ECONOMY | ANNO V | N.57 | MENSILE | GIUGNO | DATA DI USCITA IN EDICOLA: 07 GIUGNO 2022
POSTE ITALIANE S.P.A. - SPEDIZIONE IN ABBONAMENTO POSTALE - D.L. 353/2003 (CONVERTITO IN LEGGE 27/02/2004 N° 46) ART. 1, COMMA 1, LO/MI
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Giugno 2022 Euro 3,50
SOSTENIBILITÀ/ Se sappiamo farla, impariamo a raccontarla. Storie di successo (e insuccesso)
CAMBIAMO LA CATENA
Le forniture dall’Asia sono diventate inaffidabili, la Vecchia Europa riporta in casa le filiere
ITALIA Sella
GERMANIA Display
REPUBBLICA CECA Sensori
TAIWAN Batterie INDONESIA Pneumatici
CINA Ruote e raggi
GIAPPONE Cambio GERMANIA Motore
TAIWAN Pedali ITALIA Cavalletto
CINA Freni
REGNO UNITO Catena
SMART-WORKING, LA VIA ITALIANA È IL FAI-DA-TE
Lo rivendicano il 58% dei lavoratori dipendenti, le imprese procedono in ordine sparso ma lo usano tutte «RISK-SHARING PER L’UE »
I PIANI DI 24ORE BS
LA LOMBARDIA ATTIRA
Marcello Minenna (Dogane): «Serve una deglobalizzazione intelligente»
Manuel Mandelli: «Siamo link tra le vocazioni e il successo»
Dall’estero 5 miliardi in 5 anni con “Invest in Lombardy”
Pichetto Fratin: «Agli assicuratori un ruolo chiave per la ripresa»
I sorprendenti risultati dello studio Cesdim e Srm (Intesa)
«PIÙ BIT CONTRO LE MAFIE» Cafiero De Raho: «Incrociare i dati per scoprire le connessioni»
«SFIDA PER LE POLIZZE»
MA ANCHE IL SUD PIACE
EDITORIALE
LE DELUDENTI RIFORME DEL POSSIBILE
A
l più tardi tra undici mesi in Italia si voterà per il rinnovo del Parlamento. Che ne uscirà, per colpa di una legge voluta dai DI SERGIO LUCIANO Cinquestelle e supinamente accettata da tutti gli altri partiti, ridotto a due terzi degli attuali effettivi, senza nessun reale vantaggio per la nazione. C’è di mezzo un appuntamento elettorale amministrativo, il 12 giugno, “condito” da quello referendario. I partiti sono confusi e litigiosi. A sinistra il Pd conserva una certa egemonia ma è bersagliato dal fuoco amico. A destra la Lega litiga con Fratelli d’Italia, Forza Italia è un ectoplasma guidato da un grande anziano logoro nel fisico e nella volontà. Gli apolidi Cinquestelle, da sempre gorilla nella nebbia, sono ridimensionati a rango di scimmiotti nella nebbia. Unico pensiero fisso e convergente di tutti: non aiutare il governo a lavorare bene finchè può, ma tentare di accaparrarsi voti pensando a una lunghissima campagna elettorale. In questo disastro, che fa Mario Draghi? Vive in Italia ma ha la testa all’estero. Negozia con Biden sulla Russia, tratta con Bruxelles sulla diversificazione energetica europea, sull’allargamento dell’Unione, parla con Erdogan, media con Zelensky, discute con gli ex colleghi banchieri della Fed e della Bce dell’inflazione e di
IL CORSIVO
come curarla. Diciamolo subito: meno male che Draghi c’è. Ma esserci così non basta all’Italia. Soprattutto sul piano delle riforme: l’Europa ce ne prescrive una quantità, in teoria sembra che ne abbiamo realizzate numerose, nei fatti sono tutte ferme. Perché? Proviamo a dirlo, visto che pochi lo fanno. Un governo tecnico come questo è pensato per l’amministrazione straordinaria; quella ordinaria presuppone una possibilità di gestione dei ministeri e delle loro macchine legislative che Draghi non ha. Ha fatto il direttore generale del Tesoro per 11 anni, sa come si fa, ma oggi non ha le leve per muovere la macchina. Stupisce, quindi, ma non tanto, il report di Openpolis, attraverso Openpnrr, secondo cui ad oggi sono soltanto 122 le misure funzionali al Pnrr ad essere state completate, altre 551 sono da avviare, 64 sono in corso, di cui 22 quasi ultimate e 17 sono in ritardo. Rispetto alle scadenze fissate al 30 giugno, su 58 scadenze previste ne saranno rispettate 9 o 10. Ma anche queste poche spesso sono finte, cioè esistono soltanto sulla carta, perché la macchina burocratica non le sta applicando: è ferma e indifferente. Draghi continua a metterci delle ”pezze”. L’ha fatto sul 110%, non senza fare un discreto casino anche mediatico, per far funzionare una misura che disapprova. L’ha fatto sulle autorizzazioni agli impianti delle rinnovabili. Ha nominato 65 commissari per attuare opere del Pnrr. Ha fatto un compromesso sul catasto con
la Lega, per cui la ricognizione sull’entità reale dell’edilizia abusiva perde ancora più forza anche in prospettiva, mentre l’Europa si sgola a chiederci la riforma fiscale. Ma tutto questo non ha nulla a che vedere con ciò che servirebbe al Paese. Sono riforme minime indispensabili per superare gli esami a Bruxelles, non per modernizzare, svegliare, migliorare l’Italia. Ma l’unica colpa di Draghi, semmai, è non dirlo chiaro agli italiani e ai partiti che con questa irresponsabilità – dei politici ma anche e soprattutto dei burocrati – non riusciremo a spendere bene i 220 miliardi del Pnrr, a dare lavoro ai giovani, pensioni agli anziani e buona salute a tutti, anche se c’è il Covid. Si potrà forse tirare a campare, non far svoltare il Paese. Tutto questo interpella i partiti e i loro leader. Se non riescono loro a costruire le premesse della svolta, non potrà farlo né il Quirinale né un governo tecnico. È solo un colpo di reni di consapevolezza politica della necessità di cambiare strada che potrà salvare il Paese, altrimenti imboccheremo una nuova fase di declino, tradendo la fiammata di ripresa vissuta nel 2021, tra il colpo di reni del Pil e la buona performance della campagna vaccinale. Rendendo grazie a Draghi, ma non crogiolandosi del suo ottimo inglese e del suo standing internazionale, non basterà il suo carisma a farci svoltare. Prima i partiti si svegliano, meglio sarà. Ma si sveglieranno?
PERCHÉ È NECESSARIO VOTARE AI REFERENDUM
N
el 2021 i casi di ingiusta detenzione in Italia sono stati 565, per una spesa complessiva in indennizzi di cui è stata disposta la liquidazione pari a 24 milioni e mezzo di euro. Le sanzioni disciplinari inflitte dal Csm ai magistrati che avevano gestito i processi così mal conclusi sono state 5. Ovviamente: cane non mangia cane e tra loro i giudici non si stangano. Molti libri sono stati riempiti invano, in particolare da Tangentopoli in poi, sui danni dell’impunità che vige nel nostro sistema giudiziario. E i referendum del 12 giugno sono l’occasione per riaffermare tutto quel che non va nel nostro processo, e che la riforma
Cartabia intacca solo superficialmente. Se l’Associazione nazionale magistrati – peraltro dopo una lunga attesa opportunista – ha preso rumorosamente posizione contro questa riforma è solo un atto dovuto, o forse, secondo i dietrologi, una mossa preventiva rispetto al rischio che le Camere possano incrudelire le norme più deboli. Purtroppo si prevede, sulla base dei sondaggi, che il referendum potrebbe non fare il quorum. Sarebbe un tragico errore. L’inefficienza e l’irresponsablità delle toghe è l’origine di tutti i guai del Paese. È l’origine dell’inefficienza burocratica, visto che i suoi protagonisti non rischiano niente quando negano ai cittadini
i loro diritti; è l’origine della perdurante economia sommersa e della connessa evasione fiscale, che andrebbe affrontata sul territorio ma le Procure non lo promuovono. Insomma, se i cattivi comportamenti civili, gli impegni disattesi, le gare eluse (e quant’altro nuoce al business) in questo Paese resta sempre impunito, come sperare che l’Italia si riprenda? Per questo bisogna votare, non per indebolire la magistratura: al contrario, rafforzarla, ma indirizzandone l’azione a tutela dei diritti di chi produce, accelerando le sentenze, ripristinando il segreto istruttorio e insomma facendo tutto ciò che nei Paesi civili accade e che in Italia, invece, ancora no. (s.l.)
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SOMMARIO
Giugno 2022
COVERSTORY 015 DEGLOBALIZZAZIONE
ECONOMY & POLITICA
016 IC&PARTNERS
012 GILBERTO PICHETTO FRATIN:
Si accorcia la catena
Gli assicuratori vedono lontano
E adesso “pedaliamo”...
020 L’INTERVISTA
APPROFONDIMENTI
022 ERT
008 TRA ME & TECH
di Andrea Granelli
di Franco Tatò
L’industria tedesca riscopre l’Italia
024 CESDIM
087 UOMINI&DENARI
Ma non avevamo un mercato unico?
023 FILIERE
010 SARÒ FRANCO
Marcello Minenna e il futuro dell’Ue
di Alfonso Ruffo
Il Sud diventa la terra delle opportunità
090 POSITION PAPER
Oltre il Covid, Salute Italia!
GESTIRE L’IMPRESA
093 PRIVATE BANKER
di Ugo Bertone
094 IL GLOBALISTA
di Giuseppe Corsentino
098 TREND SETTER
www.economymagazine.it, i più cliccati
099 CI PIACE/NON CI PIACE
Promossi e bocciati del mese
029 LAVORO IBRIDO
Molto new, poco normal
032 24ORE BUSINESS SCHOOL
«Per missione creiamo link»
034 FEDERMANAGER
Manager sul fronte del cambiamento
036 CESFOL
Imparare a insegnare non costa nulla
038 ICE
Più export per far crescere il Paese
040 CONTRATTO DI ESPANSIONE
Con lo scivolo si rinnova l’azienda
042 FONDIRIGENTI
A lezione di resilienza
044 PREVINDAI
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Matura la previdenza dei dirigenti
SUSTAINABILITY & CIRCULAR ECONOMY
047 PNIEC
Chi ha paura della transizione?
050 EDISON
Decarbonizzare fa bene al business
053 ANDAF
E adesso impariamo a “rendere conto”
054 REPORTING
Si fa ma (putroppo) non si dice
056 HERA
Così si misura il valore dell’impegno
058 SIRCLE
Esg, un nuovo modello di governance
SOMMARIO
076 COOP ITALIA
Il private label guida la rivoluzione
078 ARTISTA GROUP
Visioni immobiliari dal prossimo futuro
080 DEDAGROUP
Dallo scaffale al bit e ritorno
082 ECONOMY TICINO
FINANZIARE L’IMPRESA
Pascolare oltreconfine
COMUNICARE L’IMPRESA
061 PRIVATE DEBT
084
AUTICON
La diversità che fa bene al business
115 STRATEGIE
E se puntassimo sul debito?
062 AIFI
085 ON CHARGE
Nel mirino dei fondi
Se lo sharing diventa “all inclusive”
066 QUADRIVIO
Va’ dove ti porta l’audiece
118 FERPI
Tornano in scena le pr
Private equity, pubbliche virtù
068 ANDAF
Quei pagamenti sempre in ritardo
070 RSM
Decreto aiuti, ecco le nuove misure
VITA DA MANAGER TALENTI DELLO SVILUPPO
STORYLEARNING
073 INVEST IN LOMBARDY
Modello locomotiva
Vicedirettore Marina Marinetti Caporedattore Francesco Condoluci (responsabile economymagazine.it)
L’evoluzione della specie
122 LIUC
Il real estate è sempre più virtual
La contaminazione positiva
105 DIVERSAMENTE FINANZA
124 LETTURE
Quando la Borsa trema...
Paese che vai, etiquette che trovi
106 MARKETING GENIUS
129 MINI CLUBMAN JOHN COOPER
Dopo la pandemia arriva l’ibrido
Piccola grintosa per grandi emozioni
108 SICILY BY CAR
130 REGIMENTAL
Un tour nella sostenibilità
Giuliana Gemelli, Andrea Granelli, Sabrina Iadarola, Luisa Leone, Lorenzo Nicolao, Marco Onnembo, Franco Oppedisano, Vincenzo Petraglia, Emiliana Sabia, Agostino Scornajenchi, Monica Setta, Giorgio Vizioli Grafica e impaginazione Liliana Nori, Lara Ponchia
In redazione Riccardo Venturi (inviato), Paolo Grisorio, Andrea Ballone, Tito Belloni, Martina Zanetti (eventi e segreteria)
Comitato scientifico Franco Tatò, Marco Gay, Anna Gervasoni, Federico Pirro, Giulio, Sapelli, Antonio Uricchio
Hanno collaborato Antonio Acunzo, Ugo Bertone, Marco Davide Castejon, Giuseppe Corsentino, Laura De Lisa, Giovanni Francavilla,
Numero chiuso in redazione il 23/05/22
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101 IMMOBILIARE
Il mensile dell’economia che cambia Direttore responsabile Sergio Luciano
121 PROFILI
a cura di Monica Setta
Editore
Per la pubblicità su questa rivista
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COVERSTORY
Dall’utopia della decentralizzazione alla giostra del “cryptovolante” di Andrea Granelli
I
l mondo del Bitcoin continua il suo infinito giravolta – o meglio ottovolante. Se guardiamo i titoli dei giornali degli ultimi anni vediamo un continuo alternarsi dei titoli fra annunci dei valori storici raggiunti dalle criptovalute e il loro crollo a capofitto, prodromo di una fine della loro breve esistenza. Ma siamo ancora qui a parlarne, anche se la loro stabilizzazione appare lontana. Anche le recenti invenzioni – una per tutte le stablecoin algoritmiche – non hanno per nulla reso più stabile il sistema, anzi. L’esperienza recente di Terra (Luna)/Ust docet. A ben vedere, il mondo delle criptovalute sembra più il prodotto della fiction che non il risultato di un mercato creato da tecnologie molto sofisticate; e la sua esistenza è possibile grazie al fatto che si sono saldate istanze, sogni e progettualità che hanno origini, aspirazioni e finalità molto diverse fra di loro. Innanzitutto una sorta di visione utopistica del digitale come luogo del riscatto della democrazia in senso originario – l’autodeterminazione del demos, del popolo. Anche quelli ai margini della società possono farsi valere grazie al digitale e non solo perché possono esprimersi tramite i social. Affermando la propria indipendenza dai poteri forti e dai mediatori – le banche centrali che battono moneta – si sentono più liberi. In secondo luogo l’esigenza della finanza di speculare ovunque ricercando la massimizzazione dei profitti con il minino sforzo. Le criptovalute sono oggi un settore dove guardare per puntare a grandissimi guadagni. E la strutturale ed estrema oscillabilità di questo mercato rafforza questa caratteristica. Ogni portafoglio finanziario che si rispetti deve sempre avere una componente ad alto rischio (high-risk / high-return) e le criptovalute sono i candidati perfetti. E anche il loro protagonismo mediatico li rende più appetibili per questa funzione. In terzo luogo, la criminalità internazionale e il terrorismo hanno trovato in questo mondo un luogo ideale per poter utilizzare un meccanismo di scambio del denaro e di acquisto e vendita di beni e servizi che non sia tracciabile dalle autorità monetarie centrali. Il modo più efficace e sicuro, oggi, per pagare cellule terroristiche e violare gli embarghi economici è utilizzare le criptovalute. Questo è anche il motivo per cui i cybercriminali richiedono sempre – come riscatto – il pagamento in criptovalute. Sono anche già uscite voci secondo le quali la Russia - avendo a disposizione una grande capacità energetica – punterà molto sulle
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COME CI RICORDA SHERRY TURKLE «LA TECNOLOGIA È SEDUCENTE QUANDO I SUOI RICHIAMI INCONTRANO LA NOSTRA UMANA VULNERABILITÀ» criptovalute per aggirare gli embarghi economici posti dell’Occidente. Questo fatto ci ricorda un altro aspetto: le criptovalute sono incredibilmente energivore; è stato infatti stimato che il sistema blockchain già oggi consuma energeticamente quanto uno stato come la Norvegia. Infine il mondo della finanza retail – che spesso si salda con quello del gioco d’azzardo. Spesso il bisogno soddisfatto non è tanto (o solo) proteggere le risorse finanziare domestiche quanto piuttosto provare il brivido del rischio. Come ci ricordano gli studi sul gioco – Homo ludens di Johan Huizinga ma soprattutto le riflessioni di Roger Callois – ci sono alcune forme di gioco, e quello d’azzardo è uno dei questi, dove l’azione combinata di agon, alea e ilinx (e cioè il gusto della competizione agonistica, rafforzato dal desiderio di sfidare il fato e la vertigine di lasciarsi andare in ambienti sconosciuti) è una miscela formidabile che trasforma facilmente il piacere in comportamento compulsivo. Infatti – come ci ricorda la psicanalista e studiosa di tecnologie Sherry Turkle nel suo “Alone together” – «La tecnologia è seducente quando i suoi richiami incontrano la nostra umana vulnerabilità». La criptovaluta è dunque una sorta di categoria dello spirito. Se oggi non esistesse, verrebbe sicuramente inventata. È l’ottovolante dove si provano deliberatamente rischi per generare adrenalina, è la via breve per avere facili guadagni, è uno dei luoghi fuori dal controllo della legge, ed è al passo con i tempi perché usa il meglio delle tecnologie digitali, ci fa sentire moderni. È la saldatura fra tanti mondi e ciò la rende particolarmente resiliente.
COVERSTORY
SARÒ FRANCO
QUELLA LENTE RIMPICCIOLENTE CON CUI
N
on si può parlare dell’Italia e del suo futuro senza parlare della guerra in Ucraina e del sospirato dopoguerra che prima o poi arriverà. Ma il fatto è che oggi nel nostro Paese tutte le problematiche internazionali che si sviluppano attorno a questo tema – compresa la battaglia degli epiteti, “Putin delinquente”, “Putin criminale” – si riflettono in modo sorprendente sul nostro mondo politico che le utilizza a scopi elettorali, cosa che io onestamente non riesco a capire pur avendo una lunga esperienza. Quando si afferma, ad esempio, di Salvini che dice qualcosa solo a scopo elettorale – vuoi per scusarlo o per rafforzarne il messaggio, quel che ha detto è in realtà una cosa così assurda da non apparire utilizzabile ad alcun fine, tanto meno a fini elettorali, perché in tal modo si dimostra di ritenere bassissimi il livello intellettuale e le capacità di giudizio dell’elettorato italiano o di quelli a cui si rivolge. Diciamo la verità: se Salvini dice “basta mandare armi in Ucraina”, significa che per lui gli ucraini si devono arrendere e Putin deve vincere la guerra. Opinione ribadita dicendo che gli ucraini devono accettare
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le proposte di Putin. Che quest’opinione sia condivisa dalla maggioranza degli italiani non riesco a crederlo, chi la pensa così è totalmente privo di statura morale, perché quando in questo modo brutale un Paese viene invaso da un altro Paese allo scopo di distruggerlo, è impossibile pensare che sia giusto come è impensabile che FRIEDRICH MERZ una persona di normale statura morale si astenga dal dopo una lunga attesa - non prendere posizione a favore è stata ancora approvata? degli aggrediti o addirittura si Perché i partiti si sono schieri con l’invasore. Quindi accanitamente azzuffati chi dice cose simili approfitta perché tutti vedessero chi di un problema enorme per è più bravo e solerte nel l’umanità e per il suo futuro difendere gli interessi dei per un suo piccolo scopo concessionari di strutture speculativo. Stiamo inoltre balneari, volgarmente dicendo che un Senatore spiagge. Che un Paese civile della Repubblica, parte della tenga ferma nel 2022 una maggioranza di governo, legge importantissima per esprime pubblicamente l’economia, che potrebbe un’opinione promuovere MANCA UNA CONCEZIONE contraria al lo sviluppo CONDIVISA DEL BENE Presidente COMUNE E DELL’INTERESSE regolando la NAZIONALE O GENERALE del Consiglio, giustizia e la al Presidente concorrenza della Repubblica e all’Unione del mercato, mentre i nostri Europea. rappresentanti litigano sulle Altro esempio, meno concessioni balneari, la eclatante: dobbiamo loro durata e i loro canoni, è assolutamente approvare la incredibile. legge sulla concorrenza, e se È incredibile, in generale, non rispettiamo la scadenza questa tendenza ad agire del 31 maggio perderemo il come se ci fosse una lente diritto ad incassare i fondi rimpicciolente che prende i del Pnrr. Perché questa grandi temi e li trasforma in legge – almeno al momento temuzzi… Con questa lente in cui quest’articolo viene stiamo guardando a quello scritto, ma comunque già che potrebbe purtroppo
MATTEO SALVINI
ancora essere l’inizio di una Terza Guerra mondiale, forse atipica, ma distruttiva, con l’esplosione di una serie di conflitti latenti. Dovremmo prendere atto tutti, senza se e senza ma, che Putin ha veramente in testa la ricostruzione dell’impero zarista e il ripristino di un fulcro d’attrazione, Mosca, per una serie di Paesi tra cui ritiene debba rientrare almeno una parte dell’Europa. L’altro fulcro sono logicamente gli Stati Uniti che si contrappongono alle mire putiniane, ma che per il momento non riescono ad esprimere, oltre alla retorica, anche una filosofia e una visione del mondo che si contrapponga in modo convincente e autorevole a quel tentativo; e il terzo fulcro è ovviamente la Cina che, come sempre, ha un atteggiamento misterioso e imprevedibile. Il mondo sta catalizzandosi
di Franco Tatò
CERTA POLITICA ITALIANA GUARDA AI TEMI GLOBALI su queste tematiche, su queste sfide pericolose, e personalmente penso che ci sono e ci saranno problemi molto seri: decisamente non dovremmo perdere tempo e credibilità occupandoci appassionatamente delle concessioni balneari, i cui titolari, sveltissimi, hanno alzato i prezzi in modo vertiginoso. Il motivo per cui le liti tra le fazioni all’interno dei vari partiti e quelle fra i diversi partiti non trovano sintesi è l’assenza di una concezione condivisa del bene comune, dell’interesse nazionale o generale, che invece dovrebbe essere la premessa costante rispetto a qualunque altra cosa. Se vogliamo fare un paragone, vediamo quel che è successo in Germania. C’è stato qualche settimana fa
un discorso in Parlamento del cancelliere Olaf Scholz che per la prima volta ha espresso in modo deciso la sua posizione sul conflitto russo-ucraino condannando duramente l’aggressione russa. Il fatto nuovo ed esemplare è che il capo dell’opposizione Friedrich Merz ha preso la parola e ha fatto un chiarissimo discorso rivolto al Cancelliere, dicendo che lo schieramento da lui guidato, qualunque decisione il governo avesse preso per aiutare l’Ucraina e danneggiare la Russia, compreso il rinforzo dell’esercito tedesco, avrebbe votato insieme alla maggioranza perché considerava interesse collettivo farlo. E poi è andato a Kiev ed ha incontrato il presidente Ucraino,
incontro che non ha avuto riflessi propagandistici di basso conio, ma è stato una visita conoscitiva in un dignitoso silenzio comunicativo che denota quel che può succedere in un Paese serio, pur essedo guidato da un Cancelliere che ci sta deludendo per le sue esitazioni. Quel che manca ora in Germania è la decisione di liberarsi dalla dipendenza dal gas russo. È stato un errore capitale accettarla e promuoverla e si sarebbe dovuto dire chiaramente che bisognava liberarsi di quel fardello. Non è stato così, questo coraggio non c’è stato. Credo perché la base dell’Spd ha ancora una componente di sinistra molto forte e su questi temi è molto esitante: come il sindacato, si pone
il problema dell’impatto sociale in Germania di una scelta così drastica. L’impatto ci sarà più tardi e più grave. Draghi dà il buon esempio, come sempre, e l’ha fatto anche con le dichiarazioni in America e la buona gestione delle contromosse energetiche, unico leader europeo che ha già fatto alcune mosse efficaci per sostituire il gas russo. Quell’Italia vergognosa, che si gingilla con gli stabilimenti balneari anziché dare il via alla riforma della concorrenza, per merito di Draghi e Mattarella sta facendo una buona figura, evidenziando un fortissimo iato tra la classe dirigente inadeguata che affligge il Paese e il prestigio internazionale di cui godono il premier e il presidente.
IL CORSIVO
DISABILITÀ E CURA TRA UOMO E NATURA
N
di Giuliana Gemelli
elle prossime
punti di vista, in particolare il ruolo
delle persone meno fortunate, guidandole
settimane
dell’attività fisica e sportiva con specifico
nell’esplorazione e nel contatto con la
l’associazione che
riferimento all’equitazione e alla vela,
natura e col mare. Nell’accingerci a dare
presiedo - la onlus
sport che presuppongono il contatto
avvio al nostro progetto il nostro pensiero
“Grande Giù for love and Care”, che sta
con la natura e soprattutto un’intensa
va a queste persone, alcune delle quali,
per “Love for animals, care for people”,,
attività di relazione, tanto che sono tra gli
come Lorenzo, straordinario cavaliere,
cioè amore per gli animali e cura delle
sport che hanno maggiormente coinvolto
Giulia, fantastica amazzone, ed Elio,
persone, in particolare dei giovani adulti
l’ambito della disabilità e della cura.
capitano coraggioso e grande avvocato,
-, in collaborazione con l’unità operativa
Ho raccolto diverse storie di persone
hanno lasciato questa terra lasciando un
di ematologia dell’Ospedale di Ravenna,
impegnate in vari settori della vita sociale
segno di dedizione agli altri che vorremmo
organizzerà due incontri che hanno al
e professionale che hanno investito il
raccogliere trasformandolo in un
centro il benessere dei pazienti da diversi
loro tempo ed energia nel prendersi cura
messaggio di solidarietà e cultura.
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LA FORTUNA SARÀ ANCHE CIECA MA GLI ASSICURATORI POSSONO VEDERE LONTANO
GESTIRE L’IMPRESA
Il settore, profondamente trasformato dalle normative europee nel senso di un rapporto consulenziale e di collaborazione con i clienti per intercettare i loro bisogni ed esigenze, ha un ruolo prezioso anche nell’accompagnare la ripresa del tessuto imprenditoriale in questa delicata fase post pandemica e bellica di Gilberto Pichetto Fratin, viceministro allo Sviluppo economico
D
opo più di due anni dall’inizio della crisi pandemica, la congiuntura economica, che stava vivendo un deciso miglioramento, è tornata purtroppo a registrare segnali di criticità a causa della situazione geopolitica in corso che, oltre a destare preoccupazione sul versante umanitario, sta determinando notevoli contraccolpi anche a livello economico, causando una impennata dei prezzi dell’energia, degli
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alimentari, dei metalli e delle altre commodity, portando l’inflazione ad un valore vicino al 6% e lo spread in rialzo. Secondo le previsioni economiche di primavera della Commissione europea, la crescita del Pil nazionale nel 2022 potrebbe attestarsi intorno al 2,4%, in linea anche con le previsioni del Fondo Monetario Internazionale, segnando un valore decisamente più basso di quanto previsto all’inizio dell’anno (+4,1). Va detto che l’esecutivo a fronte di tale situazione si è immediatamente attivato con numerosi provvedimenti, tra cui il D.L. n.21/2022 che, tra l’altro, ha potenziato i poteri e gli strumenti per la sorveglianza dei prezzi da parte del Mise, al fine di prevenire eventuali speculazioni nella attuale situazione emergenziale e adottando la riduzione delle accise sulla benzina e sul gasolio impiegato come carburante per autotrazione. In un contesto così delicato, siamo certi che il comparto assicurativo e gli agenti
seguiteranno a garantire quella vicinanza e condivisione già dimostrata in tutte le situazioni di difficoltà per gli italiani, a sostegno del Sistema Paese che si troverà a dover affrontare nei prossimi anni sfide impegnative - suscettibili di influenzare anche i trend assicurativi - e precisamente: - gestire le nuove emergenze di carattere globale; - affrontare il cambio di paradigma industriale basato sulla transizione ecologica; - mettere a terra le misure del Pnrr per favorire la crescita produttiva dopo la pandemia, una sfida decisiva per il nostro Paese al fine di garantire la ripresa e resilienza italiana dopo la pandemia. Il Pnrr prevede 134 investimenti e 63 riforme, per un totale di 191,5 miliardi di euro di fondi. Di questi, 68,9 miliardi sono contributi a fondo perduto e 122,6 miliardi sono prestiti. A questi stanziamenti si aggiungono le risorse dei Fondi Europei React-Eu e del Piano nazionale per gli investimenti complementari (Pnc), per un totale di circa 235 miliardi di euro. Il Piano nazionale di ripresa e resilienza offre un’occasione irripetibile per intervenire sui nodi strutturali del sistema economico, contribuendo a indirizzare settori chiave dell’industria e della manifattura verso un sentiero di innovazione che le collochi sulla frontiera tecnologica. I progetti di investimento, accompagnati da ambiziosi programmi di riforma, intendono irrobustire in maniera sostanziale l’ecosistema degli strumenti a disposizione delle imprese per la crescita e l’innovazione. In quest’ottica siamo
&POLITICA tutti chiamati ad uno sforzo collettivo: la Pubblica amministrazione in primis, la società civile, le imprese, il settore finanziario e quello assicurativo. Del resto, i settori delle assicurazioni e della finanza hanno sempre confermato la loro apprezzabile disponibilità a fornire ogni utile supporto alla crescita dei fondamentali del nostro Paese. Quanto precede è fondamentale in quanto la logica degli interventi che accompagneranno l’attuazione del Pnrr esplica al meglio i suoi effetti in uno scenario di tipo integrato, in cui la partnership pubblico-privato può contribuire ad ottimizzare i risultati e il raggiungimento degli obiettivi indicati dalle milestones. Il settore assicurativo è dunque prezioso per accompagnare la ripresa del tessuto imprenditoriale. Nel corso degli ultimi anni il comparto è stato interessato da profondi mutamenti normativi che, partendo dalle istituzioni comunitarie, hanno trovato recepimento negli ordinamenti degli Stati membri e, in particolare, in quello nazionale italiano. Ci riferiamo, tra gli altri, ai cambiamen-
OGGI IL SERVIZIO ASSICURATIVO SI COSTRUISCE SULLA BASE DEL REALE PROFILO DI RISCHIO DEL CONSUMATORE
ti intervenuti nell’industria assicurativa tiplicativo nel periodo della pandemia, con l’adozione della direttiva Solvency II, non può e non deve sostituire la funzione recepita in Italia nel 2015 e, da ultimo, che resta essenziale dell’intermediario, con l’adozione della nuova direttiva sulunico soggetto in grado di rispondere in la distribuzione assicurativa che ha trabase alla propria esperienza e conoscensformato il ruolo e la funzione della inza del cliente, al mutamento delle esitermediazione dei prodotti assicurativi, genze assicurative che il mondo produce. per il tramite di agenti e broker, recepita In quest’ottica si contraddistingue il ruoin Italia nel 2018 e lo sociale ed econoCON LA PANDEMIA IL CITTADINO successivamente mico dell’agente HA SVILUPPATO UNA PERCEZIONE adeguata con il coranche nella sfida DEL RISCHIO PIÙ ACUTA, DAL SANITARIO rettivo nazionale della pandemia. ALL’ECONOMICO E COMMERCIALE del 2020. I rapporti assicuraIl rapporto tra consumatori ed agenti è tivi e le esigenze di protezione, mutevoli stato quindi caratterizzato da un’ottica nel tempo, hanno subito importanti camdi più ampia funzione consulenziale, grabiamenti nel periodo del Covid-19. zie alla quale il canale agenziale ha cesLa percezione del rischio che il cittadisato di essere mero strumento di vendita no ha oggi sviluppato, dopo l’emergenza commerciale dei prodotti di assicuraziopandemica, si è ulteriormente acuita, arne, affiancandosi ed interpretando le esirivando ad abbracciare molti dei settori genze degli assicurati, intercettandone già noti. bisogni ed esigenze. Si va dal rischio sanitario connesso ai Si è dunque sviluppato un ancor più forte profili generazionali, al rischio econorapporto di leale collaborazione - di allemico e commerciale legato agli esercizi anza - unita a correttezza comportamendi vendita, che hanno subito in passato tale e trasparenza documentale da parchiusure generalizzate, confermando, alte di chi vende e promuove un prodotto tresì, i rischi già percepiti e legati ai setassicurativo da una parte e dei clienti tori vita e danni. dall’altra. L’uso degli strumenti informatici sarà inÈ proprio il profilo delle funzioni di condispensabile per assecondare e favorire sulenza ed orientamento all’acquisto, questo rinnovato ruolo, aprendo a nuovi maggiormente valorizzate con il recepiscenari e a nuove forme di confronto e mento della direttiva, che viene posto al contatto tra agente e cliente. centro del rapporto tra agente e cliente: In questo mutato contesto, l’agente sanon si tratta più di vendere o intermeprà cogliere la sfida che si pone nel camdiare un prodotto, ma di costruire un biamento sopra accennato, quale unico servizio assicurativo che risponda al interlocutore in grado di intercettare tali profilo effettivo di rischio del consumaesigenze e di trasformarle in servizi di tore. In questo, diverso per ogni tipologaranzia profilati sul cliente. gia di vendita e per ogni acquirente. È questa la chiave per garantire lo sviTale approccio va preservato e ulteriorluppo del settore, orientato all’attenmente valorizzato a prescindere dal cazione e all’ascolto del cliente, in cui la nale di vendita, classico in agenzia ovvendita del prodotto assicurativo si pone vero mediante l’utilizzo degli strumenti a completamento di un servizio di assiweb e digitali. stenza ben più ampio e variegato, frutto Il progresso nell’utilizzo diffuso delle di skill e conoscenze specifiche che nesrisorse informatiche da parte della colsun software o algoritmo potranno mai lettività, che ha trovato un effetto molsostituire.
1313
COVERSTORY
SARÀ TUTTO UN ALTRO MONDO
I "cigni neri" degli ultimi anni (Covid, shock energetico, guerra in Ucraina) hanno mostrato la fragilità delle supply chain globali. Oggi si parla di reshoring e regionalizzazione degli scambi: la globalizzazione è finita?
CHI HA GIÀ FATTO IL BACKSHORING DELLE FORNITURE 46,7%> Alimentari e bevande 46,2%> Tessile 37,5%> Commercio all’ingrosso
27,3%> Macchinari e apparecchiature 24,8%> Piccole imprese con fornitori esteri 22,4%> Medie imprese con fornitori esteri FONTE: CENTRO STUDI CONFINDUSTRIA
di Francesco Condoluci
P
rotezionismo? Autosufficienza? Nuodi straordinariamente disruptive. Gli analisti vo approccio local-to-local? Ri-glolo chiamano supply shock, un’improvvisa e balizzazione? Re-shoring? Back-shodrammatica interruzione delle forniture. L’ering? Near-shoring? Per dirla con Marx ed sempio più eloquente? Il fermo, causa Covid, Engels “nuovi spettri si aggirano per l’Europa”. della produzione di semiconduttori nel 2020 E potremmo aggiungere che “tutte le potenze in Cina e il conseguente shortage di chip che ha della vecchia Europa si stanno coalizzando” mandato all’aria a livello globale settori come non più “in una sacra caccia contro il comunielettronica e automotive ma anche l’impresmo”, ma (in questo caso) per riportare a casa vista penuria di mascherine in Europa nelle una parte delle supply chain globali messe a prime fasi dell’emergenza sanitaria. Insomma, rischio dal Covid-19 la Globalization Age è LO SHORTAGE, CAUSA COVID, DEI CHIP prima, dalla guerra arrivata al capolinea? poi, dalle crisi dell’e- CINESI E I SUOI EFFETTI SULL'INDUSTRIA Forse è troppo presto MONDIALE DIMOSTRANO TUTTI I LIMITI nergia e delle materie per dirlo o forse, più DELLE SUPPLY CHAINS GLOBALI prime in mezzo. Vale realisticamente, non ci a dire i “cigni neri” che negli ultimi due anni sono le condizioni. La globalizzazione, del ree mezzo hanno spazzato via tutte le certezze sto, come spiegava già 15 anni fa il sociologo che 30 anni di economia felicemente (ma diJürgen Habermas, non è forse «l’insieme dei pende dai punti di vista) interdipendente e processi cumulativi di espansione mondiale globalizzata sembravano aver messo ormai in del commercio e della produzione, dei mercati cassaforte. Fattori imprevisti che per le catene delle merci e finanziari, della moda, dei media globali del valore hanno tralignato in qualcosa e dei programmi per computer, delle reti di no-
16 IC&PARTNERS ABBIAMO VOLUTO LA BICICLETTA? ORA DOVREMO PEDALARE
20 MARCELLO MINENNA «IL FUTURO DELL'UE È NEL RISK SHARING»
24 CESDIM E IL MEZZOGIORNO DIVENTA LA TERRA DELLE OPPORTUNITÀ
26 RSM SI FA PRESTO A DIRE RESHORING
15
COVERSTORY
ALESSANDRO FONTANA (CENTRO STUDI CONFINDUSTRIA)
tizie e di comunicazione dei sistemi di trasporto e dei flussi migratori»? Difficile rinunciare di colpo a tutto questo. Tuttavia, passando dal generale al particolare, quel che è certo è che in questi ultimi anni, la produzione just in time, basata su forniture a basso costo da Oriente verso Occidente, dopo decenni di innegabili vantaggi, ha palesato tutti i suoi limiti e l’estremo bisogno di essere accompagnata da una gestione del rischio lungimirante ed efficace.
Catene produttive, si torna a casa volontaria totale o parziale delle attività proGli effetti devastanti dell’emergenza pandemiduttive in un paese diverso rispetto a quello in ca e gli shock che ne sono conseguiti sul mercui erano state precedentemente delocalizzacato delle commodities e dell’energia, lo hante) che hanno interessato aziende italiane, tra no fatto vedere chiaramente: una supply chain le quali il 44% proviene da imprese localizzate globalizzata è una supply chain esposta alle nel Far East, (33% dalla Cina, 22% da Europa intemperie. E per garantire la business-contiorientale e Russia). La conferma di una lenta nuity, come sostiene il Dipartimento del Cenma graduale marcia di avvicinamento degli ter of Transportations and Logistics del Mit di impianti produttivi verso i mercati nei quali i Boston, oggi alle imprese occidentali «servono prodotti sono destinati. La stessa Commissioparadigmi nuovi incentrati su resilienza, adatne Europea, a inizio febbraio scorso – cioè pritabilità, flessibilità». Va ma ancora che la RusNEL 2021 CI SONO STATI 171 CASI da sé che, per rendere sia di Putin invadesse DI RESHORING DI AZIENDE ITALIANE, le organizzazioni più l’Ucraina creando altre IL 44% DAL FAR EAST (33% DA CINA adattabili al cambia“interruzioni” imporE 22% DA EST EUROPA E RUSSIA) mento, riposizionare tantissime nelle catein chiave locale i punti di approvvigionamento ne di fornitura – aveva annunciato l’European di semilavorati e materie prime, di produzione Chips Act, il disegno di legge che, mediante ine di consumo è diventata dunque un’opziovestimenti per 45 miliardi di euro, prevede di ne quasi obbligata. E infatti oltre il 60% delle portare la produzione di semiconduttori in Euaziende manifatturiere europee e statunitenropa dall’attuale 9% al 20% entro il 2030. «Il si, secondo una ricerca del centro studi Srm Chips Act europeo cambierà le regole del gioco collegato a Intesa Sanpaolo, prevede, entro i per la competitività globale del mercato unico prossimi tre anni, di far rientrare parte della europeo. A breve termine, aumenterà la nostra propria produzione asiatica in Europa e negli resilienza alle crisi future, consentendoci di Stati Uniti. Mentre per ciò che concerne il noanticipare ed evitare interruzioni della catena stro Paese, nel 2021 si sono già registrati 171 di approvvigionamento. E a medio termine, casi di reshoring (ovvero la “rilocalizzazione” contribuirà a rendere l'Europa un leader indu-
Abbiamo voluto la bicicletta? Ora dovremo pedalare (e faticheremo) di Riccardo Venturi
L
a sella italiana, le gom-
ternazionalizzazione
ac-
G20 il maggior numero di bar-
che
me indonesiane, i pedali di
compagna le imprese italiane
riere tariffarie e non è stato ap-
Taiwan, il display tedesco: la bi-
sui mercati esteri, spiega quali
plicato proprio dagli Stati Uniti.
cicletta è un caso scuola di ca-
sono le dinamiche in corso.
Il fenomeno è stato accelerato dalla pandemia, dalla rottura
tena globale del valore. Ma oggi le filiere si sono accorciate, e si
Da dove trae origine il fenome-
delle catene di fornitura e in
dovrà trovare il modo di fare
no del back-reshoring?
particolare dai problemi nei tra-
una bici tutta europea, magari
È partito in maniera importan-
sporti, specie nei noli marittimi,
in aziende rientrate dall’Asia
te dal 2008. Hanno molto con-
che sono alla base del mecca-
Ci fa un esempio di impatto di-
con il fenomeno del back-resho-
tribuito le politiche avviate da
nismo delle filiere lunghe e del
retto sull’Italia?
ring. Roberto Corciulo, partner
Obama per far rientrare negli
cosiddetto just in time. A questo
L’acciaieria Azovstal di Ma-
e presidente di IC&Partners,
Stati Uniti attività delocalizzate
si sono aggiunte le conseguenze
riupol produceva 4 milioni di
società di consulenza per l’in-
in Asia: nell’ambito dei paesi del
della guerra russo-ucraina.
tonnellate l’anno di acciaio
16
DEGLOBALIZZAZIONE
striale in questo settore strategico» sono state le parole usate in quell’occasione dalla presidente Ursula von der Leyen che ha aggiunto: «Nessun Paese e nemmeno Continente può essere del tutto autosufficiente. L'Europa, nell'interesse del mondo nostro, lavorerà sempre per mantenere i mercati globali aperti e connessi ma vi è la necessità di affrontare le strozzature che rallentano la crescita europea». Abbastanza, insomma, per far capire che, pur senza volersi spingere verso obiettivi protezionisti che la Storia ha già mandato in soffitta da tempo, l’obiettivo dell’autosufficienza è già realtà anche nelle politiche comunitarie. In questo quadro di accorciamento delle supply chain e di messa in discussione delle forniture globalizzate, «la ridislocazione dei flussi commerciali non sarà più riconducibile a un modello unico, ma a molte diverse soluzioni che gli operatori cercheranno di mettere in campo per gestire l’uscita da un paradigma di riferimento ormai dissipato»: così il Centro Studi di Confindustria ha sintetizzato la situazione in un report messo a punto di recente, certificando che «una di queste soluzioni è rappresentata proprio dal reshoring nelle sue diverse forme: “back-shoring” nel caso in cui la rilocalizzazione ha come destinazione il paese di origine dell’azienda,
C'È CHI DICE NO Il reshoring, che molti si aspettavano in uno dei settori che ha delocalizzato di più, in realtà non è mai arrivato. Si tratta del meccano calzaturiero, che a partire dagli anni '80 ha iniziato a delocalizzare. Un report di Assomac, Associazione di categoria degli imprenditori meccano calzaturieri, già l'anno scorso ha evidenziato come il fascino della rilocalizzazione non toccasse gli imprenditori di una filiera che più di altre ha portato le fabbriche in Cina ed Estremo Oriente. «Ricerche tedesche e italiane -spiega il report - hanno evidenziato che non c’è un reshoring post Covid. Sul tema della crisi provocata alle imprese dal Covid, l’indagine
Allianz “2020/21: Vaccine Economics”, dimostra che tra le multinazionali meno del 15% è orientata al rimpatrio, mentre il 30% potrebbe rilocalizzare in paesi limitrofi. E secondo Bankitalia, “Nota Covid-19”, oltre il 60% delle imprese con impianti all’estero non modificherà la sua strategia». Da quella ricerca c'è stata un'altra ondata Covid in Europa, il nuovo lockdown in Cina e la guerra russoucraina, che potrebbero convincere le aziende italiane a riavvicinare la produzione. «Le filiere moda e calzatura – continua il Report di Assomac - lavorano da tempo affinché il necessario processo di internazionalizzazione che le aziende del settore
devono realizzare sia accompagnato da aspetti differenzianti, quali circolarità e sostenibilità». C'è chi in Europa sta incoraggiando, però il rientro delle lavorazioni in patria.«In realtà, continua il report di Assomac - il reshoring e il nearshoring sarebbero un danno per i beni strumentali. Tutti perdono quando cessa la divisione internazionale del lavoro e si ritorna nel proprio recinto». Assomac, a conferma dell'idea che il reshoring non è praticabile dice: «La meccanica strumentale, in particolare, soffrirebbe moltissimo dell’isolamento delle catene di approvvigionamento globali a causa dei suoi forti legami internazionali». (an.ba.)
e bramme d’acciaio in buona
back-reshoring?
duzione molto spinta in termini di
due ordini di problemi. Primo, la
parte importate dall’Italia. La
La delocalizzazione legata al
innovazione, di industria 4.0 per
necessità del recupero di pro-
Trametal di San Giorgio di No-
costo della mano d’opera è un
essere competitivi, per recupe-
duttività per compensare i dif-
garo, una delle aziende della
fenomeno che si sta esauren-
rare produttività.
ferenziali di maggior costo; se-
Metinvest, utilizzava per l’80%
do. Nel 2017 secondo McKinsey
Quindi il rientro delle attività
condo, avere le competenze per
le bramme d’acciaio per le sue
solo il 18% del commercio mon-
produttive non è una passeg-
gestire il processo; oggi questo
produzioni, utilizzate da Fincan-
diale di beni era guidato dagli
giata.
non è scontato, vediamo quoti-
tieri per il Ponte Morandi e dalle
arbitraggi sul costo del lavoro.
C’è la necessità di specializza-
dianamente un mismatching tra
varie grandi aziende nazionali
In altre parole l’80% dei traffici
zioni sempre maggiori, tenendo
le competenze richieste dalle
dell’acciaio. Ma l’ultima nave è
globali non è da Paesi a bas-
conto della filiera sempre più
aziende e l’offerta di lavoro.
arrivata più di un mese fa. Ora
so costo del lavoro a Paesi con
knowledge
Qual è il rapporto tra reshoring
anche la Trametal si è dovu-
alto costo del lavoro. Le catene
implica investimenti nel rientro
e accorciamento delle filiere?
ta riorientare su altri mercati,
del valore stanno diventando
sull’automazione 4.0. Il che por-
Sono due discorsi intimamente
come Brasile e Mozambico, per
sempre più knowledge intensi-
ta al problema della mancanza
connessi: c’è un motivo legato
approvvigionarsi di acciaio, e
ve: non c’è più la convenienza di
di competenze industriali rispet-
al costo del trasporto e uno di
sicuramente non a costi infe-
produzione legata al costo della
to a quelle richieste dal merca-
sicurezza dal punto vista pro-
riori.
manodopera. Questo porta al
to. Tutti dicono che il reshoring
duttivo e di garanzia dei flussi
Quali fattori spingono verso il
fatto che si deve avere una pro-
è così bello, ma nei fatti ci sono
produttivi. Le aziende cercano,
intensive:
questo
17
COVERSTORY
“nearshoring” quando invece avviene verso un paese più vicino al paese di origine».
Ma la spinta non viene solo dal Covid «Secondo una nostra indagine, su 100 imprese italiane, 75 avevano delle forniture dall’estero e di queste ultime, negli ultimi 15 anni, ben 23 hanno cambiato le forniture, scegliendo, in qualche caso totalmente o parzialmente, dei fornitori italiani. Le motivazioni? La grossa affidabilità del fornitore italiano o la riduzione dei costi. Ma questo è un processo che va guardato sotto tanti punti di vista» spiega ad Economy il direttore del Centro Studi di Confindustria Alessandro Fontana. Secondo il quale ad accelerare la rilocalizzazione delle attività produttive e delle forniture – oltre alle contingenze sanitarie e geopolitiche e a una connotazione del mercato sempre più “Vuca” (volatility, uncertainly, complexity, ambiguity) – c’è anche la transizione in corso verso un sistema produttivo più “sostenibile” dal punto di vista sociale e ambientale. «Nel momento in cui andremo a contabilizzare nei costi anche l’impronta carbonica – aggiunge – le imprese giocoforza si sposteranno su fornitori più green. E questo non potrà non incidere ulteriormente sull’accorciamento delle forniture, visto che le imprese con la carbon footprint
più bassa si trovano in Europa». Il direttore del Centro Studi di Confindustria puntualizza però che il reshoring, non è un fenomeno che è stato innescato dal Covid: «è dal 2015 che assistiamo a un generale accorciamento delle catene globali del valore – afferma – e sono diversi i fattori che incidono: tra questi sicuramente negli ultimi anni c'è stata l’emergenza pandemica con le chiusure temporanee dei porti, gli aumenti dei costi di trasporto, la scarsità di beni prodotti in alcune aree sottoposte a lockdown.
A INCIDERE SULL'ACCORCIAMENTO DELLE CATENE DI FORNITURA È ANCHE LA TRANSIZIONE ECOLOGICA CHE VUOLE PRODOTTI SEMPRE PIÙ GREEN
Tutto ciò ha spinto le imprese a cercare altri fornitori per accrescere la propria resilienza ed evitare il fermo della produzione. La guerra ha quindi bloccato i commerci di un’area molto più ampia come quella ricompresa tra Russia, Ucraina e Bielorussia interrompendo le rotte globali. Anche i rapporti tesi tra Usa e Cina e la Brexit hanno influito sulla regionalizzazione degli scambi». Per Fontana, insomma, il re-design delle catene di approvvigionamento è il frutto del combinato disposto tra fattori molteplici e diluiti nel tempo, tra i quali un ruolo
non da poco l’hanno giocato le politiche commerciali adottate dalle superpotenze: «La Cina negli ultimi 10-15 anni è cambiata e da Paese totalmente dipendente dalle esportazioni verso l’estero è diventato più autonomo. Ha visto crescere la domanda interna e si è resa più indipendente sia in termini produttivi che dei mercati di sbocco, aumentando l'integrazione produttiva e commerciale con gli altri paesi asiatici e creando un hub enorme nel Sud-est asiatico. Gli Usa hanno cercato di frenare i rapporti con Pechino e ridurre i legami commerciali. L’unica area che ha visto aumentare la dipendenza dalla Cina sia come mercato di approvvigionamenti che di sbocco, è stata l’Europa». Che, adesso, dopo le ripetute supply shock, sta virando verso un accorciamento delle catene del valore e una maggiore regionalizzazione degli scambi. Reshoring sì, ma occhio ai prezzi Su quel che succederà in futuro, anche il Centro Studi di Confindustria, malgrado l’osservatorio privilegiato, ci va cauto: «Molto dipenderà dallo scenario post-conflitto – continua Fontana – avremo da una parte il mondo occidentale più integrato e dall'altro la Cina più integrata con la Russia? Oppure riusciremo a recuperare i rapporti commerciali con la Russia e a mante-
in risposta ai fenomeni di crea-
Certo non è automatico, ci vo-
Possiamo fare un esempio?
zione di macroblocchi e di shock
gliono percorsi che potranno du-
Prendiamo
esogeni, un’ottimizzazione per
rare anche anni. Un conto è spo-
l’auto elettrica e tutto quello che
portante e strutturale.
non rimanere tagliate fuori dal
stare aziende a basso contenuto
c’è attorno: chi ha la leadership
È già qualcosa…
mercato. Fin qui il modello della
tecnologico, un altro portare a
globale è ancora una volta la
Ma una fabbrica di chip non
globalizzazione è stato estremo:
casa aziende che richiedono in-
Cina, che ha fatto un percorso
la costruisci dalla mattina alla
si creavano facilmente magazzi-
vestimenti importanti. Per esem-
globale di accaparramento del-
sera, non trovi le materie pri-
ni in giro per il mondo, traspor-
pio nell’acciaio e nella ghisa la
le materie prime, in Africa e non
me come se niente fosse: devi
to e manodopera non erano un
Cina è diventata predominante
solo. Su questa corsa gli Usa si
andare sui mercati, compete-
problema. Cambiando queste
dal punto di vista tecnologico.
sono inseriti tardivamente, men-
re, avere volumi, temi strategici
dinamiche, con la nascita dei
Sostituirne l’approvvigionamen-
tre l’Europa essendo un’unione
molto importanti. Le strategie
macroblocchi commerciali, per
to non è scontato, richiede inve-
economica non ha una politica,
industriali dei Paesi sono fonda-
garantire le produzioni si punta
stimenti importanti che le nostre
ognuno va per conto suo, a trai-
mentali, stiamo andando avanti
ad accorciare le filiere e a tro-
aziende devono necessariamen-
no delle due grandi potenze. Per
a rispondere reattivamente agli
vare soluzioni compatibili con il
te affrontare. Oggi la filiera è
poter concretamente accorciare
shock ma a monte manca una
nuovo modello.
diventata strategica per mante-
la filiera bisogna avere le mate-
strategia fatta a suo tempo per
È un processo molto complicato?
nere la competitività industriale.
rie prime. È il famoso tema dei
la gestione di questi fenomeni, il
18
l’automotive,
chip, l’unica macro-filiera su cui con
l’Ue ha fatto un investimento im-
DEGLOBALIZZAZIONE
Le motivazioni dietro il reshoring Disponibilità di fornitori idonei in Italia Tempi di consegna effettivi maggiori di quelli attesi Aumento dei costi di fornitura dall'estero Lotto minimo di acquisto Scarsa qualità degli approvvigionamenti dall'estero Costi logistici effettivi maggiori di quelli attesi Difficoltà di coordinamento dei fornitori esteri Rischi associati a supply chain/network globale Impossibilità di utilizzare il marchio made in Italy Dazi sulle importazioni di materiali Motivazioni ambientali (es. rid. emissioni di CO2)
I 0,0
I 0,5
I 1,0
I 1,5
I 2,0
I 2,5
I 3,0
I 3,5
I 4,0
FONTE: ELABORAZIONI CENTRO STUDI CONFINDUSTRIA, MEDIA DEI PUNTEGGI OTTENUTI( 1=NON RILEVANTE 5≠MOLTO RILEVANTE)
nere inalterati quelli con la Cina? La questione centrale è politica. Ma non v’è dubbio che la spinta della globalizzazione sia finita e che si vada verso una sempre maggiore regionalizzazione degli scambi, molto concentrati nelle tre grandi macroaree economiche: Nordamerica, Europa e Sud Est asiatico. E il ritorno delle forniture e la rilocalizzazione di attività pro-
duttive in Italia ed Europa avranno effetti positivi sull'economia in termini di produzione, occupazione e crescita, anche se la divisione internazionale del lavoro non deve sparire». E le controindicazioni? Per il dirigente di Confindustria non mancheranno nemmeno quelle: «Sul lungo periodo saranno legate ai prezzi. Le catene del valore lunghe come quelle che co-
nosciamo erano basate sullo sfruttamento di differenziale dei costi di produzione tra paesi. In alcune aree del mondo, si riesce a produrre a costi contenuti e questo consente all'impresa occidentale che importa input produttivi, di mantenere il prezzo basso del prodotto. Nel momento in cui le forniture tornano in Europa i costi cambiano e incidono sul prezzo di mercato dei beni». Negli Usa, intanto, però al tema-reshoring sono stati dedicati detrazioni fiscali, crediti di imposta, incentivi, ostacoli normativi all’offshoring. In Francia e UK sono stati introdotti sostegni economici e servizi per favorire il rientro delle aziende. In Italia non sarebbe opportuno supportare le aziende che puntano sull'approccio local-to-local? «Penso sarebbe importante riportare a casa produzioni strategiche, come quelle della salute – risponde Fontana – durante il Covid abbiamo scoperto che importiamo da paesi lontani tutti i principi attivi dei farmaci. E abbiamo capito che se c’è un blocco della produzione, il principio attivo non arriva e non c'è più la disponibilità del farmaco. Stesso problema per le mascherine. È importante che tornino dunque quelle produzioni che danno al Paese maggiore sicurezza e possibilità di sviluppo. Aggiungerei tra questi anche la la filiera della mobilità sostenibile e l’innovazione tecnologica».
che ci rende deboli. Anche alla
l’ossatura del sistema produtti-
Noi europei siamo quindi più di-
Italia per le manifatture potreb-
strategia sui chip siamo arriva-
vo mondiale per molti compo-
pendenti dalla globalizzazione?
be esserci una grande poten-
ti solo dopo che il problema si è
nenti. Cina e Asia sono quindi
Molto dipendenti. Questo oggi
zialità, ma solo se ci dotassimo
evidenziato.
avvantaggiati,
hanno
ci mette in seria difficoltà. In
di un sistema in grado di dare
È proprio l’Europa quella che fa
investito di più in tecnologia digi-
Europa gli acquisti di beni li fan-
risposte veloci.
più fatica?...
tale: per noi europei è una com-
no i singoli Stati, come nel caso
E la bicicletta riusciremo a farla
La Cina in primis e l’Asia più in
petizione molto difficile. La Cina,
del gas. Manca una strategia di
tutta in Europa?
generale hanno lavorato molto
poi, ha spinto sulla globalizzazio-
fondo europea, c’è solo quella
Non è semplice. Si devono ri-
sulla creazione di filiere basa-
ne ma è anche la più preparata
dei singoli Paesi: Francia e Ger-
mettere in moto produzioni di
te sul tema knowledge inten-
a fare il percorso inverso. Anche
mania almeno hanno la loro, ma
componenti elettrici e elettro-
sive, hanno fatto un salto negli
perché in questi anni il mercato
l’Italia non ha neanche una pia-
nici che in Europa non vengono
ultimi 15 anni per diventare
interno della Cina è cresciuto
nificazione industriale, non l’ha
più fatte. Ma… abbiamo questa
da assemblatori a produttori,
molto in termini di consumi. La
mai avuta, come potrebbe avere
bicicletta e adesso dobbiamo
con una strategia di accapar-
quota di export resta importan-
una strategia sui mercati vicini?
pedalare. Per una bici tutta
ramento delle materie prime,
te, ma le percentuali dei flussi
Bisognerebbe parlare di resho-
europea, tenuto conto del pro-
ragionamenti mirati per creare
complessivi sono diminuite al
ring a livello europeo, a livello
blema delle materie prime, ci
fabbriche verticali che oggi sono
40%.
nazionale è ormai impossibile; in
vogliono 3/5 anni.
perché
19
COVERSTORY
«IL FUTURO DELL'UE È NEL RISK SHARING» L'instabilità - politica, ma anche climatica - rende la de-globalizzazione quasi inevitabile. Parola di Marcello Minenna, economista e direttore generale dell'Agenzia Accise, Dogane e Monopoli. Che non esclude una recessione globale di Francesco Condoluci
«OGGI C’È TROPPA INSTABILITÀ A LIVELLO GLOBALE ED È NECESSARIO ACCORCIARE LE CATENE DI DISTRIBUZIONE, SOPRATTUTTO DI BENI STRATEGICI PER L’ECONOMIA COME ENERGIA, FARMACEUTICA, DIFESA, PER RENDERLE PIÙ AFFIDABILI E RESILIENTI».
Marcello Minenna, economista brillante e intuitivo e studioso attento di dinamiche globali, dal suo osservatorio privilegiato di Direttore Generale dell’Agenzia delle Accise, Dogane e Monopoli ha pochi dubbi sulla necessità di regionalizzare le supply chain. E le conseguenze? «Ovviamente si perdono alcuni benefici in termini di ampiezza dell’offerta di beni ed economia di scala dei processi produttivi, ma in questa fase i benefici superano di gran lunga i costi». Direttore, insomma, è tempo di de-globalizzare? Con le catene di approvvigionamento più corte si evitano molti corto-circuiti… La de-globalizzazione non è un processo “conscio” e pilotato, come non lo fu la globalizzazione; è un adattamento graduale dell’economia globale ad un nuovo contesto caratterizzato da alti costi dell’energia, instabilità climatica e geopolitica. Nel periodo d’oro della globalizzazione, la stabilità politica del dopo guerra-fredda garantiva benefici economici evidenti in termini di efficienza ed economia di scala nelle pratiche di offshoring delle supply chains e nella concentrazione della produzione di interi comparti industriali in specifici poli geografici come la Cina. Questo sistema di gestione globale era complesso e c’erano dei grandi rischi impliciti che sono apparsi evidenti in situazioni di emergenza come quella pandemica dove sarebbe stato enormemente utile avere delle produzioni nazionali attive di
20
MARCELLO MINENNA
beni essenziali, come le mascherine, ad esempio. Adesso sono i comportamenti opposti di semplificazione a generare maggiori benefici ed il sistema tende, certo lentamente, verso nuove soluzioni più adeguate.
Il Pnrr può essere rimodulato in questo senso? Si parla di un nuovo “Recovery Fund di guerra”. È realistico? Il Pnrr è stato la prima applicazione su larga scala del principio di condivisione dei rischi, tra i Paesi Ue. È un progetto limitato negli scopi ed a livello temporale, ma il principio di fondo del risk sharing può e deve essere certamente replicato in altri ambiti, come gli investimenti per la difesa. Il risk sharing è il futuro dell’Ue. Da studioso dell’economia mondiale, che cambiamenti ci saranno, da Est e da Ovest? Inutile girarci intorno, l’economia globale sta entrando in una fase di forte rallentamento e
È NECESSARIO ACCORCIARE LE SUPPLY CHAIN PER RENDERLE PIÙ AFFIDABILI E RESILIENTI non è esclusa una recessione. Complice la crisi energetica e la guerra in Ucraina, in Europa una fase di declino della crescita è inevitabile mentre c’è qualche margine in più per Usa e Giappone. Per la Cina, tutto dipenderà dalle decisioni del governo in tema di lockdown: di certo il virus non sparirà e testerà la volontà politica di ripetere misure così devastanti per l’economia cinese e di conseguenza mondiale, come testimoniano gli ultimi terribili dati su consumi e produzione manifatturiera. L’uscita dalla crisi dovrà necessariamente passare attraverso una risoluzione del conflitto in Europa ed una normalizzazione della policy sanitaria cinese, ma questo potrebbe non bastare se non si corre sul tema della transizione energetica verde. L’Italia, rispetto a questo scenario, in che situazione si trova? Il nostro Paese sta facendo la sua parte sul fronte delle sanzioni commerciali alla Russia,
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dove siamo tra le nazioni che sopportano i costi maggiori per via dei nostri legami maggiori con l’economia russa. Come suggerito dal Presidente Draghi, sarebbe opportuno applicare il principio di risk sharing e redistribuzione dei costi sul tema delle sanzioni. D’altro canto, siamo sicuramente meno esposti in termini di minaccia militare diretta rispetto ai Paesi Ue dell’Est Europa, ma anche lì sarebbe giusto che noi contribuissimo all’aggiornamento dell’infrastruttura militare di chi rischia di più.
Tra rivoluzione digitale, Covid, crisi energetica, guerra e inflazione, il mondo è cambiato radicalmente. Anche l’Adm ha dovuto cambiare modus operandi… Be' sì, nell’ultimo biennio ha saputo adeguare la propria struttura e il suo modus operandi a un contesto complesso e in continua evoluzione a causa di eventi improvvisi e inaspettati quali l’emergenza pandemica, la crisi Russia-Ucraina e le conseguenti crisi energetica e l’aumento prolungato del livello medio generale dei prezzi. Durante l’emergenza Covid, l’Adm è riuscita ad incrementare il proprio ruolo di presidio della legalità e della sicurezza nel commercio internazionale, garantendo la celerità delle operazioni doganali dei cosiddetti “beni Covid-19”, sia attraverso il miglioramento e la velocizzazione di processi di sdoganamento (di circa 7 miliardi di beni per un totale di 3 miliardi di euro), sia attraverso il dialogo costante con le autorità e le diverse categorie di operatori economici. Rispetto alla crisi Russia-Ucraina, Adm ha avuto un ruolo strategico ma anche operativo. Strategico, partecipando alla definizione del pacchetto di sanzioni restrittive della Ue e operativo attraverso l’istituzione di un’apposita “unità di crisi” che sta lavorando senza soluzione di continuità con il compito di coordinare le articolazioni di Adm tramite misure mirate ad assicurare l’applicazione delle sanzioni e l’incremento dei controlli doganali sulle zone coinvolte nel conflitto. I numeri dicono che il famigerato italian sounding erode miliardi di euro ogni anno
al nostro Paese. Come state lavorando in Adm per contrastarlo? Il Made in Italy è decisamente una risorsa trainante del nostro Paese e l’Agenzia delle Accise, Dogane e Monopoli si impegna giorno dopo giorno nell’attività di prevenzione e contrasto della contraffazione volta a tutelare le imprese che operano nella legalità nonché i consumatori in termini di salute e sicurezza. Da economista posso affermare che la contraffazione costituisce un fenomeno complesso che provoca significative alterazioni delle dinamiche di mercato, per arginare le quali, sono indispensabili azioni di contrasto alla illegalità, ma anche azioni che tendano a contrarre la quantità offerta di beni contraffatti agendo IL PNRR È STATO LA PRIMA APPLICAZIONE SU VASTA SCALA DEL PRINCIPIO DI CONDIVISIONE DEI RISCHI TRA I PAESI UE
sulla domanda, attraverso una politica di sensibilizzazione volta ad accrescere la conoscenza e la cultura del “vero”. È per questo che ho fortemente voluto istituire, presso la sede storica dell’Agenzia, la prima casa dell’anticontraffazione, alla quale hanno fatto seguito ulteriori azioni, collaborazioni e iniziative, anche itineranti (vedi la Glass House), volte a incoraggiare i consumatori a preferire acquisti sicuri e consapevoli. Inoltre, l’Agenzia attraverso la costituzione di “Qualitalia SpA”, una società interamente partecipata da Adm, e la sinergia con i propri laboratori chimici, avrà a disposizione uno strumento valido per contrastare le contraffazioni e il cosiddetto italian sounding dando anche un bollino di qualità ai prodotti che ne attesti origine, caratteristiche, filiera produttiva di provenienza. La digital transformation ha cambiato radicalmente anche il business criminale. Che strumenti di contrasto bisogna adottare adesso? Adm, consapevole del fatto che la gestione efficace dei dati e delle informazioni è fondamentale per la prevenzione e la repressione dei reati derivanti dalla contraffazione e dal traffico
illegale delle merci, ha implementato i propri sistemi informativi, efficientato l’analisi dei rischi e ampliato le modalità di interazione, condivisione e comparazione delle informazioni provenienti da altri organi preposti alla tutela della sicurezza nazionale e internazionale. È necessario proseguire in questa direzione ampliando la gestione efficace dei dati e potenziando il sistema delle informazioni condivise anche con gli altri Paesi della UE. Un altro tema a me caro è quello dei crypto assets. Si tratta di un tema da prendere molto sul serio e che risente della mancanza di una disciplina di settore a livello internazionale. Al momento, infatti, l’Ue sta lavorando ad un pacchetto normativo detto Market in crypto assets che si prevede entri in vigore non prima del 2024, negli Stati Uniti d’America si ritiene la materia di sicurezza nazionale da affidare ad alcune agenzie federali mentre la Cina ha deciso di proibire i crypto assets con specifici divieti. Pertanto, una regolamentazione moderna e risk based il più possibile armonizzata su scala globale e un enforcement tempestivo e rigoroso sono tra gli strumenti prioritari del prossimo futuro a livello globale. Sale giochi abusive, lotta all’evasione e le cryptovalute che rendono la tracciabilità più complessa: certo il lavoro in Agenzia non vi manca… Sì, in Agenzia non ci si annoia di certo. In effetti il contrasto al gioco illegale, che nel periodo pandemico ha riguardato soprattutto il gioco on line, la lotta all’evasione in ambito tributario, le azioni di contrasto agli illeciti nei settori delle Accise, Dogane e Monopoli rappresentano solo alcuni dei tanti fronti su cui sono impegnati le donne e gli uomini dell’Agenzia. In particolare, ai fini dell’azione di contrasto alle illegalità in ambito Giochi, è stata fondamentale l’azione del Co. Pre.G.I., il Comitato per la Prevenzione e la Repressione del Gioco Illegale, la Sicurezza del Gioco e la Tutela dei minori presieduto da Adm e la cooperazione con la Direzione Nazionale Antimafia per rilevare le infiltrazioni della criminalità organizzata nel settore dei giochi e delle scommesse.
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COVERSTORY
Ma non avevamo anche un mercato unico europeo? I top manager delle multinazionali del Vecchio Continente riuniti nell'Ert lanciano un appello: rimuovendo le troppe residue barriere nazionali si recupererebbero oltre 700 miliardi di euro entro il 2030 di Riccardo Venturi
L'ICONICA MACCHINA DEL TEMPO DEL FILM RITORNO AL FUTURO TARGATA MERCATO UNICO: PER RICORDARE I VANTAGGI DI MAASTRICHT
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a crisi finanziaria del 2007-2008 che ha assestato il primo colpo alla globalizzazione, le politiche di reshoring negli Stati Uniti di Barack Obama e del suo vice Joe Biden, continuate da Donald Trump prima e dallo stesso Biden poi, la Brexit, la pandemia, la guerra russo – ucraina: da 15 anni tutto sembra spingere verso la necessità di una maggiore unità europea, almeno (ma non solo) dal punto di vista economico. In occasione del 30° anniversario del trattato di Maastricht, lo European round table for industry (Ert), un forum che riunisce 60 top manager di importanti società multinazionali europee – da Volvo a L’Oreal, da Barilla a Telefonica, da Rolls-Royce a Ericsson - ha lanciato un appello per il completamento del mercato unico europeo. Troppi, secondo i manager, i limiti al dispiegamento del suo pieno potenziale, in tanti settori: dall’omogeneità nelle etichettature alle ini-
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ziative sul riciclaggio, dalla libera circolazione dei rifiuti al flusso transfrontaliero dell'energia rinnovabile, dalle sfide intorno ad aree emergenti come il cloud computing alla condivisione dei dati sanitari fino all'aumento progressivo dell'impiego dell'idrogeno. Non si tratta di ideologia europeista, bensì di scegliere una strategia vincente: i benefici derivanti dalla rimozione delle barriere nazionali a favore del mercato unico di beni e servizi potrebbero ammontare a oltre 700 miliardi di euro entro la fine del 2029, una somma simile agli investimenti promessi nell'ambito del pacchetto NextGenerationEU. Per prendere la decisione di completare il mercato unico, per Ert è importante rendersi conto dei benefici già ottenuti. Il forum dei top manager quindi invita a salire a bordo della macchina del tempo DeLorean di Doc Brown come nel film Ritorno al futuro, e tornare al pre
– 1992. «Negli anni Ottanta non c'era la libera circolazione di persone, beni, servizi e capitali», ricorda l’Ert. «Dopo Maastricht i mercati si sono aperti, le regole sono state armonizzate, la liberalizzazione ha trasformato gli enti statali obbligandoli a competere con il settore privato, più efficiente. Le possibilità di scelta dei consumatori sono aumentate, il commercio transfrontaliero e il turismo hanno prosperato e gli investimenti diretti esteri sono aumentati, l'istruzione ha avuto un boom». Ma secondo i manager dei grandi gruppi industriali europei, per completare l’opera si deve recuperare lo spirito del 1992. «Dopo tre decenni l'armonia che risuonava all'alba del mercato unico ha cominciato a svanire» scrivono i membri dell’Ert. «La discordia si sta insinuando, poiché i Paesi perseguono approcci sempre più divergenti alle questioni politiche emergenti. I governi nazionali stanno minando la legislazione dell'Ue con condizioni e misure aggiuntive. Siamo al punto in cui è necessario un urgente intervento di manutenzione, riallineamento e reinvestimento». Cruciale anche la questione delle catene del valore: «L'Ue ha bisogno di una chiara definizione dei suoi interessi nelle catene di approvvigionamento chiave per i beni critici, e di un approccio preciso all'applicazione di questo concetto» aggiunge l’Ert. A questo clima già poco propizio si è aggiunta la calamità della guerra in Ucraina. «Le implicazioni del conflitto per la sicurezza, l'approvvigionamento energetico, le relazioni commerciali e la geopolitica continueranno a sentirsi per molto tempo» ha affermato il presidente di Ert e del Gruppo Volvo Carl-Henric Svanberg. «La natura urgente e intrecciata di tutte queste questioni richiede una profonda riflessione strategica da parte dei leader di tutti gli Stati membri dell'Ue, nonché un'azione rapida e unitaria». Non c’è tempo da perdere: tra il 2008 e il 2018, il Pil reale dell'Ue è cresciuto meno dell'1% all'anno, mentre quello dell'India e della Cina è aumentato rispettivamente del 7% e dell'8%; la quota dell'Ue nel Pil mondiale è scesa dal 25,6% al 18,6%, mentre quella degli Stati Uniti è diminuita solo dello 0,9%, passando dal 24,9% al 24%.
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Intanto l'industria tedesca molla l'Asia per il Veneto Le filiere globali si accorciano, e l'interscambio tra le imprese venete e la Germania, già forte, si impenna. Un'analisi di Intesa Sanpaolo sottolinea il ruolo sempre crescente delle catene del valore europee di Riccardo Venturi
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accorciamento delle catene globali del valore e la creazione di macroblocchi commerciali, tra cui quello europeo: le due tendenze sono in corso da anni, ma sono state accelerate in modo drammatico dalla pandemia prima e dalla guerra russo-ucraina poi. E sono già pienamente operative: ne è esempio l’ulteriore rafforzamento dell’integrazione di tante imprese venete nelle catene di fornitura della grande industria tedesca. Emblematico il titolo di un incontro organizzato a inizio maggio a Vicenza dalla Camera di Commercio Italo-Germanica in collaborazione con Confindustria Veneto e Intesa Sanpaolo: Interscambio Veneto-Germania: l'esigenza di accorciare la filiera produttiva. «Si è osservata in modo sempre più evidente una tendenza durante il periodo pandemico e di ripresa nel 2021 a rivedere le politiche di approvvigionamento a favore di fornitori locali, non solo all’interno della regione e in Italia ma anche rafforzando i legami all’interno delle global value chain europee» ha affermato Giovanni Foresti, curatore di un’analisi della direzione Studi e ricerche di Intesa Sanpaolo. «Si tratta di una doppia opportunità: da una parte per le imprese tedesche che possono offrirsi come partner e fornitori alle imprese venete, e dall’altra per le imprese venete che possono soddisfare ancora di più i prodotti e servizi che finora venivamo acquistati dalle imprese tedesche in paesi più lontani extra europei». Foresti ha messo in evidenza l’impatto del conflitto sulle dinamiche già in corso: «Se i problemi di approvvigionamento innestati dalla pan-
ENRICO CARRARO, PRESIDENTE DI CONFINDUSTRIA VENETO
demia e poi amplificati dall’invasione russa porteranno a una regionalizzazione su base continentale delle catene globali del valore, si potranno aprire opportunità per i territoUN INCONTRO ORGANIZZATO DALLA CAMERA DI COMMERCIO ITALOGERMANICA CERTIFICA IL NUOVO SALTO DI QUALITÀ SPINTO DAGLI EVENTI
ri italiani che come il Veneto sono caratterizzati dalla presenza di filiere strutturate a livello locale». Gli stessi rappresentanti dell’industria veneta sono pienamente consapevoli dello scenario e dei mutamenti che si stanno verificando. «Il mercato tedesco è strategico per
la nostra Regione che ha un legame, storico e attuale, particolarmente stretto con la Germania» ha detto Enrico Carraro, presidente di Confindustria Veneto. «Credo inoltre che nei prossimi anni questo rapporto sarà sempre più forte in virtù, tra le altre cose, dell’impatto che la pandemia sta avendo sulla logistica internazionale che sta spingendo le principali manifatture mondiali verso un accorciamento delle filiere. E Germania e Italia sono i primi due paesi manifatturieri d’Europa per cui non dubito che collaboreremo sempre più nella creazione di nuovi importanti processi. Da parte nostra, infatti, non ci vogliamo accontentare dei seppur straordinari numeri attuali, ma vogliamo diventare il principale partner economico della Germania». «In Germania esportiamo un’incredibile varietà di produzioni» gli ha fatto eco Giovanni Dolcetta, vicepresidente di Confindustria Vicenza con delega all’internazionalizzazione, «ma soprattutto lavorazioni e produzioni intermedie, dai prodotti siderurgici, alla meccanica, alle lavorazioni plastiche a quelle conciarie. Segno evidente che Vicenza, come gran parte del Veneto, sono perfettamente inserite nelle catene del valore della grande industria tedesca. Ora, con i cambiamenti globali in corso, si prevedono elevati tassi di ricollocazione delle attività industriali dall’Asia all’Europa. In questo senso, nonostante le tante difficoltà del momento, credo che per le aziende italiane inserite nelle filiere tedesche ci siano nuova opportunità di crescita». «Con oltre 20 miliardi di interscambio annuale, il Veneto è la seconda Regione italiana più attiva nei rapporti economici con la Germania» ha chiosato Jörg Buck, consigliere delegato della Camera di commercio italo-germanica. «Un trend in crescita, che nei prossimi anni potrebbe beneficiare del rientro di alcune catene del valore a seguito della pandemia, e su cui imprese e istituzioni dovranno farsi trovare preparate per vincere le sfide attuali, a iniziare dalla transizione energetica».
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COVERSTORY
Così il Mezzogiorno diventa la terra delle opportunità L'accorciamento della supply chain offre delle nuove opportunità per il Sud Italia, che già conta su un tessuto industriale importante. Lo studio di Cesdim e Srm (Gruppo Intesa Sanpaolo) di Riccardo Venturi
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ltro che Sud povero di industrie. Nel Mezzogiorno ci sono primati nazionali in molte produzioni: dai laminati piani (oltre il 50% al siderurgico di Taranto) alla raffinazione petrolifera (68,6% della capacità italiana a Saras in Sardegna, Isab, Sonatrach e Ram in Sicilia e Eni R&M a Taranto), dalle auto e veicoli commerciali leggeri (oltre la metà delle prime e la totalità dei secondi negli impianti di Stellantis a Pomigliano d’Arco, San Nicola di Melfi e Sevel ad Atessa) alle costruzioni aeronautiche (due dei cinque distretti aerospaziali italiani sono in Campania e Puglia, con i quattro grandi stabilimenti di Leonardo divisione aerostrutture di Pomigliano d’Arco, Nola, Foggia e Grottaglie, i due della divisione elicotteri a Brindisi e Benevento, i due impianti di Avio-Aero in Campania e Puglia, il sito della Ema-Rolls Royce in Campania e quelli di altre aziende come Salver, Tecnam, Dema, Blackshape). Sono solo alcuni dei dati che emergono da “La sorpresa Mezzogiorno: il Sud grande piattaforma industriale del Paese”, l’ultimo studio del Cesdim - Centro studi e documentazione sull’industria nel Mezzogiorno dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro, curato dal prof. Federico Pirro, do-
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cente di Storia dell’Industria, nell’ambito del nuovo numero del Rapporto “Un Sud che Innova e Produce” sull’industria manifatturiera nell’Italia meridionale di Srm, centro studi del Gruppo Intesa Sanpaolo, di fresca pubblicazione. «Il nuovo studio rientra nella collaborazione di Srm con il prof. Pirro e in particolare con il Cesdim, che è attiva da lungo tempo» dice Salvio Capasso, responsabile del Servizio Imprese & Territorio di Srm. IL SUD VANTA PRIMATI NAZIONALI IN PRODUZIONI COME I LAMINATI PIANI, LA RAFFINAZIONE PETROLIFERA, LE AUTO E LE COSTRUZIONI AERONAUTICHE
«Rientra nel filone di ricerca che Srm sta portando avanti da molti anni, in cui abbiamo analizzato l’economia del Mezzogiorno con i suoi cinque settori principali: automotive, aerospazio, abbigliamento-moda, agroalimentare e farmaceutico, cui si aggiunge la logistica che è una filiera trasversale estremamente importante». La ricerca di Cesdim e Srm vuole connettere il tessuto imprenditoriale del Mezzogiorno con il mondo economico internazionale, su due aspetti in particolare. «Da un lato vogliamo cercare di cambiare la narrativa di un Sud che non ha industria» sottolinea Ca-
SALVIO CAPASSO
passo, «mentre in realtà la presenza imprenditoriale è diffusa, ci sono limiti ma anche una profonda presenza industriale: se fosse uno Stato, il Mezzogiorno sarebbe al settimo posto in Europa per numero di imprese manifatturiere, dopo la Spagna. È una realtà che va fatta conoscere». Il secondo aspetto riguarda le prospettive. «Siamo in una fase di profonda trasformazione delle dinamiche produttive» evidenzia il responsabile del Servizio Imprese & Territorio di Srm. «Anche al di là degli ultimi accadimenti, già da prima del Covid, erano in corso azioni di ridefinizione dei processi produttivi internazionali e di backshoring. Molte imprese si stavano riavvicinando all’area euromediterranea, perché la lunghezza delle catene di fornitura provocava inefficienze che sono poi esplose con la pandemia che ha bloccato i flussi internazionali. L’attuale scenario, segnato dalla guerra in Ucraina e dallo shortage di materie prime, ha dato un’ulteriore spinta a questo processo». La reazione dell’Europa alla pandemia, con il Next generation Eu, ha creato un quadro di nuove opportunità. «Le risorse rese disponibili a livello nazionale e internazionale per il Sud, che non si limitano al Pnrr, assommano a oltre 200 miliardi di euro, e vanno messe
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in un contesto che produce ricchezza» afferma Capasso. «La nostra idea è che per investire al meglio, occorre conoscere dove si sta investendo. Da un lato dunque vogliamo caratterizzare il Mezzogiorno da un punto di vista imprenditoriale con una sorta di “censimento”, una profonda analisi della presenza territoriale delle principali realtà manifatturiere. Dall’altro la nostra è un’analisi dinamica, per capire come i fattori competitivi presenti nel Mezzogiorno abbiano una dimensione innovativa e di crescita: di qui l’approfondimento sulle Zone economiche speciali, viste come un ambito promettente di attrazione degli investimenti». Ecco che l’analisi diventa la definizione di una strategia in grado di produrre crescita, a beneficio dell’intero Paese. «L’idea è proprio questa: dobbiamo leggere l’industria del Mezzogiorno connessa a un quadro internazionale in piena evoluzione» rimarca il responsabile del Servizio Imprese & Territorio di Srm. «Logistica e manifattura vanno visti come un unico aspetto integrato, nel momento in cui il processo di ridefinizione delle filiere è in pieno svolgimento, anche se non tutte con la stessa velocità. È comunque indubbio che una fase abbastanza rapida di ridefinizione degli equilibri spingerà a rivedere le politiche di investimento con una logica continentale euro-mediterranea: in questo quadro il ruolo del Mezzogiorno può assumere una prospettiva diversa». Il Sud ha dunque la possibilità di essere protagonista nel processo di accorciamento delle filiere globali di cui nella coverstory. «Dove l’Europa galleggia sul Mediterraneo è il Sud» osserva Capasso, «c’è una componente logistica, specie marittima, molto forte, che può agevolare il reshoring e fornire qualità imprenditoriale. Il Mezzogiorno inoltre è bacino energetico di rinnovabili e non solo. Settori quali l’agroalimentare, la
moda, l’aerospazio possono fare da traino, sui dati vediamo come nel Mezzogiorno sie le stesse Zes sono uno strumento imporano presenti tutti i brand» continua Capastante in termini di valenza industriale: sono so, «le grandi aziende multinazionali oltre in grado di attrarre investimenti nazionali e ai grandi gruppi nazionali privati. Abbiamo internazionali volti a favorire il riavvicinasicuramente una micro imprenditoria che mento dei processi produttivi. Può essere deve crescere, e non nascondiamo grandi una dinamica potente per il Mezzogiorno, difficoltà; ma abbiamo anche grandi imassociandosi al Next Generation Eu che ofprese sul territorio, con lo spazio per nuovi fre all’intero Sud visibilità e quindi responinvestimenti. In altre aree c’è congestione, sabilità importanti. Insomma è un momento una sorta di overbooking, noi invece posin cui, nonostante le grandi difficoltà globali, siamo fornire spazi, e tanti ragazzi bravi il Mezzogiorno ha un’opportunità, è un’imche spesso devono andar via, oltre a una portante scelta possibile». capacità tecnologica che sta crescendo nelle Il Mediterraneo: ecco la vocazione da riPmi e nelle startup, specie in alcune aree del scoprire per il Mezzogiorno, per l’Italia e Sud. È il nuovo fattore di attrazione: fornire l’Europa intera. «Nel Mediterraneo viaggia tecnologia e qualità del capitale umano. Pocirca il 20% delle merci nonostante rappretenzialità e risorse ci sono anche se vanno senti l’1% dei mari» insiste il responsabile decisamente alimentate, ma riteniamo sia il del Servizio Imprese & Territorio di Srm, momento in cui il Mezzogiorno può dire la «questo fa capire sua, ha forze proprie NEL MEDITERRANEO VIAGGIA CIRCA che c’è una grande e non deve andare IL 20 PER CENTO DELLE MERCI concentrazione di necessariamente al NONOSTANTE RAPPRESENTI APPENA valore, che dopo il traino di qualcun alL'1 PER CENTO DEI MARI raddoppio del canale tro». di Suez è andato crescendo. Con le forme Gli ostacoli non sono diversi da quelli dell’indi nearshoring e la ridefinizione delle catero Paese. «Tutti noi dobbiamo avere chiatene produttive è probabile che le aree del ro che va messo il piede sull’acceleratore in Nordafrica, in particolare, siano fortemente tanti aspetti» aggiunge il responsabile del attenzionate, per gli aspetti energetici e non Servizio Imprese & Territorio di Srm, «dalsolo. In questo processo il Mediterraneo le questioni burocratiche, all’applicazione può essere un nuovo fulcro. D’altra parte reale delle norme esistenti, fino al potenper un periodo storico, il Medioevo, il Mare ziamento delle componenti infrastrutturali. Nostrum è stato al centro del mondo, poi Quindi si tratta di avere una visione comuaveva in parte ceduto questo ruolo all’Atlanne: forse è questo il grande vantaggio attuatico ed al Pacifico. Ma oggi sembra tornare le del Mezzogiorno, essere parte integrante ad avere questa funzione storica in campo di di un potenziale di crescita che esiste e non commerci e attività. È già e sarà sempre più è stato sfruttato. Ci vogliono azioni concrete un’area di grandi investimenti e interessi: ci in una logica positiva per far crescere qualisiamo in mezzo, dobbiamo essere bravi a catà e competenze del capitale umano, condipirlo come Italia e come Europa». zione imprescindibile per dare una svolta al In quest’ottica internazionale, le qualità già Paese: Investire nel Mezzogiorno può garanpresenti dell’imprenditoria meridionale astire un importante effetto leva per se stesso sumono un nuovo valore. «Se ragioniamo e per tutto il Paese».
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SI FA PRESTO A DIRE RESHORING Riadattare le catene del valore globali per adeguarle a nuovi scenari è possibile attraverso strategie diverse, che le imprese italiane stanno impiegando per rafforzare l'export. Con risultati già apprezzabili di Nello Rapini*
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i sono quattro strategie di riadattamento delle catene del valore globali che le aziende stanno adottando, dopo che la pandemia ha cambiato le carte in tavola togliendo il velo ai paradossi della globalizzazione. Le classifica l’Unctad, l’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di commercio e sviluppo, e sono diversificazione, replicazione, reshoring, o near-shoring. Entriamo nel dettaglio delle singole definizioni. La diversificazione trova il proprio limite più consistente nella impossibilità di attivare significative economie di scala, in quanto, attraverso lo sviluppo di collaborazioni con partner esterni, spesso limitrofi a sub-fornitori esteri, mira proprio ad esasperare le possibilità di maggiore customizzazione di prodotti e servizi. Con la replicazione, l’azienda duplica nei fatti i propri schemi produttivi all’estero, attraverso una strategia di imitazione sostanziale dei propri modelli manifatturieri. Il reshoring, rappresenta, di contro, il “ritorno” delle attività produttive nel Paese di origine, questo appare oggi, per l’agenzia dell’Onu lo scenario più percorribile (sebbene estremamente complesso). Secondo la United Nations
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entro delle catene del valore di alcuni settori strategici e high-tech, come prodotti medicali, farmaceutica, semi-conduttori e energia solare (Fonte: Supply Chain Italy). Dopo lo shock pandemico ed a seguito della attuale crisi geopolitica, sarebbe comunque eccessivo pensare ad un rapido passaggio dalla globalizzazione all’autarchia, un trend avviato pare essere quello della progressiva localizzazione degli acquisti, evitando, ove possibile, di dipendere da componenti prodotti in altri continenti. L’industria italiana, oltre a rafforzare l’export, sta comunque presidiando nuovi spazi sul mercato interno, investendo sull’innovazione, sulla digitalizzazione, ma Conference Development and Conference anche sulla sostenibilità ambientale e sociale, infatti, i progressi tecnologici soprattutto in secondo un trend che appare sempre più conambito automazione industriale e il nuovo solidato nonostante la grave e diffusa carenza paradigma “Industria 4.0” permetterebbe il di mano d’opera specializzata (con il paradosraggiungimento di livelli di produttività semso di un tasso di disoccupazione ancora alto) e pre più elevati e la possibilità di sfruttare i vangli aumenti clamorosi dei prezzi dell’energia e taggi in chiave di riorganizzazione dei processi della componentistica. Ciò conferma una tenproduttivi. denza in atto, un rafforzamento della vocazioMa oggi si sta affacciando una nuova “evoluzione manifatturiera del Paese che, nonostante ne” del reshoring: il near-shoring, una localizvincoli e ostacoli di varia natura (una fiscalità zazione regionale delle catene del valore, in cui sproporzionata, una burocrazia incomprenle attività non sono rimpatriate, ma trasferite sibile, infrastrutture inadeguate, ecc.) trova la nella macro-regione del Paese di origine. Uno propria ragion d’essere anche in nuove scelte scenario ritenuto intereslocalizzative che cominciano sante per le aziende europee a considerare, nel privilegia(perché offrirebbe una magre il nostro Paese, elementi gior diversificazione dei rivalutativi più sofisticati ed schi, anche geopolitici) anche evoluti rispetto a quelli ormai perché è quello promosso obsoleti di qualche decennio dalla Ue nel suo recentissimo fa (costo del personale, tassadocumento “Post Covid-19 zione, agevolazioni finanziavalue chains: options for rie, ecc.). reshoring production back *Partner e Financial Grants Riguarda il convegno: to Europe in a globalised and Facilities Leader di Rsm Filiere industriali, le economy” in cui si affronta Società di Revisione e Orgaopportunità italiane e il Pnrr il tema di come favorire il rinizzazione Contabile S.p.A.
SAINT-VINCENT VALLE D’AOSTA
GESTIRE L’IMPRESA
MOLTO NEW, POCO NORMAL Lavoro ibrido, spazi flessibili, smart working sono i nuovi mantra della vita dell’impresa che si danno per acquisiti. Peccato però che su alcuni temi - come la sicurezza e la normativa - ancora si brancoli nel buio
DOPO LA PANDEMIA LO SMARTWORKING nell’89% delle grandi aziende nel 35% delle Pmi nel 62% delle PA GLI SMARWORKERS 4,8 milioni 2,03 milioni nelle grandi imprese 770 mila nelle Pmi 970 mila nelle microimprese 680 mila nelle PA FONTE: OSSERVATORIO SMART WORKING DELLA SCHOOL OF MANAGEMENT DEL POLITECNICO DI MILANO
di Marina Marinetti
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«Lo smart working che verrà dovrà necessaon c’è niente di normale nel parariamente essere significativamente diverso digma della nuova vita lavorativa: da quello che si è visto ed attuato durante non gli spazi, né i tempi e neppure l’emergenza pandemica, quest’ultimo assai le relazioni. A partire dallo smartwking: lo più simile al telelavoro piuttosto che ad un chiede infatti quasi il 58% tra neoassunti e istituto che ha nella sua stessa definizione dipendenti, secondo l’ultima idagine di Aidp, lo svolgimento della prestazione lavorativa l’Associazione italiana per la direzione del anche dagli uffici aziendali», sottolinea l’avv. personale, e per il 90% delle aziende è deMario Scofferi, parstinato ad essere una UN’AZIENDA SU DUE SI TROVA tner di Orrick Italia. modalità definitiva, ANCORA IN “MODALITÀ DI EMERGENZA” «È tuttavia all’esame anche se solo il 19% FOCALIZZANDOSI SU SFIDE del Parlamento un delle aziende ha preORGANIZZATIVE DI BREVE TERMINE disegno di legge che, disposto contratti da un lato, non si muove in questa direzione collettivi per la gestione del tempo di lavoro creando così grande confusione sulla discida remoto, altrettanto hanno avviato tratplina applicabile e, dall’altro, tende ad “intative con i sindacati, mentre il 62% ancora gessare” eccessivamente questo istituto». non ha intavolato il discorso (in compenso il Si tratta del Disegno di legge n. 1833 a firma 42% delle aziende ha dichiarato di aver indell’on. Sabrina Ricciardi, che si propone di trodotto il diritto alla disconnessione).
32 24 ORE BUSINESS SCHOOL «PER MISSIONE CREIAMO LINK TRA LE VOCAZIONI E IL SUCCESSO»
34 FEDERMANAGER MANAGER IN PRIMA LINEA SUL FRONTE DEL CAMBIAMENTO
38 ICE PIÙ EXPORT PER FAR CRESCERE IL PAESE
40 CONTRATTO DI ESPANSIONE CON LO SCIVOLO SI RINNOVA L’AZIENDA
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GESTIRE L’IMPRESA
modificare la legge n. 81/2017. «Crea confusione perché prova ad introdurre sottocategorie, spiega Scofferi, «che non aggiungono nulla all’istituto ma al contempo hanno l’effetto di renderne più difficoltosa l’applicazione concreta, come la previsione che di smart working si può parlare solo qualora la prestazione venga svolta da remoto almeno per il 30% del tempo-lavoro o il rinvio alla contrattazione collettiva per alcune tematiche.Ingessa l’istituto poiché, da un lato, ribadisce, riscrivendoli male, principi comunemente applicati a qualunque lavoratore subordinato, ivi compreso lo smart worker, per esempio in materia di orario di lavoro; dall’altro esaspera – pur sacrosanti – diritti dei lavoratori rendendo molto scivolosa la materia per il datore di lavoro e dunque potenzialmente disincentivandolo a ricorrere a tale istituto». Il Ddl trasformerebbe «un inadempimento contrattuale come la
MARIO SCOFFIERI, PARTNER DI ORRICK ITALIA
mancata vigilanza sulla disconnessione del lavoratore, in fattispecie penalmente rilevante e introdurrebbe ulteriori e nuovi incombenti in materia di salute e sicurezza, pensati tuttavia per un lavoratore che svolge la propria attività staticamente in un luogo solo, cosa che lo smart worker non necessariamente fa».
AAA TALENTI CERCANSI... DISPOSTI A METTERSI IN GIOCO L’attrazione dei talenti, nell’era dello smart working a tutti i costi, non è una passeggiata. «Se in passato il candidato come primo elemento chiedeva di che tipo di lavoro esttamente si trattasse e quanto valesse economicamente il proprio profilo, oggi la prima domanda è: “Ma è previsto lo smart working?”. Non lo chiedono solo i profili junior, ma anche le figure middle e di coordinamento: prepandemia non sarebbe mai successo». Il mondo del recruitment è profondamente cambiato, come testimonia a Economy Barbara Garofoli, amministratore delegato di Humangest, gruppo specializzato nei servizi di recruitment, formazione, gestione delle risorse umane e outsourcing che conta più di 50 filiali in 14 regioni d’Italia e una presenza internazionale con più di 30 filiali in Romania, Serbia, Slovenia, Croazia, Bosnia Erzegovina, Macedonia del Nord, Montenegro e Albania. «Oggi il nodo cruciale della nostra attività è quello dell’attrazione dei talenti. E non solo per i nostri clienti: stiamo aprendo oltre dieci filiali e dobbiamo reclutare personale, siamo a caccia diretta di
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figure specializzate... ma effettivamente abbiamo dovuto cambiare modalità di ricerca dei candidati: abbiamo sperimentato sistemi digitali diversi, inseriti in una dimensione da remoto. Oggi la talent attraction risente di questa esigenza soprattutto per le figure in crescita ma soprattutto per le generazioni che ritengono che il tempo vada sfruttato anche per il benessere personale». Eppure, sottolinea l’a.d. di Humangest, il welfare è stato sempre ben presente nell’impostazione del gruppo, che ha una piattaforma centralizzata sulla quale i dipendenti possono prenotare servizi, visite mediche, viaggi, corsi di formazione...
BARBARA GAROFOLI, A.D. DI HUMANGEST
BARBARA COMINELLI, CEO DI JLL ITALIA
Così, dopo un’emergenza ne arriva un’altra: ridefinire la fisionomia dell’azienda, ristrutturando gli spazi (lo sta facendo il 27% delle imprese, mentre il 30% ha già provveduto). «La nostra ricerca “Bringing the Regenerative Workplace to life”, ultima di una serie di studi che coinvolgono da oltre un anno migliaia di lavoratori nel mondo, eviden«Oggi il welfare quasi passa in secondo piano rispetto allo smartworking», rileva Barbara Garofoli. Che evidenzia un altro trend in atto: quello della settimana corta. «Il modello è quello dei Paesi del Nord Europa. In Italia siamo ancora indietro, un po’ troppo tradizionalisti e stiamo facendo fatica ad adeguarci. Ma è anche vero», conclude Garofoli, «che come azienda di servizi consulenziali la cui caratteristica è quella di cucire il prodotto addosso al cliente, sappiamo che farlo da remoto è complesso. Possiamo quindi ben comprendere che le aziende, specie su alcuni servizi, ritengano la relazione, il rapporto umano, ancora oggi il collante e il collegamento necessario. È innegabile: alcune attività vanno fatte in presenza. Il colloquio da remoto è diventata la normalità, ma non c’è niente di normale: io il candidato ho bisogno di vederlo in volto, di capire logiche e atteggiamenti che dietro uno schermo non è possibile cogliere. Il digitale, accorciando le distanza, ha banalizzato e tolto valore alle relazioni e alle dinamiche fra colleghi».
zia come, nell’adozione di modelli di lavoro per il benessere delle persone è la cosiddetta ibridi, il workplace diventi per le aziende un “salute sociale”, basata sulla qualità delle repotente strumento per favorire la resilienza lazioni», sottolinea ancora la ceo di Jll Italia. di organizzazioni e persone, migliorandone «In questo contesto il ruolo del manager dibenessere e produttività», spiega a Economy venta primario nel promuovere lo sviluppo Barbara Cominelli, ceo di Jll Italia, leader di connessioni sociali, facilitare la collabomondiale nei servizi immobiliari. «Un’arazione e come ambasciatore della cultura zienda su due si trova ancora in “modalità aziendale, supportando la diffusione di quel di emergenza”, focalizzandosi su sfide orgasenso di appartenenza e comunità che diffinizzative di breve termine. In uno scenario cilmente si riesce a creare da remoto». in cui il 33% dei lavoratori non considera più «Raccogliamo dai nostri clienti, tipicamenla propria impresa come un ambiente di late del mondo corporate & enterprise, una voro ottimale, la great resignation diventa un sempre più frequente richiesta di trasforproblema sempre più mazione dei luoghi LAVORARE ALTERNATIVAMENTE reale, che le aziende di lavoro da spazi di DA CASA, DA UN COWORKING devono fronteggiare produzione a spaE TALVOLTA DALL’HEADQUARTER anche attraverso il rizi di condivisione e È LA NUOVA NORMALITÀ pensamento dei procollaborazione; trapri spazi e lo sviluppo di strategie di change sformazione verso nuove configurazioni che management». Secondo Jll la prospettiva è massimizzano l’interazione ed il coinvoldiventata antropocentrica: «La tradizionale gimento dei dipendent», spiega a Economy giornata lavorativa si sta evolvendo verso Stefano Marazzi, ceo di Stim Tech Group, modelli più flessibili, con un grado di persosystem integrator fondato nel lontano 1988. nalizzazione che riflette le attività e i ritmi e «Da un lato la trasformazione fisica delle podei lavoratori, che cercano aziende in grado stazioni di lavoro, dall’altro l’utilizzo della di offrire servizi legati a salute e benessere tecnologia per definire spazi ibridi, inclusivi, a cui, ad oggi, 1 lavoratore su 3 dichiara di atipici volti a massimizzare la produttività». non avere accesso. Un altro aspetto da tene«Il concetto di flessibilità, di smart worre in considerazione - aggiujnge Cominelli king, unitamente alla necessità di un mo- è la comprensione e la gestione del livello dello organizzativo agile hanno accelerato di energia dei lavoratori, evitando picchi irl’introduzione in azienda di tecnologie che regolari, e supportando la loro necessità di permettono l’interazione tra i dipendenti concentrarsi, ad esempio all’interno di quiet svincolandoli dalla concezione del luogo di room, e poi ricaricarsi in modo ottimale». lavoro fisico», prosegue Marazzi. Da qui l’inNon solo: «Un tema di primaria rilevanza troduzione di sistemi di collaborazione ba-
MAURO MORDINI, COUNTRY MANAGER ITALIA DI IWG
STEFANO MARAZZI, CEO DI STIM TECH GROUP
sati su piattaforme di videoconferenza e collaboration cloud based, versatili e flessibili che garantiscono la compatibilità con un’ampia gamma di dispositivi tecnologici. La richiesta dei nostri clienti è l’allestimento di quello che viene definito Modern Workplace, la definizione di un ufficio virtuale basato su servizi cloud che permettano a colleghi di condividere documenti e realizzare sessioni immersive di videoconferenza. L’introduzione di sistemi di collaborazione basati su Microsoft Teams voce e video, l’adozione di Surface Hub, la configurazione di meeting room con apparati che permettano di condividere contenuti e device Byod - Bring your own device, ndr - sono le richieste che maggiormente ci vengono rivolte dai clienti, senza tralasciare le tematiche di sicurezza che una trasformazione di tale impatto implica; dal tracciamento continuo delle attività ed operazioni effettuate alle implicazioni sul piano della privacy». «Lavorare alternativamente da casa, da un ufficio di prossimità e talvolta dall’headquarter aziendale è la nuova normalità per molti», rileva Mauro Mordini, country manager Italia di Iwg, il più grande player del lavoro ibrido in Italia e nel mondo, operativo con i brand Copernico, Regus, Spaces, Signature e Hq. «Coworking e spazi di lavoro flessibili rappresentano preziosi alleati sia in termini di sviluppo sostenibile, sia in termini di ottimizzazione dei costi». E se il tasso di occupazione per i centri italiani oggi è in linea con il pre-pandemia, intorno al 75%, «le aziende sono sempre più favorevoli a investire sul territorio, ripensando i propri spazi a uso ufficio in una logica a rete», continua Mordini, «spesso con un hub centrale metropolitano e più spazi satellite dislocati in aree suburbane e nei capoluoghi più piccoli, contenendo i costi - secondo una ricerca indipendente di Workplace Analytics, le aziende possono risparmiare in media 10.000 euro per ogni dipendente che lavora nel modello ibrido - e permettendo ai dipendenti sia di ridurre gli spostamenti, sia di giovarne in termini di work-life balance».
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GESTIRE L’IMPRESA
«Per missione creiamo link tra le vocazioni e il successo» Manuel Mandelli, da gennaio amministratore delegato della 24 Ore Business School, racconta il turn-around della grande business school, la sua offerta in presenza e digitale nelle sedi rinnovate di Milano e Roma di Sergio Luciano
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vete presente i banchi a rotelle che costarono molta satira alla Azzolina, l’indimenticabile ministra grillina alla Pubblica istruzione? Ecco, non sono una cattiva idea. Immaginateveli di taglia M, per adulti insomma; banchi individuali a rotelle che permettono a degli adulti responsabili di muoversi in aula per lavorare in gruppo; ora collocateli mentalmente in uno spazio luminoso e arioso; che lungo una parete ha uno schermo a 75 pollici, ovviamente collegato in rete; e sotto il soffitto, ad attraversarlo da una parte all’altra, un binario sul quale scorrono telecamere intelligenti, in grado di percepire la provenienza del suono della voce di chi sta parlando in quel momento, inquadrando automaticamente il volto della persona. Ecco, benvenuti in una scuola digitale. Più precisamente: ibrida. La nuova scuola della 24 Ore Business School. Ben 5000 metri quadrati riallestiti ex novo, che hanno ridato un’anima al palazzone milanese di Renzo Piano, tutto vetrate, dove fino a prima del Covid “abitavano” due aziende popolose come Pwc e Il Sole 24 Ore(il giornale), traslocate una dopo l’altra, abbandonando desolatamente vuoto lo stabile. Oggi all’archistar italiana sicuramente piacerebbe constatare com’è rinata la sua creatura, dopo questi tre anni di solitudine. «La nuova sede è il segno e insieme lo strumento del nuovo corso della scuola», osserva Manuel Mandelli, amministratore delegato dallo scorso gennaio: «Stiamo vivendo un nuovo corso e un turn-around di prodotto
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e di servizio che ci sta dando molta soddisfazione e sta coinvolgendo al meglio tutti noi. Perché siamo ripartiti dalla mission e l’abbiamo riscritta e potenziata – spiega il manager – Ho trovato in azienda tante risorse professionali appassionate e le abbiamo coinvolte e motivate indicando appunto come mission, per tutti noi, quella di aiutare il maggior numero possibile di persone a trovare il link tra la propria vocazione ed il successo professionale». Mandelli era stato individuato alla fine del 2020 dal Fondo Palamon, il colosso britannico del private equity che controlla la 24 Ore Business School e di cui è partner-chiave, re-
sponsabile per l’Italia, Fabio Giuseppetti. Palamon cercava un mentore digitale per accelerare la desiderata riconversione - in realtà già avviata ma non ancora quanto auspicato a Londra - della vecchia scuola, rilevata dalla casa editrice della Confindustria. Nel suo curriculum Mandelli non aveva esperienze didattiche specifiche ma una brillante “carriera” digitale e un fiore all’occhiello nel turismo, con Yalla Yalla, lanciata e portata al successo da imprenditore. Dunque alla fine del 2020 Mandelli inizia la sua consulenza. «Esploro un po’ l’azienda – racconta oggi sorridendo - ci penso, progetto e lancio un esperimento, una semplice chatbot su Messenger con un quiz semplice e chiaro per orientare verso il lavoro più adatto e il corso migliore per prepararsi a trovarlo chiunque rispondesse alle 10 domande: con 4000 euro di investimento su Facebook divenne in pochi giorni la chat più popolata d’Italia». Merito, forse, anche di questo test brillantemente riuscito come di ulteriori progetti, fatto sta che nel corso del 2021 Mandelli viene cooptato nel consiglio d’amministrazione della scuola con la stessa mission della digitalizzazione, da vicepresidente. Finchè poi, dal primo gennaio di quest’anno, è stato nominato amministratore delegato. A ricostruire a ritroso questa storia aziendale è sorprendente notare come, durante il biennio Covid, col boom della formazione Manuel Mandelli, amministratore delegato della 24Ore Business School
a distanza la 24 Ore Business School abbia scelto, sì, di accentuare e far evolvere la sua anima digitale ma anche di rilanciare, con una contraddizione solo apparente, la sua struttura fisica e le attività didattiche in presenza. Iniziando ad occupare appunto i 5000 metri quadrati di spazi attrezzati per i corsi “live” a Milano ed altri 2500 metri quadrati a Roma. «Quando sono stato incaricato di gestire quest’azienda, siamo partiti in quarta all’attivo – racconta Mandelli, che non nasconde la soddisfazione per il fatto che a venti metri dal suo ufficio le nuove aule, in questa mattinata calda di maggio, brulichino di studenti (circa 1000 presenze fisiche al giorno e 4000 da remoto) – Abbiamo vissuto con una vera rinascita digitale a 360 gradi. La piattaforma, il crm (customer relationship management, ridisegnato con Salesforce), i contenuti, in parte il management. E un’ulteriore crescita. L’obiettivo operativo è stato
I NOSTRI STUDENTI ORA SANNO DI POTER INTRAPRENDERE UN MASTER ADATTO AI LORO INTERESSI IN QUALSIASI MOMENTO DELL’ANNO
innanzitutto quello di cambiare il customer journey, cioè l’esperienza del cliente che vuole trovare da noi le risposte a tutti i suoi bisogni formativi. Ora sa che in qualsiasi momento intenda intraprenderlo può trovare un master adatto ai suoi interessi che sta per partire. Perché, in fondo, chi l’ha stabilito che i corsi di una grande scuola di business debbano partire una sola volta all’anno, e tutti insieme? Perché far aspettare gli aspiranti studenti? Poi, certo: se proprio l’incrocio tra domanda e offerta non si può fare, ci sono sempre i corsi preregistrati, fruibili in qualsiasi momento». E dunque oggi l’offerta della 24Ore Business School si articola in corsi in live-streaming, tenuti in aula in modalità phygital, con studenti in parte presenti e in parte da remoto, in corsi registrati, in workshop in aula, in business-case in aula e nelle visite alle imprese. «Formule diverse, che vanno somministrate agli studenti a seconda di casi ed esigenze, e ciascuna formula è più adatta a questa o a quella tipologia didattica», dice Mandelli. Che aggiunge: «Naturalmente un giovane che non ha mai lavorato può anche scegliere di percorrere vari passaggi successivi. Chi invece ha già all’attivo esperienze di lavoro o di alta formazione può scegliere di specializzarsi. E così via». Insomma: un’offerta diversificata, garantita da 1200 docenti di alto profilo, con curricula molto specifici, provenienti sia dal mondo accademico che dalle professioni, per 15 mila studenti nel 2021 (e 20 mila attesi quest’anno). «Potremmo riempire tutta la curva di San Siro», scherza Mandelli. Ogni mese, un “open day” in live-streaming presenta tutto ciò al mercato: mentre tradizionalmente la scuola svolgeva un unico “open day” all’anno. «E finora ogni volta abbiamo contato oltre 600 visitatori digitali ad ogni open day!», sottolinea l’a.d. Dopo
un’introduzione generale sulle caratteristiche della scuola, le giornate di presentazione prevedono gli speech di 4 hr-manager di altrettante grandi imprese seguiti da una dozzina di sessioni, break-out rooms, in cui i visitatori si dividono per approfondire ciascuno il suo ambito di interesse. Le quattro aree tematiche trainanti e trasversali sono quelle dell’ amministrazione, finanza e controllo; della direzione delle risorse umane; del marketing e della comunicazione digitale; e dello sviluppo del business. E poi otto aree verticali, dalla pubblica amministrazione all’arte alle vendite. La platea di studenti è anagraficamente diversificata perché la trasformazione digitale presuppone sia il reskilling di adulti che hanno bisogno di outplacement o di formazione on-job sia il perfezionamento di nativi digitali ancora acerbi per affrontare il mondo del lavoro senza prima rafforzare le competenze acquisite a scuola. Un team di 50 professionisti (sugli oltre 100 occupati) pensa ai contenuti dei corsi e un tutor per ogni aula orienta gli studenti verso gli stage più appropriati. «Mi sento di dire che anche in Italia è tramontato quel vecchio concetto, tipico dei boomer e della generazione successiva, secondo cui a una certa età si considerava conclusa la loro fase formativa – sintetizza Mandelli - Oggi non si smette mai di studiare, di aggiornarsi. È il life-long-learning. Che ha anche rimescolato le vecchie priorità di spesa delle famiglie. Una volta c’era il mutuo-casa, poi l’auto, poi gli elettrodomestici e l’arredo, le vacanze. Adesso, ai primissimi posti nei bisogni, troviamo sempre anche la formazione. La missione è insegnare, il bisogno è imparare. Il risultato, un aumento esponenziale della domanda, ed un ribilanciamento della origination, tradizionalmente concentrata al Sud ed oggi omogeneamente diffusa in tutta Italia».
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GESTIRE L’IMPRESA
Manager in prima linea sul fronte del cambiamento Il patto di collaborazione tra Federmanager e Andaf promuove la cultura manageriale in ambito finanziario a sostegno del sistema produttivo italiano, con l’obiettivo di vincere le sfide del futuro di Marco Onnembo
L
a crescita, quando si parla di aziende, è sempre misurata in numeri: fatturato, margine lordo e – meglio ancora – utile netto. Se davanti c’è il segno “più” le cose vanno bene. Al contrario, quando invece è il segno della differenza a primeggiare. Eccezioni a parte, lo stato di salute delle organizzazioni si misura sempre buttando un occhio alla bottom line, l’ultima riga in fondo. Quella in neretto che promuove o condanna una gestione. Soprattutto di un manager. Molto spesso – soprattutto nei frangenti di complessità come quelli che stiamo vivendo la differenza non è giocata solo sul piano della competenza – conditio sine qua non di ogni sfida che sia tale – ma anche di un invisibile bagaglio pieno di soft skills che imprenditori e dirigenti d’azienda devono avere. Insomma, la contemporaneità implica che la vita dell’azienda, e chi la gestisce, si poggi su pilastri invisibili – ma necessari - che prendono il nome di formazione e cultura manageriale. Sono elementi portatori di valore che hanno una correlazione diretta con il benessere del sistema produttivo. Italiano come quello di tutti gli altri Paesi. Soprattutto guardando a quelle realtà che necessitano di uno scatto in avanti sul fronte della crescita dimensionale.
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Ne sono convinti anche dalle parti di Federmanager e di Andaf (Associazione nazionale direttori amministrativi e finanziari), dove i rispettivi presidenti, Stefano Cuzzilla e Agostino Scornajenchi, hanno siglato un patto di collaborazione. L’intento? Promuovere la cultura manageriale in ambito finanziario a sostegno del sistema produttivo italiano, con l’obiettivo dichiarato di vincere “le sfide del futuro e favorire la crescita dimensionale delle imprese, soprattutto delle Pmi”. Appunto. Perché non c’è nulla di più urgente da fare se si vuole guardare al medio lungo termine. La naturale evoluzione delle associazioni di natura “sindacale” non può non evolversi in un orizzonte più ampio. «Il valore aggiunto dell’accordo – ha sottolineato il presidente di Federmanager Stefano Cuzzilla – è l’impegno a rendere reciprocamente accessibili i rispettivi sistemi di certificazione delle competenze, al fine di indurre le imprese, specie le piccole e medie, a prendere coscienza dell’importanza di dotarsi di figure in grado di cogliere i mutamenti in ambito finanziario, declinati in coerenza con i nuovi modelli gestionali e le necessità aziendali, dalla digitalizzazione alla sostenibilità». La prospettiva individuata da Federmanager e Andaf suona come una sfida. Forse è anche
STEFANO CUZZILLA, PRESIDENTE FEDERMANAGER
LE AZIENDE DEVONO ESSERE IN GRADO DI GENERARE VALORE PUNTANDO SULLA STRADA DELLE COMPETENZE qualcosa in più. Perché ha il merito di prendere di petto un elemento centrale nel “dibattito” sulla gestione aziendale, soprattutto in casa delle Pmi (quelle che una volta venivano chiamate aziendale “padronali”): il rapporto tra imprenditore e manager e il ruolo di quest’ultimo che dovrà essere sempre più centrale. Non solo come portatore di competenze ma soprattutto come portatore di cultura, mentalità, formazione. Tutti elementi che per limiti dimensionali o, ancora, cultu-
rali, non vengono valorizzati nella giusta misura. «Contribuire a formare i manager del futuro e promuovere la cultura manageriale in ambito finanziario è parte della missione e del Dna di Andaf - ha aggiunto il presidente Agostino Scornajenchi - e questo accordo fra le nostre associazioni va esattamente in questa direzione. L’obiettivo comune è costituire un focal point interprofessionale per i manager che svolgono mestieri affini a quello del Cfo e insieme contribuire alla definizione delle regole da protagonisti, esprimendo una partecipazione attiva nella definizione degli standard, e conquistare un reale posizionamento istituzionale a vantaggio dei nostri associati e di tutti gli stakeholder». Soprattutto in quelle in cui l’ufficio dell’azionista confina con quello dell’amministratore delegato. Un comitato paritetico di gestione avrà il compito di guidare l’azione congiunta di Federmanager e Andaf, sostenuta da iniziative di formazione, studio e ricerca, nonché convegni e dibattiti. Inoltre, con l’accordo sottoscritto, Federmanager metterà a disposizione i servizi riservati ai propri associati, in particolare, quelli
AGOSTINO SCORNAJENCHI, PRESIDENTE ANDAF
relativi a soluzioni assicurative esclusive dirette alla copertura di rischi professionali e personali e a forme di assistenza sanitaria integrative. «Il patto di collaborazione - ha rimarcato il presidente di Federmanager Stefano Cuzzilla - nasce dalla volontà di contribuire allo sviluppo di una moderna gestione amministrativa e finanziaria nelle imprese, di valorizzare il ruolo di rappresentanza delle nostre organizzazioni e di sviluppare iniziative di interesse comune». Al centro del dialogo su questi temi rimane comunque cruciale l’attenzione verso le attività più “tradizionali”, ovvero quelle relative alla redazione dei documenti di bilancio, oltre che a tutti i processi di controllo e valutazione prospettica del valore dei beni aziendali. L’unione fa la forza, dunque. E non è solo uno slogan. Perché le acque agitate sul fronte internazionale e le criticità, nient’affatto sopite, causate dalla pandemia necessitano di risposte immediate. I titoli delle emergenze sono noti: costo dell’energia, approvvigionamento delle materie prime, logistica. Solo per citare i più cogenti. Elementi su cui si gioca la continuità aziendale. «Il punto è proprio questo – sottolinea ancora Stefano Cuzzilla -: dalle diverse emergenze cui sta facendo fronte il sistema produttivo, stiamo traendo una lezione significativa: oltre alla semplice “sopravvivenza” le aziende devono essere in grado di generare valore puntando sulla strada delle competenze che abbraccino i programmi di crescita aziendale a 360 gradi: innovazione, export e sostenibilità, ambientale e sociale». Dello stesso avviso anche il presidente di Andaf: «Siamo tutti consapevoli che, nell’attuale scenario di trasformazione destinato ad accelerare grazie alla straordinaria disponibilità di risorse economiche accessibili per le imprese (Pnrr e fondi statali) i manager
apicali rivestono un ruolo centrale, in particolare nell’acquisizione e gestione di questi fondi e nella conseguente rendicontazione dei relativi sviluppi», ha detto Agostino Scornajenchi. «L’urgenza di una transizione verso un mondo decarbonizzato, la ripresa dopo la pandemia e il superamento delle tensioni internazionali sono sfide che richiedono una classe manageriale che sappia guardare al futuro, alle nuove generazioni, e che compia le scelte giuste per chi abiterà questo mondo dopo di noi. Non si può poi prescindere dall’aspetto della sostenibilità, un termine divenuto ormai familiare per chi svolge il nostro mestiere e una grande opportunità per le imprese ma che, senza la creazione di una tassonomia e di strumenti adatti ad effettuarne una efficace misurazione, rischia di restare una mera dichiarazione d’intenti. E questo è senz’altro uno dei principali obiettivi alla base del nostro patto di collaborazione». E, allora, siccome ognuno deve fare la propria parte, al pari delle aziende anche il mondo associativo deve essere in prima linea sul fronte del cambiamento che, in realtà, è un riposizionamento e un avanzamento nello stesso tempo. L’accordo di collaborazione tra Federmanager e Andaf va in questa direzione. «Il Paese è impegnato in una sfida senza precedenti - ha concluso Cuzzilla, ponendo l’accento sul fronte della prospettiva – e per ripartire avvalendosi delle ingenti risorse previste dal Pnrr sarà più che mai necessario avere una dirigenza pronta a guidare l’implementazione dei progetti necessari a realizzare gli ambiziosi obiettivi del Piano di resilienza. Andando, però, nel segno dell’innovazione e della sostenibilità, ma anche avendo nel contempo un controllo costante sugli effetti economici e finanziari derivanti dalle scelte di gestione».
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GESTIRE L’IMPRESA
Imparare a insegnare non costa nulla Neurocomunicazione, competenze trasversali, valutazione qualitativa: ecco alcuni dei temi dei webinar gratuiti di Cesfol, l’associazione senza scopo di lucro che affianca il mondo della formazione di Franco Oppedisano
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alla neurocomunicazione alle comdicamente. Con il tempo è stata costruita una petenze traversali, senza dimenticapiccola community: con una semplice iscrire le linee guida necessarie per una zione si accede a tutta la library dei contenuti. progettazione efficace dei percorsi formativi. Oltre al webinar sulla neurocomunicazione Sono questi alcuni dei temi che saranno afprevisto il 10 novembre e quello sulle comfrontati nei prossimi mesi con i webinar orpetenze trasversali programmato a dicembre, ganizzati dal CeSFoL, l’associazione senza nei prossimi mesi sono stati messi in calendascopo di lucro, autorizzata e finanziata dal rio altri tre incontri: “Progettazione la formaMinistero del Lavoro, nata per migliorare il zione: analisi di casi concreti” il 4 luglio, “La mondo della formazione in Italia. Le confevalutazione qualitativa e il feedback” il 21 setrenze online sono gratuite, come d’altronde tembre e “Orientamento e bilancio delle comtutti i servizi che offre petenze” il 13 ottobre. CESFOL FORNISCE ANCHE SERVIZI il Centro Studi FormaTra gli ultimi eventi COME SCOUTING, CONDIVISIONE zione e Lavoro come pubblici organizzati DI DATI, INFORMAZIONI lo è (persino) la quota dal CeSFoL c’è la TaE AGGIORNAMENTI NORMATIVI associativa. Da quanvola Rotonda “Let’s do è nato, quattro anni fa, si è sempre avvalso go(l) – Il futuro delle Politiche Attive del Ladi professionisti del mondo della formazione voro con il programma Garanzia di Occupabiper rispondere con competenza alle richieste lità dei Lavoratori” che ha permesso di fare il dagli associati. Ad oggi sono state raccolte più punto su quell’insieme di strumenti e misure di cento adesioni tra enti, istituti tecnici suvarate per promuovere l’occupazione in Italia periori, università, istituti paritari e agenzie che si inserisce nell’ambito della Missione 5 per il lavoro. Partendo dall’esperienza diretta, viene disegnato, di volta in volta, un pacchetto di servizi utili a tutti gli operatori del settore e in particolar modo a coloro che progettano i corsi, ai coordinatori didattici il cui obiettivo è creare percorsi formativi che abbiano un senso, che siano funzionali e servano agli addetti o alle persone. Lo strumento più usato per la formazione professionale è quello dei webinar che vengono pubblicati in rete perio-
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del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), quella dedicata per l’appunto alle politiche del lavoro. Ne hanno discusso Giuseppe Melara, presidente Cesfol, Raffaele Michele Tangorra, commissario straordinario Anpal, Agostino Di Maio, direttore generale Assolavoro, Melania De Nichilo Rizzoli, assessore Formazione e Lavoro della Regione Lombardia, Sebastiano Leo, assessore Formazione e Lavoro Regione Puglia, Antonio Scavone, assessore alla Famiglia, Politiche Sociali e Lavoro Regione Sicilia e le conclusione della tavola rotonda sono state affidate a Tiziana Nisini, sottosegretario al Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali. Altro capitolo sul quale da tempo il Centro Studi è al lavoro è quello della Certificazione delle Competenze. In base alle numerose dimostrazioni d’interesse avute a partire dall’evento sul tema dello scorso dicembre, a luglio è stato messo in programma un ulteriore focus. Per l’occasione si sta lavorando ad un panel di relatori che attinge a diversi Fondi Interprofessionali. CeSFoL fornisce agli associati anche servizi come lo scouting, ovvero la condivisione di dati, informazioni e aggiornamenti normativi sintetizzando report e studi di settore come il Rapporto sulla formazione continua o l’Analisi dei fabbisogni occupazionali di Unioncamere, e dà informazioni anche di bandi e avvisi regionali, nazionali e comunitari, monitorando tutte le principali piattaforme di pubblicazione. Associandosi a CeSFoL è, infine, possibile disporre di PerformanSe, strumento che, attraverso dei questionari, progettati secondo le regole previste dall’American Psychological Association e validati da un comitato scientifico esterno, è in grado di selezionare e valutare, prima e dopo il corso di formazione, le competenze comportamentali e motivazionali. Tutte le informazioni per iscriversi e per conoscere in dettaglio gli eventi in programma per il 2022 sono sul sito www.cesfol.it.
e soggettiva di gran parte del mondo della ricerca tecnologica alle grandi domande sul senso da dare ad essa, insomma sul “perché si fa ricerca”. Viene in mente la vecchia, caustica battuta con cui l’Economist definì qualche anno fa la blockchain: “Una soluzione in cerca di problemi”. Con una simile premessa intellettuale, con l’orgoglioso e a volte protervo viversi della ricerca hi-tech come un silos indifferente e distante dagli effetti delle sue applicazioni alla realtà umana, i pericoli sono evidenti e indicarli – cosa che peraltro il libro non fa se non MARINA CALDERONE implicitamente e con estremo rispetto – non significa schierarsi contro il nuovo ma prevenire il peggio favorendo il meglio che quel nuovo potrà produrre. Una pretesa assurda? Lo penseranno i liberisti duri e puri, ma per fortuna non lo pensa tutto il mondo. Alla fin fine la transizione hi-tech è tra le prinLa transizione hi-tech sarà al centro del Festival del Lavoro 2022, cipali di cui si occuperà il Festival del Lavoro in programma dal 23 al 25 giugno a Bologna. Economy darà 2022. Un Festival che «per i Consulenti del il suo contributo diretto con il talk “Fratello bit, sorella call” Lavoro è un appuntamento aperto al mondo, alla discussione con chi vuole capire dove va di Sergio Luciano il lavoro, l’economia e la società italiana – ha spiegato la Presidente del Consiglio nazionaratello bit, sorella call – Il futuro del Spunto per il confronto, il volume appena le dell’Ordine, Marina Calderone ‒ Due anni lavoro tra intelligenza artificiale pubblicato da Ciucci, con il titolo: “Scusi, ma di pandemia ci hanno fatto capire quanto e concorrenza naturale” è il titolo perché lei è qui? Storie di intelligenze umane una condizione di difficoltà, come quella che del talk con cui Economy darà un contributo e artificiali” (Terre di mezzo, 128 pagine, preabbiamo vissuto, possa diventare occasione diretto, oltre all’attività di media-partnerfazione di Maria Chiara Carrozza, presidente per cercare di portare quest’esperienza nel ship, al Festival del Lavoro 2022 - organizdel Cnr): un viaggio intellettuale e umano prifuturo, attraverso quelli che saranno i nuovi zato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei ma ancora che spirituale di un sacerdote alla percorsi e i nuovi lavori». Consulenti del Lavoro e dalla sua Fondazione ricerca dell’umanesimo possibile nel mezzo Con un’attenzione specifica ai giovani, Studi - in programma dal 23 al 25 giugno nel del dilagare delle nuove tecnologie. Un’intelchiamati a progettare in prima persona gli Palazzo della Cultura e dei Congressi di Boligenza artificiale per l’uomo, e non sostituiva orizzonti verso i quali tendere e al centro logna e, in contemporanea, in diretta streadell’uomo: nel lavoro innanzitutto, ma anche dell’Anno Europeo dei Giovani 2022, iniming sul sito del Festival del Lavoro. in ogni altra manifestazione dell’attività umaziativa del Parlamento europeo e del ConUn incontro-dibattito - il 24 giugno dalle 11 na. Incontri entusiasmanti e sconcertanti, siglio dell’Unione il cui coordinamento al alle 12 - tra Don Andrea Ciucci, Coordinatore perché il titolo livello nazionale di Segreteria della Pontificia Accademia per (che esprime tra è garantito dal la Vita, e Rosario Rasizza, l’imprenditore-mal’altro lo stupore Dipartimento per nager di Openjobmetis, l’unica agenzia per il di scienziati e tecle Politiche Giolavoro a capitale italiano quotata in Borsa, nologi nel vedersi vanili e il Servizio nonché presidente di Assosomm, l’associainterpellare da un Civile Universale zione di categorie che rappresenta tutte le prete) descrive fodella Presidenza società nazionali del settore, escluse le big tograficamente l’edel Consiglio dei three straniere. straneità oggettiva DA SINISTRA: DON ANDREA CIUCCI E ROSARIO RASIZZA Ministri.
Nuovi percorsi per nuovi lavori
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GESTIRE L’IMPRESA
MASSIMILIANO GIANSANTI, PRESIDENTE CONFAGRICOLTURA
ETTORE PRANDINI, PRESIDENTE COLDIRETTI
MARCO GRANELLI, PRESIDENTE DI CONFARTIGIANATO
UN AIUTO ALL'EXPORT PER FAR CRESCERE IL PAESE Progetti di internazionalizzazione, sostegno per la partecipazione a fiere all'estero e in Italia, format promozionali per le Pmi: i servizi della nuova Ice raccontati dai presidenti di Coldiretti, Confagricoltura e Confartigianato di Riccardo Venturi ce in questi anni ha cambiato passo. Ed è un bene per tutte le imprese italiane, in particolare per quelle agroalimentari». Ettore Prandini, presidente di Coldiretti, certifica così il nuovo ruolo dell’Agenzia per la promozione all'estero e l'internazionalizzazione delle imprese italiane, che con la presidenza di Carlo Ferro a partire dal 2019 ha lanciato 19 nuove azioni che vanno verso nuovi servizi e una più ampia fruibilità di quelli esistenti, con l’obiettivo di accrescere il numero delle imprese italiane che esportano. Una svolta che ha prodotto risultati positivi per le associazioni di categoria e per le imprese loro associate: è il caso, oltre che di Coldiretti, di Confagricoltura e Confartigianato. Ma andiamo con ordine. «Nel 2021 abbiamo raggiunto i 52 miliardi di euro di export del cibo e del vino italiani, è un record storico» aggiunge Prandini. «Ma possiamo fare molto di più, il nostro obiettivo è arrivare a 100 miliardi di euro nel prossimo decennio. Per raggiungerlo serve avere l’agenzia Ice al fianco delle imprese. Su questo abbiamo avviato una collaborazione positiva e concreta come Coldiretti e Filiera Italia, in linea con le scelte fatte alla Cabina di regia per l’export del Ministero degli Esteri».
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Numerose le iniziative intraprese. «Abbiamo costruito un progetto di internazionalizzazione con varie azioni e alcuni paesi target» spiega il presidente di Coldiretti. «In occasione del Pre Food System Summit delle Nazioni Unite abbiamo accolto a Palazzo Rospigliosi tutte le delegazioni internazionali e la Vice Segretaria generale dell’Onu Amina Mohammed. È stato un momento davvero importante per presentare il sistema agricolo e alimentare. Allo stesso tempo con Ice abbiamo organizzato una maratona digitale con 8 mercati collegati, dal Giappone agli Stati Uniti. È stata un’iniziativa innovativa per mettere in contatto operatori esteri, uffici Ice nelle diverse nazioni e oltre mille imprese, soprattutto giovani, di Coldiretti e Filiera Italia». Anche i progetti abbondano. «A giugno saremo al Summer Fancy Food a New York per proseguire nella promozione dell’autentico Made in Italy» aggiunge Prandini. «Abbiamo previsto attività di showcooking e masterclass sulle nostre eccellenze, puntando a far conoscere meglio l’autenticità e la distintività del Made in Italy. I nostri grandi nemici sono la contraffazione e l’Italian sounding. All’estero due prodotti su tre sembrano italiani ma non lo sono. Un giro d’affari che supera i 100 miliardi di euro
e rappresenta un furto di identità. Ci costa 300 mila posti di lavoro». Proprio la protezione del Made in Italy e la lotta all'italian sounding sono al centro di specifiche azioni di Ice, che includono l'utilizzo di tecnologie blockchain per la tracciabilità dei prodotti. Tra i progetti d’impatto per Coldiretti figura Tuttofood, che si è svolto a Milano a ottobre 2021. «Abbiamo lavorato insieme per l’incoming di buyer stranieri, organizzando per loro dei viaggi nelle nostre aziende di produzione, facendo scoprire direttamente il territorio e le imprese che lo animano» racconta il presidente di Coldiretti. «Puntiamo a rendere ancora più strutturale il lavoro di incoming, perché rappresenta la forma più diretta di promozione di tutto il nostro sistema di valori. E poi saremo a Bruxelles per un evento nel cuore delle istituzioni europee. Vogliamo ribadire anche lì la nostra priorità per costruire filiere alimentari sempre più forti e sostenibili, affrontando i pericoli più diretti che abbiamo oggi, come il cibo sintetico e una dieta universale. Due elementi da combattere per difendere la biodiversità e la varietà del nostro modello di dieta mediterranea». La rinnovata Ice, del cui Cda fanno parte Barba-
ra Beltrame, vicepresidente di Confindustria per l’internazionalizzazione, Ivano Vacondio, presidente di Federalimentare, Daniele Vaccarino, ex presidente di Cna, e Josè Rallo, ad di Donnafugata, si è dimostrata in grado di sostenere le imprese in una congiuntura decisamente complicata. Anche le imprese agricole di Confagricoltura hanno trovato un sostegno concreto. «Con 52 miliardi di euro, le esportazioni agroalimentari dell’Italia hanno toccato lo scorso anno il massimo storico» dice Massimiliano Giansanti, presidente di Confagricoltura. «Un risultato considerato fuori portata fino a pochi anni orsono. È giusto mettere anche in risalto il ruolo di primo piano svolto dall’Ice per il conseguimento di questo brillante risultato». Un elemento chiave è quello della conoscenza delle esigenze del settore. «Con l’Ice la Confagricoltura ha una stretta e proficua collaborazione» aggiunge Giansanti. «Di recente il presidente Carlo Ferro ha partecipato ai lavori della nostra giunta esecutiva per fare il punto sui programmi in essere e delineare le possibili nuove iniziative congiunte al fine di accrescere la presenza delle nostre imprese sui mercati internazionali. Desidero, in particolare, segnalare il valido e costate supporto assicurato dall’Ice per affrontare le difficoltà determinate dal recesso del Regno Unito dall’Unione europea. Quello britannico è il quarto mercato di sbocco per il “Made in Italy” agroalimentare e nonostante la “Brexit” le esportazioni non sono diminuite. Per i prodotti ortofrutticoli, in particolare, si è registrato lo scorso anno addirittura un aumento di quasi otto punti percentuali». La collaborazione ha insomma connotati di concreta operatività. «L’Ice sostiene le iniziative di internazionalizzazione delle nostre imprese e valorizza la qualità dei prodotti italiani» insiste Giansanti. «In questo modo, riusciamo a rispondere alla crescente attenzione verso il “Made in Italy” da parte dei consumatori in Europa e nei paesi terzi. Di fronte abbiamo tempi difficili. A seguito dell’invasione dell’Ucraina, le previsioni sulla crescita economica e sugli scambi commerciali in ambito internazionale sono state riviste al ribasso. Nel trascorso decennio la crescita del sistema agroalimentare italiano è stata assicurata dalla maggiore presenza sui mercati inter-
nazionali. Il saldo attivo dell’interscambio con i paesi terzi è pressocché raddoppiato, a fronte di consumi interni stagnanti». Lo scenario bellico impone di agire in modo efficace. «A livello europeo, dove è destinato il 56% delle nostre esportazioni di settore, la possibile recessione e la forte ripresa dell’inflazione potrebbero comprimere i consumi» rimarca il presidente di Confagricoltura. «Dobbiamo farci trovare pronti come sistema Paese, per assicurare la continuità della crescita delle nostre esportazioni. In questa prospettiva, consideriamo fondamentale il ruolo dell’Ice e dei suoi uffici all’estero in termini di proposte e di supporto operativo alle imprese». Anche le piccole e micro imprese che fanno parte di Confartigianato, molto attive nell’export, hanno una proficua collaborazione con la nuova Agenzia per la promozione all'estero e l'internazionalizzazione delle imprese italiane. «L'Ice oggi srappresenta un punto di riferimento del Sistema Confartigianato per la promozione sui mercati esteri degli artigiani e delle piccole imprese» dice Marco Granelli, presidente di Confartigianato. «Abbiamo fatto conoscere le aspettative delle nostre imprese e le caratteristiche dei prodotti a valore artigiano, in cui convivono tradizione e innovazione, eccellenza manifatturiera, unicità, creatività made in Italy». Numerosi i progetti che hanno riscontrato il favore degli associati. «La collaborazione con Ice ci ha permesso di proget-
PER RAGGIUNGERE I 100 MILIARDI DI EXPORT LE IMPRESE DEL CIBO E DEL VINO HANNO BISOGNO DEL SOSTEGNO DI ICE
tare insieme format promozionali su misura per la piccola impresa, apprezzati dai nostri imprenditori e dai buyer» sottolinea Granelli. «Mi riferisco, ad esempio, all’organizzazione di collettive presso le più importanti fiere del complemento d’arredo per far conoscere nel mondo l’eccellenza delle produzioni Made in Italy. Tra queste "Italian Luxury Interiors", realizzato a Dubai, Parigi, New York, Tokio, è un format di successo che vede la combinazione di B2B e mostre di immagine in un nuovo e innovativo concept espositivo che ricrea gli ambienti domestici secondo lo stile dell’interior italiano. Il sostegno dell’Ice accompagna anche le nostre imprese del fashion made in Italy durante le settimane milanesi della moda e, in particolare, al Salone White e alla fiera The One». Il valore può arrivare anche in direzione opposta. «Altrettanto importanti sono le missioni incoming di operatori esteri in Italia presso le piccole e micro aziende che permettono di promuovere il Made in Italy direttamente nei territori di origine delle imprese» aggiunge il presidente di Confartigianato. «E ancora, consideriamo un’ottima opportunità i progetti di promozione delle Pmi presso le reti distributive di alcuni mercati esteri target, con l'obiettivo di inserire prodotti e marchi di qualità appartenenti ad aziende di piccole dimensioni non ancora presenti su quei mercati». È dunque essenziale valorizzare le iniziative, come quelle di Ice, che hanno già dimostrato di funzionare: «Le attività per il rilancio delle esportazioni messe in campo dal Ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale e dall’Ice, attraverso il Patto per l’Export, sono state di grande importanza per le nostre imprese» sottolinea Granelli. «In particolare, le risorse del Fondo 394 Simest e il voucher per Temporary Export Manager innovativi di Invitalia hanno permesso di finanziare centinaia di progetti di imprese piccole e artigiane e consentito la partecipazione gratuita alle fiere internazionali. Il conflitto in Ucraina e la chiusura di mercati strategici per le nostre esportazioni rischia di mettere in ginocchio molte delle nostre imprese. È quindi fondamentale concentrare le risorse su pochi schemi di intervento con carattere continuativo e strutturale a misura di micro e piccole aziende».
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Con lo scivolo si rinnova l'azienda La Legge di Bilancio ha esteso il contratto di espansione al biennio 2022-2023 allargando la platea dei beneficiari alle imprese con più di 50 dipendenti. Ecco come funziona e perché sfruttarlo di Paola Belli
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ostenere un ricambio generazionale nella platea dei propri dipendenti, favorendo, al contempo, l’uscita dei più anziani e prossimi alla pensione e l’ingresso dei giovani nel mondo nel lavoro. Per farlo, esiste uno strumento poco sfruttato: il contratto di espansione. Era previsto da un articolo (il n.14) di un decreto legislativo del 2015 (il n.148) e poi avviato sperimentalmenre per il biennio 2019-2020, ma solo per le imprese con un organico superiore alle 1000 unità, poi esteso anche al 2021 con soglie di accesso ridotte, prima 500 unità e poi 100, infine esteso dalla Legge di Bilancio 2022 anche agli anni 2022 e 2023 abbassandone enormemente la soglia (50 unità lavorative) nel tentativo di ampliare il più possibile la platea di beneficiari. L'ha utilizzata la Lfoundry di Avezzano (L'Aquila), che a inizio maggio ha sottoscritto con le parti sociali l'intesa di massima sullo scivolo pensionistico
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anticipato per 30 lavoratori e l'assunzione, a tempo indeterminato, fino a 13 nuove risorse. E la Marelli, il cui piano di assunzione prevede un massimo di 107 ingressi, nel rapporto di 1 a 3 con le uscite volontarie, 89 nel 2022 e 23 entro il primo trimestre del 2023, con la possibilità per 250 lavoratori di uscire anticipatamente per agganciarsi alla pensione entro i prossimi 5 anni risolvendo consensualmente il rapporto di lavoro entro il 30 giugno 2022. E Feltrinelli lo utilizzerà per gestire 59 esuberi. «Pur non essendo al centro dell’attenzione mediatica, il contratto di espansione può essere uno strumento davvero utile in una fase di mercato così delicata come quella che stiamo vivendo», spiega a Economy Fabrizio Morelli, partner di Dla Piper, multinazionale legale con uffici in più di 40 Paesi. Quasi usciti da un tunnel (quello della pandemia), ne abbiamo imboccato immediatamente un altro (la guer-
ra in Ucraina) e l'incertezza regna sovrana. Ma il desiderio di ripresa è più forte che mai. «Il contratto di espansione può rappresentare una spinta positiva in tal senso, volto al cambiamento dei processi aziendali finalizzati al progresso e allo sviluppo tecnologico dell'attività», sottolinea Morelli. Di che si tratta? «In sostanza, il contratto di espansione è un accordo – raggiunto in seguito a una procedura di consultazione sindacale – grazie al quale le imprese possono appunto favorire il ricambio generazionale». Ma questo non è l’unico obiettivo che lo strumento si pone», prosegue Morelli. «Infatti, il contratto di espansione mira a fronteggiare anche i processi di reindustrializzazione e riorganizzazione aziendale con un esplicito sostegno all’innovazione tecnologica attraverso una serie di misure». Nel contratto rientrano le nuove assunzioni di personale qualificato ad elevata specializzazione, ma anche lo scivolo pensionistico con pensione anticipata fino a 5 anni per i lavoratori che intendono aderirvi; la riduzione dell’orario di lavoro e la cassa integrazione straordinaria per i lavoratori che non possiedono i requisiti per lo scivolo pensionistico, ma anche la formazione e riqualificazione per i dipendenti, agevolando le aziende che desiderano modificare la propria gestione organizzativa o la propria struttura o ancora, la propria vision imprenditoriale. «Ai fini di computo del requisito dimensionale, rilevano i lavoratori occupati mediamente nel semestre precedente la data di sottoscrizione del contratto», chiarisce Fabrizio Morelli. Ma cosa prevede nello specifico il contratto di espansione? «Il contratto di espansione si inserisce nei processi di re-industrializzazione e riorganizzazione», spiega a Economy l'avvocato Davide Maria Testa di Dla Piper. «È finalizzato, attraverso una modifica dei processi aziendali,
all’assunzione di nuove competenze, alla riqualificazione del personale in forza e all’uscita anticipata dei lavoratori prossimi alla pensione. La sua ratio, infatti, deve ricercarsi nella volontà di offrire uno strumento gestionale e riorganizzativo delle imprese che, al contempo, favorisca un “ricambio generazionale” e aiuti i giovani a fare il loro ingresso nel mondo del lavoro». Attenzione però: il contratto di espansione di deve focalizzare su ambiti ben precisi: «innovazione dei processi aziendali (progresso e sviluppo, anche tecnologico); oppure acquisizione di giovani e nuove professionalità; o riqualificazione delle competenze attraverso l'incremento e l'introduzione di attività formative anche in favore del personale in forza. L'impresa è tenuta a presentare un progetto di formazione e di riqualificazione che deve contenere le relative misure, contenuti formativi e relative modalità attuative nonché il numero complessivo dei lavoratori interessati, le competenze tecniche professionali iniziali e finali».
Quanto allo scivolo pensionistico per i lavoratori più anziani (il cosiddetto "esodo incentivato"), i lavoratori devono trovarsi a non più di 60 mesi dal conseguimento del diritto alla pensione di vecchiaia «o dalla prima decorrenza utile della pensione di vecchiaia (o anticipata di cui all’art. 24, comma 10, D.L. n. 201/2011), che abbiano maturato il requisito minimo contributivo», prosegue Testa. Alla procedura di consultazione sindacale devono però seguire appositi accordi di non opposizione dei lavoratori interessati su base volontaria. La procedura di consultazione va affrontata con le associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale, oppure con rappresentanze sindacali aziendali o con la rappresentanza sindacale unitaria. «Il datore di lavoro», prosegue Testa, «riconoscerà per tutto il periodo rilevante ai fini del raggiungimento del diritto alla pensione (o, della prima decorrenza utile del trattamento pensionistico), a fronte della risoluzione del rapporto di lavoro, un'indennità mensile,
ove spettante comprensiva dell'indennità Naspi, commisurata al trattamento pensionistico lordo maturato dal lavoratore al momento della cessazione del rapporto di lavoro, così come determinato dall'Inps». «Qualora il primo diritto a pensione sia quello previsto per la pensione anticipata», aggiunge ancora il partner di Dla Piper Fabrizio Morelli, «il datore di lavoro dovrà versare anche i contributi previdenziali utili al conseguimento del diritto, con esclusione del periodo già coperto dalla contribuzione figurativa a seguito della risoluzione del rapporto di lavoro». E per i lavoratori che non si trovano nelle condizioni di accedere allo scivolo pensionistico? «È consentita una riduzione oraria che non può essere superiore al 30% dell'orario giornaliero, settimanale o mensile dei lavoratori interessati dal contratto di espansione e può essere concordata, ove necessario, fino al 100% nell'arco dell'intero periodo per il quale il contratto di espansione è stipulato», conclude Morelli.
IL CONTRATTO DI ESPANSIONE PUÒ SPINGERE IL CAMBIAMENTO DEI PROCESSI AZIENDALI FABRIZIO MORELLI
DAVIDE MARIA TESTA
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A lezione di resilienza per fronteggiare le transizioni Fondirigenti stanzia 7 milioni di euro puntando su cinque temi chiave: sostenibilità, transizione digitale, gestione dei rischi e delle crisi, competenze per il cambiamento, gestione dei talenti di Alessandro Faldoni
«I MANAGER COSTITUISCONO TRADIZIONALMENTE UN ELEMENTO FONDAMENTALE NEL PROCESSO DI INNOVAZIONE NELLE IMPRESE PERCHÉ HANNO IL COMPITO DI TRASFERIRE ALLA STRUTTURA PRODUTTIVA LE SCELTE STRATEGICHE DELLA PROPRIETÀ E DI RENDERLE CONCRETE. Ma se questa capacità trasformativa ne è una caratteristica costitutiva, sempre più i manager del futuro dovranno essere ‘trasversali’, in termini di responsabilità organizzative, e avranno il compito di interpretare contesti in continua evoluzione». Massimo Sabatini, dal 22
luglio dello scorso anno direttore generale di Fondirigenti, il fondo interprofessionale per la formazione continua dei dirigenti promosso da Confindustria e Federmanager, sa di cosa parla. Nella sua lunga carriera è stato direttore generale dell’Agenzia per la coesione territoriale, e prima ancora direttore dell’area Politiche Regionali e della Coesione territoriale e dell’Area Mezzogiorno di Confindustria. Dottor Sabatini, dall’osservatorio privilegiato di Fondirigenti, quali saranno le
L’AVVISO 1/2022 IN PILLOLE L’Avviso 1/2022 di Fondirigenti, pubblicato il 4 maggio (in scadenza il 16 giugno), mette a disposizione 7 milioni di euro per il finanziamento della formazione dei dirigenti. Il finanziamento massimo concesso per singola impresa è pari a 12.500 euro. Sono possibili piani aggregati, che coinvolgano più imprese (da un minimo di 3 a un massimo 6), in particolare Pmi, anche appartenenti a settori e territori diversi, per obiettivi comuni di crescita manageriale e aziendale, per i quali è prevista una premialità mirata. Sono cinque le aree prioritarie su cui potranno essere presentati i piani formativi: 1. Sostenibilità ambientale e sociale - interventi formativi sulla sostenibilità ambientale (intesa
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come uno sviluppo dell’impresa in grado di mantenere la disponibilità e la qualità delle risorse naturali senza compromettere l’equilibrio ambientale) e sulla sostenibilità sociale (intesa come il complesso di azioni che incidono soprattutto a livello giuridico, economico e culturale). 2. Transizione digitale - Interventi formativi per supportare le imprese nell’introduzione di nuove tecnologie digitali per innovare o riconvertire la propria organizzazione: dal governo dei dati all’innovazione dei processi produttivi e di vendita, incluse le competenze per la trasformazione dell’impresa in senso “4.0”. 3. Gestione dei rischi e delle crisi
(energetica, finanziaria, della supply chain e della cybersicurezza) Interventi formativi per supportare la capacità delle imprese e dei dirigenti di reagire alle crisi inattese che stanno caratterizzando il contesto attuale con strategie aziendali capaci di minimizzare l’impatto dei rischi, mantenere i margini e garantire al meglio la business continuity. 4. Competenze per il cambiamento Interventi formativi per supportare le imprese e i dirigenti nella gestione del cambiamento nelle modalità di lavoro e nella gestione delle risorse umane. Gli interventi dovranno essere orientati alla diffusione di una cultura aziendale volta alla flessibilità, al
I MANAGER SONO FONDAMENTALI NEL PROCESSO DI INNOVAZIONE NELLE IMPRESE
Massimo Sabatini da luglio 2021 è direttore generale di Fondirigenti, il fondo interprofessionale per la formazione continua dei dirigenti promosso da Confindustria e Federmanager
potenziamento di nuove competenze manageriali, all’introduzione di strumenti di monitoraggio delle performance. 5. Competenze dei giovani leader - Interventi formativi per supportare le imprese e i dirigenti nell’acquisizione delle competenze necessarie per gestire in modo efficace l’inserimento e lo sviluppo professionale dei neo-dirigenti in azienda e per creare un contesto aziendale favorevole affinché il talento venga valorizzato, anche attraverso l’acquisizione di competenze per la formazione dei giovani manager. Tutte le informazioni relative all’Avviso sono disponibili sul sito di Fondirigenti: www.fondirigenti.it/avviso-1-2022
competenze necessarie in futuro? Per affrontare le grandi transizioni che caratterizzano questa fase economica sono indispensabili competenze nuove e flessibili, che rendano i manager capaci di “pensare” in modo digitale, sostenibile, inclusivo. Fondirigenti vuole essere al fianco delle imprese e dei loro dirigenti in questa sfida, mettendo a disposizione risorse e strumenti adeguati, attraverso la formazione. Quali sono gli obiettivi del nuovo Avviso 1/2022? Con il nuovo Avviso, il primo dell’anno, abbiamo deciso di destinare 7 milioni di euro alla “transizione resiliente”, per offrire alle imprese strumenti per formare manager capaci di affrontare i repentini cambiamenti di scenario che questa fase impone e al tempo stesso di proseguire nello sforzo di transizione verso il nuovo paradigma sostenibile e digitale. L’ Avviso 1/2022 dedica, inoltre, una particolare attenzione alle piccole imprese, ossatura portante del nostro sistema imprenditoriale, attraverso tre concetti chiave modellati sulle loro esigenze: quello dell’aggregazione, come elemento strategico di crescita, nella consapevolezza che uniti si risponde meglio alle sfide; quello della semplificazione nell’iter di presentazione dei piani formativi e quello della premialità, che punta ad incentivare attivamente la loro partecipazione.
Quali sono le aree tematiche proposte? Proponiamo cinque temi chiave, primo fra tutti la sostenibilità, sia dal punto di vista ambientale che sociale; poi la transizione digitale, con interventi finalizzati a supportare le imprese nell’introduzione di tecnologie 4.0; la terza area riguarda la gestione dei rischi e delle crisi - energetica, finanziaria, della supply chain e della cybersicurezza - tema molto attuale per le imprese, che devono reagire con prontezza alle repentine evoluzioni degli scenari interni e internazionali. Le competenze per il cambiamento costituiscono l’oggetto della quarta area tematica, che intende promuovere tutte quelle skills immateriali che permettono di guidare efficacemente persone e imprese verso l’innovazione; da ultimo, sosteniamo le competenze dei giovani leader, affinché il loro talento venga valorizzato attraverso l’investimento formativo, sia rivolto alle nuove leve di manager, sia rivolto a chi deve fare in modo che essi possano apportare in azienda tutto il loro valore aggiunto. Quali sono le modalità di partecipazione? Puntiamo alla massima semplificazione delle procedure, per facilitare la presentazione dei piani da parte delle imprese, soprattutto quelle di piccole dimensioni. La presentazione dei piani formativi dovrà avvenire esclusivamente online, sul sito (www.fondirigenti.it) entro il 16 giugno 2022.
PIANI E FINANZIAMENTI 2019-21 - I NUMERI 76.000.000 di finanziamenti 7.000 piani formativi 37.000 dirigenti formati 1.000.000 ore di formazione 43
GESTIRE L’IMPRESA
La previdenza dei dirigenti matura con gli anni Con i suoi 14,2 miliardi di euro di patrimonio, Previndai si conferma ai primi posti in Italia per masse gestite. Segno che serietà, affidabilità, solidità e trasparenza sono valori sempre premianti di Tito Belloni
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a costante crescita degli iscritti testimonia, di anno in anno, non solo la buona salute del fondo, ma anche la sua attrattività verso la platea di riferimento. E Previndai, con il suo circa 80% di aderenti sul totale potenziale, continua a dimostrare nei fatti che serietà, affidabilità, solidità e trasparenza sono valori sempre premianti». Per Francesco Di Ciommo, presidente di Previndai, l’orgoglio è più che motivato: con 14,2 miliardi di euro di patrimonio raggiunti a fine 2021 e l’aumento del numero degli
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iscritti a oltre 85 mila, l’ente si è confermato ai primi posti in Italia per masse gestite. «Siamo molto orgogliosi di questi numeri», dice. Istituito nel 1° gennaio del 1990 per volontà di Confindustria e Federmanager con lo scopo di garantire una pensione “di scorta” ai dirigenti industriali, il Fondo (che, va ricordato, non ha fini di lucro), essendo nato prima delle norme di legge sulla previdenza complementare del 1993 rientra, appunto, nella categoria dei fondi preesistenti e, pur mantenendo le specificità che la nor-
FRANCESCO DI CIOMMO, PRESIDENTE DI PREVINDAI
mativa consente, si è adeguato a tutte le principali novità legislative e dettate dalla vigilanza. Dal punto di vista organizzativo Previndai conta 12 membri nel consiglio di amministrazione presieduto dal prorettore della Luiss Professor Francesco Di Ciommo mentre il direttore generale è
PENSIONI, CHE RIFORMA SARÀ? Anche se i lavori procedono a rilento, è ancora aperto il tavolo governo-sindacati sulla flessibilità in uscita ma anche sul rafforzamento della previdenza complementare. Tutte le novità possibili entro fine anno di Luisa Leone
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nche se i lavori procedono a rilento, è ancora aperto il tavolo governo-sindacati sulla flessibilità in uscita ma anche sul rafforzamento della previdenza complementare. Tutte le possibili novità entro fine anno. Riforma sì, riforma no. A inizio 2022 è stato avviato un tavolo governo-sindacati con l’obiettivo di trovare una soluzione per superare definitivamente la questione della flessibilità in uscita dal mondo del lavoro. Esigenza pressante per lo scadere a fine 2022 del sistema di “Quota 102” (64 anni
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di età e 38 di contributi), individuato nella legge di Bilancio 2022 come scivolo per l’uscita da “Quota 100” (62 anni di età e 38 di contributi), a sua volta chiusa nel 2021. Sul piatto però c’è anche il rilancio della previdenza complementare e una possibile soluzione di garanzia per i giovani con carriere discontinue. Al momento, complice lo scoppio del conflitto in Ucraina e le sue conseguenze anche economiche, il dossier non procede spedito come ci si attendeva. Tuttavia entro dicembre andrà trovata una soluzione, altrimenti si tornerà ai requisiti
standard per tutti, ovvero pensione di vecchiaia a 67 anni e anticipata con 42 anni e dieci mesi di contributi (un anno in meno per le donne), con la riproposizione dello ‘scalone’ che “Quota 102” aveva il compito di evitare. D’altronde il governo, nel Documento di Economia e Finanza (Def) approvato lo scorso aprile, pur non entrando nei dettagli, ha sottolineato la necessità di non distogliere l’attenzione dall’“Assetto del sistema pensionistico per il quale, nel pieno rispetto dell’equilibrio dei conti pubblici, della so-
in collaborazione con
euro. Ma nella asset allocation strategica, a tendere, si prevede che i Fia arrivino al 10% dei portafogli finanziari, con un processo di progressiva implementazione, e che la metà degli investimenti siano effettuati in Italia. Intanto, tra gennaio e febbraio scorsi Previndai ha impiegato altri 180 milioni di euro circa e prevede di investire ancora 160 milioni nel breve termine, superando i 200 entro la fine dell’anno. Questi investimenti, peraltro, aspirano ai maggiori rendimenti garantiti appunto da strumenti come i fondi di investimento alternativi (Fia). Infine, un interessante segnale per il 2022 è anche il dato sulla crescita delle entrate contributive, che nel 2021 hanno sfiorato la soglia del miliardo di euro, mentre le rendite attive hanno superato quota 8 mila. «Un dato che testimonia la maturità del Fondo e la sua dimostrata capacità di gestire con efficienza anche questa fase, di cruciale importanza, del rapporto con gli iscritti», sottolinea il presidente di Previndai.
Oliva Masini. Il patrimonio viene gestito con la massima attenzione offrendo diversi comparti di investimento a partire dallo storico comparto Assicurativo 1990 (non più sottoscrivibile) e Assicurativo 2014 che sono comparti garantiti, adatti per iscritti con orizzonte temporale di
investimento inferiore ai dieci anni e/o una bassa propensione al rischio. Ci sono poi due comparti finanziari: Bilanciato e Sviluppo. Il primo ha una componente obbligazionaria prevalente, con il 55,8%, è caratterizzato da un rischio medio ed è adatto per un orizzonte temporale di almeno 10 anni. Il comparto Sviluppo investe principalmente in mercati azionari, con un obiettivo di rendimento superiore e un rischio medio-alto, adatto per un orizzonte temporale di almeno 15 anni. Previndai offre comunque la possibilità di suddividere la propria posizione su più di un comparto. Ma c’è di più: «Una parte del patrimonio, seppur piccola rispetto all’ammontare complessivo, è stata già incanalata dal Fondo nell’economia reale», sottolinea il professor Di Ciommo. I primi investimenti in Fia (Fondi di investimento alternativi) risalgono al 2019 e hanno puntato su infrastrutture, private equity e private debt, con un impegno iniziale di 210 milioni di
stenibilità del debito e dell’impianto contributivo del sistema, occorrerà trovare soluzioni che consentano forme di flessibilità in uscita ed un rafforzamento della previdenza complementare. Occorrerà, altresì, approfondire le prospettive pensionistiche delle giovani generazioni”. Quanto al primo punto, non è un mistero che l’esecutivo miri ad accoppiare la possibilità di un’uscita anticipata dal mondo del lavoro con un ricalcolo interamente contributivo dell’assegno mentre i sindacati premono per cercare di allargare le maglie di questa griglia. Quanto alla previdenza complementare, la proposta arrivata dai sindacati, e l’unica trapelata al momento, è quella di una riedizione del “Silenzio assenso”. Ma di cosa si tratterebbe? Si ripeterebbe quello che è avvenuto nel 2007 quando entrò in vigore l’attuale normativa: tutti coloro il cui Tfr era
accantonato in azienda avevano sei mesi di sia, e debba essere, la previdenza delle sceltempo per decidere se confermare questa te: scelte consapevoli, informate, adeguate opzione o indirizzare quanto maturato da ai propri bisogni e alle proprie esigenze. Per quel momento in poi alla previdenza comquesto molto importante è, e sempre più plementare. In assenza di una scelta esplicisarà, lavorare sulla formazione e sull’inforta, il Tfr veniva automaticamente incanalato mazione, soprattutto dei più giovani, quelli verso il comparto più prudente del fondo di che hanno iniziato a lavorare dopo il 1996, categoria. Da allora a chi entra nel mondo che vedranno la propria pensione pubblica del lavoro si riprocalcolata interamenL’ESECUTIVO MIRA AD ACCOPPIARE pone lo stesso mecte in base ai contriL’USCITA ANTICIPATA DAL MONDO canismo. Il nuovo buti versati, con un DEL LAVORO CON UN RICALCOLO semestre di silenzio assegno che sarà siCONTRIBUTIVO DELL’ASSEGNO assenso riguarderebgnificativamente più be quindi tutti coloro che ancora mantengoleggero rispetto all’ultimo stipendio perceno il Tfr in azienda, che da quel momento pito. in poi, in mancanza di una scelta esplicita, Perciò qualunque sarà la scelta del goverconfluirebbe dunque nel comparto più pruno in questo senso, questa necessità non dente del fondo di categoria. dovrebbe mai essere dimenticata e anzi Senza voler dare un giudizio su una simile andrebbe davvero posta al centro delle riscelta, in Previndai non ci si stanca mai di riflessioni sul futuro della previdenza comcordare come la previdenza complementare plementare.
LA CRESCITA DEGLI ISCRITTI TESTIMONIA L’ATTRATTIVITÀ DI PREVINDAI
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AL SUD SEMPRE MENO LAVORO DOPO LA PANDEMIA Secondo il dossier di Fondazione Studi, 125mila occupati in meno nel Mezzogiorno tra 2019 e 2021. Quattro contratti su dieci sono temporanei e part time. Cresce l’allontanamento dei giovani dal lavoro, vera e propria emergenza nazionale
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opo la pandemia, il Sud è ancora più indebolito sotto il profilo occupazionale. Il calo degli occupati, passati da 6.093mila del 2019 a 5.968mila del 2021, per una perdita di circa 125mila unità (-2,1%), è stato solo in parte attenuato dall’eccezionale boom del settore edile, l’unico a registrare nelle Regioni meridionali un saldo positivo nel biennio (+60mila occupati). È quanto emerge dal dossier “Il lavoro nel Mezzogiorno tra pandemia e fragilità strutturali” della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, presentato a Matera lo scorso 22 aprile in occasione del convegno “Lavoro, legalità e sviluppo del Mezzogiorno”. Alla base dell’indagine, la prima
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del dopo pandemia con dati Istat regionali e provinciali aggiornati al 2021, le criticità di un’economia e di un sistema lavoro che non riescono a invertire la loro parabola declinante. Oltre alla contrazione occupazionale, il dossier evidenzia altri aspetti fondamentali come la depressione dell’offerta di lavoro e il deterioramento della già bassa qualità del lavoro. Nel biennio 2019-2021, infatti, le persone in cerca di lavoro al Mezzogiorno sono diminuite di 129mila unità per una contrazione del 9,9% rispetto al -3,6% del Centro Nord. Il tasso di inattività tra la popolazione in età lavorativa è passato dal 45,4% del 2019 al 46,2% del 2021, collocandosi al di sopra del resto
del Paese di ben 16,3 punti percentuali. La crisi ha, inoltre, evidenziato la precarizzazione dell’occupazione meridionale: nel 2021, su 10 contratti attivati ben 4 risultano temporanei e part time (nel Centro Nord la percentuale è del 28,1%). Di contro, si è ridotta la quota delle assunzioni con contratti a tempo indeterminato, dal 32,1% del 2014 al 17,1% del 2021. Un altro fattore è l’impoverimento del lavoro. Il calo degli stipendi, insieme alle difficoltà vissute dai tanti lavoratori autonomi, ha incrementato, durante la pandemia, le famiglie in situazioni di povertà anche tra gli occupati. Al Sud, poi, diversamente dal resto d’Italia, si amplia il divario di genere: nel biennio
in collaborazione con la Fondazione Studi Consulenti del Lavoro
2019-2021, le donne hanno registrato una perdita occupazionale (-2,7%) di gran lunga superiore a quella degli uomini (-1,7%) e, in generale, il tasso di occupazione femminile nel Mezzogiorno si attesta al 33%, ben 23,8 punti in meno di quello maschile e 25 punti al di sotto di quello del Centro Nord. Non solo donne. La questione giovanile nel Mezzogiorno è da anni una vera e propria emergenza nazionale. Alle ataviche criticità del contesto meridionale (scarsità di oppor-
tunità lavorative, precarietà del lavoro, calo demografico), si è aggiunto, negli ultimi anni, un diffuso atteggiamento di disaffezione e allontanamento dal lavoro. Tra il 2010 e il 2020, al Sud si è avuto un calo di quasi 400mila occupati tra i giovani con meno di 35 anni, che ha investito soprattutto i giovanissimi, tra i 15 e i 24 anni. «L’economia meridionale - spiega Rosario De Luca, presidente di Fondazione Studi – negli ultimi vent’anni ha visto crescere sempre più il proprio
divario rispetto al resto del Paese. Basti pensare a Decontribuzione Sud, utilizzata dalle aziende per il 57,3% o al Reddito di Cittadinanza che di fatto non hanno agevolato l’inserimento lavorativo nel lungo periodo. In tale contesto, qualsiasi politica occupazionale rischia di avere il fiato corto, in assenza di interventi che permettano un vero rilancio del Mezzogiorno. Tali strumenti rischiano di perdere la loro efficacia se non supportati da misure strutturali», ha concluso.
GLI EFFETTI DELLA PANDEMIA SULL'OCCUPAZIONE DEL MEZZOGIORNO 2019
Lavoro femminile e autonomo, i più colpiti
2021
Variazione % 2019-2021
Occupati Val. in migliaia
Donne
-2,1%
6.092,5 5.967,6
-1,7% -1,5% Dipendenti Uomini
-2,7%
-124,9
-3,8%
Indipendenti
Fonte: elaborazione Fondazione Studi Consulenti del lavoro su dati Istat
I settori
La crescente precarizzazione del lavoro meridionale
In crescita solo l'occupazione nell'edilizia Val. in migliaia 2019
Agricoltura
Persone in cerca di occupazione Val. in migliaia
Industria in senso stretto
Costruzioni
-129 -9,9%
1.297,8 1.168,8
Variazione %, 2014-2021
2021
Commercio
440 438 809 786
53,7%
15,9%
970 939
45,8% 12,2%
-3,1%
3.493 -3,7% 3.363 6.093
88,8%
-2,8%
381 441
Altri servizi
TOTALE
-0,4%
5.968
-32,6% Tempo Contratti indeterminato temporanei
Full time
Part time
-2,1%
Contratti temporanei part time
Fonte: elaborazione e Fondazione Studi Consulenti del lavoro su dati Inps
> III
>
Aziende e lavoratori più sensibili alla sicurezza Secondo il dossier di Fondazione Studi, aumentano gli infortuni in itinere nel 2021, ma anche la sensibilità verso il tema della salute. È l’edilizia il settore più colpito da incidenti e casi mortali
I
l rientro in presenza di molti che, oltre ad attingere ai dati dell’indagisalubrità degli ambienti di lavoro per il lavoratori segna la ripresa dene interna realizzata tra il 6 e il 12 aprile 62,5% degli intervistati. A evidenziarlo è gli infortuni in itinere. Ma nel 2022, si avvale anche dei dati Inail 2019il dossier della Fondazione Studi Consu2021 ad aumentare non sono solo gli in2021. lenti del Lavoro dal titolo “Salute e sicucidenti e i casi mortali. Con l’emergenza La ripresa di molte attività in presenza rezza sul lavoro dopo l’emergenza Covid” Covid-19 è cresciuto complessivamente il SALUTE E SICUREZZA SUL LAVORO livello generale di atdopo l'emergenza Covid tenzione da parte di aziende e lavoratori Infortuni Le denunce di infortunio Incidenza dei casi mortali in itinere 7,7% Variazione % su totale casi mortali Associati verso un tema, quela Covid 2019-2020 2020-2021 2019-2021 Dati in % 2019 2021 lo della sicurezza, 641.638 555.236 29,2 51,1 2019 2021 che non sempre ha ricevuto in passato 27,8 28,1 25,9 Casi mortali la giusta considera20,3 15,2% 19,5 -3,5 Associati -9,0 -12,2 a Covid zione. -20,3 1.089 1.221 Un’attenzione che si -38,3 2019 2021 concretizza, secondo In occasione di lavoro In itinere Donne Uomini TOTALE l’indagine della FonLa crescita di attenzione delle aziende L’ aumento degli accorgimenti dazione Studi ConPrima e dopo la pandemia - dati in % Prima e dopo la pandemia - dati in % sulenti del Lavoro Sanità e istruzione Utlizzo dei dispositivi di prevenzione 53,7 62,7 Igiene e salubrità degli ambienti 62,5 Alberghi e ristorazione realizzata su un cam51,1 Attenzione da parte 55,8 Costruzioni 45,3 dei dipendenti e collaboratori pione rappresentatiInformazione in materia 52,7 Commercio 41,5 a dipendenti e collaboratori vo di Consulenti del Livello complessivo Tempo libero, servizi ricreativi, 46,9 39,4 di sicurezza sul lavoro servizi alla persona Orientamento alla prevenzione 46,1 Manifatturiero Lavoro, nel maggior 36,9 Verifiche e controlli 41,9 Servizi terziari alle imprese 35,1 ricorso all’uso di diIniziative di formazione Trasporti e logistica 37,6 34,0 per dipendenti e collaboratori spositivi di prevenCollaborazione tra le figure preposte Informazione e comunicazione 33,7 25,6 (RSPP, medico,...) Investimenti economici zione (62,7%) e nel Credito e assicurazioni 28,2 25,0 nella sicurezza in generale Agricoltura 23,1 Procedure e modelli di gestione (MOG) 20,6 complessivo aumento dell’igiene e della Fonte: elaborazione Fondazione Studi Consulenti del Lavoro su dati Inail; indagine Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, 2022
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in collaborazione con la Fondazione Studi Consulenti del Lavoro
ha determinato una crescita, tra 2020 e 2021, degli infortuni in itinere (+29,2%) per un incremento complessivo di oltre 18mila casi. Secondo la ricerca, il settore che ha visto crescere in modo esponenziale sia il numero di infortuni (+17,1% tra 2020 e 2021) che i casi mortali (11,4%) è quello edile, comparto che ha registrato, grazie agli incentivi, un boom occupazionale senza precedenti nel 2021, con 111mila occupati in più rispetto al 2019. Il ritorno in presenza ha prodotto, rispetto al 2020, la crescita non solo degli della salute dei lavoratori. incidenti in itinere, ma anche delle morNon meno importanti, secondo l’indagiti correlate (15,9%). Le denunce di casi ne condotta sui Consulenti del Lavoro, i mortali sono, infatti, passate da 1.089 cambiamenti legati all’orientamento e del 2019 a 1.221 del 2021, per un increall’approccio anche mento di 132 casi, CRESCE PER IL 46,1% L’ORIENTAMENTO in termini di comunievento riconduciVERSO LA PREVENZIONE cazione. Cresce per il bile al maggiore E, COMPLESSIVAMENTE, IL LIVELLO 46,1% l’orientamento rischio di morDI SICUREZZA NEI LUOGHI DI LAVORO verso la prevenzione talità associato e, complessivamente, il livello di sicuall’infortunio da Covid. La pandemia ha, rezza nei luoghi di lavoro: dato più alto dunque, lasciato segni importanti, non rispetto a due anni fa secondo il 46,9%. solo sotto il profilo delle trasformazioni A fronte di tale cambiamento “culturale”, dettate dallo smart working, ma, più in si evidenzia una maggiore difficoltà a tragenerale, ha fatto maturare una sensibidurlo in misure operative: solo il 37,6% lità diversa da parte delle aziende e dei dei Consulenti segnala un miglioramenlavoratori verso il tema della sicurezza e
to delle iniziative formative a favore dei dipendenti. «La sicurezza dei luoghi di lavoro è un tema centrale per i Consulenti del Lavoro - afferma Rosario De Luca, presidente della Fondazione Studi -. I seminari che realizziamo con la Scuola di Alta Formazione coinvolgono molte migliaia di nostri iscritti. Sono oltre 10 milioni le imprese, i lavoratori autonomi e subordinati assistiti. E la cultura della sicurezza si crea diffondendo e ampliando la conoscenza delle norme e delle regole, anche se sarebbe importante semplificare alcuni adempimenti previsti anche per le piccole e micro aziende», conclude Rosario De Luca.
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CHI HA PAURA DELLA TRANSIZIONE? Neppure l’emergenza riesce a smuovere il moloch italiano: Bruxelles dice che dobbiamo autorizzare i nuovi impianti in 15 mesi al massimo, ma ce ne mettiamo 66. Altro che Pniec...
40% ENERGIA DA RINNOVABILI PRODOTTA IN ITALIA
72% ENERGIA DA RINNOVABILI ITALIA NEL 2030 PER FIT FOR 55
10 GW POTENZA RINNOVABILE
DA INSTALLARE OGNI ANNO
POCO PIÙ DI
1 GW POTENZA RINNOVABILE
CHE STIAMO INSTALLANDO
70 GW POTENZA RINNOVABILE
DA INSTALLARE ENTRO IL 2030
FONTE: ELABORAZIONE ECONOMY
di Riccardo Venturi
U
n anno fa scrivevamo su Economy che, a onta degli ambiziosi obiettivi del Pniec, il Piano nazionale integrato per l’energia e il clima, poi resi ancora più sfidanti dal pacchetto climatico varato da Bruxelles Fit for 55, la realizzazione di impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili era sostanzialmente ferma. Colpa in particolare delle mancate autorizzazioni alla realizzazione dei nuovi impianti eolici e fotovoltaici, spesso da parte delle sovrintendenze. Ma nonostante si sia aggiunta l’impellente esigenza di far fronte al caro energia legato alla guerra in Ucraina e al possibile blocco delle importazioni di gas russo, siamo ancora quasi fermi. Bruxelles dice che dobbiamo dare le autorizzazioni ai nuovi impianti in 15 mesi al massimo, ma ce ne mettiamo 66; installiamo ogni anno circa un decimo della potenza di energia elettrica prodotta da fonti rinno-
vabili che servirebbe per raggiungere gli obiettivi di Fit for 55; senza tener conto delle ulteriori esigenze nate dalla guerra, che potrebbero suggerire un raddoppio dei target, nel qual caso stiamo installando un ventesimo di quel che dovremmo. Nel 2021 la capacità totale di energia rinnovabile italiana è aumentata solo del 2,2%, e il Rapporto dell’Energy & Strategy Group della School of Management del Politecnico di Milano parla di un altro anno sprecato: «ad ogni anno che passa, questo spreco diviene sempre più impattante, allontanando decisamente il raggiungimento degli obiettivi al 2030». Ma il governo nomina un commissario per i rigassificatori e uno per il termovalorizzatore di Roma, nessuno per le rinnovabili. «Installiamo un GW all’anno, contro i 10 necessari per raggiungere i target di Fit for 55, di cui circa l’80% fotovoltaici» dice Agostino Re Rebaudengo, presidente di Elettri-
50 EDISON LA DECARBONIZZAZIONE FA BENE ANCHE AL BUSINESS
53 ANDAF E ADESSO IMPARIAMO A “RENDERE CONTO”
54 FUTURE RESPECT LA SOSTENIBILITÀ SI FA MA (PUTROPPO) NON SI DICE
56 HERA IL VALORE DELL’IMPEGNO SI MISURA CON LA CRESCITA
58 SIRCLE ESG, UN NUOVO MODELLO DI GOVERNANCE INTEGRATA
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> ENERGY TRANSITION
cità futura, «ma la nostra posizione è che in una situazione di così grande emergenza, con la necessità di una maggiore indipendenza energetica, come minimo dovremmo raddoppiare, da 10 a 20 GW, la potenza da installare. Questo anche per avere un minor costo di produzione: mentre il prezzo dell’energia elettrica prodotta con il gas ha anche superato i 300 euro a MWh, i pochi impianti a energia rinnovabile che hanno concorso all’asta Gse di gennaio si sono impegnati a produrre per 65 euro! Dal punto di vista tecnico l’installazione di 20 GW non ci preoccupa, ne installammo 11 10 anni con una tecnologia molto più arretrata». Venti GW all’anno per tre anni permetterebbero di tagliare di 15 miliardi di metri cubi l’anno le importazioni di gas, una cifra sette volte maggiore rispetto a quella che il governo si attende dalle maggiori estrazioni di gas italiano. «La proposta era forte» sottolinea Re Rebaudengo, «ma siccome non abbiamo visto un’interazione così attenta da parte del governo, abbiamo proposto la nomina di un commissario ad hoc che da una parte aiutasse a risolvere tutti gli inceppi autorizzativi di cui l’Italia, per tanti motivi, è piena; e dall’altra garantisse una governance tra lo sviluppo della rete nazionale e un burden sharing delle Regioni, che devono assumersi obiettivi di realizzazione degli impianti sui loro territori. Teniamo conto che 60-70 Gw entro il 2030 significa 80mila posti di lavoro diretti dalle aziende elettriche, senza contare tutto l’indotto, e 85 miliardi di investimenti. Lo abbiamo scritto ai governatori regionali e al governo: è una grande opportunità». Ma il governo che ha istituito il ministero della Transizione ecologica, come visto, al commissario per le rinnovabili ha preferito quelli ai rigassificatori e al termo-
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SIMONE TOGNI
valorizzatore. «Era previsto da parte del Mite un aggiornamento del Pniec» aggiunge il presidente di Elettricità futura, «che è il documento di programmazione vincolante anche per i piani regionali. Avrebbe dovuto, su indicazione del ministero, uscire entro il giugno dello scorso anno, e invece non lo abbiamo ancora». Nemmeno chi produce, o ci prova, energia dal vento ha la possibilità di essere particolarmente soddisfatto. «Purtroppo da un anno a questa parte è cambiato poco o pochissimo» dice Simone Togni, presidente dell’Associazione nazionale energia del vento (Anev), «quel poco è cambiato in piccola parte nella direzione di un tentativo ripetuto di semplificazione che tuttavia ad oggi non è ancora arrivato a nessun risultato degno di nota; d’altra parte è cambiato in peggio, perché negli ultimi mesi il Governo ha fatto due provvedimenti per un fine giusto, quello di contenere l’aumento dei costi della bolletta energetica, ma invece di colpire il gas che la sta facendo lievitare a dismisura ha ritenuto di colpire le rinnovabili». Ancora un paradosso, insomma. «Nel decreto Sostegni ter è stato incredibilmente deciso di mettere un tetto al prezzo dell’energia nel mercato libero solo per gli operatori da rinnovabili» spie-
NON SOLO TUTTO È BLOCCATO, MA GLI IMPIANTI ESISTENTI VENGONO PENALIZZATI ga Togni, «chi cede energia in Borsa prende circa 250 euro a MWh, perché purtroppo oggi il prezzo è molto alto a causa della crisi. Ma i produttori di eolico e fotovoltaico devono restituire tutto quello che eccede i 55 euro a MWh, che è il prezzo medio degli ultimi anni. Tutto è dunque ancora bloccato, e in più sono penalizzati gli impianti esistenti. Questo sta facendo fuggire all’estero i pochi investitori che nel frattempo erano rimasti ancora nel nostro Paese». Contro questa decisione si sono schierate compatte 30 fra associazioni ambientaliste, di consumatori e di produttori di energia. Il motivo della discutibile scelta governativa va ricercato nelle dinamiche innescate dalla guerra in Ucraina. «Il ragionamento che è stato fatto in assoluta mancanza di contraddittorio con le associazioni del settore» spiega il presidente dell’Anev, «è partito dall’assunto che il prezzo di generazione delle fonti rinnovabili non è condizionato dal prezzo della materia prima gas. Questo è corretto; ma quel che hanno dimenticato di fare è verificare con chi produce l’energia con il gas quanto effettivamente il prezzo della materia prima sia cambiato in questi mesi. Lo stesso Putin in persona qualche mese fa ha spiegato pubblicamente come le forniture
Campioni di sostenibilità
AGOSTINO RE REBAUDENGO
di gas all’Italia non giustificassero l’aumento dei prezzi, in quanto forniture pluriennali fatte all’Eni. Il prezzo al quale paghiamo il gas alla Russia è lo stesso dell’anno scorso e di due anni fa, non segue il prezzo spot della borsa che regola solo le rifiniture, gli stridi tra i grossi contratti e le necessità. Eppure hanno colpito solo le rinnovabili. Infatti se si guarda la chiusura dei bilanci dello scorso anno, le aziende del gas hanno fatto miliardi di utili, mentre quelle dell’eolico hanno avuto una flessione enorme». A peggiorare ulteriormente le cose per chi si ostina a produrre energia da fonti rinnovabili è la disattenzione del governo verso una questione tecnica che ha un peso rilevante: quella dei contratti finanziati di copertura cui ricorrono i grandi gruppi. «Nell’anno del lockdown il costo dell’energia è sceso a 30 euro per MWh a causa della crisi dei consumi» rimarca Togni, «e nessuno si è posto il problema che chi produceva rinnovabili stava rimettendo soldi per produrre energia. Molti produttori hanno fatto coperture finanziarie, contratti di assicurazione per i quali se il prezzo dell’energia scendeva sotto i 60 euro l’assicuratore avrebbe garantito i 60 alle imprese, ma se fosse salito sopra, poniamo, i 90 euro, allora l’extraprofitto sarebbe andato
all’assicurazione. Oggi immaginiamo un impianto che produce energia eolica al prezzo di borsa, poniamo 300 euro: il produttore che si è coperto finanziariamente dovrà restituirne 210 all’assicurazione, più 250 al Gse; con 300 di prezzo ne deve ridare 460, producendo così energia in perdita di oltre 150 euro per MWh». Al di là delle storture dovute a una inadeguata conoscenza di aspetti tecnici, c’è un approccio discutibile. «Penalizzare una fonte come l’eolico che consente di abbassare il prezzo della bolletta energetica è un po’ come combattere il Covid tassando vaccini e mascherine: si colpisce la cura» incalza il presidente dell’Anev. L’anno scorso c’erano 9 gigawatt bloccati dai veti, perlopiù delle sovrintendenze. «Il governo ha fatto una conferenza stampa dicendo di aver sbloccato 6 progetti» mette in evidenza Togni, «in realtà erano 4 progetti, un rinnovo e un rifacimento. Ma soprattutto, dei 4 nuovi progetti in realtà è stato semplicemente riGLI UFFICI DI REGIONI E COMUNI DEVONO RILASCIARE UNA QUARANTINA DI AUTORIZZAZIONI PER OGNI NUOVO IMPIANTO
solto il conflitto di competenze tra Mic e Mite. È stato rimesso di nuovo al Mite che dovrà trasferire alle Regioni che poi dovranno fare la procedura autorizzativa, prima di un anno e mezzo o due anni l’iter non vedrà la luce. Ma ci sono ancora un centinaio di nuovi progetti fermi alla presidenza del consiglio, che valgono i 9 gigawatt». Anche se il ministro Cingolani, annunciando una “grande accelerazione” sulle rinnovabili, ha affermato che le semplificazioni cominciano a dare effetti visibili: a suo dire nei primi quattro mesi del 2022 sarebbero stati autorizzati «2,5 GW di nuovi impianti sui 9 pervenuti».
Risolvere un problema complesso che si trascina da anni richiede interventi straordinari. «Si dovrebbe fare un piano di emergenza per lo sviluppo delle rinnovabili nel nostro Paese» propone Re Rebaudengo. «Apprezziamo il nuovo tentativo di semplificazione, siamo al quarto, ma la dimensione con cui dovremmo crescere nei prossimi 8 anni è tale che è necessaria almeno in una fase iniziale la nomina di una struttura commissariale analoga a quella di lotta al Covid. Dobbiamo costruire questi impianti su tutto il territorio nazionale e dobbiamo farlo bene, non vogliamo fare impianti nel Colosseo ma dove si possono fare e dove è giusto farli, senza fare danni al paesaggio e ai beni architettonici che vanno salvaguardati». Quel che manca è anche un’interlocuzione più costante tra imprese e amministrazioni nazionali e locali. «Dovremmo avere un tavolo in cui si discutono i problemi, anche con il ministero della Cultura» aggiunge il presidente di Elettricità futura. «Dovremmo sederci e chiamare i 15 stakeholder rilevanti per raggiungere l’obiettivo: questo manca. Il Mite non ha ancora definito le aree idonee per realizzare gli impianti: come possiamo allora pensare che in 6 mesi le Regioni diano le mappature di queste aree idonee, se c’è voluto un anno da parte del ministero per definire questi principi? Il problema è che già oggi gli uffici di Regioni e Comuni devono rilasciare 40 autorizzazioni - come minimo, ndr - per un impianto eolico o fotovoltaico: per far sì che riescano a fare 10 o 20 volte il lavoro che fanno adesso si sarebbe dovuti partire da subito, dal 25 febbraio. È un problema di semplificazione, di adeguamento delle strutture, definizione degli obiettivi concertati e controllo della road map: al momento manca tutto».
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> ENERGY TRANSITION LA DECARBONIZZAZIONE FA BENE ANCHE AL BUSINESS Per accompagnare imprese e territori nella transizione energetica e ecologica nasce Edison Next. Un progetto ambizioso: la nuova società di Edison prevede investimenti da 2,5 miliardi di euro in Italia e Spagna entro il 2030 di Riccardo Venturi
L
e imprese hanno bisogno di partner affidabili che le supportino nel percorso di decarbonizzazione, reso sempre più stringente dalle regole europee e dal caro energia; lo stesso vale anche per la pubblica amministrazione. Per rispondere a questa esigenza è nata Edison Next, la nuova società di Edison che è già presente in Italia, Spagna e Polonia in oltre 65 siti industriali, 2.100 strutture pubbliche e private e 280 città, con oltre 3.500 persone, e ha annunciato un piano di ulteriore, forte sviluppo con investimenti per 2,5 miliardi di euro al 2030, di cui 300 milioni per il settore dei servizi energetici in Spagna, e un obiettivo di Ebitda pari a 300 milioni di euro. «È un momento di grande trasformazione nel settore dell’energia», dice Nicola Monti, amministratore delegato di Edison, «anche alla luce delle scelte della Commissione europea che si è insediata a fine 2019, con il Green Deal e il pacchetto Fit for
55 che pone obiettivi sfidanti. A questo si è bientali, uno dei pilastri della nostra strategia aggiunta la situazione turbolenta che viviamo insieme alle fonti rinnovabili, all’uso efficienoggi, con i prezzi saliti in modo sproporzionate del gas naturale nella generazione e nei to. In questo scenario le imprese si sono così trasporti pesanti e ai servizi innovativi per i trovate su un percorso obbligato di acceleraclienti residenziali» aggiunge Monti. «Lo faczione delle politiche di decarbonizzazione. ciamo con un piano di investimenti importanEdison ha deciso di ridurre il portafogli nel te che dà un contributo concreto agli sfidanti settore idrocarburi e accelerare le politiche obiettivi di decarbonizzazione dell’Unione di decarbonizzazione. Europea». LE PMI SANNO CHE SE NON SEGUONO Il primo contributo Significativo il claim UN PERCORSO DI DECARBONIZZAZIONE che dà un’azienda con il quale Edison SARANNO ESCLUSE DALLE FILIERE elettrica sono le fonti Next si rivolge alle imINTERNAZIONALI DI CUI FANNO PARTE rinnovabili: abbiamo prese: e se la decarboun piano di investimenti molto forte, che ci nizzazione avesse un impatto positivo sul tuo porterà dai 2 GW di oggi a 5 nel 2030». business? «Spesso le aziende, specie le Pmi, ci Edison è la società energetica più antica d’Eudicono: facciamo parte di una filiera internaropa: opera nel settore da quasi 140 anni, e zionale, ma se non entriamo in un percorso vuole essere protagonista della transizione di decarbonizzazione rischiamo di esserne ecologica attraverso un parco di generazioescluse» spiega l’ad di Edison Next Giovanni ne sostenibile e all’avanguardia. «Con Edison Brianza. «Prima il nostro interlocutore era l’eNext acceleriamo sui servizi energetici e amnergy manager, ora l’amministratore delegato o il direttore generale, sono loro che decidono sui temi della transizione energetica. Quella che era una vendita transazionale è diventato un rapporto di fiducia che dispiega i suoi effetti nel tempo. Le imprese chiedono anche una riduzione dei consumi che permetta di rimanere competitivi sui mercati. Ci chiedono solidità di competenze e capacità di finanziare questi investimenti. Anche le Pmi mostrano quindi grande interesse verso i nostri servizi». Brianza saluta con soddisfazione la nuova società di cui è ad: «Nasce Edison Next e siamo orgogliosi di annunciare il nostro piano di investimenti al 2030. La missione che ci siamo dati è di aiutare le aziende e i territori in un percorso difficile ma necessario, proponendoci come partner di lungo periodo. Lo facciamo DA SINISTRA A DESTRA IÑIGO BERTRAND, AD EDISON NEXT SPAIN, NICOLA MONTI, AD EDISON, E GIOVANNI BRIANZA, AD EDISON NEXT grazie ad una piattaforma unica sul mercato
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Campioni di sostenibilità
EDISON NEXT AFFIANCA LE IMPRESE, OLTRE ALLA PA, NEL PERCORSO DI DECARBONIZZAZIONE
per servizi, tecnologie e competenze. Aiutiamo le aziende a essere competitive sui loro mercati di riferimento e siamo al fianco della pubblica amministrazione per migliorare i servizi offerti ai cittadini e la qualità della vita delle persone, facendo leva su innovazione e digitale. Puntiamo a diventare un operatore di riferimento in Spagna come in Italia». Edison Next ha anche annunciato di aver perfezionato l’acquisizione di Citelum, che ha una presenza capillare sul territorio nazionale e spagnolo: è il secondo operatore in Italia e il quinto in Spagna nel settore dell’illuminazione pubblica. Nella stessa Spagna Edison Next ha inoltre rilevato il controllo di Sistrol, società digitale attiva nei servizi energetici dedicati al terziario. Per la decarbonizzazione si prevede un totale di investimenti da oggi al 2030 superiore ai 60 miliardi di euro, con tassi di crescita fino al 20% annuo. Il settore industriale coprirà il 50% degli investimenti complessivi, pari a circa 28 miliardi di euro, mentre il restante 50% sarà suddiviso equamente tra terziario e pubblica amministrazione. Nell’industria il
60% degli investimenti previsti si concentrerà su settori hard to abate, responsabili di quasi il 64% delle emissioni dell’industria e di circa il 13% delle emissioni del Paese. Si inserisce in questo quadro la missione di Edison Next,
che è quella di accompagnare clienti e territori in un percorso di transizione ecologica, presidiando i segmenti industria-terziario e quello della pubblica amministrazione. Edison è partner di alcune tra le eccellenze italiane e internazionali, che affianca con la nuova società. Edison Next è così protagonista del progetto Scala Green, un percorso di sostenibilità energetica e di decarbonizzazione della Fondazione del Teatro alla Scala in tutte le sue sedi cittadine per ridurre l’impronta carbonica, evitando di immettere in atmosfera ulteriori 2.000 tonnellate di CO2 all’anno, ovvero la quantità assorbita da circa 60.000 piante – fu Edison a illuminare con la luce elettrica la Scala per la prima volta il 26 dicembre 1883. Diversi i progetti in corso con il Fondo ambiente italiano (Fai) come quello per ridurre i consumi di energia del 90% a Villa Panza, evitando rispettivamente l’emissione in atmosfera di 13,2 tonnellate di CO2 all’anno. Per quanto riguarda la Fondazione Biennale, un intervento di efficienza energetica è stato realizzato presso le Corderie dell’Arsenale, portando a un risparmio dei consumi del 70% e un abbattimento di 22 tonnellate di CO2.
ANCHE MICHELIN ABBATTE LE EMISSIONI CON EDISON NEXT Un accordo pluriennale per la riduzione dell’impronta di carbonio dello stabilimento Michelin di Cuneo, il più grande sito produttivo del gruppo in Europa occidentale con una capacità installata di 13 milioni di pneumatici per vetture all’anno. È quello sottoscritto da Edison Next e Michelin Italiana, che prevede la realizzazione e l’installazione di un nuovo impianto di trigenerazione ad alta efficienza in grado di produrre
contemporaneamente energia elettrica, vapore e acqua per il riscaldamento e il raffrescamento. Saranno inoltre realizzati impianti fotovoltaici che verranno installati sulle pensiline dei parcheggi e in altre aree disponibili, nonché un sistema integrato costituito da caldaie per la fornitura del vapore necessario alla produzione di pneumatici, che prevede anche l’uso di biomassa legnosa a filiera corta.
Grazie all’integrazione di queste soluzioni e impianti, dal 2023 lo stabilimento di Cuneo avrà a disposizione il 16% dell’energia proveniente da fonti rinnovabili, corrispondente ad una riduzione di emissione di CO2 di 18.000 tonnellate all’anno. Ma tale percentuale potrà raggiungere il 100% grazie alla flessibilità degli impianti e al progressivo impiego sempre più ampio di combustibili alternativi e fonti rinnovabili.
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> ENERGY TRANSITION
È cambiato il vento Eolico, solare, agri-fotovoltaico, flowting. Il mercato delle rinnovabili è in fibrillazione con nuove prospettive ed opportunità. Parola di Alessandra Toschi, managing director BayWa r.e. di Vincenzo Petraglia QUELLO ENERGETICO È UNO DEI NODI IN ASSOLUTO PIÙ CRUCIALI NON SOLO DEL FUTURO PROSSIMO ORMAI, MA ANCHE DEL NOSTRO PRESENTE, VISTO I NUOVI, INCERTI, EQUILIBRI SULLO SCACCHIERE INTERNAZIONALE. Per capire cosa attenderci e quali sono le prospettive per il nostro Paese, Economy ha intervistato Alessandra Toschi, managing director Italia di BayWa r.e (www.bayawa.it), una delle realtà più innovative nel campo delle energie rinnovabili, in particolare eolico e fotovoltaico, parte del colosso tedesco, leader nello sviluppo di questo tipo di energie, nella distribuzione e nella fornitura di servizi e di soluzioni energetiche, presente in una trentina di Paesi con 3.300 dipendenti (in Italia sono oltre duecento) con un fatturato globale di 3,6 miliardi di euro e caratterizzato da una forte propensione all’innovazione e alla sostenibilità dell’intera filiera produttiva, base per una vera transizione energetica.
Mai come in questo periodo il tema dell’energia è così centrale. A che punto siamo in l’Italia sul fronte rinnovabili?
Siamo un Paese caratterizzato da condizioni
climatiche particolarmente favorevoli all’installazione e al buon funzionamento di impianti eolici e solari, ma la transizione energetica in Italia necessita di una forte accelerazione, il governo si è posto obiettivi importanti, ma bisogna snellire le procedure burocratiche velocizzando l’iter autorizzativo, che mediamente dura sei anni. In pratica dal progetto allo sviluppo del primo chilowatt passano dieci anni, con una tecnologia che nel frattempo, dal momento in cui è stata pensata, diventa magari già vecchia. Tramite vari interventi normativi si sta cercando di snellire un po’, ma gli iter di approvazione sono al momento ancora estremamente frammentati fra livello centrale ed enti territoriali. Se oggi si chiede l’autorizzazione per realizzare un nuovo impianto eolico o fotovoltaico, si va incontro a un percorso estremamente articolato con il coinvolgimento di numerosi enti, ognuno dei quali procede con una propria valutazione, talvolta anche molto discordante dalle altre, per cui capisce bene che chi decide di investire, non ha nessuna certezza sui tempi e sul risultato, nel bene o nel male.
Una delle fonti energetiche sulle quali
ALESSANDRA TOSCHI
più siete impegnati è l’eolico, non di rado osteggiato dalle comunità locali per l’impatto che ha a livello paesaggistico. Come sta cambiando questa tecnologia? I generatori sono grandi e ovviamente si vedono, per questo è fondamentale la loro localizzazione; devono essere cioè scelti luoghi di installazione con il minor impatto possibile sul paesaggio, anche se spesso, contrariamente a quanto avviene all’estero, dove l’eolico viene vissuto come un qualcosa di assolutamente normale e parte integrante del paesaggio, da noi è una questione anche culturale. C’è di fatto che oggi l’innovazione tecnologica in questo settore ha ridotto di molto il suo impatto, grazie alla maggiore efficienza dei generatori, il cui numero sul territorio, essendo più grandi rispetto al passato, viene notevolmente ridotto e ciò consente di raggiungere una maggiore sostenibilità ambientale, oltre che economica: a parità di energia prodotta oggi, si riesce a utilizzare la metà dei generatori, sia per quanto riguarda gli impianti a terra (on shore) che per quelli flottanti (off shore), quindi non fissi ma galleggianti su piattaforme senza la necessità di infissione di pali di ancoraggio. In particolare questi ultimi, fra le tecnologie ad oggi più innovative, si adattano perfettamente alle ventose coste italiane che per lunghi tratti hanno fondali subito profondi e, infatti, come BayWa r.e. stiamo individuando nuove aree in cui poterli installare... Continua a leggere
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Campioni di sostenibilità E ADESSO IMPARIAMO A “RENDERE CONTO” La sostenibilità non è solo quella ambientale: anche economia e società devono trovare spazio nella rendicontazione. Ecco le nuove linee guida su cui si sta dibattendo a livello internazionale di Agostino Scornajenchi, presidente di Andaf
I
l Regolamento UE 852/2020 e il Public Statement Esma32-63-1186, con la conseguente classificazione delle attività sostenibili di un’azienda e la conseguente priorità conferita al clima nel bilancio annuale, hanno rappresentato un passo legislativo importante verso un’opportuna contabilizzazione e valutazione dei rischi legati alla sostenibilità e al cambiamento climatico. In termini legislativi, il 2022 sarà un anno decisivo per definire le regole di rappresentazione e rendicontazione delle informazioni relative alle attività sostenibili. Attualmente, ci troviamo di fronte a due proposte legislative differenti: da un lato l’International Financial Reporting Standards ha già pubblicato e contestualmente aperto alla consultazione pubblica due nuovi standard, rispettivamente Ifrs S1 “Requisiti generali per la divulgazione di informazioni finanziarie relative alla sostenibilità” e IfrsS2 “Climate-related Disclosures”. Dall’altro lato, il 25 giugno 2020 la Commissione Europea ha incaricato l’European Financial Reporting Advisory Group (Efrag) di fornire un parere tecnico nella stesura e individuazione degli standard europei per la rendicontazione della sostenibilità aziendale. A seguito dell’incarico ricevuto, la task force (Ptf-Esrs), impegnata nella definizione degli standard e composta da 35 membri dell’Efrag, ha pubblicato una serie di working papers propedeutici alla definizione degli standard. Queste due proposte di rendicontazione della sostenibilità si riferiscono, innanzitutto, a due assunti teoretici e metodologici del tutto diversi tra loro. Gli standard Ifrs incentrano i loro requisiti su un principio di “materialità finanziaria”, secondo il quale le informazioni materiali da rendicontare sono quelle che possono ragio-
L’AUTORE, AGOSTINO SCORNAJENCHI
nevolmente influenzare i cosiddetti primary users di quella informativa, ovvero gli investitori. L’Efrag, invece, privilegia il principio di “doppia materialità”, che unisce alla prospettiva finanziaria il concetto di impatto generato. Secondo questa declinazione della materialiGLI STANDARD IFRS SI CONCENTRANO SU UN FOCUS TEMATICO AMBIENTALE MENTRE L’EFRAG PROMUOVE UNA RENDICONTAZIONE PIÙ ESTESA
tà, l’azienda deve fornire un’informativa che consideri non solo i rischi e le opportunità derivanti dalla gestione di tematiche Esg e il riflesso che potrebbero avere sulla performance economico-finanziaria, ma anche gli impatti positivi e negativi che l’azienda genera o potrebbe generare su tutti gli stakeholders coinvolti. Appare evidente come queste due prospettive implichino un perimetro di rendicontazione molto diverso, l’uno orientato ai soli primary
users e l’altro orientato ad una moltitudine di stakeholders. Tuttavia, questa non è l’unica differenza sostanziale fra i due standard, poiché essi si riferiscono anche a differenti schemi normativi. Da una parte, l’Ifrs costruisce i propri standard seguendo il percorso tracciato dalle raccomandazioni della task force sulle informazioni finanziarie relative al clima (Tcfd) e impostando i propri requisiti informativi sulla struttura dei Sasb standard, con un particolare focus su informative e metriche legate a specifici settori industriali. Dall’altra parte, l’Efrag elabora la propria normativa di sostenibilità collaborando principalmente con il Global Reporting Initiative (Gri), promuovendo una rendicontazione basata sulle tre principali aree dell’acronimo Esg - Environmental, Social e Governance - e stabilendo specifici requisiti informativi per ciascuno di questi ambiti. Dunque, i due sistemi adottano un approccio contenutistico differente: gli standard Ifrs si concentrano su un focus tematico iniziale dedicato a requisiti climatici dettagliati, mentre l’Efrag promuove una rendicontazione più estesa e ripartita secondo tre ambiti di sostenibilità environmental matters, social matters and governance matters. Infatti, gli standard europei richiedono un’informativa completa di metriche, politiche, obiettivi, piani d’azione e utilizzo delle risorse per tutti i tre ambiti della sostenibilità, presupponendo un ruolo proattivo dell’azienda nei confronti dell’intera società.
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> REPORTING LA SOSTENIBILITÀ SI FA MA (PURTROPPO) NON SI DICE Neppure il 3% delle piccole e medie imprese redige un bilancio e il 6% tratta obiettivi di sviluppo sostenibile senza però documentare una concreta strategia, con numeri dei risultati raggiunti e degli impatti realizzati di Marina Marinetti
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ra e il dire e il fare c’è di mezzo un buon 91% di Pmi che ancora oggi non è impegnata nella trasformazione sostenibile. O meglio: magari lo è, ma non se ne rende conto. O, semplicemente, non lo comunica. Perché neppure il 3% delle piccole e medie imprese redige un bilancio di sostenibilità e il 6% tratta obiettivi di sviluppo sostenibile senza però documentare una concreta strategia, con numeri dei risultati raggiunti e degli impatti realizzati. I dati che ConsumerLab, - centro studi promosso da Markonet e Future Respect che collega mondo consumeristico, accademico e professionale, per promuovere la cultura della sostenibilità - mette sul tavolo fotografano un paradosso dopo l’altro. «Una recente indagine Istat rileva che, tra 4,3 milioni di imprese italiane, poco più di un milione si ponga la domanda e sia interessata ad avviare un percorso di “trasformazione sostenibile”», spiega a Economy il coordinatore di ConsumerLab Francesco Tamburella: «più precisamente il 68,9% si dichiara attenta a migliorare il benessere lavorativo, il 66,6% a ridurre l’impatto ambientale, il 31,3% a sostenere o realizzare iniziative d’interesse collettivo, il 29,4% a sostenere o realizzare iniziative a beneficio del tessuto produttivo del territorio, il 64,8% a incrementare i livelli di sicurezza all’interno dell’impresa o nel territorio in cui opera. Eppure, nell’ultimo censimento di ConsumerLab, emerge il primo paradosso secondo cui sono poco più di mille le imprese che redigono un bilancio di sostenibilità. Quindi, le attività produttive concretamente avviate alla trasformazione sostenibile sono foglie in un bosco, oltretutto molte di queste foglie sono di fico». Secondo i rilievi di ConsumerLab, il rapporto
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dei 1.331 bilanci di sostenibilità con le 73.268 Imprese con fatturato superiore ai 10 milioni di euro è pari a 1.82%, ma scende al 1,65% sulle 80.429 imprese con con più di 20 addetti e addirittura allo 0,62% se rapportato alle 214.622 imprese con con più di 10 addetti. Le contraddizioni ConsumeLab ha analizzato le principali 1.915 “grandi imprese” secondo l’indice di Mediobanca: solo il 7,6% delle imprese esaminate non dispone neppure di un sito accessibile al pubblico, ma ben 1.011, ovvero il 52,8%, riserva all’interno del proprio sito una sezione alla sostenibilità. E qui emerge il secondo paradosso: di queste stesse 1.915 aziende, solo 535 (il 28,2%) presentano un bilancio annuale o biennale di sostenibilità. Che non sempre soddisfa ConsumerLab: «Il mondo che le im-
prese raccontano nei loro bilanci di sostenibilità è nutrito di fantasia e autoreferenzialità», continua Tamburella. «Talvolta anche hazy, nebbioso. Raccontarsi sostenibili è uno strumento di marketing che sta diventando logoro e, ultimamente e fortunatamente, ove abusato viene perseguito per comunicazione fuorviante o ingannevole. Una prima sentenza è stata emessa dal Tribunale di Gorizia, chiarendo che “le dichiarazioni ambientali verdi devono essere chiare, veritiere, accurate e non fuorvianti, basate su dati scientifici presentati in modo comprensibile”». Tamburella parla anche di «ingenuità della comunicazione che per essere breve ed efficace rimane sommaria e superficiale: «Il concetto di sostenibilità è complesso e articolato, utilizzarlo in pubblicità sarà sempre una trappola. Ci verrebbe uno strumento come il “Green Claims Code” inglese, una guida
Campioni di sostenibilità per evitare di cadere nell’errore», dice. Un altro rischio è il carbon offsetting, la compensazione cartolare delle emissioni climalteranti da chi le produce attraverso l’acquisto di crediti da chi invece le assorbe, per esempio riforestando (crediti di carbonio, dove ogni credito di carbonio corrisponde a una tonnellata di CO2 emessa e assorbita da altri): «Anche qui si nasconde il pericolo di dare valori eccessivi agli scambi, anche se certificati», rileva Tamburella. «Poi c’è l’uso furbesco delle percentuali; per esempio dire che è aumentato del 30% il riciclo degli scarti quando si è passati dal 3 al 4% del totale: pare vero ma non lo è». Vietato generalizzare, s’intende: ci sono fior fiore di imprese virtuose che mantengono quello che promettono e lo comunicano efficacemente. Alla tre giorni romana - a fine aprile - organizzata da Future Respect e promosso da ConsumerLab, per esempio, hanno portato le testimonianze delle loro best practice nei settori più diversi Banca Mediolanum, Granarolo, Esselunga, Yamamay, Asdomar, Caffè Borbone, Icam Cioccolato, Philip Morris Italia, Fideuram Intesa Sanpaolo, Banca Ifis, Alfasigma, Tim, Fondazione Dynamo, FreetoX, Toyota Motor Italia, Zampieri Holding, Perris Group, Pasta De Cecco, Coricelli, solo per ci-
tarne alcune. Che, in comune, hanno tutte una cosa: le dimensioni. Come se la comunicazione della sostenibilità fosse una “cosa da grandi”. «La sostenibilità non ha confini di settore né limiti dimensionali», controbatte Tamburella: «questo vale soprattutto per il tessuto produttivo italiano fatto di Pmi dove la sostenibilità è molto più praticata di quanto si creda. Eppure, sul fronte della comunicazione, le Pmi temono la complessità del tema, non si avventurano in una narrazione “superdotata” come proposta dagli standard vigenti e ignorano che molto di quello che fanno ha già caratteristiche di sostenibilità». Cambiare “dal basso” «Oltre il 20% delle pubblicità parla di sostenibilità», rimarca Tamburella. «Troppe pubblicità oggi strumentalizzano le parole “sostenibile” e “sostenibilità” in maniera superficiale, parziale e, quasi sempre, su temi ambientali marginali: questo danneggia non solo il coinvolgimento e le scelte giuste ma, soprattutto, oscura la reale portata dell’impegno da assumere per cambiare il modo di produrre, consumare e governare. Danneggia anche quelle attività che questo impegno lo hanno assunto con serietà. La sostenibilità merita rispetto». E
invece? «Assistiamo a una comunicazione fuorviante, senza presa, perché non ha riscontro in maniera concreta e dimostrata: gli impatti sono perlopiù autoreferenziali. È piuttosto diffusa la fallacia che confonde le idee. Insomma un’informazione che non fa bene e non aiuta». E questo genera un ulteriore paradosso: ancora oggi solo una minoranza dei cittadini consumatori ha cognizioni sufficientemente chiare della sostenibilità: «La maggioranza di questa minoranza riduce la sostenibilità all’ambiente e considera l’inquinamento, il clima e lo stato idrogeologico i rischi prevalenti», dice Tamburella. Come se gender equality, welfare, politiche retributive, profittabilità delle imprese, non fossero tutte tematiche di sostenibilità: «Il verde va con tutto», ironizza Tamburella, «cerchiamo di renderlo molto di più che un colore alla moda. Il nostro impegno è proprio quello di far conoscere alle imprese le reali opportunità dei diversi programmi e creare le condizioni per sfruttare al meglio queste opportunità», conclude il coordinatore di ConsumerLab. «Tutti i cittadini hanno la possibilità di cambiare le cose dal basso con due strumenti molto incisivi: votare e spendere consapevolmente sono armi micidiali».
LE PMI TEMONO LA COMPLESSITÀ DEL TEMA E NON SI AVVENTURANO IN UNA NARRAZIONE “SUPERDOTATA”
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> REPORTING
Il valore dell’impegno si misura con la crescita Supportare i territori nel loro percorso di sostenibilità significa anche non dimenticare l’aspetto economico e sociale. Ecco come Hera declina il suo impegno nei confronti di tutti gli stakeholder di Giorgio Vizioli
U
no sguardo al futuro caratterizzato dall’assunzione di nuovi impegni in ambito di sostenibilità, che poggiano sui risultati già raggiunti nei primi venti anni di attività. È quanto emerge dal bilancio di sostenibilità 2021 del Gruppo Hera, una delle principali realtà multiutility in Italia, che fornisce servizi ambientali, energetici e idrici a circa cinque milioni di persone in oltre 300 comuni di tutta Italia. Tre le direttrici che guidano la strategia del Gruppo: ambientale, socioeconomica e attenzione all’innovazione. Con la sostenibilità e la creazione di valore non solo come cardine, ma anche come leva di crescita per l’azienda: «Uno sguardo pionieristico, commenta Tomaso Tommasi di Vignano, presidente esecutivo di Hera, «che ci contraddistingue da sempre, se si pensa alla rilevanza che questi temi hanno per istituzioni e mercati finanziari, anche a livello internazionale, e se si guarda a come il Pnrr destini importanti risorse proprio ai servizi di pubblica utilità e a progetti per la crescita infrastrutturale del Paese». La crescita sostenibile del Gruppo coinvolge anche il tessuto economico e sociale: lo testimoniano gli oltre 2,2 miliardi di euro distribuiti nel 2021 sui territori serviti, con significativi investimenti per innovare un patrimonio in-
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frastrutturale che sarà decisivo per affrontare le sfide climatiche dei prossimi anni. Sale a oltre 2,9 miliardi il valore economico complessivo per gli stakeholder: tra questi, lavoratori (592,8 milioni), azionisti (217,9 milioni), pubblica amministrazione (115,1 milioni) e circa 1,2 miliardi relativi ai fornitori. Tra i principali risultati c’è il margine operativo lordo a valore condiviso, riferito alle attività di business che rispondono anche ai driver per la crescita sostenibile, salito a 570,6 milioni (+25,4% rispetto al 2020) e corrispondente al 46,6% del NEL CORSO DEL 2021 HERA HA EMESSO IL SUO PRIMO SUSTAINABILITY-LINKED BOND DA 500 MILIONI DI EURO
Mol. Segno che i positivi risultati raggiunti si sposano con la sempre maggiore attenzione alla sostenibilità, in linea con gli obiettivi del Piano industriale, che proietta al 2025 questo valore a quota 55,6% del totale, per arrivare al 70% nel 2030. «Un’attenzione storica, certo, ma che nel tempo si è evoluta, commenta Tommasi di Vignano, prendendo in riferimento le politiche europee e le migliori pratiche a livello internazionale, ma soprattutto guardando alle esigenze dei territori serviti. Hera guarda allo
TOMASO TOMMASI DI VIGNANO
sviluppo sostenibile e alla transizione energetica di domani, utilizzando l’approccio della transizione giusta. Cosa significa questo? Per noi vuole dire supportare i territori nel loro percorso di sostenibilità senza dimenticare l’aspetto economico e sociale, senza fughe in avanti. Parliamo di nuove infrastrutture, nuovi lavori, nuove competenze. Di politiche innovative e di progetti realizzabili con passo deciso ma graduale, per coniugare tutela del clima e inclusione sociale». Hera, tra l’altro, è da tempo inclusa sia nel Mib Esg Index, il primo indice blue-chip per l’Italia dedicato alle migliori pratiche environmental, social e governance, sia nel Dow Jones Sustainability Index. Nel 2021, ha lanciato il suo primo sustainability-linked bond da 500 milioni di euro, che ha registrato una domanda di quattro volte superiore all’offerta. Tutti questi risultati sono frutto di un approccio che si traduce in progetti riconducibili a tre aree d’attività: perseguire la neutralità di carbonio, rigenerare le risorse, abilitare la resilienza e innovare. Perseguire la neutralità di carbonio è importante per contrastare la concentrazione di gas serra e il conseguente aumento delle temperature. In ambito di transizione energetica e di produzione di energie rinnovabili, il Gruppo
Campioni di sostenibilità
PER NOI LA SOSTENIBILITÀ È PARTE DELLE ATTIVITÀ E NE ARRICCHISCE SENSO E VALORE Hera prosegue nell’impegno per la produzione di fonti di energia sempre più sostenibili. Un fiore all’occhiello è rappresentato dall’impianto di S. Agata Bolognese che ha prodotto, solo nel 2021, dalla trasformazione dei rifiuti organici derivanti dalla raccolta differenziata dei cittadini otto milioni di metri cubi di biometano, il 22% in più rispetto al 2019. L’obiettivo, anche attraverso lo sviluppo di nuovi progetti come quello nel modenese grazie alla partnership con il Gruppo Cremonini, è quello di raddoppiare la produzione di biometano, toccando quota 16,8 milioni di metri cubi annui nel 2025. Un altro fronte che coinvolge il Gruppo è l’efficienza energetica, da considerare anche in riferimento alla complessità degli scenari internazionali per l’approvvigionamento e il costo dell’energia e sul ruolo che le rinnovabili avranno nel futuro sostenibile. Hera fornisce energia rinnovabile a tutti i clienti residenziali a mercato libero, mentre considerando tutte le tipologie di clienti (residenziali e non) l’energia elettrica rinnovabile complessivamente venduta nel mercato è salita nel 2021 dal 33% al 40%. La
multiutility è inoltre impegnata nell’efficienza energetica di condomini, aziende e pubblica amministrazione, garantendo risparmi dal 20 al 40%. Sul fronte dell’ambiente, Hera opera per rigenerare le risorse naturali e promuoverne un utilizzo più efficace, superando il classico modello economico lineare per abbracciare l’economia circolare. Un esempio? La gestione dei rifiuti urbani: nei territori serviti da Hera è stato già raggiunto l’obiettivo fissato dalla UE per il 2025 con il 55% di tasso di riciclo e superato l’obiettivo UE al 2030 per il riciclo degli imballaggi con il 73%. Ma c’è di più: la media di raccolta differenziata è del 65,3%, superiore alla media nazionale di settore. «Del resto, sottolinea Tommasi di Vignano, tra le dieci città italiane con oltre 100 mila abitanti, più virtuose per raccolta differenziata pro capite, quattro sono gestite proprio da Hera». Ma non parliamo solo di rifiuti. Chiudere il cerchio è una logica che è applicata in modo trasversale a tutti gli ambiti, come nella gestione sostenibile della risorsa idrica. Parliamo di 414 milioni di metri cubi erogati fino all’ultimo metro cubo, di altissima qualità. Attenzione e tutela, del resto, partono innanzitutto dall’in-
terno: nel 2021, ad esempio, la multiutility ha registrato una riduzione di circa il 17% dei propri consumi idrici interni, rispetto al 2017. Ultimo punto, ma non per importanza: abilitare la resilienza e innovare. Un impegno che punta, tra le altre cose, a garantire la continuità dei servizi e la disponibilità delle risorse, attraverso l’infrastrutturazione delle aree servite con impianti intelligenti e reti sensibili. In questo ambito gioca un ruolo di primo piano, in linea con le politiche internazionali, il tema della digitalizzazione e dell’innovazione delle attività, con un investimento di 82 milioni di euro solo nel 2021, con progetti che riguardano non solo l’azienda ma anche il coinvolgimento attivo delle comunità locali e il supporto di queste ultime verso la transizione digitale. Rendere resilienti le comunità significa lavorare anche per la promozione dell’inclusione sociale. Per questo, nel 2021, sono state quasi 200 mila le bollette rateizzate, per un valore complessivo di 126,8 milioni di euro. A febbraio 2022, per tenere conto della situazione verificatasi a seguito dell’aumento dei prezzi delle materie prime, Hera ha firmato un accordo con le associazioni dei consumatori migliorativo rispetto alle normative nazionali per andare ancora più incontro ai clienti in difficoltà. «In definitiva, conclude Tommasi di Vignano, per noi la sostenibilità è parte delle attività e ne arricchisce il senso e il valore. Non per questo, però, si intravede un assestamento: nei nostri progetti per il futuro esprimiamo infatti la volontà di continuare a essere un supporto autorevole per i territori, sia intesi come comunità locali sia come imprese e pubbliche amministrazioni».
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> CERTIFICATIONS ESG, UN NUOVO MODELLO DI GOVERNANCE INTEGRATA Si chiama Easi il primo schema che attesta la sostenibilità a 360 gradi. L’ha sviluppato Sircle Società Benefit e porta l’azienda alla certificazione da parte degli organismi internazionali accreditati da Accredia di Paola Belli
S
ostenibilità ambientale ed equità sociale stanno diventando asset sempre più strategici per le aziende: i consumatori si fidano sempre di più dei brand responsabili e impegnati socialmente; gli investitori ormai finanziano esclusivamente progetti e iniziative sostenibili e le imprese sono sempre più attive e impegnate sui temi di sostenibilità, per rimanere competitive. Ma lo scenario è diventato via via troppo confuso. È urgente fare chiarezza. Sono sempre di più le imprese che scelgono di utilizzare nella comunicazione termini come green, eco, eco-friendly, Esg compliant, kilometro zero, gender parity/ equality, eccetera, creando purtroppo un cortocircuito che, anziché aiutare i consumatori a scegliere, rende molto difficile distinguere tra chi sta effettivamente investendo in sostenibilità e chi invece fa solo greenwashing. Lo studio Sweep, condotto ogni anno dalla Commissione europea per individuare eventuali violazioni delle normative sui consumatori nei mercati online, afferma come, nel 2021, il 37% dei casi analizzati ha visto le aziende servirsi di termini generici come “consapevole” e “rispettoso dell’ambiente” per dare ai consumatori l’impressione (spesso infondata) che un prodotto fosse a tutti gli effetti sostenibile, quando invece nel 59% dei casi non sono state fornite prove a sostegno di quanto dichiarato. Le autorità hanno inoltre avuto motivo di ritenere che il 42% di queste affermazioni potessero essere false o fuorvianti, e quindi costituire potenzialmente una pratica commerciale sleale. I modi per fare chiarezza però ci sono. Esi-
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RITA SANTANIELLO E MONICA MAZZUCCHELLI
stono le certificazioni, che garantiscono la conformità ai principi Esg. Infatti, è in discussione in Europa un pacchetto di norme per arginare il greenwashing, che prevede una black list di pratiche sleali e ingannevoli, tra cui dichiararsi bio, sostenibili, grePER ARGINARE IL GREENWASHING È IN DISCUSSIONE UN PACCHETTO DI NORME CHE PREVEDE UNA BLACK LIST DI PRATICHE INGANNEVOLI
en e via di seguito, senza alcuna certificazione da parte di un ente terzo accreditato. In questo scenario, dall’esperienza di Consulnet Italia e Rödl & Partner, è nata Sircle Srl Società Benefit, che promuove e diffonde nelle imprese e nelle organizzazioni, attraverso un network di professionisti
e società di consulenza, una cultura della sostenibilità basata sulla verificabilità, imparzialità ed oggettività degli impegni e dei risultati. «La sostenibilità sta diventando un campo sempre più affollato e complesso – commenta Rita Santaniello, board member di Sircle - Consumatori e business community concordano: nel mare magnum dei “bollini green” serve chiarezza. L’integrazione della sostenibilità, nella sua triplice dimensione ambientale, sociale e di governance nelle strategie e nelle politiche di business non solo è una grande opportunità, ma è elemento imprescindibile per la stessa permanenza delle imprese sul mercato. Per questo con Sircle abbiamo sviluppato Easi (Ecosistema aziendale sostenibile in-
Campioni di sostenibilità tegrato), un modello di governance per la sostenibilità anche ai fini della certificazione che rappresenta una novità assoluta, destinata a cambiare radicalmente questo scenario». In che cosa il Modello Easi è quindi diverso dalle altre certificazioni esistenti? «Easi è un modello impostato come un sistema di gestione certificabile e integrabile con i sistemi di gestione eventualmente già presenti all’interno dell’organizzazione – spiega Monica Mazzucchelli, board member di Sircle – La maggior parte delle certificazioni esistenti, infatti, si riferisce solo ad una parte degli aspetti della sostenibilità, mentre Easi è uno schema che attesta la sostenibilità a 360 gradi. È il primo modello per la governance della sostenibilità che porta alla certificazione da parte di organismi di certificazione internazionali di terza parte accreditati da Accredia, l’ente unico nazionale di accreditamento italiano, incaricato dal governo di accreditare organismi di certificazione e ispezione - e ciò adduce un plus unico nel suo genere in termini di garanzia di attendibilità e affidabilità, in un frame di riferimento a carattere internazionale». Per questo, Modello Easi rappresenta un moltiplicatore virtuoso dell’approccio alla sostenibilità da parte dell’organizzazione, in quanto, contenendo tutte le altre eventuali certificazioni che l’organizzazione ha già conseguito, le armonizza tra di loro, le migliora e le porta a sistema integrato. Basato su un approccio evolutivo al miglioramento continuo, il modello si fa così garante di una vision e mission aziendale di lungo periodo e a vantaggio di tutti gli stakeholder. Continua Monica Mazzucchelli: «Pensato per ogni tipo di organizzazione e di qualunque dimensione, Modello Easi è uno strumento di governance che, partendo dal commitment del board, pervade tutti i livelli dell’organizzazione e, coinvolgendo tutti gli stakeholder, è volto a coniugare crescita
e solidità economico-finanziaria con sostenibilità ambientale e sociale attraverso l’adeguato monitoraggio dei processi. Ciò porta ad un cambiamento di mindset e alla trasformazione dei modelli di business in chiave sostenibile e competitiva». Le aziende, infatti, nella certificazione ci credono: nell’ultimo anno, in Italia, le certificazioni accreditate dei sistemi di gestione ambientale ed energetica sono aumentate entrambe del 15%. È quanto emerso nell’ultima assemblea annuale di Accredia.
aziende che rispettano i requisiti di sostenibilità; tra gli ultimi affiliati, le società di consulenza Sitech Srl, Hidra Srl SB e QAlta Srl. Sircle ha dato vita, così, ad un vero e proprio network di professionisti e consulenti in continua espansione che lavora insieme a Sircle per diffondere tra le imprese la cultura della sostenibilità attraverso l’implementazione di Easi. I partner Sircle ricevono formazione, aggiornamenti professionali sulle novità normative e regolatorie in materia Esg e un supporto costante nella comunicazione e nello sviluppo di new business: in base all’area di competenza e territorialità, infatti, Sircle indirizza i nuovi potenziali clienti al partner, che potrà poi procedere in autonomia alla verifica dei requisiti e all’erogazione di Modello Easi. Ai partners sono riservate inoltre condizioni privilegiate per ulteriori servizi e iniziative di Sircle - tra cui la possibilità di avere supporto personalizzato per la comunicazione. Una vera rivoluzione nel campo della consulenza: uno schema proprietario che diventa bene condiviso, anche nel rispetto delle indicazioni dell’Onu che invitano a fare rete per raggiungere insieme il goal della sostenibilità.
NEL 2021 IN ITALIA LE CERTIFICAZIONI ACCREDITATE DEI SISTEMI DI GESTIONE AMBIENTALE ED ENERGETICA SONO AUMENTATE ENTRAMBE DEL 15%
Stando ai dati riportati, il numero totale di certificati rilasciati dagli organismi accreditati a organizzazioni pubbliche e private ha superato oggi quota 150 mila, con un incremento del 5,2%. Per Sircle la sostenibilità sta anche nel modello di business: per la prima volta nel settore della consulenza aziendale si afferma il concetto di partnership for the goals. Sircle, infatti, sta sviluppando una rete di partner che possano offrire il Modello Easi accompagnando alla certificazione le
L’implementazione organica del Modello Easi
Assessment
Coinvolgimento del board e del top management
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01 Sviluppo ed implementazione
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Stakeholder engagement
04
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Pianificazione strategica ed operativa
Comunicazione Interna
07
08 Audit interni
Valutazione del livello di Compliance
06 Riesame periodico
Risk management
05 Certificazione in conformità al Modello Easi
Comunicazione esterna
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SUSTAINABILITY & CIRCULAR ECONOMY > 59
IL FUTURO È GIÀ OGGI
come in natura ...
... le FORMICHE
sono il più importante agente di rimescolamento del suolo, riportando in superficie i nutrienti lisciviati coi loro scavi e mantenendo così il terreno fertile,
così LA NOSTRA AZIENDA
si è attrezzata per bonificare aree industriali o infrastrutture logistiche non più in funzione favorendo così la loro conversione a nuovi utilizzi a beneficio della collettività.
... così si occupa della bonifica ambientale per il recupero di siti contaminati da rifiuti o di aree industriali dismesse i cui materiali di risulta delle attività produttive richiedono operazioni di rimozione in assoluta sicurezza, tramite l’applicazione di tecnologie informatiche che consentono il controllo dei flussi fino allo smaltimento in impianto.
FINANZIARE L’IMPRESA
E SE PUNTASSIMO SUL DEBITO? Il comparto del private debt ha preso la rincorsa: nel 2021 ha superato la soglia dei 2 miliardi e 200 milioni di euro, quasi raddoppiando il valore dell’anno precedente. Perché mette d’accordo aziende, banche e investitori “Core” Private Debt
Distressed Debt
Totale
2.214 milioni di Euro 275 investimenti 142 società
1.335 milioni di euro 257 società
6 miliardi di euro 2.700 società (stima)
Piattaforma Digital Lending
689 milioni di Euro >2.000 società
Portafogli di Crediti Utp
139 milioni di euro >200 società
4.377
milioni di euro Attività bancaria assimilabile al private debt:
1.658 milioni di euro circa 100società
FONTE: AIFI-DELOITTE
di Marco Onnembo
I
re strumenti di natura obbligazionaria senza l punto centrale non è il “quanto”, ricorrere ai più rischiosi fondi high yield (che ma il “perché”. Come succede a tutti per meccanica e andamenti sono più simili quei fenomeni il cui trend ha preso la alle azioni che ai bond, in particolar modo per rincorsa e ormai stabilmente conosce una sola le violente oscillazioni a cui sono sottoposti); direzione: crescere. Il comparto del private le banche che non amano sostenere progetti debt - che nel 2021 ha superato in Italia la socon una leva elevata. Questi dati – che emerglia dei 2 miliardi e 200 milioni di euro, quasi gono da un report di raddoppiando il valore dell’anno preceden- IL PRINCIPALE DRIVER DELLA RACCOLTA Deloitte per Aifi – sono NEL 2021 SONO STATI GLI INVESTITORI relativi alla cosiddette, e che con la sola INDIVIDUALI, IL CUI CONTRIBUTO ta componente core: raccolta si è attestato NEL 2020 ERA QUASI IRRILEVANTE «Con questa espresa quota 987 milioni sione, se parliamo di private debt – spiega ad crescendo del 79% a fronte dei 551 del 2020 Economy, Andrea Azzolini, partner del Finan- è uno di questi. Parente - ma non fratello cial Advisory di Deloitte - si intende l’attività minore - del minibond, mette d’accordo tutti: degli operatori che agiscono nel comparto del le aziende trovano un modo per finanziare la debito privato, ad esclusione delle piattaforpropria operatività senza ricorrere al tradiziome di digital lending, dell’attività di distressed nale canale bancario; gli investitori, alla ricerca debt (sia single name sia relativa a pacchetti di dell’interesse perduto, sono motivati ad attiva-
62 AIFI PRIVATE DEBT NEL MIRINO DEI FONDI
66 QUADRIVIO PRIVATE EQUITY PUBBLICHE VIRTÙ
68 ANDAF QUELL’ANNOSA QUESTIONE DEI PAGAMENTI IN RITARDO
70 RSM DECRETO AIUTI, IN ARRIVO LE MISURE SALVA-AZIENDE
61
FINANZIARE L’IMPRESA
crediti Utp) e degli investimenti indiretti (con particolare riferimento ai fondi di fondi)». Ma, facciamo un passo indietro. Con la locuzione private debt si fa riferimento a tutte quegli strumenti di investimento di natura obbligazionaria emessi da società non quotate sui mercati regolamentati. Un investimento alternativo, appunto, rispetto alle tradizionali asset class come azioni e obbligazioni quotate. «È uno strumento molto interessante che nasce proprio per superare il “bancocentrismo” ed il cui pregio maggiore è senz’altro la flessibilità», sottolinea ancora Azzolini. Si tratta di vere e proprie obbligazioni emesse dalle società che non hanno accesso ai mercati quotati per finanziare investimenti strategici. Della categoria fa parte anche il direct lending, ossia l’attività di concessione di finanziamenti da parte di istituzioni non bancarie ad aziende non quotate. In particolare, i fondi di private debt investono in questa tipologia di obbligazioni e concedono prestiti a piccole e medie imprese non quotate per finanziarne i piani di sviluppo. Il vantaggio? Attraverso un fondo di private debt l’investitore accede ad un mercato meno volatile di quello obbligazionario tradizionale caratterizzato, però, da un rapporto
rischio-rendimento decisamente più interessante. «In effetti – sottolinea Azzolini – il senso di questo strumento risiede proprio nel concetto di equilibrio tra un accettabile profilo di rischio e un giusto tasso di interesse. Senza considerare che una banca difficilmente sosterrebbe aziende con livelli di leva importanti». Da dove arrivano questi capitali? Mentre nel 2020 a fare parte del leone sono state le compagnie assicurative investendo una somma pari al 46% della raccolta totale (poco meno di 500 milioni di euro), nel 2021 sono stati invece gli investitori individuali a investire più di tutti. «Il segnale è chiaro – prosegue il manager Deloitte – il mercato dimostra di apprezzare questo strumento. E il dato è avvalorato anche dalla crescita nel 2021 del numero di operatori attivi che salgono a 33 dai 28 dell’anno prima. Sarà anche per una questione di rendimento: nel 2021 si è attestato al 4,67% – in crescita rispetto all’anno precedente in cui questo tipo di investimento ha reso mediamente il 3,77% – a fronte di una durata media di 5 anni e 8 mesi (nel 2020 è stata quattro mesi in meno). E di spazio per crescere ce ne è eccome. «Il private debt è una esperienza importata dal mon-
ANDREA AZZOLINI
do anglosassone. In UK – che è il mercato di riferimento per questo strumento e dalla cui esperienza stiamo cogliendo il meglio – il 50% dell’operatività delle aziende è finanziato da strumenti di alternative finance. In Italia siamo intorno al 5%. In questo caso le ridotte dimensioni di questo segmento non costituiscono un minus ma un’opportunità, perché i fondi trovano appetibile investire in Italia. Anzi, gli stessi si stanno attrezzando per catturare gli investitori individuali come successe a suo tempo per i Pir». A differenza della tradizionale obbligazione, trattandosi di investimento in strumenti
Nel mirino dei fondi
prossimo a 1,21 trilioni di dollari;
zione molto più contenuti, sono
tale valore è frutto di una cresci-
stati ottenuti in Italia. Nel 2021,
di Anna Gervasoni
ta media annua nell’ultima deca-
infatti, la raccolta dei fondi di
de del 13,5%, più alta addirittura
private debt domestici è stata
N
el più ampio panorama del
sviluppo e articolazione. Nato in
di quella del private equity e ven-
pari a 987 milioni di euro, valore
private capital, attività in
Italia nel 2013, risponde all’esi-
ture capital, attestata all’11,5% e
più alto mai registrato e in au-
continua evoluzione per quanto
genza di offrire una alternativa
del real estate, 9,1%. Questa ten-
mento del 79% rispetto all’anno
riguarda prodotti, tipologia di
ai più tradizionali strumenti ban-
denza si riscontra anche a livello
precedente. A questi si sono af-
raccolta e configurazione degli
cari, affiancandosi laddove que-
europeo, in particolar modo in
fiancati i fondi internazionali, che
operatori, il private debt sta vi-
sti non riescano a sodisfare le
Francia, dove sono stati raggiunti
guardano con sempre maggior
vendo una stagione di grande
esigenze della finanza d’impresa.
risultati davvero notevoli. France
interesse il nostro Paese. Gli in-
Per questo motivo viene spesso
Invest, l’associazione francese
vestimenti, per la prima volta in
definito debito alternativo.
del private equity, riporta che nel
Italia, hanno superato la soglia
A livello mondiale, il private debt è
corso del 2021 gli investimenti
dei 2 miliardi di euro, arrivando
in costante espansione da ormai
di private debt nel Paese hanno
per l’esattezza a 2.214 milioni di
diversi anni. Le stime annualizza-
totalizzato un volume di 14,7 mi-
euro, +92% rispetto al 2020, di-
te di Preqin mostrano infatti che
liardi di euro, in crescita dell’81%
stribuiti su 142 società target. A
nel 2021 l’ammontare totale in
rispetto al 2020.
questi valori, vanno poi aggiunti
gestione a tale mercato è stato
Ottimi risultati, seppur in propor-
circa 700 milioni erogati dalle
PROFESSORE ORDINARIO DI ECONOMIA E GESTIONE DELLE IMPRESE ALLA LIUC DI CASTELLANZA. È ANCHE DIRETTORE GENERALE DELL’AIFI (ASSOCIAZIONE ITALIANA DEL PRIVATE EQUITY, VENTURE CAPITAL E PRIVATE DEBT)
62
di società non quotate, non esiste un mercato di negoziazione. Questo significa che l’investitore non potrà procedere al disinvestimento prima della naturale scadenza degli strumenti contenuti nel fondo di private debt (la durata media si attesta intorno ai 6-7 anni e questo è un oggetto elemento di rigidità). Un po’ di numeri. Il principale driver della raccolta nel 2021 sono stati gli investitori individuali, il cui contributo nel 2020 era quasi irrilevante. Le operazioni andate a buon fine sono state 275, in crescita del 28% sullo scorso anno, ed hanno interessato 142 società. Cosa ci racconta il dato? «Che questo strumento – continua Azzolini – viene riconosciuto sempre più dal mercato come interessante, è un dato. E a confermarlo c’è anche la divisione wealth management delle banche che offrono questo strumento come una opportunità di diversificazione per gli investitori». E che, tra l’altro, quasi in maniera sovrapponibile a quella del Pil italiano, disegna una curva che segue negli alti e nei bassi l’andamento della ricchezza nazionale: nelle regioni più ricche c’è un maggior ricorso a questo strumento. Lombardia (che da sola cuba quasi il 40% del totale investito in questo strumento), Veneto ed Emilia Ro-
Distribuzione dei rimborsi per tipologia 74%
Numero società
Ammontare
44% 30% 15%
15% 3%
Piano di ammortamento
Rimborso anticipato volontario su richiesta della società
7% <1% 2%
Rimborso bullet
3%
2% 2%
1% 1%
Rimborso concordato anticipato
Rimborso anticipato su richiesta dell’operatore di PD
Rimborso anticipato a seguito di rifinanziamento
Altro
FONTE: AIFI-DELOITTE
magna a guidare la classifica. Nel complesso sono state interessate 124 società italiane e 16 oltre confine. Ma il dato che illumina ancora meglio la tendenza in corso e la sua forte valenza sull’economia reale è che il 56% di
queste sono Pmi. Il cuore di questo strumento – forse – è tutto qui. E non solo del private debt. Perché anche i minibond e i Pir sono orientati alle aziende che hanno lo spirito di Golia ma le dimensioni di Davide.
piattaforme di digital lending nei
tivo. La varietà di attori presenti
i fondi di private debt fornisco-
sta aprendo le proprie porte
confronti di più di 2 mila azien-
è sempre più vasta ed è in grado
no a quelli di private equity nelle
alla clientela individuale, tra-
de, oltre che quasi 1,5 miliardi
di incontrare le diverse esigenze
operazioni di leveraged buy out,
mite la diffusione degli Eltif, ma
di euro del segmento distressed
delle imprese. Tali operatori non
dove non di rado si assiste an-
anche il lancio di Fia retail e ora
debt, focalizzato sulle aziende in
si occupano più soltanto del-
che ad un affiancamento ad una
-grazie all’abbassamento della
tensione finanziaria e suddivisi
la sottoscrizione dei corporate
o più banche nell’erogazione del
soglia a 100mila euro- anche
tra single name, crediti di singo-
bond, in particolare dei ben noti
debito. Vediamo anche grandi
con Fia riservati. La prospettiva
le società, pari a 1.335 milioni di
minibond, bensì sanno offrire
potenzialità nel mondo dei pro-
di buoni rendimenti, la diversifi-
euro in 257 società, e portafogli
una valida alternativa al canale
getti infrastrutturali, dove negli
cazione rispetto alle asset class
di crediti Utp, pacchetti di diverse
bancario nell’erogazione di fi-
schemi di Ppp e project financing
tradizionali, uniti alla volontà di
aziende, per un ammontare pari
nanziamenti, possono garantire
sono sempre più attivi i fondi in-
partecipare
a 139 milioni di euro su oltre 200
un credito istantaneo alle im-
frastrutturali, che possono agire
dell’economia reale per favorire
società. Numeri importanti e un
prese mediante le piattaforme di
lato equity ma anche lato debito.
la ripartenza, ha fatto sì che di-
mercato sempre più articolato
digital lending, oltre che aiutare
Una filiera così diversificata e
versi investitori individuali abbia-
che nei prossimi anni crescerà
le imprese in difficoltà grazie al
in espansione è chiaramente
no deciso di puntare sul private
sicuramente.
distressed debt o ancora quelle
un’opportunità di investimento
debt, tanto che in Italia, nel 2021
Il private debt, infatti, è cambiato
nelle prime fasi di crescita con il
per gli investitori istituzionali,
i privati si sono classificati come
non soltanto dal punto di vista
venture debt. Sempre più signi-
ma anche per i retail. Negli ulti-
prima fonte della raccolta, con
quantitativo, ma anche qualita-
ficativo è anche il supporto che
mi anni, infatti, il private capital
un contributo del 25% sul totale.
al
63
finanziamento
FINANZIARE L’IMPRESA
L’investimento sostenibile... è... un gioco da ragazzi Quasi 14mila studenti universitari hanno preso parte alla Sustainable Investment Challenge 2022 di Banca Generali e Reply. E se a vincere è stato un inglese, gli italiani si sono difesi egregiamente di Luigi Orescano
D
igitale e sostenibile: è questa la finanza che piace ai giovani di oggi. La conferma arriva da Banca Generali e Reply che, in collaborazione con Mip Politecnico di Milano, MainStreet Partners e Cfa Society Italy hanno lanciato la sfida della Sustainable Investment Challenge 2022. Una sfida raccolta da oltre 13.750 studenti universitari provenienti da ben 95 paesi nel mondo che si sono dati battaglia a colpi di trading sui loro prodotti di investimento preferiti. Su tutti, a trionfare è stato un ragazzo inglese che studia legge University of the West of England (Bristol), Nigel Cledwyn Motinius, 22 anni. Alle sue spalle si sono quindi piazzati due nostri connazionali: in seconda posizione Antonio Villano, 23 anni, che frequenta la laurea magistrale in Economia e Finanza presso l’Università degli Studi di Milano Bicocca; quindi Giacomo Gazzo, 23 anni, studente di Management Engineering presso il Politecnico di Milano. I differenti percorsi accademici dei giovani sul podio rappresentano una indicazione già di per sé più che interessante: se avvicinati nella giusta maniera, i giovani sanno farsi appassionare dal mondo della finanza
64
e degli investimenti. La natura dinamica della Sustainable Investment Challenge è basata su due regole di gioco chiare e precise. La prima e più importante prevedeva che ciascun partecipante ricevesse in dote un portafoglio virtuale da 1 milione di dollari da investire sul mercato azionario e obbligazionario globale. La seconda era l’applicazione di una serie di bonus per chi negoziava titoli con un rating di sostenibilità superiore a 3 (in una scala da 1 a 5), rating che però non veniva rivelato in anticipo portando quindi i concorrenti a dover svolgere una analisi di sostenibilità dei propri investimenti. «È stata una competizione combattuta fin da subito, la capacità dei partecipanti di cambiare strategia nel corso della gara per trovare titoli più sostenibili sottolinea il livello di conoscenza e competenza dei giocatori – ha spiegato durante la finale Roberto Tognoni, executive partner di Reply, che ha aggiunto – Siamo estremamente soddisfatti del grande successo di questa nuova edizione della Reply Investment Challenge e in generale del programma Reply Challenges, che dimostra come sia fondamentale coinvolgere le nuove generazio-
CARMELO REALE, GENERAL COUNSEL DI BANCA GENERALI
ni di talenti con dinamiche di formazione nuove e innovative». E proprio la formazione ha rappresentato il motore in più del progetto sviluppato da Reply e Banca Generali. Per prepararsi al meglio alla sfida, i partecipanti hanno potuto approfondire le proprie conoscenze in materia di rating Esg e ampliare le loro competenze di finanza generale e sugli in-
I RISULTATI DIMOSTRANO LA MATURITÀ DA PARTE DELLE NUOVE GENERAZIONI
ROBERTO TOGNONI, EXECUTIVE PARTNER DI REPLY
vestimenti grazie a contenuti e-learning esclusivi realizzati ad-hoc per l’evento. Un approccio di gamification dell’apprendimento che ha consentito fin da subito ai partecipanti di identificare ed investire su prodotti con un rating Esg positivo, in linea con l’obiettivo della competizione: investire in modo sostenibile, appunto. Degli oltre 36mila trading operati, infatti, ben il 67% è infatti stato effettuato, sin dal primo giorno, su strumenti con Esg rating positivo, ovvero con Esg rating maggiore di 3 (su di una scala da 1 a 5). Durante la gara è stata rilevata un’ulteriore evoluzione nelle strategie di investimento: i partecipanti sono arrivati a identificare titoli virtuosi in modo più efficace, incrementando la percentuale di prodotti negoziati con score Esg superiore a 3, a testimonianza dell’abilità dei giocatori. Un vero e proprio motivo di soddisfazione non solo per i giovani ma anche per chi, come Banca Generali, mette la sostenibilità e i criteri Esg al centro del proprio modello di business. Come ha confermato il general counsel e responsabile Sostenibilità di Banca Generali, Carmelo Reale: «Siamo felici dello straordinario successo della
Sustainable Investment Challenge 2022. L’altissima adesione alla manifestazione rappresenta un segnale di interesse molto forte da parte dei giovani verso il mondo del risparmio e degli investimenti, con particolare attenzione alla sfera di quelli sostenibili. l risultati raggiunti e la costruzione di molti dei portafogli in gara sono un segnale di maturità da parte delle nuove generazioni che apre una interessante finestra di riflessione sul nostro settore». Interessante risulta inoltre l’analisi dei portafogli dei partecipanti che restituisce un quadro chiaro e preciso non solo degli strumenti più apprezzati, ma anche degli
interessi personali delle nuove generazioni. La maggior parte dei ragazzi in gara ha preferito l’acquisto diretto di equity piuttosto che i fondi, mentre una buona percentuale ha scelto di ricorrere agli Etf. Tra i sottostanti, il titolo più apprezzato è quello di Tesla: la società di Elon Musk è risultata presente in oltre il 4,5% dei portafogli, ben più di Microsoft (2,7%), Nvidia (2,4%), Apple (2,4%) e Alphabet (1,77%). Solo 1,22% per Ferrari, primo titolo made in Italy in classifica a testimonianza di tempi che cambiano in fretta. E che hanno un solo mantra a livello finanziario: rendimento si, ma sostenibile.
A SCUOLA DI RISPARMIO Avvicinare le nuove generazioni al mondo del risparmio e della sostenibilità. È questo l’obiettivo di “Un Salvadanaio per Amico”, l’iniziativa promossa da Banca Generali in collaborazione con FEduF (la fondazione per l’educazione finanziaria di Abi) che per tutto l’anno scolastico 202122 ha accompagnato i giovani delle scuole primarie italiane nei primi passi di educazione finanziaria. L’iniziativa si articola attraverso una serie di incontri inseriti all’interno del programma scolastico e con una durata di circa 90 minuti che stimolano nei bambini una prima riflessione sul valore del denaro e
sulla necessità di gestirlo responsabilmente per sé stessi e per la comunità, in un’ottica di cittadinanza consapevole. Accanto al tema del valore del risparmio i bimbi sono aiutati a ragionare sul tema della sostenibilità, partendo dalle azioni quotidiane e personali che ognuno di noi può compiere, promuovendo quindi le “buone pratiche” di sviluppo sostenibile che creano valore aggiunto e preservano le risorse per le generazioni future. In tutto l’anno scolastico che sta per concludersi, Un Salvadanaio per Amico ha coinvolto oltre 4mila giovani studenti e molti di più conta di coinvolgerne nel prossimo anno. Per
FEduF e Banca Generali, infatti, il progetto rappresenta una leva per cercare di risolvere un problema annoso che il nostro Paese non riesce a superare da troppo tempo ormai e che si riversa sulle scelte patrimoniali dei nostri connazionali. L’ultima classifica elaborata da Pisa (Programme for International Student Assessment) dell’Ocse vede infatti l’Italia al 13° posto su una lista di 20 Paesi per alfabetizzazione finanziaria dei suoi studenti. Troppo per chi come l’Italia ha un risparmio privato tra i più alti al mondo e quindi una necessità di gestione ottimale da parte dei suoi possessori.
65
FINANZIARE L’IMPRESA
Private equity pubbliche virtù «Le Pmi sono belle, ma devono diventare delle piccole multinazionali», dice Alessandro Binello, group ceo di Quadrivio. Che coi suoi tre fondi su salute, innovazione e lusso presidia il made in Italy per farlo crescere
4.0 Fund) e lusso (Made in Italy Fund). Tuttavia investire in specializzazione non basta. È necessario anche attivare iniziative volte all’internazionalizzazione e alla di Andrea Ballone sostenibilità delle Pmi, al fine di renderle più competitive su scala globale. «Non siamo nella situazione del 2008, a una parte c’è una conoscenza e partecipazione di esponenti dell’imprenquando c’era un calo di fatturato imporuna creatività, frutto di secoli di ditoria, della finanza, dell’industria e del tante - continua Binello - Dobbiamo constoria, quella del Made in Italy, giornalismo italiano, al Museo Ferrari di trollare le aziende dove lavoriamo perché marchio di garanzia che sopravvive nelMaranello, alla presenza del vicepresidenè l’unico modo per fare margini e bisogna le piccole e medie imprese. Dall’altra una te della casa automobilistica Piero Ferraavere dei manager molto capaci che siano tecnologia che corre sempre più forte e ri. Un’occasione di confronto e di riflessioin grado non solo di fare sviluppo, ma ancambia in ogni momento, la tecnologia 2.0 ne sugli scenari macroeconomici attuali e che di gestire tematiche complesse come che guarda al futuro. La ricetta vincente è sulle prospettive future per il mondo delle l’aumento dei prezzi di materie prime, traconiugare questi due aspetti. Facile a dirsi: Pmi. sporti, logistica o come i lockdown cinesi. ma come fare? Se ve lo state chiedendo anA dare il via ai lavori Alessandro BinelSe si è veramente specializzati si riduce il che voi, vi sarebbe stato utile partecipare lo, group ceo di Quadrivio, che ha portato rischio degli investimenti. L’altro aspetto all’evento “Tecnologia e Made in Italy: come il punto di vista dell’investitore di private importante è quello dell’internazionalizrendere vincenti le aziende italiane nell’atequity nei nostri zazione. Non avere IN QUESTI ANNI DI GRANDI tuale scenario macroeconomico”, promosso tempi complicati. un rischio geografico CAMBIAMENTI SI SONO APERTI da Quadrivio Group – primario operatore «La domanda dalla accentrato non è faANCHE NUOVI MERCATI, COME del private equity italiano - che ha visto la quale partiamo – cile. Noi stessi abbiaQUELLO DELLA LONGEVITY spiega - è “perché mo uffici a New York investire in private equity?” Quando c’è e abbiamo svolto 14 operazioni negli Usa. una discontinuità, c’è una grande opportuChiediamo ai nostri imprenditori di divennità, come è successo nel 2001, nel 2008 e tare internazionali. E noi stessi lo siamo nel 2011. Negli ultimi 13 mesi è stato tocdiventati aprendo le sedi estere. Comprare cato il record di tutti i tempi del delisting piccole società in Asia si può fare solo se in Borsa. Nei momenti di tensione seguiti si hanno dei punti di riferimento stabili sul alla pandemia la creazione di gruppi induterritorio». striali più forti è stata la miglior risposta al In questi anni di cambiamenti si sono mercato. Il 2021 è stato un anno record per aperti anche nuovi mercati. «La crescita le operazioni di private capital. In un modella popolazione degli over 50 comporta mento come questo c’è bisogno di equity investimenti nella qualità della vita, nella perché il costo del denaro è più importanprevenzione. Per questo abbiamo creato te. Le piccole e medie imprese sono belle, il Silver Economy fund, le cui attività sono ma devono diventare delle piccole multilegate alla longevità. Ma puntiamo anche nazionali». sull’innovazione nelle società manifattuQuadrivio gestisce e promuove tre fonriere, che siano innovative o tradizionali, di specializzati nei principali megatrend: portando noi la capacità di innovare e svihealthcare e longevity (Silver Economy luppare attraverso il fondo Industry 4.0, ALESSANDRO BINELLO Fund); innovazione e sviluppo (Industry che investe in questi settori. Noi lavoriamo
D
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per portare innovazione ricerca e sviluppo anche nel lusso e nel Made In Italy che è design, fashion, cosmetica, food e wine». Il focus sugli sviluppi internazionali è stato curato dal professor Carlo Pelanda, presidente di Quadrivio Group Italy, protagonista con Lucio Caracciolo, direttore di Limes, di in un dialogo a due sulla situazione geopolitica attuale. «Ci chiediamo quale sia nel globo una zona sicura - spiega Pelanda - Il nostro ufficio analisi geopolitica sta studiando il problema di quelli che saranno i confini futuri. Ci stiamo avvalendo di tante risorse. Stiamo studiando il processo di deglobalizzazione conflittuale ma anche la ricerca di nuove sicurezze». Se l’idea è quella di puntare sui mercati asiatici, non si può non tenere conto della situazione contingente, legata alla guerra in Ucraina. «In una situazione come questa – ha spiegato Caracciolo – non bisogna guardare al domani, ma già al dopodomani, anche perché quelli che stanno arrivando
CARLO PELANDA
saranno comunque tempi difficili». Sul tavolo c’è anche la questione della transizione energetica. Benedetto Vigna, nuovo ceo di Ferrari, ha sottolineato come oggi la sfida principale per le imprese, in particolare per l’automotive, sia legata alla transizione energetica: «È una delle sfide più grandi e impegnative. Nel 2021 tutti noi abbiamo generato 59 miliardi di tonnellate di CO2. L’altro dato importante è che la temperatura è salita di poco più di un grado. È necessario ritornare a zero. Per la nostra azienda l’attenzione all’ambiente è WALTER RICCIOTTI sempre stata radicata. In Ferrari l’attenzione alla sostenibilità è importante per essere atè espresso anche Marco Bonometti, presitrattivi sul mercato». dente del gruppo Omr: «Dobbiamo lavorare È stata poi la volta di Valerio De Molli. Per per rilanciare la prospettiva dell’industria il ceo di The European House Ambrosetti dell’auto europea. In situazioni straordinarie «Non è mai capitato nella storia che cinque occorrono decisioni straordinarie. L’Europa fattori di crisi si incrociassero così. Dobbiaera un continente basato sulla sua industria, mo essere pronti nella gestione di questa dobbiamo tornare a rendere vantaggioso quintupla crisi e immaginare anche ulteriori produrre auto». Infine si sono succeduti sul crisi improvvise come guerre e pandemia. palco Roberto Crapelli, managing partner Un aspetto importante sarà quello del Pnrr, dell’Industry 4.0 Fund, il fondo di private che incide sul Pil per equity di Quadrivio INTERNAZIONALIZZARE LE IMPRESE il 14%, cioè molto più Group che investe IN QUESTO CONTESTO GEOPOLITICO di quanto abbia fatto nell’innovazione e È COMPLICATO E RICHIEDE il piano Marshall. In nella transizione UN SUPPORTO STRATEGICO questo particolare digitale delle Pmi; contesto le Pmi si sono dimostrate più resiAlessio Candi, partner del Made in Italy lienti in tutti i Kpi (indicatori delle prestaFund, il veicolo di Quadrivio & Pambianco zioni essenziali, ndr) individuati rispetto alle che investe nelle eccellenze italiane (fagrandi realtà. Una conferma ulteriore delle shion, design, beauty, food&wine); e Stefano implicazioni e dell’opportunità che ne deriva Malagoli, partner del Silver Economy Fund, per il mondo del private equity e per le imil primo fondo del Gruppo con focus su prese in cui investe. Quadrivio Group, come aziende che offrono beni e servizi dedicati operatore di settore e leader nel supporto al mondo della silver age. alla crescita delle Pmi, svolge un ruolo strateLe conclusioni dell’evento sono state afgico, offrendo alle aziende risorse e compefidate a Walter Ricciotti. Per il ceo di Quatenze manageriali al fine di renderle ancora drivio Group la sintesi è chiara: «Tecnologia più competitive». e Made in Italy rappresentano oggi le leve Del settore dell’auto in Europa, tra transiprincipali per rendere ancora più solide e zione tecnologica e transizione ecologica si vincenti le Pmi italiane nel mondo».
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in collaborazione con ANDAF
Quell'annosa questione dei pagamenti in ritardo Il Days Sales Outstanding (Dso) è un indicatore poco conosciuto ma è un elemento chiave nella gestione e nel miglioramento dei flussi di cassa Di Carmine Scoglio
I
l Quadro normativo La direttiva 2011/7/UE migliora il quadro introdotto dalla direttiva 2000/35/CE attuata in Italia dal Decreto Legislativo 231/2002 a vantaggio soprattutto delle Pmi, meno attrezzate a far fronte ai ritardi di pagamento dei loro clienti, specialmente in periodi di recessione. La nuova direttiva prevede una disciplina differenziata: • per i pagamenti nelle transazioni commerciali tra imprese • per quelli tra pubbliche amministrazioni e imprese. Termini di pagamento Nelle transazioni commerciali tra imprese, la direttiva non prevede un termine di pagamento armonizzato nell’UE; è auspicabile però che i termini di pagamento pattuiti contrattualmente tra le imprese non superino generalmente 60 giorni e che eventuali termini più lunghi pattuiti non risultino gravemente iniqui per il creditore ai sensi dell’art. 7 della nuova direttiva (“considerando” n. 13). Nelle transazioni tra imprese
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e pubbliche amministrazioni si prevede invece una vera e propria armonizzazione a livello europeo dei termini di pagamento e l’introduzione di un termine massimo di 60 giorni di calendario vincolante per i contratti con le pubbliche amministrazioni degli Stati membri (art. 4, comma 6), oltre il quale maturano gli interessi a favore delle imprese. In assenza di una previsione contrattuale, il termine di pagamento è invece di 30 giorni (art. 4, comma 3). Le imprese restano libere di determinare contrattualmente la misura degli interessi di mora nelle loro transazioni commerciali. Eventuali clausole o prassi contrattuali che ne escludano l’applicazione sarebbero tuttavia invalide, in quanto gravemente inique per il creditore (art. 7, comma 2). Inoltre, potrebbero essere dichiarate gravemente inique (e dunque invalide) le clausole o le prassi che si discostino dall’applicazione dei tassi legali di interessi di mora senza un motivo obiettivo a favore del debitore (art. 7, comma 1, lett. c). Il ritardato pagamento nelle transazioni tra imprese e pubbliche amministrazioni darà diritto, senza necessità di un sollecito, a un interesse legale di mora corrispondente al tasso d’interesse
applicato dalla Banca centrale europea alle sue più recenti operazioni di rifinanziamento principali, il primo giorno lavorativo del semestre di riferimento, maggiorato di almeno 8 punti percentuali (art. 2, punto 6). Ciò, a condizione che l’impresa creditrice sia adempiente al contratto e il ritardo di pagamento sia imputabile alla pubblica amministrazione debitrice (art. 4, comma 1).
CARMINE SCOGLIO
La situazione peggiora drasticamente quando nei pagamenti è coinvolta la Pubblica Amministrazione. In tal caso, i tempi di pagamento medi presenti in Italia sono pari a 180 giorni, ma nella Sanità si arriva a pagare anche dopo 4/5 anni, soprattutto al Sud. La media UE è pari a 65 giorni (fonte CgiaMestre).
Il Dso e la diffusione Consigli utili del fenomeno L’indicatore che misura il tempo Abbiamo visto che cosa prevede medio di incasso è il Dso. Il Days la legge in materia di ritardo di Sales Outstanding (Dso) è un in- pagamenti e quanto il fenomeno dicatore poco conosciuto ma è sia diffuso in Italia. Cosa possoun elemento chiave nella gestio- no fare le imprese per migliorare ne e nel miglioramento dei flussi il fenomeno? Premesso che non esistono ricette in grado di metdi cassa. Il Dso è il tempo medio di paga- tere l’impresa al riparo dal rimento per le fatture commercia- schio di ritardo o mancato pagali. È un indicatore fondamentale mento, la regola d’oro, quando ci per valutare la capacità di rice- si trova in queste situazioni, è la velocità e la completezza/corretvere pagamenti in tempo. Quando si parla di tempi di pa- tezza delle informazioni. gamenti nelle transazioni com- Parte dei ritardi spesso sono merciali, l’Italia è maglia nera dovuti alla mancanza di liquidità d'Europa. Per avere un'idea: tra del cliente ovvero alle burocrazie le imprese private il saldo fattu- interne, ma non sempre è così. ra avviene mediamente dopo 96 Vediamo alcuni comportamenti giorni. Solo in Spagna la situa- da migliorare. zione è peggiore, mentre il dato medio di pagamento in UE è di 52 giorni, con una punta minima Continua a leggere presente in Germania pari a 35.
COVERSTORYL’IMPRESA FINANZIARE
DECRETO AIUTI, IN ARRIVO LE MISURE SALVA-AZIENDE La norma stanzia 14 miliardi di euro a supporto di imprese e famiglie potenziando strumenti già esistenti e introducendone di nuovi. Ecco quali sono e come vi si potrà accedere di Laura De Lisa
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opo il tira e molla da “coperta corta”, saranno circa 14 i miliardi a supporto delle imprese e delle famiglie, approvati dal Consiglio dei Ministri lo scorso 2 maggio. Come da comunicato stampa della Presidenza del Consiglio dei Ministri, il provvedimento è finalizzato a contrastare gli effetti della crisi politica e militare in Ucraina, potenziando strumenti a disposizione e creandone di nuovi, con particolare riguardo ai seguenti ambiti: 1. energia, con misure per ridurne il costo, semplificare ulteriormente i procedimenti autorizzatori per la realizzazione di nuovi impianti e potenziare la produzione energetica nazionale. Su questo ambito il provvedimento mira a rafforzare l’intervento del Decreto Energia; 2. imprese, con misure per assicurare liquidità alle imprese colpite dalla crisi ucraina, fronteg-
giare il rincaro delle materie prime e dei materiali da costruzione, assicurare produttività e attrazione degli investimenti; 3. lavoro, politiche sociali e servizi ai cittadini, con misure per lavoratori e pensionati contro l’inflazione, nonché per il personale, il trasporto pubblico locale, le locazioni, i servizi digitali; 4. enti territoriali, con misure per sostenere Regioni, province e comuni e potenziare gli investimenti; 5. accoglienza e supporto economico, con misure sia a beneficio delle persone in fuga e accolte in Italia, sia in favore del governo ucraino. Boost alla Transizione 4.0 passando dallo sconto in bolletta. Tra i principali incentivi alle imprese gli aumenti delle percentuali dei crediti d’imposta per sostenere i rincari di gas ed elettricità; lo NELLA FOTO: L’AUTRICE LAURA DE LISA, PARTNER RSM SPA FUNDING & DEVELOPMENT
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stabilisce l’art.2 della bozza di decreto. In particolare: 1. Viene aumentato al 25% erga omnes, e non solo per le imprese a forte consumo di gas naturale, il credito d’imposta sugli acquisti di gas naturale per il secondo trimestre 2022 (per le imprese a forte consumo di gas naturale riconosciuto sul primo trimestre 2022 anche il credito di imposta sui consumi al 10%); 2. Sempre sullo stesso periodo di riferimento, è aumentato al 15% anche il credito d’imposta per i consumi di energia elettrica, per le imprese dotate di contatori di potenza disponibile superiore a 16,5 kW, diverse da quelle a forte consumo di energia elettrica, per il secondo trimestre. Sul fronte gasolio, per i veicoli euro 5 o superiori, spetta un credito d’imposta al 28% delle spese sostenute dagli autotrasportatori nel primo trimestre 2022 (occorrono tuttavia le fatture per dimostrare l’avvenuto incremento). Rafforzati i crediti d’imposta per gli investimenti in beni immateriali 4.0 e per la formazione 4.0: • Il credito d’imposta per gli acquisti di beni strumentali immateriali 4.0 (software, brevetti, ecc.) sale dal 20% al 50% fino al 31 dicembre 2022 o 30 giugno 2023 (l’estensione a giugno vale solo per le “prenotazioni” del regime entro fine anno: ordini accettati e pagati almeno per
il 20% entro il 31 dicembre). • per agevolare la diffusione del know how in chiave 4.0 e i processi di trasformazione tecnologica e digitale delle piccole e medie imprese, il decreto aumenta le aliquote del credito d’imposta previsto dalla Legge di Bilancio 2020 per le spese di formazione del personale dipendente finalizzate all’acquisizione o al consolidamento delle competenze tecnologiche. Viene incrementata l’aliquota del credito d’imposta per la formazione 4.0: • dal 50% al 70% per le piccole imprese; • dal 40% al 50% per le medie imprese. Formazione 4.0: restrizione della platea? Oltre al fatto che il rafforzamento dell’agevolazione esclude le grandi imprese, l’incremento disposto dal decreto non vedrà nuovi stanziamenti rispetto a quelli già previsti per la misura (300 milioni in totale, attingendo alle risorse del Pnrr). Inoltre, l’incremento del credito spetterà solo dopo l’adozione di un decreto del Ministero dello Sviluppo Economico volto all’individuazione dei soggetti autorizzati all’erogazione della formazione – una platea molto ampia al momento – nonché a determinare i criteri di determinazione di una specifica certificazione, obbligatoria, relativa all'acquisizione o al consolidamento delle competenze dei lavoratori rispetto alla formazione effettuata. Più liquidità alle imprese: rafforzamento delle garanzie e fondo perduto Il decreto si muove anche a sostegno della liquidità per le imprese: ammesse fino al 31 dicembre 2022 garanzie per finanziamenti a favore delle imprese colpite dalla guerra in Ucraina. Sace può intervenire a favore di banche e altri soggetti abilitati all’esercizio del credito per finanziamenti sotto qualsiasi forma, a sostegno delle imprese, che devono far fronte ai problemi di liquidità legati alla guerra in Ucraina. Tra le possibilità, anche quella di aprire credito a supporto delle importazioni di materie prime o fattori di produzione la cui catena di approvvigionamento sia stata interrotta o abbia subito rincari. La garanzia, concessa a condizioni di mercato, può estendersi anche a supportare la crescita dimensionale e la patrimonializzazione delle imprese.
La garanzia del fondo Sace è concessa nella misura del 90 % e sarà concessa a seguito di finanziamenti che abbiano come obiettivi finali situazioni di efficienza o diversificazione della produzione o del consumo energetico. Sono escluse dal fondo “garanzia Sace”: • le imprese soggette alle sanzioni adottate dall’ Unione Europea; • le imprese che controllano direttamente o indirettamente, una società residente in un Paese o in un territorio non cooperativo a fini fiscali; • le imprese che sono controllate, direttamente o indirettamente, da una società residente in un Paese o in un territorio non cooperativo a fini fiscali. L’articolo stesso, infine, definisce quelle che rappresentano le condizioni per accedere alle suddette garanzie. Con riferimento alle Pmi agricole, previa approvazione della Commissione Europea, verrà IL DECRETO AIUTI 2022 VUOLE PROMUOVERE L’INTERDISCIPLINARIETÀ DEI CORSI DI STUDIO E LA FORMAZIONE DI PROFILI PROFESSIONALI INNOVATIVI
concessa la garanzia dell’Ismea con un importo pari al 100%, dell’importo del finanziamento a sostegno delle Pmi che nel 2022, hanno subito un aumento dei costi per l’energia, carburanti o materie prime. Fino a 400.000 euro in arrivo a fondo perduto, ma solo per le piccole e medie imprese non agricole e dopo la pubblicazione di un provvedimento ministeriale specifico. Da una dotazione iniziale di 200 milioni, a disposizione un totale di 130 milioni dopo gli emendamenti del 5 maggio, per sostenere tutte le aziende che hanno visto calare i loro ricavi a seguito della contrazione della domanda, dell'interruzione di contratti e progetti esistenti o della crisi nelle catene di approvvigionamento. Per poter usufruire dell’agevolazione, l’impresa deve dimostrare un’effettiva perdita in termini di fatturato, dovuta ai rincari dei costi per energia e gas riconducibili alla crisi in atto; in particolare: • dagli ultimi due bilanci depositati almeno il 20% del fatturato deve essere collegato a ope-
razioni commerciali, compreso l’approvvigionamento di materie prime e semilavorati, con l'Ucraina, la Federazione russa e la Bielorussia; • il bonus a fondo perduto vale per coloro il cui costo di acquisto medio per materie prime e semilavorati nel corso dell’ultimo trimestre è incrementato almeno del 30% rispetto al costo di acquisto medio del corrispondente periodo dell’anno 2019; • devono aver subito nel corso dell’ultimo trimestre un calo di fatturato di almeno il 30% rispetto all’analogo periodo del 2019. Per le imprese agricole, invece, 20 milioni di euro saranno messi a disposizione dal Mipaaf per erogazioni a fondo perduto per tutte le aziende che presentano condizioni di stress finanziario ed economico simili a quelle summenzionate. Per entrambi gli interventi si attendono i provvedimenti ministeriali attuativi. A queste misure si aggiunge l’adozione del meccanismo del “fast track”, ovvero una semplificazione delle procedure amministrative, a favore di investimenti strategici in Italia, per un ammontare superiore ai 50 milioni di euro. Viene rifinanziato il “Fondo Ipcei”, per supportare le imprese che partecipano alla realizzazione di progetti di comune interesse europeo, quali le attività svolte in Italia nei settori della microelettronica, delle batterie, dell’idrogeno, del cloud e della salute. Importo dell’incremento pari a: • 200 milioni di euro per il 2023; • 150 milioni di euro per il 2024. Altro elemento di riflessione, del “decreto aiuti 2022” è rappresentato dai “Patti territoriali per l’alta formazione per le imprese” per favorire circoli virtuosi tra Università e imprese e potenziare l’offerta formativa nelle materie Stem (scienza, tecnologia, ingegneria e matematica) integrate con altre discipline umanistiche e sociali. La norma del Decreto Aiuti 2022 vuole promuovere l’interdisciplinarità dei corsi di studio e la formazione di profili professionali innovativi e altamente specializzati che possano soddisfare i fabbisogni espressi dal mondo del lavoro e dalle filiere produttive nazionali.
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MODELLO LOCOMOTIVA
Negli ultimi cinque anni la Lombardia è riuscita ad attrarre oltre 5 miliardi di investimenti esteri per 296 progetti sui 705 nazionali. L’assessore Guidesi all’Invest in Lombardy Forum: «Vietato fermarsi ora»
L’ECOSISTEMA ECONOMICO oltre il 20% del Pil italiano
> 800.000 aziende
(1° in Italia e 6° in Europa)
(16% del totale)
import 150 miliardi di euro
>6.300 aziende a
(31,8%)
export 136 miliardi di euro (26,3%)
partecipazione straniera (655.000 dipendenti e € 295 mld di fatturato)
>3.000 multinazionali (274.000 dipendenti e € 175 mld di fatturato)
FONTE: ELABORAZIONE ECONOMY SU DATI REGIONE LOMBARDIA
di Lorenzo Nicolao
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sempre più competitivi nell’attrarre risorse, erritorio, investimenti, conferme progetti, imprese, talenti. Di questo sforzo e rilancio. Il 18 maggio a Palazcomune sono stati protagonisti negli ultimi zo Lombardia a Milano, sotto una anni la Direzione generale Sviluppo Econuova veste dopo due anni di pandemia, è nomico di Regione Lombardia, ispiratore tornato in presenza il forum organizzato dal di Invest in Lombardy da oltre un decennio, progetto regionale Invest in Lombardy, una Promos Italia e Unioncamere Lombardia, riflessione complessiva sul posizionamento che hanno supportato operativamente la redella Lombardia per l’attrattività degli invealizzazione delle attività del progetto grazie a stimenti stranieri in un contesto nazionale una propria assistene internazionale che negli ultimi 24 mesi ATTRACT MONITORA LE OPPORTUNITÀ za tecnica dedicata. Il DI INVESTIMENTO SUL TERRITORIO dibattito ha così coinha conosciuto vere e LOMBARDO ATTRAVERSO volto attori pubblici, proprie sfide, come IL COINVOLGIMENTO DEI COMUNI imprese e soggetti la pandemia e le proprivati, che contribuiscono alla crescita del blematiche sollevate dal conflitto in Ucraina. territorio, per ripercorrere le tappe di quello La tavola rotonda, proposta per presentare che è stato fatto in un periodo tanto mutevole attività del cosiddetto “modello lombarle, confermando, attraverso i dati, quanto uno do” raccogliendo esperienze e competenze sforzo istituzionale possa essere ricompendi diversi soggetti, ha fornito un contributo sato nel tempo da risultati concreti. nell’obiettivo comune di raccontare prassi e Tra i numeri più significativi, gli oltre 5 miliarstrumenti e al contempo rafforzare strategie di di investimenti negli ultimi 5 anni (dall’inie iniziative a supporto dei territori per essere
76 COOP ITALIA COSÌ IL PRIVATE LABEL GUIDA LA RIVOLUZIONE
78 ARTISA GROUP VISIONI IMMOBILIARI DAL PROSSIMO FUTURO
80 DEDA GROUP DALLO SCAFFALE AL BIT E RITORNO (SULL’INVESTIMENTO)
84 AUTICON QUELLA DIVERSITÀ CHE FA BENE AL BUSINESS
85 ON CHARGE SE LO SHARING DIVENTA “ALL INCLUSIVE”
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zio del 2018 a febbraio 2022) che rendono, o meglio confermano, la Lombardia come la regione più attrattiva d’Italia. I progetti di investimento nella regione sono un trend crescente e si attestano oggi a 296, per un dato nazionale complessivo pari a 705. Nel 2018 queste iniziative erano 59, nel 2021 se ne contavano invece 86, con un’unica diminuzione, nel numero dei progetti ma non del valore degli stessi, registrata in piena emergenza sanitaria. Basti pensare che, sulla base di dati elaborati anche dal Financial Times, il giro d’affari in questo ambito è stato lo scorso anno di 1,78 miliardi di euro rispetto a 1,28 miliardi di euro del 2019. Numeri che si riflettono anche sui posti di lavoro creati, con un indotto che ha generato 13.673 nuove posizioni. Questa congiunzione positiva è però tutt’altro che fortuita, dal momento che quanto viene raccolto oggi è stato seminato in oltre un decennio di vita di un’iniziativa come Invest in Lombardy, costante spunto per un dialogo proficuo tra il settore pubblico e quello privato per la visibilità internazionale del territorio, finalizzato al creare le migliori condizioni a supporto dell’attrattività del territorio lombardo e degli investimenti. L’opportunità,
L’ASSESSORE GUIDO GUIDESI
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in sintesi, di godere di un percorso chiaro e definito per valorizzare le risorse in un contesto che sappia venire incontro alle esigenze di un investitore straniero. Tra le misure regionali concrete che da qualche anno guar-
dano a questo fine, AttrAct, uno strumento che individua costantemente le opportunità insediative e di investimento sul territorio lombardo attraverso un coinvolgimento continuo dei Comuni, così da presentare agli investitori in tempi brevi offerte ampie e strutturate, anche come leva per la ripresa socio-economica post pandemica, e Arest, che con una dotazione economica di 75 milioni di euro ha l’obiettivo di incentivare la realizzazione di nuove opere, interventi e servizi di carattere pubblico che accompagnino e facili-
ACCELERAZIONE DIGITALE: 14 MILIONI PER LE IMPRESE
Le sfide del presente pongono a ogni forma di business una sfida legata alla transizione tecnologica, perché l’innovazione, durante la pandemia e alla luce di quanto sta accadendo in Ucraina, ha fatto e fa tuttora la differenza nell’ambito economico, tra un’azienda che soccombe di fronte alla crisi e un’altra che invece è riuscita a rilanciarsi. Questo fenomeno già nei mesi scorsi non è sfuggito alla Regione Lombardia e alle Camere di Commercio lombarde, che con un bando hanno stanziato 14 milioni di euro per tutte le micro, piccole e medie imprese, in totale 1.382 (599 specializzate nel commercio online), che hanno aderito alla misura Digital Business per E-Commerce e Voucher digitali. Questa iniziativa testimonia l’impegno istituzionale a sostegno della transizione tecnologica per tutelare il contesto economico territoriale. «Numeri importanti - ha detto l’assessore allo Sviluppo Economico di Regione Lombardia Guido Guidesi - che testimoniano quanto le imprese abbiano apprezzato lo sforzo di Regione Lombardia e Unioncamere Lombarde. Dopo aver verificato il grande interesse per l’iniziativa abbiamo deciso di aumentare l’investimento economico per dare la possibilità al maggior numero di aziende di beneficiare di questa opportunità». L’incentivo di istituzioni consapevoli del grande cambiamento in atto valorizza le competenze e la professionalità nei settori emergenti, che richiedono un impegno pubblico costante, tanto quanto gli ambiti economici già consolidati, a fronte di un’accelerazione digitale sempre più rilevante e repentina. «Il digitale e l’e-commerce sono sempre più utilizzati dai nostri imprenditori per rilanciare la propria attività – ha dichiarato Gian Domenico Auricchio presidente di Unioncamere Lombardia - Ne abbiamo avuto conferma dal successo riscontrato da questa misura messa in campo da Regione e dal Sistema camerale lombardo che ha visto esaurire 14 milioni di euro in poco tempo. Le Camere di Commercio lombarde con questa iniziativa confermano l’impegno costante a sostenere i processi di innovazione e digitalizzazione delle micro, piccole e medie imprese lombarde e promuovere la crescita in ottica Impresa 4.0». Prova che le nuove tecnologie non rappresentano più un mero valore aggiunto, ma una necessità, dopo due anni di emergenza sanitaria, restrizioni e lockdown, che hanno costretto molte attività economiche ad accogliere smart working e servizi digitali, se non a nascere direttamente in questa dimensione. Non solo. Un periodo caratterizzato dalla cyberwar, quindi non solo quella sul campo in Ucraina, che si combatte tra Russia e Occidente, propone continue e sempre più costanti minacce informatiche, anche per le singole imprese, dalle quali è cruciale correre ai ripari.
L’attrattività del sistema lombardo LOMBARDIA
ITALIA
25183
19861
7293,6
6464
8278
5603
2032,4
221
1806,5 183 73
100 49,3 32,3
20,5 26,2
NUMERO % CRESCITA DI PROGETTI ANNUALE
POSTI DI LAVORO
CAPITAL INVESTMENT
2018
NUMERO % CRESCITA DI PROGETT ANNUALE
POSTI DI LAVORO
CAPITAL INVESTMENT
2021
FONTE: REGIONE LOMBARDIA
tino l’ingresso di nuove attività nel territorio. A queste si aggiunge il gruppo di lavoro interdirezionale delle Camere di Commercio estere, un servizio di facilitazione cruciale in un Paese istituzionalmente e burocraticamente stratificato, e a volte complesso come l’Italia. La riconferma della Lombardia come regione più attrattiva d’Italia, è pretesto per una precisazione da parte dell’assessore regionale allo Sviluppo economico Guido Guidesi sui dati positivi registrati, anche in un periodo che è stato condizionato negativamente tanto dall’emergenza sanitaria, quanto dal conflitto. «Di fronte a statistiche che provano gli sforzi e il lavoro svolto con un riscontro estremamente positivo, potremmo anche fermarci e goderci questi risultati. Invece no: vorrei ci ricordassimo sempre che siamo la Lombardia e che punteremo già da oggi a nuovi traguardi, un impegno di prospettiva che non potrà che rinnovare i principi valoriali sui quali ci siamo sempre basati. Ringrazio perciò tutti coloro che hanno creduto in questo
territorio e continuano a investirvi, anche in un periodo di crisi». Con questo spirito, nell’ultimo periodo sono state circa 400 le imprese interessate a sviluppare progetti imprenditoriali nella regione italiana. Nel triennio 2019-2021 si stima inoltre un valore degli investimenti atteso pari a 128 milioni di euro e un impatto occupazionale di altre 860 unità. Gli investitori provengono da diverse aree del mondo, come i già consolidati partner di Usa, Francia, Germania, Regno Unito, ma anche Cina, Emirati arabi, Giappone, Corea e India. Grazie a Invest in Lombardy, che offre un orizzonte temporale di execution variabile tra 24 e un massimo di 36 mesi, hanno trovato spazio molte realtà. Già ufficializzate la svizzera Vetropack, leader nel settore degli imballaggi che a Boffalora, in provincia di Milano, pronta a investire quasi 200 milioni di euro per consolidare la propria presenza in Lombardia e l’azienda emiratina LuLu, che con il suo 218esimo punto vendita, che aprirà a Malpensa, orienterà l’export italiano verso i Paesi arabi del
Golfo. Allo stesso modo, tra i casi di successo si contano l’arrivo a Milano della cinese Pharmadule, che arricchirà il settore delle apparecchiature mediche con 10 milioni di euro, e Meotec, realtà francese che nell’ambito della consulenza aprirà in Lombardia la sua prima sede fuori dalla Francia. L’assessore Guidesi, nel corso dell’Invest in Lombardy Forum 2022, ha poi ribadito l’importanza, grazie al contributo di tutte queste iniziative, di creare una business community che possa essere stimolo anche per collaborazioni nazionali come quella con i Ministeri degli Affari esteri e dello Sviluppo economico, anche attraverso un organo di coordinamento come il Comitato di Attrazione degli Investimenti Esteri (Caie). Tra le conclusioni del Forum, lo stesso assessore Guidesi al termine del dibattito ha sintetizzato la ricetta per i prossimi mesi. «Spesso non occorre neanche sforzarsi troppo nel cercare soluzioni innovative come pubblica amministrazione, perché le aziende spesso hanno già trovato una soluzione - ha ricordato l’assessore - Quel che possiamo fare è risultare un unico interlocutore per i soggetti stranieri, così che la regione possa mettere in contatto efficacemente le realtà territoriali con quelle esterne. Aggiungo solo che, dal punto di vista logistico, il centralismo italiano, rispetto ai contesti di competitor più autonomi come Catalogna o länders tedeschi, non è certamente un elemento di aiuto. Per contro, il quotidiano dialogo con il Governo può essere solo un valore aggiunto per il perseguimento di obiettivi che, alla fine, sono comuni a tutti, alla Lombardia come all’Italia».
DAL 2018 AL 2022 1° regione per capitali esteri attratti 290 progetti di investimento 400 imprese assistite
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XXXXXXX MARCO PEDRONI, PRESIDENTE DI COOP ITALIA
Così il private label guida la rivoluzione Coop cambia completamente strategia: sui suoi scaffali 5 mila nuovi prodotti a marchio scalzeranno i prodotti di marca, rinnovando l’offerta del 50%. Intervista al presidente Marco Pedroni di Lorenzo Nicolao
AMPLIAMENTO E RINNOVAMENT DELL’OFFERTA, ESTENSIONE DELLE GAMME ESISTENTI E ADDIRITTURA COPERTURA DI INTERI SEGMENTI, PERSINO QUELLI CHE PRIMA “NON FREQUENTATI” DAL PRIVATE LABEL. Coop ha deciso di "fare la rivolu-
zione". Partendo dallo scaffale, con 5 mila nuovi articoli private label che cambieranno del 50% l’assortimento dei suoi 1.100 punti vendita, oggi presenti in 18 regioni italiane. Il grande passo era nell'aria e la scelta non fa solo i conti con il presente, ma guarda soprattutto al futuro, per riconfermare la leadership di una realtà nata più di 70 anni fa. Marco Pedroni, presidente di Coop Italia
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dal 2013 e presidente dell’Associazione nazionale cooperative di consumatori Coop dal 2020, non ha dubbi che questa sia la scelta giusta da prendere, non solo per dare uno stimolo forte alla sua realtà, tentando di centrare l’obiettivo del raddoppiamento del fatturato per i prodotti a marchio dai 3 ai 6 miliardi di euro in quattro anni, ma anche per suggerire l’agenda a un intero settore. Non sarebbe stato meglio aspettare, prima di intraprendere questa nuova fase, tra gli effetti della pandemia e le incertezze che derivano dal conflitto in Ucraina?
Stiamo giocando una partita decisiva e ci siamo resi conto che non potevamo rimanere fermi. Il nostro progetto, che può essere inscritto nell’innovazione di modello, vuole essere un assist ai consumatori, a maggior ragione se la loro disponibilità economica è oggi compromessa dalla crisi. Non credo ci sia una ricetta più coerente con una contingenza storica così instabile. L’idea di rilanciare il prodotto a marchio, e far crescere la sua percentuale all’interno della nostra offerta e quindi sugli scaffali dei punti vendita, viene tuttavia da più lontano, prima che tutto questo avvenisse. Si tratta di una decisione che speriamo possa essere lungimirante, per fronteggiare un periodo particolare come questo e anche dopo. Solo le aziende più reattive si sono salvate al tempo della crisi sanitaria. Coop per esempio ha subito studiato un modo per portare la spesa a casa a coloro che non potevano muoversi, tra lockdown e restrizioni. Questa rivoluzione strategica deve valere in qualsiasi condizione, ecco cosa intendiamo con la parola innovazione. Va detto che il periodo stimato di quattro anni per completare questo cambiamento all’inizio ci sembravano tanti. Di fronte a queste circostanze sono diventati terribilmente pochi. Qual è quindi il vostro primo obiettivo con un tale ampliamento dell’offerta? Il bisogno di cambiare deriva dall’osservazione della crescita dei discount, sfiorando quote vicine al 20%, e le scelte compiute dai clienti negli ultimi anni. La nostra non è però una dichiarazione di guerra, ai discount come alle altre marche, quanto un riadattamento in base ai trend di mercato, seppur molto accentuato. Abbiamo osservato il contesto italiano, con la crisi economica post-pandemica che
risulta evidente per la ricerca sempre più spasmodica di prezzi convenienti. Sempre più difficile, se si pensa all’accelerazione dell’inflazione, nell’ultimo periodo anche a doppia cifra, dato che questo fenomeno continuerà a essere tale almeno per tutto il 2022. Il nostro obiettivo è quindi quello di difendere il potere di acquisto, ben consapevoli che i prodotti Coop permettono alle famiglie di risparmiare il 25-30% rispetto alla marca industriale, garantendo nuove prestazioni. Non comprometteremo la qualità dell’offerta, un elemento che nella storia ci ha sempre caratterizzato, ma non ignoreremo neppure il valore aggiunto della convenienza. Con l’ampliamento dei prodotti a marchio si vuole quindi offrire una selezione più ricca e articolata sullo scaffale, che si traduce in maggiore libertà di scelta dei singoli, sia in termini di tipologia di prodotti, sia di posizionamento di prezzo. Con
IL NOSTRO OBIETTIVO È DIFENDERE IL POTERE DI ACQUISTO SENZA COMPROMETTERE LA QUALITÀ DELL'OFFERTA
l’arrivo scaglionato di 5mila nuovi articoli offriremo, tanto per fare un esempio, 120 tipi di yogurt e quasi 60 varietà di caffè. Per ogni singolo prodotto faremo naturalmente degli errori, è inevitabile, ma possiamo seguire l’esempio virtuoso delle 15 linee specifiche che negli anni hanno risposto a una precisa esigenza del mercato. Tra queste, nel 1999 aveva esordito Vivi Verde, il nostro biologico, mentre Fior Fiore, con i suoi 750 prodotti, è in grado di rappresentare il meglio della cultura gastronomica del nostro Paese. Con questo ampliamento sono però comprese anche novità come quelle del packaging, seguendo i principi dell’ecosostenibilità che abbiamo ormai abbracciato da tempo. Il tutto raccogliendo anche le segnalazioni dei nostri dipendenti. Questo significa maggiori opportunità anche per i partner italiani di Coop? Senza dubbio. Va però chiarito che il Made in Italy rappresenta un valore, ma non è l’unica soluzione perseguibile. In questi casi l’autarchia è sempre sbagliata. Siamo chiamati ad adottare sia le materie prime italiane, il 60-65% della nostra offerta, sia quelle che importiamo e lavoriamo qui. Nel nostro caso la sfida cruciale al tempo della guerra non è rappresentata solo dal grano ucraino, ma anche dall’olio di girasole. Spero che il conflitto possa risolversi in tempi brevi, anche se il problema non è tanto il reperimento delle risorse, come la pur grave crisi energetica, quanto, come detto, un’inflazione che galoppa e che si farà sentire pesantemente sulle tasche degli italiani nei prossimi mesi. Ci sono scelte di consumo obbligate per prodotti dalla domanda totalmente anelastica. Al momento, contenere gli impatti di questo fenomeno economico è compreso
nei nostri obiettivi, ma è anche fonte della nostra preoccupazione. Come realtà presente esclusivamente in Italia Coop è vincolata a quel che accade nel nostro Paese, per questo la scelta dei partner sarà comunque oculata, per il periodo storico, per la tutela delle Pmi nazionale e anche per come sarà rimodellato lo scaffale. Le altre marche saranno individuate e selezionate secondo criteri precisi, sulla base della filosofia che ci ha sempre contraddistinto. Per intenderci, non saremo mai un discount, ma faremo leva sull’aumento della rete di imprese fornitrici. Agli oltre 500 fornitori storici se ne aggiungeranno altri 250. Come si comunica ai consumatori questa “rivoluzione”? C’è un grande lavoro sulla comunicazione mainstream e media tradizionali come giornali, radio e televisione, ma sfrutteremo anche i canali digitali per raggiungere diverse fasce di pubblico, tanto dai nostri account, quanto da quelli di terzi. Siamo partiti dagli spot televisivi perché rappresentano la sezione più numerosa dei nostri clienti. Il messaggio da far passare è sempre quello dei sei caposaldi del nostro prodotto a marchio: bontà, convenienza, sicurezza, etica, ecologia e trasparenza. Più che di una rivoluzione si potrebbe in effetti parlare di uno shift che permetta di disegnare la Coop di domani partendo dal cuore dell’offerta, questa è la nostra sfida. Ci piacerebbe che i consumatori comprendano questo impegno, insieme alla portata innovativa di una scelta che speriamo possa dettare il passo per la grande distribuzione, senza disconnetterla da quel che sta accadendo intorno a noi. Un esperimento che al momento rappresenta un unicum nel panorama nazionale.
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VISIONI IMMOBILIARI DAL PROSSIMO FUTURO Microliving, senior housing, uffici flessibili: per Artisa Group il real estate diventa espressione dell'evoluzione sociale. Ecco come il gruppo si sta posizionando nella scenario europeo con le proprie soluzioni all'avanguardia di Marina Marinetti
IL REAL ESTATE NON È PIÙ QUELLO DI UNA VOLTA. E SE NON È TUTTO DA RIFARE, SICURAMENTE È DA RIPENSARE. A comin-
ciare dall'abitativo: "Re-think living", come recita il claim di City Pop, il format microliving di Artisa Group, soluzione inedita a metà strada fra l’hospitality e il residenziale classico. Il gruppo svizzero fondato nel 1968 da Franco Artioli - oggi guidato dalla terza generazione, con Alain Artioli alla presidenza - ultimamente si è fatto notare per le acquisizioni eccellenti sul territorio milanese: 3.500 metri quadrati sul Naviglio Grande, altrettanti nel quadrilatero della moda, in via Bagutta, l'intera Torre della Permanente di via Turati che porta la firma dei fratelli Castiglioni e 15 mila metri quadrati in viale Monza, di fronte alla fermata Turro della linea 1 della metropolitana milanese, dove nascerà, appunto, il primo microliving italiano. «Proponiamo un modello culturale, non solo abitativo», esordisce Matteo Monferini, Country Manager di Artisa Group per l'Italia: «Vogliamo imporci come first movers in Europa realizzando la prima rete transnazionale dedicata al microliving e rendendo le strutture per la terza e quarta età al passo con i bisogni odierni».
Cominciamo dal microliving. È un format innovativo al passo con la società, in continuo rinnovamento. Artisa lo ha sviluppato tramite City Pop, che gestisce appartamenti in Svizzera, Germania e a breve anche in Repubblica Ceca e Italia, cominciando proprio da Milano, dove stiamo per dare vita al primo cantiere, quello di viale Monza, e dove realizzeremo 260 appartamenti.
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Quanto "micro"? Ad oggi il "taglio" di City Pop va dai 22 agli 83 metri quadrati, ma qui in Lombardia saranno di almeno 28 metri quadrati, come prescrive la normativa. Il microliving è un modello innovativo nel settore residenziale: un format alternativo rivolto a chi cerca un'abitazione per un periodo determinato, da un minimo di 4 a un massimo di 52 settimane. Si tratta di appartamenti arredati e corredati di tutto, dai mobili alle stoviglie, dalla biancheria alle utenze, internet compreso, senza bisogno di fare subentri. Non solo: compresi nel canone settimanale ci sono servizi come la colazione, assistenza h24, un Pop Market in house e molto altro. Meglio di un hotel. In realtà è molto di più. A partire dall'alto, altissimo tasso tecnologico: è tutto basato su un'app proprietaria. Dalla visita della
MATTEO MONFERINI
casa alla gestione degli accessi - che sono tutti keyless, ndr -, fino alla prenotazione dei servizi on demand - lavanderia, pulizie, babysitting, petsitting, parcheggio, cantine e vantaggiose convenzioni con partner di mobilità sostenibile - tutto si fa tramite la nostra app City Pop che è sicura, semplice e smart. Anche la stipula del contratto? Certamente, grazie alla tecnologia della nostra app e al gestionale interno i nostri clienti, al momento della prenotazione, visualizzano il contratto di locazione e accettandolo lo firmano. A garanzia della solvibilità dei nostri clienti c'è la loro carta di credito, mentre per verificare la loro identità il personale addetto all'operatività si occupa di accertare il profilo e il documento d'identità del futuro inquilino. Manca solo la community. C'è anche quella, anzi per noi è un elemento
IN ARTISA GROUP PROPONIAMO UN NUOVO MODELLO CULTURALE E NON SOLO ABITATIVO
essenziale! Fondamentale per City Pop è infatti il senso di famiglia che si vuole creare facilitando l’inserimento di una persona in una FATTURATO DIPENDENTI nuova città e creando nuove connessioni. Per APPARTAMENTI REALIZZATI i membri della sua community, City Pop organizza periodicamente eventi di vario tipo, dalle gite in mountain bike a workshop culPATRIMONIO IMMOBILIARE SPAZI COMMERCIALI E turali, ma non solo. Permette anche ai suoi AMMINISTRATIVI REALIZZATI coinquilini di connettersi tra di loro tramite l’app, senza dimenticare gli spazi di co-living IN EUROPA che variano da immobile a immobile. A Berna, per esempio, sono presenti un cinema, una co-kitchen, un ampio spazio polifunzionale di co-living e co-working, una palestra e una sala musica. In viale Monza realizzeremo una sala multidisciplinare. Il modello City UN RENDERING DEL CITY POP DI VIALE MONZA A MILANO Pop crea un senso di appartenenza anche perché chi si muove in Europa sa che in ogni loro vita. Sul mercato svizzero è un modello Anche gli uffici, però. City Pop troverà lo stesso modello, la stessa rodato. Negli ultimi 5 anni, solo in Canton Certamente. Il lavoro agile, la spinta verso qualità, lo stesso servizio. E si sentirà a casa. Ticino abbiamo realizzato 7 strutture dedil'home working, l'apertura delle aziende a In Europa? cate alla terza e quarta età, con l’obiettivo di nuove forme di lavoro misto, hanno tolto Esattamente: il piano di sviluppo per i prosesportarle in tutta Europa. Si tratta di palazqualunque appeal alle mega strutture decensimi cinque anni prevede la gestione di 15 zine residenziali per persone autosufficienti, trate, in cui non investiremmo mai. Creiamo mila appartamenti nelle maggiori città eucollocate in zone centrali o comunque ben invece uffici in zone centrali, di rappresenropee, con un modello riconoscibile a uno collegate, con servitanza e ben servite. Progettiamo spazi innostandard di alto livelIL PIANO DI SVILUPPO PER I PROSSIMI zi quali ristorazione, vativi, con un occhio di riguardo alla sostenilo, e la creazione di CINQUE ANNI PREVEDE LA GESTIONE lavanderia, pulizie, bilità energetica e finanziaria. una community comDI 15 MILA APPARTAMENTI spesa, concierge, in Come operate sul mercato? posta da persone ad NELLE MAGGIORI CITTÀ EUROPEE modo che l’inquilino Siamo uno sviluppatore immobiliare verticaalta mobilità. In Italia possa continuare a vivere la propria quole: partendo dall'analisi del terreno arriviapartiamo da Milano, l’obiettivo è quello di tidianità in maniera autonoma. Con in più mo fino alla gestione dell'immobile. Questo arrivare anche a Roma, Torino, Bologna, Fiun supporto medico infermieristico di base. ci consente di studiare la soluzione perfetta renze e Napoli. Inoltre, questo tipo di residenze sono contiper ogni edificio, in base alla collocazione, Ma non c'è solo City Pop. gue alle zone residenziali, questo permette alla destinazione finale, nel rispetto del conArtisa Group è una società di sviluppo immodi costruire spazi multigenerazionali, studiatesto in cui si inserisce e assecondando le biliare che realizza gran parte del fatturato ti per soddisfare le esigenze di un pubblico necessità dei nostri committenti. Con il nograzie allo sviluppo tradizionale: microliving che vuole sentirsi parte di una comunità. stro dipartimento Artisa Finanz sviluppiamo per il 39%, residenziale tradizionale per il Insomma: sviluppate non (solo) progetti, infine prodotti finanziari legati al settore im31%, commerciale e uffici per il 5% e per il ma visioni immobiliari. mobiliare. 25% senior housing. Esattamente visioni immobiliari, volte a riA proposito: su che immobili investite? E in un Paese in cui ci sono 5 anziani per spondere alle trasformazioni della società: Edifici di almeno 3mila metri quadrati con la ogni bambino, con un indice di vecchiaia per offrire una soluzione alla maggiore mopossibilità di ulteriore sviluppo o conversiodel 180% (era il 33,5% cinquant'anni fa), il bilità abbiamo sviluppato il nostro concept ne, anche strutture già esistenti, adatte alle senior housing è il futuro prossimo. di microliving, mentre per l’evoluzione della esigenze del nostro target di riferimento. Ma Attenzione: si tratta di un modello molto situazione demografica proponiamo il senior soprattutto sinergie: abbiamo progetti amdiverso dalle residenze sanitarie assistite housing. Le case vengono vissute come piatbiziosi e vogliamo creare solide partnership a cui siamo abituati in Italia, dove genitori taforme a cui sono legati una serie di servizi. destinate a consolidarsi e crescere nel tempo. e nonni trascorrono l’ultimo periodo della
275 MIO CHF +135 1610 760 MIO CHF 41.669 MQ 8 SEDI
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STORY-LEARNING
PATRIZIO PODINI CON ANTONELLA CLERICI
Dallo scaffale al bit e ritorno (sull'investimento) Grande distribuzione, logistica e information technology: diversificando le aree di business, la famiglia Podini ha dimostrato che in Italia c’è spazio anche per l’eclettismo imprenditoriale di Marco Scotti
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a domanda sorge quasi spontanea: ma che c’entrano i supermercati con il software e l’informatica? Il mondo imprenditoriale italiano è sempre stato abituato a stare da una parte o dall’altra: la famiglia Caprotti? Ha puntato fin da subito sulla grande distribuzione organizzata. E Alberto Tripi con la sua Almaviva? Ha scelto l’Ict. Difficile dunque immaginare una qualche forma di commistione tra questi due mondi. Tranne che per la famiglia Podini. La storia è particolare e merita di essere raccontata. Patrizio Podini nasce nel 1939 a Bolzano. I genitori avevano un’azienda di commercio all’ingrosso di prodotti alimentari e coloniali e lì faceva un po’ di tutto: dall’ufficio alla cassa, dai tra-
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sporti ai magazzini. Podini prende le redini delle attività di famiglia e negli anni ‘60 inizia la sua personalissima scalata al successo. A metà degli anni ‘70 acquista una catena di supermercati sempre a Bolzano e prova – fallendo – a introdurre il concetto di discount NEL 2021 MD HA REGISTRATO RICAVI IN CRESCITA DEL 5,6% SUPERANDO I 3 MILIARDI DI EURO CON UN UTILE NETTO DI OLTRE 70 MILIONI
in Italia. Alla fine degli anni ‘70 viene notato dal Gruppo Selex, con cui era in affari, che gli affida la presidenza dal 1982 al 1991. Durante questo periodo si impegna a sviluppare la rete dei supermercati a insegna A&O e Famila
al Sud Italia e soprattutto in Campania grazie agli ottimi rapporti con il gruppo Mida. Nel 1992 Aspiag decide di mettere in vendita A&O. Podini si dimette dall’incarico di presidente e si prende del tempo per riflettere. Due anni dopo fonda la Lillo Spa insieme ai soci campani del gruppo Mida, dando origine a Md (che è poi l’acronimo di Margherita Discount). Il quartier generale della società venne stabilito in Campania, prima presso il centro direzionale di Napoli e poi, dal ’95 in poi, a Gricignano d’Aversa, in provincia di Caserta, dove fu inaugurato il primo Ce.Di., un grande deposito per la movimentazione della merce. L’idea è buona anche perché i discount diventano progressivamente parte integrante della spesa degli italiani: secondo l’area studi di Mediobanca fra il 2007 e il 2021 nel nostro Paese la loro quota di mercato è cresciuta dal 9,5% al 21,7%, ed è attesa salire al 24,7% nel 2023. Nella percezione dei clienti, alla ricerca ora di prezzi più convenienti ma senza perdere di vista la qualità, i discount stanno diventando un’alternativa ai supermercati, la cui quota di mercato resta dominante e stabile al 43,1%, e agli ipermercati, scesi dal 2007 dal 32,6% al 26,5%. Nel mondo discount Md rappresenta uno dei marchi più solidi, tanto che nella classifica mondiale di redditività industriale, guidata dal gruppo americano Publix con il 22,9%, secondo è Md con il 22,7%. Nelle scorse settimane il supermercato della famiglia Podini ha inaugurato un nuovo polo logistico: 182mila metri quadrati di superficie, 112mila coperti destinati alla movimentazione delle merci, 40mila posti pallet e 100 milioni di euro investiti lo rendono il più grande hub italiano per una catena discount. D’altronde le disponibilità ci sono: basti pensare che nel 2021 Md ha fatto registrare ricavi in crescita del 5,6%, superando i 3 miliardi di euro di fatturato, con l’utile netto sopra i
70 milioni di euro. Nel solo 2021 i nuovi assunti sono stati ben 1.484, portando il numero dei collaboratori a 8.209 unità (+22,06%). Forte di questi traguardi, Md guarda al futuro con fiducia. Per il 2022 sono previsti investimenti per 202 milioni di euro destinati all’apertura di 38 nuovi negozi, oltre al proseguimento del piano di riqualificazione della rete. Infine, Md – sempre secondo Mediobanca – è il player della grande distribuzione ad aver avuto la crescita più significativa tra il 2016 e il 2020 con +10,7%. Bene: di fronte a un risultato commendevole come questo un imprenditore potrebbe anche sentirsi appagato. Non la famiglia Podini, però. Tramite la holding Lillo Spa, infatti, nel 2000 si decide di investire nell’information technology, con l’idea di dar vita a un polo di aggregazione di esperienze e competenze nello scenario italiano del software e delle soluzioni as a service.Il fatturato 2021 non è ancora disponibile, ma quello 2020 è interessante: ricavi consolidati di 253,5 milioni di euro, ottenuti grazie a 2.000 collaboratori e più di 4.000 clienti. Il quartier generale viene fissato a Trento; Deda Group ha sempre registrato una crescita costante, e oggi oltre ad avere più di 20 sedi sul territorio italiano opera anche in Svizzera, Francia, Germania, UK, Usa, Messico e Cina. Deda Group formalmente diverrà tale nel 2008, ma il primo tassello è l’acquisizione nel 2000 di Delta e Dator, due società di informatica rispettivamente di Trento e Bolzano. Da lì però la crescita è molto rapida tramite una strategia di M&A. Solo a cavallo tra il 2020 e il 2021 sono state completate sei operazioni di acquisizione . Del gruppo fa parte anche Piteco, acronimo di Pianificazione Tesoreria Computerizzata, che dal 1980 produce il più importante applicativo per la gestione dei conti aziendali. Oggi questa software house è quotata in Borsa. Le ultime due operazioni in
ordine di tempo sono l’ingresso nel capitale sociale di Ors con una quota iniziale del 20%. Questa è un’azienda di riferimento nello sviluppo di piattaforme software per ottimizzare ed automatizzare i processi aziendali grazie ad algoritmi di intelligenza artificiale sviluppati in oltre 20 anni di ricerca. E l’acquisizione di Pegaso 2000, storica società del panorama It con quartier generale in Umbria e un team di 70 persone, che opera nell’am-
bito delle soluzioni software per il mondo del credit finance, della finanza agevolata e del money markets. Dunque, tra uno scaffale e un software, la famiglia Podini ha mostrato che in Italia c’è spazio per quell’eclettismo imprenditoriale che troppo spesso viene negletto nel nostro Paese. I grandi industriali nostrani difficilmente diversificano il proprio business. Peccato, però. Perché i risultati arrivano rapidamente.
DEDAGROUP BUSINESS SOLUTIONS Dedagroup Business Solutions è l’azienda del gruppo della famiglia Podini che aiuta imprese e istituzioni finanziarie a rinnovare i loro modelli di business ottenendo risultati significativi grazie all’impiego delle nuove tecnologie. Con un fatturato di 51 milioni di euro e oltre 400 collaboratori, supporta l’evoluzione digitale dei modelli di business in real time. Il tutto avviene secondo un approccio (il Business Solutions Lifeycle) che, facendo leva su innovazione, processi, performance e compliance, coniuga asset e piattaforme software con una profonda conoscenza dei processi tipici di ogni settore servito. Ha sedi a Milano, Torino, Trento, Padova, Bologna, Cesena, Roma e Napoli, e sviluppa progetti in oltre 20 Paesi al mondo. È cresciuta molto negli ultimi anni anche nel mercato finance, sviluppando soluzioni interne in collaborazione, ad esempio, con Pegaso 2000, realtà recentemente acquisita dal Gruppo. Insieme hanno realizzato una piattaforma di analisi predittiva per il credit risk management, Dpay, pensata per banche e assicurazioni, che è in grado di prevedere i comportamenti dei clienti, di individuare tempestivamente problematiche
sul credito e di prevenirne un eventuale deterioramento, con una precisione di predizione superiore al 90%. Le sinergie tra le due aziende porteranno inoltre ad ulteriori sviluppi, ampliando la dimensione di analisi, che riguarderà in futuro sia i crediti in bonis che i non performing. «Il mercato dei pagamenti – ci spiega Luca Valle, responsabile innovation machine di Dedagroup Business Solutions – è cambiato moltissimo e l’evoluzione è stata molto significativa. Si è partiti dall’introduzione della Sepa (Single Euro Payments Area, l’area unica dei pagamenti per le imprese e pubbliche amministrazioni, ndr), ma rapidamente si è avuta un’ulteriore accelerata, ad esempio con la normativa Psd2. La nostra soluzione di machine learning, Dpay, va a studiare le fatture ed è in grado di prevedere con una precisione tra il 90 e il 95% di quanti giorni sarà in anticipo, o in ritardo, il pagamento di una fattura». La divisione business solutions di Dedagroup lavora anche con settori lontani dal mondo del credito come nel caso della manifattura. Ma sempre al centro rimangono l’intelligenza artificiale e il machine learning: l’obiettivo, infatti, è conoscere a fondo l’impiego di un macchinario e le necessità di materie prime.
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Economy Ticino
PASCOLARE OLTRECONFINE di Marco Davide Castejon
Raccontare del tessuto economico imprenditoriale del Ticino è tutt'altro che semplice. Perché il volersi raccontare a un pubblico di 59.258.000 queste sono le persone che vivono in Italia - parte dal riuscire a capire quanto il proprio prodotto, servizio, struttura, iniziativa, dalla più umile alla più sofisticata, possa essere di interesse e quindi possa essere innazitutto raccontata e poi persino "venduta" in un mercato che è contiguo geograficamente e per cultura... e che tra le altre cosa parla la nostra stessa lingua. Il raccontarsi, poi, comporta dei "rischi" da non sottovalutare: il "rischio" che qualcheduno ci cerchi, e quindi anche il "rischio" di sentirsi chiedere da questo "qualcuno" se vogliamo venderlo, questo prodotto, servizio, struttura, iniziativa. Poi sta a noi (manager, professionista, imprenditore, start up, banca, società, associazione, fiduciaria) decidere che tipo di approccio successivo vogliamo avere. Potrebbe infatti succedere che uno o forse più di uno di quei milioni di potenziali soggetti, al di là del confine, ci dica che vuole collaborare con noi, che ci ritiene molto affidabili perché reputa, giustamente, il sistema svizzero sicuro e garante delle regole. Il mondo è cambiato e la velocità di questo cambiamento è impressionante. Chi si ferma è perduto. La morale, ammesso che si possa cosi definire, è che non bisogna avere paura di provare e di guardare oltre la collina: potremmo scoprire che i pascoli, intesi come mercato, sono molto più rigogliosi di quanto pensiamo e questo non preclude o snatura la nostra origine e la nostra terra, anzi: l’impreziosisce con fattori nuovi che possono solo fare crescere e contribuire al processo economico di una regione. E dare l'esempio.
ANTICIPAZIONI DAVVERO IL BATTITO D'ALI DI UNA FARFALLA PUÒ PROVOCARE UN URAGANO DALL'ALTRA PARTE DEL MONDO La previsione del fattore umano è una scienza che sempre di più si sta affinando e sempre di più viene utilizzata in tantissimi campi. La reazione umana ad una situazione critica influenza e definisce un risultato. Oggi e sempre
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di più le applicazioni coinvolgeranno dal mondo industriale al medicale, per passare alla difesa e alle più ovvia finanza e al trading per non dimenticare il mondo dello sport. QM Project, società ticinese da
qualche anno opera in questo campo, è uno dei players che sempre di più si stanno affermando in questo settore dove la conseguenza di un fatto deriva da altri fattori e capirlo prima può essere di grande aiuto.
TICINO IN PILLOLE LUGANO PER LA PACE IN UCRAINA Il 4 e 5 luglio 2022 la Svizzera ospiterà a Lugano la quinta edizione della Conferenza sulla riforma ucraina (Urc2022). L’organizzazione congiunta di questo evento internazionale da parte della Svizzera e dell’Ucraina è pienamente in linea con le priorità tematiche: pace e sicurezza, prosperità, sostenibilità e digitalizzazione) della strategia di politica estera della Svizzera. Vari eventi preparatori «On the road to Lugano» avranno luogo sia in Ucraina che fuori dal Paese. Il filo conduttore dell’edizione svizzera "Urc2022: Reforms for All, All for Reforms" sottolinea il carattere inclusivo e la responsabilità condivisa delle autorità e della società civile. Il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy, il presidente della Confederazione e capo del DFAE Ignazio Cassis, una ventina di ministri, rappresentanti dell’economia privata e della società civile parteciperanno a queste storiche giornate. Segnatevi questa data: la pace nel mondo passa anche da qui.
Economy Ticino
A LOCARNO NON SOLO IMMAGINI, MA ANCHE NUMERI IN MOVIMENTO Ideato nel 1946, nel pieno fervore culturale della ricostruzione, il Locarno Film Festival porta ogni estate il cinema più audace e innovativo del panorama mondiale sulla sponda svizzera del Lago Maggiore, nel cuore del Canton Ticino. Con le sue sezioni competitive e non, la manifestazione offre in undici giorni un’anteprima delle produzioni più originali e dei talenti emergenti del settore, insieme a percorsi di riscoperta e valorizzazione del patrimonio cinematografico. Tra il lago e le montagne, trova così spazio una comunità composita, locale e globale, capace di includere e rappresentare tutte le anime della settima arte. Vetrina di prestigio per i film che concorrono al Pardo d’oro, il Festival è una piattaforma di scambio pensata tanto per i professionisti e professioniste dell’industria e gli artisti e artiste dell’audiovisivo, quanto per il pubblico, come dimostra lo spazio democratico di Piazza Grande, che con i suoi 8.000
posti è una delle arene all’aperto più grandi al mondo. Grazie allo spirito libero che lo caratterizza, il Festival è andato sempre più configurandosi come un incubatore di idee, immaginari e progetti inediti, con attività formative e culturali organizzate durante tutto il corso dell’anno. Il Locarno Film Festival intrattiene con il territorio che lo ospita un legame di profonda reciprocità. Tanto la dimensione locale, accanto a quella internazionale, è una componente imprescindibile della manifestazione, quanto per il Ticino e la Svizzera il Festival rappresenta un elemento identitario tra i più significativi. Questa relazione si dispiega anche sul piano economico, grazie al vantaggio che il Festival trae dal sostegno e dalla partecipazione di istituzioni, cittadinanza e imprese locali, e all’indotto che la manifestazione garantisce alla regione e alle sue strutture turistiche e commerciali.
L’esperienza culturale offerta dal Locarno Film Festival ha un impatto diretto e concreto sull’economia del Canton Ticino: se si tiene conto che il bilancio del Festival, a cui contribuiscono risorse pubbliche e risorse private (i partner sono oltre 200), è di ca. 15 milioni, risultano evidenti tanto le dimensioni dei ricavi generati, quanto, di conseguenza, i benefici che la comunità locale può trarne. Il contributo totale della manifestazione al Pil della regione è attualmente di 17.736.000 franchi, mentre il suo valore aggiunto lordo è di 4.720.000 Chf, secondo il "Bak Economics Ag 2020 - L’impatto economico della cultura del Canton Ticino", studio commissionato dalla Repubblica e Cantone Ticino. Gli effetti di ricaduta del Festival nel turismo locale per il 2021 sono stati calcolati in 6.250.000 Chf di valore aggiunto lordo della spesa dei visitatori. L’attenzione alle risorse locali si riflette infine nella composizione del personale del Festival: sempre nel 2021, su un totale di 4.865.000 Chf versati in stipendi e oneri sociali, l’82% sono stati pagati a lavoratori residenti in Ticino, per un totale di circa 700 collaboratori coinvolti (32 a tempo pieno). Una dimostrazione in più di come attorno al cinema e alla cultura si possa costruire un sistema in grado di generare reddito e lavoro, valorizzando le specificità e le risorse del territorio.
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«ALTRO CHE DISABILI, QUESTI RAGAZZI VALGONO ORO» C'è un'azienda che impiega esclusivamente persone con disturbi dello spettro autistico ad alto funzionamento, perché sono più efficienti. Si chiama Auticon e si occupa di information technology di Francesco Condoluci
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on ci interessano i tirocini o le esperienze occasionali. Noi non facciamo carità. Facciamo impresa. Siamo un’azienda profit. E i nostri dipendenti li vogliamo portare fino alla pensione, non ci sforziamo di tenerli solo per un po’». Messe in bocca a un qualunque imprenditore, frasi come queste sarebbero da sagra dell’ovvio. Ma l’uomo che scandisce questi concetti si chiama Alberto Balestrazzi e dietro il suo sorriso gioviale c’è un percorso professionale di spessore internazionale e una storia aziendale che ha i tratti dell’unicità. Balestrazzi, che per anni ha fatto il dirigente e poi il consulente per le più importanti multinazionali di servizi tecnologici e di consulenza strategica come Ibm o Accenture, oggi è infatti il ceo di Auticon srl, un’azienda di servizi IT che impiega esclusivamente consulenti autistici. Sì, avete letto bene, “autistici”, ovvero persone con disturbi dello spettro dell’autismo ad alto funzionamento (in passato definiti con “sindrome di Asperger”). In ogni caso, persone “neurodiverse” come si usa dire oggi, ai tempi dell’eufemismo-mania. Ecco perché Balestrazzi ci tiene a sottolineare l’importanza dell’investimento sulle risorse umane che si fa nella sua azienda, attiva in Italia da quasi quattro anni ma tedesca di origine e con uffici sparsi tra Usa, Canada, Francia, Svizzera, Australia e Regno Unito. Sede principale a Milano e una filiale a Bologna, la Auticon srl insomma è un fornitore di servizi tecnologici del tutto fuori dal comune, perché ha scelto di puntare sulla diversità cognitiva trasformandola - all’interno di un mercato complesso come quello dell’information technology - in un vantaggio competitivo. «Le persone con autismo vedono il mondo in maniera diversa da noi cosiddetti “neurotipi-
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ci” – spiega Balestrazzi – partono dai dettagli e non dall’insieme. Hanno una capacità logica superiore alla media, sono in grado di rimanere concentrati al massimo anche nelle attività ripetitive e riescono a cogliere particolari incredibili. Vantano doti di affidabilità e dedizione. Per questo nell’informatica, sono risorse inestimabili in grado di dare contributi fondamentali e prestazioni eccellenti nelle aree quality assuI SOGGETTI CON SINDROME DI ASPERGER HANNO UNA CAPACITÀ LOGICA SUPERIORE ALLA MEDIA E SONO PIÙ CONCENTRATI
rance & testing, analisi dati, sviluppo software e migrazione, compliance & reporting. Così siamo in grado di fornire una squadra di lavoro neurodiversa e agile per migliorare i progetti informatici dei nostri clienti. I nostri consulenti, integrati nei team aziendali, contribuiscono con
ALBERTO BALESTRAZZI
i talenti cognitivi dell’autismo a fornire la concentrazione sostenuta, la mentalità analitica e la capacità di cogliere i dettagli che permettono di raggiungere il successo». Ovviamente Auticon è una realtà specializzata nel seguire passo dopo passo l’inserimento dei dipendenti (sui 350 complessivi assunti tra Europa e Nordamerica, quelli nello spettro dell’autismo sono 300) sui luoghi di lavoro, il loro adattamento e la loro interazione con i colleghi neuro-tipici. Un vero e proprio archetipo per il mondo diversity & inclusion. Anche perché, tutti i dipendenti (il 90% possiede una laurea o un diploma specialistico ed è alla prima occupazione) hanno uno stipendio allineato con il mercato, un contratto da impiegati del Ccnl metalmeccanici e fanno orario a tempo pieno, alternandosi tra le postazioni nelle sedi aziendali e il lavoro da consulenti direttamente presso i clienti di Auticon. Che «non è una realtà dove ci si sforza di collocare i disabili», ripete Balestrazzi, «ma un’azienda in piena espansione e con una missione sociale: dimostrare quanto valgono economicamente le persone nello spettro autistico, perché sono i più bravi nello svolgere certe attività. Non potremo certo risolvere, da soli, il problema della disoccupazione delle persone autistiche, ma inserire queste persone e far capire quanto siano capaci è un bel passo avanti verso il cambiamento culturale necessario alla reale inclusione lavorativa della diversità». Certo bisogna fare i conti con le fragilità relazionali di questi ragazzi talentuosi ma il modello auticon può considerarsi ormai collaudato e la scelta di accogliere la neurodiversità, d’altronde, è stata una scelta imprenditoriale. Perché come dice Balestrazzi, restando in tema di informatica, «l’autismo non è un errore di sistema, è un altro sistema operativo».
Se lo sharing diventa "all inclusive" La startup On Charge è l’unica realtà italiana che fornisce infrastrutture, auto, scooter e bici e un’app per ricarica e pagamenti. Con un piano di sviluppo che coinvolge grandi e piccoli centri di Alessandro Faldoni
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a transizione verso la mobilità elettrica costituisce uno dei pilastri di tutti i piani strategici europei, dal Green Deal al Next Generation Eu. Tuttavia i dati di vendita delle auto elettriche in Italia e lo stato delle infrastrutture di ricarica mettono a serio rischio il raggiungimento degli obiettivi fissati dal Piano nazionale integrato per l’energia e il clima (Pniec) e ancor più dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), visto che l’Italia oggi detiene il terzultimo posto per diffusione di infrastrutture di ricarica. Di fronte a questo scenario c’è un’unica via possibile: snellire le procedure, costruire sinergie e individuare percorsi di costruzione di mobilità cittadina che si fondino su una vera alleanza tra pubblico e privato. Chi sta cercando di accelerare questo processo è una start-up italiana, On Charge (On Electric Charge Mobility), che sta sperimentando un nuovo modello per pubbliche amministrazioni e aziende. On Charge si occupa di portare la mobilità elettrica tanto nelle città quanto nei piccoli centri, con
progetti tailor-made. Un servizio completo che va dalle autorizzazioni all’installazione dei punti di ricarica, dalla formazione degli operatori alla realizzazione di software dedicati. È l’unica azienda italiana che fornisce l’infrastruttura, i veicoli elettrici per lo sharing ma anche un sistema applicativo personalizzabile, attraverso il quale ricaricare e pagare, oppure cambiare mezzo, passando da moto a bici e così via. La storia di On Charge parte da Roma dove la società ha sede e dove si è aggiudicata tre lotti di installazioni per 240 punti di ricarica. Nella capitale sono in fase di presenta-
zione ulteriori 240 punti di ricarica, per 480 punti totali. Da qui ha poi esteso il proprio campo d’azione a tutto il territorio nazionale. On Charge è nata grazie a una operazione di crowd-funding con un target di 200mila euro che ha avuto finanziamenti molto più alti di quelli richiesti (318mila euro). Il gruppo Antonio Carraro spa, azienda leader mondiale nella produzione di trattori compatti, è entrato nel capitale sociale, anche per avviare sinergie nell’area dell’industria 4.0, così come è stata stretta una alleanza tecnologica con Siemens per le infrastrutture di ricarica. On Charge nel suo portafoglio ha bici elettriche, scooter elettrici, auto elettriche, infrastrutture di ricarica per uso pubblico e domestico, stazioni di rilascio per e-bike e l’app On-mobility. Ha appena siglato un accordo quadro con I Borghi più belli d’Italia, ma è presente anche in tante città, comprese famose località di villeggiatura. Attualmente sta partecipando a oltre 50 bandi collegati al Pnrr e gestisce di continuo richieste che arrivano da Comuni e aziende, puntando molto sui piccoli centri visto che con 10 milioni di residenti, pari al 16,4% del totale, l’Italia è il Paese europeo con la più alta incidenza di abitanti che vive in centri a bassa densità abitativa. On Charge ha già le autorizzazioni per ulteriori 1360 punti di ricarica a partire da inizio 2023 per arrivare a 4500 entro il 2026, di cui il 50% colonnine fast. I veicoli elettrici - forniti a più di 20 Comuni - sono invece più di 400. «L’obiettivo – spiega il general manager Alessandro Di Meo – è semplificare il più possibile l’accesso tanto alle infrastrutture di ricarica quanto ai veicoli con amministrazioni che vogliano guardare oltre le attuali soluzioni di trasporto». «Per fare questo», aggiunge l’ad Claudio Piazza, «dobbiamo puntare su soluzioni tagliate a misura dell’ente o della comunità locale in modo da superare le perplessità e i dubbi che ancora resistono e mettere davvero le istituzioni, grandi o piccole che siano, nelle condizioni di investire nella mobilità elettrica.
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LO SPECIALISTA DEL CONSENSO Niente trucchi: se un interesse è lecito, si tratta di studiare a fondo i dossier e scegliere le mosse da fare. È il lobbying trasparente secondo Stefano Colarieti, a beneficio di istituzioni, imprese, organizzazioni di categoria... di Alfonso Ruffo
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on quella faccia un po’ così, quell’espressione un po’ così di chi è abituato a frequentare le stanze del potere senza dare nell’occhio, alla soglia dei 60 anni Stefano Colarieti è una delle figure più conosciute e apprezzate nel soft mondo del lobbismo romano. La società che dirige, Consenso Europa, è specializzata in public affairs e comunicazione e offre i suoi felpati servizi a istituzioni, imprese, organizzazioni di categoria, media, università. Con un punto fermo di cui va fiero: la trasparenza. Per raggiungere i suoi obiettivi, che poi sono quelli dei tanti clienti che si rivolgono a lui per navigare nel periglioso mare capitolino, il ternano-romano formatosi alla scuola di Mario Segni non usa trucchi ma dichiara il gioco che intende sviluppare. Se un interesse è lecito, se un’aspettativa è legittima, non occorre nascondersi o alzare cortine di fumo – magari al solo fine di darsi importanza o alzare la posta – ma è sufficiente studiare con cura i dossier e mettere in fila le mosse giuste. Il curriculum parla per lui: laureatosi in Scienze politiche a Perugia, diventa consulente di importanti gruppi industriali fino ad assumere nel 2000 il ruolo di direttore generale di Running, entrando a far parte del Gruppo Reti del maestro Claudio Velardi. Insegna “Relazioni istituzionali, Lobby e Comunicazione d’impresa” presso la Luiss Business School ed è autore e curatore di libri come “Introduzione al marketing politico”, “Introduzione alle relazioni istituzionali”, “Comunicazione e rappresentanza”. Consenso Europa è un pezzo pregiato del Gruppo Hdrà che vanta un vertice di tutto rispetto con il presidente Mauro Luchetti e l’amministratore delegato Marco Forlani, da qualche settimana anche al timone della galassia Forbes rilevata da Danilo Iervolino. Sempre impegnato sul campo in prima persona, Colarieti si avvale di una squadra affiatata che comprende il direttore strategico e operativo Maria Rosa Basile e il responsabile della Comunicazione Stefano Di Traglia, già portavoce di Pier Luigi Bersani.
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La mafia si batte incrociando i dati negli "armadi digitali" Con le trasformazioni radicali degli ultimi anni, anche le cosche hanno cambiato pelle e business. L'ex Procuratore Nazionale Antimafia Federico Cafiero De Raho ci spiega quali strumenti bisogna adottare di Francesco Condoluci
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uattro anni e mezzo a capo della protocollo sottoscritto con la Regione LaDna, la Direzione Nazionale Antimazio e quello con la Confindustria Alberghi. Il fia e Antiterrorismo. A coronare una primo prevede il trasferimento dalla Regiolunga carriera in magistratura, iniziata a ne alla Dna e alla Dia dei dati sugli appalti Milano e passata per Napoli e Reggio Cae sui soggetti economici che partecipano labria, che l’ha visto sempre in prima linea e che producono offerte. Avere una cononella guerra alla criminalità organizzata. scenza di questo tipo così ampio consenCon risultati passati ormai alla storia, come te quel raffronto con gli elementi presenti la disarticolazione del clan dei Casalesi in nella banca dati della Dna che fin dal 1993 Campania a suon di latitanti catturati, e la rappresenta una cassaforte piena di inforscopertura definitiva di quel “vaso di Panmazioni, e che può rendere evidente in madora” che è la ndrangheta calabrese con niera automatica l’eventuale infiltrazione di tutta la sua organizzazione verticistica e le soggetti economici contigui o anche indiretdiramazioni massonico-politico-affaristitamente riconducibili ai contesti criminali. che che per decenni erano rimaste nell’omQuesto protocollo avrebbe dovuto essere bra. Napoletano, 70 anni, baffo curato ed seguito da iniziative analoghe con le altre eleganza partenoRegioni che si erano IN ITALIA ABBIAMO LA BANCA DATI pea, Federico Cafiero rese disponibili. SolDELLA DNA CHE DAL 1993 È UNA de Raho ha da poco tanto così si può coCASSAFORTE PIENA DI PREZIOSE lasciato al collega struire quella banca INFORMAZIONI MA NON BASTA Giovanni Melillo la dati che riguarda tutti poltrona di Procuratore nazionale antimai partecipanti alle gare d’appalto e che oggi fia e antiterrorismo su cui sedeva dal 2017. ancora non c'è. Solo così si può arrivare a Alle cronache ha consegnato l’immagine di escludere dalle gare i soggetti che sono già un magistrato forte dal grande fiuto investid’interesse delle Direzioni distrettuali antigativo ma anche con il pallino degli «armamafia o che meritano approfondimento. di digitali», le banche dati utili a incrociare Lei ha ripetuto spesso che il contrasto alle informazioni sulle attività economiche. Non mafie nel settore economico si fa attraverè un caso che, nello stilare un bilancio del so la conoscenza… mandato, parta proprio dalla soddisfazione Certo e lo ribadisco. Anche il protocollo per i protocolli sulla trasparenza sottoscritsottoscritto con Confindustria Alberghi, ad ti con enti locali e associazioni di categoria esempio è molto importante. Specialmenanche in vista dell’implementazione del te in un periodo di difficoltà post-pandemia Pnrr. «Siamo riusciti a dare attuazione a come quello attuale, in cui solo a Roma ci degli accordi molto significativi – dice – il
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sono 400 alberghi ancora chiusi e non in grado di riaprire con molti titolari che pensano alla cessione. Ecco, avere dagli alberghi informazioni sui loro servizi – forniture, pulizie, ristorazione – consente un'analisi delle infiltrazioni laddove questi dati, se raffrontati con quelli della banca dati, ci forniscono automaticamente elementi utili a comprendere quale infiltrazione vi è stata o è in atto. Un’iniziativa che merita di essere replicata anche in altri settori. Perché senza conoscenza è impossibile contrastare le mafie. Le indagini richiedono troppo tempo, per cui servono meccanismi molto più rapidi di controllo. Applicando magari le tecnologie più avanzate? Anche. C’è già un progetto all'attenzione
OGNI QUALVOLTA C'È UN'ESIGENZA ECONOMICA I CLAN SI STRUTTURANO PER SFRUTTARE LE OPPORTUNITÀ della Presidenza del Consiglio dei ministri che riguarda l’utilizzazione di strumenti tecnologici, sistemi di ingegneria applicata all'indagine e forme di intelligenza artificiali nel contrasto alla mafia. Abbiamo pensato all'adozione di sistemi predittivi, vale a dire l'elaborazione di “indici di anomalia” nelle movimentazioni economiche e finanziarie che poi in qualche modo sono appunto l’evidenziazione dell’infiltrazione mafiosa. Bisogna promuovere una partnership con le infrastrutture di calcolo del progetto europeo coordinato da Enea. Pensi se una piccola parte del supercomputer che Enea sta per realizzare a Bologna, una percentuale infinitesimale rispetto alle sue capacità, venisse messa a disposizione del circuito giudiziario antimafia. Grazie alle connessioni fra le informazioni delle varie banche dati, in una frazione di secondo si verrebbe a conoscenza delle discrepanze tra i redditi dichiarati e i redditi calcolati, specie con riferimento alla contiguità tra soggetti economici e contesti mafiosi e ciò con particolare riferimento all'evasione e al riciclaggio. Oggi invece il sistema come funziona? Quello antiriciclaggio è basato innanzitutto sulle segnalazioni di operazioni sospette. L'unità di informazione finanziaria raccoglie
le segnalazioni provenienti da banche, poste, intermediari finanziari, professionisti, commercialisti, avvocati, notai, “Compro Oro” e gestori di giochi e scommesse. Questi soggetti, sulla base di parametri predefiniti, individuano operazioni che esprimono indici di anomalia e perciò, essendo “sospette”, obbligano alla segnalazione. Nel 2020 le segnalazioni di questo tipo all'unità di informazione finanziaria sono state oltre 110 mila, l'anno prima circa 105 mila, nell'anno ancora precedente 98 mila. Queste segnalazioni vengono poi mandate alla Dna per il raffronto attraverso quel meccanismo che andrebbe ampliato con i protocolli come quello con la Regione Lazio e Confindustria Alberghi. Se si potesse allargare ulteriormente il raffronto non solo con le segnalazioni su operazioni sospette, ma con tutto ciò che si muove nell'economia – e questo come, dicevo, sarebbe possibile adottando nuove forme di rilevamento dell'infiltrazione mafiosa – immagini quali capacità di monitoraggio si avrebbero sul territorio nazionale. In un momento come questo, in cui il Pnrr ha tra i propri temi più rilevanti, gli investimenti sulla digitalizzazione, si otterrebbero risultati straordinari. Le mafie, peraltro, riescono a cambiare pelle molto più rapidamente rispetto allo Stato che le combatte. Come si sono adeguate alle trasformazioni radicali di questi ultimi anni? Diciamo innanzitutto che sono entrate nell'economia legale. In realtà non da oggi, ma da cinquant'anni. Pensiamo all’imprenditore edile Rosario Spatola che a Palermo aveva oltre 500 operai ed era uno dei soggetti economici più importanti. O alle migliaia di imprese di camorra che il clan dei Casalesi aveva costituito in Campania. Ai consorzi Covin e Cedic che ope-
ravano nelle costruzioni e a tutta la rete viaria che è stata portata avanti in quegli anni. Pensiamo all'emergenza rifiuti e all'esigenza di intervenire nella raccolta, ma anche del trattamento. È evidente che ogni qualvolta c'è stata un'esigenza, le mafie si sono strutturate e hanno costituito imprese capaci di lavorare in quei settori nei quali è concentrata la spesa pubblica e vi sono maggiori opportunità di guadagno. È successa la stessa cosa nell’emergenza sanitaria da Covid. E cioè? Le società espressioni della mafia siciliana o della ‘ndrangheta e della camorra, erano già inserite nel panorama sanitario. E non solo per quanto riguarda i servizi offerti agli ospedali. Per ciò che concerne l’affare delle mascherine, si sono registrati diversi tentativi di società riconducibili a contesti mafiosi di acquistare all'estero e importare in Italia milioni di questi dispositivi individuali di sicurezza. Le indagini sono riuscite ad evidenziare come attraverso la costituzione di società in vari aesi anche asiatici, ci sia stato un giro di fatture che avrebbe dovuto fare apparire quella importazione come riconducibile a società estere che acquistavano dalla Cina e, attraverso di esse e altre società asiatiche, importavano poi in Italia. Le indagini portate avanti nel periodo del Covid ci dimostrano ancor più come le mafie abbiano una capacità di attivarsi costituendo soggetti economici in varie parti del mondo per distrarre la capacità investigativa altamente specializzata della polizia giudiziaria e della magistratura italiana.
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APPROFONDIMENTI
OLTRE IL COVID, SALUTE ITALIA! Dagli atti del convegno di Economy Group del 14 marzo 2022 appunti per un “Manifesto” dell’assistenza sanitaria nel nostro Paese di Paolo Grisorio
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l Covid ci ha messo brutalmente di fronte alla debolezza del nostro sistema-salute, ma ha anche impresso una forte accelerazione a diversi temi cruciali e abbiamo potuto raggiungere stadi dai quali sarebbe ormai molto difficile, soprattuto molto sconveniente, tornare indietro. Ciò significa che la nuova sfida è raggiungere e mantenere un grado di organizzazione possa essere curato al meglio ovunque si che vada oltre l'emergenza. Il Pnrr è la trovi. Sappiamo che per arrivare all’obietgrande occasione per mettere a frutto l’etivo occorre impegno, ma sappiamo anche sperienza positiva e i risultati ottenuti nella che ogni euro destinato alla sanità non è fase di lotta alla pandemia. Nel farlo, serve una spesa ma un investimento e che non continuare a lavorare in modo coordinato, c’è sviluppo di un Paese senza salute. È convergendo trasversalmente su elementi emerso che l’interoperabilità dei dati è la di importanza comune, di interesse comumadre di tutte le riforme, il fattore cruciane, di bene comune. Serve un luogo ideale le – insieme alla loro protezione e messa – e vorremmo che fosse questo manifesto in sicurezza – dell'era del– che esprima, senza che la digitalizzazione. I dati ancora vi sia il dettaglio devono essere condivisi e operativo ma con comuaccessibili perché i sogne chiarezza d’intenti, i getti sanitari possano parpunti fondamentali per un larsi e perché il medico, programma. Lo sforzo dei ogni medico, sia esso parnumerosi soggetti che vi te del sistema pubblico o hanno partecipato va in privato, possa accedervi. È questa direzione e chieessenziale far sì che ogni de al governo di garantire Riguarda il convegno risultato sia un risultato del omogeneità di risposta su Salute, Italia!: https:// www.economymagazine.it/ Paese in quanto strumento tutto il territorio nazionasalute-italia/ in grado di consentire la più le, affinché un cittadino
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ampia interazione tra pubblico e privato, valorizzando il grande contributo dell’industria farmaceutica italiana e della ricerca medica a favore della medicina di territorio e della prevenzione. Intraprendere la strada di una completa digitalizzazione servirà anche a promuovere la telediagnostica, la telemedicina e più in generale le nuove tecnologie per l’assistenza del paziente. Nuove tecnologie digitali al servizio di ogni medico che ne faciliteranno l’operato uscendo progressivamente dall’ambito del test o della sperimentazione e avviandosi alla fase di una piena operatività. Così si faciliterà anche la prevenzione a beneficio dei meno giovani e si consentiranno nuovi e vantaggiosi servizi per tutti. Leggi gli atti del convegno e i contributi dei partecipanti al dibattito
APPROFONDIMENTI
in collaborazione con CONFPROFESSIONI
Professionisti, siete pronti alla sfida digitale? La digitalizzazione rappresenta un cambio di paradigma delle professioni. E i professionisti devono essere in grado di offrire soluzioni a bisogni sempre più complessi. Per una nuova narrazione del lavoro che evolve di Gaetano Stella. Presidente di Confprofessioni
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GAETANO STELLA
er anni siamo stati abituati a guardare l’innovazione digitale”. I risultati di questa ricerca verranno presentati a digitale come una opportunità o come una minaccia. Roma con un evento a giugno. Qualche piccola anticipazioOggi credo che questa visione dicotomica sia stata ne. ampiamente superata da una molteplicità di fattori che non Per cominciare possiamo dire addio all’immagine del propossiamo più ignorare, anche se restano parecchi elementi fessionista stereotipato; la digitalizzazione sarà il principadi criticità che devono essere governati. La digitalizzazione è le propulsore 1) dell’evoluzione del ruolo del professionista, un forte acceleratore del cambiamento, ma fino a che punto 2) delle relazioni con il cliente 3) dell’organizzazione profespossiamo spingere il pedale senza snaturare la natura del sionale. Stiamo andando incontro a una democratizzazione lavoro professionale? del sapere che spinge il professionista a dare soluzioni a biFino a oggi una delle peculiarità che contraddistingueva il sogni complessi: ci sarà uno spostamento della marginalità professionista risiedeva nel rapporto fiduciario che lo legava dai servizi tradizionali con redditività decrescente alla comal proprio cliente/paziente, in virtù di una ponente di consulenza a maggior valore LA RELAZIONE profonda conoscenza che spesso andava aggiunto. La relazione con il cliente si oltre la prestazione professionale, per CON IL CLIENTE è trasformata e richiede servizi sempre quanto complessa fosse, e in molti casi più evoluti e di maggiore complessità; SI È TRASFORMATA sconfinava in un rapporto confidenziale, la digitalizzazione consentirà di formuE RICHIEDE SERVIZI di amicizia. Personalmente non credo lare strategie che anticipano i bisogni SEMPRE PIÙ EVOLUTI che un algoritmo possa sostituire la fidudei clienti attraverso un’offerta di sercia che lega un professionista al proprio cliente, perché al- vizi continuativi, anche attraverso la virtualizzazione delle trimenti dovremo immaginare una prestazione professionale relazioni, per cogliere tutte le opportunità di massimizzacome un prodotto da banco, una merce costruita in serie. zione del valore. L’impatto della digitalizzazione sugli studi La standardizzazione è l’antitesi del valore aggiunto, del ca- richiede un nuovo modello organizzativo degli asset e delle pitale umano che può apportare il professionista a un servi- risorse che favorisca la condivisione delle competenze in un zio reso al mercato. Il punto di partenza è l’alfabetizzazione ambiente interdisciplinare e iper-specializzato. digitale dei professionisti. Contrariamente a quanto si possa È del tutto evidente che siamo di fronte a un profondo campensare, infatti, occorre educare i professionisti al digitale, bio di paradigma delle professioni. Il percorso verso la digicostruire cioè comprensione, consapevolezza e senso critico talizzazione ci proietta verso nuove opportunità che non si nei confronti di questo fenomeno pervasivo che permea la misurano solo con un efficientamento dei costi o con servizi nostra esistenza. a maggior valore aggiunto in grado di generare più ricavi, Nei mesi scorsi abbiamo voluto condividere queste nostre ma anche con una nuova narrazione della professione, una riflessioni con The European House – Ambrosetti per indivi- nuova identità del professionista capace anche di attrarre le duare “I nuovi paradigmi delle professioni nella transizione nuove generazioni.
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Sui mercati torna di moda il (biglietto) verde Con la stagflazione in agguato, meglio puntare sul dollaro. Che infatti si è già avviato verso la parità con l'euro ed è al massimo da vent'anni sulle valute asiatiche di Ugo Bertone
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on ci capite niente? Non preoccupatevi, siete in buona compagnia. Non è facile spiegare perché le banche centrali hanno assistito inerti all’ascesa dell’inflazione senza batter ciglio. Chissà, forse credevano per davvero che si potesse stampare carta a volontà. Ma non è più facile spiegarsi l’andamento delle obbligazioni dopo le recenti decisioni sui tassi. Il valore dei bond Usa (ma anche di Btp e Bund) in un primo momento è sceso, a fronte di un aumento dei rendimenti. Come era logico attendersi, del resto. Ma quando il 10 maggio è emerso un dato dell’inflazione più alto del previsto, i rendimenti hanno preso a sorpresa la via della discesa. Così come è successo allo spread, L'AUTORE UGO BERTONE. TORINESE, EX FIRMA DE "IL SOLE-24 ORE" E "LA STAMPA", È CONSIDERATO UNO DEI MIGLIORI GIORNALISTI ECONOMICOFINANZIARI D'ITALIA
prima balzato sopra i 200 punti, poi in frenata attorno a 180. Perché? Due le possibili spiegazioni: la chiusura delle posizioni “short” sui titoli che ha favorito un momentaneo rimbalzo. Ovvero, dietro il calo dei rendimenti c’è la convinzione dei mercati che l’economia, sia in Usa che in Europa, seppur per motivi diversi, si sta avviando verso la recessione. O peggio, verso la stagflazione, miscela perversa di stagnazione della crescita accompagnata dall’inflazione. Certo, è facile capire perché la Fed, pur in colpevole ritardo, abbia deciso di correre ai ripari annunciando una serie di aumenti del costo del denaro. Una recessione, purché lieve, potrebbe essere un toccasana per metter sotto controllo le richieste di aumenti in arrivo dal mondo del lavoro, diretta conseguenza dell’impennata del carovita. E poco conta se, dopo anni di boom senza limiti, Wall Street dovrà rassegnarsi ad una fase di ribassi: i soci di Apple o di Amazon hanno guadagnato ab-
bastanza in questi anni da potersi permettere una (breve) Quaresima. Ma che dire dell’Europa alle prese con la guerra, il temuto stop delle forniture di energia e i costi dell’embargo verso Mosca? Non sembra, a tutta prima, il momento più adatto per alzare il costo del denaro. L’ultima volta che, su pressione della Bundesbank, la Bce prese quella decisione, anno 2011, si rischiò il collasso dell’euro, lacerato dalle tensioni tra l’area ex marco e la finanza del sud Europa culminata nella drammatica crisi greca. Oggi le cose stanno in maniera diversa, probabilmente. E l’Europa dispone di anticorpi e strutture assai più forti, anche sul piano politico. Ma oggi come ieri si ha il sospetto che la povera Christine Lagarde dovrà cedere, dopo strenua resistenza, all’insistenza dei banchieri tedeschi. Con il rischio di alzare i tassi proprio quando, al giro di boa di metà anno, la crisi economica potrebbe entrare in una fase critica. No, non è facile capirci qualcosa in un momento in cui un po’ ovunque, dittatori e poteri forti hanno la pretesa di mettere la politica al di sopra dell’economia, anzi del buon senso. Di qui un consiglio dettato dall’umiltà: nei prossimi mesi la soluzione più semplice e sicura passa dal dollaro, già oggi ai massimi da vent’anni sulle valute asiatiche, avviato verso la parità con l’euro, specie in caso di frattura definitiva con Mosca sulle forniture di gas. Nei prossimi mesi, almeno fino alle elezioni d’autunno (probabile rivincita dei candidati di Trump) in quel porto sicuro si potrà attendere l’arrivo di tempi migliori. Magari dalla Cina che, una volta liquidato il lockdown che ha ingabbiato più di 300 milioni di persone ed il 40 % del Pil, avrà una voglia matta di ripartire. O dalla stessa Europa se, come suggerisce Henry Kissinger, il cessate il fuoco (cosa ben diversa dalla pace) potrebbe non essere poi così lontano. Ogni speranza è lecita, dopo anni vissuti pericolosamente tra eccessi e sbandamenti, dal Bitcoin al Nasdaq. Anche quella di una nuova stagione finanziaria un po’ noiosa, senza pandemie o i brividi colpi di cannone.
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IL GL BALISTA SE LA GLOBALIZZAZIONE È MORTA CHISSÀ COME STA IL DECOUPLING... Con i costi dei trasporti, delle materie prime e dell’energia che sono esplosi, il mondo cerca di fare a meno della Cina, che a sua volta insegue l’indipendenza tecnologica
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se fosse venuto il momento di dare ragione Giulio Tremonti, il primo economista a scoprire i limiti della globalizzazione e i grandi problemi creati dalla caduta delle barriere, il mondo come un unico immenso mercato? In effetti, la pandemia prima, con la mancanza apparentemente incomprensibile di mascherine (prodotte tutte solo nella lontanissima Cina) e oggi la guerra in Ucraina, che tiene bloccate nei porti le navi cargo strapiene di grano destinato a mezza Africa, hanno acceso più di un riflettore e avviato più di una riflessione su un sistema economico, la globalizzazione (iniziata negli anni ’90 con gli accordi Gatt e rafforzatasi negli anni 2000 con l’ingresso della Cina comunista nel Wto), che avrebbe dovuto portare benessere e democrazia in ogni angolo del mondo. Invece siamo qui a calcolare, per dire, le perdite dell’industria dell’auto che non riesce a
QUI MIAMI
produrre vetture per mancanza di componenti elettronici, a fare i conti con l’inflazione mondiale perché l’offerta s’è rarefatta, i costi di trasporto sono letteralmente esplosi (i noli marittimi a + 1000%!), a considerare le perdite miliardarie perfino dei giganti tecnologici sia negli Usa sia in Cina (da cui il crollo continuo del Nasdaq). Quanto, poi, alla globalizzazione dei buoni principi e delle regole della democrazia, forse è meglio lasciar perdere se contiamo il numero dei morti in Ucraina (e non solo) e facciamo l’elenco dei Paesi dove i diritti umani sono un “lusso occidentale” a cominciare dalla Russia di Putin (leggere la Politkovskaja) e dalla Cina di Xi Jingping. Che cosa è successo? É successo, per uno di quei non rari paradossi che stanno dietro i tornanti della storia, che la globalizzazione dopo essere stata una risorsa planetaria (e
Parmesan, fettuccine e «pepperoni» è il marketing che conquista il palato Sono ancora tante le aziende produttrici di eno-food made in Italy che delegano l’intera promozione dei loro prodotti ad un singolo wholesaler con il risultato di fatto di avere una esigua presenza nella distribuzione
fatto arricchire le multinazionali, diciamolo) è diventata un serio problema e non solo perché all’inizio della pandemia di Covid mancavano le mascherine e oggi l’approvvigionamento di componenti elettronici è diventato un vero dramma per l’industria mondiale. Un problema tale che i francesi – ma il test darebbe gli stessi risultati in qualsiasi altro Paese europeo – intervistati da un team di economisti del Cepii, Centre d’études prospectives et d’informations internationales, dichiarano che la globalizzazione è diventata ormai una minaccia per il Paese (il 60% del campione nel 2020, era il 49% nel 2017) e che la Francia deve trovare il modo di difendersi (il 65% del campione contro il 45% di in forme differenti del suo nome. In inglese Parmigiano si traduce Parmesan e qui negli Usa il Parmesan è un formaggio principalmente prodotto nello stato del Wisconsin dove nei primi anni del ‘900 molti casari emiliani sono emigrati e facendo tesoro della propria competenza hanno iniziato a produrre in America il formaggio
I
l parmigiano reggiano è definito come
i primi produttori, poi nel rinascimento il pri-
così come avevano imparato a farlo nei loro
“king of cheese”, il re dei formaggi. È l’em-
mo grande sviluppo nelle pianure delle at-
paesi di origine, mantenendo i processi pro-
blema per definizione, nonchè ambascia-
tuali province di Parma e Reggio Emilia e nel
duttivi originari e producendo un forma di
tore nel mondo, delle eccellenze casearie
1996 il riconoscimento europeo della Dop,
Parmesan che è promosso come “Proudly
italiane e richiede ben 550 litri di latte per
la denominazione di origine protetta, per la
Wisconsin”, orgogliosamente del Wisconsin.
ottenere la classica forma a ruota che ca-
tutela del prodotto e della territorialità, visto
In pratica il Parmesan americano è come
ratterizza il prodotto e del peso di 38-40 kg.
che il Parmigiano è tra i formaggi più imitati
il Parmigiano italiano con la sola differenza
Le sue origini risalgono al medioevo quando
al mondo e oggetto di quello che viene defi-
che invece di essere prodotto da aziende
i monaci benedettini e cistercensi ne furono
nito come “italian sounding” per l’evocazione
casearie nelle province di Parma e di Reg-
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di Giuseppe Corsentino
qualche tempo fa). Ma è proprio sulle strategie di difesa, chiamiamola pure la “de-mondializzazione”, che gli economisti (e non solo quelli del Cepii che hanno appena pubblicato i risultati del loro lavoro in un libro, “La folle historie de la mondialisation”) si dividono e non hanno idee chiare. Nel frattempo, hanno inventato un nuovo termine preso a prestito dall’industria elettrica: decoupling (in francese decouplage, in italiano disconnessione) che è un po’ come staccare i fili. Non si sa ancora quanta dispersione (di valore) stia generando questa fase di decoupling, ma forse se ne può avere un’idea leggendo le parole del presidente cinese Xi Jingping che all’agenzia ufficiale Xinhua ha dichiarato con assoluta convinzione il 18 gennaio scorso che “i Paesi del mondo debbono continuare con
il multilateralismo” mentre i cinesi, per quanto li riguarda, debbono “cercare a tutti i costi l’integrazione piuttosto che il decoupling”. Strategia non facile, fa osservare sul “Quotidiano del popolo” il direttore dell’Accademia nazionale di scienze sociali Yu Yongding, se sono gli altri, nello specifico gli americani (prima con Trump che nel 2018 ha dichiarato una vera e propria guerra doganale a Pechino, come si sa, e poi con Biden che anzi ha marcato in chiave ideologica, democrazia contro autocrazia, il giro di vite commerciale) a rendere sempre più difficili le relazioni economiche. Per cui la risposta non può che essere una strategia a due velocità – gli economisti la definiscono “circolazione duale” – con l’obiettivo di trovare un equilibrio tra “sicurezza”del mercato interno e apertura al mondo. Da pochi mesi, infatti, è entrata in vigore in Cina una legge che impone alle imprese di cercare fornitori interni in modo da non dipendere più (o sempre meno) da fornitori internazionali, cioè americani, soprattutto nell’industria elettronica (il target, da qui al 2025, è ridurre questa dipendenza tecnologica dal 70 al 40%). Naturalmente vale anche il discorso contrario. Perché se la Cina resta dipendente
dall’Occidente in certi settori pregiati dell’apparato produttivo, anche l’Occidente non può pensare di disconnettersi completamente dai fornitori di mezzo mondo quando, per esempio, deciderà di sospendere l’import di energie fossili per passare alle energie rinnovabili. Le nuove tecnologie “verdi”, infatti, avranno bisogno delle terre rare che si trovano praticamente solo in Cina (al 90%), del cobalto che arriva dal Congo (al 60%), del litio che arriva anch’esso dalla Cina e dal Cile (al 45%). Bastano queste cifre per capire che la “disconnessione” delle filiere globali non sarà un’operazione semplice (e conveniente). Finora il “decoupling”, a cui fa da contraltare il “bodylocking”, la chiusura delle frontiere e l’innalzamento delle barriere doganali (come hanno fatto gli Usa con il “Foreign Companies Accountable Act”), al momento è piuttosto una posizione ideologica di certe scuole di pensiero economiche antiliberali. Vedremo se si riuscirà a costruire un modello di globalizzazione adatto a un mondo sempre più insicuro.
gio Emilia viene prodotto oltre oceano in Wi-
del supermercato, ne tutela nel packaging
Mtw Group, società
sconsin da aziende casearie americane che
e nella etichetta l’originalità italiana con la
di advisory di inter-
sono state attivate un secolo fa da emigrati
sua Dop.
national
italiani: cambia la geografia ma il risultato è
Nello stesso modo con il quale le grandi ca-
con sede a Miami
lo stesso, con un nome Parmesan in lingua
tene di supermercati in Italia commercia-
in Florida, dal 2005
inglese senza alcun Italian sounding perché
lizzano il Parmigiano con marchio proprio,
offre consulenza manageriale strategica
il termine Parmesan è legato al territorio di
così molte grandi catene americane di su-
per l’internazionalizzazione nel mercato Usa
produzione Usa.
permercati – come Publix che è presente in
integrata con servizi di Marketing Commu-
Il Parmesan è stato anche premiato come
7 Stati del sud-est degli Stati Uniti, dalla Flo-
nication, Brand Marketing, Business Deve-
miglior formaggio americano dalla Ameri-
rida alla Virginia – commercializzano l’au-
lopment e Corporate a supporto delle Pmi e
can Cheese Society, l’associazione che pro-
tentico Parmigiano italiano ma brandizzato
delle aziende Mid-Market del Made in Italy
muove l’industria casearia americana.
e con proprio packaging sia nella versione
che guardano al mercato Usa per la propria
Qui negli Usa ovviamente è disponibile il Par-
“shredded”, sminuzzato, che in porzioni di
crescita ed espansione attraverso piani di
migiano Reggiano prodotto in Italia sia nella
forma.
internazionalizzazione
Continua a leggere
di Antonio Acunzo, Ceo di Mtw Group-Foreign Market Entry Advisors
sua versione originale che in quella prodot-
strutturata
come
Joint-Venture, M&A, Fdi e Direct Export.
ta per conto terzi per la grande distribuzione che, pur promuovendolo con il brand
business
antonio@marketingthatworks.us Continua a leggere
www.marketingthatworks.us
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SHORT STORIES
Logistica
Mbe Worldwide archivia un altro anno da record Il fatturato aggregato ha superato il miliardo di euro anche grazie alle acquisizioni Mbe Worldwide, piattaforma leader a livello mondiale nell’offerta di soluzioni in ambito e-commerce, spedizioni, logistica e servizi di stampa e marketing a supporto delle Pmi e dei privati, ha chiuso l’anno fiscale 2021 con un fatturato aggregato pari a 1,01 miliardi di euro (1,2 miliardi di dollari), generato attraverso la sua piattaforma distributiva - composta da oltre 2.900 Centri Servizi in 53 Paesi e attiva con diversi marchi (Mail Boxes Etc., PostNet, Pack & Send, AlphaGraphics e Multicopy) - e 24 miliardi di euro (28,5 miliardi di dollari) di valore lordo delle
vendite attraverso la piattaforma e-commerce PrestaShop. Nel 2021 Mbe ha concluso con successo diverse acquisizioni strategiche tra cui PrestaShop, Pack & Send, Multicopy e l’acquisto del business dei licenziatari Mbe UK & Ireland. Inoltre, il Gruppo ha aperto 208 nuovi Centri Servizi a livello globale e ha firmato due nuovi accordi Master Licensee in Bulgaria e Giordania e un accordo di licenza a Timor Est, espandendo così la sua piattaforma globale in nuovi territori. «Nonostante il persistente impatto della pandemia, il 2021 è stato un anno straordinario per noi» ha dichiarato Paolo Fiorelli, presidente e amministratore delegato Mbe. «Sia i nostri imprenditori locali che i team Corporate hanno continuato a dimostrare un grande livello di passione e impegno. Siamo stati in grado di chiudere acquisizioni strategiche che ci aiuteranno a rinforzare il nostro posizionamento competitivo e ad accrescere la nostra capacità di servire i clienti a livello globale, mantenendo allo stesso tempo
COSÌ INSQUARED DÀ VOCE AL PICCOLO INVESTITORE Il 2021 è stato un anno da record per gli investimenti in startup. In Europa sono stati investiti oltre 100 miliardi, quadruplicando il volume rispetto all’anno precedente. «In Italia sono stati investiti oltre un miliardo e 200 milioni e questo fa capire che c’è un grandissimo margine di crescita», spiega Ronnie Laureana, a.d. di Insquared Holding Srl, holding di partecipazioni con un focus specifico sugli investimenti in startup ad alto contenuto tecnologico e innovativo. «Ad oggi, abbiamo già investito in 15 aziende, costruendo un portafoglio molto orizzontale nei settori del Proptech, Foodtech, Fintech, Martech, AI e Farmatech. Fra i nomi nel nostro portafoglio ci sono: Trusters, Startup Wise Guys, SempliFarma, GoVolt, QodeUP e altre». In questi tre anni Insquared ha dimostrato di saper selezionare in maniera impeccabile i propri investimenti generando un tasso di crescita che supera il 66% e con un
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tasso di fallimento del 6% contro una media nazionale del 50%. «Abbiamo fondato Insquared a fine 2018. L’obiettivo era investire in startup promettenti, ma offrendo agli investitori una marcia in più. In Italia, il singolo investitore crowd entra in una startup con un gettone medio di 2mila euro, ma non ha alcun potere decisionale nella vita dell’azienda. Di solito, assume un ruolo passivo rispetto alle decisioni del management della società e dei lead investor. Per Insquared dare voce al piccolo-medio investitore è un punto imprescindibile e grazie alla nostra struttura, possiamo farlo». L’attività di scouting è la base del lavoro di Insquared: «Facciamo tutto in piena trasparenza – spiega Laureana - Tramite una votazione democratica, ogni socio esprime il proprio gradimento per un possibile investimento. A quel punto il Cda, a seguito di ulteriori approfondimenti, decide se confermare o meno il voto».
una forte crescita organica. Inoltre, attraverso l’acquisizione di PrestaShop, miriamo ora a massimizzare le opportunità provenienti dall’e-commerce, supportando così il nostro obiettivo a lungo termine di diventare una piattaforma leader per il commercio globale. Non ultimo, abbiamo continuato ad investire nella nostra tecnologia per garantire ai nostri clienti un livello di servizio sempre migliore e una crescente efficienza operativa in tutti i nostri Paesi», ha concluso
Affitti brevi
Dopo il Covid nasce la nuova Halldis Il Tribunale di Milano ha omologato la proposta di concordato preventivo Con decreto di omologa del Tribunale di Milano del 09/05/2022, la proposta di concordato preventivo di Halldis è stata approvata definitivamente. Trova così perfezionamento positivo il percorso di rinnovamento basato e declinato, da un lato sul piano commerciale - tramite una nuova capacità distributiva e di vendita, una maggiore marginalità e innalzamento della qualità degli immobili gestiti e un miglior equilibrio del portafoglio tra strutture urbane e di vacanza – dall’altro, a livello societario, sul rafforzamento patrimoniale della società e la creazione di
Paolo Fiorelli. Inoltre, i primi mesi del 2022 stanno confermando i trend di crescita che abbiamo osservato negli ultimi mesi del 2021. Inoltre, la missione #PeoplePossible incarna la vocazione della Rete mondiale Mbe di trovare continuamente nuove soluzioni su misura orientate a rispondere alle necessità di business delle persone, così che possano supportare i propri clienti nell’affrontare al meglio le sfide quotidiane.
una struttura più semplice ed efficiente. Nasce così a tutti gli effetti la “nuova” Halldis, società italiana con sede sotto la Madonnina, le cui origini risalgono al 1986, pioniere e leader di settore nel mercato degli affitti brevi, che, per conto di proprietari privati e istituzionali (banche, fondi e Sgr), gestisce circa 1.000 proprietà, tra appartamenti, palazzi e ville, in più di 120 località italiane ed europee. Il percorso di ristrutturazione era iniziato nell’agosto 2020, quando il forte calo delle prenotazioni dovuto alla pandemia aveva accentuato le difficoltà che Halldis e il suo gruppo già incontravano in conseguenza di scelte delle passate gestioni. Halldis, la società, grazie alla trasformazione realizzata sotto la guida del nuovo ceo Michele Diamantini – già tra i fondatori di Expedia Italia e co-founder e general manager di Vacasa Europa – è riuscita a sviluppare un piano concordatario attestato che ha ricevuto prima l’approvazione da parte dei creditori della società (con il voto favorevole dell’ampia maggioranza di tutte le classi dei creditori) e poi il via libera da parte del Tribunale.
Poltrone
I TEMI DEL LAVORO
Caffè Trucillo guarda al futuro La strategia: sviluppare il mercato interno e accompagnare il passaggio generazionale Francesco Giordano è il nuovo General Manager di Caffè Trucillo, torrefazione di Salerno proprietà dell’omonima famiglia da tre generazioni, presente con le sue miscele in circa 2000 locali in Italia e distribuito in 40 Paesi esteri, dove ad oggi esporta il 60% della produzione. Salernitano di nascita e milanese d’adozione, Francesco Giordano ha una conoscenza di oltre vent’anni dei mercati internazionali, e degli Stati Uniti in particolare, dove ha vissuto dieci anni. Nella sua esperienza ha ricoperto incarichi importanti per primari brand
Gender equality
L’imprenditoria è femmina... anche grazie ai bandi Lo scorso anno l’imprenditoria femminile ha visto un boom di iniziative. Ecco perché Il 2021 è stato un anno d’oro per l’imprenditoria femminile: un sondaggio di Impresa Sviluppo & Management tra 1370 aziende in rosa rivela la crescita delle donne che fanno business. Ed arrivano nuovi finanziamenti. Le donne che vogliono iniziare a fare impresa oppure che vogliono far crescere la loro azienda già presente sul mercato sono passate al contrattacco e rivendicano a gran voce quelle “pari opportunità” di cui tanto si parla in giro per l’Europa. «Il 2021, nonostante la pandemia e le conseguenze che ne sono derivate, è stato l’”anno d’oro” dell’imprenditoria femminile: sempre più donne, infatti, hanno
FRANCESCO GIORDANO
italiani del food&beverage e del caffè. «Abbiamo invitato Francesco Giordano, che conosciamo da molti anni – spiega Matteo Trucillo, amministratore unico della società del caffè – ad entrare nella nostra squadra con l’obiettivo di delineare in modo ancora più netto il nostro modo di operare nel mercato, di consolidare la nostra già rilevante presenza all’estero e di aumentare la distribuzione nel mercato interno, con lo stesso approccio che ci viene riconosciuto e apprezzato dai clienti stranieri». In azienda dai primi anni Ottanta, è Matteo Trucillo ad aver voluto trasformare
deciso e stanno decidendo di mettersi in gioco avviando la loro prima attività oppure innovando quella già esistente», afferma Giancarlo Barbarisi, esperto in tecniche di finanziamento alle imprese. «Per analizzare il fenomeno in maniera più scientifica e precisa, abbiamo effettuato un sondaggio tra 1370 donne imprenditrici o aspiranti imprenditrici e, da questo sondaggio, sono emersi una serie di dati davvero interessanti» prosegue Barbarisi. «Il primo di questi dati è che molte donne hanno preso coraggio e consapevolezza delle loro capacità e hanno deciso di mettere la loro creatività al servizio del business». Il 73% circa delle donne intervistate ha ammesso di avere il classico “sogno nel cassetto” da trasformare in realtà e una percentuale rilevante di queste donne (circa il 60%) ha già mosso i primi passi in questa direzione ed è assolutamente intenzionata a realizzarlo». Complice di questo “boom” è la riapertura del bando “ON-Nuove Imprese a Tasso Zero” avvenuta lo scorso 24 marzo; si tratta del bando che finanzia la nascita e l’ampliamento di imprese a
il nome di famiglia nel nome dell’azienda, mettendo la firma (e la faccia) sui prodotti. «Noi siamo il nostro caffè» è il suo motto e, fra i primi cambiamenti introdotti nell’azienda fondata dal papà Cesare,, fu sempre sua la decisione di chiudere la società finanziaria, consuetudine nel settore in Italia, per concentrarsi esclusivamente sulla vendita di un prodotto di alta qualità, abbinato a un servizio eccellente. Da qui nacque anche l’idea dell’Accademia Trucillo, la prima scuola del caffè del centrosud Italia, che dal 1998 ad oggi ha formato oltre 5000 professionisti, in Italia e all’estero. «Sono onorato di poter contribuire in questo nuovo ruolo a far crescere ulteriormente un’eccellenza italiana, e salernitana in particolare, nel mondo. – commenta Francesco Giordano – Trucillo è già apprezzata in mercati strategici come Usa, Canada, Emirati per la sua serietà e trasparenza, oltre che per la qualità eccellente del caffè e per essere, attraverso i suoi prodotti, un ambasciatore dell’Italia più genuina e affascinante».
conduzione femminile ed è gestito da Invitalia per conto del Ministero dello Sviluppo Economico. Prevede sia un finanziamento a fondo perduto che un contributo a “tasso agevolato” con tasso di interesse pari a zero per cento. Ad alimentare questa voglia di fare impresa al femminile c’è stato anche l’annuncio della prossima apertura del “Fondo Impresa Donna”, prevista per il prossimo 5 maggio. Sono molte le donne che lo stavano aspettando: dopo averne parlato in più occasioni, infatti, il Mise. mette finalmente a disposizione delle donne che fanno impresa i soldi del famosissimo “Recovery Plan”. E, anche in questo caso, è prevista la doppia tipologia del finanziamento a fondo perduto e del contributo a tasso agevolato (sempre con tasso di interesse pari a zero per cento), entrambi rivolti alle imprese da costituire o a quelle già costituite da meno di cinque anni.
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NEI CONTENUTI EXTRA SUL CANALE DIGITALE I consulenti del lavoro italiani e il loro Ordine, presieduto da Marina Calderone, sono in prima linea con le imprese che fanno il Pil del nostro Paese, che con l’iniziativa autonoma generano anche lavoro subordinato, cioè la cinghia di trasmissione del benessere dall’attività d’impresa al resto della società. Economy ogni mese ospita – in un’edizione digitale dedicata alla categoria, ma accessibile a tutti i lettori interessati attraverso un QR che ormai costituisce uno snodo della carta stampata verso il multimediale– un’ampia sezione dedicata ai temi specifici e specialistici del settore, in collaborazione con l’Ordine e il suo ufficio studi. Fino a otto pagine tutte da leggere per tenersi aggiornati sui temi specifici della professione ma anche sulle problematiche economiche, normative e sociali del mondo del lavoro. Fino alla fine di quest’anno si snoderà, sulle nostre pagine e nel nostro spazio web, un percorso di dibattito, approfondimento, analisi e consapevolezza attraverso il mondo del lavoro e la sua dinamica evoluzione. Nell’approfondimento allegato a questo numero di Economy (consultabile al QR link in fondo alla colonna), in particolare, troverete un approfondimento operativo sul Gol, il Programma nazionale per la Garanzia di occupabilità dei lavoratori, finanziato con 4,4 miliardi del Recovery plan, che punta a reinserire 3 milioni di persone nel mercato del lavoro entro il 2025, di cui il 75% donne, disoccupati di lunga durata, persone con disabilità, giovani under 30, lavoratori over 55. Non solo: parleremo anche di come cambia la busta paga in questo 2022, dell’assegno unico e delle dimissioni volontarie. Buona lettura!
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TREND TOPIC www.economymagazine.it
SOSTENIBILITÀ
MERCATI
Abbattere la CO2 ma usando tutte le fonti, comprese fossili e atomo
Le cadute di questi giorni non
Bisogna operare usando anche
mettono a rischio la moneta
la leva dell’integrazione delle
virtuale. Per il
fonti energetiche a partire dalla
momento non
rete dell’intermodalità logistica
crescono nemmeno
nazionale. Dopo il Covid-19 e
gli investimenti da
Per giustificare l’invasione dell’Ucraina il dittatore russo ha organizzato
la guerra tra Russia e Ucraina
parte della Russia...
una sfilata che paragonerà il conflitto per il Donbass alla “grande
occorre ripensare
guerra patriottica” contro i nazisti. La Russia putiniana del
completamente il
resto da anni utilizza la propaganda della vittoria dell’Urss
settore dell’energia e
su Hitler per coltivare il culto imperialista...
dei trasporti...
SCENARI&COMMENTI
Putin e il 9 maggio in Piazza Rossa: una parata di menzogne storiche
BLACK
SCENARI&COMMENTI
Francia scalzata, oggi l’economia in Africa parla cinese
Covid, guerra e imprese in crisi, la mafia ora punta l’agroalimentare A Palermo maxi-confisca da 150 milioni di euro al “re dei
infrastrutture, imprese, filiere e materie prime. Marginale il
«Il Pnrr dovrebbe rivedere i propri
ruolo europeo nel
obiettivi affrontando seriamente
Continente Nero. Ora
il tema della demografia. Draghi
la Cina punta anche a
dovrebbe andare in Europa a
digitalizzare finanza
rivedere questi obiettivi, altrimenti
e pagamenti...
“l’equilibrio” della moneta coloniale transalpina investendo in 52 Paesi africani su 54 su
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supermercati”. Coldiretti lancia l’allarme: «in questo settore il
POLITICA&POLITICHE
Rivedere il Pnrr, senza figli crolla il sistema economico
Il colosso d’Oriente ha rotto
Crollo bitcoin: nessuna catastrofe, ma ci vuole attenzione
business criminale ha superato i 24,5 miliardi». L’analisi dell’ex Procuratore Antimafia Cafiero de Raho: «Quando l’economia cambia, i clan si organizzano per cogliere le opportunità di guadagno»...
MERCATI
SCENARI&COMMENTI
Caro benzina: meno accise, ma i prezzi continuano a lievitare
SuperMario e il Superbonus prima firmato e poi contestato
rischiamo di essere spacciati»,
La corsa ai prezzi del carburante
Lo strano atteggiamento del
così Giorgia Meloni, ospite degli
non si ferma: il caro benzina non
premier che in Italia vara il decreto
Stati generali della natalità. Anche
viene fermato dalla riduzione delle
- ereditato dal Governo Conte 2 -
il Viceministro dell’Economia e
accise. Il problema è il prezzo del
con la proroga e poi in Europa lo
delle Finanze Laura
petrolio, che nono stante
critica. L’avesse fatto
Castelli ha parlato
l’aumento di
Silvio Berlusconi
di nuove misure
produzione
chissà quante
europee a sostegno
continua a
polemiche si
delle nascite...
impennarsi.
sarebbe attirato...
TALENT SHOW
D
CI PIACE TROVARE LA BELLEZZA DOVE NESSUNO LA CERCHEREBBE La scelta della Pirelli per l’Annual report del 2021: arte in fabbrica per raccontare il lavoro la redazione
I
l calendario, per carità: guai a chi ce lo tocca. Donne da sogno, banane, lamponi… Ma la Pirelli, stavolta, si è superata ed ha investito la sua tradizionale sensibilità verso l’immagine e le arti visive in un prodotto di comunicazione che si può definire, con tutto il rispetto per il calendario, “serio”: il bilancio 2021, ovvero l’Annual report. Le fabbriche come luoghi di produzione, ma anche di ispirazione di bellezza, di arte e di cultura. E, soprattutto, luoghi di “mani-fattura”, intesa come mani all’opera, animate dal talento. Un progetto grafico di altissima qualità, “A Beautiful Place: l’arte della manifattura”, per il quale un gruppo di artisti di fama internazionale hanno visitato cinque dei suoi diciotto siti produttivi nel mondo, per poi creare opere d’arte ispirate ai suoni, ai colori e alle atmosfere “respirate” proprio all’interno delle fabbriche. Una ricerca della bellezza in luoghi dove nessuno l’avrebbe cercata. Per esempio: a Settimo Torinese, il ceramista umbro Giovanni Mengoni ha realizzato un vaso in bucchero che richiama la storicità degli spazi industriali. A Yanzhou, invece, l’artista cinese Tu Yonghong, tra le principali esponenti dell’arte dell’intaglio della carta, ha realizzato due intagli ispirati ai concetti di “industria” e ”innovazione”. A Campinas, il collettivo artistico brasiliano composto da Fernanda Borgi, Tony Felix, Susy Garcia e Pinguim ha composto una canzone dal titolo “Um lugar bonito”. E così via. La musica l’ha invece fatta da protagonista a Slatina, dove il violoncellista rumeno Andrei Cavassi ha composto “A beautiful place”. E così via. Brava Pirelli.
Cinque firme artistiche internazionali hanno raccontato uomini e mestieri con una forza straordinaria In realtà sul magnate dell’auto elettrica e dei razzi spaziali le antipatie e i gossip trovano tanti appigli
iciamolo subito: all’uomo più ricco del mondo si può perdonare quasi tutto... purché paghi. E dunque la malignità diffusa da quegli impertinenti di Business Insider – secondo cui l’imprenditore mattocchio che ha lanciato Paypal e poi la Tesla e poi i razzi SpaceX avrebbe fatto una pesante molestia sessuale a un’assistente di volo – è una malignità e tale resterà fino a prova contraria, prova che nessuno cercherà più perché, se pure fosse vera, la molestia sarebbe stata lavata con ben 250 mila dollari. Poi ragioniamo: un esibizionismo sessuale? Ma com’è pensabile un atto di esibizionismo, da parte di un uomo così schivo e riservato come il multicolore tycoon che tira-e-molla da anni con chiunque, dalle autorità di Borsa al board di Twitter, e pontifica su tutto, seduto su 200 miliardi di dollari? Impensabile… Si vedrà, se ci sarà mai una sentenza sull’incresciosa esibizione di un oggetto tubolare molto diverso da un razzo, a parte la rima. E dunque nel dubbio dobbiamo sempre propendere a favore dell’imputato. Anche perché non c’è bisogno di molestie sessuali per rilevare che Musk è sempre molesto. Pretende di insegnare anche ai gatti come ci si arrampica. Si erge proprio lui a paladino della libertà di stampa e non parla con i giornalisti. Passa per un innovatore ed è stato finanziato dallo Stato, col meccanismo dei certicati verdi e col subappalto della produzione dei razzi vettori con cui la Nasa manda in orbita uomini e cose. Parla continuamente senza nemmeno ricordare quel che ha detto magari il giorno prima, E soprattutto, direbbe Totò: ma ci faccia il piacere!
NON CI PIACE COMPRERESTE UNA TESLA USATA DA QUEST’UOMO? Le accuse, non comprovate, di esibizionismo sessuale? Ma come crederci, da uno così? la redazione
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I TALENTI DELLO SVILUPPO
IL REAL ESTATE È SEMPRE PIÙ VIRTUAL L’innovazione tecnologica sta cambiando volto al settore immobiliare. Che approda nel metaverso con “edifici gemelli” e community popolate di avatar. Ma attenzione: non è un gioco
di Marina Marinetti
S
i chiama “real estate”, ma è semdisporre di un “gemello digitale”», conferpre più “virtual”: la digitalizzama a Economy la general manager Letizia zione si sempre più strada nel Cantini. «In Svicom definiamo la nostra comparto immobiliare attraverso servizi a impronta distintiva attraverso la cultura valore aggiunto, fino a portare gli immobili dell’innovazione che è il perno di tutto il addirittura nel metaverso. Non ci credete? processo gestionale, solo così delineiamo Prendete Svicom, una delle aziende leader strumenti e soluzioni capaci di generare nel retail real estate valore per i nostri IL BUILDING INFORMATION italiano, col suo porclienti e per gli asMODELING CONSENTE DI “DIALOGARE” tfolio di 120 asset set in portafoglio. CON GLI EDIFICI A PARTIRE per più di 1,6 milioNe sono un esempio DAL LORO MODELLO IN 3D ni di mq tra centri l’utilizzo del Bim e la e parchi commerciali, stand alone e high gestione del facility management a partire street, food hall, immobili logistici e diredal digital twin dell’immobile». zionali, che ha archiviato il 2021 con un + Bim sta per “building information mode20% di fatturato, a quota 11,5 milioni di ling” e consente di “dialogare” con gli edieuro, e un incremento del portfolio a 120 fici a partire dal loro modello 3D, per miasset: «I centri commerciali Aura di Roma e gliorare la gestione e la resa degli impianti Carrefour Pavia, che fanno parte del nostro nell’intero ciclo di vita dell’immobile: «Graportfolio, sono i primi in tutta Italia a poter zie alla triangolazione fra modello digitale,
104 REAL ESTATE IL NUOVO MATTONE È SEMPRE PIÙ SMART
105 DIVERSAMENTE FINANZA «QUANDO LA BORSA TREMA SI VINCE COL RAGIONAMENTO»
106 MARKETING GENIUS DOPO LA PANDEMIA IL MARKETING DIVENTA “IBRIDO”
108 SICILY BY CAR UN TOUR NELLA SOSTENIBILITÀ CON L’AUTONOLEGGIO ELETTRICO
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TALENTI DELLO SVILUPPO
I PROSSIMI PASSI IN CUI TRAGUARDARE LA BLOCKCHAIN RIGUARDERANNO IL DIGITAL TWIN IN AMBITO FINANCE
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corsi, eventi e laboratori. «Svicom oggi è software e smart sensor, è possibile garanuna proptech che sta adottando diverse tire una regolazione automatica degli imleve», prosegue Letizia Cantini: «dalla dipianti in funzione delle temperature, dei gital trasformation alla robotizzazione di livelli di CO2 e soprattutto della quantità di persone presenti e del rispettivo apporprocessi, dall’impiego dell’intelligenza arto termico all’immobile, con l’obiettivo di tificiale e dell’IoT in molte fasi di gestione abbattere e contenere i consumi in modo al già citato digital twin in ambito facility, mirato e puntuale», spiega Cantini. «L’apnonché i test di blockchain in iniziative Esg plicazione del Bim ci consente di comprenche stanno riguardando diverse strutture dere come si comporta l’immobile, quando in portfolio. Ne sono esempio l’iniziativa si verificano i picchi di maggiore spesa e “Con le Api nel Cuore” incentrata sul sosteperché. Il modello digitale ci restituisce un gno e la sensibilizzazione alla biodiversità dato a 360 gradi e ci consente di interveniambientale ed il percorso solidale di “C’è re in real time in caso di criticità connesse tempo per gli altri”, nato con l’intento di gaai consumi». rantire attività gratuite di screening e preOltre al Bim, Svicom ha sviluppato per i venzione, in ambito medico, per le fasce più tenant un sistema innovativo che si chiadeboli della popolazione. I prossimi passi ma Crm Mall Portal, nato appunto con in cui traguardare la blockchain riguardel’obiettivo di far convergere con maggiore ranno il digital twin in ambito finance. Non efficacia ed efficienza in un unico ambiente è un orizzonte così remoto quello in cui un digitale tutti i flussi informativi degli attori immobile con tutte le sue complessità avrà del centro commerciale: ad oggi il sistema un gemello digitale, integrato e speculare, in coinvolge 28 asset, per un totale di 1.600 grado di dirigere tutte le fasi di processo». tenant già attivi sulla piattaforma e olInnovare è una questione anche (se non tre 10.000 interazioni raggiunte in media soprattutto) di investimenti: «Il valore comogni mese. E per semplificare il customer plessivo dei beni immobiliari nel mondo è journey e creare condi oltre 217 trilioni IL VALORE DEI BENI IMMOBILIARI tenuti di valore ha di dollari e rappreNEL MONDO SUPERA I 217 TRILIONI realizzato la piattasenta più della metà DI DOLLARI E RAPPRESENTA OLTRE forma The Place To del valore degli asLA METÀ DEGLI ASSET FINANZIARI Do, che consente set finanziari globali. ai clienti del centro commerciale di È un mercato con un livello di burocrazia scegliere fra un caleidoscopio di opprimente nel quale prima di parlare iniziative ed attività fisiche opdell’approdo in un “nuovo mondo” occorre pure on demand, in un’ottica completare una vera e propria transizione di iper-personalizzazione digitale. La blockchain al centro di un riposidell’experience. Nei primi zionamento del business model classico po5 mesi di attivazione della trebbe far ottenere efficienza, visibilità e sipiattaforma per il centro curezza dei dati, riduzione dei costi. Sono da commerciale Mongolfiera osservare con interesse progettualità quali Japigia (Bari), per fare un Propy, Blocksquare o De Soto inc. le quali in esempio, sono stati acquidiversi ambiti di applicazione stanno rivestati oltre 7.000 e-ticket per dendo l’intero processo di intermediazione,
di acquisizione e di gestione immobiliare». Quella di Letizia Cantini è una visione futuristica del real estate prossimo venturo: «La digital transformation dei processi di gestione immobiliare ha certamente preceduto il metaverso ma gli sviluppi del metaverso attingono, a mio avviso, alla sfera del gaming dalla quale hanno tratto certamente un approccio creativo, coinvolgente, innovativo. Penso allora che, a sua volta, il
real estate possa beneficiare di contaminazioni mediante l’osservazione di ambiti e business model distanti. Il marketing 5.0 teorizzato da Kotler trova negli Nft, e nel metaverso, validi alleati. Si tratta di asset con cui un’azienda, così come ad esempio un centro commerciale, può rafforzare il rapporto di fiducia e di engagement con il proprio pubblico. È un approccio miope quello che vede un’alternativa e non una
sinergia/sincronia tra fisico e metaverso. Siamo poco distanti dallo sviluppo di una vera propria token economy, nella quale il rapporto tra azienda/brand e consumatore, così come quello tra gestore di infrastrutture e utilizzatore, supera il paradigma 3.0 e l’industria 4.0 per approdare a uno schema di società 5.0, in cui l’uomo e le tecnologie innovative convivono, mutuandosi reciprocamente apporti e benefici».
APPUNTAMENTO NEL METAVERSO L’agenzia immobiliare? È un modello del passato. Il modello del futuro arriva - tanto per cambiare - dall’America. Dal Nasdaq, per essere precisi, dove è quotata eXp World Holdings, società di intermediazione immobiliare che conta su una community digitale di oltre 77.000 agenti immobiliari indipendenti in 20 Paesi. Compreso il nostro. «Gli Stati Uniti sono sempre un passo avanti », spiega a Economy Ilaria Profumi, Emeia regional director dell’azienda: «eXp sta per “exponential” e nasce nel 2009 come società di tecnologia immobiliare. Si apre a livello globale solo due anni fa, poco prima della pandemia, iniziando dal regno Unito: in due anni abbiamo aperto in 18 Paesi senza muoverci da casa. Ci siamo trovati al momento giusto con la tecnologia giusta: la pandemia per noi ha fatto da acceleratore, ma eravamo pronti, già lavoravamo completamente in cloud. Oggi cresciamo a colpi di 2mila agenti a settimana». La parola chiave è “community”: «Non siamo un franchising, ma, appunto, una communicity di professionisti che hanno la possibilità, entrando nel network, di guadagnare delle commissioni elevate oltre a premi azionari. Gli azionisti sono gli stessi agenti immobiliari e questo crea un profondo spirito di appartenza». eXp garantisce agli
agenti uno dei sistemi provvigionali più remunerativi del settore, con percentuali che vanno dal 75 al 100% in base al raggiungimento di determinati parametri di performance, e li inserisce in un programma di condivisione dei ricavi e premi in azioni della stessa azienda. «Siamo nati nel metaverso», prosegue Ilaria Profumi: «l’intermediazione e l’interazione tra agenti, manager e
dipendenti è tutta basata sul cluod e alimentata da una piattaforma 3D immersiva che permette agli agenti di essere connessi da ovunque e diventare più produttivi. Ciascun agente della rete crea il proprio avatar e partecipa a tutte le attività a livello globale, 24/7, grazie agli strumenti di collaborazione, formazione e interazione forniti attraverso la piattaforma. Può interfacciarsi con migliaia di colleghi da ogni angolo del pianeta per condividere idee, strategie, referenze e annunci. Il mercato diventa quindi potenzialmente illimitato, tanto per gli agenti quanto per gli acquirenti». Rispetto a piattaforme video come Zoom, Meet o Teams, il metaverso ha un vantaggio: «consente di ricreare le interazioni umane», conferma Profumi, «posso muovermi, sedermi su una sedia, stringere mani, ballare... Questo crea engagement a livello di community e quando poi ci si incontra in presenza le relazioni sono già strette in maniera più profonda». Ma attenzione, avverte la Emeia regional director di eXp: «È importante notare che non ìsi tratta di un mondo fittizio, bensì di un mondo virtuale. La tecnologia avanza a un ritmo inarrestabile e il punto di svolta è generare connessioni di qualità senza contatto fisico».
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TALENTI DELLO SVILUPPO
Il mattone intelligente risolve problemi e risparmia Big data, cloud, a.i. e IoT: nell’immobiliare la tecnologia diventa un requisito essenziale. Come? Ce lo spiega Maria Cristina Farioli di Lorenzo Nicolao
così i «gemelli digitali, perché le informazioni alle quali abbiamo accesso oggi vanno a costituire
una precisa fotografia degli edifici. Si possono in
tal modo conoscere le evoluzioni storiche di una costruzione, oltre al simularne virtualmente mo-
difiche e migliorie. Un vantaggio che non si limita solo alla progettazione. Grazie ai dati si potrebbe
addirittura creare una carta d’identità dell’edifi-
cio stesso, in futuro magari nel metaverso. Questa tecnologia è ancora tutta da esplorare, ma potrebbe agevolare tanto l’elaborazione dei “digital
twin”, quanto presentarsi come elemento in più durante la compravendita di un immobile».
Dato che la tecnologia non manca, il passag-
gio cruciale diventa l’interpretazione dei dati
a disposizione, a seconda degli obiettivi che ci si vuole porre. «Solo con un sistema di big data
potremo godere governance in grado di erogare servizi veramente necessari alla comunità, eliminando quelli superflui – continua la docente - Tutta questione di dati, l’unico elemento vera-
mente “disruptive” della digital transformation,
del quale spesso non si sa bene cosa fare. Non a
IL PROGETTO “MILANO4YOU”
S
e esiste un mezzo per rilanciare il real
un sistema in grado di rendere le abitazioni au-
nessere che ci siamo posti, quello è certamente
nell’ambito dell’Intelligenza Artificiale permet-
«
estate e renderlo conforme agli obiettivi di sostenibilità, accessibilità e be-
la tecnologia». Ne è sicura Maria Cristina Farioli, docente all’Università Cattolica e Chief of Digital
Strategy and Consulting Services di Red Living
The Future, azienda che si prefigge lo scopo di integrare un sistema energetico e un’infrastruttura digitale con il settore immobiliare.
tosostenibili. Gli altri sono l’Internet of Things
e i processi di machine learning, elementi che tono di raccogliere in tempo reale le informazioni utili al monitoraggio dei consumi e alla manutenzione, mettendo a punto l’erogazione
energetica secondo le reali necessità. Nascono
stri progetti le idee dei giovani, gli utenti di domani, e il loro modo di vedere l’abitare in futuro.
Un progetto diffuso di open-innovation per rilanciare il settore del real estate, magari delineando
quello che deve essere un modello di business, altrimenti anche la migliore tecnologia risulte-
rebbe inutile. Le stesse conoscenze diffuse dal cloud non andrebbero ignorate, perché il know-
nuove frontiere è ora la telemedicina. Perché
impatti negativi sull’ambiente. Le fonti rinnova-
allora non trovare un modo grazie al quale i pa-
bili sono un punto di partenza, come nel caso del
zienti possano essere assistiti senza che debbano
distretto “Milano4You”, progetto che prevede la
uscire di casa, almeno per i controlli di routine o
realizzazione di uno smart district nel Comune
le malattie croniche?» Il digitale rende così possi-
di Segrate.
bile un’ibridazione degli spazi volta al migliorare
I consumi sono determinanti, ottimizzabili grazie
la vita delle persone, anche all’interno dei nuclei
agli strumenti digitali. Di quanta energia ha biso-
104
lo scorso anno per raccogliere e integrare nei no-
demia può dare spunti al real estate. «Una delle
che siano economicamente accessibili e privi di
«Un valore aggiunto può essere la blockchain,
Ideas di InnovaMi, piattaforma e contest lanciati
molto più accessibile». Per Farioli la stessa pan-
è il primo passo da fare per dare vita a edifici
to alla stagionalità? Farioli detta la sua ricetta:
dividere spunti, anche in occasione delle Call for
how tecnologico, prima riservato a pochi, è oggi
Per l’esperta operare sulla gestione dei consumi
gno un edificio? Qual è il consumo medio rispet-
caso invito spesso designer e startupper a con-
MARIA CRISTINA FARIOLI
abitativi, dove diventa possibile usufruire di servizi diversi, tanto per la sfera professionale quanto per quella personale.
«Quando la Borsa trema si vince col ragionamento» La strategia di Maria Anna Pinturo, wealth planner e blogger finanziaria di successo con “Diversamente finanza”. Le regole psicologiche per conservare il sangue freddo, i temi e i settori da considerare di Luigi Orescano LA FORZA DEL RAGIONAMENTO È LA RISORSA MIGLIORE PER GESTIRE CON CONSAPEVOLEZZA IL PROPRIO PATRIMONIO: SOPRATTUTTO IN TEMPI DIFFICILI COME QUESTI CHE STIAMO VIVENDO. Ne è certa Maria Anna Pin-
turo, wealth-planner per Banca Credem che è
anche ideatrice e curatrice di un blog seguitis-
È una reazione ansiosa comprensibile, ma sba-
Tante volte anni iniziati male sono finiti bene,
nel disinvestire.
poi una grande ripresa.
asset - dalle azioni alle criptovalute – significa
capire che in questi momenti il vero rischio sta
Ci spieghi meglio… La durata dell’investimento in certi momenti
spiega – e ci si concentra sull’analisi dei possibili
momento di confusione, con i tassi in rialzo, e
banalizza il concetto dell’approccio al rischio –
temi d’investimento invece, o prima, di ragionare sull’investimento in sé».
E in concreto come si stanno comportando i clienti? Sono scioccati e tendono a generalizzare, si concentrano sulla voce ‘perdita’ che non vedevano
da tanto. Io li induco a ragionare. L’altro giorno
una cliente si diceva convinta che nel suo por-
longevità, alla medicina, ai nuovi farmaci, alle
dei casi la cosa da fare è stare fermi. La perdita
non c’è quando il proprio portafoglio ha perso valore, ma quando questa perdita si concretiz-
za in una minusvalenza, cioè appunto quando si vende.
Ma allora un risparmiatore fa male a chiedere consigli?
fermi!
stimento, si rivelava quello che aveva perso più di tutti gli altri asset in portafoglio.
Ma come fa ad aiutare i suoi clienti a mantenere il sangue freddo? Spiego loro che in queste fasi il vero pericolo è
l’insofferenza per la durata degli investimenti.
Su quali settori economici suggerisce oggi ai suoi clienti di investire in Borsa?
tutti gli asset in turbolenza, nella maggior parte
andando a ritroso al momento dell’acquisto e analizzando il costo-opportunità di quell’inve-
ci il 2020: un inizio terribile, per la pandemia, e
Le materie prime sicuramente. A tutto tondo,
re, si teme di perdere sempre di più. Ma in un
Assolutamente no, i miei clienti possono chia-
è stato semplice, ragionando, dimostrarle che
ma non lo possiamo sapere prima! Ricordiamo-
angoscia perché, quando si comincia a perde-
tafoglio i titoli di Stato fossero gli unici in gua-
dagno, ed era tentata di comprarne ancora, ma
che valga anche per questo brutto 2022?
gliata. Conservare sangue freddo, su tutti gli
simo, www.diversamentefinanza.com, dove
– appunto – ragiona! «Nelle fasi di volatilità si
MARIA ANNA PINTURO
marmi anche tutti i giorni, ma in fasi di turbo-
lenza la mia risposta non cambia. Meglio stare
E secondo Maria Anna Pinturo ci sono ragioni di ottimismo? La ragione fondamentale ce la ricorda la storia,
e cioè che il mercato quando scende prima o poi risale sempre.
Una regola incoraggiante, ma le pensa
stanno rivalutandosi tutte. Anche senza ragioni specifiche. La salute: tutto ciò che attiene alla
biotecnologie. La salute non solo attrae e attrar-
rà investimenti nel breve termine ma anche nel medio-lungo, anche grazie alla diffusa maggiore aspettativa di vita. Poi c’è il tema della Cina.
Il gigante asiatico sta attraversando una fase
difficile che lo vede in frenata, e la strategia zero-Covid non sta funzionando, ma prima o poi
si affermerà anche lì la linea mai-zero-Covid
ormai chiaritasi in Occidente e risentiremo l’acceleratore economico sistemico tipico di quel
Paese. Quindi io investirei in Cina, sia pure gradatamente e progressivamente.
Altri settori?
La nuova elettrificazione sostenibile, in genere. Dalla filiera dell’auto elettrica a quella delle
energie rinnovabili – eolico, solare, idroelettri-
co, geotermico – che sono destinate a crescere sempre di più, sostituendosi gradatamente agli idrocarburi.
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TALENTI DELLO SVILUPPO
DOPO LA PANDEMIA IL MARKETING DIVENTA "IBRIDO" Il digital marketing è in continua evoluzione: cosa attenderci in futuro e di quali ruoli un'azienda non potrà più fare a meno? Ne abbiamo parlato con due esperti, Matteo Pittaluga e Fabio Gallerani, di Marketing Genius di Vincenzo Petraglia
IL MARKETING DIGITALE È IN CONTINUA METAMORFOSI E, MAI COME IN QUESTO PERIODO, CAUSA ANCHE LA PANDEMIA, STA CAMBIANDO PELLE. MA QUALI SONO I TREND PIÙ PROMETTENTI E COSA DOBBIAMO ASPETTARCI IN FUTURO, E QUALI LE PROFESSIONI DI CUI LE AZIENDE NON POTRANNO PIÙ FARE A MENO? Ne abbiamo
parlato con due esperti del settore, Matteo Pittaluga e Fabio Gallerani, fondatori nel 2016 di Marketing Genius, accademia di formazione online dedicata alle professioni digitali e coaching company che offre consulenza alle imprese che vengono seguite dai propri coach nel percorso di digitalizzazione, aiutandole anche in tutti gli aspetti pratici legati al digitale: promozione online, implementazione di siti web e canali social, costruzione di team efficaci in ambito social media e vendite online. Una realtà che è diventata anche una grande community di imprenditori e professionisti e che ha formato finora oltre 38mila studenti e seguito più di 500 aziende, in oltre 50 settori diversi, nel proprio percorso di digitalizzazione. Il marketing digitale sta cambiando pelle, in che modo? E cosa dobbiamo attenderci in futuro? Matteo Pittaluga: Senza dubbio, prima era tutto molto più semplice. Qualche anno fa bastava fare una buona pubblicità su Google e i clienti arrivavano facilmente. Oggi invece il cliente è più informato ma ha anche più paura di buttarsi subito verso l'acquisto. Fa molte ricerche online prima di acquistare ed è quindi essenziale curare la propria reputazione e creare un brand "multicanale" presente su tutte le principali piattaforme social. Credo che oggi la grande obiezione da parte dei clienti sia solo una: "posso fidarmi di te?"
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ed è quindi essenziale fare marketing con trasparenza assoluta, raccogliere testimonianze di clienti soddisfatti e puntare sul personal branding oltre che sul company branding. Mi piacciono molto le aziende dove i fondatori si espongono e fanno loro stessi da influencer per il proprio brand, lo trovo oggi il modo migliore per andare là fuori e acquisire la fiducia delle persone e creare dei veri superfans. Quello deve essere oggi l'obiettivo di ogni impresa: creare dei superfans che farebbero chilometri in macchina per incontrare il fondatore o partecipare a un evento per quanto sono innamorati del brand. La pandemia ha accelerato certi processi già in atto... Matteo Pittaluga: Il futuro credo sia un modello ibrido per ogni tipo di business. Paradossalmente maggiore è il livello di tecnologia raggiunto e maggiore diventa anche il bisogno delle persone di essere più vicine. Quindi sì, è vero che moltissime aziende oggi si sono digitalizza-
te, ma puntando a fare tutto online e automatizzando ogni processo si sta perdendo un po' quel rapporto diretto col cliente che rende grande un'azienda e che soprattutto crea una community attorno al proprio brand. Per questo per me il futuro è un modello ibrido di marketing: fare tutto quello che puoi online (promozioni sui social, catturare contatti e farsi conoscere online) ma poi deve subentrare il contatto umano con i clienti. Molti parlano di e-commerce ma per me il vero trend è il community commerce dove i clienti si innamorano di un'azienda e si conoscono online ma poi si spostano off-line per partecipare ad eventi o incontri dal vivo. Le aziende che capiranno questo sono destinate a vincere in futuro. In ottica brand reputation e, aggiungerei, anche personal branding quali sono le cose assolutamente da fare e quali gli errori da evitare? Fabio Gallerani: Il segreto del personal branding è essere estremamente polarizzati. Fare capire per cosa ti batti
e contro cosa ti batti è la prima cosa. Se punti a piacere a tutti, non piaci a nessuno perché non crei una personalità forte. Così come se provi a vendere a tutti alla fine non vendi a nessuno. Questo, però, non significa che devi mancare di rispetto a chi ti ascolta: ci sono argomenti che rischiano di farti perdere audience come la politica o la religione; se vuoi trattare di questi temi nei tuoi contenuti lo puoi fare ma bisogna sempre stare attenti a non offendere nessuno e rispettare chi la pensa in modo diverso da te. E poi come personal branding devi anche ricordarti sempre che devi essere un esempio per le persone, quindi bisogna stare molto attenti a ogni cosa che si pubblica e a quello che fai: devi essere il primo a dare il buon esempio in tutto se vuoi creare dei veri superfans. Tutte queste cose le insegnate a Marketing Genius. Cosa vi differenzia dai tanti player che operano nel stesso settore? Matteo Pittaluga: La pratica e l'attenzione al cliente. Il mondo del digitale sembra sempre qualcosa di troppo tecnico e complicato, ci sono tante persone che lo insegnano, ma si limitano a dire cose banali come "devi essere creativo", "devi essere diverso dagli altri", ma poco altro e niente di concreto. In Marketing Genius ci concentriamo, invece, su cose pratiche che puoi applicare cinque minuti dopo aver visto una delle nostre lezioni per avere risultati concreti in tempi record. Ecco ci piace dire questo: noi non vendiamo formazione ma risultati a prezzo scontato. Insegniamo quello che facciamo perché siamo attivi sul campo tutti i giorni e testiamo ogni singola cosa prima di insegnarla, in modo da essere sicuri di portare i risultati che vogliamo ai nostri clienti. Io e Fabio abbiamo inoltre lavorato per Disney, una delle aziende con il migliore servizio clienti al mondo e questo ci ha aiutato a portare la cultura Disney anche all'interno della nostra azienda, dove l'obiettivo è sempre e solo il risultato del cliente. Di quali professionalità le aziende avranno sempre più bisogno per adeguarsi ai forti cambiamenti in atto? Fabio Gallerani: Oggi o ti digitalizzi o sei de-
stinato a scomparire, c'è poco da fare. Praticamente ogni acquisto oggi è preceduto da almeno una ricerca online, quindi non c'è settore che possa sfuggire al cambiamento. Un'azienda che vuole iniziare questo processo oggi ha bisogno di un Coach digitale in grado di guidarla in ogni singolo passo da compiere per evitare errori e assicurarsi che il processo di digitalizzazione venga fatto una volta soltanto e fatto bene, evitando errori che possono costare caro. Le cose più importanti che un Coach digitale può aiutare I CLIENTI S'INNAMORANO DI UN'AZIENDA E SI CONOSCONO ONLINE, MA POI SI SPOSTANO OFF-LINE PER PARTECIPARE AD EVENTI O INCONTRI DAL VIVO
a implementare sono: definire un posizionamento chiaro e capire a quale avatar di clienti rivolgersi online; un sito web ad alta conversione per permettere all'azienda di generare contatti online; un Crm per organizzare e catalogare ogni richiesta di contatto; ideare promozioni a pagamento sui canali social e sui motori di ricerca per creare una forte e costante presenza online. È poi essenziale avere un Social media manager che segua i canali social e che lavori costantemente sulla cosa più importante: generare contatti. Senza contatti di nuovi clienti è impossibile vendere, giusto? Allora tutto il marketing deve puntare a quello: generare leads. Un'ultima professione assolutamente fondamentale oggi è quella del Closer, che possiamo definire la versione evoluta del team di vendita telefonico. Un Closer, rispetto ad un venditore classico, si posiziona come un consulente, un esperto in grado di gestire i contatti che provengono dall'online e accompagnarli all'acquisto dei prodotti. Questa figura è destinata a sostituire definitivamente quella del venditore telefonico perché oggi nell'era digitale le persone non vogliono parlare con qualcuno che prova a vendergli qualcosa - visto che fanno già da soli le ricerche online ma hanno bisogno di assistenza e supporto per il proprio caso specifico. Hanno bisogno di un advisor, non di un venditore. Ecco per-
ché il Closer rappresenta il futuro del mondo vendite nell'era digitale. Marketing Genius è anche una grande community, in che modo la alimentate? Matteo Pittaluga: Quando abbiamo creato Marketing Genius nel 2016 ci è piaciuta da subito l'idea di non essere solo una piattaforma di formazione ma una vera e propria community di imprenditori e professionisti che chiamiamo “Allinners”. Essere un Allinner per noi significa essere una persona che ha scelto di andare “all in” e bruciare i ponti dietro di sé. Molti imprenditori sono proprio così: persone all in che hanno scelto di puntare sul proprio piano A eliminando qualsiasi opzione di fallire. Davvero noi siamo convinti che nella vita ci siano solo due tipi di persone: chi molla e chi va all in. Chi vuole di più e sceglie di andarselo a prendere con le proprie forze e chi rinuncia a vivere il proprio massimo potenziale. Attorno a questo abbiamo creato una bellissima community e ci piace organizzare eventi dal vivo per dare la possibilità a tutto il nostro pubblico di conoscersi e collaborare assieme. Sono nati molte partnership e business proprio dai nostri eventi. Progetti futuri? Cosa bolle in pentola? Il nostro grande progetto dall'inizio dell'anno è il coaching per imprese. Abbiamo creato un grande team di coach per poter affiancare gli imprenditori e guidarli passo passo nel processo di digitalizzazione della loro impresa fornendo il supporto diretto di un coach personalmente formato da noi. Rispetto a studiare un corso o seguire delle lezioni, avere un coach che conosce il tuo caso specifico ti permette di togliere tutto lo stress dalle tue spalle e non dover pensare a nulla, solo ad implementare, con la guida di qualcuno che conosce esattamente il protocollo da seguire per espandere la tua presenza digitale, attrarre contatti e convertirli in vendite. Possiamo dire che Marketing Genius oggi non è più solo una scuola di formazione ma è a tutti gli effetti un'azienda di coaching. www.mgdigitalschool.com
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TALENTI DELLO SVILUPPO
Car - Credo il nostro Paese abbia un territorio unico al mondo, e con il Touring Club Italiano c’è que-
sta grande affinità di base: abbiamo una passione comune per l’Italia ed il viaggio a quattroruote è
certamente il modo ideale per scoprirla, in tutta la sua bellezza».
Ma in cosa consiste, in pratica, la partnership? Tutti
gli uffici Sicily by Car su territorio nazionale diventeranno delle succursali del Tci dando la possibilità
di associarsi al Touring in loco o di rinnovare l’associazione annuale. I soci Touring potranno no-
leggiare le oltre 18mila auto a noleggio di Sicily by Car, ibride ed elettriche incluse, con uno sconto del 15% sulla tariffa base in vigore all’atto della pre-
UNA VETTURA DELLA FLOTTA ELETTRICA DI SICILY BY CAR
Un Grand Tour sostenibile con l’autonoleggio elettrico Una partnership tra Sicily By Car e il Touring Club Italiano suggella una convergenza di sensibilità sul turismo e sulla maniera giusta per farlo in Italia. Forti sconti sul rent-a-car italiano per i soci e gli iscritti del Club di Angelo Curiosi
A
ttrazione fatale: è quella tra Sicily by
en. Ed è stato questo il tema dell’attrazione fatale
tonoleggio, e il Touring Club Italiano. Un’attrazio-
difesa dell’ambiente anche andando alla scoperta
Car, compagnia nazionale a capitale in-
teramente italiano, leader del settore au-
ne fatale – vedremo perché – che ha condotto alla nascita di una partnership unica nel suo genere.
Una premessa: Sicily by Car ha tra i suoi principali obiettivi quello di promuovere la conoscenza del territorio Italiano e del suo straordinario patri-
monio culturale e paesaggistico. Contando su una presenza capillare in tutti gli aeroporti nazionali e
nelle maggiori città d’interesse turistico, da oltre 55 anni la Compagnia opera per favorire e incentivare i viaggi domestici con una spiccata voca-
zione all’ambiente e alla sostenibilità. Non a caso,
l’azienda ha iniziato già diversi anni fa un proget-
to espressamente dedicato al noleggio di vetture
100% elettriche - oggi presenti nei maggiori uffici in tutta Italia - dimostrando così concretamente il proprio impegno per un turismo sempre più gre-
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con il Touring Club, la sostenibilità, che il Club promuove da sempre, e che si sposa con la cura e la
dei paesaggi. Ecco perché il Touring, la più grande
associazione senza scopo di lucro che da 128 anni si prende cura dell’Italia come bene comune e si
notazione, sia essa effettuata via web, tramite call
center dell’ufficio prenotazioni o presso gli uffici di noleggio.
I non soci, ma registrati al sito touringclub.it, hanno a loro volta a disposizione uno sconto del 5%. Un buon punto di partenza per nuovi viaggi alla
scoperta dell’Italia. «Stiamo lavorando anche per
espanderci in Europa», conclude Dragotto. Per-
ché la voglia di avventure non finisce mai in casa
Sicily by Car. Effettivamente, quella di Sicily by Car è un’avventura più unica che rara, nella storia del
settore e non solo: a cominciare dal fatto che il suo
fondatore, appunto Tommaso Dragotto, ha iniziato a noleggiare auto nella sua Palermo anor prima di
poter avere lui stesso la patente, a diciassette anni; e dalla prima Fiat data a noleggio, nel 1963, è nata la più grande (di gran lunga) azienda italiana di
autonoleggi, ormai presente anche all’estero con uffici a Malta e in Albania.
impegna quotidianamente a renderla più conosciuta, attrattiva, competitiva, accogliente e soste-
nibile, ha scelto Sicily by Car come main partner in esclusiva per l’autonoleggio.
«Sarà un alleato prezioso della nostra Associazione
- sostiene Franco Iseppi, Presidente del Touring Club Italiano - per diffondere una cultura del turi-
smo improntata al rispetto del territorio, alla sua
conoscenza e alla tutela del patrimonio culturale, storico e naturale d’Italia, anche andando alla scoperta del paesaggio».
«Io sono innamorato dell’Italia – gli fa eco Tom-
maso Dragotto, fondatore e Presidente di Sicily by
TOMMASO DRAGOTTO
ECONOMY+
il valore aggiunto dell’imprenditoria
FLASHRUNNER 2.0 TECNOLOGIA GLOBALE
PESO FORMA NO PROBLEM COL METODO NATUR HOUSE
Smh Technologies si conferma leader nel settore Isp
I numeri di un successo tutto made in Italy
S
MH Technologies, azienda leader a livello globale nella programmazione Isp, nasce nel 2007 dalla visione innovativa del suo founder Claudio Stefani. Dopo aver rilevato una piccola società dagli alti contenuti tecnologici, Stefani ha intravisto l’opportunità di organizzare le competenze presenti variando il business model e orientandolo allo sviluppo di una specifica tecnologia fruibile a livello globale: nasce così FlashRunner, una sfida continua, espressione delle più alte competenze elettroniche italiane. Tecnologia che si concretizza anche attraverso una continua attività di ricerca e sviluppo in un processo di competizione all’interno di uno scenario internazionale particolarmente agguerrito. La linea FlashRunner 2.0 vanta una vasta gamma di sistemi programmazione universali, industriali e customizzabili che consentono il flashing di diverse tecnologie in parallelo volte a ottimizzare l’efficienza produttiva ove integrati. Tra gli ambiti di applicazione principali rientrano tutti i settori che utilizzano schede elettroniche intelligenti, ovvero automotive, industrial, aerospace, medical, white goods e così via. Smh Technologies è un’azienda fortemente motivata, mossa da uno spirito di affermazione anche laddove considerata di secondo piano. È costituita da un team giovane e dinamico che opera in un’organizzazione aperta, in cui le persone sono al centro. E gli obiettivi per il futuro sono ambiziosi: la mission di Smh Technologies è ricercare e sviluppare tecnologia nel settore del In System Programming e correlati, mantenere il vantaggio competitivo tecnologico e ampliare continuamente la propria presenza nei mercati a livello globale creando valore. www.smh-tech.com
C
he cosa risulta solitamente soggetto a mode più della moda stessa? Normalmente le diete dimagranti. Ciò nonostante da oltre trent’anni NaturHouse è leader indiscussa nel campo del weight management. Dal primo monomarca aperto nel 1992 nel nord della Spagna, grazie a una geniale intuizione del suo fondatore Felix Revuelta, oggi NaturHouse è una multinazionale quotata alla borsa di Madrid con oltre 1.700 punti vendita distribuiti in 31 Paesi e 6,5 milioni di clienti che, grazie all’innovativo “Metodo NaturHouse”, hanno imparato a mangiare in maniera congrua rispetto al proprio stile di vita, eliminando il sovrappeso e raggiungendo il proprio PesoBenessere. Un metodo che si può sicuramente definire: efficace, come dimostrano gli oltre 1,5 milioni di italiani che grazie a NaturHouse hanno eliminato i loro problemi di sovrappeso; naturale, in quanto basato sul miglioramento delle abitudini alimentari complementate da prodotti di erboristeria; semplice, grazie alla presenza in tutti i punti vendita di professionisti laureati che forniscono su base settimanale, e sempre gratuitamente, il corretto counseling alimentare e il necessario supporto motivazionale. Un traguardo importante per l’azienda, che ha saputo cavalcare tre decadi di espansione e che, anche dopo una pandemia che ha scombussolato l’intera economia globale, rimane in splendida forma e continua a capillarizzare la sua rete in franchising grazie all’instancabile lavoro del suo Ceo Raffaello Pellegrini e del suo team tecnico e commerciale. www.naturhouse.it
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ECONOMY+
il valore aggiunto dell’imprenditoria
HOTEL SALUBRI E SICURI GRAZIE A SANIXAIR
RIVOLUZIONE ROBOTICA PER L’INDUSTRIA 4.0
La startup degli innovativi sistemi di sanificazione
In Nexman si progetta il futuro
I A
d oggi sono 341.000 i metri cubi di stanze a spazi comuni negli hotel italiani sanificati in continuo con la tecnologia di Sanixair, startup italiana creata da un team di esperti del settore energia e illuminazione. Il tema della sicurezza e della salubrità dell’aria e degli spazi preposti all’ospitalità ha ormai superato la contingenza della pandemia. Se alcuni accorgimenti erano fino a ieri lasciati alla sensibilità dei singoli, ora è il cliente a preferire uno spazio sempre salubre, che diventa parte integrante dell’offerta di ospitalità delle strutture alberghiere più attente e proiettate al futuro. I dipendenti e gli ospiti di un hotel devono potersi muovere in un ambiente sano, sicuro. E questo dipende molto anche dalla qualità dell’aria che vi si respira e dalla presenza di agenti inquinanti e disturbanti. In questo contesto, la salubrità dell’aria e la decontaminazione delle superfici sono un diritto e richiedono soluzioni permanenti, continuative, certificate e sostenibili anche a livello economico. Le tecnologie Sanixair riproducono il fenomeno naturale della fotocatalisi, questo processo avviene all’interno di un catalizzatore composto da una lampada a raggi Uv e da metalli nobili. L’umidità relativa dell’aria, passando all’interno del catalizzatore, viene modificata tramite una reazione fotochimica in perossido di idrogeno, o più comunemente chiamata acqua ossigenata. Quest’ultima, passando da un sistema di ventilazione integrato, va in circolo nell’ambiente chiuso, mantenendo l’aria e le superfici su cui si deposita costantemente sanificate da virus, batteri, muffe e lieviti. Non è un caso che diverse strutture di primario livello abbiano scelto la tecnologia Sanixair. Fra queste: l’Hilton Molino Stucky di Venezia, il relais 5 stelle lusso Villa Crespi sul lago d’Orta, Capofaro Locanda & Resort, sull’isola di Salina, e gli alberghi Sheraton Milan San Siro, Sheraton Milan Malpensa Airport Hotel & Conference Centre e Courtyard by Marriott Rome Central Park del gruppo Marriott International. www.sanixair.com
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ndustria 4.0 è solo l’inizio, la rivoluzione robotica è l’inevitabile passaggio successivo. Ma quali sono le industrie che risentono positivamente di questa rivoluzione? Quali i settori interessati dalle nuove tecnologie robotiche? In Nexman, l’azienda con il più grande laboratorio privato di robotica collaborativa multibrand in Italia, si aiutano imprese italiane e multinazionali ad aumentare competitività ed efficienza attraverso automazione ed integrazione dei macchinari. Un osservatorio privilegiato per vedere i cambiamenti 4.0 nel panorama industriale italiano. «I cobot (robot collaborativi in grado di interagire con l’uomo in sicurezza)», spiega il dott. Dino Ravanelli, Ceo di Nexman, «vengono sempre più utilizzati in settori come la logistica, l’automotive, l’industria dei metalli, della meccanica, ma anche nella chimica e nelle aziende farmaceutiche, per operazioni ripetitive, pericolose o a basso valore aggiunto. Il motivo di questa spinta all’innovazione, al di là degli incentivi sempre utili ed apprezzati dagli imprenditori, è la maggior attenzione alla sicurezza e alla qualità, oltre ovviamente alla riduzione dei costi». I cobot sono riprogrammabili, non hanno bisogno di barriere protettive e hanno tempi di inserimento molto veloci. Questo li rende accessibili anche per produzioni di piccoli lotti o assemblaggio di prodotti. I vantaggi sono, dunque, molteplici: flessibilità produttiva, migliore qualità, minori costi, maggiore sicurezza. www.nexman.it
IL MASTER MBA CIMBA PER MANAGER GLOBALI
TEAM BUILDING IN CUCINA CON LA PORTICI ACADEMY
Sulle colline trevigiane un’eccellenza stelle e strisce
Cooking experience innovative formato azienda
S
ono partiti in questi giorni per Iowa City gli studenti che hanno frequentato il master Mba presso Cimba, la prima business school americana in Italia dal 1990. Sono quaranta manager e professionisti provenienti da diversi ambiti aziendali, donne e uomini, che si sono messi in gioco e hanno intrapreso questo percorso formativo in vista di nuovi traguardi professionali e personali. Alla University of Iowa sosterranno l’esame finale, discutendo il loro progetto di business con insegnanti dal curriculum internazionale e con un team di investitori e talent recruiters americani. Il programma Mba si svolge in Italia, in modalità full-time e part-time, nel Campus Cimba sulle colline trevigiane, dove ogni anno si riuniscono studenti provenienti da tutto il mondo. Il Master Cimba, attraverso l’Università dell’Iowa, è accreditato Aacsb e riconosciuto al 21esimo posto come “best public business school” e al 35esimo posto come “best part-time program” secondo U.S. News & World Report 2021. «Frequentare il Master in Business Administration del Cimba è una grande occasione per chi vuole entrare nel mondo del lavoro con il piede giusto o per chi intende rilanciare la propria carriera manageriale», afferma il neuroscienziato e fondatore di Cimba, Al H Ringleb. Il 98% dei partecipanti al Mba Full-time trova lavoro nei sei mesi successivi al conseguimento del titolo e l’89% dei partecipanti al Mba part-time viene promosso o cambia ruolo. Numeri importanti, non c’è che dire. www.cimba.it
P
ortici Academy è la più grande sala attrezzata nel centro di Bologna, con vista sulle due Torri, uno spazio versatile, progettato per ospitare corsi, show cooking ed eventi di cucina. È qui che nascono, si perfezionano e si affiatano i team, partendo da un minimo di dieci persone, fino ad accogliere gruppi di oltre settanta persone. «Il Cooking team building più richiesto e apprezzato è sicuramente quello dedicato alla Pasta fresca, in cui i partecipanti, muniti di mattarello e mettendo le mani in pasta, si sfidano in una gara a tempo per aggiudicarsi la vittoria», racconta la direttrice, Isabella Monticone. «Lo scopo è quello di partire da pochi, semplici ingredienti per condividere i risultati del proprio lavoro. Un altro classico molto apprezzato è il team building sulla Pasticceria o sul Cake design, attività molto creativa, in cui si mettono in gioco precisione e metodo. La nuova proposta è rappresentata dai corsi di “Self building”, che offrono alle aziende un approccio innovativo alla formazione, abbinando la figura dello psicologo alla cooking experience: un focus sull’individuo per vincere l’individualismo all’interno del team». Portici Academy propone inoltre corsi di cucina e show cooking a tutti i livelli, progettati ad hoc e ritagliati sulle esigenze dell’azienda, avvalendosi di chef stellati e docenze “eccellenti”. «Ad arricchire questa offerta», conclude Monticone, «la possibilità di creare la “Portici Experience”, abbinando l’ospitalità de I Portici hotel 4 stelle superior - con le sue 100 camere (liberty o moderne) e un business system di otto sale meeting - all’alta ristorazione del Ristorante I Portici (Stella Michelin dal 2012) e ad ambienti di eclatante bellezza come l’antica ex Ghiacciaia del XIV secolo e la Terrazza del Pincio». www.porticiacademy.it, www.iporticihotel.com
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TRANSIZIONI
LAVORO, ECONOMIA, SOCIETÀ
23|25
13 ^ E DIZI ON E
GIUGNO PALAZZO DELLA CULTURA E DEI CONGRESSI
festivaldellavoro.it
BOLOGNA
info@festivaldellavoro.it
Evento inserito tra le iniziative dell’Anno Europeo dei Giovani Patrocini
Main Sponsor R
REAL TRAINING SOLUTIONS
In collaborazione con
Media Partner Informazioni e opinioni sulle politiche attive del lavoro
Digital Remote&Smart
Sponsor ®
Spa
SAFETY INN
Digital Partner
COMUNICARE L’IMPRESA
VA’ DOVE TI PORTA L’AUDIENCE
Nell’era della profilazione e della targetizzazione, solo 26% dei marketers si fida dei dati. E la frammentazione di audience e piattaforme non aiuta. Così, si punta più sulla brand awareness che sul prodotto
+9,7%
INCREMENTO DELLA SPESA PUBBLICITARIA PREVISTO PER IL 2022
IL MARKETING RAPPRESENTA DAL DEL VALORE DELL’AZIENDA
69% 26%
10% AL 35%
DEGLI ESPERTI DI MARKETING RITIENE I DATI PROPRIETARI ESSENZIALI DEI MARKETERS SI FIDA DELLA PROFILAZIONE
FONTE: NIELSEN
di Marina Marinetti
È
può essere un asset competitivo formidabile un duro lavoro, quello del marketer, per le aziende». al giorno d’oggi. Tra social, tv, riviste, radio, podcast, eventi, piattaforme, Il (non)senso della misura iniziative speciali, streaming vari, ricchi premi Ma siamo proprio sicuri che il digitale mane cotillons, monitorare le tendenze del mercatenga tutto quello che promette? Stando ai to, creare campagne pubblicitarie, svilupparilievi di Nielsen, che sul tema ha interpellato re strategie di prezzo e strategie di targeting ben 2.000 marketer in tutto il mondo di cui e lavorare con le imprese è più complicato 464 in Europa, Meche mai. Per fortuna, LE NUOVE FORME DI COMUNICAZIONE nell’era della priorità HANNO CREATO LA NECESSITÀ DI NUOVE dio Oriente e Africa, STRATEGIE DI MARKETING: DIVENTA che stanno appunto digitale ci sono i dati. FONDAMENTALE LA DATA COLLECTION danno la priorità «Il dato è l’elemenal digitale prima di to fondamentale del tutto, lottando per stare al passo con le mumarketing moderno», spiega a Economy Luca tevoli abitudini dei consumatori nei confronBordin, country manager in Italia di Nielsen, ti dei media, parrebbe proprio di no. Il 69% leader globale nella misurazione dell’audiendegli esperti di marketing ritiene che i dati ce e nell’analisi, appunto, dei dati. Quest’anno, proprietari siano essenziali per le loro camper la prima volta, ha dedicato il suo report pagne e strategie, oltre a un 72% che ritiene annuale sul marketing proprio alla data stradi avere accesso a dati di qualità, solo il 26% tegy. «Nel nostro Paese ancora non ha preso dei marketers globali è pienamente fiducioso piede», sottolinea Bordin, «ma la data strategy
118 FERPI LE PUBBLICHE RELAZIONI SI RIPRENDONO LA SCENA
115
COMUNICARE L’IMPRESA
STIMA DEL MERCATO PUBBLICO DATI NETTI IN MIGLIAIA DI EURO
Gen./Feb. 2021
Gen./Feb. 2022
Var.%
TOTALE PUBBLICITÀ
769,563
798,526
3.8
Quotidiani
55,616
55,407
- 0.4
Periodici
21,144
18,913
- 10.6
TV
551,050
562,839
2.1
Radio
42,676
42,828
0.4
Digital
56,866
61,637
8.4
Out of home
12,628
23,378
85.1
673
719
6.8
-
884
*
28,909
31,921
10.4
Go TV Cinema Direct mail NIELSEN
nei dati del proprio pubblico. E con la continua frammentazione digitale, gli esperti di marketing segnalano l’accuratezza dei dati, la misurazione e il Roi come preoccupazioni fondamentali. Eppure gli investitori hanno bisogno di fiducia nei propri dati per concentrarsi sul brand building e sulla customer acquisition, attraverso la pianificazione e l’esecuzione a tutti i livelli del funnel. «Sulla bontà del dato, sulla sua validità, sulla sua consistenza si pianifica la campagna di comunicazione e di marketing per poi misurarne la performance e quindi il ritorno sull’investimento», prosegue il country manager di Nielsen. «Ogni azienda oggi dovrebbe avere un’attenzione particolare riguardo alla data strategy, ma soprattutto capire come acquisire dati fondamentali direttamente dalla propria audience, come raccogliere informazioni rilevanti, come rielaborarle per creare valore rendendole utilizzabili in maniera efficace. La stessa cosa deve essere fatta per capire il mercato, come sta cambiando, in che direzione sta andando. Ed è importante anche creare link tra i propri dati e quelli di terze parti». L’aumento nella frammentazione dei media,
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poi, complica le cose. E qui la fiducia dei marketer nella misurazione del Roi per l’intero funnel, in mancanza di misurazioni “olistiche”, traballa: è solo del 54%. Tolti i video online (compresi quelli visionati da device portatili come smartphone e tablet, i cosiddetti “mobile”), la fiducia nella misurazione del Roi su tutti gli altri canali è addirittura inferiore al 50%. ACQUISIZIONE, RACCOLTA E RIELABORAZIONE DEI DATI FONDAMENTALI: QUESTE LE SFIDE PER UN MARKETING EFFICACE
E nonostante quasi la metà degli investitori sostenga di avere in programma di aumentare la propria spesa per i podcast, la loro fiducia nella misurazione del ritorno per questo tipo di investimento è del 44%. Se l’entusiasmo per i “nuovi media” è ancora vivo, insomma, inizia a far capolino l’idea che forse i ritorni non siano altrettanto entusiasmanti. In ordine sparso «La frammentazione dell’audience è una sfida per i marketers di tutto il mondo», sottolinea Bordin: «è sicuramente una sfida generata
dalla digitalizzazione dei comportamenti, perché ognuno di noi ha la possibilità di raccogliere moltissime informazioni a cui accedere in maniera super semplificata poichè device e piattaforme ormai sono facili da utilizzare anche da parte di anziani e giovanissimi. La frammentazione è ormai trasversale e l’idealizzazione dei comportamenti da parte dei marketers per creare messaggi diversi per target diversi e messaggi adatti ai diversi contesti di comunicazione è diventata davvero complessa. In fase di pianificazione strategica e poi operativa il digitale può funzionare bene solo se tutta questa attività preliminare viene fatta con i giusti mezzi. Se invece è approssimativa, il digitale funzionerà male». Se non mostra la corda, insomma, il digitale sta mostrando tutta la sua complessità. Perché è vero che è accessibile e - in una certa misura - economico, ma che non sia la soluzione a tutti i problemi ormai è evidente. Lo si capisce anche andando a esaminare dove stanno andando gli investimenti: gli ultimi dati Nielsen disponibili per l’Italia nel momento in cui scriviamo, relativi al primo bimestre del 2022, fotografano investimenti pubblicitari in crescita del 6,7%, con la tv, che archivia un +2,1%, quotidiani e radio che si mantengono stabili e la riscoperta dell cosiddetto out of home, che cresce addirittura dell’85,1%, così come la go tv (+6.8%). Certo, non che il digitale accusi una battuta d’arresto: la raccolta dell’intero universo del web advertising nel primo bimestre 2022 chiude con un +11.3% (ma è l’8.4% se si considera il solo perimetro Fcp AssoInternet) e il direct mail con un +10,4%. Aumenti fisiologici che rincorrono la moltiplicazione di media e piattaforme digitali. «Nell’era della complessità occorre studiare strategie diverse», rimarca il country manager di Nielsen. Per i professionisti del marketing è fondamentale usare i dati a sostegno delle strategie di marketing personalizzate e la crescente proliferazione dei canali produce un’abbondanza di set di dati unici. Tuttavia, sempre secondo Nielsen, il 36% degli investitori afferma che l’accesso ai dati, l’identity resolution e l’estrapolazione di approfondi-
menti sui dati è estremamente o molto difficile. «Oggi le strategie di comunicazione sono crossmediali: non c’è una campagna monomezzo, normalmente per raggiungere target di consumatori sempre più smart le pianificazioni devono abbracciare ogni tipo di media», chiosa Bordin.
L’importanza del purpose I rilievi di Nielsen parlano chiaro: più che il prodotto, quello che si tende a “piazzare” è la il buon nome dell’azienda. Tanto che ormai la brand awareness è l’obiettivo prioritario dei marketer. Per raggiungerlo, si tenta di intercettare il pubblico là dove dove passa - secondo l’ultima ricerca di Statista - 147 minuti al giorno: sui social. E, anche se suddividendo queste due ore e mezza circa tra Instagram, LinkedIn, Facebook, TikTok, Twitter e Discord vari, il tempo che risulta è davvero limitato, quasi due terzi (64%) degli intervistati da Nielsen affermano che i social media sono il
canale a pagamento più efficace, con TikTok e Instagram in cima ai preferiti nei quali investire. Gli investimenti nelle campagne sui social media sono aumentati del 53% tra i marketer a livello globale: molto di più dell’aumento complessivo della spesa televisiva e radiofonica. L’acquisizione dei clienti è solo secondo obiettivo. Che si conquista comunque ponendo maggiore enfasi sulle iniziative di responsabilità sociale, connettendosi maggiormente con i consumatori. Solo negli Usa, per esempio, Nielsen evidenzia che oltre la metà dei consumatori neffettua acquisti da marchi che sostengono cause che hanno a cuore; analogamente, oltre il 36% si aspetta che i marchi che acquista sostengano cause sociali... anche se, in generale, sempre i dati raccolti da Nielsen mostrano che il 55% dei consumatori non è convinto che le aziende promuovano un autentico progresso. Come convincerli? Stando bene attenti al palco sul quale ci si mostra. «Anche se i so-
cial media escono come una delle piattaforme di comunicazione più ambite, c’è sempre l’attenzione ai mezzi tradizionali, che hanno sicuramente la loro importanza soprattutto per la brand awareness», conferma Bordin. «Bisogna sempre partire dallo studio del proprio target rifuggendo dalle generalizzazioni: occorre studiare bene il contesto di comunicazione per riuscire a passare i valori della marca anche di una certa complessità. Il marketer oggi è chiamato a studiare e rifuggire dalle semplificazioni, perché se è vero che oggi tutti i mezzi si stanno trasformando in un processo fortissimo di digitalizzazione, è anche vero che per esempio la carta stampata in determinati ambiti ha un valore e un posizionamento fondamentali. Bisogna essere molto agili e flessibili senza insistere su posizionamenti che sono propri del passato». Ma bisogna anche avere pazienza: secondo il Nielsen Commspoint Journey, l’85% degli acquisti riguarda marche che il cliente ha già provato.
GLI OBIETTIVI DI MARKETING PER IL PROSSIMO ANNO Più rilevante 1 2
3
4 5 6 7
Meno rilevante
Notorietà del brand
Fidelizzazione del cliente
Meno importante in Emea
3
Più importante in Na, meno importante in Emea
3.1 Acquisizione del cliente Più importante inLatam
3.3
Tutela del cliente Più importante in Emea, meno importante in Apac
3.7
Riduzione abbandono
4.1
Più importante in Apac ed Emea, meno importante in Latam
4.3
Conquista del concorrente Più importante in Latam
6.6 Altri
FONTE: NIELSEN. LISTA, IN ORDINE DI IMPORTANZA, DEGLI OBIETTIVI DI MARKETING PER IL BUSINESS DAL PIÙ RILEVANTE [1] AL MENO RILEVANTE [7]
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COMUNICARE L’IMPRESA
Le pubbliche relazioni si riprendono la scena Giocare per il futuro un ruolo centrale nello schema dei rapporti tra e con le istituzioni, ma non solo: ecco i temi al centro delle elezioni per il rinnovo della presidenza di Ferpi di Marco Onnembo
L’
elezione del prossimo presidente della Ferpi (associazione che dal 1970 riunisce e rappresenta in Italia i professionisti delle relazioni pubbliche e della comunicazione) che si terrà a Roma il prossimo 2 luglio, si preannuncia più scoppiettante che mai. Da un lato, Renato Vichi, da 37 anni nel settore e oggi – dopo essere passato per Hill+Knowlton, Nato, Ansa, Unicredit e Ubi – responsabile a livello di gruppo degli affari istituzionali e relazioni esterne della divisione Banche estere di Intesa Sanpaolo nell’ambito della macro area Comunicazione e rapporti istituzionali guidata da Stefano Lucchini; dall’all’altro, Filippo Nani che, dopo aver prestato servizio a fianco dell’ex ministro del Lavoro, Tiziano Treu, ha maturato esperienze in Confindustria Vicenza, Federmeccanica e Confindustria Veneto e ha fondato una propria agenzia di comunicazione, MyPr Lab. Il “nuovo corso” che Vichi auspica con la sua piattaforma programmatica si presenta all’insegna della discontinuità con il dichiarato intento di ritrovare quell’alto profilo che forse manca da tempo alla Ferpi e che si sostanzia nei punti chiave del suo programma: recupero di leadership e autorevolezza, spinta sull’internazionalizzazione e maggiore attenzione alla formazione delle nuove classi dirigenti, di cui il comunicatore è parte integrante per la valenza
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manageriale delle sue competenze. Sono temi di un programma di politica, perché la “casa dei comunicatori” è prima di tutto una istituzione che parla con altre istituzioni. Tradotto: giocare per il futuro un ruolo centrale nello schema dei rapporti tra e con le istituzioni di cui i comunicatori ne sono riflesso e canale. Soprattutto perché vale sempre la regola che una buona comunicazione significa una buona istituzione. LA RAPPRESENTATIVITÀ DI FERPI È FONDAMENTALE IN ITALIA, DOVE SONO OLTRE 35 MILA I PROFESSIONISTI DELLA COMUNICAZIONE
«Oggi la più grande e importante rappresentanza della comunicazione in Italia deve avere l’elemento della qualità come tema portante, così come l’autorevolezza: Ferpi deve tornare sui tavoli isttituzionali», sottolinea Vichi. «Noi comunicatori siamo creatori di consenso, e anche a livello territoriale è importante riconoscere il nostro ruolo. È il momento di creare una Ferpi nuova, più forte». E sul fronte interno? Vichi - che ha le stimmate dell’uomo di sistema, dialogante con gli stakeholder istituzionali esterni ma dotato della necessaria esperienza manageriale per affrontare le sfide organizzative - punta a guardare la comunità associativa come un “corpo unico”,
RENATO VICHI
che assegna un ruolo importante alle sedi regionali «che vanno sostenute e valorizzate per contribuire al raggiungimento degli obiettivi nazionali».. Nell’immediato le sfide non mancano. Finanche un richiamo netto ad evitare “personalismi” – come scrive Renato Vichi, con coraggio, nel suo programma - che sono stati la causa, ma anche l’effetto, di un processo di decadimento sui cui è necessaria un’immediata azione di rilancio. Senza considerare le altre priorità identificate dal manager di Intesa Sanpaolo: governance (razionalizzazione delle deleghe, troppe), organizzazione interna (riequilibrare peso e tipologia delle strutture), valorizzazione della professione e «formazione continua fatta dai soci per i soci». Le istanze di rilancio istituzionale di cui necessita la Ferpi e che Vichi illustra nel suo programma, sono chiare. Passano tutte da un cambio di mentalità e di una concezione diversa del ruolo da giocare. Ferpi è una associazione di categoria che ha bisogno di interloquire costantemente con le istituzioni. Ecco perché l’obiettivo è guidare il cambiamento, con un occhio alla tradizione e uno al rinnovamento, per consegnare al futuro una associazione più attrattiva e capace di essere un abitat” confortevole per gli oltre 35 mila professionisti della comunicazione che operano in Italia.
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VITA DA MANAGER
L’EVOLUZIONE DELLA SPECIE Ingegneri al marketing, economisti al recruitment, laureati in lettere alla consulenza strategica. Nell’era della great resignation e dello shortage delle competenze, le skill si fanno sempre più trasversali
XX XXX XXXXXXXX X XX XXXXX XXXXXX X XX XXXXX XXXXXX X XX XXXXX XXXXXX
di Marina Marinetti
S
Che la concordanza tra percorso accademico e e siamo in grado di parlare, è perché percorso professionale sia ormai un’opinione, sono state cooptate per produrre lo dimostra il fatto che, stando ai rilievi di Edusuoni - trasformandosi nelle corde scopio, l’osservatorio della Fondazione Agnelli, vocali - le pieghe laringee inizialmente compara due anni di distanza dal diploma, solo poco se soltanto per impedire che eventuali rigurgiti più di un diplomato su tre (35%) degli occupati di cibo finissero nei polmoni. Che a loro volta svolge un lavoro coerente col titolo di studi consi sono evoluti dalla vescica natatoria dei pesci seguito. E che ormai le aziende, le professionaprimitivi, quando uscirono dall’acqua divenlità, se le formano in casa. Google, per esempio, tanto rettili. Sui quali a un certo punto spuntaai fini della selezione rono delle piume per IL TEMA DELL’«EXATTAMENTO» equipara alla laurea i isolarli termicamente, IN AMBITO LAVORATIVO suoi certificates da 49 ma finirono poi per È STRETTAMENTE CONNESSO dollari al mese. E nella contribuire alla loro caA QUELLO DELLA GREAT RESIGNATION Motor Valley Ducati, pacità di volo. Dallara, Lamborghini e Ferrari hanno introdotL’evoluzione non è altro che una questione di to quattro percorsi post laurea dove insegnano adattamento. O meglio: di exattamento, in cui con prof universitari e docenti dalle imprese. un carattere sorto per adempiere una funzione passa a svolgerne un’altra, indipendente dalla Di necessità virtù precedente. Ebbene: vale anche per i profili Il tema è strettamente connesso a quello della professionali. Perché è una questione di evogreat resignation, le dimissioni volontarie che luzione.
124 LETTURE PAESE CHE VAI ETIQUETTE CHE TROVI
126 PARCHI NAZIONALI CENT’ANNI DI PATTO CON LA NATURA D’ITALIA
129 MOTORI PICCOLA GRINTOSA PER GRANDI EMOZIONI
130 REGIMENTAL A CURA DI MONICA SETTA
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VITA DA MANAGER
in Italia, stando ai dati di Aidp, l’Associazione italiana direzione personale, interessano il 60% delle aziende, con quasi mezzo milione di persone che, stando alle rilevazioni del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, già lo scorso anno ha dato le dimissioni senza avere alcun “paracadute”. «Il tema delle grandi dimissioni», spiega a Economy Joelle Gallesi, managing director di Hunters Group, società di ricerca e selezione di personale qualificato» sta obbligando le aziende, in Italia e all’estero, a implementare strategie di talent retention. Insieme ai benefit che potremmo definire “classici”, come smart working, coaching, assicurazioni e così via, sta arrivando, anche in Italia, un fenomeno molto interessante che è partito, come spesso accade, già una decina di anni fa all’estero: ad alcune risorse, che magari hanno lavorato per un po’ di anni in un determinato team, viene chiesto di fare un’esperienza, sempre nella medesima impresa, in un altro dipartimento. Questo fenomeno ha un duplice vantaggio: da un lato le persone acquisiscono maggiori competenze e, dall’altro, i manager hanno la possibilità di avere risorse più motivate perché, proponendo progetti interessanti intra-aziendali, riescono magari ad evitare che le persone possano scegliere di cambiare lavoro». Non solo: «C’è un grandissimo valore aggiunto, da non sottovalutare non solo a livello di competenze tecniche, ma anche e soprattutto di competenze soft», sottolinea Gallesi. «Prendiamo, ad esempio, una persona che ha sempre lavorato in ambito legal e viene spostato nel dipartimento HR ed è quindi in grado di comprendere, in maniera approfondita, tutti gli aspetti legali legati alla selezione o alla gestione
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dei dipendenti, oppure alle figure di strategy che, ricollocate in ambito finance, aiutano un’azienda ad essere più appetibile per gli investitori o ancora a un operation manager che, dedicandosi alle vendite, è in grado di fare upselling o cross selling in ambito tecnologico. In Hunters Group, per esempio, abbiamo creato un intero team marketing attingendo alla funzione recruiting. In questo modo abbiamo valorizzato l’approfondita conoscenza del mercato, delle aziende e delle logiche legati allo sviluppo di carriera di chi ha lavorato per molti anni nel settore».
L’esempio della consulenza Anche in Boston Consulting Group è all’ordine del giorno accompagnare le aziende clienti in trasformazioni profonde affidandole a consulenti che, anziché background economici o di ingegneria gestionale, hanno alle spalle percorsi formativi non convenzionali, che spaziano dalla matematica, alla sociologia e alla filosofia, fino ad arrivare a biotecnologia e medicina. Stefano Cazzaniga, managing director nonché partner di Bcg, responsabile della practice Healthcare, payers and providers, ad esempio,
è un medico con un trascorso alla direzione generale di un grande ospedale universitario milanesse: «In Bcg ogni giorno ho l’opportunità di imparare qualcosa di nuovo, di crescere facendo crescere gli altri, che è parte fondamentale del nostro purpose, generare valore reale per le persone e per la società. Col mio lavoro posso ancora contribuire al miglioramento della salute dei pazienti e della sostenibilità dei sistemi sanitari di tutto il mondo. Scelgo Bcg anche per la mia crescita personale». La scelta di ricercare competenze diverse sul mercato del lavoro per incrociare profili tra loro molto diversi, secondo i vertici di Bcg si traduce in soluzioni più innovative da offrire ai clienti. «Utilizzo la componente empatica e relazionale per la gestione delle relazioni con i clienti e i team, quella numerica e analitica per lo sviluppo delle analisi necessarie per il lavoro sui progetti, quella umanistica per raccontare quelle stesse analisi ai nostri stakeholder», sottolinea Manuel Scotti, laureato in Marketing e partner e associate director di Bcg: «Bcg ha continuato negli anni a investire su profili con background molto diversi, per arricchire la propria offerta di talenti e capacità, valorizzando la diversità anche all’interno dei singoli team di lavoro e, anzi, rendendola un fattore critico di successo». «Di recente è aumentata la ricerca diretta di profili “esotici”, per formarli fin da giovani e permettere loro di esprimere al meglio il proprio potenziale all’interno del gruppo», conferma Monia Martini, Igti people and Hr operations director. «Ciò significa intervenire in corsi di laurea anche molto lontani dalle classiche economia e ingegneria e proporre format diversi a seconda dell’audience, con momenti di presentazione In alto, da sinistra: Cetti Galante, amministratore delegato di Intoo, Stefano Cazzaniga, partner Bcg, e Joelle Gallesi, managing director di Hunters Group. Qui a lato: Monia Martini e Manuel Scotti, di Bcg
frontale del gruppo, ma anche di networking, testimonianze, formazione su soft skills ed esercitazioni di gruppo su casi di business. Il nostro messaggio è sempre molto chiaro: cerchiamo nei candidati la capacità di pensare in a new box, ovvero di analizzare e destrutturare i problemi, indipendentemente dal percorso di studi scelto». Reskilling e upskilling «In tempi così complessi capire la spendibilità allargata del proprio capitale umano è fondamentale per un’impresa, così come per il singolo rispetto alle proprie competenze», spiega a Economy Cetti Galante, amministratore delegato di Intoo, società di Gi Group Holding, la prima multinazionale italiana del lavoro, che ha da poco dato alle stampe, per i tipi di Enrico Damiani Editore, “La strategia della giraffa. Cambiare orizzonte nel lavoro - e non solo” che tratta appunto di employability, autoconsapevolezza, proattività sulla propria formazione continua e orientamento al mercato. «Con il 40% dei profili professionali ricercati dalle imprese che risultano introvabili, le aziende possono fronteggiare parte dei loro nuovi bisogni di competenze puntando sulle risorse umane interne all’azienda. Le imprese possono quindi guardare alla propria popolazione aziendale e capire chi può acquisire nuove competenze attraverso azioni di reskilling e upskilling mirate. Come? Attraverso un supporto esterno per mappare le competenze che le aiuti a identificare le potenzialità inespresse delle persone, ovvero le competenze possedute, ma non agite; si tratta di solito di skill sviluppate nella vita privata o in precedenti esperienze. Un altro strumento che può essere rivelatore di competenze inespresse è il rilancio del job posting interno. In generale, prima di avviare specifica formazione integrativa per passare a nuovi ruoli o funzioni, consapevolezza, responsabilità e proattività sono le tre competenze fondamentali da sondare nelle proprie persone», conclude Cetti Galante, «per capire le loro potenzialità a intraprendere percorsi di sviluppo su cui far leva per agganciare trend di ripresa e rilancio».
LA CONTAMINAZIONE POSITIVA La tradizione italiana conosce fulgidi esempi di contaminazione benefica tra professionalità diverse: l’esempio a noi più vicino è senza dubbio quello di Sergio Marchionne, di formazione umanistica ma dotato di un intuito manageriale straordinario che lo portò a cambiare le sorti del gruppo Fiat all’inizio di questo millennio. La prima laurea fu in filosofia, seguirono la laurea in giurisprudenza e un Mba in Economia. Le competenze dunque, e non il profilo professionale inteso come standardizzazione delle capacità a cui la formazione è rivolta, sono alla base della possibilità di ricoprire ruoli apparentemente distanti dai percorsi educativi e dai titoli di studio conseguiti. Parlare di profili professionali può essere riduttivo: l’attenzione deve essere posta sulla costruzione di un portafoglio di competenze che possano essere variamente ricombinate per ricoprire nuovi ruoli professionali, di difficile definizione e in continuo cambiamento, oppure per interpretare vecchi ruoli in modo appropriato rispetto alle sfide del nostro tempo: in primis la digitalizzazione, la transizione ecologica e l’invecchiamento della popolazione. Le competenze si fondano sulla disponibilità di conoscenze ma anche sulle attitudini e gli atteggiamenti, nonché sulle capacità realizzative, le c.d. skill che coniugano la dimensione pratica e quella cognitiva. Esse sono il risultato della combinazione di fattori diversi in cui l’ambiente e la formazione (strutturata e non) hanno un ruolo determinante. Le competenze e le relative hard e soft skill sono al centro dell’attenzione dalla Commissione Europea, della ricerca accademica e della consulenza. Ma un punto fondamentale è comprendere la relazione tra hard e soft skill e la capacità di ricoprire ruoli sempre più complessi. Le hard skill sono capacità specifiche di ciascun dominio di conoscenza e hanno perciò un campo di applicazione relativamente circoscritto. Proprio perché legate all’evoluzione di una disciplina sono soggette a obsolescenza e quindi richiedono di essere aggiornate o addirittura ricreate dalle fondamenta in presenza di cambiamenti tecnologici significativi. Le soft skill (chiamate anche transversal skill) sono le competenze interpersonali, sociali, comportamentali e metodologiche necessarie per applicare capacità e conoscenze tecniche nel lavoro: attitudini, intuizioni, attributi e pratiche che si esercitano indipendentemente dall’ambito disciplinare e si esprimono in modo diverso in funzione dei differenti contesti. Le soft skill non riguardano solo la vita lavorativa ma anche quella privata e si costruiscono e irrobustiscono attraverso le esperienze diversificate, come lo sport e il volontariato. La caratteristica più preziosa è che le soft skill sono durevoli e non soggette a obsolescenza e soprattutto sono gli “attivatori” delle hard skill, rendendole strategicamente proficue. Ogni ruolo può essere descritto attraverso tre dimensioni di complessità: tecnica, manageriale e gestionale (Goeta, 1992). Queste tre componenti richiedono mix variabili di competenze, sia hard che soft, per essere presidiate. La dimensione di complessità tecnica, relativa al processo produttivo, dipende dall’incertezza e dalla indeterminatezza degli output e da quanto sono definiti e consolidati i riferimenti teorico-pratici per affrontare le criticità tecniche del ruolo. Dove l’output è più incerto e i riferimenti professionali meno consolidati, ecco che le soft skill devono intervenire per attivare risorse cognitive non necessariamente collegate al dominio di conoscenza tradizionalmente definito. Alla base di questo fenomeno ci sono sempre robuste competenze, caratterizzate dalla dialettica tra hard e soft skill, competenze che non si costruiscono solo nelle aule delle scuole e delle università ma anche attraverso esperienze di vita e passioni profonde. Eliana Minelli, professore associato di Organizzazione aziendale e gestione del personale della Liuc - Università Cattaneo
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VITA DA MANAGER
Paese che vai etiquette che trovi Quali sono le regole per non commettere errori durante gli incontri di lavoro all’estero? E sulle piattaforme online? Ecco i consigli di Sibyl von der Schulenburg di Alessandro Faldoni
rendere un biglietto da visita con una mano sola, afferrare un documento con la mano sinistra o ancora mostrare un tatuaggio, in alcune parti del mondo, possono compromettere l’esito di un incontro di lavoro oppure di un colloquio di selezione perché considerati atteggiamenti, azioni e comportamenti poco rispettosi, se non addirittura proibiti. Benché la globalizzazione sia passando di moda, i viaggi d’affari sono ripartiti. E senza neppure bisogno di muoverci dall’ufficio (o da casa): in questo new normal (si fa per dire) sempre più globalizzato e iperconnesso – all’interno del quale la tecnologia può accorciare le distanze delle persone – non è più così inusuale trovarsi ad interagire con professionisti che lavorano dall’altra parte del mondo e che appartengono a culture profondamente diverse dalla nostra. Si tratta di una grandissima opportunità personale e professionale, ma è indispensabile essere ben preparati per non commettere errori e compromettere una trat-
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competenze, anche il galateo degli affari si può apprendere, occorre soltanto avere a disposizione gli strumenti giusti per farlo». Conoscere le abitudini e le regole per superare le differenze culturali. L’intelligenza interculturale è la chiave per non commettere errori imperdonabili quando si interagisce con culture differenti. Avere a disposizione un mercato potenzialmente globale è certamente una grandissima opportunità, ma sapere come comportarsi nelle diverse situazioni può rappresentare un grande vantaggio, soprattutto nel corso dei primi incontri, favorendo la creazione di rapporti di collaborazione e fiducia, indispensabili per il successo del business. «All’interno del saggio – sottolinea Sibyl von der Schulenburg – racconto l’origine della definizione di business etiquette, approfondisco i concetti di hard e soft skill, sempre più centrali nella scelta di un candidato, e spiego come si crea la famosa prima impressione in ciascuno di noi. Affronto, poi, i vari aspetti del saluto, dell’abbigliamento, del linguaggio, del business talk o degli incontri a tavola, nelle sale riunioni o nei campi da golf. Ho raccolto in queste pagine tutta la mia esperienza professionale per dare consigli pratici, senza cadere però in un banale elenco di cosa fare e cosa non fare».
tativa sul nascere perché, non dimentichiamolo, non c’è mai una seconda occasione per fare una buona prima impressione. Anche perché la prima impressione è quella che conta... e che lascia immancabilmente tracce indelebili. «Spesso – precisa Sibyl von der Schulenburg, autrice del nuovo saggio International Business Etiquette, edito da Golem Edizioni – tendiamo a sottovalutare la cultura e le abitudini delle persone che incontriamo, dal vivo o virL’arte di fare business (anche) a tavola tualmente, per lavoro. Alcuni comportamenti «Gli incontri con finalità di business – spiega o atteggiamenti errati, però, rischiano di comSibyl von der Schulenburg – si possono fare promettere una trattaa colazione, pranzo ALCUNI COMPORTAMENTI ERRATI tiva commerciale o l’ee cena ma ognuno RISCHIANO DI COMPROMETTERE sito di un colloquio di ha le sue peculiarità UNA TRATTATIVA COMMERCIALE selezione perché non e richiede qualche O UN COLLOQUIO DI SELEZIONE consoni ai costumi di attenzione quanto a un certo paese. Nel corso della mia carriera ho etichetta: in alcuni Paesi, infatti, non si tratviaggiato tra Oriente e Occidente e ho rilevato ta solo di scegliere la giusta forchetta o dove una serie di differenze (a volte quasi impercetmettere il piattino del pane, ci sono errori che tibili, a volte abissali) che non possono essere vengono considerati veri e propri insulti». In trascurate, se non si vuole correre il rischio Cina, ad esempio, si deve sempre versare da di veder sfumare un affare. Così come tutte le bere ai propri vicini e mai a sé stessi e biso-
gna ricordarsi di lasciare qualcosa nei piatti perché, come abbiamo visto, la mano sinistra per evitare che l’ospitante si senta in dovere è quella proibita. di ordinare altro cibo. In Giappone, invece, meglio evitare di lasciare le bacchette nel piatLa netiquette dell’ipermondo to perché questo gesto è considerato un rifeAnche gli incontri di lavoro online. Gli incontri rimento al rito funerario. Attenzione, poi, al professionali on line richiedono l’applicazione brindisi, perché la gaffe è dietro l’angolo: dire della business etiquette: sono sempre più fre“cin cin” è come riferirsi all’organo genitale quenti perché il nostro ambiente di lavoro si è maschile. Negli Stati Uniti, invece, sono molto esteso a quello virtuale e siamo sempre più neapprezzati gli incontizen, cittadini della rete A MOLTI SFUGGE IL SIGNIFICATO tri a pranzo perché internet. Ma se il CoDI ALCUNE EMOTICON: MEGLIO la sera si preferisce vid-19 ci ha insegnato LIMITARNE L’USO IL PIÙ POSSIBILE rimanere in famiglia, a usare le piattaforme PER EVITARE GAFFES mentre in Giappone è che offrono la possibiliil contrario: per molti il pranzo rappresenta tà di incontri virtuali video, nessuno ci ha inseun momento di relax, durante il quale non si gnato il galateo da applicare. Ed è proprio per vuole essere disturbati. questo che possono sorgere grossi problemi. E le mani? Negli Stati Uniti si usa tenere la sini«Tutto ciò che passa dal web – aggiunge l’austra sotto al tavolo quando non serve, mentre trice – dovrebbe rispettare quella che viene nei paesi islamici si mangia solo con la destra chiamata netiquette, l’etichetta del network. Si tratta del galateo applicabile ai rapporti di chi usa una rete di comunicazione. Sino a poco tempo fa ci si focalizzava su scrittura e immagini (mail, social, presentazioni), tutti spazi nei quali è importante rispettare regole di sintassi, composizione e grafica per evitare interpretazioni errate: niente caratteri maiuscoli, dunque, perché equivale a gridare, niente slang o altre parole poco comprensibili e, ovviamente, niente insulti. Con l’avvento delle emoticon e il loro continuo moltiplicarsi è venuto a crearsi un nuovo linguaggio che avrebbe bisogno di un manuale d’uso continuamente aggiornato poiché a molti sfugge il vero significato di certe faccine. Anche in questo caso, meglio ridurre al minimo quando si interagisce per affari». Nell’ipermondo del business internazionale è bene, o perlomeno cortese, osservare le regole culturali della persona che vediamo sullo schermo del nostro pc. Valgono quasi tutte le regole generali che si applicano in ogni incontro, con qualche variazione relativa all’ambienSIBYL VON DER SCHULENBURG tazione. A partire dall’abbigliamento formale:
ricordiamo tutti il caso di Luke Flanagan, vero? E per chi si fosse sintonizzato soltanto ora, ricordiamolo: durante il lockdown, l’europarlamentare irlandese si presentò in videoconferenzza in camicia regolamentare e... mutande. Niente collegamenti dalla spiaggia, poi, o camminando per strada (magari con gli occhiali da sole) e luci adeguate.
La conversazione “rompighiaccio” La pratichiamo tutti i giorni (e qualcuno di noi lo fa più di altri): la conversazione leggera, lo scambio di parole non impegnativo. In alcune culture, come ad esempio in Usa, dove si scambiano battute con qualsiasi persona si incontri più di una volta o anche con estranei, è più diffusa, mentre in altre ci si chiude a riccio e si cerca di evitare lo sguardo di chi si incontra ma poi… arriva sempre il momento in cui si deve dire qualcosa e allora, di cosa si parla? Dopo le strette di mano e gli scambi dei biglietti da visita, si passa solitamente al rituale dello small-talk, un breve scambio che precede il business talk. La prima domanda è relativa a chi abbia il diritto (o il dovere) di iniziare la chiacchierata e la risposta è semplice: il padrone di casa. A differenza di quanto si possa pensare, questo tempo non è sprecato, anzi. Se ben gestito, è un momento prezioso perché è la fase in cui, in genere, si crea un legame tra le parti. E dunque, quali temi affrontare? E da quali è meglio tenersi a distanza di sicurezza? Soprattutto agli inizi, è meglio non toccare argomenti personali e quelli che possano apparire scomodi per loro natura, come ad esempio politica o religione. Meglio optare, quindi, per argomenti che possono essere considerati banali come il viaggio, il cibo, lo sport o il meteo. Essere banali, in questo caso, può essere la scelta vincente che aiuterà ad evitare spiacevoli scivoloni, come chiedere – ad esempio – a una persona di cultura araba informazioni sulla salute della propria moglie.
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VITA DA MANAGER
Cent’anni di “patto” con la natura d’Italia Il patrimonio naturale vale il doppio rispetto al Pil globale, considerato l’indicatore di benessere per eccellenza. E i parchi nazionali diventano laboratori di sostenibilità di Sabrina Iadarola
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rte e cultura italiane sono note in tutto il mondo. Ma a far grande l’Italia c’è anche la sua natura con le sue aree protette e i magnifici parchi, tra cui il Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, nel cuore dell’Italia, e il Parco nazionale del Gran Paradiso, tra Piemonte e Valle D’Aosta, che quest’anno festeggiano cento candeline. Ad onorare il centenario una serie di appuntamenti alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ospite speciale del convegno dedicato ai festeggiamenti, svoltosi a Roma presso l’auditorium Parco della Musica, nel giorno in cui si è celebrata la Giornata della Terra, il 22 aprile 2022. Un’occasione con istituzioni e rappresentanti degli enti parco per analizzare le prospettive per il futuro delle aree protette d’Italia, par-
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tendo dal valore della conservazione del patrimonio naturale. In uno scenario che – come ha ben fotografato Gianpiero Sammuri, presidente di Federparchi, «presenta 24 parchi nazionali, 135 regionali, 32 aree marine protette e una rete di oltre 400 riserve naturali, questo sistema copre il 10,5% della superficie a terra e l’8,5% al mare. Ma l’Europa chiede di più. Ci chiede almeno il 30% di territorio protetto sia a terra e che a mare». «La presenza del Presidente della Repubblica alle celebrazioni del centenario dei nostri due parchi, oltre a confermare la sua attenzione e sensibilità ai temi dell’ambiente naturale del nostro Paese e alla sua tutela, è un prestigioso riconoscimento per l’azione svolta dai nostri due parchi e da tutto il sistema delle aree protette a favore della biodiversità e dello
ITALO CERISE
sviluppo sostenibile delle comunità che vivono al loro interno». Sono le parole di Italo Cerise, presidente del Parco nazionale Gran Paradiso, che ha sottolineato, da un lato, il lavoro congiunto dei due parchi, dall’altro l’obiettivo di rafforzare i legami, condividere intenti, buone pratiche, strategie e attività di pianificazione comuni, di grande rilievo a livello nazionale e internazionale. Le azioni programmate comprendono, oltre ad eventi istituzionali e celebrativi, anche convegni scientifici, scambi e progetti per il coinvolgimento delle altre aree protette, delle guide e dei visitatori; attività d’intrattenimento, campagne di comunicazione, analisi standardizzata con utilizzo dei big-data dei flussi di visitatori nei due parchi per il monitoraggio della situazione ex-ante ed ex-post del cente-
NATURA UGUALE RISORSA
nario. «Abbiamo fortemente creduto che i festeggiamenti per il centenario dei due parchi dovessero essere molto più di una semplice celebrazione istituzionale ma, piuttosto, un importante momento di riflessione sociale e culturale circa l’importanza fondamentale della conservazione della natura anche in relazione al recente inserimento della tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi in Costituzione», ha aggiunto Giovanni Cannata, presidente del parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. «La conservazione, unita allo sviluppo sostenibile delle comunità locali, sono il miglior fondamento per un nuovo “patto” con la natura soprattutto in vista dei cambiamenti climatici sempre più tangibili ed evidenti. Proprio per questo siamo lieti ed assegniamo grande rilievo alla presenza del Presidente della Repubblica alla cerimonia inaugurale: un riconoscimento del grande lavoro svolto dal sistema delle aree protette in Italia, di cui il parco nazionale Gran Paradiso e il parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e
Molise sono stati antesignani», ha concluso. In un videomessaggio Cam Sholly, sovrintendente del Parco nazionale di Yellowstone, ha ricordato che le sfide, andando verso il futuro, saranno bilanciare il grande impatto dei cambiamenti climatici, la crescente popolarità dei parchi e i conseguenti impatti della fruizione, con l’accesso e il godimento da parte dei visitatori di questi meravigliosi luoghi e la loro protezione. Una sollecitazione presto raccolta da Ilaria Fontana, sottosegretaria di Stato al Mite che ha rilanciato: «La sfida e la lungimiranza nel coniugare, attraverso i parchi nazionali, conservazione della natura, protezione della fauna, bellezza e sostenibilità, non solo non dà segni di affaticamento, nonostante i cento anni passati, ma anzi assume un ruolo fondamentale nella transizione ecologica. Se le prime scommesse dei due parchi storici d’Italia era salvare la fauna, il territorio e i sentieri, oggi i Parchi sono dei veri e propri “laboratori di sostenibilità e circolarità”. I parchi, pur mantenendo ferma la loro vocazione
Dei parchi come risorsa, anche economica, ha parlato l’economista ambientale Valeria Costantini, docente a Roma Tre: «Il nostro patrimonio naturale fornisce servizi all’interno dell’ecosistema e influenza il benessere degli individui, tuttavia spesso non è valorizzato nelle scelte economiche della sfera pubblica». Guardando da questa prospettiva, scopriamo che il «patrimonio naturale vale il doppio rispetto al Pil globale, considerato l’indicatore di benessere per eccellenza». La natura fornisce un vantaggio agli individui anche in termini economici, vantaggi che non possono essere contabilizzati perché inseriti all’interno di un sistema più ampio, anzi, di un eco-sistema. «La conservazione delle risorse naturali è il tema fondamentale del nostro tempo – ha sottolineato lo studioso Stefano Mancuso – e per questo è significativo che il centenario dei parchi si celebri in concomitanza con la Giornata della Terra». A testimonianza dell’attenzione che l’Italia ha sempre avuto per l’ambiente, anche quando termini come “ecosistemi”, “biodiversità” e altri erano «cronologicamente e culturalmente molto distanti». centenaria nella tutela degli animali e del territorio, assumono su di loro il compito di affrontare sfide nuove quali il cambiamento climatico, gli obiettivi dell’economia circolare nonché l’innovazione e la digitalizzazione dei servizi per enti locali, cittadini ed imprese. La tutela dell’ambiente e della biodiversità, per la prima volta richiamata a chiare lettere dal Presidente della Repubblica nel giorno del suo giuramento, si associano alla riforma storica della nostra costituzione in chiave ambientale attraverso gli art. 9 e 41. Estendere le aree protette terrestri e marine – ha concluso il sottosegretario - e non smettere di divulgarne i benefici effetti per le comunità coinvolte in diversi settori è, e sarà il compito mio e del dicastero che rappresento».
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MOTORI
Piccola grintosa per grandi emozioni Rumorosa, appariscente, inutilmente superdotata: impossibile non innamorarsi della nuova Mini Clubman John Cooper Works. Un’auto per chi ancora non ha perso la passione per la guida di Franco Oppedisano una piccola bomba. Anzi è la più grande tra le piccole bombe. La Mini Clubman John Cooper Works non è una station wagon (anche se fa finta di esserlo), non è un’auto da città (anche se le dimensioni potrebbero farlo pensare) e non è per niente political correct (ma chissenefrega). È un’auto che sarebbe piaciuta a chi l’auto l’ha inventata, a Enzo Ferrari, ad Ayrton Senna. Insomma, per chi si emozionava per il suono di un motore, per una curva perfetta, per la velocità. Ed è fatta, con passione, per i molti che si emozionano ancora. Hanno senso oltre 300 cavalli su una vettura lunga poco più di 4 metri? No, ma saliteci sopra e ve lo ricorderete con piacere per il resto della vostra vita. Prenderla di un colore solo è un vero oltraggio, non perché sia necessario per farsi notare: per quello basta il suono del suo motore o la sua linea. Prenderla con strip e colori in contrasto, però, è “la morte sua” perché è nella sua natura, nel suo Dna essere sgargiante, appariscente. In ogni caso passare inosservati con la Mini Clubman Jcw è impossibile ed è un’auto che dice tutto di chi la guida. Potete avere anche cinquant’anni, ma non ne avete più di trenta, non avete paura di andare controcorrente e vi piace distinguervi. Tutto il resto è estetica e pura meccanica.
È
Che nella Jcw è ai massimi livelli. Gli ingegneri della Mini sono riusciti a darvi il modello più potente mai costruito dalla casa inglese del Gruppo Bmw. L’ultima generazione del motore 4 cilindri sviluppata per i modelli John Cooper Works, con la tecnologia TwinPower Turbo, ha una potenza massima superiore alla precedente generazione di 75 cavalli e in totale arrivano a quota 306. La coppia massima è stata aumentata di 100 Nm e raggiunge ora un valore pari a 450 Nm, di conseguenza anche le performance in accelerazione sono migliorate. Raggiunge lo 0-100 km/h in 4,9 secondi, 1,4 in meno dei precedenti modelli. Il motore è, poi, abbinato a una nuova trasmissione sportiva a otto marce Steptronic, che include un differenziale meccanico autobloccante sull’asse anteriore, un sistema di trazione integrale All4, un telaio opportunamente modificato, e rinforzi addizionali per la struttura esterna. L’impianto di raffreddamento è stato realizzato con le conoscenze maturate dalle esperienze sulle gare in pista e monta un nuovo impianto di scarico con un sound studiato apposta per lei e un filtro antiparticolato per motori benzina che rispetta la normativa Euro 6d-Temp standard. La dotazione standard include fari a Led climatizzatore automatico bizona, comfort access, Mini Driving Modes, e radio Mini Visual Boost con schermo da 6,5” con funzione touchscreen e grafiche ridisegnate. In alternativa c’è una grande scelta di equipaggiamenti opzionali che include il navigatore satellitare connesso con la funzione easy-to-use, così come il Connected Navigation Plus con schermo da 8,8”. In combinazione con questi optional è disponibile anche il servizio Real Time Traffic Information, che mostra la reale situazione del traffico, il servizio Concierge ed il portale Mini Online così come l’Apple CarPlay. Ogni volta che vi siederete sul sedile superavvolgente del guidatore vi verrà voglia di scendere in pista per dimostrare tutte le sue qualità di tenuta di strada e di velocità. Ma non serve strafare, basta essere. Ogni volta che uscirete dal parcheggio vi basterà guidarla. È una questione di personalità e la Mini Clubman Jcw ne ha da vendere.
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REGIMENTAL
DALLA PRIMA ALLA SECONDA REPUBBLICA TUTTO FINISCE A TARALLUCCI E CHAMPAGNE Cambiano gli equilibri di potere, le allenze strategiche, gli indirizzi politici... ma resta invariato il gusto per la “dolce vita”: ecco quali sono i ristoranti, gli alberghi e i bistrot più amati della capitale a cura di Monica Setta ORMAI NEI SALOTTI ROMA-
nica Gervaso con
ghi accolto dalla
Repubblica si trovano spesso
NI NON SI PARLA D’ALTRO
la mamma di lei,
piacevolezza di un
Piero e Anna Fassino che abi-
SE NON DELLE ELEZIONI DEL
Vittoria. Ma qui nel
top manager del
tano in zona (ma stanno cer-
2023. Succede sempre nella
regno della splen-
calibro di Daniele
cando una casa più grande). Da
eterna città della politica che
dida Federica ha
Saladini,
monu-
Ciampini in piazza San Lorenzo
le manovre avvengano sui sofà
festeggiato il com-
mento alla privacy
in Lucina è di casa l’ex premier
damascati o a tavola. Dal patto
pleanno anche l’ex
e alla competenza.
Giuseppe Conte spesso ac-
della crostata in poi è un rito a
sindaco di Roma.
Scelgono i locali
compagnato dal fidato Rocco
cui nessuno riesce a sottrarsi.
Gianni Alemanno insieme alla
del centro storico i leader del-
Casalino.
Ma quali sono i posti preferiti
compagna Silvia Cirocchi. Al-
la sinistra. Dalla caffetteria di
Vincenzo Spadafora adora La
dalla politica? Innanzitutto va
tre volte invece Matteo Salvini
piazza di Pietra alla Enoteca
Barchetta a due passi da piaz-
molto di moda il ristorante Pe-
e la bellissima fidanzata Fran-
degli Spiriti, entrando anche
za Cavour dove cenano spesso
scado di Federica Poggi che
cesca Verdini hanno cenato
solo per un aperitivo, si pos-
anche i suoi amici più cari come
è proprio davanti alla casa ro-
da soli in terrazza puntando su
sono incontrare Enrico Letta o
Mara Venier e Alberto Mata-
mana ai Parioli del premier Ma-
crudi di pesce accompagnati
Pierluigi Bersani.
no. Matteo Renzi transita a
rio Draghi. Prima che andasse
da Rosso di Montalcino.
Per vedere da vicino il ministro
volte dal mitico Canova mentre
a palazzo Chigi, ci pranzava an-
Quando scende a Roma Silvio
dei Beni culturali Dario Fran-
il potente Salvatore Margiotta
che lui scegliendo menu sem-
Berlusconi
amato
ceschini e sua moglie Michela
uomo di estrema eleganza per
plici a base di pesce e un tavolo
è solo uno: il Parco dei princi-
di Biase, politica molto capace
i suoi pranzi di lavoro sceglie il
riservato.
pi dove ha soggiornato anche
e rigorosa, bisogna arrivare in
lussuoso De Russie.
Pescado - una terrazza bellissi-
la premier finlandese Sanna
via Merulana da Panella dove
Insomma, passano le prime e
ma e pezzi di arte contempora-
Marin occupando la suite im-
si mangia una focaccia squisi-
seconde Repubbliche ma i riti
nea come arredi- è anche il ri-
periale da 300 metri quadrati
ta, famosissima sopratutto nel
non tramontano. Tutti i giochi
storante dove si fanno vedere il
con vista sulle bellezze di villa
centro sinistra.
(politici) finiscono a taralluc-
presidente della Confindustria
Borghese.
Al Pantheon nello storico For-
ci, vino e se si è più fortunati a
Carlo Bonomi e la moglie Vero-
Qui si fa vedere lo stesso Dra-
tunato dove mangiava la prima
champagne. Prosit.
l’indirizzo
DA SINISTRA: GIANNI ALEMANNO, MARA VENIER, MICHELA DI BIASE, MATTEO SALVINI E FRANCESCA VERDINI
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