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retail&food 01/02 2010

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ANNO 5 • NUMERO 1/2 • GENNAIO/FEBBRAIO 2010 • € 3,00

Poste Italiane S.p.A. - Spedizione in Abbonamento Postale - D.L. 353/2003 (conv. In L. 27/02/2004 n°46) art. 1. comma 1, DCB Milano

retail&food LUOGHI DI VIAGGIO • SPAZI COMMERCIALI

Buone idee:

CAPITALE UMANO

© Bart Hoffstein

Tra bolle e balle, informarsi conviene. Sempre.

MAPIC 2009 • Osservatorio prezzi • Alta Velocità I protagonisti Il food è Multiplex r&f a bordo


News primae noctis

PROFUMO DOLCE DI RIPRESA

P

ochi se ne sono accorti, ma stiamo assistendo ad una bella svolta. Il processo di colonizzazione dell’economia italiana, favorita dalle cosiddette “privatizzazioni” iniziate da Prodi e proseguite per vent’anni, favorite da “Mani pulite”, sta lentamente rientrando ed anzi invertendosi. Negli ultimi tempi numerosi sono stati i rientri di grandi marchi italiani in altri tempi venduti o svenduti, soprattutto nel comparto alimentare: Motta, Alemagna, Olio Dante, Ferrarelle, Boario, Vismara Salumi, Cinzano, Aperol (ma anche fuori di esso: Sigaro Toscano, Vidal, Leocrema, Secondamano ecc.). Nel contempo, è proseguita l’espansione all’estero di alcuni nostri “cavalieri bianchi”: Cremonini e Autogrill sono oramai ai primissimi posti nei servizi di ristorazione per chi viaggia e nel travel retail mondiale. Altra carne al fuoco verrà sicuramente dal 2015, anno in cui si terrà a Milano l’Expo che, comunque lo si voglia considerare, consacrerà l’Italia come patria dell’agro-alimentare. Non basta: alcune ristrutturazioni nel campo della moda e del lusso accessibile segnalano che anche su questo fronte le imprese italiane hanno voglia di resistere, e di continuare ad esistere. Che il nuovo decennio sia quello della ripresa italiana, almeno in questi nostri tradizionali settori?

EDITORIALE

✔

L’OPINIONE Reinventarsi, innovare, avere il coraggio di seguire un sogno e di farlo diventare realtà di Alberto Pasquini* Lo spazio oggi parla alle persone portandone i valori del brand ma Alberto Pasquini deve rompere la banalità del quotidiano per sfidare le consuetudini del presente e per lanciarsi nella sfida di un futuro incerto che richiede coraggio e visioni. Chi non sa sognare e non ha coraggio di cambiare rimane incollato al presente e sarà trascinato verso la mediocrità. La capacità imprenditoriale di un brand piccolo o grande dipende dagli uomini che vi lavorano e che lo fanno vivere. Combattere l'usuale e inventarsi mondi fluidi di pensiero, che mettano tra loro in relazione situazioni e oggetti diversi, servizi che sembrano incompatibili fra loro e che poi diventano un tutt'uno quando sono realizzati. Idee rivoluzionarie che sembrano impossibili capaci di rompere gli schemi del già visto, di un mondo globalizzato che deve cambiare. Gli artefici del cambiamento sono uomini creativi, capaci di chiudere gli occhi e di buttarsi a capofitto in un'idea, seguendo il loro istinto e la loro forte fiducia, capaci di superare la paura del presente per la scoperta dell'ignoto, capaci di rischiare in prima persona e di mettersi in gioco continuamente. Sapere armonizzare gli oggetti e i servizi nello spazio che li contiene è la capacità di pochi uomini che con grande amore sanno raccontare nello spazio una storia che verrà vissuta, capita ed amata da altri che non l'hanno pensata, ma che la vivranno da visitatori e da compratori; solo allora si deciderà di portare a casa un piccolo o grande ricordo di una giornata diversa in un luogo inaspettato dove si vorrà tornare e quel brand, grande o piccolo, non verrà mai dimenticato! *Presidente Crea International

retail&food - gennaio/febbraio 2010 1


ANNO 5 • NUMERO 1/2 • GENNAIO/FEBBRAIO 2010 • € 3,00 Poste Italiane S.p.A. - Spedizione in Abbonamento Postale - D.L. 353/2003 (conv. In L. 27/02/2004 n°46) art. 1. comma 1, DCB Milano

retail&food LUOGHI DI VIAGGIO • SPAZI COMMERCIALI

Buone idee:

CAPITALE UMANO

Direttore responsabile Andrea Aiello

Tra bolle e balle, informarsi conviene. Sempre. © Bart Hoffstein

Anno 5 numero 1/2 gennaio/febbraio 2010

MAPIC 2009 Osservatorio prezzi Alta Velocità I protagonisti • Il food è Multiplex • r&f a bordo

Hanno collaborato Alessandro Barzaghi, Francesca Biagi, Giuseppe Bonomi, Giulia Comparini, Gianfilippo Cuneo, Luigi De Montis, Simone Filippetti, Fulvio Fassone, Vito Gamberale, Paolo Prota Giurleo, Antonio Intiglietta, Paolo Lombardi, Pietro Malaspina, Adolfo Marino, Dante Marro, Mario Messuri, Giorgio Mirabelli, David Montorsi, Giorgio Moroni, Luca Neri, Pierpaolo Palmieri, Alberto Pasquini, Fabrizio Patti, Enrico Pazzali, Andrea Penazzi, Mario Resca, Vito Riggio, Kevin Rozario, Vittorio Valenza, Eleonora Vallin Foto Archivio Gesto Editore, Flickr, Fotolia, Imagoeconomica Segreteria Silvia Pizzi Pubblicità adv@gestoeditore.it

È ora di leggere

Progetto grafico e impaginazione Giò Salvioni Stampa A.G.F. – Peschiera Borromeo (Mi)

retail&food

Redazione Viale Coni Zugna, 71 - 20144 - Milano - Italy Prezzo di una copia € 3,00 – Arretrati € 5,00

L'unico mensile b2b interamente dedicato al retail, alla ristorazione e ai servizi presenti nelle strutture del commercio moderno e nelle infrastrutture di viaggio. 9.000 copie ad altissima specializzazione distribuite in edicola e per abbonamento ad un qualificiato target di operatori economici dotati di potere decisionale. 10 numeri all'anno confezionati da un'équipe di veri esperti: analisi dei bilanci, inchieste e reportage, rilevazioni e confronto prezzi, interviste ai protagonisti, indiscrezioni e anticipazioni sui maggiori avvenimenti dei differenti mercati.

A retail&food hanno collaborato tra gli altri: Giuseppe Bonomi Gianfilippo Cuneo

Presidente Sea Aeroporti di Milano Presidente del Comitato Investimenti per Il Fondo Sinergia Presidente Assocatering Presidente Associazione Travel Retail Italia Presidente F2i Presidente Expo Italia Real Estate Presidente Fiera di Genova Presidente Consiglio Nazionale Centri Commerciali Amministratore Delegato John Lang LaSalle Italia Amministratore Delgato Fieramilano Presidente Confimprese Presidente Enac

Luigi de Montis Fulvio Fassone Vito Gamberale Antonio Intiglietta Paolo Lombardi Pietro Malaspina Pierre Marin Enrico Pazzali Mario Resca Vito Riggio

Abbonamento Italia: € 30,00 Europa: € 40,00 Resto del mondo: € 50,00 C/C PT 13590203 Registrazione Tribunale di Milano N° 550 del 06/09/2006 Iscrizione al Registro degli operatori della comunicazione n° 15972 Tutti i diritti di riproduzione degli articoli e/o foto sono riservati. Manoscritti, disegni, fotografie, supporti audio e video anche se non pubblicati non saranno restituiti. Per le fotografie e le immagini per cui, nonostante le ricerche eseguite, non sia stato possibile rintracciare gli aventi diritto, l’Editore si dichiara disponibile ad adempire ai propri doveri. Ai sensi dell’articolo 2 comma 2 del codice di deontologia relativo al trattamento dei dati personali nell’esercizio dell’attività giornalistica, si rende nota l’esistenza di una banca-dati personali di uso redazionale presso la sede di Milano – viale Coni Zugna, 71. Gli interessati potranno rivolgersi al responsabile del trattamento dei dati personali Silvia Pizzi, presso la sede di Milano, per esercitare i diritti previsti dalla legge n. 675/967.

retail&food è una rivista edita da Gesto Editore Viale Coni Zugna, 71 - 20144 - Milano - Italy Tel. 02 3451230 - Fax 02 3451231 info@retailfood.it www.retailfood.it

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Lettori di Retail&Food

Diffusione regionale (aree Nielsen)

5% Enti e Ministeri 15% Servizi

AREA 3

AREA 4 Abruzzo Molise Campania Puglia Basilicata Calabria Sicilia Sardegna

Toscana Marche Umbria Lazio

20% Gestori aree 32% Retail

INDIRIZZO ______________________________ CAP ____________ LOCALITÀ __________________________ PROVINCIA __________ TEL. UFFICIO ____________ TEL. CELLULARE __________________ FAX __________________ E-MAIL ___________________________

8% 19%

NOTE O RICHIESTE _________________________________________

48% 25%

28% Ristorazione

2 retail&food - gennaio/febbraio 2010

Trentino Friuli Ven. Giulia Veneto Emilia Romagna

AREA 2

NOME ___________________ COGNOME _____________________ SOCIETÀ _________________ FUNZIONE _____________________

__________________________________________________________ Piemonte Liguria Valle d'Aosta Lombardia

AREA 1

Da inviare per posta ordinaria, fax, allegato e-mail a: retail&food - Viale Coni Zugna, 71 - 20144 - Milano - Italy T +39 02 3451230 F +39 02 3451231 - info@retailfood.it - www.retailfood.it Legge Privacy Informativa resa ai sensi dell'art. 675/96 Richiesta dati anagrafici. I dati saranno utilizzati con mezzi automatizzati e non a fine di informazione, ricerca e statistica e di promozione commerciale e non saranno per nessun motivo divulgati all'esterno. Titolare del trattamento dei dati è Gesto Editore Srl - Viale Coni Zugna 71 - 20144 Milano. Chi comunica i propri dati personali gode dei diritti di cui all'art. 13 della legge 6/5/96 tra cui il diritto di ottenere la modifica o cancellazione dei dati forniti. Il conferimento di tali dati è facoltativo e l'accesso a tale servizio è subordinato alla prestazione del consenso.


SOMMARIO

indice retail&food 2010 Si chiude un anno DOC; prudenza per il 2010 I

l 2009 si è chiuso producendo discrete plusvalenze in tutti i comparti azionari; l’indice FTSEMIB, che misura l’andamento dei titoli della borsa italiana, mette a punto un incremento del 19,4%. L’indice Morgan Stanley, che misura l'andamento delle borse mondiali, fa ancora meglio segnando un aumento del 26%. Ma queste due buone performance sono state del tutto superate dall'andamento degli indici dei nostri comparti retail&food. L'indice generale infatti, che misura entrambi i comparti a livello internazionali, arriva ad un miglioramento del 45,6%, ovvero un progresso quasi doppio rispetto all’indice MSCI. Il settore del lusso accessibile si è dimostrato un comparto trainante, capace di dare molte soddisfazioni all’investitore che sa distinguere le buone dalle cattive occasioni: non possiamo infatti sottacere il fatto che, accanto a performance particolarmente brillanti, nel comparto si sono verificati anche casi drammatici, come quelli di Mariella

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Burani ed Ittierre, che hanno visto azzerare o quasi i valori del capitale azionario. Ecco perché nel prossimo anno bisognerà raddoppiare la prudenza nell'effettuare del trading nel settore, tanto più che l'andamento industriale e commerciale delle Imprese operanti inizierà forse la ripresa, ma certamente non potrà contare su consumi particolarmente vivaci. Anche il comparto food ha consentito un buon guadagno, inferiore però agli indici borsistici generali. Si tratta tuttavia di un settore che può dare ottime soddisfazioni nel prossimo anno, proprio per motivi specularmente inversi rispetto a quelli del retail: i consumi sono poco elastici e comunque la ristorazione di massa (ma sempre di qualità) è favorita rispetto a quella di fascia alta; ed il poco cammino del 2009 è un buon viatico per l'anno che sta per venire. QUOTAZIONI AL

PRINCIPALI SOCIETA' MARCHI POSSEDUTI

HOLDING AUTOGRILL BURGER KING HLDGS DARDEN FESTAURANTS DINEEQUITY FLO GROUPE MCDONALD’S PAPA JOHN’S STARBUCKS YUM BRANDS AEFFE ADIDAS BENETTON GROUP BULGARI DAMIANI GEOX HUGO BOSS INDITEX LUXOTTICA LVHM MARIELLA BURANI NIKE PPR RALPH LAUREN RICHEMONT SAFILO GROUP STEFANEL SWATCH GROUP TIFFANY & CO TOD’S

MERCATO

Hms Host, Aldeasa, Alpha Group, World Duty Free Red Lobster, Olive Garden Applebee’s, House of Pancakes Bistro romain, Hippopotamus, Maitre Kanter

KFC, Pizza Hut, Taco Bell Alberta Ferretti, Moschino, Pollini Reebok United Colors, Sisley

Valentino, Permira Zara, Pull and Bear, Massimo Dutti Louis Vuitton, Moet Chandon, Hennessy, Fendi, Dior, Zenith, Guerlain Antichi Pellettieri, Braccialini, Facco Gioielli Puma, Fnac, Gucci, Redcats, Conforama Polo LR, RL Watches Vacheron Constantin, Cartier, Dunhill

Omega, Longines,Tissot Valentina, Elsa Ferretti, Paloma Picasso Hogan, Fay

LA CLASSIFICA 31-12-08

31-12-09

Italia Nyse Nyse Nyse Francia Nyse Nyse Nyse Nyse

5,37 18,18 20,96 9,00 2,77 46,26 13,71 14,47 23,43

8,82 13,19 24,50 17,34 3,61 43,75 16,73 16,20 24,58

164,2 72,6 116,9 192,7 130,3 94,6 122,0 112,0 104,9

8 28 18 2 13 26 16 21 23

Italia Xetra Italia Italia Italia Italia Xetra Xetra Italia

0,67 27,09 6,10 4,42 0,83 4,36 14,40 31,33 12,67

0,52 37,77 6,24 5,75 1,06 4,82 20,22 43,01 18,05

77,6 139,4 102,3 130,1 127,7 110,6 140,4 137,3 142,5

27 11 24 14 15 22 10 12 9

INDICE

Francia

44,77

79,69

178,0

3

Italia Nyse Francia Nyse Xetra Italia Italia Xetra Nyse Italia

10,16 39,47 46,60 33,78 13,45 0,60 0,30 86,00 17,58 30,09

sospesa 46,14 82,76 56,89 23,37 0,58 0,35 175,73 30,35 36,01

116,9 177,6 168,4 173,8 96,7 116,7 204,3 172,6 119,7

18 4 7 5 25 20 1 6 17

100,00 100,00 100,00 19,46 227.683

23,24 286.959

109,5 157,6 145,6 119,4 126,0

INDICE FOOD INDICE RETAIL INDICE RETAIL&F00D FTSEMIB MSCI ALL COUNTRY

> n° 1/2 2010

L’indice Generale Retail&Food è ponderato nella misura di 1 (food) a 3 (retail) per tener conto della differente ampiezza dei rispettivi mercati. Tutte le quotazioni sono in euro. I cambi utilizzati sono: al 31/12/2008: 1 Usd = 0,779 euro; al 31/12/2009: 1 Usd = 0,694 euro

retail&food - gennaio/febbraio 2010 17

Star Trek retail

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DESTINAZIONE

N

onostante i numeri drammatici per il 2008 (in Italia quasi il 7% di disoccupazione e PIL in negativo) e per il 2009, la cui chiusura si attende in ulteriore ribasso, il settore librario in Italia l'anno scorso ha sostanzialmente retto rispetto alla congiuntura economica negativa e il calo dei consumi: -0,6% in termini di fatturato per il 'mercato adulti' e addirittura +10% in quello dei 'bambini e ragazzi' (settore in cui la casa editrice Giunti è molto forte). Se a questo aggiungiamo che l'anno scorso i lettori in Italia sono cresciuti del 2,7% toccando il 44% della popolazione e che i margini di crescita rispetto altri paesi europei sono alti (la Francia segna un 60% dei lettori e la Spagna addirittura un 72%), ecco che possiamo guardare al futuro con un certo ottimismo,

GIUNTI AL PUNTO soprattutto se i player del settore riusciranno a strutturarsi per raggiungere capillarmente i loro potenziali nuovi clienti. In questo panorama si inserisce Giunti al Punto (vedi tab.1), catena di librerie gestite direttamente, prima per numero di punti vendita (ben 143 in tutto il territorio nazionale) in Italia e controllata al 100% da un colosso dell'editoria come il Gruppo Giunti. Le origini della casa editrice toscana affondano le radici nel lontano

1841, anno in cui fu fondata a Firenze la 'Libreria Editrice Paggi' che possiamo considerare il punto di partenza dell'attività centenaria del Gruppo. Invece, il nucleo originario della catena Giunti al Punto è rappresentato dalle librerie a insegna Demetra (casa editrice allora della galassia Giunti), che iniziano a diffondersi nei primi anni '90, e si consolida intorno al 2004-2005 con l'acquisizione delle quasi 60 Librerie del centro. La catena, quindi, assume l'attuale denomina-

zione Giunti al punto e passa dalle 120 librerie alle 143 di oggi: 25 negozi aperti in quattro anni. Un bel risultato ottenuto e consolidato in un tempo relativamente breve che sono testimonianza di una realtà dinamica e decisamente unica nel suo settore: Giunti al Punto infatti (quota di mercato tra il 9 e il 10%) con i suoi spazi vendita di medie dimensioni (dai 100 ai 100 mq) è in tutta Italia (18 le regioni coperte). E' presente soprattutto al Nord, che rappresenta la fetta maggioritaria

Tinelli, diventato a settembre direttore generale di Giunti editore, dopo esserne stato per 11 anni direttore amministrativo. Dal 2004 i ricavi sono più che raddoppiati, fino a toccare i 94 milioni del 2008, con una previsione per il 2009 di sfondare il tetto dei 100. Il trend è confermato anche negli utili: dopo un 2006 in rosso, il biennio 2007-08 si è chiuso in positivo (€ 1.980.251 di attivo nel solo 2008). Il bilancio del 2008 fotografa una società in salute con una crescita di fatturato (con trend superiore al +10% negli ultimi tre anni), che trascina a cascata tutti gli altri indici: crescono del 14,2% i ricavi netti, del 23% il MOL, che si attesta a € 6.345.942 (vedi tab.3). La strategia di allargamento del target di riferimento, unita a una attenta politica aziendale negli acquisti, nel controllo dei costi (nel 2008 sono state chiuse 5 librerie perché non più convenienti) e nella riduzione degli oneri finanziari, sembra dare buoni segnali: il ROI è intorno al 7% e l'indice di indebitamento si è ridotto drasticamente (intorno all’83%) fino ad arrivare a un terzo di quello di tre anni fa. I dati, a parte un aumento di rimanenza di magazzino, sono da leccarsi i baffi e confermano la crescita del Gruppo Giunti in generale (più di 1.100 dipendenti) che è passato dai 365 milioni di euro nel 2007 ai 400 del 2008 con un tasso di crescita medio del 10% all'anno, negli ultimi tre. Per il 2009 le previsioni del Gruppo sono di un +7%, assolutamente non disprezzabile di questi tempi, ma la vera notizia del 2009 è l'alleanza tra Messaggerie e Giunti proprio nella distribuzione e nel retail con la nascita di una nuova joint-venture paritaria, un vero 'peso massimo', destinato a sparigliare le carte nel business della vendita dei libri, incrinando il duopolio di Feltrinelli (un centinaio di punti vendita, ma ben 320 milioni di ricavi nel 2008 e una quota mercato intorno al 22%) e Mondadori (che tra gestione diretta e franchising ha più di 200 insegne, 14% di quota mercato).

anche di coprire settori di mercato tradizionalmente poco presidiati come all'interno di aeroporti o ospedali. La strategia è chiara: se c'è possibilità che la percentuale dei lettori italiani salga almeno fino a quella europea allora questi lettoriclienti bisogna andarli a trovare dove maggiore è la loro concentrazione. Ecco, dunque, le quasi 100 insegne con la G nelle gallerie degli shopping center, ed è proprio qui che la catena fiorentina ha trovato il veicolo più potente della sua espansione. E' una strategia integrata: il catalogo di Giunti, infatti, prevede molti titoli adatti alla vendita di impulso, con temi di larghissimo interesse, non rivolti solo alle élite di lettori, ma anche a potenziali lettori, o lettori meno assidui. E' chiaro che per raggiungere questo target è necessario controllare direttamente la parte del retail. Questa filosofia è riproposta anche nel format dei punti vendita: i pavimenti in legno, le gamme cromatiche con le scaffalature nere e la segnaletica interna in rosso e arancione, l'esposizione dei libri 'di piatto' e non di dorso, contribuiscono a dare l'idea di una 'libreria di servizio', luogo confortevole non concepito per un pubblico specialistico, ma aperto a tutti. Per completare la carta d'identità, ad oggi nei punti vendita Giunti al Punto lavorano più di 550 addetti e i clienti possono scegliere tra un assortimento che varia dalle 5 alle 20mila referenze presenti in libreria, con un catalogo di 120mila titoli a disposizione. E anche se il core business rimane la vendita dei libri, tab. 1 GIUNTI AL PUNTO in pillole soprattutto nei punti di vendita di Data di nascita Come librerie Demetra nel 1993, nel 2004 attuale denominazione maggiori dimenProprietà Fa parte del Gruppo Giunti, controllato dalla famiglia Giunti sioni, assistiamo a attraverso Amanda srl Sede Firenze un ampliamento Presidente Bruno Mari, amministratore delegato Martino Montanarini Menagement della gamma con Settori di Business Vendita libri prodotti multimePunti vendita 143 in Italia, cir diali, tendenza € 96 milioni Ricavi Utile di Gruppo € 1.980.251 ampiamente svi7,00% MOL/Ricavi luppata dai magROI 7,90% giori player del Fonte aziendale (dati 2008) settore. del giro d'affari (Lombardia con 31 negozi e Veneto con 18 su tutte), ma anche al Centro-Sud si trovano spesso le insegne del Gruppo fiorentino (Toscana con 12, Lazio con 10, Sardegna con 8 e Puglia con 7).

Se la montagna non va da Maometto... Ma Giunti al punto è anche la catena di librerie con più insegne, quasi cento, nei centri commerciali e fa capolino con il suo format specializ-

zato per la famiglia e per il bambino all'interno della catena nazionale di megastore del giocattolo Toys Center con un centinaio di corner con spazi che variano dai 60 ai 100 mq. Le librerie con la G sono presenti anche agli aeroporti di Bari, Brindisi e Firenze e addirittura all'interno dell'Ospedale pediatrico Meyer di Firenze (vedi tab.2). Infatti, Giunti al punto si vanta di non sviluppare solo librerie classiche, nei centri urbani, in particolare delle piccole e medie città, ma

In quattro anni raddoppia il giro d'affari

Nasce il terzo polo delle librerie

E i risultati di bilancio danno ragione al management: dall'amministratore delegato di Giunti al Punto Martino Montanarini al Presidente Bruno Mari, a Roberto Tattini, direttore marketing, ai due direttori commerciali Jacopo Gori e Santo Marotta per finire con Mauro Ianni responsabile di tutto il settore acquisti. Una squadra che lavora in stretto contatto con Daniele

20 retail&food - gennaio/febbraio 2010

La new company (vedi tab.4), di cui ancora non si sa il nome e che a settembre ha ricevuto l'ok dall'Antitrust, può contare tendenzialmente su una fetta dell’11% della torta dei ricavi sulla distribuzione dei libri e il 30% della loro commercializzazione, coprendo tutti i canali del mercato trade: dalla grande distribuzione, dalle librerie

l’Opinione - di Alberto Pasquini

1

r&f News

6

Cosa occore sapere per... - di Alessandro Barzagli

14

L'indice di retail&food

17

Osservatorio Prezzi - Multiplex: va in scena la guerra dei centesimi

18

Star Trek retail - Destinazione Giunti al Punto

20

R&f prova il Frecciarossa Fast - Alta velocità, anche no

24

Aeroporti - Low-cost e retail, da opportunità a problema

26

Taglio nastro - Sidicinum a misura di bacino

28

Mapic - 2009: spazio alla concretezza

32

Dossier aeroporti - Genova vuole decollare

38

Analisi mercato - Casa e regali, si passa dai mall

42

Parola di... - Giancarlo Bianchi

46

Retail - Brutte previsioni sull’immobiliare commerciale europeo

48

International - Mangiare al cinema, l’America ci prende gusto

50

A chiare lettere - La privatizzazione di Telecom

54

Stazionario

56

Ferry Porti

58

Succede a NordEst - di Eleonora Vallin

60

Dopo la buon-uscita da Airone, le eliche dell’eolico I Toto progetti per il futuro

62

La foto

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Last but non least - Perché l’italianità non decolla

64

a cura di Andrea Penazzi

D

a tanti e piagnoni a pochi e agguerriti: così cambia volto il Mapic 2009 rispetto all’edizione del 2008. Agende colme di appuntamenti, pianificati in buona parte prima della tre giorni francese, e top manager costantemente impegnati nel promuovere i loro progetti. È un Mapic dalla doppia identità quello che si è tenuto lo scorso novembre: i dati sono impietosi se si considera il -30% dei partecipanti, diminuiti da quota 9.600 a 6.700, il numero degli stand, passati da 322 a 250, e ridimensionati anche nell’estensione. Senza parlare della fuga degli operatori esteri provenienti dall’ex Federazione Russa (60%), Spagna ed Emirati Arabi (-40%). L’altro lato della medaglia dice che i mercati strutturati hanno retto meglio (-20% Inghilterra, -15% Italia e -10% Francia) e che i retailer hanno risposto “presente”: sono stati ben 1.700 e 100 nuovi brand. Ciò che emerge da questa fiera, riscontrato intervistando numerosi manager nazionali e internazionali, è che si incomincia a respirare aria di ottimismo su una prospettiva di medio termine. Per medio termine si intende dalla fine del 2010 in avanti. Intanto l’unica certezza, diffusa sia tra gli sviluppatori che tra i retailer, è che il boom degli anni scorsi non si ripeterà facilmente e comunque non in aree già fortemente presidiate come, per esempio, l’Italia settentrionale. Al contrario la parte centro-meridionale del Paese e in particolare la Sicilia costituiscono il nuovo fronte sia a livello di prima pietra che di taglio nastro. Complessivamente il numero di nuovi progetti è diminuito, qualcuno è stato presentato per la prima volta mentre altri sono stati riproposti dopo essere stati adattati alle nuove esigenze del comparto. Nel Sud Italia si concentra l’attenzione maggiore degli operatori nazionali ma è nel Nord che si distinguono le iniziative più interessanti ed estese come il mall of Italy, alle porte di Milano, curato da Premium Retail. Mettendo da parte le considerazioni sulle prospettive future e sull’esito della crisi, dagli sviluppa-

SPAZIO ALLA CONCRETEZZA

tori sono emersi soprattutto argomenti di stretta attualità: dalla necessità di presentare progetti economicamente sostenibili per l’intera filiera, alla capacità delle banche di finanziare e soprattutto di capire quali iniziative supportare, sino ad arrivare al tema dell’ammodernamento dei centri commerciali obsoleti. Inoltre non sono mancate delle vere e proprie provocazioni lanciate per scovare soluzioni nuove nel panorama dei dettaglianti. Nel mirino è finita la scarsa presenza di catene di ristorazione nazionali, capaci di esprimere un’offerta diversa dai “soliti”pizza e panino. Ciò comporterebbe forti difficoltà nel realizzare food court ampie e diversificate sulla scia degli esempi esteri. Sul fronte dei retailer, invece, l’imperativo è di crescere con prudenza perché è sempre più difficile capire dove e quando aprire dei nuovi punti vendita. Anche in questo ambito il Settentrione si conferma un bacino strategico grazie alla maggiore presenza di franchisee interessati ad avviare negozi. Tra le novità da sviluppare all’estero si inserisce il nuovo concetto di retail misto, detto anche company store, che include nelle stesse piattaforme commerciali sia i negozi full price che gli outlet e ancora shop con all’interno una quota di prodotti a prezzo intero e un’altra con listino scontato.

Il mercato riparte, ma banche e burocrazia frenano «Oltre al fatto che le nazioni rappresentate sono aumentate di circa dieci unità, considero questa edizione del Mapic molto interessante. Chi partecipa alla fiera è venuto per fare effettivamente business». Il bicchiere è mezzo pieno per Pietro Malaspina, presidente del Consiglio nazionale dei centri commerciali (Cncc), che ha sottolineato la forte presenza di dettaglianti, i quali hanno creato buone opportunità per gli operatori con prodotti da affittare. «La sensazione è che ci sia un cambiamento non tanto di situazione di mercato, per questo è ancora presto, ma di fiducia». Il dado,

però, rimane in mano alle banche che aspettano a fare la loro giocata. «La questione non è che hanno i soldi e non li vogliono dare – prosegue Malaspina – ma o non hanno la liquidità necessaria o se ce l’hanno preferiscono non concedere prestiti per prudenza, dovuta al fatto che non sanno come andranno i prossimi due o tre anni in termini di debiti ancora fuori». Per quanto concerne i piccoli istituti di credito, il Cncc si pone una mission: «È necessario fare opera di convinzione affinché capiscano che erogare prestiti per lo sviluppo dell’immobiliare commerciale non è una scelta folle». Burocrazia ed enti locali, il tema scotta… «È abbastanza grave che manchi un unico sistema di certificazione europea. Considero sciagurato che proprio l’Italia abbia insistito sulla necessità di avere altri sistemi di certificazione fatti in casa, che ci metterebbero fuori dal mercato. Inoltre la normativa sugli outlet è evanescente e poco chiara, e dimostra che chi l’ha fatta non ha nessuna competenza né di outlet né in generale di centri commerciali». Ci sono Paesi in cui le amministrazioni invitano a fare proposte, in Italia predispongono dei programmi di intervento talmente rigidi e definiti da renderli spesso impraticabili. «Gli enti hanno l’illusione di poter pianificare nel dettaglio iniziative in cui non hanno competenza. Nessuna amministrazione ne ha la competenza – tuona Malaspina –. Quello che manca in Italia è il coraggio di dire: noi non siamo capaci di fare queste cose, ed è giusto perché non è il nostro mestiere, per cui chiediamo agli sviluppatori professionali di presentare delle proposte che poi sceglieremo dal punto di vista dell’interesse collettivo».

E il Governo punta sugli enti locali «Il mercato italiano si può favorire con una maggiore snellezza amministrativa. Quello che chiedono tutti è la possibilità, quando ci sono i progetti e i finanziamenti, di fare in fretta». ➝

LA CRISI SI FA SENTIRE: CALO DEL 30% DEI VISITATORI E CIRCA 70 ESPOSITORI IN MENO RISPETTO AL 2008. MA LA CONTRAZIONE DEL MERCATO HA FATTO SELEZIONE E RESO PIÙ CONCRETO UN COMPARTO CHE PER ANNI HA FATTO TROPPO LEVA SULLA SPECULAZIONE IMMOBILIARE. MAI COME QUEST’ANNO, DUNQUE, LA RASSEGNA DI CANNES È DIVENUTA UN VERO STRUMENTO DI BUSINESS. 32 retail&food - gennaio/febbraio 2010

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dossier aeroporti

GENOVA VUOLE DECOLLARE

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1

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Mapic: la parola ai protagonisti

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News primae noctis - Profumo dolce di ripresa

A

ppuntamento tra cinque anni. Oggi l’aeroporto di Genova appare particolarmente dimesso e inadatto al moderno retail aeroportuale. Nel 2015 dovrebbero essere finite le due fasi di profonda ristrutturazione che porteranno lo scalo a un livello di servizi e a una redditività decisamente migliori.

porto e all’industria pesante; dall’altra una pista di atterraggio per aerei “dirottati” dagli altri aeroporti del nord Italia in caso di maltempo. Tantissime cose da allora sono cambiate, racconta il direttore amministrativo e del personale dell’aeroporto, Giuseppe Rosasco: il porto è diventato un luogo di transito e non più di semplice arrivo della merce. La

Per comprendere cosa avverrà nel terminal bisogna fare un passo indietro. È il 1985, l’attuale struttura dell’aeroporto Cristoforo Colombo viene costruita, dando seguito al modello di business che l’aveva contraddistinto nei due decenni precedenti: un ruolo duplice, da una parte scalo cittadino riservato a un pubblico business legato agli interessi del

Paolo Sirigu, dg aeroporto di Genova

PUR GRAVATO DALLE DIFFICOLTÀ ATTUALI, L’AEROPORTO LIGURE È IN PROCINTO DI FAR PARTIRE UN GRANDE PROGETTO DI AMMODERNAMENTO E AMPLIAMENTO IN TRE FASI. E LA RICHIESTA È CHE ANCHE LE ISTITUZIONI DIANO UNA MANO.

I PASSEGGERI DI GENOVA (2000-2009) Passeggeri Variaz. anno prec. aviazione Anno sul totale commerciale 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 (gen-nov)

1.051.494 990.198 1.032.862 1.050.610 1.066.983 1.004.638 1.070.563 1.116.211 1.191.338 1.045.948

tab. 1 Aviazione Generale

Variaz. anno prec. sul totale

11.652 11.296 7.580 7.053 7.968 8.650 9.438 12.188 10.830 9.798

-1,8 -3,1 -32,9 -7 12,8 8,6 9,4 29,1 -11,1 -5,6

0,3 -5,8 4,3 1,7 1,6 -5,8 6,5 4,3 6,7 -6,3

Totale

Variaz. anno prec. sul totale

1.063.146 0,2 1.001.494 -5,8 1.040.442 3,9 1.057.663 1,7 1.074.951 1,6 1.013.288 -5,7 1.080.001 6,5 1.128.399 4,5 1.202.168 6,5 1.055.746 -6,30% Fonte: Assaeroporti

38 retail&food - gennaio/febbraio 2010

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analisi mercato

lo (si veda l’intervista in pagina), che conta ormai il 90% dei suoi punti vendita (33 su 37) negli shopping center, anche in questo caso grazie all’espansione degli ultimi anni. Tra il tessile per la casa, a parte i brand che hanno puntato sul canale outlet totalmente (Caleffi) o prevalentemente (Borgo Tessile, Frette e

A Olbia apre un mall dedicato al lusso per la casa

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trasformazione dell’azienda da grossista a catena di negozi. «Avevamo intuito – racconta – che le piazze pubbliche si sarebbero spostate nei centri commerciali. La decisione si dimostra vincente ancora oggi, nonostante l’aumento dei costi e della regolamentazione». Le spese per gli affitti, spiega il manager, hanno toccato il picco nel 2008, mentre con la crisi che ne è seguita è stato possibile legare le nuove

CASA E REGALI, SI PASSA DAI MALL

L

’anno del meno non ha risparmiato i settori dei casalinghi, degli articoli da regalo e della cartoleria. I dati sui tre settori riferiti al 2009 parlano, almeno per quanto riguarda la produzione nazionale, di uno scivolone del 10% per pentole, coltelli e posate, con la posateria ancora più colpita (-13,5%). Cattiva annata anche per il tessile casa (8,7%), mentre per la ceramica industriale gli ultimi dati disponibili sono quelli del 2008, quando la caduta fu del 9,38% rispetto al 2007. La produzione, d’altra parte, in questi settori fa vedere segni di debolezza da vari anni, sotto la pressione soprattutto della concorrenza asiatica. Se invece si guarda al lato della domanda, i risultati sono meno severi ma comunque negativi: i

casalinghi, durevoli e non, sono diminuiti nel primo semestre del 2009 del 2,3%, i mobili, gli articoli tessili e di arredamento del 2,5%, l’utensileria per la casa e ferramenta e il comparto della cartoleria e dei media del 3 per cento ciascuno. Tutti, quindi, sono scesi più della media delle vendite, diminuite nel complesso del 2 per cento.

I casalinghi affollano gli outlet Diverso, invece, il discorso relativo alla distribuzione. Negli ultimi anni si sono infatti diffusi i negozi monomarca dedicati a casalinghi, articoli da regalo e cartoleria, soprattutto per effetto dell’espansione dei canali dei centri commerciali e degli outlet.

La tabella numero 1 mostra quanto sia estesa la presenza di shop di casalinghi nei principali outlet italiani. Spiccano in particolare il Franciacorta Outlet Village e il Valdichiana Outlet Village, dove tra mono e multimarca si contano 13 punti vendita dedicati alla casa. In altri tre (Castelguelfo, Valmontone e Serravalle) il numero è pari o superiore a dieci. I brand di casalinghi che ricorrono più spesso sono quelli di Bassetti, Gabel, Frette, Caleffi e Zucchi, per quanto riguarda il tessile per la casa. Nell’oggettistica per le abitazioni si distinguono invece Bialetti Industrie, Bormioli Rocco, Borgo Tessile. Nello stesso comparto, i negozi multimarca più diffusi nei principali foc sono Home and

aperture a condizioni di locazione meno onerose. Sono ancora numerose le inaugurazioni: dopo un 2008 in cui i punti vendita sono cresciuti del 25% e i prezzi si sono abbassati per venire incontro alla mutata domanda, aggiunge Ghidelli, il 2009 chiuderà con un aumento del fatturato del 25% (a parità di negozi considerati), una chiusura in utile, l’apertura di quattro negozi nei centri commerciali e la sperimentazione della formula del temporary store, presso l’Auchan di Cuneo. Una soluzione, questa, pensata per verificare l’andamento delle vendite in centri

di piccole dimensioni finora considerati poco appetibili. Come numero di presenze segue la catena di cartoleria e oggettistica da regalo C’Art, con 81 store negli shopping center, corrispondenti all’80% del totale dei negozi. Undici dei punti vendita negli shopping center sono stati aperti nel corso del 2009. Per lo sviluppo della catena in franchising, racconta il co-responsabile della comunicazione Marco Mariani, «la nostra strategia ben definita è stata di implementare principalmente location all’interno delle più importanti strutture commerciali su tutto il territorio nazionale, dove ormai siamo molto riconosciuti e che garantiscono importanti bacini di utenza. Contemporaneamente, puntiamo a sviluppare la presenza nei centri storici e nelle vie principali delle città più importanti o comunque ad alta concentrazione commerciale, come ad esempio in corso Buenos Aires a Milano o in Via del Corso nel centro storico di Roma». Si piazza al terzo posto,

Si chiama Luxury Mall Home ed è un nuovo centro commerciale dove sono concentrati i marchi di fascia lusso del tessile e degli articoli per la casa. Inaugurato lo scorso 4 dicembre, si trova a Olbia, a fianco del Luxury Mall, lo shopping center dedicato al lusso pensato per i turisti della Costa Smeralda, premiato come migliore progetto retail del 2009 con il Mattone d’Oro da Real Estate. Proprio i risultati del Luxury Mall aperto la scorsa primavera, (fatturato di oltre 4 milioni di euro e oltre 60.000 capi venduti) hanno suggerito questo bis. Il nuovo spazio, di 330 metri quadrati, ha richiesto un investimento di un milione di euro ed è stato creato dall’imprenditrice Daniela Fargion. Sono presenti otto corner che vendono prodotti di marchi quali Roberto Cavalli, Missoni Home, Blumarine Home, Blugirl Homewear, Valentino Home Collection, Christian Dior, Versace, Malo, Liberty of London. Per portare i visitatori presso i due mall sarà realizzato un servizio di bus navetta gratuito, che farà sosta nelle principali città Sarde della Costa. Lo scorso 29 dicembre, inoltre, ha aperto all’interno dell’aeroporto di Olbia un corner firmato Luxury Mall Fashion Outlet.

nella nostra rilevazione, l’altoatesina Thun, che produce e vende i noti articoli da regalo e da collezione in ceramica e servizi in porcellana. Ben 80 dei 168 store in Italia si trovano infatti nelle gallerie dei mall. Spiccatissima anche la predilezione di Co.Import, altro marchio di oggetti per la casa e articoli da rega-

›Tutte le novità per il 2010 intervista

Cook, Italian Factory, La Casa italiana, Rcr. Se si considerano, oltre che i villaggi commerciali, anche gli spacci aziendali isolati, si arriva a contare 83 presenze nel settore dei casalinghi (tessile e oggetti) e sette tra gli articoli da regalo, tra cui spiccano i due outlet di Pineider (la fonte è il portale outletmagazine.it).

Intervista a Claudio Poggio, ad di Co.Import La vostra presenza nei centri commerciali è molto diffusa. Perché avete puntato su questo canale? É stata una questione di opportunità, perché il centro commerciale permetteva, soprattutto negli anni scorsi, di avere dimensioni dei punti vendita più consone al nostro formato, in quanto ci sono tagli più quadrati e più semplici. Inoltre garantiva un numero di passaggi analoghi al centro storico, ma con costo di accesso più basso, non dovendo pagare le buonuscite (l’indennità per la perdita dell’avviamento dovuta a chi cede il negozi, ndr). Noi abbiamo fatto uno sviluppo molto aggressivo negli anni 2005, 2006 e 2007: quando si aprono 6-7 negozi all’anno è chiaro che non si possono pagare altrettante buoneuscite. È vero però che negli ultimi due anni i canoni di locazione nei centri commerciali sono diventati proibitivi, c’è stata un’escalation di costi al metro quadro, fino al 2007-2008, piuttosto pesante.

Chi presidia i centri commerciali Al di là della presenza negli outlet, la volontà delle diverse aziende di presidiare i canali dei centri commerciali si evidenzia nella tabella numero 4. Tra le aziende censite, l’insegna più capillarmente diffusa negli shopping center è risultata essere Kasanova, specializzata in articoli per la casa e liste nozze, con 100 dei 174 negozi presenti in questo canale. La scelta di scommettere su queste location, spiega il direttore commerciale Maurizio Ghidelli, è stata effettuata già nel 1994, al momento della

Pensate di aprire anche negli aeroporti? Ci abbiamo pensato. È un canale che vedo positivamente ma il nostro format attualmente non è adatto, bisognerebbe studiarne uno pensato per un acquisto molto più veloce.

Che segnali ci sono dal mercato? Ad oggi mi sembra che forti segnali di ripresa non ce ne siano ancora. Ma soprattutto è cambiato molto il processo di acquisto dei consumatori. Per l’articolo da regalo il consumatore sta riducendo l’acquisto immediato, compra anche una cosa più cara ma lo programma prima. Cambia anche il tipo di prodotto ricercato, ci si sta dirigendo verso il regalo utile, compresi gli articoli da cucina, prima relegati all’uso quotidiano. Magari sono un po’ particolari e hanno un prezzo più elevato, ma trovano lo stesso l’interesse dei consumatori. L’evoluzione è infatti verso un prodotto più di nicchia ma particolare, perché ormai sul prezzo ci sono tutti. L’etnico invece non è più molto venduto. Avete fatto delle aperture nel 2009? Ne farete nel 2010? Nel 2009 non abbiamo fatto nuove aperture ma consolidato la rete e lavorato sugli assortimenti. Nel 2010 pensiamo di inaugurare due o tre negozi diretti. Stiamo anche creando l’assortimento di un format nuovo, più piccolo dei consueti 450-500 metri quadrati, che potrebbe essere sviluppato in franchising a partire dalla seconda metà del 2010. Pensiamo di aprire con questa formula 2-3 negozi tra il 2010 e il 2011.

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Gabel), si distingue il Gruppo Zucchi, sia con il marchio omonimo (25 negozi su 40) sia con quello Bassetti (47 su 110). Tra gli articoli per la decorazione della casa ha poi investito nei centri commerciali sia Zara Home, che in queste strutture ha 12 delle 21 presenze in Italia, mentre percentualmente minore è la presenza di un marchio come Sia Home Fashion, che si ferma a 9 negozi su 119. Quando si parla di articoli per la casa e da regalo, infine, non si può non menzionare le esperienze di Ikea e di Coincasa, che negli ultimi anni hanno esteso le proprie forniture di oggettistica. La distribuzione geografica delle insegne nei mall è diversa a seconda dell’azienda considerata. Ci sono però delle costanti, che si colgono aggregando i dati. Da un’analisi sui marchi presi in considerazione per questo articolo è così risultato che il 30% dei 411 negozi nei centri commerciali si trova in Lombardia, regione seguita dal Lazio (13,1%), Piemonte (9,7%), Emilia-Romagna (9%) e Veneto (5,1%). La polarizzazione più netta su Lombardia e Lazio si riscontra per C’Art (40% dei punti vendita in Lombardia e 18% nel Lazio), per Kasanova, soprattutto a Milano e dintorni, e per Zara Home, mentre l’azienda distribuita in maniera più omogenea appare senza dubbio Thun, di cui risalta la diffusione rilevante in Puglia, Sicilia, Calabria e Campania.

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a chiare lettere

HISTORIA MAGISTRA VITAE: LA PRIVATIZZAZIONE DI L

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TELECOM

a travagliata vicenda di Telecom Italia nell’ultimo ventennio è stata oggetto di molte inchieste e ricerche che hanno dato vita a una ricca letteratura, la quale conferma il giudizio espresso da uno degli attenti osservatori, il giornalista Davide Giacalone: «La stagione delle vendite, che è stata stagione di svendite, è ancora ricordata da commentatori acritici come un esempio positivo. Al contrario, invece, e come dimostrano i fatti, le scelte fatte dai governi Prodi e D’Alema, hanno partorito mostri, hanno danneggiato le casse dello Stato, hanno distorto il mercato e posto le premesse d’ingiustificabili arricchimenti privati». Telecom Italia nacque il 27 luglio 1994, dalla fusione delle cinque società del gruppo Iri-Stet operanti nel settore delle telecomunicazioni: Biagio Agnes fu nominato presidente ed Ernesto Pascale amministratore delegato. Nel 1995, scorporando il ramo d’azienda, fu costituita Telecom Italia mobile, sigla Tim, controllata, con il 63,01 per cento delle azioni, da Stet. Il 21 novembre 1996, il Governo Prodi approvò un decreto legge con cui si trasferiva il controllo di Stet dall’Iri al Ministero del Tesoro. Il ministro era allora Carlo Azeglio Ciampi, il direttore generale Mario Draghi. Biagio Agnes ed Ernesto Pascale vengono messi alla porta. Subentrano Guido Rossi e Tommaso Tommasi di Vignano. Nel 1997, in previsione della cosiddetta «privatizzazione», fu dato corso al cosiddetto «piano SuperSip»: la concentrazione di tutte le attività operative in una unica società. Quindi, Stet e Telecom Italia vennero fuse e la nuova nata ereditò il nome di Telecom Italia. Che il 20 ottobre 1997 fu appunto «privatizzata». Dalla vendita del 35,26 percento del capitale, lo Stato, tramite il Ministero del Tesoro, ricavò circa 26 mila miliardi di lire, pari a circa 16

UNA ESEMPLARE ALLEGORIA DELLA DISSENNATA POLITICA DELLE “PRIVATIZZAZIONI” ALL’ITALIANA.

miliardi e 200 milioni degli attuali euro. La «privatizzazione» venne governata dall’allora ministro del Tesoro Carlo Azeglio Ciampi con l’ottica di consegnare l’impresa a un qualificato gruppo di azionisti di riferimento, il cosiddetto «nocciolo duro», in grado di gestire la società. Ma il «nocciolo duro» individuato, si rivelò subito molliccio. Infatti, quello nostrano si dimostrò, anche in quella occasione, un «capitalismo senza capitale» e, quindi, i capitalisti non si trovarono. Cosicché, il gruppetto assemblato alla bene e meglio (lo scenario aveva avuto un’intera storia di precedenti e si ripeterà innumerevoli volte, per esempio anche nell’ultima vicenda Alitalia) con capofila, grazie a uno striminzito 0,6 per cento, l’Ifil degli Agnelli, riuscì a mettere insieme uno smilzo 6,62 per cento delle azioni.

L'Opa di Olivetti A conclusione della cosiddetta «Offerta pubblica di vendita» (Opv), le azioni vennero collocate a dieci mila 902 lire, cioè circa 6,8 euro attuali. A partire dal febbraio 1999, Olivetti, allora guidata Roberto Colaninno, imprenditore mantovano già presente nel settore delle telecomunicazioni con Omnitel e Infostrada, attraverso la controllata Tecnost, lanciò una offerta pubblica d'acquisto e scambio, riuscendo a ottenere, nel giugno dello stesso anno, il controllo della società, con una quota del 51,02 per cento. All’epoca, Telecom era una delle poche società italiane con un azionariato diffuso. Il Ministero del Tesoro deteneva ancora una quota del 3,5 per cento. La legge sulla cosiddetta «golden share», «azione d’oro», benché contestata in sede

europea, avrebbe permesso il veto governativo sull'operazione. Invece, il Governo, presieduto da quel Massimo D’Alema che pare avesse appellato, ma lui smentì, come «capitani coraggiosi» il gruppo di avventurosi raccolto intorno a Roberto Colaninno, preferì addirittura non presentarsi all'assemblea degli azionisti. I 61 mila miliardi di lire, 38 miliardi degli attuali euro, necessari per la scalata, i «capitani coraggiosi» li misero insieme con obbligazioni della controllata Tecnost, con l’emissione di nuove azioni e con il credito bancario. Successivamente, per accorciare la cosiddetta «catena di controllo», Tecnost venne fusa con Olivetti. A quel punto, a controllare la «catena», con il 22 per cento di Olivetti, era Bell Sa, società di diritto lussemburghese. All'inizio del 2001, dopo una serie di fusioni, acquisizioni, riacquisizioni e cessioni, i «capitani coraggiosi», decisero di passare la mano.

Arriva Tronchetti Provera Dopo diverse trattative, l’accordo venne trovato: Marco Tronchetti Provera, attraverso Pirelli&C, i Benetton, con Edizione Holding, più Banca Intesa e Unicredit diedero vita a Olimpia, la quale acquisì il 23,3 percento di Olivetti, pagando 4,175 euro per azione, quando le stesse quotavano 2,25 euro. Dal luglio 2001, il patron di Pirelli, attraverso un articolato sistema di cosiddette «scatole cinesi», riuscì a governare Telecom Italia possedendone soltanto lo 0,11 per cento del capitale votante. Con ciò surclassando gli Agnelli, i quali riuscirono nel miracolo con lo 0,6. In seguito, nell’assetto proprietario,

si aggiunse, tramite Holinvest, nota «scatola cinese» vuota, Hopa, la finanziaria del bresciano Emilio Gnutti, con il 3,7 per cento del capitale. Nel 2003, per accorciare la catena di controllo e “ricollocare” il debito, venne deliberata la fusione della controllante Olivetti con Telecom Italia. Pertanto, la quota di Olimpia in Telecom Italia scese intorno al 30 per cento. Nel marzo 2005, Telecom lanciò un'offerta pubblica d'acquisto su Tim. La successiva fusione fu finanziata con un mutuo concesso da una cordata di creditori, capeggiate dalla solita Banca Intesa: l'indebitamento passò da 29 a 44 miliardi di euro. L’incorporazione di Tim, fece scendere la quota di Olimpia in Telecom Italia intorno al 18 per cento. L’assemblaggio di tutte le capacità di servizio voce, mobile e dati, creò qualche entusiasmo, perché fu interpretata come un barlume di strategia: fornire nuovi servizi che sfruttassero la convergenza fisso-mobiledati. Presto, tuttavia, tutto sbollì. Il 1 febbraio 2006, sotto pressione di Pirelli & C. e di Edizione Holding, Hopa di Emilio Gnutti protagonista del cosiddetto «scandalo Bancopoli» uscì da Olimpia. Dopo poco, anche le banche se ne andarono. A quel

punto, la partecipazione di Pirelli & C. in Olimpia salì all'80 percento e quella di Edizioni Holding al 20. In seguito, Edizione Holding cedette le azioni Olimpia alla sua sub-holding di diritto lussemburghese, Sintonia Sa.

Confusione L'11 settembre 2006, il Consiglio d'amministrazione dell'azienda decise di procedere alla divisione e riorganizzazione di Telecom Italia in quattro distinti settori, tra i quali quello della cosiddetta «Rete». Per sanare l’iperbolico indebitamento di 44 miliardi di euro, si ipotizzò, in un primo momento, di cedere Tim, sia quella italiana che quella brasiliana, valutate rispettivamente 30-35 miliardi e 6-7 miliardi di euro. L’ipotesi sollevò vivacissime polemiche, soprattutto di carattere politico. Infatti, l’unico acquirente italiano disponibile era Mediaset, con i conseguenti delicatissimi problemi relativi alle norme contro i cartelli di società, avendo entrambe posizioni importanti nel comparto telecomunicazioni. L’altra opzione, cioè l’apertura al capitale straniero, avrebbe, invece, significato l’annichilimento dell'unico operatore mobile italiano: in controtendenza con quanto avviene in tutti i grandi

Paesi. Sempre secondo quanto deliberato l’11 settembre 2006, Telecom Italia avrebbe dovuto occuparsi della telefonia fissa e dei media, soprattutto grazie ad accordi, sui contenuti televisivi, con News Corporation di Rupert Murdoch. Queste delibere vennero, tuttavia, criticate, seppur in modo diplomatico, dal presidente del Consiglio Romano Prodi. Cosicché, il 15 settembre 2006, dopo l'annuncio del secondo scorporo di Tim, Marco Tronchetti Provera, in polemica con Romano Prodi, si dimise dalla guida della società: la presidenza tornò, dopo 9 anni, a Guido Rossi. Insomma, scorpori, incorpori, presidenze: corsi e ricorsi. Il 9 marzo 2007, fu presentato il nuovo piano industriale per il triennio 2007-2009: il titolo crollò e le polemiche arrivano al livello di Beppe Grillo. Tra il 2002 e il 2005, il taglio degli organici fu del 20 per cento. I dipendenti, infatti, sono passati da 106 mila 620 del 2002 a 91 mila 365 del 2004, per arrivare a 85mila 484 a fine 2005.

Telefonica Già nel febbraio 2007, si fecero insistenti le voci di un Marco Tronchetti

Marco Tronchetti Provera Provera in uscita. Infatti, il 1º aprile 2007, Pirelli annunciò di avere ricevuto due offerte tese a rilevare il 66 per cento di Olimpia. I pretendenti erano il gigante statunitense At&t e la messicana América Móvil di Carlos Slim Helú. Entrambe erano intenzionate a rilevare, ciascuna, il 33 per cento di Olimpia. Pochi giorni dopo, Guido Rossi, non avendo vista rinnovata la propria candidatura a far parte del Consiglio di amministrazione, si dimise non senza avere, con asprezza, criticato, in un'intervista a La Repubblica, Marco Tronchetti Provera. Al suo posto, arrivò Pasquale Pistorio. Si disse «di transizione». Il successivo 16 aprile, i due offerenti inopinatamente ritirarono le offerte. E, a stretto giro di posta, il 28 aprile, una cordata italo-spagnola composta da Mediobanca, Assicurazioni Generali, Intesa

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Sanpaolo, Sintonia e Telefónica lanciò, altrettanto inopinatamente, un'offerta per rilevare la quota di Pirelli in Olimpia creando una nuova società, denominata Telco. Nel medesimo lasso di tempo, si incominciò a sbloccare la faticosa acquisizione della spagnola Endesa da parte dell’italiana Enel. Qualcuno volle intravedere delle convergenze parallele. Nel maggio del 2007, Telco raggiunse un accordo per l'acquisto dell'intera Olimpia a 2,82 euro per azione: in totale 4,1 miliardi di euro. Telco incorporò Olimpia e anche il 5,6 per cento portato in dote da Generali e Mediobanca, raggiungendo il 23,6 per cento dell’azionariato. Il 24 ottobre 2007: la firma per il passaggio da Olimpia a Telco, con ben 28 condizioni poste a Telefónica. A dicembre, saranno nominati come presidente Gabriele Galateri di Genola e come amministratore delegato Franco Bernabè, già presidente della compagnia telefonica all’epoca della scalata Colaninno. Vicenda chiusa? Macchè. Prosegue come su un piano inclinato fino ai nostri giorni il processo di deterioramento della situazione, che ora pare arrivata al suo snodo finale. Vittorio Valenza

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›ai ferry porti Onorato conferma traffico e bilanci, con novità sulle rotte

L’OUTLET SALE A BORDO

MSC A NAPOLI: NEL 2010 250MILA PASSEGGERI

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MOBY PENSA A TIRRENIA MA VUOLE I PORTI

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uasi 3 milioni e mezzo di passeggeri trasportati in Sardegna, oltre un milione e 400 all'isola d'Elba e ben 650mila in Corsica (+14% su base annua, con un +40% di quota di mercato): ecco i primi nove mesi del 2009 di Moby in pillole. Oltre alla conferma della sua leadership su Sardegna ed Elba e la crescita sull'isola corsa, la Balena Blu con la sua flotta di 22 navi risponde alla congiuntura economica disastrosa riuscendo a contenere entro il 2% la riduzione dei ricavi e a fissare al +16% di EBITDA, con l'obiettivo di raggiungere entro fine anno un +18-20% rispetto i 50milioni del 2008 (dati al 30 settembre 2009). Ma Vincenzo Onorato, presidente della Compagnia, rilancia con un po' di novità: la linea Livorno-Bastia-Livorno diventa annuale con quattro collegamenti settimanali anche nei mesi invernali, ad aprile sarà inaugurata la nuova tratta Tolone-Bastia-Livorno, operativa tutto l'anno per passeggeri e merci e, per finire, la tratta Genova-Olbia-Genova sarà attiva tutto l'anno da marzo 2010 con le sue partenze notturne trisettimanali. «Il nostro target sono le famiglie», ci spiega Onorato, indicando i simpatici personaggi della Loonley Tunes (Warner Bros), idoli dei più piccoli, che decorano i traghetti, i cui pupazzi popolano anche gli spazi ristorazione, bar e area giochi. «L’ obiettivo – continua l'armatore – è rispondere subito alla richiesta di relax e comfort delle famiglie appena salite sulla nave, spesso

Più vicine Puglia e Croazia Sfruttando la vicinanza geografica, nasce il collegamento tra Rodi Garganico e la Croazia, in particolare con gli scali di Korcula e Kvar. Il servizio sarà attivo due volte la settimana a partire dalla prossima estate e sarà effettuato da un catamarano Jet che coprirà la tratta in sole due ore e mezza con a bordo un massimo di 400 passeggeri. A garantire il servizio sarà la società Ltm di Termoli. Tra le ipotesi future c’è, inoltre, l’estensione del collegamento anche nel resto dell’anno.

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rendere il sole in spiaggia e dopo pochi minuti ritrovarsi nella strada dello shopping milanese. Non sarà realizzata una spiaggia artificiale nella city lombarda ma saranno i negozi ad andare fisicamente incontro ai turisti in ferie nelle più esclusive località di villeggiatura internazionali. Come faranno? Semplice, “viaggiando” a bordo della “Via Montenapoleone Luxury Ship”. L’iniziativa, promossa da Europ Invest, è stata presentata in occasione del Mapic. «L’idea di creare una nave galleggiante ferma al porto turistico con all’interno le griffe della moda italiana è nata quattro o cinque anni fa – ha spiegato Ubaldo De Vincentiis, Ceo di Europ Invest – da allora ne abbiamo progressivamente definito le caratteristiche, sino ad arrivare a prevedere circa 4.000 metri quadrati di gla, con all’interno 35 unità retail. La nave sarà realizzata ex novo con un investimento di circa 50 milioni di euro. L’attività commerciale sarà disponibile al pubblico solo quando la nave sarà attraccata al porto e non durante la navigazione. Durante gli spostamenti tra i vari scali turistici il battello ospiterà solo il personale di bordo e quello addetto ai negozi. Inoltre contiamo di non creare dei problemi di distribuzione, e in particolare di sovrapposizione, per i brand poiché andremo in località dove questi negozi non sono presenti. Proprio per questo motivo credo che tale iniziativa rappresenti una grande opportunità per l’alta moda italiana e contiamo di poterla replicare nel tempo». Il floating outlet store misurerà 120 metri di lunghezza e dovrebbe essere

Saranno 65 gli scali su Napoli per un totale di 250mila passeggeri. Queste le aspettative di Msc Crociere dichiarate dal

direttore commerciale Sud Europa, Leonardo Massa. Nella parole del dirigente traspare la centralità che ricopre il capoluogo campano nei piani di sviluppo della società navale. «Per la nostra compagnia Napoli riveste un ruolo fondamentale per il bacino di utenza del sud Italia e ha un’importanza strategica per tutte le crociere nel Mediterraneo».

TRIESTE: DAL CIPE ARRIVERANNO I SOLDI?

varato entro il 2012. L’obiettivo di Europ Invest è di convogliare all’interno della nave ben due milioni di visitatori all’anno battendo i porti turistici più importanti di tutto il mondo, partendo da quelli sul Mare Nostrum. Per raggiungere questo risultato l’azienda punta non solo sull’awareness dei marchi ma anche sulla nuova esperienza di shopping per i propri visitatori. Oltre ai negozi, inoltre, saranno inserite anche aree per il relax e per l’intrat• tenimento.

PORTO DI BARI: AFFLUENZA DA RECORD

dopo ore di attesa sulle banchine, prive di servizi adeguati. Dopo questo primo step che dura almeno due o tre ore, nella maggior parte dei casi si è già quasi arrivati a destinazione. (...) Per questa semplice ragione, fino a quando non ci sarà una riforma dei terminal, che permetta alle compagnie navali la gestione diretta delle aree e dei servizi portuali, ora troppo lontani dagli imbarchi, sarà complicato per la tipologia Ferry implementare aree commerciali a bordo sia per il retail con oggettistica e abbigliamento, sia per il food & bevarage, dove siamo ben coperti con il catering di Ligabue, nostro storico partner». Per finire Onorato confermando indirettamente l'interesse per Tirrenia con un «siamo pronti a cogliere eventuali opportunità concrete», si riserva dichiarazioni ufficiali dopo l'uscita del bando «che dovrebbe uscire a giorni». «Da D. M. qualche anno, però» conclude con un pizzico di ironia partenopea.

last but not least

PORTO EMPEDOCLE: PRESTO UNA BANCHINA CROCIERE

N

el gioco del poker sarebbe scala. Per il quinto anno consecutivo crescono i dati di affluenza nel settore crocieristico per il porto di Bari: dalle 277.979 unità nel 2005 alle 465.738 del 2008 sino alle 567.839 del 2009, dato che significa 22% di aumento e oltre 100mila persone in più. A rendere noti i dati è stata la società Bari Porto Mediterraneo, che dal 2005 cura la gestione dello scalo. In base a quanto dichiarato dall’azienda, questo trend è dovuto all’arrivo nel terminal marittimo di navi di stazza maggiore, all’estensione della stagione crocieristica che ormai copre otto mesi nell’anno, all’incremento del numero di approdi (181 nel 2009 contro i 139 del 2008) e all’arrivo di nuove compagnie di settore. Tra queste si annoverano le consolidate Msc e Costa più Silversea e SeaBourn, specializzate que-

Il condizionale è d’obbligo: entro la fine di gennaio dovrebbero essere sbloccati i soldi dal Cipe per la realizzazione della piattaforma logistica di Trieste. Tale struttura avrà una superficie complessiva di 25 ettari, di cui 14 strappati al mare, e sarà un terminale moderno multipurpose. In base alle stime più recenti l’investimento totale dovrebbe toccare i 335 milioni di euro e i lavori dovrebbero partire dai primi mesi del 2010.

st’ultime nelle crociere di lusso. Nell’attesa che, come auspica Bari Porto Mediterraneo, sia costruita una nuova stazione marittima polifunzionale a supporto sia del comparto crocieristico sia dei traghetti, sarebbe importante valutare eventuali sbocchi commerciali, magari di alto livello, per soddisfare le aspettative di acquisto di questa vera e propria flotta di crocieristi che attracca ogni anno nel capoluogo pugliese. •

Il porto agrigentino punta anche sul settore crocieristico. Nella presentazione dei lavori che riguarderanno il terminale è compresa, infatti, la progettazione di una banchina per navi da crociera. Inoltre si procederà al dragaggio dell’ingresso portuale, portandolo a 10 metri. Successivamente tale attività interesserà l’interno per cui il fondale sarà portato a meno di 14 metri. A terra, invece, è previsto il completamento della pavimentazione dell’intera banchina.

F

acendo un bilancio ad un anno dalla nascita della nuova Alitalia si rischia di stilare un amaro quanto scontato cahier de doléances: aerei ancora troppo vuoti e in ritardo, bagagli persi, bivacchi negli aeroporti, lavoratori e azionisti lasciati a terra, la bad company sulle spalle del contribuente. Per non parlare dell’assenza di un piano industriale credibile o, ancora, del consolidamento operativo di là da venire e verosimilmente legato all’ingresso di un partner internazionale (atteso e rimandato da oltre vent’anni). Il recente pamphlet di Roberto De Blasi e Claudio Gnesutta, Alitalia. Una privatizzazione italiana (pubblicato da Donzelli), consente una riflessione più distaccata su una vicenda che ha infuocato la cronaca recente. Particolarmente eloquente il sottotitolo. “Privatizzazione italiana” è locuzione entrata nell’uso comune. Il sostantivo “privatizzazione” indica il mero trasferimento di un bene pubblico in mani amiche a tito

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r&f news ANCHE IN ITALIA IL DESIGN 20/20 DI BURGER KING

Con l’inaugurazione del ristorante di Roma Eur, lo scorso 25 novembre, la catena di fast food Burger King ha illustrato anche in Italia il nuovo design 20/20, presentato per la prima volta a ottobre, all’aeroporto di Amsterdam. Lo stile 20/20 è caratterizzato dall’aspetto industriale dato dall’accostamento di metallo ondulato, mattoni, legno e calcestruzzo. L’arredamento vede la presenza di schermi Lcd, di una grande scritta “Home of Whopper”, e di diversi tipi di sedili e altri elementi che richiamano il tema della fiamma rossa.

A BARCELLONA ARRIVA L’ESPRESSION DI LAVAZZA

Lavazza ha aperto il suo primo concept-store Espression in Spagna, all’interno della Fnac del centro commerciale L’Illa Diagonal di Barcellona. È uno spazio che l’azienda dedica agli appassionati del caffè e della creatività. Alla presentazione del punto vendita, il 18 novembre, ha partecipato anche lo chef catalano Ferran Adrià, collaboratore abituale di Lavazza dal 2002, il quale ha creato il particolare caffè solido Èspresso.

CREMONINI, RISTORAZIONE A DOPPIA CIFRA

È la divisione del gruppo Cremonini che con più probabilità tornerà in Borsa. Di certo è quella che va meglio: la ristorazione del gruppo ha chiuso il 2009 (se le previsioni saranno rispettate) con ricavi consolidati per oltre 550 milioni di euro, in crescita del 16% circa rispetto ai 474,4 milioni del 2008. Lo ha comunicato la stessa società durante l’inaugurazione di un punto Chef Express nella stazione ferroviaria di Savona.

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A ROMA IL CINE-PARCO DEI DIVERTIMENTI

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oma come Los Angeles, gli studios di Dino De Laurentiis come gli Studios Universal. Sono ambiziosi i piani del Cinecittà World, il parco tematico dedicato al cinema presentato alla fine di novembre. Queste le cifre: 150 ettari di parco giochi, ristoranti, teatri di posa, più un’area verde di 70 ettari. Il progetto richiederà un investimento di 500 milioni di euro e darà lavoro a 2.500 persone. Sorgerà a 10 chilometri dalla capitale, nell’area di Castel Romano dove negli anni Sessanta Dino De Laurentiis costruì i suoi studios. Dietro il progetto c’è per il 20% Generali Properties e per l’80% Cinecittà Entertainment, società che fa capo alla Ieg, i cui principali azionisti sono Luigi Abete, Andrea e Diego Della Valle, Aurelio De Laurentiis e la famiglia Haggiag. Il progetto sarà sviluppato in quattro fasi, la prima nel 2011 e l’ultima nel 2014, e conta su un afflusso di quattro milioni di visitatori all’anno. L’iniziativa ha ottenuto un appoggio bipartisan, avendo avuto il sostegno prima del sindaco Veltroni e poi di Alemanno. •

Conte of Florence si espande al Sud Forte di un buon andamento delle vendite nel 2009 (+5,5% nel primo semestre) e degli ordinativi per il 2010, la società Conte of Florence sta pianificando un’estensione della rete. Dopo le aperture dei factory store di Città di Sant’Angelo (Pescara) e Castelguelfo (Bologna), seguiranno nel 2010 quelle del Fiordaliso (Milano), Casamassima (Bari), Bicocca (Catania), Carini (Palermo) e nel factory store di Enna. Sono in corso inoltre trattative per ulteriori tre aperture, sempre nel 2010. L’ampliamento della rete è proseguita anche nel segmento aeroporti, con la recente apertura di Cagliari.

Stock option BUY

Uniqlo Il fashion retailer giapponese spopola tra teenager e e non solo. L'esplosione della cifra d'affari testimonia l'espansione dei punti vendita ma anche una formula competitiva e tale da impensierire i competitor, H&M e Zara in primis. Dopo New York, Londra e Parigi, presto in Italia? Fiera Verona Un buon piano di acquisizioni, investimenti mirati e manifestazioni ancora utili, gli ingredienti che hanno consentito a Verona Fiere di chiudere il pre-consuntivo 2009 con 82 milioni di ricavi e di puntare a un Mol di 10 milioni per il 2010. Mediamarket L'elettronica non conosce crisi, questo emerge esaminando i piani di espansione di Mediamarket, compagine italiana di Mediamarkt Saturn Holding Gmbh, il colosso europeo dell'elettronica che controlla i p.v. Mediaworld e Saturn. Per le aperture 2010 si prevede l'inserimento di 600 collaboratori.

NEUTRAL

SELL

Napoli Capodichino Inaugurato a inizio gennaio il nuovo terminal dell'aeroporto partenopeo alla presenza del sottosegretario Gianni Letta. L'aerostazione cambia faccia, in meglio. Ancora da completare l'offerta food e retail. Attendiamo fiduciosi.

Easyjet Volare con Easyjet è un'esperienza sempre più comune per i viaggiatori italiani. E di conseguenza anche avere a che fare con l'assistenza clienti non è più cosa per pochi. Anzi, cancellazioni e ritardi hanno evidenziato prestazioni di customer care frequenti e davvero poco soddisfacenti, come emerso dalle cronache di numerosi quotidiani.

Lavazza-Nespresso Botte da orbi ai piedi del Paradiso tra le due case produttrici di aromi tostati. Lavazza non gradisce gli spot Nespresso con l'arrivo di Clooney tra i Santi e accusa la controllata Nestlé di aver copiato i celebri spot della coppia BonolisLaurenti.

Mariella Burani Fashion Group Continua a viaggiare in acque agitate la maison emilian di moda, flagellata da 492 milioni di debiti nel momento in cui scriviamo. A fine 2009 ha lasciato anche Mediobanca, l'advisor incaricato di ristrutturare il gruppo e ridurre il debito. C'è luce in fondo al tunnel?

Benetton Secondo rumors insistenti, Gerolamo Caccia Dominioni, a.d. di Benetton, viene dato in uscita dal gruppo di Ponzano. Sulla successione si susseguono le voci più disparate, compreso l'arrivo di Tondato da Ruos dalla “cugina” Autogrill. L'attesa crea strane storie...

Domino's Pizza La «margherita» non vende più? Allora cambiamo la ricetta! Tanto facile quanto... no comment. Di fatto presso tutti i locali della catena americana, provolone e salsa dolce di pomodoro saranno i principali ingredienti anti crisi. Da non crederci.


EURONICS CHIUDE BENE E ANNUNCIA ALTRE 20 APERTURE

IL CULATELLO FA SOSTA IN AUTOSTRADA

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inisce con un aumento del fatturato del 9,4% il 2009 del Gruppo Euronics. Il risultato, in totale 1,8 miliardi di euro, è la somma della crescita dei ricavi a parità di negozi (+1,3%) e del fatturato delle nuove aperture (+8,1%). Il dato è in controtendenza rispetto al calo dei consumi nel settore. Nell’anno appena concluso i punti vendita inaugurati sono stati 21, uno in meno del 2008, portando il numero totale a 272, a cui si sommano i 371 Euronics Point in franchising. Anche nel 2010 continuerà il ritmo dei taglio di nastro, che saranno 20 e avverranno per lo più nei centri commerciali. «Abbiamo trattative chiuse per aperture che avverranno già da gennaio – ha commentato il direttore generale del gruppo, Roberto Cuccaroni, alla conferenza stampa annuale di Milano -. Dopo il Mapic di

Cannes stiamo inoltre avendo nuove contrattazioni, per cui le inaugurazioni potrebbero essere di più». I 21 nuovi punti vendita del 2009 hanno portato a 400 assunzioni. Sono state effettuate anche dieci ristrutturazioni. •

ANCORA APERTA L’IPOTESI CHANGI PER ADR

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on si è ancora arrivati a un accordo, ma per Aeroporti di Roma rimane aperta l’ipotesi di un ingresso nel proprio capitale da parte dell’aeroporto di Singapore, Changi. Il gestore asiatico acquisterebbe non più del 10% di Gemina, la società che controlla il 95% dell’aeroporto romano. In questa prospettiva va letta la decisione del fondo Clessidra e di Unicredit di

uscire da Investimenti e Infrastrutture, principale azionista di Gemina, di cui possiedono rispettivamente il 4,58% e il 9,32%. L’operazione avviene

Un vero e proprio “panino d’autore” per migliorare la qualità dell’offerta e promuovere un’eccellenza della cucina italiana. Un solo ingrediente, il culatello di Zibello Dop, e il panino è pronto. Semplicità e qualità sono i driver dell’iniziativa “Sua Maestà il Culatello”, promossa da Autogrill e diffusa in tutta la sua rete di 480 ristoranti in partnership con il consorzio Negroni, che ha fornito la materia prima. L’iniziativa ha avuto luogo durante il periodo natalizio e pre-natalizio per una durata di tempo limitata in base alla disponibilità del prodotto.

con una scissione parziale del patrimonio, per cui le due partecipazioni saranno tramutate in quote di Gemina che, essendo quotata, rende più agevole l’eventuale liquidazione. Investimenti Infrastrutture ora diventa al 100% di Sintonia (di proprietà della holding Edizione della famiglia Benetton). Nelle ultime settimane il potenziale socio Changi è stato definito «ancora titubante» da Gilberto Benetton. «Vogliono capire meglio cosa succederà con le nuove convenzioni tariffarie - ha spiegato -. Credevamo che avrebbe preso una decisione entro la fine dell’anno scorso. Ora pensiamo che la decisione sarà per i prossimi mesi e ci auguriamo che sia positiva». •

SAVE BATTE FINIFAST, OK DAL TAR ALLA CONCESSIONE SULLA A30

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ella guerra per le aree di sosta in Campania la Save ha avuto la meglio su FiniFast. Questi i fatti: a settembre del 2008 Airest, controllata di Save, la società che gestisce l’aeroporto di Venezia, si è aggiudicata delle concessioni per gestire alcune piazzole sull’autostrada A30 Salerno-Caserta. FiniFast, battuta, aveva chiesto al Tar del Lazio di annullare la gara. In base al Decreto Bersani (dl 223/2006), infatti, Airest, che fa capo a una società partecipata da enti pubblici (Provincia e Comune di Venezia), non avrebbe avuto i requisiti per partecipare. Secondo la sentenza del Tar, tuttavia, Airest e la controllante Save

non possono ritenersi aziende a controllo pubblico, perché l’aeroporto di Venezia ha la maggioranza del capitale in mano a privati (47%) e mercato (23%). Inoltre «Airest non svolge servizi di supporto all’amministrazione territoriale per cui potrebbe godere di una posizione avvantaggiata». La Save ora spera di replicare anche in Sicilia, dove per la gestione di bar e ristoranti dell’aeroporto di Palermo è nato un contenzioso analogo e dove si attende una sentenza del Consiglio di giustizia amministrativa della regione. Con una differenza, però: a fare ricorso, in quel caso, è stato il colosso della ristorazione Autogrill. •

Sircom: ne rimarrà soltanto una Nell’ambito della contesa legale che ha visto protagonisti Sircom Srl, nella persona dell’amministratore delegato Pasquale Iamele, contro Sircom Real Estate e Chamartin Sirco Management Italia srl, l’autorità giudiziaria ha sancito, in via cautelare, l’inibizione dell’uso del marchio e della stessa denominazione della Sircom Real Estate nonché della Chamartin Sirco Management Italia srl (i cui amministratori italiani sono Michele Annoscia e Fabrizio Lombardo Pijola) in quanto entrambe le società hanno utilizzato illegittimamente il nome e il marchio Sircom. Da quanto risulta ad oggi (22/12/2009) la Sircom Real Estate ha modificato la propria denominazione sociale in Sud Real Estate spa, mentre non risulta sia avvenuta ancora la modifica della denominazione Chamartin Sirco Management Italia.

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r&f news ARMANI ACCELERA NEL TRAVEL RETAIL

Si allarga la rete degli store Emporio Armani attivi nei più importanti aeroporti internazionali. Il 27esimo punto vendita è stato aperto a dicembre nello scalo di Singapore Changi, terminal 3. Lo

spazio, aperto in collaborazione con l’operatore specializzato nel comparto del duty free Dfs Group, è di 80 metri quadrati. Tra le ultime inaugurazioni in Asia si registra anche uno store da 30 metri quadrati a Hong Kong, sempre con Dfs.

AL LOUVRE È DI AUTOGRILL LA PIÙ GRANDE FOOD COURT D’EUROPA

È

lo spazio per la ristorazione più grande d’Europa e si trova nei pressi del museo più visitato del mondo. È stato inaugurato lo scorso 16 dicembre e a gestirlo è Autogrill. I Restaurants du Monde si trovano al primo piano del Carrousel du Louvre, galleria commerciale attigua al museo, composta da 50 negozi. Si compone di sette ristoranti e tre caffetterie sviluppati su una superficie di 1.800 metri quadrati, gestiti direttamente da Autogrill France, che vi impiega 200 collaboratori. Il

in format

Food Future

S

iamo usciti dalla crisi o no? Qui al POLI.design – Consorzio del Politecnico di Milano cerchiamo di guardare lontano per preparare i ragazzi ai lavori futuri. Il lavoro per il mio corso, comunicazione e mercato, è sviluppare un’idea di fast-food all’italiana. I progetti presentati sono ottimi e la redazio-

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fatturato stimato è di circa 10 milioni di euro all’anno, grazie ai 5.500 pasti al giorno (2 milioni all’anno) che saranno serviti nei 700 posti a sedere. Le cucine presentate sono diverse: francese, italiana, spagnola, mediterranea, asiatica, americana. Particolare attenzione, spiega la società in una nota, è stata riservata ai layout dei locali, all’atmosfera degli ambienti, frutto anche della collaborazione con lo studio internazionale di architettura Chapman Taylor. •

A cura di Marcello Cividini/Lia Tagliavini - www.polidesign.net

ne fatica a selezionarne solo quattro per ragioni di spazio. Nat-You-ral, nome evocativo, cibo sano e naturale: scelto da te, preparato per te. Colori rosso e yuta, servito in piatti e posate biodegradabili, declina appieno il brief dato. Originalissime per la modalità di consumo, le Assaggerie che, rigorosamente attente alla stagionalità dei prodotti, offrono la degustazione in piccole porzioni; direi in modalità Tapas spagnole. Pappareal

ruota tutto intorno al miele, ingrediente sano per eccellenza che rende raffinate anche le preparazioni salate. Per pubblicizzarlo ragazzi in costume da ape ronzano intorno al negozio, per attirare gli avventori con una dolce tattica di guerrilla marketing. Primi con acqua, uova e farina, propone in formula elegante la preparazione a vista dei nostri più famosi primi, che tutto il resto del mondo considera pasti completi.


r&f news LE TERRAZZE: AL VIA I LAVORI

Dalle parole ai fatti: sono stati avviati i lavori per costruire il centro commerciale Le Terrazze, un progetto portato avanti in joint venture paritetica da Sonae Sierra e Ing Real Estate Develpment. Lo shopping center sorgerà a La Spezia a fronte di un investimento di 125 milioni di euro (al netto degli oneri finanziari) e disporrà di una gla di oltre 38mila metri quadrati. La superficie ospiterà 107 unità commerciali, tra cui un iper da 7.500 mq, 9 unità di grandi dimensioni e 16 ristoranti. Tra i plus si annoverano un family entertainment center e un fitness club. La commercializzazione per ora è arrivata al 40% e tra gli spazi attualmente affittati risultano quelli destinati ai brand Ipercoop, Euronics, Tonic, Play Park, Scarpamondo, Deichmann, Sasch, Cisalfa e Den Store.

CITTÀ FIERA RADDOPPIA

Terminato o quasi l’iter burocratico, il centro commerciale Città Fiera si appresta a essere ingrandito raddoppiando praticamente la propria superficie. «Stiamo lavorando alla

Antonio Maria Bardelli concezione del nuovo ampliamento – spiega Antonio Maria Bardelli, promotore del centro commerciale Città Fiera –. Aggiungeremo circa 70mila mq di gla, per cui Città Fiera diventerà uno dei più grandi shopping center d’Italia. Dopo anni di battaglie burocratiche, l’idea è quella di affrontare questo progetto con una serie di fasi che abbiano una propria dignità autonoma, in modo da non essere costretti ad affrettare la commercializzazione. L’offerta sarà fortemente improntata sul mondo della casa e sarà creata una polarizzazione sul comparto dei motori. Inoltre saranno inserite attività per la ristorazione e il tempo libero».

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MERIDIANA ESCE DA ADF E SI FONDE CON EUROFLY

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on un’operazione da 28,6 milioni di euro Meridiana è uscita da Aeroporto di Firenze. La sua quota, pari al 17,5%, è stata ceduta all’Ente Cassa di Risparmio di Firenze. Lo stesso ente ha indicato tre obiettivi per rilanciare lo scalo, che nel terzo trimestre del 2009 ha perso il 10% di ricavi: migliorare l’efficienza dell’aeroporto, la capacità di trasporto e i servizi all’utenza. La “capacità di trasporto” implicherebbe la realizzazione di una nuova pista, ma il progetto ha forte opposizione tra i Comuni del territorio. Meridiana, che continuerà a volare a Firenze, è intanto stata coinvolta in un ampio

riassetto industriale. I cda del vettore e quello di Eurofly hanno infatti dato il via libera al progetto di integrazione delle due compagnie, dalle quali nascerà Meridiana Fly. L’operazione, il cui scopo è ottenere sinergie industriali, prevede il conferimento delle attività di trasporto aereo di Meridiana nella controllata Eurofly. Sono stati decisi inoltre due aumenti di capitale. •

BUSINESS TRAVELLER “TRA LE NUVOLE”

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sce il 22 gennaio un film brillante e intelligente, interpretato dall'ottimo George Clooney, che consigliamo caldamente a tutti i lettori di r&f. Se si desidera comprendere fino a dove possono essere spinti i servizi loyalty per i frequent traveller, conviene seguire con attenzione le vicende di Ryan Bingham, il personaggio interpretato da Clooney: un “tagliatore di teste” professionista, ingaggiato da aziende in crisi sparse in ogni angolo degli States. Un vita senza legami né punti fermi, quella di Bingham, che lo porta a viaggiare tra aeroporti e hotels per circa 320 giorni all'anno. L'assenza di radici e di legami è compensata dall'infinita serie di prestigiose loyalty cards inserite nelle tasche del portafoglio di Ryan. Girato in cinque città, la pellicola arriva a mostrarne venti, tutte scenari reali dell'attuale crisi occupazionale statunitense. Da non perdere. •

NUOVI NEGOZI A ORIO AL SERIO

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oncluso il 17 dicembre scorso il primo blocco di lavori per l’adeguamento dell’aerostazione, ha fatto ingresso nell’aeroporto di Bergamo Orio Al Serio un’ampia gamma di esercizi commerciali legati alla ristorazione e non soltanto. La nuova offerta dedicata al food comprende i brand Autogrill-Puro Gusto e Segafredo, Chef Express-Santa Cristina Wine Bar, My Chef-McDonald’s, Panino Giusto, mentre nell’ambito retail si annoverano Aeronautica Militare, Timberland, Boggi e Legami. La progettazione e la direzione lavori del progetto di ampliamento del terminal passeggeri sono state curate dalla società One Works. Questa prima fase ha riguardato la realizzazione della sala imbarchi Schenghen, posizionata al primo piano, e la sala imbarchi extra Schenghen al livello terreno del terminal. L’investimento complessivo, interamente finanziato da Sacbo, ammonta a 15 milioni di euro. •

Più disoccupati, più furti L’aumento della disoccupazione è direttamente proporzionale all’incremento dei furti, come testimonia il nono Barometro dei Furti nel Retail elaborato dal Centre for Retail Research. In Italia nel periodo da giugno 2008 a luglio 2009 le differenze inventariali (che comprendono, oltre ai furti della clientela, quelli dei dipendenti e le frodi dei fornitori) sono cresciute del 6,2% e rappresentano l’1,36% del fatturato. Nella classifica dei prodotti maggiormente rubati troviamo al primo posto gli alimentari freschi, seguiti dagli articoli per l’igiene e la cura del corpo, i vini e alcolici e le pile e batterie ricaricabili. L’abbigliamento e gli accessori di moda scendono dal settimo al quinto posto, con valori elevati per alcuni capi come il vestiario (3,94%), gli accessori (3,2%), l’intimo e i costumi bagno (2,9%).


r&f news NUOVA VITA PER IL CENTRO COMMERCIALE MONCALIERI

Dopo cinque mesi di lavori e un investimento di oltre un milione e mezzo di euro, lo shopping center Moncalieri (vicino a Torino) cambia look. Il restyling del centro commerciale edificato nel 1998 è stato curato dalla proprietà della galleria Klécar Italia spa, supportata da Ségécé, e ha interessato sia gli interni, tra cui l’arredamento dell’area ristorazione, sia la composizione del mix delle insegne. L’offerta attuale si articola in 30 negozi su un unico livello, incluse quattro medie superfici con il nuovo punto vendita di elettronica Darty, tre attività per la ristorazione, un ipermercato Carrefour e altri servizi. L’inaugurazione ha avuto luogo lo scorso 10 dicembre.

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FASHION DISTRICT SBARCA IN SICILIA

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rosegue il conto alla rovescia per l’apertura del primo Foc in Sicilia a opera di Fashion District. Il Fashion District Melilli Outlet sarà inaugurato il 15 maggio nell’omonimo paese, presso l’uscita BelvedereSiracusa Nord della Superstrada 114, a circa 30 minuti da Catania. Il complesso sarà costruito su due livelli, con terrazze aperte su una piazza-giardino, secondo una forma ellittica, e presenterà parcheggi complanari per un totale di 2.500 posti auto. La superficie commerciale si articole-

rà su 32mila mq che ospiteranno 100 punti vendita. L’investimento necessario per realizzare l’iniziativa ammonta a 75milioni di euro, che porteranno anche a un impatto occupazionale, incluso l’indotto, di mille persone. L’obiettivo di Fashion District è di coinvolgere tre milioni di visitatori all’anno una volta che l’outlet sarà a regime, potendo contare su una catchment area stimata in sei milioni di persone includendo il bacino turisticoricettivo. •


PIQUADRO FA BENE DA SÉ

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el primo semestre dell’anno fiscale (aprile-settembre), il marchio della pelletteria Piquadro ha visto il fatturato stabile rispetto a un anno fa (-0,5%), a quota 23 milioni di euro, mentre l’utile è sceso del 14%, a 2,8 milioni. Diversa la dinamica dei canali: i negozi Dos, cioè quelli gestiti direttamente, hanno registrato una crescita del 58% rispetto all’anno scorso, prevalentemente grazie alle quattro nuove aperture, tutte nel Far East. In calo, invece, il canale wholesale, che rappresenta quasi l’80% del fatturato del gruppo e comprende anche i franchising, sceso del 9,3 per cento. In miglioramento i conti nel secondo trimestre, quando il giro d’affari è tornato a crescere dell’1 per cento. Tra le ultime iniziative del marchio c’è stata una collaborazione con Microsoft: in tutte le boutique sono stati posti dei notebook nei quali è stato installato Windows 7. È stata inoltre realizzata una linea di prodotti con il logo del nuovo sistema operativo. •

110 per i Fratelli La Bufala Non si sa se arriverà anche la lode, ma il 110 è questione di mesi: il gruppo di ristorazione Fratelli La Bufala ha annunciato che nel 2010 ci saranno una ventina di aperture, di cui la metà all’estero. Attualmente la catena ha 91 locali, di cui 82 in Italia e nove nel resto del mondo. Sono a gestione diretta 28 ristoranti, mentre 63 sono in franchising. Tra le destinazioni estere, spiega Giuseppe Marotta, presidente di Emme Sei, la holding che gestisce il marchio, «guardiamo in particolare agli Stati Uniti, visto anche il momento favorevole del mercato immobiliare». Sono quindi previste due aperture a New York e un locale a Miami (il secondo nella città). In Medio Oriente, invece, ci saranno due nuovi ristoranti a Dubai e uno a Istanbul (seconda location), mentre in Europa le mete certe sono Spagna e Francia. Nel 2009 le stime sul fatturato sono di 65 milioni di euro, mentre le previsioni per il 2010 arrivano a 75 milioni. Di recente la catena ha anche presentato un nuovo menu.

IGD INAUGURA “I BRICCHI” A ISOLA D’ASTI

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opo le acquisizioni di piattaforme commerciali che ne hanno contraddistinto l’operato negli ultimi mesi, Igd inaugura a Isola d’Asti, in Piemonte, lo shopping center “I Bricchi”. Il centro ospita una galleria di oltre 18.000 mq di gla, di cui è proprietaria Igd, che si articola in 25 negozi, una media superficie interna e cinque medie superfici esterne. L’ancora alimentare misura 6.535 mq e porta l’insegna de Il Gigante. Attualmente sono commercializzate nel mall 22 attività, mentre le restanti lo saranno entro la prima metà di quest’anno. Tra i brand presenti si segnalano Deichmann Calzature, BonPrix, Game7 Athletics, Blue Spirit e GameStop. I Bricchi gode di una posizione adiacente all’autostrada A33 Asti-Cuneo, in prossimità del casello di Isola d’Asti, si inserisce in un bacino di 212mila residenti nell’isocrona di 30 minuti di automobile ed è servito da un parcheggio di 1.450 posti. •

MONTEDORO FREETIME PUNTA SU FOOD&FUN

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a parola d’ordine è ristorazione e divertimento. Questi sono i driver sui quali vuol fare leva Cbre per implementare le performance del centro commerciale Montedoro Freetime di Muggia (Ts). L’area Food&Fun, inaugurata lo scorso 28 novembre, include nuovi brand sul fronte della ristorazione come Bicu, Via Emilia, Giò Mangia e Fricando. Per quanto riguarda il divertimento, invece, è stato inserito Familiy Park: il parco giochi indoor più grande della regione con pista di pattinaggio in eco-ghiaccio, giochi gonfiabili, aree multimediali, spazi giochi per bambini e ancora l’area Wii, baby parking e nursery. Inoltre è presente Karting: un circuito di 400 metri per go-kart che possono raggiungere i 90 km/h. Per andare incontro alle esigenze delle famiglie, Food&Fun è aperta tutti i giorni dal mattino sino a tarda serata. •

A ISTANBUL LA SUPER-BENETTON DA 20 MILIONI

Un intero stabile di otto piani, di cui tre sotterranei, per un totale di duemila metri quadrati di superficie espositiva e un investimento di 30 milioni di dollari (20 milioni di euro). Sono le caratteristiche del megastore di Benetton aperto a Istanbul, in Bagdad Avenue, il primo esempio del progetto Opening Soon, che si ispira a un concept avveniristico e si avvale del lavoro di architetti affermati e giovani creativi. Per il gruppo di Ponzano si tratta dell’impresa internazionale più importante dell’anno e servirà da esempio per le future aperture. Il fatturato del punto vendita previsto è di circa 46 milioni di euro all’anno.

COSTA GROUP A SEUL E TOKYO

Due prestigiosi locali aperti in Estremo Oriente, il Passion 5 a Seul e il Fiat Café di Tokyo, hanno visto la partecipazione della società di La Spezia Costa Group, specializzata nell’arredo degli spazi food&beverage, con l’archietetto Paolo Maldotti. Passion 5 è un raffinato ristorante, su due piani, incentrato sul tema dell’incontro tra arte e cibo. Il Fiat Café di Tokyo è invece sviluppato su tre livelli e ospita tra le altre cose un ristorante con cucine regionali e Fiat Space, un’area per eventi posta al piano seminterrato.

A MARZO È TEMPO DI “ORDINE & EXTRA-VAGANZE”

Tornerà il 4 e 5 Marzo 2010, presso l’Università IULM di Milano, il Convegno di Popai Italia “Ordine & Extra-Vaganze”, due giorni di incontro e di dibattito sul mondo del Retail dedicati ad esplorare, attraverso il confronto tra i principali player internazionali di settore, quattro grandi aree tematiche: Digital Innovation, Retail Design & Pop, Insight Research, Green Retail. Un vero e proprio laboratorio di idee per offrire significative opportunità di stimolo, crescita e sviluppo al settore Retail: save the date.

retail&food - gennaio/febbraio 2010 13


r&f news H&M SI ESPANDE DAL PIEMONTE ALLA SICILIA

Poker di aperture nei centri commerciali per la catena fast fashion H&M. Nell’ordine sono stati inau-

gurati negozi nello shopping center Il Grifone di Bassano del Grappa (Vi), nel nuovissimo Forum Palermo, nel centro Gli Orsi di Biella e presso Le Fornaci di Beinasco (To). Le superfici sono tra i mille e i 1.350 metri quadrati. Grande folla è stata registrata il giorno dell’inaugurazione soprattutto nel centro siciliano.

ROUTES EUROPE 2011 A CAGLIARI

Routes Europe, il più importante evento europeo per l’apertura e lo sviluppo di nuove rotte aeree, nel 2011 avrà luogo per la prima volta in Italia, a Cagliari. La manifestazione si terrà fra l’8 e il 10 maggio. Il presidente di Sogaer, società di gestione dell’aeroporto del capoluogo sardo, ha sottolineato come l’iniziativa «sarà per Cagliari e la Sardegna la piattaforma ideale per promuovere la nostra destinazione».

ROSSOPOMODORO AIUTA AMREF IN SUDAN

Si chiama “Un piatto per la vita” l’iniziativa benefica messa in piedi da Rossopomodoro per Amref, l’associazione di volontariato che svolge assistenza sanitaria in Africa. L’iniziativa consiste nella vendita a offerta libera, nei locali del gruppo, di 12 sottopiatti appositamente disegnati: 10 da designer, uno dal testimonial di Amref Giobbe Covatta e uno da Franco Manna, ideatore di Rossopomodoro e presidente della holding Vesevo. Il ricavato sarà utilizzato interamente per finanziare sette borse di studio al National Health Institute di Maridi, nel Sud Sudan. I medici formati opereranno in una zona martoriata dalla guerra e dal ricorso ai bambini-soldato, dove è particolarmente grave la mancanza di medici.

14 retail&food - gennaio/febbraio 2010

cosa occorre sapere per... A cura dello Studio Legale Cocuzza & Associati di Milano

Svincolarsi dai contratti di affitto: le clausole di “co-tenancy”

S

empre più spesso gli operatori commerciali (soprattutto quelli con forza contrattuale maggiore) insistono per inserire alcune clausole nei contratti di affitto di azienda che permettano loro di svincolarsi dal contratto in alcuni casi determinati. Come sappiamo, i retailer spesso scelgono una location commerciale sull’assunto che essa sia “ben popolata di operatori” (rifiuto di centri a basso popolamento) o che nelle vicinanze apra – o rimanga in esercizio - un marchio da essi considerato “áncora” e condicio sine qua non dell’apertura. La pratica ha pertanto visto l’elaborazione di clausole cosiddette di co-tenancy, vale a dire di “co-conduzione”: l’operatore si obbliga ad aprire in un determinata location posto che sia garantito un determinato popolamento del medesimo o l’apertura di uno o più marchi determinati. Tali clausole possono essere apposte sia ai contratti preliminari che ai contratti definitivi e si adoperano per spazi di nuova apertura o già avviati. E così nei preliminari le pattuizioni avranno a titolo esemplificativo il seguente tenore: “il conduttore potrà a propria discrezione non aprire il punto vendita se alla data di inaugurazione del centro non aprirà un numero di punti vendita che coprano complessivamente almeno il x% della GLA” ovvero “qualora il marchio Tal dei Tali non apra”. Nei contratti definitivi, le pattuizioni disciplineranno quale sorte toccherà al contratto qualora un certo sfruttamento della GLA non avvenga ovvero un certo marchio chiuda. E così si leggerà ad esempio “il conduttore avrà diritto di recesso dal contratto qualora la superficie totale di GLA occupata sia inferiore al x% ovvero qualora il marchio Tal dei Tali risolva il contratto e chiuda il punto vendita nel centro”. Varianti di tali clausole riguardano limitazioni temporali, pattuendosi che la situazione di bassa occupancy dovrà protrarsi per un certo numero di

mesi per dar diritto al conduttore di recedere dal contratto. Ulteriore variante può essere quella di prevedere la vera e propria risoluzione del contratto, anziché semplicemente il recesso, il che comporta anche la possibilità di chiedere i danni alla proprietà. Clausole del tipo di quelle sopra indicate sono viste con sospetto da proprietari e gestori degli spazi commerciali, in quanto essi temono un pericoloso effetto “domino”. Qualora infatti molti operatori avessero ottenuto l’inserimento delle clausole sopra indicate, e si verificasse quanto disciplinato dalla clausola, vi sarebbe il rischio di un aggravio ulteriore della situazione. Le clausole di “co-tenancy” sono più ampiamente utilizzate in paesi stranieri, come per esempio gli Stati Uniti, dove, in periodi di grave crisi come quello dell’anno appena trascorso, sono state pesantemente utilizzate dagli operatori per uscire dai contratti e limitare le proprie perdite in punti vendita “underperforming”. In Italia sono ancora relativamente poco adoperate e la loro utilità appare forse minore atteso che sembra improbabile una occupazione inferiore a percentuali del 70-75% di GLA. Non se ne può escludere però l’utilità in futuro, soprattutto in situazioni di mercato di maggiore saturazione rispetto a quella odierna.

Avv. Alessandro Barzagli Per informazioni e quesiti gli Avvocati Giulia Comparini gcomparini@cocuzzaeassociati.it e Alessandro Barzaghi abarzaghi@cocuzzaeassociati.it saranno lieti di rispondervi.

Old Wild West diventa Express Forza del brand ed esigenze di consumo più veloci si fondono nella nuova declinazione del marchio Old Wild West, che da questo mese diventa anche Express. Il primo punto vendita a marchio Old Wild West Express apre in gennaio presso la stazione di ristoro autostradale Autogrill di San Zenone sulla direttrice A1 nel tratto Milano-Bologna. La nuova insegna in portafoglio a Cigierre manterrà le prerogative di quella tradizionale ma sarà improntata sul format del fast food e avrà come prodotto di punta l’hamburger. Inoltre il locale disporrà di una metratura ridotta, da 450 mq diventerà di 150 mq con sedute esterne oppure di 200-250 mq. Lo sviluppo dell’iniziativa prevede future aperture sia in autostrada sia negli shopping center, tra cui quella già programmata per la prossima primavera presso il centro commerciale Lame a Bologna.


AGLI UFFIZI CIVITA RILEVA OPERA

L

’obiettivo è vincere la nuova gara per la gestione dei servizi del polo museale di Firenze. Per riuscirci il primo passo di Civita, società romana presieduta da Luigi Abete, è stato quello di aumentare la propria partecipazione dal 30 all’80% in Opera laboratori fiorentini. A cedere le quote è stata la famiglia Ruggeri, che ha mantenuto il 20 per cento. Opera è un’azienda che partecipa all’Associazione temporanea d’impresa Ati Giunti (insieme con Ferragamo, Bassilichi, Pinaider e la stessa Giunti), all’interno della quale è il braccio operativo nella gestione di biglietteria e bookshop dei musei statali del capoluogo fiorentino. La prossima mossa sarà di partecipare alla nuova gara per la gestione che la Soprintendenza sta per lanciare, essendo scaduti i termini della precedente concessione. L’esito si conoscerà nella primavera del 2010. •

NUOVI BUS PER GLI SCALI MILANESI

Un potenziamento del servizio locale Atm verso Linate e l’introduzione di nuovi collegamenti per Malpensa da parte di Lufthansa Italia sono stati annunciati a dicembre. La compagnia tedesca da gennaio effettua 11 servizi navetta al giorno che portano da Malpensa a Torino, Novara, Bergamo, Brescia, Varese, Como e Lugano. Sono inoltre previ-

IL DIGITAL SIGNAGE SENZA SEGRETI

U

n saggio scritto da Daniele Tirelli, presidente di Popai Italia, appena pubblicato da Franco Angeli, fa finalmente il punto su una realtà complessa come quella del digital signage. Il volume raccoglie e ordina per la prima volta un insieme di conoscenze specialistiche e in rapida evoluzione rendendone chiara la logica sottostante. Il libro si occupa tra gli altri dell’efficacia del mezzo, degli aspetti tecnologici e del ritorno economico. Il digital signage, intanto, comincia a trovare rilevanti applicazioni concrete. Come quella realizzata nella stazione di Cadorna e in altre otto della rete Ferrovie Nord Milano. Gli attuali 185 schermi sono posizionati sia in testa sia lungo i binari e trasmettono pubblicità, notizie e informazioni utili. Le previsioni per il 2010 sono di arrivare a mille display installati. •

COIN SI MANGIA UPIM

È

destinato a sparire il marchio Upim, protagonista della storia della grande distribuzione italiana. Dopo l’acquisizione da parte del Gruppo Coin, a dicembre, i negozi della catena saranno spartiti tra le insegne Coin e Oviesse. Una decina di immobili di pregio posizionati in alcune delle più lussuose vie delle principali città italiane, secondo l’ad di Coin Stefano Beraldo, si presterebbero per la loro posizione a un nuovo format di target elevato, in

diretta concorrenza con la Rinascente. L’operazione è stata studiata fin dall’arrivo del fondo francese Pai, che controlla il Gruppo Coin, ma si è potuta concludere solo ora, di fronte alle difficoltà degli azionisti di controllo di Upim. L’operazione ha visto in prima fila anche le banche che hanno contribuito a tagliare il debito di Upim di oltre 50 milioni di euro. Il nuovo gruppo potrà contare su quasi mille punti vendita tra diretti e affiliati. •

ste partenze almeno ogni 20 minuti per la stazione di Milano Centrale. Il servizio è gestito dal vettore Autostradale. Verso il city airport di Linate opererà invece una nuova linea Atm, la X73, che affiancherà l’attuale linea 73. Entrambe partiranno da piazza San Babila, ma la X73 avrà un percorso diverso, effettuerà due sole fermate e impiegherà circa 25 minuti. Il biglietto potrà essere acquistato anche a bordo, con un sovrapprezzo di 50 centesimi. Bisognerà invece aspettare rispettivamente il 2013 e il 2015 per due collegamenti su rotaia: la stazione Forlanini del Passante, che sarà posta a 500 metri e a una fermata di metro dallo scalo; e la stessa metropolitana 4, di cui Linate sarà il capolinea.

retail&food - gennaio/febbraio 2010 15


r&f borse e dintorni Stefanel a caccia di liquidità Dopo il rientro della crisi occupazionale, sono ancora agitate le acque attorno al colosso veneto dell'abbigliamento. Il Gruppo presieduto da Giuseppe Stefanel sta conducendo una strategia controcorrente, puntando su prodotti di qualità di fascia medio alta, smarcandosi nettamente dai principali competitor. In previsione alcune chiusure e qualche apertura, accompagnata da investimenti significativi. Ecco quindi in previsione un aumento di capitale di circa 50 milioni, corrispondente all'attuale valore di Borsa. Stefanel controlla anche il player dei duty free Nuance, per la quale non si prevedono novità.

Morellato & Sector, il debito stringe Il Gruppo guidato da Massimo Carraro che produce gioielli con marchi propri e in licenza e che controlla la maggiore catena europea del settore, Bluespirit, ha avviato un negoziato per rimodulare il rimborso del debito. Tramite l'advisor Mediobanca, dal quartier generale di Padova, si punta a spostare al 2019 i termini di restituzione dei 120 milioni di debito, di cui 40 milioni con scadenza 2014. L'istituto più esposto è Banca Intesa con 20 milioni circa. Secondo i dati preliminari sul 2009, il fatturato dovrebbe attestarsi attorno ai 140 milioni, contro i 165 del 2008, mentre l'ebitda 2009 sarebbe sceso a 14 milioni contro i 25 dell'anno precedente.

Bulgari è “top pick” Dopo il tonfo del 2009 – inatteso per entità – il segmento del lusso riprenderà a marciare nel 2010? Attorno a questa domanda cruciale sono legate le “scommesse” delle società di rating per i titoli legati ai produttori top di gamma. Su Bulgari, in particolare, sembrano disposti a puntare in tanti, a cominciare da Bank of america-Merrill Lynch che ritengono plausibile il superamento del miliardo di euro di ricavi. Più top pick di così...

Illy: la Borsa non ci serve! Se ne è parlato spesso ma la triestina Illy continuerà a fare a meno della Borsa, secondo quanto ha dichiarato il presidente Andrea Illy in una recente intervista al Corriere Economia. Da Trieste si punta piuttosto ad una crescita ancora maggiore sui mercati esteri, asiatici in particolare, e a una diversificazione di produzione che dal caffè si apra verso cacao, the e infine vino. L'obiettivo dichiarato è quello di essere un Gruppo autofinanziato.

McDonald's: Italia slow e casual con vendite fast Sempre in ottima salute i conti di McDonald's per il mercato italiano che si conferma una dei più interessanti in Europa: basti ricordare che il fatturato è passato dai 494 milioni del 2003 agli 800 del 2009. Il tutto con un numero di punti vendita (380) decisamente inferiore a quello di paesi vicini (1.200 ristoranti in Francia). Per crescere nel Belpaese ora McDonald's punta alla riformulazione del concetto verso il “casual restaurant” dotato di servizi (vedi wi-fi) che inducano il cliente a trattenersi comodamente nei locali.

Safilo: cedere il retail per ridurre il disavanzo Le catene retail non strategiche per Safilo sono state cedute ad Hal Holding, il fondo olandese che sta curando la ristrutturazione del Gruppo italiano. L'operazione ha consentito a Safilo di incassare 13,7 milioni di euro senza perdere le catene Solstice (159 p.v. negli USA) e Island Optical (59 vetrine in Messico), mentre a passare di mano sono state Loop Vision (Spagna) e Just Spectacles (Australia e Cina). Parallelamente a questa manovra è stato posticipato al prossimo 30 giugno la restituzione delle rate del finanziamento “senior”, scadute lo scorso 31 dicembre.

16 retail&food - gennaio/febbraio 2010

Il target price di Autogrill sale Per Ubs il giudizio sulle azioni Autogrill non si muove dal “neutral”, ma nel contempo viene spostato verso l'alto il prezzo obiettivo che arriva a sfirorare i 9 euro. Un'azione che potrebbe derivare dai risultati del Gruppo che nel corso del 2009 hanno evidenziato un miglioramento dei margini e una significativa generazione di cassa. Da rilevare il favorevole andamento dei prezzi delle materie prime alimentari che avrebbe compensato, almeno in parte, una sensibile diminuzione del traffico nei canali del travel.


indice retail&food 2010 Si chiude un anno DOC; prudenza per il 2010 I

l 2009 si è chiuso producendo discrete plusvalenze in tutti i comparti azionari; l’indice FTSEMIB, che misura l’andamento dei titoli della borsa italiana, mette a punto un incremento del 19,4%. L’indice Morgan Stanley, che misura l'andamento delle borse mondiali, fa ancora meglio segnando un aumento del 26%. Ma queste due buone performance sono state del tutto superate dall'andamento degli indici dei nostri comparti retail&food. L'indice generale infatti, che misura entrambi i comparti a livello internazionali, arriva ad un miglioramento del 45,6%, ovvero un progresso quasi doppio rispetto all’indice MSCI. Il settore del lusso accessibile si è dimostrato un comparto trainante, capace di dare molte soddisfazioni all’investitore che sa distinguere le buone dalle cattive occasioni: non possiamo infatti sottacere il fatto che, accanto a performance particolarmente brillanti, nel comparto si sono verificati anche casi drammatici, come quelli di Mariella

HOLDING

Burani ed Ittierre, che hanno visto azzerare o quasi i valori del capitale azionario. Ecco perché nel prossimo anno bisognerà raddoppiare la prudenza nell'effettuare del trading nel settore, tanto più che l'andamento industriale e commerciale delle Imprese operanti inizierà forse la ripresa, ma certamente non potrà contare su consumi particolarmente vivaci. Anche il comparto food ha consentito un buon guadagno, inferiore però agli indici borsistici generali. Si tratta tuttavia di un settore che può dare ottime soddisfazioni nel prossimo anno, proprio per motivi specularmente inversi rispetto a quelli del retail: i consumi sono poco elastici e comunque la ristorazione di massa (ma sempre di qualità) è favorita rispetto a quella di fascia alta; ed il poco cammino del 2009 è un buon viatico per l'anno che sta per venire.

PRINCIPALI SOCIETA' MARCHI POSSEDUTI

AUTOGRILL BURGER KING HLDGS DARDEN FESTAURANTS DINEEQUITY FLO GROUPE MCDONALD’S PAPA JOHN’S STARBUCKS YUM BRANDS

Hms Host, Aldeasa, Alpha Group, World Duty Free

AEFFE ADIDAS BENETTON GROUP BULGARI DAMIANI GEOX HUGO BOSS INDITEX LUXOTTICA

Alberta Ferretti, Moschino, Pollini Reebok United Colors, Sisley

LVHM MARIELLA BURANI NIKE PPR RALPH LAUREN RICHEMONT SAFILO GROUP STEFANEL SWATCH GROUP TIFFANY & CO TOD’S INDICE FOOD INDICE RETAIL INDICE RETAIL&F00D FTSEMIB MSCI ALL COUNTRY

Red Lobster, Olive Garden Applebee’s, House of Pancakes Bistro romain, Hippopotamus, Maitre Kanter

KFC, Pizza Hut, Taco Bell

Valentino, Permira Zara, Pull and Bear, Massimo Dutti Louis Vuitton, Moet Chandon, Hennessy, Fendi, Dior, Zenith, Guerlain Antichi Pellettieri, Braccialini, Facco Gioielli Puma, Fnac, Gucci, Redcats, Conforama Polo LR, RL Watches Vacheron Constantin, Cartier, Dunhill

Omega, Longines,Tissot Valentina, Elsa Ferretti, Paloma Picasso Hogan, Fay

QUOTAZIONI AL MERCATO

LA CLASSIFICA 31-12-08

31-12-09

Italia Nyse Nyse Nyse Francia Nyse Nyse Nyse Nyse

5,37 18,18 20,96 9,00 2,77 46,26 13,71 14,47 23,43

8,82 13,19 24,50 17,34 3,61 43,75 16,73 16,20 24,58

164,2 72,6 116,9 192,7 130,3 94,6 122,0 112,0 104,9

8 28 18 2 13 26 16 21 23

Italia Xetra Italia Italia Italia Italia Xetra Xetra Italia

0,67 27,09 6,10 4,42 0,83 4,36 14,40 31,33 12,67

0,52 37,77 6,24 5,75 1,06 4,82 20,22 43,01 18,05

77,6 139,4 102,3 130,1 127,7 110,6 140,4 137,3 142,5

27 11 24 14 15 22 10 12 9

Francia

44,77

79,69

178,0

3

Italia Nyse Francia Nyse Xetra Italia Italia Xetra Nyse Italia

10,16 39,47 46,60 33,78 13,45 0,60 0,30 86,00 17,58 30,09

sospesa 46,14 82,76 56,89 23,37 0,58 0,35 175,73 30,35 36,01

116,9 177,6 168,4 173,8 96,7 116,7 204,3 172,6 119,7

18 4 7 5 25 20 1 6 17

23,24 286.959

109,5 157,6 145,6 119,4 126,0

100,00 100,00 100,00 19,46 227.683

INDICE

L’indice Generale Retail&Food è ponderato nella misura di 1 (food) a 3 (retail) per tener conto della differente ampiezza dei rispettivi mercati. Tutte le quotazioni sono in euro. I cambi utilizzati sono: al 31/12/2008: 1 Usd = 0,779 euro; al 31/12/2009: 1 Usd = 0,694 euro

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osservatorio prezzi

MULTIPLEX: VA IN SCENA LA GUERRA DEI CENTESIMI NEI SEMPRE PIÙ DIFFUSI CINEMA MULTISALA L'OFFERTA DI RISTORAZIONE È SPESSO MOLTO ARTICOLATA. COME AL BICOCCA VILLAGE DI MILANO, DOVE SI CONTANO 20 LOCALI E DOVE LA COMPETIZIONE È SPIETATA. CON BENEFICI PER GLI UTENTI CHE, AL CONTRARIO, DOVE TROVANO POCHI RISTORANTI SONO COSTRETTI A PAGARE DI PIÙ.

D

Bicocca traccia la via

isprezzati dai puristi del cinema, amati da chi ne vede i vantaggi e il carattere “popolare” o “democratico” che dir si voglia. I multisala attorno alle città sono proliferati negli scorsi anni, forti di alcuni fattori competitivi: la comodità di accesso in auto; l’offerta varia di pellicole, sebbene solitamente di tipo blockbuster; la possibilità di accompagnare alla visione di un film una cena a basso costo, una partita di bowling o un giro tra i negozi tipici dei centri commerciali. Proprio sull’offerta di ristorazione si è concentrata l’analisi dell’Osservatorio prezzi di questo numero. Sono stati presi in considerazione multiplex che non sono parte complementare di un grande shopping center ma che rappresentano il fulcro della struttura.

Il centro Bicocca Village, ai confini con Sesto San Giovanni, zona nord di Milano, è un punto di riferimento per le altre strutture di questo tipo. Lo distinguono il numero delle sale (18) e quello dei ristoranti e bar (20). È frequentato sia di sera, specialmente il mercoledì e nei fine settimana, sia a pranzo nei giorni lavorativi, quando si trasforma in una sorta di mensa aziendale per i dipendenti delle numerose imprese circostanti. L’ampio numero di locali imprime un’accelerazione alla concorrenza. Su tanti prodotti si trova un ribasso “incentivante” di pochi centesimi, comunicato con grande enfasi. È il caso, per fare un esempio tra tanti, della pizza margherita del ristorante Il Gusto: il prezzo di 4,90 è inferiore

di 10 centesimi alla maggior parte dei concorrenti ed è esposto su un grande cartello all’ingresso dell’ampia area occupata dal locale. Lo stesso vale per gli importi del caffè e del pita gyros ribassati ed esposti con evidenza dal corner di cucina greca Itaka. Anche sul menu per i bambini si scatenano le offerte e la comunicazione. Se la maggior parte degli esercizi li propone a 6,50 euro, Il Gusto si smarca con 5,50 euro e l’Heineken Beer Corner con 5 euro. Nel tentativo di differenziarsi, un altro ristorante appena entrato, la trattoria toscana Torracchione (arrivata a sei presenze tra outlet, centri commerciali e multiplex) per il pranzo punta su acqua demineralizzata e contorno gratuiti per chi prende un secondo alla griglia. In generale, quando i ristoranti non

possono contare su un elemento distintivo come l’esotismo (Cantina Mariachi, Old Wild West, Wiener Haus di Cigierre e il giapponese Sen Sushi) o sulla qualità della cucina e degli ingredienti (come i dirimpettai Rossopomodoro e Mediterraneo), è la leva del prezzo che viene azionata con maggiore forza. Così fa per esempio il corner Pazzaria, che ammicca decisamente a un pubblico di studenti, ai quali dedica dei menu particolari, e che fissa i listini più bassi per una serie di prodotti di focacceria e pizza al trancio, giocan-

RILEVAZIONE PREZZI MULTIPLEX MEDUSA ROZZANO

MEDUSA CERRO MAGGIORE

Rozzano (MI) Nr. Sale cinema 13 Nr. Ristoranti 10

Cerro Maggiore (VA) Nr. Sale cinema 11 Nr. Ristoranti 8

WARNER VILLAGE TORRI BIANCHE

BICOCCA VILLAGE

Vimercate (MI) Nr. Sale cinema 16 Nr. Ristoranti 6

Milano Nr. Sale cinema 18 Nr. Ristoranti 20

Prezzo

Prezzo

Esercizio

Prezzo

Esercizio

Prezzo

caffè caffè decaffeinato

0,80 1,00

0,90 1,00

tutti gli esercizi Pasta e pasticci

0,70 0,90

McDonald's** Pans & company

0,70 0,80

taka Giovanni Rana

cioccolata con panna bottiglietta d'acqua

2,70 1,00

Steal, Hollywood Cafè Steal, Hollywood Cafè, Lino's Coffe Lino's Coffe Da Oscar, Hollywood Cafè, Bice che dice Hollywood Cafè Kikko Café Hollywood Café Fratelli La Bufala, Dice che dice Broadway Café Old Wild West Old Wild West Steal n.d. Kikko Kikko Bice che dice

2,50 1,00

2,50 1,00

Pans & company tutti gli esercizi

2,00 1****

Itaka, Playcity nove esercizi

2,00 3,00 3,50 6,50 7,50 15,00 4,00 5* 4,50 9 36 6,00

Pasta e pasticci Shanghai Quick, Focacceria ligure Focacceria ligure Shanghai Quick Panini e pasticci El Gringo Pasta e pasticci El Gringo Panini e pasticci Pasta e pasticci Panini e pasticci Sen Sen El Gringo

2,35 2,60 3,00 5,00 12,00 12,50 3,50 3,90 4,60 n.d. n.d. 4,50

Pans & company Vini + Sfizi Pans & company A Modo Mio A Modo Mio A Modo Mio Giovanni Rana McDonald's A Modo Mio Pizza n.d. n.d. Giovanni Rana

2,20 2,90 2,50 4,90 5,00 9,90 4,20 5,00 3,90 9 38 4,50

2,00 1,80 3,00

Shanghai Quick La Yogheria Focacceria ligure

2,70 1,80 n.d.

Giovanni Rana Si gira, caffè and… n.d.

2,60 2,00 2,00

Articolo

bottiglietta di Coca-Cola (50 cl) birra chiara media panino pizza margherita con servizio hamburger nel piatto con patatine steak manzo e contorno insalatona menu bambini kebab/pita gyros sushi combinazione 12 maki sushi barca per due pasta dolce al tavolo gelato artigianale 2 gusti da asporto Piadina

2,00 3,50 3,50 5,00 5,00 12,90 4,50 5,00 n.d. 9,00 39,00 5,00 3,00 n.d. 4,50

Broadway Café n.d. Steal

Prezzo più alto Prezzo più basso n.d. = non disponibile * gratis con due adulti ** da Giovanni Rana caffè con menù 0,50 euro

18 retail&food - gennaio/febbraio 2010

*** = vaschetta da un etto

Esercizio

**** = da Torracchione acqua di rubinetto purificata gratuita

Esercizio

Station Grill Itaka Pizzaria l Gusto Broadway Café Cantina Mariachi Wiener Haus, Old Wild West Heineken Beer Corner Itaka Sen Sen Giovanni Rana, Broadway Café, Itaka Giovanni Rana Piccolo Caffè Pizzaria


I pop-corn esplodono alla Bicocca Sono il sogno di bambini e teenager, gli unici peraltro in grado di digerirli. I pop-corn venduti alle casse del cinema, tra i multiplex visitati, costano di più al Bicocca Village. Almeno nelle taglie intermedie visto che per il formato gigante i prezzi sono allineati: 5,70 euro, cifra che tradotta nelle vecchie 11mila lire fa il suo effetto. Nel confronto si distingue il centro di Vimercate, che ha i prezzi inferiori. Per la bibita presa nei banchi adiacenti alle sale cinematografiche si distinguono in positivo i due multiplex Medusa. Listini praticamente bloccati, invece, per le candies: dallo standard di 2 euro all’etto si discosta l’Uci Bicocca, che alza a 2,05. Mica caramelle.

de ternera (11,90 contro 10,50 euro). Il sushi Kikko, se confrontato con gli analoghi esercizi della Bicocca e di Cerro Maggiore, risulta più costoso per la combinazione di pietanze chiamata “barca” e per i menu “all you can eat”, mentre i classici 12 rotolini maki hanno ovunque il prezzo standard di 9 euro.

do sul filo dei centesimi con le rosticcerie e la piadineria vicina. Il meccanismo competitivo, come da manuale di microeconomia, fa sì che il centro Bicocca Village sia il più economico dei multiplex analizzati. I prezzi sono risultati inferiori agli altri centri in nove dei 19 prodotti presi in esame, mentre solo in due casi sono risultati più cari. Sarebbe interessante sapere se questa politica ribassista mantiene sani i conti economici dei vari esercenti. Ma non è questa la sede appropriata per tale analisi.

…gusto locale a Cerro Maggiore

nome “Mood multiplex”, cioè movie and food. I dieci locali visionati appartengono a catene nella metà dei casi. Due propongono cucina italiana (Rossopomodoro e Fratelli La Bufala) e tre straniera, ossia Old Wild West, Cantina Mariachi e Broadway Café, cui si aggiunge il giapponese Kikko. Tra i locali indipendenti l’unico ristorante è l’italiano Bice che dice, posto al primo piano al livello delle sale cinematografiche. La frequenza a pranzo nel centro è piuttosto ridotta, tanto che un fastfood come Subway è risultato chiuso

Un altro multiplex Medusa analizzato è stato quello di Cerro Maggiore (Va), all’uscita della A9 di Legnano e in una posizione strategica che richiama clienti da Varese e dintorni, dove sono assenti altri grandi multisala, e dalla provincia nord di Milano. Le attività commerciali del centro, chiamato Move-In, sono concentrate sul secondo dei tre piani del complesso. A detta dei ristoratori interpellati, il food va decisamente meglio dei retailer. Tra i negozi in effetti sono stati notati diversi spazi vuoti. L’offerta ali-

FOCUS CINEMA MEDUSA ROZZANO

MEDUSA CERRO MAGGIORE

WARNER VILLAGE TORRI BIANCHE

BICOCCA VILLAGE

Pop corn medio Pop corn grande Pop corn gigante

3,10 4,60 5,70

3,10 4,60 5,70

3,10 4,15 5,45

4,10 5,20 5,70

Coca-Cola piccola Coca-Cola media Coca-Cola grande

2,90 3,40 4,10

2,90 3,40 4,10

2,90 4,05 4,80

3,50 4,10 4,60

caramelle all'etto

2,00

2,00

2,00

2,05 Prezzo più alto

Medusa: poco appeal a Rozzano… All’opposto si posiziona il multisala Medusa di Rozzano, a sud del capoluogo lombardo: i listini sono i più elevati in nove referenze e più bassi in due. Il complesso è situato in una zona ad alta densità commerciale, distante una strada dallo shopping center Fiordaliso. Forse per questo motivo non ha negozi, se non un’edicola-libreria e un tabaccaio, e punta tutto sulla ristorazione, anche nel

nelle ore diurne. Tutti propongono comunque dei menu per pranzo, sebbene i prezzi siano in media leggermente più alti che altrove. I listini salgono soprattutto sui prodotti offerti solo da un esercizio, come la piadina a 4,50 euro, il trancio di pizza e il panino. Come accade al Bicocca Village, si sovrappongono in parte i menu di Old Wild West (tex-mex) e di Cantina Mariachi (messicano), con quest’ultimo leggermente più caro se si considerano piatti comuni come il burrito (9,40 contro 7,40) e le fajitas

Prezzo più basso

mentare è diversa dai casi precedenti: dominano le insegne collegate “Pasta e Pasticci” e “Panini e Pasticci”, a cui si aggiungono una pizzeria, un ristorante cinese, un argentino, un giapponese e un paio di bar e pizza d’asporto. I prezzi sono ribassati soprattutto dal ristorantino cinese, che risulta economico anche nella sua categoria (spaghetti di soia con verdure a 2,80 euro, dolce a 2 euro). Porzioni abbondanti e qualità sono invece ciò che promette il vicino Pasta e Pasticci, che adotta uno stru-

mento di marketing in voga in America (dove ha vissuto dieci anni uno dei gestori): menu gratis tutti i giorni per i bambini accompagnati da due grandi, 5 euro se l’adulto è uno solo. Nella sfida tra le rosticcerie, la Focacceria ligure permette di mangiare a meno di Panini e Pasticci (la scelta è minore), mentre il bar Più di un caffè ha prezzi in genere superiori ai concorrenti, per esempio nel caso della cioccolata con panna a 3,80 euro.

Torri Bianche, in medio stat virtus? Un caso a sé è rappresentato dal Warner Village di Vimercate, uno dei multiplex più “antichi” di Milano, apprezzato per la sala Megatheatre e per gli eventi che propone, come la diretta della prima della Scala trasmessa lo scorso 7 dicembre. L’offerta commerciale è più retail che food. I ristoranti sono quasi tutti in un’ala del centro. Si tratta di due fast food (Pans & Company e un McDonalds), un wine bar, un format ibrido, che si potrebbe definire “fast casual”, come Giovanni Rana, un ristorante, A Modo Mio, una rosticceria della stessa marca, A Modo Mio Pizza, e un bar, Vini e Sfizi. Nonostante l’offerta non sia vasta, spicca la competizione al ribasso tra Pans & company e McDonald’s, che si concretizza nei prezzi bassi del caffè, della cioccolata e del menu bambini. Giovanni Rana e Vini e Sfizi sono invece competitivi nei loro prodotti “core”, rispettivamente la pasta e la birra. Sulla ristorazione vera e propria, in mancanza di concorrenza diretta, gli importi dei piatti di A Modo Mio sono abbastanza alti, come esemplificano i 12 euro richiesti per l’hamburger con contorno. A Rozzano e alla Bicocca il Broadway Café, una mini-catena di stampo americano che ricorda il locale di Pulp Fiction dove ballano Uma Thurman e John Travolta (il gestore fondò i locali Crazy Bull degli anni Novanta), lo stesso panino viene venduto a 5 euro. Grondante sangue, direbbe F. P. Uma.

retail&food - gennaio/febbraio 2010 19


Star Trek retail

DESTINAZIONE

N

onostante i numeri drammatici per il 2008 (in Italia quasi il 7% di disoccupazione e PIL in negativo) e per il 2009, la cui chiusura si attende in ulteriore ribasso, il settore librario in Italia l'anno scorso ha sostanzialmente retto rispetto alla congiuntura economica negativa e il calo dei consumi: -0,6% in termini di fatturato per il 'mercato adulti' e addirittura +10% in quello dei 'bambini e ragazzi' (settore in cui la casa editrice Giunti è molto forte). Se a questo aggiungiamo che l'anno scorso i lettori in Italia sono cresciuti del 2,7% toccando il 44% della popolazione e che i margini di crescita rispetto altri paesi europei sono alti (la Francia segna un 60% dei lettori e la Spagna addirittura un 72%), ecco che possiamo guardare al futuro con un certo ottimismo,

GIUNTI AL PUNTO

20 retail&food - gennaio/febbraio 2010

soprattutto se i player del settore riusciranno a strutturarsi per raggiungere capillarmente i loro potenziali nuovi clienti. In questo panorama si inserisce Giunti al Punto (vedi tab.1), catena di librerie gestite direttamente, prima per numero di punti vendita (ben 143 in tutto il territorio nazionale) in Italia e controllata al 100% da un colosso dell'editoria come il Gruppo Giunti. Le origini della casa editrice toscana affondano le radici nel lontano

1841, anno in cui fu fondata a Firenze la 'Libreria Editrice Paggi' che possiamo considerare il punto di partenza dell'attività centenaria del Gruppo. Invece, il nucleo originario della catena Giunti al Punto è rappresentato dalle librerie a insegna Demetra (casa editrice allora della galassia Giunti), che iniziano a diffondersi nei primi anni '90, e si consolida intorno al 2004-2005 con l'acquisizione delle quasi 60 Librerie del centro. La catena, quindi, assume l'attuale denomina-

zione Giunti al punto e passa dalle 120 librerie alle 143 di oggi: 25 negozi aperti in quattro anni. Un bel risultato ottenuto e consolidato in un tempo relativamente breve che sono testimonianza di una realtà dinamica e decisamente unica nel suo settore: Giunti al Punto infatti (quota di mercato tra il 9 e il 10%) con i suoi spazi vendita di medie dimensioni (dai 100 ai 100 mq) è in tutta Italia (18 le regioni coperte). E' presente soprattutto al Nord, che rappresenta la fetta maggioritaria


anche di coprire settori di mercato tradizionalmente poco presidiati come all'interno di aeroporti o ospedali. La strategia è chiara: se c'è possibilità che la percentuale dei lettori italiani salga almeno fino a quella europea allora questi lettoriclienti bisogna andarli a trovare dove maggiore è la loro concentrazione. Ecco, dunque, le quasi 100 insegne con la G nelle gallerie degli shopping center, ed è proprio qui che la catena fiorentina ha trovato il veicolo più potente della sua espansione. E' una strategia integrata: il catalogo di Giunti, infatti, prevede molti titoli adatti alla vendita di impulso, con temi di larghissimo interesse, non rivolti solo alle élite di lettori, ma anche a potenziali lettori, o lettori meno assidui. E' chiaro che per raggiungere questo target è necessario controllare direttamente la parte del retail. Questa filosofia è riproposta anche nel format dei punti vendita: i pavimenti in legno, le gamme cromatiche con le scaffalature nere e la segnaletica interna in rosso e arancione, l'esposizione dei libri 'di piatto' e non di dorso, contribuiscono a dare l'idea di una 'libreria di servizio', luogo confortevole non concepito per un pubblico specialistico, ma aperto a tutti. Per completare la carta d'identità, ad oggi nei punti vendita Giunti al Punto lavorano più di 550 addetti e i clienti possono scegliere tra un assortimento che varia dalle 5 alle 20mila referenze presenti in libreria, con un catalogo di 120mila titoli a disposizione. E anche se il core business rimane la vendita dei libri, tab. 1 GIUNTI AL PUNTO in pillole soprattutto nei punti di vendita di Data di nascita Come librerie Demetra nel 1993, nel 2004 attuale denominazione maggiori dimenProprietà Fa parte del Gruppo Giunti, controllato dalla famiglia Giunti sioni, assistiamo a attraverso Amanda srl Sede Firenze un ampliamento Menagement Presidente Bruno Mari, amministratore delegato Martino Montanarini della gamma con Settori di Business Vendita libri prodotti multimePunti vendita 143 in Italia, cir diali, tendenza Ricavi € 96 milioni Utile di Gruppo € 1.980.251 ampiamente sviMOL/Ricavi 7,00% luppata dai magROI 7,90% giori player del Fonte aziendale (dati 2008) settore. del giro d'affari (Lombardia con 31 negozi e Veneto con 18 su tutte), ma anche al Centro-Sud si trovano spesso le insegne del Gruppo fiorentino (Toscana con 12, Lazio con 10, Sardegna con 8 e Puglia con 7).

Se la montagna non va da Maometto... Ma Giunti al punto è anche la catena di librerie con più insegne, quasi cento, nei centri commerciali e fa capolino con il suo format specializ-

zato per la famiglia e per il bambino all'interno della catena nazionale di megastore del giocattolo Toys Center con un centinaio di corner con spazi che variano dai 60 ai 100 mq. Le librerie con la G sono presenti anche agli aeroporti di Bari, Brindisi e Firenze e addirittura all'interno dell'Ospedale pediatrico Meyer di Firenze (vedi tab.2). Infatti, Giunti al punto si vanta di non sviluppare solo librerie classiche, nei centri urbani, in particolare delle piccole e medie città, ma

In quattro anni raddoppia il giro d'affari E i risultati di bilancio danno ragione al management: dall'amministratore delegato di Giunti al Punto Martino Montanarini al Presidente Bruno Mari, a Roberto Tattini, direttore marketing, ai due direttori commerciali Jacopo Gori e Santo Marotta per finire con Mauro Ianni responsabile di tutto il settore acquisti. Una squadra che lavora in stretto contatto con Daniele

Tinelli, diventato a settembre direttore generale di Giunti editore, dopo esserne stato per 11 anni direttore amministrativo. Dal 2004 i ricavi sono più che raddoppiati, fino a toccare i 94 milioni del 2008, con una previsione per il 2009 di sfondare il tetto dei 100. Il trend è confermato anche negli utili: dopo un 2006 in rosso, il biennio 2007-08 si è chiuso in positivo (€ 1.980.251 di attivo nel solo 2008). Il bilancio del 2008 fotografa una società in salute con una crescita di fatturato (con trend superiore al +10% negli ultimi tre anni), che trascina a cascata tutti gli altri indici: crescono del 14,2% i ricavi netti, del 23% il MOL, che si attesta a € 6.345.942 (vedi tab.3). La strategia di allargamento del target di riferimento, unita a una attenta politica aziendale negli acquisti, nel controllo dei costi (nel 2008 sono state chiuse 5 librerie perché non più convenienti) e nella riduzione degli oneri finanziari, sembra dare buoni segnali: il ROI è intorno al 7% e l'indice di indebitamento si è ridotto drasticamente (intorno all’83%) fino ad arrivare a un terzo di quello di tre anni fa. I dati, a parte un aumento di rimanenza di magazzino, sono da leccarsi i baffi e confermano la crescita del Gruppo Giunti in generale (più di 1.100 dipendenti) che è passato dai 365 milioni di euro nel 2007 ai 400 del 2008 con un tasso di crescita medio del 10% all'anno, negli ultimi tre. Per il 2009 le previsioni del Gruppo sono di un +7%, assolutamente non disprezzabile di questi tempi, ma la vera notizia del 2009 è l'alleanza tra Messaggerie e Giunti proprio nella distribuzione e nel retail con la nascita di una nuova joint-venture paritaria, un vero 'peso massimo', destinato a sparigliare le carte nel business della vendita dei libri, incrinando il duopolio di Feltrinelli (un centinaio di punti vendita, ma ben 320 milioni di ricavi nel 2008 e una quota mercato intorno al 22%) e Mondadori (che tra gestione diretta e franchising ha più di 200 insegne, 14% di quota mercato).

Nasce il terzo polo delle librerie La new company (vedi tab.4), di cui ancora non si sa il nome e che a settembre ha ricevuto l'ok dall'Antitrust, può contare tendenzialmente su una fetta dell’11% della torta dei ricavi sulla distribuzione dei libri e il 30% della loro commercializzazione, coprendo tutti i canali del mercato trade: dalla grande distribuzione, dalle librerie

retail&food - gennaio/febbraio 2010 21


Star Trek retail in franchising all'ingrosso, ai megastore. Nella società, al cui timone ci saranno Alberto Ottieri (amministratore delegato di Emmelibri, la holding delle società distributive e commerciali del Gruppo Messaggerie), come presidente e Montanarini nelle vesti di amministratore delegato, confluiranno per il Gruppo toscano il 100% di Giunti al Punto, mentre Messaggerie parteciperà con il 100% di Fastbook (società a cui fanno capo l'insegna Ubik, con la sua ventina di librerie in franchising), il 50% di Altair (sette megastore Melbookstore nelle maggiori città italiane), oltre al 82% di Opportunity (vendita di libri nella grande distribuzione) e il 100% di IBS (vendita online di libri). In previsione un bel 'campione' da 180 librerie, 1.500 dipendenti, 1.500 clienti nella grande distribuzione e circa 7.000 punti vendita

tab. 2

tab. 3

GIUNTI AL PUNTO, diamo i numeri

Dati di bilancio

2008

2007

2006

Ricavi totali di cui in aeroporti (mondo) Utile o perdita netta N° dipendenti (eq. full time)

€ 96.098.113 € 4.501.271 € 1.980.251 534

€ 84.146.439 € 4.073.512 € 1.677.922 544

€ 76.415.556 € 3.209.516 € -1.823.174 483

NEW COMPANY in pillole Data di nascita Proprietà Menagement Settori di Business Punti vendita Ricavi

tab. 4

2009 Gruppo Giunti e Gruppo Messaggerie Presidente Alberto Ottieri, ad Martino Montanarini Vendita libri: retail, e-commerce & GDO circa 180 € 470 milioni Fonte aziendale (dati previsti per il 2009)

serviti con l'ingrosso, per un fatturato previsto di 470milioni di euro. Una mossa necessaria per consolidare due realtà importanti a controllo famigliare (Sergio Giunti è il presidente dell'omonima casa editrice che controlla attraverso la finanziaria di famiglia, mentre le

Messaggerie fanno capo ai Mauri), a fronte della ristrutturazione della concorrenza. Gli obiettivi della sinergia a breve sono coprire più fette di mercato possibile, con nuove aperture nel Meridione e accelerando nei centri commerciali, ma anche sviluppando i megastore, settore dove Feltrinelli e Mondadori sono un passo avanti. L'alleanza strategica per ora non porterà a riunire le insegne sotto un unico brand, mantenendo distinti i propri format, come ci racconta Davide Tinelli nella sua intervista, ma è presto per dire quali scenari si apriranno anche a fronte delle reazioni del mercato e della concorrenza a questa operazione di grande rilevanza per il settore. Per ora non ci resta che aspettare e vedere che succede, magari in compagnia di un buon libro. David Montorsi

›Commerciale o cittadino: i libri sempre al Centro intervista

Intervista a Daniele Tinelli, Direttore Generale di Giunti Editore Che impatto ha avuto la crisi internazionale nel 2009 sullo sviluppo retail di Giunti al punto? La crisi internazionale ci ha indotto a una maggiore prudenza nella valutazione di nuove aperture; al tempo stesso, il calo dei prezzi del mercato immobiliare ha creato tante opportunità di sviluppo per le aziende sane e finanziariamente solide come la nostra.

co degli shopping center. Inoltre nel 2006 abbiamo acquisito un ramo di azienda composto da ben 50 punti di vendita, tutti ubicati nei centri commerciali. Tale operazione ha fatto sì che attualmente la nostra catena sia composta in prevalenza da punti di vendita situati all’interno di gallerie di shopping malls. La newco con Messaggerie crea un polo di primo piano in Italia: che progetti sul breve? Vogliamo creare un polo sinergico e una proficua collaborazione tra le varie aziende interessate, che potranno beneficiare dell’ingente patrimonio di esperienze dei due gruppi.

Come pensate di chiudere il 2009 (al livello di bilancio e di nuove aperture)? Le previsioni di chiusura per il 2009 sono molto buone, prevediamo ricavi netti di oltre 100 milioni di euro, con un aumento di circa il 6% rispetto al 2008, con un utile netto in incremento di circa il 40%, grazie anche al contenimento dei costi di gestione. In un periodo di grande incertezza dei mercati, nel corso del 2009 abbiamo aperto 10 nuovi punti vendita e posto le basi per un importante piano di sviluppo nel 2010.

Le librerie Giunti al Punto avranno nuove insegne? Le insegne Giunti al Punto verranno mantenute, e non muterà l’identità del progetto commerciale che stiamo portando avanti con successo da molti anni.

Giunti al punto ha una notevole presenza con i suoi punti vendita all'interno dei centri commerciali: perché questa scelta? La nostra strategia di sviluppo prevede una presenza equivalente, al 50%, nei centri storici delle città e nei centri commerciali. Riteniamo infatti che il format dei nostri negozi sia molto gradito dal pubbli-

Si prevede un'espansione anche all'estero? Stiamo conducendo un test di esportazione del format Giunti al Punto in Serbia, dove abbiamo aperto quattro punti di vendita in joint venture con la storica casa editrice IKP Evro, ma al momento non sono previsti ulteriori sbarchi all’estero.

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© Davide Lombardi

r&f prova il Frecciarossa Fast

ALTA VELOCITÀ, ANCHE NO A UN GIORNO DALL’INAUGURAZIONE DEL NUOVO SERVIZIO ALTA VELOCITÀ FAST DI TRENITALIA, NE ABBIAMO VERIFICATO PREGI E DIFETTI PERCORRENDO LA TRATTA ROMA-MILANO. RISULTATO: CIRCA MEZZ’ORA DI RITARDO E DISATTESO L’OBIETTIVO DELLE 3 ORE.

S

e l’obiettivo è rosicchiare quote di passeggeri al traffico aereo questo è il binario sbagliato. In una gara all’ultimo minuto per centrare l’obiettivo di collegare Roma e Milano in due ore e cinquantanove minuti, quindi meno della soglia competitiva di tre ore, non si possono concedere ritardi. Eppure, nonostante l’aumento generalizzato delle tariffe - servono 89 euro per un ticket di sola andata di seconda classe e ben 109 euro per sedersi in prima classe -, la puntualità rimane la “stazione” più lontana. Senza preconcetti, ma con grande curiosità, abbiamo voluto sperimentare direttamente il nuovo servizio di Alta Velocità Fast di Trenitalia salendo a bordo del Frecciarossa 9626, in partenza da Roma Termini il 14 dicembre scorso alle ore 16 (il giorno dopo l’inaugurazione del servizio) e in arrivo a Milano Centrale (teoricamente) alle 18,59. Ebbene, il treno ha maturato circa 30 minuti di ritardo, arrivando alle 19,30 ed erodendo completamente il risparmio di tempo annunciato dal vettore rispetto al ser-

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vizio di Alta Velocità “normale”, che in seguito ai nuovi orari adottati da Trenitalia impiegherebbe tre ore e trenta minuti per coprire la tratta tra Roma e Milano, con fermate a Bologna e a Firenze. Eppure stavolta le premesse per arrivare puntuali c’erano tutte: il convoglio parte in orario, alle 16. Dopo pochi minuti lo speaker annuncia il servizio di aperitivo gratuito con Prosecco e snack a scelta offerto in prima classe e la presenza del vagone ristorante alla carrozza 5. Puntuale è effettuato il controllo dei biglietti da un addetto vestito in perfetta uniforme aziendale: giacca e cravatta di colori nero e rosso a differenza di quanto si vede nei regionali. Da segnalare le leggere oscillazioni del treno, anche se il comfort non ne risente, mentre è grave la mancanza pressoché costante del segnale telefonico e internet a causa sia delle numerose gallerie nel Lazio, Toscana ed Emilia Romagna, sia della velocità. Sarebbe opportuno un servizio wi-fi per eliminare la sensazione di isolamento dal mondo e per superare l’of-

ferta del servizio in aereo. La cronaca del viaggio prosegue, o meglio rallenta sino quasi a fermarsi, nei pressi di Firenze intorno alle 17,25. In questo tratto il Frecciarossa sembra più un Espresso di altri tempi, per poi tornare al suo ritmo Fast superato il capoluogo toscano. Stesso copione nei pressi di Bologna, verso le 18,15, il treno rallenta andando quasi a passo d’uomo. Per ingannare il tempo andiamo nel vagone ristorante e proviamo il servizio di ristorazione a bordo offerto dalla Compagnie Des Wagon-Lits, che ricordiamo si è aggiudicata la gara di appalto a scapito di Cremonini. Il servizio al bar è confortevole e parlando con l’addetto emerge che i prezzi, rispetto a quelli praticati dall’azienda modenese, sono rimasti sostanzialmente invariati o talvolta diminuiti. Nel segmento caffetteria, l’espresso e il croissant costano ognuno 1,50 euro, il cappuccino e la cioccolata calda 1,70 euro, il trancio di torta 4 euro e la macedonia 5. Tra le bevande l’acqua si posiziona su 1,60 euro, la bibite da

33 cl su 2,80 euro, la Coca-Cola da 50 cl su 3,20 euro, il succo di frutta su 3 euro, la Moretti da 33 cl su 3,50 euro e la birra alla spina su 4 euro. Sono disponibili le formule Buon Risveglio, Sfizio Dolce e Sfizio Salato che costano rispettivamente 5,50 euro, 6 euro e 6,20 euro. La soluzione Scrignoristoro da asporto, che include anche un gadget, costa 18 euro. Per chi volesse consumare un pasto vero e proprio il prezzo si fa più salato per filtrare l’afflusso ai tavoli: alla carta i primi presentano un listino di 12 euro, i secondi di 17 euro, i contorni di 6 euro, le insalatone di 8 euro, affettati e formaggi da 10 a 12 euro e i piatti unici di 12 euro. Nonostante il tempo trascorso al vagone ristorante il viaggio non è ancora finito, la meta è lontana nel tempo e nello spazio: sono arrivate le fatidiche 18,59 e siamo nei dintorni di Parma, tra la città crociata e Piacenza, e quindi in Emilia Romagna. In Stazione Centrale arriviamo solo intorno alle 19,30. Ancora troppo tardi per essere competitivi A. P. con l’aereo.


aeroporti, assemblea Atri e dintorni

LOW-COST E RETAIL, DA OPPORTUNITÀ A PROBLEMA

C

he fare? Se lo chiedono con insistenza i direttori degli aeroporti italiani. I conti, infatti, non tornano: al di là della crisi economica e dell’anno lacrime e sangue, c’è un chiaro problema strutturale. Che ha un nome e un cognome, Low Cost. È una manna dal cielo per tantissimi viaggiatori e ha fatto crescere il turismo in tanti luoghi prima tagliati fuori dalle rotte più tradizionali. Ma sia per i gestori degli scali sia

quelli tradizionali. Né scali e commercianti si possono illudere che la tendenza si inverta. Come fa notare David Jarach, docente alla Sda Bocconi, non solo i vettori economici quest'anno hanno tenuto in termini di capacità (+1,2%) mentre quelli tradizionali crollavano (-10%), ma l'Italia «è un mercato essenzialmente low cost, si vola con compagnie a basso costo sempre più anche per affari e non si tornerà indietro». Altro punto fermo è che i ricavi dell’aviation sono scesi: in Europa nel 2009 i passeggeri sono diminuiti del 7% (risaliranno del 2,5% nel

2010), mentre in Italia il calo da gennaio a ottobre si è fermato al 4 per cento. Ma nel nostro paese c’è poco da stare allegri, perché il valore medio per biglietto è sceso del 23% e il ricavo medio del 18%. Anche il settore non avio non sta affatto brillando perché, come ha fatto notare Fulvio Fassone, presidente di Atri, c’è una diminuzione più che proporzionale dei consumi rispetto al mercato, che si riflette quest’anno in una discesa dell’1,3% della spesa media per passeggero. Un dato, questo, che già dal 2004 al 2008 era diminuito del 5%, per effetto principalmente dei voli economici. A completare il quadro problematico c’è il fatto che le compagnie low cost costano molto agli

ATTIVITÀ COMMERCIALE NON AVATION IN AEROPORTO

Categoria

Italia < 9 milioni pax

Italia > 9 milioni pax

Europa (media)

Food and Beverage Grandi aree duty free e travel retail Specialist retailers Edicola e media Valore totale (€)

35% 23% 21% 21% € 276 milioni

24% 27% 36% 13% € 500 milioni

26% 33% 27% 14% € 7,2 miliardi

SPESA MEDIA PER PASSEGGERO

Categoria per i retailer aeroportuali si sta rilevando sempre più una problema. Un concetto che è emerso piuttosto chiaramente durante l’assemblea annuale dell’Atri (Associazione italiana travel retail), tenutasi a Milano a inizio dicembre. I problemi sono due: le compagnie low cost hanno un costo – da 10 a 16 euro per passeggero – e i loro viaggiatori spendono in maniera molto diversa da

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Food and Beverage Grandi aree duty free e travel retail Specialist retailers Edicola e media

Trend spesa media per pax (italia)

Italia < 10 milioni pax

Italia > 10 milioni pax

€ 1,40 € 0,95 € 0,88 € 0,85 2004-2008 prossimi 10 anni prossimi 10 anni aeroporti medio-piccoli

€ 1,90 € 2,13 € 2,70 € 0,99

Europa € 1,69 € 2,14 € 1,77 € 0,94

-5,2% 6% 24,5% Fonte: Fulvio Fassone - Atri


aeroporti per i consistenti finanziamenti di cui beneficiano. Il tutto, beninteso, ora avviene (quasi) alla luce del sole: la sentenza ChaleroiRyanair è lontana e la Commissione europea ha permesso il finanziamento alle compagnie, limitandolo alla fase di start-up di tre anni. Come sottolinea Oliviero Baccelli, vicedirettore del Certert dell’Università Bocconi, la situazione adesso è regolata ed «essendoci norme ben note a tutti, se non si rispettano le altre compagnie fanno ricorso alla Ue, dove ci sono 50 fascicoli aperti». Ai gestori non resta che aggrapparsi a una speranza: che i vettori a basso costo, nel momento in cui avranno la maggior parte dei voli, non potranno più fare leva sul proprio vantaggio competitivo per farsi finanziare. Oggi, tuttavia, la musica è ben altra: attraverso il co-marketing si finanziano anche le compagnie tradizionali. Tanto per non fare nomi, la Regione Piemonte ha appena promesso 6 milioni di euro ad Alitalia per i prossimi tre anni per aprire le nuove rotte verso Mosca, Istanbul, Amsterdam e Berlino. Ma il Piemonte non è solo: Andrea Astolfa, responsabile marketing di Alitalia, ha infatti dichiarato che presto arriveranno altri accordi di questo tipo con Puglia, Veneto e Friuli Venezia Giulia. Le prospettive di ridurre i finanziamenti alle compagnie sono quindi per ora ben poche. Come, allora, far quadrare i conti? Fulvio Fassone ha provato a dare una prospettiva in positivo. Partendo da un’inedita analisi della composizione dei consumi e della spesa media negli

aeroporti italiani ed europei (si vedano le tabelle in pagina), ha immaginato come cambierà il travel retail nei prossimi dieci anni. Due sono i fronti: da una parte ci si aspetta una crescita della spesa per passeggero nei comparti “food and beverage” (dagli attuali 1,90 a 2,40 euro) ed “edicola e media”, i segmenti che intercettano maggiormente i consumi dei passeggeri low cost. Dall’altra ci sarà probabilmente un allineamento nel segmento delle aree “travel retail and duty free” alle performance del resto d’Europa, dove questi spazi assorbono una parte maggiore dei consumi. Ciò potrà avvenire se le superfici dedicate saranno meglio definite e impostate in maniera più razionale, e se i flussi dei passeggeri

saranno orientati meglio. Il risultato potrebbe essere un aumento della spesa media per passeggero del 6%, considerando tutti gli scali. Ma se si guardano solo gli aeroporti medio-piccoli, la crescita potrebbe arrivare al 24,5%. Condizione è che ci sia un adeguamento dell’offerta merceologica e dei format al nuovo mercato retail e che ci sia una razionalizzazione del sistema aeroportuale. Altre soluzioni sono state espresse nel corso dell'assemblea dai diversi soci di Atri: la riduzione dei costi di handling, o ancora l’ingresso, più minaccia che soluzione, di operatori stranieri che con il low cost hanno acquisito grande esperienza, come Abertis, che si è fatta le ossa a Luton, base principale di easyJet. Fino alla proposta più drastica e forse più sensata, quella dell'eliminazione degli aeroporti più piccoli, perché dai 5 (o forse dai 2?) milioni di passeggeri all'anno in poi le attività non avio possono prosperare. Ma siamo sicuri che non stiamo andando nella direzione opposta? F. P.

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taglio nastro

SIDICINUM A MISURA DI BACINO ESSENZIALE NELLA PROPOSTA MA DOTATO DI TUTTO IL NECESSARIO PER SODDISFARE LA DOMANDA DI VICINATO E NON SOLO. QUESTO È IL PROFILO DEL CENTRO COMMERCIALE SIDICINUM, INAUGURATO LO SCORSO 3 DICEMBRE IN LOCALITÀ MAIORISI E DISTANTE POCHI MINUTI DA TEANO (CE).

T

ramontata (o quasi) l’epoca delle “cattedrali nel deserto”, il nuovo centro commerciale Sidicinum vicino a Teano (Ce) si inserisce con coerenza nel proprio bacino di utenza, stimato in circa 55.000 persone nell’isocrona di 15 minuti. Lo shopping center sfoggia un’offerta completa ma essenziale nella quale le insegne nazionali e internazionali sono affiancate a quelle rappresentative del territorio. Globalizzazione e localismo si sposano soprattutto nel campo della ristorazione, che premia la tradizione culinaria campana. Alla sostenibilità economica si abbina quella

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ambientale poiché l’iniziativa rientra e pieno titolo nel filone del recupero edilizio di aree degradate. Il terreno sul quale è stato realizzato il complesso non era vergine, infatti, ma ospitava una ex fabbrica. La prima parte dell’intervento, che comprende la struttura centrale e tre medie superfici esterne, è stata inaugurata lo scorso 3 dicembre. Tuttavia entro 12-18 mesi, quindi tra la fine del 2010 e la primavera del 2011, dovrebbe essere realizzato un ampliamento che includerà un’area dedicata al divertimento, con multisala, bowling e sala giochi, una per il fast food, un distributore

di benzina e addirittura una chiesa. Entrando nel merito dell’iniziativa, il nuovo shopping center campano è stato promosso da Kent-C House Real Estate mentre la commercializzazione è stata affidata a una multinazionale di riferimento per il settore come Jones Lang LaSalle. La progettazione e il pilotage sono stati portati avanti rispettivamente da Lai Studio e da Spazio Futuro, mentre la gestione è curata dalla società toscana Rrem. L’investimento complessivo è di circa 35 milioni di euro, la struttura si sviluppa su un solo livello con circa 20.000 mq di gla ed è servita

da un parcheggio a raso da 1.326 posti auto. Il centro si presenta con tutte le superfici commercializzate tranne una. Sidicinum si caratterizza, inoltre, per la possibilità di restare operativo sette giorni su sette, dalle 9 alle 21, e per la flessibilità degli orari dei punti di ristoro con ingresso esterno, ad esempio il locale Re Artù, che possono rimanere aperti anche dopo cena. Sul fronte del design, alla semplicità dei materiali utilizzati si contrappone un gioco di colori compresi tra tonalità gialle e rosse, mentre le linee ondulate che contraddistinguono il controsoffitto sono riproposte in modo speculare sul pavimento, rendendo più piacevole e armonica la visione della galleria.

Le superfici esterne a tutto volume Sono cinquanta i negozi in galleria e un supermercato a insegna Conad di circa mille mq di gla, ma a fare la differenza sono le quattro medio/grandi superfici esterne, disposte ai lati con ingresso indipen-


esteso meno di 1.000 mq di gla, che permette al centro commerciale di intercettare quote di consumatori le quali, per motivi economici,

trale. Il cuore del complesso ospita in primis la media superficie di ristorazione Pizzaioli Napoletani al Quadrato, che vanta una colloca-

COMMENTO

VALUTAZIONE

Struttura e design

Funzionalità e design semplici ma efficaci. Le superfici esterne limitano la sinergia con la galleria.

Accesso e parcheggio

La via Appia è una direttrice ad alto traffico. Il parcheggio è ampio. I vari ingressi al centro soddisfano i flussi. Le medie superfici sono il vero plus. La ristorazione è locale ma manca una vera food court. Offerta compatibile.

Offerta commerciale

Lo spazio centrale è adatto per eventi di medie/piccole dimensioni. Per le attrattive si aspetta l'ampliamento.

Spazi comuni e attrattive indice valutazione:

ÈÈ ÈÈÈ ÈÈÈ ÈÈ

La valutazione è di carattere puramente indicativo

È = migliorabile ÈÈ = sufficiente ÈÈÈ= apprezzabile ÈÈÈÈ = molto buono ÈÈÈÈÈ = ottimo

Sidicinum LOCALITÀ LOCALIZZAZIONE TIPOLOGIA PROMOTORE PROGETTAZIONE COMMERCIALIZZAZIONE GESTIONE PILOTAGE GLA (SUPERFICIE LORDA AFFITTABILE) LIVELLI COMMERCIALI ANCORE POSTI AUTO SPAZI RISTORAZIONE INSEGNE RISTORAZIONE

TOTALE UNITÀ

Maiorisi SS Appia Km 181 Teano Extraurbana Centro commerciale Kent-C House Real Estate Lai Studio Jones Lang LaSalle Rrem Spazio Futuro Group 20.000 mq 1 alimentare Conad 1.326 5 Bar Sidicinum, Gelato al cioccolato, Pizzaioli napoletani al quadrato, Re Artù, Rossosapore 54 (4 medie superfici: Euronics, Globo, Brico Casa, Challenge Sport)

zione fortemente irradiata da luce naturale con entrata diretta dall’esterno. Gli altri negozi ubicati nella zona centrale, sviluppata in lunghezza e illuminata da luce sia artificiale sia naturale grazie alla feritoia in vetro nel soffitto, sono Centro Benessere della Vista, Provenzale, Bimbus, Silvian Heach, Original Marines, Motivi, Bi-Side, Media Service e Parco Giochi Sidilandia. Di particolare rilevanza è la media superficie di Benetton & Sisley, la più estesa all’interno della galleria nel segmento non food e adiacente al punto di ristorazione Bar Sidicinum. Il resto dell’offerta

PLANIMETRIA

dente, che portano insegna Euronics, Globo, Brico Casa e Challenge Sport. In un’ideale scacchiera, le torri del centro sono estese oltre 2.000 mq di gla ognuna, ad eccezione di Challenge Sport che vanta poco più di 1.000 mq di gla.

Tale posizionamento consente ai brand in questione di risparmiare in termini di costi fissi, anche se limita la sinergia con il mall. Sempre camminando all’esterno si arriva all’ancora alimentare low cost: un discount a insegna Todis,

non avrebbero scelto il classico supermercato. All’interno della struttura principale di Sidicinum si articolano le varie gallerie: due passeggiate parallele e altrettante perpendicolari rispetto ai tre ingressi che confluiscono nello spazio cen-

annovera nel settore abbigliamento e calzature i marchi Alcott, Berkeley, Cache Cache, Class, Dobarella, Giorgia & John’s, Lo’ By Lovable, Miss Comode, Miss Roberta, Primigi, Sorbino e Zuiki, nel segmento accessori e gioielli

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taglio nastro sono presenti Cliché, Fergi, Gioielli Gabriella e Madi Gioielli, nel comparto casa e famiglia Abytiamo, B&G Point e Imaginarium con il suo layout dedicato ai piccinini. Il mondo dell’elettronica è completato dall’immancabile Game Stop e Wellcome mentre la ristorazione, oltre agli esercizi già citati, include Gelato al Cioccolato e il punto take away Rossosapore. In mancanza di una vera e propria food court, gli esercizi sono collocati a macchia di leopardo nelle varie parti della galleria. Tra i servizi si annoverano Giuli Nirò Eventi, l’agenzia Globitalia Viaggi, il Parco Giochi Sidilandia, uno sportello bancomat Bcc, situato di fianco all’ingresso di Conad, mentre è assente un corner di parafarmacia. Nell’area centrale è prevista la possibilità di organizzare eventi temporanei.

Protetto nei 15 minuti, ma attenzione al Campania

materiale fornito da Marketing & Co, www.marketing-co.it

N° Regione 1 2 3 4 5

Campania Campania Campania Campania Campania Campania

Provincia Caserta Caserta Caserta Caserta Caserta Caserta

Comune Marcianise Teverola Vitulazio Casapulla Trentola Ducenta Capodrise

Denominazione Campania Medì Il Decumano Apollo Jambo Uno I Giardini del sole

GLA

N° PV

108.000 32.000 25.000 22.500 20.000 19.977

180 120 14 92 76 24

Prendendo in considerazione 15 minuti di percorrenza in automobile, un lasso di tempo che mediamente interessa circa il 75% della performance della galleria, il bacino del centro commerciale non ha concorrenza. Questa incomincia a manifestarsi oltre a tale limite di tempo perché si invadono le influenze degli shopping center posti lungo la direttrice per Caserta e Napoli, tra cui spicca il Campania. Nei 15 minuti si annovera una popolazione gravitante pari a circa 55mila unità e una tipologia di clientela potenziale orientata soprattutto sulle esigenze primarie. Per caratteristiche, Piattaforma infatti, un’isocrona di MQ Alimentare questa dimensione CARREFOUR 12.000 IPERCOOP 5.000 permette al centro IPERFAMILA 2.900 commerciale di esseCONAD-E.LECLERC 4.500 CONAD-E.LECLERC 5.000 re comodo da ragCARREFOUR 7.500 giungere e di avere una buona fruizione, che favorisce a sua volta una frequenza abbastanza elevata superiore alla singola visita settimanale. Il Sidicinum si pone lungo la via Appia e in posizione baricentrica rispetto al tessuto urbano locale, che è composto di numerosi centri abitati di piccole dimensioni. Tra i paesi più popolosi si annoverano Sessa Aurunca (22mila abitanti, distante 12 km e 14 minuti da Sidicinum), e Teano (12mila residenti, lontano 8,3 km e 12 minuti). La frazione più vicina è Francolise a 3,7 km di distanza. La posizione extraurbana impedisce, di contro, l’affluenza senza mezzi di trasporto. A. P.

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Mapic: la parola ai protagonisti

SPAZIO ALLA CONCRETEZZA LA CRISI SI FA SENTIRE: CALO DEL 30% DEI VISITATORI E CIRCA 70 ESPOSITORI IN MENO RISPETTO AL 2008. MA LA CONTRAZIONE DEL MERCATO HA FATTO SELEZIONE E RESO PIÙ CONCRETO UN COMPARTO CHE PER ANNI HA FATTO TROPPO LEVA SULLA SPECULAZIONE IMMOBILIARE. MAI COME QUEST’ANNO, DUNQUE, LA RASSEGNA DI CANNES È DIVENUTA UN VERO STRUMENTO DI BUSINESS. 32 32 retail&food - gennaio/febbraio 2010


a cura di Andrea Penazzi

D

a tanti e piagnoni a pochi e agguerriti: così cambia volto il Mapic 2009 rispetto all’edizione del 2008. Agende colme di appuntamenti, pianificati in buona parte prima della tre giorni francese, e top manager costantemente impegnati nel promuovere i loro progetti. È un Mapic dalla doppia identità quello che si è tenuto lo scorso novembre: i dati sono impietosi se si considera il -30% dei partecipanti, diminuiti da quota 9.600 a 6.700, il numero degli stand, passati da 322 a 250, e ridimensionati anche nell’estensione. Senza parlare della fuga degli operatori esteri provenienti dall’ex Federazione Russa (60%), Spagna ed Emirati Arabi (-40%). L’altro lato della medaglia dice che i mercati strutturati hanno retto meglio (-20% Inghilterra, -15% Italia e -10% Francia) e che i retailer hanno risposto “presente”: sono stati ben 1.700 e 100 nuovi brand. Ciò che emerge da questa fiera, riscontrato intervistando numerosi manager nazionali e internazionali, è che si incomincia a respirare aria di ottimismo su una prospettiva di medio termine. Per medio termine si intende dalla fine del 2010 in avanti. Intanto l’unica certezza, diffusa sia tra gli sviluppatori che tra i retailer, è che il boom degli anni scorsi non si ripeterà facilmente e comunque non in aree già fortemente presidiate come, per esempio, l’Italia settentrionale. Al contrario la parte centro-meridionale del Paese e in particolare la Sicilia costituiscono il nuovo fronte sia a livello di prima pietra che di taglio nastro. Complessivamente il numero di nuovi progetti è diminuito, qualcuno è stato presentato per la prima volta mentre altri sono stati riproposti dopo essere stati adattati alle nuove esigenze del comparto. Nel Sud Italia si concentra l’attenzione maggiore degli operatori nazionali ma è nel Nord che si distinguono le iniziative più interessanti ed estese come il mall of Italy, alle porte di Milano, curato da Premium Retail. Mettendo da parte le considerazioni sulle prospettive future e sull’esito della crisi, dagli sviluppa-

tori sono emersi soprattutto argomenti di stretta attualità: dalla necessità di presentare progetti economicamente sostenibili per l’intera filiera, alla capacità delle banche di finanziare e soprattutto di capire quali iniziative supportare, sino ad arrivare al tema dell’ammodernamento dei centri commerciali obsoleti. Inoltre non sono mancate delle vere e proprie provocazioni lanciate per scovare soluzioni nuove nel panorama dei dettaglianti. Nel mirino è finita la scarsa presenza di catene di ristorazione nazionali, capaci di esprimere un’offerta diversa dai “soliti”pizza e panino. Ciò comporterebbe forti difficoltà nel realizzare food court ampie e diversificate sulla scia degli esempi esteri. Sul fronte dei retailer, invece, l’imperativo è di crescere con prudenza perché è sempre più difficile capire dove e quando aprire dei nuovi punti vendita. Anche in questo ambito il Settentrione si conferma un bacino strategico grazie alla maggiore presenza di franchisee interessati ad avviare negozi. Tra le novità da sviluppare all’estero si inserisce il nuovo concetto di retail misto, detto anche company store, che include nelle stesse piattaforme commerciali sia i negozi full price che gli outlet e ancora shop con all’interno una quota di prodotti a prezzo intero e un’altra con listino scontato.

Il mercato riparte, ma banche e burocrazia frenano «Oltre al fatto che le nazioni rappresentate sono aumentate di circa dieci unità, considero questa edizione del Mapic molto interessante. Chi partecipa alla fiera è venuto per fare effettivamente business». Il bicchiere è mezzo pieno per Pietro Malaspina, presidente del Consiglio nazionale dei centri commerciali (Cncc), che ha sottolineato la forte presenza di dettaglianti, i quali hanno creato buone opportunità per gli operatori con prodotti da affittare. «La sensazione è che ci sia un cambiamento non tanto di situazione di mercato, per questo è ancora presto, ma di fiducia». Il dado,

però, rimane in mano alle banche che aspettano a fare la loro giocata. «La questione non è che hanno i soldi e non li vogliono dare – prosegue Malaspina – ma o non hanno la liquidità necessaria o se ce l’hanno preferiscono non concedere prestiti per prudenza, dovuta al fatto che non sanno come andranno i prossimi due o tre anni in termini di debiti ancora fuori». Per quanto concerne i piccoli istituti di credito, il Cncc si pone una mission: «È necessario fare opera di convinzione affinché capiscano che erogare prestiti per lo sviluppo dell’immobiliare commerciale non è una scelta folle». Burocrazia ed enti locali, il tema scotta… «È abbastanza grave che manchi un unico sistema di certificazione europea. Considero sciagurato che proprio l’Italia abbia insistito sulla necessità di avere altri sistemi di certificazione fatti in casa, che ci metterebbero fuori dal mercato. Inoltre la normativa sugli outlet è evanescente e poco chiara, e dimostra che chi l’ha fatta non ha nessuna competenza né di outlet né in generale di centri commerciali». Ci sono Paesi in cui le amministrazioni invitano a fare proposte, in Italia predispongono dei programmi di intervento talmente rigidi e definiti da renderli spesso impraticabili. «Gli enti hanno l’illusione di poter pianificare nel dettaglio iniziative in cui non hanno competenza. Nessuna amministrazione ne ha la competenza – tuona Malaspina –. Quello che manca in Italia è il coraggio di dire: noi non siamo capaci di fare queste cose, ed è giusto perché non è il nostro mestiere, per cui chiediamo agli sviluppatori professionali di presentare delle proposte che poi sceglieremo dal punto di vista dell’interesse collettivo».

E il Governo punta sugli enti locali «Il mercato italiano si può favorire con una maggiore snellezza amministrativa. Quello che chiedono tutti è la possibilità, quando ci sono i progetti e i finanziamenti, di fare in fretta». ➝

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Mapic: la parola ai protagonisti Questo è l’obiettivo del Governo sintetizzato dal senatore Michelino Davico, sottosegretario al ministero dell'Interno, presente durante la fiera per comunicare l’appoggio dell’esecutivo agli operatori nazionali. «È chiaro che bisogna contemperare tutte le situazioni: ci sono esigenze economicocommerciali ma anche sociali, culturali e ambientali. Tra le grandi riforme che vogliamo fare e che riguardano l’autonomia degli enti locali c’è quella di snellire la burocrazia, garantendo la democraticità, lo studio e l’analisi». La strada verso cui stiamo andando è la responsabilizzazione e l’autonomia

degli enti locali e in particolare di quelli più vicini al territorio che sono il comune e i sindaci. «Proprio il sindaco è la figura di riferimento – prosegue l’esponente del governo –: lo abbiamo messo al centro per quanto riguarda la sicurezza e lo stiamo riproponendo per quanto concerne la riforma delle amministrazioni territoriali. È chiaro che in un’ottica di politica più vasta ogni primo cittadino non può dare permessi per far realizzare un centro commerciale e quindi occorre l’intervento delle province o delle regioni. Stiamo definendo nella nuova carta delle autonomie le funzioni fondamentali di

ciascuno». Ci sarà una sussidiarietà orizzontale e non più un meccanismo piramidale, per cui dallo Stato i poteri passano alle regioni, poi alle province e infine ai comuni. «Un altro aspetto da considerare è che il nostro Paese è strutturato in modo molto complesso per storia e configurazione del territorio – approfondisce il senatore Davico – per cui non è facile dare a tutti le stesse regole. Per tale motivo pensiamo che gli enti locali possano portare avanti in modo autonomo le proprie iniziative all’interno in un’azione coordinata, affinché diano le soluzioni migliori per la loro economia». •

I PROTAGONISTI porto. I soldi c’erano ma per piccole “cose” è saltata l’operazione.

Carmen Chieregato, amministratore delegato di Cogest Italia La recessione ha fatto selezione e indotto gli operatori a lavorare con oculatezza e professionalità. Si nota una ripresa per le migliori iniziative ma è presto per sentirci fuori dalla crisi. Cogest è attiva sul mercato italiano da 16-17 anni e all’estero cura un centro commerciale in Romania e uno in Croazia. La situazione nel Bel Paese ci consente di stare abbastanza bene mentre in Romania è drammatica. In Croazia si parla di un piccolo risveglio. Il nostro obiettivo al Mapic è di cercare nuovi retailer e idee. Quest’anno svilupperemo un progetto nell’ospedale Niguarda di Milano, dove entro l’autunno sorgerà il primo shopping center in un nosocomio. Includerà una trentina di negozi in un’ala dedicata. Per ora riscontriamo l’interesse di molti retailer e stiamo commercializzando gli spazi. Ovviamente non metteremo le griffe.

Stefano Stroppiana, amministratore delegato e partner di Premium Retail In fiera abbiamo introdotto progetti che rinnovano l’attuale modello retail e anticipano le tendenze future. Il centro di San Pellegrino è stato presentato un anno fa e abbiamo impiegato un anno per individuarne i contenuti esatti. Tale iniziativa si declina nel concept del lifestyle. L’intervento di Settimo Torinese si configura come un’evoluzione del modello “designer outlet village” e si specializza sul mondo del lusso. Sarà una struttura più piccola rispetto al tradizionale outlet, con un numero di insegne che oscilla tra le 40 e le 50 unità, tutte alto di gamma. L’intervento di Segrate (Mi) disporrà di una gla estesa su 286mila mq e ospiterà circa 500 insegne. Verrà realizzata una parte di intrattenimento da 50mila mq e una food court da 11mila mq. L’investimento è calcolato in oltre un miliardo di euro mentre l’apertura è prevista per la fine del 2013.

Marco De Stefani, chairman di Cushman & Wakefield Al Mapic presentiamo alcuni progetti, tra i quali quello più importante è il Centro Sicilia realizzato con il gruppo Qualbo, che aprirà nell’aprile 2011. Tale iniziativa è di grande dimensione e consta di uno shopping center con parco commerciale e tempo libero. La superficie lorda arriva a 100mila mq. Un altro intervento importante si colloca vicino a Bologna e si chiama le Piazze. Questo progetto si articola nel concept del life style center e si sviluppa con tre grandi piazze e una cinquantina di attività commerciali, più offerte per il tempo libero e per la ristorazione. Abbiamo altri due progetti interessanti a Roma tra cui spicca il Laurentino, per il quale stiamo lavorando prevalentemente sulle medie superfici. L’ipermercato avrà insegna Panorama e posso anticipare che ci sarà un punto vendita Saturn e H&M.

Pasquale Iamele, amministratore delegato di Sircom La rassegna è in parte ridimensionata per quanto attiene la quantità di operatori ma probabilmente i partecipanti mantengono un livello elevato di presenza sul mercato. Tutti hanno fiducia che possa essere la fiera del rilancio, l’unico elemento di criticità resta la finanza. Il paradosso è che le banche italiane hanno maggiore liquidità rispetto a quelle degli altri paesi, ma a questo si contrappone una minore capacità nel valutare gli interventi. Questa edizione del Mapic sta fornendo indicazioni su tutti quei progetti che negli ultimi anni sono stati troppo enfatizzati e che si sono fermati: ciò significa che anche in termini di nuove iniziative si sta creando una selezione. Prima di due anni non si potrà ritornare alla situazione ante crisi, a regime si andrà nel 2012, e quindi per i nostri progetti più grandi ci siamo regolati in base a questa aspettativa.

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Marco Mutti, amministratore delegato di Foruminvest Italia A Torino, in aerea urbana, lavoriamo alla ristrutturazione del Palazzo del Lavoro che è stato costruito nel 1961. Al suo interno ricaveremo 28mila mq di gla con una food court di 15 unità tra bar, ristoranti e gelaterie. La struttura misura 165 x 165 metri ed è alta 26 metri, il mall sarà dislocato su due livelli e la ristorazione occuperà un’area di 3.500 mq. L’intervento dovrebbe essere ultimato per settembre del 2011. Attualmente stiamo affittando gli spazi con ottimi riscontri ma sul fronte dell’area ristorazione non troviamo alcuna novità. Per questo motivo, se non riscontreremo soluzioni innovative, dovremo ridimensionarla. Riguardo allo stadio di Genova abbiamo fatto l’analisi di undici posizioni e constatato che l’unica location disponibile è quella in sinergia con l’aeroporto e il

Corina Grandia Muñoz, amministratore delegato di Stores Development L’obiettivo è rinforzare la nostra presenza come operatori italiani nel settore outlet e centri commerciali. Quest’anno seguiamo solo il progetto Pr Parma Retail. La struttura conterrà 92 negozi, di cui ne abbiamo già assegnati il 35-40% per cui rimangono circa 60 unità disponibili. In linea con le caratteristiche del territorio, la ristorazione avrà grande importanza e si estenderà in una food court da quasi 2.500 mq, con tre o quattro spazi da 300-350 mq e sei o sette da circa 150 mq. Abbiamo già concluso gli accordi per quanto riguarda tutte le attività sportive, che costituiranno la vera caratteristica del centro. Anche il mix dei retailer sarà improntato per buona parte sullo


ticolare l’iniziativa campana è di carattere urbano, si estende su 337mila mq ed entro la fine del 2011 mira alla realizzazione di un parco commerciale con 31mila mq di gla, e di un parco pubblico attrezzato di circa 90mila mq. Inoltre c’è la possibilità di costruirvi un polo residenziale con circa 1.100 appartamenti. A Bologna l’insediamento insiste su un’area di 100mila mq sulla quale operano attività in una superficie coperta di 20mila mq. sport con store specializzati. La commercializzazione dovrà essere ultimata, almeno per il 95%, entro l’apertura del centro commerciale che avverrà a novembre 2010.

Pierre Marin, amministratore delegato di Jones Lang LaSalle Il Mapic riveste un ruolo di grande importanza all'interno della strategia globale di Jones Lang LaSalle. Abbiamo all'attivo un team europeo di 470 persone dedicate a questo settore. Grazie a questi numeri siamo in grado di offrire una completa gamma di servizi praticamente in tutta Europa: consulenza allo sviluppo di nuovi progetti, servizi dedicati alla gestione, consulenza agli investimenti, servizi dedicati alla commercializzazione degli spazi. I nostri clienti sono tra i più importanti operatori del mercato retail internazionale, per cui partecipare a questa fiera è un'occasione per incontrarsi e promuovere ciò che stiamo realizzando nel comparto italiano. Ad esempio il nuovo centro commerciale Sidicinum, (aperto il 3 dicembre a Teano), e le nostre prossime sfide in Sicilia, a San Cataldo (con il centro "Il Casale") e a Modica ("La Fortezza").

Victor Busser Casas, leasing director di McArthurGlen Group McArthurGlen è leader nel mercato europeo per il numero di outlet: sono 18 le strutture aperte più tre in costruzione, che sono ad Amburgo, Napoli e Atene. Vicino alla città campana il complesso apre il 18 febbraio, affittato all’80% con dei marchi molto innovativi. La commercializzazione si è indirizzata verso brand di livello mediomedio e alto, mentre nella piazza abbiamo già ufficializzato l’accordo con una decina di griffe del lusso. I nostri prodotti si contraddistinguono per una qualità assoluta su tutti i fronti: dall’architettura, alla gestione sino all’attività di marketing. Il canale aeroportuale rappresenta un realtà di sviluppo in prospettiva anche futura. L’iniziativa di Venezia è andata cosi bene che abbiamo iniziato a riproporla anche negli scali di Oporto,

Dublino e Glasgow, e ci sono altri cinque progetti che stanno iniziando.

Sergio Brovelli, direttore comunicazione di Altarea Italia Tra i nostri principali obiettivi c’è il consolidamento dei rapporti con i nostri retailer abituali, altresì intercettare nuovi operatori e sviluppare contatti con stakeholders capaci di realizzare partnership per future operazioni commerciali. Al Mapic stiamo commercializzando il progetto di Stezzano a Bergamo, che presenta 34.000 mq di superficie lorda affittabile con una galleria di 90 negozi, sei medie superfici e un’ancora alimentare Esselunga. Punteremo inoltre a marcare un forte accento sull’intrattenimento che, nel nuovo centro, avrà dedicato un intero piano ad attività legate alla ristorazione e al tempo libero.

Monica Cannalire, leasing manager di Multi Development C-Italia In Italia Multi Development ha aperto con successo il progetto del centro commerciale I petali di Reggio, che ancora gestiamo, e apriamo adesso lo shopping center di Forum Palermo. In pipeline abbiamo il centro Forum Roma Valle Aurelia e successivamente Forum Como. In fiera lavoriamo per l’iniziativa capitolina: questo è un progetto che abbiamo rivisto in ottica di contenimento dei costi e sostenibilità non solo nostra ma anche dei tenant, con un layout più snello e più moderno che dia forza e valorizzazione ai marchi.

Carmine Nappi, business development manager di Ragostagroup Siamo al Mapic per presentare due progetti di sviluppo, uno a Napoli e l’altro a Bologna. In par-

Luciano Nataloni, socio di Europ Invest Presentiamo Città Sant’Angelo, che è il company store aperto a Pescara in settembre e che amplieremo a inizio 2010, per un totale di circa 22mila mq. In questa struttura sperimentiamo quello che faremo all’estero e cioè creare degli strumenti di flessibilità in grado di assicurare alternanza rispetto all’offerta tipica. Con Gruppo Marzotto creeremo dei corner all’interno di un unico negozio. Da tre anni investiamo sul nord Africa dove andremo con brand italiani. Per la ristorazione cerchiamo un paio di soggetti rappresentativi del Made in Italy.

Leopoldo Resta, direttore commerciale di MyChef, Ristorazione Commerciale Spa MyChef ha interesse specifico nel mercato italiano e opera in particolare in aeroporti, autostrade e stazioni. Per il prossimo futuro apriamo in autostrada cinque aree di servizio e in aeroporto inauguriamo a Orio al Serio una location airside con McDonald’s. Esiste inoltre una parte dell’azienda che lavora sulla divisione commerciale e quindi sul canale degli shopping center, outlet ecc. Questo è un comparto che negli anni abbiamo compresso ma che ora intendiamo riaprire. Tuttavia non è facile a causa della confusione che lo caratterizza per cui l’analisi dei centri varia da location a location.

Juan Olave, general manager Italia di Burger King Ho visto progetti interessanti sia per il nord che per il sud Italia. Nel Bel Paese cominciamo a

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Mapic: la parola ai protagonisti diventare interessanti in virtù del nostro progetto che consiste nell’aprire 300 negozi in dieci anni. Stiamo sviluppando di più al Centro-Nord rispetto al Sud perché abbiamo più franchisee che sono interessati, tuttavia in Sicilia entro il 30 giugno del 2010 inaugureremo sette ristoranti. Le location che privilegiamo sono il centro/parco commerciale, il centro città e vicino ai distributori di benzina dove inseriamo la casetta drive.

Antoine Gabert,

direttore sviluppo internazionale di Flunch Fluch è acronimo di fast lunch e significa ristorazione free flow. Sviluppiamo due format: uno da 800 mq nell’ambito delle gallerie commerciali e un altro che varia tra i 700 e i 1.500 mq che può essere collocato o di fronte agli shopping center o nei retail park. A livello territoriale vorremmo concentrarci nei grandi bacini di utenza del nord Italia, come nell’asse Torino-Venezia o MilanoBologna, e abbiamo un occhio di riguardo per Firenze, Roma e le grandi città. Siamo in Italia ormai da 15 anni con 16/17 punti vendita e l’obiettivo è di modernizzare l’insegna per renderla più performante.

Lorenzo Pera,

direttore del marchio Original Marines Il mercato sta operando una selezione naturale, i progetti nuovi ci sono ma è necessario stare attenti sul dove inserirsi. Ad oggi abbiamo attivi 600 negozi e facciamo 20-25 aperture all’anno. Per l’Italia il nostro sviluppo è quasi completato, potrebbe arrivare a 680-700. Attualmente l’area meno presidiata è l’Emilia Romagna. Sull’estero abbiamo inaugurato in due anni 50/60 store a macchia di leopardo, con l’obiettivo di capire dove il nostro brand sia maggiormente appetibile. Da gennaio incominceremo con lo sviluppo in Grecia o in Spagna perché sono i mercati più simili al nostro.

Marco Beffa, leasing manager di Grand Prix One Italia Il nostro obiettivo per la fiera è di supportare l’iniziativa da un punto di vista promozionale e pubblicitario. Il format è sviluppato in Italia e all’este-

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ro, dove dovrebbe partire a breve in diversi paesi tra cui Marocco, Cina, Singapore, Australia e Romania. L’intervento si inserisce su circa cento ettari e il valore complessivo varia dai 200/250 ai 400 milioni di euro. È un progetto retail a 360 gradi con un focus sul mondo motori. L’area commerciale si estende su 48mila mq nella parte centrale più 50mila mq in quella del villaggio.

Lorenza Mariani, marketing coordinator di Promanagement Promos illustra sei progetti, tra i quali il Palmanova Outlet Village e il Perle di Faenza. Quest’ultimo è stato presentato nel 2008 non totalmente definito nell'offerta, formalizzata quest’anno, e sarà cantierizzato nella prima metà del 2010. Il suo punto di forza è l’architettura: pur avendo un lungo fronte autostradale, la struttura sarà coperta da colline funzionali, sormontate da strutture a forma di perla, brandizzate “Lifestyle Village”. Sarà una piattaforma full price e avrà un mix molto targetizzato, con medie superfici e senza ipermercato.

Deborah Bertolini, europen leasing manager di Db Retail L’obiettivo primario è di presentare il progetto Occhiobello Outlet Village. L’intervento sarà inaugurato a novembre 2010, a fronte di un investimento da 50 milioni di euro, e ospiterà 74 punti vendita per un totale di 12.814 mq di superficie commerciale. Per il futuro è previsto un ampliamento (fase 2) o la realizzazione di un retail park o la costruzione di un parco a tema. Da questa fase seguiremo la commercializzazione di tutti i progetti di Europ Invest, e quindi opereremo in Croazia, Marocco, Grecia e Serbia. Il primo in ordine di tempo sarà a Zagabria.

Massimo Degan, partner di marketing & Co Studio È in atto una situazione evolutiva dei centri commerciali. Diminuiscono le aree di sviluppo e si pensa a riqualificare i progetti attivi, dalla gestione, al mix dei negozi sino all’ampliamento. Nonostante la crisi, le spese per gli spazi a carico dei tenant non diminuiscono sensibilmente ma subiscono un’azione di travaso: cala un po’ il costo al metro quadro e aumentano gli importi generali o condominiali. Questo determina la diffusione di gallerie non complete a fronte di una maggiore oculatezza dei retailer. Noi effettuiamo consulenza a dimensione di azienda cercando di costruire dati non generali ma basati su un’osservazione del mercato, sulla forza dell’insegna e sul comportamento del consumatore. Questi sono i tre elementi fondamentali che determinano le possibilità di sviluppo.

Roberto Bramati, presidente di Spazio Futuro Group Il gruppo si occupa di varie attività: progettazione, realizzazione, pilotage e servizi connessi all’apertura di centri commerciali. Dal Mapic emerge che i progetti non sono stati totalmente cancellati a causa della crisi ma sono stati soltanto rallentati o messi in stand by, per cui sono pronti a ripartire. Tutti gli operatori sono concordi che si sia già toccato il fondo e che qualche segnale di ripresa si incomincia a vedere. Siamo convinti che grazie allo scudo fiscale rientreranno ingenti capitali i quali verranno reinvestiti in Italia favorendo anche il settore immobiliare. La frontiera dello sviluppo nel nostro Paese è il Meridione. Il Sud farà la parte del leone nei prossimi anni ma questo non impedisce di realizzare interventi di qualità del Nord o nel Centro della penisola.


dossier aeroporti

GENOVA VUOLE DECOLLARE PUR GRAVATO DALLE DIFFICOLTÀ ATTUALI, L’AEROPORTO LIGURE È IN PROCINTO DI FAR PARTIRE UN GRANDE PROGETTO DI AMMODERNAMENTO E AMPLIAMENTO IN TRE FASI. E LA RICHIESTA È CHE ANCHE LE ISTITUZIONI DIANO UNA MANO.

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A

ppuntamento tra cinque anni. Oggi l’aeroporto di Genova appare particolarmente dimesso e inadatto al moderno retail aeroportuale. Nel 2015 dovrebbero essere finite le due fasi di profonda ristrutturazione che porteranno lo scalo a un livello di servizi e a una redditività decisamente migliori.

Per comprendere cosa avverrà nel terminal bisogna fare un passo indietro. È il 1985, l’attuale struttura dell’aeroporto Cristoforo Colombo viene costruita, dando seguito al modello di business che l’aveva contraddistinto nei due decenni precedenti: un ruolo duplice, da una parte scalo cittadino riservato a un pubblico business legato agli interessi del

porto e all’industria pesante; dall’altra una pista di atterraggio per aerei “dirottati” dagli altri aeroporti del nord Italia in caso di maltempo. Tantissime cose da allora sono cambiate, racconta il direttore amministrativo e del personale dell’aeroporto, Giuseppe Rosasco: il porto è diventato un luogo di transito e non più di semplice arrivo della merce. La

Paolo Sirigu, dg aeroporto di Genova

I PASSEGGERI DI GENOVA (2000-2009) Passeggeri Variaz. anno prec. aviazione Anno sul totale commerciale 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 (gen-nov)

1.051.494 990.198 1.032.862 1.050.610 1.066.983 1.004.638 1.070.563 1.116.211 1.191.338 1.045.948

0,3 -5,8 4,3 1,7 1,6 -5,8 6,5 4,3 6,7 -6,3

tab. 1 Aviazione Generale

Variaz. anno prec. sul totale

11.652 11.296 7.580 7.053 7.968 8.650 9.438 12.188 10.830 9.798

-1,8 -3,1 -32,9 -7 12,8 8,6 9,4 29,1 -11,1 -5,6

Totale

Variaz. anno prec. sul totale

1.063.146 0,2 1.001.494 -5,8 1.040.442 3,9 1.057.663 1,7 1.074.951 1,6 1.013.288 -5,7 1.080.001 6,5 1.128.399 4,5 1.202.168 6,5 1.055.746 -6,30% Fonte: Assaeroporti

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dossier aeroporti città si è de-industrializzata, e ha puntato su di una nuova vocazione congressuale, di ricerca, che ha determinato anche l’avvio del polo tecnologico degli Erzelli. Assieme è cresciuta la vocazione turistica e in particolare quella crocieristica, un’evoluzione che, combinata con i fenomeni precedentemente descritti, ha ridotto la quota di passeggeri business dal 70 e oltre al 49 per cento. Ma non è finita qui: la funzione di scalo per dirottamenti è stata pressoché azzerata – passando dal 10 all’1% del volume di traffico – dal cambiamento delle condizioni meteo nel Nord e soprattutto dall’introduzione da parte di aeroporti e compagnie dei sistemi Ils (instrumental landing system), adottata da quasi tutti i vettori. Per non parlare dei cambiamenti non locali ma generali: la componente “non aviation”, complici sia la liberalizzazione dei servizi di handling del 1996 sia i filtri legati alla sicurezza, è cresciuta notevolmente nel sistema aeroportuale italiano e internazionale. Così come la frazione di questa rappresentata da retail e ristorazione. Quell’aeroporto di Genova improntato alla semplicità e alla velocità dei flussi e per questo diviso rigidamente su due piani, arrivi e partenze, non funziona quindi più. Con qualche anno di ritardo rispetto ai principali scali italiani, quindi, l’aerodromo ligure ha predisposto un bando di gara per una ristrutturazione profonda dell’aerostazione, dopo una revisione generale del Piano di Sviluppo approvato nel 2002. Uno degli obiettivi sarà l’incremento degli spazi commerciali. Non cambierà invece la pista, situata sul lato sud, a ridosso del mare: tra la funzione di supplenza dei grandi aeroporti del nord Italia e gli interventi per il G8 del 2001, infatti, essa è sufficientemente grande per ospitare anche voli a lungo raggio, (come l’Air Force One e i 747 arrivati dal Giappone per il summit dei Grandi).

La situazione oggi Allo stato attuale l’aeroporto ha un’area partenze al primo piano, dove sono presenti a destra dell’ingresso (area est) il bar Servair Air Chef, e, andando verso ovest, l’edicola/tabacchi Itineris Shop, i negozi di abbigliamento Marina Militare e Giglio Bagnara (posto al centro dello spazio), un totem internet point e il servizio di avvolgimento bagagli. Prima dei banchi check-in è poi presente la sala lounge. Al piano superiore (mezzanino) vi sono un ristorante self-service e una terrazza

40 retail&food - gennaio/febbraio 2010

riservata agli utenti delle crociere Msc. Nella sala imbarchi sono invece presenti l’area duty free gestita da Dufrital, un bar di Servair Air Chef e un wine bar, oltre a delle poltrone per massaggi. Agli arrivi, al piano terra, si trovano gli autonoleggi (Auto Europa, Avis, E-sixt, Easy car, Europcar, Hertz, Italybycar, Maggiore, Travelcar), un bar, il negozio di telefonia Gp Multimedia e un punto per le informazioni turistiche. All’esterno sono presenti diversi parcheggi a raso: 700 stalli nell’area centrale (lato nord), 130-150 nel parcheggio remoto, 70 di sosta breve, più parcheggi per operatori, per vip e il parking cargo/marina aeroporto. Nel sedime aeroportuale, lato nord, è presente un hotel Sheraton, primo esempio di albergo aeroportuale.

Il progetto Lo sviluppo prossimo dello scalo vedrà in una prima fase un intervento di ampliamento delle due ali late-

GLI ULTIMI BILANCI

tab. 2

2007 Ricavi totali Ricavi aviation Ricavi non aviation Utile/perdita

21.878.175 13.445.581 7.960.966 307.137

2008 23.444.242 14.392.290 8.357.816 -2.099.853

Stime 2009 20.530.000 12.900.000 7.630.000 n.d. fonte: Aeroporto di Genova

COMPOSIZIONE RICAVI NON AVIATION 2009

tab. 3

migliaia di euro Totale Parcheggio Altre attività a gestione diretta (sala vip, biglietteria, raccolta trolley, ecc.) Pubblicità Sub concessioni

quota %

7.630 1.700 630

100% 22,28% 8,25%

580 4.720

7,60% 61,87% fonte: Aeroporto di Genova

rali. Sul lato est saranno posizionati i servizi, come i banchi del check-in e i controlli radiogeni, che saranno raddoppiati rispetto agli attuali (ora sono una decina di banchi e 4-5 varchi). Sul lato ovest sarà invece posizionata la ristorazione, mentre al centro si libereranno spazi per le attività di retail. La novità principale sarà rappresentata, spiega Paolo Sirigu, direttore generale dell’Aeroporto di Genova, «dalla creazione di un percorso logico e più moderno sui flussi di spostamento del viaggiatore». Dopo il parcheggio, il nuovo tragitto sarà il seguente: prima l’area di accettazione, poi, per arrivare ai controlli radiogeni, l’attraversamento di un’area commerciale dove si procederà alla rimodulazione delle superfici food and beverage che

oggi, nell’area partenze, sono su due piani e che dopo l’ampliamento saranno su un piano unico. «Dopodiché – spiega Sirigu – superati i controlli ci saranno una piazzetta legata ai servizi commerciali e un’area ristorazione idonea ai tempi di attesa, che differenziano i voli tradizionali e quelli low cost», i quali come noto richiedono tempi più lunghi. In area airside ci saranno, quindi, sia delle ristorazioni veloci sia l’accesso per l’attuale self-service, nel quale ora si entra invece dall’area landside. In totale le parti retail toccheranno i 2.000 metri quadrati, il doppio di quelli esistenti oggi, mentre la superficie per la ristorazione aumenterà di 700 metri quadrati. Questa prima fase di sviluppo, per la quale è stata indetta una gara,

si concluderà entro il 2010-2011.

La fase due Un secondo step, ancora in fase di progetto e con obiettivo di realizzazione nel 2015, riguarderà invece il lato nord. L’intervento sarà più incisivo: si amplieranno ulteriormente, con un avanzamento verso nord, le aree partenza e arrivi. Il parcheggio centrale, di fronte alla stazione sul lato settentrionale, vedrà ridotto lo spazio e sarà destinato a tre aree distinte riservate a parcheggio breve, rent a car e bus gruppi (crociere e dirottamenti). A metà strada tra l’aerostazione e l’hotel sarà inserito un nuovo edificio per gli uffici e alcuni servizi. Lungo l’asse centrale del parcheggio correrà un percorso pedonale protetto in elevazione che consentirà il collegamento tra l’aerostazione (partenze), il nuovo fabbricato per gli uffici e l’hotel. Ci potrebbero essere dei tratti con tapis roulant. La parte più importante della seconda fase, tuttavia, è il “polo intermodale in zona nord”. Ospiterà un parcheggio multipiano da 1.500 posti, utilizzabili sia dai passeggeri sia da chi arriva a Genova dai dintorni e potrà uscire al casello autostradale Genova aeroporto, proseguendo verso la città con la ferrovia e poi con la metropolitana. La vicina stazione ferroviaria di Cornigliano, attualmente distante un paio di chilometri dall’aeroporto,


potrebbe essere portata nello scalo. Attualmente è solo una richiesta da parte dei dirigenti dell’aeroporto, ma, spiegano questi, sarebbe molto facile spostarla, perché la rete esiste già. Quello che si verrà a creare allora, spiega Sirigu, «sarà un polo intermodale perché permetterà il collegamento all’aeroporto, alla ferrovia e all’autostrada. Auspichiamo inoltre che ci sia lì lo spostamento del capolinea delle linee extraurbane dei pullman e auspichiamo un collegamento con l’embarcadero a noi confinante per i trasporti marittimi verso le riviere. A quel punto sarebbe un polo realmente completo che raggrupperebbe le tipologie oggi esistenti. Se arriveranno le astronavi penseremo anche a quelle». Altro auspicio dell’aeroporto è quello di avere più collegamenti con la città. Oggi sono assicurati dal Volabus (4 euro sola andata dalla stazione Principe) e dal taxi (circa 20 euro dalla stessa stazione). Un domani potrebbero essere composti da un servizio pullman verso il downtown, cioè il centro città, e da tre shuttle verso le stazioni di Principe, Brignole e Sestri Ponente (quest’ultima per il servizio locale), collegamenti che dovrebbero aumentare il bacino potenziale dell’aeroporto dai 600mila abitanti di Genova ai 4 milioni dell’area circostante. Questi obiettivi sono considerati realizzabili indipendentemente dalla privatizzazione, perché interventi simili, fanno notare i gestori, sono stati effettuati anche da scali a gestione pubblica.

Lo scouting dei marchi Ancora non è possibile sapere che tipologie di negozi e ristorazione saranno presenti nel Cristoforo Colombo ristrutturato. «Abbiamo già iniziato un percorso – nota però Sirigu -. La prima mossa è stata quella di analizzare attraverso dei sondaggi l’attitudine e la propensione all’acquisto degli attuali viaggiatori. Abbiamo già individuato dei cluster suddivisi per atteggiamento al consumo. Una volta predisposto il progetto definitivo della stazione, passeremo ad analizzare, visto che siamo un city airport, le abitudini di consumo della popolazione residente limitrofa all’aeroporto, per individuare le eventuali sinergie tra le esigenze di viaggiatori e cittadini. Quando avremo i risultati di questi sondaggi andremo ad affidare il contenitore a uno specialista di retail individuato tramite gara, il quale, a fronte di un bando e al conforto dei due sondaggi, andrà a individuare i

circa 1,7 milioni, quindi circa l’8% del totale. «Incrementare l’attività retail – dice il direttore generale dello scalo – diventa la vera opportunità in quanto oggi il passeggero trova un’offerta limitatissima in questo settore». Altra voce non avio è poi quella dell’advertising, affidato a un concessionario. Ora questo segmento, raccontano dalla società di gestione, sta attraversando una crisi terribile, perché gli investitori locali sono pochi e quelli nazionali e internazionali preferiscono scali più grandi. Quali soluzioni, allora? «La prima cosa da fare – risponde Sirigu – è allargare l’offerta attraverso l’avvio di una gara che vada ad affidare le aree esterne», visibili da Marina e città. All’interno del terminal, invece, si dovrebbe puntare su «fomulazioni e layout maggiormente innovativi e poco dispendiosi, perché quelli attuali hanno un costo di realizzo degli impianti economicamente

La fase tre Altri progetti più a lungo termine (2015-2020) riguardano la creazione di una nuova aerostazione per l’aviazione generale (privata), così come nuovi hangar, un nuovo fabbricato per l’aeroclub e il completamento della taxi way. Già entro il 2011 dovrebbero comunque essere predisposti dei servizi dedicati all’aviazione generale, migliorando l’attuale qualità, trovando sinergie con la Marina. L’obiettivo è di intercettare coloro che utilizzano i megayacht e che presumibilmente raggiungono Genova con voli privati. Sembra invece essere stato messo da parte il progetto del nuovo stadio della Sampdoria e del Genoa. Al rifiuto dell’Enac ha contribuito l’atteggiamento non favorevole dell'Aeroporto, che ha considerato l’opera non pertinente alla mission produttiva e incoerente e incompatibile con il masterplan approvato dall’Enac stesso.

brand da inserire». Non ci saranno, assicura il dirigente, sovrapposizioni di marchi e di servizi presenti nel territorio.

I ricavi non avio Quello che è certo è che i ricavi non avio dovranno crescere. Oggi, sui circa 20,5 milioni di euro di fatturato atteso per il 2009, pesano per il 37,2%, pari a 7,630 milioni. Nel 2007 erano simili, intorno al 35% (8,357 milioni su 23,444 di fatturato). Dei 7,630 milioni di non aviation, il 61% contempla l’affidamento di aree in concessione relative anche ad aspetti operativi, come hangar e magazzini di logistica. La parte rimanente è data da parcheggio, rent a car e retail. Negozi e ristorazione, in particolare, valgono

poco interessante». Spazio, quindi, al digital signage, col quale veicolare comunicazione, informazione, e poter inserire pubblicità legate alla novità, all’offerta, alla promozione dei prodotti venduti in loco. Sempre in tema di tecnologia, altro aspetto su cui si sta lavorando è quello del wi-fi. L’obiettivo dell’aeroporto è di porre come pagina iniziale, all’avvio della connessione, un portale contenente l’informazione relativa ai servizi di trasporto, di accoglienza alberghiera, di intrattenimento e ristorazione del territorio. Il wi-fi, proprio per questa funzione di vetrina della città, potrebbe essere gratuito, grazie non tanto alle sponsorizzazioni dei marchi ma all’intervento del Comune di Genova. Ma anche su questo punto

i giochi non sono ancora chiusi.

L’aviation Molto complessa la situazione dell’attività aeronautica. Lo scalo ha un piano di sviluppo da qui al 2027, quando scadrà la concessione dell’Enac, che prevede un tasso di crescita annuo del 3,5%, fino ad arrivare ai due milioni di passeggeri, circa il doppio degli attuali. Come mostra la tabella 1, dal 2000 a oggi il traffico è rimasto sostanzialmente stabile: +13% da allora al 2008. Quest’anno, con i dati ancora fermi a novembre, si profila una discesa del 6,3% dei passeggeri. Le cause sono soprattutto il taglio di 1.800 voli all’anno di Alitalia e il fallimento di MyAir. Di contro, sono stati avviati o sono in procinto di esserlo i collegamenti con Air Malta per l’omonima isola e con Ryanair per Cagliari e Trapani. «Il 2009 è stato un anno abbastanza difficile e quindi abbiamo dovuto pensare al recupero e al mantenimento delle rotte esistenti», spiega Sirigu. Sono state recuperate Napoli, Catania, sono stati riportati a Roma dieci voli giornalieri con l’introduzione del vettore low cost Blu Express. È stata inoltre incrementata la direttrice nord-sud, in particolare verso le isole, a partire dalla Sardegna, dopo la quale dovrebbero seguire Sicilia, Calabria e Puglia. È stato poi un anno difficile per il comparto charter, che pure aveva avuto un’esplosione (+127%) nel 2008. In campo internazionale la situazione è più complicata: l’incremento dei collegamenti con gli hub è ostacolato da un coefficiente di riempimento basso, pari al 60% contro il 70-75% necessario. Più articolato il discorso dei voli low cost. Ora Ryanair è una realtà, ma l’incremento può arrivare a condizione che crescano i voli dalle basi della compagnia, quali ad esempio sono Trapani e Cagliari. Per diventare a sua volta base, l’aeroporto avrebbe bisogno di un partner legato alla promozione turistica, quindi un soggetto pubblico, e di partner privati come i tour operator. Tradotto in termini schietti, si tratta di tanti soldi. La Regione, dice diplomaticamente Sirigu, «si è dimostrata molto sensibile allo sviluppo del turismo incoming e prevede di stanziare per il 2010 fondi da destinare alla promozione e attivazione di nuovi collegamenti». Ma, aggiungiamo noi, la Regione Liguria deve anche affrontare altre difficoltà, legate soprattutto alla Sanità. Sperare, comunque, non fa male. Fabrizio Patti

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analisi mercato

CASA E REGALI, SI PASSA DAI MALL

L

’anno del meno non ha risparmiato i settori dei casalinghi, degli articoli da regalo e della cartoleria. I dati sui tre settori riferiti al 2009 parlano, almeno per quanto riguarda la produzione nazionale, di uno scivolone del 10% per pentole, coltelli e posate, con la posateria ancora più colpita (-13,5%). Cattiva annata anche per il tessile casa (8,7%), mentre per la ceramica industriale gli ultimi dati disponibili sono quelli del 2008, quando la caduta fu del 9,38% rispetto al 2007. La produzione, d’altra parte, in questi settori fa vedere segni di debolezza da vari anni, sotto la pressione soprattutto della concorrenza asiatica. Se invece si guarda al lato della domanda, i risultati sono meno severi ma comunque negativi: i

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casalinghi, durevoli e non, sono diminuiti nel primo semestre del 2009 del 2,3%, i mobili, gli articoli tessili e di arredamento del 2,5%, l’utensileria per la casa e ferramenta e il comparto della cartoleria e dei media del 3 per cento ciascuno. Tutti, quindi, sono scesi più della media delle vendite, diminuite nel complesso del 2 per cento.

I casalinghi affollano gli outlet Diverso, invece, il discorso relativo alla distribuzione. Negli ultimi anni si sono infatti diffusi i negozi monomarca dedicati a casalinghi, articoli da regalo e cartoleria, soprattutto per effetto dell’espansione dei canali dei centri commerciali e degli outlet.

La tabella numero 1 mostra quanto sia estesa la presenza di shop di casalinghi nei principali outlet italiani. Spiccano in particolare il Franciacorta Outlet Village e il Valdichiana Outlet Village, dove tra mono e multimarca si contano 13 punti vendita dedicati alla casa. In altri tre (Castelguelfo, Valmontone e Serravalle) il numero è pari o superiore a dieci. I brand di casalinghi che ricorrono più spesso sono quelli di Bassetti, Gabel, Frette, Caleffi e Zucchi, per quanto riguarda il tessile per la casa. Nell’oggettistica per le abitazioni si distinguono invece Bialetti Industrie, Bormioli Rocco, Borgo Tessile. Nello stesso comparto, i negozi multimarca più diffusi nei principali foc sono Home and

Cook, Italian Factory, La Casa italiana, Rcr. Se si considerano, oltre che i villaggi commerciali, anche gli spacci aziendali isolati, si arriva a contare 83 presenze nel settore dei casalinghi (tessile e oggetti) e sette tra gli articoli da regalo, tra cui spiccano i due outlet di Pineider (la fonte è il portale outletmagazine.it).

Chi presidia i centri commerciali Al di là della presenza negli outlet, la volontà delle diverse aziende di presidiare i canali dei centri commerciali si evidenzia nella tabella numero 4. Tra le aziende censite, l’insegna più capillarmente diffusa negli shopping center è risultata essere Kasanova, specializzata in articoli per la casa e liste nozze, con 100 dei 174 negozi presenti in questo canale. La scelta di scommettere su queste location, spiega il direttore commerciale Maurizio Ghidelli, è stata effettuata già nel 1994, al momento della


lo (si veda l’intervista in pagina), che conta ormai il 90% dei suoi punti vendita (33 su 37) negli shopping center, anche in questo caso grazie all’espansione degli ultimi anni. Tra il tessile per la casa, a parte i brand che hanno puntato sul canale outlet totalmente (Caleffi) o prevalentemente (Borgo Tessile, Frette e

A Olbia apre un mall dedicato al lusso per la casa trasformazione dell’azienda da grossista a catena di negozi. «Avevamo intuito – racconta – che le piazze pubbliche si sarebbero spostate nei centri commerciali. La decisione si dimostra vincente ancora oggi, nonostante l’aumento dei costi e della regolamentazione». Le spese per gli affitti, spiega il manager, hanno toccato il picco nel 2008, mentre con la crisi che ne è seguita è stato possibile legare le nuove aperture a condizioni di locazione meno onerose. Sono ancora numerose le inaugurazioni: dopo un 2008 in cui i punti vendita sono cresciuti del 25% e i prezzi si sono abbassati per venire incontro alla mutata domanda, aggiunge Ghidelli, il 2009 chiuderà con un aumento del fatturato del 25% (a parità di negozi considerati), una chiusura in utile, l’apertura di quattro negozi nei centri commerciali e la sperimentazione della formula del temporary store, presso l’Auchan di Cuneo. Una soluzione, questa, pensata per verificare l’andamento delle vendite in centri

di piccole dimensioni finora considerati poco appetibili. Come numero di presenze segue la catena di cartoleria e oggettistica da regalo C’Art, con 81 store negli shopping center, corrispondenti all’80% del totale dei negozi. Undici dei punti vendita negli shopping center sono stati aperti nel corso del 2009. Per lo sviluppo della catena in franchising, racconta il co-responsabile della comunicazione Marco Mariani, «la nostra strategia ben definita è stata di implementare principalmente location all’interno delle più importanti strutture commerciali su tutto il territorio nazionale, dove ormai siamo molto riconosciuti e che garantiscono importanti bacini di utenza. Contemporaneamente, puntiamo a sviluppare la presenza nei centri storici e nelle vie principali delle città più importanti o comunque ad alta concentrazione commerciale, come ad esempio in corso Buenos Aires a Milano o in Via del Corso nel centro storico di Roma». Si piazza al terzo posto,

Si chiama Luxury Mall Home ed è un nuovo centro commerciale dove sono concentrati i marchi di fascia lusso del tessile e degli articoli per la casa. Inaugurato lo scorso 4 dicembre, si trova a Olbia, a fianco del Luxury Mall, lo shopping center dedicato al lusso pensato per i turisti della Costa Smeralda, premiato come migliore progetto retail del 2009 con il Mattone d’Oro da Real Estate. Proprio i risultati del Luxury Mall aperto la scorsa primavera, (fatturato di oltre 4 milioni di euro e oltre 60.000 capi venduti) hanno suggerito questo bis. Il nuovo spazio, di 330 metri quadrati, ha richiesto un investimento di un milione di euro ed è stato creato dall’imprenditrice Daniela Fargion. Sono presenti otto corner che vendono prodotti di marchi quali Roberto Cavalli, Missoni Home, Blumarine Home, Blugirl Homewear, Valentino Home Collection, Christian Dior, Versace, Malo, Liberty of London. Per portare i visitatori presso i due mall sarà realizzato un servizio di bus navetta gratuito, che farà sosta nelle principali città Sarde della Costa. Lo scorso 29 dicembre, inoltre, ha aperto all’interno dell’aeroporto di Olbia un corner firmato Luxury Mall Fashion Outlet.

nella nostra rilevazione, l’altoatesina Thun, che produce e vende i noti articoli da regalo e da collezione in ceramica e servizi in porcellana. Ben 80 dei 168 store in Italia si trovano infatti nelle gallerie dei mall. Spiccatissima anche la predilezione di Co.Import, altro marchio di oggetti per la casa e articoli da rega-

›Tutte le novità per il 2010 intervista

Intervista a Claudio Poggio, ad di Co.Import La vostra presenza nei centri commerciali è molto diffusa. Perché avete puntato su questo canale? É stata una questione di opportunità, perché il centro commerciale permetteva, soprattutto negli anni scorsi, di avere dimensioni dei punti vendita più consone al nostro formato, in quanto ci sono tagli più quadrati e più semplici. Inoltre garantiva un numero di passaggi analoghi al centro storico, ma con costo di accesso più basso, non dovendo pagare le buonuscite (l’indennità per la perdita dell’avviamento dovuta a chi cede il negozi, ndr). Noi abbiamo fatto uno sviluppo molto aggressivo negli anni 2005, 2006 e 2007: quando si aprono 6-7 negozi all’anno è chiaro che non si possono pagare altrettante buoneuscite. È vero però che negli ultimi due anni i canoni di locazione nei centri commerciali sono diventati proibitivi, c’è stata un’escalation di costi al metro quadro, fino al 2007-2008, piuttosto pesante. Pensate di aprire anche negli aeroporti? Ci abbiamo pensato. È un canale che vedo positivamente ma il nostro format attualmente non è adatto, bisognerebbe studiarne uno pensato per un acquisto molto più veloce.

Che segnali ci sono dal mercato? Ad oggi mi sembra che forti segnali di ripresa non ce ne siano ancora. Ma soprattutto è cambiato molto il processo di acquisto dei consumatori. Per l’articolo da regalo il consumatore sta riducendo l’acquisto immediato, compra anche una cosa più cara ma lo programma prima. Cambia anche il tipo di prodotto ricercato, ci si sta dirigendo verso il regalo utile, compresi gli articoli da cucina, prima relegati all’uso quotidiano. Magari sono un po’ particolari e hanno un prezzo più elevato, ma trovano lo stesso l’interesse dei consumatori. L’evoluzione è infatti verso un prodotto più di nicchia ma particolare, perché ormai sul prezzo ci sono tutti. L’etnico invece non è più molto venduto. Avete fatto delle aperture nel 2009? Ne farete nel 2010? Nel 2009 non abbiamo fatto nuove aperture ma consolidato la rete e lavorato sugli assortimenti. Nel 2010 pensiamo di inaugurare due o tre negozi diretti. Stiamo anche creando l’assortimento di un format nuovo, più piccolo dei consueti 450-500 metri quadrati, che potrebbe essere sviluppato in franchising a partire dalla seconda metà del 2010. Pensiamo di aprire con questa formula 2-3 negozi tra il 2010 e il 2011.

Gabel), si distingue il Gruppo Zucchi, sia con il marchio omonimo (25 negozi su 40) sia con quello Bassetti (47 su 110). Tra gli articoli per la decorazione della casa ha poi investito nei centri commerciali sia Zara Home, che in queste strutture ha 12 delle 21 presenze in Italia, mentre percentualmente minore è la presenza di un marchio come Sia Home Fashion, che si ferma a 9 negozi su 119. Quando si parla di articoli per la casa e da regalo, infine, non si può non menzionare le esperienze di Ikea e di Coincasa, che negli ultimi anni hanno esteso le proprie forniture di oggettistica. La distribuzione geografica delle insegne nei mall è diversa a seconda dell’azienda considerata. Ci sono però delle costanti, che si colgono aggregando i dati. Da un’analisi sui marchi presi in considerazione per questo articolo è così risultato che il 30% dei 411 negozi nei centri commerciali si trova in Lombardia, regione seguita dal Lazio (13,1%), Piemonte (9,7%), Emilia-Romagna (9%) e Veneto (5,1%). La polarizzazione più netta su Lombardia e Lazio si riscontra per C’Art (40% dei punti vendita in Lombardia e 18% nel Lazio), per Kasanova, soprattutto a Milano e dintorni, e per Zara Home, mentre l’azienda distribuita in maniera più omogenea appare senza dubbio Thun, di cui risalta la diffusione rilevante in Puglia, Sicilia, Calabria e Campania.

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analisi mercato

LA PRESENZA NEGLI OUTLET I marchi di articoli e tessuti per la casa nei principali outlet italiani FIDENZA OUTLET VILLAGE CASTELGUELFO OUTLET CITY

Aeroporti e stazioni sotto osservazione

SAN MARINO FACTORY OUTLET PALMANOVA OUTLET VILLAGE

Più modesto è invece il presidio dei negozi monomarca relativi ai settori analizzati negli aeroporti e nelle stazioni. Nelle aerostazioni si fanno notare i Ferrari Store: sui 12 negozi italiani sei sono nei terminal, a Bologna, a Fiumicino nei terminal B e C, a Malpensa nelle aree Schengen e non Schenghen e a Venezia. Nelle gallerie aeroportuali sono presenti anche marchi come C’Art e Zara Home e Fabriano Boutique (a Fiumicino), una mini-catena di cartoleria di alto livello, quest’ultima, che anche all’estero, all’aeroporto di Monaco, ha scelto di presidiare il canale travel. Nelle stazioni ferroviarie, oltre a Sia Home Fashion e a Swarovski (presente in tutti i canali ma di cui non è agevole avere dati precisi sulla

CASTELROMANO DESIGNER OUTLET FASHION DISTRICT VALMONTONE OUTLET SORATTE OUTLET SHOPPING FASHION DISTRICT MANTOVA OUTLET FRANCIACORTA OUTLET VILLAGE MONDOVICINO OUTLET VILLAGE SERRAVALLE DESIGNER OUTLET VICOLUNGO OUTLETS FASHION DISTRICT MOLFETTA OUTLET BARBERINO DESIGNER OUTLET VALDICHIANA OUTLET VILLAGE VENETO DESIGNER OUTLET

tab. 1

Bassetti, Bose, Caleffi, Davide Garden, Frette, Home & Cook, Le Creuset Bialetti, C'è Bassetti, Caleffi, Frette, Italian Factory by Foppapedretti, Home & Cook (multimarca), La Casa Italiana (multimarca), Liv'in De Longhi, Richard Ginori, RCR (multimarca) Pineider Bialetti Industrie, Borgo Tessile, Bormioli Rocco, Caleffi, Frette, Home & Cook, Italian Factory, Liv'In De Longhi Store, RCR Bassetti, Frette, Home&Cook-Lagostina, La Casa Italiana, RCR - Royal Cristal Rock Bialetti, Borgo Tessile, Bormioli Rocco, Frette, Home&Cook-Lagostina, Idea Bassetti, Italian Factory (multimarca), La Casa Italiana, Liv'in De Longhi, Thun, Villeroy & Boch Bialetti, Borgo Tessile, Italian Factory - Foppapedretti, Liv In - De Longhi Bassetti, Bialetti Industrie (multimarca), Borgo Tessile Home Collection, Frette, Gabel (multimarca), Italian Factory (multimarca), La Casa Italiana (multimarca), Richard Ginori Bialetti Industrie (multimarca), Borgo Tessile, Bormioli Rocco, C'è Bassetti, Frette (multimarca), Gabel, Italian Factory (multimarca), La Casa Italiana (multimarca), Liv'in De Longhi, Lowe, Novità Home Stores, RCR, Richard Ginori Bialetti Industrie, Bormioli Rocco, Frette, Gabel, Italian Factory - Foppapedretti, RCR Bialetti Industrie, C'è Bassetti, Caleffi, Frette, Home&Cook, La Casa Italiana, La Casa Nomade, Lagostina, RCR - Royal Cristal Rock, Saldarini-Como, Swarovski, Villeroy & Boch Artista Spacciatore, Bialetti Industrie, Bormioli Rocco, Caleffi, Frette, Gabel Outlet, Italian Factory, Liv'in De Longhi, Zucchi Bassetti, Bialetti Industrie, Borgo Tessile Home Collection, Ethnic Chic, Gabel, Italian Factory (multimarca), La Casa Italiana (multimarca), Liv'in De Longhi Bialetti Industrie, Casa Lagostina, Frette, Giunti al punto, La Casa Italiana, RCR - Royal Crystal Rock, Rocco Bormioli, Sia Artista Spacciatore, Bialetti Industrie, Bormioli Rocco, C'è Bassetti, Caleffi, Frette, Gabel, Home&Cook, Italian Factory, IVV, Lowe Tappeti, Novità Home Stores, Richard Ginori Bialetti Industrie, Frette

7 10 1 9 5 11 4 8 13 6 12 9 8 8 13 2

fonte: elaborazione Retail&food

tab. 2

I DATI DEI SETTORI

Fatturato 2008 Previsione 2009 (mln euro) (mln euro) Ceramica industriale Casalinghi (posateria, coltelleria, pentolame, caffettiere e vasellame in metallo) Pentole, coltelli, posate Tessile casa Articoli per scrittura

% 09/08

58

n.d.

-9,38% (*)

880

850

-3,4%

650 1034 264

585 944 261

-10,0% -8,7% -1,1%

* 2008/2007 Fonti: Confindustria Ceramica, Anima, Databank

VENDITE AL DETTAGLIO I SEMESTRE 2009 Utensileria per la casa e ferramenta Casalinghi durevoli e non Cartoleria, libri, giornali e riviste Mobili, articoli tessili, arredamento Totale vendite

-3,0% -2,3% -3,0% -2,0% -2,0%

tab. 3

fonte: Istat e Rapporto Coop 2009

LA DISTRIBUZIONE Presenza con monomarca dei principali marchi nei settori dell'oggettistica, dei casalinghi e della cartoleria

Altromercato Bassetti Bialetti Borgo Tessile Caleffi C'Art Co.Import Fabriano Boutique Ferrari store Frette Gabel Kasanova La Murrina Sia Thun Zara Home Zucchi

tab. 4

Centro comer./outlet

Aeroporti

Stazioni/ metro

Città

Totale monomarca

0 47 10 12 6 81 33 0 0 11 15 100 4 9 80 12 25

0 0 0 0 0 2 0 2 6 0 0 0 0 0 0 1 0

2 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 2 0 0 0

285 63 11 1 0 18 5 3 6 31 16 74 156 108 88 8 15

287 110 21 13 6 101 37 5 12 39 31 174 160 119 168 21 40

fonte: elaborazione Retail & Food su dati delle aziende

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propria rete divisa per tipologia di location), si segnala anche la presenza dei negozi del consorzio equo e solidale Altromercato, caratterizzati dall’offerta sia di prodotti alimentari che di articoli da regalo. Attualmente i punti vendita nel segmento travel si trovano solo a Milano, nella stazione Garibaldi e nella fermata Lima della metropolitana rossa. Ma visti gli ottimi risultati di questi punti, in particolare di quello nella metropolitana, dichiara il

direttore generale Paolo Palomba, Altromercato ha intenzione di svilupparsi nei luoghi di passaggio e ha un progetto per un format di punti vendita pensati per l’acquisto di impulso, da impiantare probabilmente negli aeroporti. Questo «sia perché – spiega Palomba – esiste una sintonia tra i nostri prodotti e l’atteggiamento che il consumatore ha quando effettua una spesa in questi luoghi, sia per la grande visibilità data al marchio da questi punti vendita». Molto, aggiunge, dipenderà dall’accessibilità degli affitti in queste strutture. Le porte non sono chiuse neanche per il canale dei centri commerciali, definiti «una grande opportunità su cui lavorare», soprattutto in centri come le Coop, dove esiste una sovrapposizione tra clienti-soci e acquirenti del mercato equo F. P. e solidale.


Parola di Giancarlo Bianchi

GIANCARLO BIANCHI, nato a Milano 51 anni fa, è in Sonae Sierra dal 2007 e attualmente ricopre la carica di amministratore delegato per Sonae Sierra Developments in Italia. Prima di approdare in Sonae Sierra, ha ricoperto per tre anni la carica di direttore Asset Management Retail & Entertainment in Pirelli & C. Real Estate. In precedenza ha lavorato per il gruppo Benetton in qualità di direttore Real Estate e prima ancora come direttore Sviluppo per il gruppo La Rinascente.

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Giancarlo Bianchi

Per i retailer il track record di Sonae Sierra è garanzia di esperienza in vari mercati europei. Sui nuovi progetti la parola d’ordine è “selettività”.

D

allo scorso aprile al timone della divisione italiana di Sonae Sierra, Giancarlo Bianchi è stato chiamato a traghettare la multinazionale specializzata nella realizzazione, gestione e commercializzazione di centri commerciali fuori dalla crisi in cui versa il settore nel nostro Paese. Riuscirà il neo amministratore delegato, successore di Pietro Malaspina, a dare nuova linfa a un comparto divenuto più saturo e attento ai bilanci? Al Mapic si è giocata una prima sfida importante.

A dispetto dei dati, la fiera di Cannes ha tenuto abbastanza bene. Meno fumo e più arrosto? L’impressione sul Mapic 2009 è che abbiano partecipato meno “turisti” ma più persone intenzionate a lavorare davvero. L’attività si è articolata nella ricerca di progetti concreti e possibilmente nuovi da attuare sia nell’immediato, nel 2010, sia un po’ più avanti e quindi nel 2011 e 2012. Questo è molto importante perché rispetto al 2008, quando tutti piangevano, quest’anno anche gli interlocutori che non vedono a brevissimo la possibilità di aprire nuovi punti vendita o centri commerciali guardano con attenzione alle iniziative disponibili nel 2011. La fiducia degli operatori è solo virtuale o anche reale? La percezione è di essere arrivati a un punto di svolta e questo non è un semplice auspicio o augurio ma una prima concreta realtà. Noi la stiamo riscontrando, in particolare, perché il nostro nuovo centro commerciale Le Terrazze verrà inaugurato a fine 2011 e notiamo un ottimo risultato in termini di richiesta sia di pure informazioni sia di specifici dati finalizzati alla formalizzazione di un contratto. In vista del 2011 la tendenza è quella di voler essere già pronti per ripartire. Sonae Sierra è un player affermato a livello internazionale. Quali sono le vostre strategie? In un recente convegno ho detto che il nostro più grande cliente è il retailer perché è il partner dal quale si sviluppa a ritroso tutto il processo lavorativo che facciamo. Per noi gli elementi importanti sono il posizionamento, la location e il mercato. Inoltre oggi non è più possibile improvvisare. La parola d’ordine, che esisteva anche 5-6 anni fa, ma che poi veniva messa da

parte è “selettività”. Che poi consiste nel fare il proprio mestiere nel modo corretto. Caro affitti: i retailer protestano… Nessun progetto è troppo costoso a priori perché la sostenibilità economica si misura in base a quanto rende il centro commerciale e alla specifica posizione. Il retailer correttamente pensa ai soldi che guadagna, quindi una location è cara in rapporto a quanto gli permette di incassare. Alla fine l’unica cosa che deve guidare un interlocutore è la bontà del progetto e se il gioco vale la candela. Bisogna tarare sempre sia costi che i benefici e cercare di compiere la scelta giusta. ...e non sanno dove aprire. Secondo me, soprattutto in questo momento, bisogna fidarsi della bontà dello sviluppatore e della sua capacità di valutare attentamente il mercato. Anche al Mapic ci sono tanti progetti nei quali il posizionamento è stato poco studiato. Iniziative portate avanti da società internazionali come la nostra, che ha un track record di successo, o che coinvolgono catene della grande distribuzione, intendo dire interlocutori dell’ipermercato di un certo livello, danno la garanzia che alle spalle di tutto ci siano valutazioni commerciali accurate, ricerche di mercato, del bacino e di posizionamento tarate sulle persone che vivono in quel territorio. Viceversa bisogna diffidare degli operatori che si improvvisano. Inoltre è importante selezionare lo sviluppatore che, oltre a costruire, gestisce e mantiene la proprietà. Sonae Sierra ha realizzato 52 centri commerciali e tutti, con quote differenti, sono di proprietà. Questo significa che ci crediamo. Food Court: i commercializzatori lamentano pochi concept interessanti. Come si sopperisce a questa mancanza? Anche per le Terrazze ma ovviamente per tutti i centri commerciali la logica prevalente è che bisogna dare tutto. Cosa vuol dire “dare tutto”? Significa che nessuna tipologia di offerta è più sufficiente ma ognuna diventa necessaria. Quindi si deve disporre di ancore importanti sul fronte alimentare, tessile, entertainment e della ristorazione. È nostro compito cercare un giusto mix tra la ristorazione di carattere fast food e slow food, e su un’offerta di stampo locale, generale e anche internazionale. Certamente sarebbe auspicabile che in questo

momento di razionalizzazione del mercato nascessero delle nuove idee anche in questo campo. Tuttavia non si possono improvvisare ma devono essere attrezzate dal punto di vista industriale. Spesso accade che la ristorazione sia legata all’imprenditorialità del singolo per cui diventa difficile replicare i format in vari punti vendita. Capitolo banche: sono ripartiti i finanziamenti? Negli anni scorsi, in un momento di crescita generalizzata, gli istituiti di credito hanno finanziato sia i progetti buoni sia quelli di non eccelsa qualità. Purtroppo, mentre prima davano i soldi a tutti, adesso a causa della crisi non li danno quasi più a nessuno. E quando lo fanno, i finanziamenti coprono al massimo il 60% del capitale complessivo mentre un tempo raggiungevano quota 80%. Questo comporta il blocco o quanto meno un forte rallentamento dello sviluppo di nuove iniziative. Siamo di fronte a un’inflazione degli outlet. Quali sono i veri Foc? Per quanto riguarda i veri outlet, come per esempio quelli di McArthurGlen, non ci creano problemi perché dispongono di marchi di alto livello. Questi Foc sono un’emanazione più o meno diretta delle case produttrici e, conseguentemente, presentano prezzi e collezioni nettamente diversi da quelli che si trovano nei punti vendita normali. Per le altre tipologie di outlet, invece, bisogna definire che cosa siano realmente. Se sono dei centri commerciali mascherati per cui vendono gli stessi marchi a prezzi bassi a quel punto sono dei concorrenti. Si profila una battaglia tra i centri commerciali e gli outlet “mascherati”? Queste strutture non ci fanno comunque paura. Sono convinto che il consumatore capirà molto bene la tipologia dell’offerta. Se un outlet è in realtà un centro commerciale discount in cui non c’è alcun tipo di marchio d’eccellenza ma ci sono semplicemente dei negozi che vendono merce sottocosto, allora non va a competere con noi che realizziamo centri commerciali con un’offerta trasversale e adeguata al mercato di riferimento. Il pubblico vuole il brand e la certezza che nei nostri shopping center può trovare un’offerta di qualità al prezzo giusto. Andrea Penazzi

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Retail: Europa a macchia di leopardo

LE PREVISIONI SULL’IMMOBILIARE COMMERCIALE EUROPEO

PARIGI – Il biennio 2008-2009 rimarrà nella storia dell’economia mondiale come un periodo di crisi di una dimensione tale da fare dimenticare i peggiori momenti dell’ultimo secolo. Perciò, allo scopo di elaborare una strategia di ripresa, diventano indispensabili la conoscenza e l’analisi dell’evoluzione dei dati del commercio retail che illustrano lo stato di salute finanziario e il morale dei consumatori. In Francia lo strumento che permette di misurare questa evoluzione esiste da una trentina d’anni e si chiama Procos. Una Federazione che raggruppa le principali insegne del commercio retail il cui volume d’affari rappresenta il 35% del mercato nazionale. Per Procos, il fenomeno di globalizzazione mondiale e lo sviluppo estero di una grande parte dei suoi aderenti ha giustificato, 18 anni fa, la creazione di una filiale specializzata in commercio internazionale, Eurelia,

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UN'INDAGINE DELLA FEDERAZIONE EURELIA RELATIVA ALL’EVOLUZIONE DELL’IMMOBILIARE COMMERCIALE EUROPEO ANALIZZA LO STATO DI SALUTE DEL RETAIL MODERNO E PREVEDE TEMPI DIFFICILI. che raggruppa 90 partecipanti operando in più di 25.000 punti vendita in Europa.

Delle previsioni ancora troppo ottimistiche Lo studio di mercato europeo realizzato da Eurelia nel 2009 ha riguardato i progetti di strutture commerciali: cioè gli shopping centers e le gallerie commerciali con una superficie di vendita superiore ai 4.000 mq e con più di 4 punti di vendita. Lo studio concerne i principali paesi, esclusa la zona con leadership britannica che mantiene una politica d’indipendenza nei suoi rapporti con

il resto dell’Europa. Il numero di progetti inventariati è 1.849 con una superficie di vendita totale di 34 milioni di mq. Cinque anni fa si evidenziava un numero di 1.151 progetti ripartiti in 386 centri commerciali, 108 gallerie non alimentari, 242 estensioni di gallerie esistenti, 56 stazioni ferroviarie, un aeroporto, 201 zone commerciali, 39 outlet, 118 altre strutture. Cifre che confermano l’importanza dell’espansione del settore dell’immobiliare commerciale durante gli ultimi anni. Però riguardo alla statistica 2008 (1.956 progetti) si tratta del primo segnale negativo registrato in Europa. Paese per paese si nota una riduzione

generale dell’elenco dei progetti dichiarati, salvo nei casi della Romania e della Spagna. Ma si dovrà aspettare alcuni mesi per essere in grado di misurare l’incidenza reale della crisi, quando sarà disponibile il numero definitivo delle aperture. Assisteremo probabilmente a una tendenza orientata verso la dilazione, dovuta alla politica di prudenza delle Amministrazioni, dei promotori e dei retailer. Una previsione già confermata nel caso della Spagna dove nel 2009 si è riscontrata l’apertura del 25% delle strutture progettate.

La resistenza della Germania e della Francia Con minore gravità si presenta la previsione per la Francia che rimane, con 730 progetti per 7,6 milioni di mq, il mercato leader del grande retail organizzato. Tuttavia il settore


PROGETTI DELL’ANDAMENTO DELLE SCORTE PER PAESE 2009/2002

2008

2009 Progetti Francia* Spagna Polonia Italia Romania Allemagna Ungheria Portogallo Belgio Rep. Ceca Slovacchia Grecia Austria Svizzera Totale

N° di Progetti

mq GLA

730 182 218 187 108 110 42 45 65 63 35 20 23 21 1.849

7.687.170 6.054.000 4.596.855 3.707.687 3.035.475 2.215.460 1.015.828 1.218.950 1.451.550 817.900 885.000 548.543 500.600 357.000 34.092.018

2006

Battuta d’arresto per l’Europa del Sud Nei paesi dell’Europa del Sud, la situazione non risulta molto chiara. Da un lato il numero di progetti rimane alto: 187 per la Spagna con una superficie di 6 milioni di mq, e 187 per l‘Italia con 3,7 milioni. Ma il caso spagnolo è particolarmente preoccupante: certo i progetti dichiarati rimangono il secondo programma di sviluppo europeo, però questo dato non è confermato dai fatti. Infatti vennero annunciate 66 aperture per il 2009 e 50 per 2010. Ma sono state solamente 31 le aperture del 2009 e una ventina quelle attese per il 2010. Con una crescita elevata ma improbabile nel 2011 e 2012. Di fatto ci sono grandi diffi-

2002

N° di Progetti 738 181 230 209 95 122 65 49 65 75 42 23 29 33 1.956

410 164 134 185 30 73 39 39 58 48 12 13 31 26 1.262

Fonte: Eurelia/Eurelia Spagna & Portogallo (in collaborazione con Retail & Trade Marketing) Procos

non dimostra uno stato di salute soddisfacente. Alla fine del terzo trimestre 2009 s’è confermato un calo delle vendite continuo da 16 mesi. Con tre reparti particolarmente penalizzati: il tempo libero (-2,8%), le attrezzature per la casa (-2,5%), la ristorazione (-2,3%). Tuttavia non s’è attuato un cambio di strategia nei programmi di sviluppo con un numero stabile d’aperture (1.500) e di ristrutturazioni (860) e un numero limitato di chiusure (300). Mentre ci si aspettano difficoltà maggiori nel corso del 2010 e probabilmente nel 2011. Nella bufera economica, la Germania sta invece opponendo una buona resistenza. Stabilità nel numero di progetti e delle aperture, di cui una decina di grande dimensione programmate per 2010. Il mercato dell’immobiliare commerciale si concentra con una leadership sempre più marcata da quattro promotori ECE, MFI, Sonae e Multi Development e l’espansione riguarda soprattutto le città regionali di media dimensione.

2004

coltà riguardo al finanziamento delle realizzazioni e all’affitto delle insegne commerciali e ciò sta creando una stato di blocco a livello delle autorizzazioni amministrative. Al contrario della tendenza regionale tedesca, i progetti spagnoli con più possibilità di aperture sono concentrati a Madrid, Barcellona e Valencia. L’analisi è più favorevole in Italia dove il numero di iniziative, anche se la cifra è ancora troppo ottimista, è in leggero calo in rapporto alla previsione 2008 (187 vs 209). Ci sono numerosi progetti per la Sicilia e le piccole e medie città del Nord e del Centro, con modeste gallerie di 40 a 60 punti di vendita, essendo le nuove grandi strutture limitate a Catania, Palermo e Bergamo. Per il futuro si deve prevedere un ritardo delle aperture dovuto in particolare alla mancanza dei finanziamenti, alla resistenza dei comuni nello scopo di salvaguardare

288 228 113 131 18 74 27 33 31 48 13 14 9 26 1.053

calo potrebbe riguardare anche progetti in corso di costruzione. Una tendenza che minaccia la Romania malgrado un portafoglio di progetti abbastanza ricco, così come tutti gli

223 138 136 85 10 119 46 38 30 42 13 12 12 27 931 *dati provvisori

il piccolo commercio, e alla burocrazia. La stessa politica che consiste nel mettere un freno allo sviluppo della grande distribuzione organizzata si manifesta anche in altri paesi della vecchia Europa come Austria, Belgio, Portogallo e Svizzera che non vedranno la ripresa prima del 2012.

L’Europa Centrale in panne Fra i paesi dell’Europa Centrale, le sole Polonia e Romania erano già entrate nel gruppo dei grandi progettatori: la prima con 218 progetti e 4,6 milioni di mq. La seconda con 108 progetti e 3 milione di mq. La Polonia si è classificata al terzo posto europeo dopo Francia e Spagna. Ma, nel 2009 si è già registrata una riduzione del 10% di queste previsioni. Come in Italia e per gli stessi motivi, ci si può aspettare un calo delle aperture. Però in questi paesi il

altri paesi del Centro Europa, fortemente colpiti dalla crisi.

Tempi difficili all’orizzonte Lo studio della Federazione Eurelia relativo al settore immobiliare commerciale europeo, completato dall’analisi delle vendite di 90 società aderenti, ha dimostrando che l’anno 2009 ha rappresentato una svolta nell’evoluzione del retail moderno. Tenuto conto della lunga durata della fase di realizzazione, il ritmo delle aperture s’è, fino ad adesso, mantenuto a un livello quasi normale, cioè in linea con le stime pre-crisi. Però il calo della previsione per la concezione di nuovi progetti da una parte e la riduzione delle vendite dall’altra, mettono in evidenza il rischio di entrare, a partire da 2010 e per due o tre anni, in una fase di ristagno. George Garcin

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international HELLO, RUBY TUESDAY

La catena di casual dining Ruby Tuesday Inc ha recentemente siglato un nuovo accordo di franchising internazionale nel Regno Unito e nel Medio Oriente. La società di Maryville, Tennessee, si svilupperà in Arabia Saudita grazie all’attuale franchisee in Bahrain, Oman, Giordania e Libano, Dalia Al-Wataniya.

COCA-COLA, MARCHIO ALWAYS IN VISTA

Si chiamano boost zone e sono quelle aree in cui Coca-Cola lavora direttamente con i distributori per rendere più visibile il

marchio su qualsiasi cosa, dai menu alle divise degli addetti dei fast food. In crisi di fatturato, il colosso di Atlanta ha deciso che nel 2010 raddoppierà tali aree, rispetto alle attuali cinquanta. I dati sono negativi soprattutto in Nord America (-2% nei primi nove mesi del 2009) ed Europa (-1%), mentre l’America Latina ha chiuso con una crescita del 6 per cento.

I PASSEGGERI AL CHARLES DE GAULLE HANNO SCELTO IL MENU

All’aeroporto Charles de Gaulle il nuovo dessert nel menu del Ssp (Select Service Partner) è stato scelto dagli stessi passeggeri. Lo scorso 19 novembre 200 viaggiatori hanno potuto assaggiare cinque diversi dolci al cioccolato ed esprimere la loro preferenza. Alla fine l’ha spuntata la torta “Choco Matcha Tea”.

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duty free world

By Kevin Rozario - London

Heinemann makes new play for passenger loyalty Heinemann si muove per la fidelizzazione dei passeggeri As another year dawns, one of travel retail’s biggest retailers will be busy putting its name about. This might not seem unusual in the context of High Street shopping, but in European airport retail it is a change in thinking. In December, Hamburg-based Gebr Heinemann, started the rollout of the final form of a revamped shop concept – fronted by the new Heinemann Duty Free fascia – at one of its most important dutyfree locations: Frankfurt Terminal 1B. This store represents the final version of a prototype revealed just over a year ago at its home airport.

All'alba di un nuovo anno, ecco che uno dei maggiori travel retailer si appresta “a metterci il proprio nome”. Questo potrebbe non sembrare inusuale nel contesto dello shopping in High Street, ma nel retail aeroportuale europeo si tratta di un grosso cambiamento di mentalità. Nel mese di dicembre, la Gebr Heinemann di Amburgo, ha iniziato l'implementazione della forma finale di un rinnovato concept di negozio rappresentato dalla fascia del nuovo Heinemann Duty Free - in una delle sue location duty-free più importanti: il Terminal 1B di Francoforte. Questo negozio rappresenta la versione finale di un prototipo rivelato poco più di un anno fa presso il proprio home airport

The use of the Heinemann name for consumer consumption is new – and the decision to make it core to the revised concept is brave. While other travel retailers such as DFS, Aldeasa and World Duty Free increasingly use their names to connect more with consumers, none has a family name behind it to underline the values that go with a family-run firm. Simultaneously Heinemann has dropped the ‘Travel Value’ marketing concept it heavily endorsed after intra-EU abolition of duty-free in 1999 in favour of ‘duty-free’, a phrase that still means saving money to many travellers. Over the years, Hamburg-based Gebr Heinemann has grown to a Eu1.9bn global retail and distribution business and, from a passenger perspective, it has been done very discreetly. Not anymore. The company believes its revamped offer is built on solid foundations: consistently good prices, elevated levels of service, individual shop design, and a ‘surprise factor’ thanks to each store using 25% of its space to promote novel products, brands or concepts. The changes should allow consumers to differentiate the Heinemann Duty Free fascia from today’s fairly indistinct airport retail offers, in the same way that consumers do with retail brands in the High Street, and thus give it an edge against competitors. Will this combination of improvements be enough to get travelling consumers firmly onside? Comparative store sales at Hamburg, Frankfurt and other German airport locations that come on stream under the new branding, should provide an unambiguous answer before long.

di Amburgo. L'uso del nome Heinemann per i consumatori è una novità e la decisione di renderlo centrale per il proprio concept rinnovato è senz'altro coraggiosa. Mentre gli altri travel retailers, come DFS, Aldeasa e World Duty Free ricorrono sempre più spesso ai loro nomi per accrescere il contatto con i consumatori, nessuno ha un nome di famiglia alle spalle a sottolineare i valori che derivano da una conduzione, appunto, familiare. Contemporaneamente Heinemann ha abbandonato il concetto marketing di 'Travel Value' pesantemente penalizzato dall'abolizione del duty-free intraUE, avvenuta nel 1999, a favore del concetto di 'duty free', un termine che per molti viaggiatori significa ancora risparmiare denaro. Nel corso degli anni, Gebr Heinemann è cresciuta fino a una cifra d'affari di 1,9 miliardi di euro come vendita globale al dettaglio e, dal punto di vista dei passeggeri, tutto è stato fatto in modo molto discreto. Niente più di questo. La società ritiene che la sua offerta, oggi rinnovata, è costruita su basi solide: prezzi costantemente di buon livello, elevati standard di servizio, shop design personalizzato e i benefici del 'fattore sorpresa' derivati dal 25% dello spazio di ogni store utilizzato per promuovere nuovi prodotti, marchi o concetti. Le modifiche dovrebbero consentire ai consumatori di distinguere la fascia Duty Free di Heinemann dall'offerta odierna, piuttosto indistinta, dell'airport retail, nello stesso modo in cui i clienti percepiscono i marchi retail in High Street; e ciò offrirebbe un vantaggio indubbio nei confronti dei concorrenti. Questa combinazione di miglioramenti sarà sufficiente a mantenere i clienti del travel retail sempre più stabilmente ancorati a Heinemann? La comparazione delle vendite dei negozi di Amburgo, Francoforte e delle altre sedi negli aeroporti tedeschi aperti sotto il nuovo marchio, dovrebbe fornire una risposta univoca in breve tempo.


MANGIARE AL CINEMA, L’AMERICA CI PRENDE GUSTO I

l cibo consumato durante la visione dei film al cinema sta diventando un business con potenzialità da “blockbuster”, ossia da grande successo. Lo dicono gli operatori americani interpellati dal portale Nation’s Restaurant News. Ad agevolare il fenomeno sono la crescita di spettatori e fatturato (rispettivamente del 4% e del 7,95%) e i prezzi in discesa degli immobili. Tra i casi più interessanti ci sono i Gold Class Cinemas, che offrono un servizio specializzato in piccoli teatri da 40 posti, che contano su otto schermi a Chicago e sette a Seattle e che stanno per aprirne altri sei a Pasadena, Los Angeles. Da Gold Class ci sono poltrone con tavolini e una concezione “esclusiva” di cena al cinema: il biglietto di ingresso è di 22 euro e sulla stessa cifra si aggira anche lo scontrino medio per il pasto, ricercato anche se di tipo fingerfood. «Non ci interessano i teenager» ha spiegato il chief operating office di Gold Class, aggiungendo che il target va dai 30 anni in su. Una formula più accessibile è quella degli Alamo Drafthouse Cinemas, nei quali lo scontrino medio per i menu – ispirati nei nomi al mondo del grande schermo - è di 14,50-15 dollari, mentre il prezzo del biglietto varia a seconda delle location. I costi per aprire un’unità di Alamo vanno da 1,3 a 2 milioni di dollari e includono una “franchising fee” di 75mila dollari. Le royalties sono del 5 per cento. Altri nomi del settore sono i Cobb Theatres/Cine Bistro di Birmingham, Alabama (17 sale su 193, presenti in tre multisala su 14), Triple Tap Ventures di Austin, Texas (7 location), e Studio Movie Grill e Movie Tavern, entrambi con sede a Dallas, Texas (13 sale dal Colorado alla Georgia). Il concetto sta prendendo piede anche in Italia: nel maestoso progetto del “Mall of Italy” di Segrate sorgerà un cinema nel quale si potrà mangiare durante gli spettacoli, un concept chiamato “movie theatre boutique”.

ELIOR IN FRANCIA OTTIENE LE STAZIONI DI ESSO

Il gruppo Elior ha acquistato la RocFrance s.a.s., la filiale di Esso s.a.f. specializzata nella gestione delle stazioni di servizio sulle autostrade e superstrade in Francia. Nel quadro di questa operazione, il gruppo va progressivamente a diventare l’operatore di tutte le stazioni di servizio Esso sulle autostrade, a oggi 62. Attualmente Elior gestisce 190 punti di ristorazione e 67 boutique ripartiti su 80 aree autostradali. L’operazione si svolgerà in due fasi: a partire dal dicembre 2009 sono finite sotto la gestione del gruppo le 23 aree a gestione diretta, mentre entro il primo gennaio 2010 saranno trasferite le attività nelle rimanenti 39 stazioni gestite da operatori indipendenti.

IL MIGLIOR AEROPORTO D’EUROPA? È A ZURIGO

Niente sorprese, solo una conferma: per il sesto anno consecutivo l’aeroporto di Zurigo, hub della compagnia di bandiera SwissAir, è stato premiato come “miglior aeroporto d’Europa” ai prestigiosi World Travel Awards di Londra. Le motivazioni? «Grazie a un’infrastruttura moderna e funzionale – si legge in una nota – garantisce spostamenti rapidi e semplici al suo interno, ottimizzando i tempi dei transfer e dei check-in. Le tre tre loung Swiss per i clienti business, first e senator, inoltre, con i loro 3mila metri quadrati complessivi, rappresentano lo stato dell’arte nel comfort a terra, grazie a servizi esclusivi e personalizzati».

BERLINO: AL BANDO LO SHOPPING DOMENICALE

Marcia indietro forzata per le aperture domenicali dei negozi nel Land di Berlino. La Corte Costituzionale tedesca ha infatti accolto il ricorso presentato dalle chiese cattolica ed evangelica contro l’apertura dei negozi nelle quattro domeniche di Avvento. Nella sentenza i giudici hanno osservato che la persona umana va posta al di sopra degli interessi economici. Nella capitale tedesca nel 2006 era stata liberalizzata più che in ogni altro luogo in Germania l’apertura domenicale, consentendola in particolare nelle quattro domeniche di Avvento, con l’aggiunta di altre sei nel corso dell’anno. Negli altri Lander le domeniche in cui le serrande possono stare alzate variano da tre a sei all’anno.

MANGO È ANCHE IN IRAQ

È uno dei retailer di moda più presenti nel Medio Oriente e Mango lo ha dimostrato aprendo un negozio da 400 metri quadrati in Iraq. Il punto vendita si trova nella relativamente tranquilla provincia curda di Erbil, presso il Madjidi Mall. Prima dell’Iraq Mango era già approdato nel Kuwait, dove conta sette shop, Arabia Saudita, 37, Emirati Arabi, 15, e perfino l’Afghanistan, coperto con un punto vendita a Kabul aperto da 12 anni (quindi anche durante il regime dei talebani). È inoltre imminente lo sbarco nello Yemen. Il fatturato della società è di 1,51 miliardi di euro, con una crescita del 5% rispetto al 2008. Il 9% dei ricavi sono realizzati sul mercato arabo.

SYDNEY PUNTA SU APPLE E CAVIAR

The Nuance Group ha aperto un nuovo negozio Apple, nell’area delle partenze del terminal 1 dell’aeroporto di Sydney, da poco rimesso a nuovo. Si tratta della prima mossa di un’espansione nello scalo del gruppo specializzato nel travel retail. Nuance ha infatti annunciato che entro questo febbraio gestirà a Sydney lo spazio retail più grande dell’emisfero meridionale. Per Apple il trimestre luglio-settembre del 2009 ha fatto registrare i migliori risultati di sempre, con un aumento delle vendite del 25% e dei profitti del 47% rispetto allo stesso periodo dell’anno prima. Nello stesso aeroporto, sempre all’interno del terminal 1, è stato anche aperto un “Seafood Bar” dal marchio Caviar House & Prunier, già presente in altri 19 aeroporti, tra cui Londra Heathrow, Gatwick e Stansted e il Copenhagen Kastrup. Nel menu figurano ostriche, caviale, salmone della Tasmania, gamberoni locali, aragosta della Western Australia, foie gras e altre specialità regionali.

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international CINQUE MILIONI PER ESTENDERE FRANCOFORTEHAHN

Lo scalo low cost di Hahn (meglio conosciuto come Francoforte-Hahn, pur distando 120 km dalla città renana) subirà per un anno, fino alla fine del 2010, dei lavori di estensione da 5,5 milioni di euro. Nella parte landside sarà sviluppata un’area centrale di accesso per le partenze che contiene negozi, punti vendita alimentari e banchi per il noleggio di auto, mentre l’area retail airside sarà estesa in seguito ai lavori.

DELTA E UNITED, RIPARTE LA BUSINESS

Arriva qualche debole segnale di ripresa dalle compagnie aeree americane, con la domanda che ha smesso di calare. Delta, in particolare, nel mese di novembre ha visto un aumento del 5% del volume di traffico corporate. I ricavi hanno riportato una flessione, ma inferiore a quella degli ultimi mesi. Anche per la United c’è stato il calo inferiore di tutta la stagione, ma la contrazione rispetto a un anno prima rimane del 25 per cento.

KENYA, 250 MILIONI PER RIFARE IL LOOK AGLI AEROPORTI

SHANGHAI, A DUFRY IL TERMINAL DELL’EXPO C

olpo grosso per Dufry: al travel retailer con base a Basilea è andata la concessione per gestire 20 negozi “duty paid” nel nuovo West Terminal dell’aeroporto internazionale Hongqiao di Shanghai. La nuova struttura aprirà nel marzo 2010, in tempo per l’Expo 2010 che si terrà nella megalopoli cinese. Sarà affiancata da altri interventi come una seconda pista e un centro di trasporti integrato. La concessione durerà sette anni e negli spazi ci saranno nomi di primo livello del lusso: Hugo Boss, Burberry, Dunhil, Zegna, Ferragamo, Lacoste, Armani, Hermes, Cartier, Omega, Coach, solo per citarne alcuni. Dufry ha dichiarato di avere l’obiettivo di diventare il principale operatore di travel retail in Cina. Ma il gigante del commercio aeroportuale non si ferma all’Asia: a dicembre la società ha infatti annunciato di aver siglato accordi per aprire nuovi negozi in Egitto, Honduras, Francia e Stati Uniti, aggiungendo un 3% della propria “footprint” (impronta) mondiale.

HEINEMANN APRE A FRANCOFORTE E PRENOTA BERLINO

La società tedesca Gebr Heinemann, specializzata nella gestione di spazi commerciali negli aeroporti, a dicembre ha annunciato tre rilevanti novità: in primo luogo di aver vinto il contratto per il duty free del nuovo aeroporto internazionale Berlino Brandeburgo, l’ex Schoenefeld. In secondo luogo di aver inaugurato un nuovo spazio duty free da 900 metri quadrati nell’aeroporto di Francoforte, terminal 1 B, con un investimento da 20 milioni di euro. Il negozio sarà anche il primo a portare il nome della stessa società (si veda l’articolo a pagina 50). Infine Heinemann ha stretto un accordo con la società di prodotti di bellezza Max Factor, la quale esordisce con questa partnership nel retail aeroportuale. Si comincerà con la presenza negli spazi duty free gestiti dall’azienda tedesca in Norvegia e Danimarca, nazioni dove Max Factor ha una forte reputazione. Le due imprese hanno collaborato per creare delle confezioni di mascara distribuite esclusivamente nel canale viaggi e offerte a prezzo speciale.

52 retail&food - gennaio/febbraio 2010

Due grandi operatori del servizio di inflight catering uniscono le forze all’aeroporto di Heathrow. Alpha, controllata di Autogrill, e Journey Group, un fornitore di servizi in volo e di logistica, hanno creato una joint-venture per assicurare la ristorazione sulle compagnie che fermano nello scalo londinese. Il fatturato previsto è di ben 70 milioni di sterline (circa 78 milioni di euro). Il nuovo business, chiamato AlphaAirfayre e di cui la controllata da Autogrill detiene il 51%, preparerà 30mila pasti al giorno per 18 compagnie aeree internazionali.

IMAGINARIUM ENTRA IN BORSA DALLA PORTICINA

Il governo del Kenya ha stanziato per i prossimi quattro anni poco meno di 350 milioni di dollari (circa 250 milioni di euro) per ampliare e ammodernare

gli aeroporti del Paese. Secondo la Kenya Airports Authority la parte più consistente della somma sarà utilizzata per costruire il quarto terminal e un parcheggio per più di 2.000 auto nello scalo di Nairobi. Costruito alla fine degli anni Settanta per una previsione di traffico di 2,5 milioni di persone, lo “Jomo Kenyatta” di Nairobi ha superato nel 2008 la quota di 5 milioni di passeggeri.

ALPHA E JOURNEY INSIEME A HEATHROW

Quotazione al Mercato Alternativo Bursatil (Mab) di Madrid per Imaginarium, la catena di negozi spagnola specializzata in giocattoli. Il collocamento ha una base di partenza di 4,31 euro per azione, vale a dire una valorizzazione del gruppo di 77 milioni di euro, e ha riguardato il 16,36% del capitale. L’obiettivo della società è di raccogliere i fondi necessari allo sviluppo. Il Mab è nato infatti con l’idea di creare una fonte alternativa di finanziamento alle Pmi spagnole, che producono il 65% del Pil iberico.

NOKIA ABBASSA LE SERRANDE

Il gigante finlandese della telefonia Nokia ha chiuso alla fine dell’anno due retail store negli Stati Uniti, a New York e a Chicago, e uno a Londra. La decisione nasce dalla convinzione dell’azienda che sia meglio investire sui negozi online e sui carrier, cioè sugli operatori telefonici. Secondo quanto comunica Nokia, il 90% delle vendite di telefonini avviene infatti attraverso fornitori di linea. I negozi aperti finora hanno contribuito alla notorietà del marchio, soprattutto negli Stati Uniti, ma non sono più una fonte di profitto, anche per la concorrenza di Apple Store nelle vicinanze di questi negozi, in posizioni più visibili.

ALPENRHEIN VILLAGE NOMINA GVA OUTLETS

Ing Real Estate Germany Gmbh ha designato la società Gva Outlets per gestire lo sviluppo dell’Alpenerhein Outlet Village di Landquart, Svizzera. Aperto lo scorso 26 novembre, il villaggio commerciale ha 100 negozi e cinque ristoranti per una superficie di oltre 21mila metri quadrati disposti lungo una strada di 650 metri. Il complesso è posizionato vicino alla stazione ferroviaria di Landquart e nei pressi dell’autostrada A13, ed è sulla strada che porta alle località turistiche di Davos, Klosters e Saint Moritz.


COLAZIONE A UN DOLLARO, MCDONALD’S RILANCIA IN TUTTI GLI USA

Superato il test di Chicago, McDonald’s ha esteso da gennaio a tutti gli Stati Uniti il proprio menu da colazione venduto a un dollaro. Per un “buck” si possono avere cinque elementi: un “sausage burrito”, un “sausage biscuit”, un “sausage McMuffin”, un caffè e un dolcetto. Scopo dell’operazione ardita è il recupero della frequentazione dei ristoranti al mattino, sperando che questa porti all’acquisto di beni con margini maggiori. La catena a novembre ha visto le entrate a parità di negozi scendere dello 0,6 per cento. Particolarmente colpita la fascia mattutina, a causa anche dei tanti licenziamenti e quindi del minor numero di persone che fanno colazione quando si dirigono al lavoro. L’operazione è anche un forte attacco alla concorrenza, che sta subendo mediamente di più l’attuale crisi dei consumi.

SERVAIR ENTRA IN AMERICA LATINA

L’operatore della ristorazione e della logistica del trasporto aereo, Servair, ha fatto il suo ingresso in Sud America siglando un contratto di servizio con Commissaria Rio, una società familiare brasiliana attiva da più di vent’anni. Anche per questo contratto è stata seguita la strategia di sviluppo che privilegia le associazioni con attori locali che conoscono bene il mercato del posto. Servair avrà un ruolo di assistenza commerciale e tecnica per accompagnare lo sviluppo dell’offerta di catering aereo dell’azienda brasiliana, che avrà il marchio “Com Rio with Servair”. Il Brasile è considerato un mercato primario per i Mondiali di calcio del 2014 e le Olimpiadi del 2016.

CONTINENTAL, A BORDO SOLO PAGAMENTI CON CARTA

Per un bicchiere di vino, auricolari e altri acquisti effettuati durante il volo, dal primo dicembre scorso la Continental Airlines accetta solamente pagamenti con carta di credito o bancomat. I contanti saranno accettati solamente per prodotti duty free. La compagnia può quindi ottenere informazioni importanti per la gestione dell’inventario e i clienti possono eliminare il problema di calcolare il cambio corretto. Il servizio non è ancora disponibile sui voli da e per la Cina. La Continental ha anche esteso per la prima volta a un aeroporto europeo, quello di Francoforte, il servizio di carta di imbarco su telefono cellulare o palmare. Il documento appare sullo schermo come un codice a barre bidimensionale e gli scanner ai varchi di sicurezza ne convalidano l’autenticità.

PINAULT METTE FNAC SUL MERCATO

Il colosso francese della moda Ppr (Pinault Primptemps Redoute), proprietario di marchi come Gucci, Balenciaga e Bottega Veneta, ha annunciato l’intenzione di vendere le attività retail di Fnac (musica e libri), Conforama (mobili e accessori per la casa) e Redcast (vendite per catalogo, tra cui figura il marchio La Redoute). Non c’è ancora una data per la vendta, né alcun processo di cessione in corso, come ha subito precisato la società. La decisione deriva dalla volontà di abbandonare il retail per investire su nuovi marchi nella moda. Lo stesso proprietario François-Henri Pinualt ha dichiarato al Wall Street Journal che «il retail ha il difetto di non crescere velocemente all’estero, perché necessita di tempi lunghi per affermarsi a livello globale». L’operazione dovrebbe far entrare nelle casse del gruppo 4 miliardi di euro, ai quali si sommerà un miliardo con la quotazione delle attività africane di Cfao.

A PARIGI 40 VOLTE SUBWAY

LA IATA RIVEDE AL RIBASSO IL 2010

Non più perdite per 3,8 ma per 5,6 miliardi di dollari. È cambiata al ribasso la previsione della Iata (rappresentanza mondiale dell’industria aeronautica) per il 2010. È invece rimasta inalterata la stima delle perdite nel 2009, a quota 11 miliardi di dollari. Nonostante le previsioni sul numero di passeggeri siano state riviste al rialzo (da una crescita del 3,2% a una del 4,5%, pari a 2,28 miliardi di viaggiatori), il peggioramento dei conti sarà dovuto al costo in crescita del petrolio e al minore yield (ricavo per biglietto). Le compagnie più colpite saranno proprio quelle europee, con una perdita di 2,5 miliardi di dollari, contro i 3,5 del 2009, soprattutto, secondo la Iata, a causa della lenta ripresa dell’economia e delle regole rigide sugli slot aeroportuali che limitano l’abilità di adattare la propria capacità. Andranno meno peggio Africa, Asia e Medio Oriente e sarà in positivo solo l’America Latina.

La catena di fast food Subway prosegue attivamente il suo sivluppo in Francia, in particolare nelle grandi città Parigi, Lione e Lille. Quest’anno nella capitale d’Oltralpe l’insegna ha aperto 18 ristoranti portando in totale a 40 i punti vendita nella Ville Lumiere. David Ahnine, responsabile dello sviluppo per Parigi, ha spiegato la dinamica attuale: «Il concetto alla base di Subway si accorda con le attese dei consumatori, a maggior ragione di quelli di una grande città come Parigi. Ciò permette di affrontare serenamente l’apertura di numerosi ristoranti. Il nostro obiettivo è di aprirne altri 15 nel 2010». Anche a Lione la catena si è molto sviluppata: il 169esimo punto vendita in Francia, in particolare, è stato aperto nei pressi della stazione della città. Con una superficie di 65 metri quadri e 12 posti a sedere, si trova in una via perpendicolare al boulevard Diderot.

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a chiare lettere

HISTORIA MAGISTRA VITAE: LA PRIVATIZZAZIONE DI L

TELECOM

a travagliata vicenda di Telecom Italia nell’ultimo ventennio è stata oggetto di molte inchieste e ricerche che hanno dato vita a una ricca letteratura, la quale conferma il giudizio espresso da uno degli attenti osservatori, il giornalista Davide Giacalone: «La stagione delle vendite, che è stata stagione di svendite, è ancora ricordata da commentatori acritici come un esempio positivo. Al contrario, invece, e come dimostrano i fatti, le scelte fatte dai governi Prodi e D’Alema, hanno partorito mostri, hanno danneggiato le casse dello Stato, hanno distorto il mercato e posto le premesse d’ingiustificabili arricchimenti privati». Telecom Italia nacque il 27 luglio 1994, dalla fusione delle cinque società del gruppo Iri-Stet operanti nel settore delle telecomunicazioni: Biagio Agnes fu nominato presidente ed Ernesto Pascale amministratore delegato. Nel 1995, scorporando il ramo d’azienda, fu costituita Telecom Italia mobile, sigla Tim, controllata, con il 63,01 per cento delle azioni, da Stet. Il 21 novembre 1996, il Governo Prodi approvò un decreto legge con cui si trasferiva il controllo di Stet dall’Iri al Ministero del Tesoro. Il ministro era allora Carlo Azeglio Ciampi, il direttore generale Mario Draghi. Biagio Agnes ed Ernesto Pascale vengono messi alla porta. Subentrano Guido Rossi e Tommaso Tommasi di Vignano. Nel 1997, in previsione della cosiddetta «privatizzazione», fu dato corso al cosiddetto «piano SuperSip»: la concentrazione di tutte le attività operative in una unica società. Quindi, Stet e Telecom Italia vennero fuse e la nuova nata ereditò il nome di Telecom Italia. Che il 20 ottobre 1997 fu appunto «privatizzata». Dalla vendita del 35,26 percento del capitale, lo Stato, tramite il Ministero del Tesoro, ricavò circa 26 mila miliardi di lire, pari a circa 16

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UNA ESEMPLARE ALLEGORIA DELLA DISSENNATA POLITICA DELLE “PRIVATIZZAZIONI” ALL’ITALIANA.

miliardi e 200 milioni degli attuali euro. La «privatizzazione» venne governata dall’allora ministro del Tesoro Carlo Azeglio Ciampi con l’ottica di consegnare l’impresa a un qualificato gruppo di azionisti di riferimento, il cosiddetto «nocciolo duro», in grado di gestire la società. Ma il «nocciolo duro» individuato, si rivelò subito molliccio. Infatti, quello nostrano si dimostrò, anche in quella occasione, un «capitalismo senza capitale» e, quindi, i capitalisti non si trovarono. Cosicché, il gruppetto assemblato alla bene e meglio (lo scenario aveva avuto un’intera storia di precedenti e si ripeterà innumerevoli volte, per esempio anche nell’ultima vicenda Alitalia) con capofila, grazie a uno striminzito 0,6 per cento, l’Ifil degli Agnelli, riuscì a mettere insieme uno smilzo 6,62 per cento delle azioni.

L'Opa di Olivetti A conclusione della cosiddetta «Offerta pubblica di vendita» (Opv), le azioni vennero collocate a dieci mila 902 lire, cioè circa 6,8 euro attuali. A partire dal febbraio 1999, Olivetti, allora guidata Roberto Colaninno, imprenditore mantovano già presente nel settore delle telecomunicazioni con Omnitel e Infostrada, attraverso la controllata Tecnost, lanciò una offerta pubblica d'acquisto e scambio, riuscendo a ottenere, nel giugno dello stesso anno, il controllo della società, con una quota del 51,02 per cento. All’epoca, Telecom era una delle poche società italiane con un azionariato diffuso. Il Ministero del Tesoro deteneva ancora una quota del 3,5 per cento. La legge sulla cosiddetta «golden share», «azione d’oro», benché contestata in sede

europea, avrebbe permesso il veto governativo sull'operazione. Invece, il Governo, presieduto da quel Massimo D’Alema che pare avesse appellato, ma lui smentì, come «capitani coraggiosi» il gruppo di avventurosi raccolto intorno a Roberto Colaninno, preferì addirittura non presentarsi all'assemblea degli azionisti. I 61 mila miliardi di lire, 38 miliardi degli attuali euro, necessari per la scalata, i «capitani coraggiosi» li misero insieme con obbligazioni della controllata Tecnost, con l’emissione di nuove azioni e con il credito bancario. Successivamente, per accorciare la cosiddetta «catena di controllo», Tecnost venne fusa con Olivetti. A quel punto, a controllare la «catena», con il 22 per cento di Olivetti, era Bell Sa, società di diritto lussemburghese. All'inizio del 2001, dopo una serie di fusioni, acquisizioni, riacquisizioni e cessioni, i «capitani coraggiosi», decisero di passare la mano.

Arriva Tronchetti Provera Dopo diverse trattative, l’accordo venne trovato: Marco Tronchetti Provera, attraverso Pirelli&C, i Benetton, con Edizione Holding, più Banca Intesa e Unicredit diedero vita a Olimpia, la quale acquisì il 23,3 percento di Olivetti, pagando 4,175 euro per azione, quando le stesse quotavano 2,25 euro. Dal luglio 2001, il patron di Pirelli, attraverso un articolato sistema di cosiddette «scatole cinesi», riuscì a governare Telecom Italia possedendone soltanto lo 0,11 per cento del capitale votante. Con ciò surclassando gli Agnelli, i quali riuscirono nel miracolo con lo 0,6. In seguito, nell’assetto proprietario,

si aggiunse, tramite Holinvest, nota «scatola cinese» vuota, Hopa, la finanziaria del bresciano Emilio Gnutti, con il 3,7 per cento del capitale. Nel 2003, per accorciare la catena di controllo e “ricollocare” il debito, venne deliberata la fusione della controllante Olivetti con Telecom Italia. Pertanto, la quota di Olimpia in Telecom Italia scese intorno al 30 per cento. Nel marzo 2005, Telecom lanciò un'offerta pubblica d'acquisto su Tim. La successiva fusione fu finanziata con un mutuo concesso da una cordata di creditori, capeggiate dalla solita Banca Intesa: l'indebitamento passò da 29 a 44 miliardi di euro. L’incorporazione di Tim, fece scendere la quota di Olimpia in Telecom Italia intorno al 18 per cento. L’assemblaggio di tutte le capacità di servizio voce, mobile e dati, creò qualche entusiasmo, perché fu interpretata come un barlume di strategia: fornire nuovi servizi che sfruttassero la convergenza fisso-mobiledati. Presto, tuttavia, tutto sbollì. Il 1 febbraio 2006, sotto pressione di Pirelli & C. e di Edizione Holding, Hopa di Emilio Gnutti protagonista del cosiddetto «scandalo Bancopoli» uscì da Olimpia. Dopo poco, anche le banche se ne andarono. A quel


punto, la partecipazione di Pirelli & C. in Olimpia salì all'80 percento e quella di Edizioni Holding al 20. In seguito, Edizione Holding cedette le azioni Olimpia alla sua sub-holding di diritto lussemburghese, Sintonia Sa.

Confusione L'11 settembre 2006, il Consiglio d'amministrazione dell'azienda decise di procedere alla divisione e riorganizzazione di Telecom Italia in quattro distinti settori, tra i quali quello della cosiddetta «Rete». Per sanare l’iperbolico indebitamento di 44 miliardi di euro, si ipotizzò, in un primo momento, di cedere Tim, sia quella italiana che quella brasiliana, valutate rispettivamente 30-35 miliardi e 6-7 miliardi di euro. L’ipotesi sollevò vivacissime polemiche, soprattutto di carattere politico. Infatti, l’unico acquirente italiano disponibile era Mediaset, con i conseguenti delicatissimi problemi relativi alle norme contro i cartelli di società, avendo entrambe posizioni importanti nel comparto telecomunicazioni. L’altra opzione, cioè l’apertura al capitale straniero, avrebbe, invece, significato l’annichilimento dell'unico operatore mobile italiano: in controtendenza con quanto avviene in tutti i grandi

Paesi. Sempre secondo quanto deliberato l’11 settembre 2006, Telecom Italia avrebbe dovuto occuparsi della telefonia fissa e dei media, soprattutto grazie ad accordi, sui contenuti televisivi, con News Corporation di Rupert Murdoch. Queste delibere vennero, tuttavia, criticate, seppur in modo diplomatico, dal presidente del Consiglio Romano Prodi. Cosicché, il 15 settembre 2006, dopo l'annuncio del secondo scorporo di Tim, Marco Tronchetti Provera, in polemica con Romano Prodi, si dimise dalla guida della società: la presidenza tornò, dopo 9 anni, a Guido Rossi. Insomma, scorpori, incorpori, presidenze: corsi e ricorsi. Il 9 marzo 2007, fu presentato il nuovo piano industriale per il triennio 2007-2009: il titolo crollò e le polemiche arrivano al livello di Beppe Grillo. Tra il 2002 e il 2005, il taglio degli organici fu del 20 per cento. I dipendenti, infatti, sono passati da 106 mila 620 del 2002 a 91 mila 365 del 2004, per arrivare a 85mila 484 a fine 2005.

Telefonica Già nel febbraio 2007, si fecero insistenti le voci di un Marco Tronchetti

Marco Tronchetti Provera Provera in uscita. Infatti, il 1º aprile 2007, Pirelli annunciò di avere ricevuto due offerte tese a rilevare il 66 per cento di Olimpia. I pretendenti erano il gigante statunitense At&t e la messicana América Móvil di Carlos Slim Helú. Entrambe erano intenzionate a rilevare, ciascuna, il 33 per cento di Olimpia. Pochi giorni dopo, Guido Rossi, non avendo vista rinnovata la propria candidatura a far parte del Consiglio di amministrazione, si dimise non senza avere, con asprezza, criticato, in un'intervista a La Repubblica, Marco Tronchetti Provera. Al suo posto, arrivò Pasquale Pistorio. Si disse «di transizione». Il successivo 16 aprile, i due offerenti inopinatamente ritirarono le offerte. E, a stretto giro di posta, il 28 aprile, una cordata italo-spagnola composta da Mediobanca, Assicurazioni Generali, Intesa

Sanpaolo, Sintonia e Telefónica lanciò, altrettanto inopinatamente, un'offerta per rilevare la quota di Pirelli in Olimpia creando una nuova società, denominata Telco. Nel medesimo lasso di tempo, si incominciò a sbloccare la faticosa acquisizione della spagnola Endesa da parte dell’italiana Enel. Qualcuno volle intravedere delle convergenze parallele. Nel maggio del 2007, Telco raggiunse un accordo per l'acquisto dell'intera Olimpia a 2,82 euro per azione: in totale 4,1 miliardi di euro. Telco incorporò Olimpia e anche il 5,6 per cento portato in dote da Generali e Mediobanca, raggiungendo il 23,6 per cento dell’azionariato. Il 24 ottobre 2007: la firma per il passaggio da Olimpia a Telco, con ben 28 condizioni poste a Telefónica. A dicembre, saranno nominati come presidente Gabriele Galateri di Genola e come amministratore delegato Franco Bernabè, già presidente della compagnia telefonica all’epoca della scalata Colaninno. Vicenda chiusa? Macchè. Prosegue come su un piano inclinato fino ai nostri giorni il processo di deterioramento della situazione, che ora pare arrivata al suo snodo finale. Vittorio Valenza

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›stazionario

SAVONA: INAUGURATA

SENZA I NEGOZI I

n attesa di vederla con i negozi aperti, mancano infatti le autorizzazioni dalla Prefettura, la nuova stazione di Savona è stata inaugurata lo scorso 17 novembre al cospetto del ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, dell’amministratore delegato di Ferrovie dello Stato, Mauro Moretti, e dell’amministratore delegato di Centostazioni, Paolo Simioni. La riqualificazione dell’edificio si inserisce nell’opera di ammodernamento che sta realizzando Centostazioni all’interno del suo network. A fronte di un investimento di circa quattro milioni di euro, l’intervento nel terminal ligure ha interessato 4.300 mq di superficie di cui 2.800 riservati alle future attività commerciali. In particolare è stato realizzato un più agevole accesso sul lato città, al piano terra l’atrio è stato completamente ristrutturato e ampliato tramite lo spostamento di alcune attività commerciali, il rinnovo degli impianti, la sostituzione della pavimentazione, dell’illuminazione, dei rivestimenti e delle vetrate. All’interno sono state attivati la nuova biglietteria e l’ufficio assistenza clienti. Inoltre sono stati creati spazi moderni prevalentemente in vetro dove inserire l’offerta retail e di servizi, tra cui il tabaccaio e l’edicola che sono già operativi. Quando saranno ottenuti i permessi verranno attivati anche un bar/ristorazione, un punto telefonia, videogiochi e accessori e una sala intrattenimento. Al piano città sarà posizionato un supermercato e presumibilmente una biglietteria di trasporto pubblico locale. La ristorazione sarà presidiata da Cremonini con un bar-caffetteria a insegna Chef Express, che sarà operativo dalle 5,30 alle 21,30. «Prima della restrutturazione avevamo una spazio molto piccolo per lo meno nella fase transitoria – ha spiegato Valentino Fabbian, amministratore delegato Cremonini spa divisione ristorazione –. Il nuovo locale disporrà di una superficie di 150 mq con la possibilità di mettere dei tavoli all’esterno e di rendere più accogliente questo luogo. Tra le nostre prossime aperture è previsto un punto di ristoro nella stazione di Messina mentre di grande importanza sarà l’inaugurazione a Milano Centrale nei primi mesi del 2010. Presso lo scalo meneghino ci sarà una ristorazione veloce con McDonald’s, un wine-bar, un Mokà e delle attività di promozione di prodotti». •

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CENTOSTAZIONI: AL VIA IL “T” FACTOR

S

i parte dall’abbigliamento e dagli accessori moda. Nelle stazioni di Padova e Treviso sono stati attivati nello scorso mese i progetti pilota che adottano il format del temporary store, rispettivamente a marchio “Doppelganger - Brooks LTD” (abbigliamento maschile) e “Beckis” (accessori - Make-up). Tali negozi resteranno aperti sino a fine gennaio. A partire dal 4 gennaio resterà aperto per sei mesi, presso lo scalo di Savona, il punto vendita temporaneo a insegna Fila, che comprende come assortimento l’abbigliamento, le calzature e gli accessori per donna, uomo e bambino. Per due settimane, dalla metà di gennaio sino a fine mese, sarà operativo il negozio Accessorize all’interno del terminal di Gallarate. Sull’esempio dell’iniziativa portata avanti con successo nelle grandi stazioni italiane, anche Centostazioni ha adottato questa soluzione estremamente flessibile sia in termini di durata del contratto, che può variare da 14 giorni a un anno, sia di dimensioni degli store, estesi da un minimo di 16 metri quadrati a un massimo di 120. Inoltre il progetto “circuito T” prevede la possibilità di aprire più shop in contemporanea o con iniziative itineranti nelle diverse stazioni del network e di offrire promozioni dedicate ai viaggiatori. Da segnalare invece, come negozio tradizionale, l’apertura di una parafarmacia nella stazione di Pistoia. •

WAGON-LITS SI AGGIUDICA IL SERVIZIO NOTTE

M BOGGI SCEGLIE IL BINARIO DI MILANO CENTRALE

entre rischia di perdere anche la logistica per la ristorazione a bordo dei TGV nell’ex feudo francese, in Italia la Compagnie del WagonLits si aggiudica la gestione del servizio dei treni notte nazionali e internazionali, comprese le attività accessorie. Il nuovo contratto, attribuitogli in raggruppamento con Wasteels da Trenitalia, entrerà in vigore dal prossimo febbraio e coinvolgerà oltre 50 treni al giorno, composti dalle lussuose vetture Excelsior e dalle nuove T3s. La durata di tale accordo è di due anni mentre il suo valore è stimato in 90 milioni di euro. •

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alle location urbane delle città più prestigiose d’Italia e d’Europa agli aeroporti, sino alla stazione di Milano Centrale. Il marchio di abbigliamento maschile milanese, Boggi, prosegue la sua politica di espansione nel circuito del travel retail percorrendo il binario che porta al terminal meneghino. Il nuovo punto vendita è stato inaugurato lo scorso 27 novembre e si inserisce nel secondo maggiore scalo italiano per gla in forza alla società Grandi Stazioni. •

FELTRINELLI SEMPRE PIÙ EXPRESS

U

n concept studiato ad hoc per intercettare i flussi di viaggiatori. Feltrinelli debutta nel circuito di Grandi Stazioni con il brand Feltrinelli Express (già sperimentato a Milano in stazione Garibaldi), inaugurato lo scorso dicembre presso il terminal di Napoli Centrale. Il negozio si sviluppa su 1.100 mq suddivisi in due piani (livelli binari e metropolitana), aperto tutti i giorni dell’anno dalle 7 alle 22. Rispetto ai punti vendita tradizionali, questo format include un’edicola duplicata, alcuni spezzoni di offerta proposti in entrambi i piani e soprattutto larghi spazi per consentire la percorribilità anche ai viaggiatori con valigie ingombranti. La vera innovazione sta nella commercializzazione di prodotti alimentari di qualità dislocati in un’area dedicata. Le referenze food variano da confetture e miele a cioccolata, caramelle, tè, infusi e succhi, crackers e biscotti. Il nuovo marchio sarà riproposto quest’anno negli scali di Milano Centrale e Torino Porta Nuova. Successivamente troverà spazio a Verona, Bologna, Bari, Firenze e Mestre per un totale di otto punti vendita nella Penisola. •

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›ai ferry porti Onorato conferma traffico e bilanci, con novità sulle rotte

MOBY PENSA A TIRRENIA MA VUOLE I PORTI

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uasi 3 milioni e mezzo di passeggeri trasportati in Sardegna, oltre un milione e 400 all'isola d'Elba e ben 650mila in Corsica (+14% su base annua, con un +40% di quota di mercato): ecco i primi nove mesi del 2009 di Moby in pillole. Oltre alla conferma della sua leadership su Sardegna ed Elba e la crescita sull'isola corsa, la Balena Blu con la sua flotta di 22 navi risponde alla congiuntura economica disastrosa riuscendo a contenere entro il 2% la riduzione dei ricavi e a fissare al +16% di EBITDA, con l'obiettivo di raggiungere entro fine anno un +18-20% rispetto i 50milioni del 2008 (dati al 30 settembre 2009). Ma Vincenzo Onorato, presidente della Compagnia, rilancia con un po' di novità: la linea Livorno-Bastia-Livorno diventa annuale con quattro collegamenti settimanali anche nei mesi invernali, ad aprile sarà inaugurata la nuova tratta Tolone-Bastia-Livorno, operativa tutto l'anno per passeggeri e merci e, per finire, la tratta Genova-Olbia-Genova sarà attiva tutto l'anno da marzo 2010 con le sue partenze notturne trisettimanali. «Il nostro target sono le famiglie», ci spiega Onorato, indicando i simpatici personaggi della Loonley Tunes (Warner Bros), idoli dei più piccoli, che decorano i traghetti, i cui pupazzi popolano anche gli spazi ristorazione, bar e area giochi. «L’ obiettivo – continua l'armatore – è rispondere subito alla richiesta di relax e comfort delle famiglie appena salite sulla nave, spesso

Più vicine Puglia e Croazia Sfruttando la vicinanza geografica, nasce il collegamento tra Rodi Garganico e la Croazia, in particolare con gli scali di Korcula e Kvar. Il servizio sarà attivo due volte la settimana a partire dalla prossima estate e sarà effettuato da un catamarano Jet che coprirà la tratta in sole due ore e mezza con a bordo un massimo di 400 passeggeri. A garantire il servizio sarà la società Ltm di Termoli. Tra le ipotesi future c’è, inoltre, l’estensione del collegamento anche nel resto dell’anno.

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dopo ore di attesa sulle banchine, prive di servizi adeguati. Dopo questo primo step che dura almeno due o tre ore, nella maggior parte dei casi si è già quasi arrivati a destinazione. (...) Per questa semplice ragione, fino a quando non ci sarà una riforma dei terminal, che permetta alle compagnie navali la gestione diretta delle aree e dei servizi portuali, ora troppo lontani dagli imbarchi, sarà complicato per la tipologia Ferry implementare aree commerciali a bordo sia per il retail con oggettistica e abbigliamento, sia per il food & bevarage, dove siamo ben coperti con il catering di Ligabue, nostro storico partner». Per finire Onorato confermando indirettamente l'interesse per Tirrenia con un «siamo pronti a cogliere eventuali opportunità concrete», si riserva dichiarazioni ufficiali dopo l'uscita del bando «che dovrebbe uscire a giorni». «Da D. M. qualche anno, però» conclude con un pizzico di ironia partenopea.


L’OUTLET SALE A BORDO

MSC A NAPOLI: NEL 2010 250MILA PASSEGGERI

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rendere il sole in spiaggia e dopo pochi minuti ritrovarsi nella strada dello shopping milanese. Non sarà realizzata una spiaggia artificiale nella city lombarda ma saranno i negozi ad andare fisicamente incontro ai turisti in ferie nelle più esclusive località di villeggiatura internazionali. Come faranno? Semplice, “viaggiando” a bordo della “Via Montenapoleone Luxury Ship”. L’iniziativa, promossa da Europ Invest, è stata presentata in occasione del Mapic. «L’idea di creare una nave galleggiante ferma al porto turistico con all’interno le griffe della moda italiana è nata quattro o cinque anni fa – ha spiegato Ubaldo De Vincentiis, Ceo di Europ Invest – da allora ne abbiamo progressivamente definito le caratteristiche, sino ad arrivare a prevedere circa 4.000 metri quadrati di gla, con all’interno 35 unità retail. La nave sarà realizzata ex novo con un investimento di circa 50 milioni di euro. L’attività commerciale sarà disponibile al pubblico solo quando la nave sarà attraccata al porto e non durante la navigazione. Durante gli spostamenti tra i vari scali turistici il battello ospiterà solo il personale di bordo e quello addetto ai negozi. Inoltre contiamo di non creare dei problemi di distribuzione, e in particolare di sovrapposizione, per i brand poiché andremo in località dove questi negozi non sono presenti. Proprio per questo motivo credo che tale iniziativa rappresenti una grande opportunità per l’alta moda italiana e contiamo di poterla replicare nel tempo». Il floating outlet store misurerà 120 metri di lunghezza e dovrebbe essere

Saranno 65 gli scali su Napoli per un totale di 250mila passeggeri. Queste le aspettative di Msc Crociere dichiarate dal

direttore commerciale Sud Europa, Leonardo Massa. Nella parole del dirigente traspare la centralità che ricopre il capoluogo campano nei piani di sviluppo della società navale. «Per la nostra compagnia Napoli riveste un ruolo fondamentale per il bacino di utenza del sud Italia e ha un’importanza strategica per tutte le crociere nel Mediterraneo».

TRIESTE: DAL CIPE ARRIVERANNO I SOLDI?

varato entro il 2012. L’obiettivo di Europ Invest è di convogliare all’interno della nave ben due milioni di visitatori all’anno battendo i porti turistici più importanti di tutto il mondo, partendo da quelli sul Mare Nostrum. Per raggiungere questo risultato l’azienda punta non solo sull’awareness dei marchi ma anche sulla nuova esperienza di shopping per i propri visitatori. Oltre ai negozi, inoltre, saranno inserite anche aree per il relax e per l’intrat• tenimento.

PORTO DI BARI: AFFLUENZA DA RECORD

PORTO EMPEDOCLE: PRESTO UNA BANCHINA CROCIERE

N

el gioco del poker sarebbe scala. Per il quinto anno consecutivo crescono i dati di affluenza nel settore crocieristico per il porto di Bari: dalle 277.979 unità nel 2005 alle 465.738 del 2008 sino alle 567.839 del 2009, dato che significa 22% di aumento e oltre 100mila persone in più. A rendere noti i dati è stata la società Bari Porto Mediterraneo, che dal 2005 cura la gestione dello scalo. In base a quanto dichiarato dall’azienda, questo trend è dovuto all’arrivo nel terminal marittimo di navi di stazza maggiore, all’estensione della stagione crocieristica che ormai copre otto mesi nell’anno, all’incremento del numero di approdi (181 nel 2009 contro i 139 del 2008) e all’arrivo di nuove compagnie di settore. Tra queste si annoverano le consolidate Msc e Costa più Silversea e SeaBourn, specializzate que-

Il condizionale è d’obbligo: entro la fine di gennaio dovrebbero essere sbloccati i soldi dal Cipe per la realizzazione della piattaforma logistica di Trieste. Tale struttura avrà una superficie complessiva di 25 ettari, di cui 14 strappati al mare, e sarà un terminale moderno multipurpose. In base alle stime più recenti l’investimento totale dovrebbe toccare i 335 milioni di euro e i lavori dovrebbero partire dai primi mesi del 2010.

st’ultime nelle crociere di lusso. Nell’attesa che, come auspica Bari Porto Mediterraneo, sia costruita una nuova stazione marittima polifunzionale a supporto sia del comparto crocieristico sia dei traghetti, sarebbe importante valutare eventuali sbocchi commerciali, magari di alto livello, per soddisfare le aspettative di acquisto di questa vera e propria flotta di crocieristi che attracca • ogni anno nel capoluogo pugliese.

Il porto agrigentino punta anche sul settore crocieristico. Nella presentazione dei lavori che riguarderanno il terminale è compresa, infatti, la progettazione di una banchina per navi da crociera. Inoltre si procederà al dragaggio dell’ingresso portuale, portandolo a 10 metri. Successivamente tale attività interesserà l’interno per cui il fondale sarà portato a meno di 14 metri. A terra, invece, è previsto il completamento della pavimentazione dell’intera banchina.

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Succede

NordEst

di Eleonora Vallin

illy da Trieste al West l’assistenza tecnica. Ma quanto ad aperture, siamo ancora a livello sperimentale: solo due i punti ad oggi aperti: a Las Vegas e Miami. «Vediamo come funzionano – chiosa il dirigente – non ambiamo a locali di proprietà come Starbucks ma a diventare partner dei nostri clienti». La crisi si è però fatta sentire anche tra i corridoi triestini di illycaffè. L’espresso bevuto al bar, in Italia, è calato del 3-4% nel 2009. In flessione, a livelli di spesa, c’è la prima colazione. Tengono invece i consumi domestici; tiene l’ufficio. Resiste bene anche la ristorazione veloce mentre segna il passo quella lunga. Nel complesso, l’azienda è in leggera crescita (nel 2008 illycaffè ha chiuso con un fatturato di 280 milioni in crescita del 3,6%) e «l’alto di gamma resiste bene» chiosa Biviano. Lo dimostra la catena “Artisti del gusto”, programma lanciato nel 2007 per rafforzare l’impegno di illy nel canale horeca. «Se una persona vuole rinnovare il bar – spiega il manager – e ha importanti consumi di caffè, noi proponiamo una soluzione dal design innovativo legato alla macchina Xp1 (progettata dall’architetto Luca Trazzi), la nostra insegna e una formazione ad hoc. La crescita dei consumi in questi bar, stando alle nostre stime, è nell’ordine del 30%». Una catena, questa, più sofisticata e per ora solo italiana, a cui si è affiancato da poco un terzo programma, “Crescendo”, dedicato ai locali che si

I

I plus? Insegna e formazione. Due caratteristiche irrinunciabili per ambire alla gestione di «un locale di qualità». La politica funziona, i numeri confermano: quest’anno, grazie all’apertura di 30 nuovi esercizi, “Espressamente illy” ha superato quota 250, diffondendo l’aroma in ben trenta Paesi al mondo. Partita in licenza e solo per il mercato estero, la catena è ben presto approdata al franchising con un gradito ritorno al suolo italiano, dove operano 70 caffetterie. L’idea è nata otto anni fa da un’esigenza “forestiera”, reale e sentita: «non avere solo l’espresso ma un intero locale in puro stile italiano» spiega Giacomo Biviano, direttore generale Mercati Emea illycaffè che precisa: «Quello che offriamo, però, non è solo l’arredo moderno ma tutto il know how e la formazione necessaria per la gestione del bar, grazie alla nostra Università del caffè». La rete estera punta soprattutto sull’Europa, in particolare Francia (oltre trenta locali) e Spagna (venti). Ma ce ne sono ben sei in Russia e 18 in Giappone. I siti preferiti sono gli aeroporti e i centri commerciali ma non mancano i centri storici. Alla base la selezione e, come ricorda Biviano, «prima dell’ok all’apertura è fondamentale il controllo della location e dei flussi». I nuovi orizzonti guardano però a Est, all’Oriente e in particolar modo alla Corea, anche se questo non è un mercato semplice: non esiste una cultura del caffè, non si tratta di vendere una bevanda d’uso

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comune ed esistono inoltre grandi problemi di lingua. Tant’è che spesso, sottolinea il manager, «la gente non è nemmeno in grado di leggere cosa c’è scritto nell’insegna fuori dal locale». Più semplice, dunque, guardare all’America. illycaffè presidia il mercato a stelle e strisce da oltre trent’anni servendo tutto il continente, anche per

trovano in «situazioni non interessanti né attrattive, per luogo o estetica». illy interviene con un piano di sviluppo dedicato e attrezzature specifiche. Il percorso in questo caso, così come per la catena “Artisti del gusto”, dura all’incirca quattro anni. Dall’inizio del 2009 illy ha raggiunto, in questo segmento, circa 500 clienti. •


Dopo la buon-uscita da Airone, le eliche dell'eolico

I TOTO PROGETTI PER IL FUTURO

A

litalia fatica a decollare in un difficile risanamento, Roberto Colaninno e la cordata di imprenditori accorsi al capezzale della compagnia di bandiera finita in dissesto si trovano dentro un investimento che, complice anche il crollo dell’economia, si sta rivelando più complicato del previsto. Ma c’è chi da Alitalia ha portato a casa un guadagno. È Carlo Toto. Il vulcanico imprenditore abruzzese è finora l’unico vero vincitore della partita, sia morale che materiale. Con l’intuizione di AirOne, da lui fondata a metà degli anni '90, Toto ha rotto il monopolio decennale con cui Alitalia dominava i cieli italiani. Un’intuizione imprenditoriale geniale, ma dai numeri un po' traballanti: Toto viene dal settore edile e poi si è lanciato nell’industria dei trasporti aerei. E se è vero che AirOne chiudeva i suoi bilanci in utile, è altrettanto

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Carlo Toto vero che le vere spine dell’impero di Toto erano più a monte, nella holding di controllo gravate da debiti e con patrimonio netto negativo (poi compensato con una rivalutazione di alcuni asset). Per anni AirOne ha fatto la guerra ad Alitalia e Toto ha ferocemente contrastato il piano dell’ex Governo Prodi per affidare la ex compagnia di bandiera ad Air France. I più maliziosi hanno sempre sostenuto che a Toto più che la dife-

sa dell’italianità della compagnia di bandiera, interessava soprattutto salvare AirOne maritandola con Alitalia, nella speranza così di creare da due debolezze un soggetto più forte. Ironia della sorte vuole che il concorrente è finito per essere assorbito da quella stessa compagnia che voleva contrastare ed Air France, scacciata dalla porta è rientrata dalla finestra sottoforma di azionista importante (col 25% di azioni B è il principale azionista singolo di CaiAlitalia), ma soprattutto pronto a fare un sol boccone della compagnia una volta che i vincoli di lock-up azionario saranno scaduti. Ma Toto è uscito dal settore aereo (in realtà un piccolo piede ancora ce l’ha) con un guadagno: cifre ufficiali non sono mai circolate, né AirOne e Cai hanno mai comunicato alcunché, ma secondo numeri circolati in ambienti finanziari, Air One è stata pagata un

prezzo di circa 300 milioni versati per cassa a Toto, il quale ha poi reinvestito 60 milioni nella nuova Alitalia. Ma soprattutto Toto si è liberato di circa 490 milioni di debiti finanziari legati agli aerei, passati nella nuova società con i velivoli. Il negoziato, stato sostenuto da Intesa Sanpaolo, motore del progetto Fenice per la nuova Alitalia con Gaetano Miccichè e azionista della nuova compagnia, è stato difficile. Ma alla fine Toto ne è uscito forse meglio di quanto potesse sperare: oggi si trova con soldi in cassa, debiti azzerati e un posto nel cda della nuova Cai-Alitalia. Non sono tutte rose e fiori per l’imprenditore abruzzese: lui e il figlio Alfonso sono caduti nella rete della magistratura a Pescara, nella sua città natale. Carlo e Alfonso sono finiti sotto inchiesta dal dicembre del 2008 in merito a un’indagine sulla Giunta e su numerosi appalti nella sanità e nei cimiteri. Toto, secondo l'accusa, avrebbe versato tangenti al sindaco del capoluogo, che nel frattempo si è dimesso dalla carica e dalla presidenza regionale del Pd. Inciampi giudiziari a parte, in un certo qual modo aria ed eliche restano ancora nell’orbita di Toto, questa volta per l'ex patron di AirOne, Carlo Toto, non ci sono aerei in pista ma impianti eolici, visto che oggi è molto impegnato con l’energia eolica nella provincia di Foggia. La Toto Costruzioni installerà 110 megawatt per un investimento complessivo attorno a 150 milioni di euro: tutti si stanno buttando nelle energie rinnovabili e si comincia a sentire puzza di bolla speculativa. Ma magari Toto ne uscirà anche da qui vincitore. Simone Filippetti “Opinionista”


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La foto

"Natale 2009: buone vacanze?"

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r&f last but not least

PERCHÉ L’ITALIANITÀ NON DECOLLA

iniziativa accresciuto rispetto alla trasparenza ed efficienza dei servizi pubblici, diventa soltanto l’anello finale della catena sul quale vengono scaricati per intero i costi della politica. In questo c’è stato un vero e proprio mutamento di paradigma. Nel vecchio “paga Pantalone” era implicito un gioco a somma zero, in cui nessuno ci rimetteva più di tanto. Un po’ di debito pubblico, una svalutazione strategica e a Natale c’era l’utilitaria nuova sotto l’albero per tutti. Oggi invece la questione non è se la politica debba avere dei costi. Ma fino a che punto essi siano sostenibili per il cittadino, che se li vede addebitati come aumenti in tariffa (vedi il caso autostrade e ferrovie). E paga due volte, facendosi carico in quanto utente

CONFRONTO FRA LE PROPOSTE AIR FRANCE, FENICE E CAI

F

acendo un bilancio ad un anno dalla nascita della nuova Alitalia si rischia di stilare un amaro quanto scontato cahier de doléances: aerei ancora troppo vuoti e in ritardo, bagagli persi, bivacchi negli aeroporti, lavoratori e azionisti lasciati a terra, la bad company sulle spalle del contribuente. Per non parlare dell’assenza di un piano industriale credibile o, ancora, del consolidamento operativo di là da venire e verosimilmente legato all’ingresso di un partner internazionale (atteso e rimandato da oltre vent’anni). Il recente pamphlet di Roberto De Blasi e Claudio Gnesutta, Alitalia. Una privatizzazione italiana (pubblicato da Donzelli), consente una riflessione più distaccata su una vicenda che ha infuocato la cronaca recente. Particolarmente eloquente il sottotitolo. “Privatizzazione italiana” è locuzione entrata nell’uso comune. Il sostantivo “privatizzazione” indica il mero trasferimento di un bene pubblico in mani amiche a titolo pressoché gratuito. L’aggettivo “italiana” si applica alla cronica non coincidenza degli interessi della politica con quelli della collettività, a scapito di quest’ultima. Ecco l’italianità di Alitalia da salvaguardare a tutti i costi. Con il dubbio che la crociata a tutela dell’identità tricolore non fosse stata bandita per ragioni di cuore. Si sa del resto che la politica ha le sue ragioni, che la ragione non conosce. Conti alla mano, la tesi di De Blasi (un ex manager Alitalia) e Gnesutta (professore di economia alla Sapienza di Roma) è che “la primitiva proposta AirFrance si presentava migliore sia sotto il profilo finanziario che sul piano degli esuberi rispetto all’attuale operazione

IMPATTO OCCUPAZIONALE (…) l’impatto occupazionale, AIR FRANCE CAI AIR FRANCE diretto e indotto, legato alla (dicembre) (marzo) (settembre) privatizzazione di Alitalia e alla sua fusione con AirOne è Dipendenti Alitalia 17.500 17.500 17.500 stato superiore a quanto preDipendenti AirOne 3.200 3.200 Totale dipendenti 17.500 20.700 20.700 visto dal piano Air France”. Assunzioni 12.066 12.639 12.600 Ma a cose fatte non si tratta 2.120 4.200 3.250 Esuberi immediati tanto di recriminare sulle Fuori perimetro 3.300 2.050 1.650 soluzioni adottate. Quanto di Contratti non rinnovati 1.800 3.200 riflettere su tre punti. In IMPATTO FINANZIARIO (milioni di euro) primo luogo sul sospetto grado di omogeneità e comAIR FRANCE CAI AIR FRANCE (dicembre) (marzo) (settembre) pattezza che caratterizza il fiore del capitalismo italiano, A carico dello Stato 1.300-2.400 4.100-6.750 3.550-5.800 fino ad annullare anche la Azioni e obbligazioni (66) 600-900 330 Debito-ponte 300 300 finzione di una salutare, libePerdite correnti Alitalia 50-150 60-200 ra concorrenza. Come testiAmmortizzatori sociali 460-950 1.050-1.900 750-1.500 monia non solo l’ampiezza Ridimensionamento 900-1.500 2.100-3.500 2.100-3.500 della cordata (fatta di potenFonte: R. De Blasi-C. Gnesutta, Alitalia. Una privatizzazione italiana, Donzelli, Roma 2009. ziali concorrenti), ma anche il salvataggio di Air One, pasanche delle inefficienze, che rientrano a pieno titolo sato da concorrente prima e potenziale acquirente di nell’erogazione del servizio. Ultima considerazione Alitalia poi, a socio della CAI. Libera concorrenza sulla campagna di opinione che ha accompagnato la annullata – se servisse – anche dalla legge Marzano, privatizzazione di Alitalia, giocata su una colossale che sospende i controlli antitrust aprendo la porta a disinformazione del pubblico, data per scontata. Dal un sostanziale monopolio sulla rotta Fiumicinoriferimento costante al salvataggio della “compagnia Linate. E ancora il ruolo di Banca Intesa, advisor per di bandiera” (che le normative europee hanno aboil Governo dell’intera operazione e al tempo stesso lito dal 1992) agli appelli della Lega per la liberalizzasocio della CAI. zione di Malpensa, aeroporto totalmente liberalizzaSeconda osservazione. La vicenda Alitalia mostra to come tutti gli scali italiani. Sempre che si trovi la debolezza di teorizzazioni come quella kotleriana Adolfo Marino qualcuno disposto ad utilizzarlo. del cittadino-cliente, che invece di avere un potere di

CALENDARIO GENNAIO • APRILE 2010

MERCATI IN FIERA NOME

COSA

DOVE

QUANDO

WEB

BREAD & BUTTER SANDWICH & SNACK SHOW SAPORE MICAM MIPEL ORDINE EXTRA-VAGANZE 2010 ITCA 2010 PROMOTION EXPO PASSENGER TERMINAL EXPO MARKETING AT RETAIL WORLD RETAIL CONGRESS PASTA TREND VENDITALIA

fashion food food fashion fashion mktg inflight mktg airport mktg retail food vending

Berlino Parigi Rimini Milano Milano Milano Colonia Milano Bruxelles Parigi Berlino Bologna Milano

20-22/01 10-11/02 21-24/02 02-05/03 03-06/03 04-05/03 09-11/03 10-12/03 23-25/03 31/03-01/04 21-23/04 24-27/04 28/04-01/05

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