Lavoro, casa, servizi: le leve dell’attrattività territoriale
Cosa fanno le imprese per la competitività e la qualità del nostro ecosistema
TERRITORI
L’anno dell’ascolto e dell’azione
ASSOCIAZIONE
Perché l’Italia può guidare il rilancio europeo
TALENTI
Metterci il cuore, crescere nel tempo
COMUNITÀ D’IMPRESA
APRILE MAGGIO 2026
LA SOLUZIONE ALLE SFIDE PIÙ COMPLESSE.
Centrali produzione e trasformazione energia
Impiantistica industriale
Co-trigenerazione
Vapore ed olio diatermico
Holländer realizza gli impianti dello Sliding Center di Cortina per le Olimpiadi Milano Cortina 2026
Holländer ha portato a termine con successo la realizzazione degli impianti tecnologici dello Sliding Center di Cortina d’Ampezzo, infrastruttura strategica per le competizioni di bob, skeleton e slittino delle Olimpiadi invernali Milano Cortina 2026.
L’impianto, completato nelle tempistiche previste dal Comitato Olimpico, è stato collaudato e utilizzato durante i test e le competizioni sportive, confermando la piena efficienza e affidabilità delle soluzioni tecnologiche realizzate.
Una sfida olimpica raccolta e portata a termine grazie a un grande lavoro di squadra, che conferma competenza e affidabilità dell’azienda anche nei progetti più complessi.
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TRENTINO INDUSTRIALE
Anno 67 | N. 02 Aprile - Maggio 2026
Lavoro, casa, servizi: le leve dell’attrattività territoriale
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01 marzo - 30 giugno 2026
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entro il 19 luglio
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entro il 25 luglio iscrizione al percorso
22-25 settembre 2026 inizio percorsi
agosto 2028
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Il Trentino che cura, il Trentino che attrae
Il Trentino è una terra speciale, dove la vocazione alla solidarietà e l’attitudine a fare comunità definiscono l’identità, individuale e collettiva. Questa cura per le persone e il bene comune vive e si esprime quotidianamente nelle nostre imprese: è una pratica concreta che mette al centro la qualità del lavoro. Se oggi il 61,4% dei lavoratori trentini si dichiara soddisfatto della propria occupazione – contro una media nazionale del 51,1% – il merito è di un tessuto manifatturiero che sa farsi comunità, offrendo welfare, inclusione e sicurezza. Prendersi cura del Trentino, tuttavia, significa anche proiettarlo nel futuro. In un’epoca di fragilità demografica, la competizione tra territori si gioca sulla capacità di attrarre e trattenere i talenti. I dati ISPAT e una nostra recente survey su oltre 500 studenti accendono un faro su una doppia realtà: se da un lato il Trentino tiene rispetto al resto d’Italia, dall’altro soffre il confronto con l’estero. Solo il 33% degli universitari immagina il proprio futuro qui. I giovani scelgono di partire per salari e carriere, mentre resterebbero volentieri per la nostra qualità della vita. Ma oltre il 60% degli studenti non conosce le opportunità lavorative del territorio: un deficit di connessione che dobbiamo colmare, imparando a comunicare meglio i nostri ottimi posti di lavoro. Per trattenere e accogliere talenti serve però un mix equilibrato: posizioni stimolanti e un ecosistema territoriale forte. Qui si inserisce l’urgenza strategica che ho posto al centro della mia agenda: il tema della casa. L’assenza di alloggi in affitto a prezzi accessibili è una criticità che impatta su tante imprese e su tutti i territori. A inizio 2025 è emerso tra le associate un fabbisogno immediato di quasi 500 alloggi, ed è una stima prudenziale. Di fronte a questa emergenza il sistema trentino ha saputo fare squadra, promuovendo la svolta legislativa sulle foresterie aziendali. Laddove le istituzioni faticano, il nostro tessuto produttivo non resta a guardare. Diverse aziende, muovendosi in autonomia, hanno acquistato o ristrutturato appartamenti per alloggiare i collaboratori a tariffe agevolate. Molte imprese non avrebbero potuto altrimenti inserire figure chiave arrivate da fuori regione. Ora, però, la risposta deve diventare di sistema. Per questo sosteniamo il Progetto Ri-Val e i progetti d’avanguardia di singoli territori. Mappare le migliori pratiche, costruire ponti con i giovani e risolvere il nodo abitativo sono facce della stessa medaglia. Ogni fabbrica è un presidio di futuro. Investire nelle competenze, dare risposte concrete ai bisogni delle famiglie e rendere i giovani protagonisti è l’unica via per mantenere il Trentino competitivo, innovativo e fiero delle proprie radici.
Lorenzo Delladio Presidente di Confindustria Trento
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il punto
Quando le imprese fanno la differenza
Cosa serve alle imprese italiane per tornare a essere competitive nel mondo? Lo ha spiegato in maniera chiara il Presidente Orsini nella sua relazione all’Assemblea annuale di Confindustria, evidenziando tre punti chiave.
Il primo è quello della competitività europea. Muoverci insieme, come Europa, è l’unica strada percorribile in questo nuovo scenario globale in cui le due grandi potenze, Cina e USA, stanno polarizzando risorse economiche e potere politico, anche attraverso la forza industriale
Strettamente collegato al tema della competitività, c’è poi il nodo dell’energia, primo fattore di freno soprattutto per le imprese italiane, anche rispetto agli stessi competitor europei. Dobbiamo puntare a un mix energetico che ci permetta di diversificare e diventare sempre più autonomi.
Il terzo driver è quello della crescita dimensionale delle PMI, anche e soprattutto grazie all’innovazione. Servono strumenti per stimolare le aggregazioni, ma anche per cogliere le opportunità che la tecnologia, e l’intelligenza artificiale in primis, possono offrire alle imprese.
Per farlo serve però un cambio di paradigma incentrato sulle competenze, non solo attraverso la formazione nelle imprese, ma introducendo le nuove tecnologie abilitanti nei percorsi scolastici.
Di formazione si è parlato anche recentemente alla presentazione del “Terzo rapporto sulla produttività del Trentino” elaborato dall’OCSE su mandato della Provincia autonoma di Trento.
Il tema dell’innovazione e delle competenze è centrale per la competitività territoriale e il Trentino deve necessariamente tornare a essere quel laboratorio di idee che è stato nel passato, facendo lavorare assieme mondo della conoscenza e del lavoro, per generare le competenze necessarie per affrontare il cambiamento. Entrando nel fulcro del Rapporto, l’input più forte che emerge è quello di modulare gli strumenti delle politiche pubbliche in base al grado di specializzazione relativa dei settori manifatturieri trentini, consolidando le specializzazioni già presenti e sfruttando le prossimità tra settori per scalare e sviluppare nuovi settori ad elevato potenziale. Ma dovremo fare un passo avanti ulteriore rispetto all’analisi settoriale, come suggerito dalla filiale trentina della Banca d’Italia, prendendo in considerazione le performance delle singole imprese e le caratteristiche produttive dei singoli territori, anche in relazione alla valutazione dell’efficacia delle politiche pubbliche. Quest’ultimo passaggio è cruciale. Il settore pubblico deve abituarsi a misurare gli effetti degli investimenti pubblici, per poi decidere se confermare o potenziare una misura che produce sviluppo, oppure se eliminarne una che non funziona. Esattamente come fanno le imprese quando valutano il ritorno dei propri investimenti.
Roberto Busato
Direttore Generale di Confindustria Trento
Territorio e sviluppo: la sfida è aperta
Infrastrutture, formazione, attrattività e imprenditorialità come leve strategiche per lo sviluppo del territorio. Elio Pisoni: “Il nostro obiettivo è una visione di sviluppo di lungo periodo”.
PRESIDENTE PISONI , la sua delega a Società e sviluppo locale investe competenze e ambiti di intervento diversi, in una realtà, il Trentino, spesso descritto come un territorio complesso. Qual è, in termini generali, la sfida principale e trasversale da cogliere?
Il Trentino è un territorio articolato, fatto di poli industriali ma anche di valli periferiche che richiedono attenzione e visione. La sfida principale è far crescere questo sistema in modo armonico, rafforzando le connessioni interne tra le valli e quelle verso il resto d’Italia e d’Europa. La competitività delle imprese, dunque del territorio in generale, passa anche da qui: infrastrutture efficienti e collegamenti adeguati sono condizioni
Infrastrutture efficienti e collegamenti adeguati sono condizioni imprescindibili per sostenere lo sviluppo economico e sociale di una comunità.
imprescindibili per sostenere lo sviluppo economico e sociale di una comunità piccola ma complessa come la nostra.
Quanto conta oggi il tema della qualità della vita per la competitività delle imprese?
Conta moltissimo, perché le imprese sono fatte di persone. La capacità di attrarre e trattenere lavoratori dipende sempre più
Elio Pisoni
Il nostro obiettivo è contribuire a costruire una visione di sviluppo di lungo periodo, dialogando in modo costruttivo con la pubblica amministrazione e con gli altri attori del territorio.
con decisione nella formazione continua. Non riguarda solo i manager, ma anche i dipendenti: aggiornare competenze e svilupparne di nuove è indispensabile per affrontare le trasformazioni in atto, dalla digitalizzazione alla transizione sostenibile. Solo così le pmi potranno rimanere competitive e cogliere le opportunità dei cambiamenti in corso.
Qual è il contributo che l’Associazione può dare su questi temi?
da ciò che un territorio offre in termini di qualità della vita. Penso innanzitutto all’accesso a un’abitazione sostenibile, sia dal punto di vista economico sia logistico, ma anche a un sistema sanitario e di welfare – pubblico e privato – efficiente e vicino alle famiglie. A questo si aggiunge il tema della mobilità: un trasporto pubblico capace di collegare efficacemente le diverse aree del territorio è fondamentale per facilitare la vita quotidiana dei lavoratori.
Uno dei temi più sentiti è quello della carenza di manodopera. Come affrontarlo? È una delle sfide più urgenti. La carenza di lavoratori e il mismatch tra domanda e offerta di competenze richiedono risposte condivise, che coinvolgano imprese, istituzioni e sistema formativo. Dobbiamo lavorare sull’attrattività del territorio, rendendolo capace di intercettare talenti sia per ruoli qualificati sia per quelli più operativi, oggi altrettanto difficili da reperire. In questo contesto, il tema dell’integrazione e della gestione dei flussi migratori diventa centrale: va affrontato con pragmatismo e lungimiranza, come leva per rafforzare il nostro tessuto produttivo.
Quale ruolo giocano formazione e cultura imprenditoriale in questo scenario? Sono asset strategici. È fondamentale promuovere una cultura imprenditoriale diffusa, soprattutto tra le piccole e medie imprese, e investire
L’Associazione ha un ruolo chiave come punto di raccordo tra imprese, lavoratori e comunità. Il nostro obiettivo è contribuire a costruire una visione di sviluppo di lungo periodo, dialogando in modo costruttivo con la pubblica amministrazione e con gli altri attori del territorio. In concreto, significa coordinare le attività della Piccola Industria, rafforzare il lavoro nei territori attraverso la rete dei delegati, raccogliere e affrontare le criticità segnalate dalle imprese e promuovere un nuovo modello di sviluppo territoriale e sociale. Un modello in cui l’impresa diventa sempre più un soggetto di coesione, capace di generare valore economico ma anche sociale, favorendo l’integrazione, contrastando lo spopolamento e sostenendo iniziative a impatto culturale e sociale. Tutto questo in una prospettiva di sostenibilità, ambientale e sociale, che è ormai imprescindibile per il futuro del Trentino.
Emergenza abitativa: a che punto siamo
Fra i punti di attenzione del programma di presidenza di Lorenzo Delladio, il tema è diventato negli ultimi due anni oggetto di diverse iniziative, che concorrono all’attrattività e alla competitività del territorio.
LO STATO DELL’ARTE
Il tema “casa” è stato indicato come strategico dalla Presidenza di questa Associazione fin dal suo insediamento ed è oggi senza dubbio al centro dell’agenda dell’organizzazione, rappresentando una criticità che impatta su tante imprese e su tutti i territori. A confermarlo sono i dati raccolti interpellando le imprese associate sulle esigenze abitative dei lavoratori. Durante una prima ricognizione generale, a inizio 2025 era già emersa la necessità di quasi 500 alloggi sull’intera provincia, con il 75% delle imprese intervistate che riscontrava varie criticità legate agli alloggi dei propri lavoratori. Gli approfondimenti successivi, più mirati ai territori periferici, hanno confermato una necessità di alloggi che si aggirava sulle medesime numeriche, rendendo sottostimati i numeri generali individuati nella prima fase esplorativa su tutto il Trentino. Un tratto di attenzione emerso nell’ambito delle interlocuzioni con le imprese: i numeri del fabbisogno fluttuano in relazione all’andamento della congiuntura economica e del mercato occupazionale. Allo stesso modo, l’assenza di alloggi riduce anche l’offerta di posizioni lavorative
che necessitano di personale da fuori provincia. Negli ultimi anni, per far fronte a questa emergenza, il sistema trentino si è alleato: risale oramai a due anni fa la promozione dell’iniziativa legislativa che apriva alla trasformazione di spazi privati a uso foresteria.
Le iniziative delle imprese Prima di allora, alcune aziende avevano provveduto con le proprie forze. È il caso di Capi Group, impresa con sede in Vallagarina che più di quindici anni fa ha acquisito appartamenti e case nei comuni di Volano e Calliano che ha ristrutturato e ammobiliato con l’obiettivo di alloggiarvi i lavoratori dell’azienda per periodi brevi o medio lunghi. Spiega Mirco Cainelli , ceo della società: “Si tratta di una ventina di appartamenti abbastanza grandi, dai 90 ai 120 metri quadri, che mettiamo a disposizione dei nostri dipendenti a condizioni di favore. Nel caso di lavoratori più giovani, accade che condividano lo stesso alloggio in due o tre, così da abbattere sia il costo totale dell’affitto ma anche le spese. Altre volte invece li affittiamo per lunghi periodi a dipendenti che lavorano da anni nel nostro gruppo, e che magari vivono situazioni di particolare difficoltà: anche in quel caso parliamo di tariffe agevolate, sicuramente di un terzo più basse rispetto ai prezzi di mercato degli affitti. A differenza che nelle province limitrofe, infatti, trovare casa in affitto in Trentino è praticamente impossibile, e quando accade si parla di cifre molto elevate, mai inferiori ai 750 euro. Stiamo continuando su questa strada: senza questa disponibilità di alloggi non avremmo potuto inserire in azienda alcuni collaboratori arrivati da fuori regione”.
Il Progetto Ri-Val
A livello di sistema, sono intanto in avanzata fase di attuazione le complesse attività preliminari di analisi, indispensabili per la nascita del Progetto Ri-Val. Il progetto “Ripopolamento Valli” è un’iniziativa strategica promossa dalla Provincia e finalizzata al contrasto dello spopolamento delle aree montane e periferiche del Trentino mediante un modello di integrazione di contributi,
risorse pubbliche e capitali privati. Obiettivo del progetto è rendere disponibili ai lavoratori 300 alloggi a canone moderato, riqualificando patrimonio immobiliare oggi non utilizzato e creando così valore sociale nelle aree periferiche del territorio, svantaggiate e a maggiore vocazione turistica. I Comuni e gli Enti pubblici conferiscono al Fondo fabbricati non più strumentali. Gli Enti ricevono in cambio quote del Fondo proporzionali al valore conferito, determinato da esperti incaricati. Il Fondo cura progettazione, realizzazione e gestione degli immobili. Gli immobili così valorizzati vengono destinati a finalità abitative, con l’obiettivo di incrementare l’offerta di alloggi a canone moderato, con modelli innovativi di locazione affitto-riscatto.
I progetti dei Comuni
Vi sono poi progetti in fase di sviluppo nei singoli territori. Fra le case history di maggiore avanguardia, il caso di Rovereto, dove il Comune ha deciso di fronteggiare l’emergenza abitati -
Un borgo che rinasce grazie a un’impresa
va utilizzando una serie di alloggi in precedenza gestiti da Itea dei quali è oggi proprietario. Alcuni degli alloggi sono già pronti per essere assegnati; altri invece necessitano di piccoli lavori di ristrutturazione. Dopo una serie di incontri di definizione di un progetto condiviso, l’Associazione e il Comune hanno sottoscritto un protocollo al fine di poter assegnare alcuni degli alloggi comunali ai lavoratori delle imprese industriali di Rovereto. In linea con quanto concordato, la Giunta Comunale di Rovereto ha approvato la deliberazione avente ad oggetto il progetto sperimentale: “Emergenza casa – abitare per i lavoratori” che approva due aste pubbliche rivolte alle imprese industriali (Tutte le informazioni sono presenti sul sito del Comune di Rovereto). L’iniziativa dovrebbe costituire una best practice da esportare e riproporre nei principali Comuni del Trentino – è il caso di Trento, Pergine e Borgo, Ala e Avio – ad integrazione del Progetto Ri-Val.
Deflorian 1947 è tra le imprese associate che hanno cercato soluzioni per dare risposta al fabbisogno abitativo dei propri dipendenti, nello specifico con spazi per il loro alloggio a Capriana. Merita tuttavia, nel loro caso, una menzione speciale il progetto, del tutto peculiare, che riguarda Rover: un piccolo borgo della Val di Fiemme, sul cui complesso di ruderi la famiglia Deflorian sta investendo non per ricavare abitazioni per i propri lavoratori ma con l’intento di ridare vita al paese. L’iniziativa ha preso avvio più di una ventina d’anni fa. Giulio Deflorian , amministratore delegato dell’azienda, ha rintracciato i proprietari degli edifici abbandonati e li ha acquistati, per poi intraprendere la ristrutturazione di un patrimonio storico e culturale di grande valore. L’amministrazione è a sua volta intervenuta negli anni con varie opere di ripristino delle vie di accesso e di bonifica. Il progetto è tuttora in corso.
Quando l’inclusione fa impresa
Attraverso collaborazioni sempre più strutturate con il Terzo Settore, Confindustria Trento valorizza esperienze e competenze per costruire percorsi condivisi di inclusione, crescita e benessere collettivo.
CONFINDUSTRIA Trento intrattiene da sempre un dialogo aperto con gli enti del Terzo Settore, con particolare riguardo per gli attori del sistema sociale. Accanto alla tradizionale opzione del supporto economico, che l’Associazione e le imprese associate hanno indirizzato negli anni ad alcuni progetti, e che ancora oggi erogano in alcune specifiche occasioni, si sono fatte strada nel tempo nuove modalità di collaborazione volte a mettere a profitto le competenze della categoria nell’ottica di un beneficio, e di un progresso, collettivo. Un impulso alla costruzione di percorsi condivisi è venuto certamente dalla partecipazione alle iniziative promosse nell’ambito di Trento Capitale Europea del Volontariato, dunque al rapporto proficuo stretto con il Centro Servizi Volontariato. Un fronte di collaborazione particolarmente caro alle imprese è quello del lavoro, inteso come strumento di crescita, inclusione, partecipazione sociale e rinascita. Guardano in questa direzione le relazioni con il Centro Astalli, del quale la nostra Associazione è partner nell’ambito di un progetto per l’inserimento lavorativo di adulti famiglie e neomaggiorenni titolari
di protezione internazionale. Confindustria Trento ha scelto anche di portare il proprio contributo al Tavolo, promosso sempre da Astalli, che ha portato alla stesura del dossier Filiera Trentino. “Ciò che condividiamo – ha spiegato in quell’occasione l’Associazione – è la necessità di trovare risposte a un bisogno reale. Le imprese trentine incontrano molte difficoltà nel reperire lavoratori, molto più che rispetto alla media nazionale. È per noi importantissimo trovare ora delle soluzioni per integrare le persone migranti nel nostro sistema economico, a partire dal lavoro. Senza il loro apporto, complice il calo demografico e con l’aumentare dell’età media dei nostri abitanti, il nostro sistema rischia di non essere sostenibile. C’è poi un tema di coesione sociale: le nostre imprese rappresentano una comunità dentro la comunità e fanno un grande lavoro di integrazione. Da soli però non possiamo far tutto: serve un territorio in grado di fare davvero inclusione, a partire dalla lingua e dalla cultura”. Dal tavolo sono emersi spunti costruttivi che guardano alle effettive necessità economiche e sociali del Trentino. A questo confronto dovranno seguire strategie operative che richiedono una presa in carico a livello di sistema. L’auspicio è che questo percorso venga messo a fattor comune con l’attività degli enti preposti già esistenti, favorendo il dialogo e la collaborazione tra gli enti del Terzo Settore deputati alla prima accoglienza e le istituzioni. Si muovono su questo terreno diverse esperienze promosse negli anni dal Gruppo Giovani Imprenditori soprattutto nell’ambito del progetto Giovani per i giovani, come pure il dialogo con la Cooperativa sociale Dal Barba di Villa Lagarina. Nata nel 2016 dall’iniziativa di genitori di ragazzi con disturbi del neurosviluppo, la Cooperativa sociale è impegnata nella creazione di percorsi lavorativi e di autonomia per giovani con neurodivergenza: una possibilità concreta, prevista per legge, che riconosce il valore sia umano che professionale di persone con disabilità, permettendo loro di sviluppare autonomia, soddisfazione e integrazione sociale. Attraverso attività produttive come la Locanda, il Pastificio e il B&B, la Cooperativa fa impresa con ragazzi neurodivergenti con per-
corsi personalizzati di crescita e occupazione, collaborando con aziende del territorio per favorire inserimenti lavorativi reali e duraturi.
Dal Barba si è configurata infatti come partner per le aziende nei progetti di integrazione lavorativa per giovani con disabilità. La Cooperativa segue oggi 50 ragazzi neurodivergenti, dei quali 12 assunti a tempo indeterminato con contratto collettivo, nove con la legge 68/99 e tre direttamente. Altri 28 ragazzi attendono di essere assunti: la cooperativa, che sta creando nuovi laboratori, chiede aiuto alle aziende trentine per arrivare a 40 assunzioni. Tra le case history di successo, il modello sviluppato insieme a Distillerie Marzadro, che rappresenta oggi un esempio replicabile anche da altre imprese.
I ragazzi coinvolti nelle attività produttive acquisiscono competenze lavorando e riscoprono il proprio valore personale. Fare rete tra aziende, cooperative sociali e territorio permette di creare contesti lavorativi sostenibili e inclusivi, capaci di evitare l’isolamento delle persone più fragili e di generare inoltre valore sociale per tutta la comunità.
Confindustria Trento è anche tra gli attori di un interessante progetto coordinato dalla Provincia autonoma di Trento per il reinserimento sociale
e lavorativo delle persone in esecuzione penale. Si tratta di Spinipizza, iniziativa promossa nell’ambito del Distretto dell’economia solidale, nato nel febbraio dello scorso anno per favorire la collaborazione tra pubblico e privato sociale. L’impresa sociale è costituita da quattro soggetti con quote paritarie: la cooperativa sociale Kaleidoscopio, la Comunità Murialdo, Apas Odv e Consolida Scs. SpiniPizza sarà il soggetto gestore della pizzeria formativa e rappresenta uno degli esiti più significativi del Distretto. Sarà un contesto protetto, ma una vera impresa di ristorazione, sostenibile anche dal punto di vista economico. È un’esperienza unica nel panorama nazionale, che dialogherà con la cittadinanza e con il territorio. Insieme all’obiettivo di formare al lavoro, il progetto intende offrire anche la possibilità concreta di affacciarsi al mercato occupazionale. Ad oggi, il percorso coinvolge una trentina di persone. L’attività sarà aperta sei giorni su sette, con tre sere alla settimana, in un contesto esterno alla città, accessibile e con grandi potenzialità anche per eventi socioculturali.
Lorenzo Delladio alla presentazione dei risultati del Tavolo promosso da Astalli.
Il volontariato d’impresa prende forma
Intrecciando persone, competenze e responsabilità sociale, il volontariato d’impresa genera valore per aziende e comunità. La sfida? Renderlo parte dell’asset aziendale attraverso modelli strutturati e replicabili.
DA progetto sperimentale a possibile leva di sviluppo territoriale. Il volontariato d’impresa, cresciuto sull’onda di Trento Capitale Europea del Volontariato 2024, si sta consolidando anche a livello locale, con una crescita graduale, ma costante, in linea con la tendenza nazionale. Nel 2025, secondo Unioncamere, in Italia sono state 75.550 le imprese con dipendenti che hanno consentito ai propri collaboratori di svolgere azioni di volontariato durante l’orario di lavoro, 10mila in più rispetto al 2024. In regione, mancano ancora dati consolidati, ma i segnali che arrivano dal territorio indicano una graduale diffusione del modello con esperienze che coinvolgono imprese, istituzioni e Terzo Settore in un percorso sempre più strutturato. In un contesto in cui sostenibilità e criteri ESG assumono un peso crescente nelle strategie aziendali, il volontariato d’impresa rappresenta una delle pratiche più concrete attraverso cui le imprese esprimono il proprio impegno a favore della società. Le modalità di attuazione sono diverse e si distinguono in base alla durata e alla tipologia. Si va dal volontariato occasionale, organizzato in una singola gior-
nata, a programmi continuativi, fino al volontariato di competenza o d’opera, in cui i dipendenti mettono a disposizione know-how e professionalità. Vi sono poi esperienze legate alla Giornata del Volontariato, che rappresentano anche importanti occasioni di team building e networking. Percorsi diversi che condividono, però, un obiettivo comune: generare valore condiviso per il territorio, le persone e l’organizzazione stessa, rafforzando il legame tra impresa e comunità.
Non esiste dunque un modello unico, ma una pluralità di approcci adattabili a dimensioni e contesti diversi.
In BLM GROUP, azienda specializzata in soluzioni integrate per la lavorazione del metallo: taglio laser di tubi e lamiere, curvatura e sistemi ad alte prestazioni - il volontariato è parte integrante della visione aziendale come strumento di responsabilità sociale e crescita professionale dei collaboratori. L’azienda offre ad ogni dipendente la possibilità di dedicare fino a ventiquattro ore lavorative annue ad attività di volontariato in favore di organizzazioni del Terzo Settore e della propria comunità.
A muovere l’azienda la convinzione che la crescita delle persone vada oltre l’apprendimento professionale. Per questo BLM GROUP promuove uno sviluppo che sia anche umano, fatto di esperienze, relazioni e responsabilità sociale. Il volontariato diviene così leva strategica di sviluppo, un’occasione concreta di crescita condivisa per l’impresa e per il tessuto sociale in cui opera.
Per Aquafil, noto gruppo attivo a livello internazionale nella produzione di fibre sintetiche come il nylon rigenerato ECONYL®, il volontariato d’impresa ha preso avvio quattro anni fa in modo graduale su proposta dell’ufficio Risorse Umane. Dal 2023 il progetto ha acquisito forma e consistenza, passando dai sedici partecipanti iniziali ai ventisei attuali e assumendo una dimensione sempre più strutturata. Fin dall’inizio l’impresa ha scelto di sostenere l’iniziativa in modo concreto, riconoscendo un monte ore dedicato durante l’orario di lavoro che oggi supera le seicento ore annuali. Le attività vedono i volontari affiancare il personale delle realtà di volta in volta coinvolte: dai laboratori musicali alle iniziative per il benessere, fino ai
percorsi di stimolazione cognitiva e alle passeggiate all’aria aperta. Per Aquafil si tratta di un vero investimento di valore: il tempo dedicato alla comunità impatta in modo positivo anche sull’asset aziendale, rafforzando il coinvolgimento, incrementando il senso di appartenenza e diventando parte integrante della sua identità. Anche per Sovecar Società Benefit, azienda con sede a Spini che si occupa di manutenzione e logistica, il volontariato d’impresa si è sviluppato in modo progressivo, ma assumendo fin da subito la forma del volontariato di competenza. L’iniziativa nasce infatti dalla volontà di mettere a disposizione della comunità il know-how tecnico e professionale maturato in azienda, trasformando le competenze in uno strumento di supporto al territorio. L’iniziativa ha preso avvio nel 2024 con un progetto a favore della comunità terapeutica di Camparta. Il progetto prevede che i collaboratori, durante l’orario di lavoro, mettano a disposizione le proprie competenze in attività di manutenzione, sistemazione d’impianti, cura degli spazi e momenti formativi rivolti agli utenti, per un impegno complessivo che supera le duecento ore annue. Il valore generato non si misura solo nel tempo dedicato, ma anche nelle competenze messe in campo. Un modo per trasformare il sapere tecnico in risorsa sociale, accrescere il coinvolgimento dei collaboratori, rafforzare il legame con il territorio e costruire relazioni durature e trasformative tra imprese e non profit.
In Dolomiti Energia il volontariato d’impresa
è stato promosso inizialmente nell’ambito del percorso formativo dedicato ai giovani della ‘Graduates Academy’, diventando un’occasione concreta di sperimentazione tra formazione, impegno sociale e responsabilità d’impresa. L’iniziativa, sviluppata come progetto pilota nell’ambito delle attività legate a Trento Capitale Europea e Italiana del Volontariato coordinata dal Centro Servizi per il Volontariato Trentino e dal Comune di Trento, è il risultato di un lavoro congiunto con alcune realtà non profit del territorio: Cooperativa sociale La Rete, TrentinoSolidale ODV, Fondazione Caritas Diocesana, Associazione InCo – Interculturalità e Comunicazione APS, Junior Achievement Italia ETS, H2o+ ETS. Le attività, che hanno coinvolto un gruppo selezionato di giovani per un totale di quasi quattrocento ore, hanno riguardato diversi ambiti: dal lavoro con le persone più fragili, alla tutela dell’ambiente e la cura di spazi della comunità, alla relazione con persone con disabilità o con i giovani andando a toccare gran parte dei settori che caratterizzano il volontariato del nostro territorio.
Il volontariato d’impresa, dunque, sta diventando una componente sempre più strategica per le organizzazioni che vogliono coniugare competitività e responsabilità. La sfida dei prossimi anni sarà quindi trasformare queste esperienze in modelli strutturati e replicabili, in grado di produrre valore e benefici duraturi per le aziende e per il territorio. (gt)
Piccola Industria e Giovani a Torino
Un’esperienza tra innovazione, ricerca e impresa ha guidato i Giovani Industriali trentini alla scoperta delle eccellenze torinesi. Un viaggio tra tecnologia, università e tradizione produttiva.
UNA trasferta a Torino per accrescere competenze, ampliare prospettive e rafforzare il dialogo tra impresa, formazione e innovazione. Il week-end del Comitato Piccola Industria e dei Giovani Industriali trentini nella capitale sabauda, ospiti dell’Unione Industriali Torino, si è rivelato un vero e proprio tour tra eccellenze in campo accademico, tecnologico e imprenditoriale.
Prima tappa l’Innovation Center di Intesa Sanpaolo – società del Gruppo Intesa Sanpaolo – promotore dell’iniziativa, dove i partecipanti hanno potuto confrontarsi con un ecosistema dinamico in cui startup, imprese e ricerca dialogano quotidianamente. Un ambiente dedicato all’innovazione avanzata, impegnato nell’analisi di trend e scenari futuri, nella promozione di progetti multidisciplinari di ricerca applicata e nel supporto alla crescita di start up e imprese secondo i criteri dell’open innovation e della circular economy. Un’occasione per acquisire nuove chiavi di lettura sui processi di trasformazione in atto, conoscere modelli innovativi di business e raccogliere spunti utili per le proprie realtà imprenditoriali. Il percorso è proseguito tra eccellenze accademiche e speri -
mentazione tecnologica con una visita al Politecnico di Torino e al Campus Grapes, la vigna urbana realizzata all’interno del campus universitario, applicando soluzioni avanzate al mondo dell’enologia. Un’esperienza che ha offerto uno sguardo originale sull’incontro tra agricoltura e tecnologia, confermando il valore strategico del dialogo tra ricerca e impresa.
A chiudere il weekend l’appuntamento alle Cantine Balbiano, storica azienda vitivinicola piemontese, che intrecciando vino, territorio e imprenditorialità ha suggellato il percorso nel segno di una tradizione che guarda al futuro.
Dal Trentino al mondo, tappo dopo tappo
Idea Cap ha puntato su innovazione, territorio e sostenibilità per competere con i grandi del settore. Oggi è un’azienda dinamica che converte la sua dimensione contenuta in vantaggio competitivo globale.
DALLE plastiche per l’industria ai tappi per distillati: questa la storia di Idea Cap, un’azienda innovativa che ha puntato sul territorio, sull’innovazione e sulla sostenibilità. Dario Zoner , direttore generale e fondatore, ha avviato l’attività nel 2006 e oggi, nel ventesimo anno di Idea Cap, controlla quasi tutto il mercato trentino dei tappi sintetici per vino e distillati. “Ho fondato l’azienda con lo scopo di rifornire il mercato locale – spiega – puntando sulla qualità e sulla nostra capacità di innovare con investimenti continui in ricerca e sviluppo. Volevamo essere vicini ai nostri clienti in un settore, quello della distillazione trentina, che rappresenta un comparto virtuoso per il territorio”.
Dall’unione tra l’avanguardia tecnologica nella trasformazione delle materie plastiche e la profonda conoscenza del mondo enologico è nata l’azienda. Fino al 2006, infatti, Dario Zoner era impegnato nell’impresa di famiglia Idea Stampi, con un’esperienza ventennale nello stampaggio di materiali plastici. “Poi ho ideato il nuovo marchio – continua – puntando sul territorio, sulle potenzialità delle materie prime che lavoravamo, su innovazione, ricerca e sviluppo e sostenibilità”.
Si è sviluppata così un’eccellenza trentina: un’azienda di piccole dimensioni che riesce a competere con le multinazionali del settore non soltanto sul mercato locale ma anche all’estero. “Siamo un team altamente specializzato di sei persone”, precisa il direttore. “Negli ultimi anni, grazie agli standard qualitativi che abbiamo raggiunto e al contenuto innovativo dei nostri prodotti, ci siamo rivolti con fiducia anche all’estero e siamo cresciuti molto”. A vent’anni dall’inizio di quest’avventura, Idea Cap continua a lavorare in Trentino, dove rimane
di ALESSANDRO DE BERTOLINI
leader assoluta di mercato, ma il 70% del fatturato viene realizzato fuori provincia, con una quota in crescita costante all’estero. “Abbiamo un distributore in Germania, uno in Grecia e uno in Albania e i nostri clienti si trovano in tutta Europa”. Proponendosi all’estero, tra le prerogative di Idea Cap c’è anche il Made in Italy. “La tecnologia che utilizziamo nelle nostre linee produttive è nata in Italia e tutti i prodotti della nostra gamma vengono realizzati o finiti in Italia”. Le piccole dimensioni dell’azienda consentono una forte personalizzazione dei prodotti. “Lavoriamo spesso su misura adattando la produzione alle esigenze del committente. Vogliamo essere partner dei nostri clienti. Così ci differenziamo dai nostri competitors”. Automazione, versatilità, qualità e miglioramento continuo sono obiettivi costanti della strategia di Idea Cap, in un quadro generale di responsabilità sociale che orienta tutta la politica aziendale. In questa direzione va il Report di Sostenibilità di Idea Cap 2025. Il documento, reso noto lo scorso aprile, comunica agli stakeholder il grande sforzo verso una crescita sostenibile dell’impresa. “Riteniamo fondamentale – sottolinea Dario Zoner – distinguerci attraverso un approccio che valorizza la qualità dei processi, l’attenzione alle persone e il contributo alla comunità, generando un valore aggiunto fondato su pratiche virtuose di natura ambientale, sociale e di governance. Il nostro impegno sui temi della sostenibilità affonda le radici nel tempo. Dal punto di vista ambientale, i processi produttivi dell’azienda generano scarti che vengono quasi interamente recuperati e l’installazione di impianti fotovoltaici consente di coprire quasi un terzo del nostro fabbisogno energetico, contribuendo a un ciclo produttivo più efficiente e sostenibile. Inoltre, lo stabilimento situato nell’area industriale di Rovereto ottimizza la logistica. Siamo consapevoli che gli impatti di Idea Cap siano complessivamente contenuti, anche in relazione alla nostra dimensione; ciononostante vogliamo contribuire attivamente alla loro riduzione nel territorio in cui viviamo e operiamo”.
Una visione, quella della responsabilità sociale, che ha orientato Idea Cap in passato e che continua a orientare la strada per lo sviluppo presente e futuro. “Il Report di Sostenibilità – conclude il direttore – rappresenta il nostro anno zero: un punto da cui partire verso un percorso di miglioramento continuo, orientato a obiettivi concreti, misurabili e progressivamente più sfidanti”.
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L’anno dell’ascolto e dell’azione
Nei mesi scorsi il presidente Delladio ha incontrato gli imprenditori dei territori per conoscere bisogni, priorità, sentiment e attese degli industriali associati di tutte le valli.
LO aveva annunciato fin dal suo insediamento. Il presidente Delladio aveva parlato agli Associati dell’intenzione di valorizzare le tradizionali riunioni territoriali, per farne occasione di confronto con le imprese delle valli, con l’obiettivo di raccogliere sentiment, impressioni e stimoli sull’andamento, le criticità, le best practice e le specificità delle produzioni di tutte le aree geografiche della nostra provincia. “Il 2026 – aveva spiegato – sarà per me l’anno dell’ascolto e dell’azione. Mi son preso l’impegno di partecipare a tutte le territoriali perché ho bisogno di ascoltarvi e conoscere le specificità di tutte le nostre valli. L’ascolto è fondamentale per poi agire”. È così che, a partire dallo scorso dicembre, Lorenzo Delladio , il direttore generale Roberto Busato e lo staff di Confindustria Trento di volta in volta coinvolto hanno visitato i territori presso alcune delle sedi aziendali del posto. Nel corso degli appuntamenti si è dedicata attenzione in particolar modo al Piano di sviluppo economico e industriale allo studio della Provincia e alle proposte in fase di elaborazione da parte dell’Associazione. Al di là delle tematiche specifiche sollevate dai presenti
di ogni territorio, il dibattito ha spesso evidenziato tra le altre cose la necessità di una maggiore consapevolezza del valore dell’industria da parte della comunità, a partire dalle amministrazioni locali, e delle opportunità offerte dalle imprese al territorio, anche a beneficio dell’attrazione di talenti. Di seguito una sintesi delle riunioni svolte nei mesi scorsi.
VALSUGANA, BERNSTOL, TESINO E CEMBRA
x-Lam Dolomiti Spa
La riunione si è aperta con una visita allo stabilimento, curata da Domiziano e Mirco Paterno ed il presidente Albino Angeli. Si è svolta a seguire la riunione tra gli imprenditori del territorio, animata dal presidente Delladio , dal direttore Roberto Busato e dal delegato di territorio Aldino Cristofolini.
VALLAGARINA E ALTIPIANI CIMBRI
Almax Mori Srl, Mori
Ad aprire l’incontro la proprietà – Claudio
Pinter , con i figli Tommaso e Riccardo – che ha illustrato l’attività dell’azienda e ha condotto i presenti alla visita della produzione. Di seguito la riunione tra gli imprenditori, presieduta dal presidente Delladio , dal direttore Busato , e dal delegato di territorio Mirco Cainelli
La riunione è stata anche l’occasione per un vivace confronto tra gli imprenditori, che hanno evidenziato tra le altre cose la necessità di una maggiore consapevolezza del valore dell’industria da parte della comunità, a partire dalle amministrazioni locali, e delle opportunità offerte dalle imprese al territorio, anche a beneficio dell’attrazione di talenti, oltre che di una più larga e matura adesione alle opportunità offerte dall’Intelligenza Artificiale.
TERRITORIALE ALTO GARDA E LEDRO, VALLE DEI LAGHI
Tosi Serramenti, Arco
I presenti sono stati accolti dalla proprietà Flavio e Alessandro Tosi che hanno condotto i presenti ad esplorare il cuore operativo dell’azienda. Ha presieduto la riunione, insieme al presidente Delladio e al direttore Busato , il delegato di territorio Stefano Cenedese . Alla riunione è intervenuta anche l’assessora all’Urbanistica ed edilizia privata del comune di Riva del Garda Livia Ferrario che ha presentato ai presenti un’ipotesi progettuale per l’avvio di un hub dedicato alle tecnologie digitale e all’applicazione delle stesse in ambito industriale. Presente alla riunione anche l’assessora alle Attività economiche di Arco Roberta Prandi
VALLI GIUDICARIE E VAL RENDENA
BM Group Holding Spa, Borgo Chiese
L’incontro si è aperto con la visita all’azienda partendo dagli uffici di progettazione fino alla personalizzazione e realizzazione. Ad accompagnare gli ospiti Mirko Bottini e Andrea Tonini. A introdurre la parte istituzionale della riunione è stato il presidente Delladio . Sono poi intervenuti il direttore Busato e il delegato uscente Paolo Mazzotti
In questa occasione, nel corso dell’incontro sono state rinnovate anche le cariche per il prossimo biennio. L’Assemblea ha eletto dunque Oreste Bottaro (Innova Srl) come delegato di territorio per le Valli Giudicarie e la Val Rendena e componente del Consiglio Generale dell’Associazione. Completano la nuova governance i vicedelegati: Elena Andreolli (Azienda Consorziale Terme di Comano), Fabio Bomè (Bomè Spa) e Mirko Bottini (BM Group Holding Spa).
TERRITORIALE VALLE DI SOLE, VAL DI NON E PAGANELLA TASSULLO
Miniera San Romedio Srl, Ville d’Anaunia
L’incontro si è svolto inizialmente presso Tassullo . A introdurre la parte istituzionale della riunione è stato il presidente Delladio . Sono poi intervenuti il direttore Busato e il delegato Luigi Sartori .
A seguire Roberto Covi , ceo di Miniera San Romedio, ha presentato il progetto imprenditoriale avviato 2018 e il modello della miniera attiva TERA – progetto di economia circolare che trasforma ogni pezzo di roccia estratto in un inerte di altissima qualità, riutilizzando i nuovi spazi ipogei generati in ambienti con condizioni ideali per lo stoccaggio di prodotti realizzati da terzi. L’incontro si è concluso con la visita all’interno della miniera, tra i magazzini di mele, vino e formaggio e Intacture, un data center di ultima generazione immerso nella roccia.
TERRITORIALE VALLE DI FIEMME, VAL DI FASSA E PRIMIERO
Fiemme Tremila Srl Società Benefit, Predazzo
L’incontro si è aperto con la visita aziendale accompagnati da Marco e Silvia Felicetti che hanno illustrato l’attività dell’azienda e hanno guidato il percorso esperienziale attraverso i profumi, le proprietà e le soluzioni applicative delle diverse essenze del legno. Ha presieduto la riunione, insieme al presidente Delladio e al direttore Busato , il delegato di territorio Giulio Deflorian
TERRITORIALE VALLE DELL’ADIGE E ROTALIANA
Barison Industry di Barison G & C, Ravina Il programma si è aperto con la visita allo stabilimento, seguita dallo speech di Graziano Barison. Di seguito la riunione tra gli imprenditori, animata dal presidente Delladio e dal vicedirettore Alessandro Santini . Riunione particolarmente partecipata in quanto centrale il tema dei rincari dei costi di produzione/energetici e delle difficoltà di interscambio internazionale causate dalle tensioni geopolitiche attuali.
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Roverplastik: Press Day per l’edilizia
Dal banco prova alle tavole rotonde: nel nuovo showroom, Roverplastik scrive il futuro dell’edilizia tra comfort abitativo, efficienza energetica e materiali circolari.
PROGETTARE edifici oggi significa andare oltre la semplice costruzione: significa garantire elevato comfort abitativo, efficienza energetica e basso impatto ambientale. Un equilibrio complesso in cui progettazione, tecnologia e sostenibilità devono dialogare in modo integrato. Partendo da questo presupposto, Roverplastik, impresa leader nelle tecnologie legate alla costruzione del foro finestra, ha organizzato il consueto Press Day con i giornalisti del settore. Un appuntamento che l’azienda propone da più di quindici anni per condividere i progetti in corso e riflettere sulle opportunità e le sfide del mondo dell’edilizia. Ad ospitare quest’ultimo incontro il nuovo Lab Roverplastik, uno showroom multifunzionale progettato all’interno della storica sede di Volano. Non un semplice spazio espositivo, ma un luogo di dialogo e scambio con clienti, progettisti, imprese e professionisti. Ed è proprio in un clima di confronto che ha preso forma il programma della giornata. Tre momenti distinti. Un unico filo conduttore: l’impegno costante dell’impresa nel rendere sostenibili elevati standard di comfort abitativo attraverso
prodotti performanti dal punto di vista energetico e a basso impatto ambientale.
In apertura l’intervento di Alessandra Festi , titolare di Roverplastik, che ha posto l’accento sul forte orientamento verso la sostenibilità dell’azienda così come delle sue soluzioni per il foro finestra. Un impegno che, a livello aziendale, si riflette anche nell’alto rating ESG rilasciato a Roverplastik da Cerved Rating Agency e in importanti indicatori di percorso: 210mila kg di carta certificata SFC/PEFS e Ecolabel; 100% di corretto smaltimento/riciclo di circa 400mila kg di rifiuti prodotti; 99% delle acque consumate (1.700 metri cubi) riutilizzato nei processi di estrusione; 26% dell’energia utilizzata proveniente da fonti rinnovabili e infine il 2,5% del fatturato proveniente dalla vendita delle guarnizioni in Plastica Seconda Vita Mix Eco. Un percorso di sostenibilità testimoniato anche dalla scelta di Roverplastik di sponsorizzare il progetto Finestra+, un programma del consorzio LegnoLegno dedicato ai serramentisti impegnati nella certificazione EPD di prodotto, e dalla partecipazione attiva a tavoli tecnici e normativi, ad eventi come il
CasaClimaDay, a convegni BeOpen e alla formazione di serramentisti, progettisti, aziende sui temi della circolarità dei materiali, innovazione e comfort abitativo.
La giornata è proseguita nel reparto tecnico e di ricerca e sviluppo dove i giornalisti hanno potuto vedere all’opera il funzionamento del banco prova per i test Aria-Acqua-Vento necessari ai fini della marcatura CE di finestre, portefinestre e portoncini, secondo il regolamento prodotti da costruzione (UE) N. 305/11 del parlamento europeo. Il banco, inaugurato lo scorso anno, ha supportato nel 2025 più di 20 prove su soluzioni Roverplastik oltre a 10 test eseguiti con successo.
A concludere la giornata un’assoluta novit à : una tavola rotonda che ha visto la partecipazione accanto ad Aldo Guardini , direttore generale di Roverplkastik, di autorevoli rappresentanti di albi professionali e organizzazioni di imprese che si sono confrontati su alcune delle tematiche “calde” del mondo dell’edilizia. Al centro del dibattito la stagione post-superbonus e la neces -
sità di un mercato strutturale, la trasformazione di sostenibilit à e innovazione da pura strategia di marketing a pratica quotidiana nei cantieri di riqualificazione e il ruolo dei condomini come laboratorio di riqualificazione energetica.
Non sono mancati confronti sul ruolo dei media, delle aziende e degli amministratori nel comunicare in modo trasparente costi, benefici, rischi e opportunità della riqualificazione energetica.
Quando l’innovazione diventa vantaggio competitivo
Non solo consulenza, ARM Process rende l’innovazione efficace trasformando le idee in asset strategici asset strategici capaci di generare valore nel tempo. Concreti, riconosciuti e apprezzati dal mercato.
di GENNY TARTAROTTI
INNOVARE è possibile ovunque. In ogni azienda. In ogni settore. Ciò che spesso manca è la prospettiva strategica per farlo davvero. Stefano Menapace , classe 1973, ingegnere e consulente aziendale, lo ha capito bene e nel 2025 ha fondato ARM Process, una società di consulenza, con sede negli spazi di Impact Hub a Trento, pensata per trasformare le idee in risultati concreti.
“Non è semplice spiegare ciò che facciamo – esordisce Stefano –. Se potessimo usare le classiche definizioni come ‘aiutiamo le aziende a definire la propria strategia di crescita’, oppure ‘accompagniamo le aziende nella digitalizzazione dei processi’, sarebbe più facile, ma queste definizioni non ci rappresentano o almeno non ci rappresentano del tutto”. Sì, perché ARM Process non è un’azienda di consulenza nel senso tradizionale del termine. Il suo obiettivo è accompagnare le aziende in un percorso concreto, trasformando l’innovazione in un vantaggio competitivo reale.
“L’errore più comune – spiega –consiste nel confondere l’innovazione con la ricerca e la tecnologia. Ma in realtà sono cose diverse. Innovare non significa semplicemente produrre qual -
cosa di nuovo. Significa creare qualcosa che generi valore e che quel valore venga riconosciuto dal mercato. Senza questo passaggio ricerca e tecnologia rischiano di non produrre benefici tangibili, bensì ‘solo’ conoscenza e abilitazioni tecnologiche”. Ciò che serve, dunque, è una strategia adattiva, che sia in grado di cambiare direzione qualora i risultati non dovessero essere quelli attesi.
“Per fare un esempio – chiarisce – un’azienda cliente aveva aggiunto a un prodotto B2B, una commodity già sul mercato, una serie di funzionalità misurabili. Insieme abbiamo attivato un progetto di validazione e realizzato un mockup. Poi lo abbiamo proposto ai clienti chiedendo loro cosa avrebbero fatto con quel prodotto. La risposta è stata netta: quelle funzionalità non venivano percepite come rilevanti e perciò non generavano valore. L’azienda ha quindi cambiato rotta e investito altrove”. Può forse sembrare scontato, ma l’errore più frequente è non avere alternative. Più si investe su qualcosa, più si è restii a ritirare l’investimento. Subentrano i bias e il bisogno di “giustificare le scelte fatte”. E così si continua. Anche quando i segnali dicono il contrario. “Per questo – conclude – avere un piano B non è opzionale, ma vitale”.
Con un’esperienza più che ventennale nella consulenza, soprattutto nel settore dell’industria delle costruzioni, e un portfolio di investimenti in innovazione pari a 12,5 milioni, Stefano decide di creare un’impresa per dare struttura al proprio metodo. “Partiamo sempre dall’analisi del contesto – spiega –. Bisogna capire quali progetti possono funzionare per quell’azienda specifica. In seguito, analizziamo i possibili scenari di sviluppo, valutiamo l’impatto e validiamo l’idea, definiamo il progetto e infine lo implementiamo, valutandone la scalabilità e monitorando i risultati”. Il tutto grazie a un team di professionisti con competenze trasversali: tre ingegneri, oltre a Stefano, e una responsabile marketing, che negli spazi di Impact Hub, luoghi di contaminazione professionale e crescita condivisa, portano avanti un metodo per innovare che è esso stesso innovativo. L’obiettivo finale? Stefano lo spiega bene con una nota frase di Henry Ford:
“Se avessi chiesto ai miei clienti cosa volevano, avrebbero risposto un cavallo più veloce”. Anticipare dunque le richieste dei clienti, soddisfare dei bisogni che ancora non sanno di avere. È questa la strada da seguire e il metodo di ARM Process consente di percorrerla tutelando il capitale investito. “La situazione di incertezza internazionale sta rendendo gli investimenti sempre più difficili – aggiunge – . Nei prossimi anni ci attendiamo da parte delle aziende investimenti sempre più oculati. Avremo due tipi di scenari: da un lato le aziende che si ritaglieranno delle nicchie e dall’altro i grandi player che polarizzeranno il mercato”.
Spesso si sente dire che sopravvivranno le imprese che sapranno guidare il cambiamento. Questo ora non basta più. La differenza la faranno le aziende che riusciranno a innovare davvero, producendo un valore reale per il mercato e costruendo una rete di relazioni e collaborazioni.
Nerobutto compie 50 anni.
Al via le celebrazioni con Simone Moro tra sicurezza e responsabilità
È un compleanno importante quello che si appresta a celebrare Nerobutto, nota azienda trentina operante nell’edilizia sostenibile e nel restauro. 50 anni di impegno, sfide e sperimentazioni. Ma anche di innovazione, crescita, soddisfazione. La data ufficiale è il 2028, ma l’impresa ha già dato il via a una serie di eventi e iniziative pensate per festeggiare questa ricorrenza. “Un traguardo importante – spiega Tiziano Nerobutto, amministratore dell’azienda – che desideriamo condividere valorizzando i principi che hanno sempre guidato il nostro cammino: sicurezza e responsabilità”. Protagonista del primo appuntamento, presso il Teatro “Ermanno Fattore” a Tezze Valsugana – Grigno, non poteva non essere un ospite davvero speciale che incarnasse da vicino questi principi: Simone Moro, uno dei più grandi alpinisti italiani contemporanei, che ha fatto della sicurezza e della responsabilità il proprio stile di vita. Moro, grazie all’esperienza maturata attraverso numerose sfide estreme e straordinarie ascensioni invernali sugli Ottomila Himalayani, ha guidato i presenti in una riflessione concreta su gestione del rischio, disciplina, responsabilità individuale e lavoro di squadra.
ph.Luca-Chistè
La responsabilità non conosce firewall
Rischi cyber: tra i principali rischi aziendali del 2026. Con NIS2 e Codice della Crisi, la cybersecurity diventa anche responsabilità del management.
Il nuovo scenario di rischio
Tensioni geopolitiche, attacchi basati sull’intelligenza artificiale, deepfake e ransomware sempre più evoluti caratterizzano il 2026. Gli attacchi diventano più mirati, scalabili e orientati a logiche economiche. Studi internazionali confermano da anni lo stesso scenario: il rischio cyber è il principale rischio aziendale, in tutti i settori.
La vera novità è normativa. Con la NIS2, le aziende devono implementare misure di sicurezza adeguate e dimostrabili, segnalare gli incidenti entro 24 ore e documentare responsabilità e processi decisionali. Parallelamente, il Codice della Crisi rafforza gli obblighi di amministratori e dirigenti: l’assenza di sistemi di controllo e allerta può
tura può fermare l’intera attività, con impatti su consegne, liquidità e continuità operativa. Emergono quindi non solo problemi tecnici, ma anche responsabilità.
Un’azienda altoatesina è stata recentemente bloccata per dieci giorni, seguiti da una ripresa graduale. Il ripristino IT ha generato costi superiori a 100.000 euro, senza considerare i danni reputazionali. In questi casi si valuta se i rischi erano stati gestiti e le decisioni documentate. È qui che cyber e D&O si intrecciano.
Oltre la copertura dei costi
La polizza Cyber Risk non sostituisce la sicurezza IT, ma la integra, coprendo i rischi finanziari e organizzativi. Le coperture moderne vanno oltre il rimborso: proteggono dall’in-
e dirigenti da responsabilità personali. Separate creano lacune, integrate generano stabilità.
Un vantaggio strategico
Integrare cyber e D&O significa non solo rispettare le norme, ma rafforzare la resilienza e proteggere chi decide. In un contesto in cui il cyber è tra i principali rischi globali, la domanda non è più se un attacco avverrà, ma se l’azienda è pronta.
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ICIS: motore di sviluppo per il territorio
Il Gruppo scommette su Ala: linee produttive moderne, personale locale e collaborazioni con le scuole. Lo stabilimento si consolida come polo produttivo strategico per la crescita del territorio.
NATO dall’esperienza pionieristica di un’azienda cartotecnica del bergamasco, il Gruppo ICIS rappresenta oggi una realtà industriale solida e in continua evoluzione, leader nel settore degli imballaggi per l’industria. La casa madre è a Bergamo e lo stabilimento trentino di Ala è fiore all’occhiello della produzione. Vi lavorano oltre 50 persone, linfa vitale di un’azienda che mantiene un forte legame con il territorio. “La maggior parte degli investimenti sostenuti da ICIS negli ultimi anni – spiega Giovanni De Maron , direttore dell’unità produttiva di Ala – sono stati indirizzati verso lo stabilimento di Ala”. Specializzato nella produzione di imballaggi per il settore alimentare, il sito trentino è fornitore dei grandi players del mercato italiano; Ferrero, Parmalat, Heineken, Mondelez, Latte Montagna e altri. “Tra il 2016 e il 2023 – continua De Maron – il Gruppo ICIS ha sostenuto investimenti per oltre 20 milioni di euro finalizzati all’ammodernamento tecnologico delle linee produttive di Ala con l’introduzione di tecnologie all’avanguardia, tra cui macchine da stampa multicolore e fustelle di ultima generazione. Parallelamente sono cresciuti il giro di
affari e l’occupazione interna. Oggi siamo una cinquantina, un team di persone provenienti in gran parte dal Trentino e dalle aree limitrofe”. Tra le priorità del Gruppo, infatti, la volontà di individuare sul posto il personale qualificato. “Da diversi anni abbiamo attivato con gli istituti scolastici locali collaborazioni e progetti importanti, in particolare con il Polo Giuseppe Veronesi di Rovereto e con l’Istituto Artigianelli di Trento”. Tra i punti di forza dello stabilimento Trentino c’è anche un centro interno per il taglio del cartone. “Questo ci consente di raggiungere elevati livelli di personalizzazione e di flessibilità nella produzione – sottolinea il direttore – andando incontro alle esigenze dei nostri clienti”.
Alle spalle del sito trentino di Ala, il Gruppo ICIS garantisce solidità e posizionamento. Si tratta di un colosso capace di realizzare fino un miliardo di prodotti l’anno, che escono dalle linee produttive di stabilimenti diversi. ICIS sviluppa la propria attività in 3 siti produttivi equipaggiati con impianti di ultima generazione per la stampa offset, la fustellatura e l’incollatura. Due siti sono in Italia, Ala e Mozzo in provincia di
Bergamo. Un altro si trova in Francia, a Orchies ai confini con il Belgio. A questi si aggiunge il polo logistico di Presezzo, sempre in provincia di Bergamo. A livello di Gruppo, ICIS occupa 145 dipendenti. I clienti del Gruppo operano in vari settori, principalmente Food, Baby Food, Birra e Beverage, Lattiero-caseario, cura della casa e della persona. Alle multinazionali di questi settori, ICIS è in grado di offrire una vasta gamma di soluzioni per la trasformazione del cartoncino teso in astucci stesi o incollati e cluster multipack. La scelta delle materie prime per ottenere il prodotto finale avviene ricercando la massima qualità. “Utilizziamo esclusivamente cartoncino acquistato dalle principali cartiere nazionali e continentali. Lavoriamo sia cartoncini riciclati, risultato di un processo di economia circolare, sia cartoncini composti da fibre vergini, che seguono rigidi requisiti per la gestione forestale. Utilizziamo solo inchiostri a base vegetale a basso odore e bassa migrazione, a garanzia del rispetto delle normative alimentari e dell’ambiente”. L’approvvigionamento energetico delle linee produttive si sta spostando sempre di più verso la produzione di energia green. “Ad Ala abbiamo installato nel 2025 un impianto fotovoltaico di 6mila metri quadrati che, andando ad affiancare l’impianto già esistente, consente di coprire una parte significativa del fabbisogno dell’azienda”.
Oggi, quasi sessant’anni dopo, Mario Ratti è ancora presidente del Gruppo ICIS e la gestione di tutto il business è rimasta in mano alla famiglia. Figura storica e carismatica dell’imprenditoria lombarda, Mario Ratti avviò nel 1959 una piccola attività di fornitura di packaging per il comparto tessile e industriale nel bergamasco. Affiancato dal figlio Antonio Ratti, Mario è al timone del Gruppo e dell’azienda. Negli anni ’80 fu proprio lui a scegliere il Trentino, quando, dopo un primo tentativo a Borghetto, decise di puntare su un nuovo stabilimento ad Ala, dedicato alla produzione di cluster multipack. Dalla tradizione bergamasca all’innovazione trentina, la crescita del Gruppo ICIS è stata rapida e costante.
La scelta del Trentino si è rivelata strategica sotto più aspetti. Oltre alla posizione geografica favorevole, lungo l’asse del Brennero e vicino alle principali vie di comunicazione, ha pesato il valore umano del territorio e la sinergia instaurata con istituzioni e comunità locali. (adb)
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Fare impresa oggi: le nuove regole del gioco
Startup e nuove imprese al centro del confronto a Palazzo Bassetti nell’ambito del Festival dell’Economia di Trento. Pretto: “Oggi più che mai servono imprenditori consapevoli”.
COSA significa davvero fare impresa oggi, in un contesto che cambia continuamente e spesso più velocemente delle regole che lo governano?
Di startup, di nuove imprese e del coraggio di costruire valore in un’economia che cambia si è parlato a Palazzo Bassetti nell’ambito dell’appuntamento
“Fare impresa oggi: talento, rischio e nuove regole del gioco”, promosso dal Gruppo Giovani Imprenditori di Confindustria Trento in collaborazione con Intesa Sanpaolo all’interno del Festival dell’Economia.
Ad aprire i lavori è stato il presidente del Gruppo Giovani Imprenditori Francesco Orefice , affiancato da Filippo Lamberti, vicepresidente GGI Confindustria Trento, e da Sergio Bava, direttore commerciale imprese – Direzione Regionale Veneto Ovest e Trentino-Alto Adige di Intesa Sanpaolo.
“Fare impresa non è più solo costruire un’azienda o sviluppare un prodotto – ha detto Lamberti – . È sapersi muovere dentro un ecosistema complesso, fatto di innovazione tecnologica, mercati globali, nuove competenze, ma anche incertezze e discontinuità.
E soprattutto, ed è forse il punto più importante, fare impresa oggi
significa saper convivere con il cambiamento, senza aspettare che siano altri a definirne i contorni”. Bava ha evidenziato il valore del dialogo tra imprese e sistema finanziario per accompagnare, in modo concreto, la nascita e la crescita di nuove iniziative imprenditoriali. A seguire la tavola rotonda moderata da Andrea Biondi, giornalista de Il Sole 24 Ore, alla quale hanno preso parte Alice Pretto, vicepresidente GGI nazionale, Luca Bondioli, board member Ciocomiti, Laura Sposato, ceo e Founder di Joule. Voci scelte a rappresentare percorsi diversi ma complementari: chi ha vissuto l’evoluzione del fare impresa nel tempo, chi ha raccolto sfide generazionali importanti, chi ha costruito una startup partendo da zero. Voci diverse, ma unite da un elemento comune, la scelta di mettersi in gioco.
Al centro dell’incontro un confronto concreto, basato su esperienze reali.
Ogni anno in Italia nascono centinaia di migliaia di nuove imprese – oltre 260mila solo nel 2024 – segno di una grande vitalità imprenditoriale che continua nonostante le difficoltà del contesto economico.
Parliamo di un ecosistema che oggi conta oltre 12mila startup innovative e che negli ultimi anni è più che raddoppiato, diventando un vero motore di trasformazione del tessuto produttivo del nostro Paese.
L’obiettivo – ha evidenziato Pretto – è trasformare una grande energia imprenditoriale – che nel nostro Paese c’è – in imprese solide, capaci di crescere e durare nel tempo. Perché oggi più che mai c’è bisogno di imprenditori. Ma c’è bisogno di imprenditori consapevoli. Consapevoli che il talento va coltivato, che il rischio va gestito, e che le regole del gioco – spesso non scritte – vanno comprese e interpretate”.
Perché l’Italia può guidare il rilancio europeo
Innovazione, ricerca, autonomia strategica al centro del panel: “Il ruolo dell’industria italiana per il rilancio dell’Europa” al Festival dell’Economia di Trento tra competitività, investimenti e sfide globali.
DAL valore del manifatturiero, alle filiere specializzate, passando per innovazione, ricerca e trasferimento tecnologico, il futuro del sistema economico europeo passa anche dalla forza dell’industria italiana. È su queste tematiche che si è sviluppato il panel: “Il ruolo dell’industria italiana per il rilancio dell’Europa”, promosso da Confindustria Trento, in collaborazione con Banca Intesa Sanpaolo, nell’ambito del Festival dell’Economia di Trento, presso l’Itas Forum, con Marcello Lunelli – vice presidente di Confindustria Trento – e Gregorio De Felice – chief economist & head of research di Intesa Sanpaolo –come protagonisti.
Dopo i saluti istituzionali di Alessandro Santini – vice direttore di Confindustria Trento – il dialogo, moderato dal giornalista Alberto Faustini, ha messo in luce come l’industria italiana, se ben valorizzata e guidata, potrebbe ricoprire un ruolo strategico nella crescita economica europea.
“Il quadro complessivo sia geopolitico che economico – ha spiegato De Felice – è molto cambiato negli ultimi due anni a causa dell’amministrazione americana. La tradizionale competizione tra Italia e Germania è superata. Ora è il tempo della
concorrenza tra Usa e Cina. L’idea che il mercato regolamenti tutto è finita” ha aggiunto e il conflitto, secondo De Felice, si sposterà su tecnologia e IA.
Poca progettualità, difficoltà nel trasferimento tecnologico e mancanza di indipendenza strategica, soprattutto in campo energetico e nell’intelligenza artificiale, rappresentano i principali punti critici. Cosa fare dunque?
“Dobbiamo passare da un Europa che regola a un Europa che pensa in maniera strategica – ha precisato –. È essenziale una politica energetica condivisa, serve più capacità fiscale comune e i tempi decisionali devono essere accorciati”.
In questo contesto anche il modello economico trentino può giocare un ruolo di rilievo.
Marcello Lunelli ha sottolineato come in Trentino sia necessario rafforzare e sviluppare le attività ad alto valore, come l’ICT e la meccatronica. Due i punti fondamentali: il prodotto non deve essere piegato alle esigenze del mercato e i nuovi campi d’azione, come quello dell’idrogeno verde, vanno esplorati e potenziati.
“Come Confindustria – ha aggiunto – chiediamo di rafforzare e sviluppare lo strumento intermedio tra ricerca e mercato che aiuti l’industria a portare la ricerca sul mercato. Stiamo lavorando allo sviluppo degli ITS Academy e vogliamo promuovere una comunicazione di promozione del territorio in grado di attrarre talenti. Un altro caposaldo sono le scuole internazionali per manager”.
In chiusura, una nota positiva. De Felice ha fatto notare come l’industria italiana, dopo la crisi energetica degli Anni Settanta, sia stata in grado di ridurre l’utilizzo di petrolio e combustibili fossili. Tanto che oggi il nostro Paese utilizza il 30% dell’energia rispetto a 30 anni fa. Altro elemento da tenere presente è il fatto che, nonostante i dazi, si è registrato un aumento dell’export verso gli USA. “Ciò significa – ha chiarito – che la qualità dei prodotti italiani è talmente buona che il rialzo dei prezzi viene accettato dal consumatore americano. Quello che ci attendiamo è una crescita dal 2027 al 2030 del + 1 % medio annuo. Fondamentali – ha concluso – saranno le linee guida dell’Unione Europea”.
Nuove infrastrutture di prova per imprese trentine
L’intervento mette a disposizione delle imprese 3 milioni di euro per la realizzazione di nuove infrastrutture private di prova e sperimentazione volte a testare soluzioni innovative.
di GIANLUCA FEDRIZZI, Area Economia d’Impresa, Confindustria Trento
LA Giunta provinciale ha approvato l’Avviso FESR n. 1/2026 che intende supportare pmi e grandi imprese trentine nella realizzazione di nuove infrastrutture private di prova e sperimentazione, anche in sinergia con gli organismi di ricerca e altri soggetti pubblici che svolgono attività di ricerca sul territorio.
Nello specifico, le infrastrutture agevolate dovranno essere utilizzate per le attività di prova e di sperimentazione volte allo sviluppo di prodotti, processi e servizi nuovi o migliorati e al collaudo e aggiornamento delle tecnologie per ottenere progressi nella ricerca industriale e nello sviluppo sperimentale. L’utilizzo, ovvero la possibilità di accedere all’infrastruttura e di impiegarne le strutture, le tecnologie, le risorse e gli impianti ivi installati, dovrà essere aperto a più utenti e concesso in modo trasparente e non discriminatorio.
Per “Infrastruttura di prova e sperimentazione” si intendono banchi di prova, linee pilota, dimostratori, impianti di prova o laboratori viventi, e relativi servizi di sostegno, che sono utilizzati prevalentemente da imprese, in particolare le pmi, che cercano sostegno per le attività di prova e di sperimentazione al
fine di sviluppare prodotti, processi e servizi nuovi o migliorati e di collaudare e aggiornare le tecnologie per ottenere progressi nella ricerca industriale e nello sviluppo sperimentale.
Le spese ammissibili riguardano: investimenti materiali e immateriali, come impianti, macchinari, attrezzature; consulenze (spese tecniche di progettazione per la realizzazione dell’infrastruttura di prova e sperimentazione); programmi informatici, brevetti, licenze, know-how.
È prevista una spesa minima ammissibile pari a 200 mila euro e un’agevolazione diversificata in base alla dimensione d’impresa, compresa tra il 25 e il 45%, concessa fuori regime de minimis.
L’iniziativa dovrà essere avviata in data successiva a quella di presentazione della domanda e completata entro 12 mesi dalla data di approvazione.
La domanda di agevolazione può essere presentata online, tramite piattaforma informatica provinciale.
Cybersecurity: un seminario sul prezzo della vulnerabilità informatica
Si è svolto a Palazzo Stella il seminario “Il prezzo della vulnerabilità informatica: danni operativi, economici e reputazionali”, organizzato da Confindustria Trento in collaborazione con Fondazione Bruno Kessler, il Dipartimento di Ingegneria e Scienze dell’Informazione (DISI) dell’Università di Trento e Hub Innovazione Trentino, nel contesto delle attività del Digital Innovation Hub.
L’incontro ha offerto alle aziende partecipanti una panoramica sui principali rischi legati agli attacchi informatici, evidenziando come questi non colpiscano soltanto le infrastrutture tecnologiche ma possano generare conseguenze rilevanti anche sui processi aziendali, sui risultati economici e sulla reputazione delle organizzazioni.
Durante il seminario sono state analizzate le diverse tipologie di danni che possono derivare da un attacco cyber: dai costi diretti, come il fermo operativo, le violazioni dei dati e le attività di ripristino dei sistemi, ai costi indiretti, tra cui la perdita di fiducia da parte di clienti e partner e gli impatti di natura regolamentare. È stato inoltre approfondito il tema delle implicazioni strategiche, come la discontinuità operativa e i possibili effetti negativi sulla brand reputation.
ADHOC
INTERVENTI MANAGERIALI
Adhoc Interventi Manageriali è stata creata dai managers con l’obiettivo di portare nelle aziende e nelle PMI del territorio l’alta professionalità e la concreta esperienza degli oltre 160 professionisti associati.
Con sedi a Trento e Vicenza, Adhoc Interventi Manageriali è la principale realtà del settore nel Triveneto ed offre un patrimonio di professionalità di cui il cliente può disporre per un progetto di sviluppo, per consolidare la crescita, per migliorare l’assetto organizzativo o per affrontare nuove opportunità.
ADHOC INTERVENTI MANAGERIALI SOC. COOP.
P Iva 02272570223
Sede Trento
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Un recente appuntamento di Innesco, ospitato da Gabrielli & Partner, ha ridefinito status e funzioni del marketing. Non più supporto operativo, ma leva strategica dell’impresa.
IL marketing non più come funzione operativa, ma come lente attraverso cui leggere l’intera impresa. È questa la visione emersa nel corso dell’ultimo appuntamento di “Innesco”, il laboratorio di trend marketing, promosso da Confindustria Trento, in collaborazione con Gabrielli & Partner, che ha acceso i riflettori su un cambio di paradigma non più rinviabile: riconoscere al marketing il ruolo strategico che gli permette di orientare il business a partire dallo sguardo del consumatore. “Il marketing non è un ufficio. È il business visto con gli occhi del cliente” il titolo dell’incontro aperto da Davide Gabrielli , presidente di Gabrielli & Partner, con una riflessione chiave: “In un momento dove i mercati sono caratterizzati da un’elevata competitività, l’intelligenza collettiva è la chiave per ottimizzare le risorse e creare una nuova visione, dove la cultura aziendale è strategica con il marketing nel ruolo di pivot dell’impresa”.
In questo contesto analisi e comprensione del mercato, a partire dalla ricerca, diventano driver decisivi. “La ricerca non è uno strumento di conferma, ma di orientamento – ha spiegato Bruno Pellegrini , direttore marke -
ting di Comelit Spa –. Consente di ridurre l’incertezza, non di eliminarla: intuito imprenditoriale e capacità di agire restano insostituibili. L’obiettivo – ha precisato – non è tanto conoscere il mercato in astratto, quanto capire chi influenza davvero la domanda, quali problemi i clienti cercano di risolvere e come si attivano per farlo. Gli insight che emergono da questo lavoro alimentano direttamente la comunicazione: parlare in modo generico – tentando di raggiungere tutti – è il modo più sicuro per non raggiungere nessuno”.
In questo scenario il digitale si configura come il primo canale di investimento pubblicitario.
Secondo l’Osservatorio Internet Media del Politecnico di Milano, nel 2024 il mercato pubblicitario italiano ha raggiunto 9,5 miliardi di euro, con il digital advertising che ha superato per la prima volta il 50% della quota totale. “Eppure – ha evidenziato Pellegrini – la maggior parte delle aziende non riesce a tradurre questa presenza in risultati soddisfacenti. Il problema raramente è il canale: è l’assenza di un contenuto rilevante e di una strategia coerente a monte,
perché – ha precisato – un canale performante senza un messaggio efficace non converte. E la ricerca serve esattamente a costruire quel messaggio, sapendo cosa conta davvero per il proprio pubblico”.
E in questa logica di rilevanza e strategia del messaggio si inserisce anche il tema dell’influencer marketing nel B2B: uno strumento marginale, ma ricco di potenziale. Il problema, come ha spiegato Pellegrini, sta nel fatto che il marketing B2B “viene spesso applicato con logiche mutuate dal B2C”. Qui le regole cam -
biano: non servono megafoni, ma validatori. Professionisti di settore con una community ristretta, verticale e ad alta qualificazione, che agisce come fonte autorevole.
“È una distinzione – ha concluso – che cambia radicalmente il modo in cui questo strumento va valutato e utilizzato. La sua adozione dipenderà anche dall’evoluzione generazionale della clientela: i decisori che oggi hanno tra i 45 e i 50 anni si informano attraverso canali tradizionali; le generazioni successive potrebbero avere abitudini molto diverse”.
Innesco:quando le storie e le persone costruiscono il brand
Di storytelling come strumento per valorizzare l’identità aziendale si è trattato in occasione dell’appuntamento di Innesco di aprile. Protagonista dell’incontro Giacomo Panozzo , che ha accompagnato i partecipanti in un viaggio nell’evoluzione della narrazione nei media. A seguire, Maria Vittoria Finco , Casearia Monti Trentini, ha dialogato con Andrea Casna , Impulso, raccontando – tra iniziali reticenze e successive soddisfazioni – il percorso della propria azienda nell’esporsi sui social. Ne è emerso un confronto autentico su quanto oggi sia fondamentale esserci, ma ancor più essere riconosciuti come autentici. Un concetto ripreso anche da Giulio Giovanazzi , Sovecar, che ha portato il punto di vista hr: i social come strumenti chiave non solo per comunicare, ma anche per attrarre e trattenere talenti. Innesco si è confermato così uno spazio di crescita e contaminazione, dove le storie diventano leve strategiche e le persone il vero cuore del brand.
Pagine di ingegno industriale
Nuove acquisizioni per la biblioteca di Palazzo Stella, che si arricchisce di una serie di volumi di pregio pubblicati da BPER Banca per promuovere il bello e il ben fatto italiano della motor valley.
IL centro di documentazione avviato lo scorso anno a Palazzo Stella in occasione dell’80º anniversario dell’Associazione si è recentemente arricchito di una serie di titoli donati alla biblioteca da BPER Banca. Si tratta di alcuni volumi di pregio, dedicati per lo più agli storici, grandi marchi automobilistici italiani della terra dei motori, famosi in tutto il mondo. L’istituto di credito ha infatti promosso negli anni la pubblicazione di monografie celebrative dei colossi della motor valley esaltando il legame tra innovazione, industria e storia del territorio. Tra gli altri, fanno parte di questa collana “Enzo Ferrari e Maranello”, che ripercorre il forte legame storico tra il “Drake”, il suo celebre stabilimento e il territorio emiliano, e ancora: “1926-2016 Ducati 90 anni di eccellenza italiana”, “1914 2014 - Maserati 100 anni di storia attraverso i fatti più significativi”, “Lamborghini, 50 anni di fascino e passione”, a cura di Daniele Buzzonetti. Eccellenze del territorio che ha dato i natali all’istituto sono state anche le aziende del settore alimentare che a decine, soprattutto nella prima parte del Novecento, si occuparono della trasformazione di amarene, vi -
sciole e marasche. Della loro storia, e del design che ha accompagnato la distribuzione dei loro prodotti, rimanendo ancora oggi nell’immaginario collettivo, si occupa invece il bel volume “Rosso Amarena” di Marco Zanasi, anch’esso disponibile alla consultazione.
BPER ha messo infine a disposizione della biblioteca di Palazzo Stella la sua monografia ufficiale “150 anni di valori. Storia illustrata di BPER Banca”, pubblicata nel 2017 da Artioli 1899 per celebrare il 150° anniversario dell’istituto. Curato da Paolo Battaglia e Chiara Pulini, con testi di Roberto Franchini, il volume ripercorre la crescita della banca dalle origini a oggi. Ampio l’apparato iconografico e documentale che ripercorre l’evoluzione dell’istituto, nato nel 1867 a Modena come Banca Popolare di Modena. Un ottimo esemplare, d’ispirazione per tutte le realtà che intendono ripercorre e restituire la propria storia attraverso un progetto editoriale.
Confindustria Trento presente al Festival dello Sviluppo
Sostenibile 2026 di ASviS
Autonomia e sostenibilità come leve per nuovi modelli di crescita economica, sociale e ambientale: questo il tema al centro dell’incontro del Festival dello Sviluppo Sostenibile 2026 promosso da ASviS e ospitato a Trento da Trentino Sviluppo. Il confronto ha riunito istituzioni, università, associazioni e imprese su governance ESG e competitività. Confindustria Trento ha presentato le proprie iniziative con la vicepresidente Silvia Arlanch , insieme all’esperienza di Ferrari – F.lli Lunelli con la voce del direttore Sostenibilità Camilla Lunelli . Presentato anche il progetto Trentino ESG della Provincia autonoma di Trento.
La tecnologia che rivoluziona il tuo udito, senza farsi notare
Dalla prevenzione alle nuove tecnologie acustiche, Lorenzo Mottes di Acustica Trentina racconta come prendersi cura dell’udito significhi migliorare qualità della vita, relazioni sociali e benessere cognitivo.
Lorenzo Mottes , dottore specializzato in audioprotesi, da oltre vent’anni cresce professionalmente insieme ad Acustica Trentina, condividendone i valori racchiusi nel payoff “Innanzitutto Persone” . Oggi segue con competenza, sensibilità e attenzione le persone di Val di Non, Val di Cembra, Valle dell’Adige e Piana Rotaliana, mettendo sempre al centro ascolto, relazione e bisogni di ogni persona.
Dottore, oggi si parla sempre più spesso del legame tra udito e cervello. Quanto è importante davvero?
«È un legame fondamentale. L’udito non è un processo passivo: ogni suono viene elaborato dal cervello, che lo interpreta e gli attribuisce un significato. Questo lavoro aiuta a mantenere attive funzioni come attenzione, memoria e concentrazione. Quando l’udito si riduce, il cervello deve impegnarsi di più per comprendere ciò che ascolta, aumentando la fatica mentale.»
Quali possono essere le conseguenze di una perdita uditiva non trattata?
«I primi segnali sono difficoltà a seguire le conversazioni, necessità di chiedere di ripetere e maggiore stanchezza a fine giornata. Con il tempo molte persone tendono a evitare ambienti rumorosi o occasioni sociali perché comunicare diventa più difficile. Questo può favorire isolamento e riduzione degli stimoli relazionali, con effetti negativi sulla qualità della vita.»
Quindi intervenire precocemente è davvero così importante?
«Assolutamente sì. Riconoscere tempestivamente un calo uditivo permette di affrontarlo in modo efficace e di preservare il benessere generale della persona. Sentire bene significa partecipare alle conversazioni, mantenere vive le relazioni e vivere con maggiore serenità le attività quotidiane. Inoltre, intervenire nelle fasi iniziali facilita l’adattamento alle soluzioni disponibili e consente risultati migliori nel tempo.»
Ci parli delle nuove soluzioni disponibili oggi.
«Negli ultimi anni la tecnologia ha compiuto grandi progressi. I moderni apparecchi acustici sono
discreti e dotati di sistemi avanzati che analizzano l’ambiente sonoro, riducono i rumori di fondo e valorizzano la voce umana. Si adattano automaticamente alle diverse situazioni di ascolto, offrendo un’esperienza più naturale e confortevole.»
In concreto, cosa cambia per chi li utilizza?
«Non si tratta semplicemente di sentire di più, ma di sentire meglio. Le conversazioni risultano più chiare, l’ascolto meno faticoso e la partecipazione alla vita sociale più spontanea.»
Un ultimo consiglio?
«Non ignorare i segnali. Una semplice valutazione dell’udito può aiutare a individuare eventuali difficoltà e a trovare la soluzione più adatta. In Acustica Trentina siamo a disposizione per ascoltare le esigenze di ogni persona, effettuare controlli dell’udito e offrire una consulenza professionale e personalizzata. Spesso basta un primo incontro per fare chiarezza e intraprendere il percorso più adatto per tornare a vivere con serenità ogni momento della giornata. Un controllo effettuato per tempo consente spesso di individuare piccoli cambiamenti e affrontarli con maggiore tranquillità.»
Trasparenza retributiva: sfida per imprese
La Direttiva UE 2023/970 al centro dell’HR Group di Confindustria Trento. Tra obblighi normativi e cultura organizzativa, le aziende ripensano modelli e pratiche per l’equità
di KEVIN ANTONIO MARCHIONE, Area Lavoro e Welfare, Confindustria Trento
SI è svolto presso Confindustria Trento, un nuovo incontro del HR Group, dedicato a un tema di forte attualità per le imprese: il recepimento in Italia della Direttiva UE 2023/970 sulla trasparenza retributiva.
L’apertura dei lavori è stata affidata a Sara Campedelli , delegata per Lavoro, Welfare e Parità di Genere di Confindustria Trento, che ha aggiornato i partecipanti sui recenti eventi di presentazione del Manifesto di Paridee ‒ Storie e idee di parità di genere per chi lavora, un documento collettivo ‒ nato dal progetto promosso da Fondazione Caritro in collaborazione con Confindustria Trento e Feltrinelli Education, che raccoglie valori, pratiche e visioni per costruire ambienti di lavoro più equi, inclusivi e consapevoli.
Successivamente a prendere la parola sono stati Simone Carrà e Sabrina Sambati di BCA Legal, i quali hanno introdotto il tema di giornata partendo dall’approfondimento dei contenuti della sopracitata Direttiva UE 2023/970. I relatori si sono in particolare soffermati su alcuni elementi chiave dello schema di decreto legislativo di attuazione, quali i concetti di “stesso lavoro” e di “lavoro di pari valore”.
In seconda battuta, sono intervenuti Roberto Ferrari e Matteo Masciale di ISMO, i quali hanno ampliato la riflessione ponendo l’accento sulle dimensioni organizzative, istituzionali e culturali, evidenziando come l’efficacia delle misure di trasparenza dipenda dalla coerenza con i valori aziendali e dalla capacità di promuovere una cultura inclusiva. Per le aziende può costituire, infatti, un’occasione per rafforzare la cultura dell’equità e della meritocrazia, lavorando su sistemi di pesatura delle posizioni, modelli di performance management e percorsi di sviluppo chiari.
A seguire, il contributo di Luigi Benedetto , Office Manager di Petronas Lubricants, ha portato una prospettiva operativa, soffermandosi sulle aspettative del management con riferimento ai principali vincoli nell’implementazione della Direttiva. Tra i temi emersi, la necessità di bilanciare trasparenza e sostenibilità organizzativa, nonché di accompagnare il cambiamento con adeguati strumenti di governance.
Infine, Filippo Cannavò, Head of HR Services e Training di Alveria, ha approfondito il tema della compliance normativa all’interno dei sistemi di Human Capital Management, progettati per favorire la digitalizzazione dei servizi e dei processi HR e la gestione, in un unico database, di tutti i dati aziendali relativi alle persone.
L’incontro, conclusosi con il consueto momento conviviale, conferma ancora una volta come l’HR Group di Confindustria Trento rappresenti uno spazio di dialogo e aggiornamento strategico, in grado di accompagnare le imprese associate nell’affrontare le trasformazioni del lavoro con consapevolezza e visione.
NODI. Cultura, impresa e design del legno trentino
Sei imprese associate sono state protagoniste di un percorso condiviso con designer di rilievo. Un dialogo tra produzione e creatività che valorizza il legno trentino.
C’È una materia viva che lega territorio, creatività e tradizione manifatturiera: è il legno protagonista di “NODI. Cultura, impresa e design del legno trentino”, un progetto in cui imprese e designer si incontrano, si confrontano e condividono linguaggi e competenze, dando vita a un laboratorio pragmatico di ricerca e sviluppo che mette in relazione le competenze della filiera con il design contemporaneo. All’iniziativa, promossa dalla Provincia autonoma di Trento e coordinata da Trentino Sviluppo in collaborazione con Trentino Marketing, con la curatela di Paolo Baldessari e Aldo Colonetti , ha partecipato anche un gruppo di imprese associate, ciascuna affiancata da un designer: Giulio Iacchetti — Fiemme Tremila, Raffaella Mangiarotti — Barozzi Dimension, Lorenzo Palmeri — Ciresa, Alex Terzariol con Maria Elisabetta Ripamonti — Xlam Dolomiti, Joe Velluto — Silvelox Group, Nicolò Spinelli Corazzolla Arredamenti.
Una collaborazione, culminata in una mostra, allestita da David Dolcini presso l’ADI Design Museum di Milano, pensata per accompagnare il visitatore dentro questo intreccio di storie e
progetti, interpretando il legno come materia narrativa oltre che costruttiva. Le creazioni, nate dal dialogo tra aziende e designer, si sono sviluppate attorno al tema della casa e dell’ospitalità, intese come spazi in continua trasformazione. Interno ed esterno, dimensione privata e collettiva, relazione con il paesaggio: ogni proposta attraversa questi ambiti, restituendo una visione dell’abitare contemporaneo che trova nel legno una lingua comune.
“Questa iniziativa - raccontano Achille Spinelli , vicepresidente e assessore allo sviluppo economico, lavoro, famiglia, università e ricerca della Provincia autonoma di Trento, e Roberto Failoni, assessore all’artigianato, commercio, turismo, foreste, caccia e pesca - nasce con l’obiettivo di stimolare l’internazionalizzazione del legno trentino, in un contesto di forte dialogo tra la tradizione e le visioni contemporanee dell’arredo per interni ed esterni. Ciò che abbiamo voluto costruire non è una vetrina celebrativa, ma un percorso imprenditoriale
concreto: ogni oggetto esposto è stato concepito per inserirsi con successo nel mercato”. Il percorso che, oltre alle aziende associate, ha visto la partecipazione di altre nove imprese locali ( Ludovico Spataro — Falegnameria Pojer, Donata Paruccini Falegnameria Zeni, Matteo Ragni Falegnameria Faustini, Michela Baldessari — TM Arredamenti, Patrizia Bertolini Falegnameria Segata, Lorenzo Damiani — Falegnameria Scaiarol, Francesco Faccin — Falegnameria Decrestina, Alessandra Fumagalli Romario — Arteam, Monica Graffeo — Falegnameria Bosetti ), si inserisce in una continuità più ampia, quella delle ricerche sui materiali identitari del Trentino. Dopo il progetto sulla pietra trentina realizzato tra il 2003 e il 2004, oggi è il legno a diventare protagonista. Il “nodo”, che dà il nome al progetto, diventa così chiave di lettura e principio progettuale. È punto di connessione tra esperienze diverse, ma anche segno naturale del legno, traccia della sua crescita, memoria visibile del tempo. In questa doppia dimensione – simbolica e materica – si condensa il senso dell’intero progetto.
In questo racconto si inserisce anche un intervento speciale firmato da Mario Botta , con la sua installazione “Icosaedro”, esposta in Piazza Compasso d’Oro, all’ingresso dell’ADI Design Museum. Ispirato al Cabanon, il celebre rifugio realizzato da Le Corbusier sulla Costa Azzurra,
il progetto si configura come una piccola dimora realizzata in legno trentino e pensata per dialogare con il paesaggio alpino.
A completare il percorso, un volume concepito come oggetto di design - con art direction di Gianluigi Colin e progetto grafico e design di Luciano Barberi - che raccoglie contributi, immagini, testimonianze e opere grafiche originali dello stesso Colin, offrendo una visione trasversale e stratificata dell’intero progetto. “NODI. Cultura, impresa e design del legno trentino” si configura come un laboratorio in continua evoluzione, un dispositivo capace di generare conoscenza, relazioni e nuove possibilità per la filiera del legno trentino. Un progetto che rafforza il suo posizionamento culturale e competitivo, costruendo un equilibrio tra artigianalità e innovazione industriale.
Esg: l’industria si racconta
Fondamentale il coinvolgimento delle imprese associate, chiamate a contribuire per orientare le future strategie dell’Associazione e a segnalare le esperienze più avanzate.
di GIANLUIGI SALVAGNO, Area Ambiente e Sostenibilità, Confindustria Trento
MISURARE il valore generato per le imprese e il territorio, comprendere gli impatti delle proprie azioni e orientare con maggiore consapevolezza le scelte future. È da queste considerazioni che nasce la decisione di Confindustria Trento di avviare il suo primo Bilancio di Sostenibilità e d’Impatto, un progetto fortemente voluto dal presidente Lorenzo Delladio e dal vicepresidente con delega ESG e Transizione Ambientale Marcello Lunelli . Negli ultimi anni la sostenibilità è entrata stabilmente nell’agenda delle imprese. Sempre più organizzazioni scelgono di rendicontare il proprio impegno sui temi ambientali, sociali e di governance, non solo per rispondere alle richieste del mercato o alle evoluzioni normative, ma soprattutto per dotarsi di strumenti capaci di orientare le decisioni strategiche, misurare i risultati raggiunti e rafforzare il dialogo con i propri stakeholder.
Per Confindustria Trento, tuttavia, questo percorso assume un significato ancora più ampio. Il valore prodotto non si misura esclusivamente attraverso le attività svolte, ma anche nella capacità di rappresentare gli interessi delle imprese, accompa -
gnarle nelle trasformazioni, favorire la crescita del territorio e promuovere una cultura d’impresa orientata all’innovazione e alla sostenibilità.
Da qui la scelta di sviluppare un Bilancio di Sostenibilità e d’Impatto che non sia una semplice fotografia dell’operato dell’Associazione, ma uno strumento capace di raccontare e valorizzare il contributo che l’intero sistema confindustriale trentino genera ogni giorno per l’economia, la società e l’ambiente.
Per raggiungere questo obiettivo sarà fondamentale il coinvolgimento delle imprese associate, chiamate a contribuire attraverso la compilazione di un questionario anonimo. L’iniziativa consentirà, da un lato, di raccogliere indicazioni utili a comprendere le aspettative delle aziende nei confronti di Confindustria Trento e a orientarne le future scelte strategiche; dall’altro, di mappare il livello di maturità ESG del sistema produttivo provinciale, valorizzando le esperienze più avanzate e individuando nuove realtà che possano diventare esempi virtuosi e Ambassador ESG per il territorio.
L’iniziativa rappresenta inoltre un’importante occasione di ascolto. In una fase caratterizzata da profonde trasformazioni economiche, ambientali e sociali, comprendere esigenze, priorità e prospettive delle imprese diventa essenziale per costruire servizi sempre più efficaci e strumenti in grado di accompagnare le aziende nelle sfide della competitività.
Il contributo di ogni impresa sarà determinante per restituire una fotografia autentica del Trentino produttivo e costruire una base informativa solida sulla quale definire le strategie future dell’Associazione. Il Bilancio di Sostenibilità e d’Impatto non sarà quindi soltanto un documento di rendicontazione, ma un percorso condiviso e uno strumento per progettare il futuro, rafforzando il ruolo di Confindustria Trento come motore di sviluppo sostenibile e di creazione di valore per l’intera comunità trentina.
Formazione continua da record
Fondimpresa Trento tocca nel 2025 i migliori risultati di sempre, per numero di piani presentati, impegno di spesa sul Conto Formazione, numero di aziende aderenti.
IN occasione della tradizionale seduta annuale dell’assemblea dei soci che ha approvato il bilancio d’esercizio, il presidente Marcello Lunelli ha comunicato i risultati di Fondimpresa nazionale che nel 2025 ha registrato esiti senza precedenti: le aziende aderenti hanno superato quota 206mila, mentre i lavoratori coinvolti hanno raggiunto oltre 5,1 milioni secondo i dati aggiornati al 31 dicembre.
È questo il sistema di cui è parte l’Articolazione Territoriale di Trento. Una rete in costante crescita e con un ruolo sempre più centrale nella formazione continua in Italia, come sul territorio. I risultati finali del 2025 di Fondimpresa Trento, mostrano che si sono raggiunti record storici sia rispetto al numero di piani ordinari presentati – passati da 463 a 489, con un aumento del 6% rispetto al 2024 – che rispetto all’impegno di spesa a valere sul Conto Formazione, passati da 2.978.916 euro a 4.372.536 euro, per un +47% sul 2024. Positivo e in crescita anche l’incremento delle aziende aderenti, passate da 2.141 a 2.207, con un +3% sul 2024.
“Un riconoscimento per la nostra realtà ‒ sottolinea con soddisfazione il presidente Lunelli ‒ che ha da sempre come obiet -
tivo fondamentale l’essere di stimolo e di supporto ad aziende e lavoratori che aderiscono a Fondimpresa, cercando di interpretare il nostro impegno in una dimensione che abbiamo potuto definire con soddisfazione di bilateralità efficace. Nella mia esperienza di presidente di Fondimpresa Trento, ho potuto infatti apprezzare come le diverse sensibilità dei soci Confindustria Trento e i sindacati Cgil, Cisl e Uil del Trentino, abbiano sempre cercato una convergenza costruttiva con approccio collaborativo, ricco di riflessioni e consapevole del valore del servizio che offriamo appunto nella dimensione della bilateralità”.
I risultati presentati sono stati peraltro raggiunti grazie anche alle attività operative di assistenza tecnica, primo contatto e supporto alla condivisione dello sportello dedicato dell’Articolazione territoriale, indirizzate ad aziende, enti formativi e consulenti.
Infatti, Fondimpresa si avvale delle Articolazioni Territoriali presenti su tutto il territorio nazionale, al fine di promuovere capillarmente la cultura della formazione continua e offrire assistenza e supporto su modalità di funzionamento del Fondo, opportunità di presentare un Piano Formativo a valere sul Conto Formazione, Istruttoria e Monitoraggio Piani Formativi Conto Formazione, Promozione e Monitoraggio Valutativo delle attività formative realizzate sul territorio. Nel corso del 2025 le attività di Monitoraggio Valutativo finalizzato alla valorizzazione e la divulgazione delle Storie di Formazione e dei risultati sull’efficacia e sull’impatto della formazione realizzata e finanziata dal Fondo nel biennio 2023-2024 hanno coinvolto tre realtà trentine aderenti: Arcese Trasporti Spa, Federazione provinciale delle scuole materne e SolydEra srl. Con le prime due sono in corso di realizzazione anche delle video-storie di formazione aziendali, che saranno pubblicate sui siti e canali social di Fondimpresa e dell’articolazione. Prima occasione di divulgazione di tali storie di formazione oltre che per rafforzare le attività di promozione è stato l’evento annuale di Fondimpresa Trento, dal titolo “Leadership della Conoscenza e della Competenza nella Formazione continua.
Formare, ispirare e innovare: strategie per costruire leadership solide e organizzazioni pronte al futuro”, tenutosi a Trento il 25 novembre.
L’incontro ha rappresentato una occasione ormai tradizionale per coinvolgere aziende e lavoratori, ma anche il network degli stakeholder del territorio e per rafforzare la consapevolezza dell’importanza strategica dell’adeguamento delle competenze delle lavoratrici e dei lavoratori.
In presenza di una incidenza del mismatch, che le imprese italiane segnalano costantemente a causa della diffusa difficoltà nel trovare le competenze necessarie per le proprie attività, le aziende puntano su diverse soluzioni. La formazione interna del personale rappresenta ad oggi la risposta principale, adottata dal 56% delle aziende. Del resto, nel merito specifico delle competenze, tutti ripetiamo spesso che la formazione è fondamentale per entrare nel mondo del lavoro, per tenerselo e per cambiarlo o ritrovarlo se lo si perde.
Rispetto al tema scelto per l’incontro, in chiave di prospettiva, da più parti si segnala che cresce la domanda di leadership “moderna”: le competenze di leadership non si limiteranno al controllo gerarchico, ma diventeranno sempre più legate alla capacità di ispirare, co-progettare, collaborare e guidare in contesti complessi (digitale, green, organizzazioni agili).
Per Fondimpresa, la sfida si gioca attraverso la formazione continua considerata leva strategica in grado di proporre e rafforzare anche programmi di formazione che integrino competenze tecniche con soft skill (leading, problem solving, adattamento).
In un momento storico in cui il racconto domina il modo in cui comunichiamo e interpretiamo la realtà, per Fondimpresa è importante il costante richiamo ai dati concreti che diventa più necessario che mai per guardare al futuro con fiducia, concretezza e determinazione.
Aziende aderenti e finanziamenti: tutti i numeri (CHR 1144)
I dati INPS, aggiornati al 31 dicembre 2025, segnalano che in Trentino è stato raggiunto il numero di 2.194 aziende aderenti. La prevalenza assoluta è di Piccole e Medie Imprese: 1.989, ovvero il 90,7 % appartengono alla classe dimensionale con meno 49 dipendenti. Ammonta a 47.405 il numero complessivo di lavoratori dipendenti delle aziende aderenti.
I più recenti dati di febbraio 2026, indicano che dal 2007, anno di costituzione di Fondimpresa Trento, sono stati realizzati 4.796 Piani, finanziati con il Conto Formazione aziendale. Altrettanto significativo è il dato dei finanziamenti che Fondimpresa dal 2007 ha assegnato alle imprese del territorio: oltre 25 milioni di euro per piani finanziati con il Conto Formazione e oltre 20 milioni per le azioni formative svolte nell’ambito di piani realizzati attraverso Avvisi di varie tipologie, per un valore complessivo dell’investimento che, includendo il costo del lavoro a carico delle imprese, ammonta ad oltre 68 milioni di euro. Sempre dal 2007 sono state oltre 177mila le partecipazioni dei lavoratori alla formazione e quasi 2 milioni le ore di formazione complessivamente erogate.
Formazione: l’apprendistato professionalizzante
Essere apprendisti oggi, come recita il titolo di uno dei moduli obbligatori nella formazione degli apprendisti, è avere l’opportunità di scoprire il proprio potenziale e metterlo a frutto anche grazie al ruolo della formazione.
L’ apprendistato professionalizzante infatti, destinato ai giovani dai 18 ai 30 anni non compiuti (o dai 17 anni se in possesso di qualifica professionale) e assunti presso datori di lavoro che hanno sede legale o operativa in provincia di Trento, presso la quale l’apprendista lavora, è una tipologia contrattuale contraddistinta da un forte contenuto formativo che permette al lavoratore di acquisire le competenze adeguate al ruolo e alle mansioni per cui è stato assunto.
Gli obblighi formativi riguardano due specifici ambiti:
• la formazione professionalizzante , destinata all’acquisizione di competenze tecnicoprofessionali specifiche per la mansione ricoperta dall’apprendista e che si svolge sotto responsabilità del datore di lavoro, secondo la durata e le modalità di erogazione stabilite dai singoli contratti collettivi nazionali;
• la formazione base e trasversale , offerta e finanziata dall’Agenzia del Lavoro della Provincia autonoma di Trento, nell’ambito del Programma operativo FSE+ 20212027 con le risorse finanziarie dell’Unione Europea-Fondo
La formazione è fruibile, da parte dell’apprendista e dell’azienda, scegliendo uno dei soggetti formatori inseriti nell’elenco dei soggetti abilitati all’erogazione dell’offerta formativa pubblica nell’apprendistato professionalizzante mediante buoni individuali agli apprendisti approvato con determinazione dirigenziale di Agenzia del Lavoro n. 36 del 31 gennaio 2024.
Assoservizi è ente formativo accreditato nell’erogazione della formazione di base e trasversale, segue le aziende nella gestione del percorso formativo fino al raggiungimento del monte ore formativo previsto per ogni tipologia di apprendista:
• 120 ore per la durata del contratto per gli apprendisti privi di titolo di studio, in possesso di licenza elementare e/o della sola licenza di scuola secondaria di 1° grado (licenza media);
• 80 ore per la durata del contratto per gli apprendisti in possesso di diploma di scuola secondaria di 2° grado o di qualifica o diploma di istruzione e formazione professionale;
• 40 ore per gli apprendisti in possesso di laurea o titolo almeno equivalente.
La formazione, effettuata da formatori con esperienza decennale, spazia dal lavoro di gruppo, la negoziazione, la gestione del tempo e l’organizzazione del proprio lavoro fino alla comunicazione efficace, la negoziazione e la risoluzione dei problemi. All’interno di questo scenario, l’apprendistato è un’opportunità concreta di sviluppo di tale potenziale, passando sia per lo sviluppo di competenze tecniche e che per il potenziamento delle soft skills. In un contesto lavorativo in cui le attività umane sono sempre più automatizzate, il potenziale umano è infatti una dimensione su cui l’automazione non può intervenire.
Sociale Europeo, dello Stato italiano e della Provincia autonoma di Trento.
Un incontro che unisce
Il Master HR Manager ha offerto occasioni preziose per mettere in rete competenze che rappresentano una leva fondamentale per l’innovazione delle imprese e il benessere delle persone.
SI è concluso in primavera il Master HR Manager, un percorso formativo realizzato in collaborazione con Confindustria Alto Adige che, fin dal suo avvio, ha saputo creare un clima di coesione, apertura e confronto attivo tra tutti i partecipanti. Un gruppo eterogeneo, composto da professionisti HR provenienti da numerose aziende del territorio, che negli ultimi mesi ha costruito un vero spazio di scambio, dove idee, esperienze e prospettive sono entrate in dialogo per crescere insieme. Fin dalla prima sessione, il valore aggiunto del Master è emerso nell’approccio collaborativo abbracciato dai partecipanti. Non semplici lezioni, ma occasioni preziose per condividere vissuti professionali e mettere in rete competenze che, in un contesto come quello trentino, rappresentano una leva fondamentale per l’innovazione delle imprese e il benessere delle persone. Fare rete qui non è solo un’opportunità, ma una necessità: un elemento essenziale per sostenere uno sviluppo territoriale basato sulla qualità delle relazioni e sulla capacità di generare valore comunitario.
La giornata conclusiva ha trovato una cornice d’eccezione:
Habitech, che ha ospitato il gruppo nei suoi splendidi spazi situati all’interno della storica Manifattura Tabacchi di Rovereto. Un luogo che racchiude in sé passato, presente e futuro, capace di restituire un’atmosfera unica grazie al suo intreccio di architetture industriali, memoria storica e nuove progettualità orientate all’innovazione. La scelta della location non è stata casuale: la Manifattura, un tempo cuore pulsante dell’industria locale, è oggi un luogo simbolo della rinascita, un hub di idee e progetti che guardano al domani mantenendo vivo il legame con la propria storia.
L’accoglienza di Habitech è stata meravigliosa e ha contribuito a rendere l’incontro non solo un momento formativo, ma un’esperienza immersiva. Gli ambienti luminosi, curati e pensati per stimolare creatività e collaborazione, hanno fatto da sfondo perfetto alle attività proposte e al dialogo tra i partecipanti. Il contesto, caratterizzato da armonia tra passato industriale e innovazione contemporanea, ha dato ulteriore profondità alle riflessioni condivise durante la mattinata.
A rendere il tutto ancora più speciale è stata la visita guidata che ha accompagnato il gruppo alla scoperta della storia della Manifattura Tabacchi. Un percorso ricco di aneddoti e testimonianze, che ha permesso al gruppo di comprendere
più da vicino il ruolo fondamentale che questo complesso ha avuto nella vita economica e sociale del territorio. Camminare tra gli spazi dove per decenni hanno lavorato centinaia di persone, ritrovare le tracce del passato e allo stesso tempo percepire la vocazione innovativa del presente, ha reso l’esperienza profondamente significativa.
In questo dialogo naturale tra storia e innovazione si è inserita la riflessione finale del Master: la funzione strategica delle risorse umane e il valore della collaborazione tra aziende, istituzioni e professionisti. Il percorso formativo si è così chiuso con una consapevolezza condivisa: la competenza HR oggi nasce dall’ascolto, dalla condivisione e dalla capacità di costruire relazioni di fiducia, condizioni essenziali per affrontare scenari organizzativi in continua evoluzione.
Al termine della mattinata, i partecipanti hanno ricevuto l’attestato finale del Master: un momento simbolico, ma fortemente significativo, che ha sancito la conclusione del percorso e l’inizio di una nuova fase professionale. Ognuno di loro torna ora nella propria realtà aziendale con competenze aggiornate, nuovi strumenti di
lavoro e una visione più ampia e consapevole del proprio ruolo, pronto ad agire quanto appreso con responsabilità e rinnovata energia. Un ringraziamento speciale va a Habitech per l’ospitalità, a Ismo per la qualità del percorso proposto, a tutti i relatori coinvolti e alle aziende che hanno creduto nel valore di questa esperienza formativa. Ma soprattutto ai partecipanti: perché percorsi come questo non arricchiscono solo il bagaglio professionale, ma anche quello umano. Ogni incontro lascia qualcosa, ogni confronto insegna qualcosa, e ogni esperienza condivisa diventa occasione per crescere insieme, con lo sguardo rivolto al futuro e radici ben salde nel territorio.
Metterci il cuore, crescere nel tempo
Dall’apprendistato ai vertici amministrativi, la storia professionale di Paola Alberti costruita passo dopo passo, tra responsabilità, relazioni umane e passione per il lavoro di squadra.
DALLA curiosità alla responsabilità: potremmo riassumere così il percorso personale e professionale che ha portato Paola Alberti ai vertici della gestione amministrativa del Gruppo Sovecar, la realtà trentina di Spini di Gardolo leader nei servizi di installazione di impianti di
climatizzazione e progettazione di sistemi a risparmio energetico. Paola è nata a Trento. Aveva poco più di vent’anni quando è entrata in Sovecar con un contratto quadriennale di apprendistato. Era il 2003 e aveva da poco terminato un periodo di studi all’estero, in Irlanda. Quel contratto le ha cambiato la vita, segnando l’inizio di un percorso che non avrebbe più abbandonato. Alla base della sua storia tanta curiosità, voglia di imparare e di mettersi in gioco.
Ci racconti dei tuoi primi passi?
Conoscevo l’azienda. Inviai il curriculum, mi chiamarono subito e di lì iniziò tutto. Gli anni di apprendistato sono stati molto intensi. Il contesto lavorativo era molto stimolante e allo stesso tempo familiare. Riuscii immediatamente ad ambientarmi: volevo imparare, capire, crescere. La curiosità è sempre stata per me il motore più grande.
Hai avuto buoni esempi?
Assolutamente. Le persone che ho incontrato sono state la mia grande fortuna. La famiglia Giglioli, proprietaria del Gruppo, mi è sempre stata accanto. Il fondatore Enrico Giglioli e suo figlio Marco non mi hanno solo insegnato un mestiere… Ma mi hanno trasmesso anche un ordine di valori in cui credere, dentro e fuori dall’azienda. Da loro ho imparato il rispetto e l’attenzione verso le persone. Principi fondamentali che vanno oltre l’orario di lavoro e le responsabilità aziendali.
Di cosa ti occupi esattamente in azienda?
Sono coordinatrice amministrativa. Coordino un team di quattro persone e faccio da collegamento con la direzione. Mi occupo di contabilità e finanza ma anche della gestione del personale: organizzazione, dinamiche interne e tutto il resto. Con il mio team cerchiamo di risolvere ogni tipo di problema e facciamo, in un certo senso, da parafulmine. Siamo un filtro tra i problemi della quotidianità e la direzione: cerchiamo di risolvere al meglio tutte le difficoltà che si presentano.
Tanta responsabilità, sia in ambito contabile sia nei rapporti con le persone.
Sicuramente. Il mio lavoro contempla entrambi gli aspetti: la parte contabile-amministrativa e i rapporti umani.
Cosa ti impegna di più?
Ovviamente i numeri sono l’aspetto più semplice del mio lavoro. Niente a che vedere con il resto.
In che senso?
Se nella contabilità esistono il dare e l’avere, con le persone esiste invece il verbo essere. Per me è fondamentale il rapporto con le persone ed è fondamentale la capacità di essere empatici, mettersi nei panni degli altri, creare relazioni paritarie, costruire fiducia a ogni livello. L’amministrazione è il cuore dell’azienda. Il nostro organico è ampio e diversificato. Gestire la complessità è il nostro lavoro.
Quanto conta la centralità della persona?
È tutto. Nel lavoro metto sempre al centro le persone. Quando qualcuno entra in azienda, per me entra in un gruppo. Voglio che ciascuno si responsabilizzi e cerco di spiegare che è questa la strada giusta per riuscire a esprimere il proprio contributo individuale dentro a un team. Ciascuno di noi ha qualcosa da dare. Nel confronto quotidiano tra persone, nel rapporto diretto e paritario è possibile far emergere queste specificità. Il lavoro di squadra è in questo senso fondamentale. Non il singolo, ma il gruppo fa la differenza. Le aziende non cercano nelle risorse umane la perfezione. Cercano persone che sappiano adattarsi, che siano in grado di risolvere problemi e di lavorare insieme.
Ventitre anni fa, quando sei entrata in Sovecar, l’azienda aveva dimensioni più contenute. Siete cresciuti insieme. Conservo ancora con orgoglio il mio primo libretto di lavoro. La mia matricola è il numero 75. Oggi abbiamo superato i 300.
Come sei riuscita a conciliare il tuo lavoro con la famiglia?
Non è stato sempre facile. Una sfida continua. Ma grazie alla mia disponibilità e a quella dell’azienda, che mi ha sempre sostenuto, ho trovato e continuo a trovare un buon equilibrio. Ho la fortuna di svolgere il lavoro che mi piace. Passo più tempo in ufficio che con i miei figli. Perciò non potrei mai immaginare un lavoro che non mi appassiona. Questo mi ha permesso di dedicarmi con forza, energie ed entusiasmo a ciò che faccio. Non so pensarmi diversamente. Nel mio lavoro ho sempre messo testa, cuore ed emozioni. È così che voglio continuare a fare ed è per questo che sento di poter dare ancora molto.
Una filosofia di vita e un messaggio da passare ai giovani. Esatto. Vorrei dire ai giovani che devono sapersi impegnare, lavorare sodo, mettersi in gioco, non avere paura di sbagliare, saper risolvere problemi. In un mondo che cambia ogni sei mesi, l’azienda non cerca chi sa già tutto, ma chi è capace di disimparare e reimparare velocemente. Soprattutto, vorrei dire loro di sapersi appassionare, trovare qualcosa in cui credere. Metterci il cuore, nel lavoro. Ho scritto questa frase nel mio ufficio, la leggo tutti i giorni. Una frase di Steve Jobs: “L’unico modo per fare un ottimo lavoro è amare quello che fai”. (adb)
Eureka! Funziona! Idee che diventano realtà
Presso l’Istituto Buonarroti di Trento la premiazione della nona edizione di “Eureka! Funziona!”, progetto che celebra la creatività e l’ingegno dei giovani con numeri da record.
NUMERI da record per la nona edizione trentina della gara di costruzioni tecnologiche per piccoli inventori “Eureka! Funziona!”, presso l’Istituto Buonarroti di Trento.
All’evento conclusivo, promosso da Confindustria Trento e Federmeccanica con il patrocinio del Mim e sponsorizzato da BTS Banca Trentino-Sűdtirol, hanno partecipato 32 classi, con altrettanti progetti, provenienti da tutto il territorio trentino.
I vincitori dell’edizione 2025/2026
La vincitrice delle classi terze è:
“Michael Jackson” - I.C. RIVA 1, classe 3A.
La vincitrice delle classi quarte è:
“Mini sport” - I.C. LAVIS, classe 4B.
La vincitrice delle classi quinte è:
“Per sempre sul ghiaccio” - I.C. CEMBRA Plesso Segonzano.
I numeri dell’edizione 2025/2026
Scuola Primaria:
10 Istituti Comprensivi, 32 Classi, così suddivise:
10 Classi III - 11 Classi IV - 11 Classi V 516 Studenti Coinvolti
Tema di questa edizione: Pneumatica
Novità di questa edizione, la Giuria Junior: gli stessi allievi hanno assegnato il loro voto alla costruzione tecnologica ritenuta migliore. Si tratta di “Ruspa Kids”, della classe 3°, I.C. LEVICO TERME Alla cerimonia di premiazione e alla presentazione degli elaborati creativi hanno partecipato: il vicepresidente di Confindustria Trento con delega Istruzione, formazione e politiche giovanili, Luca Arighi, il presidente della sezione Meccanica, Meccatronica e Impianti, Marco Giglioli, il direttore generale di Confindustria Trento, Roberto Busato, il sovrintendente scolastico, Giuseppe Rizza, la vicesindaca e assessora alla cultura sport e scuola del Comune di Trento Elisabetta Bozzarelli, la dirigente dell’ITT Buonarroti Tiziana Rossi e il responsabile Ufficio Marketing Operativo di BTS Banca per il TrentinoSűdtirol, Derek Bertolazzi. “Eureka! Funziona!”, come ogni anno, si è arricchita anche con visite ai laboratori dell’ITT Buonarroti e con appassionanti dimostrazioni di robotica curate dai ragazzi e dalle ragazze della scuola. Gli studenti e le studentesse, piccoli e grandi insieme, sono stati dunque coinvolti in un interessante confronto generazionale e di competenze scientifiche e tecnologiche per uno scambio sicuramente capace di ispirare nuova creatività. “Eureka! Funziona!” non finisce qui! Sul prossimo numero di Trentino Industriale verranno pubblicate tutte le fotografie del progetto. Un ampio reportage per raccontare i protagonisti e i momenti che lo hanno reso speciale.
“Tu Sei”: conclusa la XVIII edizione
La XVIII edizione di “Tu Sei” si è conclusa al Teatro “Cuminetti” con una cerimonia partecipata da oltre 250 persone tra studenti, insegnati e imprese, istituzioni, protagonisti di un percorso di crescita condiviso.
OLTRE 250 persone, tra studenti, docenti, rappresentanti delle istituzioni e del mondo imprenditoriale, hanno preso parte alla cerimonia di premiazione della XVIII edizione di “Tu Sei”, la tradizionale proposta di collaborazione tra scuola e impresa che vede impegnate Confindustria Trento e Provincia autonoma di Trento, con il supporto di Banca per il Trentino-Alto Adige, nel promuovere iniziative di sistema capaci di far dialogare aziende e studenti in progetti innovativi e stimolanti.
L’evento conclusivo, che si è svolto preso il Teatro “Cuminetti”, ha visto alternarsi sul palco i rappresentanti delle 16 istituzioni scolastiche e formative e delle 17 aziende partner partecipanti per presentare e raccontare i loro 20 progetti che hanno coinvolto durante l’anno scolastico gli studenti e le studentesse per tantissime ore di attività. Alla premiazione hanno partecipato il vicepresidente di Confindustria Trento con delega a Istruzione, Formazione e Politiche giovanili, Luca Arighi , il sovrintendente scolastico della Provincia autonoma di Trento Giuseppe Rizza e il vicepresidente di Banca per il Trentino-Alto Adige Ermanno Villotti . “La qualità delle proposte progettuali di quest’anno ci conferma la bontà dei presupposti del “Tu Sei” – ha dichiarato il vicepresidente Arighi – Abbiamo apprezzato i positivi risultati della collaborazione tra scuole e aziende in concorso. Abbiamo visto studenti entusiasti, orgogliosi dei risultati ottenuti, rafforzati nella
consapevolezza dei propri talenti; un grazie va ai docenti capaci di accompagnare gli studenti in percorsi formativi innovativi; imprese industriali che hanno condiviso con loro ambienti, competenze professionali, persone e storie professionali. Ovviamente guardiamo già con fiducia e impegno all’edizione del prossimo anno scolastico.”
“‘Tu Sei” mostra con chiarezza che l’apprendimento non può essere limitato alla trasmissione di conoscenze – ha commentato il Sovrintendente Scolastico Giuseppe Rizza – . Deve diventare capacità di orientarsi, collaborare, innovare, comprendere la complessità e trasformare l’esperienza in competenza. Il valore di questo progetto sta proprio nella sua concretezza. Scuole e imprese non si incontrano in modo episodico, ma costruiscono percorsi condivisi, adattabili e personalizzabili, capaci di rispondere ai bisogni degli studenti, delle istituzioni scolastiche e del tessuto produttivo. È in questa alleanza che l’educazione diventa leva di sviluppo territoriale, inclusione e cittadinanza attiva.
“Tu Sei” ci ricorda inoltre che il rapporto tra scuola e impresa non deve essere interpretato
come semplice avvicinamento al lavoro. Deve essere inteso come un laboratorio di futuro, in cui i giovani possono scoprire talenti, misurarsi con problemi reali, comprendere il valore della responsabilità e sviluppare quelle competenze che saranno decisive in società attraversate da transizioni digitali, ecologiche e sociali.”
Durante l’evento tutti i partecipanti hanno potuto assistere anche allo spettacolo di teatro educativo dell’attore Filippo Stasia “Blue Revolution. L’economia ai tempi dell’usa e getta”, un workshop interattivo che ha accompagnato studentesse e studenti in un percorso coinvolgente alla scoperta della creazione di un’impresa sostenibile.
L’appuntamento è fissato per il prossimo anno con nuovi protagonisti, nuovi impulsi, nuove idee. Nel frattempo però non perdete il prossimo numero di “Trentino Industriale”: un ampio reportage ripercorrerà tutti i momenti più significativi del progetto.
I progetti vincitori di quest’anno sono:
per la categoria istituti comprensivi: I.C. Rovereto Sud con Suanfarma Italia S.p.A.
per la categoria istituzioni formative: CFP ENAIP Arco con Aquafil S.p.A.
per la categoria istituti di Istruzione secondaria secondo grado: Liceo scientifico Da Vinci
Trento e Roverplastik S.p.A.
Menzioni speciali :
per la categoria istituti di Istruzione secondaria secondo grado: ITT “M. Buonarroti” –
Trento e Levico Acque S.r.l. Società Benefit
per la categoria istituti comprensivi: Istituto di Formazione Professionale “S. Pertini”
Trento e Roverplastik S.p.A.
per l’orientamento: IC Levico Terme + ITE “A. Tambosi” Trento e l’azienda ADIGE S.p.A. –
BLM Group
Vincitore Tu sei reporter : ITET “A. Pilati” Cles con DALMEC Spa
Visione Condivisa, Successo Comune
Celebrati vent’anni di Alta Formazione Meccatronica a Rovereto: Confindustria Trento è promotore originario e partner d’avanguardia dell’iniziativa, nata da un bisogno condiviso.
SI celebra quest’anno il ventennale del percorso di diploma terziario di Alta Formazione Professionale ad indirizzo meccatronico e ad indirizzo informatico (dal 2016), presso l’Itt marconi di Rovereto. L’evento ha rappresentato un momento di particolare significato, non solo per ripercorrere i risultati raggiunti, ma anche per rinnovare l’orgoglio di essere stati come Confindustria Trento tra i promotori originari dell’iniziativa.
“L’Alta Formazione non è nata in Provincia di Trento solo per una norma di legge, ma da un bisogno condiviso che, già vent’anni fa, ha immaginato uno spazio dove l’industria potesse farsi scuola. Un impegno che continua nel tempo, in cui Confindustria Trento mantiene un ruolo di partner attivo per garantire che il percorso evolva e si rinnovi continuamente per rispondere in modo efficace ai bisogni delle aziende”, segnala il vicepresidente di Confindustria Trento Luca Arighi . Il Trentino ha istituito questo sistema terziario non accademico (Livello EQF 5) ben prima della diffusione nazionale degli Istituti Tecnici Superiori: una scommessa vinta.
“L’Alta Formazione – afferma
Daniela Depentori , dirigente dell’ITT Marconi – è un’opportunità per le ragazze e per i ragazzi di rafforzare le loro competenze tecniche alternando lezioni teoriche con tirocini in azienda. In vent’anni si sono diplomati 273 studenti ed abbiamo collaborato con 150 aziende. Un percorso di eccellenza che negli anni è cresciuto grazie alla collaborazione con i partner Confindustria Trento, Università di Trento e Fbk”. Del resto, il primo accordo di partnership a supporto della Rete territoriale costituita per la sperimentazione dei percorsi di Afp fu siglato il 28 luglio 2006 da Confindustria Trento, dall’allora consorzio Formazione Assindustria Trento, dall’ITI Marconi, dall’ITI Buonarroti e dal Cfp Veronesi. Il rinnovo della partnership, che si è poi allargata ad altri attori, è avvenuto in seguito per ogni percorso avviato in questi 20 anni. Il ruolo di Confindustria Trento non è stato quello di un semplice osservatore, ma di un vero e proprio “architetto” del sistema di AFP a Rovereto. Senza la spinta dell’associazione degli industriali e delle oltre 150 imprese che hanno accompagnato l’iniziativa, i corsi di meccatronica e di informatica non avrebbero oggi quella simbiosi con il mercato del lavoro che li contraddistingue e garantisce un tasso di occupazione dei diplomati che va ben oltre il 90%.
Senza contare che, grazie ad una convenzione con l’Università di Trento, i diplomati dell’Alta Formazione dell’ITI Marconi possono accedere alla laurea in Ingegneria Industriale ottenendo il riconoscimento di circa sessanta crediti formativi, accorciando di fatto il percorso universitario di un intero anno. Oggi siamo di fronte alla scelta di come adeguarsi al mutato contesto legislativo nazionale: certamente Confindustria Trento e le imprese industriali sapranno contribuire efficacemente anche a questo importante passaggio.
Trentino Export da oltre 50 anni è punto di riferimento per l’export trentino: una rete di 30 referenti nel Mondo, 21 lingue parlate e 55 paesi coperti rappresentano un’efficiente opportunità commerciale per aprire nuovi scenari di business per la vostra attività
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Missione Commerciale in Sud Africa 2026
Un’opportunità strategica per le imprese del Trentino-Alto Adige di entrare in uno dei mercati più dinamici e promettenti del continente africano e coglierne il potenziale.
di GIORGIO ZAGONEL
TRENTINO Export in collaborazione con Confindustria Trento e Confindustria Alto Adige organizza dal 24 al 31 ottobre 2026 una missione commerciale in Sud Africa. Questa iniziativa è stata pensata per rafforzare i legami economici tra il TrentinoAlto Adige/Südtirol e l’economia più sviluppata del continente africano. Il Sud Africa è oggi un mercato in forte espansione ed una delle economie, se non quella più stabile e promettente dell’intero continente africano.
Crescita costante del Pil, un accordo di libero scambio con l’Unione Europea, hub strategico e porta d’accesso all’Africa australe ed a tutto il continente africano ed una grande abbondanza di risorse naturali, fanno del Sud Africa una vera e propria opportunità di sviluppo per le aziende regionali. Agroalimentare e trasformazione agricola, infrastrutture e costruzioni, meccanica e macchinari, green building, food and beverage e turismo sono tra i principali settori di interesse di questo mercato.
Grazie a una popolazione giovane e ad una crescita economica continuata e diversificata, il Continente africano diventerà nel prossimo futuro un elemento sempre più importante dell’e -
conomia e della politica mondiale. In questo contesto, il Sud Africa rappresenta un attore imprescindibile, essendo l’economia più avanzata del continente. L’iniziativa si inserisce nel quadro delle strategie di penetrazione nei mercati del Middle East e del continente africano che Trentino Export ha iniziato nel 2022, con le missioni in Arabia Saudita e Marocco, e mira a supportare le Pmi regionali nell’avvio o nel consolidamento di relazioni commerciali, industriali e tecnologiche con controparti locali.
Gli obiettivi della missione imprenditoriale saranno principalmente quelli di favorire l’incontro tra imprenditori del Trentino-Alto Adige/Südtirol ed operatori economici marocchini attraverso l’organizzazione di incontri business to business personalizzati, visite aziendali e tour industriali, presentazioni delle opportunità di investimento e networking con autorità locali e istituzioni. Un team di esperti di Trentino Export fornirà supporto nella selezione dei partner, nella preparazione degli incontri e nell’assistenza logistica durante l’intera missione. L’itinerario della missione toccherà le città di Johannesburg, cuore economico del Paese dove saranno previsti anche incontri istituzionali con rappresentanti economici locali e con le rappresentanze diplomatiche italiane, e Città del Capo, capitale turistica e maggiormente conosciuta nel Mondo. Questa missione commerciale in Sud Africa rappresenta molto più di un viaggio d’affari: è un’opportunità concreta per aprire nuove strade, conoscere un continente emergente e rafforzare il posizionamento internazionale delle aziende del Trentino-Alto Adige/Südtirol. Ottobre 2026 sarà il momento giusto per guardare oltre i confini, con visione e spirito di collaborazione.
Fuga di talenti: il Trentino tiene
Qualità della vita, possibilità di conciliare lavoro e vita privata, vicinanza alla famiglia rendono il Trentino un territorio attrattivo per i giovani italiani. Ma il saldo migratorio rispetto all’estero rimane negativo.
di NICOLA MASCIA, Progetti Speciali, Confindustria Trento
NEGLI equilibri sempre più fragili dell’economia italiana, il ruolo dei giovani è diventato un fattore decisivo. Non solo per la tenuta demografica, ma per la capacità del Paese di innovare e competere. Eppure, proprio questa componente strategica continua a ridursi e, soprattutto, a spostarsi altrove. Nel 2024 circa 156mila italiani hanno lasciato il Paese, a fronte di poco più di 50mila rientri: un saldo negativo vicino alle 100mila unità. A pesare è soprattutto la componente giovanile: oltre il 70% della perdita riguarda la fascia tra i 18 e i 39 anni. In altre parole, per ogni giovane che torna, circa tre scelgono di costruire il proprio futuro all’estero. In questo contesto, il saldo migratorio del Trentino resta positivo, grazie alla capacità del territorio di attrarre popolazione da altre aree del Paese. La dinamica provinciale risulta però più articolata, secondo gli ultimi approfondimenti ISPAT. Anche qui il saldo migratorio con l’estero è negativo, soprattutto tra i più giovani: nel 2023, tra i 18 e i 29 anni, si registra una perdita di 353 unità. Un dato che conferma come anche un territorio con elevata qualità della vita fatichi a trattenere i giovani nel momen -
to dell’ingresso nel mercato del lavoro, se ci si confronta con i paesi del nord Europa.
Ancora più significativo è il dato sulla qualificazione: tra i giovani con titolo universitario il saldo migratorio verso l’estero resta stabilmente negativo, sia nella fascia 18-29 anni (-89 in media) sia tra i 30-39 anni (-45). Se però si rapporta il fenomeno alla popolazione, emergono differenze importanti. In Italia si perdono ogni anno circa 1,2 giovani ogni mille abitanti, mentre in Trentino il dato si attesta intorno a 0,6-0,7. Un’intensità inferiore, che riflette la maggiore capacità di retention del territorio rispetto alla media nazionale, pur con saldi comunque negativi.
Questi dati mostrano quindi un territorio che è in grado di attrarre giovani talenti da tutta Italia ma che riscontra ancora difficoltà nel mantenere un saldo positivo con l’estero. Si parla di saldo in quanto l’esperienza all’estero per i giovani qualificati è senza dubbio formativa e in grado di creare dei profili ancora più preparati al mondo del lavoro. Ciò che conta è la capacità del Trentino di farli ritornare nel nostro tessuto economico e renderli protagonisti.
Ma per quali motivi i giovani qualificati scelgono di andare all’estero e perché altri scelgono invece di restare? Di recente Confindustria Trento ha voluto approfondire le ragioni con gli stessi giovani realizzando una survey a oltre 500 studenti suddivisi tra scuola superiore, alta formazione professionale e Università. Quasi la metà degli studenti si vedeva a lavorare in Trentino, mentre oltre il 20% immagina il proprio futuro all’estero. Se però si prende il solo cluster degli Universitari, la percentuale di studenti che si immagina di restare in Trentino scende al 33%.
Entrando però nelle ragioni per cui decidono di restare, a trattenerli è soprattutto la qualità della vita, la possibilità di conciliare lavoro e vita privata e la vicinanza alla famiglia, mentre risultano meno attrattivi salari e prospettive di carriera. Allo stesso tempo, oltre il 60% dichiara di non sentirsi adeguatamente informato sulle opportunità di lavoro presenti sul territorio, segnalando un problema anche di connessione tra si -
stema formativo e imprese. Di fatto, pur con la presenza di opportunità lavorative competitive, i giovani laureati non ne vengono a conoscenza e cercano altrove.
Questo non significa che il nostro territorio, e le sue imprese, siano necessariamente già in grado di rispondere alle esigenze dei giovani talenti. L’industria trentina ha necessità di essere rafforzata e di evolversi per intercettare le nuove traiettorie tecnologiche globali. Per fare questo servono talenti preparati che guidino l’industria trentina futura. Partendo con questo obiettivo e stimolando le imprese, con strumenti e condizioni di contesto adeguate, le opportunità per i giovani non potranno che aumentare. In un contesto in cui la competizione tra territori è sempre più una competizione per i talenti, la risposta risulta quindi essere un mix equilibrato tra qualità del lavoro e qualità della vita. I giovani ricercano posizioni stimolanti, per-
Innovazione e attrattività
l’AI
come leva
corsi di carriera chiari, salari competitivi e un ecosistema capace di valorizzare le competenze. Accanto a questo, il rafforzamento del welfare territoriale – dall’abitare ai servizi per la famiglia – può rappresentare un fattore distintivo del Trentino che può bilanciare alcuni squilibri difficilmente compensabili nel breve periodo. In conclusione, i dati ci dicono che il Trentino è a tutti gli effetti un territorio attrattivo e tra i pochissimi con un saldo positivo. Gli stessi dati però, se si sposta il termine di paragone dall’Italia all’estero, ci mostrano criticità e allo stesso tempo margini di miglioramento da tenere in considerazione nelle politiche di attraction future.
strategica per la produttività
All’ITAS Forum di Trento si è svolta la prima edizione di “Top 200 Trento”, un’importante iniziativa promossa da PwC Italia in collaborazione con Il T Quotidiano e il Dipartimento di Economia e Management dell’Università di Trento, con il supporto di Confindustria Trento e della Federazione Trentina della Cooperazione, e con il patrocinio della Provincia autonoma di Trento e della Fondazione Bruno Kessler. L’evento rappresenta la declinazione territoriale – focalizzata sul Trentino – del più ampio progetto PwC Top 500, ideato per favorire il dialogo tra imprese, istituzioni e mondo accademico sui principali trend economici, industriali e di sostenibilità. Durante l’incontro è stata presentata la classifica delle prime 200 imprese trentine per fatturato nel 2024, con una lettura dell’andamento economico locale che non si limita ai semplici numeri ma approfondisce tre dimensioni strategiche fondamentali: redditività, solidità finanziaria e capacità di innovare in modo sostenibile, integrando criteri ESG (ambientali, sociali e di governance) all’interno dei modelli di business.
Al centro del dibattito è intervenuto anche Alfredo Maglione, vicepresidente di Confindustria Trento con delega alla transizione digitale e all’innovazione tecnologica, che ha evidenziato come nei prossimi dieci anni la crescita dell’intelligenza artificiale, della meccatronica, della robotica e delle tecnologie dei dati sarà decisiva per il futuro delle imprese trentine.
Maglione ha sottolineato anche l’importanza del ruolo dell’ecosistema locale nel sostenere questa trasformazione: attrattività, capitale umano qualificato e sostenibilità devono andare di pari passo con la competitività, perché solo così, ha ricordato, “si costruisce la crescita del territorio”.
Nuovo consiglio direttivo per i maestri del lavoro
Il Consolato provinciale di Trento dei Maestri del lavoro ha rinnovato il proprio Consiglio direttivo. Il nuovo Console è Alberto Giacomoni, che raccoglie il testimone di Renzo Sevignani alla guida dell’organizzazione.
di ALFEO BOLOGNANI
LO scorso mese di novembre il
Consolato provinciale di Trento dei Maestri del lavoro ha rinnovato il proprio Consiglio direttivo con l’elezione dei suoi undici componenti, avvenuta per la prima volta in via telematica. Va subito detto che questa modalità innovativa ha avuto un buon esito (59% di partecipazione al voto) e tutto il procedimento, gestito dall’applicazione “Eligo” con la predisposizione ed il controllo in sede locale, si è svolto senza problemi, facilitato anche dalla doppia via di adesione messa a punto per raggiungere tutti i soci votanti (link di accesso al voto da e-mail o QR code per i pochi sprovvisti di e-mail). Non secondario poi il fatto che la votazione così svoltasi ha consentito una puntuale osservazione del work in progress, un’immediata conoscenza
dei risultati e una sensibile riduzione dei costi, il tutto con la garanzia del più assoluto anonimato dei voti espressi.
Sono risultati eletti quali consiglieri Corrado Benedetti, Ornello Binelli, Alfeo Bolognani, Flavio Chizzola, Roberto Curzel, Luciano Enderle, Alberto Giacomoni, Sergio Pontalti, Maria Refatti, Nives Tisi, Isabella Tomasi . Quale revisore dei conti è stato eletto Adriano Di Paolo con supplente Claudio Natili.
Successivamente il nuovo Consiglio direttivo ha eletto quale Console per il prossimo quadriennio Alberto Giacomoni, che succede a Renzo Sevignani che ha guidato il Consolato provinciale negli ultimi sette anni e che resta comunque Console regionale dopo essere stato riconfermato in questo incarico a gennaio. Viceconsole provinciale è stata eletta Nives Tisi e sono stati conferiti anche gli incarichi e le deleghe per le altre funzioni. Alberto Giacomoni, 64 anni, laureato in ingegneria meccanica, è stato nominato Maestro del lavoro nel 2022; attualmente lavora al Mediocredito Trentino-Alto Adige di Trento come responsabile dell’ufficio Finanza di progetto, dopo esservi arrivato nel 1997 con precedenti esperienze presso grandi aziende industriali. Opera già da tempo nel Consolato nel settore della testimonianza formativa scolastica come responsabile provinciale dell’apposito gruppo di lavoro e come docente, esperto delle energie rinnovabili.
A lui raccogliere l’eredità lasciata da Sevignani che ha guidato il Consolato con energia e dinamismo per due mandati, promuovendo molte iniziative di aggregazione sociale e di cultura industriale, ma soprattutto valorizzando il ruolo dei Maestri del lavoro nella scuola con la stipulazione di un protocollo d’intesa con la Provincia Autonoma di Trento per incontri di testimonianza formativa e di orientamento al lavoro degli studenti negli istituti scolastici trentini.