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Camoscio Appenninico

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DELEGAZIONE ITALIANA DEL CONSIGLIO INTERNAZIONALE DELLA CACCIA E DELLA SALVAGUARDIA DELLA FAUNA

Progetto

CAMOSCIO APPENNINICO Rupicapra pyrenaica ornata 2023


Impaginazione e grafica: Elisa Bossotto Stampato in Italia presso Tipolitografia Botalla s.r.l. - Gaglianico (BI) Contributo fotografico: Giorgio Boscarol, Stefano Franceschetti, Vittorio Fusinato, Marco Pantanella ISBN 9791280561633 © 2023 Delegazione Italiana del CIC Tutti i diritti riservati. Nessuna parte di questa pubblicazione può essere riprodotta, archiviata o trasmessa in qualsiasi forma o con qualsiasi mezzo, elettronico, meccanico, fotocopia, registrazione o altro senza la previa autorizzazione sia del proprietario del copyright che dell’editore di questo libro. Ciò include il testo e le immagini di questo manuale che non possono essere riprodotti in alcuna forma senza il previo consenso scritto della Delegazione Italiana del CIC. La riproduzione e l’utilizzo non autorizzati comporteranno procedimenti legali.


INDICE Premessa del Capo Delegazione Italiana del CIC Nicolò Amosso........................ pag. 7 Prefazione del Copresidente del CIC ITEB Tony Dalby-Welsh............................... pag. 9 Prefazione del Professor Sandro Lovari................................................................. pag. 11 Relazione Tecnica................................................................................................. pag. 17 Schede di valutazione........................................................................................... pag. 27


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Premessa di Nicolò Amosso Capo Delegazione Italiana del CIC

Uno degli obiettivi che la Delegazione Italiana del CIC ha perseguito e persegue durante il mio mandato di Capo Delegazione è l’approfondimento della conoscenza delle specie endemiche italiane di ungulati. Nel 2022 è stato pubblicato uno studio sul cervo sardo, Cervus elaphus corsicanus, e ora è la volta del camoscio appenninico, Rupicapra pyrenaica ornata. Quest’ultimo ha comportato la valutazione dei trofei di tale specie nell’ambito di due misurazioni ufficiali, avvenute nel 2010 e nel 2018, a Pescasseroli presso le Collezioni Naturalistiche del Parco Naturale d’Abruzzo, Lazio e Molise. In tali occasioni si è avuta conferma della notevole maggior lunghezza e divaricazione delle corna di questa specie rispetto a quelle del camoscio alpino, nonché della totale mancanza di resina su di esse. Alla luce della ricerca è stata accolta la proposta italiana di assegnare alla specie per la prima volta un punteggio specifico, durante l’International Trophy Evaluation Board (ITEB), svoltosi nel 2018 a Bassano del Grappa. Rivolgo il più sentito ringraziamento al Professor Sandro Lovari, che ha contribuito in maniera decisiva alla conoscenza di questa specie con numerosi contributi e pubblicazioni, e per la sua autorevole prefazione. Esprimo la più viva riconoscenza ai componenti delle Commissioni giudicatrici - Misuratori Certificati CIC - (CCM), in particolare a Giorgio Boscarol che ha stilato la relazione finale, presentata all’International Trophy Evaluation Board ed effettuato una preziosa opera di coordinamento. Ringrazio inoltre il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise per avere messo a disposizione il materiale di studio e per la solerte collaborazione. Uno speciale grazie all’amico Enzo Berzieri che mi ha affiancato con il suo paziente e fattivo sostegno.

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Prefazione di Tony Dalby-Welsh Copresidente del CIC International Trophy Evaluation Board

In qualità di Copresidente del CIC International Trophy Evaluation Board, riscontro che una delle maggiori sfide che affrontiamo è ottenere il sostegno dei consigli nazionali nel tentativo di garantire che i nostri dati, processi e formule riflettano il mondo in evoluzione in cui operiamo. Un paese da cui tale sostegno arriva sempre è l’Italia con la sua delegazione, il cui entusiasmo, attenzione per i dettagli e padronanza della parola scritta forniscono un brillante esempio agli altri. E così è con questo ultimo trattato sulla Rupicapra pyrenaica ornata; un lavoro importante per il quale i miei sinceri ringraziamenti vanno alla delegazione italiana, a Nicolò Amosso ed Enzo Berzieri in particolare, il cui senso di scopo e la volontà di vedere attraverso tali cambiamenti mantengono il CIC e il suo TES in prima linea nella valutazione internazionale dei trofei.

Tony Dalby-Welsh 18 ottobre 2023

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CAMOSCIO APPENNINICO Rupicapra pyrenaica ornata NEUMANN, 1899 Prefazione del Prof. Sandro Lovari

Il camoscio appenninico, detto anche d’Abruzzo perché in tempi storici si è salvato dall’estinzione soltanto su pochi monti abruzzesi, è una sottospecie di camoscio meridionale Rupicapra pyrenaica (Bonaparte, 1845) che si contraddistingue dal camoscio dei Pirenei e da quello dei Cantabrici per una serie di differenze biometriche, genetiche e comportamentali, che però non vengono considerate sufficienti a garantirne il rango a specie separata. Viene però descritta come una sottospecie ben differenziata dalle altre due. In realtà, molto probabilmente, i camosci dell’Appennino e quelli del complesso pirenaico-cantabrico si sono separati in tempi relativamente recenti (12.000-10.000 anni fa), come suggerito dal loro modesto differenziamento genetico. Presumibilmente diffuso su tutto l’Appennino centro-meridionale durante l’Olocene, ne sono stati trovati fossili dalla grotta di Papasidero (Pollino, Cosenza) al sito di Ripa Grande sui Monti Sibillini, nelle Marche. Oltre al nucleo sopravvissuto sui monti del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise (PNALM), alla fine del secolo XIX questi camosci erano ancora presenti soltanto sul Gran Sasso: l’ultimo individuo del quale abbiamo notizia, nell’anno 1890, inseguito da due cacciatori locali incappò fuggendo in un gruppo di montanari farindolesi che lo spinsero in un burrone per ucciderlo e poi mangiarselo. I camosci dell’attuale PNALM poterono salvarsi dall’estinzione soprattutto (o forse solo) per merito dell’allora Riserva di Caccia Reale, che nel 1922 venne trasformata in parco nazionale proprio per salvare gli ultimi camosci e gli ultimi orsi dell’Appennino. Dopo due forti riduzioni numeriche ad appena qualche decina di individui, avvenute approssimativamente negli anni delle due guerre mondiali per il bracconaggio che ne era derivato, i camosci del PNALM erano aumentati rapidamente di numero, ma localizzati su pochissime montagne del parco. Nel secolo scorso, agli inizi degli anni ’90, cominciarono immissioni di questi camosci dal nucleo del PNALM, che ammontava a poche centinaia di individui, in altri parchi appenninici che rispondessero ai requisiti ambientali richiesti da questo magnifico animale. Venne rilasciata una quindicina d’individui nei neo-istituiti Parco Nazionale del Gran Sasso-Monti della Laga e nel Parco Nazionale della Majella, successivamente vennero operati rilasci anche nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini e nel Parco Regionale del Sirente-Velino. Oggi, a trent’anni dai primi rilasci, si stima una consistenza totale di circa tremila camosci appenninici o poco più. Morfologicamente il camoscio meridionale è ben riconoscibile da quello settentrionale, perché possiede un mantello invernale molto diverso. Mentre la specie settentrionale ha il mantello nero/ marrone scuro con piccole macchie biancastre su muso, gola e specchio anale, quella meridionale, oltre alle parti color crema del muso, possiede un’ampia area triangolare molto chiara dalla gola fino allo sterno mentre altre grandi macchie biancastre coprono le spalle e le anche. Il mantello estivo è invece simile a quello del camoscio settentrionale, soltanto un po’ più nocciola-rossiccio. Nel camoscio meridionale gli assi ossei delle corna sono impiantati con un angolo debolmente ottuso sui frontali del cranio, a differenza del camoscio settentrionale dove l’angolo è pressoché retto. Le fissure etmoidali sul rostro del cranio sono quasi sempre chiuse, al contrario di quelle della specie settentrionale dove invece sono quasi sempre aperte. Nell’insieme, se teniamo conto delle differenze morfologiche, biometriche, comportamentali e anche di quelle genetiche – queste ultime meritevoli di approfondimento - non c’è dubbio che i camosci settentrionali e quelli meridionali non possano essere ascritti alla stessa specie.

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Come è ovvio, le differenze sono molto minori tra le sottospecie rispetto a quelle tra le due specie di camosci. Quella appenninica è di dimensioni mediamente appena un po’ più grandi sia di quella dei Pirenei Rupicapra pyrenaica pyrenaica, sia di quella dei Cantabrici Rupicapra pyrenaica parva (entrambe con peso corporeo di 22-30 kg in relazione al sesso: infatti le femmine sono più piccole di qualche chilogrammo). In autunno, il peso medio di un maschio adulto della sottospecie appenninica supera di poco 30 kg, con corna molto lunghe, fino a 28-30 cm, in qualche caso toccando anche 31 cm. Le femmine adulte hanno un peso medio di 26-27 kg, con corna leggermente più sottili dei maschi ma pur sempre di 25 cm di lunghezza e spesso anche di più, fino a toccare 30 cm. Lo sviluppo delle corna dei camosci appenninici è notevole in tutti gli individui e nei due sessi: molto maggiore rispetto a quello delle due sottospecie franco-iberiche. Per esempio, le corna della sottospecie R.p. parva (quella con corna di minori dimensioni) sono mediamente lunghe la metà di quelle della sottospecie appenninica, con misure intermedie nella sottospecie dei Pirenei. Non sono noti i motivi di questa riduzione delle corna da Est verso Ovest. Potenziali spiegazioni potrebbero essere un’origine genetica di questo carattere, oppure un’origine ambientale. La seconda ipotesi è forse quella più probabile. Dati paleontologici e genetici suggeriscono che il camoscio meridionale popolasse l’Europa già durante le glaciazioni di Riss (da circa 347.000 a 128.000 anni fa), mentre il camoscio settentrionale sarebbe arrivato durante le glaciazioni di Würm (da circa 115.000 a 11.600 anni fa) dall’Est o dal Nord-Est, probabilmente incuneandosi e interrompendo la distribuzione geografica dei camosci meridionali a livello delle Alpi occidentali, con qualche evento d’ibridazione che ha lasciato traccia nei genotipi dei camosci dello Chartreuse Rupicapra rupicapra cartusiana e di qualche popolazione R.r. rupicapra delle Alpi occidentali. Gli ultimi camosci meridionali, sopravvissuti sull’Appennino, sui Pirenei e sui Cantabrici, sarebbero dunque rimasti separati in due o tre sottopopolazioni, poi differenziatesi nelle sottospecie attuali. Un recente studio ha mostrato l’importanza della natura del substrato geologico, cioè della natura del suolo, sulla crescita giovanile delle corna nel camoscio: suoli calcarei o prevalentemente tali promuoverebbero una crescita maggiore di suoli silicei attraverso variabili associate come, per esempio, ricchezza e qualità della vegetazione da pascolo. Tuttavia anche altri fattori ecologici sono risultati importanti, per esempio la persistenza dell’innevamento e l’orientamento a meridione del versante. Gli Appennini sono montagne quasi completamente calcaree e questo potrebbe spiegare la forte crescita cornuale nei primi 4-5 anni di vita dei camosci, ma lo sono anche i Pirenei e i Cantabrici. Dunque devono esserci altri motivi. Sappiamo relativamente poco dell’ecologia del camoscio su queste montagne, ma è possibile che le locali risorse naturali siano meno ricche o comunque meno favorevoli di quelle dell’Appennino. In generale, la crescita corporea non è uniforme in tutte le parti anatomiche. Esistono tessuti a priorità di crescita e altri a crescita secondaria, in relazione alla ricchezza delle locali risorse naturali. I primi sono fondamentali per la sopravvivenza degli individui, per esempio l’encefalo, mentre i secondi non sono essenziali, per esempio corna, palchi e perfino la corteccia cerebrale. In contesti ambientali non ottimali i tessuti a crescita secondaria vengono ridotti al fine di economizzare le energie necessarie per la loro produzione, a vantaggio di quelli a crescita prioritaria. Se l’ambiente dei Cantabrici e dei Pirenei fosse in qualche modo di “qualità” inferiore per i camosci rispetto all’Appennino, si potrebbe spiegare la curiosa forte diversità a livello delle corna, ma di parità a livello di massa corporea. Il cambio meteorologico in corso, che negli ultimi decenni ha indotto un considerevole aumento di circa un grado e mezzo nelle temperature primaverili in Appennino centrale, sta operando una trasformazione delle associazioni vegetali delle praterie d’altitudine - soprattutto, ma non solo, di quelle secondarie - innalzando il limite della vegetazione boschiva e spostando più in alto il limite di quella criofila, che dipende cioè da un prolungato innevamento. Inoltre le associazioni 12


vegetali hanno anticipato di circa un mese la stagione vegetativa alle quote inferiori a 2000 metri slm e si stanno lentamente muovendo verso aree di rifugio a quote superiori o in versanti dove ancora trovino condizioni idonee d’innevamento. Tra queste associazioni vegetali, il FestucoTrifolietum thalii è di particolare importanza sia per le femmine di camoscio in allattamento, sia soprattutto per lo svezzamento dei piccoli, che nascono dai primi giorni di Maggio fino a circa metà Giugno. I camoscetti infatti necessitano di un’alimentazione ricca nei mesi estivi per crescere adeguatamente prima di affrontare i rigori dell’inverno successivo e il festuceto-trifolieto risulta il pascolo più nutriente in Appennino. Qualora la montagna non raggiunga però un’altezza tale da consentire la colonizzazione delle quote superiori da parte della vegetazione criofila, questa diminuisce gradualmente fino a scomparire, rimpiazzata da una vegetazione più termofila, fibrosa e meno nutriente. Le montagne dell’Appennino non sono alte, raggiungendo poco meno di 3000 metri soltanto sulla Majella e sul Gran Sasso: nel PNALM, per esempio, superano di poco 2000 metri slm; inoltre alle quote superiori il terreno è mediamente più roccioso e povero, meno idoneo alla vegetazione. Gli effetti del cambio meteorologico consistono dunque in un anticipo della stagione vegetativa alle quote inferiori di circa un mese, che però si traduce in un anticipo anche della successiva diminuzione di qualità dovuta alla fase d’inaridimento estivo del pascolo: i piccoli di camoscio – che continuano a nascere a fine primavera - si svezzano dunque su vegetazione ormai disseccata, non raggiungendo quelle buone condizioni fisiche che consentirebbero loro la sopravvivenza invernale, anno dopo anno inducendo un progressivo declino numerico. Questo fenomeno non è stato soltanto verificato in Appennino, ma anche sulle Montagne Rocciose e sulle Alpi, coinvolgendo specie affini ai camosci, per esempio capra delle nevi, bighorn e stambecco alpino. Tuttavia le cime di queste montagne sono molto più alte di quelle dell’Appennino e dunque gli effetti di quanto descritto sono stati per ora meno pesanti, con qualche eccezione. Inoltre la presenza potenzialmente invasiva del cervo Cervus elaphus contribuisce all’impoverimento estivo delle praterie criofile importanti, accelerando pertanto il processo innescato dal cambio meteorologico e peggiorando la mortalità invernale dei piccoli camosci, come è stato attestato da studi condotti nel PNALM. Il rischio maggiore consiste nella durata e nell’evoluzione del cambio meteorologico: qualora l’aumento delle temperature primaverili-estive perdurasse, anche le quote superiori (ove queste siano disponibili) ne sarebbero affette, conducendo a un forte decremento progressivo nel numero totale di camosci perché molte aree oggi ancora idonee per questo erbivoro non saranno più tali. Il futuro di questa particolare sottospecie appare pertanto almeno grigio, se non nero, nonostante l’aumento numerico che ha avuto nelle aree di recente immissione, come Majella e Gran Sasso, dove le vette sono più alte di quelle del PNALM. Comunque, negli ultimi anni, anche in queste nuove sotto-popolazioni il processo di crescita numerica presenta qualche segno di essere vicino alla saturazione delle locali risorse ambientali. Ulteriori “colli di bottiglia” numerici eroderebbero la già bassa variabilità genetica dei camosci appenninici che – non dimentichiamolo – hanno vissuto per qualche secolo a bassa densità, culminata in corrispondenza ai periodi delle guerre mondiali: probabilmente gli attuali camosci non possono insomma permettersi il lusso di un’ulteriore perdita di variabilità genetica per inincrocio. Attualmente il camoscio appenninico viene considerato “vulnerabile d’estinzione” dalla International Union for Conservation of Nature (IUCN), oltre a essere elencato tra le “specie particolarmente protette” della legge italiana n. 157 e a comparire nell’Appendice 2 della Convenzione sul Commercio Internazionale delle Specie in Pericolo d’estinzione (CITES 1973). Ogni eventuale declassamento indotto dalla sua attuale consistenza numerica ed espansione geografica apparirebbe prematuro e dovrebbe tenere in considerazione i particolari rischi che questo erbivoro correrà nei prossimi decenni, qualora – come è probabile – l’attuale cambio meteorologico continui o peggiori. In qualità di relitto glaciale, che dipende in grande misura per la sua sopravvivenza da una vegetazione rara ed extra-zonale (anch’essa un relitto glaciale in Appennino), è lecito dubitare 13


che il progressivo riscaldamento del clima possa giovargli. Il futuro di questi camosci dipenderà dunque da una saggia e lungimirante gestione, che tenga conto degli effetti del cambio climatico proiettandoli nel tempo: lo spettro dell’estinzione non è stato affatto allontanato per sempre dalla Rupicapra pyrenaica ornata.

Commento ai rilevamenti biometrici e alle valutazioni CIC

Sorprendentemente manca un elenco di misure biometriche, corna incluse, del camoscio appenninico, con due eccezioni: i dati pubblicati da M. Couturier nel suo imponente volume Le chamois (Arthaud, Grenoble 1938) ma presi da Camerano (1916), e i dati presentati in questo fascicolo di schede su materiali ossei forniti dall’Ente Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise ai rilevatori CIC. L’elaborazione statistica dei dati riportati da M. Couturier può essere trovata in Lovari e Scala (1980). Nonostante per qualche decennio siano state rilevate misurazioni dall’animale in carne per ogni camoscio catturato nel PNALM, manca però la loro pubblicazione. Quanto riportato in questa prefazione sui pesi corporei e sulla lunghezza delle corna di R.p. ornata è stato tratto da Lovari e Bruno (2003). Il lavoro svolto dal CIC si presenta dunque come un importante contributo alle conoscenze biometriche su questo camoscio. Sfortunatamente parecchi crani erano danneggiati e pertanto le misurazioni sono state incomplete. Potrebbe essere molto utile approfondire con studi biometrici le conoscenze su materiale scheletrico e pesi corporei della R.p. ornata non soltanto nel PNALM, ma anche nelle sotto-popolazioni ormai presenti negli altri parchi appenninici dove è stato immesso, al fine di valutare gli effetti della diversità di pascolo, altitudine e fattori climatici su eventuali differenze di sviluppo scheletrico, corna incluse.

Bibliografia principale

Camerano L (1916) Ricerche intorno ai Camosci. Parte III. Memorie Della Reale Accademia Delle Scienze di Torino (Classe di Scienze Fisiche Matematiche e Naturali) 65: 1–82. Chirichella R., Ciuti S., Grignolio S., Rocca M., Apollonio M. (2012) The role of geological substrate for horn growth in ungulates: a case study on Alpine chamois. Evolutionary Ecology DOI 10.1007/ s10682-012-9583-1 Corlatti L., Lorenzini R., Lovari S. (2011) The conservation of the chamois Rupicapra spp. Mammal Review 41: 163-174. Ferrari C., Rossi G., Cavani, C. (1988). Summer food habits and quality of female, kid and subadult Apennine chamois, Rupicapra pyrenaica ornata Neumann, 1899 (Artiodactyla, Bovidae). Z. Sauegetierk. 53: 170–177. Ferretti F., Corazza M., Campana I., Pietrocini V., Brunetti C., Scornavacca D., Lovari S. (2015) Competition between wild herbivores: reintroduced red deer and Apennine chamois. Behavioural Ecology 26: 550-559. Gottfried M, Pauli H, Futschik A, Akhalkatsi M, Barančok P, Alonso JLB et al (2012) Continent-wide response of mountain vegetation to climate change. Nat Clim Change 2:111–115. Lovari S., Bruno E. (2003) Rupicapra pyrenaica (Bonaparte, 1845). In Boitani L., Lovari S., Vigna Taglianti A. (a cura di) Fauna d’Italia: MAMMALIA III. Carnivora – Artiodactyla, pp. 403-412. Calderini Editore, Bologna. 14


Lovari S., Ferretti F., Corazza M., Minder I., Troiani N., Ferrari C., Saddi A. (2014) Unexpected consequences of reintroductions: competition between increasing red deer and threatened Apennine chamois. Animal Conservation 17: 359-370. Lovari S., Franceschi S., Chiatante G., Fattorini L., Fattorini N., Ferretti F. (2020) Climatic changes and the fate of mountain herbivores. Climate Change 162: 2319–2337. Lovari S., Scala C. (1980) Revision of Rupicapra genus. I. A statistical re-evaluation of Couturier’s data on the morphometry of six subspecies of chamois. Bollettino di Zoologia 47: 113-124. Nascetti G., Lovari S., Lanfranchi P., Berducou C., Mattiucci S., Rossi L., Bullini L. (1985) Revision of Rupicapra Genus. III. Electrophoretic studies demonstrating species distinction of chamois populations of the Alps from those of the Apennines and Pyrenees. In Lovari S. (ed.). The biology and management of mountain ungulates, pp. 56-62. Croom-Helm, London. Pérez-Barbería, F. J., García-González, R., Palacios, B. (2010). Rebeco – Rupicapra pyrenaica. In Salvador A., Cassinello S.A.J. (a cura di). Enciclopedia Virtual de los Vertebrados Españoles, pp. 1-64. Museo Nacional de Ciencias Naturales, Madrid. Scala C., Lovari S. 1984. Revision of Rupicapra Genus. II. A skull and horn statistical comparison of Rupicapra rupicapra ornata and Rupicapra rupicapra pyrenaica chamois. Bollettino di Zoologia 51: 43-52.

Biografia

Sandro Lovari, oggi in pensione, è stato ricercatore presso le università di Cambridge, Groninga, Stoccolma, Žilina e Pechino e professore ordinario di Zoologia all’Università di Siena e in altre università italiane, dove ha insegnato Ecologia comportamentale, Etologia, Zoologia dei vertebrati e Biologia della conservazione. Attualmente è professore emerito presso il Museo di Storia Naturale della Maremma (Grosseto). Premio Glaxo per la Divulgazione scientifica (1984) e premio ‘‘Personality of the Year” assegnato dal Conseil International de la Chasse (1999) che gli ha anche conferito l’Attestato d’Eccellenza CIC 2022, è stato nei consigli direttivi di parchi nazionali e regionali. Ha collaborato per oltre 35 anni con l’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura, presiedendo lo IUCN Caprinae Specialist Group per 19 anni. Ha pubblicato più di 260 articoli scientifici, di cui 65 sulla biologia dei camosci, e una decina di libri sul comportamento ed ecologia dei grandi mammiferi nel loro ambiente naturale in Europa, Asia, Africa e Nord America. Dal 2020 è presidente del consiglio direttivo dello Snow Leopard Network.

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Progetto Rupicapra pyrenaica ornata RELAZIONE TECNICA

Commissione CIC AQ 2010. Misuratori: Giorgio Boscarol, Nicola Salvi, Franco Recchia, Sandro Lovari.

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Il Consiglio Internazionale della Caccia e della Salvaguardia della Fauna (CIC), sin dalla grande esposizione di Berlino svoltasi nel 1937, si è interessato, per quanto concerne i selvatici tipicamente europei, della ricerca di “regole” che consentissero una valutazione comparativa dei trofei di caccia. Queste norme, nel 1952 durante la sesta sessione del CIC tenutasi a Madrid, divennero “formule” da applicare alla valutazione di determinati trofei per valutare la loro bellezza e importanza. La necessità di esprimere un “valore” che fosse un termine di paragone tra i trofei delle diverse specie, si tradusse in un risultato numerico, denominato punteggio CIC, capace di stabilire l’eccellenza di un trofeo rispetto ad ogni altro. Oggi il punteggio CIC non esprime solo la bellezza di un trofeo ma soprattutto un dato scientifico sullo stato di conservazione e di salute dell’ambiente che ospita quella determinata popolazione. È proprio questa certezza che giustifica l’applicazione di formule CIC a palchi, corna e crani di animali protetti e deceduti naturalmente. Ciò conferisce alla misurazione dei trofei secondo il metodo CIC un’indiscussa valenza scientifica a servizio delle aree protette. Queste potrebbero usufruire del lavoro volontario dei misuratori CIC come indicatore del loro impegno di salvaguardia, protezione dell’ambiente e della fauna ospitata, introducendo nel loro sistema di gestione anche obiettivi di sviluppo turistico e dimostrando che i mondi venatorio e ambientalista possono lavorare in sintonia per produrre un risultato non ottenibile singolarmente. Proprio grazie a questa sinergia è stato possibile misurare trofei di camoscio appenninico Rupicapra pyrenaica ornata ritrovati all’interno dell’area protetta e conservati nella collezione osteologica del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, realizzando così un progetto che da tempo stava a cuore a tutta la Delegazione Italiana del Consiglio Internazionale della Caccia e della Salvaguardia della Fauna e che non era mai stato tentato prima: attribuire un punteggio CIC alla sottospecie endemica appenninica. Il camoscio appenninico è una delle entità faunistiche italiane più localizzate, tale da essere inserito come specie prioritaria nell’Allegato II e IV della Direttiva Habitat 92/43/CEE e in altri regolamenti comunitari, e da valergli l’iscrizione come sottospecie vulnerabile d’estinzione nella lista rossa dei mammiferi redatta dalla IUCN (International Union for Conservation of Nature - IUCN-1996) e di particolare protezione da parte della legislazione italiana.

Maschio adulto con manto autunnale

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La stessa istituzione del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise ha reso possibile una gestione più attenta del camoscio appenninico, determinando l’accrescimento della popolazione del “camoscio più bello del mondo”, come definito dall’ex-Direttore del PNALM, Professor Franco Tassi. La misurazione del trofeo con il metodo CIC rappresenta un importante supporto alle analisi scientifiche dell’evoluzione e dello stato delle popolazioni degli ungulati in una certa area e in un certo arco temporale in quanto i trofei sono eccellenti e duraturi indicatori della qualità della selvaggina e dei suoi territori. La documentazione raccolta dai misuratori certificati CIC (CCM) ha una notevole importanza per la conoscenza della Rupicapra pyrenaica ornata. Fu lo zoologo tedesco Oscar Neumann che per primo distinse il camoscio appenninico da quello alpino osservando nel 1899 un esemplare naturalizzato conservato nel Museo di Storia Naturale di Genova. Il camoscio appenninico si differenzia da quello alpino soprattutto nel mantello invernale. Durante i mesi estivi presenta colorazione beige-rossiccia con le parti ventrali e la testa che sfumano nel giallastro. Durante l’inverno invece il manto è più lungo e folto e di colore bruno-nerastro su dorso, coda, ventre e zampe, mentre il posteriore, il muso, la fronte e l’area che va dalle guance alle spalle sono di colore giallastro.

Maschio adulto con manto invernale

Nella stagione invernale è particolarmente marcata la caratteristica fascia di pelo scuro che ricopre gli occhi a mo’ di mascherina, di una macchia chiara sulla gola estesa fino al petto, accompagnata da due fasce di colore bruno poste ai lati del collo sino alle spalle: tali ornamenti sono esclusivi del camoscio meridionale.

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Nell’area centrale del Parco, la Camosciara, la Val di Rose, la valle Iannanghera e tutte le cime immediatamente a ridosso di queste da sempre si riscontra la maggior presenza del camoscio appenninico. Un dato molto importante e confortante è la presenza di nuclei sempre più consistenti, sia nelle Mainarde, sia nel versante laziale del Parco anche se in minor misura. Altri nuclei sono presenti sulla Majella e sul Gran Sasso-Laga (Monte Camicia e Monte Prena).

Distribuzione della Rupicapra pyrenaica ornata in Italia (2016)

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Prima valutazione Rupicapra pyrenaica ornata Il 12 giugno 2010, per la prima volta, una Commissione ufficiale CIC (AQ 2010) nominata dal Presidente della Commissione Italiana Esposizioni e Trofei con il prezioso supporto del Professor Sandro Lovari, riunitasi a Pescasseroli (AQ) presso l’ufficio Biblioteca e Collezioni Naturalistiche del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, effettuò una misurazione con il metodo CIC di trofei di camoscio appenninico ritrovati nel territorio del Parco Nazionale e successivamente conservati presso gli uffici dello stesso Ente Parco. Molti dei crani ritrovati e conservati nella collezione osteologica del Parco Nazionale non erano in condizioni tali da consentire la corretta applicazione del metodo CIC per le misurazioni. Perciò in quell’occasione si misurarono soltanto nove trofei di camoscio appenninico, ma ciò bastò a stimolare nei tecnici dell’Ente Parco una grande curiosità scientifica per lo splendido ungulato che li portò all’immediato confronto con il camoscio alpino Rupicapra rupicapra.

Commissione CIC AQ 2010

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Seconda valutazione Rupicapra pyrenaica ornata Il 23 giugno 2018 una Commissione ufficiale ABIF (AQ 01-2018), nominata ad hoc, si è riunita sempre a Pescasseroli presso l’ufficio Biblioteca e Collezioni Naturalistiche del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise dove, a seguito di diversi sopralluoghi eseguiti da misuratori ufficiali CIC, si sono potuti misurare altri otto trofei di camoscio appenninico facenti parte della collezione osteologica dell’Ente Parco e conservati nell’omologa collezione del Parco Nazionale. In occasione delle due valutazioni sopraccitate si è avuta conferma della notevole differenza delle corna della Rupicapra pyrenaica ornata rispetto alla specie alpina. Per prima cosa sono molto sviluppate, nei maschi adulti ad esempio possono arrivare a 27/28 cm di lunghezza con casi di 30/31 cm e 20/22 cm di altezza (Camerano 1916). È infatti noto che la crescita del trofeo del camoscio alpino non è costante nell’arco della sua vita, che il suo sviluppo è notevole sino al terzo anno, diminuisce al quarto e quinto (mediamente 5 millimetri) per poi assestarsi mediamente su crescite di 2-3 millimetri in tutti gli anni successivi. Attraverso l’osservazione degli astucci del camoscio appenninico emerge invece che l’accrescimento delle corna continua in maniera significativa oltre il terzo anno di vita, con importanti crescite in entrambi i sessi anche nel quinto anno di vita. Gli anelli di bellezza sono molto marcati, situati a intervalli regolari e sovente arrivano fino alla curva di sommità. L’uncino nel camoscio alpino è più pronunciato nel maschio rispetto a quello della femmina mentre nel camoscio appenninico la differenza tra i sessi è meno marcata. Da segnalare anche una maggiore divaricazione rispetto ai camosci alpini. Un’altra particolarità che contraddistingue la Rupicapra pyrenaica ornata è la lunghezza delle cavicchie ossee, nettamente superiore a quelle alpine, impiantate non perpendicolari al cranio ma leggermente ottuse. Ne consegue che le corna non crescono perpendicolarmente, ma leggermente ripiegate all’indietro. Un’altra caratteristica dei trofei di camoscio appenninico rispetto a quelli alpini è la completa assenza di rivestimento resinoso sulle corna, legata evidentemente al diverso habitat. Le misure craniometriche non differiscono significativamente da quello alpino se non che sono leggermente inferiori. Seguono alcune immagini di trofei a titolo esplicativo.

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Decisione dell’International Trophy Evaluation Board del CIC L’International Trophy Evaluation Board svoltosi a Bassano del Grappa il 27-28 agosto 2018 ha accolto la proposta dei Senior International Trophy Judges (STJ) italiani di maggiorare per entrambi i sessi la soglia di due punti per ogni livello di medaglia, rispetto al punteggio previsto per il camoscio alpino, confermando così l’assoluta eccellenza della nostra sottospecie.

Rupicapra pyrenaica ornata Medaglia

Femmina

Maschio

Bronzo

97

102

Argento

102

107

Oro

107

112

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SCHEDE DI VALUTAZIONE secondo il CIC Trophy Evaluation System

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ACCADEMIA BIOMETRICA FAUNISTICA ITALIANA

riconosciuta dal CIC codice CIC

CA01

m2

M1

Argento

Oro

♂ Camoscio Appenninico

T

E

B

♂ Camoscio Alpino ♀ Rupicapra r. rupicapra

100 95

105 100

110 105

M3

Bronzo

CAMOSCIO

terreno libero da recinto

x ritrovato Fenotipo inserire una x

x ♀ Rupicapra pyrenaica ornata

#

Parametri

1

Lunghezza del corno

2

Altezza delle corna

cm

3

Circonferenza maggiore del corno più grosso

4

Sinistro

Destro

Media

Moltipl.

Punti

24,80

24,80

24,80

1,50

37,20

18,70

1,00

18,70

cm

7,50

4,00

30,00

Ampiezza (non superiore all'altezza delle corna (2))

cm

8,20

1,00

8,20

5

Aggiunte per l'età

aa

7,00

0-3

1,00

6

Detrazione per resina

0-5

0,00

cm

C.mag.s.res.

Cìr. mag.= #3

C.Res.

Punti Finali

95,10

#

Informazioni supplementari

a

Massima lunghezza del cranio

cm

b

Massima larghezza del cranio

cm

g

Massima divaricazione

cm

t

Divaricazione da apice ad apice

cm

m

Usura dentaria Età Sezione dentale stimata stima di un esperto

1

Data del prelievo

Peso

Proprietario

kg

Note eviscerato kg 7,00 Età minima raccomadata prelievo capo maturo 24/09/08

Cognome e nome 2

pieno

gg/mm/anno

Parco Nazionale Abruzzo Lazio Molise

Cellulare E-mail

3

Proprietà del terreno di caccia

4

Ente gestore del prelievo

5

Dettagliata informazione sul luogo

6

Il DNA è stato analizzato?

Stato

Privato

N° fascetta Canneto

2014-CCM-124-16-01 STJ -004-16-03

2014CMI 178

i Misuratori CMI partecipano a tutti gli effetti ma non firmano i trofei per il CIC Internazionale

8 9

28

Luogo della valutazione Data della valutazione

n° 1203

Nazione X No Note

Si

N° progressivo scheda Firmano i Valutatori STJ, CCM, CMI es.

X Altro

Codice identificativo

1) GIORGIO BOSCAROL

2014

⁄ CCM ⁄

2) NICOLA SALVI

C.E.&T. ⁄

ABIF

3) FRANCO RECCHIA

C.E.&T. ⁄

ABIF

N° progr.

033

10 ⁄

⁄

121

⁄

⁄

118

⁄

4)

⁄

⁄

⁄

5)

⁄

⁄

⁄

PESCASSEROLI 12/06/10

gg/mm/anno

Nazione Comm. N°

ITALIA

1


ACCADEMIA BIOMETRICA FAUNISTICA ITALIANA

riconosciuta dal CIC codice CIC

CA01

m2

M1

Argento

Oro

♂ Camoscio Appenninico

T

E

B

♂ Camoscio Alpino ♀ Rupicapra r. rupicapra

100 95

105 100

110 105

M3

Bronzo

CAMOSCIO

terreno libero da recinto

x ritrovato Fenotipo inserire una x

x ♀ Rupicapra pyrenaica ornata

#

Parametri

1

Lunghezza del corno

2

Altezza delle corna

cm

3

Circonferenza maggiore del corno più grosso

4

Sinistro

Destro

Media

Moltipl.

Punti

22,60

23,10

22,85

1,50

34,28

16,50

1,00

16,50

cm

7,00

4,00

28,00

Ampiezza (non superiore all'altezza delle corna (2))

cm

5,10

1,00

5,10

5

Aggiunte per l'età

aa

4,00

0-3

0,00

6

Detrazione per resina

0-5

0,00

cm

C.mag.s.res.

Cìr. mag.= #3

C.Res.

83,88

Punti Finali #

Informazioni supplementari

a

Massima lunghezza del cranio

cm

b

Massima larghezza del cranio

cm

g

Massima divaricazione

cm

t

Divaricazione da apice ad apice

cm

m

Usura dentaria Età Sezione dentale stimata stima di un esperto

1

Data del prelievo

Peso

Proprietario

kg

Note eviscerato kg 4,00 Età minima raccomadata prelievo capo maturo 14/08/09

Cognome e nome 2

pieno

gg/mm/anno

Parco Nazionale Abruzzo Lazio Molise

Cellulare E-mail

3

Proprietà del terreno di caccia

4

Ente gestore del prelievo

5

Dettagliata informazione sul luogo

6

Il DNA è stato analizzato?

Stato

Privato

N° fascetta M.Amaro (ODI)

2014-CCM-124-16-01 STJ -004-16-03

2014CMI 178

i Misuratori CMI partecipano a tutti gli effetti ma non firmano i trofei per il CIC Internazionale

8 9

Luogo della valutazione Data della valutazione

n° 1204

Nazione

X No Note

Si

N° progressivo scheda Firmano i Valutatori STJ, CCM, CMI es.

X Altro

Codice identificativo

1) GIORGIO BOSCAROL

2014

2) NICOLA SALVI

C.E.&T. ⁄

ABIF

3) FRANCO RECCHIA

C.E.&T. ⁄

ABIF

N° progr.

033

10 ⁄

⁄

121

⁄

⁄

118

⁄

⁄ CCM ⁄

4)

⁄

⁄

⁄

5)

⁄

⁄

⁄

PESCASSEROLI 12/06/10

gg/mm/anno

Nazione

1

ITALIA

Comm. N°

29


ACCADEMIA BIOMETRICA FAUNISTICA ITALIANA

riconosciuta dal CIC codice CIC

CA01

m2

M1

Argento

Oro

x ♂ Camoscio Appenninico

T

E

B

♂ Camoscio Alpino ♀ Rupicapra r. rupicapra

100 95

105 100

110 105

M3

Bronzo

CAMOSCIO

terreno libero da recinto

x ritrovato Fenotipo inserire una x ♀ Rupicapra pyrenaica ornata

#

Parametri

1

Lunghezza del corno

2

Altezza delle corna

cm

3

Circonferenza maggiore del corno più grosso

4

Sinistro

Destro

Media

Moltipl.

Punti

28,50

28,60

28,55

1,50

42,83

17,50

1,00

17,50

cm

9,00

4,00

36,00

Ampiezza (non superiore all'altezza delle corna (2))

cm

11,30

1,00

11,30

5

Aggiunte per l'età

aa

4,00

0-3

0,00

6

Detrazione per resina

0-5

0,00

cm

C.mag.s.res.

Cìr. mag.= #3

C.Res.

Punti Finali

107,63

#

Informazioni supplementari

a

Massima lunghezza del cranio

cm

b

Massima larghezza del cranio

cm

g

Massima divaricazione

cm

t

Divaricazione da apice ad apice

cm

m

Usura dentaria Età Sezione dentale stimata stima di un esperto

1

Data del prelievo

Peso

Proprietario

kg

Note eviscerato kg 4,00 Età minima raccomadata prelievo capo maturo 18/02/10

Cognome e nome 2

pieno

gg/mm/anno

Parco Nazionale Abruzzo Lazio Molise

Cellulare E-mail

3

Proprietà del terreno di caccia

4

Ente gestore del prelievo

5

Dettagliata informazione sul luogo

6

Il DNA è stato analizzato?

Stato

Privato

N° fascetta Canneto

2014-CCM-124-16-01 STJ -004-16-03

2014CMI 178

i Misuratori CMI partecipano a tutti gli effetti ma non firmano i trofei per il CIC Internazionale

8 9

30

Luogo della valutazione Data della valutazione

n° 1206

Nazione X No Note

Si

N° progressivo scheda Firmano i Valutatori STJ, CCM, CMI es.

X Altro

Codice identificativo

1) GIORGIO BOSCAROL

2014

⁄ CCM ⁄

2) NICOLA SALVI

C.E.&T. ⁄

ABIF

3) FRANCO RECCHIA

C.E.&T. ⁄

ABIF

N° progr.

033

10 ⁄

⁄

121

⁄

⁄

118

⁄

4)

⁄

⁄

⁄

5)

⁄

⁄

⁄

PESCASSEROLI 12/06/10

gg/mm/anno

Nazione Comm. N°

ITALIA

1


ACCADEMIA BIOMETRICA FAUNISTICA ITALIANA

riconosciuta dal CIC codice CIC

CA01

m2

M1

Argento

Oro

x ♂ Camoscio Appenninico

T

E

B

♂ Camoscio Alpino ♀ Rupicapra r. rupicapra

100 95

105 100

110 105

M3

Bronzo

CAMOSCIO

terreno libero da recinto

x ritrovato Fenotipo inserire una x ♀ Rupicapra pyrenaica ornata

#

Parametri

1

Lunghezza del corno

2

Altezza delle corna

cm

3

Circonferenza maggiore del corno più grosso

4

Sinistro

Destro

Media

Moltipl.

Punti

27,40

27,30

27,35

1,50

41,03

18,60

1,00

18,60

cm

9,10

4,00

36,40

Ampiezza (non superiore all'altezza delle corna (2))

cm

11,40

1,00

11,40

5

Aggiunte per l'età

aa

4,00

0-3

0,00

6

Detrazione per resina

0-5

0,00

cm

C.mag.s.res.

Cìr. mag.= #3

C.Res.

107,43

Punti Finali #

Informazioni supplementari

a

Massima lunghezza del cranio

cm

b

Massima larghezza del cranio

cm

g

Massima divaricazione

cm

t

Divaricazione da apice ad apice

cm

Usura dentaria

m

1

Peso

Data del prelievo Proprietario

kg

Note eviscerato kg 4,00 Età minima raccomadata prelievo capo maturo

Età Sezione dentale stimata stima di un esperto

24/09/08 Cognome e nome

2

pieno

gg/mm/anno

Parco Nazionale Abruzzo Lazio Molise

Cellulare E-mail

3

Proprietà del terreno di caccia

4

Ente gestore del prelievo

5

Dettagliata informazione sul luogo

6

Il DNA è stato analizzato?

Stato

Privato

N° fascetta

2014-CCM-124-16-01 STJ -004-16-03

2014CMI 178

i Misuratori CMI partecipano a tutti gli effetti ma non firmano i trofei per il CIC Internazionale

8 9

Luogo della valutazione Data della valutazione

n° 1209

Nazione X No Note

Si

N° progressivo scheda Firmano i Valutatori STJ, CCM, CMI es.

X Altro

Codice identificativo

1) GIORGIO BOSCAROL

2014

2) NICOLA SALVI

C.E.&T. ⁄

ABIF

3) FRANCO RECCHIA

C.E.&T. ⁄

ABIF

N° progr.

033

10 ⁄

⁄

121

⁄

⁄

118

⁄

⁄ CCM ⁄

4)

⁄

⁄

⁄

5)

⁄

⁄

⁄

PESCASSEROLI 12/06/10

gg/mm/anno

Nazione

1

ITALIA

Comm. N°

31


ACCADEMIA BIOMETRICA FAUNISTICA ITALIANA

riconosciuta dal CIC codice CIC

CA01

m2

M1

Argento

Oro

X ♂ Camoscio Appenninico

T

E

B

♂ Camoscio Alpino ♀ Rupicapra r. rupicapra

100 95

105 100

110 105

M3

Bronzo

CAMOSCIO

terreno libero da recinto

x ritrovato Fenotipo inserire una x ♀ Rupicapra pyrenaica ornata

#

Parametri

1

Lunghezza del corno

2

Altezza delle corna

cm

3

Circonferenza maggiore del corno più grosso

4

Sinistro

Destro

Media

Moltipl.

Punti

18,40

18,30

18,35

1,50

27,53

11,00

1,00

11,00

cm

7,60

4,00

30,40

Ampiezza (non superiore all'altezza delle corna (2))

cm

6,10

1,00

6,10

5

Aggiunte per l'età

aa

1,00

0-3

0,00

6

Detrazione per resina

0-5

0,00

cm

C.mag.s.res.

Cìr. mag.= #3

C.Res.

Punti Finali

75,03

#

Informazioni supplementari

a

Massima lunghezza del cranio

cm

b

Massima larghezza del cranio

cm

g

Massima divaricazione

cm

t

Divaricazione da apice ad apice

cm

m

Usura dentaria Età Sezione dentale stimata stima di un esperto

1

Data del prelievo

Peso

Proprietario

kg

Note eviscerato kg 1,00 Età minima raccomadata prelievo capo maturo 05/11/04

Cognome e nome 2

pieno

gg/mm/anno

Parco Nazionale Abruzzo Lazio Molise

Cellulare E-mail

3

Proprietà del terreno di caccia

4

Ente gestore del prelievo

5

Dettagliata informazione sul luogo

6

Il DNA è stato analizzato?

Stato

Privato

N° fascetta Area Faunistica (OPI)

2014-CCM-124-16-01 STJ -004-16-03

2014CMI 178

i Misuratori CMI partecipano a tutti gli effetti ma non firmano i trofei per il CIC Internazionale

8 9

32

Luogo della valutazione Data della valutazione

n° 1210

Nazione

X No Note

Si

N° progressivo scheda Firmano i Valutatori STJ, CCM, CMI es.

X Altro

Codice identificativo

1) GIORGIO BOSCAROL

2014

⁄ CCM ⁄

2) NICOLA SALVI

C.E.&T. ⁄

ABIF

3) FRANCO RECCHIA

C.E.&T. ⁄

ABIF

N° progr.

033

10 ⁄

⁄

121

⁄

⁄

118

⁄

4)

⁄

⁄

⁄

5)

⁄

⁄

⁄

PESCASSEROLI 12/06/10

gg/mm/anno

Nazione Comm. N°

ITALIA

1


ACCADEMIA BIOMETRICA FAUNISTICA ITALIANA

riconosciuta dal CIC codice CIC

CA01

m2

M1

Argento

Oro

♂ Camoscio Appenninico

T

E

B

♂ Camoscio Alpino ♀ Rupicapra r. rupicapra

100 95

105 100

110 105

M3

Bronzo

CAMOSCIO

terreno libero da recinto

x ritrovato Fenotipo inserire una x

x ♀ Rupicapra pyrenaica ornata

#

Parametri

1

Lunghezza del corno

2

Altezza delle corna

cm

3

Circonferenza maggiore del corno più grosso

4

Sinistro

Destro

Media

Moltipl.

Punti

28,90

29,40

29,15

1,50

43,73

19,00

1,00

19,00

cm

9,40

4,00

37,60

Ampiezza (non superiore all'altezza delle corna (2))

cm

11,50

1,00

11,50

5

Aggiunte per l'età

aa

8,00

0-3

1,00

6

Detrazione per resina

0-5

0,00

cm

C.mag.s.res.

Cìr. mag.= #3

C.Res.

Punti Finali

112,83

#

Informazioni supplementari

a

Massima lunghezza del cranio

cm

b

Massima larghezza del cranio

cm

g

Massima divaricazione

cm

t

Divaricazione da apice ad apice

cm

m

Usura dentaria Età Sezione dentale stimata stima di un esperto

1

Data del prelievo

Peso

Proprietario

kg

Note eviscerato kg 8,00 Età minima raccomadata prelievo capo maturo 23/09/91

Cognome e nome 2

pieno

gg/mm/anno

Parco Nazionale Abruzzo Lazio Molise

Cellulare E-mail

3

Proprietà del terreno di caccia

4

Ente gestore del prelievo

5

Dettagliata informazione sul luogo

6

Il DNA è stato analizzato?

Stato

Privato

N° fascetta

2014-CCM-124-16-01 STJ -004-16-03

2014CMI 178

i Misuratori CMI partecipano a tutti gli effetti ma non firmano i trofei per il CIC Internazionale

8 9

Luogo della valutazione Data della valutazione

n° 13

Nazione X No Note

Si

N° progressivo scheda Firmano i Valutatori STJ, CCM, CMI es.

X Altro

Codice identificativo

1) GIORGIO BOSCAROL

2014

⁄ CCM ⁄

2) NICOLA SALVI

C.E.&T. ⁄

ABIF

3) FRANCO RECCHIA

C.E.&T. ⁄

ABIF

N° progr.

033

10 ⁄

⁄

121

⁄

⁄

118

⁄

4)

⁄

⁄

⁄

5)

⁄

⁄

⁄

PESCASSEROLI 12/06/10

gg/mm/anno

Nazione

1

ITALIA

Comm. N°

33


ACCADEMIA BIOMETRICA FAUNISTICA ITALIANA

riconosciuta dal CIC codice CIC

CA01

m2

M1

Argento

Oro

X ♂ Camoscio Appenninico

T

E

B

♂ Camoscio Alpino ♀ Rupicapra r. rupicapra

100 95

105 100

110 105

M3

Bronzo

CAMOSCIO

terreno libero da recinto

x ritrovato Fenotipo inserire una x ♀ Rupicapra pyrenaica ornata

#

Parametri

1

Lunghezza del corno

2

Altezza delle corna

cm

3

Circonferenza maggiore del corno più grosso

4

Sinistro

Destro

Media

Moltipl.

Punti

28,30

26,40

27,35

1,50

41,03

17,60

1,00

17,60

cm

9,00

4,00

36,00

Ampiezza (non superiore all'altezza delle corna (2))

cm

13,00

1,00

13,00

5

Aggiunte per l'età

aa

8,00

0-3

1,00

6

Detrazione per resina

0-5

0,00

cm

C.mag.s.res.

Cìr. mag.= #3

C.Res.

Punti Finali

108,63

#

Informazioni supplementari

a

Massima lunghezza del cranio

cm

b

Massima larghezza del cranio

cm

g

Massima divaricazione

cm

t

Divaricazione da apice ad apice

cm

m

Usura dentaria Età Sezione dentale stimata stima di un esperto

1

Data del prelievo

kg Note eviscerato kg 8,00 Età minima raccomadata prelievo capo maturo Peso

23/09/91 Cognome e nome

2

Proprietario

pieno

gg/mm/anno

Parco Nazionale Abruzzo Lazio Molise

Cellulare E-mail

3

Proprietà del terreno di caccia

4

Ente gestore del prelievo

5

Dettagliata informazione sul luogo

6

Il DNA è stato analizzato?

Stato

Privato

N° fascetta

2014-CCM-124-16-01 STJ -004-16-03

2014CMI 178

i Misuratori CMI partecipano a tutti gli effetti ma non firmano i trofei per il CIC Internazionale

8 9 34

Luogo della valutazione Data della valutazione

n° 13

Nazione X No Note

Si

N° progressivo scheda Firmano i Valutatori STJ, CCM, CMI es.

X Altro

Codice identificativo

1) GIORGIO BOSCAROL

2014

⁄ CCM ⁄

2) NICOLA SALVI

C.E.&T. ⁄

ABIF

3) FRANCO RECCHIA

C.E.&T. ⁄

ABIF

N° progr.

033

10 ⁄

⁄

121

⁄

⁄

118

⁄

4)

⁄

⁄

⁄

5)

⁄

⁄

⁄

PESCASSEROLI 12/06/10

gg/mm/anno

Nazione Comm. N°

ITALIA

1


ACCADEMIA BIOMETRICA FAUNISTICA ITALIANA

riconosciuta dal CIC codice CIC

CA01

m2

M1

Argento

Oro

X ♂ Camoscio Appenninico

T

E

B

♂ Camoscio Alpino ♀ Rupicapra r. rupicapra

100 95

105 100

110 105

M3

Bronzo

CAMOSCIO

terreno libero da recinto

x ritrovato Fenotipo inserire una x ♀ Rupicapra pyrenaica ornata

#

Parametri

1

Lunghezza del corno

2

Altezza delle corna

cm

3

Circonferenza maggiore del corno più grosso

4

Sinistro

Destro

Media

Moltipl.

Punti

26,90

26,80

26,85

1,50

40,28

17,20

1,00

17,20

cm

9,40

4,00

37,60

Ampiezza (non superiore all'altezza delle corna (2))

cm

10,80

1,00

10,80

5

Aggiunte per l'età

aa

5,00

0-3

0,00

6

Detrazione per resina

0-5

0,00

cm

C.mag.s.res.

Cìr. mag.= #3

C.Res.

Punti Finali

105,88

#

Informazioni supplementari

a

Massima lunghezza del cranio

cm

b

Massima larghezza del cranio

cm

g

Massima divaricazione

cm

t

Divaricazione da apice ad apice

cm

m

Usura dentaria Età Sezione dentale stimata stima di un esperto

1

Data del prelievo

Peso

Proprietario

kg

Note eviscerato kg 5,00 Età minima raccomadata prelievo capo maturo 21/03/79

Cognome e nome 2

pieno

gg/mm/anno

Parco Nazionale Abruzzo Lazio Molise

Cellulare E-mail

3

Proprietà del terreno di caccia

4

Ente gestore del prelievo

5

Dettagliata informazione sul luogo

6

Il DNA è stato analizzato?

Stato

Privato

N° fascetta Camociara

2014-CCM-124-16-01 STJ -004-16-03

2014CMI 178

i Misuratori CMI partecipano a tutti gli effetti ma non firmano i trofei per il CIC Internazionale

8 9

Luogo della valutazione Data della valutazione

n° 22

Nazione X No Note

Si

N° progressivo scheda Firmano i Valutatori STJ, CCM, CMI es.

X Altro

Codice identificativo

1) GIORGIO BOSCAROL

2014

⁄ CCM ⁄

2) NICOLA SALVI

C.E.&T. ⁄

ABIF

3) FRANCO RECCHIA

C.E.&T. ⁄

ABIF

N° progr.

033

10 ⁄

⁄

121

⁄

⁄

118

⁄

4)

⁄

⁄

⁄

5)

⁄

⁄

⁄

PESCASSEROLI 12/06/10

gg/mm/anno

Nazione

1

ITALIA

Comm. N°

35


ACCADEMIA BIOMETRICA FAUNISTICA ITALIANA

riconosciuta dal CIC codice CIC

CA01

m2

M1

Argento

Oro

X ♂ Camoscio Appenninico

T

E

B

♂ Camoscio Alpino ♀ Rupicapra r. rupicapra

100 95

105 100

110 105

M3

Bronzo

CAMOSCIO

terreno libero da recinto

x ritrovato Fenotipo inserire una x ♀ Rupicapra pyrenaica ornata

#

Parametri

1

Lunghezza del corno

2

Altezza delle corna

cm

3

Circonferenza maggiore del corno più grosso

4

Sinistro

Destro

Media

Moltipl.

Punti

28,10

28,20

28,15

1,50

42,23

18,60

1,00

18,60

cm

9,20

4,00

36,80

Ampiezza (non superiore all'altezza delle corna (2))

cm

13,00

1,00

13,00

5

Aggiunte per l'età

aa

6,00

0-3

1,00

6

Detrazione per resina

0-5

0,00

cm

C.mag.s.res.

Cìr. mag.= #3

C.Res.

Punti Finali

111,63

#

Informazioni supplementari

a

Massima lunghezza del cranio

cm

b

Massima larghezza del cranio

cm

g

Massima divaricazione

cm

t

Divaricazione da apice ad apice

cm

m

Usura dentaria Età Sezione dentale stimata stima di un esperto

1

Data del prelievo

Peso

Proprietario

kg

Note eviscerato kg 6,00 Età minima raccomadata prelievo capo maturo anno 1980

Cognome e nome 2

pieno

gg/mm/anno

Parco Nazionale Abruzzo Lazio Molise

Cellulare E-mail

3

Proprietà del terreno di caccia

4

Ente gestore del prelievo

5

Dettagliata informazione sul luogo

6

Il DNA è stato analizzato?

Stato

Privato

N° fascetta

2014-CCM-124-16-01 STJ -004-16-03

2014CMI 178

i Misuratori CMI partecipano a tutti gli effetti ma non firmano i trofei per il CIC Internazionale

8 9

36

Luogo della valutazione Data della valutazione

n° 240

Nazione X No Note

Si

N° progressivo scheda Firmano i Valutatori STJ, CCM, CMI es.

X Altro

Codice identificativo

1) GIORGIO BOSCAROL

2014

⁄ CCM ⁄

2) NICOLA SALVI

C.E.&T. ⁄

ABIF

3) FRANCO RECCHIA

C.E.&T. ⁄

ABIF

N° progr.

033

10 ⁄

⁄

121

⁄

⁄

118

⁄

4)

⁄

⁄

⁄

5)

⁄

⁄

⁄

PESCASSEROLI 12/06/10

gg/mm/anno

Nazione Comm. N°

ITALIA

1


0 ,0 lta 20 sso € IVA A


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