APP ANDROID PER ESECUZIONE E RENDICONTAZIONE DI ORDINI DI LAVORO E ATTIVITÀ SUL CAMPO
PER I SERVIZI DI IGIENE URBANA
è l’app Android pensata per lo svolgimento, in mobilità e in maniera certificabile, degli “ordini di lavoro”, cioè delle attività sul territorio. L’applicazione permette di prendere in consegna diversi tipi di missione ed eseguirli in maniera ordinata e tracciabile in tempo reale.
possibile progettare le missioni, pianificarle e assegnarle al personale e ai mezzi più adatti.
Grazie alla digitalizzazione, le attività di campo sono tracciate e rendicontate puntualmente, consentendo di monitorarne lo stato di completamento e la compliance con SLA e indicatori ARERA.
Progettazione e assegnazione schede di lavoro
Progettazione di varie tipologie di missioni (per obiettivo, zona, ecc.)
Pianificazione ordini di lavoro e assegnazione alle squadre di campo Wizard guidati e flussi di attività specifiche (lettura RFID, raccolta firma, ecc.)
Flessibile, scalabile e ideata specificatamente per la gestione delle attività delle squadre sul territorio, Taski è nativamente integrata con la sala controllo web di I&S, dalla quale è commerciale@ies.it +39 0461-402122 www.ies.it
Navigazione ed esecuzione attività sul campo
Login operatore, presa in carico missione e registrazione mezzo in uso
Registrazione esito attività completo di motivazione ed eventuali note e foto
Ottimizzazione dei percorsi e navigazione assistita integrata
Monitoraggio e rendicontazione
del servizio
Sincronizzazione dei dati automatica e funzionamento anche o ine
Tracciamento stato di avanzamento delle attività in tempo reale
Cruscotti e grafici per analisi statistiche e ottimizzazione del servizio
SOMMARIO
TERZA PAGINA
14 Ecomondo 2025, sostenibilità per una maggiore competitività [di Andrea Barrica]
16 Inerti riciclati: in sospeso fra Italia ed Europa [di Sergio Capelli]
20 In Toscana il Tetra Pak torna a nuova vita [di Alessio Ciacci]
22 La sperimentazione innovativa e provocatoria del Comune di Seregno [di Andrea Tornavacca]
GESTIONE
26 White Paper: una bussola per la scelta dei modelli efficienti di raccolta differenziata [di Michele Giavini, Giorgio Ghiringhelli, Andrea Cappello, Davide Donadio]
32 Riciclo della plastica in crisi, ma i consumi di imballaggi aumentano [di Rossano Ercolini e Attilio Tornavacca]
36 Le Verifiche di conformità delle forniture di beni nelle aziende di igiene urbana
La norma UNI 11843 dalla didattica alla fase applicativa [di Tiziano Suppa]
42 Operatori dell’igiene urbana nel mirino: sicurezza a rischio [di Giovanni Giaretti]
SCENARI
44 Ecomondo e Anfia: i veicoli per l’ecologia in mostra [dalla redazione]
48 Guida pratica alla corretta raccolta dei rifiuti tessili urbani [dalla redazione]
50 Premio “Waste Carbon Free”: innovazione e sostenibilità nella gestione dei rifiuti urbani [dalla redazione]
54 Il confronto sul futuro della raccolta delle batterie portatili a Ecomondo [dalla redazione]
TECNOLOGIE
58 Ticket, missioni e SLA: come costruire il Registro Qualità per il TQRIF [di Filippo Sabattini e Alessandro Fedrizzi]
SOLUZIONI SOSTENIBILI
DI GESTIONE DEI RIFIUTI
E INNOVATIVE PER OGNI ESIGENZA
ANNO XXVIII - NUMERO 4
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EDICOM SRL
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la sede di Milano Via Alfonso Corti, 28 per esercitare i diritti previsti dalla legge n. 675/967” associato a:
Firenze Cupola del Brunelleschi
La nuova spazzatrice idrostatica BS5 di Busigroup
In occasione di Ecomondo 2025, BusiGroup ha presentato la BS5, nuova spazzatrice idrostatica sviluppata da BSA, società del Gruppo specializzata in soluzioni per la pulizia urbana. Si è trattato della prima spazzatrice idrostatica progettata e realizzata interamente all’interno del Gruppo, segnando l’inizio di una nuova generazione di macchine caratterizzate da innovazione, efficienza e sostenibilità. La BS5 è stata concepita valorizzando l’ingegneria interna, il design funzionale e la responsabilità ambientale. La macchina ha offerto massimo comfort per l’operatore, bassi consumi, estrema semplicità d’uso e manutenzione ridotta al minimo. La compatibilità con carburanti HVO (Hydrotreated Vegetable Oil) ha contribuito a ridurre significativamente le emissioni, sottolineando l’impegno di BusiGroup verso soluzioni a basso impatto
ambientale. Il design è firmato dal designer Giorgio Gnesda, che ha interpretato la visione del Gruppo attraverso linee moderne e funzionali, garantendo comfort, ergonomia e visibilità completa. La proget-
tazione human-centered ha reso i comandi intuitivi, la manutenzione semplificata e la disposizione dei componenti razionale, riducendo tempi e costi di intervento. Dal punto di vista operativo, la BS5 ha combinato prestazioni elevate e sostenibilità. Il sistema idrostatico ottimizzato e la gestione intelligente dei flussi di potenza hanno assicurato efficienza con consumi minimi, mentre l’utilizzo ottimizzato dell’acqua ha ridotto l’impatto ambientale.
Lo spazzamento urbano riveste un ruolo fondamentale per la qualità della vita nelle città. La rimozione regolare di polveri, detriti, foglie e altri materiali è essenziale non solo per il decoro urbano, ma anche per ridurre rischi di incidenti, prevenire l’ostruzione delle reti di drenaggio e limitare l’inquinamento atmosferico derivante da polveri sottili e microframmenti. In questo contesto, BusiGroup ha sottolineato l’importanza di soluzioni smart e altamente affidabili come quelle offerte da BSA, che garantiscono spazzamento efficiente, continuità operativa e capacità di adattarsi a differenti condizioni stradali, dalle vie urbane ai tratti asfaltati più complessi.
Più di una semplice macchina, la BS5 ha incarnato la capacità di BusiGroup di gestire internamente l’intero ciclo di progettazione e produzione, dal concept al collaudo, offrendo una visione concreta di innovazione sostenibile e design intelligente per la gestione urbana dei rifiuti.
www.busigroup.it
DNA Ambiente, innovazioni che disegnano il futuro digitale della gestione ambientale
Il porta a porta non è solo il modello di raccolta più diffuso in Italia (oltre il 65% dei Comuni), ma è anche il più efficiente dal punto di vista economico. Lo dimostra un recente studio di ARS Ambiente (vedi articolo a pag. 26), che per la prima volta ha confrontato due dei principali modelli di raccolta italiani (porta a porta vs sistemi stradali ad accesso controllato), correlandoli alle loro performance ambientali e a un nuovo indicatore denominato “costi operativi per punto percentuale di raccolta differenziata”.
A fare la differenza è il livello di ottimizzazione raggiunto, che in un modello “maturo” come il porta a porta è molto più spinto. Per colmare questo gap e garantire una gestione ambientale efficiente con qualsiasi modello di raccolta e sistema di tariffazione, l’innovazione tecnologica si rivela fondamentale, a patto di affidarsi a un’infrastruttura digitale solida e integrata. Da oltre 30 anni le aziende di DNA Ambiente offrono soluzioni modulari e interoperabili, in grado di portare in tutti i contesti dati certi, tracciabilità in tempo reale, migliore pianificazione delle attività sul campo, rendicontazione automatica ad ARERA e un dialogo trasparente con i cittadini/utenti.
Ciò comporta un’intensa e costante attività di ricerca e sviluppo, per essere sempre al passo con normative che cambiano ed esigenze che evolvono. Nel corso del 2025 le aziende di DNA Ambiente hanno lavorato per incrementare l’innova -
zione tecnologica e di processo, partendo dall’attenzione alla persona, sia essa l’operatore impegnato sul campo o il cittadino. Va in questa direzione il potenziamento della popolare app Junker, che, grazie a una nuova versione completamente rinnovata, è oggi un “hub” per
accedere a tutti i servizi ambientali del territorio in modo facile, veloce, inclusivo e multilingue.
Tra le nuove funzionalità gestibili attraverso Junker c’è ad esempio Arcoclik, una chiave virtuale che permette ai cittadini di controllare in modo smart l’accesso ai contenitori, anche carrellati, per la raccolta domiciliare.
Per favorire poi un dialogo più semplice tra le utility di igiene ambientale e i Comuni, è nata Arcoda Ubi, la piattaforma semplice e intuitiva che permette agli operatori comunali di monitorare le attività svolte sul territorio dal gestore.
Parallelamente, DNA Ambiente ha incrementato la versatilità e la potenza di calcolo delle proprie soluzioni software, lanciando versioni in cloud delle “storiche” suite applicative ECOS4UTILITY ed ECOS4OPERATION, che oggi permettono di programmare e gestire in modo ancora più veloce i servizi sul territorio, il rapporto con gli utenti e l’attività di tariffazione.
Anche i moduli di intelligenza artificiale, nativamente integrati, sono stati progressivamente potenziati, consentendo tra l’altro di quantificare in modo puntuale i benefici ambientali, in termini di risparmio di emissioni di CO 2, derivanti dall’ottimizzazione dei percorsi di raccolta e spazzamento e di gestire in modo più efficace l’adeguamento aziendale alle nuove normative, attraverso una piattaforma specificamente addestrata per il settore ambientale.
www.dna-ambiente.it
Tenax International: il riferimento globale per la pulizia urbana
100% elettrica a basso
Tenax International è la prima realtà al mondo interamente dedicata alla progettazione, produzione, distribuzione e assistenza di macchine ecologiche 100% elettriche e a basso voltaggio per la pulizia e ligiene urbana. Con sede in provincia di Reggio Emilia, Tenax si distingue come l’unico player del settore ad aver sviluppato una gamma completa di spazzatrici e lavastrade nate fin dall’origine per essere esclusivamente elettriche, senza derivazioni da modelli termici e senza alcun utilizzo di alta tensione.
Affidabilità certificata da oltre vent’anni di esperienza elettrica
Tenax è oggi sinonimo di affidabilità 100% elettrica. L’azienda vanta oltre vent’anni di esperienza e più di 1.500 macchine vendute in 42 Paesi. La qualità delle soluzioni Tenax è riconosciuta da numerose amministrazioni e contractor internazionali. Le macchine del brand sono attualmente impiegate con successo in città come Parigi, Bruxelles, Napoli, Taipei, Melbourne, Barcellona, Madrid, Londra, Bilbao e molte altre capitali europee e mondiali.
Prestazioni elevate con soluzioni energetiche su misura
Uno dei principali vantaggi competitivi di Tenax è la capacità di combinare tecnologie di ultima generazione con soluzioni energetiche custom, sviluppate per rispondere alle esigenze tecniche, economiche e operative di ogni cliente. L’ampia scelta di configurazioni e pacchi batteria consente di personalizzare le autonomie di lavoro, garantendo
voltaggio
continuità operativa. Questo si traduce in maggiore efficienza nei servizi appaltati e in un abbattimento dei tempi morti.
Tutela dell’ambiente e sicurezza operativa
La vocazione ambientale è un pilastro della filosofia Tenax. Le spazzatrici e lavastrade 100% elettriche assicurano:
• zero emissioni di CO2, contribuendo agli obiettivi ESG e alle politiche locali di decarbonizzazione;
• riduzione drastica dell’inquinamento acustico, permettendo interventi anche in orari sensibili;
• assenza totale di circuiti idraulici, eliminando il rischio di sversamenti di oli che possono causare danni ambientali, costi di bonifica e pericoli.
Questi aspetti rendono la tecnologia Tenax particolarmente adatta per gare pubbliche, appalti multi-servizio, piattaforme logistiche della GDO e per tutte le aree dove sicurezza, igiene e sostenibilità sono priorità operative.
Un investimento che si ripaga in meno di tre anni
Le macchine Tenax permettono un ritorno dell’investimento estremamente rapido, entro tre anni, grazie a:
• assenza quasi totale di manutenzione ordinaria;
• riduzione dei costi operativi;
• maggiore disponibilità macchina e minori fermi tecnici;
• efficienza energetica delle soluzioni elettriche di nuova generazione.
L’intera gamma è progettata per garantire la massima affidabilità in ogni fase del servizio, offrendo ai gestori una previsione dei costi chiara e sostenibile.
Electra 5.0 Life: la nuova generazione della pulizia urbana
All’interno dell’offerta 100% elettrica trova spazio Electra 5.0 Life, la prima spazzatrice compatta da 5 m³ di nuova generazione.Progettata per combinare:
• prestazioni elevate,
• comfort superiore per l’operatore,
• massima sicurezza e silenziosità,
• ridotti costi di esercizio,
Electra 5.0 Life rappresenta oggi una delle soluzioni più avanzate per le imprese che operano nel settore della pulizia urbana, per i gestori del Global Service e per gli enti pubblici impegnati in percorsi di sostenibilità.
www.tenaxinternational.com
Taski, il co-pilota Android per i giri di raccolta e spazzamento
Nel servizio di raccolta rifiuti, sia esso porta a porta o di svuotamento di campane stradali, diventa sempre più impellente la necessità di fornire gli autisti di strumenti di supporto alla navigazione. Ma un navigatore commerciale non basta: all’operatore serve uno strumento che conosca il giro, i punti di fermata, le modalità di manovra e che lo accompagni nel rispettare il servizio programmato, anche in contesti complessi e soggetti a continue variazioni.
Da questa esigenza nasce la nuova navigazione assistita di Taski, l’app Android per la gestione delle attività di campo nei servizi di igiene urbana, un prodotto di I&S, la software house di Trento specializzata in soluzioni tecnologiche per le utility.
La nuova funzionalità porta su smartphone e tablet l’esperienza maturata in oltre vent’anni di progetti di navigazione dedicata alla raccolta rifiuti, trasformando Taski in un vero co-pilota digitale a bordo mezzo.
L’operatore riceve la missione sull’app e viene guidato lungo il giro con indicazioni grafiche e vocali. Due barre di avanzamento mostrano in modo intuitivo sia la progressione complessiva del servizio, sia la prossima “mossa” (ad esempio la svolta o la successiva fermata), mentre il sistema evidenzia eventuali ritardi o anticipi sui checkpoint di controllo. Quando necessario, l’autista può effettuare salti di tratta su laterali o segmenti del giro, mantenendo comunque tracciato ciò che è stato svolto e ciò che resta da eseguire.
La navigazione non riguarda solo i civici o i punti di raccolta: Taski guida anche verso i centri di conferimento e le aree di interesse definite dal gestore, utilizzando punti di riferimento operativi studiati per chi lavora sul territorio.
In prossimità delle fermate l’app può mostrare e leggere istruzioni specifiche, sotto forma di note testuali e vocali, che aiutano a gestire situazioni particolari (accessi condominiali nascosti, collocazioni inusuali dei contenitori, variazioni alla viabilità locale).
Per il gestore del servizio, tutto questo si traduce in meno errori e mancate prese, maggiore uniformità nell’esecuzione dei giri e tempi di affiancamento più brevi per i nuovi autisti.
L’integrazione con i sistemi di bordo consente inoltre di rendicontare gli svuotamenti quando è presente
la lettura RFID, associare eventuali anomalie e monitorare in modo puntuale le attività effettivamente svolte.
La nuova navigazione assistita è completamente integrata nel perimetro funzionale di Taski, che si conferma l’applicativo di riferimento per il workforce management delle squadre operative: gestione ordini di lavoro, identificazione dell’equipaggio, tracciamento dei tempi di check-in e check-out, consuntivazione certificata delle missioni. In questo modo, progettazione dei giri, guida degli operatori e rendicontazione del servizio sono collegati in un unico flusso digitale, pensato per accompagnare l’evoluzione dei servizi di raccolta dei rifiuti verso standard di qualità sempre più stringenti.
www.ies.it
Ecology Parts accelera: nuove aperture e servizi per l’igiene urbana
Reduce da una partecipazione di successo all’ultima edizione della fiera Ecomondo, Ecology Parts, società di Maurelli Group specializzata nei ricambi per i veicoli dedicati all’igiene urbana, chiude il 2025 con risultati significativi, confermando uno sviluppo costante sostenuto da una strategia di crescita sempre più strutturata. Un percorso che riflette la capacità dell’azienda di consolidare la propria presenza in un settore dove rapidità, competenza tecnica e disponibilità dei componenti sono essenziali per garantire la continuità dei servizi pubblici e delle flotte. A guidare questa evoluzione sono la visione di Giulia Maurelli, CEO, e l’esperienza di Antonio Capone, General Manager, che stanno imprimendo un’accelerazione decisiva all’espansione dell’azienda.
Nuovi servizi e prossime aperture
Tra le iniziative più rilevanti vi è la creazione della rete EcoZip, un progetto destinato a trasformare la gestione dell’assistenza per i mezzi dell’ecologia. Si tratta di officine specializzate nella manutenzione e riparazione delle attrezzature dei veicoli per la raccolta rifiuti e l’igiene urbana. La prima officina EcoZip aprirà a Palermo nei primi mesi del 2026, diventando il punto di riferimento locale per gli interventi tecnici sui mezzi ecologici.
La città di Palermo riveste un ruolo strategico anche per un’altra importante iniziativa: l’apertura della nuova filiale di Ecology Parts, che andrà ad affiancare la sede di San Vitaliano già operativa da oltre un anno. La presenza in Sicilia consentirà di servire
con maggiore rapidità il Sud Italia, ottimizzando i tempi di consegna e rafforzando la capacità di risposta verso una clientela in costante crescita.
Un’offerta unica nel settore
A sostegno di questo percorso, l’azienda continua a investire nell’ampliamento della gamma ricambi multi-brand, con l’obiettivo di minimizzare i tempi di evasione degli ordini e rispondere in modo sempre più completo alle esigenze del settore. L’ampliamento del catalogo permette di proporsi alla clientela come unico interlocutore per la ricerca di tutti i ricambi originali e aftermarket necessari, assicurando un servizio sempli-
ficato per operatori che gestiscono flotte spesso eterogenee. Oggi Ecology Parts è in grado di gestire i ricambi di tutti i brand e di ogni modello di veicolo impiegato nel settore dell’igiene ambientale.
Efficienza logistica, ampiezza dell’offerta e specializzazione tecnica rappresentano i pilastri dell’evoluzione dell’azienda: un modello orientato a consolidare la presenza nazionale, ad aprirsi ai mercati internazionali e a supportare l’intero ecosistema dell’igiene urbana con strumenti e servizi avanzati. Con un fatturato di 3,6 milioni di euro, il 2025 si chiude come un anno di risultati significativi, a conferma della solidità dell’azienda e della coerenza delle strategie intraprese.
Con le nuove aperture e il lancio della rete EcoZip, il 2026 si prepara a diventare un anno chiave, con una crescita prevista del +30% e un rafforzamento della capacità di rispondere alle esigenze dei territori e dei suoi operatori.
www.ecologyparts.it
UrbaE: ergonomia certificata, innovazione e sostenibilità per una nuova qualità della raccolta
UrbaE è il primo contenitore per la raccolta differenziata progettato partendo dall’analisi scientifica dei movimenti degli operatori ecologici. Nasce da un percorso di ricerca durato due anni, condotto insieme a CeRiSM e Università di Trento, che ha portato a una revisione radicale del tradizionale contenitore domestico. L’obiettivo era chiaro: ridurre il sovraccarico muscolo-scheletrico nelle operazioni di sollevamento e movimentazione, migliorando salute, sicurezza ed efficienza complessiva del servizio. Il risultato di questo lavoro è stato riconosciuto anche sul piano certificativo. UrbaE è infatti il primo e unico contenitore ad aver ottenuto la certificazione Ergocert 4 stelle. Il progetto ha inoltre conseguito la certificazione HCD Process, che attesta l’adozione di un processo di progettazione conforme alla norma ISO 9241-220 e basato sui principi dell’Human-Centred Design. Oltre agli aspetti ergonomici, UrbaE introduce soluzioni funzionali che migliorano l’esperienza del cittadino e la qualità della raccolta. Le geometrie delle maniglie, il bilanciamento dei pesi, l’apertura intuitiva e la maneggevolezza aumentata facilitano i gesti quotidiani, riducendo gli errori di conferimento. L’approccio progettuale integra elementi della Teoria del Nudge, utilizzando piccoli stimoli visivi e funzionali per orientare comportamenti virtuosi senza imporre obblighi.
Il contenitore è realizzato in polipropilene riciclato certificato “Plastica Seconda Vita” con un contenuto tra l’85% e il 95%. Una scelta che valorizza gli output della raccolta differenziata e riduce significativamente l’impatto ambientale lungo tutto il ciclo di vita del prodotto.
La combinazione tra materiali riciclati, ergonomia avanzata e design funzionale rende UrbaE una soluzione pienamente allineata agli obiettivi di economia circolare e ai criteri ambientali minimi richiesti nel settore. La solidità tecnica del progetto si riflette anche nel riconoscimento ottenuto a livello nazionale: UrbaE è stato premiato dalla Fondazione per lo
Sviluppo Sostenibile nell’ambito del Premio dedicato alle imprese che si distinguono per eco-innovazione ed efficacia dei risultati ambientali. Una conferma del valore del percorso intrapreso e della capacità di proporre soluzioni che uniscono innovazione, sostenibilità e tutela della salute nei luoghi di lavoro.
Con UrbaE, Sartori Ambiente introduce un nuovo standard per i contenitori destinati alla raccolta dei rifiuti: non più semplici strumenti tecnici, ma elementi progettati per migliorare il lavoro degli operatori, accompagnare i cittadini verso una migliore qualità della differenziazione e supportare le politiche di sostenibilità dei territori.
www.sartori-ambiente.com
iNSerto NSerto
TERZA PAGINA
Bilancio Ecomondo 2025
Inerti riciclati
Riciclo cartoni bevande
Cestini stradali
GESTIONE
Modelli di RD
Riciclo della plastica
Norma UNI 11843
Sicurezza operatori
SCENARI
SAL.VE 2025
Raccolta rifiuti tessili
Premio Waste Carbon Free
Raccolta batterie portatili
TECNOLOGIE
Registro Qualità TQRIF
NUOVA GAMMA 100% ELETTRICO
Il nuovo mini-compattatore full electric LCe, con massa totale a terra di 3,5 quintali e vasca in alluminio da 5 m3, è il perfetto alleato per la transizione energetica nel settore della raccolta rifiuti. Grazie alla batteria da 42 kWh e alla sorprendente portata utile, LC5e garantisce prestazioni eccellenti e sostenibili.
Ecomondo 2025, sostenibilità per una maggiore competitività
di Andrea Barrica
mauro delle Fratte, ex hibition manager di ecomondo, traccia un primo bilancio dell’edizione 2025 e riflette sul ruolo che la manifestazione ricopre nell’attuale scenario di mercato. “La crescente domanda di soluzioni per il riciclo, la gestione delle risorse, le bioenergie e il monitoraggio digitale, è il segnale che il mercato globale cerca tecnologie affidabili e scalabili.”
Espositori in crescita, affluenza record, una forte componente congressuale e una vocazione decisamente internazionale. Più che un evento fieristico Ecomondo è ormai una vera e propria piattaforma di sistema, in cui innovazione, impresa, ricerca, associazioni e istituzioni possono incontrarsi e interagire al fine di rendere la sostenibilità un motore di competitività. “L’Italia ha la possibilità di posizionarsi come centro nevralgico dell’economia circolare nel Mediterraneo e in Europa”, sottolinea l’Exhibition Manager di Ecomondo Mauro Delle Fratte
Partiamo proprio dai numeri: oltre 1.700 i brand espositori, di cui il 18% dall’estero, e presenze cresciute del 7%, con un +10% di quelle straniere...
“EL’edizione 2025 ha registrato una crescita rilevante, a dimostrazione di un elevato interesse verso la transizione ecologica che supera ampiamente i confini nazionali. La platea degli espositori ha superato quota 1700, distribuiti sui 166.000 mq della Fiera di Rimini, e quasi un quinto proveniente dall’estero.
Mauro
Delle Fratte, Exhibition Manager di Ecomondo
Si tratta di un risultato che riflette un ecosistema industriale in pieno fermento, capace inoltre di attirare più di 800 hosted buyer e delegazioni provenienti da 65 Paesi. È un indicatore che va oltre il semplice dato fieristico: racconta la crescente domanda di soluzioni per il riciclo, la gestione delle risorse, le bioenergie e il monitoraggio digitale, in un momento in cui il mercato globale cerca tecnologie affidabili e scalabili”.
Grande interesse anche all’estero, tant’è che Ecomondo 2025 è stata definita l’edizione più internazionale di sempre. Questo cosa vuol dire
per gli organizzatori e quali prospettive apre per il mercato italiano?
“Significa riconoscere che la manifestazione ha consolidato il proprio ruolo di hub per la green, blue, and circular economy nell’Europa e nel Mediterraneo, attirando stakeholder da mercati chiave quali Spagna, Turchia, Polonia, Romania, Tunisia, Marocco ed Egitto. A questo si aggiunge la collaborazione con circa 90 associazioni internazionali, un asset che amplifica il peso relazionale dell’evento. Dal punto di vista organizzativo, questa spinta globale è potenziata dalla sinergia con Agenzia ICE e con il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI), che rende possibile la creazione di un network che, peraltro, ha generato oltre 3800 business matching. Per il mercato italiano tutto questo apre due prospettive: diventare sempre più una piattaforma tecnologica esportabile e posizionarsi come snodo per le filiere industriali che guardano al Mediterraneo come area prioritaria per investimenti dedicati all’economia circolare”.
In un mondo in cui qualsiasi informazione, novità o prodotto è disponibile in rete che senso hanno gli eventi fieristici?
“La disponibilità immediata di informazioni online ha reso ancora più preziosi gli eventi in presenza. Le fiere sono il luogo in cui i contenuti digitali prendono vita attraverso l’incontro diretto, le relazioni, il confronto tra persone e la possibilità di sperimentare le innovazioni dal vivo. Ecomondo ne è la prova evidente. Nei padiglioni si osservano processi complessi, macchinari indu-
striali, soluzioni di trattamento e recupero dei materiali che sul web restano immagini statiche. Qui le tecnologie si muovono, vengono aperte, smontate, mostrate, discusse con chi le ha progettate. La dimensione relazionale è altrettanto decisiva: Ecomondo crea un ambiente in cui informazioni e contatti circolano con una rapidità che nessuna piattaforma digitale è in grado di replicare. Ed è proprio in questi contesti che si costruiscono partnership tra aziende, università e centri di ricerca”.
Quali i maggiori trend emersi?
“Tra le tendenze più evidenti sono emersi il riciclo dei RAEE (Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche) e le materie prime critiche, con un’attenzione particolare al recupero dei componenti elettronici. A tal proposito, l’Italia, nei primi nove mesi del 2025, ha raccolto oltre 270.000 tonnellate di RAEE, ma il tasso di raccolta nazionale è ancora distante dall’obiettivo europeo: ciò ha acceso il dibattito sulla necessità di migliorare le infrastrutture e i processi. Si è vista una forte spinta sulla gestione idrica e sulla blue economy, insieme a una maturazione delle filiere del riciclo e della bioeconomia.
L’AI applicata alla tracciabilità dei prodotti e dei materiali e al monitoraggio satellitare ha inoltre mostrato che la digitalizzazione è diventata parte integrante della green economy. Infine, l’Innovation District, con 40 startup, tra cui 20 provenienti da Marocco e Tunisia, ha evidenziato che l’innovazione non arriva solo dai big industriali, ma anche da realtà giovani che lavorano su bioplastiche, l’osservazione della Terra e la gestione intelligente dei materiali”.
Ecomondo si contraddistingue anche per un’importante componente congressuale. In che modo questa formula può rappresentare un valore aggiunto?
“La componente congressuale è uno dei cardini della manifestazione. Oltre
200 appuntamenti, di cui circa 70 curati dal Comitato Tecnico Scientifico, hanno offerto una lettura trasversale e aggiornata delle dinamiche globali che riguardano la transizione ecologica. Da segnalare la quattordicesima edizione degli Stati Generali della Green Economy, che ha coinvolto relatrici e relatori internazionali, per la prima volta, con una sessione interamente in inglese per analizzare i nuovi equilibri tra Europa, Stati Uniti e Cina. Il convegno ha messo in luce lo stato della green economy europea nel nuovo contesto globale: la presenza di un confronto di questo livello in fiera significa trasformare l’evento in un laboratorio strategico, dove analisi politiche e tecnologie dialogano, offrendo un valore aggiunto per i visitatori”.
A proposito di partecipazione attiva e confronto tra associazioni, istituzioni ed espositori, in questa edizione è tornato l’appuntamento con Sal.VE
“Il ritorno di Sal.VE, salone biennale del veicolo per l’ecologia in collaborazione con ANFIA (Associazione Nazionale Filiera Industria Automobilistica), ha riportato in primo piano un comparto che incide direttamente sulla qualità della vita urbana. Veicoli per la raccolta dei rifiuti solidi e liquidi, mezzi per la pulizia delle strade, soluzioni per spurghi e flussi industriali hanno occupato un
ruolo centrale. Si tratta di tecnologie essenziali per le città e che ambiscono a standard sempre maggiori di efficienza ambientale. Mettere in evidenza questo settore all’interno dell’esposizione ha permesso di evidenziare il legame tra innovazione, servizi pubblici e gestione dei rifiuti, mostrando come il rinnovamento dei parchi mezzi sia uno dei passaggi più concreti della transizione ecologica. Anche il confronto diretto tra operatori, amministrazioni pubbliche e aziende ha contribuito a definire le priorità operative per i prossimi anni”.
Cosa possiamo aspettarci per l’edizione 2026?
“La prossima edizione - in programma alla Fiera di Rimini dal 3 al 7 novembre 2026 - si muoverà lungo la traiettoria definita, potendo contare su un impianto espositivo affermato e su un network internazionale di crescente autorevolezza. Le prospettive indicano un rafforzamento della dimensione mediterranea, anche grazie ai progetti dedicati, come l’Africa Green Growth Forum. L’esperienza del 2025 ha mostrato che la cooperazione tra imprese, startup, istituzioni e il mondo della ricerca è il vero motore dell’evento: nel 2026 ci auguriamo che questa rete si espanda ulteriormente, consolidando Ecomondo come uno dei laboratori più avanzati per delineare il percorso della transizione ecologica”.
Inerti riciclati: in sospeso fra Italia ed Europa
diSergioCapelli
il 25ennale di ANPA r è occasione per fare il punto sulla situazione della filiera del riciclo dei rifiuti inerti per la produzione di aggregati recuperati. Un mercato a volte scarsamente preparato, normative nazionali controverse e nuovi regolamenti europei potenzialmente penalizzanti, tracciano i contorni di un panorama che non lascia sereni.
In un momento storico in cui le filiere del riciclo, in particolare plastica e tessili, sembrano sull’orlo di una crisi che potrebbe mettere in difficoltà tutto il sistema di gestione dei rifiuti, incontriamo Paolo Barberi , Presidente di ANPAR, (Associazione Nazionale dei Produttori degli Aggregati Riciclati) che ha appena compiuto il suo venticinquesimo compleanno. Anche il mondo del recupero e riciclo degli inerti sta incontrando difficoltà e affrontando sfide decisive per il suo futuro.
25 anni di ANPAR: un traguardo ragguardevole, ci racconta come nasce?
“ANPAR è l’Associazione Nazionale dei Produttori degli Aggregati Riciclati, rappresenta le aziende che a vario titolo operano nel settore del recupero dei rifiuti inerti. Per la maggior parte i rifiuti inerti sono costituiti da quelli derivanti dalle attività di costruzione e demolizione e, per una parte minore, da altri processi, ad esempio processi termici per la
produzione di acciaio o per l’incenerimento dei rifiuti urbani. ANPAR nasce 25 anni fa dall’intuizione di tre aziende che in quel momento sono state quasi visionarie. Si viveva all’epoca un problema derivante dalla regolamentazione delle attività estrattive che portava ad una minore disponibilità di prodotti naturali inerti per l’edilizia. Tre imprenditori (Renzo Pravettoni, Carlo Colombino e Paolo Vagaggini) hanno capito che quella
del riciclo doveva diventare un’attività industriale a tutti gli effetti: c’era bisogno di ricerca e sviluppo continui per poter produrre materie prime seconde idonee all’utilizzo e quindi recepibili dal mercato. Soprattutto hanno intuito che si doveva e poteva farlo collettivamente, come associazione. Questo avrebbe permesso di portare il problema all’attenzione dell’opinione pubblica e di tutti gli enti regolatori non come la percezione di una singola azienda, ma come problema (e come possibile risorsa) a livello nazionale, a livello di comparto industriale. In una prima fase ANPAR ha rappresentato aziende importanti nel settore, ma è dal 2010 in poi che abbiamo avuto una crescita e uno sviluppo notevoli. Oggi rappresentiamo quasi 200 aziende che a vario titolo lavorano nel comparto. La maggior parte sono aziende che gestiscono impianti di riciclo di rifiuti inerti, ma ci sono anche aziende che a questo mondo forniscono beni o servizi”.
ISPRA ci dice che oggi i rifiuti inerti sono circa 83 milioni di tonnellate all’anno. Quanti di questi vengono avviati al riciclo e quali sono gli sbocchi del materiale riciclato?
“Oggi sui rifiuti inerti siamo arrivati a un tasso percentuale di riciclo importantissimo: siamo attorno all’80%, quindi già abbiamo centrato i target imposti dalla UE al 2035. Parliamo di materiale prodotto in maniera rigorosa e attenta, provvi -
Paolo Barberi, Presidente di ANPAR
sto di marcatura CE quindi conforme alle normative europee armonizzate e idoneo alle normative tecniche di settore. Questo materiale oggi viene utilizzato principalmente per costruzioni infrastrutturali: strade di tutti i tipi, piazzali, sviluppi e valorizzazione in aree industriali… Alcuni utilizzi sono in forte crescita, anche per merito degli investimenti in ricerca e sviluppo che fanno le aziende: il confezionamento di calcestruzzi CAM, la produzione di manufatti, ad esempio per l’arredo urbano, dove viene sostituito l’inerte naturale con inerte riciclato. In alcuni casi viene utilizzato anche per la produzione di cemento: una parte dell’inerte riciclato che viene macinato per fare la farina cruda che poi viene cotta per fare cemento. Si sostituisce così l’inerte naturale, abbattendo l’impatto ambientale del prodotto e l’emissione di CO2 in atmosfera. La qualità del materiale riciclato è cresciuta tantissimo, purtroppo il mercato che questi materiali deve recepire non è altrettanto maturo”.
Assistiamo in questi mesi ad allarmi preoccupanti sul riciclo di altre filiere, nello specifico tessili e plastica. Il materiale riciclato non è sufficientemente competitivo sul mercato per ragioni, principalmente, economiche. Si chiede dunque un intervento della politica per colmare questo gap e far sì che il materiale riciclato possa avere sbocchi sul mercato. Oggi il mercato, mi diceva, non è così pronto a ad accogliere nemmeno gli aggregati riciclati?
“Ogni settore del riciclo ha problematiche che sono specifiche. Per quanto riguarda il settore degli inerti, il problema economico non esiste, in quanto l’inerte riciclato nella maggior parte dei casi costa meno dell’inerte naturale. Quando ciò non avviene è perché l’inerte naturale viene estratto e prodotto in territori dove non c’è una regolamentazione attenta e specifica sulle attività estrattive. Spesso assistiamo però ad una svalutazione del prodotto naturale, che non viene offerto per gli utilizzi più qualificanti per cui questo può essere utilizzato. Ad esempio: capita di assistere a situazioni in cui si vende per utilizzi meno di pregio un inerte che può essere utilizzato per fare calcestruzzi, consumando una risorsa naturale rinnovabile in tempi geologici e utilizzando un materiale che ha delle qualità che sono esuberanti, esagerate per quell’utilizzo, per cui potrebbe essere invece ampiamente sufficiente l’utilizzo di un aggregato riciclato. Ribadisco dunque che per noi il problema del prezzo è residuale, a meno di situazioni particolari sul territorio. Esiste invece una problematica, che definirei ontologica. I materiali prodotti vengono utilizzati, come dicevo,
principalmente per fare infrastrutture in Italia. Un’infrastruttura che si costruisce oggi probabilmente è stata progettata 10 o 15 anni fa. Ultimamente sono arrivati tanti finanziamenti per effetto del PNRR che hanno consentito di far partire tanti cantieri ma che non hanno consumato neanche una tonnellata di aggregato riciclato: erano l’attuazione di progetti redatti anni fa nei cui capitolati non era previsto l’utilizzo di materiale riciclato.
Le direzioni lavori, per ragioni meramente temporali, non hanno potuto presentare una variante per l’uso di un materiale differente. Quindi ci sono impianti che scoppiano perché hanno i magazzini pieni di materiali riciclati pronti per essere utilizzati e ci sono opere che partono e che utilizzano materiali vergini, in maniera poco logica dal punto di vista dello sfruttamento delle risorse naturali. Esiste infine, ancora oggi, un problema di ingiustificata diffidenza per l’uso di materiali riciclati”.
In Europa si sta ragionando di un regolamento End of Waste comunitario che andrebbe a scavalcare quello attualmente in vigore in Italia. Quali sarebbero le conseguenze?
“L’attuale regolamento italiano (127 del 2024) nasce dal vecchio 152 del 2022, contro il quale ANPAR presentò ricorso al Tar. Devo dire che nella scrittura di questo nuovo regolamento il ministero ha dimostrato una discreta disponibilità all’ascolto delle nostre istanze e anche una ottima velocità di reazione.
Eppure, questo regolamento ha ancora qualche problema che però contiamo si possa risolvere: siamo ancora nella fase di monitoraggio.
Confidavamo tutto sommato che un regolamento europeo potesse favorire ulteriormente la situazione: in quanto unico per tutti gli Stati
membri della Commissione europea, avrebbe potuto favorire un ampliamento del mercato, anche se parliamo di prodotti che viaggiano poco perché valgono poco.
Purtroppo il JRC, che è l’organo tecnico di supporto della Commissione europea, nella scrittura di questo regolamento ha fatto un lavoro sostanzialmente statistico prendendo i dati dei regolamenti o delle linee guida esistenti in Europa e di questi ha preso tutti gli elementi e tutte le norme più restrittive, senza andare nel merito delle questioni. Questo ci preoccupa molto perché andrebbe ad esempio, a limitare i rifiuti inerti che possono essere riciclati e rimessi sul mercato in maniera sensibile. Il 27 novembre scorso il JRC ha promosso un incontro con tutti i portatori di interesse in cui ha illustrato questa bozza del regolamento. ANPAR sta lavorando su campioni di prodotto per verificare quanti di questi rientrerebbero nei limiti e quali, per preparare un dossier da presentare ai rappresentanti politici e ai tecnici in Europa”.
La UE sta ragionando anche sull’applicabilità agli aggregati del regolamento REACH. Questo cosa potrebbe comportare?
“L’adeguamento al regolamento REACH per un impianto, per una singola azienda è una procedura costosissima; quindi, c’è un impatto economico molto pesante. Un protocollo REACH per gli aggregati riciclati o recuperati, quindi comprendendo sia i derivanti da edilizia che gli aggregati industriali da altri cicli, ci preoccupa perché comprende un aspetto di complessità che ci spaventa, che spaventa le aziende. Secondo me però c’è un aspetto che deve essere colto in maniera positiva: il regolamento REACH CLP e il nuovo regolamento sui materiali da costruzione pren-
dono in considerazione e utilizzano l’approccio eco tossicologico, ovvero la verifica degli impatti sull’ambiente e sulla salute delle persone derivanti dall’utilizzo di sostanze. Questo è un approccio che il REACH considera come prioritario. È un approccio più pratico e meno teorico per la verifica dell’idoneità ambientale del prodotto. A questo proposito l’Ispra negli anni passati su mandato del Ministero ha svolto uno studio molto importante che mi risulta unico in Europa partendo dall’analisi di rischio e svolgendo prove eco tossicologiche sui materiali. Probabilmente questo sarebbe il momento di pubblicare questo studio perché, da alcune anticipazioni, sappiamo che i risultati sono abbastanza confortanti per noi e potrebbero essere utilizzati in maniera positiva per far crescere, per sviluppare il settore”.
L’ultimo dossier che avete sul tavolo è quello del regolamento europeo sui prodotti da costruzione, in questo momento qual è il punto di sviluppo dell’attività e quali potrebbero essere gli ulteriori obblighi per le imprese del settore? “Torniamo al discorso che facevo prima: REACH e il regolamento sui prodotti da costruzione sono molto collegati, citati anche dal regolamento sull’End of Waste.
Il tema vero è capire se al superamento dei limiti tabellari corrisponde un reale impatto sulla salute e sull’ambiente derivante dall’uso dei prodotti. In particolare le verifiche ambientali contenute nel regolamento sui prodotti da costruzione, andrebbero estese su tutti i prodotti da costruzione sia naturali che riciclati. E questo oggi non viene fatto. Bisogna approfondire questi temi, in maniera tecnica, scientifica, perché invece l’approccio spesso rischia di essere ideologico e un po’ dettato da paure ingiustificate.”
In Toscana il Tetra Pak torna a nuova vita
diAlessioCiacci-Ecomanager
74% di cellulosa, 4% di alluminio e 22% di polietilene: questa la composizione del tetra Pak, storicamente di difficile riciclo. in toscana, grazie alla sinergia di differenti attori, si recupera il 100% della materia che torna carta e materiale per l’edilizia.
Una buona raccolta differenziata (a cura dei gestori dei rifiuti urbani), una selezione industriale (fatta da Revet Spa a Pontedera) ed una trasformazione operata da Lucart, riportano in vita il 100% del Tetra Pak consumato in Toscana.
Lucart, più di 70 anni di storia
Quella di Lucart Group è la storia di una azienda che, nata nel 1953, come Cartiera Lucchese, in Provincia di Lucca, è cresciuta fino a diventare un gruppo multinazionale ma con una proprietà rimasta legata al territorio e una mission molto orientata alla sostenibilità.L’andamento del fatturato consolidato dal Gruppo è la più semplice e chiara testimonianza della costante crescita registrata negli anni e la prova che le scelte strategiche adottate sono sempre state premiate dal mercato. Ad oggi l’azienda conta oltre 1700 dipendenti, 10 stabilimenti produttivi, circa 400 mila tonnellate annue di capacità produttiva con oltre il 50% di approvvigionamenti prime da materie prime seconde.
Tetra Pak, riciclabile?
Lucart è anche la prima azienda italiana ad aver ottenuto il marchio di qualità ecologica dei prodotti rilasciato dall’Unione Europea: l’Ecolabel. L’azienda si è caratterizzata, in particolare, per essere stata la prima ad aver immesso sul mercato italiano un prodotto tissue derivato dal riciclo di carta da macero, in particolare dal riciclo del Tetra Pak.
Nel 2010 il reparto di ricerca e sviluppo di Lucart, per l’utilizzo delle fibre alternative alla cellulosa vergine, ha avviato un ambizioso progetto che si poneva lo scopo di recuperare tutti i materiali contenuti nei cartoni per bevande tipo Tetra Pak. Questo tipo di imballaggio è molto utilizzato, infatti,
in ambito alimentare sia per le caratteristiche di protezione e conservazione degli alimenti sia per l’alto contenuto di fibre di cellulosa naturali che lo rendono più ecologico rispetto ad altri materiali da imballo di origine fossile.
A causa della sua composizione mista fatta di fibre di cellulosa (74%), alluminio (4%) e polietilene (22%), questo materiale spesso non veniva recuperato a fine vita, o veniva recuperato solo parzialmente o finiva disperso in altri materiali o smaltito in discarica, sempre con pesanti impatti ambientali. Il materiale fibroso recuperato dai cartoni per bevande ha inoltre una percentuale di fibre lunghe superiore rispetto a quella di
un mix standard di cellulosa vergine; caratteristica che consente migliori performance di resistenza e assorbenza del prodotto. Le fibre recuperate non sono sbiancate conferendo così alla carta una tonalità avana chiaro, colore naturale del legno.
100% di recupero materia
Grazie al progetto Fiberpack, il progetto innovativo nato dalla collaborazione con Tetra Pack, Lucart è in grado di riciclare il 100% dei componenti di un cartone per bevande, destinando il 74% delle fibre di cellulosa alla produzione di prodotti in carta riciclata, e il rimanente 26%, composto dal 22% di polietilene e dal 4% di alluminio, alla realizzazione dell’AL.PE.®, un materiale di recupero destinato alle industrie che producono manufatti per l’edilizia, elementi per l’arredo urbano e oggetti di uso comune.
Proprio con questo materiale, Lucart ha realizzato una gamma completa di dispenser. In questo modo ha raggiunto un importante obiettivo: offrire un prodotto di qualità superiore in carta riciclata all’interno di un dispenser ottenuto da materiali di riciclo, realizzando così un vero e proprio esempio di economia circolare dei cartoni per bevande. Tutto questo è stato possibile grazie anche ad un sistema di raccolta dei rifiuti urbani che, in Toscana, ha sviluppato una raccolta del Tetra Pak insieme alle plastiche. Questo permette, in fase di selezione meccanica, di isolare il materiale e poterlo destinare, in purezza, alla successiva fase di riciclo. Un’operazione di selezione che in Toscana realizza Revet spa, nello stabilimento di Pontedera in impianti che selezionano le materie plastiche, gli imballaggi di metallo ed il Tetra Pak di quasi tutta la regione. Ed il Tetra Pak va in provincia di Lucca per tornare a nuova vita grazie a Lucart. Laddove, invece, questo materiale viene ancora raccolto assieme
Tommaso De Luca, Corporate Communication & Public Relations Director di Lucart Group
alla carta si riesce a recuperare solo la parte cellulosica, mentre il restante circa 25% finisce come scarto e va a smaltimento.
Ne parliamo con Tommaso De Luca, Corporate Communication & Public Relations Director di Lucart Group.
Cosa ha portato Lucart Group negli anni ad affermarsi come leader europeo in produzioni che hanno al centro la sostenibilità ambientale?
“Siamo stati guidati dalla considerazione che le risorse, anche quelle rinnovabili, sono per natura finite. Abbiamo, quindi, sentito l’esigenza di ricercare dei modelli di business, come quelli circolari, che fossero rigenerativi e ne abbiamo fatto un vero
e proprio elemento strategico di differenziazione sul mercato”.
Lo sviluppo delle raccolte differenziate, la positiva collaborazione con Revet spa, il contesto del distretto cartario lucchese sono fattori che hanno contribuito a questa vostra continua crescita prima locale e poi europea?
“La collaborazione con Revet è un elemento prezioso che ha favorito lo sviluppo di progetti ambiziosi e complessi come il progetto EcoNatural di riciclo dei cartoni per bevande tipo Tetra Pak. Senza l’esperienza e la capacità di collaborare guidati da una visione comune non sarebbe stato possibile raggiungere gli eccellenti risultati di riciclo che abbiamo raggiunto: la Toscana in questo è veramente un esempio per tutto il paese”.
Ci sono progetti e nuove sfide per il futuro che ci può anticipare?
“Nel primo trimestre 2026 avvieremo un nuovo impianto parzialmente finanziato dal PNRR che ci consentirà di aumentare la capacità di riciclo dei poliaccoppiati e di riciclare anche quei poliaccoppiati con plastiche differenti e incompatibili da quelle presenti nei cartoni per bevande che già ricicliamo nello stabilimento di Diecimo. Un’altra tappa importante per noi nel trattamento delle fibre alternative di recupero”.
La sperimentazione innovativa e provocatoria del Comune di Seregno
Seregno, città brianzola di 45.000 abitanti, ha avviato un’iniziativa davvero originale per affrontare il problema, assai diffuso, dell’uso improprio dei cestini stradali.
Icestini gettacarte, pensati per raccogliere i piccoli rifiuti da passeggio, vengono spesso trasformati in vere e proprie pattumiere domestiche da una ristretta parte della popolazione. Sacchetti della spesa stracolmi di rifiuti, spesso non differenziati, vengono lasciati regolarmente nelle postazioni più visibili, causando problemi di decoro urbano, costi di gestione elevati e mancanza di rispetto delle regole. Tutto ciò è accaduto anche in un contesto già virtuoso: Seregno (MB) ha raggiunto l’80% di raccolta differenziata grazie a un sistema di raccolta porta a porta. Un traguardo notevole che rischiava però di essere compromesso da comportamenti scorretti e sistematici in alcune zone della città.
Lo sciopero dei cestini
Così, il sindaco Alberto Rossi, insieme all’Assessorato all’ambiente, ha deciso di lanciare una sperimentazione audace: la rimozione temporanea dei cesti-
ni nelle aree più problematiche, circa una dozzina su un totale di 800 cestini presenti nel comune. Al loro posto, sono stati affissi cartelli esplicativi con un messaggio chiaro e provocatorio: “Se non mi usi correttamente, non tornerò mai più”. Una frase pensata per stimolare una riflessione immediata, più che un semplice avvertimento. L’iniziativa, che è partita all’inizio della primavera, ha catturato l’attenzione di media sia locali che nazionali: testate come Repubblica1, Il Giorno2 hanno dedicato spazio a questo esperimento, che ha suscitato discussioni anche
online e sui social. Alcuni cittadini si sono chiesti quanto fosse efficace questa misura, ma i dati raccolti dopo due mesi e mezzo parlano chiaro: nelle zone dove i cestini sono stati rimossi, i sacchetti abbandonati sono diminuiti del 90%. Prima ne venivano raccolti circa 4.500 al mese, mentre ora il numero è sceso a meno di 500. Un risultato che, come ha sottolineato il Sindaco in diverse interviste, ha superato ogni aspettativa, dimostrando che anche un’azione simbolica può avere un impatto concreto.
Non solo provocazione
L’approccio dell’amministrazione non si è limitato a una semplice provocazione. In parallelo, sono state attuate altre misure per combattere l’abbandono dei rifiuti e l’uso improprio dei cestini. Una delle azioni più significative è stata l’attivazione di una campagna di videosorveglianza ambientale, con l’installazione di fototrappole mobili nei punti critici. Questo ha permesso al cosiddetto vigile ecologico – una figura dedicata specificatamente al monitoraggio ambientale – di effettuare oltre mille controlli in un solo anno, sanzionando comportamenti illeciti e scoraggiando l’abbandono indiscriminato. Nel
frattempo, l’amministrazione ha anche avviato un piano per sostituire i cestini urbani, introducendo gradualmente modelli dotati di sistemi “anticorvo”. Questi cestini, con aperture ridotte, rendono più difficile inserire sacchetti domestici ingombranti, disincentivando così l’uso improprio. L’adozione di questi nuovi contenitori è stata sviluppata di pari passo con una maggiore frequenza di svuotamento, per garantire la pulizia delle aree pubbliche senza incentivare il conferimento scorretto.
Le critiche
L’iniziativa ha suscitato anche qualche critica, soprattutto da parte di alcuni membri della minoranza in consiglio comunale, che ritengono sarebbe stato più utile concentrarsi sull’educazione civica o aumentare il numero di cestini, piuttosto che eliminarli. Tuttavia, i dati raccolti durante i mesi di sperimentazione sembrano contraddire queste preoccupazioni: la provocazione ha avuto successo, non solo riducendo i rifiuti, ma anche avviando una riflessione collettiva sulla responsabilità individuale e sul rispetto degli spazi pubblici. La strategia adottata da Seregno si inserisce in un contesto più ampio: gestire i rifiuti urbani non signi-
fica solo migliorare i servizi, ma anche influenzare il comportamento umano. E questo spesso richiede approcci non convenzionali, capaci di superare l’indifferenza e generare consapevolezza. La “scomparsa” dei cestini è diventata quindi un gesto simbolico e funzionale, in grado di spostare l’attenzione dall’offerta (il contenitore) alla responsabilità (l’uso corretto). L’esperienza di Seregno rappresenta quindi un modello replicabile per altre città italiane che affrontano sfide simili. Dimostra come comunicazione, controllo, innovazione e determinazione possano collaborare per migliorare il decoro urbano e ridur-
re l’impatto ambientale. E suggerisce che, a volte, per ottenere un cambiamento duraturo, è necessario avere il coraggio di esplorare nuove strade, anche a costo di sorprendere inizialmente l’opinione pubblica. Ne parliamo con Alberto Rossi, Sindaco di Seregno.
Nei comuni che hanno introdotto la raccolta porta a porta, ma non solo in questi, il fenomeno dell’uso improprio dei cestini da parte di alcuni utenti che li usano come cassonetti tappandolo con sportine della spesa piene di rifiuti risulta assai diffuso. Nel vostro comune una dozzina di postazioni di cestini erano particolarmente colpite da questo fenomeno. Ci può spiegare come siete arrivati alla decisione di avviare la sperimentazione della campagna denominata “Sciopero dei cestini”?
“È molto semplice. Avevamo alcune situazioni di criticità in luoghi specifici, con un utilizzo scorretto dei cestini e conferimenti irregolari che ci obbligavano a passare con gli operatori di Gelsia Ambiente anche 3-4 volte al giorno. Da qui l’idea di una campagna di sensibilizzazione ai cittadini con cui favorire una presa di coscienza del problema. Parliamo di 12 cestini su un totale di quasi 800, quindi non abbiamo impattato sulla possibilità complessiva per i cittadini di utilizzare dei cestini.”
A seguito della rimozione di tali cestini il fenomeno dell’uso improprio dei cestini eliminati si è ripetuto in altri cestini che fino a quel momento non erano stati presi di mira?
“No. La sperimentazione di questi ultimi mesi ci porta a dire che il risultato è assolutamente positivo. Non abbiamo avuto ricadute paragonabili alle situazioni antecedenti su cestini nei dintorni.”
In due mesi e mezzo, a confronto dei 4500 sacchetti normalmente rimossi da tali postazioni prima della
Alberto Rossi, Sindaco di Seregno.
rimozione dei cestini, ne sono stati ancora rimossi circa il 10% con un abbattimento del fenomeno del 90 % circa. Avete quindi proceduto ad aprire i sacchetti di chi ancora continua a non rispettare le regole di conferimento per individuare eventuali elementi (ad esempio scontrini, ricevute ecc.) che potevano far individuare i responsabili di tali abusi ed in quanti casi siete riusciti a risalire ai responsabili e multarli?
“Il lavoro del vigile ecologico per noi è prezioso ed è precedente a questa sperimentazione. I dati del 2024 dicono che abbiamo effettuato 1615 accertamenti, aumentando di circa il 30% quelli effettuati nel 2023. E anche nel corso di quest’anno stiamo proseguendo questo lavoro, sia nelle aree interessate dalla sperimentazione, sia nel resto della città.”
Quali altre iniziative sinergiche state sviluppando per contrastare il feno
meno dell’uso improprio dei cestini e dell’abbandono dei rifiuti?
“In questi mesi abbiamo installato in via sperimentale alcuni cestini anticorvo e anti abbandoni nel quartiere Ceredo. Dopo questa fase di test che è andata bene procederemo a posizionarli in tutta la città. Coglieremo questa occasione per una razionalizzazione che ci porti a togliere alcuni cestini in zone in cui ce ne sono troppi e installandone di nuovi in quartieri della città, come il San Rocco, in cui ne abbiamo troppo pochi. C’è poi, come detto, il lavoro del vigile ecologico, e una campagna di sensibilizzazione specifica su alcune aree verdi della città. Negli anni abbiamo acquistato e iniziato a utilizzare le fototrappole attraverso cui siamo riusciti a effettuare importanti operazioni con il nucleo dedicato alle indagini della nostra Polizia Locale, che sui temi ambientali sta conseguendo risultati importanti anche per quel che riguarda gli sversamenti, specialmente
di materiale edilizio, che vengono effettuati a bordo strada. E poi abbiamo il lavoro fatto sul posizionamento di diversi distributori di sacchi del territorio e l’arrivo dei sacchi arancioni dedicati esclusivamente a pannolini e pannoloni così da andare incontro a famiglie e anziani. Naturalmente poi siamo in costante contatto con l’azienda che ha l’appalto dell’igiene urbana, una sinergia preziosa per garantire pulizia laddove se ne riscontri la necessità.”
Ritiene di poter consigliare anche ad altri Sindaci di procedere con iniziative analoghe alla vostra oppure, in base alla sua esperienza, consiglierebbe di procedere in modo anche solo parzialmente diverso?
“Ogni Comune, ogni comunità, ha le sue specificità. In generale penso che campagne di comunicazione meno ingessate e con messaggi forti possano aiutare la pubblica amministrazione nel suo lavoro.”
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White Paper: una bussola per la scelta dei modelli efficienti di raccolta differenziata
In Italia negli ultimi vent’anni la raccolta differenziata ha compiuto un salto di qualità straordinario, rendendo il sistema nazionale uno dei più avanzati in Europa. La maggior parte dei Comuni ha ormai superato ampiamente la soglia del 65% di raccolta differenziata (RD), e in tutte le regioni – come mostrano le mappe e le serie storiche elaborate da ARS ambiente – sono numerosi i Comuni di eccellenza con RD oltre il 75%.
Risultati del genere non sono certo casuali: dipendono tra le altre cose dalla scelta del modello di raccolta e tariffazione, dall’adozione di sistemi gestio-
nali coerenti e anche, sempre di più, dalla capacità di analizzare e utilizzare in modo evoluto i dati disponibili. Questo White Paper aggiorna e amplia le analisi già sviluppate da ARS ambiente nel 2021, integrando i nuovi dati disponibili per l’anno 2023 e utilizzando per la prima volta un sistema coordinato di open data nazionali, che consente comparazioni ad alta granularità. L’obiettivo è di costruire una “bussola” che permetta a decisori, tecnici e amministratori di orientarsi tra modelli, costi e prestazioni ambientali, individuando la soluzione più efficiente per il proprio territorio.
Open Data come infrastruttura per un’analisi avanzata
La novità dell’analisi 2023 è l’integrazione di tre importanti database nazionali su base comunale, utilizzati in modo combinato:
• ISPRA – Cat asto Rifiuti: contiene i dati ufficiali su quantità raccolte, percentuali di raccolta differenziata e costi del servizio. Non include, però, i dati sui ricavi, una mancanza che limita l’uso degli indicatori economici tradizionali.
• CONAI – Differ-Enti: questo database contiene informazioni dettagliate sui modelli di raccolta applicati in oltre
7.500 Comuni italiani. È la fonte nazionale più completa per analizzare la diffusione del sistema porta a porta, dei sistemi stradali e dei cassonetti ad accesso controllato.
• IFEL – Database dei Comuni in Tariffa Puntuale (TP): grazie ad una convenzione tra ARS ambiente e la Fondazione IFEL, per la prima volta è stato possibile incrociare, su scala nazionale, i dati dei Comuni che applicano sistemi di tariffazione puntuale (TARI tributo o tariffa corrispettiva, raccolti annualmente da IFEL) con i modelli di raccolta e le loro prestazioni in termini di RD.
Utilizzando un sistema di filtri multi-
parametrici, ARS ambiente ha costruito un unico database armonizzato, che permette confronti mai realizzati prima: per modello di raccolta, per fascia demografica, per livello di RD%, per presenza o meno di un sistema di tariffazione puntuale, e per indicatori economici.
Un nuovo indicatore:
i “costi operativi per punto percentuale di RD”
Uno degli elementi centrali di questo aggiornamento riguarda la necessità di superare gli indicatori tradizionalmente usati per confrontare le performance economiche della gestione rifiuti a scala Comunale.
La valutazione dei costi del servizio è infatti generalmente basata su metriche quali il costo per abitante (€/ab.) o il costo per tonnellata (€/t).
Si tratta tuttavia di parametri che tendono a riflettere più le condizioni del territorio che l’efficienza del modello di raccolta: i costi di trattamento e smaltimento, ad esempio, variano significativamente da regione a regione e non consentono, se utilizzati da soli, un confronto affidabile tra Comuni anche simili per numero di abitanti o modello di raccolta. Un limite ancora più evidente deriva dal fatto che nel Catasto rifiuti ISPRA non sono disponibili i dati sui ricavi ottenuti dai materiali avviati a riciclo.
Ciò non solo rende incompleto il quadro complessivo, ma rischia di penalizzare i Comuni che hanno investito per migliorare la qualità della raccolta, perché il solo costo di esercizio non considera il ritorno economico ottenuto dalla RD, in particolare dalla corretta separazione alla fonte dei rifiuti da imballaggio (carta, plastica, vetro e metalli).
Per ovviare a questa distorsione, ARS ambiente ha introdotto un nuovo indicatore, concettualmente semplice ma molto più robusto sul piano comparativo: i “costi operativi per
Figura 1 – Formula dell’indicatore “Costi operativi per punto percentuale di RD”.
punto percentuale di raccolta differenziata”. Si tratta di un rapporto che mette in relazione solo le componenti di spesa effettivamente legate all’organizzazione del servizio (CRT, CRD, AC, CC e CK) ed esclude i costi di trattamento/smaltimento, superando così la criticità della elevata variabilità territoriale delle tariffe di accesso agli impianti. Dividendo questo valore per la percentuale di raccolta differenziata effettivamente raggiunta si ottiene una misura diretta della capacità del Comune di trasformare la spesa operativa in risultato ambientale. In altre parole, di misurare quanto costa al Comune ottenere un singolo punto percentuale di raccolta differenziata. L’indicatore presenta un duplice vantaggio: restituisce una fotografia molto più fedele dell’efficienza reale del modello di raccolta e consente confronti equi tra territori diversi, superando le distorsioni tipiche degli indicatori basati sui costi totali. In altre parole, non misura “quanto si spende”, ma “quanto si spende per ottenere un determinato livello di RD”.
Il confronto tra Comuni: come cambiano le performance quando cambia la metrica
L’utilità concreta dell’indicatore emerge con chiarezza dalle tabelle dal confronto (tabella 1) tra tre Comuni ipotetici, simili per dimensione demografica (10.000 abitanti ciascuno) ma diversi per quantità di rifiuti prodotta, e soprattutto per percentuale di RD raggiunta. A prima vista, i tre bilanci annuali risultano abbastanza simili: l’indicatore €/abitante, quindi,
Totale rifiuti urbani kg/abitante
410 410 % raccolta differenziata 65%75%75%
Costi di raccolta (indifferenziato, CRT) 87.000,00€82.000,00€92.500,00€
Costi di raccolta (riciclabili, CRD)397.000,00€380.000,00€463.500,00€
Altri costi generali (CC+CK+AC)392.000,00€283.000,00€320.000,00€
Costi totali 1.395.000,00€ 1.321.300,00€ 1.452.300,00€ Ricavi totali -94.000,00€-112.000,00€-112.000,00€
Totale PEF indicativo1.301.000,00€ 1.209.300,00€1.340.300,00€
Totale € / abitante 130,10€120,93€134,03€
Totale € / tonnellata 260,20€294,95€326,90€
Costi operativi € / abitante 87,60€74,50€87,60€
Costi operativi € / abitante / % raccolta differenziata 1,35€0,99€1,17€
Tabella 1 – Confronto di indicatori di costo (3 Comuni ipotetici, dati realistici)
non avrebbe consentito di distinguere in modo significativo un Comune dall’altro per qualità ed efficienza del servizio. Utilizzando il costo per tonnellata, invece, si produce una lettura addirittura fuorviante: nel Comune con maggiore raccolta differenziata il
servizio rifiuti sembra essere “più costoso”, perché intercetta più frazioni riciclabili e quindi riduce la quantità di indifferenziato, modificando il denominatore dell’indicatore. È il tipico caso in cui una metrica consolidata porta a conclusioni sbagliate: non
2 – Distribuzione gaussiana dei valori del Costo operativo per punto percentuale di RD. Confronto tra Comuni con sistema di raccolta Porta a Porta (935 Comuni con RD superiore al 75%, per i quali sono disponibili in dettaglio i dati di costo) e 88 Comuni con cassonetti ad accesso controllato (AC)
spiega l’efficienza, ma solo il mix di rifiuti raccolti. L’applicazione dell’indicatore “costi operativi per punto percentuale di RD” ribalta il quadro: anche a parità di costo operativo complessivo, i tre Comuni mostrano differenze significative nel rapporto tra ciò che spendono e il livello di servizio che raggiungono. Il Comune B, ad esempio, riesce a ottenere il 75% di RD spendendo meno di 1 euro per ogni punto percentuale; il Comune C sostiene costi operativi simili, ma con un’efficienza inferiore; il Comune A è chiaramente quello più distante dai livelli ottimali. Questo esempio evidenzia come l’indicatore non descriva semplicemente il costo del servizio, ma la sua efficacia nel generare risultati. Ed è proprio questo il tipo di metrica di cui gli amministratori pubblici hanno bisogno quando devono scegliere tra modelli di raccolta alternativi.
Porta a porta e Cassonetti ad accesso controllato: un confronto nazionale
L’utilizzo combinato dei database ISPRA, CONAI–Differ-Enti e IFEL permette oggi, per la prima volta, un confronto sistematico tra i due principali modelli di raccolta che in Italia consentono di raggiungere elevati livelli di RD: il Porta a Porta (PaP), sistema preponderante nel nostro paese (lo utilizza il 66,4% dei Comuni, quindi più di 5.000) e i cosiddetti Cassonetti ad accesso controllato (AC), modello più recente, adottato da 161 Comuni secondo la mappatura al 2023 (fonte Differ-Enti aggiornata manualmente). Le analisi mostrano chiaramente che il sistema PaP, nel quadro attuale, risulta mediamente più efficiente.
L’indicatore dei costi operativi per punto percentuale di RD si attesta infatti su valori medi inferiori rispetto agli AC, con un divario che oscilla tra il 25 e il 30%. La ragione, tuttavia, non è solo quantitativa: è soprattutto
Figura
qualitativa. Il PaP è un modello che ha raggiunto un’elevata maturità operativa. La grande numerosità dei casi disponibili consente di osservare un comportamento statistico molto stabile: la dispersione dei valori è ridotta, le curve di densità sono strette e il modello risulta ottimizzato nella maggior parte dei contesti, sia urbani che rurali. Al contrario, i cassonetti ad accesso controllato mostrano una variabilità molto ampia nelle performance. Le curve di distribuzione evidenziano infatti differenze profonde tra territori: alcuni Comuni ottengono risultati eccellenti, altri presentano costi più elevati e livelli di performance meno lineari.
Le cause di questa dispersione sono riconducibili alla relativa “giovinezza” del modello, ma anche a una serie di criticità operative: il deposito incontrollato di rifiuti intorno ai cassonetti, ad esempio, rappresenta un problema ricorrente del sistema AC, che in molti Comuni ha costretto a rafforzare i servizi di controllo introducendo sistemi di videosorveglianza, squadre di ispettori ambientali, etc. Questi servizi aggiuntivi, sebbene necessari, incidono sui costi e spiegano perché il modello AC attualmente presenti una maggiore eterogeneità. Il quadro che emerge non è dunque caratterizzato da una contrapposizione netta tra i modelli di raccolta in termini di efficienza, ma una foto-
grafia realistica: il Porta a Porta oggi appare un sistema più maturo, con costi più prevedibili e performance più stabili; l’Accesso Controllato è un modello in evoluzione, che potrà probabilmente migliorare con l’aumento della sua diffusione e con il perfezionamento delle tecnologie di controllo, fatta salva ovviamente l’attenzione al mantenimento di elevati livelli di qualità delle raccolte e alla limitazione di costi “nascosti” come quelli derivanti da abbandoni di rifiuti, etc.
L’impatto della tariffazione puntuale (PAYT)
Un elemento chiave analizzato grazie al database IFEL riguarda la presenza della tariffazione, nelle forme della TARI tributo puntuale o della tariffa corrispettiva. I dati mostrano con coerenza che i Comuni che applicano i sistemi basati sull’approccio PAYT ottengono livelli medi di raccolta differenziata più elevati, indipendentemente dal modello di raccolta utilizzato (e anche dell’approccio tariffario). Nei sistemi PaP, in particolare, si osservano incrementi molto significativi, con valori medi che superano l’83%, dato confermato anche nei sistemi AC.
Sappiamo che la tariffazione puntuale agisce come una sorta di catalizzatore, uno stimolatore dei comportamenti: aumenta la responsabilità
e la consapevolezza degli utenti, li incoraggia a ridurre il rifiuto residuo e, soprattutto, rafforza il loro livello di partecipazione alla raccolta differenziata. Le analisi economiche mostrano inoltre che il PAYT tende a migliorare l’efficienza complessiva del servizio, perché introduce un meccanismo di responsabilizzazione che riduce appunto gli sprechi e ottimizza i comportamenti.
È tuttavia interessante notare come (v. tabella 2) nel caso di raccolta con sistema PaP l’utilizzo dell’indicatore
Costi Operativi per % RD non riveli una sensibile differenza di costo tra Comuni che applicano la tariffazione puntuale e quelli in regime presuntivo di prelievo. Al contrario, si osserva un apparente incremento dei costi nei Comuni che applicano i sistemi ad accesso controllato, seppure la numerosità molto diversa del campione non consenta di trarre, per ora, delle conclusioni statisticamente significative.
Big Data, KAYT e Nudging: la nuova frontiera dei modelli di raccolta
Attualmente una parte consistente della popolazione italiana conferisce i propri rifiuti attraverso sistemi con identificazione (RFID, tag, sacchi numerati, tessere elettroniche). Tuttavia, solo una piccola parte di questi dati viene effettivamente utilizzata
Figura 2 – Esempio di nudging con big data. Progetto Life RethinkWaste: foto dell’interno dei cassonetti inviate via WhatsApp agli utenti che hanno conferito in quel cassonetto, per sensibilizzarli sul tema della qualità (in questo caso l’uso di sacchetti compostabili). Comune di Sant Just Desvern, Catalogna
per implementare sistemi di tariffazione puntuale; una quantità molto maggiore rimane inutilizzata, pur rappresentando un patrimonio informativo enorme.
L’idea alla base dell’approccio KAYT (Know As You Throw, traducibile come “informazione puntuale”), testato tra le altre cose nell’ambito del progetto LIFE REthinkWASTE, è quella di trasformare questi dati “latenti” in uno strumento di comunicazione puntuale, per contribuire ad indirizzare i comportamenti degli utenti.
A differenza dei sistemi basati sull’approccio PAYT, nei quali tipicamente l’utente è informato sul proprio comportamento una/due volte all’anno tramite il documento di riscossione, il KAYT permette di fornire feedback frequenti e personalizzati, comparazioni con utenti simili, avvisi sulla qualità dei conferimenti e messaggi motivazionali. È un approccio basato sulla c.d. “spinta gentile” (nudge, in inglese), che invita l’utente a migliorare il proprio comportamento quotidiano senza utilizzare né coercizione né premi.
Gli esempi reali sono particolarmente significativi. A Bergamo, per esempio, l’introduzione di un sistema basato sull’approccio KAYT attraverso distributori di sacchi personalizzati ha generato un aumento immediato di cinque punti percentuali nella raccol-
ta differenziata e un notevole miglioramento della qualità dell’umido. In Catalogna e in altri Comuni europei, l’uso di notifiche su cassonetti ad accesso controllato ha mostrato la possibilità di incrementare la qualità delle frazioni raccolte (vedi figura 5).
A Latina, invece, una campagna di nudging basata su sticker ed emoticon apposti sui contenitori condominiali ha prodotto un miglioramento netto della raccolta, con un forte aumento degli indicatori “positivi” e una riduzione di quelli negativi. Questi strumenti dimostrano che la qualità del servizio non dipende solo dalla tecnologia o dal modello organizzativo di raccolta, ma anche, in modo significativo, dal coinvolgimento attivo dei cittadini.
L’evoluzione futura della raccolta differenziata passerà sempre più attraverso l’integrazione tra dati, comunicazione personalizzata e partecipazione.
Conclusioni
Il nuovo set di strumenti analitici e comunicativi presentato in questo White Paper permette di leggere la raccolta differenziata italiana con un livello di dettaglio inedito. Il ricorso sistematico agli open data , la costruzione di un database integrato e l’introduzione di un indicatore più equo ed efficace consentono oggi di orientare le decisioni in modo più
consapevole. I risultati sono chiari: il sistema di raccolta Porta a Porta rimane quello più maturo ed efficiente; i cassonetti ad accesso controllato presentano sicuramente un potenziale significativo, ma necessitano ancora di perfezionamenti; la tariffazione puntuale si conferma ovunque un potente fattore abilitante; il futuro, infine, passerà sempre più dall’uso intelligente dei dati e da strategie di nudging capaci di rendere i cittadini protagonisti del cambiamento.
Bibliografia e fonti dati
GSA, Ottobre-Dicembre 2023. Qual è il modello di raccolta differenziata più diffuso in Italia? Analisi di 5.000 Comuni e 40 milioni di utenti
Banca dati CONAI https://www.differenti-conai.com/ ISPRA, Catasto Nazionale Rifiuti, https://www.catasto-rifiuti.isprambiente.it/index.php
ISTAT, Basi dati https://dati.istat.it IFEL, IV Rapporto sulla tariffazione puntuale in Italia, https://www.fondazioneifel.it/documenti-e-pubblicazioni/item/11987-la-tariffazione-puntuale-in-italia-iv-rapporto-ifel
Progetto europeo LIFE REthinkWASTE, https://rethinkwaste.eu/it/ Sperimentazione dell’approccio nudge “Un Sorriso per l’Ambiente”, Latina, https://www.dna-ambiente. it/la-teoria-del-nudge-applicata-allaraccolta-differenziata/
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Riciclo della plastica in crisi, ma i consumi di imballaggi aumentano
Lo stop degli impianti privati di riciclo della plastica blocca la filiera, con le prime conseguenze in Sicilia e Sardegna con i comuni che non possono più raccogliere la plastica.
Assorimap, l’associazione che rappresenta le aziende responsabili del riciclo della plastica in Italia, le quali gestiscono circa il 90% dei rifiuti plastici raccolti, ha recentemente annunciato la sospensione o chiusura delle attività in molti impianti di propri associati, chiedendo al governo di intervenire urgentemente per scongiurare una crisi strutturale aggravata dall’assenza di risposte concrete da parte del governo alle proprie proposte.
Il crollo degli utili porta alla serrata
Secondo i dati diffusi da Assorimap, confermato anche da Plastics Recyclers Europe, il settore ha registrato un crollo degli utili dell’87% dal 2021 e circa 40 impianti hanno già chiuso tra il 2023 e il 2024. A settembre l’associazione aveva scritto al Ministro dell’Ambiente allertando le istituzioni in merito al rischio di paralisi totale degli impianti entro poche settimane. Una previsione che si sta tristemente avverando in alcune aree del paese. In Sicilia e Sardegna, ad
esempio, vari Comuni hanno dovuto sospendere la raccolta della plastica poichè gli impianti di destinazione non accettano ulteriori conferimenti. L’Anci Sicilia ha espresso preoccupazione per i rischi igienico-sanitari e ambientali, sottolineando anche il pericolo legato a incendi spontanei nei depositi sovraccarichi.
Energia e import di materia prima: le cause della crisi Le cause strutturali di tale crisi sono l’aumento dei costi dell’energia (la lavorazione ed estrusione risultano molto energivori) e soprattutto la concorrenza estera che sta favorendo l’acquisto di plastiche vergine e/o riciclata proveniente da paesi extra-
europei dove il processo produttivo costa molto meno. Questo ha determinato un netto calo della domanda per i materiali plastici riciclati italiani, causando la saturazione degli stoccaggi degli impianti nazionali e il conseguente blocco della raccolta.
Per evitare il collasso del sistema,
Assorimap ha chiesto interventi immediati: controlli più rigorosi sulle importazioni, incentivi per chi utilizza plastica riciclata, e l’anticipo dell’obbligo europeo di contenuto minimo di materiale riciclato negli imballaggi, ora previsto solo per il 2030. Ma, nonostante due incontri con i ministeri dell’Ambiente e del Made in Italy, nessuna misura concreta è ancora stata adottata.
Plastic Tax, un costante rinvio
L’unica strategia finora attuata in Italia è stato il continuo rinvio della “Plastic tax” favorendo quindi solo la plastica vergine, quella prodotta dai combustibili fossili, ed ora soprattutto quella importata dai paesi in cui il costo dell’energia è più contenuto. È un’anomalia tutta italiana, un paradosso che ci vede primeggiare in Europa per consumo di plastica vergine (+0,3% nel 2024), che risulta incredibilmente conveniente e poco tassata.
La Direttiva 851/2018 mirava proprio ad evitare distorsioni del mercato europeo imponendo anche all’Italia l’obbligo di rimborsare ai Comuni (e quindi ai cittadini) non il 20% (dato individuato nell’Indagine IC49 dell’Antitrust) ma almeno l’80% dei costi della raccolta differenziata degli imballaggi in plastica. Tale Direttiva non è stata però ancora rispettata nonostante i 5 anni di tempo concessi per allinearsi alla direttiva (fino al gennaio 2023) ed ora l’Italia è stata sottoposta a procedura di infrazione per la sua mancata attuazione.
Le scelte politiche che hanno rimandato l’introduzione della “Plastic tax” hanno anche tollerato che il contributo ambientale Conai rimanesse il più contenuto in Unione Europea come dimostrato dalla tabella nella pagina successiva, estratta da un recente studio del Wupperthal Institut1 pubblicato dal Conai, forse anche per dimostrare ai propri associati come sia riuscito ad ottenere, rispetto al resto d’Europa, un trattamento di favore dai vari governi che si sono alternati in Italia.
Uno squilibrio di mercato
Questo squilibrio di mercato non colpisce solo l’ambiente ma ricade pesantemente sulle tasse della collettività. Ogni anno, l’Italia versa circa 880 milioni di euro di sovrattassa europea per non aver raggiunto gli obiettivi di riciclo. Una cifra che fa girare la testa, e che non viene pagata da chi immette plastica vergine sul mercato, ma solo dai cittadini italiani. In altri Paesi europei che, parimenti, non raggiungono gli obiettivi minimi di riciclaggio tale sovratassa viene applicata direttamente ai responsabili di tale situazione, cioè agli importatori ed ai produttori di plastica secondo il principio chi inquina paga. In Italia, invece, il costo ambientale ed economico viene ribaltato sulle spalle dei cittadini, anche a chi cerca di non consumare imballaggi usa e getta.
Tabella 1 -Confronto Tariffe in €/cent applicate in Europa nel 2023 dai sistemi di EPR a produttori di imballaggi
Plastic Tax alla spagnola
Gli altri paesi europei con economie in crescita (la Spagna, ad esempio, con un aumento del PIL del 3,2% invece dello 0,7% italiano) si sono mossi in direzione opposta. Con la Ley 7/2022 ha introdotto una Plastic tax di 0,45 € al chilo di plastica non riciclata negli imballaggi monouso, a partire dal primo gennaio 2023. Questa mossa ha immediatamente cambiato le carte in tavola, rendendo la plastica riciclata più competitiva e orientando il mercato verso soluzioni più sostenibili.
Il Governo spagnolo ha inoltre stabilito di introdurre entro la fine del 2025 l’obbligo del deposito cauzionale per i contenitori monouso per bevande realizzate in plastica, metallo o cartone. Saranno così 19 i paesi europei con questo obbligo virtuoso (la Polonia ha introdotto il deposito cauzione lo scorso 1° ottobre 2025).
In Italia, invece, l’assenza di misure simili sta aggravando la crisi degli impianti di riciclo. Molte aziende di riciclaggio sono costrette a fermare gli impianti o chiuderli definitivamente,
schiacciate dai costi sempre più elevati dell’energia elettrica, da margini sempre più risicati e da un mercato che premia la plastica vergine, più economica perché ignora i suoi impatti ambientali. Il riciclato? Penalizzato, con costi più alti e un contesto che non riconosce il suo valore.
Una “Plastic tax” nazionale potrebbe riequilibrare la situazione, incentivando l’uso di materiale riciclato e recuperando almeno una parte delle risorse che oggi l’Italia paga come sovratassa.
Plastic tax: orientare il mercato secondo criteri di sostenibilità
Applicare la Plastic tax significherebbe finalmente orientare il mercato in linea con gli obiettivi ambientali, permettendo al riciclato di recuperare quella marginalità economica compressa dai costi stracciati della materia vergine. Sarebbe anche un modo per alleggerire i cittadini dalla pressione fiscale dovuta al mancato riciclo, redistribuendo questo onere su chi immette prodotti non riciclati
sul mercato. È un approccio che altrove è già realtà per sostenere concretamente la filiera del riciclo.
Eppure, l’Italia continua a procrastinare l’entrata in vigore della tassa (ora fino al 31 dicembre 2026).
La situazione attuale è chiara: senza un intervento deciso, l’Italia rischia il blocco della raccolta differenziata della plastica (con il rischio dell’aumento degli incendi nei depositi ormai saturi), di perdere un settore industriale cruciale e di continuare a ribaltare sulla collettività sovratasse europee generate dall’assenza di politiche efficaci. L’introduzione del deposito cauzionale e della Plastica tax sono quindi ormai indispensabili. Servono a responsabilizzare maggiormente imprese e consumatori ed a far emergere il vero costo della plastica vergine riconoscendo al contempo il valore reale del riciclo.
Rimandarla ancora significa continuare a proteggere un modello che non regge più, né sul piano economico né su quello ambientale, e che quasi tutti gli altri Paesi europei hanno già superato con scelte più lungimiranti.
Le Verifiche di conformità delle forniture di beni nelle aziende di igiene urbana
La norma UNI 11843 dalla didattica
alla fase applicativa
diTizianoSuppa*
Dal DPR 902/86 ai giorni nostri
Nell’ambito delle Pubbliche amministrazioni ma più in generale, tutte le aziende pubbliche o con capitale pubblico, a controllo analogo, tutti i lavori e le forniture sono soggetti ad attività di verifica della conformità secondo le norme stabilite dai capitolati o dal contratto, oltre che dal Codice dei contratti. Per le prestazioni di servizi, generalmente il collaudo è sostituito dall’accertamento, anche periodico, del corretto adempimento delle prestazioni contrattuali.
Il collaudo è eseguito dai competenti servizi dell’azienda. Quando le verifiche richiedano particolari competenze tecniche non disponibili all’interno dell’amministrazione, questa può eccezionalmente avvalersi dell’opera di esperti all’uopo incaricati dalla «commissione amministratrice». (oggi CdA delle aziende Speciali o S.p.A. di scopo). Il collaudo non può essere effettuato dalle persone che abbiano diretto o sorvegliato i lavori o che abbiano partecipato alle trattative contrattuali. È comunque ammesso nei casi previsti dalla legge 10 dicembre 1981, n. 741,
e successive modificazioni, la sostituzione del collaudo con il certificato di “regolare esecuzione dei lavori”.
Art. 116 del D.lgs. 31.03.2023 n. 36 –Codice dei Contratti
L’art. 116 del Codice degli appalti, schematizzato per punti, prevede una serie di adempimenti a carico della Stazione
Appaltante che ha pianificato, progettato ed eseguito un acquisto di beni:
• I beni acquisiti sono soggetti a verifica di conformità atte a “certificare” il rispetto delle caratteristiche tecniche, economiche e qualitative previste da-
gli atti tecnici di acquisizione;
• La verifica di conformità deve essere completata di norma entro 6 mesi elevabili a 12 in casi di particolari complessità motivate;
• Il certificato di collaudo (o Verbale di verifica di conformità) ha carattere provvisorio e assume carattere definitivo dopo 2 anni dalla sua emissione. Decorso tale termine, il collaudo si intende tacitamente approvato ancorché l’atto formale di approvazione non sia stato emesso entro due mesi dalla scadenza del medesimo termine (24 + 2 mesi).
• Il fornitore risponde in prima persona per la difformità e i vizi dell’opera o della fornitura, ancorché riconoscibili, purché denunciati dalla stazione appaltante e ne deve porre rimedio prima dell’esecuzione della verifica di conformità definitiva.
• Le modalità tecniche e i tempi della verifica di conformità sono stabiliti dalla stazione appaltante nel capitolato. La cadenza delle verifiche può non coincidere con il pagamento periodico delle prestazioni in modo tale da non ostacolare il regolare pagamento in favore degli operatori economici.
Verifiche di Conformità
La Fase applicativa
Analisi del progetto
La verifica e lo studio preliminare della documentazione inerente al progetto di fornitura, prevede l’analisi preventiva da parte del soggetto incaricato delle attività di verifica, sia esso persona singola o soggetto plurale come una Commissione tecnica interdisciplinare, della documentazione inerente alla fornitura concernente in maniera prioritaria:
• Il capitolato tecnico di gara
• Il bando di gara ovvero la lettera di invito nei casi di procedure ristrette;
• La relazione finale del RUP in fase di aggiudicazione,
• I verbali della commissione di giudicazione;
• L’offerta tecnica presentata in sede di gara;
• Eventuali disegni e/o schemi funzionali del prodotto (macchinario, schemi oleodinamici, impianti elettrici, pneumatici, ecc.);
• Documentazione a corredo richiesta (manualistica, certificazioni, ecc.)
• Manuale di Uso;
• Eventuale dichiarazione di conformità CE.
Tale attività preliminare analitica, da condurre preventivamente all’analisi “in fisico” del bene (sia esso ad esempio un veicolo o un contenitore), dovrà essere funzionale alla individuazione preliminare di eventuali non conformità da elevare al fornitore al fine di consentire un adeguamento della fornitura da parte di quest’ultimo preventivamente tale per cui il bene possa entrare nella disponibilità e nel pieno esercizio della Stazione Appaltante prima possibile, in caso di superamento della prima verifica di conformità.
Presa in carico e verifiche preliminari (Magazzino e Logistica interna)
In fase di consegna del bene, sia esso ad esempio un veicolo o un contenitore, è indispensabile strutturare la fase di presa in carico del medesimo da parte dei dipartimenti aziendali competenti.
Da notare e rimarcare che la presa in carico del bene, in sé, non ne costituisce automaticamente elemento di verifica di conformità e per tale ragione è sempre necessario apporre sulla controfirma al documento di trasporto in entrata la dicitura “con riserva di verifica di conformità da parte degli enti designati”.
La fase di presa in carico del bene dovrà prevedere almeno le seguenti fasi:
• Compilazione Check list di verifica in ingresso comprendente la verifica “in fisico” degli elementi rilevabili visivamente con indicazione ed anno-
tazione di eventuali danneggiamenti visibili ed accertabili in loco;
• Richiesta della scheda di Quality Control da parte del fornitore per la quale il sistema di qualità ISO 9000 di cui è in possesso, ha rilasciato a seguito di verifica del controllo di qualità in uscita del bene fornito;
• Riscontri ed annotazioni sul D.d.t. e/o su apposita check list, da firmare in contraddittorio con il fornitore, delle verifiche preliminari condotte (la firma del dipendente accettatore dovrà altresì essere integrata con il n. di matricola aziendale dello stesso e relativa qualifica);
• Documentazione per la circolazione nel caso si tratti di un veicolo;
• Accessori a corredo della fornitura riscontrabili.
La documentazione prodotta in tale fase dovrà altresì essere poi trasmessa al Responsabile del Progetto ed al Direttore Esecuzione Contratto, al Responsabile di Funzione aziendale, ed all’organo incaricato delle verifiche di conformità.
Verifica di conformità statica e dinamica
Verifica Statica
A seguito delle attività di accettazione e presa in carico del bene, l’organo incaricato della verifica di conformità esegue la verifica statica su uno dei beni prototipo sorteggiati (ovvero il primo consegnato qualora riportato nei documenti di gara come cronologia di consegna) seguendo l’articolazione delle attività sotto riportata:
• Riscontro oggettivo dei requisiti del veicolo presentato con le richieste della Stazione Appaltante così come emendate da eventuali ulteriori documentazioni intervenute (RUP, Commissione, Azienda, ecc.);
• Analisi della rispondenza effettuata in contraddittorio con il fornitore (preventivamente formalmente invitato alla verifica);
• Processo verbale sottoscritto dalle parti che evidenzi i riscontri emersi nel corso della verifica con eventuali «osservazioni/riserve» poste dal fornitore.
Di norma tale attività viene condotta entro 7 gg. dalla consegna del macchinario.
Verifica Operativa (dinamica)
Nel caso si tratti di un bene per il quale sia previsto un servizio nel ciclo operativo aziendale, a seguito della fase di Verifica Statica, viene condotta una fase di verifica operativa nella quale il bene viene posto in servizio per un periodo predeterminato da capitolato (la norma prescrive delle tempistiche pari a 30 – 45 gg. quale valore orientativo e non perentorio). Tale attività viene in genere condotta seguendo l’articolazione delle fasi sottoindicate:
• Predisposizione delle Schede di Servizio da fornire ai servizi operativi per fornire i report necessari al personale addetto alle verifiche di conformità;
• Il bene viene posto in ser vizio in relazione al profilo di missione previsto da capitolato di gara;
• Il verificatore/collaudatore recepisce i report di servizio compilati dal personale operativo;
• Verifiche finali dei riscontri emersi in servizio (sintesi processo);
• Processo verbale sottoscritto dalle parti contenente eventuali integrazioni e modifiche da apportare al bene (emerse nelle fasi di collaudo).
In tale fase il bene prototipo, assoggettato alla sequenza delle verifiche sopra riportate, diviene bene protoserie (art. 5.2 della norma UNI 11843) e, nel caso di superamento delle fasi di verifica previste, sarà considerato il “primusinter-pares” della fornitura. Il Verbale di Verifica di conformità provvisorio, previsto dall’art. 8.8 della norma UNI 11843, rappresenta il punto di arrivo di tutte le operazioni convergenti di verifica della conformità di un bene. Esso, in ragione all’esito, in genere può risultare:
• Positivo -> autorizzazione a procedere con la sottoscrizione contrattuale (in fase di prototipo)
• Positivo con riserva –> attesa verifica successiva all’esito della sistemazione delle NC segnalate
• Negativo –> la fornitura può/deve essere rispedita al mittente per NON conformità.
L’eventuale esito positivo delle verifiche consentirà la stesura del verbale di verifica di conformità Provvisoria (art. 5.2 norma UNI 11843) della fornitura con tutti gli effetti conseguenti eventualmente previsti nei documenti di gara (stipula contratto, avvio esecuzione, avvio consegne, certificati regolare esecuzione, ecc.).
Le NON conformità –Gestione e comunicazione
Le eventuali non conformità riscontrate possono essere esplicitate in contraddittorio, evidenziando i singoli aspetti difformi al fornitore o a un suo delegato in presenza della committenza. Nel caso in cui tali non conformità risultino sanabili immediatamente e/o nei tempi concordati, la prova/verifica può essere ripetuta a valle del relativo intervento correttivo entro un determinato tempo certo, da esplicitare preventivamente da parte della committenza in fase di acquisizione del bene.
In tal caso sarà necessario:
• Individuare la portata delle non conformità;
• Provvedere alla segnalazione immediata al RUP/DEC;
• Comprendere le possibili modalità, le tempistiche e la effettiva risoluzione della NC in ambito operativo. Nel caso di non conformità non sanabili, ne va data immediata comunicazione al RUP, tramite apposita verbalizzazione formale, per gli adempimenti contrattuali del caso che, in taluni casi, possono sfociare nella risoluzione del contratto e tutti gli adempimenti necessari.
Verifiche in corso d’opera –Produzione del bene
Qualora previsto nei documenti di acquisto, ed in talune forniture in cui è importante analizzare delle peculiarità non diversamente poi analizzabili a fornitura ultimata, è possibile ed auspicabile inserire un Collaudo in corso d’opera. Tale Opportunità, infatti, restituisce all’acquirente la possibilità di analizzare caratteristiche relative a:
• Materiali impiegati;
• Processi produttivi;
• Controlli di qualità;
• Trattamenti dei materiali.
Che diversamente non sarebbe possibile investigare a fornitura consegnata.
Verifica di Conformità
Definitiva (art. 8.2 della norma UNI 11843)
Al fine di scongiurare default prestazionali ed affidabilistici nel periodo di osservazione dei primi 12 mesi, è buona norma inserire nei capitolati di acquisto la verifica di conformità definitiva.
Tale atto, sempre ad opera del personale incaricato delle verifiche di conformità, prenderà in esame tutto quanto emerso e segnalato dai reparti operativi e, laddove presenti, di manutenzione, relativamente a:
• Guasti tipici e ripetitivi,
• Fragilità strutturali e vizi occulti,
• Errori di montaggio e costruzione del veicolo.
Tale Verbale, avente i medesimi contenuti dei verbali già trattati, sarà teso ad evidenziare e sottoporre al fornitore la risoluzione delle problematiche emerse.
L’esecuzione del collaudo definitivo è di norma abbinata allo svincolo delle cauzioni detenute dall’acquirente a garanzia del buon esito della fornitura.
Test laboratoriali e rapporti di prova
Nei casi per i quali le documentazioni di acquisto lo richiedano (esempio
per quegli articoli per cui si ritiene cogente effettuare dei Test laboratoriali certificati) risulta altresì necessario acquisire i rispettivi rapporti di prova, previsti per tutte le tipologie di verifiche abbinate a norme o sezioni di norme UNI CEI EN ISO Specifiche. Ogni rapporto di prova dei Test farà anche esso parte integrante e citato nel verbale di collaudo provvisorio del bene con eventuali commenti e/o indicazioni prescrittive laddove si evidenziassero casi per i quali è necessario, da parte dell’acquirente, eventuali indagini supplettive.
Profilo professionale tipicoCollaudatori e Verificatori
Oltre a quanto previsto all’art. 116 D. Lgs. 36/23, la figura del verificatore/ collaudatore deve possedere i seguenti requisiti:
• Comprovata competenza tecnica specifica nel settore;
• Capacità di analisi e di sintesi relativamente alle caratteristiche di un veicolo;
• «Terzietà» rispetto alle attività di acquisto e progettazione del bene;
• Non a vente cointeressenze e/o coincidenze di qualsiasi tipo con gli OE fornitori;
• Posto nelle corrette condizioni di operare (fornendo supporti tecnici, logistici ed operativi per le funzioni da svolgere).
• Disporre del tempo necessario e dei relativi supporti per l’esecuzione delle verifiche richieste.
Conclusioni e riflessioni
Le attività di verifica di conformità rappresentano il primo passaggio importante dell’entrata nel ciclo operativo di un bene all’interno del tessuto connettivo delle attività aziendali. Tale attività necessita di approccio pragmatico, schematico ed organizzato circa la corretta cronologia delle attività prevista dalle normative vigenti. Riveste carattere di importanza la as-
soluta formalità delle comunicazioni intercorrenti con i fornitori e la autorevolezza nel pretendere la conformità del bene fornito rispetto alle specifiche richieste in sede di gara. È di fondamentale importanza il rispetto reciproco dei ruoli tra Committente, Collaudatori ed Operatore Economico Fornitore e lo svolgimento delle attività di verifica da ricondurre nell’ambito di quelle che sono le specifiche contrattuali esposte in sede di gara, così come eventualmente migliorate dal fornitore in fase di offerta tecnica con particolare riferimento a quelle offerte migliorative che prevedano l’attribuzione di una valutazione tecnica che ha determinato l’aggiudicazione della fornitura. Eventuali comportamenti e/o atteggiamenti non conformi da parte degli Operatori Economici aggiudicatari è il caso vengano prontamente e formalmente segnalati alla stazione appaltante per gli adempimenti conseguenti. Una buona verifica di conformità, unita ad un convergente e sinergico “follow up” in fase di avvio in esercizio del bene, come previsto dalla curva “a vasca da bagno” sui tassi di
guasto, garantisce delle migliori performance affidabilistiche dei prodotti in esercizio con una più puntuale e proficua garanzia dei risultati dei progetti e delle forniture.
Risulta infine di fondamentale importanza l’aspetto di terzietà degli organi deputati alle verifiche di conformità, cosi come mettere nelle condizioni l’organo incaricato delle attività di verifica di operare nel rispetto della garanzia dei tempi assegnati per le verifiche, garantendo loro la disponibilità di eventuali strumentazioni e supporti necessari per tali attività astenendosi, da parte datoriale, dall’intimare accelerazioni o approssimazioni nelle attività di verifiche eventualmente dettate da urgenze operative le quali potrebbero irrimediabilmente condizionarne la qualità.
*GTS Mezzi e Attrezzature UTILITALIA – Coordinatore GL 8 UNI – Ambiente – Membro Ord. Ing. Roma – Commissione Motori – Vicepresidente AMA S.p.A. – Ingegneria dei Contenitori - Responsabile
LINEA PATTUMIERE
Operatori dell’igiene urbana nel mirino: sicurezza a rischio
crescono su tutto il territorio nazionale gli episodi di aggressioni fisiche e verbali agli addetti ai servizi di igiene urbana: livelli di sicurezza insufficienti e criticità legate al “lavoro solitario”.
Negli ultimi anni gli addetti ai servizi di igiene urbana, operatori ecologici, addetti ai centri di raccolta, squadre di manutenzione sul territorio, sono diventati, loro malgrado, il bersaglio di un crescendo di aggressioni verbali e fisiche. Insulti, minacce, spintoni, fino a veri e propri pestaggi: episodi che non sono più l’eccezione, ma una deriva preoccupante del rapporto tra cittadinanza e chi svolge un servizio pubblico essenziale. Dietro ogni sacco raccolto, dietro ogni centro di raccolta che funziona, c’è una persona in carne e ossa che lavora spesso all’aperto, a contatto diretto con l’utenza, senza barriere fisiche, in contesti talvolta conflittuali: conferimenti errati, code, incomprensioni sulle regole. È in questi varchi che si insinua la violenza.
“Incaricato di pubblico servizio”
Questi operatori non sono lavoratori “qualsiasi”: la figura dell’operatore dell’igiene urbana ben si presta a essere ricondotta alla qualifica di in-
caricato di pubblico servizio, atteso che la natura pubblicistica dell’attività svolta prescinde sia dalla forma giuridica dell’ente datore di lavoro, sia dalla natura pubblica o privata del rapporto di impiego: ciò che rileva, ai fini penali, è il contenuto sostanziale dell’attività resa in concreto, laddove essa sia funzionalmente inserita nell’erogazione di un servizio di interesse generale a favore della collettività.
Come chiarito dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione (sent. n. 7959/1992), l’attività dell’incaricato di pubblico servizio ha carattere accessorio e complementare rispetto alle pubbliche funzioni ed è connotata dallo svolgimento di compiti di rango intermedio, situati tra l’esercizio di pubblici poteri e le mere mansioni esecutive o materiali.
In tale prospettiva, le mansioni di custodia, controllo degli accessi e vigilanza sull’osservanza delle regole all’interno di un centro di raccolta rifiuti – quali quelle svolte dagli operatori dei servizi di igiene urbana – integra-
no in pieno attività funzionalmente connesse alla gestione del servizio pubblico locale, sì da giustificare il riconoscimento della qualifica di incaricato di pubblico servizio e la conseguente applicazione della più intensa tutela penalistica prevista per le aggressioni commesse nei loro confronti. In altre parole, alzare le mani o la voce contro chi gestisce un centro di raccolta, chi svuota i cassonetti o presidia l’accesso a un impianto significa attaccare un pezzo della macchina pubblica che garantisce decoro, salute e sicurezza ambientale.
Il lavoro solitario
Un nodo cruciale, spesso sottovalutato, è quello del “lavoro solitario”. Molti addetti operano:
• soli in un centro di raccolta in orari di bassa affluenza;
• soli su mezzi di raccolta in aree periferiche o isolate;
• soli nel front office con utenza talvolta esasperata o aggressiva.
Dal punto di vista della sicurezza sul
Giovanni Giaretti - Avvocato
lavoro, il “lavoratore isolato” è un fattore di rischio specifico:
• non ha un collega che possa intervenire o fare da filtro in caso di escalation;
• non sempre ha dispositivi di allarme, pulsanti di emergenza, collegamenti radio immediati;
• spesso si trova a gestire da solo situazioni conflittuali legate a rifiuti respinti, accessi negati, limitazioni agli scarichi. Non è solo un problema umano, ma organizzativo e giuridico:
• il datore di lavoro ha l’obbligo, in base alla normativa sulla sicurezza (D.Lgs. 81/2008), di valutare anche il rischio di aggressione e di lavoro isolato nel Documento di Valutazione dei Rischi;
• se in un centro di raccolta o su un servizio di igiene urbana si sa che ci sono stati episodi di violenza, continuare a lasciare un solo operatore in front line senza adeguate misure può diventare una responsabilità precisa.
Strategie di prevenzione
Le società che gestiscono i servizi di igiene urbana – pubbliche, miste o private – non possono limitarsi a de-
nunciare l’episodio. Sono chiamate a mettere in campo una vera e propria strategia di prevenzione, che non si esaurisce nei DPI e nelle procedure generiche.
È necessario che l’organo amministrativo presti almeno le seguenti attenzioni:
- Valutazione del rischio aggressioni: Inserire esplicitamente nel DVR il rischio derivante dal contatto con il pubblico, soprattutto in centri di raccolta, sportelli, attività su strada in aree “sensibili”.
- Gestione del lavoro solitario: Valutare dove sia ancora accettabile lasciare un operatore da solo e dove, invece, sia necessario:
• lavorare in coppia;
• prevedere vigilanza o presidio ausiliario;
• dotare il personale di dispositivi di allarme rapido (radiotrasmittenti, telefoni dedicati, sistemi di emergenza).
- Procedure chiare per il rapporto con l’utenza: I lavoratori non possono essere lasciati soli anche sul piano “normativo interno”: servono istruzioni chiare su quando interrompere un conferimento, quando chiamare i superiori, quando allertare le forze dell’ordine, senza timore di “sbagliare”.
- Formazione mirata e supporto psicologico: Non bastano i corsi standard: servono momenti specifici di formazione sulla gestione dei conflitti, sulla comunicazione con l’utenza critica, e, dopo episodi gravi, supporto psicologico per chi ha subito aggressioni o minacce.
Non solo responsabilità aziendale: cresce l’intolleranza verso regole e limiti
La responsabilità non è, però, solo in capo alle aziende e ai loro organigrammi. La spirale delle aggressioni nasce anche da un clima di intolleranza diffusa verso regole e limiti:
non poter scaricare tutto, comunque e dovunque; dover rispettare orari, tipologia di rifiuti, quantità massime; dover attendere il proprio turno o accettare un rifiuto non conforme. In questo quadro, l’operatore del servizio si trova spesso a incarnare, da solo, “la regola” di fronte a chi quella regola vorrebbe aggirarla.
Per questo è fondamentale che le amministrazioni comunali facciano campagne chiare di informazione e sensibilizzazione sulla raccolta differenziata, sui regolamenti dei centri di raccolta, sulle conseguenze delle aggressioni al personale e le forze dell’ordine siano interlocutori presenti e riconoscibili, in modo che l’operatore sappia che chiamare aiuto non è inutile e che l’aggressore non resterà impunito. Inoltre, i cittadini comprendano che chi lavora in un centro di raccolta, su un autocompattatore o con la divisa dell’igiene urbana non è un “bersaglio comodo”, ma un incaricato di pubblico servizio al quale è dovuto rispetto.
Ridurre questi episodi a “incidenti di percorso” significa non aver capito la portata del fenomeno. Ogni aggressione a un operatore dell’igiene urbana è un vulnus alla dignità del lavoro e un segnale di crisi nel rapporto tra cittadini e servizio pubblico, nonché un reato più grave proprio perché commesso contro chi svolge un servizio nell’interesse di tutti.
Se il sistema vuole continuare a chiedere a questi lavoratori di essere in prima linea – spesso soli, esposti, a contatto con situazioni complesse –deve, per coerenza, proteggerli molto di più: nelle carte, nei contratti di servizio, nelle valutazioni dei rischi, ma soprattutto nei fatti.
Perché nessuno dovrebbe andare a lavorare in un centro di raccolta o salire su un mezzo di igiene urbana con la sensazione di essere lasciato solo, né come persona né come incaricato di pubblico servizio.
Ecomondo e Anfia: i veicoli per l’ecologia in mostra
A ecomondo 2025 è tornata la nuova edizione di Sal.Ve, il Salone del Veicolo per l’ecologia, organizzato in partnership con ANFi A - Associazione
Nazionale Filiera industria
Automobilistica.
L’evento, che ha occupato i padiglioni A7/C7 all’interno dell’ala ovest del quartiere fieristico, ha offerto l’occasione di scoprire l’intera gamma della produzione di allestimenti per i veicoli industriali e speciali dedicati alla raccolta dei rifiuti solidi e liquidi, allo spazzamento stradale e agli spurghi, una nicchia produttiva che è una vera e propria eccellenza italiana.
I numeri di settore
La Sezione Veicoli per Servizi Ecologici di ANFIA rappresenta un’eccellenza produttiva italiana nel comparto delle attrezzature per la raccolta e il trasporto dei rifiuti solidi liquidi e pericolosi, degli spurghi e per lo spazzamento stradale. Innovazione tecnologica e sostenibilità dei prodotti caratterizzano le 19 aziende associate, che con circa 630 milioni di euro di fatturato e più di 1.650 addetti diretti, rappresentano oltre il 70% del settore in Italia.
Le associate, fortemente impegnate nella transizione ecologica, lavorano
da tempo per rendere mezzi e attrezzature sempre più ecosostenibili, così da garantire il loro fondamentale contributo all’abbattimento dell’inquinamento acustico e alla riduzione delle emissioni cittadine di raccolta dei rifiuti e di pulizia delle strade delle nostre città.
Attività, queste ultime, sempre più importanti anche per ottemperare ai piani di miglioramento della qualità dell’aria dei centri abitati.
Per quanto riguarda il parco circolante, nel 2024 in Italia erano presenti su strada veicoli con contenitore ribaltabile chiuso con apertura sul solo lato superiore o posteriore per il trasporto di rifiuti solidi, botti spurgo pozzi neri, veicoli attrezzati con spazzatrici, veicoli per il lavaggio dei contenitori di rifiuti, autospazzatrici e compattatori di rifiuti solidi urbani (elaborazione ANFIA su dati ACI).
Mercato italiano debole, accrescere l’export per superare la frammentazione “Dopo un 2024 in cui il mercato italiano dei veicoli per servizi ecologici ha chiuso con un ribasso di oltre il 10% rispetto all’anno precedente per via della flessione a doppia cifra registrata sia dal comparto dei veicoli per il trasporto di rifiuti solidi urbani, sia da quello delle cisterne per rifiuti speciali, afferma Marco Orecchia , Presidente della Sezione Veicoli per Servizi ecologici di ANFIA, anche nel 2025 il mercato resta debole per tutti i comparti, con una contrazione particolarmente accentuata per le vendite di veicoli per la pulizia stradale, mentre risultano in controtendenza solo le attrezzature a caricamento bilaterale. Sul fronte delle alimentazioni, nonostante l’ampliamento della gamma di modelli disponibili sul mer-
dalla redazione
cato, è ancora molto limitata la quota di penetrazione dei veicoli elettrici, quasi nulla nel segmento dei veicoli medi-pesanti (da 12 tonnellate in su). Nel nostro Paese, si rileva, inoltre, un’elevata frammentazione dell’offerta (la più elevata in Europa) che determina da un lato una forte pressione sui prezzi dei prodotti e quindi sui margini delle aziende produttrici, dall’altro una spinta – che riguarda anche le aziende più piccole – a rivolgersi verso nuovi mercati. È proprio in quest’ottica che la partecipazione a SAL.VE – importante vetrina internazionale nell’ambito delle maggiori fiere dedicate alla sostenibilità e alle green technologies – è strategica per la nostra Sezione al fine di raggiungere l’obiettivo di accrescere la quota di export delle nostre imprese altamente specializzate”.
Aebi Schmidt Italia s.r.l. è il distributore in esclusiva per il mercato Italia dei prodotti AEBI e SCHMIDT ed offre i relativi servizi post-vendita. Aebi Schmidt Group è tra i leader di fornitori di soluzioni innovative e tecnologie dedicate a pulizia, spazzamento, sgombero neve nell’ambito della viabilità urbana, extraurbana e aeroportuale, manutenzione di pendii estremamente ripidi e terreni particolarmente impegnativi. La vasta gamma di prodotti è riconducibile principalmente alle seguenti aree: municipal winter, municipal summer, agricultural, airport.
AMS dal 1971 è tra i leader nella progettazione di attrezzature speciali. Inizialmente con carrelli elevatori per poi passare a semirimorchi e cassoni. Negli anni ‘80, ha introdotto i compattatori per rifiuti urbani, sviluppando modelli a caricamento posteriore SP e dagli anni ‘90 la fortunata serie monoperatore laterale CL, inclusi modelli elettrici CL1EHybrid e CL1-Zero emission. Completa la gamma il nuovo compattatore bilaterale BL. Prodotti Made & Designed in Italia apprezzati da tutte le maggiori multiutility sia in Italia che all’estero.
Cappellotto continua a tracciare una rotta fondata sull’innovazione, sul progresso e sulla ricerca costante di nuove soluzioni.
A livello internazionale, il nome Cappellotto è riconosciuto come sinonimo di eccellenza nell’allestimento di veicoli industriali destinati alla pulizia idrodinamica di canalizzazioni e condotte, all’aspirazione di polveri e materiali solidi e al trasporto di rifiuti pericolosi. Fondata negli anni Cinquanta, ha costruito la propria identità su potenza, affidabilità ed efficienza: valori che continuano a distinguerla
sui mercati globali, anche nelle condizioni più impegnative e negli scenari operativi più estremi.
Da oltre 50 anni, Comac unisce tradizione e innovazione nella produzione di macchine per la pulizia, mantenendo salde le radici di un’impresa nata dalla passione di una famiglia. La gamma completa di attrezzature professionali include lavasciuga pavimenti, spazzatrici, spazzatrici stradali, sanificatori, aspiratori, monospazzole e idropulitrici, progettate per garantire prestazioni elevate e durata nel tempo.
Dulevo Fayat Group è il principale produttore italiano di spazzatrici e lavastrade per la pulizia commerciale, industriale e urbana, operando in più di 80 paesi in tutto il mondo. Dulevo ha sviluppato e progettato diverse linee di prodotto “ad hoc” per andare incontro alle specifiche necessità dei suoi consumatori. Il percorso in costante crescita ha permesso di creare e ampliare la gamma di veicoli, così da poter rispondere a ogni esigenza del mercato e dei suoi clienti.
Farid S.p.A. ha esposto i suoi modelli più rappresentativi e diverse novità. Tra queste: il nuovo compattatore compatto Micro XL, il costipatore MK1 PLUS su telaio elettrico Jack e la Mini Lava cassonetti di TECME.
Presenti anche il compattatore posteriore T1 PLUS versione MH da 18 mc su nuovo Iveco Eurocargo 3 assi 26 ton e il Bilaterale Automatico Palvi Dule-System e la nuova spazzatrice Faun da 6 mc.
Una gamma prodotto che è stata completamente rinnovata con impianti elettrici/elettronici can bus e soluzione idrauliche con componentistica fortemente prestazionale.
ING. O. FIORENTINI SPA è tra i leader nel mercato della pulizia industriale da oltre 40 anni e produce una vasta gamma di lavasciugapavimenti, spazzatrici e aspirapolveri esportando in tutto il mondo.
Le macchine sono interamente prodotte in Italia e sono robuste, performanti e facili da usare e mantenere.
Il new designs con le ultime tecnologie offrono macchine pratiche per l’uso e facili nell’utilizzo mantenendo grandi prestazioni.
Giletta S.p.A., fondata nel 1950, introduce negli anni successivi la piattaforma Bucher ASSIST, che integra dati da sensori, satellite e previsioni meteo per ottimizzare lo spargimento durante le operazioni di manutenzione stradale invernale. Negli anni 2000 è entrata a far parte del gruppo svizzero Bucher Industries AG, dando vita alla divisione Winter di Bucher Municipal, insieme ad altre aziende come Gmeiner e Assaloni. Bucher Municipal è oggi tra i leader mondiali nella produzione di veicoli e attrezzature per la pulizia urbana, lo sgombero neve e la raccolta rifiuti, con un’ampia gamma: dalle spazzatrici compatte a quelle su telaio, agli equipaggiamenti per drenaggio e alla linea Winter per la manutenzione invernale.
Intercom Dr. Leitner, azienda familiare con sede a Campo di Trens/Vipiteno, è specializzata nella vendita di spazzatrici professionali. Offre soluzioni per ogni esigenza: spazzatrici compatte Egholm per spazi urbani, veicoli Brock per grandi superfici e macchine Rasco per la pulizia stradale in ogni stagione.
Kärcher Floor Care è parte del Gruppo Kärcher, come azienda specializzata nella costruzione di macchine per la pulizia industriale e stradale. Nello stabilimento di Reggio Emilia progetta e sviluppa 2 linee di prodotto: le spazzatrici industriali a funzionamento meccanico-aspirante e le macchine combinate elettriche. Nel nuovo stabilimento di Correggio invece si dedica alla progettazione e realizzazione delle spazzatrici stradali. Le macchine sono frutto di ricerca costante, volta al miglioramento continuo delle performances e alla garanzia di qualità e affidabilità che il marchio Kärcher rappresenta nel mondo.
Ladurner Equipment Srl, controllata da Infore, è specializzata nella progettazione e produzione di mezzi per la raccolta rifiuti, con forte focus sulla mobilità elettrica. Offre soluzioni innovative per l’igiene urbana, tra cui veicoli full-electric nativi ad alte prestazioni, affiancati da modelli endotermici. Tecnologia, sostenibilità e affidabilità caratterizzano l’intera gamma.
Fondata all’inizio del XX secolo da Lorenzo Moro, l’azienda ha inizialmente prodotto attrezzature agricole. Nel 2014 Moro è entrata a far parte del Gruppo Kaiser, con oltre 500 dipendenti e sei sedi produttive, tra cui la sede centrale in Liechtenstein e stabilimenti in Slovacchia, Finlandia, Austria e Stati Uniti. Con sede a Fiume Veneto (PN), Moro Kaiser dispone di un impianto produttivo di 14.000 m², impiega circa 180 persone e realizza oltre 200 unità all’anno. La vasta gamma di prodotti ha consolidato la sua presenza in Europa e Nord Africa, rafforzando al contempo il ruolo di partner strategico per OEM nei mercati delle Americhe, Medio ed Estremo Oriente, grazie alle pompe per vuoto Moro e ai componenti essenziali per la pulizia delle fognature.
Nord Engineering è tra i leader nel settore dello smart waste management che, con la progettazione di soluzioni altamente tecnologiche, personalizzate, sostenibili ed efficienti, ha superato i limiti della raccolta tradizionale dei rifiuti sviluppando il Sistema Easy: un’attrezzatura automatica mono-operatore bilaterale capace di raccogliere diverse tipologie di contenitori (fuori terra, semi interrati ed interrati) realizzati ad hoc in acciaio 100% riciclabile ed utilizzata in oltre 20 Paesi nel mondo.
Officine Pilla è un’azienda molisana attiva da tre generazioni nel settore delle attrezzature per veicoli dell’igiene urbana. Pur operando in un’area priva di grandi infrastrutture, si è affermata prima in Italia e poi in Europa. Investe costantemente in tecnologie all’avanguardia, integrando soluzioni di Industria 4.0 con sistemi di monitoraggio e controllo da remoto. Produce minicostipatori, vasche ribaltabili, bivasche e attrezzature per veicoli anche full electric, coniugando tradizione, innovazione e sostenibilità.
Ravo Italia è distributore delle spazzatrici stradali del gruppo Fayat (Ravo e Scarab), è un’azienda tra i leader nel settore grazie all’affidabilità, all’efficienza e alla sostenibilità dei prodotti proposti, ma anche per l’attenzione al cliente e un servizio post-vendita completo. L’azienda è costantemente impegnata nello sviluppo di soluzioni innovative per ridurre l’impatto ambientale, promuovendo tecnologie a basse emissioni e progetti sostenibili per migliorare la qualità della vita urbana.
La TecnoIndustrie Merlo, nata nel 1996, progetta compattatori da 2 a oltre 35 m³ con soluzioni ibride, elettriche e tecnologie avanzate, garantendo un’eccellenza produttiva made in Italy. È tecnologia in continua evoluzione, mezzi per l’igiene urbana versatili e maneggevoli, dove potenza e polivalenza puntano a migliorare qualità del servizio e sicurezza sul lavoro.
Tenax International S.p.A., è la prima società al mondo nata in Italia e dedicata alla concezione, progettazione e produzione di macchine spazzatrici e lavastrade a basso voltaggio e veramente 100% elettriche. È un’azienda giovane e dinamica, all’interno della quale le persone lasciano la loro impronta con profonda passione, dove ogni nuova sfida viene vista come l’opportunità di migliorare e di migliorarsi e dove l’esigenza di ogni singolo cliente viene ascoltata con attenzione e precisione, al fine di proporre soluzioni innovative e personalizzate che permettano di accedere a servizi di pulizia e disinfezione delle strade silenziosi, efficaci, e ad emissioni zero.
Guida pratica alla corretta raccolta dei rifiuti tessili urbani
Unirau e Ariu, in un agile manuale, offrono l’esperienza decennale dei loro associati al servizio di Stazioni appaltanti e consorzi ePr di produttori che dovranno misurarsi con l’obbligo di raccolta dei rifiuti tessili urbani che da opzione volontaria diventa scelta obbligata.
Unirau (Unione Imprese Raccolta Riuso Riciclo Abbigliamento Usato) e Ariu (Associazione Recuperatori Indumenti Usati) hanno messo a punto un testo che è stato presentato il 5 novembre scorso nello stand Assoambiente ad Ecomondo, in cui sono sinteticamente trattati i seguenti argomenti: il quadro normativo di riferimento, i termini e le definizioni, le caratteristiche generali del servizio, le caratteristiche dei contenitori, le modalità di raccolta e quelle di trasporto, gli impianti di stoccaggio. Il documento si conclude con una breve descrizione di quello che succede a questi rifiuti dopo la raccolta differenziata. “Con questo manuale”, afferma il Presidente Andrea Fluttero , “gli operatori associati vogliono condividere e mettere a disposizione informazioni, caratteristiche e consigli maturati in anni di attività per dare il loro contributo al sistema che si sta gradualmente strutturando affinché possa raggiungere le migliori prestazioni in termini di raccolta, riuso e riciclo di questo importante flusso di rifiuti”.
MANUALE E PER LA BUONA RACCOLTA DEI RIFIUTI TESSILI
URBANI
Caratteristiche generali
Le raccolte differenziate dei rifiuti tessili urbani sono affidate tramite gara a cooperative sociali, soggetti del terzo settore o imprese private ed effettuate tramite contenitori stradali collocati su suolo pubblico. La raccolta richiede particolari at -
tenzioni e personale formato per non deteriorare la qualità del materiale che è finalizzato a successiva selezione per massimizzare riuso e riciclo. Questo tipo di attività non deve essere confusa con le donazioni, raccolte a scopo benefico, disciplinata dall’art. 14 della Legge Gadda (Legge166/2016) ed effettuate da enti caritatevoli tramite il ritiro di quanto si intende donare direttamente presso le loro sedi. In questo caso i prodotti non sono classificati come rifiuti e non rientrano tra le attività gestite da questa filiera. L’insieme di questi rifiuti è caratterizzato da una grande quantità di prodotti a fine vita molto diversi tra di loro ed ogni tipo di prodotto è raramente monomateriale, essendo spesso assemblato con parti realizzate con materie prime differenti. Anche quando, tramite attività di disassemblaggio si realizzassero lotti omogenei per tipologia di materia prima, ogni singolo pezzo avrebbe coloranti ed additivi differenti. Le caratteristiche di questi rifiuti hanno sempre reso estremamente difficoltose le attività di riciclo di
dalla redazione
La presentazione del manuale allo stand
Assoambiente a Ecomondo 2025.
fibra e sviluppato maggiormente la preparazione per il riuso. Per questo motivo e per le caratteristiche merceologiche intrinseche di materiali come lana, cotone, seta e cuoio, sia il conferimento da parte dei cittadini che la raccolta da parte degli operatori devono essere molto accurate al fine di non ridurre drasticamente la possibilità di preparazione per il riuso e le eventuali attività di riciclo con umidità, contaminazione con rifiuti estranei ecc….
Per questo motivo è opportuno che la raccolta sia caratterizzata da:
• C ontenitori stradali in grado di resistere alle piogge per evitare di bagnare i rifiuti, sicuri per l’utenza e antintrusione
• Svuotamenti almeno settimanali o quindicinali per contenitori collocati in luoghi scarsamente popolati, al fine di non lasciare troppo tempo i rifiuti nel contenitore
• Svuotamento manuale per allontanare eventuali rifiuti non conformi contaminanti o bagnati
• A ccoppiamento delle calzature eventualmente spaiate.
Altrettanto importante risulta la necessità di informare i cittadini relativamente alle modalità di conferimento nei contenitori dei rifiuti che dovranno essere:
• Puliti, in modo di non contaminare il resto della raccolta
• Asciutti, in modo da non ingenerare odori o muffe nel resto della raccolta
• Conferiti chiusi in sacchetti in carta o plastica in modo da non essere sfusi nei contenitori
• Ricompresi nelle tipologie corrette (prodotti di abbigliamento ed accessori, calzature e prodotti tessili per la casa).
Proprio per garantire questi risultati è fortemente consigliabile la raccolta manuale dei rifiuti, con personale correttamente istruito in relazione alle accortezze da utilizzare all’atto dello svuotamento del contenitore.
Contenitori per la raccolta
In base all’esperienza maturata, la raccolta tramite contenitori stradali risulta quella più efficace per organizzare questo tipo di servizio per la comodità di conferimento garantita
ai cittadini ed è organizzata in ragione di un cassonetto ogni 1000/1500 abitanti da servire in funzione delle diverse conformazioni urbane. Il contenitore per la raccolta, dotato di sistema antintrusione, di apposito lucchetto o chiusura a chiave, deve essere collocato nella posizione indicata per iscritto dalla stazione appaltante e essere correttamente e completamente allestito (bande rifrangenti di pericolo, grafiche informative per gli utenti, avvisi di pericolo multilingua, deve identificare chiaramente l’operatore responsabile della raccolta, inclusi numero di telefono, indirizzo e/o sito web).
“Le caratteristiche intrinseche di questi prodotti a fine vita (abbigliamento, calzature, accessori e tessili per la casa) dichiara Joseph Valletti Presidente di ARIU, hanno orientato la filiera a ricavare valore principalmente dalla preparazione per il riuso nella quale sono specializzate le nostre aziende. Questo comporta l’estrema importanza dell’accuratezza della raccolta, per evitare di danneggiare quanto conferito dai cittadini nei contenitori.”
Premio “Waste Carbon Free”: innovazione e sostenibilità nella gestione dei rifiuti urbani
Fondazione operate ha celebrato il successo della prima edizione del Premio “Waste carbon Free”, con la cerimonia di premiazione tenutasi il 5 novembre 2025 alla fiera di rimini durante ecomondo con GSA igiene urbana media partner. dalla redazione
L’iniziativa, dedicata alla memoria del socio fondatore Gabriele Ceci, ha l’obiettivo di valorizzare le migliori pratiche e i risultati concreti nella gestione virtuosa dei rifiuti urbani, basandosi sulla valutazione dell’impatto ambientale. Il Premio “Waste Carbon Free” nasce da un lavoro condiviso sotto la guida di Fondazione Operate e del Comitato Tecnico volontario, formato da rappresentanti istituzionali di EGATO delle Regioni Piemonte, Toscana, Umbria, Marche, Abruzzo e Puglia. Nel 2024, il Comitato ha redatto le “Linee Guida per la stima dell’impatto ambientale nella gestione dei rifiuti urbani”, strumento fondamentale per
misurare l’efficienza e la qualità dei servizi di igiene urbana tramite indicatori di impatto ambientale. Da questo lavoro è emersa la necessità di promuovere un’iniziativa a livello nazionale per confrontare i risultati raggiunti nella gestione dei rifiuti urbani nei diversi Comuni, secondo criteri direttamente associati all’impatto ambientale, espresso in termini emissioni di CO 2 equivalente.
Gli obiettivi del premio
Il Premio “Waste Carbon Free” si propone, dunque, di promuovere la sostenibilità ambientale, incentivando le migliori pratiche nella gestione dei rifiuti urbani, con par-
Il comune di Fonte Nuova premiato di GSA igiene urbana
ticolare attenzione alle azioni di prevenzione e raccolta differenziata, al fine di ridurre l’impatto ambientale e migliorare la qualità della vita delle comunità locali. L’iniziativa mira, inoltre, a diffondere soluzioni innovative e sostenibili, favorendo la condivisione delle migliori pratiche tra gli enti coinvolti. Attraverso l’utilizzo di indici di impatto ambientale, il Premio monitora le performance dei territori nella gestione dei rifiuti, con un focus specifico sulla riduzione delle emissioni di CO 2 equivalente.
Gli Indicatori adottati
Secondo le analisi di Fondazione Operate, basate sui dati del Catasto Rifiuti ISPRA anno 2023, la quantità di rifiuti prodotta a livello comunale, provinciale e regionale, moltiplicata per specifici fattori di emissione, permette di calcolare le emissioni annue di CO 2 equivalente nei vari territori. Il monitoraggio ha messo in evidenza come le emissioni pro capite di CO 2 siano direttamente legate sia alla produzione di rifiuti per abitante che alla percentuale di raccolta differenziata. Uno sguardo più attento ai dati mostra che diminuire la quantità di rifiuti prodotti si traduce in un impatto molto più significativo sulla riduzione delle emissioni, rispetto all’incremento della raccolta differenziata, che pure rimane importante. Questo risultato conferma la gerarchia europea dei rifiuti, che mette al primo posto la riduzione della produzione,
seguita dalla preparazione al riutilizzo e, solo al terzo punto, dal riciclaggio. L’analisi evidenzia criticità sull’affidabilità esclusiva dell’indicatore della raccolta differenziata, che rischia di dare un’immagine distorta, valorizzando situazioni apparentemente virtuose ma in realtà più impattanti dal punto di vista ambientale. Per questo motivo, Fondazione Operate invita a considerare indicatori che integrino l’intera filiera della gestione rifiuti, a partire dalla produzione complessiva. In quest’ottica, il premio “Waste Carbon Free” si propone come un importante strumento per promuovere e diffondere un approccio più efficace e sostenibile, capace di incentivare politiche volte alla riduzione reale dell’impatto ambientale attraverso la gestione consapevole e integrata dei rifiuti urbani. Infine, il confronto a livello nazionale tra i diversi enti locali, valutato secondo criteri ambientali omogenei, intende stimolare una sana competizione volta al continuo miglioramento delle strategie di gestione dei rifiuti urbani.
I premiati della prima edizione
Inserita nel programma istituzionale di Ecomondo 2025, la cerimonia è stata un’occasione per sottolineare l’importanza di un impegno collettivo per la transizione verso un futuro a zero emissioni. Si è svolta nell’Area Workshop Circular Healthy City, davanti a un pubblico di esperti, istituzioni e stakeholder del settore ambientale. L’evento ha visto il riconoscimento di Enti e Comuni impegnati con azioni innovative, efficaci e misurabili per la riduzione delle emissioni di CO2. I premiati sono stati:
• Regione Abruzzo nella categoria “Innovazione” per azioni innovative e di pubblica utilità per la riduzione o la quantificazione dell’impatto ambientale nella gestione dei rifiuti urbani
• COABSER nella categoria “EGATO” aderente al Comitato Tecnico
• Treviso nella categoria “Comuni capoluoghi di provincia”
• Vedelago nella categoria “Comuni in relazione alla popolazione residente compresa tra 15.000 e 30.000 abitanti”
• Fonte Nuova nella categoria “Comuni in relazione alla popolazione residente compresa tra 30.000 e 100.000 abitanti”
• Monza nella categoria “Comuni in relazione alla popolazione residente superiore a 100.000 abitanti”
• Isola Della Scala nel Cluster 1: Poli urbani
• Vinchio nel Cluster 2: Comuni con bassa numerosità e densità abitativa, elevato numero di famiglie, età media avanzata, localizzati in aree vaste di carattere interno montano
• Pietra Marazzi nei Cluster 3 e 4: Comuni con basso livello di benessere e attrazione economica localizzati in zone pianeggianti del nordest e Comuni con medio-alto livello di benessere con localizzazione in zone pianeggianti lungo tutto il territorio nazionale
• Volano nel Cluster 5: Comuni a forte vocazione turistica con alto livello di benessere, bassa densità abitativa e con localizzazione prevalente in zone montane o litoranee
• B rinzio nei Cluster 6 e 8: Comu -
ni montani localizzati lungo l’arco alpino e nelle zone dell’appennino centro-nord e Comuni montani localizzati prevalentemente lungo l’arco appenninico del centro-sud
• Bussero nei Custer 7 e 9: Comuni con elevato grado di attrazione economica e localizzazione nell’hinterland delle grandi città e Comuni con elevata densità abitativa, bassa età media e localizzazione prevalente nel centro-sud
• Villano va Monteleone nel Cluster 10: Comuni in zone litoranee con basso livello di benessere. Il Presidente di Fondazione Operate, Luca Moretti , ha sottolineato l’importanza di questa iniziativa come strumento strategico per promuovere la sostenibilità ambientale, diffondere pratiche replicabili e favorire una competizione virtuosa tra i territori per la riduzione dell’impatto ambientale nella gestione dei rifiuti. «Il Premio rappresenta un passo fondamentale per radicare una cultura della sostenibilità e riconoscere il contributo concreto di amministrazioni
e operatori nella riduzione dell’impatto ambientale della gestione rifiuti. L’introduzione di un sistema di classificazione ambientale applicato ai rifiuti urbani è, per noi, una scelta strategica: permette di valutare in modo chiaro e accessibile i risultati raggiunti, favorendo la partecipazione attiva di cittadini, enti e operatori. Un percorso che unisce trasparenza e collaborazione, per costruire insieme una gestione dei rifiuti sempre più efficiente e sostenibile.» ha dichiarato Moretti.
Il futuro del Premio
Guardando al futuro, dal 2026 il Premio “Waste Carbon Free” sarà ulteriormente potenziato con un Comitato Tecnico dedicato, nuove categorie di premiazione - tra cui il riconoscimento per il miglioramento annuale delle performance ambientali - e un ampliamento della promozione per la partecipazione territoriale. Saranno inoltre sviluppate le attività di comunicazione e divulgazione a livello regionale e nazionale per favorire la diffusione delle buone pratiche. Fondazione Operate ringrazia tutti i partecipanti, la giuria, il media partner GSA Igiene Urbana e chi ha concesso il patrocinio per l’evento: il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Regione Abruzzo, Regione Marche, Regione Piemonte e Regione Umbria. L’adesione e la fiducia confermano l’impegno a continuare a promuovere iniziative volte a supportare l’innovazione e l’economia circolare, contribuendo a costruire comunità più sostenibili e responsabili.
Luca Moretti, presidente di Fondazione Operate
Il confronto sul futuro della raccolta delle batterie portatili a Ecomondo
Presentata a ecomondo la ricerca ipsos per il centro di coordinamento Nazionale Pile e Accumulatori sulle strategie di prossimità da adottare per accelerarne la raccolta e centrare i target europei.
Nel quadro di Ecomondo 2025, il Centro di Coordinamento Nazionale Pile e Accumulatori (CDCNPA) ha riunito istituzioni, operatori e stakeholder per un momento di confronto cruciale: l’incontro “La raccolta delle batterie tra nuove strategie e scenari europei” . Al centro del dibattito, le sfide poste dal nuovo Regolamento europeo sulle batterie e i target di raccolta che l’Italia è chiamata a raggiungere: il 63% entro il 2027 e il 73% entro il 2030. “Il Regolamento europeo sulle batterie rappresenta una svolta per l’intero comparto: definisce obiettivi ambiziosi non solo di raccolta, ma anche di riciclo, tracciabilità e contenuto di materiale riciclato. La sfida della raccolta delle batterie portatili non è solo tecnica, ma culturale” ha dichiarato
nel suo saluto di benvenuto Laura Castelli , presidente del Centro di Coordinamento Nazionale Pile e Accumulatori.
L’indagine Ipsos Doxa Italia
Il confronto è stato preceduto dalla presentazione dell’indagine Ipsos Doxa Italia “Portare le pile a destinazione” , uno studio che analizza i comportamenti degli italiani nel conferimento delle batterie portatili esauste e individua strategie di prossimità per accelerare una raccolta ancora distante dagli obiettivi UE.
Un Paese consapevole, ma non ancora abbastanza efficiente
Il quadro che emerge dalla ricerca realizzata per il CDCNPA descri -
ve un’Italia dichiaratamente attenta all’impatto delle proprie azioni sull’ambiente.
La consapevolezza c’è, così come la predisposizione a comportamenti corretti. Per otto cittadini su dieci, rimuovere le pile dai dispositivi giunti a fine vita è già un’abitudine, e tre italiani su quattro le conferiscono in modo appropriato. Nel dettaglio, il 77% afferma di portare le batterie esauste in un punto di raccolta dedicato. Tuttavia, resta una fetta non trascurabile della popolazione che non si comporta correttamente: il 14% conserva le pile in casa “in attesa”, mentre il 9% le smaltisce erroneamente insieme ad altri rifiuti.
Informazioni percepite e barriere reali: un problema di opportunità
L’indagine evidenzia come il 44% degli italiani abbia appreso le corrette modalità di conferimento semplicemente “vedendo i contenitori”. Un dato che sottolinea il ruolo cruciale della rete di raccolta come primo
dalla redazione
veicolo di informazione. Le barriere più frequenti non riguardano tanto la motivazione, quanto l’opportunità: distanza percepita, scarsa visibilità dei contenitori, poca riconoscibilità, difficoltà nel sapere dove si trovano i punti di ritiro, orari poco compatibili con la vita quotidiana.
Il ciclo di conferimento è tipicamente “plurimensile”: il 37% porta le batterie ogni 4-6 mesi. Un’abitudine che evidenzia la necessità di intercettare gli spostamenti ordinari, evitando che il cittadino debba fare “viaggi apposta”.
La strategia per aumentare la raccolta
La prossimità emerge come il vero fattore abilitante per far crescere la raccolta. Gli italiani indicano con chiarezza le loro preferenze per i luoghi dove conferire le batterie esaurite: la grande distribuzione è al primo posto (63%), seguita dal commercio di vicinato e dai servizi quotidiani (52%), dagli uffici e dai servizi pubblici (29%).
Spiccano in particolare gli uffici postali, scelti dal 69% del campione. I luoghi di transito – come stazioni ferroviarie e autobus – raccolgono un interesse del 20%.
Sul fronte delle distanze, nelle grandi città il 60% richiede un punto di raccolta entro 800 metri, mentre nei piccoli comuni è accettabile anche percorrere oltre 1,5 km, purché il conferimento avvenga in luoghi
abituali come supermercati, scuole o uffici. La rete, dunque, non solo deve essere più capillare, ma anche immediatamente riconoscibile. Poiché i contenitori rappresentano il primo mezzo di comunicazione, devono essere chiaramente visibili e in grado di “parlare da soli”, orientando il comportamento del cittadino e riducendo il rischio di conferimenti errati.
Verso un nuovo ecosistema della raccolta
Il dibattito aperto dal CDCNPA a Ecomondo mostra come la sfida della raccolta delle batterie richieda un approccio sistemico.
L’Italia è consapevole e predisposta, ma serve una rete di prossimità più efficiente, leggibile e diffusa, capace di integrarsi nella quotidianità delle
persone. La strada per raggiungere i target europei passa da qui: portare i punti di raccolta là dove già si vive, si lavora, si acquista. Una trasformazione che riguarda non solo le infrastrutture, ma anche la comunicazione e l’interazione tra cittadini, territorio e sistema di gestione dei rifiuti. “L’indagine dimostra che gli italiani sono pronti. Hanno la consapevolezza ambientale, vogliono fare la cosa giusta” ha affermato Alberta Della Bella, Senior Resarcher Ipsos Doxa Ital. “Dobbiamo solo portare la soluzione più vicina a loro. Letteralmente. Perché, quando il contenitore è sotto casa, nel supermercato, dal tabaccaio, il conferimento da eccezione diventa abitudine. E così trasformiamo i cassetti pieni di pile in miniere di risorse preziose”.
Il punto di riferimento del pest management professionale è PestMed.
Ticket, missioni e SLA: come costruire il Registro Qualità per il TQRIF
Il TQRIF come occasione per ripensare processi e sistemi L’entrata in vigore del TQRIF ha rappresentato per molti gestori un cambio di paradigma. Strumenti fino ad allora ritenuti sufficienti (fogli di calcolo, CRM sottoutilizzati quando esistenti, pianificazioni “artigianali” su carta) mostrano oggi tutti i loro limiti nel rispondere agli obblighi introdotti da ARERA. Il Titolo XIII “Obblighi di registrazione e comunicazione” richiede di tenere un registro informatico delle prestazioni che documenti in modo sistematico le richieste delle utenze, la programmazione dei servizi, le attività effettivamente svolte e gli indicatori di qualità contrattuale e tecnica. Diventa quindi essenziale dotarsi di strumenti informatici che supportino questa necessità. Attenzione però, il tema non è semplicemente avere un software: è necessario disporre di un’architettura organizzativa e informativa in grado di tradurre le attività quotidiane in flussi e dati affidabili, verificabili e “calcolabili” ai fini regolatori.
A monte della scelta software: la mappatura di processi e dati
In alcuni casi, gli Enti Gestori sembrano affrontare il tema al contrario, partendo dall’ultima fase: la scelta o sostituzione della piattaforma softwa-
re di supporto. Si spera che “il nuovo software” possa risolvere criticità che in realtà nascono a monte, a livello organizzativo. L’approccio più efficace rovescia questa logica e parte da alcune domande preliminari: quali indicatori occorre produrre, con quale livello di dettaglio (territoriale e temporale), con quali regole di calcolo? Diventa imperativo partire dalla mappatura dei flussi: come nasce una richiesta, come viene presa in carico, come si traduce in un’attività programmata, come viene eseguita sul campo, quali controlli vanno effettuati, ecc.
Chiariti questi passaggi, è il momento di definire quali dati debbano essere registrati (eventi, codifiche, campi obbligatori, relazioni tra le diverse entità) e con quali standard. Da questa analisi nasceranno i fabbisogni informativi da inserire nella documentazione per l’acquisizione/adeguamento della soluzione software di supporto: capacità di gestire la pianificazione su base cartografica, integrazione con (eventuale) CRM e con gli altri sistemi aziendali, dotazione di strumenti per la consuntivazione di campo, ecc. La scelta degli strumenti digitali di-
fig.1 Architettura applicativa per la rendicontazione del servizio raccolta RSU
Presentazione del progetto da parte di Filippo Sabattini durante il convegno “KPI & REGISTRO QUALITÀ ARERA” , tenutosi il 6/11/25 ad Ecomondo.
venta così conseguenza di un disegno complessivo, e non il punto di partenza.
CRM generalisti e verticali: ruoli complementari
Merita un inciso la scelta del CRM. Molte multiutility hanno investito in piattaforme CRM aziendali per gestire le relazioni con i clienti su tutti i servizi (idrico, rifiuti, energia, illuminazione pubblica, ecc.). Si tratta di scelte comprensibili e in molti casi anche corrette, che permettono di presidiare il rapporto con l’utenza in modo coerente, tramite diversi canali e servizi. Un CRM progettato per essere trasversale tende però, per sua natura, a privilegiare la dimensione relazionale rispetto alla specificità dei singoli processi tecnici. Nel caso dell’igiene urbana, in particolare avendo per obiettivo la rendicontazione ai fini ARERA, diventa centrale avere uno strumento che tracci gli elementi specifici e tipici di dominio, come tipologia di servizio e segnalazioni, completi di dettagli su turni, operativi, mezzi, attrezzature, tratti stradali, ecc., nonché il collegamento sistematico tra questi dati e gli SLA previsti dal TQRIF o dalla Carta dei Servizi. Per questo, si dimostra particolarmen-
te efficace per le multiutility un’architettura in cui il CRM generalista resta il solo punto di ingresso delle richieste (il “front office” condiviso), mentre viene adottato un software verticalizzato dedicato alla pianificazione operativa, alla consuntivazione e al calcolo dei KPI specifici dell’igiene urbana. I due strumenti non sono alternativi, ma complementari: il CRM fornisce una visione unitaria del cliente, mentre la soluzione verticale garantisce il livello di dettaglio necessario per rispondere alla regolazione di qualità tecnica e contrattuale. È questa l’impostazione adottata, ad esempio, da AIMAG SpA, che ha mantenuto il proprio CRM aziendale come sistema di raccolta e gestione dei ticket a livello multiservizio e lo ha affiancato a una piattaforma e CRM specifici e verticalizzati per il ciclo integrato dei rifiuti.
Il caso AIMAG: dal censimento dei processi al Registro Qualità
Nel momento in cui AIMAG ha iniziato ad affrontare in modo sistematico gli adempimenti legati al TQRIF, disponeva già di alcuni strumenti consolidati: CRM generico per la gestione dei contatti con l’utenza, pianificazione
del servizio supportata da fogli elettronici, procedure operative condivise, consuntivazione basata in parte su sistemi digitali e in parte su comunicazioni informali (telefonate, email, reportistica non strutturata). Questa dotazione, pur adeguata a garantire la gestione ordinaria del servizio, non era sufficiente per rispondere appieno alle richieste di ARERA; risultava complesso collegare in modo strutturato richieste, attività ed esiti, produrre un registro informatico delle prestazioni conforme alle specifiche del Titolo XIII e calcolare in modo automatico e verificabile gli indicatori di qualità, distinguendo tra cause imputabili al gestore, all’utente o a forza maggiore.
Il percorso intrapreso è partito quindi da un’analisi dettagliata del TQRIF, con particolare attenzione agli articoli dedicati agli obblighi di registrazione e agli allegati che descrivono gli indicatori. Per ogni indicatore sono stati individuati i dati necessari, il livello di granularità richiesto, le regole di calcolo e le responsabilità organizzative. Parallelamente, è stato effettuato un censimento dei processi esistenti, tracciando il “percorso” di una richiesta dal canale di ingresso fino alla chiusura operativa sul territorio.
Ticket, missioni e SLA come architrave del Registro Qualità
Dal lavoro di analisi svolto e dal confronto con il partner tecnologico scelto tramite apposita gara l’anno precedente (I&S di Trento), è emerso con chiarezza che la costruzione di un Registro Qualità coerente con il TQRIF doveva poggiare su tre pilastri: ticket, missioni, SLA.
Il ticket rappresenta la traduzione, in termini informatici, della richiesta formulata dall’utenza. Perché possa alimentare correttamente gli indicatori, è necessario che sia descritto in modo strutturato: tipologia di richiesta, localizzazione intervento, canale di ingresso, eventuali priorità, collegamento con gli SLA previsti. Solo un ticket ben classificato consente, in seguito, di distinguere tra le diverse categorie di intervento e di attribuire correttamente responsabilità e motivazioni in caso di disservizi e ritardi. Le missioni costituiscono l’unità organizzativa attraverso cui il gestore programma e realizza il servizio sul territorio. È utile distinguere tra missioni orientate alla co pertura territoriale (giri di porta a porta, spaz zamento e lavaggio programmati, svuo tamento di contenito ri stradali) e missioni orientate all’obietti vo specifico (ritiri su chiamata, bonifiche di siti, interventi mi rati su segnalazione). Ogni missione genera schede di lavoro che vengono assegnate a mezzi e operato ri e che dovrebbero essere consuntivate
in modo omogeneo, preferibilmente attraverso strumenti digitali utilizzabili sul campo.
Gli SLA (livelli di servizio) costituiscono il collegamento tra questi elementi e il quadro regolatorio. A ciascuna tipologia di intervento viene associata una soglia temporale o qualitativa, derivata dal TQRIF o dalla Carta dei servizi. Il confronto tra SLA previsti e tempi/ risultati effettivi consente di misurare il rispetto degli obblighi di qualità e di alimentare, quasi in automatico, gli indicatori richiesti dall’Autorità. Nelle fasi iniziali di esercizio del nuovo sistema in AIMAG SpA, l’estrazione dei dati e il calcolo degli indicatori sono stati affiancati da verifiche di riscontro su fogli di calcolo, al fine di validare le logiche e consolidare le regole prima di procedere alla piena automazione.
Alcune indicazioni operative per i gestori
L’esperienza di AIMAG SpA, ma anche di altri gestori che hanno intrapreso percorsi analoghi, suggerisce alcune indicazioni di carattere generale. • La mera digit alizzazione dell’esi -
stente non è sufficiente: se i processi sono ridondanti o incoerenti, la tecnologia tende ad amplificarne i limiti. È necessario investire nella semplificazione e standardizzazione dei flussi.
• È opportuno riconoscere la specificità del servizio rifiuti rispetto ad altri settori regolati: le esigenze di pianificazione territoriale, di tracciabilità delle missioni, di collegamento puntuale con i livelli di servizio richiedono strumenti verticali e competenze specifiche, che un software generico difficilmente può coprire in modo completo.
• È importante adottare una prospettiva evolutiva: gli obblighi ARERA sono probabilmente destinati a svilupparsi nel tempo. Basti pensare alle recenti evoluzioni della regolazione della qualità tecnica, che introducono ulteriori indicatori, ad esempio legati ai chilometri percorsi. Progettare processi e dati soltanto in funzione dell’adempimento immediato rischia di generare soluzioni poco flessibili, mentre un’architettura ben progettata consente di adattarsi con minori costi alle richieste future. In sintesi, il TQRIF non chiede soltanto più reportistica, ma una maggiore maturità organizzativa e informativa nella gestione del servizio. La combinazione di una chiara mappatura dei processi, di una progettazione attenta dei dati e di un uso integrato di strumenti generalisti e verticali permette di trasformare un obbligo regolatorio in un’occasione di miglioramento effettivo della qualità del servizio reso ai cittadini.
Fig. 3 – Il registro qualità
UNI&AMBIENTE
notiziario ambientale di attività normative: settembre-novembre 2025
Commissione Ambiente
CT 004
Il 10 luglio scorso si è svolta a Milano la riunione annuale della CT 004 Ambiente in cui sono state proposte iniziative riguardo a:
■ (ri)definizioni della st abilità dei rifiuti urbani e dei fanghi (ing. Spinosa, Coord. GL 5):
■ opportunità della segnalazione di eventuali iniziative istituzionali da parte dei GL verso la P.A., per meglio coordinare ed espandere l’attività normativa:
■ costituzione di un comitato per lo sviluppo dell’attività ed il monitoraggio dell’innovazione, compresa la ricerca di candidati da parte della Segreteria; ■ ruoli e spazi dell’I.A. in questo ambito.
È stata inoltre approvata la trasformazione in norma della PdR relativa alla raccolta degli oli vegetali usati (cfr note sul GL8).
GL 08 “Attrezzature e macchine per la raccolta dei rifiuti”
Riunione del GL8 il 21 ottobre a Milano in cui:
■ è st ato definito un ultimo dettaglio di una illustrazione del Progetto di norma relativo ai Contenitori per rifiuti idonei alle applicazioni meccatroniche (per il resto approvato nella precedente riunione dell’8.7.25) che, debitamente finalizzato, è stato trasmesso alla CCT per l’ultimo esame con il Codice Progetto 1612791 (da citare per individuare la numerazione defini -
tiva della norma quando sarà pubblicata). Si è così concluso il lungo iter di questo progetto innovativo, unico nel panorama europeo, tecnicamente denso di innovazioni, fortemente voluto da molti membri del GL8 e condotto a compimento dal project leader Ing. G.Bragadina; ■ si è preso atto dell’acquisizione senza rilievi della bozza, predisposta dalla Segreteria sulla base dei documenti già approvati e sottoposta all’esame dei componenti del Gruppo di Lavoro, del progetto di norma sulla Documentazione di manutenzione per veicoli e attrezzature per l’igiene urbana; si è inoltre ricevuta comunicazione informale della ‘ferma opposizione’ di ANFIA a tale progetto, che ne interromperà i successivi sviluppi fino alla pronuncia nel merito degli organismi di UNI deputati a gestire queste procedure, in prima istanza la Commissione Ambiente di cui il GL è emanazione e, se necessario procedere in seconda istanza, la Comm. Centr. Tecnica e la Giunta Esecutiva per quanto di competenza;
■ è st ata sospesa la discussione del Progetto di norma sui Requisiti generali e di sicurezza relativi alle attrezzature per la movimentazione di contenitori scarrabili con sollevamento a gancio unico centrale per verificarne preliminarmente le eventuali sovrapposizioni con la UNI EN 12999:2025 - Appa-
recchi di sollevamento - Gru caricatrici (montate su autoveicoli o su fondazioni statiche), su cui il Project Leader Ing. A. Sasso ed il Coordinatore riferiranno nella prossima riunione;
■ è proseguit a la discussione sul Progetto di norma sull’Interoperabilità dei sistemi di misurazione dei rifiuti , per il quale sono state verificate le disponibilità a contribuire di altri tecnici del GL;
■ è st ato effettuato un primo esame del progetto di norma sulla Raccolta stradale degli oli usati, affidato al GL8 dalla C.Ambiente, verificando la disponibilità di altri tecnici a contribuire. Il progetto costituisce il naturale sbocco della precedente PdR, project leader la Dott.ssa B.Gatto per conto del promotore CONOE - Consorzio Nazionale di raccolta e trattamento degli oli e dei grassi vegetali ed animali esausti; La prossima riunione del GL8 è prevista giovedì 22.01.26.
CEN/TC 183 “Waste
Management” / WG 1
Waste Containers
Riunione del Gruppo di Lavoro 1 (WG1) del CEN/TC 183 a Milano il 20 ottobre scorso, in cui:
■ è st ata spostata ad un successivo incontro la prima proposta di revisione della EN 15132, recentemente scaduta e relativa ai ‘ricoveri’ (Container Shells) per i contenitori dei rifiuti urbani
■ è proseguit a la discussione dei commenti risultanti dall’enquiry sulla revisione del testo della EN 13071-1,2,3 che definisce i Contenitori stazionari fino a 5.000 l, sollevati dall’alto e svuotati dal basso (Requisiti generali - Ulteriori requisiti generali per sistemi interrati o parzialmente interrati - Sistemi di sollevamento raccomandati), integrata con una quarta parte in cui sarà menzionato anche il fungo F 90 (ex Kingshofer il cui brevetto è scaduto).
La successiva riunione del TC 183/WG1, fissata il 25 novembre 2025 solo da remoto, per concludere alcuni punti rimasti aperti, si è svolta regolarmente ed in essa: ■ è st ata presentata, discussa ed approvata la proposta di revisione della EN 15132, scaduta, relativa ai ‘ricoveri’ per i contenitori dei rifiuti urbani. Essa presenta due importanti elementi di novità, il primo relativo alla possibilità di equipaggiarli con apparecchiature meccatroniche per rilevare gli accessi degli utenti ed i servizi erogati, il secondo alla possibile dotazione di apparecchiature per ottimizzare l’utilizzo dei volumi mediante dispostivi che effettuino una moderata compattazione dei rifiuti inseriti nel rispetto, in questo caso, anche del Regolamento Europeo Macchine. Il Project Leader della parte relativa e queste due innovazioni è stato l’Ing. G. Bragadina;
■ è ulteriormente proseguit a e ora prossima alla conclusione la revisione delle parti 1,2,3 della EN 13071 dei contenitori stazionari fino a 5.000 l di cui sopra (project leader Mr A. Perez): la p.4, relativa fra l’altro all’impiego della presa ‘a fungo’, avrà il titolo ‘Additional requirements for robotized collection of top lifted and bottom emptied containers… with a capacity up to 5.000 l
La prossima riunione del WG1 è prevista il 10-11 febbraio 2026 a Madrid.
CEN TC 183
Il 26 e 27 novembre scorsi si è svolta a Parigi la riunione annuale del CEN TC 183 - Waste Management, senza iniziative di rilievo circa le attività del GL8.
PdR
Il 24 ottobre 2025 è stata pubblicata la Prassi di Riferimento UNI/ PdR 181 - Produzione e utilizzo agronomico delle matrici organiche ottenute dai fanghi di depurazione, promossa dal Dipartimento di Ingegneria Civile, Edile e Ambientale dell’Università di Napoli per iniziativa del Prof. Giovanni Esposito, docente di Ingegneria Sanitaria-Ambientale, e focalizzata sull’ ammissibilità del loro impiego in agricoltura. In una materia che rimane molto complessa, soggetta a non infrequenti mutamenti di orientamento e dove è difficile trovare un punto di equilibrio fra le esigenze
di sicurezza ambientale e quella di consentire l’uso agricolo dei fanghi quando corretto, con rilevanti benefici non solo economici, la filiera che dal produttore del fango giunge al distributore, e poi all’utilizzatore delle matrici organiche sui terreni, trova il suo principale snodo nel trasformatore. A questo attore viene a competere non solo di lavorarlo in modo corretto, ma la PdR - la cui adozione è volontaria - gli impone anche di verificare la correttezza e la professionalità del produttore oltre alla propria, e poi ancora di concordare e verificare il corretto impiego della matrice da parte degli utilizzatori, potendo così giungere a certificare le operazioni compiute nell’intera filiera. Il tutto ovviamente nel rispetto di ogni prescrizione di legge e senza attenuare in alcun modo la responsabilità ultima di tutti gli attori coinvolti nel caso di qualsiasi errore o abuso. Questa visione ‘liberale’ del ruolo degli operatori è molto prossima a quella già tratteggiata dalle Regioni Lombardia e Toscana con propri provvedimenti, e pare anche in sostanziale sintonia con i contenuti della nuova normativa in corso di elaborazione presso il Ministero dell’Ambiente, come da “Delega al Governo in materia di fanghi di depurazione” contenuta nelle “Disposizioni per la semplificazione e la digitalizzazione dei procedimenti in materia di attività economica e di servizi a favore di cittadini e imprese” in G.U. n° 182 del 2.12.2025.
GSA Igiene Urbana
la testata di riferimento del settore
eSA presenta tre innovazioni per una gestione rifiuti più smart e sostenibile
In occasione di Ecomondo 2025, ESA ha presentato una serie di progetti innovativi destinati a rivoluzionare il settore del waste management. L’azienda ha introdotto tre novità, ciascuna collegata a una specifica linea di prodotto, con l’obiettivo di migliorare efficienza, sicurezza e qualità dei servizi di raccolta. La prima novità (patent pending) riguarda una nuova attrezzatura robotizzata (1AS) per ottimizzare la raccolta laterale dei rifiuti, caratterizzata da presa in seconda linea, presa bilaterale e modularità del compattatore. Una soluzione che segna un cambiamento significativo nel mercato, aumentando flessibilità e produttività.
Il secondo progetto patent pending coinvolge i contenitori stradali per la raccolta verticale, ora dotabili di un gancio a scomparsa, che migliora l’estetica del contenitore e riduce l’abitudine di appendere sacchetti all’esterno, favorendo un ambiente urbano più ordinato. La terza innovazione (patented) riguar-
da l’illuminazione di cestini e contenitori tramite pannelli fotovoltaici. Oltre a garantire maggiore sicurezza durante il conferimento dei rifiuti, soprattutto di notte, questa tecnologia valorizza l’immagine della città rendendola più moderna e sostenibile.
Queste soluzioni rafforzano l’impegno
Jolly srl, quando pulire è un’arte
Giovanni Chiantaretto, Amministratore e socio unico di Jolly Srl, rappresenta la quarta generazione di una famiglia specializzata da 70 anni
nella realizzazione di scope professionali completamente made in Italy, brevettate e super-ecologiche, realizzate in materiale totalmente rici-
di ESA nel promuovere una gestione dei rifiuti più efficiente, sostenibile e orientata al miglioramento della qualità della vita urbana, offrendo strumenti performanti e generando benefici concreti per le città.
www.esa-italy.com
clabile. Dalla provincia di Torino, dove ha sede l’azienda, i prodotti Jolly sono apprezzati in tutta Italia, in Europa e nel mondo, guadagnando popolarità grazie alla loro qualità. Chiantaretto attribuisce il successo alla durata dei prodotti, che resistono in media 6 mesi con 8 ore di uso giornaliero, alla capacità pulente e alla perfetta riciclabilità in un’ottica di economia circolare. Le scope storiche Asso Di Briscola e Verdemec sono progettate con forme tradizionali ma vantaggi moderni. Jolly è molto attenta alle esigenze dei clienti, cercando di cogliere
al massimo le loro necessità e costruendo soluzioni su misura, offrendo anche formazione per un utilizzo ottimale degli strumenti. La qualità è un pilastro fondamentale per l’azienda, con l’obiettivo di soddisfare il cliente non solo nel prezzo ma anche nell’esperienza d’uso. Jolly ha ottenuto nel 2019 la certificazione UNI EN ISO 9001:2015, un importante riconoscimento che testimonia la massima attenzione dell’azienda al cliente e alla qualità dei suoi prodotti e servizi.
www.jollysrl.com
busigroup, grande interesse per le novità presentate
a ecomondo 2025
L’edizione 2025 di Ecomondo ha confermato l’attenzione crescente verso le tecnologie per la gestione smart dei rifiuti, un trend che ha trovato in Busi Group uno dei protagonisti più osservati del settore.
Il Gruppo italiano, da anni punto di riferimento nelle soluzioni per igiene urbana, raccolta, compattazione e trasporto dei rifiuti ha presentato a Rimini un sistema integrato di mezzi, contenitori, tecnologie digitali e servizi connessi, pensato per supportare città, clienti e operatori nel waste management. Grande interesse ha suscitato la nuova spazzatrice BSA 5 m³, compatta ed estremamente efficiente, che completa il portafoglio del Gruppo nel settore della pulizia stradale. Ampia attenzione anche per la gamma completa dei cassonetti metallici +B LID di OMB Technology, progettati per la raccolta laterale e dotati di aperture smart personalizzabi-
li, disponibili nelle versioni da 1800 a 3200 mm³. Tra le altre soluzioni esposte: il sistema di raccolta laterale CMPL 8, il veicolo T-Rex CL con sistema alza-voltacassonetto laterale e costipazione integrata, il compattatore monopala CSM
di BTE con impianto fotovoltaico per operatività off-grid, il rimorchio B-Trail di MEC per il trasporto in sicurezza di container e compattatori scarrabili e il sistema di raccolta posteriore con +B MATIC, il nuovo AVC Automatico di OMB Technology. A completare l’offerta la piattaforma “B-Connect PRO”, per monitoraggio e gestione smart. La forte affluenza registrata allo stand testimonia un interesse crescente verso soluzioni integrate, connesse e pronte a guidare il settore verso un modello di gestione dei rifiuti sempre più moderno e responsabile.
www.busigroup.it
brigade elettronica: soluzioni leader per la sicurezza dei veicoli commerciali
La sicurezza dei mezzi dedicati alla raccolta rifiuti è oggi una priorità imprescindibile: mezzi ingombranti, manovre frequenti in spazi urbani ristretti e la presenza costante di pedoni, ciclisti e operatori richiedono tecnologie in grado di prevenire rischi reali. Per rispondere a queste necessità, Brigade Electronics propone Backeye®360 AI, il sistema di visione panoramica con intelligenza artificiale progettato per offrire un controllo totale dell’area attorno al veicolo. Le quattro telecamere ad alta definizione installate su frontale, lati e posteriore forniscono una vista unica a 360°, eliminando i punti ciechi e permettendo all’autista di effettuare ma-
novre in totale sicurezza. L’AI integrata riconosce automaticamente persone e ostacoli, attivando avvisi immediati che aiutano a prevenire collisioni durante retromarce e spostamenti in zone affollate. La partecipazione dell’azienda a Ecomondo 2025 ha confermato il forte interesse del settore verso soluzioni che migliorano realmente la sicurezza operativa. Le dimostrazioni dal vivo hanno evidenziato come Backeye®360 AI possa ridurre gli incidenti, limitare i danni ai mezzi e garantire una maggiore protezione agli operatori durante le attività quotidiane. Per chi gestisce flotte dedicate alla raccolta rifiuti, Backeye®360 AI rappresenta
un investimento strategico: migliora la sicurezza, aumenta l’efficienza e supporta la conformità alle normative. Brigade è a disposizione per presentazioni dedicate e soluzioni su misura.
https://brigade-electronics.com/it/
Allison a ecomondo: partnership strategiche e assistenza
capillare per le flotte di igiene urbana
Allison Transmission ha partecipato all’edizione 2025 di Ecomondo, confermando il proprio ruolo centrale nel settore della raccolta rifiuti e della mobilità sostenibile.
Quest’anno la presenza del brand va oltre il proprio stand: i cambi automatici con convertitore di coppia equipaggiano infatti numerosi veicoli esposti dai principali costruttori – tra cui il Mercedes Econic compatibile con carburante HVO – e dai maggiori allestitori, come
em Z a ecomondo:
Nord Engineering, Busi Group, AMS e Farid. Una sinergia che evidenzia la versatilità e il valore tecnologico delle trasmissioni Allison, ormai standard di riferimento nel comparto dell’ecologia. Simone Pace, Responsabile Commerciale per l’Italia, sottolinea l’importanza di queste collaborazioni: “Riceviamo feedback positivi dai principali clienti italiani, che si affidano alle nostre soluzioni per mantenere elevati standard di operatività ed efficienza. L’esperienza maturata insieme negli anni è il nostro punto di forza: una base solida su cui stiamo costruendo, fianco a fianco, nuove applicazioni innovative per rispondere alle sfide del futuro”. Oltre all’innovazione di prodotto, Allison pone l’accento sull’affidabilità e sul supporto post-vendita, garantiti da una rete di assistenza altamente specializzata.
Fausto Rebuffoni, AD del distributore
nuove soluzioni modulari per le isole ecologiche di Prossimità
Anche quest’anno la presenza di EMZ a Ecomondo ha registrato un’affluenza superiore alle aspettative, confermando la manifestazione come un appuntamento strategico per raccontare l’evoluzione delle tecnologie dedicate alla raccolta dei rifiuti. Molteplici visitatori da tutta Europa tra cui progettisti, gestori e amministrazioni hanno mostrato grande interesse per le ultime soluzioni presentate, in particolare per la nuova generazione di mascherature metalliche per la realizzazione di Isole Ecologiche di Prossimità (IEP), pensate per rispondere in modo ancora più mirato alle esigenze delle stazioni appaltanti.
La capacità di innovazione di emz,
tradotta in flessibilità progettuale, presenta una novità assoluta per il mercato dove ogni isola ecologica composta da moduli IEP può essere configurata e personalizzata sulla base delle necessità consentendo di integrare all’interno della stessa isola, bidoni carrellati da 360 lt, 1100 lt e 1700 lt con una perfetta continuità dimensionale, estetica e funzionale consentendo anche un’illimitata personalizzazione grafica. Ampia e modulabile anche la scelta delle modalità di conferimento che rispondono alle diverse logiche di utilizzo: dallo sportello singolo, doppio, volumetrico per rispondere alle esi-
nazionale Ofira Italiana Srl, spiega: “La rete service è un pilastro fondamentale del nostro ecosistema. Operiamo in un mercato in cui i mezzi sono sottoposti a un utilizzo intensivo quotidiano; garantire che rimangano efficienti per molti anni è cruciale. Il nostro supporto capillare assicura alle flotte prestazioni costanti nel tempo, proteggendo l’investimento dei clienti”.
www.allisontransmission.com
genze dettate dall’applicazione della tariffa puntuale fino allo sportello basculante personalizzabile in lunghezza e dimensioni. L’edizione di quest’anno conferma così la direzione tracciata da EMZ: soluzioni solide, personalizzate e progettate per accompagnare le città nella loro transizione verso sistemi di raccolta più efficienti e moderni.
www.emz-ta.com
d ue nuove AS990 per SAc Aeroporto di catania
SAC società di gestione degli aeroporti di Catania e Comiso, che gestisce la rete aeroportuale della Sicilia orientale si è recentemente dotata di 2 nuove spazzatrice aeroportuali Schmidt modello AS990.
AS990 rappresenta l’ultima evoluzione della lunga e blasonata serie AS (Airport Sweepers) che contribuisce da oltre 35 anni alla pulizia ed alla sicurezza di innumerevoli scali aeroportuali in tutto il mondo. Le 2 AS990 verranno dedicate alla pulizia dell’air side e nello specifico di pista e raccordi. Per fare fronte ad una delle peculiarità dello scalo catanese,
le 2 AS990 sono dotate di potenti soffiatori laterali in grado di rimuovere rapidamente l’eventuale temibile cenere vulcanica depositata su pista e piazzali. Mediante l’utilizzo di tali soffiatori è inoltre possibile allontanare dal bordo pista anche eventuali detriti depositati in seguito alle attività di sfalcio. I soffiatori laterali Schmidt della serie AS anche denominati “Jet” sono attivabili da cabina ed assicurano la pulizia anche al di sotto della carreggiata del veicolo.
Oltre ai “jet” le macchine fornite sono complete di spazzole laterali, tubo aspirafoglie posteriore e di una
potente barra magnetica anteriore che con un campo magnetico di ben 300 Gauss a 100 mm da terra, assicura la totale rimozione dalla pista di eventuali parti metalliche. Le due spazzatrici aeroportuali AS990 rafforzano ulteriormente la
presenza del marchio SCHMIDT nello scalo catanese ove figurano già 2 Cleango 500 ed una vecchia AS750. Nel primo trimestre del 2026 è prevista la consegna di 2 ulteriori AS990.
www.aebi-schmidt.com
Prodotti per l’ecologia ecoplast: la scelta Green che rispetta l’ambiente
Sostenibilità, praticità e resistenza. Sono solo alcuni dei punti di forza delle pattumiere Ecoplast, azienda italiana produttrice di contenitori per l’ecologia in plastica riciclata, certificati Plastica Seconda Vita e 100% riciclabili. Robusti, dal design funzionale e destinati a durare a lungo, gli articoli per la raccolta domestica e stradale, come i bidoni carrellati, i cassonetti, i contenitori per l’arredo urbano e i rifiuti speciali, sono resistenti agli urti, alle movimentazioni frequenti, alle alte e basse temperature, e adatti a qualsiasi tipologia di rifiuto. Le pattumiere – disponibili nelle linee Ecoplus, Ecologic ed Ecologic 2.0 – sono salvaspazio negli ambienti
interni e discrete per quelli esterni. Il manico anti-randagismo le rende inaccessibili ai randagi, evitando così che i rifiuti vengano dispersi nell’ambiente. Le diverse colorazioni, infine, permettono l’identificazione immediata del rifiuto, facilitando gli utenti nelle buone pratiche della rac -
colta differenziata.
Ecoplast, inoltre, in linea con le esigenze di innovazione e digitalizzazione, ha dotato i Comuni di sistemi di tracciamento di ultima generazione, quali software, lettori e palmari, che contribuiscono a rendere più semplice e veloce il processo di raccolta dei
dati per garantire agli utenti una tariffazione puntuale e consentire alle amministrazioni di vigilare sul corretto conferimento dei rifiuti, preservando e tutelando il territorio.
Ecoplast, la scelta Green nel rispetto dell’ambiente.
www.ecoplast-ambiente.com
A
mS S .p.A. e made in Sipario: quando la sostenibilità passa
anche dalle persone
In occasione di Ecomondo 2025, AMS S.p.A. ha scelto di valorizzare non solo le proprie soluzioni per l’igiene urbana, ma anche un percorso di sostenibilità sociale. Per l’allestimento dello stand e la realizzazione dei gadget distribuiti in fiera, l’azienda si è infatti affidata a Made in Sipario, cooperativa fiorentina che coinvolge persone con disabilità intellettiva in attività creative e professionali.
La collaborazione non nasce come gesto assistenziale, ma come scelta strategica: affiancare alla qualità del prodotto il valore del lavoro inclusivo. «La sostenibilità è completa solo quando include le persone» sottolinea Alessandra Ghetti, CEO di AMS.
«Per noi non ha senso parlare di responsabilità sociale limitandosi a donazioni una tantum: generare lavoro vero permette ai ragazzi di esprimere il proprio talento e costruire autonomia. Ed è un valore
che arricchisce anche noi come impresa».
Un’impostazione in linea con la visione della direttrice della cooperativa, Silvia Groppa, che da anni promuove un modello fondato sulla dignità professionale e non sull’assistenzialismo. L’esperienza di Ecomondo lo ha dimostrato: le grafiche e i manufatti realizzati dai ragazzi sono stati accolti con entusiasmo, portando attenzione al loro percorso e al significato di un’inclusione che passa attraverso competenze e responsabilità.
AMS ha già confermato l’intenzione di proseguire questa sinergia, integrando Made in Sipario in nuovi progetti. Un esempio concreto di come anche nel settore dell’igiene urbana la sostenibilità possa diventare un impegno che parte dalle persone e ritorna alle persone.
www.amsspa.com
Silvia Groppa, direttrice di Made in Sipario, con Alessandra Ghetti, CEO di AMS, a destra.
tecnologia e gestione rifiuti: il valore della collaborazione tra Zanetti e ba ron onboa rd
L’azienda Zanetti Arturo & c. srl, con sede a Mapello (BG), dal 1962 gestisce in modo completo ogni tipologia di rifiuto: dalla consulenza alla raccolta, dal trasporto, stoccaggio e trattamento.
Queste competenze sono messe quotidianamente al servizio di enti sanitari, industrie, aziende pubbliche e private, con lo scopo di raggiungere i massimi livelli di efficienza ed efficacia.
La collaborazione con Baron On-Board nasce dalla necessità di offrire un servizio di pesatura accurato e perfettamente integrato nei processi di gestione dei rifiuti. Baron On-Board, divisione del gruppo Baron 1854, è specializzata nella produzione di sistemi di pesatura omologati installati a bordo.
Questa tecnologia garantisce precisione, affidabilità e conformità alle normative, offrendo soluzioni pensate per supportare ogni contesto operativo.
Un rapporto decennale, durante il quale sono stati forniti molteplici sistemi di pesatura omologati, che certificano l’affidabilità del dato e permettono l’utilizzo ai fini fiscali. Nello specifico, la flotta Zanetti utilizza sistemi di pesatura statica Baron, installati tra telaio e controtelaio e applicati su diverse tipologie di veicoli: centinati, spurghi e scarrabili.
www.baron.it
r avo italia a ecomondo: sostenibilità e nuove soluzioni per una mobilità più pulita
Ecomondo si è confermato anche quest’anno un momento di confronto fondamentale per Ravo: incontrare clienti, fornitori e partner del settore dello spazzamento stradale ci ha permesso di raccogliere feedback preziosi dagli utilizzatori finali, indispensabili per migliorare continuamente le soluzioni proposte. La sostenibilità è stata il tema centrale dell’edizione, coinvolgendo l’intera filiera. Il gruppo Fayat è da tempo impegnato in questo percorso e i risultati sono significativi: Ravo B.V. ha ottenuto la medaglia d’argento Ecovadis, mentre Mathieu ha raggiunto la medaglia d’oro. Anche Ravo Italia partecipa attivamente a piattaforme come Ecovadis e Open-es e ha recentemente concluso con successo la certificazione SRG88088:24, lo standard italiano dedicato ai sistemi di gestione della sostenibilità basati sui criteri ESG. Nel padiglione Sal.Ve l’azienda ha pre-
sentato le ultime novità per il mercato italiano: la nuova spazzatrice elettrica Ravo E2 con innovativo sistema di sostituzione batteria, la Ravo R5e aggiornata con batteria da 120 kW e la nuova Scarab T7 su telaio. Per quest’ultima è stato annunciato che l’assemblaggio telaio–macchina verrà realizzato in Italia, riducendo trasferimenti e impatti
Aspiratore elettrico Glutton® Select®
Presentato ufficialmente a Ecomondo, il nuovo Glutton® Select® segna un’evoluzione nel mondo degli aspiratori elettrici per il decoro urbano. Dopo aver rivoluzionato il settore con macchine capaci di aspirare rifiuti e di lavare le superfici, Glutton® compie ora un ulteriore passo avanti: la raccolta differenziata du-
logistici. Perseguire gli obiettivi della sostenibilità significa costruire un futuro in cui energia pulita, innovazione responsabile, città più vivibili e consumo consapevole non siano aspirazioni, ma risultati concreti da realizzare insieme passo dopo passo.
www.ravospa.com
: aspira, lava…e differenzia!
rante l’aspirazione. Il cuore dell’innovazione è infatti il sistema Select®, una tecnologia brevettata che permette di separare automaticamente i rifiuti in due comparti distinti. Il risultato è un miglioramento immediato della qualità del riciclo e una riduzione del rifiuto indifferenziato, senza aumentare
tempi o costi di servizio. L’operatore continua a lavorare come sempre: è la macchina a fare la differenza. Totalmente elettrico, silenzioso e con grande autonomia, l’Aspiratore Elettrico Glutton® Select® è pensato per centri storici, parchi, aree pedonali ed eventi, dove la presenza di persone richie-
de efficienza e discrezione. La combinazione di aspirazione potente, lavaggio ad acqua pressurizzata e ora smistamento automatico dei rifiuti, consente di concentrare tre attività in un’unica soluzione compatta, aumentando la produttività degli operatori e migliorando la qualità percepita dagli utenti. Per amministrazioni e aziende di igiene urbana, Glutton® Select® rappresenta un investimento orientato al futuro: più sostenibilità, più efficienza e un livello di pulizia urbana che risponde alle nuove aspettative dei cittadini.
www.spazioverde.com
Qualitambiente: l’esperienza di med iacom al servizio dell’igiene urbana
L’evoluzione normativa introdotta da ARERA, culminata nella delibera 15/22/R/ RIF (TQRIF) fino al recente aggiornamento del 29 luglio 2025 n. 374/2025/R/rif, ha trasformato in profondità il settore dell’igiene urbana, imponendo standard tecnici e contrattuali chiari e misurabili. Un cambiamento che ha richiesto ai gestori di riorganizzare processi, strumenti e modalità di relazione con l’utenza. Per molte realtà è stato un passaggio complesso; per chi possiede una solida esperienza nei settori regolati, rappresenta invece un’opportunità di crescita. In questo scenario si colloca la visione di Mediacom
Lab, controllata di Mediacom srl: Qualitambiente affonda le sue radici nelle competenze che Mediacom ha maturato negli anni nei comparti sottoposti alla regolazione ARERA, dal gas & power al servizio idrico fino al ciclo dei rifiuti. Un bagaglio professionale fatto di procedure consolidate, presidio degli standard, gestione integrata dell’utente finale e servizi che spaziano dal customer care al pronto intervento H24, dal back office alle attività creditizie, dalle ricerche di mercato ai progetti
ecoisola ed ecotower: soluzioni flessibili per ogni esigenza
Funzionalità, semplicità di utilizzo, estetica: queste sono le tre caratteristiche fondamentali che le Amministrazioni comunali ed i Gestori cercano per migliorare il servizio di raccolta differenziata sul proprio territorio. Con una esperienza consolidata di 29 anni sul mercato, ID&A offre ai propri clienti soluzioni basate sulla logica del Sistema Integrato SIGMA, che comprende i dispositivi SMART per con-
di innovazione tecnologica. Su queste fondamenta nasce un ecosistema di soluzioni pensato per accompagnare enti pubblici e gestori nella digitalizzazione e nell’efficientamento operativo. Qualitambiente valorizza l’esperienza di Mediacom nei settori a regolazione ARERA traducendola in strumenti IT avanzati, tecnologie per la gestione dei rifiuti, consulenza specializzata, programmi formativi, help desk qualificato e servizi di analisi. Le piattaforme digitali intuitive e complete semplificano la compliance ambientale e garantiscono l’allineamento alle direttive ARERA, trasformando gli
adempimenti normativi in leve di miglioramento. L’obiettivo è chiaro: ridurre inefficienze e costi, migliorare la relazione con il cittadino e accompagnare il settore verso un futuro più sostenibile, moderno e consapevole.
www.qualitambiente.com
tenitori o isole informatizzate e soluzioni in cloud per la gestione dei dati quotidianamente registrati sul territorio.
La progettazione e la produzione, presso le due sedi di Brescia, consentono la costante innovazione e la possibilità di totale integrazione con sistemi gestionali del cliente. Inoltre, le molteplici unità locali disposte sul territorio italiano e spagnolo consentono di garantire la massima attenzione alle esigenze mutevoli dei clienti ed un servizio di manutenzione costante, sia in loco che da remoto. Nell’ottica di proporre sul mercato un prodotto flessibile, che si integri perfettamente qualsiasi sistema di raccolta, ID&A ha progettato le linee di prodotto EcoIsola ed EcoTower-EVO, che sono composte da strutture in ac-
ciaio modulabili e configurabili in varie soluzioni. Le strutture comprendono profonde migliorie dal punto di vista funzionale e della configurabilità e possono ospitare al loro interno contenitori carrellati, conformi alla norma UNI EN 840, da 360 o da 1000 litri. Inoltre, viene riservata la massima attenzione all’utente che può conferire mediante sportello manuale, pedale ergonomico o sportello di conferimento automatico.
www.ideabs.com
Ladurner equipment - i N Fore porta sul mercato una gamma elettrica completa per la raccolta urbana
La mobilità elettrica nella raccolta rifiuti è ormai una realtà consolidata, in grado di migliorare sostenibilità, efficienza e qualità del servizio. Ladurner Equipment propone una gamma completa di mezzi full-electric, progettati per rispondere alle esigenze operative delle flotte urbane, dai centri storici alle raccolte più impegnative. Il modello d’ingresso della gamma è LC5e ALU, veicolo compatto in categoria N1, con vasca in alluminio progettata per ridurre il peso e migliorare l’efficienza energetica. Con 3,5 tonnellate di massa totale e autonomia fino a 200 km, offre grande agilità negli spazi urbani più stretti e nelle aree a traffico limitato. Segue LC5e, soluzione estremamente versatile: un N2 da 4,25 tonnellate guidabile con patente B, caratterizzato da un’ottima portata utile, ideale per affrontare le esigenze quotidiane della raccolta urbana. Dotato di vasca da 5,5 m³ e batteria da 63,75 kWh, assicura fino a 160 km di autonomia e ricarica in modalità AC e DC per la massima flessibilità operativa. Per le attività più impegnative, LC7e rappresenta il compattatore full-electric ad alte prestazioni della gamma: 7,5 tonnellate, vasca da 7 m³, autonomia reale fino a 250 km e ricarica rapida in circa 90 minuti. Tecnologie di sicurezza evolute e maneggevolezza elevata ne fanno una soluzione affidabile per servizi intensivi. A supporto di questa transizione, vengono affiancati i clienti con sistemi di ricarica, soluzioni avanzate per la tracciabilità dei mezzi e un supporto completo all’integrazione dei veicoli elettrici in flotta, garantendo un passaggio efficace e senza interruzioni verso la mobilità a zero emissioni. Con questa proposta integrata, Ladurner e Infore confermano una visione chiara: soluzioni elettriche mature, affidabili e pronte a sostenere la trasformazione ecologica della raccolta urbana.
www.ladurnerambiente.it
Nord engineering: un 2025 di crescita, innovazione
e partnership strategiche
Dal lancio di nuove soluzioni al consolidamento di sinergie strategiche, fino alla presenza nelle principali vetrine internazionali, Nord Engineering chiude un anno che ha rafforzato la sua leadership nello smart waste management a livello globale. A Ecomondo l’azienda ha presentato due evoluzioni che segnano un cambio di passo per il settore. Easy NR, nuova generazione della tecnologia brevettata Easy, integra Intelligenza Artificiale, sensoristica avanzata e data analysis per ottimizzare ogni fase del ciclo di svuotamento, ridurre i rischi operativi e migliorare tempi, qualità e sostenibilità delle operazioni.
Accanto, l’innovativo Sistema Junior, pensato per i centri storici e le aree a viabilità complessa: un sollevatore bilaterale più compatto e agile (Easy Junior) e i nuovi Contenitori Junior, dal design ottimizzato per ridurre l’ingombro e aumentare resistenza, durata ed estetica.
Tra gli highlight di Ecomondo anche la partnership con Gruppo Iren, che introduce un modello di raccolta intelligente basato su contenitori connessi e tecnologie digitali integrate con l’ecosistema gestionale Iren. L’accordo punta a rendere la raccolta differenziata più partecipativa, semplice e trasparente per i cittadini. Nel 2025 Nord Engineering ha inoltre rafforzato la propria presenza internazionale partecipando a fiere e congressi in Europa e nel mondo, promuovendo una visione di raccolta più smart, efficiente e data-driven. Un anno cruciale che apre la strada a un 2026 ricco di innovazione, con tecnologia ed economia circolare al centro della strategia aziendale.