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CROnews n.3, Volume 6, anno 2012

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in questo numero

CROnews Direttore responsabile Dr. Paolo De Paoli trimestrale 2012 - V. 6 (3) - luglio 2012

notizie dell’ultima ora IV meeting GECAT ad Amsterdam ...........................................................p. 2 Premio “Toyp” Italia 2012 al Dr. Matteo Castronovo..................................p. 2 Il team del Dr. Toffoli ottiene uno dei quattro Grant AIRC 5x1000 2012 ....p. 3 3° Convegno Mondiale di Dermatoscopia in Australia ..............................p. 5 Internet WI-FI al CRO ...............................................................................p. 5 Patient Education presso il CRO di Aviano: comunicazione per e da bambini, adolescenti e giovani adulti ..........................................p. 6

attualità Nuova PET/CT al CRO di Aviano .............................................................p. 7

FLASH ON... Chirurgia polmonare innovativa al CRO ....................................................p. 9

HIGHLIGHTS Young Investigator Event 3rd Edition ........................................................p. 12 Tre giorni con Mirna e René .....................................................................p. 16

PARLIAMO DI L’importanza di lavarsi le mani .................................................................p. 18

ATTIVITÀ FORMATIVA AL CRO Il risveglio della qualità umana con le fiabe tradizionali: l’arte-terapia in oncologia. ............................................................................................p. 21

L’ANGOLO DELLA BIBLIOTECA Premio letterario: “Scriviamoci con cura” .................................................p. 24 Percezione dell’assistenza al CRO ...........................................................p. 26

RECENSIONI LIBRI DI SVAGO Perchè mi è piaciuto ................................................................................p.29

VIDEOTECA Un film per stare insieme .........................................................................p. 30

URP E ARTE COME SUPPORTO TERAPEUTICO L’esposizione di opere d’arte al CRO .......................................................p. 31

AREA GIOVANI Le uova di Pasqua per i bambini del CRO ................................................p. 32 Pasqua a quattro ruote ............................................................................p. 32 Allevi incontra i ragazzi dell’Area ..............................................................p. 33 Pordenone Rugby in campo con l’Area Giovani .......................................p. 34 Music is life! .............................................................................................p. 35

sostegno al malato Arte come terapia: oggi... al CRO si danza... .............................................p. 36 Il sogno continua a viaggiare... ..................................................................p. 37

calendario eventi Nei prossimi mesi... .................................................................................p. 38

ORGANIZZAZIONI NO-PROFIT Sono attive al CRO ..................................................................................p. 38

il cinque per mille alla ricerca Sostieni la ricerca al CRO ........................................................................p. 40


notizie dell’ultima ora IV meeting GECAT ad Amsterdam Il 15 giugno ad Amsterdam, in occasione del Congresso Europeo di Ematologia, si è svolta la quarta riunione plenaria del GECAT (Gruppo Europeo di Cooperazione AIDS e Tumori), organizzata dal Prof. Umberto Tirelli e dal Dr. Michele Spina. Erano presenti diverse figure professionali del nostro istituto che insieme a colleghi francesi, tedeschi, spagnoli, inglesi e statunitensi hanno fatto il punto sullo stato dell’arte della diagnostica e della terapia dei linfomi in pazienti con infezione da HIV. La riunione ha permesso ai ricercatori presenti di confrontarsi sulle realtà dei paesi europei e degli Stati Uniti ed è emerso in modo chiaro il ruolo ormai consolidato del nostro Istituto come leader mondiale in questo campo. Sono stati, quindi, discussi i punti in agenda che hanno permesso di pianificare studi futuri comuni che permetteranno di incrementare le conoscenze su alcuni punti chiave. In particolare il Dr. Spina ha presentato i risultati definitivi sull’analisi dei fattori prognostici nei pazienti con malattia di Hodgkin dimostrando come anche nei pazienti con infezione da HIV emergono gli stessi fattori della popolazione HIVB negativa. Notevole interesse hanno suscitato i dati presentati dal Dr. Eugenio Borsatti sul ruolo della PET dopo due cicli di chemioterapia nei pazienti con linfoma di Hodgkin. La reale utilità di tale esame, ben nota nella popolazione generale, lasciava ancora parecchi dubbi nei pazienti con infezione da HIV per il fatto che eventuali infezioni occulte potessero aumentare il

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numero di falsi positivi. I dati di questo studio europeo hanno dimostrato che i pazienti con PET-2 negativa hanno una percentuale di guarigione nettamente superiore a quei pazienti che sono ancora PET positivi dopo i primi due cicli di chemioterapia. Questi importanti risultati rappresentano una base di partenza per stratificare l’approccio terapeutico di tali pazienti e infatti il Dr. Heintrich di Monaco di Baviera ha presentato una nuova proposta di studio che prevede la modulazione della chemioterapia in base ai risultati della PET-2. La presentazione della Dr.ssa Ariela Noy del Memorial Sloan Kettering di New York è stato il momento saliente della riunione La Dr.ssa Noy ha presentato, per conto del National Cancer Institute (NCI) di Bethesda, una nuova proposta di studio internazionale per i pazienti con malattia di Hodgkin e infezione da HIV. Lo studio prevede la sperimentazione di un nuovo anticorpo monoclonale (brentuximab), non ancora disponibile in Europa, in associazione alla chemioterapia

e rappresenta uno dei primi studi di associazione al mondo. La parte europea dello studio sarà coordinata qui ad Aviano e il fatto che un ente prestigioso come il NCI proponga a centri europei la partecipazione ad uno studio statunitense rappresenta un ulteriore riconoscimento del prestigio di Aviano e del GECAT. Successivamente, Stefan Barta del Montefiore Medical Center di New York ha riportato i risultati di una metanalisi condotta su tutti gli studi finora pubblicati ove il ruolo delle ricerche condotte presso il nostro centro hanno avuto un ruolo fondamentale. La seconda parte della riunione è stata dedicata alla presentazione dei risultati preliminari degli studi in corso e alle nuove proposte di studio. Tra queste è importante ricordare lo studio che sarà coordinato da Josep Ribera di Bacellona e da Silvia Montoto di Londra sui lungo sopravviventi con linfoma. Si è inoltre deciso di attuare protocolli terapeutici comuni per il linfoma di Burkitt una forma di linfoma non Hodgkin molto frequente nei pazienti con infezione da HIV. La prossima riunione si svolgerà ad Atlanta in Dicembre 2012.

Premio “Toyp Italia 2012” al Dr. Matteo Castronovo La Junior Chamber lnternational (JCI), organizzazione a livello mondiale di giovani Imprenditori (professionisti e non) attivi nelle proprie comunità, offre ai giovani tra i 18 e 40 anni opportunità di crescita personale, professionale e sociale. Ogni anno la JCI organizza il Premio Toyp, The


Il team del Dr. Toffoli ottiene uno dei quattro Grant AIRC 5x1000 2012

Trieste. Il Presidente nazionale JCI-Italia, Stefano Traversa, conferisce il Toyp-Ricerca 2012 a Matteo Castronovo.

Outstanding Young Person (Premio Giovani Talenti) che è un riconoscimento conferito a uomini o donne tra i 18 e i 40 anni che abbiano contribuito al progresso della propria comunità in vari ambiti (cultura, ricerca scientifica e tecnologica, business, volontariato, crescita personale), affinché fungano da esempio per i loro coetanei. I vincitori delle selezioni locali concorrono alle selezioni nazionali e, in caso di vittoria, alle selezioni internazionali. Lo scorso 19 maggio, a Milano, il Dr. Castronovo ha ricevuto il premio Toyp nazionale per la ricerca scientifica e tecnologica e sta attualmente concorrendo per il premio internazionale (la premiazione avverrà al Congresso Mondiale che si terrà a Taipei dal 18 al 23 novembre 2012). Giovane “cervello” rientrato dagli USA, il Dr. Castronovo conduce le sue ricerche nel campo delle nanotecnologie molecolari presso l’Unità di Farmacologia Sperimentale e Clinica del Centro di Riferimento Oncologico di Aviano. La sua attività in ambito oncologico mira a produrre dei trasportatori di farmaci intelligenti

e completamente biocompatibili, che consentano il rilascio controllato dei farmaci nei tessuti malati. Inoltre, Castronovo collabora allo sviluppo di dispositivi sensibili e veloci per il monitoraggio quantitativo e rapido dell’effetto dei farmaci nei pazienti, allo scopo di personalizzare la cura. Riuscire in questo significherebbe molto per i pazienti oncologici, perché i dosaggi farmacologici non sempre sono ben adattati alle loro caratteristiche fisiologiche. La scelta di Castronovo è motivata dal fatto che egli crede che solo lavorando in stretta collaborazione con medici e biologi (sotto lo stesso tetto) la ricerca multidisciplinare potrà affermarsi ed essere davvero significativa per i malati. Il Dr. Castronovo collabora anche con alcuni centri di ricerca negli Stati Uniti per realizzare programmi internazionali che mirano ad offrire opportunità per studenti italiani (ma non solo), nelle scienze fisiche chimiche e naturali e/o nella medicina, per migliorare il loro livello di interdisciplinarietà e interculturalità.

L’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro (AIRC), da sempre impegnata nella raccolta e nell’erogazione di fondi a favore del progresso della ricerca oncologica, ha deciso, quest’anno, di utilizzare i fondi raccolti con il 5x1000, per premiare i 4 progetti ipiù promettenti in tutto il territorio nazionale. Non, quindi, una distribuzione “a pioggia” dei finanziamenti, ma ma una scelta ponderata in base al referaggio di revisori internazionali indipendenti. Il Dr. Giuseppe Toffoli, Direttore dell’Unità di Faramacologia Sperimentale e Clinica (FSC) del CRO di Aviano, si aggiudicato il grant con il progetto dal titolo: “Application of Advanced Nanotechnology in the Development of Innovative Cancer Diagnostics Tools” (Nanotecnologie avanzate per lo sviluppo di dispositivi diagnostici innovativi). Il progetto coinvolge 14 gruppi di ricerca (per un tota-

Il Dr. Giuseppe Toffoli, Direttore dell’Unità di Faramacologia Sperimentale e Clinica

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le di 114 ricercatori) e si propone di sviluppare dispositivi innovativi per fare diagnosi di tumore in modo più semplice e per dosare i farmaci antitumorali nel sangue dei pazienti in modo innovativo. È un progetto di nanomedicina (applicazione delle nanotecnologie alla medicina) con possibili importanti ricadute positive nella cura dei pazienti e che potrà avere anche potenziali ricadute per l’industria biomedicale del territorio. Questo progetto scaturisce dall’incontro di competenze diversificate in campo tecnologico, fisico, ingegneristico e medico ed è proprio la sua multidisciplinarietà a garantire buone possibilità di successo. “Scopo principale del progetto è la creazione di nanotecnologie innovative per lo sviluppo di dispositivi medici che favoriscano una diagnosi più semplice e precisa in ambito oncologico” - puntualizza Toffoli - “I nuovi dispositivi consentiranno, infatti, di eseguire un’analisi precoce dei tumori permettendo di identificare in modo agevole l’andamento dei marcatori tumorali (anche se presenti in concentrazioni molto basse) esaminando piccole gocce di sangue, come avviene per la diagnostica di alcune malattie metaboliche quali, ad esempio, il diabete, dove è possibile controllare i livelli di glicemia senza l’ausilio del medico, direttamente a casa del paziente. Questi marcatori includeranno il PSA (Antigene specifico prostatico) per pazienti affetti dal tumore alla prostata e il CEA (Antigene Carcinoembrionale) per pazienti affetti dal carcinoma del colonretto, ma il lavoro dei ricercatori riguarderà anche marcatori inno-

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vativi come le cellule tumorali circolanti, importanti per determinare il rischio di recidive (vale a dire il riformarsi di un tumore, dopo la sua asportazione, nella stessa zona del corpo precedentemente trattata). Il programma di ricerca avrà ripercussioni positive anche sull’evoluzione della terapia. Attraverso queste nuove tecnologie, infatti, si vuole mettere a punto un sistema per tenere sotto controllo la concentrazione dei farmaci nel sangue dei pazienti (direttamente al letto del paziente), per seguire in tempo reale il loro livello e ridurne gli effetti indesiderati, sia per terapie classiche (chemioterapia) che mirate (anticorpi monoclonali e altri farmaci biologici), aumentandone l’efficacia. Le probabilità di successo di un progetto a così ampio spettro sono molto elevate poiché alcune tecniche analitiche sviluppate nei laboratori delle Unità partecipanti alla ricerca sono state già messe a punto per campioni semplificati. È proprio questo l’incipit del programma di ricerca, che si avvarrà della consulenza di esperti internazionali, tra i quali il Prof. Massimo Cristofanilli, Chief oncologist al FOX-CHASE Cancer Center di Filadelfia e il Prof. Robert H. Austin del Department of Physics della Princeton University di Princeton. I finanziamenti

I 4 vincitori del Grant AIRC 5x1000 2012. A dx il Dr. Giuseppe Toffoli.

hanno permesso il rientro di alcuni “cervelli” dagli Stati Uniti. Due giovani, ma già affermati ricercatori: il Dr. Flavio Rizzolio e il Dr. Matteo Castronovo che hanno iniziato a lavorare al CRO nell’Unità di Farmacologia dove stanno per arrivare anche ricercatori provenienti dagli USA e dal Giappone. Il 5 giugno nella sede dell’AIRC a Milano vi è stata la conferenza stampa per la presentazione dei 4 progetti risultati vincitori a livello Nazionale con la partecipazione di importanti testate giornalistiche come il Corriere della Sera, Il Sole 24 ore, La Repubblica, ecc. e delle telivisioni. L’infinitamente piccolo servirà dunque a realizzare qualcosa di abbastanza grande… e con questi presupposti, diagnosi precoce dei tumori e terapia “personalizzata” sembrano davvero a portata di… Nano!


3° Convegno Mondiale di Dermatoscopia in Australia Dal 17 al 19 Maggio 2012 a Brisbane In Australia, al Convention and Exibition Centre si è tenuto il 3° Congresso Mondiale di Dermatoscopia, un prestigioso congresso che riunisce tutti i maggiori esperti al mondo in questo campo. La Dr.ssa Maria Antonietta Pizzichetta (Responsabile dell’Unità di Oncologia Clinica Preventiva del CRO di Aviano) è stata invitata in come Chairman della sessione plenaria, assieme alla Dr.ssa Crotty, del Melanoma DIagnostic Centre di Sidney. Inoltre, ha tenuto una relazione magistrale sui nuovi criteri dermoscopici utili per la diagnosi

La Dr.ssa Pizzichetta con il Prof. H. Peter Soyer del Dermatology Research Centre, University di Queensland, Brisbane-Australia e la Dr.ssa Kerry Crotty Melanoma Diagnostic Centre di Sidney-Australia

precoce del melanoma. I dati presentati dalla ricercatrice del CRO sono frutto di un intensa attività di ricerca internazionale che la Dr.ssa Pizzichetta sta conducendo in collaborazione con Centri di eccellenza Dermatologica Italiani e stranieri. “La dermatoscopia (detta anche dermoscopia, microscopia ad epiluminescenza o microscopia a luce di superficie), metodica dia-

Internet WI-FI al CRO

Dal mese di luglio è disponibile in Biblioteca e nelle aree circostanti (zona prelievi, spazio mostre) l’accesso alla rete Internet senza fili, WI-FI: attivato dal Servizio Informatico interno, è rivolto ai pazienti e familiari che si trovano in Istituto e che hanno la necessità di navigare in Internet per organizzare il viaggio di ritorno, per consultare la posta elettronica o semplicemente per far passare il tempo in attesa di una

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Biblioteca Scientifica CRO AVIANO

gnostica non invasiva che permette di studiare in vivo le lesioni cutanee, è indispensabile -sottolinea la Dr.ssa Pizzichetta- per la diagnosi precoce del melanoma e delle neoplasie cutanee. Grazie ad uno strumento quale il dermatoscopio e a un accurato esame clinico è possibile individuare e diagnosticare lesioni cutanee in fase iniziale, facilmente asportabili chirurgicamente e in modo definitivo. In questo tipo di patologia, la diagnosi precoce è sempre la strategia migliore”.

visita, di una terapia o durante la degenza. Al momento il servizio è attivo solo in alcune aree del CRO contrassegnate da appositi cartelli (Biblioteca, salone 2° piano), ma in futuro verrà esteso anche in altre zone dell’Istituto. Per accedere al WI FI è necessario registrarsi presso la Biblioteca Scientifica (al Piano terra, lun-ven ore 9.00-17.00) che rilascerà il codice di accesso e i dettagli sulla regolamentazione del servizio.

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Patient Education al CRO di Aviano: comunicazione per e con bambini, adolescenti e giovani adulti Storie e racconti delicati e dedicati, narrati con misura e su misura per i pazienti più piccoli, bimbi, adolescenti e giovani adulti sospinti nel percorso di malattia dal vento della speranza: a loro il CRO di Aviano - l’Area giovani e Radioterapia Pediatrica, la Biblioteca Scientifica e per i Pazienti, la Psicologia Oncologica e la Direzione Scientifica - ha dedicato un progetto di Patient Education - il processo con cui il personale sanitario informa e orienta tutti i pazienti circa malattia, strutture e servizi - che dal 2007, grazie a colloqui, scritti e osservazioni di vario genere, raccoglie perplessità, incertezze, esitazioni e richieste di pazienti e famiglie rielaborati e condensati in alcuni prodotti editoriali. Questo straordinario sforzo comunicativo, che dal 2008 al 2011 ha contribuito a dare alla luce cinque prodotti editoriali pubblicati da Mondadori, Omino Rosso ed Edizioni CROinforma, è stato compendiato in un poster che ha vinto il primo premio al 37° congresso organizzato dall’Associazione Italiana di emato - oncologia pediatrica svoltosi a Bari. Il manifesto, dal titolo «Patient Education al Cro di Aviano: comunicare per e da bambini, adolescenti e giovani adulti», sintetizza obiettivi, metodi e risultati che in questi anni l’equipe del dottor Maurizio Mascarin - responsabile della Radioterapia Pediatrica dell’Istituto - coadiuvata da altre componenti del CRO, ha indicato e perseguito con l’unica finalità di rendere più sostenibile, per quanto possibile, ai pazienti,

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l’apprendimento della malattia e delle sue contingenze. «Quanto prodotto - ha detto il medico favorisce conformità e adesione alle cure, facilita la comunicazione e l’alleanza con il personale e restituisce ai ragazzi un ruolo da protagonisti nella gestione della malattia e nella promozione della salute, sia a livello personale sia sociale. L’occasione che questi scritti ci ha fornito - ha concluso Mascarin - facendo emergere la voce della vita accanto a quella della medicina, ci sembrava troppo preziosa per non perseguirla». Le pubblicazioni sono: «Radio Trolla», «Colora la tua linfa», «Non chiedermi come sto ma dimmi cosa c’è fuori», «Diabolik. Zero Negativo. Un colpo speciale» e «Oltrelacqua». Secondo Paolo De Paoli, Direttore scientifico del CRO, «questo riconoscimento inorgoglisce e conferma la validità della Patient Education, un progetto metodologicamente innovativo che il Cro ha attuato nei confronti di tutti i suoi pazienti. Le attività in senso alle PE sono organizzate principalmente intorno ai temi della ricerca, dell’informazione medico - scientifica e della formazione. Pubblichiamo opuscoli informativi su vari aspetti della malattia oncologica e libri che raccolgono le testimonianze dei pazienti ospitati dall’Istituto».


attualità

Nuova PET/CT al CRO di Aviano Tecnologia d’avanguardia

Il 16 maggio 2012, alla presenza del Presidenti della Regione Renzo Tondo, della Provincia Alessandro Ciriani e di altre personalità del territorio, è stata inaugurata ufficialmente la nuova PET/CT del CRO. Questa apparecchiatura utilizza una tecnologia d’avanguardia per la diagnosi, la caratterizzazione metabolica e la valutazione della risposta alle terapie oncologiche dei principali tipi di tumore. La nuova macchina, Gemini TF-Astonish 16TOF, della ditta Philips, un colosso della diagnostica per immagini, rappresenta, per le sue caratteristiche tecniche hardware e software, il più recente sviluppo della tecnologia PET. In primo luogo, grazie ad una maggior precisione e accuratezza nella rivelazione delle radiazioni, consente di accorciare i tempi di esecuzione e di ridurre la quantità di tracciante radioattivo necessaria per l’esame. Questi due requisiti rispondono a due esigenze fondamentali della diagnostica medica per immagini: la riduzione dei tempi di attesa (grazie alla possibilità di eseguire più esami giornalieri); la riduzione della dosimetria di radiazioni somministrate al paziente e dell’irraggiamento degli operatori. In secondo luogo, la nuova PET/ CT possiede un nuovo cristallo rivelatore (LYSO, Ortosilicato di Lutezio dopato all’Ittrio) e sofisticati algoritmi di calcolo che permet-

tono l’applicazione della tecnologia T.O.F. (Time of Flight, Tempo di Volo) in grado di distinguere eventi di decadimento radiattivo con differenze inferiori a mezzo nanosecondo l’uno dall’altro e riconoscere così, grazie alla differenza temporale, anche la diversa Ricercatori CRO e ospiti nella Sala Convegni del CRO durante la sede spaziale di visita del Presidente Tondo. provenienza di un segnale radioattivo rispetto ad un CRO per l’esecuzione delle due altro. Tale differenziazione temindagini in giornate diverse. In porale si traduce in una miglior alcuni tipi di neoplasie (tumori delineazione del tumore in rapdel distretto ORL, tumori polmoporto ai tessuti circostanti, fino nari, sarcomi…) l’abbinamento ad evidenziare l’attività metaboliPET-TC con mezzo di contrasto ca di noduli tumorali con dimencostituisce un grosso vantaggio sioni anche di 2 mm. non solo dal punto di vista della Oltre ad evidenziare la “vitalità” di comodità per il paziente che eseuna lesione tumorale grazie alla gue contemporaneamente due PET, la nuova apparecchiatura è esami in un colpo solo, ma anche in grado di localizzarne anatomie soprattutto rispetto all’accuracamente la sede con molta precitezza diagnostica che migliora sione, essendo abbinata ad una utilizzando il mezzo di contrasto TC a 16 strati, più performante per la TC. e con una elevata risoluzione Inoltre, grazie ad un vano pazienspaziale, nonché dotata di softe più largo e al posizionamento di tware per la riduzione della dose. laser di centramento sulle pareti La nuova PET/CT è in grado di della stanza diagnostica, la nuoeseguire contemporaneamenva PET/CT consente l’attuaziote la PET e la TC con mezzo di ne di programmi di radioterapia contrasto, evitando in alcuni casi PET-guidata per indirizzare i tratai pazienti un doppio accesso al tamenti con maggior precisione

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Il Presidente Renzo Tondo e il Presidente Alessandro Ciriani visitano i locali della nuova PET/CT

sul bersaglio tumorale. Un sensore sul torace del paziente abbinato ad una telecamera permette in alcuni casi di correggere la distorsione dell’immagine diagnostica determinata dai movimenti respiratori del paziente durante l’esame e di “aggiustare” i volumi di radioterapia assecondando le escursioni respiratorie del torace. Il numero di esami PET/CT eseguiti ai pazienti oncologici presso la Medicina Nucleare del CRO di Aviano dal 2003 ad oggi è andato aumentando progressivamen-

te di anno in anno, dai 315 del 2003 ai 2400 del 2006, fino a raggiungere nel 2010 e nel 2011 la cifra di 3430 indagini PET/CT annuali. Nel corso degli anni sono aumentate in oncologia le indicazioni all’esecuzione della PET/ CT, che ha consentito di fatto un miglioramento della diagnosi e della valutazione dell’efficacia dei trattamenti. La nuova PET/CT si inserisce in questo contesto clinico allargando la disponibilità e affinando le potenzialità della diagnosi. L’obiettivo finale è quello

In alto e a dx alcune immagini di tumore polmonare con la nuova PET-TC da cui risulta chiaramente visibile la massa tumorale

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IL Dr. Borsatti illustra al Presidente Tondo le potenzialità della nuova apparecchiatura. Sulla dx il Presidente del CRO Michelangelo Agrusti

di consentire trattamenti sempre più mirati e personalizzati, guidati dall’imaging metabolico della PET, in grado, spesso, di indirizzare con precisione la scelta della terapia più adeguata per quel singolo paziente di prevederne la risposta. È auspicabile, ora, che l’avanzamento tecnologico sia accompagnato da un adeguato supporto professionale umano tecnico ma soprattutto medico, per consentire il pieno e appropriato utilizzo di una tale risorsa diagnostica.


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Chirurgia polmonare innovativa al CRO Ampliamento delle competenze nel campo grazie alla tecnica del professor Vittore Pagan

Le neoplasie del distretto toracico rappresentano una delle sfide più complesse sul piano della diagnosi e della cura tra tutti i tumori. In particolare il tumore del polmone rappresenta una causa primaria di malattia neoplastica in Italia e in generale nel mondo occidentale, situandosi al secondo posto per gli uomini e al terzo per le donne, con una incidenza di 200/220 casi all’anno Da sx. il Prof. Vittore Pagan, il Presidente di Banca Friuladria Credit Agricole, Silvestro Sette nella realtà pordenonese. e il Dr. Piero Cappelletti, Direttore Generale del CRO Al pari degli altri Istituti della chirurgia toracica, si è unito Con il suo arrivo si è inteso in parNazionali Italiani per i Tumori, ana noi in qualità di consulente sia ticolare potenziare e sistematizche il CRO di Aviano si trova da clinico che operativo (Executive zare l’attività di valutazione preotempo impegnato anche a livello Consultant) di chirurgia toracoperatoria e di chirurgia maggiore, internazionale nella lotta a questo polmonare con un contratto posoprattutto polmonare, che già, tumore sia sul piano clinico che liennale. peraltro, veniva in precedenza della ricerca. L’inserimento del Prof. Pagan è eseguita. Nel contempo si mira In quest’ottica è stato deciso di avvenuto in un ambito polidisciplia far sì che il nuovo consulente, investire ancor maggiori risorse nare medico e infermieristico più nella sua costante attività ad oranello strumento terapeutico, e ampio (sia di tutte le strutture inrio esteso, condivida la propria diagnostico, costituito dalla chiterne al CRO, sia in collegamento esperienza con il team di base rurgia, che, da sola o associata con la realtà sanitaria pordenopresente in Istituto e concorra al ad altre terapie, rimane lo strunese), che del pari già operava rafforzamento di specialisti dedimento che offre la più elevata in tema di oncologia polmonare, cati al torace in una progettualità possibilità di cura. Pertanto dal ma che ora ha trovato una coproiettata nel futuro. Tra gli altri 1° agosto 2011 il Prof. Vittore stituzione organica in un gruppo obiettivi strategici critici , oltre al Pagan, noto in ambito nazionale multispecialistico dedicato, opetumore del polmone, i tumori del e internazionale per il suo lungo rativamente integrato. mediastino, come il timoma (la impegno specialistico nel campo

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cui diagnosi e cura richiedono spessissimo procedimenti chirurgici), il mesotelioma pleurico (in continuo aumento e una crescente sfida terapeutica). A riprova dell’impegno collettivo in questo settore, oltre al potenziamento dell’attività ambulatoriale, dall’inizio dell’attività ad oggi sono stati eseguiti 60 interventi maggiori sul torace (si consideri che tali operazioni impegnano la sala operatoria in media per 5 ore) e una quarantina di interventi minori. Gli interventi maggiori hanno riguardato utenti provenienti nel 70% dei casi da altre regioni e trattati chirurgicamente per neoplasie ad origine nel polmone (circa 80% dei casi). Grazie alla dedizione di tutti gli operatori, al monitoraggio intensivo (inclusa la riabilitazione respiratoria precoce - già il mattino dopo l’intervento - mediante fisioterapia specialistica), la degenza non ha superato in media i 6 giorni; l’incidenza di complicanze operatorie non severe si è attestata sull’8%, ossia la metà di quanto è riportato in trattatistica, e non si è dovuto registrare nessuna complicazione postoperatoria grave (cioè a rischio di vita).

A ciò ha certamente concorso anche il criterio di perseguire ad ogni costo il minimo trauma chirurgico e il minimo sacrificio di polmone, pur senza rinunciare alla radicalità dell’intervento: quando possibile, ingresso nel torace solo con telecamere (videotoracoscopia); oppure, se non possibile altrimenti, con incisione limitata (mini-toracotomia verticale), di pochi centimetri, risparmiante i muscoli e le coste, estetica e ben lontana dalle toracotomie trasversali invalidanti del passato. Analogamente, ogniqualvolta la malattia lo consente si cerca di evitare amputazioni di tessuto polmonare che peggiorano la qualità di vita: l’asportazione di un solo segmento anatomico (più segmenti formano un lobo) invece di un lobo; la scomposizione di un polmone nei suoi componenti (vasi e bronchi), resezione dei soli segmenti ammalati di questi,

La presentazione del programma alla stampa

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Il Prof. Vittore Pagan

riattacco diretto capo a capo dei tratti residui (autotrapianto), invece di dover rimuovere un polmone intero. Si è confermato il miglioramento dei risultati terapeutici nei riguardi dei tumori toracici che scaturisce dalla stretta combinazione della chirurgia con le altre due fondamentali discipline oncologiche, medica e radioterapica, e inoltre con la radiologia e le sue nuove metodiche interventistiche (termoablazione). In questa prospettiva sono allo studio protocolli avanzati, come l’impiego integrato della chirurgia polmonare e pleurica con i più avanzati ritrovi chemioterapici, con la radioterapia intraoperatoria e con la tomoradioterapia, settori in cui l’esperienza e l’attrezzatura del CRO di Aviano ne fanno uno dei pochissimi centri d’eccellenza al mondo; in valutazione anche l’espianto temporaneo del polmone al di fuori del corpo per poterlo trattare intensivamente, subito seguito da reimpianto nella sua sede (chirurgia detta “su banco”).


Nato a Padova nel 1948; iscritto a Medicina Università di Padova, dove si è laureato nel 1973 col massimo dei voti e la lode. Abilitato alla professione nel febbraio 1974. Dal novembre 1973 Borsista presso la I^ Divisione Chirurgica dell’Ospedale di Padova (Prof. Carlon). Nel 1975-76 ha nel contempo servito come Ufficiale Medico con la qualifica di Capo-Reparto presso l’Ospedale Militare di Padova. Assunto il 2/5/1976 come assistente presso la II^ Divisione Chirurgica dell’Ospedale di Mestre, dal I° ottobre 1980 ha ricoperto la qualifica di Aiuto di Chirurgia Generale e dal 1986 di Responsabile della allora Sezione di Chirurgia Toracica, poi divenuta Unità Autonoma. Nel 1978 ha conseguito la Specializzazione in Chirurgia Generale e nel 1981 quella in Chirurgia Toracica presso l’Università di Padova col massimo dei voti. Nel 1983 ha ottenuto l’idoneità nazionale a Primario di Chirurgia Generale e a Primario di Chirurgia Toracica. Superato l’esame per poter esercitare negli Stati Uniti (E.C.F.M.G.), ha trascorso il 1977 presso il Dipartimento di Chirurgia Generale e Toracica della Duke University Medical School, di Durham, North Carolina in qualità di fellow; il 1978 presso il Dipartimento di Chirurgia Toraco-Cardio-Vascolare della Harvard University, Boston, in qualità di resident e infine nel 1983, per altri sei mesi, ancora presso il Dipartimento di Chirurgia della Duke University, interessandosi specificamente di trapianto sperimentale del polmone e di oncologia toracica. Ha trascorso periodi di perfezionamento in chirurgia polmonare e a Zurigo con il Dr. Weder e a St. Louis (USA) con il Dr. Cooper ed è in contatto di scambio con i maggiori centri di chirurgia toracica italiani e, all’estero, con i chirurghi L. Lampl (Augsburg, Germania), D. Waller (Leicester, G.B.), P. Molnar (Pecs, Ungheria), D. Cerfolio (Mayo Clinic, USA). Nel 1991 diviene Primario, il più giovane al tempo in Italia, della UOC di Chirurgia Toracica dell’Ospedale di Mestre. Da essa ha originato anche la Unità di Endoscopia Respiratoria, di Cardiochirurgia e di Chirurgia Toracica Pediatrica. Dal maggio 2000 al luglio 2011 è stato Direttore del Dipartimento Toraco-Polmonare dell’Azienda USL di Venezia-Mestre, che sotto la sua direzione è stato riconosciuto dal Ministero della Salute come primo centro di chirurgia toracica in Italia per assenza di complicanze gravi postoperatorie. Dal 1.8.2011 ricopre la qualifica di Executive Consultant per la chirurgia oncologica polmonare presso l’Istituto Nazionale Tumori CRO di Aviano, avendovi eseguito a tutt’oggi circa 60 interventi maggiori sul torace con mortalità operatoria 0% e morbilità 8%. Dal 2000 è stato chiamato come Professore a contratto titolare del Corso di Chirurgia Toracica presso la Scuola di Chirurgia Toracica dell’Università di Padova; dal 2003 come Professore a contratto titolare di analogo Corso presso la Scuola di Specializzazione in Chirurgia Toracica dell’Università di Ferrara, e dal 2005 presso la Scuola di Specializzazione in Chirurgia Toracica dell’Università di Trieste. È stato Co-Relatore di varie Tesi di Specializzazione, Componente del Comitato Tecnico dell’Istituto Oncologico Veneto e ha organizzato vari Convegni e Meeting. Co-ricercatore in vari studi e progetti. Iscritto a varie Società Mediche, tra cui la Soc. Italiana di Chirurgia e la Soc. Italiana di Chirurgia Toracica (di cui è stato Consigliere), la Soc. Ital. Endoscopia Toracica (di cui è stato Consigliere) la Società Triveneta di Chirurgia (di cui è stato Consigliere), del Gruppo Italiano Mesotelioma (di cui è consigliere), è autore di 187 pubblicazioni scientifiche. Partecipa regolarmente ai più importanti Congressi di Chirurgia Toracica italiani e internazionali in qualità di relatore (50 solo negli ultimi cinque anni, di cui 18 con relazioni specifiche sul mesotelioma pleurico). E’ stato componente della Commissione per la Formazione dell’Ordine dei Medici di Venezia. Studente del Corso di laurea in Storia presso l’Università Cà Foscari –Venezia. Perito accreditato presso il Tribunale di Padova. Ad oggi ha personalmente eseguito più di 3.500 interventi maggiori sul torace (75% per tumori), con indici di complicanze da due a quattro volte inferiori a quanto riportato in USA e in Italia e risultati terapeutici sovrapponibili ai migliori riportati in letteratura.

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Young Investigator Event 3rd Edition La 2-giorni dei giovani ricercatori dell’IRCCS CRO Il 12 e 13 aprile 2012 i giovani ricercatori del CRO di Aviano hanno dato vita alla Terza Edizione dello “Young Investigator Event”. Ogni anno la Direzione Scientifica dell’Istituto offre, ai giovani ricercatori dell’Istituto, l’opportunità di organizzare una riunione scientifica che ha lo scopo di “far circolare” le idee e le conoscenze che vengono generate da loro nel corso dell’anno. Questa edizione però è stata del tutto nuova rispetto alle due edizioni precedenti. Nuova a partire dal nome dato all’evento: YRCA, Young Researcher at CRO Aviano, a voler sottolineare il ruolo degli stessi giovani ricercatori, favorendone la visibilità di non strutturati (cioè borsisti o contrattisti a tempo determinato), che contribuiscono in maniera significativa sia alla produzione scientifica del CRO, sia alla divulgazione dei risultati delle ricerche all’esterno dell’Istituto. L’edizione del 2012 è stata pensata con una nuova impostazione all’insegna dell’intraprendenza e dell’indipendenza dei giovani. Per stimolare l’intraprendenza dei nostri Giovani colleghi abbiamo organizzato le due giornate come un vero e proprio concorso nel quale poter assegnare dei premi alle migliori idee per nuovi progetti di ricerca e con lo scopo di gratificare i giovani per il lavoro svolto. Per sottolineare l’indipen-

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denza da parte dei Giovani Ricercatori è stata nostra volontà cercare all’esterno del CRO, con il sostegno del Direttore Scientifico Dr. Paolo De Paoli, gli sponsor. Ad offrire i premi sopramenzionati, che consistono in una generosa somma di denaro, hanno aderito con entusiasmo la Banca di Credito Cooperativo Pordenonese e il Rotary Club di Sacile. Altra novità è stata la presenza di due speaker internazionali, il Dr. Renè Bernards, che lavora presso l’Istituto Olandese per la lotta contro il cancro e la Dr.ssa Mirna Perez-Moreno, che lavora presso il corrispettivo Istituto Spagnolo. Il concorso per il miglior progetto si è svolto in due fasi: nella prima fase tutti i progetti (20 in totale) sono stati raccolti e successivamente valutati da una commissione formata da giovani ricercatori senior (cioè con più esperienza). Ogni progetto è stato valutato da tre diversi revisori e il punteggio finale, originato dalla somma dei singoli giudizi, ha dato origine a una graduatoria. Gli 8 progetti che hanno ottenuto il punteggio più alto sono stati presentati nella giornata del 12 Aprile per essere nuovamente valutati dagli stessi revisori a cui si sono aggiunti i due relatori internazionali. Da questa nuova valutazione sono emersii due vincitori finali per il miglior progetto della Giornata

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Siamo già al lavoro per la prossima edizione del 2013 e se vuoi aiutarci o vuoi dare il tuo contributo, ci puoi contattare alla’email YRCAspace@gmail. com oppure puoi contattare direttamente la rappresentante dei Giovani Ricercatori Paola Biason (0434 659816).

del Giovane Ricercatore 2012. Naturalmente, non abbiamo voluto che i 12 giovani che avevano sottomesso il loro progetto, ma che non avevano passato la prima selezione, rimanessero con le mani in mano durante il 12 e 13 Aprile. Abbiamo quindi affiancato al premio per il miglior progetto un premio per il miglior poster. Un poster è un cartellone nel quale i ricercatori presentano le loro ricerche durante i convegni (alcuni esempi si possono trovare lungo i corridoi del CRO vicino ai laboratori di ricerca). I 12 candidati hanno quindi preparato i propri poster e li hanno affissi e presentati durante la giornata del 12 Aprile. I partecipanti al convegno hanno visionato i poster e hanno scelto i 2 migliori. Vogliamo spendere qualche riga sugli otto progetti che hanno concorso al premio del miglior progetto. Molti di questi progetti erano accomunati da un filo conduttore, cioè lo studio dell’interazione tra le cellule tumorali e il tessuto in cui le cellule tumorali crescono. Spesso, studiando e curarando il tumore, ci focalizziamo solo sulle cellule tumorali e ci dimentichiamo dell’importante ruolo che l’ambiente (=matrice extra cellulare), in cui le cellule tumorali risiedono, ha nella storia di ogni tumore. Molte delle presentazioni


si sono rivolte appunto allo studio di componenti (=proteine) della matrice extracellulare e di come l’interazione tra queste proteine e il tumore influiscano sull’andamento e il decorso del tumore. Il Dr. Stefano Marastoni e il Dr. Pierandrea Nicolosi hanno proposto di studiare il ruolo svolto dalla multimerina 2 (una particolare proteina della matrice extracellulare) nella migrazione delle cellule del tumore della mammella. La mobilità delle cellule tumorali è considerato un aspetto molto importante in funzione della capacità dei tumori di invadere tessuti normali anche distanti dal punto in cui il tumore origina, che in termine tecnico viene chiamato metastasi. Ad esempio, il tumore della mammella può spostarsi dalla sede primitiva della mammella ad altri organi distanti come l’osso o il polmone e questa abilità può dipendere da come il tumore si interfaccia con alcune proteine della matrice extracellulare. In prospettiva, se fossimo in grado di comprendere meglio queste interazioni potremmo manipolare l’interazione tumore-matrice con il fine ultimo di inibire la motilità del tumore ad esempio. La Dr.ssa Eva Andreuzzi ha proposto lo studio del ruolo di un’altra proteina della matrice, chia-

mata Emilina 2, nello sviluppo del tumore del colon retto. Eva ha proposto l’uso di un particolare ceppo di topo in cui è stata eliminata in laboratorio l’Emilina 2. Questo ceppo di topo permette di studiare se il tumore del colonretto si comporti in modo diverso in presenza o meno dell’Emilina 2 e rappresenta sicuramente un potente modello di studio. Rimanendo nell’ambito di modelli animali che possono essere usati in laboratorio, la Dr.ssa Roberta Colladel ha mostrato i vantaggi che potrebbe offrire l’uso di un piccolo pesce chiamato Zebra fish, e come possa essere usato per lo studio della Multimerina 2, la stessa proteina che Stefano e Pierandrea propongono di studiare nel tumore della mammella. La Dr.ssa Erika Tissino, dell’Unità Leucemie, ha spostato l’interesse della platea sull’interazione CD49d-Emilina 1 nella Leucemia Linfatica Cronica (LLC). La LLC è un tumore che interessa un particolare tipo di cellula sanguigna: il linfocita B. Si potrebbe pensare che, essendo una cellula sanguigna che circola nel sangue, l’interazione tra cellule tumorali e matrice non siano importanti. In realtà Erika ci mostrato che questo non è il caso e che le cellule tumorali di LLC possono interagire con altre cellule o con la

matrice e che queste interazioni possono favorire la fuoriuscita delle cellule tumorali dal circolo ematico verso altri organi in cui il tumore può trovare un ambiente più favorevole per la propria sopravvivenza. La Dr.ssa Alessandra Capuano ha portato invece il tavolo della discussione in una direzione diversa, e ci ha fatto riflettere su come una molecola Emilina 1, simile a quelle di cui gli altri ricercatori hanno parlato, possa essere impiegata negli impianti vascolari. Infatti, pur lavorando in un Centro di Riferimento Oncologico, non dobbiamo dimenticare che un’altrettanto importante causa di morte nei Paesi Occidentali, sono gli eventi trombo-embolici, ad esempio gli infarti cardiaci. In altri termini, può accadere che i vasi sanguigni si ostruiscano e il tessuto a valle soffra dell’assenza di sangue e quindi Ossigeno. Per ovviare a questo si può sostituire il vaso sanguigno danneggiato con protesi vascolari (dei nuovi tubini sintetici). Però, come Alessandra ha puntualizzato nella sua presentazione, queste protesi hanno a loro volta il rischio di occludersi di nuovo. Un modo per limitare questa probabilità è rendere la protesi il più simile possibile a un vaso sanguigno normale. Per fare ciò si dovrebbe

Da sx: Erika Tissino, Roberta Colladel, Alessandra Capuano, Francesca Bomben

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far crescere, all’interno di questi tubini, le cellule che normalmente rivestono i nostri vasi sanguigni che sono chiamate cellule endoteliali, in modo permanente, cosa per niente facile. Ed ecco l’idea di Alessandra: provare a rivestire la superficie interna delle protesi con la proteina Emilina 1. Ciò dovrebbe favorire di gran lunga la capacità delle cellule endoteliali di rivestire la protesi. La Dr.ssa Alessandra Silvestri e la Dr.ssa Rosanna Pellicani hanno cambiato argomento passando dall’interazione tra matrice extracellulare e tumore ai cambiamenti che avvengono all’interno delle cellule tumorali. Precisamente, Alessandra e Rosanna si prefiggono lo studio di proteine intracellulari chiamate FOXO nello sviluppo di metastasi al fegato che originano da tumori primitivi del colon retto. Molte delle ricerche proposte hanno l’obiettivo di approfondire le nostre conoscenze del tumore e dell’interazione tra tumore e matrice extracellulare; potenzialmente, conoscendo questi nuovi aspetti del tumore possiamo tentare di modularne i fenomeni a tutto vantaggio del paziente limitando la crescita o la motilità del tumore. Le ultime due comunicazioni sono state quelle delle psicolo-

ghe Dr.sse Barbara Muzzati e Francesca Bomben: la prima ha presentato un lavoro dal titolo “La qualità di vita relativa alla salute nelle pazienti con cancro della mammella: uno studio osservazionale, trasversale sul response shift”, mentre la seconda ha trattato un argomento molte delicato “Dolore da cancro come narrazione per comprendere un’esperienza globale e soggettiva. Analizzando le narrazioni di pazienti, medici, infermieri e assistenti familiari”. Il 13 Aprile, alle ore 11, alla presenza del Dr. Giovanni Umberto Caretta, in rappresentanza della Banca di Credito Cooperativo, e della signora Cimolai, in rappresentanza del Rotary Club di Sacile, è iniziato il momento più atteso di questa terza edizione: le premiazioni per le migliori comunicazioni orali e il miglior poster. La vincitrice del concorso migliore presentazione dell’Area “ricerca di base” (2500 EURO, offerti dalla Rotary Club Sacile) è stata la Dr.ssa Alessandra CAPUANO, con il suo progetto dal titolo: “Adesione di cellule endoteliali al dominio gC1q dell’Emilina1 mediante interazione con l’integrine α4β1: ricadute nel trapianto di impianti protesici vascolari”. Queste le parole della Dr.ssa Capuano dopo aver ricevuto il

premio: “L’edizione 2012 dell’ormai consueto YRCA meeting si è caratterizzata, forse per la prima volta, per il clima vivace e la partecipazione sentita da parte di tutti noi ricercatori precari dell’istituto. Merito di un’organizzazione impeccabile, ma anche dell’idea originale di inserire il bando di concorso per l’assegnazione di “grant” interni, espediente tanto stimolante intellettualmente quanto strettamente calato nella realtà attuale della ricerca secondo cui il ricercatore deve “saper vendere le proprie idee per ottenere i finanziamenti”. Oltre alla gratificazione per il premio ricevuto, il mio bilancio dell’evento è del tutto positivo: è stato momento di scambio e confronto su tematiche scientifiche di alto livello, alla presenza di due ricercatori di caratura internazionale. Queste giornate ci hanno fornito, inoltre, l’occasione di trattare temi di natura più strettamente “pratica”, quali le possibili modalità, per noi giovani, di reperire fondi di ricerca e stringere rapporti di collaborazione con l’estero, o di riflettere, ancora una volta, sulla difficile condizione del precariato. Intendo investire gran parte della somma ricevuta per completare il mio percorso di formazione professionale (breve esperienza in un altro laboratorio e/o partecipazio-

Da sx: Pierandrea Nicolosi, Stefano Marastoni, Rosanna Pellicani, Eva Andreuzzi, Barbara Muzzatti

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ne a corsi formativi) e il mio livello aggiornamento (partecipazione a convegni internazionali). Qualora possibile, mi piacerebbe acquistare dei manuali ed un nuovo pc, quali utili di supporti per il mio lavoro”. La vincitrice del concorso migliore presentazione dell’Area “clinico-assistenziale” (2500 EURO, offerti dalla Banca di Credito Cooperativo Pordenonese) è stata la Dr.ssa Barbara MUZZATTI con il suo progetto dal titolo: “La qualità di vita relativa alla salute nelle pazienti con cancro della mammella: uno studio osservazionale, trasversale sul response shift”. Al termine dell’evento, la Dr.ssa Muzzati ha ringraziato gli organizzatori: “Sono davvero grata agli Organizzatori per la rilevanza data all’attività di ricerca clinicoassistenziale cui è stato dedicato un premio ad hoc. Ringrazio per l’opportunità di comunicare il nostro modo di lavorare oltre che alcuni dei nostri campi di indagine. Personalmente credo molto nel contributo della ricerca psicologica in sanità – in ciò trovo conforto anche nella letteratura internazionale – quindi, intendo utilizzare la somma del premio per incrementare le mie competenze tecniche e metodologiche, con l’iscrizione e la frequenza ad un di perfezionamento/master. Le vincitrici per il miglior poster della ricerca di base (500 EURO Donati della Banca di Credito Cooperativo Pordenonese) sono state le Dr.sse Katy MASTORCI ed Elena MURARO che hanno presentato un poster dal titolo: “Erlotinib come targeted-therapy con effetti positivi su bersagli “imprevisti”: l’attività inibitoria su EGFR maschera un effetto immuno-stimolante?”. Anche le

due colleghe hanno voluto rilasciare una dichiarazione al termine della due giorni YRCA: “Le giornate dedicate ai giovani ricercatori del CRO sono state per noi occasione per approfondire le conoscenze nel nostro ambito di studi e un modo proficuo per essere protagonisti nel pensare e creare un progetto di ricerca dalla teoria alla pratica. Ricevere il premio per il miglior poster nell’area “ricerca di base” è stato poi il coronamento dell’impegno che abbiamo messo prima nella ricerca dello stato dell’arte di nostro interesse e poi nella realizzazione di uno strumento che potesse comunicare al meglio la nostra idea. Data la finalità dell’evento “YRCA - because young science matters”, abbiamo deciso di utilizzare il premio vinto per partecipare e portare il nostro contributo al congresso internazionale promosso dall’associazione europea per la ricerca sul cancro che si terrà il prossimo luglio a Barcellona”. Infine, per l’area clinico assistenziale, il premio per il miglior poster (500 EURO donati dalla Banca di Credito Cooperativo Pordenonese) è andato alla Dr.ssa Lamia CHANNOUFI, capofila di un lavoro dal titolo: “Un modello matematico per la gestione del percorso diagnostico-terapeutico ed assistenziale del paziente anziano affetto da tumore”. La Dr.ssa Channoufi ha lasciato una breve dichiarazione della due giorni: “La partecipazione a questo evento è stata un’ottima opportunità di presentare un lavoro in cui credo. Una possibilità di condividere le idee e in parte i risultati insiti nella ricerca con lo scopo di innovare, di perfezionare e di migliorare. Il premio è

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stato un riconoscimento per un lavoro impegnativo, ma anche una spinta per continuare ad andare avanti. Per un ricercatore non è solo una soddisfazione personale, ma anche un piccolo segnale di speranza per la categoria”. Come pensa di spendere il premio? “L’idea è quella di formulare una scheda di rilevazione dei tempi d’attesa nelle varie fasi del PDTA. Questa raccolta dati ci permetterà di calcolare e quindi di quantificare i punti critici del percorso. La creazione di una rete informatica dedicata all’analisi dei dati facilita la valutazione, il monitoraggio ed il confronto dei risultati ottenuti a quelli standard attesi”. Nelle giornate del 12 e 13 Aprile, oltre ai giovani ricercatori si sono intervallati sul podio anche i due speaker internazionali (a cui rimandiamo all’articolo tre giorni con Mirna e Renè) e il Dr. Ciro Franco dello sportello di accoglienza del Friuli Venezia Giulia situato all’AREA Science Park di Trieste. Ciro ha toccato diversi aspetti durante la sua presentazione, ha parlato in primo luogo di come l’Italia si inserisce nel contesto europeo della ricerca (quanto mai attuale in questi giorni), ha mostrato del successo dei giovani ricercatori italiani in Europa che non sfigurano in numero di borse di studio vinte. Ha però mostrato come l’Italia sia meno attrattiva come destinazione per ricercatori di altre nazioni. Ha mostrato anche utili servizi che lo sportello di accoglimento offre per ricercatori che si spostano a lavorare in Friuli Venezia Giulia. L’ultima novità dell’appena conclusa Giornata del Giovane Ricercatore è stata l’evento sociale che ci ha visti tutti riuniti attorno

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Evento YRCA, foto di gruppo: gli organizzatori, gli sponsor, i vincitori e gli ospiti.

ai tavoli della Scuola Alberghiera di Aviano, dove abbiamo avuto modo di scambiare le nostre opinioni non solo su YRCA ma anche sulle nostre attività lavorative ed esperienze personali: ci si incrocia tutti i giorni in laboratorio

o nei corridoi ma la novità di questa cena ci ha offerto l’occasione di conoscerci un po’ meglio! È stato anche molto bello fruire della professionalità dei ragazzi della Scuola Alberghiera per creare un ponte tra giovani di due

mondi così diversi (quello della ricerca e della ristorazione). In conclusione, un grazie va a tutte le persone che hanno reso possibile questo evento: alla Direzione Scientifica del CRO nelle persone del Dr. Paolo De Paoli e di Elettra Gislon, a tutti i revisori che hanno valutato i progetti dei giovani ricercatori, a Mirna PerezMoreno e a Renè Bernards per aver accettato il nostro invito, ai nostri sponsor (La Banca di Credito Cooperativo Pordenonese, al Rotary Club di Sacile, e alla ditta Promega), ma soprattutto a tutti i giovani che hanno partecipato alla Terza edizione della giornata del giovane ricercatore e a tutti i concorrenti che hanno avuto il coraggio di esporsi presentando le loro idee!

Tre giorni con Mirna e René La giornata del Giovane Ricercatore 2012 ha visto la partecipazione di due illustri ricercatori stranieri, Mirna Perez-Moreno che lavora presso il CNIO di Madrid e René Bernards che lavora presso il NKI-AVL di Amsterdam. Sia il CNIO che il NKI-AVL possono essere paragonati al CRO come tipologia di Istituto di cura contro il Cancro che abbina la cura del malato alla ricerca contro il tumore. Durante quest’occasione, i giovani ricercatori del CRO hanno avuto l’occasione di parlare e di interagire con Mirna e René, che non hanno voluto sentire ragioni e fin da subito hanno voluto che li chiamassimo per nome, e così continuiamo a farlo in questo articolo. Non c’è che dire, i tre giorni tra-

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scorsi insieme a loro sono stati molto stimolanti e hanno dato nuova linfa e spunti di riflessione a noi giovani. Mirna e Renè hanno presentato le proprie ricerche nell’arco delle due giornate; Mirna ha tenuto una lettura magistrale il 12 Aprile dal titolo “Connections between epithelial cells and stroma in skin physiology and disease”, che benissimo si sposava con il tema trattato da molti giovani durante lo Young Investigator Event sull’interazione tra tumore e matrice extracellulare. Renè, invece, ha tenuto due letture magistrali, una dal titolo “Using the genome to guide therapy choise in cancer” e la seconda “Starting your own company: is it worth it?”. Tante sono le cose che ci hanno

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colpito di loro, in particolar modo l’estrema professionalità e la profonda etica che contraddistingue la loro ricerca. Renè più volte ha sottolineato come “il ricercatore ha un dovere morale nei confronti della società nello sviluppare ricerche che possano avere un impatto nella cura dei malati” e come “il fine ultimo del ricercatore non debba essere la pubblicazione delle proprie ricerche su riviste prestigiose”. Certo, non sempre è facile applicare questo insegnamento quando il ricercatore è valutato principalmente per il prestigio delle riviste su cui pubblica e da ciò derivano maggiori probabilità di finanziamento della propria ricerca. Molto interessante è stato vedere all’opera René nel duplice ruolo


di imprenditore e di ricercatore. Infatti, da oltre 10 anni René gestisce non solo il suo laboratorio di ricerca, ma anche la compagnia che ha fondato e che si occupa di commercializzare marcatori che predicono la prognosi di diversi tipi di tumore. René ci ha raccontato come intraprendere una carriera nell’industria parallelamente a quella nella ricerca sia stata una scelta obbligata. Infatti, all’inizio, Renè si era rivolto a diverse ditte, ma nessuna azienda aveva creduto a tal punto nelle sue ricerche da decidere di commercializzarle; ciò constatato, René ha scelto di rendere disponibili ai pazienti i propri risultati con le proprie forze. Questo modello del “ricercatore-imprenditore di se stesso” sta diventando sempre più attuale. Ad esempio la Comunità Europea sta incentivando molto le collaborazioni tra l’industria e la ricerca, a tal punto che per accedere ad alcuni fondi di ricerca è necessario presentare i propri progetti in collaborazione con le industrie. Lo stesso René ha puntualizzato che quando iniziò la sua carriera nell’industria, la collaborazione tra ricerca e industria veniva disincentivata, ma ora sembra si stia raggiungendo l’eccesso opposto e che tale modello venga forzato quasi a tutti i costi. Un altro concetto che Mirna e René hanno affrontato è l’importanza della collaborazione tra ricercatori: “difficilmente oggi giorno il singolo ricercatore è in grado di farcela da solo, è meglio unire le forze per giungere all’obiettivo”. Lo dimostrano i loro racconti di come, proprio dai contatti maturati in gioventù al bancone, siano nate anni dopo le opportunità lavorative e di finanziamento per far progredire le loro ricerche. Inoltre Mirna e René

erano molto curiosi di sapere come venga strutturata la ricerca e quale sia la carriera del giovane ricercatore in Italia. Abbiamo spiegato loro che le aspirazioni di noi giovani ricercatori italiani non sono diverse da quelle dei nostri col- Da sx: Riccardo Bomben, René Bernards, Riccardo Spizzo, leghi stranieri, infatti, Mirna Perez-Moreno e Paola Biason anche noi abbiamo le ambizioni di essere indipendenti l’idoneità. “Questa strategia, -ha e di avere un nostro gruppo di ridetto René- inizialmente poco cerca. Purtroppo, in questo partiapprezzata, ha permesso di aucolare momento storico, è molto mentare le possibilità di succesdifficile soddisfare queste esigenso grazie alle critiche costruttive ze professionali, dato che il merapportate dai colleghi al progetto. cato del lavoro è statico (in Italia Al termine delle due giornate, come del resto in larga parte del abbiamo avuto modo di ricevere mondo). Ci siamo confrontati anil parere di Mirna e René sull’eche sul concetto di “posto fisso” vento del 12-13 Aprile. Entrame sul fatto che, in alcuni centri di bi sono rimasti piacevolmente ricerca (come il CNIO e NKI-AVL) sorpresi dall’iniziativa. Hanno questo concetto non sia nemmetrovato tutti i giovani che hanno no contemplato. Infatti, entrambi presentato i loro progetti prepai nostri ospiti hanno raccontato rati e capaci nell’esporre le loro che loro stessi, pur avendo un idee e progetti di ricerca. Sono ruolo di capo di laboratorio, sorimasti colpiti dall’accoglienza e ano soggetti a revisioni periodidall’organizzazione, nonostante che del loro operato da parte di sia stato difficoltoso al loro arrivo un comitato esterno al centro di uscire dall’aeroporto, perché la ricerca in cui lavorano e che la cassa automatica aveva smesso loro posizione è garantita a patdi funzionare ed eravamo prigioto di dimostrare la loro operosità. nieri del parcheggio” (certo, non Mirna ha aggiunto che il suo istiun buon inizio!). Per fortuna nel tuto (come altri in Europa) investe tempo di un buon caffè, “come molto sulle persone e concede solo in Italia lo sanno fare” (dice tempo (nell’ordine dei 3-5 anni) René) è riuscito a far desistere la ai giovani “capo gruppo” per cassa automatica che ci ha lamigliorare le loro pubblicazioni e sciati uscire. consolidare la loro ricerca. René Mirna e René ci hanno salutato ha aggiunto, a tal proposito, che offrendoci il loro aiuto per le futuda alcuni anni nel suo Istituto è re edizioni della giornata. Possiaprassi, prima di sottomettere un mo, quindi, essere orgogliosi di progetto ad un’agenzia esterna come noi giovani ricercatori del per richiedere finanziamenti, far CRO siamo riusciti a porre le basi leggere e valutare il progetto ai per una collaborazione con due propri colleghi che ne giudicano ottimi ricercatori stranieri.

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L’importanza di lavarsi le mani

“Lavarsi le mani!” Chi non ricorda quando, magari mentre si giocava trafelati con gli altri bambini, la mamma ci chiamava a tavola con questo invito perentorio? Lavarsi le mani prima di mangiare è una di quelle regole introiettate nell’infanzia, che sono entrate prepotentemente nelle nostre “credenze profonde”, cioè quelle che i cognitivisti chiamano “core beliefs”. Regole che ormai appartengono all’ovvio e di cui nessuno si sognerebbe di contestare l’utilità e l’efficacia, però a cui nessuno rivolge più molta attenzione. Lavarsi le mani in modo appropriato dovrebbe essere anche per gli operatori sanitari un “core belief” nell’approccio al malato, ma così non è, o non lo è abbastanza, se l’OMS ha dovuto rilanciare con forza il problema tramite direttive e progetti specifici come ad esempio quello denominato “Save lives, clean your hands” (Salva le vite, lavati le mani). Se chiediamo agli studenti di medicina e ancor più agli operatori sanitari, siano essi infermieri o medici, qual è stato il principale progresso della scienza medica nel combattere le infezioni, una parte certo citerà prontamente la

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scoperta degli antibiotici, ma credo che un’altra parte, quella più avveduta, indicherà come fattore principale l’adozione di efficaci misure igieniche, tra cui il lavaggio delle mani. Cicourel, professore di sociologia a San Diego in California, uno che ha passato del tempo a studiare l’ “ovvio”, ritiene che i comportamenti ritenuti “ovvii” andrebbero rianalizzati di quando in quando per recuperarne le ragioni e combatterne l’automaticità. Automaticità che ne riduce progressivamente l’efficacia per quel fenomeno che gli psicologi sperimentali chiamano “estinzione” e che noi più comunemente definiamo con il “perdere l’abitudine” perché non adeguatamente “rinforzata”. E poi il lavarsi le mani, che un tempo era pratica “sacra” e riservata a pochi e solenni riti di purificazione, in epoca moderna è diventata una pratica quasi “ancillare”, meno importante della “ieraticità” dell’intervento clinico. Eppure, anche il lavarsi le mani ha avuto i suoi eroi e i suoi martiri. Uno va ricordato in particolare, il Dr. Ignaz Philipp Semmelweis (1 luglio 1818 – 13 agosto 1865). Narrano le cronache che il Dr. Semmelweis ebbe un “crollo di nervi” e fu ricoverato in una struttura psichiatrica dove morì, senza che gli venisse riconosciuto, se non postumo, il grandissimo merito di aver scoperto come

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prevenire le sepsi puerperali, cioè quelle gravissime infezioni che possono colpire la donna dopo il parto. La scienza medica ufficiale, nel 1850, fu ostile alla sua scoperta, in sé di una semplicità quasi banale e cioè che se, dopo aver manipolato i cadaveri nelle autopsie, i medici si lavavano le mani in modo appropriato “prima” di aiutare le donne a partorire, le sepsi puerperali diminuivano. Inutile dire che la scoperta avvenne per “differenza”, come spesso accade. Le ostetriche, che non effettuavano autopsie (e che forse si lavavano di più le mani) inducevano molte meno sepsi puerperali dei medici e degli studenti. Ma, in un momento in cui la medicina si crogiolava in cervellotiche ipotesi per cui le malattie (e quindi anche le sepsi) erano frutto di improbabili “sbilanciamenti tra gli umori corporali”, l’idea di Semmelweis appariva quantomeno ingenua. Quasi quanto quella che non sono state la pulizia, la potabilità delle acque e le fognature, ma gli antibiotici il principale baluardo contro le infezioni, senza nulla togliere all’efficacia di questi ultimi. E, a questo proposito, ricordiamo che, in presenza di fenomeni di antibioticoresistenza, fenomeno sempre in agguato negli ospedali, l’unico vero baluardo che abbiamo ancora oggi sono le misure igie-


niche, e principe, tra queste, il lavaggio delle mani. Il problema delle infezioni ospedaliere, infatti, viene tuttora considerato un problema globale. Nei Paesi industrializzati le infezioni nei luoghi di cura coinvolgono dal 5 al 15% dei pazienti ospedalizzati e possono colpire dal 9 al 37% dei pazienti ricoverati in terapia intensiva. Secondo i dati di HELICS (Hospital In Europe Link for Infection Control through Surveillance), sono circa 5 milioni i casi

di infezione che si verificano negli ospedali europei ogni anno, con un impatto economico sul sistema sanitario che oscilla tra i 13 e i 24 miliardi di euro. Nel 2002, negli Stati Uniti, il tasso d’incidenza delle infezioni nosocomiali è stato stimato attorno al 4,5% e sono stati attribuiti a questo tipo di infezioni circa 99 mila decessi. Le infezioni che più frequentemente vengono trasmesse negli ospedali degli USA e dei Paesi industrializzati sono le infezioni del

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tratto urinario (36%), dei siti chirurgici (20%) e del sangue (11%) e la polmonite (11%). Il numero di infezioni ospedaliere stimato in Italia è compreso tra il 5 e l’8%; ogni anno si verificano circa 450-700 mila infezioni (soprattutto infezioni urinarie, seguite da infezioni della ferita chirurgica, polmoniti e sepsi) e nell’1% dei casi si stima che esse siano la causa diretta del decesso del paziente (dati dell’Istituto Superiore di Sanità, 2009). Il 30% delle infezioni ospedaliere è potenzialmente evitabile con l’adozione di misure preventive efficaci (Ministero della salute, 2008 e altre fonti). La singola azione di igiene delle mani è stata riconosciuta come uno degli elementi centrali per proteggere il paziente dalla trasmissione di microrganismi. Nonostante ciò, vi sono numerose evidenze di scarsa adesione a questa pratica da parte dei professionisti sanitari: il tasso di adesione raramente supera il 50% secondo fonte autorevoli in letteratura. Insomma il povero Semmelweis, nonostante la sua triste e negletta sorte, sembra mantenere, dopo 160 anni, ancora intatta, tutta la sua attualità. E non è sufficiente lavarsi le mani purchessia. Perché sia efficace, bisogna farlo seguendo le raccomandazioni e le linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). L’iniziativa citata, “Save lives, clean your hands”, si propone come una sfida globale per la sicurezza del paziente. I precetti da seguire sempre sono: • prima di toccare il paziente; • prima di qualsiasi procedura di pulizia o di sterilizzazione;

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• dopo l’esposizione o il contatto con fluidi corporei; • dopo aver toccato un paziente; • dopo qualsiasi contatto con l’ambiente di degenza. Viene poi raccomandato di usare soluzioni alcooliche, come le più adeguate al raggiungimento della massima efficacia, con alcune eccezioni, come ad esempio le spore. Ma per i dettagli si rimanda ai documenti specifici, sicura-

mente più esaustivi di queste poche note. Stabilito, quindi, con questo escursus che il lavaggio corretto delle mani rimane sempre e comunque la prima cosa da fare indispensabile per limitare i rischi di contaminazione, qui preme ancora sottolineare due cose: 1) la prima è che le Direzioni degli Ospedali possono dare un grande contributo garantendo che siano disponibili i lavandini, le soluzioni alcooliche, le istruzioni di come lavarsi le mani in modo corretto ed efficace, fare controlli casuali e in incognito sugli operatori sanitari, promuovere la cultura del lavaggio delle mani attraverso mirate campagne di informazione/formazione per far si che lavarsi le mani diventi una prassi consolidata; 2) la seconda è che tutti possono dare un contributo: medici, infermieri (già molto sensibili e in prima linea su queste problematiche!) ma anche pazienti e visitatori i quali, curando l’igiene delle mani, contribuiscono a loro volta a mantenere un ambiente sfavorevole al diffondersi dei microrganismi. Per contrastare i fisiologici cali di attenzione sono infine necessarie costanti azioni di richiamo al rispetto delle linee guida. In definitiva, pare essere grandemente nell’interesse dei pazienti, che in ospedale ci sia una “mamma” (o in questo caso forse meglio un papà) che richiami costantemente ed educatamente, ma in modo perentorio a “lavarsi le mani!”

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ATTIVITÀ FORMATIVA AL CRO

Il risveglio della qualità umana con le fiabe tradizionali: l’arte-terapia in oncologia Premessa: Nel nostro Istituto da anni viene curata la formazione al personale nell’ambito della qualità relazionale, attraverso una serie di percorsi per sviluppare le strategie, le tecniche e abilità (counselling skill), che servono ad instaurare e condurre in modo efficace le relazioni di cura in ambito oncologico. Il terreno è ora fertile per fare un ulteriore passo verso la cosiddetta COMPETENZA NARRATIVA, aiutando gli operatori a diventare buoni comunicatori e persone in grado di cogliere la storia umana del paziente. Infatti, la malattia, anche quella oncologica, assume sempre un significato soggettivo per il paziente: si riferisce cioè alla sua esperienza e al suo “mondo”, è ricca di significati e non coincide mai con il malato che è, e resta, il vero esperto della sua condizione di salute/malattia. La medicina narrativa fonda le sue radici nel movimento culturale che negli anni ’70 diffonde il modello bio-psico-sociale in opposizione al modello biomedico (approccio ritenuto troppo meccanicista e riduzionista), richiamando l’attenzione alla persona nella sua unicità e sulla sua biografia. Negli anni ’90 la Prof.ssa Rita Charon dà un forte contributo a questo movimento avviando il Programma di Medicina Narrativa alla Medical School della Columbia University di New York e

sdando vita rivista internazionale “Literature and Medicine”. Nel 1998 viene coniato il termine Narrative Based Medicine (NBM), una medicina che vuole fare diagnosi e ricerca a partire dai racconti dei pazienti, che chiedono sempre più di poter comunicare la loro esperienza di malattia per non essere solo casi clinici ma protagonisti del loro percorso di cura. Non vi è opposizione alla medicina basata su prove scientifiche, anzi vi è integrazione. Si tratta, dunque, di una prosecuzione del filone della PATIENT CENTERED MEDICINE, una medicina che mette la persona al centro dell’attenzione, un movimento questo che vede in Italia grandi esponenti come Giorgio Bert e Silvana Quadrino dell’Istituto Change di Torino e Antonio Virzì dell’Università di Catania. La medicina narrativa si colloca nella prospettiva più ampia delle medical humanities, campo interdisciplinare che contempla molti contributi umanistici (le scienze sociali, l’arte, la letteratura, il cinema, il teatro, le arti visive e pittoriche) con l’intento di acuire negli operatori la SENSIBILITÀ nell’approccio alla persona. Le medical humanities, infatti, mobilitando riflessioni filosofiche, etiche, storiche, letterarie, aiutano a ripensare l’esistenza umana sotto l’impatto della medicina moderna. Contribuiscono,

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inoltre, a sviluppare e coltivare le competenze di osservazione e di analisi, l’empatia, la riflessione e la competenza emotiva. Medicina Narrativa al CRO All’interno di questa cornice, è stato sviluppato al CRO il programma “Patient education”, che nasce da una cultura di attenzione al paziente oncologico, con numerose iniziative sul fronte dell’umanizzazione e personalizzazione delle cure. Il gruppo di lavoro che si dedica al progetto, costituito da professionisti di vari dipartimenti dell’Istituto, si occupa fra l’altro di censire le iniziative in tema di informazione e comunicazione ai pazienti, di promuovere azioni coordinate all’interno del CROe di organizzare iniziative formative per operatori e pazienti. Parte dell’attività è dedicata a dare voce alle testimonianze dei pazienti, il che significa dare un nuovo spazio alle narrazioni. In linea con le attività del programma “Patient Education”, il Centro Attività Formative ha predisposto quest’anno un progetto in cui la Qualità Umana delle persone e dei professionisti fa da trait d’union tra clinica, ricerca traslazionale e formazione. Parlare di Qualità Umana in formazione significa mettere l’accento sulle persone come creatrici di valore, significa riconoscere la loro dignità e occuparsi di ciò

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che più sta a cuore. Questo progetto pluriennale prevede percorsi formativi personalizzati e apprendimenti di competenze distintive quali le competenze della Medicina Narrativa per sviluppare negli operatori capacità di: • ascoltare storie, sia direttamente raccontate da pazienti, familiari, operatori, volontari sia storie tratte dalla letteratura; • leggere storie, siano esse racconti, novelle, fiabe o poesie; • scrivere storie, autobiografiche e non autobiografiche; • estrapolare storie attraverso l’intervista narrativa al paziente; • costruire insieme storie come parte della relazione di aiuto. Parallelamente la formazione mirerà anche a migliorare altre competenze quali: la conoscenza di sé, l’ascolto attivo, la comprensione empatica, l’utilizzo efficace del linguaggio verbale e non verbale, la conoscenza e l’utilizzo della corporeità, la conoscenza e gestione delle proprie emozioni, l’utilizzo del respiro consapevole

come strumento e molto altro. Fiabe della tradizione e formazione degli operatori Nel primo semestre è stato realizzato l’evento formativo intitolato “Il risveglio della qualità umana con le fiabe tradizionali: l’arte-terapia in oncologia” a cui hanno partecipato operatori del CRO, direttamente coinvolti nella relazione di aiuto con i pazienti oncologici. Gli incontri sono stati condotti da Piera Giacconi, coadiuvata in aula da Cristina Bordin, neodiplomata alla scuola di arteterapia. Piera Giacconi è un arte terapeuta e formatrice, insegnante de La Voix des Contes di Parigi, dove ha appreso come sviluppare creatività e autostima in adulti e bambini attraverso le fiabe della tradizione. Collabora con varie facoltà (Ingegneria gestionale, Scienze della formazione, Policlinico universitario e Infermieristica a Udine, Medicina e Chirurgia a Napoli, Lettere e Filosofia a Trento) ed è autrice

di numerose pubblicazioni. Il suo recente libro “C’era una volta … Un cantastorie in azienda”, edito da Franco Angeli, è stato il testoguida del corso insieme ad una nutrita dispensa per eseguire la pratica individuale a casa. Piera Giacconi si racconta “Con i racconti meravigliosi sono docente ECM dal 2003. Ho iniziato con la Comicoterapia, perché le fiabe millenarie (anche se hanno tanto sangue e morti e demoni assassini), sono uno strumento per ridere di ciò che ci imprigiona l’animo. Una costruzione mentale condizionata, non è mai un bel luogo in cui sostare e crescere. Meglio avere “il cuor leggero” e cercare un’elevata espressione dell’essere. In seguito sono stata chiamata da strutture sociali, scolastiche e sanitarie a portare l’Arte-terapia in laboratori che sovente sono durati alcuni anni. Erano una forma di sostegno rivolta a famiglie che vivevano esperienze di disagio psichico o giovanile, disabilità,

I partecipanti al corso di formazione assieme alla docente, Piera Giacconi (terza da sx in ginocchio)

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problemi di integrazione culturale, di apprendimento delle regole di convivenza, difficoltà nella cura degli anziani, dell’aggressività femminile e giovanile, delle malattie croniche e oncologiche in adulti e bambini. Nei centri di ricerca scientifica a livello nazionale, abbiamo lavorato sui temi dell’umanizzazione dell’assistenza, della collaborazione interdisciplinare efficace tra medici e infermieri, del dialogo con i pazienti per ottenere la loro adesione a multiterapie e l’empowerment del “cittadino competente”. In verità abbiamo sviluppato, nell’operatore sanitario, la consapevolezza di essere un “essere umano”. Là dove la Medicina Narrativa si prefigge il compito di dare significato agli avvenimenti che ci portano dentro l’abisso della malattia, abisso che ci costringe a vivere un percorso parallelo a quello in cui finora avevamo vissuto, le narrazioni millenarie ci aiutano a dialogare con l’essere umano splendente di bellezza infinita racchiuso in noi. Queste parole poetiche sembrano stridere con le esigenze di efficienza, risparmio di fondi già esigui, riduzione dei rischi di contenzioso, che l’attuale congiuntura richiede alle aziende sanitarie. Eppure, lavorare sulle risorse individuali e interiori dei singoli dipendenti significa mettere in circolo l’energia inesauribile racchiusa nelle infinite qualità umane, affinché siano queste a permeare sempre più le comunicazioni verbali, paraverbali e scritte della struttura, piuttosto che i vecchi limiti condizionanti e i contrasti caratteriali. Evolvere è il destino che l’umano si porta dentro, non vi è scampo,

raccontano i cantastorie. Ribellarsi alle prove che incontriamo significa non poter mai scoprire l’America, perché ci eravamo imbarcati solo per scoprire le Indie. Affrontare con dignità i limiti alla crescita naturale quotidiana e alla creatività nell’esprimersi, sul lavoro così come a casa, permette di aprire un dialogo generativo alla scoperta dell’umano che ci distingue dal mammifero terrestre. Le Fiabe della Tradizione non sono buone solo per addormentare i bambini, tutt’altro! Esse celano una saggezza millenaria che accompagna l’uomo a riconoscere quel periplo di cui è portatore sano, quel viaggio da sé a sé, da domanda a risposta, che lo fa avanzare nell’esperienza della realtà. Così facendo egli si conosce, esprime i suoi talenti, e può partecipare consapevolmente allo sviluppo del creato. Essere co-creatori è il nostro destino. Esserne responsabili è il nostro sforzo, che è pura presenza in azione. Le fiabe millenarie sono una chiave d’accesso a risorse impensabili di cui ciascuno è custode, spesso ignaro, sovente sentendosi indegno di ogni fortuna. Infatti, è molto più frequente giudicarci, parlar male dei nostri gesti, svalutare i nostri sogni. Ma un desiderio racchiude sempre dentro di sé un pezzetto d’oro, un infinito che chiede di venire alla luce. Anche se non lo realizzeremo, l’importante sarà aver ritrovato la strada di casa, in un dialogo sereno e fiducioso tra sé e sé. Essere dei buoni amici per se stessi, e sapere che possiamo contare su di noi, è molto rasserenante e dà una stabilità nuova e solida. Ringrazio il gruppo pioniere del CRO per essersi fidato e aver

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surfato tra le emozioni, per aver riflettuto ed essersi posto molte domande aperte. Per aver osato varcare una soglia senza ritorno, quella del lieto fine. Siete per me il frutto di dodici anni di lavoro, diventiamo insieme un virus di speranza. Insieme si può”. Gli obiettivi fondamentali a guida del nostro percorso formativo erano ambiziosi il corso ha utilizzato una metodologia didattica nuova, molto interattiva in cui musica, disegno e respiro si sono integrati con la narrazione delle fiabe. I racconti sono stati letti, analizzati e commentati dal gruppo. L’ampia dimensione del gruppo (25 persone), ha favorito la condivisione delle vicende umane personali e professionali, per trarne quella preziosa saggezza che è il frutto dell’esperienza faticosa di ciascuno. Ne è risultato anche un confronto costruttivo su temi forti come la relazione con i familiari dei pazienti gravi, e la gestione di pazienti aggressivi o demotivati. La maggiore conoscenza reciproca fatta su basi valoriali, ha rinforzato la fierezza di appartenere a una simile struttura sanitaria, che ha consentito aggiornamenti d’avanguardia per rinvigorire la motivazione professionale e la fiducia nel futuro. A settembre ci sarà un ultimo incontro, dei partecipanti a questo corso, per condividere le sperimentazioni effettuate e per valutare l’efficacia dell’intero percorso in termini di benessere personale e di ricadute positive nel contesto in cui il metodo è stato saggiato. Sarà, quindi, possibile per noi organizzatori del corso, tirare le somme e valutare l’efficacia di questo importante viaggio di scoperta di noi e degli altri.

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Premio letterario: “Scriviamoci con cura” ri di narrazioni, racconti, testimonianze… Il CRO ha, da anni, una tradizione consolidata nel dare voce a queste testimonianze che si è concretizzata in vere e proprie pubblicazioni (Continueranno a fiorire stagioni (2011); …) aventi l’obiettivo di raccogliere e diffondere i “messaggi in bottiglia” di quanti – bambini, giovani, adulti, anziani, operatori, volontari – sono passati di qui per curarsi. Da ciò la convinzione che diffondere tali narrazioni e portare allo scoperto il mondo contenuto negli scritti dei malati possa aiutare medici e operatori sanitari a costruire un’alleanza terapeutica con i pazienti.

Patient Education premiare testi di pazienti oncologici che raccontino la malattia in forma narrativa; il concorso si connota come evento speciale del convegno di medicina narrativa “Leggiamoci con cura: scrittura e narrazione di sé in medicina. 2a edizione, anno 2012”. Art. 3. Tema della presente edizione: “Pazienti oncologici raccontano come levare l’ancora con la scrittura… Intonazione all’estate che arriva”. Art. 4. La partecipazione al premio è totalmente gratuita e aperta a tutti i cittadini italiani, ai cittadini di uno degli stati membri dell’Unione Europea e/o dei paesi EFTA (Norvegia, Islanda, Liechtenstein), ai cittadini extracomunitari residenti in Italia e che hanno/hanno avuto la condizione di paziente oncologico. Art. 5. Il concorso è suddiviso in due sezioni distinte: • sezione a) riservata agli adolescenti - giovani adulti di età compresa tra i 14 e i 25 anni non compiuti alla data fissata come termine per la presentazione dell’elaborato ovvero il giorno 31 luglio 2012; • sezione b) riservata ai partecipanti di età superiore ai 25 anni. Art. 6. Le produzioni dovranno consistere in un testo scritto che si connoti come uno dei seguenti generi letterari: racconto, diario, testimonianza o fiaba. Tutto il materiale presentato do-

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In occasione della seconda edizione del convegno di medicina narrativa, il gruppo Patient Education, con la preziosa collaborazione della Biblioteca Civica di Aviano, ha indetto un premio letterario per dare risalto agli scritti dei pazienti-ex pazienti che hanno iniziato a scrivere durante o in seguito alla malattia oncologica. Il concorso si inserisce nell’ambito della medicina narrativa, in particolare sull’aspetto della stessa che vede i pazienti auto-

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Regolamento Art. 1. È indetta la prima edizione del Concorso letterario “Scriviamoci con cura: pazienti oncologici raccontano come levare l’ancora con la scrittura”. Art. 2. Finalità del concorso è

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vrà essere in lingua italiana, dattiloscritto con carattere times new roman dimensione 12, lunghezza da un minimo di 10 a un massimo di 50 cartelle. Per cartella si intende un foglio word di circa 40 righe. Non saranno oggetto di valutazione eventuali illustrazioni inserite nel testo; esse saranno prese in considerazione solo se funzionali alla narrazione. Art. 7. Le produzioni delle sezioni a) e b) dovranno essere inedite. Art. 8. Gli elaborati dovranno pervenire in duplice copia alla Segreteria Organizzativa che fa capo alla Biblioteca Pazienti del CRO di Aviano, avente sede presso CROBiblioteca Scientifica e per i Pazienti, via F. Gallini n.2. 33081 Aviano (PN), entro e non oltre le ore 24.00 del 31 luglio 2012, tramite consegna a mano, via fax al numero 0434/659358, via e-mail all’indirizzo people@cro.it o a mezzo posta. Nel caso in cui l’elaborato sia stato spedito a mezzo posta, farà fede la data del timbro postale; ci sarà un margine di tolleranza inderogabile di giorni 7 rispetto alla data di scadenza. Verranno quindi ritenuti validi gli elaborati spediti entro il 31 luglio 2012 e pervenuti entro il 7 Agosto 2012. Si declina ogni responsabilità per il mancato o ritardato recapito dei lavori in concorso. I lavori non saranno restituiti. Art. 9. La Segreteria Organizzativa darà notizia dell’esito del concorso, tramite lettera raccomandata, solo a coloro che risulteranno classificati al primo, secondo e terzo posto per ciascuna sezione. Gli elaborati saranno giudicati da una commissione giudicatrice appositamente costituita. Art. 10. Gli elaborati saranno esaminati applicando i seguenti criteri di giudizio: possesso dei requisiti minimi di partecipazione; attinenza con il tema e lo scopo enunciati; arguzia e originalità; capacità compositiva e correttezza linguistica. I giudizi della giuria sono insindacabili; non sono ammessi ricorsi. La commissione giudicatrice è composta da operatori del CRO e collaboratori ed esponenti del mondo culturale. La segreteria organizzativa fa capo alla Biblioteca Pazienti

del CRO di Aviano. Art. 11. La giuria stabilirà, se li riterrà meritevoli, tre vincitori per ogni sezione. Ad essi spetterà la pubblicazione dell’opera stessa. La pubblicazione sarà comprensiva di entrambi gli elaborati delle sezioni a) e b). Ai candidati che si classificheranno primi nelle due sezioni sarà conferito anche un premio consistente in buono libri del valore di €250,00= (euro duecentocinquanta=). Art. 12. I diritti sugli elaborati restano riconosciuti agli autori. Gli organizzatori si riservano il diritto di pubblicare sul trimestrale dell’Istituto, CROnews, estratti degli elaborati presentati al concorso, con le dovute citazioni, meritevoli di pubblicazione, senza che ciò comporti alcun compenso agli autori. Resta inteso che gli autori potranno pubblicare il materiale presentato al concorso, senza preventiva autorizzazione dell’Istituto. Art. 13. La cerimonia di premiazione avverrà il giorno 12 ottobre 2012 a Pordenone presso l’Auditorium Concordia di Pordenone in occasione del 2° convegno di Medicina Narrativa “Leggiamoci con cura 2a ed. Scrittura e narrazione di sé in medicina” organizzato dal gruppo Patient Education del CRO. Art. 14. La partecipazione al concorso comporta la piena accettazione del presente regolamento. I dati acquisiti sono utilizzati esclusivamente dall’Istituto per lo svolgimento e l’analisi del concorso, ai sensi dell’art.10, D. Lgs. N. 196 del 2003 (privacy) Art. 15. Chiarimenti e informazioni potranno essere richiesti telefonicamente ai seguenti numeri: Biblioteca Pazienti del CRO di Aviano:  0434 659467 Biblioteca Civica del Comune di Aviano:  0434 652492

La domanda di partecipazione è scaricabile anche dal sito del CRO.

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Indagine sulla percezione dell’assistenza al CRO Con particolare riguardo alle persone di altra nazionalità Primo report. Il parere degli operatori

Come promesso nel precedente numero di questo giornale, siamo a darvi un primo breve anticipo sul risultato dell’Indagine sulla percezione dell’assistenza ai pazienti, con particolare riguardo alle persone di altra nazionalità, che si sta svolgendo in questi mesi al CRO. Si tratta di un’indagine che si propone di conoscere come viene percepita l’assistenza al CRO, valutandola da tre diversi punti di vista: quello dei pazienti, quello degli operatori sanitari e quello dei mediatori culturali e/o delle persone, che in provincia di Pordenone, si relazionano con persone di altra nazionalità. L’indagine è promossa, nel suo insieme, dal Gruppo Patient Education & Empowerment, gruppo di cui fanno parte anche pazien-

ti e volontari e che ha ricevuto l’approvazione del Comitato Etico del CRO. L’idea di realizzare un’indagine di questo tipo risale a circa un anno fa. Muove dalla constatazione che, come si dice anche nel numero di novembre 2011 del Notiziario dell’Ordine dei Medici della Provincia di Pordenone, “…La nostra è di fatto una società multietnica. Il servizio sanitario deve adeguarsi ai bisogni derivanti da questa realtà, per tutelare tutta la popolazione. È necessario favorire l’integrazione sanitaria di cittadini con culture e abitudini diverse”. Anche Associazioni consolidate come l’AIOM, Associazione Italiana degli Oncologi Medici, ha lanciato un invito, nel suo 13° Congresso (Bologna, novembre 2011), a facilitare l’accesso al servizio sanitario dei “pazienti migranti”, per favorire sia la prevenzione, sia la cura dei tumori. Produrre informazione, secondo modalità nuove e integrate, è un pas-

so fondamentale in questa direzione, sostengono i medici e gli operatori AIOM. In questo numero di CROnews analizziamo il punto di vista degli operatori sanitari del nostro Istituto che, nel mese di maggio, sono stati invitati a compilare, in modo anonimo, un questionario online intitolato “Indagine sulla percezione dell’assistenza ai pazienti in Istituto, con particolare riguardo alle persone di altra nazionalità”. Hanno risposto all’indagine online 199 persone il 36% del personale contattato, vale a dire tutto il personale CRO dotato di un indirizzo di posta elettronica. A una decina di persone è stato consegnato il questionario su carta, in tutto 550 persone. Di seguito forniamo un anticipo delle risposte più significative. Le prime due domande miravano a comprendere la percezione, da parte degli intervistati, circa la nazionalità di appartenenza delle persone di altra nazionalità presenti nella nostra Regione e dei pazienti stranieri che si rivolgono al nostro Istituto, al fine di confrontare questi dati con la realtà.

Alla prima domanda “A suo parere, quali sono le comunità di stranieri maggiormente rappresentate in Friuli Venezia Giulia?”,

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le tre risposte maggiormente quotate dai rispondenti sono state, nell’ordine: comunità di persone provenienti dai Balcani (ex Jugoslavia), dall’Africa e dai paesi dell’ex Unione Sovietica e paesi satelliti (Romania, Polonia, Ucraina…). Nella realtà, secondo i dati aggiornati all’01.01.2009 e pubblicati sul sito “Friuli Solidale” della Regione Friuli Venezia Giulia, i paesi di provenienza dei cittadini di altra nazionalità presenti in regione sono, nell’ordine: Romania, Albania, Serbia, Ghana, Ucraina. Se si tiene conto che i dati mutano velocemente, nel tempo, si può dire che esiste una lieve discrepanza fra i dati regionali e la percezione dei nostri operatori ma che, nell’insieme, il personale del CRO ha una percezione abbastanza realistica della realtà, in tema di paesi di provenienza dei “migranti”.

Alla seconda domanda “A suo parere, quali sono le comunità di stranieri che maggiormente si rivolgono al nostro Istituto?” per cui era possibile scegliere più opzioni, la maggior parte delle risposte si è concentrata sulle persone provenienti dai Balcani; seguono quelle provenienti

da Polonia, Romania, ex URSS; quindi quelle provenienti dall’Africa, e così via. E, in effetti, se prendiamo a riferimento i dati del 2011, forniti dalla Direzione Sanitaria del CRO relativi, per esempio, alle persone che hanno frequentato il CRO in regime di Day Hospital, notiamo che tra le persone di altra nazionalità la maggior parte proveniva da Croazia, Bosnia, Kossovo, ex Jugoslavia; di seguito, Albania, Romania, Polonia, ex URSS, il resto si distribuiva tra paesi dell’Africa e del resto del mondo. La percezione degli operatori è quindi corretta. Anche per quanto riguarda i pazienti ambulatoriali si è visto che in prevalenza provenivano da paesi balcanici. Ritornando ai dati emersi dal nostro questionario online, dei 199 operatori che hanno risposto, 114 (pari al 57%) dichiarano di avere rapporto diretto con i pazienti, il restante 43%, no. Sul tema delle difficoltà incontrate dagli operatori nel rapportarsi con pazienti migranti, argomento fondamentale per la nostra indagine, la maggior parte delle risposte si concentra sulle difficoltà linguistiche, relative cioè alla reciproca difficoltà nella comprensione del significato delle parole. In particolare, nell’ordine: difficoltà di tali pazienti a comprendere le

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informazioni relative alla malattia; difficoltà culturali, cioè sulle diverse attribuzioni di valore a comportamenti, abitudini, modi di essere, sulle difficoltà di tipo organizzativo nel rapportarsi con questi pazienti e in quelle che essi stessi hanno nel rapportarsi con le istituzioni sanitarie del nostro paese. Riguardo alle difficoltà di carattere culturale, forse le più importanti, gli operatori del CRO, che hanno risposto al questionario, percepiscono con maggior rilevo le difficoltà del paziente a descrivere i propri sintomi, non tanto per ragioni legate alla lingua quanto alla cultura di provenienza e una scarsa consapevolezza della malattia. Inoltre emergono altre difficoltà quali: pregiudizio nei confronti del sesso dell’operatore e difficoltà del paziente a scoprire parti del proprio corpo. Per quanto riguarda le difficoltà di tipo emotivo, è la risposta “Paura di non riuscire a comunicare/comprendere un paziente straniero” che ottiene le maggiori quotazioni, accanto alla percezione nei pazienti di una “mancata espressione dei propri bisogni per paura, timore, disagio”. Altre domande riguardavano la figura del mediatore culturale, il suo ruolo e la sua utilità nelle organizzazioni sanitarie e, anche in questo caso, le risposte ottenute sono state molto interessanti per

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quanti devono organizzare i servizi. La maggior parte conosce la figura del mediatore, pensa sarebbe utile la sua presenza al CRO, al bisogno, e ha un’immagine abbastanza realistica delle sue funzioni. Ciò che molti operatori non sanno, forse, è che già esiste la possibilità di utilizzare tale figura, ma il percorso di richiesta non è noto. Per finire, due domande si riferivano alla necessità o meno di “una formazione degli operatori sanitari in relazione all’assistenza al paziente di altra nazionalità”: la maggior parte dei rispondenti ne reclama la necessità. Gli argomenti più quotati, e quindi percepiti come più importanti da approfondire, sono nell’ordine: conoscenza delle culture straniere maggiormente rappresentate nel territorio regionale; approcci multiculturali ai processi di cura; stereotipi e pregiudizi culturali; principali differenze di organizzazione sanitaria rispetto ai paesi di origine; comunicazione (cattive notizie, argomenti controversi, ecc); principali precetti, riti e costumi legati alle diverse religioni. Vi è poi chi non si esprime sull’argomento oppure ritiene che non sia necessaria alcuna formazione specifica. Le risposte più frequenti a questo riguardo sono:

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“Non mi interessa” oppure “Non serve, i pazienti stranieri sono accompagnati da persone che parlano italiano”, o ancora “non ci sono particolari conoscenze da acquisire”.

Per finire, chi sono gli operatori che hanno compilato il questionario online: 58 sono maschi (pari al 29%), 141 femmine (pari al 71%). Per quanto riguarda la qualifica: gli infermieri/tecnici/ operatori sanitari sono la maggior parte, 61 (pari al 31%); i medici, 32 (pari al 16%); 45 (pari al 23%) fra biologi, farmacisti e psicologi e 34 (pari al 17%) il personale amministrativo. Il 74% dei rispondenti lavora al CRO da più di 5 anni, il resto da meno tempo; il 98% sono di nazionalità italiana, il 2% di altra nazionalità. Ci sarebbero altri dati di maggiore dettaglio da riportare ma i numeri cominciano ad essere troppi e rischiano di annullare gli spunti di interesse che emergono dalla voce degli operatori del CRO. Un report più analitico dei dati qui esposti è disponibile, a richiesta, presso la Biblioteca Scientifica dell’Istituto. Le difficoltà avvertite dagli ope-

ratori che hanno risposto sono legate maggiormente a elementi di diversità culturale piuttosto che alla lingua. È altresì emersa, in modo evidente, la necessità di formarsi per migliorare la relazione con le persone di altra nazionalità e di conoscere meglio la figura e il ruolo del mediatore culturale. Nel ringraziare gli operatori che hanno partecipato all’indagine, molti dei quali si sono complimentati con l’iniziativa, vogliamo concludere riportando il commento di un intervistato: “Non ho contatto diretto con i pazienti nel mio lavoro al CRO, tuttavia ho riscontrato più volte, in maniera indiretta, una certa difficoltà, anche dei pazienti italiani, nell’orientarsi all’interno dell’istituto, sia per quanto riguarda la logistica (indicazioni poco chiare), sia per quanto riguarda il management del percorso diagnostico e di cura”. Risulta molto importante, a questo punto, sentire quanto emerge dalla viva voce dei pazienti tutti, a qualsiasi nazionalità appartengano, accanto a quella dei mediatori culturali figure ritenute importanti per facilitare la relazione con utenti di altra nazionalità. Proporremo anche il loro punto di vista sull’argomento nel prossimo numero di CROnews.

L’ANGOLO DELLA BIBLIOTECA


RECENSIONI LIBRI DI SVAGO

Perché mi è piaciuto... A cura del gruppo Lettori ad Alta Voce A seguito del corso di formazione organizzato dalla Biblioteca nel 2011 per la Lettura ad Alta Voce e dei successivi incontri di aggiornamento, il nutrito gruppo di lettori volontari al CRO continua con passione ed entusiasmo a prestare servizio presso il salone del 2° piano con gli appuntamenti di lettura (tre volte al mese, i martedì e il sabato, dalle 15.30 alle 17.00). Le attività del gruppo di lettori volontari del CRO non finiscono qui. Il gruppo LaAV offre ora nuovi spunti per la scelta delle letture dei pazienti. Con interessanti risposte al “perché è piaciuto” vi presentiamo alcuni suggerimenti: Le ore Michael Cunningham Tre donne di tre epoche diverse vivono una giornata qualunque. Virginia Woolf sta scrivendo Mrs Dalloway e medita il suicidio perché sente di aver fallito come donna e come scrittrice. Laura Brown sta leggendo Mrs Dalloway, il romanzo di Virginia Woolf: si sente intrappolata in una vita domestica e familiare che le sta stretta. Mrs. Dalloway sta organizzando una festa per l’amico omosessuale malato di aids, scrittore e poeta, che ha ricevuto un importante premio. I tre personaggi femminili creati da Cunningham sembrano quasi confondersi per il gioco di sovrapposizioni e richiami costanti che l’autore fa al personaggio inventato da Virginia Woolf.

Mi piace perché… Leggendo il libro si scopre che c’è un filo che lega i personaggi: la convinzione che in qualunque momento, se non puoi cambiare la tua vita, esiste sempre l‘estrema

libertà di scegliere la morte. Potrebbe sembrare un romanzo tragico, invece racconta di quanto la vita possa essere splendida in una continua alternanza di gioie e dolori: piccole gioie come comprare dei fiori in una splendida giornata e grandi dolori come perdere un amico. Piccoli crimini coniugali Erich Emmanuel Schmitt Quando vediamo un uomo e una donna davanti al sindaco o al prete, dobbiamo veramente chiederci quale dei due sarà l’assassino? “Piccoli crimini coniugali” è una commedia nera con una suspense sorprendente, un vero divertimento ma anche una saggia riflessione sulla madre di tutte le guerre: quella dentro la coppia.

Mi piace perché… Perché la finzione, a volte, può essere la giusta realtà se aiuta a ritrovare il gusto dell’affetto, troppo spesso travolto dall’abitudine.

RECENSIONI LIBRI DI SVAGO

Per cercare i libri di svago presenti in Istituto basta accedere al catalogo SBN (Servizio Bibliotecario Nazionale) dal link http://sol.units.it/SebinaOpac/Opac

Lo diciamo a Liddy? Anne Fine Quattro sorelle legatissime, un matrimonio imminente – e un segreto atroce, che qualcuno ha sussurrato. Rivelarlo significa buttare tutto all’aria. Tacerlo, rendersi complici di un misfatto. Un nobile dilemma, si direbbe. Ma siamo poi sicuri? Chi non ha incontrato, ad esempio, qualcuno che, volendo fare del bene, ha seminato disastri? In un turbinio di pettegolezzi, sospetti, vendette e tradimenti, presto la farsa si colora della sinistra ossessività di un thriller. Dietro ogni quinta si svela un’altra quinta, e la scena si affolla di rancori e perfidie. Con demoniaca abilità Anne Fine trascina il lettore in una conversazione a più voci dove tutto è divertente e terribile in pari misura – e quanto più si accende il divertimento, tanto più affiora un orrore che tutti sapremo riconoscere. Lo diciamo a Liddy? è apparso per la prima volta nel 1998.

Mi piace perché… Perché mi ha fatto apprezzare la mia sincera, imperfetta solitudine visto che denuncia la presenza dell’ipocrisia nei luoghi più impensati.

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VIDEOTECA

Un film per stare insieme Ogni mercoledì alle ore 15.00 in sala riunioni al 4° piano 11

ANCHE SE È AMORE NON SI VEDE

LE AVVENTURE DI TIN TIN

Genere: Commedia Regia: Salvatore Ficarra, Valentino Picone Anno: 2011 Durata: 96 min Cast: Salvatore Ficarra, Valentino Picone, Ambra Angiolini, Diane Fleri, Sascha Zacharias, David Furr, Giovanni Esposito...

Genere: Animazione Regia: Steven Spielberg Anno: 2011 Durata: 107 min Cast: Jamie Bell, Andy Serkis, Daniel Craig, Simon Pegg, Nick Frost, Gad Elmaleh, Tony Curran, Mackenzie Crook, Toby Jones, Daniel Mays....

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Genere: Azione Regia: Shawn Levy Anno: 2010 Durata: 127 min Cast: Hugh Jackman, Evangeline Lilly, Dakota Goyo, Kevin Durand, Anthony Mackie, Hope Davis, James Rebhorn, Olga Fonda, Marco Ruggeri, Karl Yune, Gregory Sims, John Gatins, Torey Adkins, Tom Carlson, John Hawkinson, David Alan Basche, Phil LaMarr

IL GIORNO IN PIÙ

Genere: Commedia Regia: Massimo Venier Anno: 2011 Durata: 123 min Cast: Fabio Volo, Isabella Ragonese, Pietro Ragusa, Stefania Sandrelli, Roberto Citran, Luciana Littizzetto, Jack Perry, Camilla Filippi, Lino Toffolo, Paolo Bessegato, Valeria Bilello, Roberta Rovelli, Anna Stante, Irene Ferri, Hassani Shapi

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Genere: Azione Regia: Guy Ritchie Anno: 2011 Durata: 129 min Cast: Robert Downey Jr., Jude Law, Noomi Rapace, Rachel McAdams, Jared Harris, Stephen Fry, Kelly Reilly, Geraldine James, William Houston, Eddie Marsan, Gabrielle Scharnitzky, Paul A n d e rson...

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Genere: Commedia Regia: Alessandro Genovesi Anno: 2011 Durata: 93 min Cast: Fabio De Luigi, Cristiana Capotondi, Monica Guerritore, Alessandro Siani, Antonio Catania, Nadir Caselli, Chiara Francini, Rosalba Pippa, Andrea Mingardi, Gisella Sofio, Alessandro Genovesi

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Genere: Commedia Regia: Roger Michell Anno: 2010 Durata: 102 min Cast: Harrison Ford, Diane Keaton... Colleen Peck è una conduttrice televisiva in perenne lite con il collega Mike Pomeroy. Il loro show mattutino è in calo e sarà compito di Becky Fuller, una giovane e talentuosa aspirante produttrice, tentare di riportare la trasmissione alla ribalta.

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MIDNIGHT IN PARIS

Genere: Commedia Regia: Woody Allen Anno: 2011 Durata: 94 min Cast: Owen Wilson, Rachel McAdams, Kurt Fuller, Mimi Kennedy, Michael Sheen, Nina Arianda, Carla Bruni, Adrien Brody, Marion Cotillard, Kathy Bates, Léa Seydoux, Corey Stoll, Tom Hiddleston, Alison Pill, Gad Elmaleh, Sonia Rolland, Yves Heck, Marcial Di Fonzo Bo, David Lowe, Adrien De Van

SETTEMBRE

LA PEGGIOR SETTIMANA DELLA MIA VITA

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IL BUONGIORNO DEL MATTINO

AGOSTO

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THE REAL STEEL

SHERLOCK HOLMES GIOCO DI OMBRE

LUGLIO

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LE IDI DI MARZO

Genere: Drammatico Regia: Geroge Clooney Anno: 2011 Durata: 102 min Cast: Ryan Gosling, George Clooney, Marisa Tomei, Evan Rachel Wood, Philip Seymour Hoffman, Paul Giamatti, Max Minghella, Jeffrey Wright

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LEZIONI DI CIOCCOLATO 2

Genere: Commedia Regia: Alessio Maria Federici Anno: 2011 Durata: 130 min Cast: Luca Argentero, Hassani Shapi, Angela Finocchiaro, Nabiha Akkari, Vincenzo Salemme

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CRAZY, STUPID, LOVE

Genere: Drammatico Regia: Glenn Ficarra, John Requa Anno: 2011 Durata: 118 min Cast: Steve Carell, Ryan Gosling, Emma Stone, Julianne Moore, Marisa Tomei, Kevin Bacon, Karolina Wydra, Crystal Reed, John Carroll Lynch, Joey King, Liza Lapira, Beth Littleford


URP E ARTE COME SUPPORTO TERAPEUTICO

L’esposizione di opere d’arte al CRO Ennio Fassina

(29 giugno - 31 luglio 2012)

Ennio Fassina nasce nel 1933 a Porcia (PN), dove risiede tuttora. Per sua definizione, è un autodidatta che ha scoperto la passio-

Anna Zanette

(31 luglio-31 agosto 2012) Anna Zanette nasce a Udine il 10 giugno 1956 e vive a Maniago in Via Bruna, 43 dove ha il suo studio di pittura. Fin da bambina è affascinata dal colore e, grazie ad una acuta osservazione del reale, impara ad esprimere, con esso le proprie emozioni. Un insieme raffinato di armonia, equilibrio e abilità impaginativa caratterizzano i suoi lavori. Tre sono i temi principali dell’artista: - il nudo con la sua

ne per l’arte solo nella maturità. Nata come passatempo, la pittura di Fassina si rivolge a soggetti naturali (paesaggi, figure, ecc) ma anche a forme astratte. Fassina coglie con scrupolosità le variazioni di colore presenti in natura che traduce poi sulla tela con sapienti mescolanze dando origine a tramonti, paesaggi e scorci campestri dalle sfumature delicate. Accanto alla naturalezza dei paesaggi, Fassina propone opere astratte o di fantasia in cui può dare sfogo a giochi di colore e a contrasti cromatici

utilizzando tinte vivaci e accese ben amalgamate e associate. Per contrasto, le linee e tratti del disegno sono, molto semplici ed essenziali e arrivano quasi a scomparire, in alcuni quadri, sotto il colore.

sensibile plasticità, il richiamo all’eterno femminino sorgente di vita; - gli animali, soggetto prediletto della pittrice, rappresentati nel loro ambiente naturale nei loro

atteggiamenti peculiari di forza, timidezza, aggressività, scatto; - i paesaggi intesi come rifugio e dilatazione del sogno colmi di poesia e lirismo dai quali l’artista, con sapiente mano, fa emergere il soggetto principale (una persona, un animale, un albero o una siepe) che riporta alla dimensione reale. Nel corso della sua carriera Anna Zanette ha realizzato diverse personali esponendo a Modena, Goro e in diverse città del territorio friulano.

URP E ARTE COME SUPPORTO TERAPEUTICO

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Le uova di Pasqua per i bambini del CRO L’Associazione Giacomo Cianchetti-Onlus, nata in ricordo di un bambino di Latina che in passato era stato curato presso il CRO di Aviano, ha raccolto in occasione delle recenti festività Pasquali, più di 800 uova di cioccolato che serviranno a sostenere l’associazione. Venti uova sono state donate da 2 classi del Liceo dove insegna la Prof. Monica Calabresi, mamma di Giacomo, ai bambini e ai ragazzi del CRO. Su ogni uova c’era scritto il nome

del ragazzo che l’aveva donata. Scrive Monica: “abbiamo deciso di scrivere i nostri nomi perché se sei un ragazzo il bacio di ‘Martina III M’ ti avrà fatto piacere.... È stato un piacere, un piacere grande pensare a un amico sconosciuto... voleva essere solo un piccolo pensiero per parlare a voi, fate conto un bacio sincero, la comunicazione di una passione, l’intensità di una spinta, il piacere di una “compagnia” ... ma tutto per la vita.!”

Pasqua a quattro ruote

Gli ospiti di Fiume Veneto che hanno realizzato l’Uovo, i rappresentanti del Comune di fiume Veneto e il personale della Radioterapia, festeggiano l’arrivo dell’uovo di Pasqua insieme ai bambini e alle loro famiglie.

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Nella pasticceria e cioccolateria “CREMA CIOCCOLATA” che gestisce insieme con la madre Franca e il fratello Nicola, Loris (nel 2001 campione italiano tra i pasticcieri) trova sempre nuove ispirazioni e idee originali nel realizzare composizioni di cioccolata. Quest’anno la sorpresa per i bambini dell’Area Giovani è arrivata sulle quattro ruote: fatta con delizioso cioccolato al latte e marzapane, l’uovo di Pasqua regalato ai ragazzi dai mastri pasticceri aveva la forma di un macchina rossa fiammante. L’entusiasmo e la curiosità dei più piccoli ha superato ogni aspettativa. Il prelibato finissimo cioccolato è stato gustato a tutta velocità. Doveroso un ringraziamento alla famiglia De Bortoli per il dolce pensiero portato ai nostri ragazzi, al Comune di Fiume Veneto e al Dr. Graffiti Umberto.


Allevi incontra i ragazzi dell’Area Giovani Domenica 27 maggio il teatro Mascherini di Azzano Decimo ha ospitato, per Pordenone Pensa, il maestro Giovanni Allevi che ha presentato oltre alla sua musica il suo ultimo libro Classico ribelle, nel quale si racconta dal punto di vista professionale, personale e filosofico. Prima dello spettacolo, Allevi ha incontrato in privato una decina di ragazzi dell’Area Giovani (Giulia, Cristina, Veronica, Daniel, Roberta, Federico, Federica e Dafne) e, commosso per aver visto tanta fierezza e coraggio nei loro sguardi, ha risposto ad alcune curiose domande che essi gli hanno posto. Scrive Dafne: “Noi ragazzi dell’Area Giovani assieme al Dr. Maurizio Mascarin e a Riccardo Favaro, della consulta di Sacile, abbiamo avuto l’opportunità di incontrare il maestro Allevi. L’incontro è stato interessantissimo perché non ho portato a casa solo l’ammirazione per un ragazzo talentuoso,

ma anche la consapevolezza che, anche se noi ragazzi siamo diversi da lui sotto molti aspetti, egli ha dato peso soltanto a noi adesso nel presente più che a ciò che è avvenuto in noi nel passato. Inoltre ho ammirato anche la sua naturalezza e soprattutto l’onestà con cui ha risposto alle nostre curiose domande sulla sua musica, la sua vita e il suo modo di vivere la musica. L’incontro è stato come lo scontro tra due realtà in apparenza molto diverse ma che nella sostanza sono essenzialmente le stesse. Mi spiego meglio, molti di noi percepiscono le persone che appaiono in tv molto lontane dalla nostra quotidianità, diciamo distanti anni luce. Ebbene da questo incontro ho potuto conoscere l’umanità che si nasconde dietro quel muro che contrapponiamo tra noi e la persona famosa, qual è il maestro Allevi; umanità che nel momento in cui abbiamo come porta bandiera la

sofferenza e lotta per la vita diventa la medesima. L’umanità del maestro Allevi pervade la sua musica che colpisce nel profondo, a differenza della musica che si sente usualmente alla radio, la musica del maestro rimane in un angolino profondo della coscienza e a tratti si sente quasi la necessità di risentirne le note viaggiando un po’ con la fantasia. La caratteristica che mi ha colpito del maestro Allevi è stato il suo contrapporsi al modello per cui la musica classica è eterna e stupenda, ma sarà sempre la stessa. Lui cerca di proporre una musica “nuova”, come era “nuova” quella che portò grandi autori quali Beethoven e Mozart a rappresentare il loro presente attraverso la musica classica. In altri termini la musica trova le sue radici nel passato ma crea anche le basi per il presente, e Allevi fa la musica del presente. Parafrasando come è importante per un musicista non fissarsi sulla musica classica di Mozart

Il maestro Allevi parla e discute con i ragazzi

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o Beethoven, così per noi ragazzi è importante non fissarsi sul passato, né sulla nostra sofferenza. Allevi si pone come obiettivo la rappresentazione della realtà presente attraverso una nuova musica, non limitandosi a riprodurre il passato. Dobbiamo guardare al presente, alla progettualità, alla voglia di vivere e agli occhi dei ragazzi che sono metafora della lotta contro la malattia”. Allevi con i ragazzi dell’Area Giovani

Music is life! Speciale concerto al Teatro Verdi di Pordenone per il progetto “Scuola al CRO” Da sempre la società Filarmonica di Roveredo in Piano è attenta alle tematiche sociali. A partire dall’anno scorso ha intrapreso un percorso musical-solidale con lo scopo di sostenere associazioni ed enti che si occupano del sostegno a famiglie e persone in difficoltà. Per questo l’11 maggio 2012 è stato organizzato il concerto “Music is life”, a favore del progetto “Scuola in ospedale” dell’Area Giovani del CRO di Aviano a cui è stato donato il ricavato della serata. L’evento promosso ha visto la collaborazione da parte della Filarmonica di Roveredo in Piano, presieduta da Pierluigi De Mattia, delle bande giovanili della Base di Aviano, dirette dal maestro Sean Boyle, della “Scuola di danza Dania”, delle bande giovanili B-Band e classe propedeutica Bimbo-Band, dirette da Francesco Dal Bo della

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stessa Filarmonica di Roveredo. Il concerto ha riscontrato un grandissimo successo: sono stati venduti tutti i biglietti, il teatro ha registrato il tutto esaurito. La serata si è aperta con l’esecuzione degli inni nazionali italiano e americano, davanti al picchetto d’onore della Base mentre i bambini sventolavano le bandierine dei due Paesi. Le bande hanno alternato brani diversi tra cui pezzi di storia della musica (come il famosissimo Guglielmo Tell di Rossini), o la meravigliosa Sinfonia per un Addio di Rondò Veneziano. Ancora, gag e momenti di riflessione, come la testimonianza dei ragazzi dell’Area Giovani del Cro e del Direttore Generale dell’Istituto Piero Cappelletti, del sindaco di Roveredo Sergio Bergnach, dell’Assessore alla cultura Callegari, del Presidente dell’associazione dei Comandanti Ono-

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rari della Base USAF Salvador, nonchè del comandante del 31° Fighter Wing, generale Scott Zobrist. Sono saliti sul palco anche il Dr. Maurizio Mascarin che ha illustrato le finalità di questo concerto e il direttivo di Soroptimist e dell’Istituto Scolastico Avianese, che segue il progetto della Scuola nell’Ospedale. Si sono esibiti i Trackanado Dream Ballet, formato da un quartetto di musicisti e genitori di allievi della Filarmonica di Roveredo, con coreografia seguita da Danza Dania, che hanno saputo strappare una risata a tutto il pubblico! A sorpresa, gran finale con Everybody needs somebody. “La musica- hanno spiegato gli organizzatori- ha unito i cuori dei musicisti, del pubblico e dei ragazzi del CRO, perché per tutti la musica è importante: per i musicisti è una passione, per il pub-


blico è un piacere e per i ragazzi del CRO è una speranza! Forse il pubblico non si è reso conto, ma ogni applauso, ogni sorriso, ogni lacrima o semplicemente

ogni emozione che ha provato durante il concerto, l’ha donata a dei ragazzi che ora potranno studiare anche all’interno dell’ospedale, potranno crescere e sorri-

dere, nonostante le difficoltà che incontrano e che hanno incontrato.” Un concerto, un inno alla vita, un richiamo nel continuare a sperare e a sorridere!

Le Bande di Roveredo e dell’USAF

Pordenone Rugby in campo con l’Area Giovani Dal prossimo settembre, sulle maglie del Pordenone Rugby, al logo dell’AVIS Pordenone si affiancherà il logo del CRO Area Giovani, a seguito di un accordo tra il presidente del Pordenone Rugby, Avv. Francesco Silvestri e il CRO Area Giovani di Aviano. Un modo, questo per sensibilizzare le persone alla solidarietà verso i giovani pazienti oncologici e per reperire fondi al fine di acquistare nuove apparecchiature di conforto agli ammalati. .

A sx. e sopra, i ragazzi del Pordenone Rugby

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sostegno al malato

Arte come terapia: oggi ... al CRO si danza...

“Esperienza bellissima, assolutamente da ripetere!”. Sono queste le parole di molte delle ragazze che il 12 aprile si sono esibite al CRO di Aviano. Sulle note di canzoni ora più grintose, come Papi di Jennifer Lopez, ora più passionali come Sono già solo dei Modà, il gruppo delle Grandi e delle Over 18 hanno intrattenuto per una buona mezz’ora il pubblico regalando forti emozioni. Le talentuose ballerine, allieve di Sara Mantese, frequentano i corsi di danza della Polisportiva Pordenone Nord, nata quasi trent’anni fa e che lavora in molti altri settori, come la ginnastica ritmica, il fitness e l’aikido. Ed è proprio lì che, prima di fare della danza la sua professione, si allenava anche la loro insegnante. Il gruppo delle Grandi è formato da ragazze di età compresa tra i 15 e i 18 anni e studiano insieme da sette anni. Hanno fatto dell’amicizia il loro punto di forza, sono molto affiatate e con grande energia, umiltà e passione riescono a realizzare splendide coreografie. Diversa è invece la formazione del gruppo Over 18. Esso infatti è nato quasi per caso l’anno scorso. Alcune delle componenti avevano frequentato dei corsi con Sara Mantese, altre venivano da mondi completamente diversi, come quello del calcio, ma tutte erano unite dalla passione per la danza che, anche dopo tanto tempo, ritorna prepotentemente. Insieme hanno trovato la grinta giusta per esprimere il proprio talento, diventando un gruppo in continuo miglioramento. Un sincero grazie va a Gerardo Armini, il presentatore, che si è prestato molto volentieri anche in quest’occasione Roberto Biancat che ha invitato i gruppi di Danza Moderna della Polisportiva Pordenone Nord ad esibirsi. L’esperienza ha coinvolto in modo positivo le ragazze. Inaspettatamente lo spettacolo ha rappresentato per loro non solo una realizzazione della loro passione ma anche una tappa importante per la crescita della loro persona. Sapere di poter rallegrare anche solo una mezz’ora persone che si possono sentire abbandonate è davvero unico.

Un momento dello spettacolo di danza nel salone degenze del 2° piano al CRO.

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Da sx: Fabiana Spina, Lisa Bianco, Sara Mantese, Elisa Zanet, Chiara Panontin, Aurelia Spina, Ilaria Dugaro, Martina Palmisano


Il sogno continua a viaggiare...

Più di qualcuno si ricorderà, (non solo perchè era presente ma anche perché ne è stato co-protagonista) dell’evento del 17 aprile 2011, quando è apparsa, nel piazzale del Centro Meduna a Pordenone, la bottiglia ecosolidale più grande del mondo, candidata al Guinness dei primati, piena zeppa di tappi di bottiglia raccolti in tutto il territorio della provincia grazie allo sforzo di migliaia di persone. Giornata bellissima per il bel tempo ma soprattutto per la grande partecipazione della gente all’insegna della celebrazione della realizzazione di un “sogno” che possiamo tranquillamente dire non ha precedenti. Giornata ricca di spettacoli, musica, giochi, ma anche di emozioni e solidarietà. La manifestazione si è svolta alla presenza e con la partecipazione attiva dei sindaci del territorio, di personalità in rappresentanza della provincia, e delle forze dell’ordine, del Vscovo della Diocesi di Concordia Sagittaria, dei rappresentanti del CRO di Aviano, e delle Associazioni di volontariato del territorio, del Presidente AiCS e di molti altri. Ma come è nata questa idea così singolare? L’idea di creare la bottiglia di tappi più grande del mondo è venuta

a Viviana Cadamuro, presidente dell’Associazione “Sorgente dei Sogni” che ha sede a Fontanafredda, in Via A. Malignani n. 4. “Questo sogno, -dice Viviana-, non si sarebbe potuto realizzare senza l’aiuto degli 850 volontari che hanno lavorato tenacemente senza risparmio di energie alla costruzione della bottiglia e alla raccolta dei tappi per riempirla”. L’iniziativa aveva come primo scopo la sensibilizzazione del territorio alle tematiche sociali quali l’ambiente, la solidarietà, l’informazione. La campagna di raccolta tappi ha coinvolto tutta la popolazione del territorio comprese le scuole, gli esercizi pubblici, le altre associazioni di volontariato ecc. Tutti hanno collaborato e fatto “rete” per coronare questo grande sogno di solidarietà umana. Dietro ogni tappo c’è una persona; una persona che voluto non rimanere indifferente all’appello di Viviana e che ha deciso di fare un piccolo sforzo per un grande risultato a dimostrare che insieme si possono fare grandi cose. Ma dove finiscono tutte quelle migliaia di tappi e a cosa servono? È una domanda che molti si saranno posti quando depositavano i tappi raccolti negli appositi

contenitori sparsi in tutta la provincia. La campagna di raccolta tappi serve a sostenere un progetto molto più importante del riconoscimento del Guinness dei primati. Infatti, contribuisce al sostegno di un altro grande sogno che la Via di Natale ha iniziato tanti anni fa e che ancora porta avanti: la casa di Natale 2 e l’Hospice per i malati oncologici. Il ricavato della vendita dei tappi, infatti, è utilizzato a supporto della gestione delle due strutture. Ed ora che succede? Ora che la bottiglia gigante è vuota e va riempita nuovamente. E così Viviana, che è un vulcano di idee, ha pensato alla bottiglia “itinerante” perché ... il sogno continua ... In sinergia con le forze del territorio prosegue, quindi, la raccolta di tappi eco-solidale. La bottiglia “si è messa le ruote” per potersi spostare nei vari comuni della provincia. Prima tappa a Lignano dove si fermerà dal 15 luglio al 9 settembre. Tutti avvisati, quindi; da bravi eco-vacanzieri girate muniti di sacchettino raccogli tappi per riempire il bottiglione! Segnatevi in agenda anche la data del 9 settembre per partecipare, alla straordinaria festa finale a Lignano.

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calendario eventi

Nei prossimi mesi...

Segreteria organizzativa: Centro Attività Formative  0434 659830 @ infoformazione@cro.it

Venerdì 12 ottobre presso l’Auditorium Concordia di Pordenone si terrà il secondo convegno inerente al narrare e scrivere di sé in medicina, o meglio, all’importanza del narrare di sé e scrivere in relazione al processo di cura. Per questo secondo appuntamento di “Scriviamoci con cura – scrittura e narrazione di sé in medicina”, si presenterà il libro degli atti del convegno dell’anno precedente: l’intenzione è quella di raccogliere la testimonianza dell’interesse e dell’operato dell’Istituto per questo particolare ambito della medicina, quale è appunto la Narrative-Based Medicine (NBM), facendo leva sulla tradizione narrativa dello scrivere per e con i pazienti. L’obiettivo che il Gruppo “Patient Education & Empowerment” e i Volontari delle Associazioni presenti al CRO si propongono è di consolidare una tradizione di NBM con il confronto, la condivisione e la diffusione delle competenze, per considerare gli aspetti non solo tecnici della malattia, ma anche quelli più prettamente personali, intimi ed emozionali di ogni singola personapaziente; di far luce sull’importanza di una maggiore attenzione alla relazione operatore sanitario-paziente, sviluppare una maggior capacità di ascolto e di accogliere il paziente nel suo essere persona.

ORGANIZZAZIONI NO-PROFIT

Sono attive al CRO ADMO - ASS. DONATORI MIDOLLO OSSEO  Udine (sede regionale) Via Carducci, 48 - 3100 Udine  0432-299728 Fax 0481-92276 @ admo-fvg@libero.it  www.admo.it

ASS. FEDERICA PER LA VITA

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 Vicolo delle Primule, 1 Trieste  338-7457763 @ federicaler@virgilio.it

AFDS - ASS. FRIULANA DONATORI DI SANGUE  Pordenone (sede provinciale) Viale Marconi, 16 - 33097 Spilimbergo (PN)  0427-51472 e Fax @ info@afdspn.it  www.afdspn.it

ASSOCIAZIONE GIULIA  Pordenone (c/o Casa Serena)

Via Revedole, 88 33170 Pordenone  0434-20282 340-2936554 Fax 0434-363508 @ associazionegiulia@email.it  http://digilander.libero.it/solegiulia

ASSOCIAZIONE INSIEME  Aviano (sede principale) Via Stretta, 1 33081 Aviano (PN)  334-2519013 @ insieme.cro@libero.it


AIL ONLUS - ASS. ITAL. CONTRO LE LEUCEMIE LINFOMI E MIELOMA

  @

Sede provinciale di Pordenone Via Gemona, 1 - 33077 Sacile 0434-72518 (lun-ven 9-12/14-19) ailpordenone@libero.it

Sede locale di Pramaggiore Piazza Libertà, 48 30020 Pramaggiore (VE)  0421-799996 @ ail.pramaggiore@libero.it 

ASSOCIAZIONE LUCAINSIEME PER UN SORRISO

 Udine (sede principale). Via Roma n 3 33010 Magnano in Riviera (UD)  0432-792255 - 0432-793267 Fax 0432-793267 - 0432-792255 @ lolut@libero.it

AIRC - ASS. ITALIANA PER LA RICERCA SUL CANCRO Trieste (sede regionale) Via del Coroneo, 5 34133 Trieste  040-365663 Fax 040-633730 @ com.friuli.vg@airc.it  www.airc.it 

ANGOLO ONLUS - ASS. NAZIONALE GUARITI O LUNGOVIVENTI ONCOLOGICI SEGRETERIA: apertura: da Lunedì a Venerdì dalle 9.00 alle 12.30  Veronica 0434-659277 NAVETTA DA E PER VENEZIA:  0434-659277 REPERIBILITÀ VOLONTARI: Marilena 339-8789040  Pordenone (sede nazionale) c/o Centro di Riferimento Oncologico, Via Franco Gallini, 2 - Aviano  www.associazioneangolo.it @ angolo@cro.it  0434-659277 Fax 0434-659531

ANDOS ONLUS - ASS. NAZIONALE DONNE OPERATE AL SENO  Sezione di Pordenone (c/o Centro Sociale Anziani) Via Piave, 54 33170 Pordenone  0434-40729 Fax 0434-40729 @ andos.pordenone@libero.it  www.andosonlusnazionale.it

ANLAIDS ONLUS ASS. NAZIONALE PER LA LOTTA ALL’AIDS  Aviano (sede regionale) c/o Prof. Umberto Tirelli, Oncologia Medica A, CRO di Aviano (PN) Via F. Gallini, 2 - 33081 Aviano  0434-659284 Fax 0434-659531 @ anlaids@cro.it  www.anlaids.it

ASSOCIAZIONE ROSARIO SCARPOLINI (ONLUS)

  @ @ 

Roveredo in Piano (sede legale) Via Garibaldi, 23 33080 Roveredo in Piano (PN) 331-5709988

AVIS - ASS. VOLONTARI ITALIANI SANGUE

 Pordenone (sede regionale) Via Montereale, 24 - 33170  0434-555145 Fax 0434-253707 @ friuliveneziagiulia@avis.it  www.avis.it/regioni/friuli_venezia_ giulia

CIFAV  C/O Farmacia CRO Aviano Via F. Gallini, 2, 33081 Aviano (PN)  0434-659221 - 0434-659738 Fax 0434-659743 @ info@cifav.it  www.cifav.it Biblioteca per i Pazienti:  0434-659248

FONDAZIONE BIASOTTO  Via Leonardo Da Vinci, 44 – 33080 Ghirano di Prata di Pordenone (PN)  335-7000760  0434-622141 e Fax @ fondazione.biasotto@virgilio.it  www.fondazionebiasotto.it

INAS - CISL

arsonlus.info@virgilio.it info@associazionerosarioscarpolini.org www.associazionerosarioscarpolini.org

ASSOCIAZIONE SOROPTIMIST  Pordenone Via Oberdan, 19 33170 Pordenone  348-8743636 @ paola.boranga@aliceposta.it  www.soroptimist.it Presidente Pordenone: Mirna Carlet

ASSOCIAZIONE VIA DI NATALE ONLUS  Via Franco Gallini, 1 33081 Aviano (PN)  0434-660805 Fax 0434-651800 @ hospvn@tin.it  www.viadinatale.org

ORGANIZZAZIONI NO-PROFIT

Via S. Valentino, 30 - 33170 Pordenone  0434-549939 Fax 0434-45085 @ inas_pordenone@cisl.it  www.inas.it 

LILT - LEGA ITALIANA PER LA LOTTA CONTRO I TUMORI  Pordenone (sede provinciale) Via Martelli, 12 33170 Pordenone  0434-28586 Fax 0434-26805 @ sede.centrale@legatumori.it  www.legatumori.it

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