Laboratorio di apprendimento collettivo (studenti e studentesse le 4^ e 5^ classi Liceo Classico,Linguistico e Scientifico)
LECCE, 13 febbraio 2013 a cura
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Per tutte le violenze consumate su di Lei, per tutte le umiliazioni che ha subìto, per il suo corpo che avete sfruttato, per la sua intelligenza che avete calpestato, per l’ignoranza in cui l’avete lasciata, per la libertà che le avete negato, per la bocca che le avete tappato, per le ali che le avete tagliato, per tutto questo: in piedi signori, davanti ad una donna.
William Shakespeare
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PREAMBOLO Uomo, sai essere giusto? E' una donna che te lo domanda: non vorrai toglierle questo diritto. Dimmi, chi ti ha dato il sovrano potere di opprimere il mio sesso? La tua forza? Le tue capacità? Osserva il creatore nella sua saggezza; percorri la natura in tutta la sua grandezza cui tu sembri volerti avvicinare, dammi, se puoi, un esempio di questo impero tirannico. Risali agli animali, consulta gli elementi, studia i vegetali, dà infine un'occhiata a tutte le modificazioni della materia organizzata e arrenditi all'evidenza quando te ne offro i mezzi; cerca, scava e distingui se puoi, i sessi nell'amministrazione della natura. Ovunque tu li troverai confusi e cooperanti nell'insieme armonioso di questo capolavoro immortale. Soltanto l'uomo ha fatto di questa eccezione un principio. Bizzarro, cieco, gonfio di scienza e degenerato, in questo secolo di lumi e di sagacia, nell'ignoranza più crassa, vuole comandare su un sesso che ha tutte le facoltà intellettuali; pretende di godere della rivoluzione e di reclamare i suoi diritti all'eguaglianza, per non dire altro. Le madri, le figlie, le sorelle, rappresentanti della nazione, chiedono di potersi costituire in Assemblea nazionale. Considerando che l'ignoranza, l'oblio o il disprezzo dei diritti della donna sono la cause delle disgrazie pubbliche e della corruzione dei governi, hanno deciso di esporre, in una Dichiarazione solenne, i diritti naturali, inalienabili e sacri della donna. affinchè questa dichiarazione, costantemente presente a tutti i membri del corpo sociale, ricordi loro senza sosta i loro diritti e i loro doveri, affinchè gli atti del potere delle donne e quelli del potere degli uomini, potendo essere paragonati ad ogni istante con gli scopi di ogni istituzione politica. siano più rispettati, affinchè le proteste dei cittadini. fondate ormai su principi semplici e incontestabili. si rivolgano sempre al mantenimento della Costituzione, dei buoni costumi e alla felicità di tutti. Di conseguenza, il sesso superiore sia in bellezza che in coraggio. nelle sofferenze della maternità, riconosce e dichiara, in presenza e sotto gli auspici dell'essere supremo, i seguenti Diritti della Donna e della Cittadina.
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Diritti della Donna e della Cittadina. ARTICOLO I La Donna nasce libera e ha gli stessi diritti dell'uomo. Le distinzioni sociali non possono essere fondate che sull'interesse comune. ARTICOLO Il Lo scopo di ogni associazione politica è la conservazione dei diritti naturali e imprescrittibili della Donna e dell'Uomo: questi diritti sono la libertà, la proprietà. la sicurezza e soprattutto la resistenza all'oppressione. ARTICOLO III Il principio di ogni sovranità risiede essenzialmente nella nazione. che è la riunione della donna e dell'uomo: nessun organo. nessun individuo può esercitarne autorità che non provenga espressamente da loro. ARTICOLO IV La libertà e la giustizia consistono nel restituire tutto ciò che appartiene ad altri; cosè l'unico limite all'esercizio dei diritti naturali della donna, la perpetua tirannia dell'uomo, cioè, va riformato dalle leggi della natura e della ragione. ARTICOLO V Le leggi della natura e della ragione proibiscono tutte le azione nocive alla società: tutto -ciò che non è proibito dalle leggi. sagge e divine, non può essere impedito, e nessuno può essere costretto a fare quello che esse non ordinano. ARTICOLO VI La legge deve essere l'espressione della volontà generale: tutte le Cittadine e i Cittadini devono concorrere personalmente. o con i loro rappresentanti. alla sua formazione; essa deve essere uguale per tutti: tutte le cittadine e tutti i cittadini, essendo uguali ai suoi occhi, devono essere ugualmente ammessi a tutte le dignità, posti e impieghi pubblici, secondo le loro capacità e senza altre distinzioni che quella delle loro virtù e dei loro talenti. ARTICOLO VII Non è esclusa nessuna donna; essa è accusata, arrestata e detenuta nei casi stabiliti dalla Legge. Le donne obbediscono come gli uomini a questa Legge rigorosa. ARTICOLO VIII La Legge deve stabilire solo pene strettamente e evidentemente necessarie. e nessuno può essere punito se non in virtù di una legge stabilita e promulgata anteriormente al delitto e legalmente applicata alle donne. ARTICOLO IX Su ogni donna dichiarata colpevole la Legge esercita tutto il rigore. ARTICOLO X Nessuno deve essere molestato per le sue opinioni anche di principio, la donna ha il diritto di salire sul patibolo, essa deve pure quello di salire sul podio sempre che le sue manifestazioni non turbino l'ordine pubblico stabilito dalla Legge. ARTICOLO XI La libera comunicazione dei pensieri e delle opinioni è uno dei diritti più preziosi della donna poichè questa libertà assicura la legittimità dei padri verso i figli. Ogni cittadina può dunque dire liberamente, io sono la madre di un figlio vostro, senza che un pregiudizio barbaro la forzi a nascondere la verità; salvo rispondere dell'abuso di questa libertà nei casi determinati dalla Legge. ARTICOLO XII E' necessario garantire i diritti della donna e della cittadina; questa garanzia deve essere istituita a vantaggio di tutti e non solo di quelle cui è affidata. ARTICOLO XIII Per il mantenimento della forza pubblica e per le spese dell'amministrazione, i contributi della donna e dell'uomo sono uguali; essa partecipa a tutti i lavori ingrati, a tutte le fatiche, deve quindi partecipare alla distribuzione dei posti, degli impieghi, delle cariche, delle dignità e dell'industria. ARTICOLO XIV Le Cittadine e i Cittadini hanno il diritto di constatare da sè o tramite i loro rappresentanti, la necessità del contributo pubblico. Le Cittadine possono aderirvi soltanto con l' ammissione di un'eguale divisione, non solo nella fortuna, ma anche nell'amministrazione pubblica e di determinare la quantità, l' imponibile la riscossione e la durata dell'imposta. ARTICOLO XV La massa delle donne coalizzata con gli uomini per la tassazione ha il diritto di chiedere conto della sua amministrazione a ogni agente pubblico. ARTICOLO XVI Ogni società in cui la garanzia dei diritti non è assicurata, nè la separazione dei poteri determinata, non ha costituzione; la costituzione è nulla se la maggioranza degli individui che compongono la Nazione non ha cooperato alla sua redazione. ARTICOLO XVII Le proprietà sono di tutti i sessi riuniti o separati; esse hanno per ciascuno un diritto inviolabile e sacro; nessuno può esserne privato come vero patrimonio della natura, se non quando la necessità pubblica legalmente constatata, lo esiga in modo evidente. E a condizione di una giusta e preliminare indennità. 4
Caserta, 27 gennaio 2011 «Se verrete a conoscere chiaramente che sono in pericolo la salvezza e l’onestà delle figliole, non dovrete per niente consentire, né sopportare, né aver riguardo alcuno, se non potrete provvedere voi, ricorrete alle madri principali e, senza riguardo alcuno, siate insistenti, anche importune e fastidiose» (Sant’Angela Merici).
Da anni, insieme a tre mie consorelle (suore Orsoline del S. Cuore di Maria), sono impegnata in un territorio a dire di molti “senza speranza”. Un territorio, quello casertano, sempre più in ginocchio per il suo grave degrado ambientale, sociale e culturale, dove anche la piaga dello sfruttamento sessuale, perpetrato a danno di tante giovani donne migranti, è assai presente con i suoi segni di violenza e di vera schiavitù. Come donna, come consacrata, provocata dal Vangelo di Gesù che parla di liberazione e di speranza, insieme alle mie consorelle, ho scelto di “farmi presenza amica” accanto a queste giovani donne straniere, spesso minorenni, per offrire loro il vino della speranza, il pane della vita e il profumo della dignità. Oggi, osservando il volto di Susan chinarsi e illuminarsi in quello del suo piccolo Francis, scelto e accolto con amore, ripensando alla sua storia – una tra le tante storie accolte, la quale ancora bambina (16 anni) si è trovata sulle nostre strade come merce da comprare, da violare e da usare da parte di tanti uomini italiani – sono stata assalita da un sentimento di profonda vergogna, ma anche di rabbia. Ho sentito il bisogno, come donna, come consacrata e come cittadina italiana, di chiedere perdono a Susan per l’indecoroso spettacolo a cui tutti, in questi giorni, stiamo assistendo. E non solo a Susan, ma anche alle tante donne che hanno trovato aiuto e liberazione e alle tante, troppe donne, ancora schiave sulle nostre strade. Ma anche ai numerosi volontari e ai tanti giovani che insieme a noi religiose credono nel valore della persona, in particolare della donna, riconosciuta e rispettata nella sua dignità e libertà. 5
Sono sconcertata nell’assistere come da “ville” del potere alcuni rappresentanti del governo, eletti per cercare e fare unicamente il bene per il nostro Paese, soprattutto in un momento di così grave crisi, offendano, umilino e deturpino l’immagine della donna. Inquieta vedere esercitare un potere in maniera così sfacciata e arrogante che riduce la donna a merce e dove fiumi di denaro e di promesse intrecciano corpi trasformati in oggetti di godimento. Di fronte a tale e tanto spettacolo l’indignazione è grande! Come non andare con la mente all’immagine di un altro “palazzo” del potere, dove circa duemila anni fa al potente di turno, incarnato nel re Erode, il Battista gridò con tutta la sua voce: «Non ti è lecito, non ti è lecito!». Anch’io oggi, anche a nome di Susan, sento di alzare la mia voce e dire ai nostri potenti, agli Erodi di turno, non ti è lecito! Non ti è lecito offendere e umiliare la “bellezza” della donna; non ti è lecito trasformare le relazioni in merce di scambio, guidate da interessi e denaro; e soprattutto oggi non ti è lecito soffocare il cammino dei giovani nei loro desideri di autenticità, di bellezza, di trasparenza, di onesta. Tutto questo è il tradimento del Vangelo, della vita e della speranza! Ma davanti a questo spettacolo una domanda mi rode dentro: dove sono gli uomini, dove sono i maschi? Poche sono le loro voci, anche dei credenti, che si alzano chiare e forti. Nei loro silenzi c’è ancora troppa omertà, nascosta compiacenza e forse sottile invidia. Credo che dentro questo mondo maschile, dove le relazioni e i rapporti sono spesso esercitati nel segno del potere, c’è un grande bisogno di liberazione. E allora grazie a te, Susan, sorella e amica, per aver dato voce alla mia e nostra indignazione, ora posso, come donna consacrata e come cittadina, guardarti negli occhi e insieme al piccolo Francis respirare il profumo della dignità e della libertà. Sr. Rita e sorelle Comunità Rut di Caserta, per la protezione e il reinserimento di giovani donne immigrate, vittime della tratta.
L'Infedele LA7 del 31 gennaio 2011 – l’attrice Lunetta Savino legge la lettera di Suor Rita Giarretta 6
Dal Documento “Ecclesia in Europa”, emanato il 28 giugno 2003, troviamo questo passaggio a difesa e protezione della dignità della donna: «La Chiesa non manca di alzare la sua voce per denunciare le ingiustizie e le violenze perpetrate contro le donne, in qualsiasi luogo e circostanza avvengano. Essa chiede che siano realmente applicate le leggi che proteggono la donna e siano messe in atto misure efficaci contro l’uso umiliante di immagini femminili nella propaganda commerciale e contro il flagello della prostituzione». Le costanti notizie di cronaca che in queste ultime settimane si susseguono con spudoratezza sui nostri giornali e nelle trasmissioni televisive e radiofoniche ci sgomentano e ci portano a pensare che siamo ancora molto lontani dal considerare la donna per ciò che è veramente e non semplicemente un oggetto o una merce da usare a piacimento per interessi personali. In molti ci domandiamo il perché di tutte queste notizie mediatiche e soprattutto ci chiediamo che immagine stiamo dando della donna e del suo ruolo nella società e nella famiglia, a prescindere dai fatti di cronaca, dalla veridicità o meno di ciò che ci viene presentato, dal linguaggio usato senza vergogna. Come donne che vivono e operano per una vocazione di amore e servizio alla vita e al rispetto della dignità di ogni essere umano, non possiamo tacere esonerandoci dall’esprimere la nostra preoccupazione ed il nostro sdegno per lo scempio che stiamo facendo della donna e del mancato rispetto della sua sacralità e identità. In questi ultimi tempi si è cercato di eliminare la prostituzione di strada perché dava fastidio e disturbava i sedicenti benpensanti e abbiamo voluto rinchiuderla in luoghi meno visibili, ma non ci rendiamo conto che una prostituzione del corpo e dell’immagine della donna è diventata ormai parte integrante nei nostri programmi e notizie televisive, alla portata di tutti. Tutto questo purtroppo educa allo sfruttamento, al sopruso, al piacere, al potere, senza alcuna preoccupazione delle dolorose conseguenze sui nostri giovani che vi vedono modelli da imitare. La donna è diventata solo una merce che si può comperare, consumare per poi liberarsene come un oggetto “usa e getta”. La vita religiosa femminile lungo i secoli e la sua storia ha sempre avuto una’attenzione particolare al mondo femminile salvaguardando, difendendo e promuovendo la sua identità e dignità contro i soprusi e le discriminazioni di tutti i tempi e luoghi, particolarmente in situazioni di emarginazioni e di povertà. Purtroppo, nonostante l’emancipazione acquisita dalla donna in questi ultimi anni in diversi modi e settori dobbiamo constatare con vergogna che purtroppo ancora oggi, nel 2011 la sua dignità è terribilmente minacciata e calpestata e la sua identità completamente offuscata. 7
In questi ultimi vent’anni le religiose hanno conosciuto in modo particolare sulle nostre strade il volto e gli orrori causati dalla tratta di esseri umani, specie di donne e minori per l’umiliante e degradante uso dello sfruttamento sessuale del loro corpo. La maggior parte sono giovani immigrate, usate come fonte di piacere e di guadagno. Molte delle nostre comunità religiose, fedeli ai loro carismi di fondazione, hanno accolto in questi ultimi anni migliaia di queste donne che si ribellavano a questo sfruttamento, offrendo loro protezione, rispetto e possibilità di ricostruire la loro vita distrutta e il loro futuro. Quanto impegno e dedizione, amore e gratuità, servizio e solidarietà sono stati offerti a tante donne vittime della tratta e dello sfruttamento senza nessun tornaconto e aiuto finanziario dalle istituzioni, fidandoci esclusivamente della provvidenza. E quante vite salvate e ridonate alle loro famiglie e alla società! Quanta fatica e quanto tempo occorrono per poter guarire le ferite causate dall’egoismo umano per ricostruire la personalità di una giovane donna vittima di inganni e di soprusi! A nome di tutte queste religiose che in varie parti d’Italia ogni giorno con coraggio e dedizione, non curanti dei rischi e della fatica, senza cercare pubblicità, consensi e tornaconto, ma semplicemente guidati dall’amore e dal rispetto vero per la persona, si chinano su queste donne ferite a causa dallo sfruttamento sessuale. Le aiutano a guarire e a scoprire il vero volto dell’amore, ridando loro la voglia di vivere, di crescere e di amare. Voglio terminare questa mia riflessione citando un detto molto saggio e attuale: «Fa più rumore un albero che cade che una foresta che cresce». Ciò è più che mai attuale in questo nostro contesto mediatico. Nonostante il grande chiasso che si sta facendo in questi giorni per un albero che è caduto e che ha sconvolto e confuso molte persone, noi religiose continuiamo silenziosamente ma con determinazione a operare per proteggere la dignità e la sacralità di ogni persona, specie della donna e delle minorenni, che sono vittime di una società del consumo e dell’apparenza, della mancanza di moralità e del vuoto di valori. Il nostro servizio di donne a favore di altre donne – oltre che continuare a essere una forte denuncia fatta non solo a parole bensì attraverso la testimonianza concreta della nostra vita – vuole essere una risposta adeguata a tante giovani, vittime in modi diversi dei nostri modelli di vita, affinché possano crescere e recuperare la dimensione e la gioia di ritornare ad essere protagoniste del loro futuro. Il loro successo vero ed il loro avvenire non possono essere basati sul denaro, sulla carriera o sui privilegi dei potenti, bensì sulle loro capacità umane, sulla loro bellezza interiore e sul loro senso di responsabilità. E noi donne religiose che operiamo in questo ministero vogliamo continuare ad essere questi alberi che crescono senza far rumore offrire l’ossigeno che elimina l’inquinamento atmosferico e ricordare a tutti – società e Chiesa, politici e persone comuni, giovani e anziani, uomini e donne – che l’onestà, il rispetto della dignità e identità di ogni persona è il capitale più grande su cui un Paese civile deve saper investire e conservare per noi oggi e per le generazioni future. Un giorno il nostro operato sarà giudicato non solo da Colui che ci ha creati e al quale dobbiamo rendere conto, ma saremo giudicati anche dalla stessa storia. Grazie. Sr. Eugenia Bonetti MC, responsabile ufficio “Tratta donne e minori” – Usmi con e per tutte le religiose che operano in Italia per combattere ed eliminare la tratta di donne e minori, specie per sfruttamento sessuale.
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Anche le prossime elezioni regionali, si caratterizzano per un’evidente incertezza nel risultato.Sulle cartine delle proiezioni e sondaggi, infatti, molte regioni italiane sono ancora incolori: la coalizione che vincerà, lo farà con uno scarto percentuale di voti minimo, come è avvenuto nel passato. In termini statistici, invece, c’è un dato che dovrebbe essere tenuto in considerazione. Un sensibile cambiamento culturale. Il fattore “D” : il voto delle Donne. Le Donne elettrici in Italia sono in maggioranza, rappresentano oltre il 50% dell’elettorato complessivo. E’ un dato da non sottovalutare, né dal punto di vista statistico secondo i dettami di un pensiero calcolante, ma soprattutto a livello sociologico, secondo un più profondo pensiero filosofico e storico. L'Italia,ultimamente, ha assistito ad una “mutazione genetica” delle modalità di carriera delle donne nelle Istituzioni e nei ruoli apicali delle Pubbliche Amministrazioni. E, la Puglia, più di altri territori, ha dato lo start (o lo svelamento ?) ad un “sistema” che ai più era sconosciuto, figuriamoci alle donne madri, alle donne lavoratrici, alle donne “normali”. Si’, donne “normali” ma non per questo prive di forza, coraggio, determinazione, merito, capacità e competenza. Forti, coraggiose e determinate come le Donne italiane, come le donne del passato, le mogli dei pescatori, dei contadini, degli emigranti, dei militari … le c.d. vedove bianche, con i mariti lontani per giorni, per mesi, per anni, ma che hanno saputo educare, mantenere stretti e trasmettere ai propri figli i valori più autentici del popolo italiano. Donne, giovani e meno giovani, che sono tenacemente avanzate negli studi, “senza riflettori e copertine dei settimanali di gossip”, che hanno registrato da anni un livello culturale maggiore dei propri coetanei maschi, si sono distinte nei percorsi di studio per maggior merito, sui luoghi di lavoro per evidenti pluri-capacità (multi-tasking), flessibilità e pronta risoluzione dei problemi (problem solving). Donne competenti che, nella grande maggioranza, pur lavorando fuori di casa mantengono ancora la struttura tradizionale della famiglia italiana: lavoro, cura dei figli, assistenza agli anziani, impegno sociale. Ma, in Italia queste Donne sono state insultate ed offese. Sono consapevoli di essere state insultate nella loro DIGNITÀ e offese nella loro FEMMINILITÀ. L’insulto è stato quello di vedere che il “più antico mestiere del mondo”, ipocritamente denominato “escort” (che, del resto, è un termine che proviene dal latino scortium=prostituta di infimo ordine) è più apprezzato per scalare ruoli pubblici rispetto alla valutazione, per esempio, di due lauree o un’indiscussa preparazione e dimostrata competenza professionale.
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L’offesa è stata che la femminilità – valore alto, al vertice della scala dell’umanità, perché è generatrice della vita – è stata svilita e ridotta a uno scambio, una compravendita, una transazione per occupare ruoli apicali nelle amministrazioni pubbliche. Mogli di…, figlie di…, amanti di… nipotine di…e minorenni “adottate”, oggetti di abbellimento delle stanze dei Palazzi. Non c’è censura morale. La mancanza di etica è il confondere il privato con il pubblico. Poi, le quote-rosa vissute, più come un fastidio o una iattura, piuttosto che un valore aggiunto, una giusta rappresentazione della composizione della società moderna. Ma…l’opinione delle “altre” donne, quelle “normali”, è ancora abbastanza silenziosa, è ancora consumata solo nelle case o nella cerchia privata delle relazioni, ma non è per questo meno influente, anzi rischia di esplodere, silenziosamente, in un “non perdono”. Siamo in credito signori! Siamo molto in credito con i nostri amici uomini ! Vogliamo un atto coraggioso, quasi un atto dovuto, sicuramente difficile secondo il perverso attuale sistema che mortifica il “merito” delle donne. Vogliamo una reale testimonianza dei Candidati alla Presidenza delle Regioni Italiane. Vogliamo un vero segnale: che siete con noi, che stimate noi Donne, fiere della nostra identità, orgogliose dei nostri cervelli e del nostro impegno verticale. Un impegno non in contrapposizione, ma un impegno da condividere con gli amici uomini. Un impegno per il futuro dei nostri figli e delle nuove generazioni, che meriterebbero la trasmissione dei valori fondanti la nostra democrazia e della pari dignità. Ci vorrebbe… ora più che mai, forse ce lo dovete. Ve lo dovete. Mancano ancora troppe sedie al tavolo delle scelte: il segnale di un vero cambiamento sarebbe quello di invitare a sedere insieme a voi le migliori, le più competenti, le più capaci. Le migliori Donne Italiane. Ne guadagneremmo tutti. Silvia Nascetti, giuslavorista, fondatrice Gruppo Facebook “Donne che si sono stese sui libri e non sui letti dei potenti Vice Presidente internazionale della Confédération de les femmes de la Meditérranée Paris Imprenditrice e past Vice Presidente AIDDA Associazione Donne Imprenditrici e Dirigenti d’Azienda (Puglia e Basilicata)
Articolo di Silvia Nascetti su Nuovo Quotidiano del 30/01/2010 10
C’è un incontro, c’è un destino, ma bisogna proteggere le cose più possenti, accadimenti anche semplici, ma che hanno una loro grandezza. […] Quando la vidi entrare in scena vidi una maestà fragile, una fragilissima maestà. È come quando trovi una montagna di neve. Dice il poeta «Se hai una montagna di neve tienila all’ombra», perché le maestà come le montagne fragili sono delicate, bisogna custodirle bene e non esporle ai lumi. E allora io ho trovato questa montagna di neve. Della grandezza delle montagne te ne accorgi quando t’allontani. [...] Può accadere tutto e tutto è lecito, ma lo stare insieme, il camminare insieme nel tempo verso la stessa direzione, ritmare il passo uno con l’altro è un appagamento, è una gioia che nei primi tempi son tutte bischerate.
Roberto Benigni 11
Le ragazze sono come le mele sugli alberi. Le migliori sono sulla cima dell'albero. Gli uomini non vogliono arrivare alle migliori, perché hanno paura di cadere e ferirsi. In cambio, prendono le mele marce che sono cadute a terra, e che, pur non essendo così buone, sono facili da raggiungere. Perciò le mele che stanno sulla cima dell'albero, Pensano che qualcosa non vada in loro, mentre in realtà "Esse sono grandiose". Semplicemente devono essere pazienti e aspettare che l'uomo giusto arrivi, colui che sia cosi coraggioso da arrampicarsi fino alla cima dell'albero per esse. Non dobbiamo cadere per essere raggiunte, chi avrà bisogno di noi e ci ama farà di tutto per raggiungerci. La donna uscì dalla costola dell'uomo, non dai piedi per essere calpestata, ne dalla testa per essere superiore. Ma dal lato per essere uguale, sotto il braccio per essere protetta, e accanto al cuore per essere amata.
"La terra ha musica per coloro che ascoltano" William Shakespeare
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