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FORWARD – Making AI Work for Everyone (IT)

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Prospettive Europee su Tecnologia e Società

L’AI al servizio di tutti

ADOZIONE

Come sfruttare il potenziale dell’AI in produttività

FORMAZIONE

Come le iniziative di formazione in tutta Europa aiutano a colmare il divario digitale

TRASFORMAZIONE

In che modo l’AI sta potenziando i lavori e cosa potrebbe significare per il futuro del lavoro

AI: investire nelle persone per guidare la trasformazione

Cara lettrice, caro lettore, spesso, quando parlo di tecnologia, mi piace ricordare che la prospettiva è tutto. Come quando guardiamo attraverso l’obiettivo di una macchina fotografica: basta un piccolo spostamento del punto di osservazione per rivelare una storia completamente nuova all’interno della stessa inquadratura. Oggi ci troviamo esattamente in questa fase di «rifocalizzazione». L’intelligenza artificiale sta cambiando il nostro modo di vivere e, inevitabilmente, trasformerà il nostro modo di lavorare.

Sento spesso parlare di timore per l’automazione, ma la storia ci insegna che il progresso è sempre stato accolto con un misto di allarme e rifiuto. Eppure, pensate alle potenzialità: a livello globale si stima che le nuove tecnologie possano aprire la strada a 170 milioni di nuove opportunità lavorative.

La sfida non è la tecnologia in sé, ma la nostra capacità di abitarla. In Italia, l’adozione consapevole dell’AI potrebbe tradursi in un valore immenso, un respiro per la nostra economia capace di generare tra i 150 e i 170 miliardi di euro in solo dieci anni.

Ma i numeri, da soli, non raccontano tutta la storia. La realtà è che oggi il 74% delle PMI fa fatica a trovare persone con le giuste competenze. È qui che dobbiamo agire e l’opportunità è aperta a chiunque.

Penso a Maria Teresa, una produttrice di olive di Andria che a 61 anni ha deciso di imparare a usare l’AI attraverso i corsi della Fondazione Mondo Digitale che siamo felici di supportare. La sua è una sfida umana prima ancora che professionale che mi ha molto colpita: oggi

usa la tecnologia per organizzare il suo lavoro. Maria Teresa ci ricorda che restare fermi non può essere un’opzione.

Questa trasformazione richiede impegno e cura. Dal 2015 a oggi, abbiamo accompagnato oltre 21 milioni di persone in Europa nel loro percorso di crescita digitale. Non lo facciamo per celebrare la tecnologia, ma perché crediamo nell’ingegno umano. Per questo continuiamo a investire in formazione e strumenti per trasformare l’AI da grande incognita a collaboratore quotidiano.

Questo è il principio con cui abbiamo appena annunciato AI Works For Italy, il progetto che riunirà tutte le nostre iniziative di formazione, il contributo che vogliamo dare al Paese per agevolare il cambiamento. L’ultima, solo in termini temporali, riguarda gli studenti all’ultimo anno di Università. Sono i ragazzi che si stanno affacciando sul mondo del lavoro: per loro queste competenze non sono solo strumenti, ma chiavi per aprire porte nuove. Grazie ad un finanziamento di Google.org, le no profit INCO e CHANCE condivideranno un programma di formazione completo e senza alcun costo per gli atenei che aderiranno all’iniziativa. L’obiettivo è formare almeno 13.000 studenti universitari, partendo dalle università di Roma Tre, Salerno e Cagliari che sono state le prime ad aderire con entusiasmo al progetto.

Il supporto che intendiamo dare al mondo accademico passa anche dai progetti di ricerca sull’AI. Per questo stiamo lavorando fianco a fianco con eccellenze come il Politecnico di Milano, il Politec-

nico di Torino, l’Università di Catania e l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma. Quest’ultima, in particolare, sta portando avanti un progetto di ricerca che intende utilizzare l’AI per accelerare la diagnosi oncologica dei tumori femminili rari. È un impegno concreto che riflette l’impatto sociale e il valore trasformativo di questa tecnologia per il futuro del Paese.

Considero questo momento storico un po’ come l’arrivo della stampa: un’opportunità straordinaria per diffondere sapere e conoscenze. Ma la tecnologia è solo un mezzo; la misura del nostro valore dipenderà da quanto sapremo mettere queste risorse nelle mani di tutti, assicurandoci che il progresso sia un cammino condiviso e non una corsa per pochi.

In questa edizione di FORWARD incontrerete pionieri che, come Maria Teresa, hanno avuto il coraggio di mettersi alla prova, cambiare i propri pensieri per cambiare il proprio futuro. È un viaggio che richiede coraggio, ma è l’unico che vale la pena di intraprendere per tendere alla massima espressione di ciò che possiamo essere.

L’AI all’opera

Fatti e cifre: il potenziale economico dell’AI generativa per l’UE è notevole, ma non è garantito.

Colmare il divario di adozione dell’AI in Europa

L’adozione diffusa dell’AI può far crescere il PIL dell’UE di 1,2 mila miliardi di euro nei prossimi dieci anni. Tuttavia, la maggior parte delle imprese e dei lavoratori europei deve ancora accogliere appieno questa tecnologia. Quali sono le cause di questo divario e cosa serve per recuperare terreno?

Prospettive sul futuro del lavoro nell’era dell’AI

Politici, imprenditori e leader d’opinione offrono consigli sinceri a chi si trova a navigare nel territorio incerto, ma promettente, dell’era dell’AI.

Competenze per il domani

L’alfabetizzazione all’AI è fondamentale affinché imprese e lavoratori rimangano competitivi e sblocchino il potenziale offerto dall’AI generativa. In tutta Europa, aziende, organizzazioni e ONG dimostrano come le iniziative di upskilling aiutino a colmare il divario digitale.

«Ripensare i processi»

James Manyika e Ben Armstrong si confrontano su come l’AI stia cambiando il lavoro e su cosa questo comporti per la formazione delle future generazioni.

Ti aiutiamo a crescere

Google offre programmi di formazione in tutta Europa per aiutare le persone ad acquisire le competenze di AI necessarie per avere successo: dai lavoratori e dalle piccole imprese alle prime armi con le nozioni di base, fino agli sviluppatori che puntano a capacità più avanzate.

METTERE A FRUTTO L’AI

Il potenziale economico dell’AI generativa per l’Unione europea è considerevole, ma non garantito. Studi recenti mostrano forti disparità di adozione tra i vari paesi, settori e aziende.

AI e assunzioni

Secondo la BCE (2025), le aziende con uso intensivo dell'AI hanno il 4% di probabilità in più di assumere personale nel breve termine.1

Gap di competenze AI

Come evidenzia un report di INCO, per il 74% delle PMI europee è «difficile» o «molto difficile» trovare candidati con competenze AI.3

Potenziale economico

150 mld € 11%

Secondo uno studio di Implement Consulting, un’adozione tempestiva e generalizzata dell’AI generativa potrebbe incrementare il PIL italiano di 150 miliardi di euro (+8%) in dieci anni.2

Il muro del pessimismo

L’11% dei dirigenti di PMI ritiene che l’AI generativa «non potrà mai creare vero valore» per l’azienda, contro appena l’1% nelle grandi aziende.4

Un’Europa a più velocità

Nel 2025, ha utilizzato l’AI il 16% delle aziende italiane. L’adozione resta disomogenea tra i vari paesi UE.5

L’AI nei vari settori

Costruzioni

Trasporto e magazzino

Manifatturiero

Commercio all’ingrosso e al dettaglio

Amministrazione e servizi di supporto alle imprese

Alberghiero

Attività immobiliari

Attività

e

L’uso dell’AI nell’UE varia molto tra i settori. Nel 2025, la quota più alta è stata registrata dal settore dell’informazione e della comunicazione.5

Potenziale occupazionale

170 mln

Secondo il World Economic Forum, le nuove tecnologie possono creare 170 milioni di posti di lavoro entro il 2030.6

L’incertezza sul ROI è un grande ostacolo all’adozione dell’AI, che viene citato dal 62% delle aziende manifatturiere e dal 56% delle aziende ICT.4

Ostacoli all’adozione

Analizzando il fattore umano rispetto all’adozione dell’AI, i ricercatori Ipsos hanno individuato sei domande chiave che leader aziendali e lavoratori devono porsi:4

01. Ha senso usare l’AI nel mio campo? Molte aziende faticano a individuare applicazioni concrete e di valore.

02. Qual è il valore? Per i dirigenti aziendali non è facile stimare il ROI, mentre i lavoratori non sempre vedono i benefici personali.

03. Quali sono i rischi? Cybersicurezza e privacy dei dati sono fattori da considerare.

04. Quali sono le regole? Regole poco chiare possono ridurre la propensione aziendale al rischio e limitare le applicazioni possibili.

05. Posso fidarmi? La riluttanza del personale è legata al timore di perdere il lavoro o a riserve sulla qualità dell’output.

06. Ho le competenze? Da sole le intenzioni non bastano: la mancanza di skill può frenare l’implementazione.

ADOZIONE DELL’AI IN EUROPA: DAL POTENZIALE ALLA PRODUTTIVITÀ

Il potere dell’intelligenza artificiale risiede nella sua capacità di aiutarci a essere più efficienti, creativi e produttivi — ed è per questo che il potenziale economico di questa tecnologia è immenso. Tuttavia, la maggior parte delle imprese e dei lavoratori europei deve ancora adottare l’AI. Cosa sta causando questo divario nell’adozione e cosa si può fare per superarlo?

L’intelligenza artificiale si preannuncia come una delle tecnologie più rivoluzionarie di sempre. Secondo le stime, potrebbe iniettare oltre mille miliardi di euro nell’economia europea, rivoluzionare la ricerca scientifica e ridefinire la natura stessa del lavoro. Eppure, nonostante le premesse, il divario tra potenziale e realtà cresce. Mentre poche grandi imprese corrono, gran parte delle aziende e dei lavoratori deve ancora adottare questa tecnologia in modo concreto. Un gap di adozione che rischia di ampliare le fratture economiche e far svanire un’occasione d’oro per aumentare la produttività.

Il potenziale economico non è garantito

Un recente report di Ipsos per Google rivela che il potenziale economico dell’AI nel breve termine non è scontato, a causa delle forti disomogeneità. Nel 2025 quasi il 20% delle imprese UE con almeno 10 dipendenti ha usato l’AI, ma l’adozione è concentrata nei settori digitali (62% nel settore dell’informazione e della comunicazione contro il 17% nel manifatturiero). Il divario tra grandi aziende e PMI cresce e anche le disparità geografiche sono marcate, con punte di adozione dell’AI del 35-42% nei paesi nordici e solo del 5-9% in alcune aree dell’Europa orientale e meridionale. Il report conclude che, senza un uso sistematico dell’AI da parte di una massa critica di imprese, l’Europa rischia di mancare l’appuntamento con il proprio futuro tecnologico.

«La vera forza dell’AI consiste nel renderci più produttivi, rapidi e creativi: possiamo delegare le mansioni più gravose e ripetitive e concentrarci sulla valutazione, il problem-solving complesso e le relazioni umane.»

Scansiona il codice QR e usa NotebookLM per approfondire il rapporto di ricerca Ipsos citato nell’articolo, oppure ascolta una sintesi audio del report.

Divario tra piccole e grandi aziende

Nel 2025 hanno usato l’AI soprattutto le grandi aziende; i motivi potrebbero essere la complessità di implementazione, le economie di scala o i costi.5

Gap formativo

Il 15% dei lavoratori UE ha seguito corsi sull’AI nell’anno precedente.7

A mancare non sono le tecnologie, quanto piuttosto fiducia, competenze e sicurezza. Se la prospettiva di un cambiamento guidato dall’AI entusiasma alcuni, per molti altri è fonte di profonda inquietudine. Soprattutto le PMI sono frenate dai dubbi sull’effettiva utilità dell’AI per la propria azienda, dai potenziali rischi e dal timore di fare investimenti sbagliati. In Francia, ad esempio, è emerso che il 72% dei dirigenti di PMI non ha ancora individuato un’applicazione pratica dell’AI per il proprio business. I lavoratori, invece, non ne riconoscono l’utilità per le proprie mansioni o temono che le proprie competenze diventino obsolete. Per abbattere queste barriere profondamente umane, responsabili politici, leader aziendali e fornitori di tecnologie devono collaborare per creare un ecosistema che renda l’AI accessibile a tutti, puntando su tre principi chiave.

Primo: il dibattito sull’AI deve assumere toni concreti.

Al panificio familiare in Germania non serve l’ennesima analisi sui benefici macroeconomici dell’AI; deve sapere che con un semplice strumento AI può prevedere la domanda giornaliera e diminuire sprechi e costi. Alla piccola agenzia turistica italiana servono esempi pratici su come usare l’AI per promuoversi meglio e attirare più clienti in bassa stagione. Questi casi d’uso dimostrano che l’AI è uno strumento per risolvere sfide quotidiane specifiche, con un ritorno sull’investimento immediato e tangibile.

Secondo: la sfida si vince con un’alfabetizzazione all’AI diffusa.

Gran parte dei lavoratori userà gli strumenti AI, non dovrà crearli. Eppure, il 14% dei leader aziendali europei ammette di non avere le competenze per introdurre l’AI e il 12% quelle per farne uso. In un sondaggio dell’OCSE, il 50% delle PMI dichiara di non avere personale in grado di usare l’AI generativa.

Da qui l’urgenza di investire in programmi di formazione a tutti i livelli aziendali. Non per trasformarci in data scientist, ma per coltivare le competenze del futuro: saper interrogare l’AI e valutarne criticamente gli output, applicando il proprio giudizio e includendo considerazioni etiche. Diffondere queste competenze infonderà la sicurezza necessaria

per capire quando affidarsi all’AI e quando invece all’esperienza. Solo così l’AI sarà percepita come un partner affidabile e non una temibile «scatola nera».

Infine, questa transizione richiede un approccio corale: nessun attore può affrontare la sfida da solo.

La chiave è il lavoro di squadra. I governi hanno un ruolo cruciale nel promuovere l’alfabetizzazione all’AI, fornendo alla forza lavoro le competenze necessarie per rendere questa trasformazione davvero inclusiva. Le associazioni di categoria devono definire standard e condividere best practice affinché i vantaggi dall’AI siano accessibili a tutti. I provider tecnologici hanno la grande responsabilità di creare strumenti non solo efficaci, ma anche intuitivi, sicuri e pensati per potenziare le capacità umane. Insieme possiamo garantire che la rivoluzione dell’AI generi opportunità per l’intera società, non solo per un’élite ristretta.

Trasformare il potenziale in opportunità

Con l’AI, il futuro del lavoro non sarà un percorso di sostituzione, ma di potenziamento. Come spiega Fabien Curto Millet, Chief Economist di Google: «La vera forza dell’AI consiste nel renderci più produttivi, rapidi e creativi: possiamo delegare le mansioni più gravose e ripetitive e concentrarci sulla valutazione, il problem-solving complesso e le relazioni umane.»

Le opportunità sono immense, ma non garantite. A vincere saranno le organizzazioni che investiranno nella formazione pratica del personale, costruendo un clima di fiducia e trasparenza e incoraggiando i team a sperimentare senza timori, per trasformare finalmente il potenziale dell’AI in progresso tangibile.

Fonti: 1 BCE: Artificial Intelligence: friend or foe for hiring in Europe today?, 2026; 2 Implement Consulting: The economic opportunity of AI in the EU, 2024; 3 INCO: Europe at work in the age of generative AI, 2026; 4 Ipsos: Making AI Work for Europe, 2026; 5 Eurostat: Enterprises using AI technologies, 2025; 6 WEF: Four Futures for Jobs in the New Economy: AI and Talent in 2030, 2026; 7 Cedefop: AI skills survey, 2025; 8 EY: GenAI for accessibility, 2025; 9 Public First: AI Works: 2025 Research Report, 2025

Inclusività sul lavoro

Da un sondaggio di Ernst & Young emerge che il 91% dei dipendenti con disabilità o neurodivergenza ritiene l’AI un supporto prezioso e l’85% crede che potrebbe rendere l’ambiente di lavoro più inclusivo.8

Divario demografico

Da uno studio di Public First sull’adozione dell’AI nel Regno Unito è emerso che due terzi dei lavoratori (il 66%) non hanno mai usato l’AI generativa per le proprie mansioni. Inoltre, le donne sopra i 55 anni hanno quattro volte meno probabilità di usare l’AI rispetto agli uomini sotto i 35 anni.9

Prospettive sul futuro del lavoro nell’era dell’AI

«Abbiamo il talento, le risorse, l’energia, la capacità e l’etica. Dobbiamo pensare da una prospettiva europea. Siamo riusciti a creare l’euro e l’area Schengen. Abbiamo bisogno di una zona Schengen per l’AI.»

Roxana Mînzatu

«Oggi, la nostra politica in materia di competenze non è solo una politica sociale, ma anche una politica economica. È una politica industriale. E direi che è anche una politica di sicurezza. L’Europa ha bisogno di una forza lavoro qualificata per rimanere competitiva, sostenere il proprio modello economico e proteggere il proprio stile di vita. E questo richiede uno sforzo congiunto. Governi, aziende, fornitori di istruzione e formazione, sindacati e società civile hanno tutti un ruolo da svolgere.»

Executive Vice-President della Commissione Europea (2024–2029), con delega a Diritti Sociali e Competenze, Occupazione di Qualità e Preparazione alle Crisi

«Il vantaggio sarà di chi saprà combinare la tecnologia con curiosità, immaginazione e buon senso. Persone che sanno come porre domande migliori, non solo come cercare risposte.»

Edgars Rinkēvičs Presidente della Repubblica di Lettonia

Al forum paneuropeo «The Future of Work in the Age of AI» (Il futuro del lavoro nell’era dell’AI), sponsorizzato da Google e tenutosi a Riga, i responsabili delle politiche, gli imprenditori e i leader di pensiero di vari settori hanno discusso di cosa sia necessario per creare una forza lavoro competitiva, sicura e pronta per un futuro basato sull’AI. Le loro prospettive, raccolte qui, offrono consigli sinceri a chi si muove nel terreno incerto ma promettente dell’era dell’AI.

«Creare sistemi di formazione che consentano alle persone di imparare molto rapidamente, riqualificarsi, aggiornare le proprie competenze e garantire un’approfondita alfabetizzazione sull’AI per coloro che si trovano nella fase iniziale del loro apprendimento. Ma assicurarsi anche che l’alfabetizzazione all’AI raggiunga anche i livelli più alti della forza lavoro. È un aspetto su cui ogni governo, ogni azienda, ogni società dovrebbe concentrarsi.»

Pārsla Baško Chief People & Culture Officer di FYUL (Printful, Printify & Snow Commerce)

«Per acquisire queste nuove competenze di AI è necessaria una certa disciplina. Non puoi aspettarti che siano i datori di lavoro a farsi carico di tutto il processo. Deve essere una responsabilità reciproca tra dipendente e datore di lavoro.»

Dr. Kristina Kallas Ministro dell’Istruzione e della Ricerca della Repubblica d’Estonia

«In Europa vedo un po’ troppa attenzione alla regolamentazione e troppo poca alle possibilità e alle opportunità. La maggior parte dei paesi sta lavorando a un quadro normativo, almeno a livello politico, e non a un quadro strategico. Questo è uno dei problemi delle politiche europee in materia di istruzione: c’è troppa regolamentazione nei sistemi educativi e troppo poca innovazione.»

COMPETENZE PER IL DOMANI

L’alfabetizzazione all’AI è fondamentale affinché imprese e lavoratori rimangano competitivi e sblocchino il potenziale offerto dall’AI generativa. In tutta Europa, aziende di vario tipo, organizzazioni e ONG dimostrano come le iniziative di upskilling aiutino a colmare il divario digitale.

Colmare il divario digitale

Nel cuore industriale della Germania, la transizione a un’economia basata sull’AI sta cambiando i ruoli, dalla produzione all’HR. Presso il centro di formazione AVO (Ausbildungsverbund Olefinpartner) di Schkopau arrivano Jens Hertrampf, caposquadra nella società di servizi WISAG, e Barbara Schnerch, addetta HR di Synthos, azienda produttrice di gomma sintetica. Vogliono prepararsi al futuro. Hertrampf gestisce valvole di sicurezza complesse in stabilimenti chimici, Schnerch sviluppa linee guida per i nuovi arrivati: entrambi riconoscono che l’AI non è più una tecnologia del «futuro», ma una necessità nel mondo del lavoro.

Per mantenere la competitività dei lavoratori locali, AVO ha lanciato un programma di formazione specifica con il sostegno finanziario dell’AI Opportunity Fund di Google.org. L’iniziativa vuole prevenire il divario digitale generazionale e offre seminari intensivi ai dipendenti delle imprese industriali sul territorio. I partecipanti seguono un programma misto di tre settimane, con workshop in presenza e il corso online «Google AI Essentials». Il training fornisce conoscenze di base ed esperienza pratica con strumenti come Gemini, insegnando a usare l’AI come assistente digitale per qualsiasi attività, dal riepilogo di manuali tecnici all’automazione di pratiche amministrative.

L’impatto si fa già sentire nelle piccole e medie imprese tedesche del Mittelstand. In partnership con il land della Renania SettentrionaleVestfalia, Google ha anche messo a disposizione 5000 certificati professionali di AI per aiutare le aziende a perfezionare il prompting e l’analisi dei dati. Figure senior come Hertrampf puntano sull’efficienza: usare l’AI per estrarre informazioni essenziali dai protocolli di manutenzione. Schnerch invece punta all’avanguardia nell’innovazione. Rendendo accessibili queste competenze digitali avanzate, il programma prepara i lavoratori qualificati, colonna portante dell’industria tedesca, alla prossima rivoluzione industriale.

Scopri il tuo potenziale con Gemini: Inizia chiedendogli che impatto ha l’AI sul tuo settore, poi chiedigli di generare un piano di formazione personalizzato in pochi secondi.

Olio d’oliva, AI, autonomia

A 61 anni Maria Teresa Pellegrino ha deciso di investire nella propria crescita professionale. È una produttrice di olio, possiede la Pellegrino 1890 srl ad Andria e ha seguito il corso «Google AI Essentials», erogato dall’associazione non profit Fondazione Mondo Digitale con il supporto dell’AI Opportunity Fund di Google.org. In quello che definisce «un mondo prevalentemente maschile», Maria Teresa ha sempre cercato di affermare la propria autonomia e rafforzare l’identità della sua azienda puntando su marketing e innovazione. «Guardo sempre al futuro e non voglio restare indietro», dichiara. E durante la formazione ha scoperto il potenziale creativo dell’AI generativa. Con Gemini, l’assistente AI, ha pianificato in pochi minuti un evento aziendale nei minimi dettagli, con risultati incredibili. Ma la svolta è stata riscrivere con l’AI i suoi testi promozionali attraverso gli archetipi del neuromarketing, il Ribelle e l’Angelo custode, allineandoli ai valori del suo brand. «Ho ottenuto testi fantastici che ho usato quasi interamente», afferma. Attraverso questo percorso, Maria Teresa ha superato l’iniziale resistenza verso la tecnologia e ha iniziato a considerare l’AI un alleato affidabile che stimola la creatività, fa risparmiare tempo e rafforza l’identità professionale. «È la modernità dell’AI a suscitare timore», osserva. «Ma è normale: si tratta solo di superare un limite umano».

AI per il Made in Italy

Da decenni il Made in Italy è un simbolo globale di qualità e maestria artigianale, ma in un mondo sempre più digitale servono nuovi strumenti per mantenere questo vantaggio competitivo. L’iniziativa strategica «AI per il Made in Italy» di Google mira ad accompagnare questa evoluzione portando l’AI nei settori tradizionali del paese: tessile e abbigliamento, arredamento, metalmeccanico e agroalimentare. Il programma offre una formazione specialistica e strumenti AI accessibili, consentendo alle PMI italiane di innovare mantenendo la propria tradizione di eccellenza. Sermac, produttore leader di macchinari per la lavorazione della frutta, è una delle aziende italiane che beneficiano del programma. Sermac usa le soluzioni Google AI per gestire catene di fornitura globali sempre più complesse e ha rivoluzionato il modo di smistare e selezionare la frutta. Utilizza tecnologie di machine learning ad alta precisione per identificare automaticamente difetti e riconoscere il grado di maturazione, aumentando l’efficienza operativa e riducendo sensibilmente gli sprechi alimentari. In questo modo Sermac si distingue sui mercati internazionali con prodotti di qualità superiore, mentre la tecnologia agricola italiana resta ai vertici dell’innovazione globale.

Alfabetizzazione all’AI nel lavoro

Oggi il divario tra accesso all’AI e alfabetizzazione all’AI resta uno dei maggiori ostacoli alla mobilità economica. Per colmarlo, Banco Santander e Google hanno collaborato al lancio del corso senza costi «Master AI with Gemini», sviluppato in Spagna e disponibile in tutto il mondo in spagnolo, inglese e portoghese tramite la Santander Open Academy. Il programma, aperto a tutti e non solo ai clienti, permette di comprendere i concetti base dell’AI e le applicazioni pratiche di Google Gemini con dei moduli intuitivi e accessibili.

Secondo Victoria Zuasti, Global Content and Programmes Director presso Santander Universities, «l’AI sta trasformando rapidamente il mondo del lavoro. Vogliamo dare una formazione accessibile e di alta qualità a chi vuole migliorare le proprie competenze digitali e prospettive occupazionali, adattandosi con fiducia ai cambiamenti del mercato del lavoro». Sulla piattaforma, Banco Santander e Google offrono anche un corso senza costi più specialistico: «L’AI per il marketing».

Può sembrare insolito che un istituto finanziario offra formazione sull’AI, ma è una scelta naturale per Santander, da 30 anni all’avanguardia tra le banche mondiali nel sostegno all’istruzione, all’occupabilità e allo spirito imprenditoriale. Santander (www.santander.com/ universities) ha stanziato oltre 2,5 miliardi di euro e sostenuto più di 8,3 milioni di persone e aziende attraverso accordi con oltre 1000 università di 13 paesi.

app.santanderopenacademy.com/en/course/master-ai-with-gemini

Scopri di più su organizzazioni e progetti supportati dal Centre of Public Impact e dall’AI Opportunity Fund: Europe di Google.org.

L’AI è per tutti

Con l’AI Opportunity Fund: Europe di Google.org, il Centre for Public Impact ha offerto a organizzazioni selezionate una formazione AI ad hoc e supporto finanziario per fornire ai lavoratori svantaggiati le competenze di AI necessarie per un successo professionale duraturo. Ecco 17 esempi europei.

01 BELGIO

BeCode insegna competenze di AI per l’accesso di persone disoccupate a posizioni tech, per una maggiore diversificazione occupazionale.

02 CROAZIA

La Croatian AI Association insegna le basi dell’AI a giovani disoccupati di aree rurali e a donne che riprendono a lavorare.

03

REPUBBLICA CECA

Czechitas offre alle donne formazione AI ibrida per l’accesso a ruoli tech, mentre prg.ai forma dipendenti pubblici sulla digitalizzazione della PA.

04 DANIMARCA

Danish Dyslexia Association offre ai lavoratori con dislessia strumenti AI per comunicare meglio nel luogo di lavoro.

05

FINLANDIA

TIEKE offre agli addetti alla contabilità e alle finanze in piccole imprese la formazione AI di base per modernizzare le attività quotidiane e restare competitivi.

06 FRANCIA

Descodeuses offre a donne di quartieri svantaggiati formazione su AI e programmazione per colmare il divario sociale e di genere nel tech.

07 GERMANIA

jobs4refugees offre formazione AI e supporto linguistico per l’integrazione di migranti e rifugiati nella forza lavoro.

08 GRECIA

Bizrupt forma all’AI donne sottoccupate delle zone rurali di Creta per consolidarne le attività locali.

09 IRLANDA

Ballymun Job Centre riqualifica per attività basate sull’AI persone con ruoli sottopagati o vulnerabili nella logistica o nelle vendite.

10 ITALIA

BetterSocial soc. Coop. educa all’AI persone con disabilità fisiche e cognitive in cerca di lavoro.

11 LITUANIA

Viešieji interneto prieigos taškai offre a bibliotecari pubblici con più di 45 anni un’alfabetizzazione digitale adatta ai servizi moderni.

12 PAESI BASSI

Spectrum Intelligence crea percorsi professionali in ruoli specialistici di data science per adulti con neurodiversità e autismo.

13 POLONIA

Fundacja Studio M6 facilita l’accesso di gruppi svantaggiati a lavoro e assistenza finanziaria tramite l’alfabetizzazione digitale.

14 PORTOGALLO

ICLEI Europe forma all’AI il personale del comune di Lisbona per l’urbanistica e le azioni per il clima.

15 ROMANIA

Progress Foundation fornirà competenze AI essenziali a bibliotecarie e coordinatrici culturali in aree rurali della Romania, aiutandole a modernizzare i servizi sociali e a promuovere l’innovazione nelle comunità locali.

16 SPAGNA

Fundación Santa María la Real educa all’AI donne da tempo disoccupate, con responsabilità assistenziali e difficoltà di reinserimento nel mondo del lavoro.

17 UCRAINA

L’Associazione delle madri e delle mogli dei difensori dell’Ucraina offre ai veterani di guerra e alle loro famiglie le competenze AI di base per trovare lavoro in ambito civile.

«Ripensare i processi»

James Manyika e Ben Armstrong parlano degli effetti dell’AI sul mondo del lavoro e sulla formazione professionale delle nuove generazioni.

Il dibattito su AI e occupazione spesso ruota attorno a un’unica domanda: quali lavori spariranno? Ma per James Manyika, Senior Vice President of Research, Labs, Technology & Society di Google, la questione va posta in altri termini. Dal suo dialogo con Ben Armstrong, Executive Director presso l’Industrial Performance Center del MIT (Massachusetts Institute of Technology), emerge un quadro più articolato in cui la trasformazione dei profili occupazionali prevale sulla perdita di posti di lavoro, la produttività dipende più dall’innovazione che dal taglio dei costi e gli enti formativi sono chiamati a elaborare percorsi di studio basati su nuovi presupposti.

Segue la conversazione, abbreviata e riadattata, che hanno avuto al Work of the Future Initiative Summit, un evento con oltre 70 dirigenti e accademici organizzato da Google e dal MIT a Mountain View, in California.

Ben Armstrong: Qual è la tua visione su come l’AI inciderà sul mercato del lavoro?

James Manyika: Credo che la maggior parte degli studi identifichi tre fenomeni a livello economico. Il primo è che alcuni settori subiranno una contrazione, ma molti studi sottovalutano un secondo fattore importante: l’aumento dei posti di lavoro, che deriverà sia dalla maggiore richiesta di professioni esistenti che dalla comparsa di nuove figure nate grazie all’AI. Non dimentichiamo che l’85% dei lavori di oggi non esisteva prima del 1945.

Ma il fattore più importante, e di maggior portata, è il terzo: il lavoro cambierà. La maggior parte degli studi stima la perdita di posti di lavoro in percentuali a una sola cifra, mentre la loro trasformazione coinvolge oltre due terzi del totale. Per l’Organizzazione internazionale del lavoro, l’effetto di questo aumento potrebbe essere sei volte superiore a quello delle perdite.

Armstrong: Penso che al momento questo aspetto sia più visibile nello sviluppo software. Un dilemma per i miei colleghi docenti è: per

quale livello di sviluppo software prepariamo i neolaureati in informatica oggi? Se l’obiettivo è farne dei futuri esperti nel settore software, su cosa dobbiamo formarli nell’immediato? L’AI sta già potenziando le capacità individuali nel lavoro quotidiano, ma si vede un’evoluzione analoga nei percorsi di carriera?

Manyika: A mio parere, negli ultimi dieci anni la formazione in informatica si è concentrata sulla programmazione e questo è stato un errore. Abbiamo reso questi due percorsi equivalenti, mentre per chiunque abbia studiato informatica 15 o 20 anni fa, la programmazione era solo un elemento di un piano di studi più ampio. Puntare sulla programmazione nei licei e all’università poteva sembrare la scelta giusta dieci anni fa, perché c’erano molte opportunità di lavoro in quel campo.

Ma se consideriamo cosa può fare oggi l’AI, tra cui automatizzare molte delle fasi più ripetitive della programmazione, la richiesta in questo campo potrebbe rallentare un po’. Ciò non significa che non ci sia più domanda per l’informatica. Anzi, anche noi facciamo fatica a trovare profili con una solida preparazione di base su tutta la gamma di competenze richieste. Credo quindi che sia fondamentale chiederci se concentrarsi troppo sulle necessità immediate del mercato per coprire posizioni nel breve termine non rischi di ostacolare una crescita professionale più solida e duratura delle persone nel tempo.

Armstrong: Come cambia l’integrazione di questi strumenti nei workflow tra le startup di AI e le realtà aziendali più consolidate?

«L’AI è una tecnologia trasversale: qualsiasi settore può applicarne funzionalità specifiche per evolversi.»

«Un dilemma per i miei colleghi docenti è: per quale livello di sviluppo software prepariamo i neolaureati in informatica oggi?»
BEN ARMSTRONG

Manyika: Credo che questa sia la sfida di tutti, Google inclusa: i nostri team creano i nuovi strumenti e allo stesso tempo noi ci riorganizziamo il più velocemente possibile. Alcuni prodotti e ambienti si possono progettare interamente sulle capacità dell’AI. Sono soluzioni ex-novo in cui si crea il workflow per lo strumento, invece di integrare lo strumento nel workflow. Per sfruttare al massimo l’AI bisogna ristrutturare i processi e questo vale soprattutto per le organizzazioni strutturate e consolidate.

Armstrong: Cosa ti fa sperare in un impatto futuro positivo dell’interazione tra AI e altre tecnologie e discipline emergenti?

Manyika: L’AI ha due caratteristiche che la rendono unica. Primo, è una tecnologia trasversale: qualsiasi settore può applicare specifiche funzionalità dell’AI per evolversi. E ha un’altra caratteristica importante: è un’invenzione che genera altre invenzioni. Pensa a tutte le cose che abbiamo appena iniziato a scoprire, in biologia o scienze dei materiali. Uno dei nostri modelli ha scoperto 2,2 milioni di cristalli di cui ignoravamo l’esistenza, e alcune startup ne stanno già sintetizzando centinaia per creare materiali innovativi.

Mi aspetto progressi straordinari proprio dall’interazione tra l’AI e altre tecnologie e discipline, dal quantum computing alle scienze della vita fino ai settori consolidati. Non vedo l’ora di scoprire le prossime innovazioni, sia delle startup che delle aziende più affermate. Penso che siamo solo agli inizi.

TI AIUTIAMO A CRESCERE

Google offre programmi di formazione in tutta Europa per aiutare le persone ad acquisire le competenze di AI necessarie per avere successo, dai lavoratori e dalle piccole imprese che iniziano con le nozioni di base, agli sviluppatori che acquisiscono competenze di AI più avanzate.

Google AI Professional Certificate è progettato per aiutare i lavoratori ad avere successo in un contesto lavorativo basato sull’AI e le persone in cerca di lavoro a distinguersi nel mercato del lavoro. In circa dieci ore, la formazione online insegna le competenze più richieste nei settori in cui l’AI sta trasformando il lavoro, sulla base di una ricerca commissionata da Google. L’80% delle persone che hanno conseguito un Google Career Certificate in Italia dichiara di aver ottenuto un buon esito professionale entro sei mesi dal completamento: un nuovo lavoro, una promozione o un aumento.*

* Dati Google Career Essentials 2025

Valorizzare i talenti

1,2 mln

Dal 2015, Google ha collaborato con governi e organizzazioni locali per formare oltre 1,2 milioni di italiani sulle competenze digitali o di AI, aiutandoli a costruire la propria carriera o attività.

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AI Works for Europe

Attraverso l’iniziativa AI Works for Europe, Google collabora con il settore pubblico, le organizzazioni non profit, i datori di lavoro e le università per aiutare i lavoratori e gli studenti europei ad acquisire competenze essenziali in materia di AI per prosperare in questa nuova economia.

European AI Opportunity Fund

> 45.000.000 $

Dal 2024, Google.org, il braccio filantropico di Google, ha fornito oltre 45 milioni di dollari di finanziamenti a organizzazioni non profit, sindacati, organizzazioni comunitarie e istituti di istruzione superiore in tutta Europa per fornire competenze AI su misura.

Che tu stia muovendo i primi passi o voglia sviluppare competenze più avanzate, esplora la gamma di corsi di formazione sull’AI di Google.

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