Ooh Merry Christmas Saint Nick Christmas comes this time each year Ooh, ooh Well, way up north where the air gets cold There's a tale about Christmas That you've all been told And a real famous cat all dressed up in red And he spends the whole year working out on his sled […] Run, run, reindeer Run, run, reindeer (whoa) Run, run, reindeer Run, run, reindeer (he don't miss no one)
Ooh Buon Natale Saint Nick Natale arriva ogni anno in questo periodo Ooh, ooh Bene, andando verso nord dove l'aria diventa fredda C'è un racconto sul Natale che vi è stato raccontato E un gatto molto famoso tutto vestito di rosso E trascorre l’intero anno fuori sulla sua slitta […] Corri, corri, renna Corri, corri, renna (whoa) Corri, corri, renna (Non gli manca nessuno)
And hauling through the snow at a frightening speed E trasportando attraverso la neve a una velocità spaventosa With a half a dozen deer with Rudy to lead Con una mezza dozzina di renne con Rudy al comando He's gotta wear his goggles because the snow really flies Deve indossare gli occhiali perché la neve vola realmente And he's cruising every pad with a little surprise E attraversa ogni sentiero con un po’ di sorpresa It's the little Saint Nick (little Saint Nick) È il piccolo Saint Nick (piccolo Saint Nick) It's the little Saint Nick (little Saint Nick) È il piccolo Saint Nick (piccolo Saint Nick) Ooh Merry Christmas Saint Nick (Christmas comes this time each year) […]
Ooh Buon Natale San Nick (Natale arriva ogni anno in questo periodo) […]
“Little Saint Nick” performed by The Beach Boys
Tocca il QR-code o inquadralo con Google Lens e ascolta il brano su YouTube 2
B
envenuti all’edizione n.9 del “Messenger Service”. Avremmo voluto aprire l’Editoriale in modo diverso: dopo gli anni del Covid e quelli della guerra russo-ucraina, ci ritroviamo a parlare di altri conflitti scoppiati nel mondo (quello recente, in Medio Oriente, tra Hamas e Israele), di femminicidi, di povertà sempre più evidente, con susseguente crescita degli homeless nelle città, e della sempre più difficile questione dell’accoglienza profughi. Tuttavia cerchiamo di tirare avanti in nome di una fiducia che non deve mai mancare, consci di fare il nostro dovere al cospetto delle più disparate avversità. La prima cosa bella da evidenziare è la crescita della nostra scuola, che conta quest’anno di un nuovo Punto di erogazione, locato a Monteleone di Puglia, il comune della regione Puglia più elevato in altitudine, nel territorio in cui si stabilirono nel Trecento i “Poveri di Lione”, esuli valdesi provenienti dalla Provenza e costretti alla fuga a causa della persecuzione dell’inquisizione. Ai nuovi colleghi va il nostro augurio per una proficua collaborazione utile al territorio. Anche quest’anno la tematica di base resta quella dell’ambiente, e abbiamo voluto chiamare il tutto “GREEN CPIA” proprio per sottolineare l’attitudine del nostro Istituto ad occuparsi di tale fondamentale problema. In questo numero, oltre all’argomento “ambiente”, troverete i “reportage” sulle attività di accoglienza che i nostri plessi hanno organizzato in questi primi mesi dell’anno, tenendo anche conto delle indicazioni ministeriali e dei vari “contest” a cui la scuola è chiamata ad aderire. In seconda di copertina e in chiusura, come consuetudine del “Messenger Service”, due canzoni di Natale: quest’anno abbiamo scelto “Little Saint Nick” dei leggendari Beach Boys, con un video eccentrico e balneare (noi del CPIA siamo d’altronde in Capitanata, dove il bel tempo regna anche a dicembre, soprattutto a bassa quota) e “Grown Up Christmas List”, nella versione di Michael Bublè, dal testo un po’ più “riflessivo”, che potete apprezzare ascoltandole attraverso i QR Code. Concludiamo, naturalmente, con l’augurio da parte della Dirigente nonché direttrice editoriale, prof.ssa Antonia Cavallone, e di tutto lo staff del giornalino, per un Natale pieno di speranza e di felicità.
MARCELLO CASALINO EDITOR IN CHIEF
3
Antonia Cavallone EDITORIAL DIRECTOR Dirigente Scolastico del CPIA1 Foggia dal 2014, attualmente presidente della Rete dei CPIA della Regione Puglia. Dirige il Messenger Service dal 2019, cake designer per passione, adora la lettura e la musica
Marcello Casalino
Michele Pio Decembrino
EDITOR IN CHIEF
LAYOUT & GRAPHICS
Docente di lingua francese, dal 2019 caporedattore del Messenger Service, globetrotter, scrittore, venerato maestro nel campo della musica rock
Docente di tecnologia, dal 2017 altre braccia rubate al settore agricolo, grafico sopravvalutato, coinvolto spesso suo malgrado in malintesi istituzionali
CERIGNOLA
SAN GIOVANNI ROTONDO
MANFREDONIA Docente di tecnologia. Appassionato di informatica e fotografia, sognatore con i piedi per terra, la testa sulle spalle e, a volte, la mente fra le nuvole…
Stefania Bellino
Teresa Ciccone
Docente di lingua francese. Amante della natura e dell’arte
Massimo DeGirolamo
Docente di lettere, storia e geografia. Appassionata di arte, cinema, cucina, fotografia e politica. Sogna di diventare Presidente della Repubblica.
FOGGIA
SAN SEVERO
BOVINO
Daniela De Stasio
Alessandra Monte
Alfonso Rainone
Docente di lingua francese, divoratrice di romanzi, definita la prof. “arcobaleno” per il suo look colorato. Il suo motto è “un sorriso può salvarti”
Docente di inglese. Solare, simpatica (non per tutti), ama viaggiare anche se non lo fa spesso, ama mangiare anche se non dovrebbe.
Docente attiva-mente già (mmai) maturo, stagionato non troppo, ma al punto giusto, per studenti di ogni età volentieri coi fiocchi ad arte confeziona e dispensa attività.
MONTELEONE DI PUGLIA
STORNARELLA
RODI GARGANICO
Alessandro Ranieri
MariaGrazia Schiavone
Docente di tecnologia, tiene d’occhio la natura e ruba i suoi strumenti
Docente di lingua inglese, dolce romantica protonica e solare… scrittrice nel tempo libero
Daniela Reddavide
Docente di lingua inglese. Affascinata dall' arte in tutti i suoi aspetti e amante degli animali a 360 gradi.
AMONG THIS ISSUE’S CONTRIBUTORS Hossain Akbar, Bumb Rodica Ana, Njikoufon Mouhamed Awal, Angela Azzarone, Stefano Biscotti, Antonio Buonsanto, Issa Candé, Lucia Colella, Brincus Constantin, Marilena Conte, Michele D’Ambrosio, Alina Dansca, Ebrima Darboe, Aida De Michele, Filippa Finaldi, Guimya Charmant Frank Gordand, Fatima Gramegna, Sharif Halan, Naomi Ilori, Salma Jamal, Conforte Katsiaryna, Happy Ighodaro, Elena Lucaci, Sofiya Lutsiv, El Baz Maryam, Alexandra Melnyc,Veronica Mennini, Sunday Mercy, Kondjira Mouhamadou, Miracle Odi, Roman Pavlenko Arcangela Pignatiello, Morianu Raluca Mihaela, Molla Md Robin, Cosimo Romagnolo, Vincenzo Rubano, Salem Ajmi Salem, Simona Severo, Uddin Shahab, Mammadou Sow, Ylenia Tesse, Ebrima Trawally, Alunni della Casa Circondariale di Lucera. 4
IN THIS ISSUE ACCOGLIENZA, MOMENTO (STRA)ORDINARIO
6
CHANGING HABITS
8
WHAT WERE YOU WEARING?
10
FESTIVAL DELL’ INCLUSIONE
12
WORLD DREAMS DAY
14
MONTEREY FESTIVAL A SAN GIOVANNI ROTONDO
16
A SCUOLA DI PRODOTTI A KM ZERO
17
IL VIAGGIO E LA SPERANZA
18
LA SFIDA DELL'INCLUSIONE
19
NEW YEAR… NEW SCHOOL… NEW COMPANY!
20
UN ECOVILLAGGIO VICINO A NOI
22
GLI INVISIBILI
23
LA GIORNATA EUROPEA DELLE LINGUE
24
LIBERI DI SOGNARE
25
DIETRO LE QUINTE DI “MUSICANDO INSIEME”
27
LIB(E)RI PER CRESCERE
28
IL CURIOSO CASO DI BENJAMIN BUTTON
29
INSIDE OUT
30
JAILHOUSE NEWS AGENDA 2030: OBIETTIVO N.3 - SALUTE E BENESSERE
32
“CARO ME” …UNA LETTERA DAL PASSATO
33
SPIRITUAL GUIDANCE: Hunter S.Thompson This issue is dedicated to David Crosby, singer and songwriter (1941-2023) 5
Documentazione delle attività didattiche preparatorie nel punto di erogazione di Bovino di ALFONSO RAINONE
I
n tutte le scuole - e nel CPIA in modo particolare - settembre è il mese dell'accoglienza, le cui attività, anziché essere proposte come azioni legate all’eccezionalità del momento, si configurano come l'inizio di una pratica didattica ordinaria, fondata sull’ascolto e la conoscenza reciproca. Ed eccoci riuniti nell'auditorium della nuova scuola per presentarci e creare un primo legame. Il filo di Arianna sembra fare al caso nostro. Ciascuno con la propria storia si lega idealmente agli altri 6
e si impegna a collaborare. Quando riceve il gomitolo, avvolge il filo al polso, si presenta e dice la propria provenienza, poi rilancia la palla di filo rosso, perché anche l'altro faccia lo stesso, e così di seguito ... uno dopo l'altro fino a creare visivamente una sorta di rete, come simbolo delle nuove relazioni stabilite. La lingua è incerta, a volte incomprensibile, ma i gesti di tutti sono chiari ... un flusso di emozioni, idee, aspettative e paure esprime più delle parole pezzi di vita. Ali, Hosin, Harjot, Arsh, Mahmoud
sono i più piccoli e hanno bisogno di sostegno e incoraggiamento. È strano! ... anche se conoscono poco l'italiano, si fanno capire. I racconti sono quasi identici ... tutti hanno un passato triste ... tutti hanno fatto un viaggio pericoloso ... ma c’è un filo (come quello del mito che lega Arianna e Teseo) che salva e che porta fuori verso una vita nuova, verso grandi cose. Questo filo a sua volta è l’intreccio di altri fili: è il filo dell’amicizia che unisce e non si spezza, il filo del sapere che guida e
indirizza a passi più sicuri, alti, grandi. "Benvenuti" è una parola che più di altre dà il senso dell'ospitalità e dell'accettazione. Sottolinea il piacere di un incontro, di una conoscenza, mette a proprio agio chi lo riceve e dispone alla voglia di mettersi in relazione. Allora, come esprimere questo se non con un'attività laboratoriale? Ciascuno a caso riceve una lettera, che riproduce in grande, in modo da formare insieme alle altre le parole “BENVENUTI AL CPIA”. La lettera viene personalizzata nei colori
secondo il gusto e lo stile di ognuno, e una volta realizzata, viene esposta. Il tutto in un clima collaborativo. Con entusiasmo leggiamo la frase ottenuta, la pronunciamo quasi urlandola, con l'augurio che possa realmente concretizzare quello che significa. Non ci resta che immortalare questo momento di condivisione e affidarlo alla storia della nostra vita. Ragazzi, tutti in posa! ... ai posteri l'ardua sentenza! Un augurio unico ci accomuna di rivivere
a distanza di tempo davanti a queste immagini le stesse emozioni provate il giorno in cui abbiamo svolto le attività. Forza, ragazzi, ci aspetta un anno carico di novità!
7
La nuova vita in italia di alcuni corsisti del p.e. di Bovino di YLENIA TESSE e ARCANGELA PIGNATIELLO
“C
hi lascia la via vecchia per la nuova, sa quel che lascia, e non sa quel che trova” recitava il titolo di una commedia di Giuseppe Giacosa. Quante volte è capitato nella nostra vita di dover cambiare casa, lavoro, città o di rivoluzionare la nostra cerchia di amicizie e frequentazioni? Siamo stati messi spesso dinanzi a delle scelte che hanno in qualche modo sconvolto le nostre vite. Ma il cambiamento trascina sempre con sé un senso di smarrimento e di paura. I timori e le aspettative finiscono sempre per scontrarsi con la realtà. Non sappiamo mai cosa ci accadrà finché non iniziamo a vivere il cambiamento sulla nostra pelle. Ma cosa significa dover stravolgere completamente la propria vita, senza aver scelto consapevolmente di trasferirsi dall’altra parte del mondo? Cosa vuol dire sentirsi ospiti in una terra lontana migliaia di chilometri dalla propria casa, distante dalla propria cultura e dalle proprie origini? Ce lo spiegano Arshpreet (16 anni), Harjot e Gurjot (17 anni), tre alunni indiani del punto di erogazione di Bovino del CPIA di Foggia, che vivono da quasi un anno e mezzo in una piccola località della provincia di Foggia. D: Ciao ragazzi, come state oggi? R: Bene, siamo sempre felici di venire a scuola! D: Da quanto tempo siete in Italia? R: Siamo qui da un anno e mezzo, viviamo con la nostra famiglia. D: Siete parenti, vero? R: Sì, io e Harjot siamo gemelli, mentre Arsh è nostra cugina. Vive con noi e i nostri genitori, qui, in una frazione di Foggia. D: Come mai i suoi genitori non sono con lei? 8
R: Loro sono a Potenza; purtroppo, per lavoro, la nostra famiglia si è divisa. Ma Arsh va a trovarli due volte al mese. D: Com’è la vostra famiglia? Siete uniti? R: Si, siamo una famiglia unita, nonostante la distanza. In India vivevamo tutti insieme in una casa molto grande, di cinque piani: nonni, zii, cugini… eravamo in 12! Ora siamo in 5 a casa, i genitori di Arsh si sono trasferiti in Basilicata, mentre un altro zio è rimasto in India coi nonni. Adesso sono rimasti solo in tre lì. D: Come stanno i vostri nonni? Si sentono soli? R: Stanno bene, li sentiamo ogni giorno, ci mancano tanto! D: Com’è cambiata la tua vita, Arsh, ora che non vivi più coi tuoi genitori? R: Tantissimo! In India vivevo la mia
vita da adolescente senza pensieri: andavo a scuola, coltivavo i miei interessi, vedevo i miei amici. Adesso ho molte più responsabilità. Ho dovuto imparare a cucinare e a pulire casa perché spesso gli zii sono fuori per lavoro. Per fortuna Harjot e Gurjot mi danno una mano con le faccende domestiche, anche se a loro non piace cucinare. Preferiscono mangiare! Dicono che io cucino bene! (ride, ndr) D: E a proposito di cibo, vi piace il cibo italiano? Com’è cambiata la vostra alimentazione? R: Sì, ci piace molto il cibo italiano, soprattutto la pasta e la pizza! Anche se ogni tanto, per sentirci a casa, prepariamo qualche piatto indiano. Lì mangiavamo tanto junk food come il “momoss” e il “panipuri”, sono piatti molto speziati, sai? Non è il massimo per un’ali-
mentazione corretta! D: E l’accoglienza della gente del posto, com’è stata? R: Bellissima! Qui ci sembrano tutti molto gentili e disponibili. La gente del posto scherza, è molto divertente. Per fortuna, ci troviamo molto bene qui! Anche a scuola stiamo bene, ci sentiamo a nostro agio. Ci mancano solo i nostri amici, in India
ne avevamo tantissimi. Qui purtroppo non abbiamo nessuno, viviamo in una frazione di Troia e non ci sono molte opportunità per noi giovani. D: Mi dispiace tanto ragazzi, spero che col tempo le cose possano migliorare in questo senso! Vi auguro ogni bene! Grazie per la vostra disponibilità.
R: Grazie a lei, prof!
Anche Moussa Traore, 25 anni, originario del Mali e da un anno e mezzo in Italia, è riuscito nella piccola realtà di Bovino a trovare lavoro come manovale presso una piccola ditta edile del posto. D: “Moussa quali sono i tuoi compiti?” R: “Mi occupo di diverse cose: riordinare il magazzino, pitturare il legno e buttare a terra i muri, cosa che mi diverte tantissimo. Ho capito che i lavori manuali mi piacciono tanto e infatti vorrei imparare a saldare, professione tanto ricercata in Italia oggi.” D: “E a lavoro ti senti accettato?” R: “Assolutamente! Il capo mi tratta bene, come se fossi un suo figlio e mi insegna tante cose utili”.
a Foggia che si occupa di produrre salsa di pomodoro, come lavapiatti in un ristorante e a breve inizierò a lavorare presso la piscina di Bovino come addetta alle pulizie. Anche io, come Moussa e Billal, ho trovato brave colleghe da cui mi sono sentita accettata. D: “Cosa ti aspetti dal futuro, Blessing? Hai un sogno?” R. “L’unico sogno che ho è quello di vivere serena con il mio bambino, lavorare per potergli offrire una vita migliore”.
Ci auguriamo che i nostri ragazzi possano al più presto raggiungere il loro equilibrio in questa nuova dimensione senza sentirsi soli o persi, imparando ad adattarsi a un nuovo stile di vita, con l’aiuto dell’intera comunità scolastica. Ylenia Tesse
A
rrivare in un paese del tutto diverso dal proprio non è cosa facile per nessuno. La paura di non sentirsi accettati, ma al contrario emarginati è un sentimento comune. Un aiuto per i tanti immigrati, in particolare giovani, viene offerto dal CPIA il cui obiettivo è l’apprendimento della lingua italiana per favorire la loro integrazione a livello culturale e possibilmente in ambito lavorativo. Sicuramente l’integrazione è meno difficile nelle piccole realtà, in quanto anche il semplice frequentare il bar del paese ti permette di essere preso a cuore dal vecchietto del posto che, scambiando due parole con il ragazzo, lo farà sentire meno solo e spaesato. In una realtà molto piccola, quale quella di Bovino, attraverso anche il semplice passaparola, alcuni ragazzi sono riusciti a trovare delle piccole occupazioni. Un esempio sono alcuni studenti del primo periodo didattico.
Farazee Md Masum Billal, 24 anni, originario del Bangladesh e in Italia da un anno e mezzo, attualmente lavora nel rinomato bar pasticceria “Giannotti” di Bovino. D: “Allora Billal, innanzitutto spiegaci il tuo lavoro”. R: “Sono aiuto cuoco nella cucina del ristorante Giannotti ed eseguo i compiti che mi dà lo chef. É un lavoro che mi piace molto perché mi permette di conoscere i segreti della cucina italiana, infatti il mio sogno è diventare un grande chef, magari unendo la cucina italiana con quella bengalese”. D: “Che rapporto hai creato con i tuoi colleghi?” R: “A lavoro mi trattano bene, mi sento parte del gruppo e allo chef sono così simpatico da invitarmi a volte a pranzo a casa sua nel giorno di chiusura. Per quanto diversi dal punto di vista culturale, mi trovo bene con i ragazzi italiani.”
Blessing Irozavbiere, 35 anni, proveniente dalla Nigeria, da 8 anni in Italia, è una mamma che ha fatto diversi lavori per mantenere il suo bambino. D: “Quali lavori hai svolto?” R: “Ho lavorato in estate in una fabbrica
Le parole di Blessing sono un monito per la nostra comunità. Ogni essere umano ha il diritto di vivere in pace e serenamente. “I diritti degli uomini devono essere di tutti gli uomini, proprio di tutti, sennò chiamateli privilegi”. (Gino Strada) Arcangela Pignatiello 9
La violenza contro le donne analizzata attraverso una mostra itinerante di SUNDAY MERCY ALFA
L
a violenza contro le donne è un problema pervasivo che attraversa ogni confine geografico, culturale ed economico. Per porre fine a questo ciclo distruttivo è fondamentale investire nell'educazione che possa ispirare il cambiamento. In questo articolo, esploreremo il ruolo cruciale che l'istruzione gioca nel contrastare la violenza sulle donne e come essa possa fungere da chiave per costruire una società più giusta e rispettosa. Il giorno 2 novembre 2023, nella città di Cerignola, presso la scuola I.I.S.S. Pavoncelli, si è tenuta una mostra itinerante, intitolata “Com’eri vestita?”, domanda che sottende stereotipi sessisti e pesanti implicazioni negative, poiché presuppone l’idea che la vittima “avrebbe potuto evitare lo stupro se solo avesse indossato abiti meno succinti!” La nostra scuola CPIA1 Foggia, Punto di Erogazione di Cerignola, sensibile all’argomento, ha deciso di fare una visita presso la suddetta scuola e visitare la mostra, affinché si potesse vedere con occhi ciò che alle volte le parole non dicono, e confrontarsi poi con i membri della mostra, nonché le operatrici del “Centro Antiviolenza Titina Cioffi”, che gentilmente ci hanno affiancato e hanno aperto un dibattito molto interessante con tutti noi. In primis ci hanno mostrato gli abiti che indossavano le donne nel momento in cui sono state violate e le 10
nostre docenti Stefania Bellino e Alessandra Paciello ci hanno letto le storie di queste povere vittime, prendendo anche qualche pausa tra una storia e l’altra, per farci riflettere. La storia che mi ha colpita di più è stata quella della psichiatra, vittima del suo stesso paziente. Tutti noi alunni siamo stati presi per qualche ragione differente da diverse storie, ma ad ogni modo eravamo tutti in un silenzio troppo assordante! Dopo la presa visione degli abiti e la lettura, ci hanno invitati a scrivere un pensiero sul quaderno posto all’ entrata, poi ci siamo accomodati tutti e le operatrici della mostra si sono presentate! A prender parola poi, è stata la signora Maria Rizzi, una delle operatrici del centro violenza del comune, che ha parlato dei vari significati della parola violenza e come questa non è sempre visibile, poiché può manifestarsi in tanti modi, anche psicologica. D: “Mi scusi, che cosa si intende per psicologica?” R: “La violenza che non si vede ma fa male lo stesso ed è più difficile percepirla perché la vittima non si accorge che la sta subendo”. Dopo prende parola un’altra operatrice che ci domanda del nostro paese di provenienza e quale valore abbia la donna da noi. Ci presentiamo tutti e da qui si genera un interessante dibattito, poiché abbiamo culture diverse e, inevitabilmente, le idee che abbiamo sono diverse. Io prendo parola e confesso che non importa della provenienza e della cultura, sia religiosa che sociale, la donna ha il diritto di lavorare e poter essere alla pari dell’uomo. I miei compagni invece sono di pareri molto differenti: alcuni di loro provenienti dall’ Egitto sostengono che la donna deve badare alla famiglia, altri invece sono disorientati e in dubbio, altri ancora non rispondono! Al termine del dibattito, abbiamo ringraziato le insegnanti e le operatrici e siamo andati via, con maggiore consapevolezza e molte riflessioni da fare. A cura della docente Stefania Bellino
11
Liberi di scegliere se emigrare o restare di ELENA LUCACI e BRINCUS CONSTANTIN 1PD
I
n occasione della manifestazione “Festival dell’inclusione, liberi di scegliere se migrare o restare”, in data 28 settembre 2023, organizzata dal centro servizi “Contrasto alla povertà “con il supporto della comunità “Un sorriso per tutti”, la nostra scuola, CPIA1 Foggia Punto di Erogazione di Cerignola è stata invitata a partecipare attivamente all’ evento. Facendo proprie le parole di Papa Francesco che, nel messaggio “Liberi di scegliere se migrare o restare” gli organizzatori e gli animatori dell’evento hanno coinvolto bambini e adulti in una serie di attività, dallo sport alla musica, dall’arte fino alla riflessione personale con l’aiuto della preghiera interreligiosa. Il Festival ha avuto inizio alle 15:45 con l’accoglienza prevista presso il centro servizi Contrasto alla povertà. Alle 16:00 noi corsisti del CPIA abbiamo partecipato con una mostra a delle attività progettuali e di laboratori di Arte e manualità (precedentemente allestita dalle docenti Alessandra Paciello e Stefania Bellino). Durante la mostra e il laboratorio artistico attivo, al quale hanno partecipato i ragazzi, c’è stata l’esibizione canora di Stefano Giussani, organizzata dal CPIA1 Foggia, Punto di Erogazione di Cerignola, che ha allietato il festival con note melodiche e canzoni di Sting e in chiusura con il brano “ We are the world”. 12
Intorno alle 18:00 ci sono stati i laboratori di bolle per i più piccoli. Alle 19:00 si sono fermate le attività per una preghiera interreligiosa, con varie riflessioni sul tema dell’immigrazione. Alle 19:30 il Vice Sindaco e Assessore al Welfare, Politiche di benessere e inclusione sociale, contrasto alla povertà e alle fragilità, Maria Dibisceglia, è intervenuta per i vari ringraziamenti alle associazioni e alla nostra scuola per aver partecipato attivamente a questa manifestazione, sensibilizzando così tutto il tessuto sociale. Molti giornalisti di varie testate si sono interessati alla giornata, infatti anche la nostra responsabile di plesso, la docente Alessandra Paciello, ha rilasciato un’intervista per il giornale “L’ Attacco”, dando lustro sia al Festival, sia alla nostra scuola, che è sempre attiva e sensibile sul territorio di Cerignola. A cura della docente Stefania Bellino
13
La Giornata Mondiale dei Sogni attraverso una lezione dedicata all’argomento di EBRIMA DARBOE E MAMMADOU SOW 1PD
I
n occasione della Giornata Mondiale dei Sogni, noi studenti dei corsi PPD e SPD del Punto di Erogazione di Cerignola, coadiuvati dalla Prof.ssa Fatima Gramegna, il giorno 25 settembre abbiamo dedicato una lezione a questo argomento. La “Giornata Mondiale dei Sogni” fu istituita il 2012 da Ozioma Egwu Own, motivatrice e educatrice americana, la quale affermava che gli individui dovessero avere nella propria vita dei sogni, delle aspirazioni da coltivare e dei traguardi da raggiungere e realizzare. È un’occasione speciale in cui abbandoniamo le nostre preoccupazioni quotidiane per immergerci nell' affascinante mondo dei desideri. Questa giornata, dedicata all’ esplorazione e alla celebrazione dei nostri sogni più profondi, ci offre l’opportunità di riflettere sul potere trasformativo delle nostre aspirazioni personali. In classe, dopo un acceso e interessante dibattito su cosa è il sogno, siamo arrivati alla conclusione che il sogno non deve essere una semplice idea, ma un progetto di vita, la fiamma che muove la vita e le menti di noi studenti. Presi da questo dibattito la docente ha intervistato noi corsisti, chiedendoci quali fossero i nostri sogni.
14
Luigia B. “I wish the war would end and peace would reign in the world”. “Vorrei che nel mondo finisca la guerra e regni la pace”. Sister Abe “My dream is equality among men”. “Il mio sogno è l’uguaglianza tra tutti gli uomini”. Vittorio P. “My dream is to become a great chef”. “Il mio sogno è diventare un grande chef”. Marco P. “My dream is to become a mechanical engineer”. “Il mio sogno è diventare un ingegnere meccanico”. Ebrima “My dream is to become a football player”. “Il mio sogno è diventare un calciatore”. Bah “My dream is the end of all racial discrimination in the world”. “Il mio sogno è la fine di ogni discriminazione razziale nel mondo”.
Sow “My dream is to become rich so I’ll help poor people”. “Il mio sogno è diventare ricco così potrò aiutare la povera gente”. Anna Di Leo “My dream is to become a singer”. “Il mio sogno è diventare una cantante”.
Martina Di B. “My dream is to become a stylist”. “Il mio sogno è diventare una stilista”
Infine, abbiamo realizzato un cartellone e fatto una foto-ricordo di questo evento. A cura della docente Fatima Gramegna
15
L’esperienza di due corsisti di Foggia in occasione di “Musicando Insieme” di ISSA CANDÉ e VINCENZO RUBANO 2PD
S
iamo Cande’ Issa e Rubano Vincenzo, due studenti del Secondo Periodo Didattico del Punto di Erogazione di Foggia e vogliamo raccontarvi il nostro viaggio a San Giovanni Rotondo per la manifestazione musicale “Musicando Insieme”. È stata una esperienza fantastica, bellissima ed emozionante. Ma partiamo dall’inizio! La manifestazione è stata organizzata dall’I.P.E.O.A. o, detto in modo semplice, l’Istituto Professionale Alberghiero “Michele Lecce” di San Giovanni Rotondo. Questo evento è stato un’occasione per dimostrare l’importanza della musica all’interno delle scuole, perché la musica ci aiuta a stare meglio, a socializzare, a conoscere noi stessi e il mondo. Per noi due è stata un’esperienza incredibile! Ma ecco… stiamo di nuovo correndo troppo! Ritornando all’inizio: siamo partiti alle 7.50 dalla stazione di Foggia con il pullman per San Giovanni e con noi c’erano il professor Picucci e la professoressa Lo Muzio, nostri accompagnatori per il viaggio ma anche nostri accompagnatori musicali. Arrivati a San Giovanni, abbiamo fatto un veloce sopralluogo al Parco del Papa, dove si sarebbe tenuta la manifestazione. Il parco era davvero grande e molto bello ma purtroppo l’ansia, alla vista di tante persone, non ci ha permesso di godere davvero il momento. C’erano tanti gruppi musicali che si sarebbero esibiti prima e dopo di noi, 16
gruppi con tanti musicisti e cantanti che sembravano molto più ben equipaggiati e preparati di noi. L’ansia ci stava mangiando! Per fortuna, il professor Picucci ha proposto di andare a fare colazione in un bar per calmare un po’ i nervi. Forse era per l’agitazione o per il fatto che eravamo partiti molto presto ma ci è sembrato che quei cornetti fossero tra i più deliziosi che avessimo mai mangiato! Dopodiché siamo ritornato al parco che si era riempito ancora di più. Ci siamo anche ricongiunti con i ragazzi del punto di erogazione di San Giovanni: sarebbero saliti con noi sul palco con dei grandi cartelloni. Ci siamo sentiti meno soli e impauriti. Sono arrivate anche la Dirigente ed il suo staff… insomma, la cosa si faceva seria; ma sapere che erano venute lì per noi ci ha riempito davvero d’orgoglio: dovevamo dare il massimo! Alle 10.30 circa, dopo un’ora di angoscia e di attesa, è finalmente iniziata la manifestazione: hanno presentato tutte le scuole e i gruppi che si sarebbero esibiti ma eravamo così preoccupati che ci ricordiamo davvero poco di quel momento! Dopo il terzo gruppo è arrivato finalmente il nostro momento, dovevamo salire sul palco. Abbiamo fatto dei respiri profondi e via, siamo saliti! È stato strano essere lì sopra, tutti ci guardavano ed era la nostra prima volta sul palco. È stata una delle esperienze più emozionanti della nostra vita. Io, Issa, ho letto un testo molto significativo
sull'Immigrazione che parla della mia storia di quando sono arrivato in Italia e io, Vincenzo, ho cantato "La Forza della Vita" con l’aggiunta di alcune barre preparate e scritte da me mentre il professor Picucci e la professoressa Lo Muzio mi accompagnavano con la chitarra. Dopo aver finito l'esibizione, eravamo galvanizzati e contenti, avevamo fatto la nostra parte e l’avevamo fatta bene! Abbiamo ricevuto i complimenti da parte del pubblico e persino un invito da parte di Fra’ Pasquale a cantare a “Padre Pio TV”. Insomma, siamo stati grandi! In attesa di altre occasioni belle ed emozionanti come queste, vi salutiamo dal punto di erogazione di Foggia!
Un’esperienza molto gradita dai corsisti del CPIA1 Foggia di SIMONA SEVERO
A
gli inizi di ottobre gli studenti dei corsi di alfabetizzazione del Punto di Erogazione di Foggia si sono recati al Nuovo Mercato di Campagna Amica della Coldiretti di Foggia al fine di approfondire la conoscenza dell’ambiente cittadino, favorire l’acquisizione di competenze trasversali e trattare argomenti oggetto di studio quali: i luoghi della vita quotidiana, geografia locale ed educazione ad una corretta alimentazione. La giornata di visita è stata un’occasione per gli studenti di conoscere le aziende del territorio che hanno avuto modo di raccontarsi, parlare di territorio e di materie prime locali a km zero. Gli obiettivi formativi dell’uscita didattica sono stati: spronare gli studenti in scambi comunicativi con persone di nazionalità italiana durante la compravendita, accrescere il lessico relativo a cibi e bevande e le produzioni locali, mettere in pratica formule di cortesia e porre semplici domande, fare esperienza diretta con le misure di capacità e cogliere le informazioni presenti sui cartelli ed etichette dei prodotti, scrivere autonomamente o con l’aiuto degli insegnanti i propri dati su modulistica realizzata ad hoc dalla Coldiretti in collaborazione con le docenti di alfabetizzazione. Infatti ogni studente dopo un attento ascolto della storia di ciascuna azienda locale ha potuto formulare delle semplici domande relative ai prodotti esposti: “Come si chiama? Quanto costa?
Com’è fatto? Cosa c’è dentro? Quanto pesa? Per favore, posso assaggiare?” Pertanto, i ragazzi hanno potuto fare un’esperienza sul campo per mettere in pratica le nozioni apprese in classe sul "fare la spesa" e sul riconoscere i numerosi prodotti che la nostra Capitanata offre. Molti di loro sono stati colpiti dalle saponette e dalle caramelle al miele, ma anche del gelato alla carruba che aveva lo stesso sapore del cioccolato! Inoltre è stata l’occasione per parlare delle abitudini alimentari degli italiani e della dieta mediterranea. Si è parlato dei nutrienti più importanti esposti nel mercato: i carboidrati (pasta, miele, pane e taralli), le proteine (carni insaccate, uova e formaggi) e i grassi (olio e burro) e dell’importanza di assumere nella propria dieta quantità giuste per il fabbisogno energetico che varia in base
alle diverse fasi della vita di ciascuno. Si è parlato dell’importanza di non saltare nessuno dei tre pasti principali, di mangiare molte verdure e di bere molta acqua. I ragazzi hanno potuto visitare i numerosi stand di miele, prodotti ortofrutticoli, tartufo, pasta e prodotti da forno, prodotti caseari, gelato artigianale e olio e assaggiare, alcuni per la prima volta, le specificità del nostro territorio. La sorpresa per i produttori è stato proprio l’interesse che i ragazzi hanno mostrato nei loro racconti e la curiosità verso prodotti che per alcuni di loro erano sconosciuti. Alla fine della visita, i ragazzi sono stati invitati a compilare un questionario di gradimento nel quale hanno potuto esprimere con semplici frasi le loro considerazioni sull’esperienza svolta e, vedendo le loro risposte, essa è stata molto gradita!
17
Analisi del significativo film di Matteo Garrone “Io Capitano” fatta da una corsista del P.E. di Manfredonia di AIDA DE MICHELE 2PD
S
u iniziativa del Punto di Erogazione di Manfredonia, ci siamo recati al cinema, accompagnati dai nostri insegnanti, per assistere al film del regista Matteo Garrone. "Io capitano!" è l’urlo di un semplice ragazzo senegalese dopo aver raggiunto le coste italiane ed è anche il titolo del film, prodotto nel 2023, dalla sceneggiatura scritta da Garrone stesso con Massimo Gaudioso, Massimo Ceccherini e Andrea Tagliaferri. Il film segue la storia di due ragazzi senegalesi, Seydou e Moussa, che, con l'aspettativa di trovare una vita migliore, partono da Dakar per raggiungere l'Europa. Il loro viaggio si rivela una vera e propria "Odissea": abbandonati nel deserto, rapinati dai banditi e costretti da questi a separarsi. A questo punto è il viaggio di Seydou quello a cui continuiamo ad assistere. Egli, attaccato dalla mafia siriana viene poi venduto come schiavo assieme ad un'altra persona. Grazie al duro lavoro vengono entrambi affrancati e raggiungono la Libia. Qui i due cugini si ritrovano e riescono a trovare un modo per arrivare in Italia. Le sventure non sono però terminate, infatti i due potranno salpare solo nel caso in cui sarà Seydou a capitanare la barca. Il ragazzo, con buona volontà, non si ab18
bandona alla paura e arriva sulle coste italiane urlando "io capitano!". Il regista stesso ha definito la pellicola "un romanzo di formazione ". Siamo infatti portati a osservare come Seydou e Moussa crescano durante il viaggio attraverso la conoscenza della disumanità dell’essere umano. Garrone si é asservito ad una storia a cui siamo ormai assuefatti, tanto da non renderci più conto di quanto brutale e turpe sia ciò a cui i migranti vanno incontro ogni giorno pur di trovare un futuro più sereno. Alcuni specialisti del mondo della celluloide hanno definito questo film una fiaba, non perché tratti argomenti incredibili, piuttosto perché Seydou spesso si lascia trasportare in una realtà onirica per ricevere una piccola quantità di speranza. L’intento del CPIA1 Foggia, e in particolare del Punto di Erogazione di Manfredonia, è stato di mostrare quella che è la storia di tantissimi corsisti stranieri, i quali spesso seguono dei percorsi simili per arrivare a quella che per loro è una vera “terra promessa”. “Spazza via I sogni che ti lacerano, spazza via i sogni che spezzano il tuo cuore, spazza via le bugie che non ti lasciano niente tranne che perduto e con il cuore spezzato! Io credo in una terra promessa”, scriveva
Bruce Springsteen nei lontani anni ’70! Ed è un monito per tutti coloro che sono animati da un’ardente speranza. "Io Capitano", rilasciato in Italia il 7 settembre 2023, é stato premiato per la miglior regia e miglior attore emergente all' ottantunesima edizione del Film Festival di Venezia. *A cura della docente Marilena Conte
In alto: una scena del film Qui sopra: locandina del film
Un viaggio formativo tra passione e opportunità di SALMA JAMAL 1PD
S
ono Salma, una studentessa marocchina di 26 anni che ha iniziato il suo percorso di istruzione serale qui in Italia nella classe 1PD della scuola CPIA1 Foggia nel Punto di Erogazione di Manfredonia. Recentemente ho avuto l'opportunità di partecipare a una visita didattica presso le ex fabbriche San Francesco, un luogo che si è rivelato non solo suggestivo ma anche ricco di spunti di riflessione. Il 6 ottobre 2023 abbiamo avuto modo di partecipare a un convegno dal titolo "La sfida dell'inclusione". L'evento era incentrato sull'importanza di integrare le persone nel mondo del lavoro, con un focus particolare sulla scelta di una professione che susciti passione e desiderio. Riflettendo sulla mia esperienza personale, questo argomento ha colpito nel segno perché sono in Italia da poco tempo e sono alla ricerca del mio futuro. Il convegno si è concentrato su un tema che tocca da vicino la vita di ognuno di noi: l'inclusione nel mondo del lavoro. Siamo stati immersi in discorsi coinvolgenti che hanno sottolineato quanto sia importante non solo trovare un lavoro, ma anche svolgere un'attività che veramente ci appassioni. Questo concetto ha risuonato fortemente in me, e sono fortemente convinta che sia un principio fon-
damentale per il successo personale e professionale delle persone. Mentre ascoltavo gli oratori, tra i quali spiccavano 2 dirigenti scolastici, fra cui anche la Prof.ssa Cavallone, dirigente scolastico della nostra scuola, ho compreso quanto sia cruciale l'inclusione nel mondo del lavoro, specialmente per coloro che provengono da esperienze di vita diverse, come gli immigrati e i detenuti. L'importanza di fare un lavoro che si ama è stata sottolineata con forza durante il convegno. Mi sono ritrovata a riflettere sulla mia scelta di frequentare la scuola serale, un impegno che richiede tempo e sforzi, ma che rappresenta una parte fondamentale del mio percorso. Sentire la storia di una esperta di cucina, durante l'evento, è stato un momento toccante per me. L’esperta ha condiviso il suo viaggio e ha sottolineato quanto sia essenziale amare ciò che facciamo, soprattutto quando si tratta di lavorare in cucina. Ha descritto il suo successo non solo in termini di abilità culinarie, ma anche come risultato della passione che nutriva per questa branca. Questo messaggio ha colpito nel segno, facendomi riflettere sul mio percorso e su come posso trovare la stessa passione nel mio cammino.
Riflettendo sull'evento, posso dire con certezza che è stato un momento di crescita personale significativo per me. Ho capito l'importanza di perseguire ciò che amo e di coltivare la passione per raggiungere i miei obiettivi. L'inclusione, come tema centrale, mi ha aperto gli occhi sulla diversità e sull'opportunità che essa porta con sé. Gli interventi dei dirigenti scolastici hanno illuminato la strada per l'integrazione nel mondo del lavoro, offrendo speranza e prospettive positive per tutti noi studenti immigrati e anche per i detenuti delle carceri. Il convegno mi ha spinta a considerare non solo il percorso di studio, ma anche il mio futuro lavorativo in modo più consapevole. L'inclusione, la passione e la scelta di un lavoro che piace saranno per me gli elementi chiave per una crescita personale e professionale soddisfacente. Sono grata per questa esperienza che ha arricchito la mia prospettiva e mi ha motivato a perseguire il mio cammino con determinazione.
*A cura del docente Massimo De Girolamo
19
Reportage dell’inaugurazione di un nuovo Punto di Erogazione a Monteleone di Puglia di DANIELA REDDAVIDE
G
iovedì 28 settembre 2023... In questa giornata speciale siamo pronti per una nuova avventura, contrassegnata dall’apertura della nuova sede del CPIA1 Foggia “D. M. Sassoli” a Monteleone di Puglia, presso i locali dell’Istituto Omnicomprensivo “Martin Luther King”. Sono presenti la Dirigente Antonia Cavallone, il sindaco Giovanni Campese, il responsabile della Cooperativa “ALADINO” Giuseppe Chiumento, gli operatori delle comunità che ospitano i ragazzi e naturalmente tutti i nuovi iscritti a questo anno scolastico che assistono al taglio del nastro effettuato dalla nostra Dirigente e dall’assessore Imma Scelzo. Si aprono le porte della nuova sede e, dopo la visita ai locali della scuola, ci si sposta nell’auditorium dove la Dirigente dà il benvenuto a tutti, ricordando che 20
negli ultimi anni l’offerta formativa si è ampliata, grazie all’impegno dell’amministrazione comunale che ha messo a disposizione le aule dell’istituto e all’ottima collaborazione tra il sindaco e la nostra istituzione, tale da permettere una scuola aperta e accessibile a tutto il territorio. Si tratta, dunque, di una grande opportunità per chi vuole migliorare le proprie competenze, sia per i residenti che per tutti coloro che provenendo da altri paesi, devono apprendere una lingua e integrarsi in un contesto nuovo. Per far ciò la collaborazione è fondamentale, infatti rappresenta il “donare agli altri”, arricchisce le persone e la comunità intera, così come l’accoglienza che è un atto di apertura verso l’altro. Accogliere non significa semplicemente ospitare ma rendere partecipe l’altro di ciò che ci appartiene, è ascoltare co-
gliendo i segnali che l’altro ci manda ed è condividere esperienze e valori. Già dai primi giorni di scuola gli alunni si sono sentiti integrati, hanno percepito questo spirito, al punto che alcuni dei nostri studenti, Hassan, Olena, Karim, El Badri e Abollah ci hanno resi partecipi delle loro emozioni e dei loro sentimenti pù profondi raccontandoci ciascuno la propria storia di vita. Alcuni di loro sono minorenni e hanno già affrontato un lungo e pericoloso viaggio che li ha portati lontano dagli affetti più cari costringendoli a migrare in un luogo sconosciuto e confrontarsi con una cultura diversa, con un unico grande obiettivo: trovare un lavoro e garantirsi un futuro migliore che darà loro anche l’opportunità di supportare le famiglie lasciate nei paesi di provenienza. Ma c’è anche chi, purtroppo, è fuggito dalla guerra, come gli studenti
ucraini, in fuga da una disumana forma di aggressione che ha tolto loro tutto ciò che avevano. Ed è qui che deve intervenire l’inclusione scolastica che è, al tempo stesso, una grande conquista e una grande sfida, poiché cerca di favorire il raggiungimento del successo formativo di tutti gli studenti tenendo conto delle potenzialità di ciascuno, ma affinché questa si realizzi nel modo più completo, è fondamentale che la scuola metta in atto un dialogo interculturale per rendere la diversità una vera e propria fonte di ricchezza. La scuola è un luogo primario di socializzazione, è una delle prime occasioni di confronto tra culture diverse e il suo intento principale deve essere quello di avviare un percorso educativo su misura per far sì che anche gli alunni appena arrivati in un nuovo Paese riescano a superare le difficoltà linguistiche e le barriere legate all’accettazione e alla piena integrazione. “Quante emozioni che ci dà questa scuola. – esordì in passato il Ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi ricordando la centralità dell’istituzione scolastica nella vita di tutti. “Il carattere della nostra Scuola è dato da tre parole: “aperta”, perché non può insegnare che il mondo è fatto di barriere, “inclusiva”, perché la nostra Costituzione vuole che sia per tutti, non uno di meno, e “affettuosa”, che è l’aspetto più complicato. Bisogna andare a scuola per avere tutti gli strumenti”. Alla coesione e all’inclusività fa riferimento anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ricordando i valori dell’amicizia e della solidarietà che permeano la Scuola e la rendono accogliente anche per gli studenti più fragili ma nel contempo forti e desiderosi di afferrare nuove possibilità che la vita può offrire loro e noi docenti ci impegneremo affinché non rimangano delusi. Che sia d’augurio l’apertura di questo nuovo centro del CPIA1 Foggia, affinché questo nuovo anno scolastico veda noi docenti e i corsisti protagonisti di nuove esperienze e progetti di arricchimento, che facciano sentire loro parte integrante del nostro Paese. Buon anno scolastico a tutti noi.
21
Un esempio di sostenibilità virtuosa nel nostro territorio: “Il Giardino della Gioia” di Torre Mileto di EBRIMA TRAWALLY, HOSSAIN AKBAR, NJIKOUFON MOUHAMED AWAL 1PD
I
cambiamenti climatici che stiamo vivendo ci inducono a riflettere sul bisogno di trasformare profondamente i nostri stili di vita. L'Onu ha fissato per il 2030 il raggiungimento di 17 obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile (AGENDA 2030): la scuola ha un ruolo importante per indicare la strada da percorrere perchè ‘Obiettivi comuni’ significa che riguardano tutti i Paesi e tutti gli individui, grandi e piccoli. É urgente la trasformazione del nostro modello di sviluppo perché non è più sostenibile per il nostro pianeta Terra. Occorre orientarsi sui temi della equa distribuzione delle risorse, il contrasto al cambiamento climatico, città e insediamenti sostenibili, consumo e produzione sostenibili. Abbiamo fatto delle ricerche nel nostro territorio e abbiamo scoperto che dal 2011 in un ecovillaggio nei pressi di Rodi Garganico, a Torre Mileto, molti degli obiettivi dell’Agenda 2030 sono stati raggiunti; grazie alla disponibilità di un uliveto si pratica l'auto-sussistenza e l’agricoltura sostenibile, la “permacultura”. Abitano nelle “yurta” (tende abitabili) e hanno autocostruito anche dei pannelli solari, una cucina comunitaria (una cucina in cui viene condiviso tutto, frutta e verdura vengono prodotte nell’orto), le “compost toilette” (per raccogliere e trasformare le feci in concime) ed altri spazi comuni per vivere all’aperto, sempre a contatto con la natura. Tra yurta e ulivi, la proprietà è aperta al pubblico su prenotazione, per conoscere e praticare la permacultura, l'arte di creare spazi vivibili e funzionali per attività e stili di vita ispirati alla natura. Per22
buto economico giornaliero. La prenotazione può avvenire attraverso il sito web o tramite il Worldwide Opportunities on Organic Farms, Italia (WWOOF Italia), un movimento mondiale che mette in rete ospiti e progetti rurali naturali, promuovendo esperienze educative per costruire una comunità globale consapevole delle pratiche agricole ecologiche. I WWOOFer condividono la quotidianità con i padroni di casa e imparano tecniche agricole sostenibili trascorrendo circa metà della giornata ad aiutare. “Il Giardino della Gioia” fa parte della Rete Italiana Villaggi Ecologici, associazione di ecovillaggi con l’obiettivo comune di fare conoscere e sostenere le esperienze comunitarie. macultura significa prendersi cura delle persone, del nostro pianeta e condividere le risorse in modo equo. Offrono ospitalità anche in cambio di lavoro o contri-
*A cura dei docenti Lucia Colella, Stefano Biscotti e Angela Azzarone
Un road movie particolare ed un viaggio verso la felicità di VERONICA MENNINI e COSIMO ROMAGNOLO 2PD
“C
’è una parola che dobbiamo ripetere fino a stancarci ed è questa: dialogo. Siamo invitati a promuovere
una cultura del dialogo cercando con ogni mezzo di aprire istanze affinché questo sia possibile e ci permetta di ricostruire il tessuto sociale. La cultura del dialogo implica un autentico apprendistato, un’ascesi che ci aiuti a riconoscere l’altro come un interlocutore valido; che ci permetta di guardare lo straniero, il migrante, l’appartenente a un’altra cultura come un soggetto da ascoltare, considerato e apprezzato”. Dal discorso di Papa Francesco per il conferimento del premio Carlo Magno, Sala Regia, venerdì, 6 maggio 2016. Un road movie un po’ particolare quello che vede protagonisti Zana e Dana, due “bekas” due fratelli orfani, soli al mondo. Dopo aver visto il film “Superman” vogliono realizzare un desiderio: andare in America e incontrarlo. Il film narra, con gli occhi ingenui e sognanti dei due fratelli, il dramma di un popolo, quello kurdo, e di un paese, il Kurdistan, dal quale molte persone decidono di fuggire in cerca di un futuro migliore. Stessa sorte che ha vissuto in prima persona il regista Karzan Kader, il quale traspone nel film parte della sua esperienza personale. Vivono per questo sogno e forse l’America la troveranno non oltre oceano ma
nel rapporto tra di loro, che non hanno più nessuno, nemmeno Baba Shalid, l’anziano che dava loro gli strumenti per lustrare le scarpe e soprattutto tenerezza e premura. Un legame fraterno che si consolida sempre più, un rapporto fatto di complicità, di affetto, di protezione, di unione, mai date per scontate ma sempre riscoperte. Superman, l’eroe, assume i contorni più realistici di questi bambini che hanno il coraggio di affrontare quanto la vita gli offre senza arrendersi mai, trovando la forza e la speranza di continuare. Un film che riesce a coniugare la drammaticità degli eventi, (pensiamo ad esempio alla scena della mina, alla fuga con il camion) con un linguaggio quasi da favola che nulla toglie a quanto descritto. È una modalità che rende più tollerabile e comprensibile ad un pubblico giovane, come quello delle nostre classi, quanto il film con realismo ci propone. Il nostro anno scolastico inizia con un dibattito, un dialogo aperto dopo la visione di questo film, dibattito dal nome “Gli invisibili in viaggio verso la felicità” tenutosi lo scorso 24 ottobre presso il nostro P.E. di Rodi G.co. Quest’anno, finalmente, tra i numerosi iscritti abbiamo un bel numero di donne, giovani donne che
hanno lasciato il loro paese di origine per diversi motivi, che vanno dalla guerra alla povertà. Ma chi sono questi “invisibili”? Ad una prima lettura, il dibattito sembra quasi voler indicare tutti coloro che sono dimenticati, non ascoltati, non considerati. Coloro che, con coraggio, lasciano le proprie terre, la propria famiglia, il proprio cuore, per raggiungere la meta di una nuova vita ed è per questo che in coro, gli alunni recitano dinanzi a tutti noi la bellissima poesia di Gianni Rodari “La valigia dell’emigrante” e si commuovono insieme, nel medesimo punto: “ ma il cuore no, non l’ho portato nella valigia, non c’è entrato, troppa pena aveva a partire , oltre il mare non vuol venire”.. Inutile raccontare l’emozione che tutti noi abbiamo provato! Ma, dopo gli interventi dei presenti, si è profilata un’altra chiave di lettura: gli invisibili sono tutte quelle persone che operano nel silenzio per il bene comune, per la buona riuscita di progetti di sensibilizzazione, siamo tutti noi che operiamo nel mondo della scuola, i responsabili delle comunità di accoglienza con i loro operatori, persone che non sempre si vedono ma che esistono e fanno in modo che tutto funzioni al meglio nel rispetto della dignità umana. E, nel silenzio, gli alunni hanno preparato un canto finale, un inno alla pace come messaggio di speranza, visti gli ultimi avvenimenti mondiali: “Semina la pace” dei Gen Rosso. “Sì nascerà il mondo della Pace, di guerra non si parlerà mai più! La Pace è un dono che la Vita ci darà un sogno che si avvererà”. *A cura della docente Maria Grazia Schiavone
23
Un’esperienza di Inclusione e Creatività al CPIA1 Foggia nel P.E. di San Giovanni Rotondo di GUIMYA CHARMANT FRANK GORDAND, SHARIF HALAN, UDDIN SHAHAB, MOLLA MD ROBIN ALFA
L
a Giornata Europea delle Lingue è un evento annuale celebrato in tutta Europa il 26 settembre, e coincide con la Giornata della Firma della Convenzione Europea delle Lingue Regionali e Minoritarie, un documento stilato a protezione delle lingue regionali. Questa giornata speciale è stata istituita dal Consiglio d’Europa e dalla Commissione Europea per promuovere la diversità linguistica e culturale, nonché per incoraggiare l’apprendimento delle lingue straniere. La sua importanza si estende ben oltre i confini del continente europeo, coinvolgendo persone di tutto il mondo. In tutta l’Europa vengono organizzati varie attività culturali nonché workshop per coinvolgere le persone di tutte le età. Al centro di tale giornata vi è l’istruzione linguistica, tanto che università e scuole organizzano eventi speciali per sviluppare le competenze linguistiche che vanno oltre la semplice comunicazione, abbattendo le barriere linguistiche. Anche la tecnologia svolge un ruolo chiave nell’era digitale nella promozione del multilinguismo. Applicazioni e piattaforme online sono 24
ormai diventati una risorsa indispensabile per l’apprendimento delle lingue facilitando la comunicazione tra individui di diverse nazionalità. In questa giornata si incoraggia, di fatto, l’utilizzo di tali risorse per rendere le lingue più accessibili a tutti. Quest’anno il CPIA1 Foggia nel Punto di Erogazione di San Giovanni Rotondo ha partecipato attivamente a questa iniziativa durante la fase di accoglienza invitando gli studenti a partecipare a questa celebrazione, mettendo in luce la diversità linguistica e culturale. Sono stati creati dei disegni, che sono stati resi più accattivanti grazie all’utilizzo di alcune applicazioni, per un concorso che premierà il disegno più rappresentativo della giornata. Il Tema del concorso è la realizzazione di un’illustrazione della Giornata Europea delle Lingue, che verrà stampata sulla maglietta commemorativa in caso di premiazione, nel mese di dicembre. È stata colta con entusiasmo questa opportunità per esprimere la creatività e celebrare le lingue e le culture che ci circondano. L’aula è diventata centro di attività artistiche, dove è stato dato libero
sfogo alla loro immaginazione e al loro piccolo talento artistico. È stato sorprendente vedere come i disegni riflettessero la diversità linguistica presente nella comunità scolastica, così come il modo di vedere gli Stati Europei. Gli studenti, tutti immigrati provenienti da tutte le parti del mondo, sono stati incoraggiati a partecipare attivamente promuovendo la diversità linguistica, come un’opportunità per arricchire la comunità, e dimostrando come l’apprendimento delle lingue possa essere un veicolo per la comprensione interculturale. I disegni rappresentano un ricordo tangibile di una giornata speciale e mettendo in evidenza il talento e la creatività degli studenti anche per la maggior parte analfabeti. L’arte diventa, così, un modo per esplorare e apprezzare culture diverse e attraverso di essa gli studenti sviluppano una consapevolezza interculturale che contribuisce alla loro crescita come cittadini globali informati. La partecipazione attiva del Punto di Erogazione di San Giovanni Rotondo alla Giornata Europea delle Lingue è un esempio eccellente di come l’istruzione possa andare oltre la trasmissione di
conoscenze e coinvolgere gli studenti in attività che promuovono l’inclusione, la diversità e la creatività. Questa giornata ha celebrato non solo la ricchezza delle lingue e delle culture presenti nella comunità, ma ha anche ispirato a esplorare ulteriormente il mondo delle lingue ed a ispirarsi a nuove opportunità. L’arte ha offerto loro uno spazio sicuro per esplorare ed esprimere emozioni comprendendo meglio se stessi e gli altri. Si è constatato che la partecipazione a performance artistiche migliora la memoria e la capacità artistica. In conclusione la Giornata Europea delle Lingue al CPIA1 Foggia nel P.E. di San
Giovanni Rotondo è stato un grande successo, grazie alla partecipazione entusiastica di tutti gli studenti. Questo evento ha dimostrato che la diversità linguistica e culturale è un patrimonio da
celebrare e che l’arte può essere un potente mezzo di espressione e comprensione interculturale. *A cura della docente Teresa Ciccone
Il tema della libertà e della felicità prendendo spunto dalla settimana di “Libriamoci” di TERESA CICCONE
T
raendo spunto dalla settimana dedicata a Libriamoci, si è voluto approfondire, insieme agli alunni di ALFA A e ALFA B, del CPIA1 Foggia, Punto di Erogazione di San Giovanni Rotondo, il tema della libertà e della felicità. In un mondo in costante movimento la ricerca della felicità spesso si intreccia con il desiderio di perseguire i propri sogni. Liberi di sognare è un concetto che incarna la libertà di esplorare le nostre passioni, di superare le sfide e di trasformare i sogni in realtà. Essere liberi di sognare significa abbracciare essenzialmente le passioni che risuonano con il nostro essere più autentico. Che si tratti di arte, scienza, sport o qualsiasi altra forma di espressione l’inseguimento dei nostri desideri ci offre una via per scoprire chi siamo veramente. La libertà di esplorare le proprie passioni è un viaggio che porta alla scoperta di talenti nascosti e di nuove prospettive sulla vita. La libertà di sognare non è esente da sfide; in quanto è proprio nelle sfide che troviamo le opportunità più grandi per crescere ed imparare. L’affrontare ostacoli ci permette di sviluppa-
re la resilienza e la determinazione necessari per perseguire i nostri sogni. Ogni difficoltà diventa un capitolo nella storia del nostro cammino verso la realizzazione personale.
Naturalmente il concetto di “Liberi di sognare” diventa efficace solo se traduciamo i nostri sogni in azioni concrete. Questo richiede impegno, disciplina e la capacità di adattarsi alle circostanze mutevoli. La realizzazione dei sogni
comporta la creazione di obiettivi chiari, la pianificazione strategica e il costante apprendimento lungo la strada. La storia di coloro che sono riusciti a essere liberi è diventata fonte di ispirazione. Le vite di coloro che hanno superato avversità, che hanno abbracciato la loro unicità e che hanno trasformato i loro sogni in libertà, possono fungere da faro per chiunque cerchi di seguire una strada simile. Pertanto essere liberi è un invito ad esplorare, a superare le sfide; si tratta di una dichiarazione di libertà personale. A tal proposito sono state scelte delle letture tratte da due libri: uno s’intitola “Io sono Malala”, di Malala Yousafzai che ha come sottotitolo “La mia battaglia per la libertà e l’istruzione delle donne”: mentre l’altro testo preso in considerazione è “L’arte della felicità” di Dalai Lama. Sono due opere che offrono profonde riflessioni sulla vita, la resilienza e la ricerca della felicità in contesti diversi. Sebbene scritte da autori provenienti da background culturali e religiosi ben distinti, entrambe convergono sulla centralità del 25
coraggio e della compassione nell’affrontare le sfide della vita. Il Dalai Lama, leader spirituale del Tibet, condivide il suo insegnamento sulla felicità interiore. Si tratta di un approccio tipicamente buddhista che incoraggia la mente a coltivare la consapevolezza, la compassione e la gentilezza. Egli dona dei consigli preziosi su superare il dolore e incrementare la gioia interiore. Dall’altra parte, “Io Sono Malala” narra la storia di Malala Yousafzai, la giovane attivista pakistana che si è battuta per l’istruzione delle donne sfidando il regime talebano, e subendo, pertanto, un attentato per difendere tale diritto. Se da un lato il Dalai Lama presenta la spiritualità buddhista come strumento per trovare la serenità interiore; Malala offre un esempio tangibile di come l’educazione e la determinazione possano sovvertire le ingiustizie. Le loro storie convergono nel sottolineare di perseguire un significato più profondo nella vita, oltre alle sfide esterne così come accade agli alunni stranie-
26
ri , provenienti da tutte le parti del mondo come Africa, Pakistan, Bangladesh, Siria, del punto di erogazione di San Giovanni Rotondo, i quali sono alla continua ricerca della felicità e, pertanto, di una vita migliore che nel loro paese, purtroppo, non hanno potuto trovare per via delle guerre, ancora in corso, o a causa della corruzione che spesso persiste nei paesi più poveri, impedendo loro di dare una svolta alla propria condizione di vita. Con tale spirito si è chiesto loro di scrivere quali fossero i loro sogni, i loro obiettivi, ed è emerso che i loro desideri sono quelli comuni a tutti gli uomini come trovare un buon lavoro, da quello più umile come il pasticciere, a quello più ambizioso come l’ingegnere meccanico. Tutti gli uomini sono uguali a tale livello, “senza distinzione di sesso, razza, religione, cultura e lingua”, “ognuno aspira alla felicità e nessuno vuole soffrire”. Questa è la nostra realtà di fondo. Il considerare la felicità un obiettivo legittimo e decidere consapevolmente di perseguir-
la in maniera sistemica può cambiare radicalmente la nostra vita”. (Dalai Lama) Tale pensiero buddhista, rispecchia esattamente ciò che cercano i nostri immigrati che sono ormai in netta maggioranza rispetto agli studenti italiani nella nostra realtà scolastica. La stessa Malala, proveniente dal Pakistan, persegue degli obiettivi ben precisi in modo coraggiosi ovvero quello di assicurare a tutti, ma soprattutto alle donne, il diritto di studiare, così come la pace e la felicità perché “i nostri libri e le nostre penne sono le armi più potenti. Un bambino, un insegnante, un libro e una penna possono cambiare il mondo “affinché possa esistere “la pace in ogni casa, in ogni strada, in ogni villaggio, in ogni nazione”, questo è il mio sogno. Non a caso Malala ha vinto il Premio Nobel per la Pace vendendo 440.000 copie solo in Italia.
Andando a scoprire chi ha reso questa manifestazione un evento emozionante di TERESA CICCONE
I
l Parco del Papa a San Giovanni Rotondo è diventato, il 7 ottobre, il palcoscenico di un evento straordinario intitolato “Musicando” insieme. Tale celebrazione ha visto la partecipazione di varie istituzioni scolastiche, inclusa l’importante presenza del CPIA1 FOGGIA di San Giovanni Rotondo, guidato dalla Dirigente Scolastica Antonia Cavallone, su gentile invito del Dirigente Scolastico dell’Istituto Alberghiero, Luigi Talienti. Per tale occasione sono stati realizzati a scuola una serie di cartelloni con i vari nomi dei C.A.S., oltre quelli della scuola di appartenenza, dando libero sfogo alle capacità artistiche degli stessi alunni che si sono sentiti parte integranti di una comunità più ampia,accolta in modo caloroso presso il Parco ove hanno potuto anche apprezzare la presenza di un vero e proprio campo di allenamento sportivo per mettere a frutto le loro capacità fisiche oltre che intellettuali. La partecipazione dei Centri di Accoglienza Straordinaria (CAS) di San Giovanni Rotondo, tra cui ricordiamo S.
Matteo, Cotonou, D’Addetta, Carriera, Vaticano e Zipeto, ha fatto sì che tale manifestazione fosse ancora più speciale. Sono luoghi che spesso vengono visti come luoghi di speranza per chi è in cerca di rifugio, contribuendo a creare un forte senso di comunità e condivisione di valori. In tale occasione la musica ha dimostrato come essa possa unire le persone e creare un ponte tra culture diverse tra di loro offrendo una piattaforma per esprimere talento, condividere storie significative e promuovere l’importanza dell’accoglienza oltre che della solidarietà. La presenza dei Dirigenti Scolastici quali Antonia Cavallone e Luigi Talienti, ha dimostrato l’impegno nell’educazione e nell’integrazione attraverso l’arte come la musica rivelandosi spesso un mezzo straordinario per esprimere emozioni. Le armonie, i ritmi e le melodie toccano le corde più profonde dell’animo umano, comunicando gioia, rabbia, tristezza, amore e tanto altro. Si tratta di un potere in grado di evocare comprensione ed empatia, rilevandosi essenziale per l’unione dei popoli in
quanto supera le divisioni. L’arte di comporre melodie come mezzo efficace di dialogo interculturale nonché forza catalizzatrice per il cambiamento sociale. Non a caso le canzoni scelte sono state strumenti per promuovere cause sociali, in primis i movimenti per i diritti civili. La musica diventa così un faro di speranza nel momento in cui esprime emozioni universali, supera le barriere culturali, facilita il dialogo e promuove il cambiamento sociale dimostrando che ha come obbiettivo principale quello di abbattere i muri che dividono le nazioni per un mondo più unito e armonioso. “Musicando insieme” è stato veramente un evento indimenticabile in quanto è riuscito ad unire le comunità attraverso la musica mettendo in luce l’importanza di condividere le esperienze e abbracciare la diversità. Un applauso caloroso va a tutti coloro che hanno reso possibile questo momento di grande ispirazione nonché di condivisione.
27
Tanti spunti di riflessione in occasione dell’iniziativa “Libriamoci” di BUMB RODICA ANA, CONFORTE KATSIARYNA, EL BAZ MARYAM KONDJIRA MOUHAMADOU, MORIANU RALUCA MIHAELA 2PD
I
n occasione della settimana dedicata all’iniziativa “Libriamoci” e alla promozione della lettura nelle scuole, abbiamo avuto modo di riflettere su quanto sia importante leggere e quanti benefici abbia la lettura su corpo e mente. Il grande scrittore Umberto Eco diceva: “Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria. Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c’era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l’infinito… Perché la lettura è un’immortalità all’indietro”. Leggere fa sentire davvero liberi e immortali: non esistono limiti di tempo e spazio, l’immaginazione può volare nei luoghi e nei posti più incredibili anche stando fermi e si empatizza con personaggi lontani e vicini. Così come il corpo, anche la mente deve essere nutrita e lo si può fare proprio leggendo. È scientificamente provato, infatti, che la lettura aiuta ad allenare la memoria, può migliorare i livelli di concentrazione e ne beneficiano anche l’immaginazione e la creatività. Non sono da sottovalutare neppure i benefici che la lettura può apportare allo spirito di ciascuno di noi: l’alienazione dalla vita quotidiana che un libro ci permette di avere, aiuta a ridurre stress e ansia e ci regala momenti di spensieratezza e di allontanamento, seppur per poco, dai problemi della vita di tutti i giorni. Non dimentichiamo, inoltre, che immedesimarsi nella storia e mettersi nei panni dei protagonisti aiuta ad essere ben predisposti verso il prossimo, ad essere più comprensivi e più propensi all’ascolto. La lettura, quindi, è crescita. Non solo mentale e spirituale, ma anche delle conoscenze: leggere ci insegna a vivere con le esperienze dei protagonisti, 28
non importa che le loro storie siano vere o inventate, e ci racconta il modo di vivere e pensare dei tempi passati. Se poi si vuole imparare a scrivere ed esprimersi meglio, non c’è amico migliore di un libro! Con la lettura si conoscono nuove parole, che poi si impara ad usare nel linguaggio di tutti i giorni e nella scrittura. Durante le discussioni ci siamo posti domande importanti sulla lettura, ad esempio: cosa rappresenta un libro per chi lo legge? C’è una lettura che ti ha cambiato la vita e ti ha aiutato a crescere? Esiste un momento opportuno per avvicinarsi a un libro? A questo proposito ci siamo imbattuti in tre definizioni di “classico”, che ci hanno fatto riflettere. La prima riporta così: “si dicono classici quei libri che costituiscono una ricchezza per chi li ha letti e amati; ma costituiscono una ricchezza non minore per chi si riserva la fortuna di leggerli per la prima
volta nelle condizioni migliori per gustarli”. A tal proposito si è discusso sul fatto che a tutti è capitato di iniziare a leggere un libro e abbandonarlo, salvo poi riprendere la lettura in un periodo diverso. A volte, infatti, può capitare che l’età o lo stato d’animo del momento possano far percepire una storia come noiosa e non rispondente ai propri gusti. Un buon suggerimento potrebbe essere quello di provare a riprendere la lettura di un libro in un momento successivo, per apprezzarne i contenuti. La seconda definizione che fa pensare è: “un classico è un libro che non ha mai finito di dire quel che ha da dire”. È proprio questo che rappresenta un libro per chi lo legge: una continua opportunità di conoscere, scoprire, imparare ogni volta qualcosa di nuovo, per farne tesoro e trarne insegnamento per la vita. Può capitare, poi, che rileggendo più volte un testo si colgano parti-
colari di cui non ci si era accorti prima: ecco perché un libro continua a “parlarci” anche se lo abbiamo letto più volte. Per finire, la terza definizione recita così: “il «tuo» classico è quello che non può esserti indifferente e che ti serve per definire te stesso in rapporto e magari in contrasto con lui”. Questa affermazione è vera per ciascuno di noi: se, infatti, si scava nei propri ricordi, ognuno riesce a trovare quel libro che sembra scritto proprio per lui, che gli ha cambiato il
modo di guardare il mondo e che ha tirato fuori ciò di cui non si era ancora consapevoli. L’importanza della lettura è diventata ancor più impellente negli ultimi tempi, in questo mondo che è sempre più digitale: sta diventando sempre più superficiale e veloce e stanno cambiando anche il “cosa” e il “come” leggiamo. Di certo non è giusto demonizzare la lettura digitale, né i supporti che la tecnologia ci offre. Tuttavia il dato che sicuramente emerge è che bisogna reimpa-
rare a prendersi del tempo per leggere con calma, riflettere e approfondire. In conclusione, se vogliamo bene al nostro corpo e al nostro spirito possiamo fare e farci un regalo: la lettura! Che sia a scuola, a casa, in solitudine, in compagnia, per studio o per passione, leggere è un balsamo per l’anima e sicuramente allunga la vita! Buona lettura a tutti! *A cura della docente Mariaserena Spaccavento
La storia di un corsista di San Severo ed il parallelo con il film di David Fincher di ANTONIO BUONSANTO 1PD
M
i chiamo Antonio e sono un “ragazzo” di 70 anni! Ebbene sì, ho raggiunto quest’età ed oggi mi sento come Brad Pitt nel film Benjamin Button. Penso lo conosciate il film “lo strano caso di Benjamin Button”: appena nato, Benjamin rivela tutte le caratteristiche di un uomo di ottant’anni e sembrerebbe dovesse morire subito ed invece la sua esistenza si rivelerà il contrario di ciò che è la vita di un uomo normale. Il suo orologio ruota in senso antiorario e vivrà una vita al contrario, terminando la sua vita nel corpo di un neonato. Beh, la mia vita non è proprio così, il mio corpo, la mia salute, i miei acciacchi, sono tipici della mia età, ma mi sento un ragazzino soprattutto ora che frequento la scuola. Non ho avuto una vita facile: provengo da una famiglia povera, mio padre era contadino e mia madre casalinga. Ho tre fratelli e una sorella che nacque dodici anni dopo di me. Mia madre purtroppo, venne a mancare molto giovane; mia sorella aveva appena dieci mesi e ho dovuto prendermi cura di lei. Siamo partiti per Torino per necessità lavorativa e, purtroppo, tutto questo non
mi ha permesso di studiare e lo avrei tanto desiderato! A Torino ho trovato l’amore…l’amore della mia vita: mia moglie, con la quale abbiamo avuto tre figli. Siamo ritornati a San severo dove ho aperto una ditta di trasporti; ho lavorato tanto ma non ho fatto mancare niente alla mia famiglia. Oggi sono pensionato, sono nonno di splendidi nipoti ma ho perso metà del mio cuore: mia moglie. Non è facile andare avanti senza di lei ma ho l’amore dei miei figli e dei miei nipoti i quali si prendono, a modo loro, cura di me, soprattutto dal punto di vista scolastico: sono loro, infatti, a dirmi cosa devo portare a scuola, o ad aiutarmi se qualcosa magari non l’ho compresa. E sì, ho deciso di realizzare uno dei miei sogni e cioè prendere il Diploma di Terza Media, oggi che ho abbastanza tempo libero. Certamente non è facile, il mio cervello non è allenato come un tempo, ma cerco di fare del mio meglio e di impegnarmi al massimo. Ciò che mi piace di più è trascorrere del tempo in compagnia di persone meravigliose. Sono di età e nazionalità differenti. È la
prima volta che mi trovo a contatto con persone così diverse le une dalle altre ed è stata una scoperta per me, perché ognuno di noi ha da imparare dall’altro. Hanno tanto da insegnare: ragazzi che sono partiti dai loro paesi e hanno lasciato le loro famiglie alla ricerca di una vita e un futuro migliori. Hanno una grande forza perché non è facile vivere in un paese straniero, con una cultura diversa. Sto imparando tante cose, di storia, geografia, italiano, etc.; sto cercando addirittura di imparare l’inglese, mai studiato in vita mia, ma ciò che più sto imparando me lo stanno insegnando i miei compagni: avere sempre il sorriso sulle labbra, anche quando sei stanco per il troppo lavoro, anche quando sei triste perché ti manca la tua famiglia, anche quando vai a dormire e nessuno ti abbraccia. La vita ti toglie ma ti dà tante opportunità che devono essere afferrate al volo. Ogni giorno che abbiamo a disposizione è un grande dono e abbiamo il dovere verso noi stessi di viverlo appieno in tutte le sue sfaccettature. *A cura della docente Alessandra Monte 29
Ansia, tristezza, dolore e infine gioia: felicità di alcuni corsisti di Stornarella per essere in Italia di HAPPY IGHODARO, SOFIYA LUTSIV, ALINA DANSCA 1PD ALEXANDRA MELNYC, SALEM AJMI SALEM ALFA MIRACLE ODI, NAOMI ILORI 2PD
HAPPY
“C
iao, sono Happy, ho 25 anni, il mio Paese d’origine è la Nigeria. Sono arrivata in Italia il 24 giugno del 2016. Sono molto contenta di stare in Italia perché voglio avere una vita migliore e per questo vengo a scuola, per imparare a leggere, scrivere e comprendere meglio l’italiano. Sono soddisfatta dei risultati che ho ottenuto finora sia a scuola sia nel lavoro. Lavoro in una fabbrica, questo mi consente di risparmiare dei soldi per realizzare il mio sogno ossia aprire un negozio di creme preparate da me. Le uso su me stessa e vi assicuro che funzionano”. SOFIYA
“M
i chiamo Sofiya. Sono arrivata dall’Ucraina. Mi sono iscritta ai corsi di lingua italiana per imparare a leggere, scrivere e parlare meglio l’italiano. Il mio primo giorno di scuola è stato molto emozionante anche se mi sentivo molto nervosa perché avevo paura di non capire nulla. Sono in Italia da solo un anno e non comprendo ancora bene questa lingua. Ho iniziato la frequenza con il corso di Alfabetizzazione ma ora sono nel PPD. Quando ho visto per la prima volta la professoressa, si chiama Valentina, ne sono rimasta colpita. Questa insegnante a me piace molto sia perché è una bella donna, sia perché è intelligente e molto preparata. La professoressa Valentina mi ha fatto sentire a mio agio anche perché ha sempre parlato lentamente e ha 30
spiegato con chiarezza le sue lezioni. Per me è molto interessante studiare la lingua di questo paese. Quando non capisco una parola mi sento triste, tanto tanto triste, mi sento come una bambina che non sa dare un nome agli oggetti e dire la parola giusta. E ciò mi fa sentire stressata. Per me è importante imparare l’italiano per poter comunicare con le persone in tutti gli ambiti, dal lavorativo al sociale”. ALINA
“I
o sono Alina. Tre anni fa sono venuta in Italia perché in Ucraina c’è stata una crisi economica. Quest’anno finalmente sono riuscita a iscrivermi a scuola. Sono contenta di frequentare il Punto di Erogazione di Stornarella perché voglio imparare bene l’italiano. Il primo giorno di scuola lo ricordo con un sorriso perché mi sentivo come una bambina che va a scuola per la prima volta. Ho provato paura, ansia, panico, tutto insieme. Mi è sembrato anche di avere la tachicardia. Ora, però, sono più rilassata in quanto i docenti ci mettono il cuore con ogni studente e studentessa. Spiegano semplicemente, con pazienza e ci comprendono. Desidero imparare il più possibile in quanto per me è tutto nuovo. Mi piace l’Italia, voglio conoscere tutto, lingua, tradizioni, usi, costumi. Infine voglio ringraziare tutti i professori per la professionalità, per la pazienza e l’attenzione che hanno per ognuno di noi. Grazie per avermi fatto riprovare quella sensazione dimenticata di essere una studentessa”.
ALEXANDRA
“M
i chiamo Alexandra, ho cinquantotto anni e sono di origine Ucraina. Vivo in Italia da tre anni e svolgo il lavoro da badante. Io sono vedova, tutta la mia famiglia vive a Kiev. Ho due figli, mia figlia si chiama Silvana e ha trentotto anni e mio figlio Maksim ha trentacinque anni ed è rimasto in Ucraina per aiutare la patria. Sono fuggita dall’ Ucraina, perché c’era la guerra. Ricordo bombardamenti, case distrutte, gente che piange, bambini morti a terra, sirene che suonavano per avvertire di nasconderci. Da Kiev ho raccolto tutta la mia vita in un paio di valigie, ho preso il treno per Leopoli e dopo tante ore di viaggio sono arrivata a Roma. Tramite amici ucraini ho trovato una casa a Stornara. L’ Italia si sta impegnando tantissimo ma non come stato, quanto gli italiani stessi, ogni singola persona cerca di fare qualcosa. Mi sono ritrovata in una seconda casa. Credo che per la maggior parte degli ucraini in parte sono felici di trovarsi in Italia al sicuro, d’altra parte però vogliono tornare a casa dai loro familiari. Mi piace dell’Italia la lingua italiana che sto imparando a scuola, il cibo e la gente”.
SALEM
“M
i chiamo Ajmi Salem, ho quarantanove anni e sono di origine tunisina. Vivo in Italia da cinque anni e svolgo il lavoro di bracciante agricolo, infatti raccolgo i pomodori, aspara-
gi e broccoli. Ricordo il viaggio per arrivare in Italia. Una notte da Gabèa ci hanno fatti salire su un gommone scuro, eravamo centoventi persone, c’era acqua e pane, ma mancavano i giubbotti di salvataggio per tutti, dopo quattro giorni di navigazione il gommone si è capovolto, eravamo in troppi e le onde erano alte. Fortunatamente siamo stati avvistati da una nave della Marina Italiana che ci ha salvato. Dopo sono arrivati i soccorsi e ci hanno accolto a Lampedusa. Oggi vivo da solo ad Ascoli, un paesino in provincia di Foggia. I due miei figli Ali e Ghaima e mia moglie vivono in Tunisia. Ogni mese mando loro i soldi che guadagno lavorando in Italia per farli stare bene. Mi piace l’Italia e la sua cultura, vorrei vivere qui per sempre. Sto frequentando la scuola per imparare bene la lingua italiana e la sua cultura. Vorrei aprirmi in Italia un negozio di alimenti tunisini, per far conoscere agli italiani la mia cultura.” MIRACLE
“M
i chiamo Odi Miracle, ho 18 anni, sono nigeriano. Sto in Italia da un anno e nove mesi. Prima vivevo a Lecce ma adesso abito e lavoro a Stornara. Vado a scuola a Stornarella e frequento il Secondo Periodo didattico presso il CPIA. Se continuo a studiare, l’anno prossimo potrò iscrivermi in una Scuola Secondaria di secondo grado e potrò portare avanti il mio progetto. Ho un sogno infatti. Il mio sogno è quello di diventare ingegnere per costruire le automobili e non solo: voglio imparare a
costruire i robot. Mi piace la meccanica e gli studi che ho fatto nel mio paese già mi hanno dato delle conoscenze. Saper costruire i robot sarebbe bellissimo, soprattutto se si tratta di robot che possono aiutare le persone migliorare la loro vita. Penso che per fare tutto questo, devo studiare per diventare un ingegnere meccanico. Per questo vengo a scuola e mi impegno molto. È difficile perché studiare e lavorare stanca molto, però la mia vita è importante e io voglio diventare grande e realizzarmi. Se penso a dove voglio svolgere la mia attività futura, penso a Roma perché lì ci sono tante opportunità per fare tante cose. Infatti, se penso a me tra 10 anni, mi immagino ingegnere, un bravo ignegnere, e lavoro in una grande azienda a Roma”.
gno di studiare molto di più e mettendo ancora più sforzi nei miei studi. Per esempio devo sicuramente diventare più brava nell'uso del computer, di Power Point ed Excel. C'è un duro lavoro da fare! Però mi piace studiare e approfondire, quindi non sarà un problema andare avanti. Se penso a me stessa tra 10 anni, immagino di essere una brava segretaria che si impegna molto nel suo lavoro. Non importa in quale azienda lavorerò, questo non è importante. Non è nemmeno importante il paese in cui lavorerò. Sono sicura, però, che sarà una grande azienda. Questo lavoro mi permetterà di essere serena e soddisfatta e di vivere con quella che sarà la mia famiglia una vita felice”.
NAOMI
“M
i chiamo Ilori Naomi. Ho 26 anni e sono nata e cresciuta in Nigeria. Sono venuta in Italia nel 2016. Ora vivo a Stornara. Nella mia vita attuale sto lavorando in un magazzino dove si lavorano prodotti alimentari e, contemporaneamente, sto frequentando la scuola CPIA di Stornarella, dove sto studiando per migliorare il mio italiano e per imparare tutto ciò che serve per realizzare il mio sogno. Continuerò a studiare per diventare segretaria. Il mio sogno infatti è quello di diventare segretaria amministrativa. Sono una persona volenterosa e precisa. So essere organizzata, quindi questo è il lavoro giusto per me. Per realizzare il mio sogno ho biso31
I corsisti della Casa Circondariale di Lucera si sono soffermati su un obiettivo fondamentale tra quelli elaborati dall’ONU di MARIA FILIPPA FINALDI E ALUNNI ALFA
CC LUCERA
R
ifacendoci all’ Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, approvata il 25 settembre 2015 dall’Assemblea generale dell’Onu (i cui 17 obiettivi mirano a porre fine alla povertà e alle disuguaglianze, ad affrontare i cambiamenti climatici e a far rispettare i diritti umani per creare società pacifiche), con la nostra docente ci siamo soffermati in particolare sull’obiettivo n. 3 che si propone di garantire una vita sana, promuovendo il benessere di tutti a tutte le età. Considerando che la salute consiste in un completo benessere fisico, mentale e sociale e non esclusivamente inteso come assenza di malattie, siamo giunti alla conclusione che una sana e corretta alimentazione è essenziale per ottenere non solo buona salute psico-fisica ma anche per prevenire determinate malattie. Una alimentazione giusta e consapevole, inoltre, deve basarsi sull’ uso razionale delle risorse che la natura ci mette a disposizione, riducendo gli sprechi e l’inquinamento ambientale. Ognuno di noi dovrebbe imparare a seguire una corretta dieta e quindi un corretto stile di vita. È importante ricevere una buona educazione alimentare sia in ambito familiare che in ambito scolastico. Occorre, fin dall’infanzia, seguire un regime alimentare equilibrato, con l’apporto di tutti i nutrienti e nel giusto numero di 32
calorie. È necessario trasmettere buone informazioni in tema di corretta alimentazione: ad esempio consumare cibi naturali provenienti dal territorio in cui si vive ( i cosiddetti alimenti a Km zero ) ; consumare cibi secondo la stagionalità (non pretendere di mangiare le ciliegie a dicembre o le arance ad agosto tanto per fare qualche esempio). Evitare di consumare cibi prodotti da catene industriali, perchè sono pieni di additivi chimici e di conservanti nocivi per la salute. Acquistare con razionalità gli alimenti, in modo da evitare sprechi: solo In Italia lo spreco alimentare costa annualmente 9, 2 miliardi di euro (stime anno 2022). Una cifra impressionante, soprattutto se si pensa che nel mondo centinaia di milioni di persone muoiono per mancanza di cibo (…tutto questo quando siamo nel XXI secolo, in piena era spaziale e con le enormi risorse economiche disponibili, purtroppo mal gestite dai cosiddetti popoli “ civili “! ). Anche le risorse idriche vanno utilizzate con intelligenza e razionalità. L’acqua, che tutti noi diamo per cosa ovvia e scontata, sta diventando un bene sempre più prezioso. I cambiamenti climatici in atto causeranno, in un futuro prossimo, sempre più desertificazioni di vaste zone della Terra, con conseguente prosciugamento di fiumi e laghi, e quindi con riduzione delle risorse idriche. La carenza di acqua a livello mon-
diale sarà causa di conflitti futuri. Un consumo consapevole ed intelligente delle risorse alimentari ed idriche consente anche di salvaguardare l’ambiente, producendo meno rifiuti e soprattutto meno plastica e prodotti tossici. In conclusione, se si vuol raggiungere quel benessere psico - fisico e sociale (di cui parla l’OMS), occorre cambiare le proprie abitudini, abbandonando uno stile di vita basato su un consumismo inutile quanto dannoso e abbracciando , invece , uno stile di vita semplice, naturale e rispettoso dell’ambiente in cui si vive. Ognuno di noi deve imparare a rifiutare i condizionamenti imposti dai mass - media e da pubblicità subdole ed ingannevoli ( che fanno solo gli interessi delle multinazionali ) , e allo tempo stesso, imparare a vivere secondo le regole della natura, la nostra vera amica. Questo argomento ci ha permesso di fare un esame delle nostre abitudini alimentari, di capire gli errori che quotidianamente commettiamo e di cercare di cambiare abitudini di vita e di alimentazione, prendendo esempio anche da vecchie abitudini familiari che senza dubbio erano più sane e rispettose di questi principi.
Dalla Casa Circondariale di San Severo, due ospiti, Roman e Michele, immaginano di scrivere una lettera a se stessi, da leggere fra 10 anni di MICHELE D’AMBROSIO e ROMAN PAVLENKO 1PD
CC SAN SEVERO
MICHELE
“C
cambierà il corso della mia vita, arriva e passa via veloce e così, anche se ho rimpianto mille volte quell’azione, penso che forse non avrei potuto fare altro. Il tempo presente qui dentro si misura con un orologio diverso. E bisogna trovare qualcosa da fare, perché le chiacchiere con i compagni, giocare a carte o a biliardino, non bastano a riempire il vuoto. E nel vuoto entrano i pensieri cattivi, le mancanze, il dolore della condanna aggiuntiva che ti arriva come una mazzata sulla testa e ti allunga la pena di un altro anno Il tempo del futuro è quello che vivi tu, caro Michele del 2033. Sarai riuscito a
far pace con i tuoi 5 figli? Vi sarete perdonati? Sarai diventato nonno probabilmente. Ci sarà un nipote che porterà il tuo nome? Sarai riuscito a realizzare il progetto che stando qui dentro studi ogni giorno, nei minimi particolari? Riprendere in mano l’azienda agricola, arricchirla con un servizio di braceria. So perfettamente quanti arrosticini si possono ricavare da una pecora. So dove trovare gli animali. Gli arrosticini piacciono a tutti. É un’impresa di sicuro successo. È questo il regalo che voglio fare a te, Michele del 2033”.
ROMAN
neanche se la mia casa esista ancora. Al Roman del 2033 auguro che possa riuscire a vivere in pace in Italia. Non voglio tornare in Ucraina. Non subito almeno. Non voglio vedere macerie e dolore. Mi bastano le macerie della mia vita, da cui dovrò ripartire per ricostruire il mio futuro. Ti immagino in Italia, Roman del futuro, un Paese che mi piace molto e di cui ho visto troppo poco. Parlerai bene questa lingua così diversa e così dolce, che adesso mi fa ancora disperare. Ti vedo sciare sulle montagne italiane, con l’aria fredda che ti entra dal naso nel cervello e il silenzio e la libertà dello spazio aperto intorno. Sarai diven-
tato un bravo cuoco, sai, io qui sto cercando di imparare. Lavorerai in qualche locale e magari, fra 10 anni avrai un piccolo ristorante tutto tuo. E forse allora, caro Roman del 2033, potrai decidere di fare pace anche con il tuo Paese”.
aro Michele del 2033, in carcere, quello che non manca è il tempo. Hai tanto tempo a disposizione. Anche per pensare… al tempo. Il tempo non scorre mai alla stessa velocità. Se penso al tempo passato prima di arrivare in questo posto lo vedo accelerato, come quando rivedi un film a velocità aumentata. Ho sempre lavorato in campagna e con gli animali, da quando ero piccolo. I miei compagni di vita sono stati le mie pecore e le mie mucche, più che i miei coetanei. Anche il momento in cui faccio la cosa sbagliata, quella che
“C
aro Roman del 2033, fra 10 anni nel nostro Paese sarà tornata la pace. Avranno ricostruito le case, le strade, le scuole. La guerra è scoppiata che io ero già qui dentro e forse finirà prima che io esca. Chissà, forse il carcere mi ha salvato la vita. Se fossi tornato in Ucraina oggi forse sarei morto o starei combattendo come un soldato, non so neanche io da quale parte. Io parlo russo, come tutta la mia famiglia, come quasi tutti nel villaggio dove sono cresciuto. Ma i russi adesso stanno buttando bombe sui nostri villaggi. Non so
*A cura del docente Riccardo Ricciardi 33
Do you remember me? I sat upon your knee I wrote to you with childhood fantasies Well, I'm all grown-up now Can you still help somehow? I'm not a child, but my heart still can dream So here's my lifelong wish My grown-up Christmas list Not for myself, but for a world in need No more lives torn apart That wars would never start And time would heal all hearts Every man would have a friend That right would always win And love would never end This is my grown-up Christmas list What is this illusion called the innocence of youth? Maybe only in that blind belief can we ever find the truth No more lives torn apart That wars would never start And time would heal our hearts Every man would have a friend That right would always win And love would never end This is my grown-up Christmas list This is my only lifelong wish This is my grown-up Christmas list
Ti ricordi di me? Mi sedevo sulle tue ginocchia Ti scrivevo con la fantasia di un bambino Beh, sono cresciuto adesso Ma ho ancora bisogno di aiuto Non sono un bambino ma il mio cuore può ancora sognare
Quindi qui c'è il desiderio di una vita La mia lista dei regali da grande Non per me, ma per un mondo bisognoso Mai più vite spezzate Che le guerre non inizino mai E il tempo guarisca tutti i cuori Ogni uomo abbia un amico Che il Diritto vinca sempre E l'amore non finisca mai Questa è la mia lista dei regali da grande
Cos’è questa illusione chiamata innocenza della giovinezza? Forse solo nel nostro cieco credere possiamo trovare la verità Mai più vite spezzate Che le guerre non inizino mai E il tempo guarisca tutti i cuori Ogni uomo abbia un amico Che il Diritto vinca sempre E l'amore non finisca mai Questa è la mia lista dei regali da grande Questo è il mio unico desiderio da una vita Questa è la mia lista dei regali da grande
“Grown-up Christmas list” performed by Michael Bublé
Tocca il QR-code o inquadralo con Google Lens e ascolta il brano su YouTube