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visto da

Sotto la lente Pianeta Terra

l’altraitalia

numero 37 - febbraio 2012

Fr. 5.20 Euro 5.00

la voce e l’immagine degli italiani nel mondo

STORIA

La xenofobia in Italia SOCIETÀ

TURISMO

Aboca Museum

www.laltraitalia.eu

CleaNap


Continuano anche questo mese le emozioni, L’ALTRAITALIA ha il piacere di presentarvi altri 6 mesi del meraviglioso calendario Lavazza 2012

12 fotografi speciali per il ventennale del Calendario Lavazza

The Lavazzers è il titolo della ventesima edizione del Calendario Lavazza che, per festeggiare un traguardo così importante, ha riunito 12 maestri della fotografia che hanno reso grande negli anni il Calendario Lavazza. Erwin Olaf, Thierry Le Gouès, Miles Aldridge, Marino Parisotto, Eugenio Recuenco, Elliott Erwitt, Finlay MacKay, Mark Seliger, Annie Leibovitz, Albert Watson, David LaChapelle, Ellen von Unwerth. Sono loro, entusiasticamente, a essersi messi in gioco celebrando, con un autoscatto, il loro rapporto più intimo con il caffè Lavazza. I 12 fotografi, come ogni squadra affiatata che si rispetti, e sotto la guida dell’Agenzia Armando Testa che firma anche questa edizione del Calendario Lavazza, hanno interpretato sé stessi realizzando scatti innovativi, inusuali e immaginifici. Abituati a immaginarli dietro la macchina fotografica, il vederli ora protagonisti davanti all’obiettivo regala infatti una nuova emozione: ecco ad esempio David LaChapelle, re in una giungla nello scatto An ordinary morning turns into Paradise raccontare di come il caffè sia uno “strumento per mettere in marcia la mente”, ecco Erwin Olaf ricordare, nel suo scatto My thoughts flying away, come il suo pensiero nel momento in cui beve un caffè Lavazza vada, innegabilmente, al corpo umano. Una galleria di immagini di forte suggestione, ora fotografie divertenti ed enigmatiche, ora affascinanti come sculture, ora icone da decodificare: il risultato finale colpisce nel segno proprio per la diversità e per l’approccio introspettivo e surreale di ogni artista che ha contribuito a un risultato finale unico tra fotografia tradizionale, tecniche personali sofisticatissime e, in alcuni casi, arte digitale. “Ogni anno il Calendario Lavazza veicola nuove tendenze artistiche e temi differenti interpretati da un artista internazionale” racconta Francesca Lavazza, Direttore Corporate Image del Gruppo. “In quest’edizione così importante e significativa per la nostra comunicazione, abbiamo voluto invertire gli addendi e chiedere ai più grandi interpreti della fotografia d’autore di ritrarsi lasciandosi ispirare dal nostro espresso: il risultato è entusiasmante”. Michele Mariani, Direttore Creativo Esecutivo dell’Agenzia Armando Testa, sottolinea: “e’ stato meraviglioso poterci confrontare con questi grandi talenti e con ognuno riuscire a fissare nelle foto la relazione tra la loro personalità e il caffè”. Quasi un ritorno, o meglio una nuova interpretazione dell’Espress Yourself così caro a Lavazza. Icona e guida del Calendario 2012 e dell’intero progetto legato ai festeggiamenti del ventennale sarà Valerie van der Graaf.Alei, giovane modella olandese, protagonista degli scatti di Ellen von Unwerth, l’onore della copertina del Calendario 2012 e lo spegnimento delle candeline in un doppio simbolico compleanno. 20 sono gli anni del Calendario Lavazza, 20 sono gli anni di Valerie: non poteva esserci migliore portavoce del futuro che verrà. Come il Calendario Lavazza 1995 di Ellen von Unwerth segnava i festeggiamenti del centenario dell’azienda torinese - mostrando la giovanissima Amber Smith di fronte a un’enorme torta di compleanno -, così questi nuovi scatti della fotografa tedesca vedono Valerie di fronte a 20 candeline accese. Nell’autoscatto del Calendario 2012 Ellen è pronta, come allora, a festeggiare insieme a Lavazza. “Quello che tutti sanno è che faccio la fotografa. Quello che tutti non sanno e che spesso mi occupo di torte di compleanno, soprattutto quando lavoro per Lavazza. Una volta per i cento anni del marchio, oggi per i venti del calendario. Insomma, per festeggiare, qui una scusa si trova sempre. E, se c’è una festa, sicuro che non me la perdo” (Ellen von Unwerth) .


EDITORIALE di Maria C. Bernasconi

A proposito di inquinamento ... Nel momento in cui scrivo, la nave Concordia di Costa Crociere è ancora adagiata su un fianco, incagliata su uno scoglio davanti alla meravigliosa isola del Giglio e sembra piangere le sue vittime, alle quali, innanzitutto, va il nostro pensiero. Di “madama” Concordia, gigantesca nave da crociera, e del suo, per usare un eufemismo, scellerato capitano, se ne parla oramai dalla sera del 13 gennaio, quando la città galleggiante urtò uno scoglio che si trovava ad un centinaio di metri dalla riva. Inutile discutere circa la dinamica del naufragio e dell'assurdo, incomprensibile, comportamento del capitano Schettino dal momento che in tanti se ne stanno già occupando. Superfluo, tentare di capire quali sarebbero le conseguenze per l’isola del Giglio, e per l’intero arcipelago, se dalla pancia della nave dovessero fuoriuscire le circa 2.300 tonnellate di gasolio che vi sono stipate e le 50 tonnellate di olio lubrificante; molti sono gli esperti impegnati per trovare le migliori soluzioni e per evitare una tragedia. Quello su cui vorrei riflettere è, invece, la nostra necessità di assicurarci una vita sempre più agiata attraverso il progresso e le tecnologie sempre più avanzate nonostante La Terra mostri, ormai chiaramente, i segni delle profonde ferite da noi causate. Abbiamo forse dimenticato che è indispensabile rispettare l'equilibrio naturale del nostro pianeta? Le nostre case, sempre più accessoriate, sempre più comode, super riscaldate d’inverno e climatizzate d’estate, sono case supertecnologiche dove non mancano frigo, freezer, robot di tutti i generi, televisori, computer, telefoni e telefonini ... e poi spray per il corpo e per la casa, detersivi, profumi ... Nessuno di noi ormai vuol rinunciare a tutto ciò! La pubblicità non manca di informarci, giorno dopo giorno, attraverso spot studiatissimi e mirati, sui nuovi prodotti e nuovi apparecchi che ipnotizzano grandi e piccoli e mandano tutti, come tanti “Alice”, al “paese delle meraviglie”: i supermercati, dove si può trovare di tutto e di più! E chi di noi, al momento dell'acquisto, pensa a quali guai causano tutti questi prodotti che funzionando liberano numerosi gas pericolosi per l’atmosfera e quindi per tutti gli esseri viventi? L’agricoltore e l’allevatore (quelli che un tempo si chiamavano contadini) si dedicano alle colture intensive e allevano gli animali nelle stalle … ciò vuol dire usare molti concimi chimici e mangimi di origini diverse. Ma non é che così il suolo diventa sempre più inquinato da sostanze non naturali ed i prodotti che noi consumiamo sono fortemente dannosi per la nostra salute? Il suolo è inquinato dalle tonnellate di rifiuti che continuiamo a produrre senza pensare che non sono biodegradabili e quindi distruggono l’equilibrio naturale. Fiumi, laghi e mari risultano inquinati da scarichi abusivi di fabbriche e stabilimenti ... e noi? Ma non é che beviamo acqua riciclata e i nostri prati sono innaffiati da piogge acide? Intanto continuiamo il disboscamento e dimentichiamo che viviamo grazie alle piante che riciclano l’anidride carbonica e producono ossigeno. Ma a nessuno viene in mente che distruggendo i boschi e inquinando i prati molte specie animali perdono il loro habitat e così si estinguono? Ecco, mi sono persa nella riflessioni. In effetti volevo semplicemente chiedermi, e chiedervi: ma é davvero indispensabile (non me ne vogliano i costruttori!) realizzare navi come la Concordia? l’altraitalia 1


l’altraitalia Editore l'altraitalia Kirchenrainstrasse 27 CH - 8632 Tann-Rüti 0041 (0)56 535 31 30 info@laltraitalia.eu www.laltraitalia.eu Direttore Responsabile Maria Bernasconi

SOMMARIO Sotto la lente PIANETA TERRA Il protocollo di Kyoto

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La conferenza di Durban

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Verso il punto di non ritorno?

18

Le nuove malattie

20

Greenpeace: come salvare il clima 22 Il nostro pianeta è ammalato

Vice direttore Manuel Figliolini Direttore di Redazione Rossana Paola Seghezzi

Collaboratori Giovanni il Battista Gianmaria Bavestrello Michele Capaccioli Umberto Fantauzzo Sara Ficocelli Patrizia Gioia Simona Guidicelli Christian Lombardi Marco Minoletti Armando Rotondi

24

L’INTRUSO Ti sorridono i Monti

3

OPINIONI Frecciatine

4

ATTUALITÀ DA LONDRA Primazia assoluta della privacy 8

seconda parte

SOCIETÀ CleaNap

12

Il CALENDARIO LAVAZZA 2012

CULTURA STORIA La xenofobia in Italia

Foto rsp futura sagl

27

TURISMO Aboca Museum

30

MUSICA

Redazione grafica e stampa VisualFB - Magliaso visual.fb@bluewin.ch

Intervista a Gianmaria Testa

Webmaster Alfredo Panzera

Vacanze di Natale a Cortina

34

I SEMI DELLA GIOIA Togliamoci il nostro ...

37

CINEMA

Contatti redazione@laltraitalia.eu

BENESSERE E SALUTE Il corbezzolo

40

ENOGASTRONOMIA Il gorgonzola

Pubblicità info@laltraitalia.eu

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ASTROLOGIA Oroscopo

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ATTUALITÀ

L’intruso dalla Redazione

Ti sorridono i Monti È passato un mese dal blitz dell'Agenzia delle Entrate a Cortina d'Ampezzo, ma in questo mese se n'è detto di tutto di più, soprattutto da parte di “alcuni” cortinesi o ampezzani (come dir si voglia).

Cortina “by night”

Innanzitutto il risultato dell'Agenzia delle Entrate. Il 30 dicembre a Cortina erano presenti 251 auto di lusso così intestate: 133 a persone fisiche, 118 a società. Delle 133, 42 appartengono a persone che dichiarano meno di 30.000€ all'anno. Praticamente delle persone che lavorano solo per mantenersi il bolide e non hanno un pezzo di pane da dare ai propri figli. Invece, quelle intestate alle società (118), 19 sono di società in perdita e 37 di società che dichiarano meno di 50.000€ all'anno LORDI. Le attività commerciali cortinesi hanno visto lievitare i loro incassi, i ristoranti fino al 300% rispetto allo stesso giorno dell'anno precedente, mentre i commercianti di beni di lusso hanno avuto un incremento del 400%. Che l'Agenzia delle Entrate porti fortuna? Alla luce di questi dati, che trovo sbalorditivi, si sono aggiunti una serie di commenti, giustificazioni o prese di posizione, ancor di più sbalorditive. Il Sindaco di Cortina ha dichiarato: “I controlli e la lotta all'evasione sono sacrosanti ma pensiamo che ci voglia più rispetto per chi lavora ... Le nostre perplessità sono motivate esclusivamente dal periodo e dal metodo”. (fonte: quotidiano.net). Ma caro Sindaco quale era, secondo lei, il periodo ideale? Forse il 15 agosto quando sono tutti a Capri? O forse dovevano venire di notte per non disturbare? Ma secondo lei qual è il periodo migliore per una località sciistica? E poi parla di metodo ... Cosa dovevano fare mandare una lettera di presentazione e chiedere se vi stava bene quel giorno? Sapere quando non avrebbero arrecato disturbo? Nella trasmissione di Gad Lerner “L'Infedele”, intervenne un albergatore di Cortina che disse: “... E pensate che quando fermavano le auto chiedevano alle persone di mostrare i documenti”. Caro albergatore, quando veniamo fermati dalle forze dell'ordine ci chiedono sempre i documenti, cosa si aspettava? Che facessero un balletto sul cofano per intrattenere i turisti? O che li guardassero salutandoli con la manina? È un controllo ... E quindi deve essere fatto come lo si effettua con tutti i cittadini. Non felici hanno rincarato la dose, Sindaco in primis, che i risultati pubblicati riguardavano solo 1 o 2 casi particolari e che ne hanno risentito molto che i risultati non parlassero delle persone che erano in regola. Caro Sindaco non si deve parlare di chi è in regola con le tasse (a meno che non sia un'eccezione) perchè è normale pagarle ma invece si deve parlare della gente che non le paga. È come se in una ricerca medica, per debellare una malattia, parlassero delle persone che non ne sono affette. Non servirebbe a nulla. L'evasione, va ricordato, non è solo a Cortina d'Ampezzo, ma è dappertutto in Italia e comunque, non si preoccupi Sindaco, che Cortina rimarrà sempre una perla delle Dolomiti ... Una perla che non conosce crisi visti gli incassi di Capodanno. l’altraitalia 3


OPINIONI

Frecciatine di Giovanni il Battista

Mario Andreotti o Giulio Monti Chi è costui ? Questa volta, solo come passatempo un po' goliardico, annoto qualche prima riflessione sul vostro Professore. Niente di serio. Mi sbaglio o: - il Governo Monti ha presentato la manovra “Salva Italia”, poi accettata dal Parlamento, che, sostanzialmente, rispecchia quanto era in atto di concretizzare il Governo Berlusconi ? - il Governo Monti ha tentato di intrufolare nel suo primo compito, un paio di misure sulle “liberalizzazioni” per poi, vedendo l'aria che tirava (per esempio presso i taxisti), fare rapida marcia indietro, cancellandole dalla lista della “spesa” ? - a “che tempo che fa”, su Rai tre, nei giorni scorsi, rispondendo alle domande di Fazio, Monti ha parlato, come sempre forbitamente, per 30 minuti, senza però comunicare qualcosa di preciso, di capibile? Propone battute, sicuramente più accettabili di quelle del Berlusca, sostenute sì, da un aplomb simil/anglosassone, ma all'osso, del tutto scontate. - nei suoi più recenti interventi, a domanda non risponde, proponendo le soluzioni da adottare per abbattere, per esempio, il debito italiano, non risponde sull'art. 18, dice che non è di sua competenza il Blitz “bizzarro” dell'Agenzia delle Entrate a Cortina e ad Abano. Per non rispondere sul “libero mercato” si cimenta in una lezione sul sottile distinguo, fra “liberalizzazione” e “privatizzazione”, dice che la soluzione per l'Italia deve venire ... dall'Europa e quindi dagli altri Paesi (... non da Lui o da Roma ...?!). Dice di esser restio ad applicare la Rubik Tax e/o la Tobin Tax in quanto l'Europa non vuole ... (sempre questa cattiva Europa ...!!!). Per non rispondere alla domanda di Fazio, sul quasi certo aumento dell'IVA, dice che la domanda stessa: “è una caduta di stile”; battuta carina e garbata, ma che gli permette di evadere

l'interrogazione. Che lui sia bravissimo nel gestire i rapporti interpersonali e le situazioni delicate o d'imbarazzo glielo possiamo tranquillamente riconoscere (10 e lode): basterà questa furbizia dialettica a risolvere i problemi degli italiani? - sempre più il Primo Ministro Monti (vedi sopra) esprimendosi davanti a giornalisti e telecamere dà l'impressione di essere l'apprendista stregone (già comunque quasi primo

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della classe) capace di assorbire in maniera encomiabile le doti fantastiche, e forse inimitabili, del mitico Giulio (Andreotti, tanto per evitare fraintesi) ? A domanda “non risponde”; parla, questo si, ma non dice niente, incrocia tre, quattro concetti, li mischia, li rimischia, li compone e li scompone, li riesprime a nuova guisa, li preannuncia per poi non annunciarli nei suoi contenuti e via di questo passo. Proprio un Andreottino di nuova generazione. Impara presto il professore e non poteva essere altrimenti ! Anche sulle battute quasi ci siamo: resta sottinteso che il Mario è più “anglossassone” nel mentre il Giulio è più “romanesco”... - al professore qualche cosa è andato storto anche a livello formale: invece di delicatamente invitare il sottosegretario Malinconico (cognome quasi imbarazzante) a farsi da parte per i privilegi ricevuti (o richiesti?), non avrebbe potuto evitare di designarlo a quella funzione visto che “l'inciampo” del precitato era già cosa da tutti saputa? - sempre il Primo Ministro nega di aver preventivamente saputo dell'oramai famoso “blitz” di Cortina: possiamo credergli? Si è forse reso conto (perché lui è sicuramente molto intelligente ) che la “scampagnata” cortinese si sta rivelando (e sicuramente si rivelerà, a mio modesto parere, tirando i consuntivi dell'operazione) per il futuro, iniziativa inopportuna e negativa? - Monti Mario, giornalmente, sottolinea che lui è li, quasi per caso, che lui non c'entra niente con il passato, e che lui sta facendo quanto gli altri (?) non hanno saputo fare (?): non trovo simpatica la cosa ...

- Il Professore sottolinea giornalmente che lui non si candiderà assolutamente alle elezione del 2013 perchè, sostiene solennemente “nella vita vi sono altre cose interessanti da fare ...”. Una inopportuna “bocciatura” alla qualità dei politici proclamata senza molta diplomazia? - Lui, da una parte resta impassibile e quasi schivo su qualche positivo apprezzamento sulla sua persona, dall'altra, improvvisamente e stranamente, si pavoneggia commentando l'etichetta appostagli a suo tempo dall'Economist: “Mario Monti, il Saddam Hussein del lavoro”, per come si muoveva e sanzionava ai tempi di Bruxelles il mondo degli affari (intrallazzi) internazionali. - Il Primo Ministro confessa che la sua chiamata (lo disse in una delle sue prime apparizioni ufficiali ) gli era stata predetta dalla moglie “vedrai che chiameranno te per risolvere i loro problemi. Prima ti hanno chiamato a Bruxelles ora a Roma”. Azzardo che la prova di modestia della moglie non é niente, a mio parere, di fronte alla (molto immodesta) decisione di Mario di raccontare l'episodio (lo splendido predestinato!). - Il Primo della classe non usa “savoir faire” nel momento in cui precisa, in un'intervista, che il primo ministro francese Fillon lo esorta a dire a Sarkozy che la manovra “Salva Italia” é già legge in quanto, gli precisa Fillon, il Presidente francese non ne é al corrente e pensa che il tutto sia ancora solo una bozza di progetto! Sono perplesso: che Mario Monti faccia bene i compiti, abbia aplomb, self-control e risulta primo allievo del mitico Giulio è sicuramente un dato di fatto. A mio modesto parere, però, il dubbio amletico per i miei amici italiani resta: ma dietro questa corazza, in realtà, quale vero Mario Monti si cela? Devono, i miei amici italiani, cominciare a rimpiangere le battute inopportune del Berlusca? Quelle scontate e da trattoria di Bersani? Quelle taglienti di d'Alema? Quelle rustiche di Di Pietro? Quelle “mortadellesi” di Prodi ...? Un principio di delusione é sempre più palpabile nella Penisola! Possibile che non si riesca a scovare un gruppetto di italici volenterosi ed onesti che possano mettere a posto le cose, semplicemente, senza sponsors, enfasi, teatro, clientele, protezioni, vitalizi, privilegi, “la Dolce Vita”...? Questi volenterosi o non esistono o si guardano bene dal caricarsi questo impegno sulle spalle oppure sono tutti d'accordo di non mettersi a disposizione per non far cambiare le cose e quindi, ancora una volta, sono costretto a citare il mio amico Tomasi di Lampedusa quando fa dire al protagonista del suo romanzo, “il Gattopardo”, Principe di Salinas: “tutto cambi affinché tutto resti come prima!”. Pongo le mani sulle vostre teste, amici italiani, in segno di protezione ed amore. Non si sa mai. Che almeno quella (la testa) venga preservata da infausti eventi ... provocati da Primi Ministri precari, arrivati per puro caso nei pressi di Palazzo Chigi con un contratto co.co.co. a tempo determinato. SalamAleikum

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FINLAY MACKAY Finlay MacKay studia Fine Art Photography alla Glasgow School of Art. Nel 2002 inizia a lavorare in proprio; i suoi primi scatti rivelano uno stile estremamente originale, che attinge agli stilemi della pop e della street art, dei fumetti ma anche della pittura più classica. La sua fantasia, l’abilità tecnica e il sapiente utilizzo delle luci gli hanno permesso di evolversi fino a entrare nell’olimpo dei fotografi della nuova generazione. Nel luglio del 2011 inaugura una mostra alla National Portrait Gallery di Londra, per celebrare gli atleti delle olimpiadi in programma per il 2012. Reinterpretandoli con la sua immaginazione così unica, MacKay ha ritratto alcuni fra i personaggi dello spettacolo più importanti dei nostri giorni: Jeff Bridges, Sacha Baron Cohen, Steve Buscemi, Julianne Moore, Kelly Macdonald, Ricky Gervais, Ke$ha, Kid Rock, Courtney Love e Ben Stiller. È noto inoltre per essere uno dei maggiori fotografi nel mondo dello sport; sono sue alcune immagini-icona di Floyd Mayweather, Michael Phelps, LeBron James e di calciatori famosi come Messi, Ronaldinho, Ronaldo, Kaká, Torres, Fabregas. Il portfolio di MacKay include le pubblicità di Absolut Vodka, Puma, Polartec, Vitamin Water, Bacardi, Umbro, Nike, Adidas, Olympus, Coca Cola, British Telecom, Pepsi, Channel 4, Sky TV, ITV, The English National Opera e di Harrods. l’altraitalia 6


MARK SELIGER Nasce nel 1959 ad Amarillo, in Texas. Viene nominato Chief Photographer di “Rolling Stone” nel 1992, dove realizza più di 125 copertine. Nel 2002 inizia a collaborare con Condé Nast Publications e scatta per “Vanity Fair” e “GQ”, oltre che per “Vogue” Italia, “L’uomo Vogue”, “Vogue” Germania e Spagna, “W”, “Interview” e diverse altre testate. Ha pubblicato numerosi libri: Listen (Rizzoli, 2010), Mark Seliger: The Music Book (teNeues, 2008), In My Stairwell (Rizzoli, 2005), Lenny Kravitz / Mark Seliger (Arena, 2001), Physiognomy (Bullfinch, 1999) e When They Came to Take My Father – Voices from the Holocaust (Arcade, 1996). Le opere di Seliger hanno ricevuto numerosi premi da autorevoli commissioni quali The Society of Publication Designers, The Alfred Eisenstaedt Award, Communication Arts, American Photography e Photo District News. Ha ricevuto il prestigioso Lucie Award for Outstanding Achievement in Portraiture.

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ATTUALITÀ

da Londra di Michele Capaccioli

Primazia assoluta della privacy o concezione della legalità? Il tentativo di prendere le “misure” in Italia Seconda parte

Dal film “Le vite degli altri”

La Supreme Court rigettò l’affermazione di un potere assoluto del Presidente per quanto concerne l’ “executive privilege”. La Corte rigettò l’affermazione che il Presidente avesse l’ultima autorità su tutte le informazioni del ramo esecutivo. “In questa particolare controversia - continua il Prof. Rozell - la Corte sentenziò che il richiamo da parte del Presidente all’executive privilege dovesse essere bilanciato con la necessità della Corte ad avere delle informazioni in un caso penale”. Al riguardo dell’ “executive privilege”, la Corte affermò che “nella misura in cui questo interesse per la riservatezza si riferisce allo scarico effettivo del potere del Presidente, è costituzionalmente valido”. Ciononostante, la Corte sentenziò che la necessità di informazioni in questo caso penale respingeva la richiesta da parte del Presidente dell’ “executive privilege”. La Corte determinò che l’accoglimento di una richiesta di “executive privilege” che avrebbe portato effettivamente al rifiuto della consegna di prove vitali “potesse incidere profondamente la garanzia del processo nelle dovute forme di legge e indebolire gravemente le funzioni fondamentali delle corti”. Con questa decisione, il Presidente fu costretto a consegnare i nastri incriminati che posero fine alla sua presidenza. Ancora più importante è il fatto che la Corte stabilì che il ramo giudiziario, e, quindi, non il presidente, ha il potere di determinare l’applicabilità dell’ “executive privilege”. In sostanza, mentre la Corte affermò l’utilizzo dell’ “executive privilege”, essa determinò anche che, in quel caso specifico, il diritto degli americani ad una piena rivelazione del contenuto dei nastri volontariamente creati avesse più peso del diritto alla segretezza del Presidente. Nel caso precedente non si parla di intercettazioni fatte dall’autorità competente sul Presidente. Ammettendo che l’FBI o la CIA stia intercettando il Presidente stesso - una supposizione abbastanza grossa -, allora l’“executive privi-

lege” non si potrebbe praticamente applicare in prima istanza. Infatti, in questo caso, le comunicazioni sarebbero già nelle mani della Pubblica Accusa e non ancora in quelle del Presidente o del ramo esecutivo - che corrisponderebbe a tutti quegli altri casi di “executive privilege”, quando l’esecutivo non ha voluto consegnare una documentazione. In questo frangente, gli avvocati del Presidente, attraverso il White House Office of Legal Counsel, potrebbero probabilmente richiamarsi alla “probable cause”, la quale proviene dal Quarto Emendamento della Costituzione Americana e che rappresenta una delle prime basi per obiettare ad una prova in un processo penale, e ad altre questioni procedurali, anziché richiamare l’ “executive privilege”. Tutto questo rappresenterebbe, comunque, un nuovo precedente. Ritorniamo sempre al solito punto: chi passa le intercettazioni alla stampa e l’uso che si fa di queste intercettazioni. Se le autorità competenti vanno ad intercettare una qualsiasi persona nei suoi momenti intimi o privati senza alcuna base giuridica e, conditio sine qua non, non mandando al macero tali intercettazioni - in quanto irrilevanti - e, conditio sine qua non, i testi di queste intercettazioni sono passati in qualche modo alla stampa, questa si chiama violazione della privacy. Se le autorità competenti vanno ad intercettare una qualsiasi persona, compreso il Presidente del Consiglio, per scoprire se il soggetto stia premeditando o, peggio ancora, commettendo un reato, conversazioni che, conditio sine qua non, non trattano questioni di sicurezza nazionale, militari e politica internazionale - per queste questioni ci dovrebbero essere i servizi segreti - e, conditio sine qua non, senza passare i testi di queste intercettazioni alla stampa, questa, a mio avviso, non si chiama violazione della privacy. Questo modus operandi, intendiiamoci bene, non è da “Grande Fratello” ed è ben diverso da quello adottato durante l’epoca staliniana, nella quale anche le più intime con-

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Corte Suprema di Giustizia USA

versazioni erano intercettate arbitrariamente e senza alcune basi giuridiche. Allo stesso modo, qualsiasi presidente del consiglio italiano non può, a mio avviso, avere l’ultima e assoluta autorità su qualsiasi ramo esecutivo e su qualsiasi apparato giudiziario, ammesso che esso - apparato giudiziario - sia imparziale, indipendente e competente.

mazia della privacy e, quindi, la previsione delle intercettazioni solo per alcuni tipi di reati, non solo non risolve il problema - ci sarà sempre qualcuno che le passerà - ma è portato anche a criminalizzare un intero sistema: quello della giustizia, i magistrati, le intercettazioni telefoniche. Infatti, come sappiamo, la maggior parte dei magistrati lavora in silenzio e onestamente. Il problema non è l’attacco ad una persona - Berlusconi - ma la mancanza di norme severe in Italia che impediscano ai magistrati e/o ai funzionari pubblici di passare le intercettazioni coperte dal segreto istruttorio e le intercettazioni non penalmente rilevanti alla stampa. Fintanto che il problema non sarà risolto a fondo, ci sarà sempre qualcuno che potrà utilizzare le intercettazioni per fini politici.

Se l’apparato giudiziario non è imparziale, indipendente e competente, oppure lo è solo in parte, non si dovrebbe andare a limitare le intercettazioni, ma a riformare il medesimo apparato affinché possa rappresentare in toto tutte e tre le garanzie - imparzialità, indipendenza e competenza - sopra menzionate. Pertanto, chi sostiene la limitazione delle intercettazioni perché parte di esse sono pubblicate sulla stampa offre un’interpretazione,secondo me, scollegata e poco attendibile: il problema non sono le intercettazioni, ma chi le passa alla stampa. Per chi generalizza, sostenendo la pri-

E, se è vera la versione dei fatti data da Berlusconi, ci saranno più Berlusconi, almeno fintanto che non ci sarà una volontà politica per risolvere la questione alla radice. Fintanto che non ci sarà volontà politica, ci troveremo di fronte sempre alla proposta di limitare le intercettazioni per non risolvere un problema. In conclusione, da una parte, non esiste un modello perfetto a cui potersi ispirare. Dall’altra, non si può certo pensare di limitare le intercettazioni telefoniche, ignorando o sottovalutando che il problema sia rappresentato da coloro che passano alla stampa quelle coperte dal segreto istruttorio e quelle non penalmente rilevanti. Pertanto, torno a ribadire che il problema non sono le intercettazioni, le quali vanno previste per tutti i tipi di reati, ma coloro che le passano alla stampa. michele.capaccioli@wemustact.org

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ANNIE LEIBOVITZ Nata il 2 ottobre 1949 a Waterbury, Connecticut, ha iniziato la sua carriera di fotografa nel 1970 per la rivista “Rolling Stone”, ancora studentessa presso il San Francisco Art Institute, del quale tre anni più tardi diventerà fotografa ufficiale. Quando se ne allontana, 10 anni dopo, ha al suo attivo 142 copertine e diversi importanti reportage fotografici. Nel 1983 comincia a collaborare con la rivista “Vanity Fair”; nel 1993 con “Vogue”. Oltre al lavoro fotografico ha creato memorabili campagne pubblicitarie, come quelle per American Express e Gap. Ha anche collaborato con numerose organizzazioni come la White Oak Dance Project con Michail Baryšnikov e Mark Morris. Annie Leibovitz ha pubblicato svariati libri e firmato diverse mostre, fra cui quelle all’International Center of Photography di New York, al Brooklyn Museum e alla National Portrait Gallery di Londra. Insignita nel 2006 dal governo francese del titolo di “Commandeur dans l’Ordre des Arts et des Lettres”, annovera nel suo palmarès numerosi premi: dal Lifetime Achievement dell’International Center of Photography di New York, alla Centenary Medal della Royal Photographic Society di Londra. È stata dichiarata “Living legend” dalla Library of Congress. Vive a New York con i suoi tre figli: Sarah, Susan e Samuelle.

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ALBERT WATSON Nato e cresciuto a Edinburgo, in Scozia, Albert studia graphic design presso il Duncan of Jordanstone College of Art and Design di Dundee, nonché cinema e televisione al Royal College of Art di Londra. Nel 1970 si trasferisce negli Stati Uniti con la moglie Elizabeth. Il suo stile peculiare finisce per attirare l’attenzione di riviste di moda americane ed europee quali “Mademoiselle”, “GQ” e “Harper’s Bazaar”. Nel 1975 Albert vince un Grammy Award, e nel 1976 ottiene il primo incarico per “Vogue”. Ha pubblicato svariati libri, fra cui Cyclops (1994), Maroc (1998), Albert Watson (2007), Strip Search (2010) e UFO: Unified Fashion Objectives (2010). Diversi i musei e le gallerie che gli hanno dedicato mostre esclusive: il Centro Internazionale di Fotografia di Milano, il City Art Centre di Edimburgo, l’NRW-Forum di Düsseldorf, il Fotografiska di Stoccolma. Le sue immagini sono comparse su più di cento copertine di “Vogue” in tutto il mondo e fra le pagine di infinite altre pubblicazioni, da “Rolling Stone” a “Time” e a “Vibe”; suoi anche molti ritratti-icona di rockstar, rapper, attori e altri personaggi dello spettacolo. Ha vinto svariati premi, fra i quali il Lucie Award, tre ANDY Award e la Centenary Medal, premio alla carriera assegnatogli dalla Royal Photographic Society. l’altraitalia 11


ATTUALITÀ

Società di Armando Rotondi

CleaNap Un movimento per fare “Piazza pulita” a Napoli Ne è nato così un movimento volontario e inarrestabile che periodicamente sceglie una piazza o una via su cui agire e, scope e secchi alla mano, gli stessi cittadini della città ripuliscono e danno nuova dignità alla zona. Da semplice movimento ora il tutto si è andato a strutturare ed Emiliana, con altri giovani colleghi, ha dato vita a “CleaNap - Piazza Pulita”. Leggiamo sul sito: “CleaNap è una proposta di performance socialmente utile. Possono aderirvi tutti, senza vincoli politici ed ideologici, perché il benessere di Napoli è di interesse trasversale. Gli aderenti sono autorganizzati ed autofinanziati. Insieme vogliamo dare vita ad eventi di creatività urbana, partecipativa e volontaria. È bene capire che le nostre azioni non possono e non vogliono sostituirsi a quella che dovrebbe essere la normale pulizia e manutenzione di una piazza, ma sono semplicemente delle provocazioni costruttive ed operose, per sensibilizzare i nostri concittadini e le istituzioni”. Sono delle provocazioni e delle azioni simboliche, ma di grande effetto,capaci di canalizzare la rabbia di molti cittadini partenopei per una situazione drammatica ma rimediabile, dimostrando che si può davvero cambiare radicalmente la situazione. Non solo azioni di “pu-lizia” delle piazze ormai, ma anche seminari di “eco orienting”, spiegando cosa significa compostare, riciclare e quali sono i benefici di una buona differenziata. Emiliana è stata definita da molta stampa internazionale, dal “Guardian” al “Der Spiegel”, un vero e proprio “angelo della monnezza”.

Napoli è la città del sole, è la città della musica, della canzone, della pizza e del buon cibo. Ma a questi aspetti che hanno reso Napoli celebre nel mondo, innegabile è che negli ultimi anni se ne sono aggiunti altri non certo positivi.Aspetti negativi e problemi che, purtroppo e molte volte in maniera ingiusta, hanno preso piede nell’immaginario collettivo maggiormente rispetto alle bellezze e alle magnificenze della Capitale del Mezzogiorno italiano. Non solo Vesuvio, Piazza Plebiscito e Teatro San Carlo, il più grande d’Italia e il più antico teatro d’opera al mondo (con buona pace de La Scala), ma anche una città deturpata da una crisi dei rifiuti ormai decennale che ciclicamente torna agli altari della cronaca. Qualcosa però sta cambiando in città, grazie agli stessi cittadini. L’idea geniale, non c’è che dire, è venuta in mente in maniera spontanea ad Emiliana Mellone, 27enne laureata all’Università “Federico II” in management culturale e ambientale, che ha lanciato un semplice appello su Facebook, proponendo di pulire una zona specifica di Napoli.

Un’espressione, derivata, come ha fatto ben notare Marino Niola su “Venerdì di Repubblica”, da un appello di Adriano Sofri per Napoli, che facciamo nostra, che allarghiamo a tuttigli intraprendenti che si uniscono in questa avventura per il decoro urbano e la rinascita di una grande città. Non sono certo eroi, sono qualcosa di più e di diverso. Sono semplici cittadini con senso civico. Ce ne sono davvero tanti ed è questa la cosa più importante.

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Il Pianeta Terra Forse un giorno ci sveglieremo e smetteremo di saccheggiare questa nostra “provata� terra per mano nostra ... forse un giorno ... Forse allora capiremo e cambieremo atteggiamento verso una natura amica che stiamo trasformando in nemica giurata ... forse capiremo ...


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dalla Redazione

Il protocollo di Kyoto Il protocollo di Kyoto, siglato l’11 dicembre 1997, è un trattato internazionale che riguarda il riscaldamento globale e che mira ad una riduzione degli elementi inquinanti (anidride carbonica in testa, ma anche altri cinque gas “a effetto serra”), per riportare la loro presenza nell’atmosfera terrestre a un valore inferiore del 5% rispetto a quello registrato nel 1990 entro il 2012. Elaborato nell’ambito della Conferenza COP3 della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC), il trattato, originariamente firmato da 160 Stati, è entrato in vigore il 16 febbraio 2005, dopo la ratifica anche da parte della Russia. Il protocollo di Kyoto ha impiegato ben sette anni per entrare in vigore perché, al momento della firma, venne previsto che per essere ufficialmente valido dovesse essere ratificato da non meno di 55 delle nazioni firmatarie e che queste nazioni producessero almeno il 55% delle emissioni inquinanti: tale obiettivo venne appunto raggiunto con la ratifica da parte di Mosca. Basato sui cosiddetti “Meccanismi flessibili”, il trattato ha fra i suoi obiettivi anche quello di ridurre le emissioni dei gas serra (anidride carbonica, metano, ossido di azoto, idrofluorocarburi, fluorocarburi ed esafluoruro di zolfo) al minor costo possibile, ovvero di massimizzare le riduzioni ottenibili a parità di investimento.

I Meccanismi 10 ricerche intorno al Protocollo di Kyoto

Il protocollo di Kyoto prevede il ricorso a meccanismi di mercato, i cosiddetti “Meccanismi Flessibili”; il principale è il Meccanismo di Sviluppo Pulito. L’obiettivo è di ridurre le emissioni al costo minimo possibile; in altre parole, a massimizzare le riduzioni ottenibili a parità di investimento. Fra i vari meccanismi che il protocollo prevede ci sono il “Clean Development Mechanism” (meccanismo di sviluppo pulito), il “Joint implementation” (implementazione raccordata) e l’“Emission Trading” (commercio di emissioni).

Il Clean Development Mechanism prevede la possibilità, per i paesi industrializzati e per quelli a economia in transizione, di realizzare progetti che producano benefici in termini di riduzione delle emissioni in paesi in via di sviluppo e che garantiscano al paese che ospita il progetto, un progresso economico e sociale, ottenendone in cambio dei crediti di emissione (Cer). Il Joint implementation invece riguarda la chance, sempre per paesi industrializzati e per quelli a economia in transizione, di realizzare progetti in un paese dello stesso gruppo, con cui utilizzare congiuntamente i crediti derivanti. Infine l’Emission Trading consente lo scambio di Cer tra paesi industrializzati e paesi a economia in transizione: se un paese ha raggiunto obiettivi superiori a quelli prefissati, ha la possibilità di cedere parte di tali crediti a un altro Stato. l’altraitalia 14


I Paesi aderenti

Il protocollo di Kyoto è stato ratificato da 169 Stati: ne sono rimasti fuori, fra gli altri, gli Stati Uniti, che hanno firmato il trattato ma che in seguito hanno rifiutato di ratificarlo. L’India e la Cina, che hanno ratificato il protocollo, non sono tenute a ridurre le emissioni di anidride carbonica nel quadro del presente accordo, nonostante la loro popolazione relativamente grande. Cina, India e altri paesi in via di sviluppo sono stati esonerati dagli obblighi del protocollo di Kyoto perchÊ essi non sono stati tra i principali responsabili delle emissioni di gas serra durante il periodo di industrializzazione che si crede stia provocando oggi il cambiamento climatico


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La conferenza di Durban Rimandati al 2020 gli obblighi di riduzione legalmente vincolanti per tutti. Nel frattempo prosegue il protocollo di Kyoto per i volonterosi. Dopo un’aspra e prolungata discussione protrattasi fino alle prime luci dell’alba di domenica 11 dicembre, si è conclusa la Conferenza di Durban con l’approvazione di trentasei decisioni di cui le principali sono: - la piattaforma di Durban, ovvero l’avvio di un processo negoziale per la definizione di un trattato globale legalmente vincolante (che potrebbe essere un protocollo, o un altro strumento legale o un altro strumento attuativo ma con valore legale), valido per tutti i paesi UNFCCC (194 Paesi). Questo processo è suddiviso in due fasi. Nella prima, che terminerà nel 2015, sarà redatta e messa a punto la bozza del trattato che sarà “adottato” nell’assemblea plenaria della ventunesima Conferenza delle Parti (COP21) alla fine del 2015. Nella seconda fase il trattato “adottato” sarà aperto alla sottoscrizione e alle ratifiche nazionali secondo le procedure ONU in modo che possa entrare in vigore nel 2020.

- il prolungamento, con opportuni emendamenti, del Protocollo di Kyoto oltre la scadenza del 2012 fino al 2017 o al 2020 in conformità con le decisioni che saranno prese successivamente, in relazione sia all’entità e alla natura degli impegni volontari che i Paesi, che intenderanno prolungarlo, formuleranno entro il 1 maggio 2012, sia alle necessità di coordinamento e di integrazione con il processo della piattaforma di Durban di cui al punto precedente. - l’avvio operativo del “Green Climate Fund” (di cui non è specificato come sarà alimentato) come Istituzione Finanziaria della UNFCCC con personalità giuridica e capacità legali, la cui sede e i cui successivi programmi di dettaglio per il suo funzionamento operativo dovranno essere decisi alla prossima Conferenza delle Parti (Cop18) alla fine del 2012 a Quatar. Nel frattempo si chiede a tutti i Paesi UNFCCC di presentare le candidature sia per i membri del Comitato di Gestione (entro il 31 marzo 2012), sia per la localizzazione della sede legale (entro il 15 aprile 2012);

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- la definizione degli strumenti e dei meccanismi necessari a rendere operativa sia la fase di transizione (2013-2020) in cui sarà operante il solo protocollo di Kyoto emendato e prorogato, sia il futuro funzionamento del trattato globale quando entrerà in vigore nel 2020. Tra questi strumenti sono di particolare rilevanza: il REDD+ (regole e meccanismi per la lotta contro la deforestazione e il degrado del suolo), le modalità di preparazione e di attuazione dei “piani di adattamento” nei Paesi in via di sviluppo, il meccanismo di Trasferimento Tecnologico e di “capacity building”, le relative norme di “governance” e di gestione, i meccanismi finanziari e le loro modalità di amministrazione e gestione, ecc. Le decisioni conclusive, cui è giunta la Conferenza di Durban, possono essere considerate, a seconda dei punti di vista, un successo oppure un insuccesso (o anche fallimento mascherato).

tari dichiarati la tendenza attuale è, infatti, quella di giungere a un surriscaldamento globale attorno ai 4 °C o anche superiore entro il 2100. In ogni caso, nelle decisioni prese a Durban è prevista una verifica del percorso, o dei possibili percorsi, di riduzione delle emissioni globali per raggiungere l’obiettivo dei 2 °C, quando saranno disponibili le nuove valutazioni di IPCC previste per il 2013 e comunque prima del 2015. A meno che nel prossimo decennio non accada una rivoluzione tale da portare il mondo a svincolarsi dai combustibili fossili, il tempo eccessivamente prolungato previsto dalla piattaforma di Durban, non giocherà certamente a favore.

Kyoto: Se il Canada dice no Dopo la Conferenza di Durban, dal continente americano arrivano atteggiamenti opposti nella lotta al cambiamento climatico. Se Ottawa decide di sfilarsi dall’accordo internazionale salva-clima, da Santiago parte una campagna per ridurre i consumi energetici del Paese. La eco del timido, timidissimo accordo raggiunto alla Conferenza mondiale sul clima di Durban, in Sudafrica, non si è ancora spenta e dall’emisfero occidentale arrivano due iniziative di segno diametralmente opposto.

Sono da considerarsi fattori di successo: l’aver coinvolto tutti i paesi compresi quelli più riluttanti come USA, Cina e India, a impegnarsi in un quadro legalmente vincolante, per ridurre le proprie emissioni, tenuto conto dei principi base della UNFCCC (in primo luogo quello della responsabilità e quello dell’equità); l’aver aperto il protocollo di Kyoto ad obblighi volontari e legalmente vincolanti per i Paesi industrializzati e ad obblighi volontari ma non legalmente vincolanti per i Paesi in via di sviluppo; l’aver avviato il “green climate fund” come istituzione finanziaria, immediatamente operativa (salvo i tempi tecnici organizzativi) al quale però bisogna associare un insuccesso: non aver definito quali siano le sue fonti di finanziamento che lo fanno apparire per ora una scatola vuota. Sono da considerarsi fattori di insuccesso tutte le parti sostanziali, che dovrebbero garantire un’adeguata strategia mondiale di riduzione delle emissioni per raggiungere l’obiettivo di mantenere il surriscaldamento del pianeta inferiore a 2 °C rispetto all’epoca preindustriale. La fase transitoria di ben 9 anni prima che gli impegni di riduzione delle emissioni diventino obblighi legalmente vincolanti per tutti e che dovranno essere tali da giungere ad una riduzione delle emissioni globali di circa 80% entro il 2050 rispetto al 1990. Se prima del 2020 non ci saranno impegni volontari molto ambiziosi dei paesi industrializzati (riduzione di circa il 40% rispetto al 1990) ed efficaci riduzioni dell’intensità carbonica dei paesi in via di sviluppo emergenti, questi tempi lunghi, comporteranno il rischio di fallimento dell’obiettivo del mantenimento del surriscaldamento climatico al di sotto dei 2 °C. Sulla base degli impegni volon-

Il Canada, infatti, ha annunciato ufficialmente che si ritirerà dal Protocollo di Kyoto, mentre in Cile il governo lancia una campagna nazionale per ridurre l’uso dell’aria condizionata, nella calda estate australe. Peter Kent, ministro dell’Ambiente canadese, ha annunciato a Toronto che l’accordo internazionale che obbliga gli stati a limitare il rilascio in atmosfera di quei gas responsabili del surriscaldamento terrestre è il passato: “Useremo il nostro diritto legale di ritirarci dal Protocollo, perché non coinvolge Stati Uniti e Cina, i più grandi responsabili di emissioni inquinanti, e dunque non può funzionare”. Dietro l’accusa ai due giganti dell’inquinamento, in realtà c’è anche il fallimento del governo canadese, che entro il 2012 avrebbe dovuto ridurre del 6 per cento le sue emissioni rispetto ai livelli del 1990, ma ha mancato il bersaglio. I dati al 2009 dicono che le emissioni canadesi sono del 17 per cento superiori ai livelli limite del 1990. Secondo Kent, rispettare gli obiettivi della carta salva-clima, per quanto ormai superata, costerebbe all’economia canadese 13,6 miliardi di dollari. Una cifra che il governo non è disposto a rischiare senza un nuovo accordo vincolante e soprattutto globale, ovvero con dentro anche Usa, Cina e India. I conservatori, al governo dal 2006, hanno però sempre contestato il Protocollo di Kyoto e l’insoddisfacente conclusione di Durban ha dato loro l’occasione per uscire dal Trattato. Una scelta che comunque è stata criticata dall’opposizione liberale e dalle organizzazioni ambientaliste canadesi. Completamente diversa, invece, la campagna lanciata dal governo cileno.

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Verso il punto di non ritorno? Aumentano le concentrazioni di gas serra nell’atmosfera Secondo l'ultimo bollettino della World meteorological organization (Wmo), “The State of Greenhouse Gases in the Atmosphere - Based on Global Observations through 201” «La concentrazione di gas serra nell'atmosfera ha raggiunto nuovo picchi nel 2010 e il tasso di accrescimento di questi gas serra è accelerato».

mosfera sussisterebbero ancora per decine di anni e contribuirebbero a perturbare il fragile equilibrio della Terra, pianeta vivente, e del clima. Oggi più che mai, abbiamo bisogno di comprendere le interazioni complesse, a volte inattese, tra i gas serra presenti nell'atmosfera, nella biosfera e negli oceani. Per le necessità della scienza, la Wmo continuerà a mettere insieme i dati sulla base del network Global atmosphere watch (G aw) che copre più di 50 Paesi e comprende in particolare stazioni situate ad alta quota nelle Ande e nell'Himalaya, nelle remote distese dell'Alaska ed all'estremo sud del Pacifico».

Dati che rischiano di esplodere come una bomba nella sonnacchiosa vigilia del summit dell'Unfccc che si è tenuto a Durban, in Sudafrica, alla fine di novembre 2011. Il documento della Wmo presta particolare attenzione all'aumento della concentrazione del protossido d'azoto ed evidenzia che «Il radiative forcing dell'atmosfera di gas serra, che induce un riscaldamento del sistema climatico, si è accresciuto del 29 % tra il 1990 e il 2010, l'anidride carbonica contribuisce per l'80% a questo aumento». Il bollettino Wmo rende conto delle concentrazioni, e non delle emissioni, di gas serra in atmosfera, cioè delle quantità di gas che penetrano nell'atmosfera e delle concentrazioni di quelle che restano, favorite dalle interazioni complesse che si producono nel nostro pianeta.

Il bollettino Wmo prende in rassegna i tre gas serra persistenti più abbondanti nell'atmosfera ed il loro radiative forcing, che l'Intergovernmental panel on climate change (Ipcc) definisce come «Misura dell'influenza di un fattore sull'alterazione dell'equilibrio tra le energie entranti ed uscenti dal sistema Terra-atmosfera» e «Un indice dell'importanza di questo fattore in quanto meccanismo potenziale del cambiamento climatico». Viene spesso espresso in watts per m2.

Il segretario dell'Organizzazione meteorologica mondiale, Michel Jarraud, è molto preoccupato e teme che si sia raggiunto un punto di non ritorno: «Il livello di gas serra di origine antropica nell'atmosfera ha raggiunto una volta di più dei livelli mai registrati dall'epoca industriale. Anche se riuscissimo a stoppare, oggi, le nostre emissioni di gas serra, il che è un'ipotesi molto lontana, i gas già presenti nell'at-

L'anidride carbonica (CO2) è il gas serra di origine antropica più importante e contribuisce per circa il 64% alla crescita del radiative forcing mondiale, dovuto all'insieme dei gas serra persistenti. Dall'inizio dell'era industriale, nel 1750, il suo livello nell'atmosfera è aumentato del 39% per raggiungere 389 parti per milione (ppm, numero delle molecole di gas considerate per milione di molecole di aria secca),

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del 20% in rapporto all'epoca preindustriale spiega la pubblicazione della Wmo - Il tasso di accrescimento medio è intorno a 0,75 ppb all'anno sui 10 ultimi anni, questo è dovuto principalmente all'utilizzo di concimi azotati, soprattutto letame, che hanno profondamente perturbato il ciclo mondiale dell'azoto. In un periodo di 100 anni, l'impatto del protossido di azoto sul clima è, ad emissioni uguali, 298 volte superiore a quello dell'anidride carbonica. Questo gas svolge anche un ruolo importante nella distruzione dello strato di ozono stratosferico che ci protegge dai raggi ultravioletti nocivi emessi dal sole.

essenzialmente a causa delle emissioni legate all'utilizzo dei combustibili fossili, al disboscamento ed al cambiamento di uso delle terre. «Tra il 2009 e il 2010, la sua concentrazione nell'atmosfera è aumentata di 2,3 ppm, cioè più della media degli anni ‘90 (1,5 ppm) e del decennio passato (2,0 ppm) - si legge nel rapporto - . Durante le decine di migliaia di anni che hanno preceduto la rivoluzione industriale, verso la metà del XVIII secolo, il tenore dell'atmosfera in CO2 è rimasto praticamente costante, arrivando a circa 280 ppm».

Altri gas serra: l'insieme degli idrocarburi alogenati contribuiscono per il 12% al radiative forcing . Alcuni, come i clorofluorocarburi (Cfc), utilizzati in passato come refrigeranti, propulsori per le bombolette aerosol e solventi, vedono la loro concentrazione diminuire lentamente dopo l'azione presa a livello internazionale per salvaguardare la cappa di ozono. Tuttavia, la concentrazione di altri gas, come gli idroclorofluorocarburi (Hcfc) e gli idrofluorocarburi (Hfc), utilizzati come sostituti dei Cfc perché danneggiano di meno l'ozono, sono in rapido aumento e la Wmo avverte che «queste due famiglie di composti sono dei gas serra molto potenti la cui durata di vita nell'atmosfera è ben superiore alla Co2».

Il metano (CH4) contribuisce per circa il 18% alla crescita del radiative forcing mondiale dal 1750 ed è il secondo più importante gas serra dopo la CO2. Prima dell'era industriale il livello di metano nell'atmosfera era di circa 700 parti per miliardo (ppb), dal 1750 è aumentato 158%, soprattutto a causa di attività antropiche come l'allevamento di bovini, la risicoltura, lo sfruttamento di combustibili fossili e le discariche di rifiuti. Circa il 60% delle emissioni di CH4 sono di origine umana, il 40% è di origine naturale come quelle delle zone umide. Secondo il bollettino, «Dopo un periodo di relativa stabilizzazione temporanea (1999-2006), la concentrazione di metano nell'atmosfera è ripartita al rialzo. Gli scienziati si sforzano di scoprirne le cause, studiando soprattutto il ruolo che potrebbe giocare in questo campo lo scioglimento del permafrost, ricco in metano, nelle regioni nordiche e l'accrescimento delle emissioni nelle zone umide tropicali. Il protossido di azoto (N2O) contribuisce per circa il 6% alla crescita del radiative forcing dal 1750. Le sue emissioni in atmosfera sono di origine sia antropica che naturale, provengono soprattutto dagli oceani, dalla combustione di biomasse, dallo spargimento di concimi e da diversi processi industriali. È attualmente il terzo gas serra in ordine di importanza». Nel 2010, il tenore dell'atmosfera in protossido di azoto era di 323,2 ppb, cioè una progressione l’altraitalia 19


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di Sara Ficocelli

Le nuove malattie Il surriscaldamento globale modifica virus e batteri Negli ultimi 20 anni almeno 45 malattie sono passate dall'animale all'uomo, e il numero è destinato a salire: secondo l'Agenzia per la Protezione dell'Ambiente di Washington si tratta di virus resi più minacciosi dalla distruzione degli ecosistemi, dal surriscaldamento globale e dalla progressiva urbanizzazione. I cambiamenti climatici, secondo quanto riportato dalla rivista Bioscience, non sarebbero insomma responsabili solo dello scioglimento dei ghiacciai ma anche dell'alterazione del nostro equilibrio biologico, rendendo pericolosi virus innocui per l'uomo fino a qualche decennio fa. “Abbiamo sottovalutato sotto troppi punti di vista gli effetti dei disastri ecologici”, spiega il ricercatore per la salute ambientale Montira Pongsiri. Insieme ad altri otto colleghi, Pongsiri ha esaminato cinque patologie - la malaria, la malattia di Lyme o borreliosi (che si contrare dalle zecche), l'Hanta-virus (da gatti e topi), il Virus del Nilo occidentale (dalle zanzare), e la schistosomiasi (detta anche bilharziosi o distomatosi sanguigna, che

si contrae dai serpenti d'acqua), cercando di capire le dinamiche del passaggio dei virus da organismo animale a umano. “Una delle principali cause di questo cambiamento - spiega Francesco Forastiere, responsabile di Epidemiologia ambientale del dipartimento di Epidemiologia del SSN Lazio - è il surriscaldamento globale. Questo fenomeno porta virus e batteri a comportarsi diversamente e quindi a modificarsi, diventando più aggressivi, anche nei confronti dell'uomo. Da anni si studiano le modalità di queste modificazioni, ma prevedere le evoluzioni nei prossimi anni è utopistico. I cambiamenti sono imprevedibili”. Finora l'esempio più noto di patologia che dall'animale è passata all'uomo, diventando una delle principali cause di morte tra i giovani degli ultimi 50 anni, è l'AIDS. Secondo la scienza il virus dell'HIV sarebbe passato dagli scimpanzé africani all'uomo, uccidendo 25 milioni di persone in meno di un secolo.

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Anche l'influenza suina, venuta fuori in Messico lo scorso marzo da un mix di virus che ha infettato maiali, uccelli e infine uomini, ha creato una nuova ondata pandemica, e secondo gli esperti si tratta solo di una delle tante epidemie che colpiranno l'umanità con modalità simili entro i prossimi due decenni. Subito dopo la rivoluzione industriale, le patologie emergenti erano state cancro, allergie e deformazioni del feto, ma adesso la scienza si trova ad affrontare un nuovo tipo di sfida: il passaggio epidemiologico di virus mortali da animali a uomo, complice la distruzione dell'habitat in cui essi vivono.

Al momento sono oltre 15 le zoonosi - le malattie trasmesse da animale a uomo - conosciute: possono diffondersi da un animale all'altro e dagli animali all'uomo, ma di solito non si trasmettono da un uomo a un altro, il che significa che l'essere umano si ammala soltanto attraverso gli animali.

David Murrell, ecologo dello University College London, precisa che “Dal 1940 ad oggi, sono state identificate oltre 300 nuove malattie, il 60% delle quali frutto del passaggio da animale a uomo e il 70% del contatto tra essere umano e ambiente. Mi aspetto che questa ondata continui nel corso di questo secolo”. Secondo gli esperti, un altro fattore-chiave è l'urbanizzazione sempre più selvaggia, fenomeno che negli ultimi decenni ha portato l'uomo ad abitare aree finora incontaminate e a stare quindi sempre più a stretto contatto con animali e piante contaminati. Parallelamente, la globalizzazione ha spinto queste nuove malattie a diffondersi più rapidamente di quanto avrebbero ad esempio potuto fare un secolo fa. “Oggi come oggi è possibile, per un virus, espandersi a macchia d'olio nel giro di giorni”, conclude Murrell. Jan Slingenbergh, dell'Organizzazione per il Cibo e l'Agricoltura, spiega che i cambiamenti nelle modalità di allevamento degli animali hanno alterato la circolazione di virus e batteri: in Paesi come la Cina, ad esempio, sono circa 700 milioni gli uccelli da allevamento che vivono nelle abitazioni domestiche, con tutti gli effetti collaterali del caso.

Maiali, galline, mucche, cavalli, scimmie, serpenti e molte altre specie possono trasmettere la malattia direttamente a chi si prende cura di loro, ma spesso non è necessario stare a contatto diretto per ammalarsi ed è sufficiente toccare cose e oggetti contaminati dagli animali infetti (generalmente si tratta del terreno, inquinato da feci e urine). Esiste anche una classe di malattie trasmissibili attraverso gli alimenti di origine animale. Consumare carni, latte e altri prodotti può essere dunque pericoloso ma, prima di rifugiarsi nella convinzione che tutto ciò che mangiamo sia contaminato, è opportuno informarsi nel modo giusto.

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di Manuel Figliolini

Greenpeace: come salvare il clima Intervista ad Andrea Boraschi Il nostro pianeta sta cambiando, il suo clima diventa imprevedibile e le catastrofi si susseguono. Tanti sono i termini che ci giungono dai vari talk show televisivi: protocollo di Kyoto, effetto serra, CO 2 ... e in mezzo a tutto questo vocabolario è molto difficile districare la matassa. Allora mi sono fatto aiutare da Greenpeace, per rispondere a delle curiosità che mi sorgevano spontanee, ed ho interpellato un amico de “l'altraitalia”: il responsabile della campagna clima e energia di Greenpeace Italy, Andrea Boraschi (nella foto). Ogni volta che abbiamo un dubbio, noi de “l'altraitalia” ci rivolgiamo a te, innanzittutto grazie Andrea, poi volevo sapere come mai stiamo vivendo un inverno molto mite, soprattutto al nord Italia, questo può essere causato dal riscaldamento globale? Se sì, quanto incide e inciderà l'inquinamento sul riscaldamento globale? La scienza non consente, oggi, di indicare una correlazione diretta e puntuale tra cambiamenti climatici e specifici eventi stagionali. Però considera trend pluriennali, serie storiche di dati atmosferici e metereologici che indicano quali sono le tendenze in atto nel pianeta. In un recente articolo su Forbes vengono pubblicati i valori che mostrano come l’anno appena trascorso sia il 35° anno consecutivo, dal 1976, in cui la temperatura globale è risultata superiore alla media. Le ragioni sono chiare e incontrovertibili: l’aumento della concentrazione in atmosfera di anidride carbonica che, come mostra il grafico dei valori registrati alle Hawai dal 1960 ad oggi, continua la sua inesorabile crescita.

Quali sono quei gas atmosferici o agenti che hanno subito un aumento a causa dell'inquinamento? Il vapore acqueo, il biossido di carbonio (CO2 ), l'ossido di azoto e il metano sono i principali gas serra presenti nell'atmosfera terrestre. È a questi che facciamo riferimento quando parliamo di cambiamenti climatici. Questi gas sono 2 trasparenti alla radiazione solare in entrata sulla Terra ma riescono a trattenere, in larga misura, la radiazione infrarossa emessa dalla superficie terrestre, dall'atmosfera e dalle nuvole. Questa loro proprietà causa il fenomeno noto come effetto serra. L'energia nucleare, che ha una bassa emissione di CO2 può essere la soluzione per ridurre l'inquinamento?

Una delle conseguenze del riscaldamento globale, prevista dai modelli di fisica, è l’aumento dell’acqua in atmosfera. Anche su questo dato, il 2011 è stato il secondo anno più piovoso mai registrato dal 1900, mentre quello più piovoso in assoluto risulta essere l’anno precedente, il 2010. E qui trovare correlazione con le tragiche alluvioni che hanno colpito il nostro Paese lo scorso autunno non è forse azzardato.

L'energia nucleare è una falsa soluzione. In primis, la tecnologia che sfrutta è intrinsecamente pericolosa, le tragedie e i danni che ha causato negli anni sono tristemente noti e ancora visibili. Il nucleare, inoltre, in fase di costruzione degli impianti impegna ai massimi regimi le industrie dell’acciaio e del cemento, che sono tra quelle a maggiore impiego di fonti fossili per l’approvvigionamento energetico.Altrettanto inquinante risulta l’estrazione e la lavorazione dell’uranio, tanto per le emissioni di gas serra quanto per l’impatto sul territorio. Una volta a regime, il nucleare produce poca CO2 e scorie molto pericolose, i cui processi di smaltimento sono ancora oggi un problema irrisolto.

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Anche raddoppiando la potenza nucleare attualmente installata entro il 2030, secondo lo scenario dell’Agenzia internazionale per l’energia dell’OCSE (IEA), cosa che richiederebbe l’allaccio di un nuovo reattore alla rete ogni 1520 giorni per 20 anni, si ridurrebbero le emissioni di CO 2 di meno del 5%. Oltre alle fonti energetiche rinnovabili quali altri comportamenti dovrebbero cambiare i grandi paesi come Europa, Usa, Cina e India per ridurre l'inquinamento? I paesi industrializzati devono immediatamente abbattere le emissioni di CO 2 limitando severamente l'impiego delle fonti fossili, in particolare del carbone per la produzione di energia e dei combustibili derivati dal petrolio per la mobilità. Perchè nel vostro 2 sito www.greenpeace.org dite che “il clima cambia, la politica deve cambiare”? Può tutto dipendere da cattive scelte politiche? Tutto può dipendere da buone scelte politiche o dalla loro assenza. Lo scorso dicembre a Durban, in SudAfrica, si è svolto un vertice internazionale per definire il futuro delle politiche globali di salvaguardia. E, in particolare, per decidere della sopravvivenza del protocollo di Kyoto, l'unico strumento legale di cui disponiamo per contrastare l'effetto serra e impedire che si determinino cambiamenti irreversibili. Purtroppo, a Durban, si è deciso di rimandare le azioni concrete a un futuro che potrebbe essere troppo tardo, troppo in là nel tempo. C'è bisogno invece di agire subito e con urgenza.

Quali possono essere le mosse politiche da effettuare per agevolare la riduzione di emissione di gas inquinanti? Se il prezzo delle fonti fossili fosse determinato conteggiando anche le esternalità ambientali e sanitarie che queste comportano, anzichè essere sostenuto da assurdi incentivi da parte di autorità statali o sovranazionali, le modalità più

inquinanti di produzione energetica sarebbero già oggi fuori mercato. Si deve immediatamente procedere a sistemi più stringenti e severi di penalizzazione economica delle emissioni dei gas serra; e, al contempo, si devono sostenere le fonti rinnovabili e l'efficienza energetica, comparti che possono produrre ricchezza, lavoro e che, sopra ogni cosa, possono evitare disastri futuri e sempre più prossimi. Ogni nostro singolo gesto può avere delle ripercussioni climatiche anche inquinanti? Ma come singole persone quali comportamenti dovremmo adottare nel nostro piccolo per ridurre le emissioni inquinanti? Vi invito a consultare sul nostro sito la guida “Come salvare il clima” http://www.greenpeace.org/italy/Global/italy /report/2007/1/guida.pdf: contiene molti consigli pratici che ciascuno può seguire per dare un contributo concreto nella lotta ai cambiamenti climatici. Adesso Greenpeace in quali campagne è impegnato? Come possono i nostri lettori aiutarvi nel raggiungimento dei vostri obiettivi? Parlando specificamente di clima, in Italia stiamo per avviare una intensa campagna per contrastare l'impiego del carbone nel settore termoelettrico. Partirà nei prossimi mesi. A livello internazionale sono attive altre iniziative, che riguardano moltissimi aspetti della questione climatica: dai trasporti alle fonti energetiche, dalle politiche internazionali alla documentazione scientifica dei fenomeni che compongono il

climate change. Il miglior aiuto che le persone possono fornire a Greenpeace, che è un'associazione che non riceve soldi da aziende, governi, organismi nazionali o internazionali di alcun tipo, è quello di sostenerci economicamente. Una donazione è un atto semplice, concreto e prezioso: https://sostieni.greenpeace.it/sostieni.php

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IL PIANETA TERRA

dalla Redazione

Il nostro pianeta è ammalato L’emergenza climatica Lo stato di salute del nostro pianeta è piuttosto precario, per non dire grave. Sono diversi i segnali che ci dicono che questo è un periodo di crisi ecologica generale “ecological crunch”; un momento da cui dobbiamo uscire con inventiva, fantasia e intelligenza se non vogliamo far precipitare ancora di più diverse situazioni. I fronti di crisi sono già noti da tempo: quello climatico, quello energetico, quello delle risorse naturali, quello dell'acqua e quello del cibo. Probabilmente l'emergenza climatica è quella che colpisce maggiormente perchè, intanto, riguarda tutto il pianeta, tutti gli uomini e dipende in larga misura da noi. Dunque, è un problema globale, generale, che ci dovrebbe vedere tutti quanti investiti di una responsabilità, sul quale possiamo veramente fare qualcosa. Su altri problemi è più difficile intervenire; non possiamo, ad esempio, pensare di allungare all'infinito le riserve di petrolio o di carbone (quelle prima o poi finiranno), ma del resto, il problema energetico e quello climatico sono strettamente legati tra loro. Si può dunque dire che l'emergenza climatica, il suo background energetico e la fine delle riserve sono i problemi più gravi con cui l'umanità si deve confrontare oggi. Se facciamo riferimento alle nazioni più potenti, maggiormente consumatrici di energia, e dunque più inquinanti, vediamo che il quadro sta cambiando. Nei precedenti tentativi di accordo, gli Stati Uniti avevano una posizione molto chiara che era quella di non negoziare in nessuna maniera il loro benessere. Che questo benessere fosse spreco o giusto utilizzo delle risorse non aveva alcuna importanza: loro non lo negoziavano. Del resto, per otto anni l'amministrazione statunitense è stata l'espressione di coloro che sul combustibile fossile guadagnavano e lucravano, in maniera legittima, immense ricchezze. Basti pensare che la stessa famiglia Bush era una famiglia di petrolieri texani. Con il cambiamento di amministrazione negli Stati Uniti, Barack Obama ha prima promesso, poi in parte ritrattato, ed oggi ha finalmente confermato, una riduzione significativa dell' emissione inquinante della nazione più potente del mondo: questo è un fatto epocale. Infatti, fino a questo mo-

mento, non solo gli Stati Uniti non hanno ancora aderito al protocollo di Kyoto, quindi al passo precedente per l'accordo climatico, ma si sono comportati come se, sostanzialmente, questo accordo non esistesse; considerandolo troppo oneroso hanno deciso di non rischiare l'impresa dei loro attori economici in un contesto internazionale. Questo ragionamento è stato inizialmente fatto anche dalla Cina e dagli altri Paesi affluenti i quali non ritenevano di dover accettare insegnamenti da coloro che ritenevano responsabili: d’aver inquinato per due secoli consecutivi, d'aver bruciato tutte le risorse del mondo e d'aver depredato le loro. Comunque, anche la Cina, assieme agli Stati Uniti, ha deciso di ridurre le proprie emissioni di anidride carbonica (gli USA parlano del 17%, la Cina non quantifica ancora, ma indica circa un 20%). Una riduzione delle emissioni di anidride carbonica da parte dell'America e della Cina, nel quadro di un accordo internazionale oppure autonomamente, significherebbe davvero un cambiamento epocale essendo queste le nazioni che inquinano di più. Con gli altri Paesi che hanno deciso di aderire, sottoscrivere e ratificare il protocollo di Kyoto potremmo essere ad un momento di congiuntura più favorevole ad un accordo significativo sul clima.AKyoto si era deciso di limitare l'emissione di anidride carbonica al 6% mentre gli scienziati già allora indicavano che una riduzione significativa sarebbe stata soltanto quella del 50%. Dunque due ordini di grandezza completamente diversi. Ora si comincia a parlare di riduzioni a due cifre e forse questo può significare qualcosa.

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DAVID LACHAPELLE La carriera di David LaChapelle inizia nelle gallerie newyorkesi degli anni Ottanta. I suoi lavori attirano l’attenzione di Andy Warhol, che gli offre il suo primo incarico come fotografo presso “Interview Magazine”, dove LaChapelle ritrae i volti più famosi del periodo. Ben presto si ritrova a scattare per le testate più importanti del mondo, realizzando le campagne pubblicitarie più memorabili di un’intera generazione. Le sue immagini di forte impatto sono comparse sull’edizione italiana e francese di “Vogue”, “Vanity Fair”, “GQ”, “Rolling Stone” e “i-D”. Gli ultimi anni lo hanno riportato alle origini, con i suoi lavori esposti in alcune fra le gallerie e i musei più prestigiosi al mondo. La sua capacità di evocare scene di assoluto realismo servendosi di colori ricchi e vibranti fa sì che le sue opere siano immediatamente riconoscibili e spesso fonte di citazioni. Continua a trovare ispirazione in qualsiasi cosa, dall’arte alla storia, dalla street culture alla giungla hawaiana dove vive, dando vita a uno specchio multisfaccettato della cultura popolare. Si può dire che è l’unico artista fotografico in attività le cui opere abbiano travalicato il contesto editoriale per cui erano nate e siano state consacrate dalla severa ed esigente intellighenzia dell’arte contemporanea.

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ELLEN VON UNWERTH Le opere di Ellen rappresentano una versione spiccatamente sensuale e giocosa della fotografia di moda e di glamour. Oltre ad aver percorso una carriera come fotografa, produttrice cinematografica e regista di video, ha raccolto i suoi lavori in svariati libri e due fotoromanzi. È del 2009, per la casa editrice Taschen, il suo più recente libro Fräulein, a cui sono seguite mostre a New York, Londra, Parigi e Berlino. Le sue fotografie sono state inserite in numerose mostre di livello internazionale, fra cui Archaeology of Elegance (2002), Fashioning Fiction presso il MoMA-Queens (2004) e Model as Muse al Metropolitan Museum of Art (2009). Dopo dieci anni come modella, Ellen von Unwerth ha saputo trasferire negli scatti di cui è autrice la sua esperienza diretta dell’energia cinetica contenuta nelle fotografie di moda. Le sensuali campagne promozionali per Guess dei primi anni Novanta hanno fatto da trampolino di lancio per la sua carriera commerciale, e a quelle ne sono seguite molte altre: per Victoria’s Secret, Tommy Hilfiger, MAC Cosmetics, Baccarat, Moët & Chandon, Veuve Cliquot, Absolut, H&M, Dior, Diesel, Chanel, Miu Miu e Blumarine, oltre a una serie di pubblicità per Sex and the City, sia la fiction dell’emittente HBO che la versione cinematografica. l’altraitalia 26


CULTURA

Storia di Umberto Fantauzzo

La xenofobia in Italia Noi italiani siamo razzisti? predestinati a comandare, mentre altri essendo cognitivamente inferiori dovevano sottomettersi obbedendo al potere della razza superiore in condizione di schiavitù. La legge della Polis concedeva comunque allo schiavo il diritto alla libertà dopo essere stato affrancato dal padrone.

Avete fatto tutto il male possibile Atti diabolici di disumanità Crimini odiosi di brutalità Un vampiro che si nutre di crudeltà Parassita, che dipende dallo sfruttamento del lavoro forzato e dell’oppressione Ripugnante sistema il razzismo! Sinonimo di fascismo. (dalla Poesia “RAZZISMO” di V. Kashikola) Il razzismo esiste dalla più remota rievocazione della storiografia umana e si manifesta con atteggiamenti di sdegno e intolleranza verso individui appartenenti a gruppi etnici diversi, risentimenti causati da pregiudizi profondamente radicati nel subconscio della psiche umana che nella comunità civile si concretizzano in emarginazione sociale. Xenofobia per definizione generica viene concepita come persistente paura (fobia), razionalmente infondata, verso tutto ciò che è straniero (xeno), un contegno che facilmente potrebbe dar adito a manifestazioni di repulsione e di odio per effetto del quale lo straniero viene recepito come corpo estraneo nel paese ospitante e come tale pericoloso.

Gli antichi romani conferivano al concetto di superiorità di razza un’interpretazione giuridica che, riconoscendo il diritto di cittadinanza romana agli autoctoni, in quanto portatori di una civiltà superiore, consentiva il beneficio del comando. Nell’antica Roma gli schiavi, solitamente prigionieri di guerra, offrivano il loro servigio al padrone aristocratico con assoluta obbedienza rischiando in caso di infedeltà la punizione capitale; costoro potevano godere del beneficiodel diritto di cittadinanza dopo essere stati dichiarati liberi dal loro signore ed aver giurato fedeltà alle leggi romane; in tal caso il neo romano si sottoponeva ad un processo di assimilazione, da non intendersi come forma d’integrazione, denudandosi della sua cultura di origine per immergersi totalmente nella cultura ospitante; nel godimento del privilegio di assimilazione il neo cittadino romano, a differenza della Polis ateniese, aveva la facoltà di discriminare la razza inferiore e poter avere a sua disposizione uno schiavo.

I due fenomeni razzismo e xenofobia difficilmente possono essere storicamente catalogate nella dimensione di anteriorità e posteriorità; disponendo ambedue di una reciprocità di interdipendenza causale, sarebbe coerente collocarli nella dimensione di contemporaneità in quanto risulta assiomaticamente evidente che qualsiasi dei due fattori generi per effetto immediato il rimanente. La forma umanamente più deleteria del razzismo dall’antichità classica è la schiavitù; Aristotele (foto a lato) filosofo nella Polis di Atene nel IV secolo a. C., ne sosteneva la legittimazione antropologica asserendo che alcuni soggetti umani per natura disponendo di qualità cognitive superiori erano per diritto di nascita l’altraitalia 27


Durante il Medioevo, fase storica in cui la chiesa cattolica dominava sovrana sia sul versante spirituale quanto temporale, i cattolici europei, quasi per privilegio metafisico, si arrogavano il diritto di assoluta superiorità religiosa e culturale nei confronti delle restanti civiltà nel mondo; atteggiamento che causò il razzismo radicale di Roma, sede capitale della chiesa cattolica, che si espletava in disprezzo e persecuzione di altre minoranze religiose e culturali come ebrei, luterani, eretici, pagani e musulmani. Un padre della filosofia patristica della chiesa cattolica Bartolomé de las Casas con veemenza si oppose alla politica razzista di Roma e criticandone aspramente le pratiche inquisitorie, sosteneva l’uguaglianza di tutte le comunità religiose, affermando che “esiste solo la razza umana in quanto tutti figli di un unico Divino Padre”. Bartolomé de las Casas

L’assurda teoria settecentesca indusse numerosi antropologi ed etnologi a considerare la storia come un’aspra contesa tra le razze forti e conseguentemente la decadenza delle grandi civiltà, ad esempio la romana, veniva casualmente riferita all’incrocio delle razze che inquinerebbero la purezza del sangue. Le tesi xenofobe summenzionate furono adottate dal nazismo hitleriano che sublimando la razza ariana mittel-e- nordeuropea mirava all’estinzione radicale delle razze ritenute inferiori, come ebrei, slavi, zingari, pazzi, handicappati e omosessuali. Nell’era fascista in Italia il razzismo venne istituzionalizzato dal regime il cui imbelle Duce con megalomane imbecillità s’ispirava alla follia dell’antisemitismo nazista. La legislazione razziale fascista venne ripudiata dalla costituzione italiana nell’immediato dopoguerra. In tale contesto storico sarebbe opportuno porsi il quesito: “gli italiani del periodo repubblicano sono razzisti” ? A cotesto quesito si può rispondere indirettamente mediante un’attenta analisi storica. La mentalità xenofoba di numerosi cittadini italiani nel periodo postbellico non cambiò minimamente, tale atteggiamento crudelmente razzista si palesava al nord della penisola, prevalentemente in centri urbani ad elevata concentrazione industriale come Torino e Milano e Genova, in forma di viscerale antimeridionalismo; durante i decenni millenovecento cinquanta e sessanta, caratterizzati da massicci movimenti migratori sud-nord, concittadini meridionali emigrati, dopo aver ottenuto lavoro, recandosi alla ricerca di un alloggio nel nuovo luogo di residenza a sorpresa su cartelli all’ingresso di una pensione o casa privata leggevano la vergognosa scritta che recitava: “NON SI AFFITTANO CAMERE AI TERRONI”.

Nel XVIII secolo, durante il periodo storico dei lumi, in Europa si affermò una nuova concezione del razzismo che, basandosi sulla diversità dei tratti somatici come il colore della pelle e degli occhi, la configurazione cranica e la conformazione cerebrale, considerati fattori ereditari, conferiva alla nuova ideologia razzista una legittimazione biologica esaltando la superiorità della razza bianca di matrice europea sulle rimanenti tipologie etniche quali africane, australiane ed indigeni americani ritenuti geneticamente, moralmente ed intellettualmente inferiori.

La xenofobia contro i “TERRUN” abilmente ripresa in una nuova edizione dalla lega lombarda è stata elettoralmente strumentalizzata con perfide strategie e volgare retorica nel tentativo di rastrellare un maggior numero di voti da un rozzo potenziale di sostenitori, i famosi portatori di camice verdi, culturalmente rozzi e politicamente incolti. Recentemente la politica xenofoba della lega ha subito una metamorfosi che, considerando l’antimeridionalismo di minor rilevanza, ascrive alla situazione caotica della massiccia presenza degli extra comunitari in territorio nazionale priorità assoluta. Le proposte di soluzione del disumano problema dell’illegalità degli extra comunitari in Italia suggerite dalla lega lombarda hanno il sapore di disgustosa discriminazione razziale con evidente connotazione di profonda malvagità e crudele brutalità, peculiarità portanti nella breve storia del partito lombardo.

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L’ex Premier Berlusconi e la sua intera compagine ministeriale nel corso dell’ultimo decennio per intenzionale disinteressamento e per incompetenza politica non sono stati in grado di offrire una soluzione definitiva alla grave e disumana problematica dell’illegalità immigratoria, pertanto i medesimi sono moralmente responsabili per aver contribuito consapevolmente all’incremento dei pregiudizi e dell’odio razziale nel nostro paese introducendo in occasione dei massicci sbarchi a Lampedusa nella tarda primavera 2011 un’ufficiale terminologia xenofoba come espressioni: “scenario apocalittico”, “esodo biblico”, soventi affermazioni dell’ex supremo responsabile del ministero dell’interno il leghista Maroni. Ancora un evento molto eclatante accaduto in data otto gennaio 2012 nell’incantevole cittadina di Albenga, ubicata sulla riviera ligure di ponente: una rapina e un alterco tra immigrati criticati con una crudele espressione “ci vogliono i forni”, con inequivocabile riferimento storico ai lager nazisti, una frase, che ha odore di xenofobia e antisemitismo nel contempo, proferita da Mauro Aicardi consigliere comunale della lega. Anche la stampa indipendente ha contribuito all’intensificarsi dell’ondata di razzismo in Italia infatti il termine xenofobo “vu cumprà” campeggia sovente nei titoli dei quotidiani nazionali: notizia Ansa del 28 - 4- 2011 dal titolo “protesta dei venditori di souvenir contro vu cumprà”. Un’ulteriore testimonianza di crudele razzismo in Italia la funesta tragedia al quartiere di San Lorenzo di Firenze del 13 dicembre 2011, un folle assassino uccide a colpi di pistola due senegalesi all’infame grido razzista “e ora per voi negri è arrivato il vostro turno”.

In tutte le nazioni industriali economicamente avanzate la xenofobia emerge maggiormente nel ceto medio, i cui esponenti avendo raggiunto condizioni agiate per la loro esistenza al confronto con gli extra comunitari, recepiti come corpo estraneo, manifestano un atteggiamento xenofobo per paura di perdere la loro privilegiata posizione sociale acquisita con enormi sacrifici. La xenofobia nella sua dimensione universale costituisce un generalizzato fenomeno deleterio per l’intera umanità, essendo l’Italia un membro essenziale della comunità umana la discriminazione razziale coinvolge anche il nostro paese. L’ipotesi che gli italiani siano fondamentalmente ostili agli stranieri sarebbe arrischiata e quindi non esatta; malgrado i molteplici tristi eventi di vergognosa avversione contro concittadini stranieri e la presenza di alcuni partiti con spiccata tendenza xenofoba dai numerosi sostenitori, la maggioranza degli italiani non è razzista. Le seguenti affermazioni di illustri personaggi potrebbero indurre tutti gli uomini di buona volontà ad impegnarsi nella lotta contro l’inumano razzismo: “il razzismo è l’espressione più misera del cervello umano ridotto ai minimi termini” di Rigoberta Manchù; “L’unica razza che conosco è quella umana” di Albert Einstein: “Io accarezzo un sogno che i miei quattro figli possano vivere un giorno in una nazione dove non saranno giudicati per il color della pelle, ma per la qualità della loro indole” di Martin Luther King Jr.


CULTURA

Turismo di Manuel Figliolini

Aboca Museum Il primo museo dedicato alle erbe Nel seicentesco Palazzo Bourbon del Monte di San Sepolcro, in provincia di Arezzo, ABOCA ha creato nel 2002 il primo museo dedicato alle erbe. Un incontro tra piante medicinali e uomo nato con l'intento di diffondere e recuperare l'utilizzo delle piante. Ma facciamo un passo indietro e cerco di spiegarvi brevemente chi èABOCA. Per chi non la conoscesse (pochi ormai) ABOCA nasce nel 1978 a San Sepolcro da una idea dell'attuale presidente Valentino Mercati, l'idea consisteva nell'applicare la ricerca e la tecnologia moderna alla tradizione dell'uso delle piante

officinali. Oggi ABOCA è il leader italiano degli integratori alimentari e dispositivi medici a base di erbe. Torniamo nel palazzo rinascimentale nelle cui sale è stato ricreato un percorso storico/naturale basato su libri, erbari, alambicchi, ceramiche, vetri e mortai. La ricostruzione fedele di stanze/laboratorio accompagna il visitatore in un viaggio antico, dalla storia secolare, tra l'uomo e le erbe. Nell'ampio numero di sale del Palazzo Bourbon del Monte vi segnaliamo quelle che, a nostro parere, sono le più suggestive.

La stanza della Storia

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LA SALA DEI MORTAI La sala principale è dedicata al più importante attrezzo dello speziale: il mortaio. Il mortaio è il simbolo dell'arte farmaceutica e può essere di diverso materiale: di bronzo, marmo, vetro, ceramica o alabastro. Lungo le pareti della sala vi segnaliamo la presenza di mortai in bronzo e pietra dall'alto valore artistico e tecnico. Nella vetrina della sala si possono ammirare dei piccoli mortai dai più vari e disparati decori. LE BILANCE La precisione nel dosare le erbe da parte dello speziale, era garantita da un altro strumento fondamentale: la bilancia. Nella vetrina del pianerottolo è possibile vedere varie tipologie di bilance che fanno parte della collezioneABOCA. LA BIBLIOTHECA ANTIQUA Una spettacolare raccolta di libri antichi e moderni, legati dal tema dell'utilizzo delle piante medicinali nelle varie epoche. I 1500 libri della collezione risalgono a varie epoche: da quelli più antichi fino ad arrivare agli inizi del XIX secolo. Erbari dalle illustrazioni dal valore inestimabile, sia artistico che conoscitivo, testi di botanica, farmacologia, chimica, medicina e antichi segreti medicinali. La BIBLIOTHECA ANTIQUA può essere consultata solo su prenotazione e per motivi di studio. Alcune pagine degli erbari sono visibili sulle pareti della scalinata.

LA CELLA DEI VELENI È un piccolo locale situato in fondo ad un corridoio e isolato con una cancellata. “Cave atra venena” (Guardati dai veleni mortali) è il monito inciso sull'armadio chiuso a chiave; il farmacista vi teneva tutti i prodotti tossici e velenosi e chiudendolo a chiave, evitava che fossero accessibili a chiunque. Le competenze professionali, per trattare determinate erbe, sono fondamentali: una giusta dose di un erba velenosa può essere salutare, una dose sbagliata può essere mortale. LA FARMACIA DELL'800

Pareti ricoperte su tre lati dai caratteristici stigli di pino. I medicamenti sono negli appositi recipienti con le etichette originali. Il banco centrale era il punto d'appoggio dello speziale, in alto, sulle pareti un coccodrillo imbalsamato e un carapace di tartaruga simboleggiano la presenza, minima, di medicamenti di origine animale.

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La stanza delle erbe

STANZA DELLE ERBE È l'ambiente più suggestivo del palazzo. Una lunga serie di piante medicinali variopinte e profumate appese al soffitto mediante appositi sostegni si lasciano essiccare a testa in giù. Questa disposizione permetteva un ottimale essiccazione, processo molto importante per il successivo utilizzo.

Lafarmacia dell’800

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L’antica spezieria

Queste sono solo alcune delle sale da visitare del Palazzo Bourbon del Monte, basti ricordare anche il laboratorio fitochimico, l'antica spezieria, la stanza dei vetri e quella delle ceramiche.

Un viaggio tra uomo e natura, per comprendere meglio l'importanza delle erbe nella nostra vita e nel nostro quotidiano. www.abocamuseum.it La sala delle ceramiche

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CULTURA

Musica di Marco Minoletti

Intervista a Gianmaria Testa Appunti di un diario privato In Gianmaria Testa convivono, quasi naturalmente, il cantastorie sobrio e sentimentale, il poeta delle parole semplici e profonde, il timido ed ironico uomo di spettacolo che dialoga spontaneamente con i musicisti che l'accompagnano e con il pubblico raffinato che si lascia incantare dalle sue sonorità lievemente melanconiche e dalla sua voce roca e quasi baritonale.

ha aiutato a mantenere un rapporto genuino con te stesso e il mondo circostante? Credo di sì! Credo di sí perché ho inciso il mio primo disco a trentasei anni fuori tempo massimo, per fortuna, per pensare di essere un artista. Ero già consapevole, insomma, che la mia non è arte, ma comunicazione e niente di più. Infatti, ho mantenuto il mio lavoro in ferrovia fino al 2007 e l'ho lasciato solo quando non sono più riuscito a fare le due cose insieme. Ti percepisci più come un artista impegnato politicamente e socialmente o più come un cantore della vita quotidiana, dell'amore e dei moti dell'anima? Penso che l'impegno politico e sociale sia da vivere individualmente, non credo che le canzoni cambino niente. Penso, però, che ci sia un collegamento etico tra quello che si pensa e quello che si fa. In questo caso non rinuncio mai a dire la mia seppur piccolissima verità dovunque mi trovi, anche a costo di pagarne le conseguenze. Però non ho mai affidato alle canzoni il compito di fare una qualche rivoluzione.

Venerdì 10 febbraio 2012 il cantautore presenterà il suo ultimo lavoro discografico “Vitamia” al Kaufleuten, il più prestigioso club di Zurigo. In dicembre abbiamo avuto il piacere di intervistarlo a Berna. Quale ruolo hanno giocato il caso e la necessità nell'evoluzione della tua carriera artistica? La necessità poco, il caso tantissimo. La necessità poco, nel senso che mi è necessario scrivere. Le persone non riescono a dire tutto semplicemente a parole. Tutti quanti ci industriamo per trovare un modo per esprimere il non dicibile a parole, a cominciare dall'uomo di Neanderthal che dipingeva un mammuth sulla parete di una roccia. Perché lo faceva? Perché non poteva dirlo e così quella era una necessità. Però, questo non c'entra niente con il fatto di fare concerti, di fare dischi. Per i dischi, per l'attività concertistica, invece, è stato il caso. Il caso preso proprio all'ultimo minuto perché avevo trentasei anni quando ho vinto un Festival di Recanati. Poi una produttrice francese mi ha proposto di fare un disco in Francia. E così ho cominciato ... Hai iniziato a scrivere testi e a musicare sin da adolescente. Il fatto di aver ottenuto i primi riconoscimenti di pubblico e di critica soltanto “nel mezzo del cammin” della tua vita ti

Dall'immobilità del capostazione che coglie l'attimo fuggente della vita in transito alla mobilità del concertista. Cosa è mutato in te a seguito di questo rovesciamento di prospettiva? Un cambiamento è una consapevolezza acquisita. Il mondo si assomiglia moltissimo a qualunque latitudine. Cambiano delle cose esteriori, ma l'umanità nel profondo è molto simile. Questa naturalmente è l'impressione che ho io. L'altra cosa che più mi è sembrato di capire è che tutto quello che avevo da imparare dal punto di vista dell'umanità in realtà l'ho imparato nella cascina che mio padre affittava. In quel piccolo mondo lì c'era già tutto, bastava avere gli occhi per vederlo. Ma io all'epoca non li avevo. Per uno in controtendenza come te, che non si è piegato alle leggi della società spettacolare mercantile e che non sforna dischi a comando, l'aver rinunciato al lavoro fisso ha innescato meccanismi di pressione e ansia produttiva? No. Ho lasciato il lavoro fisso solo quando sono stato certo che queste pressioni non ci sarebbero più state. Parliamo un pò di “Vitamia”, il tuo ultimo cd. Consideri questo lavoro come una sorta di bilancio esistenziale ed artistico oppure come una fase del tuo percorso? Lo considero come gli appunti di un diario privato ma condivisibile. I tuoi concerti lasciano nell'animo dello spettatore delle tracce impercettibili un po' come le traiettorie delle tue

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Gianmaria Testa


mongolfiere. Qual è il controdono che ricevi dal pubblico? Lo stupore di qualcuno che viene ai concerti come si va a un appuntamento; questo è tanto! Dovessi proprio riassumere, mi sembra che alla fine quello che mi dà il pubblico e che spero di dargli anch'io è il valore di una stretta di mano. “18 mila giorni” è dedicata a Erri De Luca, il poeta e scrittore con cui hai collaborato ad un lavoro teatrale nel 2007, Chisciotte. Come è nato questo sodalizio tra due artisti/lavoratori? Ci siamo incontrati senza conoscerci; io con i suoi libri e lui con le mie canzoni e così ho avuto voglia di incontrarlo. Poi è nata un'amicizia molto solida, molto maschile direi. Un'amicizia che non prevede tradimenti. E quindi credo che continueremo a fare insieme delle cose ... o anche niente, ma che continueremo a vederci, ad incontarci. Com'è stata la collaborazione con De Luca? Leggendo il suo libro dedicato all'alpinista Nives Meroi si ha l'impressione che De Luca, alla fine parli quasi sempre di se stesso, rubando la scena ai suoi “collaboratori”. Con te com'è andata?

Credo che Erri abbia in mente l'opera, non sé stesso. E poi lui è uno che scrive partendo da sé stesso perché parte dal suo microcosmo, però è un microcosmo che lui è in grado di allargare molto. No, non c'è stato nessun problema. Tra l'altro, non ho nessuna mania di protagonismo e dunque non c'è nessuno che mi toglie una scena che non voglio. E a proposito di coppie, Piero Ponzo ti accompagna da una vita. Qual è il legame che vi unisce al di là della comune passione musicale? Con lui sono amico dal tempo della gioventù. Ci conosciamo da circa trentacinque anni. I nostri diversi progetti di lavoro spesso ci dividono e ci tengono separati, ma la nostra amicizia è solida come le radici di un albero; se tagli le radici crolla l'albero. Quali progetti hai nell'immediato futuro? Di stare a casa. Quale frase lasceresti ai tuoi lettori, ora, qui? Mi verrebbe da dire una cosa, ma sono laico ... però la dico lo stesso: che Dio ci benedica!

Gianmaria Testa È nato a Cavallermaggiore in provincia di Cuneo nel 1958 da una famiglia di agricoltori che gli ha trasmesso la passione per la musica. A tredici anni, una volta appresi i primi rudimenti musicali suonando la chitarra regalatagli dal padre, inizia a comporre. Nel 1993, a trentacinque anni, invia una cassetta al Festival di Recanati dedicato ai nuovi talenti, vincendolo. Nel 1994 si impone nuovamente al Festival di Recanati e viene contattato dalla produttrice francese Nicole Courtois, che ne coglie le qualità espressive. Nel 1995 incide in Francia il suo primo disco, Montgolfières. I primi riconoscimenti da parte della critica nostrana gli verranno tributati nel 1997, in concomitanza con il concerto tenuto all'Olympia di Parigi. Dal 1999, anche grazie alla collaborazione con Produzioni Fuorivia e la sua nuova produttrice Paola Farinetti, Gianmaria Testa comincia ad imporsi anche in Italia. È Il valzer di un giorno l'album della svolta in questo senso. Parallelamente comincia a consolidare il suo successo anche in Austria, Germania, Olanda e Canada. Nel 2006 esce il suo primo disco monografico, Da questa parte del mare, dedicato al tema dell'immigrazione. Questa fatica monotematica gli vale nel 2007 la Targa Tenco come migliore album dell'anno. Fino al 2007 faceva il capostazione allo scalo ferroviario principale di Cuneo.

Discografia 1995 - Montgolfières (Label Bleu e Harmonia Mundi) 1996 - Extra-Muros (Warner e Harmonia Mundi) 1999 - Lampo (Warner e Harmonia Mundi) 2000 - Il valzer di un giorno (Harmonia Mundi) 2003 - Altre latitudini (Harmonia Mundi) 2006 - Da questa parte del mare (Produzioni Fuorivia/Radio Fandango/Harmonia Mundi) 2009 - Solo dal vivo (Produzioni Fuorivia /Egea/ Harmonia Mundi) 2011 - Vitamia (Produzioni Fuorivia /Egea /Harmonia Mundi)

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Rubrica di Patrizia Gioia

“Togliamoci il nostro preservativo culturale e facciamoci contaminare dal virus del diverso” È nel pluralismo l'Armonia della Vita “La sfida della pluralità è quella di costruire l'unità malgrado le differenze. La sfida del pluralismo è quella di vivere l'armonia nelle differenze e a causa di esse.” Queste metanoiche parole di Robert Vachon, insieme a quelle del titolo di Raimon Panikkar, ribaltano, non solo la nostra visione, ma noi stessi, così che, grazie a questo sguardo, nel semino di oggi vorrei con voi incontrare e farci fecondare da una radicetta dell'Islam. Leila Ahmed, in un interessante articolo apparso tempo fa sulla pubblicazione InterCulture, (rivista monotematica nata quasi 50 anni fa in Canada, nell'Istituto Interculturale di Montreal, per la necessità in quel territorio di un dialogo tra le varie etnie presenti- www.interculture-italia-it), ha dato testimonianza della sua esperienza femminile nell'Islam “orale”, che è : quella tradizione orale e auricolare di tradizione dell'Islam,che non lascia nessuna testimonianza scritta e si inscrive soltanto nel corpo e nella trama delle nostre vite, sicuramente si estende a ritroso attraverso le generazioni ed è antica quanto qualsiasi tradizione scritta. Le donne (e anche gli uomini) - scrive Leila - hanno sempre fatto così con i loro bambini. Tutti questi modi di trasmettere atteggiamenti, principi morali, credenze, conoscenze, (attraverso il tocco, l'atteggiamento del corpo o le parole pronunciate nel vivo dell'esistenza ) sono per loro natura sottili ed evanescenti. Modellano profondamente la generazione successiva, ma non lasciano una traccia come quella lasciata da chi scrive un testo su come vivere o su cosa credere. Lasciano tuttavia una traccia vivente molto più importante e letteralmente più vitale. Le credenze, i principi morali, gli atteggiamenti trasmessi e impressi in noi attraverso quelle parole e quei gesti fugaci si inscrivono nella nostra vera vita, nel nostro corpo, nel nostro io, nelle nostre stesse cellule e nella trama del nostro vivere Assia Djebar, una scrittrice algerina, scrive in Fantasia: Rifiutarsi di trattenere la voce e mettersi a gridare, questo era davvero sconveniente, una vera e propria espressione di dissenso. Perché allora il silenzio di tutte le altre donne perdeva all'improvviso il suo fascino e si rivelava per quello che era: un carcere senza remissione... Mentre pensavo di stare compiendo un viaggio dentro di me, mi accorgo che sto semplicemente scegliendo un altro velo. Mentre mi proponevo, ad ogni passo, di darmi un'identità sempre più definita, mi ritrovo progressivamente risucchiata nell'anonimato delle donne dei vecchi tempi - le mie antenate! Credo sia importante per ognuno di noi ascoltare queste parole,

così da fare bene attenzione a non cadere nello stesso tranello. Ognuno di noi, il più delle volte, aderisce, senza rendersene conto, a quello che Panikkar chiama “il nostro mithos”, cioè a quello sfondo culturale a cui partecipiamo senza consapevolezza alcuna, colludendo ignorantemente con le nozioni instillate e gli atteggiamenti della società in cui viviamo. Ognuno di noi è una cosmovisione. Il non prendere atto di questo “pluralismo costitutivo della Realtà”, interiore ed esteriore, ce ne renderà continuamente schiavi, facendoci pagare conti altissimi, che stiamo infatti oggi chiaramente vedendo. La mente è così vicina a sé stessa, che non può vedere distintamente.” Scrive Emily Dickinson. A volte - conclude Leila - anche le storie che noi stesse raccontiamo si dissolvono davanti a noi come se all'improvviso la nebbia si sollevasse, e in quell'istante intravediamo la nostra partecipazione - e responsabilità dico io - ai miti e alle strutture della nostra società. Questo svelamento, una vera e propria rivelazione, può avvenire solamente grazie all'Altro, ad ogni forma di alterità che ci interroga, permettendo di vederci attraverso la visione che l'Altro ha di noi e che, per fortuna, non è la nostra. L'Altro ci smaschera, ecco perché ci fa tanta paura. Noi, il più delle volte arrogantemente, facciamo “caricature” dell'altro, lo disegnamo seguendo la nostra cosmovisione, non andiamo a conoscere veramente chi è, ci accontentiamo della superficie di quel che vediamo o, peggio ancora, di quel che ci dicono; noi crediamo di conoscere, ma l'incontro vero accade in altra dimensione. Accade nella dimensione dell'amore. Ogni volta che crediamo di essere dalla parte della ragione, ogni volta che vorremmo fuggire, ogni volta che vorremmo alzare la voce e le mani e le armi, è perché siamo incapaci di sostare nell'ascolto delle nostre profondità umane. Qui vive la sorgente dell'Amore a cui partecipano ogni civiltà, ogni religione, ogni uomo. È a questa Sorgente che dobbiamo ogni volta ritornare, per irrorare le nostre radici che confinano e sconfinano con ogni altra radice, fertilità tra visibile e invisibile, tra immanenza e trascendenza.Il cammino verso la Pace inizia con questo atto di umiltà, senza Te, Io sono un' essere umano incompiuto. È solo insieme che possiamo camminare verso la Pace e questo cammino deve essere, ogni volta, pacificato prima dentro di me, abbandonando ogni certezza, così da renderci vulnerabili alla verità dell'altro, perché anche la Verità è relativa, in quanto relazione tra un Io e un Tu. La Verità è ciò che si cerca. Dunque questo 2012 che sia davvero la fine di un vecchio mondo e modo d'essere uomini e donne e sia l'inizio di una nuova era di consapevolezza e responsabilità solidale.“Togliamoci il nostro preservativo culturale - ci suggerisce audacemente il saggio Panikkar - ... e facciamoci contaminare dal virus del diverso”.

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CULTURA

Cinema di Armando Rotondi

Vacanze di Natale a Cortina Un (cine)panttone amaro Al di là del valore artistico della pellicola, la notizie è di quelle importanti, almeno cinematograficamente parlando. Dal valore quasi “epocale”. Il cine-panettone, dopo anni di flessione negli incassi, è ufficialmente andato in crisi e, secondo molti, con questo Vacanze di Natale a Cortina di Neri Parenti il genere si è esibito nel suo canto del cigno. A nulla è valsa la minore volgarità rispetto ai precedenti film, come poco ha contato il ritorno alla sceneggiatura di Stefano e Carlo Vanzina, regista quest’ultimo del capostipite della serie, quel Vacanze di Natale del 1983, campione d’incassi del produttore Aurelio De Laurentiis. I dati parlano chiaro. E il film di Parenti, come tutti gli altri prodotto dallo stesso De Laurentiis, non si è confermato campione d’incassi della stagione natalizia, ma è scivolato addirittura al terzo posto, battuto dal secondo capitolo della saga di Sherlock Holmes di Guy Ritchie e da Il gatto con gli stivali, con il protagonista doppiato da Antonio Banderas. Durante la prima settimana di programmazione aveva perso lo scontro anche con l’altro prodotto made in Italy di queste feste, ovvero il nuovo lavoro di Leonardo Pieraccioni: Finalmente la felicità. Una disfatta, nonostante la sicurezza ostentata da De Laurentiis, Parenti e dai vari protagonisti, fiduciosi di poter recuperare in qualche modo. Il cast è nutrito come al solito e vede i vari beniamini che, annualmente e tradizionalmente, fanno il pieno nelle sale: Christian De Sica, Sabrina Ferilli, Ricky Memphis, solo

Cineturismo Cortina d’Ampezzo e dintorni L’ultimo cinepanettone targato Neri Parenti-Aurelio De Laurentiis-Christian De Sica, Vacanze di Natale a Cortina, ci porta a guardare alla presenza della famosa città di villeggiatura veneta sul grande schermo. Pur essendosi i cinepanettoni girati in molto luoghi esotici, Cortina rimane comunque icona del genere, dove si svolge tra l’altro anche il primo episodio della serie Vacanze di Natale (1983) di Carlo Vanzina. Non solo cinema comico italiano ha trovato spazio a Cortina, ma anche pellicole di prestigio come Il segreto del Bosco Vecchio (1993) di Ermanno Olmi, con Paolo Villaggio, Vittorio Gassman e Christian De Sica, tratto dal romanzo di Dino Buzzati del 1935 e girato al passo Tre Croci. Nel 1962 viene girato, sempre a Cortina, La Pantera Rosa di Blake Edwards, con Peter Sellers nei panni del mitico ispettore Clouseau. Negli anni '70, sulle nevi ampezzane, ricordiamo un inseguimento mozzafiato di Roger Moore nei panni di 007 in Solo per i tuoi occhi (1981) di John Glen. Nel 1993 tocca a Silvester Stallone che qui gira Cliffhanger di Renny Harlin. l’altraitalia 38


per fare alcuni nomi. La trama è quella collaudata ormai da tempo. Cosa allora non ha funzionato? Diverse sono le possibili spiegazioni. In primo luogo, la vicenda, come detto collaudata, potrebbe essere venuta a noia allo spettatore.

Agenda Rotterdam International Film Festival

L’ambientazione nostrana, Cortina, quasi un ritorno alle origini poiché il primo del 1983 lì si svolgeva, si discosta dalle atmosfere esotiche degli ultimi esempi della serie. L’anno scorso ci trovavamo in Sudafrica, terra dei mondiali di calcio. Inoltre non bisogna dimenticare che anche la rottura di qualche anno fa tra De Sica e Massimo Boldi, un tempo coppia fissa, possa aver influito. All’origine dell’insuccesso anche una sbagliata strategia di marketing che ha visto i produttori realizzare uno dei peggiori trailer pubblicitari che la storia del cinema italiano ricordi. Quasi un video amatoriale, che, ammette lo stesso De Sica, potrebbe aver penalizzato non poco il film. Altra possibile causa, veramente plausibili, è la crisi economica che attanaglia l’Italia ormai da tempo. In realtà c’è stato un calo generale negli incassi ed appare normale che gli spettatori valutino bene quali pellicole andare a vedere e per le quali spendere più di sette euro.

Nelle foto due scene del film

Un ultima spiegazione, fornita da molti critici e addetti ai lavori, ha un taglio quasi antropologico e sociologico. La crisi del cinepanettone va vista, infatti, nell’ottica della fine del berlusconismo, con l’ex-Premier dimessosi a poche settimane dall’uscita dei film natalizi. La fine di Berlusconi, in ogni, caso non presuppone una fine del berlusconismo e qualsiasi giudizio in merito appare per il momento prematuro. Come prematuro ci appare considerare il flop di Vacanze di natale a Cortina come il definitivo canto del cigno del cinepanettone. Dovremo aspettare il prossimo Natale per avere una risposta definitiva.

dal 25 gennaio al 5 febbraio 2012. Rotterdam (Olanda), sedi varie. www.filmfestivalrotterdam.com L’International Film Festival Rotterdam si caratterizza per la particolare attenzione rivolta ai film e ai registi nuovi, innovativi e indipendenti. Il festival è una miscela di cinema, esposizioni d’arte visiva legata ai film e spettacoli dal vivo. Centinaia di registi e altri artisti a Rotterdam presentano ogni anno il proprio lavoro di fronte a un grande pubblico. Dodici giorni di fila, ventiquattro sale hanno la programmazione completa. Il festival attrae molti visitatori, oltre a 3000 rappresentanti della stampa e dell’industria cinematografica. Il momento saliente dell’International Film Festival è quello dei VPRO Tiger Awards. I premi non sono per grandi registi affermati, bensì per i nuovi talenti e il loro promettente lavoro. Questa premiazione è un importante incoraggiamento per i giovani registi.

Festival Internazionale del Cinema di Berlino dal 12 al 19 febbraio 2012. Berlino (D), sedi varie. www.berlinale.de Il Festival Internazionale del Cinema di Berlino, nato nel 1950, è la manifestazione più prestigiosa nel calendario degli eventi culturali della città. Per due settimane Berlino si trasforma in Berlinale e il simbolo dell'orsetto è visibile ovunque in città; 200.000 biglietti venduti, un pubblico, affamato di novità e sorprese cinematografiche, che partecipa appassionatamente ai molti momenti di discussione e agli interventi di registi e cast dopo le proiezioni. Oltre 700 film in programma divisi in cinque sezioni, tra le quali la Competizione ufficiale per l'Orso d'Oro e l'Orso d'Argento. I film, che devono essere di recente produzione, vengono proiettati in molte sale di Berlino spesso come Premiere internazionale. Le sezioni più seguite sono: 'Panorama' che presenta le novità delle produzioni indipendenti e Art-house; 'Forum', specializzato in pellicole e documentari che riflettono attualità politiche e sociali da tutto il mondo e Generation dedicata a bambini e ragazzi. La Retrospettiva è una rassegna che dedica spazio a un tema particolare e dà la possibilità di godersi i classici del passato.

Black Movie, Geneva Internation Film Festival dal 17 al 26 febbraio 2012. Ginevra (CH), sedi varie. www.blackmovie.ch Un festival del cinema importante che permette al pubblico il meglio delle produzioni internazionali e di World Cinema che restano inedite in Svizzera, per mancanza di distribuzione.

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CULTURA

Benessere e salute di Simona Guidicelli

Il corbezzolo Arbustus unedo

Il corbezzolo é diffusissimo allo stato spontaneo nelle regioni mediterranee lungo i litorali, sui pendii rocciosi, nei boschetti e nel sottobosco chiaro; assieme al lauro, al mirto, al lentisco, alla ginestra e ad altri arbusti sempreverdi costituisce uno dei componenti più tipici della macchia mediterranea. È una pianta molto frugale ma sensibile al gelo in quanto i fiori, che sbocciano in pieno inverno, possono venire “bruciati” dagli sbalzi e da repentini abbassamenti di temperatura. A seconda delle condizioni climatiche, più o meno favorevoli, e della fertilità del terreno può assumere un portamento cespuglioso oppure arboreo. Di lenta crescita presenta una vegetazione contorta con rami a corteccia rossastra che si sfalda in strisce sottili. Quando si raccoglie A scopo terapeutico si utilizzano le foglie dell'annata staccandola d'estate con il picciolo. I corbezzoli si raccolgono gradualmente a fine autunno quando sono ben maturi e han-

no preso un colore rosso molto scuro, nel momento in cui stanno per sbocciare i nuovi fiori. Come si utilizza Se ben maturi i corbezzoli sono saporiti e si possono gustare ben zuccherati con aggiunta di limone o di liquori; possono servire per preparare marmellate, canditi o bevande alcoliche. Hanno proprietà diuretiche al pari delle foglie, che sono depurative e astringenti. I fiori sono molto frequentati dalle api che trovano abbondante nettare in pieno inverno; il miele di corbezzolo è molto scuro e saporito. Come si riconosce È un arbusto o un alberetto sempreverde, tipico della macchia mediterranea, alto da 3 a 8 metri, a rametti contorti e foglie molto simili a quelle dell'alloro, ma non odorose; i fiori sono bianchi e urceolati, i frutti delle bacche carnose e granulose, di circa 3 centimetri di diametro, di colore rosso e di gradevole sapore.

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La ricetta Marmellata di corbezzoli Ingredienti per 4 persone 1 kg di polpa di corbezzoli maturi 700 gr. di zucchero 1 buccia di limone 1 bicchiere di acqua

I consigli dell'erborista Foglie e frutti si fanno seccare all'aria e si conservano in vasetti di vetro separati o in sacchetti di tela o carta. Le radici vanno ripulite dalla terra che le ricopre, lavate, asciugate e fatte anch'esse seccare all'aria, in luogo ombroso. Si ripongono poi in sacchetti di carta o di tela juta. Un infuso diuretico Versare in un litro di acqua calda 3 cucchiai di frutti e coprire. Filtrare dopo 15 minuti. Bere a sorsi durante la giornata con aggiunta di miele.

Preparazione Lavate velocemente e cuocete i corbezzoli, a fuoco lento per 15 minuti circa, dopo setacciateli con un passino in modo da eliminare i semi, con la purea ottenuta mescolate ed eliminate la parte bianca del limone. Rimettete a cuocere sul fuoco lentamente, a fiamma bassa, mescolando spesso fino a far diventare il composto denso. Invasate ancora calda nei barattoli sterilizzati in precedenza. Lasciate raffreddare a coperchio aperto e chiudete ermeticamente. Non occorre sterilizzare perché l’alta percentuale dello zucchero assicura la conservazione anche per qualche anno. Da conservare in luogo fresco ed asciutto.

Nella cura della diarrea Far bollire in mezzo litro di acqua calda 2 cucchiai di foglie per 5 minuti. Filtrare e bere 2/3 tazze al giorno, volendo con aggiunta di miele o melassa. Per disintossicare il fegato In un quarto di acqua calda versare un cucchiaio di foglie e lasciare in infusione, coprire per 10 minuti. Filtrare e bere una tazza subito dopo i pasti. Una bevanda gradevole e rinfrescante Far bollire in un litro d'acqua calda 30 grammi di frutti per 10 minuti. Filtrare, aggiungere la scorza di un limone. È un'ottima bevanda estiva e si può servire anche con cubetti di ghiaccio e qualche fogliolina di menta fresca. Un tonico astringente Far bollire in mezzo litro di acqua calda 3 cucchiai di foglie per 10 minuti a fuoco basso. Filtrare ed usare mattino e sera dopo la normale pulizia. È ottimo per le pelli con i pori dilatati.

Curiosità Un'informazione curiosa ed interessante riguarda i vari nomi che questo frutto assume nelle diverse regioni d'Italia, gli sono stati assegnati infatti soprannomi dialettali peculiari. In Calabria viene definito: chùmma, cucummaràra, mbriacunedi o cacùmbaru. In Campania: sorbola pilosa, accummaro o soriva pelosa. l’altraitalia 41


CULTURA

Enogastronomia di Gianmaria Bavestrello

Il gorgonzola

Un evergreen in cucina La diffusione del Gorgonzola, anche all'estero, oggi tanto ampia da autorizzare a parlare di un “evergreen” della cucina italiana, è stata lenta ma costante, favorita dalla ruvida concretezza di un formaggio dal sapore esplosivo, estremamente versatile e foriero di creatività culinaria, abbinabile sia con piatti poveri che con ricette pretenziose. Capace, in breve, di entusiasmare sia chef che massaie. Se il vostro ospite è un amatore, un menù a base di gorgonzola permette di esaltare la ricchezza della cucina mediterranea. Non è insomma necessario proporre il tradizionale abbinamento con la polenta, sposato al solito rosso corposo che richiama Si narra che alla fine del X secolo, in una taverna del contado milanese, un certo Piermarco Bergamo abbia scoperto un formaggio magico che lo avrebbe fatto esclamare: “diventerò l'uomo più conosciuto al mondo!”. Le cose non andarono così. Non per lui.

La ricetta Orecchiette con broccoletti, pescatrice, bottarga e gorgonzola Ingredienti per 4 persone: 320 gr. di orecchiette 600 gr. di broccoletti 600 gr. di pescatrice (coda di rospo) 100 gr. di gorgonzola 15 gr. di bottarga di muggine grattugiata aglio, olio extra vergine di oliva, sale e pepe

Per il formaggio e per la località in cui si trovava la taverna, invece, la fama non tardò ad arrivare. E non una fama qualunque. C'è qualcuno oggi, in Italia, in Europa e forse anche nel mondo, che non conosce il Gorgonzola? La leggenda del buon Piermarco Bergamo non è l'unica che circola nella letteratura ufficiale. Alcuni dicono, ad esempio, che la nascita ebbe luogo a Pasturo nella Valvassina grazie a grotte naturali la cui temperatura media, costantemente tra i 6 e i 12 gradi, consente una perfetta riuscita del formaggio. Il fatto che il suo primo nome fu “stracchino di Gorgonzola” pone fuori dal cerchio del dubbio il fatto che la sua produzione avvenisse con le mungiture autunnali della transumanza di ritorno dalle malghe o dagli alpeggi. Le caratteristiche di questo formaggio a pasta cruda, in cui il caglio non viene sottoposto a processi di cottura o riscaldamento e la concentrazione di grassi avviene solo per disidratazione, sono celebri, di colore bianco paglierino, presenta screziature verdi dovute al caratteristico processo di erborinatura, ossia alla formazione di muffe. Si presenta cremoso e morbido, con sapore particolare e caratteristico, leggermente piccante il tipo dolce, sapore più deciso e forte il tipo piccante la cui pasta è più erborinata, consistente e friabile. La stagionatura varia da due mesi per il tipo dolce ad oltre tre mesi per quello piccante. Il Gorgonzola marchiato, prodotto nelle province di Novara, Vercelli, Cuneo, Biella, Verbania, Bergamo, Brescia, Como, Cremona, Lecco, Lodi, Milano, Pavia, Varese e in alcuni comuni dell'alessandrino,è sottoposto al disciplinare di Denominazione di Origine Protetta. Nella città di Gorgonzola sono ancora attive piccole aziende agroalimentari che dal 2009 producono l'omonimo formaggio a marchio “Deco”, Denominazione Comunale, e una saporita variante prodotta con latte di pecora.

Cuocete i broccoletti in acqua salata; pulite e sfilettate il pesce. Fate rosolare il pesce in padella con olio e aglio, unite quindi i broccoletti. Fate insaporire, poi unite la pasta precedentemente cotta. Disponete il tutto in una pirofila, coprite con fettine sottili di gorgonzola e ponete sotto il grill a gratinare, spolverando con la bottarga prima di portare in tavola.

DA ABBINARE CON ... Garda Merlot DOC Il Garda Merlot è un vino DOC la cui produzione è consentita nelle province di Brescia, Mantova e Verona. Di colore rosso rubino, è vinoso e caratteristico all'olfatto. Il suo sapore è pieno, gradevole e armonico. Prodotto con uve merlot tra l'85 e il 100%, ha un titolo alcolometrico minimo di 11 gradi.

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tutta l'asperità della terra e la rigidità del clima padano. Le nuove tendenze di uso del celeberrimo erborinato rivelano che l'arte culinaria si sta muovendo in una direzione di fluente riscoperta del gorgonzola, con proposte inedite di piatti moderatamente calorici, coloriti, fantasiosi e ricchi di sensazioni organolettiche.

È il caso degli spaghetti alle zucchine fritte e al basilico, un condimento a base di due cucchiai d'olio crudo miscelato con due spicchi d'aglio tritati, 400 grammi di zucchine tagliate a julienne, infarinate e fritte, 150 grammi di gorgonzola a pezzettini, un mazzetto di basilico. Una leccornia, questa, che fa il paio con le code di gamberi gratinate alla senape e all'erba cipollina, se possibile di ancora più facile preparazione. Mescolate 60 grammi di gorgonzola con la frusta ed unitevi due decilitri di besciamella, un cucchiaino di senape forte e un ciuffo di erba cipollina tagliata fine. Dopo aver lavato i gamberi e averli deposti in una pirofila imburrata, irrorateli con il composto e fateli gratinare 5 minuti in un forno molto caldo. Pronti per il dessert? Oggi, gelato al gorgonzola. Si, avete capito bene, un “gelato”. Del tutto particolare. Cuocete mezzo litro di latte intero, mezzo di panna fresca e cinque rossi d'uovo, frustando per 10 minuti. Fate raffreddare. A bagnomaria fate sciogliere un etto di gorgonzola con un cucchiaio di miele d'acacia e 50 grammi di mascarpone. Unite i due differenti preparati e riponeteli in una sorbettiera. Quando la crema si sarà solidificata, aggiungete un cucchiaio di noci spezzettate. Queste ricette dimostrano che il gorgonzola, già baciato nel novecento da un'ampia fortuna internazionale, è stato annoverato tra le basi della nuova ricerca gastronomica, di una nuova cucina chiamata ad esprimere la complessità dei gusti, delle tendenze, delle aspettative dei consumatori odierni, che chiedono alchimie sempre più perfette tra tradizione e innovazione. Sotto questo profilo l'identità del gorgonzola, formaggio antichissimo che nell'immediato dopoguerra ha saputo rimanere al passo con la produzione su scala, adattandosi a una nuova tecnica, la lavorazione “a una pasta” - e traendo da essa nuovo slancio sul piano del prezzo, dell'igiene e della standardizzazione qualitativa - è esemplare. Classico e moderno, il gorgonzola è come la terra che lo genera, quel Nord Italia che nei propri prodotti agro-alimentari ha una ricchezza di valore inestimabile, ancora lungi dall'essere espressa in tutte le sue potenzialità.

AGENDA di Febbraio Palatofino La mappa del gusto disegnata dal gradimento popolare dal 01 gennaio al 30 giugno 2012, a Marsala (TP) www.palatofino.eu Torna la seconda edizione di Palatofino, la manifestazione enogastronomica che grazie alla partecipazione popolare traccia una classifica dei prodotti tipici più amati dalla comunità locale. Una vera competizione “all'ultimo colpo di paletta” che raccoglie il prezioso “mormorio” della gente del luogo attraverso un sistema di votazione facile e veloce, in particolare via Facebook. Un progetto, questo, realizzato dall'associazione Culturale Marsalab in collaborazione con l'agenzia Communico e Radio Itaca. L'oppor-tunità per i turisti è quella di scoprire dove si trovano i prodotti locali più buoni, un “segreto” che solo gli autoctoni possono svelare. Grazie alla partecipazione degli abitanti di Marsala si potrà comporre una vera e propria “mappa del gusto” da offrire anche ai numerosi visitatori. Per sei mesi, un sondaggio al mese decreterà il vincitore assoluto di ogni categoria: arancina, panella, cannolo, gelato, pizza e cornetti, ma non solo. Su www.palatofino.eu oltre alla possibilità di votare si può trovare un vero e proprio spaccato della cultura enogastronomica marsalese, con notizie, video, interviste, ricette e commenti legati alle bontà del territorio.

La Disfida Del Soffritto Di Maiale - VI° edizione il 12 febbraio 2012 dalle 09.00, a Savignano Irpino (AV) www.condottaufitataurasi.it Gli antichi riti della civiltà contadina e le suggestioni del vivere quotidiano in un ambiente rurale rivivranno a Savignano Irpino, grazie alla proposizione del rito “r' lu puorc”, un percorso suggestivo che rievoca e valorizza le pratiche di un tempo. Una manifestazione che nasce dall'esigenza di sostenere questi riti tradizionali che sono il fondamento di un prezioso patrimonio culturale da conservare, valorizzare e trasmettere alle generazioni future. La festa non è solo e semplicemente un momento di aggregazione sociale o di festa paesana, ma vuole essere soprattutto un evento culturale, turistico, gastronomico di ampio respiro con la possibilità di gustare sul luogo varie specialità che originano dal maiale, come prosciutti, salami, coppa, capicolli, salsicce, strutto e sanguinaccio. ma soprattutto “lu suffritt' “ . 16 soffritti di maiale e altrettante colazioni contadine saranno servite e presentate dalle 16 comunità di cibo e territorio presenti alla Disfida. La manifestazione abbraccerà i cantori a braccio dell'Irpinia e della Daunia nel segno di una coniugazione, ancora viva, tra piacere e cultura. Questo il programma: Ore: 9.00, gran sala del soffritto - centro storico di Savignano Irpino, registrazione dei partecipanti e allestimento delle postazioni della Disfida. Ore: 10.00, la prima mangiata, colazione contadina offerta dalle Comunità partecipanti alla Disfida e apertura dell'Enoteca dei vini d'Irpinia e Dauni. Ore: 11.30, presentazione delle Comunità partecipanti alla Disfida - gara vicino “a lu callar” Ore: 13.00, 4ª disfida del soffritto di maiale Giuria popolare Giuria tecnica, durante la giornata saranno allestiti stand gastronomici delle comunità partecipanti alla Disfida, Enoteca dei vini d'Irpinia e dei monti Dauni. Oltre a ... balli, canti, suoni con l'organetto, racconti di scene popolari e gioco con le carte napoletane (briscola, tre sette e scopa). Alle ore: 11.00 e alle 16.00, escursione guidata sul territorio e del suo nucleo storico del Comune di Savignano Irpino.

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oroscopo di febbraio aRIETE

TORO

GEMELLI

CANCRO

Inizi il mese colmo di ottimismo e di buoni propositi ma, con il proseguire dei giorni, ti raffreddi e incupisci. Mercurio dal giorno 8 diventa dispettoso,si diverte a creare equivoci e semina zizzania con le persone che ti circondano. Dal 20 in poi l’umore migliora e anche i tuoi rapporti diventano più scorrevoli.

Se non fosse per un inizio non eccezionale per la sfera affettiva e nei rapporti con l’altro sesso, febbraio comunque, per te, amico del Toro, viaggia all’insegna dei fuochi pirotecnici. Nessuna preoccupazione per i rapporti con l’altra metà del cielo,dal 14, Venere promette di ridarti quello che ti ha negato nelle prime due settimane.

Questo è l’anno in cui puoi mettere in campo i tuoi più grandi progetti. Per questo mese, Urano e Nettuno ti regalano percezioni oltre il normale flusso di pensieri e,a differenza del tuo solito, questi pensieri sono supportati da un generoso Saturno che saprà farli realizzare con basi solide e durature.

Non sottovalutare le piccole, appena percettibili, tensioni familiari ad inizio mese. Infatti, dal giorno 8 in poi, Mercurio sarà nervoso e potrebbe far esplodere queste incertezze appena accennate in polemiche e rotture aperte. Amore e soldi però non ti daranno grattacapi dal 14 fino agli ultimi giorni di febbraio.

LEONE

VERGINE

BILANCIA

SCORPIONE

Hai una gran voglia di spaziare,di conoscere gente,di divertirti. Peccato che con la tua dolce metà siano in vista fastidiose tensioni. L’amore non è al primo posto nei tuoi pensieri, oppure sei così irritato da metterlo in fondo alla lista delle tue priorità. In compenso, il lavoro ti offre buone occasioni.

Lavoro, famiglia, amore, fitness: hai una lista infinita per questo 2012! A febbraio potrai farti valere soprattutto nel lavoro e raggiungere i risultati desiderati per la forma fisica. L’amore attraversa una fase di alti e bassi.La vita sociale è frizzante e potrai conoscere persone molto interessanti.

Momenti di nervosismo tra il giorno 8 e il 27 a causa della posizione tesa di Mercurio. Se ci sono questioni particolarmente importanti da sbrigare o da mettere in cantiere, ti converrà scegliere le date precedenti o seguenti questo arco temporale.Il cielo non è del tutto sgombro da nubi tempestose. Ma tu supererai i problemi alla grande.

Meglio non contrastarti, questo mese,perché faresti assaggiare al malcapitato quanto può essere sottile e vendicativa la tua ira funesta. Purtroppo, sembra che, almeno entro il 14, a farti uscire dai gangheri sarà il partner o un familiare.Consolati con la vita sociale: dal giorno 8 al 27 ti aspettano giornate memorabili.

SAGITTARIO

CAPRICORNO

ACQUARIO

PESCI

Mercurio sarà nel segno fino al giorno 8 ravvivando la tua vita sociale.Puoi conoscere nuove persone, farti invitare in ambienti esclusivi, viaggiare e farti valere nel lavoro e in famiglia. Amore ed emozioni sono speciali, ma dopo il 14 diventerai più teso e andare d’accordo potrebbe non essere così semplice.

Molti pianeti sono disponibili nei tuoi confronti e ti aiuteranno a superare le piccole o grandi difficoltà che hai dovuto affrontare nella vita professionale o di relazione nel periodo più recente. Puoi espandere il giro delle tue amicizie, conoscere da vicino chi ti piace, viaggiare o migliorare il dialogo in famiglia.

Mercurio sarà tuo alleato fino al giorno 8 e quindi dal 27 in poi.Sono queste le giornate migliori per organizzare party, ampliare la sfera delle tue frequentazioni, impostare un buon dialogo in famiglia.Febbraio ti offre un ricco carnet di proposte, di vantaggi da spendere per professione e amore, famiglia e benessere.

Metti in conto un po’ di tensione a inizio mese. Discussioni in famiglia, imprevisti domestici o lavorativi, qualche tensione con gli amici. Ma dal giorno 8 il panorama si rischiarerà e potrai trovare una soluzione efficace per ogni tipo di problema. La vita sociale, in questo stesso periodo, sarà vivacissima. Un mese positivo per i tuoi progetti!

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Lugano Arte e gastronomia colorano la stagione invernale di Lugano. La città arricchisce sempre di più il proprio patrimonio di risorse culturali, diventando una destinazione ricca di sorprese e raffinata. L’inverno luganese, grazie al clima temperato, permette uno short-break alla scoperta dell’arte e della gastronomia camminando tra le strade della città godendo di una vista mozzafiato sull’ omonimo lago.

www.luganoturismo.ch


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