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E’ notte. Il buio di Milano nasconde il grigio tipico del cielo. Francesca continua ad agitarsi sulla vecchia poltrona. “Che c’è?” domando alzando gli occhi dal libro di Naomi Wolf, Il Mito della Bellezza. E’ un’opera scritta vent’anni fa. Tengo il segno con il dito su un paragrafo che sto finendo di leggere. “Stanno avvelenando la nostra libertà con modelli di bellezza animati da un odio contro se stessi, da ossessioni fisiche, dal terrore della vecchiaia e della perdita del controllo”.

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artif


artifici reale “E’ pazzesco. Non riesco a trovare una immagine di donna che sia reale in questi mezzi di comunicazione. E’ tutto così… …artificiale, rifatto…”

ficiale


Alzo gli occhi dal mio libro. Una donna in abitino attillato mi offre un drink attraverso lo schermo.

L’abito è un po’ troppo attillato. La donna un po’ troppo truccata. Il tutto è un po’ troppo perfetto.

Rispetto ai nostri jeans e maglioni larghi indossati distrattamente prima di correre al lavoro.


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Zappiamo. Un gruppo di veline invade la nostra piccola sala. Canta a squarciagola e ci ricorda che abbiamo qualche chilo di troppo. Francesca sbuffa. Io sorrido. “Perché sorridi?”, mi domanda esterrefatta. “Non mi sembra affatto divertente…” “Leggi qui”, le dico indicandole il paragrafo profetico. Due minuti di silenzio.


“Ma quanti anni ha questo libro?” “Una ventina” dico. E mentre pronuncio il numero ‘venti’ penso. Vent’anni. Vent’anni fa Naomi descriveva tutto questo.

E ad oggi non è cambiato nulla. “Proprio nulla…” finisce il mio pensiero Francesca. “Uhm?” Da quando in qua Francesca sa leggere nel pensiero? “Stavi pensando ad alta voce, Cri. Forse perché era un pensiero troppo triste per contenerlo in astratte filosofie…” Mi alzo.


“Vuoi un bicchiere di vino?” “Perché no?” mi risponde Francesca. Ma ha l’aria distratta.

“Noi…” diciamo all’unisono. Scoppiamo a ridere.

“Noi cosa?” le domando. “Noi non possiamo” mi risponde indicando la televisione. “Noi non possiamo continuare a subire passivamente” continuo la sua frase mentre il vino inizia a scorrermi nelle vene.


Ci alziamo e ci sediamo al nostro piccolo tavolino. Ci sentiamo pervase da un’energia inspiegabile. “Da dove iniziamo?” domando mentre apro davanti a me il tovagliolo di carta che qualcuno ha dimenticato di usare. Francesca si versa dell’altro vino.


“Uhm” dice mentre lo degusta, “io inizierei cercando di capire cosa c’è che non va” “Beh, per il mondo visto attraverso delle lenti rosa, molto non va. Guarda un po’ qui”. In un angolo della mia biblioteca giaceva, da qualche mese, un ritaglio di giornale. Chissà perché, mi aveva sconvolto come una notizia di cronaca nera.


In Italia lavora

meno di una

donna su due

47%

In media in Italia è il delle donne che lavora. Al nord siamo intorno a medie europee (58%) mentre al sud precipita al 30%. A parità di qualifica e incarico, una donna è pagata

un quinto in meno

di un collega uomo.

Il 20% delle donne lascia il lavoro dopo la nascita del primo figlio. Solo l’8% dei bambini ha diritto all’asilo nido pubblico.

ultima in Europa

L’Italia è per fondi dedicati alle politiche familiari. Secondo il gender-gap report del World Economic Forum

72° posto

per disparità uomo-donna, l’Italia è al al 96° per partecipazione e opportunità nell'economia, all’88° per partecipazione al lavoro, al 91° per reddito da lavoro. Hanno avuto difficoltà ad avere credito in banca il 27% delle imprenditrici tra i 20-35 anni e il 31% di quelle tra i 43 e i 49 anni. Gli uomini in Italia hanno 80 minuti di tempo libero in più al giorno delle donne. In un anno sono 444 ore (Ocse) .


52%

Solo il delle donne fanno parte della popolazione attiva contro il 75% degli uomini (Istat). Nei Cda delle aziende italiane quotate,

solo 174

su 2.753 posizioni sono occupate da donne (6%).

solo 2

Sono le donne rettrici di Università in Italia. Solo 2 donne direttrici di quotidiano. Nel Cda Rai, c’è solo 1 donna su 9 consiglieri. Nelle banche, su un campione di 133 istituti di credito,

neanche una donna.

l 70% dei Cda non conta Nessuna donna è AD o presidente di banca.

17%

Nel 2007 il delle donne aveva responsabilità di supervisione, contro il 26% degli uomini,

divario invariato

un rispetto a 3 anni prima. Le donne sono sovrarappresentate nei settori dell'istruzione, sanità e altri servizi sociali e personali, nel turismo e nel commercio; nelle forme di lavoro atipico, specie le laureate, e nell'economia irregolare e sono sottorappresentate nei settori coperti dalla CIG, con maggior status sociale o più elevata retribuzione.


“Uau!” esclama Francesca. “Uau? Io direi povere noi…” “Uau per dire: uau, quanto lavoro abbiamo da fare per poter dare una svolta al nostro mondo, alla nostra Italia…” Sul tovagliolo scarabocchio le parole ‘video’ e ‘internet’. “Sai cosa abbiamo noi di diverso rispetto alla Wolf di vent’anni fa?” Francesca mi guarda. Forse pensa che il bicchiere di vino mi abbia fatto male.


“Dico sul serio!” “Beh, tanto per iniziare non siamo famose come lei. Poi il nostro conto corrente. Immagino abbia qualche zero in meno…” “Abbiamo anche tante cose in più però. Vent’anni fa non esistevano internet, il videostreaming.

Abbiamo così tanti canali di comunicazione che anche se non vorranno chiederci la parola, beh, saremo in grado di farci sentire lo stesso!” “Cri! Hai trovato anche il nome per il nostro nuovo gruppo d’azione! Hai in mente la poesia di Montale?” Montale. Certo che ce l’ho in mente.


E’ sempre stata la mia poesia preferita. Montale non voleva che gliela chiedessero la parola. PerchÊ non aveva nessuna certezza da trasmettere. Noi forse di certezze non ne abbiamo. Ma di idee sÏ e tante. E vogliamo condividerle, trasmetterle, scambiarle, migliorarle,

parola

con tutte quelle donne la cui parola è considerata di un livello inferiore rispetto a quella maschile.


a

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“Dobbiamo mettere su un gruppo. Un gruppo d’azione. Che ne dici di Maddalena Fragnito de Giorgio? Nessuno è più bravo di lei nei fumetti e nella videoarte” “E che ne dici di Francesca D’Antona? Televisione e internet per lei non hanno segreti” strizzo l’occhio a Francesca. Il nostro telefono inizia a diventare bollente. Chiamiamo Maddalena. E Elisa Natale, che ci viene in mente perché è praticamente un genio dell’html. E Laura Porrini: documentari e montaggi video non hanno segreti per lei.


L’appuntamento è per l’indomani, in Via Arena. Con la testa sul cuscino non riesco a prendere sonno. Sento che domani sarà un grande giorno. Per quelle che abbiamo deciso di coinvolgere. E per tutte le donne a cui, con il nostro piccolo ma grande progetto, riusciremo a cambiare la vita. Lancio un’occhiata alla sveglia sul comodino per controllare che sia puntata sulle 7.

E’ mezzanotte e un minuto del…dell’8 marzo… Non ci credo. Eppure è proprio così. Chiamiamolo Destino.


Sono le 10 e sono arrivate tutte. Stiamo già discutendo animatamente, ci sono così tante cose da fare che decidere da dove iniziare sembra già difficilissimo. Il citofono suona e interrompe il nostro comizio. Una voce di uomo si diffonde nell’aria. Un uomo? Chi ha chiamato un uomo a una riunione segreta di donne che vogliono rivoluzionare il loro mondo? Eppure appena sale ci rendiamo conto che chiunque di noi lo abbia contattato, lo conosce bene. E’in gamba, ha voglia di darsi da fare. La nostra causa lo appassiona da subito. E Filippo Lorenzi diventa il nostro videomaker perfetto.

Io…beh, faccio un po’ di tutto. Sono Cristina Sivieri Tagliabue e ho competenze di internet e di creatività. La nostra associazione mi darà l’idea di scrivere un libro che denuncia il mondo delle plastiche, quel mondo tutto artificiale che convince le donne (che a loro volta hanno contagiato gli uomini) a rifarsi ogni minuto, a vedersi sempre perfettibili.


Cala la notte di nuovo e in 24 ore mi sento come se avessi trovato la nuova chiave del mondo. Siamo riuscite a sintetizzare la nostra mission!!

(Provate a mettere attorno a un tavolo un gruppo di donne con background, esperienze e competenze completamente diverse tra loro e capirete il perchÊ del doppio punto esclamativo‌)

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pag.


Il nostro gruppo si è posto come obiettivo primario di cercare di creare un nuovo immaginario artistico incentrato sulla donna e sulla sua rappresentazione. Obiettivo secondario ma non meno importante, è parlare, dialogare, con le nuove generazioni, presentando problematiche e soluzioni “vere” e “nonfiction”, relative al mondo femminile. “Non Chiederci La Parola” lavora sulla narrazione e rappresentazione di temi “rosa”, dai problemi psicologici dovuti al confronto con gli uomini nel mondo delle professioni fino ai problemi relativi alla relazione con se stesse, il proprio corpo, le aspettative altrui e la necessità di essere sempre e comunque “multitasking”.

E chi lo sa se le parole di Naomi Wolf "quanto più le donne si avvicinano al potere, tanto più si chiede loro un'autocoscienza fisica e la bellezza diventa la condizione necessaria per fare il passo successivo" diventeranno solo un pezzo di storia e non più di presente…

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In poche settimane dal fatidico 8 marzo siamo inondate di telefonate di congratulazioni, di proposte di collaborazione, di idee brillanti. Le donne sanno fare gruppo, è incredibile.


Non Chiederci la Parola inizia a decollare. “Le Occasioni” è il contenitore all’interno del quale vogliamo davvero dare quelle ‘occasioni’ a chi non se le è viste offrire dalla vita. I giovani sono i nostri primi collaboratori. E ideatori, promotori e organizzatori degli interventi autoriali ed artistici. Per dare voce al mondo “al femminile”. Il nostro primo progetto è un cortometraggio.

Ci affascina l’idea di dare voce a persone del popolo, a quelli (che come le donne…) vengono considerati di serie B. “Esistere! Esistere! Esistere! (ma perché non ho fatto l’idraulico) viene presentato a settembre alla Festa Democratica ed è un vero successo! Successi e progetti si susseguono senza tregua. A novembre vinciamo il premio per il miglior documentario al Meeting delle Etichette Indipendenti di Faenza. A dicembre dello stesso anno lavoriamo su una serie di interviste video per la pubblicazione annuale “Rapporto 2009” di Federculture. Abbiamo messo in moto un ingranaggio che non si ferma più.


Il nostro sito conta ormai centinaia di contatti giornalieri. I progetti che abbiamo realizzato sono andati al di là di ogni aspettativa. Abbiamo girato un video e curato la sezione video di “La Città Fragile” presso la Triennale di Milano. E abbiamo creato dei cortometraggi sulla differenza di genere per il comitato PariOdispare. Che ha preso sede presso di noi. Abbiamo intervistato José Saramago, creato il video di “BodyWork” e scritto la sceneggiatura per i documentari “Fabbrica della bellezza”.

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Insomma, abbiamo spiccato il volo! E siamo diventati una vera e propria officina delle idee femminili. La nostra porta di Via Arena è aperta per ognuna di voi (e ognuno del genere maschile che creda in noi donne!). La nostra bottiglia di vino è sempre sul tavolo, pronta a far nascere nuovi progetti, nuove idee e a condividere tutto ma proprio tutto quello che pensate possa migliorare e rendere più corretto questo nostro meraviglioso, incredibile, sottoclassato e mal considerato mondo in rosa…

Scritto da Gheula Canarutto Autrice, scrittrice e > blogger Se ti vuoi unire a noi, scrivici un' e-mail oppure vienici a trovare. C'è sempre una tazza di caffé, per le persone speciali.


Siamo un'associazione culturale-casa di produzione non profit. Ringraziamo chi ci ha voluto dare fiducia attraverso il patrocinio. In particolare:


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Profile for Cristina Sivieri Tagliabue

Perché nasce Non Chiederci La Parola?  

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