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la voce e l’immagine degli italiani nel mondo

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Leggendo i quotidiani, guardando la televisione, ascoltando la radio, veniamo a conoscenza, rimanendone scossi, di avvenimenti terribili che stanno accadendo tutt'intorno a noi. Le principali paure dell'umanità sono tutte presenti, e ci colpiscono con drammaticità, attraverso le immagini e le parole che la globalizzazione e la velocità delle comunicazioni portano dentro le nostre case. A rendere più inquietante questa situazione, contribuiscono poi gli eventi naturali: terremoti, uragani, eruzione di vulcani, fulmini, tempeste, straripamento di fiumi, siccità. È difficile in questo momento parlare di qualcosa senza essere superati dagli eventi. Lasciamo quindi ai più innovativi mezzi di comunicazione il compito di aggiornarci quotidianamente sulle sventure nel mondo e, data la nostra natura di interpreti del quotidiano, continuiamo a trattare tematiche della vita di tutti i giorni che, a ben rifletterci, richiamano gli avvenimenti o le finalità del mondo intero. Questo mese abbiamo deciso di trattare uno dei temi più discussi negli ultimi tempi: il federalismo. Regolarmente assistiamo ai “gargarismi” dei rappresentanti del nostro governo con un prodotto sconosciuto: il “federalismo”. Li vediamo fare il “risciacquo” con un'altra sostanza, a loro, altrettanto sconosciuta: “riduzione delle spese”. Ma siamo proprio sicuri che costoro abbiano tutta questa voglia di ridurre le spese? Se così fosse perchè non concretizzano una delle proposte, andata letteralmente in soffitta, come quella di ridurre il numero dei parlamentari? Sappiamo tutti che i costi della politica sono esorbitanti! E che fine ha fatto la proposta di eliminare le provincie?

Ora, per quanto attiene al federalismo devo dire, in tutta sincerità, di avere non poche difficoltà a capire i pro e i contro di una riforma così “tecnica”. Mi chiedo spesso se sia veramente la cosa più urgente a cui dedicare tempo e risorse da parte del Governo e del Parlamento, in un momento di crisi così grave per il Paese e per il mondo intero. Tanto più che c'è chi asserisce, tra gli addetti ai lavori, che ... con il federalismo non si mangia. Ops ...scusate, volevo dire che gli onesti cittadini non mangiano! Vorrei tanto sbagliarmi, ma non sono del tutto convinta della bontà del federalismo così come lo si vuol applicare. Siamo sicuri che l'Italia possa permettersi un serio federalismo fiscale? Ci dicono che con il federalismo si eliminano gli sprechi; ma davvero sarà lo “sprecare” meno che risolleverà le sorti del nostro Paese? Non sarebbe meglio pensare ad investire di più e bene? Non ci vorrebbero forse degli amministratori capaci ed incorruttibili? Rifletto e penso che, magari, come al solito, sono io la pessimista! Cerco di confrontarmi con altri su questa importante riforma, ma non trovo interlocutori: materia ostica! Chi mi può aiutare? Internet! Vado a cercare qualche statistica che mi possa indicare come la pensano gli italiani. Una, recentissima, mi dice che il 31,71% degli italiani pensa che il federalismo sia una cosa utile, il 43,9% pensa che non serve a nulla ed al 24,39% non gliene importa niente. Mi consolo, vista la percentuale di coloro che pensano sia inutile, sono in ottima compagnia! Intanto il 3 marzo 2011 la Camera conferma la fiducia al governo approvando la risoluzione di magl’altraitalia 1

gioranza relativa al testo sul federalismo fiscale municipale. E qui vado ancora in crisi: cosa gliene importa al governo di cosa pensiamo io e l'altro 43,9% delle persone (quelli della statistica, per intenderci)? È probabile che coloro che ritengono inutile il federalismo (inteso come unica medicina per porre rimedio a tutte malattie dell'Italia) pensino, come me, che la Lega sembra essere un po' confusa: vuole il federalismo (dottrina che dovrebbe favorire l'unione tra le diverse regioni), ma si rifiuta di partecipare alla celebrazione dell’unità d’Italia (esempio palese di questo grande disorientamento). Non sarà che la cultura della Lega è inadeguata a un vero riformismo federale? Sarà forse questo il motivo per cui, dopo tanti anni di governo, il federalismo non c’è ancora (e se ne vedrà (forse) solo una toppa)? Chi lo predica ha una vaga idea di cosa sia? Intanto continuiamo ad assistere ai “gargarismi” ed ai “risciacqui” dei politici i quali insistono nel dire che “bisogna ridurre le spese”, che l'Italia ha tanti problemi e che il federalismo è l'unica via possibile per risolverli!


meno appariscenti e più o meno intelligenti, ma sicuramente molto furbe, fanno outing. Pentite, dimesse, con la lacrimuccia all’occhio dichiarano di essere cadute nella trappola, di aver preso parte alle famose cene ad Arcore, dalle quali non si sarebbero mai e poi mai aspettate uscissero proposte di tipo sessuale.

Sono donna e, come tale, dovrei sentirmi partecipe di questo nuovo “moto rivoluzionario” che porta le mie coetanee nelle piazze a protestare contro lo sfruttamento del nostro corpo, l’essere trattate come bamboline, usate per pochi soldi. Tutta colpa dei maschi potenti che possono offrirci posizioni di lavoro allettanti “in cambio” delle nostre prestazioni … povere noi, siamo tutte vittime di questo sistema che non ci rispetta come professioniste, donne , persone. Cattivi, cattivi, cattivi loro (i maschi), piccole innocenti ed indifese noi. Ma per favore!

O, peggio ancora, ragazze che dichiarano di essere state pagate e poi si pentono di aver preso i soldi, nel frattempo diventano “famose” e di soldi ne guadagnano altri, vedisi il caso “Ruby”. Insomma, siamo franchi, da che mondo è mondo il sesso è una merce di scambio; sta a noi donne decidere se accettare il “gioco” o meno. È troppo semplice entrare in partita, approfittate di tutti i vantaggi che può portare e poi farsi passare per le povere verginelle raggirate dal lupo nero. Giusto ieri leggevo le dichiarazioni di due aspiranti stelline, entrambe concorrenti di qualche concorso di bellezza che, a 19 anni, mandano un curriculum vitae alla redazione di rete quattro per candidarsi a lavorare

Io non mi rispecchio per nulla in queste masse che scendono in piazza e non mi vergogno a dirlo: quello che facciamo con il nostro corpo è una nostra scelta, perlomeno in questi casi! Altro discorso per chi subisce l’inferno di uno stupro, con tutte le sue conseguenze, fisiche e psichiche, per le donne vittime di violenze domestiche (22,3% nel nostro Paese): in questi casi non c’è libera scelta e l’unica cosa possibile da fare è trovare il coraggio di denunciare e provare ad andare avanti con la propria vita, magari scendendo anche in piazza. Sinceramente non capisco tutta questa bagarre: ragazze più o meno famose, (solitamente meno), più o l’altraitalia 3

lì e “diventare famose come la Canalis, la compagna di Clooney”. Già l’aspirare nella vita ad essere come la Canalis la dice lunga sulla percezione del mondo di queste due ragazze … a loro non interessa diventare giornaliste ma solo apparire. È opinione comune che in Italia si entra in televisone solo tramite qualche spintarella, vero o non vero che sia, non significa che lo si debba accettare per forza per poi piangersi addosso e rimpiangere il modo in cui si è entrate e vergognarsi. Mi rivolgo alle varie Ruby che spuntano come funghi ad ogni piè sospinto: siete veramente indignate? Vi vergognate davvero dei vostri gesti e di essere andate a letto per soldi? Bene, allora restituite tutto e tornate alle vostre “normali” vite, invece di presenziare al ballo dell’Opera di Vienna o di saltare da programma televisivo a programma televisivo per raccontare (pagate!) le vostre verità. Non siamo tutte povere vittime. Ad alcune fa piacere recitare il ruolo.


Burlamacchi, che pagò con la vita la sua lotta allo strapotere di Carlo V e degli alleati Medici. Nell'ottocento, molti intellettuali, parlarono di "Risorgimento italico" fatto anche di libertà comunali, di autonomie medievali, di policentrismo culturale. Lo stesso Cavour, forse più a parole che con proposte e fatti concreti, non si oppose all'idea di una confederazione italiana che veniva dalle corti di Napoli, Roma Firenze e dal Nord padano. Alla nascita della Repubblica italiana, Alcide De Gasperi, fra i tanti, non nascondeva le sue idee federaliste ma, quasi fatalmente, fu bloccato nelle sue iniziative. Per finire furono create (1970) delle Regioni a statuto Ordinario ed altre a statuto Speciale che furono essenzialmente motivate dall'intento di evitare perdite territoriali o ingerenze da parte degli Stati limitrofi: per esempio la Francia (per la Valle d'Aosta), e la Jugoslavia (Trentino e Trieste).

Conosciamo diverse esperienze storiche di federalismo: le più note sono quella americana (Stati), quella tedesca (Länder) e quella svizzera (Cantoni). Più recenti sono le esperienze della Comunità europea, e gli Stati Federativi della ex-Unione sovietica (due realtà ancora in via di completazione e perfezionamento). La stretta attualità ci fa osservare oggi il progetto del federalismo italiano, la ricerca cioè della giusta e

condivisa concezione e concretizzazione della struttura di uno Stato federale. A ben guardare, malgrado si voglia parlare di "nuova idea" di cambiamento "epocale", l'idea federalista, per "ltalia" veniva discussa fin dal '500: non furono pochi i politici italiani che auspicavano la creazione di una federazione di repubbliche cittadine. Il più noto esponente di tali idee fu senza dubbio il lucchese Francesco l’altraitalia 4

In fondo l'art. 5 della Costituzione italiana recita: "La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo: adegua i principi ed i metodi della sua Legislazione alle esigenze dell'autonomia e del decentramento". E potremmo continuare ad elencare storici momenti e battaglie combattute per concretizzare una realtà federalista. Niente di nuovo sotto il sole quindi: dove è la novità per la quale battersi pro o contro? Ancora una volta, amici miei italiani, i vostri Capi combattono guerre mascherate di federalismo che in effetti servono solo a coprire gli interessi di parte, un posto al sole nel futuro panorama Istituzionale, trattamenti


di favore per le Regioni nelle quali l'elettorato della loro parte politica è più forte, dove si voglia salvaguardare le posizioni di favore, dove anche e purtroppo è radicato lo strapotere della malavita organizzata. Umberto Bossi Ministro delle Riforme per il Federalismo

Il Federalismo "leghista" trae origini dalle proposte propugnate dal suo storico ideologo, il costituzionalista Gianfranco Miglio che, fra l'altro, proponeva, sostanzialmente, una soluzione organizzativa ed amministrativa in tutto e per tutto simile al già esistente esempio "svizzero". Mi direte: "caro Giovanni il Battista, adesso ti conosciamo perfettamente. Dicci quel che ti sta ‘sul cuore’, non girarci intorno, non menare il can per l'aia, non stordirci con le tue arcinote conoscenze di storia. Cosa ti rode dentro?” Miei Cari, non vi posso più nulla nascondere, avete ragione ed allora vi dico: tempo fa, sul tema "federalismo" interviene la mossa superlativa di Bersani che si è recato da Bossi per, in soldoni, dirgli: " caro Umberto, vuoi il federalismo? OK, io ti appoggio, ma ad una condizione: che tu faccia cadere Berlusconi!"

Per farla breve: la solita minestra! D'altra parte vi sono già le Provincie, le Regioni; cosa volete di più dalla vita? Ci si è detti: bella questa pseudo novità del federalismo; è un progetto eccellente non, per effettivamente strutturare un nuovo sistema di convivenza nell'interesse del'intero Popolo e della Nazione tutta, ma una deliziosa, incantevole musica per mercanteggiare, in nome dell'idea in discussione, le ataviche ed insaziabili voglie di potere, di denaro, di intrallazzi, di spartizioni, di storiche posizioni da mantenere, anzi da rafforzare. Le semplificazioni burocratiche ed Istituzionali, la ripartizione più equa delle risorse, le attività compensative fra Regioni più ricche e quelle meno fortunate, vivere tutti per una comune, equilibrata crescita sono solo slogans, parole vuote (cosi come ad oggi sembra apparire) per ottenere il proprio regionale, quasi familiare compenso! Niente cambia nella Penisola. Ancora una volta richiamo il mio amico Tomasi di Lampedusa che fa dire al suo Principe Fabrizio Salina: per riproporre il concetto sempiterno: "tutto deve cambiare perchè tutto resti uguale"! Banale? Forse, ma sicuramente, purtroppo, realtà vera!

delegando Bersani (poverino!), è puro masochismo! Il signor Escort (pardon, il signor Bersani) va a prostituirsi (pardon) in maniera palese, fa "un'apprezzabile apertura al dialogo" in casa Leghista spiegando preventivamente che non é come tutti pensano, e cioè che va a fare l'escort (pardon), ma che in effetti va per confermare a Bossi che lui, il signor Escort (pardon, il signor Bersani), per il bene del Paese tutto, vuole trovare a tutti i costi una soluzione di prostituzione escortiana (pardon) "un compromesso di alto profilo politico" per, assieme o/e trasversalmente, portare a compimento il progetto federalista. On. Pier Luigi Bersani

Veltroni, da parte sua, opposizione interna del PD ed al segreterio, gli fa eco : "Bossi vuole il federalismo? OK, stacchi la spina!!!” Queste "mosse", oltre che pessime a livello strategico-politico e di credibilità nei confronti dei simpatizzanti del "Partito rosso" (ma lo è poi ancora ?), sono la conferma che in Italia il tema del federalismo non scaturisce da un sentimento di amor patrio, di sviluppo del Paese, di terreno per far crescere delle opportunità di maturazione globale della Penisola, ma, semplicemente e brutalmente come merce di scambio.

Come già detto, purtroppo, nessuno sente "patriotticamente", a prescindere l'impellenza di questa svolta epocale. "... ma che ce frega del federalismo ... !", "cosa ce ne viene in tasca?", "cosa ci guadagnamo?" ... e via di questo passo. A livello, diciamo diplomatico, sopratutto in questo momento, fare la mossa messa in atto dal PD, l’altraitalia 5

E pensare che il signor Escort (pardon, il signor Bersani) - (a proposito: per le donne si dice Escort e per gli uomini ...? ... coglione?) - dovrebbe aver imparato (vana speranza la mia) che ogni sua, rara, iniziativa finisce sistematicamente per averne di ritorno un flop clamoroso per lui e per il Partito (ricordate le pluri medagliate primarie in Puglia, Milano, Napoli?) Ma tant'è! Democratici riformisti, fermate il signor Escort!!! (pardon, il signor Bersani) o tutto sarà perduto! A quando Bersani, come lei chiede al Berlusca, il suo passo indietro (attento controlli bene la situazione ... posteriore ...!) signor Escort (pardon, signor Segretario)? Benedico tutti quelli che hanno la pazienza, in questo caso veramente santa, di tollerare come Segretario di Partito e comunista il signor Escort (pardon, il signor Bersani, da Bettola, provincia di Piacenza)!


L'Italia diverrebbe il paese della cuccagna per potenti e prepotenti ovvero la sede ideale per gli intoccabili in virtù di disposizioni normative “ad personam” e di un originale sistema giudiziario ispirato ad un principio di uguaglianza di estrazione di incultura berlusconiana, se il disegno di legge per la riforma della giustizia, approvato dal Consiglio dei Ministri lo scorso 10 marzo 2011 e antecedentemente proposto dal ministro Angiolino Alfano, ottenesse “l'imprimatur” parlamentare, certamente nel precipuo interesse personale del “Premier” e di tutti i suoi vassalli politici di partito e di governo.

Tra gli eventi che caratterizzano la trama del romanzo orwelliano, l'avvenimento più consono al patogeno senso di giustizia biscioniana è rappresentato dalla peculiare situazione della “question-time” in sede di dibattito senatoriale nella repubblica della fattoria, dove i suini nel loro ruolo di parlamentari, replicano con furberia alle aspre critiche della base popolare, formata dall'intera comunità di animali, nel modo seguente: “all animals of the farmcommunity are equal, but some are much more equal then equals” (tutti gli animali della comunità-fattoria

Una tale realtà giudiziaria italiana contemplerebbe un'anomala concezione di equità come con magistrale stile ironico, configurata nella novella satirica “animal farm” ultimata dallo scrittore inglese George Orwel nel 1943.

sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli uguali) Nel corso di una presentazione del nuovo sistema giudiziario, effettuata lo scorso 10 marzo in sede di conferenza stampa dal Cavaliere allo scopo di illustrare agli italiani le intenzioni politiche della riforma, il medesimo ostentava ai giornalisti una cartella bianca sulla quale il nuovo sistema giudiziario “in spe” veniva simboleggiato da due bilancine di cui, la prima pendente sul lato sinistro, in riferimento all'attuale ingiusto monopolio giudiziario dei pm e la seconda assolutamente equilibrata, significante l'assoluta obiettività della nuova normativa sulla giustizia “in fieri”; ovviamente tutto ciò nella fantasia patologica del Biscione. Durante tale presentazione il Premier, scagliando ingiurie e rimproveri contro la magistratura, ha

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scientemente evidenziato la novità portante della riforma implicante la separazione delle carriere tra giudici e procuratori della repubblica, caratteristica distintiva che porrà l'accusa allo stesso livello della difesa, ed in tal senso il premier con particolare vanto enfatizza che i Pm nella loro nuova funzione “per essere ricevuti dai giudici dovranno bussare alla loro porta.” Berlusconi, recentemente in una postura di arrogante e dittatoriale esibizionismo, proseguendo nella sua consueta critica contro la magistratura , afferma che “fra tutte le dittature la peggiore è la dittatura dei giudici” e per tale motivo il medesimo, nella consapevolezza di “supremo giustiziere metafisico”, con la sua epocale riforma intende umanizzare e “democraticizzare l'ingiusto sistema giudiziario” nel precipuo interesse di tutti i cittadini italiani. Sarà vero????? Negando ipocritamente che tale epocale riforma costituisca un “provvedimento ad personam”, il cavaliere, incerottato per l'intervento subito ma sorridente, assicura che trattasi di una ristrutturazione organica della Giustizia che non ha nulla a che fare con i suoi processi e sfidando i magistrati sul caso Ruby afferma testualmente: “ Voglio l'assoluzione piena nell'aula del tribunale e non grazie ad una legge, sarò presente ai processi e mi prenderò belle soddisfazioni. Spiegherò agli italiani come stanno veramente le cose”.

Nel contesto di sfacciate pretese da parte del capo dell'esecutivo, ogni critico cittadino italiano, con attonito stupore, potrebbe porre il seguente quesito: “Fino a che punto il biscio-

ne, nel suo presunto ruolo metafisico di leader della nazione sia divinamente autorizzato a prendere in giro ed ingannare gli italiani, affermando di essere sceso in politica per difendere la sua amata patria dal comunismo”? Ma difendere l'Italia da quale comunismo fantasma, non avendo più i rimasugli del vecchio PCI una rappresentanza parlamentare?

maggior parte “plurinquisiti” come il Berlusconi medesimo ed il suo cugino politico Dell'Utri, nei confronti dei pm.

L'attuazione dell'epocale disegno di legge sulla giustizia prevede una diminuzione del ruolo costituzionale del “potere giudiziario”, e conseguentemente una consistente modifica costituzionale che renderebbe la giustizia non più autonoma, ma dipendente dai rimanenti poteri come parlamento e governo.

Parere favorevole dalla commissione giustizia all'emendamento alla legge comunitaria 2010 sulla responsabilità civile dei magistrati. Ora si attende il via libera della commissione politiche Ue della Camera.

Da tale revisione costituzionale ne conseguirebbe una giustizia in funzione dei potenti parlamentari e membri dell'esecutivo ed a favore di una crescente attività malavitosa e della galoppante incontrollata corruzione. L'iter parlamentare della riforma della magistratura ha avuto inizio sotto buon auspicio per i fautori della medesima in sede di commissione giustizia della Camera; infatti lo scorso 24 marzo è stata approvato l'emendamento presentato dalla Lega Lombarda concernente la normativa disciplinante la responsabilità civile dei magistrati nell'eventualità di palese violazione del diritto. L'approvazione di tale norma costituisce una misura punitiva e di rivalsa da parte dei più potenti parlamentari del coro biscioniano, per la l’altraitalia 7

Giustizia, parere favorevole alla norma sulla responsabilità civile delle toghe Roma, 24.3.2011

Il parere favorevole all'emendamento di Gianluca Pini (Lega Nord) è stato approvato giovedì con i voti favorevoli della sola maggioranza, oltre a quello della radicale Rita Bernardini. La Commissione Giustizia ha invece bocciato il parere formulato da Pd, Idv e Udc che puntava a “limitare i danni” introdotti dalla proposta di modifica della Lega. L'emendamento modifica la legge 117 del 13 aprile 1988 (risarcimento danni cagionati nell'esercizio delle funzioni giudiziarie e responsabilità civile dei magistrati) e stabilisce che la richiesta di risarcimento può essere avanzata non più se il provvedimento del magistrato è stato “emesso con dolo o colpa grave”, ma ad ogni “in violazione manifesta del diritto”.


Il killer, che ha già ucciso migliaia di persone e continuerà ad ucciderne fino al 2025, è, oramai, noto a tutti: si chiama amianto. È passato dalla multinazionale svizzera Eternit, che all'inizio del '900 brevettò la miscela di cemento e amianto, all'ondulato grigio che nel dopoguerra ha preso il posto dei coppi sui tetti. Quelle che si ritenevano qualità del minerale si sono trasformate in catastrofi. Migliaia di piccolissime particelle si sono insinuate nelle profondità dell'apparato respiratorio dei lavoratori che hanno inalato le fibre d'amianto e dei loro familiari, causando malattie mortali quali il mesotelioma, micidiale tumore alla pleura, il carcinoma polmonare e l'asbestosi.

Dal 2001 al 2007 si sono registrati, in Italia, circa 1000 casi di morti l'anno per mesoteliomi pleurici ai quali vanno aggiunti i carcinomi polmonari, che sono ca. 3000 ed una media di 560 casi di asbestosi. Tra questi vi sono più di 2000 casi di italiani, emigrati in Svizzera, che hanno lavorato alle dipendenze della ditta Eternit a Niederurnen ed in quella di Payerne. Eppure, che l’amianto fosse un killer era cosa ben nota! Infatti, sin dal 1962 il mondo sapeva che le fibre di amianto erano cancerogene. Ma, nonostante ciò, a Casale Monferrato (Alessandria), Cavagnolo (Torino) e Broni (Pavia) Eternit e Fibronit continuarono a produrre manufatti sino al 1986 (1992 per Broni), tentando di mantenere i propri operai in Fibre di amianto

Ci sono due indagati nell'inchiesta Eternit bis, condotta dalla Procura di Torino, che riguarda più di mille persone decedute dal 2008 a oggi per malattie provocate dal contatto con l'amianto: si tratta del miliardario svizzero Stephan Schmidheiny e del barone belga Louis De Cartier, considerati il vertice della multinazionale elvetica, i cui nomi già compaiono nel maxi processo di Torino per disastro doloso. Gli imputati non si sono mai presentati in aula ma sono stati rappresentati da un collegio difensivo di decine di avvocati. I processi, in Italia, seppur tra tante difficoltà e con tempi necessariamente lunghi, vista la complessità e l'enormità del caso, proseguono. Ma cosa succede in Svizzera? Quanti sono i casi di connazionali che si sono ammalati e vivono tuttora in Svizzera? L'associazione Viggianesi ha organizzato una conferenza volta ad informare la collettività sullo stato attuale che si è tenuta sabato, 2 aprile, proprio a Niederurnen sede di uno degli stabilimenti Eternit.

Nonostante l'amianto sia stato messo al bando nel 1992 in Italia (già nel 1989 in Svizzera), continuerà a presentarci il conto per molti anni ancora.

uno stato di totale ignoranza circa i danni (soprattutto a lungo termine) che le fibre di amianto provocano, al fine di prolungare l'attività dello stabilimento e quindi dei profitti.

Il picco dei tumori causati dall'amianto, usato come isolante universale, dalle navi ai ferri da stiro, dai tetti ai freni, dalle carrozze dei treni fin addirittura ai tessuti, è atteso nel prossimo decennio; si stima che entro il 2025, in Italia, avrà fatto tra i 20 e i 30mila morti.

In particolare a Casale Monferrato i morti e i contaminati da amianto saranno migliaia, anche perché lo stabilimento disperdeva con dei potenti aeratori la polvere di amianto in tutta la città, causando la contaminazione anche di persone non legate alle attività produttive dell'eternit. l’altraitalia 8

Ha aperto il dibattito il Presidente dell’Associazione Viggianesi, Vincenzo Ammattatelli. Sono intervenuti all'incontro il Dottor Martin Bendel, l'avvocato Massimo Aliotta, il Console Genera-le d'Italia a Zurigo, Ministro Mario Fridegotto, il presidente del Comites di Zurigo, Paolo Da Costa e Dino Nardi, coordinatore UIM Europa, esperto patronato Ital-Uil. “In sostanza” ha spiegato l'avvocato Aliotta (rappresentante di numerose persone toccate dalla tragedia)


tuto in questione non è cosa facile, ma occorre non demordere e portare avanti con tenacia la battaglia”. Dalla discussione è comunque emerso che sulla questione non è stata intrapresa alcuna iniziativa politica a tutela delle vittime e che vi è stata, e vi è tuttora, molta omertà da parte delle autorità; tacciono persino i diretti interessati, che lavorano ancora oggi presso l'Eternit.

“le vittime dell’amianto che si ammalano più di dieci anni dopo l’ultimo contatto con questo pericoloso minerale sono doppiamente sfortunate: non possono più chiedere un risarcimento danni al datore di lavoro visto che il Tribunale federale elvetico (TF) fissa a dieci anni i termini di prescrizione per richiedere eventuali danni causati dall'amianto. In sostanza, la malattia deve presentarsi entro il decimo anno dall'ultimo contatto con il pulviscolo minerale. Eppure, le fibre dell'amianto, secondo gli esperti, possono rimare silenti per decenni per poi cominciare a manifestarsi sotto forma di patologie spesso letali. Nel 2008 il Parlamento federale aveva approvato una mozione volta a prolungare i termini di prescrizione applicabili in materia di responsabilità civile in casi come quelli concernenti l’amianto.” L'avvocato Aliotta ha però esortato le persone coinvolte a non abbandonare, a non cedere perchè vi sono delle nuove vie percorribili e quindi nuove prospettive per il futuro.

Tacciono per il timore di perdere il posto di lavoro, per sconforto, per paura o semplicemente per la non conoscenza dei loro diritti. Sono molti i fatti strani che ruotano attorno a questa triste e penosa vicenda: infiltrati (ingaggiati da Eternit) nelle varie associazioni a difesa delle vittime dell'amianto, lavoratori licenziati in seguito ad una visita medica, allontanamenti dalla fabbrica senza una precisa motivazione ed altro ancora! Il killer è presente ancora fra di noi, ancora oggi che le attività sono cessate. Rimane un grave problema che fonda le sue radici in un patrimonio immobiliare risalente agli anni del boom dell'amianto. Quanto amianto è ancora contenuto nelle nostre abitazioni, nelle case di riposo, nelle piscine, nelle scuole? Prova ne è che, ad esempio in Ticino, il SISA (Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti) chiede una lista di tutti gli edifici pubblici

contaminati dall’amianto avendo segnalato già da tempo diverse costruzioni adibite a scuole costruiti con amianto. La rete Info Amianto (l'ente cantonale che si occupa dei problemi legati all’amianto e che detiene la lista con i nomi di tutti gli edifici pubblici del cantone costruiti con detto materiale) non ha mai voluto pubblicare l’elenco degli edifici costruiti con l’utilizzo di amianto, e questo con la scusa-copertura della legge sulla protezione dei dati. Omertà, anche in questo caso, omertà!

Forse, dopo aver risolto il problema amianto, che avrà seminato migliaia e migliaia di morti, qualcuno scoprirà che vi è un altro minerale, utilizzato per la produzione di tetti, vernici, corde, cartoni, lavagne, quaderni o quant'altro, altrettanto nocivo alla salute, ma non ce lo dirà!

Ecco alcuni indirizzi web utili: http://www.inail.it/Portale/appmanager/portale/desktop http://www.forum-asbest.ch/it/index_fa.htm

Si è poi tratto l'aspetto assicurativo esposto da Dino Nardi. “Poiché la Suva (Cassa nazionale dell´assicurazione infortuni svizzera) non può intervenire direttamente in Italia” ha detto Nardi “ha concluso un accordo con il suo omologo italiano Inail, che si è impegnato ad informare i medici, a registrare le loro segnalazioni e a trasmetterle. I lavoratori interessati potranno così beneficiare, se necessario, di visite mediche preventive e far eventualmente valere il loro diritto a prestazioni assicurative in contanti secondo la legge svizzera. Ottenere delle prestazioni dall'Istil’altraitalia 9


La parola “federalismo” è onnipresente nella stampa italiana. Un po’ come “manovra” ed altri termini dai contorni evanescenti, creati dagli addetti ai lavori e usati a bizzeffe da tutti. Ma cosa significa questo “federalismo” cui la parte virtuosa dell’Italia aspira con tutte le forze e da cui gli italiani sono quotidianamente bombardati? Nella maniera assai particolare in cui è abitualmente usato in Italia, il termine “federalismo” ha assunto un significato in aperta contraddizione col suo significato originario. Anche perché solo in casi estremi al lapidario “federalismo” viene aggiunto l’attributo “fiscale” che aiuta un po’ a far luce su questo strano “federalismo all’italiana”.

Chi, per sapere cosa gli italiani intendano per “federalismo”, decidesse di consultare un dizionario, rischierebbe di rimanere sorpreso. Il “De Felice-Duro”, ad esempio, dà questa spiegazione: “Federalismo: Dottrina e movimento intesi all’unione di due o più stati in un organismo unico supernazionale, e

cioè in una confederazione o in uno stato federale.” Il mai tramontato “Dizionario Moderno” di Alfredo Panzini alla voce “federalismo” innalza quasi un inno all’unificazione italiana: “Nella storia del Risorgimento italiano, la tendenza di coloro che movendo dalle ragioni dell’etnografia, della storia, dell’economia, ecc., intesero fondare l’unità mercé la federazione delle varie parti della nazione (Carlo Cattaneo, Giuseppe Ferrari).” Se vigesse quindi la nozione classica di “federalismo” (che è alla base del federalismo europeo da cui è nata l’EU) oggi Bossi, ardente federalista, andrebbe collocato nel Pantheon degli eroi dell’unità d’Italia; unità che invece è di là da venire. Nella normale lingua italiana, “federalismo”, dunque, esprime la nozione

del voler stringere i legami su cui si costruisce una Nazione, e non del contrario ossia del voler allentarli attraverso il decentramento con un certo grado di autonomia. Ma è proprio in quest’ultimo senso che il “federalismo” viene inteso dall’Italia virtuosa che si dice stanca del forte accentramento amministrativo, l’altraitalia 11

politico, fiscale che - sostengono in tanti - va a vantaggio esclusivo delle parti meno produttive della penisola; le quali poi corrispondono a quelle dell’ex Regno delle due Sicilie. Il programma attuale “federalista” italiano di cui tutti parlano mira insomma a “disfederare” l’Italia e non a federarla. La Lega, che ha come cavallo di battaglia il federalismo, vuole paradossalmente ciò a cui mirano nel contesto canadese tanti “antifederalisti”, i quali, in opposizione ai sostenitori del federalismo, rivendicano appunto un aumento del carattere autonomo del Québec, minacciando in caso contrario l’indipendenza. Il “federalismo” all’italiana, quindi, paradossalmente coincide con l’“antifederalismo” alla quebecchese, poiché in entrambi i casi si aspira al decentramento, all’autonomia, minacciando altrimenti la separazione. Anche negli USA, i termini “federal”, “federalism” evocano in primo luogo il legame federale unitario, e solo in via subordinata pongono l’accento su un certo grado di autonomia delle singole parti. Ma cosa volete, dopo i western all’italiana di Sergio Leone, dove trionfava l’individualismo anarchico dei cowboy “all’italiana” e dove era completamente assente la componente “Nation building” (così presente invece nei veri western americani), abbiamo oggi il federalismo alla Bossi, dove non è il “legamento” ma lo “slegamento” a primeggiare. Il nostro, insomma, è un federalismo assai particolare che, in omaggio a Leone, potremmo addirittura definire “federalismo-spaghetti”.

di Claudio Antonelli


Inoltre, le regioni italiane, a differenza dei länder tedeschi, non hanno né una Costituzione propria né un governo indipendente da quello centrale. Quando si parla di federalismo in Italia, quindi, ci si riferisce al federalismo fiscale, che significa autonomia finanziaria degli enti locali. Il principio è previsto dall’articolo 119 della Costituzione, modificato con la legge di riforma costituzionale 3/2001. La normativa relativa al federalismo fiscale è disciplinata dalla legge 5 maggio 2009 n.42 e dal maxi decreto attuativo del federalismo fiscale approvato dal Consiglio dei Ministri il 7 ottobre 2010.

La cosiddetta legge sul federalismo fiscale, la n° 42 del 5 maggio 2009, è una legge “delega al Governo”, fissa cioè una serie di principi che dovranno essere attuati da decreti legislativi emanati dall'esecutivo.

In Italia si parla spesso di federalismo. Alcuni lo identificano con la bandiera della Lega Nord, spesso lo affiancano al concetto di secessione. Ma in pochi sanno davvero di cosa si tratta. Lo spiegano Filippo Scuto, docente di Diritto pubblico all’Università di Milano, e Michele Ainis, docente di Diritto costituzionale all’Università Roma. Il federalismo è una forma di Stato, in cui la Costituzione prevede la divisione del potere tra un'autorità

governativa centrale e unità politiche di sottogoverno (province, regioni, i länder in Germania, gli stati negli Usa). I due livelli di governo sono indipendenti e hanno sovranità nelle loro competenze. I Paesi federali più importanti sono la Germania e gli Stati Uniti. L’Italia non lo è, la Costituzione non prevede il principio dello Stato federale. Non esiste una seconda camera del Parlamento che sia una rappresentanza delle regioni (come il Bundesrat tedesco o il Senato statunitense). l’altraitalia 12

Tra i punti principali del provvedimento, vi sono il passaggio dalla spesa sanitaria dal costo storico al costo standard, la maggiore autonomia impositiva per gli enti locali, i meccanismi di perequazione per garantire le zone più povere del paese. E poi l'istituzione di Roma Capitale e di altre otto città metropolitane, gli incentivi per gli enti locali virtuosi e le sanzioni per quelli che non lo sono. La legge fu votata ad ampia maggioranza: il Senato approvò con 154 sì, 6 no e 87 astenuti. A favore votarono Pdl, Lega Nord, Idv e i senatori dell'Svp-Autonomie. Contraria l'Udc, mentre il Pd si astenne dopo aver contribuito però alla sua modifica.

Sono due i decreti legislativi adottati finora dal Governo in forza della


legge 42: uno sul federalismo demaniale (decreto 28 maggio 2010, n. 85) e l’altro su Roma capitale (17 settembre 2010, n. 156), entrambi promossi dal ministro per la Semplificazione normativa, Roberto Calderoli, della Lega Nord. Il primo provvedimento stabilisce che anche gli enti locali debbano avere il proprio patrimonio. Prevede che alcuni beni pubblici (per esempio le spiagge, le acque dei fiumi, le caserme in disuso, alcuni aeroporti) possano essere trasferiti dallo Stato agli enti locali. Sarà il Governo a stilare una lista dei beni, mentre il trasferimento avverrà su richiesta degli enti. Questo decreto legislativo introduce il principio della valorizzazione funzionale del bene, cioè gli enti dovranno investire nei beni ricevuti dallo Stato affinché i cittadini possano beneficiarne. Il secondo decreto legislativo attua l’articolo 114 della Costituzione e conferisce lo status di ente speciale a Roma Capitale, con autonomia statutaria, amministrativa e finanziaria. Al comune romano vengono attribuite più funzioni in materie cardine per la gestione amministrativa (come i beni culturali, lo sviluppo economico legato al turismo, la pianificazione territoriale con particolare riferimento alle questioni della casa e poi i servizi, la mobilità e i trasporti). Più autonoma, con più poteri e risorse finanziarie, con uno status a misura della sua nuova dimensione amministrativa e delle competenze attribuite al nuovo ente territoriale.

Il provvedimento cardine della riforma è il cosiddetto maxi decreto, approvato dal Consiglio dei ministri e in attesa di ottenere il via libera del Parlamento. L’aspetto essenziale del provvedimento è il passaggio dalla formula della spesa storica ai costi standard per il finanziamento delle funzioni fondamentali delle Regioni e degli enti locali, come per esempio la sanità (che in media pesa per il 70% sulla spesa complessiva delle regioni). Attualmente, la somma da destinare alle autonomie locali è

calcolata in base alle spese sostenute nell’anno precedente. Per esempio, se una Regione ha speso 50 milioni di euro per la sanità nel 2009, riceverà la stessa somma nel 2010. Questo meccanismo fa sì che gli enti locali non abbiano interesse a diminuire le proprie spese, anzi. Il maxi decreto modifica questa regola e introduce le cosiddette “spese standard”: le somme da destinare agli enti locali saranno calcolate in base a costi standard uguali per tutte le regioni fissati prendendo a esempio le regioni virtuose e allineando i costi di tutte le altre ai loro livelli.

Gli enti locali avranno maggiore autonomia impositiva. Le tasse, per esempio l’Irpef, l'imposta sul reddito delle persone fisiche, o l’Irap (l'imposta sulle attività produttive) potranno essere aumentate o abbassate dagli enti locali, che avranno anche la possibilità di trattenere una percentuale maggiore nelle proprie casse. Gli enti territoriali saranno dunque responsabilizzati e avranno una maggiore manovrabilità della ricchezza prodotta sul proprio territorio. Non si può prevedere cosa cambierà concretamente per i cittadini perché saranno i singoli enti a decidere sulle variazioni delle tasse. Gli enti territoriali saranno dunque responsabilizzati e avranno una maggiore manovrabilità della ricchezza prodotta sul proprio territorio. Non si può prevedere cosa cambierà concretamente per i cittadini perché saranno i singoli enti a decidere sulle variazioni delle tasse.

Il federalismo inaugura il principio di responsabilità degli amministratori degli enti locali, più vicini ai cittadini e alle problematiche dei territori. Sono previsti, inoltre, premi e incentivi per gli enti virtuosi e sanzioni per i non virtuosi. Il principale rischio del federalismo è che le regioni meno ricche siano svantaggiate dall’autonomia finanziaria. Come risposta a questo prol’altraitalia 13

blema, la legge (così come l’articolo 119 della Costituzione) prevede il cosiddetto “fondo di perequazione”. Si tratta di un contributo che migrerà dalle regioni ricche a quelle più povere.

La Lega Nord rivendica la paternità del federalismo. In realtà, il primo passo in questo senso (la legge che nel 2001 ha modificato 9 articoli della Costituzione, tutti contenuti all'interno del Titolo V relativo all'ordinamento territoriale italiano) fu di un governo di centrosinistra, guidato dal socialista GiulianoAmato.

La riforma, realizzata dall'Ulivo sulla base di un testo approvato da maggioranza e opposizione nella Commissione bicamerale per le riforme istituzionali presieduta da Massimo D'Alema, non raggiunse però il quorum dei due terzi del Parlamento, come richiesto per modificare direttamente la Costituzione. Ciò ha reso necessario il referendum confermativo. Il 7 ottobre 2001, il 64,20% dei votanti (34,10% di affluenza) confermò la riforma, entrata poi in vigore l'8 novembre 2001. Fino al 2009, però, nessuna legge ha attuato i principi previsti dalla "nuova" Costituzione in materia di autonomia finanziaria degli enti locali. È stata la Lega, tornata al governo nel 2008, a sostenere con forza l'approvazione di leggi sul federalismo fiscale.

Se il maxidecreto non diventerà legge, nessuno dei cambiamenti previsti nel testo avverrà. Se invece l’iter parlamentare porterà all’approvazione della normativa, si prevedono dai 6 ai 9 anni affinché il nuovo sistema entri a regime.


Marco Reguzzoni é cresciuto, ideologicamente e politicamente in seno alla Lega Nord, militante fin dalla giovane età, ha sempre rappresentato il pensiero leghista, scendendo sul territorio e confrontandosi con i cittadini; una vicinanza che venne ricompensata quando, allora 31enne, venne eletto Presidente della Provincia di Varese: il più giovane Presidente d’Italia. Sostenitore di numerose battaglie, ha disciplinato insieme all’On. Santo Versace il “Made in Italy” con la legge 55/2010 che obbliga l’etichettatura e la tracciabilità dei prodotti tessili e calzaturieri in Italia. Dal 2010 è Presidente dei Deputati della Lega Nord alla Camera e Vicesegretario Nazionale.

“Coraggio, idee forti, determinazione” erano i tratti fondamentali della ideologia leghista per il professore universitario Gianfranco Miglio, che teorizzò, insieme al leader Umberto Bossi, il Federalismo. Ora, dopo quasi un ventennio, il federalismo sta prendendo, sempre più, forma ... ergendosi a simbolo di un ideologia politica condotta con coraggio e determinazione.Il federalismo non può trovare tutti d’accordo, ma rimane la prosecuzione di un’ideologia che, concedetemi l’espressione, mancava nel nostro panorama politico ... Ma che cos’é il federalismo che vuole attuare la Lega Nord? E dove ci vuole portare? Lo abbiamo chiesto all’On. Marco Reguzzoni. Molti identificano il federalismo come “secessione” del Nord dal Sud. Che cosa è davvero il federalismo? In estrema sintesi federalismo è responsabilità e gestione delle risorse del territorio sul territorio. Colgo l'occasione di questa intervista per ricordare che se il federalismo l’altraitalia 14

è entrato nell'agenda politica del nostro Paese, lo si deve soltanto a una persona, a Umberto Bossi che in tempi non sospetti, con grande lungimiranza e intuito politico, venti anni fa ha iniziato a portare avanti la battaglia delle battaglie: la riforma federale dello Stato. È solo con il federalismo che il nostro Paese può davvero modernizzarsi e rendere


efficiente la gestione della cosa pubblica, lasciando ai cittadini il “controllo” diretto dei politici. Altro che divisione fra Nord e Sud: il federalismo è l'ultima occasione che ha questo Paese per restare davvero unito e dare al Mezzogiorno l'opportunità di crescere e non vivere più di assistenzialismo. Il federalismo - ormai è alle battute finali - è quello che permette ad ognuno di essere padrone a casa propria e disporre delle proprie risorse. Quello stesso già ipotizzato da Gianfranco Miglio e basato sul concetto di sussidiarietà orizzontale e verticale. In altre parole il livello più alto non deve fare ciò che può fare il livello più basso: la risoluzione dei problemi e la gestione della cosa pubblica deve essere vicina al cittadino. Purtroppo c'è ancora molta disinformazione sul tema. Molti organi di informazione non riescono - o non vogliono - far filtrare il giusto messaggio, dipingendo la riforma come il peggiore dei mali per il Sud del Paese, ma così non è. Anzi rappresenta la sua salvezza. Esiste poi il cosiddetto fondo perequativo che ha proprio l'obiettivo di far sì che siano ridotte le differenze fra regioni più ricche e quelle più povere. Perché il federalismo non intaccherà le competenze regionali? Semplicemente perché la riforma prevede un trasferimento di risorse e non di competenze. In altre parole le Regioni continueranno ad avere gli stessi compiti, ma a differenza di quanto accade oggi i soldi, ovvero le tasse che ognuno di noi paga per avere dei servizi in cambio, finiranno direttamente nelle casse delle Regioni che potranno utilizzarle come meglio credono.

hanno saputo far bene il loro mestiere. È nell'interesse degli stessi cittadini di quelle zone avere persone competenti che sappiano anche spendere quanto è dato loro. Perché non si tratta sempre di mancanza di risorse, molto spesso si tratta di incapacità di spesa. Certo è che per alcune regioni nella fase iniziale ci sarà qualche difficoltà in più, dovranno abituarsi a ricevere in base ai costi standard e non più in base alla spesa storica. Era troppo facile continuare a incassare in proporzione alle spese sostenute pur essendo queste frutto di sprechi. Non possiamo più permetterci che una siringa a Milano costi 50 centesimi e a Napoli costi 2 euro. E proprio nel Sud, dove le Regioni hanno bilanci in rosso, specie nella sanità, il federalismo sarà un'opportunità. Non c'è il rischio che il federalismo fiscale si trasformi in fiscalismo federale con un aumento della pressione fiscale da parte dei contribuenti? Assolutamente no, anzi. La logica conseguenza dell'applicazione del federalismo è proprio l'abbas samento delle tasse. Diminuendo gli sprechi sarà possibile abbassare la pressione fiscale che nel nostro Paese è fra le più alte al mondo. Non è pensabile che un operaio o un impiegato prendano mille euro in busta paga, quando all'azienda ne costano esattamente il doppio. Secondo alcune analisi a fronte di una compartecipazione dell'IVA dei nostri Comuni di 160 euro pro capite

E se dovessero essere sprecate o utilizzate in maniera poco ortodossa, saranno gli stessi cittadini-elettori a fare le loro valutazioni e al momento del voto premiare i meritevoli e punire gli spreconi. Il federalismo introduce nel sistema sociale un forte controllo democratico e servirà a responsabilizzare gli amministratori che in alcune regioni del Sud non l’altraitalia 15

della Calabria (e di quelli della ne corrisponda una per i Comuni provincia di Crotone, in particolare) di 0,4 euro pro capite; tutto, semplicemente perché l'IVA non la pagano. Col federalismo municipale, questo, sarà un problema loro. Fra le altre cose l'Anci (Associazione nazionale dei comuni italiani) è contenta della nostra proposta. Sarà molto utile per i nostri Comuni, molti Enti la smetteranno di fare assunzioni assurde, avranno maggiori responsabilità e se decideranno di alzare le tasse, sarà una responsabilità loro e se la vedranno coi loro cittadini. Gli imprenditori del Nord sono delusi perché dicono sognavano il federalismo e invece si trovano, con l'applicazione dell'Imu a pagare più tasse Agli imprenditori del Nord dico di non lasciarsi influenzare da chi rema contro questa riforma e vorrebbe mantenere lo status quo. L'Imu non è altro che l'accorpamento una dozzina di imposte e tasse locali già esistenti. Quindi nessun soldo in più da pagare. Non appena la riforma diventerà operativa i benefici saranno sotto gli occhi di tutti, imprenditori in primis. Secondo lei il modello svizzero è applicabile in Italia? Il Paese dove risiedete ha una tradizione e una storia federalista che di certo non ha l’Italia, ma la Svizzera è comunque per noi un modello che ci auguriamo di poter almeno in parte ricalcare.


Dal latino oedus, “patto, alleanza” con il termine Federalismo si intende la condizione di un insieme di entità autonome, legate però tra loro da un vincolo. Originariamente i membri di questo insieme erano caratterizzati dal riconoscersi nell'autorità di un capo che li rappresentava (un monarca, un capo di governo, o anche - in un contesto trascendente - una divinità), oppure dal convergere in una assemblea generale. Oggi, quando si parla di Federalismo gli si da una connotazione fondamentalmente politica, ma l’origine del termine, questa spinta all’unione pur in un contesto di relativa autonomia, cozza con l’idea praticamente opposta (di divisione anziché di unione) che si ha del Federalismo nel nostro Paese. Di Federalismo si discute molto ultimamente, ma cosa realmente sia

e prevede, al di là di un ritrito immaginario leghista, in pochi lo sanno; fatto curioso questo soprattutto considerando che sulla realizzazione (o meno) di un progetto federalista per l’Italia si basa la permanenza della Lega in un Governo già di suo piuttosto traballante. Se il Federalismo è fra gli obiettivi principe della Lega, un partito politico nato come federazione di vari movimenti autonomisti regionali, che sembra aver rinunciato ultimamente ad una secessione totale della Padania (auspicata fino a qualche anno fa), la sua reale attuazione è un mistero ancora da svelare. In generale quando si parla di Federalismo lo si distingue in politico e fiscale, da un punto di vista politico le regioni acquisirebbero un’autonomia molto maggiore, dal punto di vista fiscale si andrebbe ad evitare la redistribuzione degli introiti del

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prelievo fiscale attualmente in vigore; in sintesi le Regioni pagano le tasse allo Stato che poi le ridistribuisce in base ai bisogni in tutta Italia, quindi ad esempio la Lombardia paga 100 e la Calabria 30, la Lombardia riceve 70 e la Calabria 60, sulla base di una redistribuzione appunto fondata sull’obiettivo di sanare, o non far peggiorare, il divario nord-sud. Con il Federalismo ogni regione andrebbe invece a gestire autonomamente gli introiti delle proprie tasse. Dal punto di vista politico la “devoluzione” prevede di decentrare alcune funzioni oggi gestite dallo Stato a unità politiche di carattere più o meno locale in primis le regioni (ma anche le province e i comuni), nonché di aumentare il peso politico del Nord Italia, ritenuto non adeguato al peso demografico ed economico rispetto al resto d’Italia.


gonfalone, il tuo comune. Il culto e la difesa delle tradizioni locali che è una ricchezza”. E conclude: “Che cosa tiene insieme, infatti, Ventimiglia con il Cadore se non l’essere italiani?”

Certo a ben guardare il Federalismo in sé propone anche una valorizzazione delle caratteristiche e tradizionali delle singole regioni, ma questo aspetto culturale non ce la fa a nascondere del tutto uno stereotipo malevolo del nord laborioso e sano che ha sulle proprie spalle un sud parassitario mafioso, e che sta da anni in soldoni alla base del pensiero leghista. A tutto questo si vada ad aggiungere il classico, quanto populista “siamo in Italia” che lascia intendere come gli svantaggi di una gestione separata della cosa pubblica in molti casi potrebbero andare a superare i vantaggi. I vantaggi sono una conoscenza migliore, da parte di un apparato locale dei problemi e le necessità del proprio territorio, che saranno molto diverse da regione a regione, inoltre uno stato centralizzato risulta spesso lento e inefficiente nel dare risposte ai cittadini, quindi se la teoria di un approccio federalista è sicuramente positiva, la pratica, parlando di svantaggi, si andrebbe a scontrare con costi per una gestione locale dello stato in esponenziale aumento. Più poteri, più politici, più organi dunque più costi per non dire sprechi. Ed è per questo che il Federalismo in Italia non può funzionare. Il Federalismo nostrano sarebbe certo diverso da quello degli Stati Uniti o della Germania, si tratterebbe infatti di un Federalismo “dissociativo” cioè uno stato federale derivante da un precedente stato unitario, mentre quello americano è “associa-

tivo” cioè basato sull’unione di stati già di per sé sovrani; e simile è anche, nonostante le vicissitudine che hanno cambiato nel corso della storia l’assetto politico della Germania, il caso della repubblica federale tedesca, formata dall’unione di 16 Länder.

Appare quasi schizofrenico poi anche l’atteggiamento attuale dello Stato italiano che da un lato festeggia proprio in questi giorni con ampio risalto i 150 anni delle sua Unità, dall’altro la vorrebbe ripensare radicalmente. “L’Unità d'Italia fu perseguita e conseguita - ha detto il Capo dello Stato Napolitano (foto sotto) - attraverso la confluenza di diverse visioni, strategie e tattiche, la combinazione di trame diplomatiche, iniziative politiche e azioni militari, l'intreccio di componenti moderate e componenti democratico rivoluzionarie. Fu davvero una combinazione prodigiosa, che risultò vincente perché più forte delle tensioni anche aspre che l'attra versarono”.

Le prime teorie sul Federalismo sono state molto influenzate da un autore britannico Albert Dicey che già allora identificò due condizioni per la formazione di uno Stato federale: l’esistenza di un gruppo di nazioni “vicine per luogo, storia, razza e capaci di portare, negli occhi dei loro abitanti, uno spirito di nazionalità comune”; e il “desiderio di unità nazionale e la determinazione di mantenere l’indipendenza di ogni uomo, come di ogni stato separato”. Qui il desiderio, laddove c’è, di separazione non è controbilanciato ma una pari spinta a restare uniti, anzi il discorso leghista sembra sempre sottointendere che sarebbe meglio una secessione totale del Nord. A questo proposito la terza carica dello Stato, il presidente della Camera Fini, in un intervento recente, sostiene: “Non si può sostituire all'identità nazionale - dice il presidente della Camera - quella artefatta della Padania. Che non è una identità culturale, è una pianura...”. “L’abilità della Lega - sostiene - è stata di far rientrare con il federalismo ciò che non c’entra nulla e cioè quell’orgoglio per le radici del focolare, per le piccole patrie, che non è necessariamente in antitesi con la grande patria: è il tuo l’altraitalia 17

E aggiunge: “quest'impegno (nel superare le difficoltà del Paese) si nutre di un più forte senso dell'Italia e dell'essere italiani, di un rinnovato senso della missione per il futuro della nazione. Ieri volemmo farla una e indivisibile, come recita la nostra Costituzione, oggi vogliamo far rivivere nella memoria e nella coscienza del paese le ragioni di quell'unità e indivisibilità come fonte di coesione sociale, come base essenziale di ogni avanzamento tanto del Nord quanto del Sud in un sempre più arduo contesto mondiale. Così, anche nel celebrare il 150°, guardiamo avanti, traendo dalle nostre radici fresca linfa per rinnovare tutto quel che c’è da rinnovare nella società e nello Stato". Bisognerebbe fargli presente che non tutti la pensano così.


Qualche settimana fa, il progetto mandato avanti e voluto fortissimamente dal Partito del "Carroccio", ha passato l’esame della giunta bicamerale sul progetto: si è trattato di un percorso di lavoro lungo ed estenuante che ha dato un’ulteriore via libera all’attuazione di uno degli obiettivi preposti in campagna elettorale dall’attuale maggioranza. Federalismo non è un termine affatto nuovo: tutta la linea politica della Lega dal 1990 è incentrata su questo ambizioso progetto. Ma le basi per una riforma del “rapporto centro-periferia” vanno ricercate nel 2001 (stessi protagonisti al Governo): un’importante legge di revisione costituzionale (3/2001) andava a cambiare in maniera sostanziale il rapporto tra Stato e Regioni: il nuovo “Titolo V” della Costituzione prevede una maggiore autonomia legislativa da parte degli organi regionali, soprattutto in materia tributaria e sanitaria. La stragrande maggioranza delle Regioni presenta bilanci con segno negativo: in campo sanitario soprattutto, le manovre portate avanti dai governi regionali sono state in alcuni campi disastrosi. Cosa porterà il Federalismo fiscale e municipale? Obiettivo della riforma è di concedere ai comuni il 30% del carico tributario: dal 2014 entrerà in vigore il Fondo di perequazione. La nuova Imposta Municipale Unica, l’Imu, rimpiazzerà l’Ici per gli immobili diversi dall’abitazione. Inoltre, la cedolare sugli affitti prenderà il posto dell’Irpef sulle locazioni, previa opzione da parte del contribuente. L’aliquota è fissata al 21% per i contratti a canone libero e al 19% per quelli a canone concordato. La gestione tributaria sarà gestita per lo più dai Comuni: infatti si parla del 50% dei profitti.

La lotta all’evasione fiscale sarà interesse per lo più dell’ente comunale. Nonostante l’umoristico ottimismo da parte dei promotori del progetto, si può essere sicuri che le amministrazioni comunali siano davvero all’altezza di gestire un carico di entrate di tale grandezza? La lotta all’evasione fiscale verrà davvero arginata da questi provvedimenti? Oltretutto, diventando quindi l’ente comunale una “miniera d’oro”, si è sicuri che non diventi un bacino dove prolificherà la criminalità organizzata? l’altraitalia 18

Le contraddizioni nel testo non finirebbero qui: infatti si parla essenzialmente di “Comuni meritevoli” il cui bilancio non risulta affatto in perdita. Ma le amministrazioni comunali “disastrose e disastrate”, vengono lasciate al loro destino; il guardare una faccia della medaglia, anche e soprattutto in termini di riforme del genere, è una caratteristica del nostro bel Paese. Alla fine il partito del “Carroccio” ha vinto.


Stadtentwicklung

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Estate 2011: tempo di concerti. Raduni per gli amanti della musica memori delle passate esperienze messianiche dove si adorava il dio musicale, primo tra tutti il deceduto Festival Bar “l’alternativa a Sanremo” portavoce dei tormentoni estivi sia nostrani che stranieri. Ma l’estate musicale italiana oggi è molto di più!

Anche quest’anno occasioni per (quasi) tutti i gusti, si pensi allo scenario che ci offre l’Arena Fiera di Rho, con il festival “Rock in Idro” (15 giugno - Milano) dedicato al pubblico rock che mette in scaletta tra gli altri Iggy Pop, Foo Fighters, Flogging Molly (gruppo “punk-folkceltico”, quindi o il gruppo più interessante, o il peggiore, staremo a vedere) e The Hives, e il Gods of Metal (dal 22 giugno) con (ancora da definire) gruppi come i Europe, Judas Priest, White Snake (credo esperimento sociale per con-vincere i partecipanti che siamo negli anni ottanta) e Cradle of Filth, che inspiegabilmente continuano a mietere consensi nel genere. Per i più esigenti il 6 luglio suoneranno a Milano la prima volta da noi i “grandi quattro”, ovvero Metallica, Megadeth, Slayer, Anthrax, mentre per la 14° edizione consecutiva Mestre ospiterà l’Heineken Jammin’ Festival (dal 9 al 11 giugno) con Cremonini, Vasco Rossi (che da solo fa presupporre il tutto esaurito), Negramaro, Coldplay (probabilmente sponsorizzati da una ditta di materassi) e i Beady Eye, ovvero lo zombie degli Oasis capitanato da Liam Gallagher, che ha esiliato nella terra di Nod del brit-pop il fratello Noel. A Roma suonano rispettivamente il 16 luglio Caparezza , uno dei cantanti italiani più sottovalutati e intelligenti, commentatore ironico delle contraddizioni del “bel” paese,

e il 6 gli Afterhours con un rock italiano “alternativo”. Per gli amanti della musica italiana “di un certo spessore” è obbligatorio parlare del tour estivo sia di Battiato “Up patriots to arms”, che dal 15 luglio fino al 15 settembre girerà l’Italia partendo dalla capitale, passando per il nord, il sud e finendo a Torino, sia di Pino Daniele che, insieme a Eric Clapton, suonerà a Salerno il 26 giugno, e parte dei ricavati andrà all’ Open Onlus per l’acquisto di materiale medico per l’ospedale Pausilipon di Napoli. Ancora Milano e ancora San Siro saranno protagonisti di due eventi: uno farà la gioia di molte ragazze che sono state adolescenti (ma non solo) negli anni novanta, infatti il 12 luglio si esibiranno i redivivi Take That; mentre a data da definirsi suonerà l’instancabile Vasco Rossi. Reggio Emilia, invece, ospiterà il 16 luglio l’immancabile concerto estivo di Ligabue che con buona probabilità attirerà le stesse masse (sia nei numeri, sia proprio le stesse persone) di quello del Blasco.

post-sbornia senza toccare alcol) e infine il cantante dal fascino surfista Ben Harper. Se parliamo di tour che attraverseranno l’afosa penisola, ricordiamo gli Skunk Anansie, che saranno a Napoli il 9 luglio, Udine il 6 luglio, l’ 8 a Pistoia, il 10 a Ferrara, il 19 a Milano, infine il 20 nella capitale; Bon Jovi che suonerà il 17 luglio a Udine (con prezzi che già sono passati dall’abbordabile all’assurdo); il 6 luglio Pj Harvey a Ferrara; il 13 a Roma i Chemical Brothers, e il 18 suoneranno i Deep Purple a Verona insieme ad un’orchestra all’Arena. “The last but not the least”, a settembre dal 3 al 4 si terrà a Bologna l’Independent Day Festival, palco che quest’anno sarà solcato da Kasabian, Artic Monkeys e Offspring per un’edizione decisamente sotto tono rispetto al passato. Stranamente non si hanno ancora notizie di date estive né per Lady Gaga, alias “sarei una novità se non fosse mai esistita madonna”, nè per i prezzemolini della scena rock non più tanto alternativa Subsonica. Ma c’è solo da attendere per entrambi. Nel frattempo, non ci resta altro che mettere mano ai tanto sudati risparmi invernali perché le occasioni per passare l’ennesima estate all’insegna della musica non mancano.

Imperdibile come ogni anno il Summer Festival di Lucca, occasione unica per ascoltare del vero rock, funk e soul: suoneranno infatti tra giugno e luglio i Blink 182 (mi chiedo perché), gli Arcade Fire, Elton John, Amy Winehouse (o ciò che ne resta dopo anni di “pasto nudo” a go go), James Blunt (l’uomo che ha dichiarato di aver sventato la terza guerra mondiale, cercate su internet se non ci credete), Jamiroquai, Joe Cocker con i B.B King (per una serata che provocherà postumi l’altraitalia 20

Unica avvertenza prima dell’uso (o dell’abuso): siate solo pronti ad affrontare l’insano vizio italiano di darci la zappa sui piedi, tradotto: code chilometriche ai cancelli, mezzi pubblici che spariscono subito dopo la fine del concerto (specialità questa del sindaco di Bologna), venditori di panini che ti camminano davanti mentre cerchi di guardare il concerto (San Siro docet), spostamenti dell’ultimo momento e cancellazioni di date che sfidano il pellegrino musicale di turno nella sua personale crociata sotto il solleone.


Venere allo specchio, Diego Velasquez 1644

La bellezza non è una qualità delle cose stesse: esiste solo nella mente che la contempla; e ogni mente percepisce una bellezza diversa. (David Hume) In un'epoca come la nostra, in cui ogni merce deve essere piazzata sul mercato e rapidamente consumata per poi rinascere più bella e desiderabile (la cosiddetta “catarsi della merce”), il concetto di bellezza ed i superlativi connessi all'aggettivo "bello" sono sottoposti ad una tale usura che si stenta a capire quali possano essere, se esistono, i canoni di riferimento epocali che ci consentono di cogliere l'essenza transitoria del bello. Per tentare di sbrogliare questa intricata matassa ci sforzeremo di illustrare per sommi capi il percorso di tale concetto nelle epoche che ci hanno preceduto. La bellezza, pur essendo un fatto quasi

esclusivamente soggettivo legato al gusto, implica una serie ineludibile di elementi culturali e psicologici che finiscono per condizionare consciamente e inconsciamente il nostro giudizio "personale". Un tempo si pensava che attraverso dei canoni precisi (oggettivi), legati ad un determinato periodo storico, fosse possibile pervenire ad una definizione compatta del concetto di "bello". Oggigiorno quest'impresa ci pare assai ardua, se non impossibile. Per quanto concerne la tradizione occidentale la bellezza e dunque l'arte, secondo alcuni, è l'antidoto che i greci produssero per contrastare la tragicità della vita. Paradigmatico è il mito greco che narra la nascita della dea della bellezza e dell'amore, Afrodite. Gea, la madre terra, - prima realtà materiale l’altraitalia 21

della creazione apparsa improvvisamente dal Caos informe e al di là del tempo e dello spazio - governava il creato assieme al suo sposo Urano. Urano, ossessionato dall'idea che i suoi mostruosi figli potessero privarlo un giorno del dominio dell'universo vide bene di farli sprofondare al centro della terra. Adirata per la sorte destinata ai figli Gea estrasse del ferro dalle proprie viscere, forgiò una falce, radunò i figli e chiese loro di ribellarsi al padre. Solo il più giovane, il titano Crono, ebbe il coraggio di farsi armare la mano dalla madre. Si nascose nelle viscere della Terra e attese l'arrivo del padre che ogni notte discendeva dal cielo per unirsi a Gea nell'oscurità. Crono sorprese il padre e dopo averlo immobilizzato lo evirò. I genitali di Urano caddero nel mare e dalla miscela di alcune


gocce di sperma e di spuma delle onde creatasi dalla loro caduta si generò Afrodite, la dea della bellezza, dell'amore, della sensualità, della lussuria. Afrodite ed Eros Museo archeologico regionale di Palermo

non rappresentano altro che imitazioni dell'idea di forma, artisti che scatenano tra i giovani passioni invece di governarle e via di questo passo? Nessuno, ovviamente! Secondo la ben nota concezione platonica la realtà (il mondo naturale) non è altro che una copia, una imitazione (mimèsis) del mondo perfetto delle idee. E l'opera d'arte essendo a sua volta imitazione della natura, si riduce ad essere una sbiadita copia della copia e quindi non è in grado di esprimere la verità se non in grado infimo.

La nascita della bellezza, stando al mito greco, è dunque indissolubilmente legata e connaturata alla tragicità della vita, al dolore, al negativo, al male, cioè ai suoi opposti. Infatti, quando pensiamo alla bellezza ci vengono in mente il bene, l'armonia, il positivo.

Il filosofo, infatti, individua nell'Uno (Plotino lo chiamerà poi Dio) il creatore del mondo delle idee che rappresentano l'essenza della realtà immateriale (immutabile, eterna, universalmente valida) e dunque il Vero. L'artigiano, dal canto suo, forgiando un oggetto materiale, copia dal mondo delle idee. Seguendo questo ragionamento un tavolo, per esempio, non è altro che una copia materiale dell'idea assoluta di tavolo, dell'essenza dell'idea "tavolo” Platone e Aristotele

parte di ogni singolo oggetto, e per giunta una mera parvenza. Così diciamo, il pittore ci dipingerà un calzolaio, un falegname e gli altri artigiani, senza intendersi affatto dell'arte di nessun di costoro. (1) La bellezza nella dottrina platonica gioca un ruolo centrale soprattutto per quanto attiene l'idea suprema del bene. Scopo fondamentale dell'esistenza dell'uomo è quello di elevarsi per mezzo dell'anima al mondo perfetto, immutabile ed eterno delle idee. Nel mondo delle idee il posto centrale è occupato dall'idea di bene che si rivela all'uomo tramite la bellezza. Il medium che ci consente di elevarci alla bellezza è l'amore che, non a caso, per il filosofo ateniese è desiderio di bellezza e di bene. Con Aristotele il concetto di bellezza assume altri contorni. La critica radicale della teoria platonica delle idee da parte del pensatore di Stagira, secondo il quale non vi può essere una separazione netta tra il mondo intelliggibile e quello sensibile, finisce per investire anche l'idea di bellezza. Nella realtà concreta l'idea di bellezza non esiste di per sé.

Scuola di Atene

- Come può pensare Platone che essa esista in forma sostanziale? - Qualcuno di noi ha forse mai visto l'idea riflessa di bellezza a passeggio? Per Aristotele l'opera d'arte non è il simulacro di un idea data, bensì creazione da parte di un individuo.

Il mito, invece, s'incarica di portare alla luce la natura intrinseca dell'idea di bellezza disvelandone la cifra occultata: la compresenza degli opposti (bellezza / bruttezza, gioia/ dolore, piacere /sofferenza, bene/ male, armonia/disarmonia, simmetria/asimmetria). Platone, a sua volta gran inventore di miti, pare non tenere in dovuto conto la lezione dei suoi predecessori e si orienta verso la bellezza intelligibile che, com'è risaputo, è priva di forma, colore, sapore. Il filosofo ateniese, negando la dimensione sensoriale, finisce per sacrificare la bellezza sensibile sull'altare del mondo "iperuranico" delle idee, delle astrazioni. Arte e poesia trovandosi nella posizione di essere rinviate oltre se stesse, al mondo delle idee, e in ultima analisi all'Uno, finiscono con l'essere conseguentemente e logicamente bandite dalla tirannica Repubblica ideale del filosofo. Quale spazio possono infatti avere in sifatta costellazione colori che imitano l'idea di colore in sé, forme che

Attualizzando il pensiero di Aristotele potremmo dire che nell'opera artistica individuale si fondono forma e materia non tanto come risultanti di un'idea immutabile quanto, invece, di una forma ideale scaturita dalla mente dell'artista che plasma la materia secondo la sua idea. In questa scala discendente, l'artista mimetico viene a trovarsi su un gradino ancora inferiore poiché non solo non è in grado di cogliere il primo riflesso dell'idea "tavolo" (colto invece dall'artigiano che lo fabbrica), ma dipingendo un tavolo finisce per coglierne solo il riflesso del riflesso, la copia della copia, appunto. Ben lontana dal vero è dunque l'arte mimetica, e perciò, a quanto pare, riesce a fabbricare ogni cosa, perché coglie solo una piccola l’altraitalia 22

Ma cosa facevano i disprezzati "artisti" mentre i nostri filosofi pensavano? Scolpivano corpi statuari, armonici e proporzionati, incantevoli divinità femminili, costruivano templi ed edifici che sono al contempo belli e rispettosi delle regole introdotte dalla geometria e dalla matematica, dipingevano vasi di terracotta decorati con ornamenti di rara profondità e complessità espressiva, componevano dei suoni armonici, producevano versi.


In sostanza, pur rifiutando una visione lineare sia della storia che dei concetti che caratterizzano le varie civiltà, la realtà delle cose, e ciò vale per ogni epoca, è sempre più complessa, stratificata, ramificata, discontinua e contraddittoria di quel che possiamo immaginare o ricostruire tramite le scuole di pensiero che si accavallano e susseguono, possiamo sinteticamente dire che per i greci - vuoi per gli influssi della religione, vuoi per quelli della vita politica - l'ideale della misura pare essere predominante in tutte le manifestazioni della vita e dell'arte.

schiavi. Il problema qui è il mondo sensibile! A lasciarci i genitali non sono solo gli dei della mitologia greca per mano dei propri figli, ma anche i Padri della Chiesa che, come nel caso di Origene, decidono di risolvere di propria mano i problemi legati a tale sfera (2). Meno si ha a che fare con i sensi (mondo sensibile), più si ottiene nell'aldilà il mondo delle idee e le sue torsioni: l'Uno, Dio. Venere, dipinto di Francesco Hayez

Gradualmente, e grazie al concorso di numerosi artisti tra i quali spiccano Cimabue e il suo probabile discepolo Giotto, il mondo sensibile comincia ad intrufolarsi nel marmoreo edificio artistico creando delle crepe in cui si insinua il sentire dell'artista. Le figure idealizzate, ammantate di bellezza o bruttezza extrasensoriale, irreale, mitologica cedono a poco a poco il passo a personaggi dai volti e dagli atteggiamenti realistici.

I greci, attraverso le espressioni in cui si manifesta il loro bisogno di misura (la bellezza, il bene, il vero), creano le fondamenta su cui poggerà l'edificio della cultura occidentale. Ma al contempo, come ha fatto notare Nietzsche, accanto alla bellezza "apollinea" che si fonda sulla armonia, intesa come ordine e misura, e che trae probabilmente la sua forza dal tentativo di arginare il Caos da cui è scaturito il mondo, è presente un'altra forma di bellezza, la bellezza "dionisiaca". Essa rappresenta il lato oscuro, folle, pericoloso, instabile, eccessivo, enigmatico, terribile, lacerante della bellezza."Apollineo"e "Dionisiaco" giorno e notte, bene e male, lucentezza e tenebra, dialettica dei contrari, armonia e disarmonia che nel loro titanico scontro si rafforzano a vicenda dominando la natura ellenica. Già in Grecia, dunque, le cose non paiono seguire un'ordine così lineare, armonico e solare, anche se di fatto non sarà dalla tradizione "dionisiaca", ma dall'ibrido Platone che prenderanno le mosse le due concezioni principali della bellezza elaborate nei secoli successivi: la bellezza come armonia e proporzione delle parti e la bellezza ideale, splendente, distinta dall'oggetto sensibile che la esprime. Per Platone, ricordiamolo, il corpo è la prigione dell'anima e quindi, come si intuisce leggendo la Repubblica, o si studia la filosofia e si perviene ad una visione intellettuale della bellezza e si governano gli uomini e le città, oppure non resta che arruolarsi nell'esercito dei guerrieri o fare gli

traddittorie, innovative e originali resta nel suo complesso un'arte pedagogica votata alla sacralità. Un'arte che al di là dei suoi grandiosi sviluppi intrinseci s'incarica sostanzialmente di mettere in scena, narrandola, la Storia Sacra con il suo corteo di santi, madonne, martiri, bestiari, grifoni, torturatori di Cristo, Cristi torturati, esseri mitologici, creazioni fantastiche. Un'arte che, pur con tutte le sue tensioni, resta fondamentalmente asservita alla volontà del suo principale committente terreno, la chiesa.

Nel Medioevo, soprattutto attraverso la Scolastica, influenzata dall'ombra lunga di Platone, il modello sviluppato a partire dai greci raggiunge il suo periodo aureo. Ora non sono più solo i filosofi, tramite l'intelletto, ad essere in grado di pervenire all'essenza della bellezza, della verità, del bene ma, per mezzo della fede, tutti possono accedere al mondo dell'aldilà, al mondo delle idee. Mutatis mutandis, anche nel Medioevo le sensazioni estetiche che si provano in presenza della bellezza sensibile non si risolvono sul piano dell'universo sensibile in sé, ma vengono veicolate in direzione della bellezza intelligibile, la Bellezza assoluta. Ogni forma di bellezza viene così spogliata, deturpata, scannata, spolpata e condannata a recitare il ruolo di controfigura sensibile e spettrale della reale e unica essenza di tutte le cose (e dunque anche di tutte le forme di bellezza): l'Idea, l'Uno, Dio. L'arte medioevale, pur con tutti i suoi grappoli di teorie affascinanti, conl’altraitalia 23

Personaggi dotati di sentimenti, emozioni, umanità. L'arte comincia ad intraprendere quel cammino che la porterà a celebrare non soltanto il divino, ma anche l'umano. Il Rinascimento, con tutti gli eccessi e le contraddizioni che accompagnano i periodi rivoluzionari, s'incaricherà di portare a compimento questo rovesciamento di prospettiva, mettendo al centro dell'universo non più Dio ma l'Uomo. L'uomo si libera dall'abbraccio fatale con la divina Provvidenza dando inizio ad un processo di autodeterminazione che lo porterà a divenire il vero soggetto del mondo, della storia, della sua storia.

(1) Platone, La Repubblica, Libro X, Sansoni, Firenze, 1970, p. 352. (2) Come ha fatto notare Michel Onfray, La cura dei piaceri, Ponte alle Grazie, Milano 2009, Origene, forse il più grande teologo del III secolo dopo Cristo, inciampa prima nella lettura di questo versetto di Matteo: "vi sono eunuchi che si sono fatti eunuchi per il regno dei cieli" (Mt XIX, 12), poi in quello di Marco: "Se la tua mano ti scandalizza, tagliala" (Mc IX, 43). (N.d.R.).


Figure sul fiume bianco (particolare)

Si è conclusa il 31 marzo 2011 la mostra di Ion Koman dal titolo “Assenze” ospitata negli spazi della Banca Immobiliare Suisse S.A. Di Lugano. Una mostra che ha destato molto interesse e sollecitato alcune riflessioni.

Breve introduzione personale Quando frequentavo le scuole medie inferiori era il '68. L'obbligo scolastico di frequenza della scuola media inferiore approvato da poco e il conseguente afflusso di studenti, come sempre in Italia, avevano colto tutti di sorpresa. Per questo, le nuove classi erano state raccapezzate all'ultimo momento, ritagliate tra le aule in eccesso di una scuola elementare e i locali dismessi di una fabbrica. Stiamo parlando di una scuola media di uno dei tanti paesi sparsi per il Piemonte, una scuola frequentata da molti ragazzi provenienti da famiglie allora considerate di "immigrati" (per lo più veneti o meridionali). Eppure proprio in una scuola come quella, dove era piuttosto raro trovare insegnanti di ruolo, direttamente dalle università giungevano giovani professori pieni di entusiasmo, disposti a dialogare e mettere al corrente noi, poco più che ragazzini, su nuove esperienze ed argomenti di cui si discuteva in quegli anni nel mondo e che investivano i campi più disparati: scientifico, letterario, sociologico, psicologico. Fu così che già da allora cominciai a convivere con una idea molto relativa delle cose.

Un insegnante in particolare ci fece notare come, dalla preistoria in poi, il tema di una produzione artistica che si presentava astratta o figurativa a seconda dei periodi fosse assai controverso. Gli studiosi cioè erano divisi se considerare più avanzata l'arte inoggettiva in quanto segno di un'ulteriore capacità umana di sintesi e astrazione oppure tutto ciò che imitando o attingendo dalla natura si trasformava in opera d'arte. Sia la produzione artistica che il giudizio su di essa erano infatti sempre oscillati fra l'una e l'altra ipotesi mentre l'intercalare dell'una e dell'altra pratica artistica, in un panorama umano che si dava comunque in continua evoluzione, evidentmente contribuiva a non far trovare un accordo definitivo sull'argomento.

a compromessi per ragioni molto meno creative ed idilliache di quanto non si possa immaginare. Malevic ad esempio, condizionato delle contingenze storiche - restaurazione e ritorno all'accademismodopo il “Quadrato nero”, supremo approdo del suo percorso e svolta artistica epocale (dopo di che in arte nulla sarebbe più stato come prima), dipingerà tele figurative, nonché intense, in cui saprà comunque far affiorare molta della sua sensibilità artistica e della sua ricca eredità culturale. Lo stesso Mondrian confesserà di essere stato costretto per sopravvivere a dipingere tele che non firmava e che non considerava né arte né tanto meno la sua miglior produzione. E mentre alcuni artisti più semplicemente non riusciranno a scrollarsi di dosso i condizionamenti di una cultura ormai sorpassata, altri ancora, in un secolo come il Novecento, i cui ritmi di vita avrebbero compresso a tal punto i tempi della dinamica oscillatoria tra astrazione e figurazione da comprenderle nell'arco di una sola vita, avrebbero sperimentato entrambe le ipotesi. Sole e nebbia in val Padana (particolare)

Non solo, stando all'esperienza di un primo Novecento non così lontano, le transizioni da un periodo all'altro evidentemente non erano mai state molto facili. Infatti gli stessi artisti che agli inizi del secolo scorso avevano teorizzato l'astrazione in molti casi avevano dovuto scendere l’altraitalia 25

Ma se già negli anni Trenta il gruppo “Art Concret” affermava che "Un quadrato, un cerchio, un colore sono elementi concreti, non diversamente che una mucca o un albero ..." oggi la questione si pone talvolta in termini talmente originali da superare le antiche categorie e


forme del tutto inedite. Basti pensare alla produzione multimediale, all'arte concettuale o a forme d'arte come il cinema e la fotografia.

Della serie “Finestre”, Vista trasparente

Ion Koman Ion Koman è un artista che negli anni Novanta ha realizzato il ciclo "Finestre", una tappa estremamente importante del suo percorso artistico, in cui perviene ad un'astrazione priva di compromessi. In quei casi la struttura ortogonale, risolta cromaticamente con contrasti duali molto forti, nella stesura non denuncia né manierismo né dogmatismi ma si nutre della concretezza della materiacolore (ad olio) e della forma compositiva. In opere più materiche dello stesso ciclo, attraverso trame di assicelle in legno e sovrapposizioni di carte dipinte, ottiene invece gradazioni tonali cromaticamente molto espressive. Come in un collage vengono allora inglobate e sovrapposte carte che evocano atmosfere, luoghi, persone, dove l'originale funzionalità di una carta assorbente (talvolta igienica) nel collegarsi al nostro vissuto quotidiano si mescola a potenzialità materico-tonali inaspettate. E mentre il potere del colore e della forma nella sua forte contrapposizione fanno pensare ad una opera in cui si sia compiuta una sintesi tra interiorità ed esteriorità, tra un aspetto più umano legato ad una profonda elaborazione psicologica e la sua restituzione quale colore e forma vagliata da una sperimentata tecnica Village fantoma, 1984

artistica; l'apporto materico conferisce invece alle tele una maggior espressività con qualche inevitabile sconfinamento concettuale. Ma a questa produzione Koman ha sempre affiancato opere figurative che gli derivano dalla sua raffinata preparazione in campo grafico. Una sensibilità e maestria che certo hanno saputo attingere dalla cultura e tradizione della sua terra, la Moldavia. Se infatti in alcune opere del ciclo “Finestre” non è possibile non pensare alla grande tradizione lascito delle avanguardie russe, Malevic in particolare ma anche Filonov per le trasparenze e microscopiche frammentazioni vibranti di luce, nelle opere grafiche e nelle illustrazioni fantastiche di libri e fiabe per ragazzi, il rinvio è più indiretto ma non l’altraitalia 26

meno rilevante. A questo proposito basti pensare alla “cruciale” importanza attribuita dal Suprematismo sia alla didattica che alla tradizione popolare (come testimoniato dalla adesione di Malevic e molti altri artisti russi del tempo alle mostre realizzate intorno al manifesto del Neo-primitivismo (1913). Anche Koman illustra scene popolari in una composizione sovente policentrica e costruita in cui si snodano paesaggi e personaggi fantastici, cortei favolistici di figure illuminate da luci e colori che solo una sapiente scuola e sensibilità potevano riuscire a fissare con tanta intensità ed equilibrio. Nella sua ultima produzione della serie “Presenze|Assenze” la spazialità esperibile del formato, uno spazio


cioè tra il simbolico-percettivo e il reale-pittorico, accoglie figure, patterns disposti geometricamente nello spazio. Un microcosmo del quotidiano, popolato da figure singole o in gruppo, rese attraverso una iconografia che nel tratto riflettono la tradizione orientale russa.

Figure nella giornata rosa n.1, 2005

L'antico schematismo che caratterizzava l'iconografia bizantina, le cui tracce sono ancora riscontrabili nelle icone di un'ortodossia russa più disponibile ad associarle alle caratterizzazioni psicologiche tipiche della tradizione popolare, e che in seguito, non esenti da influenze cubiste, saranno riscontrabili anche nei tratti delle avanguardie russe, le ritroviamo nel disegno di un universo popolare che Koman riesce qui a rendere in modo giocoso ed ironico.

maticità. È il caso di “Figure solari su fondo rosso” e “Armata Rossa”. Un'opera quest'ultima il cui contrasto e tema rimandano all'epicità della “Cavalleria rossa al galoppo” di Malevic mentre il suo comporsi in una superficie rettangolare molto allargata (sempre della “Cavalleria rossa al galoppo”), la sua “profondità di campo”, la sovrapposizione di linee cromatiche orizzontali, che in Malevic avevano trovato sicuramente ispirazione nelle sconfinate steppe euro-asiatiche, è un formato che nella serie “Presenze|Assenze” possiamo ritrovare in alcune opere di Koman più atmosferiche quali “Figure sul fiume bianco”. Tavole come “Figura solitaria”, “In attesa (eclissi)”, “Figure sull'oggetto volante”, stupiscono invece sia per la loro disposizione nello spazio che per la loro capacità di sdrammatizzare la situazione. Si tratta di poche figure isolate, funamboli in equilibrio in un'atmosfera rarefatta, una luce diffusa, ancestrale da cui sembrano emergere come dal nulla. Infine anche in questo ciclo possiamo trovare alcune rare tele dove poesia, atmosfere e luoghi di vita a noi familiari sono interpretati con la sensibilità e le capacità di un artista che vive in Italia ormai da molti anni.

Breve biografia Ion Koman, 1954, Kharagish (Moldavia ex URSS). Studia arte e design a Kishinev quindi lavora per alcuni anni come design politico nelle organizzazioni Sovietiche. Nel 1978 si trasferisce a Mosca dove nel 1983 conosce Elisa, interprete e allora studentessa italiana di lingua russa che sposerà nel 1985. Nel 1986 con le maggiori opportunità offerte dalla Perestroika partecipa ad una serie di esposizioni con il “Malagruzinskaya street artists” anche detti artisti anticonformisti. Del 1988 è la prima personale in Italia, a Novara. Affianca il lavoro artistico a quello di illustratore grafico per diverse case editrici e libri per ragazzi. Dalla fine degli anni Ottanta vive in Italia. Lavora tra Novara e Mosca dove è membro dell'Unione dei pittori e dei grafici. Tra il 1990 e il 1991 espone a Kishinev (Moldavia); al Detroit Gallery Center N545 (USA); a Leira (Portogallo). E' invitato all'esposizione di gruppo “Tradition of Russian Painting” al Museo di Storia e Ricostruzione della città di Mosca. Del 2010 sono le mostre “C/ostruzioni” al centro Performa di Ivrea e “Presenze|Assenze” alla Deutsche Bank di Biella. Armata rossa

Ma accanto all'equilibrio della modulazione cromatica di opere che non hanno rinunciato alla poesia, vediamo affrontati anche problemi inerenti la composizione e la psicologia della percezione se pur in forma promiscua in quanto applicate a elementi figurativi. In alcuni casi infatti, la volumetria e i particolari interni delle figure umane scompaiono del tutto per lasciar spazio ai soli contorni resi attraverso campiture di colore uniforme. Il rapporto figura-sfondo, positivonegativo, spingono allora il fruitore a misurarsi con una percezione complessiva dell'opera, un livello superiore, più astratto e allo stesso tempo di maggior intensità e draml’altraitalia 27


Terni, e in particolare la sua frazione Papigno, sono state location sin dalla fine degli anni '90 per alcune delle più famose pellicole di Roberto Benigni. Il comico toscano vi dirige, infatti, nella città umbra il suo La vita è bella (1997), vincendo diversi Oscar. Della ex-zona industriale di Papigno, Benigni utilizza i capannoni abbandonati della vecchia fabbrica della calciocianamide che ben si adattavano ad essere il campo di concentramento nazista.

Brandon Routh e Sam Hugtinton (Marcus) in una scena del film

A seguito di questo utilizzo, la struttura diventa una vera e propria città del cinema, trasformandosi in studios che serviranno anche per i successivi Pinocchio (2002) e La tigre e la neve (2005) e che attualmente sono sotto utilizzati da Cinecittà, che li gestisce. Qui viene girato anche La Terza Madre (2007) di DarioArgento. Nella città di Terni vera e propria, sempre Dario Argento dirige parzialmente Inferno (1980), mentre altri maestri ne sfruttano le location per alcuni capolavori. Si pensi a La ragazza di Bube (1963) di Luigi Comencini, La caduta degli dei (1969) di Luchino Visconti e Intervista (1987) di Federico Fellini. Anche il mondo della televisione ha spesso adoperato edifici della città umbra per le proprie produzioni come nel caso della fiction TitanusRAI L'amore oltre la vita (1999) con Monica Guerritore e Adriano Pappalardo, le cui riprese si svolgono presso l'Ospedale Cittadino Santa Maria, o Sei forte maestro (2001), completamente ambientata a Terni.

Insieme a Tex Willer, altro grandioso protagonista della scuderia Bonelli, Dylan Dog è il personaggio più famoso del panorama fumettistico italiano. Un eroe di culto per i giovani del Belpaese che collezionano ardentemente gli albi dell'eroe nato dalla macabra quanto geniale fantasia di Tiziano Sclavi: un indagatore dell'incubo, londinese, disilluso che, con l'aiuto del fido e strambo assistente Groucho e del paterno ispettore Bloch, si trova ad affrontare misteri e mostri di ogni sorta.Un personaggio così avvincente si presta naturalmente al cinema e già da tempo si era in attesa di un adattamento per il grande schermo. Finalmente è avvenuto per mano dell'americano Kevin Munroe, ma i risultati sono ben diversi da quelli che i fan hanno tanto sperato. Il regista Kevin Munroe

In Dylan Dog - Dead of Night, attualmente nelle sale, il confronto con l'originale fumetto appare del tutto assente sia per motivi prettamente economici che per altri di carattere artistico. Si parta dai primi. Il regista Munroe, nel dirigere la sua versione, si è dovuto scontrare con problemi di copyright e di un budget risicato che non ha permesso di avere alcuni degli elementi più caratteristici del fumetto: l'azione è spostata da una buia Londra a New Orleans, la città più misteriosa degli Stati Uniti, piena di tradizioni voodoo e di vampiri, e soprattutto meno dispendiosa per effettuarci le riprese. Scompare il Maggiolino bianco di Dylan, poiché la macchina è sotto copyright per il suo utilizzo in pellicole cinematografiche, diritti detenuti dalla Disney sin dagli anni '70 a causa dei film di “Herbie, il maggiolino matto”. Stessi problemi quelli che non hanno permesso di inserire il personaggio di Groucho, probabilmente il più amato dai fan dell'eroe bonelliano, che lascia il posto all'assistente Marcus, effettivamente ben interpretato da Sam Hugtinton. Se queste sono scelte forzate da un budget non

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troppo elevato, cui Munroe vorrebbe ovviare in un ipotetico sequel riportando il tutto nella capi-tale britannica e utilizzando la miriade di figure di contorno dell'ori-ginale, altri elementi sono scelte stilistiche e narrative che tradiscono effettivamente lo spirito del fumetto. La maggiore discrepanza si riscontra proprio nel protagonista Dylan, così diverso sul grande schermo da quello che era sulla carta. Sclavi, nel pensa-re al proprio eroe, si era basato sulle fattezze longilinee ed anche un po' da dandy di Rupert Everett, che, di fatti, fu protagonista di DellaMorte DellAmore (1994) di Michele Soavi, pellicola tratta da un romanzo di Sclavi. Munroe opta invece per il giovane e aitante Brandon Routh, già protagonista di Superman Returns (2006) di Bryan Synger. Il Dylan Dog della coppia Munroe-Routh non è così problematico e malinconico, ma anzi si sviluppa come un giovane dal corpo

statuario, dal grilletto facile, esperto nella lotta corpo a corpo, che del vero Dylan Dog mantiene solo il lato da latin lover e la “passione” di costruire il modello di un veliero che probabilmente non concluderà mai. Munroe, in effetti, si è sempre difeso dalle critiche più accese degli appassionati, affermando come Dylan Dog sia un culto in Italia, ma non sia così famoso negli Stati Uniti, ed egli ha cercato semplicemente di adattare le vicende dell'indagatore dell'incubo al gusto e al mercato nordamericani. Dylan Dog - Dead of Night si configura, quindi, come un horror di routine, di serie B probabilmente, divertente se si rinuncia a confrontarlo con il coltissimo fumetto di Tiziano Sclavi, pieno zeppo di citazioni letterarie e cinematografiche. Cosa rimane del vero Dylan? Poco o nulla. Forse solo una giacca nera con sotto una camicia rossa.

64° Festival del Cinema di Cannes Dall’11 al 22 maggio 2011 Cannes (Francia) - Sedi varie www.festival-cannes.org

Il Festival di Cannes non ha bisogno di presentazioni. Tra le chicche fra tutte l'anteprima mondiale della versione restaurata di Arancia Meccanica di Stanley Kubrick e la presenza di maestri come Wong Kar-wai, Lars Von Trier e David Cronenberg.

Cinema (IN)visibile Dal 10 maggio al 3 giugno 2011 S. Giovanni La Punta (CT) Si svolge quest'anno la terza edizione della rassegna cinematografica annuale ideata dal critico Franco La Magna dedicata al cinema non (o pochissimo) distribuito. Ingresso libero fino ad esaurimento posti. Nel corso delle serate verrà letto un appello, sottoscrivibile, per la liberazione del regista iraniano Jafar Panahi incarcerato a Teheran.

Brasil Festival Dal 2 aprile al 28 maggio 2011 Bologna (BO) La decima edizione del Festival Brasiliano si svolgerà a Bologna, un festival a tutto tondo nelle arti brasiliane con concerti, spettacoli, gastronomia ... Al suo interno una rassegna cinematografica coordinata da Claudia Magnani con la collaborazione di GVC e "Terra di tutti i filmFestival". Durante la Festa Junina di chiusura, il 28 maggio, proiezioni di cortometraggi brasiliani.

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La cicoria è una pianta erbacea annale, biennale o perenne che ritroviamo in Europa, Asia, Africa boreale e America settentrionale e meridionale. La pianta è caratterizzata dalla presenza di un rizoma che prosegue

con una radice a fittone, affusolata che rimane bianca all'interno. Le foglie poste più in basso, portate da dei corti piccioli sono disposte a rosetta, sono di forma variabile e seccano nel periodo della fioritura che avviene in estate.

Le foglie disposte lungo il fusto sono invece prive di picciolo ed avvolgenti il fusto che si presenta cavo e sottile, alto anche 1,3 m.

Cicoria selvatica in fiore

I fiori sono numerosi, ermafroditi, disposti all'ascella delle foglie, di colore azzurro-lillà ed hanno la particolarità che si aprono all'alba e si richiudono la sera (pianta eliotropa) perdendo il colore (il colore infatti è dovuto ad un enzima che è attivo solo nelle ore calde della giornata) per cui ha colorazioni più o meno intense a seconda delle ore della giornata. Il frutto è un achenio con l'apice provvisto di pappo.

Proprietà La cicoria contiene numerose sostanze: inulina, sostanze quali la cicorina un glicoside amaro, mucillaggini, resine, oli essenziali e pectine. Altre sostanze presenti sono l'arsenico, la levulina, zuccheri; terpeni, acido acetico e stearico, sali minerali quali sodio, potassio, magnesio, calcio, ferro, rame, fosforo; cloruri, vitamine quali la B, C, P, K; amminoacidi, lipidi e protidi.Tutte queste sostanza rendono questa pianta unica nel suo genere. l’altraitalia 30


Le sue foglie mangiate crude in insalata o appena sbollentate sono ottime come stimolante dell'intestino, del fegato e dei reni quindi è depurativa, disintossicante, diuretica, ipoglicemizzante ed un blando lassativo. Il decotto della pianta intera è ottimo nel caso di inappetenza e costipazione dovuta a problemi di fegato svolgendo quindi un'azione di protezione nei confronti dello stesso. Le radici sono usate nei casi di anoressia, insufficienza biliare ed iperglicemia.

re in luoghi bui, caldi e ben ventilati e successivamente conservati in sacchetti di tela. Usi erboristici I preparati di Cichorium intybus sono risultati utili nel trattamento delle inappetenze e nelle dispepsie. Usi tradizionali Nella medicina popolare le radici di cicoria tostate sono impiegate come salutare succedaneo del caffè. Per via esterna, la radice è tradizionalmente impiegata come purificante cutaneo.

Ha inoltre una spiccata azione antidiabetica in quanto diminuisce il tasso di glicemia. È accertato che bere un infuso di cicoria placa la sete dei diabetici e ne regolarizza la funzione urinaria.

Le foglie si raccolgono invece da agosto a settembre facendole essica-

Lavare bene le fave sotto l’acqua corrente, scolarle, e metterle a cuocere in acqua salata per circa 1 ora finché non sono tenere (l’acqua dovrà superare le fave di due dita circa). Una volta cotte, frullarle con il frullatore ad immersione. La consistenza dovrà essere quella del purè di patate. Se è troppo liquido lasciate cuocere ancora un po', se troppo denso aggiungete dell'acqua.

Della cicoria si utilizzano le foglie, i fiori ma soprattutto la radice. Le radici si raccolgono in genere in autunno da piante che abbiano almeno due anni di età. Dopo la raccolta bisogna pulirle, dividerle e lasciarle essicare al sole e poi conservarle in sacchetti di tela.

Ingredienti 400 gr di fave bianche secche 1 kg di cicorie, 2 spicchi d’aglio olio extra vergine d’oliva pepe rigorosamente nero (o se vi va anche del peperoncino ... al posto del pepe naturalmente …)

Uso interno La dose giornaliera media suggerita è di 3 gr di droga o la dose corrispondente delle varie preparazioni. Infuso 6 g di radice tagliata (1 cucchiaio circa) in 200 ml di acqua bollente. Dopo 15 minuti filtrare ed assumere una tazza prima dei pasti.

L'uso dell'infuso della radice tostata ha origini molto antiche e risale al 1500, grazie a Prospero Alpino (medico, botanico e scienziato italiano, 1553-1617). È diventato famoso nel periodo napoleonico e poi durante la seconda guerra mondiale come surrogato del caffè di gusto gradevole e privo di caffeina. Le prime menzioni della cicoria risalgono a 4000 anni fa essendo stata ritrovata citata nel papiro di Ebers. Nel 1300 il botanico tedesco Conrad di Megenberg la chiamò "sponsa solis" ovvero sposa del sole per il fatto che i suoi fiori si aprissero e chiudessero con il sole.

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Lavare e mondare le cicorie, tagliarle a striscioline di circa 8 cm (vedi foto a lato). Farle bollire in acqua salata per circa 10 minuti. Vanno scolate un po’ al dente, poichè, al momento di servirle, andranno saltate in padella con olio e aglio per 5 minuti. Servire la purea di fave con a lato le cicorie. Un filo d’olio crudo e una spolverata di pepe.


Nella storia dell'alimentazione europea, dominata in lungo e in largo da cereali e carni, vi sono alimenti complementari che si sono ritagliati più di una citazione in ogni epoca. E' il caso dell'asparagus officinalis, una pianta dalla storia millenaria. Le sue tracce conducono in Mesopotamia, 2000 anni fa. Mentre i greci non sembra lo abbiano adottato, i romani già dal 200 a.c. ne fanno menzione nei loro manuali. Apicio, in particolare, ne descrive sia il metodo di coltivazione che di preparazione. Gli stessi romani apprezzavano anche il così detto asparago selvatico per le sue proprietà medicamentose: un'eccezione, si può dire considerato che le herbae erano

destinate all'alimentazione degli armenti, dei pastori e degli schiavi. Erano cibo miserabile, generalmente inadatto agli uomini. Gli arabi, la cui cucina influenzò significativamente i costumi europei, proposero gli asparagi come delicati accompagnamenti per la carne. E, proprio per la sua delicatezza, l'asparago riuscì a conquistare la Francia moderna, divenendo un ingrediente fondamentale della cucina moderna transalpina, in particolare abbinato con salsa olandese o, alternativamente, con vinaigrette o salsa burro-bianco. Ma se i buongustai lo adottarono di buon grado, l'asparago non fu mai dimenticato dai contadini: un viaggiatore francese, Maximilien Mis-

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son, notò nel 1688 che i contadini della regione di Pavia ne erano così ghiotti da mangiarli crudi. Il gusto dell'asparago presenta alcune peculiarità che lo rendono simile al carciofo. Nel prodotto fresco i gourmet vi notano chiaramente un sentore di spiga matura. L'asparago è solito essere distinto per il suo colore: bianco, violetto, verde. Il primo, germogliando inte-ramente sottoterra in assenza di luce, ha un sapore decisamente delicato. Il secondo, dal sapore molto fruttato, è in realtà un asparago bianco che fuoriesce dal suo sito e, in presenza della luce, acquista un colore lilla. A differenza del primo è più amaro.


Il terzo, l'asparago verde, germoglia alla luce del sole come quello violetto, da cui si distingue per un saporepiù marcato e un germoglio dolciastro. È il solo che non ha bisogno di essere palato in fase di preparazione. È quello generalmente associato alle uova in tegame. Per essere consumato, l'asparago viene prima lessato a fiamma alta con acqua molto salata per breve tempo, oppure cotto a vapore non oltre 20 minuti. Secondo l'uso di molti chef, per salvaguardare la delicatezza del germoglio i risultati migliori si ottengono facendo sì che solo la parte inferiore sia cotta in acqua bollente, mentre i germogli, fuoriuscendo dall'acqua, si avvantageranno dei benefici di una semplice cottura a vapore.

Questo asparago ha un gusto dolce/ amaro particolarmente tipico. La sua coltivazione nel bassanese ha origini molto antiche. Nel libro diAntonio F. Celotto, l'Asparago di Bassano, (Neri Pozza editore), si legge che “La scoperta dell'asparago (bianco, ndr) è stata del tutto casuale. In data imprecisata, pare nel cinquecento, una violenta grandinata avrebbe rovinato la parte aerea della pianta; il contadino cercò allora di cogliere quello che rimaneva sottoterra dell'asparago, cioè la parte bianca. Si accorse che era buona e da allora cominciò a cogliere l'asparago prima che spuntasse da terra”.

Oltre all'asparago di Bassano DOP, l'Italia può vantare due Indicazioni Geografiche Protette, spettanti all'Asparago Bianco di Cimaldomo, in provincia di Treviso, dove esiste una apposita strada del sapore dedicata all'Asparago che si estende anche ai comuni limitrofi, e all'Asparago verde di Altedo, frazione del Comune di Malalbergo in provincia di Bologna.

Tra le ricette migliori per esaltarne il sapore spicca il risotto, un piatto decisamente semplice e rapido: in una pentola si appassisca una piccola cipolla tritata e si aggiungano 8 etti di asparagi tagliati a cubetti, tenendo da parte le punte. Dopo aver aggiunto un brodo vegetale, salare. Quando il composto è a metà cottura si aggiunga il riso, attendendone la tostatura. Si versi 1 bicchiere di vino bianco e si cuocia per circa 15 minuti aggiungendo ancora brodo. Si versino quindi le punte d'asparago e si termini la cottura nell'arco di circa 4 minuti. Tolto dal fuoco, il risotto andrà mantecato con 50 grammi di burro 100 grammi di parmigiano reggiano.

In Italia la coltivazione dell'asparago è una produzione per lo più di nicchia, che disegna una geografia frammentata ma che lega strettamente alcuni territori a questa pianta. Come spesso accade, il nostro paese compete, e bene, in termini di qualità, lasciando però ad altri - segnatamente Cina e Perù - i grandi numeri. Ad oggi esiste solo un disciplinare di denominazione di origine protetta, spettante all'Asparago Bianco di Bassano, dal turione ben formato ma che potrebbe presentare alcune spaccature trasversali. Lungi dall'essere un difetto, questa eventualità è un elemento di pregio e di identificazione a causa della bassa fibrosità del prodotto, sua principale caratteristica qualitativa. l’altraitalia 33

Tra le produzioni italiane più caratteristiche spicca l'asparago violetto di Albenga, nel Ponente ligure, coltivato in asparagiaie di durata quinquennale. Con il passare dei secoli la selezione ha prodotto una varietà di diametro consistente e priva di gusto amarognolo. Negli anni 90 era assunto alle cronache enogastronomiche per essere servito al tavolo della Regina Elisabetta d'Inghilterra.


Tagliatelle agli asparagi

Portè Disnè (Cuneo) 29 maggio 2011 www.portedisne.it

(preferibilmente di Bassano)

mele e noci 400 g di taglatelle all'uovo 350 g asparagi di Bassano 1 mela 50 di noci sgusciate 1/2 cipolla prezzemolo olio extra vergine di oliva sale e pepe

Passeggiata enogastronomica di 120 km tra le colline e le rocche da Montà a Canale, rievocando il rito contadino di portare il pasto ai famigliari impegnati nel lavoro dei campi e delle vigne. Costo: 35 €, gratuito per i ragazzi sotto i 14 anni. Partenza alle ore 10.00. Informazioni: +39.0173.977423

Cantine Aperte dal 28 al 29 maggio 2011 www.venditavinoitaliano.it Con l'edizione 2011 di Cantine Aperte, l5 aziende partecipanti si animeranno con degustazioni, cene ad abbinamento, visite guidate e tanto altro ancora. Con la 18a edizione, le aziende socie del Movimento Turismo del Vino, apriranno le proprie porte al pubblico, favorendo così il contatto diretto con il vasto pubblico di appassionati. In ogni cantina troverete i proprietari ad aspettarvi a braccia aperte per mostrarvi la loro cantina e farvi assaggiare i loro migliori vini.

Se si gradiscono tagliatelle fresche fatte in casa, preparare la pasta all'uovo facendo riposare l'impasto per mezz'ora per poi ricavare le classiche tagliatelle. Per il condimento, tritare la cipolla facendola rosolare in padella con un filo di olio; aggiungere gli asparagi lavati, spellati e privati delle parti più dure e legnose; salare, pepare e cuocere per circa 15 minuti. Cuocere le tagliatelle in acqua salata, trasferirle in padella con burro, asparagi brasati, noci tritate e la mela tagliata a lamelle, mantencando il tutto per un paio di minuti. Servire dopo una spolverata di prezzemolo tritato.

Breganze Bianco Superiore DOC Di colore giallo paglierino, dall'odore vinoso, delicato e intenso, dal sapore asciutto, rotondo, fresco di corpo, con o senza gradevole presenza di legno, il Breganze bianco superiore è un vino DOC fermo la cui produzione è consentita nella provincia di Vicenza. Prodotto con uvaggio Tocai friulano tra l'85% e il 100%, ha un titolo alcolometrico minimo di 12 gradi.

Sarà possibile acquistare i vini direttamente in azienda, partecipare a degustazioni guidate ed a ogni altra iniziativa suggerita dalla fantasia dei titolari.

Caldaro in Abito Bianco (Trentino Alto Adige) 28 giugno 2011 www.venditavinoitaliano.it Caldaro in Abito Bianco 2011, giunto ormai alla sua quinta edizione, aprirà il Martedì 28 giugno, con il meglio della produzione vinicola della zona: a partire dalle ore 18:00, nella splendida piazza di Caldaro si troveranno decine di produttori, pronti a farvi degustare i loro vini, accompagnati dai prodotti alimentari tipici della gastronomia della vallata, buona musica e tante occasioni di incontro e divertimento. L'Associazione degli Albergatori di Caldaro sta preparando per Caldaro in Abito Bianco, stand ricchi di prodotti tipici, in modo che possiate apprezzare non solo la qualità di vini di Caldaro, ma anche la ricchezza dei profumi e dei sapori delle vallate altoatesine.

De Gustibus - Piaceri della Tavola e della Vita all'aria aperta dal 21 al 22 maggio2011 Villa Malenchini - Carignano - Parma (PR) www.degustibus.parma.it Sesta edizione della nota rassegna di prodotti alimentari di alta qualità, arricchita da iniziative collaterali che vanno dalle presentazioni di libri gastronomici alle degustazioni di prodotti tipici sulla terrazza della villa. All'interno del parco vi sarà anche una zona riservata ai camper che verranno da lontano per conoscere le prelibatezze della nostra terra. Lo spazio giochi per i bambini, e le apprezzatissime aree pic-nic completeranno l'offerta delle attività proposte gratuitamente ai visitatori. Biglietto: Euro 7.00 Ridotto 6.00 l’altraitalia 34


Anche il mese di maggio 2011 è arrivato per voi dell'Ariete: con tutto quello che di positivo vi potete aspettare. Il vostro periodo sì continua a gonfie vele e non è certo questo il periodo opportuno per interrompere la scia positiva che state seguendo. Viaggi, spostamenti e nuove esperienze saranno le linee guida di questo mese primaverile. Siate vicini alla vostra famiglia: la troppa lontananza non è un buon motivo per trascurare chi a voi pensa sempre.

Per voi del Toro, questo maggio 2011 è il vostro mese, in tutti i sensi. Festeggiare il vostro compleanno sarà per voi valida occasione per mettere in evidenza ciò che la vostra perseveranza e le vostre capacità vi hanno portato, motivo per cui essere, senz'altro, orgogliosi di voi stessi. Maggio 2011 è innegabilmente il vostro mese perchè, soprattutto quest'anno la vostra rinascita sociale sarà tangibile da parte di molti. Tanta la forza fisica di questo periodo.

Un periodo in cui verranno chiarite tante delle vostre incertezze. Questo maggio 2011 per voi del segno zodiacale dei Gemelli potrebbe portare con sé tante novità, e starà solo a voi, con il vostro conclamato ingegno, saperle sfruttare. Attenti alla vostra salute: i piccoli acciacchi vanno sempre tenuti sotto controllo, anche qualora si tratti di banalità. La stabilità affettiva sarà probabilmente il primo obbiettivo da perseguire per il prossimo periodo: per ora forse non siete ancora maturi.

Il mese di maggio 2011 porterà con sé, per voi del segno zodiacale del Cancro, tante frizzanti novità e sicuramente degne della vostra attenzione. Stop alla monotonia e al passato che ha talvolta frenato il vostro entusiasmo: è finalmente giunto il momento di vivere la vostra vita al pieno delle vostre possibilità. Non abbiate paura di essere pacchiani e mondani: sfruttate le possibilità che vi si pongono innanzi e siate fieri di essere voi stessi in ogni occasione.

La vostra primavera 2011 è entrata nel periodo caldo, e questo maggio 2011 ne sarà per voi del segno zodiacale del Leone, la pratica dimostrazione. Siete arrivati a dimostrare il meglio di voi stessi in qualsiasi occasione, la tanta e frequente vita mondana non vi è certo mancata ed è finalmente giunto il momento di dedicarvi a voi stessi e a quello che desiderate veramente. Il lavoro vi sta dando grandi soddisfazioni, ma è il momento giusto per dare una svolta positiva alla vostra vita.

Maggio 2011 è qui con le sue brillanti novità anche per voi del segno zodiacale Vergine, e dovete sicuramente esserne felici. Passione è la parola chiave di questo mese primaverile: avete trovato quello che cercavate e state riversando in esso tutta la passione di cui siete capaci. Cercate di non essere troppo possessivi verso chi tiene a voi: un buon rapporto non necessariamente comporta questo. Molti stanno apprezzando la vostra positività e il tanto bene che avete fatto in passato non può che tornare a vostro favore.

Il vostro periodo fortunato al lavoro sarà davvero proficuo e porterà con sè tanti nuovi contatti da sfruttare, sarà la vostra abilità a farvi cogliere le occasioni. La vostra vita sentimentale è davvero tranquilla: non tante le novità e i cambiamenti, ma la tranquillità e la stabilità del vostro modo di essere e dei vostri rapporti sta dando i suoi frutti: il feeling col vostro partner non è mai venuto meno e state vivendo al meglio il vostro rapporto. Attenzione alle allergie e a piccolissimi acciacchi.

Il tanto ambito mese di maggio 2011 è arrivato anche per voi del segno zodiacale Capricorno. State senza dubbio vivendo un periodo sì e siete davvero in forma: dopo tante riflessioni sapete finalmente quale potrebbe essere il vostro indirizzo per il futuro e ne siete davvero soddisfatti. Ora la vostra strada è senz'altro in discesa. Cercate di non stressarvi troppo e di non abusare del vostro fisico: siete in forma sì, ma non per questo dovete “strafare”.

Cercate, mai come in questo periodo, di essere in pace con voi stessi e di non essere presi dall'ansia di fare qualcosa che magari per voi non è il massimo. Prendere poche ma decise prese di posizione sarà per voi un toccasana.

Il tanto sospirato mese di maggio 2011 è arrivato, ed è qui per soddisfarvi. Siete davvero brillanti in questo periodo voi dell'Acquario, e non state affatto cercando di nasconderlo: chi vi è attorno lo sta osservando e ne sta traendo conclusioni positive. La famiglia vi è vicino e voi state davvero dando il meglio: chi vi vede lo sa, ne è soddisfatto e non esiterà a ricompensarvi al momento giusto; maggio 2011 vi vedrà davvero al top. Cercate, come sempre di non trascurare il vostro benessere e la vostra salute.

Il mese di maggio 2011 è un periodo positivo anche per voi del segno zodiacale Scorpione. La vostra ottima forma fisica farà da guida ai vostri successi in ogni ambito, a partire da quello lavorativo. Tanti i vostri impegni: sarà questo un periodo di grande movimento e spostamento, ma lo saprete affrontare con grande positività tanto da esserne inaspettatamente entusiasti. La vostra stabilità sentimentale deve invece essere per voi dello Scorpione motivo di vanto e non di ricerca di fugaci avventure.

Neanche in questo periodo voi del segno zodiacale Pesci potete certo lamentarvi. Il richiamo della famiglia si fa quanto mai sentire e avete l'esigenza di essere più presenti: con chi vi vuole bene. La vostra vita sentimentale è davvero molto attiva e siete nel pieno delle vostre possibilità: non approfittate di chi ha in voi riposto la propria fiducia e cercate di non deludere le aspettative di chi ha puntato su di voi. La salute non vi manca, ma non tralasciate le piccole allergie e i lievi malanni che nel mese di maggio capitano a chiunque.

State uscendo felicemente da un periodo di incertezze e avete fatto luce su quello a cui puntare per i prossimi mesi: la stabilità. Per voi del segno zodiacale Bilancia la massima aspettativa in questo periodo è la stabilità infatti.

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visto da

l’altraitalia

Nummer 29 - Mai 2011

Fr. 5.20 Euro 5.00

die Stimme und das Image der Italiener in der Welt

www.laltraitalia.eu


Genua

2

Traditionelle ligurische Rezepte

5

Die faszinierende Geschichte des Olivenbaumes

6

Was soll man eigentlich sagen? Und denken? Und behaupten?

“S'Füdli im Honignapf” oder “die Kunst der Dankbarkeit”

8

In Italien häufen sich die unerklärten, unverständlichen Morde an jung und alt, sie werden zum Medienspektakel, noch schlimmer als die Horrorfilme von Carpenter und Romero.

l’altraitalia Verleger l'altraitalia Postfach CH - 8965 Wald (ZH) 0041 (0)56 535 31 30 info@laltraitalia.eu www.laltraitalia.eu Direktor Gianni Lorenzo Lercari Ständige Mitarbeiter Johannes Schleicher Bruno Ackermann Fotos rsp futura sagl, Redaktion Graphische Redaktion und Druck VisualFB – Magliaso visual.fb©bluewin.ch Webmaster Alfredo Panzera Kontakt redazione©laltraitalia.eu Werbung info©laltraitalia.eu

Die wackelige Bühne der Politik wird immer unwirklicher und es ist mittlerweile sehr schwierig, zwischen Realität und Fiktion zu unterscheiden. Der “menschliche Tsunami” (Neologismus unseres Ministerpräsidenten) droht uferlos zuzunehmen und das Pulverfass Lybien erweckt alte Gespenster unangenehmer Erinnerungen. Bella Italia scheint seinen Charme zu verlieren, welcher eine Weile lang eine unbestrittene Konnotation dieses Landes war. Was nun? Leider sind wir Italiener keine begabten “Farbbekenner” und lassen uns dorthin ziehen, wo wir meinen, dass die Listigen und die Besserwisser das sagen haben: das heisst WIR! Wir betrügen gerne den Staat, denn der Staat betrügt uns und aus dem Ganzen wird ein Kinderspiel, welches sich aber unbewusst als Wahlstrategie bewährt hat.

sich selbst zu lachen und die alten, unverarbeiteten Themen unserer komplizierten Geschichte werden regelmässig verdrängt und bagatellisiert. Ich habe nicht dies alles aufgelistet, um ein schlechtes Licht auf das Land zu werfen, denn all diese Umstände und Zustände treffen mich - als im Ausland lebender Italiener - tief und verursachen in mir einen sehr traurigen Seelenschmerz. Ich frage mich, wie wir Italiener mit all der Kreativität, der Phantasie, der vielfältigen kulturellen Eigenschaften unseres Landes umgegangen sind, um das Image so zu demontieren, dass die Glaubwürdigkeit von Aussen stets abnimmt und dieser Mangel uns als Marionetten von uns selbst darstellt. Ich schlage vor, wir engagieren einen Ghostwriter und lassen ihn von nun an unsere Geschichte neu schreiben: Ein bisschen ehrlicher sollte sie werden, ein bisschen konstruktiver und schlussendlich auch ein bisschen schöner.

Wir weigern uns heute noch, die Team-Arbeit willkommen zu heissen, denn wir sind noch der Ansicht, dass Individualismus, Egoismus und Egozentris-mus die Schlüssel des Erfolgs seien.

Wir Protagonisten würden sicherlich davon profitieren und uns vielleicht doch ein bisschen ändern: Dies könnte sogar zu besseren Gefühlen führen und zu einem besseren Leben.

Jede Region hat die Gabe, über eine andere zu witzeln, jedoch nie über

Das ist doch der Wunsch von allen, oder … ?

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Darin liegt vielleicht ihre besondere Neigung zum Tourismus, da sie die Kunst - und Kulturschätze der Stadt auswerten aber keinen Handel damit treiben. Sie sind eigentlich allen zugänglich: an den Hausfassaden und Hausgiebeln, in den vom Licht verborgenen Gassen und in den Vierteln wo es der Vergangenheit nicht gelungen ist, die zarte Helligkeit der Farben zu verwischen. Um sie zu sehen braucht man nur durch das “Tor” zu gehen und die “Stolze” zu betreten, denn das ist sie, ohne Hochmut, sondern ihrer Erhabenheit und Vielfalt wegen. Genova la Superba, Genua die Stolze. Verantwortlich für diese Bezeichnung ist der italienische Dichter Francesco Petrarca, der in einer Reisebeschreibung aus dem Jahre 1358, dem “Itinerarium Siriacum” die ligurische Stadt so darstellte: “Du wirst eine königliche Stadt zu Füßen der Alpenhügel sehen, stolz wegen ihrer Menschen und Mauern, deren bloßer Anblick sie als Herrin der Meere auszeichnet.” Diese lebendige Beschreibung Genuas hatte ein unvorgesehenes Glück, indem sie von Feder zu Feder an fast alle Besucher und Reisende überliefert wurde, bis sie schlussendlich zu einem Gemeinbegriff wurde. Ihrerseits rechtfertigte die Stadt in den vergangenen Jahrhunderten - die goldene Zeit der mächtigen Seerepublik war längst vorbei das Adjektiv “stolz”, da das historische Zentrum, wenn man vom Meer kommt, ein einzigartiges Schauspiel bietet, theatralisch, imposant, voll von hochragenden Türmen, prunkvollen Palästen und Villen, Kirchen, Mauern, die wie Festungen aussehen und einem Labyrinth von Gassen. Die ganze Stadt wirkt wie eine Bühne, nicht nach den Prinzipien der inneren Harmonie erbaut, sondern für das raue und gleichzeitig reiche Leben eines Volkes, das im Norden die einschränkendenApenninen

hatte und im Süden die endlose Weite des Meeres; eine Bühne des Alltags, wo das Publikum zu Schauspielern wird und die Schauspieler zum Publikum. Genua gilt eigentlich als Tor zum Meer. Man kann sich wohl fragen: “Warum eigentlich ein Tor?” Vielleicht um denjenigen Glauben zu schenken, die als Vermutung betonen möchten, dass Genua seinem lateinischen Namen “janua” - Tor entspricht oder um ein Bild darzustellen, das für die Stadt die größte Bedeutung hat und das am meisten seiner Geschichte und der Wirklichkeit entspricht? Gewiss ist der etymologische Vorschlag ebenso sympathisch wie die Tatsache, dass Genua sowohl Zwischenstation für den internationalen Handel als auch Verbindung für den Ideenaustausch zwischen Orient und Okzident war, eine Art offenes Tor von der Mittelmeersonne erwärmt und von den Winden gestreichelt, egal ob es der warme Scirocco war, der die Düfte Afrikas mitbrachte, oder der kalte Tramontana, der die Geheimnisse derAlpen enthüllte. Zwischen den Botschaften der Winde leben die Genuesen mit ihrer tausendjährigen Tradition, welche vorsieht, dass sie sofort das, was sie erhalten, zurückerstatten. l’altraitalia 2

Genua hat viele Welten zu entdecken. Wenn man am Palazzo Lercari vorbeikommt, sieht man eine alte Statue mit einer abgesplitterten Nase. Ihre Geschichte geht auf viele Jahrhunderte zurück, als 1316 der Adelige Megollo Lercari, der als Gast eines türkischen Sultans in hohem Ansehen stand, mit einem Pagen stritt, der ihn backfeilte. Man hinderte diesen daran, sich zu wehren und um den stolzen Genuesen zu beruhigen, reichte die Entschuldigung des Sultans wohl nicht aus. Megollo kehrte dann nach Genua zurück, rüstete zwei Galeeren und belagerte damit Trebisonda, wo er allen, die er gefangennahm, Nasen und Ohren abschnitt. Palazzo Lercari


Erst nach langer Zeit gab der Sultan nach und übergab ihm den Pagen, der ihn beleidigt hatte. Als Lercari ihn vor sich hatte, gab er ihm einen gehörigen Fusstritt und liess ihn dann laufen; kurz danach wurde die Belagerung aufgehoben. Warum sind die Säulen der Domfassade so unterschiedlich und welcher war der Anlass, das 17. Jh als das Jahrhundert der Genuesen zu bezeichnen? Es genügt, nach Genua zu reisen um die Antwort darauf zu finden.

Heute ist der Hafen nicht mehr so wichtig, da andere Möglichkeiten des Handels vorhanden sind, aber die riesigen Kräne sind immer noch da eben so wie die Masten von unzähligen Schiffen und die ragende “Lanterna”, Symbol der Stadt und einer der schönsten Leuchttürme der Welt. Er wurde im 12. Jh. auf einem antiken Turm errichtet und auf seiner Spitze zeigte man einst mit Hilfe von Feuern den einfahrenden Galeonen die Hafeneinfahrt an. Genua, Die “Lanterna”

Bei der Entdeckung dieser Stadt bekommt man das Gefühl, eine echte Abenteuerreise durch eine Stadt zu machen, die es verstanden hat, eine Verbindung zur Vergangenheit aufrechtzuerhalten; Kultur, Kunst und Geschichte werden durch die Anwesenheit des Hafens bestimmt, beeinflusst und gesteigert. Eigentlich hatte Genua schon seit seinem Entstehen einen Hang zum Meer und der Hafen stand immer im Mittelpunkt seiner wirtschaftlichen, handelsbezogenen und später industriellen Ereignisse. Der Hafen versorgte seit Jahrhunderten ein Handelsgebiet, welches sich weit über regionale und nationale Grenzen erstreckte. Der Doge Andrea Doria

Genua war nämlich die erste Stadt Europas, die Armenhäuser und Spitäler für die weniger Begüterten baute. Im Laufe der Generationen wurde sie immer mehr mit einem schönen aber kargen Land konfrontiert, zwischen Meer und Berge eingeengt, in dem man sich alles erkämpfen musste; daher verteilten die Genuesen mit vollen Händen aber streng wie schwarz und weiß den Ertrag ihrer Erfolge an ihre Stadt. Die Gassen sind der wichtigste Bestandteil des historischen Kernes. Sie bildeten Stadtbezirke, in denen vor einem Jahrhundert ca. 1000 Heiligenbilder der Madonna zu finden waren: Diese hingen an den Hauswänden, sie waren in Nischen versteckt, sie schmückten fast jede Haustür.

Ihm gegenüber liegt der alte Pier und die Bogengänge von Sottoripa mit ihren eindeutigen mittelalterlichen Strukturen, welche heute noch den damaligen eindrucksvollen Anblick des ursprünglichen Handelsplatzes bewahren. Genua ist bekannt als die Stadt der tausend Farben, die sich nicht nur je nach Stimmung des Himmels verwandeln, sondern auch von Augenblick zu Augenblick. Eigentlich ist die Stadt aber von schwarz und weiß geprägt: das Eine durch den fügsamen Schiefer und das Andere durch den Carraramarmor.

Die Stadt entstand an alten natürlichen Anlegeplätzen und entwickelte sich immer in Abhängigkeit des Hafens. Durch den Handelsplatz wurde Genua mächtige internationale Seerepublik, Stützpunkt der Galeeren des Dogen Andrea Doria und Ausgangspunkt des Passagierverkehrs.

immer als Sparer galten, auch wenn sie immer reichlich für die Errichtung neuer Kirchen, Stiftungen oder Institute spendeten.

Kirchen, Adelspaläste, Brunnen und Villen sind gestreift: einmal schwarz, einmal weiß. Die Kathedrale San Lorenzo zum Beispiel, die gotische Kirche von St. Agostino, zahlreiche Gebäude, die geheimnisvollen Kreuzgänge und Klöster sind alle schwarz-weiß und weisen eine Mischung von byzantinischem Stil auf, mit arabischen Einflüssen, gotischen Elementen und romanischen Strukturen. Alle Bauten sind schlicht und ohne barocken Überfluss; vielleicht weil die Genuesen l’altraitalia 3

Eine weitere Besonderheit Genuas wird von den “Sovrapporta” dargestellt: Sie sind Schieferskulpturen religiösen Inhalts, welche meistens von den Handwerkerkörperschaften errichtet wurden. Man findet Engel, Madonnen, Jesus, den Teufel, St. Georg, den Drachen, Krippen, Bäume, Landschaften, Sterne, Himmel, Puttis alle als Glaubensbekundungen zu interpretieren. Dazu gibt es Mosaiken auf den Straßen, welche hauptsächlich von Seemännern gelegt wurden und aus ganz einfachen runden Steinen verschiedener Farben bestehen. Das ist die sogenannte “arme Kunst”. Sie ist gleichzeitig Integrierung und Gegensatz zu der offiziellen des reichen Genuas. Seine Paläste sind alle mit Freskomalereien verziert, welche in perfekter Harmonie zum Inneren stehen, zu den Wandtapeten und Wandteppichen, zu dem Samt, Gold- und Silberbrokat der Vorhänge, zu den versteckten Höfen, in denen immer ein springender Brunnen zu finden ist. Zu dem besass Genua auch eine “Schule” der Malerei und zwar im 17. Jh., als die Wichtigkeit der genuesischen Künstler eine europäische


Dimension bekam. Diese entscheidende Wende ist besonders dem Einfluss der flämischen Maler zu verdanken, welche vom 14. bis 17. Jh. in der Stadt tätig waren. Diese Schule war schon im 16. Jh. durch die Kunst von Raffaello und Perin del Vaga relativ berühmt und bekam dazu noch die Unterstützung von Persönlichkeiten wie Rubens und Van Dyck. Die Spuren der flämischen Künstler sind in allen Kirchen, Palästen und Museen zu finden und ihre Lehre ermöglichte Malern wie Castello, Biscaino, Benso, Carbone und Vassallo einen gewissen Berühmtheitsgrad zu genießen. Auch Caravaggio, Tizian und Veronese waren da; von ihnen gibt es im Palazzo Rosso und im Palazzo Bianco noch zahlreiche Meisterwerke.

die mächtigen Spanier einen einzigartigen Vertrag unterschieben, wodurch die vollständige Unabhängigkeit Genuas, die Souveränität Savonas und die Freiheit in allen von Spanien beherrschten Gebieten Handel zu treiben, gewährleistet wurde. Dadurch erlangte die stolze Seerepublik ihren höchsten Glanz, den man auch mit dem Errichten von Adelspalästen bezeugen wollte. Bis zum 13. Jh. wurden die Häuser in der Stadt aus Holz gebaut und erst danach entstanden schöne Gebäude bis fünf Stockwerke hoch, deren Dächer mit Schiefer aus Lavagna bedeckt waren. Nochmals von ganz anderer Art sind die Patrizienhäuser: Einmal gesehen, bleiben sie einem auch heute noch in unvergesslicher Erinnerung. Der Palast des Fürsten Doria stellt ein typisches Beispiel der genuesischen Architektur dar: Laubengänge die bis zum Meer reichen, Strukturen, die als Selbstdenkmal gelten, Säulen, Gärten, Parks, Brunnen und leuchtende Farben waren die Elemente, die mit dem milden Klima verschmolzen und einen Hauch von Ewigkeit in sich bargen.

Genua ist auch die Stadt von Cristoforo Colombo , dem Entdecker Amerikas. Aber schon vor ihm und auch nach ihm gab es einen regelrechten “Stamm” von Seefahrern und Abenteurern, welche die damalige unbekannte Welt erforschten. Antoniotto Usodimare zum Beispiel entdeckte 1455 die Mündung des Gambia, die Gebrüder Vivaldi erforschten die Westküste Afrikas, Lanzarotto Maroncello gelangte als Erster zu den Kanarischen Inseln, Nicolosio da Recco entdeckte die Azoren und Giovanni Caboto segelte bis Neufundland und Labrador.

Zu Beginn des 17. Jh. entstand in der Stadtmitte die sogenannte “Via Nuova”, welche die ständige Erneuerungslust der Genuesen zum Ausdruck brachte. Bartolomeo Bianco entwarf den Großteil der Gebäude, welche Madame de Stael als “würdig für einen königlichen Kongress” bezeichnete. Die Kultur der Gegenwart misst sich in Genua an dem, was sie von ihrer Vergangenheit und

Colombo bereiste für einige Zeit das Mittelmeer, bis er 1492 zu seinem historischen Unternehmen auf die Suche Indiens startete, zwar für die spanische Krone aber von den genuesischen Bankiers finanziert. So gewann Genua durch die Entdeckung der neuen Welt immer mehr an Seefahrerbedeutung und in den Schlachten nach 1512 gelang es Andrea Doria, König der Meere genannt, sich in den Vordergrund zu stellen. Doria erreichte sogar, dass l’altraitalia 4

Geschichte an sich selbst annehmen und verteidigen kann. Genuas Geschichte ist vielfältig und reich und ist beseelt von Kriegern, Päpsten, Seefahrern, Kaufleuten, Handwerkern, Adeligen und Bauern. Es ist aber vor allem eine Geschichte, die mit dem Kontrast zwischen dem, was die Genuesen geliebt und bekämpft haben, eng verbunden ist. Der Preis der Seerepubliken, der historische Umzug, die zahlreichen Jahrmärkte, die Turniere, die Frühlingsfeste und die Prozessionen bilden nur den äußeren und sichelich verführerischsten Aspekt von dem Verlangen, auf das zurückzublicken, was die Genuesen in sich bergen, ohne es zuzugeben, fast aus Schüchternheit. Vielleicht liegt der Zauber dieser Stadt, die nicht zu den berühmten Kunststädten Italiens zählt, gerade in diesem Kontrast, den man auf den ersten Blick gar nicht wahrnehmen und begreifen kann. Genua ist gewachsen, ist zur Grossstadt geworden mit all ihren hässlichen Vierteln der Peripherie, mit den Problemen eines modernen Industrielles Zentrum, hat aber ihren ursprünglichen Charakter bewahrt. Als etwas Antikes ohne alt zu sein, etwas von Klasse ohne aristokratisch zu wirken, etwas Dörfliches ohne ein Dorf zu sein. Genua ist eine Stadt der Stille: Die meisten Schätze offenbaren sich im Verborgenen aber man kann sie durchaus entdecken; mit Geduld, Ausdauer und ein bisschen Abenteuerlust.


eine große Rolle spielt; als die biblische Urflut beendete und Noah eine Taube aus der Arche ließ, kam sie am Abend zurück und trug in ihrem Schnabel einen frischen Olivenzweig. Dieser deutet auf den Bund, welcher zwischen Gott und allen Wesen aus Fleisch auf der Erde geschlossen wurde. Der Olivenbaum, das “Geschenk der Götter”, beinhaltet eine ausgeprägte Symbolik, die unerschüttert die Zeit der historisch-kulturellen Transformationen überlebt hat: Von den Stämmen aus Israel in der Wüste bis zu den Versammlungen der Bürger von Athen, von der Macht des Römischen Reiches bis zu den mittelalterlichen Abteien, die als Hüter des Wissens in den dunklen Jahrhunderten dienten, von der Industriellen Revolution bis zu den schweren Krisen der Weltkriege hat der Olivenzweig immer seine tiefe Bedeutung beibehalten. Ikonographisch ist er auf den Toren des Tempels Salomons dargestellt, aus Oliven- und Zederholz war nach der christlichen Tradition das Kreuz, das Jesus trug, und für die Ismaeliten symbolisierte dieser “Heilige Baum” ewige Gastfreundschaft und das Paradies. Eines Tages brach auf dem Olymp ein bitterer Kampf zwischen Athena, der Göttin der Weisheit, und Poseidon, dem Gott des Meeres, aus in Bezug auf den Besitz der Halbinsel Attika. Wie es in solchen häufigen Fallen üblich war musste Zeus einschreiten, und er schlug daher den beiden Gegnern Folgendes vor: Wer der Menschheit das nutzvollste Geschenk brachte, welches es überhaupt gab, war der Sieger. Der zornige Poseidon stieß seinen Dreizack in den Felsen derAkropolis und lockte eine riesige salzige Fontäne hervor;Athena hingegen

brachte Zeus eine kleine immergrüne Pflanze mit silbernen Blättern und setzte sie dort, wo es lange heiße Sommer und wenig Regen gab: Es handelte sich um den unsterblichen Olivenbaum, welcher dem Menschen den außergewöhnlichen Saft seiner Früchte schenkt, aus dem er Nahrung, Kraft, Gesundheit und Schönheit gewinnen kann. So entschied Athena den Zwist für sich und wurde von Zeus belohnt, in dem er ihr Attika schenkte. Aber nicht nur in der griechischen Mythologie gibt es Geschichten und Legenden, in denen der Olivenbaum l’altraitalia 6

Einer der wichtigsten Aspekte der kulturellen Kraft des Olivenbaums ist seine geographischen Verbreitung, obwohl er auch schaffte, außerhalb des Mittelmeerraumes gewisse Einflüsse auszuüben. Antike Kulturen, welche keinen Olivenbaum hatten, beweisen, dass er immer etwas Positives vermittelte; nach einer alten chinesischen Tradition wirkt Olivenholz gegen Gifte, in Japan symbolisiert er Sieg, Erfolg beim Lernen und in jeder Art von Unternehmen, und in der Shintoistischen Mythologie ist Öl das ursprüngliche “Wasser”, aus dem Welt und Mensch entstanden.


In den Zivilisationen des Mittelmeeres hatte das Olivenöl eher die Konnotation eines Mittels zwischen Mensch und Gott: Es wurde in den Riten angewendet, um die Anerkennung der Macht Gottes über den Menschen zum Ausdruck zu bringen, die Ägypter verwendeten ihn als Balsam, die katholische und jüdische Liturgie schrieben vor, alle Lampen, welche die Anwesenheit Gottes in den Kirchen und Synagogen bezeugten, mit Olivenöl zu speisen. Das Olivenöl stellt aber auch eine Geschichte gewöhnlicher, alltäglicher Gegenstände der Antike dar, denen Jesus mit seinen Jüngern

Pflanzenöl vorzieht; Tatsache ist, dass seine aufregende Geschichte, die majestätische Größe der Bäume, die Langlebigkeit die sich der Ewigkeit nähert - man behauptet, dass die Bäume auf dem Getsemani, dem Ölberg bei Jerusalem, unter gebetet hat, immer noch die gleichen sind - und sein ausgezeichneter Geschmack und Aroma es zu einem der Renner unserer Zeit gemacht haben. Die Prozedur der Ernte ist sehr mühselig da es notwendig ist, alle Oliven mit der Hand zu pflücken; eine Variante besteht aber darin, sie mit Stangen von den Ästen zu schlagen und auf Auffangnetze fallen zu lassen. Innerhalb von 24 bis 48 Stunden nach der Ernte müssen die Oliven zur Ölmühle gebracht werden, wo sie zuerst gereinigt werden und dann zwischen zwei schweren Marmor- bzw. Granitwalzen zu einem Brei zermahlen werden; heute verwendet man vorwiegend hydraulische Pressen, ohne aber Hitzezufuhr oder Chemikalien. Die durch dieses Verfahren erstgewonnene Emulsion aus Öl und eigenem Wasser wird in eine Zentrifuge gebracht, die beiden Bestandteile voneinander trennt. Das Produkt das dadurch entsteht ist ungefiltertes, leicht trübes und geschmacksintensives kaltgepresstes Olivenöl. Anschließend wird es gefiltert.

Olive Blumen

welche Vasen für aromatische Parfüme sind, Lampen und Ölständer mit wunderschönen dekorativen Elementen und Behälter aus Ton oder Keramik. Ihre Verzierungen beinhalteten alte Zeichen, die symbolische Funktionen hatten und die über Jahrhunderte gleich blieben. Wahrheit und Mythos verleihen dem Olivenöl die Faszination und die Wichtigkeit, die es heute in unserem Leben hat: Es ist im Grunde genommen nicht so wichtig, ob einige Menschen es lediglich als Nahrungsmittel betrachten und andere ihm vieles mehr zuschreiben, ob die Trends der Mode es als so begehrt wie einen Spitzenwein betrachten oder man ihm ein gewöhnliches

Folgende Merkmale muss das Öl haben, um als erstklassig bezeichnet werden zu können: Es darf maximal 1 Gramm freie Fettsäure pro 100 Gramm enthalten, sollte in dunklen Flaschen aufbewahrt werden, da es sehr lichtempfindlich ist und seine optimale Farbe ist goldgelb.

Grüne Öle weisen darauf hin, dass man entweder Olivenblätter mitgel’altraitalia 7

mischt hat oder dass die Ernte stattfand, als die Früchte noch nicht ganz reif waren, mit der Folge eines bitteren Geschmacks. Keinen Einfluss auf die Qualität des Olivenöls hingegen nimmt die eigentliche Densität (Grad der Flüssigkeit); es werden nämlich, je nach Klimazonen, Bodenbeschaffenheit und Olivenart, verschiedene Olivenöl-sorten erzeugt, welche sich durch Dickflüssigkeit, Aromen und Duftvarianten unterscheiden. Was den Geschmack anbelangt gibt es mildere, saurere und intensivere Öle, wiederum von der Baumsorte und der Produktionsgegend abhängig; jedenfalls sollte ein gutes Öl mild und weich sein, ohne dass eines der Geschmackselemente dominiert und seine Eigenschaften müssen erlauben, dass bei den Gerichten die das Olivenöl begleitet, es niemals deren Eigengeschmack übertönt.

Im Mittelmeerraum sind ca. 150 verschiedene Olivenbaumsorten vorhanden: Sie erreichen eine Höhe von 16 m, können 1000 Jahre alt werden, brauchen ca. 20 Jahre bevor sie die begehrten Früchte tragen, deren Fleisch 15 bis 35% Öl enthält und reich an ungesättigten Fettsäuren, Vitaminen (hauptsächlich Vitamin E), Mineralstoffen und Spurenelementen ist. Solche wichtigen Bestandteile wirken gesundheitsfördernd auf unseren Organismus: Sie senken nämlich den Cholesterinspiegel im Blut mit der Folge eines geringeren Risikos des Herzinfarkts und der Arterienverkalkung, verlangsamen den Alterungsprozess, lindern Schmerzen, glätten und schützen empfindliche Haut und fördern das Gedächtnisvermögen. Athena behielt doch Recht: Der Olivenbaum ist sicher eines der nutzvollsten Geschenke für die Menschheit, das es überhaupt gibt.


Bei einem meiner zahlreichen Spaziergänge in der herrlichen Umgebung von Flüeli Ranft OW traf ich an einem sonnigen und klaren Sonntagnachmittag einen “echten” Flüeler, nennen wir ihn Willi (Name geändert). Mitten in unserem small talk drehte er sich um, zeigte mit seinen Armen auf die Obwaldner Berge über dem Sarnersee und rief: “Mir hend doch s'Füdli im Honignapf” (auf Hochdeutsch, obwohl es nicht zu übersetzen ist: Wir haben doch unser Gesäss in einem Gefäss für Honig), will sagen: Wir wohnen doch in einer unwahrscheinlich schönen Natur. Dieser Ausruf von Willi geht mir seither nicht mehr aus dem Herzen und aus dem Sinn: “Mir hend doch s'Füdli im Honignapf”. Recht hat er, der Willi. Von Menschen wie ihm kann ich eine echte, unideologische Liebe zur Heimat lernen, zur Patria, also einen Patriotismus, der ansteckend wirken kann. Und noch etwas: Aus Willys Ausruf “Mir hend doch s'Füdli im Honignapf” höre ich eine tief empfundene Dankbarkeit heraus, die auf mich genauso ansteckend wirkt.

Eine Dankbarkeit, die mir bewusst macht, wo ich leben darf. Eine Dankbarkeit, die mich aber auch solidarisch macht mit Menschen, denen es nicht annähernd so gut geht wie mir, die durch Erdbeben, Tsunami und die Atomkatastrophe in Japan alles verloren haben, die durch den Bürgerkrieg in Libyen schmerzhaft begreifen müssen, dass ein Diktator fähig ist, das eigene Volk zu zerbomben, usw usw. Meine Dankbarkeit macht kein Unglück und kein Unrecht in der Welt ungeschehen, aber es hilft mir, es - wenn auch in sicherer Entfernung - auszuhalten und mit den Menschen dort zu leiden. Mit leiden. Dieser Begriff heisst im Fremdwort (aus dem Griechischen): “sympathein”, von dem wiederum unser Wort “Sympathisch” stammt. Dankbare Menschen sind sind mitleidende Menschen, sind sympathische Menschen. Ich wünsche Ihnen Willis Dankbarkeit, seine Sympathie, damit auch Sie irgendwann sagen können: “Mir hend doch s'Füdli im Honignapf”! So weit so gut. Bis hierher wollte ich eigentlich schreiben. Da erreichte mich die Nachricht der Redaktion,

dass der Artikel zu kurz sei, man brauche “mehr”, etwas zum Thema “Spiritulität”. Zuerst war ich geschockt, aber jetzt finde ich Gefallen daran. Ich habe mehr Platz zum Schreiben, und “Spiritualität” ist sowieso mein Thema, das ich - nachdem Sie, verehrte Leserinnen und Leser, oben eine “Spiritualität der Dankbarkeit” lesen konnten - gerne noch ausführe. “Spiritualität”, das Wort kommt vom Lateinischen “spirare”: “spiro”= ich atme, ich hauche. Ein spiritueller Mensch ist also ein Mensch, der atmet. Und da jeder Mensch atmet, ist jeder Mensch spirituell. Ist Ihnen das zu banal? Mir nicht, mich freut es, wird dem Begriff “Spiritualität” so doch das Exklusive genommen. Auch Willi - Sie erinnern sich, der Mann mit dem “Füdli im Honignapf” ist ein spiritueller Mensch, ein Mann, der die Luft, den Charme seiner Obwaldner Heimat atmet und auf ihre Schönheit hinweist. Gehen wir einen Schritt weiter. In der altgriechischen Wurzel von “Spiritualität” kommt das Wort “Psyche” vor, und das wiederum heisst “Hauch, Atem, Lebenskraft, Leben”, und dann als zweite Bedeutung: “Seele, Gemüt” und ist so die Bezeichnung des Kostbarsten, des Wertvollsten, was der Mensch besitzt. Diese Bedeutung ist mir noch sympathischer als die Lateinische, weil es uns hilft, zum Wesentlichen hin zu kommen, zu dem, was uns Menschen zu Menschen macht. Bestimmt haben Sie auch schon darüber nach gedacht, was das Eigentliche ist, das Ur-Menschliche in uns. Haben Sie schon?

Sarnersee

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Dann können Sie sich mit Fug und Recht als “spirituellen Menschen” bezeichnen. Spüren wir gemeinsam dieser Frage nach: Was ist das Kostbarste, das Wertvollste, in uns Menschen?


Ist es unser Besitz, das, was wir haben? - wohl kaum, immer-hin leben 5/6 der Menschheit in grosser Armut und alle 2 Sekunden verhungert ein Mensch auf unserem Planeten. Geld (allein) macht nicht glücklich, aber es beruhigt (ungemein) (die Nerven), sagt man - und hat wohl Recht, denn wir in den reichen Ländern müssen uns viel weniger um den alltäglichen Überlebenskampf bemühen, wie unsere Mitmenschen jenseits derArmutsgrenze. Ist es unser Ansehen, Ruhm, Ehre? wohl auch nicht, denn “Ruhm ist vergänglich”, “heute hui, morgen pfui”, heute voll beschäftigt, morgen arbeitslos, heute von allen geachtet, morgen wegen irgendetwas verachtet. Zu wankelmütig, zu unsicher ist das alles! Das kann es nicht sein. Ist es unsere Leistung, das, was wir “bringen”, was wir anderen nützen? - spüren Sie, dass es eine Herausforderung ist, sich diesen Fragen ernsthaft zu stellen? Wenn mich jemand liebt, mich achtet, nur, weil ich eine bestimmte Leistung vollbringe, liebt er nicht mich, sondern meine Leistung, meine Schaffenskraft, von der er profitieren, die er ausbeuten kann. Und wenn ich krank werde oder behindert? Was wird dann sein? Geliebt sein vor aller Leistung, das ist eine der grössten Sehnsüchte der Menschen, und genau das ist es, was der Gott der Bibel uns immer wieder zu sagt. Ist es unsere Gesundheit, unsere Fitness? Wie oft wünscht man sich zu einem Fest “Gesundheit”, man stösst auf sie an. Ganz bestimmt ist sie eines der höchsten Güter, die wir haben. Was aber, wenn ich krank werde ? Herzinfarkt, Krebs, Unfall, Burnout, Depression, Behinderung? Habe ich dann das Kostbarste, das, was mich zum Menschen macht, verloren? Manche denken so, vielleicht auch Sie! Für mich ist es mehr, denn ich habe schon todkranke Menschen begleitet, die ein strahlendes Gemüt hatten, die wahre Perlen waren und aus den Begegnungen mit ihnen ging ich gestärkt heraus.

Aber was ist es, das Wertvollste in uns Menschen? Eine solch persönliche Frage traue ich mich nicht allgemein zu beantworten. Aber ich vertraue darauf, dass Sie ES spüren, das Wertvollste, das Kostbarste, das sich in Ihnen befindet. Für mich ist es ganz einfach das LEBEN mit allen Sinnen und - fast noch wichtiger: Das LIEBEN und GELIEBT WERDEN vor aller Leistung. Mit jedemAtemzug (spirare ...) kann ich diese Bewusst-sein in mich hinein ziehen und kann mir so bewusst werden, dass ich ein spiritueller Mensch bin, ein Mensch, der eine Seele, ein Gemüt hat, der dankbar sein kann, der sym-pathisch ist.

Menschen, die so denken, die so in sich hinein horchen können, sind spirituelle Menschen. Und genau so entstand im Laufe der Zeit ein anderer Begriff von Spiritualität, ein speziellerer: Er meint dann die Ausrichtung eines Menschen, auf das, was unsere Wahrnehmung übersteigt (Transzendenz), auf Gott, der ja - so steht es bildlich im ersten Buch der Bibel - in unser Wesen den Lebensodem gehaucht hat. Für spirituelle Menschen ist das ein Hinweis darauf, dass in jedem Menschen der Hauch, der Atem Gottes weht, anders formuliert, dass in jedem Menschen Gott selbst wohnt. In jedem Menschen, diese Formulierung ist viel weiter als “in jedem Christen”! Ein spiritueller Mensch verdankt sein Leben Gott, aus Gott kommt er, zu Gott kehrt er wieder zurück. Mit dem Tod ist nicht alles aus, und vor der Geburt war nicht Nichts. Wir sind eingebettet in das Ganze der Schöpfung, die - bei aller Evolution und Entwicklung - von Gott ausgeht und zu ihm zurückkehrt. l’altraitalia 9

Für mich ist das eine wunderbare Feststellung: Ich bin nicht alleine, die Natur, meine Mitmenschen, die Mitgeschöpfe umgeben mich. Diese Erfahrung kann ich genau so bei einer Bergtour, am Meer, in der Wüste, oder in einem Gottesdienst am Sonntag machen. Ich habe eine Heimat, eine geographische und eine spirituelle, in sie bin ich hinein geboren und aus ihr werde ich dereinst wieder hinaus gehen, am Ende meines irdischen Lebens. Ich wünsche Ihnen, liebe Leserin, lieber Leser, dass Sie jetzt im Frühling diese Erfahrungen immer wieder machen dürfen, egal, ob es bei einer Wanderung z'Berg der Bergfrühling ist oder in der Grosstadt die Tulpe im Vorgärtchen, ob Sie den Duft der blühenden Veilchen schmecken oder den blühenden Kirchenbaum vom fahrende Zug aus erahnen können, ob Sie die Frühjahrsmüdigkeit spüren oder die neu aufkeimende Lebenskraft in Ihnen, ob Sie einen Vogel zwitschern hören oder den Lärm derAutobahn. Immer und überall können wir Gott erahnen, ja spüren, erfahren, auch in unseren Mitmenschen, dort am allermeisten, denn wir alle sind Geschöpfe Gottes, uns allen hat er den Lebensodem eingegeben, wir alle, Sie und ich - sind spirituelle Menschen! Herzlichen Glückwunsch! Johannes Schleicher Diplomtheologe, Bildungsleiter im VIA CORDIS-Haus St. Dorothea CH-6073 Flüeli - Ranft. www.viacordis.ch

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