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l’altraitalia

numero 27 - marzo 2011

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la voce e l’immagine degli italiani nel mondo


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EDITORIALE di Maria C. Bernasconi

Auguri Italia ferita! Paese in gran festa, tra manifestazioni, cerimonie e quant'altro: il prossimo 17 marzo tutte le scuole d’Italia rimarranno chiuse per la Festa nazionale proclamata in occasione della ricorrenza del 150° anniversario dell’Unità d’Italia. Anche tra i cittadini italiani residenti all'estero vi è un gran fermento per la realizzazione di numerosi eventi commemorativi. Siamo davvero a un passo da questo importante appuntamento: è passato un secolo e mezzo dal momento in cui una nazione antica ha creato uno stato unitario passando dal liberalismo alla dittatura fascista ad una repubblica democratica. Repubblica, peraltro, sempre un po' in pericolo, attaccata da più parti ma, seppur con molte ferite, ancora in piedi. Nulla da obiettare, anzi, è giusto ed importante festeggiare e ricordare con gioia i centocinquant’anni della unità d'Italia, ma i continui moniti che, sempre più sovente, arrivano da eminenti personalità e dallo stesso Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, sono certamente giustificati e devono farci seriamente riflettere, devono indurci a fare un serio bilancio per andare avanti, per aprire nuove prospettive per il futuro che non si preannuncia affatto facile. Siamo davvero sicuri che è questa l'Italia che vollero i Padri Risorgimentali Italiani ed i Padri Fondatori della Repubblica Italiana? È questa l’Italia che volevano Mazzini, Parri, Pertini? Penso all'attuale clima di “diseducazione civile”, in cui prevale l’insulto sul dialogo, il pettegolezzo sull’informazione e l’insinuazione sulla verità, ai tratti di clientelismo e di egoismo personale e di gruppo che caratterizzano i comportamenti di una parte, purtroppo non piccola, delle classi dirigenti, alla presenza strabordante delle

associazioni mafiose in molte regioni del Paese. Penso al degrado politico e morale, agli atteggiamenti ondivaghi di certi personaggi politici che passano da un partito all'altro per tornaconto personale e mi chiedo come possiamo spiegare ai nostri giovani che la nostra è una Repubblica fondata sul lavoro oppure che la legge è uguale per tutti. Approfittiamo di questa occasione per fare un serio richiamo ai valori della Costituzione, che stabilisce le regole del gioco, all'interno del quale i cittadini esercitano la loro libertà, che suggerisce un concetto di politica ispirato ai valori dell'onestà e della competenza (al servizio del cittadino e non esercizio oppressivo del potere!); non limitiamoci semplicemente a ricordare il passato, a rivivere la nostra storia, a commemorare i grandi personaggi, a celebrare il sacrificio di molti uomini, ad assistere ai grandi concerti previsti per l'occasione oppure a dedicare il festival di Sanremo alla nostra Italia. Adoperiamoci attivamente per divulgare e far conoscere il testo costituzionale soprattutto ai nostri giovani che rappresentano una grande speranza, che sono coloro che dovrebbero raccogliere il testimone e garantire la compiuta realizzazione della Repubblica e la piena modernizzazione dell'Italia ma che, invece, sembrano disinteressarsene, condizionati dalla cultura dominante, ripiegando sul privato e su una visione della vita limitata dall'apatia, dall'indifferenza e dal culto dell'interesse immediato. È arrivato il momento in cui occorre radunare le forze, puntando su tutti coloro che hanno la consapevolezza del momento “particolare” in cui ci troviamo (gran parte della classe dirigente è troppo intenta a badare ai fatti propri o in attesa di comparire in uno dei tanti talk show televisivi) per l’altraitalia 1

denunciare tutte le “brutture”. Non lasciamo andare alla deriva la barca aspettando il cozzo contro gli scogli: se andiamo avanti così i cittadini italiani perderanno il rispetto nei confronti dello Stato, della legge e della politica. Questa è l'occasione per fare una riflessione davvero approfondita che abbia come obiettivo quello di recuperare dei reali valori che ci faranno tornare a vivere in un'Italia migliore! Tanti auguri Italia, ne hai davvero bisogno!

ONORA LA TUA PATRIA In qualunque paese andrai, o dimorerai, e per qualunque tempo, non dimenticare mai di essere italiano. Sostieni l'onore della tua PATRIA con la rettitudine, con la dolcezza dei modi, con la fermezza della buona volontà. Amala questa PATRIA Amala con amore forte, perchè essa ha bisogno di chi l'ami veramente. Luigi Settembrini


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È stata intervistata a più riprese, l'abbiamo vista nei migliori salotti televisivi nelle diverse fasce orarie, pomeridiane e serali. Ad Annozero, la trasmissione televisiva condotta da Michele Santoro, ha rivelato, in modo chiaro e con palese serenità, le sue esperienze professionali non mancando di fornire, con dovuta minuzia, molti particolari. Avrete senz'altro capito che mi riferisco a Nadia Macrì, la giovane donna che ha svelato di essere stata pagata dal Premier per svariati rapporti sessuali. Un giornalista, durante una delle suddette interviste, per la verità con molto garbo e chiamandola sempre signora, allude al fatto che è una prostituta.

lato una prostituta di alto bordo. Beh ... un'auto non può essere e nemmeno una rivista per adulti. È decisamente la terza definizione quella giusta! Ho capito! Vuoi vedere che la escort è quella che in italiano si chiama comunemente, di lusso o meno, prostituta? Da quel che ho appreso dai mass media vi sono, semmai, delle differenze di, come dire, onorario. Si tratta, in ambedue i casi, di donne che hanno scelto il sesso come mestiere (e molte di loro, purtroppo, lo hanno fatto per necessità!). Ma se Nadia s'inalbera in quella maniera deve pur esserci una differenza! Cerco di analizzare, per fare una distinzione, per non incorrere in errori, per evitare di generalizzare. Dunque ... la prostituta è una sfigata, la escort è una fortunata! La prima, solitamente, ha come referente un pappone, mentre la seconda ha uno o più agenti (o, se preferite, manager). Le prestazioni sessuali di una prostituta vengono consumate sovente in auto o in stanze in affitto in hotel, mentre le escort possono disporre di appartamenti e ville lussuose con annesse discoteche, piscine olimpioniche e campi da tennis, o addirittura di meravigliosi panfili, per svolgere il loro lavoro. La prima fa solo ed unicamente quel lavoro, mentre la seconda può abbinare alla sua attività anche qualcosa d'altro (ad esempio serate in discoteca ed apparizioni in tv).

Nadia sobbalza, si indigna e corregge il giornalista: “... scusi, non sono una prostituta, sono una escort”. Ma che significato avrà mai questo vocabolo? La mia curiosità mi induce a consultare internet per saperne di più. Leggo su Wikipedia: “il termine escort può riferirsi a: Ford Escort, un'autovettura, Escort, una rivista per adulti britannica, Escort, termine in lingua inglese usato per indicare un accompagnatore/trice e in senso

Vi è poi una sostanziale differenza di “contratto di lavoro”: la prima ha un lavoro a tempo indeterminato (va avanti finché può), la seconda ha un lavoro temporaneo ... poi ... può anche farsi una famiglia, avere dei bambini oppure piazzarsi molto bene in tv o in politica ... insomma può fare carriera! I clienti della prostituta sono solitamente uomini appartenenti ai ceti più umili (ceto medio-basso), mentre l’altraitalia 3

coloro che si “affidano” ad una escort sono, abitualmente, uomini ricchi, personaggi famosi, politici e liberi professionisti. La prostituta, costretta a lavorare per strada, ha la bronchite cronica e i duroni, mentre l'altra, la escort, passa dalla vasca da bagno con idromassaggio della sua abitazione al miglior fitness club della città. La prima veste abiti leopardati o adornati di piume e strass rimediati al mercato delle pulci, la seconda indossa abiti griffati forniti dalle boutique più lussuose, (ovviamente a spese del suo cliente). In entrambi i casi, comunque, le prestazioni vengono retribuite. Nel caso della prostituta con una manciata di euro, nell'altro caso con somme da capogiro. Sono confusa, l'analisi non mi è stata d'aiuto! Persino la mamma di Nadia Macrì, anch'essa intervistata, ha detto che le dispiace un po' che sua figlia faccia la escort, ma solo un po'. “In fondo non fa male a nessuno” fa notare la signora Macrì “e guadagna bene”. Non sono più sicura d'aver capito! Mi conforta il fatto di essere in buona compagnia. Anche Bruno Vespa è confuso. Infatti, qualche tempo fa nel suo talk show televisivo, si disquisiva proprio sulle differenze tra l'una e l'altra attività. Vespa si chiedeva se, in effetti, vista la lunga durata della frequentazione del cliente da parte della escort, che si può protrarre anche fino ad un anno (la prostituta ha, invece, rapporti che non si prolungano nel tempo), si possa davvero paragonare la prima alla seconda. Che casino! Qualcuno mi aiuti a capire e mi dia qualche dritta su cosa devo rispondere alla mia nipotina, dodicenne in piena fase adolescenziale che, dopo aver visto uno dei richiamati programmi televisivi “di approfondimento”, mi ha chiesto perchè mai le ripeto continuamente: “studia e ricordati che nella vita nessuno ti regala niente!”


Riflettendo sul caso "Ruby" Piero Ostellino, sul "Corriere", si è chiesto se: "lo spettacolo a cui stiamo assistendo sia quello di cui andare fieri come cittadini di un Paese appena normale. La gravità delle accuse rivolte al Premier ed il contenuto delle intercettazioni stanno monopolizzando l'attenzione dei mass-media in generale ma, - avverte l'editorialista, - sono in gioco persone le cui libertà individuali sono state violate". Piero Sansonetti, dal canto suo, é ancora e "sorprendentemente" più esplicito: "siamo allo scontro finale tra poteri" dice. "L'operazione condotta dalla Magistratura punta all'annientamento di una persona attraverso il metodo e non attraverso la sostanza di un'inchiesta che è strettamente politica ed ha pochissimo di giudiziario. Nessuno infatti crede che verranno accertati reati clamorosi e, per come è stata impostata, sarà molto difficile ottenere delle condanne. Attraverso lo stretto rapporto tra i giudici e ciò che è rimasto del giornalismo italiano, l'operazione in corso ha evidentemente un unico scopo: indebolire ed eliminare il

Premier. Per questo devo dire che, purtroppo , stiamo entrando in una fase eversiva. Il tempismo con cui le procure, all'indomani della parziale bocciatura del legittimo impedimento, hanno riaperto questa vicenda, consegnando parallelamente i verbali ai giornali, non lascia dubbi. D'altronde la vicenda è tutta costruita sulla narrazione delle intercettazioni e senza i mass-media non avrebbe potuto funzionare. Qui la giustizia ordinaria non c'entra; siamo nel campo della lotta politica, dello spionaggio e dei servizi segreti. Questo atto eversivo è ancora più drammatico perché si somma ad altre due azioni sovversive attualmente in corso. Parlo del caso Marchionne / Fiom e, appunto, di quella della Boccassini che tenta di sovvertite il risultato legittimo delle urne. A mio parere la politica dovrebbe rispondere a questo assalto della magistratura, abbandonando temporaneamente lo scontro tra le parti. D'altra parte il centro-sinistra non dovrebbe dimenticarsi che il suo governo venne abbattuto da l’altraitalia 4

De Magistris. Oggi tocca a Berlusconi, domani a qualcun altro. Tutti dovrebbero avere l'intelligenza di rinunciare a qualche cosa. Lo stesso Berlusconi, a mio avviso, dovrebbe pagare un prezzo politico. Allo stato attuale, infatti, non può fare altro che andarsi a difendere in aula, offrire un patto all'opposizione per gestire questa crisi inevitabile, mettendo sul piatto il riequilibrio dei poteri, la riforma elettorale e le elezioni anticipate. In ogni caso non ci sono alternative: o la politica riprende il bandolo della matassa o la soluzione sarà di tipo "sud-americano". Se non si evita la resa dei conti tra Berlusconi ed i magistrati, infatti, la tragedia è assicurata al di là di chi sarà il vincitore. Elezioni anticipate quindi, perchè la politica ha bisogno di legittimità. Da quando Fini ha abbandonato il centrodestra la maggioranza non esiste più, mentre il centrosinistra ha completamente consegnato il suo ruolo di forza d'opposizione ai magistrati. Oggettivamente una sinistra muta ed immobile è uno degli aspetti più preoccupanti di questa crisi di sistema.


Davanti a se ha due questioni politiche enormi: la crisi delle relazioni industriali e lo scontro tra poteri dello Stato. Il Partito democratico ha però ampiamente dimostrato di non avere idee e di non essere all'altezza. A mio parere, a questo punto, soltanto Nichi Vendola può risollevare la sinistra. Dovrà però dimostrare un po' di coraggio in più nell'indicare al proprio campo che il futuro è garantista, che la civiltà giuridica non deve fare passi indietro e che lo squilibrio tra i poteri deve essere sanato. Un'impresa ardua perché la pancia della sinistra di oggi è molto giustizialista. Solo in questo modo, però, potrà nascere una nuova grande leaderschip.” Chi è Piero Sansonetti? Nasce nel 1951 a Roma ed è da ... sempre giornalista "politico" rosso, ma così rosso che più rosso non si può! È stato condirettore all'Unità, quotidiano del Partito Comunista (pardon del ... PD), di Liberazione, giornale del Partito di Rifondazione Comunista, su volontà della dirigenza "Bertinotti-Vendola". Nel 2009 è stato rimosso dall'incarico dal nuovo corso del Partito (Paolo Ferrero). È quindi passato ad una collaborazione con il "Riformista"; dal 2010 è direttore del quotidiano d'informazione regionale "Calabria Ora". Ha collaborato alla nascita di un nuovo giornale di sinistra "Gli altri", in uscita settimanale. Ecco spiegato il perché del mio "sorprendentemente" nel primo rigo introduttivo! È stato, sopratutto recentemente, "sorprendentemente" critico con la "gestione" in genere del mondo della sinistra: ha denunciato la fragilità del sistema dell'informazione in Italia. Ha confermato la lottizzazione dei mezzi televisivi e lo strapotere di tre gruppi di riferimento per la carta stampata: la famiglia Berlusconi, la RCS (Corriere della Sera) e la famiglia De Benedetti. Sansonetti ha provocato un vivo dibattito sulle testate giornalistiche più a sinistra nel panorama editoriale italiano, in cui è stato perfino accusato di collaborazionismo e funzionalità alla causa berlusconiana. Sansonetti

si è convertito al capitalismo più perverso? Si è improvvisamente piegato ai condizionamenti del Berlusca (magari per qualche sua occulta partecipazione straordinaria a qualche festino d'Arcore)? Ha avuto bisogno di una delle buste distribuite dagli adepti di Berlusconi con qualche mille euro per estinguere il suo mutuo? Si potrebbe dire che ha "virato a destra" perchè l'hanno escluso dai "grandi giochi" delle "grandi testate" di sinistra?Amio parere non è così! Sansonetti, bello come il sole, abbigliato in maniera sapientemente, furbescamente "trasandata", con la barba sale e pepe ed il permanente ciuffo civettuolamente ribelle ha, da sempre, portato avanti una sua personale lotta politica che, come traspare dal suo articolo, che sempre ha avuto molto di "sostanza" come dice lui, o solo quel tanto che basta di "metodo". Cosa vuol dire tutto ciò? Che sarebbe ora di incanalare il discorso politico affrontandosi sui veri temi che affliggono l'Italia e gli italiani con, appunto, esposti di "sostanza" (veri problemi e possibili concrete soluzioni ) e non di "metodo" (denigrare sistematicamente l'avversario su aspetti che nulla hanno a che vedere con le risposte che il Paese attende).

Popolo (che ha sempre ... ragione). Ma quanta tristezza e nostalgia nel vedere gli attuali "capi" della opposizione; questa tristezza e nostalgia diventa quasi opprimente quando si pensa al passato: da Togliatti a Berlinguer da Nenni a Pertini ad Almirante (visto che i suoi discepoli sono passati all’opposizione ...). Mamma mia che tristezza e nostalgia vedere Bersani, Veltroni, Di Pietro, Vendola ... . Mamma mia, mamma mia ...! Facciamoci, italofoni miei, una riflessione: riempire da tutte le parti i mass-media con storie vere o presunte di Berlusconi risolve i problemi del Paese? Andare al voto risolve i problemi del Paese? Se, nell'attuale congiuntura, l'opposizione attuale conquistasse la maggioranza risolverebbe i problemi del Paese? Dico ai miei figli prediletti della sinistra: fate come Sansonetti (che io propongo a capo dell'opposizione) e dite ai vostri leaders di fermarsi, di riflettere. Grande respiro e via, confronto aperto con la maggioranza ed enunciazione di temi veri e concreti: vedrete che il Popolo vi ascolterà a pelle, si riavvicinerà a voi (perchè tornereste a parlare la stessa loro lingua) vi voteranno e vincerete le elezioni! Scommettiamo?

L'atteggiamento dell'opposizione (sopratutto nel suo ruolo di "fronte critico" nei confronti della maggioranza) fa chiaramente trasparire una mancanza di idee per le soluzioni ai problemi del Paese (forse perché oggettivamente, vista la situazione interna ed internazionale, non ci sono comunque altre ricette rispetto a quanto mette in atto il Governo attuale) e quindi l'utilizzo dell'arma del "metodo" (scandali a luci rosse, avvisi di garanzia, tutto con un tempismo perfetto) tenta solo di giustificare il suo (dell'opposizione) attuale ... inutile, o meglio non produttivo, ruolo. L'attuale Governo non è sicuramente di qualità complessiva eccezionale ed alcuni suoi esponenti e sopratutto i "capi-partito" sono di basso e triste livello ma, comunque, anche e soprattutto vengono votati dal l’altraitalia 5

Se, invece, i vostri "Capi-partito" persisteranno nel seguire i Santoni come Santoro, Lerner, Fazio, Saviano, Dandini & co, ... , trascinandovi in questo vortice perverso, il Berlusca continuerà imperturbabile a macinare consensi su consensi, vittorie su vittorie. Non vi so spiegare come mai, il perché di questa dinamica, ma è inesorabilmente per voi, cosi! Dire che ho torto, che non capisco niente, che è un problema morale, che il Tipo è malato, che sulla scena internazionale ecc. ecc. non serve a niente: anzi come detto è "provatamente", per voi e per i vostri "Capi", controproducente. Con tanto amore e con il Cuore in mano grande così, rosso, rosso, ma così rosso ... che di più non si può!


il rovescio della medaglia. Le associazioni presenti in Svizzera denunciano un forte malessere: oggi i giovani non si identificano più nei modelli associativi tradizionali e quindi non vi è rinnovo generazionale. Il rischio è che, con il passare del tempo, la nostra voce si spenga. Perchè è tanto difficile coinvolgere i giovani nelle attività associative? Molti dei nostri figli sono nati in Svizzera, sono i “secondos”. A loro manca, probabilmente, quella presa di coscienza del loro passato e, certamente, manca il dialogo tra due generazioni che hanno valori comuni ma non trovano un punto d'incontro per esprimerli. Proprio per questi motivi, la Federazione Campana, con il coinvolgimento di tutte le altre Federazioni presenti in Svizzera, ha in programma quella che chiameremo “La giornata dei secondos”.

Vincenzo Fontana è nato a San Cipriano Picentino in provincia di Salerno. Ha lasciato il suo paese all'età di 16 anni per cercare lavoro in Svizzera. Vive a Zurigo con la moglie Petronilla originaria di Faiano, Salerno. Nel 1977 entra a far parte dell’associazione campana Francesco De Santis di Zurigo e ne assume la presidenza dal 1979 fino al 1981. Nel 1990 viene eletto presidente della Federazione dei Campani (FACS), carica che ricopre a tutt'oggi. Nel 1990 è stato insignito del titolo di Cavaliere della Repubblica. Vincenzo, qual'è il tuo rapporto con la Svizzera? Ottimo! La Svizzera è una terra che offre molto sotto tutti i punti di vista. Io sono perfettamente inserito nel tessuto sociale locale pur non avendo mai rinnegato le mie origini.

Inizialmente, come è successo a molti connazionali emigrati in quel periodo, ho avuto qualche difficoltà ad ambientarmi, ma superata la fase critica mi sono detto che avrei dovuto mettere a frutto la mia esperienza dando il mio sostegno ai miei corregionali in Svizzera mettendomi al loro servizio, e non ho mai smesso. Qual'è secondo te la condizione della collettività italiana ai nostri giorni? Ormai, per la collettività italiana immigrata o con origini migratorie, la condizione legata direttamente o indirettamente all’immigrazione non è più vissuta in maniera traumatica o di forte disagio psicologico a causa della lontananza e della nostalgia. Ovviamente possono ancora esservi eccezioni, ma si tratta, appun-to, di eccezioni. Purtroppo però, vi è anche l’altraitalia 6

Vogliamo riunire gli italiani di seconda, terza generazione (insomma i nostri figli) per ascoltarli ed avere indicazioni da loro su come poter rielaborare le nostre esperienze in modo da poterle adattare al contesto attuale. Vogliamo sapere da loro quali sono le loro esigenze ed i loro obiettivi. I tempi sono cambiati: occorre prenderne atto ed essere aperti al dialogo guardando al futuro . Tu sei Presidente della FACS in Svizzera da oltre 20 anni. Non sei stanco di questo tuo incarico? Come presidente della FACS ho avuto la possibilità di mantenere vivi i rapporti con la mia regione di provenienza e di rappresentare i tanti corregionali che vivono in Svizzera raggiungendo numerosi obiettivi. Sono pronto a passare immediatamente la staffetta ad altri: il problema è che non ci sono persone interessate a sostituirmi. Ecco perchè è urgente sedersi attorno ad un tavolo con i nostri giovani e, insieme, trovare la via per preservare la nostra cultura, la nostra lingua e le nostre radici.


La città di Torino, che fu nel 1861 la prima capitale d’Italia, e la Regione Piemonte per celebrare i 150 anni d’Unità d’Italia presentano Esperienza Italia 150°. Inizieranno il 17 marzo una serie di eventi che metteranno in luce quello che l’Italia ha di meglio da offrire al mondo: arte, cultura, tecnologia, moda, innovazioni. Luoghi di svolgimento, di questo fitto calendario d’eventi, due location storiche, due cuori pulsanti:

Le Officine Grandi Riparazioni e La Venaria Reale Ecco sei delle principali mostre organizzate da Esperienza Italia

Fare gli Italiani - Officine Grandi Riparazioni, dal 17 marzo al 20 novembre 2011 Mostra interattiva che racconta l’Unità d’Italia attraverso le storie di persone diverse che si sono unite in un comune senso di appartenenza, similitudine e differenze di una nazione a divenire.

Il futuro nelle mani. Artieri domani - Officine Grandi Riparazioni, dal 17 marzo al 20 novembre 2011 Ispirata alle Esposizioni Internazionali organizzate a Torino in occasione del cinquantenario e centenario dell’Unità, la mostra sviluppa il tema dell’artigianato in un viaggio che parte dal passato fino al giorno d’oggi. Laboratori, progetti e prodotti di architetti e artisti di chiara fama e soprattutto di giovani creativi.

La Bella Italia. Arte e Identità delle Capitali - Reggia di Venaria, dal 19 marzo all’11 settembre 2011 Presso il Giardino d’Inverno delle Scuderie Juvarriane della Reggia, un viaggio tra le grandi città attraverso le opere d’arte pre-unitarie che ne hanno fatto la ricchezza del mondo intero: opere e documenti di grandi artisti come Giotto, Leonardo, Botticelli, Caravaggio, Donatello, Raffaello e tanti altri.

Alta Moda in Italia - Reggia Venaria, dal 23 luglio all’11 dicembre 2011 La Reggia apre le porte delle Sale delle Arti per invitarci in un viaggio storico attraverso la moda: dalla ottocentesca nobiltà alla modernaAlta moda, passando anche per costumi di film come “il Gattopardo”.

Leonardo. Il genio, il mito - Reggia Venaria, dal 22 ottobre all’8 gennaio 2012 Nelle scuderie Juvarriane viene rappresentato il grande Leonardo attraverso la storia dell’arte. La mostra contiene il capolavoro di Leonardo “Autoritratto” notissimo disegno a sanguigna conservato nella Biblioteca Reale e appartenente alla collezione Sabauda.

Potager Royal. Orti e Frutteti nella Reggia - Reggia Venaria, dal 16 aprile 2011 Biodiversità e enogastronomia a cielo aperto nei giardini della Reggia, in un estensione di oltre 10 ettari, portati a conoscenza tramite laboratori, corsi di educazione sensoriale, serate di degustazione di alta cucina e di cucina tradizionale. … e tanti altri eventi che vi verranno segnalati sul nostro FOLIO durante questi 9 mesi d’Italianità. l’altraitalia 7


con l'annessione delle terre irredente: Trentino Alto Adige e Venezia Giulia nel 1919.

Il movimento letterario-filosofico dello “Sturm und Drang” di edizione mitteleuropea, propagatosi celermente nell'intera Europa, si espanse in maniera più accentuata nel corso del XIX secolo in Italia. Il tramonto dell'illuminismo, contrastato dalla critica kantiana e dall'idealismo tedesco, diede adito all'insorgenza del romanticismo, una corrente culturale esaltante l'importanza del sentimento contro il neo razionalismo e il culto della nazione avverso al cosmopolitismo illuministico. Il romanticismo, alimentando una fertile linfa per il palesamento di una forte consapevolezza patriottica, la quale, analogamente al fenomeno politico della penisola mediterranea quanto nell'Europa centrale, avendo trovato un humus patriottico propizio, a causa del frazionamento territoriale nei rispettivi Paesi, alligna istantaneamente nei summenzionati spazi europei.

Per ristabilire un equilibrato ordine geopolitico in Europa nel periodo post-napoleonico, il cancelliere austriaco Metternich, convocò il congresso di Vienna svoltosi dall’ottobre del 1814 al giugno 1815 con l'obiettivo di reiterare l'assetto territoriale nel vecchio continente sulla base della legittimità dei sovrani nelle rispettive Nazioni preesistenti allo sconvolgimento politico-nazionale operato dal perenne belligerante condottiero francese. Il cancelliere austriaco, orchestrando abilmente il corso e l'esito del Congresso, da esperto negoziatore, prioritariamente soddisfò le opportunistiche esigenze austriache e ulteriormente le richieste delle maggiori potenze europee del tempo: Russia, Prussia e Inghilterra. Le medesime potenze sotto forma di “diktat” imposero una risoluzione di loro precipua convenienza, a totale nocumento degli Stati satelliti: il Belgio venne unito all'Olanda, i numerosi principati tedeschi furono uniti alla potente Prussia ed il Sacro

Da tale profondo entusiasmo nazionale per l'Italia scaturì il Risorgimento, un movimento prevalentemente politico-patriottico, il quale, nella pienezza della sua interpretazione storica, inequivocabilmente implica un consapevole processo culturale politico di resurrezione dell'Italia peninsulare mirante all'effettuazione di un'identità culturale unitaria in un'inedita nazione Italiana. La storiografia moderna ha operato un'estensione cronologica del fenomeno storico ”Risorgimento” riferendosi ad un lasso di tempo che si estende dal dominio Napoleonico e dal conseguente Congresso di Vienna 1814 - 1815 sino al totale compimento dell'Unità Nazionale l’altraitalia 8

Romano Impero di Nazionalità Tedesca venne sostituito da una Confederazione di trentanove minori entità politiche. Il Metternich, (foto sopra) definendo la penisola italiana “un'autentica espressione geografica”, negava in maniera assoluta una legittimazione politica per l'istituzione di una nazione italiana; conseguentemente il territorio della nostra penisola venne frantumato in numerosi parti: - l'Austria s'impadronì della Lombardia e del Triveneto formando il regno Lombardo Veneto;


- Regno di Sardegna con Piemonte, Valle d'Aosta, Liguria e Sardegna di ritorno alla casa Savoia; - Regno delle due Sicilie venne affidato alla dinastia dei Borboni; - Il Regno della Chiesa venne restituito al Papa; - Il Granducato di Toscana venne assegnato alla dinastia Asburgo Lorena.

La società segreta recepiva in pieno il messaggio storico-culturale dell'illuminismo e della rivoluzione francese che si palesava in un orientamento liberal-costituzionale, premessa politica essenziale per il compimento dell'aspirazione patriottica finalizzata al raggiungimento di una nazione libera e unita sulla base democratica costituzionale.

Le contestazioni d'indipendentismo del 1848-49, che attraversarono l'Europa, ebbero rilevante riflesso in Italia, che, nel loro culminante successo, si concretizzarono nella proclamazione delle repubbliche di Venezia e Roma. Successivamente la casa reale Savoia del regno di Sardegna, in virtù dell'intelligenza e abilità diplomatica del primo ministro Cavour, il quale, recependo con elevata sensibilità l'aspirazione patriottica del movimento risorgimentale per una Italia Unita, affiancato dal valoroso condottiero Giuseppe Garibaldi con la sua storica spedizione dei mille, in numerose tappe belliche rese possibile la proclamazione dell'Unità d'Italia nel fatidico giorno del 17 Marzo 1861. Vittorio Emanuele II a Torino nello stesso giorno sanzionò la legge con cui gli venne ufficialmente conferito dal parlamento del regno il titolo di Vittorio Emanuele II

Lo smembramento della penisola deliberato dal Congresso di Vienna, suscitò enorme amarezza e delusione nella sensibilità nazionale delle giovani generazioni italiane. L'entusiasmo per “l'Italianità” animato da un vivo sentimento di “amor patriae” indusse giovani professionisti, studenti, intellettuali, letterati ed in parte operai ad atteggiamenti di eroismo patriottico, i quali erano determinati a commettere atti insurrezionali di matrice rivoluzionaria e di boicottaggio contro il tiranno straniero nella pur lucida consapevolezza di mettere a repentaglio la propria esistenza. I summenzionati patrioti aderivano a iosa alla “storicamente famigerata” società segreta dell'ottocento: la Carboneria, la cui denominazione scaturiva dal simbolismo e dalle pratiche rituali del mestiere dei carbonari. La struttura organizzativa della Carboneria di stile gerarchico era rigidamente articolata, i suoi adepti venivano vincolati a mantenere il più assoluto riserbo sull'attività dell'organizzazione e dei singoli membri; i trasgressori venivano puniti con la morte.

I primi moti insurrezionali furono alimentati dalla carboneria, e vennero cruentemente repressi al primo insorgere, tali contestazioni purtroppo costituirono causa di sacrificio della vita a numerosi patrioti come Silvio Pellico e Pietro Maroncelli. Analogamente alla carboneria l'istanza Nazionale venne recepita, anche se con connotazioni politiche diverse, dalla corrente risorgimentale mazziniana che auspicava un'Italia repubblicana, indipendente dallo straniero e unita; anche tali manifestazioni avverse al nemico vennero crudelmente abortiti sul nascere. Silvio Pellico

Re d'Italia, il medesimo il 27 settembre 1871 inaugurò nell'“URBE” la seconda sessione della XI Legislatura; solenne momento in cui Roma divenne definitivamente capitale d'Italia. Nella “neonata” nazione, nel giorno della sua Unità, risiedevano oltre ventidue milioni di cittadini italiani, i quali, in una situazione culturale del 78 % di analfabetismo, ignari della lingua italiana, erano dialettofoni ... La nuova Nazione, nella sua fase incipiente era oberata da pesanti problematiche: povertà, analfabeti-

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smo , assenza di una comune identità culturale, il mezzogiorno ed il brigantaggio; difficoltà che rendevano la gestione politica, sociale, culturale ed amministrativa del Regno quasi impossibile. I costi dell'unificazione furono ingenti, fattore causale negativo che rese necessaria l'adozione di una severa e pesante fiscalità, che, assumendo una tragica dimensione di natura sociale contrassegnata da un enorme senso di delusione e amarezza, degenerò nel deteriore fenomeno del brigantaggio. Il profondo senso di amarezza del sud venne codificato, con veemente incisività, nel seguente messaggio di testo “canoro” in idioma siciliano: “Guvernu … talianu ti ringraziu ca pi pisciari nun pagu lu daziu e ca pi fari na cacata nunnai bisognu di pagari la carta bullata!” L'Italia nel XX secolo ha subito numerose disavventure: la crisi economica con l'ingente disoccupazione, la dittatura fascista, la seconda guerra mondiale e la disfatta, la difficile riorganizzazione istituzionale postbellica, le gravi difficoltà di ricostruzione sociale ed economica e le numerose organizzazioni malavitose con il conseguente malcostume di una sfacciata corruzione.

Il Quirinale

anniversario dell'Unità d'Italia, sono state organizzate numerose manifestazioni centrali nella capitale romana e periferiche nelle varie regioni e province d'Italia. All'uopo di saldare l'Unità della nazione, per il tramite di una comune identità culturale italiana, il presidente della Repubblica ha consapevolmente enfatizzato le finalità storiche e pedagogiche della celebrazione utile a garantire nell'immediato e mediato futuro la stabilità della democrazia costituzionale della Repubblica Italiana. Alle sincere sollecitazioni del Capo dello Stato rivolte a tutti i responsabili politici ed istituzionali di partecipare attivamente alle celebrazioni in atto, alcuni raggruppamenti politici come Lega Lombarda e Suedtirolervolkspartei dell'Alto Adige hanno deliberato di non aderire all'invito. La Lega Lombarda ha legittimato la sua ipotetica defezione con l'eversivo pretesto che i patrioti dell'utopica “Repubblica Padana” non disponendo di un eccessivo orgoglio per l'Italia preferiscono disertare le manifestazioni.

Nell'anno solare 2011 in corso, nel contesto delle celebrazioni per la ricorrenza del cento cinquantesimo

Il presidente della provincia autonoma di Bolzano Louis Durnwalder, replicando all'invito scritto dal capo dello Stato ha testualmente risposto: “il gruppo linguistico tedesco non ha nulla da festeggiare. Nel 1919 non ci è stato chiesto se volevamo far parte dello stato italiano e per questo non parteciperò ai festeggiamenti”. l’altraitalia 10

In tal senso, sarebbe lecito porre il seguente quesito ai rappresentanti politici della provincia autonoma di Bolzano e ai responsabili parlamentari della Lega Lombarda: “Signori!! Ma i soldi che puntualmente percepite e mettete nelle vostre tasche a titolo di gratificazione per i vostri impegni politico-istituzionali nel seno della Repubblica Italiana, non derivano forse dalle pur misere tasche dei contribuenti italiani che in questo periodo di crisi a stento riescono a sbarcare il lunario dovendo versare un esoso importo pecuniario al fisco italiano a vostro totale beneficio?????” In tal senso, costatando l'effimera e superficiale consapevolezza dell'identità culturale nell'Italia attuale, con particolare riferimento all'insensibilità patriottica di numerosi improvvisati mestieranti politici di istituzioni centrali e periferiche, il famigerato detto del pedagogista del secolo XIX Aristide Gabelli: “Fatta l'Italia, bisogna formare gli Italiani” ricoprirebbe tuttora enorme rilevanza storico - culturale. Louis Durnwalder


Il cinismo insegna: “quando su una torta c’è più cera che panna, non bisogna più festeggiare i compleanni” … ma la festeggiata, quest’anno, non è una dama qualunque ma è una grande dama, la nostra patria: l’Italia, che compie 150 anni … e la cera conta in questo caso … molto. In questo momento l’Italia, che dovrebbe splendere nel mondo, sembra un corpo esamine presieduto dalla mancanza di scorrimento del suo sangue … un sangue vivo, frizzante che in 150 anni non ha mai smesso di circolare. Ma il sangue chi è? La classe dirigente o noi come individui pensanti di una società? Dal 1861, questo simbolico sangue ha lottato, ha creduto nell’Italia, ha bollito … e non si è mai fermato, ha rallentato il passo, si è lasciato intorpidire ma ha, immediatamente, ripreso il cammino; adesso, nel 2011, questo torpore non ritrova la cura, la cura che Camillo Benso Conte di Cavour ci regalò: l’orgoglio italiano. I libri di storia, che narrano

il nostro paese, sono pieni di figure mosse dall’orgoglio di essere italiani e di crederci fermamente: primo fra tutti Cavour con il suo progetto di unificazione di quel territorio fisicamente diviso ma storicamente legato; Garibaldi e i Mille che sbarcando a Marsala e promossero con la vita questo orgoglio; i partigiani che ostacolarono una dittatura repressiva volta all’intorpidimento sociale … e tanti altri Patrioti. Camillo Benso, Conte di Cavour

Durante i viaggi ti dicono che Amsterdam è la Venezia del nord. Quando visiti le città americane con una guida turistica, lei enfatizza orgogliosa che la tal chiesa ha perfino 100 anni. Nelle vie principali di qualsiasi metropoli i nomi che si alternano sono sempre gli stessi: Prada, Armani, Versace. La gioia degli stranieri nel saperti italiano, la esordiscono subito biascicando parole foneticamente simili a: “spaghetti, ciao bella”. Vedere luoghi nuovi e pensare, sapendo, che in Italia ci sono monumenti, chiese … e perfino case più belle, antiche e storiche che nel resto del mondo. … questi sono solo alcuni motivi di orgoglio italiano. Perché la storia di ognuno di noi è figlia della storia culturale dell’Italia, ce la portiamo dentro e la diffondiamo a chi sta intorno.

Pontassieve (FI), Monumento ai partigiani di Monte Giovi

Forti del loro diritto Italiano decisi a morire per non rinunziare ad essere uomini partigiani e contadini fraternamente concordi nella Resistenza soffrirono sperarono agirono perchè ai loro figli liberi eguali fosse un giorno materna la Repubblica Italiana fondata sul lavoro Monte Giovi 1943 - 1958 decennale della Costituzione

sia insita dentro di noi e negli occhi di chi ci vede … purtroppo non è più in Italia.

La cura di questa “malattia” è con noi, dentro di noi, ancora prima di noi; nessuno ha scelto di essere italiano, siamo stati portati dal destino a nascere in questo territorio e vivendo, i primi anni di vita, riportiamo inconsapevolmente a galla una storia millenaria. Il viaggio, l’emigrazione sono le terapie di questo stordimento, solo uscendo dalle mura casalinghe ci rendiamo conto di come “l’italianità l’altraitalia 12

Quando esci dal Paese ti senti solo, perché il nuovo Paese è straniero, la lingua estranea e perché hai perso stabilità … non hai più radici, quelle radici italiane che non hai mai considerato, sottovalutato o ignorato. Dal 1861 ad oggi, in 150 anni praticamente, il numero di emigranti è arrivato a circa 30 milioni di italiani … la metà della popolazione italiana attuale, l’intera popolazione al momento dell’unità … ma cosa ha permesso a questi


le ragioni dei partigiani a non cedere la propria cultura a poteri politici ignoranti e viziosi. Come un compleanno qualunque dove si piange sul tempo che passa velocemente e si stendono propositi per un prosperoso avvenire anche questo cento cinquantenario deve essere così.

milioni di concittadini di vivere, d’integrarsi in una nazione straniera? L’orgoglio italiano. Le Assemblee delle Associazioni Regionali all’estero sono momenti importanti, necessari per ritrovare l’identità nazionale, ritrovare la lingua madre, i colori, gli odori di una terra fisicamente lontana ma vicina al cuore. Gli emigranti che per 150 anni hanno scelto di lasciare la propria terra, per differenti motivi, hanno saputo ritrovarla in terre straniere; movimenti solidali, carichi di storia che portano all’estero un pezzo d’Italia … come non ricordare la Little Italy newyorkese, protagonista di molti film, dove l’orgoglio di essere italiani diventò un modo di vita e aggregazione.

I giudici Giovanni Falcone a sinistra e Paolo Borsellino

L’anniversario della nostra patria non deve essere una festa di bagordi, una scusa per avere una festività in più che ci permetta di fare l’ennesima gita fuori porta, ma deve essere la festa della cultura che con tante lotte i nostri avi ci hanno portato fino ai giorni nostri, deve essere l’occasione per riavvicinarsi alla nostra origine … e capire il meccanismo che fece trepidare il sangue, le ragioni di Camillo Benso di Cavour,

Ma perché i giovani non riescono più a far vibrare questo sangue? Perché questa Italia sembra in balia di una generazione passata e non attuale? Perché un ventennio di brutta televisione è riuscita a cancellare una storia centenaria, perché l’attuale classe dirigente è talmente obsoleta ed egoista che pensa al proprio benessere, pensa di godere al meglio della propria vita senza pensare al prossimo … l’egoismo non può essere orgoglio nazionale. Giovani scoraggiati, umiliati e usurpati dal proprio passato da padri politici che non vogliono dare cultura nazionale, perché la cultura è il pane del tarlo, ed il tarlo è un dubbio, e i dubbi sono scelte che possono non coincidere con quelle della classe dirigente. Perché oggi i giovani sono vittime impassibili? Sono forse loro la causa di questa Italia che non vedrà il bicentenario? l’altraitalia 13

Il sangue italiano deve tornare a scorrere, perché è dentro di noi e senza sangue saremmo morti, morti non pensanti, morti viventi … comunque morti: non ammazzati ma suicidi, perché non abbiamo voluto fare niente per vivere. Non è tardi per aprire gli occhi e ritrovare lo spirito di secoli di storia … Giovani padroni della propria cultura e pronti a far sentire la propria voce. Grazie Cavour, Garibaldi, Moro, Falcone, Borsellino, per averci dato la possibilità di essere vivi e averci dimostrato che possiamo essere vivi, auguri Italia.


raccontare un simpatico aneddoto: mia madre quando seppe della onorificenza invece di congratularsi, da donna molto pratica qual’é, memore del cavalierato di mio nonno, mi domandò subito a quanto ammontava il relativo vitalizio ed alla mia risposta negativa esclamò “e allora a che ti serve l’onorificenza?”.

Caro Dino, ti dò del tu perché ci conosciamo da molto tempo e siamo amici, ma effettivamente sarebbe doveroso rivolgermi a te come Signor Nardi, insignito nel 1986 dell’Onorificenza di “Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana” dal Presidente della Repubblica Francesco Cossiga ed ancora, nel 2001, dell’Onorificenza di “Grande Ufficiale al Merito della Stella della Solidarietà Italiana” dall’allora Presidente della Repubblica Carlo Azelio Ciampi. Ricordi le tue emozioni quando ti venne consegnata la prima onorificenza? Fuori da ogni ipocrisia, che spesso in emigrazione viene fatta sulle onorificenze italiane che periodicamente vengono assegnate, è ovvio che quando qualcuno la riceve non può non sentirsi emozionato ed essere felice di un tale riconoscimento e ciò è accaduto evidentemente anche al sottoscritto. Nel mio caso, poi, ricordo ancora che quando ricevetti l’onorificenza di “Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana” il mio pensiero andò a mio nonno materno, Renato, che, a suo tempo, eravamo negli anni Sessanta del secolo scorso, venne insignito del cavalierato all’ordine di “Vittorio Veneto”, al quale era pure legato un vitalizio, come soldato superstite della Grande Guerra del 1915-1918 e pensai che la sua onorificenza era stata certamente più meritata della mia avendo egli rischiato la vita, tra mille sofferenze, nelle trincee del Carso per completare l’Unità l’Italia. A questo proposito consentimi di

Secondo te perché ti sei meritato questi riconoscimenti? Quando si riceve un’onorificenza credo che per tutti sia un momento, e per me comunque lo è stato, in cui con la mente si fa anche una veloce carrellata a ritroso della propria vita ed un esame di coscienza per capire se ci si sia veramente meritati un simile riconoscimento. Nel mio caso mi rividi quando, ancora giovane di belle speranze, dopo gli studi ed un paio di esperienze lavorative in Italia, arrivai in Svizzera per ricongiungermi con i genitori qui emigrati dal 1948, ed iniziai a lavorare in una fabbrica metalmeccanica nel Cantone di Zurigo. Successivamente, attraverso il sindacato locale, la FOMO, entrai in contatto con il patronato ITAL-UIL di Zurigo dal quale venni assunto e dove riuscii a realizzarmi professionalmente arrivando ad assumerne la responsabilità nella Confederazione. Un impegno da operatore sociale che mi ha consentito di entrare in contatto e conoscere la comunità italiana in Svizzera con i suoi molteplici problemi umani, sociali e previdenziali oltre che discriminata, spesso, nei suoi diritti in quanto straniera. Piano piano, negli anni ’70 ed ’80 - con l’impegno dei patronati Acli-InasaInca-Ital, del sindacato locale, dell’associazionismo e degli stessi partiti politici italiani presenti in Svizzera, come la Federazione Socialista, il PCI, la DC uniti nell’allora molto attivo Comitato Nazionale d’Intesa (CNI) - si riuscì a far arrivare a soluzione gran parte di tutti quei problemi grazie a una serie di accordi e convenzioni bilaterali che in quel periodo vennero firmati tra l’Italia e la Confederazione l’altraitalia 14

proprio su spinta del CNI. Ma anche negli anni successivi non sono mancati momenti di grande impegno che mi hanno visto, non da solo ovviamente, in prima linea con centinaia di riunioni ed assemblee per rendere consapevoli i nostri connazionali dei loro diritti e di come difendersi nei confronti delle istituzioni locali ed italiane. Forse tutto questo a favore della comunità italiana in Svizzera può giustificare questi riconoscimenti, ma non sta certamente al sottoscritto doverlo dire. Tu sei soprattutto toscano. Hai infatti mantenuto sempre dei rapporti stretti con la tua regione. Nel 2000 ti è stata consegnata la “Medaglia d’Oro” da parte della Camera di Commercio di Lucca e dall’Associazione dei Lucchesi nel Mondo. Ti ritrovi in questa mia definizione? In parte, perché com’è noto noi toscani siamo dei campioni del campanilismo e quindi, nel mio caso, mi sento italiano, toscano, lucchese e, soprattutto, “fornacino”, ovvero di Fornaci una piccola frazione di appena tremila abitanti del Comune di Barga con il quale da sempre esiste una forte competizione in ogni campo della vita quotidiana. Tuttavia vivendo all’estero è ovvio che sono e mi sento innanzi tutto italiano e ne sono fiero - anche se di questi tempi non è facile esserlo - ma la mia toscanità è certamente un valore aggiunto. Consentimi l’immodestia. Il toscano ha sempre la battuta pronta e riesce a sdrammatizzare le peggiori situazioni; il nostro accento ci rende riconoscibili ovunque. In Toscana abbiamo di tutto: dal mare ai laghi, dalle isole alle colline ed alle montagne e, perfino, le Alpi Apuane con il suo pregiato ed unico marmo bianco. Mi fermo, non vorrei eccedere nell’immodestia e pongo a te una domanda: tu credi che sia possibile per uno come me, nato e vissuto fino a 27 anni in questa meravigliosa terra, non sentirsi soprattutto toscano?


Poi è anche vero che questo forte legame con le mie radici è stato facilitato dalla vicinanza geografica con la Svizzera e dal mio impegno nell’associazionismo toscano e, attraverso questo, dal far parte del Comitato Direttivo dell’Assemblea regionale dei toscani all’estero che mi porta ad essere ancor più frequentemente in Toscana. Attualmente sei membro del Comitato degli Italiani all’estero di Zurigo - nelle ultime elezioni sei stato il più votato di tutti i Comites nel mondo con 12 membri - mentre nel Consiglio Generale degli Italiani all’Estero, CGIE, sei membro del Comitato di Presidenza. Qual’é l’obiettivo raggiunto, operando in una delle due Istituzioni, che ti ha dato maggior soddisfazione? Evidentemente l’obiettivo più importante che abbiamo raggiunto attraverso l’impegno dell’associazionismo ed il lavoro di sintesi dei Comites e del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero, il CGIE, è stato, senza ombra di dubbio, quello del voto all’estero. Un obiettivo per il quale si sono spese generazioni di emigrati. Anche se poi, oggi, dopo aver conquistato il diritto ad essere rappresentati nel parlamento italiano con nostri eletti - dodici deputati e sei senatori - non è che gli italiani all’estero stiano meglio di prima. I problemi degli emigrati non hanno più attenzione da parte dello Stato Italiano. Ma, forse, in passato ci eravamo illusi troppo sull’utilità di avere dei nostri eletti in parlamento ed ora la cruda realtà è che, nonostante questi nostri diciotto rappresentanti, dobbiamo invece lottare per tenerci ben strette le conquiste fatte in passato. Altro che ottenere ulteriori risultati positivi su questioni attuali di interesse per gli italiani all’estero come, per esempio, la scuola, la cultura, l’assistenza e gli stessi servizi consolari. Purtroppo il nostro Paese ha riposto ormai nella memoria e nei musei la nostra emigrazione e gli italiani all’estero e se ancora in Italia, ogni tanto, si parla e si è costretti ad occuparsi ancora di noi e delle nostre problematiche - soprattutto da quando è in carica l’attuale governo non certamente nostro amico - al di là dei risultati ottenuti, lo dobbiamo proprio ai Comites, al CGIE ed agli eletti all’estero!

Quali sentimenti suscitano in te i 150 anni dell’Unità d’Italia? Innanzi tutto una grande rabbia pensando a quanti hanno lottato e perso la vita, nella prima metà dell’Ottocento, per conquistare l’Unità d’Italia; pensando a quanti hanno combattuto e sono morti anche successivamente per completarla e mi riferisco anche a mio nonno Renato ed ai suoi racconti pieni di dolore e gioia ed anche di amarezza quando imputava a mio padre - soldato della Seconda Guerra Mondiale - di aver perduto quanto “loro” avevano conquistato nella Grande Guerra. Una grande rabbia, dicevo, vedendo quello che sta accadendo oggi in Italia con questo 150°, alle bruttissime ed incredibili polemiche alimentate su questa ricorrenza dai soliti leghisti e dai tanti conniventi del partito di Berlusconi che sull’argomento assentono ai vari Bossi e Calderoli o tacciono per tenerseli buoni in parlamento quando c’è bisogno di difendere il cavaliere dalle sue rogne personali. Una vera e propria vergogna per un Paese civile, quale noi riteniamo di essere. Mai visto qualcosa del genere a mia memoria. Ma, purtroppo, questo è solo uno dei tanti danni che ci ha portato in questi ultimi lustri il berlusconismo e, temo, non sarà neppure l’ultimo, purtroppo! Il programma delle celebrazioni per l’anniversario è fitto anche in Svizzera. Cosa proporresti tu per far passare realmente il messaggio di Unità? Si, in tutta la Svizzera è un proliferare di iniziative culturali per ricordare questa importante ricorrenza, compreso una mostra su “La Toscana nell’età del Risorgimento” allestita dalla Regione Toscana per questa occasione. Non dimentichiamo che Firenze è stata anche capitale del Regno d’Italia per alcuni anni prima di Roma. A mio avviso, a parte quanto già programmato in tutta la Confederazione, per far passare un forte e significativo messaggio di Unità si dovrebbe organizzare in ogni macro-regione della Svizzera una vera e propria festa popolare organizzata da un Comitato unitario composto dalle singole Federazioni dell’associazionismo regionale italiano, presente e molto attivo nella l’altraitalia 15

Confederazione, che, a mio avviso, simboleggerebbe proprio l’Unità d’Italia meglio e più di ogni altra manifestazione. Cosa significa, secondo te, essere italiani oggi? Per chi vive all’estero, come il sottoscritto, essere e sentirsi italiani oggi, con quello che passa in Italia, tra inni padani e bunga-bunga, è un sentimento misto di fierezza e di sconforto. Infatti è incomprensibile come si possa tollerare da parte della popolazione italiana il degrado istituzionale e civile che l’Italia sta vivendo da qualche anno. Un brutto, bruttissimo periodo dal quale tutti noi speriamo ardentemente di uscire al più presto senza ulteriori danni irreparabili per la nostra Repubblica. Tuttavia dobbiamo, comunque, essere orgogliosi di essere italiani con una storia alle spalle che non so quanti altri popoli possono vantare di avere; un popolo che riesce sempre a risollevarsi dai momenti più neri della sua storia; un popolo che attraverso l’emigrazione si è fatto apprezzare ed amare in tutto il mondo; un popolo ed una nazione che ha creduto e contribuito alla nascita dell’Unione Europea e che oggi, a ragione, può definirsi cittadino italiano ed europeo a pieno titolo. Infine, Dino, pensando alle tue numerose attività, con in primis quella di coordinatore per l’Europa dell’Unione degli italiani nel mondo - UIM - mi domando: come fai a conciliare la tua vita privata con tutti i tuoi impegni? Non è stato e non è tuttora facile e debbo ringraziare mia moglie e la famiglia che mi hanno sempre sopportato e supportato - e continuano a farlo - nella mia attività e nei miei impegni di rappresentanza, a vari livelli, della comunità italiana e ... tutto come puro volontariato non dimentichiamolo. Impegni che spesso mi portano a stare fuori casa anche per più giorni e perfino nei fine settimana quando ogni persona, in genere, si dedica alla famiglia. Anzi, a questo proposito credo che un’onorificenza, più di noi uomini impegnati in emigrazione nel sociale e nelle istituzioni di rappresentanza, se la meriterebbero ancor di più proprio le nostre consorti!


tuali di questo tipo alla luce di una crisi che in questi anni ha fatto sperimentare a molti lavoratori le più svariate forme di precarietà?

Di fronte ai cancelli di Mirafiori, alla vigilia del voto, l'impressione era quella che, qualsiasi fosse stato l'esito del referendum dei lavoratori Fiat sul nuovo accordo di lavoro, si fossero aperti problemi fino ad allora affrontati solo marginalmente. Da parte sua, come molti sostengono, Sergio Marchionne non avrebbe fatto altro che rendere noto apertamente e senza edulcorazioni quella che è la realtà dei rapporti di lavoro nell'attuale mondo capitalista globalizzato; vantaggi e svantaggi, prendere o lasciare. Quanto poi, nell'imporre condizioni fino a poco tempo fa inaccettabili, egli si sia fatto sponda di una crisi e di un mercato che da un lato lo avrebbe costretto e dall'altro lo avrebbe giustificato, questo è ancora tutto da vedere. Viene invece semplicemente affermato che queste sarebbero le condizioni sine qua non una ditta può o meno reggere l'impatto del mercato globale. La non accettazione di queste condizioni equivarrebbe cioè a rimandare a tempi indefiniti ma non

così lontani, il suo fallimento. Per non parlare dello scarso interesse imprenditoriale rivolto a questo comparto. Quel che è certo è che nei momenti di crisi (ma non solo) si acuisce la contrapposizione di interessi tra lavoratori e azienda, tra imprenditori e imprenditori, tra lavoratori e lavoratori. La complementarietà e conflittualità tra datori di lavoro e lavoratori emerge in tutta la sua evidenza superando persino i migliori propositi individuali, quasi che, anche volendo agire diversamente, ciò non fosse sistemicamente possibile. Se dunque tutta una serie di considerazioni di questo tipo oggettivamente potrebbe trasformarsi in materia di riflessione sullo stato dell'economia in questo preciso lasso di tempo (tra l'altro caratterizzato da una crisi postbellicospeculativa innescata dagli Stati Uniti e da una transizione verso nuove forme energetiche e di mercato), dall'altro ci si chiede se un aut aut come quello messo in campo dalla Fiat e un modo così tradizionale di affrontare la questione, sia stato veramente l'approccio più adeguato.Era proprio necessario presentarsi con imposizioni contratl’altraitalia 16

Era davvero necessario porre persone mediamente istruite di fronte a una non scelta che mette in discussione strutturalmente il Contratto collettivo nazionale di lavoro, il diritto di sciopero e di “rappresentanza”? Tutto questo mentre, tra le altre cose, si ha a che fare con un investimento d'oltreoceano legato ad una realtà che pare essere in controtendenza rispetto a modelli sia paternalisti che liberisti di presunta modernità e profondamente in crisi.Un tentativo cioè socialmente apprezzabile che vede (tra mille difficoltà e opposizioni) il governo Obama e il sindacato quali principali investitori in questo progetto al fine di porre degli argini all'attuale crisi. Perché mentre da un lato la tanto “decantata” economia post-liberista tende a porre condizioni inderogabili, dall'altro nessuno sa di preciso quali saranno gli esiti dell'attuale fase economica, tanto meno di un mercato globale che in molte occasioni presenta il suo volto più speculativo e opportunista. In Italia ci si chiede in particolare perché, da un governo che ha ritagliato intorno a questi lavoratori un deserto giustificato da una desolante democrazia formale, non avremmo potuto aspettarci altri segnali che non fossero il semplice, inqualificabile apprezzamento al solo riflesso di un diktat d'altri tempi. Ad esempio una più equa fiscalizzazione del lavoro dipendente e una maggior attenzione all'evasione fiscale al fine di evitare di intaccare diritti ormai acquisiti. Sappiamo che una maggiore efficienza, quando necessario, può essere raggiunta in più modi, uno di


questi è motivare le persone, fornendo loro un orizzonte condiviso che li coinvolga attivamente e che non li costringa passivamente alla mera obbedienza. Che eviti cioè la sottomissione ad una ormai obsoleta e gerarchica visione del mondo tendente a considerare il lavoro concreto e il lavoro di fabbrica in particolare “roba da terzo mondo” o di serie “B”. Una prospettiva che questo governo non sembra proprio in grado di prendere in considerazione. (1) Ricordo che molti anni fa ai lavoratori dell'industria francese, dell'allora governo socialista presieduto da Mitterand, veniva spesso rimproverato da destra l'accettazione di condizioni di lavoro che non sarebbero mai state sottoscritte se provenienti da un governo di destra. Ebbene, continuo a pensare che alla base di quelle scelte non ci fosse solo ideologia ma la risposta ad una diversa prospettiva di investimenti, la partecipazione ad un progetto sociale maggiormente condiviso. In Italia invece ci dovremmo “accontentare” di luoghi comuni. E, il luogo comune di italiani che non hanno voglia di lavorare, da sempre cavalcato dalle classi dirigenti più paternaliste ed arretrate (italiane e non), evidentemente è sembrato ancora attuale! Evidentemente elargire queste critiche dal sapore autoritario, che già in passato avevano alimentato una immeritata cattiva fama agli italiani all'estero col solo scopo di poterli sfruttare meglio, è un compito che l'imprenditoria italiana sembra saper svolgere molto bene. Ci sarà una ragione se alcuni amici olandesi (progressisti) leggendo la stampa internazionale si sono sentiti in dovere di chiedermi come fosse possibile che il numero di automobili prodotto da un operaio italiano fosse così macroscopicamente inferiore rispetto a quello degli operai polacchi(“?”). In un primo momento ho tentato una giustificazione ipotizzando differenti mezzi di produzione o la possibilità che il personale polacco (ad esempio) per i più disparati motivi potesse essere

più giovane di quello italiano per poi apprendere da un confronto televisivo che nell'acquisire questi dati venivano inclusi anche tempi di inattività dovuti alla cassa integrazione. Condizione questa notoriamente indipendente dalla volontà dei lavoratori in questione.

accontentarci di vedere da un lato gli emarginati e dall'altro persone che, finite nell'ingranaggio produttivo, vengono investite da ritmi e tempi subumani? Oppure anche una qualche resistenza alle derive dell'attuale economia globalizzata ha un senso? Vorrei infine sottolineare come, molti lavoratori, in questi ultimi decenni, pur non esercitando il diritto di sciopero (davvero poco praticato da anni!) abbiano dovuto assistere comunque alla chiusura delle fabbriche in cui lavoravano. In molti casi a nulla è servito rinunciare a questo diritto se non ad affermare l'ennesima umiliazione. Evidentemente il problema è più complesso dei pregiudizi, degli interessi e delle pressioni che, da dietro i loro paraventi, imprenditori e azionisti, esercitano su tutti, non escluso sui loro manager.

Vere e proprie “performances” nei luoghi di lavoro. Per concludere vorremmo fare un accenno ad un'assemblea pubblica molto partecipata indetta dalla Unione Sindacati di Base e dal Forum Diritti/Lavoro svoltasi nel pomeriggio del 12 gennaio nella Sala Valdese di corso Vittorio a Torino in cui Marco Revelli ha sollevato il problema del mercanteggiamento e compressione di tempi di lavoro già al limite della sostenibilità biologica. Questo mentre da più parti apprendiamo di condizioni di lavoro inaccettabili per un mondo orientato alla modernità. Vien da chiedersi infatti, per quanto tempo ancora il semplice pensiero intelligente, quello che l'essere umano riesce comunque a ipotizzare e formulare quasi spontaneamente pur nella complessità del presente, anche se offuscato dalla contingenza, l'unico che col tempo riemergerà dalle tante ceneri, per quanto tempo risulterà ancora impraticabile? Ci dicono che un modo migliore, un modo più umano di lavorare non è ancora possibile. In un mondo di ormai sei miliardi di persone dovremmo allora l’altraitali 17

Nota: 1- “... molta della produzione industriale meno redditizia (ma non solo!), perché più routinaria e destinata a creare minor profitto, è stata da tempo assorbita e trasferita nei paesi di cosiddetto “nuovo sviluppo”. A determinare questa situazione sono state due spinte contrapposte anche se tutte interne all'economia di mercato: la prima sostenuta da ragioni meramente commerciali e dal profitto, la seconda con il democratico e sincero proposito (nonché ancora politicamente contestabile in termini di teoria radicale) di creare le condizioni-base per una transizione (accumulazione di capitale) verso un assetto mondiale caratterizzato da un visibile e concreto innalzamento della qualità della vita. ...l'idea però che debbano esistere da un lato società che amministrano dedite essenzialmente al lavoro intellettuale e dall'altro società amministrate dedite essenzialmente all'esecuzione e produzione di lavoro materiale prima o poi è destinata alla decadenza o a convivere con la cattiva coscienza di un'insostenibile connivenza con una tale “sistematizzazione” del mondo” (“Rischio economia” - progetto “Scarti mediatici” nell'ambito dell'iniziativa “Condannati a creare”- ex carcere di Castiadas (CA)- 2008).


Liuba è nata nel 1972 a Rimini, si è laureata con lode in Semiotica dell'Arte al D.A.M.S. di Bologna e vive tra Milano, Rimini e New York. Dopo aver studiato pittura all'Accademia di Belle Arti di Bologna, ha iniziato la sua attività interdisciplinare con poesia visiva, installazioni e performances simbolico-corporali, sviluppando un percorso artistico che sostanzialmente è caratterizzato da due fasi. La prima, che potremmo definire dell'interazione passiva (pubblico /artista), è la fase in cui il ruolo del pubblico è quello classico, del semplice fruitore del prodotto artistico ideato a priori. Nel secondo periodo, - che storicamente, a nostro giudizio, si inquadra a partire dall'anno1999 con la realizzazione dell'opera Le mummie vincenti, - inizia una fase sperimentale in cui la vita quotidiana e quindi il rapporto essere/tempo è posto al centro della scena e delle urgenze espressive e comunicative dell'artista. Prende vita, così, una creazione in cui, oltre ai vari strumenti di lavoro a lei congeniali: il proprio corpo, la parola, la poesia, gli oggetti, l'ambiente circostante, i suoni, i colori, il video, anche lo spettatore viene ad assumere un ruolo attivo nell'interazione cortocircuitante che viene posta in essere dalla performance interattiva. Performance che non vuole essere la cifra simbolica di una trasformazione radicale della esistente, ma che si pone come stimolo all’autocoscienza per mezzo della produzione di oggetti poetici comunicativi. Paradigmatica di tale processo è l'opera The Slowly Project (1), in cui si assiste al ribaltamento della scansione del tempo confezionato a favore di un tempo caratterizzato da ritmi lenti, simbolici, che si incuneano come un diaframma tra il tempo del non vissuto quotidiano - vortice frenetico

in cui pare risucchiata la vita dell'uomo contemporaneo - e il tempo di un vissuto quotidiano che si vorrebbe altro rispetto a quello in cui ci alleva l'epoca. Con le armi dell'ironia e della creatività artistica Liuba si accinge all'impari lotta simbolica tra la realtà - la vita non sempre vissuta (il mondo tecnologico delle forme incoscienti) - e l'utopia creativa (il mondo sensibile delle forme coscienti) - la vera vita. L'opera di Liuba è un frammento simbolico di poesia corporale/ comunicativa che si muove tra il pubblico, ... a passo lento. NOTA: (1) Opera iniziata nel 2002 e, non a caso, non ancora ultimata. (ndr)

Le tue performances possono dirsi concluse al termine della loro messa in scena? Mi piace dire che i miei progetti sono come una medaglia a due facce: da una parte c'è l'ideazione e la realizzazione della performance, dall'altra la creazione del video in cui elaboro e sintetizzo gli esiti della performance e la sua poetica. E queste due facce della medaglia l’altraitalia 18

sono legate e interconnesse, non potrebbero esistere l'una senza l'altra. Questo modo di lavorare è per me molto stimolante, ma anche molto lungo e lento, poiché per ogni progetto lavoro su più fronti e con diversi tempi ed esigenze: ideazione, elaborazione dell'idea, costruzione della performance, ricerca sul vestito, gli oggetti, la location, preparazione del mio corpo per realizzare l'azione, regia e richieste al cameraman, che portano alla realizzazione della performance. E poi, dopo l'azione, selezione delle foto e delle riprese e un lungo, lentissimo lavoro di sintesi creativa delle immagini e delle musiche per arrivare al video. In un certo modo il video diventa veramente l'opera finale, perché racchiude la performance con la sua poetica, il pubblico con le sue reazioni, e il luogo con le sue specificità. Chi vede o incontra le mie azioni vede una microparte di accadimento e di vissuto dell'azione, e, pur fruendo dell'opera, non ne può avere l'interezza; è solo col video, a volte, che può rendersi conto più ampiamente del progetto. E poi devo riconoscere che una parte importante nel mio lavoro ce l'ha il caso: non so mai, quando penso o quando inizio una performance, cosa


succederà, che reazioni avranno le persone, che influenze avranno i luoghi, che cosa di tutto questo riesce ad essere ripreso dal o dai cameraman nascosti. Quanto spesso, anzi sempre, nelle riprese viene catturata una piccola parte delle infinite e varie reazioni delle persone o dei commenti, tanto che ho anche pensato una volta di provare a fare un'azione con una telecamera nascosta in testa, per cercare di riprendere tutte le mille sfumature che mi vivo e che vedono i miei occhi, ma il meccanismo non ha funzionato come pensavo (perché per riprendere con la mia testa ero bloccata nei movimenti e nella spontaneità della performance), anche se ho del materiale interessante, che non ho ancora elaborato. ARTIST FOR SALE

Bologna, Opening Artefiera 2010 Liuba ha percorso i Padiglioni della Fiera come una scultura vivente, mettendosi in mostra e mettendosi in vendita negli stand delle gallerie, come un'opera tra le opere. Sono accadute interazioni e reali acquisti da parte del pubblico.

Nel tuo lavoro quanto è lasciato al caso? Del caso ho già detto qualcosa appena prima, e mi piace sottolineare la grande importanza che ha il caso nel mio lavoro, perché il caso è in un certo modo la vita, con la sua imprevedibilità e la sua mobilità, e mi interessa cercare la vita nel/col lavoro. Poi però il rapporto col 'caso' è molto dialettico e contraddittorio: nella prima fase del lavoro non lascio niente al caso, studio il progetto e l'azione nei più piccoli dettagli e mi

dilungo a volte con una esigenza 'maniacale' a trovare quella che mi sembra la forma più perfetta per ogni minuscolo particolare. Poi viene il momento dell'azione nella vita, nel luogo reale, in mezzo alla quotidianità delle persone, e qui il caso è basilare, e fondante, e necessario, e inevitabile, e ricercato. E poi però, di nuovo, nel montaggio e nella regia dei video, prendo tutto il materiale 'casuale' e ci faccio un minuzioso lavoro di ricerca, montaggio, esperimenti e prove che non lascia niente al caso, e anche qui curo tutto fin nei dettagli più minimali e insignificanti, che forse sono proprio l'ossatura della forza e della differenza di qualità del lavoro e del video. Ciò che mi interessa e che mi diverte è che non ho il controllo di tutto, e che al tempo stesso ho il controllo di tanto. Mi piace questa contraddittorietà, un mischiare gli opposti, che si addice molto al mio carattere, e mi sembra che si avvicini anche a una dimensione diciamo cosmica della vita. Fino a che punto si può parlare di spontaneità espressiva nel tuo agire? Quando, dopo il lavoro preparatorio, sono in performance , tutto ritorna fluido e spontaneo, non mi faccio nessuna costrizione e scaletta, ma interagisco con ciò che sento in quel momento agli eventi e alle persone. In realtà mi viene da pensare che questa 'spontaneità' è un lungo percorso di ricerca su di me e sul mio lavoro, che si basa su molti esperimenti e molto esercizio. Mi ricordo che nelle prime performance che facevo, molti anni fa, nella fase che tu giustamente definisci di 'interazione passiva' fra pubblico e artista, preparavo delle specie di sceneggiature e drammaturgie parecchio complicate, che implicavano coordinamento di corpo, immagini, suoni, oggetti. Poi però mi ero accorta che questi per così dire percorsi scenici che mi definivo, mi limitavano la spontaneità e l'improvvisazione, insomma era come se mi costringessi dentro uno schema che mi ero io stessa prestabilita. Per cui cercai subito il modo per uscire da questi l’altraitalia 19

schemi. Perciò ho cominciato a lavorare a performance a struttura aperta, fino a che ho ribaltato tutto il rapporto pubblico-performance: il mio lavoro si svolge dentro la vita quotidiana, dove appunto ci sono l'imprevedibilità e il caso. UNTITLED 2010

Artissima Opening, 4 Novembre 2010 In occasione di Artissima 2010, Liuba ha deciso di realizzare questa performance inedita incentrata sul tema dell’abbraccio con cui va a coinvolgere direttamente il pubblico della fiera.

Qual'è il tuo rapporto col pubblico? E con te stessa? Il pubblico è essenziale per il mio lavoro, e mi interessa tantissimo. Anzi, mi interessa più di me. Può sembrarti strano, ma io uso il mio corpo nelle mie performance non per far emergere me stessa o la mia personalità, ma come tramite e veicolo per qualcosa che ho in testa o qualche metafora che voglio comunicare o qualcosa di invisibile a cui voglio dare forma. Il fatto che uso il mio corpo è in un certo qual modo assolutamente casuale, le azioni che penso potrebbero essere fatte anche da altri individui, io non sono necessaria, però uso me stessa perché mi è molto più comodo, so spiegarmi benissimo cosa voglio e come (dirigere un altro sarebbe impossibile o comunque diverso) ed io sono sempre a mia disposizione e posso provare a lavorare ed esercitarmi finché lo ritengo necessario (un altro ha i suoi tempi e bisognerebbe vivere in simbiosi). Anche se so, riflettendo, che pure questo processo è avvenuto


lentamente e in molti anni di ricerca, anche su me stessa. Nei miei primi lavori facevo delle performance dove vivevo in prima persona le azioni, anzi era un esprimere artisticamente ciò che stavo vivendo nella realtà. Potrei dire ora che funzionavano forse anche un po' come autoterapie (cosa che accade spesso nelle fasi adolescenziali o ai primi approcci), e comunque ero io in carne ed ossa che mi 'esprimevo'. Poi, un po' crescendo, un po' sperimentando, ho capito che non mi interessava più parlare di me, dei miei problemi, del mio modo di vedere il mondo. Ho smesso di guardare il mio ombelico - come ancora fanno purtroppo molti artisti e ho guardato fuori. Mi interessava molto più il mondo e le persone, il meccanismo della società, dell'esistenza e della gente. Da quel momento in poi ho cominciato ad usare me stessa come tramite per qualcos'altro. Uso le mie forme per dare forma a qualcosa di intangibile che vorrei far diventare tangibile. Pur mettendo tutta me stessa nelle mie performance, e comportandomi secondo la spontaneità del momento e del mio sentire, sono però completamente, come dire, trasparente, sono solo un veicolo per qualcosa che sta a monte, e pure un veicolo per l'interazione delle persone.

il perno focalizzante del mio lavoro. Inoltre, come ti dicevo prima, il pubblico è diventato poi, e tuttora, parte integrante dell'opera. Le persone, con le loro storie, i loro tic, i loro luoghi, le loro differenti reazioni. Mi interessa così tanto che alcuni progetti li ho concepiti con performance uguali in più luoghi differenti, e ogni risultato (e ogni video) è assolutamente differente e aperto a riflessioni anche sul piano sociologico. Quale dei tuoi lavori ti ha stimolato maggiormente? Non è facile dirlo, poiché ogni lavoro nasce comunque da tematiche o pensieri o energie che sto vivendo in quel periodo, per cui ognuno corrisponde a una fase necessaria e ognuno mi stimola. Mi interessa parlare delle tematiche quotidiane e basilari della vita, e di volta in volta accade che mi concentro su una problematica perché è quella che mi sta catturando in quella fase, per esempio il rapporto tra coscio e inconscio (in Side by Side), il sistema del mercato dell'arte e i meccanismi della vendita (in Virus), gli stereotipi della visione e il condizionamento del vedere (nel Cieco di Gerico), la dimensione di inscatolamento negli schemi (con Rimini Rimini o Polypolis), la Artissima Opening, 4 Novembre 2010

momenti o problemi umani che mi attraversano ma che riguardano tutti gli uomini. Non mi interessa focalizzarmi su una tematica specifica e girovagare sempre attorno a quella, ma spaziare nei meandri dell'esistenza umana. Mi interessa far scattare connessioni inusuali, domande, nuovi punti di vista, partendo da un lavoro, comunque denso e lungo, che è riflessione, studio, silenzio, autoascolto. Artissima Opening

Anzi, potrei dire che questo lavoro su sé stessi è la base 'preparatoria' sulla quale poi si innesta l'ideazione e la 'visione' del progetto (dico 'visione' perché in genere dopo questo periodo di incubazione le idee mi appaiono: arriva la visione della performance, del progetto e del video esattamente come li devo fare e li vorrei. E da lì in poi comincia quel viaggio faticosissimo ma strabiliante e stimolante di dare linguaggio e forma a ciò che mi immagino, linguaggio e forma il più possibile consoni e combacianti con la visione iniziale. Che opera avresti voluto realizzare? Quella di crearmi un alter ego che si occupa dei contati e delle pubbliche relazioni e delle mostre, mentre io mi dedico solo al lavoro!

Il pubblico è fondamentale, perché è il calore vivo della vita e l'interazione col lavoro, e forse è proprio questo aspetto 'sinergetico' che mi fa amare tantissimo il linguaggio della performance e farne

dialettica dei contrari e dell'amore in Les Amantes, il problema della religiosità, del sacro e della tolleranza ne 'Il dito e la luna' e altre cose. Ciò che per me è importante è parlare attraverso il mio lavoro di l’altraitalia 20

Che ricordo hai della tua collaborazione con ArtBasel? Ad Art Basel portai il progetto, allora agli inizi e tuttora in corso, sulla lentezza. Il lavoro si intitola “Art is long, Time is short” e si avventura nella tematica del conflitto fra un tempo sociale, in cui ti chiedono cose e traguardi prestabiliti, e un tempo


personale e artistico che ha appunto dei suoi tempi e delle sue modalità anche contorte che non rientrano nelle aspettative sociali dell'arrivismo e del 'fare presto e bene', ci sono dei tempi vitali e creativi che seguono per ciascuno i loro sentieri. Le riprese dell'azione sono ancora in lavorazione e il video è inedito e in progress, esistono dei videostill di questo lavoro. Ad Art Basel ricordo che fu problematico portare la mia cameraman dentro la fiera. Pur avendo l'autorizzazione e il pass, non le lasciavano fare le riprese. Cosa che è stata inaspettata perché non mi era mai successa prima. Le mie azioni sono quasi sempre 'a sorpresa' e irrompono in contesti senza che ci sia un preavviso, ma non ho mai avuto problemi per le riprese. Questa volta è dovuta mettersi di mezzo la Galleria Continua, che era una delle poche gallerie italiane che esponevano, sostenendo che il lavoro era richiesto da lei in Fiera e quindi ci hanno fatto fare le riprese. Diciamo che abbiamo assaggiato la ferrea disciplina e le regole, anche se poi l'esito finale è stato pure divertente. Nel 2007 hai preso parte alla Biennale di Venezia. Quale opera hai presentato? Un nuovo progetto sulle Religioni. Sul concetto del sacro, anzi dei 'sacri'. Una riflessione su tolleranza e fondamentalismo, su bisogno di preghiera e fanatismo. Quell'azione è confluita in una video installazione a due canali e delle foto.

Il fatto che tu usi anche il corpo come strumento espressivo e comunicativo implica una particolare cura del sè e della propria immagine? Bella domanda! Non mi è facile rispondere perché anche qui è contraddittorio: totalmente sì e totalmente no. Non uso una cura del corpo maniacale né allenamento continuo, anzi non faccio quasi niente, seguo l'istinto e il mood, so cosa chiedere al mio corpo, e so cosa non sa fare, e se non lo so fare non lo faccio, se lo so fare lo faccio. Sicuramente ho un bel rapporto col corpo, lo ascolto molto e cerco il più possibile di assecondarlo. Poi però, quando devo preparare la performance e dare corpo alla visione che immagino, curo dettagliatamente ogni particolare, dal trucco al vestito all'acconciatura, non lasciando nulla senza senso. Il tuo corpo è destinato a deteriorarsi e la tua arte? La mia arte si evolverà e si svilupperà in relazione ai miei cambiamenti di pensiero, di emozioni e di corpo. Non vivo il passare del tempo come un problema, per ora, ogni fase può portare degli esiti interessanti e ogni fase della vita sarà sempre intrecciata col bisogno di dire qualcosa.

Opening Biennale di Venezia 2007 “Tutte le religioni sono delle dita che indicano la luna. L'importante però è non fermarsi a guardare il dito”

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Lo ammetto, quando ho saputo che in cartellone di LuganoInScena c'era in programma questo concerto di Ligabue, ho fatto qualche capriccio per esserci. La conferma è arrivata solo la sera stessa, sabato 29 gennaio alle 20.00. Ho pensato ... ce l'ho fatta! Arrivati al Palazzo dei Congressi di Lugano, ho subito capito che l'attesa era grande e l'eccitazione altrettanta. Alle 21.00 in punto il sipario si apre ... ed eccolo lì Ligabue, anzi Luciano, splendido cinquantenne. Lui ed il suo pubblico vicini e pronti a ripercorrere insieme vent'anni di emozioni partendo da Sarà un bel souvenir per arrivare ai brani dell'ultimo lavoro Arrivederci mostro. Bellissima la versione arrangiata di Piccola stella senza cielo così come molti altri arrangiamenti. Pubblico scatenato sulle note di Balliamo sul mondo e grande partecipazione su quelle di Ho messo via.

Sul palco, dalla scena sobria, non eccessivamente disturbata dal gioco di luci, quattro musicisti (contrabbasso, tastiere, batteria e chitarre) accompagnavano il rocker. Molto apprezzato il contrabbasso. Bella musica, musica che ti entra nel cuore, che ti riempie, che ti fa gridare di rabbia e piangere di malinconia. Insomma, meravigliosa serata con un Liga rilassato e sorridente che si lascia andare a confidenze davanti ad un pubblico letteralmente in delirio, prima stretto in un grande abbraccio, poi in piedi a scatenarsi. l’altraitalia 22

Per tutta la durata del concerto meritati ed infiniti applausi. Beh, che altro aggiungere? Noi dell'altraitalia siamo stati veramente felici di aver festeggiato, in una atmosfera molto particolare, questi primi vent'anni di grandi successi e gloriosa carriera! Personalmente mi prenoto già sin d'ora a festeggiare i prossimi trenta, sicura di trovare un sessantenne in grado di regalarci momenti di felicità. D'altronde, come dice lui ... il meglio deve ancora venire.


Luciano Ligabue nasce a Correggio nel 1960. Il primo concerto del rocker emiliano, con il gruppo degli Orazero, si tiene in un circolo culturale di Correggio nel 1987. Nell'anno successivo Pierangelo Bertoli decide di pubblicare nel suo album "Sogni di rock and roll", una canzone scritta da Luciano Ligabue. Nel luglio dello stesso anno la vittoria al concorso "Terremoto rock" consente a Ligabue ed agli Orazero di incidere come premio un 45 giri contenente le canzoni "Anime in plexiglass" e "Bar Mario". Nel Maggio del 1990 nasce il primo Lp "Ligabue". Con "Balliamo sul mondo" il musicista vince il Festivalbar Giovani e inizia una serie di concerti (oltre 250) che si protraggono sino alla fine del 1993. I due successivi album "Lambrusco, coltelli, rose & popcorn" e "Sopravvissuti e sopravviventi", confermano l'eccezionale talento rivelato nell'album di esordio ma non permettono ancora a Ligabue di affermarsi tra il pubblico e la critica come grande autore della musica rock italiana. Alla fine del 1994 esce il suo quarto album "A che ora è la fine del mondo?", titolo del primo singolo estratto, cover di una canzone dei REM. L'album contiene pezzi inediti tra cui una versione live di "Urlando contro il cielo". Nel 1995 Ligabue pubblica l'album che lo consacra definitivamente stella del rock italiano. "Buon compleanno, Elvis" vende oltre un milione di dischi e resta per 70 settimane nella classifica degli album piÚ venduti.


Una scoperta che, per gli storici dello spettacolo, risulta assolutamente e senza mezzi termini eccezionale. Con queste poche parole si può sentenziare sul recentissimo ritrovamento, in un archivio on-line, da parte dell’appassionata britannica Susan Eastwood, del breve quanto prezioso filmato che ritrae all’opera i “Balletti Russi” di Serge Diaghilev.

coreografie. In effetti il video ritrovato non è di buona qualità e quasi certamente fu realizzato abusivamente senza prendere accordi con gli impresari né con la compagnia. Ma è, ad ogni modo, un documento di grande interesse. Se, prima del lavoro della sua scopritrice, il filmato era stato catalogato come di provenienza e

quanto avveniva sul palcoscenico all’aperto. Ma non solo la location di tale spettacolo è ora nota. La Eastwood riconosce anche il primo ballerino come anche di quale esibizione si tratti. Protagonista è, infatti, Serge Lifar, ballerino nato a Kiev nel 1905, il quale si unì ai “Balletti Russi” nel 1923 e spese, inoltre, parte della sua vita in Svizzera, dove si spense, a Losanna, nel 1985. Lo spettacolo ritratto dal filmato è invece Les Sylphides, balletto neo romantico risalente al finire del XIX secolo con il titolo originario di Chopiniana, su musiche di Chopin orchestrate da Alexander Glazunov e con una primissima coreografia realizzata da Michail Fokine. Esso divenne un cavallo di battaglia dei “Balletti Russi” sin dalla prima edizione della “Saison parigina” nel 1909, quando Diaghilev chiese la riorchestrazione di quasi tutti i brani e diede allo spettacolo il nome attuale di Les Sylphides.

Si tratta di un video di appena trenta secondi, etichettato, nell’archivio dove era contenuto, come di provenienza e di argomento ignoti, ma che allo stesso tempo sfata molti miti riguardo il corpo di ballo che il grande coreografo Diaghilev mise in piedi nel 1909 con gli artisti del Teatro Bolshoi di Mosca e del Mariinskij di San Pietroburgo, ovvero con i migliori ballerini del mondo, con ogni probabilità. Viene sfatato il mito che questi spettacoli non fossero stati assolutamente filmati, divieto che Diaghilev effettivamente imponeva durante le rappresentazioni nel timore che altre compagnie rivali potessero impossessarsi dei filmati e copiare le sue innovative, se non rivoluzionarie,

contenuto ignoti, la Eastwood, grazie anche all’aiuto di Jane Pritchard, curatrice di una mostra sulla compa-gnia di ballo russa presso il Victoria & Albert Museum di Londra sul finire del 2010, è riuscita a fornire dati ben più precisi su quanto è possibile vedere in quei trenta secondi. Sappiamo, così, che si tratta di un’esibizione risalente al 1928, avvenuta, proprio in Svizzera, per la precisione durante la Fête des Narcisses a Montreux. È stato possibile riconoscere questi elementi, con ogni probabilità, dalla panoramica iniziale che l’attento cameraman nascosto effettua prima di concentrare la sua attenzione su l’altraitalia 24

AND THE GOLDEN AGE OF THE BALLETS RUSSES 1909 - 1929

Per riprendere quanto detto in principio, sono solo trenta secondi, ma anche un filmato così breve può avere un valore enorme, se non incalcolabile: fa, infatti, nuova luce su aspetti della storia dello spettacolo solo immaginabili attraverso la lettura di libri o lo studio di statiche fotografie. Speriamo che altri ritrovamenti del genere, casuali o meno che siano, avvengano anche e più spesso in futuro.


Detto sinceramente, The Tourist (2010) di Florian Henckel Von Donnersmarck, già autore del capolavoro Le vite degli altri (2006), non è un bel film. Anzi, è un film brutto, basato su due attori, Johnny Depp e Angelina Jolie, senza nerbo e affiatamento, e su una storia davvero pretestuosa. La cosa migliore del film sono probabilmente i tanti attori italiani che cercano non solo di fare da contorno alle due grandi star hollywoodiane, ma anche di portare avanti il proprio ruolo il meglio possibile: Christian De Sica, Raoul Bova, Nino Frassica, solo per fare alcuni nomi.

11a Edizione “Schermi irregolari” 26 marzo 2011 - Bagno a Ripoli (FI) L'associazione culturale Archétipo e Diaframma srl Advertising organizzano presso il Teatro Comunale di Antella a Bagno a Ripoli, in provincia di Firenze, l'undicesima edizione del Festival del cortometraggio. La serata avrà inizio alle ore 18 con la proiezione dei corti partecipanti al concorso, alle 20.30 riverranno trasmessi i cortometraggi finalisti e la premiazione sarà preceduta dalla musica jazz di Nico Gori, clarinettista e sassofonista tra i migliori in Italia.

29a Edizione “Bergamo Film Meeting” dal 12 al 20 marzo 2011 - Bergamo (BG) Mostra Internazionale del Cinema d'Essai: 80 film di provenienza nazionale e internazionale, raccolti in una rassegna composta da lungometraggi, omaggi a grandi autori, retrospettive storiche, documentari, produzioni recenti, inediti, anteprime, capolavori della storia del cinema, cinema d'azione e laboratori. Uno degli appuntamenti più importanti nel panorama dei Festival italiani.

10a Edizione “Roma Indipendent Film Festival” dal 17 al 25 marzo 2011 - Roma Presso il Nuovo Cinema Aquila di Roma quest'anno si tiene la 10a edizione del Roma Indipendent Film Festival. Lungometraggi, documentari e cortometraggi provenienti da tutte le parti, con la caratteristica di anteprime non ancora distibuite in sala.

11a Edizione “Terre di Cinema” Ma The Tourist è anche una grande cartolina, quasi uno spot pubblicitario, per Venezia e per le sue bellezze e, per tale ragione, appare d’obbligo una sua presenza in una rubrica di “Cineturismo”.

dal 4 al 26 marzo 2011 - Parigi. Sedi varie. Festival francese per il cinema italiano, diverse programmazioni del panorama italiano: lungometraggi, cortometraggi, documentari e fiction. Durante il festival si omaggerà Sabina Guzzanti con 3 suoi film e Claudia Cardinale con “C'era una volta il west”, “I soliti ignoti” e “Il Gattopardo”. Più di 20 incontri previsti durante la programmazione dei 60 film, ospiti oltre a Sabina Guzzanti anche Toni Servillo, Stefano Incerti,Alba Rorhwacher e Eugenio Renzi.

21° Festival del Cinema Africano, d’Asia e America Latina

Von Donnersmarck passa, letteralmente, in rassegna tutti i punti noti della città lagunare, a partire dalla Stazione di Venezia Santa Lucia, dove il protagonista intepretato da Depp arriva, dopo essere partito in treno da Parigi. Si passa poi ad alte belle location come l’Hotel Danieli a Riva degli Schiavoni o al Canale della Giudecca. Immagini troppo patinate, quelle del regista, nel descrivere le bellezze della città, in un thriller che vuole essere elegante senza riuscirci e che ha molte luci e poche ombre.

Dal 21 al 27 marzo 2011 - Milano. Sedi varie. www.festivalcinemaafricano.org Un appuntamento ormai storico per gli appassionati del cinema del sud del mondo. L’unico festival in Italia interamente dedicato alla conoscenza della cinematografia, delle realtà e delle culture dei paesi dell’Africa, dell’Asia e dell’America Latina. Oltre 50 nazioni rappresentate, circa 80 tra film e video proiettati. Il programma prevede le ormai consuete sezioni competiti-ve: Concorso Finestre sul mondo - aperto ai lungometraggi di fiction e ai documentari di Africa, Asia e America Latina; e due concorsi riservati esclusivamente all’Africa: il Concorso per il Miglior Film Africano e il Concorso per il Miglior Cortometraggio Africano (aperto a fiction e documentari).

Cinematograficamente parlando, la migliore rappresentazione della città lagunare rimane quella oscura, tormentata, da brivido che, come descrivemmo sempre in questa rubrica in un precedente articolo sull’argomento, Nicolas Roeg regala con A Venezia ... un dicembre rosso shocking (1973). Un capolavoro.

Dal 25 marzo al 2 aprile 2011 - Firenze, Sedi varie. www.koreafilmfest.com Alla 9° edizione, il Korea Film Festival di Firenze è un fiore all’occhiello nell’ambito delle manifestazioni sul cinema extra-europeo e americano in Italia. Una rassegna specifica, organizzata davvero a regola d’arte con anteprime e incontri di grande fascino e prestigio.

9° Florence Korea Film Festival

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Wikipedia compie 10 anni e io, che voglio scriverci un articolo, per spiegare ai più, che lo sanno già, che cos’è Wikipedia (le cose ovvie, si sa, sono sempre le più complicate), la definizione vado a cercarla su Wikipedia. Circolo vizioso, pigrizia, istinto, scelta inevitabile, chi lo sa, ma per una volta citiamo le fonti e Wikiped i a , s e c o n d o Wi k i p e d i a , è : un’enciclopedia multilingue collaborativa, online e gratuita, nata con il progetto omonimo intrapreso da Wikimedia Foundation, una organizzazione non a scopo di lucro statunitense, e da quel 15 dicembre 2001, sviluppatesi in 280 edizioni locali e 23 lingue, con 60 milioni di

accessi al giorno e ormai fra i 10 siti più visitati al mondo. Comunità di internauti volontari che dedicano tempo ed energia al progetto, ma anche brillante esempio di found raising: il suo fondatore Jimmy Wales, uomo dai molti appelli personali, solo guardandoci coi suoi occhietti blu, ad ogni nostra ricerca, dall’alto della pagina, ha raccolto in un’unica campagna 16 milioni di dollari. Anche se, e non è un dettaglio da poco sono sorte molte polemiche sul reale utilizzo di quei soldi che dovevano apparentemente “difendere” i valori di Wikipedia, cioè consentire al sito di vivere senza pubblicità, ma l’altraitalia 26

sembra in molti casi siano stati utilizzati anche per scopi meno nobili. Il sito edito “by the every man” si configura da un lato come un esempio di democrazia partecipativa e condivisione del sapere, dall’altro come enorme calderone del nozionismo più puro e senza filtro, valido appena per qualche domanda di Chi vuol esser miliardario, o poco più. Nato in base alle certezza che ognuno di noi possiede delle conoscenze tali da poterle condividere sul Web con gli altri, ha come caratteristica principale il fatto di permettere a chiunque di partecipare con un metodo di pubblicazione e modifica aperto e secondo un principio che viene definito del


“punto di vista neutrale”, cioè l’obiettivo è quello di presentare i fatti o una determinata materia nella maniera più oggettiva possibile, ma di riassumere anche opinioni di personaggi autorevoli o punti di vista tratti da opere letterarie di rilievo, senza tentare però con ciò di determinare una verità assoluta. Un’insieme di linee guida, forum di discussione, chat e simili sostituiscono qualsiasi comitato di redazione e a questi strumenti si fa riferimento nei casi di contestazioni o per decidere se un particolare contenuto debba essere aggiunto, rivisto oppure rimosso.

britannica, ha rilevato ben poche differenze. Insomma da un lato la solita minestra riscaldata dei contenuti superficiali e non verificati (verrebbe da chiedersi quanti di quei detrattori consulta regolarmente i volumi dell'enciclopedia Treccani che di sicuro avrà a casa), dall'altro i dietrologi del complotto, quelli che dietro a una collaborazione gratuita e costante ricercano per forza un secondo fine.

stato posto onde evitare che una minoranza di guastatori, mossa da interesse, esibizionismo o semplicemente voglia di dispetto, potesse mettere a rischio l’affidabilità dei contenuti. Esempio molto attuale la voce “Berlusconi” non può essere modificata se non dagli amministratori, ed è facile capire il perché. Cosa rimane?

Un altro aspetto controverso è poi la supposta, o meno, neutralità, o meglio una presunta mancanza di indipendenza di giudizio laddove la modifica di alcuni contenuti non risulta possibile. Questo limite è

Wikipedia è in sostanza l'equivalente 2.0 della discussione da bar, valida appena per una ricerca molto informale o un'idea generale, ma a volte un'idea generale è tutto quello di cui abbiamo bisogno. Il termine Wikipedia deriva dalla composizione della parola wiki, termine hawaiano che significa “veloce” e con cui viene chiamato un tipo di software collaborativo, e da pedia, suffisso di enciclopedia che in greco significa “insegnamento”. E a questo insegnamento veloce così tipico del Web, questo sapere a portata di click, fanno riferimento sempre più mezzi e professionisti della comunicazione tanto che Wikipedia viene anche spesso citata come fonte, perché è comodo, perché è facile, perché è disponibile. Ma proprio la sua natura libera e aperta fa sì che vandalismi e imprecisioni siano problemi comuni. “È vero perché l’ha detto la tv” viene sostituito sempre più dal moderno: “E’vero perché l’ha detto wikipedia” anche se, proprio per i problemi sopracitati, l'autorevolezza della fonte non è certo un punto di forza e anzi il citare Wikipedia è sempre più appannaggio di chi non ha argomenti migliori, una sorta di ultima spiaggia a volte un po' ridicola. Le polemiche però sull'autore volezza di Wikipedia si dimenticano spesso di citare il fatto che l'unica ricerca scientifica sull'argomento, portata avanti dalla rivista Nature, che confrontava le voci di Wikipedia con quelle dell'Enciclopedia l’altraitalia 27

Rimane un'idea visionaria, un’enciclopedia amatoriale, nonché uno dei pochi esempi riusciti di progetto collaborativo sul web. Qui sotto Jimmy Wales


colorano la pelle di rosso. I frutti sono delle capsule ovoidali.

Assunto per via orale l'Iperico ha un'attività antidepressiva e sedativa confermata da numerosi test clinici controllati. Secondo recenti studi, la pianta avrebbe una buona attività antivirale. Si può impiegare per il trattamento di sindromi depressive di lieve e media entità, depressione stagionale e depressione dovuta a menopausa. Utilizzabile anche in persone con attacchi di panico. Trova impiego nel trattamento di enuresi e paure infantili, viene usato in modo sperimentale nel trattamento dell'AIDS. Ha proprietà cosmetiche eccezionalmente lenitive, emollienti e restitutive, per pelli screpolate e per le scottature. È conosciuto anche come "olio della casalinga", infatti è l'olio cosmetico di elezione per il trattamento/urto della pelle delle mani. L'olio di iperico esplica la sua benefica azione cosmetica in tutti i casi di scottature, sia quelle lievi accidentali che quelle solari.

Originario dell'arcipelago britannico è oggi diffuso in tutte le regioni d'Italia e in tutto il mondo. Hypericum perforatum appartiene alla famiglia delle ipericaceae ed è una pianta che cresce formando dei grandi cespugli. Si riconosce molto facilmente in quanto le foglie hanno la particolarità di essere ricchissime di ghiandole e se osservate in controluce, fanno apparire la foglia come "perforata". È una pianta che si ritrova nei terreni abbandonati,

asciutti, fino a 1600 m d'altitudine. L'Iperico è perenne, provvisto di un corto rizoma con fusto eretto, rossastro, legnoso, molto ramificato ed alto fino ad un metro. Le foglie sono opposte, prive di picciolo, ovali/lanceolate provviste di numerose ghiandole ricche di olio essenziale. I fiori gialli punteggiati di nero sono riuniti in infiorescenze a corimbo e compaiono durante l'estate. Se si strofinano i fiori di Iperico nelle dita, l’altraitalia 28

Nei casi più difficili si consiglia di ungersi bene le mani, prima di coricarsi, e di infilarsi un paio di vecchi guanti di cotone. Ripetere il trattamento per due notti di seguito: il piccolo sacrificio sicuramente ripagherà lo sforzo fatto e completerà l'azione dell'applicazione giornaliera della crema per le mani.


L'iperico è detto anche scacciadiavoli; già dal tempo dei greci si riteneva che l'iperico fosse dotato di proprietà magiche, tra le quali anche la capacità di cacciare gli spiriti malefici.

L'olio di Iperico è cicatrizzante, antisettico, anestetico, astringente, purificante, ottimo nel trattamento della couperose. Le sue proprietà decongestionanti e antinfiammatorie lo rendono prezioso nella cura delle ulcere varicose e dei dolori reumatici. Per le sue proprietà fotosensibili le parti massaggiate con l’olio di Iperico non vanno esposte al sole.

trattamento. Per i bambini in età scolare, 15 gocce da una a tre volte al giorno.

Altro modo di chiamare l'iperico è erba di San Giovanni: nel Medioevo, la notte della vigilia di questo santo, si metteva un mazzolino d'iperico sotto il cuscino, affinché apparisse in sogno e proteggesse dalla morte per un anno intero.

Assumere 300-900 mg di estratto secco di iperico al giorno. Assumere un cucchiaino di olio di iperico. Per preparare l'olio, porre 90 g di sommità fiorite in 300 ml di olio di oliva. Far macerare per 6 settimane in una bottiglia ben chiusa, a temperatura ambiente, quindi esporre al sole per un giorno intero. Filtrare e conservare in bottiglie di vetro scuro, al riparo dalla luce e in un luogo fresco.

Lavare la parte interessata con infuso di iperico (versare una tazza di acqua calda su 2 cucchiaini di iperico; lasciar riposare per 15 minuti, quindi filtrare e usare freddo). Applicare poi un leggero strato di olio di iperico.

Come per tutti gli oli cosmetici si raccomanda di scegliere, nell'acquisto, un olio puro, estratto senza solventi chimici, dal colore rosso rubino.

Assumere 50 gocce di tintura madre di iperico con un po' di acqua da una a tre volte al giorno per due mesi consecutivi. Interrompere un mese e, se necessario, ripetere il ciclo di

La ricetta Per produrre l'olio di Iperico si impiegano le sommità del fiore colte nel tempo balsamico migliore che coincide con il solstizio d'estate. I fiori di iperico dal colore giallo e rosso una volta raccolti vengono posti a macerare nell'olio al sole per il ciclo lunare. L'olio così ottenuto assume un colore rosso scuro intenso le cui proprietà si addicono a massaggi e frizioni nelle zone colpite da dolori articolari. l’altraitalia 29


Il Lago di Garda è il maggiore lago italiano, con una superficie di circa 370 km². Punto d'incontro e di separazione tra tre regioni, Lombardia, Veneto e Trentino-Alto Adige, è una rinomata meta turistica raggiunta ogni anno da migliaia di persone. I centri principali del comprensorio del Garda sono posti sulle rive del Lago, a dimostrazione di quanto importante sia il rapporto delle comunità locali con l'acqua.

I maggiori centri, Desenzano, Peschiera, Lazise, Garda, Malcesine, Riva, Salò, sono punti di riferimento per ampie zone circostanti, tradizionalmente meno popolate.

E strettamente intrecciata con i prodotti del Lago è anche la cucina di questa terra. Che cosa offre il Garda in fatto di pesce? Il Carpione

Gli abitati sorgono in luoghi impervi e con poco spazio, arroccati lungo la costa. Il Lago di Garda potrebbe dirsi una Liguria d'acqua dolce per quelle sue case sorte le une addosso alle altre e con strade anguste e irregolari.

Lungolago di Garda

Molto, non tanto dal punto di vista quantitativo, ma della qualità e della raffinatezza. L'excursus alla scoperta dei piatti 'benacesi' non può che prendere le mosse dal carpione, un salmonide che vive solo qui. La moda di esportarlo, anticamente, fritto e spruzzato d'aceto ha dato il là al termine "in carpione" per indicare una particolare tecnica di preparazione dei cibi, siano essi carni, pesci o vegetali. Questa tecnica, applicata al nostro salmonide, è oggi del tutto tramontata, anche in ragion della rarità di questo pesce. In fatto di cucina di carpione in riva al Garda ci sono oggi due scuole di pensiero, entrambe tradizionali. C'è chi lo ama ai ferri, cotto sulla graticola al calore della brace, e c'è chi invece lo predilige lessato. Un ulteriore filone, di più recente adozione, lo propone anche al cartoccio. Dopo il carpione citeremo la trota, pesce dalla carne finissima e delicata; quindi il lavarello e l'alborella, le cui dimensioni molto contenute lo rendono particolarmente consigliabile per le fritture oppure in salamoia per il condimento dei bigoli al torchio. l’altraitalia 30


I bigoli con le alborelle (àloe in dialetto,) sono in effetti uno dei piatti più rappresentativi della cucina di lago: sono grossi spaghetti prodotti con un torchietto a mano oggi poco diffuso, ma un tempo in uso in ogni famiglia. Sono la tipica pasta che in terra veneta è coniugata, secondo la zona e la fantasia del cuoco, coi più vari condimenti.

Gli enogastronomi del luogo affibbiano invece la tinca con il risotto (se i bigolì con le alborelle sono il piatto forte della riva nord, questo risotto è particolarmente rappresentativo delle sponde meridionali), il cavedano in guazzetto coi piselli, i filetti di persico rosolati nel burro (se di grossa pezzatura), unica eccezione all'uso dell'olio extra vergine di oliva.

Una volta ottenuto l'impasto di base - farina di grano tenero e uova - lo si mette nel bigolaro, una riproduzione in miniatura del torchio dei pastai di tutta Italia.

Il Garda è dunque un lago molto generoso con le sue oltre trenta specie, tra cui alcune cadute purtroppo in disuso per quanto riguarda gli usi culinari: ci riferiamo alla bottatrice, al babo ma anche alla carpa.

Gli spaghettoni vengono cucinati subito, o dopo una breve essiccazione. La ricetta non prescrive di lavare

Quest’ultima compare nei ricettari come pesce da frittura guarnito con Bigoli al torchio

La carpa

tata e cotta al vino bianco, ma anche cotta intera al forno, sotto sale e con un rametto di rosmarino e poco aglio. Quello di lago è un universo ittico che spesso viene ritenuto parente povero di quello di mare, mentre l'approccio più corretto al prodotto non è certo la comparazione, impossibile vista l'eterogeneità di specie, carni e sapori, ma la comprensione dell'unicità e della originalità di ciò che abbiamo nel piatto.

Filetti di pesce persico burro e salvia

le alborelle prima di usarle per la salsa, ma solo di asciugarle dalla salamoia. Devono quindi essere private di testa e coda e tagliate a pezzetti. In una padella si scalderà olio di oliva, uno spicchio d'aglio e quindi le alborelle, da cuocere per 10 minuti. Tolto l'aglio, si spegne il fuoco e si aggiunge a crudo un filo d'olio extra vergine.

prezzemolo e limone, ovviamente dopo le tradizionali operazioni di pulizia e taglio in tranci di medie dimensioni, oppure in umido, sfilet-

A piacere si possono aggiungere, durante la preparazione, altri aromi come l'alloro, il rosmarino, la salvia. Tutti i ricettari concordano nel suggerire di salare poco la pasta dal momento che il sugo è decisamente saporito. Altro rinomato pesce di lago è l'anguilla, che si cucina soprattutto allo spiedo, ma che in Veneto viene servita anche come delizioso e saporitissimo ragù. l’altraitalia 31

Per questo il Garda vale certamente il prezzo di un soggiorno, non solo per le sue bellezze paesaggistiche e architettoniche, ma anche per un'esperienza culinaria difficile da vivere a meno che non si viva in prossimità di un grande Lago.


LA RICETTA Il risotto con la tinca Sapori d'Inverno dal 05 febbraio al 27 marzo 2011 a Tonco (AT) www.comune.tonco.at.it I sapori della cucina tipica piemontese in una rassegna gastronomica nel salone di Villa Toso, settecentesco palazzo di proprietà comunale. Cioccolosità dall’ 11 al 13 marzo 2011 a Monsummano Terme (PT) www.cioccolosita.it Cioccolato in purezza e tutto da gustare e meditare. Per imparare a conoscere bene quello che viene considerato il "cibo degli dei" è necessario andare nella Chocolate Valley che si trova nella Val di Nievole, nel cuore della Toscana. Terre di Toscana all'Una Hotel di Lido dal 13 al 14 marzo 2011 in Via Sergio Bernardini ex Viale Colombo, 335/337 Lido di Camaiore Camaiore (LU) www.studioumami.com Domenica 13 a partire dalle 10.30 e lunedì 14 Marzo 2011 si rinnova l'appuntamento con Terre di Toscana, la grande degustazione aperta al pubblico che raduna ogni anno il meglio della produzione di una delle regioni più importanti per la viticoltura nazionale. XIII Edizione Mostra Mercato del Tartufo Marzuolo dal 19 al 20 marzo 2011 Cigoli - San Miniato (PI) www.cigoli.org Riparte la rassegna gastronomica riguardante il prezioso tubero Marzolino definito a San Miniato "Il Diamante della Terra": Il Tartufo Marzuolo. Il grazioso Borgo Medioevale di Cigoli, avvolto nello splendore del paesaggio delle colline sanminiatesi, ospiterà stands espositivi di prodotti eno-gastronomici tipici, dove sarà possibile degustare, oltre che acquistare, vino, olio, prodotti locali e il tanto atteso Tartufo Marzuolo. l’altraitalia 32


Il 12 marzo Urano entra nel tuo Segno e insieme a Giove ti darà entusiasmo e gioia di vivere.

Con Giove ed Urano a favore tutto sembra possibile.

Di colpo potresti svegliarti e vedere una nuova realtà. In fondo nulla è cambiato per gli altri, ma per te si. Questo cambiamento è racchiuso nei segreti della vita e non potrai coglierlo con la razionalità. Fare la tua parte significa diventare consapevole che non sei solo e che ogni cosa è unita al tutto. Per questo ogni scelta, gesto o parola avrà un forte impatto nella tua realtà: tienilo presente, non fuggire lontano, ma lasciati coinvolgere dall’amore.

Avrai la possibilità di esprimerti a tutto campo ponendo attenzione soprattutto alle relazioni. Avrai la capacità di unire la fiducia ad un’azione decisa, attenta anche alle esigenze di chi ti circonda. Nel lavoro saprai unire l’intuizione ad una visione spirituale che per te significa creare percorsi di vita e di pensiero nuovi.

Ti sentirai vitale, deciso e autentico come del resto tu sei. E’ necessario avere la consapevolezza di quello che i Pianeti ti offrono per comprendere lo straordinario ruolo che sei chiamato a compiere. In questo tempo di confusione e di paura, dovrai rassicurare chi ti circonda con la fiducia e con il tuo comportamento come chi insegna ma nello stesso tempo impara.

Sole, Mercurio e Marte dai Pesci ti sollecitano a sognare, non ti perderai in inutili immaginazioni, saprai comprendere pienamente la differenza fra fantasia e realtà. La buona posizione di Saturno ti offrirà il giusto equilibrio per affinare, espandere e realizzare quegli obiettivi che ti spaventa un poco raggiungere. Sarà il buon lavoro di squadra che hai creato a sostenerti nell’ottenere un ottimo risultato e tanta soddisfazione.

Marzo è un mese ribelle, molto dinamico nelle relazioni che vivrai come opportunità di esprimere punti di vista che da tempo stai valutando. Ti potrebbe capitare di essere in un vortice emotivo ed a volte perdere il controllo delle situazioni. Non temere, spesso le soluzioni arrivano proprio dalla rottura di vecchi equilibri per stimolarti a creare una maggiore verità in te ed intorno a te. Avrai l’appoggio di Saturno che rende costruttive le azioni.

VERGINE

CAPRICORNO

Aspettati l’inaspettato amico gemelli. Ci sono proposte ed opportunità che arrivano quando sei pronto a lasciarti alle spalle vecchi schemi di pensiero e di giudizio. Quello che fino a poco tempo fa non avresti detto adatto a te, ora lo vedi come un’apertura, come un gioco che ti metterà in grado di manifestare risorse che credevi di non avere. Essere disponibili a quello che l’esistenza ti offre ti innalza da uno stato di bisogno a quello di fiducia e di realizzazione.

Ora che Giove ed Urano sono nel tuo Segno opposto: l’Ariete, inizierai a muoverti in un modo diverso, direi rivoluzionario. L’armonia che hai in te uscirà fuori come un raggio di sole che buca la nebbia. Non chiederti come mai, non farti domande ed esplora la tua bellezza totalmente. Amare sarà la parola chiave del mese ed amare senza condizioni sarà l’energia che ti guida. L’esistenza ti accompagna con mano delicata e decisa.

Tutto sembra orientarsi in quella forma di vita che piace a te. Movimento, novità, energia e successo, non tanto economico, anche se avverrà. E’ l’entusiasmo dell’illimitato, del potenziale di vita che ti affascina e che cercherai in ogni situazione. Il consiglio delle Stelle è quello di non dimenticarti che sei un angelo umano, un Buddha che gioca e che ride. Non prenderti seriamente e non definire poiché il viaggio è la meta stessa.

Il mese inizia con qualche tensione interiore, ma il passaggio di Venere in Acquario nei primi giorni del mese renderà stabili le tue emozioni cancellando quei dubbi che un poco fanno parte del tuo modo di sentire. Non rinunciare ai tuoi progetti: sei sempre pronto e non lo sei mai abbastanza, ma se non inizi nulla potrà accadere. Il primo passo cambierà la tua prospettiva rivelandoti un orizzonte di vita e di lavoro che necessita del tuo contributo.

Potresti tenere nascosti i tuoi talenti e far finta che tutto va bene. Ma la tua natura non potrà essere sommersa dai compromessi poiché il tuo compito è di trasformare quello che limita la rinascita. Offriti alla creatività e vedrai quanta abbondanza si riverserà nella tua vita. Creare non è solo una questione materiale, spesso è il volo dello spirito che diviene materia. Nutri e rigenera quello che ora è addormentato o semplicemente dimenticato.

Ora che anche Urano ti ha lasciato potrai vedere con chiarezza le scelte compiute e riconoscere i talenti che in sette anni questo Pianeta ti ha dato. L’insicurezza e la tua estrema sensibilità si sono trasformate in un’identità ben radicata nella terra che s’innalza forte e gentile verso il cielo. Il compito, nel mese del tuo compleanno, è di scrivere chi sei ora per ricordarti sempre che la paura è solo un’ombra che serve per vedere la luce.

ARIETE

TORO

GEMELLI

CANCRO

LEONE

BILANCIA

SCORPIONE l’altraitalia 33

SAGITTARIO

Le scelte non ti spaventano ed il tempo è una chiave che usi con saggezza. Anche quando tutto sembra fermo, ti muovi interiormente per attivare quella forza che nel grembo della terra fa rinascere il seme in una forma nuova. Lentamente si riveleranno azioni, scelte e pensieri che offrirai agli altri con una comunicazione sincera, capace di generare fiducia nonostante la paura di perdere certezze, confini o abitudini.

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“Als Hephaistion, seit der Kindheit sein vertrautester Freund, der ihm unerschütterliche Zuneigung entgegenbrachte und ihn stets unterstützte, im Oktober 324 starb, war es für Alexander ein schwerer Schlag. Zwei Tage lang nahm er kein Essen zu sich und war für niemanden zu sprechen. Die Trauerfestspiele, an denen dreitausend Künstler und Sportler teilnahmen, waren von beispiellosen Ausmassen, und die Asche Hephaistions wurde nach Babylon gebracht, wo mit der Errichtung einer Zikkurat von kolossalen Dimensionen begonnen wurde.” Dies schreibt der Professor für griechische Geschichte an der Universität Bristol, Nicholas Hammond, bezüglich der tiefen Freundschaft zwischen Alexander dem Grossen und seinem Jugendfreund Hephaistion. Eine ähnliche Freundschaft finden wir im Homers Ilias zwischen Achilles und Patroklos, wobei Patroklos Tod, auf Grund des Zornes Achilles “den Achaiern unnennbaren Jammer erregte”. Achilles und Patroklos

Diese Beispiele stammen aus der Geschichte und aus der Literatur, welche über die Jahrhunderte immer wieder diese, wie es scheint, besonders wichtige Beziehung zwischen Menschen thematisiert hatte. “Treue Freunde” war die Devise, von der altgriechischen Zeit über Rom - Cicero, römischer Philosoph um 100 v. Chr. erwähnt das Freundespaar Scipio und Laelius und Virgil Nisus und Euryalus - bis zur Renaissance und der Romantik. Shakespeare schreibt von einer wahren Freundschaft in “Kaufmann von Venedig” und in “Hamlet”. Das Romanwerk von Jean Paul ist reich an Freundschaften und Hesse beschreibt das Thema mit Berücksichtigung der Polarität zwischen Sinnlichkeit und Geist in den

Erfahrungen von Narziss und Goldmund. Aber was ist diese Beziehungsform mit all ihrer Facettierungen und gegebenenfalls ihren Kontrasten? Eigentlich geht es um eine besondere Empfindung zwischen Menschen, auf der Basis von Sympathie und Vertrauen. Der Begriff “Freund fürs Leben” schildert eine intensive und - in Anbetracht der menschlichen Möglichkeiten - bedingungslose Bindung, welche den Wunsch nach Unendlichkeit impliziert und in der Regel eine sinnliche Anziehung nicht beinhaltet. Daher sind Freundschaften zwischen unterschiedlichen oder gleichen Geschlechtern ebenso möglich. Oft entstammen langlebige Freundschaften der Kindheit, da sie unter anderem die Basis für den Erwerb von Sozialkompetenzen darstellen: Wenn sie die verschiedenen Wandel von der Pubertät bis in das Erwachsenenalter überstehen, werden sie in der Regel als besonders wertvoll empfunden und auch lange Trennungen können ihnen nichts anhaben. Als ich fünf war und schon die Macke des Kletterns hatte - ganz zu Schweigen von meiner Vorliebe für Märchen - traf ich ein gleichaltriges Mädchen, welches eben so wild und verträumt war, wie ich. Sie kam aus einer anderen Stadt und sogar aus einem anderen Land; wir kletterten trotzdem zusammen ein steiles Blumenbeet hinauf und mussten uns dann gemeinsam vor dem wütenden Gärtner retten. Danach beschlossen wir Freundschaft für immer und ewig. Jahre vergingen und wir trafen uns wieder. “Die Nacht der Schwarzen Mäntel”, Freiburg im Breisgau gotisch angezogen, die Kennzeichen der l’altraitalia 2

Autos, die sich voneinander nicht unterschieden; die Verwandlung der Gebäude, die Finsternis auf der Lauer hinter jedem Eck wie eine Katze mit grellen, riesigen Augen, der kurze Zauber der befreiten Fantasie. Und dann die Angst, dass die Straßenlampen wieder zu Eisenmasten hätten werden können, die goldenen Fäden der Eisenbahn zu einfachen Drähten und die Fialen des verzauberten Schlosses spitzige Lanzen, um den Himmel zu verwunden. Es war sehr kalt, der Schnee fiel herunter auf leere Straßen, gefrorene Brunnen, gelbe Ampeln. Die Wetterfahnen an der Spitze der Fialen des Doms drehten sich auf den Stiften und lang gestreckte Halogenstrahlen beleuchteten die tanzenden Engel jener metallischen Scherenschnitte. Wir kreisten wie dunkle Vögel in den hellen Flecken der Lichter und suchten nach dem Märchenprinz in den Hausgängen der Paläste und nach der Göttin des Mondes, die sich sehr wahrscheinlich aus den Bifore der Gassen in der Altstadt hinauslehnte; wir fanden aber niemanden und von jenem ironischen Märchen, das sich zwischen den Neonschildern der Läden hätte abspielen sollen ein bisschen enttäuscht, fühlten wir uns wie solarisierte Gespenster die lachen konnten und rannten zurück durch die schattige Landschaft der Stadt. Als das schwere Tor des Gebäudes hinter dem protestantischen Friedhof endlich zuging, ließen wir draußen die erfundenen Choreographien einer verrückten Fabel, wickelten uns in die langen schwarzen Mäntel und spielten die Treppe hinauf Vampire.


Die Freundschaft spielt eine sehr grosse Rolle im Leben, denn sie ist nicht nur ein hormonell gesteuerter Prozess der bindet, sondern auch eine kostbare menschliche Eigenschaft. Die Sozialisierung, welche von der Kindheit aus unser ganzes Leben begleitet, beinhaltet eine ganze Reihe von interpersonellen Beziehungen. Es gibt die Eltern, die Verwandte, die Bekannte und eben die Freunde. Ein Sprichwort sagt: “Freunde sind die Familie, welche wir uns selber ausgesucht haben.” Es ist generell ein Bedürfnis von uns Menschen, eine Art von Bindung herzustellen und zu erhalten, worin wir als Persönlichkeit wahrgenommen und als eigenartiges Wesen mit all unseren Qualitäten und Mängeln akzeptiert werden. Daher ist es unser Bemühen, ein soziales Netz zu entwickeln, in dem wir uns eingebettet, sicher und geborgen fühlen können. In der Differenzierung der Beziehungen mit dem entsprechenden Wichtigkeitsgrad hat die “wahre Freundschaft” einen besonderen Stellenwert. Aber, was zeichnet eigentlich einen wahren Freund aus? Loyalität und Treue, die Gewissheit, dass ein guter Freund immer für einen da ist, unabhängig davon, in welcher Situation man sich befindet. Gegenseitiges Vertrauen und die Fähigkeit einander alles erzählen zu können, ohne Angst, Scham oder Hemmungen ist die Basis einer so wertvollen Beziehung. Jedoch was sollen wir tun und wie sollen wir sein, so dass wir ein solches Geschenk bekommen können?

Mir fällt ein Kapitel des “Kleinen Prinz” von Antoine Marie Roger Vicomte de Saint-Exupéry ein, in dem dieses Thema auf besonders liebevolle und eindrückliche Weise dargestellt wird: In diesem Augenblick erschien der Fuchs: «Guten Tag», sagte der Fuchs. «Guten Tag», antwortete höflich der kleine Prinz, der sich umdrehte, aber nichts sah. «Ich bin da», sagte die Stimme, «unter dem Apfelbaum…» «Wer bist du?» sagte der kleine Prinz. «Du bist sehr hübsch…» «Ich bin ein Fuchs», sagte der Fuchs. «Komm und spiel mit mir», schlug ihm der kleine Prinz vor. «Ich bin so traurig…» «Ich kann nicht mit dir spielen», sagte der Fuchs. «Ich bin noch nicht gezähmt!» «Ah, Verzeihung!» sagte der kleine Prinz. Der kleine Prinz Aber nach einiger Überlegung fügte er hinzu: «Was bedeutet das: 'zähmen'?» «Du bist nicht von hier,» sagte der Fuchs, »was suchst du?» «Ich suche die Menschen», sagte der kleine Prinz. «Was bedeutet 'zähmen'?» «Die Menschen», sagte der Fuchs, «die haben Gewehre und schießen. Das ist sehr lästig. Sie ziehen auch Hühner auf. Das ist ihr einziges Interesse. Du suchst Hühner?» «Nein», sagte der kleine Prinz, «ich suche Freunde. Was heißt 'zähmen'?» «Das ist eine in Vergessenheit l’altraitalia 3

geratene Sache», sagte der Fuchs. « Es bedeutet: sich 'vertraut machen'.» «Vertraut machen?» «Gewiss», sagte der Fuchs. «Du bist für mich noch nichts als ein kleiner Knabe, der hunderttausend kleinen Knaben völlig gleicht. Ich brauche dich nicht, und du brauchst mich eben so wenig. Ich bin für dich nur ein Fuchs, der hunderttausend Füchsen gleicht. Aber wenn du mich zähmst, werden wir einander brauchen. Du wirst für mich einzig sein in der Welt. Ich werde für dich einzig sein in der Welt…» «Ich beginne zu verstehen», sagte der kleine Prinz. «Es gibt eine Blume… ich glaube, sie hat mich gezähmt…» «Das ist möglich», sagte der Fuchs. «Man trifft auf der Erde alle möglichen Dinge…» «Oh, das ist nicht auf der Erde», sagte der kleine Prinz. A N T O I N E D E S A I N T- E X U P É R Y

Der Fuchs schien sehr aufgeregt: «Auf einem anderen Planeten?» «Ja.» «Gibt es Jäger auf diesem Planeten?» «Nein.» «Das ist interessant! Und Hühner?» «Nein.» «Nichts ist vollkommen!» seufzte der Fuchs. Der Fuchs verstummte und schaute den Prinzen lange an: «Bitte… zähme mich!» sagte er. «Ich möchte wohl», antwortete der kleine Prinz, «aber ich habe nicht viel Zeit. Ich muß Freunde finden und viele Dinge kennenlernen.»


Aber der Fuchs kam auf seinen Gedanken zurück: «Mein Leben ist eintönig. Ich jage Hühner, die Menschen jagen mich. Alle Hühner gleichen einander, und alle Menschen gleichen einander. Ich langweile mich also ein wenig. Aber wenn du mich zähmst, wird mein Leben wie durchsonnt sein. Ich werde den Klang deines Schrittes kennen, der sich von allen andern unterscheidet. Die anderen Schritte jagen mich unter die Erde. Der deine wird mich wie Musik aus dem Bau locken. Und dann schau! Du siehst da drüben die Weizenfelder? Ich esse kein Brot. Für mich ist der Weizen zwecklos. Die Weizenfelder erinnern mich an nichts. Und das ist traurig. Aber du hast weizenblondes Haar. Oh, es wird wunderbar sein, wenn du mich einmal gezähmt hast! Das Gold der Weizenfelder wird mich an dich erinnern. Und ich werde das Rauschen des Windes im Getreide lieb gewinnen.»

«Man kennt nur die Dinge, die man zähmt», sagte der Fuchs. «Die Menschen haben keine Zeit mehr, irgend etwas kennenzulernen. Sie kaufen sich alles fertig in den Geschäften. Aber da es keine Kaufläden für Freunde gibt, haben die Leute keine Freunde mehr. Wenn du einen Freund willst, so zähme mich!» «Was muss ich da tun?» sagte der kleine Prinz. «Du musst sehr geduldig sein», antwortete der Fuchs. «Du setzt dich zuerst ein wenig abseits von mir ins Gras. Ich werde dich so verstohlen, so aus dem Augenwinkel anschauen, und du wirst nichts sagen. Die Sprache ist die Quelle der Missverständnisse. Aber jeden Tag wirst du dich ein bisschen näher setzen können …»

Gewiss, wenn der Fuchs nicht gewesen wäre, hätte vielleicht der kleine Prinz nicht die hilfreiche Unterstützung bekommen, die wahre Bedeutung seiner Rose zu erfassen und zwar wie wichtig ein „Sich-Bekanntmachen“ ist, mit all dem, was dazugehört. Freundschaft ist auch Dankbarkeit. Khalil Gibran sagt: “Euer Freund ist die Erfüllung eurer Bedürfnisse. Es ist euer Feld, das ihr sät, indem ihr Liebe gebt, und mäht, indem ihr eure Dankbarkeit zeigt. Und er ist der Tisch, an dem ihr esst, und der Kamin, an dem ihr euch wärmt. Denn zu ihm kommt ihr, wenn ihr hungrig seid und wenn ihr Frieden sucht. Wenn euer Freund offen seine Meinung sagt, dann fürchtet ihr weder das "Nein" eurer eigenen Meinung, noch haltet ihr das "Ja" zurück. Und selbst wenn er schweigt, dann hört euer Herz nicht auf, seinem Herzen zuzuhören.”

So ein wertvolles Geschenk sollte man stets pflegen, denn es ist weder selbstverständlich noch häufig, dass man einen wahren Freund findet. Ein hohes Mass an Selbst(er)kenntnis ist gefordert, so dass man für den anderen nicht blind ist. Diese erfordert wiederum Selbstfürsorge, um nicht die Haltung der Erwartungen oder Forderungen zu haben, sondern um wahre “Freundesenergie” für einen tiefen Kontakt einzusetzen. Anders formuliert ist wahre Freundschaft auch Arbeit, denn auch in oder gerade durch Freundschaften kommt Unangenehmes ans Licht. Schattenseiten, Minderwertigkeitsgefühle, Verlustängste u.s.w. führen nicht selten zu Streit, zu unbewegliche l’altraitalia 4

Standpunkte oder auch zu Trotz. Daher ist die Fähigkeit des Verzeihens ein ungemein wichtiger Aspekt der wahren Freundschaft; sie fordert auch, die Andersartigkeit des anderen akzeptieren können. Die Fehler des anderen sollen - wie auch die eigenen - erkannt, reflektiert und gegebenenfalls toleriert werden, in dem das Sich-Entschuldigen als Möglichkeit gesehen wird, aufeinander zu zugehen und mit einander zu wachsen und zu reifen. Dafür brauchen Freundinnen und Freunde Zeit und Geduld, aber vor allem Liebe. Abschliessend und ergänzend möchte ich die Meinung des zeitgenössischen Literaturkritikers William Deresiewicz in Bezug auf die Freundschaft erwähnen. Er meint, dass soziale Netzwerke im Internet das Ende von Freundschaften verursachen, denn die digitale Variante einer zwischenmenschlichen Bindung viel zu leicht zu pflegen ist und die Pflege keinerlei Mühe beinhaltet. Er sagt, dass reale Freunde uns widerspiegeln, dass eigentliche Freundschaften fliessend und flexibel sind, dass sie auch viel Improvisation beinhalten und dass sie informal sein können. Gleichzeitig vertritt er die These, dass in der industriellen Gesellschaft eine Freundschaft ein Mittel darstelle, um der Anonymität und dem Verlust an Verwurzelung entgegenzuwirken und, dass auf Grund unserer Zerstreuung, das klassische Ideal der Freundschaft verloren gegangen sei. Er kommt zu dem Schluss, dass in der Moderne das Bild eines wirklich wahren Freundes und die entsprechende seelische Bindung nicht mehr existiere. Sie wurden von “Simulacra” ersetzt. Wie auch immer, der Wandel der Zeit wird uns zeigen, ob sich dieses kostbare Gut, das wir “Wahre Freundschaft” nennen, modifizieren wird oder nicht: Es ist eine Spekulation der Zukunft. Bleiben wir im Hier und Jetzt und geniessen und vor allem, pflegen wir unsere “wahre Freundschaften”, wenn wir uns zu den glücklichen zählen können, die wissen was sie sind.


Inkognito in der von gespenstigen Figuren erfüllten Nacht des Karnevals zwinkert das rechte Auge von Lord Fiddlebottom, der unter vermummten Gestalten in den “Calle” fieberhaft Colonel Bubble sucht; auf der anderen Seite des Canal Grande versteckt sich in dem Schatten einer Renaissancesäule Agent X mit seiner finsteren Vergangenheit, der ebenfalls vorsichtig nach Madame Zsa Zsa sucht, die längst gefeierte Ballerina im Gran Teatro La Fenice, um ihr die Geheimdokumente zu überreichen. Und der glückslose Botschafter irrt mit einer Gondola umher und versucht, dieses Agententreffen zu verhindern. Das Spiel der Narren kennt keine Grenzen der Fantasie und die Serenissima hat keine Angst vorm Fliegen; eher wirft sie sich in das bunte Universum des Karnevals als

wirbelnde Tänzerin in einem verrückten Ballett. Der Mythos lebt noch einmal auf, die Vergangenheit erwacht, das Geheimnis der Illusion herrscht überall, Träume, Wünsche und Sehnsüchte haben freie Hand und die Welt der Masken feiert in moderner Form die alten Riten der vorklassischen Kulturen. Viva il carnevale! Es lebe der Karneval! Bunte Gestalten färben den Nebel und die Fassaden der prunkvollen Paläste, Tüll und Konfettispritzer schweben in der Luft, flüchtende närrische Figuren gehen leicht über die Brücken der Lagune, mit Seide übersät, mit feinem Brokat, Samt und ätherischen Federn. Wie in einem “goldenen Pavillon” lebt die Maskerade und ruft Bilder ihrer Geschichte voll Parodie, Exotischem und Erotischem ins Leben zurück, jenseits der Grenzen der Phantasie, jedoch den Ansprüchen

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unserer Zeit Beachtung schenkend: der Pose, der Zurschaustellung und der Mode. Tag und Nacht auf dem “Piazzetta”, damaligem Mittelpunkt des Karnevals der Venezianer, vor der Kolonnade der Neuen Prokuratien und den stillen gewundenen Kanälen entlang feiert Venedig in aller Pracht die Verkleidung und den Scherz, das Inkognito, die Lustbarkeit und das Chaos. Dieser Karneval ist mehr als eine Parole für kulturelle Veranstaltungen, ist anders als faszinierender Hauch von Poesie zwischen Kerzen und Marmor: Er stellt die Verwandlung einer jahrhundertealten Tradition dar in der, durch die Maske, die Stadt-Insel ihr zweites Gesicht zeigt, nämlich jenes des Sich-Verbergens, des UnbekanntBleibens und jenes einer anderen Identität. Der “Sior Maschera” tritt auf, schwarz-weiß zwischen


verzierten Bugpartien der Gondeln, mit “Bauta” und “Volto”, oder die Kappe vom Kopf bis zu den Schultern und die weiße Wachsmaske, die Mund und Kinn überdeckt; dazu der weite dunkle Radmantel, der die Figur noch mehr anonymisiert.

Das “mystère” ist damit gesichert, Rendez-vous von Liebhabern werden ermöglicht und zarte Liebesworte ausgetauscht im reizvollen Klima des Verbotenen. Auch die “Commedia dell'Arte” belebt wieder die riesige Bühne der Plätze und Straßen durch jene lustigen Personen, die der Kömodiendichter Carlo Goldoni (Bild) internationalisierte. Elektrisch und histrionisch mimen die Masken des “Venedig der Dogen” die ersehnte Narrenfreiheit: Harlekin und Brighella oder‚ die Intrige', Pantalone, Colombina, der “Arzt der Pest” und die allgegenwärtige Pulcinella. Daneben toben alle möglichen Allegorien der so genannten “verkehrten Welt”: Melancholie und Tod, Spielkartennarren, Pierrots und Clowns, von Seifenblasen und hochnäsigen Pfauen begleitet, märchenhafte Wesen der Traumwelt, Könige der dunklen Seite des Mondes als magische Symbole des Unbekannten im ewigen Konflikt zwischen Gutem und Bösem, und unruhige Anhänger der “apocalypse now”. Szenen werden improvisiert, um Protagonisten des eigenen Theaterstücks zu sein, um das Alter-Ego zu befriedigen und einmal nicht sich

Selbst zu sein und um das Publikum zu amüsieren. Fotografiert zu sein ist Verpflichtung und jeder Zuschauer lässt die Kamera schwitzen und aufnehmen, sodass er eine Woche später den zum Tee geladenen Freunden vor einer Leinwand stolz sagen kann: Schaut, ich war auch da; sind es nicht tolle Bilder?

geheimnisvollen Rollen, der Mächte des Jenseits, der Liebe und der Zierlichkeit in einer Orgie von Farben und Gestalten.

Auch wenn Venedig durch die vierzehn Tage Fasching jedes Mal ein paar Millimeter in die zitternde Lagune sinkt, muss es sich der “Raison d'Etat” des Geschäftes opfern. Angebote aller Art , ob per Flugzeug, Bahn oder Auto, mit oder ohne Übernachtung, Voll-oder Halbpension, Maske inklusive werden von den Reisebüros gemacht, die alljährliche Streiterei des Faschingskomitees der Stadt um mögliche Lösungen zu finden, die gewisse Überfüllungsprobleme vermeiden könnten, ist nunmehr fast zur Folklore geworden und die Touristen, die trotz allen Warnungen doch mit dem Wagen hinfahren möchten, träumen von Wundermitteln, um das Auto in die Tasche zu packen, da einen Parkplatz zu bekommen völlig unmöglich ist.

Was am Eröffnungs-Sonntag feierlich anfängt wird am “Giovedi Grasso”, dem Faschingsdonnerstag, fortgesetzt und hält unvermindert an bis zum Faschingsdienstag, dem letzten Höhepunkt des Narrentreibens. Aufführungen jeder Art werden in dem historischen Theater dargeboten und oft verwandelt sich die Bühne in Audience und die Audience in Bühne, in der glitzernden Atmosphäre eines elitären soirée, wo die Kostüme der Zuschauer zur echten Darstellung werden. Anderswo, in der einmaligen Choreographie des St. Markus Platzes wird “Magie” erzeugt: Ein Merlin verzaubert alles was in seiner Reichweite ist, ätherische Feen schweben zwischen Türmen, Arkaden und Lauben mit ihren durchsichtigen langen Tüllschleiern, und das Erwachen der prunkvollen Vergangenheit der Seerepublik nimmt mit den phantastischen Verkleidungen des Schauspiels noch einmal Gestalt an.

Die Cafés sind überfüllt, ein Besuch bei “Florian” wird zum Erlebnis; man trinkt einen “Cappuccino” oder einen heißen Punch um sich zu wärmen, ein paar lustige Sprüche widerprallen zwischen alten Gemäuern und dann wirft man sich wieder mit vollem Schwung in das unglaubliche Karussell der Lebensfreude, des Trubels, der Lust an Anmut und Schönheit, der

Man trifft den St. Markus Löwen mit gewaltigen Flügeln und den schwarzen eifersüchtigen Othello, die “Contessa” in der alten Robe, den “Hamburger” der tatsächlich einen heißen Hamburger isst und sogar die Coca-Cola Flasche. Das Alte und das Neue mischen sich, ebenso wie das Klassische und das Moderne in einer zeitlosen Welt von Träumen, Märchen, Realität und Verrücktheit.

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Merkwürdig ist jedoch der nicht einfache Übergang von der Vergangenheit ins Heute, die “Recherche de les temps perdu” als Mythos für wenige im Gegensatz zu den Anforderungen der Mechanismen der Konsumgesellschaft, die ohne weiteres das Vergängliche noch vergänglicher macht, als Mythos für alle. Die polemische Seite der verwandelten Tradition herrscht natürlich auch, wegen der Massenparty, die Stadt für einige Tage den Venezianern wegnimmt, und wegen des Müllberges aus Papierfetzen, Dosen und leeren Flaschen, die am Aschermittwoch auf allen Gassen und Plätzen zu finden sind. Und die Venezianer erleben den Karneval nicht ganz mit und denken gerne an die goldene Ära vor Napoleon Bonapartes Verbot 1797 zurück, als alles echt und “signorile”, also edel war. Schön oder weniger schön, Tatsache ist, dass der heutige Karneval in Venedig als eine der weltberühmtesten Veranstaltungen des Winters gilt. Sei es wegen der reichen prunkvollen Geschichte der einst mächtigen Stadt und ihrer Faszination, sei es der Wunsch, in dem immer wieder umstrittenen Durcheinander der Menschenmassen mitmachen zu wollen und für wenige Stunden nicht mehr dies oder jenes “Ich”, sondern die maskierte Figur aus dem Fabeluniversum der Kindheit zu sein, schenkt die “Serenissima” allen und zehn Tage lang die geeignete Bühne für das eigene Theaterstück. Dann ist der Aschermittwoch da und alles verschwindet wieder. Venedig Dienstagnacht: Zersplitterte Reflexe von weißen Lampen zucken im Wasser, Gerüche nach Salz und zersetzten Mauern füllen die Luft, Chöre von Engeln widerprallen in den engen Kanälen und flüchtige Schatten tauchen auf und verschwinden wieder zwischen den Bögen der alten Paläste.

Anno 1094 in der Chronik von Doge Vitale Faliero erwähnt, war der Karneval schon ein internationales Fest das von Anfang Oktober bis zum “Martedi Grasso” (dem letzten Tag des Faschings) dauerte; Pausen waren die Advents und die Weihnachtszeit.

Im Jahre 1162, anlässlich des Sieges Venedigs über Ulrich, den Patriarchen von Aquileja, wurde groß gefeiert; für seine Wiederentlassung und die der zwölf mitgefangenen Kanoniker verlangte die Republik einen Tribut in Höhe eines Stieres und zwölf Schweinen, welche wohl die Festgenommenen symbolisieren sollten. Seit damals feierte Venedig am Giovedi Grasso immer wieder diesen Sieg und zwar mit einer Jagd auf einen Stier und auf Schweine, mit Feuerwerken die tags aus der “Macchina”, einer hölzernen Abschussrampe, starteten, mit Akrobaten, Attraktionen, Spektakeln, Aufführungen und öffentlichen Konzerten. Einer der beliebtesten Darbietungen war die menschliche Pyramide, ein lebendes Gebäude auf einem über zwei Boote gelegten Brett, das Krieg, Kampf, List und Frieden symbolisierte.

Das Maskentragen ist angeblich ein bisschen jünger, da es erstmals in einem Gesetz aus dem Jahre 1286 genannt wird, welches das Bewerfen von Vorbeigehenden mit Eiern seitens vermummter Menschen ausdrücklich verbietet. Aufführungen und Veranstaltungen fanden in den damals zahlreichen Theatern statt und Venedig war ein Weltzentrum des “Entertainments”. Während des Faschings - eigentlich vom 26. Dezember bis zum Faschingsdienstag - war fast alles erlaubt: Das Sich-Verbergen können, eine andere Identität zu haben, die verschiedenen “Gansspiele” und ein Narrenverhalten.

Die Athleten bildeten bis zu acht “Stockwerken” und bekamen mit der Zeit vom Volk und von den damaligen Chronisten besondere Namen wie “Der stolze Imperator”, Der Koloss von Rhodos, “Der kämpfende Löwe” oder “Der siegreiche Fürst”. Ebenfalls sehr gefragt und bedeutungsvoll war der “Engelsflug” aus der Turmstube des St. Markus Glockenturmes. Wie bei allen Volksfesten gab es aber auch gewisse Probleme und Konflikte: Eines davon stellten die immer häufigeren Missbräuche der

Heckverzierungen von Gondeln die die Luft sägen, Fassaden vom Nebel verschluckt, voller Legenden und altem Charme und das letzte Echo eines beendeten Phantasiefestes: Der Karneval ist vorbei, was bleibt, ist eine Wiese Konfetti. l’altraitalia 7


als traditionsreiche Masken die Hauptfiguren von Goldonis “Commedia dell'Arte”: Arlecchino, Pantalone, Brighella, Colombina, Pulcinella und der Pestarzt.

Verwendung der Masken dar (Gewalttätigkeitsdelikte dank der Anonymität, Zutritt in die Nonnenklöster usw.), was den Rat der Zehn mehrmals veranlasste, Geldstrafen und sogar bis zu zwei Jahren Kerkerhaft zu verhängen. Für die Herstellung der Masken griff man zu den verschiedensten Materialien: Leder, Ton, Porzellan, Keramik, Pappmaché und Wachsleinwand erforderten immer wieder neue Techniken und schon um 1600 war die Kunst der “Mascareri” - der Maskenbildner - in voller Blüte.

Die “Karneval-Regatta” war ebenfalls ein Erlebnis: Der Canal Grande wurde zum Amphitheater umgestaltet, die Ufer mit allegorischen Plastiken flankiert zur Erinnerung an die römische Mythologie, die Paläste wurden mit prunkvollen Tapisserien verziert ebenso wie die Gondeln, die Brücken und die Landestege. 90 Boote mit ca. 200 Mann Besatzung nahmen an den Wettfahrten teil und kämpften für den Sieg.

Nach jahrhundertelangen Feierlichkeiten verbot Napoleon, der Venedig erobert hatte im Jahre 1797 den Karneval; einige Jahre lang setzten die Adeligen in ihren Palästen diesen Brauch fort, bis wann er vollkommen in Vergessenheit geriet. Es vergingen ca. zwei Jahrhunderte bis zur offiziellen Wiedereröffnung des venezianischen Karnevals im Jahre 1979. Zur Wortgeschichte der Festbezeichnung “Karneval” oder “Fastnacht” gehören verschiedene volkstümliche Etymologien.

Die Maske hat eigentlich ihren Ursprung in der Antike. Sie wurde in den uralten heiligen Riten und Kulten angewendet, stellte Geister und die Seelen der Verstorbenen dar, diente zu Kriegszwecken um den Feind zu erschrecken und spielte in der religiösen Welt eine Schutzfunktion. Das Wort kommt aus dem Lombardischen und heißt sowohl “Seele” als auch “Gesicht”.

Aber auch die Masken offenbarten die Kluft zwischen Reich und Arm, zwischen Prunk und Elend; die der Adeligen waren aus Gold und Silber mit Edelsteinen geschmückt und wirkten oft als beleidigend für die anderen Bevölkerungsschichten. Das veranlasste den Magistraten die Entscheidung zu treffen, Strafen in Höhe von 100 Dukaten zu verhängen und die Beschlagnahmung der wertvollen Kleider zu veranlassen. Im Jahre 1617 im Zuge der Mode, prunkvolle Empfänge und üppige Feste zu veranstalten, organisierte Ippolito D'Este ein Privatbankett mit 54 Gästen, 291 Tellern, 15 Zuckerstatuen, 17 Gängen und insgesamt 145 Gerichten. Eine wichtige Rolle spielte im Karneval das Puppentheater, dessen berühmteste Vorstellung im 17. Jh. stattfand und zwar vom Abate Labia aufgeführt.

Die typische venezianische Maske ist die “Bauta”: Sie ist weiß und besteht aus einer schwarzen Kapuze aus Samt oder Seide, aus einem “Tricorno”, dem Dreispitz und einem langen Mantel, dem Tabarro, oft mit aufwendigen Spitzen verziert.

Das Fest hieß im Lateinischen nicht nur “carnelevamen” oder “carnisprivium” sondern auch “Bacchanalia”, da es sich der Bezeichnung aus der römischen Tradition bediente. Dies bedeutet nämlich “Bacchus-Fest” und wurde veranstaltet zu Ehren des Weingottes Bacchus. Da dieser Gott gewöhnlich auf dem Fass sitzend dargestellt wird, spricht man von einer “Fass-Nacht”. Vom Sprachwissenschaftlichen her aber kann man feststellen, dass die üblichen Bezeichnungen “Fastnacht”, “Fasching” oder “Karneval” mit ihren verschiedenen Ableitungen lediglich die Fastenzeit voraussetzen oder auf sie bezogen sind.

Die Bauta ist eine wirkliche Verkleidung, in der man völlig unerkennbar ist. Eine zweite typische Maske Venedigs ist der “Domino”, eigentlich spanischen Ursprungs, die einer Mönchskutte ähnelt, mit Umhang und breiter Kapuze. Weiters gelten l’altraitalia 8

Eine weitere diesbezügliche Interpretation aus dem christlichen Glauben führt zum Lateinischen “carne levare” - vom Fleisch lassen zurück und meint damit den Tag vor der Fastenzeit, den Abschied vom Fleisch, das man am Abend vor dem Aschermittwoch zu sich nahm.


Für viele Menschen ist die Brunnenvision - nebst dem Radbild - das Zentrum der Spiritualität von Bruder Klaus. Der Text dieser Vision ist zweifach überliefert, vielfach erforscht und kommentiert. Um diese Arbeiten soll es mir nicht gehen, sie sind wichtig, ja unersetzlich. Man kann sie vielerorts nachlesen.

tagtäglich mit mittelalterlichen Texten umgehen.

Mein Interesse ist - gebaut auf der Auseinandersetzung mit Literatur und vielen Spaziergängen in der herrlichen Umgebung von FlüeliRanft - die Frucht für das spirituelle Leben, auch und gerade einfacher, nicht “studierter” Menschen, gleichsam für “Anfänger”, die nicht

“Ein Mensch unterbrach seinen Schlaf, wie es Gottes Wille war, um sein Leiden (Passion Jesu) zu betrachten. Er dankte Gott wegen seines Leidens und seines Martyriums. Gott aber gab ihm die Gnade, dass er darin Kurzweil und Freude hatte. Dann legte er sich wieder zur

Lesen Sie zunächst in Ruhe den Text der Brunnenvision überliefert durch Caspar am Büel (um 1500), aus dem Buch: Werner T. Huber, Bruder Klaus, Niklaus von Flüe in den Zeugnissen seiner Zeitgenossen, Benziger Verlag, Zürich 1996

Ruhe. Doch in seinem Schlaf oder in seinem Geist dünkte es ihn, als ob er auf einem Dorfplatz stünde. Hier sah er eine grosse Zahl von Menschen, die alle hart arbeiteten und trotzdem so arm waren. Er stand da und schaute ihnen zu und wunderte sich sehr, dass sie so viel arbeiteten und dennoch so arm waren. Plötzlich zeigte sich auf der rechten Seite ein Tabernakel, wohlerbaut. Eine offene Türe führte hinein. Und er dachte bei sich: Du musst in den Tabernakel hineingehen, du musst schauen, was sich drinnen befindet und musst schnell durch die Türe eintreten. Er kam in eine Küche, die einer ganzen Gemeinde gehörte. Zur rechten Hand führte eine Treppe hinauf, vielleicht vier Stufe hoch. Ein paar Leute sah er hinaufgehen, aber nur wenige. Ihm schien, ihre Kleider seien weiss gesprenkelt. Er bemerkte, wie die Stufen herab, zur Küche hin, ein Brunnen in einen grossen Trog floss. Dieser enthielt dreierlei: Wein, Öl und Honig. Dieser Brunnen bewegte sich so schnell wie der Blitz und entfachte ein brüllendes Tosen, so dass der Palast laut erschallte wie ein Horn. Und er dachte bei sich: Du musst die Treppe hinaufsteigen und schauen, von woher der Brunnen kommt. Zugleich wunderte er sich sehr, dass die Leute so arm waren und nicht zum Brunnen kamen, um daraus zu schöpfen, obwohl er doch für alle da war. Mit diesen Gedanken ging er die Stiege hinauf und gelangte in einen weiten Saal. In der Mitte sah er einen viereckigen Kasten stehen, aus dem der Brunnen sich ergoss. Er näherte sich dem Behälter und betrachtete ihn. Während er auf den Kasten zuging, sank er ein, genauso, wie wenn man durch einen Sumpf schreiten will. Da zog er schnell die Füsse an sich. Und er erkannte in seinem Geiste, wer nicht schnell seine Füsse an sich zieht (und sich tragen lässt), kann nicht zum Brunnenkasten hingelangen.

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Der Behälter war auf den vier Seiten mit eisernen Blechen beschlagen. Und dieser Brunnen floss durch eine Röhre hindurch, dabei gab es einen so schönen Gesang im Brunnenkasten und in der Röhre, dass es ihn sehr erstaunte. Dieser Brunnen war so klar, dass jedes Menschenhaar auf seinem Boden zu sehen gewesen wäre. Und wie gewaltig er sich auch ergoss, so war doch der Kasten stets wimpernvoll, so dass er unaufhörlich überquoll. Und es dünkte ihn dabei, wieviel auch daraus floss, es war wohl dennoch immer mehr darin. Er sah, wie es aus allen Ritzen tropfte und zischte. Nun dachte er bei sich: Ich will wieder hinabsteigen. Als er das tat, sah er den Brunnen mächtig in den Trog fliessen und meinte: Ich will hinausgehen und schauen, was denn die Leute so sehr beschäftigt, dass sie nicht hineinkommen, um aus dem Brunnen zu schöpfen, worin doch ein so grosser Überfluss ist. Er ging zur Tür hinaus. Dort sah er die Leute schwere Arbeit verrichten, und trotzdem waren sie sehr arm.

Nun achtete er genau darauf, was sie denn taten. Da bemerkte er einen, der hatte mitten durch den Platz einen Zaun errichtet; er stand vor einer Schranke und verwehrte mit der Hand den Leuten das Weitergehen. Er sagte ihnen: Ich lass euch weder hin - noch hergehen, es sei denn, ihr gebt mir den Pfennig. Ein anderer stand da und jonglierte mit Knebeln; dabei sagte er: Es ist dazu erdacht, dass ihr mir den Pfennig gebt. Dann sah er Schneider,

Schuhmacher und allerlei Handwerksleute. Und jedesmal, wenn sie ihre Arbeit verrichtet hatten, waren sie hinterher dennoch so arm, wie wenn sie gar nichts bekommen hätten. Niemand sah er hineingehen, um aus dem Brunnen zu schöpfen.

Man sagt nicht: “Ich arbeite als…”, nein, man ist, was man arbeitet. Noch deutlicher wird es bei arbeitslosen Menschen. Ihnen fehlt sehr oft - neben allen materiellen Problemen - das gesellschaftliche Ansehen, was noch viel schlimmer ist.

Als er dastand und den Leuten zusah, verwandelte sich die Umgebung und bekam die schroffen Umrisse der Gegend bei Bruder Klausens Kapelle, wo er seine Zelle hatte. Und er erkannte in seinem Geiste: Dieser Tabernakel ist Bruder Klaus (sein Inneres, sein Herz)“. 1. Freude am Betrachten der Passion Jesu: Es braucht viel, um beim Betrachten des Leidens Christi Freude zu empfinden. Dabei kann uns doch die Betrachtung des Leidens Christi davor bewahren, sich immer nur mit unserem eigenen Leiden zu beschäftigen, uns zu bejammern, wie schlecht es uns doch geht und wie schlimm die Welt ist! Wir können uns so ein Stück weit loslassen. Das Wort Freude spielt da eine wichtige Rolle: In vielen spirituellen Kreisen ist “Freude” leider nicht sehr verbreitet, eher ist es “Ernst” oder “Schweigen” usw. Ich erinnere mich gut, als junger Ministrant hat mich mein damaliger Pfarrer gefragt, was denn das wichtigste am Glauben sei. Ich hatte natürlich keine Ahnung. “Johannes, merke dir gut, das wichtigste am Glauben ist, dass er Freude macht”, sagte er. Dieses Wort hat mich sehr geprägt und bis heute nicht mehr losgelassen. Glauben soll Freude machen auch heute, hier und jetzt. Ich bin sehr froh, dass auch Bruder Klaus gleich im dritten Satz dieser Vision von Freude spricht! 2 “er sah eine grosse Zahl von Menschen, die alle hart arbeiteten und trotzdem so arm waren”. Harte Arbeit ist der Alltag vieler heutiger Menschen. Arbeit bestimmt den Alltag, viele definieren sich über ihre Arbeit. In Vorstellungsrunden höre ich immer wieder: “Ich bin… Kauffrau, Handwerker … usw”. l’altraitalia 10

Und trotz harter Arbeit stellt Bruder Klaus eine Armut fest. Ich denke, er meint eine Armut an Sinn. Über 50% der arbeitenden Menschen heute sind mit ihrem Beruf unzufrieden, sehen keinen oder nicht genügend Sinn darin. Das war damals wohl nicht anders als heute, sonst würde Bruder Klaus nicht dreimal diese Armut erwähnen. Niklaus sieht das. Das setzt voraus, dass er genau hinschaut, sich für seine Mitmenschen interessiert, er der Einsiedler! Mich lädt Bruder Klaus ein, ebenfalls hinzuschauen, was meine Mitmenschen bewegt, mich nach ihnen zu erkundigen, mich für sie zu interessieren, nicht in meinem “Schneckenhaus” zu verharren. 3. “Du musst die Treppe hinaufsteigen und schauen, von woher der Brunnen kommt.” Neugierig war er, Niklaus von Flüe, interessiert. Das verwundert nicht, wenn man weiss, was er vor seinem Rückzug alles geleistet hat und welche Ämter er bekleidet hat. Und sind wir ehrlich: dieser Brunnen ist schon etwas Faszinierendes: “Wein, Öl und Honig fliessen in ihm. Mich erinnert diese Passage an das Erste Testament, wo das Gelobte Land” bezeichnet wird als “Land, fliessend von Milch und


Honig ”. Einige Deuter der Brunnenvision sehen in Wein, Öl und Honig auch die göttliche Dreifaltigkeit. Andere ziehen Vergleiche mit dem Pfingsthymnus «Veni, Creator Spiritus» (Komm, Schöpfer Geist, in dessen zweiter Strophe der Geist Gottes ein “lebendiger Brunnen” (fons vivus) genannt wird und daran anschliessend «Feuer» (ignis = Wein), «Liebe» (caritas = Honig) und «Seelensalbung» (spiritalis unctio = Öl).

Für mich ist und bleibt das ein Faszinosum, das mich berührt und das mir auch Niklaus von Flüe immer wieder sagen kann: Ich bin, jeder Mensch ist Wohnort Gottes. Bruder Klaus war es zu seiner Zeit (Natürlich auch Dorothea, seine Frau und alle anderen Menschen!), und ich, wir sind es heute im 21.Jahrhundert. Meditationsrad Symbol

Sei es wie es wolle: Es braucht die Neugierde von Bruder Klaus, um diese Erfahrungen zu machen, das Interesse, die Offenheit. Welch ein Lernfeld für uns heutige Menschen! 4. “wer nicht schnell seine Füsse an sich zieht (und sich tragen lässt), kann nicht zum Brunnenkasten hingelangen”. Nicht umsonst wird Niklaus von Flüe als Mystiker bezeichnet, keiner der ganz Grossen, aber sicher ein “Mystiker des Alltags”. Der Brunnenkasten, der Tabernakel, das Heiligtum, ist nicht durch Leistung zu erreichen, das kann man nicht “machen”, sondern ist eingeladen, es sich schenken zu lassen, “sich tragen lassen”. Geliebt, angenommen, sind wir vor aller Leistung. Aus der Kraft des Geliebtseins können wir etwas leisten, nicht durch unsere Leistung müssen wir die Liebe “verdienen”. Zum Wesentlichen kommt der Mensch nicht aus sich selbst heraus, das bekommt er geschenkt. Dazu gehört “Vertrauen”, “Bereitschaft”, gerade wenn der Weg sumpfig ist! Ich wünsche uns solche Erfahrungen!

In unserem Herzen wohnt Gott selbst. Den Weg des Herzens (via cordis) gehen, heisst also, den Weg gehen, den Gott mit uns geht, mehr noch: Gott ist dieser Weg, den wir gehen (Jesus sagt: “Ich bin der Weg”, nicht: “Ich bin das Ziel!”), und zwar der je individuelle konkrete Weg meines Alltags. Auf diesem Weg hat alles Platz: Freud und Leid, Erfolg und

5. “Dieser Tabernakel ist Bruder Klaus (sein Inneres, sein Herz)”. Der Text wird immer dichter: Bruder Klaus spürt, dass er selbst der Tabernakel ist, , nach mittelalterlicher Theologie “der Wohnsitz Gottes”, das “Sakramentshäuschen”, in dem auch heute noch in vielen katholischen Kirchen die Hostien, “das Allerheiligste”, aufbewahrt werden. l’altraitalia 11

Scheitern, Sinn und Sinnlosigkeit, Enttäuschung und Erfüllung. Das Bewusstsein, dass ich ein Tabernakel Gottes bin, bewahrt mich auch vor einem blinden Egoismus, ahne ich doch, dass jeder Mensch ein Tabernakel Gottes, biblisch gesprochen, ein Abbild Gottes ist. Und ein Letztes: Bruder Klaus erkennt sich als Tabernakel ohne wenn und aber, ohne “du musst” und “du darfst nicht”. Es braucht keine “moralinsaure Keule” um irgendetwas klar zu machen. Das tut gut, das ist sehr überzeugend. Durch Bruder Klaus, durch dich und mich, geht die Liebesgeschichte Gottes mit den Menschen, mit der Schöpfung, weiter. Dabei kann mir Bruder Klaus als Vorbild dienen, aber ich muss ihn nicht nachahmen, ich darf ganz ich selbst sein, bleiben, werden, denn: “Einen Niklaus von Flüe hat Gott schon, einen Johannes Schleicher noch nicht!”

Johannes Schleicher Theologe, Co-Leiter Bildung und Marketing im VIACORDIS Haus St. Dorothea in CH-6073 Flüeli-Ranft johannes.schleicher@viacordis.ch


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