I N C AS O D I M A NC A TO R EC AP I TO I N V IA R E AL CM P D I M I LA NO RO SE RI O PE R LA R ES TI T U ZI O NE A L M I T TE NTE P R EVI O PA GA MENTO RESI
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SETTEMBRE 20 26
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AREZZO - ITALY
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L’ORO PIU LEGGERO AL MONDO Dal 1958 Graziella interpreta l’eccellenza della gioielleria italiana attraverso un equilibrio costante tra tradizione artigianale, innovazione tecnologica e ricerca stilistica. Un percorso che ha portato il marchio ad affermarsi sui principali mercati internazionali, mantenendo sempre al centro qualità, creatività e manifattura italiana. Graziella Air rappresenta una delle espressioni più significative di questa filosofia. Grazie a un’esclusiva tecnologia produttiva, la collezione offre gioielli in oro straordinariamente leggeri, senza rinunciare alla ricchezza estetica e al valore del metallo prezioso. Il risultato è un nuovo modo di vivere il gioiello: confortevole, contemporaneo e pensato per essere indossato ogni giorno.
Graziella è un brand di Graziella Braccialini S.p.A. www.graziellaluxury.it
Artelier Complication
ANNO L X X X - SET T EMBRE 2 02 6
DIRET T ORE RESPONSABIL E AN D REA AIELLO DIRET T ORE EDIT ORIAL E MICH ELE WEIS S J EWEL L ERY EDIT OR LAURA AS TROLOGO P ORCH É WAT CH EDIT OR P AOLO D E VECCH I ART DIRECT OR FABRIZIO MAJERN A X MAJ_TH ES I GN COL L ABORAT ORI CLAUD IA CARLETTI, LAURA IN GHI RA M I , F RA NC E S C A S OT T I L A RO, GI A NF I L I P P O V E RS A RI PU BBL ICIT À dircom@edif is. it T RAFFICO PU BBL ICIT ARIO FRAN CES CA GERBIN O f rancesca. gerbino@edif is. it ST AMPA OFFICIN E GRAFICH E S TAGED S RL Via Alessandro Volta, 2 1 - 2 5010 S a n Z en o Na v i g l i o - B S EMAIL oraf o@edif is. it WEB SIT E w w w . oraf oitaliano. it
PREZ Z O PER COPIA € 5, 00 / AR R ET R A T I € 10 , 0 0 Registrazione Tribunale di Milano N° 1038 del 10/01/1949. Iscrizione al Registro degli operatori della comunicazione n° 06090. Tutti i diritti di riproduzione degli articoli e/o foto sono riservati. Manoscritti, disegni, fotografie, supporti audio e video anche se non pubblicati non saranno restituiti. Per le fotografie e le immagini per cui, nonostante le ricerche eseguite, non sia stato possibile rintracciare gli aventi diritto, l’Editore si dichiara disponibile ad adempire ai propri doveri. Ai sensi del Reg. EU 679/2016 l’Editore garantisce la massima riservatezza nell’utilizzo della propria banca dati con finalità redazionali e/o di invio del presente periodico. Ai sensi dell’art. 15 il ricevente ha facoltà di esercitare i suoi diritti fra cui la cancellazione mediante comunicazione scritta a EDIFIS S.r.l. - Viale Coni Zugna 71 - 20144 Milano (o ai riferimenti sotto trascritti), luogo della custodia della banca dati medesima.
l’Orafo italiano, una rivista edita da:
Edifis S.r.l. Viale Coni Zugna, 71 20144 - Milano - Italy Tel. +39 023451230 / Fax +39 023451231 www.edifis.it
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Partner di:
Le nostre creazioni, le tue emozioni
Collezione Macramè
Pad. Rubino / Stand 41 I
Hall 7 / Stand 500
EDITORIALE
QUESTO PAZZO, PAZZO, MONDO Chiudiamo questo numero dell’Orafo pochi giorni prima della pausa estiva. E là fuori ne stanno succedendo di cotte e di crude. Il caso del gioielliere piemontese condannato in via definitiva per un duplice omicidio
ha scosso le coscienze e le convinzioni di molti. Purtroppo, cavalcato dalla politica che pur di fare propaganda non dimostra più limiti e decenza.
Il tema della sicurezza andrebbe affrontato seriamente. Investendo su riforme che allarghino il numero degli occupati, dei contribuenti, di chi
possiede una casa, fa crescere figli e contribuisce al benessere proprio e del Paese. Riducendo così quello di chi delinque. Ma anche investendo
sulle forze dell’ordine sotto organico, poco formate e sottopagate. Con ricadute sulla presenza delle stesse nei territori, a tutela e presidio di persone e attività.
Nel frattempo, il contesto internazionale è sempre più complicato. Gli
Stati Uniti sono in stato confusionale, l’Europa in coma, il Medio Oriente
con focolai di guerra e guerriglia in diverse aree. Così come tra Russia e Ucraina, conflitto mai discusso per trovare ragioni e metodi di pace ma solo per chiedere invii di armi e allerta per un allargamento degli scontri
all’Europa. In tutto ciò, il nostro settore segna diversi dati negativi, come ha riportato recentemente il report di Intesa SanPaolo: domanda mondiale
di gioielli in oro: -18% nel 2025; fatturato del settore orafo italiano: -5%
nel 2025; produzione italiana: -29% nei primi mesi del 2026. D’altra parte, la fine delle attività del Club degli Orafi, comunicata a fine primavera, è un segnale che testimonia difficoltà. Una voce utile e riconosciuta che si
spegne non è mai una bella notizia. Ecco perché occorre la pace per star
bene. Per vivere e prosperare, per fare crescere i mercati che supportano il
lavoro. E il lavoro che fa crescere i consumi. Anche di gioielli, orologi, bijoux. Oggetti che sanno offrire bellezza e valore alle persone che li acquistano,
li regalano, li custodiscono. In Italia occorrono riforme strutturali, pensate bene e scritte meglio, che favoriscano nel tempo chi fa impresa nel nostro paese: in troppi rinunciano o in tanti non ci si mettono nemmeno.
Ma senza imprese e imprenditori, rischiamo di vedere scomparire i settori e le industrie più fragili.
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Le nostre creazioni, le tue emozioni
Collezione Starry Night
Pad. Rubino / Stand 41 I
Hall 7 / Stand 500
SOMMARIO
HAUTE JOAILLERIE 19
Chaumet - La natura come sensazione
20
Boucheron - L’uomo è il bene più prezioso
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Messika - Tra colore e Alta Gioielleria
22
Chanel - Tutto il potere dei simboli
INSIDE JEWELLERY
23
David Morris - L’incanto nasce dalla gemma
24
Tiffany & Co. - Il giardino segreto
80
Grand Tour - viaggio alla ricerca della bellezza
25
Van Cleef & Arpels - Fascinations d’Égypte
82
Pomellato, la rivoluzione come forma di libertà
26
Buccellati - Dall’oro al ricamo veneziano
84
Homo Faber, l’isola della luce e del saper fare
27
Damiani - L’arte accende le pietre
89
Artlinea, trame di luce e colore
28
Serendipity - Più in alto del cielo
90
Nova Gems, il valore della scelta
29
Mikimoto - Un universo di luce
92
Graziella Air, la leggerezza diventa lusso
SPECIALE GEMME
MARKET TREND
32
GemGenève, Generazioni preziose
46
Eredità future
34
Loredana Sangiovanni, la grammatica del colore
52
L’Orafo per Nivoda, the Trusted Partner for Retailers
36
Enzo Liverino, il corallo tra identità e futuro
66
Oltre il gioiello
38
Scarselli Diamonds, dalla pietra rara al gioiello unico
78
Federorafi, i primi mesi del 2026 ridisegnano l’export
40
CIBJO, un secolo tra tutela e innovazione
86
Vicenzaoro, una fiera sempre più connessa
41
World Shiner, la materia prima del gioiello
88
Legor e Tritone, l’oro entra nella stampa 3D
42
La luce che resta - sei gioielli per l’autunno
93
XOX Group, ecosistema con l’IA come boost del lusso
FOCUS OROLOGI 57
Per la prima volta a tenuta stagna
58
Emblema da polso del lusso sportivo
59
30 anni di rintocchi d’Alta Orologeria
60
Alla ricerca del moto perpetuo
61
Nuovi classici, icone contemporanee
62
Watch News - Him
63
Watch News - Her
64
Il tempo della libertà
I N C A SO D I MAN C ATO RE C A P ITO INV IAR E AL C MP D I MIL A NO R OS E R IO P ER L A R E ST IT UZ I ONE AL MIT T ENT E P R E V IO P AG AME NT O R E S I
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In foto: Oris Artelier Complication
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77
Wish List for Her
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NEWS
H AU T E J OA I L L E R I E
H AU T E J OA I L L E R I E
di Laura Astrologo Porché @journaldesbijoux
CHAUMET LA NATURA COME SENSAZIONE
D
opo una prima presentazione alle porte di Parigi, “A Journey Through Nature” è approdata nella capitale francese durante la settimana della Haute Couture. Visitata da chi scrive il 6 luglio, giorno dell’apertura, la collezione conferma la volontà di Chaumet di tradurre il proprio naturalismo storico in una dimensione più intima e sensoriale. Nelle quarantasei creazioni del trittico, la natura non è semplice ornamento, ma profumo, sapore, temperatura e memoria: non botanica descrittiva, dunque, ma emozione. Il primo capitolo, Fraîcheur herbacée, inaugura il viaggio con una sensazione vegetale, fresca, quasi acidula. In Champ de thé, il verde intenso degli smeraldi colombiani restituisce la profondità del tè, mentre l’oro bianco suggerisce la limpidezza dell’acqua. Al centro di uno dei collier più spettacolari, uno smeraldo colombiano di 23,81 carati cattura immediatamente lo sguardo. In Bouquet de verveine, ritroviamo la résille, la pregiata tessitura a rete. Osservata da vicino, questa trama rivela una leggerezza quasi impalpabile. È realizzata in oro giallo, una scelta che scalda la struttura ed esalta gli zaffiri colorati del Madagascar e di Ceylon, dalle sfumature pastello tra giallo, verde e accenti di blu. La freschezza si fa più acquatica in Feuilles de menthe, dove acquamarine e perle, dal colore blu ghiaccio e bianco luminoso, culminano in un collier con pendente costruito intorno a un’acquamarina taglio smeraldo di 17,46 carati circondata da
diamanti taglio brillante e completato da tre perle Akoya. Il secondo movimento, Douceur épicée, introduce una dimensione più morbida e avvolgente. Vaniglia, anice stellato e cannella diventano il punto di partenza di un racconto quasi proustiano, in cui la spezia non è soltanto colore o forma, ma soprattutto ricordo. In Fleur de vanille, l’oro bianco, l’oro giallo e i diamanti trasformano fiori e baccelli in una composizione di grande eleganza. Il collier asimmetrico è ornato da un diamante taglio cuscino di 10,71 carati che sormonta un motivo a sciarpa che si accorda magnificamente col diadema dal design asimmetrico. Col terzo capitolo, Chaleur corsée, il viaggio cambia temperatura. Caffè, bacche e zafferano conducono la collezione verso una dimensione più intensa. In Arôme de café, Chaumet sceglie l’astrazione: zaffiri blu profondi e volute in oro bianco costellate da pavé di diamanti sembrano tradurre il calore emanato da una tazzina di caffè. In Baies, invece, riaffiorano i motivi più cari alla maison e alla memoria di Joséphine Bonaparte: l’aigrette, la linea a V, il diadema e la monocromia dei diamanti e dell’oro bianco. Infine, Fleur de safran porta la collezione verso il colore e il fuoco. Lo zafferano, tra le spezie più rare e ricercate, trova un corrispettivo nei diamanti gialli e nello smalto grand feu. Accanto alle grandi parure, la collezione arricchisce anche l’alveare prezioso con nuove spille dedicate all’ape, altro simbolo napoleonico amato da Chaumet.
L’ORAFO ITALIANO
B O U CHE RO N L ’ U O M O È I L B E N E PIÙ PR E Z IO SO
Human Being - Checkers
Human Being - Flower
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Human Being - Tattoo
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opo aver esplorato la rarità dell’acqua con “Or Bleu” e la fragilità della natura con “Impermanence”, la direttrice creativa Boucheron Claire Choisne dedica “Carte Blanche 2026” a ciò che considera il bene più prezioso: l’essere umano. Presentata a Parigi, Human Being è una collezione che celebra la creatività, il savoir-faire e l’unicità delle persone in un’epoca sempre più contraddistinta dall’automazione. Il punto di partenza è un archetipo universale: il collier cluster. Per individuarlo, lo Studio creativo di Boucheron si è
Human Being - Rain
avvalso anche dell’intelligenza artificiale, che ha analizzato migliaia di immagini per identificare la forma più iconica della collana di Alta Gioielleria. Da questo denominatore comune prendono vita cinque parure profondamente diverse, accomunate tuttavia dalla medesima forma e rese uniche da materiali, colori e tecniche artigianali differenti. Un concetto che riflette la natura stessa dell’essere umano: uguali per appartenenza ma irripetibili nella nostra individualità. Durante la nostra intervista, Choisne ha riassunto così il significato della collezione: “Volevo esprimere un’idea semplice ma universale: la cosa più preziosa sul pianeta Terra è l’essere umano. Proprio come noi, tutte le collane condividono la stessa essenza, pur rimanendo completamente uniche”. I cinque ensemble rappresentano un omaggio ai mestieri d’arte. “Rain” ricrea una pioggia di diamanti sospesi nel cristallo di rocca; “Flower” nasce dal lavoro di una maestra della micro-miniatura pittorica che ha dipinto a mano ogni quarzo rosa; “Light” esplora invece il tema della trasparenza attraverso le morganiti; “Tattoo” interpreta l’estetica dei tatuaggi vittoriani grazie all’incisione del quarzo fumé eseguita da un maestro glittico; “Checkers”, infine, reinterpreta il motivo pied-de-poule attraverso una sofisticata incisione sull’onice. Alla domanda su quale creazione preferisca, Choisne risponde: “Se dovessi sceglierne una, sarebbe ‘Light’. Mi emoziona il modo in cui sembra scomparire attraverso la sua trasparenza, lasciando emergere la persona che lo indossa. In un certo senso esprime l’essenza stessa della collezione: il gioiello non esiste per oscurare la persona, ma per celebrarla”. E, se dovesse indicarne una seconda, sarebbe “Tattoo”: “È una dimostrazione di savoir-faire in cui l’eccellenza tecnica diventa pura poesia”. In conclusione, il messaggio di Boucheron è che il vero lusso non risiede tanto nelle pietre preziose, quanto nella sensibilità e nella mano dell’uomo, capaci di trasformare una forma universale in un’opera irripetibile.
H AU T E J OA I L L E R I E
MESSIKA TRA COLORE E ALTA GIOIELLERIA
Terres de Contrastes - Regne - Still Life ©️ AMPM
P
resentata all’Hôtel de Crillon di Parigi durante la settimana dell’Alta Gioielleria, “Terres de Contrastes” inaugura un nuovo capitolo creativo per Messika. Dopo “Terres d’Instinct”, la maison prosegue infatti il proprio viaggio nell’Africa australe scegliendo il Botswana come fonte d’ispirazione di una collezione che porta il colore al centro della propria identità stilistica, senza rinunciare alla luminosità del diamante che, da sempre, ne rappresenta la firma. “Nella mia mente, tre parole governano questa collezione: forza, colore e vita. Forza, perché i paesaggi stessi la impongono. Colore, perché il Botswana sprigiona una luce assoluta. E vita, perché ogni gioiello pulsa di un ritmo vitale, il battito di una nazione impreziosita dalla bellezza dei contrasti”, afferma Valérie Messika, fondatrice e direttrice creativa. La collezione si sviluppa attraverso tre grandi paesaggi simbolo del Botswana: il blu e il verde del delta dell’Okavango, gli ocra infuocati del deserto del Kalahari e il bianco abbacinante delle saline di Makgadikgadi. Ogni ambiente diventa una tavolozza
cromatica tradotta in pietre preziose, diamanti e volumi scultorei. Protagonista assoluto è Le Okavango Blue, collier creato attorno a un eccezionale diamante Fancy Deep Blue da 20,46 carati, ricavato da un cristallo grezzo di 41,11 carati scoperto nella miniera di Orapa nel 2018. È la prima volta che questa gemma, la più grande e rara mai rinvenuta in Botswana, viene montata in un gioiello firmato Messika. Oltre 500 diamanti ne amplificano la luce evocando i riflessi mutevoli delle acque del delta. Accanto, spiccano il collier Delta Sacré, con uno smeraldo a goccia di 12,81 carati, Féroce, ispirato al coccodrillo e dominato da un opale nero australiano da 16,98 carati; Règne, dedicato al felino del Kalahari con onice incassato e diamante Fancy Deep Brownish Yellow di più di 15 carati e Python Rubellite, un’audace reinterpretazione della rivière impreziosita da una rubellite ovale da 13,54 carati. Con “Terres de Contrastes”, Messika conferma la volontà di esplorare un linguaggio sempre più cromatico, dove natura, gemme e savoir-faire dialogano per dare vita a un’Alta Gioielleria contemporanea, vibrante e ricca di contrasti.
Terres de Contrastes - Okavango ©️ AMPM
Terres de Contrastes - Delta Sacré ©️ AMPM
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L’ORAFO ITALIANO
CH A N E L T U T T O IL PO T ERE D E I S IM BO L I
Symbole Camelia Rose - Brooch
Symbole Étoile - Necklace
Talisman Gabrielle Blue - Ring
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resentata nella boutique Chanel di Place Vendôme a Parigi, “Signes & Symboles” inaugura un nuovo capitolo dell’Alta Gioielleria della maison in una fase di rinnovamento della direzione creativa, segnata dall’arrivo di Matthieu Blazy e dalla nomina di Marie-Laure Cérède. La collezione si articola in 85 creazioni ispirate ai quattro simboli più cari a Gabrielle Chanel: il leone, la camelia, la stella e il sole. Tuttavia, l’aspetto più interessante non risiede tanto nell’iconografia quanto nell’approccio progettuale, in cui la vera protagonista è la costruzione del colore. Accanto alle quattro gemme preziose classiche della gioielleria – diamante, rubino, zaffiro e smeraldo – la collezione valorizza tanzaniti, spinelli rosa, topazi imperiali, granati spessartiti e pietre ornamentali quali turchese, corniola, crisoprasio e onice. Non si tratta di semplici accostamenti decorativi, ma di un’attenta ricerca gemmologica nella
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Symbole Imprimé Lion - Necklace
Talisman Graphique - Ring
quale colore, trasparenza, taglio e proporzioni concorrono a definire l’identità di ogni creazione. Il principio emerge con chiarezza nel collier Imprimé Lion, dominato da uno zaffiro ottagonale di 20,66 carati, dove i quattro simboli della maison convergono in un’unica composizione. Nella collana trasformabile Symbole Étoile, una sequenza di sfere di tanzanite accompagna granati spessartiti, corniola e un topazio imperiale taglio cuscino di 26,21 carati, la cui tonalità richiama quella eau dorée con cui Coco Chanel amava definire questa pietra. Il pendente a forma di amuleto, culminante in una stella, rafforza il valore simbolico del gioiello, mentre la trasformabilità della collana, la cui parte posteriore può essere indossata come bracciale, riflette l’attenzione della maison per la versatilità delle creazioni. Nel collier Symbole Ombré, realizzato in oro bianco, platino, diamanti, granati spessartiti e turchese, il colore diventa un vero e proprio elemento architettonico. Il contrasto tra l’arancio dei granati e l’azzurro del turchese costruisce ritmo e profondità, trasformando la successione delle gemme nella struttura stessa del gioiello. In “Signes & Symboles” i simboli prediletti da Mademoiselle diventano il punto di partenza di un racconto nel quale la selezione delle pietre e la costruzione di sofisticate armonie cromatiche non svolgono una funzione puramente tecnica, ma contribuiscono a definire il linguaggio creativo della collezione. È proprio in questo equilibrio tra patrimonio creativo, eccellenza esecutiva e sensibilità contemporanea che Chanel trova una nuova interpretazione della propria identità.
H AU T E J OA I L L E R I E
DAVI D M O R R I S L ’ IN C AN TO NA S CE D AL L A G E M M A
Riviera - Necklace
Artemis - Necklace
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ella boutique parigina di David Morris, durante la settimana dell’Haute Couture, abbiamo assistito alla presentazione di “Legacy of Colour II”, collezione che conferma la filosofia della maison londinese: tutto nasce dalla gemma. La selezione delle pietre è il vero tratto distintivo di David Morris. Ogni creazione prende forma solo dopo una lunga ricerca di gemme perfettamente armonizzate per colore, saturazione, luminosità e proporzioni. Tra i gioielli più significativi spicca la collana Artemis, dalla
costruzione geometrica ispirata all’arco della dea, impreziosita da rarissimi diamanti rosa Argyle alternati a diamanti bianchi. Di eccezionale qualità anche l’anello Indico, dominato da una tormalina Paraíba del Mozambico non riscaldata da 16,43 carati, affiancata da spinelli cobalto vietnamiti che ne esaltano l’intenso blu elettrico. Raffinatissimo anche il collier Gemma, dove una sequenza di Paraíba dalle luminose tonalità laguna sembra sospesa tra i diamanti. Tra i capolavori della collezione figura la Kalamos Suite, ispirata agli intrecci della cestineria greca:
oltre 108 carati di smeraldi colombiani, selezionati nell’arco di cinque anni per ottenere un perfetto equilibrio cromatico, dialogano con una struttura di diamanti che richiama l’intreccio delle canne. La presentazione ha inoltre svelato il più grande zaffiro mai montato dalla maison: uno straordinario esemplare non riscaldato dello Sri Lanka da 184,15 carati, protagonista della collana Riviera. Come ci ha raccontato Jeremy Morris, CEO e Creative Director della maison: “I collezionisti di oggi sono più preparati che mai. Rarità e provenienza sono importanti, ma ciò che rende davvero una gemma da investimento è il suo colore, il suo carattere e la sua presenza. Scelgo sempre seguendo l’istinto, mai il prezzo”. Una dichiarazione che riassume perfettamente il DNA di David Morris: la pietra straordinaria viene sempre prima del gioiello.
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L’ORAFO ITALIANO
T I FFANY & C O. IL G I A R D IN O S E G R E T O
zaffiro ovale non trattato dello Sri Lanka di 34,48 carati e un secondo zaffiro di circa 6 carati. La composizione è impreziosita da opali neri, perle, madreperla, rubini e diamanti. Un esercizio di virtuosismo tecnico che restituisce l’illusione del movimento e della leggerezza. “Con questa creazione ho voluto evocare una natura in costante rinnovamento, modellata da micro-movimenti e da dettagli delicati e sfumati, che si rivelano solo a chi si prende il tempo di osservarla davvero”, ha affermato Nathalie Verdeille, Senior Vice President - Chief Artistic Officer, Jewelry and High Jewelry di Tiffany & Co. Hidden Garden convince per la capacità di trasformare l’archivio di Tiffany & Co. in un patrimonio creativo vivo.
N
elle sale dell’Hôtel de Montgascon, durante la settimana della Haute Couture parigina, Tiffany & Co. ha presentato “Blue Book 2026: Hidden Garden”, una collezione che va oltre la celebrazione della natura. Il percorso espositivo, costruito come un giardino immaginario, racconta soprattutto l’attualità del linguaggio creativo di Jean Schlumberger, reinterpretato da Nathalie Verdeille senza nostalgia né citazioni letterali. Ali, petali, intrecci vegetali e creature preziose attraversano l’intera collezione, creando un racconto coerente nel quale ogni gioiello dialoga con il successivo. Il celebre Bird on a Rock, nato nel 1965, non appare più come un’icona isolata, ma come un autentico vocabolario creativo. Le numerose interpretazioni presentate a Parigi, animate da perle, opali, diamanti e gemme colorate, dimostrano quanto questa creazione continui a reinventarsi senza perdere la propria identità. Tra i gioielli più affascinanti spicca la nuova Jasmine Necklace, rilettura di uno dei capolavori che Schlumberger disegnò nel 1962 per Bunny Mellon, grande mecenate, collezionista e sua amica personale. Il motivo intrecciato dell’originale, ispirato ai graticci dei giardini tanto amati da Mellon, diventa una sofisticata architettura di platino composta da 893 diamanti taglio brillante, culminando in uno
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straordinario diamante pendente taglio cuscino da 18,80 carati, il più importante dell’intera collezione. Non una riedizione d’archivio, ma una dimostrazione di come un grande disegno possa attraversare il tempo restando sorprendentemente contemporaneo. Il vertice del percorso è affidato a Legendary Bird: The Sapphire Edition, l’esemplare unico che ogni anno rinnova il mito del Bird on a Rock. Due piccoli colibrì sembrano sospesi sopra una corolla ispirata all’orchidea, costruita intorno a uno
H AU T E J OA I L L E R I E
VA N C L E E F & AR P E L S FAS CI N AT IO N S D ’ É G YP TE
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resentata a Parigi negli spazi de L’ÉCOLE, School of Jewelry Arts, “Fascination d’Égypte” è la nuova collezione di Alta Gioielleria di Van Cleef & Arpels. Circa 180 creazioni evocano un Egitto di loti, ibis, scarabei, figure regali e divinità, tradotto in colore, volume e costruzione orafa. Il legame della maison con questo immaginario risale agli anni Venti, quando la scoperta della tomba di Tutankhamon alimentò una nuova Egittomania. Dal 1923, motivi egizi, papiri e scene quotidiane divennero tableaux Art Déco con rubini, smeraldi, zaffiri, onice e diamanti. Il rapporto col Paese si consolidò attraverso la famiglia reale: la principessa Faiza acquistò e indossò un collier del 1929 con smeraldi a goccia, mentre nel 1939 la maison realizzò un collier in platino e diamanti per la regina Nazli. “Da molti anni Van Cleef & Arpels, che negli anni Venti trovò nell’Egitto una straordinaria fonte d’ispirazione, desiderava proseguire quel racconto e offrire la propria visione di questa antica eredità”, afferma Catherine Renier, Presidente e CEO. Tra i gioielli più emblematici, la clip Vénus égyptienne evoca Hathor attraverso il disco solare e le corna bovine. Due falchi in oro bianco e
diamanti sovrastano una composizione di lapislazzuli e turchese, realizzata con una marqueterie in tre gradazioni di blu e illuminata da un diamante di 1,51 carati. La clip Muse éternelle invece rende omaggio a Cleopatra, raffigurata in posa solenne con il volto in diamante taglio rosa, l’ankh nella mano destra e lo scettro nella sinistra. Il Serti Mystérieux, brevettato nel 1933, è uno dei fil rouge della collezione: ogni gemma viene tagliata e scanalata, poi inserita su sottili guide d’oro fino a nascondere la montatura. Nella spilla Fleur de lotus Mystérieuse crea una superficie continua e vellutata di rubini. Anche l’architettura entra nel disegno. Ad esempio, l’anello Cardinal d’émeraude, dominato da uno smeraldo brasiliano pan di zucchero di 8,47 carati, richiama le piramidi a gradoni. Nel collier Beauté légendaire, un diamante Fancy Vivid Yellow taglio cuscino di 10,02 carati illumina un pettorale flessibile di diamanti. Rivage égyptien dispone infine 37 smeraldi dello Zambia, per 41,58 carati, in un paesaggio astratto di acqua, papiri e uccelli. In “Fascination d’Égypte”, il simbolo diventa montatura, intarsio, articolazione e scultura: è nel passaggio dall’immagine alla materia che l’eredità dei faraoni acquista una voce contemporanea.
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L’ORAFO ITALIANO
B UC CE LLAT I DALL’ORO AL RICAMO VENEZIANO
Serenissima Collection
Serenissima Collection
“
Se dovessi definirla con una sola parola? Bellissima”. È la risposta immediata di Andrea Buccellati quando gli chiediamo di sintetizzare “Serenissima”, la nuova collezione di Alta Gioielleria presentata a Parigi all’Hotel Costes. Un giudizio che racchiude l’orgoglio di una maison che, attraverso questa nuova serie di creazioni, rende omaggio a Venezia e a una delle sue tradizioni più raffinate: il merletto ad ago di Burano. “L’ispirazione proviene dai pizzi veneziani di Burano, ma anche dall’architettura e dall’arte”, ci ha raccontato il Presidente Onorario e Direttore Creativo della maison. “Quest’anno abbiamo voluto dedicare la collezione a un’antica tradizione, quella della la-
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vorazione del merletto, trasferendo nei gioielli la leggerezza dei delicati ricami ad ago”. Accanto a lui, un maestro orafo dimostra dal vivo la straordinaria complessità del traforo eseguito con il seghetto manuale, una delle lavorazioni simbolo di Buccellati. È la prova concreta di come ogni creazione nasca ancora oggi da gesti tramandati di generazione in generazione. Il legame con Burano non è un semplice riferimento estetico. Fin dagli esordi, Mario Buccellati rimase affascinato dalla trasparenza e dalla grazia dei celebri merletti veneziani, cercando di trasferirne nell’oro la leggerezza e la ricchezza decorativa. Con “Serenissima” questa ispirazione torna protagonista: la lastra d’oro viene traforata fino a trasformarsi in un tessuto prezioso, mentre le superfici sono animate dalle tradizionali incisioni eseguite a bulino, dal Modellato che scolpisce foglie e volumi, dal Rigato che dona all’oro la morbidezza della seta e dalle sofisticate incatenature che conferiscono ai gioielli una sorprendente flessibilità. “In questa collezione ritroviamo tutti i nostri motivi principali: il nido d’ape a traforo, le incatenature, le incisioni, l’arte dell’incassatura e l’intaglio a bulino”, sottolinea. La scelta di utilizzare poche pietre di colore è intenzionale: protagonisti sono soprattutto la luce dei diamanti e la ricchezza delle lavorazioni artigianali, autentica firma della maison. Tra le novità spicca anche una tiara, destinata, come anticipa lo stesso Buccellati, a inaugurare un motivo che tornerà nelle future collezioni. Più che una collezione, “Serenissima” è un manifesto del savoir-faire Buccellati: un dialogo tra la grande tradizione orafa italiana e la bellezza senza tempo della città lagunare, dove il metallo perde la propria pesantezza per trasformarsi nella delicatezza impalpabile di un merletto.
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DA M I ANI L’ARTE ACCENDE LE PIETRE
Impetuosa - Collana
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resentata durante la settimana della Haute Joaillerie nella boutique Damiani di Place Vendôme, dove un raffinato dehors ha accolto gli ospiti per una soirée alla presenza di Silvia Damiani, vicepresidente del Gruppo, “Arte Maestra” propone una riflessione originale sul processo creativo dell’Alta Gioielleria. Non di rado è una gemma eccezionale a dare origine a un progetto. Con Arte Maestra accade l’esatto contrario: il punto di partenza è il disegno. Ispirandosi ai capolavori di Botticelli, Caravaggio, Hokusai, Monet, Klimt, Kandinsky, Van Gogh e Jeong Seon, Damiani ha definito innanzitutto il concept creativo, avviando solo in un secondo momento una ricerca gemmologica estremamente mirata per individuare pietre, tagli, colori e provenienze capaci di tradurre con fedeltà il linguaggio delle opere. Una filosofia confermata dalla stessa Silvia Damiani, che ha spiegato come, in questa collezione, sia stata l’arte a guidare la scelta delle gemme. Ogni creazione dimostra come la pietra diventi parte integrante della narrazione. In Floréa, che prende il nome dalla dea Flora, gli smeraldi in due tonalità, le margherite in diamanti e tutta una fioritura di zaffiri policromi
e rubini restituiscono il rigoglio della Primavera di Botticelli; Malìa affida a 621alessandriti e ai rubini taglio goccia – tra cui spicca un rubino birmano “Pigeon’s Blood” di oltre 6 carati – il dramma della Medusa di Caravaggio. En Plein Air interpreta le Ninfee di Claude Monet con uno smeraldo colombiano Muzo di più di 10 carati, e una tavolozza di zaffiri colorati circondati da diamanti bianchi e brown; Impetuosa trasforma un diamante taglio trilliant nel Monte Fuji della Grande Onda di Kanagawa di Hokusai, mentre zaffiri blu e azzurri e tormaline Paraiba ricreano il movimento
dell’acqua. In Estasi, Impressioni d’Autunno, Pentagramma e Radiosa, spinelli, coralli, tsavoriti, diamanti fancy color di tutte le tonalità e diamanti fancy yellow-brown diventano rispettivamente il linguaggio di Klimt, Jeong Seon, Kandinsky e Van Gogh. Più che celebrare la rarità delle gemme, “Arte Maestra” dimostra come l’eccellenza gemmologica possa diventare uno strumento espressivo. Provenienza, taglio e colore non sono stati scelti soltanto per il loro valore intrinseco, ma per la capacità di tradurre un’idea artistica.
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L’ORAFO ITALIANO
S E R E ND I P I T Y PI Ù I N A L T O D E L C IE LO
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resentata nella prestigiosa Salle Gustave Eiffel, al primo piano della Torre Eiffel, “LÀ Haut” è la nuova collezione di Alta Gioielleria di Serendipity Paris, maison fondata dalla gemmologa Christine Chen. Un debutto dal forte valore simbolico, impreziosito dalla presenza di Myriam Larnaudie-Eiffel, discendente di Gustave Eiffel, e di Ronny Totah, cofondatore di GemGenève, tra i primi professionisti del settore ad aver intuito il talento della designer quando il marchio muoveva ancora i primi passi. Oggi Serendipity è una realtà consolidata nel panorama di Place Vendôme, distinguendosi per una visione che unisce cultura orientale, savoir-faire francese e alta gemmologia. Il titolo della collezione, che significa “lassù”, richiama un percorso di continua elevazione creativa e si fonda su due principi cardine della maison: creazione ed eccellenza. La prima nasce dall’incontro tra gemme di straordinaria rarità e una precisa
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visione estetica; la seconda riflette la ricerca costante di Christine Chen nella selezione delle pietre e nello sviluppo di nuove tecniche di lavorazione e taglio, con l’obiettivo di esaltarne luce, profondità e personalità. Il vero filo conduttore di “LÀ Haut” è però la trasformabilità, autentica firma della maison. In Flux Infini, i rubini Pigeon Blood naturali sembrano sospesi sul cristallo di rocca, mentre tiara e collier si trasformano l’una nell’altro e la spilla Double Clip può essere indossata unita o separata. Traversée Infinie fa fluttuare smeraldi colombiani ispirandosi all’infinito del nastro di Möbius; Ombre Lumière interpreta il chiarore lunare attraverso pietre di luna arcobaleno del Madagascar, mentre Sacre Solaire reinterpreta la corona di Napoleone I con turchesi Sleeping Beauty e foglie d’alloro dorate. Fusion Saison, dedicata al ciclo delle stagioni, si serve del motivo del ginkgo per creare una parure con smeraldi cabochon e diamanti. La metamorfosi diventa così un linguaggio progettuale che accompagna il continuo mutare della natura. A completare la collezione è il debutto dell’Eiffel Cut, il nuovo taglio sviluppato da Christine Chen insieme ai maestri lapidari di Idar-Oberstein e protetto da brevetti in Europa e in Cina. Ispirato alla simmetria ottagonale della Torre Eiffel osservata dal basso, introduce una nuova architettura di faccette curve e motivi a intreccio che amplificano la lucentezza e la profondità ottica delle gemme. Un’innovazione che conferma la volontà della maison di affiancare all’eccellenza gemmologica una ricerca tecnica destinata a lasciare il segno.
H AU T E J OA I L L E R I E
M I K I MO T O U N U N I VE R S O D I L U CE
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resentata all’Hôtel d’Évreux durante la Haute Couture di Parigi, “L’éclat” segna un momento particolarmente significativo per Mikimoto. Più che introdurre un nuovo linguaggio stilistico, la maison giapponese sceglie di tornare alle proprie origini, riscoprendo nella naturale luminosità della perla il fondamento della propria identità creativa e reinterpretando alcuni dei motivi più iconici custoditi nei propri archivi. Il titolo della collezione, che in francese significa “lucentezza”, sintetizza mirabilmente questo percorso: una riflessione sulla luce, sulla sua origine e sulle infinite sfumature che assume nell’universo, ispirandosi a bagliori
che sembrano emergere improvvisamente dal silenzio. Composta da circa sessanta creazioni, “L’éclat” colpisce per il connubio tra diversi elementi preziosi: le iconiche perle Akoya, le grandi perle dei Mari del Sud, diamanti dai molteplici tagli, madreperla scolpita e una ricca tavolozza di gemme di colore, quali smeraldi, tormaline, zaffiri, acquemarine e tanzaniti. Il manifesto della collezione è il collier L’éclat Originel, nel quale una grande perla dei Mari del Sud sembra generare un’esplosione di raggi costruiti con diamanti di tagli differenti, perle Akoya e madreperla scultorea. L’immagine richiama l’istante primordiale in cui la luce emerge dall’oscurità e racconta la perla come un’au-
tentica sorgente da cui si sviluppa l’intera composizione. La luce si trasforma in colore nel monumentale collier L’éclat Solaire, dominato da una tormalina di oltre 100 carati intorno alla quale si dirama un collare di perle Akoya, smeraldi, zaffiri e diamanti. Accanto alle imponenti collane abbiamo ammirato gli anelli Supernova, alcune spille ispirate a stelle, meteore e scie luminose, il geometrico L’éclat Éternel e L’éclat Majestueux, una spettacolare spilla da spalla impreziosita da acquamarina, tanzanite, tormaline e madreperla. Ma la creazione destinata a rimanere nella memoria come immagine simbolo di questa edizione è probabilmente il copricapo L’éclat Stellaire. Ispirato alle galassie, questo gioiello avvolge la testa con una struttura di diamanti dalla quale discende una cascata di fili di perle che si fonde con la capigliatura come un velo di luce. A oltre centotrent’anni dall’invenzione della perla coltivata da parte di Kokichi Mikimoto, la maison riafferma la straordinaria attualità di questa gemma, dimostrando la sua capacità di offrire nuove e pressoché inesauribili possibilità creative.
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CUBIC ZIRCONIA FOR FINE JEWELRY
Gemme SPECIALE
A CURA DI MICHELE WEISS
L’ORAFO ITALIANO
GemGenève, Generazioni preziose
Il salone ginevrino consacrato alle gemme racconta una nuova idea di mercato: non solo scambio e selezione, ma dialogo tra esperienza, talento e nuove sensibilità. Ne parliamo con il direttore Mathieu Dekeukelaire, mentre GemGenève prepara lo sbarco internazionale, che sarà ad Abu Dhabi, all’ADNEC, dall’11 al 15 novembre 2026.
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emGenève nasce come piattaforma commerciale. Oggi, però, interpreta la fiera in modo più ampio: non solo luogo di scambio, ma spazio di cultura, formazione e relazione. È la nuova direzione? Sì, crediamo che una dimensione non possa più esistere senza l’altra. Il cuore del salone resta il business, visto che espositori, visitatori e acquirenti sono qui per comprare, vendere, incontrarsi e accendere relazioni. Ma se il mercato non prepara la generazione successiva, se non accompagna i giovani e non crea nuovi acquirenti, rischia di spegnersi. Per questo GemGenève ha sviluppato una parte culturale forte: sostiene studenti e giovani talenti, aprendo le porte di un ambiente ancora chiuso, e offre ai nuovi pubblici strumenti per capire gioielli, pietre e mestieri. In un settore fondato su competenza, fiducia e qualità della materia, quanto conta raccontare ciò che sta dietro una pietra o un gioiello: storia, savoir-faire, provenienza, gesto artigianale? È fondamentale. Quando si guarda un gioiello o una bella pietra non si vede soltanto un oggetto che brilla. Dietro ci sono una storia, un passato, saperi tecnici, esperienze, movimenti artistici, scambi commerciali e culturali. Il programma culturale serve a dare contenuto e profondità alle opere esposte. Il business resta centrale, ma deve essere accompagnato da una vera cultura del gioiello, della pietra e del mestiere.
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A Ginevra convivono mercanti, collezionisti, designer emergenti, scuole, esperti e maestri d’arte. Che cosa accade quando tutte le componenti della filiera si incontrano nello stesso luogo? Qualcosa di molto interessante, perché nasce anche una forma di contrasto. Un giovane designer, entrando in un contesto così selettivo, può chiedersi: “Che cosa ci faccio qui?”. La sfida è fare in modo che ciascuno possa sentirsi al proprio posto. Cerchiamo di riuscirci immaginando il salone come un tutto coerente, non come una somma di spazi separati. Espositori, designer, conferenze, libreria, scuole e aree culturali sono parti di un unico ambiente. Poi c’è l’elemento che unisce tutti: la passione. Mercanti, storici, esperti, studenti e giovani condividono l’amore per le pietre, la storia del gioiello, la materia e il savoir-faire. È su questo terreno comune che generazioni, provenienze e sensibilità diverse si incontrano.
Mathieu Dekeukelaire - direttore GemGenève
Uno degli aspetti più interessanti del salone è il dialogo tra esperienza e nuove sensibilità. Come si costruisce un terreno comune tra chi custodisce un sapere storico e chi si affaccia oggi al mondo delle pietre e della gioielleria? Creando occasioni reali di incontro. Il settore può apparire chiuso, quasi intimidatorio, soprattutto per chi arriva da fuori o per i più giovani. Cultura, formazione, conferenze e progetti per gli studenti servono a dare chiavi di accesso. Non si tratta solo di mostrare oggetti, ma di spiegare, trasmettere, mettere in relazione. Così il sapere dei mercanti e degli esperti non rimane confinato ma dialoga con nuove sensibilità, nuovi linguaggi e nuove forme di creazione. La cultura, a GemGenève, non è decorativa: crea accesso, fiducia e consapevolezza. Può diventare una leva concreta per avvicinare nuovi pubblici e nuovi acquirenti? Sì, perché la cultura aiuta a superare una soglia. Di fronte a merci molto importanti, un visitatore o un potenziale acquirente può sentirsi intimidito. Mostre, conferenze e contenuti permettono di comprendere meglio ciò che vede: il valore di una pietra, la complessità di una tecnica, il percorso di un oggetto. Questo non sostituisce il mercato, ma lo rende più solido. Un pubblico consapevole è più preparato a entrare in relazione con gli espositori, fare domande, collezionare e forse acquistare. La mostra “Shaping Matter, Enhancing Beauty” mette al centro materia, gesto e trasformazione, affiancando oggetti finiti, materiali grezzi e mestieri d’arte.
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Ci svela l’idea curatoriale? Portare il visitatore ad apprezzare un oggetto non solo per la bellezza finale, ma per tutto ciò che serve ad arrivarci. Un vaso, una coppa, una piccola scultura o un oggetto prezioso raccontano anni di esperienza, pratica e finezza tecnica. Per questo abbiamo messo in dialogo pezzi finiti e materiali grezzi, anche grazie ai prestiti del Museo di storia naturale: volevamo mostrare da dove si parte e fino a quale raffinatezza si può arrivare. I mestieri d’arte rendono questo racconto più vivo, permettendo di capire come si lavorano l’onice, l’agata, il lapislazzuli, la malachite o materiali più particolari. La mostra diventa così un sistema fatto di materia, gesto, competenza e trasmissione. GemGenève ha raggiunto la decima edizione. Il futuro sarà nella crescita dimensionale, nello sviluppo internazionale o nel rafforzamento di questa identità selettiva, fondata sulla qualità delle relazioni? Ci sono molte possibilità, ma sarà essenziale conservare lo spirito che abbiamo creato: prossimità con partner ed espositori, semplicità, eleganza, qualità della relazione umana. La cosa importante è adattarci alle esigenze degli espositori
senza tradire l’identità di GemGenève: qualità organizzativa, selettività e fluidità tra tutti gli attori. In questa direzione si inserisce GemGenève Abu Dhabi Boutique, all’ADNEC dall’11 al 15 novembre 2026, con al momento 20 espositori. Quali parti del progetto vorrebbe sviluppare ulteriormente: sezione contemporanea, lavoro curatoriale, giovani designer, rapporto con Ginevra o nuove formule fuori dal salone? La sezione contemporanea ha un grande potenziale, perché porta freschezza, energia e dinamismo. È importante far sentire che giovani designer e indipendenti fanno parte di questo microcosmo. Anche il lavoro curatoriale potrà crescere, con nuove idee e nuovi partner. Sarebbe interessante immaginare una mostra fuori dal salone: il lavoro intellettuale e scenografico realizzato per pochi giorni potrebbe vivere due o tre mesi, aprendosi al grande pubblico. Quanto agli espositori, sarà essenziale mantenere selettività: qualità dei mercanti, qualità delle merci e coerenza con lo spirito di GemGenève. Si può crescere, ma senza perdere prossimità, unità umana e quella dimensione di club che caratterizza il salone.
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L’ORAFO ITALIANO
Dalla formazione scientifica all’attuale esperienza in Dolce&Gabbana come responsabile del laboratorio gemmologico, Loredana Sangiovanni racconta all’Orafo italiano come si scelgono le pietre e come le gemme stanno trasformando profondamente l’Alta Gioielleria. te gemmologica della prima collezione di Alta Gioielleria. All’inizio eravamo in tre e sono trascorsi quattro anni prima del debutto, nel 2012, con una collezione Black&White, Sicily, costruita anche intorno a zaffiri neri eccezionali, assai difficili da reperire. Il suo lavoro unisce gemmologia, selezione delle pietre e costruzione della collezione. Ce lo racconta? I designer traducono l’idea creativa in un disegno non ancora tecnico; quando il progetto viene approvato dagli stilisti entro in gioco io, per individuare le gemme e i colori più adatti. La prima distinzione riguarda la natura del gioiello: se deve essere un pezzo unico, cerchiamo pietre rare e eccezionali; se invece è una creazione ripetibile, devo suggerire gemme reperibili più volte, mantenendo coerenza qualitativa e cromatica. Nel nostro caso il colore pesa moltissimo, direi nel 90% delle scelte. Gli stilisti definiscono l’effetto estetico, mentre io e il mio gruppo stabiliamo i criteri tecnici e qualitativi.
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eologa e gemmologa con quasi trent’anni di esperienza, Loredana Sangiovanni ha diretto il laboratorio dell’Istituto Gemmologico Italiano e collaborato con importanti realtà del lusso e della gioielleria. Dal 2008 è la gemmologa responsabile di Dolce&Gabbana, dove segue l’intero percorso dei materiali. Appassionata fin dall’infanzia di gemme e minerali, sposa competenza scientifica e sensibilità estetica con una missione: la ricerca della bellezza e dell’unicità attraverso la qualità delle pietre selezionate. Loredana Sangiovanni, come si diventa gemmologa di Dolce&Gabbana? Mi sono formata all’Istituto Gemmologico Italiano, dove ho insegnato per molti anni e con cui collaboro ancora. Ho svolto seminari e consulenze in azienda, finché nel 2008 Domenico Dolce e Stefano Gabbana mi hanno proposto di seguire la par-
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Loredana Sangiovanni - Direttrice del laboratorio gemmologico di Dolce&Gabbana
Chi sceglie concretamente le pietre? Per i gioielli ripetibili la scelta della tipologia di gemma è quasi interamente nostra. In una linea come Eleganza, per esempio, servivano pietre rosse e di dimensioni importanti: abbiamo scelto il granato, considerando il colore richiesto, il valore intrinseco e il prezzo finale in boutique. Nei pezzi unici il dialogo è più aperto. Per una spilla simbolo di passione e amore, Dolce e Gabbana in persona hanno scelto il rubino; noi abbiamo poi cercato esemplari diversi per forma, dimensione e colore. In altri casi avviene l’opposto: per un anello con Paraiba sono stata io a proporre alcune pietre e da quella selezionata è nato il disegno. Quando la gemma è davvero rara, può essere lei a generare il progetto. Il colore è una tendenza o un cambiamento strutturale? È un cambiamento profondo. Quando abbiamo iniziato, nel 2008, la gioielleria era ancora molto tradizionale: diamanti incolori e oro bianco. Stefano Gabbana possedeva già una collezione importante di gemme colorate e la scelta fu subito quella di puntare sul colore, quasi ignorando quella grammatica dominante. Negli anni a seguire, anche le grandi maison storiche si sono aperte prima a rubini e zaffiri, poi a una gamma molto più ampia di pietre. Oggi il panorama è completamente diverso. Che cosa comporta questo cambiamento sul piano del mercato? Le gemme colorate richiedono più studio e sensibilità rispetto al diamante. Quest’ultimo dispone di parametri e riferimenti di prezzo codificati, come il listino Rapaport. Per il colore il valore è più mobile e complesso: uno zaffiro
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che oggi vale dieci può valere cento in tempi molto brevi. Non bastano dati standardizzati; servono competenza, intuito, esperienza e capacità di leggere il mercato.
laboratorio internazionale. Se le caratteristiche non corrispondono a quanto dichiarato, la pietra viene restituita, eventualità possibile solo all’interno di rapporti di fiducia consolidati.
Come si valuta una gemma? La prima valutazione è visiva: un occhio allenato coglie subito se una pietra ha qualcosa di eccezionale. Ma una gemma straordinaria deve essere bella, rara e 100% naturale. Per questo servono indagini approfondite e certificazioni, anche più di una, soprattutto per le pietre importanti. Nel caso di un rubino sopra i cinque o dieci carati, non basta l’osservazione a dieci ingrandimenti: occorrono strumenti come lo spettrofotometro per verificare trattamenti e origine, elementi decisivi anche per stabilirne la rarità. Un rubino trattato termicamente, per esempio, ha un valore inferiore a un esemplare naturale non trattato.
Esiste una “personalità” della pietra? Assolutamente sì. Molti appassionati senza formazione gemmologica scelgono d’istinto, perché si innamorano di una gemma. Ogni pietra sprigiona un fascino unico e parla alle persone in modo diverso. La competenza serve a capire ciò che si sta acquistando; l’emozione spiega perché si desidera proprio quella pietra.
E come avviene invece la selezione sul campo? Viaggio molto e visito anche le miniere dei fornitori. Se mi vengono proposte pietre dal potenziale eccezionale ma senza assoluta certezza sulla naturalità, posso acquistarle e poi inviarle a un
Quali gemme stanno vivendo oggi una fase particolarmente interessante? Rubini, smeraldi e zaffiri restano centrali, soprattutto negli esemplari non trattati, sempre più rari e quindi in crescita di valore. Molto importante è la Paraiba: quella brasiliana è ormai quasi fuori mercato, perché la miniera è chiusa, ma stanno crescendo le pietre provenienti da Mozambico, Nigeria ed Etiopia. Sono in forte ascesa anche gli spinelli, straordinari per lucentezza, brillantezza, durezza e varietà cromatica. Possono competere con rubini e
zaffiri e, inoltre, il trattamento termico non produce su di loro variazioni così rilevanti. Una gemmologa cambia nel tempo? Moltissimo. Ogni professionista viene influenzato dalle maison con cui lavora, anche se conserva un proprio nucleo profondo. In D&G ho imparato a mettere la conoscenza scientifica al servizio della creatività e a capire quali gemme offrono la resa migliore rispetto allo stile del brand. Un gemmologo deve saper fare proprio quel linguaggio. All’inizio, per esempio, mi sembrava quasi violento accostare smeraldo e peridoto; poi ho visto che funzionava e ho cambiato prospettiva. Oggi non guardo più una gemma soltanto come oggetto da analizzare: la immagino già dentro il gioiello, nel dialogo tra arte orafa e bellezza naturale.
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L’ORAFO ITALIANO
Il Corallo tra identità e futuro
Enzo Liverino, vicepresidente Assogemme e presidente della Commissione Corallo CIBJO, racconta le sfide del comparto e le prospettive di una materia simbolo del “saper fare” italiano.
poterla documentare. Sostenibilità e informazione consentono poi al consumatore di scegliere consapevolmente e riconoscere il valore del nostro lavoro. In questa direzione, la Commissione Corallo di CIBJO, insieme al Dipartimento di Economia e Management dell’Università Federico II di Napoli, ha elaborato un documento ESG dedicato alla pesca, alla lavorazione e alla cultura del corallo prezioso. Un comparto che comunica bene è un comparto che cresce. Negli ultimi mesi sono aumentate le collaborazioni tra associazioni, istituzioni e organismi internazionali. Quali sono le più strategiche? Le collaborazioni più importanti sono quelle che uniscono competenza tecnica, ricerca scientifica e riconosci-
mento istituzionale. Penso al lavoro con CIBJO, Assogemme, Assocoral, università, fiere internazionali e associazioni territoriali come CNA e Federitaly. Queste sinergie permettono di produrre linee guida, protocolli di sostenibilità e documenti condivisi, ma soprattutto danno alle imprese italiane una voce autorevole nei tavoli globali. Il risultato è duplice: maggiore tutela del prodotto e più credibilità sui mercati. Da questa esigenza è nato anche il “Precious Sea Summit”? Sì. Nasce dalla necessità di riunire in un unico luogo gli attori che lavorano con materiali organici e biogenici marini: corallo, cammeo e perle. Settori diversi, ma accomunati dalle stesse sfide legate a sostenibilità,
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icepresidente Assogemme e presidente della Commissione Corallo CIBJO, Enzo Liverino è una delle voci più autorevoli del settore. Da anni alla guida di Liverino 1894, storica realtà di Torre del Greco, unisce impresa, ricerca, collezionismo e divulgazione con uno sguardo rivolto alla tutela del corallo prezioso e al futuro delle competenze artigiane. Presidente, quali sono oggi le priorità per il comparto? Parlare un linguaggio comune, garantire una tracciabilità verificabile, rafforzare la sostenibilità e migliorare l’informazione al consumatore. La corretta nomenclatura è il primo passo, perché senza definizioni condivise non esiste tutela né per le imprese né per il pubblico. La tracciabilità è il secondo pilastro: non basta dichiarare l’origine, bisogna
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Enzo Liverino - Vicepresidente Assogemme e presidente della Commissione Corallo CIBJO.
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rotonde. L’obiettivo è offrire alle imprese strumenti concreti per muoversi in un mercato sempre più regolamentato e attento alla responsabilità ambientale. Sul corallo esiste ancora molta disinformazione? Moltissima. Il corallo prezioso del Mediterraneo e dei mari giapponesi, limitato a otto specie, viene spesso confuso con quello delle barriere tropicali, che comprende circa 7.500 specie e appartiene a ecosistemi completamente differenti. Dobbiamo spiegare con chiarezza che il corallo prezioso è un organismo distinto, sottoposto a normative precise, raccolto da professionisti autorizzati e gestito secondo criteri di sostenibilità. La disinformazione genera paura e semplificazioni; la conoscenza, invece, crea fiducia e tutela il settore.
regolamentazione, ricerca, tutela delle risorse e formazione. Torre del Greco è il luogo naturale perché qui convivono artigianato, imprese e un patrimonio culturale unico. Come ha sottolineato il presidente di CIBJO Gaetano Cavalieri, l’obiettivo è creare un ponte stabile tra scienza, istituzioni, artigiani e mercati internazionali. Non un semplice evento, dunque, ma un laboratorio di idee e soluzioni. Che cosa presenterete a settembre a Vicenzaoro? Porteremo il lavoro svolto negli ultimi mesi dalla Commissione Corallo di CIBJO e dai suoi membri tecnici: nuovi documenti di indirizzo, aggiornamenti sulle nomenclature, iniziative sulla tracciabilità e un focus sulla sostenibilità dei materiali organici marini. Un tema centrale sarà la regolamentazione europea della pesca del corallo. Oggi in Europa è consentita esclusivamente ai subacquei, mentre in Paesi come il Giappone si utilizzano robot sottomarini, che permettono di raggiungere profondità maggiori, effettuare una pesca più selettiva e ridurre i rischi per gli operatori. In occasione del congresso per i cento anni di CIBJO, il tema sarà portato all’attenzione della filiera e dei media, attraverso panel e tavole
Come sta evolvendo il mercato del corallo italiano? Sta vivendo una fase di rinnovata vitalità. I mercati più dinamici sono l’Asia orientale, in particolare Giappone e Cina, ma anche gli Stati Uniti mostrano un interesse crescente per il pezzo unico, il design e la lavorazione artistica. Maison, designer e collezionisti chiedono qualità, assenza di trattamenti, provenienza certa, colori naturali e creazioni con una forte identità culturale. Cresce la domanda di corallo rosso intenso, pelle d’angelo, sculture e gioielli capaci di unire tradizione e contemporaneità. Il mercato premia ciò che è autentico e ben raccontato. Lo dimostra anche la mostra sul corallo organizzata da L’ÉCOLE-School of Jewelry Arts, a Hong Kong, che sta riscuotendo grande interesse, mentre altri marchi, come Chanel e Dolce&Gabbana stanno valutando iniziative analoghe. Il ricambio generazionale resta una criticità per Torre del Greco? È una sfida reale. Torre del Greco custodisce competenze che non esistono altrove, ma per trasmetterle servono percorsi strutturati. Le collaborazioni con scuole, fondazioni, accademie e istituzioni stanno iniziando a produrre risultati: i giovani si avvicinano al mestiere quando vedono una formazione seria e una prospettiva professionale concreta. Occorrono programmi didattici moderni, capaci di unire tecnica e cultura, laboratori attrezzati e imprese disponibili ad accompagnare i ragazzi in un autentico passaggio di competenze. Esperienze come la Scuola d’incisione Degni e la collaborazione con l’Università Vanvitelli sul design indicano una strada possibile. Come si rinnova oggi Liverino 1894? Si rinnova restando fedele alla propria identità: unire produzione, commercio, ricerca, collezionismo e attività museale. Il nostro patrimonio tecnico e culturale non è un’eredità da conservare passivamente, ma una risorsa viva che orienta ogni scelta. Innoviamo attraverso la ricerca scientifica, la digitalizzazione degli archivi, il dialogo con designer contemporanei e la valorizzazione del museo come luogo di conoscenza. Immagino il futuro del corallo italiano nell’incontro tra alto artigianato, design internazionale, sostenibilità documentata e una narrazione culturale forte. Chi saprà unire questi elementi avrà un ruolo centrale nei mercati dei prossimi anni.
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L’ORAFO ITALIANO
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residente di CIBJO, la Confederazione Mondiale della Gioielleria, Gaetano Cavalieri guida da oltre vent’anni l’organizzazione che rappresenta la filiera internazionale del gioiello. Al centro, tutela del consumatore, standard condivisi e trasparenza. Tra gli strumenti centrali di CIBJO ci sono i Blue Books: raccolte di standard tecnici e nomenclature dedicate a diamanti, pietre di colore, perle, corallo, metalli preziosi, laboratori gemmologici e approvvigionamento responsabile. Non hanno valore di legge, ma costituiscono un riferimento internazionale per imprese, laboratori e associazioni. Presidente, CIBJO celebra cent’anni in una fase di profondo cambiamento. Quale considera il risultato più importante? La creazione di una vera comunità internazionale, che prima non c’era. Il traguardo principale resta però la fedeltà al consumatore. Attraverso standard, raccomandazioni e Best Practice Principles lo aiutiamo a scegliere consapevolmente. Il settore deve garantire prodotti legittimi, trasparenti, sostenibili ed eticamente corretti. CIBJO rappresenta inoltre l’intera filiera presso le Nazioni Unite. In che modo questi principi diventano strumenti concreti per le imprese? Attraverso ricerca, confronto con le organizzazioni aderenti e dialogo con istituzioni ed enti regolatori. Il mercato è globale, ma normative e condizioni operative cambiano da Paese a Paese. I Blue Books nascono da questo lavoro: creano un linguaggio comune e rendono comprensibili gli aspetti tecnici del settore. Il Congresso del Centenario si svolgerà a Vicenza dal 4 al 7 settembre. Quali novità porterà? Un tema centrale sarà la formazione. Tra i progetti vi è la “CIBJO Academy”, dedicata ai materiali preziosi e alle raccomandazioni della Confederazione. Stiamo inoltre lavorando all’International Fine Jewellery Academy, con maestri italiani, studenti stranieri, Confcommercio Milano e Fondazione Mani Intelligenti. L’obiettivo è valorizzare il savoir-faire tricolore nel confronto internazionale, trasmettendo competenze legate alla progettazione, alla produzione e anche alla comunicazione del gioiello. Perché le nomenclature sono così importanti? Perché senza parole condivise non può esserci piena trasparenza. CIBJO cerca di costruire un linguaggio universalmente comprensibile, come avviene con i numeri arabi. Una nomenclatura chiara riduce le ambiguità negli scambi e tutela il consumatore. I Blue Books servono proprio a questo e a Vicenza saranno verificati e aggiornati.
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Gaetano Cavalieri - Presidente di CIBJO.
Come possono le PMI applicare criteri ESG concreti? Non sempre è possibile ricostruire con certezza l’intero percorso di una pietra o di un metallo. Occorrono quindi indicatori verificabili sugli aspetti ambientali, sociali e di governance. CIBJO ha sviluppato strumenti liberamente consultabili per aiutare le PMI a misurare le proprie prestazioni e individuare gli interventi necessari. L’obiettivo è trasformare gli ESG in un metodo operativo, non in marketing.
Quale ruolo deve assumere CIBJO di fronte all’intelligenza artificiale e alle nuove tecnologie? Abbiamo costituito un comitato dedicato a tecnologia e innovazione, che riunisce studiosi, tecnici, operatori e imprenditori. L’intelligenza artificiale va studiata e integrata negli standard senza sacrificare competenza umana, autenticità, etica e fiducia del consumatore.
A Vicenzaoro il congresso del centenario Fondata a Parigi nel 1926 con il nome di BIBOA, CIBJO nacque per rappresentare il commercio europeo della gioielleria. Nel 1961 assunse l’attuale denominazione, acronimo francese di Confédération Internationale de la Bijouterie, Joaillerie, Orfèvrerie des Diamants, Perles et Pierres, estendendo poi la propria attività alla filiera mondiale. Il Congresso del Centenario, in programma a Vicenza dal 4 al 7 settembre 2026 durante Vicenzaoro, riunirà delegati, commissioni e rappresentanti dell’industria. Oltre a celebrare un secolo di storia, aggiornerà i Blue Books e affronterà le nuove sfide della filiera, dalla sostenibilità alla formazione, dalla tracciabilità all’innovazione tecnologica.
S P E C I A L E Gemme
World Shiner seleziona, lavora e abbina diamanti e pietre colorate, unendo competenza tecnica, rete internazionale e servizio ai distretti orafi.
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ata nel 1941 a Mumbai, World Shiner ha costruito la propria crescita sul commercio e sulla lavorazione delle pietre preziose, sviluppando nel tempo una presenza internazionale che oggi comprende India, Regno Unito, Germania, Stati Uniti, Australia, Nuova Zelanda e Italia. Nel nostro Paese il gruppo è presente con sedi a Firenze e Valenza, due poli strategici per il dialogo con la produzione orafa e gioielliera. L’attività dell’azienda si concentra su diamanti e pietre colorate destinati soprattutto a fabbricanti e operatori professionali. Il modello è quello di una filiera integrata, in cui selezione, pianificazione, taglio, assortimento e servizio commerciale sono organizzati per garantire continuità, uniformità qualitativa e capacità di rispondere a richieste specifiche. Non si tratta soltanto di fornire singole pietre, ma di costruire set, coppie, calibrati e assortimenti coerenti per colore, dimensione, forma e resa visiva. La lavorazione resta uno degli elementi centrali: nello stabilimento di Surat, aperto nel 1985, il grezzo viene analizzato con strumenti digitali e sistemi di mappa-
tura tridimensionale, utili a individuare inclusioni, proporzioni e possibili soluzioni di taglio. A questa fase seguono la pianificazione, il clivaggio e la lucidatura, con un equilibrio tra tecnologia e intervento umano. L’obiettivo è valorizzare al meglio la pietra, tenendo conto non solo della resa, ma anche della destinazione finale e delle esigenze del cliente. Un aspetto sempre più rilevante riguarda la certificazione. World Shiner affianca alla propria attività di selezione e lavorazione il ricorso a laboratori gemmologici riconosciuti a livello internazionale, garantendo documentazione che attesta caratteristiche, qualità e autenticità delle pietre. Questo passaggio è fondamentale per assicurare trasparenza lungo tutta la filiera e per rispondere alle richieste di un mercato che richiede standard verificabili e condivisi. Per le pietre colorate, il lavoro richiede una sensibilità ulteriore. La valutazione non può basarsi soltanto su parametri standardizzati, ma coinvolge tonalità,
saturazione, luminosità, omogeneità, taglio e possibilità di abbinamento. È proprio qui che il rapporto con i produttori diventa determinante: maison, laboratori e designer cercano fornitori capaci di garantire coerenza estetica, soprattutto quando si tratta di replicare un gioiello o sviluppare una collezione. La presenza in Italia risponde a questa necessità di prossimità. Firenze e Valenza permettono al gruppo di seguire più da vicino i distretti produttivi, riducendo tempi e distanze e offrendo un interlocutore diretto per la scelta delle pietre. In un mercato sempre più attento a provenienza, tracciabilità e qualità effettiva, il valore non dipende soltanto dalla disponibilità del materiale, ma dalla capacità di selezionarlo, interpretarlo e inserirlo nel progetto giusto. World Shiner riflette proprio questa evoluzione: dalle pietre sciolte al gioiello finito, la competitività passa oggi per competenza tecnica, affidabilità, certificazione e servizio.
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Cresciuto in una famiglia di gioiellieri e diamantari, Bruno Scarselli ha trasformato una familiarità precoce con le gemme in una specializzazione internazionale nei diamanti naturali fancy color. Oggi con il suo brand è attivo dalla selezione del grezzo alla creazione di pezzi unici, mentre con Authentia esplora le nuove frontiere della tracciabilità digitale degli asset di lusso.
produzione di diamanti bianchi per il mercato europeo passammo all’acquisto del grezzo nelle miniere africane e alle grandi pietre naturali colorate.
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ei è cresciuto in una famiglia di diamantari e ha conosciuto questo mestiere fin da bambino. Qual è stato il passaggio decisivo che l’ha portata a diventare dealer? Il mio rapporto con i diamanti è iniziato quasi come un gioco. Avevo otto o nove anni e, nei negozi che mio padre gestiva tra Rimini e Riccione, dovevo tenere pulite le vetrine. A fine settimana mi ricompensava con un brillantino; al termine della stagione, venivano sostituiti con una pietra più grande. Credo che la passione sia nata allora. Non giocavo con i soldatini: cercavo di capire il lavoro di mio padre e il mondo delle gemme. A quindici anni, quando vivevamo già negli Stati Uniti, ho iniziato a tagliare diamanti. Mi affascinava vedere che cosa si potesse ottenere dal grezzo attraverso il lavoro sulla ruota. In seguito ho lavorato nell’investment banking e nell’immobiliare, ma il crollo della Borsa del 1987 segnò una svolta. Mio padre stava riducendo la propria attività e mi propose di trasmettermi ciò che sapeva dell’industria. Tornai così alle origini, cercando però di dare all’azienda una nuova identità: dalla
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I diamanti fancy color rappresentano una delle forme più estreme di rarità. Quali elementi ne determinano il valore? Bisogna conoscere le miniere, le loro produzioni e le caratteristiche del materiale. Il mercato del diamante bianco ha maggiore liquidità e parametri consolidati; con i fancy color tutto cambia. La produzione mondiale dei diamanti naturali colorati rappresenta una frazione minima rispetto a quella dei bianchi, indicativamente intorno all’uno per cento, e comprende tutti i colori. Il giallo è relativamente più disponibile; rosa, blu, verde e rosso appartengono a livelli di rarità molto diversi. Il verde, per esempio, è più raro di quanto si pensi. Nel 2016 abbiamo venduto all’asta Aurora Green, un vivid green di cinque carati, allora il più grande della sua categoria certificato dal GIA. Le dimensioni massime note per
DIAMONDS
i diamanti blu e rosa sono molto superiori: questo fa capire quanto il verde puro sia eccezionale. Anche all’interno di una singola miniera la rarità si moltiplica. La produzione può essere quasi tutta bianca e generare solo una quantità infinitesimale di blu; tra questi, molti presentano componenti grigie o verdi. Trovare una tonalità pura significa individuare una rarità dentro la rarità. La valutazione nasce da conoscenza, esperienza e occhio. Gli strumenti scientifici sono indispensabili per l’analisi e la certificazione, ma davanti al grezzo mi affido soprattutto a ciò che ho imparato in oltre trentacinque anni: osservare la pietra e immaginare che cosa potrà diventare dopo il taglio. Scarselli Diamonds non opera soltanto nel commercio delle pietre, ma realizza anche gioielli e pezzi unici. Quanto cambia il suo sguardo quando il diamante diventa il punto di partenza di una creazione? La nostra storia ha seguito un percorso quasi inverso rispetto a quello abituale. Molti iniziano come commercianti e poi diventano gioiellieri; noi siamo nati come gioiellieri. In famiglia abbiamo sempre conosciuto anche rubini, zaffiri e smeraldi. Dalla gioielleria e dal rapporto con il cliente privato siamo passati al grezzo, al taglio e alla vendita ai grossisti; in seguito siamo tornati al gioiello finito, ma con una conoscenza più profonda della pietra. Quando si lavora con diamanti vivid blue, vivid pink o intense color di carature importanti, non ha senso adattarli a montature già esistenti. La creazione deve nascere intorno alla pietra ed essere unica quanto lei. Non si tratta soltanto di valorizzarne il prezzo, ma di costruire un oggetto coerente con la sua personalità.
S P E C I A L E Gemme
Come si sviluppa il dialogo tra gemma, design e montatura? All’inizio abbiamo collaborato con diversi designer, ma spesso i progetti rientravano in schemi troppo codificati. Per pietre eccezionali serve maggiore libertà, e per questo ho iniziato a intervenire direttamente nella progettazione insieme al nostro gruppo. Abbiamo realizzato, per esempio, un anello con un diamante deep blue di circa tre carati, costruendo intorno alla pietra una forma aperta, simile per alcuni a un fiore e per altri a un ragno, con elementi intarsiati di diamanti rosa. In un altro caso abbiamo creato una montatura specifica per un raro diamante reddish orange. Un progetto particolarmente complesso è stata una collana interamente composta da diamanti blu. Sono serviti quattro anni per riunire pietre rotonde e coppie sufficientemente omogenee. Non basta trovare il colore giusto: bisogna controllare tonalità, saturazione, forma, dimensioni e continuità visiva. In questi casi la rarità della materia e l’unicità del gioiello finiscono per coincidere. Con Authentia avete investito sulla tracciabilità digitale dalla miniera al mercato. Perché il certificato gemmologico, da solo, non è più sufficiente e quali passaggi della vita di una pietra è oggi indispensabile documentare?
Negli anni Novanta abbiamo collaborato con un gruppo di investimento americano, considerando le pietre anche come asset capaci di generare valore nel tempo. Non era un fondo in senso tecnico, ma una partecipazione contrattuale: gli investitori fornivano una parte del capitale e noi partecipavamo con risorse nostre, oltre che con il know-how. Condividere il rischio era essenziale; non volevamo limitarci al ruolo di broker. Quell’esperienza ci ha mostrato quanto la conoscenza della materia e la capacità di individuare le rarità possano incidere sui risultati. Oggi, però, il valore non può essere separato dalla trasparenza. Da questa convinzione è nata Authentia, piattaforma tecnologica brevettata per il tracciamento di diamanti, opere d’arte, commodity e altri asset di lusso. Il sistema documenta su blockchain origine, proprietà e passaggi dell’oggetto, integrando tecnologia e quadro giuridico. In più, Authentia ha creato il primo Protocollo legale che si avvale del “Titolo di Proprietà”, creando un registro a garanzia dell’autenticità delle informazioni registrate. Il tutto in un sistema con le varie tecnologie e poi guidato da diverse Intelligenze Artificiali che derivano il “Know How” unicamente dal modello Authentia.
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L’ORAFO ITALIANO
LA LUCE CHE RESTA sei gioielli per l’autunno / di Claudia Carletti @highjewellerydream
L’iridescenza del crepuscolo CHOPARD · HAPPY HEARTS ANELLO · ORO ROSA ETICO 18 KT, DIAMANTE, MADREPERLA NERA DI TAHITI
Ci sono pietre che non scelgono un solo colore, ma lo trattengono come un riflesso in movimento. Nella versione in madreperla nera di Tahiti, l’anello Happy Hearts di Chopard porta il cuore verso un registro più crepuscolare: l’iridescenza della madreperla attraversa il verde, il grigio, il bronzo e il viola, mentre l’oro rosa ne scalda la superficie e il diamante introduce un punto di luce mobile. Il risultato non è notturno in senso assoluto, ma sospeso, come il cielo quando il giorno non è ancora finito e la sera comincia a prendere corpo. Un gioiello leggero nella forma, ma profondo nel colore.
Il fiore che custodisce il calore PASQUALE BRUNI · FIGLIA DEI FIORI ANELLO · ORO ROSA 18 KT, CALCEDONIO ROSA, GRANATO ROSSO, DIAMANTI BIANCHI E CHAMPAGNE
Ci sono fiori che appartengono meno alla primavera che alla terra, quando il colore diventa più caldo e raccolto. Nell’anello Figlia dei Fiori di Pasquale Bruni, il calcedonio rosa e il granato rosso si incontrano in un equilibrio morbido e intenso, acceso dai diamanti bianchi e champagne e scaldato dall’oro rosa. Il motivo floreale perde ogni leggerezza stagionale e si fa più materico, quasi talismanico: non un fiore appena sbocciato, ma una presenza che conserva il calore, come l’ultima luce trattenuta nei petali prima della sera.
Il nero luminoso dell’onice di pietra BOUCHERON · SERPENT BOHÈME ONYX STUD SINGOLO DOPPIO MOTIVO · ONICE, ORO GIALLO 18K, DIAMANTI
L’onice è la pietra che Boucheron sceglie per portare Serpent Bohème verso un registro più notturno: il nero, accostato all’oro giallo e ai diamanti, non fa da semplice fondo ma diventa presenza grafica. Nel singolo stud a doppio motivo, una goccia in onice e una goccia di diamanti si fronteggiano in un piccolo toi et moi asimmetrico, riducendo il chiaroscuro all’essenziale: opacità contro luminosità, profondità contro riverbero. La stagione che si allunga nella notte ha bisogno di qualcosa che sappia stare nel buio senza sparire.
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S P E C I A L E Gemme
Il rosso che arde sotto la brace POMELLATO · NUDO CLASSIC ANELLO · ORO ROSA E ORO BIANCO 18 KT, GRANATO
Il granato ha il colore delle cose che l’autunno trattiene più a lungo: il vino, i frutti maturi, la luce che si fa più scura senza spegnersi. Pomellato lo porta nel Nudo Classic, l’anello icona della maison, dove la gemma sembra posarsi direttamente sulla pelle, libera da ogni costruzione apparente. Il taglio dalle sfaccettature irregolari ne amplifica la profondità, lasciando emergere riflessi caldi e quasi bruciati, mentre l’oro rosa e l’oro bianco costruiscono un equilibrio essenziale intorno alla pietra. La luce diventa raccolta: quella che resta sotto la brace quando la stagione cambia passo.
Il mosaico al calar della sera BVLGARI · DIVA’S DREAM COLLANA CON PENDENTE · ORO ROSA 18 KT, TURCHESE, CRISOPRASIO, TANZANITE, DIAMANTI
Il cambo di stagione non è soltanto foglie che cambiano colore: è anche luce che si posa sulle superfici e le rende più profonde. Nella nuova collana con pendente Diva’s Dream, Bulgari porta il motivo a ventaglio verso una composizione quasi musiva, dove turchese, crisoprasio e tanzanite costruiscono un accordo di verdi e blu saturi, acceso dal pavé di diamanti e scaldato dall’oro rosa. L’ispirazione ai mosaici romani diventa un gioco di contrasti: pietre dure opache e gemme luminose, colore pieno e riflesso, memoria antica e presenza contemporanea. È un gioiello che racconta l’autunno nel momento in cui la luce si abbassa e, proprio per questo, i colori sembrano trattenere più vita.
Il blu scultoreo della notte VHERNIER · FRECCIA ANELLO · LAPISLAZZULI, CRISTALLO DI ROCCA, ORO ROSA 18K
Con l’accorciarsi delle giornate, il blu profondo diventa il colore delle ore che si allungano. Vhernier lo interpreta nell’anello Freccia, dove il lapislazzuli incontra il cristallo di rocca e l’oro rosa in una costruzione netta, direzionale, quasi scultorea. Il cristallo non addolcisce la pietra: la amplifica, le dà profondità, trasformando il blu in superficie luminosa. Per chi conosce le gemme, è una storia sofisticata di materia e architettura, più vicina alla notte che al semplice colore.
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L’ORAFO ITALIANO
E R E D IT À F UT URE / di Gianfilippo Versari
Gioielli storici, pezzi firmati e di famiglia rispondono al nuovo desiderio di un lusso più autentico e che ha l’ambizione di durare.
Van Cleef & Arpels - Collezione Heritage Bracciale Ludo, 1938
C
è un nuovo trend che attraversa il mondo del gioiello. Non corre verso il futuro, ma torna indietro. Il vintage non è più nostalgia ma si è trasformato in uno dei linguaggi più attuali del lusso contemporaneo. Nel 2026, il gioiello d’epoca, il gioiello di famiglia (l’heirloom) e quello vintage continuano a crescere sia sul mercato internazionale che in Italia, sostenuti da aste, boutique specializzate, dealer indipendenti e da una nuova generazione di estimatori: un pubblico trasversale non più composto esclusivamente da collezionisti storici. La ragione? Culturale prima ancora che economica. In un’epoca in cui il lusso contemporaneo appare spesso troppo “instant”, replicabile e sovraesposto, il gioiello vintage offre qualcosa che il nuovo non può costruire artificialmente: lo scorrere del tempo. Ogni graffio, ogni montatura irregolare, ogni taglio antico racconta infatti una storia reale e l’imperfezione si impone come elemento distintivo e sinonimo di autenticità. Il va-
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Il Ponte - Anello in platino con zaffiro ottagonale di ct. 7,77
Faraone Casa d’Aste Collier Bulgari “Gemme Nummarie”
Faraone Casa d’Aste Anello M. Buccellati con corallo ovale di 7,15 ct.
lore non risiede più soltanto nella firma, nella caratura o nella rarità della pietra, ma nella capacità dell’oggetto di custodire memoria, identità ed emozione. Anche il concetto di heirloom sta cambiando significato. Se un tempo indicava semplicemente il gioiello tramandato in famiglia, oggi rappresenta un nuovo modo di acquistare, scegliendo un oggetto destinato a durare e a essere tramandato, come un “cimelio futuro”. I numeri del mercato confermano una crescita concreta del comparto, nonostante un panorama geopolitico complesso. Nel 2026 le grandi case d’asta internazionali continuano a registrare risultati solidi. Christie’s, nella vendita Jewels Online di marzo 2026, ha superato gli 8,5 milioni di dollari, raggiungendo il 131% delle stime minime, trainata da diamanti importanti ma soprattutto da gioielli firmati e pezzi provenienti da collezioni celebri. Anche le aste High Jewelry del 2026 di Sotheby’s, tra Hong Kong, Ginevra e New York, hanno visto protagonisti pezzi Cartier, Van Cleef & Arpels e gioielli di archivio delle
MARKET TREND
Van Cleef & Arpels - Collezione Heritage Collana Cheveux d’Ange, 1962
Pandolfini - Devant-De-Corsage, Cartier
grandi Maison. Le Case d’asta italiane registrano a loro volta risultati eccellenti con gemme preziose e grandi firme, confermando l’attrattiva dell’Alta Gioielleria sul mercato globale. Il Ponte Casa d’Aste, con la vendita “Gioielli Importanti” del 28 e 29 maggio, ha concluso brillantemente un’intensa settimana totalizzando 3,5 milioni di euro di fatturato e una rivalutazione media delle stime del 165%, grazie a diamanti di caratura importante, pietre dalle cromie vibranti e alle firme più emblematiche dell’Alta Gioielleria internazionale. Sulla stessa linea, Faraone Casa d’Aste, nell’appuntamento di fine maggio, ha registrato il 90% di venduto e un risultato del +129% rispetto al valore di catalogo, tra lotti firmati Buccellati, Bulgari e Cartier. Le aste di gioielli e orologi organizzate da Pandolfini hanno invece totalizzato oltre 5 milioni di euro, con il 97% dei lotti venduti e il 227% delle stime minime, vedendo protagonista Cartier con un devant-de-corsage in platino e diamanti aggiudicato per 277.200 euro. Finarte ha confermato l’andamento positivo del comparto il 25 e 26 maggio con una vendita che ha totalizzato complessivamente 3 milioni di euro, registrando l’80% dei lotti aggiudicati e un risultato pari al 105% delle stime. Protagoniste assolute, le pietre di colore. Il mercato premia soprattutto ciò che possiede una storia documentata. I risultati migliori riguardano spesso gioielli provenienti da collezioni private o pezzi caratterizzati da una forte valenza culturale. Van Cleef & Arpels ha partecipato a marzo a TEFAF, la più prestigiosa fiera internazionale dell’arte e dell’antiquariato di Maastricht, presentando quaranta cre-
Finarte - Anello con rubino, Bulgari
Finarte - Anello con rubino e diamanti
azioni d’epoca appartenenti alla collezione Heritage: un insieme che dal 2007 riunisce circa 150 gioielli storici realizzati dalla Maison e oggi acquistabili. Le nuove generazioni hanno accelerato questo cambiamento di approccio. Millennials e Gen Z non rifiutano il lusso, ma ne prediligono una forma più autentica e personale. Vogliono pezzi unici, sostenibili, dotati di una provenienza precisa e di una forte componente narrativa, percepita come elemento distintivo e antidoto all’omologazione. Anche la cultura pop sta accelerando il fenomeno. Non è un caso che le edizioni 2026 del Met Gala e del Festival di Cannes abbiano consacrato definitivamente il gioiello d’archivio. Da Kylie Jenner con gioielli antichi a Hailey Bieber con pezzi Belperron e la cantante Laufey con gioielli appartenenti alla linea Classics di Bucherer. Persino i nuovi anelli di fidanzamento sembrano guardare indietro. Montature d’ispirazione vintage, diamanti con taglio Old Mine e lavorazioni artigianali raccontano il desiderio di un lusso meno perfetto e più personale. Lo dimostra uno dei casi più discussi dell’anno, quello della designer Kindred Lubeck, nota per lo stile ispirato ai diamanti antichi e recentemente entrata nel circuito Sotheby’s con creazioni fortemente influenzate dall’estetica vintage. Il gioiello vintage oggi rassicura perché è reale e ha già superato la prova del tempo. Dopo anni dominati dalla rapidità del consumo e dall’effimero delle immagini, emerge una diversa idea di perfezione: non quella dell’oggetto appena nato, ma di una creazione che ha già attraversato la vita.
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L’ORAFO ITALIANO
FO CUS
OROLO GI a cura di Paolo De Vecchi
Con l’avvento degli orologi da polso, l’impermeabilità diventava prerogativa tecnica fondamentale. L’annosa faccenda venne risolta nel 1926 da Rolex, con il sistema di cassa e corona a vite, che praticamente sigillava il meccanismo dalle infiltrazioni d’acqua. Il così detto dispositivo Oyster venne testato quando la nuotatrice britannica Mercedes Gleitze (nella foto) si cimentò nella traversata della Manica. Era il 7 ottobre del 1927 e l’impresa riuscì (in 15 ore e 15 minuti), Hans Wilsdorf (fondatore di Rolex) si era accordato per metterle un Oyster al polso che arrivò alla meta perfettamente funzionante. Da quel momento l’orologio può considerarsi parte integrante della modernità, partecipando ai suoi stili di vita fatti di viaggi, vacanze e attività sportive.
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FOCUS OROLOGI
PER L A PRIMA VOLTA A TENUTA STAGNA
Un centenario epocale, quello dell’Oyster, il primo strumento del tempo impermeabile: un dettaglio non solo tecnico, ma anche storico, visto che da quel momento l’industria del tempo entra nella modernità.
Rolex Oyster 1926
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Rolex Calibro 3230
Rolex Oyster 2026
a scritta “100 Years” sul quadrante al posto di quella tradizionale dello Swiss Made, oltre a essere irrituale per Rolex, marca poco incline a enfatizzare gli anniversari, la dice lunga sulla consapevolezza dell’entità di questo traguardo. È dunque passato un secolo esatto da quando, nel 1926, il marchio con la corona ha lanciato il suo primo modello effettivamente impermeabile, battezzato Oyster, ostrica in inglese. A tenuta stagna grazie a un sistema di fondo cassa e corona a vite, che allontanava una volta per tutte non solo vistose infiltrazioni d’acqua, ma anche le meno evidenti, ma altrettanto dannose per il meccanismo, infiltrazioni
di polvere e umidità. Da allora questo modello è stato declinato su tutta la gamma sportiva Rolex, con il 2026 che ha visto una serie Oyster di base molto particolare. Ecco dunque l’arrivo del Rolesor giallo, combinazione tra acciaio Oystersteel e oro, tradizionalmente associata ad altre collezioni, segnando una nuova interpretazione per un modello storicamente legato alla sola sobrietà dell’acciaio. Alcune lavorazioni poi, creano effetti di luce e profondità più dinamici, mentre dal punto di vista tecnico, l’Oyster Perpetual 41 (come i millimetri del diametro) adotta il movimento automatico di manifattura Calibro 3230, con certificazione Superlative Chronometer (la tolleranza è di +/-2 secondi al giorno). Oltre 70 ore d’autonomia di marcia e impermeabilità a 100 metri completano la dotazione tecnica di questo nuovo Rolex “100 Years”.
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L’ORAFO ITALIANO
EM BL EMA DA P O LSO DEL LUS SO S P ORT I VO Serie celebrative limitate per i 50 anni del Nautilus di Patek Philippe, che, dal 1976 ha introdotto nell’alto di gamma elvetico una nuova categoria di strumento del tempo, con un’estetica originale e disinvolta ma trattata con suntuosa eleganza.
Patek Philippe Nautilus da polso
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embra un modello da tasca, con tanto di anello per poterlo appendere a una catenella, ma guardando le sue dimensioni (più di 50 millimetri di diametro e un’altezza di circa 13), facile ricredersi. Anche per via di un sistema di cerniera per il coperchio di protezione del fondo a vista sul meccanismo, che funge da supporto qualora l’orologio venisse posato su una superficie. Un segnatempo da tavolo, dunque, d’arredo o da viaggio, con la forma perfettamente in stile Nautilus. Questa inedita serie, limitata a 100 esemplari, è stata scelta per dare un tocco d’inaspettata originalità alle celebrazioni del 50° anniversario del Nautilus, la più iconica produzione di Patek Philippe. La cassa è in oro bianco e alloggia un calibro a carica manuale con data, giorno della settimana e visualizzazione degli 8 giorni dell’autonomia di marcia. Si torna invece alla classica fisionomia del Nautilus con un altro modello d’anniversario, da polso e in formato “Jumbo” (il diametro è di 41 millimetri), con cassa imperme-
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Patek Philippe Nautilus da tavolo
abile e bracciale integrato in oro bianco e movimento automatico “solo-tempo” ultrapiatto, al centro di una serie realizzata in 1.000 esemplari. Lanciata nel 1976, la collezione Nautilus segna un punto di svolta rispetto ai codici classici dell’orologeria di lusso e sotto molteplici aspetti, a partire dalla scelta – all’epoca - dell’acciaio, metallo inedito per una creazione di questa categoria, e la tenuta stagna. Oltre allo stile
atipico della cassa, costruita in due parti, con la lunetta fissata e compressa sulle due cerniere della cassa mediante quattro viti di serraggio, una soluzione che richiama gli oblò nautici, con il loro sistema di cerniere e chiusure a vite che serrano ermeticamente le guarnizioni sugli scafi dei transatlantici.
FOCUS OROLOGI
30 A N N I DI RI N TO C C HI D’ALTA O R OLO GE R I A
Michel Parmigiani
Sotto il quadrante Morning Blue, realizzato in oro bianco e martellato a mano, alloggia un meccanismo formato da 456 elementi e una ripetizione acustica su 4 gong. Un esercizio di stile in 5 esemplari per l’anniversario di Parmigiani Fleurier.
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in da sempre, Michel Parmigiani ha fatto tesoro della propria originaria professione, quella di restauratore di strumenti del tempo. Esperto meccanico e raffinato esteta, ha attentamente osservato gli oggetti storici cogliendone la straordinarietà di un’architettura, la logica di un movimento, la sapienza racchiusa nel lavoro artigianale. Tutto questo ha potuto svilupparsi e progredire con il lavoro di restauro e conservazione che la famiglia d’industriali farmaceutici svizzeri dei Sandoz gli ha commissionato per la propria impareggiabile collezione d’orologeria antica. Un impegno svolto magnificamente e che ha portato al finanziamento di una marca d’orologeria a nome Michel Parmigiani nel 1976 e alla costruzione della manifattura Parmigiani Fleurier nel 1996 (oggi governata dal CEO Guido Terreni). E, scoccata l’ora del 30 anniversario di fondazione di questo prestigioso sito produt-
Parmigiani Fleurier Carillon Tourbillon
tivo, è stata presentata una trilogia (piccoli secondi, cronografo sdoppiante, calendario perpetuo) sulla base del modello Toric e una serie di 5 esemplari di un capolavoro come il Carillon Tourbillon. Un segnatempo, come si diceva in apertura, in cui risiede appunto tutta la memoria degli orologi storici, la complessità dei meccanismi di suoneria, la pazienza del lavoro degli atelier, la precisione dei costruttori, l’abilità degli artigiani e la costante ricerca dell’equilibrio tra tecnica ed estetica che ha sempre animato Michel Parmigiani. Principi che si concretizzano in questa opera d’arte orologiera con cassa in oro bianco dal diametro di 41,60 millimetri, movimento a carica manuale con ripetizione dei minuti su 4 gong e regolatore di marcia, ispirata all’orologio da tasca Perrin Frères del XIX secolo, proveniente dalla Collezione Sandoz e restaurato da Parmigiani nel 2000.
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L’ORAFO ITALIANO
A L L A R IC E R CA DEL MOTO PE RPE T UO All’interno di una bolla di cristallo avviene il prodigio di un meccanismo che funziona senza ricarica meccanica o a batteria, ma prendendo energia – teoricamente senza mai interruzioni - dalle variazioni di temperatura dell’ambiente circostante.
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ustraliano, classe 1963, Marc Newson deve la fama internazionale ai suoi oggetti di interior design con modelli esposti in molte collezioni permanenti dei musei più importanti del mondo. C’è poi la collaborazione con Jaeger-LeCoultre, iniziata nel 2016 focalizzandosi fin da subito sul soggetto Atmos, con l’attuale versione 568 che ne scrive un nuovo capitolo. Presentata in occasione della Milano Design Week 2026, è un orologio d’arredamento caratterizzato da funzioni astronomiche e una forte identità visiva costruita attorno alle trasparenze del cristallo Baccarat. Inventata nel 1928 dall’ingegnere Jean-Léon Reutter e successivamente perfezionata da Jaeger-LeCoultre, l’Atmos funziona senza carica manuale né alimentazione esterna, ma sfruttando
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Jaeger-LeCoultre Atmos 568 by Marc Newson
minime variazioni della temperatura (la variazione anche di un solo grado dell’ambiente circostante garantisce circa due giorni di autonomia). Le informazioni astronomiche sono distribuite su anelli concentrici e dischi in vetro zaffiro fumé, con una leggibilità volutamente sobria nonostante la complessità delle funzioni. Prodotta in una serie limitata di 50 esemplari, l’Atmos 568 by Marc Newson conferma il ruolo dell’orologio d’arredamento come terreno di incontro tra ricerca tecnica, design industriale e alta orologeria. Il designer australiano ha infatti mantenuto l’impostazione minimalista già vista nelle precedenti collaborazioni, accentuando però l’effetto di sospensione del movimento nella cassa. Oltre all’indicazione dell’ora e delle fasi lunari, integra l’equazione del tempo — cioè la
differenza tra tempo solare e tempo civile — insieme agli orari di alba e tramonto. Le indicazioni sono calibrate in base a tre diverse latitudini – 30, 40 e 50 gradi - e ogni esemplare viene regolato di conseguenza.
FOCUS OROLOGI
NU OV I C L AS S I C I , I C O NE CO N T E MP OR A N E E
La cassa squadrata si ritaglia il proprio spazio tra quelle più tradizionali di forma circolare ricordando che quella era stata la fisionomia scelta per i primi modelli da polso d’inizio 1900. Un segno stilistico e molto distintivo firmato Cartier.
Omega Constellation Observatory
Cartier Santos Dumont
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Bulgari Octo Finissimo
sservando con attenzione le novità dell’anno, spicca la ricerca che alcune maison fanno intorno ai propri più iconici modelli. Non semplice rivisitazione, ma rielaborazione dei codici di marca in chiave contemporanea. Eccelle in questo esercizio Cartier, che riesce ancora a sorprendere con il suo Santos Dumont. Benché in catalogo dal 1911 e da allora continuamente rivisitato, la sua versione 2026 riesce ancora a farsi ammirare e con un certo stupore. Per l’uso a tutto campo del platino, metallo ultra prezioso e molto utilizzato dalla maison nel periodo Art Déco e per il bracciale “maglia milanese”, in voga durante gli anni Sessanta. Da un gioielliere all’altro, questa volta italiano, Bulgari insiste a lavorare di cesello intorno al suo Octo Finissimo: se a prima vista sembra identico a molte delle versioni precedenti, a ben guardare si nota l’utilizzo del titanio e soprattutto – con la sbalorditiva altezza di cassa di 6,45 milli-
Vacheron Constantin Overseas
metri - l’ennesima riduzione di spessore. Se con la cassa ci si può abbassare fino a che si vuole, con il movimento un’esasperata miniaturizzazione può compromettere l’affidabilità funzionale dell’orologio. Anche Vacheron Constantin ottiene ottimi risultati sul fronte della finezza, con i 7,35 millimetri d’altezza della cassa – in platino – del suo nuovo Overseas, mentre Omega con il suo Constellation Observatory sposta l’interesse dagli spessori alla cronometria, introducendo una novità tecnica: per la prima volta un orologio a due lancette ottiene la certificazione Master Chronometer. Grazie a un inedito sistema di controllo, basato su test acustici e di tracciamento ottico delle lancette di ore e minuti, al posto che affidato alla tradizionale analisi della regolarità di marcia di quella – la terza - dei secondi.
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L’ORAFO ITALIANO
WATCH NEW S / di Michele Weiss
TAG HEUER Mona c o E v e rg ra p h
Il Monaco Evergraph interviene radicalmente su una delle architetture più riconoscibili della storia di TAG Heuer, trasformando l’iconica cassa quadrata in un laboratorio di innovazione meccanica. Il protagonista è il nuovo calibro automatico TH80-00, costruito intorno a un inedito meccanismo cronografico “compliant”, sviluppato dal TAG Heuer LAB: al posto delle tradizionali leve e molle, due componenti flessibili bistabili governano le funzioni di avvio, arresto e azzeramento, assicurando una risposta costante nel tempo. L’architettura invertita e scheletrata porta sul lato quadrante il bariletto, il treno del tempo e l’oscillatore TH-Carbonspring, resistente ai campi magnetici. Certificato COSC, il movimento lavora a 5 Hz e dispone di 70 ore di autonomia. Un’evoluzione tecnica che rilegge in chiave contemporanea il Monaco delle origini, nato nel 1969.
H im
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BREGUET
C l a s s i q u e T o u rb illon 7357
Con il Big Pilot’s Watch Perpetual Calendar Ceralume®, IWC trasferisce nella collezione Pilot’s Watches una delle più avanzate ricerche della manifattura sui materiali. La cassa da 46,5 mm è realizzata in Ceralume®, ceramica bianca arricchita con pigmenti luminescenti, abbinata a un quadrante e a un cinturino in gomma capaci di emanare al buio un intenso bagliore blu per oltre 24 ore. Alla spettacolarità visiva si affianca il calendario perpetuo sviluppato da Kurt Klaus negli Ottanta, con indicazioni di data, giorno, mese, anno a quattro cifre e fasi lunari per entrambi gli emisferi, con uno scarto di un solo giorno ogni 577,5 anni. Il calibro automatico di manifattura 52616, dotato di sistema di ricarica Pellaton, garantisce sette giorni di autonomia. Prodotto in 250 esemplari, l’orologio mostra due identità opposte: essenziale nelle tonalità bianche e grigie alla luce, quasi futuristico nell’oscurità.
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Breguet celebra i 225 anni del brevetto del tourbillon – depositato nel 1801 da Abraham-Louis Breguet – con il Classique Tourbillon 7357, riportando al centro una complicazione che ha segnato la storia dell’orologeria. Proposto in platino e in oro Breguet, il modello interpreta le proporzioni misurate della tradizione con una cassa di 35 mm e un quadrante decentrato lavorato secondo i codici estetici della manifattura. A ore 6, la gabbia del tourbillon scandisce il ritmo della composizione, trasformando la meccanica in elemento architettonico. Il calibro 187B a carica manuale, evoluzione ottimizzata del celebre movimento 558, è composto da 190 elementi e garantisce 60 ore di riserva di carica. Certificato dal punzone Breguet, il nuovo 7357 rinnova una grande invenzione senza alterarne l’equilibrio, affidando a proporzioni, finiture e rigore costruttivo una moderna idea di classicità.
WATCH NEWS
CHANEL Nœud de Camélia
Il Nœud de Camélia riunisce due simboli essenziali del linguaggio di Gabrielle Chanel: la camelia e il fiocco. La collezione comprende quattro orologi da polso e un anello-orologio segreto, nei quali il quadrante scompare sotto composizioni preziose costruite come sculture da indossare. Il contrasto tra bianco e nero, profondamente legato all’immaginario della maison, guida un racconto che intreccia Haute Horlogerie, Alta Gioielleria e savoirfaire couture. Oro modellato come un nastro gros-grain, pavé di diamanti e volumi sovrapposti traducono la leggerezza del tessuto nella materia preziosa, mentre una delle creazioni si arricchisce di un bracciale ricamato con paillettes dalla Maison Lesage. Più che nascondere il tempo, Nœud de Camélia lo custodisce all’interno di un ornamento dalla presenza teatrale e dalla sofisticata luminosità.
RADO
D iaStar Origina l S k el eton L imite d Edition Con tre nuove edizioni limitate del DiaStar Original Skeleton, Rado applica un’energia cromatica inedita a uno dei design più caratteristici della propria storia. La celebre lunetta ovale convessa in Ceramos™ incornicia il movimento scheletrato e si combina con quadranti anulari e cinturini in gomma declinati in blu, verde e rosso. Le diverse versioni giocano sui contrasti: accenti gialli sul blu, dettagli rossi sul verde abbinato all’oro e tocchi verdi sulla variante rossa. Al centro della composizione pulsa il calibro automatico scheletrato R808, dotato di spirale antimagnetica Nivachron™ e di 80 ore di riserva di carica. Prodotto in 555 esemplari per ciascuna colorazione, il DiaStar unisce sperimentazione sui materiali, meccanica a vista e un’allure pop che ne rinfresca l’identità.
GÉRALD CHARLES Mi ni M a e s t ro
Grazie al Mini Maestro, Gérald Charles inaugura il proprio capitolo dedicato all’orologeria femminile, reinterpretando la cassa asimmetrica disegnata da Gérald Genta in proporzioni più intime. Ispirato al pezzo unico GC58 del 2006, il modello misura 29 × 31 mm ed è realizzato in leggero titanio grado 5 con design ergonomico ErgonTeq®. La lunetta è illuminata da 54 diamanti, mentre altri dodici segnano le ore sul quadrante, caratterizzato dalla finitura soleil e dal motivo Clous de Paris mini-tapisserie. Proposto in nero, rosa e azzurro ghiaccio, è completato da un cinturino in gomma coordinato e sostituibile senza strumenti. Il movimento al quarzo GCQ1000, con autonomia di sei anni, sottolinea la vocazione quotidiana di un orologio che combina comfort, segno grafico e preziosità gioielliera.
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L’ORAFO ITALIANO
IL TE MP O DEL L A L I B E R T À
I
l 2026 è un anno di traguardi per Oris, iniziando proprio con la celebrazione della propria storia con lo Star Edition durante Watches and Wonders 2026, e inaugurando un nuovo capitolo dell’eleganza contemporanea con la rinnovata collezione Artelier. Due novità che raccontano, prima ancora che il tempo, il valore dell’indipendenza. Ci sono orologi che scandiscono il tempo e altri che custodiscono una memoria. Il nuovo Oris Star Edition appartiene a questa seconda categoria. Presentato a Watches and Wonders 2026, non è soltanto la riedizione di un modello storico, ma il simbolo di una conquista che ha cambiato il destino della maison di Hölstein e, in parte, quello dell’intera orologeria svizzera. Dietro questo segnatempo si cela infatti una storia poco conosciuta, fatta di coraggio, determinazione e libertà. Per oltre trent’anni Oris fu costretta a operare entro i rigidi confini dello Statuto svizzero dell’orologeria, una normativa nata negli anni Trenta che impe-
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diva ad alcune aziende indipendenti di sviluppare movimenti con scappamento ad ancora, relegandole in una fascia produttiva considerata inferiore. Una limitazione che rischiava di soffocare il potenziale creativo del marchio. La svolta arrivò grazie a Rolf Portmann, giovane avvocato entrato in Oris nel 1956 con un incarico tanto ambizioso quanto decisivo: ottenere l’abolizione di quella legge. Dopo quasi dieci anni di battaglie, nel 1965 lo Statuto venne finalmente superato. Per Oris significò molto più di una vittoria giuridica: fu la conquista della libertà creativa. L’anno successivo nacque il primo orologio con scappamento ad ancora. Si chiamava semplicemente “Star”, ma rappresentava molto più di un nuovo modello: era il manifesto di una rinascita. Anche il suo design raccontava un’epoca che stava cambiando. Gli anni Sessanta stavano riscrivendo i codici dell’eleganza: il lusso diventava meno formale, più essenziale, più vicino alla vita quotidiana. Con la sua cassa tonneau dalle anse integrate, il quadrante minimalista e un linguag-
MARKET TREND
gio estetico sorprendentemente moderno, lo Star interpretava perfettamente quello spirito pionieristico. Era l’orologio di una maison finalmente libera di innovare e di guardare avanti. Sessant’anni dopo, Oris riporta quella storia al polso con una riedizione che conserva l’anima dell’originale. La cassa da 35 millimetri riprende fedelmente le proporzioni del modello del 1966, il vetro in Plexiglas restituisce il fascino caldo dell’epoca, mentre il fondello reca inciso lo storico stemma Oris degli anni Sessanta. Il calibro automatico 733 introduce tutta l’affidabilità della produzione contemporanea, ma il valore più autentico dello Star Edition non si misura nelle sue specifiche tecniche. Risiede nella sua capacità di raccontare una storia. Ogni dettaglio ricorda il giorno in cui Oris riconquistò il diritto di scrivere autonomamente il proprio futuro. Più che un’operazione nostalgia, è un tributo alla forza delle idee e alle persone che hanno avuto il coraggio di difenderle. E se lo Star Edition nasce dalla memoria, la nuova famiglia Artelier guarda invece al futuro. È la dimostrazione che la libertà conquistata sessant’anni fa continua ancora oggi a tradursi in creatività. Storicamente dedicata ai dress watch della maison, la collezione rinasce completamente riprogettata, con proporzioni più contemporanee, un design alleggerito e una nuova idea di eleganza, pensata per accompagnare la vita urbana senza rinunciare alla raffinatezza. È significativo che questa trasformazione porti la firma di Lena Huwiler, appena ventiquattro anni. In un settore dove la tradizione coincide spesso con l’esperienza, Oris sceglie di affidare uno dei propri modelli più iconici allo sguardo
di una giovane designer. Una decisione che racconta meglio di qualsiasi slogan la filosofia della maison: rispettare la propria storia lasciando che sia il futuro a reinterpretarla. Protagonista della collezione è l’Artelier Complication, manifesto della nuova visione Oris. Non solo classico dress watch; è un elegante compagno di viaggio pensato per una generazione che vive il tempo con naturalezza e dinamismo. Il quadrante è stato completamente ripensato, eliminando gli elementi superflui per lasciare spazio a due sole complicazioni: le poetiche fasi lunari, finalmente protagoniste nella parte superiore del quadrante, e il secondo fuso orario con indicazione delle 24 ore. L’equilibrio delle proporzioni, la pulizia grafica e le nuove tonalità – avorio, blu notte e castagna – restituiscono un orologio che riesce a essere contemporaneo senza inseguire le mode, trasformando una delle complicazioni più romantiche dell’orologeria in un elemento di design essenziale e raffinato. Accanto al Complication prende forma l’Artelier Date, la versione più pura della nuova collezione. Tre lancette, datario, linee essenziali e una cassa completamente ridisegnata danno vita a un orologio che esprime con naturalezza la filosofia “less is more”. È il modello destinato a diventare il punto d’ingresso nell’universo Artelier, capace di coniugare versatilità quotidiana, equilibrio estetico e qualità meccanica in un linguaggio discreto ma ricco di personalità. Per gli appassionati della manifattura più evoluta, non si può non citare l’Artelier Calibre 113, il cui protagonista è il movimento sviluppato internamente, con un’impressionante riserva di carica di dieci giorni e l’iconico indicatore
non lineare dell’autonomia residua, Da contorno, il pratico calendario “business” riunisce giorno, data, settimana e mese in una soluzione tanto sofisticata quanto intuitiva. È la dimostrazione di come questa maison indipendente continui a interpretare le grandi complicazioni secondo una filosofia profondamente personale: meno spettacolarizzazione, più intelligenza progettuale. Osservati insieme, lo Star Edition e la nuova famiglia Artelier raccontano due capitoli della stessa storia. Il primo ricorda il giorno in cui Oris conquistò la propria indipendenza creativa; la seconda dimostra che quello stesso spirito continua ancora oggi a generare idee, bellezza e innovazione. In un panorama sempre più orientato all’effetto e alla velocità, la maison di Hölstein sceglie di seguire un’altra strada: quella della coerenza, della cultura progettuale e del tempo vissuto come valore, non come semplice misura. Perché, in fondo, il vero lusso non consiste soltanto nel creare un grande orologio. Consiste nel riuscire a racchiudere, dentro ogni segnatempo, una storia capace di attraversare le generazioni. Ed è proprio questa la libertà che Oris continua a celebrare.
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L’ORAFO ITALIANO
O LT R E IL G IO IE L L O / di Gianfilippo Versari
La vera esclusività, oggi, non consiste nel possedere qualcosa di raro ma nell’accedere a esperienze irripetibili, capaci di trasformare il prezioso in memoria, cultura e identità.
L’
Alta Gioielleria sta vivendo una trasformazione profonda. In un momento in cui il consumatore luxury appare sempre più selettivo e meno interessato all’ostentazione pura, le Maison stanno spostando il focus dall’oggetto all’esperienza. Il gioiello diventa così il punto di accesso a un immaginario emozionale più ampio, capace di fondere cultura, viaggio, arte e lifestyle. Non più semplice acquisto, ma appartenenza. Non solo possesso, ma memoria. In un panorama in cui il comparto jewellery si conferma uno dei più resilienti, sostenuto soprattutto dall’alto di gamma e dall’esperienzialità, un cliente sempre più globale e sofisticato cerca oggi autenticità, connessione emotiva e occasioni esclusive capaci di lasciare un ricordo. È in questo contesto che nascono mostre immersive, archive exhibition, branded hotel, presentazioni private e boutique concepite come vere estensioni narrative del marchio. Tra i casi più emblematici quello di Bvlgari, che negli ultimi anni ha costruito un ecosistema capace di andare oltre la gioielleria. Gli hotel della Maison rappresentano probabilmente una delle espressioni più avanzate di questa strategia: luoghi dove design, alta cucina, benessere e ospitalità diventano parte integrante dell’identità del brand. Il Bulgari Hotel Roma, ad esempio, non si limita a ospitare clienti, ma mette in scena una visione della romanità contemporanea attraverso architettura, arte e dettagli che richiamano costantemente il patrimonio estetico della Maison. Parallelamente, le presentazioni di Alta Gioielleria di Bvlgari assumono ormai le dimensioni di eventi culturali internazionali. Se Polychroma, svelata a Taormina, aveva trasformato la Sicilia in una scenografia immersiva dove alta gioielleria, territorio e spettacolo si erano intrecciati in un unico racconto, lo scorso marzo Bvlgari ha dato ulteriore prova della capacità di costruire universi narrativi complessi. La Maison ha presentato la novità Eclettica in due differenti scenari milanesi: gli
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In questa pagina, la presentazione di “Bvlgari Eclettica” a Milano con Priyanka Chopra Jonas, Jean Christophe Babin, Dua Lipa, Lucia Silvestri, Anne Hathaway, Liu Yifei, Jake Gyllenhaal.
MARKET TREND
Ana De Armas in Louis Vuitton “Mythica” - Marrakech.
“Dance Reflections” by Van Cleef & Arpels New York.
Victoria Song in Louis Vuitton “Mythica” - Marrakech.
Van Cleef & Arpels - L’ÉCOLE, School of Jewelry Arts – Hôtel de Mercy Argenteau.
ambienti modernisti di Villa Necchi Campiglio, dove i gioielli hanno dialogato con opere d’arte contemporanea, e la cornice monumentale di Villa Arconati, scelta per la serata di gala alla presenza degli Ambassador della Maison. Un dialogo tra gioielleria e arte approfondito poi a luglio con un nuovo capitolo sempre di Eclettica interamente dedicato ai diamanti e ideato per la Haute Couture di Parigi. Scenario altrettanto spettacolare quello scelto da Louis Vuitton per la presentazione dei 110 pezzi di Mythica, svelati a Kasbah d’If, alle porte di Marrakech, in un happening che ha trasformato il tema del viaggio in un’autentica esperienza immersiva. Tra il deserto di Agafay e le montagne dell’Atlante, la collezione ha celebrato la donna Louis Vuitton come eroina contemporanea. Anche Buccellati sta sviluppando una direzione fortemente culturale: la mostra immersiva “The Prince of Goldsmiths”, ospitata a Venezia e successivamente a Shanghai, non è stata concepita come una semplice esposizione di gioielli, ma come un viaggio attraverso la storia dell’oreficeria italiana, le tecniche artigianali e il patrimonio creativo della Maison. In questo caso il gioiello si trasforma quasi in oggetto museale, mentre il brand assume il ruolo di custode culturale di un sapere manifatturiero. Restando nel Belpaese, nel 2025 Damiani ha presentato la
collezione Ode all’Italia a Roma con un evento esclusivo alle Corsie Sistine, omaggio ai paesaggi naturali e alle città d’arte italiane. L’11 giugno scorso, a Villa Pliniana sul Lago di Como, la Maison invece ha svelato la nuova collezione Arte Maestra in una kermesse in cui arte e gioielleria si sono fuse in un viaggio unico ed emozionale. Nata dall’incontro tra talento e alta artigianalità, la collezione ha trasformato otto capolavori dell’arte in altrettanti pezzi unici di Alta Gioielleria. L’ÉCOLE, sostenuta da Van Cleef & Arpels, rappresenta uno degli esempi più evoluti di “educazione culturale” applicata al lusso. Attraverso le sue quattro sedi permanenti di Parigi, Hong Kong, Shanghai e Dubai, declina la cultura del gioiello in corsi, workshop, talk, mostre, libri e podcast, proponendo un modello di clienteling culturale che copre la storia del prezioso, il mondo delle gemme e il savoir-faire delle tecniche di creazione. Eleggendo invece il mondo della danza a continua fonte d’ispirazione, Van Cleef & Arpels ha rafforzato negli anni i propri legami con questa disciplina attraverso numerose collaborazioni artistiche di puro mecenatismo culturale. Ne sono esempio il Festival Dance Reflections by Van Cleef & Arpels 2026, svoltosi a New York dal 19 febbraio al 21 marzo, e la collaborazione con il Romaeuropa Festival. Ma non solo eventi: è la
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MARKET TREND
L’ORAFO ITALIANO
milanese nel cuore di Los Angeles: una sorta di “Casa Pomellato”, dove il cliente può vivere il brand prima ancora di acquistarlo. Lo scorso giugno, la Maison milanese ha inoltre inaugurato a Parigi l’esposizione “Pomellato, Le Joaillier Révolutionnaire”, curata da Alba Cappellieri, Direttrice del Dipartimento di Design del Gioiello del Politecnico di Milano. Un percorso attraverso rivoluzioni di stile, maestria artigianale, colore, immagine e figure femminili che ha ripercorso i codici creativi della Maison fin dalla sua fondazione nel 1967. Questo fenomeno coinvolge anche realtà indipendenti e italiane. In occasione della 61ª Biennale d’Arte di Venezia, Garatti Milano ha presentato “The Shapes of Lights”, un progetto esclusivo realizzato in collaborazione con la collezionista, mecenate e artista Emanuella Pisetti. Ospitato al Venice Venice Hotel, il progetto sviluppa un dialogo tra Alta Gioielleria e ricerca scultorea, dove luce e materia diventano un linguaggio comune. Per finire, anche l’hospitality sta diventando una nuova frontiera strategica per il settore. Il lusso contemporaneo tende infatti a eliminare i confini tra categorie: hotel, ristorazione, wellness, design e gioielleria convergono in ecosistemi integrati nei quali il cliente vive il brand in modo continuativo. È una dinamica che il mondo fashion aveva sviluppato già da anni, ma che oggi trova nel gioiello una dimensione particolarmente efficace grazie alla componente emozionale e simbolica intrinseca all’oggetto prezioso. Parallelamente, cresce l’importanza dell’heritage come elemento immersivo. Gli archivi storici non vengono più utilizzati soltanto per finalità interne o celebrative, ma diventano strumenti narrativi destinati al pubblico. Disegni, bozzetti, pezzi storici e lavorazioni artigianali sono esposti per creare un legame emotivo e culturale col cliente. In Sopra, Pomellato - Boutique di Rodeo Drive, Beverly Hills; sotto, mostra “Pomellato, Le Joaillier Révolutionnaire”.
boutique stessa a cambiare natura. Non più semplice spazio commerciale, ma location esperienziale dove il cliente viene immerso nell’identità del marchio. Tiffany & Co., a New York, con il Blue Box Café by Daniel Boulud all’interno di The Landmark, integra installazioni d’arte, artigiani al lavoro e display dedicati alle creazioni iconiche della Maison. Ancora Damiani, a metà 2025 ha debuttato con un nuovo store concept attraverso l’apertura della boutique milanese di Corso Matteotti, destinato a essere esteso progressivamente alle altre sedi. Un’immagine rinnovata che, partendo dai codici della Maison, ne valorizza maggiormente l’italianità e crea al contempo un ambiente caldo e accogliente, dove il cliente possa sentirsi a casa. Anche Pomellato ha ridefinito il proprio concept di negozio con l’apertura di uno spazio a Beverly Hills pensato per trasportare il linguaggio estetico
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Garatti - Collier Metropoli e Collana “Eterea”.
un’epoca dominata dal digitale e dall’ipervelocità, il racconto del tempo, della manualità e della tradizione acquista un valore quasi rassicurante. Anche il format degli eventi evolve rapidamente. Le tradizionali presentazioni di prodotto lasciano spazio a esperienze multisensoriali: cene private in location storiche, performance artistiche, concerti, atelier experience e viaggi esclusivi pensati per top client e collezionisti. Il gioiello diventa il centro di una narrazione che coinvolge tutti i sensi e che punta a creare un ricordo emotivo duraturo. In questo scenario, il prezioso sembra avvicinarsi sempre di più al linguaggio dell’arte contemporanea e dell’hospitality di Alta gamma. Non più soltanto simbolo di status, ma esperienza culturale capace di raccontare un’identità, uno stile di vita e un universo valoriale. La vera esclusività, oggi, non consiste soltanto nel possedere qualcosa di raro, ma nell’accedere a esperienze irripetibili, capaci di trasformare il gioiello in memoria, cultura e identità.
PEOPLE
PRODUCT
4–8 SETTEMBRE 2026
PLACES
VICENZA
Vicenzaoro è il luogo dove il mondo della gioielleria si incontra. Da oltre 70 anni, a gennaio e settembre, riunisce a Vicenza l’intera filiera globale: dalle grandi maison ai designer emergenti, dall’oreficeria ai componenti e alle pietre preziose, dall’orologeria ai servizi. In contemporanea anche T.Gold, la vetrina internazionale di riferimento per l’innovazione del gioiello, dal 2026 con due edizioni annuali. Un ecosistema che crea tendenze, business, formazione e connessioni di valore.
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L’ORAFO ITALIANO
STYLE TRAVELLER TOD’S
/di Francesca Sottilaro
LOUIS VUITTON
FULLORD
GARMIN
Sembra sempre in partenza, borsone o zaino alla mano e tocco casual-chic. Ma per l’autunno inverno alle porte il viaggio dell’uomo è nello stile e nei percorsi quotidiani. Interpretati con accessori essenziali e un look informale, che non esclude i guanti e nemmeno la cravatta, da indossare anche sopra al lupetto.
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TREND HIM
HERMÈS
FERRARI
ZEGNA
SEBAGO
PAUL SMITH
GIANNI CHIARINI
VHERNIER
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SOFT TOUCH DIOR
/di Francesca Sottilaro
SIMONE ROCHA
DOLCE & GABBANA
È un dettaglio morbido, che talvolta sa di lane pregiate, talvolta si accompagna a romantiche rouches o a inserti fur. Il soft touch fa capolino tra i grigi e le proposte delle passerelle della moda autunno-inverno 2026-27. E richiama gli accessori, dove si alternano preziosi e ori, abbinamenti delicati e cromie dalle tinte pastello.
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TREND HER
LONGCHAMP
ALBERTA FERRETTI
GUENDALINA FIL
LUISA SPAGNOLI
PASQUALE BRUNI
N21 BY ALESSANDRO DELL’ACQUA
MARLI
FRATELLI ROSSETTI
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HIM
L’ORAFO ITALIANO
WISH
List
di Francesca Sottilaro
RALPH LAUREN L’orologio Preppy Polo Bear celebra l’essenza college della tradizione universitaria americana.
BOCCADAMO Collana in acciaio con piastrina bicolor placcata oro rosa e zirconi neri. ECOALF Le sneakers del marchio spagnolo sinonimo di scelta consapevole.
XERJOFF X AUTOMOBILI LAMBORGHINI Avanguardia è una delle tre fragranze frutto della collaborazione tra due eccellenze del made in Italy.
Polvere della sabbia, blu notte e turchese dipingono cartoline e paesaggi evocativi. Un’immagine di calma e serenità da rivivere a casa, con gli oggetti più speciali per la cura del sé e per ricordare, anche solo con il colore o una fragranza, le occasioni particolari per i mesi a venire.
ARTLINEA Bracciale a catena veneziana ovale in argento brunito Palladio e oro nero con diamante.
MONTBLANC Stilografica gioiello Masters of art Homage to Henri Matisse Edizione limitata 96. SWADL Il relax delle vacanze ad omicilio con l’accappatoio della nuova linea per la casa e la persona.
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SARTORIA TRINCHESE Giacca doppio petto in lana e seta Tasmania Super 170 con fodera in seta, bottoni in corno e spalla napoletana.
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WISH
List
di Francesca Sottilaro
A.BOCCA Ballerine Winter Garden Ankle-Strap in camoscio nero con stampa metallizzata oro, effetto lizard.
ATELIER VM Collana Joli Crochet a catena morbida in oro 18KT intrecciato che ricorda l’uncinetto. CHANTECLER Anello Capriness, della collezione “Tu Sei un’Isola”, in vermeil e cabochon in malachite.
FRANCESCA BIANCHI DESIGN Bracciale Roma della linea Icona, in smalto e oro diamantato, ispirato ai monumenti e ai giardini della Capitale.
Come in un giardino segreto, il verde e il giallo oro si incontrano per un momento che riflette rinascita e risveglio. Nella wunderkammer i gioielli e gli accessori hanno echi romantici, non mancano arredi per meditare, la luce di una candela e dettagli per camminare a grandi passi come “Alice nel paese delle meraviglie”.
DAMIANI Orecchini Margherita con petali in oro giallo e ceramica e pistillo in quarzo citrino.
DIPTIQUE Milan Classic Candle, ultima destinazione delle City Candles, celebra lo spirito cosmopolita e i terrazzi fioriti di Milano. KARTELL Poltrona “Bonheur du jour”, disegnata da Philippe Starck, invito al riposo e alla meditazione.
MANTERO 1902 Sciarpa Bandeau in lana a motivo Belvedere Garden-Archivio n.61.
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FEDERORAFI
L’ORAFO ITALIANO
EX P OR T O RA F O , IL 2 026 RIDI S E GNA I M E R C AT I Il commercio con l’estero del settore orafo-argentiero-gioielliero nel gennaio-aprile 2026: export per Paese di destinazione (Top 20)
Fonte: Centro Studi Confindustria FEDERORAFI su dati ISTAT
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ei primi quattro mesi del 2026 il commercio estero del settore orafo-argentiero-gioielliero italiano restituisce un quadro complesso, segnato da una flessione complessiva dell’export ma anche da una profonda redistribuzione dei mercati di sbocco. Secondo le elaborazioni del Centro Studi di Confindustria Federorafi su dati Istat, tra gennaio e aprile le esportazioni hanno sfiorato i 4 miliardi di euro, in calo del 12,6% rispetto allo stesso periodo del 2025. Le importazioni sono invece aumentate del 32,4%, raggiungendo 989,3 milioni, con un saldo commerciale positivo di 2,993 miliardi di euro, ma inferiore del 21,4%, pari a 813,8 milioni in meno rispetto all’anno precedente. La contrazione non riguarda in modo uniforme tutti i mercati. A pesare sul dato complessivo sono soprattutto Turchia ed Emirati Arabi Uniti. La Turchia, che nel 2024 e nel 2025
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occupava il primo posto tra le destinazioni dell’oreficeria italiana, registra un crollo dell’89,4% e scende all’ottava posizione, con 120 milioni di euro. Il livello delle vendite torna così in linea con quello del 2021, dopo l’eccezionale espansione degli ultimi due anni. Gli Emirati Arabi Uniti cedono invece il 26,9%, fermandosi a 351 milioni, in un contesto condizionato dal protrarsi della guerra in Iran. La nuova geografia dell’export vede la Svizzera consolidarsi al primo posto con 746 milioni di euro e una crescita del 54,8%. Seguono gli Stati Uniti, in aumento del 20,2% a 466 milioni, e la Francia, che con un progresso del 23,6% raggiunge 373 milioni e supera gli Emirati. Positive anche le performance dei principali hub internazionali: Irlanda +35,7%, Hong Kong +29% e Paesi Bassi +49,9%. Particolarmente dinamica la Malaysia, che cresce del 70,3%, mentre Canada e Israele avanzano rispettivamente del 35,4% e del 62,7%. Nel complesso, l’Unione Europea assorbe il 29,2% delle esportazioni e cresce del 21,2%, mentre i mercati extra UE, ancora predominanti con
una quota del 70,8%, arretrano del 21,6%. In Europa si registrano risultati positivi anche per Spagna (+11,8%), Romania (+8,7%) e Polonia (+4%), a fronte delle flessioni di Germania (-8,4%) e Regno Unito (-3,7%). In Estremo Oriente, alla crescita della Corea del Sud (+27,9%) si contrappone il calo del Giappone (-8,9%). Più marcata, infine, appare la riduzione delle quantità esportate: per la gioielleria da indosso il calo è del 24,6%, pari a 71.883 kg in meno, con perdite concentrate soprattutto in Romania, Stati Uniti, Turchia e Hong Kong. I dati confermano quindi l’andamento dicotomico già emerso negli ultimi due anni: da una parte export in valore penalizzato da alcune destinazioni strategiche e volumi in forte contrazione, dall’altra una crescita significativa nei mercati più dinamici. La capacità del comparto italiano di presidiare Svizzera, Stati Uniti, Francia e i principali hub distributivi attenua il dato negativo generale e segnala una trasformazione delle rotte commerciali più che un arretramento uniforme della competitività.
A RT TOUCH
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L’ORAFO ITALIANO
GR A N D TOUR di Lau ra I nghi r ami
L’Orafo Italiano prosegue il suo viaggio in cerca d’ispirazioni nel mondo, con un occhio attento all’evoluzione del settore dei preziosi. Un percorso suggestivo a caccia dei trend gioiellieri, delle mostre e degli eventi più intriganti, delle boutique scintillanti e dei migliori talenti emergenti.
Catbird cresce negli USA
Talenti a GemGenève
Nato nel 2004 a Williamsburg, Catbird è diventato uno dei brand simbolo della gioielleria contemporanea americana, non solo per aver reso iconico lo stile layering, influenzando l’estetica minimalista del settore, ma anche per aver aperto boutique dall’identità forte e aspirazionale. Oggi il negozio, dopo lo storico punto vendita di Williamsburg, ha ampliato la propria presenza negli Stati Uniti approdando anche a Los Angeles, Boston, Georgetown, San Francisco, Chicago, Philadelphia, Atlanta e, più recentemente, Seattle.
A GemGenève 2026 si è tenuto il progetto che valorizza il Made in Italy del futuro. I giovani della Scuola Galdus di Milano e della TADS Tarì Design School di Marcianise, hanno creato un gioiello ispirato all’Italia interpretandone la cultura, l’identità e la tradizione. A decretare il vincitore è stato il pubblico internazionale: oltre duemila votanti provenienti da circa trenta Paesi hanno premiato Francesca Cito di Galdus con l’opera “Scrigno d’Italia”, un gioiello ispirato a Leonardo da Vinci. Una menzione speciale è stata assegnata ad Alba Iandolo della TADS Tarì Design School per la creazione “Soul of this Earth”, e a Lorenzo Abruzzese e Iris Berra di Galdus per il gioiello “Miscela Viva”.
Carpe Diem: il gioiello come riflessione sul tempo Dopo esperienze all’interno di Maison come Cartier, Jaeger-LeCoultre, Bulgari, Tiffany & Co., Ferragamo e Pandora come Senior Jewelry, Watch Manager e Designer, Anna Maccieri Rossi ha fondato l’omonimo brand di fine jewelry nel 2019. Le sue creazioni uniscono gioielleria e orologeria trasformando il tempo in simbolo poetico. L’emblema è Carpe Diem, un ciondolo-orologio la cui stella, in un movimento al quarzo, non misura il tempo, ma diventa simbolo dello scorrere incessante degli attimi e di un invito alla lentezza per vivere il tempo con maggiore gratitudine e presenza.
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GRAND TOUR
Gioiello e Intelligenza Artificiale
Il Museo del Gioiello apre alle nuove generazioni Il Museo del Gioiello sta portando avanti un percorso particolarmente interessante sul fronte dell’innovazione culturale. Non è solo uno spazio espositivo, ma anche un luogo di incontro, formazione e sperimentazione. Attualmente ospita la mostra “Gioiello Italiano: Materia, Tecnica, Arte tra Antico e Moderno” a cura di Paola Venturelli, visitabile fino al 2027. A questa si affianca fino al 30 settembre 2026, la nuova esposizione “Dive e gioielli in scena” - Corbella per Renata Tebaldi, Maria Callas e le interpreti della lirica. Il museo presenta inoltre un programma sempre più trasversale, con laboratori creativi per bambini e famiglie, workshop ed esperienze partecipative che avvicinano pubblici diversi al mondo della cultura. Un percorso reso ancora più significativo dalla direzione gestionale di Michela Amenduni di IEG, che sta contribuendo a trasformare il museo in una piattaforma culturale dinamica, capace di creare connessioni tra arte, territorio e nuove generazioni.
Lo Smeraldo Colombiano “Colombian Emerald” è il libro dedicato alla storia e al valore umano degli smeraldi colombiani. Attraverso testimonianze dirette, ricerca sul campo e approfondimenti scientifici, racconta miti, tradizioni native, miniere leggendarie come Muzo e Chivor e il ruolo degli smeraldi nella gemmologia contemporanea. Firmato da George Smith, Ronald Ringsrud, Geoffray Riondet, Gérard Panczer e Guilhem Merolle, il volume è arricchito dalla collaborazione con GemGenève, Gübelin Gem Lab e Christie’s.
Al CES 2026, NIRVA ha presentato un gioiello con IA integrata, conquistando anche un premio per l’innovazione. Il dispositivo, pensato come un vero e proprio “AI companion” per ogni giorno, raccoglie dati attraverso audio e movimenti durante le attività quotidiane, monitorando stati emotivi, umore e dinamiche delle interazioni sociali. La particolarità del progetto sta soprattutto nel design: un gioiello discreto ed elegante, concepito per integrarsi naturalmente nello stile personale senza sembrare un gadget tecnologico. Il concept potrebbe essere solo parte di un nuovo capitolo, in cui la componente tech entrerà sempre più nel mondo della gioielleria, trasformando gli accessori in oggetti intelligenti, personali e sempre connessi
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POMELLATO LA RIVOLUZIONE COME FORMA DI LIBERTÀ di Laura Astrologo Porché @journaldesbijoux
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l titolo della mostra è già una dichiarazione di intenti: Pomellato, Le Joaillier Révolutionnaire. Presentata il 23 giugno 2026 al Palais de Tokyo, è la prima esposizione parigina dedicata alla maison milanese, fondata nel 1967 da Pino Rabolini. Curata da Alba Cappellieri, Direttrice del Dipartimento di Design del gioiello del Politecnico di Milano, si sviluppa intorno a una parola chiave: rivoluzione. Non si tratta di una rottura spettacolare o di un gesto isolato, ma piuttosto di una trasformazione progressiva del modo stesso di concepire il gioiello. Il percorso espositivo evita infatti la semplice successione cronologica delle collezioni e costruisce una lettura per temi: il savoir-faire, lo stile, il colore, l’immagine e la femminilità. Gioielli, fotografie, documenti d’archivio e campagne pubblicitarie dialogano tra loro, restituendo il ritratto di una maison che ha contribuito a collocare il gioiello dal campo dell’ornamento a quello dell’identità personale. Abbiamo visitato la mostra con la preziosa guida di Alba Cappellieri, e per l’oc-
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casione le abbiamo chiesto lumi sulle scelte curatoriali: “Non volevo raccontare la storia di Pomellato come una successione cronologica di collezioni. Mi interessava mostrare come questa maison abbia partecipato alle grandi trasformazioni della società contemporanea, il che è non solo più meritevole, ma anche più complicato. Per questo ho proposto una prospettiva curatoriale forte: la rivoluzione come chiave di lettura. Col coraggio che contraddistingue il brand, anche il team Pomellato ha accolto questa prospettiva con pari coraggio. Ogni sezione della mostra racconta una rivoluzione diversa: quella del savoir-faire, dello stile, del colore, dell’immagine e della femminilità. Gioielli, fotografie, documenti e campagne pubblicitarie insieme raccontano un nuovo modo di intendere il gioiello come linguaggio culturale e come rivoluzione sociale delle donne”. Questa prospettiva colloca Pomellato nel contesto della Milano del 1967 con il suo fermento e linfa vitale, come sottolinea Cappellieri: “Milano non è semplicemente il luogo in cui nasce Pomellato, ma la matrice della sua identità. Nel 1967 era il laboratorio della modernità italiana: capitale del design, della moda, del progetto e di una nuova cultura industriale. Era una città che guardava al futuro e metteva continuamente in discussione le convenzioni. Pomellato assorbe questa energia e la traduce in gioielli. La sua idea di eleganza è profondamente milanese: sofisticata ma mai ostentata, innovativa e sempre legata all’eccellenza artigianale. La mostra restituisce proprio questo legame tra la maison e la cultura progettuale milanese”. L’esposizione è un viaggio attraverso i motivi distintivi del marchio: le catene iconiche, i volumi scultorei, i colori audaci e i tagli inediti. Sono codici riconoscibili che attraversano la storia di Pomellato e ne definiscono l’identità: l’oro
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fluido, la pietra come presenza cromatica, il volume come gesto, il design come esperienza del corpo. Accanto ai gioielli, l’immagine fotografica occupa un ruolo centrale. Il brand ha costruito nel tempo un legame indissolubile tra gioielleria, arte e affermazione della donna, affidando le sue campagne ad alcuni grandi maestri della fotografia: Gian Paolo Barbieri, Helmut Newton, Herb Ritts, Albert Watson, Snowdon, Horst P. Horst, Michel Comte e Javier Vallhonrat. Michel Comte, ad esempio, rende immortali donne carismatiche che incarnano il desiderio di indipendenza. In queste immagini il gioiello non è mai separato dalla personalità di chi lo indossa. “La vera rivoluzione di Pomellato consiste nell’aver capito presto che il protagonista non era il gioiello, ma la persona che lo indossa. I grandi fotografi con cui la maison ha collaborato non hanno semplicemente fotografato gioielli, ma hanno interpretato una nuova idea di femminilità. Donne forti, indipendenti, consapevoli della propria identità. È un immaginario che anticipa di decenni temi oggi centrali come l’autodeterminazione, l’inclusione e la libertà di esprimere se stesse”. Nel percorso espositivo, la rivoluzione di Pomellato prende forma attraverso una grande varietà di collezioni. Ciascuna di esse racconta un modo diverso di liberare il gioiello da una funzione puramente rappresentativa. La catena diventa fluida e sensuale, il volume si fa scultura da indossare, la pietra viene sottratta alla montatura tradizionale, il pavé si trasforma in una superficie morbida e naturale. “Ogni collezione racconta una rivoluzione diversa. La Gourmette trasforma la catena, elemento tradizionale dell’oreficeria, in un oggetto quotidiano, fluido e sensuale. Iconica porta il volume al centro del progetto, facendo del gioiello una vera scultura da indossare. Nudo libera la pietra dalle montature tradizionali, lascian-
dola quasi sospesa e affermando un’idea di essenzialità assolutamente contemporanea. Sabbia, infine, dimostra come anche il pavé possa diventare materia morbida e naturale. In tutte queste creazioni il gioiello smette di essere un simbolo di status e diventa un’estensione della personalità di chi lo sceglie”. Il colore, centrale nella storia della maison, partecipa a questa stessa libertà. Pomellato ha sfidato la gerarchia tradizionale delle pietre, accostando gemme e cromie in modo istintivo, audace ed emotivo. Il fil rouge della mostra resta però il rapporto con le donne. La riflessione sulla femminilità viene portata avanti anche in “Pomellato for Women”, la piattaforma fondata nel 2017 in occasione del cinquantesimo anniversario del brand, dedicata alla consapevolezza e al cambiamento in materia di uguaglianza di genere. “Credo che la donna Pomellato non sia un modello estetico, ma un atteggiamento. È una donna libera di scegliere, di affermare la propria identità e di vivere il gioiello come un gesto personale e non come una convenzione sociale. In questo ogni donna che rivendica il diritto di essere se stessa, di esprimere il proprio talento, la propria sensibilità e la propria unicità incarna lo spirito di Pomellato. È forse questa la rivoluzione più importante: aver trasformato il gioiello da simbolo di appartenenza a simbolo di libertà”, conclude Alba Cappellieri. Non è casuale che l’apertura della mostra parigina abbia coinciso col debutto internazionale di Pomellato Stile Libero, la nuova collezione di Alta Gioielleria composta da 65 creazioni. Questa rassegna non guarda al passato con nostalgia: se ne serve per mostrare la rinnovata attualità delle intuizioni della maison, grazie a cui il gioiello non è più mero ornamento ma si trasforma in una scelta consapevole e in un gesto di libertà.
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H O MO FA B E R L ’I S OL A D E L L A L U C E E DE L S APE R F AR E / di Michele Weiss
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omo Faber 2026 accende Venezia con un progetto che mette al centro la forza trasformativa del fare. Dall’1 al 30 settembre (biglietti su homofaber.com), la quarta edizione della biennale internazionale dedicata all’artigianato contemporaneo torna alla Fondazione Giorgio Cini, sull’isola di San Giorgio Maggiore, con il titolo “An Island of Light”. A firmarne la direzione artistica è Es Devlin, artista e designer britannica nota per le sue installazioni immersive. Per l’occasione, Devlin costruisce un percorso in quindici ambienti espositivi, concepiti come altrettante stanze di un arcipelago creativo, dove centinaia di maestri d’arte e artisti del craft provenienti da decine di Paesi mostrano come materia, tecnica e immaginazione convergano in forme inattese. La luce è il principio guida dell’intero progetto, elemento fisico e metafora del talento umano. Avvolge le opere, ne rivela superfici e dettagli, mette in relazione acqua, aria, terra e materiali lavorati a mano. La narrazione prende avvio con A Language of
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Sopra, l’isola di San Giorgio, sede di Homo Faber; sotto, la direttrice artistica Es Devlin, artista di fama internazionale.
Hands, che ricrea l’atmosfera di una bottega attraverso suoni e immagini, e prosegue con An Index of Artisans, una galleria luminosa di ritratti in bianco e nero dedicata agli autori degli oggetti esposti. Prima delle opere vengono le persone, i loro gesti e la capacità di trasformare il sapere in linguaggio contemporaneo. In An Alphabet of Objects, invece, oltre cento manufatti proiettano le proprie sagome all’interno di un’imponente struttura cilindrica in movimento, generando un alfabeto immaginifico di ombre che richiama geroglifici, pittogrammi e segni ancestrali. Con A Library of Lungs, le forme ricurve scolpite nel legno sembrano invece respirare, legando pratica artigianale e biosfera. Il dialogo con gli elementi naturali continua nell’ex piscina Gandini, dove A Full Moon Rising raccoglie tradizionali moon jar coreani e vasi ispirati alla loro forma sferica: una composizione tra luce e acqua che evoca una grande luna affiorante dal mare.
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In questa pagina, alcune opere in mostra alla quarta edizione di Homo Faber, in scena dall’1 al 30 settembre.
Il percorso dedica anche ampio spazio alla materia organica. A Rooted Ascent riunisce oggetti in legno e creazioni intrecciate in vimini, salice e giunco, mentre gli artigiani mostrano dal vivo processi e precisione del gesto. La dimensione partecipativa diventa centrale in An Atelier Alive, un laboratorio animato da maestri della ceramica, del vetro, del metallo, del tessile e di numerose altre discipline. Qui Homo Faber rende visibili il processo, la trasmissione del sapere e il confronto tra generazioni. Venezia entra nel racconto non come semplice scenario, ma come fonte continua di suggestioni. In An Infinite Birdsong, specchi retroilluminati ricreano la laguna notturna, popolata da uccelli e insetti realizzati in porcellana, vetro, metallo e carta. Nelle teche, gioielli a forma di creature alate, firmati da orafi indipendenti e artigiani delle più prestigiose maison, compongono una voliera preziosa. Nel chiostro palladiano, A Great Turning utilizza acqua, luce e uno specchio cinetico per capovolgere prospettive e geometrie, mentre A Luminous Ark affida alla maestra cinese Wen Qiuwen una costellazione di animali veneziani in carta, sospesi come lanterne. Nel Refettorio palladiano, A Feast of Light dispone oggetti rigorosamente bianchi in porcellana, vetro, tessuto e carta su un grande tavolo riflettente, attraversato da un fascio luminoso verticale. L’ambiente successivo, A Rainbow of Forms, ribalta il registro cromatico e riunisce smalti, resine, vetri e plastiche sotto un soffitto di specchi, in una composizione caleidoscopica completata da un tappeto ispirato alla “Teoria dei colori” di Goethe. Due installazioni complementari mostrano come la luce possa diventare materia progettuale e modificare la percezione. Il viaggio si avvia alla conclusione con Twenty Silent Songs, opera corale
composta da venti pannelli interpretati da altrettanti maestri e atelier dei cinque continenti, ciascuno ispirato alle onde sonore di una campana immaginaria. La pluralità di tecniche e materiali traduce un’unica struttura geometrica in venti voci differenti, sintetizzando il senso più profondo della manifestazione: valorizzare le identità senza rinunciare a una visione condivisa. Ad accompagnare il pubblico saranno novanta Young Ambassadors provenienti da scuole internazionali di design e arti applicate. Laboratori partecipativi, esperienze gastronomiche e attività diffuse ampliano inoltre il programma oltre San Giorgio Maggiore. Homo Faber in Città coinvolgerà Casa Sanlorenzo, con due mostre collaterali dedicate ai maestri di Venezia e del Veneto e agli artigiani del Lussemburgo, mentre la Homo Faber Guide proporrà itinerari tra botteghe e atelier veneziani. In conclusione, ne emerge un progetto che supera il formato espositivo per diventare una mappa viva del saper fare contemporaneo: un sistema di relazioni tra autori, materiali, territori e pubblico, illuminato dalla convinzione che l’intelligenza della mano resti una delle forme più alte e necessarie della creatività umana. Un racconto che riafferma il valore culturale, sociale e progettuale dell’artigianato contemporaneo.
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VICEN Z AO RO , U N A F IERA SE MP RE P IÙ C O N N E S S A Il nuovo layout rafforza il format “The Jewellery Boutique Show” e facilita il dialogo tra community, alto di gamma e manifattura.
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al 4 all’8 settembre 2026 Vicenzaoro torna a riunire a Vicenza l’intera filiera del gioiello con una novità destinata a incidere sull’esperienza di espositori e buyer: un layout rinnovato, pensato per rendere più fluida la visita, rafforzare le connessioni tra le community e consolidare il modello “The Jewellery Boutique Show”, format che negli anni ha reso la manifestazione di Italian Exhibition Group un punto di riferimento internazionale per il settore. Il nuovo assetto nasce da un investimento strategico che accompagna la crescita globale della fiera e completa il percorso avviato durante il periodo di transizione del cantiere. Con l’apertura della nuova Hall 2, Vicenzaoro ridisegna i flussi e mette la manifattura al centro, non solo in senso fisico ma anche progettuale. Il padiglione, sviluppato su due livelli e collegato con passaggi coperti su tutti i lati, diventa il cuore della community Creation e il punto di interconnessione tra le anime della manifestazione. Qui trovano spazio le aziende
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legate alla produzione, dalle white label ai semilavorati, dalle montature alle chiusure, con una selezione che affianca l’eccellenza dei distretti italiani alle realtà internazionali. L’obiettivo è costruire un marketplace più leggibile e funzionale, dove ogni fase della filiera trovi una collocazione precisa: Alta Gioielleria, design contemporaneo, produzione, gemme, tecnologie, packaging, servizi per il retail. La segmentazione per categoria merceologica e posizionamento di mercato permette ai buyer di orientarsi con immediatezza, ottimizzando tempi, appuntamenti e opportunità di business. In questa logica, anche la Hall 1 migliora l’esperienza di visita: ospita LOOK, con l’offerta easy-to-wear internazionale in oro e argento e l’area The Glamroom dedicata ai designer emergenti, e TIME, community riservata all’orologeria contemporanea indipendente, agli accessori e ai componenti. Particolarmente rilevante è il rafforzamento dell’universo ICON, distribuito nelle Hall 6 e 7. L’area accompagna il visitatore nel segmento dell’Alta Gioielleria,
con un percorso espositivo coerente col posizionamento premium della manifestazione e con la presenza di brand dell’alto di gamma che scelgono Vicenzaoro non come appuntamento episodico, ma in una prospettiva di sviluppo di medio-lungo periodo. È un segnale importante per il mercato: la fiera non è solo una vetrina commerciale, ma una piattaforma relazionale nella quale costruire continuità, reputazione, distribuzione e dialogo con buyer internazionali. Accanto alle eccellenze del made in Italy, le maison internazionali portano collezioni dalla forte identità, in cui design, ricerca estetica, gemme e materiali preziosi esprimono le interpretazioni più alte del lusso contemporaneo. All’interno di ICON si inserisce anche The Design Room, spazio dedicato ai protagonisti della gioielleria di ricerca. La nuova geografia fieristica valorizza anche le altre community: al piano 2.1, Expression raccoglie packaging, visual merchandising, display e arredo; la Hall 3 ospita Essence Gems, dedicata a gemme e diamanti naturali, coralli e perle, con circa 150 tra manufacturer e dealer; la Hall 4 accoglie T.Gold, punto di riferimento per tecnologie, macchinari, automazione, stampa 3D, controllo qualità e soluzioni per la sostenibilità. Torna inoltre VO Vintage, dal 4 al 7 settembre, nell’area B2C dedicata a orologi e gioielli vintage, frequentata da collezionisti, operatori specializzati e appassionati. Accanto al business cresce anche la dimensione formativa. Il nuovo layout introduce spazi dedicati all’approfondimento, dal Teatro Palladio all’Educational Hub fino allo Smart Hub in Hall 4, pensato per le tecnologie, mentre i servizi di accoglienza e networking si rafforzano con lounge e aree buyer. Con oltre 1.300 brand espositori da 38 Paesi e operatori da più di 130 nazioni, Vicenzaoro conferma la propria vocazione di hub internazionale: non solo luogo di incontro tra domanda e offerta, ma ecosistema in cui prodotto, persone e luoghi costruiscono il futuro del gioiello.
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LEG O R E T RI T O N E , L ’ O RO ENTRA NE LL A S T AM PA 3 D La partnership porta la tecnologia MoldJet® nel 3D Metal Hub di Legor, ampliando la manifattura additiva a oro e platino per gioielleria, orologeria e lusso.
Massimo Poliero, CEO Legor
Ofer Ben-Zur, CEO Tritone Technologies
egor e Tritone Technologies siglano una partnership strategica che apre una nuova fase per la manifattura additiva applicata ai metalli preziosi. Al centro dell’accordo c’è l’integrazione della tecnologia brevettata MoldJet® all’interno del 3D Metal Hub di Legor, che amplia così le proprie capacità produttive introducendo la stampa 3D in oro e platino per il settore della gioielleria, dell’orologeria e del lusso. L’operazione rafforza un percorso già avviato. Nel centro di manifattura additiva dell’azienda è infatti già attiva la piattaforma HP Metal Binder Jet, utilizzata
per applicazioni in acciaio, argento e bronzo. L’ingresso di MoldJet® consente di estendere l’offerta ai metalli preziosi, con una tecnologia pensata per realizzare geometrie complesse, superfici di elevata qualità e produzioni flessibili, dai pezzi unici alle piccole e grandi serie. A differenza dei sistemi convenzionali “a letto di polvere”, MoldJet® non impiega polveri metalliche libere durante la produzione. Il processo permette così di combinare precisione, qualità superficiale e libertà progettuale, aspetti particolarmente rilevanti per un comparto in cui il valore del materiale deve convivere con l’accuratezza esecutiva e con
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la crescente complessità dei design. Ma la collaborazione non riguarda soltanto l’adozione della nuova piattaforma. Legor e Tritone hanno sviluppato e validato insieme paste specifiche in oro e platino per il processo MoldJet®, mettendo in relazione la competenza metallurgica del gruppo vicentino con il know-how tecnologico dell’azienda partner. Il risultato è una soluzione calibrata sulle esigenze della filiera, capace di accompagnare l’intero ciclo di sviluppo: dalla prototipazione rapida alla produzione di componenti finiti e gioielli. Inoltre, nell’ambito dell’accordo, Legor diventa official manufacturing service partner di Tritone per il mercato jewellery e luxury. Il 3D Metal Hub si configura così come punto di riferimento per brand, designer e produttori interessati a integrare la manifattura additiva nei processi creativi e industriali, senza separare innovazione tecnologica, controllo del materiale e qualità del risultato. La partnership consolida il ruolo di Legor come interlocutore capace di unire scienza dei metalli, ricerca e servizi produttivi. Per il settore orafo, significa disporre di uno strumento in più per trasformare geometrie difficilmente realizzabili con metodi tradizionali in oggetti concreti, riducendo i passaggi di sviluppo e ampliando le possibilità di personalizzazione. Non una sostituzione del saper fare, ma una nuova infrastruttura al suo servizio.
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ART L I N E A TRA M E D I L U C E E C O LORE La maison aretina racconta la propria identità attraverso tre collezioni che uniscono lavorazione orafa, diamanti e gemme naturali.
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rtlinea interpreta il gioiello come incontro tra tradizione orafa toscana, ricerca stilistica e cultura della materia preziosa. Fondata ad Arezzo nel 1983 da Doriano Martinelli e ancora guidata dalla famiglia, l’azienda ha costruito in oltre quarant’anni un’identità riconoscibile, mantenendo l’intera produzione nel distretto aretino e affiancando alla competenza artigianale strumenti contemporanei. Oro, diamanti e pietre naturali diventano
così gli elementi di un linguaggio che coniuga eleganza classica e sensibilità attuale. In questo percorso si inseriscono tre collezioni che esprimono registri diversi ma complementari. Macramè trae ispirazione dalla leggerezza del pizzo italiano: nell’anello in oro bianco 18 carati, un motivo geometrico finemente lavorato accoglie un pavé di diamanti bianchi, mentre al centro emerge uno smeraldo naturale taglio ottagonale. La costruzione preziosa conserva un senso di ariosità, trasformando
la complessità dell’intreccio in una trama di luce. Persempre rilegge invece l’anello riviera in chiave romantica e contemporanea. La sequenza scalare di diamanti naturali taglio brillante è esaltata da una lastra in oro rosa lavorata a cuori, dettaglio nascosto e simbolico che rafforza il tema della promessa e del legame nel tempo. Gem Passion porta infine in primo piano il colore e la forza scenografica delle gemme. La parure, composta da anello, collana e orecchini, affida a smeraldi naturali taglio ottagonale il ruolo di protagonisti, circondandoli con una corona di diamanti bianchi. Tre interpretazioni differenti, unite dalla stessa attenzione per proporzioni, incastonatura e qualità esecutiva: una sintesi efficace della cifra Artlinea, tra maestria produttiva, femminilità e preziosità contemporanea.
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NOVA G EM S IL V A L OR E D E L L A S C E L TA
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ata nel 2020 dall’esperienza di Paolo e Stefano Fantin, entrambi attivi da oltre vent’anni nel commercio di pietre sintetiche e naturali, diamanti e perle, Nova Gems si è affermata come interlocutore specializzato per il settore orafo italiano. Oggi guidata interamente da Paolo Fantin, l’azienda opera attraverso due sedi strategiche: Vigodarzere, a servizio del polo vicentino, e Alessandria, nel cuore di quello valenzano. A questa presenza territoriale si affianca il ruolo di distributore Preciosa a.s. per il Nord Italia. Il mercato delle pietre per gioielleria è in continua trasformazione e richiede aggiornamento, trasparenza e rapidità di risposta. “La sfida per il futuro resta quella di fornire ai clienti la migliore scelta possibile”, osserva Paolo Fantin, amministratore delegato di Nova Gems. Un principio che si traduce nella volontà di affiancare materiali tradizionali e nuove soluzioni, mantenendo
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chiara la distinzione tra origine, composizione e caratteristiche delle pietre. L’ascesa dei diamanti coltivati rappresenta uno dei cambiamenti più evidenti degli ultimi anni. “Stanno prendendo piede contro molte delle previsioni fatte in Italia, e noi ci siamo adeguati molto velocemente: questo è il nostro lavoro”, sottolinea Fantin. La capacità di leggere il mercato non significa però rinunciare alla centralità delle pietre naturali, che restano una componente essenziale dell’offerta. Zaffiri naturali, diamanti sintetici, il cubic zirconia di Preciosa e materiali di nuova generazione convivono così in un catalogo pensato per esigenze diverse. Il valore aggiunto di Nova Gems? Risiede nel servizio: selezione, chiarezza informativa, continuità nel tempo e attenzione all’evoluzione del settore, per offrire ai clienti strumenti affidabili con cui lavorare e scegliere in piena consapevolezza.
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GRAZIELLA AIR LA LEGGEREZZA DIVENTA LUSSO Una tecnologia esclusiva dello storico marchio aretino riduce il peso dell’oro senza rinunciare a volume, presenza e comfort del prezioso.
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al 1958 Graziella interpreta il gioiello come incontro tra tradizione orafa italiana, ricerca stilistica e innovazione tecnologica. Un percorso che ha reso l’azienda aretina riconoscibile e che oggi trova una delle sue espressioni più avanzate in Graziella Air, una tecnologia proprietaria sviluppata per alleggerire i gioielli in oro fino al 50%, mantenendone intatti volumi, luminosità e impatto visivo. La collezione nasce con un obiettivo preciso: rendere il lusso più facile da indossare e più vicino alla quotidianità. Attraverso processi produttivi evoluti, Graziella Air conserva la sontuosità dell’oro ma ne trasforma l’esperienza d’uso, offrendo gioielli dalla
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leggerezza e dal comfort assoluto. Anche forme importanti, come il classico orecchino a cerchio, possono così mantenere proporzioni generose con un peso compreso tra 2 e 4 grammi. “Quando provi Graziella Air, non torni più ai gioielli in oro tradizionali”, afferma Giacomo Gori, amministratore delegato di Graziella Braccialini. Dietro questa leggerezza non c’è soltanto una scelta estetica, ma una risposta concreta alle trasformazioni del mercato. L’aumento del prezzo dell’oro, l’inflazione e le incertezze internazionali richiedono nuovi paradigmi produttivi, capaci di preservare il valore percepito del gioiello e ampliare le opportunità commerciali. Graziella Air sintetizza così la vocazione del
marchio: coniugare avanguardia tecnica ed estro creativo, rileggendo i codici della gioielleria in chiave contemporanea. Il risultato è un lusso disinvolto e quotidiano, che conserva la forza simbolica dell’oro in una forma più libera e sorprendentemente leggera.
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XOX GROUP UN ECOSISTEMA INTEGRATO IN CUI L’IA DIVENTA BOOST OPERATIVO PER IL LUSSO Dopo il lancio di Babylon a VicenzaOro January 2026, XOX Group entra in una nuova fase: dall’interesse iniziale all’applicazione concreta dell’AI privata nei processi aziendali.
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egli ultimi mesi, l’attenzione di XOX Group si è concentrata su Babylon, nuova realtà che affianca ePlay e Art&sofT, e sul suo ruolo nell’evoluzione dell’Intelligenza Artificiale applicata al business della gioielleria e del lusso, anche a seguito della presentazione ufficiale durante VicenzaOro January 2026. Un debutto che ha rappresentato l’inizio di un percorso. Nei mesi successivi, l’interesse iniziale verso Babylon si è tradotto in confronto con le aziende, adozione e progettualità concrete, confermando un’esigenza sempre più diffusa: rendere i dati aziendali più accessibili, collegati e utilizzabili nel momento in cui servono. Babylon, tuttavia, non nasce come elemento isolato. Fin dall’inizio è stato progettato per integrarsi con i sistemi aziendali esistenti e dialogare con le diverse piattaforme utilizzate dalle imprese e, in particolare, con le soluzioni sviluppate dal gruppo. “Babylon è progettato per integrarsi con tutto ciò che l’azienda utilizza”, commenta Danilo Alagi, AD del gruppo. “Ma quando lavora all’interno del nostro ecosistema, esprime al massimo il suo
potenziale, perché ogni elemento è già pensato per essere connesso”. XOX Group opera, infatti, come un ecosistema in cui ePlay è dedicata ai produttori e ai brand orafi, mentre Art&sofT è focalizzata sulle boutique e sul retail di alta gamma, offrendo alle aziende del settore strumenti e servizi che coprono l’intero flusso aziendale: dalla produzione alla vendita, fino al marketing e alla comunicazione. Questo approccio garantisce un flusso coerente e continuo di dati, riducendo errori e duplicazioni e semplificando il lavoro quotidiano delle aziende. È un’infrastruttura costruita nel tempo, che raccoglie e organizza informazioni strategiche lungo tutto il flusso aziendale, superando una criticità diffusa: anche sistemi performanti, spesso, non riescono a dialogare tra loro in modo efficace. In questo contesto Babylon entra nel cuore dei processi contribuendo a rendere le attività più fluide, rapide e coerenti. Rappresenta il livello che consente di interrogare i dati, renderli accessibili e trasformarli in strumenti operativi e decisionali. L’AI privata di XOX Group non si limita quindi a restituire informazioni o analisi: può interpre-
tare un obiettivo, leggere il contesto aziendale e supportare l’attivazione di workflow, controlli, dashboard, report e azioni operative. L’obiettivo è ridurre la distanza tra decisione e azione, aumentando la capacità dei team senza aggiungere complessità alla struttura aziendale. “L’Intelligenza Artificiale amplifica il valore di un ecosistema che nasce da oltre 25 anni di esperienza nel settore del lusso», prosegue Alagi. «Non si tratta di introdurre qualcosa di esterno, ma di evolvere un modello già esistente, rendendolo più connesso, più veloce e più utilizzabile”. Dopo il lancio di gennaio, Vicenzaoro September rappresenterà quindi una naturale tappa di continuità. Dal 4 all’8 settembre 2026, XOX Group racconterà l’evoluzione di Babylon non come una nuova promessa tecnologica, ma come una piattaforma già entrata in una fase di adozione, sviluppo e applicazione concreta. Con Babylon come boost dei propri servizi, XOX Group conferma il proprio impegno in un percorso di continua evoluzione, sia del gruppo sia delle soluzioni offerte al mondo del lusso.
www.eplaylab.it/www.art-soft.it/www.gobabylon.ai
Lunedì 7 settembre, dalle 17.00 alle 18.00, presso l’Educational Hub di Vicenzaoro – Ingresso Ovest 3, XOX Group dedicherà un appuntamento a Babylon e al ruolo dell’AI privata agentica nella gestione aziendale.
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www.artumagazine.it
www.retailfood.it
www.industriagomma.it
Edifis Srl Viale Coni Zugna, 71 - 20144 Milano - Italia - +39 023451230 ADV: dircom@edifis.it - INFO: info@edifis.it - www.edifis.it
www.ristorando.eu
www.orafoitaliano.it
Company profile
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NE W S BROSWAY
Weave , geome tr i e i n m ov i m ento Con la collezione Weave, Brosway reinterpreta la maglia tubogas attraverso un linguaggio contemporaneo, costruito sull’equilibrio tra fluidità e rigore geometrico. L’intreccio metallico avvolge il corpo con linee sinuose, mentre i terminali a chiodo e a frangia introducono accenti decisi e minimalisti. Realizzati in acciaio anallergico e inalterabile, i gioielli sono pensati per l’indosso quotidiano e disponibili anche nella variante PVD color oro. Espressione dell’esperienza maturata in oltre quarant’anni dal Gruppo Bros nella gioielleria e nell’orologeria, Weave conferma l’identità di Brosway, fondata su design italiano, accessibilità e versatilità. Una collezione dinamica, capace di trasformare la struttura tecnica del tubogas in un segno ornamentale di forte personalità.
ORCHIDEA PREZIOSI Know -how itali ano su mi sur a
Dal 1988 Orchidea Preziosi S.p.A. produce semilavorati e accessori per la gioielleria e il fashion, affiancando brand e produttori con esperienza, qualità e innovazione tecnologica. L’azienda realizza componenti in oro e argento, cui si aggiungono bronzo e ottone, per rispondere alle diverse esigenze del mercato. Tecnologie avanzate e un know-how consolidato garantiscono precisione, affidabilità e un elevato livello di personalizzazione, valorizzando ogni progetto fin dalle prime fasi. Grazie a una filiera interamente italiana e a un approccio fondato sulla collaborazione con il cliente, Orchidea Preziosi si conferma un partner di riferimento per chi ricerca eccellenza manifatturiera, cura del dettaglio e soluzioni capaci di coniugare funzionalità, estetica e durata.
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FRANCESCA BIANCHI DESIGN M a re a , i l ri t m o d e l m a re Il bracciale Marea traduce il movimento delle onde in una forma sinuosa e scultorea, capace di unire presenza e leggerezza. Realizzato ad Arezzo in bronzo placcato in oro 24 kt, è smaltato a mano dagli artigiani dell’azienda e proposto nelle varianti cocco, verde acqua e blu navy. Protetto da un rivestimento in nanoceramica, il gioiello è privo di nichel e ipoallergenico, pensato per accompagnare con carattere sia i look quotidiani sia quelli più ricercati. Il modello esprime bene l’identità di Francesca Bianchi Design, marchio nato nel 2013 dall’incontro tra la tradizione orafa familiare e l’esperienza della fondatrice nello yacht design. Un gioiello deciso ma raffinato, in cui il savoir-faire aretino incontra una visione contemporanea, audace e femminile.
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FEMAR
I n n e r Li g h t , l e f o rm e d e l l a l u c e Con Inner Light, Femar trasforma l’oro in un’architettura morbida, costruita sull’equilibrio tra volume, apertura e movimento. Il foro centrale attraversa la forma come un punto di respiro, accogliendo la luce e restituendola con misura, mentre una corona di diamanti definisce la superficie con luminosità discreta. All’interno, la lavorazione laser genera una trama ispirata alla mutevolezza delle nuvole: un dettaglio inatteso, visibile solo a uno sguardo ravvicinato. La collezione esprime l’identità dell’azienda toscana, fondata nel 1991 dai fratelli Pasquale e Santi Barneschi e specializzata in gioielli tridimensionali, texture preziose e contrasti tra luce e ombra. Inner Light interpreta così un lusso contemporaneo, nato dal dialogo tra pieno e vuoto.
FALSINI ART A rchite tture p r ezi ose Falsini Art interpreta il gioiello come un’architettura preziosa, capace di coniugare ricchezza visiva, solidità e sorprendente leggerezza. Trame elaborate, geometrie complesse e lavorazioni minuziose trasformano il dettaglio nel fulcro di creazioni che catturano la luce da ogni angolazione, senza rinunciare al comfort. Grazie a un knowhow artigianale consolidato e a tecniche produttive avanzate, ogni gioiello presenta una struttura consistente e resistente, pur mantenendo una piacevole facilità d’indosso. È questa sintesi tra virtuosismo tecnico e funzionalità a definire l’identità dell’azienda, apprezzata anche sui mercati internazionali. Un lusso contemporaneo, in cui l’abbondanza decorativa diventa espressione di competenza e carattere.
MAGIE PREZIOSE
L infa e Loop, for m e i n ev ol uzi one Con Linfa e Loop, Magie Preziose interpreta la natura e il movimento attraverso due creazioni dal segno essenziale e contemporaneo. Il bangle Linfa, in argento placcato oro, riproduce un ramo segnato dal tempo da cui nasce un nuovo germoglio, simbolo della capacità della vita di rigenerarsi. La collana Loop, in argento rodiato, costruisce invece un ritmo fluido attraverso forme concatenate che evocano continuità e armonia. Entrambi i gioielli nascono nel laboratorio interno dell’azienda, in provincia di Arezzo, dove ogni fase, dal disegno al prodotto finito, è seguita direttamente. Tradizione artigiana, ricerca tecnica e finiture curate definiscono così collezioni eleganti, originali e profondamente legate al made in Italy. Magie Preziose punta su innovazione e sperimentazione di nuove tecniche per offrire collezioni esclusive e sempre al passo con i tempi.
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UNOAERRE C ollana Contrar i é - Tubogas Nel 2026 Unoaerre celebra un secolo di storia, confermando la capacità di rileggere i codici della gioielleria italiana con uno sguardo attuale. L’anniversario rinnova il legame tra tradizione manifatturiera, ricerca stilistica e identità contemporanea. In questo percorso si inserisce la collana Contrarié della collezione Tubogas, caratterizzata da un design a vite dalle linee fluide e avvolgenti. La placcatura in oro giallo 24 kt ne esalta la luminosità, mentre la costruzione bold e moderna definisce un gioiello di forte presenza. Elegante ma deciso, il modello interpreta il Tubogas in chiave sofisticata e versatile, trasformandosi in un accessorio capace di valorizzare anche il look più essenziale. Un vero must-have per chi cerca una collana dalla personalità netta e riconoscibile.
FOREVER UNIQUE A nastasia e Gol da, protagonis te l e pi etr e Forever Unique porta nella gioielleria contemporanea l’esperienza maturata da Osigem in oltre trent’anni di attività nel settore dei diamanti e delle pietre preziose. Negli anelli Anastasia e Golda, la ricerca gemmologica incontra un design studiato per esaltare colore, taglio e luminosità. Anastasia accoglie un rubino di 1,99 ct certificato GRS Pigeon’s Blood, abbracciato da diamanti per 1,07 ct complessivi. Golda ruota invece attorno a un diamante Ideal Square di 2,01 ct, certificato IIDGR, colore F e purezza SI, incorniciato da diamanti bianchi, blu e rosa. Due creazioni di forte personalità, espressione del savoir-faire orafo e della vocazione innovativa della linea Design.
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MONITOR ALTAGAMMA 2026 V i t e l l i : “ S o s t e n e re l a c re s c i t a d e l l u s s o ”
La gioielleria si conferma tra i segmenti a maggiore crescita dell’alto di gamma. Lo evidenzia il Monitor Altagamma-Bain, presentato a Milano lo scorso giugno, il primo per la Fondazione sotto la guida della neopresidente Giovanna Vitelli, già alla presidenza del polo nautico Azimut Benetti. Dopo un 2025 chiuso a 1.443 miliardi di euro (-2%), il lusso globale dovrebbe tornare a crescere moderatamente nel 2026, con una crescita compresa tra lo 0 e il 2% e un valore stimato fra 1.440 e 1.470 miliardi. Per i beni personali è atteso un incremento tra il 2 e il 4%, con un valore compreso fra 365 e 373 miliardi. Sostenuti dagli Stati Uniti, dalla Corea del Sud, dal collezionismo e dall’heritage, i preziosi registrano le performance migliori rispetto ai comparti tradizionali della moda. Crescono del 4% anche le esperienze legate a ospitalità, viaggi, ristorazione e food gourmet. “Sostenere la crescita del lusso”, ha commentato Vitelli, “significa anche sostenere il tramandarsi della manifattura Made in Italy”, priorità per il triennio. F.S.
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NEWS
L’ORAFO ITALIANO
GRUPPO DAMIANI B aume & M ercier entr a nel por taf ogl i o Il Gruppo Damiani ha perfezionato l’acquisizione del 100% di Baume & Mercier da Richemont, portando nel proprio portafoglio un marchio con due secoli di storia orologiera. L’operazione rafforza la presenza del gruppo nell’hard luxury e affianca Baume & Mercier ai brand Damiani, Salvini, Bliss, Calderoni, Venini e Rocca. La strategia prevede di accrescere la visibilità internazionale della manifattura, valorizzandone il forte radicamento in Italia attraverso la rete distributiva multimarca del gruppo e l’apertura selettiva di boutique monomarca in mercati strategici. Richemont continuerà a garantire alcuni servizi operativi durante la fase di transizione, mentre Damiani lavorerà a un modello più focalizzato, preservando il patrimonio e l’identità di Baume & Mercier. I termini finanziari restano riservati.
SWATCH A I - D A D A , l ’ o ro l o g i o d i v e n t a u n i c o Con AI-DADA, Swatch porta l’intelligenza artificiale nel campo della personalizzazione, trasformando ogni utente in co-creatore del proprio orologio. Attraverso un processo intuitivo in tre fasi, basta accedere al proprio account e descrivere un’idea per ottenere in meno di due minuti un design originale, ulteriormente modificabile scegliendo indici e colore del meccanismo. Il risultato è un NEW GENT realizzato in esemplare unico, identificato dal simbolo “1/1” sul fondello. Ogni utente dispone di tre richieste al giorno, una limitazione pensata come vera e propria sfida creativa. Il nome unisce “artistic intelligence” e Dadaismo, richiamando la sperimentazione giocosa e il rifiuto delle convenzioni propri del movimento nato a Zurigo nel 1916. Forte di oltre quarant’anni di dialogo con arte e creatività, Swatch rende così il design personale più accessibile, immediato e sorprendente.
BVLGARI
La u ra B u rd e s e i n c a ri c a c o m e C EO Dal 1° luglio 2026 Laura Burdese assume la carica di CEO di Bulgari, completando il percorso di transizione avviato con la nomina a Deputy CEO nel 2024. Entrata nel Gruppo LVMH nel 2016 come presidente e CEO di Acqua di Parma, nel 2022 è passata alla maison romana come Chief Marketing Officer. La manager guiderà ora lo sviluppo internazionale del brand, riportando a Stéphane Bianchi, Managing Director di LVMH e CEO della divisione Watches & Jewelry. Jean-Christophe Babin, alla guida di Bulgari dal 2013, resta presidente del consiglio di amministrazione, CEO di Bulgari Hotels e presidente della Fondazione Bulgari. Un passaggio di consegne nel segno della continuità, dopo anni di crescita nel gioiello, nell’orologeria e nell’ospitalità di lusso.
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Valenza (AL) - Italy
NEWS
L’ORAFO ITALIANO
SALVINI
Q u a ra n t ’ a n n i d i l u c e c o n t e m p o ra n e a
Nel 2026 Salvini celebra quarant’anni di storia con un progetto che riunisce heritage, design e maestria orafa. Nato nel 1986 all’interno del Gruppo Damiani, il brand rinnova il proprio legame con Milano e con il distretto di Valenza attraverso tre nuovi solitari celebrativi: Sospiro, Battito Anniversario e Istante. Montature essenziali e volumi contemporanei reinterpretano il simbolo dell’amore, mentre quattro collezioni-icona ripercorrono una decade ciascuna: Croce, Cuore, Farfalla e Sole. Diamanti bianchi e neri, zaffiri multicolor, oro rosa e geometrie dinamiche compongono un racconto costruito sulla luce. Il nuovo logo “Forty years of contemporary jewelry” accompagna infine la campagna con Andrea Delogu, scelta come volto di una femminilità autentica e consapevole.
TUDOR La Pilota, oltre ogni l i mi te Con il documentario La Pilota, Tudor ricostruisce la storia della marchesa Carina Massone Negrone, protagonista di alcune tra le imprese più audaci dell’aviazione italiana. Nel 1935 raggiunse i 12.043 metri a bordo di un biplano a elica con abitacolo aperto, stabilendo un record mondiale di altitudine ancora imbattuto. Dopo aver conseguito nel 1933 il brevetto di pilota rilasciato dalla Reale Unione Nazionale Aeronautica, prima donna in Italia, firmò altri sette primati aeronautici, tra cui il volo senza scalo da Brescia a Luxor, completato in 13 ore e 34 minuti alla velocità media di 299 km/h. Per tutta la vita indossò orologi Tudor, oggi custoditi dai nipoti Jos Bendinelli e Madalena Negrone. Cimeli familiari, ma anche testimoni di uno spirito capace di superare i limiti e aprire nuove strade. Il film è il nuovo capitolo della serie documentaria A Century of Tudor, dedicata alle storie che hanno accompagnato il primo secolo della manifattura.
MELLERIO
A m a l i a C o rt e s i n o m i n a t a Dep uty CE O
Mellerio nomina Amalia Cortesi Deputy Chief Executive Officer, al fianco di Laure-Isabelle Mellerio, presidente e direttrice artistica della maison. Il suo ingresso punta a rafforzare il profilo internazionale del marchio, accelerarne la crescita globale e sviluppare ulteriormente l’esperienza riservata alla clientela. Laureata a HEC Paris, Cortesi ha maturato una lunga esperienza nel lusso con Louis Vuitton, Cartier, Tiffany & Co. e, più recentemente, Bottega Veneta. Nel corso della carriera ha ricoperto ruoli manageriali in boutique strategiche a Parigi, Miami e New York, con un focus su sviluppo commerciale, merchandising, alta gioielleria e gestione di team multiculturali. Fondata nel 1613 e guidata oggi dalla quattordicesima generazione della famiglia, Mellerio rafforza così il proprio percorso di crescita tra heritage, creatività contemporanea e savoir-faire orafo.
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P. 32 GEMGENÈVE, PRECIOUS GENERATIONS
The Geneva show devoted to gemstones presents a new vision of the market: not only trade and selection, but also dialogue between experience, talent and new perspectives. We discuss it with director Mathieu Dekeukelaire, as GemGenève prepares for its international debut in Abu Dhabi, at ADNEC, from 11 to 15 November 2026. GemGenève was established as a commercial platform. Today, however, it interprets the trade fair in a broader sense: not just as a place of trade, but as a space for culture, education and social interaction. Is this the new direction? Yes, we believe that one dimension can no longer exist without the other. Business remains at the heart of the trade fair, as exhibitors, visitors and buyers are here to buy, sell, meet and forge relationships. But if the market fails to prepare the next generation, if it does not support young people and does not create new customers, it risks dying out. This is why GemGenève has developed a strong cultural dimension: it supports students and young talent, opening the doors to a world that is still largely closed to the public, and provides new audiences with the tools to understand jewellery, gemstones and the craft. In an industry built on expertise, trust and the quality of the materials, how important is it to tell the story behind a stone or a piece of jewellery: its history, craftsmanship, provenance and the artisan’s touch? It is essential. When you look at a piece of jewellery or a beautiful gemstone, you don’t just see a sparkling object. Behind all this lie a history, a past, technical expertise, experience, artistic movements, and commercial and cultural exchanges. The cultural programme serves to give substance and depth to the works on display. Business remains key, but it must be accompanied by a genuine appreciation of jewellery, gemstones and craftsmanship. Geneva is home to a mix of dealers, collectors, up-and-coming designers, schools, experts and master craftsmen. What happens when all the players in the supply chain come together in one place? That’s very interesting, because it also gives rise to a form of contrast. A young designer, finding themselves in such a selective environment, might ask themselves: “What am I doing here?”. The challenge is to ensure that everyone feels they belong. Let’s try to achieve this by imagining the room as a coherent whole, rather than as a collection of separate spaces. Exhibitors, designers, conferences, a bookshop, schools and cultural areas all form part of a single space. Then there is the one thing that unites them all: passion. Merchants, historians, experts, students and young people share a love of gemstones, the history of jewellery, the materials and the craftsmanship. It is on this common ground that different generations, backgrounds and perspectives come together. One of the most interesting aspects of the exhibition is the interplay between experience and new perspectives. How can common ground be established
between those who preserve historical knowledge and those who are now entering the world of gemstones and jewellery? Creating genuine opportunities for people to meet. The sector can seem closed off, almost intimidating, especially to outsiders or younger people. Culture, education, conferences and student projects serve to provide the keys to access. It is not just a matter of displaying objects, but of explaining, conveying and establishing connections. In this way, the knowledge of merchants and experts is not confined, but engages with new sensibilities, new languages and new forms of creation. At GemGenève, culture is not merely decorative: it fosters access, trust and awareness. Could it become a practical way of attracting new audiences and new customers? Yes, because culture helps us cross a threshold. When faced with very highvalue goods, a visitor or potential buyer may feel intimidated. Exhibitions, talks and other content help visitors to better understand what they are seeing: the value of a stone, the complexity of a technique, the history of an object. This does not replace the market, but makes it more robust. An informed audience is better equipped to engage with exhibitors, ask questions, collect items and perhaps make a purchase. The exhibition “Shaping Matter, Enhancing Beauty” focuses on matter, gesture and transformation, bringing together finished objects, raw materials and artistic crafts. Could you tell us about the curatorial concept? To help visitors appreciate an object not only for its final beauty, but for everything that goes into creating it. A vase, a bowl, a small sculpture or a precious object reflect years of experience, practice and technical finesse. That is why we have juxtaposed finished pieces with raw materials, thanks in part to loans from the Natural History Museum: we wanted to show where the process begins and just how refined the end result can be. Artistic crafts bring this story to life, giving us an insight into how onyx, agate, lapis lazuli, malachite and other more unusual materials are worked. The exhibition thus becomes a system comprising material, gesture, skill and transmission. GemGenève has reached its tenth edition. Will the future lie in scaling up, in international expansion, or in strengthening this selective identity, based on the quality of relationships? There are many possibilities, but it will be essential to preserve the spirit we have created: proximity to partners and exhibitors, simplicity, elegance and the quality of human relationships. The key will be to adapt to exhibitors’ needs without betraying GemGenève’s identity: organisational quality, selectivity and fluidity among all the players involved. An important new development in this direction is GemGenève Abu Dhabi Boutique, which will take place at ADNEC from 11 to 15 November 2026, with around 20 exhibitors. Which aspects of the project would you like to develop further: the contemporary section, curatorial work, young designers, the relationship with Geneva, or new formats outside the fair? The contemporary section has great potential, as it brings a breath of fresh air, energy and dynamism. It is important to make young designers and independent creators feel that they are part of this microcosm. Curatorial work can also develop, with new ideas and new partners. It would be interesting to envisage an exhibition outside the main venue: the intellectual and scenographic work created for just a few days could run for two or three months, opening up to the general public. As for the exhibitors, it will be essential to maintain high standards: the calibre of the dealers, the quality of the goods and consistency with the spirit of GemGenève. We can grow, but without losing the sense of community, human connection and that “club-like” atmosphere that characterises the exhibition.
P. 34 THE GRAMMAR OF COLOUR
From her scientific training to her time at Dolce&Gabbana, Loredana Sangiovanni explains how gemstones are selected and which gems are transforming the world of fine jewellery. A geologist and gemmologist with nearly thirty years’ experience, Loredana Sangiovanni has headed the laboratory at the Italian Gemmological Institute and collaborated with leading names in the luxury and jewellery sectors. Since 2008, she has been the head gemmologist at Dolce&Gabbana, where she oversees the entire process involving the materials. Fascinated by gemstones and minerals since childhood, she combines scientific expertise with aesthetic sensibility, driven by a single mission: the pursuit of beauty and uniqueness
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L’ORAFO ITALIANO
through the quality of the stones she selects. Loredana Sangiovanni, how does one become a gemmologist at Dolce&Gabbana? I trained at the Italian Gemmological Institute, where I taught for many years and with which I still collaborate. I ran seminars and provided consultancy services to companies, until, in 2008, Mr Dolce and Mr Gabbana asked me to oversee the gemmological aspects of their first High Jewellery collection. There were three of us at the start, and it took four years before we made our début in 2012 with a Black&White collection, Sicily, which also featured exceptional black sapphires – stones that are extremely difficult to source. Your work combines gemmology, the selection of gemstones and the creation of the collection. Will you tell us about it? The designers translate the creative idea into a sketch that is not yet a technical drawing; once the design has been approved by the stylists, that’s when I come in to select the most suitable gemstones and colours. The first distinction concerns the nature of the piece of jewellery: if it is to be a oneoff piece, we look for rare and exceptional stones; if, on the other hand, it is a design that can be reproduced, I have to suggest gemstones that can be sourced in sufficient quantities, whilst maintaining consistency in quality and colour. In our case, colour plays a huge part – I’d say in 90 per cent of our choices. The designers define the aesthetic effect, whilst my team and I set the technical and quality criteria. Who actually chooses the stones? When it comes to customisable jewellery, the choice of gemstone is almost entirely up to us. In a collection such as Eleganza, for example, we needed large red gemstones: we chose garnets, taking into account the required colour, its intrinsic value and the final retail price in the boutique. With one-off pieces, the dialogue is more open-ended. For a brooch symbolising passion and love, Domenico Dolce and Stefano Gabbana themselves chose to use a ruby; we then sought out specimens varying in shape, size and colour. In other cases, the opposite happens: for a ring featuring a Paraiba, I was the one who suggested a few stones, and the design was based on the one that was chosen. When the gem is truly rare, it can be the catalyst for the project. Is colour a trend or a structural change? It is a profound change. When we started out in 2008, jewellery was still very traditional: colourless diamonds and white gold. Stefano Gabbana already owned a significant collection of coloured gemstones, and he immediately decided to focus on colour, almost disregarding that dominant aesthetic. In the years that followed, even the great historic fashion houses began to incorporate rubies and sapphires, and later a much wider range of gemstones. Today, the situation is completely different. What does this change mean for the market? Coloured gemstones require more study and a keen eye compared to diamonds. The latter features standardised parameters and price benchmarks, such as the Rapaport price list. When it comes to colour, the value is more volatile and complex: a sapphire worth ten today could be worth a hundred in a very short space of time. Standardised data alone is not enough; what is needed is expertise, intuition, experience and the ability to read the market. How is a gemstone valued? The initial assessment is visual: a trained eye can immediately tell whether a stone has something exceptional about it. But an extraordinary gemstone must be beautiful, rare and 100 per cent natural. This is why in-depth investigations and certifications are required – sometimes more than one – particularly for valuable gemstones. In the case of a ruby weighing more than five or ten carats, observation at 10x magnification is not sufficient: instruments such as a spectrophotometer are required to verify any treatments and its origin – factors that are also crucial in determining its rarity. A heat-treated ruby, for example, is worth less than a natural, untreated one. And how does the selection process actually work in practice? I travel a lot and I also visit my suppliers’ mines. If I am offered stones with exceptional potential but there is no absolute certainty as to whether they are natural, I can buy them and then send them to an international laboratory. If the characteristics do not match the ones stated, the stone is returned; this is only possible within established relationships of trust. Does stone have a “personality”? Absolutely. Many enthusiasts with no formal training in gemmology choose on instinct, because they fall in love with a gemstone. Every stone exudes a unique charm and speaks to people in a different way. Knowledge helps you understand what you are buying; emotion explains why you want that
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particular stone. Which gemstones are currently going through a particularly interesting phase? Rubies, emeralds and sapphires remain key, particularly untreated stones, which are becoming increasingly rare and are therefore rising in value. Paraiba is very important: Brazilian Paraiba is now virtually off the market, as the mine has closed, but the supply of stones from Mozambique, Nigeria and Ethiopia is growing. Topaz is also rapidly gaining popularity, thanks to its extraordinary lustre, brilliance, hardness and range of colours. They can rival rubies and sapphires, and, moreover, heat treatment does not cause any significant changes to them. Does a gemmologist change over time? A great deal. Every professional is influenced by the fashion houses they work with, even if they retain their own core identity. At D&G, I have learnt how to place scientific knowledge at the service of creativity and to identify which gemstones work best with the brand’s style. A gemmologist must be able to master that language. At first, for example, it seemed almost jarring to me to pair emeralds and peridots; then I realised it worked and I changed my perspective. Nowadays, I no longer view a gemstone merely as an object to be analysed: I imagine it already set within the piece of jewellery, in a dialogue between the art of goldsmithing and natural beauty.
P. 38 BRUNO SCARSELLI: FROM RARE GEMSTONES TO UNIQUE JEWELLERY
Having grown up in a family of jewellers and diamond dealers, Bruno Scarselli has turned his early familiarity with gemstones into an international specialism in natural fancy-coloured diamonds. Today, Scarselli Diamonds operates across the entire process, from selecting rough diamonds to creating unique pieces, whilst, through Authentia, it is exploring new frontiers in the digital traceability of luxury assets. You grew up in a family of diamond merchants and have been familiar with the trade since you were a child. What was the decisive step that led you to become a dealer? My relationship with diamonds began almost as a game. I was eight or nine years old, and it was my job to keep the shop windows clean in the shops that my father ran between Rimini and Riccione. At the end of the week, he would reward me with a little sparkly gem; at the end of the season, these were replaced with a larger stone. I think that’s when my passion began. I didn’t play with toy soldiers: I was trying to understand my father’s work and the world of gemstones. When I was fifteen, by which time we were already living in the United States, I started cutting diamonds. I was fascinated to see what could be achieved from the raw material by working it on the wheel. I then worked in investment banking and property, but the stock market crash of 1987 marked a turning point. My father was scaling back his business and suggested he pass on to me what he knew about the industry. So I went back to my roots, whilst trying to give the company a new identity: we moved from producing white diamonds for the European market to sourcing rough diamonds from African mines and dealing in large natural coloured stones. Fancy-coloured diamonds are some of the rarest of all. What factors determine their value? It is essential to be familiar with the mines, their output and the characteristics of the material. The white diamond market has greater liquidity and wellestablished standards; with fancy-coloured diamonds, everything changes. Global production of natural coloured diamonds accounts for a tiny fraction of that of white diamonds – roughly one per cent – and encompasses all colours. Yellow is relatively more common; pink, blue, green and red vary considerably in terms of rarity. Green, for example, is rarer than you might think. In 2016, we auctioned Aurora Green, a five-carat vivid green diamond, which was at the time the largest of its kind certified by the GIA. The largest known blue and pink diamonds are much larger: this gives an idea of just how exceptional pure green diamonds are. Even within a single mine, the rarity is multiplied. The output may be almost entirely white and produce only an infinitesimal amount of blue; many of these have grey or green components. Finding a pure shade means discovering a rarity within a rarity. Assessment stems from knowledge, experience and a keen eye. Scientific tools are essential for analysis and certification, but when faced with a rough stone, I rely above all
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ended up following overly rigid patterns. Exceptional stones call for greater freedom, which is why I began to get directly involved in the design process alongside our team. For example, we have created a ring featuring a deep blue diamond weighing approximately three carats, with an openwork design surrounding the stone – which some liken to a flower and others to a spider – featuring elements inlaid with pink diamonds . In another instance, we created a bespoke setting for a rare reddish orange diamond. One particularly complex project was a necklace made entirely of blue diamonds. It took four years to gather round stones and pairs that were sufficiently similar. It’s not enough just to find the right colour: you need to check the hue, saturation, shape, size and visual continuity. In such cases, the rarity of the material and the uniqueness of the piece of jewellery ultimately go hand in hand. With Authentia, you have invested in digital traceability from the mine to the market. Why is a gemmological certificate, on its own, no longer sufficient, and which stages in a gemstone’s life are now essential to document? In the 1990s, we collaborated with an American investment group, viewing gemstones as assets capable of generating value over time. It wasn’t a fund in the technical sense, but a contractual partnership: the investors provided part of the capital and we contributed our own resources, as well as our knowhow. Sharing the risk was essential; we didn’t want to limit ourselves to the role of a broker. That experience showed us just how much an understanding of the subject matter and the ability to spot rarities can influence the results. Today, however, value cannot be separated from transparency. It was from this conviction that Authentia was founded: a patented technology platform for tracking diamonds, works of art, commodities and other luxury assets. The system records the object’s origin, ownership and history of ownership on the blockchain, integrating technology with the legal framework. Furthermore, Authentia has created the first legal protocol to utilise the “Title Deed”, establishing a register to guarantee the authenticity of the information recorded. All of this is integrated into a system incorporating various technologies and driven by different Artificial Intelligence systems that derive their “know-how” solely from the Authentia model.
P. 66 BEYOND JEWELLERY
True exclusivity today does not lie in owning something rare, but in having access to unique experiences that can transform the precious into memories, culture and identity.
on what I have learnt over more than thirty-five years: observing the stone and imagining what it might become once it has been cut. Scarselli Diamonds does not just deal in gemstones; it also creates jewellery and one-off pieces. How much does your perspective change when the diamond becomes the starting point for a creation? Our story has followed a path that is almost the opposite of the usual one. Many people start out as merchants and then become jewellers; we, on the other hand, started out as jewellers. In our family, we’ve always been familiar with rubies, sapphires and emeralds too. From the jewellery trade and our dealings with private customers, we moved on to sourcing rough stones, cutting them and selling to wholesalers; we then returned to finished jewellery, but with a deeper understanding of gemstones. When working with vivid blue, vivid pink or intense-coloured diamonds of sizeable carat weights, it makes no sense to adapt them to existing settings. The creation must be centred around the stone and be as unique as the stone itself. It is not simply a matter of enhancing its value, but of creating an object that is consistent with its personality. How does the interplay between the gemstone, the design and the setting develop? At the start, we worked with a number of designers, but the projects often
High Jewellery is undergoing a profound transformation. At a time when luxury consumers appear to be increasingly discerning and less interested in mere ostentation, fashion houses are shifting their focus from the object to the experience. Jewellery thus becomes a gateway to a broader emotional world, capable of blending culture, travel, art and lifestyle. It’s no longer just about making a purchase, but about belonging. Not just possession, but memory. In a landscape where the jewellery sector continues to prove itself to be one of the most resilient – driven primarily by the high-end market and the focus on experiential value – today’s increasingly global and sophisticated customers are seeking authenticity, an emotional connection and exclusive experiences that leave a lasting impression. It is against this backdrop that immersive exhibitions, archive exhibitions, branded hotels, private presentations and boutiques are created, conceived as genuine narrative extensions of the brand. One of the most notable examples is that of Bvlgari, which in recent years has built an ecosystem that extends beyond jewellery. The Maison’s hotels are probably one of the most advanced examples of this strategy: places where design, fine dining, wellness and hospitality become an integral part of the brand’s identity. The Bulgari Hotel Rome, for example, does more than simply accommodate guests; it showcases a vision of contemporary Roman life through architecture, art and details that constantly evoke the Maison’s aesthetic heritage. At the same time, Bvlgari’s High Jewellery presentations have now come to be regarded as international cultural events. Whilst Polychroma, unveiled in Taormina, had transformed Sicily into an immersive setting where high jewellery, the local landscape and performance had intertwined to form a single narrative, last March, Bvlgari provided further proof of its ability to construct complex narrative universes. The Maison presented its new Eclettica collection in two different settings in Milan: the modernist interiors of Villa Necchi Campiglio, where the jewellery interacted with contemporary artworks, and the monumental setting of Villa Arconati, chosen for the gala evening attended by the Maison’s Ambassadors. This
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dialogue between jewellery and art was then explored in greater depth in July with a new instalment of Eclettica, entirely dedicated to diamonds and designed for Paris Haute Couture. Louis Vuitton chose an equally spectacular setting for its presentation of the 110 pieces from Mythica, unveiled at the Kasbah d’If, on the outskirts of Marrakech, during an event that transformed the theme of travel into a truly immersive experience. Set against the backdrop of the Agafay Desert and the Atlas Mountains, the collection celebrated the Louis Vuitton woman as a contemporary heroine. Buccellati is also taking a highly cultural direction: the immersive exhibition: “The Prince of Goldsmiths”, held in Venice and subsequently in Shanghai, was not conceived as a mere
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display of jewellery, but as a journey through the history of Italian goldsmithing, artisanal techniques and the Maison’s creative heritage. In this case, the piece of jewellery almost becomes a museum piece, whilst the brand takes on the role of cultural custodian of manufacturing expertise. Again in Italy, in 2025 Damiani presented the Ode all’Italia collection in Rome at an exclusive event held at the Corsie Sistine, paying tribute to Italy’s natural landscapes and cities of art. On 11 June, the Maison unveiled its new Arte Maestra collection at an event at Villa Pliniana on Lake Como, where art and jewellery came together in a unique and evocative journey. Born from the fusion of talent and fine craftsmanship, the collection transformed eight masterpieces of art into eight unique pieces of fine jewellery. L’ÉCOLE, supported by Van Cleef & Arpels, is one of the most advanced examples of “cultural education” applied to the luxury sector. Through its four permanent venues in Paris, Hong Kong, Shanghai and Dubai, it explores jewellery culture through courses, workshops, talks, exhibitions, books and podcasts, offering a model of cultural client engagement that encompasses the history of jewellery, the world of gemstones and the savoir-faire behind jewellery-making techniques. By choosing the world of dance as a constant source of inspiration, over the years, Van Cleef & Arpels has strengthened its ties with this art form through numerous artistic collaborations driven purely by cultural patronage. Examples of this include the Dance Reflections Festival by Van Cleef & Arpels 2026, which took place in New York from 19 February to 21 March, and the collaboration with the Romaeuropa Festival. But it’s not just about events: the boutique itself is changing in character. No longer just a retail space, but an experiential venue where customers are immersed in the brand’s identity. In New York City, Tiffany & Co., with the Blue Box Café by Daniel Boulud inside The Landmark, combines art installations, artisans at work and displays dedicated to the brand’s iconic creations. Damiani: in mid-2025, the brand launched a new store concept with the opening of its Milan boutique on Corso Matteotti, which is set to be rolled out gradually to its other locations. A refreshed image which, drawing on the Maison’s signature style, further highlights its Italian character whilst creating a warm and welcoming atmosphere where customers can feel at home. Pomellato has also redefined its shop concept with the opening of a space in Beverly Hills designed to bring the Milanese aesthetic to the heart of Los Angeles: a sort of “Casa Pomellato”, where customers can experience the brand even before making a purchase. Last June, the Milan-based fashion house also opened the exhibition “Pomellato, Le Joaillier Révolutionnaire” in Paris, curated by Alba Cappellieri, Head of the Jewellery Design Department at the Politecnico di Milano. A journey through stylistic revolutions, masterful craftsmanship, colour, imagery and female figures, retracing the Maison’s creative codes since its foundation in 1967. This phenomenon also affects independent and Italian organisations. To mark the 61st Venice Art Biennale, Garatti Milano presented “The Shapes of Lights”, an exclusive project created in collaboration with the collector, patron and artist Emanuella Pisetti. Hosted at the Venice Venice Hotel, the project explores the relationship between high jewellery and sculptural design, where light and material become a shared language. Finally, hospitality is also becoming a new strategic frontier for the sector. Contemporary luxury tends, in fact, to blur the boundaries between categories: hotels, restaurants, wellness, design and jewellery converge in integrated ecosystems in which the customer experiences the brand on an ongoing basis. This is a trend that the fashion world had already been developing for years, but which today finds a particularly effective expression in jewellery, thanks to the emotional and symbolic qualities inherent in these precious objects. At the same time, heritage is becoming increasingly important as an immersive element. Historical archives are no longer used solely for internal or commemorative purposes, but are becoming narrative tools intended for the public. Drawings, sketches, historical pieces and handcrafted items are on display to create an emotional and cultural connection with the customer. In an age dominated by digital technology and breakneck speed, the story of time, craftsmanship and tradition takes on an almost reassuring value. The format of events is also evolving rapidly. Traditional product launches are giving way to multi-sensory experiences: private dinners in historic venues, artistic performances, concerts, atelier experiences and exclusive trips designed for top clients and collectors. The piece of jewellery becomes the centrepiece of a narrative that engages all the senses and aims to create a lasting emotional memory. Against this backdrop, jewellery seems to be drawing ever closer to the language of contemporary art and high-end hospitality. No longer a mere status symbol, but a cultural experience capable of conveying an identity, a way of life and a set of values.
ENGLISH TEXT
Today, true exclusivity lies not merely in owning something rare, but in having access to unique experiences that transform a piece of jewellery into a memory, a cultural artefact and an expression of identity.
P. 82 POMELLATO: REVOLUTION AS A FORM OF FREEDOM
The Palais de Tokyo is currently hosting the first major Parisian exhibition dedicated to the Milanese fashion house, curated by Alba Cappellieri, who also kindly accompanied us on our visit. The title of the exhibition is in itself a statement of intent: Pomellato, Le Joaillier Révolutionnaire. Unveiled on 23 June 2026 at the Palais de Tokyo, this is the first exhibition in Paris dedicated to the Milanese fashion house, founded in 1967 by Pino Rabolini. Curated by Alba Cappellieri, Head of the Department of Jewellery Design at the Politecnico di Milano, the exhibition revolves around a key word: revolution. This is not a dramatic break or an isolated act, but rather a gradual transformation of the very way jewellery is conceived. The exhibition itinerary does not follow a simple chronological sequence of the collections and instead organises them thematically: craftsmanship, style, colour, image and femininity. Jewellery, photographs, archive documents and advertising campaigns interplay with one another, painting a picture of a fashion house that has helped to shift jewellery from the realm of mere ornamentation to one of personal identity. We visited the exhibition with the invaluable guidance of Alba Cappellieri, and on this occasion we asked her to shed some light on the curatorial choices: “I didn’t want to tell the story of Pomellato as a chronological sequence of collections. I was keen to show how this fashion house has played a part in the major transformations of contemporary society, which is not only more commendable, but also more complicated. That is why I proposed a strong curatorial perspective: revolution as a key to understanding. With the courage that characterises the brand, the Pomellato team has also embraced this prospect with equal courage. Each section of the exhibition explores a different revolution: that of craftsmanship, style, colour, image and femininity. Jewellery, photographs, documents and advertising campaigns all interact with one another. Together, they embody a new way of understanding jewellery as a cultural language and as a social revolution for women”. This perspective places Pomellato within the context of Milan in 1967, with all its vibrancy and vitality, as Cappellieri pointed out: “Milan is not simply the place where Pomellato was founded, but the very foundation of its identity. In 1967, it was the crucible of Italian modernity: the capital of design, fashion, innovation and a new industrial culture. It was a city that looked to the future and constantly challenged conventions. Pomellato draws on this energy and transforms it into jewellery. His idea of elegance is quintessentially Milanese: sophisticated but never ostentatious, innovative and always rooted in craftsmanship of the highest quality. The exhibition captures precisely this connection between the fashion house and Milanese design culture”. The exhibition takes visitors on a journey through the brand’s distinctive motifs: its iconic chains, sculptural shapes, bold colours and original cuts. These are distinctive hallmarks that run through Pomellato’s history and define its identity: fluid gold, gemstones as a splash of colour, volume as a gesture, and design as a physical experience. Alongside the jewellery, the photograph plays a central role. Over the years, the brand has forged an unbreakable bond between jewellery, art and the empowerment of women, entrusting its campaigns to some of the great masters of photography: Gian Paolo Barbieri, Helmut Newton, Herb Ritts, Albert Watson, Snowdon, Horst P. Horst, Michel Comte and Javier Vallhonrat. Michel Comte, for example, immortalises charismatic women who embody the desire for independence. In these images, the jewellery is never separate from the wearer’s personality. “Pomellato’s true revolution lay in realising early on that the focus was not on the jewellery, but on the person wearing it. The great photographers with whom the fashion house has collaborated have not simply photographed jewellery, but have interpreted a new vision of femininity. Strong, independent women who are confident in their own identity. It is a body of work that was decades ahead with themes that are central today, such as self-determination, inclusion and the freedom to express yourself”. Throughout the exhibition, Pomellato’s revolution takes shape through a wide variety of collections. Each of them illustrates a different way of liberating jewellery from a purely decorative function. The chain becomes fluid and sensual; the volume takes on the form of a wearable sculpture; the stone is freed from its traditional setting; and the pavé transforms into a soft, natural surface. “Each
collection tells the story of a different revolution. The Gourmette transforms the chain – a traditional element of jewellery – into an everyday, fluid and sensual accessory. Iconica places volume at the heart of the design, transforming the piece of jewellery into a true wearable sculpture. Nudo frees the stone from traditional settings, leaving it almost suspended and embodying a thoroughly contemporary sense of simplicity. Lastly, Sabbia demonstrates how even cobblestones can become a soft, natural material. In all these creations, jewellery ceases to be a status symbol and becomes an extension of the wearer’s personality”. Colour, which plays a central role in the house’s history, is part of this very same sense of freedom. Pomellato has challenged the traditional hierarchy of gemstones, combining gems and colours in an instinctive, bold and emotive way. The common thread running through the exhibition, however, remains the relationship with women. This exploration of femininity is also continued in “Pomellato for Women”, the platform founded in 2017 to mark the brand’s fiftieth anniversary, which is dedicated to raising awareness and driving change in the area of gender equality. “I believe that the Pomellato woman is not an aesthetic ideal, but a way of being. She is a woman who is free to choose, to assert her own identity and to view jewellery as a personal expression rather than a social convention. In this sense, every woman who asserts her right to be herself, to express her talent, her sensitivity and her uniqueness, embodies the spirit of Pomellato. This is perhaps the most important revolution of all: transforming jewellery from a symbol of belonging into a symbol of freedom”, concludes Alba Cappellieri. It is no coincidence that the opening of the Paris exhibition coincided with the international launch of Pomellato Stile Libero, the new High Jewellery collection comprising 65 pieces. This exhibition does not look back on the past with nostalgia, but uses it to demonstrate the renewed relevance of the fashion house’s insights, thanks to which jewellery is no longer a mere ornament but becomes a conscious choice and a gesture of freedom.
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HOTEL
L’ORAFO ITALIANO
L E B RI L L AN T I N O V IT À DE L L ’H Ô T E L L E R I E PAZZIELLA – CAPRI A pochi passi dalla Piazzetta ha aperto Pazziella, a Luxury Collection Hotel, Capri, nuovo indirizzo del portfolio Marriott International. La struttura si sviluppa in due ville immerse in un giardino mediterraneo, con una piscina in pietra incastonata sotto una magnolia secolare, ristorante e lounge bar. Le 25 camere e suite, tutte differenti, rileggono l’architettura caprese attraverso pareti bianche, tessuti dai colori caldi, ceramiche artigianali, arredi restaurati e dettagli di design contemporaneo. Alcune dispongono di terrazze con piccole piscine private in pietra o vasche idromassaggio esterne, pensate come naturale prosecuzione degli ambienti interni. Il Campanella Restaurant, guidato dallo chef Angelo Fumeto, propone una cucina mediterranea costruita su ingredienti stagionali e prodotti del territorio, mentre il Lounge Bar accompagna il rito dell’aperitivo nel verde. Raccolto e appartato nonostante la posizione centrale, il nuovo hotel interpreta il lusso caprese con un equilibrio misurato tra identità locale, comfort e servizio personalizzato. VILLA SAN MICHELE – FIESOLE L’ex convento rinascimentale, affacciato sulle colline di Fiesole su Firenze e noto per la facciata ispirata a Michelangelo, inaugura una nuova stagione con 39 camere e suite, una Spa by Guerlain e giardini terrazzati completamente rinnovati. Il progetto degli interni, firmato da Luigi Fragola Architects, valorizza l’artigianato toscano attraverso terracotta dell’Impruneta, marmo Cipollino, affreschi dipinti a mano, arredi su misura, antiquariato e opere d’arte. Tra le nuove Signature Suite, Limonaia occupa l’antica orangerie con giardino e piscina privata, mentre Grand Tour si sviluppa nell’ex residenza di Napoleone Bonaparte. I giardini, estesi su oltre 10.000 mq, sono stati ridisegnati con agrumi, iris, erbe aromatiche e un percorso di rose lungo 42 metri. Tre ristoranti, la piscina panoramica e un programma di benessere immerso nel bosco completano il rilancio di uno degli indirizzi più iconici dell’ospitalità fiorentina, ora aperto dalla primavera all’inverno.
ORIENT EXPRESS VENEZIA – VENEZIA L’Orient Express Venezia è una nuova destinazione del lusso a cinque stelle ospitata a Palazzo Donà Giovannelli, a Cannaregio. Per la prima volta nella sua storia, l’edificio quattrocentesco diventa un hotel dopo un restauro durato otto anni, firmato dall’architetto e interior designer Aline Asmar d’Amman. Le 47 camere, suite e residenze interpretano la stratificazione del palazzo attraverso affreschi restaurati, soffitti scolpiti, camini monumentali e richiami alla tradizione artigianale veneziana. Fulcro degli spazi comuni è la Corte del Conte, antico cortile trasformato in salotto scenografico con boiserie, velluti e lampadari su misura in vetro di Murano. Sei Signature Suite, con superfici fino a 145 mq, custodiscono saloni dorati, decorazioni mitologiche e affacci sui canali. Completano il progetto il giardino segreto, la galleria d’arte contemporanea Calle Meraviglia e il Salone Vittoria, mentre l’ingresso dalla porta d’acqua gotica restituisce al soggiorno il fascino teatrale dell’arrivo a Venezia. Un intervento che riporta alla luce il ruolo del palazzo come luogo di incontri e ricevimenti.
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