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l’altraitalia numero 30 - giugno 2011

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La data del referendum “fantasma”, è alle porte, ma la diffusione dello stesso da parte di tv e radio è assai rara. Poca, quasi nulla, l'informazione ai cittadini italiani che il 12 e 13 giugno saranno chiamati ad esprimersi su questioni di grande importanza per il futuro del Paese. Saltano, da quanto si sente, programmi radiofonici che hanno come obiettivo quello di discutere dei temi legati al referendum. Un caso è stato reso pubblico da Mariachiara Alberton, ricercatrice ambientale. Quest'ultima racconta di essere stata invitata a Radio Rai per discutere del referendum Acqua e Nucleare: il programma, nonostante fosse in calendario da diverse settimane, è saltato improvvisamente con una semplice comunicazione. Una circolare interna avrebbe infatti riportato, in sintesi, questo testo: “Si vieta, con effetto immediato, a qualunque programma della Rai di toccare l'argomento fino a giugno”. Non ho certezza assoluta circa questa notizia, ma in ogni caso ho come l'impressione che il Governo voglia distogliere l'attenzione degli italiani dal referendum che potrebbe avere conseguenza considerevole. Ammesso che la notiza sia vera (ed è ciò che ritengo possa essere probabilissimo!), trovo inconcepibile che il servizio pubblico venga messo a tacere intralciando così, in maniera pesante, il diritto dei cittadini, riconosciuto dalla Costituzione Italiana, che consiste nella libertà di informare, e di essere informati, attraverso la stampa e ogni altro mezzo di diffusione (radio, televisione, teatro, cinema ...). Quali sono i motivi per i quali ritengo probabile la notizia di cui ho riferito sopra?

Perchè sono stati molti i tentativi di boicottaggio intorno a questo referendum.Alcuni esempi? Agli artisti che il 1° maggio si sono esibiti sul palco di Piazza San Giovanni a Roma è stato vietato, dalla Rai, ogni tipo di riferimento al referendum (e questa è una notizia accertata!). L'applicazione del regolamento della par condicio al referendum del 12 e 13 giugno è stato approvato dalla Commissione di Vigilanza Rai il 4 maggio, con un mese di ritardo!, a causa dell'ostruzionismo della maggioranza. E come se non bastasse, il regolamento prevedeva che fino al 16 maggio non potessero andare in onda programmi di appronfondimento sulle motivazioni del fronte del Si e di quello del No. C'e voluto l'intervento del Capo dello Stato, che ha ricevuto il Presidente della Rai Paolo Garimberti e il nuovo Direttore Generale, Lorenza Lei, chiedendo la “piena e tempestiva attuazione del regolamento”. Come immediato risultato, l’azienda di viale Mazzini ha deciso di mandare in onda già dal 6 maggio gli spot informativi. Io ne ho visto soltanto uno; o sono disattenta o non ne sono stati mandati in onda altri! Altra probabile “Astuzia” perchè non si raggiunga il quorum? Lo scorporamento delle date per il referendum da quelle decise, 15 e 16 maggio, delle elezioni amministrative che, tra l'altro, costerà qualcosa come 300 milioni di euro. La mancanza di notizie utili e, a questo punto penso di poter dire tranquillamente, la palese manifestazione di un potere esecutivo assoluto sono i motivi che hanno spinto l’altraitalia 1

l'altraitalia ad approfondire l'argomento ... pur nell'incertezza; infatti, nel momento in cui andremo in stampa, molto probabilmente, non sarà ancora nota la decisione della Consulta che dovrà prendere posizione sulla questione del nucleare e la privatizzazione dell'acqua. Eh si, perchè il Governo ha deciso, alla luce dei sondaggi che davano per certo il raggiungimento del Quorum, di scavalcare il referendum sul nucleare rimandando a dopo il rilancio dell'atomo e di modificare norme non essenziali relative alla privatizzazione dell'acqua. Lo stesso Presidente del Consiglio ha candidamente dichiarato: “L’accadimento giapponese ha spaventato ulteriormente i nostri cittadini. Se fossimo andati oggi al referendum, non avremmo avuto il nucleare in Italia per tanti anni. Per questo abbiamo deciso di adottare la moratoria, per tornare tra due anni a un’opinione pubblica conscia della necessità nucleare”. Altro che popolo sovrano! Ho l'impressione che in questo momento tutto siamo fuorchè sovrani!


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ATTUALITÀ

Si è svolto il matrimonio del secolo: evviva! Tutti, me compresa, attaccati allo schermo, i più fortunati presenti di persona, per assorbire e memorizzare ogni singolo dettaglio della cerimonia. Trasmissioni pre matrimonio, trasmissioni post, opinionisti, stilisti e chi più ne ha più ne metta, pronti ad esprimere il loro parere tecnico sull’abito di Kate, pardon, Catherine, e sulla pelatina, pardon, incipiente calvizia di William.

l’ha iscritta al college frequentato dal 90% dei giovani aristocratici inglesi ... non si sa mai: qualche buon partito prima o poi si accalappia, se è il principe ereditario ancora meglio. Ragionamento borghese, finanziamenti “aristocratici”.

le piacciono anche abiti di grandi catene low cost e preferisce truccarsi da sola: scandalo per quelli con la puzza sotto il naso, punti guadagnati nei confronti del popolo sul quale un giorno, forse, al fianco di William, dovrà regnare.

I due si innamorano, lui che da sempre vive nella bambagia ovattata della famiglia reale (si narra che Carlo d’Inghilterra abbia un paggetto che si occupa esclusivamente di schiacciare il dentifricio sul suo spazzolino), sempre protetto, addirittura quasi allontanato dai “pericoli” della vita odierna che i giovani della nostra generazione incontrano ogni giorno (si chiama VIVERE!).

Due trentenni dei giorni nostri, quasi normali, lui dall’aria un po’ tontolotta, disperatamente bisognoso di affetto e normalità, lei sveglia, intraprendente, tenera al suo fianco e molto molto paziente (10 anni di attesa per potersi infilare al dito l’anello di zaffiri appartenuto a Lady D).

Lei carina, a modo, nel momento in cui capisce che è più di un semplice flirt giovanile e ci può scappare il colpaccio, più nessun gesto sopra le righe, nessuno scandalo, nessuna foto pubblica con birretta in mano. Perfetta. Unico neo agli occhi dei voraci giornalisti inglesi ma non solo, la bella Kate è un po’ “scialbetta”,

La favola moderna, che si consuma sotto gli occhi del mondo intero e fa sognare tutte, dalle ragazzine alle nonne: ma cosa c’è davvero da sognare? Mi sfugge… Non riesco ad inquadrare questa unione nella schiera delle “favole”. Il principe che sposa la borghese che, in questo modo, si eleva e si prepara a diventare futura regina d’Inghilterra. Queste e altre le citazioni delle maggiori firme giornalistiche del mondo che non mi permetto assolutamente di mettere in discussione, però mi piacerebbe “raschiare” un pochino dietro la patina dorata e i luccichii di Buckingam Palace, e analizzare “Will&Kate” da un’altra angolatura. La borghese fino ad un certo punto, nel senso che la ricca famiglia ha fatto i suoi bei calcoli fin dall’inizio e l’altraitalia 3

Che altro dire? Sull’abito, i fiori, il protocollo ecc., hanno parlato più che esaurientemente i colleghi di tutti i più prestigiosi giornali mondiali, a me, da trentenne loro coetanea non resta che far loro gli auguri di un futuro sereno, con una parvenza di normalità. Sicuramente lui è molto innamorato, lei sembra più innamorata di corte ma, si sa, tra moglie e marito… Al mese prossimo!


Frecciatine

OPINIONI

di Giovanni il Battista

Il 12 e 13 giugno prossimi, i cittadini italiani dovranno decidere se accettare la richiesta formulata, principalmente dall'Italia dei Valori, di aderire ai promossi Referendum.

La parola referendum riprende il gerundio latino del verbo refero “riferisco” ed indica comunemente lo strumento attraverso il quale il corpo elettorale viene consultato direttamente su temi specifici: è uno strumento d democrazia diretta; consente cioè agli elettori di fornire - senza intermediari - il proprio parere o la propria decisione su un tema oggetto di discussione. L'esercizio del referendum prevede poi tre tipologie di “struttura” (abrogativo, territoriale, costituzionale) e di “scopo” (propositivo, consultivo, confermativo, abrogativo, deliberativo, legislativo).

1) no al ritorno al nucleare. 2) no alla privatizzazione dell'acqua 3) no al legittimo impedimento. Come dicevo sopra solo qualche breve commento: - proporre, in periodo “estivo” le giornate del referendum mi sembra portare acqua al mulino di chi con i temi del referendum non è d'accordo. - mettere più temi, fra l'altro importanti, nell'esercizio é, a mio parere, disorientante: quando poi si mischia il Diavolo (legittimo impedimento) con l'Acqua santa (l'acqua appunto ed il nucleare) mi sembra una forzatura ed una furbata per far si che chi firma i referendum metta tutto nel mucchio senza sottilizzare e disquisire tra gli stessi argomenti. - da inchieste svolte recentemente risulta che solo metà degli italiani sono a conoscenza dei quesiti referendari e solo il 55% degli interrogati dicono che andranno a dare il loro parere. - recentemente il Governo , per uno dei quesiti (nucleare) ha già detto, dopo l'apocalisse giapponese, che tutti i progetti per un piano per la costruzione di impianti nucleari, e comunque per valutare il cammino da fare per le scelte di principio sulle

Per i brevi commenti che desidero fare in merito (trasmetto queste due righe il 20 aprile 2011) evito di proseguire nei tecnicismi ma resto solo al significato e quindi allo scopo che il Popolo dà, o dovrebbe dare a questo strumento. Resta sottinteso che lo stesso, per come è usato, almeno in questa circostanza, é molto aggressivo anche perché, la vita o la morte dei temi proposti e dei loro stessi promotori, sono legati a rigorosi calcoli matematici per raggiungere il famoso “quorum”. Sostanzialmente l'On. Di Pietro ha promosso questa consultazione popolare su tre temi: l’altraitalia 4

soluzioni energetiche, sono bloccati e dovrà esserci una lunga pausa di riflessione per decidere sul come andare avanti ed in quale direzione: in soldoni vuol dire quindi che uno dei temi del referendum non ha sostanzialmente più ragione di venire posto considerando che lo stesso, all'origine, era stato proposto proprio per contrastare le indicazioni governative! D'altronde chi è quel suicida che attualmente propugnerebbe senza dubbi e/o riserve il “nucleare diretto” ?! Per il legittimo impedimento , si chiede in sostanza che Berlusconi non possa più sottrarsi alle convocazioni dei Giudici per i processi in corso ove lui è implicato. È un quesito ambiguo e che, secondo me, avrebbe dovuto avere un altro “titolo”: “Berlusconi non deve più avere motivi, di nessun genere, per evitare di raccogliere le convocazioni dei Giudici”. Punto. Sempre a mio modesto parere, il “vero” legittimo impedimento é un dispositivo che si rifà ad una necessità oggettiva, sopratutto per gli uomini con importanti incarichi Istituzionali, sommersi da impegni, in Italia ed all’estero, per riunioni di estrema importanza per la Nazione che rappresentano.


Perché quindi non concordare con loro un calendario di convocazioni in aula e/o comunque accettare la loro non-presenza per motivi legati al servizio che svolgono in favore della Nazione e del Popolo?! Non so se mi sono spiegato: se non esistesse Berlusconi sulla scena politica italiana a nessuno verrebbe in mente di esser “contro” l’applicazione della norma “sul legittimo impedimento”. Mi sbaglio clamorosamente?!

- il costo dell'acqua e dei suoi servizi è in costante aumento ed ancora una volta è fra le più costose d'Europa. Alzi la mano chi può presentare ai cittadini una precisa lista dei pro e dei contro per la “gestione” ... privata delle acque...pubbliche!? Quassù abbiamo già pronto un corposo primo premio !! Se quindi, al concreto e di fatto, allo stato attuale delle cose, le acque sono “un po’ pubbliche e un po’ già private” su cosa si dovrebbe pronunciare il Cittadino?

2) Siamo d'accordo che Berlusconi deve, senza eccezioni, presenziare a tutte le udienze dei processi nei quali lui è implicato? 3) siamo d'accordo che la qualità dell'acqua, la sua gestione e le sue condotte, siano migliorate secondo gli standard europei evitando i soliti abusi, la solita mala gestione, i soliti appalti manipolati? Mi direte: “Si, Giovanni Battista, ma se è cosi a cosa servono i quesiti posti”? La privatizzazione dell'acqua L’acqua è evidentemente bene comune e quindi di per sè pubblica; la gestione dell'acqua (gestione, distribuzione, manutenzione) lasciata alle Municipalizzate e/o a Enti semiprivati o privati porta già in sé un'impronta di tipo ideologico (più Stato: meno Stato) nella valutazione oggettiva del tema posto!

Di fatto le acque saranno sempre pubbliche anche se la loro “gestione” passasse in mani più o meno private: dire quindi che l'acqua e la sua gestione deve essere pubblica o privata è un problema, prettamente “politico-ideologico” e non “di mercato”: è evidente. Si chieda quindi che la gestione dell'acqua venga affidata a chi sa o saprà farla bene, nell'interesse del Cittadino! Punto !

Sempre da sondaggi effettuati i cittadini reclamano sul tema, non perchè l'acqua venga data in gestione al pubblico od al privato, ma, molto pragmaticamente: sulla sua pessima qualità. - in molte Regioni non “esiste” acqua pubblica “potabile”. - la UE, secondo loro rilevamenti, ha già messo in mora l'Italia, per un profondo rinnovamento delle condotte dell’acqua, essendo le attuali non più igienicamente conformi (sono anzi pericolose per la salute).

Da queste brevi annotazioni ritengo che, per correttezza nei confronti del Cittadino, sarebbe più onesto proporre i temi referendari cosi riscritti (ammesso e non concesso che le giornate del referendum avranno luogo): 1) siamo d'accordo sulla decisione del Governo di interrompere tutti i progetti sul Nucleare ? l’altraitalia 5

Ahi ahi ahi, cari amici italiani. perché vi lasciate menare per il naso in questo modo da persone che della demagogia e del “vero” populismo (...IDV, le sinistre, Vendola) pensano di farne fonte, con alterna fortuna (recentemente con tanta sfortuna, poverini ...), di consenso elettorale? E se pensaste di far andare a casa (voglio dire di non aderire ai Referendum!), “pacificamente”, come si dice dalle vostre parti, tutti questi ambigui personaggi che tentano di fomentare la pubblica opinione (demagogia!) con tanto fumo e poco arrosto (i quesiti posti!)Non andate a votare! Alternativa per il prossimo futuro ? Mettetevi tutti d'accordo: alla prossima tornata elettorale votate tutti per “Loro” (vedi sopra): lasciateli alla guida del Paese per un annetto e poi ne riparliamo!? OK? Con i più ossequiosi saluti da parte di un Ebreo “cristiano” eternamente errante.


ATTUALITÀ

Salute di Maria C. Bernasconi

Giorno dopo giorno mia madre perde qualcosa di sé. È un maledetto morbo chiamato Alzheimer che la sta distruggendo. Quando il neurologo chiamò me e mia sorella e, con fare professionale ma freddo, ci comunicò quella terribile sentenza, mi sentii morire dentro. Difficile dire cosa provai quel giorno, il dolore forte, la paura per il futuro, ma soprattutto la pietà; pietà infinita per una donna con la quale non ero mai andata molto d'accordo alla quale, però, riconosco tutti i pregi, soprattutto quello di essere stata un'instancabile lavoratrice. Mia madre era una donna attiva, solare, intraprendente, con tanta voglia di vivere e molto altruista. La sua casa era sempre aperta a chi ne aveva bisogno o a chi, semplicemente, desiderava entrarci. Accoglieva tutti con quel calore tipico delle persone del sud, mettendo immedia-

tamente chiunque a proprio agio. Dal momento della diagnosi sono trascorsi, inesorabili, i giorni, i mesi, gli anni e ora, la testa di mia madre non vuol più saperne di ragionare. È come un interruttore impazzito, che non risponde più ai comandi e man mano spegne la luce nelle stanze del cervello. È difficile convivere con questa malattia. Non è facile raccogliere le forze e andare avanti. Non è facile neppure orientarsi, capire cosa fare, a quali strutture rivolgersi. Osservo mia madre mentre fissa un punto non ben definito e mi chiedo se abbia perso completamente il suo passato e il suo presente o se non stia disperatamente tentando di recuperarne una piccola parte. All'improvviso mia madre mi guarda e mi chiama per nome. Gioisco di ciò perchè, penso, forse ha riafferrato uno scampolo del presente. Le rispondo immediatamente sperando di l’altraitalia 6

poter approfittare di quel momento di apparente lucidità. Inizio a parlare con lei e, dalle sue stentate, confuse parole, capisco che sta ostinatamente cercando di riafferrare, e probabilmente sarà solo per qualche attimo, non un frammento del presente bensì un piccolo ritaglio del passato. Ora mia madre si rivolge a me chiamandomi mamma. Mi dice che mi vuol bene. Questo mi fa pensare che gli affetti, seppur confusi, sconnessi, continuano a far parte della sua esistenza. Chissà se quel “ti voglio bene” era rivolto a me e non a sua madre? Vorrei poter guardare i suoi occhi ancora vivi, vorrei che ritornasse da questo suo lungo, sconosciuto, viaggio. Devo rassegnarmi, so bene che non è possibile! L'alzheimer me la sta portando via. Mia madre si sta spegnendo, come una candela, giorno dopo giorno e niente sarà mai più come prima!


Il morbo di Alzheimer Per "demenza" si intende un declino progressivo delle facoltà mentali che in un più o meno lungo intervallo di tempo causa gravi handicapp all'individuo e circa il 70% delle demenze progressive dell'adulto sono causate dalla malattia di Alzheimer. I pazienti con la malattia di Alzheimer giungono negli stadi avanzati della patologia a non poter più svolgere nessuna attività autonoma, vivendo uno stato di assoluta dipendenza dai familiari o dal personale sanitario. Sembrerebbe che la malattia di Alzheimer insorga perché la elaborazione di alcune proteine cerebrali a livello cellulare avvenga in modo alterato, portando all'accumulo di una proteina tossica nelle cellule e negli spazi intercellulari.

Olanda, si stima che il numero di malati oscilla dal 4,1 all’8,4 per cento delle persone con più di 65 anni. Oggi in Italia i malati di Alzheimer sono circa 450 mila, di cui 60 mila in Lombardia. Si prevede, però, che il loro numero raddoppierà nel 2020. Sintomi La malattia si manifesta inizialmente con amnesie (perdite di memoria), di cui si rendono conto più i familiari che il paziente stesso. Con il tempo altre funzioni neurologiche progressivamente vengono perse, compare difficoltà nel riconoscimento di oggetti usuali (aprassia) con impossibilità di utilizzo adeguato degli oggetti stessi, alterazione dell'umore, alterazione della capacità di giudizio. Diagnosi Non esiste un test che dia la certezza di malattia di Alzheimer, la diagnosi viene fatta per probabilità escludendo altre cause di demenza. Si basa su: 1. accertamento dello stato di demenza con test psicometrici specifici 2.presenza di grave deficit di memoria 3. osservazione che il deficit di memoria e la demenza non sono insorti rapidamente o acutamente ma durante un periodo di anni.

A livello cerebrale si rileva una progressiva atrofia della corteccia cerebrale per perdita di neuroni, nell'ippocampo e nelle corteccia implicata nei processi cognitivi e nella memoria. Si è visto che i neuroni che vengono persi durante il progredire della malattia sono in gran parte di tipo colinergico (utilizzano acetilcolina come neurotrasmettitore). Esistono forme familiari di malattia di Alzheimer, dovute a mutazioni cromosomiche, in cui l'esordio può essere particolarmente precoce. Quanti sono i malati di Alzheimer Per molte ragioni, non ultima la mancanza di test diagnostici specifici e affidabili, è difficile fornire dati precisi quanto quelli relativi ad altre malattie. Sulla base di studi condotti in Italia, Giappone, Gran Bretagna e

Bisogna escludere, per la diagnosi di malattia di Alzheimer, che i sintomi siano insorti associati a deficit motori o sensitivi o a vertigini e segni di compromissione dell'equilibrio. In seguito vengono effettuati accertamenti strumentali (Tac, Rmn) che evidenzieranno l'atrofia della corteccia cerebrale. Terapia I farmaci attualmente in uso (tacrina, donepazil) inibiscono l'enzima che metabolizza l'acetilcolina e pertanto rendono il neurotrasmettitore più disponibile a livello cerebrale. Rendono più lenta la progressione della malattia, ma quando i neuroni colinergici degenerano del tutto, l'azione dei farmaci si perde.

Alois Alzheimer (1864-1915) lo scopritore della malattia, che fu descritta per la prima volta nel 1906

La ricerca Diagnosi di Alzheimer 10 anni prima La diminuzione della materia grigia in alcune aree specifiche del nostro cervello può denunciare lo sviluppo del morbo di Alzheimer con largo anticipo. A sostenerlo è un team di ricercatori del Massachusetts General Hospital che ha analizzato tramite una risonanza magnetica il cervello di 65 volontari in buona salute di mezza età per verificare lo spessore e le dimensioni complessive di alcune aree del cervello. Stando ai risultati, pubblicati sulla rivista specializzata Neurology, fra chi mostrava dimensioni superiori alla media nessuno ha sviluppato l'Alzheimer nel corso dello studio, cosa che è invece accaduta per il 20 per cento di coloro che avevano dimensioni nella media e per il 55 per cento di quelli con dimensioni inferiori alla media. “Abbiamo usato le informazioni che avevamo sugli effetti dell'Alzheimer sul cervello determinando che in molti casi quelli che sviluppano la malattia hanno una piccola diminuzione delle aree cerebrali molto prima che ci siano i sintomi. Una volta confermata su un numero maggiore di pazienti l'informazione può essere usata per la diagnosi precoce", hanno dichiarato gli autori della ricerca.

Alcuni siti utili http://www.alz.ch/i/html/ http://www.orpha.net/consor/cgi-bin/OC_Exp.php?lng=IT&Expert=60974 http://www.zh.pro-senectute.ch/ l’altraitalia 7


C.da Santa Croce, 86 62026 San Ginesio (MC) Tel. e Fax.: 0039 733 656 315 L’azienda “Silvia” produce pasta all’uovo, insaccati di maiale con metodi tradizionali, vino bianco, vino rosso, olio; inoltre si allevano animali di bassa corte e si coltivano ortaggi e cereali. L’ultima attività intrapresa è stata proprio la produzione di pasta all’uovo (Pasta di Celiano); intrapresa dal giovane Diego Luciani. La tradizione della pasta è sempre esistita in casa Luciani, tramandata dalle nonne, che con il matterello e la tavola di legno, non perdevano occasione per fare deliziose paste come le tagliatelle, i maccheroncini, le pappardelle. Diego affascinato da questa arte, ha voluto diffondere la tradizione della pasta dell’entroterra marchigiano, in Italia e all’estero. Il laboratorio è stato realizzato nella località di Celiano, comune di San Ginesio, posto incontaminato, vicino ad un bosco, luogo che si distingue per l’aria pura, il clima salubre, la campagna ridente e l’invidiabile tranquillità. Vengono così prodotte diverse tipologie di pasta: i conchiglioni, i gigli, i maccheroncini, le tagliatelle, gli strozzapreti, le pappardelle e le mezze maniche. La pasta è prodotta con la semola di grano duro e uova fresche; l'essiccazione è molto lenta e a bassa temperatura.

www.agriturismosilvia.it


Referendum Questo sconosciuto Referendum Gli italiani saranno chiamati a votare sul referendum che riguarderà tre temi:

1- LA PRIVATIZZAZIONE DELL'ACQUA 2 - IL NUCLEARE 3 - IL LEGITTIMO IMPEDIMENTO Il referendum abrogativo, in quanto tale, richiede all'elettore di esprimere la propria preferenza sull'eventualità di abrogare una determinata legge. È uno strumento importantissimo attraverso cui il corpo elettorale viene consultato direttamente su temi specifici; è uno strumento di democrazia diretta perchè da la possibilità agli elettori di fornire il proprio parere, o la propria decisione, in merito ad un particolare tema di riforma. Le tematiche in questione sono estremamente importanti, segnano un vero e proprio spartiacque politico ed economico nella società attuale, e richiedono pertanto la massima partecipazione al voto. È bene, dunque, ricordare su quali leggi si dovrà intervenire. Secondo quanto evidenziato in un recente sondaggio la percentuale di chi conosce i quesiti referendari pare essere bassissima. I quesiti in discussione sono quattro: due riguardano la privatizzazione dell'acqua (modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica; e determinazione della tariffa del servizio idrico integrato in base all’adeguata remunerazione del capitale investito) Uno riguarda una abrogazione parziale di norma circa le nuove centrali per la produzione di energia nucleare. Anche l'ultimo riguarda l'abrogazione parziale di norme, nella fattispecie la legge 7 aprile 2010, n. 51 in materia di legittimo impedimento del Presidente del Consiglio dei Ministri e dei Ministri a comparire in udienza penale. (Fonti: Ministero dell'interno: http://www.interno.it/mininterno/export/sites/default/it/sezioni/sala_stampa/notizie/elezioni/00820_2011_04_05_re ferendum.html) I primi due quesiti riguardano l’abrogazione di alcune norme - decise dal Governo - riguardanti la gestione privata dell’acqua. Se vince il SI, la norma viene abrogata e tutto resterebbe così com'è; al contrario se dovesse vincere il NO si corre il rischio di vedere “privatizzata” la gestione di un bene primario, che è l'acqua, con tutti i rischi che ciò comporta in termini di costi e qualità del servizio idrico. Il terzo quesito prevede la cancellazione di numerose norme contenute in una serie di provvedimenti che il Governo Berlusconi ha predisposto per il rilancio del nucleare italiano. Come tempestivamente ricordatoci dai nostri ministri è importante “non farsi coinvolgere emotivamente dagli eventi catastrofici che si sono susseguiti in Giappone”, ma è evidente come questa immane sciagura abbia riportato all'attenzione dei popoli i rischi che le centrali nucleari - sebbene all'avanguardia - comportano, senza contare l'annoso problema dello smaltimento delle scorie nucleari. Se vince il SI le centrali nucleari NON verranno costruite, se invece vince il NO il Governo ha il via libera nella costruzione di centrali nucleari. Il quarto quesito riguarda l’eliminazione della legge n.51 del 2010 riguardante il legittimo impedimento del Presidente del Consiglio dei Ministri e dei Ministri a comparire in udienza penale. Se vince il SI, la legge viene abrogata e il diritto attualmente esercitabile di NON comparire in un'udienza penale decade. Se vince il NO la legge rimane quale e tale. Se non viene raggiunto il quorum del 50% + 1 degli aventi diritto al voto, il referendum abrogativo non sarà valido. In questo modo decade la volontà popolare e le leggi proseguiranno per il loro iter consueto. l’altraitalia 9


REFERENDUM

dalla Redazione

Il referendum è uno strumento di esercizio della sovranità popolare, sancita all'art. 1 della Costituzione della Repubblica Italiana . Il referendum è una consultazione popolare su un quesito specifico.

Se vince il SI il popolo avrà deciso per l'abrogazione della legge ed il Parlamento non potrà emettere un provvedimento analogo a quello abrogato. Per quanto tempo ciò non posso avvenire non è tuttavia chiaro.

L'esito referendario, espressione di questa sovranità, è una fonte del diritto primaria che vincola i legislatori al rispetto della volontà del popolo. Hanno diritto di partecipare al referendum tutti i cittadini chiamati a eleggere la Camera dei deputati. La proposta soggetta a referendum è approvata se ha partecipato alla votazione la maggioranza degli aventi diritto al voto, cioè il 50 per cento più uno. Non si tiene conto delle schede bianche o nulle.

Se vince il NO il popolo avrà deciso che le leggi non vanno abrogate e non potrà essere indetto un altro referendum sullo stesso tema se non saranno trascorsi 5 anni.

Nel caso contrario il referendum viene annullato per mancato raggiungimento del quorum. Le tipologie di referendum contemplate dalla Costituzione Italiana sono 4: il referendum abrogativo, quello costituzionale, il referendum sulla fusione o creazione di nuove regioni ed il referendum sul passaggio di un comune/provincia da una regione all'altra. Il più importante e conosciuto (ma anche il più controverso) fu quello che si svolse il 3 giugno 1946 quando gli italiani furono chiamati a votare per scegliere tra monarchia e repubblica. Il referendum del 12 e 13 giugno 2011 è un referendum abrogativo: si chiede ai cittadini di cancellare, totalmente o parzialmente, una legge ordinaria. Questo tipo di referendum richiede, per essere valido, il raggiungimento del “quorum”: devono partecipare al voto il 50% + 1 degli aventi diritto. Se il quorum non fosse raggiunto, il risultato del referendum non ha alcuna validità. Il periodo in cui è possibile svolgere questo tipo di referendum va tra il 15 aprile ed il 15 giugno.

DIVORZIO Poco dopo l'approvazione (1970) della legge di attuazione del referendum, comincia la raccolta delle firme per abrogare la legge sul divorzio. Per il primo scioglimento anticipato di ambedue le Camere, il voto slitta al 12 maggio 1974. Vincono i “no”, con il 59,3 per cento. I PRIMI REFERENDUM RADICALI L'11 giugno 1978 si vota sulla legge Reale (ordine pubblico) e sul finanziamento pubblico dei partiti. Vincono ancora i “no”. La Consulta ne aveva respinti altri quattro e due erano saltati per la modifica delle leggi. PRO E CONTRO L'ABORTO Il 17 maggio 1981 i referendum sono cinque: due sull'aborto (uno radicale per l'allargamento, l'altro, del Movimento per la vita, per la restrizione). Gli altri tre vogliono abrogare la legge Cossiga sull'ordine pubblico, l'ergastolo e il porto d'armi. Ancora una volta vittoria dei “no”. IL PRIMO REFERENDUM ECONOMICO Il 9 giugno 1985, si vota sulla proposta di abrogare il taglio dei l’altraitalia 10

punti di scala mobile, deciso dal governo Craxi. Le firme sono raccolte dal Pci. Anche in questo caso la vittoria andrà ai “no”, con il 54,3 per cento. NUCLEARE L'8 novembre 1987 si vota per cinque referendum, tre dei quali sul nucleare (Cernobyl è del 1986). Gli altri due su responsabilità civile dei giudici e commissione inquirente. Per la prima volta vincono i “sì”, in tutti e 5 i casi. FALLIMENTO PER I REFERENDUM AMBIENTALISTI Il 3 giugno 1990, si vota su tre referendum di iniziativa ecologista, due sulla caccia e uno sui pesticidi. I “sì” sono più del 90%, ma il numero dei votanti non raggiunge il 50%, il quorum necessario affinché la consultazione sia valida. IL PRIMO REFERENDUM SU LEGGI ELETTORALI Il 120 giugno 1991 si vota per abrogare le preferenze elettorali. Respinte dalla Consulta altre due richieste (sistema elettorale di Senato e Comuni), presentate da Segni. I “sì” sono il 95,6%, i votanti il 62,2%, fallisce quindi l'invito di Craxi ad «andare al mare». “PICCONATE” AL SISTEMA ELETTORALE Il 18 aprile 1993 si vota su otto referendum. Gli elettori rispondono con otto “sì”. Il voto più importante è quello che modifica in senso maggioritario la legge elettorale del Senato. Aboliti tre ministeri (Agricoltura, Turismo e Partecipazioni statali), il finanziamento pubblico dei partiti, le nomine politiche nelle Casse di Risparmio. I REFERENDUM SULLATV L'11 giugno 1995 si vota per 12 referendum. Il “no” vince sui tre quesiti più importanti che riguardano la legge Mammì, e sulla richiesta di modificare il sistema elettorale per i comuni.


STAVOLTATUTTIALMARE Il 15 giugno 1997 niente quorum per i sette referendum superstiti (dei 30 iniziali). Si vota su Ordine dei giornalisti, “golden share”, carriera e incarichi extragiudiziari dei magistrati e altri argomenti minori. FALLITO PER POCO IL REFERENDUM SUL PROPORZIONALE Il 18 aprile 1999 il referendum per l'abolizione della quota proporzionale nel sistema elettorale per la Camera fallisce per pochissimo. Votano solo il 49,6%. Tra i votanti il “sì” ottiene il 91,5%. Errore di previsione dell'Abacus, le cui prime proiezioni danno per raggiunto il quorum. NEL 2000 QUORUM LONTANISSIMO Si vota per sette referendum abrogativi. Nessuno di loro raggiunge il quorum. La percentuale dei votanti oscilla tra il 31,9 e il 32,5%. Il “sì” ha comunque la maggioranza nei referendum per l'elezione del Csm, gli incarichi extragiudiziali dei magistrati, la separazione delle carriere, i rimborsi elettorali, le

trattenute sindacali e l'abolizione della quota proporzionale. Sono invece di più i “no” nel referendum sui licenziamenti. ECOLOGIAE LAVORO Nel 2003 si vota per l’estensione del diritto al reintegro nel posto di lavoro per i dipendenti licenziati senza giusta causa e per l’abrogazione dell’obbligo per i proprietari terrieri di dar passaggio alle condutture elettriche sui loro terreni. Solo il 25,5% degli aventi diritto si recano alle urne. PROCREAZIONEASSISTITA Nel giugno 2005 si vota per abrogare parti della legge 40 sulla procreazione assistita, ma il quorum non è raggiunto. Si reca alle urne solo il 25,5% degli elettori, una prova del successo della nuova strategia dei contrari ai quesiti: invitare all’astensione piuttosto che a votare No. Una strategia, inventata dalle lobbies dei cacciatori e degli agricoltori nel 1990 e resa palese da Craxi nel 1991, ma che diventa consapevole proprio in quest’occasione quando la Chiesa si mobilita per l’astensione che, nelle

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sue conseguenze politiche, assume quindi valore di voto mettendone a rischio la segretezza. Per di più l’operato degli uomini di Chiesa violava anche l’art. 98 del Testo Unico delle leggi elettorali, che vieta ai ministri di qualsiasi culto di “indurre gli elettori all’astensione”. REFERENDUM ELETTORALI Il 21 e 22 giugno 2009, dopo l’approvazione di una legge ad hoc che consente di tenere la consultazione referendaria anche dopo il limite temporale del 15 giugno si tengono 3 referendum che, se vittoriosi, avrebbero modificato il sistema elettorale italiano attribuendo il 55% dei seggi al partito, e non alla coalizione, che avesse ottenuto la maggioranza relativa dei voti. Il terzo quesito chiede invece di rendere impossibile le candidature di una stessa persona in più collegi. Nonostante la vittoria dei sì (78% ai primi 2 quesiti e 87% al terzo), la votazione non ha effetto perché solo il 23% degli elettori ritira la scheda. Si tocca così il punto più basso di partecipazione nella storia del referendum abrogativo italiano.


REFERENDUM

di Manuel Figliolini

saranno in grado di soddisfare il 61% della domanda di energia primaria del Paese. Il resto della domanda sarà coperto principalmente dal gas. Il carbone fornirà un contributo del tutto trascurabile; 3) Il settore elettrico continuerà ad essere il precursore della rivoluzione energetica. Entro il 2050, il 76% dell’energia elettrica prodotta in Italia arriverà da fonti rinnovabili; Alla domanda “perché il nucleare”? Molte persone rispondono: “perché adesso l’energia in Italia costa troppo”. Ma davvero “costa troppo”? Se veramente costasse tanto, non inizieremmo singolarmente ad adottare accorgimenti tali che sfocino in un vero risparmio energetico? È vero anche che oggi, nella nostra quotidianità, niente si spegne … al massimo rimane in stand-by (televisori, lettori dvd, microonde, ecc.) e, di conseguenza, la nostra necessità energetica è aumentata. L’energia nucleare è veramente l’unica soluzione che abbiamo per riscontrare un risparmio economico? Si fanno sempre più alte le voci che propongono come alternativa le “energie rinnovabili” … le voci si potranno fare più alte ma ho bisogno di chiarimenti. Li chiedo ad Andrea Boraschi, Responsabile Campagna Clima ed Energia di Greenpeace Italy. Innanzittutto grazie per il tempo concessomi signor Boraschi; sempre più intorno a me sento parlare di energie rinnovabili, ma cosa sono? Sono da considerarsi energie rinnovabili quelle forme di energia originate da fonti che si rigenerano o non sono “esauribili”, se non in una prospettiva temporale superiore a quella umana e il cui utilizzo non

pregiudica le risorse naturali per le generazioni future. Sono dunque considerate “fonti di energia rinnovabile” il sole, il vento, il mare, il calore della Terra. Quindi sole, vento, mare e Terra potrebbero, in futuro, fornire all’Italia l’indipendenza energetica? Per rispondere a questa domanda Greenpeace ha elaborato, con il supporto tecnico del prestigioso Istituto di Termodinamica del Centro Aerospaziale Tedesco (DLR), uno scenario, “Energy [R]evolution Italia”, che descrive una trasformazione profonda verso un futuro energetico pulito per il nostro paese. L’Italia potenzialmente può ridurre le proprie emissioni di CO2 del settore energetico del 70% entro il 2050 rispetto ai livelli del 1990, senza fare ricorso al nucleare. Oggi il contributo delle rinnovabili alla domanda di energia primaria in Italia è pari all’8%. Circa il 92% del fabbisogno di energia primaria in Italia deriva, dunque, da fonti fossili inquinanti. Energy [R]evolution prevede una trasformazione profonda dell’attuale situazione in un sistema sostenibile, con una azione che prevede sette direttrici: 1) Misure di efficienza energetica permetteranno di ridurre l’attuale domanda di energia primaria di circa il 32% al 2050; 2) Entro il 2050, anche in virtù di questa riduzione, le fonti rinnovabili l’altraitalia 12

4) Nella produzione di calore, il contributo delle fonti rinnovabili può crescere fino al 64% al 2050; 5) Anche nel settore dei trasporti, le fonti rinnovabili potranno dare un contributo rilevante, superando il 50% al 2050 grazie all’adozione su vasta scala di mezzi di trasporto elettrici; 6) Le emissioni di CO2 dell’Italia, nello scenario Energy [R]evolution, diminuiranno di circa il 71% rispetto al 1990. Le emissioni annue pro capite verranno ridotte da 7,6 tonnellate a 2,1 tonnellate; 7) Il vasto dispiegamento delle tecnologie rinnovabili aumenterebbe sensibilmente il costo della produzione di energia elettrica nel breve periodo (+0,5 eurocent/kWh nel 2015 rispetto al tendenziale), ma porterebbe vantaggi nel medio termine, con risparmi di oltre 4 eurocent/kWh rispetto al tendenziale nel 2050. Greenpeace é un organizzazione mondiale ambientalista, allargando il campo, pensa che queste energie “naturali” siano adottabili da tutti i paesi del mondo? In larghissima misura si. L’efficacia delle tecnologie che sono alla base delle energie rinnovabili è destinata ad accrescersi ancora molto nei prossimi anni; questo vale particolarmente per le fonti più “giovani”, solare fotovoltaico, eolico e correnti


marine. Si pensi, ad esempio, che l’efficienza media di un buon pannello fotovoltaico è oggi del 18%, ma la Nasa utilizza già pannelli per i satelliti con un efficienza del 40%. È in questa misura ulteriore di crescita tecnologica che risiede gran parte della potenzialità delle rinnovabili. Ma bisogna avere più coraggio e determinazione nell’investire in ricerca. In ogni caso, è possibile sin da oggi spostare la produzione su fonti energetiche pulite. La Germania, che certo non è paragonabile all’Italia quanto a irraggiamento solare, ha oggi una potenza installata di fotovoltaico pari a 16.500 MW. L’energia ricavata dal sole riesce a contribuire in maniera consistente al fabbisogno nazionale di energia elettrica (un fabbisogno doppio rispetto a quello dell’Italia), con picchi del 13% di alimentazione della rete. Mentre in Italia il governo nazionale affossa il comparto delle energie da fonte rinnovabile, in Germania si punta ad avere, da quel settore, il 40% della produzione elettrica al 2020. E una percentuale superiore all’80% al 2050. Andrea Boraschi, Responsabile Campagna Energia e Clima Greenpeace Italia

Parlando di costi, a parità di energia fornita, i costi di gestioni degli impianti di energia rinnovabile come sono confrontandoli con quelli delle centrali nucleari? Diversi studi indicano come oggi il nucleare sia l’energia più costosa in assoluto. I costi di costruzione di un singolo reattore di ultima generazione si aggirano sui 7 miliardi di euro. E quelli di decommissioning sono in larga misura ancora da valutare e hanno una durata temporale superio-

re al secolo, includendo il trattamento e lo stoccaggio delle scorie. Non esiste nessun altro ciclo industriale, al mondo, che preveda ricadute economiche che si protraggono così a lungo e in maniera così imprevedibile e ingente. Negli Stati Uniti è appena fallito il più costoso progetto pubblico di ricerca della storia USA, quello di Yucca Mountain, costato 80 miliardi di dollari. Si voleva individuare un sito che fosse massimamente sicuro per lo stoccaggio di lunghissimo periodo; infine si è dovuto ammettere che le tecnologie attualmente a nostra disposizione non consentono di depositare i materiali radioattivi derivati dal ciclo energetico nucleare in completa sicurezza. In Italia, benché pochi lo sappiano e ancor meno siano quelli che intendono ricordarlo, i consumatori pagano circa 300 milioni l’anno, ancora oggi, tra i vari costi di bolletta elettrica, per lo smantellamento dell’esiguo parco nucleare avviato nel ’63 e terminato definitivamente nel 1990. Perché gli italiani che vivono all’estero, anche in paesi dove il nucleare é attivo da anni, nel referendum di giugno dovrebbero votare contro il nucleare? Detto senza retorica, se i nostri concittadini all’estero sentiranno il bisogno di esprimersi sui quesiti referendari sarà perché hanno ancora a cuore le sorti del loro paese d’origine. E credo che pensare responsabilmente e amorevolmente al futuro dell’Italia voglia dire anche immaginare una realtà lontana, lontanissima da disastri quali quelli di Cernobyl e Fukushima. Quanto forse si deciderà riguardo al nostro paese, poi, avrà un valore politico a livello europeo e probabilmente mondiale. Siamo la settima potenza industriale al mondo: le nostre scelte in ambito energetico non sono cruciali ma sono certamente rilevanti e significative. Cosa comporta il nucleare ambientalmente parlando? I disastri del nucleare, in termini di ricaduta ambientale, oramai sono largamente conosciuti e acquisiti da chiunque voglia prestare minima onestà intellettuale alla questione. Si racconta assai meno che dietro i programmi nucleari ci sono spesso, l’altraitalia 13

oltre ai grandi player del mercato energetico, anche le più importanti industrie dell’acciaio e del cemento, che dalla costruzione delle centrali ricavano enormi profitti. L’acciaio e il cemento, per un singolare circolo vizioso, sono tra le industrie con le maggiori emissioni di gas serra e presentano cicli produttivi altamente impattanti. Anche l’estrazione dell’uranio, che serve per alimentare le centrali, è tutto fuorché a costo zero, in termini di emissioni. Dunque quanto dicono i nuclearisti, che l’energia che viene dall’atomo riduce le emissioni di gas serra, è vero solo in misura relativa. E fa del nucleare una soluzione affatto preferibile alle rinnovabili, oltre che, lo ripeto, estremamente pericolosa.

È di poco tempo fa la decisione del Governo di soprassedere sul programma nucleare, questa decisione governativa che influenza avrà, o vuole avere, sul referendum di giugno? Si tratta platealmente di un trucco di bassa lega. Lo ha detto espressamente il Presidente del Consiglio: non intendono abbandonare i programmi sul nucleare, intendono solo dilazionarli per sottrarsi a un voto che manderebbe definitivamente in soffitta i loro progetti. Non sappiamo ancora se il referendum si terrà: ma già sappiamo che l’attuale esecutivo vuole riavviare un programma per l’energia industriale. Alla luce di quanto appena occorso a Fukushima, mi sembra, ciò, motivo sufficiente per insistere in una vasta mobilitazione delle coscienze che ribadisca il no dell’Italia all’atomo.


REFERENDUM

Ma andiamo con ordine. Il 12 e 13 giugno gli italiani erano originariamente chiamati a votare per 3 temi: energia nucleare, servizi idrici e legittimo impedimento. Con la moratoria di cui sopra sembra che il nucleare sia stato eliminato dalla consultazione, ma vedremo poi che non è proprio così.

La vecchietta che aspettava l'autobus a pochi metri da me qualche giorno fa, sfogliando un free press che titolava “Stop al nucleare” commentava soddisfatta: hanno fatto bene! Come spiegarle che, avendo detto temporaneamente no al nucleare, il Governo ci ha solo tolto (forse) la possibilità legittima, alcuni lo chiamerebbero diritto, di prendere un decisione che sarebbe stata valida per gli anni a venire? Non bastasse l'evidenza ci ha pensato Berlusconi pochi giorni fa a sottolineare che la moratoria sul nucleare è “una scelta di opportunità, per evitare di prendere decisioni sull'onda dell'emotività che avrebbero potuto compromettere il futuro energetico del Paese” e aggiungendo: “se fossimo andati oggi a quel referendum, il nucleare in Italia non sarebbe stato possibile per molti anni a venire. Abbiamo introdotto questa moratoria responsabilmente, per far sì che dopo un anno o due si possa tornare a discutere con un'opinione pubblica consapevole”. Alla faccia della democrazia, della Costituzione e della sovranità (presunta) popolare, se questi termini non fossero ormai stati quasi svuotati completamente del loro significato.

Parliamo però un attimo degli altri due temi (su tre quesiti) che sono ancora oggetto di referendum e dei quali si è detto pochissimo, probabilmente per il clamore suscitato dalla tragedia giapponese e il relativo concentrarsi su questo problema, ma forse anche perché di legittimo impedimento sono in molti a non voler sentir parlare. Il referendum sui servizi idrici (quesiti numero 1 e 2) disciplina la questione della cosiddetta acqua pubblica, ossia la possibilità che la gestione dei servizi idrici sia affidata ai privati e che questi ne ottengano i relativi profitti. Il punto in questione è l'acqua come diritto dei cittadini, un bene comune la cui gestione va affidata allo Stato, e non come una merce di scambio al pari di tutte le altre, come il decreto Rochi, di cui con questo referendum si chiede l'abrogazione, invece sostiene.

Una questione fondamentale che perfino l'Onu ha regolamentato definendo: “il diritto all'acqua potabile, è un diritto umano essenziale al pieno godimento della vita e di tutti i diritti umani”. l’altraitalia 14

Il referendum sul legittimo impedimento (quesito 4) consentirebbe, con vittoria dei Sì, di portare all’abolizione della norma “salva Premier e Ministri”, liberi di non comparire in tribunale in udienze penali se impegnati in compiti istituzionali. E veniamo alla tanto discussa consultazione sull'energia nucleare (quesito 3). Il quesito chiede di abolire il piano per la costruzione delle centrali nucleari in Italia. Apparentemente, come accennato, questo punto del referendum non c'è più, o meglio questo è quello che si evince dai telegiornali, perché sarebbe stata indetta una moratoria che blocca (sospende in realtà per un paio d'anni) il piano, in attesa di “acquisire ulteriori evidenze scientifiche” sui rischi connessi all'energia nucleare. Non è questa la sede per soffermarsi sul perché da tutti i punti di vista l'energia nucleare non sia una scelta sostenibile (o consigliabile) per il nostro Paese (rischio sismico, produzione di scorie di fatto impossibili da eliminare ecc.), ma preme osservare che la moratoria è al momento solo un pezzo di carta che ha avuto molto eco sui media, ma ha nei fatti poco valore effettivo. Al contrario di quanto si dica, il referendum sul nucleare ad oggi che io scrivo, è ancora in piedi e, senza addentrarsi in complicati iter legislativi, se il decreto che lo sospende non verrà convertito in legge in tempi stretti (e questo comprende anche la firma del Capo dello Stato oltre a prevedibili questioni di incostituzionalità) decadrà. Il decreto è quindi una pezza messa lì in fretta e furia da un lato per evitare in buona sostanza che gli italiani dicano ancora una volta No al nucleare (sono in ballo contratti e interessi economici enormi), dall'altro per far perdere interesse e quindi peso a questo refe-


rendum facendo così in modo che la gente a votare non ci vada proprio e così non si raggiunga nemmeno il quorum sul legittimo impedimento, punto che invece sta più a cuore ai nostri politici. Legittimo impedimento del quale non parla nessuno.

Se poi aggiungiamo che per metà maggio è previsto un decreto per creare un'autorità delle acque che andrà a gestire al posto dei privati gli acquedotti e i relativi profitti, si capisce come il Governo stia tentando di mettere un'altra pezza anche ad altri due quesiti che interessano potenzialmente molti i cittadini, quelli sull'acqua. L'hanno definito scippo delle democrazia. È un tentativo, una serie di sottili manovre per convincere gli italiani che il 12 e 13 giugno è meglio andare al mare, tanto non c'è niente di importante su cui votare, se l'acqua e il nucleare le ha già così brillantemente risolte il nostro Governo, qual'era quell'altro quesito … legittimo impedimento? Mai sentito.

competente, il plico elettorale contenente le schede e le istruzioni sulle modalità di voto. Le schede votate dagli italiani residenti all’estero pervenute ai Consolati entro le ore 16.00 del 9 giugno 2011 saranno trasmesse in Italia, dove avrà luogo lo scrutinio.

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Al momento in cui scrivo queste sono le notizie più attuali che abbiamo. Come già detto, il referendum sul nucleare, anche se stanno cercando in tutti i modi di evitarlo, probabilmente ci sarà, quello sull'acqua non riusciranno quasi sicuramente a eliminarlo, ma al di là di tutto, sul legittimo impedimento si voterà comunque. Informatevi da qui al 12 giugno sulle mosse più o meno legali che il nostro Governo sta mettendo in pratica per toglierci questo referendum o almeno convincerci che non è il caso di partecipare. E poi, il 12 e 13 giugno, andate al mare certo, ma andate anche a votare. Vota Sì per dire No è uno slogan che da giorni fa parte del tam tam della rete. Votate non solo per decidere del vostro (nostro) futuro, ma anche per dare il messaggio che non ci possono strappare così, con manovrine di bassa lega, il nostro sacrosanto diritto a dire la nostra.

Per fermare il piano energetico basato sull'energia nucleare, evitare che speculino sul vostro diritto all'acqua, fare in modo che i politici, Berlusconi in primis, si prendano le loro responsabilità come comuni cittadini e non adducano impedimenti (presunti) istituzionali alla partecipazione ai processi che li vedono imputati, il 12 e 13 giugno almeno 25 milioni di italiani (la metà degli aventi diritto al voto) deve recarsi alle urne e dire Sì. Andateci anche voi. Non lasciatevi convincere che non ha importanza, che è tutto risolto, che il referendum non c'è più. Le urne rimarranno aperte in Italia il 12 giugno dalle ore 8.00 alle 22.00 e il 13 giugno dalle ore 7.00 alle 15.00.

Anna Pompei Ruedeberg: un volto nuovo, una donna moderna a difesa dei diritti degli italiani all'estero. Nata a Roma, Anna Pompei Ruedeberg è emigrata in Svizzera, dove svolge la sua attività di pediatra presso le Cliniche Universitarie di Berna. Da sempre attenta ai problemi dell'integrazione degli italiani in Svizzera ha ricoperto la carica di Vicepresidente della Commissione federale della Migrazione (CFM) dal 2001 al 2007. Gli stessi Grandi Elettori italiani in Svizzera l'hanno scelta nel 2004 come Consigliere del CGIE Consiglio Generale degli Italiani all'Estero. Protagonista attiva della costituzione del PD in Svizzera, del quale è Presidente, conduce enormi battaglie per affermare il diritto dei giovani e delle donne ad essere parte decisionale della società. È Presidente uscente e Vicepresidente del’ Associazione delle Donne Italiane in Svizzera per le Pari Opportunità ADISPO. Forte è stato negli anni il suo impegno nel volontariato svolto in favore della nostra emigrazione con speciale riguardo agli anziani ed alle famiglie con disagi psico-sociali. Dal 1990 è Presidente del Centro Familiare Emigrati ACFE sostenuto dai Mis-sionari dei Cantoni di Berna e Soletta. È Presidente dell’UNITRE (Università delle Tre Età) di Berna.

I cittadini italiani residenti all'estero iscritti all'AIRE possono votare per corrispondenza. Questi elettori riceveranno a domicilio, da parte dell’Ufficio Consolare l’altraitalia 15


dalla Redazione

Come riesci a conciliare la tua vita privata, la vita professionale e i tanti impegni in ambito sociale e politico? La spiegazione che mi viene più spontanea è articolata su 2 punti forti della mia storia: la grande passione verso “gli altri” e quella per la medicina correlato da un attaccamento direi irriducibile nei confronti della famiglia e dei figli. Per gestire il tempo di studio che non posso e non devo mai interrompere, quello del lavoro e di una grande famiglia di origine italiana, completato in seguito dal ruolo di genitore in emigrazione, ho dovuto sviluppare due metodiche: quella del presto e bene e quella dell'organizzazione. Amo lo studio, il lavoro, la cultura storica e quella domestica allo stesso modo e con lo stesso entusiasmo. Se tutto funziona l'energia circola e si rigenera, se l'organizzazione rischia di andare in “tilt” ci sono sempre state le valvole di sicurezza: un sonno quasi sempre rigeneratore, un piatto di pasta al lume di candela, la presenza di mio marito e dei miei figli e la consapevolezza di aver dato senza fare i conti della spesa sul mio tempo che sul mio impegno. Quali sono state le motivazioni che ti hanno spinto ad accettare impegni così onerosi? Ho cominciato la mia vita professionale con un marito e 2 figli conducendola con un ritmo evidentemente intenso!Quando i figli hanno iniziato la loro vita fuori dalla casa genitoriale non ho fatto altro che trasferire il tempo nell'impegno verso quei temi di studio e quei gruppi di persone che mi attiravano e che in modo recipro-co portavano ad un arricchimento personale: Commissione per gli Anziani Alter und Migration di Berna, Commissione Federale degli Stranieri di cui sono stata per 6 anni vice presidente, Consultorio Centro Familiare di

Berna, UNITRE, Consiglio Generale degli Italiani all'Estero, e negli ultimi anni anche la politica. Ho sempre pensato che la deontologia medica che mi ha forgiata come “medicus” potesse essere applicata a vantaggio della conduzione politica dei cittadini. Per questo motivo mi sono impegnata nel Partito Demo-cratico, il cui Codice Etico corri-sponde alla mia ideologia medica, cristiana, ma soprattutto civile. Oggi l'universo femminile si interroga sul ruolo della donna nella società e sulle difficoltà da affrontare. È possibile, secondo te, fare un passo avanti verso la comprensione del nostro valore? La speranza è grande e forte: il percorso per noi italiani è più duro che per altri popoli europei o transatlantici. Nella società italiana se da un lato vi è il grande rispetto per il ruolo materno, la nostra mentalità è stata portata a considerare la donna come suo terreno di conquista e fa fatica a mettere a fuoco il ruolo attivo della donna nella società. Si tratta dunque di un passaggio tanto inevitabile ed irreversibile quanto difficile e lungo. Il futuro prevede inevitabilmente la riduzione dei privilegi legati al potere e una la ridistribuzione delle responsabilità socio-politiche che dovrebbero realizzarsi con una equità che rispetti sia i generi che le competenze. Per noi donne vale la pena impegnarsi di continuo, con metodiche serie e rispettose di tutti anche in questo percorso che si volge soprattutto in favore delle nuove generazioni di italiane e italiani. Qual'è la tua posizione per quanto attiene ai tre quesiti proposti dal referendum del 12 giugno? Come cittadina amaramente so che in questo mondo non c'è giustizia,

ma mai ho cambiato il mio modo di pensare: non ci sono compromessi per difendere la giustizia e per la giustizia sono pronta ad ogni battaglia. Ricordiamo che la parola Giustizia nella Bibbia non a caso, è sinonimo di Santità! Ma non solo, secondo la nostra Costituzione conquistata con l'eroismo di molti uomini e molte donne, la Legge è e rimane uguale per tutti. Come madre auguro l'accesso all'acqua a tutti i figli della terra, penso non solo alla nostra terra che avanza nel mediterraneo, ma anche alle speculazioni sull'acqua del Nilo, l'acqua è un patrimonio inalienabile di ogni popolo e la sua distribuzione deve essere realizzata senza speculazioni di sorta. Come medico per me non ci sono compromessi nell'ottenimento di un'energia rispettosa dell'uomo e del suo ambiente terra. La creazione di energia deve essere scevra da ogni speculato economico. I percorsi per ottenerla possono essere molteplici e per questo motivo la realizzazione di energie pulite deve essere messa nelle mani di chi ne ha le competenze e non di chi ne vuol fare un mercato(cf Enciclica Caritas in veritatem 2009). Opto dunque in modo inequivocabile, e incito tutte e tutti per un SI in tutti i quesiti volti ad assicurare ciò che desideriamo: giustizia, e gestioni non speculative nell'acqua né pericolose per l'Uomo e la sua Terra. Tra l'altro tutti questi quesiti referendari sono stati proposti da più di 1.500.000 cittadini italiani .Si dice che la vox populi vox Dei ossia dal latino voce del popolo voce di Dio! A cosa non potresti mai rinunciare? Alla libertà di pensiero e di studio, alla famiglia, ai miei figli, agli amici, con difficoltà alla buona cucina ed alle cose belle e buone.

“Mantenere alta l'italianità in tutta la sua dignità non solo culturale e morale, ma anche e soprattutto onorando il lavoro dei nostri anziani e facilitando quello dei nostri giovani: loro che sono i nostri valori più grandi”!

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CULTURA

Filosofia di Marco Minoletti

A Margret Ceccon

Seconda puntata

Venere allo specchio, Diego Velasquez 1644

Si apre così un periodo teso non solo alla conquista geografica e scientifica del pianeta ma anche del sé, dei propri limiti e potenzialità come soggetto umano inserito in una scansione temporale terrena non più fondata sulle certezze della fede e sulla speranza nel godimento finale e a-temporale in quella che Sant'Agostino ha chiamato la Città di Dio. L'uomo inizia a forgiare se stesso commettendo anche eccessi ed errori imperdonabili. Tra dubbi, errori, fallimenti, ripensamenti, il cammino della coscienza moderna procede anche nel campo artistico. L'arte rinascimentale, una volta abbandonati gli influssi bizantini che avevano caratterizzato il periodo precedente, tende a ricercare un equilibrio tra la sfera soggettiva e quella oggettiva, tra l'interno e l'esterno, tra l'uomo e il mondo circostante.

Si assiste ad un originalissimo ritorno all'arte classica interpretata da artisti la cui sensibilità è influen-zata sia dalla scienza, che dalla cultura cristiana. All'oppressiva architettura gotica del XII e XIII secolo, che aveva la funzione prope-deutica di mettere i devoti che entravano nelle cattedrali nella condizione di sentirsi dei nulla ontologicici di fronte all'immensità del divino, fanno da controcanto la riscoperta di elementi architettonici dell'arte classica più tesa alla ricerca dell'armonia, dell'equilibrio, delle proporzioni che non all'edificazione dell'onnipotenza di Dio. La natura comincia ad essere studiata scientificamente in modo da poter essere rappresentata e imitata in sé e per sé e non più trasfigurata. La concezione della bellezza come imitazione della natura, condannata l’altraitalia 18

da Platone, viene riabilitata dal movimento dell'Umanesimo neoplatonico che, nelle sue espressioni simboliche, si focalizza proprio sull'immagine della Venere (Afrodite per i greci). La dea dell'amore e della lussuria è uno dei soggetti più frequentemente raffigurati dagli artisti dell'epoca. Essa viene fissata sulle tele nella duplice veste di Venere Celeste e Venere Terrena. Amor sacro e amor profano (titolo di una celebre opera del Tiziano), alto e basso, spirito e carne, elevazione e sprofondamento, vertigine e abisso sono i poli entro i quali oscillano due distinte manifestazioni di un unico ideale di Bellezza. Ed è proprio con la Venere di Botticelli che, come faceva notare Aby Warburg, la rappresentazione della bellezza fa un passo in avanti in direzione del realismo. I capelli mossi dal vento


delle ancelle, le loro vesti, tutto si mette un'altra volta in movimento. Un movimento conoscitivo, dato dallo studio della statuaria greca e romana che allora veniva ristudiata un'altra volta. Un'uscita definitiva da quella ieraticità delle pose, tutta cristiana e bizantina, che aveva caratterizzato l'arte medievale, e che continuerà invece ad essere il tratto tipico dell'arte orientale ed ortodossa (lo scisma è di questo periodo!).

artisti incontrarono presso le corti dei principi italiani e le più ricche e potenti famiglie della penisola. L'ingresso sulla scena artistica di questi nuovi committenti non solo pone un limite al monopolio della chiesa sull'arte, ma parallelamente favorisce la diffusione della ritrattistica. L'arte diviene un mezzo di promozione della classe borghese e, per contro, la realtà della società

La nascita di Venere del Botticelli, opera conservata al Museo degli Uffizi

Botticelli è forse il pittore che, meglio di ogni altro, riesce a interpretare e fissare sulla tela, rendendola visibile, la concezione della bellezza intesa come ideale sublime di armonia e proporzione delle parti sviluppata dalla corrente neoplotiniana promossa da Marsilio Ficino. Secondo Ficino l'amore, diffuso nell'universo dalla bontà del Creatore (il quale come aveva già osservato Plotino stesso è pura energia traboccante senza un fine), è anche il mezzo per ricongiungersi a Lui (in Platone la stessa funzione è svolta da Eros che funge da tramite tra il mondo sensibile e quello intelliggibile) e la bellezza rappresenta lo strumento principe di cui Amore dispone per promuovere la volontà di Dio. L'influsso del neoplatonismo sulle arti liberali è senza alcun dubbio un elemento determinante che concorre alla definizione della bellezza nel XV secolo, ma non è certamente l'unico. Altri elementi convergenti sono la scoperta della prospettiva in Italia, il diffondersi della pittura ad olio nelle Fiandre, il favore che gli

politica, culturale e mondana diviene oggetto di indagine per l'artista. Mentre, come abbiamo visto, sono armonia e razionalismo a dominare il mondo artistico rinascimentale, nel barocco sono l'efflorescenza e l'esagerazione, la pompa e il fasto d'influsso spagnolo a dominare tutti i campi. Basti pensare al teatro di Lope de Vega, alla poesia superficiale e manierista di Salvator Rosa e Giovanni Battista Marino, alle sacre rappresentazioni, all'ipertrofica ornamentazione delle facciate delle chiese. Una correzione arriverà soltanto con il “secolo dei lumi”, con l'arte neoclassica, paragonata da Goethe alla superficie dell'acqua che rimane calma e quasi immobile anche quando al di sotto c'è un tumulto di correnti nascoste. L'Occidente, spinto ancora una volta all'imitazione dei greci - soprattutto dalla nascita dell'archeologia come scienza e dagli scavi di Pompei nel 1738 - recupera la proporzione e l'armonia, gli spazi aperti di quieta grandezza dell'arte classica e ne fa la misura della nuova sensibilità, conquistata sulle ceneri l’altraitalia 19

degli eccessi barocchi e rococò. Nasce solo ora la vera progettazione urbanistica. Città come San Pietroburgo vengono pianificate da sovrani illuminati sulla base di concetti artistici neoclassici, con l'introduzione dello spazio e della apertura, del respiro a misura d'uomo e con l'abbandono dell'angustia delle stradine medioevali. Da ora a tutto il novecento, e magari con poco rispetto verso la storia, le città e le strade d'Europa si rifaranno il maquillage sulla base di concetti di bellezza improntati alla solarità, allo spazio, al viaggio conoscitivo. Il declino della bellezza intelligibile La Rivoluzione francese (1789) diede avvio ad un cambiamento epocale non solo dal punto di vista politico e sociale, ma anche estetico. Sotto la lama della ghigliottina finiscono non solo le teste impomatate e le surreali parrucche dei sovrani, dei nobili, dei figli della Rivoluzione e del Terrore, ma anche gli eccessi assunti dal concetto di bellezza nei secoli XVII e XVIII. Alla maniacale e ossessiva ricerca di una bellezza improntata al lusso sfrenato, alla mondanità, alla superficialità dei volti imbellettati, al vuoto assoluto che si cela dietro la teatralità dei gesti, si sostituisce una nuova forma di "bello" più semplice, più sobrio. I pittori cominciano a ritrarre la bellezza genuina di fanciulle e popolane dagli abiti meno suntuosi e dai visi struccati. A poco a poco si afferma un nuovo ideale di bellezza, la bellezza romantica con tutti i suoi tormenti e le sue pene. Un anno dopo l'avvio della Rivoluzione, nell'appartata cittadina di Königsberg, il filosofo tedesco Immanuel Kant completa la stesura dell'ultima parte di un'opera destinata a rivoluzionare il concetto di bellezza, La critica del Giudizio. Strano ometto quel Kant. Nel 1762 nel tentativo di dimostrare l'esistenza di Dio sulla base della ragione (L'unico argomento possibile per una dimostrazione dell'esistenza di Dio) aveva finito per fornire al secolo gli strumenti per dimostrarne l'inesistenza; poi, a poco più di vent’anni di distanza, darà corso ad una nuova rivoluzione copernicana trascinando una volta per tutte


la bellezza dal cielo alla terra. Nella parte della Critica del Giudizio dedicata alla "critica del giudizio estetico" Kant si propone di fornire una "critica del gusto" prendendo in esame la nostra capacità di giudizio estetico. Il ragionamento è più o meno questo: se mi metto ad osservare un quadro in un museo si stabilisce una relazione tra una rappresentazione particolare (il contenuto del quadro) e una sorta di piacere o dispiacere che provo nell'osservarlo. Immanuel Kant

In altre parole; i giudizi di gusto sono dotati non tanto di una universalità oggettiva ma di una universalità "soggettiva" sui generis. La frittata è fatta! Kant, tra una passeggiata e l'altra per le vie di Königsberg, recide il cordone ombelicale che da Platone in poi teneva unito il mondo sensibile a quello sovrasensibile, liberando la bellezza che, sino ad allora, era stata costretta a presentarsi sotto mentite spoglie; quelle del Divino, dell'Assoluto. La bellezza si individualizza, non è più legata alla riproducibilità di un'idea all'infinito; non è più il ponte tra un mondo e l'altro. Ciò vale tanto per il bello dell'arte che per quello della natura. Il bello, artistico o naturale che sia, non è più riconducibile ad un concetto, un oggetto o una sua rappresentazione, ma piace perché piace, e il piacere dipende dal gusto dell'osservatore. Ora, sono i sensi ad impadronirsi del mondo dell'arte e della natura, con buona pace delle idee assolute e delle essenze sovrasensibili.

Secondo Kant i giudizi di gusto, pur non contribuendo in nessun modo alla conoscenza delle cose, sono comunicabili e fondati su una sorta di "senso comune" estetico.

Friedrich Schiller, (foto sopra) pur ammirando il tentativo dei rivoluzionari di creare uno stato fondato sulla ragione piuttosto che sulla fede non condivide né il clima di barbarie instauratosi in Francia a partire dal 1792, né la sacralizzazione dello stato. L'assoluto, secondo lui, deve rimanere retaggio dell'esperienza umana e non incarnarsi nello stato e nelle istituzioni. Nel 1795, il Poeta pubblica le Lettere sull'educazione estetica dell'uomo in cui espone le sue idee sull'educazione morale dell'uomo attraverso la bellezza. L'arte educherà l'umanità semplicemente fornendole l'esempio di una attività libera che trova la propria finalità in se stessa, senza essere sottomessa a un principio esterno. Nello stesso tempo, l'arte è incontro di sensibile e intelligibile, materiale e spirituale; e così diventa una "rappresentazione dell'assoluto".

Il piacere o dispiacere provato è un sentimento indipendente da altre finalità (rubare il quadro per rivenderlo, poterlo imitare alla perfezione, sfregiarlo, contemplarlo intensamente per darsi arie da intenditore) e si fonda esclusivamente sulla relazione che si stabilisce tra la mia immaginazione e il mio intelletto mentre lo osservo. Ora, il giudizio di gusto concerne oggetti dei sensi ma non per determinarne un concetto per l'intelletto; perché esso non è un giudizio di conoscenza. E quindi, in quanto rappresentazione intuitiva individuale relativa al sentimento di piacere, è un giudizio privato, e perciò la sua validità sarebbe ristretta all'individuo giudicante; l'oggetto è per me oggetto di piacere, e per gli altri individui può non avere questa qualità; - ognuno ha il proprio gusto. (3)

Tutto ciò avrà delle ricadute immense non solo sul piano politico, religioso e sociale ma anche sugli sviluppi dell'arte e del "bello".

Come ha fatto notare Tzvetan Todorov, con la Rivoluzione francese giunge a piena maturazione il processo di emancipazione dalla tutela religiosa e l'arte impara a celebrare l'uomo e non più solo Dio. (4) Non a caso, osserva Todorov, nella Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino scritta il 26 agosto del 1789 dai membri dell'Assemblea costituente non si fanno riferimenti a Dio, né alla chiesa. La Nazione diventa l'incarnazione dell'assoluto terreno. Il sacro è così trasferito da Dio all'uomo. (5) l’altraitalia 20

Come Dio, la bellezza designa l'assoluto; a contatto con le belle arti l'uomo potrà perfezionarsi. (6) Segue sul prossimo numero

(3) Kant, Critica del Giudizio, Parte prima, Sezione II, 57, Editori Laterza, Bari 1987, pp. 201, 202. (4) Tzvetan Todorov, La bellezza salverà il Mondo , Garzanti, Milano 2010, p. 214. (5) Ibid., p. 215. (6) Ibid., p. 219.


Da 8 anni a questa parte quando a Milano arriva la primavera inizia anche “Fà la cosa giusta!”, la fiera nazionale del consumo critico e degli stili di vita sostenibili, il tutto in 29mila m2 di stand espositivi. La voglia di cambiare aumenta e non lo dico solo io, lo dicono i numeri: i visitatori che si sono alternati in 3 giorni (dal 25 al 27 marzo) hanno superato quota 70mila, gli espositori, ben 750, sono incrementati del 22% rispetto allo scorso anno ed anche la stampa (locale, nazionale ed internazionale) ha registrato 770 giornalisti intervenuti all’evento (tra cui “l’altraitalia”). “Fà la cosa giusta! ” anche quest’anno ha evidenziato un interesse generale in crescita rivolto ad un’economia solidale che, nonostante la crisi, é in continua crescita. Suddivisa in 12 tematiche (enogastronomia, viaggi, moda, abitare, ecc.) la fiera di quest’anno é stata un percorso di crescita morale alla ricerca del benessere personale, sociale ed ambientale che, nell’anniversario dell’unità d’Italia, ha ospitato espositori rappresentanti le differenti regioni italiane, mantenendo intatta un’unità passata e volta al futuro.

Nella sezione “moda critica” e sostenibile ha fatto di piccoli marchi indipendenti dei protagonisti di una moda bella e originale, glamour e ricca di valori etici ed estetici. È ritornata a “Fà la cosa giusta!” una moda reduce dal successo del primo salone di moda critica in Italia (So critical so fashion) … una moda bioetica, che durante la fiera, ha ospitato molte realtà che uniscono tra loro lavoro sociale e creazione artigianale, come ad esempio “Il Mondo nella Città onlus” che realizza borse e oggettistica con materiali di scarto impiegando rifugiati politici e richiedenti asilo; anche “L180.it” utilizza materiale riciclato come reti da cantiere, rivestimento di selle da moto e vele da barca per farne borse … anche loro si avvalgono di mano d’opera di donne della Cambogia e del Montenegro. Chicca casual di questa fiera è stata “Ecogeco” che ha presentato un jeans realizzato in puro cotone biologico tinto con indaco vegetale. … ma le novità e le curiosità sono tante e “l’altraitalia” ve le farà conoscere durante l’anno con la rubrica di moda.

A distanza di mesi, dopo questa fiera, una domanda mi è sorta spontanea: ma una fiera di tali dimensioni e con 70mila visitatori non è forse inquinante? “L’evento a impatto zero è praticamente impossibile ma si possono sicuramente ridurre i consumi” scrive l’ufficio stampa di “Fa la cosa giusta!” … e gli organizzatori hanno effettivamente cercato di ridurre sensibilmente gli sprechi applicando la regola delle 3R (riduco, riuso, riciclo). Le illuminazioni sono state concepite per ridurre al minimo i consumi, i vari stand degli espositori (pareti e parti elettriche) sono stati riutilizzati per altre fiere nel corso dell’anno, le torri segnaletiche dell’evento, all’esterno del padiglione, erano di Greenpallet (bancali in legno da filiera corta). E i rifiuti? 70mila persone e più generano moltissimi rifiuti, ma questa è stata la prima fiera in Italia a vietare tutti i materiali di plastica usa e getta, i rifiuti sono stati invece raccolti in “Isole del Riciclo” dove venivano smistati da dei volontari. Praticamente un paradiso per chi ama la natura, la genuinità dei prodotti e rispetta l’ambiente … un paradiso che si ripeterà sicuramente il prossimo anno (visto il successo) e che bisognerà, sicuramente, tenere d’occhio perché è nell’amore per l’ambiente che possiamo trovare il futuro dei nostri figli. www.falacosagiusta.org

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CULTURA

BauArt Basel è un incrocio tutto italiano, e tutto rinascimentale, tra un laboratorio per la costruzione di pregiati strumenti barocchi, uno spazio espositivo per l'arte contemporanea, e una sala da concerto per un pubblico di intenditori. BauArt ha cominciato la sua attività alla fine di gennaio e il recital del pianista (e che pianista!) André Gallo è stato il primo di una stagione di concerti da camera che si preannuncia di grande interesse. Se poi il buongiorno si vede dal mattino, l'invito è che i lettori di Basilea e dintorni seguano l'attività di questa “impresa” italo-svizzera voluta da Fanny Pestalozzi e Giovanni Tardino. Dal 9 aprile inoltre BauArt ospita l'esposizione permanente degli olii del maestro romano Alessandro

Musica di Mauro Piccinini

Serafini dal titolo “Das Licht auf dem Gesicht”. Le opere sono esposte sia al piano terreno, sia alle pareti della sala da concerto al piano superiore di Claragraben 160 e si è avuta perciò la possibilità di ammirarle durante il concerto stesso del 5 maggio scorso. L'effetto è quello di un rimando sinestetico, una ridondanza di significati artistici che il pianista Gallo ha colto subito proponendo i Quadri di una esposizione di Musorgskij (1874) e al contempo alcune Mazurche Op. 3 di Skrjabin, altro compositore russo che della sinestesia fece un campo di ricerca in bilico tra lo scientifico e il teosofico. Strano effetto, questo abbinamento di musica e immagine: accade spesso di sentire un concerto all'inaugurazione di una mostra in un museo, ma qui si ha piuttosto l'impressione che siano state le tele

esposte ad accostarsi attorno al magnifico e centenario Steinway a coda, il perno attorno al quale ruoteranno anche le future esibizioni. Anche l'arte di Serafini, il cinquantenne pittore già noto come grafico, è arte tutta italiana, o per lo meno mediterranea, e lo si desume dai colori tersi, dagli impasti che rimandano all'affresco, e nella ricerca quasi classica per l'armonia e la perfezione delle forme “ideali”. Si tratta di un'arte che ruota attorno al reale, a momenti iper- a momenti sur- realista. Ci pare ogni tanto un Magritte italiano, ma senza provocazione, o un Casorati dalle atmosfere rarefatte, alla ricerca di un volto femminile perfetto, in tutte le sue posizioni, in uno studio dell'espressione degli stati d'animo ridotta e concentrata

BauArt Basel, Claragraben 160, la galleria

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all'estremo, ovvero alla minima variazione dei tratti essenziali del volto di una donna: naso, bocca e, soprattutto, gli occhi. Una ricerca che definiremmo sacrale, nella quale, nonostante il corpo nudo, sono assenti tutti quegli elementi transeunti della vita, come i capelli, le ciglia, il movimento.

sognanti, e con i loro echi francesi degli anni Novanta dell'Ottocento, i Deux arabesques di Claude Debussy. Dei Bilder einer Ausstellung di Musorgskij, che hanno chiuso la serata, è stato già detto tutto, e le note di Fanny Pestalozzi al programma chiarivano la genesi dell'opera riportando persino alcune immagini

Un Gallo in versione ottocentesca, sebbene, ancora tredicenne, lo stesso pianista si fosse fatto notare per aver eseguito l'integrale della musica di un antiromantico come Erik Satie! E infine, tre curiosi bis, di cui uno Pour Fanny, dalle ridondanze ciajkovskiane, composto dallo stesso Giovanni Tardino. Sicuramente un concerto inaugurale che non poteva battezzare meglio la sala e il suo magnifico Steinway che proviene da Budapest e sul quale suonarono già Bartók e Antheil, che vi compose, come nota Pestalozzi nelle note introduttive, il suo neoclassico secondo Concerto per pianoforte (1926/27). Un pizzico di italianità in più è l'atmosfera cordiale, con tanto di rinfresco, prosecco, dolci ed espresso all'italiana, prima e dopo il concerto. Qui abbiamo apprezzato ciò che tanto ci piace (o ci manca) dell'Italia artistica: pittura, musica, artigianato d'altissimo livello (quando diventa arte tout court), simpatia.

Alessandro Serafini all'opera nel suo atelier romano

Una sacralità che fa pensare alla stessa arte rinascimentale italiana, in particolar modo ad Antonello da Messina del quale Serafini presenta la stessa monumentalità e spazialità razionale, o agli affreschi di Piero della Francesca.

dei quadri originali di Viktor Hartmann, che ispirarono la famosa suite composta in pochi giorni nel giugno del 1874. Gallo ha anche qui dimostrato di trovarsi a suo agio nel repertorio classico; tutti i pezzi del programma sono stati infatti composti tra il 1837 e il 1891.

In mezzo a tutti i volti ieratici di fanciulla, sui quali giocano le variazioni di accostamento di oggetti simbolici, come il velo, l'acqua, i pesci, il labirinto, la rosa, vate della serata è stato però André Gallo, pianista ventunenne di scuola imolese, nel quale si nota una tecnica strabiliante (frutto certo del perfezionamento con il maestro Franco Scala) e una felicità di tocco evidente soprattutto nel repertorio più romantico. Il programma ha dato libero agio a Gallo di dimostrare la sua tecnica, evidente nell'Etude d'exécution trascendente d'après Paganini (n. 2) di Liszt e nell'Impromptu n. 1 (op. 29) di Chopin. Una prima parte di concerto invero brillante e ben equilibrata, con alcuni Lieder ohne Worte del Mendelssohn tardo (tratti dal quinto libro, 1842-44), poetici e l’altraitalia 23

Da qui l'invito al lettore colto e in attesa di nuove esperienze artistiche ad “allungare la sua promenade” fino alle esposizioni e ai concerti futuri di BauArt Basel. http://www.bauartbasel.com/it Il ventunenne talento calabrese André Gallo


Milano, 6 dicembre 2010. Un’evento senza precedenti: in migliaia in coda fin dal mattino per poter essere tra i primi visitatori del nuovissimo Museo del Novecento, museoorgoglio di Milano. Questo picco di attenzione aspettato, come normale, per il primo periodo successivo all’apertura, si sta riconfermando ancora oggi quando, a cinque mesi di distanza, una media di circa 5000 persone al giorno gli fa visita. Un boom inatteso, ma ovviamente sperato, dalla stessa direttrice del Museo, Marina Pugliese, una 42enne genovese dall’animo un po’ rock, per certi versi austero, che ha curato la regia delle sale. Un successo che riflette sicuramente la grande attesa dei milanesi. Progettato da Italo Rota e Fabio Fornasari, il Museo del Novecento espone 400 opere di arte contemporanea selezionate tra le 4000 attualmente in possesso o comunque presenti nel capoluogo lombardo, proprietà delle Civiche Raccolte d’Arte milanese.

L’Arengario e vista su Piazza Duomo, dall’ultimo piano interamente dedicato alle opere di Lucio Fontana 1899 - 1968

Le sue sale si avvolgono all’interno dello storico Palazzo dell’Arengario affacciandosi direttamente sul Duomo e sulla sua piazza, restituendoci la loro imponenza da una prospettiva mai vista, ma finalmente celebrata.

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L’involucro esterno dell’edificio è sì ancora quello originario degli anni ’30, ma a tale costruzione, reduce dell’ombrosità e della simmetricità fascista, è stata data luce, movimento e attualità. Un progetto architettonico in cui tradizione e innovazione si uniscono: lo storico Palazzo, voluto da Mussolini per parlare al popolo e non a caso posto a fianco dell’icona del potere spirituale milanese, ci è stato restituito attraverso un gioco di specchi e di circolarità con le quali si trasforma l’occasione di una mostra in una visita guidata, o meglio accompagnata.

Suggestivo è allora, a mio avviso, il trovarsi di fronte, da subito, come prima opera, il Quarto Stato di Pellizza di Volpedo, a detta di alcuni poco valorizzato proprio perché posta in un’ansa a ridosso della rampa. Ma … camminano loro, iniziamo a camminare noi tra le maggiori opere che il XX secolo internazionale e locale abbia mai prodotto. Passando dalle opere dei più famosi geni precursori, come Picasso, il movimento Futurista o De Chirico, si approda alla Milano degli anni ’20, in quel variegato contesto in cui si reagisce alla guerra con l’ordine, si pensi a Bucci, Dudreville, Funi, Malerba, Oppi o Sironi. E ancora, da Donghi all’inaugurazione di un nuovo informale, non più semplicemente definibile come “astratto”, con Scanalino, Burri, Dorazio,

Infatti, la sensazione che si ha ripercorrendone le sale è quella di essere portati per mano, vuoi anche per la rampa, simbolo appunto del Museo stesso. “Il Trovatore” (1916) di Giorgio De Chirico 1888 - 1978

Vedova, Scajola, Dadamaino e, primo tra tutti, Fontana, al quale è dedicata l’intera sala all’ultimo piano del Museo. Tanti i percorsi artistici intrapresi nel XX secolo.

“Elasticità” (1912) di Umberto Boccioni 1882 - 1916

Tanti i nomi presenti. Tanti, tuttavia, anche gli assenti. È sicuramente vero che ciò che è esposto rappresenta solamente il 10 per cento del patrimonio milanese e che scopo del Museo del Novecento non è quello di riproporre una didattica antologia artistica del secolo trascorso, però rischio che si corre è quello di uscire da un così importante Museo con “l’amaro in bocca”. Altrettanto vero è che si ha dato vita a un progetto che guarda sia all’internazionalità che alle specificità locali, ma “ Assaggi di Novecento ”, appunto. Manca tutta quella cultura viva anticipatrice sì della degenerazione degli anni successivi, ma senza la quale non si può accedere nemmeno alla chiave interpretativa del vero contemporaneo artistico, ovvero l’oggi. Senza questo pezzettino di storia rischiamo di accontentarci del provincialismo artistico feroce con cui tuttora Milano e l’Italia intera sta facendo i conti. Per tali ragioni, credo che il Museo del Novecento vada sì ampiamente celebrato, ma non come punto di arrivo, bensì di partenza trasformandolo in un’occasione di riflessione sulla condizione culturale milanese e sul suo futuro, speranzosi, quindi, di poterci ritrovare da qui a poco agli arbori di un nuovo e rinnovato fermento artistico, così come era avvenuto negli anni ’20 con il milanesissimo Futurismo.

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Decidono di rivolgersi ad uno psicoanalista, Brezzi (Moretti), dalla grande reputazione , il cui compito è di curare e far superare al neoeletto Papa tutte le sue perplessità. Le cose non vanno, tuttavia, come avrebbero voluto. Melville scappa per le vie di Roma, dopo che il portavoce della Santa Sede (il grande attore polacco Jerzy Stuhr) lo ha fatto uscire dal Vaticano per avere un altro parere, quello della moglie di Brezzi, anch’ella terapeuta (Margherita Buy). Si crea così una situazione complicata con i cardinali in apprensione per le sorti del nuovo Papa, che devono recuperarlo, ma che, fra l’altro, non possono lasciare le Mura Vaticane, poiché, almeno ufficialmente, sono ancora riuniti in conclave. Dopo La messa è finita (1985), Nanni Moretti torna a parlarci di Chiesa e di religione, ma lo fa con toni diversi. Habemus Papam è uno delle pellicole migliori dell’autore. Senza Moretti protagonista, personaggio noto per il suo narcisismo e per la sua capacità (o difetto) di fagocitare le pellicole in cui recita con la sua Il regista Nanni Moretti

Nanni Moretti torna sul grande schermo e, dopo Il Caimano, surreale, ironico quanto severo ritratto di Silvio Berlusconi, dipinge con altrettanta ironia l’immagine di un’altra importante figura: il Papa. Nel nuovo Habemus Papam il regista e attore ci mostra un Papa umanissimo, pieno di dubbi, mirabilmente interpretato da Michel Piccoli. Ci troviamo a Città del Vaticano. I cardinali sono riuniti in Conclave, chiusi nella Cappella Sistina

per eleggere il nuovo Papa. Viene scelto, sorprendentemente, il cardinale Melville. Questi è titubante, ma alla fine sembra accettare. Si procede quindi con la proclamazione davanti ai fedeli riuniti a Piazza San Pietro, ma al momento della ufficializzazione il cardinale Melville si ritrae non presentandosi alla folla che rimane sgomenta. Anche i cardinali sono shockati da questo evento mai avvenuto prima. l’altraitalia 26


presenza ingombrante e fastidiosa, il regista è stato infatti capace di creare un’opera interessante, ironica e profonda allo stesso tempo, che indaga in fin dei conti sulla solitudine dell’essere umano, prendendo a mo’ di esempio una persona chiamata a ricoprire un ruolo troppo grande per chiunque, quello di Papa. E di fatti il cardinale Melville, interpretato, come detto, da un magnifico Michel Piccoli, non ha una crisi “spirituale”, la nomina non intacca la sua fede, ma anzi la sua titubanza a diventare Papa nasce proprio dalla consapevolezza dei suoi limiti, tutti umani, e dalla sua umiltà.

In pieno periodo di beatificazione di Giovanni Paolo II, Moretti sembra proprio trarre ispirazione, in alcuni aspetti del suo cardinale Melville, dal pontefice polacco. Anche il Papa morettiano “ad esempio” cova una fortissima passione per il teatro, esattamente come Giovanni Paolo II, autore di molte commedie, attore in gioventù e tra i maggiori esponenti del Teatro Rapsodico di Cracovia. Andando oltre la logica ideologica di sinistra che da sempre lo ha caratterizzato, Moretti supera davvero se stesso.

14° Festival CinemAmbiente di Torino Dal 31 maggio al 5 giugno 2011 a Torino - Museo Nazionale del Cinema. www.cinemambiente.it

Il Festival CinemAmbiente nasce a Torino nel 1998 con l’obiettivo di presentare i migliori film ambientali a livello internazionale e contribuire, con attività che si sviluppano nel corso di tutto l’anno, alla promozione del cinema e della cultura ambientale. Presidente di giuria della sezione documentari è, quest’anno, il maestro Michael Cimino. Al Festival si affiancano due importanti attività che completano il lavoro di promozione del cinema a tematica ambientale in Italia: CinemAmbiente Tour, un progetto di distribuzione non commerciale dei film presentati al Festival; CinemAmbiente TV - Film per l’educazione ambientale, un’iniziativa dedicata alle scuole e unica nel suo genere a livello internazionale. Attraverso un apposito sito internet gli insegnanti possono proiettare in classe in alta qualità centinaia di film selezionati per argomento ed età degli studenti.

Nel 2007 il regista Andrea Molaioli, attualmente al cinema con Il gioiellino sul crac Parmalat, sbancò i David di Donatello con la sua opera prima La ragazza del lago interpretata da Toni Servillo, vincendo ben dieci statuette, inclusa quella per la miglior pellicola. Si trattava di premi meritatissimi per uno dei film gialli più gelidi e profondi mai girati in Italia. Tratto dal romanzo Lo sguardo di uno sconosciuto della norvegese Karin Fossum, La ragazza del lago sposta mirabilmente l’azione dai fiordi del paese scandinavo a un villaggio del Nord-Est italiano, ricreando nella nebbia del Belpaese una terribile storia di omicidio. È interessante davvero perché Molaioli è davvero capace di utilizzare egregiamente il paesino di Tarvisio, in Friuli, provincia di Udine per l’esattezza, e i Laghi di Fusine, che si trovano a pochi chilometri di distanza, per ricreare quei toni grigi e quelle atmosfere fredde, anzi gelide come la morte, che sono proprie del romanzo norvegese e in genere della letteratura e cinematografia nordica.

Biografilm Festival Dal 10 al 20 giugno 2011a Bologna - Cinema Lumière e altre sedi. www.biografilm.it Giunto alla settima edizione, Biografilm Festival - International Celebration of Lives è il primo festival internazionale interamente dedicato alle biografie e ai racconti di vita. Ogni anno Biografilm presenta un programma di anteprime, focus di approfondimento, retrospettive e sezioni tematiche. Un festival che non si esaurisce nella visione in sala, ma che porta le biografie all’attenzione del pubblico attraverso una pluralità di mezzi espressivi (cinema, teatro, musica, letteratura) e si estende nel tessuto cittadino toccando musei, gallerie d’arte, locali storici, librerie.

47a Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro dal 19 maggio al 27 giugno 2011 a Pesaro - Sedi varie. www.pesarofilmfest.it Nell’anno in cui si celebrano la cultura e la lingua russa in Italia, la Mostra Internazionale del Nuovo Cinema diretta da Giovanni Spagnoletti intende proseguire il suo discorso sul cinema russo contemporaneo iniziato nella scorsa edizione quando ha dedicato la sua più ampia sezione monografica al cinema “di tendenza” del nuovo millennio di quel Paese, omettendo volutamente le opere di non-fiction che saranno invece le grandi protagoniste della 47a edizione del festival. A questa si affianca anche una retrospettiva su Bernardo Bertolucci. l’altraitalia 27

I Laghi di Fusine (foto) sono tra i più begli esempi di laghi alpini, di origine glaciale, formati da un lago superiore e uno inferiore. Proprio qui, sulle sponde, viene ritrovato il corpo di una giovane ragazza cui il commissario Giovanni Sanzio (Toni Servillo), inviato dalla città, si ritrova a indagare. Un indagine che chiamerà in causa e sconvolgerà le esistenze di una intera comunità. In Friuli, come nell’originale Norvegia.


Sin dall’antichità veniva usato come pianta ornamentale nei giardini delle ville fiorentine e nelle case di campagna della Toscana, sia come albero che come siepi, filari e recinzioni libere o geometriche. Il rinascimento segnò in modo tangibile il periodo d’oro per i giardini soprattutto legato alla famiglia dei Medici.

boschi ed è molto utilizzato nei giardini e nei parchi come pianta ornamentale oltre che apprezzato per la sua fragranza aromatica. Il Lauro è una pianta perenne a portamento arbustivo e può assumere la forma di un cespuglio o di un albero tanto che se trova le condizioni ideali può raggiungere anche i 10-12 m di altezza. Il tronco è normalmente liscio con corteccia nerastra con rami sottili e molto fitti.

Straordinarie realizzazioni come quelle di Boboli, Castello, Pratolino, la Petraia (foto in alto) sono solo qualche esempio. Questo diede un impulso nuovo e fece si che altre nobili casate toscane del tempo seguissero quel tipo di architettura che ancora oggi sono oggetto di ammirazione e studio. L'alloro è una pianta molto diffusa, soprattutto nei paesi a clima temperato sia in pianura che in collina e cresce spontaneo in tutti i Paesi del Mediterraneo, nelle macchie e nei boschi ed è molto utilizzato nei giardini e nei parchi come pianta ornamentale oltre che apprezzato per la sua fragranza aromatica. L'alloro appartiene al genere Laurus ed alla famiglia delle Lauracee e comprende piante originarie dell'Asia minore, introdotte nel bacino del Mediterraneo in tempi antichissimi. Il suo nome deriva dal latino “laurus” che vuol dire “nobile”. È una pianta molto diffusa, soprattutto nei paesi a clima temperato sia in pianura che in collina. Il Lauro cresce spontaneo in tutti i Paesi del Mediterraneo, nelle macchie e nei l’altraitalia 28

Le foglie, portate da un corto picciolo, sono lanceolate, coriacee, di un bel verde scuro con i bordi ondulati e con la pagina superiore lucida mentre quella inferiore è di un verde/giallo tenue ed opaco. Sono ricche di ghiandole resinose che le conferiscono il caratteristico aroma. I fiori sono riuniti in infiorescenze a grappolo o in cime ascellari e sbocciano all'inizio della primavera.


È una pianta dioica vale a dire che esistono piante che portano solo fiori maschili e piante che hanno solo fiori femminili che portano cioè gli organi riproduttivi femminili (e stami sterili) preposti alla formazione del frutto, previa impollinazione da parte dei fiori maschili.

Il frutto è una bacca, simile ad una piccola oliva che diviene nero/bluastra con la maturazione. Le bacche contengono un solo seme e maturano nei mesi di ottobre e novembre e sono molto aromatiche. Le foglie si possono raccogliere tutto l'anno anche se raccolte a luglio agosto, hanno una maggiore concentrazione di essenze aromatiche. I frutti si raccolgono in autunno, quando sono maturi. Le foglie si possono consumare per uso culinario fresche o secche. Per l'essicazione si sistemano all'ombra, in un luogo aerato e una volta secche durano circa un anno. Dopo tale periodo perdono gran parte del loro aroma e assumono un sapore amarognolo.Le bacche si fanno essicare al forno a bassa temperatura e si conservano poi dentro barattoli di vetro ed hanno un sapore molto più forte e robusto delle foglie.

Dell'alloro si utilizzano le foglie prive del picciolo che possono essere raccolte durante tutto l'anno. Occorre tenere presente che più sono giovani più è alto il loro contenuto in principi attivi. Le foglie si fanno essiccare al sole.Le bacche raccolte in autunno si fanno essiccare in un luogo buio. L'infuso di foglie di alloro aiuta la digestione soprattutto per chi ha problemi di fermentazione, aiuta nei casi di inappetenza e combatte i dolori dello stomaco. Il decotto si usa per il raffreddore e i reumatismi. Per i reumatismi, le distorsioni e le slogature si usano anche le frizioni con gli oli essenziali. Qualche goccia di olio di alloro ed una manciata di foglie nell'acqua consente di ottenere un bagno profumato e rivitalizzante. Il suo uso in cucina è noto.

La pianta di Alloro nell'antica Grecia era considerata una pianta sacra ad Apollo perchè secondo la leggenda, in essa fu trasformata la ninfa Dafne per sfuggire al dio che la inseguiva e così lo stesso Apollo, proclamò questa pianta sacra al suo culto e segno di gloria da portarsi sul capo dei vincitori.

L'alloro è una pianta ricca di oli essenziali sia nelle foglie (dall'1 al 3%) che nelle bacche (dall'1 al 10%) quali: geraniolo, cineolo, eugenolo, terpineolo, fellandrene, eucaliptolo, pinene. Vengono riconosciute alla pianta di alloro numerose capacità terapeutiche grazie ai suoi oli essenziali: cura i reumatismi e gli strappi muscolari, ha capacità rilassanti, attenua la sudorazione, ha proprietà espettoranti e digestive. Le foglie di alloro hanno proprietà antipiretiche. Per molto tempo il Lauro è stato usato come rimedio contro la peste. l’altraitalia 29

Ingredienti 300 cl di aceto di vino bianco 3 spicchi di aglio 4 foglie di alloro 3 rametti di rosmarino 3 rametti di timo 2 foglie di salvia 1/2 cucchiaino di cannella 3 grani di pepe nero 1 pizzico di sale

Preparazione Fare bollire 300 cl di aceto di vino bianco in un recipiente possibilmente di coccia, finché non sia ridotto della metà. Togliere dal fuoco e aggiungere 3 spicchi d'aglio schiacciati, 4 foglie d'alloro, 3 rametti di rosmarino, 3 rametti di timo, 2 foglie di salvia, 1/2 cucchiaino di cannella, 3 grani di pepe nero, 1 pizzico di sale. Mescolare con un cucchiaio di legno e lasciare riposare per 3 ore. Filtrare, imbottigliare e utilizzare l'aceto dopo 3 mesi.


La cucina toscana è un'esperienza unica nella sua complessa semplicità. Ciò che immediatamente colpisce è che, poco importa cosa si stia mangiando o dove lo si stia mangiando, è sempre molto rustica, molto semplice e fatta per nutrire l'animo e lo spirito tanto quanto il corpo. Mai elaborata o eccessiva; niente inutili decorazioni né complicate elaborazioni di salse o di sapori sottilmente combinati. Nei piatti toscani c'è una semplicità di base che li ha resi popolari per secoli nel mondo intero.

Ingredienti (dosi per 12 persone) 150 gr. cioccolato fondente 150 gr. zucchero a velo 400 gr. mandorle dolci spellate 40 gr. mandorle amare spellate 30 gr. pinoli 300 gr. miele 350 gr. canditi misti ½ cucchiaio di buccia d’arancia candita farina bianca - 200 gr. un pizzico di pepe 2 cucchiaini cannella in polvere 1 cucchiaino noce moscata in polvere zucchero a velo per guarnire - 10 gr.

Preparazione Pestare le mandorle amare e metà di quelle dolci; l'altra metà deve essere unita ai pinoli e lasciata intera. Accendere il forno e regolarlo su 180°C. Scaldare il miele finché non diventa trasparente; allontanare il pentolino dal fuoco e aggiungere tutti gli altri ingredienti mescolando con un cucchiaio di legno fino a far diventare il tutto un miscuglio omogeneo. La farina deve essere aggiunta molto lentamente affinché si amalgami bene. A questo punto versare l'impasto in una teglia bassa e larga, precedentemente infarinata. Infornare e cuocere per circa 30 minuti fino a quando il dolce non diventa solido e dorato. Lasciar raffreddare e cospargere con zucchero a velo prima di servire.

Ingredienti 300 gr: di fegatini di pollo 1 cipolla 1 costa di sedano 1 carota 1 manciata di capperi 1 acciuga sotto sale Qualche fogliolina di prezzemolo Pane toscano o baughette Olio extravergine d'oliva Sale e pepe Fare un leggero soffritto con abbondante cipolla e poco sedano, carota e prezzemolo, ovviamente usando solo olio extravergine d'oliva, aggiungere i fegatini puliti e lavati e lasciare insaporire rigirando spesso. Sfumare con del buon vin santo o vino bianco e far evaporare. Poi salare, pepare e lasciare cuocere per circa 20 minuti, eventualmente aggiungendo un po' di brodo. Portati i fegatini a cottura, tritargli finemente insieme ai capperi ed all'acciuga, pulita e lavata, usando anche tutto il sugo di cottura. Volendo si può ammorbidire il gusto del composto con una noce di burro.

Spalmare l'impasto ancora tiepido su fettine di pane toscano casareccio. La tradizione vorrebbe abbrustolire e bagnare velocemente da una sola parte, nel brodo, le fette di pane, spalmando l'impasto nella parte asciutta. Oppure bagnare le fette di baughette con qualche goccia di vin santo e spalmarci sopra i fegatini. l’altraitalia 30

Ingredienti 300 gr di ceci secchi 400 gr di erbette fresche 1 cipolla 1 grosso spicchio d’aglio 200 gr di passata di pomodoro 40 gr di pecorino romano 4 fette di pane rustico olio extravergine d'oliva peperoncino piccante in polvere sale

Preparazione Mettere in ammollo i ceci nell’acqua fredda e lasciali gonfiare per 12 ore (non di più, altrimenti cominciano a germogliare). Poi scolarli e versali in una pentola con l’acqua bollente e abbondante. Farli cuocere per circa 45 minuti. Tritare finemente metà spicchio d’aglio sbucciato, insieme alla cipolla e farlo soffriggere in una casseruola con 4 cucchiai d’olio e un pizzico di peperoncino. Aggiungere la passata di pomodoro, le erbette lavate e tagliate a striscioline e i ceci scolati dalla loro acqua di cottura. Versare sui ceci un litro abbondante di acqua bollente, regolare di sale e proseguire la cottura per circa 30 minuti. Tostare leggermente le fette di pane, sfregare con la metà dell’aglio rimasto, condire con un filo d’olio e disporre in 4 ciotole. Versare il cacciucco di ceci, cospargere con il pecorino grattugiato e completare con un filo d’olio.


Le origini del cacciucco si perdono nella notte dei tempi; sembra proprio che il più tipico piatto livornese abbia addirittura origini fenice. È uso comune chiamarlo anche caciucco, con notevole disapprovazione dei livornesi, che sostengono che questa parola vada scritta con cinque “c”. Cosa certa è invece che questo piatto, realizzato con gli “scarti”, ovvero con i pesci meno pregiati, fosse preparato nelle galere cinquecentesche per sfamare i vogatori alle catene.

In Toscana, il cacciucco, era inizialmente il pasto dei poveri e il termine ha assunto il significato di “mescolanza”; proprio per questo motivo ne esistono diverse varianti: di carne, di cacciagione, di pesce, di ceci. Naturalmente il tradizionale cacciucco rimane quello di pesce al quale è legata anche una leggenda livornese: un pescatore livornese, che era andato a pesca con la sua barca, fu improvvisamente colto da una tempesta ed affogò. Avendo lasciato la moglie e i figli nella miseria, per la fame i piccoli andarono al

porto e chiesero ai pescatori del pesce per potersi nutrire. Ogni pescatore offrì del pesce ai bambini: chi un polpo, chi una cicala di mare, chi una seppia. Tornati a casa, la madre preparò una zuppa con questi pesci e la rovesciò poi in una zuppiera dove aveva precedentemente sistemato delle fette di pane. Il soave profumo della zuppa improvvisata incuriosì i vicini che si affrettarono a chiedere alla donna da dove provenisse. Era nato così il Cacciucco.

Preparazione Pulite tutto il pesce (con una particolare attenzione alle cozze) conservando le teste che serviranno per il brodo e tagliando i pesci più grandi in due o tre pezzi per permettere una cottura uniforme; tagliate il polpo e le seppie a striscioline. Mettete in una pentola il pesce per il brodo e le teste insieme al sedano, alla carota e alla cipolla mondati e tagliuzzati finemente, aggiungete anche il prezzemolo, uno spicchio d'aglio e sale quanto basta e ricoprite il tutto d'acqua. Una volta portato il tutto ad ebollizione abbassate la fiamma e lasciate cuocere per 30/40 minuti a fuoco lento. Nel frattempo, scaldate dell'olio in una pentola abbastanza grande e fate imbiondire della cipolla tritata a fuoco moderato. Tritate finemente il prezzemolo, l'aglio e il peperoncino e spezzettate a parte i pomodori; quando la cipolla avrà assunto un bel colore dorato unite il trito e mescolate per almeno un minuto prima di aggiungere le striscioline di seppia e polpo. A questo punto alzate un po' la fiamma, salate e lasciate asciugare il tutto mescolando spesso; appena il pesce inizia a prendere un po' di colore bagnatelo col vino e aggiungete i pomodori continuando la cottura per circa mezzora fino a che seppie e polpo diventino teneri e il sugo si sia asciugato. Intanto il brodo di pesce sarà pronto: recuperare i piccoli pezzi di polpa che si saranno staccati dai pesci e tenerli da parte quindi passare tutto il resto dal passaverdure, montato con il disco più fine, schiacciando bene teste e lische che renderanno il brodo più denso e saporito. Aggiungete il brodo che avete ottenuto al sugo e dopo aver aggiunto anche i pezzi di polpa che avete messo da parte fate riprendere la cottura. Intanto fate aprire le cozze in una padella sul fuoco vivo, quindi eliminate quelle vuote o chiuse e mettetele da parte dopo aver filtrato il liquido ottenuto che unirete al sugo. Iniziate ad aggiungere il pesce partendo da quello più consistente (cicale di mare, gamberi e palombo) e proseguendo con scorfani e gallinelle e, dopo pochi minuti unite anche le cozze lasciando cuocere per circa 15 minuti. Abbrustolite quindi le fette di pane, strofinatele con l'aglio e disponetele nei piatti; distribuiteci sopra il cacciucco e servite ben caldo. l’altraitalia 31


Enogastronomia

CULTURA

di Christian Testori

Il derby del prosciutto Parma e San Daniele. Inutile cercre di capire quale sia il migliore tra i due: è pura questione di gusti

La si potrebbe definire la disfida dei prosciutti, un derby secolare che da un lato divide due territori rinomati per la qualità dei propri prodotti enogastronomici, dall'altro accomuna l'Italia intera in un legittimo moto di orgoglio per le irraggiungibili vette raggiunte in questo peculiare terreno. Parma e San Daniele: due mondi vicini e distanti allo stesso tempo, come solo le regioni italiane sanno esserlo. Vicini, sia geograficamente sia perché accomunati dalla straordinaria cultura dell'allevamento suino; distanti perché gelosi delle peculiarità dei propri “gioielli” agroalimentari, le cui differenze vengono vissute come veri e propri valori aggiunti e dunque rimarcate con forza. Naturalmente il Belpaese offre altri prosciutti a denominazione di origina protetta, di elevatissima qualità, che meriterebbero una menzione d'onore: ma per fama, tradizione, capacità di identificazione territoriale ed entità produttiva,

Parma e San Daniele rappresentano”il classico” della coscia posteriore del maiale, del perexsuctum, parola latina che si traduce letteralmente con asciugato, un nome che evoca la stagionatura lenta e paziente alla base di questo lavorato. Inutile cercare di capire quale sia il migliore tra i due: è pura questione di gusti, e in effetti non c'è ragione per prediligerne uno in particolare, nonostante la maggior parte delle famiglie sia fedele al proprio prosciutto come lo si è nei confronti di una compagine calcistica. Più costruttivo e utile appare il tentativo di conoscerli e apprezzarne gli aspetti peculiari, muovendo dagli elementi che rendono meraviglioso e unico un prosciutto: la qualità della materia prima e il microclima in cui avviene la lavorazione, in particolare la stagionatura. Sia quelli selezionati per il San Daniele che per il Parma sono maiali italiani certificati. l’altraitalia 32

Quello utilizzato per il Parma è esclusivamente di razza Large White Landrance e Duroc, alimentato con cibi di qualità tra cui un siero derivato dalla produzione del Parmigiano. La zona di produzione del San Daniele si trova nell'omonimo comune del Friuli centrale. L'area è situata lungo il corso del Tagliamento, a meno di 2 km dai primi rilievi delle Prealpi Carniche. L'orografia della zona definisce una particolare conformazione del suolo che presenta una funzione permanente di drenaggio dell'umidità.Quest'effetto interagisce con le brezze che, lungo l'alvero del fiume, risalgono calde dal Mare Adriatico (distante soli 35 km), raffreddandosi via via ed incontrandosi direttamente con quelle più fredde discendenti dalle Alpi, in un collegamento diretto con il Canale del Ferro, una stretta vallata che accompagna il Tagliamento alle Alpi. Quello che ne scaturisce è un microclima costante e originale, che


ha come risultato una gentile ventilazione permanente della zona che assicura un ambiente né troppo umido né eccessivamente secco. Anche per ottenere il Crudo di Parma l'intera lavorazione deve avvenire in una zona tipica, un’area molto limitata che comprende il territorio della provincia di Parma posto a sud della Via Emilia a distanza di almeno 5 km da questa, fino ad un'altitudine di 900 metri, delimitato a est dal fiume Enza e a ovest dal torrente Stirone.

L'aria delle colline parmensi (foto sopra) è profumata: il vento marino della Versilia, acquistato l'aroma delle pinete, si strofina contro i monti Carsici della Cisa, perdendo il salmastro, e infine si rotola sul profumo dei castagneti: un'aria asciutta, ideale per la stagionatura.

intramuscolare, la così detta marezzatura, di colore bianco o bianco/rosato, cosi come nel grasso che ne costituisce il contorno. L’aroma è delicato, il sapore dolce ed equilibrato, la sapidità e gli aromi tipici della carne stagionata. La consistenza della fetta al palato è particolarmente morbida, tale da poter davvero dire che “si scioglie in bocca”. La complessità della lavorazione del Parma si intuisce già dall’attenzione prestata alla fase di macellazione, a cui si possono avviare maiali di oltre 9 mesi d'età, non inferiori ai 144 kg, sani, riposati e digiuni da 15 ore. Particolarmente curata è la salagione: le parti della cotenna sono trattate con sale umido, mentre le parti magre vengono cosparse con sale asciutto. Questa operazione è estremamente delicata: deve essere effettuata su cosce a temperatura giusta e uniforme, perché una coscia troppo fredda assorbe poco sale, mentre una coscia non sufficientemente fredda può subire fenomeni di deterioramento.

Pochi altri lavorati celebrano nozze così fastose tra gastronomia e geografia, e pochi altri lavorati dimostrano in modo così puntuale quanto il cibo, per essere buono da mangiare, deve essere anche buono da pensare. Altre curiosità risultano, a questo proposito, particolarmente preziose: la tecnica tradizionale del San Daniele prevede ad esempio che la coscia venga lasciata sotto sale marino tanti giorni quanti sono i chilogrammi del suo peso; ulteriore sua caratteristica è la pressatura delle coscie per favorire una forma a chitarra, schiacciata, che favorisca la penetrazione profonda e uniforme del sale con benefici per la consistenza della carne; la stagionatura, lunga 13 mesi dall'inizio della lavorazione, avviene in locali areati con finestre disposte in direzione nord-sud, la direzione dei venti provenienti dalle Alpi e dal MareAdriatico. Il risultato è un prosciutto la cui fetta è di colore rosso rosato nella parte magra, con le striature del grasso l’altraitalia 33

Dopo una settimana di permanenza in una cella frigorifera, detta “di primo sale”, la coscia viene ripresa, pulita dal sale residuo e infine sottoposta ad una leggera passata di sale, per poi tornare in una nuova cella frigorifera, detta “di secondo sale”, e restarvi dai 15 ai 18 giorni, secondo il suo peso. Il perché di questa meticolosità è facilmente intuibile: solo un’attenta dosatura del sale conferisce al Crudo di Parma la sua inconfondibile dolcezza, la sua qualità distintiva. Al 7° mese, il Prosciutto di Parma viene trasferito nelle “cantine”, locali che devono essere obbligatoriamente ubicate nella zona di produzione: le particolari caratteristiche ambientali hanno una loro influenza nel corso della stagionatura, durante la quale avvengono importanti processi biochimici ed enzimatici che determinano il profumo e il sapore del prodotto. Al termine del processo di stagionatura si effettuano le operazioni di


sondaggio. In questa fase viene fatto penetrare in vari punti della massa muscolare il caratteristico ago di osso di cavallo, materiale che ha la particolarità di assorbire gli aromi del prodotto e poi riperderli con grande rapidità. L’ago viene “annusato” da esperti addestrati a riconoscere e valutare le caratteristiche olfattive, per stabilire il buon andamento del processo produttivo ed il rispetto della peculiare dolcezza.

La Valle del Gigante Bianco dal 1° al 05 giugno 2011 a Bettolle - Sinalunga (SI) info su Sinalunga e mappa interattiva www.amicidellachianina.it Torna la manifestazione dedicata alla Razza Chianina e alla sua zona di origine, la Valdichiana, giunta alla settima edizione. Durante la Manifestazione saranno organizzati convegni, mostre d’arte, mostre fotografiche e documentari, eventi musicali e folkloristici, giochi di un tempo per i più piccoli, mostre di animali, mercatino di prodotti tipici e degli hobbisti, dimostrazioni di taglio, cooking show tra cuochi e macellai, ma soprattutto tante occasioni per conoscere e gustare la vera Carne Chianina IGP vitellone bianco dell'Appennino centrale come l' Osteria della Chianina , il Cibo di chianina per strada e le cene Chianina in Tavola . Quest'ultime ripropongono antiche ricette a base di carne Chianina in abbinamento con prodotti tipici del Territorio e per ogni portata un diverso vino pregiato.

Una Montagna di Gusto Ingredienti per 4 persone 16 gamberoni 16 fette di prosciutto di San Daniele 16 foglie di alloro fresco 1 cl circa di cognac 2 cucchiai di olio di oliva Sale e pepe quanto basta

Sgusciare i gamberoni, lasciando loro la testa. Regolare di sale e pepe il dorso di ogni gambero, ponendovi sopra una foglia di alloro. Fasciare tutto con una fetta di prosciutto di San Daniele. Stendere i gamberoni in una teglia e spennellarli con olio di oliva. Passarli al fuoco per circa 10 minuti, prestando attenzione a che il prosciutto non si bruci, e sfumare con il cognac. Unitevi un contorno a base di patate.

Il Friuli Annia Tocai Friulano è un vino DOC la cui produzione è consentita nella provincia di Udine. Di colore paglierino, talvolta tendente al citrino, ha un profumo delicato e gradevole. Al palato risulta armonico, caratteristico, fine. Prodotto con uvaggio Tocai Friulano, è indicato per piatti a base di pesce e crostacei o in abbinamento a formaggi freschi. Il titolo alcolometrico minimo è 11 gradi.

Il 5 giugno 2011 dalle 09.00 a San Zeno di Montagna (VR) www.unamontagnadigusto.it Ritorna dopo il successo della prima edizione la lunga e piacevole passeggiata enogastronomica tra suggestive Contrade e straordinari paesaggi. Nove operatori locali dislocati lungo il percorso di quasi 10 chilometri proporranno i piatti della tradizione Montebaldina accompagnati dagli ottimi vini del Consorzio Tutela Vino Bardolino Doc. L’evento è un’occasione per godere delle bellezze ambientali di San Zeno di Montagna assaporando i prodotti tipici del territorio. Nello stesso giorno, nella piazza centrale del paese, sarà allestito anche un mercatino di tipicità e piccolo artigianato.

Mangia a Pià - percorso Del Boudin Il 12 giugno 2011 a Chatillon (AO) Un evento di grande importanza si terrà Domenica 12 Giugno 2011 nel Comune di Chatillon (AO): ���Mangia a Pià - Percorso del Boudin”, una passeggiata enogastronomica non competitiva per le vie del paese, passando attraverso i luoghi più caratteristici del territorio, all’ombra di 3 castelli. 7 tappe per 7 piatti e 7 vini con un grande protagonista, il “boudin”, tipico salume valdostano.

Sagra del Lambrusco e degli Spiriti Divini Dal 16 al 19 giugno 2011 a Albinea (RE) www.comune.albinea.re.it La 41a Sagra del Lambrusco e degli Spiriti Divini di Albinea prenderà il via giovedì 16 giugno con l’anteprima per poi proseguire sino a domenica 19 giugno. La manifestazione, organizzata da Pro Loco in collaborazione con l’Amministrazione Comunale, è un’occasione per conoscere le aziende, i prodotti, gli aspetti gastronomici, culinari, iconografici e storici legati al Lambrusco. Nella Piazza principale “Centrolambruschi”: degustazioni guidate da sommeliers dell'A.I.S. e mescita dei lambruschi provenienti dalle cantine di Reggio Emilia, Parma, Modena, Bologna, Mantova e Cremona. L’intero centro di Albinea sarà trasformato in una Via del Vino dove poter degustare e anche acquistare, negli stands delle cantine locali, le migliori proposte di vino che il nostro territorio ci offre. Oltre al lambrusco troveranno posto stands gastronomici con prodotti opportunamente selezionati. Al Parco Lavezza non mancherà il Ristorante, gestito dai volontari della Pro Loco per degustare un ricco menù tradizionale, e naturalmente lo spazio spettacoli.

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Dopo l’intensità con cui hai vissuto il mese scorso, Giugno ti propone una pausa di riflessione ma non di inattività. Alcuni Pianeti ti invitano a valutare le esperienze fatte, le scelte compiute ed i cambiamenti inaspettati. Hai molta ricchezza nelle tue mani, usala per condividere ancora di più le idee e le tue aspirazioni. Sono ancora le relazioni a farti crescere. In amore cerca ciò che non muore mai.

Ottimo mese. Molti successi sono a portata di mano nel lavoro e negli obiettivi che ti sei posto. E’un tempo di espansione e di stabilità che hai raggiungo con impegno, ma sarà facile agire impulsivamente. Il consiglio degli Astri è di mantenere l’equilibrio, per questo è opportuno dedicare un pò di tempo alla meditazione o alla creatività. Fermarti ti riporta a casa e ti dona una rinnovata capacità di relazionarti nel presente, senza aspettative.

Il mese scorso sei andato al massimo ed in alcuni casi oltre le tue reali esigenze e possibilità. Sei uno spirito libero, autentico e selvaggio. Ogni esperienza che fai ti permette di evolverti e di acquisire un nuovo punto di vista. Hai messo in movimento progetti e propositi che ora stanno prendendo forma. Utilizza giugno per fare pausa, rilassarti, ma soprattutto per riscoprire te stesso e la natura.

Il 5 giugno Giove è entrato nel tuo Segno offrendoti l’opportunità di trovare le risposte che cerchi. Venere, Mercuio e Marte ti sollecitano a muoverti a tutto campo. Soprattutto nel lavoro e nei rapporti personali sarai deciso a superare l’incertezza che ti aveva frenato il mese scorso. Proporti, è la parola chiave del mese. Dopo la riflessione ora è tempo di agire, con Giove ed i Pianeti favorevoli otterrai ottimi risultati.

Giugno sarà un tempo di leggerezza e di progetti che avvierai con entusiasmo. Nei primi quindici giorni del mese sarai cauto ed organizzativo, poi ti sentirai pronto per partire. Un viaggio o un incontro con una persona autentica potrebbero aprirti nuovi orizzonti, anche spirituali. Nettuno dai Pesci ha iniziato un lento ma incisivo lavoro per risvegliare la tue aspirazioni più profonde. Segui quello che il cuore ti suggerisce.

Giove, Venere, Mercurio e Marte in Toro, per un Segno di Terra come il tuo, sono il regalo delle Stelle per l’inizio dell’estate. Finalmente senti gioia e voglia di fare. Dopo le difficoltà degli ultimi mesi, ora sei in grado di guardare lontano, di vedere chi è al tuo fianco. Spesso hai difficoltà a lasciarti alle spalle il passato. Se ti guardi intorno noterai nuovi amici, un nuovo lavoro e tutto l’amore che hai desiderato ricevere.

Nei primi sei mesi dell’anno hai affrontato alcune prove ed hai compreso che cosa è importante, per te, realizzare nel lavoro e nelle relazioni. Hai compiuto un profondo cambiamento interiore ed ora è bene stabilire una nuova direzione. Saturno ti sostiene e la sua essenzialità ti pone di fronte a scelte autentiche ed a nuove responsabilità. Abbi pazienza, con il Sole al tuo fianco orientati verso quello in cui credi, senza paura.

Il passaggio di alcuni Pianeti dall’Ariete al Toro ti ha tolto un peso dalla mente e dall’anima. Giugno è sempre un tempo di allegria e di possibilità che sbocciano. In te è in atto una trasformazione, a volte dolorosa, ma grande per la potenza che contiene. Il tuo volto sta cambiando, una luce si è accesa nei tuoi occhi. Hai perso il timore di mostrarti senza maschera. Coltiva la fiducia e la grazia sarà con te.

Il Sole ti regala un mese piacevole, di situazioni che si definiscono dandoti tranquillità e la conferma che non sei solo. Hai il sostegno della famiglia e degli amici che hanno creduto in te. Saturno con il suo rigore ti pone a nudo di fronte a te stesso affinchè tu possa fare scelte consapevoli: un cambio di residenza, un lavoro all’estero, o la ricerca di un significato diverso da dare alla tua vita. Fiducia è la parola chiave dell’estate.

Il mese avrà due tipi di energia: una socievole, l’altra introspettiva. Le Stelle ti consigliano di non separare queste polarità. Attingi dall’interiorità la forza per uscire nel mondo ed afferma con parole ed azioni semplici la tua verità. Saturno e Plutone stanno spazzando via dalla tua vita ogni forma di paura e di preoccupazione. Diventa consapevole che hai la capacità di camminare sulle tue gambe e di andare lontano.

Le Stelle segnalano un mese di relazioni personali che vivrai in modo insolito. L’energia dei Pianeti ti aiuterà a trasformare la timidezza per esprimere le idee ed i sentimenti con fantasia. Concederti benessere, giocare con le tue paure e condividere l’aspetto più fragile di te ti arricchierà tantissimo. Non vergognarti di manifestare la tua parte magica e segui sempre l’intuizione poiché è la tua risorsa migliore.

Nettuno ti sta offrendo la capacità di vedere oltre l’apparenza. L’estate si preannuncia all’insegna dei contatti, degli incontri originali e di informazioni che ti raggiungono “per caso”, ma che sono fondamentali per il tuo cammino. La prima parte del mese sarà inquieta ma spontanea. La seconda parte di giugno sarà attiva ed orientata alla praticità. Non temere l’inaspettato e tieni presente ciò che per te ha valore.

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visto da

die Stimme und das Image der Italiener in der Welt


Toskana

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Toskana: ein Wegweiser

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Giosuè Carducci

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Rezepte aus der Toskana

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Spiritualität und Alltagsleben

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l’altraitalia Wussten Sie, dass der berühmte “Scout” Buffalo Bill gegen Ende des 19. Jhs der Toskana einen Besuch abstattete und dort eine Reihe von “Cow-Boys-Wettbewerben” mit den lokalen Matadors, den Butteri startete, um herauszufinden, ob Amerikaner oder Italiener besser mit Pferden umgehen konnten? Und können Sie sich vorstellen, dass sich einer der ältesten Olivenbäume Italiens nicht auf einem Feld befindet, sondern auf dem Dach eines Mittelalterlichen Turmes in Lucca?

Wir berichten über die faszinierenden Geheimnisse der Maremma, den südlichen Küstenteil der Toskana und der ehemalige Heimat der Etrusker, über die Geschichte von Lucca und andere Lokalitäten, über die Renaissance-Paläste und den grauen Serena-Stein, über die Extravaganzen der damaligen Adeligen und natürlich über die gastronomischen Spezialitäten, welche mit den allgegenwärtigen Olivenölen und Kräutern versehen sind und mit Chianti, Brunello di Montalcino oder Nobile di Montepulciano begossen werden. Einen Platz für die Literatur haben wir auch; dieses Mal für den Nobelpreisträger Giosuè Carducci, welcher in einem berühmten Gedicht die über 4,5 km lange Zipressenallee in Bolgeri verewigte. Least but not last beschäftigen wir uns mit einem traurigen Ereigniss der Gegenwart, den Flüchtlinge, welche auf Lampedusa landen und mit deren Leiden und Lebensegschichten. Dabei lädt ein spiritueller Text zu innerer Betrachtung ein, denn das Thema betrifft uns alle. Vielleicht kann er ein Beitrag sein, uns dazu zu motivieren, in unseren Kreisen kleine Zeichen zu setzen mit dem Ziel, dass wir kleine Schritte in uns und rund um uns machen können und langfristig diese Welt doch verbessern.

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Der Wilde Westen zwischen Meer und Weideland, die geheimnisvollen Turmstädte, archäologische Wunder über sechs Jahrtausende, die Marmorkathedralen derAlpiApuane und überall die Spuren von Lorenzo il Magnifico.

Kampf, da es nicht nur um die Ehre ging sondern auch um 15.000 Lire, damals sehr viel Geld. Laut Jury gewannen am Ende die Italiener, auch wenn die amerikanische Presse den Sieg den eigenen Cowboys zuschrieb. Die “Butteri” - aus dem Lateinischen “boum ductor”, Viehhüter - nennt man heute noch Cowboys der Maremma auf Grund ihres wilden Lebens. Es sind vielleicht Idealisten, die eine alte Tradition nicht aussterben lassen wollen und die täglich nicht nur mit wilden Pferden zu tun haben - die Butteri sind zwar nicht besonders groß, aber dafür genug aggressiv - sondern auch mit wilden Stieren, welche bis 1200 Kilo wiegen und die bei falschen Handlungen ihr Leben in Gefahr bringen können. Die Butteri verbringen den Großteil des Tages beim Reiten, egal ob den Bächen entlang, im Wald, am Seeufer oder in den Sümpfen; eher als ein Beruf ist es fast ihre Berufung, wenn man bedenkt, dass man mit dieser abenteuerlichen Arbeit nicht all zu viel verdienen kann.

Von Büffeln und Cow-boys Am ersten März 1890 fand in der “Maremma”, dem Teil der Toskana von der Provinz Grosseto bis zur Grenze Latiums, ein ungewöhnlicher Wettbewerb statt: Die Cowboys des Oberst William Cody alias Buffalo Bill - sie befanden sich auf einer Welttournee in Rom - wurden von den “Butteri” des Grafen Caetani aus Sermoneta herausgefordert.

Aber diese außergewöhnlichen Menschen lieben ihre Tätigkeit und machen damit weiter in den wunde-

Es ging nämlich um das Zähmen von wilden Pferden; die Amerikaner hätten die Pferde aus der Maremma zähmen müssen und die Toskaner jene aus den Vereinigten Staaten. Drei Tage lang dauerte das legendäre Spektakel, jeder wendete eigene Methoden an, die Amerikaner vermissten einen Saloon und die anderen die Büffel; es war ein harter l’altraitalia 2

schönen Naturchoreografien ihres Landes, in der Ära der hochtechnologisierten Industrie. Maremma bedeutet aber viel mehr als ein europäisches Wyoming ohne Revolverhelden; die kleinen Naturparadiese werden von einsamen Wachttürmen bewacht, die faszinierenden Basalt - und Granitklippen, die verborgenen Grotten in denen sich heimische Seehunde verstecken, die einsamen Buchten wo der Legende nach erst die Argonauten mit dem Goldenen Vlies landeten und später Verstecke für Piraten waren, die geheimnisvollen etruskischen Gräber und die eleganten römischen Mosaiken. Bis zur Mitte des 19. Jh. war dieses Gebiet eigentlich eine wahre Hölle für Mensch und Tier mit einer durchschnittlichen Lebenserwartung, die selten 20 Jahre überschritt. Grund dafür waren die malariaverseuchten Sumpfgebiete, welche sich durch die Trockenlegung vo Mussolini in einfruchtbares Weideland verwandelten. Durch dieses schwierige und langwierige Unternehmen ist heute diese Ebene nicht mehr von einer feindlichen und brutalen Natur beherrscht sondern voll von Pinienwäldern, von zahlreichen Stränden


konische Türme, voll von Geistern, Legenden, Zinnen, Falltüren und endlosen Geheimnissen. Der wohl berühmteste ist der schiefe Turm von Pisa mit seinen 293 Stufen und achthundertsiebenundzwanzig Jahre alt. Reich an astronomischen und allegorischen Symbolen stellt er eine Art Enzyklopädie des mittelalterlichen christlichen Wissens dar; die Schiffe des Reliefs am Eingang des Turmes zum Beispiel segeln in den Hafen und symbolisieren sowohl den Schutz der Mutter Gottes als auch die Berufung der Kirche, sich auf der Welt auszubreiten.

mit feinem Sand, von geheimnisvollen Ruinen die merkwürdige Geschichten bergen und von 5-Sternen Hotels, welche wunderschöne Ferienaufenthalte ermöglichen. Man denke an den Argentario, an Punta Ala, an den Golf von Follonica oder an die wunderschönen Inseln der Arcipelago Toscano.

Um den Himmel zu erreichen Man könnte sagen, dass in der Toskana die Steine den Himmel erreichen möchten. So viele sind die Türme die man baute, runde Türme, eckige Türme, hohe Türme und

Geheimnisse der Natur am Mittelmeer Eine Besonderheit dieses Gebietes stellt die vielfältige Vegetation dar: Tamarisken duften im Wind, Pinien werfen wie Riesenschirme runde Schatten auf das smaragdgrüne Meer, Sträucher mit farbigen Blüten beflecken Hänge und die Kräuter verleihen der Luft eine Apotheose vonAromen. Es gibt immer noch vereinzelte Kräutersammler, die der alten Tradition nach stundenlang auf die Suche gehen; in der Toskana zählt man ca. 2000 verschiedene Kräuterarten, alle unterschiedlich, einige mit mehr Bitterstoffen wie Malve, wilder Lauch, Radicchio und Scharlachsalbei, die gedünstet und mit Olivenöl und Zitrone serviert werden, andere ohne Bitterstoffe wie die Bibernelle mit ihren gezackten Blättern, die zum Würzen von Salaten verwendet werden; dann Rosmarin, wilde Zichorie, wilder Fenchel, wilde Spargeln, Minze und noch eine ganze Reihe von Pflanzen, welche für den Laien lediglich gemeines Gras sind. l’altraitalia 3

Der Turm ist mit sieben Glocken versehen, welche eigene Name haben: Die erste wurde im Jahre 1262 gegossen und heißt “Glocke der Justiz”; nach der Tradition kündigte sie den Tod des Grafen Ugolino an, was auch der Dichter DanteAlighieri in der “Hölle” seiner berühmten “Heiligen Komödie” erwähnte, die Turm Guinigi in Lucca


zweite heißt “Glocke des Brunnens”, die dritte “Glocke der MariaHimmelfahrt ”. Ihr folgen San “Ranieri”, “Terza” und “Vespuccio” bis zur neuesten, der “Glocke des Kruzifixes”, welche im Jahre 1818 hinzugefügt wurde. Die berühmte Neigung ist einer plötzlichen Senkung des Bodens zurückzuführen - im Gegensatz zu der Behauptung, dass sie seitens der Architekten Bonanno, Giovanni da Simione und Tommaso di Andrea Pisano Absicht war - und vergrößert sich durchschnittlich 1 mm pro Jahr; durch zahlreiche Interventionen mit Hilfe computerisierter Berechnungen war man in der Lage, die Gefahr des Einsturzes einzudämmen und seine Wiedereröffnung nach mehr als zehn Jahre Sperre zu ermöglichen. Wissenschaftler aus aller Welt schrieben Theorien und schlugen Lösungen vor, es wurden Tausende von Seiten statischer Studien veröffentlicht mit dem Ergebnis, dass der Zusammenhang der möglichen Kombinationen von Ursache und Effekt dermaßen kompliziert und schwer berechenbar ist, dass nur eine ständige Beobachtung und die Anwendung von immer neuen technischen Mitteln die Erhaltung des Turmes garantieren können. Fast ein Wächter der Erinnerung an die prunkvolle Zeit der alten Römer und gleichzeitig damaliges wichtiges Mittel zur rechtzeitigen Entdeckung von sich nähernden Feinden ist der Torre Guinigi in Lucca; vollkommen aus Backstein gebaut und mit tragenden Bögen im Erdgeschoss hat er die Besonderheit, dass auf seiner Dachterrasse Olivenbäume und Lärchen wachsen, eine Art hängender Garten. Als Teil des gleichnamigen romanisch-gotischen Ansitzes überragt er das damalige Amphitheater, das heute zum spektakulären elliptischen Platz der Stadtmitte geworden ist. Boboli-Gärten, Das Amphitheater, Der Obelisk und den Granit Becken

Der Turm birgt eine dramatische Liebesgeschichte in sich, welche sich zwischen Legende und Wahrheit bewegt und zwar die des Grafen Guinigi und seiner Braut Ilaria. Wie es des öfteren vorkam, waren die Herren des Mittelalters besitzergreifend und daher meistens eifersüchtig. Und so kam es, dass die unmotivierte Eifersucht dieses arroganten Herrschers Luccas ihn zur Entscheidung führte, seine Frau umbringen zu lassen, und zwar durch Vergiftung; unbestätigten Chroniken zufolge wehrte sich aber bei der Tat das kleine Hündchen der Dame mit dem Resultat, dass ihm auch das gleiche Schicksal zustieß, wie das Relief auf Ilarias Sarkophag erzählt.

mern, in denen Begleitgegenstände aus Gold, Silber und Bronze, Filigrane und bemalte Vasen zu finden sind, mehr als 200 Höhlen wurden im Tuffstein geschaffen und dienten als Häuser mit Treppen, Öfen, Nischen, Brunnen, Röhren und Wänden voll von regelmäßigen Löchern für die Zucht der Tauben. Das Meisterwerk der etruskischen Begräbnisstätten ist zweifellos die “Tomba Ildebranda” in Sovana; es stammt aus dem 3. Jh. v. C., hat die Form eines Tempels mit Säulen, deren Kapitelle menschliche Köpfe darstellen. Aber nicht nur das mysteriöse Volk der Etrusker hinterließ in der Toskana Zeichen seiner Kultur:

Tomb Ildebranda

Über den Tod und um den Sinn des Lebens zu verstehen sind die zahlreichen etruskischen Ruinen die deutlichsten Zeugen einer geheimnisvollen Vergangenheit. Sie entpuppen sich in Form von Nekropolen, Grotten und monumentalen Gräbern und sind sowohl an der Küste als auch im Landesinneren zu finden. Von Vitozza bis Vetulonia und von Populonia bis Sovana kann man in die Emotionen, in den Charme und in die Geheimnisse archaischer Völker hineintauchen. Es handelt sich um eine außergewöhnliche Reise in die Welt des Jenseits, wo der Tod nicht dunkel, traurig und negativ war sondern als Zugang zu dem Reich des ewigen Lichtes erlebt wurde. Zyklopische Mauern umkreisen befestigte Städte mit Tempeln und riesigen Grabkaml’altraitalia 4

Noch geheimnisvoller und zauberhafter sind die Stelen in Pontremoli, welche vor über 5000 Jahre gemeißelt wurden und vielleicht heilige Idole einer prähistorischen Gesellschaft darstellen, oder die teils geköpften Statuen in der “Opera della Primaziale” in Pisa, alle aus Kalkstein und mit der noch nicht entschlüsselten Bedeutung. Der Mond auf Erden: Weiße steile Wände bestimmen die Landschaft, weißes Pulver fliegt in der Luft und alles lebt in weiß in den Alpi Apuane. Es handelt sich um die Berge des berühmten Carrara Marmors, der Michelangelo faszinierte und der seit dem Jahre 177 v. C. von den alten Römern verwendet wurde und heute aus ca. 90 Gruben, fast alle Openair, gewonnen wird. Die merkwürdigen riesigen Kathedralen aus quadratischen Blöcken glitzern in der Sonne


Andere Adelige folgen, nämlich die Torta di Verdure - eine Pastete aus Mangold und kandierten Früchten -, die verschiedenen Arrosti o Spiedini - Braten und Schweinewürste mit Brot, Lorbeerblätter und wildem Fenchel - und die allgegenwärtigen Panforte, Cantucci und Ricciarelli die ursprünglich aus Gewürzen und gemahlenen Mandeln aus dem Orient hergestellt wurden. Also, fertig für das Fest! Was fehlt eigentlich?

und überall hört man das typische Pfeifen des Diamantfadens, der Marmor schneiden kann als ob es Butter wäre. Die gesamte Gegend lebt von dieser Art von “weißem Gold”, dessen berühmteste Stätte die Höhle von Torano ist; hier findet man nämlich den Statuenmarmor, nicht ganz weiß sondern mit der Farbe des Elfenbeins, welchen Michelangelo für seine göttlichen Skulpturen verwendete. Genies der Kultur und der Kochkunst Die Toskana besaß vor 500 Jahren noch ein Genie der Kultur, der modernen Weltanschauung und der hohen Werte: Lorenzo il Magnifico; vielleicht wäre es richtiger wenn man sagen würde, dass Lorenzo de Medici, genannt il Magnifico, die Toskana besaß; der Florentiner nämlich herrschte und beherrschte alle damaligen Stadtstaaten - Pisa, Siena, Arezzo usw. mit Ausnahme von Lucca - d.h. bestimmte die Politik, die Kunst, die Kultur und sogar die Küche.

Die Apuanischen Alpen

Auch wenn die toskanischen Gerichte tendenziell relativ einfach waren, gab es auch Ausnahmen: In der Zeit der Renaissance nämlich übernahmen die florentinischen Köche einige Rezepte von ihren französischen Kollegen, welche Béchamel und Mayonnaise sind, und verkomplizierten damit die gesamte Küche. Heute ist die Toskana ein Eldorado für Gourmet-Genießer und Weinfans: Der König ist nach wie vor das Olivenöl - aber nur aus der ersten Pressung 24 Stunden nach der Ernte - und die Kronprinzen die Kräuter; dann taucht die Königin Bistecca alla Fiorentina auf - Steak so groß wie eine Tischplatte - von dem Grafen Pecorino aus der Maremma begleitet.

Es gab im 15. Jh. ein Gesetz, das prunkvolle Festmahlzeiten mit mehr als drei Gängen untersagte. Also was tun? Lorenzo war listig und schaffte es, dieses Gesetz erfinderisch zu umgehen: Alle Gerichte mit Fleisch wurden nämlich mit süßen Zutaten serviert und auf diese Art aß man zum Beispiel Pasteten mit Schinken und Wurst gefüllt und mit Datteln und Mandeln bestreut; bei bestimmten festlichen Gelegenheiten wurden sogar Statuen aus Zucker angefertigt oder Kompositionen aus den verschiedensten Zutaten. l’altraitalia 5

Soviel des Guten muss auf jeden Fall begossen werden. Und hier treten die Pagen und die Ballerine auf um dem Ganzen das gewisse Etwas zu verleihen: Sangiovese, Montalcino, Chianti, Valpolicella, Nobile di Montepulciano tanzen dann zwischen Zypressen und Hügeln, landen mit ihren entzückenden Farben und Bouquets in kristallklaren Gläsern, und vermählen sich endlich mit den ausgezeichneten Speisen. Applaus,Applaus! Bistecca alla Fiorentina


Die Region Toskana, in der Antike das Kerngebiet der Etrusker daher die Bezeichnung Tuzien, liegt im Mittel-Italien zwischen dem Tyrrhenischen Meer und dem “Appennino Tosco-Emiliano”; sie grenzt im Süden an Latium, im Norden an Ligurien und Emilia-Romagna, im Osten an Umbrien und Marken. Die Region ist selten eben; sie ist überwiegend hügelig, teilweise mit hohen Gebirgen; im Westen hat sie eine sehr lange Küste , die sich von der Provinz Massa-Marittima bis zur Provinzhauptstadt Grosseto, im tiefsten Süden der Region, erstreckt. Die Toskana war bereits im fünfzehnten Jahrhundert wegen der Kunst von Leonardo da Vinci europaweit sehr bekannt und im neunzehnten Jahrhundert wegen ihrer Naturschönheit als Reiseziel weltweit sehr beliebt. Die historische Küste, die von Livorno nach Piombino reicht, wird als “Riviera degli Etruschi” bezeichnet. In der Tat hatte sich der Voksstamm der Etrusker in diesem “metafisico paesaggio” angesiedelt und die Häfen von den Hauptzentren wie Populonia und Baratti benutzt. Zwischen Cecina und CastagnetoCarducci befindet sich die schönste Zypressenallee der Welt, die Giosuè Carducci in seinem Gedicht “Davanti San Guido” besungen hat. Die Zypressenallee, die in ihrer gesamten Länge von rund 4,5 Kilometer an beiden Seiten mit mehr als zweitausend Zypressen beflügelt ist, führt zum “borgo medievale Bolgheri” mit seinem herrlichen Schloss aus dem vierzehnten Jahrhundert. Die Etruskische Küste

Zu den schönsten Landschaften der Toskana gehören das Chianti Gebiet, zwischen Florenz und Siena liegend und die “Maremma” im Süden. Der Archipel, mit seinen traumhaften sieben Perlen, den Inseln Capraia, Giglio, Pianosa, Montecristo, Elba, Giannutri und Gorgona bildet die Krönung einer “metaphysischen” Landschaft. Die grösste Insel des toskanischen Archipels, Elba ist für ihre Erzminen bekannt und in der Nachkriegszeit als Ferienziel sehr beliebt geworden. Eremitage von Madonna di Monserrato

Elba bietet Geschichte: das Wohnhaus Napoleons “Villa Mulini” in Portoferraio, die “Fortezza Pisana” in Marciana Alta die spanische Festung “Forte San Giacomo” mit dem atemberaubenden “eremo Madonna di Monserrato” in Porto Azzurro; sie bietet Folklore: “la festa dell’innamorata” in Capoliveri; sie bietet Kunstgeschichte: mehrere Barockvillen auf der ganzen Insel verteilt und last but not least , die fast unberührte wilde Natur der “Macchia Mediterranea” mit den vielen Wanderwegen. Um einen Urlaubsaufenthalt auf der Insel unvergesslich werden zu lassen, sollte man einen Ausflug in die Berge “Monte Perone e Monte Capanne” unternehmen. Der Weg ist leicht zu begehen, es beginnt mit einem Anstieg im Wald zwischen Pinien, Obstpflanzen und, besonders im Frühling, mit dem Duft der Blumen. Auf dieser Strecke befindet sich eine flache Stelle, wo es möglich ist, den wunderbaren Ausblick der Spitze des granitischen “Monte Capanne” bei Sonnenuntergang zu geniessen l’altraitalia 6

Punta Calamita

Am klaren Tagen, von dort aus, reicht der Blick bis zur Küste bei Livorno und noch weiter über Grosseto , bis Capraia und Korsika; man kann auch nach hinten schauen bis nach Portoferraio und seiner Bucht, dem Volterraio und dem romantischen Städtchen Capoliveri und dessen Landspitze “Punta Calamita”. Das wäre ausreichend um die Schönheit der “sempreverde natura elbana” zu bewundern, aber die Wanderung auf dieser Strecke birgt eine zusätzliche Freude, und zwar der Anblick der zahlreichen Gattungen von Schmetterlingen. Auf diesem Lehrpfad befinden sich zahlreiche Schilder, welche nicht nur Wegweiser sind, sondern auch die Besonderheiten der einzelnen Arten und die jeweilige Zeit der Präsenz dieser prachtvollen Edelinsekten zeigen.

Marciana Marina Blick von Monte Capanne

Im sechzehnten Jahrhundert baute “Cosimo dei Medici” seine “Villa Rinascimentale in contrada San Giovanni”, in der Nähe der Inselhauptstadt Portoferraio; die Besichtigung dieser prunkvollen Villa mit all ihrer Geschichte und kulturellen Highlights ist die Krönung eines gelungenen Urlaubs in dieser geheimnisvollen italienischen Region. von Umberto Fantauzzo


Vor Bolgheri die beiden Reihn Zypressen, Die grad und stattlich nach San Guido gehen, Wie junge Riesen, die im Lauf sich messen, So eilten sie heran, nach mir zu sehen. Sie kannten mich und flüsterten mir leise Kopfnickend zu: - Oh, bist du wieder da? Warum nicht bleiben? Unterbrich die Reise: Kühl wirds zur Nacht, die Straße kennst du ja. Oh, halte Rast in unserm würzgen Schatten, Wo der Nordwest dich trifft von hoher See; Steinwürfe, die uns einst getroffen hatten, Verzeihn wir gern, sie taten auch nicht weh. Noch immer baun ihr Nest die Nachtigallen In unsern Zweigen. Warum fliehst du doch? Und abends flattern Spatzen nach Gefällen Um uns herum; oh, so verweile noch! - Zypreßlein, o Zypreßlein, meine lieben Getreun aus jener Zeit so schön und fern, Wie gerne wär ich noch bei euch geblieben, - Sprach ich, nach ihnen schauend, - oh, wie gern! Ach, ihr Zypreßlein, laßt mich weiter wandern: Die Zeiten und die Jugend sind dahin! Ja wüßtet ihrs! - Nicht prahl ich vor den andern - Daß ich heut ganz berühmt geworden bin! Latein und Griechisch les ich nach Belieben Und schreibe, und viel andres kann ich auch; Zypreßlein, bin kein Schlingel mehr geblieben, Und Steine Werfen ist nicht mehr mein Brauch; Zumal nach Bäumen. - Wie im Zweifel schienen Die Wipfel flüsternd hin und her zu gehn, Und spöttisch lächelnd hat aus dunklem Grünen Das rosge Abendlicht hervorgesehn.

Giosuè Carducci

Giosuè Carducci (27. Juli 1835 in Valdicastello, heute Pietrasanta, Toskana; - 16. Februar 1907 in Bologna) war ein italienischer Dichter, Redner und Literaturhistoriker. Sein Vater war Landarzt und wurde als Mitglied des patriotischen Geheimbundes der Carbonari inhaftiert. Dieses Ereignis machte Carducci zum lebenslangen Republikaner. Er wuchs in der pisanischen Maremma auf, deren tiefe und eigentümliche Natureindrücke schon den Jungen zu dichterischen Versuchen anregten. Seine spätere Jugendzeit verlebte er in Florenz, wohin sein Vater übergesiedelt war. Schon sehr früh interessierte er sich auch für die Werke antiker griechischer und römischer Autoren. Carducci studierte Philologie an der Universität Pisa und promovierte dort zum Doktor der Philosophie. Von 1856 bis 1857 hatte er einen Lehrstuhl für Rhetorik in San Miniato. Aufgrund seiner atheistischen Ansichten wurde seine Bewerbung um eine Professur für Griechisch in Arezzo abgelehnt aber es gelang ihm l’altraitalia 7

Das Grab von Giosuè Carducci in dem Certosa Friedhof (BO)

trotzdem 1860 Professor für Griechisch in Pistoia und 1861 Professor für italienische Literatur in Bologna zu werden. Der Dichter wurde dann 1862 Mitglied der Freimaurerloge “Galvani” und Mitbegründer der Loge “Felsinea” in Bologna, später affiliiert in der Loge “Propaganda Massonica”. 1890 wurde Carducci, der als politischer Dichter und herausragender Redner schon damals beachtliches Ansehen genoss, zum Senator berufen. Seit 1887 war er korrespondierendes Mitglied, ab 1897 socio nazionale der Accademia dei Lincei. 1906, kurz vor seinem Tod erhielt Carducci den Nobelpreis für Literatur. Giosuè Carducci Carduccis Dichtung genoss eine ungeheure Beliebtheit, sowohl in seiner Heimat, als auch im Ausland. Er stellte im späten 19. Jahrhundert eine der grossartigsten literarischen Persönlichkeiten Italiens dar. Der von Vaterlandsliebe geprägte Dichter erreichte mit seinen Werken solche poetischen und stilistischen Höhen.


Zutaten (für 4 Personen) 70 ml Olivenöl, 3 Knoblauchzehen zerdrückt 675 g frische Tomaten geschält und gehackt 1 Handvoll frisches Basilikum, 1,1 l Fleischbrühe, Salz und Pfeffer zum Würzen, 20 Scheiben (340 g) altbackenes Vollkornbrot in kleine Stücke geschnitten frisch geriebener Parmesankäse Öl in einem hohen Topf erhitzen und Knoblauch darin andünsten, dann Tomaten und Basilikum hinzugeben und 5-10 min kochen. Danach Brühe angiessen, mit Salz und Pfeffer würzen und heiss werden lassen. Wenn die Suppe zu brodeln beginnt, Brot hinzugeben und einige Minuten weiterkochen. Topf zudecken und Suppe 1 Stunde lang köcheln. In die fertige Suppe einen Schuss frisches Olivenöl geben und zusammen mit Parmesankäse wahlweise heiss, warm oder kalt servieren. Man kann diese Suppe auch mehrere Tage lang aufheben.

Zutaten (für 4 Personen) 4 mittelgrosse gelbe Paprikaschoten 225 g prataioli-Pilze (oder Champignons) 675 g Kaninchenfleisch, in kleine Stücke geschnitten 30 ml Olivenöl, 110 ml trockener Weisswein 110 ml Fleischbrühe, 110 g gehackte geschälte Tomaten (Saft aufheben) 1 EL Tomatenpaste, Salz und Pfeffer zum Würzen Backrohr auf 200 Grad vorheizen. Paprikaschoten waschen und obere Spitze abschneiden, so dass man sie später als Deckel verwenden kann. Paprikaschoten entkernen, aber ansonsten ganz lassen. Etwa 15 min im Rohr garen, bis sie zart, aber nicht zu weich sind. Pilze putzen und scheiben, Kaninchenfleisch in heissem Olivenöl weich dünsten. Fett abschöpfen, dann Pilze und Wein hinzugeben und köcheln, bis der Wein verdunstet ist. Brühe angiessen, Tomaten und Tomatenpaste hinzufügen, mit Salz und Pfeffer würzen und bei niedriger Hitze 10 min garen. Paprikaschoten in eine leicht eingefettete feuerfeste Form nebeneinander stellen, mit der Fleisch-Pilz-Masse füllen und die Deckel aufsetzen. Temperatur des Backrohrs auf 180 Grad herunterschalten und Paprikaschoten 10 bis 15 min lang garen. Heiss servieren.

Zutaten (für 6 Personen) Nudeln 255 g Mehl 3 Eier 5 g frischer Majoran, gehackt 1 Prise Salz4

Sauce 4 EL geriebene Walnüsse 2 EL geriebene Pinienkerne 70 g Butter EL frisch geriebener Parmesankäse

Aus den o.g. Zutaten einen Nudelteig herstellen. Mehl auf eine Arbeitsfläche sieben. In die Mitte eine Vertiefung drücken und Eier und Majoran hinenschlagen. Eier und Mehl mit einer Gabel verrühren. Wenn der Teig anfängt, fest zu werden, und die Eier von Mehl ganz absorbiert worden sind, kann man ihn kneten. Teig mit den Händen durchkneten und immer wieder zu einer Kugel formen. Sobald der Teig fest und geschmiedig ist, ihn mit einem sauberen, feuchten Stofftuch bedecken und 10 min lang ruhen lassen. Wenn Sie eine Nudelmaschine benutzen, wählen Sie zum Ausrollen des Teiges die letzte Einstellung für die geringste Nudeldicke. Teig nach dem Ausrollen 15 min lang ruhen lassen, bis er sich trocken anfühlt. Danach jeden Teigstreifen zusammenrollen und die Rollen mit einem scharfen Messer horizontal in 6 mm breite Streifen schneiden. Wenn man die Teigstreifen jetzt auseinander zieht, hat man seine tagliatelle. Geschnittene tagliatelle auf ein mit Mehl bestreutes Tuch legen, damit sie nicht zusammenkleben. DSanach 3 bis 4 min in Salzwasser al dente kochen. Iinzwischen gemahlene Nüsse für Sauce auf einem Backblech im 120 Grad heissen Rohr rösten. Butter in einem grossen Topf zerlassen und Nüsse hinzufügen. Gekochte Nudeln gut abtropfen lassen, in die Sauce geben und alles gut verrühren. Das Gericht mit Parmesan bestreuen und sofort servieren. l’altraitalia 8


“Schiff mit 600 Personen an Bord gesunken Vor der libyschen Küste ist nach Berichten von Augenzeugen ein Flüchtlingsschiff mit 600 Menschen an Bord gesunken. Eine Sprecherin des UNO-Flüchtlingshilfswerks UNHCR erklärte am Montag, man bemühe sich derzeit um eine Bestätigung der Angaben, nach denen das Schiff am Freitag auf dem Meer auseinanderbrach.”

Mir blieb buchstäblich der Atem weg, in den ersten Sekunden war ich vor Entsetzen wie gelähmt. Dann fasste ich Mut und sagte: “Diese Haltung stört mich jetzt sehr, denn es handelt sich um Menschenleben”. Eisiges Schweigen und ein böser Blick war alles, was ich als Erwiderung bekam. In meinem Kopf und Herzen lief ein ganzer Film ab, “Was der Mensch Gott gibt, ist nicht sein eigenes Verdienst, das hat er selber vorher geschenkt bekommen”. “Darum sollt Ihr darauf bedacht sein, dass Ihr immer den Frieden im Auge behaltet, Witwen, Waisen und Fremde in Schutz nehmt, wie Ihr es bisher getan habt. Und wenn jemand auf Erden erfolgreich ist, dann soll er dafür Gott gegenüber dankbar sein”. Langsam wurde ich wieder ruhiger, ich begann den Schock zu überwinden: Bruder Klaus, der grosse Nationalheilige der Schweiz, der Friedensheilige, kann uns ein Vorbild sein, wenn es darum geht, den Alltag zu leben, unser Herz zu weiten, es offen zu machen für Fremde, für Toleranz, für Offenheit.

Diese Meldung sah ich auf dem Bildschirm am 09. Mai im Postauto zwischen Flüeli Ranft, wo ich wohne, und Sachseln. Im Bus sassen viele Leute, die meisten hatten eine Tageswallfahrt zum Schweizer Nationalheiligen Bruder Klaus und seiner Frau Dorothea unternommen und waren auf dem Rückweg. Vor mir unterhielten sich zwei Personen, wie sie den ganzen Tag gebetet hätten: Rosenkränze, das Bruder KlausenGebet und vieles mehr.

Trauer, Wut, Hilflosigkeit, Mitgefühl mit den Toten und ihren gehörigen. Auch - ich gebe es zu - Verachtung und auch ein Stück Mitleid mit dieser Person. Welche Ängste, welche Vorurteile, ja, welches Menschenbild steht da dahinter? In der zweiten Phase meines Geschocktseins kamen mir Worte von Bruder Klaus in den Sinn, zu dem die beiden ja wallfahrteten: “Der Mensch ist ein Tabernakel Gottes”, d.h. in jedem Menschen wohnt Gott!

Dafür setzte er sich - gemeinsam mit seiner Frau Dorothea - zu seinen Lebzeiten ein und das ist sein grosses Vermächtnis an uns Menschen des 21.Jahrhunderts. Und noch etwas wurde mir bewusst: Wallfahren, eine spirituelle Reise, kann mir helfen, Spiritualität im Alltag zu leben, Kraft zu schöpfen, mehr und mehr zu lernen, was es heisst, aus dem Glauben zu leben, hier ganz konkret: aus dem Geist von Niklaus von Flüe. Dann sind die Gebete nicht nur daher geplapperte Worte, sondern haben eine Chance, meinen Alltag zu verändern und mich so immer ein wenig mehr menschlicher werden zu lassen.

Als sie die obige Nachricht erblickten, meinte die eine Person: “Schau mal, wie schrecklich”. Die andere entgegnete: “Ach, tote Asylanten, des isch nit so schlimm, die chömmet schon nit zu üüs in d’Schwiiz”. l’altraitalia 9


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