n. 6 NOVEMBRE-DICEMBRE 2023 • Anno XLV | Rivista bimestrale a cura del MpV italiano
Uno per tutti e tutti per Uno di Noi. 10 ANNI INSIEME
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Lettera al popolo della vita di Marina Casini Bandini
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Editoriale di Elisabetta Pittino
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Diario di Francesco Ognibene
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C'È VITA SULLA TERRA Vivere o sopravvivere a cura di Monica Mondo
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Messaggio per la 46ª Giornata Nazionale per la Vita
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10 anni di One of Us di Elisabetta Pittino
La Federazione Europea One of Us di Ana del Pino
L’intuizione di Uno di Noi di Massimo Gandolfini
10 anni da “Uno di Noi”: la mancata protezione della vita nascente nell’UE di Nicola Speranza
One of Us: un grido per la vita in Olanda di Leontine Bakermans
One of Us, tappa miliare per la Polonia di Don Mariusz Frukacz
L’impatto politico di One of Us nell’Unione Europea di Miroslav Mikolasik
One of Us: difendere le donne da ogni violenza e da ogni strumentalizzazione di Redazione
Wanda Półtawska: quando la morte non vince di Elisabetta Pittino
Con franchezza e amore per…One of Us di Giovanna Abbagnara
One of Us – Convention sul Futuro dell’Europa Bruxelles 2023
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Son tutte belle le mamme del mondo di Ferdinando Sallustio
DALLE SEDI LOCALI a cura di Soemia Sibillo
DA VEDERE Cuore di Padre di Redazione
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SANTI ED EROI PER LA VITA Santi: Santi Innocenti Martiri di don Marco Gianola
Indy Gregory, la bambina nata al cielo di Francesco Ognibene
DA LEGGERE Le culle per la Vita di Ferdinando Sallustio
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SANTI ED EROI PER LA VITA Eroi: La luce dell’amore nella vita e nella morte di Caterina Morelli di Giovanna Abbagnara
Suicidio assistito a Trieste di Marina Del Fabbro
Le nuove povertà di Domenico Menorello
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MATERNITÀ & ARTE L’amore donato | Lo sposo e la sposa di Paola Zanoni e Davide La fede
Per la Vita, contro ogni violenza di Redazione
La storia di Maggie Testimonianza
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TENERAMENTE La Ferrari dalle gomme che non si bucano a cura di Maria Pia Sacchi e Gianni Mussini
L’Equipe Giovani va a Milano al CAV Mangiagalli di Francesco Aviani Barbacci
n. 6 del 2023 La rivista "Sì alla Vita" è l'organo di stampa del Movimento per la Vita Italiano, Lungotevere dei Vallati, 2 Roma P.Iva 13815021004 - C.F. 03013330489 Registrazione al Tribunale di Milano al n. 255 del 19/06/1978 - Iscritto al Registro degli operatori di comunicazione n. 26459 del 01/06/2016 - ISSN 1970 8211 Prezzo € 6,00 Presidente Movimento per la Vita italiano Marina Casini Bandini Direttore responsabile Elisabetta Pittino
Redazione Andrea Tosini, Elisabetta Pittino, Marina Casini Bandini, Giuseppe Grande, Giovanna Sedda, Soemia Sibillo, Giovanna Abbagnara. Numero chiuso in redazione 10 ottobre 2023 siallavita@mpv.org www.siallavitaweb.it Siti collegati www.mpv.org www.vitanews.org www.sosvita.it Grafica uitiu.com
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Lettera al popolo della Vita di Marina Casini Bandini, Presidente Nazionale Movimento per la VIta italiano Il presente numero di “Sì alla Vita” è dedicato al decimo compleanno della Federazione europea per la vita e la dignità dell’uomo, denominata Uno di Noi. Quale migliore lettera al popolo della vita se non quella che idealmente viene dalle parole di Carlo Casini? La “lettera”, tratta da un articolo di Carlo Casini pubblicato su “Studi cattolici” nel maggio 2013, è perfettamente attuale e ci riguarda tutti. «Uno di Noi definisce la “frontiera intransitabile”. L’iniziativa “di noi” riassume il fondamento specifico dell’azione svolta dai prolife. Non sono i soli problemi demografici a giustificarne l’impegno. Non basta condividere la valutazione morale della sessualità a determinare la loro tenacia. L’attenzione alla psicologia femminile (desiderio di maternità, condizionamenti ambientali, sindrome post aborto) non è sufficiente a motivare la loro azione. Non è certo la politica la molla dell’impegno. Una sola è la ragione del dolore, della passione, della non rassegnazione, dell’impegno privato e pubblico: il riconoscimento di Uno di Noi in ogni concepito. Questo testimoniano i Centri di Aiuto alla Vita: se non ci fosse di mezzo la vita di un bambino non avrebbe senso una struttura specifica. Basterebbero le organizzazioni 4
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generali della carità cristiana e della solidarietà civile ad aiutare le donne e le famiglie a risolvere i loro problemi. I Centri di Aiuto alla Vita hanno un senso perché nei fatti testimoniano la presenza di Uno di Noi in pericolo di vita. Se questo non fosse vero, sarebbe stoltezza l’opposizione alle varie pillole abortive. Sarebbero, invece, meritevoli di lode coloro che le inventano, le fabbricano, le distribuiscono, le prescrivono, le somministrano. L’obiezione di coscienza del personale sanitario non sarebbe giustificabile e, anzi, diverrebbe in molti casi mancanza di solidarietà. E ancora: perché mai contrastare la ricerca scientifica sugli embrioni umani se sono soltanto tessuti organici, grumi di cellule e non soggetti umani? Non diventerebbe macabra e inquietante follia la pretesa di rendere loro onore, seppellendoli con una cerimonia religiosa? Perché mai una «dimensione del non esistere» (così una recente sentenza della Cassazione ha qualificato il concepito) dovrebbe entrare nella politica e pretendere di condizionare programmi di partito e alleanze di governo, specie in un momento come quello attuale in cui tanti e gravi problemi pesano sul futuro delle nazioni? Noi non dovremmo, piuttosto, rammaricarci e pentirci per aver buttato via tanta parte del nostro tempo, distraendolo – come ci accusano –
dall’occuparci dei davvero vivi e bisognosi del nostro aiuto? Se il concepito non è davvero Uno di Noi, meriterebbero rimprovero le parole e i gesti dei difensori dei nascituri che suscitano inquietudine e sensi di colpa. Se il figlio non è figlio – uomo figlio – fin dal seno materno o dalla provetta, anche quando lo chiamano frutto del concepimento, uovo fecondato, zigote, embrione, allora tutte le donne che come la santa Gianna Beretta Molla e le altre che hanno preferito morire piuttosto che eliminare un’insignificante parte del loro corpo sono state folli, non dei modelli di eroismo. Analogamente, meriterebbero una visita psichiatrica e una rieducazione psicologica e culturale tutti i genitori che, tra le lacrime, hanno fatto nascere figli disabili nonostante che la diagnosi prenatale li avesse avvertiti. Ma se il concepito è Uno di Noi il panorama si rovescia. Tutta la storia della dignità umana giunge a lui. Di fronte a lui si conclude il percorso che ha liberato gli schiavi, i neri, le donne, i malati, i disabili, gli stranieri. Riconoscere l’uomo nel concepito significa restituire verità alla cultura dei diritti umani. Questa è la dimensione gloriosa del compito che sta di fronte alla nostra generazione».
EDITORIALE
La pace giusta Shalom, che traduciamo con pace, ha un significato assai più ampio: armonia, completezza, perfezione, essere felici… Lo shalom ebraico non è atarassia, cioè il non farsi turbare da eventi esterni, non dipende dal fatto che tutto vada bene o male, ma dalla riconciliazione con Dio Padre, da cui si genera la riconciliazione con l’altro, la riconciliazione con il nemico. Shalom è legato al Natale che è «il mistero del bambino: profondità dell’inizio, pienezza di futuro, dono e al tempo stesso inizio dell’attività vitale» (Romano Guardini). Shalom è amare il nemico che è quello che prende il tuo spazio, che ti disturba. Impariamo la pace da bambini nel grembo di nostra madre, quando piccolissimi “abbiamo invaso” lo spazio di una donna, siamo entrati nella sua intimità, siamo andati a vivere con lei. E lei ci ha accolto, come la cosa più naturale e come la cosa più incredibile. Di fronte a quell’estraneo, quel nemico, che sono io, che sei tu, o c’è l’accoglienza o c’è la guerra. La guerra uccide, non da scelta, impedisce ogni conoscenza, ogni relazione, elimina il nemico, il fastidio, l’altro che ti disturba. La pace permette che l’altro ti disturbi, che il nemico sia sgradevole, ingiusto, ma attraverso questo dialogo che sei
costretto ad affrontare scopri l’armonia, arrivi alla completezza, sei felice. Questa è la storia che testimoniano madri e padri che riescono ad accogliere la vita. Il Natale esprime la possibilità di un nuovo inizio, ogni volta. Ci apre alla possibilità di accogliere il nuovo anche quando è inaudito, è scandalo, e non si riesce a prevedere e a comprendere. Di fronte alla guerra tra Israele e Palestina, innescata dall’attacco terroristico di Hamas, il MpV si schiera per la pace, quella dell’amore all’altro anche quando è il nemico. Questa è la pace “giusta”, l’unica possibile, impossibile per noi, per israeliani e palestinesi, per ucraini e russi, ma possibile per il bambino Gesù. Siamo stati anche spettatori increduli e doloranti dell’omicidio di Giulia Cecchettin ad opera dell’ex fidanzato. Shalom è la parola che il padre di Giulia, Gino, ha detto a tutti noi: «Creiamo nelle nostre famiglie quel clima che favorisce un dialogo sereno perché diventi possibile educare i nostri figli al rispetto della sacralità di ogni persona (…). Voglio sperare che tutta questa pioggia di dolore fecondi il terreno delle nostre vite … E voglio sperare che produca il suo frutto d’amore, di perdono e di pace».
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di Elisabetta Pittino SÌ alla VITA
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DIARIO di Francesco Ognibene
6 novembre 2023 Il Parlamento olandese avvia la discussione della proposta di estensione della legge sull’eutanasia del 2002 alle persone che ne facciano richiesta per “vita completata”, cioè perché pur non soffrendo di alcuna patologia ritengono che la loro esistenza non abbia più senso e la si possa concludere senza attendere la morte naturale.. 7 novembre 2023 La Commissione giuridica del Parlamento europeo adotta una bozza di regolamento che consente il riconoscimento in tutta l’Unione Europea della genitorialità stabilita in un qualunque Paese dell’UE secondo le sue leggi «per garantire che i bambini godano degli stessi diritti previsti dalla legislazione nazionale in un altro Stato membro». Se il regolamento venisse approvato dal Parlamento, gli Stati membri resterebbero comunque liberi di legiferare autonomamente in tema di filiazione ma verrebbero spinti ad adeguarsi alle norme in vigore altrove nel territorio dell’Unione, dovendo intanto riconoscere anche forme di genitorialità non ammesse dal loro ordinamento. La Fafce (Federazione europea delle associazioni familiari cattoliche) denuncia che il progetto «copre anche bambini nati tramite la maternità surrogata». 13 novembre 2023 Muore in un hospice di Nottingham, in Inghilterra, Indi Gregory, 8 mesi e mezzo, affetta dalla nascita da una rara malattia dei mitocondri che impedisce lo sviluppo di alcuni organi vitali. A esserle fatale la sospensione della ventilazione meccanica, indispensabile per respirare, disposta dalla giustizia inglese. 14 novembre 2023 L’American Medical Association respinge per la quarta volta il tentativo di farle prendere posizione a favore dell’eutanasia. Viene invece approvato un testo nel quale si legge che «l’eutanasia è fondamentalmente incompatibile con il ruolo del medico di curare». Inoltre il processo di morte procurata con assistenza medica «sarebbe difficile o impossibile da controllare e comporterebbe seri rischi per 6
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la società». Infatti «l’eutanasia potrebbe essere facilmente estesa ai pazienti incapaci e ad altre popolazioni vulnerabili. Il coinvolgimento dei medici nell’eutanasia rafforza l’importanza del suo divieto etico». 27 novembre 2023 La Conferenza episcopale australiana pubblica un documento per «guidare i sacerdoti, i cappellani e gli operatori pastorali a cui viene chiesto di fornire un sostegno pastorale ai cattolici che stanno considerando l’eutanasia». «L’eutanasia – scrivono i vescovi – contraddice la bontà e la dignità di ogni persona umana, creata a immagine di Dio, come individuo unico e insostituibile. Accompagnare una persona che esprime un desiderio di eutanasia è un atto di carità che dovrebbe essere offerto in modo tale da non richiedere all’accompagnatore pastorale di sospendere il suo fermo impegno nei confronti del chiaro insegnamento della Chiesa che l’eutanasia non è mai moralmente permessa. (...) Accompagnando una persona e ascoltando il suo dolore, le sue paure e le sue sofferenze, così come offrendo preghiere dopo la morte, possiamo condividere con lei (e con la sua famiglia) l’amore di Cristo senza approvare alcuna scelta di porre intenzionalmente fine alla vita». Il documento, precisa la Conferenza episcopale australiana, è stato realizzato confrontandosi con il Dicastero vaticano per la Dottrina della fede. 1 dicembre 2023 Tra le migliaia di cifre dell’annuale Rapporto Censis, alcune si riferiscono al giudizio degli italiani su temi eticamente rilevanti: il 74% del campione – considerato il più rappresentativo della popolazione – si dice favorevole all’eutanasia, il 70% approva l'adozione di figli da parte dei single e il 54% da coppie omogenitoriali mentre il 65% è a favore del matrimonio tra persone dello stesso sesso. Ampia la maggioranza contro la maternità surrogata: 66,6%. 5 dicembre 2023 Dai dati delle Nazioni Unite sulla popolazione emerge che in Vietnam cresce a macchia d’olio la piaga degli aborti selettivi, con il sacrificio delle bambine a vantaggio dei maschietti. L’Ufficio generale di stati-
stica vietnamita indica che se nel 2006 il rapporto alla nascita era di 109 maschi per 100 femmine, il dato è salito a 112,1 su 100 nel 2022. Il governo di Hanoi parla di 300mila aborti all’anno (su una popolazione di 98 milioni di abitanti), ma secondo altre fonti le interruzioni di gravidanza sarebbero 1,6 milioni, con 35,2 aborti ogni mille nati, una cifra seconda solo a quella della Russia (53,7). In Italia su una popolazione di 60 milioni di abitanti gli aborti nel 2021 sono stati 63.653 con un tasso di abortività di 1,9 interruzioni ogni mille nascite. 7 dicembre 2023 La Corte suprema del Texas interviene con un provvedimento d’urgenza per fermare l’aborto consentito da una giudice della Corte distrettuale della contea texana di Travis che, derogando dalla norma generale della legge statale che vieta l’aborto dopo la sesta settimana, aveva consentito a una donna di abortire a causa delle gravi anomalie del feto che porta in grembo. La legge texana vieta l’aborto tranne che nei casi di «emergenza medica» per la madre, cioè pericolo di morte o per gravissima disabilità del bambino che ne renda probabile il decesso dopo la nascita. La vicenda è quella di Kate Cox, 31enne alla 20esima settimana di gravidanza, alla quale i medici riferiscono che il suo bambino è portatore di gravi disabilità probabilmente incompatibili con la vita. La donna chiede che le venga riconosciuta la condizione che rende non perseguibile l’aborto, e la giudice Maya Guerra Gamble, accoglie la richiesta, ritenendo che la gravidanza potesse minacciare la vita e la fertilità della giovane. Secondo i medici infatti, a causa di due precedenti tagli cesarei, il proseguimento della gravidanza comportava un alto rischio di rottura uterina o isterectomia. Il procuratore generale del Texas Ken Paxton aveva già avvertito che la decisione non avrebbe protetto ospedali, medici o chiunque altro da possibili procedimenti civili o penali per aver violato la legge sull’aborto, riservandosi di impugnare la decisione.
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C'È VITA SULLA TERRA | a cura di Monica Mondo
Vivere o sopravvivere Celebrare la vita e attendere il Natale, cioè un inno alla vita, alla nascita, in un tempo ferito dalle guerre. Ancora più vicine e ancora più provocanti domande essenziali, ineludibili, che scuotano l’indifferenza e l’egoismo, a volte cinico, con cui pensiamo di andare avanti, e sopravvivere. Ma vivere non è mai sopravvivere, cioè anche etimologicamente vivere al di sopra, oltre la realtà. Come scriveva Tolkien, in uno dei suoi pensieri più illuminanti de Il Signore degli Anelli – mai così attuale – non è dato a noi scegliere il tempo in cui viviamo, ma soltanto scegliere come impiegare il tempo che ci è dato. Come servirci delle sollecitudini, amare o gioiose che questo tempo di Avvento ci propone? C’è chi da anni ha scelto di donare tempo e pensieri e cuore alla vita, ai suoi primi palpiti, al suo bisogno di essere, di essere accolta. C’è chi ha scelto senza ostracismi di stare accanto alle donne, che sono porte della vita, e sostenerle nel compito splendido che hanno per sé, per i propri cari, per la comunità, per il futuro. Perché è ben vero che la maternità non è solo biologica, e che non si possono ridurre le donne ad essa. Ma è un dono così meraviglioso, commovente, un privilegio così splendido che non può essere travisato o negato in parificazioni piatte di genere. C’è chi sta vicino ai più piccoli quando soltanto fremono in un corpo di donna e tuttavia sono Uno di Noi. Una speranza. Una pienezza di umanità. Questo sguardo e questo animo generoso e accogliente, e aperto, dobbiamo preservare davanti ad ogni morte, dello spirito e del corpo. Davanti all’orrore, agli eccidi, all’odio, all’abbandono, alla miseria che non si
fermano neppure di fronte alle donne gravide, ai bambini. A che vale, mettere al mondo dei figli, per crescerli in questo mondo malato. A che vale, soffrire con loro e per loro. A che vale, guardare un bambino che ancora una volta s’impone, tra fiocchi e panettoni distraenti, per riscaldare con un po’ d’amore la Storia. Si resiste al male scommettendo, fidandosi del bene. Non abbiamo altra scelta. E Dio che nasce come bambino, umile tra gli umili eppure re, è un segno per chi crede e per chi non crede.
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Per infondere fiducia, tenerezza e un po’ di luce nelle tenebre di un inverno che ci ghiaccia il cuore. È Natale dopo un tempo di Attesa. E i timori, le ansie di ogni attesa, la trepidazione, non tolgono le doglie del parto, la prova. Impariamo ad attendere, e ad aiutare ad attendere. Ogni bambino, per amarlo, per accudirlo, per farne un uomo, una donna. E il Dio fatto uomo, Uno di Noi, così potente nella sua fragilità, se sappiamo avere un cuore morbido, un cuore di carne.
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Messaggio per la 46ª Giornata Nazionale per la Vita Pubblichiamo il Messaggio che il Consiglio Episcopale Permanente della CEI ha preparato per la 46ª Giornata Nazionale per la Vita, che si celebrerà il 4 febbraio 2024 sul tema «La forza della vita ci sorprende. “Quale vantaggio c’è che l’uomo guadagni il mondo intero e perda la sua vita?” (Mc 8,36)». 1. Molte, troppe “vite negate” Sono numerose le circostanze in cui si è incapaci di riconoscere il valore della vita tanto che, per tutta una serie di ragioni, si decide di metterle fine o si tollera che venga messa a repentaglio. La vita del nemico – soldato, civile, donna, bambino, anziano… – è un ostacolo ai propri obiettivi e può, anzi deve, essere stroncata con la forza delle armi o comunque annichilita con la violenza. La vita del migrante vale poco, per cui si tollera che si perda nei mari o nei deserti o che venga violentata e sfruttata in ogni possibile forma. La vita dei lavoratori è spesso considerata una merce, da “comprare” con paghe insufficienti, contratti precari o in nero, e mettere a rischio in situazioni di patente insicurezza. La vita delle donne viene ancora considerata proprietà dei maschi – persino dei padri, dei fidanzati e dei mariti – per cui può essere umiliata con la violenza o soffocata nel delitto. La vita dei malati e disabili gravi viene giudicata indegna di essere vissuta, lesinando i supporti medici e arrivando a presentare come gesto umanitario il suicidio assistito o la morte procurata. La vita dei bambini, nati e non nati, viene sempre più concepita come funzionale ai desideri degli adulti 8
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e sottoposta a pratiche come la tratta, la pedopornografia, l’utero in affitto o l’espianto di organi. In tale contesto l’aborto, indebitamente presentato come diritto, viene sempre più banalizzato, anche mediante il ricorso a farmaci abortivi o “del giorno dopo” facilmente reperibili. Tante sono dunque le “vite negate”, cui la nostra società preclude di fatto la possibilità di esistere o la pari dignità con quelle delle altre persone. 2. La forza sorprendente della vita Eppure, se si è capaci di superare visioni ideologiche, appare evidente che ciascuna vita, anche quella più segnata da limiti, ha un immenso valore ed è capace di donare qualcosa agli altri. Le tante storie di persone giudicate insignificanti o inferiori che hanno invece saputo diventare punti di riferimento o addirittura raggiungere un sorprendente successo stanno a dimostrare che nessuna vita va mai discriminata, violentata o eliminata in ragione di qualsivoglia considerazione. Quante volte il capezzale di malati gravi diviene sorgente di consolazione per chi sta bene nel corpo, ma è disperato interiormente. Quanti poveri, semplici, piccoli, immigrati… sanno mettere il
poco che hanno a servizio di chi ha più problemi di loro. Quanti disabili portano gioia nelle famiglie e nelle comunità, dove non “basta la salute” per essere felici. Quante volte colui che si riteneva nemico mortale compie gesti di fratellanza e perdono. Quanto spesso il bambino non voluto fa della propria vita una benedizione per sé e per gli altri. La vita, ogni vita, se la guardiamo con occhi limpidi e sinceri, si rivela un dono prezioso e possiede una stupefacente capacità di resilienza per fronteggiare limiti e problemi. 3. Le ragioni della vita Al di là delle numerose esperienze che fanno dubitare delle frettolose e interessate negazioni, la vita ha solide ragioni che ne attestano sempre e comunque la dignità e il valore. La scienza ha mostrato in passato l’inconsistenza di innumerevoli valutazioni discriminatorie, smascherandone la natura ideologica e le motivazioni egoistiche: chi, ad esempio, tentava di fondare scientificamente le discriminazioni razziali è rimasto senza alcuna valida ragione. Ma anche chi tenta di definire un tempo in cui la vita nel grembo materno inizi ad
essere umana si trova sempre più privo di argomentazioni, dinanzi alle aumentate conoscenze sulla vita intrauterina, come ha mostrato la recente pubblicazione Il miracolo della vita, autorevolmente presentata dal Santo Padre. Quando, poi, si stabilisce che qualcuno o qualcosa possieda la facoltà di decidere se e quando una vita abbia il diritto di esistere, arrogandosi per di più la potestà di porle fine o di considerarla una merce, risulta in seguito assai difficile individuare limiti certi, condivisi e invalicabili. Questi risultano alla fine arbitrari e meramente formali. D’altra parte, cos’è che rende una vita degna e un’altra no? Quali sono i criteri certi per misurare la felicità e la realizzazione di una persona? Il rischio che prevalgano considerazioni di carattere utilitaristico o funzionalistico metterebbe in guardia la retta ragione dall’assumere decisioni dirimenti in questi ambiti, come purtroppo è accaduto e accade. Da questo punto di vista, destano grande preoccupazione gli sviluppi legislativi locali e nazionali sul tema dell’eutanasia. Così gli sbagli del passato si ripetono e nuovi continuamente vengono ad aggiungersi, favoriti dalle crescenti possibilità che la tecnologia oggi offre
di manipolare e dominare l’essere umano, e dal progressivo sbiadirsi della consapevolezza sulla intangibilità della vita. Deprechiamo giustamente le negazioni della vita perpetrate nel passato, spesso legittimate in nome di visioni ideologiche o persino religiose per noi inaccettabili. Siamo sicuri che domani non si guarderà con orrore a quelle di cui siamo oggi indifferenti testimoni o cinici operatori? In tal caso non basterà invocare la liceità o la “necessità” di certe pratiche per venire assolti dal tribunale della storia. 4. Accogliere insieme ogni vita Nella Giornata per la vita salga dunque, da parte di tutte le donne e gli uomini, un forte appello all’impossibilità morale e razionale di negare il valore della vita, ogni vita. Non ne siamo padroni né possiamo mai diventarlo; non è ragionevole e non è giusto, in nessuna occasione e con nessuna motivazione. Il rispetto della vita non va ridotto a una questione confessionale, poiché una civiltà autenticamente umana esige che si guardi ad ogni vita con rispetto e la si accolga con l’impegno a farla fiorire in tutte le sue potenzialità, intervenendo con opportuni sostegni per rimuovere ostacoli
economici o sociali. Papa Francesco ricorda che «il grado di progresso di una civiltà si misura dalla capacità di custodire la vita, soprattutto nelle sue fasi più fragili» (Discorso all’associazione Scienza & Vita, 30 maggio 2015). La drammatica crisi demografica attuale dovrebbe costituire uno sprone a tutelare la vita nascente. 5. Stare da credenti dalla parte della vita Per i credenti, che guardano il mistero della vita riconoscendo in essa un dono del Creatore, la sua difesa e la sua promozione, in ogni circostanza, sono un inderogabile impegno di fede e di amore. Da questo punto di vista, la Giornata assume una valenza ecumenica e interreligiosa, richiamando i fedeli di ogni credo a onorare e servire Dio attraverso la custodia e la valorizzazione delle tante vite fragili che ci sono consegnate, testimoniando al mondo che ognuna di esse è un dono, degno di essere accolto e capace di offrire a propria volta grandi ricchezze di umanità e spiritualità a un mondo che ne ha sempre maggiore bisogno.
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One of Us – Convention sul Futuro dell’Europa Bruxelles 2023
10 anni di One of Us di Elisabetta Pittino
«L’Europa di domani è nelle vostre mani. Siate degni di questo compito. Voi lavorate per restituire all’Europa la sua vera dignità: quella di essere luogo dove la persona, ogni persona, è affermata nella sua incomparabile dignità» (Discorso di Giovanni Paolo II ai Partecipanti al convegno di studi “Il Diritto Alla Vita e l’Europa”, 18 dicembre 1987). Con questa frase si apriva la presentazione dell’Iniziativa dei Cittadini Europei- ICE Uno di Noi-One of Us, la prima, la più firmata di tutti i tempi, conclusasi nel novembre 2013. One of Us, che oggi conosciamo come Federazione per la Vita e la Dignità dell’Uomo One of Us, nasce proprio dalla Iniziativa dei Cittadini Europei Uno di Noi, ideata da Carlo Casini, allora presidente del MpV, Parlamentare Europeo e Presidente della Commissione Affari Costituzionali dell’UE, e portata avanti da lui insieme ai suoi colleghi parlamentari lo spagnolo Jaime Mayor Oreja, presidente di One of Us fino allo scorso marzo, e lo Slovacco Miroslav Mikolasik, anche medico ginecologo e presidente della Commissione Bioetica del PPE. Non si può comprendere la Federazione senza l’Iniziativa. Le firme totali validate dalla Commissione furono 1.721.626, le firme consegnate dal Comitato Promotore di Uno di Noi furono 1.896.852. In realtà le sottoscrizioni effettive raggiunsero e superarono i due milioni tenendo conto delle firme fatte nei termini ma arrivate dopo l’1 di novembre 2013 e di quelle che mancavano di alcuni requisiti richiesti e pertanto non valide, e quindi non inviate dal Comitato Promotore. Un successo 10
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incredibile, al di là di ogni aspettativa. Uno di Noi è l’iniziativa popolare europea più firmata delle 107 iniziative finora registrate. Tenendo conto che il tema trattato, cioè la “protezione giuridica della dignità, del diritto alla vita e dell’integrità di ogni essere umano fin dal concepimento” il bambino concepito, non era e non è popolare il successo è stato ancor più sorprendente. Altre Iniziative assai più popolari e sostenute economicamente e da realtà più strutturate non hanno raggiunto il risultato di Uno di Noi. L’ importo totale del sostegno e del finanziamento che Uno di Noi ricevette e con cui riuscì ad organizzarsi fu di 159.219,00 €, di cui 120.580 da Fondazione Vita Nova. Sono solo 9 ad oggi le iniziative che hanno raggiunto il requisito del milione di firme richieste, insieme alle altre condizioni. 107 sono le iniziative registrate, 23 le richieste di registrazione rifiutate, 58 sono le iniziative che non hanno raggiunto l’obiettivo del milione di firme, 21 sono le Iniziative ritirate dagli organizzatori. Questo a riprova che il bambino concepito unisce e non divide, che il popolo della vita vuole l’Europa e la vuole unita, che esiste un’Europa a due velocità, una quella del popolo che è per la cultura della vita, un’altra di parte delle Istituzioni che è per la cultura della morte. L’Europa c’è, si vede ed è per la vita.
Uno di Noi: le origini «Una delle novità più importanti introdotte dal Trattato di Lisbona (art. 11 TUE e 24 TFUE) – scriveva Carlo Casini, spiegando l’Iniziativa Cittadina Europea – è la c.d. “iniziativa dei cittadini” la cui disciplina è stata formulata in dettaglio da regolamento 211/2011 approvato il 16 febbraio 2011». Istituto molto importante perché, continuava Casini «lo si ritiene idoneo a ridurre il c.d. “deficit democratico” presente nella UE e ad avvicinare i cittadini a quella unione che per lo più essi sentono lontana». La vocazione europeista è propria del MpV Italiano, c’è fin dal suo inizio. La presenza e poi la presidenza di Carlo Casini non ha fatto che rafforzarla. Certamente fino al 2013 non esisteva una federazione europea che raccogliesse le associazioni per la vita. Questo è stato possibile solo grazie a Uno di Noi e a chi ci ha lavorato. Il MpV ha cominciato ad organizzare le prime riunioni europee in vista della possibilità che si sarebbe aperta con le ICE e ha dato vita (l’idea è stata del Presidente Casini) al Premio Europeo per la Vita Madre Teresa di Calcutta. Da queste due iniziative in particolare, insieme alla partecipazione del MpVI alla Marcia per la vita di Parigi, di fatto si è poi arrivati a Uno di Noi. Io c’ero. È stata un’esperienza così bella, così importante, unica, vedere tutto il divenire: prima il formarsi dell’idea in Carlo Casini, contestualmente il formarsi di un primo gruppo di associazioni europee, poi la proposta di Iniziativa, il titolo, Uno di Noi, poi tutto il resto, la nomina a fine del 2012 di Ana del Pino come coordinatrice, quindi l’inizio concreto vero e proprio con l’apertura dell’Ufficio di Bruxelles agli inizi di febbraio, fino ad arrivare al successo di One of Us e poi alla creazione della federazione di cui oggi faccio ancora parte come consigliere e del Comitato esecutivo. Ho avuto l’onore e il piacere di essere nominata da Carlo Casini e dal Movimento come co-coordinatrice, in aiuto ad Ana del Pino, insostituibile coordinatrice anche della Federazione, con la sua competenza giuridica e di associazioni pro life, ma anche con la grande capacità umana e di relazione. Ana del Pino ed io abbiamo “aperto” l’ufficio di coordinamento europeo per l’Iniziativa Uno di Noi a Bruxelles. Due stanze vuote, appena ripitturate, interamente da attrezzare. Così è iniziata l’avventura. Con noi sempre Carlo Casini. Il suo appoggio è stato totale. A poco a poco, ci siamo trovate di fronte ad una realtà che cresceva, si strutturava. Le persone si conoscevano e sviluppavano relazioni. Il primo tra i coordinatori europei a venire a trovarci già a fine gennaio 2013 è stato Michael Vandermast dall’Olanda, scomparso qualche anno fa, insieme a sua moglie. Abbiamo trovato i coordinatori nazionali dell’Iniziativa e organizzato i comitati nazionali. Insieme alla Commissione Europea e agli altri “pionieri” delle Iniziative Popolari Europee abbiamo “scoperto” come funzionasse e cosa fosse questo nuovo mezzo di democrazia. Nonostante la fatica, le difficoltà di ogni genere che continuavano a sorgere, alla fine tutto si risolveva. Quando ci sembrava impossibile procedere, abbiamo trovato l’entusiasmo e la volontà dei coordinatori, dei comitati nazionali e dei singoli volontari. Vedere tutto questo e vedere persone che con passione mettevano al servizio di questa impresa incerta la loro intelligenza, la loro creatività, il loro tempo, le loro forze fisiche ed economiche, ci ha dato coraggio. A marzo le firme erano pochissime (l’8 marzo 2013 erano solo 92.994, ne mancavano 900.000!) e nessun paese aveva superato la quota minima richiesta (altro requisito necessario). Dubitavamo seriamente di arrivare al milione entro il 1° novembre. Ci siamo chiesti se valeva la pena continuare. Dovevamo decidere se organizzare l’assemblea di Uno di Noi in seno alla Week for Life del PE. «Si valeva la pena faticare, anche perdere un poco la propria vita per prendersi cura di Uno di Noi, dell’embrione umano, del debole. Valeva la pena anche se non avessimo raggiunto l’obiettivo delle firme… Così una rete per la vita è nata e cresciuta spontaneamente intorno a Uno di Noi, è bastato mettere in relazione le persone tra di loro» scriveva Antonio Gaspari, allora Direttore di Zenit. org, intervistandomi. Zenit.org è stata l’agenzia di stampa che ha seguito più di tutti l’Iniziativa One of Us, seguita dal quotidiano Avvenire. Le sottoscrizioni, poi, continuavano a crescere anche dove nessuno se lo aspettava, neppure noi. Jakub Baltroszewicz, allora coordinatore polacco e attuale Segretario generale di One of Us, fu il primo ad esprimere ad alta voce ad una delle Assemblee Generali dell’Iniziativa la volontà e la necessità di continuare Uno di Noi anche dopo il 1° novembre, data in cui si concludeva la raccolta firme. Tutti noi impegnati nell’iniziativa avevamo la coscienza di non poter disperdere questa forza nata spontaneamente. Questo era il momento per lavorare in unità. Da lì è nata una prima bozza di Federazione, un canovaccio su cui lavorare, che poi è stato presentato a Cracovia e ha dato vita nel settembre 2014 formalmente alla Federazione One of Us.
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One of Us: scopo raggiunto?
Gli scopi della ICE1 Uno di Noi erano: ottenere quanto indicato nel quesito proposto, ed «essere uno strumento culturale ed educativo che risveglia l’anima dei popoli europei e impedisca la loro assuefazione e la loro rassegnazione di fronte alle soverchianti aggressioni contro la vita umana» scriveva sempre Carlo Casini. Il primo scopo, cioè, introdurre un divieto e «porre fine al finanziamento di attività presupponenti la distruzione di embrioni umani in particolare in tema di ricerca, aiuto allo sviluppo e sanità pubblica» non è stato raggiunto. Allora, perché la Commissione ha deciso di non dare seguito a quanto richiesta dall’Iniziativa e di non prendere in considerazione la proposta di legge in essa contenuta. Oggi, perché il bambino concepito, Uno di Noi, continua a subire attacchi sempre più forti e diretti, come quello del 12
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presidente francese Macron che proprio in apertura della sua presidenza ha dichiarato come suo scopo quello di inserire l’aborto nei diritti. Attacchi che hanno portato all’approvazione di Risoluzioni contro la vita e stanno portando, speriamo di no, Direttive e Regolamenti, buoni, ma che introducono, senza farsi notare, l’aborto. Il secondo scopo, invece, è stato raggiunto allora e ora, con 10 anni di Federazione che continua ad essere «strumento culturale ed educativo che risveglia l’anima dei popoli europei» e non li lascia rassegnare alla cultura della morte, che non prevarrà. La Federazione che nel 2014 contava 25 associazioni oggi ne conta 52. One of Us incarna in pieno l’Europa delle 12 stelle. 1. Iniziativa Cittadini Europei
One of Us. Le tappe della ICE 2011
16 febbraio, Regolamento 211/2011 disciplina della Iniziativa Europea dei Cittadini (art. 11 TUE e art. 24 TFUE) Agosto, Meeting di Rimini: viene annunciato il proposito di promuovere un ‘Iniziativa Europea per la Vita ex art. 11 Trattato di Lisbona. 18 ottobre, Decisione della Corte Europea di Giustizia sul caso Brüstle vs Greenpeace.
2012
10 dicembre, Roma: annuncio solenne del progetto di iniziativa popolare europeo in occasione del premio Europeo per la Vita “Madre Teresa di Calcutta” alla memoria di Chiara Lubich; contestuale riunione dei rappresentanti dei movimenti per la vita di 15 paesi membri e formazione del comitato preparatorio dell’Iniziativa.
29 marzo, i rappresentanti dei movimenti per la vita di 20 nazioni sottoscrivono l’atto costitutivo del comitato organizzatore e 41 persone firmano la richiesta di registrazione dell’Iniziativa One of Us 1 aprile, entrata in vigore delle ICE Presentazione telematica di One of Us, la prima Iniziativa Cittadina Europea presentata
11 maggio, Registrazione di Uno di Noi con il n. ECI(2012)000005: «la Commissione ritiene che la vostra proposta d’iniziativa dei cittadini soddisfi le condizioni» previste dall’apposito regolamento Agosto, si inizia la raccolta delle prime firme cartacee in occasione del festival dei Giovani di Medjugorje.
2013
1° novembre, chiusura raccolta firme (il termine fu prolungato per tutte le ICE presentate allora per le difficoltà che ci furono nella fase di lancio) 11 novembre, presentazione delle firme 15-17 novembre, Cracovia festa per il successo dell’Iniziativa e primo Congresso della nascente ‘Federazione One of Us’; l’Assemblea Generale vota un documento che avvia il lavoro per la trasformazione di Uno di Noi in Federazione. Premio Madre Teresa e One of Us per la vita a Wanda Poltwska. 1° incontro con il Cardinale Dziwisz.
Gennaio, inizia il coordinamento di Uno di Noi e apertura dell’Ufficio a Bruxelles Gennaio-Novembre, raccolta firme, iniziative culturali e di promozione in tutta Europa 20 marzo, Week for Life al Parlamento Europeo 15–16 giugno, Evangelium Vitae’s Day (Assemblea Generale, Santa Messa con Papa Francesco) 17 Settembre, Assemblea Generale di One of Us Bruxelles
2014
28 febbraio, Iniziativa dichiarata valida dalla Commissione Europea 9 aprile, incontro di Uno di Noi con la Commissione Europea, «Uno di Noi – afferma Casini – vuole dimostrare che non è sufficiente la dichiarazione della Commissione perché in pratica permette il co-finanziamento di procedimenti che presuppongono la distruzione di embrioni umani con il contributo economico dell’UE e quindi di noi cittadini. Quel tipo di tutela è insufficiente, lacunosa e ambigua».
10 Aprile, Pubblica Udienza davanti al PE, 28 maggio, Risposta della Commissione Europea: «la Commissione ha deciso di non presentare una proposta legislativa»
PUBBLICA UDIENZA DAVANTI AL PE
RISPOSTA DELLA COMMISS. EUROPEA
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One of Us. Le tappe principali della Federazione 2014
4 settembre, è fondata la Federazione Europea per la Vita e la Dignità dell’Uomo One of Us, con 25 soci fondatori, cioè associazioni per la vita europee. 28 e il 29 novembre, Madrid, prima Assemblea Generale della Federazione One of Us, elezione del Comitato Esecutivo, delle cariche, tavola rotonda sulla “Protezione della vita umana in Europa: future prospettive”, presentazione della Foresta per la Vita, installazione mobile con 28 alberi, uno per ciascun paese europeo, di Sara di Narda del CAV di Udine.
2015
24-25 marzo, Bruxelles, Uno di Noi alla Week for Life Dignità umana: quali sfide?, del Parlamento Europeo. Lancio della Petizione degli esperti.
2016
12 marzo, Parigi: I Forum Europeo Uno di Noi “Ogni vita Importa”, messaggio di Papa Francesco «che i loro lavori contribuiscano a promuovere in Europa una cultura al servizio del rispetto della vita a partire dal concepimento. (…). L’Enciclica Laudato si’ ha sottolineato quanto le convinzioni di fede offrano anche ai credenti grandi motivazioni per aiutare fratelli e sorelle più fragili e per salvaguardare la nostra casa comune. In questo spirito, saluta e incoraggia l’impegno generoso e creativo di tutti coloro che lavorano per mostrare il senso autentico della persona umana e la sua dignità!». Presenti anche Erika e Franco Vitale, allora rispettivamente consigliere del direttivo di Federvita Lombardia e proboviro del MpV italiano, oltre a Piero Pirovano, giornalista. Con oltre 1300 gli iscritti, lo One of Us Forum quindi «è stato l’evento top per la difesa della vita in Europa. Ogni vita conta, dobbiamo mostrare alle istituzioni europee, alle organizzazioni, ai cittadini che per noi la priorità è la difesa della vita», dichiarava Ana del Pino Garcia Barrera, coordinatrice della Federazione. Presentazione dell’Appello degli esperti a cura di Carlo Casini, presidente onorario della Federazione Europea One of Us. Premio europeo One of Us per la vita a Pattaramon Chanbua, una madre surrogata thailandese che ha tenuto il bimbo down, Gammy, rifiutato dagli acquirenti del “prodotto” in quanto “difettoso”. 22 Aprile, Cracovia, Uno di Noi incontra il cardinal Stanislaw Dziwisz, Arcivescovo metropolita di Cracovia Ottobre, Bibione, la Maternity Map di One of Us.
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2017
26-27 maggio, Budapest, II Forum di One of Us, Premio One of Us per la vita a Dr. John Bruchalski, medico ginecologo, Sinfonia per la Vita.
2018
Marzo, Bruxelles, Week for Life e Assemblea Generale 18 maggio, Roma, Udienza privata del Comitato Esecutivo di OOU da Papa Francesco 26 maggio, Valencia, Seminario Cultural Paltform di One Of Us
2019
Febbraio, Parigi, Forum One of Us, Premio One of Us per la vita a Carlo Casini- Madri d’Europa 19 marzo, Week for Life su “Ethics and human dignity in Politics” ed Assemblea Generale
2020
15 novembre, IV Forum One of Us - Roma, web, “Tu sei l’unico al mondo”
2021
29-31 ottobre, Lisbona, V Forum One of Us 25 marzo Week for Life e Assemblea Generale Webinar di One of Us
2022
23 marzo, Bruxelles, Week for Life e Assemblea Generale 7 maggio, Bruxelles, Convention per un’Europa fedele alla dignità umana 16 settembre, Bruxelles, Simposio su Eutanasia e suicidio assistito nel mondo 18-20 novembre, Palermo VI Forum One of Us
2023
8 febbraio, Bruxelles, Convegno “L’aborto non è un diritto fondamentale” 26 aprile, Bruxelles, Assemblea Generale e Week for Life. Marina Casini eletta presidente dei One of Us. 19 giugno, Madrid, convegno “Usa: l’aborto non è un diritto. Parlano i protagonisti” Agosto, OOU va alla GMG, mostra Santi per la Vita 24 novembre, Madrid, Congresso Internazionale “Humanism and Healthcare Ethical Challenges in the 21st century”
One of Us alle Marce per la Vita Dal 2013 One of Us prima come ICE e poi come federazione ha partecipato e sostenuto le varie e numerose Marce per la Vita europee. La prima è stata quella di Parigi, che si svolge sempre alla fine di gennaio, successivamente, sono seguite le altre. GENNAIO Parigi [Francia]
SETTEMBRE Berlino [Germania]
FEBBRAIO Polonia Marcia per la Vita e per la Famiglia
OTTOBRE Vienna [Austria] – Ljubljana [Slovenia]
MARZO Romania - Portogallo - Caminhada per la Vida, Madrid [Spagna]
NOVEMBRE Olanda
MARZO-APRILE Bruxelles - Belgio
DICEMBRE Malta
MAGGIO dal 2022 Manifestazione per la Vita – Roma
Da sinistra: Pablo Siegrist, Comitato Esecutivo One of Us, Anne Marie Yin, pro-life Lussemburgo, Anna Kovacova, pro-life Slovacchia, Alex Van Vuuren, One of Us Olanda, Carlo Casini, Ana del Pino, coordinatrice One of Us, Marina Casini Bandini, Gianluigi Gigli. Marcia per la Vita, Parigi, Gennaio 2017
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La Federazione Europea One of Us
10 anni di impegno civile per la difesa dei bambini non ancora nati di Ana del Pino*
La Federazione One of Us, dai suoi inizi fino ad oggi, è testimonianza dell’impegno dei cittadini europei, per garantire che la tutela della vita umana fin dal suo inizio sia una priorità fondamentale nella società odierna. La Federazione Europea One of Us sorge come un movimento che difende i diritti del nascituro riconoscendolo come Uno di Noi, come membro appartenente alla nostra famiglia umana. È un movimento che trascende le barriere nazionali e culturali, sostenendo una visione comune nella protezione dei nascituri in tutta Europa. Questa Federazione è nata grazie al sostegno di milioni di cittadini dell’Unione Europea che si sono uniti in uno sforzo collettivo per proteggere e riconoscere il nascituro come essere umano dotato di diritti intrinseci, affermando la dignità e i diritti fondamentali della persona fin dal suo concepimento. Non possiamo pensare alla nascita di 16
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questa iniziativa senza ricordare che nel suo nucleo originario troviamo quella che fu l’ispirazione di Carlo Casini, un visionario impegnato nella difesa della vita fin dal suo primo inizio. Elisabetta Pittino, a nome del MpV italiano, ed io come rappresentante della Federazione Spagnola delle Associazioni Pro-Vita, lavorammo in modo coordinato e con assoluta lealtà per trovare in ogni Paese europeo le associazioni e le persone pro vita che avrebbero potuto promuovere l’Iniziativa Popolare Europea One of Us a livello nazionale. Da questo lavoro insieme è nata un’amicizia forte e fraterna che dura tutt’ora. Partimmo dalla convinzione che la testimonianza e l’impegno personali sarebbero stati la
via più efficace per realizzare un vero movimento per difesa della vita di ogni essere umano. Non è stato un compito facile, abbiamo superato difficoltà e diffidenze durante l’anno in cui abbiamo cercato consensi e appoggi in Europa, ma il nostro impegno è rimasto sempre fedele all’obiettivo di One of Us: la difesa del più debole. In questo modo, l’iniziativa non è stata solo un movimento cittadino coordinato, ma è diventata anche espressione forte e convinta di solidarietà da parte di persone e associazioni della società civile impegnate a salvaguardare la vita fin dal suo inizio. One of Us raccolse più di 2 milioni di firme, di cui 1.800.000 convalidate dalle autorità
Dopo 10 anni di vita, la Federazione One of Us continua la sua missione, promuovendo una cultura che valorizza e protegge la vita fin dal concepimento nazionali e dalla stessa Commissione Europea. Il messaggio era chiaro: ogni vita conta per i cittadini europei, dalla Svezia alla Grecia. Guida nel cammino di questa iniziativa e della sua realtà giuridica di Federazione europea è stato ed è Carlo Casini, influente difensore dei diritti dei bambini nascituri come parte integrante della comunità umana, a partire dalla profonda convinzione che bambino concepito merita la stessa protezione e considerazione di qualsiasi altro individuo nella società. Dopo 10 anni di vita, la Federazione One of Us continua la sua missione, promuovendo una cultura che valorizza
e protegge la vita fin dal concepimento. In questi 10 anni ha fatto sentire la sua influenza attraverso campagne educative, attività di sensibilizzazione e sforzi per influenzare le politiche pubbliche in tutta Europa perché salvaguardino i diritti dei nascituri. In un contesto sociale e politico in costante cambiamento che attacca la vita che si sviluppa nel grembo materno con assoluta freddezza e nascondendo la realtà biologica di quella stessa vita, il lavoro di questa Federazione continua a sfidare le politiche che attaccano gli esseri umani nell’inizio della loro vita difendendo il nascituro che è, in tutti gli aspetti, Uno di Noi.
ARTICOLO IN LINGUA ORIGINALE
* Coordinatrice Esecutiva Europea di One of Us dal 2012 SÌ alla VITA
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L’intuizione di Uno di Noi di Massimo Gandolfini*
Carlo Casini, tappa della mia vita Sono convinto che una delle grandi tappe della mia vita – personale e pubblica – sia stata la conoscenza di Carlo Casini, in occasione di una Marcia per la Vita, a Roma, insieme a mia moglie Silvia. Entrambi laureati in medicina nel 1977, dopo l’approvazione della legge 194 nel maggio 1978, ci affrettammo a depositare presso il nostro Ordine provinciale la dichiarazione di obiezione di coscienza, profondamente convinti che la professione medica è per la vita sempre e mai per la morte. Di conseguenza, quando nacque il Movimento per la Vita, cominciammo a partecipare alle iniziative proposte, in particolare alle marce, convinti che era ed è ancora oggi necessaria tanto la testimonianza, personale e professionale, quanto la militanza pubblica per promuovere e difendere la vita, dal concepimento alla morte naturale. Sfilare per le vie di Roma sotto lo striscione del Movimento e marciare a fianco di colui che, da sempre, abbiamo considerato come un vero “apostolo della vita”, ha riempito il nostro cuore di orgoglio e la nostra coscienza di umile soddisfazione per un’azione concreta e pubblica di Bene. Entrai a far parte dell’Associazione Medici Cattolici e, quando nacque “Scienza e Vita”, nel 2005, in occasione del referendum sulla PMA legge 40/04, venni nominato nel consiglio nazionale che organizzò, 18
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insieme al Movimento, il grande lavoro per il referendum. Ebbi così modo di incontrare varie volte Carlo Casini, di confrontarmi con lui, arricchendo mente e cuore di amore alla vita. Sempre mi hanno colpito l’umiltà e la lucidità con le quali ci presentava questioni bioetiche, antropologiche, giuridiche e sociali, che ci confermavano e confortavano nella difficilissima impresa di essere interlocutori preparati e coraggiosi nel confronto con il mondo delle “ideologie per la morte”. Il 2013 e One of Us Durante uno di questi incontri – siamo nel 2013 – mi espose quella sua illuminata intuizione per la quale il passaggio cultural-politico fondamentale per la difesa della vita nascente stava nel riconoscimento di personalità giuridica dell’embrione, fin dal concepimento, così che venga riconosciuto soggetto personale, titolare di diritti come ogni altro essere umano. Primo fra tutti il “diritto alla vita”. Nacque così l’idea di promuovere una campagna europea di informazione /formazione/propaganda circa la meravigliosa bellezza della vita nascente, che gli studi di embriologia umana ci stavano descrivendo: un continuum vitale, dallo zigote fino al parto (e oltre, fino alla morte naturale) che consentiva – alla luce della scienza – di poter dire che l’embrione è Uno di Noi, un essere umano sotto ogni
aspetto. Di conseguenza, l’eliminazione di un embrione equivale all’eliminazione di qualsiasi uomo, e va iscritto nella tragica categoria dell’omicidio. One of Us si chiamò quella campagna europea di raccolta firme, che vide impegnati centinaia di militanti per la vita – secondo le proprie competenze specifiche – che portò a bussare alla porta di migliaia di circoli, associazioni, movimenti, parrocchie, agenzie culturali e politiche, con l’intento di raccogliere almeno un milione di firme da consegnare al Parlamento Europeo per ottenere una discussione assembleare, finalizzata al riconoscimento della personalità giuridica dell’embrione umano. Conferenze, incontri, ecumenismo Personalmente, ebbi la fortuna di poter fare più di cento conferenze in ogni parte d’Italia e più ne facevo, più mi convincevo della profondità dell’intuizione di Carlo di percorrere quella strada. Tornando a casa, alla sera, ripensavo ai volti delle persone che avevo incontrato: occhi spalancati, quasi increduli, ammirati, “scioccati” di fronte alla bellezza dei meccanismi biologici che si susseguono ordinati dallo zigote al feto, fino alla nascita, in una condizione di rapporto strettissimo fra mamma e bimbo (non a caso chiamato cross talking (dialogo incrociato!) che trasuda delicatezza e complementarietà, che non possono
non affascinare anche il più scettico degli interlocutori. Mentre scorrevano le slide, con cui accompagnavo le mie relazioni, scorgevo un’attenzione carica di meraviglia, che generava – parola dopo parola – la consapevolezza che il mistero della vita si stava svelando al cuore e alla mente e, dunque, che fosse doveroso difendere quella “creaturina”, nella consapevolezza che ciascuno di noi era proprio così, come quell’embrione, nei momenti iniziali della nostra vita. Al termine degli incontri, le persone si recavano ai banchetti per raccogliere la firma, con una duplice certezza nel cuore: che quell’esserino è proprio Uno di Noi e che va difeso nella sua debolezza e vulnerabilità. Uno di Noi: non perché ce lo dice la religione o la fede, ma perché proprio la scienza ce lo dimostra in modo inequivocabile. Soltanto l’irrazionalità di un’ideologia nefasta e la protervia del “più forte” può sostenere che quella creaturina è un ammasso informe di cellule, insignificante per l’umanità, che si può manipolare e sopprimere a piacimento! In alcuni casi mi venne anche data l’occasione di intervenire, brevemente, alla fine della Messa, in chiesa, potendo presentare l’iniziativa di raccolta firme: non fu facile sintetizzare in poche parole la bellezza e la complessità della vita nascente, ma la Provvidenza ci soccorse con grande efficacia e ottenemmo ottimi risultati anche in
questo modo. Andai a parlare anche in sale di fratelli Protestanti e in due Centri di Cultura Islamica, registrando una condivisione unanime, a riprova che la difesa della vita non è un tema specificamente cattolico. One of Us da ieri a oggi Purtroppo, contravvenendo al regolamento stesso, la Commissione Europea rifiutò di accogliere l’istanza che aveva avuto il sostegno di due milioni di firme e negò l’accesso all’Aula parlamentare per la discussione generale. Inutile negare che vivemmo una profonda delusione, anche se – conoscendo l’orientamento ideologico imperante in Europa – la notizia non ci lasciò del tutto stupiti. Sì, forse ce lo aspettavamo, ma il desiderio di “fare bene il bene” che mi aveva insegnato un santo bresciano, San Giovanni Piamarta, mi aveva accompagnato ogni giorno, mettendo all’angolo ogni dubbio e delusione. Oggi, a distanza di dieci anni, viene spontaneo porsi una domanda: “Inutile tanto lavoro? Tanti sforzi e sacrifici gettati al vento?”. La risposta non può essere che una, e tenacemente convinta: il seme è stato gettato, la campagna, culturale e politica, per la personalità giuridica dell’embrione non si è mai fermata e tanti movimenti ed associazioni – in vari Paesi europei – sull’onda di One of Us, stanno lavorando ogni giorno con
convinzione e determinazione. Possiamo dire che quella campagna ha generato una vera “coscienza comune” che ogni essere umano è tale fin dalla prima cellula (zigote) generata dall’incontro dei due gameti sessuali. L’embriologia, la genetica, la biologia molecolare, le più avanzate tecniche di imaging ce lo hanno documentato in modo inequivocabile. Oggi la scienza ha scacciato ogni dubbio: l’embrione è Uno di Noi. Si tratta del primo, ma fondamentale, passo per sfatare i falsi miti del “grumo di cellule”. Ora resta aperta la “battaglia” culturale e politica, tutt’altro che facile, come sperimentiamo ogni giorno. Come dice un vecchio adagio della saggezza popolare “non c’è peggior sordo di chi non vuol udire, né peggior cieco di chi non vuol vedere”, ma il “popolo della vita” ha ben salda nel proprio cuore la certezza che la verità si può respingere, conculcare, silenziare, negare, ma non distruggere e in ultimo risorge e vince, sempre. Oggi abbiamo un “valore aggiunto”: Carlo Casini, dal Cielo, ci indicherà ancor di più e ancor meglio la “via” perché la vita trionfi. Chiedendo ogni giorno a Dio Padre, onnipotente, che ci faccia dono della “Sapienza” che siede accanto a Lui in trono, proseguiamo nella nostra missione in difesa della vita.
* Presidente Associazione Family Day SÌ alla VITA
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10 anni da Uno di Noi: la mancata protezione della vita nascente nell’UE
Marina Casini e Miriam Sciberras presso la sede di Lifenetwork a Malta
di Nicola Speranza
Introduzione Ricordo bene quel giorno. Quando, da giovane stagista, incrociai per la prima volta, tra tanta gente, l’On. Carlo Casini. Era in corso un incontro per l’iniziativa cittadina europea Uno di Noi. Lui si fermò e, pur visibilmente molto occupato, non esitò a scambiare due battute con me, che davvero ero l’ultimo arrivato lì dentro… A distanza di dieci anni, non ci sono dubbi sul fatto che l’impegno integro di quell’uomo continua ad ispirare molti, che il suo lavoro non è stato vano. Uno di Noi ha permesso un cambio di prospettiva per molti. Al di là del rifiuto della Commissione Europea di accogliere la sfida presentata da quasi un milione e mezzo di europei, Uno di Noi resta l’iniziativa cittadina europea che ha ottenuto il maggiore dibattito ed il più alto sostegno, in assoluto. Essa ha provocato, fin da subito, l’acerrima opposizione del fronte abortista. E, nel campo della vita, l’iniziativa cittadina europea Uno di Noi ha lasciato un duplice segno: mostrando 1) che c’è un vasto popolo della vita, che crede, e 2) che è capace d’intervenire ai più alti livelli istituzionali, in maniera adeguata, professionale e precisa. Questo è stato evidente fin da subito ed ha incoraggiato moltissimo l’associazionismo familiare e per la vita, cattolico e non. 20
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2013-2014: la relazione Estrela Si era ancora nel pieno della raccolta firme per l’iniziativa cittadina europea, ed ecco al Parlamento europeo avanzare una proposta di risoluzione “Salute e i diritti sessuali e riproduttivi”, portata dall’europarlamentare portoghese Edite Estrela, del Gruppo dei Socialisti e dei Democratici. Nella sua analisi di questo testo, la Federazione europea delle associazioni familiari cattoliche (FAFCE) aveva rilevato la presenza della promozione di un’educazione sessuale comprendente, tra l’altro, la masturbazione definita “della prima infanzia” (sic!), da 0 a 4 anni, sulla base delle linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Una rivelazione che aveva profondamente scioccato gli stessi deputati europei, che finirono per bocciare tale testo, sostituendolo con un chiaro rimando al principio di sussidiarietà. Dal 2014: Una polarizzazione sempre più forte Le elezioni europee del maggio 2014, consegnarono all’UE un Parlamento ancora più polarizzato, dove non sarebbe stato più possibile avere vittorie come quelle ottenute con l’Estrela. Fin dal primo anno, infatti, tre risoluzioni aventi come relatori tre Deputati socialisti sono approvate, affermando la posizione
abortista del Parlamento Europeo, per la prima volta tanto esplicitamente: si tratta delle proposte portate avanti da Marc Tarabella (Belgio), Pierantonio Panzeri (Italia) e Maria Noichl (Germania): mai prima d’allora il Parlamento s’era espresso in modo così chiaro in favore della cultura della morte. Un’altra prima volta, poco dopo: nella relazione sulla situazione dei diritti fondamentali nell’Unione europea, avente come relatrice la Cinque Stelle Laura Ferrara, si tenta d’introdurre l’idea di diritto al suicidio assistito. La reazione europea alla Mexico City Policy In questo clima, era evidente che il cambio della politica di Washington sull’aborto – comune a tutte le amministrazioni repubblicane – non sarebbe stato ben accolto a Bruxelles: nel 2017, Donald Trump ha infatti reintrodotto la cosiddetta Mexico City Policy, che stabilisce che gli aiuti allo sviluppo finanziati dagli Stati Uniti d’America non devono essere diretti alle politiche abortiste, in pratica lo stesso che Uno di Noi chiedeva all’UE. In risposta, Belgio, Danimarca, Paesi Bassi e Svezia hanno iniziato una raccolta fondi in favore dell’aborto, al fine di riempire il vuoto creato dalla decisione americana, con l’appoggio più o meno discreto della Commissione europea. Quest’ultima,
Comitato esecutivo di One Of Us alla casa di accoglienza di Malta
rispondendo ad una richiesta della FAFCE, aveva risposto che: «Al fine di proteggere la salute e la vita delle donne, la Commissione sostiene programmi che garantiscono che, nelle circostanze in cui l’aborto non è contro la legge, tale aborto sarà sicuro». Un’ulteriore conferma, se mai ce ne fosse stato bisogno, dell’opportunità di Uno di Noi. Cambiamenti legislativi negli Stati Membri dell’UE Dal momento che l’UE è composta di Stati e che l’aborto è principalmente un tema deciso al livello nazionale, non si può fare a meno di ricordare che, in questi anni, ci sono stati dei cambiamenti legislativi molto importanti: • Nella Repubblica d’Irlanda, il referendum del 2018 ha abrogato l’ottavo emendamento della Costituzione, che proteggeva il diritto alla vita del nascituro, aprendo la strada all’aborto fino alla dodicesima settimana di gravidanza. • In Irlanda del Nord, con una sorta di colpo di mano del parlamento del Regno Unito, che ha approfittato della temporanea sospensione dell’esecutivo locale (2017-2019), l’aborto ha iniziato ad essere praticato nel 2020, con un appiattimento sulla legislazione inglese. • In Polonia, invece, nel 2020 la
Corte Costituzionale ha dichiarato l’incompatibilità dell’aborto eugenetico con la legge fondamentale dello Stato. Tuttavia la situazione potrà presto peggiorare, visti i risultati delle ultime legislative. • Malta, infine, pur restando un baluardo per la vita nascente nell’UE, sta ricevendo attacchi sempre più forti alla sua legge sulla protezione dell’embrione, attacchi che passano anche attraverso l’accettazione della pillola del giorno dopo. Siamo ancora liberi di proteggere la vita? All’inizio dello scorso anno, inaugurando il semestre di Presidenza francese, il Presidente Macron ha affermato di voler inserire il diritto all’aborto nella Carta dei Diritti Fondamentali dell’UE. A questo, sia la FAFCE, sia le Federazione Uno di Noi, hanno reagito con forza, mettendo subito in luce la minaccia alla libertà di coscienza, oltre che alla vita umana in sé. In effetti, se l’aborto diventa un diritto fondamentale, chi sarà contro di esso sarà automaticamente tacciato di essere contro i diritti umani, accusa già fatta ora a chi difende la vita. E non a caso, nella proposta di revisione costituzionale attualmente discussa in Francia, sullo stesso stampo della dichiarazione d’intenti europea di Macron, si esclu-
derebbe il ricorso all’obiezione di coscienza. Su questo sfondo, è ancora più chiaro il carattere profetico, dell’iniziativa europea Uno di Noi. Oggi, ci troviamo davanti una proposta di regolamento sulle sostanze di origine umana che mette gli embrioni umani sullo stesso livello del sangue donato o di altre componenti del corpo umano. Oggi, il Parlamento europeo propone d’inserire l’assenza di servizi abortivi come una forma di violenza fatta alle donne, come succede nella proposta di direttiva sulla lotta alla violenza contro le donne. Probabilmente non avremmo mai immaginato questo dieci anni fa. Ma quale sarebbe stata la nostra reazione, se Uno di Noi non fosse mai esistita?
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One of Us: un grido per la vita in Olanda di Leontine Bakermans*
Quando penso ai 10 anni di One of Us nei Paesi Bassi, penso a Michael van der Mast, promotore e coordinatore dell’Iniziativa Popolare Europea-ICE in Olanda. Era inarrestabile nel suo entusiasmo! Raccoglieva firme per la ICE1, partecipava e organizzava numerosi incontri culturali e di raccolta fondi a sostegno di One of Us in Olanda. Purtroppo è scomparso nel 2017, troppo presto. Lo ha sostituto inizialmente Alex Van Vuuren, e successivamente la scrivente. Nell’assumere il coordinamento olandese è stato subito chiaro che il coinvolgimento a livello europeo era ed è essenziale per far sentire la propria voce. In questi anni siamo riusciti a far entrare nella Federazione One of Us altre due ONG. Ciò garantisce un ampio coinvolgimento olandese a livello europeo. Oggigiorno la nostra legislazione locale deriva direttamente dalla legislazione dell'UE, One of Us aiuta a dare voce ai nascituri e difende i loro diritti. Attualmente nei Paesi Bassi la sfida più grande è la legge che estende la ricerca sugli embrioni, compresa Crispr/Cas2, e la creazione di embrioni a fini ricerca fino a 14 giorni. Per migliorare la consulenza di accompagnamento per la donna, abbiamo preparato un piccolo opuscolo in 10 lingue, che spiega cos'è l'aborto e dove si può ottenere aiuto.
Ma, poiché la consulenza è fortemente limitata, ci stiamo concentrando anche sulle attività di sensibilizzazione per strada. La conoscenza della rete europea di One of Us e le attività con i parlamentari europei sono molto importanti!
1. L’Iniziativa dei Cittadini Europei (ICE) è un importante strumento di democrazia partecipativa a disposizione dei cittadini europei per avere più voce in capitolo nella definizione delle politiche dell’UE che incidono sulla loro vita. L'ICE permette ai cittadini di tutta l'UE di mobilitarsi intorno a questioni di interesse comune, favorire il dibattito e avviare riforme proponendo modifiche legislative concrete. 22
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* Coordinatrice Pro-life in Olanda, membro Comitato Esecutivo della Federazione One of Us. A destra Michael van der Mast, a sinistra Ana del Pino, Coordinatrice Europea di One of Us
2. Il sistema CRISPR/Cas consente di modificare in modo rapido ed economico una precisa regione del DNA e ha catturato l'attenzione di tutta la comunità biotecnologica per la sua versatilità e le sue innumerevoli applicazioni. L'avvento di CRISPR/ Cas apre però molti nuovi interrogativi di natura bioetica.
One of Us, tappa miliare per la Polonia di Don Mariusz Frukacz*
Dal 14 al 17 novembre 2013 si svolgeva a Cracovia il primo Congresso Europeo per la Vita della nascente Federazione One of Us. Questo evento, che riunì rappresentanti dei movimenti pro-vita e leader dei Comitati nazionali coinvolti nell’iniziativa dei cittadini europei (Iniziativa Popolare Europea) One of Us, fu un passo importante nella promozione della civiltà della vita e dell’amore, di cui tante volte aveva parlato durante il suo pontificato San Giovanni Paolo II. Da allora One of Us ha avuto grande importanza per la Polonia e per tutta l’Europa. A Cracovia, in quel primo Congresso, che mise la vita al centro dell’Europa, erano presenti Carlo Casini, Ana del Pino e Wanda Półtawska. «Al centro dell’Europa ci devono essere l’uomo e la sua dignità», sottolineava Casini. «One of Us – diceva – unisce anche persone che non hanno nulla a che fare con la Chiesa», in quanto «la difesa della vita non è un tema conservatore ma rivoluzionario così come lo sono state la lotta contro la schiavitù o quella per i pari diritti delle donne». «Noi – ricordava Ana del Pino, coordinatrice di One of Us – chiediamo solo che l’Ue non spenda i soldi comunitari per uccidere la vita». Carlo Casini, allora eurodeputato e ideatore dell’iniziativa, aggiungeva che One of Us era stata anche la prima Iniziativa Popolare Europea ad essere depositata in ordine cronologico, il che è molto importante e simbolico per l’intera Unione Europea. Un punto importante del ricco programma del Congresso del 2013 fu la decisione di avviare i lavori per lo statuto della Federazione Europea One of Us. «Ora abbiamo davanti a noi un enorme lavoro nel preparare i documenti necessari che aiuteranno la Federazione a funzionare.
Stiamo creando un’opera il cui scopo sarà quello di promuovere e proteggere la dignità umana e la vita dei nascituri», disse Jakub Bałtroszewicz, allora coordinatore del comitato nazionale polacco di One of Us, sottolineando che una cooperazione internazionale dei movimenti pro-vita di tale portata rappresentava «un valore completamente nuovo». La storia di One of Us in Polonia ha un legame con san Giovanni Paolo II. Proprio al Congresso di Cracovia nel 2013, Carlo Casini osservò che il luogo dell’incontro non è privo di importanza. «Qui è stato vescovo il più grande difensore della vita, Karol Wojtyła. La sua enciclica Evangelium Vitae è il nostro libro di testo. Durante il Congresso viviamo l’unificazione dell’Europa nel nome dei valori della vita richiesti da Giovanni Paolo II». L’eurodeputato inoltre sottolineò che la Federazione europea One of Us, fondata a Cracovia, era importante per il futuro dell’Europa: «Senza la difesa della dignità umana e della famiglia non ci sarà futuro e pace in Europa. La difesa della vita è rivoluzionaria, non conservatrice», sottolineava Casini mettendo in evidenza l’importanza della persona e degli insegnamenti di Giovanni Paolo II, “gigante pro-vita”. «Il muro di Berlino è stato abbattuto dalle parole di Giovanni Paolo II in difesa della dignità umana, e non solo dalla crisi politica ed economica. Per questo dobbiamo ritrovare l’Europa dei valori», proseguiva Carlo Casini. A Cracovia, accanto a Carlo Casini, altra figura di rilievo è stata Ana del Pino, coordinatrice europea dell’Iniziativa dei cittadini One of Us. «La raccolta di quasi 2 milioni di firme nell’ambito dell’Iniziativa dei Cittadini Europei One of Us è solo la prima tappa del lungo cammino verso la difesa della vita umana nell'Unione
Europea. Adesso servirà ancora più lavoro per costruire una cultura della vita» diceva Ana del Pino. «Stiamo ora avviando una nuova tappa molto importante in Europa». «Fiducia, fede, duro lavoro e rispetto reciproco – questi sono i valori che hanno portato frutti così belli per l’Iniziativa One of Us. All’inizio è stato molto difficile. Carlo Casini ci ha aiutato molto. Elisabetta Pittino, co-coordinatrice europea dell’Iniziativa, ha fornito supporto» spiegava Ana del Pino. «Nonostante le tante difficoltà, abbiamo deciso che per difendere la vita umana e la dignità di ogni persona non bisogna arrendersi». Una delle persone più importanti per la promozione della civiltà della vita e per l’Iniziativa One of Us è stata Wanda Półtawska, scomparsa a fine ottobre di quest’anno. Per il suo impegno nella difesa della vita umana, della dignità umana e nella promozione dei diritti umani, la dottoressa Wanda Półtawska ha ricevuto il Premio Europeo Madre Teresa di Calcutta per la vita. La cerimonia di premiazione si svolse nell’ambito di quel primo Congresso europeo di One of Us del 2013. In un’intervista a Niedziela, Antoni Zięba, co-organizzatore della Crociata di preghiera per i bambini non ancora nati e presidente dell’Associazione polacca pro-vita, sottolineava che il premio alla dottoressa Wanda Półtawska era stato «una grande gioia per tutti i difensori della vita in Polonia». L’iniziativa One of Us ha svolto e continua a svolgere un ruolo molto importante nella difesa della vita umana in Polonia. Un esempio di ciò sono le sempre più numerose Marce per la vita e la famiglia.
* Giornalista del settimanale cattolico Niedziela SÌ alla VITA
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L’impatto politico di One of Us nell’Unione Europea di Miroslav Mikolasik*
La Federazione dei Movimenti per la Vita degli stati membri della UE è oggi al suo decimo anno di attività. Era giunto il momento, quando la Federazione è nata, di cercare di unire le numerose ONG nazionali per la vita e di invitarle ad un’azione comune che portasse più forza, più impatto e maggiore contributo al dibattito pubblico europeo sul significato dell’essere uomini e donne, sul valore di ciascun cittadino, sul significato di Europa dal punto di vista dei contenuti: vita, dignità umana e valori. È stato un privilegio speciale prestare servizio come deputato del Parlamento europeo per 15 anni insieme ai miei colleghi Jaime Mayor Oreja e Carlo Casini. Abbiamo deciso insieme di difendere la vita umana come continuazione logica e democratica dell’Iniziativa Popolare Europea che ha presentato alla Commissione Europea una posizione forte, cioè che non è possibile utilizzare l’embrione vivo e distruggerlo durante qualsiasi attività scientifica. In questo modo si difende un embrione, un essere umano, che deve essere considerato e tutelato come una persona della nostra società, un cittadino, UNO DI NOI. È importante che One of Us organizzi ogni anno nel Parlamento Europeo
l’evento chiamato Settimana per la Vita, Week for Life, con convegni, dibattiti sulla persona umana e la condivisione delle acquisizioni della ricerca medica, in modo che il grande pubblico, i politici e coloro che hanno il potere di decidere possano basarsi sulla verità scientifica. E dopo questa evidenza dovrebbero agire e votare di conseguenza. Durante questi 10 anni, ricordo anche la partecipazione e il sostegno di One of Us a convegni volti a mostrare l’integralità della persona umana e la dignità umana di ciascuno. Questa dignità è accordata indipendentemente dal fatto che la persona goda di perfetta salute o che presenti qualche handicap, malattia, o malformazione, acquisita o presente fin dal concepimento. Un buon esempio sono le conferenze tenutesi presso il Parlamento Europeo a Bruxelles e a Strasburgo sulla sindrome di Down (trisomia 21). I migliori scienziati vi hanno partecipato apportando nuove conoscenze sul possibile trattamento di tali condizioni di salute e di altre simili. È intervenuto anche il presidente del Parlamento Europeo. La Federazione One of Us ha, inoltre, organizzato a Bruxelles una conferenza internazionale che si è fortemente
* membro del Comitato Esecutivo della federazione One of Us, medico ginecologo, già parlamentare europeo, già presidente Commissione Bioetica PPE.
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opposta al concetto giuridico fatto proprio dall’attuale pensiero liberale e di sinistra, rappresentato tra gli altri dal presidente francese Emanuel Macron, che vede l’aborto come un diritto. Quando la Francia ha assunto la presidenza di turno del Consiglio Europeo, ha dichiarato che l’Europa dovrebbe diventare “più umana” facendo rientrare l’aborto nei “diritti umani fondamentali”. Cosa che richiederebbe la modifica dei Trattati dell’UE. Inoltre tutte le materie riguardanti la bioetica e la salute rientrano esclusivamente nella competenza di ciascuno Stato dell’UE. Questo è il principio di sussidiarietà per eccellenza. Un altro fatto importante è che durante questi 10 anni diversi membri di One of Us, che erano anche membri del Parlamento Europeo, ogni mese si sono trovati per portare avanti il Gruppo di lavoro per la bioetica e la dignità umana. Sono stati invitati esperti, scienziati, politici, rappresentanti di ONG, giuristi, genetisti, professori nel campo della medicina.
Bruxelles, parlamento europeo – One Of Us assemblea e Week for life
Forum per la Vita - 2019 SÌ alla VITA
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One of Us: difendere le donne da ogni violenza e da ogni strumentalizzazione di Redazione
L’8 marzo 2022 veniva proposto un primo testo di direttiva contro la violenza sulle donne dalla Commissione Europea. A giugno di quest’anno il Consiglio Europeo approvava un testo assai buono, frutto di un lungo lavoro, delle Istituzioni Europee, che comprendeva tra gli atti di violenza anche l’aborto forzato, successivamente stravolto dopo essere passato dalle Commissioni Femm (Commissione per i diritti delle donne e l’uguaglianza di genere) e Libe (Commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni). Nel nuovo testo è stato introdotto l’aborto come “cura” dopo una violenza sessuale. Nel termine stupro/violenza sessuale, secondo l’emendamento n. 5, oltre a reati quali il femminicidio, la violenza da parte del partner, le molestie sessuali, l’abuso sessuale, lo stalking, l’aborto forzato precoce, lo sfruttamento sessuale attraverso la prostituzione altrui, e diverse forme di violenza informatica, come le molestie sessuali online o il cyberbullismo, è compreso anche l’impedimento o il tentativo di impedire l’interruzione volontaria della gravidanza. Le vittime di questi tipi di violenza, secondo un altro emendamento, necessitano di cure mediche immediate, complete e a lungo termine, che devono includere l’accesso all’aborto sicuro. Lo stupro viene qui strumentalizzato e utilizzato come veicolo per introdurre l’aborto in un testo con valore legislativo. E 26
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questo tentativo viene fatto andando oltre le competenze previste, e senza rispettare il principio di sussidiarietà né i Trattati UE. In sintesi, fa presente la Federazione One of Us, l’attuale proposta di direttiva sulla violenza contro le donne, come modificata dalle Commissioni Libe e Femm, presenta due problemi: va oltre i trattati europei (cfr. art. 83 del Trattato sul funzionamento dell’UE); viene strumentalizzata per includere l’aborto in un testo che avrà forza legislativa. In questo modo viene persa un’occasione per costruire una Direttiva che sia davvero in grado di proteggere tutte le donne di fronte al moltiplicarsi delle violenze. Per questo un gruppo di giuristi vicini a One of Us ha sottoscritto un Parere sulla Direttiva che riportiamo parzialmente ma che si può leggere integralmente qui: Parere integrale sulla Direttiva sulla violenza contro le donne
«L’oggetto di questa direttiva è importantissimo, ma il metodo di adozione è gravemente scorretto.(…) La Commissione Europea ha costruito un pericoloso dispositivo giuridico, utilizzando gli articoli 82 e 83 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (TFUE), per consentire l’adozione di questa direttiva a maggioranza qualificata, senza l’unanimità richiesta dai Trattati per i temi trattati della presente direttiva. (…) Perché è così grave? Quando i trattati richiedono l’unanimità, devono essere rispettati Nel 1950 Robert Schuman è stato chiarissimo riguardo all’obiettivo primario dell’Europa: la pace nel mondo. Questa priorità ha avuto un impatto importante sui processi decisionali, che sono stati progettati non tanto per massimizzare l’efficienza, ma per favorire la comprensione tra i popoli europei e la loro conseguente adesione alla comunità europea. Proprio per questo alcune decisioni vengono prese all’unanimità. (…) Uno dei trionfi storici dell’Unione Europea è senza dubbio il mantenimento della pace tra i suoi Stati membri. Risultato straordinario reso possibile da decenni di sforzi diplomatici e dallo spirito di cooperazione che ha animato i padri fondatori, iscritto nel cuore dei Trattati. Sono proprio questi Trattati che devono essere rispettati dalle Istituzioni europee.
Il voto su questa direttiva contro la violenza contro le donne non può essere preso a maggioranza qualificata perché l’oggetto della direttiva non rientra nei settori coperti dal voto a maggioranza, ma richiede l’unanimità. Anche per ampliare l’elenco previsto dall’articolo 83, paragrafo 1, del TFUE è necessaria l’unanimità. La Direttiva in discussione, inoltre, – come modificata dal Parlamento Europeo – include un riferimento al “diritto” di interruzione di gravidanza in alcuni casi, ma l’aborto è una delle materie al di fuori del mandato della Commissione o di qualsiasi altro organo dell’UE, e rientra saldamente nelle competenze dei soli Stati membri secondo il tanto lodato principio di sussidiarietà. Non si tratta di stabilire se si è d’accordo o meno con qualche disposizione contenuta nella direttiva, ma di sollevare la questione se, qualora non venga adottata la procedura corretta prevista dai Trattati, la coesione giuridica e politica dell’Unione in quanto tale sarà messa in pericolo. È essenziale che le Istituzioni europee rispettino scrupolosamente i Trattati, che costituiscono il fondamento dell’UE. Quando si affrontano questioni cruciali come la violenza di genere e la violenza domestica, le Istituzioni devono evitare qualsiasi aggiramento delle procedure stabilite. Se le istituzioni vogliono cambiare le regole, allora bisogna farlo nelle regole.
Imbrogliare danneggia la fiducia L’UE è stata costruita su basi sane grazie al rispetto delle regole e dello Stato di diritto. Se il legislatore non rispetta i Trattati, come possiamo mantenere la fiducia dei cittadini? Le Istituzioni hanno il dovere di essere esemplari. Altrimenti prevarranno la disillusione e la sfida verso l’Unione. Per quanto riguarda la direttiva sulla violenza contro le donne, esiste una volontà comune di agire su questo problema estremamente serio. Ma questo non è un motivo per ignorare i Trattati. Se le Istituzioni europee non rispettano i loro obblighi, quale legittimità avrebbero per sanzionare Stati membri che non li rispettano? Come ci si può aspettare che gli Stati membri collaborino armoniosamente per raggiungere l’unità europea? I cittadini e gli Stati membri non capiranno perché questa Direttiva giusta e urgente non possa essere adottata nel rispetto delle regole. È imperativo preservare i valori fondamentali che sono stati la forza dell’Unione Europea sin dai suoi inizi: pace, comprensione reciproca e rispetto dello Stato di diritto. La manipolazione dei trattati danneggia l’Unione Europea e la fiducia dei suoi cittadini e degli Stati membri».
Testo Direttiva sulla violenza contro le donne https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/ TXT/PDF/?uri=CELEX:52022PC0105
Uno dei trionfi storici dell’Unione Europea è senza dubbio il mantenimento della pace tra i suoi Stati membri. Risultato straordinario reso possibile da decenni di sforzi diplomatici e dallo spirito di cooperazione che ha animato i padri fondatori, iscritto nel cuore dei Trattati
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Wanda Półtawska: quando la morte non vince Wanda Półtawska, paladina per la vita, è tornata alla casa del Padre martedì 24 ottobre, avrebbe compiuto 102 anni il 2 novembre di Elisabetta Pittino
Sopravvissuta al campo di concentramento di Ravensbrück, Wanda Półtawska è stata una vera paladina della vita, attraversando due regimi, quello nazista prima e quello comunista poi. Ha sempre testimoniato a livello culturale, alto, e a livello umano la dignità della persona umana, difendendo il diritto alla vita di ogni persona dal concepimento alla morte naturale. Per questo nel novembre 2013 le è stato consegnato il premio europeo per la Vita “Madre Teresa di Calcutta”, in occasione del I Congresso della Federazione dei Movimenti per la Vita europei One of Us, svoltosi a Cracovia. Nata a Lublino, Wanda Wojtasik Półtawska ha vissuto gran parte della sua vita a Cracovia, ed è stata una donna eccezionale. A soli 18 anni, il 17 Febbraio 1941, è arrestata dalle SS in quanto attivista scout nella resistenza polacca, poi deportata nel lager di Ravensbrück dove rimane 28
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fino al maggio del 1945. Viene sottoposta ad esperimenti “scientifici”. Sopravvive al lager e alle sperimentazioni, torna e sceglie di diventare medico e psichiatra. Si sposa con il filosofo Andrzej Poltawski. Hanno 4 figlie. A Cracovia nella sua ricerca esistenziale profonda Wanda incontra Karol Wojtyla che diventa suo padre spirituale. Sarà lui a dare la risposta che cercava. Tra Wojtyla e la famiglia Poltawski nascerà un’amicizia profonda, concreta e spirituale, una collaborazione sui temi di vita e famiglia che durerà sempre. I Poltawski saranno la famiglia del futuro Giovanni Paolo II, Wanda la sua “sorellina”. Dal 1955 al 1997 Wanda lavora presso l’Istituto per i Problemi della Famiglia, fondato a Cracovia dall’allora card. Karol Wojtyla. Dal 1981 al 1984 è professore dell’Istituto Giovanni Paolo II per la Famiglia presso la Pontificia Università Lateranense. Dal 1983 assieme al marito
Andrzej fa parte della Commissione Pontificia per la Famiglia a Roma. Giovanni Paolo II la nomina tra gli esperti chiamati a redarre l’Evangelium Vitae. Dal 1994 è membro della Pontificia Accademia per la Vita, voluta da Papa Giovanni Paolo II, che ebbe come primo presidente e direttore Jérôme Lejeune. Nel 2007 Wanda Poltawska apriva il Congresso internazionale “L’eclissi della bellezza. Genocidi e diritti umani”, organizzato a Brescia da Federvita Lombardia, con una lectio magistralis sul tema Quando la morte non vince, moderata dal prof. Massimo Gandolfini, neurochirurgo, psichiatra. Fu uno splendido incontro. «Da dove vengono Hess e quelli come lui? Come è possibile che un uomo possa essere così? – si chiedeva Wanda Poltawska al congresso – Questa domanda mi ha accompagnato per molti anni, a partire dal momento in cui
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mi trovai in una cantina della Gestapo e poi nel campo di concentramento di Ravensbrück. (…) La risposta me l’ha data Giovanni Paolo II, dicendo: “La genealogia divina, la provenienza divina dell’uomo risolve tutti i problemi. L’uomo creato a immagine di Dio ha la vita data come compito, ha sé stesso e la propria umanità e da lui dipende cosa farà di se stesso. L’uomo si sviluppa e diventa sempre più uomo o sempre meno uomo. È dall’uomo che dipende cosa farà di se stesso. Ma, finché viviamo, la linea di demarcazione fra il bene e il male non passa fra un uomo e l’altro, passa dentro ogni uomo. Puoi anche non accorgerti che si stia spostando verso la bestialità – lentamente, impercettibilmente. Ma puoi anche – tu, uomo libero – tendere consapevolmente all’eroismo. Da che parte starai?». Wanda ha sempre parlato chiaro e agito rettamente prima nel regime nazista, poi
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in quello comunista, che per primi hanno introdotto l’aborto. Wanda ha continuato a parlare con una chiarezza da scienziata e con una logica limpida anche nella società relativista con una forza che viene dall’essere testimoni. «Questo problema è sempre attuale – continua – perché anche oggi, quasi in tutto il mondo si uccidono in massa i bambini piccoli ancora non nati, e per di più lo si fa con l’approvazione della legislazione vigente. Giovanni Paolo II ha ricordato nella Evangelium vitae che “una legge immorale non è vincolante per l’uomo, al contrario, lo impegna a lottare contro di essa”». Va ancora più a fondo Wanda Pòltwaska: «Qual è la differenza tra Hess e i medici ginecologi: anche loro uccidono migliaia di persone, bambini piccoli, indifesi. Ed essendo medici sanno bene che si tratta di esseri umani e nessuno li giudica e li condanna. La legge umana non difendeva
e non difende i bambini piccoli. Che uomini sono? Sono diversi dagli uomini delle SS tedesche? Uomini non umani, uomini disumani, una medicina disumana, una mascolinità disumana, una femminilità disumana: una umanità disumana, ma perché? Vale la pena ricordare Hess perché forse anche tu puoi diventare così, forse in misura più modesta, ma comunque non umana e bisogna ricordare non per condannare, ma per le conseguenze di atti le cui dimensioni nessuno è in grado di comprendere fino in fondo (…) perché ciò che è accaduto è inscritto nell’uomo e nell’umanità e crea il “clima” dell’umanità. La civiltà o della vita e dell’amore o della morte (…)». Grazie Wanda!
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Intervista a Marina Casini Presidente della Federazione Uno di Noi
Con franchezza e amore per…One of Us Il 26 aprile 2023 alla guida della Federazione One of Us, che riunisce 50 associazioni di 24 Paesi europei è stata eletta Marina Casini, presidente del Movimento per la Vita italiano, giurista e docente di Bioetica e Biodiritto presso la sezione di Bioetica e Medical Humanities dell’Università Cattolica di Roma. Qual è il compito specifico della Federazione e quali sono le sue linee di attuazione? In che modo si vuole favorire una nuova mobilitazione per la vita? Le donne che ruolo hanno da svolgere per il riconoscimento del concepito come Uno di Noi? Questi i quesiti che delineano l’interessante dialogo con la presidente Casini di Giovanna Abbagnara
Marina, lei è stata chiamata a dirigere questa organizzazione europea che difende il diritto alla vita e la dignità di ogni uomo e di ogni donna a partire dal concepimento fino alla morte naturale. Vogliamo ricordare come è nata questa Federazione e perché? È nata ufficialmente a Bruxelles, il 4 settembre 2014, giorno in cui - due anni dopo - Madre Teresa sarebbe stata canonizzata. Mi pare che questo collegamento sia molto significativo, anche alla luce del fatto che Madre Teresa è stata nominata Presidente di tutti i Movimenti per la vita del mondo. La Federazione One of Us è nata in seguito all’iniziativa dei cittadini europei, denominata Uno di Noi che si svolse nel 2013, con cui i cittadini europei chiedevano alle istituzioni UE di interrompere i finanziamenti per le attività distruttive di esseri umani allo stadio embrionale. I Paesi che parteciparono furono 27 cui si aggiunse la Croazia entrata nell’Unione successivamente, e le firme validate furono 1.896.852. Purtroppo, come sappiamo la Commissione europea mise un veto sulla prosecuzione della iniziativa. Segnale non solo di incoerenza, 30
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ma anche di codardia nel non aver permesso che fosse posta la domanda fondamentale: l’embrione umano è o non è “Uno di Noi?” Di qui l’idea di non disperdere la voce di quei cittadini e di dare corpo a una federazione che riunisse tutte le associazioni - ad oggi 52 - che si sono spese per la mobilitazione. Insomma, nessuna rassegnazione, ma tanta fiducia, speranza, pazienza, tenacia. Qual è il motore, diciamo così, di questa Federazione? La Federazione Uno di Noi è nata sulla forza di tre grandi motori: 1) il principio di uguaglianza, cardine della modernità, 2) la mobilitazione popolare, 3) l’unità strategica e operativa di tutti coloro che vogliono difendere e promuovere la vita umana. La Federazione è la prima grande esperienza pro-life europea. In questi dieci anni quali sono stati i punti di forza dell’attività federativa e le maggiori criticità? Il primo punto di forza è stato concentrare le energie per costruire un po’ alla volta una comunità di organizzazioni o, meglio, di persone che afferiscono
ad organizzazioni che sono in armonia fra di loro. Persone unite dalla volontà di promuovere a livello europeo una “mobilitazione generale in vista di una nuova cultura della vita”, partendo proprio dalla base: lo sguardo sul concepito come sguardo che abbraccia tutto l’uomo. Questa è stata la spinta per sviluppare le varie iniziative dei primi dieci anni di attività della Federazione. Le criticità si sono verificate soprattutto durante la pandemia, un tempo che ha reso difficile tutto. È stato complicato non solo chiaramente incontrarsi, ma anche organizzare attività. Adesso bollono in pentola idee e non dovrebbe tardare a venire una nuova iniziativa dei cittadini europei… ma non voglio anticipare troppo! L’Unione Europea è nata per essere garante dei diritti fondamentali dell’uomo di cui il più fondamentale di tutti è il diritto alla vita senza discriminazioni, cercando di seminare una cultura dell’accoglienza specie dei soggetti più deboli. Lei crede che questo diritto sia minato oggi? Purtroppo sì. Lo vediamo chiaramente.
Basti pensare all’insistenza con cui si pretende il “diritto di aborto”. Recentemente, per dirne una, nella proposta di direttiva sulla violenza contro le donne e la violenza domestica, tema certamente importante, tra i tanti punti presi in considerazione c’è anche il diritto di abortire. In un’Europa che proprio nell’accettazione dell’aborto come diritto celebra la sua sconfitta (così disse Giovanni Paolo II), è sembrato dapprima necessario avviare l’iniziativa Uno di Noi poi costituire, appunto, la Federazione europea. Quali sono le linee programmatiche su cui si incentra la sua presidenza? Nulla di particolarmente innovativo, le basi sono solide e la strada è tracciata. Si tratta di rafforzare quanto avviato riattivando quella mobilitazione generale in vista di una nuova cultura della vita. Ovviamente è necessaria una coesione interna e una grande determinazione.
Lei è la prima donna ad assumere questo incarico, vede in questa attenzione una prospettiva particolare per la Federazione? Non in maniera sostanziale, ma a livello simbolico probabilmente sì. Oggi è più che mai necessario far emergere la voce delle donne per proteggere i piccoli bambini non nati. La spinta verso la legalizzazione dell’aborto come “diritto” deriva in prima battuta da un femminismo che dopo aver rivendicato giustamente la uguale dignità rispetto alla popolazione maschile, pretende l’uguaglianza in modo grossolano anche per quanto riguarda la generazione dei figli, dimenticando così quella prerogativa esclusivamente femminile che rende la donna naturalmente privilegiata rispetto all’uomo. Tuttavia, nonostante la rappresentazione mediatica, la cultura che in nome della donna e dei suoi diritti pretende il “diritto d’aborto” riunisce solo una minoranza delle donne. Ne consegue l’urgenza di una nuova riconoscibile presenza femminile che, in collaborazione con gli uomini, sappia portare tutta la società a riconoscere ogni figlio concepito come Uno di Noi.
Una parola conclusiva… Concludo con un ricordo di mio padre, Carlo Casini, riguardo alla Federazione Uno di Noi. L’ultima volta che è andato a Bruxelles, se non sbaglio, è stato il 28 giugno 2017. Io ero con lui. Prima di prendere il volo all’aeroporto, ci fermammo nella Cappella dell’aeroporto a pregare. Nella Cappella c’era un diario dove i viaggiatori potevano scrivere un messaggio. Lui scrisse: «Ti raccomandiamo, Signore, la Federazione One of Us e tutti i suoi membri. Dacci la capacità di annunciare il Vangelo della Vita con franchezza e amore».
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Son tutte belle le mamme del mondo di Ferdinando Sallustio
Salvatore Valente, definito da molti “un cacciatore di anime” per i suoi ritratti espressivi e comunicativi, è un esperto di illuminazione professionale, sebbene la sua specialità sia la fotografia di viaggio e di strada, e le sue opere abbiano ottenuto più di 100 premi internazionali: nel 2019 è nominato Ambasciatore della fotografia italiana nel mondo. È componente del Team Italy (la “nazionale italiana” della fotografia), rappresenta l’Italia nella W.P.C. 2019-2020-2022 (Coppa Del Mondo). I sui lavori sono esposti in numerose gallerie nazionali e internazionali, tra cui la BergeHouse di Londra, e poi a Tokio, Atene, Milano, Lishui, Berlino, Pechino, Barcellona. Quando non gira il mondo, Salvatore vive a lavora a Ostuni, in Puglia (fotovalente.com).
Gli Himba (Namibia) e la canzone della Vita La Namibia è un immenso Stato dell’Africa del Sud Ovest, indipendente solo dal 1990, vasto quasi tre volte l’Italia ma con meno di tre milioni di abitanti, tra cui circa 12mila di etnia Himba. Le donne Himba cantano ai loro figli la loro canzone, quella che li accompagnerà per tutta la vita e rappresenta la loro carta d’identità. Infatti la data di nascita di un figlio non viene conteggiato da quando nasce ma dal giorno in cui il bambino viene pensato e sognato dalla mamma, che si allontana dal villaggio, compone la canzone del futuro figlio o della futura figlia anche molti anni prima; una volta che il figlio viene al mondo, la mamma svela qual è la canzone e tutto il villaggio la impara, e questa canzone rappresenta la “carta d’identità” del bimbo per tutta la vita. Gli Himba vivono in Namibia, fanno parte del ceppo Bantu e discendono dal popolo Herrero, con cui condividono la stessa lingua ma hanno tradizioni e soprattutto un passato differenti. Infatti un parte degli Herrero che vivevano in Namibia, per paura delle aggressioni da parte della tribù dei Nama, nella seconda metà del XIX secolo fuggì in Angola attraversando il fiume Kunene; una volta giunti nelle nuove terre chiesero protezione ed ospitalità al popolo San; meglio conosciuti come Boscimani, anche se loro considerano dispregiativo questo appellativo. Gli Himba vengono anche chiamati Ovahimba, dove Ova significa “mendicante”, mentre Himba significa “popolo”; quindi il loro nome per esteso significa “popolo che mendica”, proprio perché hanno mendicato ospitalità ai San. Soltanto intorno al 1920 gli Himba fanno ritorno nelle loro terre di origine, il nord della Namibia, portando con sé lo stile di vita appreso dai boscimani. Con questa loro assenza hanno evitato il periodo della colonizzazione tedesca sotto la quale gli Herrero sono stati 32
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massacrati e privati della loro cultura a favore di una forzata occidentalizzazione. Ancora oggi gli Himba rifiutano la modernità e vivono in villaggi con capanne fatte di fango; le donne ricoprono un ruolo fondamentale nell’organizzazione sociale.
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SANTI ED EROI PER LA VITA | a cura di Elisabetta Pittino
Santi per la Vita Santi Innocenti Martiri
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di don Marco Gianola
I santi Innocenti martiri sono immagine oggi anche degli innumerevoli bambini concepiti senza volto, senza nome, ai quali è stata tolta la vita attraverso l’aborto procurato. Il loro dolore è trasformato in amore, ha senso, è “salato”: i bambini innocenti concepiti ed abortiti sono nati alla vita eterna. La morte non ha vinto. L’evangelista Matteo racconta che alcuni Magi si presentarono dal re Erode per chiedere informazioni circa il bambino Gesù, il re dei Giudei. Erode, temendo di perdere il trono, e accorgendosi poi che i Magi si erano presi gioco di lui, si infuriò e «mandò ad uccidere tutti i bambini che stavano a Betlemme e in tutto il suo territorio e che avevano da due anni in giù» (Mt 2,16). Dai primi secoli la Chiesa venera i Santi Innocenti come martiri e ne fa memoria pochi giorni dopo il Natale, perché questi bambini hanno scritto la prima pagina del grande libro dei martiri cristiani. «Cristo rende suoi testimoni quelli che non parlano ancora», spiega in un sermone il vescovo San Quodvultdeus. E continua: «O meraviglioso dono della grazia! Quali meriti hanno avuto questi bambini per vincere in questo modo? Non parlano ancora e già confessano Cristo! Non sono ancora capaci di affrontare la lotta SÌ alla VITA
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perché non muovono ancora le membra, e tuttavia già portano trionfanti la palma della vittoria». Nel 2016, proprio nel giorno dei Santi Martiri Innocenti, Papa Francesco ha indirizzato ai vescovi una lettera esortandoli ad «ascoltare il lamento e il pianto di tante madri, di tante famiglie, per la morte dei loro figli, dei loro figli innocenti» che è lo stesso «gemito di dolore delle madri che piangono la morte dei loro figli innocenti di fronte alla tirannia e alla sfrenata brama di potere di Erode». «Un gemito – ha scritto il Pontefice – che anche oggi possiamo continuare ad ascoltare, che ci tocca l’anima e che non possiamo e non vogliamo ignorare né far tacere». Da queste parole, Francesco fa nascere un invito ai vescovi di tutto il mondo perché proteggano l’innocenza dei piccoli dai “nuovi Erode” dei nostri giorni. Un modello protettore dell’innocenza dei bambini è stato certamente il sacerdote beato don Carlo Gnocchi. Egli, con lo scoppio della Seconda guerra mondiale, accompagnò i suoi giovani come cappellano al fronte dove maturò la sua nuova vocazione: dedicarsi al dolore innocente. Tornato in Italia, si dedicò ai piccoli orfani dei suoi soldati. Così scriveva nel 1956 (dall’opera Pedagogia del dolore innocente): «Dopo lo scoppio della bomba, Marco, l’unico superstite dei quattro bambini, che, ignari e spensierati, giocavano sul campo minato, era stato immediatamente sottoposto all’intervento chirurgico: amputazione delle due gambe, estrazione di un bulbo oculare e regolarizzazione delle vaste e numerose ferite che ne crivellavano il fragile corpo palpitante. Lo vidi qualche tempo dopo l’operazione, quando ancora le medicazioni quotidiane lo facevano tanto soffrire e gli domandai: “Quando ti strappano le bende, ti frugano nelle ferite e ti fanno piangere, a chi pensi?” “A nessuno”, mi rispose con una punta di meraviglia nella voce. “Ma tu non credi che ci sia Qualcuno al quale forse tu potresti offrire il tuo dolore, per amore del quale tu potresti reprimere il tuo lamento e inghiottire le tue lacrime e che potrebbe anche aiutarti a sentire meno il tuo dolore?”. Marco fissò nel vuoto […] e disse: “Non capisco…” […]. Fu in quel momento che io ebbi la precisa, quasi fisica, sensazione di una 34
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immensa irreparabile sciagura: della perdita di un preziosissimo tesoro, più intimamente dolorosa dell’incendio di un quadro di Raffaello, o della distruzione di un diamante di inestimabile valore. Era il grande dolore innocente di un bimbo che cadeva nel vuoto, inutile ed insignificante, soprannaturalmente perduto per lui e per l’umanità perché non diretto all’unica mèta nella quale il dolore di un innocente può prendere valore e trovare giustificazione: Cristo crocifisso; e attraverso tutti quei lettini d’ospedale, in quei bimbi sofferenti, e per essi in tutti i bambini sofferenti del mondo (quale massa di dolore era stata imposta ai bambini durante la guerra ed in questi tragici anni di tormentosa pace!) mi parve vedere allargarsi a dismisura questo dissennato dispendio senza che gli educatori cristiani vi si opponessero sufficientemente […].
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Poiché di Cristo e della Chiesa è il dolore dei bambini ed unicamente nella sua inserzione su quello divino di Cristo può trovare significato, valore e giustificazione. Come potrebbe infatti il Padre che sta nei cieli, permettere la sofferenza di un innocente, se non per la redenzione e la santificazione di tutta l’umanità, come fu per la sofferenza e la morte di Cristo, del più puro tra tutti gli innocenti? […] Ma, d’altra parte, come può attuarsi questa essenziale funzione redentrice e santificatrice del dolore dei bimbi se non attraverso la passione di Cristo e della Chiesa? […] l’umanità ha modo, in tutti i giorni della sua travagliata esistenza, di celebrare la propria messa di dolore e di unirla alla Messa di Cristo per farne la Messa “totale”; la Messa non soltanto del Cristo persona sul Calvario, ma la Messa del Cristo umanità attraverso la storia».
Sacerdote beato don Carlo Gnocchi, modello protettore dell’innocenza dei bambini
photo by wikipedia
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SANTI ED EROI PER LA VITA | a cura di Elisabetta Pittino
Eroi per la Vita La luce dell’amore nella vita e nella morte di Caterina Morelli ASCOLTA L'AUDIO
di Giovanna Abbagnara Giovane, solare, piena di vita. Una sposa innamorata del marito e dei figli nati dalla loro unione: Gaia e il piccolo Giacomo. Caterina fin da ragazza frequenta un gruppo di Comunione e Liberazione, studia Medicina e si innamora di Jonata. Dal loro amore nascerà nel 2010 Gaia. Il 16 giugno 2012, pronti per il grande passo, Caterina e Jonata si sposano. Pochi giorni dopo le nozze, scoprono di essere in attesa del secondo bambino. La gioia è grande ma dura poco. Quattro ore dopo la notizia della nuova gravidanza, arrivano gli esami su un nodulo al seno: una forma di tumore estesa e molto aggressiva. I medici le consigliano di abortire subito. Non è possibile rimandare le cure chemioterapiche. Ma Caterina si oppone con tutte le forze: custodirà quel figlio che porta in grembo. Interroga i suoi colleghi e decide di affidarsi alle cure dell’equipe dell’Istituto Oncologico di Milano che le prospettano una alternativa compatibile con la vita che porta nel grembo ma molto pericolosa per lei e la sua malattia. Caterina e Jonata accettano. Si sottopone alle cure e anche ad un piccolo intervento, il piccolo Giacomo nasce nel febbraio del 2013. La gioia è immensa ma non c’è tempo da perdere. Caterina si sottopone a forti cicli di chemioterapia e nuovi interventi per impedire l’avanzare del tumore. Vive ogni cosa con una fede rocciosa e una grande forza di volontà. Riesce nonostante tutto a specializzarsi in
Chirurgia pediatrica ed entra a far parte dell’Ospedale domiciliare della Fondazione Ant, l’associazione che porta cure nelle case dei pazienti oncologici. Sembrava tutto avviarsi verso una felice risoluzione fino a quando nel 2015 il tumore si ripresenta in forma molto aggressiva: metastasi al fegato, al polmone, alle ossa. Caterina non è più operabile, può solo sottoporsi a pesanti cicli di chemioterapia. E lei li affronta con tanta serenità. Continuando a lottare, ad occuparsi dei suoi figli, della casa. Crea dei gruppi su WhatsApp con altri malati oncologici per aiutarsi e sostenersi vicendevolmente, accoglie nella sua casa a pranzo, grazie agli amici di CL, i poveri, i senza tetto per un piatto caldo. Insieme al marito aiuta tante coppie di sposi che hanno perso la fede. Tutto è vissuto alla luce della preghiera. Insieme a Jonata, il suo sposo, si reca in pellegrinaggio a Lourdes e Medjugorje dove conosce e stringe amicizia con tanti malati che lì si recavano per chiedere la guarigione alla Santa Vergine. «Non si è mai rassegnata – ha dichiarato tra le pagine di Avvenire don Filippo Belli che ha conosciuto Caterina –, chiedeva continuamente e faceva chiedere a Dio la guarigione, ma soprattutto non ha smesso un istante di chiedere la santità per sé e per la sua famiglia». Una santità che si può quasi toccare nell’ora più buia. Nel settembre 2018 la sua salute peggiora: metastasi al cervello. La fine è
ormai è vicina e Caterina, da medico, lo sa bene. Chiede per questo di anticipare la Prima Comunione di sua figlia Gaia. Vuole esserci. Vuole partecipare alla gioia della sua bambina che per la prima volta incontra Gesù. Il 26 gennaio 2019 è festa. Gaia riceve la sua Prima Eucarestia. Dodici giorni dopo, la sua mamma entra in coma. Sono momenti di intensa preghiera, diversi sacerdoti si alternano intorno al suo letto per celebrare l’Eucaristia. «Qui c’è veramente un angolo di paradiso sulla Terra»: hanno detto i frati, Servi di Maria, della Santissima Annunziata quando sono andati a portarle la Comunione nel suo letto. Caterina è tornata al Padre qualche giorno dopo felice di aver vissuto pienamente la sua vita. Al suo funerale, celebrato il 9 febbraio nella Basilica della Santissima Annunziata a far festa con lei c’erano tantissime persone. La sua bara era circondata da tanti bambini. Le campane a festa. I fuochi di artificio degli amici. Davanti alla chiesa uno striscione: “Cate sei volata nel cielo di Firenze per renderla più luminosa e bella”. E luminosa è stata la sua vita attraversata dal desiderio di fare sempre e comunque la volontà di Dio. SÌ alla VITA
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MATERNITÀ & ARTE
L’amore donato Lo sposo e la sposa di Paola Zanoni e Davide La fede
L’icona dello sposo e della sposa ci rimanda alla lettera di San Paolo che parla di un grande “mistero”, in cui gli sposi manifestano al mondo l’amore che Cristo ha per la sua Chiesa. La scrittura proclama: «I due saranno una carne sola… nessuno divida ciò che Dio ha unito…» Il sacramento del matrimonio è di per sé un miracolo. È veramente un’opera di Dio che due persone completamente diverse, sia fisicamente, sia psicologicamente, sia caratterialmente possano, non solo vivere insieme, ma essere “una cosa sola”. Il tutto si complica ulteriormente col passare del tempo perché i due, cambiando in continuazione, sono chiamati a rinnovare questa unione ogni giorno… complicato? Impossibile! …ma non senza lo Spirito Santo. Il frutto di tutto questo è un altro miracolo: generare la vita, creare la famiglia. Proprio così, Dio ama la sua Chiesa, così ama i suoi: essere uno con loro. L’icona apre una porta per contemplare questo progetto. «Nulla è impossibile a Dio».
I due saranno una carne sola… nessuno divida ciò che Dio ha unito 36
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TenerAmente | a cura di Maria Pia Sacchi e Gianni Mussini
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La Ferrari dalle gomme che non si bucano Abbiamo lavorato duramente a ben 17 delle edizioni del festival Cantiamo la vita, promosso dal nostro Movimento sin dal 1993 e dal 1996 tenutosi al Teatro Fraschini di Pavia, prima di approdare nel 2019 al Teatro Sociale di Castiglione delle Stiviere, e ora chissà… Tra le tante figure di artisti e testimoni di carità che hanno partecipato al festival, e che dunque abbiamo avuto modo di conoscere personalmente, la più sorprendente è stata Ornella Vanoni. Donna libera, che ha attraversato – come molti – le contraddizioni della modernità, tanto che non vi nascondiamo come qualcuno dei nostri storcesse il naso sapendo che l’avevamo invitata (eppure lo stesso nostro presidente, Carlo Casini, ne fu felice e la nominò nel suo intervento conclusivo). Ma anche donna provvista di un grande spessore umano, di cui ha dato prova proprio la sera del 4 dicembre 2011 sul palco del Fraschini dove, dopo alcune sue memorabili hit (tra cui un saggio di musica brasiliana e un accenno alle canzoni della mala), ha proposto al pubblico l’ultimo struggente documento musical-poetico di Giorgio Gaber Non insegnate ai bambini, raccontando anche esperienze personali, tra cui questa, veramente da brividi: «Sono qua perché mi interessano… ci tengo a queste ragazze madri, donne madri. Perché io sono una ragazza madre, una donna madre. Ero sposata ma il mio matrimonio era già fallito; poi, non si sa perché, sono rimasta incinta di mio marito. Non so come è successo, non doveva succedere ed è successo. “Signora lei è incinta”, “Come sono incinta…”. Allora facevo una tournée teatrale e avevo sempre emorragie.
Tutte le volte mio marito, non si sa se per interesse economico o per amore, mi accompagnava dal dottore e questo diceva: “Signora si fermi perché perde il bambino…”. Arrivo a Milano, separata, e vado a vivere dai miei. E il ginecologo mi dice: “Guardi che il bambino si è messo per dritto, è aggrappato così e ha intenzione di nascere e non ha nessuna intenzione diversa”; “Ma sa io, c’è il marito, poi devo lavorare… Come faccio”. Lui mi ha detto: “Si ricordi una cosa; intanto se vuole un indirizzo da me non lo avrà mai: prima di tutto perché non sono d’accordo, secondo perché una donna che abortisce è come bucare tutte le gomme a una Ferrari in piena corsa. Questo da un punto di vista ormonale. Dall’altro punto di vista si ricordi che le donne i bambini li fanno prima di tutto per se stesse, e basta”. Sono andata a casa, ci ho pensato, ho capito che sarebbe stato l’unico figlio che aveco e così l’ho fatto». Infine Ornella ha reso un omaggio alle donne, che «Sono forti più degli uomini ma in certe cose sono anche più fragili e perciò vanno aiutate», concludendo: «Per questo sono contenta di essere qui». Ci sembra una testimonianza di cui fare tesoro. Una testimonianza da “tenere a mente”, sul serio.
VEDI UNA PARTE DELLA TESTIMONIANZA DI ORNELLA VANONI
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DALLE SEDI LOCALI | a cura di Soemia Sibillo
FEDERVITA VENETO ODV 17 settembre 2023 - Lonigo (VI) Domenica 17 settembre si è svolto a Lonigo (VI) il convegno regionale di Federvita Veneto, Famiglia tra presente e futuro. Un incontro formativo che ha visto una importante partecipazione di associazioni e di volontari, quale occasione di approfondimento e di rilancio dell’importanza del valore che la famiglia ricopre nella società. L’incontro si è aperto con i saluti del moderatore Andrea Basile, di Maria Talassi, Presidente del Centro Aiuto alla Vita di Lonigo, di Pier Luigi Giacomello, Sindaco della città, della Presidente di FederVita Veneto, Rossella Oselladore, della presidente del CSV di Vicenza, Mezzalira Gabriella, e di Bruna Rigoni, Vice Presidente nazionale del MpV. Tra i relatori sono intervenuti il prof. Gino Soldera sul tema sensibile Educare i Genitori per educare i figli dalla vita prenatale, il prof. Gian Carlo Blangiardo, presidente dell’ISTAT,
l’avv. Marcello Vinci, Vice Presidente del MpV di Padova, sulla delicata questione della omogenitorialità, il dottor Fabio Dani del Direttivo Forum Associazioni Familiari del Veneto – Casa di Ospitalità - (Acli Veneto di Venezia) sull’importante tema Denatalità ed inverno demografico: un Paese che ha smesso di sperare (e di “crescere), il dottor Giuseppe Grande, Segretario Generale del MpV.
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CAV COLOGNA VENETA 29 settembre 2023 - San Bonifacio (VR) Nel Cinema Cristallo una platea piena di spettatori, con una grande presenza giovanile, è stata profondamente coinvolta nella visione del film Unplanned. Molto bella è stata la testimonianza di una giovanissima spettatrice al termine della proiezione: «Un film non solo forte ma anche emozionante… per aprire gli occhi a volte serve proprio vedere la realtà nuda e cruda… ci ha lasciato anche molta speranza e consapevolezza di quanto la vita sia sempre bella e importante, anche quando ci sono difficoltà e brutte situazioni».
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Promuovere un messaggio significativo e vero sull’essenza della vita fin dal concepimento è stato il leitmotiv che ha favorito la collaborazione tra CAV e MpV di Cologna Veneta, Caldiero, San Bonifacio e Lonigo, in sinergia per la realizzazione di questo evento.
FEDERVITA SICILIA - 14-15 ottobre 2023 Insieme per la Vita. Muoviamoci… è il tema del convegno regionale, organizzato e promosso da FederVita Sicilia, tenutosi il 14-15 ottobre ad Aci Castello (CT). Un convegno carico di contenuti, testimonianze, sfide e nuove proposte rivolte a tutti quanti hanno scelto di operare al servizio della vita umana, alla luce delle nuove emergenti sfide che la società odierna ci pone, con l’auspicio di un movimento comune e concreto, diretto alla difesa e alla tutela della vita, nella sua interezza, sin dal concepimento. È stata particolarmente sottolineata l’importanza del ruolo educativo degli adulti come esempio e guida, in una società intrisa da un profondo relativismo culturale, in cui i giovani sempre più si muovono con grande confusione e difficoltà. Non va dimenticato, inoltre, lo sguardo rivolto alle donne, in una società in cui, ancora oggi, si avvertono profonde disparità e difficoltà nel conciliare la maternità con il desiderio di autorealizzazione. Quindi un focus sulla violenza di genere in tutte le sue
molteplici forme spesso misconosciute o non accettate come tali dalle donne stesse, lasciate sempre più sole e indifese. Fondamentale è stato l’intervento della Presidente del Movimento per la Vita italiano, Marina Casini, sulla vera identità e missione del Movimento, che ha esortato ad un lavoro di ricostruzione, alla luce delle odierne problematiche socio-culturali e della sempre maggiore rottura dei puntelli valoriali; ha richiamato il bisogno di nuove e più solide basi per la creazione di nuovi valori, che promuovano e diffondano la cultura della vita, della Vita tutta, nella sua dignità ed essenza più profonda come dono di accoglienza, difesa e tutela dei più fragili e indifesi.
Tra i relatori sono intervenuti il prof. Domenico Bellantoni, il prof. Saverio Sgroi, Antonello Leone, Presidente del forum provinciale delle associazioni familiari di Catania, dell’avv. Francesca Piergentili. «Ho detto tante volte che la battaglia per la vita non sarà vinta dai biologi, dai teologi e dai filosofi, ma dalla gente semplice che ama i bambini e che li accoglie insieme alle loro madri» (Carlo Casini, Assemblea nazionale del MpV – 2006)
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CAV CASTIGLIONE DELLE STIVIERE (MN) I SOGNI SON DESIDERI: 30 anni di accoglienze Sono passati 30 anni dall’inaugurazione ed apertura della prima casa di accoglienza, intitolata a San Luigi Gonzaga, santo a cui venivano affidate in quel momento tutte le mamme che sarebbero state accolte e tutti i volontari che le avrebbero accolte. Da quel lontano febbraio 1993 sono stati aperti altri due mini appartamenti e fino ad oggi sono state ospitate 67 mamme con i loro 98 bambini di cui 7 nati proprio mentre si trovavano nella nostra struttura. Questi numeri racchiudono nomi, incontri, relazioni, sorrisi e a volte anche lacrime. Ogni mamma con la sua storia ha fatto un percorso che è stato di crescita reciproca. Quando si festeggiano certi anniversari è normale guardarsi indietro e vedere quanta strada è stata fatta. Poi lo sguardo si volge subito avanti, alle nuove sfide e al tanto che ancora c’è da fare in difesa della Vita. Per festeggiare questo importante anniversario è stato organizzato uno
spettacolo teatrale per famiglie dal titolo I Sogni son desideri. Mai titolo fu più azzeccato se pensiamo quanto questa casa di accoglienza fosse un sogno già nelle menti dei primi soci fondatori, un sogno poi realizzatosi grazie alla tenacia, alla generosità e anche alla provvidenza. Lo spettacolo si è svolto nel pomeriggio di domenica 12 novembre 2023 presso la Sala della Comunità Supercinema a Castiglione delle Stiviere (MN), grazie al sostegno della Parrocchia e di FederVita Lombardia nella persona della presidente Elisabetta Pittino che ha portato i suoi saluti prima dell’inizio dello spettacolo e successivamente ha visitato la sede dell’associazione dove si trovano anche le case di accoglienza. Accogliere una mamma ricorda che l’aiuto, il sostegno alla maternità, la tutela della vita sono un impegno senza orari, da svolgersi con professionalità, pazienza, gentilezza e soprattutto in rete.
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Indy Gregory, la bambina nata al cielo di Francesco Ognibene
Il 13 novembre scorso muore in un hospice di Nottingham, in Inghilterra, Indi Gregory, 8 mesi e mezzo, affetta dalla nascita da una rara malattia dei mitocondri che impedisce lo sviluppo di alcuni organi vitali. A esserle fatale la sospensione della ventilazione meccanica, indispensabile per respirare, disposta dalla giustizia inglese che ha respinto in tutti i gradi di giudizio i ricorsi disperati dei genitori della piccola, Claire e Dean. A nulla vale ancora una volta, come già nei casi di Charlie Gard e Alfie Evans, la disponibilità offerta dall’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma per accogliere la piccola, valutarne dal vivo le condizioni e scegliere le terapie adeguate per accompagnare il decorso inarrestabile della malattia, senza staccare i supporti vitali. Né ha sortito effetti la concessione della cittadinanza italiana da parte del governo di Roma, il 6 novembre, per poter rendere il console italiano di Manchester tutore legale della bambina e affidargli 40
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così le scelte sulla piccola paziente. Al funerale, il 1° dicembre nella cattedrale cattolica di Nottingham, prende parte anche una delegazione del governo italiano, rappresentato dalla ministra per la Famiglia Eugenia Roccella, mentre giunge un messaggio nel quale il Papa esprime la sua «vicinanza spirituale ai genitori e a tutti coloro che piangono la perdita di questa preziosa figlia di Dio».
COMUNICATO STAMPA
Il 13 novembre scorso muore in un hospice di Nottingham, in Inghilterra, Indi Gregory, 8 mesi e mezzo, affetta dalla nascita da una rara malattia dei mitocondri che impedisce lo sviluppo di alcuni organi vitali
Suicidio assistito a Trieste di Marina Del Fabbro
L’assenso dato dall’Azienda sanitaria a Trieste alla richiesta di suicidio assistito di “Anna” estende la platea degli aventi diritto al suicidio assistito a tutti i non autosufficienti: persone disabili, anziani, malati. A me è venuto da pensare ai miei genitori, morti anni fa, e sono rabbrividita. Pur nel loro stato di limitazione e sofferenza, volevano intensamente vivere. Ma se proprio nel momento della massima fragilità, quando la sofferenza si faceva più acuta e dovevano rassegnarsi alla dipendenza da altri, se proprio allora avessero percepito che tanti si stavano battendo per dare loro la possibilità di suicidarsi, considerando questo anticipo di morte addirittura una conquista di civiltà… sono certa che sarebbero stati sottilmente plagiati. Tutto avrebbe spinto in quella direzione: la malattia, la dipendenza, le sofferenze e poi… sarebbero calati i costi delle cure e delle pensioni, i parenti sarebbero stati
sollevati dal “peso” della loro assistenza… Credo davvero che tanti, a partire dai miei genitori, si sarebbero sentiti in colpa nel voler continuare a vivere. Io credo che le leggi, le buone leggi, siano fatte per proteggere i deboli e non, in nome di un astratto diritto alla
autodeterminazione, per abbandonarli a se stessi proprio nel momento della sofferenza. Quando hanno maggior bisogno di essere tutelati dall’egoismo degli altri, ma anche dalla propria fragilità. Protetti, non “aiutati” a togliersi di torno.
Io credo che le leggi, le buone leggi, siano fatte per proteggere i deboli e non, in nome di un astratto diritto alla autodeterminazione, per abbandonarli a se stessi proprio nel momento della sofferenza SÌ alla VITA
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Per la Vita, contro ogni violenza di Redazione Il MpV Italiano si è silenziosamente messo accanto al profondo dolore della famiglia di Giulia Cecchettin, ringraziando dal profondo il padre, Gino, per le sue parole di speranza. Per questo il MpVI ha definito incomprensibili e spregevoli gli attacchi violenti contro Pro Vita e Famiglia. Questa aggressione disonora i suoi attori e mostra la profonda incoerenza tra chi manifesta contro la violenza e poi si fa promotore di violenza nei confronti di quanti hanno un pensiero diverso dal loro. Una contraddizione che la dice lunga sulla matrice culturale di chi si ritiene progressista e pacifista a senso unico. Il MpV Italiano si schiera contro ogni tipo di violenza verso chiunque, perché riconosce in ogni essere umano, fin dal grembo materno, una dignità incommensurabile, questa è il fondamento della pace, come sancisce la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo. Per questo, in particolare,
continua a mettersi al fianco delle donne madri che troppo spesso subiscono pressioni, violenze e ricatti finalizzati e interrompere una gravidanza in atto e quindi a non far nascere i loro bambino. Non è accettabile che un corteo contro la violenza sulle donne si esprima con la violenza nei confronti un’associazione che si spende anche per le donne madri. Riteniamo particolarmente grave e vergognoso l’uso della violenza in una manifestazione in onore e in sostegno di una ragazza che è stata vittima di una violenza barbara. La violenza non è mai accettabile, pertanto il MpV Italiano continua ad impegnarsi con convinzione, senza ideologia, a sostegno della donna e della donna madre di figli nati e non nati. “Chi difende la vita lavora per la pace”, e la violenza è contro la vita e contro la pace.
Da uno stralcio del discorso di Gino Cecchettin al funerale della figlia Giulia: «Carissimi tutti, abbiamo vissuto un tempo di profonda angoscia: ci ha travolto una tempesta terribile e anche adesso questa pioggia di dolore sembra non finire mai. (…) Mia figlia Giulia era (…) una giovane donna straordinaria. Allegra, vivace, mai sazia di imparare. Ha abbracciato la responsabilità della gestione familiare dopo la prematura perdita della sua amata mamma. Oltre alla laurea (…), Giulia si è guadagnata ad honorem anche il titolo di mamma. Nonostante la sua giovane età era già diventata una combattente (…), tenace nei momenti di difficoltà: il suo spirito indomito ci ha ispirato tutti. (…) Come può accadere tutto questo? Come è potuto accadere a Giulia? Ci sono tante responsabilità, ma quella educativa ci coinvolge tutti: famiglie, scuola, società civile, mondo dell’informazione (…). La nostra azione personale è cruciale per creare una cultura di responsabilità (…). A chi è genitore come me, parlo con il cuore: insegniamo ai nostri figli il valore del sacrificio e dell’impegno e aiutiamoli anche ad accettare le sconfitte. Creiamo nelle nostre famiglie quel clima che favorisce un dialogo sereno perché diventi possibile educare i nostri figli al rispetto della sacralità di ogni persona, ad una sessualità libera da ogni possesso e all’amore vero che cerca solo il bene dell’altro. (…) Abbiamo bisogno di ritrovare la capacità di ascoltare e di essere ascoltati, di comunicare realmente con empatia e 42
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rispetto (…), l›importanza delle relazioni sane e la capacità di gestire i conflitti in modo costruttivo per imparare ad affrontare le difficoltà senza ricorrere alla violenza (…). Anche i media giocano un ruolo cruciale da svolgere in modo responsabile. La diffusione di notizie distorte e sensazionalistiche non solo alimenta un’atmosfera morbosa, dando spazio a sciacalli e complottisti, ma può anche contribuire a perpetuare comportamenti violenti (…): Perché da questo tipo di violenza che è solo apparentemente personale e insensata si esce soltanto sentendoci tutti coinvolti.(…) «Il vero amore non è né fisico né romantico. Il vero amore è l’accettazione di tutto ciò che è, è stato, sarà e non sarà. Le persone più felici non sono necessariamente coloro che hanno il meglio di tutto, ma coloro che traggono il meglio da ciò che hanno. La vita non è una questione di come sopravvivere alla tempesta, ma di come danzare nella pioggia…» (…) Voglio sperare che tutta questa pioggia di dolore fecondi il terreno delle nostre vite e voglio sperare che un giorno possa germogliare. E voglio sperare che produca il suo frutto d’amore, di perdono e di pace».
RUBRICA DA VEDERE
Cuore di Padre di Redazione
CUORE DI PADRE TRAILER UFFICIALE
Cuore di Padre, il film documentario di Andrés Garrigó, è un viaggio alla ricerca delle orme di San Giuseppe. Un viaggio intorno al mondo, nei cinque continenti, per scoprire chi è Giuseppe di Nazareth, il padre di Gesù, vissuto 2000 anni fa. «Dopo quasi un anno di ricerche, abbiamo selezionato testimonianze attuali e straordinarie di persone semplici segnate dall’azione del santo» spiegano gli autori. L’itinerario fa conoscere persone e luoghi sconosciuti e conosciuti legati a San Giuseppe. La famosa basilica della Sagrada Familia a Barcellona di Gaudí, per esempio, fu un’iniziativa dell’Associazione dei devoti di San Giuseppe; lo stesso Gaudí, aveva una grande devozione per lui e adornò la Sagrada con quattro sculture del santo. Si scopre quindi un uomo silenzioso, ma potente, umile, prudente, giusto, vivo. Un padre. Cuore di Padre mette in evidenza la particolare “attività” di San Giuseppe nel nostro tempo, che vive la crisi della figura paterna e vede la necessità di ricostruire l’unità familiare, attraverso l’alleanza tra uomo e donna, dove può nascere ed essere accolta la vita. San Giuseppe, del resto, è “Custode della vita” come ha scritto Carlo Lorenzo Rossetti spiegando perché fosse “santo per la vita” (SAV n. 2/2022 pp. 34-35). Per vedere il film o farlo uscire nella propria città si vedano le info sul sito: www.cuoredipadre.it SÌ alla VITA
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RUBRICA
DA LEGGERE |
Le culle per la Vita di Ferdinando Sallustio
Il mezzo, la culla, e il fine, la salvezza di un bambino, sono diventati una cosa sola È uscito il volume Le culle per la vita di Rosa Rao Cassarà, vicepresidente dell’MpV di Palermo. «Un libro utile ed interessante – spiega un comunicato del MpV Italiano – che testimonia e ripercorre il prezioso servizio reso da questo importante strumento, attraverso storie, volti, documenti inediti, fotografie». Per averne una copia si può scrivere a ordini@mpv.org. •
Davanti al momento supremo e formidabile della nascita, capita ancora che la mamma sia sola e senza speranza di potersi occupare del figlio o della figlia. Sono così ancora attuali, come le antiche ruote, le “Culle per la Vita”. Quante ne esistono in Italia? E quanti bimbi hanno salvato negli anni? Le culle inaugurate in Italia finora sono 66 a partire dalla prima “inventata” da Giuseppe Garrone a Casale Monferrato. Tale servizio è inteso come extrema ratio 44
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ARTICOLO INTERO
al fine di evitare i reati di abbandono che spesso riporta la cronaca. Le prime culle funzionanti furono inaugurate ad Aosta e a Treviso: successivamente, la culla di Palermo, inaugurata nel 1998, fu collocata in una strada frequentata e con una maggiore visibilità dall’esterno. Nel periodo della pandemia alcune furono chiuse per prudenza e altre, dapprima sospese, negli ultimi anni risultano chiuse. È difficile seguire la sorte di ciascuna culla perché la responsabilità continua a pesare sui soli promotori e/o sui vertici delle strutture pubbliche. Se invece le culle fossero incluse, come auspichiamo, fra le opportunità offerte dalla sanità pubblica nel territorio nazionale, il servizio sarebbe maggiormente tutelato e promosso. Nel libro sono documentati gli “abbandoni” di 14 neonati negli ultimi decenni attraverso le notizie diffuse dalla stampa e sul web. Di solito, dopo lo scoop mediatico che segue il ritrovamento di un neonato “abbandonato” dentro o fuori da una culla,
di questo servizio non si parla più. •
Come si può impiantare una culla? Come far conoscere l’esistenza di un tale servizio alle gestanti in difficoltà? Qualcuno eccepirebbe che le gestanti andrebbero informate della possibilità di partorire in ospedale, in tutta sicurezza, e poi dare il bambino in adozione, ma esistono ancora situazioni di assoluta solitudine e soggezione delle gestanti... Nel 2007 proposi la divulgazione di un Vademecum sul sito del Movimento per la Vita italiano, www.mpv.org, per facilitare e orientare i volontari nella costruzione di una culla. In effetti, tale decisione sortì l’effetto sperato. I volontari che si sono dedicati alla costruzione di culle locali sono diventati gli “esperti” nel settore e, a loro volta, hanno assunto la funzione di guida e consulenza nel territorio perfezionando il servizio nella struttura e nella funzionalità.
Nelle locandine divulgative delle culle promosse dal MpV viene divulgata la legge sul parto in anonimato e il n. verde SOS Vita 8008.13000. Nel libro sono riportati i testi integrali dei documenti ufficiali: delibere comunali, protocolli d’intesa, l’accordo con l’Università di Palermo, ecc., per dare completezza d’informazione a coloro che vogliono utilizzare/creare il servizio. Già da decenni sono depositate in Parlamento molte proposte di legge al fine di istituzionalizzarle. •
Leonardo da Vinci fu salvato da una ruota, Brunelleschi ne progettò una. A parte questi nomi altisonanti, lei ha scritto «Mettere al mondo un figlio non è mai un errore». Da responsabile delle Culle qual è stato il momento più toccante che ha vissuto? La frase emblematica “Nessun bambino è un errore” è stata pronunciata da Papa Francesco e riportata nel manifesto
accanto alla culla di Bari dove il 19 luglio 2020 fu deposto e salvato il piccolo Luigi. Già altri personaggi autorevoli avevano sottolineato il valore unico e incommensurabile della vita umana. Oriana Fallaci, ad esempio, così si espresse nella sua opera Lettera a un bambino mai nato: «Ma come fanno a dire che l’essere umano è un incidente della natura?». In merito alla memoria delle ruote “degli esposti” e, nel caso specifico, di Leonardo da Vinci e di Brunelleschi, dagli studi dello storico Pietro Galletto, parzialmente riportati nel libro, risulta che il “genio” Leonardo, figlio illegittimo, riscattò la sua origine ignota tramite l’adozione da parte di Ser Piero di Firenze che gli permise una vita agevole. Di Brunelleschi, il massimo architetto del Rinascimento, la storia ricorda che fu sua la costruzione dello Spedale degli Innocenti a Firenze. «Nell’archivio dell’Istituto, accanto ai libri contabili che recano la firma del Brunelleschi, si trovano molte memorie
commoventi delle madri di quei bambini» (Carlo Casini). Il coinvolgimento emotivo che ha accompagnato il mio impegno ventennale sul fronte delle culle non è stato legato al servizio fine a se stesso, quasi fosse un ‘monumento alla memoria’, e di sicuro non è stata una mia scelta “programmata” nel 1998. Pian piano, però, la culla, quale estrema opportunità di salvezza di un neonato destinato alla morte fra i rifiuti, ha assunto lo stesso valore di un figlio. La sola evenienza di non poter aiutare una donna disperata a salvare il suo bambino nella culla perché chiusa per motivi indipendenti dalla nostra volontà, mi ha fatto trascorrere notti insonni. Il mezzo, la culla, e il fine, la salvezza di un bambino, sono diventati una cosa sola.
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Le nuove povertà
Sfide e bisogni sommersi di Vita nel dibattito politico e culturale odierno in Italia Riproponiamo qui di seguito uno stralcio della relazione dell’avvocato Domenico Menorello, coordinatore della rete Ditelo sui tetti, fatta in occasione del 6° Corso di alta formazione “Roberto Bennati” per operatori CAV (20-27.8.2023). Su richiesta sono a disposizione i video della singola relazione.
di Domenico Menorello
Il sentiment comune di fronte all’incalzare delle cronache dalle frontiere del transumano è un mix di perplessità, incertezza e disorientamento. Un sentiment che, inconsciamente, coglie nel segno, visto che su fenomeni quale l’“utero in affitto” solo pochi anni fa si sarebbe invece alzata una diffusa e unanime opposizione. Cosa è cambiato? Fino a tempi non lontani resisteva una “morale” socialmente condivisa ma che permaneva almeno nella prospettazione “esterna” della società italiana. Tale matrice culturale veniva esplicitata nella giurisprudenza della Corte costituzionale, che più volte ha ribadito due tratti antropologici fondamentali: 1) la vita deve essere tutelata come inviolabile in ogni circostanza, specie se fragile; 2) l’umano viene valorizzato in un contesto relazionale e sociale, inscindibile nello sviluppo della singola persona. 46
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In estrema sintesi, al centro della Costituzione c’è la persona, cioè, sempre un “noi”. Non c’è l’individuo. Se l’impianto assiologico per così dire “costituzionale” corrispondesse ancora alla cultura prevalente della società italiana, potrebbe davvero aprirsi un dibattito tanto esteso e intenso quale quello in corso, circa la possibile liceità di contratti per l’uso da parte di terzi di un corpo di una donna in situazioni di povertà e per la disponibilità della vita di un neonato o potrebbe lasciarsi correre che l’aborto avvenga – forse si, forse no – con una semplice pillola, per assumere la quale nemmeno una minorenne ha più bisogno di ricetta? Da circa una decina d’anni (seppur con qualche anticipazione, quale, ad esempio, la legge 194/1978) l’ordinamento giuridico conosce una sorta di costante e progressiva “fibrillazione valoriale”, riferibile proprio al frequente venire meno di “certezze” di impianto costituzionale
che per decenni non erano mai state poste in discussione. L’antropologia costituzionale è stata improvvisamente contestata da un impressionante incalzare di leggi, provvedimenti e sentenze apparsi nell’ultimo decennio, con l’emersione, nel diritto, di pretese proprie di una matrice antropologica radicalmente diversa. Il portato antropologico del “nuovo diritto” diviene il neo-individualismo. La prima evidenza antropologica di tale “nuovo diritto” è la affermata equivalenza fra la dignità della vita e una assoluta autodeterminazione. Ma se il valore della vita risiede nella capacità del singolo di essere totalmente autodeterminato, autonomo, possessore del reale, allora quando la persona non è in queste condizioni, ma nella fragilità, nella debolezza, nella malattia irreversibile, il suo valore e il suo significato diminuiscono e la sua vita può essere scartata. Così, l’esistenza non ha più un valore assoluto in ogni
circostanza, dunque sempre, ma diviene a “dignità variabile” e lo sbandierato mito dell’autodeterminazione si risolve nella “cultura dello scarto”. La seconda evidenza antropologica è che la realtà, gli altri, i legami umani diventano fattori negativi, pregiudicanti la cifra dell’autodeterminazione. Viene, insomma, alla luce una sorta di nonantropologia, costruita sul rifiuto sistematico di ogni categoria, definizione o conoscenza previa, percepite come inaccettabili imposizioni: un uomo solo, senza appartenenza, si autodetermina secondo la mentalità dominante. La risposta è uno sguardo che, di fronte al rilucere naturale dell’Essere nella maternità e nella vita nascente, come di ogni istante dell’esistenza specie se fragile e bisognosa, si inchina commosso, rispettoso e teneramente grato per il dono di segni di una vita che non si dà da sé. Questa possibilità appare particolarmente stringente e necessaria, proprio
nell’attuale “cambio d’epoca”, che ci lascia senza riferimenti assiologici condivisi. Allora il diroccato edificio della nostra presenza pubblica può essere ricostruito dalle fondamenta, in quanto il cambio d’epoca sembra offrirci la privilegiata occasione per riconoscere,
da un lato, quale “idea di uomo” individualista e “a dignità variabile” sia proposta dalla mentalità dominante e, dall’altro, per stupirci di nuovo davanti a una antropologia più ragionevole e affascinante.
Se l’impianto assiologico per così dire “costituzionale” corrispondesse ancora alla cultura prevalente della società italiana, potrebbe davvero aprirsi un dibattito tanto esteso e intenso quale quello in corso, circa la possibile liceità di contratti per l’uso da parte di terzi di un corpo di una donna in situazioni di povertà e per la disponibilità della vita di un neonato o potrebbe lasciarsi correre che l’aborto avvenga – forse si, forse no – con una semplice pillola, per assumere la quale nemmeno una minorenne ha più bisogno di ricetta? SÌ alla VITA
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LA TESTIMONIANZA –––––
La storia di Maggie Mi chiamo Maggie, ho 35 anni e vivo in provincia di Pisa. Vorrei condividere alcuni punti della mia storia perché se stai attraversando un momento simile a quello che ho passato io... tu non ti senta sola. In particolare, vorrei parlarti dell'ultimo anno, in cui ho vissuto alcune esperienze forti legate alla gravidanza. Sono sposata dal settembre 2021 con Andrea e dopo un mese scopro di essere incinta. La gioia dura poco... Prendo il Covid e dopo un paio di mesi, a causa di una perdita di sangue, al pronto soccorso il ginecologo mi dice che il cuore del bambino si era fermato qualche settimana prima e il corpo stava iniziando l’espulsione naturale dell’embrione. Sgomento e dolore, non ci sono parole. Il mio corpo si riprende abbastanza velocemente. Moralmente è stato un colpo inaspettato anche se in fondo, pensavo, rimarrò incinta molto presto, visto la facilità con cui è successo la prima volta. In realtà i mesi passano e nulla succede. Continuo ad assumere acido folico e anzi la ginecologa che mi segue mi fa integrare con inositolo a causa della sindrome dell’ovaio policistico di cui soffro. Inizio anche a fare esami del sangue e alla tiroide per vedere se c'è qualcosa che non va... Ma è tutto negativo. Le persone intorno a me non fanno altro che ripetermi: «Non ci pensare, vedrai quando meno te l’aspetti arriverà!» ma come fai a non pensarci? Vorrebbe dire rinunciare ad un tuo desiderio! Come fai a non pensare continuamente al tuo più grande sogno? Accanto a me, ho un marito straordinario che mi fa sempre sentire amata e felice e che mi ricorda ogni giorno che il primo figlio della famiglia è proprio la coppia. Ad agosto per il mio compleanno andiamo in vacanza per una settimana, io smetto 48
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anche di prendere l’acido folico, perché voglio uscire per un attimo dalla routine e staccare. Et voilà. Torno a casa e dopo due settimane scopro di essere incinta! Allora è proprio vero! Funziona così!? A non pensarci?! Ancora non ci crediamo... Decidiamo di non dirlo a nessuno, nemmeno ai nostri genitori e non lo comunico nemmeno al datore di lavoro... E continuo la mia vita normalmente... Alla prima ecografia tutto bene, il cuore batte e gli esami vanno bene! Evviva! A fine settembre vado ad un matrimonio fuori regione e mi viene l’influenza con febbre e mal di gola... Passa la febbre ma dopo pochi giorni, all’improvviso, tutti i sintomi della gravidanza che avevo, doloretti al basso ventre, al seno, stanchezza generale, non li percepisco più. Sparisce tutto. Mi ricordo benissimo quel preciso momento. Era il 29 settembre festa degli Arcangeli. È come se lo sapessi che qualcosa era andato storto. Da madre sentivo perfettamente quel collegamento con la creatura che era dentro di me, che mi comunicava, al di là del suono della voce, cosa stava avvenendo. Qualche giorno dopo la ginecologa mi conferma che ciò che avevo percepito era tutto vero. Il cuore del mio piccolo aveva smesso di battere. Non ci potevo credere. Il dolore era così forte, infinito, che evitavo di pensare a cosa mi era successo continuando ad andare a lavoro tutti i giorni, sorridendo alle clienti. Ma dietro alla maschera solo dolore. La fede in Dio mi ha insegnato che il filo rosso fra la trama e l’ordito della mia vita è un senso che c'è sempre. Anche in questa
parte della mia storia. Fisso l’appuntamento per il ricovero per l’espulsione dell’embrione, che nel mio caso avviene con un trattamento farmacologico. Vorrei approfondire proprio questo aspetto: l'AIFA, con la Determina n. 865, prevede che in caso di trattamento farmacologico si faccia un day hospital, e rimuove il vincolo che imponeva il ricovero «dal momento dell’assunzione del primo farmaco fino alla verifica dell’espulsione del prodotto del concepimento» (tre giorni in totale). «La rimandiamo a casa, signora, perché lei si possa sentire più a suo agio nel confort della sua abitazione» parole testuali della ginecologa. Io c’ero già passata. Sapevo esattamente cosa mi aspettava. Scioccata e senza parole, in quel momento umanamente straziante, mi ritorna alla mente quello che mi era successo l’anno precedente: fra casa e pronto soccorso il dolore emotivo era superato da quello fisico e una volta ricoverata avevo avuto bisogno della flebo di antidolorifici, di aiuto concreto per andare in bagno da parte di qualcuno con esperienza, di una presenza che mi guidasse nei momenti più difficili. E questo potevano farlo sono le infermiere, le ostetriche e le ginecologhe di turno... Non certamente mio marito o chiunque altro. E nemmeno io da sola. «Io di qui non me ne vado... Finché non è finito tutto» dico con tutta la forza che avevo. Il reparto di ginecologia era completamente deserto, le camere doppie erano vuote. Le due ginecologhe si giravano i pollici. Hanno dovuto accettare, dandomi una camera, un letto, la merenda per assumere l’antidolorifico, facendo passare anche la mia mamma. Quella giornata infinita finisce, dopo che le ostetriche, per “rassicurarmi” mi dicono
che la frequenza di aborti spontanei è altissima e fino a tre non si parla nemmeno di poliabortività e quindi non partono le indagini sugli embrioni. Non è consolante, è solo un’amara verità. Non ho mai creduto nel detto “Mal comune, mezzo gaudio”. Torno a casa, ho qualche strascico i giorni successivi ma nel complesso fisicamente mi riprendo velocemente. Ed ecco che mi sorge spontanea la domanda: perché mi sono successe queste cose? Cosa c'è che non va in me? Mi rivolgo ad un luminare, ginecologo ed endocrinologo, delle mie zone. Nel suo studio privato appena entrata mi colpisce la scritta a caratteri cubitali PMA (procreazione medicalmente assistita), pratica che non avrei mai preso in considerazione. La prima cosa che mi dice è che devo perdere 10 kg, e poi non trovando niente di visibile all’ecografia in 3D e alla mammografia (oltre alla sindrome di ovaio policistico di cui ero già consapevole) mi prescrive accertamenti metabolici, ormonali e genetici. «E signora mi raccomando, mentre facciamo gli esami non ci provate, eh!». Nei mesi successivi faccio tutti gli esami e il risultato di quello genetico evidenzia una mutazione... Per poterne parlare con la genetista dello studio, però, chiedono che anche mio marito faccia degli esami di controllo. Ma lui, dopo una breve riflessione, capisce che è ora di smettere di fare tutti questi controlli... che era diventato un lavoro, una fissazione e che dovevamo affidarci a Dio, alla Sua Volontà senza forzare la mano. Questa sua decisione nella fede mi aveva rassicurata tanto! Sentivo una pace grandissima nel cuore! Ero libera! E qui arriva l’incontro provvidenziale con Chiara, un’ostetrica di Modena. Chiara arriva sulla mia strada tramite un amicizia comune che le parla di me e della mia situazione. Decido di contattarla perché, mi hanno detto, propone un percorso di consapevolezza e di conoscenza di sé e del proprio corpo, alternativo a quello che finora mi era stato proposto. Mi colpisce subito la sua dolcezza, la sua profonda attenzione nell'uso del linguaggio. Ogni sua parola è pesata, pensata, non casuale o di troppo… Ogni sua domanda
è preceduta da un «Se te la senti, se ti va». Mi commuove questo suo prendersi cura di chi ha davanti fin dai primi istanti e fin nei minimi dettagli. Gli incontri con Chiara sono stati straordinari: con una semplicità estrema, come se tirasse fuori una verità che già c'era in me, mi ha guidato a comprendere quali passaggi fare alla luce delle esperienze passate. Per esempio, aspettare che quei nove mesi dal concepimento passino comunque, e quindi permettere al corpo di concedersi quel tempo, che sarebbe stato quello per la gravidanza, per un recupero fisiologico, energetico ed emotivo. Lasciare quindi che anche il corpo faccia il suo corso, anche per quei chili di troppo. Durante questo tempo prezioso, inoltre, mi ha proposto di chiudere le esperienze precedenti: quindi non negare la vita che mi è stata data, ma darle il valore che ha. Riconoscere i doni che mi ha lasciato questa esperienza. E quindi dire grazie per tutto quello che questi figli mi hanno portato e lasciato. Se sto scrivendo questa testimonianza, lo devo a loro, per esempio. Un altro passaggio fondamentale in cui Chiara mi ha guidato è stato autorizzarmi ad accogliere il dolore: più lo negavo più il vuoto dentro di me scavava. Poi, tanto altro ancora nel percorso con Chiara: fare delle azioni concrete come scrivere una lettera ai miei bambini, per ringraziarli e perdonarmi di essermi
sentita in colpa per la fine di queste gravidanze, fargli un funerale e dare loro un nome, e realizzare un prodotto artistico che li rappresenti. Fatti questi passaggi, nei miei tempi e modalità, e ascoltando come mi sentivo, ho chiuso nel migliore dei modi queste esperienze, affidandole, lasciandole andare, con la consapevolezza che i miei bambini sono sempre con me, anzi, con noi, perché mio marito Andrea è sempre stato partecipe di tutti questi passaggi e mi è sempre stato accanto. Ho il cuore pieno di riconoscenza verso Chiara e vorrei parlarne a tutti perché i benefici che il suo percorso ha portato nella mia vita e nella mia storia sono tangibili. Senza dimenticare che mi ha insegnato delle tecniche di auto massaggio della pancia fondamentali per il mantenimento di un buon equilibrio, della respirazione e dell’ascolto del proprio corpo. Ora sono all’ottavo mese della mia terza gravidanza: i primi mesi sono stati un mix di paura e gioia, nel totale affidamento alla Volontà di Dio e nella consapevolezza che i figli sono sempre e comunque un dono. Non è stato facile scriverti questa testimonianza, ma l’ho fatto con gioia perché anche la sofferenza, come la gioia, ha senso se condivisa. Voglio concludere con una parola che mi ha accompagnato in tutto questo tempo: «Tu doni e porti via, ma sempre sceglierò di benedire Te, mio Dio». SÌ alla VITA
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L’Equipe Giovani va a Milano al CAV Mangiagalli di Francesco Aviani Barbacci
Il 18 e 19 novembre scorso si è tenuta a Milano la riunione d’Equipe nazionale giovani del Movimento per la Vita Italiano, per la pianificazione dei prossimi impegni nazionali rivolti ai giovani, quali il Quarenghi primaverile, il viaggio premio a Strasburgo del concorso scolastico “Alessio Solinas” ed il Quarenghi estivo. In questi giorni abbiamo avuto l’onore di essere ospiti di una realtà importante come il CAV Mangiagalli di Milano, sito nell’omonima clinica e con un proprio consultorio familiare, un’opera che sa unire lo spirito e la tradizione dei grandi fondatori della nostra associazione, alla capacità di raccogliere le sfide odierne e future di questo volontariato. Quest’incontro è stato una grande opportunità per parlare della possibilità di ricostruire un nutrito gruppo giovani in FederVita Lombardia e di condividere, dunque, anche con dei rappresentanti di questo territorio, le nostre idee. Parlando con Soemia Sibillo, Direttrice del CAV Mangiagalli, ed Elisabetta Pittino, presidente di Federvita Lombardia, abbiamo avuto modo di conoscere meglio la storia di questo CAV, di capire cioè cosa anima alla base una realtà tanto moderna ai nostri occhi: non è semplice ingegno milanese misto all’amore per la vita, ma lo spirito di Paola Marozzi Bonzi, 50
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fondatrice di questo Centro, che ancora oggi vive in coloro che ogni giorno lavorano incessantemente per stare vicino alle mamme. “Mi è sempre stato chiaro un fatto:” – dice Paola nel suo libro Per un bambino edito con Europa Edizioni – “non sarei mai andata a cercare nessuno, ma sarei stata lì a disposizione in un posto in cui le donne avrebbero potuto incontrarmi”. Tutto all’interno di quegli uffici parla di Paola, da vecchie fotografie che la ritraggono in compagnia di Carlo Casini e Papa Giovanni Paolo II ad un grande orsacchiotto rosa, che siede su quella che era un po’ la sua postazione preferita. Parlano della fondatrice anche le scelte nello stile di arredo delle stanze dei colloqui, le quali dovevano essere accoglienti e discostarsi dall’ambiente un po’ grigio della clinica, teatro peraltro di pagine oscure come quelle legate al disastro di Seveso: in un certo senso, quando si è in quelle stanze, sembra di essere ancora alla sua presenza.
Il tempo è passato, ci si è dovuti adattare a situazioni che evolvono, necessità che sorgono, normative che cambiano, ma lo spirito cha anima il CAV Mangiagalli è sempre lo stesso: mettere le proprie capacità al servizio della vita con granitica coerenza e professionalità. Al ritorno nelle nostre città, riflettendo su quanto vissuto, ci rendiamo conto della fortuna che abbiamo come giovani a far parte di questo volontariato, che in giro per l’Italia è un po’ come una grande famiglia, dove la generazione dei nostri padri ci parla di quei “nonni” che a volte abbiamo conosciuto e a volte no, ci trasmette la passione per la vita con l’esempio e ci fa incontrare storie di donne e uomini che, donando la propria vita come seme, hanno portato tanto frutto. Queste storie si legano alla nostra donandoci il senso di una vera appartenenza che, come cantava il milanese Giorgio Gaber – “È avere gli altri dentro di sé”.
Il tempo di una chiamata con la volontaria di SOS VITA, e poi la scelta più bella della mia vita! Carla, 32 anni
indimenticabile
Rendi il Natale di tante mamme: sostieni SOS Vita Attraverso la chat www.sosvita.it e il numero verde 800 813 000, i volontari di SOS VITA sono accanto ad una donna, nel momento delicato della scelta sulla gravidanza, difficile o indesiderata, che sta vivendo. COME SOSTENERE SOS VITA donando su SOSTENERE SOS VITA, Movimento Per la Vita (mpv.org) www.mpv.org/donations/sostenere-sos-vita/ BONIFICO BANCARIO | IBAN: IT 61 J030 1503 2000 0000 4106 218 intestato a “Movimento Per la Vita Italiano” Causale “Sostegno alla campagna di promozione SOS VITA” BOLLETTINO POSTALE | Conto corrente n°74835000 intestato a “Movimento Per la Vita Italiano” Causale “Sostegno alla campagna di promozione SOS VITA” mpv.org | sosvita.it
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