5/2026 - 6,50€
THE VOICE OF ITALIAN PACKAGING
SPECIAL COVER CIBUS TEC
AMC SRL
AUTOMATION ADDRESS SRL
Via Farina - Zona industriale ASI Sud 81025 Marcianise (CE) - Italy Tel.+39 08231310070 support@amcpackaging.com - www.amcpackaging.com
Via Michelangelo Buonarroti, 195 20900 Monza (MB) - Italy Tel. +39 039 2027768 info@automationaddress.it - www.automationaddress.it
AMC srl è un’azienda che dal 1997 progetta e realizza macchine confezionatrici e sistemi di automazione industriale dedicati all’industria alimentare. AMC is a company that has been involved in the design and construction of packaging machines and systems for over 25 years of automation in the food industry.
Automation Address Srl sul mercato da oltre 30 anni offre sistemi per l’etichettatura e la marcatura in ambito industriale oltre che soluzioni per stampa, grafica e postalizzazione. Automation Address Srl, on the market for over 30 years, offers systems for labeling and marking in industrial settings, as well as solutions for printing, graphics, and mailing.
Hall 02 - Stand G442
Hall 02 - Stand L056
CYKLOP SRL
D.C.M. SRL
COMEK SRL Via Levadello 4/P 46043 Castiglione delle Stiviere (MN) Tel. +39 030 9698647 info@comek.it - www.comek.it Azienda specializzata nella progettazione, produzione e installazione di impianti automatici di pesatura e confezionamento. Company specialized in the design, manufacture and installation of automatic weighing and packaging systems.
Hall 02 - Stand B026
DIRIAN SRL
Via Franchi Maggi, 52/54 20089 Rozzano (MI) - Italy Tel. +39 02 90780224 cyklopmi@cyklop.it - cyklop.it
Via Piersanti Mattarella, 10 20093 Cologno Monzese (MI) - Italy Tel.+39 0226263604 dcmmilano@dcm-italia.it - www.dcm-italia.it
Via Radici in Piano, 596 41049 SASSUOLO (MO) - Italy Tel. +39 0536 1879957 www.dirian.it - info@dirian.it
Cyklop sviluppa soluzioni complete per il packaging di fine linea: dalla reggiatura e dall’avvolgimento alla nastratura, codifica e legatura. Analizziamo ogni applicazione per proporre la tecnologia più adatta al prodotto e al processo produttivo Cyklop develops complete end-of-line packaging solutions: from strapping and wrapping to taping, coding and binding. We analyze each application to propose the most suitable technology for the product and the production process.
Soluzioni per la piega di carta, l’alimentazione, il trasporto, l’etichettatura e la robotica per la produzione industriale. Solutions for paper folding, feeding, transport, labeling and robotics for industrial production.
DIRIAN Srl, azienda italiana di Sassuolo, progetta soluzioni per etichettatura, stampa, marcatura e codifica industriale. Di vocazione multisettoriale, supporta il Food & Beverage nella marcatura di lotti e scadenze e nell’etichettatura di prodotto e imballo. Soluzioni affidabili, efficienti e precise per la rintracciabilità lungo tutta la linea. DIRIAN Srl, an Italian company based in Sassuolo, designs solutions for industrial labeling, printing, marking, and coding. With a multisector approach, it supports the Food & Beverage industry in batch and expiry date coding, as well as product and packaging labeling. Reliable, efficient, and precise solutions ensuring traceability throughout the entire production line.
Hall 02 - Stand M050
Hall 02 - Stand M032
Hall 02 - Stand N044
FMT SRL
GOGLIO SPA
IMA GROUP
Strada Della Cisa, 111 43045 Riccò Di Fornovo (PR) - Italy Tel. +39 0525 404365 info@fmt.it - fmt.it
Via dell’industria 7 21020 Daverio (VA) - Italy Tel. +39 0332 940111 goglio@pec.goglio.it - www.goglio.it
Via Emilia, 428/442 40064 Ozzano Dell’emilia (BO) - Italy Tel. +39 051 6514111 ima.it
Dal 1997 FMT s.r.l. realizza macchine free-standing e impianti chiavi in mano per il food & beverage. Qualità, affidabilità e flessibilità, soluzioni personalizzate e assistenza rapida: la scelta di aziende leader in tutto il mondo. Since 1997, FMT s.r.l. has been building free-standing machines and turnkey plants for the food & beverage industry. Quality, reliability and flexibility, fully customized solutions and prompt, specialized assistance: the choice of leading companies worldwide.
Sistemi di imballaggio completi: linee di confezionamento, laminati flessibili alta barriera, accessori di plastica rigida, assistenza e servizi digitali avanzati per prodotti alimentari e non. Complete packaging systems: packaging lines, high barrier flexible laminates, plastic accessories, , technical assistance and advanced digital services for food and non-food products.
IMA Group è leader mondiale nella progettazione e produzione di macchine automatiche per il processo e il confezionamento di prodotti farmaceutici, cosmetici, alimentari, tè e caffè. IMA Group is world leader in the design and manufacture of automatic machines for the processing and packaging of pharmaceuticals, cosmetics, food, tea and coffee.
Hall 05 - Stand B016
Hall 02 - Stand D020
Hall 05 - Stand E016
JAKA ROBOTICS
Siemenstrasse 31 90766 Furth - Germany Tel. +39 345 5240933 www.jakarobotics.com
Produttore high-tech di robot collaborativi, che ottimizza l’automazione per vari settori. Costruiti per collaborare con gli esseri umani, i cobot JAKA gestiscono molte attività di routine (imballaggio, pallettizzazione, assistenza macchine, saldatura e movimentazione materiali). A high-tech manufacturer of collaborative robots, streamlining automation for various industries. Built to collaborate with humans, JAKA cobots efficiently manage a spectrum of routine tasks, incl. packaging, palletizing, machine tending, welding and material handling.
Hall 02 - Stand N026
PRL TECNOSOFT SRL
MORC2 SRL
Via Urbania, 2 - 48018 Faenza (RA) - Italy Tel. +39 0546 656971 morc2@morc2.com - morc2.com Fondata nel 1996, MORC2 progetta impianti di trasporto e automazioni industriali su misura per diversi settori. Licenziataria esclusiva europea della tecnologia Intralox AIM, propone con Sanifull soluzioni di convogliamento igieniche, garantendo qualità e affidabilità. Founded in 1996, MORC2 designs customized conveying systems and industrial automation for various industries. As the exclusive European licensee of Intralox AIM technology, it offers hygienic conveying solutions under the Sanifull brand, ensuring quality and reliability.
PILZ ITALIA SRL
Via Trieste, Snc 20821 Meda (MB) - Italy Tel. +39 0362 1826711 marketing@pilz.it - pilz.it
Da oltre 70 anni, Pilz è fornitore globale di componenti, sistemi e servizi per i processi di produzione a livello internazionale. As a global supplier, with its components, systems and services, Pilz has ensured safe production processes internationally for more than 70 years.
Hall 02 - Stand M013
Hall 02 - Stand D055
SMC ITALIA SPA
SUN CHEMICAL GROUP SPA
Via Serio, 15 25015 Desenzano Del Garda (BS) - Italy Tel. +39 030 9913853 commerciale@prltecnosoft.it - prltecnosoft.it
Via Delle Donne Lavoratrici, 21 20861 Brugherio (MB) - Italy Tel. +39 039 90691 mailbox.it@smc.com - www.smcitalia.it
Via Achille Grandi, 3/6 - Caleppio 20049 Settala Fraz. Caleppio (MI) - Italy Tel. +39 02957901 infosunchem@sunchemical.com - www.sunchemical.com
Dal 1996 PRL Tecnosoft progetta e realizza soluzioni per linee di produzione e confezionamento, mettendo al centro l’analisi su misura delle esigenze del cliente e un’esecuzione impeccabile. Nata con l’ambizione di trasformare le sfide operative in opportunità di innovazione, PRL Tecnosoft ha sviluppato una profonda conoscenza applicata a diversi settori: bakery, snack, caffè, IV gamma e applicazioni per ambienti ad alta igiene. Since 1996, PRL Tecnosoft has designed and built production and packaging-line solutions, placing tailor-made analysis of each customer’s needs and flawless execution at the center of every project.nnBuilt on the ambition to turn operational challenges into innovation opportunities, PRL Tecnosoft has developed deep expertise across bakery, snacks, coffee, fresh-cut and high-hygiene applications.
SMC fornisce componenti pneumatici ed elettronici per l’automazione industriale: soluzioni tecnologiche avanzate e servizi dedicati, per ottenere il massimo in tutti i processi produttivi. SMC supplies pneumatic and electronic components for industrial automation, providing advanced technological solutions and delicate services to get the most out of all production processes.
Produttore leader di inchiostri, adesivi d’accoppiamento per imballaggio flessibile, vernici e additivi, pigmenti, polimeri, compound liquidi per ink jet, compound solidi per le colorazioni della plastica e materiali applicativi. Leading manufacturer of inks, adhesives for flexible packaging, paints and additives, pigments, polymers, liquid compounds for ink jets, solid compounds for plastic coloring and application materials.
Hall 02 - Stand F006
THE VOICE OF ITALIAN PACKAGING
ISSN: 2037-2183
5/2026 - 6,50€
acceleration
5|2026
Mamma, butta la pasta!
Davide Miserendino
Scrivo questo editoriale appena tornato da un convegno ospitato da Barilla. Su una rivista che porteremo a Cibus Tec, a Parma. Evento nell’evento: ci sarà anche il World Pasta Day. E penso a tutte le cose rassicuranti che costellano la vita di noi italiani: alla consapevolezza che il nostro mare sarà sempre più cristallino e ospitale degli altri, alla certezza quasi matematica di trovare un buon caffè girando meno di dieci bar, al tortellino emiliano (volevo scrivere di Modena e Bologna, da modenese, ma ho avuto paura delle reazioni che quest’ordine avrebbe suscitato sotto le due torri… accidenti l’ho fatto!) che nel brodo di cappone dà il meglio anche ad agosto, a quella volta che allo stadio hanno tirato fuori lo striscione ‘Mamma butta la pasta’ (copyright Dan Peterson) ma non perché stavamo dominando, bensì perché perdevamo male e si tornava a casa a cercare il maccherone consolatorio, alla fila alla Posta che – se sei di buon umore – di sicuro una sana chiacchierata te la fai, ai fuochi d’artificio che ogni tanto scoppiano anche se non è Capodanno, alla frittura di paranza che va sempre accompagnata dalla birra e alla Vespa (d’epoca) che è e sarà sempre l’icona di design per eccellenza. E in mezzo a tutto questo rassicurarsi, rifletto su uno dei periodi più insicuri delle nostre esistenze. Dove la sensazione di vivere nel pezzo di mondo che presto si ritroverà a guardare gli altri galoppare verso nuovi traguardi si fa sempre più concreta. E allora bisogna scovare la forza nell’incertezza. E mettere a fuoco tutte quelle volte in cui ci siamo sentiti più ricchi perché spiazzati. Come quando: al ristorante etiope ho divorato la ‘piadina’ che sta alla base del piatto (ho scoperto che si chiama injera) e l’ho trovata piccante oltre ogni misura ma deliziosa; in una bottega marocchina ho preso da una ciotola quello che sembrava un invitante e delizioso hummus e la commessa ha detto che – in verità – era crema per il viso; la statuina della regina Elisabetta che fa ciao con la manina è caduta da un ripiano e ha perso la testa, ma dopo ha conquistato tutti con la sua originalità; la zucca di Halloween preparata in anticipo è rimasta fuori un giorno di troppo e ha iniziato a cedere diventando davvero spaventosa. Cosa volevo dire? Non lo so con certezza. Ma forse va bene così. d.miserendino@kairosmediagroup.it
Mamma, butta la pasta! I’m writing this editorial having just returned from a conference hosted by Barilla. For an issue of the magazine that we’ll be taking to Cibus Tec in Parma. An event within the event: World Pasta Day will be there too. And I find myself thinking about all the reassuring things that punctuate life for us Italians: the knowledge that our sea will always be clearer and more welcoming than anyone else’s; the near-mathematical certainty of finding a good coffee before you’ve tried ten bars; the Emilian tortellino (I was going to write Modena and Bologna, being from Modena myself, but I feared the reaction that order might provoke
beneath Bologna’s Two Towers… damn, I’ve done it!) which, in capon broth, is at its best even in August; that time at the stadium when they unfurled a banner reading “Mum, put the pasta on!” (copyright Dan Peterson)— not because we were dominating, but because we were losing badly and heading home in search of the consoling embrace of macaroni; the queue at the post office where, if you’re in a good mood, you’re bound to strike up a healthy conversation; the fireworks that occasionally go off even when it isn’t New Year’s Eve; the mixed fried fish that must always be accompanied by a beer; and the vintage Vespa,
which is and always will be the ultimate design icon. And amid all this seeking reassurance, I reflect on one of the most uncertain periods of our lives. A time when the feeling that we live in the part of the world that will soon find itself watching others gallop towards new milestones grows ever more tangible. And so we need to find strength in uncertainty. And bring into focus all those times when being caught off guard made us feel richer. Like the time when, at an Ethiopian restaurant, I devoured the “flatbread” that forms the base of the dish (I discovered it’s called injera) and found it extraordi-
narily spicy, but delicious; when, in a Moroccan shop, I scooped some of what looked like inviting, delicious hummus from a bowl, only for the shop assistant to explain that it was actually face cream; when the little figurine of Queen Elizabeth waving her hand fell from a shelf and lost its head, but then won everyone over with its originality; when the Halloween pumpkin, carved too far in advance, was left out one day too long and began to sag, becoming genuinely frightening. What was I trying to say? I’m not entirely sure. But perhaps that’s all right.
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behind THE COVER
GENEVA SUSO
Geneva Suso frequenta il quinto anno di Grafica e Comunicazione all’I.I.S. G. Meroni di Lissone (Mb). La sua formazione unisce competenze tecniche e sensibilità artistica, ma a guidare il suo stile è una doppia anima: la grafica e la danza. Questa disciplina, che spazia dall’Afro all’Afro House, dall’Afrobeat alla Fusion, fino a Dancehall, Heels e Video Dance, affinata attraverso workshop internazionali, le ha insegnato a trasformare il movimento in visione. Per Geneva ogni immagine nasce come un gesto, in un equilibrio tra forma, colore e spazio che trasferisce nelle sue creazioni visive il ritmo e l’espressività della danza. Il suo universo espressivo si estende anche al cinema e ai linguaggi audiovisivi, oggetto di studio e di esperienza diretta sul set come attrice di spot pubblicitari. A completare il suo profilo artistico è la musica: Geneva suona la kora, l’arpa dell’Africa occidentale, ereditando dal padre una tradizione antica che trasforma il processo progettuale in un dialogo continuo tra estetica, narrazione e radici culturali profonde. La copertina di questo numero segna il suo esordio editoriale.
L’opera
The Food dignity 2026 - opera digitale con l’uso dell’Ia The Food Dignity nasce come una riflessione visiva sulla versatilità della società contemporanea attraverso i temi del cibo e del packaging. Nel settore alimentare di oggi, il packaging non è soltanto un contenitore, ma uno strumento capace di attribuire forma, identità e significato culturale al prodotto che custodisce. Ciò che appare come un elemento tecnico diventa un mezzo per organizzare il caos, dare ordine a ciò che nutre, protegge e accompagna la vita quotidiana. I piccoli volumi modulari e cromatici si dispongono su una monumentale scalinata di marmo bianco che richiama la misura e la stabilità del Rinascimento. Il riferimento al pensiero di Pico della Mirandola, che nell’Oratio de hominis dignitate definiva l’essere umano come “scultore e plasmatore” di se stesso, introduce una riflessione sul rapporto tra progetto e identità. La solidità del marmo si trasforma così nella sua apparente leggerezza, generando un ossimoro visivo che trova equilibrio nel contemporaneo, sospeso tra velocità, trasformazione e adattabilità. Il packaging minimalista e trasparente comunica valori di purezza e artigianalità, contribuendo a modellare la percezione del consumatore e il valore attribuito al prodotto. La stessa idea di purezza viene riflessa dal marmo che sostiene la composizione, creando un dialogo tra materia, funzione e simbolo. L’opera digitale è stata realizzata integrando l’intelligenza artificiale come strumento tecnico al servizio dell’ideazione e della creatività personale.
Geneva Suso is a fifth-year
Graphics and Communication student at I.I.S. G. Meroni in Lissone (MB). Her education combines technical expertise and artistic sensitivity, shaped by a dual passion for graphic design and dance. From Afro and Afro House to Afrobeat, Fusion, Dancehall, Heels and Video Dance, disciplines refined through international workshops, dance has taught her to transform movement into vision. For Geneva, every image begins as a gesture, bringing the rhythm and expressiveness of dance into a harmonious balance of form, colour and space. Her creative universe also embraces cinema and audiovisual languages, both as fields of study and through direct
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experience on commercial sets as an actress. Music further enriches her artistic identity: Geneva plays the kora, the West African harp, inheriting from her father a longstanding tradition that turns design into a continuous dialogue between aesthetics, storytelling and cultural roots. The cover of this issue marks her publishing debut.
The artwork
The Food dignity 2026 - digital artwork with Ai From a shared intuition comes an The Food dignity is conceived as a visual reflection on the versatility of contemporary society, explored through the themes of food and packaging. In today’s food industry,
packaging is no longer merely a container, but a device that gives shape, identity and cultural meaning to food. What may appear to be a technical element becomes a way of organising chaos, giving form to what nourishes, protects and accompanies everyday life. Small modular and colourful volumes are arranged along a monumental staircase of white marble, evoking the balance and permanence of the Renaissance. The reference to Pico della Mirandola, who in his Oratio de hominis dignitate described human beings as the “sculptors and moulders” of themselves, introduces a reflection on the relationship between design and identity.
The monumental solidity of marble is transformed into an unexpected sense of lightness, creating a visual oxymoron that finds equilibrium within a contemporary world suspended between speed, flexibility and constant change. The minimalist and transparent packaging conveys values of purity and craftsmanship, shaping both consumer perception and the perceived value of the product itself. This same sense of purity is mirrored in the marble supporting the composition, establishing a dialogue between material, function and symbolism. The digital artwork was created using AI as a technical tool placed at the service of human conception and personal creativity.
| PA04IT |
Leader nel packaging? Lo diventi con l’automazione efficiente
Con la nostra tecnologia è possibile progettare macchine per il packaging in modo più rapido, semplice e ad un prezzo competitivo: riduzione della complessità grazie all’automazione cabinet-free con MX-System progettazione semplificata con il software di automazione TwinCAT riduzione dei costi grazie all’economy drive system ottimizzazione delle risorse riducendo cablaggi e ingombro nel quadro elettrico riduzione dello spazio di installazione macchina grazie ai sistemi di trasporto intelligenti time to market accelerato grazie alla flessibilità nella progettazione delle macchine
Scansiona per scoprire tutto sul controllo PC-based per l’industria del packaging.
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Acceleration Davide Miserendino
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Behind the cover Geneva Suso
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AGENDA
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IL CAFFÈ di Italiaimballaggio
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MOCA UPDATES
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CONAI CALL TO ACTION
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POWERED BY BEST PACKAGING
FOOD&BEVERAGE 28
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Il packaging come valore: la visione di LAICA tra sostenibilità e innovazione Packaging as value: Laica’s vision between sustainability and innovation Generoso Verrusio Le tecnologie integrate di ACMA per il packaging di barrette e snack ACMA’s integrated technologies for snack and bar packaging
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UNIVERSAL PACK a Cibus Tec 2026 con Alfa Flexi UNIVERSAL PACK at Cibus Tec 2026 with Alfa Flexi
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COMEK, dalla pesatura al confezionamento affidabilità ed efficienza in ogni fase COMEK, from weighing to packaging, reliability and efficiency at every stage
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KRILLMAT presenta Rekrill Recyclable Krillmat launches Rekrill Recyclable
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A Cibus Tec la gamma ILIP per il Fresh Food Packaging ILIP at Cibus Tec with a wider Fresh Food Packaging range
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SUN CHEMICAL amplia il portfolio per il mercato food contact Sun Chemical enhances direct food contact portfolio
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SERVOTECNICA, tecnologia personalizzata per ogni applicazione SERVOTECNICA, customized technology for every application Maria Costanza Candi
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PRL TECNOSOFT, a Cibus Tec una nuova piattaforma di pick and place PRL TECNOSOFT, a new pick and place at Cibus Tec
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PILZ, soluzione di sicurezza per il SortPacker PILZ, a safety solution for the SortPacker
FMT, l’innovazione parte dalle esigenze del prodotto FMT, innovation driven by product requirements
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Soluzioni ICOTEK certificate Certified ICOTEK solutions
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CMI INDUSTRIES E GANDOLA, la tecnologia al servizio della flessibilità CMI Industries and Gandola Technology driving flexibility
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MORC2: igiene al centro dell’automazione con SANIFULL® MORC2: hygiene at the heart of automation with SANIFULL®
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INTRALOGISTICS & END OF LINE 48
Il BAT Buffer di M.H. Material Handling The BAT Buffer by M.H. Material Handling
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GAMPACK, eccellenza e innovazione nel packaging industriale GAMPACK, excellence and innovation in industrial packaging
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DCM per il Food&Beverage: robotica e automazione per ogni esigenza DCM for Food & Beverage: robotics and automation for every requirements
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Dall’etichetta al fine linea: il mondo food secondo FINLOGIC From label to end-of-line: Finlogic’s food industry vision
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AETNA GROUP a Cibus Tec: tecnologie integrate dalla fiera agli stabilimenti AETNA GROUP at Cibus Tec: integrated technologies from the trade show floor to plants
AUTOMATION 56
SCHNEIDER ELECTRIC: motion control preciso e semplice per macchine più flessibili e competitive SCHNEIDER ELECTRIC: precise, straightforward motion control for more flexible, competitive machines
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WITTENSTEIN, sicurezza del prodotto e dei dati per il mercato del F&B WITTENSTEIN, product and data security for the F&B market Maria Costanza Candi
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JAKA ROBOTICS continua a crescere tra flessibilità, versatilità e attenzione al cliente JAKA ROBOTICS continues its growth driven by flexibility, versatility and customer focus Maria Costanza Candi
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SEW-EURODRIVE e SIDEL: integrazione digitale aperta per il packaging secondario SEW-EURODRIVE and SIDEL: open digital integration for secondary packaging
LABELING & CODING Sicurezza, connettività e cybersecurity. Come PRATI sta anticipando il futuro del finishing delle etichette Safety, connectivity and cybersecurity. How PRATI is shaping the future of label finishing
DIALOGHI SULL’IMBALLAGGIO 74
Una bella lezione A valuable lesson Carlo Branzaglia
INTERVIEWS 78
La forza delle idee: la storia di C&C The strength of ideas: the C&C story Generoso Verrusio
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Competenze e partecipazione: è la famiglia Giflex Expertise and participation: the Giflex family Davide Miserendino
FACTS & FIGURES 84
Golfo, la leadership italiana resiste alla tempesta Gulf, italian leadership weathers the storm Luca Baraldi e Generoso Verrusio
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Prodotti da forno e snack, i dati del 2025 Bakery products and snacks, 2025 data Barbara Iascone
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Gli imballaggi cellulosici Cellulose-based packaging Barbara Iascone
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Gli imballaggi in plastica rigidi Rigid plastic packaging Barbara Iascone
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Conserve alimentari: mercato e confezionamento Preserved food: market trends and packaging Barbara Iascone
C O LO P H O N
Direttore responsabile Davide Miserendino Redazione Milena Bernardi, Maria Costanza Candi, Generoso Verrusio Traffico pubblicità Salvatore Lavorini (salvatore.lavorini@kairosmediagroup.it)
SISTEMI PER ETICHETTATURA E MARCATURA
Hanno collaborato Luca Baraldi, Carlo Branzaglia, Riccardo Ceredi, Barbara Iascone, Dario Staccioli Traduzioni Ligabue Traduzioni e Interpretariati Coordinamento artisti Max Marra & Gianni Valentino Art Direction Silvia Gatti Stampa e confezione Faenza Printing Industries Spa Via Vittime Civili di Guerra 35, 48018, Faenza (RA) Numero 5/2026 Settembre/Ottobre 2026 anno 32 Pubblicazione iscritta al n. 3 del Registro di Cancelleria del Tribunale di Modena in data 17/02/2025. Iscrizione nel Registro degli Operatori della Comunicazione n. 9673 Una copia: € 6,50 - Arretrati € 13 Periodicità Bimestrale Abbonamento per un anno: Italia € 50 Rivista fondata nel 1994 da Stefano Lavorini La riproduzione totale o parziale degli articoli e delle illustrazioni pubblicati su questa rivista è permessa previa autorizzazione della Direzione. La Direzione non assume responsabilità per le opinioni espresse dagli autori dei testi redazionali e pubblicitari
Kairos Media Group Srl Via Fossa Buracchione 84, 41126 Modena Direttore editoriale Davide Miserendino Redazione/sede operativa Via Fossa Buracchione 84, 41126, Modena T. +39 059512103, redazione@packmedia.net Sales team Massimo Chiereghin - m.chiereghin@kairosmediagroup.it Roberta Pagan - r.pagan@kairosmediagroup.it Nicola Saracino - n.saracino@kairosmediagroup.it Elisa Verzelloni - e.verzelloni@kairosmediagroup.it con la collaborazione di
SOCIO EFFETTIVO
ASSOCIAZIONE NAZIONALE EDITORIA DI SETTORE
3| Ai sensi del Regolamento Europeo sulla Protezione dei Dati 679/2016 (“GDPR”), del D.Lgs. 196/2013, del D.lgs. 101/2018 e delle successive modifiche e integrazioni, i trattamenti effettuati dal gruppo (U.C.I.M.A - proma-pack srl a socio unico - Kairos Media Group srl - MECS srl) saranno improntati ai principi di liceità, correttezza, trasparenza, limitazione delle finalità e della conservazione, minimizzazione dei dati, esattezza, integrità e riservatezza, nonché al principio di responsabilizzazione di cui all’art. 5 del Regolamento. Per consultare o rettificare i Vostri dati, o per opporvi alla ricezione della nostra rivista (art. 15-22 Regolamento Europeo 2016/679), potrete rivolgervi ai Titolari del trattamento, nelle società del gruppo UCIMA (U.C.I.M.A - proma-pack srl a socio unico Kairos Media Group srl - MECS srl) scrivendo alla email del gruppo privacy@ucima.it.
Vieni a trovarci! Stand L 056 | Pad.2 AUTOMATION ADDRESS SRL Via Buonarroti 195 | 20900 Monza MB Tel. 039 2027768 | info@automationaddress.it | www.automationaddress.it
agenda NEXT
SIMEI 2026
Innovazione, filiere e nuove visioni per il futuro del wine&beverage
In programma dal 17 al 20 novembre a Fiera Milano (Rho), torna con un’edizione tra le più ricche e strategiche degli ultimi anni Organizzata da Unione Italiana Vini, la manifestazione conferma la propria leadership internazionale nel panorama delle tecnologie per il beverage, rafforzando il proprio ruolo di piattaforma globale per l’innovazione, il confronto professionale e la crescita delle imprese. I contenuti in fiera tra Innovation Challenge, tecnologia, networking Dalle tecnologie di produzione alla trasformazione, dall’imbottigliamento al confezionamento fino alle soluzioni di fine linea e logistica, SIMEI propone una visione articolata delle proposte che accompagnano le diverse filiere del settore, favorendo l’incontro tra aziende, operatori e nuovi mercati.
Grande attenzione all’Innovation Challenge, che torna nel 2026 per valorizzare le soluzioni più avanzate in ambito tecnologico, sostenibilità e processi produttivi. Un’occasione per scoprire innovazioni e tendenze capaci di anticipare l’evoluzione del comparto. Spazio, inoltre, a momenti di confronto, networking e approfondimento che accompagnano la parte espositiva offrendo strumenti e iniziative rivolti agli operatori del settore. SIMEI 2026 rappresenta un’occasione per osservare da vicino come stanno cambiando tecnologie, processi e modelli produttivi e per leggere le trasformazioni che interessano oggi il mondo del beverage.
LE PROSSIME FIERE Labelexpo India Labels, package printing & converting technologies 29/10-1/11/2026, Greater Noida Delhi NCR (IND) www.loupe-india.com Ecomondo Green & circular economy, environmental technologies 3-6/11/2026, Rimini (I) www.ecomondo.com BrauBeviale Beverage production, processing, packaging & filling technologies 10-12/11/2026, Nürnberg (D) www.braubeviale.com Simei Winemaking, beverage processing, bottling & packaging technology 17-20/11/2026, Milano Rho (I) www.simei.it
BBTech Expo Beer & beverage technologies, processing & packaging solutions 21-23/02/2027, Rimini (I) www.bbtechexpo.com Anuga FoodTec Food & beverage processing, packaging and automation technologies 23-26/02/2027, Köln (D) www.anugafoodtec.com ICE Europe Converting technologies for paper, film, foil and nonwovens 09-11/03/2027, Munich (D) www.ice-x.com/europe Hispack Packaging, process and logistics solutions 04-07/05/2027, Barcelona (E) www.hispack.com
SIMEI 2026 innovation, supply chains and new visions for the future of wine&beverage Scheduled to take place from 17 to 20 November at Fiera Milano (Rho), returns with an edition set to be among the richest and most strategic in recent years Organised by Unione Italiana Vini, the event confirms its international leadership in the field of beverage technologies, strengthening its role as a global platform for innovation, professional exchange and business growth. Innovation Challenge, Technology and Networking on the show floor From production and processing technologies to bottling and
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packaging, through to end-of-line solutions and logistics, SIMEI offers a comprehensive overview of the solutions supporting the sector’s different supply chains, bringing companies, industry professionals and new markets together. Particular attention will be devoted to the Innovation Challenge, which returns in 2026 to showcase the most advanced solutions in
technology, sustainability and production processes. It is a chance to explore innovations and trends capable of anticipating the evolution of the sector. The exhibition programme will also include opportunities for discussion, networking and in-depth analysis, providing industry professionals with dedicated tools and initiatives. SIMEI 2026 offers a valuable
insight into how technologies, processes and production models are changing, and into the transformations currently shaping the beverage industry.
agendaNEXT
BEVERTECH
Cento buyer esteri attesi al debutto del nuovo hub per il liquid food&beverage Nuovo appuntamento fieristico dal 17 al 20 novembre insieme a Simei. La manifestazione punta a valorizzare un mercato globale destinato a crescere da 68,6 a 76 miliardi di euro entro il 2029 Bevertech si prepara al debutto in programma dal 17 al 20 novembre 2026 a Fiera Milano, in contemporanea con Simei. La nuova manifestazione, nata dalla collaborazione tra Unione Italiana Vini e Ipack-Ima, punta a diventare il punto di riferimento per le tecnologie dedicate alla produzione, all’imbottigliamento e al confezionamento del settore liquid food & beverage. La prima edizione si svilupperà all’interno dei padiglioni di Simei attraverso un percorso espositivo che valorizzerà i principali player della filiera. A testimoniare l’interesse crescente verso l’iniziativa è il program-
ma di incoming internazionale realizzato con il supporto di ITA – Italian Trade Agency, che porterà a Milano circa 100 buyer specializzati provenienti dai principali mercati di riferimento. Questi si aggiungeranno ai 350 operatori esteri attesi da Simei, ampliando le opportunità di business e networking per gli espositori. Il lancio di Bevertech si inserisce in un contesto di mercato favorevole. Secondo le elaborazioni dell’IPACK-IMA Monitor, il comparto globale delle tecnologie e dei materiali per il liquid food & beverage ha raggiunto nel 2025 un valore di 68,6 miliardi di euro e dovrebbe
crescere fino a 76 miliardi entro il 2029, con un tasso medio annuo del 2,6%. Il segmento delle macchine per imbottigliamento e confezionamento vale oggi 15,2 miliardi di euro, mentre quello dei materiali di packaging raggiunge 37,3 miliardi. Anche i consumi continuano a crescere. Nel 2025 hanno sfiorato i 1.100 miliardi di litri per un valore di 1.941 miliardi di euro, destinato a superare i 2.470 miliardi entro il 2029. Cina, Stati Uniti e India rappresentano quasi il 40% del consumo mondiale, mentre tra le categorie merceologiche spiccano soft drink, latte e acqua imbottigliata.
CINA, STATI UNITI E INDIA RAPPRESENTANO IL 40% DEL CONSUMO MONDIALE. SPICCANO SOFT DRINK LATTE E ACQUA BEVERTECH One hundred international buyers expected at the debut of the new liquid food&beverage hub The new trade show will take place alongside Simei from 17 to 20 November 2026. The event aims to showcase a global market projected to grow from €68.6 billion to €76 billion by 2029 Bevertech is gearing up for its debut, scheduled to take place at Fiera Milano from 17 to 20 November 2026 alongside Simei. Created through the collaboration between Unione Italiana Vini and Ipack-Ima, the new exhibition aims to become a benchmark event for technologies dedicated to the production, bottling and packaging of the liquid food & beverage sector. The inaugural edition will be hosted within the Simei exhibition
halls through a dedicated route designed to highlight the industry’s leading players. Demonstrating the growing interest in the event is the international buyer programme developed with the support of ITA – Italian Trade Agency, which will bring around 100 specialised buyers from key international markets to Milan. These will join the 350 international operators expected at Simei, further expanding business and networking opportunities for
exhibitors. The launch of Bevertech comes at a favourable time for the market. According to data from the IPACKIMA Monitor, the global market for liquid food & beverage technologies and materials reached a value of €68.6 billion in 2025 and is forecast to grow to €76 billion by 2029, with a compound annual growth rate of 2.6%. Machinery for bottling and packaging currently accounts for €15.2 billion, while packaging
materials represent a market worth €37.3 billion. Consumption trends are also showing strong growth. In 2025, global consumption approached 1,100 billion litres, generating a market value of €1,941 billion, a figure expected to exceed €2,470 billion by 2029. China, the United States and India account for almost 40% of worldwide consumption, while soft drinks, milk and bottled water remain the leading product categories.
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ECOMONDO
Il packaging motore della nuova economia circolare Dal 3 al 6 novembre, alla Fiera di Rimini, l’evento di Italian Exhibition Group dedicato alla transizione ecologica. Recupero dei materiali, valorizzazione delle materie prime seconde e sviluppo di filiere sempre più circolari saranno tra i temi protagonisti di Ecomondo 2026, in programma dal 3 al 6 novembre alla Fiera di Rimini. La transizione verso modelli produttivi sostenibili passa infatti dalla capacità di recuperare materiali di qualità e reinserirli nei cicli industriali, riducendo il consumo di risorse vergini e l’impatto ambientale. In questo contesto, Ecomondo, manifestazione internazionale di Italian Exhibition Group dedicata alla green, blue e circular economy, si conferma punto di
riferimento per imprese, istituzioni e operatori impegnati nell’innovazione ambientale. Per il comparto packaging, il cuore dell’offerta espositiva sarà rappresentato dall’area Waste as Resource, dove tecnologie per il recupero dei materiali, impianti di trattamento, servizi digitali e soluzioni avanzate per la gestione dei rifiuti contribuiranno a valorizzare le risorse recuperate e a favorirne il reimpiego nei processi manifatturieri. Un approccio che punta ad aumentare l’efficienza delle filiere e a rafforzare il ruolo delle materie prime seconde nell’industria.
A fare da sfondo al dibattito sarà il Regolamento europeo 2025/40 sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio, che pone particolare attenzione alla riciclabilità degli imballaggi, all’impiego di contenuto riciclato e alla Responsabilità Estesa del Produttore (EPR). Tematiche che saranno approfondite nel ricco programma convegnistico della manifestazione, coordinato dal Comitato Tecnico Scientifico internazionale di Ecomondo, con l’obiettivo di favorire il confronto tra tecnologie, competenze e modelli innovativi per una gestione sempre più circolare delle risorse.
IL CUORE DELL’OFFERTA ESPOSITIVA SARÀ RAPPRESENTATO DALL’AREA WASTE AS RESOURCE ECOMONDO Packaging drives the new circular economy From 3 to 6 November at Rimini Expo Centre, Italian Exhibition Group’s leading event dedicated to the ecological transition Material recovery, the valorisation of secondary raw materials and the development of increasingly circular supply chains will be among the key themes at Ecomondo 2026, taking place from 3 to 6 November at the Rimini Expo Centre. The transition towards more sustainable production models depends on the ability to recover high-quality materials and reintroduce them into industrial processes, reducing the use of virgin resources and limiting
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environmental impact. In this context, Ecomondo, Italian Exhibition Group’s international event dedicated to the green, blue and circular economy, continues to be a benchmark for companies, institutions and professionals committed to environmental innovation. For the packaging industry, the focal point of the exhibition will be the Waste as Resource area, where material recovery technologies, treatment plants, digital services
and advanced waste management solutions will help maximise the value of recovered resources and support their reintroduction into manufacturing processes. This approach aims to improve supply chain efficiency while strengthening the role of secondary raw materials within industry. Providing the regulatory backdrop to these discussions will be EU Regulation 2025/40 on packaging and packaging waste, which places particular emphasis on packaging
recyclability, recycled content and Extended Producer Responsibility (EPR). These topics will be explored as part of Ecomondo’s extensive conference programme, coordinated by the event’s International Scientific and Technical Committee, with the objective of fostering dialogue on technologies, expertise and innovative models for an increasingly circular management of resources.
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PACKAGING SOSTENIBILE per le Pmi agroalimentari A Verona la conferenza finale di D4PACK
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Il 27 ottobre, istituzioni, imprese, università e associazioni della filiera si confronteranno sui risultati del progetto europeo
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IL PROGETTO EUROPEO D4PACK
D4PACK è un progetto europeo, finanziato dal programma Interreg Central Europe, che mira a supportare le piccole e medie imprese agroalimentari dell’area dell’Europa centrale nella transizione verso soluzioni di packaging sostenibili e di nuova generazione.
I partner del progetto: •
Cevi Srl (società di servizi Confindus tria Verona) - Italia
•
Campden BRI Hungary Ltd – Ungheria
•
CCIS-CAFE (Chamber of Commerc e and Industry
•
FFDI (Federation of the Food and
and Food Enterprises) - Slovenia Ceca
of Slovenia- Chamber of Agricultur
al
Drink Industries of the Czech Republic)
•
Innoskart Business Development
•
Ł-ŁIT (Łukasiewicz Research Network
•
Proma-Pack Ltd (società di servizi
•
Krakow University of Economic
– Repubblica
Nonprofit Ltd - Ungheria – Łodz Institute of Technology) -
UCIMA) – Italia
s - Polonia
Polonia
Tra innovazione tecnologica, sostenibilità e nuove sfide normative, il progetto europeo D4PACK arriva al traguardo finale. Martedì 27 ottobre, a Verona, rappresentanti delle istituzioni europee, del sistema associativo, della ricerca e dell’industria si confronteranno sui risultati dell’iniziativa che ha sviluppato uno strumento a supporto delle Pmi agroalimentari nella scelta di soluzioni di packaging sostenibili e di nuova generazione. L’appuntamento è la conferenza finale del progetto, ospitata presso Confindustria Verona (piazza Cittadella 12) e fruibile sia in presenza sia online. Finanziato dal programma Interreg Central Europe, D4PACK nasce per accompagnare le piccole e medie imprese nella transizione verso imballaggi più sostenibili, aiutandole a valutare in modo strutturato gli impatti economici, regolatori, ambientali e tecnologici delle diverse soluzioni disponibili sul mercato. Elemento centrale dell’iniziativa è il D4PACKtool, uno strumento di supporto decisionale sviluppato per aiutare le imprese dei comparti lattiero-caseario, delle carni e dell’ortofrutta a valutare rischi e opportunità legati all’adozione di nuovi imballaggi. La giornata offrirà l’occasione per fare il punto sui risultati raggiunti e sulle prospettive future del progetto. Dopo i saluti istituzio-
OSPITE DI CONFINDUSTRIA VERONA UN PANEL CHE RAPPRESENTA I DIVERSI ANELLI DELLA CATENA DEL VALORE DELL’IMBALLAGGIO
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nali di Giangiacomo Pierini, vicepresidente per l’internazionalizzazione di Confindustria Verona, e di Luca Ferrarese, direttore del Joint Secretariat Central Europe Programme, sarà Valentina Bottega, coordinatrice del progetto, a presentare attività e risultati di D4PACK. Seguiranno gli interventi dedicati al D4PACKtool, illustrato da Krzysztof Wójcik del Łukasiewicz - Łódzki Instytut Technologiczny e da Enrico Zuppini di Confindustria Verona - Cevi, oltre alla presentazione dei vincitori dell’Hackathon. La conferenza offrirà inoltre uno spazio di confronto tra alcuni dei principali attori della filiera del packaging e dell’agroalimentare. Accanto alla presentazione dei risultati del progetto, il programma prevede un focus sul rapporto tra sostenibilità e comportamento dei consumatori affidato ad Agnieszka Kawecka della Krakow University of Economics. A seguire, la tavola rotonda dal titolo “Sustainable Packaging for Food SMEs: a dialogue across the value chain” riunirà Monica Aversa, Policy Advisor presso la delegazione UE di Confindustria, Luca Stramare, Direttore Divisione Centro studi per l’Economia Circolare CONAI, Michele Gelmi, R&d Packaging Manager di Veronesi Group, Diana Gregor Svetec dell’Università di Lubiana e Neni Rossini, presidente di Giflex. Un panel che rappresenta i diversi anelli della catena del valore, dalla ricerca alle istituzioni, fino all’industria alimentare e al settore degli imballaggi. Moderata da Davide Miserendino, direttore responsabile di ItaliaImballaggio e Kairos Media Group, la conferenza si propone come un momento di dialogo tra istituzioni, ricerca e industria sui temi che stanno ridefinendo il packaging alimentare europeo.
Sustainable packaging for food SMEs D4PACK final conference in Verona On 27 October, institutions, companies, universities and industry associations will gather to discuss the outcomes of the European project and the future of sustainable packaging for the agri-food sector Amid technological innovation, sustainability goals and evolving regulatory requirements, the European project D4PACK is approaching its conclusion. On 27 October in Verona, representatives from European institutions, industry associations, research organisations and companies will come together to review the results of an initiative aimed at supporting food SMEs in selecting sustainable, next-generation packaging solutions. The event, hosted at Confindustria Verona (piazza Cittadella 12), will be available both in person and online. Funded by the Interreg Central Europe Programme, D4PACK was launched to help small and medium-sized enterprises transition towards more sustainable packaging systems by providing a structured approach to assessing the economic, regulatory, environmental and technological implications of the solutions available on the market. At the heart of the project is the D4PACKtool, a decision-support instrument designed to help companies operating in the dairy, meat and fruit and vegetable sectors evaluate the risks and opportunities associated with the adoption of innovative packaging solutions. The conference will provide an opportunity to review the project’s achievements and future perspectives. Following opening remarks by Giangiacomo Pierini, Vice President for Internationalisation at Confindustria Verona, and Luca Ferrarese, Director of the Joint Secretariat of the Central Europe Programme, Valentina Bottega, Project Coordinator, will present the activities
and key results of D4PACK. Sessions dedicated to the D4PACKtool will follow, with presentations by Krzysztof Wójcik of Łukasiewicz – Łódzki Instytut Technologiczny and Enrico Zuppini of Confindustria Verona-Cevi, alongside the award ceremony for the project Hackathon winners. The event will also offer a platform for dialogue among leading stakeholders from the packaging and agri-food value chain. In addition to the presentation of project results, the programme includes a keynote speech on the relationship between sustainability and consumer behaviour by Agnieszka Kawecka of the Krakow University of Economics. The round table discussion, entitled “Sustainable Packaging for Food SMEs: a dialogue across the value chain”, will bring together Monica Aversa, Policy Advisor at Confindustria’s EU Delegation, Luca Stramare, Circular Economy Expert Conai, Michele Gelmi, R&D Packaging Manager at Veronesi Group, Diana Gregor Svetec of the University of Ljubljana, and Neni Rossini, President of Giflex. The panel will represent the different links of the value chain, from research and policymaking to food manufacturing and packaging production. Moderated by Davide Miserendino, Editor-in-Chief of ItaliaImballaggio and Kairos Media Group, the conference aims to foster dialogue among institutions, academia and industry on the trends reshaping the future of European food packaging.
il caffè di PRIMA DELLA TAZZINA: le due Afriche del caffè Malawi ed Etiopia raccontano quanto siano lontani i Paesi nei quali il caffè viene coltivato da quelli in cui viene trasformato, confezionato e consumato: uno scarto non soltanto geografico, ma industriale ed economico, che alcune imprese africane stanno provando a ridurre Riccardo Ceredi
Una bevanda che viaggia e si radica In grani o macinato, in confezione sottovuoto o in atmosfera protettiva, in capsula o in cialda: poche bevande hanno generato una varietà di formati paragonabile a quella del caffè. Eppure questa sofisticata filiera industriale, costruita attorno alle esigenze dei mercati di consumo, è molto lontana dai luoghi e dalle condizioni in cui nasce la materia prima. Prima di essere tostato, confezionato e versato nelle nostre tazzine, infatti, il caffè deve essere coltivato. Può esserlo soltanto nella cosiddetta coffee belt: la fascia tropicale che circonda l’Equatore, delimitata a nord dal Tropico del Cancro e a sud da quello del Capricorno, dove clima, altitudine e caratteristiche dei suoli ne consentono la crescita. L’Arabica predilige quote elevate e temperature più miti, mentre la Robusta tollera climi più caldi e altitudini inferiori. La produzione mondiale è quindi fortemente concentrata: secondo le stime USDA per la campagna
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2024/25, il Brasile occupa il primo posto con 66,4 milioni di sacchi da 60 kg, seguito dal Vietnam con 30,1 milioni e dalla Colombia con 12,9 milioni. Insieme, i tre Paesi valgono quasi due terzi del raccolto globale. Produzione e consumo seguono però geografie quasi opposte. La materia prima cresce prevalentemente nel Sud globale, mentre una parte importante del valore si forma nei mercati importatori attraverso tostatura, confezionamento, branding e distribuzione. L’Europa, nella quale il caffè non viene praticamente coltivato, nell’ultimo biennio ha assorbito il 30,7% dei consumi mondiali, pari a 3,26 milioni di tonnellate e a una media di 5,7 kg per abitante. La Germania è il maggiore mercato europeo e il principale punto d’ingresso del caffè verde nell’Unione; il primato per il consumo pro capite appartiene invece alla Finlandia, con circa 12 kg per persona all’anno. Il divario, quindi, non è soltanto geografico ma
Con questo secondo approfondimento prosegue il percorso de “Il Caffè di ItaliaImballaggio”, la rubrica e la newsletter mensile dedicata ai professionisti della filiera industriale del caffè. In questa seconda puntata spostiamo l’attenzione all’origine della filiera, esplorando il rapporto tra produzione agricola, trasformazione industriale e creazione del valore attraverso due casi emblematici: Etiopia e Malawi. Per ricevere tutti i prossimi approfondimenti e restare costantemente aggiornati sulle evoluzioni del settore, iscrivetevi alla newsletter inquadrando il QR code qui sotto. With this second feature, “Il Caffè di ItaliaImballaggio” continues its journey as a column and monthly newsletter dedicated to professionals across the industrial coffee supply chain. In this second instalment, we shift our focus to the origins of the value chain, exploring the relationship between agricultural production, industrial processing, and value creation through two emblematic case studies: Ethiopia and Malawi. To receive future in-depth features and stay up to date with developments across the sector, subscribe to the newsletter by scanning the QR code below.
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industriale. Oltre il 95% delle importazioni europee è costituito da caffè verde: sono soprattutto le imprese dei Paesi consumatori a tostarlo, formulare le miscele, confezionarlo e trasformarlo in marca. Il chicco verde, del resto, si conserva più a lungo e permette di adattare profili aromatici e formati alle preferenze dei singoli mercati. Il tempo del rito e quello dell’industria Sarebbe però sbagliato concludere che il caffè appartenga culturalmente soltanto ai Paesi consumatori. L’Etiopia dimostra esattamente il contrario. Considerata la culla della varietà Arabica, è uno dei pochi grandi produttori nei quali una quota molto significativa del raccolto viene consumata all’interno del Paese. Per la campagna 2026/27 il Foreign Agricultural Service dell’USDA prevede una produzione di 12,1 milioni di sacchi, esportazioni per 7,13 milioni e consumi domestici per 5 milioni.
IL CAFFÈ di ItaliaImballaggio
Quest’ultimo dato corrisponde a oltre il 40% della produzione prevista e colloca il Paese tra i casi più rilevanti di consumo interno all’interno del mondo produttore. Il legame tra caffè e società etiope trova la sua espressione più nota nella “cerimonia del buna”. Il rito parte dal chicco verde e riunisce nello spazio domestico le trasformazioni che l’industria ha separato e automatizzato: i chicchi vengono tostati sul fuoco, offerti agli ospiti attraverso il loro fumo profumato, pestati in un mortaio e infine versati nella jebena, la tipica caffettiera in terracotta. Il caffè viene servito tre volte, riutilizzando i fondi, che prendono il nome di abol, tona e baraka. Erbe, fiori e incenso accompagnano una cerimonia che ha insieme valore propiziatorio e sociale: riunisce familiari, vicini e ospiti e accompagna feste, matrimoni e ricorrenze religiose. È difficile immaginare qualcosa di più distante dall’uso prevalente del caffè nel mondo occidentale. Anche in Europa la bevanda conserva una funzione conviviale, al bar come a casa, ma la sua preparazione è stata progressivamente compressa: pochi minuti con la moka, pochi secondi con una macchina espresso, un gesto quasi istantaneo con cialde e capsule. Se la cerimonia etiope rende il tempo parte integrante dell’esperienza,
l’industrializzazione ha cercato di eliminare il tempo dal processo senza rinunciare alla qualità percepita. Da questa esigenza sono nati sistemi di preparazione sempre più rapidi e ripetibili e, con essi, un ecosistema industriale molto articolato. Due Paesi vicini soltanto sulla carta Torniamo allora nei paesi africani nei quali il viaggio del caffè comincia, prendendo in esame la già citata Etiopia ed il Malawi. Entrambi appartengono alla parte orientale del continente, ma sono separati da oltre duemila chilometri e rappresentano scale produttive quasi opposte. Il Malawi, piccolo Paese dell’Africa sud-orientale disteso lungo il lago omonimo, si trova al margine meridionale della coffee belt e concentra la coltivazione nelle zone montuose più fresche, tra cui Misuku Hills, Phoka Hills, Viphya e Nkhata Bay Highlands. La produzione, quasi interamente Arabica, è divisa tra aziende commerciali e alcune migliaia di piccoli agricoltori organizzati in cooperative. I volumi sono minimi rispetto ai leader mondiali, ma proprio questa scala ridotta ne fa un laboratorio nel quale pochi operatori provano a riunire più anelli della filiera. Viphya Highlands Coffee, marchio di Matenda Coffee Farms, nasce a Usingini nel
Tegitu Casarighi
2014 da una famiglia che coltiva caffè dagli anni Cinquanta. Il prodotto viene raccolto a mano sugli altopiani di Viphya e fa della provenienza malawiana il centro del proprio racconto. L’impresa punta a installare macchine per tostatura e confezionamento, così da affiancare alla vendita dei chicchi verdi un prodotto riconoscibile e a maggiore valore aggiunto. Nello stesso distretto opera Chipunga Farms, azienda di 287 ettari che produce Arabica, macadamia e miele. Nato come investimento a impatto promosso dalla diocesi di Karonga, il progetto dichiara 160 posti di lavoro e coinvolge oltre 500 piccoli agricoltori attraverso un programma di outgrower. Il catalogo comprende caffè verde per l’export e chicchi tostati: il primo è materia prima per altri operatori, il secondo incorpora già trasformazione e confezionamento e può raggiungere direttamente distributori e caffetterie. Il Malawi resta comunque lontano da un autentico closed loop: nel 2024 ha esportato 796.891 kg di caffè verde per 2,82 milioni di dollari, soprattutto verso Germania e Belgio, dove il prodotto acquisterà ulteriore valore attraverso tostatura, packaging e branding. Sul mercato interno prevalgono invece caffè macinato e solubile; capsule e cialde sono marginali e generalmente importate, mentre logistica, materiali e scarsità di valuta estera rendono il confezionato relativamente costoso rispetto al reddito medio. Malawi: il limite non è soltanto agricolo La vulnerabilità della filiera malawiana vie-
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ne spesso attribuita soltanto al clima, ma è il risultato di più fattori che si alimentano a vicenda. Siccità, piogge irregolari, alluvioni e cicloni colpiscono l’intero sistema agricolo. La FAO segnala inoltre come la variabilità climatica favorisca la diffusione dei parassiti delle colture e renda più difficile un’attività fitosanitaria già condizionata da sistemi di monitoraggio fragili. Per quanto riguarda il caffè, ricerche condotte tra i piccoli produttori indicano proprio parassiti e malattie tra i maggiori vincoli alla produttività. Al rischio agronomico si sommano i limiti strutturali: impianti dispersi in zone montane, volumi ridotti, trasporti terrestri lunghi verso i porti dei Paesi vicini, energia non sempre continua, difficoltà di accesso al credito e scarsità di macchine e ricambi. Una produzione piccola deve distribuire i costi fissi di selezione, tostatura, confezionamento, controllo qualità e certificazione su quantità limitate. Di conseguenza, non è necessariamente il caffè in sé a essere poco competitivo; può esserlo il costo unitario necessario per trasformarlo e portarlo sul mercato con standard costanti. Questo chiarisce anche la funzione strategica del packaging. Per una filiera di piccola scala, la confezione non è soltanto protezione ma uno strumento per passare dalla vendita di commodity alla vendita di origine. Un imballaggio ad alta barriera, una valvola correttamente dimensionata, saldature affidabili e formati coerenti con il potere d’acquisto locale possono prolungare la shelf life e rendere esportabile anche il prodotto tostato. Ma l’investimento deve essere proporzionato: linee compatte o semiautomatiche, flessibili nei cambi formato e semplici da mantenere possono risultare più appropriate di impianti ad alta capacità progettati per produzioni europee. Etiopia: grande esportatore, grande consumatore In Etiopia la scala cambia radicalmente. L’USDA stima 5,9 milioni di agricoltori coinvolti e attribuisce ai piccoli produttori il 90% del raccolto nazionale. Gli appezzamenti misurano spesso meno di mezzo ettaro e integrano il caffè con colture alimentari e sistemi agroforestali. La produzione si concentra soprattutto in Oromia, seguita da South-West Ethiopia, Sidama e South Ethiopia. Nel 2023/24 le esportazioni hanno raggiunto 5,59 milioni di sacchi, il massimo storico secondo l’ICO; per il 2026/27 l’USDA ne prevede 7,13 milioni. Il dato più significativo per processing e packaging è però un altro: negli ultimi cinque anni il 99,7% dei volumi esportati è rimasto costituito da caffè verde. L’Etiopia continua quindi a trasferire all’estero quasi tutta la tostatura industriale destinata ai mercati internazionali. Dopo la raccolta, le ciliegie possono essere essiccate intere oppure seguire il processo lavato, che prevede spolpatura, fermenta-
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zione, lavaggio ed essiccazione. Seguono decorticazione, pulitura, classificazione, selezione dei difetti, stoccaggio e insacco: washing station e dry mill sono il cuore meccanico della filiera d’esportazione. L’industrializzazione è frenata da macchinari talvolta datati, difficoltà nel reperire manutenzione e ricambi, energia intermittente e costo del capitale. Il rapporto USDA 2026 segnala però investimenti nelle infrastrutture di lavorazione e regole più stringenti introdotte dalla Coffee Marketing and Quality Control Directive del 2025. Per i costruttori di macchine le opportunità riguardano, da un lato, impianti efficienti per essiccazione, decorticazione, pulitura, selezione e tracciabilità del caffè verde; dall’altro, tostatrici di capacità piccola e media, macinazione, degasaggio, dosaggio e confezionamento in materiali barriera. Il nodo non è replicare una torrefazione europea, ma offrire tecnologie robuste, modulari e compatibili con le infrastrutture e le competenze locali. Una modernità che non cancella il rito Il mercato interno etiope, intanto, sta cambiando. La cerimonia tradizionale non è scomparsa, ma nelle città convive con forme di consumo più rapide. Tomoca, storica torrefazione e caffetteria di Addis Abeba attiva dal 1953, ha anticipato una cultura del caffè urbano; dal 2005 Kaldi’s Coffee ha tradotto il modello delle catene internazionali in chiave etiope, aprendo numerosi locali nella capitale e in altre città. Oggi bar moderni, specialty coffee shop, ristoranti e punti di consumo informali si rivolgono a una popolazione urbana più giovane, mobile e sensibile alla
qualità, ma con meno tempo da dedicare alla tostatura domestica. L’USDA collega esplicitamente la crescita del consumo interno all’urbanizzazione, all’espansione delle caffetterie e alla nuova cultura del caffè tra i giovani. È una trasformazione “occidentale” solo in parte. Cambiano il servizio, la velocità e il luogo di consumo; resta però il riconoscimento del caffè come prodotto nazionale e come elemento di identità. Il risultato non è la sostituzione della jebena con l’espresso, ma la coesistenza di più rituali: quello domestico, lento e comunitario; quello stradale; quello del bar moderno; quello del prodotto confezionato acquistato per praticità. Questa pluralità genera una domanda più sofisticata di trasformazione e imballaggio. Il caffè destinato alla cerimonia può richiedere confezioni semplici e formati familiari; quello venduto nei supermercati urbani deve garantire costanza, protezione dall’ossigeno e riconoscibilità; il segmento specialty può valorizzare origine, varietà, altitudine, processo e tracciabilità; l’horeca moderno domanda grani tostati con profili ripetibili. Capsule e cialde restano un segmento più ristretto rispetto ai mercati occidentali, ma la direzione di marcia è verso una maggiore differenziazione dei formati. Accorciare la distanza tra produzione e mercato Malawi ed Etiopia affrontano due sfide diverse. Il primo deve consolidare i piccoli produttori, aumentare la produttività e dotarsi di attrezzature adeguate a volumi contenuti; il secondo deve affiancare alla propria forza
Before the cup: the two Africas of coffee Malawi and Ethiopia reveal how far coffee-growing countries remain from those where coffee is processed, packaged, and consumed. The gap is not only geographical but also industrial and economic, although some African businesses are working to narrow it Whole bean or ground, vacuumpacked or packed in a protective atmosphere, pods or capsules: few beverages have generated a range of formats comparable to coffee. Yet the sophisticated industrial supply chain built around consumer market requirements remains far removed from the places and conditions where the raw material originates. Before it is roasted, packed, and poured into our cups, coffee must first be cultivated. It can only be grown within the so-called coffee belt: the tropical zone surrounding the Equator, bounded by the Tropics of Cancer and Capricorn, where climate, altitude, and soil characteristics make cultivation possible. Arabica thrives at higher elevations and in milder temperatures, while Robusta tolerates warmer climates and lower altitudes. Global production is therefore highly concentrated. According to USDA estimates for the 2024/25 crop year, Brazil ranks first with 66.4 million 60-kg bags, followed by Vietnam with 30.1 million and Colombia with 12.9 million. Together, these three countries account for almost twothirds of the world’s coffee harvest. Production and consumption, however, follow almost opposite geographies. Coffee is largely grown in the Global South, while a significant share of value creation takes place in importing countries
The time of ritual and the time of industry It would be wrong, however, to conclude that coffee belongs culturally only to consuming countries. Ethiopia demonstrates precisely the opposite. Considered the birthplace of Arabica coffee, it is one of the few major producing nations where a significant share of the harvest is consumed domestically. For the 2026/27 crop year, the USDA Foreign Agricultural Service forecasts production of 12.1 million bags, exports of 7.13 million bags, and domestic consumption of 5 million bags. The latter represents more than 40% of projected production, making Ethiopia one of the most significant examples of internal consumption among coffeeproducing countries. The bond between coffee and Ethiopian society finds its most famous expression in the traditional buna ceremony. Beginning with green beans, the ritual brings together within the household all the transformations that industry has separated and automated. The beans are roasted over an open flame, their aromatic smoke offered to guests, then ground in a mortar before being brewed in the jebena, the traditional clay coffee pot. Coffee is served three times using the same grounds, in stages known as abol, tona, and baraka. Herbs, flowers, and incense accompany the ceremony, which combines social and symbolic significance, bringing together families, neighbours, and guests for celebrations, weddings, and religious occasions. It is difficult to imagine a greater contrast with the way coffee is commonly consumed in the Western world. Even in Europe, coffee retains a social dimension, whether at home or in cafés, but its preparation has been progressively compressed: a few minutes with a moka pot, seconds with an espresso machine, or a nearly instantaneous gesture with pods and capsules. If the Ethiopian ceremony makes time
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IL CAFFÈ di ItaliaImballaggio
agricola una maggiore capacità industriale, incrementando la quota di caffè tostato e confezionato localmente. In entrambi i casi, il packaging è il punto d’incontro fra agricoltura, tecnologia e mercato. Protegge il valore costruito in piantagione e in torrefazione, ma richiede linee accessibili, modulari e manutenibili anche in contesti infrastrutturali complessi. La tecnologia più adatta non è necessariamente la più veloce, bensì quella capace di lavorare lotti differenti, ridurre gli scarti e accompagnare una crescita progressiva. Il percorso dal chicco alla tazza rende così visibile una geografia squilibrata: i Paesi tropicali producono la materia prima, mentre Europa e Nord America concentrano buona parte di torrefazione, confezionamento, branding e distribuzione. La distanza fra chi coltiva e chi consuma è quella che separa un sacco di chicchi verdi da una capsula pronta all’uso, una commodity da un prodotto dotato di nome, confezione e racconto. Viphya Highlands Coffee, Chipunga Farms e le torrefazioni urbane etiopi mostrano però che una parte maggiore della trasformazione può restare all’origine. È la stessa unità conservata dalla cerimonia etiope, nella quale il chicco viene tostato, macinato, infuso e condiviso nello stesso luogo. La sfida è ricomporne una parte anche su scala industriale, affinché al valore agricolo e culturale del caffè corrisponda una quota più equa del suo valore economico Per la redazione di questo articolo si ringrazia Tegitu Casarighi, biotecnologa e profonda conoscitrice delle filiere africane del caffè, il cui contributo ha permesso di integrare i dati di settore con una lettura diretta dei contesti produttivi locali.
through roasting, packaging, branding, and distribution. Europe, where coffee is virtually not cultivated, accounted for 30.7% of global consumption over the last two years, equal to 3.26 million tonnes and an average of 5.7 kg per capita. Germany is Europe’s largest market and the principal entry point for green coffee into the European Union, while Finland holds the record for per capita consumption, at around 12 kg annually. The divide is therefore not merely geographical but industrial. More than 95% of European imports consist of green coffee. It is primarily companies in consuming countries that roast it, formulate blends, package it, and transform it into branded products. Green beans, after all, have a longer shelf life and allow roasters to tailor flavour profiles and product formats to the preferences of individual markets.
IL CAFFÈ di ItaliaImballaggio
an integral part of the experience, industrialisation has sought to remove time from the process without sacrificing perceived quality. This need gave rise to increasingly fast and repeatable preparation systems and, with them, a highly sophisticated industrial ecosystem. Two countries close only on a map Let us return to the African countries where coffee’s journey begins, focusing on Ethiopia and Malawi. Both are located in eastern Africa, yet they are separated by more than 2,000 kilometres and represent almost opposite production scales. Malawi, a small southeastern African nation stretching along Lake Malawi, lies at the southern edge of the coffee belt. Cultivation is concentrated in cooler mountainous regions, including Misuku Hills, Phoka Hills, Viphya, and the Nkhata Bay Highlands. Production, almost entirely Arabica, is shared between commercial estates and several thousand smallholders organised into cooperatives. Volumes are negligible compared to the world’s leading producers, yet this limited scale makes Malawi a valuable testing ground where a handful of operators are attempting to integrate more stages of the value chain. Viphya Highlands Coffee, a brand owned by Matenda Coffee Farms, was founded in Usingini in 2014 by a family that has cultivated coffee since the 1950s. Coffee is hand-picked on the Viphya Plateau, and Malawian origin forms the core of the company’s identity. The business aims to install roasting and packaging equipment, complementing green bean sales with a recognisable, higher-value branded product. In the same district operates Chipunga Farms, a 287-hectare enterprise producing Arabica coffee, macadamia nuts, and honey. Established as an impact investment initiative promoted by the Diocese of Karonga, the project reports 160 employees and involves more than 500 smallholder farmers through an outgrower programme. Its portfolio includes both green coffee for export and roasted beans. The former serves as raw material for international operators, while the latter already incorporates processing and packaging, enabling direct access to distributors and cafés. Malawi nevertheless remains far from a true closed-loop coffee industry. In 2024 it exported 796,891 kg of green coffee worth USD 2.82 million, primarily to Germany and Belgium, where additional value is created through roasting, packaging, and branding. On the domestic market, ground and instant coffee dominate. Capsules
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and pods remain marginal and are generally imported, while logistics costs, packaging materials, and foreign currency shortages make packaged coffee relatively expensive compared to average income levels. Malawi: the challenge is not only agricultural The vulnerability of Malawi’s coffee sector is often attributed solely to climate conditions, but the reality is more complex. Droughts, irregular rainfall, floods, and cyclones affect the entire agricultural system. The FAO also notes that climate variability favours the spread of crop pests and diseases, making plant protection even more difficult in a context where monitoring systems are already fragile. Research conducted among small coffee producers identifies pests and diseases as some of the main barriers to productivity. Agronomic risks are compounded by structural constraints: plantations dispersed across mountainous areas, small production volumes, lengthy overland transport routes to neighbouring countries’ ports, unreliable electricity supply, limited access to credit, and difficulties in obtaining machinery and spare parts. As a result, coffee itself is not necessarily uncompetitive. Rather, the issue often lies in the unit cost required to process and market it while maintaining consistent quality standards. This also helps explain the strategic importance of packaging. For small-scale supply chains, packaging is not merely protection but a tool for moving from commodity sales to originbased value creation. High-barrier packaging, appropriately dimensioned degassing valves, reliable seals, and formats aligned with local purchasing power can extend shelf life and make roasted coffee exportable. However, investments must remain proportional. Compact or semi-automatic lines, flexible in handling different formats and easy to maintain, may prove more suitable than high-capacity systems designed for European-scale production. Ethiopia: major exporter, major consumer The scale changes dramatically in Ethiopia. The USDA estimates that 5.9 million farmers are involved in coffee production, with smallholders accounting for approximately 90% of the national crop. Farms often cover less than half a hectare and combine coffee cultivation with food crops and agroforestry systems. Production is concentrated mainly in Oromia, followed by SouthWest Ethiopia, Sidama, and South Ethiopia. During the 2023/24 season, exports reached 5.59 million bags, an all-time record according to the International Coffee Organization. For 2026/27, the USDA projects exports of 7.13 million bags. For the processing and packaging sector, however, another figure is
particularly significant: over the past five years, 99.7% of exported volumes have remained in the form of green coffee. Ethiopia therefore continues to transfer almost all internationally oriented roasting activities abroad. After harvesting, coffee cherries may either be dried whole or undergo the washed process, involving pulping, fermentation, washing, and drying. These stages are followed by hulling, cleaning, grading, defect sorting, storage, and bagging. Washing stations and dry mills form the mechanical backbone of the export supply chain. Industrial development is constrained by ageing machinery, limited availability of maintenance services and spare parts, intermittent power supply, and the high cost of capital. Nevertheless, the USDA’s 2026 report highlights investments in processing infrastructure and stricter regulations introduced through the Coffee Marketing and Quality Control Directive of 2025. For machinery manufacturers, opportunities range from efficient systems for drying, hulling, cleaning, sorting, and traceability of green coffee to small and medium-capacity roasting, grinding, degassing, dosing, and packaging technologies using barrier materials. The challenge is not to replicate a European roasting plant, but to provide robust, modular technologies compatible with local infrastructure and skills. Modernity without losing the ritual Meanwhile, Ethiopia’s domestic market continues to evolve. The traditional coffee ceremony has not disappeared, but in urban areas it increasingly coexists with faster consumption habits. Tomoca, the historic Addis Ababa roastery and coffee house founded in 1953, anticipated the emergence of an urban coffee culture. Since 2005, Kaldi’s Coffee has adapted the international coffee-chain model to an Ethiopian context, opening numerous outlets across the capital and beyond. Today, modern cafés, specialty coffee shops, restaurants, and informal consumption points cater to a younger, more mobile urban population that values quality but has less time for home roasting. The USDA explicitly links rising domestic consumption to urbanisation, café expansion, and the growing coffee culture among younger generations. This transformation is only partially westernised. Consumption venues, service styles, and preparation speeds may be changing, but coffee remains a national product and a marker of identity. The result is not the replacement of the jebena with espresso, but the coexistence of multiple rituals: the slow, communal household ceremony; street-side consumption; the modern café experience; and packaged coffee purchased for convenience. This diversity is generating
increasingly sophisticated demand for processing and packaging solutions. Coffee intended for traditional ceremonies may require simple packs and familiar formats. Coffee sold through urban retail channels must ensure consistency, oxygen protection, and strong shelf presence. Specialty products can leverage origin, variety, altitude, processing method, and traceability, while modern horeca channels demand roasted beans with repeatable flavour profiles. Pods and capsules remain a relatively small segment compared with Western markets, but the trend points toward greater format diversification. Reducing the distance between production and market Malawi and Ethiopia face different challenges. Malawi must strengthen its network of small producers, increase productivity, and invest in equipment suited to limited volumes. Ethiopia, by contrast, must complement its agricultural strength with greater industrial capacity, increasing the proportion of coffee that is roasted and packaged locally. In both cases, packaging represents the meeting point between agriculture, technology, and market demand. It protects the value created in plantations and roasteries, but requires accessible, modular, and easily maintainable equipment capable of operating in complex infrastructural environments. The most appropriate technology is not necessarily the fastest, but the one able to process different batch sizes, reduce waste, and support gradual growth. The journey from bean to cup thus highlights an imbalanced geography: tropical countries produce the raw material, while Europe and North America capture much of the value generated through roasting, packaging, branding, and distribution. The distance between growers and consumers is the same distance that separates a sack of green beans from a ready-to-use coffee capsule, a commodity from a branded product with a story, identity, and packaging. Yet companies such as Viphya Highlands Coffee, Chipunga Farms, and Ethiopia’s growing urban roastery sector demonstrate that a greater share of processing can remain close to origin. It is the same unity preserved by the Ethiopian coffee ceremony, where beans are roasted, ground, brewed, and shared in a single place. The challenge now is to recreate part of that unity at an industrial scale, ensuring that the agricultural and cultural value of coffee is matched by a fairer share of its economic value. The editorial team would like to thank Tegitu Casarighi, biotechnologist and expert on African coffee supply chains, whose contribution made it possible to complement industry data with firsthand insight into local production contexts.
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MOCA updates
L’importanza del monitoraggio delle sostanze volatili nell’RPET In un mercato in cui sostenibilità, qualità e conformità normativa sono sempre più interconnesse, il laboratorio non è solo un fornitore di dati, ma un partner tecnico Dario Staccioli | Socio AIBO
Food Contact Expert n°345
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Nel panorama attuale dell’industria del packaging, il PET riciclato (RPET) è diventato uno dei protagonisti della transizione verso modelli produttivi più sostenibili. Bottiglie e contenitori ottenuti da materiale recuperato rappresentano una risposta concreta alle esigenze ambientali, ma introducono anche nuove sfide tecniche. Tra queste, una delle più rilevanti riguarda il controllo delle sostanze volatili presenti nelle preforme, un tema che si colloca a metà strada tra sicurezza alimentare e conformità normativa. Quando si parla di RPET, infatti, ci si riferisce a un polimero che ha attraversato un ciclo di vita precedente. Questo comporta la possibilità di trascinare con sé tracce di contaminazione, provenienti sia dall’uso originario degli imballaggi sia dai processi di raccolta e rigenerazione. È proprio in questo contesto che entrano in gioco le sostanze volatili: composti chimici a basso peso molecolare, spesso invisibili ma non per questo trascurabili. Tra i più noti troviamo l’acetaldeide e il benzene. Il primo è un prodotto della degradazione termica del PET, il secondo può derivare da contaminanti esterni durante la raccolta della plastica. La loro presenza, anche in quantità minime, può avere effetti tangibili. In primo luogo, sulle caratteristiche sensoriali: basta una concentrazione molto bassa per alterare il gusto o l’odore di un’acqua minerale, influenzando negativamente la percezione del consumatore. In secondo luogo, su aspetti più critici, legati alla sicurezza alimentare, nel caso in cui tali sostanze migrino dal contenitore al prodotto. Per questo motivo, il monitoraggio delle sostanze volatili non può essere considerato un semplice controllo di routine, ma rappresenta un passaggio fondamentale lungo tutta la filiera produttiva. Dalla selezione del materiale in ingresso fino alla realizzazione delle preforme, ogni fase deve essere tenuta sotto controllo attraverso verifiche analitiche affidabili. Le tecniche disponibili oggi consentono un’analisi estremamente accurata. Metodi come la gascromatografia accoppiata a spettrometria di massa (GCMS) permettono di identificare e quantificare composti presenti anche a livello di tracce. Si tratta di strumenti ormai indispensabili per le aziende che operano nel settore e che vogliono garantire standard elevati e costanti. Un’attenzione particolare riguarda il settore delle acque minerali, dove la neutralità organolettica del prodotto è un requisito imprescindibile. In questo ambito, il monitoraggio costante delle preforme rappresenta una pratica consolidata e indispensabile: anche minime variazioni nel contenuto di sostanze volatili possono essere percepite dal consumatore finale e compromettere la qualità percepita del prodotto. Per questo motivo, lungo la filiera delle acque imbottigliate, il controllo analitico non è episodico ma continuo, strutturato e integrato nei sistemi di qualità aziendali. È proprio in questo contesto che si inserisce il ruolo dei laboratori chimici: il controllo può essere eseguito in diversi punti della catena: sui fiocchi di PET riciclato, sul granulo dopo le fasi di estrusione e decontaminazione, e infine sulle preforme pronte per lo stampaggio. Un approccio distribuito consente di intercettare eventuali criticità prima che si riflettano sul prodotto finale. Accanto all’aspetto tecnico, esiste poi un quadro normativo in continua evoluzione che lega sempre più strettamente sicurezza e sostenibilità. In Europa, il riferimento per i materiali in plastica a contatto con alimenti resta il Regolamento (UE) n. 10/2011, mentre il Regolamento (UE) 2022/1616 disciplina in modo specifico la plastica riciclata.
In questo scenario, emerge un aspetto spesso sottovalutato ma di grande rilevanza pratica: la scelta della metodologia analitica e, in particolare, della preparazione del campione. L’esperienza diretta di laboratorio mostra chiaramente come risultati apparentemente comparabili possano differire in modo significativo a seconda del metodo adottato. I dati raccolti evidenziano che l’applicazione di norme diverse, ad esempio con differenti condizioni di estrazione o tecniche di campionamento, può portare a valori anche sensibilmente diversi per gli stessi composti volatili. Questo significa che il dato analitico non è mai assoluto, ma deve essere sempre interpretato nel contesto del metodo utilizzato. Si tratta di un passaggio cruciale anche alla luce del PPWR: con obiettivi quantitativi di contenuto riciclato sempre più ambiziosi, diventa fondamentale garantire che i dati di controllo qualità siano coerenti, confrontabili e scientificamente robusti lungo tutta la filiera. In definitiva, il successo del RPET non dipende solo dalla quantità di materiale riciclato impiegato, ma dalla capacità di garantire prestazioni e sicurezza equivalenti al materiale vergine. Il monitoraggio delle sostanze volatili, supportato da metodologie analitiche solide e condivise, rappresenta uno dei pilastri di questa evoluzione.
The importance of monitoring volatile substances in rPET
structured, and integrated into company quality systems. It is within this context that the role of chemical laboratories becomes crucial: monitoring can be carried out at various points along the chain—on recycled PET flakes, on pellets after extrusion and decontamination stages, and finally on preforms ready for molding. A distributed approach makes it possible to detect potential issues before they affect the final product. Alongside the technical aspects, there is also an evolving regulatory framework that increasingly links safety and sustainability. In Europe, the reference for plastic materials intended for food contact remains Regulation (EU) No. 10/2011, while Regulation (EU) 2022/1616 specifically addresses recycled plastics. This framework has recently been complemented by Regulation (EU) 2025/40 (PPWR – Packaging and Packaging Waste Regulation), which marks a decisive shift. The objective is no longer solely to guarantee material safety, but also to accelerate the transition toward a circular economy through binding targets. The PPWR introduces mandatory minimum recycled content targets for plastic packaging, which will have a direct impact on the PET and preform sector: • by 2030: about 30% recycled content for food-contact PET packaging and beverage bottles • by 2040: levels up to 50–65% for certain categories, including single-use bottles At the same time, the regulation requires that all packaging be recyclable by 2030 and introduces increasingly stringent design and
In a market where sustainability, quality, and regulatory compliance are becoming increasingly interconnected, the laboratory is not merely a data provider, but a technical partner In the current packaging industry scenario, recycled PET (rPET) has become one of the key players in the transition toward more sustainable production models. Bottles and containers made from recovered material represent a concrete response to environmental demands, but they also introduce new technical challenges. Among these, one of the most significant concerns is the control of volatile substances present in preforms, an issue that lies at the intersection of food safety and regulatory compliance. When referring to rPET, we are dealing with a polymer that has already undergone a previous life cycle. This implies the possibility of carrying along traces of contamination, originating both from the original use of the packaging and from collection and regeneration processes. It is precisely in this context that volatile substances come into play: low molecular weight chemical compounds that are often invisible, yet far from negligible. Among the most well-known are acetaldehyde and benzene. The former is a product of the thermal
degradation of PET, while the latter may derive from external contamination during plastic collection. Their presence, even in minimal amounts, can have tangible effects. First, on sensory characteristics: even a very low concentration is enough to alter the taste or smell of mineral water, negatively affecting consumer perception. Secondly, on more critical aspects related to food safety, if these substances migrate from the container into the product. For this reason, monitoring volatile substances cannot be considered a simple routine check, but must be regarded as a fundamental step throughout the entire production chain. From the selection of incoming materials to the manufacturing of preforms, every stage must be controlled through reliable analytical verification. Today’s available techniques allow for extremely accurate analysis. Methods such as gas chromatography coupled with mass spectrometry (GC-MS) enable the identification and quantification of compounds even at trace levels. These tools have become essential for companies operating in the sector that aim to guarantee high and consistent standards. Particular attention is required in the mineral water sector, where the organoleptic neutrality of the product is an essential requirement. In this field, constant monitoring of preforms is a well-established and indispensable practice: even minimal variations in the content of volatile substances can be perceived by the end consumer and compromise the perceived quality of the product. For this reason, along the bottled water supply chain, analytical control is not occasional but continuous,
environmental performance criteria. These targets clearly show that the quality of recycled material—and therefore also the control of volatile substances—becomes a strategic factor. Increasing the percentage of rPET without strengthening monitoring systems would expose the supply chain to quality and regulatory risks. In this scenario, an often underestimated yet highly relevant practical aspect emerges: the choice of analytical methodology, particularly sample preparation. Direct laboratory experience clearly shows how apparently comparable results can differ significantly depending on the method adopted. Collected data indicate that applying different standards—such as varying extraction conditions or sampling techniques—can lead to noticeably different values for the same volatile compounds. This means that analytical data are never absolute, but must always be interpreted within the context of the method used. This is a crucial point also in light of the PPWR: with increasingly ambitious quantitative targets for recycled content, it becomes essential to ensure that quality control data are consistent, comparable, and scientifically robust across the entire supply chain. Ultimately, the success of rPET depends not only on the quantity of recycled material used, but on the ability to guarantee performance and safety equivalent to virgin material. Monitoring volatile substances—supported by solid and harmonized analytical methodologies—represents one of the pillars of this evolution.
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A questo quadro si è recentemente aggiunto il Regolamento (UE) 2025/40 (PPWR – Packaging and Packaging Waste Regulation), che segna un cambio di passo decisivo. Non si tratta più solo di garantire la sicurezza del materiale, ma anche di accelerare la transizione verso un’economia circolare attraverso obiettivi vincolanti. Il PPWR introduce infatti target minimi obbligatori di contenuto riciclato negli imballaggi in plastica, che avranno un impatto diretto sul settore del PET e delle preforme: • entro il 2030: circa 30% di contenuto riciclato per imballaggi PET a contatto alimentare e bottiglie per bevande • entro il 2040: valori che potranno raggiungere fino al 50–65% per alcune categorie, comprese le bottiglie monouso Parallelamente, il regolamento stabilisce che tutti gli imballaggi dovranno essere riciclabili entro il 2030 e introduce criteri sempre più stringenti di progettazione e prestazione ambientale. Questi obiettivi rendono evidente come la qualità del materiale riciclato, e quindi anche il controllo delle sostanze volatili, diventi un fattore strategico. Aumentare la percentuale di RPET senza rafforzare i sistemi di monitoraggio significherebbe esporre la filiera a rischi qualitativi e normativi.
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GREENWASHING
Ecco le regole su claim ambientali e marchi di sostenibilità Nel packaging, comunicare correttamente le caratteristiche ambientali di un imballaggio non è più soltanto una leva reputazionale, ma un requisito essenziale per orientare scelte di consumo consapevoli e valorizzare in modo credibile gli investimenti delle imprese nell’economia circolare. Con l’applicazione delle nuove disposizioni europee contro il greenwashing, claim, etichette, simboli e materiali promozionali dovranno quindi rispondere a criteri più rigorosi di chiarezza, verificabilità e trasparenza. Le disposizioni sono state introdotte dalla Direttiva (UE) 2024/825, nota come Empowering Consumers for the Green Transition (EmpCo), e dal relativo recepimento nazionale con il d.lgs. 30/2026, e sono applicabili dal 27 settembre 2026. Riguardano tutte le imprese che operano nel mercato B2C e si applicano, oltre che al packaging, a etichette, siti web, cataloghi, pubblicità e, più in generale, a ogni forma di comunicazione commerciale rivolta ai consumatori. La direttiva introduce una definizione più ampia di “green claim”, comprendendo qualsiasi messaggio, simbolo, immagine, marchio o dichiarazione che affermi o suggerisca che un prodotto, un imballaggio, un marchio o un’impresa abbiano un impatto ambientale positivo, siano meno dannosi rispetto ad alternative equivalenti o abbiano migliorato nel tempo le proprie prestazioni ambientali. Il principio di fondo è che le dichiarazioni ambientali devono essere formulate in modo chiaro, specifico e non ambiguo, e devono poter essere supportate da prove adeguate e verificabili. Non conta soltanto la capacità di dimostrare un’affermazione, ma anche il modo in cui questa viene comunicata e percepita dal consumatore. Stop ai claim ambientali generici Uno dei principali divieti riguarda l’utilizzo dei cosiddetti claim ambientali generici, ovvero espressioni che evocano una generica superiorità ambientale senza fornire indicazioni concrete e verificabili. Termini quali “green”, “ecologico”, “sostenibile”, “amico dell’ambiente” o formule analoghe non potranno essere utilizzati come semplici slogan promozionali. Per le imprese diventa quindi essenziale utilizzare indicazioni specifiche, misurabili e supportate da evidenze documentali. A titolo esemplificativo, risultano maggiormente coerenti con il nuovo approccio comunicazioni che descrivano concretaPer approfondimenti e informazioni, è possibile visitare il sito www.etichetta-conai.com oppure inviare i propri quesiti tramite i seguenti canali: www.conai.org selezionando l’argomento “Etichettatura imballaggi” www.etichetta-conai.com/invia-la-tua-domanda mail dedicata: epack@conai.org
green
mente una caratteristica ambientale del prodotto o dell’imballaggio, come la presenza di materiale riciclato, una riduzione quantificata degli impatti ambientali o la riciclabilità dell’imballaggio se supportate da prove. La direttiva introduce inoltre nuove regole per i marchi di sostenibilità e i simboli utilizzati per comunicare benefici ambientali. In particolare, viene vietata l’esposizione di marchi di sostenibilità che non siano basati su sistemi di certificazione riconosciuti o stabiliti da autorità pubbliche. Le aziende dovranno quindi verificare con attenzione la conformità dei marchi, dei loghi e delle etichette ambientali utilizzati nelle proprie attività di comunicazione. La normativa introduce inoltre disposizioni volte a garantire una maggiore trasparenza e correttezza nelle dichiarazioni relative alle emissioni climalteranti. La direttiva limita infatti l’utilizzo di affermazioni quali “carbon neutral”, “climate neutral”, “a impatto climatico zero” o formule equivalenti quando tali risultati siano ottenuti esclusivamente attraverso meccanismi di compensazione delle emissioni di gas serra. Le nuove disposizioni intervengono anche sulle modalità di presentazione delle informazioni ambientali. Non sarà possibile attribuire all’intero prodotto o imballaggio benefici ambientali che riguardano soltanto una componente o una specifica fase del ciclo di vita. Allo stesso modo, non potranno essere presentate come caratteristiche distintive dell’offerta aziendale prestazioni che rappresentano semplicemente il rispetto di obblighi già previsti dalla normativa vigente. Le implicazioni per le imprese L’entrata in applicazione della normativa richiede alle aziende una verifica approfondita delle proprie comunicazioni ambientali. Packaging, etichette, campagne pubblicitarie, siti internet, cataloghi, materiali promozionali e contenuti digitali dovranno essere riesaminati per assicurare che i claim utilizzati siano chiari, specifici, verificabili e supportati da adeguata documentazione. Sarà inoltre necessario rafforzare il coordinamento tra funzioni marketing, sostenibilità, affari regolatori e compliance, al fine di garantire processi efficaci di validazione delle informazioni ambientali. Per il settore degli imballaggi, le nuove regole hanno un impatto particolarmente rilevante: il packaging è al tempo stesso oggetto delle dichiarazioni ambientali e uno dei principali supporti attraverso cui tali dichiarazioni raggiungono il consumatore. Le imprese dovranno quindi verificare non soltanto i claim riferiti all’imballaggio, ma anche tutti i messaggi, i simboli e i marchi riportati sulla confezione per descrivere le caratteristiche ambientali del prodotto contenuto.
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Nuovo bando sulla sostenibilità ambientale certificata In un contesto in cui la normativa richiede una comunicazione ambientale sempre più trasparente, documentata e verificabile, CONAI ha deciso di affiancare alle attività di formazione e supporto anche un’iniziativa concreta di valorizzazione delle imprese che hanno investito nella certificazione delle caratteristiche ambientali dei propri imballaggi. Il 13 ottobre è stato pubblicato il nuovo Bando CONAI sulla Sostenibilità ambientale certificata, rivolto alle aziende consorziate che hanno ottenuto certificazioni quali strumenti per verificare le caratteristiche e le prestazioni ambientali degli imballaggi. CONAI mette a disposizione un budget complessivo di 500.000 euro per sostenere e valorizzare i percorsi intrapresi dalle imprese che hanno scelto di rendere verificabili e credibili le proprie dichiarazioni ambientali, attraverso strumenti di certificazione riconosciuti. Le aziende ammesse potranno beneficiare di un contributo a copertura delle spese sostenute fino al 70% nel caso delle grandi imprese e fino al 100% nel caso delle PMI, per un importo massimo di 20.000 euro per impresa. Il bando resterà aperto fino a esaurimento delle risorse disponibili e comunque non oltre il 15 dicembre. Maggiori informazioni sui requisiti di partecipazione e sulle modalità di candidatura sono disponibili nella pagina dedicata del sito CONAI.
Greenwashing The rules on environmental claims and sustainability labels In the packaging sector, communicating the environmental characteristics of packaging correctly is no longer simply a reputational asset, but an essential requirement for guiding informed consumer choices and credibly showcasing companies’ investments in the circular economy. With the application of the new European provisions against greenwashing, claims, labels, symbols, and promotional materials must now meet stricter standards of clarity, verifiability, and transparency. These provisions were introduced by Directive (EU) 2024/825, known as the Empowering Consumers for the Green Transition (EmpCo) Directive, and by its national implementation through Legislative Decree 30/2026. The rules have been applicable since 27 September 2026. They concern all companies operating in the B2C market and apply not only to packaging but also to labels, websites, catalogues, advertising, and, more generally, any form of commercial communication directed at consumers. The directive introduces a broader definition of “green claim”, encompassing any message, symbol, image, trademark, or statement that asserts or suggests that a product, packaging, brand, or company has a positive environmental impact, is less harmful than comparable alternatives, or has improved its environmental performance over time. The underlying principle is that environmental claims must be clear, specific, and unambiguous, and must be supported by adequate and
verifiable evidence. What matters is not only the ability to substantiate a claim, but also how that claim is communicated and perceived by consumers. Ban on generic environmental claims One of the key prohibitions concerns the use of so called generic environmental claims, namely expressions that suggest broad environmental superiority without providing concrete and verifiable information. Terms such as “green”, “eco-friendly”, “sustainable”, “environmentally friendly”, or similar wording can no longer be used as simple promotional slogans. Companies must therefore provide specific, measurable information supported by documentary evidence. Examples more consistent with the new approach include communications that clearly describe a particular environmental feature of a product or its packaging, such as the use of recycled content, a quantified reduction in environmental impacts, or the recyclability of packaging, provided these claims are supported by evidence. The directive also introduces new rules for sustainability labels and symbols used to communicate environmental benefits. In particular, sustainability labels that are not based on recognised certification schemes or established by public authorities are prohibited. Companies will therefore need to carefully verify the compliance of all environmental labels, logos, and certifications used in their communications. The legislation also introduces provisions aimed at ensuring greater transparency and accuracy in claims relating to greenhouse gas emissions. Statements such
as “carbon neutral”, “climate neutral”, “net-zero climate impact”, or equivalent expressions are restricted where such results are achieved solely through carbon offsetting mechanisms. The new rules also address how environmental information is presented. Companies may not attribute environmental benefits to an entire product or package when those benefits apply only to a specific component or stage of the product lifecycle. Likewise, businesses may not present compliance with existing legal requirements as a distinctive environmental advantage of their offering. Implications for companies The entry into force of these regulations requires companies to conduct a thorough review of their environmental communications. Packaging, labels, advertising campaigns, websites, catalogues, promotional materials, and digital content must all be reassessed to ensure that claims are clear, specific, verifiable, and supported by appropriate documentation. Stronger coordination between marketing, sustainability, regulatory affairs, and compliance functions will also be necessary to ensure effective validation processes for environmental information. For the packaging sector, the new rules have a particularly significant impact. Packaging is both the subject of environmental claims and one of the main channels through which these claims reach consumers. Companies must therefore verify not only claims relating directly to packaging, but also all messages, symbols, and labels appearing on the pack that describe the environmental characteristics of the product inside.
New call for certified environmental sustainability In a context where regulations demand increasingly transparent, documented, and verifiable environmental communication, CONAI has decided to complement its training and support activities with a concrete initiative aimed at promoting companies that have invested in certifying the environmental characteristics of their packaging. On 13 October, CONAI published the new Certified Environmental Sustainability Call, addressed to consortium member companies that have obtained certifications as tools for verifying the environmental characteristics and performance of their packaging. CONAI has allocated a total budget of €500,000 to support and promote the efforts of companies that have chosen to make their environmental claims credible and verifiable through recognised certification schemes. Eligible companies may receive funding covering up to 70% of expenses incurred in the case of large enterprises and up to 100% for SMEs, with a maximum contribution of €20,000 per company. The call will remain open until the available resources are exhausted and, in any case, no later than 15 December. Further information on participation requirements and application procedures is available on the dedicated section of the CONAI website.
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L’ARTE DELL’ECODESIGN Rassegna dedicata ai progetti premiati da CONAI nell’ambito del Bando Ecopack: sostenibilità e innovazione riscrivono la storia
Scatola FlatBox
Spigafood Pinsa Romana
L’azienda è intervenuta su una delle proprie cassette in cartone sviluppando la soluzione FlatBox. La versione precedente era realizzata con cartone contenente il 75% di materiale riciclato e veniva fornita già montata e incollata. La nuova cassetta presenta una grammatura inferiore, consentendo un risparmio di materia prima di circa il 60%, e aumenta la quota di materiale riciclato all’83%. Inoltre, la fornitura in formato steso permette di ottimizzare il trasporto su pallet, migliorando l’efficienza logistica e riducendo gli ingombri lungo la catena distributiva.
Per il confezionamento della Pinsa Romana da 250 g, Morato Pane Spa ha sostituito la precedente struttura multistrato in PET/PA/EVOH/PE con una soluzione composta da vaschetta termoformata in PP e film di sigillatura in PP, con una percentuale di EVOH inferiore al 5%. L’intervento ha permesso di attivare la leva facilitazione delle attività di riciclo, contribuendo agli obiettivi di economia circolare senza compromettere la protezione del prodotto alimentare.
Leve di prevenzione Utilizzo di materiale riciclato Risparmio di materia prima Ottimizzazione logistica Risparmio di materia prima vergine
Leve di prevenzione Facilitazione delle attività di riciclo
E-imballaggi S.r.l.
Morato Pane S.p.A.
Prevention levers Use of recycled materials Raw material reduction Logistics optimization Virgin material savings
The company redesigned one of its cardboard crates through the FlatBox project. The previous version, made with 75% recycled fibre, was supplied preassembled and glued. The new crate features a lower basis weight, delivering approximately 60% raw material savings while increasing recycled content to 83%. In addition, it is supplied flat-packed, enabling significant pallet and transportation optimisation throughout the supply chain.
For its 250 g Pinsa Romana, Morato Pane Spa replaced the former PET/PA/ EVOH/PE multilayer pack with a thermoformed PP tray sealed with a PP film containing less than 5% EVOH. The redesign simplifies the packaging structure and improves recyclability, supporting circular economy objectives while preserving product protection and shelf-life performance.
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Fonte: Eco Tool CONAI
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Campo di applicazione: 7 unità
Prevention levers Improved recyclability
Fonte: Eco Tool CONAI
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Campo di applicazione: 250 grammi
The overview of winning projects from CONAI’s Ecodesign Call continues, highlighting packaging solutions capable of delivering tangible environmental benefits across their life cycle. These cases demonstrate how improvements in materials, design and logistics can significantly reduce resource use and environmental impact.
Prosegue la rassegna dedicata ai casi più interessanti premiati dal Bando per l’ecodesign di CONAI, un’iniziativa che valorizza le soluzioni di packaging capaci di ridurre concretamente l’impatto ambientale lungo tutto il ciclo di vita. I progetti selezionati dimostrano come interventi su materiali, design e logistica possano generare benefici misurabili in termini di risparmio di risorse, efficienza e riciclabilità.
A showcase dedicated to projects awarded by CONAI in its Ecopack: sustainability and innovation reshaping the industry
Rocca per conduttori isolati CS250
Nesquik Meno Zuccheri
L’azienda ha riprogettato il proprio imballaggio “rocchetto a tamburo” utilizzato per l’avvolgimento di conduttori isolati. Nella configurazione originaria la rocca in ABS era caratterizzata da flange piene, mentre la nuova soluzione adotta una struttura alveolare che ne riduce significativamente il peso. L’intervento ha consentito un alleggerimento complessivo del 21,6%, mantenendo le funzionalità richieste dall’applicazione finale e riducendo il consumo di materia prima.
Per il prodotto Nesquik Meno Zuccheri, Nestlé Italiana Spa ha realizzato un progetto di ecodesign che ha comportato il passaggio da un barattolo in HDPE con chiusura poliaccoppiata e coperchio in PP a una busta flessibile multistrato PP/PE. Contestualmente il formato è stato ridotto da 350 g a 300 g. La nuova soluzione ha determinato una riduzione complessiva del peso dell’imballaggio pari all’85%, con significativi benefici in termini di impiego di materiali e riduzione degli impatti ambientali associati alla confezione.
Leve di prevenzione Risparmio di materia prima Risparmio di materia prima vergine
Leve di prevenzione
Moretti S.r.l.
Nestlé Italiana S.p.A.
Prevention levers Raw material reduction Virgin material savings
Facilitazione delle attività di riciclo Risparmio di materia prima Semplificazione del sistema di imballo Risparmio di materia prima vergine
Moretti Srl redesigned the drum reel used for winding insulated conductors. While the original ABS reel featured solid flanges, the new version incorporates a honeycomb structure that significantly reduces material usage. The intervention achieved a 21.6% weight reduction while maintaining the functionality required by the application.
0%
Fonte: Eco Tool CONAI
25%
50%
75%
Prevention levers Improved recyclability Raw material reduction Packaging system simplification Virgin material savings
For Nesquik Meno Zuccheri, Nestlé Italiana Spa replaced the former HDPE jar with plastic-based composite closure and PP lid with a flexible PP/PE pouch. At the same time, the product format was reduced from 350 g to 300 g. The new packaging solution resulted in an overall packaging weight reduction of 85%, delivering significant material savings and environmental benefits.
100%
Campo di applicazione: 1 unità
Fonte: Eco Tool CONAI
Campo di applicazione: 350 grammi
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CONAIcalltoaction
The art of ecodesign
TLM | engineered for performance
LIGHTLINE | standardized for simplicity
TOG | built for versatility
Scopri le tre gamme di prodotti Schubert per attività di imballaggio di qualsiasi dimensione e complessità.
Dalla ricerca allo scaffale
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Vetrina di soluzioni di imballaggio per comunicare, proteggere e distribuire i prodotti di uso comune
Powered by Best Packaging La lattina che si raffredda in autonomia DeltaH Innovation, startup tecnologica gallese, ha presentato a London Packaging Week 2026 Cool>Can, una lattina auto-raffreddante e riciclabile che consente di raffreddare la bevanda al momento del consumo, senza ricorrere alla refrigerazione tradizionale. La soluzione adotta un sistema “lattina nella lattina”: sulla parete esterna è integrato l’agente refrigerante a base di sale DC15, mentre un pulsante sul fondo attiva il processo. Premendolo, l’acqua entra nella camera contenente il sale e innesca una reazione endotermica che assorbe calore e raffredda la bevanda. Il sistema è separato dal contenuto, che rimane nella propria lattina di alluminio sigillata, mentre il refrigerante è racchiuso in più livelli di contenimento. La prima versione commerciale contiene 250 ml di bevanda e ha dimensioni esterne simili a quelle di una lattina standard da 500 ml. Rispetto a una lattina convenzionale, aggiunge circa 16 grammi di alluminio, un dato che DeltaH punta a ridurre attraverso successive ottimizzazioni di peso e dimensioni. Dosaggio preciso anche con il dispenser inclinato Magic One è il nuovo dispenser airless per il settore beauty e personal care, progettato da Amcor per garantire un dosaggio preciso anche quando il flacone viene utilizzato in posizione inclinata. Il sistema adotta un unico meccanismo di pompaggio, configurabile per dosi da 0,3 a 1 ml senza modificare l’architettura di base. La tecnologia consente inoltre di raggiungere un product recovery fino al 96%. Realizzato prevalentemente in poliolefine, Magic One è stato sviluppato considerando i requisiti di riciclabilità del packaging cosmetico e gli orientamenti del PPWR. Una bottiglia in PET super compatta ALPLA e CCL Label hanno sviluppato una bottiglia per bevande in PET da 0,33 litri, impilabile e ispirata, per forma e dimensioni, al formato delle lattine. La soluzione punta a combinare la trasparenza del PET con un’estetica metallica e rappresenta un’alternativa al contenitore in alluminio. La bottiglia è riciclabile, può essere prodotta anche in rPET e non richiede rivestimenti interni contenenti BPA. Inoltre, può essere integrata nelle linee di riempimento PET esistenti. Il sistema comprende un tappo ancorato e richiudibile, pensato per proteggere il contenuto da possibili contaminazioni. La decorazione è affidata allo sleeve termoretraibile EcoFloat® di CCL Label, realizzato in poliolefina a bassa densità e progettato per separarsi dalle scaglie di PET durante il riciclo. Applicato dopo il riempimento, lo sleeve offre una superficie decorabile a 360°, con possibilità di realizzare effetti metallici e finiture a specchio. Anche la logistica beneficia del formato: preforme in PET e sleeve richiedono meno spazio per lo stoccaggio e il trasporto rispetto alle lattine vuote prefabbricate.
From research to shelf Monthly showcase of packaging solutions to communicate, protect and distribute commonly used products Powered by Best Packaging The can that cools itself Welsh technology start-up DeltaH Innovation presented Cool>Can at London Packaging Week 2026, a self-cooling, recyclable can that allows beverages to be chilled at the point of consumption without conventional refrigeration. The solution uses a “can-withina-can” system: the DC15 salt-based cooling agent is integrated into the outer wall, while a button on the bottom activates the process. When pressed, water enters the chamber containing the salt, triggering an endothermic reaction that absorbs heat and cools the beverage. The system is separated from the contents, which remain in their own sealed aluminium can, while the cooling agent is enclosed within multiple containment layers. The first commercial version holds 250 ml of beverage and has external dimensions similar to those of a standard 500 ml can. Compared with a conventional can, it adds around 16 grams of aluminium, a figure DeltaH aims to reduce through further weight and size optimisation. Precise dispensing even when the dispenser is tilted Magic One is a new airless dispenser for the beauty and personal care sector, developed by Amcor to ensure accurate dosing even when the bottle is used at an angle. The system features a single-engine concept that can deliver output volumes ranging from 0.3 to 1 ml without changing the basic architecture. The technology also achieves a restitution rate of up to 96%. Manufactured entirely from polyolefin, Magic One has been developed with the recyclability requirements of cosmetic packaging and the direction of the PPWR in mind. A highly compact PET bottle ALPLA and CCL Label have developed a 0.33-litre PET beverage bottle that is stackable and inspired, in terms of shape and dimensions, by the format of cans. The solution combines the transparency of PET with a metallic appearance and represents an alternative to an aluminium container. The bottle is recyclable, can also be made from rPET and does not require BPA-containing internal coatings. It can also be integrated into existing PET filling lines. The system features a tethered, resealable cap designed to protect the contents from potential contamination. Decoration is provided by CCL Label’s EcoFloat® shrink sleeve, a low-density polyolefin sleeve designed to separate efficiently from PET flakes during the recycling process. Applied after filling, the sleeve provides 360-degree decoration, allowing for metallic effects and mirror finishes. The format also offers logistical benefits: PET preforms and sleeves require less storage and transport space than empty prefabricated cans.
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food & beverage
Il packaging come valore: la visione di LAICA tra sostenibilità e innovazione Nel 2026 l’azienda piemontese taglia il traguardo degli 80 anni. Con Andrea Saini, presidente e ad, parliamo di identità aziendale e del ruolo sempre più strategico dell’imballaggio nella costruzione della qualità e del dialogo con il consumatore Generoso Verrusio
Da sinistra, gli amministratori delegati Andrea, Lucia e Fabio Saini.
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Nel mondo del cioccolato italiano, poche aziende incarnano con tanta coerenza il legame tra tradizione familiare e visione industriale quanto Laica. Fondata nel 1946 da Lino Saini, la fabbrica di Arona (Novara) è cresciuta attraversando generazioni, trasformando un’intuizione artigianale in una struttura produttiva che oggi conta 14 linee, oltre 300 tipologie di cioccolatini e una presenza internazionale consolidata. Laica è un’azienda che ha saputo evolvere senza perdere il proprio baricentro: qualità, innovazione, attenzione alla filiera e un rapporto con il prodotto che resta profondamente umano. A guidarla è Andrea Saini, presidente e amministratore delegato. Sotto la sua direzione, l’azienda piemontese ha ampliato il portafoglio prodotti, investito in tecnologia, rafforzato la sostenibilità e consolidato una cultura aziendale che mette al centro le persone e la responsabilità verso il territorio. Con lui proviamo a leggere la traiettoria di un’azienda che ogni giorno produce milioni di cioccolatini ma continua a considerare il cioccolato un mestiere fatto di amore e passione.
FOOD & BEVERAGE 1946-2026: 80 anni di Laica. Come descriverebbe, oggi, l’identità dell’azienda? Laica arriva a questo importante anniversario con un’identità costruita su valori molto solidi: tradizione, qualità, innovazione e capacità di evolversi insieme al mercato. Siamo un’azienda profondamente legata al proprio territorio e alla propria storia, ma con una visione internazionale e una costante attenzione alle esigenze dei consumatori. Da un prodotto iconico come le monete di cioccolato a centinaia di referenze in portafoglio. In 80 anni il prodotto è cambiato quanto il processo: quali sono state le innovazioni più significative in termini di gusti, linee o ricette, e cosa guida oggi le scelte su nuovi prodotti? L’evoluzione è stata significativa: siamo passati da prodotti diventati simbolo della nostra storia come le monete a un portafoglio ampio e articolato, fino ad arrivare alle referenze più recenti come gocce, blocchetti e monete bicolore. Oggi l’innovazione nasce dall’equilibrio tra ascolto del consumatore, qualità degli ingredienti, semplicità delle ricette e capacità di interpretare le nuove esigenze, senza perdere l’identità che ci contraddistingue. Siete presenti in molti Paesi del mondo. Come cambia la percezione del brand all’e-
stero e quali mercati considerate più dinamici? Oggi siamo presenti in oltre 80 Paesi e l’export rappresenta circa il 50% del fatturato. Naturalmente gusti e abitudini cambiano da mercato a mercato, ma qualità, affidabilità e valore del prodotto italiano sono elementi trasversali. Guardiamo con particolare attenzione ai mercati che mostrano una crescente domanda di prodotti di qualità e un interesse sempre maggiore per il made in Italy. Quali criteri vi guidano nella selezione delle materie prime e dei fornitori? Qualità, affidabilità, continuità e tracciabilità sono i nostri criteri fondamentali. In un mercato complesso come quello del cacao, caratterizzato negli ultimi anni da disponibilità limitata e forti aumenti dei prezzi, è ancora più importante pianificare con attenzione gli approvvigionamenti e costruire rapporti solidi e duraturi con i fornitori. L’obiettivo è garantire sempre una qualità costante e un rapporto prezzo/qualità competitivo. Che ruolo giocano l’automazione e i sistemi di controllo digitale nei vostri processi produttivi? In questi 80 anni siamo passati dalle prime produzioni artigianali a impianti completamente automatizzati. Oggi la tecnologia è
fondamentale per garantire efficienza, precisione, costanza qualitativa e tracciabilità. Nel nostro stabilimento di Arona, con 14 linee produttive attive 24 ore su 24, arriviamo a produrre circa 5 milioni di cioccolatini al giorno. L’obiettivo non è sostituire il know-how delle persone, ma valorizzarlo, integrando esperienza e competenze con sistemi sempre più evoluti. Laica produce anche per conto terzi. Come gestite, sul piano operativo, la personalizzazione del packaging tra le diverse linee e i diversi clienti? La flessibilità è uno dei nostri punti di forza, soprattutto nel rapporto con i clienti B2B e Private Label. Ogni progetto può avere esigenze diverse in termini di formato, quantità, grafica e posizionamento. Per questo lavoriamo con una pianificazione molto accurata, coordinando le diverse fasi tecniche e produttive e mantenendo gli stessi standard qualitativi. Il packaging viene considerato parte integrante del prodotto e del progetto del cliente. L’istituzione della Giornata Internazionale del Packaging, il 6 settembre, conferma che l’imballaggio non è solo protezione, ma racconto, identità, responsabilità industriale. Che significato attribuisce Laica al packaging nel dialogo con prodotti, mercati e consumatori?
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FOOD & BEVERAGE Il packaging è il primo punto di contatto tra il prodotto e il consumatore: deve proteggerlo, comunicarne l’identità e renderlo riconoscibile. Per Laica significa anche saper evolvere. Stiamo aggiornando alcune collezioni storiche con un linguaggio più attuale, mantenendo però lo stile che ci contraddistingue. Allo stesso tempo lavoriamo per ridurre gli imballaggi, coniugando estetica, funzionalità e attenzione alla sostenibilità. 2026-2106. Come si immagina Laica nei prossimi 80 anni? Mi immagino una Laica ancora capace di innovare senza dimenticare le proprie radici. Nei prossimi 80 anni continueremo a investire in qualità, persone, tecnologia e sostenibilità, con l’ambizione di portare la nostra identità sempre più lontano. In fondo, il nostro obiettivo è semplice: continuare a fare bene il nostro lavoro e portare sempre più lontano quella felicità che da 80 anni è parte della nostra storia.
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In 2026, the Piedmont-based company celebrates its 80th anniversary. With President and CEO Andrea Saini, we discuss the company’s identity and the increasingly strategic role of packaging in building quality and fostering dialogue with consumers In the world of Italian chocolate, few companies embody the connection between family tradition and industrial vision as consistently as Laica. Founded in 1946 by Lino Saini, the Arona-based manufacturer (Novara) has grown across generations, transforming an artisanal intuition into a modern production organization that today operates 14 production lines, offers more than 300 chocolate specialties, and boasts a well-established international presence. Laica has evolved without ever losing sight of its core values: quality, innovation, supply chain attention, and a deeply human approach to its products. At the helm is Andrea Saini, President and CEO. Under his leadership, the Piedmont-based company has expanded its product portfolio, invested in technology, strengthened its sustainability commitments, and consolidated a corporate culture centred on people and responsibility towards the local community. Together with him, we explore the journey of a company that produces millions of chocolates every day while continuing to regard chocolate-making as a craft driven by passion and dedication. 1946-2026: 80 years of Laica. How would you describe the company’s identity today? Laica reaches this important milestone with an identity built on solid values: tradition, quality, innovation, and the ability to evolve alongside the market. We are a company deeply connected to our territory and our history, yet guided by an international vision and constant attention to consumer needs.
From the iconic chocolate coins to hundreds of SKUs in your portfolio. Over the past 80 years, products have evolved as much as production processes. What have been the most significant innovations in terms of flavours, product lines, or recipes, and what drives your decisions when developing new products today? The evolution has been remarkable. We have moved from products that became symbols of our history, such as our chocolate coins, to a broad and diversified portfolio, including more recent offerings such as chocolate drops, bars and bi-colour coins. Today, innovation stems from balancing consumer insights, ingredient quality, recipe simplicity, and the ability to respond to emerging demands, while preserving the identity that defines us. Laica is present in many countries around the world. How does brand perception vary internationally, and which markets do you consider the most dynamic? Today we are present in more than 80 countries, and exports account for around 50% of our turnover. Naturally, tastes and consumption habits differ from one market to another, but quality, reliability and the value associated with Italian products are universal drivers. We are particularly attentive to markets where demand for premium products continues to grow and where interest in Made in Italy is increasingly strong”. What criteria guide your selection of raw materials and suppliers? “Quality, reliability, continuity and traceability are our key criteria. In a complex cocoa market, which in
recent years has been characterised by limited availability and significant price increases, careful sourcing strategies and long-term partnerships with suppliers have become even more important. Our goal is always to guarantee consistent quality and a competitive value-for-money proposition. What role do automation and digital control systems play in your manufacturing processes? Over these 80 years, we have evolved from our first artisanal productions to fully automated facilities. Today, technology is essential to ensure efficiency, precision, quality consistency and traceability. At our Arona plant, where 14 production lines operate 24 hours a day, we produce approximately five million chocolates every day. The aim is not to replace human know-how but to enhance it by integrating experience and expertise with increasingly advanced systems. Laica also manufactures products for third parties. Operationally, how do you manage packaging customization across different product lines and customer requirements? Flexibility is one of our key strengths, particularly in our relationships with B2B and private label customers. Every project may involve specific requirements in terms of format, volumes, graphics and market positioning. This is why we rely on meticulous planning, coordinating all technical and production stages while maintaining the same quality standards throughout. Packaging is considered an integral part of both
the product and the customer’s overall project. The establishment of International Packaging Day on September 6 confirms that packaging is not only about protection, but also storytelling, identity and industrial responsibility. What significance does packaging hold for Laica in its dialogue with products, markets and consumers? Packaging is the first point of contact between the product and the consumer. It must protect the product, communicate its identity and make it instantly recognizable. For Laica, packaging also means continuous evolution. We are currently updating some of our historic collections with a more contemporary visual language while preserving the distinctive style that sets us apart. At the same time, we are working to reduce packaging materials, combining aesthetics, functionality and sustainability. 2026-2106: How do you envision Laica over the next 80 years? I see a Laica that remains capable of innovating without ever forgetting its roots. Over the next 80 years, we will continue investing in quality, people, technology and sustainability, with the ambition of taking our identity even further around the world. Ultimately, our goal is simple: to continue doing our job well and to keep sharing that sense of happiness which has been part of our story for the past 80 years.
FOOD & BEVERAGE
Packaging as value: Laica’s vision between sustainability and innovation
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Le tecnologie integrate di ACMA per il packaging di barrette e snack Velocità, flessibilità e continuità produttiva sono centrali nel confezionamento di prodotti da forno, barrette e snack. Esigenze alle quali ACMA risponde con flow wrapper progettate per sistemi completi, nell’ambito del vertical Coesia Bars, Biscuits & Snacks. L’offerta è rafforzata dalle competenze di Rotzinger Transver, specializzata in buffering, distribuzione e trasporto. Le tecnologie delle due aziende permettono di regolare i flussi e sincronizzare processo e confezionamento, migliorando la stabilità della linea. Un’integrazione sottolineata anche dalla guida comune di Daniele Ponzinibbi, CEO di ACMA e Rotzinger Transver.
Un primo esempio è la linea Bars-in-Box presentata a interpack 2026, nella quale FP EDGE di ACMA costituiva il cuore del confezionamento primario. Si tratta di una flow wrapper orizzontale a moto continuo e saldatura a freddo, costruita secondo un’architettura ibrida che consente di passare dai film plastici ai materiali a base carta. Una caratteristica che permette ai produttori di orientarsi verso soluzioni di confezionamento più sostenibili, mantenendo inalterate la qualità della confezione e la stabilità del processo. La tecnologia sarà nuovamente protagonista a PACK EXPO International, in programma a Chicago dal 18 al 21 ottobre 2026: FP EDGE sarà integrata
L’OFFERTA È RAFFORZATA DALLE COMPETENZE DI ROTZINGER TRANSVER, SPECIALIZZATA IN BUFFERING, DISTRIBUZIONE E TRASPORTO 32
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con un sistema di distribuzione in file. La stessa logica trova applicazione negli snack. La Chips line vista a Düsseldorf accompagnava il prodotto fino alla realizzazione dei multipack, combinando FP ONE di ACMA con la tecnologia robotica di PWR, partner di Coesia. Compatta e multipurpose, FP ONE è stata progettata per coniugare qualità del confezionamento, semplicità operativa e adattabilità alle diverse esigenze produttive. Il controllo servoassistito assicura precisione nella gestione del prodotto e del materiale, mentre struttura a sbalzo e configurazione modulare facilitano pulizia, accessibilità e integrazione con differenti sistemi di alimentazione. Caratteristiche
che ne fanno una piattaforma capace di adattarsi all’evoluzione dei formati e delle richieste del mercato. Grazie alla soluzione Smart Delta Wrap, i sacchetti di patatine vengono controllati tramite sistemi di visione, prelevati e raggruppati dai robot Delta, quindi alimentati alla FP ONE per formare i multipack. Robotica, visione e flow wrapping sono coordinati attraverso un’unica interfaccia, riducendo la complessità e assicurando continuità ad alte velocità. Due linee, un approccio: integrare le tecnologie ACMA con competenze specialistiche per offrire sistemi completi, adatti all’evoluzione di prodotti, formati e materiali.
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Appuntamento a PACK EXPO International, in programma a Chicago dal 18 al 21 ottobre
ACMA’s integrated technologies for snack and bar packaging The company will showcase its integrated packaging solutions at PACK EXPO International, taking place in Chicago from October 18 to 21 Speed, flexibility and production continuity are crucial in the packaging of baked goods, bars and snacks. ACMA addresses these requirements with flow wrappers designed for complete systems within the Coesia Bars, Biscuits & Snacks vertical. The offering is strengthened by the expertise of Rotzinger Transver, a specialist in buffering, distribution and conveying solutions. The technologies developed by the two companies make it possible to regulate product flows and synchronise processing and packaging, improving overall line stability.
This integration is also reflected in their shared leadership under Daniele Ponzinibbi, CEO of ACMA and Rotzinger Transver. One example is the Bars-in-Box line presented at interpack 2026, in which ACMA’s FP EDGE formed the core of the primary packaging process. FP EDGE is a horizontal continuous-motion flow wrapper with cold-sealing technology, built around a hybrid architecture that enables manufacturers to switch between plastic films and paperbased materials. This feature allows producers to move towards more sustainable packaging solutions while maintaining consistent pack quality and process stability. The technology will once again take centre stage at PACK EXPO International, taking place in Chicago from 18 to 21 October 2026, where FP EDGE will be integrated with an in-line distribution system. The same approach applies to snacks. The Chips line presented in Düsseldorf handled the product through to the creation of multipacks, combining ACMA’s
FP ONE with robotic technology from PWR, a Coesia partner. Compact and versatile, FP ONE was designed to combine packaging quality, operational simplicity and adaptability to different production requirements. Servo-assisted control ensures precision in handling both products and packaging materials, while its cantilevered structure and modular configuration facilitate cleaning, accessibility and integration with different feeding systems. These features make it a platform that can adapt to evolving formats and market requirements. With the Smart Delta Wrap solution, bags of crisps are inspected by vision systems, picked and grouped by Delta robots, and then fed into FP ONE to create multipacks. Robotics, vision and flow wrapping are coordinated through a single interface, reducing complexity and ensuring continuity at high speeds. Two lines, one approach: integrating ACMA technologies with specialist expertise to deliver complete systems capable of adapting to evolving products, formats and materials.
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UNIVERSAL PACK A Cibus Tec 2026 con Alfa Flexi Appuntamento dal 27 al 30 ottobre a Parma Hall 2 - Stand M056 Protagonista in fiera è Alfa Flexi, la confezionatrice verticale multifila per stick pack progettata per rispondere alle esigenze di produzioni sempre più dinamiche. La macchina combina flessibilità di formato, rapidità nei cambi produzione e versatilità applicativa. Alfa Flexi può gestire sia polveri sia liquidi, facilitando il passaggio tra prodotti differenti e offrendo un vantaggio concreto a co-packer e produttori caratterizzati da numerose referenze. Il sistema di cambio larghezza senza utensili contribuisce a ridurre i tempi di setup, mentre l’architettura della macchina è sviluppata per garantire precisione di dosaggio, qualità della confezione e continuità produttiva.
UNA TECNOLOGIA PENSATA PER CONIUGARE PRODUTTIVITÀ E ADATTABILITÀ NEL CONFEZIONAMENTO MONODOSE FOOD UNIVERSAL PACK at Cibus Tec 2026 with Alfa Flexi Meet the technology in Parma from 27 to 30 October, Hall 2, Stand M056
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The leading actor is Alfa Flexi, the multilane vertical stick-pack machine designed to meet the needs of increasingly dynamic production environments. The machine combines format flexibility, fast production changeovers and application versatility. Alfa Flexi can handle both powders and liquids, making it
A Cibus Tec - Hall 2, Stand M056 - i visitatori possono vedere da vicino una tecnologia pensata per coniugare produttività e adattabilità nel confezionamento monodose food e confrontarsi con il team Universal Pack su nuovi prodotti, formati e progetti.
easier to switch between different products and providing a practical advantage for co-packers and manufacturers managing multiple SKUs. Its tool-less width change system helps reduce setup times, while the machine architecture is engineered to ensure dosing accuracy, pack quality and production continuity.
At Cibus Tec - Hall 2, Stand M056 -, visitors will have the opportunity to see a technology developed to combine productivity and adaptability in single-dose food packaging and discuss new products, formats and projects directly with the Universal Pack team.
L’azienda sarà presente a Cibus Tec nel padiglione 2 B026
PESATRICI, DOSATORI E SISTEMI DI RIEMPIMENTO VENGONO INTEGRATI CON CONFEZIONATRICI VERTICALI E ORIZZONTALI COMEK From weighing to packaging, reliability and efficiency at every stage At Interpack the global The company will be present at Cibus Tec, Hall 2, Stand B026
For more than twenty years, Comek has been designing and manufacturing complete weighing and packaging lines for the food industry, establishing itself as a single-source partner able to support companies throughout every stage of a project: from product analysis and system design through to installation, testing and operator training. Weighers, dosers and filling systems are integrated with vertical and horizontal packaging machines
Sono oltre vent’anni che Comek progetta e realizza linee complete per la pesatura e il confezionamento per il food attestandosi così come partner unico capace di supportare le aziende in ogni fase del progetto: dall’analisi del prodotto alla progettazione dell’impianto, fino all’installazione, al collaudo e alla formazione del personale. Pesatrici, dosatori e sistemi di riempimento vengono integrati con confezionatrici verticali e orizzontali per creare soluzioni su misura, adatte ad un’ampia gamma di prodotti come granulari, polveri, alimenti fragili, freschi o surgelati. Le linee Comek consentono di gestire diverse grammature e numerosi formati di packaging, dalle buste a cuscino ai doypack, fondo quadro, flow pack, 3 saldature e stabilo-bag, anche con materiali riciclabili, compostabili e biodegradabili. Si tratta di tecnologie progettate per semplificare il cambio formato, dotate di interfacce touch-screen, gestione centralizzata dei dati e assistenza da remotAo, tutte soluzioni che semplificano il lavoro degli operatori e contribuiscono a ridurre consumi e fermi macchina. L’approccio tailor-made di Comek include il servizio di assistenza post-vendita e la disponibilità di ricambi per offrire alle aziende un unico interlocutore dalla pesatura al confezionamento. to create tailor-made solutions suited to a wide range of products, including granular products, powders, fragile foods, and fresh or frozen products. Comek lines can handle different pack weights and a wide range of packaging formats, from pillow bags and Doypacks to block bottom bags, flow packs, 3-side-seal and Stabilo bags, also using recyclable, compostable and biodegradable materials. These technologies are engineered
to simplify format changeovers and feature touchscreen interfaces, centralised data management and remote assistance. All these solutions streamline operator tasks while helping reduce energy consumption and machine downtime. Comek’s tailor-made approach also includes after-sales support and spare-parts availability, providing companies with a single point of contact from weighing through to packaging.
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COMEK Dalla pesatura al confezionamento affidabilità ed efficienza in ogni fase
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KRILLMAT
presenta
Rekrill Recyclable Il primo polimero 100% bio-based progettato per rispettare i requisiti del PPWR ed essere riciclato nel flusso delle materie plastiche Specializzata nella trasformazione di sottoprodotti dell’industria alimentare in materiali sostenibili ad alto valore aggiunto per applicazioni industriali, Krillmat, PMI innovativa italiana con sede a Paderno Dugnano (MI), ha lanciato Rekrill Recyclable, una nuova generazione di polimero bio-based che unisce due caratteristiche tradizionalmente difficili da conciliare: un contenuto 100% bio-based e la riciclabilità nel flusso convenzionale di riciclo delle materie plastiche. Sviluppato e prodotto in Italia, Rekrill Recyclable è pensato per rispondere ai requisiti in evoluzione dell’industria del packaging e alla direzione tracciata dal PPWR, offrendo a brand e produttori una soluzione che unisce approvvigionamento rinnovabile e un approccio più circolare al fine vita. Progettato per la circolarità Sviluppato a partire da materie prime rinnovabili Rekrill Recyclable è progettato per offrire prestazioni paragonabili a quelle delle plastiche convenzionali di origine petrolchimica. La sua innovazione principale riguarda il percorso di fine vita: può essere infatti trattato all’interno dei sistemi di riciclo della plastica in uso, senza richiedere un percorso di compostaggio separato.
COMPATIBILE CON LE TECNOLOGIE DI LAVORAZIONE DELLA PLASTICA GIÀ CONSOLIDATE, TRA CUI ESTRUSIONE, STAMPAGGIO A INIEZIONE, STAMPAGGIO ROTAZIONALE E SOFFIAGGIO 36
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FOOD & BEVERAGE Compatibilità con i processi esistenti Rekrill Recyclable è compatibile con le tecnologie di lavorazione della plastica già consolidate, tra cui estrusione, stampaggio a iniezione, stampaggio rotazionale e soffiaggio e si presta agli utilizzi nell’industria del packaging per il food & beverage, cosmetica e altri prodotti di consumo. Il materiale è inoltre conforme alle normative per il contatto alimentare in UE, USA, Canada e Asia, requisito che ne supporta l’impiego nelle applicazioni in cui sono richieste specifiche garanzie di conformità e sicurezza. “La nuova generazione di materiali sostenibili non può concentrarsi su una sola caratteristica. Contenuto bio-based, prestazioni e fine vita devono lavorare insieme” - ha dichiarato Ivan Calimani, CEO di Krillmat. “Con Rekrill Recyclable abbiamo voluto creare un materiale in grado di rispondere a questa sfida: 100% bio-based, lavorabile a livello industriale e progettato per entrare nel flusso di riciclo delle materie plastiche”. Krillmat gestisce uno stabilimento produttivo di 3.500 mq con una capacità fino a 4.000 tonnellate di Rekrill® all’anno, ed è oggi impegnata a rafforzare la propria presenza sui mercati italiano ed europeo, portando l’innovazione dei materiali bio-based in diversi settori industriali.
Krillmat launches Rekrill Recyclable The first 100% bio-based polymer designed to meet PPWR requirements and enter conventional plastics recycling streams Krillmat, an innovative Italian SME based in Paderno Dugnano near Milan, specialises in the conversion of food industry by-products into high-value sustainable materials for industrial applications. The company has now launched Rekrill Recyclable, a new-generation bio-based polymer combining two characteristics that have
traditionally been difficult to reconcile: 100% bio-based content and recyclability through conventional plastics recycling streams. Developed and manufactured in Italy, Rekrill Recyclable is designed to meet the packaging industry’s evolving needs and align with the regulatory path set out by the PPWR, offering brands and manufacturers a solution that combines renewable feedstocks with a more circular approach to end-of-life management. Designed for circularity Made from renewable raw materials, Rekrill Recyclable is designed to deliver a comparable level of performance to conventional petrochemical-based plastics.
Its key innovation is that at the end of its life it can be processed through existing plastics recycling systems without requiring a separate composting stream. Compatible with existing processes Rekrill Recyclable is compatible with established plastics processing technologies including extrusion, injection moulding, rotational moulding and blow moulding and is suitable for packaging applications in food and beverage, cosmetics and other consumer goods sectors. The material is also compliant with food-contact regulations in the EU, the USA, Canada and Asia, allowing for use in applications where specific compliance and safety requirements must be met.
“Rather than focusing on a single characteristic, the next generation of sustainable materials needs to combine bio-based content, performance and end-of-life considerations,” said Ivan Calimani, CEO of Krillmat. “With Rekrill Recyclable, we set out to meet that challenge by creating a material that is 100% bio-based, suitable for industrial processing and designed to enter conventional plastics recycling streams.” Krillmat operates a 3,500 m2 facility with an annual production capacity of up to 4,000 tonnes of Rekrill® and is expanding its presence in the Italian and European markets, bringing bio-based materials innovation to a growing range of industrial sectors.
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TRA LE PRINCIPALI NOVITÀ DA NON PERDERE L’EVOLUZIONE DELLA LINEA HEATSEALINGMASTER
Appuntamento dal 27 al 30 ottobre 2026 presso il quartiere fieristico di Parma al padiglione 2 E020
ILIP amplia la propria offerta per il Fresh Food Packaging con l’evoluzione della gamma HeatSealingMaster e delle soluzioni StretchMaster e SliceMaster, sviluppate secondo criteri di Eco-Design per rispondere alle esigenze di efficienza produttiva, sicurezza alimentare e progettazione orientata al riciclo. Tra le principali novità spicca l’evoluzione della linea HeatSealingMaster, disponibile nelle versioni Evo, PET monomateriale; Duo, PET/PE e Bio, bioplastica certificata compostabile a norma EN 13432). La gamma introduce inoltre il nuovo fondo MacroCell, disponibile per i vassoi MT230 e MT250, progettato per applicazioni che richiedono un’elevata capacità di contenimento degli essudati, affiancando la tecnologia MicroCell ad assorbimento meccanico. Completano l’offerta i nuovi formati M230 8 Hamburger e 1/2 Gastro. Novità anche per StretchMaster, con il nuovo formato 195×144 mm; mentre la gamma SliceMaster è disponibile in R-PET-EVOH-PE Barriera per il confezionamento in atmosfera modificata di salumi e affettati.
ILIP at Cibus Tec with a wider Fresh Food Packaging range Meet the company from 27 to 30 October 2026 at the Parma Exhibition Centre, Hall 2, Stand E020
ILIP is expanding its Fresh Food Packaging portfolio with the evolution of the HeatSealingMaster range and the StretchMaster and SliceMaster solutions, all developed according to Eco-Design principles to meet the industry’s requirements for production efficiency, food safety and packaging designed for recycling. Among the main innovations is the
evolution of the HeatSealingMaster range, available in Evo (mono PET), Duo (PET/PE) and Bio (compostable bioplastic certified according to EN 13432) versions. The range now features the new MacroCell base, available for the MT230 and MT250 trays, designed for applications requiring a high liquid retention capacity, alongside the MicroCell mechanical absorption technology.
The range has also been expanded with the new M230 8 Hamburger and 1/2 Gastro formats. StretchMaster also introduces a new 195×144 mm format, while the SliceMaster range is available in R-PET-EVOH-PE Barrier for the modified atmosphere packaging (MAP) of sliced meats and cold cuts.
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FOOD & BEVERAGE
A Cibus Tec la gamma ILIP per il Fresh Food Packaging
FOOD & BEVERAGE
SUN CHEMICAL
amplia il portfolio per il mercato food contact Il lancio di SunPak® DFC inPace rafforza la leadership di Sun Chemical nel settore degli inchiostri offset a foglio per il contatto diretto con gli alimenti (DFC), offrendo la soluzione per un packaging più sostenibile, conveniente e capace di valorizzare l’impatto visivo delle confezioni. Parallelamente, l’introduzione di un nuovo pigmento verde nel portfolio di inchiostri all’acqua AquaSafe® amplia lo spazio di design, garantendo conformità ai requisiti europei in materia di sostenibilità e sicurezza alimentare. Il lancio di SunPak® DFC inPace Sun Chemical amplia la propria offerta per il packaging destinato al contatto diretto con gli alimenti (DFC) con il lancio di SunPak® DFC inPace, un avanzato sistema di inchiostri offset a foglio per applicazioni su astucci pieghevoli. Prodotti presso il Centre of Excellence di Sun Chemical a Badalona, gli inchiostri e le vernici DFC possono contare su impianti produttivi dedicati alle applicazioni per il packaging alimentare, che garantiscono qualità costante, elevata conformità normativa e continuità di fornitura in tutta l’area EMEA.
L’azienda presenta soluzioni che rispondono alla domanda di un packaging più semplice, riciclabile e capace di coinvolgere il consumatore AquaSafe®: inchiostri DFC all’acqua di nuova generazione Sun Chemical ha inoltre ampliato il portfolio di inchiostri DFC all’acqua AquaSafe® con nove nuovi colori base, offrendo una gamma colore più ampia, maggiore brillantezza e una più elevata precisione cromatica. Progettati per applicazioni a contatto diretto con gli alimenti, gli inchiostri AquaSafe sono compatibili con carta, cartoncino, film flessibili e foglio di alluminio. Una versatilità che consente ai brand di sostituire le barriere plastiche con soluzioni di packaging più sostenibili, mantenendo standard di sicurezza alimentare e prestazioni richieste. Nicolas Betin, Director of Product Strategy EMEA & Global Sustainability Business Leader di Sun Chemical, ha dichiarato: “I produttori di packaging e i brand owner sono alla ricerca di soluzioni che consentano di semplificare il packaging, migliorarne la riciclabilità e aumentare il coinvolgimento dei consumatori. Con SunPak® DFC inPace e l’ampliamento del portafoglio AquaSafe®, mettiamo a disposizione soluzioni per applicazioni sia offset sia flessografiche, che aiutano i clienti a raggiungere i propri obiettivi in termini di sostenibilità, conformità normativa, efficienza operativa e libertà creativa”.
A DISPOSIZIONE SOLUZIONI PER APPLICAZIONI SIA OFFSET SIA FLESSOGRAFICHE
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Sun Chemical enhances direct food contact portfolio The company showcases solutions that meet the demand for packaging that is simpler, recyclable, and capable of engaging consumers
The launch of SunPak® DFC inPace strengthens Sun Chemical’s leadership in direct food contact (DFC) sheetfed inks, offering a more sustainable, economical, and visually engaging packaging solution. Concurrently, the addition of a new green pigment to the AquaSafe® water-based ink portfolio enhances design flexibility while meeting European food safety requirements and sustainability objectives. Launch of SunPak® DFC inPace Sun Chemical is expanding its leadership in direct food contact (DFC) packaging with the launch of SunPak® DFC inPace, an advanced sheetfed offset ink system for folding carton applications. Manufactured at Sun Chemical’s Badalona Centre of Excellence for food packaging, DFC inks and coatings benefit from dedicated DFC production capabilities that ensure consistent quality, strong regulatory compliance, and reliable supply across EMEA. AquaSafe®: Next-Generation Water-Based DFC Inks
Sun Chemical also expanded its AquaSafe® water-based DFC ink portfolio with nine new base colors, delivering a broader color gamut, improved vibrancy, and greater color accuracy. Designed for direct food contact applications, AquaSafe inks are compatible with paper, paperboard, flexible films, and aluminium foil, enabling brands to replace plastic barriers with more sustainable packaging solutions while maintaining food safety and performance. Nicolas Betin, Director of Product Strategy EMEA & Global Sustainability Business Leader at Sun Chemical, said: “Packaging producers and brand owners are looking to simplify packaging, improve recyclability, and enhance consumer engagement. With SunPak® DFC inPace and the expanded AquaSafe® portfolio, we are providing solutions for both offset and flexographic applications that help customers achieve sustainability, compliance, operational efficiency, and creative freedom”.
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FMT
L’innovazione parte dalle esigenze del prodotto Innovare non significa soltanto aumentare le prestazioni di una macchina. Sempre più spesso significa osservare il prodotto, comprenderne le caratteristiche e sviluppare una tecnologia capace di rispettarle. È partendo da questa filosofia che FMT si presenta a Cibus Tec 2026, dove al centro del racconto non ci sono solo le tecnologie, ma soprattutto un modo di progettare: partire dalle necessità produttive del cliente e dalle caratteristiche dell’alimento o della bevanda per arrivare a soluzioni sempre più specifiche, flessibili e integrate. Tra le tante novità che si inseriscono in un più ampio percorso di crescita, trova spazio una capsulatrice rotativa a vuoto meccanico, sviluppata per rispondere a un’esigenza particolarmente interessante nel confezionamento alimentare: ottenere un elevato e controllato grado di vuoto senza ricorrere all’utilizzo del vapore.
FONDATA A PARMA NEL 1997, L’AZIENDA È SPECIALIZZATA NELLA PROGETTAZIONE E REALIZZAZIONE DI MACCHINE E LINEE COMPLETE PER IL SETTORE FOOD & BEVERAGE 42
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La soluzione FMT è pensata soprattutto per prodotti delicati, come creme al cioccolato e creme anidre a base di frutta secca, miele, maionese, nei quali l’impiego del vapore durante la chiusura può risultare poco indicato. È proprio da questa attenzione al prodotto che nasce il progetto. Non una tecnologia sviluppata per adattarsi indistintamente a qualsiasi applicazione, ma una risposta mirata a una necessità concreta dell’industria. La capsulatrice utilizza infatti un sistema a campana di chiusura con frizione magnetica a isteresi e nasce per combinare controllo, affidabilità e flessibilità, adattandosi a differenti tipologie di contenitore e capsula. Soluzioni disegnate per il mercato che nascono dall’ascolto Per FMT, la fiera di riferimento per il mondo del food and beverage rappresenta un’importante occasione di incontro con clienti e
partner internazionali, ma anche un momento per raccontare l’evoluzione di una gamma che continua ad ampliarsi, seguendo le nuove esigenze del mercato. L’offerta a Cibus Tec di FMT dimostra infatti che per un settore in continua evoluzione come il food and beverage, l’innovazione più efficace è spesso quella che nasce dall’ascolto di un’esigenza reale. Una storia di innovazione con le radici nella food valley Fondata a Parma nel 1997, FMT è oggi specializzata nella progettazione e realizzazione di macchine e linee complete per il settore Food & Beverage, accompagnando il prodotto attraverso diverse fasi del processo: dalla preparazione al riempimento-chiusura, dal trattamento termico, alla movimentazione dei contenitori, alla Depal - Palettizzazione.
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Automazione, precisione e sostenibilità guidano l’evoluzione delle soluzioni proposte a Cibus Tec
FMT Innovation driven by product requirements Automation, precision and sustainability are driving the evolution of the solutions showcased at Cibus Tec Innovation is not simply about increasing a machine’s performance. More and more, it means looking at the product, understanding its characteristics and developing technology capable of respecting them. It is from this philosophy that FMT approaches Cibus Tec 2026, where the focus is not only on technologies, but above all on a way of designing: starting from the customer’s
production requirements and the characteristics of the food or beverage to develop increasingly specific, flexible and integrated solutions. Among the many new developments that form part of a broader growth path is a rotary mechanical vacuum capping machine, developed to meet a particularly interesting requirement in food packaging: achieving a high, controlled level of vacuum without the use of steam. The FMT solution is designed primarily for delicate products, such as chocolate spreads and anhydrous nut creams, honey and mayonnaise, where the use of steam during closure may not be suitable. It is precisely this focus on the product that lies at the heart of the project. Rather than being a technology developed to adapt
indiscriminately to any application, it is a targeted response to a specific industry requirement. The capping machine uses a capping head system with hysteresis magnetic clutch and has been designed to combine control, reliability and flexibility, adapting to different types of containers and caps. Solutions designed for the market, born from listening For FMT, the leading trade fair for the food and beverage industry is an important opportunity to meet international customers and partners, as well as a chance to showcase the development of a product range that continues to expand in response to changing market requirements. FMT’s offering at Cibus Tec demonstrates that, in a constantly evolving sector such as food
and beverage, the most effective innovation often stems from listening to a real need. A story of innovation rooted in the Food Valley Founded in Parma in 1997, FMT now specialises in the design and manufacture of machines and complete lines for the Food & Beverage industry, accompanying products through different stages of the process: from preparation to filling and capping, from thermal treatment to container handling, and from depalletising to palletising.
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FOOD & BEVERAGE
CMI INDUSTRIES E GANDOLA La tecnologia al servizio della flessibilità Oltre la meccanica, una partnership operativa costruita sul confronto diretto con le esigenze della produzione La crescita di Gandola, realtà bresciana specializzata nella produzione di creme spalmabili, ha richiesto nel tempo modalità di produzione sempre più flessibili. Dal 2003 l’azienda è passata da un fatturato di 4 milioni di euro a 43 milioni nel 2025, raddoppiando le linee produttive. Oggi circa il 90% della produzione riguarda le creme spalmabili, con un portafoglio che comprende prodotti bio, vegani e senza latte. In questo percorso si inserisce la collaborazione con CMI Industries, che ha fornito all’azienda tre linee installate tra il 2014 e il 2017. Un rapporto che, oltre alla fornitura tecnologica, si è sviluppato attraverso il dialogo diretto sulle specifiche esigenze di produzione. È quanto emerge dal confronto tra Corrado Bellotti, Direttore Tecnico di Gandola, e Giuseppe Testa, Marketing Consultant di CMI.
Flessibilità per più formati Le linee CMI installate presso Gandola devono gestire diverse tipologie di contenitori, dai vasi tondi da 200g agli ovali, fino ai contenitori in polipropilene. Il processo comprende il capovolgimento e la pulizia dei vasi in vetro, il dosaggio a sei teste e la successiva tappatura a colla, dove il cartoncino protettivo viene incollato direttamente sul bordo del vaso durante l’avvitamento. È un processo a fase singola che richiede una sincronia perfetta. La possibilità di utilizzare una stessa linea per più formati assume particolare importanza in uno stabilimento dove gli spazi sono limitati. «Non possiamo permetterci 15 linee dedicate. Dobbiamo essere poliedrici», spiega Bellotti. Una richiesta alla quale CMI risponde attraverso soluzioni progettate per combinare versatilità e continuità produttiva. L’ultima linea installata, dedicata ai
formati da 200 g, è stata sviluppata anche con l’obiettivo di contenere i tempi di cambio formato e aumentare l’output. Dal contenitore alla macchina: l’adattabilità Il confronto con Gandola ha inoltre portato l’attenzione sul problema della variabilità dimensionale dei contenitori in vetro. «Riceviamo lotti di vetro che presentano tolleranze di +/- 2 mm sullo stesso bancale», racconta Bellotti. Una condizione che richiede alle macchine di confezionamento un’elevata capacità di adattamento. È proprio su questo terreno che si sviluppa il dialogo con CMI per l’evoluzione delle soluzioni di automazione. L’obiettivo è sfruttare sempre più i dati raccolti durante il funzionamento della linea per adeguare i parametri di processo alle caratteristiche effettive dei contenitori, andando verso sistemi capaci di compensare le variabilità provenienti dalla catena di fornitura. Il valore del confronto sul campo La collaborazione riguarda anche il Service, considerato da Gandola un elemento essenziale per garantire la continuità produttiva. «Quando un regolatore o un software si blocca, non possiamo aspettare giorni», sottolinea Bellotti. Il confronto con il cliente diventa così parte integrante dell’evoluzione dell’offerta CMI, dalla progettazione all’assistenza, ai ricambi. Guardando ai prossimi 3-4 anni, Gandola vede nel vetro il materiale d’elezione per i prodotti premium, un materiale nobile ma difficile da gestire, che richiederà macchine sempre più “tolleranti”. E proprio dall’esperienza sul campo arriva un’indicazione per lo sviluppo delle macchine future: «Passate del tempo sui nostri impianti, sporcatevi le mani con i problemi reali della produzione» - sollecita il manager. Un invito a conoscere direttamente le esigenze di chi utilizza le macchine, per tradurle in soluzioni su misura sempre più flessibili.
Corrado Bellotti Direttore Tecnico di Gandola
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Filling & Capping INTEGRATED SOLUTIONS
CMI Industries and Gandola Technology driving flexibility Beyond machinery: an operational partnership built around direct dialogue with production needs The growth of Gandola, a Bresciabased company specialising in the production of spreadable creams, has required increasingly flexible production methods over the years. Since 2003, the company has grown from a turnover of €4 million to €43 million in 2025, while doubling the number of production lines. Today, around 90% of its output consists of spreadable creams, with a portfolio that includes organic, vegan and dairy-free products. It is against this backdrop that the partnership with CMI Industries has developed. The company has supplied Gandola with three lines, installed between 2014 and 2017. More than a straightforward technology supply relationship, the partnership has evolved through direct dialogue focused on the customer’s specific production requirements. This is the picture that emerges from a discussion between Corrado Bellotti, Technical Director at Gandola, and Giuseppe Testa, Marketing Consultant at CMI. Flexibility across multiple formats The CMI lines installed at Gandola are required to handle a variety of container types, from 200 g round jars to oval jars and polypropylene containers. The process includes turning the glass jars upside down and cleaning them, six-head filling and subsequent glue capping, in which the protective cardboard disc is glued directly onto the jar rim during the screwing operation. This is a single-stage process that requires perfect synchronisation. The ability to run multiple sizes on the same line is particularly important in a plant where space is limited. “We simply cannot afford to have 15 dedicated lines. We have to be flexible”, explains Bellotti. CMI addresses this requirement with solutions
designed to combine versatility with production continuity. The latest line installed, dedicated to 200 g sizes, was also developed with the aim of reducing size changeover times and increasing output. From container to machine: designing for adaptability Discussions with Gandola have also highlighted the issue of dimensional variability in glass containers. “We receive batches of glass with tolerances of ± 2 mm within the same pallet”, says Bellotti. Such conditions require packaging machinery to have a high degree of adaptability. This is precisely where the dialogue with CMI is helping drive the development of automation solutions. The aim is to make increasing use of the data collected while the line is running, adjusting process parameters to the actual characteristics of the containers and moving towards systems capable of compensating for variability originating further upstream in the supply chain. The value of dialogue on the production floor The partnership also extends to Service, which Gandola considers essential to maintaining production continuity. “When a controller or a software system stops working, we cannot afford to wait for days”, Bellotti stresses. Customer feedback therefore becomes an integral part of the evolution of CMI’s offering, from machine design to Service and spare parts. Looking ahead to the next three to four years, Gandola sees glass as the material of choice for premium products: a high-value material, but one that is challenging to handle and will require increasingly “tolerant” machinery. And it is precisely the experience gained on the production floor that provides a clear indication of where future machine development should go. “Spend time at our plants. Get your hands dirty with the real problems of production”, urges the manager. It is an invitation to understand first-hand the needs of those who operate machinery every day – and to turn that knowledge into increasingly flexible, tailor-made solutions.
Industrial & Chemical
Home & Personal Care
Acid & Corrosive
Food & Beverage
Parapharmaceutical & Cosmetics
www.cmiindustries.it
FOOD & BEVERAGE
MORC2
Igiene al centro dell’automazione con SANIFULL® A Cibus Tec la nuova generazione di sistemi di movimentazione Pad 2 - Stand D055 Da oltre 30 anni MORC2 Automazioni, azienda con sede a Faenza, sviluppa soluzioni per migliorare e ottimizzare i processi di automazione industriale. Un’esperienza trasversale, maturata in una varietà di settori produttivi, che si traduce in sistemi progettati su misura per incrementare efficienza, affidabilità e sicurezza degli impianti. Nel settore alimentare, produttività e igiene devono procedere nella stessa direzione, ed è per rispondere a questa esigenza che nasce SANIFULL®, la soluzione sviluppata da MORC2 per semplificare le operazioni di lavaggio, pulizia e sanificazione degli impianti di movimentazione. Design funzionale, pulizia più semplice A Cibus Tec 2026, MORC2 presenta un approccio progettuale che pone l’igiene al centro dell’automazione: non un adattamento di sistemi tradizionali, ma soluzioni concepite fin dall’origine per operare in ambienti nei quali lavabilità e sanificabilità rappresentano requisiti fondamentali. Geometrie accessibili, componenti facilmente removibili e superfici lavabili contribuiscono a ridurre i punti di ristagno e le zone difficili da raggiungere durante le operazioni di pulizia. Il design scorrevole e l’assenza di viti nei principali punti interessati dallo smontaggio consentono interventi rapidi, senza l’impiego di utensili. Il tappeto in poliuretano lavabile, i motori ermetici, la bulloneria igienica e le saldature accuratamente rifinite completano una soluzione studiata per affrontare lavaggi frequenti e condizioni produttive particolarmente impegnative. La progettazione orientata alla sanificazione contribuisce inoltre a ridurre i tempi dedicati alla pulizia e alla manutenzione, a ottimizzare l’impiego di acqua e detergenti e ad aumentare la disponibilità della linea produttiva.
Accessibilità e flessibilità L’Elevatore SANIFULL® è progettato per agevolare l’accesso e la rimozione dei componenti a contatto con il prodotto. Il tappeto vulcanizzato ad anello chiuso può essere rimosso mediante estrazione verticale, mentre la struttura modulare permette di integrare tratti rettilinei, curve verticali, pannellature removibili, tramogge e vasche per il recupero del prodotto. Tecnologia AIM™ Intralox® MORC2, in qualità di licenziatario esclusivo Intralox®, propone inoltre la gamma AIM™ – Active Integrated Motion. Le soluzioni AIM Sorter™, AIM Switch™ e AIM Glide™ consentono di gestire operazioni di smistamento, cambio corsia e trasferimento dei prodotti con elevata flessibilità, integrando i principi di accessibilità e progettazione igienica alla base della filosofia SANIFULL®. Più igiene, più efficienza, più continuità operativa Con SANIFULL®, MORC2 porta la sanificazione all’interno del processo di progettazione dell’impianto, anziché considerarla esclusivamente come una fase successiva alla produzione. L’obiettivo è realizzare linee più accessibili e più semplici da pulire, migliorando al tempo stesso efficienza, affidabilità e continuità produttiva.
MORC2 Hygiene at the heart of automation with SANIFULL® At Cibus Tec a new generation of handling systems Hall 2 - Stand D055 For more than 30 years, Faenzabased MORC2 Automazioni has been developing solutions to improve and optimise industrial automation processes. Its broad experience across a range of manufacturing sectors has resulted in tailor-made systems designed to enhance plant efficiency, reliability and safety. In the food industry, productivity and hygiene must go hand in hand. It is to meet this requirement that MORC2 has developed SANIFULL®, its solution for simplifying the washing, cleaning and sanitisation of handling systems. Functional design for easier cleaning At Cibus Tec 2026, MORC2 will showcase a design approach that places hygiene at the heart of
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automation. Rather than adapting conventional systems, the company has developed solutions specifically conceived from the outset for environments where cleanability and ease of sanitisation are essential requirements. Accessible geometries, easily removable components and washable surfaces help reduce areas where residues can accumulate and hard-to-reach areas during cleaning operations. The sliding design and the absence of screws at the main dismantling points enable quick interventions without the need for tools. The washable polyurethane belt, hermetically sealed motors, sanitary fasteners and carefully finished welds complete a solution designed to withstand frequent washing and
particularly demanding production conditions. The sanitation-oriented design also helps reduce the time required for cleaning and maintenance, optimise the use of water and detergents, and increase production line availability. Accessibility and flexibility The SANIFULL® elevator is designed to facilitate access to and removal of components that come into contact with the product. The closed-loop vulcanised belt can be removed by pulling it vertically, while the modular structure allows straight sections, vertical curves, removable panels, hoppers and productrecovery tanks to be integrated. AIM™ Intralox® technology As the exclusive Intralox® licensee,
MORC2 also offers the AIM™ (Active Integrated Motion) range. The AIM Sorter™, AIM Switch™ and AIM Glide™ solutions enable highly flexible handling of sorting, lane-switching and producttransfer operations, incorporating the principles of accessibility and hygienic design that underpin the SANIFULL® philosophy. More hygiene, greater efficiency, improved operational continuity With SANIFULL®, MORC2 brings sanitation into the plant design process, rather than treating it simply as a subsequent stage of production. The aim is to create lines that are more accessible and easier to clean, while improving efficiency, reliability and production continuity at the same time.
Automazione e soluzioni igieniche per l’industria alimentare
SMART HYGIENE SOLUTIONS SANIFULL® è il sistema MORC2 ideale per gli impianti di movimentazione in cui igiene e sicurezza sono requisiti fondamentali. I componenti rimovibili senza l’uso di utensili, le superfici facilmente accessibili e i materiali resistenti ai lavaggi frequenti semplificano ogni fase di pulizia e manutenzione, contribuendo a ridurre i tempi di fermo, i consumi e il rischio di contaminazione. Più igiene. Più efficienza. Più continuità operativa.
Morc2 S.r.l. Via Urbania 2, 48018 - Faenza (RA) - IT
www.morc2.com
intralogistics & end of line
Il BAT Buffer di M.H. Material Handling Un accumulo compatto per mantenere il flusso
Nelle linee di produzione e confezionamento, una micro-fermata a valle può propagarsi rapidamente fino a coinvolgere l’intero processo. Per questo l’accumulo non è semplicemente uno spazio dove “parcheggiare” il prodotto, ma uno strumento per separare temporaneamente due fasi della linea e assorbire differenze di cadenza o brevi interruzioni. Si tratta di un sistema di accumulo LIFO compatto e senza pressione, progettato per gestire prodotti confezionati in modo controllato e ridurre l’impatto delle fermate sulle macchine a monte. La struttura multilivello permette di sfruttare lo spazio in altezza e di ottenere capacità di accumulo elevate senza estendere eccessivamente il layout a pavimento. Durante l’interruzione, il prodotto viene distribuito sui diversi livelli e può poi essere progressivamente reintegrato nel flusso quando il processo a valle torna disponibile. Questo recupero, però, dipende dalla capacità delle macchine successive di assorbire temporaneamente una portata superiore rispetto a quella nominale: il buffer non elimina il collo di bottiglia, ma aiuta a gestire in modo più flessibile le variazioni del processo. Versatilità e adattamento alle esigenze produttive Ogni configurazione viene dimensionata in funzione del prodotto, della capacità richiesta, delle velocità di linea e dello spazio disponibile. Il BAT Buffer può essere realizzato anche in acciaio inox e in versione lavabile per applicazioni alimentari soggette a procedure di pulizia frequenti. Dove necessario, possono essere integrate soluzioni dedicate alla gestione dell’acqua, come grondaie di scolo tra i livelli. Anche la catena viene scelta in funzione dell’applicazione. Il BAT Buffer può integrare USC – Ultimate Safety Chain, sviluppata con Ammeraal Beltech come evoluzione della tradizionale 879. Per applicazioni particolarmente abrasive, come la movimentazione di contenitori in vetro, USC è disponibile anche in una specifica versione in materiale ad alta resistenza all’abrasione, riconoscibile dalla caratteristica colorazione blu. Per M.H. progettare l’accumulo significa quindi partire dal comportamento reale della linea: prodotto, cadenza, spazio, modalità di pulizia e capacità delle macchine collegate. Il BAT Buffer è una delle soluzioni con cui questi elementi vengono trasformati in maggiore continuità e flessibilità di processo.
FOOD & BEVERAGE
SI TRATTA DI UN SISTEMA LIFO, COMPATTO E SENZA PRESSIONE The BAT Buffer by M.H. Material Handling A compact accumulation to keep the flow moving In production and packaging lines, a short downstream stop can quickly propagate and affect the entire process. This is why accumulation is not simply a space where products are temporarily “parked”, but a way to decouple two stages of the line and absorb differences in speed or short interruptions. The solution is developed with this objective in mind. It is a compact, pressureless LIFO accumulation system designed to handle packaged products in a controlled way and reduce the impact of downstream stops on upstream equipment. Its multi-level structure makes it possible to use vertical space and achieve significant accumulation
capacity without excessively increasing the floor footprint. During an interruption, products are distributed across the different levels and can then be progressively reintegrated into the flow once the downstream process becomes available again. This recovery, however, depends on the ability of the following machines to temporarily handle a higher throughput than the nominal incoming rate: the buffer does not eliminate a bottleneck, but helps manage process variations more flexibly. Flexibility to adapt to any production need Each configuration is sized according to the product, required
accumulation capacity, line speeds and available space. The BAT Buffer can also be manufactured in stainless steel and configured in a washable version for food applications subject to frequent cleaning procedures. Where required, dedicated watermanagement solutions can be integrated, such as drainage gutters between the levels. The chain is also selected according to the application. The BAT Buffer can be equipped with USC – Ultimate Safety Chain, developed together with Ammeraal Beltech as an evolution of the traditional 879 chain. For particularly abrasive applications, such as the handling of glass containers, USC is also available in a specific version made
from a highly abrasion-resistant material, recognizable by its characteristic blue color. For M.H., designing accumulation means starting from the actual behaviour of the line: product, throughput, available space, cleaning procedures and the capacity of the connected machines. The BAT Buffer is one of the solutions used to turn these parameters into greater process continuity and flexibility.
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INTRALOGISTICS & END OF LINE
GAMPACK
Eccellenza e innovazione nel packaging industriale Fondata nel 2003, l’azienda è un punto di riferimento internazionale nella progettazione e realizzazione di soluzioni per l’imballaggio secondario e per il fine linea In oltre vent’anni di attività, l’azienda ha sviluppato una solida esperienza nell’automazione industriale, combinando competenze ingegneristiche, innovazione tecnologica e attenzione alle esigenze dei clienti. La produzione Gampack è organizzata in tre divisioni specializzate (Automatica, Robotica, Pallettizzazione), la cui sinergia consente di sviluppare progetti integrati, dalla gestio-
ne del prodotto in uscita dalla linea fino alla pallettizzazione e al trasferimento verso magazzini automatizzati. Tecnologia e flessibilità Un recente esempio è rappresentato da un sistema di pallettizzazione sviluppato per il settore alimentare, progettato per gestire simultaneamente due linee di produzione di pasta. L’impianto raggiunge una velocità di alimentazione fino a 18 casse al minuto e garantisce la continuità operativa grazie a un sistema automatico di cambio pallet e di evacuazione dei pallet completi. Il pallettizzatore è organizzato in due isole adiacenti, fisicamente integrate ma funzionalmente indipendenti, ciascuna servita da un robot antropomorfo dedicato. Questa architettura consente alle due linee di lavorare con formati o ritmi differenti, mantenendo elevata flessibilità ed efficienza. Un elemento chiave del sistema è la presa a rastrello, che permette di movimentare contemporaneamente più cartoni, ottimizzando i cicli di deposito e garantendo maggiore stabilità nelle configurazioni dei pallet. In una delle due isole è stato inoltre integrato un sistema di handling con elevatori per cartoni, progettato per assicurare la continuità dei flussi e facilitare il passaggio sicuro di operatori e mezzi all’interno dell’area produttiva. La soluzione risponde così anche alle esigenze di ergonomia e sicurezza tipiche degli ambienti ad alta intensità operativa, confermando la capacità di Gampack di sviluppare sistemi tecnologicamente avanzati e progettati sulle specifiche necessità del cliente. Affidabilità e visione Con oltre 1.700 installazioni nel mondo, Gampack affianca alla tecnologia un servizio post-vendita strutturato, con disponibilità di ricambi e interventi tecnici sulle linee entro 24 ore dalla richiesta, a supporto della continuità produttiva. Guidata dal cofondatore e presidente Giuseppe Gazzola, Gampack prosegue il proprio percorso di crescita puntando su innovazione, sviluppo tecnologico e sostenibilità, proponendo sistemi chiavi in mano che integrano packaging, pallettizzazione, movimentazione e trasferimento verso magazzini automatizzati tramite AGV.
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ALLA TECNOLOGIA SI AFFIANCA UN SERVIZIO POST-VENDITA STRUTTURATO, CON DISPONIBILITÀ DI RICAMBI E INTERVENTI TECNICI SULLE LINEE ENTRO 24 ORE DALLA RICHIESTA
GAMPACK Excellence and innovation in industrial packaging Founded in 2003, the company is an internationally recognised player in the design and manufacture of secondary packaging and end-of-line solutions Over more than twenty years of activity, the company has built extensive expertise in industrial automation, combining engineering know-how, technological innovation and close attention to customer requirements. Gampack’s production is organised
into three specialised divisions (Automatic Systems, Robotics and Palletising), whose synergy enables the development of integrated projects, from product handling at the end of the production line through to palletising and transfer to automated warehouses. Technology and flexibility A recent example is a palletising system developed for the food industry, designed to simultaneously handle two pasta production lines. The installation achieves feeding speeds of up to 18 cases per minute and ensures continuous operation through an automatic pallet change and fullpallet discharge system. The palletiser is organised into two adjacent islands, physically integrated yet functionally independent, each served by
a dedicated articulated robot. This architecture allows the two production lines to operate with different formats or speeds while maintaining high levels of flexibility and efficiency. A key feature of the system is the rake gripper, which enables multiple cartons to be handled simultaneously, optimising palletising cycles and ensuring greater stability of pallet configurations. One of the two islands also incorporates a handling system with carton elevators, designed to ensure uninterrupted product flow and facilitate the safe movement of operators and vehicles within the production area. The solution therefore meets the ergonomic and safety requirements typical of high-throughput production environments, further demonstrating Gampack’s ability to
develop technologically advanced systems tailored to specific customer needs. Reliability and vision With more than 1,700 installations worldwide, Gampack complements its technology offering with a structured after-sales service, providing spare parts availability and on-site technical support within 24 hours of a request, helping customers maintain production continuity. Led by co-founder and President Giuseppe Gazzola, Gampack continues its growth path through innovation, technological development and sustainability, offering turnkey systems that integrate packaging, palletising, handling and transfer to automated warehouses via AGVs (Automated Guided Vehicles).
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INTRALOGISTICS & END OF LINE
DCM
Food&Beverage, robotica e automazione per ogni esigenza
Le soluzioni proposte da D.C.M in ambito robotica industriale e automazione testimoniano un impegno preciso che guarda a clienti a produttività. La diffusione dei robot industriali e dei sistemi di automazione, infatti ha portato a una vera e propria rivoluzione nelle fabbriche sia in termini di efficienza che di sicurezza. Hygienic design e protezione per il F&B Una delle priorità per l’industria del Food & Beverage è garantire la sicurezza dei prodotti alimentari grazie alla corretta progettazione dal punto di vista igienico di macchine e impianti. Distribuite in Italia da D.C.M, le soluzioni robotiche Hygienic Design a marchio autonox Robotics, che comprendono duopodi, Delta e SCARA, soddisfano i requisiti nel totale rispetto dei protocolli di sicurezza, grazie all’uso esclusivo di materiali food-compliant, alla classe di protezione fino a IP69K e agli esclusivi robot deputati alla pulizia rapida ed efficiente con idropulitrici fino a 28 bar. Per un packaging secondario e un fine linea efficienti l’offerta tecnologica di D.C.M. copre anche le esigenze di queste fasi del processo di confezionamento. La gamma dedicata conta ormai più di 350 modelli tra Duopodi, Delta da 3 a 5 assi, Antropomorfi e SCARA e soddisfa differenti esigenze in molteplici settori.
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La partnership con autonox Robotics per rispondere alle sfide del settore
Le nostre meccaniche, il tuo controllore È questo il claim al centro della comunicazione DCM, che riflette pienamente la capacità dell’azienda di integrare meccaniche robotiche indipendenti dal controllo, permettendo di configurare sistemi specifici per le applicazioni in qualunque settore. Integrare i robot nelle linee di produzione è spesso complesso, costoso e fonte di continue sfide tecniche. È qui che entra in gioco il modello di autonox Robotics che integra il concetto di “Migliore robotica nei componenti”, presentando meccaniche robotiche che si adattano all’ambiente produttivo e non il contrario. Grazie a queste meccaniche indipendenti dal controllo, robot e macchine delle linee di produzione si fondono in una sola unità. Poiché non sono più necessarie varie fasi di controllo, gli utenti ottengono un sistema altamente integrato e autonomo, con una piattaforma unificata in grado di svolgere compiti complessi. A livello hardware, i vantaggi di questo modello sono molteplici, dalla duplicazione Hardware non necessaria alla libertà di cambiare il controllore a fronte di specifiche cliente; dalla riduzione degli spazi alla remotazione dei controlli in un unico punto. Guardando al software, inoltre, si spazia dal leverage alla conoscenza dei linguaggi di programmazione, dall’ownership dell’intera soluzione di automazione, inclusi i robot, all’opportunità di sviluppare soluzioni uniche ad alto valore aggiunto.
ALESSANDRO CASIRAGHI Presidente
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“Apprezzatissimo dalla clientela è il concetto di indipendenza dal controllore. Noi forniamo la parte meccanica e i nostri clienti sono liberi di scegliere in autonomia, così da non dover imparare nuovi linguaggi di programmazione”.
DCM for Food & Beverage: robotics and automation for every requirements The partnership with autonox Robotics to meet the challenges of the sector D.C.M.’s industrial robotics and automation solutions reflect a clear commitment to helping customers increase productivity. The growing adoption of industrial robots and automated systems has brought about a genuine revolution on the factory floor, delivering significant gains in both efficiency and safety. Hygienic Design and protection for F&B For the Food & Beverage industry, one of the key priorities is ensuring food safety through the hygienic design of machinery and production systems. Distributed in Italy by D.C.M., autonox Robotics’ Hygienic Design robotic solutions – which include duopods, Delta and SCARA systems – meet the requirements while fully complying with safety protocols. This is achieved through the exclusive use of food-compliant materials, a protection rating up to IP69K, and dedicated mechanics engineered for quick, efficient cleaning with pressure washers up to 28 bar. For efficient secondary packaging and end-of-line operations, D.C.M.’s technological offering also addresses the requirements of these stages of the packaging process. The dedicated range now comprises more than 350 models, including Duopods, 3- to 5-axis Delta robots, articulated robots and SCARA systems, meeting a wide variety of requirements across multiple industries. Our mechanics, your controller This is the claim at the heart of DCM’s communication, and it encapsulates the company’s ability to integrate controller-independent robot mechanics, allowing systems
to be configured specifically for applications across any industry. Integrating robots into production lines can often be complex and costly, presenting a succession of technical challenges. This is where the autonox Robotics approach comes into play, built around the concept of “Better Robotics in Components”: robot mechanics that adapt to the production environment, rather than the other way around. Because the mechanics are controller-independent, robots and production machinery can become a single integrated unit. With no need for multiple control stages, users gain a highly integrated, autonomous system based on a unified platform capable of handling complex tasks. At hardware level, the benefits of this approach are numerous: from eliminating unnecessary hardware duplication and allowing the controller to be changed to meet specific customer requirements, to reducing the footprint and enabling controls to be remote-mounted at a single point. At software level, the benefits range from leveraging existing programming-language expertise to retaining ownership of the entire automation solution, including the robots, while also creating opportunities to develop unique, high-value-added solutions. “What our customers appreciate most is the concept of controller independence. We supply the mechanical system and our customers are free to choose their controller autonomously, eliminating the need to learn new programming languages”. Alessandro Casiraghi President
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From label to end-of-line: Finlogic’s food industry vision At Cibus Tec, Hall 2, Stand J055, the Group showcases an integrated ecosystem ranging from print & apply systems and machine vision technologies to RFID solutions, including gateways, boxes, readers and mobile computers In the food industry, labelling, identification and traceability can no longer be treated as separate activities. An increasing number of SKUs, the demands of export markets and private label production, together with the need to reduce line errors and ensure compliance and operational continuity, are driving manufacturers towards ever more integrated processes. Against this backdrop, Finlogic Group arrives at Cibus Tec 2026 with a proposition designed to accompany products from labelling through to data collection. At Hall 2, Stand J055, the Group will present a comprehensive ecosystem of solutions dedicated to the food sector, including labels, on-demand digital colour printing, print & apply systems, machine vision technologies, RFID solutions, scanners and mobile computers. More than a product showcase, the stand is conceived as a journey demonstrating how these technologies can work together across production and logistics operations. A central focus is placed on food labelling solutions and MOCA compliance. The choice of material and adhesive depends not only on graphic performance, but also on the type of food, packaging format and operating conditions. Humidity, low temperatures, grease exposure and washdown cycles all require specialist expertise and solutions specifically designed for real-world applications. Alongside labelling, on-demand printing enables greater flexibility in managing short runs, multilingual versions, private label projects, seasonal products and sampling activities, while reducing the need for pre-printed inventory. Print & apply systems bring printing and application directly to the end of the production line, while machine vision and industrial scanning technologies verify code accuracy, label positioning and readability throughout the process. Traceability completes the picture. Visitors will also have the opportunity to preview the new Canon LG-P800 and LX-D400, designed for on-demand label production, including RFID labels. RFID gateways, boxes and tags, combined with mobile computers and readers, make it possible to identify products and collect data throughout production, handling, picking and inventory operations, effectively connecting the physical product with the information feeding enterprise systems. At Cibus Tec, Finlogic Group will present a clear vision: overcoming fragmentation between suppliers and technologies to create processes that are easier to manage, more controllable and fully traceable. From the label to the end of the line, and ultimately to the data itself.
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Dall’etichetta al fine linea: il mondo food secondo FINLOGIC
A Cibus Tec, Padiglione 2, Stand J055, il Gruppo presenta un ecosistema che va dai sistemi print & apply alla visione artificiale, fino alle soluzioni RFID con varchi, box, lettori e Mobile Computer Nel settore alimentare, etichettatura, identificazione e tracciabilità non possono più essere considerate attività separate. La crescente varietà di referenze, le esigenze di export e private label, la necessità di ridurre gli errori in linea e di garantire conformità e continuità operativa spingono le aziende verso processi sempre più integrati. È su questo terreno che Gruppo Finlogic porta a Cibus Tec 2026 una proposta pensata per seguire il prodotto dall’etichetta fino alla raccolta del dato. Al Padiglione 2, Stand J055, il Gruppo presenta un ecosistema di soluzioni dedicate al Food: etichette, stampa digitale a colori on demand, sistemi print & apply, tecnologie di visione, RFID, lettori e Mobile Computer. Non una semplice esposizione di prodotti, ma un percorso che mostra come queste tecnologie possano lavorare insieme lungo il processo produttivo e logistico. Un ruolo centrale è riservato alle etichette per il settore alimentare e alla conformità MOCA. La scelta del materiale e dell’adesivo non dipende infatti soltanto dalla resa grafica, ma anche dal tipo di alimento, dal packaging e dalle condizioni di utilizzo: umidità, basse temperature, grassi e cicli di lavaggio sono variabili che richiedono competenze specifi-
che e soluzioni progettate per l’applicazione reale. Accanto al labelling, la stampa on demand consente di gestire con maggiore flessibilità tirature brevi, multilingua, private label, stagionalità e campionature, riducendo la necessità di stock pre-stampati. I sistemi print & apply portano invece la stampa e l’applicazione direttamente a fine linea, mentre visione artificiale e scanner industriali permettono di verificare codice, posizione e leggibilità dell’etichetta durante il processo. La tracciabilità completa il percorso. In stand anche un’anteprima delle nuove Canon LGP800 e LX-D400, pensate per la stampa di etichette on demand, anche RFID. Varchi, box ed etichette RFID, insieme a Mobile Computer e lettori, rendono possibile identificare e raccogliere dati lungo produzione, movimentazione, picking e inventario, collegando il mondo fisico del prodotto alle informazioni che alimentano i sistemi aziendali. A Cibus Tec, Gruppo Finlogic porta quindi una visione precisa: superare la frammentazione tra fornitori e tecnologie per costruire processi più semplici da gestire, più controllabili e più tracciabili. Dall’etichetta al fine linea, fino al dato.
Grande attesa per Aetna Group Live Show, un programma di Open House concepito come estensione dell’esperienza fieristica Dal 27 al 30 ottobre Aetna Group sarà a Cibus Tec 2026 di Parma con una presenza dedicata alle tecnologie di packaging di fine linea per l’industria alimentare. Al Padiglione 3 – Stand A014, su 180 m², il Gruppo presenterà una selezione di soluzioni dei propri brand, tra cui – a firma Robopac – Robot S7 con Power Cut, Masterwrap HDD CWE e Prasmatic TCS Inox. Sotemapack punta invece sull’incartonatrice automatica wrap-around WA20, a testimonianza di un portafoglio completo che integra confezionamento, palettizzazione, movimentazione e stabilizzazione del carico. La partecipazione alla manifestazione si completa con Aetna Group Live Show, un programma di Open House concepito come estensione dell’esperienza fieristica, che offrirà ai visitatori l’opportunità di approfondire le tecnologie del Gruppo leader nell’End-of-line Innovation direttamente nei suoi centri produttivi. Il primo appuntamento si svolgerà presso lo storico stabilimento
OCME di Parma, dove saranno presentate in funzione due linee complete integrate, una dedicata a contenitori rigidi e l’altra al flexible packaging. Ci saranno poi collegamenti live con il nuovo stabilimento di Meypack a Nottuln (Germania) che metterà al centro una demo della FW200 dedicata ai cibi surgelati, mentre un’altra demo sarà focalizzata sui nuovi servizi offerti dal Customer care. Il percorso proseguirà presso la sede Robopac di Castel San Pietro Terme, con ulteriori test applicativi e la visita al TechLab, il laboratorio dedicato alla simulazione delle condizioni reali di trasporto e all’ottimizzazione della stabilizzazione dei carichi. Fiera e doppio Open House costruiscono così un unico percorso tecnologico: dalla presentazione delle soluzioni alle applicazioni industriali, fino alla verifica delle prestazioni, mettendo in evidenza la capacità di Aetna Group di sviluppare sistemi integrati per l’end-of-line del settore food & beverage.
PREVISTI COLLEGAMENTI VIDEO CON LO STABILIMENTO DI MEYPACK Aetna Group at Cibus Tec Integrated technologies from the trade show floor to production plants Great anticipation surrounds the Aetna Group Live Show, an Open House programme designed as an extension of the exhibition experience From 27 to 30 October, Aetna Group will be exhibiting at Cibus Tec 2026 in Parma with a showcase dedicated to end-of-line packaging technologies for the food industry. At Hall 3, Stand A014, across an exhibition area of 180 m², the Group will present a selection of solutions from its brands, including Robopac’s Robot S7 with Power Cut, Masterwrap HDD CWE and Prasmatic TCS Inox. Sotemapack will spotlight its WA20 wrap-around case packer, highlighting a comprehensive portfolio that integrates packaging, palletising, handling and load stabilisation. The company’s participation in the exhibition will be complemented by the Aetna Group Live Show, an Open House programme conceived as an extension of the trade fair experience, offering visitors the opportunity to explore the technologies of the leader in End-of-line Innovation directly at its production facilities. The first event will take place at the historic OCME plant in Parma, where two fully integrated production lines will be demonstrated in operation, one dedicated to rigid containers and the other to flexible packaging applications. The programme will also include live connections with Meypack’s new facility in Nottuln, Germany, where the spotlight will be on a demonstration of the FW200 solution for frozen food applications. Another demonstration will focus on the latest services offered by the Group’s Customer Care division. The journey will continue at the Robopac headquarters in Castel San Pietro Terme, featuring additional application tests and tours of the TechLab, the laboratory dedicated to simulating real transport conditions and optimising load stabilisation performance. Together, the exhibition and the two Open House events create a seamless technological journey, from the presentation of solutions to real industrial applications and performance validation, showcasing Aetna Group’s ability to develop integrated end-of-line systems for the food and beverage industry.
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AETNA GROUP a Cibus Tec Tecnologie integrate, dalla fiera agli stabilimenti
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SCHNEIDER ELECTRIC Motion control preciso e semplice per macchine più flessibili e competitive Standardizzare il motion senza rinunciare alla personalizzazione: è questo l’obiettivo raggiunto da Silvi grazie a tecnologie che offrono benefici su progettazione e competitività Per un costruttore di macchine come Silvi - azienda emiliana specializzata nella progettazione e realizzazione di linee di automazione industriale - la capacità di personalizzare le soluzioni senza aumentare tempi e complessità di progettazione rappresenta un elemento determinante per mantenere la competitività. È da questa esigenza che è nata la collaborazione con Schneider Electric in qualità di partner tecnologico. Dalla singola commessa a uno standard aziendale Per lo sviluppo di una nuova gamma di macchine per il settore food & beverage, Silvi punta ad adottare un approccio più strutturato alla gestione del motion e, per questo, a individuare un riferimento tecnologico replicabile in più applicazioni. Grazie a Schneider Electric, il progetto ha portato così a trasformare la componente motion da una scelta legata alla singola commessa a uno standard aziendale, senza rinunciare alla flessibilità necessaria per un costruttore che lavora su macchine fortemente personalizzate. Per la parte motion, Silvi utilizza tecnologie Schneider Electric come PacDrive, la piattaforma per l’automazione e il motion multi-asse che integra il controllo della macchina con la gestione del movimento e il coordinamento dei diversi assi; Lexium 32, i servoazionamenti per applicazioni che richiedono precisione e dinamica e per la gestione di posizione, velocità e coppia, e gli inverter Altivar 320, dedicati al controllo della velocità dei motori nelle applicazioni di movimentazione. Su queste applicazioni, un aspetto decisivo nel controllo del movimento è la capacità della tecnologia di assicurare precisione e rapidità di configurazione. L’integrazione tra controllo macchina, motion e ambiente di sviluppo contribuisce inoltre a ridurre i tempi necessari per passare dalla progettazione alla produzione. Questo consente di contenere il lavoro ripetitivo e mantenere sotto controllo tempi e costi, concentrando le risorse sulle funzioni a maggior valore aggiunto. La tecnologia diventa così un abilitatore della personalizzazione, anziché un elemento che ne aumenti la complessità. Tecnologia e supporto per ridurre i tempi di risposta Flessibilità e semplicità di configurazione sono dunque aspetti chiave nelle applicazioni sviluppate da Silvi, ma per l’azienda il valore della collaborazione non si esaurisce solo sul piano tecnico. La rapidità del supporto e del service rappresenta infatti un elemento altrettanto importante, in particolare per un costruttore chiamato a rispondere in tempi rapidi alle esigenze dei clienti. Un esempio è un recente intervento effettuato dal service di Schneider Electric, che ha richiesto solo mezza giornata per la riparazione di un motore riducendo al minimo il fermo macchina presso il cliente finale. Un risultato reso possibile
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LA TECNOLOGIA DIVENTA UN ABILITATORE DELLA PERSONALIZZAZIONE, ANZICHÉ UN ELEMENTO CHE NE AUMENTA LA COMPLESSITÀ anche dalla presenza a Bologna di una struttura specializzata, con tecnici pronti a intervenire sulle diverse esigenze applicative. La riparazione rappresenta però solo una parte dei servizi messi a disposizione. La crescente digitalizzazione permette di utilizzare i dati di funzionamento per individuare anomalie e segnali di degrado prima che si traducano in un guasto, favorendo interventi più tempestivi e programmati. L’integrazione con l’ecosistema EcoStruxure può supportare lo sviluppo di funzioni per la raccolta e l’analisi dei dati e il monitoraggio costante delle prestazioni degli impianti. In prospettiva, la disponibilità di ambienti digitali può supportare anche l’utilizzo del Digital Twin, che permette di simulare e validare il comportamento della macchina prima della realizzazione fisica, contribuendo a ridurre i tempi di sviluppo e commissioning.
Schneider Electric Precise, straightforward motion control for more flexible, competitive machines Standardizing motion control without sacrificing customization: this is the goal achieved by Silvi thanks to technologies that deliver significant benefits in both machine design and market competitiveness. For a machine builder such as Silvi, an Emilia-based company specialising in the design and manufacture of industrial automation lines, the ability to customise solutions without increasing design times or complexity is a key factor in maintaining competitiveness. This need led to a collaboration with Schneider Electric as its technology partner. From individual projects to a company-wide standard For the development of a new range of machines for the food and beverage sector, Silvi is taking a more structured approach to motion management, with the aim of establishing a technology platform that can be replicated across multiple applications. Working alongside Schneider Electric, the project has transformed motion technology from an order-by-order decision into a company-wide standard, all while preserving the flexibility required by an OEM building highly customised machines. For motion control, Silvi relies on Schneider Electric technologies including PacDrive, a platform for automation and multi-axis motion that combines machine control, motion control and the coordination of multiple axes; Lexium 32 motion servo drives for applications requiring precision and dynamic performance, as well as position, speed and torque control; and Altivar 320 variable speed drives for motor speed control in handling applications.
In these applications, a key factor in motion control is the ability of the technology to deliver precision while allowing rapid configuration. The integration of machine control, motion control and the engineering environment also helps reduce the time required to move from design to production. This helps minimise repetitive work and keep both lead times and costs under control, allowing resources to be focused on higher-value functions. Technology thus becomes an enabler of customisation rather than an additional source of complexity. Technology and support to reduce response times While flexibility and ease of configuration are key aspects of the applications developed by Silvi, for the company the value of the partnership extends beyond technical specifications. Fast technical support and service are equally important, particularly for a machine builder that needs to respond quickly to customer requirements. One example is a recent intervention by Schneider Electric’s service team, which took just half a day to repair a motor, minimising machine downtime at the end customer’s site. This was also made possible by the presence of a specialised facility in Bologna, with technicians ready to respond to a range of application requirements. Repair, however, is only one part of the services available. Increasing digitalisation makes it possible to use operating data to identify anomalies and signs of degradation before they result in a failure, enabling more timely and planned interventions. Integration with the EcoStruxure ecosystem can support the development of functions for data collection and analysis, as well as continuous monitoring of machine performance. Looking ahead, digital environments can also support the use of a Digital Twin, enabling machine behaviour to be simulated and validated before the physical machine is built, helping to reduce development and commissioning times.
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WITTENSTEIN
Sicurezza del prodotto e dei dati per il mercato del F&B
Uno sguardo alle dinamiche del mercato da parte di un grande player globale
Maria Costanza Candi Wittenstein, player europeo leader sui mercati mondiali per lo sviluppo di attuatori, servomotori e soluzioni meccatroniche per settori che spaziano dal packaging, al processing, al food and beverage, presidia da sempre il mercato italiano e la sua forte specializzazione nella food industry portando tecnologia capace di rispondere ai più elevati standard globali richiesti da enti regolatori internazionali, da FDA a EHEDG a EFSA, senza dimenticare le istituzioni dei singoli stati nazionali. Si pensi, ad esempio, ai servo motori cyber® hygienic pensati per operare in contesti dove gli standard anti-corrosione, la progettazione hygienic design e l’ottimizzazione delle fasi di pulizia si inseriscono in contesti dove è necessaria un’automazione igienica e sterile e vicina al processo. In un mercato come quello della food industry italiana, orientato a standard elevati e con una forte propensione all’export, il quadro internazionale è strategico, ed è proprio di questi aspetti che ItaliaImballaggio ha parlato con Edoardo Pizzolato Area Manager & Engineering di Wittenstein Italia per una delle aree a più alta densità industriale del pianeta, tra packaging e food and beverage: l’Emilia-Romagna. Qual è la situazione attuale del mercato industriale dal vostro osservatorio? Stiamo vivendo una fase caratterizzata da una diffusa incertezza. Questo clima impatta tutti i settori, ma con intensità diverse a seconda delle caratteristiche del mercato e degli investimenti richiesti. Ci sono settori che stanno reagendo meglio di altri? Un esempio è il comparto del packaging, inteso in senso ampio: alimentare, medicale e non food. Molte aziende operano contemporaneamente in più segmenti e questa diversificazione consente di compensare eventuali rallentamenti in singoli mercati. Inoltre, le macchine per il confezionamento tendono a essere più modulari, rendendo il settore più resiliente e capace di riprendersi rapidamente. Come stanno reagendo le aziende? Molte aziende adottano un approccio attendista. Pur avendo una certa visibilità sul futuro, tendono a mantenere bassi i livelli di magazzino e a effettuare ordini solo a fronte di commesse certe. Sicuramente il contesto geopolitico ha un impatto su queste decisioni. Le tensioni internazionali incidono direttamente sui costi energetici, sui trasporti e sui costi di produzione. Finché questi fattori rimarranno incerti, le aziende continueranno a muoversi con cautela.
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Edoardo Pizzolato Area Manager & Engineering
Quali tecnologie o segmenti mostrano le prospettive più interessanti? Sicuramente tutto ciò che riguarda il monitoraggio dei processi e l’utilizzo dei dati. Anche nei settori più tradizionali cresce la richiesta di strumenti che consentano di raccogliere informazioni sul funzionamento delle macchine e ottimizzare le decisioni, sia in fase di progettazione che durante l’operatività. State osservando cambiamenti nel modo in cui le aziende gestiscono dati e infrastrutture digitali? Esiste una crescente attenzione verso la gestione dei dati e la loro sicurezza. Le aziende raccolgono sempre più informazioni, ma non sempre hanno chiaro come utilizzarle nel modo più efficace e per quali finalità. Quanto pesa il tema della sicurezza dei dati? Pesa molto. I dati raccolti dai sistemi di sensoristica e automazione rappresentano il cuore tecnologico dei processi produttivi. Per questo molte aziende sono riluttanti a trasferirli sul cloud, temendo possibili accessi non autorizzati o la perdita del controllo delle informazioni. La crescente consapevolezza dei rischi legati alla gestione dei dati sta influenzando le scelte tecnologiche delle aziende. Questo se da un canto rallenta il percorso di adozione, non ne cambia la direzione. Riteniamo che la tendenza sia ormai irreversibile. Quanto è importante oggi il tema della meccatronica? È uno dei principali trend di sviluppo. La meccanica tradizionale e l’elettronica stanno convergendo sempre di più. In passato questi ambiti erano separati, mentre oggi assistiamo a una crescente integrazione con aziende che hanno già creato reparti interni dedicati alla meccatronica dove Wittenstein punta ad essere sempre più protagonista.
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Wittenstein Product and data security for the F&B market A leading global player’s perspective on market trends Wittenstein is a leading European player on global markets for the development of actuators, servo motors and mechatronic solutions for industries ranging from packaging and processing to food and beverage. The company has long maintained a strong presence in the Italian market, with a particular focus on the food industry, providing technology capable of meeting the highest global standards set by international regulatory bodies, from the FDA and EHEDG to EFSA, as well as by national authorities. A case in point is the cyber® hygienic motor range, designed for applications where corrosion resistance, hygienic design and optimised cleaning are essential, and where hygienic and sterile automation needs to be positioned close to the process. In a food industry such as Italy’s, where high standards go hand in hand with a strong export orientation, the international landscape is a strategic factor. It was precisely these issues that ItaliaImballaggio discussed with Edoardo Pizzolato, Wittenstein Italy Engineering & Area Manager for Emilia-Romagna, one of the most industrially concentrated regions in the world, particularly in the packaging and food and beverage sectors.
What is the current state of the industrial market from your perspective? We are going through a period of widespread uncertainty. This climate is affecting all sectors, although to varying degrees depending on the characteristics of each market and the level of investment required. Are some sectors proving more resilient than others? Packaging is a good example, broadly understood to include food, medical and non-food applications. Many companies operate across several segments simultaneously, and this diversification helps offset slowdowns in individual markets. In addition, packaging machinery tends to be more modular, making the sector more resilient and better able to recover quickly. How are companies responding? Many companies are taking a waitand-see approach. Although they have a certain degree of visibility over future demand, they tend to keep inventory levels low and place orders only against confirmed projects. Geopolitical factors are undoubtedly influencing these decisions. International tensions have a direct impact on energy, transport and production costs. As long as these factors remain uncertain, companies will continue to act cautiously.
Which technologies or market segments offer the most promising outlook? Certainly everything related to process monitoring and the use of data. Even in more traditional industries, demand is growing for tools that can collect information on machine performance and support better decision-making, both during the design phase and in operation. Are you seeing changes in the way companies manage data and digital infrastructures? There is growing attention to data management and data security. Companies are collecting increasing amounts of information, but they do not always have a clear understanding of how to use it most effectively or what purposes it should serve.
While this is slowing the pace of adoption to some extent, it is not changing the direction of travel. We believe the trend is now irreversible. How important is mechatronics today? It is one of the primary drivers of technological development. Traditional mechanics and electronics are increasingly converging. In the past, these fields were separate, whereas today we are seeing growing integration, with companies that have already established dedicated in-house mechatronics departments, an area in which Wittenstein aims to play an increasingly prominent role.
How significant is data security today? It is extremely significant. Data collected by sensor networks and automation systems is at the technological heart of today’s production processes. This is why many companies are reluctant to transfer data to the cloud, out of concern about unauthorised access or losing control over their information. Growing awareness of the risks associated with data management is influencing companies’ technology choices.
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JAKA ROBOTICS
continua a crescere tra flessibilità, versatilità e attenzione al cliente
Anteprima delle novità presenti a Cibus Tec e Simei con uno sguardo al mercato Maria Costanza Candi
Quello di Jaka è un secondo semestre che poggia sui successi del primo ma fa parte di un trend in continua crescita. Un successo che, come è ormai tradizione, il player asiatico racconta in anteprima a ItaliaImballaggio grazie a continue novità che non smettono di evolvere ormai dal 2023, portando innovazione e cultura dell’automazione alle imprese italiane. Un’automazione flessibile e pronta ad adattarsi alle esigenze delle imprese, di cui ci parla Giacomo Mariotti, Country Manager Jaka.
Giacomo Mariotti Country Manager Jaka
Facciamo una panoramica sull’andamento del mercato attuale? L’automazione sta vivendo una fase di rallentamento, dovuto a cause esterne come l’incertezza della situazione internazionale, i costi di approvvigionamento e l’instabilità di molti mercati di sbocco, senza dimenticare l’andamento dell’economia italiana. Tutti fattori che incidono sull’export delle imprese e quindi sulla loro capacità di pianificare investimenti in conto capitale, come ad esempio quelli per l’automazione. L’andamento del mercato è vario e spazia da settori in recessione quali le linee per il bianco e l’automotive a contesti performanti come il food&beverage, beauty e luxury. È qui che Jaka sta imponendosi in quanto brand di riferimento dopo un anno di installazioni in crescita che ci ha portato a superare i 200 robot venduti dal 2023 ad oggi. Come seguite i clienti nel pre e post vendita? I servizi con cui accompagniamo i nostri clienti sono parte integrante di questo successo assieme alle performance, risultato di affidabilità e qualità ormai misurabili da anni di installato. Ci sono poi gli investimenti in personale di supporto nel pre e post-vendita che vede lo staff italiano coadiuvato dal team di Norimberga, la formazione continua e l’attività dei competence center che permettono un contatto più stretto con il mercato su tutto il territorio nazionale. A proposito di vicinanza al cliente, a quali fiere vedremo Jaka nei prossimi mesi? Le novità Jaka saranno presenti in diverse fiere. Tra queste Cibus Tec con 36 metri quadri di soluzioni innovative, caratterizzate da facilità di installazione pronta all’uso con un focus particolare su fine linea e palettizzazione, robot con presa randomica da cassone, applicazioni per la formatura di cartoni e il riempimento di vaschette da gelato: novità assoluta in fiera. Saremo poi a Simei, dove alle applicazioni pensate per il settore viti-vinicolo si aggiunge anche il robot per fare i cocktail. Da notare che non si tratta di applicazioni sensazionalistiche disegnate per la fiera, ma di soluzioni pronte all’uso e già operative sul mercato con diverse installazioni all’attivo.
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Quali sono le più recenti applicazioni e su quali segmenti di mercato? Oltre al beverage, food e meccanica in generale ci stiamo focalizzando su attività dedicate a PMI e micro-imprese con 2-4 dipendenti, spesso chiamati ad attività ripetitive quando non pericolose dove un robot collaborativo può fare la differenza. Penso in particolare a tutti i tipi di saldatura, smerigliatura e in generale dove la manodopera specializzata manca ed è sempre più costosa. Tra le novità la simulazione offline delle intere celle, che vedrà un lancio europeo in autunno con l’obiettivo dichiarato di ridurre il time to market. La citata soluzione di formatura scatole a doppio robot operativi su magazzini diversi e poi, ancora, soluzioni innovative pensate per fronteggiare una concorrenza sempre più forte anche sull’entry level. Un segmento questo dove la concorrenza è sempre più forte ma senza offrire la qualità ormai riconosciuta a Jaka dal mercato. Una qualità integrata dai citati servizi accessori, al pre al post vendita, dalla consulenza tecnica, al supporto finanziario per l’adesione a soluzioni che integrano il credito di imposta. Un servizio che Jaka offre come parte del pacchetto a disposizione di clienti e prospect. Parliamo della gamma, quali sono le novità? L’offerta è ampliata da un robot di nuova generazione, innovazione esclusiva di Jaka, con velocità lineare fino a 5 metri al minuto, payload da 35kg e sbraccio a 2 metri che lo rende paritetico a un antropomorfo. Ma le novità non mancano anche sulla gamma base dove i livelli di protezione IP65 e 67 sono ormai la norma per tutta l’offerta a catalogo, posizionando i cobot Jaka come soluzioni ideali anche in ambienti di lavoro estremi come verniciatura e saldatura. Torniamo alle applicazioni con qualche nuovo caso? Partiamo da Matrix Gelati srl, azienda che realizza macchine di processo per il mondo del gelato. Visto l’ampliamento del business sui mercati internazionali, l’azienda ha deciso di rafforzare la sua dotazione di robot con l’adozione dello Jaka Zu18, cobot capace di un buon payload e di sbraccio adeguato alle operazioni di riempimento delle vaschette di gelato con un erogatore automatico. Un’applicazione prossimamente estesa a più gusti grazie all’integrazione di pompe sincronizzate per il riempimento delle vaschette, posizionate dall’operatore o in movimento su un nastro trasportatore. La soluzione, esposta a CibusTec ma già operativa in azienda, permette di ridurre gli sprechi grazie all’accuratezza del controllo peso e alla riduzione delle azioni più ripetitive per gli operatori umani. Altro caso interessante è la cella sviluppata con Idea Prototipi e il suo ecosistema Caibot, da anni leader di soluzioni di robotica collaborativa per PMI italiane e grandi gruppi industriali come Fincantieri, con cui abbiamo ideato e installato una soluzione
innovativa per il settore dell’imballaggio. Si tratta di una cella robotizzata allestita con Zu20 dotato di end-effector che agisce per conto dell’operatore umano nella rifilatura delle scatole di cartone fustellato, riducendo scarti e rischio infortuni. Il sistema di visione integrato nell’ultimo asse, infatti, individua il profilo del cartone fustellato e lo ripulisce da scarti e irregolarità unendo certezza del processo e sicurezza del lavoro. Una qualità intrinseca riconosciuta anche dall’INPS. Più in generale, la nostra robotica flessibile offre interessanti soluzioni chiavi in mano, come la cella flessibile per il fine linea basata sul modello Zu20 con payload fino a 30kg, laser scanner per la sicurezza dell’operatore, organo di presa e ambiente di sviluppo integrato che non solo permette il controllo di tutti i dati operativi, ma si interfaccia con il MES aziendale. Guardando ai costi, infine, le soluzioni flessibili Jaka presentano due plus aggiuntivi: permettono la movimentazione con trans pallet, rendendole ideali per le produzioni ad alta variabilità o stagionali come ortofrutta e dolciario e possono essere inserite nelle opportunità legate all’iper-ammortamento.
stimenti; ecco perché mettiamo in campo la nostra competenza specifica per sostenere le aziende anche in questa fase del percorso di avvicinamento all’automazione. Offriamo infatti soluzioni con pagamenti rateali, noleggio operativo con rate da 48 a 72 mesi e la possibilità di proroga, reso e sostituzione alla fine del noleggio. Modalità flessibili che permettono di testare la tecnologia e definire con maggiore accuratezza la soluzione tecnica più adatta alle esigenze produttive, specialmente in ambienti flessibili. Quella di JAKA è, in sintesi, un tipo di automazione flessibile che si adatta alle esigenze delle imprese, che si tratti di produttività, percorsi di automazione o sostenibilità intesa non solo in senso ambientale ma anche economico.
Questo è un tema molto delicato per le imprese, come avete gestito l’incertezza del primo semestre? Le aziende sono rimaste spiazzate da una legge promulgata a gennaio e resa operativa dai decreti solo a luglio. Molte non conoscono i dettagli, altre sono in ritardo sull’opportunità e sulla relativa pianificazione degli inve-
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AUTOMATION
Jaka Robotics continues its growth driven by flexibility, versatility, and customer focus A sneak peek at the innovations coming to Cibus Tec and Simei, with an eye on the market Jaka has entered the second half on the back of a strong first-half performance, as part of a growth trend that shows no signs of slowing. As has now become customary, JAKA is giving ItaliaImballaggio an advance look at its latest developments – a steady stream of innovations that have continued to evolve since 2023, bringing automation technology and know-how to Italian companies. It is flexible automation, ready to adapt to the needs of individual businesses, as Giacomo Mariotti, Jaka Country Manager, explains. Shall we start with an overview of current market trends? Automation is currently going through a slowdown, due to external factors such as uncertainty surrounding the international situation, sourcing costs and instability in many export markets, not to mention the performance of the Italian economy. All these factors are affecting companies’ exports and therefore their ability to plan capital investments, including investments in automation. Market performance varies considerably, ranging from declining sectors, such as white goods production lines and automotive, to high-performing segments such as food and beverage, beauty and luxury. This is where Jaka is establishing itself as a benchmark brand, following a year of growing installations that has now taken the number of robots sold since 2023 to more than 200. How do you support customers before and after the sale? The services we provide to our customers are an integral part of this success, alongside the performance of our robots, which is the result of reliability and quality that can now be measured through years of installations. We have also invested in pre- and after-sales support, with the Italian team working alongside the Nuremberg team, as well as in ongoing training and the activities of our competence centres. These resources enable us to maintain closer contact with the market throughout Italy.
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Speaking of customer proximity, which trade fairs will Jaka be attending over the coming months? Jaka’s latest innovations will be featured at several trade shows. Among these is Cibus Tec, featuring a 36-square-meter showcase of innovative, plugand-play solutions. The focus will be on end-of-line packaging and palletizing, random bin-picking, carton-forming applications, and an absolute preview for the show: an ice-cream tub filling system.We will then be at Simei, where, alongside applications developed for the wine industry, we will also showcase a robot for cocktail preparation. It is worth noting that these are not sensationalised showpieces built solely for exhibition; they are readyto-use, fully operational market solutions with multiple active installations already in place. What are the most recent applications, and which market segments are they targeting? In addition to beverage, food and mechanical engineering in general, we are focusing on applications for SMEs and micro-enterprises with two to four employees. These businesses often have people carrying out tasks that are repetitive, and sometimes even hazardous, where a collaborative robot can make a real difference. I am thinking in particular of all types of welding and grinding, and more generally of applications where skilled labour is increasingly scarce and expensive.Among the latest developments is offline simulation of complete robotic cells, which will be launched in Europe early next year with the stated aim of reducing time to market. Additionally, we have the dual robot carton-forming solution, with the two robots operating on different storage systems, as well as further innovative solutions designed to address increasingly strong competition, including at entry level. While competition on the market is intensifying, many of these solutions do not offer the level of quality that JAKA is known for.” This quality is complemented by the additional services mentioned above, covering the entire process from pre- to after-sales support, from technical consultancy to financial assistance for access to solutions that incorporate tax credits. These services are part of JAKA’s overall offering, available to both customers and prospects. Let’s talk about the range. What are the latest developments? The range has been expanded with a new-generation robot featuring a Jaka-exclusive innovation, with a linear speed of up to 5 metres per minute, a payload of 35 kg and a reach of 2 metres, making it comparable to an anthropomorphic robot. There are also new developments in the core range, where IP65 and IP67 protection
ratings are now standard across the entire portfolio. This positions Jaka cobots as ideal solutions even for demanding working environments such as painting and welding. Let’s go back to applications. Are there any new cases you can tell us about? Let’s start with Matrix Gelati Srl, a company that manufactures process machinery for the icecream industry. As its business in international markets has expanded, the company decided to strengthen its robotic equipment by adopting the Jaka Zu 18, a cobot offering a good payload and sufficient reach for filling ice-cream tubs with an automatic dispenser. The application will soon be extended to additional flavours through the integration of synchronised pumps for filling the tubs, which can either be positioned by the operator or moved along a conveyor. The solution, showcased at Cibus Tec but already operational at the company, helps reduce waste through accurate weight control while reducing the number of repetitive tasks performed by human operators. Another interesting case is the cell developed with Idea Prototipi and its Caibot ecosystem. The company has been a leading provider of collaborative robotics solutions for Italian SMEs and major industrial groups such as Fincantieri for years. Together, we designed and installed an innovative solution for the packaging sector. This is a robotic cell equipped with a Zu 20 and an end-effector that carries out the trimming of die-cut cardboard boxes on behalf of the operator, reducing waste and the risk of injury. The vision system integrated into the final axis identifies the profile of the die-cut cardboard and removes waste material and irregularities, combining process reliability with workplace safety. This intrinsic quality has also been recognised by the Italian National Social Security Institute (INPS).More generally, our flexible robotics solutions offer
interesting turnkey applications, such as the flexible end-of-line cell based on the Zu 20, with a payload of up to 20 kg, a laser scanner for operator safety, a gripping system and an integrated development environment. This not only enables all operating data to be monitored and controlled but also interfaces with the company’s MES. From a cost perspective, Jaka’s flexible solutions offer two further advantages: they can be moved using a pallet truck, making them ideal for highly variable or seasonal production, such as fruit and vegetables and confectionery, and they can be included among the opportunities associated with enhanced capital allowances. The next one is a particularly sensitive issue for companies: How have you managed the uncertainty during the first half of the year? Companies were caught off guard by a law enacted in January that only became operational through ministerial decrees in July. Plenty of businesses are unfamiliar with the details, while others are falling behind on planning their investments to make the most of the opportunity. This is why we are leveraging our specific expertise to support companies at this stage of their journey towards automation. We offer solutions with instalment payments, operating leases with terms of between 48 and 72 months, and the possibility of extending the lease, returning the equipment or replacing it at the end of the rental period. These flexible arrangements allow companies to test the technology and define the technical solution best suited to their production requirements with greater accuracy, particularly in flexible production environments. In short, Jaka offers a form of flexible automation that adapts to the needs of businesses, whether the objective is productivity, the path towards automation or sustainability in both environmental and economic terms.
AUTOMATION
SEW-EURODRIVE E SIDEL Integrazione digitale aperta per il packaging secondario Le tecnologie si mettono insieme per una soluzione sostenibile e innovativa Sostenibilità, motion control e integrazione digitale per il packaging secondario sono le parole chiave dell’applicazione che vede SEW-EURODRIVE, Sidel, TTTECH Digital Solutions convergere verso un’automazione sostenibile e software driven. Al centro della scena c’è EvoFilm® Stretch, sviluppata da Sidel con SEW-EURODRIVE, soluzione all’avanguardia per il confezionamento secondario a freddo di bottiglie PET, lattine e vetro. Il film estensibile (LLDPE) consente la realizzazione di un fardello senza tunnel di termoretrazione, utilizzando una quantità di film fino al 50% inferiore rispetto alle soluzioni disponibili e con un consumo energetico ridotto fino al 90%: il tutto in un layout compatto. EvoFilm® Stretch di Sidel è un risultato di successo che vede in campo la collaborazione di SEW-EURODRIVE e TTTech. TTTech Industrial La macchina integra la piattaforma UBIQUE, eliminando i tradizionali vincoli grazie a una soluzione progettata per essere agnostica rispetto all’hardware, come il software in grado di operare su diversi dispositivi indipendentemente dal fornitore. Con lo standard EtherCAT CiA 402, la piattaforma controlla e coordina hardware differenti in modo flessibile e centralizzato, permettendo l’uso
di tool di engineering avanzati e linguaggi di programmazione di alto livello come Python. Con la cyber-secure by design, il sistema garantisce protezione nativa e conformità ai più severi standard di sicurezza industriale. Il mix tecnologico di SEW EURODRIVE Dalle fasi critiche di svolgimento e avvolgimento film fino alla movimentazione dinamica delle confezioni, al centro dell’automazione c’è il sistema modulare MOVI-C®, una piattaforma integrata che controlla con precisione tutti gli azionamenti garantendo flessibilità e consumo energetico minimo: l’indipendenza dall’hardware è garantita da IPC UHX86A su cui gira la piattaforma. ll quadro elettrico è stato ottimizzato con una logica di automazione modulare: l’adozione degli assi MOVIDRIVE® modular permette di ridurre drasticamente gli ingombri, grazie a moduli bi-asse capaci di gestire due motori con un singolo driver. La movimentazione dei trasporti è invece affidata ai sistemi MOVIGEAR® performance in modalità CiA 402, che grazie alla classe di efficienza IE5 portano la macchina ai massimi livelli di sostenibilità energetica. La sicurezza di linea è centralizzata tramite la centralina SCU (Safety Controller), mentre l’interfaccia uomo-macchina è gestita dal web panel WOP di SEW-EURODRIVE.
SEW-EURODRIVE AND SIDEL Open digital integration for secondary packaging Integrating technologies for a sustainable and innovative solution Sustainability, motion control and digital integration for secondary packaging are the key elements behind an application that brings together SEW-EURODRIVE, Sidel and TTTech Digital Solutions in the development of sustainable, software-defined automation. At the heart of the solution is EvoFilm® Stretch, developed by Sidel in collaboration with SEW-EURODRIVE: an advanced solution for cold secondary packaging of PET bottles, cans and glass containers. The stretch film (LLDPE) enables packs to be produced without a shrink tunnel, using up to 50% less film than conventional solutions and reducing energy consumption by up to 90%, all within a compact machine footprint. Sidel’s EvoFilm® Stretch is the result of a successful collaboration involving SEW-EURODRIVE and TTTech. TTTech Industrial The machine integrates the UBIQUE platform, removing traditional constraints through a hardware-agnostic solution, with software capable of running on different devices regardless of the supplier. Based on the EtherCAT CiA 402 standard, the platform flexibly and centrally controls and coordinates different hardware components, enabling the use of advanced engineering tools and high-level programming languages such as Python. The solution is cyber-secure by design, providing native protection and compliance with the most stringent industrial security standards. The SEW-EURODRIVE technology mix From the critical stages of stretch film unwinding and wrapping through to the dynamic handling of packs, the MOVI-C® modular system is at the heart of the automation. This integrated platform precisely controls all the drives, ensuring flexibility and minimum energy consumption. Hardware independence is provided by the UHX86A IPC running the platform. The control cabinet has been optimised around a modular automation architecture: the use of MOVIDRIVE® modular axes significantly reduces the overall footprint, thanks to dual-axis modules capable of controlling two motors with a single drive. Conveying is handled by MOVIGEAR® performance units operating in CiA 402 mode. With their IE5 efficiency class, they help bring the machine’s energy performance to the highest levels. Line safety is centrally managed by the SCU (Safety Controller), while the humanmachine interface is provided by SEW-EURODRIVE’s WOP web panel.
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Yogurt o crema idratante?
FIDATI DEL PACKAGING ITALIANO Il packaging è più di un contenitore:
è identità, tecnologia e visione. L’ambasciatore silenzioso che eleva i brand in tutto il mondo, alimentato dall’eccellenza delle macchine italiane per il packaging e dalle sue soluzioni avanzate e all’avanguardia.
Tecnologia personalizzata per ogni applicazione
Customizzazione e attenzione al cliente con le migliori soluzioni sul mercato
Maria Costanza Candi Servotecnica S.p.A. da 46 anni sul mercato del motion control, automazione industriale e soluzioni meccatroniche ha sede a Nova Milanese da dove opera in tutto il mondo come distributore, system integrator e sviluppatore di soluzioni personalizzate per il controllo del movimento in ambito industriale. Ci racconta di più la Communication manager Sabrina Bistoletti. Servotecnica è più distributore o integratore? Siamo nati 46 anni fa come distributori, ma oggi ci definiamo soprattutto integratori di soluzioni. Il nostro lavoro consiste nel fare scouting tecnologico a livello globale, individuare le migliori soluzioni disponibili sul mercato, distribuirle e integrarle tra loro. Il nostro payoff è infatti “Connecting dots, providing solutions” e rappresenta perfettamente l’approccio Servotecnica che mira a collegare tecnologie e competenze diverse per costruire una soluzione completa per il cliente. Nella filosofia Servotecnica, cosa significa concretamente fornire una soluzione? Commercializziamo anche singole componenti, ma il nostro vero valore aggiunto
Servotecnica customized technology for every application Customization and customer focus with the best solutions available on the market Servotecnica S.p.A. has been operating in the motion control, industrial automation and mechatronics market for 46 years. Based in Nova Milanese, the company operates worldwide as a distributor, system integrator and developer of customised motion control solutions for industrial applications. Communication Manager Sabrina Bistoletti tells us more. Is Servotecnica primarily a distributor or an integrator? We started out 46 years ago as a
emerge quando lavoriamo al fianco del cliente nella realizzazione di un progetto o di una macchina. In questi casi il venditore è affiancato da product manager e/o un project manager, che collaborano con i progettisti del cliente per individuare insieme la soluzione più adatta alle sue esigenze. Il nostro ufficio tecnico è composto da specialisti di application engineering e da un reparto dedicato ai montaggi. Realizziamo assemblaggi di componenti, come encoder, riduttori o collettori elettrici e fluidici. Disponiamo, inoltre, di banchi prova e laboratori per test e validazioni a cui si aggiunge un reparto ricerca e sviluppo che ci permette di valutare costantemente nuove tecnologie e prodotti da introdurre nella nostra gamma.
Infine, qual è il vostro principale punto di forza? Sicuramente la combinazione di tre elementi: un portafoglio prodotti molto esteso, la capacità di integrare tecnologie differenti e un’esperienza maturata in 46 anni di attività in numerosi settori industriali, tra cui packaging e processing, tutti con esigenze specifiche da soddisfare. Servotecnica non si limita a vendere componenti. Il nostro obiettivo è comprendere a fondo le esigenze del cliente, individuare le tecnologie più adatte e integrarle per offrire una soluzione completa. È proprio questo approccio a rappresentare il nostro elemento distintivo e ciò che vogliamo comunicare sempre di più.
Parliamo di scouting tecnologico: fa parte del vostro DNA aziendale? Assolutamente sì. Siamo nati 46 anni fa grazie a tre tecnici e ingegneri che avevano proprio l’obiettivo di individuare e sviluppare soluzioni innovative. Partendo dal motion control i fondatori hanno ampliato progressivamente la gamma con una cultura dell’R&D e dell’innovazione che sono rimaste invariate nel tempo.
distributor, but today we define ourselves primarily as a solution integrator. Our role is to scout technologies globally, identify the best solutions available on the market, distribute them and integrate them with one another. Our payoff is, in fact, “Connecting dots, providing solutions”, which perfectly captures the Servotecnica approach: connecting different technologies and areas of expertise to build a complete solution for the customer.
best suited to their requirements. Our technical department comprises application engineering specialists and a department dedicated to assembly. We assemble components such as encoders, gearboxes, electric slip rings and fluidic rotary joints. We also have test benches and laboratories for testing and validation, complemented by an R&D department that enables us to continuously assess new technologies and products to add to our portfolio.
In Servotecnica’s philosophy, what does providing a solution actually mean? We do market standalone components, but our real added value comes to the fore when we work alongside the customer on the development of a project or machine. In these cases, our sales team is supported by product and/or project managers, who work with the customer’s design engineers to identify the solution
Let’s talk about technology scouting. Is this part of the company’s DNA? Absolutely. We were founded 46 years ago by three technicians and engineers whose aim was precisely to identify and develop innovative solutions. Starting from motion control, the founders progressively expanded the product range, establishing a culture of R&D and innovation that has remained unchanged over the years.
Finally, what is your main strength? It is certainly the combination of three elements: a very broad product portfolio, the ability to integrate different technologies, and 46 years of experience across numerous industrial sectors, including packaging and processing, each with its own specific requirements to address. Servotecnica does not simply sell components. Our aim is to gain an in-depth understanding of the customer’s requirements, identify the most suitable technologies and integrate them to provide a complete solution. It is precisely this approach that sets us apart and that we increasingly want to communicate.
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AUTOMATION
SERVOTECNICA
AUTOMATION
PRL TECNOSOFT
A Cibus Tec una nuova piattaforma di pick and place Pad 02 - Stand F006
L’azienda di Desenzano del Garda, specializzata in flow automation, è presente a Cibus Tec - Pad 02 - Stand F 006 - con una nuova piattaforma di pick and place, base modulare da cui sviluppare macchine con funzioni diverse, sempre personalizzate su prodotto e cliente. Tra le applicazioni allo studio, il confezionamento di biscotti in vaschetta.
PRL TECNOSOFT A new pick-and-place platform at Cibus Tec Hall 02 - Booth F006
of the applications currently under development is the tray packaging of biscuits.
The pick-and-place platform: The Desenzano del Garda-based successful projects combining company, specialising in flow versatility and sustainability automation, will be at Cibus Tec – The company comes to the show Hall 02, Stand F 006 – with a new following a year of significant pick-and-place platform: a modular projects. For La Linea Verde, based base for developing machines with in Manerbio, a European leader in different functions, each tailored fresh-cut salads, it has developed ai179120874915_02_ITALIMBALLAGGIO_05SETTEMBREOTTOBRE.pdf 1 05/10/2026 15:59:10 to the product and customer. One twelve identical case packers
La piattaforma pick and place: casi di successo tra versatilità e sostenibilità L’azienda arriva in fiera forte di un anno di progetti significativi. Per La Linea Verde di Manerbio, leader europeo nelle insalate di IV gamma, ha realizzato dodici macchine incassatrici identiche capaci di gestire 583 referenze in 25 formati di vassoio, a 70 pezzi al minuto, in uno spazio compatto sotto un soppalco di 250 centimetri, in ambiente critico per umidità e temperatura. Sul fronte della sostenibilità, la nuova linea multipack nastrato Advance MB, sviluppata con il partner R4P, risponde all’esigenza di ridurre gli imballaggi: il prodotto entra in macchina senza strappi né shock, con zero scarti e una produttività fino a 500 pezzi al minuto. Compatibile con buste a cuscino, doypack e flowpack, integra un’etichettatrice per formati da 10x10 a 320x800 mm. La nuova piattaforma pick and place nasce dalla stessa filosofia: ascoltare le esigenze specifiche di ogni linea di confezionamento e costruire attorno ad esse la soluzione più efficace. capable of handling 583 SKUs in 25 tray formats, at a rate of 70 pieces per minute. The system was engineered with a compact footprint to fit beneath a 250-centimetre-high mezzanine within a moisture- and temperaturecritical environment. On the sustainability front, the new Advance MB banded multipack line, developed in partnership with R4P, addresses the need to reduce packaging materials. Products
enter the machine without tearing or shock, achieving zero waste and output of up to 500 pieces per minute. Compatible with pillow bags, Doypacks and flow-wrap packs, it integrates a labeller for formats ranging from 10x10 to 320x800 mm. The new pick-and-place platform stems from the same philosophy: listening to the specific requirements of each packaging line and building the most effective solution around them.
Soluzione di sicurezza per il SortPacker
PILZ: a safety solution for the SortPacker By integrating PNOZmulti 2, PDP67 and PSENslock 2, the system delivers high efficiency, real-time diagnostics and safe access management across the entire production line A+F, short for Automation und Fördertechnik, is a German company that has been active in the packaging machinery market
since 1974. The company was looking for a solution capable of combining operator safety with line efficiency. The system also needed to support high production rates while allowing both the machine manufacturer and the operator to modify the process parameters of the main control system, without affecting either the safety control system or the productivity of the individual process stages. PILZ responded to A+F’s requirements with a complete, cost-effective and reliable safety solution based on a hybrid modular architecture comprising the PNOZmulti 2 safety controller, the PDP67 decentralised field devices and the PSENslock 2 safety gate
AUTOMATION
PILZ
Grazie all’integrazione di PNOZmulti 2, PDP67 e PSENslock 2, il sistema assicura elevata efficienza, diagnostica immediata e gestione sicura degli accessi lungo l’intera linea A+F, acronimo di Automation und Fördertechnik, è un’azienda tedesca attiva sul mercato del packaging machinery dal 1974, alla ricerca di una soluzione capace di coniugare sicurezza dell’operatore ed efficienza della linea. Al sistema viene inoltre richiesto di supportare ritmi di produzione elevati e permettere a costruttore e operatore la modifica dei parametri di processo del sistema di controllo principale. Questo senza alcun impatto sul sistema di controllo di sicurezza e sulla produttività delle diverse fasi di processo. PILZ ha risposto alle esigenze di A+F con una soluzione di sicurezza completa, economica e affidabile costituita da una struttura modulare ibrida composta dal sistema di controllo di sicurezza PNOZmulti 2; dal modulo di campo decentralizzato PDP67; dal sistema per ripari mobili PSENslock 2. Il SortPacker di A+F è lungo 25 metri e dispone di dispositivi di protezione pensati per mettere in sicurezza le aperture di alimentazione e prelievo, magazzini di cartoni e fustellati, ripari e sportelli.
Sicurezza dell’operatore a parità di efficienza La protezione dell’operatore e delle singole fasi di processo viene infatti garantita da PNOZmulti 2 integrato dai sensori intelligenti PSEN; il sistema per ripari mobili PSENslock 2, inoltre, mette in sicurezza dodici ripari con una forza di tenuta di 1000 N ciascuno. In caso di intervento dell’operatore il sistema richiede prima l’accesso a cui segue il passaggio in posizione base delle pinze del SortPacker. Questa evita ulteriori manovre per riportare l’impianto in posizione iniziale a tutto vantaggio di una maggiore semplicità ed efficienza. Il sistema per ripari mobili, inoltre, è collegato tramite plug&play ai moduli di ingresso decentralizzati PDP67. Il sistema di controllo di sicurezza PNOZmulti 2 infine, analizza e controlla quale riparo è ad esempio “aperto/bloccato”. I messaggi di diagnostica sul display di PNOZmulti 2, infine, permettono di gestire rapidamente anomalie o guasti, con conseguente incremento della produttività.
system. A+F’s SortPacker is 25 metres long and features protective devices designed to safeguard the infeed and discharge openings, carton and die-cut magazines, guards and doors. Operator safety without compromising efficiency Operator safety and the safety of the individual process stages are ensured by the PNOZmulti 2, combined with intelligent PSEN sensors. The PSENslock 2 safety gate system also secures twelve guards, each with a holding force of 1,000 N. In the event of operator intervention, the system first requires an access request, followed by the SortPacker’s
grippers moving into their home position. This eliminates the need for additional operations to return the machine to its initial position, improving both simplicity and efficiency. The safety gate system is also connected via plug-and-play to the PDP67 decentralised input modules. The PNOZmulti 2 safety controller then monitors the status of the guards, identifying, for example, whether a guard is “open/ locked”. The diagnostic messages displayed on the PNOZmulti 2 enable faults or malfunctions to be dealt with quickly, thereby contributing to increased productivity.
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I NOSTRI IMBALLAGGI IN PLASTICA SUPERANO GLI OSTACOLI. E DI FATTO SEMPLIFICANO LA VITA.
Gli imballaggi in plastica sono progettati per massimizzare l’efficienza logistica e ridurre l’impatto ambientale, sia quando viaggiano vuoti, sia dopo essere stati riempiti, consentono di portare più prodotto a parità di spazio. Ottimizzano riempimento, confezionamento, stoccaggio e durata degli alimenti che contengono, a vantaggio delle aziende alimentari, della GDO e degli stessi consumatori. Favoriscono lo sviluppo dei mercati sia nazionale che esteri rendendo disponibili cibi freschi e salutari, a tutto vantaggio del benessere dei consumatori. Sono in tanti a parlare di praticità, a noi piace garantirla. profooditalia.it
AUTOMATION
Soluzioni ICOTEK certificate Sistemi passacavo per il settore alimentare La lavorazione degli alimenti impone requisiti particolari a macchinari e sistemi: devono essere sicuri, efficienti e igienici. Un contesto in cui, Icotek con le sue soluzioni di gestione dei cavi offre una gamma completa di soluzioni certificate che semplificano l’installazione e la manutenzione in conformità alle normative più stringenti. Un’offerta ricca per una varietà di applicazioni La gamma completa pensata per packaging, processing e riempimento offre listelli passacavo e pressacavi divisibili e supporti passacavo a membrana. Soluzioni che permettono di instradare cavi con e senza connettore e tubi pneumatici in modo rapido, pulito e conforme agli standard. Icotek offre una gamma completa per quadri elettrici, quadri bordo macchina o pareti di macchine, anche in aree di produzione con requisiti igienici elevati garantendo un grado di protezione elevato e capacità di tenuta in trazione certificate secondo la EN 62444. Tra i vantaggi delle soluzioni Icotek spiccano velocità e semplicità di montaggio anche senza assemblaggio facilitando la prima installazione, la manutenzione e riducendo i tempi di fermo macchina. Una caratteristica particolarmente impor-
Certified Icotek solutions Cable entry systems for the food industry Food processing places stringent demands on machinery and systems: they must be safe, efficient and hygienic. In this demanding environment, Icotek provides a comprehensive range of certified cable management solutions that simplify installation and maintenance while complying with the strictest regulatory standards. A broad portfolio for a variety of applications Engineered for packaging, processing, and filling applications, the complete product range
tante per i cavi con connettore per cui non viene richiesto di eseguire nuovamente il cablaggio. Hygienic design e standard di protezione Per ambienti produttivi dove l’igiene è fondamentale, icotek offre prodotti con le certificazioni e le proprietà dei materiali necessarie. Tra queste, protezione fino a IP66/IP68, certificazioni UL, resistenza ai raggi UV secondo la ISO 4892-2A, design igienico e conformità specifiche dei materiali come FDA, EC 1935/2004 e EU 10/2011. Standard che fanno di Icotek la risposta ideale per applicazioni dove servano grado di protezione IP, facilità di pulizia e resistenza ai diversi agenti chimici e detergenti.
Sicurezza per il food contact Nell’industria alimentare, i materiali conformi agli standard internazionali riducono il rischio di contaminazioni in caso di contatto con gli alimenti. La gamma Icotek, infine, è compatibile con le aperture dei connettori industriali standard e le aperture metriche da M16 a M85, permettendo una facile integrazione sia su machine esistenti e nuovi sistemi.
Pneumatica e idraulica Per questo tipo di applicazioni, icotek offre supporti passacavo a membrana con una superficie liscia senza fessure che riduca i depositi e faciliti il processo di pulizia, permettendo di instradare cavi e tubi in sicurezza con grado di protezione elevato fino a IP66/IP68 e UL Type 4X.
includes split cable entry frames, split cable glands, and membranebased cable entry plates. These solutions enable cables with and without connectors, as well as pneumatic hoses, to be routed quickly, neatly and in compliance with industry standards. Icotek offers a comprehensive range for control cabinets, machine-mounted enclosures and machine walls, including applications in production areas with stringent hygiene requirements. The solutions provide a high protection rating and certified strain relief in accordance with EN 62444. Key benefits of Icotek solutions include fast and easy installation, including tool-free assembly, simplifying initial installation and maintenance while reducing machine downtime. This is
particularly important for cables with connectors, as there is no need to disconnect and reconnect them. Hygienic design and protection standards For production environments where hygiene is critical, Icotek offers products with the necessary certifications and material properties. These include protection ratings of up to IP66/IP68, UL certifications, UV resistance according to ISO 48922A, hygienic design and material compliance with requirements such as FDA, EC 1935/2004 and EU 10/2011. These standards make Icotek solutions suitable for applications where a high IP protection rating, easy cleaning and resistance to different chemicals and cleaning agents are required.
Pneumatics and hydraulics For these applications, Icotek offers membrane based cable entry plates with a smooth, gap-free surface that minimises the build-up of deposits and facilitates cleaning. They allow cables and hoses to be routed securely while providing a high protection rating of up to IP66/ IP68 and UL Type 4X. Food-contact safety In the food industry, materials that comply with international standards help reduce the risk of contamination in the event of contact with food. Finally, the Icotek range is compatible with standard cut-outs for industrial connectors and with metric cut-outs from M16 to M85, allowing easy integration into both existing machines and new systems.
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Sicurezza, connettività e cybersecurity Come PRATI sta anticipando il futuro del finishing delle etichette Per Prati, l’entrata in vigore del nuovo Regolamento Macchine non rappresenta un vincolo, ma un’opportunità per accelerare l’innovazione. Sicurezza, connettività digitale, cybersecurity e competenze umane sono i pilastri su cui costruire la nuova generazione di soluzioni per il finishing di etichette e packaging. Una nuova era per la sicurezza delle macTechnology chine tratta di un mercato che sta attraversando forSiunasupport profonda trasformazione le cui parole
Technology for support After sales support Data from all the devices Field-bus and IO-Link VPN secure access to the whole machine
chiave sono: sicurezza, sostenibilità, digitalizzazione e automazione. Completano il After sales support quadro, lotti di produzione sempre più brevi Data from all the devices e personalizzati, requisiti di qualità e tracciaField-bus and IO-Link bilità sempre più stringenti. In questo sceVPN secure access to the whole nario, il nuovo Regolamento Macchine (UE) machine 2023/1230 definisce standard di sicurezza più rigorosi riconoscendo il ruolo sempre più centrale di software, connettività e intelligenza artificiale. Per Prati il Regolamento significa ben più di un obbligo di conformità, ma un’opportunità per sviluppare soluzioni di finishing più intelligenti, sicure e connesse. Cybersecurity e centralità delle persone nella produzione intelligente La connettività delle macchine industriali impone un ruolo sempre più centrale della cybersecurity. Il nuovo Regolamento Macchine introduce disposizioni per proteggere i sistemi industriali dalle minacce informati-
che e garantire la sicurezza dei dati di produzione. Per le aziende, la conformità non dovrebbe essere solo un obbligo di legge ma un’opportunità per rafforzare la cultura della sicurezza, migliorare l’eccellenza operativa e costruire una competitività solida e duratura. Sebbene la tecnologia continui a evolversi a ritmi sempre più rapidi, Prati ritiene che le persone rimangano al centro di ogni processo produttivo di successo. “La vera sfida è creare un linguaggio comune tra persone e tecnologia”, afferma Chiara Prati, CEO & CSO di Prati Srl. “Le macchine sono sempre più connesse, ma il vero valore nasce dalla combinazione tra tecnologia, conoscenza e intelligenza umana”. Secondo Chiara Prati, l’automazione sta trasformando anche il ruolo dell’operatore, che evolve da semplice addetto alla macchina a supervisore del processo produttivo. Ecco quindi che, secondo Prati, ogni macchina intelligente ha bisogno di una mente umana ancora più intelligente che la sappia guidare.
L’intervista completa a Chiara Prati, CEO & CSO e Mirco Palomba, R&D Manager di Prati Srl è online sul Canale Youtube di ItaliaImballaggio The full interview to Chiara Prati CEO & CSO and Mirco Palomba, R&D Manager is online browsing the ItaliaImballaggio Youtube profile
Safety, Connectivity and Cybersecurity How Prati Is Shaping the Future of Label Finishing As the new EU Machinery Regulation approaches, Prati sees compliance not as a constraint but as an opportunity to accelerate innovation. Advanced safety systems, digital connectivity, cybersecurity and human expertise are all key drivers of the company’s vision for the next generation of label and packaging finishing technology. A new era of machine safety The market is living a profound transformation, driven by several defining trends: safety, sustainability, digitalisation and automation, shorter production runs with greater customisation, and
increasingly demanding requirements for quality and traceability. Against this backdrop, the new EU Machinery Regulation (EU) establishes a new framework for machine safety across Europe. Beyond ensuring compliance with stricter safety standards, the regulation recognises the growing role of software, connectivity and artificial intelligence. For Prati, the new regulatory framework represents far more than a matter of regulatory compliance. It is an opportunity to further develop smarter, safer and more connected finishing solutions.
Cybersecurity and the human role in intelligent manufacturing As industrial machinery becomes increasingly connected, cybersecurity is also moving to the forefront where the new Machinery Regulation introduces specific provisions to protect industrial systems. Compliance with the new regulation will require rigorous testing and certification, reinforcing trust in machinery throughout the European market. For companies, compliance should be viewed not simply as a legal obligation, but as an opportunity to strengthen safety culture, improve operational excellence and build long-term competitiveness.
While technology continues to evolve rapidly, Prati believes that people remain at the heart of every successful manufacturing process. “The real challenge is creating a common language between people and technology,” says Chiara Prati, CEO & CSO of Prati Srl. “Machines are becoming increasingly connected, but real value comes from combining technology with knowledge and human intelligence.” According to Chiara Prati, automation is transforming the operator’s role, which is evolving from machine operator to production supervisor. Every smart machine, she says, needs an even smarter human mind behind it.
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dialoghi sull’imballaggio
UNA BELLA LEZIONE Stefano Lavorini è stato un editore capace di interpretare l’imballaggio come sistema complesso, luogo d’incontro tra competenze tecniche, economiche, sociali e progettuali. Il ricordo di Carlo Branzaglia Carlo Branzaglia* Quando nel 2021 aprimmo, con la Scuola Postgraduate di IED Milano, un corso di formazione avanzata in Innovation in Packaging Design destinato a professionisti del settore (in vari punti della sua filiera) chiesi a Stefano Lavorini di fare la primissima lezione di apertura, d’accordo con il coordinatore, Fabio Bignardi di DOC Design. Su due fronti diversi (un progettista riconosciuto e un editore di settore) Fabio e Stefano rappresentavano di fatto la comune idea del packaging come un prodotto complesso, generato da una catena assai articolata, se vogliamo delicata; e disponibile in molti suoi punti a spunti di innovazione. Quel corso era aperto infatti a operatori provenienti da tutti gli ambiti della filiera. Pertanto, trovammo in aula progettisti grafici, di prodotto, responsabili marketing, direttori di produzione, project manager, comunicatori; oltretutto legati sia alla libera professione, che alla attività all’interno di studi e agenzie, che a quella in imprese produttrici di beni di consumo, o dei loro imballaggi. Un mix ideale: quelle “classi” in cui il ruolo dell’”autoformazione”, ovvero della trasmissione orizzontale delle competenze fra discenti, permette davvero di ottenere risposte progettuali intelligenti e innovative. Usando il design come “fluidificatore”.
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Stefano, però, non voleva venire. Uomo dall’eloquio piacevole, dalla esposizione brillante e dalla battuta sorniona (e soprattutto, da ampia competenza e cultura) non gli sembrava essere il suo ruolo quello di raccontare il packaging in aula. Lo convinsi grazie a Sonia Pedrazzini, che si prestò a condividere con Stefano quella lezione di apertura (bella tosta: quattro ore se non ricordo male) con il risultato di ruotare proprio attorno al tema della cultura del packaging, precedentemente oggetto esplicito della rivista Impackt che Sonia aveva fondato e diretto dal 2001 al 2009 con Marco Senaldi per le Edizioni Dativo, di Stefano. La lezione ovviamente andò benissimo e sollevò più domande di quante potessero avere risposta nei tempi consentiti. Soprattutto, fece immediatamente comprendere il valore del mix fra questioni (e competenze) tecniche, tecnologiche, economiche, sociali, culturali… che il mondo dell’imballaggio faceva convergere nei suoi processi. Fu un desiderio quindi (avesse caso mai accettato) quello di averlo come keynote speaker quando organizzammo con ADI – Associazione per il Disegno Industriale il convegno della serie Design di Filiera dedicato al packaging, a fine novembre 2024 in Accademia di Belle Arti di Bologna, a dieci anni del
to come un sistema culturale, prima ancora che produttivo. Ed è questo magari il senso di una scelta brillante quanto, volendo, curiosa, ovvero quella di utilizzare immagini di artisti (e designer) per le copertine di ItaliaImballaggio. Si tratta di interpretazioni d’autore sul settore che ne danno, letteralmente, una visione nuova e personale: un diverso punto di vista, utile per focalizzare le mission del nuovo millennio. La serie parte infatti nel 1999, in scadenza di quello precedente. Credo possiamo concordare sul fatto che quelle visioni abbiano ispirato parecchio chi di packaging si è occupato negli anni seguenti. Una bella lezione, insomma. *Membro del Consiglio Direttivo ADI
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titolo grazie a un libro edito da Lupetti. Ma le condizioni di salute non lo permisero. D’altra parte, la Carta Etica del Packaging nacque proprio da una idea di Stefano, nel 2015, con Valeria Bucchetti e Giovanni Baule per il Politecnico di Milano. Essa già si proponeva come una piattaforma che unisse progettisti, produttori e trasformatori su dieci punti condivisi, e attorno ad essi effettivamente raggruppò operatori provenienti da ambiti assai differenziati della produzione. L’idea sottesa al concetto di “design di filiera” introduceva, al di là dell’idea del design come facilitatore, anche le variabili soft, quelle, diciamo così, dei servizi destinati alla implementazione della filiera stessa: ad esempio formazione, comunicazione, associazionismo ed editoria. Il lavoro editoriale di Stefano Lavorini teneva infatti già in sé tutti questi elementi, trattando di nuovo il packaging come un sistema complesso ove ogni stimolo non andava perso, perché poteva rappresentare il germe di una futura novità: considerando il settore appun-
DIALOGHI sull’IMBALLAGGIO
A valuable lesson Stefano Lavorini was a publisher who understood packaging as a complex system, a meeting point for technical, economic, social and design expertise When, in 2021, the Postgraduate School of IED Milan launched an advanced training programme in Innovation in Packaging Design for professionals from across the packaging value chain, I asked Stefano Lavorini to deliver the very first opening lecture. The proposal was shared with the programme coordinator, Fabio Bignardi of DOC Design. From two different perspectives, that of a renowned designer and that of a publishing professional, Fabio and Stefano embodied a common vision of packaging as a complex product, generated through a highly articulated and, in many ways, delicate chain of processes, in which innovation can emerge at numerous stages. The programme welcomed participants from every area of the supply chain. In the classroom we gathered graphic and product designers, marketing managers, production directors, project managers and communication specialists, coming both from independent professional practices and from agencies, design studios, consumer goods companies and packaging manufacturers. It was the ideal mix: one of those learning
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environments where peer-to-peer knowledge exchange truly enables intelligent and innovative design solutions. With design acting as a catalyst. Stefano, however, was initially reluctant to participate. Despite his engaging eloquence, brilliant presentation skills, subtle wit and, above all, his extensive expertise and cultural background, he felt that teaching packaging in a classroom was not really his role. With the support of Sonia Pedrazzini, who agreed to share the opening session with him, I eventually convinced him. Together they delivered what was no small task, a four-hour lecture, if memory serves me right, revolving around the theme of packaging culture. The subject had previously been explored through Impackt, the magazine founded and directed by Sonia and Marco Senaldi from 2001 to 2009 for Edizioni Dativo, Stefano’s publishing house. The lecture was, unsurprisingly, a great success. It raised far more questions than could possibly be answered within the available time. Most importantly, it immediately highlighted the value of combining technical, technological, economic,
social and cultural perspectives, all of which converge within the world of packaging. This experience reinforced my wish to have Stefano as keynote speaker when, together with ADI – Associazione per il Disegno Industriale, we organised the Design di Filiera conference dedicated to packaging, held at the Academy of Fine Arts in Bologna in November 2024, ten years after the publication of the book of the same name by Lupetti. Unfortunately, his health conditions made this impossible. It is worth remembering that the Ethical Packaging Charter itself originated from an idea developed by Stefano in 2015 together with Valeria Bucchetti and Giovanni Baule of the Politecnico di Milano. The initiative aimed to create a platform bringing together designers, manufacturers and converters around ten shared principles, successfully fostering dialogue among professionals from very different fields of production. The concept underlying “supply chain design” extended beyond the notion of design as a facilitator, embracing what we might call the soft variables: services that support and strengthen the value
chain itself, including education, communication, associations and publishing. Stefano Lavorini’s publishing work already embodied all these dimensions. He looked at packaging as a complex system in which no stimulus should be overlooked, because every insight could potentially become the seed of future innovation. For him, packaging was first and foremost a cultural system, even before being a productive one. Perhaps this is also the meaning behind one of his most brilliant and, at first glance, unconventional choices: featuring artworks by artists and designers on the covers of ItaliaImballaggio. These authorial interpretations offer original and personal perspectives on the sector, literally providing new ways of seeing it. A different point of view, capable of focusing attention on the challenges and missions of the new millennium. The series began in 1999, at the close of the previous century. I believe we can all agree that those visions have inspired many of the professionals who have shaped the packaging world in the years that followed. In short, it was a valuable lesson.
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interview
LA FORZA DELLE IDEE Dalle automazioni civili degli anni Ottanta alle soluzioni ad alto contenuto tecnologico esportate in oltre 45 Paesi. Claudio e Lucia Casadei raccontano a ItaliaImballaggio l’evoluzione di C&C Group e una sfida che va oltre i volumi: costruire macchine sempre più personalizzate e trasferire alle nuove generazioni il patrimonio di conoscenze accumulato Generoso Verrusio più complessa: spostarsi dal semiautomatico all’automatico, alzare il valore delle macchine, uscire dalla competizione di prezzo e costruire soluzioni personalizzate dove la concorrenza non arriva. Claudio, l’inizio di una storia d’impresa non si scorda mai. Nel maggio del 1984 avevo 23 anni, ero un perito elettronico e avevo appena concluso una breve esperienza da dipendente. Lavoravo sulle automazioni civili: cancelli automatici, impianti d’allarme, applicazioni che oggi sembrano normalissime ma che allora erano ancora poco diffuse. Però capii abbastanza presto che il mio interesse era altrove. Mi piaceva l’ambiente industriale, il mondo delle macchine.
Ci sono aziende la cui storia non si lascia raccontare in modo lineare, perché nasce da un intreccio di intuizioni, crisi, ripartenze e una capacità innata di immaginare soluzioni laddove la maggior parte vede solo un problema. C&C Group è una di queste perle rare. L’incontro con Claudio Casadei e Lucia Casadei, pertanto, non assomiglia a un’intervista tradizionale, ma a una conversazione che attraversa quarant’anni di automazione industriale, dal primo cancello automatico montato nel 1984 fino alle macchine complesse che oggi viaggiano in tutto il mondo. Claudio, 65 anni, perito elettronico, comincia come artigiano quando l’automazione civile era ancora un territorio pionieristico. Poi si sposta sui Plc, entra in Pieri – un altro gioiello nel settore del packaging – e costru-
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isce una competenza che diventerà la spina dorsale di C&C Group. Lucia, psicologa del lavoro, anni di esperienza all’estero, oggi responsabile Risorse umane dell’azienda e presidente del Gruppo Giovani di Rete Pmi Romagna e referente in Romagna di Aidda (Associazione italiana donne dirigenti d’azienda), arriva quando la struttura è cresciuta più velocemente della sua organizzazione interna e la porta verso una nuova stagione: digitalizzazione, lean production, sistemi integrati, cultura aziendale. La loro voce, insieme, racconta un’impresa che ha attraversato trasformazioni profonde senza perdere la propria identità. Un’azienda che ha registrato quindici brevetti, esporta il 90% della produzione, lavora con 65 persone e oggi si prepara alla sfida
E da lì arriva il colpo di fulmine per i Plc. Ho iniziato a utilizzarli quando erano ancora poco diffusi. Cominciai a scrivere software e a lavorare sempre più nell’ambito dell’automazione industriale. È stata la scelta che mi ha portato verso il packaging e che, in un certo senso, ha posto le basi della C&C di oggi. Quanto ha pesato l’esperienza da fornitore fatta in Pieri? Moltissimo. A Cesena Pieri era considerata un gioiello. Avevano inventato il braccio rotante, lavoravano con clienti come Coca-Cola e Unilever e rappresentavano un punto di riferimento assoluto. Io ero entrato come fornitore di quadri elettrici, ma cercai subito di proporre qualcosa di diverso. Per loro non mi limitavo a costruire il quadro: progettavo, sviluppavo il software, seguivo l’installazione e, quando serviva, partivo personalmente per assistere il cliente. Piano piano quel rapporto è cresciuto fino al punto che oltre il 60% del fatturato della mia azienda dipendeva da loro.
INTERVIEW Poi arriva il 2001 e cambia tutto. Pieri cambia proprietà e nel giro di poco tempo perdiamo il nostro principale cliente. È stato uno shock. Eravamo una ventina di persone e ci siamo ritrovati costretti a reinventarci. Da quella situazione nasce l’esperienza di MecWrap. L’idea era costruire macchine top di gamma sfruttando il patrimonio di conoscenze accumulato negli anni. Un progetto che però non ha avuto gli esiti sperati. No, ma è stato fondamentale. Per quattro anni ho imparato la meccanica e ho capito come si progetta davvero una macchina. È stata un’esperienza propedeutica. E alla fine mi sono convinto di una cosa: stavamo cercando di partire dal punto sbagliato. Non dovevamo iniziare dal top di gamma. Dovevamo partire dal basso, dalle macchine piccole e semiautomatiche. È lì che nasce il modello C&C. Sì. Stavano cambiando anche le tecnologie costruttive. Grazie a tutta una serie di nuove macchine utensili come il taglio laser, piegatrici Cnc e altre ancora si potevano realizzare dispositivi più semplici, leggeri ed economici. Poi c’era tutto il mio know-how nell’elettronica. La vera intuizione fu integrare nella scheda elettronica custom oltre al controllo anche le funzioni di potenza, eliminando di fatto il tradizionale quadro elettrico. Un componente che all’epoca pesava moltissimo sul costo finale della macchina. C’è un momento che identifica la svolta dell’azienda? Interpack 2005. La macchina non era ancora pronta ma tornammo dalla fiera con quasi 200 contatti e la conferma che il mercato esisteva. La svolta vera arrivò poco dopo. Un cliente olandese vide la macchina, ne in-
tuì il potenziale e ce ne ordinò 40. Noi praticamente non avevamo ancora iniziato a produrre….
sa in futuro. Si tratta di costruire processi, cultura organizzativa e responsabilità diffuse. La conoscenza deve sedimentarsi in C&C.
Oggi il gruppo supera i 18 milioni di euro di fatturato ed esporta il 90% della produzione. Lucia, quando entra in azienda che realtà trova? Un’azienda con prodotti molto innovativi e grandi opportunità di crescita, ma organizzata secondo una logica artigianale. In realtà la conoscevo già molto bene: durante l’università avevo collaborato con loro. Poi ho costruito il mio percorso professionale all’estero: quattro anni in Inghilterra nelle risorse umane di una multinazionale australiana e successivamente un Mba a Toronto. Sono rientrata stabilmente nel 2018.
Guardando al mercato, quali sono oggi le principali sfide? La competizione internazionale è sempre più forte, soprattutto sulla fascia entry level. I produttori cinesi sono cresciuti moltissimo e competere esclusivamente sul prezzo non è più una strategia sostenibile. Per questo stiamo lavorando per aumentare il valore medio delle nostre soluzioni. Non siamo interessati a inseguire i volumi. Vogliamo sviluppare macchine più complesse, più automatiche e più personalizzate.
Qual è stata la prima priorità? Lavorare sull’organizzazione. Quando sono arrivata vedevo un enorme potenziale ma anche la necessità di strutturare meglio i processi. Siamo partiti dalla lean production, poi abbiamo investito nella digitalizzazione, nell’integrazione dei sistemi, nella pianificazione e nella gestione dei dati. Negli anni abbiamo introdotto nuovi software, installato magazzini verticali e avviato progetti legati all’intelligenza artificiale. L’obiettivo è sempre stato aumentare la produttività senza perdere la flessibilità che rappresenta uno dei grandi punti di forza dell’industria italiana. Oggi il passaggio generazionale è un tema centrale per molte Pmi. Nel vostro caso a che punto è il percorso? Mio padre per anni è stato imprenditore, innovatore, progettista e risolutore di problemi. Oggi dobbiamo fare in modo che quel patrimonio diventi patrimonio dell’azienda e non resti nella testa di una sola persona. Non si tratta solo di individuare chi guiderà l’impre-
Quindi il futuro di C&C Group passa dall’automazione avanzata. Sì. Oggi il nostro core business è ancora fortemente legato al semiautomatico, ma il futuro sarà sempre più automatico. Dobbiamo spostarci verso applicazioni ad alto valore aggiunto, dove conta la capacità di risolvere un problema specifico e non semplicemente il prezzo. C&C nel 2036. Con meno macchine ma di più alto valore. Con macchine sempre più speciali e costruite attorno alle esigenze dei clienti. È lì che l’industria italiana può ancora fare la differenza. E la immagino come un’organizzazione capace di innovare in modo strutturato, mantenendo lo spirito imprenditoriale che l’ha fatta crescere in questi quarant’anni. Perché l’innovazione resta fondamentale, ma da sola non basta: servono persone, processi e una cultura aziendale capace di durare nel tempo.
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INTERVIEW
The strength of ideas From residential automation systems in the 1980s to high-tech solutions exported to more than 45 countries. Claudio and Lucia Casadei tell ItaliaImballaggio the story of C&C Group’s evolution and a challenge that goes beyond production volumes: building increasingly customized machines while transferring decades of accumulated expertise to future generations Some companies cannot be told through a linear narrative. Their history is shaped by a combination of intuition, crises, fresh starts, and an innate ability to envision solutions where others see only problems. C&C Group belongs to this rare category. Meeting Claudio Casadei and Lucia Casadei feels less like a traditional interview and more like a journey through four decades of industrial automation, from the first automatic gate installed in 1984 to the sophisticated machines that today operate around the world. Claudio, 65, trained as an electronics technician and started out as a craftsman at a time when residential automation was still pioneering territory. He later moved into PLC programming, joined Pieri, another jewel of the packaging industry, and developed the expertise that would become the backbone of C&C Group. Lucia, a work psychologist with years of international experience, is now the company’s Human Resources Manager, President of the Young Entrepreneurs Group of Rete PMI Romagna, and local representative of Aidda (Italian Association of Women Executives and Entrepreneurs). She joined the company when growth had outpaced its internal organization, helping drive a new phase focused on digitalization, lean production, integrated systems, and corporate culture. Together, they tell the story of a company that has weathered profound transformations without losing its identity. A business that has registered fifteen patents, exports 90% of its production, employs 65 people, and is now preparing for its most complex challenge yet: moving from semi-automatic to fully automatic solutions, increasing machine value, stepping away from price competition, and developing customized systems where competitors struggle to follow. Claudio, the beginning of an entrepreneurial journey is something you never forget. In May 1984 I was 23 years old, an electronics technician who had just completed a short experience as an employee. I was
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working on residential automation systems: automatic gates, alarm installations, applications that seem commonplace today but were still relatively uncommon back then. I soon realized, however, that my real interest lay elsewhere. I was fascinated by the industrial environment and the world of machinery. And that was when you discovered PLCs. I started using PLCs when they were still far from widespread. I began writing software and became increasingly involved in industrial automation. That decision led me into the packaging industry and, in many ways, laid the foundations of what C&C is today. How important was your experience as a supplier to Pieri? Extremely important. In Cesena, Pieri was regarded as a true industry gem. They had invented the rotating arm wrapper, worked with customers such as Coca-Cola and Unilever, and represented an absolute benchmark. I initially joined as a supplier of electrical panels, but I immediately tried to offer something more. I did not simply build the panel; I designed it, developed the software, managed installation and, whenever required, personally travelled to support customers. Gradually, the relationship expanded to the point where more than 60% of my company’s turnover depended on them. Then came 2001, and everything changed. Pieri changed ownership and within a short time we lost our main customer. It was a major shock. We were around twenty people at the time and suddenly found ourselves forced to reinvent the business. That situation led to the MecWrap experience. The idea was to build top-of-the-range machines by leveraging the wealth of knowledge accumulated over the years. A project that did not deliver the expected results. No, but it was fundamental. For four years I learned mechanical engineering and gained a real understanding of machine design. It was a valuable learning experience. In the end, I came to one conclusion: we had started from the wrong point. We should not have begun with premium machines. We needed
to start from the bottom, with small semi-automatic systems. Is that where the C&C model was born? Exactly. Manufacturing technologies were evolving as well. Thanks to the introduction of laser cutting, CNC press brakes, and other advanced machine tools, it became possible to build equipment that was simpler, lighter, and more affordable. At the same time, I could draw on my expertise in electronics. The key insight was integrating not only control functions but also power functions into a custom electronic board, effectively eliminating the traditional electrical cabinet, which at the time accounted for a significant share of the machine’s overall cost. Was there a defining turning point for the company? Interpack 2005. The machine was not even ready yet, but we returned from the exhibition with nearly 200 contacts and confirmation that a market existed for our solution. The real breakthrough came shortly afterwards. A Dutch customer saw the machine, immediately recognized its potential, and ordered 40 units. At that point, we had barely started production. Today the Group exceeds €18 mln in turnover and exports 90% of its production. Lucia, what kind of company did you find when you joined? A business with highly innovative products and enormous growth potential but still organized according to a traditional entrepreneurial approach. In fact, I already knew the company well because I had collaborated with them during university. I then built my professional career abroad: four years in the UK working in human resources for an Australian multinational company, followed by an MBA in Toronto. I returned permanently in 2018. What was your first priority? Working on the organization. When I arrived, I saw tremendous potential but also the need for more structured processes. We started with lean production, then invested in digitalization, systems integration, planning, and data management. Over the years we introduced new software, installed vertical storage systems, and launched projects related to artificial intelligence.
The objective has always been to increase productivity without sacrificing the flexibility that remains one of the greatest strengths of Italian industry. Today, generational transition is a key issue for many SMEs. Where does C&C stand on this path? For years my father was entrepreneur, innovator, designer, and problem solver all at once. Today we need to ensure that this wealth of expertise becomes part of the company’s assets rather than remaining in the mind of one individual. The challenge is not simply identifying future leadership. It is about building processes, organizational culture, and shared responsibility. Knowledge must become embedded within C&C. Looking at the market, what are the main challenges today? International competition is becoming increasingly intense, especially in the entry-level segment. Chinese manufacturers have grown tremendously, and competing solely on price is no longer a sustainable strategy. That is why we are working to increase the average value of our solutions. We are not interested in pursuing higher volumes. We want to develop more sophisticated, more automated, and more customized machines. So, the future of C&C Group lies in advanced automation. Yes. Today our core business is still largely linked to semi-automatic solutions, but the future will be increasingly automatic. We must move toward high value-added applications, where success depends on the ability to solve a specific customer problem rather than simply offering the lowest price. C&C in 2036. I see fewer machines, but machines with significantly higher value. Machines that are increasingly specialized and designed around each customer’s requirements. That is where Italian industry can still make a difference. I also envision an organization capable of innovating in a structured way while preserving the entrepreneurial spirit that has driven its growth over the past forty years. Innovation remains essential, but on its own it is not enough: success also requires people, processes, and a corporate culture able to stand the test of time.
INTERVIEW
Competenze e partecipazione: è la famiglia GIFLEX La presidente Neni Rossini mette a fuoco le sfide del futuro e indica tre parole chiave: conoscenza, alleanze e advocacy Davide Miserendino Ha preso per mano Giflex, l’associazione che riunisce i produttori di imballaggi flessibili, e promette di portarla lontano. Neni Rossini, presidente di SIT Group, mette a fuoco le sfide del prossimo futuro e sottolinea l’importanza e la fortuna di poter lavorare con una comunità di imprenditori così affiatata. Ecco la nostra intervista. Neni Rossini, nel suo discorso inaugurale ha parlato di Giflex come di una famiglia, un’accudente comunità di persone che incontrava fin da piccola partecipando ai congressi insieme a sua mamma. D’altronde un famosissimo proverbio dice che “per crescere un bambino ci vuole un intero villaggio”. Che effetto le fa guidare questo gruppo a quattro mesi dalla nomina? Certamente un grande orgoglio, ma anche un forte senso di responsabilità. Giflex è una realtà nella quale sono cresciuta e alla quale mi lega una storia personale, ma questi primi mesi mi hanno fatto percepire ancora più chiaramente quanto sia oggi una comunità viva, consapevole del momento che stiamo attraversando e capace di mettere competenze ed esperienze diverse al servizio di un percorso comune. E sono stati mesi nei quali questo percorso ha vissuto anche un passaggio molto concreto. Il 12 agosto, con l’applicabilità del PPWR, si è aperta una fase nuova. Siamo passati dal confronto sulla definizione del Regolamento, sui suoi obiettivi e sulle sue linee guida, alla fase della sua attuazione. Oggi si lavora sugli atti di secondo livello, sull’interpretazione e sull’applicazione concreta delle regole. È un vero cambio di passo, che richiede anche all’associazione un approccio ancora più operativo, incisivo e tempestivo, mantenendo allo stesso tempo quella capacità di approfondimento e di proposta che ha caratterizzato il lavoro degli ultimi anni. Credo che il valore di una comunità stia proprio nella capacità di evolvere insieme al contesto in cui opera. Cambiano le imprese, cambiano le generazioni, cambiano le sfide e necessariamente evolve anche il modo di affrontarle. Quello che resta è la forza della partecipazione, la disponibilità delle aziende a contribuire, il lavoro dei gruppi e dei comitati, il confronto continuo. È da qui che nasce quella conoscenza condivisa che ci permette di comprendere meglio ciò che accade e, soprattutto, di poter incidere. Affrontare una fase così importante con una squadra forte, che mette insieme competenze, esperienza e una partecipazione così concreta, dà forse un senso ancor più attuale a quella parola, “famiglia”, che ho utilizzato all’inizio del mio mandato. Tra le parole chiave che Giflex ha scelto per descrivere l’imballaggio flessibile, ci sono leggerezza e competitività. Non è sempre facile far andare i due concetti a braccetto, soprattutto in un mondo che si fa sempre più complesso e che vede approcci normativi molto diversi da un Paese all’altro. Qual è la ricetta di Giflex? Più che una ricetta, direi che abbiamo un metodo, e parte dai dati. In una fase in cui il dibattito sull’imballaggio è spesso esposto a semplificazioni, credo sia fondamentale riportare il confronto su basi tecniche e scientifiche, valutando le diverse soluzioni per le loro prestazioni e per il loro impatto complessivo. I dati diventano così un
Neni Rossini Presidente Giflex
linguaggio comune, attraverso il quale dialogare con le istituzioni e con tutti gli attori della filiera Gli imballaggi flessibili possono dare un contributo fondamentale grazie alla loro leggerezza ed efficienza nell’uso delle risorse, favorendo la minimizzazione del packaging, delle emissioni associate e dell’impronta carbonica complessiva. Sono elementi che hanno anche un valore competitivo e che ci consentono di contribuire al dibattito partendo da evidenze oggettive. Ma non ci accontentiamo. Vogliamo essere un punto di riferimento, a livello nazionale ed europeo, nel dibattito sul futuro degli imballaggi. Per questo, continueremo a investire nella raccolta e nell’elaborazione di dati, studi di settore ed evidenze che contribuiscano a dimostrare il valore, la rilevanza e la competitività del comparto. Parallelamente, vogliamo rafforzare il nostro impegno nel presidiare gli aspetti tecnici e normativi che interessano il settore, aiutando le imprese a orientarsi in un quadro regolatorio sempre più articolato e in continua evoluzione. Il PPWR, il nuovo Regolamento europeo sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio, rappresenta in questo senso una sfida centrale per le nostre aziende, chiamate a confrontarsi con nuovi requisiti e obiettivi, che richiedono competenze specifiche, investimenti e un’attenta pianificazione.
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INTERVIEW In questo percorso, un ruolo fondamentale è svolto dal Comitato Tecnico di Giflex, che riunisce esperti delle aziende associate e mette a sistema competenze, esperienze e knowhow per affrontare le principali sfide del comparto, elaborare strumenti di supporto e promuovere standard sempre più elevati. È un lavoro che i nostri tecnici portano avanti con costanza su una molteplicità di tematiche complesse e in continuo aggiornamento, con l’obiettivo di anticipare i cambiamenti e consentire alle imprese di affrontarli con consapevolezza e preparazione. È qui che un’associazione come Giflex può fare la differenza, mettendo a fattor comune il grande patrimonio di conoscenze, esperienze e competenze tecniche delle aziende e trasformandolo in conoscenza condivisa e capacità di proposta. Giflex è diventato, in questi anni, un punto di riferimento per l’intera filiera dell’imballaggio, grazie alla sua capacità di sedersi al tavolo con i decisori politici e alla determinazione a lavorare con l’intera filiera. Come intende proseguire questo percorso? Governare il cambiamento per non subirlo è strategia! E credo che la direzione sia quella già intrapresa, ampliandone oggi necessariamente la scala. Negli anni Giflex ha costruito un dialogo solido con le istituzioni e con i diversi attori della filiera, portando ai tavoli di confronto competenze, dati e una conoscenza concreta del settore. È un patrimonio importante, sul quale vogliamo continuare a costruire. Dobbiamo raccontare sempre di più il valore che il nostro settore genera ogni giorno: occupazione qualificata, formazione, innova-
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zione, investimenti e competenze che contribuiscono non solo al Made in Italy, ma anche al Made in Europe. Non dimentichiamo che l’Italia è il secondo produttore europeo di imballaggi flessibili, dopo la Germania: un risultato che testimonia la rilevanza e la competitività della nostra industria. In una fase in cui le filiere produttive sono sottoposte a forti pressioni, è fondamentale far comprendere anche il ruolo strategico del packaging nel garantire la sicurezza dei prodotti confezionati, ridurre gli sprechi e preservare la qualità dei prodotti. Raccontare questo contributo significa rafforzare la consapevolezza del valore che l’industria degli imballaggi flessibili genera per l’economia e la società nel suo complesso. Questa attività di sensibilizzazione e rappresentanza si gioca oggi sempre più a livello europeo. È qui che ormai vengono definite molte delle decisioni che incidono direttamente sulle nostre imprese, mentre le sfide che abbiamo davanti coinvolgono filiere, settori e Paesi diversi. Per questo dobbiamo ampliare il perimetro delle nostre relazioni, rafforzare le alleanze e individuare obiettivi comuni su cui costruire posizioni e proposte condivise. Il presidio dei tavoli, oltre che nazionali anche europei, in sinergia con FPE (Flexible Packaging Europe), è quindi una delle nostre priorità. La dimensione europea diventa quindi parte integrante del nostro modo di lavorare. Vogliamo essere presenti nei luoghi in cui si sviluppano il confronto e le decisioni, contribuire alla costruzione di posizioni condivise e creare alleanze sempre più ampie intorno agli obiettivi sui quali possiamo fare sistema. Ma è altrettanto importante rafforzare il dia-
logo e la collaborazione con gli attori chiave della filiera nel nostro Paese a partire dalla grande distribuzione organizzata e dai brand owner, ma non solo. L’obiettivo è costruire una vera coalizione di sistema, capace di favorire una maggiore convergenza su obiettivi, priorità e soluzioni condivise. A partire dal 2027 lavoreremo per consolidare questa collaborazione attraverso progetti, tavoli di confronto e iniziative comuni, affinché la filiera possa esprimere una voce più forte, autorevole e orientata al futuro. Tutto questo significa creare connessioni, mettere insieme competenze ed esperienze provenienti da realtà diverse, individuare punti di convergenza che possono dare maggiore forza e rappresentatività alle proposte che portiamo alle istituzioni. Il percorso di Giflex prosegue quindi valorizzando la capacità di dialogo e di collaborazione costruita negli anni e aprendola a una rete ancora più ampia, perché oggi a maggior ragione l’autorevolezza di un’associazione si misura anche nella sua capacità di mettere insieme interlocutori diversi, costruire convergenze e trasformarle in una voce comune e riconoscibile. Mi può indicare tre priorità del suo mandato? Le sintetizzerei in tre parole, conoscenza, alleanze e advocacy. Sono tre priorità strettamente legate tra loro e, in fondo, hanno una base comune. Per conoscenza intendo innanzitutto conoscere profondamente il nostro settore e il nostro mestiere, avere dati solidi, competenze tecniche e strumenti che ci consentano di leggere ciò che sta cambiando e, per quanto
INTERVIEW possibile, anticiparne l’evoluzione. Per rappresentare bene un’industria bisogna prima di tutto conoscerla, misurarla e comprenderla in profondità. Conoscenza e autorevolezza sono alla base dell’interlocuzione e delle azioni presso le istituzioni nazionali ed europee. Le alleanze, invece, aiutano a costruire le relazioni necessarie per rendere entrambe più efficaci. Le alleanze permettono di mettere questa conoscenza in relazione con quella degli altri. Rafforzare il dialogo lungo la filiera e a livello europeo significa individuare i temi sui quali possiamo costruire obiettivi comuni, unire competenze ed esperienze diverse e dare maggiore forza alle proposte che portiamo avanti. L’advocacy è la naturale conseguenza delle prime due. Significa rappresentare il settore contribuendo alla qualità delle decisioni, mettendo a disposizione dei decisori competenze, evidenze ed esperienza industriale, perché le scelte siano costruite sulla conoscenza della realtà concreta delle imprese e dei processi produttivi. In questa direzione, siamo già al lavoro per definire un’agenda di incontri istituzionali, a livello nazionale ed europeo, con l’obiettivo di rafforzare il dialogo con gli interlocutori chiave, portare all’attenzione le istanze del comparto e contribuire attivamente al confronto sui temi strategici per il futuro degli imballaggi flessibili. Alla base di tutto questo ci sono però le persone. Parliamo moltissimo di normativa, tecnologia e innovazione e forse a volte rischiamo di rendere meno visibile la componente umana del nostro settore. Eppure, il flessibile è un’industria nella quale la competenza e l’esperienza delle persone hanno un peso determinante. I nostri processi sono altamente tecnologici, ma richiedono, a tutti i livelli, a partire proprio dalla produzione, conoscenze, capacità ed esperienza molto profonde. E alla fine anche le tre priorità da cui siamo partiti nascono da qui. La conoscenza è nelle persone, le alleanze si costruiscono tra persone e la capacità di rappresentare il settore nasce dalle competenze e dalle esperienze che siamo in grado di mettere a disposizione. Credo che questa solida base umana sia una delle caratteristiche più forti e distintive della nostra industria. L’imballaggio flessibile, in continuo sviluppo, ci racconta anche i cambiamenti della società. Momento “sfera di cristallo”: che futuro immagina per questo settore? Il futuro dell’imballaggio flessibile sarà strettamente legato alla sua capacità di continuare a interpretare i cambiamenti della società. In fondo lo ha sempre fatto. Sono cambiati i modi di consumare, le dimensioni delle famiglie, le abitudini alimentari, la distribuzione, la richiesta di maggiore praticità e di una migliore conservazione dei prodotti,
e il packaging si è evoluto insieme a tutto questo. Guardando avanti, il futuro che immagino è quindi quello di un imballaggio capace di rispondere in modo sempre più efficace alle esigenze dei consumatori e a una sensibilità crescente verso la sostenibilità, la tutela dell’ambiente e la riduzione degli sprechi. Una risposta che dovrà essere prima di tutto tecnologica e industriale, attraverso soluzioni capaci di garantire le migliori prestazioni possibili, considerando l’impatto complessivo dell’imballaggio e del prodotto che contiene lungo il loro ciclo di vita. In questa prospettiva, la leggerezza e l’efficienza nell’impiego dei materiali, che appartengono già alla natura del flessibile, rappresentano un punto di partenza importante. L’evoluzione passerà dalla capacità di valorizzare ulteriormente queste caratteristiche, sviluppando materiali, strutture e processi produttivi che integrino sempre di più i principi di riciclabilità e circolarità, in linea con gli obiettivi fissati dall’Europa, a partire dal Regolamento PPWR, mantenendo al centro la funzione di protezione del prodotto. Del resto, è un percorso che la nostra industria ha già intrapreso, investendo in ricerca, innovazione e competenze per rispondere a esigenze che sono cambiate profondamente negli ultimi anni. Mi aspetto che continui a farlo con la stessa capacità di adattamento, mettendo la propria esperienza e le proprie tecnologie al servizio di bisogni nuovi e contribuendo, attraverso il proprio lavoro, a un utilizzo sempre più responsabile delle risorse.
Expertise and participation: the Giflex family President Neni Rossini focuses on the challenges ahead and identifies three keywords: knowledge, alliances and advocacy.accumulated expertise to future generations Neni Rossini, in your inaugural address, you described Giflex as a family—a caring community of people whom you had known since childhood, when you attended conferences with your mother. After all, a very famous proverb says that “it takes a village to raise a child.” How does it feel to lead this group four months after your appointment? It is certainly a source of great pride, but also of a strong sense of responsibility. Giflex is an organisation in which I grew up and to which I am bound by a personal history. Yet these first few months have made me realise even more clearly that today it is a vibrant community, fully aware of the moment we are going through and capable of placing different skills and experiences at the service of a shared journey. These have also been months in which this journey has reached a very tangible milestone. On 12 August, with the PPWR becoming applicable, a new phase began. We moved from discussing the Regulation’s definition, objectives and guidelines to implementing it. Today, the work concerns secondary legislation and the interpretation and practical application of the rules. This is a genuine shift in pace, requiring the association to adopt an even more operational, effective and timely approach, while retaining the capacity for in-depth analysis and constructive proposals that has characterised its work in recent years. I believe the value of a community lies precisely in its ability to evolve together with the context in which it operates. Businesses change, generations change, challenges change, and the way we address them must evolve as well. What remains constant is the strength of participation, the willingness of companies to contribute, the work of our groups and committees, and ongoing dialogue. This is where the shared knowledge that enables us to understand developments more clearly—and, above all, to make an impact—comes from. Facing such an important phase with a strong team—one that brings together expertise, experience and such tangible participation— perhaps gives even greater contemporary meaning to the word “family” that I used at the start of my term. Read the full interview in English
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GOLFO, LA LEADERSHIP ITALIANA RESISTE ALLA TEMPESTA
L’instabilità geopolitica che continua a interessare l’area si fa sentire negli scambi di tecnologie per l’imballaggio. Con il centro studi Mecs analizziamo l’andamento dell’export italiano verso uno dei poli più dinamici per l’industria alimentare e del packaging Luca Baraldi e Generoso Verrusio
Tra instabilità geopolitica, ridefinizione delle rotte commerciali e nuovi equilibri economici, il Medio Oriente continua a rappresentare una delle aree più osservate dall’industria mondiale del packaging. Il perimetro costituito da Turchia, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Israele, Iraq, Iran e dagli altri mercati del Golfo vale oggi circa 2,5 miliardi di euro e continua a offrire prospettive di crescita superiori a molte economie cosiddette mature. Alla vigilia di Gulfood Manufacturing, la principale manifestazione dell’area dedicata alle tecnologie per l’industria alimentare che si svolgerà dal 3 al 5 novembre presso il Dubai World Trade Centre, vale quindi la pena chiedersi come stia evolvendo il posizionamento dei principali fornitori internazionali di macchine per il packaging. Come di consueto ci siamo avvalsi del supporto di Mecs per affrontare questa analisi e la risposta che emerge dai dati è meno scontata di quanto si possa immaginare. Un mercato da 2,5 miliardi che continua a crescere Partiamo dal quadro generale. Nel 2025 il mercato delle macchine per il packaging nell’area considerata raggiunge un valore di circa 2,544 miliardi di euro. La Turchia da sola pesa per oltre la metà del totale, con 1,275 miliardi di euro, mentre Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti valgono rispettivamente 400 e 300 milioni. Le previsioni indicano inoltre una crescita media annua del 2,3% fino al 2030. Si tratta di numeri che spiegano perché il Golfo continui a essere un mercato prioritario per i costruttori europei. L’aumento della popolazione, gli investimenti nella trasformazione alimentare e la volontà di ridurre la dipendenza dalle importazioni stanno sostenendo programmi industriali di lungo periodo che richiedono nuove linee di confezionamento e nuove tecnologie produttive. Italia primo esportatore nell’area In questo scenario, quando si parla di export, il primato continua a parlare italiano. Nel 2025 l’Italia ha esportato nell’area macchine per il packaging per oltre 527 milioni di euro, man-
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tenendo il primo posto tra i fornitori internazionali. La Germania segue con 487 milioni, mentre la Cina si attesta a 279 milioni. Spostando poi la nostra lente d’ingrandimento sul raffronto tra i primi due trimestri 2026 con i primi due trimestri del 2025, salta all’occhio che l’export dei tre principali competitor registra una flessione complessiva di circa l’8%. In questo contesto, però, l’Italia emerge per capacità di tenuta. Le esportazioni passano infatti da 238,1 a 236,5 milioni di euro, limitando il calo allo 0,7%. La Germania arretra dell’11,5%, mentre la Cina registra una contrazione del 15,4%. Turchia ed Emirati “salvano” il bilancio La Turchia, che rappresenta il mercato più importante dell’area, cresce del 14,6% per l’Italia, con esportazioni che passano da 86,5 a 99,1 milioni di euro. Ancora migliore l’andamento degli Emirati Arabi Uniti, dove la crescita raggiunge il 16,3%, portando le vendite italiane a oltre 48 milioni di euro. Si tratta probabilmen-
LA VELOCITÀ DI CRESCITA DELLE ESPORTAZIONI CINESI INDICA CHE LA PRESSIONE COMPETITIVA È DESTINATA AD AUMENTARE NEI PROSSIMI ANNI
te dei due mercati più strategici dell’intero perimetro. La Turchia continua a rafforzare il proprio ruolo di piattaforma manifatturiera tra Europa, Asia e Medio Oriente, mentre Dubai si conferma il principale hub commerciale della regione. Le principali criticità arrivano da Iraq e Arabia Saudita. Nel mercato iracheno le esportazioni italiane si riducono da circa 20,8 a 7,6 milioni di euro, registrando una contrazione superiore al 63%. In Arabia Saudita il calo è più contenuto ma comunque significativo, pari al 13,9%. Sono numeri che testimoniano come gli investimenti industriali nell’area stiano diventando sempre più selettivi e come le opportunità non siano distribuite in modo uniforme tra tutti i Paesi del Golfo. La sfida cinese Se il breve periodo sorride all’Italia, il lungo periodo racconta una storia diversa. Tra il 2016 e il 2025 l’export italiano verso l’area è cresciuto con un tasso medio annuo dell’1,6%. Nello stesso periodo la Cina ha registrato un CAGR
Gulf, italian leadership weathers the storm Geopolitical instability continues to affect the region, impacting trade in packaging technologies. Together with MECS, we examine the performance of Italian exports to one of the world’s most dynamic hubs for the food and packaging industries TAmid geopolitical instability, shifting trade routes and evolving economic balances, the Middle East remains one of the regions most closely watched by the global packaging industry. The area comprising Turkey, Saudi Arabia, the United Arab Emirates, Israel, Iraq, Iran and the other Gulf markets is now worth approximately €2.5 billion and continues to offer growth prospects that outperform many so-called mature economies. As Gulfood Manufacturing, the region’s leading trade fair for food processing and packaging technologies, prepares to open its doors from 3 to 5 November at the Dubai World Trade Centre, it is worth asking how the
Gulfood osservatorio privilegiato del nuovo equilibrio? In vista di Gulfood Manufacturing, il quadro che emerge è dunque duplice. Da un lato, l’industria italiana del packaging conferma la propria solidità, mantenendo la leadership nell’area e dimostrando una notevole capacità di adattamento in una fase geopoliticamente complessa. Dall’altro, il Golfo si
positioning of the world’s leading packaging machinery suppliers is evolving. As usual, we relied on the support of MECS for this analysis, and the picture emerging from the data is less predictable than one might expect. A €2.5 billion market still on the rise Let us start with the broader picture. In 2025, the packaging machinery market across the region reached an estimated value of €2.544 billion. Turkey alone accounted for more than half of the total, at €1.275 billion, while Saudi Arabia and the United Arab Emirates represented €400 million and €300 million respectively. Forecasts also indicate average annual growth of 2.3% through to 2030. These figures explain why the Gulf continues to be a priority market for European machinery manufacturers. Population growth, investments in food processing and efforts to reduce dependence on imports are supporting longterm industrial development programmes that require new packaging lines and advanced production technologies. Italy remains the leading exporter Against this backdrop, Italy continues to hold the top position among exporting countries. In 2025, Italian packaging machinery exports to the region exceeded €527 million, maintaining first place among international suppliers. Germany followed with €487 million, while China reached €279 million. Looking at the comparison between the first two quarters of 2026 and the corresponding period of 2025, the exports of the three main competitors declined overall by around 8%. Yet Italy stood out for its resilience. Exports slipped only marginally, from €238.1 million to €236.5 million, limiting the decrease to just 0.7%. Germany recorded a decline of 11.5%, while China contracted by 15.4%.
conferma uno dei terreni sui quali si giocherà una parte importante della competizione globale tra Europa e Asia. La buona notizia per i costruttori italiani è che, almeno per ora, il primato resiste. La sfida sarà fare in modo che questa leadership non venga erosa da concorrenti che crescono a ritmi molto superiori e che guardano alla stessa area come a uno dei principali motori dello sviluppo futuro.
by 14.6%, from €86.5 million to €99.1 million. Performance was even stronger in the United Arab Emirates, where exports increased by 16.3% to exceed €48 million. These are arguably the two most strategic markets in the entire region. Turkey continues to strengthen its position as a manufacturing platform linking Europe, Asia and the Middle East, while Dubai confirms its role as the region’s leading commercial hub. The main areas of concern are Iraq and Saudi Arabia. In Iraq, Italian exports fell from approximately €20.8 million to €7.6 million, a contraction of more than 63%. In Saudi Arabia, the decline was less severe but still significant, at 13.9%. These figures demonstrate how industrial investments across the region are becoming increasingly selective and how opportunities are not evenly distributed among Gulf countries. The chinese challenge While short-term performance favours Italy, the longer-term trend tells a different story. Between 2016 and 2025, Italian exports to the region grew at an average annual rate of 1.6%. Over the same period, China recorded a CAGR of more than 11%. This is perhaps the most significant
finding of the entire analysis. Today, Italy retains its leadership position and continues to demonstrate greater resilience than its main competitors. However, the pace of growth of Chinese exports suggests that competitive pressure is set to intensify in the coming years, particularly in market segments where purchasing decisions remain strongly price-driven. Gulfood: a strategic observatory of the new balance? Ahead of Gulfood Manufacturing, the overall picture is twofold. On the one hand, the Italian packaging machinery industry confirms its strength, maintaining leadership across the region and demonstrating a remarkable ability to adapt in a geopolitically complex environment. On the other hand, the Gulf remains one of the key battlegrounds where global competition between Europe and Asia will increasingly play out. The good news for Italian manufacturers is that, for the time being, leadership remains intact. The challenge will be ensuring that this position is not gradually eroded by competitors growing at a much faster pace and viewing the same region as one of the primary engines of future industrial expansion.
Turkey and the UAE cushion the impact Turkey, the region’s largest market, posted strong growth for Italian suppliers, with exports rising
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superiore all’11%. È probabilmente questo il dato più significativo dell’intera analisi. Oggi l’Italia mantiene la leadership e dimostra una resilienza superiore a quella dei principali concorrenti. Tuttavia, la velocità di crescita delle esportazioni cinesi indica che la pressione competitiva è destinata ad aumentare nei prossimi anni, soprattutto nei segmenti di mercato più sensibili alla politica del prezzo.
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PRODOTTI DA FORNO E SNACK, I DATI DEL 2025 Il settore rappresenta uno dei comparti più rilevanti dell’industria alimentare, caratterizzato da una forte presenza nella quotidianità dei consumatori e da una costante capacità di innovazione Barbara Iascone | Istituto Italiano Imballaggio Questo mercato comprende un’ampia gamma di prodotti, tra cui pane, biscotti, merendine, cracker, grissini, prodotti da forno dolci e salati, snack confezionati e altre specialità destinate al consumo sia domestico sia fuori casa. Negli ultimi anni il settore ha registrato importanti trasformazioni guidate dall’evoluzione delle abitudini alimentari, dall’attenzione crescente verso la salute e il benessere e dalla ricerca di praticità e convenienza. I consumatori mostrano infatti una maggiore sensibilità verso ingredienti di qualità, prodotti a ridotto contenuto di zuccheri, grassi e sale, nonché soluzioni adatte a specifiche esigenze nutrizionali, come prodotti integrali, biologici, senza glutine o ad alto contenuto proteico. Parallelamente, l’innovazione tecnologica e l’efficienza dei processi produttivi hanno consentito alle aziende di ampliare la propria offerta, migliorare la conservazione dei prodotti e rispondere in modo sempre più rapido ai cambiamenti della domanda. Il settore si distingue inoltre per la forte competitività tra marchi industriali, produttori artigianali e private label della grande distribuzione organizzata. In Italia, il comparto dei prodotti da forno e snack ricopre un ruolo particolarmente significativo grazie alla consolidata tradizione alimentare del Paese e alla presenza di aziende leader a livello nazionale e internazionale. La combinazione tra tradizione, innovazione e attenzione alle nuove tendenze di consumo rende questo settore uno dei più dinamici e strategici dell’intera industria agroalimentare Prodotti da forno Nel 2025 il settore ha mostrato segni di ripresa, registrando un fatturato in leggera crescita, +0,5% sul 2024, ed una produzione che è cresciuta del 2%. Le tonnellate prodotte hanno superato le 1.300 tonn/000, il fatturato ha chiuso l’anno raggiungendo gli 8.000 milioni di euro. Il risultato deriva dalla caratteristica del settore relativamente alla differenziazione e specializzazione dell’offerta, sempre più caratterizzata da prodotti innovativi e premium, sempre più premianti l’area healthy. Segmentazione del mercato I prodotti da forno si suddividono in due macrocategorie, quella dei prodotti dolci che rappresenta l’81% del comparto e quella dei prodotti salati che rappresenta il restante 19% I prodotti da forno: i dolci dominano il mercato, ma la crescita rallenta. Nel mondo dei prodotti da forno, i dolci continuano a fare la parte del leone: quasi otto su dieci appartengono appunto alla categoria dolciaria. A guidare la classifica ci sono i biscotti, che coprono da soli quasi la metà del comparto (circa il 56%), seguiti dalle merendine con il 14,8%. La pasticceria di piccole dimensioni – dai pasticcini ripieni a quelli ricoperti – rappresenta il 20,7%, mentre a chiudere il gruppo ci sono i prodotti da ricorrenza lievitati, come panettoni e colombe, con l’8,5%. Sul fronte dei prodotti salati, la fotografia del mercato è più semplice ma altrettanto significativa: il pane confezionato industriale pesa per il 87%, mentre i sostituti del pane – come crackers, grissini e taralli – coprono il restante 13%. I dolci da forno confezionati registrano mostrano una produzione in ripresa, la quale chiude il 2025 con una crescita dello 0,5%; anche i
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BILANCIO SETTORE PRODOTTI DA FORNO BAKERY PRODUCTS SECTOR BALANCE SHEET
2024
2025
var. % 25/24
Produzione (t/000) Production (t/000)
1.361
1.388
2,0%
Esportazione (t/000) Exports (t/000)
382
397
4,0%
Importazione (t/000) Imports (t/000)
886
919
3,7%
Consumo apparente (t/000) Apparent consumption (t/000)
857
867
1,1%
Fonte: Istituto Italiano Imballaggio Source: Italian Institute of Packaging
prodotti da forno salati (pane e sostituti) chiudono il 2025 con un andamento tendenziale positivo, +2% sul 2024. Snack e patatine Il comparto delle chips e degli snack conferma il suo ruolo da protagonista nel panorama alimentare, anche nel 2025 si afferma un discreto tasso di crescita che dovrebbe aggirarsi intorno al +2% per i volumi arrivando a raggiungere le 154.000 tonnellate. La crescita in valore arriva a risultati anche più significativi, registrando un tasso tendenziale pari al +5%, passando da 1.500 milioni a quasi 1.600 milioni di euro. Un risultato che evidenzia la tenuta e la vitalità del segmento, spinto da una domanda costante per prodotti pronti al consumo, pratici e facilmente reperibili. L’ampliamento dell’offerta e la presenza capillare nella grande distribuzione e nei canali del fuori casa hanno consolidato il ruolo di chips e snack come scelta abituale dei consumatori, sempre più attratti dalla combinazione tra gusto, comodità e immediatezza.
FACTS&FIGURES Il confezionamento Nel settore dei prodotti da forno e degli snack, il packaging è quasi interamente dominato dagli imballaggi in accoppiato flessibile, con una quota di mercato pari al 96%. Il fattore determinante nella scelta del confezionamento è la capacità di preservare la freschezza del prodotto, mantenendo morbidezza, fragranza e, in alcuni casi, croccantezza. Ma non è solo una questione di qualità: sostenibilità ambientale ed eco-compatibilità giocano un ruolo sempre più importante. Negli ultimi anni sono infatti emerse soluzioni biodegradabili e compostabili, completamente riciclabili, a basso impatto ambientale. Nel dettaglio, nel comparto biscotti, il 96% degli imballaggi è rappresentato da buste flessibili in accoppiato a prevalenza carta, il 2,2% da sacchetti in plastica, e l’1,4% dagli astucci in cartoncino, mentre le scatole fantasia in acciaio coprono lo 0,4%. Per altre categorie merceologiche, invece, il confezionamento è quasi esclusivamente basato sulle buste in accoppiato flessibile da converter in plastica. Alcuni prodotti, come merendine e cracker, richiedono più livelli di imballaggio per motivi di distribuzione. In questi casi, il prodotto monoporzione viene racchiuso in una bustina di plastica in monofilm PP 20-30 micron, che a sua volta è inserita in un multipack in cartoncino, il tutto avvolto in una busta flessibile in accoppiato. Una soluzione simile vale anche per i cereali da colazione e le barrette. Nel 2025, il settore ha utilizzato complessivamente circa 170.140 tonnellate di imballaggi, includendo primari, secondari e da trasporto. Circa la metà di questi materiali è destinata all’esportazione. Gli imballaggi primari, più leggeri rispetto a quelli secondari e da trasporto, ammontano a 32.000 tonnellate, sottolineando come la leggerezza e l’efficienza siano aspetti cruciali nella gestione del packaging.
Bakery products and snacks, 2025 data The bakery and snack sector is one of the most significant segments of the food industry, with a strong presence in consumers’ everyday lives and a consistent capacity for innovation The market encompasses a broad range of products, including bread, biscuits, snack cakes, crackers, breadsticks, sweet and savoury baked goods, packaged snacks and other specialities intended for both at-home and out-of-home consumption. In recent years, the sector has undergone significant changes driven by evolving eating habits, growing interest in health and wellbeing, and demand for greater convenience and value for money. Consumers are increasingly attentive to the quality of ingredients, products with reduced levels of sugar, fat and salt, and solutions designed to meet specific nutritional needs, including wholegrain, organic, gluten-free and high-protein products. At the same time, technological innovation and greater production efficiency have enabled companies to broaden their product ranges, improve product shelf life and respond more rapidly to changes in demand. The sector is also characterised by intense competition between established brands, artisanal producers and private-label products sold through large-scale distribution channels. In Italy, bakery products and snacks play a particularly important role, supported by the country’s long-established food tradition and the presence of companies with strong national and international profiles. The combination of tradition, innovation and close attention to emerging consumer trends makes this one of the most dynamic and strategically important sectors of the Italian food industry. Bakery products In 2025, the sector showed signs of recovery, with turnover increasing slightly by 0.5% compared with 2024, while production grew by 2%.
Output exceeded 1.3 million tonnes, while turnover reached €8 billion. This financial outcome reflects the sector’s distinctive focus on differentiation and product specialisation, increasingly featuring innovative and premium products and a stronger emphasis on healthier options. Market segmentation Bakery products can be divided into two main categories: sweet products, which account for 81% of the sector, and savoury products, which make up the the remaining 19%. Sweet goods dominate the market, though growth is slowing. Within the bakery world, sweet products continue to dominate: nearly eight out of ten belong to the confectionery category. Leading the ranking are biscuits, which alone cover almost half of the segment (approximately 56%), followed by snack cakes at 14.8%. Small-sized pastries – ranging from filled to coated varieties – account for 20.7%, while seasonal leavened products, such as panettone and colomba cakes, close the ranking with 8.5%. In the savoury baked goods segment, the market picture is simpler but no less significant: industrial packaged bread accounts for 87%, while bread substitutes – such as crackers, breadsticks, and taralli – make up the remaining 13%. Packaged sweet bakery products showed signs of recovery, with production increasing by 0.5% in 2025. Savoury bakery products, including bread and bread substitutes, also ended the year on a positive note, with a 2% increase compared with 2024. Snacks and crisps The crisps and snacks segment continues to play a prominent role in the food market. In 2025, it maintained a solid growth rate, with volumes estimated to have risen by around 2% to approximately 154,000 tonnes. Growth in value terms was even more significant, reaching 5% and taking turnover from €1.5 billion to almost €1.6 billion. This result highlights the strength and dynamism of the segment, driven by consistent demand for ready-to-eat products that are convenient and easily accessible. The broadening of product ranges and the widespread presence
across both mass retail and outof-home channels have reinforced the role of crisps and snacks as an everyday choice for consumers, who are increasingly drawn to the combination of flavour, convenience and immediacy. Packaging In the bakery and snack sector, flexible laminates packaging continues to dominate, accounting for 96% of the market. The key factor in packaging selection is the ability to preserve product freshness, maintaining softness, fragrance, and, in some cases, crispness. However, quality preservation is not the only concern: environmental sustainability and eco-compatibility now play an increasingly important role. In recent years, the market has seen the emergence of biodegradable and compostable and fully recyclable solutions with a low environmental impact. In detail, within the biscuits segment, 96% of packaging consists of flexible laminated pouches, primarily paper-based; 2.2% is of plastic bags, and 1.4% of cardboard boxes, while decorative steel boxes account for 0.4%. For other product categories, packaging is almost exclusively based on flexible plastic laminated pouches produced by converters. Some products, such as snack cakes and crackers, require multiple layers of packaging for distribution purposes. In these cases, a single-serve product is packed in a 20-30 micron PP monofilm plastic wrap, which is then placed in a cardboard multipack, all enclosed in a flexible laminated bag. A similar packaging solution is used for breakfast cereals and snack bars. In 2025, the sector used approximately 170,140 tonnes of packaging materials in total, including primary, secondary and transport packaging. About half of these material was destined for export. Primary packaging, which is lighter than secondary and transport packaging, amounted to 32,000 tonnes, highlighting how lightness and efficiency are key factors in packaging management.
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GLI IMBALLAGGI CELLULOSICI Il settore degli imballaggi in carta e cartone rappresenta uno dei comparti più rappresentativi dell’industria del packaging, grazie alla sua capacità di coniugare funzionalità, sostenibilità e versatilità Barbara Iascone | Istituto Italiano Imballaggio Queste tipologie di imballaggi possono essere utilizzate per il trasporto, la protezione, la conservazione e la presentazione dei prodotti, gli imballaggi cellulosici trovano applicazione in numerosi settori, tra cui alimentare, e-commerce, logistica, cosmetica, farmaceutica e beni di largo consumo. Negli ultimi anni, la crescente attenzione verso l’economia circolare e la riduzione dell’impatto ambientale ha contribuito ad una forte espansione dell’impiego di materiali a base di fibra cellulosica. Carta e cartone sono infatti materiali rinnovabili, ampiamente riciclabili e caratterizzati da una filiera consolidata di recupero e riciclo, che ne fa una delle soluzioni di packaging più apprezzate sia dai consumatori sia dalle aziende. L’industria cartotecnica In base alle analisi elaborate dall’ufficio Studi di Assografici il settore dell’industria cartotecnica trasformatrice, all’interno della quale troviamo anche l’area imballaggi in carta e cartone, chiude il 2025 segnando una crescita deel’1,4% per il fatturato e dell’1,6% per la produzione specificatamente è proprio il settore del packaging a guidare tale trend con il suo +1,6% sul 2024 a fronte del +1,4% registrato del resto della cartotecnica. L’analisi prende in esame le seguenti voci dell’industria del packaging carta, cartone accoppiati sia rigidi che flessibili: fogli e contenitori in cartone ondulato (compreso espositori); astucci e scatole pieghevoli in cartoncino; sacchi in carta di grandi dimensioni; altri imballaggi cellulosici (fusti in cellulosa, tubi, carta da incarto, sacchetti piccoli e shopper, etichette, supporti in carta nel settore maglieria e abbigliamento); contenitori rigidi accoppiati a prevalenza carta. Ad influire positivamente sull’andamento del settore è stata proprio la domanda di imballaggi determinata dai trend dei più importanti settori di utilizzo. Un moderato +1,6% relativo al settore alimenti e bevande, un più significativo +3,8% per il settore farmaceutico, ed un +2,8% per quello cosmetico, hanno influito positivamente sull’intero comparto degli imballaggi in carta e cartone. Il settore degli imballaggi in carta e cartone in Italia Inversione di tendenza per il fatturato del settore imballaggi in carta e cartone nel 2025 per il quale si registra un +1,4% portandolo ad un valore di circa 10.144 MLN di €, riportando i trend di fatturato e produzione a riallinearsi, scongiurando l’andamento diversificato che si era verificato nel 2024. Ad influire sulla crescita in termini di fatturato sono stati gli andamenti delle quotazioni delle materie prime utilizzate in questo ambito rilevate presso la CCIAA di Milano, Monza-Brianza. In base a questo listino si registrano trend di crescita per l’anno 2025, fatta eccezione per le quotazioni delle carte in bobina, le quali sono le uniche registrano un andamento medio negativo pari al -1,5%. Positive le altre quotazioni, +2,6% di media per il cartone ondulato, +1,6% per i cartoncini, andamento mediamente stabile per le carte per sacchi in bobina. Fortemente negativo l’andamento delle quotazioni medie per le carte provenienti da macero, che nel 2025 vedono un calo pari all’8%. La produzione espressa in tonnellate conferma la tendenza positiva già registrata nel 2024, apportando nel 2025 un ulteriore +1,6%, attestandosi intorno a 5.799.000 tonnellate. Il commercio estero registra andamenti diversificate, le importazioni calano del 2,5% portandole a 208.600 tonnellate, mentre le esportazioni crescono dell’1,6% arrivando a quasi 585.000 tonnellate. Da un’analisi più approfondita del commercio estero del settore, si evince che la maggior parte dei rapporti commerciali del nostro paese rimangono in ambito europeo, come accade per tutte le tipologie di imballaggi. Nel 2025, l’86% delle nostre importazioni sono provenute da paesi europei, in questo ambito la Germania rappresenta circa il 28% delle importazioni; per quanto riguarda le esportazioni, l’87% sono rimaste in Europa.
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SEGMENTAZIONE DEL SETTORE IMBALLAGGI IN CARTA E CARTONE Cartone ondulato Questo materiale viene utilizzato prevalentemente per la produzione di scatole utilizzate per lo più per il trasporto e stoccaggio di merci o come imballaggio secondario atto a contenere prodotti a loro volta confezionati in altri imballaggi (primari). Gli imballaggi in cartone ondulato sono i più rappresentativi della categoria con una quota di mercato del 72,5%. Sono i più diffusi grazie al loro utilizzo nella logistica e sono anche i più pesanti della categoria. Nel 2025 sono cresciuti dello 0,7% arrivando a circa 4.204 tonn/000. Il commercio estero mostra andamenti diversificati, continua il trend negativo per le importazioni che comunque rimangono poco rappresentative (-8,3%), continua l’andamento positivo relativo alle esportazioni registrano una crescita pari al +2,5%. Astucci e scatole in cartoncino teso Gli imballaggi in cartoncino teso rappresentano il 15,1% degli imballaggi in carta e cartone. Possono essere composti al 100% di cartoncino oppure abbinati a film di PE o a film di alluminio. L’abbinamento del film plastico o del film di alluminio si rende in genere necessario al fine di conferire all’astuccio un aspetto più accattivante, come accade per esempio per quelli impiegati nel settore cosmetico, o per particolari esigenze legate all’impiego. In ambito produttivo gli imballaggi in cartoncino sono la tipologia di packaging che ha registrato le migliori performance produttive, +6,2% rispetto al 2024, anche in questo caso la produzione va coprire maggiormente la domanda interna, il commercio estro è presente ma con quantitativi non troppo altri. Gli utilizzi di questa tipologia di imballaggi, prevalentemente impiegata come imballaggio secondario, si suddividono come segue: il 42,4% per prodotti alimentari, il 19,7% per bevande, il 11,7% per il settore cosmetico e farmaceutico. Sacchi di carta di grande dimensione Questa tipologia di packaging viene utilizzata prevalentemente nei settori costruzioni dove in base alle elaborazioni Gipsac (uno dei Gruppi di Specializzazione di Assografici) Anche il settore sacchi di grandi dimensioni nel 2025 manifesta un trend positivo per la produzione chiudendo l’anno con una crescita pari al +3,9% portando le tonnellate a 201.000. In calo le importazioni, -15%, positivo l’andamento delle esportazioni che crescono del 2,5%. Altri settori imballaggi cellulosici Questa voce comprende diverse tipologie di packaging quali fusti di cellulosa e tubi per confezionare bottiglie, tubi cellulosici per carta ad uso domestico, carta da incarto, carta pergamena e solfito da incarto, carta ondulata, sacchetti piccoli, shopper, incarti automatici, fogli di carta per supporto capi di abbigliamento, etichette, piattaforme ed espositori di cartone teso e cartoncino, ecc. La voce relativa ad altre tipologie di imballaggi in carta risulta l’unica a registrare un andamento negativo con un indice che si attesta al -1,6%. Contenitori accoppiati rigidi a prevalenza carta Nella presente analisi facciamo rientrare anche gli imballaggi accoppiati in prevalenza carta, anche se in Imballaggio in cifre vengono analizzati in un capitolo a parte. Nel 2025 la produzione dei contenitori rigidi accoppiati a prevalenza carta cresce dello 0,6% portando la produzione a circa 148.500 tonnellate. Il riciclo degli imballaggi cellulosici I risultati emersi da COMIECO, il consorzio che si occupa di garantire la raccolta degli imballaggi in carta e cartone, mostrano che nel 2025 le tonnellate di imballaggi in carta e cartone raccolte hanno sfiorato i 4 milioni di tonnellate con un aumento di oltre 60.000 tonnellate rispetto all’anno precedente, il tasso di riciclo sale al 93,1%.
FACTS&FIGURES
Cellulose-based packaging The paper and cardboard packaging sector is one of the key segments of the packaging industry, thanks to its ability to combine functionality, sustainability and versatility. Designed to transport, protect, preserve, and present products, cellulose-based formats are widely used across a broad range of industries. Key sectors include food and beverage, e-commerce, logistics, cosmetics, pharmaceuticals and fast-moving consumer goods. In recent years, the growing focus on the circular economy and environmental footprint reduction has led to a significant increase in the use of fibre-based materials. As renewable and highly recyclable materials supported by a wellestablished collection and recycling infrastructure, paper and cardboard are widely regarded as a preferred packaging solution for both brands and consumers alike. The paper converting and processing industry According to data processed by the Assografici Research Department, the paper converting and processing industry – which encompasses the paper and cardboard packaging segment – closed 2025 on a positive note. The sector recorded a 1.4% increase in turnover and a 1.6% rise in production volumes. Notably, packaging was the main driver of growth for the entire industry (+1.6% compared to 2024), outperforming the other segments of the paper converting market, which registered a modest 1.4% uptick compared to 2024. This analysis evaluates the performance of the following rigid and flexible paper, cardboard and laminated packaging formats: Corrugated cardboard sheets and containers (including point-of-sale displays); Folding cartons and boxes; Large paper sacks; Other cellulose-based packaging (fibre drums, tubes, wrapping paper, small
bags and shoppers, labels, apparel paper supports); Paper-based rigid laminated containers. The sector’s upward trajectory was largely sustained by demand for packaging from core user sectors. A steady 1.6% growth in the food and beverage sector, combined with a more pronounced 3.8% surge in pharmaceuticals and a 2.8% increase in cosmetics, contributed positively to the wider paper and cardboard packaging supply chain. The paper and cardboard packaging sector in Italy The financial landscape for paper and cardboard packaging experienced a turnaround in 2025, with turnover shifting into positive territory at +1.4% to reach approximately €10,144 million. This recovery brought turnover back in line with production volumes, putting an end to the divergent performance seen in 2024. This revenue growth was influenced by the raw material price indexes recorded by the Milan, MonzaBrianza Chamber of Commerce. The 2025 price sheets revealed acrossthe-board increases, with the sole exception of reel-fed paper grades, which saw an average price decline of 1.5%. Conversely, other materials recorded positive price movements: corrugated cardboard climbed by an average of +2.6%, solid board rose by +1.6%, while sack kraft paper prices remained broadly stable. Meanwhile, recovered paper grades experienced a sharp downturn, with average market prices falling by 8% over the course of 2025. Production data (expressed in tonnes) confirmed the positive trend established in 2024, yielding a further 1.6% increase in 2025 to settle at roughly 5,799,000 tonnes. Foreign trade, however, presented a mixed picture: imports contracted by 2.5% down to 208,600 tonnes, whereas exports grew by 1.6% to nearly 585,000 tonnes. A closer look at foreign trade patterns of the sector confirms that Italy’s main trading relationships remain largely concentrated within Europe – a structural trend visible across all packaging materials. In 2025, 86% of Italy’s packaging
imports originated from European trade partners, with Germany alone accounting for a 28% share. On the outbound side, 87% of Italian exports remained within Europe. SEGMENTATION OF THE PAPER AND BOARD PACKAGING SECTOR Corrugated cardboard This material is heavily relied upon for manufacturing boxes designed for goods transit and storage, or as secondary packaging to hold products that are already packed in primary formats. As the most representative material in this category, corrugated packaging commands a 72.5% market share. It owes its widespread use to its role in logistics, and it also stands out as the heaviest material in the category. In 2025, corrugated production nudged up by 0.7%, reaching approximately 4,204,000 tonnes. On the international trade front, dynamics varied: imports continued their decline, contracting by 8.3%, though inbound volumes remain statistically minor. In contrast, outbound trade maintained its positive momentum, with exports growing by 2.5%. Folding cartons and solid board boxes Solid board packaging accounts for 15.1% of the total paper and cardboard market. It may be made from 100% paperboard or combined with PE film or aluminium foil. Plastic film or aluminium foil is generally added either to enhance the visual appeal of the carton – as is often the case with packaging used in the cosmetics sector – or to meet specific functional requirements. From a manufacturing perspective, paperboard packaging emerged as the best-performing segment, surging by 6.2% compared to 2024. This production increase was primarily absorbed by domestic demand, as international trade volumes for this specific format remained relatively low. When broken down by end-use sectors, these formats – which are predominantly used as secondary packaging – serve the following markets: 42.4% for food products,
19.7% for beverages and 11.7% for cosmetics and pharmaceuticals. Large paper sacks This type of packaging is used predominantly in the construction sector. According to data compiled by Gipsac (one of Assografici’s specialist groups), the large sacks segment recorded positive production growth in 2025. Volumes rose by 3.9%, bringing total output to 201,000 tonnes. Imports fell by 15%, while exports i ncreased by 2.5%. Other cellulose-based packaging This category covers a wide range of packaging formats, including fibre drums and tubes for packaging bottles, cellulose tubes for household paper products, wrapping paper, parchment paper and sulphite wrapping paper, corrugated paper, small bags, shoppers, paper for automatic wrapping, paper sheets for apparel support, labels, solid board and paperboard product supports and displays, etc. Other paper-based packaging was the only category to experience a downturn, with its overall performance index declining by 1.6%. Paper-based rigid laminated containers In this analysis, we also include paper-based rigid laminated packaging, even though in Packaging in Figures it is analysed in a separate chapter. In 2025, the production of paper-based rigid laminated containers edged up by 0.6%, bringing total output to approximately 148,500 tonnes. The recycling of cellulose-based packaging According to the latest data released by COMIECO – the consortium responsible for overseeing the collection and recycling of paper and cardboard packaging – the volume of cellulose-based packaging collected for recycling neared the 4-million-tonne mark in 2025, representing an increase of over 60,000 tonnes compared to the previous year, with the recycling rate climbing to 93.1%.
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GLI IMBALLAGGI IN PLASTICA RIGIDI Andamento della produzione e loro posizionamento sul mercato Barbara Iascone | Istituto Italiano Imballaggio Gli imballaggi in plastica rappresentano una componente fondamentale della vita quotidiana e dell’economia moderna. Utilizzati in numerosi settori, dall’alimentare alla cosmetica, dalla logistica al commercio elettronico, essi offrono vantaggi significativi in termini di leggerezza, resistenza, versatilità e conservazione dei prodotti. Grazie alle loro caratteristiche, gli imballaggi plastici contribuiscono a ridurre gli sprechi, proteggere le merci durante il trasporto e migliorare l’efficienza delle filiere produttive. Tuttavia, la crescente diffusione della plastica ha sollevato importanti questioni ambientali legate alla gestione dei rifiuti, all’inquinamento e al consumo di risorse fossili. Negli ultimi anni, l’attenzione verso la sostenibilità ha spinto istituzioni, aziende e consumatori a ricercare soluzioni innovative, favorendo lo sviluppo di materiali riciclabili, l’economia circolare e nuove strategie per ridurre l’impatto ambientale degli imballaggi. In questo contesto, comprendere le caratteristiche, i vantaggi, le criticità e le prospettive future degli imballaggi in plastica è fondamentale per valutare il loro ruolo all’interno di un sistema produttivo sempre più orientato alla sostenibilità e all’efficienza delle risorse. Quale mercato Il settore nel suo insieme nel 2025 registra un fatturato di circa 16,3 miliardi di euro, con una crescita che si aggira intorno all0 0,5% rispetto all’anno precedente. Il dato si riferisce all’industria degli imballaggi in plastica nel suo complesso, considerando sia quelli flessibili che quelli rigidi. La valutazione dei dati quantitativi, vale a dire espressi in tonnellate, si riferisce invece ai soli imballaggi rigidi, di cui analizzeremo di seguito sia le dimensioni del mercato ma anche il loro impiego e utilizzo. Partiamo da cosa consideriamo imballaggi rigidi, lo studio presentato di seguito prende in esame i dati relative a bottiglie per liquidi alimentari, flaconi ad uso industriale e domestico, vaschette, blister tubetti, contenitori di grandi dimensioni atti al trasporto ed alla logistica, ma anche gli accessori quali chiusure, erogatori, imballaggi di protezione, corde reggette ecc. Nel 2025 la produzione espressa in tonnellate conferma il trend positivo già registrato lo scorso anno segnando un +0,6% rispetto al 2024 assestandosi sulle 1.822 tonn/000. La crescita risulta generalizzata all’imballaggio in plastica nel suo insieme, a prescindere da quale plastica venga utilizzata, il ricorso alla plastica provenienti da riciclo segna una battuta di arresto, risulta invece stabile l’impiego di bioclastiche per gli imballaggi rigidi. Il comparto degli imballaggi rigidi più accessori sul totale degli imballaggi in plastica prodotti in Italia rappresenta il 52,7%, area dove i contenitori rappresentano l’85%, I contenitori in plastica rigida nel 2025 raggiungono le 1.534 tonn/000 in sostanziale stabilità rispetto all’anno precedente, positivi gli andamenti sia delle esportazioni che delle importazioni, le prime crescono del 3,3% ma sono le secondo a destare grande stupore con un
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incremento che supera il 45%; molto probabilmente la maggior convenienza economica nei prezzi dei prodotti stranieri ha incentivato parecchio gli utilizzatori nazionali a rivolgersi a siti produttivi esteri. Il mondo degli accessori nel 2025 registra una crescita importante per la produzione, la quale si assesta sulle 288.000 tonnellate segnando un incremento pari al 3,7%, a fronte di un incremento delle importazioni pari ad oltre il 60%. Anche le esportazioni crescono con un trend pari al +3,2%. Come per tutto il settore Packaging il maggior flusso di scambi commerciali avviene con i paesi Europei, specie Francia e Germania, per quello che riguarda le esportazioni l’89,4% degli sbocchi sono i paesi europei, per le importazioni la percentuale è’ dell’84,8% con provenienza sempre da paesi europei. A livello europeo la maggior parte degli scambi avviene con Germania e Francia, ma per quello che riguarda le importazioni negli ultimi anni anche l’Ungheria è sempre più attiva. Settori di utilizzo Come per gli imballaggi in carta e cartone, anche per quelli realizzati in plastica gli impieghi di utilizzo sono molteplici. Il più significativo campo di applicazione rimane il settore alimentare, food e beverage, con una rappresentatività pari all’85,6%, più precisamente il 49,8% è rappresentato dal food, ed il 35,8% dalle bevande. Entrambi i segmenti risentono positivamente degli andamenti registrati dai settori di utilizzo. Il 9% degli imballaggi rigidi in plastica viene impiegato nei settori chimici e detergenza domestica, I settori cosmetico e farmaceutico rappresentano il 4,7% dell’utilizzo di imballaggi rigidi in plastica, in questo ambito troviamo prevalentemente vasetti, flaconi e tubetti. Nonostante le innumerevoli battaglie ambientaliste portate aventi contro questa tipologia di confezionamento, il settore è riuscito mantenere alti gli standard produttivi grazie all’alto contenuto tecnologico che caratterizza questo materiale. Proprio per questa sua importantissima caratteristica è stato possibile apportare negli anni elementi correttivi che andassero ad aumentare la sostenibilità di questo imballaggio, riduzione di materiale utilizzato, ricorso a materiale proveniente da riciclo, agevolazioni al riciclo dell’imballaggio. Il riciclo In base ai dati elaborati di COREPLA, il consorzio che all’interno del sistema CONAI si occupa della raccolta e del riciclo degli imballaggi in plastica, nel 2024, nel nostro Paese sono state raccolte oltre 1.500 tonn/000 di imballaggi in plastica, con un incremento del 4% rispetto al 2023 e una media pro capite superiore a 26 kg. Un segnale concreto di un impegno collettivo in crescita verso un’economia sempre più circolare. Gli imballaggi avviati a riciclo sono stati circa 931.000 tonnellate, avvicinando con un anno di anticipo l’obiettivo europeo del 50%.
FACTS&FIGURES
Rigid plastic packaging Production trends and market positioning
BILANCIO DI MERCATO ITALIANO DI IMBALLAGGI IN PLASTICA ITALIAN MARKET BALANCE FOR PLASTIC PACKAGING
2024
2025
var. % 25/24
Produzione (t/000) Production (t/000)
1.811
1.822
0,6%
Esportazione (t/000) Exports (t/000)
390
403
3,3%
Importazione (t/000) Imports (t/000)
317
468
47,6%
1.738
1.887
8,6%
Consumo apparente (t/000) Apparent consumption (t/000) Fonte: Istituto Italiano Imballaggio Source: Italian Institute of Packaging
Plastic packaging is an essential part of everyday life and the modern economy. Used across a wide range of sectors, from food and cosmetics to logistics and e-commerce, it offers significant benefits in terms of light weight, strength, versatility and product preservation. Thanks to these characteristics, plastic packaging helps to reduce waste, protect goods during transport and improve the efficiency of production and supply chains. At the same time, the growing use of plastics has raised major environmental concerns relating to waste management, pollution and the consumption of fossil resources. In recent years, the increasing focus on sustainability has prompted institutions, companies and consumers to seek innovative solutions, driving the development of recyclable materials, circular economy models and new strategies to reduce the environmental impact of packaging. Against this backdrop, understanding the characteristics, benefits, challenges and future prospects of plastic packaging is essential to assessing its role within a production system increasingly focused on sustainability and resource efficiency. The market In 2025, the entire sector generated turnover of approximately €16.3 billion, representing growth of around 0.5% compared with the previous year. This figure refers to the plastic packaging industry as a
whole, including both flexible and rigid packaging. The quantitative data, expressed in tonnes, relate exclusively to rigid packaging. The analysis below therefore focuses on the size of this market, as well as the applications and end uses of these products. First, it is worth defining what is meant by rigid plastic packaging. The study presented here covers bottles for food and beverages, industrial and household bottles, trays, blisters, tubes and large containers designed for transport and logistics. It also includes ancillary products such as closures, dispensing systems, protective packaging, ropes and strapping. In 2025, production in volume terms continued the positive trend recorded the previous year, increasing by 0.6% compared with 2024 to reach approximately 1.822 million tonnes. Growth was broadbased across the plastic packaging sector as a whole, regardless of the type of plastic used. The use of recycled plastics, however, experienced a setback, while the use of bioplastics in rigid packaging remained stable. Rigid packaging and ancillary products accounted for 52.7% of total plastic packaging produced in Italy, with containers representing 85% of this segment. In 2025, rigid plastic containers reached 1.534 million tonnes, broadly stable compared with the previous year. Both exports and imports performed positively: exports increased by 3.3%, while imports showed a particularly marked rise of more than 45%. This sharp increase was most likely driven by the greater price competitiveness of products manufactured abroad, encouraging domestic users to source more extensively from overseas production sites.
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The ancillary products segment also recorded significant growth in 2025. Production reached approximately 288,000 tonnes, up 3.7%, while imports increased by more than 60%. Exports also rose, recording growth of 3.2%. As in the wider packaging sector, Italy’s trade in rigid plastic packaging is largely concentrated in Europe, particularly with France and Germany. European countries account for 89.4% of Italy’s export destinations. Europe is also the main source of imports, representing 84.8% of the total. France and Germany remain Italy’s leading European trading partners, while imports from Hungary have also increased steadily in recent years. End-use sectors As with paper and cardboard packaging, plastic packaging has a wide range of applications. The most important end-use sector remains food and beverages, holding an 85.6% market share (broken down into 49.8% for food and 35.8% for beverages). Both segments are benefiting from positive trends in their respective end-use markets. A further 9% of rigid plastic packaging is used in the chemicals and household cleaning products sectors. Cosmetics and pharmaceuticals account for 4.7% of rigid plastic packaging use. In these applications, the main formats include pots, bottles and tubes. Despite the numerous environmental campaigns targeting this type of packaging, the sector has maintained high production standards, supported by the high level of technology associated with these materials. This technological potential has made it possible to introduce a range of improvements over the years aimed at increasing
the sustainability of plastic packaging, including reductions in material use, greater use of recycled materials and measures designed to facilitate packaging recycling. Recycling According to data compiled by COREPLA, the consortium within the CONAI system responsible for the collection and recycling of plastic packaging, more than 1.5 million tonnes of plastic packaging were collected in Italy in 2024. This represented a 4% increase compared with 2023, with average collection exceeding 26 kg per capita. The figures provide tangible evidence of growing collective efforts towards an increasingly circular economy. Approximately 931,000 tonnes of plastic packaging were recycled, bringing Italy within reach of the EU target of 50% one year ahead of schedule.
FACTS&FIGURES
CONSERVE ALIMENTARI: mercato e confezionamento Nate dall’esigenza di prolungare la durata dei prodotti agricoli e delle preparazioni gastronomiche, permettono di mantenere nel tempo caratteristiche nutrizionali, sapore e qualità degli alimenti, riducendo al contempo gli sprechi Barbara Iascone | Istituto Italiano Imballaggio Attraverso diversi processi, come la sterilizzazione, la pastorizzazione, la conservazione in olio, aceto, zucchero o salamoia, è possibile preservare frutta, verdura, carne, pesce e altri prodotti per periodi più o meno lunghi. Le conserve svolgono un ruolo fondamentale sia nell’industria alimentare sia nella tradizione domestica, dove ricette tramandate da generazioni consentono di valorizzare le materie prime stagionali durante tutto l’anno. Oggi le conserve alimentari assumono un’importanza ancora maggiore in un contesto orientato alla sostenibilità, al recupero delle eccedenze e alla valorizzazione delle produzioni locali. Tuttavia, affinché siano sicure per il consumo, è essenziale rispettare rigorose norme igieniche e corrette procedure di preparazione e conservazione. A livello mondiale, la Cina rappresenta il principale produttore ed esportatore di conserve alimentari, grazie a una vasta disponibilità di materie prime agricole e a un’industria di trasformazione altamente sviluppata. Accanto alla Cina, paesi come Italia, Stati Uniti e Thailandia svolgono un ruolo di primo piano in specifici comparti conservieri, contribuendo alla diffusione di prodotti alimentari sicuri e disponibili durante tutto l’anno. L’Italia è il principale paese, a livello mondiale, per la produzione ed esportazioni dei derivati del pomodoro, ma risulta tra i principali produttori anche per altre categorie alimentari; le conserve di pomodoro, in tutte le loro varianti – pelati, passata, polpa – rappresentano un emblema del Made in Italy, seguite dalle conserve ittiche (tonno, alici, sgombro) e dalle verdure sott’olio e sott’aceto, veri ambasciatori della cucina mediterranea. L’export italiano è in costante crescita, con mercati di riferimento consolidati in Europa, Nord America e Asia. L’attenzione alla tracciabilità, alla qualità delle materie prime e alla sostenibilità produttiva resta un punto di forza distintivo del modello italiano. Andamento del settore Nel 2025 il settore nel suo complesso registra una timida crescita, registrando appena il +0,7% per la produzione raggiungendo circa 3.060.000 tonnellate. Il principale segmento è rappresentato dai derivati del pomodoro che rappresentano il 71,5% del comparto, nel 2025 risultano praticamente stabili. Le conserve vegetali (tra cui mais, olive, verdure sott’olio o sott’aceto e legumi in scatola) coprono il 25,2% del comparto e registrano ottime performance produttive, +2,9%, il commercio estero ha inciso sull’andamento produttivo: le esportazioni, che rappresentano quasi il 60% della produzione, segnano una crescita del 7%, influenzando in modo significativo la performance complessiva del segmento. Le conserve ittiche contribuiscono per il 2,7% e chiudono l’anno con un incremento dell’1,2%. Il ruolo dell’export è ancora una volta decisivo: con una crescita del 12%, le esportazioni incidono per il 51% sulla produzione complessiva del comparto. Chiude la segmentazione la carne in scatola, che rappresenta lo 0,6% del totale e registra nel 2025 una variazione negativa chiudendo con un calo dell’1,1%.
Nel complesso, il commercio estero dell’industria delle conserve alimentari evidenzia importazioni ed esportazioni in crescita rispettivamente del 2,1% e dell’1,3%. Le prime previsioni per il 2026 indicano un quadro stabile, con una lievissima crescita attesa intorno allo 0,2%, import in linea con l’anno precedente ed export previsto in leggero aumento (+0,7%). Il confezionamento Per analizzare la segmentazione del confezionamento nel comparto delle conserve alimentari è necessario considerare le specificità di ciascun segmento merceologico. Nel 2025, l’intero settore ha utilizzato complessivamente circa 914.000 tonnellate di imballaggi, includendo packaging primario, secondario, accessori e imballaggi da trasporto. L’imballaggio primario conta da solo circa 770.000 tonnellate di peso dove il confezionamento in vetro rappresenta il 66,2%. Gli imballaggi in acciaio rappresentano il 30,3% del confezionamento, il restante 3,5% si suddivide tra contenitori in alluminio, contenitori accoppiati rigidi a prevalenza carta e accoppiati flessibili. Derivati del pomodoro Nel comparto del pomodoro da industria, l’acciaio in banda stagnata si conferma il materiale più impiegato, con una quota del 48,4%, pre-
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FACTS&FIGURES valente nei segmenti polpe e pelati. Seguono gli imballaggi in vetro con una share complessiva del 27,2%. Gli accoppiati flessibili da converter rappresentano il 13,7% del totale, mentre i contenitori accoppiati a prevalenza carta coprono il 7% del mix di mercato. I fusti in acciaio raggiungono una quota del 2,8%, chiudono la segmentazione le bottiglie in PET (0,5%) e i tubetti in alluminio (0,4%). Nel 2025 sono state impiegate circa 612.000 tonnellate di imballaggi per i derivati del pomodoro, di cui 536.000 tonnellate riferite al solo packaging primario. Conserve vegetali All’interno di questo comparto, la composizione del packaging varia sensibilmente a seconda del prodotto: •
Sott’olio e sott’aceto: il 76% delle confezioni è in vaso di vetro; seguono barattoli in acciaio (17%) e buste flessibili (7%), per un totale di 66.000 tonnellate di imballaggi nel 2025. Olive da tavola: il packaging è composto per il 49% da vetro, 31% da buste flessibili e 20% da acciaio, per un totale di 18.000 tonnellate di imballaggi primari. Mais dolce: prevale il barattolo in alluminio (78%), seguito dall’acciaio (9%), dai contenitori in cartoncino accoppiato (8%) e dal vaso di vetro (5%). Frutta sciroppata: l’acciaio domina con una share del 66% (barattoli), cui si aggiunge un 23% di fusti destinati all’industria. Seguono vetro e cartoncino accoppiato (entrambi al 4%) e la vaschetta in plastica (3%), per un totale di 14.600 tonnellate di packaging primario. Legumi: la ripartizione è composta da scatole in acciaio (61%), vetro (23%) e buste flessibili (16%), per un utilizzo di circa 90.000 tonnellate di imballaggi primari nel 2025.
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•
Conserve ittiche Nel segmento del tonno, il packaging più diffuso è la scatoletta in acciaio (67%), seguita dal vaso in vetro (16%) e dalla scatoletta in alluminio (14%); chiude la busta flessibile con il 3%. Nel 2025 sono state impiegate circa 22.500 tonnellate di packaging primario per questo mercato. Per filetti di acciughe e sgombro, prevale nettamente il vaso in vetro (95%), mentre il restante 5% è composto da confezioni metalliche. Carne in scatola Il comparto è caratterizzato da un packaging esclusivamente metallico, suddiviso tra acciaio (43%) e alluminio (57%). Nel 2025 sono state utilizzate circa 2.800 tonnellate di imballaggi primari. Conclusioni Il settore delle conserve alimentari continua a rappresentare un pilastro dell’industria agroalimentare italiana, sostenuto dalla forza
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dell’export, dalla qualità delle produzioni e dalla crescente attenzione verso sostenibilità e valorizzazione delle materie prime. In questo contesto, il packaging si conferma un elemento strategico non solo per garantire la conservazione e la sicurezza dei prodotti, ma anche per supportarne la competitività sui mercati nazionali e internazionali. L’analisi del comparto evidenzia come vetro e acciaio restino i materiali di riferimento, rappresentando complessivamente oltre il 96% degli imballaggi primari utilizzati. Il vetro mantiene una posizione dominante grazie alla sua capacità di valorizzare il prodotto e alla sua elevata riciclabilità, mentre l’acciaio continua a distinguersi per resistenza, praticità e ottime prestazioni nella conservazione a lungo termine. Parallelamente, cresce il ruolo delle soluzioni alternative, come gli imballaggi flessibili e gli accoppiati a prevalenza carta, che rispondono alle esigenze di riduzione del peso e di ottimizzazione logistica. Le differenti esigenze dei singoli comparti – dai derivati del pomodoro alle conserve vegetali, dalle conserve ittiche alla carne in scatola – dimostrano come non esista una soluzione unica, ma piuttosto una progressiva specializzazione degli imballaggi in funzione delle caratteristiche del prodotto, delle modalità di consumo e delle richieste del mercato. Un ruolo sempre più rilevante sarà svolto dall’innovazione sostenibile. Le aziende del settore stanno investendo nello sviluppo di contenitori più leggeri, nell’aumento delle quote di materiale riciclato, nell’ottimizzazione degli imballaggi secondari e terziari e nell’adozione di soluzioni che favoriscano la riciclabilità lungo tutto il ciclo di vita del prodotto. La ricerca si concentra inoltre su nuovi accoppiati a ridotto impatto ambientale, sulla semplificazione delle strutture multimateriale e sull’introduzione di sistemi di confezionamento in grado di ridurre consumi energetici ed emissioni associate al trasporto.
IL SETTORE DELLE CONSERVE ALIMENTARI THE PRESERVED FOOD SECTOR
2025
2026
Produzione (t/000) Production (t/000)
3.059,9
3.067,2
Importazione (t/000) Imports (t/000)
470,0
489,8
Esportazione (t/000) Exports (t/000)
1.782,6
1.795,3
Consumo (t/000) Consumption (t/000)
1.747,3
1.761,7
Fonte: elaborazione dati Imballaggio in cifre ed. 2025 Source: data processing based on Packaging in Figures 2025
market trends and packaging
Born from the need to extend the shelf life of agricultural produce and culinary preparations, food preservation techniques maintain nutritional value, flavour, and quality over time, while playing a crucial role in curbing food waste Through various processing methods – such as sterilisation, pasteurisation, and preservation in oil, vinegar, sugar, or brine–it is possible to preserve fruit, vegetables, meat, fish, and other products for varying lengths of time. Preserved foods are a cornerstone of both the industrial food sector and home-cooking traditions, where time-honoured recipes passed down through generations allow seasonal raw materials to be enjoyed year-round. Today, preserved foods carry even greater significance amidst a global shift towards sustainability, surplus food recovery, and the promotion of local supply chains. However, ensuring these products are safe for consumption requires strict adherence to rigorous hygiene standards and precise processing and storage protocols. Globally, China is the leading producer and exporter of preserved foods, owing to its vast availability of agricultural raw materials and a highly developed processing industry. Alongside China, countries such as Italy, the United States, and Thailand play a primary role in specific preservation sectors, contributing to the global distribution of safe food products available year-round.Italy is the world leader in the production and export of tomato derivatives, while also ranking among the top producers in several other categories. Tomato preserves, in all their versions – from peeled tomatoes to purée and pulp– are true hallmarks of “Made in Italy”, followed by fish preserves (tuna, anchovies, mackerel) and vegetables preserved in oil or vinegar, true ambassadors of Mediterranean cuisine. Italian exports continue to grow steadily, with well-established reference markets in Europe, North America, and Asia. A sharp focus on traceability, premium raw materials,
and manufacturing sustainability remains the distinctive strength of the Italian model. Sector performance In 2025, the overall sector saw modest growth, with production edging up by just 0.7% to reach approximately 3,060,000 tonnes. The largest segment remains tomato derivatives, which account for 71.5% of the total industry and remained virtually flat over the year. Vegetable preserves (including sweetcorn, olives, vegetables in oil or vinegar, and canned pulses) make up 25.2% of the sector and delivered a strong performance, rising by 2.9%. Foreign trade heavily influenced this upward trend: exports– representing nearly 60% of total output – surged by 7%, significantly bolstering the segment’s overall performance. Fish preserves account for 2.7% and closed the year with a 1.2% increase. Here again, foreign trade proved decisive: with a 12% rise, exports accounted for 51% of the segment’s total output. Completing the breakdown, canned meat represents 0.6% of total output and recorded a 1.1% decline in 2025.Overall, the foreign trade balance for the preserved food industry showed an upward trend, with imports and exports rising by 2.1% and 1.3% respectively. Early forecasts for 2026 suggest a stable outlook, with growth expected to remain marginal at 0.2%, imports in line with the previous year, and exports projected to rise slightly by 0.7%. Packaging To analyse the segmentation of packaging within the preserved food sector, it is essential to consider the specific characteristics of each product category. In 2025, the sector as a whole used approximately 914,000 tonnes of packaging materials, including primary, secondary, accessory, and transport packaging. Primary packaging alone accounted for roughly 770,000 tonnes by weight, with glass formats dominating at 66.2%. Steel packaging represented 30.3% of the total, while the remaining 3.5% was split between aluminium containers, paper-based rigid laminated containers, and flexible laminates. Tomato derivatives In the industrial tomato processing sector, tinplate steel is confirmed as the most widely used material, with
a share of 48.4%, predominantly for pulp and peeled tomatoes. Glass packaging follows, with an overall share of 27.2%. Flexible laminates from converters account for 13.7% of the total, while paper-based laminated containers cover 7% of the market mix. Steel drums reach a 2.8% share, whit PET bottles (0.5%) and aluminium tubes (0.4%) completing the segmentation. In 2025, approximately 612,000 tonnes of packaging materials were used for tomato derivatives, of which 536,000 tonnes related to primary packaging alone. Vegetable preserves Within this segment, the packaging mix varies significantly depending on the product: • Vegetables preserved in oil or vinegar: 76% of the packaging consists of glass jars, followed by steel cans (17%) and flexible pouches (7%), for a total of 66,000 tonnes of packaging in 2025. • Table olives: packaging is composed of 49% glass, 31% flexible pouches, and 20% steel, totalling 18,000 tonnes of primary packaging. • Sweetcorn: aluminium cans dominate with 78%, followed by steel (9%), laminated cardboard containers (8%), and glass jars (5%). • Canned fruit in syrup: steel leads with a 66% share, plus an additional 23% of drums destined for industry; followed by glass and laminated cardboard (both 4%) and plastic trays (3%), for a total of 14,600 tonnes of primary packaging. • Pulses: the breakdown shows steel cans (61%), glass containers (23%), and flexible pouches (16%), with an overall use of approximately 90,000 tonnes of primary packaging in 2025. Fish preserves In the tuna segment, the most common packaging format is steel tins (67%), followed by glass jars (16%) and aluminium cans (14%); flexible pouches account for the remaining 3%. Approximately 22,500 tonnes of primary packaging were used in this market in 2025. For anchovy and mackerel fillets, glass jars dominate with a 95% share, while the remaining 5% consists of metal containers. Canned meat This segment is characterised
by exclusively metal packaging, divided between steel (43%) and aluminium (57%). Approximately 2,800 tonnes of primary packaging were used in 2025. Conclusions The preserved food sector continues to serve as a cornerstone of the Italian agri-food industry, driven by strong export performance, premium product quality, and an increasing focus on sustainability and the promotion of raw materials. Within this landscape, packaging remains a key strategic element–not only to guarantee product shelf life and food safety but also to bolster competitiveness across domestic and international markets. Market analysis highlights that glass and steel remain the benchmark materials, accounting for over 96% of the primary packaging formats used. Glass maintains its dominant position, thanks to its ability to elevate product appeal and its high recyclability. Meanwhile, steel continues to stand out for its robustness, convenience, and exceptional long-term preservation performance. In parallel, alternative solutions–such as flexible packaging and paper-based laminated containers–are gaining ground, answering the market’s call for lightweighting and logistical optimisation. The distinct requirements of each individual segment–from tomato derivatives to preserved vegetables, and from fish preserves to canned meat– demonstrate that there is no single, one-size-fits-all solution. Instead, the industry is witnessing a progressive specialisation of packaging formats, tailored specifically to product characteristics, consumer habits, and market demands. Looking ahead, sustainable innovation will play an increasingly vital role. Companies across the sector are investing heavily in lightweighting containers, increasing recycled content, optimising secondary and tertiary packaging, and adopting solutions that enhance recyclability throughout the product lifecycle. Furthermore, R&D efforts are focused on developing new ecofriendly laminates, simplifying multi-material structures, and introducing packaging lines designed to reduce energy consumption and transport-related emissions.
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FACTS&FIGURES
PRESERVED FOOD:
aziende citate A. Gandola & C. Spa 44 Accademia Di Belle Arti Di Bologna 74 Acma Spa 32 Adi - Associazione Per Il Disegno Industriale 74 Aetna Group Spa 55 Aibo - Fce 20 Alpla Italia Srl 27 Ammeraal Beltech Srl 48 Assografici 88 Barilla G.e R. Fratelli Spa 1 C&C Group Srl 78 Ccl Label Srl 27 Comek Srl 35 Comieco - Consorzio Nazionale Recupero e Riciclo degli Imballaggi a Base Cellulosica 88 Conai - Consorzio Nazionale Imballaggi 22 - 24 - 90 Confindustria 12 Corepla Consorzio Nazionale per la Raccolta, il Riciclo e il Recupero degli Imballaggi in Plastica 90 D.c.m. Srl 52 Dubai World Trade Centre 84 E-Imballaggi Srl 24 Europen 20 - 27 - 36 Finlogic 54 Fmt Srl 42 Fondazione Carta Etica del Packaging 74 Gampack Srl 50 Geneva Suso 2 Giflex 12 Icotek Italia Srl 71 Ied Istituto Europeo di Design Spa 74 Ilip Srl 39 Istituto Italiano Imballaggio 86 - 88 - 90 - 93 Italian Exhibition Group Spa 10 Jaka Robotics 60 Koeln Parma Exhibitions Srl 1 Krillmat Srl 36 Laica Spa 28 M.h. Material Handling Spa 48 Mecs Srl 84 Meypack Verpackungssystemtechnik Gmbh 55 Morato Pane Spa 24 Morc2 Srl 46 Moretto Spa 24 Nestlè Italiana Spa 24 Ocme Srl 55 P.r.l. Tecnosoft Srl 68 Pilz Italia Srl - Società Con Unico Socio 69 Pmmi - Packaging Machinery Manufacturers Institute 32 Prati Srl 73 Robopac Spa 55 Schneider Electric Spa 56 Servotecnica Spa 67 Sew-Eurodrive S.a.s. di Sew S.r.l. & Co. 65 Sidel Spa 65 Simei - Unione Italiana Vini Servizi Soc. Coop. 8 - 9 - 60 Sotemapack Spa 55 Sun Chemical Group Spa 40 Universal Pack Srl 34 Wittenstein Spa 58
advertisers Aetna Group Spa Aliplast Spa Arcoplastica Srl Automation Address Srl Beckhoff Automation Srl Cmi Industries Spa Comek Srl Corno Pallets Srl Cpr System S.c. Elesa Spa Fmt Srl Gerhard Schubert Gmbh Ima Industria Macchine Automatiche Spa Makro Labelling Srl Morc2 Srl P.r.l. Tecnosoft Srl Phd, Inc. Plastiservice Srl Ricrea - Consorzio Nazionale Per Il Riciclo ed il Recupero Degli Imballaggi Di Acciaio Robatech Italia Srl U.s. Schneider Electric Spa Sit Spa Stampa Imballaggi Trasparenti
II Cop. 75 64 9 3 45 63 92 72 13 III Cop. 26 11 68 47 31 41 70 IV Cop. 38 19 6-7
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DIAMO NUOVA VITA ALL’ACCIAIO CON LA RACCOLTA DIFFERENZIATA GRAZIE ALLA RACCOLTA DIFFERENZIATA ABBIAMO TRASFORMATO BARATTOLI, SCATOLE, CHIUSURE, LATTE, SECCHIELLI, FUSTI E BOMBOLETTE IN NUOVI PRODOTTI D’ACCIAIO: BICICLETTE, FONTANELLE, LAMPIONI, TOMBINI, BINARI, MA ANCHE BULLONI, CHIODI, CHIAVI INGLESI, TONDINI PER CEMENTO ARMATO E MOLTO ALTRO ANCORA. UN RISULTATO POSSIBILE SOLO GRAZIE A UN GRANDE IMPEGNO COLLETTIVO: IL LAVORO DI SQUADRA TRA CITTADINI CHE SEPARANO I RIFIUTI, COMUNI CHE ORGANIZZANO LA RACCOLTA, AZIENDE E ACCIAIERIE CHE PREPARANO IL MATERIALE AL RICICLO. I NUMERI DI QUESTA COLLABORAZIONE PARLANO CHIARO. SECONDO I DATI 2025, GRAZIE AL RICICLO DEGLI IMBALLAGGI IN ACCIAIO ABBIAMO OTTENUTO BENEFICI AMBIENTALI* STRAORDINARI: • • •
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