(IT)
JULY 3. 4. 5.
Jeff Mills, Lory D, Underground Resistance “Timeline�, Voices from the Lake, Andras & Oscar, Cabaret Contemporain, Craig Leon, Dracula Lewis, Gigi Masin, Holly Herndon, Lena Willikens, Mumdance, Objekt, Powell, Syracuse, Vakula, Vessels...
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W E I V E R ESS
info@dancityfestival.com
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25#GIUGNO#2015# #
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JULY 3. 4. 5.
Jeff Mills, Lory D, Underground Resistance “Timeline�, Voices from the Lake, Andras & Oscar, Cabaret Contemporain, Craig Leon, Dracula Lewis, Gigi Masin, Holly Herndon, Lena Willikens, Mumdance, Objekt, Powell, Syracuse, Vakula, Vessels...
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Open source artist. Per chi non se lo ricordasse, c’è un mondo fuori dalle nostre stanze. Poi ce n’è un altro dentro i nostri computer. E ce n’è un altro ancora dentro di noi. Ogni persona cambia a seconda dell’interazione tra questi mondi, dal confronto/scontro/fusione tra natura, sentimento, ragione e tecnologia. Il percorso artistico della rossa ragazza del Tennessee ha il suo baricentro in queste relazioni affascinanti e pericolose tra il reale, il virtuale e la materia dei sogni. Da sempre preoccupata/assorbita dal potere della comunicazione, dal privato che diventa pubblico e viceversa, dalla manipolazione delle informazioni e dagli scandali 2.0 (Snowden-Wikileaks), ha trasformato tutto ciò in un avvincente manifesto artistico, utilizzando voce (la sua e quella di altri, rigorosamente processate tramite software customizzati ad hoc dalla stessa Herndon), laptop e visual come se fossero un’interfaccia aperta. Basta fare un salto sul suo sito per capire come Holly Herndon sia un’artista in perenne movimento, sotto tutti i punti di vista. Si è trasferita adolescente a Berlino dove è rimasta folgorata dalla scena elettronica locale, per poi tornare in America, in California, dove ha conseguito l’MFA in musica elettronica e tecniche di registrazione presso il Mills College di Oakland, stabilendosi, per il momento, non troppo lontano da lì, giusto un ponte di distanza, ossia a San Francisco. Durante gli studi ha vinto il premio Elizabeth Mills Crothers nel 2010 per la miglior composizione originale con 195 e ha concepito e plasmato il suo disco d’esordio Movement, uscito nel 2012. Da anni collabora con diverse personalità dell’arte contemporanea come Reza Negarestani, Conrad Shawcross, con il famoso studio di design olandese Metahaven o con Mat Dryhurst, suo compagno anche nella vita reale. Al momento sta completando il dottorato in composizione alla Stanford University e girando il mondo per promuovere il suo secondo album, Platform. Arte o musica? “Il futuro, una bandiera (strappata). Oltre i confini. I nostri corpi, nullità. Guardate fuori. Venite con noi. I nostri cuori come uno. Ovunque e in nessun luogo. Sciamare, come un fiume, una piattaforma”. Sono solo alcune delle “frasi in chat” presenti nel video/manifesto di Interference, brano che apre Platform. Come si è potuto constatare nella recente perfomance al Sònar la sua laptop music prende spunto dal ramo più multimediale dell’arte contemporanea, umanizzando e politicizzando però il tutto - distaccandosi quindi da altri artisti della stessa corrente come Oneohtrix Point Never o James Ferraro, più astratti e visionari - sottolineando la necessità di nuove fantasie e di azioni strategiche collettive per opporsi a uno stato di sorveglianza delle informazioni e allo spettro di un sistema distopico. Infatti al momento il computer è sì uno strumento intimo e personale, celebrato per la sua capacità di archiviare memoria e connettere le persone, ma anche un boomerang condannato per la sua vulnerabilità in termini di controllo di massa. Con Platform la Herndon suggerisce una svolta ottimistica, un appello al progresso, un’apertura verso nuovi modi di amare e comunicare in modo sicuro, senza interferenze e controlli da parte del Potere. Un paradosso in cui corpo, macchina e dati sono in simbiosi. Infatti ci tiene a considerarla body music - anche se l’aspetto/approccio concettuale è innegabile - tanto da rimarcare con ironia “social” quanto sia inutile seguire le sue performance adagiati su una poltrona. Bisogna muoversi fisicamente e condividere sudore ed emozioni non solo byte e informazioni più o meno necessarie. Oltre la contemporaneità. In molti hanno accolto e definito Platform come il disco che avrebbe dovuto fare Bjork. Ma l’islandese ha preferito mostrarci il suo lato più fragile e privato, quel microcosmo che è la fine di un amore. La Herndon invece sembra interessata alla comunità - reale e virtuale - alle connessioni ancestrali e al tempo stesso futuristiche tra gli uomini, il Creato e le macchine di ultima generazione. Da un punto di vista prettamente musicale non è un ascolto facilissimo, ma una volta entrati nel suo mondo e aver imparato le regole del gioco, il divertimento e le emozioni sono assicurate. Rispetto all’esordio, Platform si presenta comunque un disco più accessibile, ci sono brani che colpiscono subito per il modo di ridefinire i confini dell’immaginario pop, Chorus, Morning Sun, Home o la già citata Interference sono gli esempi più lampanti. “Un atto di rottura e di estasi”, l’ha definito la stessa Herndon. Insieme all’ultimo di Panda Bear, Platform è il disco di “pop” elettronico più avventuroso, intrigante e riuscito pubblicato finora nel 2015. Per chi avesse voglia di vedere il suo progetto audio/video/performativo al completo il consiglio è di non perdersi i prossimi passaggi in Italia della Herndon e della sua crew, il 4 luglio all’interno del Dancity Festival a Foligno e in autunno a Torino (4-8 novembre) nella nuova edizione di Club to Club.