Poste Italiane Spa - Spedizione in a.p. D.L. 353/2003 (conv in L. 27/02/2004 n. 46) Art. 1, DCB Modena e 4,00
.it www.circo
.1 GENNAIO ANNO XLIX N
CIAO ENIS! IL BARNUM ITALIANO
2017
Roberto Fazzini / Italiana Produzioni Srl insieme alla Fédération Mondiale du Cirque è lieto di annunciare la pubblicazione del nuovo libro per bambini dal titolo
È un volume illustrato a colori di 24 pagine con copertina rigida, ricco di immagini accattivanti del mondo circense accompagnate da un testo esplicativo in inglese, tedesco, italiano, francese, polacco e svedese. Dopo aver acquisito i diritti per le immagini, Roberto Fazzini ha chiesto alla Fédération Mondiale du Cirque di redigere testi basati sul lavoro della Federazione stessa sulla terminologia circense come parte della suo "Preservation Project”. Il libro offre una panoramica della storia del circo moderno, sui tipi di spettacolo connessi, come ad esempio il circo di strada, spiegazioni su moderni circhi itineranti, e informazioni dettagliate riguardanti la terminologia corretta per i vari numeri. Pagine aggiuntive sono dedicate agli animali dello spettacolo, al circo in America, e al circo contemporaneo (circo dei giovani e circo sociale). Ideale come souvenir o come strumento di divulgazione dell’arte circense nelle scuole. Questa nuova pubblicazione è disponibile per circhi, musei del circo, e per chiunque sia interessato alla storia e al futuro di Circo. Una parte dei proventi di ogni libro andranno a beneficio della Fédération Mondiale du Cirque per sostenere il suo importante lavoro di preservazione e promozione delle arti circensi e della cultura.
per informazioni e ordini: roberto@robertofazzini.it - Tel. 059 928934
SOMMARIO
GENNAIO 2017
4 6 11 12 18 20 22 Ciao 26
ANNA MARIA NICOLA
ALFONSO
ANTONIO
Nicola Moretto, Anna Maria Felicioli, Alfonso Reschini e Antonio Forlano, scomparsi di recente.
CIRCO
ISSN 1825-5787
androserena@circo.it Web Site: www.circo.it - E-mail: aless aio 2017 Nuova serie - Anno XLVIX - N. 1 Gennioni Direttore responsabile Antonio Buccio Monti Redazione Alessandro Serena, Claudia Bolgan, Roberto Fazzini, Alberta Froldi, Collaboratori: Roberta Battistin, Valer , Ruggero Leonardi, Massimo Malagoli, Antonio Giarola, Massimo Locuratolo andra Litta Modignani, Ettore Paladino, Flavio Michi, Francesco Mocellin, Aless Vittoria Vittori, Gilberto Zavatta. Arianna Pianesi, Marco Ternullo, Maria
UN GRANDE DELLA GRANDE ITALIA CHE FU di Antonio Buccioni
ENIS TOGNI IL BARNUM ITALIANO di Francesco Puglisi
IL FIGLIO DI FERDINANDO di Livio Togni
COME FUNZIONA L’AZIENDA CIRCO di Claudio Monti
ENIS TOGNI “IL” DIRETTORE di Francesco Mocellin
NOTIZIE SPARSE di Flavio Michi
PITTURA DI STRADA I MADONNARI D'ITALIA di Nicola Campostori
DOCUMENTI E ATTIVITÀ DUE ANNI DI CEDAC di Alessandro Serena
In copertina una foto di archivio di Enis Togni, scomparso il 30 dicembre, a cui è dedicata gran parte della rivista di questo mese.
inistrazione Direzione, redazione, pubblicità, amm zi, 10 – 00161 Roma Ente Nazionale Circhi - Via di Villa Patri .it Tel. 328-3921250- redazione@circo 344 del 25.5.1980 Registrazione Tribunale di Livorno n. Pubblicità Inferiore al 45% - Modena Progetto grafico La Cage aux Folles i - Castelfranco Emilia Fotolito e Stampa Italiana Produzion Europa: 45 euro; Mondo: 80 euro. Abbonamento 2017: Italia: 30 euro; Tutti i diritti di proprietà sono riservati.non saranno restituiti. Fotografie e manoscritti non richiesti
3
ENIS TOGNI
UN GRANDE DELLA GRANDE ITALIA CHE FU
MEGAFONO
di Antonio Buccioni
Due ritratti di Enis Togni con Giovanni Paolo II e, nella prossima pagina, assieme alla numerosa famiglia.
4
Il 2016 se ne è andato portando via con sé uno dei giganti dell’imprenditoria circense italiana ma affermata nel mondo. Enis Togni incarna il modello del manager circense capace di imprese all’apparenza impossibili e di assicurare una presenza seria e costante per decenni. Un vuoto incolmabile che solo la caparbietà di figli e nipoti potranno in parte alleviare. La rivista Circo gli rende omaggio con un ricordo del presidente dell’Ente Nazionale Circhi, Antonio Buccioni, un articolo del giornalista Francesco Puglisi (per anni suo collaboratore) e una vecchia intervista interessante da riproporre in questo momento, oltre che con due saluti del cugino Livio Togni e di Francesco Mocellin, presidente del Club Amici del Circo.
Sentenzia Totò: “A morte è ‘a livella”. Da cattolici, quindi da credenti, siamo pacificamente d’accordo con l’indimenticabile Principe del sorriso. Il ritrovarsi al cospetto di Dio rende gli uomini indistintamente ed inesorabilmente tutti figli eguali di uno stesso onnipotente Padre. Resta tuttavia indelebile il senso, per ognuno di noi necessariamente diverso, del passaggio terreno, della nostra esistenza in questo mondo. E in detto ambito tra i molti, tra i più, di cui si perde pressoché immediatamente memoria, giganteggiano, altresì, figure che con il proprio luminoso esempio segnano un’epoca, tracciano un solco pressoché inscalfibile, lasciano un segno destinato a costituire imprescindibile percorso di affermazione e di successo. Enis Togni ha impersonificato sicuramente il miglior modello di capo famiglia, di marito e padre affettuoso, di nonno innamorato e orgoglioso dei suoi meravigliosi nipoti. Ma Enis Togni, l’uomo pubblico Enis Togni, è stato sicuramente un ottimo professore della strepitosa orchestra Italia del secondo dopoguerra, facendo ascendere la pro-
CIRCO gennaio 2017
pria azienda, fatta di impresa e di cultura popolare nel contempo, alle vette da molti soltanto sognate di eccellenza italiana nel mondo. E’ figlio dell’Italia delle macerie della primavera del 1945 l’Enis Togni che, dapprima con genitori, zii e cugini, poi dal 1953 col formidabile ed esclusivo apporto di genitori e fratelli, riorganizza il migliore dei circhi italiani, destinato nel breve volgere di tre lustri a confrontarsi e competere con i giganti dell’arte della pista europei e nord americani. Suona, come dicevo, in una grande orchestra, quella che attraverso vent’anni di duri sacrifici, eccezionale abnegazione ed ineguagliabile competenza, conduce l’italietta a recitare il ruolo di modello mondiale di creatività, buongusto, ed eccelsa qualità. E’ l’orchestra degli Enzo Ferrari e degli Agnelli in campo automobilistico, dei Carlo Ponti, dei Goffredo Lombardo e dei Dino De Laurentiis in campo cinematografico, dei De Filippo e dei Garinei e Giovannini in campo teatrale, dei Paolo Grassi in campo musicale, dei Pelucchi, degli Zena, dei Frezzato, dei Preziotti e dei Rossotto nel campo dello spettacolo viaggiante. Tutti grandi professori magistralmente diretti da maestri del
MEGAFONO
calibro di Alcide De Gasperi, di Giulio Andreotti, dei Fanfani e dei Moro, supportati a loro volta da oppositori quali Palmiro Togliatti ed Enrico Berlinguer, o anche da Giorgio Almirante, con il comune senso dell’Italia prima di tutto. E l’Italia miracola, trionfa, e in questa Italia ormai da troppo tempo rimpianta, l’American Circus di Enis Togni acquisisce il proprio legittimo, sacrosanto, strameritato rango di eccellenza che lo porterà, nei decenni, ad insegnare alla Casa Reale di Monaco come creare il Festival circense più importante e famoso del mondo. Il Circo italiano è atteso da un 2017 tronfio di angoscianti incognite: immaginare cosa potrebbe pensare, esprimere, concretare Enis Togni, in detto contesto, con l’umiltà, la modestia e l’educazione imprescindibili, potrebbe farci percepire la direzione giusta della strada da percorrere. Lo ringrazio con sincerità, senza enfasi ma dal profondo del cuore: per avermi insegnato molto, davvero molto, per avermi trasmesso – ricambiato – avvertito affetto, per avermi rispettato, anche negli errori inevitabilmente commessi, sempre comprendendo la presenza della buona fede.
5
ENIS TOGNI IL BARNUM ITALIANO
Il giornalista Francesco Puglisi, per anni collaboratore di Enis Togni, fa un ritratto di questa grande figura che ha rappresentato tantissimo nel panorama del circo italiano e mondiale, ripercorrendo le tappe più importanti di una carriera straordinaria.
RITRATTI
di Francesco Puglisi
Enis Togni ha fatto la storia del circo. Nelle foto in queste pagine, gli chapiteau del passato e quelli più recenti (tra i quali il Circo Americano nella celebre tappa sulla Piazza Rossa di Mosca), le locandine e i manifesti degli spettacoli. Poi Enis Togni, nel 1985, con Cesare, Bruno e Livio Togni.
6
Il 2016, annus horribilis anche per il mondo del circo, si è concluso con la morte improvvisa di uno degli uomini di maggior peso nel panorama degli spettacoli dal vivo per le famiglie, il cosiddetto family entertainment. Il 30 dicembre a Bologna ci ha infatti lasciati Enis Togni, ideatore dell'American Circus e imprenditore di livello europeo che ha fatto conoscere le abilità organizzative del circo italiano in tutto il continente. Ad annunciare la grave perdita i figli Flavio, Daniele e Silvana, le nuore e i nipoti che fino all'ultimo gli sono stati vicino per sperare che potesse cavarsela da una caduta che gli è stata fatale. Solo quattro anni fa era mancata la moglie, Ingrid Nawrot. Enis Togni è stato per molti un grande maestro di vita, in primis per tutti coloro che nel tempo hanno avuto il privilegio di collaborare con lui o in lui hanno avuto fiducia. Uomo di poche ma assai incisive parole, quando pensava di avere ragione non c'era nessuno che potesse convincerlo diversamente. Del resto aveva un grande intuito che si basava anche sul saper guardare avanti mettendo a frutto la sua esperienza passata. Ha sempre avuto grande rispetto per il pubblico che non ha mai tradito. Questi valori li ha trasmessi alla sua famiglia, ai figli e agli adorati nipotini. Enis Togni, 83 anni, nato a Forlì aveva portato ai massimi livelli il management italiano del circo (nonostante l’utilizzo sovente di insegne dal nome straniero) oltre che nel nostro paese anche in Spagna, Germania, Francia, Belgio e Olanda sfidando i giganti europei e ottenendo sempre un grande risultato di pubblico e, cosa molto significativa, il rispetto delle grandi dinastie europee con le quali Enis ha sempre avuto otti-
CIRCO gennaio 2017 mi rapporti. Così come ottimi rapporti ha sempre avuto con i suoi collaboratori con i quali ha condiviso lunghissimi periodi di lavoro e con molti dei quali continuava a collaborare, a dimostrazione della serietà imprenditoriale che lo ha sempre contraddistinto. Enis si era formato alla scuola del padre, Ferdinando Togni. Una data significativa di una lunga e gloriosa storia è quella del 1953 quando i fratelli Ercole, Ugo e lo stesso Ferdinando (Nandino) decidono di scindere il vecchio e glorioso “Circo Nazionale Togni” formando tre distinti complessi. La “ditta” di Ferdinando e figli debutta a Tivoli il 23 luglio dello stesso anno con il nome di “Circo Togni”. Nel 1954 il complesso assume il nome di “Circo Ferdinando Togni” e si presenta a Roma con un grande programma. Poi i successi con l’insegna “Heros” fino al trionfo con il “Circo Americano”. Aneddoto indimenticabile quello del 22 novembre 1963 quando una spettacolare pubblicità (già col-
RITRATTI laudata con l’Heros), annuncia per la sera in quel di Torino il grandioso “Circo Americano”. Ma proprio in quelle ore giunge da Dallas la notizia del tragico attentato al presidente John Kennedy, per cui la tanto attesa “prima” viene rimandata di 24 ore “in segno di lutto”. Lo spettacolo, presentato nel palazzo dello sport alla maniera di Ringling, è il frutto della collaborazione europea tra i Togni, gli spagnoli Castilla e la tede-
7
RITRATTI
sca Carola Williams. Dalla Spagna sono giunte la grande parata introduttiva delle nazioni The World in the Circus e quella finale delle Mille e una notte con l’immancabile “Lampada di Aladino”. La gabbia centrale viene affidata al leggendario domatore Pablo Noel. Altra attrazione da brivido è quella di Roy Franzen, che si tuffa in una piscina infuocata. Questo artista ritornerà con i Togni, non più giovanissimo, in occasione degli spettacoli allestiti per l’“Estate Romana” del 1982. Altra pietra miliare è la presentazione nel periodo natalizio, ancora al Palazzo dello Sport di Torino e sempre per l’organizzazione Willy-Bruno-Enis, del Circo Svizzero Knie il cui programma è formato dagli ormai classici numeri di famiglia con cavalli ed elefanti,
8
CIRCO gennaio 2017 insieme con alcune grandi attrazioni italiane: i Bogis, Raspini e Caroli più i trapezisti volanti Marylee. Il Circo Americano, “il più grande spettacolo del mondo”, incontra ovunque calorosi consensi e quindi rimane in patria sino alla primavera del 1966. Spettacoli indimenticabili con parate che i cinquantenni di oggi, allora bambini non potranno più dimenticare. Negli anni Sessanta ecco la Storia di Cristoforo Colombo, la Storia degli Stati Uniti e infine la Storia del Circo. Tutte le parate hanno una comune caratteristica: l’esibizione finale degli uomini d’oro alle pose plastiche (The Olimpiades, Trio D’Ors, Trio Superman, Trio Don del Oro, etc.). Si consolida pure quella che sarà una delle più belle tradizioni dei Togni, i grandiosi numeri di famiglia con i cavalli e gli elefanti. A “sua maestà il cavallo” verranno sempre riservate le tre piste, nelle quali – cessata la prestigiosa chambriere di Ferdinando – si esibiranno bellissimi gruppi equestri agli ordini di “Mister Bruno”, “Mister Willy” e via via di tanti altri addestratori, fino alla grande stella Flavio Togni. Nel 1967 per il ritorno in Italia il circo cambia nome e si trasforma in Gran Circo di Madrid con Fiesta 1967. Dalla Germania i Togni si sono portati come “ricordino” il Circo di Berlino con Jeanette Williams e il sempre più sorprendente Gunther Gebel. Questi presenta per la prima volta una tigre che cavalca due elefanti. Il complesso passerà due inverni in Italia (1966-67 a Milano e Torino e 196768 a Roma) esibendo anche i numeri di Williams, gli orsi polari del Circo Hagenbeck, i Folco, i clown Romanus e i soliti bravissimi artisti di casa: Elio Jarz con i suoi scimpanzé, l’equilibrista Daviso, i Forgione alle pertiche, i volanti Cardona. Nella primavera del 1968 il Circo di Madrid si trasforma in Americano e nel 1969 a Como debutta come Heros. Mentre l’Heros continua la sua tournée oltralpe, ecco arrivare in Italia, sempre ingaggiato dalla famiglia di Ferdinando Togni, il Circo di Mosca, che debutta a Genova il 29 agosto sotto un nuovo chapiteau rosso fiammante, rotondo, di 52 metri. Il 1969-70 segna un momento importantissimo per il Circo italiano, che vede ingigantire i suoi complessi maggiori. Nel generale clima di rinno-
CIRCO gennaio 2017
RITRATTI
vamento si inserisce anche il Circo Heros, che già da dieci anni ha raggiunto dimensioni kolossal. Al rientro a Verona c’è il solito cambio di insegne; dal nome Heros – che non verrà più usato da Ferdinando Togni – si ritorna all’Americano. Fa la sua apparizione la bellissima Eva Miller nelle vesti di presentatrice e di protagonista del Far West Show, mentre dalla Francia sono arrivati gli spericolati acrobati dell’aria Antares. Debutta anche la nuova produzione The Cristopher Columbus Parade. In questo periodo la famiglia Togni riesce a gestire contemporaneamente il Circo Americano e il Circo di Mosca. Al rientro in Italia si procede a un nuovo – e questa volta sostanziale – cambiamento: si abbandona cioè lo chapiteau a tre piste e si ritorna a quello rotondo che aveva ospitato il Circo di Mosca per allestire, in collaborazione con l’impresario messicano Javier de Leon, il Circo Nacional de Mexico. Anche in questa produzione, come già per il Madrid, la “controporta” è una pista girevole, che permette di presentare diverse scenografie. Nei primi anni 70, a Plymouth in Inghilterra, viene inaugurato l’Italy’s Great International Circus Enis Togni, ingaggiato dai Chipperfield, che non accontentandosi di avere il meraviglioso chapiteau rotondo del Mexico e la cavalleria, hanno voluto inserire anche il nome di Enis nell’insegna, a conferma del prestigio raggiunto dai Togni in ogni nazione. Poi Enis porta in Italia, e precisamente a Roma e a Milano, la favola di Disney on Parade, fantasmagorica coproduzione italo-americana che rievoca il mondo e le storie dei celebri personaggi disneyani. Il 29 marzo 1975 aveva debuttato a Mantova il Circo Billy Smart. Per la nuova realizzazione si abbandonano di nuovo le tre piste per ritornare alla pista unica centrale. Lo chapiteau, appositamente costruito, è molto bello, rotondo, di 44 metri di diametro, con cupola centinata quadrata. La stagione 1979 si svolge tranquillamente su molte piazze italiane, sino a raggiungere Torino da dove il circo si trasferisce a Parigi per le feste natalizie. I circhi francesi non vedendo di buon occhio l’arrivo del temibilissimo concorrente, si danno da fare per frapporre ostacoli d’ogni sorta. Dopo averli superati, finalmente l’Americano può debuttare e segna un grosso successo.
9
RITRATTI
Il successo di Enis Togni è stato il frutto di un mix di creatività e comunicazione (si pensi alle imponenti pubblicità all’americana), capacità organizzativa (i trasferimenti attraverso rotaia e per strada), moderne attrezzature, grandi numeri, validissima amministrazione, alleanze strategiche con grandi marchi internazionali, il fiuto nell’avvalersi di collaboratori decisivi: sopra tutti Dante Cardarelli, vero stratega con Enis di ogni campagna. Poi Ugo Nietzsch, Mario Aiassa, Salvino Magli, «Lalo» Murillo, ma l’elenco non è ovviamente completo. A fianco di questa frenetica attività, Enis ha unito quella ai vertici dell’Ente Nazionale Circhi. Per tutte queste ragioni la sua impronta nella vita del circo italiano ed europeo è stata profondissima. Tra le cose che hanno lasciato una pagina indelebile nella storia del circo che il mondo ricorda, l'intuizione e la sfida di Enis Togni di portare sulla piazza Rossa il grande tendone dell'American Circus. E ancora quello di aver organizzato per diversi anni con le proprie strutture il Festival Mondiale del Circo di Monte Carlo insieme ai reali di Monaco e aver progettato la costruzione dell'attuale chapiteau che ancora oggi ospita la più grande manifestazione circense. Portò in giro per l’Italia con
10
CIRCO gennaio 2017
le sue strutture il fortunato tour di Zerolandia in collaborazione con David Zard. Da ricordare anche tutta la preparazione per il viaggio oltreoceano. E poi la tournée durata tre anni con star il figlio Flavio al Ringling Bros. Barnum & Bailey Circus. Tre anni splendidi per la famiglia Togni che hanno fatto apprezzare i numeri di casa in tutti gli Stati Uniti d’America. Una scelta sofferta ma la soddisfazione di regalare ai suoi figli un’esperienza del genere infine prevalse sull’orgoglio di tenere aperto il circo in Europa. E al ritorno del circo in Italia carico del successo avuto negli Usa Enis con la sua famiglia si portò nel nostro paese una bella fetta del Ringling organizzando uno spettacolo davvero straordinario che fu ripreso e trasmesso anche da Rai 2. Enis Togni lascia un vuoto incolmabile nel mondo del circo Italiano e un compito non facile per la sua famiglia di tenere alto il nome della dinastia. Ma c’è da stare certi che la determinazione di Flavio, Daniele e Silvana e la caparbietà dei nipoti, tutti, consapevoli di aver avuto un maestro straordinario, riusciranno a portare avanti, nonostante il difficile momento in cui vive l’Europa intera, a testa alta gli insegnamenti del loro padre e nonno Enis.
CIRCO gennaio 2017
RITRATTI
CIAO ENIS – Pensieri di Livio Togni
Spendere parole per Enis è facile. Se facciamo una super sintesi è stato semplicemente un grande UOMO. Con grande equilibrio, grandi doti di imprenditore, grande carisma da leader, grande umanità, grande intelligenza, grande furbizia, grande etica, grandi successi. Egli ha condizionato, imponendosi con la forza delle idee, della serietà, dei valori sociali e della sua ascendenza, il circo italiano e non solo. Conosco molte persone che facevano cose per bene, migliorando se stessi e il proprio lavoro, per il solo scopo di compiacerlo. La cosa che forse era meno evidente a molti è che Enis restava anche in età adulta il figlio di Ferdinando, con la sensazione di dovere fare il suo, rendere i conti a chi c’era prima di lui e farlo nei termini e nei principi per cui aveva ricevuto l’esempio: dare sicurezza, dignità, orgoglio alla sua famiglia. Il suo dovere lo ha compiuto tutto, lasciando a sua volta la stessa traccia. Bravo Enis. Per questo i figli e nipoti sanno già quale è la loro strada. Seguire questo percorso non sarà facile, ma darà loro grandi soddisfazioni: restare i figli di Enis come lui è rimasto il figlio di Ferdinando. Oggi inizia per loro il futuro. Livio Togni
11
ENIS TOGNI
COME FUNZIONA L’AZIENDA CIRCO
In questa intervista, realizzata in passato da Claudio Monti, Enis Togni racconta a 360 gradi l'azienda circo, tra aneddoti, difficoltà burocratiche ed ostacoli logistici, ma rilanciando con forza il valore di un'impresa imponente come quella dei lavoratori del tendone.
RITRATTI
di Claudio Monti
Tanti momenti vissuti per il circo. In questa pagina Enis Togni con il figlio Flavio al Festival di Monte Carlo in occasione della conquista del secondo Clown d’Argento. Nelle pagine successive, Enis Togni nella gabbia delle tigri e un esterno dell'American Circus; poi Enis Togni con Egidio Palmiri e all'Agis nel 1998.
12
L'American Circus è una vera e propria azienda viaggiante, un colosso di impronta americana che ha lavorato negli Stati Uniti, in Russia e in tutta Europa, ma che oggi apre il suo leggendario tendone a tre piste solo per quattro mesi l'anno. L’insegna “Americano” è di quelle gloriose. Ha debuttato a Torino il 23 novembre 1963, slittando di un giorno rispetto alla data stabilita e non per un difetto di organizzazione: lo fece in segno di lutto per l’assassinio di John Fitzgerald Kennedy. Da quell'anno ne ha fatta di strada, senza fermarsi davanti a nulla. Solo la burocrazia italiana, l'ostilità di certe amministrazioni pubbliche e i costi diventati proibitivi sono riusciti in tempi recenti a “imbrigliare” il complesso di Enis Togni, che è anche vicepresidente dell'Ente Nazionale Circhi. “Per un circo come il nostro le ragioni della scelta di fermarsi sono dettate dall’impossibilità di trovare le piazze e dai costi. L’unico circo grande che lavora anche in estate in Italia è Moira Orfei perché è un caso a sé, ha un nome particolare… Noi abbiamo presentato una settantina di domande in vari Comuni, quelli che hanno risposto positivamente sono stati due o tre. C’è chi chiede tremila euro di cauzione subito, e se poi per un imprevisto indipendente dalla tua volontà non riesci ad andare su quella piazza perdi anche la cauzione”, spiega.
Come motiva questa ostilità? Francamente ci sono istituzioni che in Italia il circo non lo vogliono più e sinceramente
CIRCO gennaio 2017
RITRATTI
non ne capisco la ragione. Quali crimini abbiamo commesso? Se si fa un rapporto fra numero di circhi e frequenza degli spostamenti da una parte, e incidenti mortali sul lavoro dall’altra, risulta evidente che parliamo di percentuali inesistenti. Non è da noi che crollano le gradinate (anche perché da generazioni facciamo questo mestiere) e muoiono gli operai. Eppure le commissioni per la sicurezza ci trattano come soggetti pericolosi. Per controllare il circo si presentano in venti, arrivano già prevenuti. Bisogna girare con l’ingegnere a disposizione della commissione, e anche questa è una spesa alta. Sei alla mercé di persone che fanno di tutto per ostacolarti, ti senti continuamente umiliato, anche quando ottieni il permesso sembra ti sia stato concesso per un “favore”. Pretendono per un circo che si sposta ogni settimana quella perfezione che non hanno nemmeno imprese stabili.
All’estero invece cosa succede? In Germania, ad esempio, i circhi hanno il “libro di montaggio”, così si presentano due tecnici incaricati (non 23 come mi è accaduto di vedere in una città italiana), guardano questo libro e verificano se tutto è montato bene, in un quarto d’ora e con pochi euro di spesa è tutto finito. Per lavorare con gli animali come sono i controlli? Meglio non parlarne: fra foglio rosa, permessi vari, veterinari, Asl… Le aree che ci vengono assegnate non sono adeguate, però se hai un 5 per cento di spazio in meno rispetto a quello stabilito dalla normativa per gli elefanti, non ti fanno lavorare. Ancora una volta, all’estero non esiste questo “fiscalismo”, nessuno si permette di non fare debuttare un circo con oltre cento addetti perché mancano 10 metri per gli elefanti o, ancora peggio, per una presa della corrente da sistemare, è una questione di buonsenso. In alcuni Comuni italiani quando arriva un circo diventano… altro che tedeschi! E’ paradossale che si chiudano gli occhi su tutto ma non sui tendoni itineranti. Tanto più che il circo viene settimanalmente controllato e non si sono verificati incidenti che giustifichino un tale accanimento. Ma sa qual è il proble-
ma? In Italia l’accanimento si verifica in generale verso chi lavora, le imprese sono le più vessate d’Europa. Lei è stato a lungo a fianco del presidente Palmiri nel consiglio direttivo Enc: come giudica i risultati raggiunti per la categoria? Palmiri ha ottenuto risultati incredibili per i circhi italiani, basti solo pensare al contributo ministeriale e a tante sovvenzioni che in precedenza non esistevano. Noi consiglieri abbiamo dato qualche consiglio ma chi ha operato è stato lui e secondo me ha operato benissimo. Ha sempre creduto in
13
RITRATTI
ciò che ha fatto, ha potuto concentrarsi a tempo pieno sull’associazione da quando non ha più avuto un proprio circo… insomma, ha dato il massimo e di traguardi ne sono stati tagliati parecchi. E adesso su cosa dovrebbero concentrarsi gli sforzi dell’Ente Nazionale Circhi? In questo momento il problema principale per i circhi sono gli alti costi per spostamenti, corrente elettrica, carburante, piazze. Ha fatto molto bene il presidente Buccioni a lavorare insieme all’Anesv per il ritorno del forfait per gli allacciamenti alla corrente elettrica delle carovane, è stato un primo obiettivo centrato importantissimo. Parliamo invece degli spostamenti. I costi di trasferimento su ferrovia sono diventati esorbitanti. Tre anni fa per andare da Genova a Napoli col nostro circo spendevamo circa 4 mila euro, che in realtà erano troppo pochi, ma le tariffe non le abbiamo certo decise noi. Quest’anno circa 30 mila euro. Fra l’altro adesso Trenitalia non vuole più persone d’accompagnamento e animali sul treno, quando invece soprattutto cavalli ed altre specie viaggerebbero molto meglio su ferrovia.
14
CIRCO gennaio 2017
Il vostro circo ha dimensioni gigantesche: non sarebbe più facile oggi spostarsi con un tendone più piccolo? Ci abbiamo pensato ma noi non siamo capaci. Siamo cresciuti lavorando in un certo modo, col circo che abbiamo, e siamo diventati grandi perché un tempo in Italia il circo incontrava simpatia, accoglienza, ti spalancavano le porte delle città. Da anni non è più così e oggi chi riesce a sopravvivere sono i circhi piccoli, quelli grandi incontrano ostacoli spesso insormontabili. Ecco perché sempre più circhi, soprattutto di medie e grandi dimensioni, emigrano per diversi mesi all’estero. In Francia, in Belgio, Germania, Svizzera, Slovenia, i circhi lavorano bene, sono accolti meglio e il pubblico è numeroso. I circhi non devono recriminarsi nulla? Il fatto che le spese siano diventate altissime provoca anche la conseguenza che gli investimenti per gli spettacoli sono diventati un po’ più ridotti. Poi il fatto che ci siano oltre cento circhi in attività, molti dei quali familiari, fa si che non sempre siano all’altezza di ciò che promettono nella loro pub-
CIRCO gennaio 2017 blicità. L’alto numero di complessi è infatti l’altro problema: l’anno scorso a Verona, da Natale al 19 gennaio, c’erano sette circhi compreso il nostro. Complessivamente hanno raccolto almeno 26 mila persone, che sono tantissime, ma suddivise per sette circhi non sono tante. La forza dell’Ente Nazionale Circhi negli anni passati è stata anche quella di aver stretto buone relazioni con la politica e con i governi. Oggi questo è un punto debole? Più che di Ente Circhi parlerei della capacità di chi l’ha guidato di stringere amicizie e rapporti di stima con la classe politica del passato: così hanno fatto Ercole Togni, Orlando Orfei ed Egidio Palmiri. Un po' tutte le diverse figure storiche del circo italiano hanno saputo curare questo aspetto. Nel 1965 eravamo col circo a Merano, si allagò la ferrovia e ci trovammo in piena emergenza. Mio papà (Ferdinando Togni, nda) aveva conosciuto il ministro Andreotti quando trascorreva qualche periodo di vacanza a Montecatini, nel 1956. Poi in occasione delle elezioni del 1958 aveva affittato il nostro circo alla Dc che ci teneva i comizi, aperti da brevi spettacoli, e anche in quella occasione i rapporti con Andreotti divennero molto cordiali. Così da Merano pensammo di chiedere aiuto a lui
RITRATTI e ci mandò 25 camion militari per portare il circo fino a Trento. E ai giorni nostri casi di politici italiani attenti al circo non ce ne sono più? Qualcuno c’è, ma se devo andare con la memoria a casi analoghi a quello di Merano non posso fare altro che pescare in episodi avvenuti all’estero. Del tipo? Due anni fa eravamo in Francia, a Valenciennes, e l’ultimo giorno è caduta tanta neve da bloccare tutto, era domenica e dovevamo caricare il treno per partire ma i trattori slittavano. Abbiamo interpellato il sindaco che non ha esitato un attimo a farci mandare due spazzaneve che sono stati a nostra disposizione dalle 3 del pomeriggio fino alle 6 del mattino successivo. Sempre a Valenciennes una mattina al nostro circo si presenta un signore che si mette a scaricare dei sacchi di sale: “Immagino abbiate dei problemi”, ha detto. Gli è stato chiesto chi fosse… era il sindaco. Siccome non aveva persone disponibili, era venuto lui a portarci il sale. Fino a che periodo si è lavorato bene col circo in Italia? Molto bene direi dagli anni 60 all’inizio degli anni 80. Non avevamo problemi di logistica, le piazze c’erano sempre, eravamo apprezzati e ovunque
15
RITRATTI andavi facevi il pieno. Quest’anno com’è andata la stagione dell’Americano? Il nostro spettacolo è piaciuto molto. I numeri di animali sono sempre di alto livello, e anche per quelli acrobatici sono stati scritturati buoni artisti. La situazione degli spettacoli in Italia è in genere quella di avere buoni numeri di animali e acrobatici, appunto, ma a difettare un po’ non è la parte comica? In effetti è così, ma non è facile trovare clown italiani innovativi e di forte presa sul pubblico, oppure ci sono clown bravi ma non adatti alle platee del circo. Alcuni sono infatti molto bravi ma per un pubblico diverso da quello di bambini e famiglie.
16
CIRCO gennaio 2017 David Larible è bravissimo e farebbe la differenza, ma è un clown impagabile da ogni punto di vista (sorride Enis Togni, nda) e molto impegnato. Non è nemmeno che si possa dire, beh, allora ce li formiamo! O sei o non sei clown, devi nascere con certe caratteristiche, David ad esempio è spiritoso ed ha una comicità naturale. E in passato invece la piazza offriva più scelta? Sicuramente si, penso solo ad alcuni che hanno lavorato con noi: i Salvadori, i Rastelli, Rudi Llata. In particolare ricordo ancora con grande piacere l’entrata dei Salvadori coi loro personaggi incentrati su Braccio di Ferro. Li abbiamo ingaggiati alla fine del '62, hanno lavorato da noi per sei mesi e poi sono andati a lavorare a Las Vegas dopo essere stati anche in Rai. Lei ha portato in Italia anche il Circo di Mosca, vuole ricordarci quell’esperienza? Fu Dante Cardarelli ad andare in Russia e ad ottenere quel risultato. Il Circo di Mosca sarebbe dovuto venire in Italia nel '68 ma a seguito della rivolta di Praga il Ministero dell’Interno ci sconsigliò di realizzare il progetto temendo qualche disordine. Così portammo il Circo di Mosca da fine agosto al 6 gennaio del 1969, in collaborazione con l’ambasciata russa. E che accoglienza ebbe? La prima città fu Genova, e non bastarono i 5 mila posti del circo. Sempre strapieno. Poi Milano e anche lì andò bene. A Bologna fu un trionfo: la gente arrivava da tutta la regione con i pullman, dormivano li dentro per assicurarsi i posti. Bene anche a Torino, ma quando siamo scesi verso sud l’aria è cominciata a cambiare. Bisogna ricordare che giravamo con uno chapiteau grande, 54 metri, tutto rosso e con le bandiere dell’Unione Sovietica. Scendemmo a Bari e lavorammo poco, a Catania nulla, tanto che dopo tre giorni ce ne andammo. Anzitutto ci obbligarono a togliere le bandiere rosse, poi il parroco diceva ai fedeli: “Se non andate al Circo di Mosca vi regalo un chilo di pasta”. Invece mi pare che molti abbiano il guadagno come scopo e lo spettacolo come conseguenza. Un ragionamento sbagliato.
Accademia d’Arte Circense di Verona anno 2016 - 2017
Corso professionale di quattro anni a convitto EtĂ di entrata dagli 8 ai 15 anni
Corsi modulabili
secondo le richieste degli allievi, anche adulti
Aperta ad allievi di tutto il mondo lingue parlate: italiano, francese, inglese, tedesco, russo Info iscrizioni: info@accademiadartecircense.it - www.accademiadartecircense.it 17 tel. +39.340.6987149 - +39.340.6991480
ENIS TOGNI IL DIRETTORE
Francesco Mocellin, presidente del Club Amici del Circo, rende omaggio a Enis Togni ricordandone la grande umanità e la sua statura di direttore del circo che ne fanno una figura inimitabile nel panorama mondiale, con la speranza che i suoi insegnamenti siano raccolti dalle nuove generazioni.
RITRATTI
di Francesco Mocellin
Enis Togni con la famiglia reale di Monaco a Monte Carlo. A seguire, alcune locandine del Circo Americano.
18
Come ricordavo conversando con Flavio Togni nell’immediatezza della scomparsa del padre, Enis era uno dei pochi – forse l’unico dei direttori italiani – cui mi rivolgevo ancora utilizzando il “Lei” venendo ricambiato col medesimo trattamento. Non si trattava certo di una reciproca presa di distanza personale ma di una forma di naturale rispetto che è rimasta nel tempo, anche quando i rapporti si sono consolidati con la frequentazione. Meno che mai costituiva un segno di minor considerazione verso gli altri: semplicemente era il modo di porsi che si era instaurato. Probabilmente tutto questo derivava dal fatto che il signor Enis era percepito da tutti – non solo da chi scrive – come il “Direttore” per definizione, capace di sagacia ed umanità, senza fronzoli riservato, essenziale e sempre profondo quanto efficace nell’analisi delle vicende del circo e della vita. Delle capacità ed intuizioni imprenditoriali che hanno caratterizzato l’esistenza di Enis Togni hanno scritto e scriveranno altri autorevolmente su queste pagine. Qui vogliamo solo sottolineare il suo ruolo di guida e punto di riferimento indiscusso per la sua famiglia e non solo. Su di lui si poteva contare in ogni senso, come “boss” indiscusso, come padre sempre presente, come zio e nonno rigoroso ed affettuoso ad un tempo. Numerosi aneddoti costellano la vita di questo “grande” del Circo italiano del do-
CIRCO gennaio 2017
RITRATTI
poguerra: a noi piace ricordare la sua presenza ai raduni del C.A.de.C. a Verona nel 2011 e soprattutto a Brescia nel 2014 presso l’American Circus dove gli “Amici del Circo” erano stati accolti come in famiglia ed Enis aveva manifestato il piacere autentico del piccolo ricordo consegnatogli in onore della famiglia di Ferdinando Togni. Rammentiamo anche, con un sorriso, la sua proverbiale ritrosia – per usare un eufemismo – nell’utilizzare l’aereo per spostarsi (e nel permettere che lo utilizzassero i suoi familiari): ecco quindi che alcuni dei suoi traguardi di imprenditore circense sono stati segnati da episodi assai singolari come il continuo differimento del volo verso gli U.S.A. in occasione della tournée con “Ringling bros. and Barnum & Bailey” 1989/199191 o l’interminabile viaggio in treno verso Mosca nel 1996 dove lo chapiteau dell’American Circus sarebbe stato innalzato sulla piazza Rossa, circostanza unica nella storia. Da più parti si è detto che – in una fase così difficoltosa per il Circo italiano – la scomparsa di Enis Togni segna ancora di più la fine di un’epoca. Non sappiamo se sarà così ma sappiamo di certo che “il Direttore” ha ben seminato nel corso della sua esistenza terrena lasciando dietro sé una famiglia ben salda nei valori e nelle convinzioni, conscia del proprio ruolo e con capacità e strumenti per affrontare il futuro. Buon viaggio, Direttore!
19
NEWS
CIRCO gennaio 2017 Circo Amarcord. A Rimini un museo e uno spazio dedicati a Fellini Ci sono voluti anni e anni perché Rimini capisse di aver fra le mani non solo un mito del cinema che tutto il mondo ci invidia, ma un brand capace di attrarre nuovi turisti e moltiplicare le presenze. L’attesa è finita: tempo qualche mese e la città che ha dato i natali al regista de La dolce vita e Amarcord inaugurerà il più grande museo dedicato a Federico Fellini. Un museo che aprirà i battenti (probabilmente a settembre) al Fulgor, lo storico cinema dove Fellini da bambino si innamorò della settima arte, e che poi si allargherà nei prossimi anni a buona parte del centro storico coinvolgendo la rocca malatestiana, le strade e le piazze attigue. Perché tutto possa parlare di Fellini, dei suoi film, del suo amore per Rimini confessato non solo in Amarcord ma praticamente in ogni pellicola. Nello spazio di piazza Malatesta, tra il castello e il Teatro Galli, troverà invece spazio il Circo Amarcord, ispirato alla visione del circo che Fellini ha immortalato nel film I Clown. Un’arena per gli spettacoli, che condurrà i visitatori nella dimensione più ludica e giocosa del regista. Ma il museo Fellini non si esaurirà qui, perché anche i vicoli, i giardini e le piazzette tra Castel Sismondo e il vicino Fulgor diventeranno un omaggio al Maestro, con immagini e installazioni a lui dedicate. Teatro Duse di Bologna, Show internazionale del Grande Circo acrobatico della Cina La storia millenaria delle arti e delle discipline acrobatiche cinesi protagoniste di un grande show internazionale nel fine anno al teatro Duse di Bologna. Sul palco di via Cartoleria è salito The Chinese Acrobatic Circus di Henan, compagnia che mantiene e preserva le arti tradizionali mescolandole con nuovi elementi mediante l’utilizzo di tecniche e movimenti moderni. Uno spettacolo eccezionale tra giocoleria, contorsionismo e complesse acrobazie. Lo spettacolo utilizza ingegnose geometrie a forma di diamante e movimenti aggraziati e straordinari atleti per creare l’immagine di nodi cinesi. Con quasi 100 milioni di abitanti, Henan è la provincia più popolata della Cina ed è considerata tradizionalmente la “culla della civiltà cinese”. Molti degli incredibili numeri acrobatici che fanno parte dello spettacolo, nonostante la loro sofisticatezza, erano già svolti in tempi antichi. La Compagnia ha effettuato tournée in tutto il mondo, toccando tra gli altri Stati Uniti, Canada, Giappone, Hong Kong, Australia, Danimarca, Singapore, Emirati Arabi.
NOTIZIE SPARSE DAL MONDO DEL CIRCO di Flavio Michi
20
Il Circo da Papa Francesco Le acrobazie del Golden Circus per Papa Francesco. Al termine della catechesi per l’udienza generale, nell’Aula Paolo VI artisti ed operatori del circo di Liana Orfei hanno dato vita ad un min-spettacolo al quale il Pontefice ha assistito con curiosità. Bergoglio ha dedicato uno speciale saluto ai circensi: “La bellezza sempre si avvicina a Dio”. Un prestigiatore si avvicina a Papa Francesco con il suo tavolino e poi riesce a sollevarlo in apparenza con la forza del pensiero. E il Papa si presta di buon grado a controllare che non ci siano trucchi (visibili) sollevando la tovaglietta. Poi tocca a Liana Orfei: con un altro artista porta al Pontefice alcuni pappagalli e Bergoglio accetta di tenerne uno sulla mano destra. “In questo Tempo di Natale – ha ricordato il Pontefice – abbiamo davanti agli occhi il meraviglioso mistero di Gesù fanciullo e adolescente, che, come racconta l’evangelista Luca, “cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini”.
CIRCO gennaio 2017
NEWS
A Palazzo Vecchio la mostra di Ruffini "Il Circo della Pace di Bagnacavallo" È stata allestita nella sala di Palazzo Vecchio a Bagnacavallo, la mostra fotografica di Paolo Ruffini "Il Circo della Pace di Bagnacavallo". Attraverso gli scatti di Ruffini è stato possibile ripercorrere l'esperienza del Circo della Pace, nato nel 2007 da un'idea di Ruggero Sintoni e Alessandro Serena. Fino al 2012 Bagnacavallo ha ospitato il Circo della Pace nello chapiteau appositamente allestito in piazza della Libertà e nelle varie edizioni il colorato tendone ha visto le spettacolari acrobazie di artisti di circo solidale provenienti da varie parti del mondo, con il loro linguaggio di pace e speranza. Il Circo in tv Come ogni anno i media, e soprattutto le tv, hanno dato spazio ai circhi italiani e ai loro protagonisti. Ne citiamo solo alcuni. Giancarlo Magalli ha ospitato Stefano Orfei Nones con Riccardo Orfei e Isabella Zavatta, che hanno presentato il loro numero di trasformismo. Anche Liana Orfei è stata ospite di Magalli presentando lo spettacolo del suo Golden Circus Festival ed è stata festeggiata per il compleanno dei suoi “quattro volte 20”. TV2000 ha invece ospitato il Circo Rony Roller, della famiglia di Salvatore Vassallo, nel corso del programma Bel tempo si spera. Natale senza clown a Tor di Quinto Questo Natale Roma Nord è rimasta orfana del circo equestre. Ci fu un anno che a Tor di Quinto ce ne furono addirittura due contemporaneamente, altri in cui il tendone era uno solo, ma il circo a Natale a Tor di Quinto, a due passi da Ponte Milvio, non è mai mancato. Al bando indetto dal XV Municipio lo scorso 28 ottobre (con scadenza 29 novembre) per assegnare l’area ex Gran Teatro ad un organizzazione circense nel periodo 18 dicembre – 31 marzo 2017 sono arrivate solo due proposte delle quali una fuori tempo massimo. Scartatala, la commissione selezionatrice, riunitasi il 13 dicembre, ha aggiudicato la gara al Circo Darix. Ma assegnare un evento di tale portata cinque giorni prima dell’inizio è senza dubbio troppo tardi. E se Tor di Quinto piange il Circo Massimo non ride. Anche il concertone di fine d’anno è saltato. Gli sponsor che avrebbero dovuto finanziarlo hanno fatto un passo indietro dirottando altrove i loro contributi. Successo italiano in Germania Grande soddisfazione per i fratelli Zoppis che hanno esordito in grande stile ad Aachen, in Germania, con uno spettacolo natalizio del Circo Acquatico. Uno show rivisitato in chiave natalizia con nuovi numeri e nuove coreografie che ha riscosso un grande successo di pubblico. Gli Zoppis erano presenti in Germania anche con una seconda unità per il circo di Natale a Regensburg (Ratisbona).
21
PITTURA DI STRADA I MADONNARI D'ITALIA
L'Associazione Centro Italiano Madonnari e l'Associazione Madonnari Rodemonte Gonzaga hanno aderito al Comitato nazionale per lo spettacolo e la cultura popolare promosso dal presidente dell'ENC Antonio Buccioni. Si tratta di due realtà che mantengono viva la tradizione secolare dei madonnari, artisti di strada la cui pittura è espressione della devozione del popolo e rappresenta un caso emblematico di performance effimera.
ARCIPELAGO
di Nicola Campostori
Nelle pagine seguenti, alcune spettacolari immagini dei dipinti dei madonnari per le vie e le piazze delle città.
22
Il termine “madonnaro”, lo si capisce subito, deriva dalle Madonne che vengono dipinte per strada, assieme ad altre figure dell'iconografia cattolica. Espressione della devozione popolare, eredi dei pittori di icone bizantine, questi artisti risalgono al tardo medioevo quando, con materiali poveri (terre e pigmenti naturali, privi di collante), venivano riprodotte immagini sacre di pittori famosi affinché tutti e non solo i ricchi potessero godere della loro vista. Ancora oggi le opere dei moderni prosecutori di quest'arte sono offerte a chiunque passi, in cambio di qualche moneta. I Madonnari rappresentano l'essenza dello spettacolo di strada; mai come in questo caso, infatti, il riferimento alla strada va preso alla lettera: le tele sono i marciapiedi e l'asfalto delle vie e delle piazze cittadine. E' pittura dal vivo, pensata per la gente, e rientra pertanto nell'Arcipelago promotore di quel Comitato nazionale per lo spettacolo e la cultura popolare che stiamo sondando da diversi numeri di questa rivista. Sono in particolare due le realtà che hanno partecipato, il 25 novembre 2015, all'incontro indetto dal presidente dell'Ente Nazionale Circhi Antonio Buccioni che riuniva tutti i soggetti interessati allo sforzo collettivo nel settore: l'Associazione Centro Italiano Madonnari e l'Associazione Madonnari Rodemonte Gonzaga. Fondato nel 1998 con il fine di costituire un punto di aggregazione e di riferimento per i singoli artisti e per le varie associazioni nel mondo, il Centro Italiano Madonnari ha un Consiglio Direttivo composto dalla presidente Paola Artoni, dal vicepresidente Romeo Nicoli e da Franco Almerighi, Carlo Anselmi e Carlo Beduschi, oltre che un Collegio dei Revisori dei Conti ed altre cariche quali responsabile dei rapporti con i madonnari all'estero (Valentina Sforzini) e responsabile dei rapporti con le scuole di madonnari, con i gruppi e con i singoli madonnari (Simona Lanfredi Sofia); Cesare Spezia è coordinatore delle manifestazioni legate all'arte madonnara, coadiuvato dalla vicecoordinatrice Raffaella Marastoni; Adelmina Dall'Acqua si occupa invece dei progetti speciali. Una delle attività principali del C.I.M. è l'organizzazione dell'Incontro Nazionale dei Madonnari che si tiene ogni anno sul sagrato del Santuario della Beata Vergine delle Grazie a Grazie di Curtatone, nei pressi di Mantova; l'evento è nato nel 1973, quando i giornalisti Gilberto Boschesi e Maria Grazia Fringuellini ebbero l'idea di una manifestazione che rilanciasse un'arte che dal dopoguerra stava lentamente estinguendosi. Dalla decina di partecipanti delle prime edizioni si è arrivati a superare oggi le 130 presenze; nel 2016 sono accorsi tre tedeschi, due giapponesi, due argentini, due francesi, due russi, un marocchino, due colombiani, un armeno, un venezuelano, un rumeno, un cingalese e un peruviano, oltre che ovviamente numerosi italiani. L'Incontro è un vero e proprio concorso (organizzato con la collaborazione dell'Amministrazione Comunale e della Pro Loco) che inizia nel pomeriggio del 14 agosto, in occasione della Festa dell'Assunta - Antichissima fiera delle Grazie, e si chiude il giorno successivo quando la giuria assegna tre premi per altrettante categorie: maestro madonnaro, madonnaro qualificato e madonnaro sempli-
CIRCO gennaio 2017 ce. L'anno scorso i vincitori sono stati rispettivamente Mariangela Cappa, Antonio Cammarano e Omar Oriente. “I dipinti eseguiti sul piazzale” si legge nel regolamento “sono espressioni autentiche dell'arte effimera, ovvero prevedono l'utilizzo di materiali che non sono destinati a durare nel tempo; pertanto sono realizzati a secco, con gessetti, pastelli o polveri di gesso, che vengono stesi con i polpastrelli o con uno strumento atto ad agevolare tale gesto (spugna, sfumino, sacchetto di cellophane arrotolato, straccio o pennello). Sono esclusi i medium liquidi, compresa l'acqua”. Vietati i colori spray, gli acrilici e gli olii non solo perché estranei alla tradizione ma anche perché il loro utilizzo lascia tracce persistenti il che, oltre ad essere dannoso per i luoghi dove si dipinge, trasgredisce l'essenza dell'arte madonnara: ciò che ne sancisce a un tempo l'ineffabilità ed il fascino, infatti, è proprio la provvisorietà. Nulla di quello che viene prodotto
ARCIPELAGO rimarrà, basta una pioggia a cancellare ore ed ore di sforzi. Visto il carattere altamente volatile delle composizioni è praticamente impossibile avere una documentazione del passato; soltanto negli ultimi anni ci si è posti il problema di conservare queste forme espressive, confrontandosi con due istanze differenti: da una parte le opere sono nate per scomparire, dall'altra senza alcun tipo di testimonianza la tradizione madonnara rischia di essere dimenticata. A Curtatone il C.I.M. ha perciò dato vita al Museo dei Madonnari, con una collezione composta da creazioni originali e riproduzioni. Si passa dai lavori dei primi madonnari, Maestri del gessetto come Vittorio Caringella, Francesco Morgese o Francesco Prisciandaro, alle sperimentazioni contemporanee, tra le quali quelle di Kurt Wenner e di Andrea Bottoli; quest'ultimo usa la tecnica dell’anamorfismo, per la quale l’immagine che a prima vista appare distorta diventa riconoscibile se osservata attraverso uno specchio
ARCIPELAGO
curvo. “L’universo dei Madonnari è profondamente mutato nel corso degli anni e continua ad essere in perenne evoluzione” si legge sul sito del Museo, “dallo spiccato e trasgressivo individualismo delle origini, quando l’aspirazione consisteva nella libertà di rappresentare un’arte popolare
24
CIRCO gennaio 2017
semplice ed immediata, si passa ai virtuosismi accademici degli ultimi anni, incentrati sui concetti di illusione ottica e di tridimensionale”. Lo sforzo del C.I.M. è quello di rafforzare la diffusione di quest'arte “antica ma non ancora ufficialmente riconosciuta”: in collaborazione con il Comune di Curtatone l'Associazione organizza corsi per adulti e ragazzi e l'attenzione rivolta alle ultime generazioni è testimoniata anche da Gessetto Giovani, una manifestazione pensata proprio per tramandare quest'arte antica alle nuove leve. L'Associazione Madonnari Rodomonte Gonzaga nasce nel 2012 da un gruppo di appassionati di arte antica che da cinque anni si riuniva per coltivare assieme la passione comune partecipando ad esempio ai corsi di tecniche antiche di pittura a tempera, ad affresco, ceramiche, ad olio, ad acquerello e a gessetto, tenuti presso la Fondazione Sanguanini di Rivarolo Mantovano e iniziando a frequentare i raduni dei madonnari. Il nome scelto deriva da Luigi Gon-
CIRCO gennaio 2017
zaga detto Rodomonte, valoroso capitano e amante dell’arte e della poesia, l'unico Signore della sua famiglia a risiedere nel paesino che ancora oggi ospita il gruppo. Sul sito dell'associazione, il cui Presidente è Marco Soana, si possono vedere diverse foto delle opere realizzate; tra di esse, anche quelle fatte in onore di Papa Francesco in occasione del Giubileo dello Spettacolo Popolare dello scorso giugno. Come abbiamo detto, i dipinti dei madonnari non sono pensati per durare in eterno, ma per svilupparsi e concludersi nell'arco di un preciso momento, per poi non lasciare traccia se non nei ricordi del pubblico. La presidente del C.I.M. Paola Artoni vede somiglianze con le infiorate cristiane, tappeti composte da fiori, con i kolam indiani (linee di polvere di riso stese a mano dalle donne), coi dipinti di sabbia dei Navajo e coi mandala di sabbia tibetani, la cui distruzione è una cerimonia rituale precisa che dona loro un significato profondo e del tutto particolare. Quella madonnara è anche un'arte performativa: il
ARCIPELAGO
processo della creazione non è meno importante del prodotto finito e l'influenza del contesto esterno, a partire dal luogo scelto ma anche delle presenze che osservano l'artista mentre disegna, assomiglia a quella di un'esibizione teatrale. Si tratta, infine, di una forma espressiva genuinamente popolare: tanto i Maestri della tradizione quanto i giovani che si avvicinano con spirito nuovo alla pittura da strada fanno vivere le loro opere a stretto contatto con gli spettatori. “Nella sua semplicità di linee, di colori, di volumi, di stilizzazione l'arte madonnara è immediatamente amata dal pubblico” spiega Artoni. “Si può affermare che i dipinti dei madonnari fanno parte della stessa tipologia di arte sacra popolare cristiana alla quale appartengono i presepi, le statue delle Madonne vestite, le croci con i simboli della Passione, le santelle, gli ex voto per grazia ricevuta”. La cultura del popolo, che lotta nel mondo contemporaneo per sopravvivere e continuare ad emozionare.
25
DOCUMENTI E ATTIVITÀ
DUE ANNI DEL LAVORO DEL CEDAC
E’ in uscita il volume Documenti e attività a cura del Cedac, il Centro Educativo di Documentazione delle Arti Circensi di Verona. Si tratta di un'elegante pubblicazione a frequenza biennale che racconta il lavoro svolto dal Centro di Verona. Quest’ultima edizione si concentra sul biennio 2015-2016.
di Alessandro Serena
CEDAC
Il Centro Educativo di Documentazione delle Arti Circensi, istituito nel 2003 dall’ANSAC (Associazione Nazionale Sviluppo Arti Circensi), per colmare un’assoluta carenza nel settore documentario circense, è diventato in questi anni il centro cardine per chiunque voglia approcciarsi alla materia. Quella che ormai è diventata una vera e propria istituzione si è fatta custode della salvaguardia di un settore poco conosciuto come quello circense, con la consapevolezza che la documentazione ad esso riferita, sia antica che contemporanea, debba essere considerata a tutti gli effetti un bene culturale, in quanto espressione delle valenze etiche, estetiche e storiche di questa forma di spettacolo. La mission del centro è quella di creare una rete di servizi a
Qui a fianco una cartolina de Les Giachi dall'archivio CEDAC. Nelle pagine seguenti la copertina del volume Documenti e attività 2015-2016, un ritratto di Elisa Guerra ed infine un manifesto del Grande Circo Equestre Medini e Filiberto Simili custodito presso l'archivio del Centro di Verona.
26
supporto di un’utenza specializzata al fine di favorire la diffusione e la condivisione di un sistema informativo aggiornato sulle arti circensi. L’assoluta unicità del Centro ha trovato fin dall’apertura il supporto del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, che ne sostiene in maniera continuativa le attività. Ulteriore riconoscimento è arrivato dalla Regione Veneto attraverso l’assegnazione dell’interesse locale, “per lo stato di conservazione, ordinamento e inventariazione della documentazione che permette un’agevole e corretta fruizione da parte degli studiosi”. Dal 2011 la FMC (Federation Mondial du Cirque) ha inserito il CEDAC, quale unica struttura italiana impegnata nella salvaguardia della storia del circo, nel progetto World Digital Library, coordinato dalla Library of Congress di Washington, che mira alla creazione di un
CEDAC
CIRCO gennaio 2017 portale open source sul quale condividere i documenti più significativi per la storia globale. Ultima, ma non meno importante, la Direzione Generale delle Biblioteche e degli Istituti Culturali, nel 2016, ha riconosciuto il CEDAC come Istituto Culturale, in qualità di centro studio di approfondimento e di promozione culturale. Il CEDAC riunisce ad oggi circa venticinque archivi, fondi e collezioni, tra cui spiccano per il loro valore storico quelle dei circus
gentlemen Alessandro Cervellati e Massimo Alberini, che hanno scritto pagine importanti della storia del circo. A queste si aggiungono, per ricchezza e varietà documentaria, il fondo di Edgardo Meda, Antonio Giarola, e dello stesso CEDAC, quest’ultimo in costante aggiornamento. Tra gli altri gruppi documentari, spiccano quelli istitutiti da: Livio Togni, Enis Togni, Giancarlo Cavedo, Alain Frère, Charly Adolph, Riccardo Orecchia, la Compagnia veneziana de Calza I Antichi, Alessandro Serena, Guido De Bianchi, e tra gli ultimi quello dei collezionisti Daniele Chiaro (Daniele Circo) e Cristiano Carminati, oltre a numerosi archivi di famiglie circensi. Il Centro offre all’utenza l’accesso alla proprie biblioteca, emeroteca, fototeca, iconoteca e mediateca. La ricca biblioteca a scaffale, completamente catalogata in SBN, conta circa 3000 volumi italiani ed esteri. Per alcuni fondi in particolare è stata fatta un’ulteriore suddivisione nei temi: storia, specialità e discipline, arte, cinema, arte popolare e varietà che ne facilitano la consultazione. Inoltre è presente una ricca sezione dedicata ai programmi di sala dei principali circhi italiani ed esteri. La sezione emerografica consta di circa 30 titoli nazionali ed internazionali.In particolare, delle riviste Circo, Immaginifico, King Pole, Juggling Magazine e Comentarios de Chapito è stato realizzato lo spoglio degli articoli nel Catalogo Italiano Periodici (ACNP). La fototeca consta di circa 15.000 immagini tra fotografie, foto-cartoline e diapositive, parte delle quali sono già state inventariate e digitalizzate secondo specifiche ne-
Centro Educativo
C E DAC
di Documentazion Verona
Documenti e attiv 2015 - 2016
e delle Arti Circens
ità
A cura di Antonio Giarola, Alessandro Seren a Ester Bonfante e Arianna Pianesi
cessità di ricerca. L’iconoteca consiste nella raccolta ordinata di riproduzioni di opere figurative, comprendente grafiche di giornale, per lo più ottocentesche, copertine illustrate pubblicate su La Domenica del Corriere, Il Mattino Illustrato, L’Illustrazione Italiana, La Tribuna Illustrata, Le Petite Journal, The Illustrated London News e molte altre, oltre a 7000 manifesti databili dalla fine del Settecento ad oggi. La mediateca comprende attualmente un insieme eterogeneo di materiali audiovisivi e consta circa di 3000 pezzi, conservati su diversi supporti, VHS, DVD e Cd musicali. Il CEDAC inoltre può vantare altre categorie di materiali come: articoli e rassegne stampe, francobolli, ex-libris, materiale pubblicitario, costumi
27
i
CEDAC
ed oggettistica. Il volume in uscita, alla sua sesta edizione, è diviso, come da abitudine, in tre sezioni: documenti, attività e tesi. Nella prima sono raccolti i lavori di ricerca e comparazione che Antonio Giarola svolge in pratica quotidianamente su documenti vecchi e nuovi che appartengono al Centro o entrano nella sua sfera di riferimento. Si tratta per lo più di reperti cartacei che vanno all’incirca da fine Settecento ai primi decenni del secolo scorso: materiale promozionale di vario tipo (locandine, manifesti, volantini) ma anche lettere private o commerciali, richieste di autorizzazione, etc. dai quali scaturisce un lavoro di riflessione che è spesso integrato da ulteriori ricerche emerografiche o bibliografiche alla ricerca di articoli di giornali o di saggi contenuti in volumi di altri ricercatori. Queste schede, prodotte con assidua continuità, permettono in senso letterale di riscrivere la storia del circo. Infatti spesso i docu-
28
CIRCO gennaio 2017 menti che vengono acquisiti dal CEDAC illuminano di una luce nuova delle teorie storiografiche che si credevano solide permettendo di meglio ricostruire degli spaccati di vita circense (o paracircense) dei tempi che furono. Questo lavoro di ricerca predilige avere un vertice in area italocentrica, in modo tale da poter ricostruire gli alberi genealogici di antiche dinastie ora scomparse o di ritrovare le vere radici di famiglie magari tuttora esistenti. Molto interessante anche l’aspetto legato alle dinamiche produttive e di fruizione che rivela aspetti davvero poco conosciuti in quanto all’operatività delle antiche compagnie equestri, acrobatiche o circensi e il loro successo presso il pubblico, quasi sempre in grado di generare una buon numero di articoli di giornale, critiche accurate che dimostrano una volta di più come le arti dello spettacolo popolare abbiano goduto in passato di molta attenzione anche da parte dei mass media di allora. Tra le schede di questa edizione quelle dedicate ai Fiochi, ai Diana, ai Coppini (danzatori sulla corda), ai Fassio, ai Bono, ai Guerra, ai Simili e ai Truzzi. In alcuni casi le schede sono dedicate ad artisti o accadimenti stranieri non solo perché interessanti comunque, ma anche per permettere dei paragoni con le attività italiane della stessa epoca. Per quanto riguarda la sezione “Attività”, c’è da dire che il Centro è ormai diventato un punto di riferimento quasi ineludibile per quanti vogliano realizzare attività in area circense supportate o precedute da una seria investigazione di tali materie. In questa sezione ci sono almeno due filoni di ricerca distinti ma paralleli. Ci sono quelle che rientrano in progetti di ampio respiro che sono spesso ideate dal CEDAC stesso ed altre invece estemporanee che si realizzano su richiesta per dei progetti specifici magari di persone od operatori che poco sanno del circo. Fra quelle con respiro progettuale ci sono le collaborazioni, sempre più intense e con carattere di continuità, con importanti istituzioni culturali. Per esempio una continua interfaccia con varie università italiane, come quella degli Studi di Milano, dove grazie al progetto Open Circus di Circo e dintorni ogni anno
CIRCO gennaio 2017 il CEDAC partecipa alle Giornate di studio sull’arte circense con interventi preziosi. O con la Federation Mondial du Cirque nell’ambito del World Circus Day, in occasione del quale il Centro organizza ogni anno interessanti appuntamenti. O i continui scambi di visite e di know how con scuole (come la Flic di Torino o la Vertigo di Grugliasco). Ma, come detto, ci sono anche progetti più estemporanei come la realizzazione di mostre specifiche (Moira Orfei, Blacaman il Fachiro di Castrovillari, l’arte euqestre) o la partecipazione a importanti convegni internazionali come il Forum della Cultura di San Pietroburgo. C’è poi la sezione “Tesi” che raccoglie gli estratti dei lavori accademici più interessanti realizzati negli ultimi 24 mesi. Se la maggior parte degli elaborati continua a provenire da studenti dell’Università degli Studi di Milano, è pur vero che l’interesse verso queste materie è in continuo aumento in pressoché tutti gli atenei italiani. E nella stragrande maggioranza dei casi i candidati che decidono di realizzare la propria tesi di laurea in materie circensi accorrono al Centro Educativo di Documentazione delle Arti Circensi di Verona dove possono trovare sia la maggiore mole di documenti cartacei e digitali che il sostegno di importanti esperti come Antonio Giarola, Alessandro Serena o Arianna Pianesi, che indirizzano il lavoro di ricerca e redazione con meticolosità ed entusiasmo. Come sempre le tesi vertono su argomenti molto differenti tra loro. Da una parte pure ricerche storiografiche come quella sulla Belle Époque o sull’Anfiteatro Flavio.Da un'altra analisi di nuove forme di spettacoli come il Teatro Stalla che prevede una nuova forma di collaborazione fra uomini e animali, o di circo “sociale” come le attività dei clown dottori. E ancora biografie di importanti storici del passato come Massimo Alberini e Alessandro Cervellati. Ma anche casi assai attuali di comunicazione e promozione web delle imprese circensi, di nuovi modi di trattare le arti di strada da parte delle amministrazioni comunali, e così via. Il lavoro, coordinato come di abitudine da Anto-
CEDAC nio Giarola e Alessandro Serena, gode della collaborazione imprescindibile di Arianna Pianesi e Ester Bonfante in quanto alla raccolta di materiale, analisi e redazione. Si tratta di un volume che nel raccontare l’attività del CEDAC racconta in effetti il passato e il presente della storia del circo, in continua evoluzione, ponendo le basi per il suo futuro.
29
CEDAC Un enorme archivio di oltre 20.000 documenti a disposizione di studenti e ricercatori. Con una ricca biblioteca, un’ampia videoteca di artisti attuali e del recente passato, una raccolta di oltre 2.000 programmi di sala, una collezione di articoli e di documenti antichi, fra i quali stampe, lettere ed editti risalenti al diciottesimo secolo. Un’intensa attività di conservazione della memoria e di diffusione della cultura che permette una rivalutazione dell’arte circense e di strada italiana.
30
Recensioni di spettacoli, artisti, attualità, storia, arte, cultura, video, vita dei circhi… La pista di segatura dà spettacolo sul web Circo.it è un prodotto editoriale dell’Ente Nazionale Circhi
www.circo.it ABBONAMENTO ANNUALE A 353/2003 in a.p. D.L. na e 4,00 Spedizione e Spa 1, DCB Mode Poste Italian /2004 n. 46) Art. 27/02 (conv in L.
.it
.circo www
ANNO
3 XLV n.
O 2013
MARZ
Poste Italiane Spa - Spediz (conv in L. 27/02/2 ione 004 n. 46) Art. in a.p. D.L. 353/2003 1, DCB Moden a e 4,00
www.circo.it
ANNO XLV n. 1-2 GENNAIO - FEBBRAIO 2013
monte ca
lo spettacorlo continua lo
Poste Italiane Spa - Spediz (conv in L. 27/02/ ione in a.p. D.L. 353/20 2004 n. 46) 03 Art. 1, DCB Modena e 4,00
www.circo.it
esa deI l’enC In dIflla CategorIa dIrIttI de
I gIovanII oro MartIn o rl
a Monte Ca
Poste Italiane Spa - Spedizione in a.p. D.L. 353/2003 (conv in L. 27/02/2004 n. 46) Art. 1, DCB Modena e 4,00
ANNO XLV n. 5 MAGGIO 2013
www.circo.it
il circo in festa
il circo al Voto italiano
ANNO XLV n. 4
APRILE 2013
LA VOCE DEL CIRCO
CI R CO
Italia: 30 euro Europa: 45 euro Mondo: 80 euro TRAMITE BONIFICO BANCARIO
anche per pagamenti dall’estero Intestato a: Ente Nazionale Circhi IBAN IT49 J076 0111 7000 0005 5814 610 BIC/SWIFT BPPIITRRXXX
TRAMITE BOLLETTINO POSTALE
ccp n. 55814610 Intestato a Ente Nazionale Circhi Verona
CLUB AMICI DEL CIRCO socio ordinario 50 euro nuclei familiari 70 euro minorenni 30 euro
Per i soli Soci Cadec il pagamento va effettuato con una delle seguenti modalità: • bollettino postale c/c 1033442193 intestato a Club Amici del Circo • bonifico bancario, Iban: IT 04 P 07601 13700 001033442193 intestato a Club Amici del Circo (Bic/Swift BPPIITRRXXX)
animali di mosca
NUOVO CONSigliO diRETTiVO dEll’ENC
BENVENUTO PAPA FRANCESCO
Per informazioni: Tel. 045.500682
20 PER 500
PER SCANDICCI Sosteniamo la Casa di Riposo
L’Ente Nazionale Circhi lancia la campagna “20 per 500” a sostegno dell’attività della Casa di Riposo di Scandicci, istituzione storica che accoglie gli anziani del circo e dello spettacolo viaggiante, ammirata ed invidiata all’Ente Nazionale Circhi e all’Italia da ogni parte d’Europa. Dallo scorso anno, con l’applicazione del nuovo decreto per l’erogazione dei contributi alle attività di spettacolo tratti dal FUS, il sostegno agli anziani della categoria non è stato confermato. Obbiettivo della campagna pubblica denominata “20 per 500 euro per Scandicci” è, appunto, raccogliere da parte di venti complessi di ogni dimensione una erogazione liberale di 500 euro fino al raggiungimento di 10 mila euro da consegnare al direttore della Casa di Riposo. Ma sono ben accetti contributi di qualsiasi entità inferiore o superiore. Contiamo sulla generosità dei circensi e di dover così presto cambiare il nome della nostra campagna.
ALBO D’ORO SOSTENITORI Ecco i primi circhi che hanno aderito in maniera entusiasta American Circus Medrano Piccolo Circo dei Sogni Rony Roller Florilegio di Darix Togni Martini Mamma Mia Circo e dintorni
È possibile inviare il proprio contributo con le seguenti modalità, indicando nella casuale “Pro Scandicci”: BONIFICO BANCARIO
BONIFICO POSTALE
VAGLIA POSTALE
IBAN: IT38 V071 1139 1000 0000 0001023 C/C Intestato a ENTE NAZIONALE CIRCHI – ROMA Banca di Frascati di Credito Coop.vo Scpa – Roma.
C/C postale n. 55814610 intestato a Ente Nazionale Circhi
ENC c/o AGIS Via di Villa Patrizi 10 00161 Roma