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Se ti vergogni è peggio

Un papà brindisino racconta il disagio al tempo della pandemià

Fino ad un paio di anni fa viveva felice in una villetta di un centro a Sud di Brindisi. Tre figli (due universitari), un impiego dignitoso in un ufficio pubblico del capoluogo, la partita a calcetto il giovedì, i weekend fuoriporta almeno una volta al mese ed una vita tutto sommato onesta e dignitosa. Poi sono arrivate come un ciclone la pandemìa, la crisi matrimoniale e la separazione, e la vita di Umberto (lo chiameremo così), 56 anni ed una laurea in Giurisprudenza, è cambiata radicalmente nel giro di qualche mese. Lo abbiamo incontrato in un piovoso pomeriggio di fine ottobre in un bar alla periferia di Brindisi.

Dove hai trovato una mano tesa

Non è facile raccontare e condividere una situazione precaria come la mia. All’inizio cercavo in tutti i modi di nascondermi, bluffando con chi iniziava a chiedermi insospettito dai miei cambiamenti di umore e dei miei comportamenti strani. Fortunatamente sono stato aiutato subito da un cugino che mi ha messo a disposizione un piccolo appartamento, quando ho dovuto lasciare casa, e che a volte provvedeva con discrezione a passarmi viveri e non lo nascondo anche denaro.

Poi però hai deciso di aprirti

Dopo sette-otto mesi, una sera guardando una serie in TV, ho capito che tenermi tutto dentro mi faceva stare peggio. Così mi sono rivolto ad un sacerdote che mi ha consigliato un’associazione che avrebbe potuto sostenermi in qualche modo: una Caritas parrocchiale che ogni quindici giorni mi consegna un pacco-spesa, con pasta, salsa, latte, biscotti e alimenti di prima necessità. Ho ancora impresso in mente il ricordo della prima volta: per la vergogna sono stato due ore fuori prima di decidermi ad entrare.

Quello che manca forse in questi casi è un sostegno morale

Proprio così. Nel mio caso poi la pandemia ha precipitato una barca già in avaria. I rapporti con mia moglie diventavano tesi giorno dopo giorno, la convivenza totale 24 ore su 24 è stata un danno, ha evidenziato le nostre fragilità e scoperto ferite che probabilmente erano sopite da qualche anno. Magari i servizi di supporto ed assistenza psicologica ci sono pure, ma le difficoltà stanno nell’avvicinarsi e nell’aprire il proprio cuore: il senso del pudore e della vergogna spesso ti bloccano. Ma se incontri la persone giuste, come la volontaria della mia parrocchia, anche una situazione difficile può diventare più leggera da affrontare.

Qual è la cosa che ti fa soffrire di più ora

L’impotenza, cioè la consapevolezza di avere al momento pochi strumenti o soluzioni per venirne fuori. A volte penso che ci vorrebbe un miracolo o qualcosa di eccezionale, poi però rifletto e mi dico che nonostante tutto e tutti, ho la forza e la salute per alzarmi ogni giorno e ringrazio Dio.

Se dovessi lanciare un messaggio a chi vive una situazione come la tua

Direi semplicemente di pensare che sono cose che possono accadere a tutti nella vita e che vergognarsi e nascondersi non serve a nulla. Anzi …