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visto da

Sotto la lente Alcolismo

l’altraitalia

numero 36 - gennaio 2012

Fr. 5.20 Euro 5.00

la voce e l’immagine degli italiani nel mondo

FRECCIATINE

Monti, Tre-Monti e ... la dolce vita SOCIETÀ

RACCONTI

Processo Eternit

La figlia dell’Amelia

www.laltraitalia.eu


Per regalarvi nuove emozioni, L'altraitalia ha il piacere di presentarvi, le bellissime immagini dei primi sei mesi del calendario Lavazza 2012

12 fotografi speciali per il ventennale del Calendario Lavazza

The Lavazzers è il titolo della ventesima edizione del Calendario Lavazza che, per festeggiare un traguardo così importante, ha riunito 12 maestri della fotografia che hanno reso grande negli anni il Calendario Lavazza. Erwin Olaf, Thierry Le Gouès, Miles Aldridge, Marino Parisotto, Eugenio Recuenco, Elliott Erwitt, Finlay MacKay, Mark Seliger, Annie Leibovitz, Albert Watson, David LaChapelle, Ellen von Unwerth. Sono loro, entusiasticamente, a essersi messi in gioco celebrando, con un autoscatto, il loro rapporto più intimo con il caffè Lavazza. I 12 fotografi, come ogni squadra affiatata che si rispetti, e sotto la guida dell’Agenzia Armando Testa che firma anche questa edizione del Calendario Lavazza, hanno interpretato sé stessi realizzando scatti innovativi, inusuali e immaginifici. Abituati a immaginarli dietro la macchina fotografica, il vederli ora protagonisti davanti all’obiettivo regala infatti una nuova emozione: ecco ad esempio David LaChapelle, re in una giungla nello scatto An ordinary morning turns into Paradise raccontare di come il caffè sia uno “strumento per mettere in marcia la mente”, ecco Erwin Olaf ricordare, nel suo scatto My thoughts flying away, come il suo pensiero nel momento in cui beve un caffè Lavazza vada, innegabilmente, al corpo umano. Una galleria di immagini di forte suggestione, ora fotografie divertenti ed enigmatiche, ora affascinanti come sculture, ora icone da decodificare: il risultato finale colpisce nel segno proprio per la diversità e per l’approccio introspettivo e surreale di ogni artista che ha contribuito a un risultato finale unico tra fotografia tradizionale, tecniche personali sofisticatissime e, in alcuni casi, arte digitale. “Ogni anno il Calendario Lavazza veicola nuove tendenze artistiche e temi differenti interpretati da un artista internazionale” racconta Francesca Lavazza, Direttore Corporate Image del Gruppo. “In quest’edizione così importante e significativa per la nostra comunicazione, abbiamo voluto invertire gli addendi e chiedere ai più grandi interpreti della fotografia d’autore di ritrarsi lasciandosi ispirare dal nostro espresso: il risultato è entusiasmante”. Michele Mariani, Direttore Creativo Esecutivo dell’Agenzia Armando Testa, sottolinea: “e’ stato meraviglioso poterci confrontare con questi grandi talenti e con ognuno riuscire a fissare nelle foto la relazione tra la loro personalità e il caffè”. Quasi un ritorno, o meglio una nuova interpretazione dell’Espress Yourself così caro a Lavazza. Icona e guida del Calendario 2012 e dell’intero progetto legato ai festeggiamenti del ventennale sarà Valerie van der Graaf.Alei, giovane modella olandese, protagonista degli scatti di Ellen von Unwerth, l’onore della copertina del Calendario 2012 e lo spegnimento delle candeline in un doppio simbolico compleanno. 20 sono gli anni del Calendario Lavazza, 20 sono gli anni di Valerie: non poteva esserci migliore portavoce del futuro che verrà. Come il Calendario Lavazza 1995 di Ellen von Unwerth segnava i festeggiamenti del centenario dell’azienda torinese - mostrando la giovanissima Amber Smith di fronte a un’enorme torta di compleanno -, così questi nuovi scatti della fotografa tedesca vedono Valerie di fronte a 20 candeline accese. Nell’autoscatto del Calendario 2012 Ellen è pronta, come allora, a festeggiare insieme a Lavazza. “Quello che tutti sanno è che faccio la fotografa. Quello che tutti non sanno e che spesso mi occupo di torte di compleanno, soprattutto quando lavoro per Lavazza. Una volta per i cento anni del marchio, oggi per i venti del calendario. Insomma, per festeggiare, qui una scusa si trova sempre. E, se c’è una festa, sicuro che non me la perdo” (Ellen von Unwerth) .


EDITORIALE di Maria C. Bernasconi

Passando con la mia auto vedo, in pieno giorno, una giovane donna, da sola, riversa sul marciapiede, le sue mani sono abbandonate su una bottiglia vuota.Accosto, scendo dall'auto e mi avvicino alla ragazza. Guardandola mi rendo conto che non ha più di 20 anni. Si lamenta e farfuglia parole che non riesco a capire: è ubriaca. Il mondo ne vede tante di queste scene, ogni giorno, ogni sera, non importa quale giorno della settimana sia, se siano persone sole o in gruppo, vecchi o giovani, donne o uomini, ma ne vede tante di queste scene ... Penso che, ancora oggi, sono molti coloro che cercano in questo modo la salvezza dalla vita e dalle difficoltà del quotidiano vivere. L'alcol è una scelta sbagliata davanti ai problemi che la vita ci riserva, un rifugio, una via di fuga dalla realtà, che comunque, una volta “evaporato l'effetto”, si ripresentano puntualmente. Lo sapete anche voi che quello di cui stiamo parlando è un problema vecchio quanto l'uomo, la cui origine si perde nel ricordo degli uomini, ma che solo negli ultimi due secoli ha assunto proporzioni via via più grandi. In tempi antichissimi, il vino era visto come un farmaco, una specie di moderno antidepressivo, che catapultava in una dimensione nuova, di felicità, una specie di viaggio nell'oblio e, nonostante siano passati più di duemila anni, l'alcol era, e resta ancora oggi per le stesse ragioni, una droga, un elemento il cui eccesso ti può far provare sensazioni di liberazione, ma che in realtà ti lega a sé in un vortice da cui è difficile uscire. L'alcol è oggi quasi una droga legale se assunto senza moderazione, e se nel passato le baccanti sfogavano la loro violenza e il loro eccitamento sulle montagne, oggi le persone ubriache barcollano nelle strade delle città oppure, in preda all'altro effetto che l'eccesso di alcol porta, siedono depressi in qualche angolo. Proviamo ad entrare anche solo per un attimo nella mente di una persona che ha bevuto; certo, magari la troveremmo un po' vuota, ma non è escluso che potremmo trovarci anche un eccellente curriculum, magari una laurea o chissà quale ricca impresa da gestire o forse i bambini che sono a scuola. Vicino a queste cose, però, troveremmo anche grandi problemi familiari, o molto più semplicemente la consapevolezza (meglio, la sbagliata convinzione) di stare vivendo inutilmente. No, no, non sto giustificando nessuno, sto solo cercando di ricostruire un passato difficile per scoprire che la soluzione di questo inghippo è più semplice del previsto, ma non per questo facile da attuare. Per combattere questa grave piaga servono persone che sappiano ascoltare. Servono degli amici, serve la capacità di saper ascoltare, lasciare che una persona si sfoghi con un suo simile e non con una serie di belle bottiglie trasparenti. Parlarne è un passo difficile per chi ha un simile problema che richiede un grande sforzo. Se si è consapevoli di stare sbagliando il passo diventa più facile, ma c'è anche chi si chiude in sé e rifiuta l'aiuto degli altri. Forse in questi casi parlare con persone che hanno vissuto lo stesso dramma potrebbe facilitare le cose. Chi vuole uscire da questo tunnel ha bisogno di tanta forza di volontà che noi, da amici, possiamo dare. Colpa nostra allora, della nostra perpetua indifferenza, se ci sono molte persone alcolizzate? Si, in parte siamo colpevoli anche noi che molto spesso non sappiamo o non vogliamo ascoltare chi ha bisogno d'aiuto!

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l’altraitalia Editore l'altraitalia Kirchenrainstrasse 27 CH - 8632 Tann-Rüti 0041 (0)56 535 31 30 info@laltraitalia.eu www.laltraitalia.eu Direttore Responsabile Maria Bernasconi Vice direttore Manuel Figliolini Direttore di Redazione Rossana Paola Seghezzi Collaboratori Giovanni il Battista Gianmaria Bavestrello Michele Capaccioli Umberto Fantauzzo Patrizia Gioia Simona Guidicelli Christian Lombardi Luisa Mazzetti Marco Minoletti Armando Rotondi Paola Zorzi

SOMMARIO Sotto la lente ALCOLISMO Tre principi importanti

20

Alcolisti Anonimi; insieme si può

22

Il valore terapeutico della spiritualità

25

Rifletti sulla tua situazione

28

2011 in PILLOLE

3

OPINIONI Frecciatine

6

ATTUALITÀ DA LONDRA Primazia assoluta della privacy o ... 9

SOCIETÀ Processo Eternit

12

Il CALENDARIO LAVAZZA 2012 ISTRUZIONE Comunicato FOPRAS-ECAP

18

CULTURA Foto rsp futura sagl Redazione grafica e stampa VisualFB - Magliaso visual.fb@bluewin.ch

POLITICA Illegalità, mafia e corruzione ...

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CINEMA Il piccolo garibaldino

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RACCONTI La figlia dell’Amelia

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I SEMI DELLA GIOIA

Webmaster Alfredo Panzera Contatti redazione@laltraitalia.eu Pubblicità info@laltraitalia.eu

Il dono è gratuità che crea legame 39

ENOGASTRONOMIA Tu vo’ fa l’americano

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BENESSERE E SALUTE Il cappero

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ASTROLOGIA Previsioni per il 2012

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IL 2011 in PILLOLE Ci siamo lasciati alle spalle il 2011 e abbracciamo il 2012. Come ogni anno la speranza di un futuro migliore e i buoni propositi per l’anno che verrà riempiono le nostre menti e i nostri cuori. Ma che anno è stato il 2011? Ripercorriamo mese per mese tutti gli avvenimenti più importanti che hanno caratterizzato nel bene e nel male l’anno ormai al tramonto. Un anno attraversato dalla crisi economica mondiale e dalle grandi rivoluzioni politiche che hanno interessato i paesi che si affacciano sul Mediterraneo. Italia compresa. Buon viaggio indietro nel tempo! Il primo mese dell’anno inizia nel segno delle donne. Il 1 gennaio, infatti, Dilma Rousseff (nella foto) viene proclamata presidente del Brasile. È la prima donna che arriva a ricoprire tale incarico nel paese sudamericano. Sempre a gennaio scoppia uno scandalo destinato a caratterizzare la vita politica del nostro paese per tutto il resto dell’anno: il cosiddetto “rubygate” che coinvolge il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e la presunta nipote di Mubarak: Ruby Rubacuori. E il termine “Bunga bunga” diventa una parola di uso comune ed esportata in tutto il mondo.

Il mese di febbraio è caratterizzato dal nascere delle rivolte nei paesi del Nord Africa. Proteste che infiammeranno il Mediterraneo per molte settimane e, in alcuni casi, anche per mesi. Una delle prime conseguenze di questi sommovimenti popolari sono, l’11 febbraio, le dimissioni del presidente egiziano Hosni Mubarak dopo 30 anni di governo ininterrotto. Il 15 febbraio è un giorno triste per tutti gli amanti del calcio. Il Fenomeno Ronaldo, infatti, annuncia tra le lacrime il suo ritiro dalle competizioni. Il 24 febbraio le rivolte popolari in Libia spingono il Colonnello Gheddafi a far intervenire l’esercito. I morti, nella sola Tripoli, sono almeno seimila. Il 26 febbraio in un campo abbandonato nella localita di Chignolo d’Isola viene ritrovato il cadavere di Yara Gambirasio (nella foto), la tredicenne scomparsa da Brembate più di due mesi prima. Il giallo terrà l’Italia col fiato sospeso per tutto il resto dell’anno. 27 febbraio, il film inglese “Il discordo del Re” si aggiudica l’oscar come miglior film.

L’11 marzo un terremoto di magnitudo 9.0 della scala Richter, tra i dieci più forti della storia della sismografia, colpisce la regione di Tōhoku in Giappone (nella foto). Il terremoto e le onde anomale conseguenti causano circa 11.000 morti accertati e oltre 17.000 dispersi. Gli tsunami hanno interessato, senza causare altre vittime, anche tutto il resto del bacino del Pacifico. Inoltre, sempre a causa del maremoto, un terribile incidente colpisce la centrale nucleare di Fukushima, provocando la fuoriuscita di materiale radioattivo e un disastro nucleare pari a quello di Chernobyl. Il 17 marzo ricorre il 150° anniversario dall’Unità d’Italia. I festeggiamenti si protrarranno per tutto il resto dell’anno in tutte le città italiane. Il 19 Marzo iniziano i bombardamenti sulla Libia della Comunità Internazionale contro il regime di Gheddafi.

1 aprile, la Francia decreta il divieto d'indossare il burqa in pubblico. L’Italia è un paese da sempre molto attratto dai casi di cronaca velati di mistero. E dopo il caso di Yara, un altro giallo appassionerà gli italiani per tutto l’anno. Il 21 aprile, infatti, nel bosco di Ripe di Civitella viene ritrovato il corpo di Melania Rea. Da subito il principale sospettato è il marito Salvatore Parolisi. 27 aprile, un tornado nel Sud degli Stati Uniti causa 300 morti. Il 29 aprile il Principe William del Galles sposa Kate Middleton (nella foto) in una Londra addobbata a festa e davanti a due miliardi di telespettatori. l’altraitalia 3


1 maggio, Papa Giovanni Paolo II (nella foto) viene proclamato Beato. Il 2 maggio è una data storica, il terrorista più ricercato del pianeta, Osama Bin Laden, ideatore degli attentati dell’11 settembre 2001, viene ucciso in Pakistan dai Navy SEAL statunitensi. Il 7 maggio, pareggiando 0-0 allo Stadio Olimpico di Roma contro la Roma, il Milan conquista il suo 18° scudetto precedendo in classifica l’Inter e il Napoli. Il 26 maggio viene arrestato, dopo quasi 16 anni di latitanza, il generale serbo Ratko Mladic, ex leader dei Serbi di Bosnia imputato per crimini di guerra e contro l’umanità. Il 28 maggio, allo stadio di Wembley, il Barcellona batte 3-1 il Manchester United conquistando la sua quarta Champions League.

Il 12 e 13 giugno gli italiani sono stati chiamati ad esprimersi su 4 quesiti referendari: due sull’acqua pubblica, uno sull’abrogazione del nucleare in Italia e uno sul legittimo impedimento. Il sì a tutti e 4 i quesiti è stato nettissimo. Il 15 giugno il nostro paese si è letteralmente trasformato in un romantico cinema all’aperto: gli italiani, infatti, sono rimasti incantati da una spettacolare eclissi lunare totale e dal fenomeno della luna rossa (nella foto). Il 22 giugno è una data che gli studenti non scorderanno mai: con la prova di italiano, infatti, iniziano gli esami di maturità.

Il 2 luglio si celebra un altro matrimonio da favola. Nel Principato di Monaco il Principe Alberto II sposa Charlene Wittstock. 10 luglio, travolto dallo scandalo delle intercettazioni illegali, chiude News of the World. 20 luglio le Nazioni Unite dichiarano lo stato di emergenza nel Sud della Somalia: a causa della siccità, la regione affronta la più grave carestia mai registrata. Tra Somalia, Kenia e Etiopia, 14 milioni di persone rischiano di morire per denutrizione. Il 22 luglio un attentato terroristico, di matrice neonazista, colpisce il centro di Oslo, capitale della Norvegia, con un ordigno esplosivo (nella foto) e l’isola di Utøya diventa la scena di una terribile caccia agli studenti con una sparatoria che provoca 76 morti in totale. Il mondo è sotto shock. Il responsabile del massacro è un norvegese di 32 anni, Anders Behring Breivik.

Il 5 agosto, viene arrestata con accuse di corruzione l'ex Presidente dell'Ucraina Iulia Tymoshenko Il sonnacchioso mese di Agosto è scosso, dal 6 al 10, dai violenti disordini che mettono a ferro e fuoco Londra e altre città dell’Inghilterra. Incidenti che avranno come conseguenza 5 morti e più di 1000 arresti. Dal 16 al 21 agosto si svolge a Madrid, con la partecipazione di Papa Benedetto XVI e di milioni di giovani, la XXVI Giornata Mondiale della Gioventù (nella foto).

2 settembre, Wikileaks, il sito di Julian Assange, pubblica online tutti i documenti riservati del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti. È bufera. 7 settembre, in un incidente aereo, muoiono quasi tutti i giocatori della squadra di hockey russa della Lokomotiv Yaroslavl. L’8 settembre è un giorno storico per lo sport italiano. A Torino, infatti, viene inaugurato lo “Juventus Stadium” (nella foto), il nuovo avveniristico stadio della “Vecchia Signora”. 11 settembre, celebrazioni e preghiere in tutto il mondo per il decimo anniversario dell’attentato alle Torri Gemelle di New York. Il 23 settembre è una data storica per il mondo della scienza. Il CERN di Ginevra, infatti, scopre che i neutrini sono più veloci della luce di circa 60 nanosecondi. Il risultato è ottenuto dall’esperimento Cngs (Cern Neutrino to Gran Sasso), nel quale un fascio di neutrini viene lanciato dal Cern verso i Laboratori del Gran Sasso dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare. l’altraitalia 4


Il 3 ottobre si chiude a Perugia, dopo quattro lunghi anni, il processo per l’omicidio della studentessa inglese Meredith Kercher. Amanda Knox e Raffaele Sollecito, che in primo grado erano stato condannati, a sorpresa vengono assolti con formula piena. 5 ottobre, muore Steve Jobs, il mondo è in lutto per la morte del “genio” co-fondatore dell’azienda informaticaApple. Soffriva di cancro al pancreas da oltre 7 anni. 15 ottobre, la manifestazione degli indignados, nella quale si infiltrano i famigerati Black Bloc, mette a ferro e fuoco Roma, provocando distruzione e più di 70 feriti tra i manifestanti e le forze dell’ordine. Il 20 ottobre, dopo 8 mesi di guerra civile, il rais libico Muammar Gheddafi viene ucciso a Sirte dai guerriglieri della rivoluzione del Cnt. Il 23 ottobre è un giorno molto triste per il mondo dello sport. Dopo una caduta nel secondo giro del Gran Premio di MotoGP di Sepang, in Malesia, muore Marco Simoncelli (nella foto). Il 25 e il 26 ottobre una violenta precipitazione colpisce il levante ligure e la Lunigiana provocando esondazioni, distruzione, vittime e dispersi. Ore di piogge battenti accompagnate da tuoni e fulmini, poi i primi torrenti che tracimano. La splendida località di Monterosso spezzata in due dal fango: un alluvione lampo spazza via le bellezze delle Cinque Terre. Pochi giorni dopo anche Genova e il resto della Liguria verrà colpito da una disastrosa alluvione. Fioccano le polemiche, ma, come sempre, tardive.

Il mese di novembre inizia con l’insediamento di Mario Draghi (nella foto) alla guida della Bce, la Banca Centrale Europea. Finalmente una bella notizia per il nostro paese in crisi politica ed economica. 4 novembre, Antonio Cassano viene operato al cuore dopo un malore accusato al termine del match Roma-Milan. Per l'attaccante rossonero, stop di 6 mesi. 7 novembre, la boxe piange Joe Frazier. “Smokin Joè” si spegne all'età di 67 anni per un tumore al fegato. L’8 novembre il nostro pianeta se l’è davvero vista brutta: un asteroide, infatti, ci ha sfiorato passando a soli 300.000 km dalla Terra. Il 12 novembre, Silvio Berlusconi rassegna le sue dimissioni da Presidente del Consiglio nelle mani del Capo dello Stato. Scene di giubilo e caroselli in tutta Roma. Dopo veloci consultazioni, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano assegna l’incarico di formare il nuovo governo a Mario Monti. Il 16 novembre, con la cerimonia del giuramento, nasce ufficialmente il nuovo esecutivo. Il 23 novembre, nella provincia di Messina le scene sono quelle viste in Liguria un mese prima. L’alluvione trasforma in un inferno una zona a forte rischio di dissesto idrogeologico. A Saponara la collina viene giù alle sei di pomeriggio 30 chilometri più in là, a Barcellona Pozzo di Gotto, il torrente Longano, che divide il paese, rompe gli argini e le acque in piena trascinano auto e moto che arrivano ai balconi dei primi piani dei palazzi. Il 30 novembre, il dottor Conrad Murray è riconosciuto colpevole di omicidio colposo per la morte di Michael Jackson.

Il 5 dicembre, la Nasa scopre un pianeta molto simile alla Terra a 600 anni luce di distanza e lo battezza Kepler-22B (nella foto) 7 dicembre, con una brillante operazione di polizia, in un bunker a Casapesenna, in provincia di Caserta, viene arrestato il superlatitante boss dei Casalesi Michele Zagaria. 18 dicembre, il Barcellona si laurea Campione del Mondo battendo il Santos in finale. Lo stesso giorno muore Vaclav Havel, leader della resistenza anticomunista della Cecoslovacchia e poi Presidente della Repubblica Ceca. 19 dicembre, viene diffusa, con diverse ore di ritardo, la notizia della morte del dittatore nordcoreano Kim Jong II. Scene di straziante dolore nelle strade di Pyongyang, non si sa se sincere o se imposte dal regime. 25 dicembre, Natale di sangue in Nigeria. Una bomba è scoppiata nella chiesa di Santa Teresa nella capitale Abuja, durante la messa di Natale provocando, secondo alcuni testimoni, almeno 27 morti. Altre due esplosioni vicino ad una chiesa a Jos, nella Nigeria centrale, e in una chiesa a Gadaka, nel Nord del Paese, ancora incerto il numero delle vittime. 27 dicembre, una nave cisterna italiana, con a bordo un equipaggio di 18 persone, tra cui sei italiani, è stata sequestrata al largo delle coste dell'Oman da un gruppo di pirati. Lo hanno riferito l'armatore - la società napoletana Marnavi - e la Farnesina. l’altraitalia 5


OPINIONI

Frecciatine di Giovanni il Battista

Certo che, vista da Quassù, l'esperienza che l'Italia sta vivendo in questo periodo è coinvolgente e, se mi posso permettere, al tempo stesso, triste. Quanto sta emergendo (ora, direi, clamorosamente) non tanto sulla manovra, le cifre, i piani di rientro e le filastrocche della squadra del Professor Monti, quanto su alcuni principi “strutturali”, direi “culturali” ed insieme “storici”, che in maniera quasi disincantata ... si fa per dire ..., vengono enunciati dai nuovi conduttori della Penisola, hanno fatto gridare molti allo scandalo. Con molto rispetto per il Popolo italiano mi permetto sommessamente di porre qualche domanda e fare brevi riflessioni. Il principio del calcolo delle Pensioni Tutti gli italiani hanno scoperto, con il ministro Fornero, in quale modo venivano finora calcolate le rendite pensionistiche. Le elargizioni avvenivano nella maggior parte dei

casi, correlate non ai contributi versati, ma si legavano principalmente a dei dispositivi e codicilli, diciamo, del tutto “legali”, che prevedevano che si calcolasse, sopratutto per l'amministrazione pubblica, con una percentuale elevata, la rendita (le rendite ...) spettante in base all'ultimo stipendio ricevuto e/o che già si percepiva negli ultimi 3/5 anni di attività professionale. Il metodo, seppur, ripeto, con principio comunque sancito, è devastante per le casse che sborsano (INPS e affini) sia per il presente che sopratutto per il futuro. Era evidente l'abuso per accedere alla norma: “ti promuovo negli ultimi anni della tua attività quindi hai un aumento di stipendio interessante cosicché la rendita pensionistica ti soddisferà”! Così non doveva essere e non doveva accadere! Le “pensioni” avrebbero dovuto, da sempre, avere come principio l'equità (parola di questi tempi perfino abusata) e sopratutto la solidarietà (parola che non ho mai sentito pronunciare).

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In parole povere: tutti pagano dei contributi (in uno con il datore di lavoro per la parte professionale) in percentuale allo stipendio che ricevono nel corso della vita lavorativa per permettere all'INPS ed al “fondo pensione professionale” di riconoscergli, al momento opportuno, una rendita che verrà calcolata sul versato e con dei “massimali di rendita” per gli stipendi importanti: questo “plafonaggio”, proprio per il principio della solidarietà, dovrebbe servire a finanziare le rendite deboli ed i casi particolari (invalidi, coniuge, ecc. ecc.)! Non vi sembra un concetto semplice ed equo?

donne a 62; recentemente questa soglia “naturalmente” si è elevata: non importa (in qualche modo) quanti anni i lavoratori hanno dovuto ... sopportare! Il solo obiettivo sociale e solidale, per gli equilibri dello “Stato e del mercato previdenziale”, è riuscire a costituire una rendita dignitosa per far godere a chi la riceve, senza patemi d'animo, i restanti suoi anni. Non altro: punto! Questo anche per risolvere, ma non solo, e fra gli altri temi, il problema del lavoro in nero e conseguentemente dell'evasione fiscale (che riprendo in seguito)! Perché? Domanda: qual'è l'andazzo atavico radicato nella “capa” del popolo italico (... sono un po' brutale ...)? “Vado in pensione, prendo la liquidazione e la rendita ed il giorno dopo mi organizzo la stessa o una nuova attività, tutta bella in nero!” Guarda che bello: “finora ho percepito uno stipendio; da ora me ne creo uno "doppio ", completamente defiscalizzato; ma guarda che bello”! Mi fermo qui e non apro il capitolo dei privilegi, delle pensioni baby, d'oro, d'argento, di bronzo (le facce), di categoria, delle pensioni cumulate, delle indennità parallele ecc. ecc. Questa riflessione l'ho espressa, forse per caso, prima che nascesse il Governo Monti, sul numero 32 del settembre 2011 di questa Rivista sotto il titolo: “Irritazione cutanea e ... rigonfiamento di zebedei ...”. La Dolce vita, il “non c'è problema”, i furbetti, la Solidarietà.

Sarebbe anche utile ben separare, come già in parte, ma disordinatamente avviene, il primo pilastro previdenziale (i contributi e la rendita che elargisce lo Stato) dal secondo pilastro (fondo pensione o “liquidazione” che dà il datore di lavoro a fine carriera), proprio per evitare fraintendimenti e delusioni. Sarebbe interessante (già comunque esiste) meglio promulgare, anche se non obbligatoriamente, l'importanza del terzo pilastro previdenziale e cioè il risparmio individuale per il quale principio, comunque, il Popolo italiano é già (... fortunatamente ...) maestro. Nella maggior parte dei Paesi evoluti questo principio è conosciuto ed applicato da decenni: basti pensare al sistema in vigore nella vicina Svizzera ...

Le rendite dei politici Le remunerazioni dirette ed indirette dei rappresentanti del Popolo hanno contribuito a erodere gli averi dello Stato (che, se qualcuno lo avesse dimenticato, sono i soldi che il Popolo onesto paga in tasse!) e quindi contribuire a far esplodere il debito pubblico. Anche in questa categoria: baby pensioni, pensioni d'oro, doppi, tripli stipendi, indennità speciali, privilegi ...

Ora il Governo Monti l'ha proposto. Speriamo che il Popolo e sopratutto i suoi rappresentanti l'accettino: saranno tutti più tranquilli e soddisfatti anche se mi rendo conto che per questo periodo “introduttivo” e di “adeguamento”, qualche sacrificio tutti (i ... privilegiati ... sopra tutti) lo dovranno fare. Continuare con il “vecchio”sistema non è/era più possibile! Il clientelismo, la cultura, la Dolce vita, i “nodi che vengono al pettine”... Il fine carriera L'Italia, a quanto mi risulta, dei Paesi che contano, è il solo nel quale, le persone vanno in pensione, per così dire, quando sono ancora nel pieno del loro vigore! Nelle altre Nazioni, l'età minima del pensionamento è da sempre stata adeguata alle aspettative di vita: prendendo ad esempio ancora i vostri vicini svizzerotti risulta che, da diversi anni oramai, si è stabilito che gli uomini vanno in pensione a 65 anni e le

In questi giorni si è istituita una “commissione speciale” per fare una ricerca sulle differenze fra i contributi pagati ai politici “italiani” rispetto a quelli dei loro colleghi “europei”.

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Riporto a tal proposito, la reazione, che mi sembra più che logica e capibile, di Luigi Angeletti, segretario nazionale della UIL, per e su tutte: “Ma siamo matti? Quanti milioni di Euro ci costerà? Quanto tempo ci vorrà? Le differenze sono già state calcolate e conosciute da anni”. Subito fatto: per una delle tante voci di guadagno, “stipendio mensile”, gli “italiani” percepiscono Euro 11.704.-- ; gli “europei” Euro 5.339.--. Punto! Il problema non é, tra l'altro, di stabilire al centesimo l'ammontare. Il problema é quello di prenderne nota e di intervenire subito!, non solo nelle trasmissioni dove tutti sono d'accordo, ma sui banchi del Parlamento! Vergogna! (non mi ricordo se questo l'ha detto Angeletti, comunque per evitare omissioni lo aggiungo io). Come dargli torto? Vedi una mia breve riflessione sul numero 34 del novembre 2011 su questa Rivista, sotto il titolo:Allergie queste “conosciute”. La Dolce vita, i furbetti, la solidarietà, la dignità, la vergogna ... Il debito pubblico No comment ... (non rivoltare il coltello nella piaga ...) La dolce vita, il “non c'è problema”, il clientelismo, il “volemose bene”, la vergogna ... L'evasione fiscale

ne frego di quanto ti avevo promesso, ora paghi e basta”! A mio modesto parere in questo caso, nemmeno la straordinarietà del momento giustifica l'atteggiamento! La cultura, la dignità, l'attendilità, la “credibilità” (anche internazionale) ...

Per informazione A Che tempo che fa, il bravo giornalista della Stampa, Massimo Gramellini, raccontava recentemente due aneddoti che potrebbero essere il faro (culturale e civile) per la rinascita futura dell'Italia e della sua classe, diciamo, dirigente (che comunque è delegata dal Popolo che la vota, purtroppo ...!): a Berna, un Italiano, vedendo arrivare un signore in giacca e cravatta che depone la sua bicicletta davanti al Palazzo Federale (il vostro Palazzo Chigi) ed entra dall'ingresso principale, chiede al suo amico svizzero: “ come mai uno qualunque può entrare dalla porta principale senza venire fermato?” Risponde lo svizzero: “quello non è uno qualunque: è il nostro Ministro dell'Ambiente”. Macchina bleu, dignità, etica, cultura, solidarietà, la Dolce vita, i privilegi ... A Losanna, un lavoratore svizzero, riceve la sua notifica di tassazione. Dopo verifica, ritiene che la stessa sia errata. Telefona all'amministrazione. L'impiegato, dopo controllo, gli conferma che ha ragione. Gli manderanno quella corretta. Dopo 4 giorni, dicasi quattro giorni, il lavoratore riceve la notifica promessa. Le nefande, corrotte e maleducate arroganze del potere burocratico, la cultura, la serietà, la solidarietà, il servizio pubblico al servizio della gente ...

È stato calcolato che vi sono annualmente 250 miliardi di Euro non dichiarati; vuol dire 120 Miliardi di tasse evase. Domanda: chi l'ha calcolato? Come? Dove? Quando? Se é uno studio serio vuol dire che si sa chi e dove evade o elude! Mi sembra lapalissiano: se è così si intervenga subito, se non è così (le fonti concrete non esistono) la si smetta di buttare fumo negli occhi del Popolo (per nulla ...bestia ...). La serietà, l'attendibilità, lo scaricabarile, gli scheletri nell'armadio, la Dolce vita ... Lo scudo fiscale Al di là di uno scudo fatto all'acqua di rose per i furbetti (5/6% di ammenda una tantum), vi sembra giusto che, promulgandolo, si fissò, sia nei dispositivi che nelle norme applicative, la garanzia ai precitati furbetti che la stessa sarebbe stata un'opportunità unica, “tombale”, discreta, per una purificazione, anche morale (si fa per dire), una tantum ecc. ecc. per poi, ora, come Istituzione, rimangiarsi la parola dicendo: “comunque tu sei un mascalzone e quindi, me

A proposito di solidarietà e di sopraffazione Diceva Ettore Petrolini, attore, tanto, ma tanto tempo fa, a proposito della “moderna” (morì nel 1936, pensate un po'!), questa volta uso il termine, equità: “è necessario prendere il denaro dove si trova; per esempio presso i poveri: hanno poco ma sono tanti”!! A proposito di storia, di filosofia e di diagnostica Mussolini diceva: “l'Italia non ha bisogno di un Governo ...” e ancora: “come si fa a non diventare padroni di un Paese di servitori ?” Forse sono andato un po' oltre ... Ma Napolitano ha recentemente affermato: “qui ci vuole una ... SCOSSA ...!!!!” A te Maria confido le anime dei miei amici italiani, sopra tutto quelli disonesti, che sono tanti, per un'opera purificatoria! Non maledirmi per questa gravosa, direi impossibile, preghiera... Se ne hai bisogno di Acqua Santa, a Lourdes, come tu sai, ce n'è in quantità industriali: spero che basti ...!

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ATTUALITÀ

da Londra di Michele Capaccioli

Primazia assoluta della privacy o concezione della legalità? Il tentativo di prendere le “misure” in Italia Prima parte

Dal film “Le vite degli altri”

Su internet circolano alcuni articoli che riportano il sistema delle intercettazioni telefoniche attualmente vigenti in Francia, Gran Bretagna e negli Stati Uniti. In particolar modo, ci si concentra sulla possibilità che le comunicazioni dei capi di stato, come presidenti del consiglio, primi ministri e presidenti della Repubblica, possano essere intercettate. In Francia, la pubblicazione dei testi delle intercettazioni riguardanti le Président de la République Française sarebbe vista come un atto irriguardoso nei confronti di una delle più alte cariche dello Stato. Secondo François Bernard Huyghe, docente di Scienze dell’Informazione e ricercatore all’Institut de Relations Internationales et Stratégiques, è “tecnicamente impossibile” che l’audio delle telefonate del Presidente della Repubblica Francese sia ascoltato su internet: “È illegale. Si utilizzano sistemi avanzati per criptare le loro comunicazioni”. Il Presidente francese Nicolas Sarkozy

nali francesi le conversazioni del Presidente della Repubblica, sebbene ci sia “un precedente: il famoso ‘se torni annullo tutto’ che Nicolas Sarkozy inviò alla sua ex moglie Cecilia otto giorni prima di sposarsi con Carla Bruni”. Comunque, “In linea generale la tradizione giornalistica francese è anche quella del rispetto della privacy. Ad esempio - continua Huyghe - oltre duemila giornalisti erano al corrente della figlia segreta del presidente Mitterand, ma nessuno ha mai voluto divulgare la notizia”. Nel Regno Unito, come ricordato dai penalisti Oscar Del Fabbro e Harold Kaplan, le intercettazioni telefoniche possono essere usate solamente ai fini d’intelligence giudiziaria e non per fini probatori processuali. Né l’accusa, né la difesa possono esibire in giudizio le intercettazioni. Inoltre, secondo Kaplan, le “intercettazioni a figure politiche o istituzionali, come la Regina, potrebbero essere effettuate solo dai servizi segreti per motivi di sicurezza nazionale. E certo non possono essere divulgate. I giornali non possono procurarsi il contenuto delle conversazioni e se lo pubblicassero finirebbero in guai seri sia gli editori sia le fonti”. Inoltre, come ho scritto in un precedente articolo (“Risolvi il problema della giustizia e hai fatto un piccolo passo avanti”, wemustact.org), se i giornali inglesi pubblicano i testi delle intercettazioni telefoniche non penalmente rilevanti e/o i testi di quelle intercettazioni coperte dal segreto istruttorio, essi commetteranno oltraggio alla Corte, ostruzione e sabotaggio della giustizia. Inoltre, se queste intercettazioni sono state ottenute impropriamente, esse non potranno essere pubblicate.

Tali intercettazioni sono previste solamente quando è il Parlamento a richiederle per questioni di “sicurezza nazionale, o nel caso di un’inchiesta giudiziaria”. Invece, “I giornalisti non possono pubblicarle, ma solo raccontare i fatti senza virgolette”. Quindi, sarebbe impossibile leggere sui gior-

Invece, se è un dipartimento governativo a violare il segreto istruttorio, tale dipartimento potrà ricevere un’ingiunzione affinché i documenti coperti dal segreto istruttorio non siano pubblicati. Kaplan aggiunge anche che “in Gran Bretagna ogni notizia inerente ad un processo può essere diffusa

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solo durante la fase dibattimentale o dopo per evitare che il giudizio della Corte venga distorto”. Negli Stati Uniti d’America, il Presidente può avvalersi dell’ “Executive Privilege” e, quindi, può opporsi alla citazione in giudizio e ad altri interventi da parte del potere legislativo e giudiziario. Secondo Gianni Toniutti dello Studio Legale “Tosolini, Lamura, Rasile & Toniutti” di New York, Miami, Roma e Milano, “Nessun magistrato americano autorizzerebbe mai un’intercettazione nei confronti del Presidente. La Suprema Corte ha avuto modo di pronunciarsi in merito, stabilendo che il Presidente, non essendo paragonabile ad un individuo ordinario per la carica e le funzioni svolte, è coperto dal cosiddetto ‘executive privilege’ nelle conversazioni e negli atti riguardanti questioni di sicurezza nazionale, militari e di politica internazionale”. La Casa Bianca

Inoltre, come ricorda l’Avvocato Toniutti, “Durante la fase istruttoria non c’è praticamente mai una diffusione di dettagli o atti come le intercettazioni. In fase dibattimentale, non vi è nessuna limitazione, ma per il Presidente c’è sempre l’executive privilege”. Chi dovesse pubblicare i testi delle intercettazioni telefoniche, “se le conversazioni riguardassero temi di sicurezza nazionale ci sarebbero gli estremi per parlare di cospirazione, un reato gravissimo. Per temi di natura diversa, ci sarebbe da fare una valutazione riguardante la privacy, ugualmente grave”.

per questioni riguardanti la sicurezza nazionale, questioni militari e atti di politica internazionale, in nome della privacy si superano certi confini, andando, quindi, ad invadere il “territorio” della legalità. Quindi, seguendo la logica dello stesso ragionamento, il discorso della legalità andrebbe bene solamente per quei tipi di reati, come l’associazione mafiosa, per i quali sarebbero previste le intercettazioni telefoniche. Invece, per altri tipi di reati, per i quali le intercettazioni telefoniche non sono previste, si rischierebbe di lasciare impuniti chi commette dei crimini in mancanza di testimoni. Pertanto, non so se questi ragionamenti siano fatti di proposito ovvero in mala fede, per fuorviare la discussione, o perché non si è pienamente informati, oppure perché ci si fa prendere troppo dalla disperazione, mettendosi nei panni di una persona. Spesso, l’impressione è quella che esista una tendenza di una parte del mondo della politica italiana a raggirare la questione, non andando al nocciolo del problema. Solamente in questo caso, si potrebbe parlare della mancanza di una reale volontà politica per risolvere il problema alla radice. Oppure potrebbe anche darsi che, quella parte del mondo della politica che insiste sulla limitazione delle intercettazioni affinché esse non siano passate alla stampa, non capisca quale sia il problema di fondo. L’ex Presidente del Consiglio italiano, Silvio Berlusconi, ha più volte “denunciato” il sistema delle intercettazioni telefoniche vigente in Italia, parlando, addirittura, di “pornomagistratura”. Da una parte, alcune “denunce” pubbliche provenienti dall’ex Presidente del Consiglio sono assolutamente rilevanti, in particolar modo quelle riguardanti la pubblicazione sulla stampa dei testi delle intercettazioni coperte dal segreto istruttorio. Inoltre, Silvio Berlusconi ha più volte sottolineato l’atipicità del caso italiano.

Come vedremo successivamente, questo non significa che il Presidente degli Stati Uniti possa comportarsi da sovrano legibus solutus durante il suo mandato. Questi aspetti, emersi da un’inchiesta di Panorama del 28 settembre 2011, citata più volte da alcuni blogger italiani, sono stati spesso utilizzati anche da alcuni attori dell’opinione pubblica italiana in un modo piuttosto preoccupante. Su Facebook, ma non solo, esiste, infatti, da parte di alcuni “attori”, una tendenza molto allarmante ad utilizzare i sopra citati aspetti per giustificare la limitazione delle intercettazioni telefoniche in Italia. Si sostiene che limitare le intercettazioni sia troppo poco. Si aggiunge che il problema della pubblicazione sulla stampa dei testi delle intercettazioni coperte dal segreto istruttorio e dei testi delle intercettazioni non penalmente rilevanti si possa risolvere attraverso la limitazione delle stesse intercettazioni. In poche parole, si fa prevalere il concetto di privatezza o privacy su quello della legalità. Ritengo che tali ragionamenti siano poco diplomatici. Infatti, escludendo le comunicazioni fatte da capi di stato

A tale riguardo, sempre su Panorama, Giovanni Buttarelli, Garante Europeo aggiunto per la privacy, afferma che “l’esperienza del caso italiano è senz’altro atipica: pubblichiamo molti più audio e trascrizioni di altri Paesi”. Buttarelli sottolinea anche che la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha affermato “che la diffusione di trascrizioni è un’interferenza nella vita privata, legittima solo se, secondo garanzie di legge, è assolutamente necessaria in una società democratica in quanto esiste un pressante bisogno sociale al riguardo”. Quindi, secondo Buttarelli, diviene necessario “un tagliando alla disciplina italiana, compreso il codice di deontologia giornalistico del 1997”.

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Inoltre, “Il diritto all’informazione riguarda solo fatti strettamente connessi all’accusa penale ed il semplice deposito agli atti processuali non trasforma di per sé i contenuti delle intercettazioni in documenti di pubblico dominio. La privacy delle figure pubbliche è attenuata, ma il connotato pubblico di un processo penale non è carta bianca per i mezzi di informazione, specie per ciò che ha una dimensione strettamente privata. L’Italia - conclude Giovanni Buttarelli - ha già riportato due condanne su questi temi”. Dall’altra parte, però, pur mettendoci nei panni dell’ex Presidente del Consiglio, non possiamo far altro che costatare quella che, a mio avviso, è un’esagerazione o una generalizzazione: il Nostro Paese spende troppo per le intercettazioni. Quindi, esse vanno limitate; se le intercettazioni violano la privacy, non si possono fare; le intercettazioni possono essere fatte solo per i reati più gravi, come per l’associazione mafiosa. In sostanza, la primazia assoluta della privacy non fa altro che andare ad intaccare tutto l’apparato delle intercettazioni telefoniche e le preziose informazioni che esse possono offrire per consegnare alla giustizia coloro che commettono dei reati. Preziose perché le intercettazioni possono offrire delle informazioni che alcune persone possono anche rifiutarsi di fornire, persino di fronte ad un giudice imparziale, competente e indipendente.

ad esso, esistono pochi casi (legali) su tale materia. E siccome gli Stati Uniti hanno un sistema di common law, la legge da sola non è molto sviluppata. Essenzialmente, l’“executive privilege” è pensato per proteggere le deliberazioni del Presidente e di coloro sotto di lui, e per permettere la circolazione libera di idee e di informazioni, evitando che queste idee e tali informazioni possano venire fuori alla luce del giorno. Essenzialmente, gli altri due rami del Governo Americano quello legislativo e giudiziario - possono richiedere dei documenti al ramo esecutivo - ad esempio, al Presidente degli Stati Uniti. È doveroso ricordare come nella storia americana non sia mai avvenuto un caso in cui gli organi investigativi abbiano intercettato telefonicamente il Presidente degli Stati Uniti e che, conditio sine qua non, tali intercettazioni fossero già in mano al Procuratore Speciale. Al contrario, nella storia americana, c’è stato un caso in cui delle registrazioni audio di comunicazioni avvenute all’interno della Casa Bianca fossero richieste dal Procuratore Speciale, Leon Kaworski, e che tale richiesta fosse stata rifiutata dalla Casa Bianca, la quale si appellò all’ “executive privilege”. Questo fu il caso United States v. Nixon (1974).

C’è un’altra tendenza che considero molto preoccupante: l’appellarsi all’ “executive privilege” del Presidente degli Stati Uniti d’America sempre per obiettare al riguardo delle intercettazioni telefoniche a carico di Silvio Berlusconi. Naturalmente, mi sembra doveroso sottolineare il fatto che qualsiasi comunicazione, orale o scritta, fatta da qualsiasi Presidente del Consiglio italiano e, conditio sine qua non, riguardante questioni di sicurezza nazionale, militari e di politica internazionale non debba essere intercettata, se non dai servizi segreti. Inoltre, mi sembra altrettanto doveroso rilevare che chiunque andasse a passare a terzi e a pubblicare tali tipi di conversazioni possa essere indagato e processato per cospirazione. Contrariamente, infatti, sarebbe come violare la confidenza professionale legale tra un avvocato e il suo cliente, ad eccezione, ad esempio, di quando un cliente afferma di aver intenzione di commettere un reato. Un capo di stato, però, non può essere legibus solutus, ovvero al di sopra della legge, quando si tratta di altri tipi di reati. Altrimenti, si andrebbe a concepire un concetto assoluto di “Executive Privilege”. Innanzitutto, come ricordato dal Prof. Mark J. Rozell nel suo libro “Executive privilege: the Dilemma of Secrecy and Democratic Accountability”, “l’attuale uso del termine ‘executive privilege’ proviene dall’Amministrazione Dwight D. Eisenhower, la quale invocò questa dottrina in più di quaranta occasioni”. L’“executive privilege” è uno strumento che solamente il Presidente o ex presidenti possono invocare. Sostanzialmente, tale strumento non è stato invocato molte volte affinché, quando esso viene invocato, abbia un effetto più forte. Siccome non ci sono tante persone che si sono appellate a tale strumento, e siccome non è stato invocato più volte, e siccome l’ “executive privilege” è stato contestato solamente poche volte quando un Presidente si è appellato

L’allora Presidente Nixon (nella foto sopra) si oppose alla richiesta del Procuratore Speciale, offrendo, come scritto nel libro dal Prof. Rozell, “la più vasta e totale definizione dell’executive privilege immaginabile secondo il nostro sistema costituzionale”. Richard Nixon sostenne che: 1. il Presidente avesse un potere illimitato di “executive privilege”; 2. secondo il sistema della separazione dei poteri, nessun altro ramo governativo può mettere in dubbio l’autorità costituzionale del Presidente in quest’area; 3 l’ “executive privilege” appartiene a tutti i funzionari del potere esecutivo; 4 egli dovette con forza richiamarsi all’ “executive privilege” durante il caso del Watergate per proteggere l’ufficio della presidenza, ma non se stesso; 5 ogni violazione del potere assoluto del Presidente di invocare l’ “executive privilege” avrebbe potuto minacciare la sicurezza nazionale”.

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michele.capaccioli@wemustact.org Continua sul prossimo numero


ATTUALITÀ

Società di Paola Zorzi

Processo Eternit La sentenza il 13 febbraio 2012 Un'altra guerra Il prezzo di un fascismo che vantava di esser riuscito a far arrivare i treni in orario in Italia non era stato pagato solo con lo sfacelo della seconda guerra mondiale. Un'altra guerra si sarebbe presto presentata alle porte, questa però non più dettata da velleità espansionistiche o autoritarie ma dalla povertà e dalla conseguente, impellente necessità di ricostruire un paese in ginocchio. Una condizione che nel dopoguerra avrebbe portato l'Italia a figurare tra i maggiori consumatori e produttori di Eternit in Europa. Il risultato, al di là dell'attribuzione di responsabilità che questo processo avrà il compito di decretare, al di là della consapevolezza o meno dei danni legati all'uso di questo materiale o all'insufficiente normativa, è un dato di fatto. La realtà divenuta ormai certezza di un disastro ambientale di enorme portata.

Una bomba ad orologeria L'esposizione all'amianto è infatti una bomba ad orologeria che in Italia si stima avrà il suo picco nel 2018 e che in qualche modo ha già segnato anche le future generazioni. È sufficiente guardarsi intorno con occhi vigili per accorgersi delle “spianate” di Eternit ancora presenti su tetti, campate di capannoni industriali e coperture di ogni genere. Un disastro, anche economico, di tale portata che ha visto defilarsi persino lo Stato per dichiarata impossibilità e/o mancanza di volontà (“?!”) di sostenere le spese di una bonifica estesa a tutto il territorio nazionale.

Il processo Il 21 novembre 2011 nel Palazzo di Giustizia Bruno Caccia di Torino si è conclusa l'ultima udienza che precede la sentenza che il 13 febbraio 2012 decreterà la responsabilità o meno dei due ex dirigenti della Eternit s.p.a., Louis de Cartier e Stephan Schmidheiny, imputati con l'accusa di omissione di cautele, disastro ambientale doloso e permanente.

Discussione a Casale Monferrato sull'offerta di 18 milioni come risarcimento Nel pomeriggio dello stesso giorno (21 novembre 2011) a Casale Monferrato si è anche svolta una riunione dell'Associazione Famigliari e Vittime Eternit con i sindacati per discutere in merito al risarcimento che i collaboratori di Stephan Schmidheiny avrebbero offerto all'Amministrazione di Casale Monferrato. Il Comune però nell'affiancare per anni i famigliari delle vittime e nel predisporre gli indispensabili interventi di risanamento, avrebbe già speso (e ancora dovrà spendere) molti più fondi di quanti offerti. Si tratta in effetti di un'area che oggettivamente si presenta tra le più colpite. L'Associazione delle Vittime Eternit di Casale Monferrato già nel 2006 aveva rifiutato un risarcimento di 70 milioni a garanzia della definitiva rinuncia ad ogni azione sia penale che civile nei confronti di Stephan Schmidheiny. A questo rifiuto i collaboratori dell'industriale svizzero avevano fatto seguire un'altra strategia che consisteva nel contattare individualmente le parti lese. A partire da queste premesse sono previsti ulteriori incontri allargati ad altre parti sociali sull'argomento.

Danni da esposizione all'amianto: certezza o incertezza scientifica? Partendo dai tanti argomenti sollevati nel corso di questo processo seguono alcune considerazioni. La prima è di ordine generale e relativa al discorso sull'oggettività della scienza. Come sempre in questi casi, a partire dall'assunto che la conoscenza non è mai definitiva, che il metodo scientifico implica sempre nuove verifiche, a partire cioè da ciò che in realtà dovrebbe contrassegnare la scienza quale campo democratico, non dogmatico, aperto all'indagine quale esso è, la tendenza è quella di mettere in discussione tutto.

Il processo, pur contando più di 6000 parti civili e una enorme quantità di materiale documentale, sembra essere riuscito a restare entro i termini temporali prefissati. Il 13 febbraio 2012, nell'aula 1 di questo Palazzo di Giustizia, il Tribunale emetterà dunque il suo verdetto dopo due anni (26 mesi per la precisione) dalla prima udienza. L'accusa in tutti questi mesi è stata sostenuta dai pm Gianfranco Colace, Raffaele Guariniello, Sara Panelli e dalle Parti Civili. La difesa di de Cartier è stata invece affidata a Cesare Zaccone e quella di Stephan Schmidheiny a Carlo Alleva e Astolfo di Amato. Il Tribunale che verrà chiamato ad esprimere il verdetto è composto da Giuseppe Casalbore, Fabrizia Pironti eAlessandro Santangelo.

Nel caso specifico sono state sollevate “perplessità” sia nel rintracciare un nesso causale definitivo tra l'esposizione all'amianto e le patologie che ne conseguono; sia riguardo all'assunzione di responsabilità in presenza di normative

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accusate di essere insufficienti nel periodo oggetto di contestazione: i cosiddetti “anni svizzeri”. Peccato che in altre occasioni a partire dalle stesse premesse il settore produttivo e il mondo contemporaneo in genere, pecchino dell' opposto difetto: la tendenza cioè ad attribuire alla scienza un' oggettività quasi incontestabile fino ad arrivare ad una sua mistificazione non di raro usata strumentalmente proprio dall'industria.

potuto ottenere maggiori informazioni e tutela. Le testimonianze in tal senso fanno infatti rabbrividire perché la maggior parte dei lavoratori esposti all'amianto dichiara di non essere stato a conoscenza dei rischi a cui andava incontro.

Vietato fumare Così, tornando al processo in questione, quando da parte della difesa, nel corso del processo, sono state rivangate tesi di possibili multifattorialità nell'insorgenza degli eventi patogeni o di una possibile sinergia tra fumo e asbestosi non ho potuto fare a meno di pensare alla straniante assurdità di un'immagine, quella del Museo Archeologico di Baghdad, dove, tra le rovine delle sale bombardate e assalite dai vandali ancora spiccava il cartello “vietato fumare”.

Dubbi sollevati anche sui certificati di morte

Come mai in questo caso un approccio così “sofisticato”? In realtà nel seguire queste argomentazioni la sensazione finale è che in questo processo la difesa di Eternit S.p.A. e dei suoi manager abbiano messo in discussione un'evidenza che sarebbe stata ritenuta scientificamente valida in qualsiasi altra occasione in quanto corroborata da un sufficiente numero di dati e riscontri.

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Incongruenza tra conoscenze scientifiche e norme precauzionali. Sappiamo che i danni da esposizione all'amianto erano già conosciuti a partire dagli anni Trenta. In tal senso è possibile affermare che esisteva la certezza scientifica sulla nocività della sostanza, anche se veniva manifestata incertezza intorno all'intera portata di quella nocività. Per quanto riguarda poi le norme precauzionali atte a scongiurare il danno, queste in effetti fino agli anni Ottanta stabilivano ancora valori/soglia entro cui attenersi mentre il divieto assoluto dell'uso dell'amianto fu definitivamente decretato solo successivamente. Ma se da un lato da tempo esisteva tutta una letteratura in cui veniva denunciata l'incapacità da parte della Comunità Scientifica di penetrare nella società, e in particolare nel mondo industriale, è anche vero che quello stesso mondo industriale aveva sempre dimostrato una certa riluttanza ed impermeabilità ad affrontare questi argomenti nonostante non mancassero in quella classe tutti gli strumenti sia culturali che materiali per capire, comunicare ed agire. Se si fossero infatti utilizzati gli stessi investimenti e tecniche scientificamente testate (oltre che invadenti e ripetitive fino all'ossessione) che normalmente l'industria (in genere) mette in campo nel settore pubblicitario, probabilmente anche molti dei lavoratori esposti all'amianto avrebbero

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La difesa durante il dispiegarsi del processo ha sollevato obiezioni in merito a molte questioni che tenterò di elencare sinteticamente: - In più occasioni la difesa ha preteso una precisazione del nesso temporale relativo alle accuse imputate e sulle conseguenti responsabilità. In particolare è stato contestato che negli anni Settanta fossero del tutto noti i danni provocati dall'esposizione all'amianto. Ha mostrato materiale documentale comprovante l'esistenza di un decalogo comportamentale da applicarsi all'interno degli stabilimenti Cori di protestaitaliani. e solidarietà ai funerali delle vittime Ha negato che i documenti relativi alle norme di sicurezza dei lavoratori e ai rischi annessi all'esposizione di questo materiale fossero riservati a pochi intimi (dall'accusa denominati “fedelissimi”) Sono stati sollevati dubbi perfino sull'attendibilità dei certificati di morte per patologie legate all'esposizione all'amianto. È stato contestato un controllo “da sopra” della casa madre svizzera con attribuzione di responsabilità all'amministrazione italiana per la mancata attuazione di adeguate misure di sicurezza negli impianti. Infine, proprio durante l'ultima udienza, con una certa invadenza di campo della difesa (in quanto l'interpretazione forse è più idonea a chi giudica) è stata proposta un'interpretazione di alcune norme ed articoli relativi al reato di disastro appellandosi ad una dinamica da cui emergerebbe una certa indipendenza tra intenzionalità del dolo e il reato di disastro.

Richiesti 20 anni ciascuno ai due imputati del Processo Eternit di Torino Da parte sua l'accusa, nella figura del pm Raffaele Guariniello, vista la gravità della tragedia, arriva a chiedere 20 anni di carcere per il belga Louis de Cartier e lo svizzero Stephan Schmidheiny. Gli imputati sono a loro volta accusati (dal pm Guariniello in particolare) di: - Essere direttamente responsabili di dolo per aver provocato un disastro ambientale.

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- Di essere stati a conoscenza delle conseguenze dovute all'esposizione all'amianto. Aggiunge Guariniello: “... hanno accettato questo immane disastro agendo e continuando ad agire senza fermarlo” - Di essersi preoccupati di condizionare la comunicazione contraddicendo l'informazione scientifica e contrapponendo tesi sostenute da specialisti al loro servizio. - Di aver deciso di recidere ogni legame con lo stabilimento italiano in cambio di un indennizzo per evitare futuri e più consistenti risarcimenti. - Il pm Panelli ha anche accusato gli imputati del tentativo di limitare entro confini locali un caso e una realtà che meritava ben altra eco. Questo nonostante la silenziosa scomparsa e malattia di migliaia di persone. Le Parti Civili legate agli Enti Previdenziali nel corso del processo avevano anche avuto modo di sciogliere ogni dubbio sulla corretta certificazione di morte per patologie derivanti da esposizione all'amianto in quanto è stato fatto notare come nella stragrande maggioranza dei casi non si sia trattato di morti improvvise ma di malattie dal decorso molto lungo già verificabile dal medico di famiglia o comunque dal sistema sanitario di riferimento. Naturalmente non è qui possibile enumerare tutti gli argomenti sollevati in ben due anni di requisitorie. Vale ancora la pena fare un breve accenno a sottoprodotti dell'amianto quale il micidiale polverino che a Casale Monferrato risultava esser stato utilizzato addirittura come sostituto della ghiaia nei cortili delle abitazioni civili e la cui cessione gratuita ai dipendenti, la difesa di Eternit, aveva qualificato come avvenuta “sottobanco”. Anche qui appare difficile credere che ad un'industria di quelle dimensioni e competenza contabile possa essere sfuggito un movimento sottobanco di quelle dimensioni.

Tra il pubblico. L'ultima udienza del Processo Eternit era molto affollata. Presenti comitati, molti studenti delle scuole superiori di Casale Monferrato, l'Associazione Famigliari e Vittime degli esposti all'amianto, parenti ed ex-lavoratori degli stabilimenti Eternit di Casale Monferrato, giornalisti ed operatori dell'informazione.

Durante la pausa tra un dibattimento e l'altro nell'avvicinare la moglie di un ex dipendente Eternit di Casale Monferrato apprendo del suo ottimismo sull'esito del processo e del suo apprezzamento sulla sua conduzione.

Poi, come al solito, la discussione cade sulla totale disinformazione della popolazione e dei lavoratori sul pericolo annesso all'esposizione a quel materiale. Ad esempio, la mancata informazione aveva fatto sì che d'estate, gli abitanti di Casale Monferrato, andassero spensieratamente a prendere il sole lungo il Po in un'insenatura popolarmente denominata “spiaggia bianca”: praticamente una discarica di polverino di amianto a cielo aperto (!!) che con la pioggia si era indurito trasformandosi in quella che evidentemente era considerata una “comoda” superficie semisolida. L'intervista prosegue: “Pensi che mio marito veniva a casa con la tuta letteralmente impregnata di amianto. Come facevamo a sapere? Guarda, mi diceva, oggi è venuto giù un silos, io ero lì. Noi lavavamo queste tute, come facevamo a saperlo? Veniva a casa si spogliava, lavavo le tute. Avevamo i bambini!! Noi abitavamo lì!”. E alla domanda: “Conosce persone che per questo hanno subito delle conseguenze?” la risposta è immediata: “ma si figuri! mia cugina lì (indicando una donna a pochi passi) ha avuto quattro morti in famiglia ...”. La signora non ha dubbi, per lei chi permette che avvengano cose di questo genere è un criminale come qualsiasi altro perché questa dell'amianto, afferma, “è una guerra invisibile che ogni anno causa migliaia di morti”. Più scettico sull'esito del processo un professore di Torino che anni fa aveva riscontrato polveri vaganti di amianto addirittura nel sottotetto della scuola in cui insegnava. ... ed ora non resta che attendere il verdetto Terminata anche l'ultima udienza ora non resta che attendere il verdetto del Tribunale pur sapendo che, comunque vadano le cose, questo Processo con le sue 65 udienze avrà avuto il merito di aver affrontato e messo in luce molti risvolti di questo immane disastro. N.d.r.: Le immagini pubblicate documentano l’udienza del 21 novembre 2011

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ERWIN OLAF Nato in Olanda nel 1959, Olaf è uno degli artisti più innovativi nel campo della fotografia. Nel 1988 ha vinto il premio Giovani Fotografi Europei in Germania, nel 1998 e nel 2001 il Leone d’argento a Cannes per le campagne pubblicitarie per Diesel e Heineken. Nel settembre 2003 il Groninger Museum ha inaugurato una retrospettiva sui 25 anni della sua carriera, presentando le serie complete di: Paradise The Club, Paradise Portrait, Mature, Royal Blood, Fashion Victims, Blacks e Body Parts, con più di 200 fotografie, oltre ai video Tadzio, Millennium e Clowns. Tra i suoi lavori: Rain (2004), Hope (2005), Grief (2007), Fall (2008), Dusk (2009), Dawn (2010), Olaf’s Hotel (2010). Nel 2010 Louis Vuitton ha commissionato a Olaf una serie di ritratti in collaborazione con il Rijksmuseum di Amsterdam. Ha vinto numerosi premi internazionali come l’International Colour Awards nel 2006. Recentemente ha ricevuto il Lucie Award per la sua opera, mentre sono state pubblicate le sue recenti monografie dal titolo Erwin Olaf (Aperture Foundation, New York 2008) e Vite Private (Contrasto, Milano 2010). Tra le sue personali quelle all’Art Museum di New York, al Museum of the City di New York e al Museum of Modern Art di Mosca. I suoi lavori fanno parte delle collezioni permanenti dello Stedelijk Museum di Amsterdam, del Groninger Museum di Groninga e della Caldic Collection di Rotterdam. l’altraitalia 15


THIERRY LE GOUÈS Nato a Brest nel 1964, Thierry ha iniziato la propria carriera di fotografo di moda nel 1986 lavorando con Condé Nast Italia, “Vogue” e “L’Uomo Vogue”. Altre collaborazioni prestigiose includono “Glamour”, “Vogue Hommes International”, “Arena”, “i-D”, “The Face”, “Harper’s Bazaar”, “Allure”, “Interview”, “French Revue”. Thierry è uno dei fondatori del magazine “French - Revue de Modes” e ha inoltre firmato numerose campagne pubblicitarie internazionali: Replay, Nike, Levi’s, Boucheron, Hermès, Lavazza, Le Printemps, Yves Saint Laurent, Paco Rabanne, Pasquale Bruni, Swatch, Moschino, Zadig & Voltaire. Attualmente vive a Parigi.

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MILES ALDRIDGE Nasce a Londra nel 1964. Le sue fotografie, pubblicate su molte riviste di spicco, sono state oggetto di diverse mostre esposte in tutto il mondo. Ha realizzato varie personali all’Hamiltons Gallery di Londra, alla Steven Kasher Gallery di New York, alla Reflex Gallery di Amsterdam e da Colette a Parigi. I suoi lavori sono appesi nelle collezioni permanenti della National Portrait Gallery e del Victoria and Albert Museum di Londra, e dell’International Centre of Photography di New York. Nel 2009 la casa editrice Steidl ha pubblicato Pictures for Photographs, un’ampia monografia che raccoglie le sue opere fotografiche e i suoi bozzetti. Vive a Londra con moglie e quattro bambini.

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ATTUALITÀ

Istruzione di Marco Minoletti e Roger Nesti

Comunicato FOPRAS - ECAP 3 dicembre 2011 prevede ulteriori tagli al sistema scolastico all’estero. Nel 2012 i contributi agli enti gestori, già ridotti del 47% nel triennio 20092011, subiranno una decurtazione di oltre il 50%, azzerando pressoché i contributi dello Stato. Anche il contingente dei docenti di ruolo inviati direttamente dal Ministero degliAffari Esteri sarà ridotto. Conseguentemente si temono ricadute anche sul contingente di nomina MAE che opera in Svizzera.

Da sinistra Roger Nesti, Paolo Da Costa, Alessandro Calaprice, Guglielmo Bozzolini, Andrea Amaro (CGIL)

Tale timore è suffragato dal fatto che nell’ultimo decennio il contingente dei docenti nominati dal MAE in Svizzera è calato del 15%. Le misure di contenimento della spesa avranno delle inevitabili e gravissime ricadute sull’utenza. Tradotta in cifre tale manovra implica la chiusura, già a partire dal prossimo anno, di oltre 400 corsi di lingua e cultura italiana pari a più di 4000 alunni.

NO ai tagli alla scuola italiana all’estero Su invito delle Fondazioni ECAP e FOPRAS, enti gestori dei corsi di lingua e cultura italiana nella circoscrizione consolare di Basilea, sabato 3 dicembre ha avuto luogo alla Casa d’Italia a Berna un’assemblea pubblica. Questa iniziativa è stata realizzata nell’ambito della Settimana di mobilitazione promossa dal Consiglio Generale degli Italiani all’Estero (CGIE) per richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica locale e delle istituzioni italiane sugli effetti prodotti dai tagli lineari alle politiche rivolte agli italiani nel mondo. L’assemblea ha dibattuto e discusso nello specifico l’impatto di queste persistenti e drastiche scelte sui corsi di lingua e cultura italiana in Svizzera. All’assemblea hanno partecipato numerosi rappresentanti dei comitati dei genitori, insegnanti, dirigenti scolastici, membri del COMITES e del CGIE, dirigenti di associazioni, enti gestori, sindacati scuola e i parlamentari della circoscrizione estera, Sen. Claudio Micheloni, On. Laura Garavini, On. Gianni Farina e On. Franco Narducci. Ne è emersa una triste e inconfutabile realtà: il futuro della lingua e cultura italiana in Svizzera, nonostante la pur giustificata e qualificante nomea che la mette sul piedistallo delle lingue nazionali, senza un serbatoio culturale e linguistico alimentato da oltre mezzo milione di cittadini di lingua italiana e dai loro discendenti, rischia di venir irrimediabilmente compromesso. Non c’è lingua che tenga senza i parlanti! La Legge di stabilità, recentemente approvata dal Parlamento italiano, rafforza questo impassibile giudizio perché

In altre parole, l’attività in questo settore strategico della promozione e diffusione della lingua e cultura italiana verrebbe ridimensionato di un terzo, negando di fatto a migliaia di alunni il diritto a concludere la “scuola dell’obbligo”. I corsi per la loro consistenza e la diffusione capillare nel territorio rappresentano non solo un importante strumento formativo per chi li frequenta, ma anche un’opportunità socioeducativa, un momento di aggregazione per la collettività italiana. Smantellare i corsi significa soprattutto negare alle nuove generazioni di discendenti italiani di riappropriarsi della loro identità di origine. Tutti i presenti, seppur consci della difficile situazione economica e finanziaria in cui versa l’Italia, nel condividere l’importanza culturale dei corsi di lingua e cultura italiana, rivolgono un pressante appello al Governo, al Parlamento e alle forze politiche ad annullare le draconiane misure di contenimento della spesa alla scuola italiana all’estero, si oppongono con forza allo smantellamento del sistema corsi e chiedono di garantire la continuità del servizio, intesa come proseguimento di tutti corsi attualmente funzionanti, e di rilanciare questo settore strategico di sviluppo della politica estera italiana. Perciò è giusto e lecito chiedere che lo Stato faccia la sua parte. L’assemblea ha infine costituito il Gruppo per la salvaguardia dei corsi di lingua e cultura italiana, gruppo che intende coinvolgere tutti gli operatori del mondo della scuola.

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Statistiche in breve - Periodo di riferimento: Anno 2010 Diffuso il 05 aprile 2011 www.istat.it Nel 2010 la quota di popolazione di 11 anni e piùche ha consumato almeno una bevanda alcolica durante l'anno è pari al 65,7%, in diminuzione rispetto al 2009 (68,5%); il 26,3% della popolazione (14 milioni 126 mila persone) beve alcolici quotidianamente, mentre il 38,4% ha consumato alcol almeno una volta fuori dai pasti. Beve vino il 53,3% delle persone di 11 anni e più, birra il 45,9% e aperitivi alcolici, amari, superalcolici o liquori il 39,9%; beve vino tutti i giorni il 24,1% e birra il 4,3% della popolazione di riferimento. Negli ultimi 10 anni tra i giovani sono aumentati i consumatori occasionali, quelli che bevono fuori pasto e di chi consuma altri alcolici oltre a vino e birra, mentre si sono ridotti i consumatori giornalieri e quelli che bevono solo vino e birra. Nel complesso i comportamenti a rischio nel consumo di alcol (consumo giornaliero non moderato), binge drinking (sei o più bicchieri di bevande alcoliche in un'unica occasione) e consumo di alcol da parte dei ragazzi di 11-15 anni) riguardano 8 milioni e 624 mila persone, il 16,1% della popolazione di 11 anni e più. Tale quota è stabile nel tempo. La popolazione più a rischio di consumo non moderato è quella anziana: si tratta di 2 milioni e 915 mila persone di 65 anni e più (il 43,5% dei maschi e il 10,6% delle femmine).


ALCOLISMO

dalla Redazione

Tre principi importanti Il motto «Niente alcol, nessun problema» è sempre valido. Mettetelo in pratica! Non lasciatevi mai distogliere da questo proposito, neppure per un breve tragitto. Nemmeno quando vi sentite ancora in grado di guidare. Nel traffico stradale, per quel che concerne il consumo di alcol, la tolleranza è zero! Chi non si attiene alle regole, dimostra una mancanza di senso di responsabilità e di consapevolezza del problema e deve fare i conti con pesanti sanzioni.

Se non potete rinunciare al consumo di alcol, utilizzate i mezzi pubblici, prendete un taxi o lasciate guidare una persona sobria sotto tutti gli aspetti ! Tutto ciò costa sempre molto meno che essere fermati al volante sotto l’influsso di alcol o essere coinvolti in un incidente. O peggio ancora, di doversi assumere la responsabilità per danni causati a persone in seguito ad incidente!

Non sollecitate mai nessuno a consumare alcol e rifiutatevi di salire in auto con una o un conducente inabile alla guida! Potete essere dichiarati corresponsabili se sollecitate una persona al consumo di alcolici, sapendo che questa dovrà ancora mettersi al volante. Ciò vale anche se salite a bordo di un veicolo e il/la conducente è sotto l’influsso di alcol. Dimostrate il vostro senso di responsabilità e divulgate le vostre conoscenze sulla problematica dell’alcol al volante.

COSA PREVEDE IL CODICE DELLA STRADA ITALIANO La guida in stato di ebrezza è sanzionata dall' art. 186 del codice della strada. È un reato di competenza del Tribunale. Con il nuovo decreto-legge del 23 maggio 2008, n.92, convertito in Legge nr. 125 del 24 Luglio 2008 le sanzioni sono ancora più severe: Tasso alcolemico

Sanzione

tra 0,5 g/l a 0,8 g/l

ammenda da 500 a 2.000 euro. Sospensione della patente da 3 a 6 mesi

tra 0,8 e 1,5g/l

ammenda da 800 a 3.200 euro e arresto fino a 6 mesi. Sospensione della patente per un periodo di tempo compreso tra 6 mesi e un anno

oltre 1,5 g/l

ammenda tra 1.500 e 6.000 euro e arresto da 6 mesi ad 1 anno, con un minimo di 6 mesi. Sospensione della patente da 1 a 2 anni. Confisca del veicolo con la sentenza di condanna.

E il veicolo? In caso di constatazione di tasso alcolemico sopra la norma, il veicolo non può essere condotto dalla persona in stato di ebbrezza, per cui se non è possibile affidarlo ad altra persona lo stesso può essere fatto recuperare da un soggetto autorizzato ad esercitare l'attività di soccorso stradale e deposito per trasportarlo presso un luogo indicato dallo stesso trasgressore, ovvero, in mancanza presso l'autorimessa del soggetto che ha proceduto al recupero stesso. Se il tasso alcolemico accertato è superiore a 1,5 gr/l è invece disposto il sequestro preventivo ai fini della confisca che verrà disposta in sede di condanna.

È prevista la decurtazione dei punti sulla patente Per questo tipo di reato è prevista la sottrazione di 10 punti (il doppio per i giovani che hanno preso la patente dopo il primo di ottobre del 2003 e da meno di 3 anni). Casi di revoca della patente di guida Se la stessa persona compie più violazioni nel corso di un biennio o se la violazione è commessa da conducente professionista (autisti di autobus, di veicoli con rimorchio ecc.), la patente viene sempre revocata e quindi contestualmente ritirata e trasmessa entro 10 giorni al prefetto.

Nel caso di incidente stradale Quando una persona in stato di ebbrezza con tasso alcolemico inferiore a 1,5 gr/l, provoca un incidente stradale, il giudice con la sentenza di condanna impone il fermo amministrativo del veicolo per 90 giorni salvo che il veicolo appartenga a persona estranea al reato. Se il tasso alcolemico è superiore a 1,5gr/l è disposta la confisca del veicolo, salvo che appartenga a persona estranea al reato.

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Rifiuto di sottoporsi all'accertamento alcolimetrico La norma prevede che il conducente possa essere sottoposto ad un accertamento alcolimetrico attraverso uno strumento chiamato etilometro che misura la quantità di alcol contenuta nell'aria espirata. L'esame viene ripetuto due volte a distanza di 5 minuti l'una dall'altra. Chi senza giustificato motivo rifiuta di sottoporsi al controllo etilometrico commette un illecito penale con le seguenti sanzioni: a) arresto da tre mesi ad un anno b) ammenda da 1.500 a 6.000 euro

c) sospensione della patente per un periodo da 6 mesi a 2 anni e la revoca nel caso in cui il conducente sia stato condannato per il medesimo reato nei due anni precedenti d) confisca del veicolo, salvo che lo stesso appartenga a persona estranea al reato. Con l'ordinanza di sospensione il Prefetto ordina al conducente di sottoporsi a visita medica di revisione della patente di guida presso la commissione medica provinciale. Per la violazione è prevista la decurtazione di 10 punti dalla patente.

COSA PREVEDE LA LEGGE IN SVIZZERA Anche senza un sospetto specifico la polizia può sottoporre a un’analisi dell’alito i conducenti di veicoli come anche gli utenti della strada coinvolti in infortuni (art. 55 capoverso 1 Legge federale sulla circolazione stradale). Se dal controllo oppure da un’analisi del sangue eventualmente eseguita risulta che il conducente di veicolo per effetto dell’alcol non sia idoneo alla guida, possono essere applicate le seguenti sanzioni: Sequestro della licenza di condurre da parte della polizia: Se il conducente appare in stato manifesto di ebbrezza o ha un tasso alcolemico, accertato dall’analisi dell’alito, pari o superiore allo 0,8 per mille, la polizia provvede sul posto al sequestro della licenza di condurre o della licenza per allievo conducente. Il sequestro della licenza di condurre da parte della polizia costituisce una misura immediata per la tutela della circolazione da conducenti di veicoli inabili alla guida e pericolosi. 0,5 – 0,79 per mille per i conducenti di veicoli a motore (prima infrazione): La disposizione penale che può essere inflitta è una multa. Inoltre le persone che sono alla prima infrazione di norma devono prevedere un ammonimento.

0,8 per mille e superiore per i conducenti di veicoli a motore (prima infrazione): La disposizione penale che può essere inflitta a questi conducenti di veicoli a motore è una pena detentiva sino a tre anni o una pena pecuniaria. Come disposizione amministrativa può essere attuata in aggiunta una revoca della licenza di condurre per almeno tre mesi. Neopatentati nella fase di prova di tre anni: Se al titolare di una licenza di condurre in prova viene revocata per la prima volta la licenza a causa di guida in stato di ebbrezza, il periodo di prova viene prorogato di un anno. La licenza di condurre in prova scade con una seconda infrazione che comporta la revoca della licenza. Una nuova licenza per allievo conducente potrà essere richiesta non prima di un anno dall’infrazione e soltanto sulla base di una perizia dell’idoneità psicologica alla guida, che confermi l’idoneità (art. 15a Legge federale sulla circolazione stradale). Conducenti in stato di ebbrezza di veicoli non a motore Chiunque in stato di inattitudine alla guida conduce un veicolo senza motore (ad es. bicicletta) è punito con la multa. Ai ciclisti, che hanno circolato in stato di ebbrezza, il Cantone di domicilio può inoltre vietare la circolazione per un mese al minimo.

CURIOSITÀ Alcol, patente ritirata a un prete “Non sono ubriaco ho detto 4 messe” Un prete è stato trovato con un tasso alcoolico do 0,8 e gli è stata ritirata la patente. Il sacerdote si è giustificato dicendo che aveva celebrato quattro messe in un giorno. I carabinieri sono stati inflessibili quando l'hanno controllato, ieri sera, subito dopo l'uscita dell'autostrada Milano-Torino. Aveva un percentuale di alcool di 0,8, quando il tasso consentito per legge è di 0,50. Inevitabili il ritiro della patente e la chiamata ad amici e parenti per farsi portare a casa. Questa volta, però, a incappare nei controlli non è stato un ragazzotto reduce dalla discoteca ma un sacerdote, M.C., 41 anni, originario di Bologna, che per la sua positività, anche se per poco, all'alcol ha dato una giustificazione connessa al suo Ufficio: "Ho celebrato quattro messe in un giorno!". Il superamento della soglia, quindi, non era volontario, ma derivava dal vino che si assume nel corso della celebrazione, durante l'Offertorio che precede l'Eucarestia. Questo è toccato per ben quattro volte in una giornata al sacerdote che, tra l'altro, ha spiegato ai militari di essere astemio. Da qui il ricorso al giudice di pace per sostenere che l’eventua-

le stato alcolico non è addebitabile a una volontaria e cosciente assunzione. Nella causa, don M.C. sarà assistito dagli avvocati Anna Orecchioni e Giacinto Canzona che sembrano aver maturato una discreta esperienza in vicende di questo genere. Sono gli stessi legali, infatti, che, nei giorni scorsi, hanno fatto sì che il giudice di pace restituisse la patente a un altro religioso, di fede diversa rispetto a quella del sacerdote cattolico. Quella volta è stato un imam, residente a Roma, che si è visto ritirare il titolo di guida perché trovato con una percentuale di alcol nel sangue dell'1%. L'imam aveva detto di essere anch'egli astemio, in quanto il Corano proibisce di bere alcol e che la positività era causata dall'uso di un farmaco anti-asma. Giovedì scorso il Giudice di pace ha restituito all'imam, operaio specializzato e padre di tre figli, la patente, sospendendo il provvedimento di ritiro. Nei prossimi mesi si terrà l'udienza nel merito per la presunta guida in stato d'ebbrezza

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ALCOLISMO

di Manuel Figliolini

Alcolisti Anonimi: insieme si può Intervista a Enzo A. Becchetti e Roberto M. Cercando di capire come si combatte l'alcolismo abbiamo intervistato Enzo A. Becchetti, Fiduciario Non Alcolista di Alcolisti Anonimi Italia e Roberto M., alcolista in recupero, attuale Fiduciario per l'Esterno dell'Associazione. Entrambi fanno parte del Consiglio dei Servizi Generali (il Coordinamento nazionale), funzione che svolgono nello spirito di gratuità che caratterizza il servizio ad ogni livello di AlcolistiAnonimi.

Come è nata la vostra associazione? Alcolisti Anonimi nasce nel 1935 negli USA per iniziativa di due alcolisti che scoprirono la forza e l'efficacia dell'autoaiuto: gli alcolisti migliorano la loro condizione e riescono a mantenere la sobrietà aiutando altri alcolisti. Da allora A.A. si è diffusa in tutto il mondo; oggi l'Associazione è composta da più di 95.000 gruppi e si stima che ne facciano parte più di un milione di alcolisti, uomini e donne che sono uniti per risolvere il loro problema comune e per aiutare gli alcolisti ancora sofferenti a recuperarsi dall'alcolismo. Non ci sono registri né elenchi ufficiali degli iscritti ad A.A., dal momento che per aderire all'associazione basta voler smettere di bere. Non ci sono obblighi formali né quote sociali, a tutti è garantito l'anonimato più rigoroso. In Italia A. A. è attiva dal 1972 ed è presente in tutte le regioni. Quest'anno, a Rimini, celebreremo i nostri 40 anni di attività. Sul sito www.alcolisti-anonimi.it ci sono le informazioni su tutti i gruppi italiani, con indirizzo, numero di telefono del responsabile e orari di apertura. Lo stesso tipo di informazione si può trovare in tutti i siti di A.A. nel mondo. In più, il nostro numero 06.66.36.620, attivo 24 ore al giorno per chi ha bisogno di aiuto, fornisce a chi chiama le indicazioni per ricevere il numero di telefono dell'alcolista più vicino.

Una cosa è certa. Grazie al Metodo dei Dodici Passi, si stima che ad oggi milioni di uomini e di donne di ogni parte del mondo sono riusciti ad evitare il rischio dell'autodistruzione, tornando ad essere persone serene e utili per sé stesse, per le proprie famiglie e per la società. Questo successo, che prosegue ininterrotto da 75 anni, spiega perché il metodo dei Dodici Passi è stato adottato anche da chi si occupa di altri tipi di dipendenze: dal sesso al gioco, fino al mangiare compulsivo ed ai problemi di affettività. C'è anche un'associazione nazionale alla quale partecipano tutte le iniziative che si richiamano al nostro metodo. Essendo così presente nel mondo, la vostra associazione deve saper affrontare le differenti esigenze legislative; quali sono i paesi (in termini legislativi) più duri in termini di lotta all'alcolismo? Le sembrerà strano, ma AA non si occupa di alcolismo. Per quello ci sono scienziati, tecnici, psicologi e psichiatri e molti altri specialisti. Noi ci occupiamo solo di alcolisti, cioè di persone che, per i motivi più diversi, sono caduti nella “malattia”. A loro portiamo il nostro messaggio, quello della possibilità di ritornare alla sobrietà e di mantenerla con un programma rigoroso di cambiamento dello stile di vita. Quindi, AA non si impegna in alcuna disputa o battaglia pro o contro l'alcol, non siamo proibizionisti, né anti proibizionisti. Non facciamo campagne contro l'alcol, il suo uso ed il suo abuso, ma solo attività di informazione sulla nostra esperienza di vita. In A. A. non ci sono professionisti di alcologia, ma solo alcolisti in recupero, a qualunque categoria lavorativa o professionale appartengano, che hanno deciso di smettere di bere. I Dodici Passi sono un percorso spirituale (non religioso), che inizia dal riconoscimento della propria impotenza di fronte alla malattia e prosegue fino alla scoperta della forza dell'autoaiuto, attraverso il servizio che si offre agli altri alcolisti. Grazie a questa caratteristica non confessionale, il metodo è diffuso in Paesi di religione buddista, musulmana, cattolica, induista, ecc. Quindi, dal nostro punto di vista, non ha molta importanza quale tipo di legislazione sia in vigore in un certo Paese. Per noi è sufficiente avere la possibilità di portare la nostra esperienza e di diffondere il nostro messaggio di speranza. Questo riusciamo a farlo praticamente ovunque. Ci sono altre categorie sociali e politiche che hanno la missione e la responsabilità di intervenire negli altri campi, dalla prevenzione alla normativa. L'alcolismo è una grossa piaga, quali sono i primi segnali d'allarme? Nel sito abbiamo destinato una pagina, che contiene 30 semplici domande, a chi vuole capire quale sia il suo rapporto con l'alcol. Le risposte che si danno dicono chiaramente se c'è un problema o un rischio di alcolismo, oppure se siamo di fronte ad episodi di abuso periodico (la classica

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sbronza del fine settimana) o, ancora, se siamo nella norma. L'alcolismo è una malattia che si manifesta nell'incapacità progressiva del soggetto a controllare l'uso dell'alcol. Si comincia con due o tre bicchieri per finire con il coma etilico. L'alcolista non riesce a fermarsi, non è in grado di dominare la sostanza, anzi ne è dominato e ben presto questo dominio si estende da lui a tutto il suo contesto: famiglia, amici, posto di lavoro. Il potere distruttivo dell'alcol non ha confini. Bere di nascosto, trovare di pretesti per bere, provare la necessità di bere sono tutti segnali di una condizione ad altissimo rischio. A questi fattori bisogna aggiungere l'età, la condizione umana, sociale e familiare, ecc. Oggi si parla molto della diffusione dell'alcol tra i giovani, del “binge drinking” e delle varie forme di trasgressione. Dal nostro punto di vista questo non significa necessariamente che tutti i minorenni che si ubriacano nel fine settimana diventeranno alcolisti. Certamente, però, stanno danneggiando seriamente il loro fisico (stomaco, fegato, reni e cervello sono gli organi più colpiti dall'alcol, che è una sostanza tossica). Inoltre, questi comportamenti stanno amplificando la possibilità che si creino delle dipendenze, a volte multiple, sempre più difficili da fronteggiare e sconfiggere. Adesso che l'alcolismo è considerata a tutti gli effetti una malattia, cosa è cambiato nella vostra associazione? Nel 1979, un comitato dell'Organizzazione Mondiale della Sanità ha consigliato l'abbandono dell'uso del termine “alcolismo” come entità diagnostica, preferendo la categoria di “sindrome da dipendenza da alcool”. In questo modo, l'OMS ha definito l'alcolismo non come un fenomeno indistinto, ma come una vera e propria malattia.

Nel 1979 A. A. esisteva già da 44 anni, ed era già la più diffusa associazione di autoaiuto del mondo. Per noi alcolisti non è cambiato nulla, invece il cambiamento sostanziale è avvenuto sul fronte della sensibilità e della considerazione sociale. Anche se molto lentamente, l'immagine sociale dell'alcolista è cambiata, lo stereotipo dell'allegrone abbracciato al palo della luce con il fiasco in mano sta perdendo terreno, a fronte di una crescita dell'attenzione sociale alla diffusione del fenomeno. Quale è stata l'evoluzione nel corso degli anni? I malati di alcolismo sono diminuiti? Sono più donne o uomini? Giovani o anziani?

A queste domande può rispondere molto meglio di noi il grande lavoro di analisi e prevenzione realizzato in questi anni dall'Istituto Superiore di Sanità e dai molti centri alcologici che sono stati aperti nel servizio sanitario pubblico. Nei loro siti si trova molto materiale interessante per chi vuole approfondire l'argomento “alcol”. Noi possiamo solo parlare degli alcolisti che frequentano A. A. Italia. Un'indagine interna che abbiamo realizzato nel 2009 e che stiamo ripetendo quest'anno, ci dice che il profilo sociale dell'alcolista nel primo decennio del 2000 descrive una persona di buon livello culturale, socialmente inserito, con un lavoro spesso gratificante e di responsabilità. È cresciuta anche la rappresentanza femminile, specialmente per le donne “in carriera”. Stanno arrivando molti giovani con polidipendenze (alcol e droghe, alcol e gioco, ecc.). I gruppi di AA sono lo specchio fedele dei problemi che la società civile fatica a risolvere e, talvolta, perfino ad affrontare. La situazione cambia, a volte in modo sostanziale, da regione a regione. Il dato costante è che gli alcolisti aumentano ed i gruppi diventano più numerosi, perché in AA non c'è ricambio ma solo aggiunte, sono pochissimi quelli che se ne vanno. Come abbiamo detto, il gruppo rappresenta una garanzia di sobrietà, è il baricentro per il nuovo stile di vita. È il luogo dove non ci si sente giudicati, dove gli errori vengono compresi e gli alcolisti si sentono accettati per quello che sono, non per quello che “dovrebbero essere”. Dall'alcolismo si può guarire? Cosa intende per guarire? Avere la possibilità di brindare al nuovo anno senza ricadere nella sindrome da dipendenza da alcol? Da quello che sappiamo, non ci sono casi documentati di completa e duratura guarigione. Un alcolista può ricadere in qualsiasi momento, non importa quanti anni di sobrietà ha alle spalle. Certo, la possibilità di ricadute diminuisce con il passare del tempo, ma tutti gli alcolisti anonimi sanno che nessuno è al sicuro dalla malattia. La nostra indagine ci dice, però, che fra coloro che hanno avuto una ricaduta e hanno trovato il coraggio e la forza di tornare al gruppo, hanno ripreso il loro processo di recupero. Perché è nella forza riparatrice del gruppo di Alcolisti Anonimi che gli alcolisti possono riuscire a conservare la sobrietà guadagnata con molto impegno e attenzione. Dall'alcolismo non si guarisce, ma il cambiamento dello stile di vita che è generato dal percorso dei Dodici Passi e dalla solidarietà espressa dal gruppo offre una sicurezza crescente di fronte al rischio delle ricadute. La vostra associazione come sopravvive? (donazioni, aiuti dagli Stati, ecc.) Una delle nostre Dodici Tradizioni afferma che noi Alcolisti Anonimi siamo autonomi mediante i nostri propri contributi. Non accettiamo denaro o donazioni materiali, in nessun caso. Le nostre sedi sono tutte in affitto, la nostra struttura organizzativa e tecnologica è ridotta al minimo indispensabile, in Italia come nel resto del mondo.

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Il nostro scopo primario è rimanere sobri e aiutare altri alcolisti a raggiungere la sobrietà. Per l'Associazione, la scelta dell'autonomia finanziaria sullo stile di una “dignitosa povertà” è la garanzia, per noi e le generazioni future, di rimanere saldi nel nostro scopo. Ciò significa che gli alcolisti che partecipano alle riunioni di gruppo contribuiscono come e quando possono e le loro donazioni vengono gestite dai gruppi stessi per le esigenze locali e, in parte, inviate ai Servizi Generali dell'Area (Regione) e Nazionali, per far funzionare gli uffici. Cosa fa lo Stato italiano per aiutarvi nella vostra battaglia? In generale, assolutamente nulla, visto che non chiediamo nulla. Sappiamo bene che questo atteggiamento ci ha attirato critiche e sospetti (siamo una setta? abbiamo risorse segrete? facciamo il lavaggio del cervello dei nostri associati per carpire loro beni e fortune piccole e grandi?). La verità è molto semplice: non vogliamo mischiare il nostro percorso spirituale con il denaro, perché tutte le volte che è successo il contrario (e nei primi anni di vita dell'associazione ne sono successe di tutti i colori), abbiamo pagato a caro prezzo le eccezioni alla regola aurea dell'autonomia assoluta e radicale.

epatite, pancreatite, disturbi cardiovascolari e cerebrali, ecc. L'indagine, però, non teneva ancora conto delle morti per incidenti stradali e per le loro conseguenze.

Trentamila persone sono tante, vorrebbe dire perdere ogni anno una città come Belluno, o metà della provincia dell'Ogliastra. Ma non ci sembra il caso di fare graduatorie su situazioni così drammatiche, non solo per le persone direttamente coinvolte, ma anche per il loro contesto affettivo, familiare e sociale. Se proprio vogliamo dirla tutta, l'indifferenza, il pregiudizio e la superficialità fanno più vittime di tutte le sostanze messe insieme.

Succede sempre più spesso, negli ultimi anni, che le istituzioni locali ci chiamino a collaborare a progetti di prevenzione e con i servizi alcologici territoriali. Noi non facciamo prevenzione. Non siamo specialisti né professionisti, siamo solo alcolisti in recupero. Ci limitiamo, su richiesta, a portare le nostre testimonianze dirette all'interno di iniziative generalmente organizzate da altri. Per quanto riguarda la collaborazione con i servizi sanitari, che spesso inviano alcolisti ai nostri gruppi, ci limitiamo ad offrire tutta l'accoglienza di cui siamo capaci. Saranno poi gli interessati a scegliere se continuare a frequentare i gruppi o meno. Noi non teniamo registri delle presenze, non obblighiamo nessuno, non esercitiamo pressioni e la nostra collaborazione con i servizi sanitari è assolutamente gratuita, come tutto il resto delle nostre attività.

I vostri obiettivi per il futuro quali sono? Anche a costo di sembrare monotoni, ribadiamo che il nostro scopo primario è rimanere sobri e aiutare altri alcolisti a raggiungere la sobrietà. Aver raggiunto i 40 anni di vita, per un'Associazione come la nostra è già un grande risultato, ma sappiamo che, per ogni persona che comincia a frequentare il gruppo, ce ne sono molte altre che smettono di sperare, che preferiscono pensare di poter “gestire il problema” con i loro mezzi, che non riescono a credere nel potere di riparazione del lavoro di gruppo. Uno dei nostri principi guida dice “Io sono responsabile” e questo vale anche per i fallimenti e le sconfitte. Essere responsabili significa, per ciascuno di noi, fare il possibile per essere vicini, aperti e disponibili ogni volta che un alcolista chiede aiuto.

Non è alquanto illogico che una sostanza, come l'alcol, produttrice di malattie, sia soggetta ad un monopolio da parte dello Stato? Anche il tabacco ed il gioco non scherzano, in quanto a vittime. E non parliamo di quello che circola nella nostra alimentazione... ma si tratta di argomenti che esulano dal nostro scopo primario: rimanere sobri e aiutare altri alcolisti a raggiungere la sobrietà. Ciascuno di noi A.A. è libero di avere la propria opinione in merito e di esercitare i propri diritti di cittadino come meglio crede. A.A. non è affiliata ad alcuna setta, confessione, idea politica, organizzazione o istituzione. Questo significa che A.A. non prende posizione su temi generali, né a favore né contro.

www.alcolisti-anonimi.it Nel sito, selezionando dal menù della pagina principale la voce AA in Italia si apre una pagina con le regioni. Cliccando sulla regione compare il numero di telefono di riferimento. Ufficio dei Servizi Generali Via Torre Rossa 35, 00165 Roma E-mail: aaitaly@tin.it Centro d'ascolto: 06 66.36.620

Fa più vittime la droga o l'alcol ai giorni nostri? Nessuno è in grado di dare cifre esatte in risposta a questa domanda. Siamo sempre e solo di fronte a stime. Un'indagine di qualche decennio fa parlava di 30.000 morti all'anno causate dall'alcol e dalle malattie alcol-correlate: cirrosi, l’altraitalia 24

In Svizzera A.A. de Suisse Romande et Italienne Casella Postale 5 - Ginevra Tel/Fax (+41) 22 344 33 22 - Sito: www.aasri.org Anonyme Alkoholiker Schweiz Zentrale Dienststelle Wehntalerstrasse 560 - Zurigo Tel. (+41) 44 370 13 83 Sito: www.anonyme-alkoholiker.ch


ALCOLISMO

di Anonimo

Il valore terapeutico della spiritualità Dal Seminario del XXI raduno di Rimini Scritti panchinari “Sottolineate liberamente il carattere spirituale” (Bill W., Il Grande Libro, p. 93) “Non esiste nessuna parte spirituale del Programma. Tutto il Programma è spirituale” (dottor Bob) “(…) Lei [il dottor Jung] gli disse con franchezza che era senza speranza per quanto concerneva ulteriori cure mediche o psichiatriche. (…) Quando poi le chiese se ci fosse qualche altra speranza, lei gli disse che poteva esserci, a patto di divenire soggetto di un'esperienza spirituale o religiosa, in breve di una vera e propria conversione.” (Il linguaggio del cuore, p. 355). “I nostri Dodici Passi, quando sono sintetizzati al massimo, si restringono alle parole 'amore' e 'servizio'. Noi comprendiamo cos'è l'amore e cos'è il servizio”(dall'ultimo discorso del dottor Bob) Per lungo tempo ho dormito e sognato. A lungo ho vissuto come un sonnambulo. Il mio cammino in AA è cominciato con uno sbattere di palpebre, un guardarmi intorno stranito e confuso, come se mi svegliassi da un sonno drogato, e questo risveglio non poteva accadere finché non fosse terminata una caduta che sembrava senza fine. Ero in caduta libera. In picchiata. Senza più controllo dei comandi. Al termine di questa rovinosa caduta (il mio alcolismo, e tutto quello che aveva comportato) mi sono dovuto rialzare per non morire. Per rialzarmi ho dovuto chiedere aiuto, sono riuscito a chiedere aiuto: non l'ho fatto espressamente, il mio orgoglio me lo impediva, ma il mio semplice “esserci”, essere lì, presente nel Gruppo, testimoniava una mia (im)precisa necessità, un mio (im)preciso bisogno in tal senso. Quel risveglio era permeato, soffuso di una prima larvata forma di umiltà - riuscire a chiedere aiuto pur senza chiederlo - e di una prima forma di onestà verso me stesso, riconoscere a malincuore la vanità di tutti i miei sforzi. Questo risveglio era qualcosa di spirituale? Varcare quella soglia tra mille paure indefinite è stato un atto “necessario”. Decidere di restare, di frequentare il Gruppo, una prima scelta consapevole, un primo atto di volontà da rinnovare ogni giorno. Nel Gruppo ho cominciato ad ascoltare, pur non sapendolo fare. Ascoltavo con la testa, di meglio non riuscivo a fare, valutavo, soppesavo, giudicavo, criticavo, separavo, sperando che le parole degli altri forzassero la corazza del cuore. Avrei avuto pazienza. Finché non fossi riuscito a fare silenzio dentro di me. Attento alle capacità di trasformazione dell'ascolto.

Valore terapeutico: Spesso mi sono chiesto perché tutte le terapie da me intraprese (psicanalitiche psichiatriche psicologiche farmacologiche disintossicanti antidepressive antabuse alcover di gruppo la Comunità stessa, ecc.) non abbiano mai sortito alcun effetto durevole, di tipo “risolutivo” nei confronti del mio alcolismo. Eppure, la mia buona volontà era sempre la stessa. E così la decisione di smettere una volta per tutte. E le motivazioni in tal senso. Azzardo. Forse perché nessuna di esse richiedeva una mia partecipazione attiva, un mio coinvolgimento a 360 gradi in un processo di profondo cambiamento interiore, forse perché nessuna sembrava volermi rendere protagonista di un'avventura unica di trasformazione continua, infinita e dal vago sapore d'assoluto. Qualcosa in cui si va sempre “oltre”. È spiritualità questa? Nel Gruppo ho cominciato a parlare, pur non sapendolo fare. Cercavo di condividere i dubbi le difficoltà le incapacità le impossibilità. Parlavo con la testa. Talvolta arrivavo in Gruppo con enormi discorsi prefabbricati di cui non ricordavo nulla. Avrei avuto pazienza. Finché non fossi riuscito a “parlare col cuore”. Attento al potere creativo della parola. Ascolto, parola, pazienza. Senza accorgermene avevo cominciato a mettere in pratica “qualcosa” di nuovo. Ho smesso di bere arrendendomi ad un nemico più forte di me, smettendo di lottare, e affidandomi ad un potere che speravo benevolo e amorevole nei miei confronti. Il nemico, pago della resa, non ha infierito più di tanto; quel potere è invece sembrato accontentarsi di qualche preghiera mormorata nei momenti di più nera disperazione. Quando non avevo più nulla cui aggrapparmi e avevo messo da parte anche la speranza. Sfiduciato, rassegnato. Solo così sono stato salvato. Mollando tutto. Lasciando andare tutto. Quella liberazione dall'ossessione era “qualcosa” di spirituale? Non riuscendo ad avere fiducia in me stesso, avrei cominciato a darla ad altri. Avrei avuto pazienza. Ho iniziato ad avere fiducia nel Gruppo, riconoscendone le superiori qualità di saggezza e coraggio, forza e sobrietà. Un po' alla volta ho cominciato a lasciar cadere domande e perplessità. Una su tutte: “cosa ci sto a fare qui?”. Ho continuato ad avere fiducia, fiducia che uno sguardo, un'attenzione, una comprensione benevola mi fosse accanto e mi accompagnasse dovunque. Forse non ero così indegno di vivere e di essere amato come mi ero sempre ritenuto. Forse per “qualcuno” ero sempre stato degno d'amore e sempre lo sarei stato. Ho cominciato a sentirmi amato, ho creduto prima, sperimentato dopo, che quell'amore era da sempre e per

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sempre, per me come per tutti. E sapendolo, non sono più stato lo stesso. Era questa una trasformazione nel profondo? Ho cominciato ad aprire la mente al nuovo, all'ignoto, al mistero della vita e ai suoi paradossi, alle sue infinite possibilità, abbandonando un po' alla volta dubbi, riserve, resistenze, difese, le formazioni mentali che da altri avevo appreso. Un po' alla volta ho disertato i sentieri familiari della pigrizia mentale, dell'inerzia che accetta ciecamente, dell'orgoglio che presume di “conoscere”, dei luoghi comuni, dei giudizi pre-costituiti, degli slogan di comodo, per accettare la realtà della mia ignoranza, del mio “non sapere”, come necessario punto di partenza del cammino, necessario perché l'unico ragionevole e vero. Ho capito che prima di fare qualsiasi cosa per gli altri, la dovevo fare prima verso me stesso. Perdonare gli altri, tollerare gli altri, accettare gli altri, non provare rancore … tutto ciò non aveva senso e non era praticabile se prima - o insieme - non avessi perdonato, tollerato, accettato me stesso. E se non ci fossi riuscito - tanto grande era il rancore, il rimpianto, la rabbia, la nostalgia verso il passato - mi sarei rivolto a chi sembrava riuscire ad amare sempre, comunque e nonostante. Ho avuto pazienza. E ho cominciato a non sentirmi più solo. E a provare un nuovo senso di pace, un appagamento, una leggerezza, una “pienezza dell'io” mai prima sperimentati. Da dove proveniva questa nuova pace? Era questa la “serenità” della nostra preghiera? Era “qualcosa” di spirituale?

paura di non farcela, di non essere all'altezza. E quando non ne fossi stato capace, mi sarei rivolto a quella nuova fonte inesauribile che scorreva in me. Perplesso, ho esaminato i nuovi strumenti di AA ai miei piedi - la preghiera la meditazione l'accettazione l'anonimato le 24 ore -, tutti i nuovi principi. Indeciso, ho cominciato a smontarli montarli e rimontarli dentro di me, giocattoli alieni e dall'aria decisamente irreversibile. Titubante, ho cominciato a praticarli, animando e incentivando un processo che non volevo morisse. Questa lenta partenza aveva “qualcosa” di spirituale? In questo cammino più e più volte mi sono fermato, sfiatato, frustrato, deluso. Più e più volte ho fatto dietro-front, senza più fiducia né speranza. Più e più volte mi sono rialzato, accettando con gioia la verità del mio recupero, questa e non altre, non quelle imparate sui libri, non quelle intraviste negli amici, non quelle sognate ad occhi aperti. Andavo bene così, andavo come un treno, andavo lentamente.Andavo. Ho intuito di essere un “individuo completo”, da sempre completo senza saperlo, completo nella sua imperfezione e nei suoi limiti. Non procedevo da solo. Condividevo, o mi sforzavo di farlo. Condividendo le difficoltà alleggerivo il fardello; condividendo le conquiste mi sembrava che un messaggio di speranza si diffondesse fuori di me.

Ho cercato di vivere nell'eterno presente, perché passato e futuro non esistevano più, avevano cominciato a non essere più reali per me. Ma prima … Ho voluto cominciare a conoscere me stesso, rivisitando il mio passato con gentilezza e comprensione, rispettandone gli errori le paure le fughe le violenze, come parti di un me malato e fragile, ferito e vulnerabile; elencandone le dipendenze i difetti i limiti i debiti le incapacità; impedendo ai rimpianti e al senso di colpa di travolgermi ancora una volta; riscoprendone con gioia e gratitudine le qualità nascoste, mai riconosciute come doni; imparando dagli errori e cercando di trasformare il negativo in positivo. Sono riandato al mio passato, sorpreso di trovarlo anche grande, bello, già © Carlo Schicchio infiammato da un bisogno d'assoluto che non avevo mai supposto in me. Mi sono così reso disponibile al cambiamento, un cambiamento nel profondo, in tutti i campi della mia vita, a tutti i livelli del mio essere, corpo mente anima. Ho cercato di aprire il mio essere a qualunque cosa la vita avesse voluto offrirmi, senza attaccarmi a nulla, senza rifiutare nulla. Ho cercato di cambiare abiti e abitudini mentali, azioni reazioni e comportamenti. Ho cercato di attivare attenzione e concentrazione e di seguire il cuore più che l'istinto, sapendo quest'ultimo malato. Ho cercato di non farmi più bloccare dalla vergogna, dalla

Lentamente cominciavo a uscire dall'isolamento. Dall'immobilità. Capivo che dovevo fare dell'azione e del movimento la mia nuova ragion d'essere, che non dovevo trasformare il Gruppo in un nuovo rassicurante grembo materno. Non procedevo scimmiottando. Cercavo di pensare con la mia testa, in un processo di individuazione e definizione di me, finalizzato alla piena realizzazione delle mie potenzialità, unico scopo che riconoscevo degno. La mia valorizzazione, la riscoperta del divino attraverso l'umano, dell'assoluto

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attraverso il relativo. Procedevo consapevolmente, conscio della mia unicità, conscio della mia uguaglianza, o mi sforzavo di farlo. Questo processo aveva “qualcosa” di spirituale? Avevo cominciato a fare servizio come se dovessi pagare un debito di riconoscenza verso chi mi aveva tratto in salvo. Non ero stato irriconoscente per tutta la vita? E non volevo forse cambiare? Ma così il servizio mi andava stretto. Farlo senza gioia, che senso aveva?

Ho visto il servizio, l'amore, la preghiera come uno “stato dell'essere”, figli della gratitudine e dell'abbondanza. Figli della fiducia, li ho visti come uno stato di profonda, ininterrotta riconoscenza per quanto ricevuto, e di anticipato ringraziamento per qualunque cosa sarebbe in seguito venuta. Ho cercato di mettermi al servizio della vita e di qualunque cosa mi chiedesse di fare e di essere. C'era “qualcosa” di spirituale in questo atteggiamento? Non lo so. Questo è stato, questo è il mio cammino oggi. Oggi so che quando sto male, quando sono turbato e l'emotività riparte per la tangente, posso parlare con un altro alcolista. Ascoltandolo, riporto i miei problemi alla loro reale dimensione e consistenza. E posso parlare con chi è più grande di me. Ascoltandolo in silenzio ed umiltà, il quadro si ricompone sempre perché so che la sua promessa d'amore sarà mantenuta, è già mantenuta. Oggi, dopo due anni di cammino in AA, mi azzardo e dico che: La spiritualità è inafferrabile, indefinibile, come Dio, come l'amore. Costringerla in definizioni e parlarne la allontana, la rende vaga evanescente, dibattito da salotto. Praticarla, o sforzarsi di farlo, la crea subito reale, viva e pulsante. Con un aroma inconfondibile, un profumo, una densità e leggerezza nuove, diverse da tutto quanto già da me provato. La spiritualità si sostanzia di azioni concrete, vive in un gesto gentile, respira nel calore di un abbraccio, appare nella serenità di un sorriso, si cala nella materialità quotidiana delle situazioni e dei corpi, in un nuovo prendermi cura di me stesso e degli altri. La spiritualità non è insita nelle cose, in luoghi persone situazioni. Non ha nulla di oggettivo o sostanziale. Forse è solo uno sguardo nuovo, un modo nuovo di vedere il mondo, di accostarsi ad esso, un modo, uno sforzo di praticare tutto. Forse comincia da un nuovo modo di vedere ed accostarsi a se stessi. È un modo di chiudere quella enorme forbice, quella separazione tra me e il mondo, tra me e gli altri, tra me e me stesso.

Per tutta la vita avevo fatto esperienza soltanto dell'infelicità, della paura, della scarsità, della “mancanza di”; avevo così sminuito sistematicamente ciò che avevo, lo avevo criticato regolarmente, considerato sempre insufficiente. Lentamente ho cominciato a rivedere tutto, giungendo ad apprezzare le cose che avevo, le persone che mi circondavano, la vita che mi pulsava dentro, a dar loro un valore “giusto”. Ho smesso di dare tutto per scontato, smesso di pensare che tutto mi fosse in qualche modo dovuto; sentivo di non avere nessun merito speciale in tal senso e che tutto mi era giunto “gratuitamente”, come dono disinteressato e, come tale, da restituire immediatamente affinché non morisse dentro di me. E finalmente fui grato alla vita. Scoprirmi grato alla vita rivoluzionava i termini del problema, ne cambiava le coordinate. Non ero più separato dalla vita ma tutt'uno con essa, lo stesso processo dell'alcolismo aveva in sé “qualcosa” di completo e perfetto, processo “necessario”, tappa “obbligata” per riconoscere e dare un significato a me stesso, agli altri, a tutto; per arrivare a una prima, fondamentale “attribuzione di senso”.

La spiritualità è sempre inconsapevole, e inconsapevole è la pratica dei suoi principi, anche se comincia da uno sforzo tremendo di acquistare consapevolezza di tutto e su tutto. Una spiritualità, un amore, un'umiltà cosciente di sé è una contraddizione in termini, l'ultimo e più sottile trucco della mente per seguitare a mandarmi su piste sbagliate e colme di egocentrismo. La spiritualità non è mai interessata, non insegue risultati né persegue obiettivi; la sua ragion d'essere è in sé stessa, la gratuità e il non-interesse sono i suoi motori. È un atto di estrema consapevolezza che si esprime giorno per giorno, ora per ora, momento per momento. È una scelta, e il rinnovo di tale scelta viene effettuato in ogni istante. Anche in questo istante. Soprattutto in questo istante. È un “qualcosa” di più, che c'è prima e va oltre. È inesauribile, perché perenne è la fonte cui attinge. È inevitabile, perché è il mio destino di uomo.

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A.A. Alcolisti Anonimi Italia

Rifletti sulla tua situazione Solo tu puoi decidere se sei un alcolista o meno. Se hai qualche dubbio prova a rispondere alle domande che seguono; pur non essendo un test specifico il questionario può aiutarti a riflettere sulla tua situazione.

Domande 1) 2) 3) 4) 5) 6) 7) 8) 9) 10) 11) 12) 13) 14) 15) 16) 17) 18) 19) 20) 21) 22) 23) 24) 25) 26) 27) 28) 29) 30)

Soffri di vuoti di memoria dopo aver bevuto? Bevi di nascosto? Pensi frequentemente all'alcol? Bevi i primi bicchieri frettolosamente? A causa del bere provi dei rimorsi? Eviti nei tuoi discorsi ogni allusione all'alcol? Dopo i primi bicchieri provi un'irresistibile voglia di bere ancora? Trovi dei pretesti per bere? Mostri un comportamento aggressivo specie dopo aver bevuto qualche bicchiere? A causa del bere provi il desiderio di rinchiuderti in te stesso e un certo senso di colpa? Hai cercato più di una volta di smettere totalmente di bere? Hai provato un sistema per bere di meno (ad esempio: solo dopo una certa ora, solo alcolici leggeri, ecc.)? Hai cambiato più volte il posto di lavoro? Regoli il tuo lavoro e il tuo modo di vivere sull'alcol? Hai notato una perdita di interesse per cose in cui l'alcol non sia presente? Provi un senso di pietà nei confronti di te stesso? Hai procurato col bere dei cambiamenti nella tua vita familiare? Cerchi di assicurarti una scorta di alcol? Trascuri l'alimentazione? Sei mai stato ricoverato in ospedale a causa dell'alcol? Bevi al mattino? Hai bevuto talvolta per giorni interi? Hai mai provato un abbattimento morale? La tua capacità di pensare e di concentrarti è diminuita? Bevi con persone di livello molto inferiore al tuo? Bevi occasionalmente altri tipi di alcolici non alimentari (ad esempio l'alcol denaturato)? È diminuita nel tempo la quantità di alcol che puoi bere senza sentirti male? Hai notato dei tremori al mattino? Il bere è diventato una necessità? Hai avuto delle forme di delirio per l'alcol?

Si

No

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Se, nel segreto della tua coscienza, hai risposto sì a 4 o più domande - e non è assolutamente necessario che comunichi ad alcuno i risultati del test - è molto probabile che l'alcolismo ti minacci e che tu possa avere bisogno diA.A.AlcolistiAnonimi. Se vuoi continuare a bere il problema è tuo e non ci riguarda; ma se hai un desiderio di smettere di bere allora diccelo e... il problema sarà anche nostro!

Centro d'ascolto nazionale Via di Torre Rossa, 35 - 00165 - Roma Tel: +39 066636620 http://www.alcolisti-anonimi.it/modules.php?name=aa010-30_domande l’altraitalia 28


APRILE

MARINO PARISOTTO Nasce da genitori italiani a Toronto nel 1963. Segue la sua famiglia che fa ritorno in Italia e, stabilitosi a Milano, frequenta l’Università Cattolica del Sacro Cuore con specializzazione in Economia e Commercio. Inizia l’attività dirigenziale in un’agenzia pubblicitaria specializzata in moda e design. Con il tempo la sua passione per la fotografia prende corpo e ha il sopravvento sull’attività di pubblicitario e marketing director. Le sue esperienze lavorative lo portano a incontrare da subito brand leader. La sua carriera da fotografo inizia relativamente tardi, ma con frutti inaspettati: interpreta marchi come Armani, Givenchy, Swarovski, Baccarat, Mikymoto, Bergdorf Goodman, La Perla e fotografa attori come Hugh Grant ed Eva Mendez. Marino Parisotto ama la luce naturale, i grandi spazi come i deserti e il mare: la sua fotografia è focalizzata sull’azione e sulla forza della seduzione. La domanda che deve evocare l’immagine è: “Che cosa sta succedendo? Cosa è successo? Cosa succederà dopo questo frame?” Il suo lavoro è romantico, visionario, elegante, mai volgare. Vive e lavora tra New York, Parigi e Milano. Ci rivela un personalissimo segreto per realizzare i suoi lavori: “Prima di iniziare a scattare, prego.” l’altraitalia 29


MAGGIO

EUGENIO RECUENCO Nato a Madrid nel 1968 ha lavorato per numerosi giornali internazionali e spagnoli come “Vanity Fair”, “Vogue”, “Madame Figaro”, “Wad”, Spoon”, “Planet”, “Stern”, “View”, “Vanidad” e “GQ”; ha collaborato inoltre alla realizzazione di numerose campagne pubblicitarie tra cui quelle per Boucheron, Diesel, Custo e Loewe. Ha esposto le sue opere al Reina Sofía di Madrid, al BAC (Barcelona Arte Contemporáneo), al CCCB di Barcellona e al Circuit 8 (Arte e Moda) di Barcellona. Nel 2005 il suo scatto per la Playstation è stato insignito a Cannes del Leone d’Oro. Tra gli ultimi progetti: PhotoEspaña al Naarden Fotofestival in Olanda, Art Toronto (2007), una personale alla galleria parigina Bertin-Toublanc, il Photofestival di Miami e Matarte es Matarme da cui è nato il Calendar Fashion Show 2009. Ha firmato alcuni video musicali come Pretendo Hablarte. Ha ricevuto il primo premio alla Settimana Internazionale del Cinema in Messico e il Gold Award in Graphics e il Bronze Award in Exterior Campaign al Sol Festival per la Playstation nel 2009. Sempre nel 2009 è stato responsabile per il set design e l’art direction dell’opera Gli Ugonotti al Fisher Center del Bard College di New York. l’altraitalia 30


ELLIOTT ERWITT Nato a Parigi da genitori russi nel 1928, Elliott trascorre la sua infanzia a Milano, prima di tornare nella capitale francese e poi stabilirsi definitivamente negli Stati Uniti. Nel 1948 incontra Steichen, Robert Capa e Roy Stryker a New York, ed è Capa che nel 1953 lo invita a entrare nell’agenzia Magnum Photos. Da allora Elliott rimane membro del prestigioso gruppo, per il quale ricopre molte volte la carica di presidente. Nel 1970 inizia a produrre film, tra cui i pluripremiati documentari Beauty Knows no Pain (1971) e Glass Makers of Herat (1977). In tutto Erwitt ha prodotto diciassette commedie e film satirici. Non solo, ha anche organizzato delle mostre personali al New York Museum of Modern Art (MoMA), allo Smithsonian di Washington, all’Art Institute di Chicago, al Museo di Arte Moderna di Parigi (Palais de Tokyo), al Reina Sofía di Madrid e al Barbican Centre di Londra. Nel corso della sua carriera ha scritto più di venti libri sulla fotografia, tra i quali Eastern Europe (1965), Photographs and Anti-photographs (1972), Personal Exposures (1988), To the Dogs (1992), Between the Sexes (1994), Snaps (2001), Personal Best (2006), Elliott Erwitt’s Dogs (2008), Elliott Erwitt’s Rome (2009), Elliott Erwitt’s New York (2009), The Art of André S. Solidor (2009) ed Elliott Erwitt’s Paris (2010). l’altraitalia 31


CULTURA

Politica di Umberto Fantauzzo

Illegalità, mafia e corruzione del potere Cultura e democrazia nazionale deturpata Nel nostro paese la calamità culturale dell’illegalità è seconda solo al problema meridionale ed essendo tale deleterio fenomeno profondamente radicato nella storia della nazione, ne diviene una questione etico - politica. In Italia, nel corso della sua centocinquantennale esistenza unitaria, si è affermata un’anomalia culturale di genesi borbonica, che considera lo stato nazionale un tiranno impositore e come tale un avversario da aggirare e possibilmente da “fregare” con strategie ed atti d’illiceità accompagnati da furbeschi atteggiamenti carichi di fierezza pavoneggiante.

Una consuetudine ancor più vergognosa è stata introdotta nel pubblico dibattito televisivo sin dal regime craxiano , ulteriormente potenziato dal Berlusconi nelle sue emittenze private, consistente in un linguaggio marcatamente scurrile, caratterizzato a tratti da espressioni idiomaticamente blasfeme con la bestemmia che rafforzano il tono assertivo dei protagonisti; sul merito la famigerata pubblica disputa tra i due capiscuola del turpiloquio Sgarbi e la Mussolini, alterco vergognosamente animato da parolacce di pessimo gusto da bassofondo culturale ed umano.

Nessuna classe politica, né antibellica, né postbellica della prima e seconda Repubblica, è stata in grado di convincere gli italiani che legalità ed onestà costituiscono precipue virtù civili nel contesto di un’etica oggettiva in una comunità democratica conformemente allo spirito della nostra costituzione da annoverare tra le più moderne ed efficienti del mondo occidentale. Rigore, equità e benessere dovrebbero essere intese come bene comune, valori che in Italia non si sono mai affermati a causa dei numerosi corrotti politici che con la loro furbizia volpina hanno ingannato ed ingannano tuttora la fiducia degli elettori inquinando enormemente la democrazia italiana. L’attuale regime di liberismo straccione e populista di emanazione biscioniana ha indotto un’ingente quantità di cittadini italiani a comportamenti illeciti sulla scia di numerosi “tribuni” del popolo, i quali con la loro esemplarmente arrogante e disonesta linea di condotta hanno recato enorme nocumento alla nostra democrazia e cultura. La tesi precedentemente sostenuta trova conferma sulla base di numerosi scandali recentemente emersi alla luce della giustizia, illeciti prevalentemente nell’ambito della gestione urbanistica e territoriale nel cui contesto sarebbe possibile operare un’elencazione dalla quale poter evincere ingredienti comuni, che disponendo di copertura politica garante, consentono la lievitazione del malaffare.

Tra i crimini più eclatanti prevalgono mediazioni immobiliari per operazioni fittizie, affidamenti diretti di appalti di servizi e lavori pubblici che sarebbero normalmente da aggiudicare con gara; consulenze inutili a prezzi gonfiati; compravendite di beni e di partecipazioni azionarie a prezzi fuori mercato; ruoli oscuri ricoperti da personaggi fantasma che fungono da prestanome.

Lo scorso ventinove agosto il cardinale Bagnasco in un suo intervento ha ricordato “che la questione morale in politica non riguarda solo le persone ma anche le strutture e gli ordinamenti”, messaggio indirizzato a “coloro che attraverso il loro operare propongono modelli culturali destinati a divenire dominanti”. Tale messaggio inviato dal prelato a tutti i responsabili politici italiani a livello nazionale , regionale, provinciale e municipale, a funzionari ed amministratori di tutte le pubbliche istituzioni nell’intenzione del mittente costituisce un monito etico in cui il medesimo ha voluto sottintendere che il loro comportamento funge esemplarmente da paradigma morale e pedagogico per le giovani generazioni e pertanto deontologicamente vincolante per tutti coloro designati all’espletamento di una funzione pubblica. Ovviamente numerosi responsabili di pubblico incarico obbediscono a cotesto imperativo etico ma tanti, come la storia della Repubblica Italiana ci insegna, operano con astuzia nel proprio interesse in barba alla collettività. In un momento molto delicato per l’Italia un’ enorme ondata di eventi d’illegalità, di corruzione e attività malavitose in lungo ed in largo nella nostra penisola, non risparmiando Istituzione alcuna sia laica che ecclesiastica, ha recentemente invaso lo spazio mediatico d’informazione: - il caso del presidente della provincia di Milano Filippo Penati, coinvolto nella vicenda della Falck di Sesto San Giovanni, ha scosso le acque all’interno del PD;

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- Pier Francesco Guarguaglini, ex amministratore delegato di Finmeccanica, implicato con la moglie nell’inchiesta sugli appalti ENAV (Ente Nazionale Assistenza al Volo) di cui è presidente della holding aerospaziale, incassando ingiustamente una liquidazione di quattro milioni e mezzo di Euro, l’equivalente di un anno del suo stipendio, ha avuto l’impudenza di affermare che tale importo non costituisce una “MEGALIQUIDAZIONE”;

prossimativamente chiunque confrontato con tale informazione avvertirebbe in lui la strana sensazione di avvolgimento delle sue carni nel proprio corpo;

- ancora una penosa vicenda a Milano dove il vicepresidente della Regione Lombarda del PDL Franco Nicoli Cristiani, con l’accusa di traffico illecito di rifiuti, su ordine della procura di Milano viene arrestato dai carabinieri di Brescia per una presunta tangente di centomila Euro, l’intera somma incassata “CASH” in banconote da cinquecento Euro pagata a costui da Pier Luca Locatelli un imprenditore che operava nell’ambito dello smaltimento di rifiuti;

Leonardo Sciascia

- last but not least il caso dell’emerito ultra novantenne prelato Luigi Verzè (nella foto sopra) dal doppio “Don” il primo per il suo ufficio sacerdotale , il secondo per il suo operato malandrinesco, attualmente inquisito per bancarotta fraudolenta per il fallimento dell’ospedale San Raffaele con un deficit di un miliardo e mezzo, il povero prelato che di sente “perseguitato e afflitto come Cristo in croce” durante la sua intera carriera di “opera missionaria” spaziava mafiosamente tra politica, appalti e affari accumulando un inestimabile tesoro . Da un’approfondita considerazione analitica di tutti i casi d’illecito menzionati nella precedente elencazione sull’illegalità si potrebbe costatare che la corruzione costituisce un elemento portante nel PDL e molto meno frequente negli altri partiti. In tal senso sarebbe opportuno sollevare il seguente quesito: come mai in tutte le elezioni che hanno avuto luogo sin dal momento in cui il Berlusconi è entrato in politica nel 1994 il suo partito, Forza Italia di allora e l’attuale PDL, in Sicilia abbia raggiunto un’elevata quota di assensi elettorali a guisa di elezioni bulgare?

- lo scorso due dicembre in Sicilia vengono arrestati due consiglieri regionali appartenenti al PDL: Roberto Corona e Fabio Mancuso per presunta frode fiscale, bancarotta fraudolenta, associazione a delinquere ed esercizio abusivo per attività finanziaria, avendo operato nell’ambito della Fingenarali Spa e della Ascona Finance hanno emesso abusivamente un’ingente quantità di polizze fideiussonarie per un capitale di cinquecento milioni, attività abbastanza lucrativa che ha portato presumibilmente nelle loro tasche la somma di circa quattordici milioni;(in tale circostanza si potrebbe coerentemente esprimere il proprio stupore unicamente ricorrendo ad un’espressione siciliana che recita “cosi di fariti arrizzari i carni” Intraducibile!) Ovvero ap-

Nel tentativo di formulare un’adeguata risposta a tale quesito, si potrebbe supporre l’esistenza di tracce di “odor di mafia” nello schieramento pidiellino. Tutti gli onesti cittadini italiani sono molto amareggiati nel costatare che nei meandri labirintici del potere politico ed amministrativo della nostra nazione l’illegalità malavitosa si espande giornalmente a macchia d’olio. La nostra società costituisce un caso patologico, pertanto per ogni critico cittadino sarebbe lecito chiedersi quale possibile terapia efficace escogitare per curare l’Italia malata? La migliore risposta a tale domanda è stata fornita alcuni anni addietro dal procuratore capo Gian Carlo Caselli: per redimere il nostro paese dalle organizzazioni malavitose, corruzione e illegalità occorrerebbe un totale rinnovamento culturale e morale che potrebbe durare decenni.

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CULTURA

Cinema di Armando Rotondi

Il piccolo garibaldino In una veste tutta nuova per celebrare l’Unità d’Italia Prodotto dalla Cines nel 1909, “Il Piccolo Garibaldino” è uno di quei classici leggendari del cinema muto italiano, di regista ignoto, creduto perduto e poi ritrovato. Una pellicola che acquista ulteriore valore se messo in relazione con le celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia.

Cineturismo Monte Adamello e la diga del Venerécolo L’esordio alla regia di Ermanno Olmi avviene nel 1960 con “Il tempo si è fermato”. Inizialmente concepito come documentario per l’Edisonvolta di Milano divenne il primo lungometraggio di finzione di Olmi che lo girò in un bellissimo ed essenziale bianco e nero e con attori non professionisti.

Troviamo scritto in un programma di sala datato 27 luglio 1910, in occasione della proiezione al Politeama Ariosto di Reggio Emilia: “Siamo all’epoca di Garibaldi, quando i petti infiammati da vivo amore patrio accorrono volenterosi in difesa del paese. Anselmo, padre di un giovinetto dodicenne, accorre anch’esso tra le file garibaldine; e il piccolo Augusto, infiammato dallo stesso desiderio, fugge di nascosto da casa e raggiunge il padre arruolato nella gloriosa schiera dei mille. Suona il segnale della battaglia, il piccolo Augusto si slancia tra i suoi commilitoni, ma improvvisamente è colpito mortalmente. Il piccolo eroe invoca il nome di Garibaldi, si trascina presso di lui, ne bacia la spada e muore tra le braccia del padre”. Sono parole emblematiche, queste con cui è descritta la trama, in cui ben si evince il ruolo che la pellicola e più in genere il cinema muto italiano svolse, per favorire il processo di nazionalizzazione della masse.

Essenziale è anche la vicenda narrata: il giovane studente universitario Roberto Seveso viene incaricato come guardiano invernale di una diga nei pressi del Monte Adamello. Nella baracca, il giovane dovrà convivere con Natale, un taciturno padre di famiglia e suo anziano collega. Tra i due v’è una iniziale diffidenza che piano piano si trasforma in solidarietà. Girato in 16 mm tra il 1958 e il 1959, con una troupe ridotta, il film è fatto di lunghi silenzi, gesti quotidiani, e su tutto si erge uno scenario imponente: quello del Monte Adamello, in Val Camonica (Lombardia), e della diga del Venerécolo. Il Monte Adamello visto dalla diga del Venerécolo

Ora “Il piccolo garibaldino” trova nuova linfa e viene riproposto, nel corso dell’ultima edizione del Festival di Nuova Consonanza (Roma), con una nuova traccia sonora, completamente elettroacustica, creata appositamente dal gruppo musicale Heka. Conviene soffermarsi brevemente su di loro e sul profilo di questi giovani artisti.

Olmi fa suo di tutta la sua abilità di documentarista esperto di montagna nel realizzare il lungometraggio e il risultato è eccezionale. Una location che non è solo spettacolare, ma anche essenziale per far emergere la dimensione più umana delle persone e a trasmettere allo spettatore un messaggio di eticità e fratellanza.

Il gruppo Heka nasce nel 2010 presso il “Centro di ricerca ed elaborazione audiovisiva” (CREA) del Conservatorio “L. Refice” di Frosinone dall’incontro di sei musicisti con la volontà di praticare la composizione collettiva applicata alle immagini. Dario Amoroso, Mirko Ettore D’Agostino e Luca De Siena si sono esibiti in live electronics in Italia e all’estero (Lipsia, Parigi, ecc.), Marco Leone è stato regista di due cortometraggi di cui ha composto anche la colonna sonora, Gabriele Paolozzi si è classificato terzo al “Premio Nazionale delle Arti 2010” con una sua composizione elettroacustica e Salvatore Mudanò, anch’egli compositore di musiche per la TV e per il cinema, oltre alla sua creatività, offre al gruppo la sua lunga esperienza come tecnico del suono.

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Un gruppo, quindi, artisticamente valido e di alto profilo che già in passato ha affrontato il cinema muto, realizzando una nuova sonorizzazione per il capolavoro Kinoglaz (1924) di Dziga Vertov. In quel caso, la pellicola del maestro russo, film sperimentale che faceva dell’estrema volontà di realismo (che pure diventava astrazione) la sua nota chiave, acquisiva quasi i connotati di un prodotto di video arte attraverso una sonorizzazione puntuale e difficile. Si badi bene che parlando di sonorizzazione non parliamo di colonne sonore, nel senso comune dell’espressione, ma di vere tracce audio che danno suono ai gesti, ai rumori e a tutto quello che in film muto non è presente. Una sonorizzazione in cui gli artisti agiscono secondo la loro sensibilità, le loro tecniche, i loro gusti e, non ultime, le loro convinzioni. Ne “Il piccolo garibaldino”, aiutati anche dalla minor durata del film italiano, i compositori si sono allontanati il più possibile dal sound design classico dove ad un gesto, una azione, corrisponde un suono più o meno aderente al reale. Ci dice Luca De Siena, componente del gruppo e intervistato per l’occasione: “Qui il tempo della pelliccola è inferiore, 14 minuti all'incirca, ma sono molto più densi che in qualsiasi scena del precedente lavoro. Il fatto di avere così poco film su cui lavorare ci ha costretti ad accavallarci molto di più. Ne risulta una maggiore stratificazione che ci ha permesso di utilizzare più suoni contemporaneamente distribuendoli nello spazio della sala”. Ne risultano in tal modo una maggiore profondità del lavoro e un forte coinvolgimento della platea. “C'è un uso del ritmo e di sonorità al limite della musica elettronica di matrice pop ... ma questo non per creare un contrasto o per essere dissacranti. - continua De Siena Si tratta della solita diatriba tra ‘alto’ e ‘basso’, fra ‘colto’ e ‘popolare’ che solo in un paese estremamente conservatore come l'Italia continua a stare (inutilmente) in piedi”.

Agenda di Gennaio 69° Golden Globes Awards 15 gennaio 2012, a Los Angeles (USA). www.hfpa.org I Golden Globes sono i prestigiosi premi assegnati dalla stampa estera di Hollywood organizzata nell'associazione HFPA (The Hollywood Foreign Press Association). L'associazione raccoglie circa 90 giornalisti internazionali con base nel Sud della California.

Trieste Film Festival dal 19 al 25 gennaio 2012. Trieste, Cinema Ariston, Teatro Miela. www.triestefilmfestival.it Nei suoi 23 anni di attività l’associazione Alpe Adria Cinema e il suo progetto più importante, il Trieste Film Festival, si sono sempre distinti per l’originalità delle loro iniziative. Il festival ha analizzato e portato visibilità a film e registi che erano stati dimenticati per molti anni. Il Trieste Film Festival ha acquisito sempre maggiore rilevanza a livello nazionale e internazionale, divenendo un punto di riferimento unico nel suo genere, soprattutto per quanto riguarda le cinematografie dell’Europa centro orientale. A livello nazionale il festival ricopre un ruolo fondamentale, essendo l’unico festival ad aver seguito la produzione cinematografica di questi paesi con scrupolosa attenzione.

Sundance Film Festival dal 19 a 29 gennaio 2012 Park City (USA). Sedi varie. www.sundance.org Fondato nel 1981 da Robert Redford, il "Sundance" è considerato uno dei più prestigiosi festival del cinema indipendente al mondo.

La sonorizzazione de “Il piccolo garibaldino” appare come più melodica rispetto a quella di Kinoglaz e risulta quindi più fruibile da parte del pubblico. È un film dal grande valore storico e simbolico, al di là degli aspetti e delle pecche retoriche, come è normale siano presenti in una pellicola del periodo giolittiano. Un lavoro andato perduto, poi miracolosamente ritrovato e che ora vive di nuovo splendore in questo anno del cento cinquantenario dell’Unità. Speriamo che sia il Festival di Nuova Consonanza possa essere solo il primo di tanti successi per il film e per i bravissimi compositori del gruppo HEKA. Le due immagini sono state estratte da un video di presentazione pubblicato dal gruppo HEKA su YouTube

Rotterdam International Film Festival dal 25 gennaio al 5 febbraio 2012. Rotterdam (Olanda). Sedi varie. www.filmfestivalrotterdam.com L’International Film Festival Rotterdam si caratterizza per la particolare attenzione rivolta ai film e ai registi nuovi, innovativi e indipendenti. Il festival è una miscela di cinema, esposizioni d’arte visiva legata ai film e spettacoli dal vivo. Centinaia di registi e altri artisti a Rotterdam presentano ogni anno il proprio lavoro di fronte a un grande pubblico. Dodici giorni di fila, ventiquattro sale hanno la programmazione completa. Il festival attrae molti visitatori, oltre a 3000 rappresentanti della stampa e dell’industria cinematografica. Il momento saliente dell’International Film Festival è quello dei VPRO Tiger Awards. I premi non sono per grandi registi affermati, bensì per i nuovi talenti e il loro promettente lavoro. Questa premiazione è un importante incoraggiamento per i giovani registi.

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CULTURA

Racconti di Luisa Mazzetti

La figlia dell’Amelia La figlia dell'Amelia me la ricordo bene. Era ancora una bambina e già andava in giro con una cesta grande quasi quanto lei, a portare la biancheria ben inamidata e stirata da sua madre. Era così graziosa con le treccine bionde e così ben educata, che pareva un angioletto. E l'Amelia, certe volte, se la guardava con gli occhi lucidi e sospirava: «Povera figlia mia, dov'è venuta al mondo!». E io le rispondevo: «Va' là, Amelia, che la Maria è un regalo del cielo. Almeno hai qualcuno che ti aiuta!». E lei faceva sì sì con la testa, ma intanto le venivano giù due lacrimoni. Si soffiava il naso e poi mi diceva piano, all'orecchio: «Ogni volta che posso le metto dei soldi alla Posta. Sono pochi spiccioli, ma con gli anni … così quando è grande la mando in crociera come i signori». A me faceva ridere, perché pensavo che quei soldi sarebbero sempre rimasti pochi e comunque sarebbero stati più utili per qualcos'altro, ma all'Amelia piaceva sognare così. Io la guardavo allontanarsi col passo svelto di chi non ha tempo da perdere, e pensavo tra me: «Povera Amelia!». Lei non diceva niente e non si lamentava mai, ma lo vedevamo tutti suo marito sempre al bar a bere e non far niente, mentre i tre figli maschi si rompevano la schiena nei campi e si azzuffavano fra loro.

Son sempre stati così quei fratelli, fin da piccoli, senza sorriso e rissosi, tra loro e con tutti. Cosa succedeva tra le mura domestiche noi non potevamo saperlo, ma negli occhi dell'Amelia si leggeva una disperata impotenza. Poi è arrivata questa bambina e lei piangeva di gioia quando gliel'hanno fatta vedere, avvolta in un telo azzurro. «Come la Madonna», diceva, e per questo l'ha chiamata Maria. A differenza dei suoi fratelli era molto brava a scuola e per darle il modo di studiare l'Amelia me la portava qui. A me piaceva sentirla leggere, con quella vocina chiara, mentre badavo alla mia casa e alle mie erbe. Se aveva pochi compiti, mi veniva vicino: «Queste foglie a cosa servono? E quelle bacche cosa curano?». Era curiosa di tutto e osservava coi suoi occhi vispi che sembravano avere una luce accesa dentro. Poi, quando ha iniziato a diventare una signorina, è cambiata. Qualcuno ha spento l'interruttore e ci ha messo dentro una paura. All'Amelia si vedevano i lividi, certi giorni. Poi ha iniziato a non sentirsi bene, le è venuto un brutto male, e piangeva con me: «Chi la difenderà la mia Maria, quando non ci sarò più?»

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Diventava sempre più smunta, quella ragazzina, a curare la madre, a lavare e stirare per i signori, a tenere la casa e gli animali, compresi quei quattro buoni a nulla che lasciavano marcire la roba nei campi per ubriacarsi e litigare fra loro. Mi faceva una gran pena e a volte, quando la vedevo passare, la chiamavo dentro e le davo un uovo sbattuto con lo zucchero, per tenerla su. Lei parlava solo della salute di sua mamma, del resto taceva. Poi mi guardava negli occhi e mi diceva: «Grazie, Caterina», in un modo serio che io avrei voluto abbracciarla. L'Amelia a poco a poco si spense. Dietro il carro funebre camminavano i tre figli, ripuliti e vestiti come i manichini dei grandi magazzini in città. C'era anche il marito, sempre più rosso e gonfio, con quell'odore stantio di alcool, di sudore e di fumo; almeno per quel giorno al bar non l'hanno visto. E poi veniva la Maria, pallida ed esile, che stringeva il cuore a guardarla. Aveva lo sguardo duro e non piangeva. L'ho presa sotto braccio e lei si è stretta a me, mentre le sussurravo: «Lo sai che alla Posta …» Ma lei mi ha fatto subito cenno di non parlare e ha annuito. Pochi giorni dopo, i figli hanno venduto tutta la terra e sono spariti chissà dove, lasciando la sorella sola con la vecchia casa e il vecchio beone. «Ma almeno te l'hanno data la tua parte, i tuoi fratelli?», le ho chiesto poi. Lei ha fatto un gesto vago con la mano e, con un tono che sembrava una lama d'acciaio, ha aggiunto: «Sono tre di meno. Mi va bene così». Aveva ragione: almeno adesso di giorno stava tranquilla. Tranquilla per modo di dire, perché si alzava all'alba e scendeva in quel po' di orto che le era rimasto, poi prendeva la bicicletta a cui aveva fissato delle grandi ceste davanti e dietro, faceva il giro a portare la biancheria pulita e prendere quella sporca e ci dava dentro tutto il giorno a lavare, stendere, rammendare e stirare. Pareva che stesse rincorrendo qualcosa e dovesse fare in fretta. Poi calava il buio e il bar chiudeva. Suo padre si metteva in cammino, fermandosi a pisciare senza vergogna in qualche angolo, e a passi lenti e barcollanti raggiungeva la casa. Entrava sbattendo contro gli stipiti della porta. Solo Dio sa cosa succedeva lì dentro perché la Maria non ne parlava mai. Ma un giorno si è fermata da me e mi guardava mentre pestavo delle erbe. Mi ha chiesto: «Ce l'hai qualcosa per tenere calmi i porci?». «Non sapevo che tenessi ancora i maiali». «Uno solo», ha detto lei con un filo di voce «ma non sai come puzza». Ho scrutato i suoi occhi stanchi e ho ripensato a quand'era bambina e veniva qui a fare i compiti. Allora sono scesa in cantina, ho scelto una boccetta e gliel'ho data: «Venti gocce nella minestra». Tre giorni dopo passavo dal bar e ho visto che suo padre non c'era. Scherzavano: «Era così conciato ieri sera, che sarà caduto nel fosso tornando a casa!». E ridevano. Mi sono spinta fino alla casa della Maria e uscivano delle urla come di un maiale al macello. Sono rientrata di corsa e ho tirato su la colazione. E pensavo a lei che quelle strida di animale ce le aveva nell'orecchio notte e giorno. Neppure io, però riuscivo a dormire. E passavo tutte le giornate con le orecchie dritte per sentire se il campanile suonava a morto. Non so quanto tempo è durato, perché nei miei ricordi quel periodo è

avvolto in una fitta nebbiolina, come fosse stato uno strano sogno, non la realtà. Finalmente i rintocchi, e le voci di paese che dicevano che la grappa gli aveva bucato le budella. Come avvoltoi famelici sono tornati tutti e tre i fratelli, per contendersi l'eredità. Come se quella vecchia baracca avesse avuto un valore! Mi hanno raccontato di averli visti prendersi a insulti e legnate, mentre Maria stendeva le lenzuola, come se niente fosse. Insomma, alla fine hanno venduto anche la casa. Figuriamoci: una volta fatte le divisioni, si saranno messi in tasca un niente. Però almeno questa volta ne hanno dato anche alla sorella. Poi Maria è passata dalla Posta e il giorno dopo non c'era più. Non mi ha neanche salutato. Ci sono rimasta male eccome, però poi pensavo all'Amelia e alle sue lacrime, a tutto quello che aveva fatto e sopportato per difendere la figlia e allora … pazienza per il mio dispiacere, l'importante era che quella ragazza riuscisse a trovare un po' di gioia.Anche per me stessa, alla fine, per la mia serenità. Un bel giorno mi arriva una cartolina. Al centro si vedeva una nave grandissima a tanti piani e nei riquadri intorno delle gran sale eleganti da veri signori. Dietro c'era scritto: «Grazie, Caterina. Maria». Allora ho iniziato a singhiozzare forte e ridevo e dicevo a voce alta: «Hai visto, Amelia? Sarai felice adesso!» Poi più niente per mesi. Finché qualcuno per la strada mi ha gridato: «Ehi, Caterina, hai visto la figlia dell'Amelia? Si sposa!» Che gioia mi sono sentita! Allora sono corsa in comune a guardare le pubblicazioni e … come facevo a essere felice adesso? La Maria sposava uno che aveva ottantadue anni! Avrei voluto dirle di non farlo, che dopo quello che aveva passato poteva starsene tranquilla, trovare un lavoretto in città e vivere serena, invece di fare l'infermiera a un vecchio. Ma non sapevo dove stava. Non scriveva mai neanche due righe, neanche più una cartolina, neanche le partecipazioni di nozze. Magari si era dimenticata di me, ma io non ci credevo. E avevo ragione perché dopo il matrimonio arrivava spesso un camioncino rosso con una scritta bianca che mi portava un pacco. Una volta era una stola di seta ricamata a mano, un'altra degli orecchini di perle o una catena d'oro, delle lenzuola di lino con l'à jour, un cappotto di lana morbidissimo o delle scarpe che non ne avevo mai provate di così comode. Addirittura mi è arrivata una macchina per seccare le erbe. E sempre con lo stesso biglietto: «Grazie, Caterina. Maria». Ma io sapevo che non voleva solo ringraziarmi. Voleva farmi sapere che stava bene, che era diventata una signora. Così non mi sono stupita più di tanto quando in paese hanno iniziato a dire che la figlia dell'Amelia si era ricomprata la sua casa. E poi tutti i campi. E poi anche quelli vicini. E poi le stalle del Tonino e i prati che stavano in giro. Il rustico della Franchina; il casolare di sua sorella Berta … Insomma, in pochi anni quella parte di campagna che si vedeva dal tetto dell'Amelia era diventata sua. Dopo sono arrivate le ruspe, i muratori, i falegnami e gli idraulici. Gente di città metteva i piedi su quella terra portandosi dietro grandi rotoli di carta lucida, e metri per misurare e macchine per fotografare. C'era un gran via vai,

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ma nel paese nessuno si lamentava perché questi qui poi andavano al ristorante, al bar, dal giornalaio, in farmacia. Tutti erano contenti. E anch'io, perché pensavo che allora la Maria aveva in mente di tornare. Ero andata per erbe al fiume, quella mattina. Mi guardavo l'orlo della gonna intriso di rugiada mentre tornavo a casa e quando ho alzato gli occhi ho visto una signora vestita di nero, che mi veniva incontro. Aveva degli occhiali da sole e una strana smorfia: sembrava che volesse sorridere anche se le veniva da piangere. All'improvviso ho sentito che mi scoppiava il cuore nel petto e l'ho riconosciuta. La Maria mi abbracciava forte e io volevo dirle tante cose, ma mi usciva solo una lunghissima i acuta. Lei capiva tutto lo stesso e mi ripeteva : «Lo so, lo so». Le ho bagnato tutta la spalla di lacrime. Poi l'ho fatta entrare e ho messo su il caffè. Si era fatta proprio bella, la Maria. Rimpolpata ed elegante, aveva le mani lisce lisce, la pelle morbida e un buon odore di rose e violette. Nelle sue pupille splendeva una luce, mentre mi faceva aprire i regali che mi aveva portato. «Sei vedova», le ho detto. Ha annuito, mentre posava la tazzina di caffè. «Sai, Caterina, non tutti gli uomini sono maiali. Ce ne sono alcuni che hanno il cuore buono. Io non lo sapevo, finché non ho incontrato mio marito». Io ho sorriso e non ho detto niente, ma lei ha indovinato i miei pensieri, perché ha continuato: «Sì, era vecchio e malato … se no magari, in crociera, non sarebbe stato a guardare me, con tutte le belle signore che c'erano. Però era gentile, pulito e profumato». E si è messa a ridere amaro. Poi mi ha raccontato della nave, di un lusso mai visto e di come tutti la trattassero da regina e lei si vergognava e non sapeva come fare. Quel vecchio l'aveva aiutata, con cortesia e sollecitudine. La ascoltava e la guardava con simpatia e tenerezza. Alla fine della crociera le aveva rivelato di essere molto malato e la Maria gli aveva detto che se aveva bisogno di qualcuno che lo curasse, lei era brava a farlo. Così l'aveva portata a casa sua e alla fine, con gran rabbia dei figli e dei nipoti, l'aveva sposata. Le aveva insegnato tante cose e la Maria aveva il cuore gonfio di riconoscenza. Io la ascoltavo in silenzio e scrutavo dietro le sue parole. Mi sembrava che ogni cosa che lei aveva visto e vissuto, letto e ascoltato fosse diventata un mattone, e con tutti quei mattoni lei avesse fatto una scala e da lassù adesso guardava le cose e ne vedeva di più e meglio di noialtri. Per essere sincera, mi metteva soggezione. Però poi rideva ed era sempre la figlia dell'Amelia, quella che sembrava un angioletto. Così, quando ha finito di parlare di suo marito, ho potuto dirle: «Non è questo però l'amore». A lei è scappato un sorriso e dei lampi di gioia

dagli occhi. «No. L'amore è l'uomo che gli teneva i conti. È giovane, dolce e tanto intelligente. E l'amore è un miracolo, Caterina. Tu lo sai che non avrei mai neanche potuto immaginare …», non è riuscita a proseguire. Mi sono commossa anch'io. Mi ha detto che se non ci fosse stato lui, non avrebbe trovato una via per girare in bene quello che aveva fatto di male e che grazie a lui aveva trovato il coraggio di portare avanti quel progetto. E il progetto era di fare in quel luogo di orrore una casa in cui le donne che passavano quello che aveva passato lei, potessero trovare dove vivere libere e lavorare e crescere dei figli, perché non tutte avevano la fortuna di avere una mamma che metteva alla Posta dei soldi per loro. «Non tutte hanno la fortuna di avere un'amica come te, Caterina», ha concluso. Mi sono soffiata il naso e le ho domandato: «Verrai a vivere qui?». Ho visto un brivido di orrore attraversare le sue pupille, le è anche venuta la pelle d'oca. Poi si è messa a ridere e ha detto che ormai era una signora e non le andava di lavorare e preferiva rimanere in città, servita e riverita.

Voleva che io andassi con lei. «Va' là, Maria! Con l'età che ho non mi va mica di andarmene fuori di casa mia!». Però al suo matrimonio, quello d'amore, ci sono andata e le ho fatto anche da testimone. Mi hanno trattata come una signora, ma più di tutto mi è piaciuto vedere cose che non avrei mai pensato: il marito della Maria, quando è venuta sera, si è alzato dal tavolo ed è andato a prenderle uno scialle, gliel'ha messo sulle spalle con un gesto delicato e i suoi occhi erano pieni d'amore. Oggi c'è la banda dove abitava l'Amelia e il sindaco e tante persone importanti: stanno inaugurando. Tutti parlano della Maria, ma lei non è venuta. Si è scusata, dicono qui, ma ha avuto un leggero malore. Io lo so che sta benissimo. Mi telefona tutti i giorni. Poi un tipo mi ha vista lì fuori dal cancello e mi ha chiesto: «E lei, signora, se la ricorda la Maria?». Io ho sorriso e gli ho voltato le spalle. Sono tornata a casa. Eccome se me la ricordo. Io, la figlia dell'Amelia, me la ricordo bene.

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Rubrica di Patrizia Gioia

Il dono è gratuità che crea legame Una cosa oggi dimenticata perché noi siamo un essere in divenire che “danza” al ritmo dell’Essere ( e qui le Maiuscole e le minuscole hanno significato e potenza simbolica). Nelle nostre profondità ci sono tesori inauditi (“ il regno di Dio è dentro di te”) e, dato che siamo Agricoltori Artigiani Artisti : scavar profondo si deve, come se fosse un tesoro , ci dice il poeta Saba a proposito di quel tesoro che giace troppo spesso inesplorato nelle nostre profondità. Ma ognuno di noi può essere la differenza e dunque mettersi in cammino è il nostro compito. E vedrete, amici, quanti amici si trovano in questo cammino!

Buon giorno - disse la volpe. Buon giorno - rispose il Piccolo Principe voltandosi - ma non vide nessuno. Sono qui - disse la volpe - sotto il melo. Chi sei? - domandò il Piccolo Principe -sei molto carino. Sono una volpe - disse la volpe. Vieni a giocare con me? - le propose il Piccolo Principe sono così triste. Non posso giocare con te - disse la volpe - non sono addomesticata. Ah, scusa - disse il Piccolo Principe - ma cosa vuol dire addomesticare? È una cosa dimenticata, vuol dire creare legami. Eccolo qua, non vi pare bellissimo e profumatissimo il nostro quinto semino? Credo la conosciamo quasi tutti la favola del Piccolo Principe e si sa che ogni favola tocca il cuore dell’umano muovendo in noi quello che siamo, che ancora non sapevamo o che avevamo dimenticato. Nella nostra realtà di oggi ci siamo infatti dimenticati della “gratuità” del dono, donare non significa “avere in cambio”, ma creare un legame d’Amore , così come quello che la Vita ha creato con ognuno di noi appena nato, un legame che è prima di noi e sarà dopo di noi, naturalmente se ne parteciperemo con fiduciosa gioia. Noi siamo parte della natura, proprio come un fico e un gatto, come un cristallo e una stella alpina, come un fiume, una vetta, un’onda, un mare, ma ci è stato donato “in più “ un talento fantastico, quello di essere animale visionario che attinge alla forza trasformatrice del “simbolo”. E questo animale può fare una cosa che tutti gli altri nostri amici in natura non possono fare: può non soddisfare immediatamente un istinto.Certo è una cosa che si impara via via vivendo, ma è proprio quel passo che ci fa incamminati verso l’uomo,

Una buona indicazione ce la offre Hermann Hesse in quel preziosissimo librino edito da Adelphi che è “Il Pellegrinaggio in Oriente”: “..io non solo avevo perduto l’anello e non ne avevo sentito la mancanza, ma in tutti quegli anni terribili non avevo mai recitato né ricordato i quattro precetti fondamentali. Ora cercai subito di recitarli dentro di me. Li sentivo, li avevo nel cuore, mi appartenevano come ci appartiene un nome che abbiamo sulla punta della lingua ma lì per lì non riusciamo a trovare. Se non che la mia ricerca fu vana, non seppi recitare le regole, ne avevo dimenticata la formula. Da molti anni non le ripetevo, da molti anni non le avevo seguite – e tuttavia avevo potuto considerarmi un confratello fedele”. Ecco, questo è quello che facciamo nella nostra vita, ci dimentichiamo del nostro quotidiano compito, è il nostro passo, in armonia con quello della Vita, che crea la Realtà, e più bello sarà l’accordo in questo “passo a due” più bella sarà la realtà che insieme creeremo, una relazione viva è la Vita. Invece lo eludiamo, lo tradiamo, ci dimentichiamo, pensando che non ci servono più “né l’anello né i precetti”, mentre ogni cosa vive ogni volta e sta a noi ogni volta farle nuove le cose. Sentite cosa scrive a proposito di questa “relazione” un altro Poeta, Rainer Maria Rilke: “signore, che farai se avvien ch’io muoia? più senso non avrai se avvien ch’io muoia ... più casa non avrai sulle cui soglie una voce amorevole t’incontri ... sarà caduto dal tuo piede stanco il sandalo che, provvido, ti sono” Ecco la responsabilità del dono che abbiamo ricevuto, siamo “sandalo” per costruire con Dio e il Mondo il cammino...camminando. E non abbiate timore, se imparate a stare nel silenzio dell’ascolto della vostra interiorità, statene certi, Dio si farà sentire ... e se sentite qualcosa che brucia e non sapete che nome dire: è Lui che sta lavorando. Ed è con ancora parole di Rilke, terra buona per mettere a dimora questo nostro quinto semino, che vi saluta“danzando “ la vostra amica Gioia! Se la vostra giornata vi sembra povera non accusatela. Accusate voi stessi di non essere abbastanza poeti per chiamare a voi le sue ricchezze.

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CULTURA

Enogastronomia di Gianmaria Bavestrello

Tu vo’ fa l’americano

Il tacchino per le feste

AGENDA Gennaio 2012 Trìpa de San Basian trippa e altre specialità locali dal 21 gennaio ore 11.00 al 22 gennaio 2012 ore 18.00 In Via Boneschi - Casematte - Pizzighettone (CR) www.lionspizzighettone.it In occasione della Sagra Patronale di San Bassiano, anche quest'anno il Lions club di “Pizzighettone Città Murata” organizza la 4. edizione della Trìpa de San Bàsian. La festa in cui si potranno gustare, oltre alla trippa, altre specialità locali, si svolge nell'incantevole cerchia muraria medievale di Pizzighettone, le “Casematte”. Un'occasione unica per riscoprire ed assaggiare antichi sapori comodamente seduti al caldo dei camini in un contesto storico mozzafiato. Il ricavato sarà devoluto in beneficienza per progetti scolastici e formativi del territorio.

Le festività dovrebbero offrire una grande opportunità di riflettere non solo sui valori cari alla nostra civiltà, ma anche su ciò che chiamiamo, spesso con prosopopea, identità. La cucina è un ottimo banco sul quale misurare le nostre certezze e scoprire che ciò che chiamiamo “noi” è in realtà il prodotto di contaminazioni globali che risalgono a epoche ben più remote dell'avvento dei computer. Se l'uomo è ciò che mangia, come amava dire il filosofo tedesco Ludwig Feuerbach, noi non siamo solo italiani o europei, ma anche asiatici, africani e americani. Anche quando celebriamo le nostre tradizioni.

I Picai del Recioto Prima spremitura pubblica del Recioto di Gambellara Il 22 gennaio2012 a Montorso Vicentino (VC) www.stradadelrecioto.com Si rinnova a Villa Da Porto di Montorso Vicentino il rito della Prima dei picai, la pigiatura pubblica delle uve che daranno vita al Recioto di Gambellara DOCG. Cambio di orario quest'anno per la manifestazione, che si svolgerà a partire dalle 11.00 nella parte antistante la villa, che ospiterà anche una tensostruttura dove è previsto un pranzo con prodotti tipici del vicentino gemellati con i vini della DOC Gambellara. Quest'anno la pigiatura sarà compiuta dai bambini delle scuole primarie dei quattro comuni della DOC, in una gara all'ultima goccia di mosto: i vincitori riceveranno un premio in materiale didattico.

International Wine Tourism Conference And Workshop dal 30 gennaio al 02 febbraio 2012 a Perugia (PG) L'Italia si aggiudica l'edizione 2012! Ad organizzarla sarà il Movimento Turismo del Vino. Occasione di affari e di incontri tra operatori, di confronto tra esperienze nei vari paesi produttori partecipanti, nonché di visite alle cantine e di degustazioni di vino, la Conferenza è un importante momento di riflessione e analisi internazionale sul settore dell'Enoturismo con delegati provenienti da oltre 30 diversi Paesi, tour operator e agenzie di viaggio specializzati nel turismo enogastronomico, giornalisti, bloggers ed esperti di settore.

Nell'immaginario natalizio, un piatto che più di altri evoca l'immaginario festivo è il tacchino, un gallinaceo snello e sgraziato, con lunghe zampe, la testa bitorzoluta, un'escrescenza carnosa che si diparte dalla mascella e un piumaggio setoloso. Il tacchino non è europeo, ma è stato introdotto in Europa dall'America nella prima metà del XVI secolo. A scoprirlo, in Messico, fu il famigerato condottiero spagnolo Hernan Cortes. Correva, all'incirca, l'anno 1520. La sua importazione e il suo acclimatamento è stato rapidissimo. Tra i prodotti americani, nessun'altro può vantare una diffusione così rapida e capillare. Non la patata, non il mais, non il pomodoro, non il cacao. Il suo arrivo modificò immediatamente la dieta degli aristocratici, tra i quali era apprezzatissimo e ricercatissimo, per le sue carni tenere e delicate. La sola bontà, però, non basterebbe a spiegarne le fortune. È l'assimilazione alle abitudini consolidate che decreta, spes-

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so, la fortuna di una pietanza. E questo è il caso del tacchino, un uccello di grosse dimensioni che non ebbe difficoltà ad avere, in breve tempo, ragione di altri uccelli a grosse dimensioni, uccelli che oggi noi riteniamo non commestibili ma che allora popolavo le tavole imbandite di re e nobili: cormorani, cicogne, aironi, gru, cigni e pavoni. Rispetto a costoro, val la pena specificare, il tacchino aveva anche il pregio di costare meno, e fu per questo che riuscì ad aprirsi mercati sempre più vasti, gratificando non solo il palato ma anche l'orgoglio dei piccoli borghesi, che al termine giornate di festa potevano riconoscere di aver mangiato come re. L'americanizzazione di parte del nostro stile alimentare, culminato nella Coca Cola e simboleggiato dalle catene di fast food, ha dunque origini molto più remote, e radici molto più profonde, di quanto non siamo propensi a concedere per una malcelata presunzione di superiorità. I nostri libri di cucina abbondano di ricette a base di tacchino, e anche oggi che la disponibilità di carni rosse è molto elevata il suo consumo è stabile e consolidato: merito dell'alto valore proteico, della ricchezza dei sali minerali e dei pochissimi grassi, che ne fanno un alimento leggero, tra i più indicati per la crescita e per chi segue programmi di fitness.

Altrettanto moderna e deliziosa, ma anche semplice da cucinare, la fesa reale con salsa tonnata. La ricetta prevede di far rosolare il trancio di fesa (circa 400 gr.) in una casseruola con dell’olio extra vergine e uno spicchio d’aglio. Dopo averla ricoperta di acqua fino a metà, si versano nella casseruola 200 gr. di tonno sott’olio, ben sgocciolato. Dopo 15 minuti di cottura la carne dovrà essere tolta, mentre e il resto del composto frullato con l’aggiunta di 1 manciata di capperi sott’aceto, 2 alici sott’olio e olio extra vergine a crudo. La salsa ricoprirà la fesa dopo il taglio a fettine.

La ricetta Tacchino ripieno al forno Ingredienti 1 tacchino di circa 3 kg, 250 gr. castagne, 150 gr. di olive verdi snocciolate, 300 gr. di salsiccia, 100 gr. di pancetta a fette, sale, pepe

Pochi altri prodotti uniscono così sapidamente tradizione e modernità. Il tacchino ripieno è ad esempio uno dei secondi più gettonati durante il pranzo di Natale. Il piatto conosce molte variabili, ma il ripieno più in voga è senza ombra di dubbio quello di castagne, un matrimonio che fino al XX secolo appariva da favola: il ricco ed esotico tacchino e la poverissima, autoctona castagna, alimento base delle popolazioni contadine. Filetto di tacchino alla Stroganoff Lessare le castagne sbucciate, quindi toglier loro la pellicola e schiacciarle. Unire il composto alla salsiccia, già sminuzzata, e alle olive verdi tritate. Regolare di sale e pepe, amalgamare e farcire il tacchino. Dopo aver cucito l'apertura, ricoprire il petto con fette di pancetta legandole con uno spago. Dopo la salatura, spennellare d'olio un tegame, adagiarvi il tacchino e infornare a 180 gradi per almeno 1 ora e 30 minuti. Di quando in quando, bagnarlo con il sugo.Al termine, togliere le fette di pancetta e mantenere il tacchino in forno per altri 30 minuti fin quando il colore non sarà vivo e intenso.

DA ABBINARE CON ... Amarone della Valpolicella

Ricetta interessantissima, e decisamente moderna, è quella del filetto di tacchino alla Stroganoff, dal nome del medico russo che curò un intero equipaggio di balenieri intossicati somministrando loro riso e carne di mucca precedentemente fermentata nella panna e nel succo di cipolle. La preparazione consiste, essenzialmente, in pochi semplici passaggi: la cottura in padella di funghi champignon con una noce di burro e della cipolla tritata finemente, a cui aggiungere la panna. La salsa dovrà essere unita a un filetto di tacchino cotto a parte in una padella “unta” di cognac.

L'Amarone della Valpolicella è un vino DOCG, la cui produzione è consentita nella provincia di Verona. I vitigni utilizzati sono: corvina dal 70 al 40; rondinella dal 20 al 40%; molinara dal 5 al 25% . I sentori olfattivi sono di frutta matura, confettura di amarena e di lamponi. In quelli più invecchiati si possono percepire anche sentori di muschio e di catrame, quest’ultimo detto, in gergo tecnico, di goudron. La gradazione minima prevista è di 14º, ma per i più corposi si possono raggiungere anche i 16º.L' invecchiamento, per avere etichetta DOCG, è di 2 anni. Deve essere servito in ampi bicchieri così da dare ai profumi la possibilità di evolversi con l’ossigenazione del vino. La temperatura di servizio deve essere compresa tra i 18 e i 20 °C.

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CULTURA

Benessere e salute di Simona Guidicelli

Il cappero Capparis spinosa Il cappero è una perenne suffruticosa spontanea o inselvatichita su rocce e muri delle coste mediterranee; è di notevole valore decorativo per il suo portamento ricadente, per i cespi compatti e per i grandi fiori bianchi. I fusti del cappero legnosi alla base ed erbacei nella parte superiore sono semplici o ramificati, raggiungono anche i tre metri di lunghezza e conferiscono alla pianta il suo tipico e affascinante aspetto. Le foglie sono sempreverdi, di forma ovale rotondeggiante, a margine intero, di un bel verde lucido e intenso, le foglie contribuiscono a far del cappero una valida pianta ornamentale. I fiori del Capparis spinosa, profumati e appariscenti, sono abbastanza grandi, misurano circa 5 centimetri di diametro, bianchi o rosati hanno al centro numerosi e lunghi stami purpurei. La fioritura è molto prolungata: da maggio a settembre si formano bottoni floreali ad ogni ascella fogliare. I boccioli, raccolti quando non sono ancora schiusi, poi conservati sotto sale o in salamoia, sono molto apprezzati in gastronomia. Il cappero è spontaneo lungo le coste del Mediterraneo, e nelle zone tropicali e subtropicali; predilige un substrato povero, sabbioso, ricco di calce e dotato di un buon drenaggio. COLTIVAZIONE Questa pianta è piuttosto difficile da coltivare non perché sia esigente, ma perché per farla germogliare o attecchire è necessario riprodurre esattamente le sue condizioni naturali. I capperi amano il sole e desiderano una posizione riparata: ottimi i muri rivolti a sud. QUANDO SI RACCOGLIE La raccolta dei capperi è scalare: la pianta crescendo emette sempre nuovi bottoni floreali, sferici, verdastri e aromatici, dei quali i più piccoli e tondi sono ritenuti particolarmente pregiati. I fiori e le radici del cappero si raccolgono all'inizio della primavera, i frutti poco più tardi. Le parti raccolte devono essere essicate in luoghi ventilati e bui. CONSERVAZIONE I piccoli bocci andrebbero raccolti la mattina, subito prima dell'apertura del fiore. Nel mercato il valore del cappero decresce con il crescere della grandezza del boccio: i capperi sono infatti commercializzati in base alla grandezza, in una scala che va dal 7 al 16 (il numero dei millimetri del dia-

metro). I capperi sono raccolti a mano e poi suddivisi meccanicamente. I piccoli bocci sono conservati sia sotto sale che sotto aceto. Sotto sale: si colgono i bocci, si lavano velocemente sotto l'acqua per togliere ogni traccia di polvere e si lasciano asciugare su un panno pulito. Si mettono poi su un vassoio di acciaio coperto di carta forno e poi di carta assorbente. Si coprono di sale e si lasciano per un giorno. Il giorno dopo si scola l'acqua, si cambia la carta e si rimettono i capperi, lavati ed asciugati, di nuovo coperti di sale. Si ripete il tutto fino a quando i capperi rilasciano acqua. Si conservano poi sotto sale in un barattolo di vetro.

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La ricetta Caponata siciliana Ingredienti 4 melanzane, 300 grammi di pomodori, un bicchiere di salsa di pomodoro, capperi quanto basta, olio di semi di girasole e olio d’oliva, sedano, olive verdi una cipolla, aceto, zucchero, sale, pepe, basilico Prendete le melanzane e tagliatele con tutta la buccia a dadini, successivamente mettetele in un contenitore che avete precedentemente riempito di acqua e sale. Fatele stare a mollo per circa un’ora, scolatele e lasciatele riposare. Bollite il sedano in una pentola fino a renderlo molto morbido e tenero e sgusciate le olive verdi unendole successivamente ai capperi. Nel frattempo, spellate il pomodoro e tagliatelo a dadini piccoli.

Sotto aceto: si colgono i bocci, si lavano velocemente sotto l'acqua per togliere ogni traccia di polvere e si lasciano asciugare su un panno pulito. Si mettono poi i bocci a bagno in una soluzione di aceto e sale sufficiente a coprire i capperi. Si consumano dopo almeno un mese. Molto buoni sono anche i fruttini purché raccolti quando sono ancora di dimensioni limitate. Si conservano solitamente sotto aceto, ma con un liquido dall'acidità più leggera, dato che poi si consumano solitamente come stuzzichino con l'aperitivo, come se fossero dei cetriolini. In alternativa si possono usare per aromatizzare di cappero le varie salse. Si possono anche mangiare i getti apicali (talli) che si conservano sott'olio o sott'aceto e possono essere aggiunti alle insalate per dare un pizzico di sapore in più. PARTI UTILIZZATE DELLA PIANTA Parti usate: i frutti, i fiori e la parte più esterna delle radici. Per usi culinari i boccioli fiorali (i classici “capperi”) e i frutti.

Preparate il sugo. Prendete una cipolla e tagliatela a pezzi sottili, soffriggetela con dell’olio d’oliva e appena dorata aggiungete il pomodoro in precedenza spellato e tagliato a dadini. Fatto ciò, non appena il pomodoro inizia a soffriggere, aggiungete il bicchiere di salsa e il sedano che avete precedentemente cucinato, inserite inoltre le olive verdi, i capperi e l’olio d’oliva. Fate cuocere per ca.10 minuti. Aggiungete un po’ d’aceto, un cucchiaio di zucchero e il pepe. Cucinate il tutto per altri 15 minuti ca. aggiungendo un po’di sale. Friggete le melanzane ed unitele alla pentola dove avete cucinato il sugo. Cuocete a fuoco lento per cinque minuti. Servite in una pirofila guarnendola con foglie di basilico aspettando che si raffreddi. Questo, infatti, è assolutamente un piatto da consumare freddo e può essere conservato in frigorifero, in un recipiente dotato di coperchio, anche 5/6 giorni.

PROPRIETÀ Il decotto della radice del cappero veniva utilizzato per lavare piaghe e ulcere. Un tempo i medici usavano la scorza della radice come diuretica, astringente e antispasmodica. L’uso in cucina è noto. Fin dall'antichità questa pianta è conosciuta per i suoi boccioli fiorali che messi sotto aceto o sotto sale, danno i deliziosi “capperi” che tutti noi conosciamo ed apprezziamo.

Curiosità Le proprietà salutistiche e terapeutiche del cappero sono note sin dall’antichità. Le prime notizie sugli effetti benefici del cappero sono riportate nella Bibbia, dove si fa cenno ad una attività afrodisiaca posseduta da queste gemme.

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Previsioni per il 2012 Un inizio di 2012 da sognatore, con la Luna nel vostro segno a dettare fantasie e progetti. Esplosione dei sentimenti e novità in amore da Febbraio con Venere in transito nel segno.

Dopo un periodo iniziale di stand-by troverete le energie giuste per affrontare decisioni importanti. Estate di fuoco con il vostro carattere in risalto da Mercurio e Sole.

Brillanti idee ad Aprile saranno portate da Mercurio e il resto dell’anno segnerà grandi decisioni e rinnovamenti con Urano sempre presente.

Attenzione, però, a non esaltare troppo il vostro egocentrismo. Possibili nuovi amori anche da Settembre in poi.

Giove inizia a portarvi ottimismo, idee e voglia di rinnovamento già da Febbraaio 2012. Buone le probabilità di successo nel lavoro come in amore, vista la grande positività che avete.

Marte sarà nel vostro segno già da inizio anno, restandovi per ben 6 mesi! Avrete così determinazione ed ambizione. Sarà esaltata anche la vostra sfera sessuale, con un’estate sfavillante.

Da Maggio ottimo periodo con il Sole, Giove e Mercurio in transito. A fine anno reagite alla stanchezza postestiva!

A settembre, il sole in congiunzione con Mercurio, porterà successo e creatività.

Sentirete molto forte il desiderio di rivincita sul mondo intero e ciò vi renderà determinatissimi. Ottima anche la sfera sessuale, soprattutto a fine 2012.

La Luna porta grandi progetti e voglia di fare già da Gennaio 2012. Esplosione dei sentimenti in primavera, come detta la natura, grazie al transito gioioso di Venere nel vostro segno.

Anche nel 2012, la presenza di Saturno vi renderà particolarmente riflessivi e con i piedi per terra. Riuscirete a raggiungere molti obiettivi grazie alla vostra perseveranza. Grande carica erotica in estate, con Marte pronto a sorprendervi. Da settembre Mercurio esalterà la vostra astuzia facendovi risolvere alcuni grattacapi. Fine d’anno ricco d’amore.

L’inizio di 2012 sarà per voi particolarmente fantasioso. Nettuno vi renderà gioiosi e sognatori, mettendo ottime basi di partenza per tutto il resto dell’anno. Sarete attratti dall’arte e cercherete qualcuno/a pronto ad accompagnarvi in questo cammino. Buono anche l’ultimo trimestre, con l’influsso di Marte a portare una ventata di energia ed erotismo.

Come nel 2011, anche nel 2012 avrete un inizio cauto e guardingo in cui studierete attentamente le situazioni. Con la vostra astuzia uscirete al meglio dalle situazioni difficoltose, arrivando ad un’estate piena di vita. Energia, determinazione e intelligenza saranno portate da Marte e Mercurio. Finale di anno con sorprese in amore dettate da Venere e Saturno in congiunzione.

Da bravi romantici non vi smentirete, iniziando il 2012 all’insegna dei sogni d’amore grazie a Venere. Da Febbraio, Nettuno entrerà nel vostro segno restandoci per tutto l’anno: vi farà cavalcare l’onda della fantasia e magari qualche sogno nel cassetto riuscirà anche a realizzarsi, con il supporto di Mercurio. Possibile un periodo di stanca a Settembre e Ottobre, a cui reagirete bene.

ARIETE TORO

GEMELLI

Estate brillante con il Sole e Mercurio a darvi la spinta per grandi iniziative. Ottimo periodo anche da Giugno a Dicembre, sempre sostenuti da Giove.

Grande forza e determinazione, già da inizio anno, vi faranno affrontare al meglio il 2012. Con Mercurio nel segno, a Giugno la vostra intelligenza vi supporterà ottimamente per decisioni importanti.

CANCRO

Intanto il Sole e Venere prospettano un’estate ricca d’amore e sentimenti. Afine anno reagite alla routine.

LEONE

Niente potrà sfuggirvi in questo 2012. Il vostro ingegno sarà sollecitato bene da Mercurio che verrà a trovarvi diverse volte.

SAGITTARIO

Vi sembrerà di sapere sempre cosa fare, soprattutto a Gennaio ed Ottobre; date retta quindi al vostro intuito. Ottimo anche il IV trimestre, che porterà energia e un po’di sana ambizione grazie a Marte. Buona anche la carica erotica.

Un Plutone stabilmente presente nel vostro segno vi darà un forte potere decisionale. Riuscirete ad essere introspettivi al punto giusto e a saper consigliare sempre bene voi stessi e gli altri.

VERGINE CAPRICORNO

BILANCIA

SCORPIONE l’altraitalia 44

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ELLEN VON UNWERTH Le opere di Ellen rappresentano una versione spiccatamente sensuale e giocosa della fotografia di moda e di glamour. Oltre ad aver percorso una carriera come fotografa, produttrice cinematografica e regista di video, ha raccolto i suoi lavori in svariati libri e due fotoromanzi. Il primo dei libri, Snaps, è stato pubblicato nel 1994, seguito poi da Wicked (1998), Couples (1999) e da Omahyra & Boyd (2005). Il suo fotoromanzo Revenge è uscito nel 2003 ed è stato accompagnato da mostre a New York, Londra, Parigi, Amsterdam, Amburgo e Mosca. È invece del 2009, per la casa editrice Taschen, il suo più recente libro Fräulein, a cui sono seguite mostre a New York, Londra, Parigi e Berlino. Le sue fotografie sono state inserite in numerose mostre di livello internazionale, fra cui Archaeology of Elegance (2002), Fashioning Fiction presso il MoMA-Queens (2004) e Model as Muse al Metropolitan Museum of Art (2009). Dopo dieci anni come modella, Ellen von Unwerth ha saputo trasferire negli scatti di cui è autrice la sua esperienza diretta dell’energia cinetica contenuta nelle fotografie di moda. Le sensuali campagne promozionali per Guess dei primi anni Novanta hanno fatto da trampolino di lancio per la sua carriera commerciale, e a quelle ne sono seguite molte altre: per Victoria’s Secret, Tommy Hilfiger, MAC Cosmetics, Baccarat, Moët & Chandon, Veuve Cliquot, Absolut, H&M, Dior, Diesel, Chanel, Miu Miu e Blumarine, oltre a una serie di pubblicità per Sex and the City, sia la fiction dell’emittente HBO che la versione cinematografica. La von Unwerth si è anche avventurata nel mondo della regia di cortometraggi, per Azzedine Alaïa e Katherine Hamnett, realizzando anche spot pubblicitari per Clinique, Revlon, Victoria’s Secret e Cacharel.


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