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Numero 6

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Vers. im P.A. It. Art. 2 ABS 20/C, Gesetz 662/96 - Poste Italiane - Zweigstelle Bozen

Spedizione in a. p. art. 2 comma 20/C, legge 662/96 - Filiale di Bolzano

66. Jahrgang | Anno 2015 | Nr. 6

Ăœberlegungen und Berichte Ăźber das Thema Arbeit, zwischen Glaube und sozialen Herausforderungen

Riflessioni e testimonianze sul tema del lavoro, tra Fede e sfide sociali

MITEINANDER

INSIEME


p. 4

p . 14

p.20

p. 24

p. 30

Inhalt

Indice

3

PFARRERSWORT - Arbeit und Verteilungsgerechtigkeit

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SALUTO DEL PASTORE - Lavoro ed equità

4

ZUM NACHDENKEN - Ach, Josef!

4

PER RIFLETTERE - Ah, Giuseppe!

6

BERICHTE- Das Leben nach der Arbeit

6

TESTIMONIANZE - La vita dopo il lavoro - La vita dopo il lavoro

8

DER THEOLOGE ANTWORTET - Sein und machen

8

IL TEOLOGO RISPONDE - Essere e fare

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ERFAHRUNGEN - Aus der Privatwirtschaft in den Schulbetrieb

9

ESPERIENZE - Dalla professione alla scuola

12 GESCHICHTEN- Erasmus in Ponticelli

12 STORIE - Erasmus a Ponticelli

16 INITIATIVEN - Eine Karawane voller Ideen und Solidarität

16 INIZIATIVE - Una carovana di idee e solidarietà

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BERICHTE - 8XMille für die ELKI: wertvolle Unterschriften für wertvolle Werke

17

AUS DEN GEMEINDEN - Vom Lutherplatz bis zum Besuch von

18 DALLE COMUNITÀ - Da Piazza Lutero alla visita di Francesco

18

RESOCONTI - 8XMille per la CELI: il valore delle firme per opere di valore

Franziskus

22 KULTUR - 20 Jahre Musik und Kultur an der Piazza dei Martiri 24 BEGEGNUNGEN - Götterbilder - Menschenbilder

22 CULTURA - 20 anni di musica e cultura a Piazza dei Martiri 24 INCONTRI - Immagini di Dio, immagini dell’uomo 26 APPUNTAMENTI - Vivere la spiritualità

26 EVENTS - Spiritualität leben

27 BENEDIZIONE

27 SEGEN

28 AVVENIMENTI - Campo estivo - Sentirsi a casa in terra straniera 28 EREIGNISSE - Familienfreizeit - In der Fremde zu Hause 30 NOTIZIE - Happy End! 30 NACHRICHTEN - Happy End! 31 31

POST SCRIPTUM - Le gioie del lavoro

POST SCRIPTUM - Die Freuden der Arbeit

MITEINANDER ist das Organ der »Evangelisch-Lutherischen Kirche in Italien«

INSIEME è l’organo della «Chiesa Evangelica Luterana in Italia» mit Sitz im Dekanat in Rom • con sede a Roma nel Decanato Via Aurelia Antica, 391 - 00165 Roma Tel. 06 66 03 01 04 - Fax 06 66 01 79 93 E-Mail: decanato@chiesaluterana.it

HERAUSGEBER • EDITORE: Konsistorium/Concistoro (Zuständige/Referente: Cordelia Vitiello) VERANTWORTLICHER DIREKTOR • DIRETTORE RESPONSABILE: Paolo Poggioli REDAKTIONELLE KOORDINATION • COORDINAMENTO REDAZIONALE: BMP Comunicazione THEOLOGISCHER VERANTWORTLICHER/ RESPONSABILE TEOLOGICO: Pfarrer/Pastore Uwe Habenicht IN DER REDAKTION/IN REDAZIONE: BMP Comunicazione (Roma: Pietro Barrile e Michela Mantegazza; Milano: Francesco Petrella), Uwe Habenicht (Cocquio Trevisago)

MITARBEITER/COLLABORATORI: Caroline von der Tann (Napoli), Roberto Tresoldi (Milano) LAYOUT/IMPAGINAZIONE: Decanato GRAFIKERIN/GRAFICA: Cecilia Bazzini SPENDEN FÜR DIE ZEITSCHRIFT• CONTRIBUTI PER IL GIORNALE: «ELKI / CELI – Miteinander / Insieme» c/c bancario in Italia: Banca Prossima IBAN IT 96 A 03359 01600 100000061391 BIC: BCITITMX - Verwendungszweck/causale: Miteinander/Insieme. Oder in Deutschland auf: Evangelische Bank e.G., IBAN DE 92 5206 0410 0004 1090 15 BIC GENODEF1EK1

Verwendungszweck/causale: Miteinander/Insieme Autor. Trib. Bolzano 26/11/1968, n° 39/49 Stampa • Druck: A. Weger, Bressanone – Brixen Tiratura • Auflage: 3.000 n. 6 - 2015

Foto auf der Titelseite / Foto di copertina : Scultura dedicata al lavoro - Genemuiden (NL) Gewidmete Skulptur der Arbeit Genemuiden (NL)


Pfarrerswort| Saluto del Pastore 3

Arbeit und Verteilungsgerechtigkeit

Lavoro ed equità

„N

“N

ie wieder arbeiten müssen!“ Die Lotterie, die mit diesem Slogan wirbt, garantiert dem glücklichen Gewinner eine Sofortrente von 5.000 Euro im Monat – das ist in jedem Fall mehr als genug... Was ließe sich mit dem Geld und der gewonnenen Zeit alles anfangen! Dabei ist ein Leben ohne Arbeit alles andere als paradiesisch. Das bezeugt die Bibel, in der Gott die Menschen dazu beauftragt, den Garten Eden zu bebauen und die Schöpfung dadurch zu bewahren. Der Mensch wird dabei quasi zum Subunternehmer Gottes. Überhaupt soll die Arbeit dem Zweck dienen, Leben zu fördern und zu erhalten und wer Kopf und Muskeln einsetzt und mit Fleiß, Geschick und Kreativität sein Tagwerk erledigt, soll auch die Früchte seiner Arbeit genießen dürfen. Sichel und Pflugschar sollen ruhen und der Mensch unter Weinstock und Feigenbaum in aller Ruhe den Schalom des Feierabends erleben, wie es der Prophet Micha malerisch umschreibt. Schon zu biblischen Zeiten blieb das für viele Menschen eine unerfüllte Sehnsucht. Immer wieder Sklaverei und Schuldknechtschaft, verarmte Bauern und Tagelöhner in prekären Verhältnissen. Auch in unseren Tagen ist Erwerbsarbeit allzu oft mit Ausbeutung verbunden, insbesondere dort, wo sie zu Dumpingpreisen vermarktet wird und der Mensch selbst zu Ware wird. Da bekommen Näherinnen und Erntehelfer anstelle des gerechten Lohnes nur ein Almosen, das nicht zum Leben und nicht zum Sterben reicht. Wie alle anderen Ressourcen offenbart sich auch auf dem Feld der Erwerbsarbeit der Mangel an Verteilungsgerechtigkeit: Auf der einen Seite Menschen, die sich kaputt arbeiten und auf der anderen Seite solche, die ohne Job dastehen. Arbeit kann unglücklich und krank machen, Arbeitslosigkeit auch... Die Kirchen haben gesellschaftliche Arbeitsauffassungen über Jahrhunderte hinweg geprägt und bestimmt. Auf den Einfluss protestantischer Arbeitsethik am Erfolg der industriellen Revolution und am Aufblühen des modernen Kapitalismus hat einst der Soziologe Max Weber hingewiesen. Heute zählen die Kirchen zu den größten Arbeitgebern Europas und müssen ihre Arbeitsethik kritisch hinterfragen und dabei auch den unschätzbar wertvollen Einsatz Ehrenamtlicher berücksichtigen, ohne die jede lebendige Gemeindearbeit undenkbar wäre –insbesondere bei uns, in der ELKI. Eine anregende Lektüre des MITEINANDER zum Thema „Arbeit“ wünscht Ihnen . Urs Michalke, Pfarrer in Verona und Gardone

on dovrai lavorare mai più!” – La lotteria, che si fa pubblicità con questo slogan, garantisce al fortunato vincitore una pensione immediata di 5.000 euro al mese, una somma di denaro più che sufficiente… Quante cose si potrebbero fare con questo denaro e quanto tempo guadagnato! Eppure una vita senza lavoro è tutt’altro che paradisiaca. Lo testimonia già la Bibbia, in cui Dio incarica gli uomini di coltivare il giardino dell’Eden custodendo così il creato. L’uomo funge quasi da subappaltatore di Dio. Il lavoro, comunque, deve servire a sostenere e preservare la vita e chi usa testa e muscoli per svolgere il proprio lavoro quotidiano con impegno, capacità e creatività deve poter godere anche dei frutti delle sue fatiche. La falce e il vomere riposeranno e l’uomo siederà tranquillo sotto la vite e sotto il fico godendosi la pace del riposo serale, come lo descrive in maniera suggestiva il profeta Michea. Già ai tempi della Bibbia per molti questo rimaneva un desiderio irrealizzabile. Tanta schiavitù e servitù per debiti, tanti contadini e braccianti impoveriti in situazioni precarie. Anche ai giorni nostri il lavoro retribuito è troppo spesso connesso con lo sfruttamento, specialmente quando si arriva al dumping salariale e l’uomo e la donna diventano merce essi stessi. Le operaie che cuciono nelle fabbriche e i braccianti precari ricevono, al posto di un salario equo, solo elemosina, che non basta né per vivere né per morire. Come per tutte le altre risorse, anche nel campo del lavoro retribuito si evidenzia la mancanza di una distribuzione equa: da un lato ci sono uomini che si rovinano la salute pur di lavorare e dall’altro ci sono coloro che non hanno un lavoro. Il lavoro può rendere infelici e malati, l’essere disoccupati anche… Per secoli le Chiese hanno plasmato e determinato concezioni sociali del lavoro. Già ai suoi tempi il sociologo Max Weber evidenziava l ‘ influenza dell’etica del lavoro protestante sulla rivoluzione industriale e sul fiorire del capitalismo moderno. Oggi le Chiese sono tra i più grandi datori di lavoro in Europa e devono mettere in discussione la loro etica del lavoro. Devono farlo tenendo conto dell’impiego prezioso del volontariato, senza il quale una qualsiasi vita attiva nelle comunità sarebbe impensabile. Soprattutto da noi nella CELI. Mi auguro che questo numero di INSIEME sul tema “lavoro“ vi offra interessanti stimoli di riflessione. Urs Michalke, pastore a Verona e Gardone Traduzione: Kerstin Gros


Ach, Josef! Ah, Giuseppe!

die Geburt / Natività

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ie sehen einfach an mir vorbei. Fast alle. Sie sehen mich einfach nicht. Es ist, als ob ich unsichtbar wäre. Als ob ich gar nicht da wäre. Dabei stehe ich immer daneben. Aber eben nur daneben. Alle blikken auf das Kind. Sie sehen die Mutter. Bewundern die Könige und die Hirten mit ihren Schafen. Nur mich sehen sie nicht. Ach ja, Josef, heißt es dann, der ist ja auch noch da... Ja, ich bin Josef. Der Mann von Maria. Ob ich auch der Vater von Jesus bin? Darüber gehen die Meinungen schon wieder auseinander. So nehmen sie mir auch noch meine Rolle als Vater. Ich spiele offenbar überhaupt keine Rolle. Bin Statist und Beiwerk in meiner eigenen Geschichte. Und oft stellen sie mich dann auch noch als alten Mann dar. Gebückt und alt wie ein Großvater stehe ich an der Krippe. Was bleibt mir da noch? Vielleicht die Arbeit. Seht, meine Hände. Rau und rissig sind sie, vom Holz

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on mi vedono. Quasi tutti. Il loro sguardo mi passa attraverso. Come fossi trasparente. Come se non esistessi. Eppure sono sempre accanto agli altri. Ma appunto solo accanto. Tutti guardano il bambinello. Vedono la madre. Ammirano i Re magi e i pastori con le loro pecore. Solo me non vedono. Ah già, Giuseppe, dicono poi, c’è anche lui…. Sì, sono Giuseppe. Il marito di Maria. Se sono anche il padre di Gesù? Su questo le opinioni si dividono. E così mi privano anche del mio ruolo di padre. Evidentemente non conto nulla. Sono una comparsa e un accessorio nella mia stessa storia. E per di più vengo rappresentato come un uomo anziano. Vecchio e curvo come un nonno sto accanto alla mangiatoia. Cosa mi resta in questa situazione? Forse solo il lavoro. Guardate le mie mani. Ruvide e screpolate dal legno e dalle pie-


Zum Nachdenken | Per riflettere

und von den Steinen auf den Baustellen. Zimmermann bin ich- wie mein Vater. Rund um den See herum arbeite ich seit Jahren. Man kennt mich und schätzt meine Arbeit. Unser Sohn wird auch dieses Handwerk erlernen. Er wird mit mir arbeiten. Von mir wird er lernen, was es heisst, ein Dach, eine Tür, ein Fenster zu zimmern. Darauf freue ich mich, wenn ich ihm zeigen kann, was gute Arbeit ist. Er wird lernen, die verschiedenen Hölzer zu unterscheiden und wofür sie gut sind. Und mittags werden wir zusammen im Schatten sitzen und uns ausruhen und etwas essen. Zusammen mit den anderen Handwerkern sitzen wir immer zusammen. Vielleicht kann ich ihm ja auch zeigen, wie man eine Flöte schnitzt. Ja, das werde ich tun. Ich werde ihm beibringen, Musik zu machen. Da kommt mir eine Idee. Ich könnte ja auch jetzt schon mal losgehen und geeignetes Holz suchen. Und dann schnitze ich für meinen Erstgeborenen eine wunderbare Flöte. Sie müsste einen warmen Klang haben. Nicht schrill und hoch, sondern warm und tief. So wie meine Stimme. Und mit meiner Flöte könnte ich ihn in den Schlaf spielen. Im Moment gibt es hier für mich ja ohnehin nichts zu tun. Bei allem, was ich anfasse, heisst es nur: Lass das mal, das ist nichts für dich. Maria traut mir ja nichts zu. Nur wenn es um die groben Dinge geht, wenn das Dach undicht ist oder im Stall etwas gerichtet werden muss, bin ich gefragt. Sonst werde ich bei Seite geschoben. Immerhin habe ich mein Handwerk. Wenn ich das nicht hätte, wäre ich gar nichts. Und im Flötespielen, da nehmen mich die Leute auch wahr, bleiben stehen oder drehen sich beim Vorbeigehen um. Wer spielt denn da?, fragen sie. Dass meine groben Hände mehr können als nur schwere Lasten tragen, das hat mir am Anfang niemand geglaubt. Doch auch diese Hände haben etwas Zartes. Als ich vorhin hier im Stall die Krippe sauber gemacht und frisches Stroh hineingelegt habe, da war es auch so. Warum werden wir Männer immer so einseitig gesehen? Warum sieht man an uns immer nur das Äußere, das Kräftige. Dass jenseits unserer oft schweren körperlichen Arbeit noch mehr da ist, das will niemand sehen. Schade. Vielleicht gelingt es ja meinem Sohn, anders gesehen zu werden. Menschen so zu begegnen, dass sie mehr sehen als nur das Äußere, als nur den Handwerker, nur den Mann fürs Grobe ... Und jetzt gehe ich los und suche Holz für die Flöte. Der Kleine ist gerade eingeschlafen und auch Maria schläft. Da kann ich mal kurz nach draußen. Uwe Habenicht Übersetzung: Kerstin Gros

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tre dei cantieri. Sono carpentiere, come mio padre. Da anni lavoro nei villaggi intorno al lago. Mi conoscono e mi apprezzano per il mio lavoro. Anche nostro figlio imparerà questo mestiere. Lavorerà insieme a me. Gli insegnerò cosa vuol dire costruire un tetto, una porta o una finestra. Aspetto con ansia il momento in cui gli potrò far vedere cos’è un lavoro fatto bene. Imparerà a riconoscere i diversi tipi di legno e a capire come utilizzarli. A mezzogiorno ci siederemo insieme all‘ombra per riposare e mangiare qualcosa. Siederemo sempre insieme agli altri artigiani. Forse gli posso anche far vedere come si intaglia un flauto. Sì, lo farò. Gli insegnerò a fare della musica. Ho un’idea. Potrei andare subito alla ricerca del legno adatto. Per ricavarne un meraviglioso flauto per il mio primogenito. Un flauto dal suono caldo. Non stridulo Josef/Giuseppe e acuto, ma caldo e profondo. Come la mia voce. E con questo strumento potrei suonargli la ninnananna. Al momento comunque qui non c‘è nulla da fare per me. Ogni volta che voglio aiutare mi si dice solo: “lascia stare, non lo sai fare”. A volte Maria mi ritiene un incapace. Sono richiesto solo quando si tratta di lavori come riparare il tetto o sistemare la stalla. Altrimenti mi si mette da parte. Perlomeno ho il mio lavoro. Se non lo avessi non sarei niente. E quando suono il flauto le persone mi notano, si fermano e si girano quando passano. Si chiedono chi stia suonando. Che con le mie grosse mani fossi in grado di fare altro, oltre che sollevare massi pesanti, non lo pensava nessuno all’inizio. Ma queste mani sanno anche essere delicate. Lo sono state quando prima, qui nella stalla, ho pulito la mangiatoia riempendola di paglia fresca. Perché noi uomini veniamo visti sempre in maniera così limitata? Perché di noi si nota sempre solo l’aspetto esteriore, la forza? Che oltre al nostro lavoro fisico, spesso pesante, ci sia altro, non lo vuole vedere nessuno. Peccato. Forse mio figlio riuscirà ad essere visto in maniera diversa. Forse per come saprà parlare alle persone non verrà visto solo nell’aspetto o come artigiano, come l’uomo dei lavori pesanti… Adesso vado a cercare il legno per il flauto. Il piccolino si è appena addormentato e anche Maria dorme. Mi posso assentare un attimo. Uwe Habenicht Traduzione: Kerstin Gros


6 Berichte | Testimonianze

Das Leben nach der Arbeit

La vita dopo il lavoro

Irgendwann im Leben kommt der Moment, in dem das „Arbeitsleben“ zu Ende geht. Selten aber sind die Jahre im Ruhestand Jahre des Nichtstuns. Ganz im Gegenteil. Und welche Gründe bewegen uns dazu, uns auch im Rentenalter in unserem Umfeld zu engagieren? Aus den folgenden zwei Schilderungen wird deutlich, wie dieser Lebensabschnitt gestaltet werden kann.

Arriva un momento, nella vita, in cui il “tempo del lavoro” si conclude. Tuttavia, raramente gli anni della pensione sono anni di inattività, anzi. Quali sono le motivazioni che ci spingono a continuare a impegnarci nella società? Di seguito due testimonianze su come si può vivere questa fase della propria esistenza.

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eder hat das Recht auf Arbeit! Arbeit ist ein wesentlicher Bestandteil des Lebens. Insbesondere ist die bezahlte Erwerbsarbeit wichtig für das Selbstwertgefühl, aber ebenso wichtig sind die Aufgaben in Haushalt, Garten, Familie und besonders im ehrenamtlichen sozialen Bereich. Der Apostel Paulus dankt der Gemeinde in Thessalonich und denkt dabei „an euer Werk im Glauben und an eure Arbeit in der Liebe und an eure Geduld in der Hoffnung auf unsern Herrn Jesus Christus“ (1. Thess 1,3). Ich habe in meinem Leben gerne gearbeitet. Mein Beruf füllte jahrzehntelang meinen Alltag aus und sicherte das Leben meiner Familie. Als Gemeindepfarrer fühlte ich mich gebraucht und konnte sicher der einen oder dem anderen auf dem Weg des Glaubens und Lebens eine hilfreiche Begleitung sein. Manchmal ließ ich zu viele Aufgaben an mich heran und litt unter Versäumnissen und Enttäuschungen. Als ich mit Helmut Schwalbe 58 Jahren in den Vor-Ruhestand gegangen bin, merkte ich in einer Zeit des Durchatmens, dass es auch wertvolles Leben und Arbeiten außerhalb der Kirche gibt. Aber mein Leben war ohne pastorale Aufgaben unerfüllt. Die Anfrage der ELKI, eine evangelische Gemeinde in Apulien mit Sitz in Bari aufzubauen, war für mich ein großes Geschenk! Ich war doch erst 60 und konnte noch einmal in meiner Berufung tätig werden! Sehr gerne habe ich mich der neuen Herausforderung gestellt und dreieinhalb Jahre lang mit der entstehenden und langsam wachsenden Gemeinde gelebt und dabei die Sprache und viel in der italienischen Gesellschaft gelernt. In diesem Abschnitt meines Lebens habe ich verstanden, wie bedeutsam mir die Arbeit in meinem Beruf ist. Ich lerne jetzt neu, dass meine Zeit und Kraft für Familie und Nachbarschaft ebenso sinnvoll eingesetzte Arbeit ist. Was wohl die Zukunft an „Arbeit in der Liebe“ für mich bereit hält? Helmut Schwalbe, ehemaliger Pfarrer der Gemeinde Bari

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utti hanno diritto al lavoro! Il lavoro è un elemento essenziale della vita. In particolar modo il lavoro retribuito è importante per l’autostima, ma ugualmente importante è l’impegno nelle faccende domestiche, in giardino, in famiglia e soprattutto nel settore del volontariato sociale. L’apostolo Paolo ringrazia la comunità di Tessalonica ricordando l’opera della vostra fede, le fatiche del vostro amore e la costanza della vostra speranza nel nostro Signore Gesù Cristo (1 Tessalonicesi 1,3). Ho lavorato volentieri nella mia vita. La mia professione ha riempito la mia quotidianità per decenni, assicurando la vita della mia famiglia. Come pastore di comunità mi sentivo utile e ho potuto sicuramente essere d’aiuto a qualcuno nel cammino della fede e della vita. A volte mi sono assunto troppi incarichi e ho sofferto per dimenticanze e delusioni. Quando sono andato in prepensionamento, a 58 anni, ho vissuto un periodo in cui ho potuto riflettere e mi sono accorto che esiste anche una vita preziosa e occupazioni al di fuori della Chiesa. Ma la mia vita senza compiti pastorali era insoddisfacente. Per questo la richiesta giuntami dalla CELI di avviare una comunità evangelica in Puglia con sede a Bari è stata per me un grande regalo! Avevo solo 60 anni e potevo nuovamente operare nell’ambito della mia vocazione! Ho accolto con molto piacere questa nuova sfida e per tre anni e mezzo ho vissuto con la comunità che stava nascendo e crescendo lentamente, imparando la lingua e conoscendo molti aspetti della società italiana. In questa fase della mia vita ho capito quanto sia importante per me lavorare nel mio ambito. Tuttavia ora ho imparato una cosa nuova, cioè che il tempo e le forze impiegate per la famiglia e il vicinato sono un lavoro ugualmente gratificante. Chissà quali “fatiche dell’amore” ha in serbo per me il futuro... Helmut Schwalbe, ex pastore della Comunità di Bari Traduzione: MariaClara Palazzini Finetti


Berichte | Testimonianze

Das Leben nach der Arbeit

La vita dopo il lavoro

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uando nel 2008 sono diventato pastore emerito, mia moglie Christiane ed io abbiamo esaudito un nostro grande desiderio: per 10 settimane abbiamo prestato servizio, nelle faccende domestiche e nel negozio di souvenir, presso la Iona Community sulla piccola isola delle Ebridi Iona, una località che in oltre 30 anni avevamo imparato a conoscere e ad amare come ospiti. Lì mi è giunta la richiesta di portare avanti per circa un anno e mezzo il progetto di costituzione della “futura” Comunità di Torino. Ho accettato questa sfida molto volentieri anche perché conoscevo già la CELI: dopo aver studiato per un anno alla Facoltà Valdese nel 1975, ho infatti prestato servizio per tre mesi come giovane Vicario nella Comunità di Roma, la cui sede pastorale era temporaneamente vacante. A Torino ho vissuto un periodo intenso ed i legami e le amicizie strette allora non si sono mai interrotti. Curiosamente, dopo il servizio svolto per la Chiesa Luterana, sono stato inviato nel 2011 dalla Church of Scotland come pastore riformato nella Comunità torinese di lingua inglese. Oggi, a Wuppertal in Germania, mi occupo a titolo onorifico, insieme ad un piccolo team, di una fondazione in continua crescita cui avevo dato vita quando ero ancora pastore della Comunità. Sono attivo in un’associazione di gemellaggio con il Nicaragua e vado in pellegrinaggio sul Cammino di Santiago di Compostela non solo per percorrerlo, ma anche per fornire a questo movimento nuovi dati per la documentazione. E poi naturalmente ci sono la famiglia, i figli ed i nipoti che vivono in diverse città tedesche in ambienti molto interessanti (a Berlino e vicino a Dresda). A casa, nel mio studio, mi dedico alla lettura e all’esercizio quotidiano delle lingue che parlo, cinque delle quali quasi correntemente. Sono rari i momenti in cui ho l’occasione di utilizzarle contemporaneamente: probabilmente sono uno dei pochi che ha revisionato l’Innario/Gesangbuch non solo nelle due lingue “consuete”, ma anche in altre dieci in cui è stato pubblicato. Thomas E. Fuchs , ex pastore della Comunità di Torino

it meiner Emeritierung im Jahre 2008 erfüllten meine Frau Christiane und ich uns einen großen Wunsch: auf der kleinen Hebrideninsel Iona bei der Iona Community für 10 Wochen Dienst (in der Hauswirtschaft und im Andenkenladen) zu tun an dem Ort, den wir über drei Jahrzehnte hinweg als Gäste kennen und lieben gelernt hatten. Dort ereilte mich die Anfrage, ab Mai 2009 für ca. anderthalb Jahre den Aufbau der „werdenden“ Gemeinde Turin weiterzutreiben. Gerne habe ich die Herausforderung angenommen, kannte ich die ELKI doch schon, seit ich als junger Vikar nach meinem Auslandsjahr an der Waldenser-Fakultät 1975 für drei Monate die Vakanz in der Gemeinde Rom überbrückt hatte. Es wurde eine erfüllte Zeit in Turin, deren neue Verbindungen und auch Freundschaften bis heute andauern. Kurioserweise bin ich nach dem lutherischen Dienst 2011 noch einmal für drei Monate als reformierter Pfarrer in die Turiner englischsprachige Gemeinde durch die Church of Scotland ausgesandt worden. Zu Hause in Christine und Thomas Fuchs in Turin Wuppertal leite ich mit einem Christine e Thomas Fuchs a Torino kleinen Team ehrenamtlich eine stetig wachsende Stiftung, die ich schon als Gemeindepfarrer gegründet hatte. Ich engagiere mich in einem Städtepartnerschaftsverein für Nicaragua und pilgere die Jakobswege nicht nur „ab“, sondern liefere für diese Bewegung neue Daten zur Dokumentation. Und dann sind da natürlich auch die Familie, die Kinder, die Enkel mit ihren unterschiedlichen Wohnorten und spannenden Umgebungen (in Berlin und bei Dresden). In meinem Studierzimmer bleiben noch das Lesen und die tägliche Pflege der fünf Fremdsprachen, die ich quasi fließend spreche. Und es gibt dann ganz selten Momente im Leben, wo man sie alle und noch weitere gleichzeitig einsetzen kann: Ich bin wahrscheinlich einer der wenigen, die das Innario-Gesangbuch nicht nur in den zwei „Normalsprachen“ Korrektur gelesen haben, sondern auch in allen anderen ca. zehn Sprachen, die ansonsten noch vorkommen.

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Thomas E. Fuchs, ehemaliger Pfarrer der Gemeinde Turin Traduzione: Kerstin Gros

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Der Theologe antwortet | Il teologo risponde

Sein und machen Essere e fare

Herr M. aus R. schreibt: “Wenn ich mir heute die Arbeits- und Berufswelt so anschaue, dann frage ich mich schon, wie lange das noch so weitergehen kann. Auf der einen Seite gibt es immer mehr Beschäftigte, die einfach nicht mehr können und nicht selten auch schon in jungen Jahren an Burn out leiden. Auf der anderen Seite gibt es auch viele Männer und Frauen, die aus verschiedensten Gründen keinen Weg mehr in die Arbeitswelt finden.” Haben die lutherischen Kirchen dazu etwas zu sagen? Gibt es ein lutherisches Verständnis der Arbeit, das auch heute noch hilfreich sein könnte?

as für eine Frage, Herr M. ! Ihre Beobachtungen beschreiben sehr treffend die derzeitige Lage in der Arbeitswelt. Wenn wir die Bemerkungen Luthers zum Thema Arbeit und Beruf auf ihre heutige Relevanz hin sichten, dann könnten sich in der Tat einige interessante Perspektiven ergeben. Zum einen unterscheidet Martin Luther sehr genau zwischen Werk und Person oder zwischen dem Frommsein vor Gott und dem Frommsein vor der Welt. Diese Unterscheidung erweist sich bei genauerem Hinsehen als hilfreich – und fast möchte ich sagen als heilsam, weil sie den Bereich der Arbeit religiös entlastet. Nicht selten wird die Bedeutung der Arbeit heute religiös überhöht: Arbeit war sein ganzes Leben. Er lebte nur für die Arbeit. Was für ein trauriges Leben, denke ich dann. Denn das, woraus wir Zuversicht und Kraft schöpfen, ist unser Glaube, unser Verankertsein in Gott: ohne alles Tun und ohne alle Leistung. Die Rechtfertigung des Sünders meint eben das Gerechtsprechen dessen, der vor Gott nichts leisten kann und muss. Aus dieser Entlastung, aus dieser Vorordnung des Seins vor allem Tun speist sich protestantischer Glaube. Eine quasi religiöse Überhöhung der Arbeit kann es so nicht geben. Das entlastet vor zu hohen Erwartungen an Beruf und Arbeitswelt. Arbeit kann manches leisten, aber eben nicht alles. Auf der einen Seite. Auf der anderen Seite ist zu bedenken, dass für Luther Arbeit immer auch Dienst am Nächsten ist. In jedem Beruf, bei jedem beruflichen Tun sollte dies im Mittelpunkt stehen. Nicht der Profit meiner Firma, sondern der damit geleistete Dienst an den Menschen ist entscheidend. Wäre damit Ihre Frage beantwortet? Wenn Sie auch eine Frage haben, schicken Sie diese bitte an: miteinander@chiesaluterana.it

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Uwe Habenicht

Il signor M. di R. scrive:“Quando osservo l’odierno mondo del lavoro, mi chiedo per quanto tempo ancora si potrà andare avanti in questo modo. Da un lato ci sono sempre più occupati che sono allo stremo delle loro forze e sempre più soffrono, già in giovane età, della sindrome del burn-out. Dall’altro, ci sono molti uomini e donne che per vari motivi non riescono più a reinserirsi nel mondo del lavoro. Le chiese luterane hanno qualcosa da dire in merito? Esiste una concezione del lavoro luterana che potrebbe essere d’aiuto anche ai nostri tempi?”

he domanda, Signor M.! Le sue osservazioni descrivono in maniera molto appropriata l’attuale situazione del mondo del lavoro. Se valutiamo le osservazioni di Lutero sul tema lavoro e vita professionale in base alla loro rilevanza nel mondo di oggi, possiamo trarre alcune importanti considerazioni. Lutero distingue attentamente tra l’opera e la persona o tra l’essere devoto di fronte a Dio e l’essere devoto di fronte al mondo. Ad uno sguardo attento questa distinzione risulta essere di beneficio, direi addirittura salutare, perché aiuta a dare, da un punto di vista religioso, il giusto peso al lavoro. Oggi il significato attribuito al lavoro è spesso eccessivo. Sento dire: “Il lavoro era tutta la sua vita”. Oppure “Ha vissuto solo per il lavoro”. Che vita triste, penso in questi casi. In realtà ciò da cui attingiamo fiducia e forza è la nostra fede, il nostro essere ancorati a Dio, e per questo non ci viene chiesto nulla in cambio. La giustificazione del peccatore difatti consiste nell’assoluzione di colui che, davanti a Dio, non può e non deve presentare dei risultati. Di questa discolpa, di questa anteposizione dell’essere a un qualsiasi fare si nutre la fede protestante. Sulla base di queste premesse, un’elevazione quasi religiosa del lavoro non può quindi esistere. Ciò ci mette al riparo da aspettative troppo alte nei confronti della vita professionale e del mondo del lavoro. Il lavoro può offrire molto, ma non tutto. D’altro canto bisogna tener presente che per Lutero il lavoro è sempre inteso anche come servizio al prossimo. Questo concetto dovrebbe essere al centro di ogni professione e di ogni attività lavorativa. Ciò che è determinante non è il profitto della propria azienda, bensì il servizio che con essa si riesce a offrire alle persone. E con questo spero di aver risposto alla sua domanda. Traduzione: Kerstin Gros Inviate i vostri quesiti a: insieme@chiesaluterana.it

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Erfahrungen | Esperienze

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Aus der Privatwirtschaft in den Schulbetrieb

Dalla professione alla scuola

Ein neues Phänomen mit unerwarteten Auswirkungen

Un fenomeno nuovo dalle conseguenze inaspettate

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n questi ultimi anni si assiste ad un fenomeno significativo, l'ingresso nel mondo della scuola di professionisti che, dopo aver svolto attività diverse, sono tornati in classe per insegnare. Cosa li ha spinti a cambiare il percorso di vita intrapreso? Abbiamo intervistato Michele Fimiani, consulente bancario ed analista statistico, Paolo Barni, biologo, attivo anche nel campo gestionale ed amministrativo, Riccardo Bianchi, manager, direttore vendite e responsabile servizi, Roberto Cazzaniga, ingegnere elettrico specializzato in pannelli solari. Le loro risposte ci indicano come il rapporto tra mondo del lavoro e scuola possa avere effetti positivi dirompenti e del tutto nuovi su una realtà considerata da molti decadente ed asfittica. Una prima domanda riguarda la situazione lavorativa precedente: “Prima di insegnare ho lavorato nel settore privato per circa 6 anni”, racconta Michele Fimiani. “Mi sono occupato di consulenza informatica e di ricerche di mercato come analista statistico”. Paolo Barni, all'inizio della sua carriera, aveva preso in considerazione anche la possibilità di diventare insegnante: “Subito dopo la laurea in biologia ho va-

n den letzten Jahren konnte ein interessantes Phänomen beobachtet werden: Viele Fachleute mit langjähriger Berufserfahrung kehren als Lehrerinnen und Lehrer in die Schule zurück. Was hat sie zu dieser beruflichen Neuorientierung bewegt? Ein Interview mit Michele Fimiani, Bankberater und Statistikanalytiker, Paolo Barni, Biologe, der auch als Führungskraft und in der Verwaltung tätig war, Riccardo Bianchi, Manager, Vertriebs- und Dienstleiter, und Roberto Cazzaniga, Elektronikingenieur im Bereich Fotovoltaik. Aus ihren Antworten wird deutlich, dass die Verbindung Arbeitswelt – Schule sich äußerst positiv auf eine problembelastete schulische Realität auswirken kann, die - so meinen viele - zu ersticken droht. Die erste Frage betrifft den zuletzt nachausgeübten Beruf: „Bevor ich mit dem Unterrichten begonnen habe, war ich etwa 6 Jahre lang in der Privatwirtschaft beschäftigt“, erzählt Michele Fimiani. „Ich war in der IT-Beratung und als Statistikanalytiker für Marktforschung tätig.“ Paolo Barni hatte ganz zu Beginn seiner beruflichen Laufbahn auch überlegt, Lehrer zu werden: „Nach dem Abschluss meines Biologiestudiums stand ich vor der Entscheidung, ent-

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Michele Fimiani


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Erfahrungen | Esperienze

weder Lehrer zu werden oder in die Privatwirtschaft zu gehen. Ich habe mich dann für Letzteres entschieden, weil ich dachte, dass sich mir dort bessere Möglichkeiten für eine persönliche Weiterentwicklung, ein abwechslungsreiches Berufsleben und ein höheres Einkommen bieten würden.“ Aber dann geschieht etwas, das diese Menschen dazu bewegt, ihr Leben zu ändern und als Lehrer einen Neuanfang zu wagen. „Ich wollte schon immer Lehrer werden“, sagt Michele Fimiani. „Aber erst nach der Geburt meiner Tochter wurde mir klar, dass mich mein Beruf nicht wirklich ausfüllt. Und da habe ich beschlossen, dass meine Tochter es verdient, einen rundum zufriedenen Vater zu haben. Auch Papst Franziskus hat mich dabei beeinflusst, als er die jungen Leute ermutigt hat, ihre Begabungen auch im Arbeitsumfeld einzubringen und ihren Beruf als Berufung zu leben. Und das konnte ich nur in einem Klassenraum verwirklichen.“ Bei anderen war der auslösende Faktor die Wirtschaftskrise. „Ich habe die Firma, in der ich gearbeitet habe, nicht freiwillig verlassen“, erzählt Paolo Barni. „Nach 25 Jahren in einem großen Konzern gab es auf einmal Massenentlassungen. Und auf das Unterrichten umzusatteln, war eine der Möglichkeiten, die ich in Betracht gezogen habe, als ich mit 50 noch mal neu anfangen musste.“ In anderen Fällen, wie bei Roberto Cazzaniga, wurde auf der Suche nach einer neuen Arbeitsstelle der alte Berufswunsch wieder wichtig:„Für mich gab es schon seit meinem Studienabschluss auch die Option, 'Lehrer zu werden', aber seitdem hatte ich nur ehrenamtlich und in der Weiterbildung für Erwachsene unterrichtet. Die Fotovoltaik-Krise hat mich dazu gebracht, mich an der TFA einzuschreiben und danach meine erste Erfahrung als Lehrer zu machen.“ So war es auch für Riccardo Bianchi: „Es gab da nicht

Riccardo Bianchi

lutato se prendere la strada dell'insegnamento o quella aziendale, alla fine ho scelto la seconda, perché mi sembrava desse più possibilità di sviluppo personale, consentisse una vita più varia e permettesse di guadagnare di più”. “Prima di insegnare ho lavorato per 23 anni in una multinazionale nel settore informatico” spiega Riccardo Bianchi,“ricoprendo diversi ruoli manageriali in Italia e in Europa. Un'esperienza molto intensa e appagante sia nel rapporto con i clienti sia nella gestione e nello sviluppo dei collaboratori”. Roberto Cazzaniga ha anche esperienza didattica: “sono laureato in ingegneria elettrica e da nove anni lavoro in una ditta nel settore dell'energia solare. Negli anni del boom del settore ho tenuto conferenze e corsi di formazione rivolti a progettisti ed installatori”. Avviene tuttavia qualcosa che spinge queste persone a cambiare vita e ad entrare nella scuola. “Avrei sempre voluto fare l'insegnante”, confessa Michele Fimiani. “Solo dopo la nascita della mia bambina mi sono reso conto di non sentirmi pienamente realizzato nel lavoro, e ho deciso che mia figlia si meritava un padre felice a 360°. Sono stato anche molto condizionato dalle parole di Papa Francesco, che ha spronato i giovani a mettere a frutto i propri talenti anche in ambito lavorativo e a vivere il proprio mestiere come una missione: solo in un’aula scolastica avrei potuto raggiungere tali traguardi”. Altri, invece, sono stati spinti dalla crisi: “la mia uscita dall'azienda non è stata volontaria”, racconta Paolo Barni. “Dopo 25 anni di lavoro in una multinazionale c'è stato un licenziamento collettivo. Insegnare è stata una delle opzioni che ho preso in considerazione, dovendo ‘inventarmi’ una nuova vita a 50 anni”. In altri casi l'esigenza di trovare una nuova occupazione si è sposata con le aspirazioni di un tempo, come riferisce Roberto Cazzaniga: “ho sempre considerato l'opzione di 'diventare insegnante' fin dalla fine dell'università, ma ho svolto questa attività solo come volontario o formatore di adulti nel mio settore. La crisi del fotovoltaico mi ha portato dapprima ad iscrivermi al TFA ed ora a vivere la mia prima esperienza di insegnamento”. Lo stesso vale per Riccardo Bianchi: “non saprei individuare un unico evento...Sono stati tanti i fattori che mi hanno portato a realizzare che quella esperienza che tanto mi aveva dato e alla quale tanto avevo dato poteva considerarsi conclusa. La matematica e l'insegnamento erano un sogno riposto nel cassetto. Mia moglie, insegnante di matematica, mi ha invitato a tenere un laboratorio di geometria sulle trasformazioni in una seconda liceo e ...la trasformazione è avvenuta”. Dei professionisti, dopo tante esperienze lavorative, si trovano ad insegnare: con quali conseguenze, in termini di didattica e risposta degli allievi? Riccardo Bianchi: “porto sicuramente in aula le esperienze maturate in oltre vent'anni! Rimboccarsi le maniche, non scoraggiarsi, trovare il


Erfahrungen | Esperienze 11

nur einen auslösenden Faktor, sondern viele verschiedene, durch die mir klar wurde, dass mein bisheriges Berufsleben, für das ich viel gegeben habe und das mich aber auch bereichert hat, zu Ende war. Die Mathematik und das Unterrichten waren ein lang gehegter Traum von mir. Meine Frau, die Mathematiklehrerin ist, hatte mich gebeten, in einer 10. Klasse eine Stunde über Transformationsgeometrie zu halten …und die Transformation ist tatsächlich passiert. Alles Fachleute, die nach langjähriger Berufserfahrung zu unterrichten anfangen: Wie wirkt sich das auf die Didaktik und die Reaktion der Schülerinnen und Schüler aus? Riccardo Bianchi: „Ich lasse natürlich meine 20jährige Berufserfahrung im Unterricht mit einfließen!Die Ärmel hochkrempeln, den Mut nicht verlieren, in jeder Situation die positiven Aspekte sehen, das war bei meiner Arbeit als Manager wichtig, ist es aber heute im Klassenraum genauso.“ Auch Michele Fimiani sieht seine berufliche Neuorientierung sehr positiv: „Zu wissen, wie es in der Arbeitswelt läuft, gibt mir einen breiteren Horizont. Als Lehrer profitiere ich auch von Kompetenzen, die man im Privatbereich erwirbt, wie Pünktlichkeit und Arbeitseinteilung. Das sind Fähigkeiten, die in bestimmten Arbeitsbereichen häufig fehlen.“ Paolo Barni ist der Meinung, dass man zumindest teilweise ein Firmenmodell in der Schule miteinbringen könnte: „In der Geschäftswelt muss tagtäglich zusammengearbeitet werden, damit alles wie erwartet funktioniert. In der Schule reagieren viele impulsiv und emotional und tragen damit wenig zum reibungslosen Ablauf des Schulbetriebs bei. Die Schüler und Schülerinnen und ihre Familien sollten von den Lehrerinnen und Lehrern als „Kunden“ betrachtet werden. Das würde einiges verändern.“ Professionalität (kombiniert mit Menschlichkeit) ist ein wichtiger Beitrag zur Verbesserung des Schulbetriebs, schließt Roberto Cazzaniga. „Bei meiner jetzigen Stelle als Lehrkraft für Schülerinnen und Schüler mit sonderpädagogischem Förderbedarf baue ich vor allem auf meine menschliche Erfahrung und auf meinen Wunsch, den Kindern wirklich zu helfen. Letztes Jahr während meines „Technologie“-Praktikums für das TFA konnte ich vieles von dem, was ich im Studium und im Berufsleben gelernt hatte, einsetzen.“ Roberto Tresoldi Übersetzung: Kerstin Gros

Paolo Barni

positivo in ogni situazione: questo valeva ieri nel mio lavoro di manager e vale ancora oggi a scuola”. Anche Michele Fimiani è molto positivo: “conoscere come funziona il mondo del lavoro mi permette di avere un’idea delle cose più globale. Da docente continuo ad usufruire di competenze acquisite nel privato, come ad esempio la puntualità e l’organizzazione del proprio lavoro, caratteristiche che spesso vengono a mancare fuori da certi ambiti lavorativi”. Per Paolo Barni si potrebbe proporre, almeno in parte, il modello azienda a scuola:“nel mondo aziendale si doveva collaborare quotidianamente per far funzionare la struttura. Nella scuola, tanti sono impulsivi ed emotivi e contribuiscono poco al benessere dell'organizzazione. Gli alunni e le loro famiglie dovrebbero essere considerati come “clienti” da parte dei professori e questo porterebbe ad un cambiamento di approccio”. La professionalità (unita a carica umana) può benissimo contribuire a rendere la scuola un mondo veramente migliore, come conclude Roberto Cazzaniga: “il mio attuale incarico di insegnante di sostegno mette in gioco soprattutto la mia esperienza umana ed il mio desiderio di riuscire ad essere realmente d'aiuto per i ragazzi. L'anno scorso durante il tirocinio per il TFA di "Tecnologia" ho invece avuto modo di far emergere molti aspetti legati allo specifico dei miei studi e alla mia esperienza professionale”. Roberto Tresoldi


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Geschichten | Storie

Erasmus in Ponticelli

Erasmus a Ponticelli

Ein Austauschprogramm zwischen Stuttgart und Neapel

Un programma di scambio fra Stoccarda e Napoli

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iccole case fiancheggiano il Corso Ponticelli, dove si svolge un mercato. Intorno all’antichissima Basilica di Santa Maria della Neve il centro ha mantenuto un certo fascino. Ma la povertà si sente. Nei negozi vendono merce a basso prezzo, ce n’è uno che propone oggetti a 50 centesimi, in un palazzo degli anni ’50 normalmente sbarrato vengono vendute delle borse, in una cantina è seduto un pallido e grasso signore anziano che ha improvvisato un mercatino con una vecchia radio portatile, qualche batteria e molti piatti di porcellana. Ponticelli è uno dei quartieri periferici di Napoli che si trova alle pendici del Vesuvio. Gli uomini più anziani per strada portano delle borse con sé, i più giovani indossano una tuta da jogging. Anche durante il giorno si vedono molti uomini al bar o nelle “associazioni culturali”: la disoccupazione è alta a Ponticelli.

leingeduckte Häuser säumen den Corso Ponticelli, auf dem ein Markt stattfindet. Rund um die uralte Basilika Santa Maria della Neve hat sich der Ortskern mit einem gewissen Charme erhalten. Doch die Armut ist spürbar. In den Geschäften wird günstige Ware feilgeboten, es gibt einen 50 Cent Shop, in einem ansonsten gesperrten 50’er Jahre Palazzo werden Handtaschen verkauft, in einem Kellerloch sitzt ein blasser alter dicker Mann und improvisiert einen Trödelladen mit einem alten Kofferradio, ein paar Batterien und mehreren Porzellantellern. Ponticelli ist eine der am Vesuv gelegenen Vororte Neapels. Die älteren Männer auf der Straße tragen Handtasche, die jüngeren Jogginghose. Auch tagsüber sind viele Männer an der Bar oder in den “associazioni culturali” zu sehen: die Arbeitslosigkeit in Ponticelli ist hoch.

Erasmus Austauschprogramm/Scamb io Erasmus: Pasquale Florio, Annika Fuhrmann, Robin Petrenz

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Geschichten | Storie

Es war eine ganz bewusste Entscheidung gewesen, 1968 das evangelische Krankenhaus Villa Betania in der problematischen Peripherie Neapels zu eröffnen. Ponticelli hatte in den 60’er Jahren keine funktionierende Gesundheitsversorgung. Die ehemaligen Vesuvdörfer machten einen rasanten und sozial hoch problematischen Wandel von ländlichen Gegenden zu Stadtrandgebieten mit Betonhochburgen durch. Für die medizinische Versorgung der Gegend ist das Krankenhaus nach wir vor von größter Bedeutung und wird stark frequentiert. Drinnen geht es zu wie am Hauptbahnhof. Menschen kommen und gehen, Freunde und Familienangehörige sitzen auf den Treppenstufen und warten darauf, dass sie als Besucher vorgelassen werden. Die vorgegebenen Besucherzeiten sind rein theoretisch. Alles in allem ist das Szenario sehr anders als in einem durchschnittlichen deutschen Krankenhaus. Freudestrahlend eilen mir Robin Petrenz, 25, und Annika Fuhrmann, 21, entgegen. Beide tragen grüne Chirurgenkittel, obwohl sie hier eigentlich ein vierwöchiges Praktikum als Krankenpfleger und Krankenschwester absolvieren. Robin und Annika nehmen an dem neuen Erasmus Austauschprogramm zwischen dem Bildungszentrum Stuttgart sowie dem Diakonie-Klinikum Stuttgart und der Villa Betania teil. „Die Menschlichkeit, es ist vor allem die Menschlichkeit. Das Feeling, das südländische Temperament, das schätze ich sehr hoch ein. Der Patient bleibt Patient. Es wird mit mehr Wärme und Liebe dem Patienten begegnet. Die ganzen Strukturen, die machen das bei uns kaputt. Bei uns ist alles förmlich, die Förmlichkeit spielt eine sehr große Rolle. Hier spricht man sich gleich beim Vornamen an und du baust mit dem Patienten eine adäquate Beziehung auf.“ Robin ist von seiner Erfahrung in Ponticelli begeistert. In einer Rundmail wurde der Erasmus Austausch den Auszubildenden vorgeschlagen. Obwohl Robin kein italienisch konnte, sagte er sofort zu. „ Es ist doch sehr positiv, dass Schüler in andere Länder Einblick bekommen, um zu sehen, wie Pflege da funktioniert und um sich selber zu hinterfragen. Ist das korrekt wie ich das mache, was kann ich verbessern, was kann ich übernehmen und selber mitbringen?“ Auch für Annika ist es interessant, das Leben in einem anderen Land kennenzulernen.

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Robin Petrenz, Krankenpfleger in Ausbildung / infermiere durante il tirocinio

È stata una decisione presa di proposito quella di aprire nel 1968 l’ospedale evangelico Villa Betania proprio nella periferia problematica di Napoli. Ponticelli negli anni ‘60 non aveva un’assistenza sanitaria che funzionasse. I paesi alle pendici del Vesuvio hanno subito un cambiamento velocissimo e socialmente molto problematico passando dall’essere zone rurali a diventare zone periferiche della città con grattacieli di cemento. Per quanto riguarda l’assistenza medica del quartiere l’ospedale continua a essere di grande importanza ed è molto frequentato. All’interno sembra di essere alla stazione centrale. Le persone vanno e vengono, amici e familiari sono seduti sulle scale e aspettano che li lascino passare in quanto visitatori. Gli orari di visita stabiliti sono puramente teorici. In complesso lo scenario è molto diverso da quello di un ospedale medio tedesco. Robin Petrenz, 25 anni, e Annika Fuhrmann, 21, mi corrono incontro pieni di gioia. Entrambi indossano verdi camici da chirurgo, anche se in realtà stanno facendo un praticantato di quattro settimane come infermiere e infermiera. Robin e Annika partecipano al nuovo programma di scambio Erasmus fra il Centro didattico di Stoccarda e la clinica diaconale di Stoccarda e Villa Betania. “L’umanità, c’è soprattutto umanità. Il feeling, apprezzo molto il temperamento della gente del sud. Il paziente rimane il paziente, ma viene trattato con maggiore calore e amore. Da noi tutte le strutture lo impediscono. Da noi tutto è formale, la formalità è molto importante. Qui ci si chiama subito per nome e costruisci una relazione adeguata con il paziente.” Robin è entusiasta della sua esperienza a Ponticelli. In una mail circolare gli era stato proposto uno scambio Erasmus per tirocinanti. Nonostante Robin non sapesse l’italiano ha accettato subito. “È molto positivo che gli studenti possano farsi un’idea di come funziona l’assistenza in altri Paesi e mettere in discussione se stessi. È corretto quello che faccio, in cosa posso migliorare, cosa posso prendere dagli al-


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Geschichten | Storie

„ Die Kultur ist doch sehr anders. Hier ist zum Beispielt ständig die Familie da, von morgens bis abends. Das ist bei uns eigentlich nicht so. Ab und zu kommt mal jemand nachmittags für eine halbe Stunde, mehr nicht. Das ist hier viel mehr so, dass die Familie mit einbezogen ist.“ Auch das Umfeld hinterlässt einen tiefen Eindruck. „Das erinnert mich an den Mona, in dem ich in Afrika war, im Kongo. Die vielen kleinen Läden, die Leute auf der Straße, das Leben spielt sich ja eh auf der Straße ab, auch dass der Müll überall rum liegt und dass die Häuser teilweise auch runtergekommener sind als in Deutschland.“ Beide sind von der Lebendigkeit der Menschen beeindruckt und finden, dass es hier weniger Anspruchsdenken als in Deutschland gibt. Die Menschen wissen, dass sie in einem Krankenhaus sind und erwarten keinen Hotelbetrieb. Sie stellen sich darauf ein und akzeptieren es, sie sind bescheidener. Der Austausch zwischen Ponticelli und Stuttgart ist eine neue Initiative, die sich jedoch auf eine alte Tradition der Villa Betania bezieht. Riccardo Bachrach, Präsident der evangelischlutherischen Gemeinde Neapels, war Schatzmeister und Verwaltungsleiter der Villa Betania als das Krankenhaus noch im Rohbau stand. Auf seine Initiative hin kamen Diakonissinnen aus Berlin, welche sogar die Leitung des Pflegeteams übernahmen. „Bachrach hatte damals organisiert, dass Krankenschwestern aus Deutschland nach Ponticelli kamen und die Krankenschwestern wurden auch von einer Deutschen geleitet. Ich wollte also auch eine Tradition wiederbeleben,“ erzählt Cordelia Vitiello, Präsidiumsmitglied der Villa Betania. Auf dem Kirchentag in Hamburg entstanden dann erste Kontakte und im Februar 2013 besuchten die Neapolitaner das Diakonie-Klinikum Stuttgart. Daraufhin kamen die Deutschen nach Ponticelli. „ Deutsche trauen den Italienern oft nicht, aber uns hilft es natürlich, dass wir die Kirche im Hintergrund haben, und dann sind alle hierher gekommen und haben sich alles angeschaut, also die ganze Krankenhausleitung aus Stuttgart eigentlich, und sie waren sehr angetan.“ Im nächsten Schritt wurde überlegt, wie das ganze finanziert werden könnte. Sie stellten Anträge für das Erasmus Programm, welches nun den Austausch finanziert. „Wir hoffen jetzt, dass wir diese Stipendien wieder erneuern können, aber normalerweise wird es einfacher, wenn man erst mal einen Anfang gemacht hat.“ Dabei ist vorgesehen, daß auch Neapolitaner nach Deutschland gehen

tri e cosa posso dare io stesso?“ Anche per Annika è interessante conoscere come è la vita in un altro Paese. “La cultura è molto diversa. Qui ad esempio la famiglia è continuamente presente dal mattino alla sera. Nella nostra realtà non è così. A volte passa qualcuno nel pomeriggio per una mezz’ora, ma di solito non è così. Qui invece la famiglia viene più coinvolta.” Anche l’ambiente lascia un’impressione profonda. “Mi ricorda il mese che ho passato in Africa, in Congo. Tanti piccoli negozi, la gente per le strade, la vita si svolge più per strada, anche il fatto che l’immondizia sia sparsa dappertutto e che le case siano in parte più fatiscenti rispetto alla Germania.” Entrambi sono colpiti dalla vivacità delle persone e pensano che qui abbiano meno pretese rispetto alla Germania. Le persone sanno di essere in un ospedale e non si aspettano di essere trattati come in un hotel. Si preparano mentalmente, lo accettano, sono più umili. Lo scambio fra Ponticelli e Stoccarda è una nuova iniziativa che tuttavia si rifà a una vecchia tradizione di Villa Betania. Riccardo Bachrach, presidente della Comunità evangelico-luterana di Napoli, è stato tesoriere e direttore amministrativo di Villa Betania, quando l’ospedale era ancora in costruzione. Su sua iniziativa sono venute delle diacone da Berlino, che hanno perAnnika Fuhrmann sino assunto la direzione del persoauf Station/in reparto nale infermieristico. “Bachrach aveva organizzato che arrivassero delle infermiere dalla Germania a Ponticelli e che le infermiere avessero anche a capo una tedesca. Volevo quindi anche far rivivere una tradizione,“ racconta Cordelia Vitiello, membro del Comitato direttivo di Villa Betania. Durante il Kirchentag ad Amburgo sono nati i primi contatti e nel febbraio 2013 i napoletani hanno visitato la clinica diaconale di Stoccarda. Poi i tedeschi sono venuti a Ponticelli. “I tedeschi spesso non si fidano degli italiani, ma a noi aiuta naturalmente il fatto di avere la Chiesa che ci sostiene. Sono venuti tutti qui e hanno guardato tutto, è arrivato l’intero comitato direttivo dell’ospedale di Stoccarda e erano molto entusiasti.” Il passo successivo è stato quello di pensare come finanziare il tutto. Sono state presentate delle richieste per il programma Erasmus, che ora finanzia lo scambio. “Ora speriamo di poter rinnova-


Geschichten | Storie 15

können. Der junge Orthopäde Pasquale Florio freut sich darauf, ab Januar für fast 3 Monate in Stuttgart zu arbeiten und zu leben. „ Für mich ist es wichtig, eine andere Kultur und eine andere Art zu arbeiten kennenzulernen. Vielleicht kann ich dabei neue Techniken lernen und damit auch meine Fähigkeiten und Kenntnisse verbessern.“ Auch die Bildungsbeauftragte der Villa Betania, Maria Anna Stingone, war im August für einen Monat als Beobachterin in dem Stauferklinikum in Schwäbisch-Gmünd. Dieser Austausch wurde zwar über private Kontakte organisiert, aber die Erfahrung war für sie extrem positiv. „Neapolitaner reisen nur ungerne, sie wollen sich keine Unsicherheiten anmerken lassen. Auch ich war anfangs etwas unschlüssig, doch dann habe ich gemerkt, es war die beste Entscheidung in meinem Leben.“ Vor allem das Beobachten einer anderen Krankenhausrealität war für Maria Anna Stingone hochinteressant. „Am wichtigsten war zu sehen, dass bei gleichen Ressourcen die Organisation ein Schlüsselaspekt ist, um eine komplexe Realität wie in einem Krankenhaus zum Funktionieren zu bringen. Wir improvisieren von Tag zu Tag und manchmal sind die Ergebnisse dementsprechend. Doch um ökonomisch zu wirtschaften, müssen Fehlentscheidungen vermieden und Infektionen verhindert werden. Das sind die höchsten Kostenpunkte in einem Krankenhaus und darauf ist die ganze Struktur (in SchwäbischGmünd A.d.R.) abgestimmt. Dafür gibt es sogar Prämien. Wirtschaftlich fand ich das genial. Und das motiviert die Angestellten, auch das zu sehen, war eine wichtige Lektion.“ Ingesamt waren die ersten Austauscherfahrungen der Villa Betania durchweg positiv, bestätigt Maria Anna Stingone. „ Die Erasmus Praktikanten waren die ersten, das war jetzt mal ein Versuch, wir sind ja eine kleine Struktur. So etwas werden sie in Neapel ansonsten nicht so schnell finden, ein Ort wo Arbeitsmöglichkeiten für ausländische Studenten angeboten werden. Ich muss sagen, es ging wirklich sehr gut. Und ich hoffe natürlich sehr, dass wir das Projekt noch intensivieren können.“ Caroline von der Tann

re queste borse di studio, ma di solito è più facile quando si è iniziato e c’è stata una prima esperienza.“ È previsto anche che i napoletani possano andare in Germania. Il giovane ortopedico Pasquale Florio è molto contento che da gennaio potrà lavorare e vivere per quasi 3 mesi a Stoccarda. “Per me è importante conoscere un’altra cultura e un altro modo di lavorare. Forse posso imparare anche nuove tecniche e migliorare così anche le mie capacità e conoscenze.” Anche la Direttrice della formazione presso Villa Betania, Maria Anna Stingone, in agosto è stata un mese come osservatrice nella clinica Stauferklinikum a Schwäbisch-Gmünd. Questo scambio, anche se è stato organizzato attraverso contatti personali, è stato per lei un’esperienza estremamente positiva. “I napoletani viaggiano malvolentieri, non vogliono far vedere le loro insicurezze. Anche io all’inizio ero indecisa, ma poi ho capito che è stata la migliore decisione della mia vita.” Soprattutto osservare un’altra realtà ospedaliera è stato estremamente interessante per Maria Anna Stingone. “La cosa più interessante è stato vedere che, con le stesse risorse, l’organizzazione risulta essere un aspetto chiave per far funzionare una realtà complessa come quella di un ospedale. Noi improvvisiamo di giorno in giorno e a volte i risultati ottenuti sono conformi. Tuttavia per amministrare in maniera oculata, bisogna evitare sia le decisioni sbagliate che le infezioni. Questi sono i costi maggiori per un ospedale e l’intera struttura (a Schwäbisch-Gmünd) ne tiene conto. Per questo ci sono persino dei premi. Dal punto di vista economico l’ho trovato geniale. Tutto ciò motiva gli impiegati e anche questa è stata per me una lezione importante.” Complessivamente le prime esperienze di Villa Betania sono state assolutamente positive, conferma Maria Anna Stingone. “I tirocinanti Erasmus sono stati i primi. È stato un tentativo, perché siamo comunque una piccola struttura. Qualcosa di simile a Napoli non si trova così facilmente, un posto dove poter offrire possibilità di lavoro a studenti stranieri. Devo dire che è andata veramente molto bene. Spero vivamente che si possa intensificare questo progetto.” Caroline von der Tann Traduzione: MariaClara Palazzini Finetti

Foto sopra:Robin Petrenz und Kolleginnen/ Robin Petrenz e colleghe


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Initiativen | Iniziative

FCEI und Arbeit

FCEI e lavoro

Eine Karawane voller Ideen und Solidarität

Una carovana di idee e solidarietà

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irtschaftskrise, Mangel, prekäre Beschäftigungsverhältnisse und Verschlechterung der Arbeitslage sowie die Auswirkungen des Wirtschaftswachstums auf die Umwelt sind die Themen, zu denen die Kommission Globalisierung und Umwelt (GLAM) des Bundes Evangelischer Kirchen in Italien (FCEI) mit einer ad-hocInitiative eine eingehende Reflexion in den Kirchen sowie in der Gesellschaft angeregt hat. Und zwar mit der Karawane für Würde und Nachhaltigkeit der Arbeit, die 2015 quer durch ganz Italien gezogen ist. Würde und Nachhaltigkeit sind dabei äußerst aktuelle Diskussionspunkte. Die Würde der Arbeit ist, wie vom europäischen Netzwerk CALL (Church Action on Labour and Life) in einem Dokument über das Thema „Gute Arbeit“ hervorgehoben, ein dringendes Anliegen sowohl auf lokaler als auch auf globaler Ebene. Den Fokus auf die Nachhaltigkeit zu richten, ist ebenso wichtig und entspricht in gewisser Hinsicht dem schon 2013 in Korea auf der 10. ÖRK-Vollversammlung (Vollversammlung des Ökumenischen Rates der Kirchen) formulierten Aufruf, mit dem die Kirchen gebeten wurden, sich gemeinsam auf die Pilgerschaft für Gerechtigkeit und Frieden zu begeben und sich der Schöpfung anzunehmen. Die Karawane hat sich im Februar von Sizilien aus, genauer gesagt vom Haus der Kulturen in Scicli bei Ragusa, auf die Reise begeben und die Regionen Apulien, Latium, Kampanien, Toskana, Sardinien und Piemont durchquert. Das sind Regionen, die besonders stark von der Arbeitsmarktkrise und der Umweltverschmutzung betroffen sind. In bestimmten Gebieten ist die Lage wirklich dramatisch: Man denke allein an das sogenannte Land der Feuer bei Neapel oder an die Gegend um das Stahlwerk ILVA in Tarent. Bei den zahlreichen Diskussionsveranstaltungen, an denen sich Vertreterinnen und Vertreter der Kirchen, der Institutionen und der Zivilgesellschaft beteiligt haben, hat das Thema “Arbeit und Gesundheit” sehr großes Interesse geweckt. Den Menschen, die gezwungen sind, in besonders schwierigen Verhältnissen zu leben, wurde von allen Seiten konkrete Solidarität zum Ausdruck gebracht. Und wie von Antonella Visintin, der Koordinatorin von GLAM, in einem NEV-Artikel über die Initiative erhofft, ist die Karawane „das Zeichen für ein christliches Zeugnis in zersplitterten Gesellschaften, in denen die soziale Verantwortung den Einzelnen aufgebürdet wird, die überdies im Falle eines Scheiterns moralisch verurteilt werden.“ BMP Comunicazione Übersetzung: Kerstin Gros

risi economica, penuria, precarietà e degrado del lavoro, impatto ambientale dello sviluppo economico. Sono questi i temi su cui la Commissione Globalizzazione e ambiente (GLAM) della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia (FCEI) ha voluto stimolare un’attenta riflessione, nelle chiese e nella società, con un’iniziativa ad hoc: la Carovana per la dignità e la sostenibilità del lavoro che, nel corso di tutto il 2015, ha attraversato la nostra Penisola. Dignità e sostenibilità sono due temi oggi ineludibili, se si parla di lavoro. Da un lato, la dignità del lavoro è un’istanza d’urgenza non solo locale ma globale come, peraltro, sottolineato anche dalla rete europea Call (Azione delle chiese per il lavoro e la vita), in un suo documento dedicato al tema del “buon lavoro”; dall’altro lato, l’attenzione alla sostenibilità è imprescindibile e, in un certo senso, risponde all’incoraggiamento, formulato già nel 2013 in Corea dalla X Assemblea del Consiglio ecumenico delle chiese (CEC), che invitava le chiese a unirsi in un comune Pellegrinaggio di giustizia e pace per tornare ad aver cura del creato. Partita nel febbraio scorso dalla Sicilia, più precisamente dalla Casa delle culture di Scicli in provincia di Ragusa, la Carovana ha attraversato diverse regioni – Puglia, Lazio, Campania, Toscana, Sardegna e Piemonte – caratterizzate, purtroppo, da alcune aree particolarmente afflitte dalla crisi del lavoro e dell'ambiente. Talune in condizioni davvero drammatiche: basti pensare alla Terra dei Fuochi vicino a Napoli o all’area dell’ILVA a Taranto. Ed è stato proprio il rapporto tra “lavoro e salute” a suscitare le maggiori attenzioni di chi ha assistito, nel corso di ogni tappa, ai dibattiti in cui rappresentanti di Chiese, istituzioni e società civile non solo si sono confrontati sui temi del lavoro, ma hanno anche espresso solidarietà concreta nei confronti di chi è costretto a vivere condizioni di difficoltà. Così, come aveva auspicato Antonella Visintin, coordinatrice della GLAM, in una dichiarazione al NEV in occasione del lancio dell’iniziativa, la Carovana è stata “il segno di una testimonianza cristiana in società disgregate in cui la responsabilità sociale viene caricata sulle spalle dei singoli su cui grava in sopraggiunta un giudizio morale in caso soccombano”. BMP Comunicazione


Berichte | Resoconti 17

8xMille für die ELKI

8xmille alla CELI

Wertvolle Unterschriften für wertvolle Werke

Il valore delle firme per opere di valore

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nche nel 2014 è continuata la crescita delle firme 8xMille a favore della CELI: sono state 61.200, oltre il 5% in più rispetto al 2013, quasi 9 volte il numero dei luterani in Italia. Con rigore e trasparenza, sono state finanziate iniziative che rispondessero ad esigenze reali, spesso nate sul territorio e nei campi più diversi: cura delle anime, cultura, sanità, scuola, assistenza a poveri e migranti, pari opportunità uomo-donna, difesa delle diversità e così via. Così, nel 2014, quasi il 70% dei fondi residui a disposizione, dopo la detrazione delle spese per pastori e manifestazioni nazionali, è stato destinato a opere sociali e culturali, attività di missione e progetti di evangelizzazione. Tali risorse sono state gestite per il 67% direttamente dalle comunità e per il 33% a livello centrale.Per la riuscita dei progetti è stato spesso determinante anche l’impegno di pastore e pastori: al loro sostentamento è andato quasi il 23% del totale dei fondi ricevuti, meno che nell’anno precedente. Alle attività di formazione, gestione e comunicazione è stato allocato circa il 6,5% dei fondi, mentre poco più dell’1% è stato destinato agli immobili, cioè agli interventi straordinari per edifici di culto e case pastorali. Con tutte queste risorse, è stata sostenuta la vita delle comunità (culti, manifestazioni e iniziative), sono stati aiutati i giovani studenti di teologia con borse di studio e il finanziamento del Centro Melantone, sono stati organizzati i campi estivi per giovani e famiglie, è stato promosso – con le missioni - il dialogo ecumenico e interreligioso, anche a livello internazionale. Ma, soprattutto, sono stati sostenuti gli ospedali di Genova e Napoli, la scuola di Santa Maria La Bruna (NA), il progetto Rose Rosa della Rete delle Donne a favore di vittime di violenza e donne in condizioni di disagio, il Servizio Rifugiati e Migranti della FCEI, i progetti in Sicilia per l’accoglienza dei migranti e l’inclusione dei giovani a rischio, il centro anziani di Torre Annunziata, il Sogit Soccorso dell’Ordine di San Giovanni a Trieste, la Colazione dei Poveri e il Progetto Orsacchiotto a Roma, il laboratorio Diffusione Teatro a Torre Annunziata, il progetto di educazione musicale Suonare il flauto dolce e la Missione Marittima Germanica entrambi a Genova, i tantissimi mercatini natalizi, concerti, seminari in tutta Italia. E molto altro ancora. BMP Comunicazione

uch im Jahr 2014 ist wieder die Zahl der italienischen Steuerzahler gestiegen, die ihren 8xMille-Anteil der ELKI zukommen lassen. Insgesamt waren es 61.200. 5% mehr als im Vorjahr und fast neun Mal so viele wie es Lutheraner in Italien gibt. Mit diesen Geldmitteln werden zahlreiche Initiativen finanziert, mit denen auf Gemeindeebene auf konkrete Bedürfnisse eingegangen wird. Und zwar in verschiedenen Bereichen: Seelsorge, Kultur, Gesundheitswesen, Schule, Armen- und Migrantenhilfe, Chancengleichheit von Männern und Frauen sowie Schutz der Verschiedenheit.2014 wurden, nach Abzug der Ausgaben für die PfarrerInnen und Veranstaltungen auf ELKI-Ebene, fast 70% der zur Verfügung stehenden Restmittel, die zu 67% direkt von den Gemeinden und zu lediglich 33% vom Konsistorium verwaltet werden, für Kultur- und Sozialwerke, Missionstätigkeiten und Evangelisierungsprojekte eingesetzt. Zur erfolgreichen Umsetzung der Projekte trägt maßgeblich auch die Arbeit der Pfarrerinnen und Pfarrer bei: Für ihre Besoldung wurden 23% der 8xMille-Gelder verwendet, weniger als im Vorjahr. Für Fortbildung und Schulungen, Verwaltung und Kommunikation wurden etwa 6,5 % und nur etwas mehr als ein Prozent wurde für Immobilien, d.h. für die außerordentliche Instandhaltung der Kirchen und Pfarrwohnungen der Gemeinden ausgegeben. Mit diesen Ressourcen wurde das Gemeindeleben (Gottesdienste, Veranstaltungen und Initiativen) unterstützt, junge Theologiestudierende mit Stipendien und durch die Finanzierung des Melanchthon-Zentrums gefördert und Freizeiten für Jugendliche und Familien organisiert. Mit den Missionen konnte die ELKI auch auf internationaler Ebene den ökumenischen und interreligiösen Dialog unterstützen. Aber vor allem wurden folgende Projekte finanziert: die Krankenhäuser in Genua und Neapel, die „Gesù di Nazareth“-Schule in Santa Maria La Bruna bei Neapel, das „Rose Rosa“-Projekt vom Frauennetzwerk für Gewaltopfer und benachteiligte Frauen, der Dienst der FCEI für Flüchtlinge und Migranten, die sizilianischen Projekte für Migrantenaufnahme und für Inklusion von gefährdeten Jugendlichen, das Zentrum für Senioren in Torre Annunziata, der auf Katastrophenhilfe spezialisierte S.O.G.I.T.-Rettungsdienst des Johanniterordens in Triest, das Armenfrühstück und das „Teddybär“-Projekt in Rom, die Theaterwerkstatt „Diffusione Teatro“ in Torre Annunziata, das Musikerziehungsprojekt „Blockflöte spielen“, die Deutsche Seemannsmission in Genua, sowie viele andere Initiativen in ganz Italien, wie zahlreiche Advents- und Weihnachtsmärkte, Konzerte und Seminare. Und vieles anderes mehr.

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Traduzione: Kerstin Gros


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Aus den Gemeinden | Dalle comunità

Die Gemeinde Rom und die Bedeutung der Ökumene

Vom Lutherplatz bis zum Besuch von Franziskus La Comunità di Roma e il valore dell’ecumenismo

Da Piazza Lutero alla visita di Francesco

Papst Franziskus mit Pfr. Jens-Martin Kruse Papa Francesco con il pastore Jens-Martin Kruse


Aus den Gemeinden | Dalle comunità

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m Leben der römischen Gemeinde gab es in den letzten Monaten zwei aufregende und bedeutungsvolle Ereignisse: Am 16. September wurde ein kleiner Platz in Rom nach Martin Luther benannt und am 15. November besuchte Papst Franziskus die Gemeinde in der Christuskirche. Dieser Artikel, in dem wir von diesen Ereignissen berichten, sie feiern und mit unseren Leserinnen und Lesern teilen wollen, entsteht wenige Stunden nach dem Treffen mit dem Papst, und daher später als die anderen Artikel dieser Nummer des Miteinander, die der Graphik schon vorliegen. Zu dieser einmaligen Ausnahme kam es, weil der Besuch von Papst Franziskus erst nach dem bereits festgelegten Redaktionsschluss geplant wurde. Aber warum diese Prämisse? Weil wir beim Schreiben dieses Artikels die erschreckenden Bilder der Pariser Terroranschläge am 13. November noch vor uns sehen. Unsere Herzen sind voller Freude über die schönen Stunden, die wir in Rom miterleben durften, und von denen wir hier berichten möchten, aber gleichzeitig auch voller Schrecken und Trauer. Nicht nur unsere Redaktion und die Mitglieder der römischen Gemeinde, sondern ganz Italien, ganz Europa und die ganze Welt fühlen mit den Betroffenen der Attentate mit. Alle sind voller Entsetzen über den Terroranschlag, ja über den Krieg im Herzen von Paris, der eine erschreckend hohe Zahl an erbarmungslos getöteten oder schwer verletzten Opfern gefordert hat. Und obgleich zu diesem Zeitpunkt vieles noch ungeklärt ist, teilen wir die Meinung, dass der beste „Sieg“ für einen Terroristen nicht unbedingt (oder nicht nur) die durch ihre Kriegsaktionen getöteten Menschen sind, sondern vor allem die Angst, die Unsicherheit und das Misstrauen, das sich in der Bevölkerung breitmacht. Der gesäte Hass und die Gewalt können in diesen Fällen allein durch Dialog, Mitgefühl und Freude bekämpft werden. Aus diesem Grund wollen wir trotz der furchtbaren Ereignisse über die Freude der römischen Gemeinde und der gesamten lutherischen Welt über die Einweihung der Piazza Lutero und über den Besuch von Papst Franziskus berichten. Der Pfarrer der Gemeinde Rom selbst, Dr. Jens-Martin Kruse, hatte in seiner Ansprache anlässlich der Einweihungsfeier auf dem Oppio-Hügel, bei der zahlreiche Gläubige, Journalisten und Honoratioren der Stadt anwesend waren, Piazza Martin Lutero als Ausdruck einer lebendigen und vielfältigen Ökumene bezeichnet. Ein symbolischer Ort der Öffnung gegenüber der Welt. An der Zeremonie nahmen auch der ehemalige Bürgermeister von Rom Ignazio Marino, die Präfektin Giovanna Iurato (Generaldirektorin für Religionsangelegenheiten des Innenministeriums), die deutsche Botschafterin in Italien Dr. Susanne Marianne Wasum-Raine sowie die Botschafterin beim Heiligen Stuhl Anette Schavan, die Bürgermeisterin von Eisleben (der Geburtsstadt Luthers) Jutta Fischer sowie Vertreter verschiedener evangelischer Kirchen, der römisch-katholischen Kirche und diverser Religionsbewegungen teil. In seiner kurzen Ansprache brach-

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a Comunità Luterana di Roma ha vissuto una fase dell’anno emozionante e significativa prima con l’intitolazione, lo scorso 16 settembre, di una piazza della Capitale a Martin Lutero e, poi, con la visita di Papa Francesco presso la Chiesa di via Sicilia, avvenuta il 15 novembre. Questo articolo di resoconto, celebrazione e condivisione viene scritto poche ore dopo l’incontro con il Pontefice e, dunque, in ritardo rispetto a tutti gli altri “pezzi” di questa edizione di Insieme, già trasmessi da tempo al reparto grafico: una deroga eccezionale per il lavoro di redazione, dovuta al fatto che la visita di Francesco era programmata dopo la prevista “chiusura” della rivista. Ma perché questa premessa? Perché, mentre scriviamo, abbiamo negli occhi e nel cuore le terribili immagini della tragica sera parigina del 13 novembre. E la gioia per i bei momenti vissuti a Roma, che ci apprestiamo a raccontare, convive pertanto da ore con ben altri sentimenti, che pervadono non solo la nostra Redazione o i membri della Comunità di Roma, ma tutta l’Italia, l’Europa, il mondo. Orrore e dolore. Per l’attacco terroristico, anzi di guerra, che è stato portato al cuore di Parigi. Con un numero impressionante di vittime, uccise in modo barbaro e spietato. E – sebbene tanti aspetti dell’accaduto siano al momento ancora da chiarire - condividiamo l’opinione di chi sostiene che la “vittoria” migliore per qualsiasi terrorista non sia tanto (o soltanto) nei risultati della propria azione militare ma, piuttosto, nelle sensazioni di paura e disorientamento e nei sentimenti di diffidenza e contrapposizione causati nella popolazione. In questi casi, solo il dialogo, la condivisione e la gioia possono essere l’antidoto efficace al veleno di chi semina odio e violenza. Ecco perché raccontare comunque della felicità della Comunità di Roma e di tutto il mondo luterano per l’inaugurazione di Piazza Lutero e per la visita di Francesco ha ancora più valore. Lo stesso pastore Jens-Martin Kruse – guida spirituale dei luterani della Capitale - aveva, infatti, definito Piazza Martin Lutero un luogo simbolo di convivenza ecumenica e apertura verso il mondo, nel corso del suo intervento durante la cerimonia di intitolazione all’interno del Parco del Colle Oppio e alla presenza di tantissimi fedeli, giornalisti e autorità. Tra quest’ultime, l’ex Sindaco di Roma Ignazio Marino, il Prefetto Giovanna Iurato (Direttore centrale affari dei culti del Ministero dell’Interno), l’Ambasciatore tedesco in Italia, Dr. Susanne Marianne Wasum-Rainer, e quello presso la Santa Sede, Annette Schavan, il Sindaco di Eisleben (città natale di Martin Lutero) Jutta Fischer nonché rappresentanti delle diverse Chiese Evangeliche, della Chiesa Cattolica Romana e di vari movimenti religiosi. Dopo aver espresso gratitudine al Comune di Roma per la decisione assunta, il pastore Kruse aveva sottolineato l’importanza di questa nuova piccola piazza, illustrandone i motivi principali. Innanzitutto perché Piazza Martin Lutero ricorda il soggiorno romano del monaco agostiniano, piccola tes-


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te Pastor Kruse der Stadt Rom seinen Dank zum Ausdruck und betonte die symbolische Bedeutung des nach dem Reformator benannten Platzes. Grund dafür sei, dass dieser Platz an den Rom-Aufenthalt des Augustinermönchs erinnere: Damals noch ein unbekannter Pilger unter vielen anderen, wenige Jahre später aber ein Reformator, der den Verlauf der Geschichte wesentlich beeinflusst hat. Piazza Lutero erinnert aber auch an die Reformation, die nicht nur die Kirche verändert hat. Sie beeinflusste auch wesentlich das private und öffentliche Leben in vielen europäischen Ländern. Die Verantwortung des Einzelnen wurde hinsichtlich seines Glaubens und seines sozialen Engagements gestärkt und Religions- und Gewissensfreiheit nahmen an Bedeutung zu. Das wiederum prägte das Konzept der modernen Demokratie. Aber, wie schon erwähnt, stellt die Piazza Lutero vor allem ein Symbol für das friedliche Zusammenleben dar. Sie ist Ausdruck der weltoffenen Stadt Rom, die heute auch die Protestanten schätzt. Mehr noch: Rom ist heute eine Stadt, in der auch Lutheraner und andere evangelische Kirchen frei ihren Glauben leben, ihre Gottesdienste feiern und ihr Gemeindeleben gestalten. Sie ist Zeichen für eine lebendige und vielfältige Ökumene, in der es möglich ist, von Luther als einem Zeugen des Evangeliums zu sprechen. Eine Anregung, sich immer mehr einzubringen, den Benachteiligten beizustehen und mit allen Menschen das Gespräch zu suchen. Auch der Papstbesuch im November fand im Zeichen der Ökumene statt und gipfelte in einer gemeinsamen Gottesdienstfeier. Der Papst kam in eine bis auf den letzten Platz gefüllte Kirche. Die strahlenden und freudigen Gesichter der Anwesenden sagten mehr über die Freude der Lutheraner über den Besuch des Papstes aus, als viele Worte es vermocht hätten, wie Pfarrer Kruse in seiner herzlichen Begrüßung sagte. Das Treffen verlief in einer brüderlichen, freundschaftlichen und gemeinschaftlichen Atmosphäre. Auch mit manchen heiteren Momenten: Auf die Frage des neunjährigen Julius, was ihm am besten am Papstsein gefalle, antwortete der Papst mit einem Schmunzeln, dass er Papst im Gemeindepfarrerstil sein wolle. Denn bei der Begegnung mit Kindern, die ehrlich und konkret sind, könne er viel lernen. Außerdem würde ihm die Büroarbeit weniger Freude machen, er müsse sie aber trotzdem erledigen: wie ein Kind, dass lieber nur den süßen Nachtisch isst, aber die ganze Mahlzeit essen muss. Wieder ernst geworden erklärte Franziskus dann, sein Herzensanliegen seien besonders Besuche in Krankenhäusern und Gefängnissen, wenn er mit traurigen und verzweifelten Menschen sprechen würde. Trotz aller Unterschiede wurde in manchen Momenten des Besuchs die Nähe zwischen den zwei Kirchen sehr deutlich. Zum Beispiel als Frau Anke De Bernardinis, die schon seit vielen Jahren glücklich mit einem Katholiken verheiratet ist, dem Papst sagte, dass sie und ihr Mann darunter litten, nicht gemeinsam am Abendmahl teilnehmen zu können,

sera del grande mosaico della storia della città di Roma: allora un pellegrino sconosciuto tra i tanti, pochi anni dopo personaggio fondamentale per il corso della storia. E Piazza Lutero ricorda anche la Riforma che non solo ha cambiato la Chiesa, ma ha avuto effetti rilevantissimi sulla vita privata e pubblica in molti Paesi europei, rafforzando la responsabilità del singolo sia riguardo alla propria fede sia al proprio impegno sociale, promuovendo i valori della libertà di religione e coscienza e influenzando il moderno concetto di democrazia. Ma, come detto, Piazza Martin Lutero è soprattutto simbolo di convivenza. Perché è segno di una Roma aperta al mondo che oggi apprezza i protestanti. Di più: una Roma che è anche casa dei luterani e degli altri evangelici, in cui si può vivere liberamente la propria fede, celebrare i culti, dare forma alla vita di comunità. E perché è espressione di un ecumenismo, vivo e sfaccettato, in cui è possibile parlare di Lutero come di un testimone del Vangelo. Uno stimolo ad impegnarsi sempre di più, stando accanto alle persone in difficoltà e cercando il dialogo con chiunque. E proprio all’insegna dell’ecumenismo si è svolta la visita del Papa a novembre, culminata con la celebrazione di un culto congiunto. Francesco è stato accolto in una Chiesa gremita in ogni posto: i volti radiosi e pieni di gioia dei tantissimi presenti hanno espresso più e meglio di ogni parola il sentimento dei luterani per la visita del Pontefice, come affermato dal pastore Kruse nel suo caloroso saluto di benvenuto. L’incontro è avvenuto in un’atmosfera di condivisione, amicizia e fraternità. E con diversi momenti di serena allegria. Come quando Francesco ha risposto alla domanda del piccolo Julius, di nove anni, che gli aveva chiesto cosa gli piacesse di più del suo ruolo di papa. Il Pontefice, sorridendo, ha detto che gli piace essere papa con lo stile di un parroco. Perché, ad esempio, un pastore può stare con i bambini, che sono sinceri, concreti e insegnano tanto. E aggiungendo poi che a lui non piace molto il lavoro di ufficio, ma deve farlo: come un bambino, che preferisce il dolce, ma deve mangiare tutto il pasto. Poi, facendosi più serio, Francesco ha spiegato che si sente bene quando visita gli ammalati, quando parla con le persone tristi e disperate, quando va in carcere. In alcuni momenti della visita è emersa, con più forza, la vicinanza tra le due Chiese pur nelle loro diversità. Ad esempio, quando la signora Anke De Bernardinis – felicemente sposata da tanti anni con un cristiano cattolico romano, ma entrambi addolorati dal non poter partecipare insieme alla Cena del Signore – ha chiesto al Pontefice cosa poter fare per raggiungere, finalmente, la comunione su questo punto. Con una battuta, Francesco ha inizialmente affermato che non è semplice rispondere, soprattutto …davanti ad un teologo come il cardinale Kasper (che era presente in via Sicilia). Ma poi ha aggiunto che la vita


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und ihn fragte, was getan werden könne, um bei dieser Frage eine Einigung zu erlangen. Woraufhin Franziskus meinte, es sei gewiss nicht einfach, auf diese Frage zu antworten, vor allem … im Beisein eines Theologen wie Kardinal Kasper (der den Papst begleitet hatte). Er fügte auch hinzu, das Leben sei größer als Erklärungen und Interpretationen, die gemeinsame Basis sei die eine Taufe. Wenn man gemeinsam bete, würde die Taufe gestärkt. Und wenn man Kindern erklärt, wer Jesus ist und woher er kommt, mache es keinen Unterschied, ob man die lutherische oder die katholische „Sprache“ spricht. Und zum Abschluss: „Ich werde es niemals wagen, eine Erlaubnis zu geben, um das zu tun, denn das ist nicht meine Kompetenz. Eine Taufe, ein Herr, ein Glaube. Sprechen Sie mit dem Herrn, und schreiten Sie voran! Mehr wage ich nicht zu sagen.“ Im Laufe seiner Ansprache erinnerte der Papst an die gegenseitigen Verfolgungen zwischen Lutheranern und Katholiken. „Wir müssen einander dafür um Verzeihung bitten, für den Skandal der Spaltung. Die Wahl, vor der die Christen aller Konfessionen stehen ist dieselbe: Der Dienst an ihren Mitmenschen, so wie der Herr gekommen ist zu dienen“, waren seine Worte. Zum Abschluss des Besuchs schenkte die Gemeinde dem Papst einen traditionellen Adventskranz (mit Tannenzweigen und vier roten Kerzen geschmückt) und ein Poster mit Handabdrücken und Botschaften der Kinder der Gemeinde. Seinerseits überreichte der Papst der Gemeinde als Gastgeschenk einen Abendmahlskelch. Zweifellos eine Geste von hohem symbolischen Wert. Dieses Ereignis war eine Stärkung auf dem Weg zu einer ökumenischen Feier des 500. Reformationsjubiläum im Jahr 2017, bei dem Christinnen und Christen gemeinsam Jesus Christus feiern werden. In einer Welt, in der Religion und Glaube regelmäßig als verantwortlich für bewaffnete Konflikte dargestellt und wahrgenommen werden, können die evangelisch-lutherische und die römisch-katholische Kirche sich auch weiter auf eine tiefe Gemeinschaft hinbewegen, die frei macht, Gott und der Welt zu dienen. Es wäre kaum verständlich, wenn in einer Zeit, in der es Menschen gibt, die die Religion und den Namen Gottes als Rechtfertigung für schreckliche Verbrechen missbrauchen, die Unterschiede und nicht die vielen Gemeinsamkeiten hervorgehoben würden. Besonders bewegend waren in diesem Sinne die Worte, mit denen im Laufe des Gottesdienstes für die Opfer der Terroranschläge in Paris gemeinsam gebetet wurde: Der Herr möge ihre Seelen in seinem Reich aufnehmen und ihren Familien Kraft schenken. Ein Zeugnis dafür, dass Religion trotz aller Unterschiede niemals Grund für Spaltungen und Konflikte, Hass und Gewalt sein darf.

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è più grande delle spiegazioni e delle interpretazioni e ha invitato a fare riferimento al battesimo. Perché quando si prega insieme quel battesimo cresce. E quando s’insegna ai figli chi è e da dove viene Gesù, è lo stesso sia in “lingua” luterana sia cattolica. E, infine, chiosando: “Non oserò mai dare il permesso di fare questo perché non è mia competenza. Un Battesimo, un Signore, una Fede. Parlate col Signore e andate avanti. Non oso dire di più.” Durante l’omelia, il Papa ha anche ricordato che ci sono stati tempi brutti fra luterani e cattolici, quali l’epoca delle persecuzioni. E ha rivolto un forte invito: “Dobbiamo chiederci perdono di questo, dello scandalo della divisione, perché tutti, luterani e cattolici, siamo in questa scelta, non in altre scelte: la scelta del servizio come lui ci ha indicato, essendo servo del Signore”. Infine, dopo aver ricevuto in dono una tradizionale corona d'avvento - intrecciata con rami d'abete e con quattro candele - e un cartellone con le impronte delle mani e i messaggi dei bambini della Comunità, ha ricambiato omaggiando la Comunità di Roma con un calice della Santa Cena. Indubbiamente, un gesto dall’alto valore simbolico. Ecco perché questo evento può essere il miglior viatico verso una commemorazione comune del 500° anniversario della Riforma di Lutero, nel 2017, da vivere insieme come una vera e propria festa di Cristo. Perché in un mondo in cui la religione e la fede sono regolarmente raffigurate e percepite come responsabili dei conflitti, le Chiese luterana e cattolica romana possano continuare a camminare verso una comunione profonda che le renda libere di servire Dio e il mondo. In un epoca in cui c’è chi usa la religione e il nome di Dio per giustificare atti terribili, sarebbe incomprensibile evidenziare gli elementi di differenza invece che sottolineare i tanti punti in comune. In questo senso, particolarmente emozionante è stato il pensiero rivolto – durante il culto - alle vittime degli attentati di Parigi con l’invocazione al Signore affinché ne accolga le anime nel suo Regno e dia forza ai loro familiari. A testimoniare come la religione, pur nelle differenze, non deve mai diventare occasione di divisione, contrapposizione, odio e violenza. BMP Comunicazione Übersetzung: Kerstin Gros


Kultur / Cultura

CULTURA KULTUR

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Jubiläum in Neapel: 20 Jahre Musik und Kultur an der Piazza dei Martiri In Neapel wurde dieses Jahr das 20jährige Jubiläum der Initiative Musik und Kultur an der Piazza dei Martiri gefeiert. Ein Projekt, zu dem auch die schöne Herbst-Konzertreihe gehört, die vor kurzem abgeschlossen wurde. Ein Gespräch mit Luciana Renzetti, der Initiatorin und künstlerischen Direktorin der Kulturevents der Gemeinde Neapel.

Anniversario a Napoli: 20 anni di Musica e Cultura a piazza dei Martiri A Napoli Il progetto Musica e Cultura a Piazza dei Martiri ha compiuto vent’anni ed è stato celebrato con la bellissima rassegna di autunno, da poco conclusa. Ne parliamo con Luciana Renzetti, ispiratrice, coordinatrice e direttrice artistica delle iniziative culturali della Comunità luterana di Napoli. Cosa ha ispirato la nascita

Was hat die Gemeinde zu diesem Projekt bewogen? Die Gemeinde wollte öffentlichkeitswirksame Initiativen in unserer Stadt und hat sich daher für die Finanzierung und Veranstaltung von Konzertreihen entschieden. Ich war allerdings der Meinung, dass wir zu diesem Zweck ein Projekt mit einem abwechslungsreichen Spektrum kultureller Veranstaltungen ins Leben rufen sollten. Und so ist das Projekt Musik und Kultur auf der Piazza dei Martiri entstanden, das anfänglich von einigen Geschäften

del progetto? La Comunità desiderava raggiungere una maggiore visibilità nell’ambito cittadino promuovendo e finanziando dei concerti. Ritenevo, però, che bisognasse ideare un progetto culturale nutrito e diversificato per raggiungere tale scopo. Così ho varato Musica e Cultura a piazza dei Martiri, inizialmente sponsorizzato da alcuni commercianti della zona. Poi cosa avvenne? La firma dell’Intesa, con l’apporto dell’otto per mille, determinò la preziosis-

der Gegend gesponsert wurde. Und was geschah dann? Durch die Unterzeichnung der Intesa standen uns dann unerwartet Geldmittel zur Verfügung, durch die unsere Gemeinde finanziell unabhängig wurde. Das hat uns Planungsfreiheit, die Veranstaltung kostenfreier Konzerte für ein breiteres Publikum und die Verleihung von Geldpreisen ermöglicht. Zu den Herbstkonzerten kamen dann die Frühlingskonzerte, der nationale Literaturwettbewerb Una piazza, un rac-

Luciana Renzetti

sima indipendenza economica della Comunità. Quindi la libertà di programmazione, la possibilità di dar vita a concerti godibili gratuitamente e l’assegnazione di premi in danaro. Ai Concerti d’Au-

conto, der italienweite Kompositionswettbewerb, die Theaterwerkstatt, der “Frauenchor der lutherischen Gemeinde Neapel“ und in den Anfangsjahren auch eine Theaterwerkstatt und Kunstausstellungen hinzu. Auf welchen Kriterien baut diese langjährige Initiative auf? Streng künstlerisch gesehen war selbstverständlich stets die Qualität der Veranstaltungen unser Leitfaden. Aber auch ständige Innovation, abwechslungsreiche Programme, Schaffung von Kulture-

tunno si sono aggiunti i Concerti di Primavera, il Concorso nazionale letterario Una piazza, un racconto, il Concorso nazionale di composizione, il Laboratorio teatrale, la nascita del Coro femminile della Comunità luterana di Napoli e, nei primi anni, anche un Laboratorio teatrale e Mostre di arte visiva. Su quali criteri si è fondata l’iniziativa per così tanti anni? Dal punto di vista strettamente artistico il criterio guida è sempre stato, naturalmente, la qualità del-


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vents und natürlich die Einbeziehung junger Künstler. Bei der Organisation bauen wir auf professionelle Umsetzung, Transparenz und die Einhaltung der abgesprochenen finanziellen Verpflichtungen. An welche Konzerte denken Sie besonders gerne zurück? An viele, und dazu gehören gewiss die Johannes-Passion von Bach, mit dem von Gerold Huber geleiteten Chor und Orchester aus Staubing; der Fidelio von Beethoven, unter der Leitung von J.Barry; die Me-

le manifestazioni, con la ricerca continua di innovazione, la diversificazione degli appuntamenti culturali, la creazione di eventi e l’apertura a giovani artisti emergenti. Sul piano organizzativo, senza dubbio, la serietà nella realizzazione, la trasparenza e il rispetto degli impegni economici assunti. Quali appuntamenti ricorda con più piacere? Fra i tanti cito La Passione secondo Giovanni, di Bach, con coro e orchestra di Staubing diretti da Gerold Huber; Il Fidelio di Beetho-

morie di una maschera von Patrizio Marrone; L’ape quinta von Sergio Ragni; Vertigini di colore inspiriert von Frida Kahlos Leben; I.N.R.I. von Carlo Galante; die uraufgeführten Kompositionen des Dirigenten Franco Caracciolo; “Die Musik von Stanley Kubrik”; “Suoni futuri” für die 100 Jahre des Futurismus und “Die 95 Luther- Thesen” vom “Teatro in Fabula”. Zahlreiche Künstler und Künstlerinnen sind bei Ihnen aufgetreten Ja, viele junge ProfimusikerInnen wie Giovanni Bellucci, Gianluca Luisi, Marco

ven, diretto da J. Barry; Memorie di una maschera di Patrizio Marrone; L’ape quinta di Sergio Ragni; Vertigini di colore ispirato alla vita di Frida Kahlo; I.N.R.I. di Carlo Galante; le composizioni inedite del M.° Franco Caracciolo; La musica di Stanley Kubrik; Suoni futuri per i 100 anni del futurismo; Le 95 tesi di Lutero ad opera di Teatro in Fabula e tanti altri. Sono tanti anche gli artisti che si sono esibiti. Si sono ammirati musicisti ancora giovani e in carriera come Giovanni Bellucci,

Sollini, Eleonora Armellini, Giuseppe Andaloro, Stefano Greco, Salvatore Morra, Nicola Montella, Gian Marco Ciampa, Mario Caroli und Andrea Montefoschi. Aber auch außergewöhnliche Musikgruppen: Un’ottava sottosopra (acht Kontrabasse), das Quintett Dresdner Blech, die Klezmer der Knorrband, die I Flauti di Toscanini, ein Ensemble aus 12 Flöten, und die Golden Dolphins aus Nagoya, ein Orchester mit japanischen Saiteninstrumenten. Nicht zu vergessen sind auch die Chöre “Voci bianche e dispari”; “I Madriga-

Gianluca Luisi, Marco Sollini, Eleonora Armellini, Giuseppe Andaloro, Stefano Greco, Salvatore Morra, Nicola Montella, Gian Marco Ciampa, Mario Caroli, Andrea Montefoschi; gruppi molto originali: Un’ottava sottosopra, otto contrabbassi, il quintetto Dresdner Blech, la musica Klezmer della Knorrband, Suoni futuri per i 100 anni del futurismo; I Flauti di Toscanini, ensemble di 12 flauti, i Delfini d’oro di Nagoya, un’orchestra a plettro giapponese. Senza dimenticare i Cori, ad esempio le Voci bianche

listi della Pietrasanta”; der “Dresdner Kreuzchor” unter der Leitung von Peter Kopp; die “CamPet Singers” und der “Lutherische Frauenchor” unter der Leitung von Carlo Forni. Welche Emotionen haben Ihr Engagement in all diesen Jahren begleitet und welche Gewissheiten haben Sie dabei gewonnen? Bewegt haben mich sicherlich die begeisterte Reaktion des Publikums, die zahlreichen Schreiben von vielen italienischen und internationalen MusikerInnen, die an unserer Initiative teilnehmen wol-

e dispar; I Madrigalisti della Pietrasanta; il Coro di Dresda, diretto da Peter Kopp; i CamPet Singers e il Coro femminile luterano diretto da Carlo Forni. Quali sono le emozioni e le certezze che ha maturato in questo lungo cammino? Le emozioni sono certamente quelle derivate dalla risposta costante e compatta del pubblico, dalle molte richieste di partecipazione che mi giungono da parte di tanti musicisti non solo italiani, dal numero e dal calibro dei concorrenti ai due concorsi,

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len, das Kaliber der TeilnehmerInnen der zwei Wettbewerbe, das nie abreißende Interesse der Presse und der Dank und die Glückwünsche, die mir jedes Mal wieder für die Gastfreundschaft und für die professionelle Organisation ausgesprochen werden. Gewissheit besteht darüber, mit unverminderter Begeisterung weiterzumachen und in den kommenden Jahren die Veranstaltungen noch interessanter, vielfältiger und schöner zu gestalten. BMP Comunicazione Übersetzung: Kerstin Gros

dal puntuale interesse della stampa e dai messaggi di ringraziamento e di congratulazioni che ricevo immancabilmente per il livello dell’ospitalità e la serietà dell’organizzazione. La principale certezza è invece quella di voler proseguire con spirito immutato, profondendo, per tanti anni ancora, un impegno e un’allegria sempre maggiori al fine di rendere le future edizioni ogni volta più interessanti, più articolate, più belle. BMP Comunicazione


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Begegnungen | Incontri

Götterbilder, Menschenbilder

Immagini di Dio, immagini dell’uomo

Ist es nicht erstaunlich, dass wir alle nach Gottes Bild geschaffen sind, und doch ist soviel Unterschiedliches unter seinem Volk? (Desmond Tutu)

Non è sorprendente che tutti noi siamo fatti ad immagine e somiglianza di Dio, e tuttavia esiste tanta diversità tra il suo popolo? (Desmond Tutu)

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io è un uomo anziano che ci giudica e veglia su di noi da una nuvola? Durante le tre giornate dell’Accademia che si è tenuta a Riesi tra l’1 e il 4 ottobre scorsi, ventidue persone hanno riflettuto su questa domanda. C’erano venti donne, tra cui le attiviste della Rete delle Donne, il Pastore Jakob Betz e Lorenzo, il figlio di una delle partecipanti. Riesi si trova nell’entroterra della Sicilia, non lontano da Enna e Gela, una località tristemente famosa: miseria, feudalesimo, sfruttamento di minori nelle miniere di zolfo (attive fino al 1976) e mafia hanno accompagnato e segnato la sua storia. Ancora oggi Riesi è la terza città in Italia per violenza domestica contro le donne. Ai tristi tempi del passato recente e del presente, si contrappone un’epoca antica importante: questa regione fu il centro del culto della dea Demetra, che, secondo la mitologia, porta agli uomini il grano insegnando loro come coltivarlo. Già gli storici di epoca romana narrano del significato di questo culto per il popolo, del rapimento della bella Persefone, figlia di Demetra, ad opera di Plutone e della nascita delle stagioni: Plutone costrinse Persefone a rimanere con lui come sua sposa negli inferi per quattro mesi all’anno per trascorrere i restanti mesi con sua madre sulla terra facendola fiorire. Su questo sfondo storico-mitologico è stato trattato in maniera organica il tema dell’Accademia di quest’anno. Il pastore Betz ha illustrato in modo commovente l’argomento dell’incontro, con passi della Bibbia accompagnati da immagini di dipinti di diverse epoche. Gisela Salomon, presidentessa della Rete delle Donne, che come sempre ha organizzato in maniera perfetta questo viaggio, ha approfondito il lavoro spirituale con la sua presentazione sull’esempio di Marta; Cornelia Betz ha lavorato con i*le partecipanti con danze meditative, in cui l’immagine dello schiudersi del seme ha avuto un ruolo importante, mentre io ho fatto dipingere questi temi. Durante una visita al museo recentemente inaugurato, Gianluca Fiusco ci ha raccontato la storia mozzafiato di come è nato il Servizio Cristiano. Nel 1961 il pastore valdese Tullio Vinay venne con sua moglie Fernanda Teodori a Riesi, dove fondarono l’Agape, il Servizio Cristiano,

st Gott ein alter Mann mit weißem Bart, der von einer Wolke aus über uns richtet und wacht?

Über diese Frage reflektierten 22 Peronen 3 Tage lang während der Akademie, die vom 1. bis 4. Oktober stattfand, 20 Frauen, darunter die Aktivistinnen des Frauennetzwerks, Pfarrer Jakob Betz und Lorenzo, Sohn einer Teilnehmerin. Im Inneren Siziliens, unweit von Enna und Gela, liegt die Stadt Riesi, ein berühmt-berüchtigter Ort: Elend, Feudalherrschaft, Kinderausbeutung in den bis 1976 aktiven Schwefelminen, sowie die Mafia, haben seine Geschichte begleitet und gezeichnet und noch heute steht die Stadt an dritter Stelle in Italien, was häusliche Gewalt gegen Frauen betrifft. Der traurigen jüngeren Vergangenheit und Gegenwart steht eine bedeutsame Epoche gegenüber: Diese Gegend war das Zentrum des Kultes der Göttin Demeter, die dem Mythos zufolge den Menschen den Weizen gebracht und ihnen dessen Anbau gelehrt hatte. Schon römische Historiker berichten von der Bedeutung dieses Kultes beim Volk, vom Raub der schönen Persephone, Demeters Tochter, durch Pluto, und wie die Jahreszeiten entstanden: Pluto zwang sie, als seine Gemahlin, 4 Monate bei ihm in der Unterwelt zu bleiben, während sie die übrigen Monate auf der Erde, mit ihrer Mutter verbingen konnte und dort alles zum Blühen brachte.

Meditativer Tanz Danza meditativa

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Begegnungen | Incontri

Vor diesem historisch-mythologischen Hintergrund entfaltete sich geradezu organisch das Thema der Akademie: Pfarrer Betz beleuchtete seine berührenden biblischen Ausführungen zum Thema mit Bildern der Malerei aus verschiedenen Epochen, Gisela Salomon, Vorsitzende des Frauennetzwerks, die die Reise wie immer perfekt geplant hatte, vertiefte die spirituelle Arbeit mit ihrer Präsentation am Beispiel von Martha; Cornelia Betz arbeitete mit den Teilnehmer*Innen mit meditativen Tänzen, in denen das Bild des Aufgehens des Samens eine wichtige Rolle spielte, während ich zum Malen dieser Themen anregte. Die atemberaubende Geschichte des Servizio Cristiano wurde von Gianluca Fiusco bei einem Besuch des kürzlich eröffneten Museums erzählt: Im Jahre 1961 kam der Waldenser Pastor Tullio Vinay mit seiner Frau Fernanda Teodori nach Riesi, wo sie die Agape, den Servizio Cristiano gründeten, um Armut und Analphabetentum zu bekämpfen. Fernanda, deren Traum es gewesen war, Medizin zu studieren, verwirklichte diesen, nämlich Kinder behandelnd, in der eingerichteten Krankenstation. Außerdem gründete sie die 1.Frauenkooperative Italiens, um Frauen die wirtschaftliche Unabhängigkeit zu ermöglichen. Heute betreibt die Waldenserkirche eine Schule, produziert Bioöl, unterhält Familienberatungsstelle und ein Gästehaus, an diesem magischen Ort, zu dem wohl jede*r zurückkehren möchte! Wie sahen die Teilnehmer*Innen „Gott“ ? Unterschiedlich, doch im Wesentlichen von einer monotheistischen, patriarchalen Sichtweise geprägt.Von einem alten Mann mit Bart, einem beschützenden Vater zu einer liebenden, verzeihenden Mutter, entwickelte sich eine weitere Sichtweise: über ein geschlechtsloses Wesen hin zu purer Energie und Licht wurden verschiedene Bilder wach gerufen. Gott wird in der Genesis als ELOHIM bezeichnet ; dieses Wort im Plural ist weder weiblich noch männlich. Elohim sprach : „ Wir wollen Menschen machen – als unser Bild, etwa in unserer Gestalt...“ Wir? Unsere Gestalt? Väter? Mütter? In der Mythologie finden wir ähnliche Hinweise , z.B. gilt die Göttin Kybele als die Göttin der 1000 Namen. Sie wurde über Jahrtausende im Orient verehrt. Dieses Attribut hatte auch Demeter. Gott auf ein Bild, auf einen Begriff zu reduzieren, heißt, sie/ihn in eine Konservendose pressen zu wollen, das Leben entschwindet dabei. Vielleicht kommt der Gedanke der Mystikerin Hildegard von Bingen dem näher: Von der Tiefe bis hoch zu den Sternen durchflutet Liebe das All. Karin Peschau, Frauennetzwerk

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per combattere povertà e analfabetismo. Fernanda, che aveva sognato di studiare medicina, si occupò dei bambini nel presidio medico da loro istituito. Fondò anche la prima cooperativa femminile in Italia, per dare alle donne la possibilità di rendersi indipendenti economicamente. Oggi la Chiesa Valdese produce olio biologico, gestisce una scuola, un consultorio familiare e una foresteria in questo luogo magico, in cui tutti*tutte vorrebbero tornare! Come hanno visto i*le partecipanti “Dio”? In maniera differente, ma influenzata - nella sua essenza - da una visione monoteistica e patriarcale. Durante l’incontro è emersa anche un’altra visione di Dio: partendo da un uomo anziano con barba, un padre protettivo, si è passati a una madre amorevole pronta al perdono, per finire a un’immagine di pura luce ed energia senza sesso. Nella Genesi, Dio viene indicato con la forma plurale del termine Elohim. Parola questa che al plurale non è né femminile né maschile. Ed Elohim disse: ”Facciamo l’uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza…” Noi? A nostra somiglianza? Padri? Madri? Nella mitologia troviamo indicazioni simili. Per esempio, Cibele è la dea dei 1000 nomi, venerata per millenni in Oriente. Anche la dea Demetra ha questo attributo. E voler ridurre Dio ad un’immagine, ad un termine, significa volerlo*la costringere in uno “stampo” facendo svanire così la vita. Forse quello che meglio descrive la visione di Dio emersa durante l’incontro è il pensiero della mistica Ildegarda di Bingen: L’amore abbonda in ogni cosa dal punto più profondo a quello più sublime oltre le stelle. Karin Peschau, Rete delle Donne Traduzione: Kerstin Gros

Während der Arbeit Un momento dei lavori


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Events | Appuntamenti

10. Konferenz des Frauennetzwerks Florenz, 11.-13. März 2016

10a Conferenza nazionale della Rete delle donne luterane - Firenze, 11-13 marzo 2016

Spiritualität leben

Vivere la spiritualità

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ir alle leben täglich, mehr oder weniger bewusst, Momenutti noi, in modo più o meno consapevole, viviamo quotidiate von Spiritualität. Im Laufe des Tages sind wir gewohnt zu namente la spiritualità. Nelle nostre giornate abbiamo momenti beten oder zu meditieren, aber es gibt weitere geistliche „Gedi preghiera e meditazione, ma ci sono tante altre “abitudini” spiwohnheiten“, die uns noch unbekannt sind. Aus diesem Grund hat das rituali che ancora non conosciamo. Ecco perché Vivere la spiritualità è Frauennetzwerk für seine nächste Nationalkonferenz als Hauptthema stato scelto quale tema centrale della prossima Conferenza naziona„Spiritualität leben“ gewählt. Das Argument wird nicht akademisch bele della Rete delle Donne luterane. L’argomento non sarà trattato in modo leuchtet, vielmehr werden die vorgetragenen Berichte über tägliches accademico: saranno invece le testimonianze di chi vive la spiritualigeistliches Leben die Teilnehmer_innen auf einen gemeinsamen Weg tà tutti i giorni – provenienti non solo dal mondo luterano, ma anche mitnehmen, der auf Austausch fußt. Die Referentinnen kommen da quello cattolico – a guidare le*i partecipanti in un percorso di rinicht nur aus der lutherischen, sondern auch aus der kaflessione condivisa, arricchito da esempi pratici di eserEv.Luth.Kirche in Florenz/Chiesa tholischen Welt. Die Tagung wird konkrete Beispiele von Ex- Ev.Lut. di Firenze (Elisabeth Knebel) cizi spirituali. erzitien beinhalten. Zusätzlich wird durch eine Führung im Inoltre, attraverso una visita guidata al Duomo di FiDom von Florenz der Zusammenhang nähergebracht, der zwirenze, si potrà conoscere il nesso dinamico tra il mischen göttlichem Geheimnis und kirchlicher Liturgie besteht, stero di Dio, la liturgia della Chiesa e l’arte plasmata die in ihrer zu Kunst gewordenen Form im Dienst des Glaua servizio della fede. Ma la Conferenza sarà l’occasiobens steht.Die Konferenz wird aber auch Gelegenheit geben, ne anche per dibattere su altri temi molto attuali: ad andere, sehr aktuelle Themen zu besprechen. Zum Beispiel esempio, sarà distribuita a tutte*i le*i partecipanti la wird den Teilnehmer_innen die soeben fertiggestellte Übertraduzione italiana, appena terminata, del docusetzung ins Italienische des Grundsatzpapiers zur Gendermento sulla giustizia di genere della Federazione Lugerechtigkeit im Lutherischen Weltbund ausgehändigt. Die terana Mondiale. La conferenza, che avrà come lingua Konferenz ist offen für alle Interessierte, die Hauptsprache ist principale l’italiano, è aperta a tutte*i. I lavori si apriItalienisch. Das Programm des Wochenendes beginnt am Freiranno venerdì 11 marzo alle 15,30 e si concluderanno tag, den 11. März, um 15.30 Uhr und schließt am Sonntagvormittag mit la successiva domenica mattina con un culto presso la Chiesa Luteradem Gottesdienst von Pfarrerin Franziska Müller in der Kirche von Flona di Firenze, tenuto dalla pastora Franziska Müller: sarà l’occasione renz. Für die Delegierten des Frauennetzwerks stellt das Seminar eine per offrire un aggiornamento alle delegate della Rete delle Donne e, Weiterbildung dar, allen anderen Teilnehmer_innen bietet es eine gute allo stesso tempo, creare un’occasione di confronto con chiunque vorGelegenheit zum Ideenaustausch. Wir bedanken uns im Voraus bei den rà partecipare. Ringraziamo in anticipo le comunità per il loro imporGemeinden für die finanzielle Hilfe und die konkrete Unterstützung. tante sostegno e il concreto supporto. Das Frauennetzwerk La Rete delle Donne Für Informationen und Anmeldungsformulare stehen Gisela Salomon (salomongisela1@gmail.com, Tel.+ Fax: 0932/871005, Handy: 346/2444499) und Wiebke Rathjens (wrathjens@gmail.com, Tel.: 335/7432138) zur Verfügung. Erbeten ist eine verbindliche Anmeldung bis zum 1. Februar 2016. Kosten des Aufenthalts: 117 Euro im Doppelzimmer mit Halbpension. Unterkunft: C.S.D. Foresteria Valdese – Gould, Via De’ Serragli 49, 50124 Florenz, Tel.: 055-212576, Homepage: www.firenzeforesteria.it Per iscrizioni (scadenza 1 febbraio) e per informazioni contattare: Gisela Salomon (salomongisela1@gmail.com, tel.: + fax: 0932/871005, cell.: 346/2444499) oppure Wiebke Rathjens (wrathjens@gmail.com, cell.: 335/7432138). Costi del soggiorno: 117 Euro in una doppia con mezza pensione presso C.S.D. Foresteria Valdese – Gould, Via De’ Serragli 49, 50124 Firenze, tel.: 055-212576, Homepage: www.firenzeforesteria.it


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Segen für das neue Jahr

Benedizione per l’anno nuovo

Ich wünsche dir

A te

den tiefen Frieden der gleitenden Welle.

la profonda pace dello scorrere dell’onda.

Den tiefen Frieden eines Windhauchs.

La profonda pace del flusso.

Den tiefen Frieden der ruhenden Erde.

La profonda pace della terra silenziosa.

Den tiefen Frieden der funkelnden Sterne.

La profonda pace delle stelle lucenti.

Den tiefen Frieden des Friedenssohnes.

La profonda pace del Figlio della pace. Uwe Habenicht


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Ereignisse | Avvenimenti

Familienfreizeti 2015: In der Fremde zu Hause

Campo estivo 2015: Sentirsi a casa in terra straniera

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ie diesjährige ELKI -Familienfreizeit auf Elba war eine ganz bel campo estivo per famiglie di quest’anno sull’isola d’Elba è stasondere ihrer Art. Nach der Ankunft in Rio Marina, wo wir auch to qualcosa di veramente speciale. Dopo l’arrivo a Rio Marina, dove in diesem Jahr im Haus der Waldenser, mit großem Garten und siamo stati ospitati anche quest’anno nella Casa Valdese, con un der kleinen Kirche auf dem Gelände zu Gast waren, gab es herzliches grande giardino e una piccola chiesa, c’è stato un affettuoso ritrovarsi Wiedersehen und gleichzeitig neue Begegnungen für all diejenigen, die e allo stesso tempo abbiamo fatto nuovi incontri con tutti quelli che zum ersten Mal dabei waren. partecipavano per la prima volta: abbiamo avuto famiglie provenienti In diesem Jahr kamen die Familien aus Mailand, Varese, Venedig und da Milano, Varese, Venezia, Napoli e nuovi partecipanti da Roma, dal Neapel sowie neue Teilnehmer aus Rom, Venetien, Südtirol und Bayern. Veneto, dall‘Alto Adige e dalla Baviera. Un gruppo equilibrato, con raEine ausgewogene Gruppe mit italienisch- deutschen-brasilianischen dici italo-tedesche-brasiliane. Wurzeln. Per il tema di quest’anno, Sentirsi a casa in terra straniera, nessun luoFür das Thema in diesem Jahr „In der Fremde zuhause“ wäre kein ango sarebbe stato più adatto dell’isola d’Elba, dove Napoleone passò derer Ort als Elba passender gewesen. Wo doch der berühmte Kaiser in esilio alcuni anni della sua vita. Abbiamo avuto la grande fortuNapoleon einige Jahre seines Lebens im Exil auf der Insel verbrachte. So na di incontrare personalmente questo imperatore durante il nostro hatten wir das große Glück, diesem Kaiser höchstpersönlich bei unsesoggiorno: ogni mattina, dopo colazione, quando ci riunivamo nelrer Familienfreizeit zu begegnen. Jeden Morgen la chiesa, potevamo salutare Napoleone e il nach dem Frühstück zum Morgenkreis in der suo servitore alquanto singolare, Babu. Ci racKirche konnten wir Napoleon und seinen etwas contavano della difficile vita dell’esilio all’ Elba merkwürdigen Diener Babu begrüßen. Er ere del desiderio di ritornare a casa. Volevano zählte uns von seinem schwierigen Leben im Exil lasciare l’isola con l’aiuto di una macchina del auf Elba und von seinem Wunsch in seine Heitempo molto misteriosa che funzionava mat zurück zu kehren. Mit Hilfe einer sehr myemettendo molto vapore e producendo un steriösen Zeitmaschine, die mit viel Dampf gran fracasso. Ma continuavano a finire a Geund Getöse funktionierte, wollten sie die Insel rusalemme, dove incontravano il giovane verlassen. Doch immer wieder sind sie in Jeruprofeta Geremia che aveva problemi molto sisalem gelandet und haben dort den jungen Promili ai loro e che doveva risolvere su incarico pheten Jeremia kennengelernt. Dieser hatte di Dio: il suo popolo era stato cacciato, regnava ganz ähnliche Probleme, die er in Gottes Auftrag Für Baden und Klettern ist immer Zeit la forza di occupazione babilonese e la genC’è sempre tempo per un bagno e per arrampicarsi lösen sollte. Sein Volk wurde vertrieben, es te era in fuga in terra straniera. Riuscire a renherrschte die babylonische Besatzungsmacht und die Menschen wadere così avvincenti gli avvenimenti del Vecchio Testamento è stata ren auf der Flucht in der Fremde. la grande arte dei nostri tre pastori: Bernd Prigge nel ruolo di NapoUns die Geschehnisse aus dem Alten Testament so lebendig nahe zu brinleone, maestoso e molto solenne, Uwe Habenicht nel ruolo di Babu, gen, war die große Kunst unserer drei Pastoren: Bernd Prigge in der Rolil suo servitore, che aveva il compito di mediare, e Ulrike Hesse, che, le des Napoleon, majestätisch und sehr erhaben, Uwe Habenicht als Babu, come Geremia, aveva il compito di ricondurre alla ragione il suo posein Diener, der die Aufgabe hatte, zu vermitteln, und Ulrike Hesse, die polo. als Jeremia den Auftrag hatte, sein Volk zur Vernunft zu bringen. Un modo meraviglioso di immergersi nella storia, viverla in prima perEine wunderbare Art in Geschichte einzutauchen, mit zu erleben und sona e capirla. zu verstehen. Che cosa vuol dire veramente sentirsi a casa in terra straniera? Non Wie ist es eigentlich, in der Fremde zuhause zu sein? Ist das nicht auch è forse un tema attuale anche per noi? Ci sono state molte possibifür uns ein aktuelles Thema? Es gab viele Möglichkeiten, sich darüber lità di scambiarsi le opinioni a riguardo, la sera durante la discussione


Ereignisse | Avvenimenti

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auszutauschen, ob beim abendlichen Gespräch direkt in der Gruppe oder direttamente all’interno del gruppo o singolarmente durante una paseinzeln bei einer Wanderung oder am Strand. seggiata o in spiaggia. In unserem Wochenprogramm gab es genügend Auswahl an spanIl programma della nostra settimana contemplava un’ampia scelta nenden Aktivitäten für Groß und Klein. Bei einer beeindruckenden Kadi attività appassionanti per grandi e piccini. Durante un impresjaktour konnten wir einen Teil von Elba vom Meer aus erkunden. Die sionante giro in kayak, abbiamo potuto esplorare una parte dell’Elabenteuerliche Schnitzeljagd im Wald ließ uns neue Wege entdecken ba via mare. L’avventurosa caccia al tesoro nel bosco ci ha fatto scound auch die gemeinsame Nachtwanderung mit Agapemahl in einer prire nuovi sentieri e anche la passeggiata notturna con agape in una kleinen Bucht waren ein intensives Erlebnis. piccola baia è stat un’ esperienza intensa. Auch in diesem Jahr war der Raku-Workshop einer der Höhepunkte unAnche quest’anno il workshop di raku è stato uno dei momenti più serer Freizeit. Mit großem Einsatz und Begeisterung haben alle Teilimportanti del nostro tempo libero. Con grande impegno ed entunehmer ihre Schalen mit Farbe bestrichen. . Die Prozedur und besonsiasmo tutti i partecipanti hanno colorato le loro ciotole. Il procediders das Ergebnis der Raku-Technik (Keramikbrennung) sind beeinmento e soprattutto il risultato della tecnica raku (cottura della cedruckend, einfach magisch! ramica) è stupefacente, semplicemente magico! Trotz aller Aktivitäten konnten wir uns auch entspannt erholen. BeNonostante tutte le attività abbiamo avuto anche il tempo di riposonders an den wunderschönen Stränden und Buchten der Insel. Die sarci. Soprattutto nelle meravigliose spiagge e baie dell’isola. I bamKinder hatten ihren Spaß beim Baden, Schnorcheln und Möwen retten. bini si sono divertiti nuotando, facendo snorkeling e salvando gabDie Eltern konnten derweil Sonne, Strand und Meer genießen. biani. I genitori nel frattempo si godevano il sole, le spiagge e il mare. Am letzten Tag wurden wir von Napoleon zu einem abendlichen AbL’ultimo giorno siamo stati invitati da Napoleone alla festa di chiuschlussfest geladen. Besonders Claudio und sein Kochteam haben sich sura serale. Soprattutto Claudio e il suo team gastronomico si sono viel Mühe mit Sushi, Couscous und anderen Lekdati molto da fare preparando sushi, couscous kereien gemacht. Am Vormittag hatten alle e altre leccornie. La mattina tutti i bambini Kinder die Aufgabe, verschiedene Test's zu beavevano il compito di superare diversi test per stehen, um einen Pass als Weltbürger zu erricevere il passaporto di cittadino del mondo, halten, der dann am Abend feierlich überreicht che veniva loro consegnato ufficialmente la wurde. sera. Abbiamo trascorso insieme una bella setGemeinsam haben wir eine schöne Woche ertimana, è stato qualcosa di più di una mera lebt, es war mehr als nur Urlaub. Wir haben eine vacanza. Abbiamo condiviso un bel periodo gute Zeit unseres Lebens miteinander geteilt. Wir della nostra vita. Abbiamo pregato, cantato, haben zusammen gebetet, gesungen, gelacht riso, giocato, discusso insieme, spezzato il und gespielt, diskutiert, das Brot geteilt, manchpane, a volte anche pianto, abbiamo dato e rimal auch geweint, gegeben und empfangen. cevuto. È cresciuta insieme una comunità meEs ist eine wunderbare Gemeinschaft zusam- Napoleon zeigt seine Sommerresidenz ravigliosa, che ha arricchito ogni singola perNapoleone mostra la sua residenza estiva men gewachsen, die jeden Einzelnen auf seine sona a modo suo. Forse l’uno o l’altro si è senArt bereichert hat. Und vielleicht hat der eine oder andere dabei auch tito come a casa in terra straniera, come facente parte di una comunità ein Stück Heimat oder zuhause in der Ferne erlebt, verbunden als Teil nella fede cristiana. È stata solo una settimana, ma il tempo è stato einer Gemeinde im christlichen Glauben . riempito da tante cose. Sono nate delle amicizie, i contatti personaEs war nur eine Woche, doch die Zeit war so reich gefüllt. Freundschaften li ora possono svilupparsi. Forse ci rivedremo, sull’isola d’Elba o da un’alsind entstanden, persönliche Kontakte können nun wachsen. Und vieltra parte? Non vediamo l’ora che arrivi il prossimo campo estivo per leicht gibt es auch ein Wiedersehen, ob auf Elba oder anderswo ? Wir famiglie. freuen uns schon jetzt auf die nächste gemeinsame Familienfreizeit Sabine Fischer, una partecipante della Comunità di Venezia Sabine Fischer, eine Teilnehmerin der Gemeinde Venedig Traduzione: MariaClara Palazzini Finetti


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Nachrichten | Notizie

Happy End!

Happy End!

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rinnern Sie sich noch an die Geschichte von Emmanuel, seiner icordate la storia della famiglia d’origine nigeriana, formata da Frau Precious, und ihren Töchtern Star und Christiane, über die Emmanuel e Precious e dalle loro figlie Star e Christiane, racCaroline von der Tann in der Nummer 4/2015 von Miteinander contata da Caroline von der Tann nel numero 4/2015 di Insiegeschrieben hat? Seit diese nigerianische Familie aus Donauwörth in me? La famiglia vive a Castel Volturno, vicino a Napoli, da quando è dodas Land ihrer Erstankunft abgeschoben wurde lebt sie in Castel Volvuta rientrare in Italia, il Paese del loro ingresso iniziale in Europa, proturno bei Neapel. In Deutschland hatte die Familie mit einer Perspekvenendo da Donauwörth, la città della Germania dove avevano abitato tive auf Zukunft und gut in das soziale Umfeld integriert ein Jahr lang - per un anno - con prospettive per il futuro e buona integrazione sogelebt. Precious und Emmanuel hatten zwar nach afrikanischem Riciale. L’articolo spiegava, tra le altre cose, come Precious e Emmanuel tus geheiratet, doch weil das für die italienische Gesetzgebung nicht – già sposati secondo un rito africano, senza valore legale in Italia - vozählt, wollten sie in Italien ein zweites Mal heiraten. Aber dafür musslessero formalizzare la loro unione con un nuovo matrimonio. Per siten verschiedene Urkunden bei der Nigerianischen glare le nozze, sarebbe stato necessario il rilascio di Botschaft beantragt werden. Das Problem war, dass alcuni documenti da parte dell’ambasciata del prodie Familie nicht in der Lage war, für die damit verprio Paese d’origine. La procedura, però, prevedeva il bundenen Unkosten aufzukommen. In der Zwiversamento di una somma di denaro, troppo onerosa schenzeit wuchs die Sorge, dass Emmanuel ohne eine per le loro possibilità. Frattanto cresceva il timore che offiziell anerkannte Eheschließung und ohne AufEmmanuel, senza un’unione ufficiale e senza un vaenthaltsgenehmigung abgeschoben und von seiner lido permesso di soggiorno, potesse venire espulso Familie getrennt werden könnte. Dank der finane separato dalla propria famiglia. Ebbene, lo scorso ziellen Unterstützung seiner Freunde aus Donau16 ottobre la coppia ha invece potuto coronare il prowörth und der Gemeinde Neapel konnte das Paar sich prio sogno, grazie all’aiuto economico - fornito dai loro Emmanuel und Precious zwischen den die erforderlichen Urkunden ausstellen lassen und amici di Donauwörth e dalla comunità di Napoli - che Trauzeugen / Emmanuel e Precious tra le am 16. Oktober dieses Jahres seinen Traum ver- testimoni di nozze ha consentito l’ottenimento dei documenti. Testiwirklichen. Trauzeugen waren die Pfarrerin der Gemoni di nozze sono state la pastora della Comunimeinde Neapel Kirsten Thiele und Caroline von Tann aus unserer Retà di Napoli, Kirsten Thiele, e Caroline von der Tann, della nostra redadaktion. Und bei dieser Gelegenheit ist Caroline aufgefallen, dass der zione. E in quest’occasione Caroline, visionando i documenti ufficiali, Familienname von Precious und Emmanuel Osaregie ist (und nicht Osaha anche notato come la grafia corretta del cognome di Precious ed Emzee, wie fälschlicherweise im vorigen Artikel angegeben). Die Redaktimanuel fosse Osaregie (e non Osazee come riportato nel precedente on entschuldigt sich bei der Familie Osaregie für den Druckfehler und articolo). Alla famiglia Osaregie, quindi, vanno le scuse per l’errore di gratuliert ihr vor allem ganz, ganz herzlich. battitura ma, soprattutto, tanti tantissimi auguri da parte di tutta la BMP Comunicazione redazione di Insieme. Übersetzung: Kerstin Gros

FAMILIENFREIZEIT 2016 - Alle Interessierten dürfen sich schon auf die die nächste Familienfreizeit freuen, die vom 27.8 bis 3.9. im Monastero Santa Croce in Bocca di Magra (Ligurien/an der Grenze zur Toscana) stattfinden wird. Das Anmeldeformular finden Sie auf der Webseite der ELKI: www.chiesaluterana.it. Wenn Sie weitere Fragen haben, wenden Sie sich bitte an das Pfarramt in Venedig oder in Ispra-Varese: venezia@chiesaluterana.it - ispra-varese@chiesaluterana.it CAMPO ESTIVO PER FAMIGLIE 2016 - Tutte le persone interessate possono già rallegrarsi del prossimo campo estivo per famiglie, che si svolgerà dal 27.8 al 3.9. nel Monastero Santa Croce in Bocca di Magra (Liguria/al confine con la Toscana). Troverete il modulo di iscrizione sul sito della CELI: www.chiesaluterana.it. Per ulteriori informazioni potete rivolgervi all’ufficio pastorale di Venezia o Ispra-Varese: venezia@chiesaluterana.it - ispra-varese@chiesaluterana.it


Post Scriptum 31

Die Freuden der Arbeit

Le gioie del lavoro

I

ella lingua inglese i termini labour e work sono connessi tra di loro. La parola labour significa anche travaglio, dolori del parto. Ecco perché la decisione di Miteinander/Insieme di trattare l’argomento lavoro proprio nel periodo natalizio mi sembra davvero appropriata. Sono questi i giorni in cui i cristiani ricordano il dolce travaglio di Maria e la venuta al mondo di Gesù Cristo, nostro Signore e Salvatore. Nel travaglio della partoriente ritroviamo l’ambivalenza del lavoro: da una parte ci sono il dolore e la sofferenza e dall’altra la gioia e la soddisfazione. Già i primi autori cristiani ci riportano la seguente frase di Gesù: “La donna, quando partorisce, è nel dolore, perché è venuta la sua ora; ma, quando ha dato alla luce il bambino, non si ricorda più della sofferenza, per la gioia che è venuta al mondo una creatura umana.” (Giovanni 16; 21). Oggi sperimentiamo questa tensione tra gioia e dolore nel lavoro in diverse situazioni. Nel mondo ci sono ancora molte persone che lavorano in condizioni di schiavitù. Ma ci sono anche tanti altri che, con gioia e sacrificio, si occupano dei malati in ospedale lavorando gratuitamente per il piacere di aiutare il prossimo. Altri, invece, si prendono cura delle vittime di violenza e di chi, a causa di guerre e conflitti armati, ha dovuto abbandonare la propria patria. Tutto questo è in sintonia con la teologia luterana della vocazione. Nel medioevo, fino ai tempi di Lutero, esisteva una distinzione nel lavoro. C’erano coloro che facevano un lavoro ordinario ed altri che avevano ricevuto una chiamata speciale da Dio e per vocazione sceglievano di fare il prete o il monaco. Lutero superò queste categorie, attribuendo valore religioso al lavoro e alle responsabilità quotidiane. Per Lutero, i cristiani hanno sia la vocazione spirituale, per la quale sono chiamati ad entrare nel regno di Dio, sia la vocazione esterna, per la quale sono chiamati ad amare e servire fedelmente il prossimo, indipendentemente dal loro ruolo nel mondo. Da cosa derivano gioia e soddisfazione nel nostro lavoro? A prescindere dai motivi materiali, gioia e appagamento ci giungono dalla consapevolezza del fatto che siamo collaboratori di Dio nel lavoro della continua opera della creazione e del mantenimento del creato. Maria comprese la sua vocazione quando disse: “Ecco, io sono la serva del Signore; sia fatto di me secondo la tua parola.” (Luca 1;38) Rev. Dr. Kenneth Mtata, FLM - segretario del settore “Teologia e pratica luterana” Traduzione: Kerstin Gros

n der englischen Sprache sind die Wörter labour und work zusammenhängende Begriffe. Mit labour werden auch die Geburtswehen bezeichnet. Aus diesem Grund ist der Monat Dezember für Miteinander/Insieme ein passender Moment für das Thema Arbeit. In der Weihnachtszeit gedenken die Christen den Freuden der Geburt, durch die Jesu Christi, unser Herr und Heiland, das Licht der Erde erblickte. In diesen Geburtswehen findet sich die Ambivalenz der Arbeit wieder – auf der einen Seite gibt es Schmerz und Leid und auf der anderen Freude und Befriedigung. Das hatte einer der ersten christlichen Autoren ganz richtig erfasst, als er Jesus zitiert mit den Worten: “Es geht euch wie der Frau, die ein Kind bekommt: Während der Geburt macht sie Schweres durch, aber wenn das Kind dann geboren ist, sind alle Schmerzen vergessen, so groß ist ihre Freude über das Kind, das sie zur Welt gebracht hat.“ (Johannes, 16; 21) Heute werden wir mit dieser Verkettung von Freud und Leid konfrontiert. Auf der Welt gibt es immer noch viele Menschen, die unter Sklavenverhältnissen arbeiten. Es gibt aber auch viele andere, die fröhlich und aufopferungsvoll sich um Kranke in Krankenhäusern kümmern. Und auch andere, die Gewaltopfern und Flüchtlingen helfen, die durch Kriege und bewaffnete Konflikte gezwungen wurden, ihre Heimat zu verlassen. Dies alles steht im Einklang mit der lutherischen Theologie der Berufung. Im Mittelalter gab es bis zu Luthers Zeiten eine klare Unterscheidung: Auf der einen Seite gab es die Menschen, die die gewöhnliche Arbeit verrichteten, und auf der anderen, die, die von Gott zum Leben als Priester oder Mönch berufen wurden. Martin Luther überwand diese Kategorien. Er maß der alltäglichen Arbeit und Verantwortung religiöse Bedeutung bei. Nach ihm gibt es für die Christen sowohl die spirituelle Berufung, durch die sie dazu berufen sind, in das Königreich Gottes einzutreten, als auch die äußere Berufung, durch die sie dazu berufen sind, ihren Nächsten in Liebe zu dienen, unabhängig von ihrer Rolle in der Welt. Wodurch entsteht Freude und Genugtuung bei unserer Arbeit? Abgesehen von materiellen Gründen erwachsen Freude und Zufriedenheit aus dem Bewusstsein, dass wir Gottes Mitarbeiter sind bei seinem ständigen Schöpfungswerk und bei der Bewahrung der Schöpfung. Maria erkannte ihre Berufung mit dem Satz: „Ich bin die Dienerin des Herrn. Mir geschehe, wie du gesagt hast.“ (Lukas 1; 38). Rev. Dr. Kenneth Mtata, LWB - Studiensekretär für lutherische Theologie und Praxis Übersetzung: Kerstin Gros

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INFO - INTERNET CELI|ELKI Chiesa Evangelica Luterana in Italia | Evangelisch-Lutherische Kirche in Italien www.chiesaluterana.it - decanato@chiesaluterana.it www.facebook.com/ChiesaEvangelicaLuteranaInItalia Sinodo | Synode presidente.sinodo@chiesaluterana.it

Centri studi | Studienzentrum Centro Filippo Melantone a Roma | Melanchthon Zentrum in Rom www.centromelantone.org segreteria@melantone.org

Altri siti | Andere Webseiten Per saperne di più | Um mehr darüber zu wissen www.bollunet.org www.luterani.it

Radio (in italiano / in italienischer Sprache) Rai Radiouno “Culto Evangelico” la domenica mattina alle 7.30 Per riascoltare le trasmissioni: www.fedevangelica.it/servizi/ssrtvo31.asp

Anmerkung der Redaktion

Rom, Innenraum der Christuskirche / Roma, interno della Christuskirche

Nota della redazione

Die Redaktion freut sich über die

La redazione gradisce la colla-

ehrenamtliche Mitarbeit aller

borazione a titolo gratuito di tutti i

Leser. Die Artikel sind an

lettori. Gli articoli vanno inviati a

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zu senden. Die Redaktion behält

La redazione si riserva, unica -

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