SALUTE E SICUREZZA FLUOROELASTOMERI PRESSE A INIEZIONE
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MENSILE DEGLI ELASTOMERI E DEGLI ALTRI POLIMERI RESILIENTI
NOVEMbRE 2009 - NUMERO 9
Mensile - Spediz. in abb. postale - 45% - Art. 2, comma 20/b Legge 662/96 - Filiale di Milano - ISSN 0019-7556
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SOMMARIO | ANNO 53 - 573 • NOVEMBRE 2009 • N. 9 25
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ELASTICA: SOMMARIO
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Buona assistenza post-vendita locale e garanzia di maggiore produttività e durata nel tempo sono le ragioni per le quali le aziende sono disposte a spendere qualcosa di più
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QUALCHE SUGGERIMENTO PER RESTARE AGGIORNATI
Una rapida rassegna di quanto il mercato offre nel campo delle attrezzature per il laboratorio
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Ridotto impatto ambientale, significativo risparmio di energia ed emissioni grazie all’assenza di post-curing. Questi vantaggi di una nuova classe di fluoroelastomeri copolimerici
TACCUINO • Arriva l’inverno. È tempo di pneumatici invernali • Qualità certificata per Tiger • Un nuovo spettrometro di Ocean Optics • L’ultima novità di Pirelli al Salone Nautico • Un seminario sull’estrusore bivite co-rotante • Drastica riduzione della viscosità nelle gomma HNBR • Un successo la nuova serie Edition di Maplan • È Lanxess che distribuirà i prodotti Rhein Chemie in Italia • Nasce la Rutiltech Engineering • Una ricerca dell’IISRP sul mercato dell’EPDM in Cina
Mensile degli elastomeri e degli altri polimeri resilienti con il patrocinio della Federazione Gomma Plastica Assogomma
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Tecnoflon¨ SEF 9050HS Ð Thermal rating
L’INDUSTRIA DELLA GOMMA ELASTICA
Compression Stress Relaxation @ 200¡ C
Comitato di redazione: Giuseppe Cantalupo, Emilio De Tuoni, Antonino Di Pasquale, Eugenio Faiella Direttore responsabile Eugenio Faiella
Figura 6
Diffusione servizi © 2009,e SOLVAY S.A. -informatici: 6 gesto@gestoeditore.it
SOLVAY SOLEXIS
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Grafica Mariella Salvi - mariella.salvi@gestoeditore.it
CALENDARIO
Direttore marketing Luciano Boldrini - boldrini@gestoeditore.it
Manifestazioni, congressi, convegni in programma per i prossimi mesi
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PMG
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RUBBER TRADE
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Arretrati € 5,00 Estero € 8,00 Abbonamento annuo Italia € 90 - Estero € 100 c/c postale 13590203 intestato a GESTO EDITORE srl Spediz. in abb. postale - pubbl. inf. 45% - art. 2, comma 20/b Legge 662/96 - filiale di Milano Registrazione Tribunale di Milano n. 4275 del 1.4.1957 Registro degli operatori di Comunicazione numero 6002 La direzione non assume responsabilità per le opinioni espresse dagli autori degli articoli e dagli estensori dei testi delle inserzioni pubblicitarie. GARANZIA DI RISERVATEZZA Il trattamento dei dati personali riguardanti gli abbonati viene svolto nell’ambito della banca dati dell’editore e nel rispetto di quanto stabilito dal D.L.vo 196/2003 sulla tutela dei dati personali. I dati non saranno comunicati o diffusi a terzi se non per le procedure inerenti la spedizione della rivista e gli interessati potranno chiedere in qualsiasi momento la modifica o la cancellazione al direttore responsabile, che è il responsabile del trattamento. Il responsabile del trattamento dei dati raccolti in banche dati per uso redazionale è il direttore responsabile cui ci si potrà rivolgere per i diritti previsti dal D. L.vo 196/2003. Stampa: Arti Grafiche S. Pinelli srl Milano
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The footprint o in an evolving rubbe
IRC’09 – Hall 12 Stand 151 – Nürnberg – 29.0
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elastica Comitato di redazione: Fausto Casa, Emilio De Tuoni, Giampaolo Giuliani.
SOMMARIO Gli sponsor di Elastica.................................................................................................................. 6 - 7 Abbiamo letto per voi........................................................................................................................8 Processo veloce con le gomme siliconiche ◊ Conduttanza elettrica misurata online ◊ Silano proprionilcarbonilsulfanico per rinforzo di mescole NR/silice ◊ Rinforzo di mescole NR/nero con nanotubi di carbonio multiparete ◊ Caratterizzazione avanzata del nero di carbonio ◊ Alternative all’uso di ftalati ◊ Autoricostruzione del reticolo di vulcanizzazione nel poliisoprene ◊ Tomografia computerizzata per analisi di componenti in gomma ◊ Spettroscopia a rilassamento dielettrico su silice ◊ Resistenza a raggi gamma di EPDM/CSM e di CR/CSM ◊ Frattura di mescole di SBR rinforzate con cariche ◊ Combinazione di giuste propulsioni Salute e sicurezza sul lavoro: una nuova tappa, di Beatrice Garlanda........................................ 16
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(L’articolo è in lingua inglese)
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articolo riguarda la possibilità di vulcanizzare le gomme siliconiche, dotate di adatti sistemi reticolanti, con raggi UV e, nella fattispecie, riguarda un nuovo termine di riferimento applicabile alla categoria delle gomme siliconiche liquide (LSR), introdotte fin dalla fine degli anni ‘70. Per le LSR è caratteristico il sistema reticolante a base di catalizzatori platinici, che fanno eseguire la reticolazione con un processo di idrosililazione. Le gomme siliconiche hanno avuto introduzione sempre crescente a causa del loro successo in articoli caratterizzati da biocompatibilità e in articoli destinati al contatto con alimenti, ovvero destinati ad articoli medicali. In modo particolare, in articoli destinati al contatto con alimentari, viene enfatizzata l’opportunità di ottenere mescole destinate al contatto con acqua potabile per la caratteristica di non contenere indesiderati prodotti di decomposizione dei perossidi e per mescole conformi a FDA (Food and Drag Administration USA) e a BfR (Istituto federale per la valutazione del rischio - Germania). Nell’articolo viene rappresentato un significativo schema, in cui vengono enfatizzate LSR della ditta Momentive Performance Materials (Germania) che, in confronto con gomme siliconiche correnti, permettono il forte vantaggio di poter impiegare un processo a forte produttività con un’unica stazione di reticolazione mediante raggi UV a temperatura ambiente, invece che due stazioni, l’una per la reticolazione, l’altra per il trattamento termico imposto dalla necessità di perfezionare la reazione e soprattutto di allontanare i residui di decomposizione dei perossidi con gravosi trattamenti ad alta temperatura in circolazione forzata d’aria. L’esposizione ai raggi UV per operare la reticolazione è applicata in modo continuo e può avvenire in un processo ad estrusione, in cui l’esposizione può 8
| L’INDUSTRIA DELLA GOMMA | ELASTICA |
H. H. Le, G. Kasaliwai, S. Ilisch, H. -J. Radusch (e-mail: sybill.ilisch@ iw.uni-halle.de); Kautschuk Gummi Kunststoffe (KGK); 62/6-326-2009. Rif. E2706.
essere ridotta ad una durata di 0,5 secondi, indipendentemente dal diametro e dalla sezione dell’estruso. Tale tipo di processo non esclude la possibilità di realizzare co-estrusioni con materiali poliolefinici o termoplastici elastomerici. Per le LSR del tipo qui ricordato viene sottolineata la eccellente stabilità dimensionale utile in estrusi con profili complicati. Viene anche citata la possibilità di disporre di materiale trasparente o di colorazione opportuna. Per parti di grande volume è poi possibile disporre di LSR adatte per stampaggio a iniezione a 180°C ÷ 200°C con tempi di vulcanizzazione brevi. In condizioni normali il riempimento dello stampo richiede una riduzione della temperatura, per evitare il pericolo di intrappolamento di aria, che causa maggiore tempo di vulcanizzazione. Con le LSR si può ridurre la temperatura di riempimento a 80°C, in modo da evitare gli intrappolamenti succitati, con necessità, quando lo stampo è stato riempito, di aumentare la temperatura a 95°C ÷ 120°C per ottenere una vulcanizzazione veloce. Con le nuove LSR è stata comunque introdotta la possibilità di ottenere prodotti con tempi di vulcanizzazione brevi. Nell’articolo qui recensito viene raffigurato uno schema, che mostra una procedura ove il materiale liquido, a base di mescola in LSR, viene pompato in uno stampo trasparente ai raggi UV
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Le possibilità di applicazione dei nanotubi di carbonio (CNT Carbon Nano Tubes) per sfruttare le loro proprietà elettriche, termiche e meccaniche vengono molto ostacolate dalla difficoltà di ottenere una dispersione omogenea nei polimeri convenzionali. I CNT tendono infatti a formare dei fasci simili a cordoni disposti in posizioni contigue, sia in mezzi acquosi che in mezzi organici. La difficoltosa dispersione causa aggregati o fasci di nanotubi, che appaiono come difettosità e ostacolano fortemente la possibilità di trasferire le loro proprietà elettriche, termiche e ottiche. I tentativi per ottenere buona dispersione dei CNT sono stati numerosi, comprendendo polimerizzazioni in situ, funzionalizzazioni chimiche, applicazioni in dispersioni acquose. Gli autori propongono di servirsi di un metodo di analisi “on line”, che permette di seguire la mescolazione e la dispersione dei CNT misurando in continuo la conducibilità elettrica assunta man mano dalla massa. Il procedimento proposto permette anche di valutare lo sviluppo della morfologia e le proprietà meccaniche dei nanocompositi. Viene valutata la distribuzioneedei CNT basandosi su dati di TGA relativi alla bound rubber su CNT. Il lavoro proposto dagli autori viene eseguito analizzando la disposizione dei nanotubi (Baytubes C150P della Bayer Material Science - Ǿ esterno 13-15 nanometri, lunghezza 1-10 micrometri) in SMR10, in SE-SLR 4400 (SBR -Dow), in
Abbiamo letto per voi | ELASTICA
NBR Krynac 3435, inoltre in ENR25 e ENR50 (NR rispettivamente con 25% e 50% di gruppi epossidici). Le mescole, comprendenti l’elastomero, i CNT, ZnO (1 phr), acido stearico (1 phr), S/CBS/ vengono confezionate in mescolatore interno da laboratorio Rheco 300p. La misura della conducibilità elettrica viene effettuata per mezzo di un sensore posto nel mescolatore interno e viene valutata in mS (milli Siemens). Le analisi vengono riferite a gel gomma/CNT realizzate nel mescolatore interno. Le mescole di studio vengono portate in soluzione di cicloesano a temperatura ambiente (100 ml) per 4 giorni e il gel viene essiccato fino a peso costante. Indi viene eseguita l’analisi termogravimetrica (TGA) tra 20°C E 800°c con scansione di 20 °K/ minuto. La caratterizzazione comprende anche valutazioni con analisi DMA (Dynamic Mechanical Analysis). Viene riportato per la mescola di NBR l‘andamento della conduttanza (in mS) in funzione del tempo di mescolazione e l’indurimento in funzione del contenuto di CNT, inoltre viene riportato l’andamento della conducibilità of-line in mS/cm. Nella NBR la conduttanza mostra un picco a 20’ di mescolazione. L’andamento sia della conduttanza che della conducibilità mostra poi valori più alti in funzione di una ulteriore mescolazione. Per le mescole di NR le sequenze delle funzioni sono dello stesso tipo. Parallelamente viene riportata l’immagine fotografica della macrodispersione: questa risulta ottimale per un tempo di mescolazione maggiore di quello del picco di conduttanza (90’ contro 40’), ove l’intervallo di tempo di lavorazione che corrisponde a una significativa riduzione del diametro degli agglomerati di CNT risulta molto oltre il BIT (Black Incorporation Time), appunto 90’. Ciò è evidenziato anche da immagini AFM (Atomic Force Microscopy) riportate nel testo e porta gli autori a considerare già ottimale la conduttanza per un tempo di mescolazione ridotto (32’). Sulla conduttanza realizzata, e di conseguenza sulla disperdibilità dei CNT, ha notevole influenza la polarità dei polimeri; inoltre ha influenza il tempo di mescolazione per raggiungere il massimo di conducibilità con i singoli
polimeri A questo riguardo viene rappresentato che la conduttanza realizzata con SBR è maggiore di quella realizzata con NR, che però è evidenziata solo con un tempo di mescolazione maggiore. Viene inoltre ricordato che la ENR, fortemente polare per la presenza dei gruppi epoxy, e nel caso in modo maggiore nella ENR50 che nella ENR25, il tempo di BIT viene raggiunto con periodi più brevi di mescolazione, realizzando maggiore interazione con i CNT. Gli autori concludono che per valutare il comportamento della dispersione dei CNT è importante innanzitutto valutare la quantità di CNT nel gel polimero/CNT sottoposto a investigazione; inoltre è fondamentale caratterizzare con TGA (Thermo Gravimetric Analysis), specie in blend NR/SBR, la distribuzione delle fasi polimeriche nei blend stessi. L’articolo rappresenta un importante “punto fermo” sulla possibilità e sulla difficoltà di impiego dei CNT negli elastomeri.
che assicura l’interazione con la reticolazione degli elastomeri dienici durante la vulcanizzazione con zolfo. Nel testo è riprodotto chiaramente l’andamento chimico delle reazioni in presenza di zolfo e ammine. Nello studio descritto dagli autori il contenuto di silice precipitata, nella mescole di NR è 30 phr e il sistema vulcanizzante impiegato è a base di CBS/S (Vulkacit CZ/Zolfo) in tre varianti: CBS/S 0,6 phr/2,5 phr (sistema convenzionale), CBS/S 1,8 phr/1,6 phr (sistema semi EV), CBS/S 4 phr/0,5 phr (sistema EV). Sulla base dell’equazione di FloryRehner vengono calcolate le frazioni medie di peso molecolare elastomeri-
(L’articolo proviene dalla Università di Halle (D) ed è in lingua inglese)
materie prime SILANO PROPIONILCARbONILSULFANICO PER RINFORZO DI MESCOLE NR/SILICE
H. Peng, Y. Luo, X. Wang, D. Jia, W. Fu - (psliulan@scut.edu.cn); Gummi Fasern Kunststoffe (GAK); 62/5-2742009. Rif. E2707.
L’
articolo proviene dalla South China University of Technology di Guangzhou (Cina). Il silano nominato nel titolo, peraltro nell’articolo contrassegnato come PXT, è un trimetossisilano di costituzione CH3-CH2-CO-S-(CH2)3Si(OCH3)3 Esso è pertanto caratterizzato dall’aggruppamento trimetossiterminale, che assicura l’innesto per idrolisi sulla silice precipitata durante la confezione della mescola, e dall’aggruppamento mercaptanico bloccato da un carbonile,
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co tra i legami di reticolazione (Mc) e viene calcolata la concentrazione dei legami di reticolazione stessi (=densità di reticolazione indicata con Vc)). Equazioni e simboli in esse coinvolti sono riportati nel testo. I risultati ottenuti nello studio con concentrazioni di PXT da 0 a 4 phr sono rappresentati in diversi grafici indicando l’andamento di diversi parametri. Viene mostrato che con sistema semi EV si realizzano i valori più bassi di Mc e di conseguenza i valori più alti di Vc, con valore minimo intorno a 2 phr di PXT. Nei riguardi dell’abrasione Akron
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la concentrazione di PXT non appare molto significativa con sistemi EV e semi EV, e invece è molto significativa con sistema vulcanizzante convenzionale e con concentrazione elevata di PXT. Molto significativa appare l’influenza di PXT sul compression set e sull’isteresi, soprattutto con concentrazione di PXT di 2 phr, realizzando valori ottimali con sistema vulcanizzante EV e un po’ meno ottimali, ma comunque favorevoli, anche con sistema semi EV. Mediante analisi SEM (Scanning Electron Microscopy) appare che la presenza di PXT provoca miglioramento del grado di suddivisione degli agglomerati di silice. Viene esaminata anche la resistenza a fatica, misurata come tendenza alla formazione di screpolature in condizioni dinamiche. Tale tendenza è espressa con istogrammi, nei quali però non è possibile discriminare tra tipi diversi espressi dal medesimo colore rosso. Appare comunque largamente evidente che i migliori risultati si ottengono con sistema vulcanizzante convenzionale e con concentrazione di PXT di almeno 3 phr. Gli autori concludono comunque che, con i diversi sistemi vulcanizzanti provati, l’aggiunta di PXT [3-propioniltio-1-propiltrimetoxilsilano] procura aumento di resistenza alla fatica. I risultati esposti dagli autori sono stati ottenuti con PXT fabbricato nel loro istituto universitario.
materie prime RINFORZO DI MESCOLE NR/NERO CON NANOTUbI DI CARbONIO MULTIPARETE
F. Cataldo - (franco.cataldo@fastwebnet.it) ; Gummi Fasern Kunststoffe (GAK); 62/5-285-2009. Rif. E2708.
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introduzione di nanotubi di carbonio in mescole elastomeriche viene ordinariamente ottenuta in una soluzione dell’elastomero in un solvente, indi evaporando quest’ultimo. L’operazione può anche essere eseguita me-
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scolando nanotubi di carbonio funzionalizzati in una fusione dell’elastomero. Lo studio presentato nell’articolo qui recensito viene condotto con la seconda procedura. Viene impiegato MWCNT (Multi Wall Carbon Nano Tube) tipo 7000 della ditta belga Nanocil. Il Nanocil 7000 è costituito da particelle di diametro 9,5 nanometri e di lunghezza 1500 nanometri, con area superficiale 300 m^2/g determinata con assorbimento di azoto. Vengono ricavate mescole di NR contenenti nero di carbonio N375 in quantità varie da 50 a 65 phr, inoltre contenenti da 0 a 15 phr di MWCNT in quantità varie da 0 a 15 phr, nonché contenenti 5 phr di olio DAE, 5 phr di ZnO, 2 phr di acido stearico, 1 phr di antinvecchiante 6PPD e, per aggiunta in un secondo tempo, 1 phr di TBBS e 1,3 phr di Zolfo. Comportamento caratteristico dei nanocompositi a base di NR/MWCNT è di presentare forti aumenti di viscosità Mooney già con piccoli contenuti di MWCNT, tanto che una mescola contenente 55 phr di nero N375 di viscosità Mooney 65, per aggiunta di appena 5 phr di MWCNT (Nanocil 7000) assume viscosità Mooney 95, ove poi in una mescola contenente 65 phr di nero di viscosità Mooney 85, per aggiunta di 15 phr di MWCNT (Nanocil 7000) si raggiungono valori di viscosità Mooney intorno a 180. Ciò viene attribuito al valore di anisotropia notevolmente ele-
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vato dello MWCNT, che caratterizza il materiale con un coefficiente di forma maggiore di una potenza di 10 rispetto al nero di carbonio. Allo stesso modo una aggiunta di 5 phr di MWCNT provoca aumento di durezza da 65 ShA a 75 ShA e una aggiunta 15 phr di MWCNT ove già presente 65 phr di nero di carbonio N375 provoca aumento di durezza da 70 ShA a 86 ShA. L’autore presenta poi gli effetti sull’aumento del modulo al 50% dal valore 2,5 MPa al valore 6 MPa con l’aggiunta di 5 phr di MWCNT, per contro gli effetti di riduzione rilevante dell’allungamento a rottura, e gli effetti su HBU (Heat Build UP), sulla tangente dell’angolo di perdita e sul compression set. Lo HBU, riscaldamento sotto sollecitazioni dinamiche a compressione, in questo caso determinato a 35 Hz, è certamente ingente o, quanto meno, forse ancora tollerabile in qualche caso (da 45°C a 70°C con 5 phr di MWCNT), ma comunque viene considerato effetto di una pericolosa conseguenza di abrasione interna nel corso delle sollecitazioni ripetute. Anche l’aumento di tandelta a 60°C si mostra molto svantaggioso, perché da un valore di 0,15 sale al valore 0,17 con 2,5 phr di MWCNT e con 5 phr di MWCNT sale a un valore prossimo a 0,20. L’andamento di compression set, determinato con flexometro di Goodrich, è tendenzialmente sfavorevole, ma fino a un contenuto di 5 phr di MWCNT non appare molto influenzato. Sotto questo aspetto potrebbero forse scaturire applicazioni di tipo statico. L’autore sottolinea che il considerevole aumento di modulo procurato dall’aggiunta di MWCNT è interpretato con il forte aumento di effetto idrodinamico previsto dall’equazione di Einstein-Guth, diffusamente spiegata nel corso dell’articolo. Inoltre egli sottolinea che il comportamento sfavorevole del MWCNT nei riguardi dell’isteresi deriva dalla insufficienza di interazione tra la superficie degli MWCNT e l’elastomero rispetto a quanto succede con il nero di carbonio.
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prodotti e processi CARATTERIZZAZIONE AVANZATA DEL NERO DI CARbONIO
M. Gerspacher - (gerspacher.michel@ wanadoo.fr); Kautschuk Gummi Kunststoffe (KGK); 62/5-233-2009. Rif. E2709.
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a caratterizzazione del nero di carbonio con i sistemi convenzionali non sono ormai più essenziali, secondo l’autore, soprattutto a causa delle nuove tecnologie introdotte nel campo pneumatici. Nell’articolo qui recensito vengono passate in rassegna prove più significative e vengono riportate alcune raccomandazioni utili per la caratterizzazione delle mescole. La preparazione del nero di carbonio avviene ancora sempre con processo furnace, tuttavia con alcune correzioni, soprattutto nei riguardi della miscela di aria introdotta nel reattore. Il nero di carbonio viene prodotto in pellets, che vengono essiccati in forni rotativi. La prima caratterizzazione classica consiste nella valutazione dell’area superficiale mediante il metodo di assorbimento di azoto o, quanto meno, oggi con il metodo di assorbimento di cetil-trimetil-ammonio-bromuro (CTAB). Questo è un tensioattivo a grande molecola che non penetra nelle porosità della superficie degli aggregati del nero e quindi fornisce valori più pertinenti. La prova della determinazione dell’area superficiale con il metodo di assorbimento di azoto viene criticata. L’autore, mediante trattamento di grafitizzazione del nero a 1000°C e successivo esame con microscopia elettronica TEM, dimostra innanzitutto che l’area superficiale misurata risulta molto più piccola e che in realtà ciò che viene determinato non è l’area superficiale, ma è la densità della presenza di siti attivi sulla superficie del nero. L’autore critica poi la validità del fatto che si ritenga che l’area superficiale determinata con CTAB sia più piccola di quella determinata con azoto, perché l’azoto penetra nelle porosità del nero: egli afferma infatti che è noto che i neri furnace non sono porosi. L’autore puntualizza che, sulla base di lavori da lui eseguiti (rif.to in bibliografia), la differenza deriva dal fatto che la densità per unità di massa dei siti
di assorbimento non dipende linearmente dal diametro R della particella elementare del nero, ma dipende da 1/R. Anche la misura della “struttura” per mezzo dell’assorbimento di dibutiltalato può avere significato come test di controllo della qualità, ma non come test correlato con il meccanismo di rinforzo. L’autore è del parere che, per spiegare le differenze di rinforzo esercitato dalle cariche e in particolare quello esercitato dal nero di carbonio, occorrono saggi che esprimano la situazione a livello subnanometrico. Egli enumera quindi un congruo numero di saggi oggi disponibili per interpretare il rinforzo: - WAXS e SAXS (Wide Angle e Small Angle X-Ray Scattering) - Spettroscopia Raman - SANS (Small Angle Neutron Scattering) - Advanced Gas adsorption experiments -Tof-SIMS (Secondary Ion Mass Spectroscopy), che dà informazione sulle specie atomiche in superficie). [Vedi anche Rif. Elastica E1923 in I.G. 507 dell’Aprile 2003 riguardante interpretazioni dell’attacco su acciaio ottonato recensito da Rubber Chemistry and Technology; 75/2-199-2002, nonché Rif. Elastica E1969 (Time of Flight Secondary Ion Mass Spectroscopy) in I.G. 511 del Settembre 2003 riguardante l’interazione gomma/nero recensito da Rubber Chemistry and Technology; 75/4-627-2002] - TEM (Tansmission Electron Microscopy) con riferimento alla geometria frattalica. - STEM (Scanning Tunneling Electron Microscopy) - AFM (Atomic Force Microscopy)
L’articolo contiene anche importanti puntualizzazioni sulla resistenza all’abrasione; inoltre è corredato da grafici e da microfotografie che ne aumentano l’interesse. (L’articolo è in lingua inglese)
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materie prime ALTERNATIVE ALL’USO DI FTALATI
Melanie Wiedermeier (Lanxess Leverkusen) (contatto e-mail: thomas. augustin@lanxess.com); Kautschuk Gummi Kunststoffe (KGK); 62/5216-2009. Rif. E2710.
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plastificanti ftalici costituiscono validi additivi per le mescole di NBR (gomma nitrilica) e vengono da tempo impiegati in diverse categorie di articoli tecnici, come calzature, nastri trasportatori, rivestimenti di cilindri; secondo l’autrice dell’articolo anche in pneumatici. Le mescole di NBR vengono impiegate in articoli oleoresistenti soprattutto in campi tecnici industriali, però anche nel campo di prodotti che vengono in contatto con generi alimentari, come guarnizioni in impianti per l’industria degli alimenti, tubi per trasporto di olio e grassi, nastri trasportatori per impianti per il trasporto di latte. Per ottenere proprietà compatibili con le caratteristiche di produzione e di impiego degli articoli, nelle mescole elastomeriche, e quindi anche in quelle di NBR, si adoperano plastificanti anche in quantità ragguardevole: viene nominata la quantità relativa di impiego rispetto all’elastomero, che può raggiungere anche 100 phr. Nelle mescole di gomma nitrilica il di-2-etilesilftalato (DOP) è un plastificante usato da molti anni, ma da tempo, mentre il suo impiego continua in articoli industriali, il suo uso in articoli che vengono in contatto con alimentari è interdetto, come lo sono tutti gli ftalati. Infatti il DOP oltre a essere soggetto a particolare etichettatura, è classificato come SVHC (Substance of Very High Concern). Secondo la raccomandazione del BfR (Bundesinstitut für Risikobewertung = Istituto per la valutazione del rischio) è possibile una alternativa per i casi nei quali sia interdetto l’uso di ftalati. Si tratta dei prodotti Mesamoll e Mesamoll II° della Lanxess, che non vengono considerati esclusi per il contatto con generi alimentari. I Mesamoll sono costituiti da un estere alcansolfonico del fenolo (PASE), che quindi ha struttura chimica diversa da quella dei derivati
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dell’acido ftalico. PASE è caratterizzato da elevata resistenza alle intemperie e anche da buona compatibilità con diversi materiali polimerici: polivinilcloruro (PVC), gomma, poliuretani. Il PASE ha composizione chimica ben compatibile con le NBR e durante la confezione delle mescole viene rapidamente incorporato. I Mesamoll PASE, nella lista positiva dei componenti previsti dalla BfR, sono approvati anche secondo la XXI raccomandazione e secondo la raccomandazione KTW (Kunststoffe in Trinkwasser 1.3.13) per contatto con acqua potabile. Nelle mescole di NBR il PASE, per contenuti da 20 a 100 phr, si mostra confrontabile o anche migliore e con minore tendenza all’evaporazione in esercizio. Con contenuto di 100 phr di PASE, dopo 7d a 126,5°C la perdita è meno della metà di quella che si riscontra con DEHP. Ciò nell’industria auto è interessante nei riguardi della resistenza allo sviluppo di fogging. Il comportamento alle basse temperature del PASE, come pure la flessibilità conferita alle mescole, è uguale a quello del DEHP. Il PASE è caratterizzato inoltre da buona resistenza all’idrolisi e risulta indicato per le composizioni di cuoio artificiale per il campo delle calzature o anche per il campo di applicazione nei pavimenti. Nel testo dell’articolo è compreso un grafico di tipo “radar”, che rappresenta diversi parametri in confronto con il DEHP.
prodotti e processi AUTORICOSTRUZIONE DEL RETICOLO DI VULCANIZZAZIONE NEL POLIISOPRENE
M. Ito, J. Funatsu, R. Takagi - (itma56@rs.kagu.tus.ac.jp); Kautschuk Gummi Kunststoffe (KGK); 62/5219-2009. Rif. E2711.
si formano anche radicali di zolfo. Gli autori applicano pertanto l’analisi ESR (Electron Spin Resonance) per interpretare sulla base della risonanza elettronica di spin le possibili e reali reazioni chimiche che si originano. L’analisi si svolge sottoponendo ad allungamento da 10% a 200% a temperatura ambiente i campioni in esame, indi rilasciando il carico e trasferendo il provino così trattato nella cavità dell’apparato ESR precondizionata a -100°C. Aumentando l’energia meccanica impiegata per generare l’allungamento (stretching), a temperatura ambiente sui radicali polienilici e sui radicali di zolfo formatisi in presenza di silice si realizzano mano mano le seguenti azioni: rottura di legami carbonio-zolfo, rottura di legami carbonio-zolfo e carboniocarbonio.
I primi risultati ottenuti sono stati pubblicati dagli autori in Nippon Gomuky-oukai-Shi 83 (2008) 460 (riferimento bibliografico). Lo studio viene eseguito su mescole di poliisoprene Nipol 2200 (gum stock) con diversi sistemi vulcanizzanti: convenzionale (S/CBS 1,5/1,5 phr), EV (Efficient Vulcanisation S/CBS 0,4/4 phr), sistema vulcanizzante perossidico (Dicumilperossido 2 phr). Vengono rilevate le caratteristiche meccaniche generali, l’entità di legami polisolfurici e monosolfurici, nonché la densità di reticolazione. La densità di reticolazione viene calcolata con l’equazione di Flory-Rehner Ve = -[ln(1-V2m) + χV2m2 + V2m] /V1 V2m1/3
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li autori partono dal presupposto che, quando l’elastomero gomma viene stirato, si formano radicali di carbonio a causa di una scissione di catena e, se l’elastomero è reticolato con zolfo,
Ve = densità di reticolazione; V2m = frazione volumica del polimero; V1 = volume molare del solvente; χ (chi) = parametro di interazione tra il polimero e il solvente. Le curve di stress-strain delle tre mescole di prova appaiono uguali tra di loro.
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Al 25% di allungamento, mantenuto per 20’, il provino vulcanizzato con perossido denota una progressiva diminuzione di carico durante i primi 10’ con comportamento tendente a un asintoto; i provini vulcanizzati con zolfo, specialmente quelli vulcanizzati con sistema tradizionale, denotano invece un progressivo aumento di carico con comportamento asintotico. Ad una seconda trazione il fenomeno risulta più moderato, ma sempre evidente, in accordo con quanto previsto dall’effetto Mullins ed in accordo con quanto causato da un “disentanglement” tra le catene polimeriche, o quanto meno causato da un decremento dell’interazione tra polimero e carica, o quanto meno causato da una scissione di catena entro la fase elastomerica. Gli autori commentano a questo punto il comportamento in ESR di provini trazionati al 200% e quindi lasciati ritrarre fino al 25%. Gli spettri ESR ricavati sono molto diversi con i tre sistemi vulcanizzanti e lasciano interpretare l’entità dei legami di vulcanizzazione distrutti dall’azione di stretching. Infatti gli spettri ESR ottenuti a -20°C mostrano gli assorbimenti energetici che descrivono le intensità della rottura dei legami C-C nella mescola a reticolazione perossidica e quelle della rottura dei legami C-C e C-S nelle mescole con reticolazione convenzionale piuttosto che con reticolazione EV. Si rileva che l’energia di legame nei legami C-S-C e nei legami C-S-S-C è minore di quella nei legami C-C, ove però l’energia di legame nei legami CS-S-C è minore di quella nei legami CS-C. Dopo 10 minuti dal rilascio dello stretching, la diminuzione dell’intensità del segnale in funzione del tempo è maggiore nel caso di maggior presenza di legami polisolfurici C-S-S-C, cioè di legami conseguenti a sistema di reticolazione convenzionale. Gli autori interpretano che nei vulcanizzati l’entità di innesco di reazioni chimiche radicaliche è tanto maggiore quanto maggiore è la mobilità dei radicali, cioè tanto maggiore quanto maggiore è l’entità di radicali di S e quindi tanto più quanto maggiore è la presenza di legami polisolfurici derivati da sistema vulcanizzante tradizionale.
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Il fatto che, come detto, nei vulcanizzati con sistema tradizionale sottoposti a stretching mantenuto per 10 minuti si denoti con maggiore evidenza un assorbimento di carico, suggerisce agli autori che nel caso di presenza di legami polisolfurici sia spiccata la tendenza alla autoricostruzione di legami di reticolazione. (L’articolo è in lingua inglese)
prodotti e processi TOMOGRAFIA COMPUTERIZZATA PER ANALISI DI COMPONENTI IN GOMMA
F. Sieker, O. Brunke - (Frank.Sieker@ ge.com); Kautschuk Gummi Kunststoffe (KGK); 62/5-224-2009. Rif. E2712.
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elle analisi per ispezioni applicative basate sull’impiego di raggi-X, un ruolo importante viene presentato dalla possibilità di realizzare potere risolutivo inferiore a 200 nanometri usando diversi sistemi di messa a fuoco per ottimizzare non solo il potere risolutivo, ma anche l’intensità dei raggi-X stessi. La tomografia computerizzata (CT = computed tomography) inizia con l’acquisizione di una serie di immagini a raggi-X bidimensionali, mentre il campione da analizzare viene immerso in un fascio di raggi-X intanto che esso viene ruotato intorno a un asse con rotazioni progressive di 1°. In tal modo si ottiene una costruzione numerica dell’oggetto, che può essere ricompilata in una vista tridimensionale. Occorre poi un adatto software, che visualizzi le strutture tridimensionali dei volumi, e inoltre le porosità, le screpolature e la distribuzione dei materiali. Naturalmente occorre accertarsi che l’oggetto venga sempre a trovarsi nell’arco di 360° entro il campo di vista e entro il cono delle radiazioni. Viene anche prevista l’applicazione di algoritmi adatti per eseguire una scansione di parti di particolare interesse (ROI = Regions of Interest).
Una ulteriore necessità è che il livello energetico dei raggi-X sia costante durante i 360° di rotazione e sia sufficiente per una adeguata penetrazione. Infatti occorre evidenziare con un software le difettosità interne, caratterizzandole con una serie di colori. Per eseguire la scansione di un oggetto ottenuto con mescola di gomma, gli autori si servono del sistema ultrapreciso Phoenix/X-ray nanotom della GE Sensing and Inspection Technologies. L’estrema precisione necessaria richiede anche speciali sistemi di manipolazione, speciali detectors e speciali tubi per raggi-X. Viene citato l’esempio della necessità nel “anotom” di impiegare un tubo “nanofocus” ad alta potenzialità di 180 kV, che può realizzare penetrazioni anche in oggetti ad alto assorbimento di rame o di leghe di acciaio. Ovvero anche un detector piano di 5-megapixel con un’area attiva di 120 x 120 mm (2300 x 2300 pixel con pixel di 50 micrometri), o anche un detector virtuale a 3 posizioni fino a 360 mm di larghezza. È necessario evitare ogni vibrazione e ogni espansione termica, per cui tubo, detector e unità di rotazione sono montati su un sistema di manipolazione granitico ad alta precisione. Viene anche richiesto che vengano usati materiali speciali e tecniche di costruzione appropriate per garantire elevata stabilità nelle misure a lungo termine. L’apparatologia necessaria comprende anche una ricostruzione proprietaria del software datos/x per il phoenix/xray’s easy to use, il quale comprende oggetti innovativi per la calibratura della geometria e del detector, nonché per la riduzione del rumore e per consultare regioni di interesse. Vengono riportate due fotografie, che mostrano l’immagine di due oggetti di gomma piani, sulla superficie dei quali sono evidenziate particelle di ZnO e di nero di carbonio, anche con una visualizzazione trasparente, che facilita lo studio della localizzazione delle particelle stesse nei riguardi di possibili rotture in esercizio degli articoli. (L’articolo è in lingua inglese)
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prodotti e processi SPETTROSCOPIA A RILASSAMENTO DIELETTRICO SU SILICE
J. Fritzsche, M. Klüppel, J. G.Meier; (e-mail: Manfred.Klueppel@DIKautschuk.de); Kautschuk Gummi Kunststoffe (KGK); 62/6-319-2009. Rif. E2713.
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li autori si propongono di approfondire i meccanismi di azione di silice e silani rispetto a quelli in gioco con nero di carbonio. In presenza di nero di carbonio infatti il meccanismo di interazione di rinforzo viene ascritto a un forte adsorbimento di catene polimeriche sulla superficie del nero di carbonio stesso, ovverosia alla produzione di bound rubber. In presenza di silice invece il meccanismo di rinforzo è in teoria più incerto e più complicato per causa della natura idrofilica, seppure corretta dalla presenza di silano, della superficie della silice precipitata. Viene quindi studiata la possibilità di studiare il fenomeno mediante metodologie applicative della spettroscopia a rilassamento dielettrico, la quale ha mostrato di essere adatta all’indagine su superfici idrofile. La metodologia sperimentata si basa sostanzialmente sulla cinetica dell’assorbimento e del desobimento dell’acqua sulla silice. Lo studio viene condotto impiegando lo spettrometro dielettrico BDS40 della Novocontrol GmbH (Germania) a varie temperature su diverse silici precipitate e pirogeniche, determinando le perdite dielettriche su compositi silice/ elastomero (silice/S-SBR 5025, silice/SSBR 2525, silice/NR) con e senza impiego di silani. Vengono riportate le tracce dei diagrammi relativi alle misure di permittività dielettrica e di perdita di permittività dielettrica a 115 kHz nell’intervallo di temperatura da -100°C a 100°C impiegando diverse concentrazioni di silice con e senza silani. Viene rilevato un picco di permittività dielettrica e di perdita di permittività dielettrica comune con tutte le concentrazioni di silice intorno a 0°C, sia in compositi a base di S-SBR che di NR. Come esempio più pertinente viene mostrato un diagramma tridimensionale,
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nel quale è raffigurato l’andamento della perdita dielettrica “epsilon’’ in funzione della temperatura e in funzione della frequenza ricavato su silice GR7000. Si rileva che il picco di perdita dielettrica sussiste praticamente soltanto alle basse frequenze e intorno a 0°C. In presenza di silano viene notato che il rilassamento dielettrico, che è forte con la silice tal quale, viene fortemente ridotto. Le determinazioni vengono fatte a 150°C. In questo caso la perdita dielettrica risulta fortemente ridotta. Gli autori interpretano quindi che ciò è dovuto ad eliminazione di acqua sulla superficie della silice a causa della evaporazione. La conclusione degli autori è sostanzialmente che le variazioni di perdita dielettrica servono a spiegare che le interazioni importanti tra silice e polimero sono dovute a un meccanismo di trasferimento di acqua sulla superficie della silice. In presenza di un silano il processo di rilassamento dielettrico viene fortemente ridotto, proprio a causa del fatto che sulla superficie della silice la quantità di acqua risulta ridotta dal silano. Ciò anche perché l’interazione tra silano e acqua di idratazione provoca una riduzione della mobilità dell’acqua sulla superficie della silice. L’articolo è puramente accademico. I dati sono interessanti, ma sostanzialmente l’unica notizia di carattere pratico riportata è un riferimento al silano 216, perché a causa delle sue lunghe catene alchiliche riduce la quantità di dipoli presenti. (L’articolo è in lingua inglese)
materie prime RESISTENZA A RAGGI GAMMA DI EPDM/CSM E DI CR/CSM
G. Markovic, S. Devic, M. Marinovic, J. Budinski (gmarkov@tigar. com); Kautschuk Gummi Kunststoffe (KGK); 62/6-299-2009. Rif. E2714.
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li autori studiano il meccanismo di degradazione e di reticolazione degli elastomeri provocato dall’azione di radiazioni e in particolare quello provocato 14
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da radiazoni gamma, che trovano valido impiego come mezzo per operare sterilizzazioni. Recentemente gli autori hanno studiato la resistenza di vulcanizzati di NR/ CSM (rif.to bibliografico segnalato), ora essi documentano i risultati ottenuti in loro studi con vulcanizzati di EPDM/CSM e di CR/CSM. Come EPDM viene usata Buna EPG 6470 (Lanxess), come CR viene usato policloroprene fornito da Bayer AG, come CSM viene usato Hypalon 40S fornito da Goodrich Chemical Co. Le mescole preparate contengono opportuni quantitativi di nero di carbonio rinforzante N550 fino a 50 phr e diversi componenti per la vulcanizzazione e per la protezione: TMTD, CBS, MgO, S, ETU, nonché ZnO e acido stearico. Sulle mescole vengono determinate le caratteristiche reometriche e su provini vulcanizzati vengono determinate le caratteristiche meccaniche, le caratteristiche di rigonfiamento dopo immersione in toluene per 2d a temperatura ambiente, ricavando anche la frazione volumica vr del polimero nel gel rigonfiato per determinare la densità di reticolazione. Viene inoltre eseguita l’analisi con microscopia elettronca SEM (Scanning Electron Microscopy) sulle superfici dei provini sottoposti ad irraggiamento gamma e vengono preparati provini irradiati con Co-60 con una dose di irraggiamento di 10 kGy/h (Gy=Gray=dose assorbta) e con una dose assorbita di 100, 200, 300, 400 kGy durante 72h a 70°C. Nei riguardi delle caratteristiche reometriche, gli autori notano che, fermo restando l’aumento di differenza di coppia reometrica tra valore massimo e valore minimo all’aumentare della carica di nero di carbonio, tale differenza è più elevata in mescole EPDM/CSM che in mescole CR/CSM. In entrambe le categorie di mescole considerate, all’aumentare della concentrazione del nero di carbonio nella mescola, il carico di rottura tende ad aumentare. L’allungamento a rottura tende per contro a diminuire; l’effetto della diminuzione dell’allungamento a rottura nelle mescole CR/CSM viene interpretato come meno drastico, in dipendenza del fatto che il CR tende a valorizzare la sua tendenza alla cristallizzazione sotto stiro.
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Le immagini SEM (Scanning Electron Microscopy) mostrano migliore efficienza del nero di carbonio nelle mescole a base di CR/CSM, piuttosto che nelle mescole EPDM/CSM. Nelle immagini EPDM/CSM vengono notati piccoli crateri, che vengono riferiti a scarso attacco tra la fase dell’elastomero e la fase del nero di carbonio. La resistenza alle radiazioni gamma viene mostrata in diagrammi nei quali è riportato l’andamento del carico di rottura e dell’allungamento a rottura nelle mescole di studio sunnominate sottoposte all’azione di raggi gamma in diverse dosi, fino a 400 kGy, e con diversi contenuti di nero di carbonio (fino a 80 phr). Con la simbologia riportata sui diagrammi appare che il degrado risulta maggiore in funzione della dose di radiazione e che risulta corrispondentemente minore in funzione del contenuto di nero di carbonio. Infatti viene dichiarato che la ritenzione di caratteristiche a rottura con esposizione con dose di 200 kGy e con 60 phr di contenuto di nero di carbonio risulta del 98% per le mescole CR/CSM e del 90% per le mescole EPDM/CSM. (L’articolo è in lingua inglese)
materie prime FRATTURA DI MESCOLE DI SBR RINFORZATE CON CARICHE
K. Reincke, W. Grellmann, M.Klüppel - (katrin.reincke@iw.uni-halle.de); Kautschuk Gummi Kunststoffe (KGK); 62/5-246-2009. Rif. E2715.
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l lavoro qui recensito riporta i risultati di uno studio su mescole di S-SBR. Lo studio si svolge con mescole di Buna VSL 5025-0) con contenuto di vinile di 50% e di stirene 25%, caricate con nero di carbonio N339 o N115 o N550 o con silice Ultrasil GR7000 in presenza di silano Si69 (TESPT). Le prove di resistenza alla frattura vengono eseguite con un Tear Fracture Analyzer (Coesfeld GmbH di Dortmund) dotato di sistema di registrazione automatica della lunghezza delle screpolature. L’apparecchio la-
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vora in tensione con carico di 0,1 MPa a 10Hz a t.a. e con allungamento variabile da 7% a 35%. Viene notato che, in sollecitazioni cicliche, la resistenza alla lacerazione aumenta in funzione dell’area superficiale del nero di carbonio, come corrisponde alla pratica del rinforzo dei vulcanizzati. Allorché durante le sollecitazioni si è in presenza di propagazione della lacerazione in modo instabile, il comportamento di fronte alla lacerazione segue un andamento diverso, nel quale il rinforzo esercitato da una carica rinforzante come il nero di carbonio aumenta all’aumentare del contenuto del nero di carbonio stesso presentando un massimo e quindi evidenziando poi un decremento. Gli autori ricordano che, sia in mescole di SSBR (SBR polimerizzate in soluzione) sia in mescole di E-SBR (SBR polimerizzate in emulsione), tale massimo, che in definitiva esprime una inversione di tendenza, si rileva per concentrazioni minori di quelle alle quali si rileva in mescole di NR rinforzate con silice precipitata.
Sostanzialmente diverso è il comportamento in mescole nelle quali sia l’inizio che la propagazione della lacerazione avviene in modo stabile. Anche in questo caso infatti il rinforzo ottenuto aumenta all’aumentare della concentrazione della carica rinforzante, però viene distinto tra il comportamento nei riguardi dell’inizio della propagazione della lacerazione, in cui si rileva un aumento monotonico all’aumentare del contenuto di nero di carbonio, e tra il comportamento nei riguardi della propagazione della lacerazione, in cui si rileva il massimo di efficienza per 40 phr di contenuto di nero di carbonio. Importante è l’osservazione che, mentre per moderati contenuti di carica, fino a 40 phr di nero di carbonio o 40 phr di silice precipitata, si riscontrano andamenti degli incrementi di resistenza a lacerazione sostanzialmente poco dissimili, invece per contenuti maggiori (60 phr) si riscontra nel caso della silice la realizzazione di sempre più elevati valori di resistenza a lacerazione. Ciò sarebbe spiegato dal tipo completamente diver-
so di interazione con la S-SBR della silice precipitata rispetto a quello del nero di carbonio. L’argomento dell’articolo presenta ovviamente molto interesse, ma la lettura non risulta agevole, sia per la logorroicità con cui sono espresse le varie osservazioni, sia per le simbologie ricche di caratteri “pedice”, sia per i caratteri di stampa impiegati, che probabilmente vogliono solo concentrare il testo in poco spazio. (L’articolo è in lingua inglese)
prodotti e processi COMBINAZIONE DI GIUSTE PROPULSIONI
E.G. Maplan (e-mail: sales@maplan. at); Kautschuk Gummi Kunststoffe (KGK); 62/6-280-2009. Rif. E2716.
L’
articolo enfatizza l’efficienza del sistema di propulsione delle presse a iniezione per gomma della Maplan,
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GESTO EDITORE srl - Tel. +39 023451230 Fax +39 023451231 Desidero ricevere copia del testo in lingua originale. Numero di riferimento e titolo......................................................................................................................... Segnalati nella sezione “abbiamo letto per voi” apparsa nel numero......................................................... di “L’industria della Gomma /Elastica”. Nome e Cognome............................................................................................................................................ Azienda............................................................................................................................................................ indirizzo............................................................................................................................................................ Cap.....................Città...............................................................................Prov................................................
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ottenuto mediante sistemi intelligenti. Il lavoro con presse a iniezione completamente automatiche assorbe 6000 ore/anno di lavoro e molte centinaia di migliaia di cicli di produzione, che vanno da 30 secondi a qualche minuto. Nei cicli di produzione esistono anche pause, durante le quali il motore gira a vuoto. Durante tale tempo il sistema di propulsione, mediante un motore asincrono collegato con una pompa elettrica o idraulica, dà luogo a una perdita sotto forma di calore, che quindi sviluppa un danno. È possibile però applicare logiche differenti, con i quali l’energia elettrica, per mezzo di apparati meccanici, viene dirottata. Nella lavorazione della gomma, esigenze tecniche di vario genere limitano l’uso di sistemi basati su un funzionamento puramente elettrico. La tecnologia “Cool Drive” della Maplan riunisce i vantaggi tecnici della propulsione derivante da motori idraulici con l’efficienza di alternative elettriche. Una moderna servotecnologia insieme a una pompa a numero di giri variabili permette di realizzare una riduzione 26-01-2007
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Viene segnalato che con una pressa a iniezione per gomma MHF400/300E2 regolata su una durata di ciclo di 73 s con estrazione automatica, dopo 6000 ore di funzionamento con costo energetico di 0,12 euro/kWh il risparmio è di circa 1500 euro. Inoltre vengono risparmiati 300 m^3 di acqua di raffreddamento e 5400 kWh. Nell’articolo vengono ricordate anche altre presse a iniezione, di cui una orizzontale, dotate dei medesimi sistemi innovativi sopra descritti e destinate alla produzione di parti di precisione a base di diversi polimeri, tra cui siliconi e TPE. Viene anche citata la possibilità di opzione del sistema “Cure-Option”, che assicura costanza del grado di vulcanizzazione e che non richiede aumenti di personale, come pure presse a iniezione con l’opzione “Logical Movements”, che permette al servente della pressa di espletare ulteriori servizi.
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fino al 70% del fabbisogno elettrico primario del propulsore. Tale logica rende possibile risparmi nel raffreddamento dell’olio e riduce le prestazioni a vuoto. Un ulteriore vantaggio è costituito da una riduzione di rumore fino al 50%. Nel ciclo della macchina svolge la sua parte una nuova unità di hardware e di software per la regolazione quantitativa nel sistema idraulico, perché la distribuzione dell’energia avviene grazie a componenti idraulici. Se nella macchina non è attivo alcun movimento, il sistema propulsore viene automaticamente reso inattivo e non viene assorbito alcun fabbisogno energetico. La suddivisione della forza mediante sistema idraulico non crea limitazioni nei riguardi della tecnica di processo e nei movimenti addizionali comandati idraulicamente. Pertanto il funzionamento dell’apparato di estrazione rimane nella forma corrente. Viene inserito il nuovo concetto di propulsione, tipico delle presse a iniezione per gomma, con forza di chiusura di 3000 kN e viene reso possibile operare aumenti di velocità in tutti i movimenti.
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Salute e sicurezza sul lavoro: una nuova tappa di Beatrice Garlanda
Il supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale del 5 agosto 2009 pubblica il decreto legislativo 106/2009 d’integrazione e correzione del decreto legislativo 81/2008 in materia di tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. Il decreto 81/08, coordinato con il decreto legislativo 106/2009, costituisce attualmente il testo unico sulla salute e sicurezza sul lavoro cui dobbiamo fare riferimento. Il testo coordinato consta di 306 articoli e numerosi allegati. Prima di entrare nel merito delle principali novità, va osservato che il decreto 106/09 avrebbe dovuto osservare i criteri stabiliti nella legge delega 3 agosto 2007, n.123 e, quindi, non avrebbe dovuto avere carattere innovativo. In realtà se da un lato, corregge disposizioni del precedente decreto e, dall’altro, lo modifica sia nel merito sia nell’aspetto sanzionatorio.
Volontariato Sono da segnalare alcune modifiche riguardanti i volontari: • nell’art. 2 è soppressa l’equiparazione della figura del volontario a quella del lavoratore subordinato • nell’art. 3 (campo d’applicazione) è da segnalare che il nuovo comma 12-bis stabilisce che “nei confronti dei volontari di cui alla legge 1° agosto 1991, n.266, e dei volontari che effettuano servizio civile si applicano le disposizioni relative ai lavoratori autonomi di cui all’articolo 21” Accordi tra il volonta-
rio e le associazioni di volontariato o l’ente di servizio civile possono essere intrapresi per individuare le modalità d’attuazione della tutela del volontario stesso. Va segnalato che ai volontari non si applica l’art.26 (contratto d'appalto, opera e somministrazione). È, però, da evidenziare che parte del contenuto di tale articolo è trasposta nel comma 12 bis dell’art.3 dove si stabilisce che, se il volontario svolge la propria prestazione nell’ambito dell’organizzazione di un datore di lavoro (es. in un ospedale), quest’ultimo gli deve fornire dettagliate innovembre
formazioni sui rischi specifici esistenti negli ambienti in cui è chiamato ad operare e sulle misure di prevenzione e d'emergenza adottate in relazione alla propria attività. È anche tenuto ad adottare le misure utili ad eliminare od a ridurre al minimo i rischi di interferenze tra la prestazione del volontario e altre attività che si svolgano all’interno della stessa organizzazione.
Nuovi compiti della commissione consultiva per la salute e sicurezza dei lavoratori Un cenno merita la nuova versione dell’art.6 che aggiunge nuove funzioni alla Commissione consultiva permanente. Si tratta di elaborare: • criteri di qualificazione della figura del formatore per la salute e sicurezza sul lavoro, anche tenendo conto delle peculiarità dei settori di riferimento • procedure standardizzate per la redazione del documento di valutazione dei rischi, anche previa individuazione di tipologie di attività per le quali l’obbligo non sussista in quanto l’interferenza delle lavorazioni in tali ambiti sia irrilevante • indicazioni necessarie alla valutazione del rischio da stress lavorocorrelato. Ci pare che il nuovo disposto costituisca un passo avanti nella tutela del lavoratore, anche se non si possono fare previsioni sui tempi di attuazione delle disposizioni di cui sopra.
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Sistema informativo nazionale per la prevenzione nei luoghi di lavoro Ricordiamo che esiste un sistema informativo nazionale per la prevenzione (SINP) nei luoghi di lavoro che serve a fornire dati utili per orientare, programmare, pianificare, valutare l’efficacia dell'attività di prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali. Il decreto correttivo modifica sul punto il precedente, stabilendo che i contenuti dei flussi informativi debbano riguardare - tra l’altro: • il quadro dei rischi, considerandoli anche in un’ottica di genere • il quadro di salute e sicurezza dei lavoratori e delle lavoratrici (si segnala che la vecchia norma parlava solo di lavoratori) • i dati degli infortuni sotto la soglia indennizzabile dell’INAIL
Si prevede, poi, che l’INAIL eroghi prestazioni d’assistenza sanitaria riabilitativa non ospedaliera, senza oneri aggiuntivi per la finanza pubblica. Lo stesso Istituto, per garantire le prestazioni dovute ad infortunati e tecnopatici previste dal DPR 1124/65 e successive modifiche, può utilizzare servizi pubblici e privati, d’intesa con le regioni interessate. Questi compiti devono essere assolti con le risorse finanziarie disponibili a legislazione vigente e senza incremento di oneri per le imprese.
Sospensione dell’attività
Nell’art.11 è introdotto un nuovo comma 3 bis, ai sensi del quale le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano possono finanziare, nel rispetto delle proprie competenze e con l’utilizzo appropriato di risorse già disponibili, le aziende per progetti diretti a favorire la diffusione di soluzioni tecnologiche od organizzative avanzate in materia di salute e sicurezza che siano oggetto di specifici protocolli d’intesa tra le parti sociali, o gli enti bilaterali, e l’INAIL. Ai fini della riduzione dei tassi di premio per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali (d.lgs. 23/2/2000, n.38), si tiene anche conto dell’adozione, da parte delle imprese, delle soluzioni tecnologiche ed organizzative di cui sopra, verificate dall’INAIL. Le disposizioni di cui sopra rendono, così, strutturali gli aiuti finanziari a favore delle aziende.
L’art.14 in materia di contrasto del lavoro irregolare è stato quasi del tutto riscritto. In base al nuovo T.U., al fine di tutelare il lavoratore e contrastare il fenomeno del lavoro sommerso o irregolare, gli organi di vigilanza del Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali, anche su segnalazione delle amministrazioni pubbliche, possono adottare provvedimenti di sospensione, in relazione alla sola parte dell’attività imprenditoriale interessata dalle violazioni, se: • riscontrano l’impiego di personale non risultante dalla documentazione obbligatoria in misura pari o superiore al 20% del totale dei lavoratori presenti sul luogo di lavoro • in caso di gravi e reiterate violazioni in materia di tutela della salute e sicurezza sul lavoro. Le stesse saranno individuate con un decreto del Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali. In attesa dell’adozione di tale provvedimento, le violazioni che sono il presupposto per l’adozione del provvedimento di sospensione dell’attività imprenditoriale sono quelle individuate nell’allegato I del T.U. di cui trattiamo. L’art.14 specifica che si ha reiterazione quando, nei cinque anni suc-
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Attività promozionali
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cessivi alla commissione di una violazione di cui all’allegato 1, accertata con il provvedimento di prescrizione adottato ex d.lgs.758/1994 ed ottemperato dal contravventore o accertata con sentenza definitiva, lo stesso soggetto commette più violazioni della stessa indole. Si considerano tali sia le violazioni della disposizione dell’allegato I oggetto della prima violazione sia le violazioni delle altre disposizioni dell’allegato stesso. In pratica, quindi, la sospensione dell’attività opera nel caso di almeno tre violazioni di cui all’allegato I, commesse nel quinquennio. L’accertamento con sentenza definitiva delle violazioni come presupposto per la sospensione non dà luogo a particolari problemi d’interpretazione. Per quanto riguarda, invece, l’accertamento mediante prescrizione ottemperata dal trasgressore dobbiamo rilevare che la disposizione contrasta con il fatto che, ottemperando, il reato è estinto. L’adozione del provvedimento di sospensione deve essere comunicata all'autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture (d.lgs. 12 aprile 2006, n.163), ed al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, per gli aspetti di rispettiva competenza, al fine dell’adozione, da parte del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, di un provvedimento interdittivo alla contrattazione con le pubbliche amministrazioni ed alla partecipazione a gare pubbliche. La durata del provvedimento interdittivo è pari a quello della sospensione nel caso in cui la percentuale dei lavoratori irregolari sia inferiore a 50% del totale dei lavoratori presenti sul luogo di lavoro. Se, invece, sussiste uno dei seguenti casi: a) la percentuale dei lavoratori irregolari è pari o superiore al 50% del totale dei lavoratori presenti sul luogo di lavoro b) vi sono gravi e reiterate viola-
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zioni in materia di tutela della salute e sicurezza sul lavoro c) v’è reiterazione la durata del provvedimento interdittivo è aumentata di un ulteriore periodo, pari al doppio della durata della sospensione e, comunque, non superiore a due anni. Si segnala che, nel caso di reiterazione, la decorrenza del periodo d’interdizione è successiva al termine del precedente periodo d’interdizione. Se il provvedimento di sospensione non è revocato entro quattro mesi dalla sua emissione, la durata del provvedimento interdittivo è pari a due anni, fatta salva l’adozione di eventuali successivi provvedimenti di rideterminazione della durata dell’interdizione a seguito dell’acquisizione della revoca della sospensione.
Il sistema delle deleghe L’art.16 conferisce al datore di lavoro il potere di delegare compiti specifici ad altri soggetti. La delega deve: • essere necessariamente scritta • riguardare una materia delegabile • mettere in condizioni il delegato di poter effettivamente operare • essere accettata per scritto dal delegato Essa non può riguardare: a) la valutazione di tutti i rischi e l’elaborazione del relativo documento b) la nomina del RSPP c) l’autocertificazione aziendale di cui all’allegato II (svolgimento diretto da parte dei datori di lavoro dei compiti di prevenzione e protezione) Si deve sottolineare che la delega non esclude l’obbligo di vigilanza in capo al delegante per quanto attiene al corretto espletamento da parte del delegato delle funzioni trasferite. Va segnalato che, secondo la normativa attuale, tale obbligo s’intende assolto in caso d’adozione ed efficace attua-
zione del modello di verifica e controllo di cui all’art.30, comma 4. In pratica i datori di lavoro ed i dirigenti delle aziende che si certificano secondo le norme per il miglioramento del sistema di gestione della salute e sicurezza sul lavoro, e delegano le loro funzioni in questo campo ad altri soggetti, non sono tenuti a vigilare il corretto espletamento da parte del delegato delle funzioni trasferite Il soggetto delegato può, a sua volta, previa intesa con il datore di lavoro, subdelegare specifiche funzioni in materia di salute e sicurezza sul lavoro. Anche in questo caso non s’esclude, però, l’obbligo di vigilanza in capo al delegante in ordine al corretto espletamento delle funzioni trasferite. Va anche segnalato che il subdelegato non può, a sua volta, delegare.
Obblighi del datore di lavoro e del dirigente Il T.U. attuale prevede che i datori di lavoro ed i dirigenti, come definiti dall’art.2 del testo stesso, assolvano nuovi compiti. In particolare essi devono: a) inviare i lavoratori alla visita medica entro le scadenze previste dal programma di sorveglianza sanitaria e richiedere al medico competente l’osservanza degli obblighi previsti a suo carico. Ciò significa che il datore d lavoro deve conoscere la programmazione sanitaria predisposta dal medico competente. b) nei casi di sorveglianza sanitaria (art.41), comunicare tempestivamente al medico competente la cessazione del rapporto di lavoro. Si tratta di un’integrazione normativa opportuna che rende più facile l’adempimento degli obblighi che lo stesso medico ha quando cessa il rapporto di lavoro tra lavoratore ed impresa. c) consegnare tempestivamente al rapnovembre
presentante dei lavoratori per la sicurezza, su richiesta di questi e per l’espletamento della sua funzione, copia del documento di valutazione dei rischi, anche su supporto informatico. È importante sottolineare che il documento va consegnato al RLS, ma deve essere consultato esclusivamente in azienda d) comunicare in via telematica all’INAIL e all’IPSEMA, nonché per loro tramite, al sistema informativo nazionale per la prevenzione nei luoghi di lavoro, entro 48 ore dalla ricezione del certificato medico, a fini statistici ed informativi, i dati e le informazioni relativi agli infortuni sul lavoro che comportino l’assenza dal lavoro di almeno un giorno, escluso quello dell’evento. Ciò significa che non è sufficiente che il datore di lavoro sappia dell’infortunio, ma deve essere in possesso del certificato medico. È da quel momento, infatti, che decorre il termine per la comunicazione. Va precisato che l’obbligo di comunicazione di cui sopra non è ancora vigente, ma scatterà dopo sei mesi dall’adozione di un nuovo decreto (art.8 c.4) Si segnala che, per gli infortuni che comportano l’assenza dal lavoro superiore a tre giorni, il datore di lavoro può, ai fini assicurativi, effettuare la comunicazione in via telematica con le stesse modalità della comunicazione ai fini statistici vista sopra. Rimane però la possibilità di continuare ad assolvere l’obbligo della comunicazione per mezzo della denuncia di cui all’art.53 del T.U. delle disposizioni per l’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali (DPR 1124/1965) e) comunicare in via telematica all’INAIL e all’IPSEMA, e per loro tramite al sistema informativo nazionale, i nominativi dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza
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non più annualmente, ma solo in caso di nuova elezione o designazione. In fase di prima applicazione, il datore di lavoro ha l’obbligo di comunicare i nomi dei RLS già eletti o designati alla data d’entrata in vigore del decreto correttivo (20 agosto 2009) f) i datori di lavoro e i dirigenti sono tenuti altresì a vigilare in ordine all’adempimento degli obblighi di preposti, lavoratori, progettisti, fabbricanti e fornitori, installatori, medici competenti. I soggetti sopra citati, però, sono esclusivamente responsabili delle violazioni dei propri obblighi, qualora queste siano unicamente a loro addebitabili.
Il datore di lavoro in caso di affidamento di lavori, servizi e forniture all’impresa appaltatrice od a lavoratori autonomi all’interno della propria azienda, o di una singola unità produttiva della stessa, nonché nell’ambito dell’intero ciclo produttivo dell’azienda, sempre che abbia la disponibilità giuridica dei luoghi in cui si svolge l’appalto o la prestazione di lavoro autonomo: • verifica l’idoneità tecnico professionale delle imprese appaltatrici o dei lavoratori autonomi in relazione ai lavori, ai servizi ed alle forniture da affidare in appalto o con contratto d’opera o di somministrazione • 777fornisce agli stessi soggetti dettagliate informazioni sui rischi specifici esistenti nell’ambiente in cui sono destinati ad operare e sulle misure di prevenzione e di emergenza adottate in relazione alla propria attività. Dobbiamo evidenziare che sono nuovi i riferimenti a “servizi” e “forniture”ed alla “disponibilità giuridica dei luoghi in cui si volge l’appalto o la prestazione di lavoro autonomo”.
Questa disposizione si discosta notevolmente da quella corrispondente del decreto previgente. Quest’ultimo, infatti, per adeguare l’adozione delle misure di prevenzione all’attività frammentata delle imprese, s’applicava in tutti i casi in cui il datore di lavoro dava in appalto dei lavori nell’ambito dell’intero ciclo produttivo dell’azienda. Segnaliamo anche che il datore di lavoro committente deve elaborare un unico documento di valutazione dei rischi che indichi le misure adottate per eliminare o, se ciò non è possibile, ridurre al minimo il rischio da interferenze. Il documento è allegato al contratto d’appalto o opera e va adeguato in funzione dell’evoluzione dei lavori, servizi e forniture. Ci pare opportuno sottolineare che il riferimento all’ “evoluzione dei lavori” è stata introdotto con il decreto correttivo e che tale disposizione potrebbe non essere di facile applicazione nel caso di contratti di breve durata. Ricordiamo che l’obbligo di elaborazione del documento di valutazione dei rischi non sussiste nei casi di servizi di natura intellettuale, di mere forniture di materiali o attrezzature e per i lavori in appalto della durata non superiore a due giorni, sempre che essi non comportino rischi derivanti dalla presenza di agenti cancerogeni, biologici, atmosfere esplosive o dalla presenza di rischi particolari di cui all’allegato XI. Il comma 5 dell’art.26, così come modificato, stabilisce che nei contratti d’appalto, subappalto e somministrazione devono essere indicati i costi delle misure adottate per eliminare o, ove ciò non sia possibile, ridurre al minimo i rischi in materia di salute e sicurezza sul lavoro derivanti dalle interferenze delle lavorazioni. È così precisato che l’obbligo riguarda solamente i rischi da interferenza e non tutti i costi sostenuti per gli obblighi di sicurezza.
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Obblighi connessi ai contratti d’appalto,d’opera o di somministrazione
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Sistemi di qualificazione delle imprese e dei lavoratori autonomi Nell’ambito della Commissione consultiva sono individuati, anche tenendo conto delle indicazioni provenienti dagli organismi paritetici, settori e criteri finalizzati alla definizione di un sistema di qualificazione delle imprese e dei lavoratori autonomi, riferito alla tutela della salute e sicurezza sul lavoro. Va precisato che il possesso dei requisiti per ottenere la qualificazione di cui sopra costituisce elemento preferenziale, e non più vincolante, per la partecipazione alle gare d’appalto e subappalto pubbliche. Per quanto riguarda il settore edile, il sistema di qualificazione delle imprese e dei lavoratori autonomi si realizza almeno attraverso l’adozione e diffusione di uno strumento che consenta la continua verifica dell’idoneità delle imprese e dei lavoratori autonomi stessi, in assenza di violazioni alle disposizioni di legge e con riferimento ai requisiti previsti, tra cui la formazione in materia di salute e sicurezza sul lavoro ed i provvedimenti impartiti dagli organi di vigilanza. Questo strumento opera con l’attribuzione alle imprese ed ai lavoratori autonomi di un punteggio iniziale che misuri tale idoneità, soggetto a decurtazione a seguito di accertate violazioni in materia di salute e sicurezza sul lavoro. L’azzeramento del punteggio per la ripetizioni di violazioni comporta l’ìmpossibilità per l’impresa o per il lavoratore autonomo di svolgere attività nel settore edile. Il sistema di “patente a punti” di cui sopra non è ancora operativo, ma i termini e le condizioni di applicabilità saranno dettate da un nuovo decreto.
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Oggetto della valutazione dei rischi L’attuale T.U. modifica in modo significativo l’art.28 sulla valutazione dei rischi. Essa, innanzitutto, deve riguardare tutti i rischi per la salute e la sicurezza dei lavoratori, compresi quelli connessi alla specifica tipologia contrattuale attraverso cui è resa la prestazione di lavoro. Il riferimento alla specificità può portare a qualche dubbio d’interpretazione. Si può però presumere che ci si riferisca ai lavoratori con scarsa conoscenza dell’ambiente di lavoro e che la valutazione riguardi la necessità di implementare la formazione e l’informazione dei lavoratori stessi. È poi previsto (comma 1-bis) che la valutazione dello stress lavoro-correlato sia effettuata nel rispetto delle indicazioni che saranno elaborate in merito dalla Commissione consultiva permanente. l’obbligo della valutazione stessa scatterà quando saranno pronte tali indicazioni o, anche in assenza delle stesse, dal 1° agosto 2010. Ci sembra di dover evidenziare che questa disposizione contrasta con quanto stabilito dal comma 1 dell’articolo stesso, secondo il quale anche lo stress lavoro- correlato va valutato ai sensi dell’accordo europeo dell’8 ottobre 2004. Un chiarimento in merito sarebbe auspicabile. Continuando nella lettura dell’articolo, segnaliamo che il documento di valutazione del rischio può essere tenuto su supporto informatico e deve essere munito di data certa o attestata dalla sottoscrizione del documento stesso da parte del datore di lavoro nonché, ai soli fini della prova della data, dalla sottoscrizione del responsabile del servizio di prevenzione e protezione, del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza o del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza territoriale e del medico
competente, ove nominato. Il documento deve, tra l’altro, contenere una relazione sulla valutazione di tutti i rischi per la sicurezza e la salute durante l’attività lavorativa, nella quale siano specificati i criteri adottati per la valutazione stessa. La scelta dei criteri di redazione del documento è rimessa al datore di lavoro, che vi provvede con criteri di semplicità, brevità e comprensibilità, in modo da garantirne la completezza e l’idoneità quale strumento operativo di pianificazione degli intereventi aziendali e di prevenzione. Riteniamo che i concetti di semplicità, brevità e comprensibilità di cui sopra appaiano tropo vaghi e possano portare a difficoltà applicative. È anche previsto che, in caso di costituzione di nuova impresa, il datore di lavoro sia tenuto ad effettuare immediatamente la valutazione dei rischi elaborando il relativo documento entro 90 giorni dalla data d’inizio della propria attività. Si precisa che la disposizione riguarda solamente nuove aziende e non modifiche di quelle esistenti.
Modalità di effettuazione della valutazione dei rischi Sono confermati i commi 1 e 2 dell’art. 29 del d.lgs. 81/08 in base ai quali, rispettivamente: • Il datore di lavoro deve effettuare la valutazione del rischio ed elaborarne il relativo documento, in collaborazione con il RSPP ed, eventualmente, con il medico competente. • le attività di cui sopra devono essere realizzate previa consultazione del RSPP Il decreto correttivo stabilisce poi che la valutazione dei rischi debba essere immediatamente rielaborata, in presenza di uno dei seguenti casi: a) modifiche del processo produttivo novembre
o dell’organizzazione del lavoro significative ai fini della salute e sicurezza dei lavoratori, b) evoluzione della tecnica, della prevenzione o della protezione c) verificarsi di infortuni significativi d) necessità dimostrata dai risultati della sorveglianza sanitaria. A seguito della rielaborazione della valutazione dei rischi, le misure di prevenzione devono essere aggiornate ed il documento di valutazione dei rischi deve essere rielaborato nel termine di 30 giorni dalle relative causali. Va, sul punto, osservato che il termine di 30 giorni può creare qualche criticità là dove si riferisce al “grado di evoluzione della tecnica, della prevenzione o della protezione”. È, infatti, difficile, in questa ipotesi, stabilire quale sia il giorno dal quale far decorrere il termine stesso. Infine ricordiamo il comma 6-bis dell’art.29, introdotto dalla nuova normativa, in base al quale le procedure standardizzate, di cui possono avvalersi per la valutazione dei rischi i datori di lavoro che occupano meno di 50 lavoratori, sono adottate nel rispetto delle disposizioni dell’art.28 anche con riferimento alle aziende di cui al titolo IV (cantieri)
Modelli di organizzazione e gestione Nell’art.30 è introdotto un nuovo comma 5-bis, ai sensi del quale la Commissione consultiva permanente elabora procedure semplificate per l’adozione e l’efficace attuazione dei modelli di organizzazione e gestione della sicurezza nelle piccole e medie imprese. Tali procedure saranno recepite con decreto del Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali. L’inserimento ci pare positivo, ma sarebbe stato opportuno definirne la tempistica.
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Requisiti professionali di rspp e aspp Nel testo coordinato (art.32 c.5), alle lauree delle classi già elencate dal precedente decreto, è aggiunta la laurea magistrale LM26 (ingegneria della sicurezza) come motivo di esonero dalla frequenza dei corsi di formazione (moduli A e B). L’esonero opera anche per altre lauree o lauree magistrali qualora riconosciute corrispondenti, con apposito decreto, a quelle di cui sopra. Di rilievo anche la modifica di cui al comma 7, ai sensi del quale le competenze acquisite a seguito dello svolgimento delle attività di formazione nei confronti dei componenti del servizio interno di prevenzione e protezione sono registrate nel libretto formativo del cittadino di cui al d.lgs. 276/2003, e successive modificazioni, solo se concretamente disponibile in quanto attivato nel rispetto delle disposizioni vigenti. A nostro avviso si tratta di una modifica poco felice che lascia un ampio spazio di non operatività.
mazione di dirigente e preposti esclusivamente in azienda. Nuovo è anche il comma 12, che dispone che la formazione dei lavoratori e quella dei loro rappresentanti debba avvenire, in collaborazione con gli organismi paritetici, ove presenti nel settore e nel territorio in cui si svolge l’attività del datore di lavoro, durante l’orario di lavoro e non possa comportare oneri economici a carico dei lavoratori. È, infine, modificato il comma 14. Ai sensi dello stesso le competenze acquisite a seguito dello svolgimento delle attività di formazione sono registrate nel libretto formativo del cittadino, se concretamente disponibile in quanto attivato nel rispetto delle vigenti disposizioni.
Medico competente e sorveglianza sanitaria
Va rilevata la modifica del comma 7 dell’art.37. Secondo la versione vigente i dirigenti ed i preposti devono ricevere, a cura del datore di lavoro, un’adeguata e specifica formazione ed un aggiornamento periodico in relazione ai propri compiti in materia di salute e sicurezza sul lavoro. Nello stesso articolo è inserito un nuovo comma (7 bis), ai sensi del quale la formazione di dirigenti e preposti può essere effettuata anche presso gli organismi paritetici di cui all’art.51 o le scuole edili, ove esistenti, o presso le associazioni sindacali dei datori di lavoro o dei lavoratori. Ricordiamo, per inciso, che il decreto previgente obbligava alla for-
Ai sensi del comma 2-bis dell’art 40, di nuova formulazione, devono essere definiti, secondo criteri di semplicità e certezza, i contenuti degli allegati 3 A (cartella sanitaria e di rischio) e 3B (informazioni relative ai dati aggregati sanitari e di rischio dei lavoratori sottoposti a sorveglianza sanitaria) e le modalità di trasmissione delle informazioni che il medico competente trasmette ai servizi competenti per territorio. La definizione dei contenuti e delle modalità di trasmissione di cui si tratta saranno definiti con apposito decreto ministeriale entro il 31 dicembre 2009. Gli obblighi di redazione e trasmissione relativi alle informazioni di cui all’allegato 3 B decorreranno, però, solamente dalla data di entrata in vigore di tale decreto. Per quanto riguarda la cartella sanitaria, il T.U. non prevede alcun rinvio. Ciò significa che, fino all’approvazione del nuovo decreto citato, occorre fare riferimento al modello attuale
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Formazione dei lavoratori e dei loro rappresentanti
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Rilevanti sono le modifiche dell’art.41 sulla sorveglianza sanitaria. Secondo la versione vigente del decreto, la sorveglianza sanitaria comprende, tra l’altro: a) visita medica preventiva in fase preassuntiva b) visita medica precedente alla ripresa del lavoro, a seguito di assenza per motivi di salute di durata superiore ai sessanta giorni continuativi, al fine di verificare l’idoneità alla mansione. È, inoltre, previsto che le visite mediche preventive possano essere svolte in fase preassuntiva, su scelta del datore di lavoro, dal medico competente o dai dipartimenti di prevenzione delle ASL. Il decreto previgente obbligava il datore di lavoro a valutare la compatibilità della mansione con lo stato di salute del lavoratore, ma solo dopo l’assunzione. L’eliminazione del divieto di effettuare visite preassuntive, sancita dal nuovo testo, ci pare possa essere discriminante nei confronti di lavoratori non perfettamente sani. In base all’art.42 il datore di lavoro, in relazione ai giudizi del medico competente, attua le misure dallo stesso indicate e qualora queste prevedano un’inidoneità alla mansione specifica ed adibisce il lavoratore, se possibile, a mansioni equivalenti o, in difetto, a mansioni inferiori garantendo il trattamento corrispondente alle mansioni di provenienza.
Organismi paritetici L’attuale versione del decreto attribuisce nuove funzioni, ad integrazione delle precedenti, agli organismi paritetici e ne rafforza il ruolo. In particolare essi svolgono o promuovono attività di formazione, nonché su richiesta delle imprese, rilasciano un’attestazione dello svolgimento delle attività e dei servizi di supporto al sistema delle imprese, tra i
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quali l’asseverazione dell’adozione e dell’efficace attuazione dei modelli di organizzazione e gestione della sicurezza di cui all’art.30, della quale gli organi di vigilanza possono tener conto per la programmazione delle proprie attività. Ai fini di cui sopra, gli organismi paritetici istituiscono specifiche commissioni paritetiche, tecnicamente competenti. Essi, inoltre, devono comunicare all’INAIL ed alle aziende i nominativi delle imprese che hanno aderito al sistema degli organismi paritetici e il nominativo o i nominativi dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza territoriali. Si deve, invece, ritenere escluso l’obbligo del datore di lavoro di comunicare all’INAIL il nominativo del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza territoriale.
L’apparato sanzionatorio Il nuovo T.U. ha rivisto tutte le sanzioni di cui al titolo I ( articoli da 55 a 60), con la riduzione, in particolare, di quelle più elevate. Ulteriori modifiche concernono il titolo XII (disposizioni in materia penale e di procedura penale) Alle contravvenzioni in materia di igiene, salute e sicurezza sul lavoro previste dal decreto in oggetto e da altre disposizioni aventi forza di legge,
per le quali sia prevista la pena alternativa dell’arresto o dell’ammenda o la pena della sola ammenda, si applicano le disposizioni in materia di prescrizione ed estinzione del reato di cui al d.lgs. 758/94 (art.301). In tutti i casi di inosservanza degli obblighi puniti con sanzione pecuniaria amministrativa il trasgressore, al fine di estinguere l’illecito amministrativo, può pagare una somma pari alla misura minima prevista dalla legge qualora provveda a regolarizzare la propria posizione non oltre il termine assegnato dall’organo di vigilanza mediante verbale di primo accesso ispettivo (art.301 bis). Ai sensi dell’art.302, per le contravvenzioni punite con la sola pena dell’arresto, il giudice può, su richiesta dell’imputato, sostituire la pena irrogata entro dodici mesi con il pagamento di una somma determinata secondo i criteri di ragguaglio di cui all’art.135 c.p. La sostituzione, però, può avvenire solo se siano state eliminate tutte le fonti di rischio e le conseguenze dannose del reato e la somma non può essere, in ogni caso, inferiore a €2000. La sostituzione di cui sopra non è, ammessa quando la violazione ha avuto un contributo causale nel verificarsi di un infortunio sul lavoro da cui sia derivata la morte od una lesione personale che abbia comportato l’incapacità di svolgere le normali
occupazioni per un periodo superiore a quaranta giorni. È così radicalmente modificata la versione originale del comma 2 dell’art.302 che vietava la trasformazione della pena detentiva in ammenda anche solo in presenza di un contributo causale nel verificarsi di un infortunio sul lavoro, al di là della gravità dello stesso. Va sottolineato che il reato si estingue decorso il periodo di tre anni dal passaggio in giudicato della sentenza che ha sancito la sostituzione della pena di cui sopra, purché l’imputato non abbia commesso ulteriori reati di cui all’art.301 bis del decreto in esame. Il nuovo T.U. prevede, poi, che gli organi di vigilanza impartiscano disposizioni esecutive ai fini dell’applicazione delle norme tecniche e delle buone prassi, se volontariamente adottate dal datore di lavoro e dallo stesso espressamente richiamate in sede ispettiva, qualora ne riscontrino la non corretta adozione, salvo che il fatto non costituisca reato. Contro le disposizioni di cui sopra è ammesso ricorso, entro 30 giorni, con eventuale richiesta di sospensione dell’esecutività dei provvedimenti, all’autorità gerarchicamente sovraordinata nell’ambito dei rispettivi organi di vigilanza, che decide il ricorso entro quindici giorni. Decorso inutilmente il termine previsto per la decisione il ricorso s’intende respinto (art.302 bis).
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L’intervista del mese
Guardare al “total cost of ownership”
Buona assistenza post vendita locale e garanzia di maggiore produttività, minori costi e più lunga durata nel tempo. Secondo Maurizio Passalacqua, amministratore delegato di Engel Italia, sono queste le ragioni per le quali una azienda è disposta a spendere qualcosa di più quando deve acquistare una nuova macchina.
Maurizio Passalacqua
Secondo una recente valutazione di Euromap, l’associazione europea dei costruttori di macchine per gomma e plastica, quest’anno la produzione del settore dovrebbe registrare una flessione, in valore, del 22%.
Ancora più pesante la caduta delle esportazioni, stimata intorno al 30%. Questi dati la sorprendono o sono in linea con quanto lei può verificare sul mercato italiano? I dati in nostro possesso indicano novembre
un volume di circa duecento macchine ad iniezione di fabbricazione europea vendute in Italia nel primo semestre del 2009. Crediamo - ma non abbiamo dati certi - che a queste si possano aggiungere da venti a trenta macchine di diversa provenienza. Se i dati sono giusti il mercato Italia 2009 potrebbe attestarsi attorno alle 500 / 550 macchine. Quindi parrebbe confermata la flessione da Voi indicata. La crisi ha interessato tutti i paesi e tutti i tipi di macchine o ci sono delle eccezioni? Per quanto riguarda Engel il mercato delle macchine piccole e medie ha tenuto. Al contrario il mercato delle macchine oltre le 1000 tonnellate - prevalentemente destinate al settore automotive ed all’indotto - è in contrazione. C’è da dire che Engel, grazie al lancio di nuovi prodotti, ci ha offerto l’opportunità di accrescere le quote di mercato e di acquisire clienti in nuovi settori. Mi riferisco, ad esempio, alle tutte-elettriche delle serie e-motion T da 100 a 500 tonnellate che ci hanno permesso di migliorare la nostra posizione nel settore del packaging. La nuova e-motion T è disponibile anche per lo stampaggio della gomma: una EM 180 T tutta-elettrica è stata esposta alla IRC di Norimber-
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L’intervista del mese
Nello stabilimento Engel di Schwertberg ha sede, oltre alla direzione e i reparti di ricerca&sviluppo, anche la produzione di macchine fino a 500 tonnellate.
ga con stampo a canali freddi della Artex. Un altro esempio dell’estensione della gamma è rappresentato dalla nuova duo 500 pico (disponibile anche da 600 e 700 tonnellate) che è un vero successo che ha portato Engel a giocare un ruolo di primo piano nel settore delle macchine di medio tonnellaggio.
nario probabile vede il mercato Italia 2010 attestarsi attorno alle 800 / 900 macchine a fronte di una mini ripresa. Speriamo ! Uno scenario più pessimista conferma che il 2010 sarà solo leggermente meglio del 2009. Bisogna essere preparati ad affrontare entrambe le opzioni.
E per quanto riguarda il 2010 che cosa ci si può aspettare? Si possono fare degli scenari di larga massima perché è onestamente impossibile fare previsioni. Uno sce-
Le aziende italiane della gomma, nella loro generalità, riescono a reggere le difficoltà della congiuntura o il loro equilibrio è a rischio? Engel ha fornito una parte degli stampatori Italiani: in genere aziende importanti, strutturate e anche aziende piccole con una buona tecnologia, con prodotti e sbocchi commerciali interessanti. I nostri clienti stanno reggendo bene. Certamente il calo importante del fatturato (sino al 40% in alcuni casi) mette a rischio gli equilibri del bilancio e mette in sofferenza le aziende con maggiore esposizione debitoria nei confronti delle banche e dei fornitori. C’è da dire che le aziende che soffrono
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La previsione di un miglioramento della situazione negli ultimi mesi di quest’anno si sta confermando? Ci sono segnali incoraggianti. Sia per Engel Italia che per Engel Austria. Il mercato delle macchine sino a 400 tonnellate ha manifestato consistenti segnali di ripresa negli ultimi mesi. Infatti la fabbrica di macchine piccole e medie di Schwertberg (Linz - Austria) ha un buon carico di lavoro.
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maggiormente sono quelle che, in senso stretto, lavorano conto terzi in qualsiasi settore operino. A suo avviso come deve agire l’industria europea delle macchine per gomma e plastica per fare fronte, in termini di tecnologia e di prezzi, alla concorrenza che si profila da parte dei paesi di nuova industrializzazione? Ritengo improbabile che ci si possa confrontare sul terreno del prezzo. Il nostro gruppo punta sulla tecnologia, sul miglioramento continuo dei processi manifatturieri - peraltro ampiamente verticalizzati - sul miglioramento continuo dei prodotti con l’obiettivo di offrire un vantaggio ai clienti in termini di “total cost of ownership”. Quasi tutti i clienti spendono e spenderanno volentieri un po’ di più per una macchina che offre da un lato la garanzia di una buona assistenza post vendita locale e dall’altro offre la garanzia di una maggiore produttività, minori costi, e una maggiore durata nel tempo.
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Apparecchiature da laboratorio
Qualche suggerimento per restare aggiornati
Il laboratorio è sempre più un reparto essenziale per le aziende che vogliano mantenersi al passo con l’evoluzione tecnologica e con gli sviluppi della ricerca nel campo tanto dei materiali quanto delle attrezzature di produzione, oltre che controllare costantemente i livelli qualitativi. Quello che offriamo in queste pagine è una rapida rassegna di quanto il mercato propone per realizzare queste finalità.
Stufe per test di invecchiamento DGTS segnala la nuova generazione di stufe per prove di invecchiamento Elastocon con 4 o 6 celle di prove indipendenti operanti nel range di temperatura 40 - 200/300°C oppure 20 - 200/300°C. Le stufe sono sempre costruite nel rispetto della normativa ISO 188 metodo A e IEC 811, ma in
confronto ai precedenti modelli dispongono di: • un migliore isolamento ai fini del risparmio energetico; • inferiore temperatura della superficie esterna della stufa; • impostazione per mezzo di un monitor a colori touch screen; • gestione tramite Micro PLC; • contatore a decremento per ciascuna postazione;
Stufa Elastocom modello EB20. Stufa Elastocom modello EB20 novembre
OZONOMETRI
(Figura 1)
• identificazione con un nome per ciascuna postazione di prova; • storia degli eventuali allarmi. DGTS commercializza, inoltre, apparecchiature per prove da laboratorio per la preparazione dei provini da testare (presse, fustelle e fustellatrici), per il settore gomma, apparecchiature per prove viscosimetriche e reometriche (viscosimetri, reometri), strumenti per test su vulcanizzati (durometri, densimetri, abrasimetri, dinamometri, TR test e Gehman Test, rilassamento del carico, e varie stufe per prove d’invecchiamento).
Ozonometri La società For Lab Italia, distributrice in Italia dei durometri Bareiss, ha recentemente confermato un accordo con Anseros per la commercializzazione di camere ad ozono. Tali apparecchiature ricoprono una sempre maggiore importanza per l’esecuzione di prove di resistenza all’ozono di materiali a base elastomerica destinate ai più svariati settori applicativi dove la tale resistenza assume un peso fortemente rilevante per la garanzia dell’articolo finito durante tutta la fase di vita in esercizio. La società Anseros propone una camera-test da 125 litri per prove in ambiente di ozono. La società utilizza
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Apparecchiature da laboratorio
punti di durezza e lo spessore senza intervento dell’operatore.
Un robot per caricamento provini
Camera test per prove in ambiente di ozono.
una nuova tecnologia denominata MP UV Ozone Analyzer che è in grado di garantire il controllo in continuo fino ad una concentrazione di ozono pari a 200 pphm (o più) e con temperatura fino a 70°C. Interessante il sistema di controllo del livello di umidità, disponibile come optional. For Lab, inoltre, propone per il mercato italiano un nuovo micro-durometro IRHD Compact III della società tedesca Bareiss particolarmente economico. Lo strumento è composto semplicemente da una solida base con un sostegno verticale e da una testa di misura, che utilizzando circuiti integrati miniaturizzati, è diventata molto compatta e molto precisa. Tra gli accessori c’è un nuovo centratore laser in grado di misurare 2 30
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autoEdition di facile e comprensibile uso. Per eseguire prove manuali il robot può essere messo su una posizione di “riposo”, così l’ utilizzatore può avere libero accesso alla macchina di prova. I benefici di questo sistema automatico sono lo sforzo minimo impiegato dall’operatore e la facilità d’uso; tutto ciò che l’operatore deve fare è caricare i magazzini e premere il tasto d’avvio, tutto il resto andrà da solo. Di solito i sistemi di caricamento automatico sono usati dove c’è una grande richiesta di prove o dove il numero di prove svolte non è sufficiente a soddisfare la domanda. Quindi l’automazione di un sistema può essere realizzata sia investendo in un sistema completamente nuovo, sia ampliando l’attrezzatura già presente nell’azienda. I costi sostenuti per un sistema automatico, rispetto a quelli sostenuti per un sistema di tipo manuale, si recuperano generalmente nel giro di 2-3 anni.
Zwick ha realizzato per un suo importante cliente un sistema di caricamento provini tipo Robotest “L” che consente l’esecuzione in automatico di prove di trazione su provini in gomma. Il sistema di prova è composto da: • macchina di prova Zwick capacità 5 kN; • sistema di caricamento automatico provini; • lettore codice a barre; • dispositivo per misurazione dello spessore provini; • estensometro elettromeccanico automatico a rottura a lunga corsa; • magazzino provini. Il magazzino può contenere fino a 120 provini e può essere ricaricato anche con il sistema in funzione. Il provino prelevato viene identificato automaticamente senza possibilità di errore mediante la lettura del codice a barre. I risultati di prova sono poi inviati ad un sistema computerizzato centrale per la preparazione del rapporto di prova e per il controllo di produzione. L’ intero sistema è controllato dai software Zwick testXpert e testXpert Dinamometro con robot di caricamento. novembre
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Apparecchiature da laboratorio
Nuovo strumento per test di fatica e di propagazione della frattura Una delle caratteristiche fondamentali dei materiali elastomerici, oltre all’affidabilità e alla durata, è senza dubbio la resistenza allo strappo. 01 dB – Metravib, società nota a livello mondiale per l’analisi dinamico-meccanica, presenta il nuovo DMA+300, appositamente disegnato e dimensionato per i test di fatica su elastomeri e per l’analisi della propagazione della frattura. Il test avviene nel seguente modo: si produce un taglio su un lato del campione e si segue la propagazione della frattura mediante un sistema ottico, mentre lo strumento esegue un test dinamico-meccanico di fatica sul provino. La sollecitazione dinamica è prodotta da un attuatore elettrodinamico (300 N), dotato di uno speciale sistema di anti-rotazione che mantiene la sollecitazione sul piano del provino. La componente dinamica e quella statica della deformazione e la forza applicata vengono misurate alle estremità del provino. La frattura viene monitorata mediante un microscopio binoculare motorizzato connesso al software. L’impostazione del test e l’acquisizione dei dati sono gestite dal software Multitest. Il software offre la possibilità di impostare differenti forme d’onda della sollecitazione applicata oltre alla classica sinusoide: triangolare, quadrata, pulsata o customizzata. Il test può essere eseguito sia a sforzo controllato sia a deformazione controllata. La frequenza è programmabile da 2 Hz a 1 kHz. A differenza degli strumenti servoidraulici presenti sul mercato per i test di fatica, DMA+300 utilizza solo corrente elettrica ed aria compressa, eliminando il problema del consumo di olio idraulico.
dall’utente utilizzando il modulo di programmazione e visualizzazione opzionale o un PC. Il puntatore laser integrato con comando remoto può essere utilizzato per verificare periodicamente il corretto posizionamento del bersaglio rispetto allo strumento. Modelli differenti sono disponibili per soddisfare la quasi totalità delle necessità applicative in termini di range di misura e ottica. È disponibile inoltre una completa offerta di accessori per l’installazione e l’utilizzo dello strumento anche nelle condizioni ambientali più gravose.
Calorimetri ad alte prestazioni
Apparecchio per test di fatica e propagazione frattura.
Termometro ad infrarossi “smart” I termometri ad infrarossi di Eurotron Instruments IRtec Rayomatic 40 sono stati progettati per misurare la temperatura in impianti industriali senza la necessità di entrare a contatto con il bersaglio. La misura di temperatura è disponibile su loop 4-20mA ed è scalabile in funzione delle necessità applicative. Gli strumenti sono interamente programmabili (emissività, range, average, peak-picker, allarmi ecc.)
PerkinElmer, una società leader focalizzata nei settori della sicurezza alimentare, della sicurezza dell’ambiente e nella caratterizzazione dei materiali, ha recentemente introdotto una nuova linea di calorimetri differenziali a scansione (DSC) progettati per migliorare l’accuratezza, la sensibilità e le prestazioni in analisi termica. La nuova famiglia di DSC comprende i DSC 4000, 6000, 8000 ed 8500. DSC 8000 ed 8500 appartengono alla seconda generazione dei calorimetri power compensation a doppia fornace, schema che garantisce
Termometro a infrarossi.
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Apparecchiature da laboratorio
entrambi gli approcci costruttivi a singola e doppia fornace. La famiglia fornisce un’ampia gamma di soluzioni, a partire dal DSC4000, un compatto ed economico strumento che garantisce risultati affidabili e di qualità, fino al disegno a doppia fornace del DSC 8500 che permette di operare in modalità HyperDSC.
Microdurometri a centraggio laser
Colorimetri differenziali a scansione.
Gibitre ha realizzato un durometro micro-irhd con dispositivo di centraggio laser appositamente studiato per il controllo rapido di o-ring e di pezzi di piccole dimensioni. Sempre per il controllo di articoli finiti è stato prodotto un dispositivo per prove di compression-set in acciaio inossidabile con distanza regolabile tra i piani. Il dispositivo è stato appositamente progettato per garantire un errore di planarità nell’ordine del centesimo di millimetro ed è quindi adeguato per prove anche su articoli finiti di piccolo spessore. La società ha recentemente stretto
un accordo di distribuzione per il territorio italiano con la ditta Gabo, rinomato produttore tedesco di strumenti per analisi termo-meccaniche (DMTA). Gli strumenti, già installati in Italia presso i più importanti produttori di pneumatici e presso università, consentono di analizzare il comportamento visco-elastico di prodotti vulcanizzati in funzione della variazione di frequenza, deformazione e temperatura e costituiscono un evoluto mezzo di analisi delle caratteristiche applicative di un prodotto. Per rispondere alla necessità, sempre più diffusa, di misurare le caratteristiche fisico-meccaniche di provini ottenuti da prodotti finiti, Gibitre Instruments ha acquisito la distribuzione mondiale di una ‘spaccatrice’ da laboratorio. La macchina, dotata di una lama a nastro, permette di ricavare direttamente da particolari finiti placchette di spessore compreso tra 0.5 e 8 mm con cui preparare provini per prove di caratterizzazione fisico-meccaniche. La spaccatrice è disponibile presso la sala prove di Gibitre.
le massime velocità di riscaldamento e raffreddamento, condizioni necessarie per comprendere il comportamento dei materiali in differenti condizioni. Per i clienti che sviluppano o trasformano polimeri, la qualità del prodotto dipende dalla conoscenza del MICRODUROMETRI A CENTRAGGIO LASER (Figura 5) processo. I DSC 8000 ed 8500 hanno la capacità di raggiungere le eleGibitre ha realizzato un durometro micro-irhd vate velocità di raffreddamento checon i dispositivo di centraggio laser polimeri incontrano duranterapido i procesappositamente studiato per il controllo di o-ring e di pezzi di piccole dimensioni. si di stampaggio, permettendone uno Sempre per il controllo di articoli finiti è stato prodotto un dispositivo per prove di studio in condizioni sovrapponibili a compression-set in di acciaio inossidabile con che distanza regolabile tra i piani. Il dispositivo è quelle uso reale. Per i clienti sviluppano nuovi farmaci, le elevate stato appositamente progettato per garantire un errore di planarità nell’ordine del velocità di riscaldamento di questi strumenti garantiscono elevata pro6 duttività, aumento di sensibilità e la soppressione dei riarrangiamenti polimorfici altrimenti inevitabili a più basse velocità di riscaldamento. Durometro con dispositivo di centraggio laser. I quattro nuovi strumenti offrono 32
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Apparecchiature da laboratorio
Spettrofotometri Importanti le novità nel campo della microscopia infrarossa. Il microscopio imaging Nicolet iN10 MX rappresenta il nuovo modello di riferimento della moderna microanalisi, produttiva ed economica. Grazie al disegno efficiente dell’ottica integrata e ad un nuovo approccio software all’utilizzo lo strumento consente agli utilizzatori di ogni livello di esperienza di ottenere sempre i migliori risultati. Si possono analizzare, in maniera semplice, campioni piccoli e caratterizzare la distribuzione e le proprietà fisiche di miscele complesse. Thermo Scientific ha, inoltre, recentemente introdotto l’innovativo software Omnic Specta dedicato all’identificazione avanzata dei mate-
riali. Con Omnic Specta l’intero processo d’interpretazione degli spettri infrarossi viene semplificato con una migliore gestione di dati e librerie, le funzioni di auto-ottimizzazione degli spettri, gli esclusivi algoritmi di ricarica multi componente che con un solo “click” consentono l’interpretazione di miscele complesse. Lo speciale software viene proposto con ricchi database dedicati a vari settori merceologici. Thermo Scientific propone soluzioni pratiche ed efficaci per aumentare la produttività in tutte le fasi produttive. Offre, infatti, una gamma completa di soluzioni NIR dedicate. In sintesi i sistemi NIR permettono di automatizzare interamente i controlli in modo da evitare le interruzioni e i campionamenti sempre rischiosi per la qualità del prodotto. Grazie ad una maggior efficienza, conoscenza e controllo del processo si possono in questo modo ridurre i costi di produzione con una maggiore resa ed un sensibile miglioramento in termini di qualità del prodotto.
Fatigue to failure tester
Il microscopio imaging di Thermo Scientific.
Alpha Technologies ripresenta il FTFT in accordo con ASTM D4482. Lo strumento è stato sviluppato secondo un metodo semplice e riproducibile per determinare le proprietà a fatica di mescole a base gomma vulcanizzata.
Franco Cataldo INTRODUZIONE ALLA CHIMICA MACROMOLECOLARE • polimeri dienici • vulcanizzazione e ossidazione • polimeri etilenici e vinilici • polimeri fluorurati • polieteri • poliesteri • poliammidi e polimmidi • resine epossidiche • poliuretani • resine fenoliche, polifenilene ossido, pihq, calixareni, amminoplasti, resine chetoniche • polisulfuri e polisolfoni • polimeri inorganici • nuovi polimeri
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Una causa di rottura nei prodotti in gomma deriva dalla produzione di difetti (crack) interni oppure sulla superficie del prodotto vulcanizzato. La crescita di crack in condizioni di ripetute deformazioni è conosciuta come fatica e può portare a catastrofiche conseguenze. La fatica inizia da minuscoli difetti che portano poi alla completa frattura del provino. Le crepe, formatesi durante la prova di fatica, sono attaccate dall’ozono attraverso il meccanismo dell’ozonolisi che accelera il processo di crescita dei difetti. La separazione di strati, in certi casi, può essere attribuita allo sviluppo, durante la prova di fatica, di crack derivati da piccoli difetti di produzione. La superficie di prodotti come supporti motore, sospensioni, cinghie e pneumatici può subire danni (tagli) durante il servizio a causa della presenza di particelle di vetro, frammenti di metallo o di sassi; questi tagli possono essere la sorgente di guasti compromettendo in modo serio la funzione dell’articolo in gomma. La vita a fatica è influenzata da: tipo di polimero, filler, tipo e livello di reticolazione della gomma, agenti protettivi (antiox) e qualità della dispersione della mescola. Opportune modifiche della formulazione possono migliorare il comportamento alla fatica del vulcanizzato. Lo strumento è progettato per determinare la vita a fatica di campioni di mescole senza introdurre difetti iniziali.
Nuovo Centro Tecnologico alla Maris
Più spazio ai clienti di Giuseppe Cantalupo
Nasce all’inizio degli anni sessanta come produttore di estrusori e filiere per tubi e profili, ma nel giro di pochi anni la Maris decide di dedicarsi al settore del compounding, e negli anni settanta concentra e specializza la sua attività nella produzione di estrusori bivite corotanti a settori componibili. Da allora è stato un successo continuo che ha qualificato la società torinese come fornitore leader a livello internazionale di macchine di qualità, grazie anche al supporto continuo della ricerca. E ora un nuovo Centro Tecnologico amplia le potenzialità dell’azienda a disposizione della clientela.
C
ompound di materiali caricati, rinforzati, masterbatch, hot melts, gomme termoplastiche, elastomeri: sono solo alcuni esempi delle innumerevoli lavorazioni che si possono effettuare con gli estrusori Maris, con la garanzia di processi affidabili e di prodotti finali di alto livello qualitativo. Affidabilità delle macchine e qualità dei risultati, dunque. È questo il compendio nel quale trova la sua espressione più piena il binomio ‘esperienza e ricerca’ e che traccia il percorso lungo il quale la società di Rosta, Torino, sviluppa la sua strategia produttiva e di assistenza alla clientela. Perché seguire i clienti significa, soprattutto, conoscerne i problemi e aiutarli a risolverli. E questo impegno, nel quale l’azienda mette a frutto tutta
la sua esperienza, spesso fornisce anche l’occasione per progettare e sviluppare importanti innovazioni.
Il nuovo Centro Tecnologico Consapevole dell’importanza primaria che ha il flusso bidirezionale ‘ricerca - assistenza al cliente’, in quanto l’una trae vantaggio dall’altra, Maris ha recentemente ampliato le potenzialità della sua area prove dedicata ai clienti, allestendo un nuovo Centro Tecnologico. Il complesso sorge su una superficie totale di oltre mille metri quadrati e vi operano otto persone esperte e qualificate. Oltre ai macchinari riservati alle prove, la nuova struttura ospita anche uffici per il personale amministrativo e commerciale. novembre
Chiari e precisi gli obiettivi. E anche di una certa consistenza sul piano tecnologico. Essenzialmente, l’ottimizzazione delle macchine e dei processi attuali che utilizzano estrusori bivite corotanti, la ricerca del nuovo in questi ambiti, la ricerca di nuove applicazioni per le macchine già esistenti. In altre parole, lo sviluppo di soluzioni tecnologicamente avanzate, in grado di risolvere le problematiche dei clienti, ma anche di proporre nuove possibilità ai mercati. In quest’ottica assume particolare importanza la fattiva collaborazione del Centro con Enti pubblici e privati, sia italiani che esteri, per lo sviluppo di progetti di ricerca di rilevante interesse. I temi riguardano, prevalentemente, la compoundazione della plastica e la lavorazione della gomma. Nell’ambito della gomma, tra i più importanti figurano l’impiego di estrusori bivite corotanti nella produzione di mescole di gomma vulcanizzabile, lo sviluppo di un processo di devulcanizzazione della gomma, la produzione in continuo di adesivo a base solvente, e anche processi di polimerizzazione. L’attività del Centro si svolge in due unità: il Laboratorio Tecnologico e il Laboratorio di Caratterizzazione.
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Nuovo Centro Tecnologico alla Maris
L’area del nuovo Centro Tecnologico allestita per le prove di estrusione.
Il cliente Maris ha sempre trovato pronta ospitalità presso l’azienda torinese ogniqualvolta ha avuto bisogno di provare materiali, processi oppure macchine. La più razionale organizzazione degli spazi e il conseguente ottimale utilizzo delle apparecchiature nel nuovo laboratorio consente ora di migliorare questo servizio offerto alla clientela. La nuova struttura dispone di quattro linee di estrusione installate a permanenza che consentono di effettuare diversi tipi di prove per verificare, per esempio, la possibilità di aumentare la produzione oppure di ridurre i costi di processo o, ancora, di ottimizzare le formulazioni. Presso questo laboratorio il cliente realizza in tutto le sue condizioni di produzione e riceve la necessaria assistenza
per risolvere i suoi problemi. E può lavorare sia su scala di laboratorio che su scala industriale. Le linee di estrusione da laboratorio disponibili sono una TM20 High-Tech e una versatile TM30 ad alta coppia che può essere configurata con due diversi rapporti D/d: 1,55 e 1,65. Sono macchine che, come tutti gli estrusori Maris, offrono la possibilità di adattare la zona reattiva ad ogni situazione reale, per cui il cliente può trasferire nelle prove tutti i dettagli operativi relativi al suo problema per cercarne la soluzione, come, a titolo di esempio, la verifica di dati di processo o della possibilità di impiegare l’estrusore bivite corotante in una nuova produzione o la verifica della qualità del prodotto finito ottenibile con un nuovo materiale. Per le prove su scala industriale sono a disposizione una linea TM58
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Il Laboratorio Tecnologico
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HT (D/d 1,55) e una TM41 HS (D/d 1,65). Un’ampia gamma di attrezzature accessorie consente di integrare queste macchine per simulare le condizioni operative di ogni tipo di impianto di produzione e, quindi, di processo. Ricordiamo, per citare alcuni equipaggiamenti disponibili, i dosatori gravimetrici per solidi e liquidi, il taglio immerso in acqua, il taglio ad anello liquido, il taglio in aria, il taglio a distanza, la pompa ad alto vuoto (residuo minimo di 2 mbar), la pompa a ingranaggi, il cambiafiltro, la filiera piana, il turbomiscelatore, il miscelatore lento, il mulino, l’estrusore monolite, la calandra con nastro trasportatore.
Il Laboratorio di Caratterizzazione Apparecchiature moderne e strumentazioni di misura al passo coi
Nuovo Centro Tecnologico alla Maris
tempi consentono di effettuare rapidamente un’analisi tecnica completa del materiale prodotto nelle prove di estrusione. Un microscopio in riflessione e uno in trasmissione, coadiuvati da un software di analisi di immagine, permettono la caratterizzazione morfologica del campione in esame, mentre il Melt Index, il reometro capillare e il viscosimetro rotazionale sono disponibili per la valutazione del comportamento reologico dell’estruso. Naturalmente, non manca l’attrezzatura necessaria per la determinazione delle proprietà meccaniche (dinamometro, durometro Shore A e Shore D, pendolo Izod, tester di Vicat-HDT) e per l’effettuazione di altre analisi, come la muffola per le ceneri residue, la bilancia a infrarossi per le sostanze volatili o il Karl-Fischer per il contenuto d’acqua, così come è disponibile la pressa a iniezione per l’approntamento dei provini ASTM con l’apposito stampo standard. Tra i controlli del Laboratorio di Caratterizzazione, particolarmente interessante è uno nuovo, messo a punto dalla Maris stessa, che lo ha anche brevettato. È il Pressure Filter Test, che consiste nel valutare la qualità di un masterbatch dal punto di vista della distribuzione e della dispersione delle cariche e/o dei pigmenti nella matrice polimerica. Una pompa spinge il materiale in un reometro capillare alla cui uscita è posizionato un filtro meccanico: quanto più bassa è la velocità di intasamento del filtro tanto migliore è la qualità del compound.
Ma c’è anche dell’altro Oltre alle prove tecnologiche e ai test di caratterizzazione, il servizio offerto dalla casa torinese ai clienti comprende anche numerose altre prestazioni tecniche che fanno da corollario all’attività commerciale. Anzi, la in-
tegrano nei suoi sviluppi. Sono, soprattutto, le varie forme di assistenza. Perché l’assistenza alla clientela occupa una posizione di primaria importanza nella strategia della Maris. È garanzia di continuità di rapporti in un clima di reciproca fiducia, ne possono scaturire idee e progetti di ricerca, alimenta un dialogo continuo che può indurre miglioramenti tecnologici. L’attività parte con la progettazione di nuovi impianti e continua con l’assistenza nella fase di avviamento degli impianti stessi e, successivamente, con l’assistenza alla Tecnici al lavoro nel nuovo Centro Tecnologico. produzione per la risoluzione di problemi contingenti l’azienda, di mettere la propria espedi processo o di qualità del prodotto rienza al servizio dei clienti. Un’espeo anche di manutenzione, sia ordinarienza che ha consentito lo sviluppo ria che straordinaria. di numerosi processi come, per citarI clienti, in breve, sono un imporne alcuni, il rinforzo di materiali con tante punto di riferimento per la sofibre di vetro fino al 50%, leghe pocietà e non sono lasciati soli. Anzi, per limeriche, adesivi hot melt PSA per metterli in grado di approfondire la nastri e etichette, il riciclo di PET, propria conoscenza su argomenti speLDPE, HDPE, PP e altri polimeri, cifici o di carattere generale sulla tecPVC soft e rigido, polimeri resistenti nologia dell’estrusione, la Maris orgaal calore (PEEK e PPS). nizza per loro anche corsi di specializTutti processi nei quali la Maris zazione tenuti dallo staff tecnico del esprime al meglio la sua creatività e suo Centro Tecnologico. le capacità innovative della sua tecÈ ancora un altro modo, per nologia. novembre
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Stampaggio a iniezione di materie plastiche e gomma di PROCACCINI TOMMASO & C. snc Progettazione e costruzione stampi Loc. Campocuiano, sc.–62024 ESANATOGLIA (MC) Tel.0737 / 889393 – 889566 . Fax. 0737 / 881484
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Stampaggio ad iniezione
Tecnologia di prima classe di Giuseppe Cantalupo
Con la sua vasta gamma di presse Allrounder per lo stampaggio a iniezione sia elettriche che idrauliche la Arburg è in grado di offrire al mercato le macchine giuste per soddisfare le esigenze anche più severe della clientela nella produzione di articoli in gomma, silicone e plastica. Versatilità, efficienza energetica e rispetto dell’ambiente le caratteristiche premianti.
È
prossima ai novant’anni di attività, essendo stata fondata nel 1923 a Lossburg, Germania, ma la Arburg ha sempre mantenuto alto il livello della sua tecnologia innovativa, grazie alla quale le sue macchine sono sempre state al passo coi tempi in un miglioramento continuo delle prestazioni, realizzato anche attraverso la progettazione e la fabbricazione di nuovi prodotti. L’azienda conta circa 2.000 dipendenti, di cui 1.700 in Germania e circa 300 distribuiti nelle 32 sedi che rappresentano la società in 24 paesi. Partner commerciali in più di 50 paesi, inoltre, completano l’immagine della casa tedesca come leader customer-oriented e, quindi, capace di offrire ai clienti un servizio commerciale e un’assistenza tecnica capillare e pronta ovunque essi si trovino. L’attitudine dell’azienda a offrire prestazioni di qualità è dimostra-
ta anche dall’espansione del sito di Lossburg, che già si estende sulla ragguardevole superficie di 146.000 metri quadrati, con la costruzione del nuovo Customer Centre: un complesso moderno il cui cuore è una show room di ben 2.100 metri quadrati, in grado di ospitare oltre trenta macchine.
Le Allrounder e la lavorazione di LSR L’ampio intervallo di forze di chiusura da 125 a 5000 kN nel settore delle forze piccole e medie e i numerosi accessori disponibili offrono alla clientela un’ampia scelta di macchine, anche su misura, capaci di fornire la soluzione a qualunque esigenza nello stampaggio a iniezione di parti per i più svariati settori industriali. È la loro modularità la caratteristica che ne permette gli allestimenti più idonei a risolvere specifici problenovembre
mi dei clienti. Grazie a questa tecnologia, per lavorare il silicone liquido sulle presse per i termoplastici, per esempio, basta sostituire, semplicemente, i moduli per i termoplastici con quelli per LSR, e lo stampaggio di questo materiale col processo LIM (Liquid Injection Moulding) è subito possibile. Ma tutte le presse Allrounder, di qualunque serie, grazie alla tecnologia modulare che ne è alla base, sono capaci di effettuare questa lavorazione. Una lavorazione difficile che produce articoli destinati a una straordinaria varietà di applicazioni in molti campi, come, per citarne alcuni tra i principali, l’auto, l’elettronica, gli elettrodomestici, quello medicale e quello dell’imballaggio. Settori nei quali giocano un ruolo decisivo le caratteristiche fondamentali del silicone liquido: l’eccezionale resistenza alle alte temperature, l’alta resistenza all’abrasione e all’umidità e superiori proprietà isolanti, meccaniche e chimiche in generale. Nell’industria automobilistica, per esempio, si va dai rivestimenti di protezione dei cappucci copricandele alle coperture di interruttori e sensori, dalle membrane per bloccaggi centralizzati alle guarnizioni per i tergicristalli; in quella elettronica si spazia dalla smerigliatura attraverso calotte
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Stampaggio ad iniezione
Le Allrounder 720 A 3200-800 Alldrive e 270 A 350-70 Alldrive.
Nel loro allestimento base le Allrounder sono perfettamente idonee alla lavorazione della gomma siliconica liquida per quanto riguarda, essenzialmente, il comando della pres-
sa, il gruppo iniezione e chiusura, la tecnologia di automazione e manipolazione. A seconda del modello di pressa e di particolari condizioni vincolanti, come la complessità dello stampo o eccezionali caratteristiche fluidodinamiche del materiale da trattare, è possibile modificare la versione universale della macchina mediante l’utilizzo di diversi kit adatti alla lavorazione di LSR. Alcuni equipaggiamenti: • ampliamento delle funzioni di Selogica con l’inclusione, per esempio, del comando del canale freddo, del post-raffreddamento, del riscaldamento dello stampo, della chiusura dello stampo alla temperatura stabilita; • kit per movimenti di traslazione ampliati dell’ugello, in modo da posizionare il gruppo iniezione nel punto ottimale (sistema “Vario”); • kit per il controllo della produzione; • moduli cilindro per LSR termoregolati a liquidi, con vite di alimentazione e miscelazione e fermaflussi speciali a chiusura automatica ad ago che garantiscono un dosaggio preciso del materiale e un volume di iniezione costante; • predisposizione per dispositivo di soffiaggio esterno;
40
novembre
anodiche alle spine; nel settore medicale, dai cateteri cardiaci alle tettarelle e ai boccagli per la compensazione, dalle lenti a contatto alle maschere per la rianimazione. Parti in LSR, inoltre, sono utilizzate anche nel settore dei sanitari e in quello degli impianti elettrodomestici per la realizzazione di anelli di tenuta, inserti per i getti delle docce e guarnizioni per batterie di miscelazione. Lavorazioni complesse, dunque, che sono rese possibili da tutta una serie di accessori di dotazione, i kit Arburg specifici per ogni tipo di pressa, e che il gruppo di controllo Selogica a multiprocessori a 32 bit e i sistemi di robot Multilift rendono semplici e sicure. Tra le sue funzioni, per esempio, Selogica ha quella di controllare la plausibilità di tutte le immissioni effettuate dall’operatore direttamente durante la programmazione: ogni possibilità di errore in questo modo viene esclusa, e inoltre il ciclo produttivo procede senza problemi e veloce.
I kit Arburg per LSR
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• interfaccia per il controllo della portata dell’acqua di raffreddamento dei gruppi di iniezione a canale freddo e dei moduli cilindro; • interfaccia ampliata per l’impianto di dosaggio LSR che consente un ulteriore controllo delle condizioni di esercizio e delle segnalazioni d’allarme dell’impianto stesso.
Le macchine La gamma Arburg comprende presse tutte elettriche, tutte idrauliche e anche ibride, con modelli orizzontali e verticali e anche modelli a tavola rotante. Sono totalmente modulari. Opportunamente equipaggiate, cioè, queste macchine sono in grado di lavorare elastomeri, silicone e termoplastici anche con stampaggi multicomponenti, a intervalli e a sandwich, oltre a polveri di metallo e ceramica. E tutte con la caratteristica fondamentale del risparmio energetico durante il processo produttivo: un risultato che, specie oggi, assume per la clientela un significato di vitale importanza sul piano degli investimenti.
Allrounder A: l’alta precisione elettrica Sono le presse tutte elettriche della serie Alldrive ad alta precisio-
Stampaggio ad iniezione
Le Allrounder 720 H 3200-1000 Hidrive e 370 H 600-290 Hidrive.
ne e alta efficienza energetica. La loro fondamentale caratteristica, infatti, è il basso consumo di energia che, a seconda dell’applicazione, può arrivare ad essere anche del 50% inferiore a quello dell’equivalente pressa idraulica. Per questo motivo tutte le Allrounder A sono contrassegnate dall’etichetta dell’efficienza energetica “e2”. Gli assi principali per l’iniezione, il dosaggio e l’apertura e chiusura dello stampo sono azionati da comandi servoelettrici, che garantiscono movimenti di traslazione simultanei e precisi e indipendenti tra loro, col vantaggioso risultato di una riduzione dei tempi di ciclo e, quindi, di una maggiore resa della macchina. Le presse, perciò, sono particolarmente adatte per lo stampaggio di parti tecniche e microcomponenti di precisione per settori di alta tecnologia, come quello automobilistico e quello tecnico-medicale, di pezzi ottici a parete spessa o anche di articoli a parete sottile. Per la produzione medicale sono particolarmente adatte all’utilizzo in ambiente sterile per la loro silenziosità e le basse emissioni inquinanti in conseguenza dell’eliminazione delle trasmissioni a cinghia e del raffreddamento ad aria dei motori. La gamma, che comprendeva
già i modelli 370 A, 470 A, 520 A e 570 A, si è recentemente arricchita di due nuove presse: la 270 A e la 720 A. La Allrounder 270 A è la più piccola della famiglia delle macchine elettriche Arburg, adatta alla produzione di microparticolari. Il peso più alto del pezzo stampato, infatti, è di 21 g. Presenta una luce fra le colonne di 270 x 270 mm, una forza di chiusura di 350 kN e un gruppo iniezione 70. Il volume massimo di iniezione arriva a 44 cm3 e la pressione di iniezione massima a 2500 bar. La Allrounder 720 A, invece, si colloca in cima alla scala delle presse Arburg: ha una forza di chiusura di 3200 kN e un gruppo iniezione 800, col quale si hanno volumi di iniezione massimi di 474 cm3 e pressioni di iniezione di 2470 bar. È la pressa per stampi di grandi dimensioni, con la quale si possono produrre articoli fino a 434 g di peso.
Allrounder H: la massima produttività Alte prestazioni produttive e alta efficienza energetica sono i fattori distintivi di queste presse ibride (Hybrid), nelle quali sono combinate insieme la tecnologia servoelettrica delle Allrounder A per il gruppo di chiusura e quella idraulica delle novembre
Allrounder S per il gruppo di iniezione. L’abbinamento del comando di dosaggio servoelettrico e della chiusura a ginocchiera con quello idraulico che regola la pressione di iniezione in funzione dell’effettivo fabbisogno nello specifico processo consente un risparmio di energia fino al 40%. Appunto per evidenziare questo vantaggio, le presse Allrounder H recano anch’esse il contrassegno “e2”. Nell’ambito di questa serie, Arburg ha presentato di recente nuovi modelli con la denominazione “Hidrive” per sottolineare la maggiore capacità produttiva delle macchine, non disgiunta dall’elevato livello qualitativo dei pezzi prodotti e dal basso consumo energetico. I tempi di ciclo sono sensibilmente ridotti grazie al fatto che gli assi di traslazione si muovono simultaneamente e indipendentemente tra loro. Il che vuol dire maggiore resa della macchina. Per quanto riguarda la qualità della produzione, questa è garantita dal controllo “intelligente” di tutte le fasi del ciclo da parte di Selogica, che assicura, inoltre, una gestione del processo facile e sicura. Interessante e vantaggiosa, ai fini della produttività, l’opzione “Flying” nell’equipaggiamento delle Allrounder H Hidrive resa tecnicamen-
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Stampaggio ad iniezione
pare microingranaggi in POM del peso di 0,001 g con uno stampo a otto impronte in un tempo di ciclo di 9,5 sec.
Allrounder C: lo stampaggio multicomponente
La Allrounder 170 S 180-70.
• Allrounder 720 H: luce colonne 720 x 720 mm, forza di chiusura 3000 kN, gruppo iniezione 1300 e 2100.
te possibile proprio dai movimenti di traslazione degli assi simultanei e indipendenti: questa caratteristica, infatti, fa sì che gli assi stessi si adattino perfettamente fra loro anche a velocità elevate, e ciò permette l’iniezione già durante la chiusura dello stampo (injection on the fly). La velocità dei cicli, inoltre, è ulteriormente garantita da un sistema robot Multilift V ad azione verticale che provvede a rimuovere i pezzi, e la sua integrazione nel gruppo di controllo Selogica assicura precisione e qualità della produzione ad alti livelli. La nuova serie delle Allrounder H Hidrive comprende i seguenti modelli: • Allrounder 370 H: luce tra le colonne di 370 x 370 mm, forza di chiusura di 600 kN, gruppo iniezione 290; • Allrounder 470 H: luce colonne 470 x 470 mm, forza di chiusura 1000 kN, gruppo iniezione 400; • Allrounder 520 H: luce colonne 520 x 520 mm, forza di chiusura 1500 kN, gruppo iniezione 800; • Allrounder 570 H: luce colonne 570 x 570 mm, forza di chiusura 2000 kN, gruppo iniezione 800 e 1300;
Rappresentano le presse Arburg idrauliche ad alta felssibilità, capaci di lavorare qualsiasi tipo di materiale iniettabile e, quindi, di coprire un gran numero di settori applicativi. Tra questi, per restare nell’ambito degli articoli in gomma, quello delle guarnizioni in siliconi liquidi per alte temperature. La loro modularità, in combinazione con diverse opzioni elettriche, rende disponibile un’ampia gamma di macchine con luce tra le colonne da 170 x 170 mm a 920 x 920 mm, forza di chiusura da 125 a 5000 kN e gruppo iniezione da 30 a 4600. Ampia la varietà di pezzi, anche di dimensioni ridottissime, che si possono produrre con queste presse. Con la “piccola” della famiglia, per esempio, la Allrounder 170 S dotata di forza di chiusura di 150 kN e gruppo iniezione 30 e equipaggiata con vite in posizione regolata di 12 mm, si riescono a stam-
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Allrounder S: l’elevata versatilità
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Sono le macchine idrauliche ad ampio spettro di applicazioni, particolarmente indicate per gli stampaggi multicomponenti anche di materiali elastomerici. Un esempio è fornito dalla Allrounder 570 C 2000-350/350, con la quale viene prodotta una speciale membrana in LSR e poliammide (PA). I due gruppi di iniezione sono assemblati nella configurazione a L l’uno rispetto all’altro: uno inietta secondo la modalità standard attraverso la piastra fissa e l’altro inietta, dal retro della pressa, nell’iniettore a canale freddo. In questo processo la membrana vera e propria, ossia il componente LSR del pezzo, viene sovrainiettata su un anello in PA. Tutte le funzioni eseguite dalla macchina nel suo ciclo sono controllate dal gruppo Selogica, compreso il robot integrato Multilift Select che preleva i pezzi stampati. Anche in questa serie sono presenti alcune novità, sotto l’etichetta Allrounder C Golden Edition inaugurata nel 2006 in occasione del 50° anniversario della produzione della prima macchina Arburg per lo stampaggio a iniezione. Si tratta della 470 C Golden Edition e della 420 C Golden Edition: macchine ad ampio campo di applicazioni, nelle quali Selogica direct esprime al meglio la sua capacità di gestire programmi di produzione anche complessi e l’intera rete delle periferiche.
Allrounder V: le macchin e verticali per stampaggi speciali Dotate di forza di chiusura da 125 a 2500 kN e caratterizzate da
Stampaggio ad iniezione
una programmazione semplice e rapida del robot, queste presse sono specificamente indicate per la sovrainiezione di inserti e lo stampaggio di LSR in lavorazioni difficili. Il gruppo di chiusura che chiude dal basso e il gruppo iniezione verticale (ma esiste anche l’opzione col gruppo orizzontale) assicurano una comoda sistemazione degli inserti nel semistampo collocato in posizione orizzontale. La configurazione ergonomica con lo stampo liberamente accessibile dai tre lati, inoltre, rende particolarmente agevole l’utilizzo della pressa da parte dell’operatore, oltre a rendere più semplice anche l’integrazione della macchina in linee di produzione automatizzate. Nella Allrounder 375 V, con forza di chiusura di 500 kN, l’equipaggiamento con una tavola rotante servoelettrica facilita ancora di più le operazioni, dal momento che con i due semistampi l’insertatura e il prelevamento degli inserti sovrastampati ad opera del sistema di robot possono essere effettuati durante lo stampaggio stesso, con notevole riduzione dei tempi di ciclo.
Le Allrounder 570 C 2000-800 in versione bicomponente.
Allrounder T: le presse a tavola rotante Anche queste presse verticali sono macchine speciali, particolarmente adatte per la produzione, tra gli altri, di pezzi in LSR sia con inserti, costituiti da materiali vari (plastica, metallo, eccetera), che con più componenti. La serie T delle Allrounder comprende presse con diametro della tavola di 900 mm, 1200 mm e 1500 mm, e forza di chiusura variabile da 400 a 2000 kN, con gruppo iniezione massimo disponibile di 800. La sistemazione delle colonne al di fuori del diametro della tavola consente la disponibilità di un ampio spazio per una agevole mo-
La Allrounder 375 V 500-170.
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Stampaggio ad iniezione
La tavola rotante.
La Allrounder 1200 T 800-150.
L’industria italiana della gomma
GUIDA 2010
Stiamo per chiudere la rilevazione dei dati per la nuova edizione. Se non avete ancora restituito la scheda compilata, fatelo con cortese sollecitudine. Se non l’avete ricevuta o l’avete perduta chiamateci e ve ne manderemo un’altra. Grazie per la vostra collaborazione
vimentazione degli stampi; in più, la tavola rotante è indipendente dal processo di iniezione. In altre parole, è possibile disaccoppiare il processo di iniezione da quello di inserimento e prelievo. Nella zona anteriore della pressa, infatti, avviene l’inserimento dei pezzi, e in quella posteriore avviene, simultaneamente, il sovrastampaggio di quelli inseriti in precedenza. E questo vuol dire tempi di ciclo sicuramente più rapidi. Per la produzione di pezzi in più componenti, il numero di questi dipende dal tipo di tavola rotante (a due o tre stazioni). Anche le Allrounder T offrono la possibilità dell’integrazione di periferiche e di sistemi robot, oltre che di funzioni speciali della tavola rotante. Il tutto, naturalmente, facilmente programmabile e controllabile mediante Selogica: il sistema di controllo progettato e realizzato dal leader capace, in quanto tale, di cogliere le esigenze del mercato e di proporre nuove, appropriate soluzioni per soddisfarle.
L’industria italiana della gomma Guida
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Guide to the italian rubber industry
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Fluoroelastomeri
Una nuova generazione a vulcanizzazione ionica di Umberto Bianchi, Marketing Account Solvay Solexis Gabriele Sanvito, Technical Service Development Manager Solvay Solexis Marco Cristini, Technical Service Development Manager JP, EE, SK, RoW Solvay Solexis
Arriva sul mercato Tecnoflon SEF, Solvay Eco Friendly: ridotto impatto ambientale, significativo risparmio di energia ed emissioni grazie all’assenza di post-curing. SEF è un’innovativa classe di fluoroelastomeri copolimerici a ridotto impatto ambientale. L’obiettivo di Solvay Solexis è rafforzare la propria competitività in tutti i più importanti segmenti di mercato, avendo come parole chiave “crescita sostenibile”.
L
a più recente generazione di fluoroelastomeri ad alte prestazioni ed elevata stabilità sfrutta la tecnologia HS, proprietaria di Solvay Solexis, risultato del continuo sforzo della società in ricerca e innovazione. La principale caratteristica della famiglia Tecnoflon HS è rappresentata dalla mancanza di gruppi terminali della catena ionica, particolare messo in evidenza durante la reazione di reticolazione, che rende l’intero processo di vulcanizzazione più efficiente.
I nuovi gradi di Tecnoflon SEF Il primo grado di questa famiglia, il Tecnoflon SEF 9050HS, è stato recentemente lanciato con successo da Solvay Solexis in collaborazione con due società partner nel corso di IRC 2009, una tra le principali manifesta-
zioni a livello mondiale del mercato della gomma, di fronte ad una platea di esperti ed operatori del settore. Tecnoflon SEF 9050HS rappresenta una rivoluzione nel suo campo, dal punto di vista della processabilità e delle proprietà finali: si tratta di un copolimero ad alta viscosità con sistema di vulcanizzazione incorporato, basato su una nuova tecnologia di processo per i fluoroelastomeri a vulcanizzazione ionica. Questo copolimero ha tra le proprie peculiarità quella di raggiungere eccellenti performance già dopo la fase di stampaggio; infatti, grazie alla sua particolare composizione, Tecnoflon SEF 9050HS eguaglia le proprietà tipiche dei fluoroelastomeri, senza la necessità di utilizzare il processo per il trattamento di post vulcanizzazione. Fra i vantaggi più evidenti derinovembre
vanti da questa caratteristica vi è la significativa riduzione di emissione dei sottoprodotti della reticolazione, rispetto ai fluoroelastomeri a vulcanizzazione ionica standard, e la riduzione dei tempi e risparmio energetico. Inoltre, la mancanza di gruppi terminali della catena ionica garantisce a Tecnoflon SEF 9050HS una maggiore stabilità termica, che assicura una superiore performance di tenuta, in termini di prolungata durata delle guarnizioni e di utilizzo a temperature maggiori rispetto ai fluoroelastomeri bisfenolici tradizionali.
Riduzione delle emissioni La riduzione dei sottoprodotti derivanti dal processo di vulcanizzazione (principalmente fosfinossido) è stata testata tramite la tecnica GC-MS. Il grafico di Figura 1 evidenzia una riduzione di questo prodotto nocivo di oltre 5 volte, rispetto ai copolimeri standard.
Condizioni di processo Essendo un copolimero con caratteristiche particolari, è necessario che anche in fase di stampaggio sia utilizzato un approccio diverso da quello usato per i polimeri tradizionali. Nonostante la sua elevata viscosi-
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Fluoroelastomeri
Tecnoflon¨ SEF philosophy
L’AzIENDA
Standard copolymer
Tra le società leader a livello mondiale nella ricerca e sviluppo di polimeri fluorurati ad elevate preSEF 9050HS
stazioni, Solvay Solexis è una società del Gruppo Solvay che vanta più di 4200 brevetti e 350 ricercatori.
Figura 1
Figura 1. SOLVAY SOLEXIS
© 2009, SOLVAY S.A. - 1
Grazie a queste competenze e all’impegno costante in ricerca e
Tecnoflon¨ SEF 9050HS Ð Key Features
innovazione, Solvay Solexis offre prodotti ad alto valore aggiunto –
Product
Polymer Viscosity 1+10 @ 121¡ C
Tecnoflon¨ SEF 9050HS
50 - 60
Molding Technology
Molding Temperatures
Compression
200 Ð 220¡ C
Injection
210 Ð 220¡ C Tinj unit = 120¡ C
C-SET #214 22h@200¡ C
fluoropolimeri, fluoroelastomeri
No Post Cure
Post Cure 1h @ 250¡ C
e fluidi fluorinati – che coprono
15%
5%
si chimici a quelli del settore auto-
svariate applicazioni dai procesmotive, dal mercato dei semiconduttori all’industria aerospaziale, rivolgendo inoltre particolare at-
Figura 2
tenzione allo sviluppo sostenibi-
Figura 2.
Tecnoflon¨ SEF 9050HS Ð Filler Selection Tecnoflon¨
Filler type
le e ai mercati emergenti, come
SEF 9050HS
Carbon Black
Wollastonite + CB
40 phr
50 phr
Fillers content Compound density
g/cm3
1,83
t50 ΔTorque
s lb*in
150 22,0
115 21,5
MPa % ShA
11,9 220 73
12,0 210 73
%
18
15
SOLVAY MDRSOLEXIS @ 210¡ C
1,96
© 2009, SOLVAY S.A. - 2
Properties After Press Mechanical properties TS EB HDS
Compression Set 22h @ 200¡ C O-Ring #214
Figura 3.
voltaico. riuscire ad operare in settori così diversi fra loro con la flessibilità che la contraddistingue è merito anche di rapporti consolidati con clienti leader nei propri settori, che permettono a Solvay Solexis di ampliare il proprio know how, grazie a cui l’azienda può proporre soluzioni sempre più sofi-
Figura 3
tà, le caratteristiche SOLVAY SOLEXIS intrinseche di Tecnoflon SEF 9050HS consentono uno stampaggio ad iniezione. Inoltre, le temperature degli stampi e dell’iniettore possono essere settati a valori più alti rispetto alla norma, senza per questo incorrere in alcun problema di scorch. In tabella di Figura 2 sono indicate le condizioni consigliate per lo stampaggio di questo prodotto. 46
le celle a combustibile e il foto-
| L’INDUSTRIA DELLA GOMMA | ELASTICA |
sticate, mirate e con livelli di pre-
Compounding
stazione sempre più elevati. Sol© 2009, SOLVAY S.A. - 3
La scelta del tipo di cariche e di plastificanti da utilizzare sono altri parametri importanti per ottenere proprietà che garantiscono l’assenza di post trattamento.
Cariche Gli studi effettuati dal gruppo di Ricerca di Solvay Solexis hanno evinovembre
2009 n. 573
vay Solexis è presente con uffici commerciali e impianti produttivi in Italia, Belgio, Francia, Germania, Stati Uniti, Brasile, Cina, Corea, Singapore, Taiwan, India, Tailandia e Giappone.
Fluoroelastomeri Tecnoflon¨ SEF: PA influence on after press properties Process Aid type
Commercial type Ref.
Fatty acids derivative
PAT777
Perfluoropolyether
Fatty acids derivative + silicones Alcohol
Accepted
0,5 Ö 1,0 phr
Tecnoflon FPA1
Accepted
0,5 Ö 2,0 phr
FPA 2HT
Recommended
To be defined
Fluoroderivative Wax
Usage recommendation (if post-cure is not done)
Carnauba
Restricted
≤ 0,5 phr
Plastificanti
Struktol WS280
Restricted
≤ 0,5 phr
Il tipo di plastificante usato ha un’influenza rilevante sui valori di compression set dopo la vulcanizzazione di Tecnoflon SEF 9050HS. In Figura 4 sono elencati i principali plastificanti in relazione alla loro influenza sull’assenza di post trattamento.
Nafol 1822B
No
-
Amide
Crodamide OR
No
-
Amine
Armeen 18D
No
-
Figura 4.
Figura 4
¨ Tecnoflon Tecnoflon¨ SEF SEF 9050HS 9050HS ÐÐ Seal Seal service service Life Life
SOLVAY SOLEXIS
© 2009, SOLVAY S.A. - 4
Compression Compression Stress Stress Relaxation Relaxation @ @ 200¡ 200¡ C C
100 100
Proprietà di tenuta
SEF 9050HS - after press SEF 9050HS - after press
95 95
FKM Copolymer - after post cure FKM Copolymer - after post cure
90 90
Prove di Compression Stress Relaxation a lungo termine evidenziano come Tecnoflon SEF 9050HS, senza post trattamento, mostri proprietà di tenuta superiori ai fluoroelastomeri standard dopo il post trattamento (Figura 5).
Retainingsealing sealingforce force[%] [%] Retaining
85 85 80 80 75 75 70 70 65 65 60 60 55 55 50 50
0 0
100 100
200 200
300 300
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500 500 time [h] time [h]
600 600
700 700
800 800
900 900
1000 1000
Figura Figura 5 5
Figura 5.
Rating termico
Tecnoflon¨ SEF 9050HS Ð Thermal rating
SOLVAY SOLVAY SOLEXIS SOLEXIS
© © 2009, 2009, SOLVAY SOLVAY S.A. S.A. -- 5 5
Compression Stress Relaxation @ 200¡ C
Figura 6
Figura 6. SOLVAY SOLEXIS
SBR IN SOLUZIONE SISTEMI DI RAFFREDDAMENTO 100 ANNI DI GOMMA SINTETICA
denziato che l’utilizzo di cariche bianche come le wollastoniti permette l’ottenimento di proprietà migliori (Figura 3).
Se si mette a confronto il Compression Stress Relaxation (CSR) di Tecnoflon SEF 9050HS dopo pressa con quella di un copolimero standard dopo il post curing, si nota che Tecnoflon SEF 9050HS presenta una curva CSR a 220°C analoga a quella di un fluoroelastomero standard a 200°C, evidenziando un rating termico superiore di 20°C di Tecnoflon SEF 9050HS rispetto ai tradizionali fluoroelastomeri (Figura 6).
© 2009, SOLVAY S.A. - 6
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MENSILE DEGLI ELASTOMERI E DEGLI ALTRI POLIMERI RESILIENTI
OTTOBRE 2009 - NUMERO 8
Mensile - Spediz. in abb. postale - 45% - Art. 2, comma 20/b Legge 662/96 - Filiale di Milano - ISSN 0019-7556
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2009 n. 573 | L’INDUSTRIA DELLA GOMMA | ELASTICA |
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TA C C U I N O Arriva l’inverno. È tempo di pneumatici invernali L’inverno è alle porte e quindi bisogna ricordarsi di cambiare le gomme alla propria vettura per viaggiare sicuri. Anche se non c’è neve e anche se la strada è asciutta. È quanto ci tiene a ribadire e a ricordare Fabio Bertolotti, Direttore di Assogomma, l’Associazione Nazionale Produttori Gomma che insieme a Federpneus, l’Associazione Nazionale rivenditori Specialisti di Pneumatici, da oltre dieci anni promuove iniziative nell’ambito della campagna “Pneumatici sotto controllo” volte a sensibilizzare gli automobilisti sull’importanza che ha, per la loro sicurezza e per quella degli altri, controllare periodicamente le “condizioni di salute” delle gomme sulle quali si viaggia. Non solo, ma anche a sottolineare che è vitale equipaggiare la propria vettura con le gomme adatte ad affrontare in sicurezza situazioni difficili. Particolarmente importante, perciò, è il promemoria rivolto adesso a montare i pneumatici giusti nella stagione fredda, quando le avverse condizioni climatiche rendono la guida più difficoltosa e più rischiosa. Molti, infatti, pensano che i pneumatici invernali siano le “gomme da neve”, le gomme, cioè, da usarsi solo su fondo stradale innevato, al posto delle catene. E invece queste gomme si chiamano invernali proprio perché sono particolarmente indicate nella stagione fredda, nella quale “funzionano” meglio di quelle estive. Anche se non c’è neve e la strada è asciutta. La loro caratteristica fondamentale, infatti, - co-
me ricorda Bertolotti - , è la maggiore morbidezza della mescola, appositamente studiata per esibire al meglio le sue prestazioni alle basse temperature, tipicamente al disotto dei 7°C, in termini di aderenza in qualunque condizione di viabilità: neve, ghiaccio, strada bagnata o anche solo asciutta e fredda. Il loro grip, inoltre, è migliore di quello delle estive anche per il diverso disegno del battistrada, che presenta particolari lamelle sui tasselli. E questi, a loro volta, mostrano intagli profondi che concorrono a migliorare questa proprietà. Basti pensare che a 40 km/h una vettura di media cilindrata equipaggiata con gomme invernali frena sulla neve in uno spazio anche del 50% più breve di quello con gomme estive. Per la stessa vettura, a 80 km/h in condizioni climatiche di pioggia e bassa temperatura, lo spazio di frenata si riduce del 15%. I pneumatici invernali, quindi, sono l’equipaggiamento adatto per guidare d’inverno in condizioni di sicurezza, per se stessi e per gli altri. Ed è opportuno ricordare che, dal punto di vista giuridico, l’utilizzo di questi pneumatici è equivalente a quello delle catene. Lo ribadisce a chiare lettere l’articolo 122 del regolamento del Codice della Strada, comma 8, che stabilisce che il segnale che raffigura una ruota con la catena montata su fondo blu sta a indicare il punto a partire dal quale l’automobilista ha l’obbligo di circolare con catene montate o con pneumatici invernali già montati.
Qualità certificata per Tiger
I
l Centro Guarnizioni Tiger, che dal 1961 produce articoli tecnici e guarnizioni a disegno nei più diversi materiali (NBR, EPDM, Viton, silicone, neoprene ecc.), ha approntato, dall’inizio del 2009, il sistema di gestione della qualità certificata UNI EN ISO 9001:2008 ottenendo il 23 luglio la certificazione per “produzione di guarnizioni e articoli tecnici industriali in gomma e materiali similari. Nello stesso periodo ha ottenuto anche le omologazioni per alimenti e farmacopea sul prodotto stampato.
Un nuovo spettrometro di Ocean Optics
S
pettrometro versatile InGaAs-array per innumerevoli applicazioni, con un range di lavoro da 900 nm a 2500 nm, un banco ottico dalle alte prestazioni, elettronica a basso rumore e diverse soluzioni, con la scelta personalizzata del range di lavoro, fanno dello spettrometro NIRQuest di Ocean Optics uno strumento estremamente versatile per applicazioni NIR che vanno dal rilevamento dell’umidità e l’analisi chimica alla caratterizzazione laser e fibra ottica ad alta risoluzione. Lo spettrometro, plug and play, è disponibile nelle versioni 900-1700 nm, 900-2050 nm e 900-2500 nm. NIRQuest utilizza un rilevatore dalle alte prestazioni all’indio gallio arsenico (InGaAs-array), in un banco ottico compatto dotato di controllo termoelettrico ed elettronica a basso rumore. La funzionalità ad alto guadagno ot-
timizza la sensibilità del sistema per le misurazioni a bassi livelli di luminosità e bassa concentrazione. Sono inoltre possibili tempi d’integrazione molto brevi, fino ad un minimo di 1ms. Gli spettrometri NIRQuest sono inoltre disponibili per l’installazione in dispositivi OEM. NIRQuest utilizza il software SpectraSuite Spectrometer, una piattaforma di spettroscopia modulare, basata su Java, compatibile con i sistemi operativi Windows, Mac OS e Linux. NIRQuest può essere infine munito dell’adattatore di rete Remora di Ocean Optics per trasformare il sistema in un server dati spettrale multi-utente tramite Ethernet o la propria connessione Wi-Fi.
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Taccuino
L’ultima novità di Pirelli PZero al Salone Nautico
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l 49° Salone Nautico di Genova, che si è svolto all’inizio di ottobre, Pirelli PZero ha presentato la sua ultima novità nella gamma dei battelli pneumatici: il Pirelli PZero 1400, un supergommone sportivo dallo stile avveniristico, frutto della collaborazione tra Tecnorib, società licenziataria di Pirelli per i gommoni Pirelli PZero, e la svedese Ocke Mannerfelt Design. Questo innovativo natante rappresenta quanto di meglio la tecnologia del settore può presentare oggi agli appassionati della nautica e delle imbarcazioni di lusso. Ne danno atto i numerosi riconoscimenti internazionali che ha ricevuto, tra cui il prestigioso Red Dot Design Award e il premio Forcola d’oro. È realizzato in fibra di carbonio, un materiale che per la sua leggerezza e indeformabilità trova largo impiego nelle imbarcazioni da competizione, e si presenta con un design aggressivo e dinamico che lo rende, al tempo stesso, imponente e sofisticato. Ha una lunghezza di quattordici metri e una larghezza esterna di oltre tre metri e mezzo e dà luogo a un dislocamento di cinque tonnellate e mezza (una tonnellata in meno rispetto ai modelli classici in vetroresina).
L’imbarcazione è omologata per dodici persone, e lo spazio a bordo è ampio e suddiviso in ambienti comodi e funzionali. Zone prendisole sia a prora che a poppa, superfici piane con cuscini e un pozzetto con due semidivani frontali assicurano comfort e sicurezza durante la navigazione. La plancia di comando, anch’essa in fibra di carbonio, è collocata a centro barca e realizzata in stile open space, con un tettuccio parabrezza dall’originale profilo aerodinamico. I tubolari, in Hypalon Neoprene, hanno un diametro di mezzo metro e racchiudono sei compartimenti d’aria. I motori sono, a scelta, due Volvo Penta – diesel da 370 HP oppure due Mercruiser – benzina da 425 HP e sviluppano una potenza complessiva di 1440 cavalli, che può spingere la velocità fino a 60 nodi. La capacità di 880 litri del serbatoio carburante, inoltre, è in grado di garantire la ragguardevole autonomia di circa 400 miglia nautiche. Un gioiello, insomma, della tecnologia oltre che del design, come sottolineato anche dalle numerose possibilità di personalizzazioni: dalle cuscinerie ai motori (benzina e diesel) e alle strumentazioni di bordo.
Un seminario sull’estrusore bivite co-rotante
“E
strusore bivite co-rotante: stato dell’arte e nuovi orizzonti” questo il titolo di un seminario in calendario per il 27 novembre presso il CESAP di Verzellino-Zingonia. Il seminario prevede un programma articolato nei seguenti argomenti: - Mescolazione di liquidi polimerici nell’estrusore bivite corotante: stato dell’arte; - PEPflow, un metodo innovativo per inseguire in tempo reale e visualizzare il movimento delle particelle liquide nell’estrusore bivite co-rotante; - Mescolazione dispersiva in cTSE: TIP flow, teorie classiche e PEPTflow a confronto; - Il flusso in un estrusore bivite co-rotante: modellazione 3D; - Un nuovo software commerciale capace di predire il comportamento dei materiali in un estrusore bivite co-rotante: Ludovic vers. Il seminario è curato da Cesap in collaborazione con la Camera di Commercio di Milano.
Drastica riduzione della viscosità delle gomme HNBR
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anxess sta implementando il proprio portafoglio prodotti con un nuovo grado di gomma nitrilica idrogenata ad alte prestazioni, HNBR, con speciale proprietà di scorrimento. La caratteristica di questo nuovo grado - Therban AT 3400 VP - è la sua viscosità compresa tra 100 e 1.000 Pas alla temperatura standard di processo. Questo significa che esso ha caratteristiche di fluidità da 1.000 a 10.000 volte più elevata dei gradi standard a viscosità Mooney di circa 39. Il nuovo grado di HNBR con viscosità ultrabassa (ULV) ha potenziali applicazioni nello stampaggio ad iniezione con processo LIM; la produzione di guarni-
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zioni (IPG) particolarmente morbide può raggiungere una durezza inferiore ai 40 Shore A, in assenza di plastificanti. Questo elastomero, inoltre, si distingue per le sue eccezionali proprietà dinamiche e di ottima resistenza all’invecchiamento; entrambe le caratteristiche sono di grande importanza per gli utenti di prodotti vulcanizzati di qualità. Le gomme HNBR di Lanxess, grazie al livello di saturazione molecolare, sono straordinariamente resistenti all’invecchiamento termico e alle sostanze chimiche e, grazie alla loro polarità, la resistenza agli idrocarburi è pari a quella della gomma nitrilica.
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2009 n. 572
Il nuovo grado espande le potenzialità dei gradi AT standard con i quali può essere mescolato molto facilmente al fine di ridurne la viscosità. Ma non è tutto: grazie alla sua viscosità estremamente bassa, il materiale HNBR è anche in grado di muoversi in nuovi campi d’applicazione, come ad esempio le celle a combustibile e sistemi di stoccaggio di energia nel settore delle tecnologie energetiche. Altre potenziali applicazioni comprendono gli anelli di tenuta a bassa durezza senza l’ausilio di plastificanti. Inoltre, un ulteriore vantaggio di questo nuovo grado è il suo basso livello di permeabilità ai gas ed i liquidi.
Taccuino
Un successo la nuova serie Edition di Maplan
L
a produzione della nuova serie Edition di macchine Maplan, originariamente limitata alle prenotazioni fino al 31 agosto 2009, si protrae fino alla fine dell’anno grazie all’elevato successo riscontrato tra i propri clienti. La produzione della nuova serie di macchine risponde pienamente alle richieste provenienti dalla maggior parte degli stampatori del comparto gomma. Ciò è dovuto ad un buon rapporto prezzo qualità con un possibile risparmio energetico pari a circa 30% annuo. La serie Edition è ancora disponibile con forza di chiusura da 160, 250 e 400 ton. La società austriaca ha sviluppato e realizzato il progetto delle macchine Edition in Europa così come ogni componente della macchina ha il marchio di qualità europeo. L’ottima configurazione dei vari modelli di macchine ha come risultato un piccolissimo ingombro sul pavimento consentendo in tal modo un recupero di efficienza in termini di spazio occupato. Il sistema di bloccaggio completamente idraulico della serie Edition Maplan offre sostegno per quasi l’intera area della cavità. L’unità di bloccaggio progettata è completamente idraulica. Il pistone principale di bloccaggio sostiene quasi l’intera area della cavità assicurando la stabilità della macchina. Le macchine sono dotate della speciale unità d’iniezione Maplan, se-
condo il ben noto principio FIFO e un rapporto costante L/D assicura la preparazione omogenea della mescola. Un altro vantaggio è la brevissima distanza tra la camera di iniezione e l’ugello che riduce la perdita di pressione durante la fase di iniezione. La facile pulizia dell’unità di iniezione FIFO semplifica il necessario cambio mescole, riducendo inoltre il tempo di fermo macchina. La serie Edition è disponibile con unità di iniezione da 750 cm3 fino a 3200 cm3. Per quanto riguarda il sistema di controllo/gestione della macchina, Maplan utilizza l’efficace sistema PC5000touch. La tecnologia di processo multi opzione permette la più alta precisione in tutti i processi di controllo e posizionamenti.
È Lanxess che distribuirà i prodotti Rhein Chemie in Italia
ottobre
R
hein Chemie Rheinau GmbH, società leader nello sviluppo e nella produzione di additivi per l’industria della gomma, ha cambiato il proprio assetto commerciale e distributivo in Italia. Sarà Lanxess srl - BU Rhein Chemie a distribuire dal 1° novembre 2009 i prodotti di Rhein Chemie appartenenti alla divisione gomma nel nostro paese. L’intera linea dei prodotti comprende i seguenti marchi: Aflux, ausiliari di processo zincfree; Aktiplast, saponi di zinco come scivolanti interni; Antilux, cere microcristalline; Rhenocure, acceleranti in polvere e covulcanizzanti; Rhenodiv, agenti distaccanti; Rhenofit, coagenti, attivatori speciali, ossidi di calcio e magnesio, Rhenogran, acceleranti, stabilizzanti e ossidi metallici in forma predispersa; Rhenopren, fatturati; Rhenosin, resine fenoliche, disperdenti e plastificanti; Urepan, gomme poliuretaniche. La BU Rhein Chemie appartiene al segmento Performance Chemicals di Lanxess.
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Taccuino
Nasce la Rutiltech Engineering
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allo scorso maggio è diventata operativa una nuova società, la Rutiltech Engineering s.r.l., in grado di assicurare assistenza tecnica e service ad una vasta gamma di macchine per lavorazione e trasformazione di gomma e termoplastici. Questa società, con sede operativa nelle vicinanze di Varese, è formata da tecnici che hanno acquisito professionalità ed esperienza più che decennale nel servizio tecnico di una primaria azienda costruttrice operante nel settore, quale la Rutil, da qualche mese non più presente sul mercato. Rutiltech Engineering (assistenzapressegomma@gmail.com) si propone in particolare per attività su presse a compressione ed iniezione, estrusori e linee di lavorazione elastomeri e termoplastici in genere. La collaborazione già avviata con aziende specializzate permette a Rutiltech Engineering di far fronte a richieste per realizzazione di attrezzature di ogni tipo e sistemi di automazione anche con robot antropomorfi gestiti con software dedicati e realizzati in proprio.
L’
Una ricerca dell’IISRP sul mercato dell’EPDM in Cina
Istituto internazionale dei produttori di gomma sintetica (IISRP) ha pubblicato un rapporto sul mercato della gomma etilene-propilene. È il primo di una serie di pubblicazioni, che si chiamano “Elastomer Bulletin”, realizzate dall’Istituto in collaborazione con il China National Chemical Information Center (CNCIC), il principale organismo cinese di informazioni sull’industria chimica. Il rapporto è focalizzato sul mercato cinese dell’EPDM, ma contiene anche informa-
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zioni a livello globale sui produttori e le capacità produttive di questo elastomero, oltre che le previsioni dell’IISRP sull’offerta e la domanda mondiale e in particolare dell’Asia. Nel documento si prevede che per la fine del 2010 la capacità produttiva cinese di EPDM raggiungerà almeno le 50.000 tonn./anno. Comunque negli anni successivi si calcola che il mercato cinese registrerà una carenza di almeno 100.000 tonn./anno, dato il ritmo attuale di crescita della domanda.
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