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ItaliaImballaggio 3 2026

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OUTBOX

Dialoghi sull’imballaggio Il packaging, una forma di intelligenza industriale

Erik Ciravegna: “Non è mai solo un oggetto, ma uno snodo all’interno della filiera che comunica un sistema di valori”. ADI Museum di Milano, 25 marzo 2026. È il giorno della premiazione del Best Packaging, il riconoscimento che ogni anno l’Istituto Italiano Imballaggio attribuisce ai packaging che si sono distinti per design, funzionalità, attenzione alla sostenibilità e capacità di innovare. Ad aprire la cerimonia è il presidente di giuria, Erik Ciravegna, con uno speech che conquista tutti i presenti e che riportiamo, in versione integrale, in questa sezione di ItaliaImballaggio – Dialoghi sull’imballaggio – che punta ad ampliare gli orizzonti del dibattito sull’industria del packaging. Un’operazione cara al fondatore della rivista Stefano Lavorini, scomparso nel 2025, a cui queste pagine sono dedicate.

All around: IL NODO All Around Design.

Se prendiamo questa espressione nel suo senso più pieno,il packaging è uno dei suoi esempi più radicali. Questo perché il packaging non è mai soltanto un oggetto. È uno snodo all’interno della filiera. È un punto di intersezione tra materiali, processi industriali, logistica, normativa, strategie di marca, gestione del fine vita, esperienza utente. Quando progettiamo un imballaggio dobbiamo far dialogare saperi diversi, far parlare tutti gli attori della filiera. Il design è una forma di traduzione. È la lingua che consente a questi attori di dialogare e capirsi. È una forma di mediazione tecnica e di regia dell’intero sistema.

L’etimologia: IL LANCIO

ADI: ARCHIVIO DI FUTURI

Lezioni: #1 LEGGEREZZA

Progetto. La parola deriva dal latino pro-iactare. Vuol dire lanciare avanti.

Oggi siamo all’ADI Design Museum.

Vorrei prendere in prestito alcuni concetti dalle Lezioni americane di Italo Calvino, in particolare: - la leggerezza - la molteplicità - l’esattezza Tre parole che descrivono, con precisione, alcuni paradossi del nostro tempo… e del nostro lavoro.

Design. Si può invece ricondurre al verbo designare. Vuol dire tracciare un segno… dare forma…ma anche attribuire significato alle cose. Se mettiamo insieme queste due radici, queste due etimologie, scopriamo qualcosa di apparentemente semplice, eppure molto decisivo.

Molti pensano ai musei come luoghi in cui si conservano oggetti del passato. In realtà un museo del design è qualcosa di diverso: è un archivio di futuri riusciti. Gli oggetti che vediamo qui dentro sono decisioni progettuali che hanno resistito al tempo. Sono la prova che, quando l’intelligenza incontra la materia e la organizza bene, quella forma resta.

Iniziamo dalla leggerezza.

La leggerezza, nell’industria del packaging, non è eliminazione indiscriminata. È sottrazione intelligente.

Le soluzioni che vediamo qui esposte, tra cinquant’anni, racconteranno non solo chi eravamo, ma come abbiamo affrontato le sfide di oggi.

Il paradosso è questo: Come togliere materia senza compromettere le prestazioni? Come ridurre peso senza perdere protezione?

Il design non è dunque un costo. È un investimento sulla durata e sulla qualità delle decisioni.

Qui entrano in gioco nuovi strumenti: tecnologie digitali avanzate, intelligenza artificiale.

Il futuro non arriva in modo neutrale. Arriva come un problema industriale.

Ogni oggetto qui dentro è stato, a un certo punto, una scommessa.

Ma queste tecnologie non sostituiscono il progettista.

E il design, in questo senso, esiste proprio per questo: partire dai problemi del presente per anticipare e risolvere quelli del futuro.

Qualcuno ha deciso che quella soluzione poteva funzionare meglio delle altre.

Sono esoscheletri del pensiero, sono protesi che ampliano la nostra capacità di ottimizzare la materia.

Chi progetta dà forma e significato al futuro. E farlo oggi non è un esercizio teorico. È una risposta operativa ai bisogni feroci del presente: dalla pressione climatica all’instabilità geopolitica, dalla fragilità delle filiere alla velocità tecnologica.

Qualcuno ha assunto un rischio progettuale. Oggi quel rischio lo chiamiamo patrimonio. E, come tale, lo tuteliamo e lo valorizziamo.

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www.italiaimballaggio.it


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