limaccioso HuangPu River, il colpo d’occhio sull’Expo è impressionante e la prima sensazione è che i cinesi hanno fatto le cose in grande stile: le ambizioni urbanistico-architettoniche (che a Milano, già sin troppo cementificata, sarebbero assolutamente fuori luogo), la maniacale attenzione alla cura della città che, nonostante i grattacieli da far impallidire Manhattan non ha perso quell’aria da grigia urbanistica sovietica, è stata abbellita da giardini e parchi in ogni metro quadrato rimasto disponibile. Non c’è una strada che non abbia aiuole, anche i cavalcavia sono stati ingentiliti da vasi di fiori; ogni singolo lampione in strada (e sono decine di migliaia) è stato adornato anch’esso con fiori. Più un esercito di addetti alla manutenzione: ci sono operai che di continuo passano a innaffiare piante e aiuole. E per le strade è impossibile trovare una cartaccia, o un mozzicone di sigaretta. Il servizio di pulizia e nettezza urbana è da paese scandinavo, nonostante dimensioni che sono tre volte quelle di New York. Il treno superveloce Maglev collega l’aeroporto e il centro città toccando la strabiliante velocità di 400 chilometri orari: gli stranieri stanno, sbalorditi, a occhi aperti. Milano, a dieci anni dal-

l’inaugurazione di Malpensa, ha un solo collegamento diretto all’ora con un trenino che ci impiega mezz’ora. Forse a Shanghai si assiste all’ultima vera Expo Universale: nell’era di Internet, non c’è bisogno di andare in un padiglione per vedere quello che un Paese ha da offrire. Dall’Expo la Cina ne esce già vincente: perché prima ancora dell’eventuale successo a livello internazionale o d’immagine ha già centrato il suo obiettivo. Nell’immenso parcheggio antistante l’ingresso si contano almeno 2mila pullman: sono grosso modo 10mila i visitatori in un solo giorno. E sono tutti cinesi. Pechino ha organizzato l’Expo a uso e consumo interno: una grande opera di educazione e civilizzazione delle centinaia di milioni che abitano nelle zone rurali più remote del Paese. Dalla sua la Cina ha una vastità di territorio che ne fa, da sola, quasi un continente con circa un miliardo di abitanti, di cui oltre due terzi ancora agricoltori che non hanno visto nulla del mondo e forse non riusciranno mai a andare all’estero. L’Expo è dunque un’immensa agenzia viaggi dove il Paese porta milioni di concittadini a vedere il meglio del piane-

ta. In attesa che anche la classe media possa permettersi la “villeggiatura”, il mondo glielo hanno portato a Shanghai. E basterebbe solo questo a decretare il successo ex ante della maxi-fiera di Shanghai: poi ci saranno comunque, anche nella peggiore delle ipotesi, migliaia di turisti occidentali. Nemmeno a Shanghai, però, è tutto oro quel che luccica: nonostante gli sforzi, e una metropolitana che in Italia ce la sogniamo, il traffico delle auto è asfissiante, forse ancor più di Milano che pure non scherza. E poi c’è il problema di cosa fare della gigantesca area tra sei mesi, quando l’Expo sarà finita. In questo, la struttura light, una sorta di orto cittadino, ideata per l’Expo di Milano appare come un’idea vincente. Ma non basta: così come non basta costruire una nuova linea metropolitana (di appena 6 chilometri, insufficiente anche solo a decongestionare il traffico normale, figurarsi i flussi di visitatori in arrivo), una stazione della Tav, e due collegamenti (uno di terra e uno d’acqua sul Naviglio, peraltro ancora solo sulla carta). Cinque anni sono pochi, anzi niente per i tempi da dinosauro delle grandi opere in Italia. •


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La foto

Expo made in Italy A Shanghai si ammira l'Italia.

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r&f last but not least con passione sincera, da Letizia Moratti si è già inceppata spesso, su quasi tutto. Per quanto riguarda il controllo di Expo, non si è ancora capito se spetti a Comune, Regione o al Governo. Le aree destinate all'esposizione, inserite in uno dei quadranti più desolati della periferia milanese, sono ancora saldamente in mano ai legittimi proprietari, mentre sul ponte degli uomini al comando, nel marzo 2009 è saltata la prima testa, quella di Paolo Glisenti, voluto e protetto dal sindaco Moratti alla guida di Expo. Il suo posto – in piena crisi economica – è stato preso da Lucio Stanca che, nel giro di un anno, è riuscito a condurre, e a perdere, un paio di batta-

EXFLOP 2015. E ORA? D

alla conquista di Expo 2015 sono passati più di due anni. Circa due mesi fa è stata inaugurata la faraonica edizione 2010 di Shanghai, tra meno di cinque anni l'Expo milanese dovrà aprire i battenti. Questa la situazione ad oggi: le aree per l’evento non sono ancora disponibili, quindi non è stata smossa una zolla né posata una pietra. L'amministratore delegato della società organizzatrice si è dimesso bruscamente a fine giugno, dopo mesi di attacchi più o meno scoperti; il Governo ha promesso molto ma ha tagliato di più, tramite l’implacabile ministro Giulio Tremonti. Anche gli imprenditori sono sul piede di guerra, come ha dimostrato il duro atto di accusa di Diana Bracco, presidente di Expo ed ex presidente di Assolombarda, che a metà giugno ha evidenziato lo scarsissimo coinvolgimento degli sponsor, il fatto di aver pensato troppo agli orti e poco alle imprese e di non essere ancora riusciti a raccogliere risorse adeguate alla portata dell’evento. Se poi si osserva il côte politico, sono gli stessi esponenti di maggioranza – la stessa che controlla

Comune di Milano, Regione Lombardia e Governo – a parlare di lotte intestine tra anime diverse e contrapposte della medesima compagine. Infine i cittadini milanesi, entusiasti ad inizio avventura, del tutto apatici oggi. Poteva andare peggio di così in questi due anni? Quando nell’aprile 2008 il sindaco di Milano Letizia Brichetto Arnaboldi Moratti solcava in trionfo corso Buenos Aires a bordo di un bus turistico – identico a quello utilizzato a maggio di quest'anno dall'Inter del cognato Massimo – qualcuno avrebbe potuto immaginare uno svolgersi così penoso della vicenda Expo? La risposta è no, sicuramente no. Non di certo i commercianti del corso citato, la vera “pancia” della Milano di centro e di destra, né gli imprenditori di Assolombarda, non i tassisti, i ristoratori, gli albergatori ma anche gli architetti, i musicisti... Insomma tutti a Milano – e non solo a Milano – hanno creduto all'opportunità offerta da Expo 2015. Hanno creduto in un evento capace di produrre e far crescere ricchezza, ma anche e soprattutto idee, entusiasmo e passione per un territorio e una città che dopo la bufera di Tangentopoli

FASI DEL PROGETTO EXPO 2015 1 – Marzo 2008 - Assegnazione dell’evento EXPO 2015 alla Città di Milano 2 – Dicembre 2008 - Costituzione della Società EXPO 2015 S.p.A. 3 – Maggio 2009 - Avvio dei lavori della Consulta Architettonica 4 – Settembre 2009 - Presentazione pubblica del nuovo conceptual masterplan 5 – Ottobre 2009 - Costituzione dell’Ufficio di Piano per lo sviluppo del masterplan 6 – Maggio 2010 - Registrazione, presso il B.I.E., del masterplan definitivo Fig. 1 – fonte Comune di Milano

non è più stata in grado di proporsi come guida, morale o economica, di un grande Paese. Le tappe di Expo 2015 ce le ricordiamo tutte (fig. 1), dal marzo 2008 è ormai trascorso un periodo ragionevole per impostare, promuovere e realizzare un buon progetto. Non un progetto faraonico come quello di Shanghai da dove Simone Filippetti ci ha inviato la sua “Pulce nell'orecchio” (pag. 62). Piuttosto una versione moderna dell'esposizione universale, realizzata con poco cemento, tanta innovazione e una miriadi di idee buone e sane. Perfetto per Milano, capitale riconosciuta del design e del buon gusto. Perfetto per l'Italia il tema dell'alimentazione, visti i riconosciuti meriti della dieta mediterranea e dei nostri prodotti dop e doc. Però dall'assegnazione in poi, la perfettissima macchina organizzativa raccontataci in tante occasioni,

glie campali (affitto della sede Expo, mantenimento del doppio incarico e stipendio tra Expo e parlamento). Battaglie che hanno nuociuto decisamente alla sua immagine di manager efficiente, conservata nonostante i risultati piuttosto deludenti raccolti durante l'impegno come ministro per l'Innovazione e le Tecnologie, nei governi Berlusconi II e III (sua la rivoluzione annunciata della carta d'identità elettronica di cui ben pochi italiani hanno fatto esperienza). Ma l'ultimo attacco contro Stanca, quello letale, è arrivato proprio dalla sua presidente, Diana Bracco. Mentre scriviamo, nel giorno dell'uscita di scena di Stanca, la Moratti ha dichiarato senza battere ciglio che “ora si apre la fase operativa”. Proprio quello che verrebbe da pensare per una società priva di vertice, di strategia e con finanziamenti e tempi ridotti all'osso. •

CALENDARIO LUGLIO • OTTOBRE 2010

MERCATI IN FIERA NOME

COSA

DOVE

QUANDO

WEB

BREAD & BUTTER RISTORAZIONE 2010 ICSC EUROPEAN OUTLET CONFERENCE FRANCHISING & TRADE MAPIC TFWA TRIESTESPRESSO EXPO

Streetwear Food service

Berlino Milano

07-09/07 07-08/10

www.breadandbutter.com www.edifis.it

Retail

Milano

13-14/10

www.icsc.org

Retail Retail Travel retail Industria caffè

Milano Cannes Cannes Trieste

15-18/10 17-19/10 17-22 /10 28-30/10

www.franchising.fieramilano.it www.mipim.com/en/mapic www.tfwa.com www.triestespresso.it

64 retail&food - luglio/agosto 2010


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