RICCARDO MANCINI
PEDAGOGIA E EDUCAZIONE OGGI
Riccardo Mancini è ricercatore di Pedagogia generale e sociale presso l’Università degli Studi e-Campus. Fra le sue più importanti opere si ricordano: La valutazione delle attività educative. Qualità e quantità alla prova (Anicia, Roma 2006); Il lavoro di gruppo. Competenza per l’azione didattica (Morlacchi, Perugia 2007); Una coltura emergente l’Educazione permanente. Genesi e sviluppo di una idea (Aracne, Roma 2011)
Pedagogia e educazione oggi
RICCARDO MANCINI
ISBN 978-88-98870-35-6
€ 19,99
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22-09-2015 12:31:50
Riccardo Mancini
Pedagogia e educazione oggi
INDICE Introduzione...................................................................... p. 5 Cap. 1 La pedagogia generale........................................... p. 9 1.1 Il carattere epistemologico..................................................... p. 11 1.2 Campo di applicazione, statuto epistemologico e oggetto di studio .................................................................. p. 14 1.3 Orizzonti pedagogici............................................................... p. 16
Cap. 2 Pedagogia e didattica............................................ p. 21 2.1 La didattica............................................................................... p. 25 2.2 Dalla parte dell’educando....................................................... p. 27 2.3 Tecniche e strumenti............................................................... p. 29 2.4 La prassi. Realizzazione e funzionalità................................. p. 31
Cap. 3 Pedagogia e tecnologia.......................................... p. 37 3.1 Genesi e sviluppo dell’e-learning........................................... p. 40 3.2 Serietà digitale......................................................................... p. 43 3.3 Rivoluzione 2.0 ....................................................................... p. 46 3.4 L’e-Teacher................................................................................ p. 47
Cap. 4 La pedagogia come scienza sperimentale e competenza educativa .................................................... p. 55 4.1 Per una ricerca attiva.............................................................. p. 57 4.2 Sistema di valutazione............................................................ p. 60 4.3 Valutazione e sperimentazione ............................................ p. 62 4.4 La scienza docimologica ....................................................... p. 65 4.5 La valutazione oggi................................................................. p. 67 3
Cap. 5 Pedagogia e scienze sociali................................... p. 69 5.1 Saper comunicare in un linguaggio interculturale............. p. 73 5.2 L’oggetto di studio delle pedagogia interculturale............... p. 77 5.3 Cittadinanza planetaria.......................................................... p. 79 5.4 L’ intercultura ed il pregiudizio............................................. p. 82 5.5 L’intercultura a scuola............................................................. p. 85
Bibliografia........................................................................ p. 89
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Introduzione Questo lavoro possiede una sua innegabile specificità: nasce dal continuo confronto con gli studenti e si sviluppa cercando di approfondire questioni di carattere teorico-operativo. Questa connotazione pone sul crinale della ricerca il rapporto che sussiste tra il campionario delle tecniche che la Didattica mette a disposizione a chi “pratica” educazione e le varie declinazioni di “senso” aconiano che la Pedagogia offre. Se da un lato, infatti, è doveroso richiamare quei principi e quelle categorie fondamentali dell’agire educativo, dall’altro lato non possono essere sottaciute tutte quelle “buone pratiche” che realizzano l’intero palinsesto pedagogico della “buona scuola”. Proprio recentemente nei vari interventi alla camera sulla buona scuola, la senatrice Joseva Idem dichiara: “Quella della scuola è una sfida declinata al futuro. Un futuro che richiederà requisiti che la nostra scuola oggi, e in questo direi siamo tutti d’accordo, in gran parte non fornisce. E che la Buona Scuola si propone di COSTRUIRE”. Il valore del discorso, quindi, non è da rintracciarsi solo nell’esamina delle riflessioni epistemologiche prodotte da ormai più di un secolo dall’attivismo pedagogico, ma anche dai problemi di attuazione e contestualizzazione che scaturiscono dal rapporto che la pedagogia instaura con la “società della conoscenza”. Se la pedagogia, d’altro canto, ha l’obbligo di fornire le chiavi di lettura sociali e con esse la risultante della volontà educativa e dei suoi obiettivi ultimi, la didattica, come scienza autonoma appartenente al cerchio piagetiano, è chiamata in causa nel creare strumenti, metodi e tecniche volti a produrre effetti positivi nel comportamento individuale e collettivo. Di qui, la presa in carico di una relazione educativa che si legittima nel senso maieutico e si compie nel rapporto simmetrico e di incontro interpersonale ed interculturale che reclama rispetto, disponibilità, sacrificio ed empatia.
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Ecco, il perché della presentazione di tecniche innovative come: – il problem solving, motiva ogni attività investigativa in un ordine di progressione che, come aveva ricordato Cropley1, parte dal riconoscimento di un problema, suscita la formulazione di ipotesi risolutive da ricondurre alla prova e conduce alla definizione dei percorsi da seguire, con la prontezza a rimettere tutto in discussione qualora si avvertano intoppi e difficolta d’ogni genere; – il mastery learning, assicura quella padronanza a formare competenze e abilità sempre spendibili e in progress; – la ricerca-azione, quale garanzia di trasformazione della e nella prassi secondo un modello circolare. Certamente un ruolo fondamentale all’interno di una riflessione su una moderna prassi educativa è da assegnare al richiamo tecnologico, il quale da un lato non dovrà farsi trasportare dall’enfasi che piegherebbe il senso pedagogico a puro atto meccanico, dall’altro vede nell’informazione didattica un insostituibile strumento a disposizione di ogni operatore nel migliorare la qualità degli interventi. Di qui si legittima la presa in carico di una sperimentazione docimologica che induce e conduce alla “prova” e che obbliga a determinati criteri di qualità come elementi da ricondurre poi alla formulazione di giudizi. La valutazione diviene, così, una vera e propria “forma di intelligenza pedagogica”, come amava descriverla il Bruner, azione priva di ogni intendimento fiscale e selettivo, ma colma di volontà dirette all’espressione più intima del potenziale umano scandito da Pestalozzi. Nella proposta educativa, appunto, pensata e progettata con ordine e misura, si individuano modalità attraverso cui è possibile svincolare la persona dalle catene del pregiudizio, del sentito dire e dall’effimero che oggi, propina la società, ed assicurare il possesso 1. Cropley A. J. (1969). La creatività. Firenze: La Nuova Italia
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di nuovi traguardi di riferimento, esaltando la creatività, la libertà, l’identità e di ogni altra peculiarità individuale. La persona, così, viene ad essere assunta come autentico valore e principio universale, da proteggere e da realizzare sul piano dell’esistenza e dell’essenza, nella prospettiva di una formazione che va oltre il contingente e il provvisorio in quanto capace di alimentarsi e di rafforzarsi per tutto il corso della vita in cultura e perfezionamento del sapere, in apertura al dialogo, in rispetto e tolleranza nei riguardi dell’altro.
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Cap. 1 La pedagogia generale Fin dai suoi primi tentativi di legittimazione la pedagogia si pone come obiettivo di investigare sulla formazione e sull’educazione del soggetto, cercando di rintracciarne le finalità e i principi su cui erigere ogni maturazione antropica. La prospettiva maieutica, che dal metodo socratico in avanti ha caratterizzato lo sviluppo della persona, sancisce l’indiscutibile interconnessione che la scienza pedagogica possiede con la filosofia; un nesso che Giuseppe Vico dichiara necessario “ai fini della teoria e della teoresi sull’educabilità umana e della collocazione del discorso pedagogico in una concezione della realtà attenta all’intero e alle determinazioni dell’essere”2. Cosi la pedagogia si delinea come scienza avente un profondo legame con la filosofia, da cui, ancora oggi, trae riflessioni e categorie, anche se è proprio la teoresi pedagogica, “ossia quell’esercizio alto della razionalità finalizzato a indagare sulla natura, sulla struttura e sulla legittimità dei principi sui quali si delinea la teoria dell’educazione”3, che vive una profonda crisi. Una crisi che sempre più autori associano ad un declino sociale e culturale, tanto da poter parlare di post-umanesimo. Le radici rinascimentali e romantiche, che hanno spinto a meditare sull’uomo e sulle potenzialità che esso custodisce, trovano notevoli ostacoli nell’imporsi in una società fondata sulla prospettiva atomista ed economicista, ed anche lo stesso spiritualismo e idealismo vedono notevolmente affievolite le loro spinte. 2. Vico, G. (2014). La teoria pedagogica. in AA. VV. Educare nell’era digitale. Atti del LII Convegno di Scholè, La scuola: Brescia. P. 19 3. Ibidem, p. 21
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Pur consapevoli di uno sfondo sociale che attraversa vere e proprie temperie culturali, la pedagogia deve trovare la forza per tornare agli antichi splendori, soprattutto oggi che sempre più pressante è la necessità di investire sull’uomo e sulla sua educazione. In questo modo la pedagogia si pone come legittimazione dell’intervento educativo: studio scientifico dell’essere umano che Giuseppe Acone definisce come “il complesso di teorizzazioni, studi e progetti che si riferiscono all’educazione e simili (attività teorico-pratiche riferibili ad esempio anche ad istruzione, apprendimento, sviluppo formazione, socializzazione, acculturazione)”4. Volendo dare un ulteriore connotazione della pedagogia, capace di riassumere ed abbracciare le diverse angolazioni che nel corso del tempo hanno caratterizzato l’idea di tale scienza, possiamo esprimerci attraverso le parole di Flores D’Arcais (Flores D’Arcais 2002), il quale la declina come “la scienza che studia l’educazione”. Dal momento in cui la pedagogia si è caratterizzata come scienza autonoma, in virtù di caratterizzazioni assiologiche e dalla rivoluzione dell’insegnamento espressa da Richmond5 sul finire degli anni Sessanta, ha dovuto fare proprie tre caratteristiche: – statuto epistemologico, modelli e teorie di riferimento e legittimazione teorica; – campo di applicazione, in questo caso la poliformia dell’educazione; – oggetto di studio, la persona e il suo continuo divenire.
4. Acone, G. (2001). Fondamenti di Pedagogia Generale, Salerno: EdiSud 2001, p.11 5. Richmond, K. (1969). La rivoluzione dell’insegnamento. Roma: Armando. In questo saggio il noto pedagogista ha voluto sancire ciò che fino a quel momento era solo una tendenza, e ciò del mettere al centro del discorso il soggetto in apprendimento, definendo, così, il passaggio da una scuola magistrocentrica ad una puerocentrica.
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Il quadro che deriva dalla consapevolezza che la pedagogia è a tutti gli effetti una scienza all’interno delle scienze dell’educazione pone nella condizione di avanzare una riflessione circa lo stato di salute della teoria pedagogica, senza però dimenticare la sua componente pratica che, attraverso la scoperta pragmatista di Dewey, richiama il legame con la didattica, senza mai sovrapporsi o confondersi con essa. Di qui la necessità di cogliere la sostanza e l’identità della scienza e del discorso pedagogico, non solo per una doverosa interpretazione e percezione, ma anche e soprattutto per una nuova era in cui l’educazione umana sia contraddistinta come evoluzione della persona e il “problema educativo” sia risolto nella “soluzione umana”. Questa nuova prospettiva è sempre più incalzante, in quanto sollecita sia la necessità di una salvaguardia degli obbligatori equilibri che si devono avere con il passato, sia in termini di apertura verso le sfide che il postmoderno sollecita continuamente. Una rispesa, insomma, della pedagogia della persona, più che di una pensiero personalista; in quanto coscienza critica capace di essere propositiva e di sintesi, anche attraverso l’incontro con le altre scienze dell’educazione.
1.1 Il carattere epistemologico L’azione educativa necessita di una teoresi costante ed epistemologicamente vigile, ammettendo che “l’educazione può essere ben orientata solo se guidata da un’attenta riflessione teorica, tale riflessione è la pedagogia”6. Di qui una doverosa analisi, seppur sintetica, della genesi e dello sviluppo del pensiero pedagogico, a partire dal suo primo vagito conseguito grazie al distacco dalla madre filosofia. 6. Genovesi, G. (2007). Cultura pedagogica nella scuola dell’Italia contemporanea. Aspetti e problemi. Milano: FrancoAngeli, p. 16
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Se dovessimo dare un punto di inizio della scienza pedagogica certamente questo ricadrebbe nel XVII secolo, precisamente nel contributo offerto da Comenio nel testo “Didattica Magna”. Secondo lo studioso ogni persona possiede delle potenzialità, spesso nascoste, che non aspettano altro di essere espresse e venire alla luce: “l’arte di insegnare è […] un’arte universale di insegnare tutto a tutti e di insegnare con tale sicurezza che sia pressoché inevitabile conseguire buoni risultati. E insegniamo con criteri didattici fondamentali: non superficiali, così tanto per fare, ma volti a promuovere cultura vera, bontà di costumi, profonda religiosità”7. Di qui deriva l’identificazione ecumenica della pedagogia come specifico settore del sapere che indaga sui processi educativi. Ciò che è importante sottolineare è che a partire dalle riflessioni proposte da Comenio sulle esperienze educative è possibile rintracciare direttrici sia di carattere pratico, sia di fondamento teorico estremamente significativi e di grande pro positività, come, ad esempio, quelle espresse da Rousseau e dalla sua “educazione secondo natura”: “tutto ciò che e naturale e buono”. Sembra doveroso, allora, offrire una tassonomia dei più grandi contributi che hanno connotato l’evoluzione dello statuto epistemologico fino ai giorni d’oggi; una classificazione che evidenzia la caratura di ogni apporto alla scienza pedagogica: 1. corrente mistica, tra cui Rousseau, Tolstoj e Makarenko. Si connota come un’idea positiva da cui si originano tre punti nodali: a. la pedagogia ha l’obbligo di dirigere il cammino educativo; b. sulla scorta delle puntualizzazioni proposte tra gli altri da R. Cousinet, promotore delle Scuole Nuove e dell’Attivismo, la pedagogia viene ad essere identificata come scienza autonoma, distaccandosi definitivamente dalla filosofia; c. la 7. Comenio, J. A. (1974). Opere, a cura di, Torino: Fattori
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