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Ma ciò che più mi ha colpito è sapere che nel mondo del web esistono oltre 300.000 siti pro-anoressia. Sono una comunità virtuale, una rete di siti internet della cultura del non mangiare. Vengono pubblicate testimonianze che esaltano l’esperienza di non nutrirsi, di vedersi sempre più magri, dove ci si scambiano commenti e complimenti reciproci sui traguardi raggiunti, a volte senza ritorno. Questi siti sono molto più di una community, sono una religione dell'orrore, molto frequentata e sempre più seguita. Ho letto che il fenomeno è stato denunciato da più parti ma, nonostante il mio impegno, non sono riuscita a trovare indicazioni su cosa si stia facendo per contrastarlo. Trovo davvero incomprensibile il fatto che non si trovi la maniera di intervenire per debellare il fenomeno. Le cause dell'anoressia, secondo uno studio effettuato dalla Scuola di Medicina di Harvard e pubblicato dalla rivista Archives of Pediatrics e Adolescent Medicine (e forse era anche superfluo spendere soldi per effettuare tale ricerca!), sarebbero da ricercarsi nei genitori e nei mass media. L’influenza dei mass media sembra essere più forte per le ragazze che si sottopongono a diete estenuanti per assomigliare ai modelli imposti. Per quanto attiene alle responsabilità dei genitori, è difficile entrare nel merito. Penso che nessun genitore agisca, consapevolmente, in modo tale da danneggiare i propri figli. È ovvio quindi che ci sono grossi problemi relazionali e che solo uno specialista potrebbe aiutare la famiglia nel percorso, mi vien da dire “collettivo”, di guarigione. Per quanto concerne, invece, le responsabilità dei mass media c'è davvero molto da dire. Alla presentazione del progetto nazionale di prevenzione dei disturbi alimentari del 2008 (anoressia e bulimia) è stato proposto un codice etico per il mondo dell’informazione. Si riteneva infatti importante che i mass media non proponessero modelli, messaggi e pubblicità che potessero contribuire alla diffusione di anoressia e bulimia. Si ritenne che i disturbi alimentari fossero legati alla psicologia e al rapporto che i giovani hanno con la propria identità e, in questo contesto, contassero molto i messaggi culturali e i modelli proposti. Da lì, l’approvazione favorevole del Ministro della Salute alla proposta di un codice etico per i mass media ma “a patto che venisse rispettato”. Ebbene, cosa ne è stato del codice etico? Vi risulta forse (o sono io che interpreto male i modelli imposti dai mass media?) che vi siano stati dei cambiamenti sostanziali dopo il 2008?Avete mai visto (o sono io che devo farmi vedere dall'oculista?) una modella che pesi più di 50 chili? Avete mai visto una valletta diciamo “in carne”? Se chiudete gli occhi e fate un attimo mente locale, quante pubblicità vi vengono in mente che pubblicizzano prodotti dietetici? A me ne vengono in mente un sacco (o forse sono io a sbagliare?). Vi risulta che la moda proponga donne robuste come canone di bellezza assoluto? No, signori, in realtà nulla è cambiato dal 2008! Assistiamo ad una vera e propria esasperazione dell'esteriorità e conseguentemente dell'aspetto fisico, in cui l'apparire conta più dell'essere. Stabilito che l'idealizzazione della magrezza femminile da parte dei media può rappresentare un fattore di rischio per lo sviluppo di patologie come l'anoressia, qualcuno è in grado di spiegarmi perché si continua in questa direzione?Aspetto con interesse le vostre impressioni. Intanto vado a prepararmi un buon panino.

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L INTRUSO di Maria C. Bernasconi

Lite Annunziata-Rutelli Io sto dalla parte del Senatore Rutelli

Alle domande della conduttrice, Rutelli ha replicato: “Mo' basta. Ho chiarito, mo' basta! Io i soldi non li ho presi, anzi ho finanziato io. Ho già querelato chi mi accusa, vuole che quereli anche lei?” L'Annunziata, non contenta, probabilmente in preda ad un attacco di otite che le impedisce di sentire ciò che l'interlocutore risponde, incalza: “Ma cosa c'è di male nel fatto che riceve questi soldi?”. Il Presidente della Margherita, non riuscendo più a controllare l'ira, perde definitivamente le staffe e sbotta: “Continua a dirlo? Ma li do i soldi, ancora insiste? Non li ricevo, li do. Ma mi ascolta o segue una sua scaletta e ripete le domande che aveva programmato? Ho finanziato, io, personalmente, di tasca mia e ancora mi rompete le palle? Basta". Ora, forse Rutelli non è, come si suol dire, un grande uomo politico e, tra l'altro, devo confessarvi che non mi è particolarmente simpatico ed il suo accento romanesco mi irrita anche un po'.

Per contro, stimo molto Lucia Annunziata. Anche se lei dice che in tanti la prendono per deficiente, compresa Sabina Guzzanti, io trovo che sia una brava giornalista. Rutelli ha sicuramente sbagliato perché avrebbe dovuto controllare la rabbia, avrebbe dovuto usare parole più consone ad un uomo così in vista come lui. Magari non ha nemmeno detto la verità e potremmo anche scoprire che lui i soldi li ha davvero presi, ma come può una brava giornalista formulare accuse così pesanti nei confronti di una persona, e addirittura insistere, se non ha elementi concreti per farlo? Purtroppo e a malincuore, questa volta devo dare ragione al Presidente della Margherita o, se preferite, al leader di Api. L'Annunziata non è un Pm, non può condurre lei gli interrogatori. Solo la legge potrà stabilire la verità. È chiaro che, alla gente comune risulta difficile credere che il Presidente della Margherita, a stretto contatto con il senatore Lusi, tesoriere dello stesso partito, pare anche co-firmatario del conto bancario dal quale avvenivano le transazioni, non sapesse nulla del modo in cui venivano spesi i soldi. Ai più è difficile pensare che Rutelli non abbia mai avuto dubbi sulle esose cifre che venivano utilizzate per le spese più comuni come i viaggi. Ragassi direbbe Bersani sono spariti più di 20 milioni di euro, non si tratta mica di noccioline, stiamo parlando di palanche, tante palanche, possibile che nessuno se ne sia accorto?Al comune cittadino risulta difficile credere che il Senatore Rutelli non abbia dato peso ai dubbi di qualche suo collega che, già da tempo, sollecitava un maggior controllo dei conti bancari della Margherita perché nutriva sospetti sui bilanci presentati dal tesoriere. Il leader di Api dice di Lusi: “Era molto preciso e molto cauto nell'am-ministrare i soldi, addirittura risultava antipatico perché rifiutava di rimborsare alcune spese che gli parevano eccessive”. Al semplice impiegato d'ufficio non è facile credere che al Senatore Rutelli non sia mai balenata l’idea che alcune voci a bilancio fossero davvero fuori luogo. Io penso che questa vicenda, così come altre, ci dice che in politica un'enorme quantità di soldi gira vorticosamente senza alcuna rendicontazione, senza un minimo di regole e senza un accurato controllo e, poiché si fa uso dei denari pubblici, presi dalle tasche dei cittadini con la legge sui rimborsi elettorali, occorre al più presto fare “ordine e pulizia” sulla questione del finanziamento ai partiti. L'opinione pubblica è sempre più scossa da fatti come questo. È arrivata l'ora di mettere un punto ... e a capo. 3


OPINIONI di Giovanni il Battista

Carine le toghe rosse! Assolutamente incorruttibili: anzi manipolabili!

Il dado sembra tratto, anche se nessuno lo vuole confessare. Stranamente, comunque, negli ultimi tempi, il Cavaliere ha ottenuto, di fatto, la caduta in prescrizione del processo Mills, la cessazione di ogni e qualsiasi chiamata in nuovi giudizi, lo stop a nuove sue convocazioni per i procedimenti in corso e, notizia freschissima, come citato d'entrata, l'annullamento del processo al suo amico dell'Utri.

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La situazione è molto chiara ed inutili sono le smentite proposte, per la forma più che per convinzione, dalle opposizioni (visto che comunque tutti sono perfettamente a conoscenza del baratto sopra accennato). Ancora: è recente la definitiva conferma scaturita nel corso del processo al Boss Francesco Tartaglia a Firenze, che Forza Italia (ricordate le pesanti accuse?) non ha mai avuto niente a che fare con le stragi mafiose del 1993. Certo che la situazione è ben triste. Per me lo è ancora di più pensando che per contratto no-profit con l'altraitalia dovrei proporre le due righe da collocare sotto “frecciatine” con toni leggeri, scherzosi, un po’goliardici. Purtroppo di questi tempi, malgrado sforzi sovrumani, non trovo nessuno spunto ridancioso da proporre: anzi... Sul “Giornale” Gian Marco Chiocci e Simone Di Meo, fanno un lungo elenco di incriminati poi prosciolti per ragioni di contrapposizione politica (quasi sempre da sinistra su personaggi di destra) spesso e volentieri con l’accusa principale o subordinata di “concorso esterno in associazione


FRECCIATINE mafiosa”. Una definizione bizantina che non ha riscontro in nessun’altra parte del Mondo. Una definizione effimera, se fine a se stessa, come tipo di accusa, se non viene suffragata da prove certe! Per capire: dice il Prof. Paolo Pittaro, professore universitario: “Questa accusa (reato) soffre di una certa dose di indeterminatezza. Parlare di un concorso esterno è difficile e quasi contraddittorio. Come può esistere un concorso se il soggetto non fa parte dell'associazione? A meno che non ci sia un favoreggiamento provato ed in relazione ad ogni singolo reato ...”. Ritornando all'elenco accennato sopra, si ritrovano casi conosciuti come quello di Giulio Andreotti, per finire assolto (tenuto in scacco per più di 11 anni), del già citato caso dell'Utri, prosciolto (dopo stress di19 anni), di Antonio Gava, DC, assolto (dopo 12 anni, addirittura risarcito per “ingiusta detenzione”), di Calogero Mannino, Carmelo Conte, del Giudice Corrado Carnevale, solo per citarne alcuni. Nell'elenco vengono citati 101 casi simili ed ugualmente pesanti. Tutti finiti, a vario titolo, con l'assoluzione. Naturalmente c'è ancora chi stoicamente resiste sulla barricata della protesta “ideologica”: manco a farlo apposta il procuratore Capo di Torino, Giancarlo Caselli (ex a Palermo) ed il pm Antonio Ingroia, due rossi che più rossi non si può, due contro “la destra” a prescindere.

Il pm Antonio Ingroia

Se dovessero scegliere quale mano mozzare a tutti gli umani sceglierebbero, senza dubbio alcuno, “la destra” e mai la sinistra, anche se l'80% degli umani è destrorsa, quando salgono le scale, salgono sempre senza tentennamenti dalla parte sinistra. Sembra che siano già stati ripresi dai Carabinieri perché trovati con la loro vettura a circolare sulla corsia di sinistra; e questo non è accaduto in Inghilterra ...! Per passare alle cose ... serie o tristi, il procuratore Caselli, per esempio, ha chiesto addirittura un'azione disciplinare ed una punizione da parte del Csm per il suo collega di Cassazione Francesco Iacoviello (il Giudice che ha annullato il “processo dell'Utri”) per aver osato prosciogliere uno “di destra”!! Santa pazienza. Seguiamo l'inchiesta sulle stragi di Capaci e di Via d'Amelio: vediamo come andrà a finire e quali verità verranno alla luce! Opportunismo, Corruzione, Impotenza: ecco la mistura letale che lì ha agito. Giudici e Mafia. Ecco la partita ed i giocatori: nella squadra dei Giudici possiamo aggregare i

politici, i mafiosi, “i nemici degli altri” a prescindere. Nella squadra avversaria: i mafiosi, i politici, i giudici, gli opportunisti, i “nemici degli altri” a prescindere ... Dov'è la differenza, direte voi? Qualcuno è capace di spiegarmela?Amio modesto avviso: nessuna! Tutti sono uguali, tutti sono la stessa cosa! È un effetto specchio riprovevole.

Non si diceva recentemente che la mafia e/o la malavita in genere fossero morenti? E poi quale mafia? Subito dopo gli arresti eccellenti si scopre che la mafia è anche al Nord ed è forte! Delle due una: o è morente o è in piena forma! Come modestamente indicavo sul no.15 di questa rivista sotto il titolo “Orologi precisi a cucù”, mi viene ora da confermare che la mafia è tutto: è potere, è istituzione, è governatrice, è controllante, è politica, è partitica . C'è solo lei: i giocatori delle due squadre sono tutti uguali e stanno tutti da una sola parte. Tutto è mafia ... purtroppo ... (spero solo che la mafia non si offenda visto che loro (la mafia) il loro mestiere lo fanno molto bene e seriamente, molto seriamente) Che tristezza. Uscito di scena Berlusconi chi sarà il nuovo bersaglio delle manipolate “eccelse toghe”? Se non trovano nessun altro, quale sarà il loro prossimo destino? Verranno abbandonati come “strumenti obsoleti” dai loro “manovratori” e mandati al macero? E se così fosse le “toghette” avrebbero ancora un colpo in canna dalla loro? A chi sarà destinato? Magari ai loro “manovratori”? Venendo a mancare certezze credute assolute, la guerra sarà senza quartiere: che il Buon Dio preservi le persone di buon volontà e che mandi i suoi strali ai piccoli uomini manipolati che perseverano a credersi onnipotenti non capendo che qualche cosa è cambiato sotto i loro piedi, che pur essendo anche loro mafia sono una parte che non serve più e quindi potrebbero venire confrontati con una resa di conti ... rapidamente ... letalmente. Numquam est fidelis cum potente societas. Impunitas semper ad deteriora invitat. 5


ATTUALITĂ€ di Umberto Fantauzzo

Il differenziale etico: tra il Professore e il Biscione progredisce a ritmo esponenziale

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POLITICA

Con l’insediamento del Professore in parlamento, è pervenuto al suo termine il perenne esibizionismo di pessimo gusto di emanazione biscioniana, fenomeno patologico che Sigmund Freud diagnosticamente definirebbe uno “strano evento di eziopatogenesi di turbe da fallo”, come: la vergognosa spettacolarità da BUNGABUNGA, avendo costui volgarmente incentrato la gestione politica del paese in funzione del suo patrimonio genitale e finanziario: la fastosa coreografia, in occasione delle sue conferenze stampa, che abitualmente fungeva da cornice per dar libero corso ai consueti verbali sbrodolamenti di edizione “auto riverenziale”; le inaudite bugie e gaffe; promesse di progetti faraonici da visione onirica nella fattispecie della costruzione del ponte dello stretto di Messina, opera, retoricamente sfarzosa, mai realizzata; le corna a tergo dei capi di stato europei in posa per una foto di gruppo; luride barzellette di sconcertante bassezza morale con terminologia da turpiloquio e disprezzanti battute lesive nei confronti di politici europei con particolare riferimento allo scontro storico nel lontano 2 luglio 2003, circostanza in cui Berlusconi è divenuto famosissimo in Europa e nel mondo per aver spudoratamente umiliato l’europarlamentare socialdemocratico Martin Schulz proponendolo per un ruolo di “Kapò” in un film italiano sui campi di concentramento durante il nazismo. Con l’avvento del “montismo”, estinguendosi visibilmente l’ultradecennale era di volgarità morale e di mediocrità intellettuale, caratteristiche distintive dell’oscurantismo culturale berlusconiano, è stato gradualmente introdotto un nuovo archetipo di cultura politica che ipoteticamente potrebbe fungere da pedagogia parlamentare per una

cospicua moltitudine di deputati e senatori prevalentemente appartenenti al partito del cavaliere e del “senatur leghista”. La morigerata personalità del professore ha introdotto un sobrio stile di “performance” culturalmente distinto, umanamente rispettoso, retoricamente parco, precipuo elemento caratterizzante le pubbliche apparizioni del senatore Monti, adornate da pacato tono di voce, dalla serenità delle sue dichiarazioni, da sorprendente lucidità cognitiva e da un lieve sorriso che a tratti potrebbe celare una sottile ironia verso coloro che nel suo subconscio gli sembrerebbero poco simpatici. La semplicità del professore si manifesta anche nel suo non appariscente consueto abbigliamento, contrapponendo alla esuberante moda da bellimbusto dal doppio petto, frequente costumanza del cavaliere, una modesta classicità dal buon gusto estetico. I recenti successi economici e politici dimostrano l’elevata competenza e saggezza con cui il Premier Mario Monti nei primi cento giorni della sua responsabilità governativa ha traghettato il nostro paese dal pantano culturale, economico e politico, per effetto dell’arrogante e deleteria politica dell’incolto ed incompetente millantatore Berlusconi, ad un pur modesto ma significativo miglioramento economico, tanto da suscitare ammirazione per il nostro paese da parte di numerosi premier europei e del medesimo presidente Obama, riconoscimento che ha consentito alla nazione di recuperare l’affidabilità internazionale anteriormente consumata. Malgrado il tangibile miglioramento finanziario dell’Italia per merito del Professore, per poter uscire dal tunnel in 7


ATTUALITÀ Presidente del Consiglio Mario Monti Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio Antonio Catricalà (segretario del Consiglio dei Ministri)

Giampaolo D'Andrea (Rapporti con il Parlamento)

Antonio Malaschini (Rapporti con il Parlamento)

Paolo Peluffo (Informazione, Comunicazione, Editoria e Coordinamento amministrativo)

In data 8 marzo il cavaliere, considerando la giustizia della nazione e la politica della comunicazione suo esclusivo monopolio e come tale tabù politico non negoziabile in quanto sottoposto a divieto di sacralità di genesi biscioniana, impartisce al suo prediletto delfino Angelino Alfano, ex ministro della giustizia e attuale segretario politico del PDL, dispotiche istruzioni con l’ordine di boicottare l’incontro, personalmente indetto dal senatore Monti, tra i tre segretari dei partiti portanti l’attuale esecutivo ed il premier medesimo, con l’abusivo pretesto che il governo tecnico sarebbe stato incaricato “ per esclusivo imprimatur del metafisico unto, nonché biscione”, di affrontare i reali problemi della nazione come l’economia e la politica sociale e non per questioni di palazzo dettati dalla sinistra, a rischio di far saltare il governo del professore. Angelino Alfano

cui ci siamo trovati, grazie allo spendaccione cavaliere e alla sua intera compagine di furbetti pidiellini, i quali durante l’intera amministrazione berlusconiana si crogiolavano a nostre spese deturpando il pubblico erario, gli italiani dovranno certamente attendere per diversi anni sostenendo nel contempo enormi sofferenze di ordine finanziario. Volendo operare una comparazione tra il professore ed il cavaliere sul versante dei contenuti e valori interiori di tipo umano, etico, culturale e professionale lo spread qualitativo tra i due soggetti a confronto presenterebbe una crescente divergenza incommensurabile a scapito del biscione; costui nella sua mediocrità culturale presumibilmente offrirebbe diversi aspetti negativi: arroganza, prepotenza e millanteria che hanno cagionato e cagionerebbero ulteriormente enorme nocumento alla nazione; mentre il professore presenterebbe inestimabili contenuti su tutti i versanti del paragone. Nel corso dei primi cento giorni dalle sue dimissioni il biscione prepotentemente si presenta ai giornalisti e alla pubblica attenzione con affermazioni da monito occultamente minaccioso: “io non mi ritiro e rimango in pista”, alcune settimane dopo, “io posso staccare la spina quando lo riterrò opportuno”. 8

Per il cavaliere l’attuale sistema giudiziario nazionale, forgiato a sua immagine e somiglianza, per suo personale vantaggio giuridico, in virtù del principio di prescrizione, conferendogli perenne immunità parlamentare, ricopre politicamente una rilevante importanza, conformemente alla concezione di giustizia di G. Orwell, il quale nella sua maestosa opera “ animal farm” lascia esibire i maiali della fattoria con la famosa affermazione “tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli uguali”. L’insolente presenza del biscione in parlamento condizionerà insistentemente la politica montiana, principalmente sul versante della giustizia, per strumentalizzarla ulteriormente a suo favore e districarsi, nel migliore dei


POLITICA Ministri con portafoglio Affari Esteri Ministro Giuliomaria Terzi di Sant'Agata Sottosegretario Marta Dassù, Staffan de Mistura Interno Ministro Anna Maria Cancellieri Sottosegretario Carlo De Stefano, Giovanni Ferrara, Saverio Ruperto Giustizia Ministro Paola Severino Di Benedetto Sottosegretario Salvatore Mazzamuto, Andrea Zoppini Difesa Ministro Giampaolo Di Paola Sottosegretario Filippo Milone, Gianluigi Magri Economia e Finanze Ministro Mario Monti Vice Ministro Vittorio Grilli Sottosegretario Vieri Ceriani, Gianfranco Polillo Sviluppo Economico e Infrastrutture e Trasporti Ministro Corrado Passera Vice Ministro Mario Ciaccia Sottosegretario Guido Improta Sottosegretario Claudio De Vincenti, Massimo Vari Sviluppo Economico

Politiche Agricole, Alimentari e Forestali Ministro Mario Catania Sottosegretario Franco Braga Ambiente, Tutela del Territorio e del Mare Ministro Corrado Clini Sottosegretario Tullio Fanelli Lavoro e Politiche sociali con delega alle Pari opportunità Ministro Elsa Fornero Vice Ministro Michel Martone Sottosegretario Maria Cecilia Guerra Istruzione, Università e Ricerca Ministro Francesco Profumo Sottosegretario Elena Ugolini, Marco Rossi Doria Beni e Attività Culturali Ministro Lorenzo Ornaghi Sottosegretario Roberto Cecchi Salute Ministro Renato Balduzzi Sottosegretario Adelfio Elio Cardinale

modi, dal groviglio giudiziario per tutti i suoi misfatti evitando la condanna, come nel recente caso del processo Mills, grazie alla normativa di prescrizione, un’infame peculiarità della giustizia italiana, operata dal medesimo cavaliere con apposite leggine “ad personam”; un fenomeno irrepetibile in Europa, che nel nostro paese consente a diversi senatori e deputati della repubblica, presumibilmente collusi con organizzazioni malavitose, di perseverare in maniera incontrastata nell’esercizio parlamentare. In tale contesto, unitamente al ministro per la cooperazione e integrazione Andrea Riccardi si potrebbe affermare “la politica delle strumentalizzazioni nella fattispecie mi fa schifo”.

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ATTUALITÀ di Paola Zorzi

Processo Eternit di Torino Una sentenza storica

Si tratta di uno dei più importanti processi in Europa e nel mondo relativi ad una causa ambientale. La prima causa ambientale in cui sia stato riconosciuto il dolo alla proprietà. Almeno 6.000 le parti civili costituite. Due anni la durata del processo durante il quale sono state indagate le responsabilità relative a misure disattese in materia di salute e prevenzione nel luogo di lavoro. Queste hanno provocato nel solo distretto di Casale Monferrato il decesso di 1800 tra gli abitanti e i lavoratori dello stabilimento della multinazionale italo / belga / svizzera Eternit S.p.A. Oltre all'aula principale, sono state aperte per l'occasione altre due aule e un'aula magna con circa 600 posti, mentre altri maxi schermi erano predisposti nel vicino Palazzo della Provincia. Per ascoltare la sentenza sono giunte a Torino migliaia di persone. Da Casale Monferrato in particolare 16 pullman, altri 2 provenienti dalla Francia. Presenti anche delegazioni delle varie parti sociali in causa, dagli stabilimenti Eternit di Cavagnolo (Piemonte), Rubiera (Emilia), Bagnoli (Campania), le Associazioni dei Familiari delle vittime, associazioni ambientaliste, almeno 18 sindaci dei paesi limitrofi Casale Monferrato, semplici cittadini, operatori della stampa e dell’informazione, tv provenienti da tutto il mondo, un'ispettrice del lavoro venuta appositamente dal Brasile. 10


SOCIETÀ

Se l'esito di questo processo non potrà sanare tutte le ferite aperte dalla produzione e diffusione nell'ambiente dell'amianto, anche in considerazione del permanere nel territorio di questo materiale, con questa sentenza si potrà comunque affermare che, giustizia è stata fatta. Con questa condanna decretata dopo due anni di dibattimenti e 65 udienze si è creato infatti un precedente legale rispetto al quale in ogni parte del mondo, d'ora in avanti, difficilmente si potrà fare a meno di far riferimento. Se questo verdetto non potrà mai cancellare le tante morti e restituire ai familiari le vittime di questa immane tragedia c'è da sperare che questa sentenza, oltre a restituire loro dignità, darà nuovo impulso al risanamento delle zone interessate da questi danni ambientali e nuovi strumenti per far sì che simili disastri non abbiano a ripetersi. Questa sentenza vale per l'Italia, che è stato uno dei maggiori produttori e consumatori di Eternit ma ha anche un valore paradigmatico per la Francia ed il Belgio da tempo alle prese con questo problema. Ma ancor più questo vale nei confronti di molti paesi in via di sviluppo dove sovente non vi è nessuna nozione di prevenzione e l'uso di questo materiale non è sottoposto ancor oggi ad alcuna restrizione. Ma questa condanna a lungo attesa giunge ancor più sentita in seguito ad un'altra decisione che ha visto infine il Comune di Casale Monferrato rifiutare l'indennizzo di 18 milioni di euro offerto da Stephan Schmidheiny. Un rifiuto strappato dai comitati e Associazione dei Familiari delle Vittime ad una giunta comunale già pronta a firmare quella delibera. Un rifiuto ottenuto anche attraverso la maratona di riunioni protrattesi fino alle 4 del mattino. Con questa condanna si chiude così una delle peggiori pagine del capitalismo del Novecento, un secolo che si era aperto con ottimismo ma dal quale emergono luci ed altrettante ombre. Esso dovrà da oggi rivedere alcune questioni di metodo, retaggi irremovibili attraverso i quali

per troppo tempo sono stati tollerati astratti calcoli tra danni e benefici, a giustificazione delle tante spade di Damocle calate sulle inconsapevoli teste di tanti lavoratori e cittadini. Tra questi alcuni lavoratori degli stabilimenti in questione che, per essersi impegnati a suo tempo in questioni ambientali nel loro luogo di lavoro, sono stati licenziati in tronco. Tra i presenti c'è ancora qualche collega che ne ricorda i nomi e la disperazione della famiglia. E se, in seguito a queste e ad altre simili esperienze nel corso del tempo, abbiamo potuto constatare un fatalismo d'altri tempi semplicemente sostituito da un più individualista “si salvi chi può”, da oggi potremo forse aspirare ad una società più giusta, responsabile e democratica in cui le persone siano messe in condizione di scegliere a ragion veduta del proprio destino. Incredibile infine, ancora oggi, alla luce delle difficoltà che si incontrano nel fare impresa, constatare come in questi casi sia stato, se non più facile, comunque possibile, far enormi profitti con imprese che rappresentavano così alti rischi ambientali. Non credo altresì esista “il mostro” della situazione e che il tutto si esaurisca semplicemente in questi termini. Varrà comunque la pena riflettere su di un sistema che in troppi casi si è rivelato più incline a sostenere progetti dannosi ma dal sicuro profitto, piuttosto che il contrario, passando con disinvoltura al di sopra di intere comunità.

Perché questo avvenga molte infatti debbono essere le connivenze, i silenzi assordanti di tanti specialisti, le responsabilità, gli egoismi individuali. In tal senso oggi, unita ad una maggiore giustizia, un maggior impegno politico/sociale e alle informazioni che il mondo contemporaneo mette a disposizione, possiamo già impegnarci affinché tragedie come queste siano evitate. La società contemporanea, nel suo essere rivolta a tutti, può trasformarsi da democrazia in massificazione. La differenza è data esattamente dalla qualità e dal “processo” attraverso il quale questa si realizza. 11


ATTUALITÀ di Chiara Morassut

Pronto, buongiorno sono Chiara (e ti odio) Qualcosa che dovreste sapere sui call center Inizi che sei giovane e sprovveduto. Poi giovane non lo sei più, ma rimani in un certo modo sprovveduto perché tutti i lavori ti preparano al mondo a modo loro, questo per niente. Inizi (e continui) perché “sai la crisi, prendiamo quello che c’è’”, e poi rimani. Un po’ per abitudine, forse per pigrizia, certo perché oramai lo sai fare, anche perché ci si affeziona sempre a qualcosa, e intanto passano gli anni e quando ti chiedono che lavoro fai quasi ti vergogni a rispondere: operatore di call center. Questo perché il call center nell’immaginario comune viene visto come un lavoro poco serio, poco qualificato, un passaggio temporaneo per giovani se va bene, il rifugio degli sfigati se va male. Beh, sapete che vi dico, non è così.

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E mi rivolgo a te, a te che non fai la fatica di aprire un manuale di istruzioni in caso di bisogno, ma componi un numero. A te che chiami solo per sfogarti. A te che non sei in grado di utilizzare un prodotto o servizio e dai la colpa a noi che non riusciamo nel miracolo di spiegartelo, a te che “Lei è solo una telefonista, voglio parlare con qualcuno che decide”, a te che, fossi anche un commesso alla Pam, saputo che lavoriamo in un call center, ci guardi dall’alto in basso. Caro, carissimo cliente che sei arrivato a leggere fin qui, noi siamo lì per te, davvero. Noi arriviamo la mattina prestissimo e spesso ce ne andiamo alla sera tardi perché tu, digitato il fatidico numero, non debba aspettare troppo in linea. Noi siamo tenuti a presentarci, siamo gentili, disponibili e abbiamo imparato a essere “empatici” qualsiasi cosa voglia dire. Noi non ridiamo alle tue domande stupide, non rispondiamo alle tue accuse paranoiche e se anche ti dobbiamo guidare passo passo in una procedura che anche uno scimpanzé avrebbe capito da solo come fare, non te lo faremo mai pesare.


SOCIETÀ Ma ricordati una cosa. Noi siamo gli unici amici che hai. E non sto esagerando. Questo è un articolo di pubblica utilità, e come tale consideralo, potresti capire qualcosa che ancora non sai. Noi siamo il ponte fra te povero consumatore finale, spesso con problemi reali, e una parvenza di soluzione a tali problemi. Ma attenzione, come diceva sempre uno dei miei primi trainer, quando ho lavorato per un’azienda informatica anche troppo conosciuta: “we support problems, not customers”, in altre parole: non siamo qui per tenerti per manina. È questo in realtà il problema, il cliente (tu) chiama e pretende qualsiasi cosa, dalle lezioni al telefono ai piccoli miracoli, senza spesso saper spiegare qual'è il reale problema; l’operatore di call center (io) dall’altra parte si barcamena fra procedure assurde e l’effettiva impossibilità di dare una mano, cercando in qualche modo di concludere la chiamata con un cliente (tu) convinto di aver ricevuto un servizio degno. Non cercando di aiutare, attenzione, non l’ho usata volontariamente questa espressione, se cerchi un aiuto chiama il telefono amico. E lo so, sto diventando cinica, ma è colpa tua, ipotetico utente a cui mi rivolgo, è colpa dei tuoi lamenti, della tua ignoranza supponente, della tua arroganza nel rapportarti con me. E se anche alla fine ti sembra di aver ottenuto qualcosa da uno di noi, se hai messo giù il telefono veramente convinto di aver appena vissuto la best customer experience della tua vita, ricordati che l’ho fatto solo per farmi dare un feed back positivo (che spesso ha effetto sul mio stipendio). Quindi, comunque, ho vinto io. Senza rancore, la maggiore parte delle volte non sei cattivo. Semplicemente non lo sai. Non sai cosa passiamo noi dall’altra parte della cornetta. E certo, questo si potrebbe (e dovrebbe) dire di qualsiasi lavoro, ma sei fortunato: io sono qui a spiegartelo. Iniziamo col sottolineare un punto, solo apparentemente marginale: io parlo la tua lingua, non nel senso che la conosco o la mastico appena, è proprio la mia lingua madre, conosco le sfumature, i toni, le parole difficili. La maggior parte dei miei colleghi no, la maggior parte di loro, evviva la globalizzazione, rispondono da qualche paese dell’est, se non dall’India, e di quello che dici loro capiscono forse la metà, quindi tu, solo per il fatto di riuscire a parlare con me, sei fortunato. Poi. Per favore, non fare polemica, non ti giova in nessun modo. L’operatore di call center più preparato al mondo diventa fortemente impreciso nel dare le informazioni, se non volutamente fuorviante, davanti a un cliente polemico. Come chiedi le cose è tutto. Sii educato e lo saremo anche noi. Sii gentile e lo saremo anche noi. Indisponici e non avrai niente. Passando ai contenuti, al

motivo della tua telefonata, in breve tu chiami perché ti serve un’informazione generica o perché vuoi capire qualcosa di più o meno tecnico che non capisci. Io la risposta alle tue domande non ce l’ho. Ma, il 99% delle volte, la trovo su Google. Quindi, prima di spendere i tuoi soldi sii onesto con te stesso e chiediti: ho fatto davvero tutto quanto in mio potere per venire a capo da solo al mio problema? La maggior parte delle volte la risposta sarà no.Che poi, a te sembra di no, ma io in fondo ti capisco, sono stato anche io un utente che ha dovuto lottare con call center impreparati se non ostili, spesso senza ottenere niente, o con telefoni sbattuti in faccia. E ne ho di colleghi totalmente incapaci, o incattiviti dallo stare dieci ore al giorno a presentarsi e rispondere sempre alle stesse domande stupide. Però non fare di tutta l’erba un fascio e se veramente capita che ti

abbiamo aiutato, perché noi, forse mi ripeto, se lo vogliamo, possiamo aiutarti; se insomma sei stato contento di noi, smettila di pensare: beh tanto voi rispondete solo al telefono, che ci vuole. La prossima volta potrebbe esserci un risponditore automatico al mio posto, e non saresti contento. Se, dopo tutto questo, non hai ancora riconsiderato la tua idea sui call center e i poverini che ci lavorano, una soluzione c’è sempre. Non chiamarci. Con immutata stima. E sempre grazie di aver usato il nostro servizio.

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ATTUALITÀ di Maria Agostina Pagliaroli

Per la prima volta, sotto la spinta della crisi e della necessità di reperire risorse, viene considerata la possibilità di rivedere la posizione di quel contribuente speciale, che finora, grazie a Patti e accordi operanti de facto, è stato al riparo da approfondite indagini conoscitive per l'accertamento dell'entità e degli usi effettivi del suo vasto patrimonio immobiliare. In altre occasioni l'Italia ha conosciuto gravissime difficoltà economiche che hanno spinto i governi di allora ad imporre sacrifici a dir poco pesanti, che i cittadini hanno mostrato di accettare nella consapevolezza della situazione. Ricordiamo la pesantissima finanziaria del 1992 di Giuliano Amato! Mai nessuno, però, si era spinto a considerare questa possibilità per contribuire a risanare i conti dello Stato con i proventi dalle tasse sui fabbricati degli enti religiosi. E soprattutto a praticarla. 14


POLITICA

Se attuata senza ripensamenti, prefigura una piccola rivoluzione, definita addirittura storica perchè, se da un lato afferma un principio di giustizia sociale, dall'altro, abbattendo privilegi ingiustificati, offre alla Chiesa la possibilità di liberarsi da due grossi macigni: il reato di reiterata evasione fiscale, davanti al tribunale civile dello Stato italiano, e il peccato di falso e di ingiustificata appropriazione di ricchezze, davanti al tribunale di Dio. Il primo, celato nelle pieghe delle dichiarazioni rese all'ufficio delle imposte, attiene alla legge degli uomini e l'ambito di applicazione è pubblico, il secondo resta chiuso nella profondità della coscienza e coinvolge la relazione tra il credente, sottoposto alla legge morale, e il suo Dio. Quale delle due questioni sia più gravida di conseguenze, giudichi ognuno secondo i propri convincimenti. Ma è certo che esse coesistono e trovano fondamento nella

condizione contraddittoria di una Chiesa, che è stato e apparato e nello stesso tempo religione e fede. Ragione di più per apprezzare le parole del cardinale Bagnasco, presidente della Cei, quando ai giornalisti dichiara che non ci sono pregiudiziali da parte della Chiesa nell'accettare che sia applicata l'Ici agli immobili di ordini religiosi, secondo le intenzioni manifestate dal Capo del governo. Ci sono in queste affermazioni i presupposti per instaurare un equilibrio nuovo nei rapporti tra interlocutori di tal peso. La legge attuale, riferisce il porporato, “prevede un particolare riconoscimento e considerazione del valore sociale delle attività degli enti no profit, tra cui la Chiesa cattolica, e quindi anche di quegli ambienti che vengono utilizzati per queste specifiche finalità di carattere sociale, culturale, educativo”. Ma noi sappiamo che bisogna saper individuare e separare i casi, e non sono pochi, in cui a quelle finalità se

Il Cardinale Angelo Bagnasco

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ATTUALITÀ ne affiancano altre di diversa natura, che fanno ricadere quei fabbricati sotto le norme di disciplina degli esercizi commerciali. La questione non è affatto semplice: le difficoltà risiedono in primo luogo nei numeri, fortemente divergenti, di edifici assoggettabili alla normativa in parola, e nell'entità delle somme evase che spaziano dai 100 milioni, secondo la Chiesa, al miliardo di euro secondo i dati forniti dalle fonti ufficiali del governo. In ogni caso, anche solo tenendosi nel mezzo, il recupero potrebbe facilmente aggirarsi attorno ai 600 - 700 milioni di euro, come sostengono i comuni nei quali sono situati gli immobili, una cifra di tutto rispetto. Di fronte a tale situaCasa Accoglienza Paolo VI a Roma zione alle parti in causa si impone di agire, perseguendo ognuna il proprio obiettivo, di equità sociale, lo Stato, in nome del superiore bene comune, di giustizia morale, la Chiesa cattolica, dietro la spinta imperativa di rispetto delle norme, coerenti con la scelta religiosa che essa stessa rappresenta. Da qui l'urgente necessità di procedere a indagini conoscitive accurate, evitando contrapposizioni, pericolose quanto inutili, in modo da inquadrare il problema e

Centro Accoglienza Minozzi a Roma

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POLITICA

Edizioni Paoline

nel mondo. In questo risiede la speranza della costruzione di due Organismi ugualmente forti e indipendenti ciascuno nel proprio ambito: uno Stato sempre più al servizio dei cittadini e del bene comune, una Chiesa sempre meno apparato politico e sempre più servizio evangelico. A venti anni da Mani Pulite sarebbe il miglior modo di realizzare l'aspirazione ad una politica più onesta e trasparente al servizio dei suoi cittadini, tutti.

giungere a contabilizzare correttamente anche le somme arretrate e gli interessi sulle stesse. In questo non c'è nessun intento punitivo, soltanto invece, una profonda spinta a praticare e attualizzare quel principio di giustizia sociale al quale uno stato è tenuto tanto più quando chiede ai suoi cittadini gli sforzi che tutti conosciamo. Questo l'impegno che il governo deve essere in grado di assumere in nome dei cittadini. E la cosa appare ancor più straordinaria, se pensiamo che si tratta di un governo tecnico, cui non si riconosce per definizione la forza e la capacità politica di operare scelte e prendere decisioni che vadano oltre l'emergenza. Ma la forza, la “squadra speciale”guidata da Monti la trae dalla debolezza degli altri, i partiti in primo luogo, dilaniati da giochi di potere, dalla loro incapacità ad affrontare un'emergenza di tale entità con gli strumenti dovuti. Il momento e i sacrifici stessi, imposti a tutti in egual misura possono e devono diventare la chiave per sottrarsi al puro calcolo di parte, per seguire principi ideali di giustizia sociale e cercarne la realizzazione, percorrendo un'insolito percorso, quello, per esempio, di una semplice operazione di giustizia fiscale come è l'imposizione dell'Ici al patrimonio delle congregazioni e degli enti religiosi. Con ciò lo Stato non si limita a riportare entro una cornice di maggiore correttezza formale un rapporto sbilanciato a vantaggio di un'altra entità statuale, ma realizza, a distanza di 150 anni dalla sua nascita e in maniera più efficace, la LIBERA CHIESA IN LIBERO STATO di cavouriana memoria. Che finisce col coincidere con la realizzazione del motto evangelico DARE A CESARE QUEL CHE È DI CESARE, DAREADIO QUEL CHE È DI DIO. Un passo ulteriore verso una democrazia più matura e più sicura del proprio diritto, che sa emanciparsi con coraggio e nella quale finalmente LA LEGGE diventa davvero UGUALE PER TUTTI, potenti o meno. Una decisione che si proietta ben oltre la normale prassi politica, legata al momento e perciò destinata a passare. Perché una più solida libertà dell'Uno finisce per regalare all'Altra una eccezionale occasione di recupero della sua vocazione più vera, quella della sua missione spirituale 17


ATTUALITÀ di Marco Minoletti

Intervista alla Dott.ssa Nella Sempio

Il 3 marzo scorso alcuni soggetti coinvolti nel mondo dell'associazionismo in Svizzera hanno dato vita ad un gruppo a sostegno dei corsi di Lingua e cultura italiana. Chi siete? Siamo un gruppo variegato, composto da rappresentanti dei comitati dei genitori attivi in diverse circoscrizioni consolari della Confederazione, membri del CGIE e dei Comites, alcuni enti gestori dei corsi e cittadini italiani residenti all'estero interessati alla salvaguardia e alla continuità dei corsi di lingua e cultura italiana all'estero. Perché avete sentito il bisogno di organizzarvi? Per tentare di far fronte all'emergenza corsi, causata dal progressivo disimpegno da parte dello Stato italiano che avrebbe dovuto tutelarli e garantirne la continuità. Potrebbe fare una breve cronistoria dei corsi, per i nostri lettori? I corsi di Lingua e Cultura Italiana rappresentano una delle conquiste della nostra storia di cittadini italiani residenti all’estero. Essi sono nati negli anni ’70 grazie alla volontà e alla capacità auto-organizzativa degli italiani in emigrazione. Nel 1993, a seguito del massiccio rientro degli insegnanti inviati dal Ministero degli Affari Esteri (MAE) richiamati ai ruoli pubblici italiani, si è aperta una prima fase di emergenza che rischiava di travolgere i corsi. Essi sono stati “salvati”, in extremis, da una delle espressioni dell'associazionismo più vive all’estero: gli enti gestori. Alcuni enti si costituirono ad hoc su basi volontaristiche, mentre altre iniziative si appoggiarono a fondazioni senza fini di lucro, già operanti sul territorio (ECAP, ENAIP, FOPRAS). Con una parte ridotta d’insegnanti provenienti dall’Italia - gli insegnanti ministeriali - e con gli enti gestori, 18

che assunsero altri insegnanti in loco, i corsi poterono continuare. Nacque così la “doppia gestione” dei corsi. Nel 2009, a seguito della manovra finanziaria messa in campo dall'allora ministro dell'economia e del tesoro, Giulio Tremonti, ha avuto inizio una nuova fase di disimpegno finanziario da parte dello Stato italiano e la situazione ha cominciato gradualmente ad aggravarsi fino a degenerare nel 2012. Dunque la situazione è grave! Gravissima, direi. Come tutti ben sanno, la dedizione e la volontà dei singoli non sono stati sufficienti a colmare il progressivo disimpegno dei contributi statali. I miracoli non è in grado di farli nessuno! Gli insegnanti vanno in qualche modo pagati, i libri devono pur essere comprati, gli esami di certificazione linguistica, a fine anno scolastico, devono essere espletati, e devono essere sostenuti i corsi di aggiornamento e le varie iniziative mirate alla riqualificazione continua degli insegnanti. Se non si riusciranno a proporre in tempi brevi delle soluzioni concrete, immediatamente operative, che si collochino oltre le arcinote e ormai insopportabili retoriche di rito, dei falsi proclami e delle vane promesse, buona parte degli enti gestori chiuderà i battenti, la maggior parte dei docenti


ISTRUZIONE assunti in loco sarà licenziata, circa il 50% dei nostri ragazzi, pertanto, non potrà più frequentare i corsi, scompariranno molti centri di Certificazione linguistica, i corsi perderanno di credibilità e si innescherà un effetto domino anche sui corsi rimanenti. Non è accettabile, inoltre, che alcuni possano usufruire di tale insegnamento, mentre altri se ne trovino esclusi. Questo è il problema! Che cosa pensate di fare? Intendiamo mobilitarci per sensibilizzare l'opinione pubblica e coinvolgere in questa iniziativa il maggior numero di persone possibile, organizzare forme di protesta civile e, soprattutto, cercare di mettere in campo proposte costruttive improntate all’ormai lunga e qualificata esperienza maturata in territorio elvetico, coinvolgendo in sostegno perfino autorità scolastiche e politiche svizzere, già attente ed informate. Perché non chiedete un sostegno alla Confederazione e vi limitate a far leva sulle potenzialità della collettività italiana in diaspora? Perché la Confederazione Elvetica e i Cantoni, pur se molto attenti alla situazione, in base agli accordi bilaterali con il nostro Paese, possono solo dare un sostegno logistico, ma non finanziario, ai corsi. È anche auspicabile instaurare, in un prossimo futuro, un diverso rapporto con la Svizzera, nella quale l’italiano è lingua nazionale; ma lo Stato italiano dovrà presentarsi nelle vesti di partner patrocinante, nel suo proprio interesse, e non di pezzente bisognoso d’assistenza! Se ne può cominciare a parlare, ma ora c’è da far fronte all’emergenza, subito! Lo Stato italiano ha dalla sua uno stuolo di cittadini ben disposti all’estero, seri, competenti e volonterosi, ma continua ad ignorarli quando si tratta d’investire concretamente per loro qualche denaro, in cinico dispregio delle cospicue rimesse che da decenni fuggono … dalla Svizzera verso l’Italia (sic); salvo poi adularli nella retorica celebrativa d’ogni sorta, ad ogni occasione. Perché i corsi sono importanti? Perché riteniamo fondamentale il fatto che i nostri figli non dimentichino le loro radici linguistiche e culturali italiane; e l’italiano non si apprende nei corsi privati delle scuole di lingua a tariffa oraria. Molti fra i genitori che beneficiarono in gioventù dei nostri corsi sono quelli che maggiormente si dolgono dello smantellamento odierno: a prescindere da ogni becero nazionalismo idiota, la cultura di un popolo fa parte del suo corredo genetico! Quale è il vostro obiettivo principale a breve termine? Nell’immediato, occorre rimboccarsi le maniche ed autoorganizzarsi. Le competenze non mancano: ormai sono veramente in tanti gli oriundi diplomati e laureati in tutte le discipline, nati e residenti su questo territorio. Se nei lontani anni ’70, l’iniziativa dei nostri padri è riuscita a dare risposte in positivo, non si capirebbe perché noi, ben più ferrati, non dovremmo riuscirci oggi. Questa è la nostra scommessa! Chiediamo al Governo Monti di rivedere le politiche draconiane nei confronti degli italiani all'estero. 19


ANORESSIA dalla Redazione

Anoressia e bulimia, prima causa di morte per malattia fra le giovanissime Anoressia e bulimia rappresentano la prima causa di morte per malattia tra le giovani italiane di età compresa tra i 12 ed i 25 anni, un vero allarme socio/sanitario, colpendo oggi circa 150/200mila donne. “I disturbi del comportamento alimentare sono patologie gravi, invalidanti e con elevato indice di mortalità”, ha spiegato Roberto Ostuzzi, presidente della Sisdca, Società italiana per lo studio dei disturbi del comportamento alimentare, che al Policlinico Umberto I di Roma ha presentato le nuove statistiche

su anoressia e bulimia nervosa. Vi è una malattia della quale i mass-media sono costretti ad occuparsi, con sempre maggior frequenza, per le conseguenze tragiche cui spesso conduce. Questa consiste nell’anoressia nervosa un grave disturbo alimentare che il Ministero della sanità, già da alcuni anni, ha stabilito venisse considerata una vera e propria epidemia. Essa, al pari dell’AIDS e delle tossicodipendenze, miete numerose vittime soprattutto fra i giovani.

Paura del cibo

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SOTTO LA LENTE L’anoressia può essere conseguente ad alterazioni metaboliche prodotte da malattie di varia natura come gastriti, intossicazioni o alcune forme di tumore ma può anche manifestarsi sotto forma di nevrosi e si parla in questo caso di “anoressia nervosa”, detta anche “anoressia mentale”. Oggi è proprio sotto questa forma che si presenta più di frequente. L’anoressia nervosa è comune soprattutto nelle ragazze (l’età più critica va dai 12 ai 25 anni), la stragrande maggioranza delle quali non è sposata (oltre l’85%). Fino ad alcuni anni addietro la malattia era stata sottovalutata pensando che si trattasse di semplice depressione o di un disturbo comportamentale legato all’assunzione del cibo: solo di recente si è compreso invece che si era in presenza di una vera e propria malattia psichiatrica che andava affrontata con terapie molto complesse le quali dovevano coinvolgere sociologi, psicologi, neurologi, dietologi e gli stessi familiari.

L’anoressia nervosa non è tuttavia un disturbo tipico del nostro tempo ma affonda le radici già nel Medioevo, quando molte donne raggiunsero la santità proprio imponendosi un distacco implacabile e assoluto verso ogni bisogno terreno, compreso quello del cibo necessario alla sopravvivenza.

A quel tempo tuttavia la privazione non era considerata una pratica igienica o rivolta a fini estetici ma piuttosto un tirocinio spirituale e fisico che procurava la perfezione interiore. In quel caso la rinuncia voluta ed estrema del cibo non era anoressia, ma ascesi, ossia un sacrificio indispensabile per incontrare Dio. Anche Sissi (nella foto sopra, in un’interpretazione dell’attrice Svenja Klein) la bella e irrequieta moglie di Francesco Giuseppe, imperatore d'Austria, molto probabilmente soffriva di anoressia nervosa accompagnata (come riferiscono le cronache del tempo) da un’eccessiva e frenetica attività fisica.

Come si sviluppa la patologia? La patologia si sviluppa in genere a partire da un’immagine distorta del proprio corpo che si percepisce sempre come inadeguato e, in particolare, costantemente in condizioni di soprappeso. Alcune adolescenti, temendo di non ricevere l’approvazione dagli altri, cominciano allora a rifiutare il cibo e a praticare un esercizio fisico esagerato nel tentativo di bruciare calorie. Il fenomeno è in espansione: se fino a poco tempo fa riguardava solo la categoria sociale medio alta, ora esso investe anche i ceti più bassi. Anche la fascia di età si è notevolmente allargata coinvolgendo, negli ultimi tempi, anche le bambine in età pre-puberale e le donne mature.

Si può prevenire la malattia? Non è facile prevenire la malattia perché svariate sono le cause che la provocano compresa, secondo alcuni, la predisposizione genetica. In genere insorge in persone sane e, come abbiamo detto, colpisce soprattutto le giovani donne, con un rapporto di 10 a 1 rispetto agli uomini. Spesso le ragazze anoressiche sono state bambine remissive e ubbidienti, perfezioniste e scrupolose, specialmente nel rispetto delle norme igieniche. Ad una certa età queste bambine, divenute adolescenti, influenzate forse anche dalla moda che propone la magrezza quale canone di bellezza assoluto, convinte così di essere più apprezzate dall'altro sesso, cominciano a limitare l'assunzione del cibo, fino al rifiuto totale e all'annientamento. Si inizia, in genere, con una dieta dimagrante sollecitata da un problema, forse reale, di soprappeso. Poi, però, a questo primo tentativo, segue una vera e propria ossessione per il controllo del peso e il terrore dell’obesità anche quando risulti evidente la progressiva magrezza corporea. Chi soffre di anoressia non si accontenta mai del proprio aspetto fisico, non raggiunge mai la forma desiderata e nonostante tutti i sacrifici e le privazioni alla fine il risultato è sempre lo stesso: delusione, insoddisfazione, depressione. 23


ANORESSIA Chi è responsabile? Una stima precisa del grado di diffusione della malattia, presente ovviamente solo nel mondo industrializzato, non è facile in quanto molte delle persone affette da anoressia nervosa, soprattutto se ragazze, non si rivolgono direttamente ad un medico. Le anoressiche al mondo (il Giappone ha il record di queste sindromi) sembra siano alcuni milioni e in Italia si calcola che ogni anno almeno 6.000 persone si ammalino di questo disturbo, ma per fortuna molte guariscono. Si tratta come abbiamo detto per lo più di giovani donne che vengono descritte di intelligenza superiore alla norma i cui comportamenti sintomatici non possono essere attribuiti semplicemente a cattive abitudini o a suggestioni che provengono dal mondo esterno, che pure giocano un ruolo importante, ma all’insorgenza di una vera e propria malattia di origine psicologica che nasce da carenze affettive e da conflitti interni. Fra gli elementi determinanti figurano anche i rapporti con gli altri: gli squilibri infatti sono originati spesso dalla difficoltà nei rapporti sentimentali, nei legami affettivi, nelle semplici amicizie e dalla scarsa adesione al nucleo familiare. Si è notato, ad esempio, che modificazioni degli equilibri familiari come perdite affettive e separazioni possono essere la causa scatenante di questa malattia.

Spesso l’anoressico non vuole rendere palese il suo tormento e in presenza di estranei assume regolarmente gli alimenti, che poi però, di nascosto, rimette. Con l’aggravarsi della malattia il vomito avviene spontaneamente, a volte anche solo alla vista del cibo. Quali disfunzioni può causare? L’anoressia nervosa, può causare anche gravi disfunzioni fisiologiche quali, ad esempio, vulnerabilità alle infezioni e squilibri ormonali che conducono ad irregolarità nel ciclo mestruale e, in fasi più avanzate della vita, anche all’osteoporosi a causa dell’insufficiente introito di calcio e di altri sali minerali. I ripetuti episodi di vomito creano inoltre acidità che nel tempo può corrodere i denti e la mucosa dell’esofago. Infine, all’anoressia, possono essere associati disturbi della sessualità per il fatto che il partner non viene più visto come un compagno, ma come un antagonista al quale si deve dimostrare di essere migliori di lui. La malattia può sfociare anche in forme depressive che compromettono i processi mentali i quali tuttavia ritornano normali se l’affezione si risolve e il peso corporeo viene ripristinato. Si calcola che in un 5% dei casi l’anoressia nervosa abbia purtroppo esito fatale. 24

A volte la responsabilità di questa patologia alimentare dei figli viene fatta ricadere sui genitori per il comportamento troppo assillante e invadente delle madri e troppo assente dei padri. Le madri che si trovano ad affrontare questo problema in genere si sono preoccupate molto dei figli, ma non hanno percepito ciò di cui avevano effettivo bisogno: è mancata spesso da parte loro la vicinanza emotiva, il calore, il contatto corporeo mentre si sono spesso mostrate assillanti verso altre problematiche. La figura paterna, spesso affermata nel lavoro, aveva riposto invece grandi aspettative sui figli. Tutto questo rende ancora più complicato l’intervento terapeutico.


SOTTO LA LENTE dalla Redazione

Anoressia nervosa, pericolo sul Web

Ana è la personificazione dell' anoressia nervosa ed è la protagonista dei racconti di moltissimi blog pro-ana. Le autrici di questi diari segreti on line parlano di Ana come di un'amica molto cara, la difendono se viene attaccata dagli estranei e si ispirano a lei come ad un modello di bellezza perfetto. Ana in realtà è una malattia che può portare alla morte e questi blog sono pericolosissimi perché contengono le istruzioni per diventare anoressiche e le autrici si spalleggiano tra loro per arrivare all'obiettivo della perdita di peso. Insegnano a vomitare, consigliano lassativi e diuretici, esortano e ammirano chi è capace di rifiutare il cibo, insultano chiunque faccia loro notare che Ana è una malattia da curare. Il problema è che questi siti sono alla portata di tutti, soprattutto delle adolescenti disorientate che cercano una risposta ai loro piccoli problemi dati dall'età. Rebecka Peebles della Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health di Baltimora ha monitorato 180 blog pro-ana e lancia un nuovo allarme. La ricerca, pubblicata sull'American Journal of Public Health, ha trovato nei diari pro-ana una miniera di pericoli di facile accesso a chiunque si colleghi a internet: l'80% dei siti pro-ana è dotato di applicazioni interattive (come i

contatori di calorie), l'85% pubblica foto di donne scheletriche a cui ispirarsi (chiamati thinspiration), l'83% dà consigli per dimagrire velocemente e su come impegnarsi nell'obiettivo di avere il totale controllo del proprio corpo per arrivare a 45 chili o meno. Il 24% dei siti è stato bollato come molto pericoloso per i lettori. Questi blog però devono essere considerati anche come delle urla di aiuto: “Per molte pazienti, internet diventa un modo per esprimere i propri sentimenti - concludono gli autori - invece di gestirli attraverso tradizionali modelli di cura come la psicoterapia”. È necessario spiegare alle giovanissime che non è nella magrezza che si trova la perfezione, in modo da promuovere un canone estetico in cui la salute sia parte integrante della bellezza.

SITI CONSIGLIATI http://anoressiabulimiaafterdark.blogspot.com/2008/10/ specchio-specchio.html http://salute.pourfemme.it/articolo/anoressia-sintomitestimonianze-e-foto-di-chi-ne-ha-sofferto/5815/ 25


ANORESSIA Testimonianze Sara Ho incominciato a ridurre i cibi, all’inizio solo la quantità e poi un po’ alla volta ad eliminarne alcuni tipi. Ogni volta che ne eliminavo alcuni iniziava una nuova tappa di esclusione. Dovevo provare e riuscire ogni giorno a dirmi: “Brava, ce l’hai fatta, prova ad essere ancora più forte”. Mettere a tacere la fame mi dà forza e mi fa sentire potente. Dimagrire sempre di più è la conferma che sto riuscendo a dominare la forza della ragione che mi dice che forse sarebbe meglio mangiare qualcosa. È bello dimagrire e sentirsi dire “che magra che sei”. Mi sono tutti addosso, si preoccupano per la mia salute, ma il piacere del controllo, del digiuno, mi gasa a tal punto che mi convinco che smetto quando voglio, che non arriverò al baratro perché sono forte e so decidere. Una sfida con gli altri e con me stessa. Voglio battere qualsiasi record, come uno sportivo che cerca sempre di abbattere il suo record personale. Ho trovato la Forza, ma improvvisamente mi ritrovo senza interessi, sola e senza pensieri, anzi con uno solo, quello del cibo. Il cibo che desideravo ma che non dovevo assumere. Adesso non lo desidero più anzi lo detesto, lo odio, mi ripugna e se mai dovessi assumerlo sarei pronta a vomitarlo perché non debbo, non posso. Mi sento stanca, triste, piango e sento freddo. La bellezza è diventata bruttezza, la forza debolezza e vorrei non aver iniziato mai.Adesso non vorrei, ma ci sono dentro. Chiedo aiuto, ma sento di non farcela. Vorrei tanto non aver iniziato mai.

nata. Cinque mesi li ho passati così e mi sono ritrovata a vomitare anche sette volte al giorno. Mi sentivo come posseduta da un demone più forte di me, non so come spiegare, fino a quando ho deciso di mangiare solo un panino vuoto in tutto il giorno per poi vomitare anche quello. Da 64kg che pesavo, volevo arrivare a 50kg perché pensavo che una volta raggiunta quella meta sarei stata finalmente bella. Ma una volta raggiunta, mi sono guardata allo specchio e mi sono messa a piangere a dirotto. Ero sempre obesa e brutta. Allora da li volevo arrivare a 48, 45, 40kg. Lo volevo a tal punto che in solo un giorno sono dimagrita di 2kg. Questa estate mi ero tirata fuori da questo incubo perché avevo trovato una persona davvero importante che mi aiutava, ovvero il mio ragazzo, ma adesso è da una settimana che ci sono ricaduta perché questa persona se ne frega altamente di me. Penso che ormai non ne salterò più fuori, ma ne sono felice perché a nessuno importa di me. Non interessa a nessuno sapere che sia viva o che sia morta. Mi sto pian piano incamminando verso un vicolo cieco e di certo non ne verrò fuori e se mai ne verrò sarà in un letto di ospedale o in una comoda bara. Ma forse è quello che voglio realmente, ormai non ho più niente da perdere. Ho lottato finché ho potuto ma ormai non ne vale più la pena.

Giovanna L’Anoressia è un fiume in piena che ti travolge nel momento più bello, quando pensi che in fondo dimagrire è bello e che puoi smettere in qualsiasi momento. Eri entrata nel fiume del digiuno solo per fare un bagno e perdere alcuni chili. Avevi deciso di smettere di fare il bagno, ma all’improvviso il fiume si è ingrossato, la corrente è diventata sempre più forte e ti ha travolta. Fa che sia un sogno, un brutto sogno, un incubo ma solo un sogno. Svegliati adesso che stai solo facendo il bagno. Svegliati prima che il fiume si ingrossi e la corrente ti travolga. Svegliati prima di entrare nel baratro dell’Anoressia. Alessandra Ho 16 anni, ne son dentro da circa un annetto. Tutto è iniziato per un ragazzo nel mese di dicembre dopo una delusione d’amore. Ho pensato che era ora di smettere di mangiare. Ero e sono brutta e cicciona ed è per questo che i ragazzi non mi vogliono e sono sola. Volevo essere uguale alle altre ragazze: bella e magra. Ho iniziato a mangiare di meno e poi correre subito in bagno a vomitare tutte quelle sostanze dannose che mi avevano rovinato la vita da quando sono 26

Daniela Scrivo perché sono stanca, mia sorella non sembra accorgersi di quanto sta sbagliando, e la mia delicatezza nell’affrontare il problema non reggerà a lungo. Sono stanca di non poter fare nulla, sono stanca di vederla farsi male, di spiarla, di pensare che non è sincera ogni volta che mi dice una cosa, di sapere che non siamo più così vicine, perché lo so che mi mente, e so che è convinta che io non sappia come si sente, perché fa tutto questo, cosa la fa stare così male…ma sbaglia! Ormai è diventata abitudine… è stanca, è tardi, ha mal di stomaco, va un po’ in camera perché le fa male la testa, lei forse pensa che io non capisca nulla … ma ad ogni frase mi sento svuotata e avrei voglia di urlarle di smettere di dirmi cazzate, di smetterla che così si rovina la vita … di smetterla … perché sta uccidendo anche me! Aiutatemi … ditemi cosa posso fare … ditemi di cosa avreste bisogno ... cosa vi manca? Non c’è niente che io non possa fare per lei … ditemi, vi prego!


SOTTO LA LENTE di Manuel Figliolini

Anoressia nervosa: così subdola, così presente Intervista alla psichiatra D.ssa Federica Mormando In Italia il 5% della popolazione è affetta da disturbi alimentari; nell'8 / 10% dei casi si tratta di ragazze e nello 0,5 / 1% dei casi di ragazzi. Oltre il 3% della popolazione (percentuale in aumento) è affetta da anoressia o bulimia conclamata. L'anoressia nervosa si manifesta nei giovani tra i 15 e i 30 anni d'età, ma non bisogna dimenticare casi di anoressia in bambini anche al di sotto dei 7 anni e in adulti che hanno superato i 50 anni di età. Nel 5 / 15% dei casi l'anoressia é mortale. E queste sono le cifre. Ma la diagnosi, il processo mentale che può portare all'anoressia, le terapie da seguire me le può fornire solo una psicoterapeuta. È per questo motivo che sono andato a chiedere alla D.ssa Federica Mormando, psichiatra, psicoterapeuta e giornalista, vicepresidente mondiale e presidente in Italia di Euro talent (associazione fondata nel 1984 dedicata al riconoscimento e all'aiuto delle persone particolarmente dotate intellettualmente), quale fosse la sua esperienza in merito. “Ho potuto seguire delle persone affette da anoressia in passato, quando dirigevo una casa di psicoterapia residenziale; in questo momento non ho pazienti che soffrono di questo disturbo. Ritengo che l'unico modo per poter seguire realmente bene il paziente ed avere, in tal modo, molte probabilità di guarigione, sia quello di isolarlo dal contesto familiare e collocarlo in un ambiente totalmente terapeutico”. L'esperienza della D.ssa Mornando la conduce verso la soluzione più difficile, ma, forse, anche la più efficace,

perchè, secondo lei, bisogna allontanare il malato dall'ambiente in cui la malattia si è strutturata. “Le persone anoressiche hanno una madre molto formale, cioè una madre che ha il senso del dovere, che vuole essere una buona madre, ma che in realtà non ha una partecipazione, uno scambio emotivo con la figlia”. Quindi perchè allontanare l'anoressica/o dall'intera famiglia se il problema è la madre? O forse il padre è parte attiva del sistema? “L'errore che si è fatto per decenni è quello di non tenere in considerazione anche il padre ... le persone anoressiche, in genere, hanno anche un padre ... Dunque, madre poco implicata emotivamente e, magari, un padre che, alle prese con la carriera e/o altro, delega alla moglie, forse pesante e rigida, l'educazione ed il rapporto con i figli. Il figlio/a riceve dunque dalla madre un duplice e contrastante messaggio: da un lato la perfezione, dall'altro la freddezza. Gli anoressici sono persone ipersensibili, vedono il padre come un alleato impotente e traditore. Ancora un doppio messaggio: il padre capisce che c'è un problema ma non ha la forza di prendere posizione. Questo problema, peraltro, è presente in molte famiglie dove non vi sono casi di anoressia. Dunque, da un fattore scatenante molto spesso estetico, può capitare che la ragazza/o inizia a pensare di dimagrire. In realtà si innesca un processo progressivo di astensione dal cibo che, via via, si trasforma in una sensazione di forza, di potenza; i ragazzi si sentono più forti dei 27


ANORESSIA genitori che, invece, vorrebbero nutrirli. Questo senso di potere, di controllo, è come un ingranaggio che difficilmente si riesce ad arrestare. Lo stimolo della fame viene quindi alterato dall'idea fissa, totalizzante, di “non mangiare”. I ragazzi diventano degli abili giocolieri: fanno sparire il cibo senza che nessuno se ne accorga”. Dunque è un suicidio? “Non lo so, anche se l'anoressia può portare davvero alla morte. Secondo me la malattia nasce da un desiderio di potere assoluto e dal desiderio di rendere impotenti tutti gli altri”. E la famiglia come vive il problema? Vorrei sentire delle sue esperienze professionali ... senza cercare nella psicologia comune. “Io ho conosciuto due ragazze che avevano perso 36 chili e la famiglia, talmente attenta, non se n'era accorta. In questi due casi, fortuna vuole, il problema è stato risolto perché le ragazze hanno ripreso a mangiare. Credo che una non esasperazione del sintomo può essere utile perché in tal modo il sintomo stesso perde di importanza. Ma di solito non è così, di solito ci si accorge e succede che proprio attraverso il rifiuto del cibo, gli anoressici, sfidino la famiglia; è ancora più divertente dire di no a qualcuno che insiste”. La psicoterapia di famiglia può aiutare? “Può aiutare se è fatta da un “genio”, come lo era la Selvini, ma dopo di lei io non ho visto grandi risultati. La psicoterapia individuale, secondo me, è la soluzione migliore anche se, come già le ho detto, per sconfiggere la malattia c'è solo la psicoterapia totale in un ambiente terapeutico. In Italia, purtroppo, non esistono strutture di questo tipo. La psicoterapia individuale, se fatta bene, è utile, ma non deve essere focalizzata sul comportamento alimentare bensì tesa a chiarire le cause di tale comportamento. L'anoressia è un'enorme trappola: tu pensi di sconfiggere tua madre ma, di fatto, ti uccidi ... quindi, a questa madre che ti nega, in apparenza, ti opponi. Gli anoressici sviluppano un'energia incredibile. Molto spesso fanno attività sportive, sono bravissime a scuola e questo per la loro mania di perfezione. Hanno però una grande difficoltà a riconoscere, esprimere e comunicare le emozioni: questo rende difficile la psicoterapia”. 28

Quindi, la cosa saggia da fare è stare allerta per individuare subito il problema? “Si, se una bambina dice di voler dimagrire, i genitori la devono aiutare e seguire nella dieta (se veramente necessaria) e soprattutto smitizzare in lei la fissazione della magrezza e del potere che potrebbero innescarsi nella sua mente. È chiaro che questo è un paradosso perché, se all'interno della famiglia ci sono problemi patologici, difficilmente ci si rende conto degli eventuali sintomi che conducono alla malattia. La speranza, in questi casi, è che qualcuno al di fuori della famiglia percepisca il problema”. La madre che mostra alla figlia/o adolescente un rapporto non buono con il cibo può causare un inizio di patologia nei propri figli? “Se la madre è “normale” non succede niente. Il rifiuto del cibo, per l'anoressico, è il mezzo per dimostrare il suo potere alla madre assente. Non è una battaglia che comincia in campo culinario ma nasce al di fuori”. Molte madri si pongono il problema di dire alla propria figlia/o che deve dimagrire per paura che cadano nel vortice dell'anoressia. È giusto? “Tanto di cappello a quelle madri che si pongono questo tipo di problema. In realtà non è importante cosa dici ma


SOTTO LA LENTE

come lo dici: e questo è il risultato del rapporto che c'è tra madre e figli”. Neanche gli atti di bullismo possono far scattare la molla dell'anoressia? “Questi possono far scattare la voglia di dimagrire. Più frequentemente questi atti ti deprimono e ti lasciano ... bella grassa”. Qual'è l'evoluzione della malattia? “Dipende dal livello in cui è arrivato il disturbo, se non si è cronicizzato, se non si è arrivati alla cachessia... Alcuni guariscono, anche se magari resta una tendenza ad utilizzare il cibo come veicolo simbolico, altri muoiono, altri ancora rimangono per tutta la vita con grossi problemi di questo genere. Dall'anoressia si può uscire e con il tempo tutto torna normale. La maggior parte se la cava. Molto importante è la figura del terapeuta che non deve immaginarsi di fare un'analisi del profondo, tutta piena di interpretazione, ma deve saper instaurare un buon rapporto, diventare una figura di riferimento e deve trasmettere al paziente il suo forte desiderio che questi viva”. Meglio una figura maschile o femminile? “Credo dipenda dalla bravura più che dal sesso”. Si parla anche di casi di anoressia nervosa prima dei 7 anni. Cos'è un'anoressia nei bambini? “Ho conosciuto dei bambini di 3 anni che rifiutavano il cibo, se non liquido. In questi casi c'è una fissazione che

interviene...magari un giorno hanno temuto di strozzarsi perché hanno ingoiato qualcosa di troppo grosso, sono rimasti scioccati e rifiutano di mangiare cibi solidi; magari all'asilo insistono per farli mangiare, loro trovano che sia un'imposizione troppo forte ed iniziano a rifiutare il cibo. Ai bambini bisogna far riscoprire il piacere di mangiare, magari con giochi che gli permettano di ritornare alla normalità”. Perché l'anoressia è aumentata negli ultimi anni? “Perché è più facile ammalarsi ... si parla tanto di cibo sano, di corpo, di forma ecc. I comportamenti delle persone risentono molto dell'influsso culturale dell'epoca”. Come deve essere il rapporto con l'anoressico perché lo stimoli a mangiare, o meglio, come deve essere il rapporto per essergli terapeutico? “In generale deve essere un rapporto emotivamente, empaticamente vivo...come quando si incontrano delle persone e si capisce da subito che ti vogliono bene...ma non nel senso di coccolarti, ma nel senso che vogliono che tu stia bene; questo tipo di rapporto non è solo d'aiuto all'anoressico ma può adattarsi a tutti”. E allora, quando tutto finisce, ti rendi conto che i rapporti genitoriali non sono l'essenza dell'essere...bisogna riuscire a capire quando degli amorevoli genitori diventano nocivi per noi e per la nostra vita...prima che delle malattie mentali prendano il sopravvento. 29


ANORESSIA di Manuel Figliolini

La bambina che non voleva crescere

Tutto ebbe inizio quando Isabelle Caro aveva 4 anni; il padre abbandonò la famiglia e la madre cadde in una tremenda depressione dovuta alla paura dell'abbandono. Questa paura materna travolse completamente la piccola Isabelle, che visse in completa clausura con la madre; tale separazione dal mondo esterno fu totalitaria, a tal punto che la madre, insegnante, la fece studiare da casa. Ma il segno fondamentale che la gettò nella malattia fu una visita pediatrica, quando lei aveva già 12 anni. La reazione della madre alla notizia “del crescere normale” della figlia (un crescere che implicava un diventare donna e quindi abbandonare l'ala protettrice materna), fu per Isabelle la molla che scatenò il rifiuto della crescita, che lei pensò di concretizzare attraverso l'interruzione della nutrizione. Isabelle Caro, ancor prima che per il libro, si fece conoscere (e soprattutto fece conoscere la sua lotta) nel 2007 per aver posato nuda per un cartellone pubblicitario firmato da Oliviero Toscani. La modella nuda mostrava, in maniera cruda, i segni di una malattia psicologica devastante: il corpo ossuto coperto da psoriasi, gli occhi grandi e sporgenti, i seni cadenti ... A 25 anni aveva la fisicità di una persona anziana. I cartelloni pubblicitari ebbero vita breve, furono criticati ... anche forse per il doppio messaggio che celavano nei confronti delle altre persone. Se è vero che da un lato questa pubblicità, metteva in risalto gli effetti dell'anoressia nervosa, dall'altro vi era la possibilità che i malati di anoressia, vedendolo, lo avrebbe preso come punto di magrezza da raggiungere. 30

Isabelle Caro, come detto prima, pesava 31 chili ed era alta 1,64 ma toccò punte di peso drammatiche durante la sua vita ... arrivò a 28 chili. Stava recuperando peso quando morì. Poco dopo la sua morte, la madre si suicidò a causa, forse, dei sensi di colpa o, forse, perché la paura dell'abbandono aveva raggiunto la massima manifestazione. Isabelle Caro è morta di una malattia psicologica più forte di lei ... e di tante altre persone, parlarne è giusto per conoscere, ma bisogna pur sempre tener presente che la percezione delle parole (o delle immagini nel caso di Oliviero Toscani) è differente per ogni persona. E, per questo, le persone malate di anoressia devono essere guarite tramite l'aiuto di persone qualificate: psichiatri o psicoterapeuti.


SOTTO LA LENTE dalla Redazione

Cosa si può fare?

Bisogna innanzi tutto avvicinarsi, conoscerlo e capire i suoi punti deboli per poi cacciarlo, prima dalla famiglia poi dalla ragazza/o. Con quali tecniche o comportamenti è difficile spiegarlo perché è molto soggettivo, ma l'importante è non continuare a colludere con la malattia, che altrimenti rischia di acquisire sin troppo potere all'interno della famiglia e nella quotidianità di essa. Ripensate a come eravate, di cosa parlavate e come vi comportavate, poi provate a ritornare a quel pensiero, emozione e comportamento. Sicuramente è molto difficile e servirà un aiuto esterno di un terapeuta familiare esperto in AN e Disturbi del comportamento alimentare, che proverà insieme a voi a capire i modelli relazionali della vostra famiglia e quelli che si sono innescati come conseguenza della malattia, ed a riflettere sulla modalità migliore da attuare per disinnescarli e per superare questo problema sul piano relazionale e familiare, infine ci sarà da affrontare il livello individuale del disturbo, in quanto chi ne soffre ha anche bisogno di un aiuto individuale. Come fare a convincere una ragazza/o anoressica/o ad andare da uno specialista? La parola d'ordine è SINCERITÀ. Bisogna essere sinceri, spiegare la propria preoccupazione e far capire alla ragazza/o che proprio in quanto malata/o non è in grado di vedere alcune caratteristiche proprie del

la malattia, ma più tempo passa e più le cose peggioreranno, perché il distrubo può diventare cronico e quindi di difficile gestione. Avolte i genitori dicono “mia figlia/o non vuole andare da uno specialista”. Ma se vostra figlia/o si rompe una gamba, le chiedete se vuole andare a farsela ingessare oppure ce la portate senza fare tale richiesta?

Sicuramente in un secondo momento c'è la necessità del consenso per proseguire un certo percorso, ma inizialmente in particolare in queste situazioni sono i genitori a dover prendere in mano la situazione. 31


CULTURA di Manuel Figliolini

Ah sì è la vita che finisce

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MUSICA

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CULTURA

Il 1° marzo 2012 è venuto a mancare un pezzo d'Italia. Stroncato da un infarto all'hotel Ritz di Montreux se n'è andato Lucio Dalla. Sarebbe difficile riassumere brevemente la carriera cinquantennale di questo grande cantautore italiano ... e di certo non sono in grado di farlo senza tralasciare sicura-

mente dei passaggi importanti. Mi basta ricordare i suoi successi che hanno attraversato le generazioni come: L'anno che verrà, Anna e Marco, Come è profondo il mare, Ma come fanno i marinai, Attenti al lupo, Caruso ... e sembrano tanti ma sicuramente ne avrò dimenticato qualcuno. O forse mi basta ricordare dei sodalizi importanti

Lucio con Francesco Degregori

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MUSICA della storia musicale che affiancavano Lucio Dalla a dei cantanti del calibro di Ron, Francesco De Gregori (il famoso tour Banana Republic, rieseguito nel 2010) e Gianni Morandi (il disco DallaMorandi). Dalla con Gianni Morandi

ha preso il sopravvento e si sono poste domande assurde: ma era gay? Chi era per lui Marco? Quanti soldi lascia? A chi? Gli faranno i funerali in chiesa? ... una sequenza infinita di domande che hanno fatto perdere l'artista e il fulcro del nostro dispiacere. Che sia forse una forma di difesa dal dolore? No, è solo cafonaggine importataci da una televisione fatta spiando dal buco della serratura.

Discografia Singoli

O bisogna ricordare la canzone “Tutta la Vita” che venne tradotta poi in inglese ed interpretata da Olivia Newton John. Per non parlare dei grandi duetti eseguiti con i più grandi cantanti della musica italiana e non: Ornella Vanoni, Mina, Gino Paoli, Julio Iglesias, Luciano Pavarotti, Sting, Renato Zero, Zucchero ... e tanti altri. ... o magari si può riassumere la sua carriera ricordando le tantissime cover nel mondo delle sue canzoni, interpretati dalle più grandi star: Dalida (4/3/43), Milva, Kathrine Jenkins, Lara Fabian, Andrea Bocelli ed altri (Caruso), Anna Oxa (Futura), Mia Martini (Stella di Mare) ... e come sempre "e tanti altri".

Per ricordare questo grande Artista bisogna riascoltare la sua musica, tutta la storia che scorre tra le sue parole. E ricordare queste parole e non aggiungere niente. Chi era nel privato, cosa faceva, come si comportava, sono le domande oscure e becere che si pongono dal giorno dopo la sua morte. Ci siamo dispiaciuti, ci siamo commossi ed abbiamo anche riascoltato la sua voce ... ma il giorno dopo l'animo gossipparo di provincia (modello rivista da parrucchiera) di alcuni 35


CULTURA di Armando Rotondi

I fratelli Taviani trionfano a Berlino

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CINEMA

L'Orso d'Oro del Festival di Berlino è un premio agognato, importante, che è mancato all'Italia per ben 21 anni. Ora, dopo La casa del sorriso che nel 1991 vide trionfare Marco Ferreri, l'ambito riconoscimento è tornato nel Belpaese grazie ai fratelli Paolo e Vittorio Taviani, con un film straordinario: “Cesare deve morire”. Un successo strepitoso alla 62ma edizione della Berlinale, ed una scelta davvero notevole della giuria presieduta dal maestro britannico Mike Leigh.

“Cesare deve morire” è un film coraggioso, complesso, che i Taviani, oramai insieme ad Olmi e a Bellocchio i grandi cineasti della vecchia scuola italiana ancora in piena attività, hanno girato nell'arco di sei mesi completamente nel carcere romano di Rebibbia, tra detenuti che vanno da una pena di quindici anni sino all'ergastolo. Ma per i Taviani i detenuti sono e restano uomini, sebbene su di loro sia presente una pena opprimente. E partono da Shakespeare per dimostrarlo, filmando le prove e la messa

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CULTURA

in scena del Giulio Cesare. I detenuti tornano ad essere uomini, diventano attori e per i Taviani soggetti cinematografici. Perché, e sembra di citare, oltre che Shakespeare, anche il grande illuminista italiano Cesare Beccaria, nonno di Alessandro Manzoni, la detenzione non deve essere solo una punizione, ma anche un luogo di rieducazione, rieducazione che avviene attraverso, tra le altre cose, l'arte. Così il testo di Shakespeare rivive nelle sale di un carcere, attraverso questi uomini che interpretano la grande tragedia, ognuno con il proprio dialetto: pugliese, napoletano, siciliano …Una piccola docu-fiction, appena 76 minuti, ma comunque un film importante. Uno scrosciante applauso ha accolto l'annuncio del presidente di Giuria Mike Leigh e una vera e propria ovazione, una standing-ovation, ha accompagnato Paolo e Vittorio Taviani salire sul palco. I due grandi registi non sono certo nuovi a premiazioni di questo tipo. Per ben due volte hanno calcato il palcoscenico di Cannes, infatti, per ricevere la Palma d'Oro, nel 1977, con Padre padrone, e il Grand Prix per La Notte di San Lorenzo, cinque anni più tardi. A questi si aggiungano, poi, il Leone d'Oro alla carriera dato a Venezia nel 1986, un David di Donatello per il miglior film proprio per La Notte di San Lorenzo, e un Efebo d'Oro, dato a Taormina, nel 2007 per La masseria delle allodole. Tutti premi importanti che coronano una carriera piena di successi, senza sbavature, con opere forti, colte e impegnate. Quasi tutti capolavori. Ma, nonostante i premi, i Taviani erano visibilmente emozionati nel salire sul palco 38

Filmografia


CINEMA di premiazione della Berlinale. Hanno ringraziato Mike Leigh e poi, come giusto che sia, hanno ricordato coloro senza i quali sarebbe stato impossibile realizzare “Cesare deve morire”: i detenuti.

Cineturismo Civitavecchia

Un momento delle prove

Dice Vittorio Taviani: “Voglio fare alcuni dei loro nomi: a loro infatti va il nostro pensiero, mentre noi siamo qui tra le luci sono nella solitudine delle loro celle. E quindi dico grazie a Cosimo, Salvatore, Giovanni, Antonio, Francesco e Fabione”. Noi, invece, ringraziamo i Taviani.

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CULTURA di Simona Guidicelli

Il Lampone Rubus idaeus I frutti, i lamponi, hanno anch´essi una maturazione a scalare da luglio ad agosto e possono essere raccolti ogni 3-5 giorni e per 4-6 volte. La forma è tonda o allungata con colorazioni che vanno dal rosso chiaro (quasi rosa), al rosso violaceo, secondo le varietà.

I numerosi polloni, alti anche fino a 2,5 metri, in condizioni ideali, spuntano copiosi e possono essere più o meno spinosi a seconda delle varietà. Le foglie, seghettate e ovali, sono di color verde chiaro sulla pagina superiore e più chiare in quella inferiore. I fiori sbocciano in primavera con una notevole scalarità, sono bianchi con sfumature rosa; esistono anche varietà con fioritura estiva.

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Coltivazione Le piante di lampone vanno poste a dimora in pieno sole o in mezz´ombra, in terreni ricchi, soffici, freschi e ben drenati, preferibilmente poco calcarei. Si pongono a dimora in autunno con un fondo arricchito con letame maturo e dopo l´impianto, sempre in autunno, andranno fertilizzati con del concime organico o a lenta cessione. Le piogge sono più che sufficienti per quel che riguarda il fabbisogno idrico e si dovrà intervenire con delle annaffiature di soccorso solo in caso di prolungata siccità; in modo particolare prima della raccolta. Si dovrà inoltre provvedere con pali di sostegno sui quali tendere dei fili dato che i fusti eretti tendono ad incurvarsi con il peso dei frutti. Si pota dopo la raccolta, cimando raso terra i rami che hanno fruttificato ed inoltre in inverno, prima della fine di febbraio, si accorciano a circa 150-170 cm da terra i rami dell´anno. Parti utili da utilizzare: le foglie, i giovani getti, il frutto.


BENESSERE E SALUTE Proprietà I frutti del lampone, se consumati freschi come frutta da tavolo, forniscono all'organismo ottime quantità di vitamineAe C di acido citrico, pectina e fruttosio. Le foglie contengono flavonoidi (rutina) e sono indicate, sotto forma di infusi o decotti, nel trattamento della ritenzione idrica, per le loro proprietà diuretiche; grazie alla presenza dei tannini se ne consiglia l’uso in caso di diarrea, in quanto esercitano un’azione astringente; mentre per la proprietà antinfiammatoria le foglie del lampone sono utilizzate in presenza di stomatiti e stati infiammatori intestinali. Il macerato glicerinato, o gemmoderivato, ottenuto dalle gemme, agisce sull’apparato ormonale femminile. È, infatti, un regolatore dell’asse ipotalamo-ipofiso-gonadico e della secrezione ovarica, che trova impiego in tutte le disendocrinie della sfera sessuale della donna e in ogni necessità di regolarizzazione del ciclo mestruale.

Come si usa INFUSO 1 cucchiaio raso di foglie di lampone, 1 tazza d’acqua. Versare le foglie nell’acqua bollente e spegnere il fuoco. Coprire e lasciare in infusione per 10 min. Filtrare l’infuso e berlo lontano dai pasti per usufruire dell’azione diuretica; al momento del bisogno in caso di diarrea; utilizzarlo come lozione per gargarismi in caso di stomatiti e mal di gola. MACERATO GLICERINATO DELLE GEMME 40-50 gocce a metà mattina e 40-50 gocce a metà pomeriggio, lontano dai pasti, per le sue proprietà sul sistema ormonale femminile.

Ricetta

La sua assunzione è quindi indicata nella sindrome premestruale associata a tensione mammaria, ansia, nervosismo, ritenzione idrica, acne, perché esercita un’azione riequilibratrice del sistema neurovegetativo. La proprietà antispasmodica e decongestionante trova ottimo impiego nella cura della dismenorrea, cioè le mestruazioni dolorose, per la sua capacità di calmare gli spasmi uterini. È consigliato per tutti i disturbi che accompagnano il periodo della menopausa come irregolarità del ciclo, vampate, sbalzi d’umore e depressione. 41


CULTURA di Gian Maria Bavestrello

Recco e la sua focaccia Un risultato atteso, sudato e infine ottenuto grazie alla determinazione del consorzio di tutela. L'ultimo passo burocratico, che ormai sembra una mera formalità, sarà la definitiva registrazione del marchio da parte della Commissione Europea. Nelle prossime settimane scatterà quindi il divieto assoluto, per gli esercizi posti al di fuori della zona di produzione (Recco, Sori, Camogli e Avegno) di scrivere nei menù o di offrire focacce con formaggio “tipo Recco”, pena l'intervento dell'antifrode.

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ENOGASTRONOMIA Dopo il basilico genovese DOP, la Liguria mette quindi a segno un altro colpo importante nel settore agro alimentare. Importante e meritato, se è vero - come è vero - che la focaccia al Formaggio di Recco è uno di quei piatti che è impossibile imitare per ragioni che, a ben guardare, hanno anche del misterioso.

Ricetta Focaccia di Recco col formaggio

Farina, olio di oliva, sale, acqua e crescenza freschissima sono gli ingredienti di un piatto semplice e di chiara estrazione popolare. Le ragioni del perché solo i mastri focacciai riescono a produrre quel particolare tipo di prodotto sono consegnate a qualche segreto che a Recco si guardano bene dallo svelare. Certo, per l'ottima riuscita del piatto è importantissima la qualità della crescenza, che deve avere determinate caratteristiche organolettiche e una precisa resa di cottura (ai fini dell'IGP deve essere anche prodotta con latte ligure tracciato). Certo la sfoglia deve possedere una sottigliezza ai confini della trasparenza.

Da abbinare con ... Certo il forno deve essere regolato con grande attenzione. Ma c'è di più: quelli che “ballano” sulle teglie di rame su cui la focaccia viene stesa, sono segreti più pratici che teorici, che si acquisiscono con l'esperienza, l'affinamento e la “scuola”. Onore quindi alla focaccia al formaggio di Recco, esempio di come la “cattiva” globalizzazione può e deve fermarsi di fronte alle abilità artigianali e a una memoria che si perde nella notte dei tempi. 43


ENOGASTRONOMIA La prima testimonianza storica disponibile è addirittura del 1189, all'epoca della Terza Crociata. Le cronache del tempo narrano che, in un Te Deum presso l'Abbazzia di San Fruttuoso, ai partenti per la Terra Santa fu servita, tra le altre pietanze, una “focaccia di semola e di giuncata appena rappresa”. La focaccia col formaggio riappare poi poco più avanti nel tempo, quando la Liguria divenne terra adusa alle invasioni dei pirati saraceni, incursioni che costringevano la popolazione a ripiegare nell'entroterra. Con sé la povera gente portava olio, formaggio e farina, e usava cuocere la pasta ripiena sull'ardesia, pietra di cui l'entroterra ligure è ricchissimo e che rappresenta ancora oggi un “ingrediente” fondamentale della propria cultura materiale. Alla fine del XIX secolo, quando a Recco aprono le prime trattorie, la Focaccia col Formaggio veniva proposta nel periodo di celebrazione dei morti, la prima settimana di novembre. l'Abbazzia di San Fruttuoso

Agli inizi del novecento, infine, iniziano le fortune turistiche di questa straordinaria pietanza, che negli anni del boom economico diventerà emblema della dolce vita della Riviera. La focaccia, nelle abitudini degli avventori, tra cui innumerevoli personalità dell'arte, del teatro e dello spettacolo, si consolida come “Piatto della Notte”. Molti, non a caso, sono gli aneddoti legati a ristoratori tirati giù dal letto ben oltre l'orario di lavoro dai clienti affamati. Grazie alla focaccia del formaggio Recco si è accreditata come capitale gastronomica della Liguria, con benefici effetti sulla qualità dell'offerta ristorativa comprensoriale: insieme alla “Perla del Tigullio”, Santa Margherita Ligure, patria del gambero rosso, Recco è ancora oggi una delle località più amate dai “gourmet” italiani e stranieri. Oggi, come già ricordato, la focaccia al formaggio vive una nuova straordinaria pagina della sua millenaria storia, e con essa un territorio che attraverso l'IGP desidera difendere, valorizzare e promuovere la sua identità e quella dei produttori che lo abitano. Ciò che è in gioco con questo piatto è molto più di una certificazione fine a sé stessa: turismo, agricoltura, artigianato, ambiente e cultura, a Recco e nei comuni immediatamente limitrofi, vivono in un rapporto di stretto connubio con la Focaccia al Formaggio. Di Recco, pardon. 44

Eventi enogastronomici di aprile



Visto da l'Altraitalia