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grazia

incontri illuminanti

le ha provate tutte: buddismo, feng shui, sesso tantrico, peyote allucinogeni, spogliarsi in pubblico, ma anche mettere in ordine Il salotto.. alla fine la scrittrice isabel losada ha capito:

e se la felicità fosse una valigia.. ? di Marina Speich - foto di Daniele Testa

isabel losada ha fatto l’attrice, la cantante, la ballerina, la produttrice televisiva, ma è diventa famosa scrivendo libri (tradotti in 21 lingue) in cui racconta i suoi percorsi sperimentali verso la felicità

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uando entra nel ristorante del Circolo dei Lettori di Torino dove abbiamo appuntamento, Isabel Losada sembra un tornado. Vestita con un abito rosso fuoco di Vivienne Westwood, saluta tutti (soprattutto gli sconosciuti), sorride, chiacchiera con il cameriere in un italiano improvvisato, si mette in posa per qualche foto e mi travolge letteralmente di parole. Difficile definirla: è una donna che da quasi 20 anni cerca “l’illuminazione”, scrive libri sui suoi più disparati “percorsi” per centrare l’obiettivo (l’ultimo è Voglio vivere di più, Feltrinelli), organizza seminari sulla felicità (come quello che ha recentemente tenuto a Torino Spiritualità). «Non amo le etichette. Sono stata cattolica per 20 anni, ho studiato molte discipline new age, insegno a meditare, mi sento vicina al buddismo (non sono formalmente un’adepta perché non ho un mio maestro). Non prego perché non credo in Dio in senso stretto ed è troppo facile farlo solo quando ti senti su una nave che sta affondando... Insomma, sono un concentrato di diverse tradizioni e influssi. E mi piace l’idea di essere una specie di “valigia” piena di spiritualità!». Ha fatto esperienze molto diverse: dal sesso tantrico al feng-shui fino ai viaggi sciamanici in Perù, dove racconta di avere bevuto potenti infusi allucinogeni. Perché le serviva tutto questo? «La vita è breve. Volevo imparare tutto ciò che può aiutarmi a essere felice. Nella tradizione cristiana la ricerca della felicità personale è considerata spesso un atto di egoismo. Eppure so che bisogna partire dal proprio benessere per trovare l’equiG R A Z I A 169

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isabel losada

il dalai lama mi ha detto: «per cambiare basta sperimentare»

io ho spento la tv . ci si sente subito più

leggeri

librio con gli altri. Non puoi far funzionare un matrimonio o crescere bambini sereni se non stai bene nella tua pelle». Facile in teoria. Ma, nella pratica, ci è riuscita? «Faccio una premessa. Esiste una felicità superficiale, che proviamo quando siamo innamorati, ci compriamo un bel vestito o abbiamo una promozione in ufficio. Non è quello che mi interessa. Indago da molti anni sulla possibilità di essere sereni, in modo “incomprensibile”, qualsiasi cosa accada, anche se si è lasciati dal proprio marito o si viene licenziati. Hermann Hesse diceva che la vera felicità è un talento. Non dipende, cioè, da eventi esterni. È uno stato interiore, probabilmente come quello provato da Nelson Mandela, rimasto 28 anni in prigione e poi uscito di cella senza risentimenti. È uno stato di benessere immune dalle esperienze negative. Sì, oggi credo di essere una donna felice. Naturalmente mi capitano momenti di tristezza: non ho purtroppo ancora trovato una cura per eliminarli...». Qual è il primo passo per la conquista della felicità? «Perdonare. La rabbia, il risentimento portano via tante energie. Se li neutralizzi, diventi automaticamente più sereno». Mi faccia qualche esempio concreto. «Prenda la mia storia personale. Ho divorziato da mio marito quando mia figlia Emily era piccolissima. Lui non chiedeva mai di stare con lei. All’inizio ero arrabbiata: non faceva il genitore. Poi ho riflettuto sulla sua infanzia: suo padre non passava mai del tempo da solo con i suoi figli. L’unica volta in cui è successo, è stato un disastro. Ha portato il mio ex marito, che aveva allora sette anni, a pescare. Il papà camminava avanti e indietro sul pontile, guardando sempre l’orologio e chiedendo: “Non hai ancora finito?”. Risultato: il mio ex era incapace di stare con sua figlia perché nessuno glielo aveva mai insegnato. Agiva solo in base alle esperienze che aveva avuto. Io e mia figlia abbiamo smesso di provare risentimento nei suoi confronti». Difficile, però, perdonare mariti infedeli o genitori violenti... «È vero, ma se non riesci a farlo non sarai mai davvero felice. Una ragazza venuta a un mio seminario era traumatizzata perché sua mamma la chiudeva spesso, quando era piccola, dentro un armadio. In realtà voleva solo proteggerla da un compagno violento. Analizzando il contesto, quella donna ha imparato a non odiare più sua madre».

da sinistra, isabel losada con il dalai lama e con una famiglia peruviana durante un viaggio in sudamerica.

Il cammino verso la felicità quale altra tappa prevede? «Il decluttering, cioè l’arte di eliminare ciò che ingombra e crea confusione. L’ho imparato dal feng-shui: se butti tutto quello che non serve in casa, liberi molta energia positiva. Cercare una cosa fra mille altre, per esempio, fa perdere molto tempo. Ecco perché bisogna regalare i vestiti che non si mettono, dare via i libri che non si rileggeranno, riparare - o buttare - gli oggetti difettosi. Ti senti subito più leggero». Sport e dieta fanno parte del cammino verso l’illuminazione? «Sì: sono vegetariana e corro tre volte alla settimana. Talvolta medito. Ma ciò che faccio più regolarmente ogni mattina è leggere per un’ora. Ho ripreso Le città invisibili di Calvino: nessun decluttering lo eliminerà mai...». Di tutte le esperienze e i seminari che ha frequentato, qual è stato il più inaspettato? «Un workshop per scoprire la mia femminiltà. Mi sentivo brutta, goffa, mascolina. Eravamo solo donne e uno degli esercizi consisteva nel muoversi in modo spontaneo a ritmo di musica. Mi sentivo un po’ stupida: “Invece di essere qui, potevo essere a casa a fare il bucato”. Poi l’insegnante ha detto: “Toglietevi un vostro indumento”. E subito dopo: “Continuate a spogliarvi”. Panico. Volevo andare via. Ma se l’avessi fatto l’insegnante mi avrebbe chiamato la sera dicendomi che ero inibita e piena di complessi. Mi sono spogliata completamente, come le altre allieve. Donne di ogni età e corporatura. Mi sono resa conto improvvisamente che è stupido volere essere tutte uguali a Kate Moss. Essere diversa dalle altre è un valore». E l’esperienza più sconvolgente? «L’incontro con il Dalai Lama. Quando lo hai accanto “senti” la sua incredibile energia. È un uomo immenso: lo percepisci fisicamente. Gli ho chiesto come si diventa abbastanza saggi per capire cosa si può cambiare intorno a noi. Lui ha risposto: “Basta sperimentare”. Per questo, quando la gente mi chiede come cambiare il mondo, dico: “Iniziate a spegnere la tv. Non accontentatevi e fate qualcosa”». Cosa dice sua figlia, 20enne, della sua “filosofia” di vita? «Non ne può più. Immagini com’è noioso avere una madre come me, che cerca qualcosa di positivo in tutto quello che accade. L’altro giorno Emily si lamentava perché aveva un buco negli stivali, pioveva e la calza era bagnata. Sa che cosa le ho detto? “Pensa invece a come si sente bene l’altro piede...”».

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Grazia - 19 ottobre ottobre torino spiritualità