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.it www.circo
.2 FEBBRAIO ANNO XLIX N
LIANA ORFEI
FESTEGGIA A MONTE CARLO
2017
Roberto Fazzini / Italiana Produzioni Srl insieme alla Fédération Mondiale du Cirque è lieto di annunciare la pubblicazione del nuovo libro per bambini dal titolo
È un volume illustrato a colori di 24 pagine con copertina rigida, ricco di immagini accattivanti del mondo circense accompagnate da un testo esplicativo in inglese, tedesco, italiano, francese, polacco e svedese. Dopo aver acquisito i diritti per le immagini, Roberto Fazzini ha chiesto alla Fédération Mondiale du Cirque di redigere testi basati sul lavoro della Federazione stessa sulla terminologia circense come parte della suo "Preservation Project”. Il libro offre una panoramica della storia del circo moderno, sui tipi di spettacolo connessi, come ad esempio il circo di strada, spiegazioni su moderni circhi itineranti, e informazioni dettagliate riguardanti la terminologia corretta per i vari numeri. Pagine aggiuntive sono dedicate agli animali dello spettacolo, al circo in America, e al circo contemporaneo (circo dei giovani e circo sociale). Ideale come souvenir o come strumento di divulgazione dell’arte circense nelle scuole. Questa nuova pubblicazione è disponibile per circhi, musei del circo, e per chiunque sia interessato alla storia e al futuro di Circo. Una parte dei proventi di ogni libro andranno a beneficio della Fédération Mondiale du Cirque per sostenere il suo importante lavoro di preservazione e promozione delle arti circensi e della cultura.
per informazioni e ordini: roberto@robertofazzini.it - Tel. 059 928934
SOMMARIO
Una giovane Liana Orfei nella gabbia dei leoni (Archivio CEDAC).
FEBBRAIO 2017
CIRCO
ISSN 1825-5787
androserena@circo.it Web Site: www.circo.it - E-mail: aless raio 2017 Nuova serie - Anno XLVIX - N. 2 Febbioni Direttore responsabile Antonio Buccio Monti Redazione Alessandro Serena, Claudia Bolgan, Roberto Fazzini, Alberta Froldi, Collaboratori: Roberta Battistin, Valer , Ruggero Leonardi, Massimo Malagoli, Antonio Giarola, Massimo Locuratolo andra Litta Modignani, Ettore Paladino, Flavio Michi, Francesco Mocellin, Aless Vittoria Vittori, Gilberto Zavatta. Arianna Pianesi, Marco Ternullo, Maria
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LIANA ORFEI 80 ANNI DI CIRCO
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IL CIRCO RINASCE A MONTE CARLO
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MAUCLAIR. L’ULTIMO ARISTOCRATICO
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VINICIO CANESTRELLI TOGNI DAL CAROSELLO ALLA GABBIA
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RICCARDO ORFEI E ISABELLA ZAVATTA TUTTO SI TRASFORMA
di Angelo Papia
GOLDEN CIRCUS UN FESTIVAL PER ROMA di Francesco Mocellin
di Alessandro Serena
di Raffaele De Ritis
di Flavio Michi
di Nicola Campostori
In copertina Liana Orfei a Monte Carlo festeggia i suoi primi ottant'anni (foto copyright Festival International du Cirque de Monte-Carlo).
inistrazione Direzione, redazione, pubblicità, amm zi, 10 – 00161 Roma Ente Nazionale Circhi - Via di Villa Patri .it Tel. 328-3921250- redazione@circo 344 del 25.5.1980 Registrazione Tribunale di Livorno n. Pubblicità Inferiore al 45% - Modena Progetto grafico La Cage aux Folles i - Castelfranco Emilia Fotolito e Stampa Italiana Produzion Europa: 45 euro; Mondo: 80 euro. Abbonamento 2017: Italia: 30 euro; Tutti i diritti di proprietà sono riservati.non saranno restituiti. Fotografie e manoscritti non richiesti
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LIANA ORFEI
80 ANNI DI CIRCO
“L’Epifania tutte le feste porta via” dice il noto proverbio, eppure questa massima sembra non valere per il circo italiano: lo scorso 6 gennaio, infatti, Liana Orfei ha festeggiato il traguardo delle ottanta candeline. E questa ricorrenza non segna soltanto un importante momento della sua storia personale, ma diventa il simbolo di una vita interamente votata allo spettacolo e al circo in modo particolare.
di Angelo Papia
PROFILI
Attrice, soubrette, impresaria, cantante, conduttrice: nota ai più soprattutto per le sue apparizioni televisive e cinematografiche, la poliedrica Liana non ha mai scordato le proprie origini, ma al contrario si è sempre impegnata per la promozione e lo sviluppo delle arti della pista, a partire dalla celebre trilogia prodotta insieme ai fratelli Nando e Rinaldo
In queste pagine, Liana Orfei in Picinelli e Liana con Rinaldo e Nando Orfei al Circo delle Meraviglie (Archivio fotografico CEDAC), poi Liana in scena ed un suo ritratto, i programmi di sala del Circo delle Amazzoni, del Circo Internazionale Liana - Nando Orfei (Archivio CEDAC) e del Circo di Liana e Nando Orfei (Fondo Edgardo Meda), infine una foto con Moira e Nando Orfei e Vittorio De Sica.
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PROFILI
negli anni Settanta, fino alla più recente e fortunata esperienza del Golden Circus Festival.
I primi passi in pista Liana nasce il 6 gennaio 1937 a San Giovanni in Persiceto, durante una tappa del complesso del nonno Paolo. Fin da piccolissima calca la pista insieme al padre, il grande clown “Pippo” Paride Orfei, il quale la coinvolge nel suo numero comico trasformandola nella propria copia esatta in miniatura e che nel momento clou dell’esibizione estrarrà dalle tasche dei suoi larghi calzoni. Sfortunatamente la piccola Liana non riesce mai ad accaparrarsi le caramelle che il pubblico lancia in pista a fine spettacolo per i bambini del circo, ma questo piccolo giocoso “trauma” infantile ispirerà il suo primo personaggio comico, il clown Lacrima, così chiamato proprio in ricordo dei pianti con cui esprimeva la propria delusione per i furti di dolci operati dai compagni. Il debutto di Liana, però, non è stato così semplice come potrebbe sembrare. Ancora piccolissima, infatti, viene colpita da una grave malattia che la costringe a una lunga convalescenza e le impedisce per molti anni di iniziare gli allenamenti e trovare la propria disciplina. La grinta e la determinazione però non le mancano e, man mano che le sue condizioni di salute migliorano, inizia a provare i primi esercizi ad insaputa dei genitori, con la complicità di Giovanni, un vecchio artista del circo che l’aveva presa in simpatia. Il debutto vero e proprio arriva verso gli otto anni, quando volteggia al trapezio sotto lo sguardo preoccupato di mamma Alba, la quale teme ancora per un’eventuale ricaduta. La lontananza forzata dalla pista fa dell’adolescente Liana una ragazza curiosa che non manca di cimentarsi nelle più varie discipline, dalla giocoleria all’acrobatica passando per i numeri equestri e addirittura entrando in gabbia con i leoni, e di prendere lezioni di musica e danza. Il numero di maggior successo, però, sarà quello presentato alle cinghie aeree con la cugina Moira, in un duo che, per l’affinità e la somiglianza fisica delle due giovani promesse del circo, sarà chiamato Le Sorelle Orfei. Dopo pochi anni un altro importante evento segnerà la carriera futura di Liana: il matrimonio con il grande giocoliere Angelo Piccinelli. Poco dopo le nozze, infatti, la giovane circense lascerà lo chapiteau per seguire il tour del marito nei maggiori teatri di varietà internazionali: Moulin Rouge, Palladium, Olympia; Liana si confronta con concezioni e modalità di spettacolo per lei inedite, di cui farà tesoro quando tornerà a dedicarsi
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al circo. Nel frattempo il complesso di famiglia continua la propria attività senza di lei, grazie all’impegno dei fratelli e nonostante la morte di Paride. Verso la fine degli anni Cinquanta nasce la piccola Cristina e l’anno successivo è il momento di un’ulteriore tappa cruciale per la storia di Liana: l’affacciarsi sul mondo del cinema.
Grande e piccolo schermo I primi contatti con il mondo del cinema non sono molto fruttuosi e da parte sua sono vissuti con una certa titubanza. Le viene proposto il ruolo da protagonista nel film La dolce vita di Fellini, ma il progetto non andrà in porto. Tuttavia i rapporti con il grande schermo ormai sono aperti e poco tempo dopo Liana debutta in due pellicole di Mario Mattoli, Guardatele, ma non toccatele e Tipi da spiaggia, uscite
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CIRCO febbraio 2017 entrambe nel 1959. Da questo momento la sua carriera cinematografica si sviluppa molto velocemente, gira una media di tre film all’anno e lavora con i maggiori registi italiani dell’epoca cimentandosi nei generi più vari, dall’horror alla commedia. Il 1961 segna l’approdo ad Hollywood, dove lavora con artisti del calibro di Orson Welles e Victore Mature. Negli Stati Uniti rimane colpita in particolare dalla grande organizzazione degli studios, in cui i vari settori (costumi, scenografie, fotografia) pur lavorando per compartimenti stagni concorrono tutti alla migliore realizzazione possibile dell’idea registica. Con l’avvicinarsi degli anni Settanta, Liana decide di dedicare più tempo alla famiglia e le sue apparizioni sul grande schermo si fanno sempre più sporadiche. Non si può tuttavia non citare la partecipazione al celebre film-inchiesta di Fellini (da sempre molto legato alla famiglia Orfei) I Clowns, in cui Liana appare alla direzione del circo di famiglia e introduce alla macchina da presa dell’intervistatore i numeri comici dello spettacolo. Liana calca anche il palcoscenico. Nonostante la sua carriera teatrale non possa essere paragonata a quella cinematografica per numero di partecipazioni, essa non manca però di mostrare aspetti interessanti. Si segnalano le collaborazioni con registi quali De Filippo, Pietro Garinei e altri importanti nomi del settore, come Gino Landi, il quale cura per lei anche lo spettacolo di rivista Liana Orfei Show, debuttato nel 1978, e Danilo Donati. Saranno comunque il cinema e la televisione a sancire il successo presso il grande pubblico di Liana, che non mancherà di sfruttare la propria popolarità per avvicinare sempre più spettatori al mondo del circo, sia curando varietà dedicati alla pista come Happy Circus e Happy Magic, rispettivamente del 1982 e del 1983, sia partecipando con il proprio carisma a numerosi quiz e trasmissioni musicali, tra i quali Za Bum (1963) e Orsa Maggiore (1965), sempre per la Rai. Non manca di occuparsi anche di televisione per ragazzi, curando una rubrica sugli animali per 3,2,1…contatto! E partecipare a diversi sceneggiati televisivi di livello, tra i quali l’adattamento televisivo della pellicola di Blasetti del 1942, La cena delle beffe, e Scaramouche, racconto in maschera della vita dell’attore secentesco Tiberio Fiorilli, entrambi trasmessi nel 1965.
La trilogia dei fratelli Orfei All’inizio degli anni Sessanta, dopo la morte di Paride, i fratelli Nando, Liana e Rinaldo iniziano ad av-
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viare un’attività in proprio. Le prime due produzioni, Circo internazionale e Circo a tre piste, riscuotono un discreto successo, ma la consacrazione vera e propria arriva con i grandi spettacoli che verranno ricordati come la famosa trilogia dei fratelli Orfei: Circorama, del 1970, Il Circo delle Mille e una Notte, del 1973, e Il Circo delle Amazzoni, del 1975. Con Circorama la pista inizia a sfruttare le potenzialità offerte dalle nuove tecnologie, utilizzando proiezioni cinematografiche ed effetti sonori per valorizzare e rendere ancora più emozionanti le esibizioni degli artisti di fama internazionale selezionati personalmente da Liana e dal suo staff. Indimenticabili i coccodrilli e i serpenti dei fachiri indiani Alahm Sahari e “Miss” Shira, i volteggi al trapezio volante della troupe Leotaris e le suggestive pose plastiche dei cosiddetti ‘uomini d’oro’, puntualmente contrappuntate, sullo sfondo, da immagini di vulcani in eruzione, corse automobilistiche e battute di caccia di antiche popolazioni aborigene. Non manca l’alta scuola di Anita e Rinaldo Orfei e i cavalli in libertà di Nando. Altrettanto successo riscuotono le atmosfere orientali del Circo delle Mille e una Notte, ispirato alle favole di Sharazad su suggerimento dell’amico Federico Fellini. Colpiscono in particolare le colossali coreografie di Gino Landi e i fantastici costumi di Danilo Donati, voluti da Liana in persona per garantire allo spettacolo la cura meticolosa di ogni aspetto della messa in scena. Ma la qualità caratterizza anche i numeri che si susseguono in pista, rappresentati in particolare dagli ungheresi Lukac alla bascula, dai trapezisti sudafricani Anderson e dalla tradizionale comicità del clown Amleto Cagni. Grande curiosità nella stampa dell’epoca suscita, inoltre, l’inserimento nel programma di un’inedita esibizione di arti marziali, presentata dal maestro di karate Lhian Tiger. La fortunata esperienza con i fratelli si chiude nel 1975 con Circo delle Amazzoni, ambizioso progetto che, come suggerisce lo stesso titolo, intende portare in una pista dalle at-
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mosfere classicheggianti numeri circensi realizzati esclusivamente da donne. Oltre all’enorme cavallo di Troia da cui escono le ballerine che danno inizio allo spettacolo, rimangono celebri le pertiche aeree della troupe Stahubertis (Circo di Stato di Praga), l’equilibrista Miss Jennys e le abili cicliste acrobatiche New Dolly. Tra gli esponenti femminili della famiglia Orfei che vi prendono parte compare anche la piccola Ambra, figlia di Nando, che a soli nove anni debutta con un apprezzato numero di colombe bianche. Liana fa così tesoro dell’esperienza accumulata nel varietà e nel cinema, affiancandola alla tradizione e alla perizia tecnica dei fratelli, per presentare degli spettacoli di nuova concezione capaci di introdurre grandi novità, senza tuttavia tradire la ricca storia del circo classico italiano. Inedito utilizzo delle proiezioni cinematografiche, cura dei costumi, colossali impianti scenici, grandi numeri internazionali, collaborazioni con costumisti e scenografi del calibro di Gino Landi e Danilo Donati: sono solo alcuni degli ingredienti che caratterizzano queste produzioni, sapientemente amalgamati e pubblicizzati grazie alla visibilità che la loro creatrice, popolare soubrette, poteva permettersi sul piccolo schermo. Il successo di critica e pubblico è dirompente, al punto da sollecitare anche le attenzioni e gli apprezzamenti della stampa estera. Anche le migliori esperienze, però,
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sono destinate prima o poi a concludersi e verso la fine degli anni Settanta la prestigiosa insegna si scioglie definitivamente e i fratelli prendono strade diverse.
Il periodo romano e l’esperienza del Golden Circus Festival Trasferitasi a Roma, Liana continua a dedicarsi al teatro al cinema. Tuttavia la passione per il circo non viene meno e, a fronte della crisi in cui il panorama circense stava versando e ispirata dagli esiti positivi dell’esperienza nata a Monte Carlo circa un decennio prima, decide di provare a realizzare un festival che potesse contribuire al rilancio del circo italiano. Nasce così, nel 1984, il Golden Circus Festival, grazie anche al fondamentale sostegno del secondo marito, Paolo Pristipino. Nonostante il format della manifestazione sia cambiato nel corso del tempo, fin da subito nasce come un evento sui generis, a metà strada tra un festival e uno spettacolo circense con una propria idea di messa in scena. Le esibizioni in gara sono selezionate personalmente da Liana e Paolo, i quali girano il mondo per ingaggiare tra i migliori artisti in circolazione sul panorama internazionale, senza disdegnare anche le nuove tendenze del circo contemporaneo e del varietà. La kermesse diventa presto un appun-
CIRCO febbraio 2017 tamento importante all’interno delle diverse attrazioni natalizie della capitale, nonostante nel corso degli anni gli organizzatori abbiano spesso dovuto far fronte a notevoli difficoltà di carattere logistico e amministrativo, sempre affrontate con la forza e la determinazione che caratterizzano la personalità di Liana Orfei. Al Golden va anche riconosciuto il merito di aver portato in Italia grandi artisti del panorama internazionale attuale che difficilmente avremmo potuto vedere lavorare nel nostro Paese: è il caso, solo per fare un esempio, dello statunitense Anthony Gatto, primo giocoliere ad aggiudicarsi, nel 2000, un Clown d’Oro a Monte Carlo.
Un impegno trasversale Elemento costante della lunga e tanto variegata carriera di Liana è sempre stata la grande passione per il circo. Ed è proprio questa passione che l’ha sempre spinta a spendersi in prima persona per fare in modo che il circo fosse sempre più apprezzato dal pubblico e considerato dalle istituzioni. È a questa forte tensione educativa che si possono ricondurre tante altre iniziative promosse da Liana trasversalmente alle sue attività principali. Si pensi, per esempio,
PROFILI alla pubblicazione della sua autobiografia e di una serie di diari scolastici ricchi di aneddoti e informazioni sul circo destinato ai bambini delle scuole elementari, nonché alle più recenti prese di posizione in seno all’acceso dibattito sull’impiego degli animali nei circhi, per giungere poi al progetto della Scuola Nazionale di Circo, nata con l’intenzione di offrire un percorso formativo che possa preparare artisti di circo in grado di padroneggiare, oltre alla tecnica, ogni altro aspetto della messa in scena. E come dimenticare il continuo dialogo con le maggiori autorità politiche degli ultimi quarant’anni, sempre teso a sollecitare un maggiore interessamento, da parte delle istituzioni, per le criticità legislative con cui devono confrontarsi i circhi italiani. Pochi tratti che delineano una personalità poliedrica, sempre in movimento, che tanto ha fatto in questi anni e tanto continua a fare anche oggi, con lo stesso entusiasmo e con lo stesso stile eclettico che la vede impegnata su più fronti. Una donna che può festeggiare con soddisfazione questi primi ottant’anni e che, soddisfazione forse ancora maggiore, non può non essere festeggiata dal circo italiano. Tanti auguri Liana Orfei!
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GOLDEN CIRCUS UN FESTIVAL PER ROMA
Nonostante le difficoltà la manifestazione giunge alla XXXIII edizione con un ottimo risultato di pubblico e un cast interessante. Il primo premio, l’Oro, viene conferito a Liana Orfei per una intera vita dedicata alle arti circensi. Ben meritato!
FESTIVAL
di Francesco Mocellin
Qui accanto e nella pagina seguente, Liana Orfei con gli artisti del Golden Circus da Papa Francesco e in pista.
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Non si corre certo il rischio di essere considerati “nordisti” se si afferma che a Roma diventa difficile realizzare qualsiasi opera o portare avanti un’attività di rilevanza collettiva purchessia. E ciò sembra particolarmente vero soprattutto negli ultimi, tormentati anni. Il cammino del Golden Circus appare emblematico in questo senso, quasi un simbolo della precarietà in cui versa il Circo italiano in special modo nel suo rapporto con le istituzioni. Basti pensare alle ormai rituali difficoltà che ogni complesso circense ha incontrato nel reperimento di un’area idonea per il periodo natalizio nel comune capitolino, difficoltà culminate quest’anno addirittura nell’assenza di uno dei circhi maggiori dal territorio cittadino. Al di là delle possibili carenze organizzative delle imprese circensi è difficile non qualificare come mancanza di rispetto l’atteggiamento complessivamente manifestato dalle Amministrazioni della Capitale verso il Circo. Ecco, quindi, che il Golden Circus è costretto addirittura a saltare in occasione del Natale 2015 per una serie di ragioni legate al sito del Teatro Tendastrisce mentre per le festività di fine anno appena trascorse la pertinacia di Liana Orfei e Paolo Pristino riesce a spuntarla sulle avversità ottenendo le autorizzazioni circa quindici giorni prima della programmata première natalizia. La location è cambiata rispetto a quella ormai tradizionale su via Palmiro Togliatti e per l’ultima edizione è stata individuata un’area presso l’Ippodromo delle Capannelle sull’Appia Nuova. La realizzazione della manifestazione è stata possibile grazie alla collaborazione con Attilio ed Emidio Bellucci che hanno fornito lo chapiteau e le strutture. Ovviamente, le condizioni di emergenza hanno condizionato in qualche modo la qualità della rassegna che non ha potuto avvalersi della presenza di grandi troupe acrobatiche e di un numero di gabbia per le restrizioni
CIRCO febbraio 2017 sulla presenza di animali nello spettacolo imposte dall’Amministrazione Raggi. Quest’ultimo costituisce un altro punto dolente che avvilisce l’attività circense assumendo le tinte di una vera discriminazione. Pur non avendo usufruito di una tempestiva prevendita, il festival ha beneficiato di una buona affluenza di pubblico e al termine la giuria ha deciso di attribuire l’unico premio d’Oro proprio a Liana Orfei per il contributo apportato all’arte circense nel corso della sua multiforme attività. Siamo stati testimoni dell’affetto che il pubblico romano le ha riservato in occasione del suo compleanno e anche nei giorni seguenti con molti amici, conoscenti o semplici ammiratori in fila per consegnarle un piccolo dono o scattare una foto approfittando della sua sincera disponibilità. Come sempre, Liana non ha rinunciato a presentare quasi integralmente tutti gli spettacoli col suo stile inconfondibile e l’intatta energia. I due Argenti, invece, sono andati all’italiano Rudy Bellini e alla sua partner per l’alta scuola senza redini (li avevamo visti in diverse edizioni di Fieracavalli) e al duo vietnamita Thu Hiong e Van Thai ai tessuti aerei. Due bronzi, infine, sono stati destinati alla famiglia ucraina Gorodevsky soprattutto per l’interessante numero di pappagalli (di impostazione diversa da quella cui siamo abituati) e per quello al monociclo nonché al “mano a mano” del duo Kalashnyk. Un menzione speciale è stata riservata al duo multietnico Evelina e Ebenezer, protagonisti di una performance al palo cinese di impostazione nouveau cirque. Nel programma ricordiamo anche l’ottima verticalista cinese della troupe di Shenzhen, David Sosman formatosi all’Accademia di Verona col bouncing juggling e il nostro David Monti dal Circo Millenium della famiglia Coda Prin che ha presentato una parodia del direttore d’orchestra sulla falsariga di Denis Lacombe. Non si può dimenticare che nel corso di trentatré anni di vita, questa manifestazione ha visto passare sulla pista nomi come quelli di Anthony Gatto, dei Lothara, dei Pellegrini, dei Carillo Brothers, della troupe di Viktor Chemchour, degli Iriston, dei Khailavov, degli Eshimbekovi, dei Kantemirov, di Hugo Noel, di numerose troupe cinesi come quelle di Hebei, Shangai, Sichuan, Inner Mongolia oltre a quelli di alcune troupe di Pyong Yang. Né si può trascurare che il Golden Circus è stato trasmesso dalla RAI per venticinque edizioni. Insomma, contiamo davvero che questa rassegna riesca a stabilire un rapporto privilegiato con la capitale, con le sue istituzioni sia sotto il profilo amministrativo che culturale, ottenendo la legitti-
FESTIVAL mazione necessaria che permetterà una vera programmazione sul piano artistico e del marketing. Siamo certi che la ferma volontà e la grande passione di Liana Orfei e Paolo Pristipino raggiungeranno l’obiettivo.
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IL CIRCO RINASCE A MONTE CARLO
MONTE CARLO
di Alessandro Serena
In queste pagine, alcuni momenti dal Festival di Monte Carlo 2017. La Troupe Trushin, l'arrivo della famiglia reale, Stephanie e Alberto di Monaco con i fratelli Zapashny, ancora gli Zapashny coi loro felini, il Duo Sky Angels, Mario Berousek (foto copyright Festival International du Cirque de Monte-Carlo). Poi il Trio Izevsk e Erwin Frankello col suo elefante (foto Ahara Bischoff).
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Il Festival di Monte Carlo riparte con un’edizione solida e di grande successo. Un palmares d’eccezione con grande rilevanza per l’ammaestramento di animali. L’ennesima dimostrazione per il Principato di essere un’oasi dove vanno a braccetto qualità artistica, tradizione, innovazione e successo.
L’arte circense torna a far sentire alta la propria voce grazie al Festival Internazionale del Circo di Monte Carlo. In un anno terribile per il settore italiano con la scomparsa di Walter Nones e Enis Togni, due dei maggiori imprenditori circensi europei dell’ultimo mezzo secolo, che non a caso, in forme diverse, avevano legato il proprio nome al Festival. Nones per avere prodotto il primo numero italiano in grado di vincere il Clown d’Oro nel 1987 (lo splendido gruppo di tigri del fratello Giuseppe). E Togni per avere di fatto contribuito con il suo staff ad affermare il Festival stesso, oltre che per aver generato Flavio, ancora oggi l’artista in assoluto più premiato nella storia della kermesse. Lo stesso Flavio Togni, nella prefazione al programma di sala, ha scritto: “Questo festival con il suo prestigio ha il merito assoluto di aver dato all’arte circense un impulso ed un riconoscimento culturale a livello mondiale.” In effetti in un panorama internazionale frastornato dalla notizia della chiusura del
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colosso Ringling Bros. and Barnum & Bailey il Principato di Monaco afferma una forma d’arte capace di rinnovarsi e allo stesso tempo restare fedele alle tradizioni, con un enorme successo di pubblico e di media. Inoltre conferma che esiste ancora al mondo un kolossal circense e anzi forse proprio la circostanza della chiusura di RBB&B fa risaltate lo stile assai peculiare che il Festival ha preso con la gestione di SAS Stephanie e Urs Pilz. La crisi che attanaglia il mondo occidentale continua a farsi sentire anche nel nostro settore tanto che, purtroppo, è sempre più difficile vedere produzioni con molti numeri forti. Ci sono, certo e per fortuna, ancora alcune eccezioni. Pressoché tutti gli anni Knie e le produzioni di natale di Van Der Meyden (Amsterdam e Stuttgart) mettono insieme in un solo spettacolo una concentrazione incredibile di campioni. Ma per il resto anche i marchi di maggiore successo al mondo, partendo dal Cirque
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du Soleil, Roncalli, Bouglione, Pacherie o i più recenti Horrores o talune produzioni del Price di Madrid, puntano certo su una ottima qualità di base ma anche e di più su un impianto estetico organico e coerente nel tempo che si regge su una buona media qualitativa ma non nella quantità alla quale ci abitua da anni il Festival di Monte Carlo, il quale in questi ultimi anni ha appunto consolidato anche un proprio stile che riesce ad inserirlo nelle grandi linee estetiche internazionali. Di certo il primo obiettivo è di essere un catalogo e non una “regia”, eppure di fatto si può dire che oggi la più grande competizione di circo al mondo abbia un suo stile molto personale e apprezzato. Stiamo parlando di un insieme di forti attrazioni circensi impaginate secondo criteri di sfarzo che ricordano le grandi riviste parigine, ma anche con la modernità di complessi come i Bingo Circo Teatro o, come quest’anno, il corpo di ballo del circo Bolchoj.
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MONTE CARLO
Riguardo alla gara, dopo l’edizione celebrativa dello scorso anno, è sempre difficile ripartire con lo spirito della competizione. Ebbene il palmares è stato di ottima qualità. Raccontarlo numero per numero, troupe per troupe, artista per artista, può aiutare a capire i grandi contenuti di quest’anno. Sono stati attribuiti due Oro. Uno alla straordinaria troupe di acrobati alla bascula di Sergei Trushin, una ventina di artisti fra corpo di ballo e acrobati veri e propri, in una produzione molto curata in stile steam punk post nucleare, con costumi da vampiri-zombie e movenze e musica heavy metal messa in scena da Askold Zapashny. Qualche nostalgico potrebbe rimanere spiazzato perché questi tipi di numeri di solito arrivavano al successo con musiche e vestiti delle tradizioni popolari. Un segno dei tempi che cambiano, ma di certo quello che non cambia è la tecnica eccelsa degli acrobati russi. In questo caso il repertorio mostrato, con fluidità e con sicurezza, era di livello assoluto. Con esercizi in arrivo sul paglione (fino al quintuplo salto mortale di André Eplikin), in colonna (fino alla quarta), sulla sedia (con il triplo di Victoria
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Dyadyun) e con i trampoli, con il record mondiale del quadruplo con un solo trampolo eseguito da Artem Gritsaenko, provato apposta per il Festival. Un’attrazione che arriva dal circo Bolchoj di Mosca e che fissa nuovi standard del genere. Oro anche per gli uzbeki Kristina Vorobeva e Rustem Osmanov in arte Duo Sky Angels alle cinghie. Questa coppia di artisti ha presentato una vera e propria danza aerea curata in ogni minimo particolare con esercizi inediti in quanto a scivolate, prese ai piedi e in particolare exploit realizzati con la sola forza dei denti. Un vero e proprio gioiello fra cielo e terra. Il riconoscimento conferma, per altro, l’ottimo stato di forma di questa disciplina che dal 2009 ha vinto tre Oro (oltre a vari argenti e bronzi) e che ogni anno viene interpretata in maniera sempre più originale e raffinata, alzando di continuo il livello tecnico. Ogni grande premio internazionale porta con se pareri contrastanti sul palmares. Pensiamo all’Oscar, solo di recente attribuito a Leonardo Di Caprio, al Nobel per la letteratura, mai assegnato a Jorge Luis Borges, e così via. Il Festival di Mon-
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te Carlo non sfugge a questa regola, che anzi, in qualche modo, conferma l’importanza e il prestigio della manifestazione. Così molti fra operatori e critici, pur nell’assoluto rispetto verso i componenti della giuria e con gratitudine eterna verso SAS la Principessa Stephanie, pensavano ben meritato un terzo Oro ai fratelli Askold e Edgar Zapashny per il loro numero di felini. Che invece hanno preso “solo” l’Argento. In effetti la performance era davvero notevole. Una dozzina fra leonesse, tigri normali e bianche, leoni normali e bianchi, dirette magistralmente. Gli animali erano accomodati sul maneggio e non su
gri, che in rapida successione mostravano “roll”, “sitz” e “carousel”. Seguito da una varietà di esercizi talmente ben padroneggiati da poter variare di spettacolo in spettacolo. Da ricordare, fra gli altri: il passaggio di carne dalla bocca di Askold a quella del grande leone Phillip. Il salto della tigre sopra Askold sdraiato sul filo. I vari spettacolari tableaux a terra o sugli sgabelli. Le ruote da criceti mosse dai felini stessi dentro e fuori. I vari debù in avanti o indietro delle tigri anche per tutta la pista. Le oscillazioni di leone, tigre e Askold sull’altalena. La passeggiata fra il pubblico fuori dalla gabbia con Askold, Edgar e una tigre al guin-
sgabelli (in perfetto stile sovietico), ciò rendeva la pista ancora più ampia per mostrare un repertorio vasto ed eseguito con sicurezza. Basti pensare che il numero si apriva con un “down” di sette ti-
zaglio. E l’esercizio mai visto: il salto del leone con su in groppa Askold da una piattaforma all’altra (sul Guinness dei Primati). L’attrazione termina con tutti i felini sdraiati al centro della pista e i due
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MONTE CARLO fratelli Zapashny che salutano il pubblico voltando le spalle ai loro animali, a dimostrare un’assoluta sicurezza. In uno degli spettacoli di selezione due delle tigri hanno litigato fra loro (come capita anche agli animali domestici) ma i fratelli hanno dimostrato di avere sotto controllo il gruppo riuscendo a sedare il litigio e a presentare tutta la performance senza particolari problemi. Del resto questi artisti portano con sé la tradizione sovietica dell’ammaestramento di animali culminata negli insegnamenti del padre Walter e dello zio Mstislav. I fratelli Zapashny sono forse oggi le stelle più lu-
CIRCO febbraio 2017 minose del firmamento circense russo in quanto a successo fra il pubblico per le loro frequenti apparizioni televisive e per la qualità delle colossali produzioni che portano in tournée nei più capienti ed importanti palazzi dello sport di tutta la Russia con incassi record. Inoltre sono i responsabili del circo stabile Bolchoj di Mosca e del Festival Idol che vi si tiene. Insomma due colonne del circo mondiale che collaborano fattivamente da anni con il Festival di Monte Carlo. C’è da augurarsi che decidano di tornare per puntare al premio più ambito, il Clown d’Oro. La giuria ha comunque deciso di attribuire loro anche un premio speciale per lo sviluppo dell’arte circense in Russia. Argento anche per la Cina, una delle potenze mondiali non solo economiche ma anche circensi, con il numero di equilibrismo e verticali della troupe acrobatica di Xinjiang, fra le più premiate al Festival. Una ventina di artisti impegnati in passaggi di mano a mano in una performance ispirata in qualche modo al Lago dei cigni, anche se in versione maschile, creata dalla regista Li Xining. La stessa troupe presentava anche un dinamico numero di lassos. Certo è strano che un attrezzo dei cowboy per catturare le mucche (usato anche in altre civiltà) venga presentato da un gruppo cinese con musica che ricorda quella sinfonica. Anche il circo ha i suoi paradossi della globalizzazione. Argento anche per il Duo Chilly and Fly, con un numero al sostenuto aereo di potenza e grazia inusuali. I canadesi Alexandre Lane e Emilie Fournier sono un caso emblematico di fusione fra sport e arte circense, visto che il primo è diplomato all’Ecole du Cirque di Montreal e la seconda è una ginnasta di livello olimpionico. Ma i virtuosismi fisici qui sono sempre al servizio dell’interpretazione. La raffinatezza della loro performance è di certo data anche dalla frequentazione del Cirque du Soleil così come anche del movimento di nouveau cirque che avvolge tutta la loro nazione. Altro aspetto mai dimenticato dal Festival di Monte Carlo. Uno dei passaggi più suggestivi della performance è il momento in cui Emilie toglie la cravatta a Alexandre e la usa per bendarsi ed eseguire l’ultimo esercizio.
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MONTE CARLO
Bendata come la dea Fortuna, ma qui niente è lasciato al caso. Argento anche per Marek Jana (del circo Charles Knie, diretto da Sascha Melnjak) che presentava due belle produzioni con animali. Una con frisoni olandesi, arabi e ponies ed una con animali esotici. In entrambi i casi con esemplari molto curati e in ottima salute. Un corpo di ballo ben integrato. Una cantante dal vivo ed in genere una grande attenzione ed una sfarzosa messa in scena. Argento anche per i numeri di Erwin Frankello: elefanti e leoni marini presentati con dolcezza ed ironia.
convincente. Terzo gradino del podio anche per gli svizzeri Holmikers che hanno divertito il pubblico con una pantomima ispirata all’horror e passaggi alle barre parallele. Bronzo anche alla Troupe Gerlings che presentava due numeri diversi, una ruota della morte con otto persone ed un filo alto. La loro partecipazione è stata turbata da una rovinosa caduta dal filo alto, che per fortuna non ha fatto registrare gravi infortuni, ha però fatto ricordare di che materia è fatto il circo. Con artisti che rischiano ogni giorno la vita. L’illusionista comico Otto Wesselly ha ricevuto una
Sul terzo gradino del podio sono saliti quest’anno in sei. Un Bronzo è andato a Mario Berousek. Altro caso in cui la critica avrebbe forse preferito un colore più pregiato. L'artista della Repubblica Ceca infatti è fra i più apprezzati giocolieri del mondo. Con una carriera straordinaria che lo ha visto, fra l’altro, da Knie, Krone, Cirque d’Hiver-Bouglione, Moulin Rouge e in numerose altre case prestigiose. Ha scelto di specializzarsi in un solo attrezzo, le clave, che maneggia con sicurezza, rapidità e carisma, facendone roteare sino a sette e con una velocità che non ha eguali nel mondo. Per tutti questi motivi il suo numero è un “top di gamma”, anzi addirittura un “pezzo unico” senza neppure tentativi di emuli. E infatti ha ottenuto standing ovation ad ogni spettacolo. Bronzo per la Troupe Skokov, otto ragazze russe, acrobate e ballerine, impegnate in esercizi alla doppia altalena. Con uno stile molto elegante e peculiare e ampie gonne di tessuto leggero che svolazzavano durante i loro exploit tanto difficili da avere loro procurato, alcuni arrivi non del tutto indolori, in particolare per i tripli salti mortali con atterraggio sulle piattaforme oscillanti. Bronzo per gli svedesi del Duo Sons alla bascula coreana. Un numero con buoni esercizi e passaggi
menzione speciale della giuria per la sua carriera. In effetti il tipo di comicità che sprigiona è più efficace in piccoli spazi come il Crazy Horse, per tanti anni casa sua, eppure la sua partecipazione come sempre surreale e controcorrente ha reso felici
di danza contact, come spesso accade per le “nuove tendenze”. Bronzo anche per Alexander Batuev, incredibile dislocatore ucraino, con una coreografia davvero
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MONTE CARLO
molti appassionati di questo attempato “ragazzaccio” della magia. Altra menzione speciale a Alex Michael, brasiliano (sposato con la nostra Romina Meggiolaro) impegnato in una versione moderna dell’uomo mosca, che lascia il pubblico con il fiato sospeso anche con alcuni passaggi da trapezio a trapezio in pura tradizione Leotard. La Coppa Principessa Antonietta, dedicata al più giovane artista, è andata al Trio Izevsk, tre coloratissime e scatenate ragazzine (Anastasiia, Daria e Kristina) che hanno ricordato l’importanza delle “piccole scuole di circo” ormai fiorite in tutto il mondo. Fuori dai premi principali gli altri partecipanti. La giovane ed affascinante contorsionista etiope Rich Metiku, allenata da Jasmine Straga (fra le massime esperte al mondo della materia) ha mostrato nuove possibilità della disciplina mescolando di fatto il contorsionismo classico alla Fatima Zohra con la dislocazione di solito presentata da colleghi maschi. Il tutto con un’ottima classe. Il Duo Emotion (francesi diplomati a Montreal) ha
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CIRCO febbraio 2017
emozionato il pubblico con dei passaggi al trapezio che, quanto meno come ispirazione, hanno ricordato il predecessore Duo Mouvance. Gustavo Sartori, arealista brasiliano, ha mostrato eleganti e allo stesso tempo potenti passaggi con un attrezzo a metà fra tessuto e cinghie. Gli Olimpos Brothers, tre fratelli sudamericani hanno presentato un mano a mano classico con buona presa sul pubblico, ma assai distante dal punto di riferimento assoluto della categoria che restano i Fratelli Pellegrini. La troupe di acrobati al tappeto di Ruslan Bayramukov ha mostrato buon coordinamento e buoni exploit in questa dinamica disciplina. Il Duo Hand 2 Hand ha presentato una bella composizione con figure di coppia di equilibri su bastoni alquanto originali. I due acrobati eccentrici David e Richard Wolf, dalla Repubblica Ceca, hanno divertito il pubblico con un numero di scivolate sul tavolo ed uno al trapezio comico (nello stile dei Collins e dei Bello). La comicità delle due serate, fatto piuttosto raro nella storia del festival, era interamente affidata
CIRCO febbraio 2017 a Tom e Pepe (già in case importanti come Arlette Gruss o Price), un compito che avrebbe fatto tremare i polsi a qualsiasi clown del mondo. La coppia composta dall’esperto americano Tom e dal piccolo simpatico spagnolo Pepe ha mostrato un repertorio davvero ampio, originale e ben eseguito, ma non sempre in grado di strappare sonore risate al pubblico. È da segnalare che vari numeri che hanno partecipato al Festival erano già passati in altre importanti manifestazioni come il nostro Festival del Circo di Latina (ma anche Figueres o altri), a conferma di una tendenza che dura da qualche anno e che da una parte conferma la ottima qualità raggiunta dalla famiglia Montico e dall’altra lo spirito di collaborazione fra manifestazioni del genere. Bisogna pensare, per altro, che la mancanza di italiani non debba essere considerata sintomatica. Anzi a New Generation (la rassegna dedicata ai giovani) erano presenti vari nostri connazionali di diversa formazione. Lo spettacolo era presentato da Petit Gougou, ormai veterano della manifestazione. E confortato, in caso di lunghi allestimenti, dalle parate dei Clowns en Folie. L’orchestra era diretta dal Maestro Reto Parolari e la regia tecnica affidata a Daris Huesca, Tino ed Enrico Caroli. E’ importante però ricordare anche l’unico premio consegnato l’anno scorso, quello a SAS la Principessa Stephanie. Il suo Clown d’Oro brilla ancora di luce propria e permette la realizzazione di questa manifestazione di importanza incalcolabile, sempre grazie allo staff capitanato dall’ottimo Urs Pilz. L’Italia era rappresentata dalla signora del Circo Liana Orfei, invitata in giuria quasi a coronamento dei festeggiamenti per i suoi primi 80 anni. Ma si può credere che anche i suoi due stimati colleghi scomparsi di recente, Nones e Togni, eroi del circo, sarebbero stati soddisfatti e compiaciuti di sapere che l’arte da loro tanto amata, grazie anche al Festival di Monte Carlo, continua a rappresentare “il più grande spettacolo del mondo”.
MONTE CARLO FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL CIRCO DI MONTE CARLO PALMARES • CLOWN D’ORO TROUPE TRUSHIN – Bascula - Russia SKY ANGELS – Cinghie aeree - Uzbekistan • CLOWN D’ARGENTO TROUPE ACROBATICA DI XIANJIANG - Equilibri e lasso - Cina CHILLY & FLY - Sostenuto - Canada MAREK JAMA - Cavalleria e animali esotici - Germania ERWIN FRANKELLO - Elefanti e otarie - Germania FRATELLI ZAPASHNY - Felini - Russia • CLOWN DI BRONZO TROUPE GERLINGS - Filo alto e ruota - Colombia SONS COMPANY - Bascula coreana - Svezia TROUPE HOLMIKERS - Acrobati comici alle barre parallele - Svizzera MARIO BEROUSEK - Giocoliere – Repubblica Ceca ALEXANDRE BATUEV - Dislocatore - Russia TROUPE SKOKOV - Altalena russa - Russia • MENZIONE SPECIALE DELLA GIURIA PER LA CARRIERA OTTO WESSELY - Mago comico - Germania • MENZIONE SPECIALE DELLA GIURIA ALEX MICHAEL - Uomo mosca - Brasile • PREMIO SPECIALE PER LO SVILUPPO DELL’ARTE CIRCENSE IN RUSSIA FRATELLI ZAPASHNY - Felini - Russia • COPPA PRINCIPESSA ANTONIETTA (al più giovane artista) TRIO IZHEVSK - Acrobati - Russia
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DOMINIQUE MAUCLAIR
L'ULTIMO ARISTOCRATICO DEL CIRCO
E' scomparso Dominique Mauclair, una delle colonne del circo francese e mondiale. Giornalista, artista, autore, dalle sue iniziative hanno preso vita il Festival Mondial du Cirque du Demain e il CNAC, la prima scuola di circo pubblica occidentale. Raffaele De Ritis ne ricorda la sfaccettata figura ripercorrendo la sua straordinaria esistenza.
PROFILI
di Raffaele De Ritis
In questa pagina e nella seguente, Dominque Mauclair premiato al Circo Nikouline e in un ritratto d'epoca.
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Se è vero che il battito d'ali di una farfalla cambia il destino climatico del pianeta, forse quella farfalla per il circo mondiale degli ultimi cinquant'anni è stata Dominique Mauclair. La storia di questo gentiluomo parigino, di incolmabile umanità e curiosità, è quella dell'ultimo aristocratico della pista, di quando l'amatore di circo era parte del milieu culturale metropolitano frequentando le ultime dinastie secolari di direttori e cavallerizzi. Con l'apertura di spirito dei suoi mille interessi è stato capace di uno sguardo nuovo verso il circo, capace di osservarlo sempre con la modernità del presente, tra il gusto del passato e l'interesse verso il futuro, fino a condizionarne il percorso. Organizzatore, artista e autore instancabile, sarebbe impossibile definirne le molteplici attività in una vita intensissima: giornalismo, produzione, marketing, radio, televisione, teatro, circo, musica, enogastronomia, doppiaggio, narrativa... Dominique Mauclair (al secolo Didier Lasnet) è scomparso per un improvviso malore nella sua casa di Carpentras, dove si era ritirato da una decina d'anni dalla faticosa vita parigina, mentre lavorava alle bozze finali di un suo ultimo libro. Nasce a Parigi il 4 Giugno 1929. Il padre, artigiano, impiegava spesso ex trapezisti nella fabbricazione di ring per la boxe destinati anche a incontri nei circhi. Bambino, negli anni '30 fa in tempo a vedere i Fratellini, Grock, i Codonas, che gli ispireranno la vocazione circense. Divenuto professore di geografia, passa presto al giornalismo mentre recita in teatro e suona il banjo nelle prime cantine del jazz parigino. Con lo pseudonimo Dominique Mauclair inizia a intervistare artisti del circo; durante un servizio al Medrano entra in contatto con Sabine Rancy e nel 1955 diventa per tre anni addetto stampa del circo Napoleon Rancy, l'ultimo della Bélle époque. E' attraverso la più antica famiglia circense francese che entra in contatto con l'élite del giornalismo circense e in particolare con Louis Merlin (1901-1976), pioniere della radio commerciale d'oltralpe e presidente dell'antica associazione benefica La Piste, destinata ad assistere anziani circensi in difficoltà. Nel 1958 Mauclair propone a Merlin il Gala de La Piste (da non confondere con il Gala de l'Union): una serata benefica annuale con i più grandi numeri del mondo. Mauclair ne diverrà per un trentennio il chef de manége, facendo da spalla a clown come Charlie Cairoli, Popov o i Rudi Llata e presentando artisti quali Raspini, Gunther Gebel, Tony Steele, Dany Renz, Gilbert Houcke. Alla morte di Merlin, Mauclair ha l'iniziativa di affiancare al Gala una borsa dedicata ai talenti emergenti:
CIRCO febbraio 2017 il 5 Gennaio 1977 le “Bourses Louis Merlin” sono la prima edizione di quello che diverrà il “Festival Mondial du Cirque de Demain”. Le prime edizioni del festival, sotto il tendone di Alexis Gruss, hanno ancora un'atmosfera “off” ma sono i primi appuntamenti della storia a mostrare artisti di scuole del circo, che si esibiscono sullo stesso piano dei giovani di grandi dinastie. Alle serate del festival si affiancano momenti significativi: come nel 1979, quando a un gruppo di curiosi seduti sul prato del circo, Paul Binder annuncia al mondo circense la nascita del Big Apple Circus. Gli artisti provengono da ogni orizzonte: per la prima volta al mondo Mauclair convince comici dalla strada come David Shiner o Peter Shub a entrare nella pista di un circo, coinvolgendo il pubblico nelle loro gag. Nel 1981 è la prima volta della storia di un'artista cinese in un festival occidentale, con la pagoda di bicchieri di Dai Wen Xia del circo di Canton; nello stesso anno ci sono i trapezisti volanti coreani, alla loro prima esibizione in occidente. Il Cirque de Demain ha presentato da allora oltre tremila giovani artisti, alcuni dei quali non erano mai saliti su un treno. L'eco del Festival giunge oltreoceano e nel 1987 decide di attraversarlo una nuova troupe canadese di ciclisti, che vince il bronzo: Le Cirque du Soleil. In breve direttori di circo e varietà accorrono a cercare novità: è grazie al Festival che si aprono le porte di carriere favolose per nomi come Alexis Brothers o Chen, Anthony Gatto, Serge Percelly, Victor Kee, il duo Taquin, Jigalov, Marc Metral, le Steben, Petit Gogou, Housch Ma Housch. Mauclair arriva a comporre lui stesso troupe per il festival, stimolando registi e maestri: come i Kovgar, gli Zemskov o i Kurbanov icariani su moto, e convince le scuole cinesi a valorizzare l'identità dei solisti. Alcuni artisti al Demain rivoluzionano le discipline stesse del circo: come Elena Panova al trapezio, i Mouvance, i Kotsuba, Jerome Thomas, Anatoli Zalievski. Si aprono dibattiti, si creano trasgressioni, vengono presentati per la prima volta al mondo attrezzi come la ruota cyr, i tessuti, la vasca. La manifestazione negli anni '90 diventa il trampolino per il neonato Cirque Eloize o per le creazioni di Archaos, di Valentin Gneuchev, Victor Fomine o André Simard, destinati a marcare l'estetica del circo mondiale. Dominique Mauclair non era solo il festival. Negli anni '70 era stato il direttore marketing della Disney francese, e voce narrante di dischi sul fumetto di Tin Tin, ma aveva anche ricoperto ruoli importanti per l'evoluzione dei modelli alle radici del nouveau cirque. Negli anni '60 era stato il primo giornalista occidentale a realizzare un documentario a Mosca sul circo. Il modello sovietico gli ispira la redazione di un “piano di salvaguardia del circo”, presentato al governo come prima
PROFILI radice delle politiche culturali circensi francesi: negli anni '80 fu scelto dal ministro Lang come presidente del Cirque National affidato ai Gruss e fu parte attiva della genesi del CNAC, la prima scuola di circo pubblica occidentale, di cui divenne vice-presidente. La sua frequentazione costante delle scuole di circo di tutto il pianeta aveva favorito scambi importanti e risultati come i primi incontri ufficiali al mondo fra scuole di circo, la convenzione annuale dei creatori, o Cirkafrika, festival specifico dedicato al continente africano. Nel 1991, con il primo “concorso per domatori”, gettò a Massy le basi di quello che è oggi un affermato festival. Da produttore, creò spettacoli di successo con artisti cubani (Circuba) o cinesi (La Leggenda di Mulan, per Disneyland) e organizzò persino un G7 a Versailles (con George Carl, Roby Gasser, Silvan). Instancabile nella frequentazione di ogni tipo di circo, faceva sfociare la sua passione nella scrittura; oltre ad essere a più riprese capo redattore de Le Cirque dans l'Univers, ha scritto libri importanti: l'opera collettiva Arte del Clown (tradotto in anche in Italia); il bel lavoro illustrato Un Jour aux Cirques; un saggio storico fondamentale come Planéte Cirque e una Histoire Mondiale du Cirque illustrata tradotta in numerose lingue. Le sue opere più belle restano forse i film-documentari degli anni '90, con la trilogia Les Enfants du Voyage (su domatori, clown e acrobati) e Florilége, le cirque à l'italienne. Mauclair lascia una grande lezione: che la passione per il circo non passa per la scelta fra tradizione o avanguardia, animali o no, scuole o famiglie. Passa per la curiosità verso ciò che si conosce meno, per la capacità critica senza compromessi, per l'equilibrio tra passato e avvenire. Ma soprattutto passa per l'umanità degli scambi, con il desiderio di aggregare persone tra loro lontane e di investire sulla speranza delle nuove generazioni.
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VINICIO CANESTRELLI TOGNI
DAL CAROSELLO ALLA GABBIA
Vinicio Canestrelli Togni, già Argento a Monte Carlo per il suo bellissimo carosello equestre, è stato invitato come ospite d’onore allo scorso Festival di Latina. Una bella occasione per due chiacchiere con il nostro inviato Flavio Michi.
di Flavio Michi
PROFILI
Vinicio, ti conosciamo come un grandissimo appassionato di cavalli, ti troviamo adesso in gabbia con i leoni, con cui te la cavi molto bene. Come è nata l'idea di affrontare un'esperienza di questo tipo, non come passione primaria, ma dopo tanti anni passati ad addestrare i cavalli? In realtà questa passione era come un fuoco che dorme sotto la brace. Non potevo realizzarla perché la mia famiglia non aveva piacere che nessun figlio si cimentasse con le belve. Quindi ho fatto un po’ il volere dei miei genitori. Era un caso chiuso, ma con tanta passione al caldo, sotto. Poi sono stato a Monte Carlo con la mia libertà e lì il destino ha fatto il suo corso. Infatti Sua altezza la Principessa Stephanie mi ha chiesto di prendere questi leoni.
A corredo di quest'articolo, alcune immagini di Vinicio Canestrelli Togni. Al Festival di Latina coi suoi felini (foto: Christophe Roullin), a MonteCarlo premiato da SAS Stephanie di Monaco, ancora a Latina a fianco di Mirella Iuliano (foto: Flavio Michi) e da giovane in pista con un ippopotamo (foto: archivio Cedac).
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CIRCO febbraio 2017
PROFILI
Quindi devo ringraziare lei se ora mi trovo qui e in questo momento.
Quali sono le principali differenze fra le due specie? La cosa strana, che sorprende anche me, è che sto lavorando con due razze che sono completamente agli opposti: il cavallo che è un animale da fuga e il leone che è un animale d'attacco. Io ho lavorato anche con altri animali: elefanti, ippopotami, etc. Ma cavalli e leoni sono due animali che in realtà nella vita non si incontrano mai e che hanno caratteri completamente diversi. Tutto questo è stato possibile, non solo per me, proprio perché ci occupiamo dei cavalli. Gli addestratori di cavalli possono affrontare tanti altri animali perché il cavallo è il più difficile, è pauroso, è difficile conquistare la sua fiducia, che raramente ti concede. E' molto difficile affrontare migliaia di persone ed avere successo con loro. Che ricordo hai di tuo papà Riccardo, come domatore? Ho molti ricordi e per chiedere un suo ultimo spettacolo causai anche dei problemi. Dopo molti anni che non si esibiva più in gabbia, per motivi di lavoro, gli chiesi se poteva lavorare per me. Non andò molto bene perché un leone lo ferì. Niente di grave, per fortuna, ma questa cosa mi toccò molto. Con i cavalli hai dei progetti? Quanti ne hai? Oramai ne ho 40, di tante razze. E ci sono anche dei nuovi arrivi. Ho dei frisoni, dei creoli argentini, dei lipizzani, ponies shetland, bellissimi, dei lusitani “palomini”. Entreranno a far parte della mia scuderia dei “Gipsy”, e degli Akhal-Teke nel prossimo futuro. C'è anche un progetto che è quello di tornare in un festival importante, con i miei figli e con i miei cavalli. Sarebbe un bellissimo regalo da parte dei miei figli e per loro. Vinicio, poco fa abbiamo parlato della differenza tra le due razze di leoni: i berberi e i bianchi. Anche i cavalli sono molto diversi tra loro: i frisoni, i lipizzani, i creoli, gli Akhal-Teke. Come riesci a lavorare con cavalli così diversi?
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RITRATTI
Hanno andature molto diverse. Un lipizzano è molto più veloce di un frisone. Il creolo è molto lento. Hanno caratteristiche e caratteri molto diversi e quindi il lavoro difficile da fare è quello di sincronizzarli, di organizzare le loro andature. Devo dire che è andata bene. Per quanto riguarda i leoni devo dire che ci sono grandi differenze, soprattutto con i bianchi. Tutto è dovuto alla pigmentazione della pelle e anche agli occhi, che sono azzurri. Questo capita anche con i cavalli, ma in questo caso abbiamo una grande scelta. Con i leoni bianchi invece non c'è alternativa: gli occhi sono sempre azzurri. Comunque lavorando molto con questi animali possiamo risolvere anche questi problemi. A proposito di problemi, parlando più in generale, come vedi la situazione del circo in Italia, che sta attraversando un momento molto difficile?
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Vedi, noi avevamo il grande circo di Lidia Togni, con tutta la famiglia insieme. Poi è arrivata l'occasione di fare una tournée in Tunisia ed abbiamo lasciato alcune cose qui in Italia. Così abbiamo pensato di fare un nuovo circo e, dal momento che stava nascendo, di farlo al meglio delle nostre possibilità. Cinque anni fa c'erano già stati molti cambiamenti e allora ci siamo organizzati per affrontare i problemi che oggi sono ancora più grandi e più gravi. Questo nostro nuovo circo ha funzionato molto bene in un momento difficile. Abbiamo analizzato il problema degli spazi che c'è un po' in tutte le città d'Italia. Le costruzioni vanno sempre avanti e gli spazi per il circo diminuiscono. Credo che il nostro sia un circo ideale per andare nei paesi e nelle grandi città. Sembra incredibile che riesca sempre a trovare gli spazi giusti dove potersi collocare. La nostra azienda si presenta in regola, con un buon prodotto e dei
PROFILI
CIRCO febbraio 2017 costi giusti. Un buon spettacolo a prezzi conve-
mente avessimo pensato a quattro mesi di tour-
nienti. Anche con un po' di fortuna siamo riusciti
née, siamo poi rimasti per quasi due anni e quan-
a non sentire questa grande crisi.
do il circo è tornato in Italia abbiamo valutato la
Forse il segreto è quello di aver creato qualcosa
situazione e abbiamo deciso di non riunificarlo,
di “leggero”, “agile”, che si può spostare facil-
perché ormai si erano formate le due unità, che,
mente. Sostiamo per soli quattro o cinque giorni
appunto, erano più “leggere”. Stavano funzionan-
anche nelle città, come Lecce, per esempio.
do bene e allora abbiamo mantenuto quello stato
Senti, a molti sembra molto strano che ci siano
di cose.
due circhi con lo stesso nome: i due Lidia Togni.
Vinicio, come hai vissuto questo ritorno a Latina,
Che ci puoi dire in merito?
al Festival, dopo il grande successo ottenuto col
Sono due circhi della stessa famiglia e delle
carosello equestre?
stessa organizzazione. Girano in regioni diverse
Ai Festival sono arrivato piuttosto tardi nella mia
e anche con spettacoli diversi. Zero problemi.
carriera, che è abbastanza lunga. Gli impegni di
In realtà il progetto iniziale era diverso. Il circo
lavoro me lo avevano sempre impedito. Poi sono
che andò in Tunisia doveva rimanere per quattro
riuscito a venire qui a Latina. Un giorno magico
mesi. Questo era l'accordo col governo del Pae-
per me. Era un impegno che avevo preso dieci
se. Non avevamo agenti locali. Avevamo cercato
anni prima con Giulio Montico che è sempre stato
di utilizzare personale tunisino per dare lavoro.
molto vicino alla mia famiglia ed era un carissi-
La licenza quindi era tunisina. Nonostante inizial-
mo amico. Il giorno che venne a trovarci al circo
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RITRATTI
CIRCO febbraio 2017
vide i cavalli che erano appena arrivati al circo e che poi io ho portato da lui. Erano dei puledri che dovevano ancora essere addestrati. Mi chiese di portarli subito perché erano molto belli ed aveva piacere di ospitarli nel suo festival. Gli promisi che quando sarebbero diventati dei veri artisti glieli avrei portati. Il grande dispiacere che ho è che sono arrivato qui un po' in ritardo. Ma quella promessa era ben presente e volevo rispettarla con qualcosa di adeguato ad un grande festival. E' molto difficile tenere alto il livello di un numero di questo tipo. Così ho accettato l'invito del Festival di Latina e poi quello della Principessa Stephanie per il Festival di Monte Carlo. Credo molto in questo festival organizzato dalla famiglia Montico. Li affiancherò e li aiuterò per quello che posso per l'amicizia e la grande stima che c'è tra di noi. Spero di poter preparare un bel numero per questo festival, per poter tornare nel modo più adeguato.
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Accademia d’Arte Circense di Verona anno 2016 - 2017
Corso professionale di quattro anni a convitto EtĂ di entrata dagli 8 ai 15 anni
Corsi modulabili
secondo le richieste degli allievi, anche adulti
Aperta ad allievi di tutto il mondo lingue parlate: italiano, francese, inglese, tedesco, russo Info iscrizioni: info@accademiadartecircense.it - www.accademiadartecircense.it 27 tel. +39.340.6987149 - +39.340.6991480
RICCARDO ORFEI E ISABELLA ZAVATTA TUTTO SI TRASFORMA
Riccardo Orfei e Isabella Zavatta sono una coppia nella vita e nel lavoro: dopo tanti anni passati ad esibirsi nei parchi tematici di tutta Europa hanno portato il loro numero di trasformismo al Circo di Moira Orfei, il tendone dove Riccardo (nipote della Regina del Circo) è cresciuto ed ha esordito in gioventù.
PROFILI
di Nicola Campostori
In questa pagina e nelle seguenti, alcune immagini di Riccardo Orfei e Isabella Zavatta durante i loro numeri di trasformismo e giocoleria su monociclo, un ritratto di Riccardo da piccolo al Circo di Moira Orfei ed una foto della coppia con la Regina del Circo.
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Riccardo Orfei e Isabella Zavatta sono una coppia di artisti che nel proprio dna conserva i geni di lunghissime tradizioni circensi: discendono infatti da importanti famiglie del tendone; il padre di lui è Mauro Orfei, celebre per i numeri acrobatici con le biciclette, fratello di Moira che quindi è zia di Riccardo, la cui madre è Renza Cavedo, appartenente ad un'altra grande dinastia italiana; Isabella è figlia di Gilberto Zavatta, un decano dell'arena di segatura (e autore di diverse rievocazioni d'epoca per la nostra rivista) e di Marika Althoff, che completa il quartetto di genitori dai cognomi legati profondamente alla storia del circo. Riccardo e Isabella presenta un numero di trasformismo; li abbiamo intervistati presso il tendone di Moira Orfei, durante la tappa milanese nel periodo natalizio. Per Riccardo si tratta di un ritorno al luogo dove è nato e cresciuto: a dodici anni ha iniziato a provare e nel 1981 esordisce coi cugini Stefano, Lara e Alan sul tappeto elastico. Dopo quattro anni il gruppo passa ai volanti, arrivando a contare una decina di artisti. “Ci ha insegnato mio zio Roberto Jarz. L'ho fatto per un po' di anni poi mi sono conosciuto con Isabella”. Già ad undici anni Zavatta si esibiva col padre e la sorella in un numero di giocoleria su monociclo. La sua famiglia ha lavorato nei night club di tutta Europa. “Era un ripiego molto remunerativo, quando già in Italia c'era crisi. Si stava quindici giorni, un mese in ogni posto, si lavorava tardi di notte, una volta sola”. Un altro mondo rispetto al circo, meno faticoso ma anche con minore soddisfazione: il pubblico era attento però la platea era ridotta, ed anche gli spazi per l'esibizione non sempre risultavano congeniali. “A volte erano ambienti molto piccoli, lavoravi in ginocchio!”. Esibirsi nei locali privava della possibilità di socializzare, il che doveva essere ancora più pesante per dei giovani. Insomma: pur ricordando quel periodo con serenità e considerandolo un'alternativa tutto sommato molto positiva, per Isabella il circo non ha paragoni. Quando gli Za-
CIRCO febbraio 2017 vatta chiedono a Walter Nones di potersi stabilire per qualche tempo presso il suo tendone, per lei è una festa, ritrovandosi finalmente circondata da altri artisti e immersa nella vita comunitaria. Lì incontra Riccardo, diventano amici e nel corso degli anni successivi si rivedono saltuariamente fino alla decisione di convolare a nozze. “Ci siamo sposati nel '94, siamo stati fino al '95 qui al circo, poi abbiam deciso di provare una nuova avventura”. Lavorano in prevalenza nei parchi tematici, dove si trovano molto bene. “C'è soddisfazione” dice Riccardo, “Intanto lavori sempre davanti a un pubblico ampio. Ad esempio l'anno scorso abbiamo fatto dieci giorni a Gardaland per la Giornata Mondiale del Circo e c'erano sempre non meno di duemila persone”. A ottobre sono stati a Legoland in Germania, per un mini-spettacolo di venti minuti con trasformismo, un intermezzo coi bambini e il finale col monociclo. In estate avevano lavorato a Fantasiana, un parco tematico vicino a Salisburgo. Nel loro peregrinare hanno anche fatto 5 anni a Fiabilandia e sono stati a Salonico. Prosegue Isabella: “Il parco è simile al circo, con la differenza che non ti sposti. Viaggi meno, è più tranquillo. Magari più monotono, ma c'è soddisfazione, se sei in compagnia di altre persone te la passi bene. Certo il circo ha sempre il suo fascino. Tornare qui dopo ventun anni è stata una bella cosa”. Riccardo conferma: “Il circo di Moira Orfei è sempre il circo più importante d'Italia. Circhi ne abbiam fatti soprattutto all'estero; in Italia siamo stati dalla Miranda Orfei, sono stato molto bene anche perché erano amici, ci conoscevamo da tanti anni”. Differenze tra l'Italia e l'estero? “All'estero ci sono tante regole ma questo fa funzionare meglio tutto” risponde Isabella, sostenuta dal marito che sottolinea come nelle altre nazioni ci sia una cultura superiore dello spettacolo, testimoniata tra le altre cose dalla presenza massiccia di dinner show. “In Italia si è provato ma non hanno mai attecchito. All'estero la gente è molto portata per il circo. Vengono i giovani, che è quello che manca qui. Anche da soli. Ad esempio in Austria al circo venivano anche le coppie giovani, i ragazzi di vent'anni... i fidanzatini vengono, si siedono e guardano lo spettacolo. Ma tanti, tanti! Qui non succede mai, o raramente. Non è che il pubblico italiano non sia buono, sto dicendo che una certa categoria di pubblico non è portata a venire al circo”. Dopo un periodo speso a cimentarsi nella magia, la decisione della coppia di passare al trasformismo deriva anche da una constatazione pragmatica: muovendosi da soli questa forma artistica era più semplice da gestire rispetto alle grandi illusioni. Ma dove si impara a mutare i vestiti così rapi-
PROFILI
damente? “Quando abbiamo cominciato noi non c'erano negozi che vendevano il trasformismo” ricorda il nipote di Moira. “Adesso vai su internet e trovi molti negozi, in Cina ad esempio, che vendono già tutto il pacchetto. Quando abbiamo iniziato noi era molto artigianale. Abbiamo avuto la fortuna che qui al circo negli anni Ottanta c'erano dei trasformisti eccezionali, i Sudarchikov. Così a forza di lavorare assieme, di vederli, cominci a capire, apprendere”. Isabella prende la parola, in un pingpong verbale che proseguirà per tutta l'intervista: “A un certo punto c'è stato il boom di trasformisti, perché si compravano su internet i vestiti e perché qualcuno ha iniziato a vendere i suoi trucchi: chi non sapeva cosa fare, faceva quello. Quindi c'è
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PROFILI
stata una marea di numeri non di qualità, perché quando compri il pacchetto e non lo fai a misura su di te non potrà mai essere a posto, devi metterci la tua personalità, devi montarlo su te stesso”. È quello che hanno fatto loro, con Zavatta che ha cominciato a preparare da sola dei prototipi dei vestiti. Nonostante negli anni la professione sia cambiata, i due hanno scelto di rimanere fedeli allo stile originale: se oggi si usa un numero elevato di abiti, con l'inconveniente di non sapere più dove metterli ad un certo punto (e col rischio che il pubblico dopo due o tre ripetizioni capisca i costumi son finiti nel “cesto”), Riccardo e Isabella mantengono bassa la quantità di cambi per conservare lo stupore del pubblico e non proporre uno show ripetitivo. La loro originalità consiste anche in un incipit particolare: all'inizio del numero entrano mascherati e vestiti da vecchi, avanzando in scena con passo incerto; lei beve una pozione e si trasforma tornando alla sua fisionomia naturale; Riccardo entra riluttante in un baule e viene chiuso in un sacco; Isabella copre il tutto, e se stessa, con un telo nero e quando esso viene abbassato compare lui. Nel sacco, ora, c'è Isabella. Dopo questa prima dimostrazione di talento, l'esibizione vira al trasformismo tradizionale, con cambi nei tubi, a terra o tenuti in mano, e tramite teli-mantelli che si succedono nel corso della performance. L'esposizione dei vari trasformismi è classica e scor-
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re senza tempi morti. Anche per il finale, spiega Riccardo, non hanno voluto adagiarsi sulle routine usuali: “Invece di fare i soliti coriandoli come fa il 99,9% degli artisti abbiamo fatto un cambio in due”. La successione presentata nello show viene decisa assieme ed è di volta in volta adattata al contesto in cui viene inserita: ad influire sul numero e sul tipo di cambi intervengono fattori come il minutaggio richiesto, l'equilibrio dello spettacolo, la musica, la scena. “Noi non lavoriamo solo al circo, con le persone a sette-otto metri. Abbiamo fatto spettacoli con persone a due metri. In certi hotel abbiamo lavorato in mezzo ai tavoli. In quei posti il costume dev'essere silenzioso: va fatto un sistema apposta. In quei contesti non utilizziamo il velcro”. Orfei e Zavatta hanno diverse serie di vestiti, che possono però essere connesse tra loro in modo da avere un carnet veramente ampio di possibili soluzioni. Ogni dodici o diciotto mesi provano a mutare qualcosa tra i costumi e la sequenza stando attenti a proporre sempre uno spettacolo nuovo. Inevitabile la domanda sul lavoro in coppia: com'è andare in scena col proprio consorte? Isabella ride, Riccardo dice: “In linea di massima andiamo bene, andiamo d'accordo nel lavoro. Ci possono essere delle volte degli screzi ma sono molto limitati”. La moglie concorda: “Lavorando insieme condividiamo ancora di più la vita di coppia”, il
CIRCO febbraio 2017 che a volte porta a vivere degli scontri su quello che non ha funzionato in scena. “Il trasformismo ti innervosisce”. Secondo Riccardo, infatti, al pari dell'illusionismo, si tratta di una disciplina diversa da quelle classiche circensi: “Non è come per l'acrobata e il giocoliere che lo sbaglio c'è, è permesso, ci può stare... Sbagli un triplo, dopo lo rifai e la gente ti applaude di più. Se nel trasformismo tu fai un errore hai compromesso il numero”. “Se capita un errore” riprende a spiegare Zavatta “per un po' di giorni rimani col terrore che risucceda. Noi non facciamo niente di pericoloso però dal punto di vista mentale è molto impegnativo”. Per evitare gli sbagli ci vuole una lunga e meticolosa preparazione dei costumi: quaranta minuti prima dello spettacolo, mezz'ora al suo termine. Il segreto sta nel piegare i costumi in maniera precisa e sempre allo stesso modo. Ma non basta: occorre esercitarsi costantemente ed arrivare a padroneggiare alla perfezione tutti i movimenti richiesti, per eseguirli in automatico ma rimanendo assolutamente concentrati. L'imprevisto però può sempre arrivare; Isabella rievoca divertita un episodio accaduto tempo fa ad inizio spettacolo, quando lei entra nel baule, dove ad aiutarla c'è una luce: “Una volta si è spenta e non vedevo assolutamente niente! Nel baule c'è di tutto, quello che lui si è tolto, quello che io mi devo mettere... il panico! Non vedo niente e devo uscire pronta. Lui si accorge che c'è qualcosa di strano perché quando esco sono tutta
PROFILI sconvolta!”. “Il trasformismo ha dei tempi” spiega Riccardo “un cambio deve durare al massimo un secondo e mezzo, due. Se lo fai in quattro secondo va bene ugualmente però perde. Se lo estendi a cinque o sei è un fallimento”. Quasi al termine dell'intervista domandiamo alla coppia chi sono i trasformisti contemporanei che apprezzano di più: Isabella cita i Minasov e i Petrosyan; quando il marito fa il nome forse più noto anche al grande pubblico, quello di Arturo Brachetti, lei commenta: “Beh, ma Brachetti è una categoria a parte, è un intero spettacolo teatrale. È bravissimo, superlativo, ma è unico nel suo genere”. Il nipote di Moira ci tiene a dire che, oltre ai nomi più famosi, ci sono anche tanti trasformisti sconosciuti che sono molto bravi. Dopo una pausa aggiunge: “Ce n'è anche tanti che veramente sono da buttare!”. Se chiediamo del futuro, marito e moglie hanno già qualche progetto: oltre a tornare in alcune location dove hanno lavorato in passato, potrebbero coinvolgere la loro figlia quindicenne. “Se vuole continuare gli studi noi non la obblighiamo. Se vorrà fare anche lei il numero di magia abbiamo in mente di fare delle grandi illusioni o un numero di trasformismo in tre”. In discipline generalmente presentate in coppia, il trio sarebbe una novità interessante. Cambiare sempre, in scena come nella vita.
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20 PER 500
PER SCANDICCI Sosteniamo la Casa di Riposo
L’Ente Nazionale Circhi lancia la campagna “20 per 500” a sostegno dell’attività della Casa di Riposo di Scandicci, istituzione storica che accoglie gli anziani del circo e dello spettacolo viaggiante, ammirata ed invidiata all’Ente Nazionale Circhi e all’Italia da ogni parte d’Europa. Dallo scorso anno, con l’applicazione del nuovo decreto per l’erogazione dei contributi alle attività di spettacolo tratti dal FUS, il sostegno agli anziani della categoria non è stato confermato. Obbiettivo della campagna pubblica denominata “20 per 500 euro per Scandicci” è, appunto, raccogliere da parte di venti complessi di ogni dimensione una erogazione liberale di 500 euro fino al raggiungimento di 10 mila euro da consegnare al direttore della Casa di Riposo. Ma sono ben accetti contributi di qualsiasi entità inferiore o superiore. Contiamo sulla generosità dei circensi e di dover così presto cambiare il nome della nostra campagna.
ALBO D’ORO SOSTENITORI Ecco i primi circhi che hanno aderito in maniera entusiasta American Circus Medrano Piccolo Circo dei Sogni Rony Roller Florilegio di Darix Togni Martini Mamma Mia Circo e dintorni
È possibile inviare il proprio contributo con le seguenti modalità, indicando nella casuale “Pro Scandicci”: BONIFICO BANCARIO
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