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Editoriale

Spending review per la sanità! di Angelo Nardi Rimane un’idea ribadita solo

nei dibattiti ma ben lontana dal-

l’essere applicata. Se esiste, come esiste, uno Stato centrale che deve pianificare dall’alto la poli-

tica sanitaria del nostro paese,

deve dare le coordinate economico finanziarie della gestione

nella sanità. Anche il rapporto

Censis del 2011 evidenzia come il problema sanitario oggi in Italia sia ridotto a un problema finanziario. Il vituperato

Stato centrale, in sostanza, deve dare il quadro dei costi effettivi. Se un’operazione di appendicite - tanto per parlar

chiaro - costa cento talleri a Palermo, non può costarne tre-

cento a Monza. (Solo per dare un esempio sommario del problema). Se si applicassero precisamente questi criteri

uniformi si risparmierebbero cinque miliardi l’anno. Si in-

trodurrebbe, così, il criterio uniforme delle tariffe per singoli servizi in Sanità per tutto il sistema-paese.

La proposta che doveva uniformare i costi della Sanità in-

troducendo criteri in grado di evitare ogni possibile futuro deficit sono invece rimasti sulla carta. Il nuovo criterio di

retribuzione dei singoli servizi è stato appena introdotto ma è rimasto inapplicato e potrebbe diventare uno dei pilastri

fondamentali della “spending review”. La nota diramata dal

ministro Balduzzi parla di patto per la salute, rimodulazione

dei ticket, tetto di spesa farmaceutica, investimenti per l’edi-

lizia sanitaria, che enti regione e governo dovranno sotto-

scrivere entro il 30 aprile 2012. Si tratta, quindi, di misure

che vanno a toccare sempre la parte dell’utente-clientepaziente e non ancora i criteri di gestione.

Una vera e propria rivoluzione culturale dovrebbe essere

quella dei cosiddetti tecnici al governo. Partire dalle catego-

rie di intervento e dargli un prezzo che sia equo e identico in

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Allenamento, tra salvezza e isteria

Salute uguale benessere Aspirina contro il cancro. Perché? Con la presbiopia invecchia il cervello IHG/La sindrome da demenza senile rappresentata in un film

I numeri dei tagli alla Sanità Duecentomila italiani con intestino infiammato Intestino impermeabile, si difende dal cancro Bruno Callieri, grande psichiatra di Guidonia È stato un grande italiano! La cura Balduzzi Troppe discariche Caro Mario Monti

tutto il sistema-paese.

Porre come base di partenza il cittadino, invece, implica la

solita vecchia logica del politico di vecchia maniera: si crea il

servizio, si taglia il nastro, si fa una previsione imprecisa dei

costi… Tanto interverrà sempre Pantalone a ripagare, cioè lo

Stato-sovrano, cioè i cittadini. Quando pagano. Non quando ricevono il servizio.

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Cittadini & Salute Mensile di informazione Socio-Sanitaria Editore e Direttore Generale Mario Dionisi Direttore Responsabile Angelo Nardi Art Director Antonella Cimaglia Webmaster Mariano Trissati Redazione Via Galletti,16 00012 Villanova di Guidonia (Rm) E-mail: redazione@cittadiniesalute.it Tel e Fax 0774 529498 - 0774 320278 Stampa Fotolito Moggio strada Galli, 5 Villa Adriana (Rm). Registrazione n. 31 del 29/06/2010 presso il Tribunale di Tivoli. Tutte le collaborazioni sono considerate a titolo gratuito, salvo accordi scritti con l’editore. Tutto il materiale cartaceo e fotografico consegnato alla redazione, non verrà restituito. Chiuso il 06/03/2012

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Attualità Dimagrire, rassodare, combattere ipertensione e anche il diabete di tipo B. Tutto è possibile in palestra. Il luogo oramai frequentato da persone di tutte le età, sessi, classi sociali e velleità si presenta come un concentrato di discipline e terapie che poco hanno ereditato solo il nome di quei luoghi dedicati espressamente a individui di sesso maschile con escrescenze emotive. In palestra oggi si fa tutto. Si pianifica la cura, oltre che la perdita di peso. Si programma il proprio benessere. E sulla mania della palestra sono state individuate due nuove malattie: la vigoressia e la ortoressia. Con vigoressia si intende l’ossessiva ricerca da parte del palestrato di scolpire i muscoli, con ortoressia si intende la preoccupazione esasperata di migliorare la propria tenuta fisica con l’alimentazione e una miriade di piccoli espedienti che fanno diventare isterica e non liberatoria la scelta di tenersi in forma. Ma non si deve mettere sotto accusa solo la palestra, come luogo incantato dove si risolvono problemi di insicurezza e si dà espressione ad un isterismo altrimenti soffocato ma che presto o tardi darebbe manifestazione di sé. Ad essere messa sotto esame è anche la corsa praticata come abitudine quotidiana. Fin quando la corsa fa parte di un momento liberatorio del fisico e viene praticata modus in rebus, il rimedio è ottimo. C’è il fatto però che la corsa come forma di agonismo trovato ad età matura dà una forma di dipendenza perché mette in circolo quelle endorfine per cui non si può far a meno di correre.

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Allenamento, tra

È una verità inconfutabile l’effetto positivo dell’attività sportiva sull’organismo, ma gli

Il giusto equilibrio tra costanza nella pratica e moderazione nello stile fanno parte di un binomio perfetto che non si deve abbandonare se l’obiettivo è la cura della salute. La volontà per l’attività fisica ha alti e bassi, l’allenamento chiede invece uniformità. La voglia di sport è determinata da cambiamenti cognitivi. Ci sono poi le condizioni umorali prodotte dall’esterno e dagli stati strettamente psicologici. La prima regola consiste nell’ascoltare sé stessi e non farsi schiavizzare da tabelle imposte da altri. Chiaramente chi ha un senso della stabilità psicologica e cognitiva maggiore riesce a ottenere un rapporto tra lavoro fisico e risultati più diretto e riscontrabile. Il segreto pare esser quello di allenarsi durante la settimana e riposarsi nel fine settimana. Nei due giorni dedicati al riposo dormire di più, socializzare e riposarsi. Avere un atteggiamento tetragono in cui ci si allena sempre, si alza l’asticella delle prestazioni, comporta il più delle volte un senso di eccessiva stanchezza, una risposta frustrante quando non arrivano i risultati evidenti a tante prestazioni, quindi un abbassamento di motivazioni fino all’abbandono. Esistono sostanziali differenze interpersonali nelle intenzioni sportive che non dipendono dalla disponibilità del

tempo e dalla numerosità degli altri impegni ma dalle proprie intime motivazioni. Lo ha scritto Conroy sul periodico Journal of Sport and Exercise Psychology. Ma non si può delegare la speranza di ottenere risultati positivi solo con attività di palestra. La dieta alimentare è un compendio necessario. E come per la dieta in palestra bisogna avere una bussola, un orientamento e una direzione verso la quale rivolgersi. Non ha senso fare esercitazioni fisiche tanto per fare. Affidarsi a un trainer e chiarire gli obiettivi per cui si è fatta una scelta di questo tipo. Anche in questo senso il luogo è cambiato dai decenni passati. In palestra un tempo si andava per scaricare tensioni e misurarsi con altri in un ambito di regole che la strada non offriva. La palestra oggi è il tempio di una nuova religione laica che vede nella riuscita dei propri obiettivi, anche sul proprio corpo, la misura della propria validità. Il fatto che la palestra sia per lo più composta di macchine che non consentono movimenti errati e limitano i danni di eventuali eccessi nell’auto-valutazione, dimostra come anche questo luogo sia tutto inserito nel mondo della tecnica, dove la persona più che un portatore di volontà è piuttosto un funzionario di operazioni mentali e fisiw w w.cittadinies alut e.it


salvezza e isteria eccessi di attività fisica non mancano di portare nuove malattie

che per le quali deve garantire efficienza. Questo per dire che anche in palestra non bisogna mai perdere di vista il proprio obiettivo. Gli strumenti tecnologici di cui qualsiasi luogo di sport al chiuso dispone consentono di fare dei movimenti e spendere energie in quantità e qualità tali da rendere la palestra un luogo deputato al benessere. Innanzitutto il tapis roulant. Consente di correre in un luogo chiuso, al riparo da freddo, pioggia e anche dall’eccessivo caldo. Consente di registrare esattamente il passo di corsa per cui in caso di cedimento non permette inconsapevoli abbassamenti di ritmo. Permette di accelerare, rallentare, se registrato in diverso modo di camminare in salita. La disponibilità in ogni palestra fa di questo che un tempo era uno strumento per pochi, un mezzo per programmare nel dettaglio il fitness, al riparo da storte, contusioni ei inciampi - se non causati da veri e propri errori si positura. Lo step consente invece di fare un lavoro di potenziamento sulle gambe e in contempo di sollecitazione verso le pulsazioni cardiache tanto da far diventare il proprio allenamento, aerobico e di potenziamento per le gambe, come un naturale sollecitatore per il cuore. La cyclette ha le stesse funzioni delle macchine precedenti www.cittad inies alut e.it

solo con un livello di intensità più moderato, tanto da introdurre gradualmente una persona completamente nuova allo sport a livelli di affaticamento gradatamente maggiori. La cyclette è un ottimo strumento anche per la riattivazione dopo un infortunio. Sono questi strumenti che consentono di attivare l’organismo per un tipo di sforzo aerobico, dove cioè la riserva di ossigeno assimilata con la respirazione è sufficiente per mobilitare il corpo in attività. È questo un tipo di attività che fa dimagrire perché dopo circa quaranta minuti in cui si sono esaurite le scorte di glicogeno l’organismo attinge energia dai grassi. Ma anche con i pesi o con le macchine che ne fanno vece si può raggiungere l’obiettivo di dimagrire: non si deve privilegiare il peso, ma il numero di ripetizioni per ogni esercizio. Di qui la grande differenza tra tipi di lavoro in palestra: aerobico o anaerobico. Ed è l’intensità dello sforzo la sua brevità a fare questa differenza. Con i pesi, o meglio con le macchine che suppliscono a eccessi di affaticamento, si svolge il lavoro anaerobico. Si dice così perché in questo tipo di movimenti manca quel ristoro di ossigeno garantito dalla respirazione, anche se più intensa. I muscoli lavorano “senza ossigeno”. Muscoli del petto, bicipiti, tricipiti,

dorsali, trapezio, ogni singolo muscolo ha una sia facoltà di essere esercitato. L'intensità del movimento non consente di acquisire tanto ossigeno per i muscoli durante l’esecuzione ed è per questo che l’effetto di essere senza fiato è simile a quello di una lunga corsa o di una corsa veloce. L'organismo ha bisogno di ossigeno. C’è quindi necessità di recuperare da quello sforzo. Ma non bisogna dimenticare mai gli esercizi che sono alla base tradizionale di ogni allenamento. Addominali. Per quelli ancora non sono state inventate macchine che fanno meglio dei tradizionali movimenti che però debbono esser compiuti con una certa frequenza e precisione. La muscolatura addominale, oltre alle sue funzioni motorie, svolge un ruolo fondamentale nel mantenimento di una corretta postura della colonna vertebrale, opponendosi all’eccessiva lordotizzazione (inarcamento) lombare, che è spesso causa della compressione dei nervi spinali lombari che genera dolorose infiammazioni (per esempio la "sciatica"). Ma accompagnato e in equilibrato antagonismo con gli addominali va la ginnastica lombare. Il mantenimento della stazione eretta è garantito soprattutto dalle catene muscolari posteriori dell’apparato scheletrico (azione antigravitaria o posturale). Questa lotta contro la gravità richiede una continua tensione e una capacità di lavoro su tempi molto lunghi, con una sequenza infinita di aggiustamenti posturali, il tutto senza accumulare stanchezza. Jacopone da Todi

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Attualità

Salute uguale benessere Gli italiani vedono nella cura e prevenzione del corpo la preoccupazione centrale e il principale indicatore dello stato sociale.

Lo ha detto il presidente dell’Istat, Enrico Giovannini alla Commissione bilancio alla Camera. Dopo la salute c’è la cura per i figli e un lavoro dignitoso. A marzo si prevede la messa a punto di una serie di indicatori sul benessere all’interno dei 12 domini individuati (ambiente, salute, benessere economico, istruzioni, lavoro, Relazioni sociali, sicurezza personale, benessere soggettivo, cultura, ecc). Istat e Cnel pubblicheranno entro dicembre il primo rapporto sullo stato del benessere equo e sostenibile, una misura che al di là del Pil misura la soddisfazione complessiva della popolazione. Ambiente, salute, benessere economico tra gli

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indicatori sono i principali che rappresenteranno i diversi domini. Il sondaggio è su 45 mila persone. “Essere in buona salute” - saldamente al primo posto. Ma anche “l’incertezza - ha spiegato Giovannini rispondendo a una domanda sull’importanza di poter contare su un lavoro stabile - è uno degli elementi più importanti per il senso di malessere”. Ma il tema della salute non poteva che esser al primo posto. Del resto, è notorio, il welfare di una nazione si guarda obiettivamente visionando il diritto alla salute anche dei meno fortunati. Si parla di un sistema con grandi dislivelli quello in cui il servizio sanitario non è garantito se non si possiede un’assicurazione molto onerosa.

Ragione per cui, anche le condizioni sociali dove appare un benessere diffuso presentano un evidente segno critico laddove il servizio sanitario non è garantito a tutti. In tal senso l’esempio negativo ripetutamente ricordato è quello degli Stati Uniti. Il sistema-paese-Italia è invece annoverato come uno delle dimensioni più garantiste ed egualitarie al mondo sotto il profilo del diritto alla salute. Gli ultimi esempi del Pronto soccorso dove medici convivevano uno stato di fatiscenza assoluta inizia a far tentennare questa certezza. Il rapporto che ci verrà snocciolato quindi darà la vivida sensazione di questo sentimento diffuso. E non si tratta solo di impressioni. Elementi di privato fanno cenno nel nostro sistema ma solo nella parte dell’esborso da parte dei cittadini. Cecco Angiolieri

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RICERCA

Aspirina contro il cancro. Perché? Sul farmaco sono stati scritti fiumi di inchiostro che vogliono spiegare benefici effetti scoperti dopo la commercializzazione dell’acido acetilsalicilico La ricerca arriva dall’Australia. È stata pubblicata sul periodico di informazione scientifica Cancer Cell. Mette in relazione la velocità delle cellule tumorali nell’organismo con i farmaci anti-infiammatori non steroidei. Tra questi la celeberrima aspirina che ne limita la diffusione. La scienza medica conosce da molti anni i benefici dei FANS (così sono chiamati questi anti-infiammatori) ma non erano chiari in modo definito. Era noto che i tumori secernono attivamente una gamma di proteine e di composti, chiamati fattori di crescita, che attraggono i vasi sanguigni e linfatici nell’immediata vicinanza e permettono loro di fiorire, metastatizzare e diffondersi. La nota dei curatori della ricerca vuole a mettere in

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evidenza l’osservazione che quando la persona ha il cancro, tali vasi vengono “sequestrati”, diventando un condotto per le cellule che si distaccano dal tumore primario e si diffondono per l’organismo. La ricerca mostra che i vasi linfatici maggiori si espandono nel processo di metastasi, aumentando di volume e permettendo quindi alle cellule e al fluido di circolare più liberamente. I farmaci anti-infiammatori come l’aspirina, a loro volta, frenano la dilatazione dei vasi linfatici, con l’effetto di bloccare la diffusione metastatica. Tutto questo dipende da un gene - PGDH collega i fattori di crescita al percorso cellulare della prostaglandina. Si tratta del processo alla base dell’infiammazione e la dilatazione dei vasi attraverso

il corpo. Nuove terapie potenti saranno quindi sperimentate. Un’altro studio, questo è di due anni fa e arriva dalla Oxford University, ha sostenuto grossomodo lo stessa tesi. Settantacinque milligrammi di aspirina al giorno ingeriti in cinque anni consecutivi riducono del 20 per cento il rischio di morire di cancro. Va detto che in ogni confezione una compressa contiene in media 500 milligrammi. Non bisogna essere degli statistici né dei chimici di laboratorio per capire che questa tesi ha applicazioni più contestabili. Sta di fatto che la probabilità di soffrire di tumore all’intestino scenderebbe del 40 per cento, quello ai polmoni del 30 per cento, quello all’esofago addirittura del 60 per cento. E non c’è pericolo di pubblicità indotta. L’acido acetilsalicilico non ne ha proprio bisogno. Brunetto Latini

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Attualità

Con la presbiopia invecchia il cervello Una ricerca pubblicata su Nature riporta il tema della stretta relazione tra elaborazione e capacità ricettiva. Il cervello diventa uno strumento funzionale se correttamente utilizzato

Ma ci sono una serie di contromisure per tenere la mente sveglia e adeguarla alla lentezza della percezione nell’atto del vedere. La presbiopia, dal greco sta per “occhio l’invecchiato”, è, come la morte e le tasse: inevitabile. La presbiopia provoca il degrado della visione da vicino. Colpisce praticamente tutte le persone con età superiore ai cinquanta anni. La presbiopia ha molteplici effetti negativi sulla qualità della visione e la qualità della vita, a causa di limitazioni di attività quotidiane - in particolare, la lettura. Inoltre i risultati della presbiopia, riducendo la profondità della lettura da vicino, riduce la sensibilità al contrasto ma anche la velocità di elaborazione che diventa più lenta. Soluzioni attualmente disponibili, quali correzioni ottiche, non sono l’ideale per tutte le attività quotidiane. Sono state predisposte, però, alcune pratiche per l’apprendimento percettivo. Una di questa consiste nella ripetuta esercitazione visiva su un compito impegnativo. Questi compiti per la vista si traducono in una migliore performance visiva nei presbiti, consentendo loro di superare e ritardare alcune delle disabilità imposte dall’invecchiamento

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dell’occhio. Questo miglioramento è stato ottenuto senza modificare le caratteristiche ottiche dell’occhio. I risultati suggeriscono che il cervello invecchiando, mantiene plasticità sufficiente per superare il degrado biologico naturale con l’età. La presbiopia arriva mediamente dopo i quaranta anni e, secondo diversi studi, è minore in abitanti delle basse latitudini. Si manifesta con visione sfocata e annebbiata da vicino, migliorabile allontanandosi da ciò che si osserva o aumentando la illuminazione. Una tecnica molto recente permette di correggere la presbiopia e l’ipermetropia con l’utilizzo di radiofrequenze che, scaldando la cornea, eliminano le parti lese. Bisogna comunque sempre ricordare che la presbiopia è causata dal progressivo indurimento del cristallino. Per questo motivo il muscolo ciliare, responsabile della accomodazione, non riesce più a modificarne la forma. Rimane fissato il potere per mettere a fuoco da lontano. Questa condizione non si raggiunge all’improvviso. In verità il processo è lento. Molto graduale. Inizia a rappresentarsi nella condotta visiva a cominciare dai trenta anni di età. Si tratta di

un difetto talmente minimo, quando è agli inizi, che il soggetto interessato non se ne accorge. Le lenti di potere refrattivo con le quali viene corretta la presbiopia consentono una visione distinta per vicino. Si tratta di lenti che suppliscono la funzione che la fisiologia dell’occhio non riesce più a garantire. Se è presente un difetto di vista succedono cose diverse. Chi è miope scopre che vede meglio da vicino levando gli occhiali. Non si è verificata una riduzione della miopia: infatti per lontano la situazione non cambia. Chi è ipermetrope di solito si accorge prima della presbiopia. Spesso chi ha piccoli difetti ipermetropici utilizza il meccanismo della accomodazione per mettere a fuoco da lontano. Quando arriva la presbiopia queste persone hanno bisogno di occhiali sia da vicino che da lontano. In sostanza nell’età della tecnica quelle lenti, che davano l’apparenza di saggezza e costringono chi prima non era uso agli occhiali a particolare cautela nei movimenti e nella lettura, sono qualcosa che configge con l’idea di funzionalità di cui una persona deve riuscire a dare dimostrazione, come fosse una macchina. Quelle lenti sono lì a dimostrare, invece la nostra fallibilità ed il loro esser usate con criterio uno stimolo migliore per il nostro cervello. Oderisi da Gubbio w w w.cittadinies alut e.it


Italian Hospital Group

CENTRALINO 0774 38.61 FAX 0774 38.61.04 188, Via Tiburtina 00012 Guidonia (RM) www.italianhospitalgroup.it

Dott.ssa Francesca Barreca Specialista in Neurologia

La sindrome da demenza senile rappresentata in un film Meryl Streep vince il terzo Oscar vestendo i panni dell’ottantenne Margaret Thatcher, ex Primo Ministro britannico nel film “The Iron Lady”

Insieme a “La Versione di Barney” il film apre alla tematizzazione della malattia della psiche, un tempo trattata con superficialità nel cinema e relegata al generico. Ad aiutarci in questa analisi, la dottoressa Francesca Barreca, Dirigente Medico presso il Centro Demenze - Unità Alzheimer della Italian Hospital Group. Pubblicazioni: “Un modello di rete socio-assistenziale integrata per le demenze” sulla rivista Demenze nel 2007. Un modello di assistenza domiciliare per pazienti affetti da Demenza di Alzheimer probabile di grado lieve-moderato” sulla rivista L’altro nel 2008. “Malattia di Alzheimer e tutela giuridica: l’esperienza del servizio di Assistenza Domiciliare dell’Italian Hospital Group di Guidonia” sulla rivista www.serviziosocialeonline.it nel 2011. Dottoressa Barreca, il film The Iron Lady presenta una chiara novità: si pensava a un film che valutasse il ruolo storico della Lady di Ferro, Margareth Thatcher. I fatti storici, invece, sono presentati con estrema brevità mentre si esalta il lato personale e il disagio dovuto all’Alzheimer. Ritiene corretta la presentazione della Malattia così come è stata delineata nel film? Il film è una creazione artistica che segue una sua sceneggiatura che viene rivissuta, diretta e interpretata in base alla sensibilità degli attori e del regista, nello specifico la regia di Phyllida Loyd, la scrittura di Abi Morgan e l’eccellente Meryl Streep. Ma tale deve rimanere. Da un film non ci si deve aspettare, né pretendere la corretta interpretazione della Malattia, altrimenti diventa un documentario che deve attestare la realtà che ovviamente è più cruda e dolorosa di quanto ogni film possa pensare di rappresentare. Nel corso della malattia di Alzheimer è solito essere affetti da visioni? Nel film c’è un ruolo al marito nella sua immaginazione di persona malata. La sua fuoriuscita anche dall’immaginazione può esser determinata da un atto di volontà della persona malata oppure è il semplice manifestarsi del progredire della malattia? Le allucinazioni fanno parte dei disturbi comportamentali della Malattia di Alzheimer. Il marito Denis con cui parla è un’allucina-

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zione che come tale può persistere per un determinato periodo e poi scomparire con l’evoluzione della malattia. Tanta, troppa, risolutezza della persona negli ultimi anni della sua premier-ship può essere configurata come un primo segno del manifestarsi della Malattia? La malattia può accentuare alcuni aspetti caratteriali, ma non c’è correlazione diretta tra una personalità dura e ambiziosa e la possibilità di insorgenza della patologia. Nel personaggio c’è un graduale chiudersi in sé. Quanto è importante la presenza degli altri, l'interagire, nel rallentare il progresso della malattia? La stimolazione e l’interazione con gli altri è fondamentale nel cercare di mantenere per più tempo possibile le capacità cognitive e funzionali residue. La tendenza ad isolarsi è dovuta alla graduale difficoltà ad esprimersi, a farsi comprendere e a capire quello che fino a poco tempo prima era normale. Nel film c’è anche la dimensione del ricordo. Si tratta di un escamotage del regista per presentarci le tappe esistenziali fondamentali nela vita della Lady di Ferro oppure il malato di Alzheimer c’è un ruolo importante per il ricordo? E l’autocoscienza? se sì, con il possesso della memoria? La memoria del passato è la memoria che rimane più a lungo, si perde prima la memoria recente e a breve termine. I ricordi dei genitori, della gioventù, dei figli se ne vanno per ultimi anche se confusi. La scelta della sceneggiatura indica un’attenzione che si ritiene lo spettatore abbia nei confronti della malattia. In altri film (e libri) come “la Versione di Barney“ la malattia ha un ruolo determinante, quasi un cupio dissolvi, una dimensione consolatoria dai mali dell’esistenza. Cosa ne pensa di questa versione crepuscolare e un po’ consolatoria della malattia che si dà nel cinema? Il cinema deve creare questa atmosfera crepuscolare, deve sensibilizzare sull’argomento e sottolineare il malessere affrontando la sofferenza con morbide visioni.

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Attualità La dotazione di posti letto è diminuita del 15,1% del totale. La nostra Sanità che costa 108 miliardi l’anno oggi il rapporto di posti letto per abitante è passato da 5,1 ogni mille abitanti di 12 anni fa, al 4,2 attuale. Bisogna specificare che il 3,6 per mille dei letti per acuti e 0,6 per mille per le lungodegenze. Al di sotto della media europea che è di 5,5 per mille. Il calo di posti letto arriva specialmente nel settore pubblico dove il taglio è del 17,2%. Sardegna, Friuli Venezia Giulia e Puglia, le regioni più tagliate. Campania e Abruzzo, le regioni meno penalizzate. Le regioni più piccole - Molise e Valle d’Aosta - sono rimaste esenti dai tagli, anzi c’è stato un incremento. La politica del ridimensionamento dei posti letto doveva essere accompagnata da una parallela crescita dei servizi territoriali che però, rileva l’inchiesta, stenta tuttora a realizzarsi in molti enti-regioni italiane. Il risultato di quest’operazione di ristrutturazione sanitaria al momento appare quello di una rete ospedaliera vicina al collasso in molte zone del Paese e soprattutto in alcune grandi città come Roma, Napoli, Genova, Torino e Milano, dove la riduzione dei letti in corsia sta provocando l’intasamento dei Pronto Soccorso ospedalieri con il moltiplicarsi di situazioni limite, come quella fotografata al San Camillo-Forlanini di Roma. In Italia 429.220 posti letto per sanità e assistenza. La stima è del 31 dicembre 2009, ma serve a dare il quadro dell’offerta in termini di servizio al disagio in diverse

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I numeri dei tagli

E si continua a discutere di ridimensionamento del sistema-Italia, negli ultimi dieci anni tagliati forme che esiste nel welfare del nostro sistema-paese. Si tratta di 7,11 posti-letto ogni mille residenti. Oltre il 70% dei posti letto si colloca in “unità di servizio” di tipo socio-sanitario ed è rivolto prevalentemente a ospitare anziani non autosufficienti, mentre la quota residua è destinata a servizi residenziali di tipo socio-assistenziale. Le differenze territoriali sono notevoli: oltre la metà dei posti letto complessivamente rilevati si concentra nelle regioni del Nord, dove si registrano 10 posti letto ogni 1.000 residenti; al Sud la quota di offerta si riduce a 3 posti letto ogni 1.000 residenti. Le regioni del Nord presentano la più alta concentrazione di servizi a carattere socio-sanitario, con 8 posti letto ogni 1.000 residenti, contro i 2 posti letto nelle regioni del Mezzogiorno. Gli ospiti delle strutture residenziali ammontano complessivamente a 404.170, dei quali oltre 300 mila sono anziani con almeno 65 anni (il 74%), poco più di 80 mila sono adulti tra i 18 e i 64 anni (20%) e circa 23 mila sono minori con meno di 18 anni (6%). Gli ospiti anziani hanno, nel 50% dei casi, un’età superiore agli 85 anni e sono prevalentemente in condizioni di non autosufficienza (75% del totale degli ospiti

anziani). Tra le persone anziane la componente femminile risulta prevalente, costituendo più dei due terzi dell'intero collettivo. Tra gli ospiti adulti (18-64 anni) prevalgono gli uomini (61,5%). La tipologia di disagio prevalente è legato alla disabilità o a patologie psichiatriche (circa il 69% degli ospiti). Il 50% dei minori non presenta alcuna problematica specifica ma risulta allontanato dal nucleo familiare per problemi economici, incapacità educativa o problemi psico-fisici dei genitori. Il 17,5% ha una disabilità o problemi di salute mentale. Tra i minori ospiti dei presidi circa un terzo è di cittadinanza straniera. I minori dimessi nel corso del 2009 ammontano a 12.663; di questi il 37% è rientrato in famiglia di origine, il 25% è stato trasferito in altre strutture e soltanto il 12,1% è stato preso in affido o adottato da altra famiglia. La titolarità delle strutture censite appartiene, nel 70% dei casi, a enti privati. In oltre i due terzi delle residenze sono gli stessi titolari a gestire direttamente il presidio, mentre per la residua quota di strutture la gestione viene affidata a terzi. I titolari pubblici che non gestiscono direttamente le strutture si affidano più frequentemente ad altre istituzioni pubbliche nel w w w.cittadinies alut e.it


alla Sanità

45 mila posti letto. La cura della salute è sempre meno assonante con la degenza ospedaliera Nord (63% dei casi), mentre nel Centro e nel Mezzogiorno affidano la gestione più spesso al settore privato (rispettivamente nel 47% e nel 78% dei casi). Nel complesso la gestione delle strutture residenziali in Italia è affidata per il 60% dei casi al settore privato (il 40% al non profit, il 20% al privato for profit). Ma nei servizi giornalistici pubblicati nei quotidiani dei diversi territori nazionali si denuncia il degrado, il servizio sanitario scarso, non la penuria di posti letto, né la scarsa redditività economica. A dare una boccata d’ossigeno a fine febbraio la notizia che probabilmente ci sarà uno sblocco dei fondi trattenuti dal governo. È stato annunciata la messa a disposizione del 10% del budget complessivo. Una misura riconosciuta agli enti regione della Calabria e Puglia. Nulla a

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Lazio (nonostante le rassicurazioni di Monti a Polverini il 27 febbraio), Campania, Abruzzo, Molise, Piemonte, Sicilia. A loro però va un plauso per aver attuato un piano molto efficace. (Che forse per ottenere i soldi dal governo era vantaggioso fosse meno efficace?). Le azioni economicamente più efficaci sono state ovunque il blocco del turnover con conseguente stop alle assunzioni incontrollate, centralizzazione dei bandi per l’acquisto di beni e servizi, taglio dei posti letto non compensati però da altre forme di assistenza. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti e i giornali nei diversi punti d’Italia le evidenziano una per una. A Frascati c’è una protesta contro la chiusura dell’ospedale. E sono proprio i cittadini quelli che la stanno pagando cara.

La risposta del ministro della salute: “Stiamo lavorando con le Regioni per migliorare la rete di ambulatori e strutture alternative all’ospedale ed entro aprile sarà pronto un piano per i pronto soccorso”. Sempre nel Lazio salta completamente il fair play istituzionale. Renata Polverini rifiuta l’idea che la sanità del Lazio non venga aiutata: “Il tavolo di dicembre non si è concluso e le conclusioni ci sorprendono. Stiamo lavorando bene specie nel settore degli acquisti. Su 10 gare abbiamo risparmiato 350 milioni in 3 anni e da questi interventi ci aspettiamo molto”. L’obiettivo è ridurre il disavanzo a 840 milioni nel 2011 e 650 quest’anno: “Ce la faremo. La qualità dei servizi? Il processo di rientro dal debito è più lento della riorganizzazione delle cure”. Luciano Bresciani, assessore della virtuosa Sanità Lombarda contesta il meccanismo dei piani: “Non funziona, sono una scusa. Per noi mantenere il pareggio sarà sempre più dura. L’unica via è agire sulle cure inappropriate, dove abbiamo già fatto moltissimo”. Brunetto Latini

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Attualità

Duecentomila italiani con intestino infiammato

Sono dati emersi dal congresso dell’European Crohn’s and Colitis Organisation (Ecco) effettuato a Barcellona. L’organo pare proprio il più bersagliato

Gran parte delle diagnosi sono dovute al miglioramento delle tecniche diagnostiche. Ma la media dei pazienti che si ammala tocca fasce generazionali sempre più giovani. Morbo di Crohn e colite ulcerosa le diagnosi più frequenti. La malattia di Crohn colpisce ed è spesso di difficile interpretazione. Il fattore ereditario può contribuire a spiegare solo un 5-10 per cento dei casi. Il 45% dei pazienti ha impiegato un tempo variabile tra 1 e 10 anni per avere una diagnosi appropriata e il 22% ha impiegato ben più di dieci anni; il 68% dei pazienti è attualmente in cura con farmaci amino salicilati, il 23% con immuno-soppressori, il 17% con corticosteroidi e il 15% con medicinali biologici. Con malattie dell’intestino si intendono più comunemente la Rettocolite Ulcerosa e il Morbo di Crohn. Importante perciò conoscere la malattia e fare una visita con il gastroenterologo. Il problema è che i sintomi sono comuni ad altre patologie e molti riescono a convivere con dolori addominali ricorrenti e diarrea. Per esplorare l’intestino tenue (coinvolto nel Crohn) sono utili la colonscopia con ileoscopia retrograda, con cui è possibile visualizzare gli ultimi 15-20 cm

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di ileo (esame essenziale quando è coinvolto il colon e indagine cardine nella rettocolite ulcerosa) e l’ecografia transaddominale (attraverso una sonda appoggiata sull’addome). Un ruolo importante nella malattia di Crohn è svolto anche dalla radiologia, sia quella convenzionale, sia l’entero-TC, ma anche anche l’entero Risonanza, che ha il vantaggio di poter essere ripetuta in quanto non prevede radiazioni. Impiego importante in tecnologia medica la videocapsula. Si visualizza l’intestino tenue, attraverso un “pillolone” contenente una telecamera. Questa speciale tecnica però non consente la biopsia. La buona gestione di queste due patologie croniche, con cure giuste e controlli costanti, è fondamentale per assicurare una vita accettabile. Secondo l’indagine, l’11% dei pazienti è disoccupato per colpa della malattia, il 9% non può lavorare a tempo pieno, il 16% ha difficoltà nel consolidare i rapporti affettivi. La cura deve durare per tutta la vita: prevede cortisonici, necessari per attenuare le fasi di riaccensione dell’infiammazione, mentre ottimi risultati si ottengono con gli immunosoppressori, come il metotrexate o

l’azatioprina, in grado di modulare il sistema immunitario coinvolto nello sviluppo di queste due malattie. Nella terapia di mantenimento (dopo la fase acuta) sono invece validi gli aminosalicilati (5-ASA, mesalazina), il trattamento “base”, di cui esistono oggi nuove formulazioni capaci di rendere più comoda la cura. Solo il 15% dei pazienti si cura invece con farmaci biologici, ancora poco usati in Italia, che bloccano la malattia agendo sui meccanismi di controllo dell’infiammazione. Però esistono farmaci - anticorpi monoclonali - che favoriscono il controllo dei sintomi e rallentano la progressione della malattia, permettendo al paziente di stare bene più a lungo, riducendo gli interventi chirurgici e i ricoveri in ospedale. Nei casi più gravi, è necessario il ricovero in un centro di gastroenterologia competente, il controllo periodico e a volte l’intervento chirurgico, che ha un ruolo importante, ma deve essere eseguito da un chirurgo dedicato ed esperto, abituato a collaborare con il gastroenterologo e capace di individuare il momento giusto per intervenire. Nella rettocolite ulcerosa la chirurgia è risolutiva (resezione del colon malato), mentre nella malattia di Crohn il paziente operato e non curato adeguatamente può andare incontro a recidive della malattia. Ulderico degli Uberti w w w.cittadinies alut e.it


RICERCA

Intestino impermeabile, si difende dal cancro C’è un soppressore già noto. È presente nel tratto intestinale che con opportuna terapia potrebbe essere attivato per dare maggiore protezione dall’esterno. La ricerca è della Thomas Jefferson University

L’intestino che riesce ad isolarsi dal resto dell’organismo e in questo modo si preserva, quanto meno si protegge dagli attacchi di cellule indesiderate. Quelle del cancro. L’azione positiva consiste nello svolgere un ruolo chiave nel rafforzare la barriera intestinale e quindi a separare l’ambiente intestino dal resto del corpo. La ricerca è stata pubblicata su Plus One. Arriva a dimostrare, in sostanza che senza il recettore, la barriera si indebolisce. In termini più stringenti al tipo di studio analitico statunitense, la scoperta consiste nel silenziamento del recettore dell’ormone guanilato ciclasi C (GC-C) nel rafforzamento della barriera intestinale, e di conseguenza in una separazione netta fra l’intestino e il resto dell’organismo. La disattivazione di GC-C su modello murino ha come conseguenza la compromissione dell'integrità della barriera intestinale, il che consente agli eventuali agenti cancerogeni di danneggiare il Dna di tessuti esterni. Una stimolazione dell’ormone al contrario rafforza la barriera e impedisce questo processo di contaminazione. Il fatto che la debolezza della barriera intestinale aumentasse il rischio www.cittad inies alut e.it

di alcune patologie, come l’asma e le allergie, era già noto alla ricerca, ma questo studio associa il fenomeno a una maggior probabilità di insorgenza di neoplasie. Tutto è affidato alla barriera intestinale. Se si rompe diventa una via di accesso al mondo esterno e un’ulteriore fonte di debolezza per l’ambiente interno. Quando questi due mondi collidono allora si possono generare numerose malattie, come infiammazioni e cancro. Se si vuole prevenire l’infiammazione intestinale o certi tipi di cancro negli esseri umani allora dobbiamo cominciare a intervenire sugli ormoni che attivano GC-C per ispessire la barriera intestinale. Il cancro intestinale è uno dei tumori più frequenti. Si sviluppa senza dare speciali manifestazioni di sé. Possono passare più di 10 anni prima che si facciano notare i primi sintomi. L’accertamento diagnostico preventivo si pone quindi come una misura risolutiva per la malattia, riconoscerla per tempo significa avere buone possibilità di guarigione. Come frequenza nella casistica il cancro intestinale. Bisogna sempre ricordare che l’intestino è il maggiore organo immunologico

del corpo umano. Per raffigurare l’estensione del grande corpo raggomitolato in sé gli specialisti evocano la grandezza di un campo da tennis come identica estensione della sua superficie interna. L’intestino è un organo essenziale per la vita. Nell’intestino viene effettuata l’ultima fase della digestione e viene assorbito il nutrimento. L’intestino contribuisce alla regolazione del metabolismo. L’intestino insieme allo stomaco è una barriera contro le infezioni. Si compone come intestino tenue e intestino crasso. Le presenze tumorali si concretizzano più spesso nell’intestino crasso. Più di un terzo dei casi di cancro intestinale si sviluppano negli ultimi 15 centimetri del colon (retto). Pertanto con “cancro intestinale” s’intende normalmente l'affezione dell’intestino crasso. Molto spesso arriva senza dare alcun dolore. Il più delle volte a partire da polipi della mucosa intestinale. D’altro canto è pur vero che il richiamo a una forma di interventismo medico preventivo appare alquanto inutile in mancanza di sintomi evidenti. Vero è che al primo cenno di malesseri, anche lievi, non bisogna aspettare per affidarsi a un gastroenterologo. Nel frattempo, trattare bene il proprio intestino, evitando di abusare in carne, in alcol e in altri stress digestivi. Vanni Fucci

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RICERCA

Bruno Callieri, grande psichiatra di Guidonia

Fu direttore a Martellona. in Italia è stato un maestro della scuola fenomenologica che vede nel rapporto diretto del malato neurologico nel suo ambiente i fondamentali motivi della sua regressione

Si è spento il 9 febbraio a Roma. Aveva 89 anni. Fu uno dei padri della psicopatologia fenomenologica italiana, la nuova scuola che prendendo le mosse dall’insegnamento di Jaspers, Brentano, Husserl. fonda sull’interazione tra soggettività e mondo esterno la spiegazione delle dinamiche che determinano comportamenti in linea o fuori registro dalle dimensioni canoniche dell’esistenza. Libero docente in

www.cittad inies alut e.it

Psichiatria nel 1954 e in Clinica delle malattie nervose e mentali nel 1956. Direttore dell’Ospedale psichiatrico S. Maria Immacolata di Guidonia per sei anni, è stato sempre vicino all’impostazione di Franco Basaglia che poneva la sua attenzione nella ricerca psichiatrica a una dimensione essenzialmente esistenziale del paziente, oltre che strettamente biologica. Uno degli uomini che insieme a Cargnello, Basaglia

e Borgna ha avuto il merito di professare un metodo nella psichiatria da cui hanno attinto in tutto il mondo ponendo la nostra ricerca ai vertici mondiale. Secondo il gruppo di grandi ricercatori, era nella dimensione interpersonale il metodo per trovare le applicazioni dei protocolli terapici in psichiatria clinica. Le idee del gruppo di psichiatri si poneva nella sua formazione naturalistica a vocazione umanistica. Fu un grande uomo, un grande ricercatore, un grande innovatore che normalmente verrà archiviato e ingiustamente dimenticato. Piccarda Donati

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Curiosità

È stato un grande italiano! Lunedì 20 febbraio si è spento Renato Dulbecco. Nel 1975 venne insignito del Premio Nobel per la medicina Tutti lo ricorderanno per la sua generosa apparizione all’edizione di Sanremo per sostenere la ricerca e dare forza alla ricerca sulle cellule staminali. Sarà ricordato nella Storia della scienza come l’uomo che ha cambiato il modo per combattere i tumori. La natura genetica del cancro è il campo di ricerca più importante. La sua intuizione. A buon ragione può essere considerato il pioniere della genetica applicata alla medicina. Ma Dulbecco deve essere ricordato anche per aver dato luce alla sua italianità non rinunciando mai alla cittadinanza, pur avendo quella degli Stati Uniti dal 1953. Considerato il padre delle ricerche italiane sulla mappa del Dna, condotte presso l’Istituto di Tecnologie Biomediche del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr) a Milano. Nel 1955 riuscì ad identificare un mutante nel virus della poliomielite. Sabin ne fece tesoro per preparare il vaccino. Ma rimarrà specificamente nella storia la sua ricerca sui modi con i quali i virus mutano trasformandosi. In uno suo studio, al tempo fortemente innovativo, analizzò i virus che rendono cancerose le cellule.

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Si tratta del notorio processo di moltiplicazione veloce delle cellule alla base del profilarsi nella malattia cancerosa le cui cause efficienti, al tempo, erano assolutamente ignote. L’idea di fondo fu quella di studiare la genesi di un cancro determinato da un’alterazione genetica. Al centro del suo studio per la prima volta nella storia della scienza c’erano i geni. Non più le cellule animali. Ma una volta penetrati nelle cellule i virus davano l’apparenza di svanire. La possibilità che all’ingresso della cellula da parte di un virus, seguisse un’interazione tra il proprio materiale genetico e quello dell’“ospite” balenava già nella mente di alcuni scienziati, per cui il futuro premio Nobel colse l’occasione offerta dall’isolamento di un nuovo virus a DNA, quello del polioma, per verificare la validità di questa tesi. Nel 1960 fa la scoperta che nel 1975 lo porterà al Nobel: osserva che i tumori sono indotti da una famiglia di virus che in seguito chiamerà “oncogeni”. Mai pago delle ricerche e dei meriti raggiunti il suo nome è legato anche al Progetto Genoma. Il progetto monu-

mentale stavolta consiste nell’identificare tutti i geni delle cellule umane e il loro ruolo, in modo da comprendere e combattere concretamente lo sviluppo nel manifestarsi della patologia cancerosa. La metodologia di ricerca decide di puntare tutto sugli anticorpi prodotti in laboratorio. Si fornisce una cellula tumorale e una plasmacellula. Entrambe le si dirigono contro l’antigene specifico. Ne consegue che la nuova cellula si moltiplica rapidamente e consente di produrre una notevole quantità di quello specifico anticorpo. Questo stesso anticorpo si lega soltanto ad un tipo cellulare. La ghiandola mammaria è stata il primo fronte di ricerca. Gli amici roditori, il campione sui quali operare. Si riesce così a mettere in relazione tumore e alterazione con la manifestazione evidente del gene. Il problema però consiste nel conoscere tutti i temi dell’uomo. Ed è qui l’attività ciclopica. Con riviste scientifiche (in particolare The Science), attivando un’opera di comunicazione mondiale, iniziano a moltiplicarsi le iniziative coordinate all’obiettivo comune. Il processo oggi è una realtà di fatto. Nel 2012 appare come una normale condotta il fatto di ricercare in genetica l’origine del profilarsi del cancro. Ogni volta che se ne scrive bisognerebbe ricordarsi allora di Dulbecco. Piccarda Donati w w w.cittadinies alut e.it


RICERCA

La cura Balduzzi

Medicina a disposizione sette giorni su sette, dalle otto alle venti. A scoppio ritardato, ma anche questo fa parte del patto per la Salute. Della sanità? Del governo? O della salute degli italiani?

Obiettivo: disincentivare gli accessi inappropriati ai Pronto soccorso. Il ministro della salute è intervenuto sulla questione sanità emersa dalle ultime rilevazioni sullo sfacelo dei pronto soccorso. “Ho già verificato - ha detto il ministro intervenendo alla trasmissione radiofonica Radio Anch’io - la disponibilità dei medici”. Riferendosi quindi ai codici bianchi al Pronto soccorso, diventati a pagamento, Balduzzi ha sottolineato come ciò sia risultato solo “parzialmente deterrente” ai fini della disincentivazione degli accessi inappropriati: “Non abbiamo ancora dati precisi - ha precisato il ministro - ed esistono delle zone “grigie” tra i codici di accesso. C’è stata comunque una diminuzione complessiva degli accessi, ma - ha concluso - ancora non basta”. Come sempre, in Sanità, tutti i problemi si riportano alle grandi unità di costo. Così come il caso dei malati assistiti in barella o addirittura sopra dei materassi accampati in terra all’ospedale San Camillo di Roma è una questione di reazione ai problemi di deficit finanziario. Il problema è che i tagli sono stati effettuati nei luoghi più vivi ed evidenti della sanità. Pare però che il www.cittad inies alut e.it

ministro abbia iniziato a capire come funziona il mondo della Sanità e abbia intenzione di tagliare proprio sul superfluo. Tra questi i convegni medici. Ce ne sono tutti i giorni. Ce ne sono sempre. Richiamano l’attenzione dei giornalisti specializzati ma difficilmente esprimono qualcosa di nuovo. “C’è una convegnistica pesante in sanità” - è stato esplicito Balduzzi. E lo ha detto proprio nel bel mezzo di un convegno sulle malattie rare all’Istituto Superiore di Sanità. “Lo si nota dal fatto - ha aggiunto - che buona parte dei viaggiatori, in aereo, sono professionisti della sanità”. Insomma, per il ministro c’è un “convenire molto robusto” che “spesso ha dello scontato”, ha precisato riferendosi a “quei convegni sulla continuità della cura, sulla presa in carico...”, di cui “il successivo convegno itera i contenuti”. La considerazione del ministro era inserita in un discorso volto a marcare la differenza tra i convegni che hanno “dello scontato” con l’evento organizzato dall’Istituto Superiore di Sanità sul Registro Nazionale delle malattie rare, “che non è di questo tipo”. Balduzzi ha quindi sottolineato di aver deciso “non a caso di collegare la prima visita all’Istituto Superiore

di Sanità con qualcosa di simbolico”. Nessun ministro riuscirà mai a togliere quello che è un uso comune nel mondo della medicina in tutto il mondo sviluppato. E se, chiaramente, l’incontro tra professionisti della medicina è un momento sostanziale per la diffusione delle ricerche, il ministro della salute saprà difendere il momento altrettanto sostanziale costituito dall’incontro col paziente. Questo non può esser dato su internet né su un materasso in un pronto soccorso che ostenta il suo del suo deficit. Ben arduo sarà il lavoro del ministro per ripristinare tra i medici comportamenti sostanziali scoraggiando le auto-celebrazioni. Ma questo vale anche per il ministro. Se promette deve mantenere. Ubertino da Casale

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Attualità

Troppe discariche L’Unione europea multa l’Italia perché non ha risolto i problemi di gestione dei rifiuti che hanno dei contraccolpi nell’igiene di una società Lo ha deciso la Commissione europea. Bruxelles, quindi, apre nei confronti dell’Italia una procedura d’infrazione per “almeno 102 discariche, di cui tre di rifiuti pericolosi, non conformi alla direttiva Ue del 1999, in Abruzzo, Basilicata, Calabria, Friuli Venezia Giulia, Campania, Emilia Romagna, Liguria, Lombardia, Marche, Molise, Piemonte, Puglia, Sardegna e Umbria. Al governo italiano quindi è arrivata una prima lettera di costituzione in mora. L’Italia sarebbe colpevole di non aver rispettato la direttiva europea del 1999 sulle discariche di rifiuti. In dodici anni il nostro paese si è sballottato il problema perdendosi in competenze regionali e provinciali senza dare una svolta netta alla cultura della gestione dei rifiuti come accumulo, mentre invece va affrontata la sua gestione funzionale, partendo innanzitutto dalla possibilità di utilizzare i materiali. L’articolo 14 della direttiva dice chiaramente che gli stati dell’Unione debbono prendere le misure per assicurare che discariche “esistenti” (discariche a www.cittad inies alut e.it

cui è stato concesso un permesso o che erano già operative al momento della trasposizione della direttiva del 1999) non avrebbero continuato ad operare dopo il 16 luglio 2009, qualora non fossero ancora conformi con la direttiva europea. Dal 15 luglio 1999 Bruxelles ha chiesto informazioni all’Italia dimostrando nella sua risposta - precisa Bruxelles - che il Paese non era in linea con le disposizioni relative alle discariche “esistenti”. Un anno dopo la Commissione Ue, in una nuova comunicazione a Roma, osservava che dal settembre 2009 almeno 187 discariche esistenti al momento della trasposizione nell’ordinamento della direttiva del 1999, erano presenti in Italia: discariche, o che non erano state chiuse, o che non erano ancora conformi alla direttiva europea. La situazione è stata chiarita dall’Italia il 16 maggio 2011 e, precisa la Commissione Ue, sulla base di quelle informazioni, cui si sono aggiunte altre relative alla regione Piemonte, è emerso che, ancora in 14 Regioni sono presenti almeno 102 discariche “esistenti” dalla trasposizione della direttiva Ue - tre

delle quali di rifiuti pericolosi - o che non sono state chiuse o che non sono conformi alla direttiva Ue. L’invio di una lettera di costituzione in mora rappresenta la prima tappa della procedura di infrazione al Trattato Ue. La seconda è il “parere motivato” e, se il Paese non si conforma ancora, c’è il ricorso alla Corte di giustizia europea. Il ministro dell’ambiente Clini, forte di non avere alcuna responsabilità sulla penalty al sistema-Italia cerca di cavarsela con filosofia. “L’infrazione è uno stimolo a uscire fuori da una situazione”, ha detto il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini. “In Italia ci sono troppe discariche” ha aggiunto sottolineando che “l’attuale situazione, soprattutto in alcune regioni italiane, è caratterizzata dal fatto che le scelte importanti, quelle strutturali per la gestione intelligente ed ecoefficiente, sono state rinviate”. Clini ha quindi ribadito che la procedura di infrazione “è uno stimolo ad aumentare e rafforzare la raccolta differenziata, e ad aumentare la quota di recupero energetico dai rifiuti. Bisogna lavorare in questa direzione: le discariche - ha concluso - non sono da anni identificate come una soluzione per la gestione dei rifiuti”. (ANSA) Cittadini & Salute

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Mario

Dionisi Caro Mario Monti, chi le scrive è un imprenditore della sanità con-

non hanno mai lavorato, mai visto un’impresa

vinto che tecnici o politici possano fare ben poco

operare sul campo, che danno voti e fanno va-

bilità delle persone che lavorano con lui deve ca-

operare.

chiederle nulla di solido. Piuttosto indicarle qual

Lazio le cui spese di commissione per i tecnici che

per la crescita di un’azienda. Chi ha la responsavarsela da solo. Quindi, tranquillo, non voglio

lutazioni. Sono loro che giudicano il nostro

L’esempio è stato quanto deciso per la Regione

è la sua missione per chi in Italia lavora e sul pro-

dovranno valutare sugli importi da distribuire in

Credo che l’importanza storica della sua figura

stabiliti dal suo governo per la nostra regione in

prio lavoro fonda ancora la sua scommessa.

di tecnico alla guida del governo sia quella di aver

insegnato agli italiani a “far di conto”. Credo che

erano in troppi presi da una sbornia da finanza creativa.

Credo che il suo merito sia quello di aver ripor-

tato coi piedi in terra tutti noi, perché senza la-

voro non c’è ricchezza. Ma siamo solo all’inizio di

Sanità sono almeno pari ai lievissimi incrementi termini di spese per una sanità sempre più in difficoltà. E allora il problema è l’appropriatezza -

Appropriatezza è un espressione che non esi-

ste nella lingua italiana ma che usano i burocrati

della Sanità per ammonire i medici a dare cure

non troppo costose - “Appropriati” debbono es-

sere coloro che lavorano nei punti delicati della

un’attività che ora deve guardare a bandire i tec-

Sanità.

produttivo.

ben governato è quello dove ciascuno abbia una

nicismi e i burocrati che li applicano in modo im-

Franklin Delano Roosevelt diceva che un paese

Lei lo sa: senza impresa, che si afferma in modo

possibilità per affermarsi con il lavoro e dove la

lavorare, non c’è speranza nel nostro paese. E in-

non tecnico, a cui dovrebbe riuscire consiste pro-

autentico in una società aperta ai meriti di chi sa

vece siamo ancora legati ai lacci del giudizio di al-

cuni burocrati. Sono i tecnici di professione che

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Cittadini & Salute

cura della salute sia garantita a tutti. Il miracolo,

prio in questo.

Mario Dionisi w w w.cittadiniesalu te.it


Cittadini & Salute Marzo 2012  

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