Voghera Fotografia 2019
Voghera Fotografia 2019
tra luoghi e persone - Transiti
Un evento ideato da
In collaborazione con
Voghera Fotografia 2019
VOGHERA FOTOGRAFIA TRA LUOGHI E PERSONE - TRANSITI Voghera - Castello Visconteo 14 settembre - 6 ottobre 2019
Un evento ideato da: Spazio 53 - Visual Imaging In collaborazione con: photoSHOWall A cura di: Arnaldo Calanca In collaborazione con: Comune di Voghera Carlo Barbieri - Sindaco Marina Azzaretti - Assessore alla Cultura Direzione scientifica: Renzo Basora Luca Cortese Gianni Maffi Pio Tarantini Fotografie di: Uliano Lucas Olivo Barbieri Harry De Zitter Sara Munari Cacciatori d’Ombra Isabella Balena Giancarlo Carnieli Francesco Cianciotta Pier Paolo Fassetta Gianni Maffi Stefano Parisi Graziano Perotti Nino Romeo Sebastiano Vianello Daniele Vita Beppe Bolchi Roberto Cifarelli Alessandra Fuccillo
Pino Ninfa Gruppo Fotoamatori Cassolese Associazione Fotografica Frascarolo Gruppo Fotocineamatori Garlaschese Circolo Fotografico IncontroLuce Gr. Fotoa. Cir. Cult. Lomellino G. Costa Associaz. Fotograf. Città Giardino Circolo Fotoamatori Rivanazzanese Fotoclub ImmaginIria - DLF Spazio 53 – Visual Imaging
Catalogo a cura di: Pio Tarantini Progetto grafico: Chiara Mussini Evento ospite i GIGANTI del Jazz Ideato da: Davide Tremolada Intraversato Prodotto da: photoSHOWall In collaborazione con: La Provincia Pavese Spazio 53 - Visual Imaging Direzione artistica: Roberto Mutti Direzione scientifica: Filiberto Maida Renzo Basora Con il patrocinio di: Provincia di Pavia ASM - SpA Con il patrocinio speciale di: UNICEF Partner culturale: FIAF - Federazione Italiana Ass. Fotografiche
ALU SpA LEUCOS
Milano Pavia TV Voghera News
Main Media Partner: La Provincia Pavese
Segreteria generale: Anna Zanini
Con il contributo di: Regione Lombardia Fondazione Cariplo ASM - Vendita e Servizi srl - Voghera Balma, Capoduri & C. SpA - Voghera Cifarelli SpA - Voghera DG Pneus - Voghera Tenuta Montelio Vini - Codevilla Pibergroup Srl - Voghera Oltrepò Tennis Academy - Codevilla Albergo Ristorante Selvatico - Rivanazzano T. Scupelli-Lazzati Snc - Voghera Sozzani Gioielli - Voghera Vodafone - Voghera
Relazioni esterne: Arnaldo Calanca
Con il sostegno di: Pier Paolo Cigagna - Videoproduzioni - Voghera Guido Colla Fotografo - Voghera JOBY - Bassano del Grappa Manfrotto - Imagine More - Bassano del Grappa Istituto Maserati, Baratta, Sez. Turistico Voghera Rig.Eco - Pontecurore La Primavera Fiorista - Voghera Somstudio - Tortona Media Partner: Editrice Progresso FOTOCULT FOTOgraphia FOTOIT Fotografare PF Magazine Giornale di Voghera Hestetika Il Fotografo LEFT Oltre Pmstudionews.com
Sito e social network: Chiara Mussini Somstudio Ufficio stampa: DEA Press - Milano Riprese video e montaggio: Pier Paolo Cigagna Riprese fotografiche: Guido Colla Matteo Maiocchi Allestimento e assistenza tecnica: Claudio Carra - Allestimenti Antonio Mazzocca photoSHOWall Spazio 53 - Visual Imaging Partner Supporti tecnici: Atmysphere.exhibition.hall - Voghera FCF Photo & Video Gear Supplier - Milano Ferri Adelio - Voghera Fotoclub ImmaginIria - DLF LAB-BOX by ars-imago P.F.G. by Karl Bielser - Milano Video installazioni: AUDIOGAMMA - Vivitek - Milano Un ringraziamento speciale a Uliano Lucas per la gentile concessione dell’immagine di pagina 19 Voghera Fotografia è una manifestazione riconosciuta FIAF
SOMMARIO 7 9 11
Appuntamento con la fotografia d’autore
TRA LUOGHI E PERSONE 21
Olivo Barbieri
Voghera tra cultura e fotografia
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Harry De Zitter
Un momento di coinvolgimento
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Sara Munari
Transiti, fra storia e cultura dell’immagine
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Cacciatori d’Ombra
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Transiti
Carlo Barbieri - Sindaco di Voghera
Marina Azzaretti - Assessore alla Cultura del Comune di Voghera
Arnaldo Calanca - Presidente Spazio 53 - Visual Imaging
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Renzo Basora
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Ritratti e paesaggi di un mondo in cammino
Adriatic Sea (staged) Dancing People 2015
The Himba Collection
Vanishing Shepherds
Appia - Work in progress Collettiva
Fotografie di Isabella Balena, Giancarlo Carnieli, Francesco Cianciotta, Pier Paolo Fassetta, Gianni Maffi, Stefano Parisi, Graziano Perotti, Nino Romeo, Sebastiano Vianello, Daniele Vita
Pio Tarantini
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Beppe Bolchi
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I Giganti del Jazz
Città senza Tempo Jazz foto festival
Fotografie di Roberto Cifarelli, Alessandra Fuccillo e Pino Ninfa
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Collettiva circoli FIAF
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Eventi collaterali
della Provincia di Pavia
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Appuntamento con la fotografia d’autore Carlo Barbieri
Sindaco di Voghera Voghera sarà capitale della fotografia d’autore. Sei progetti che coinvolgeranno oltre venticinque fotografi italiani e stranieri, incontri, corsi, workshop che porteranno il nostro Castello Visconteo a sprigionare una forte vitalità culturale. Come Sindaco ho fortemente voluto e sostenuto in maniera concreta la seconda edizione di Voghera Fotografia 2019 che porterà ad essere la nostra città punto di riferimento nazionale della fotografia d’autore. Il titolo “Tra luoghi e persone - Transiti” è evocativo di un momento storico preciso che è contrassegnato da migrazioni di popoli da un luogo all’altro per ragioni economico-sociali, climatiche e di lavoro. Il Castello diventa quindi un crocevia di proposte differenti che dialogano attraverso la fotografia. Sarà luogo di confronto e riflessione per un pubblico che potrà scoprire progetti interessanti e innovativi. In questo festival verranno presentate iniziative che apriranno la città a nuovi visitatori, con un occhio di riguardo ai giovani, aiutandoli ad apprezzare la fotografia. Da tempo mi sto impegnando affinché il Castello diventi un importante polo di intrattenimento della città con proposte che lo rendano fruibile in ogni momento dell’anno. Questo festival della fotografia è l’esempio concreto dell’impegno profuso dall’amministrazione, che mantiene un legame duraturo con Spazio 53 che è stato promotore e organizzatore dell’evento. Auspico pertanto che questa manifestazione, che oggi è alla sua seconda edizione, trovi continuità nel futuro, possa migliorarsi e ampliare il suo bacino d’utenza affinché il pubblico possa considerarla un appuntamento fisso. Vi aspetto a Voghera Fotografia 2019.
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Voghera tra cultura e fotografia Marina Azzaretti
Assessore alla Cultura del Comune di Voghera Spazio53 è una delle associazioni culturali più accreditate di Voghera. I progetti di questa realtà sono volti a far conoscere e divulgare il mondo della fotografia e a creare sinergie in grado di offrire spunti culturali nuovi. L’Assessorato alla Cultura – che io rappresento – ha creduto negli intenti e nei progetti di Spazio 53 fin da subito. Il sodalizio tra la nostra amministrazione, Arnaldo Calanca e Guido Colla è cresciuto nel tempo dando ottimi risultati e il festival Voghera Fotografia ne è un esempio. Anche la seconda edizione di questa importante kermesse – che si declina in articolate iniziative diffuse in città – conferma l’impegno che il Comune si è preso nei confronti dei propri cittadini collaborando con un’associazione che è in grado di offrire una proposta culturale di profilo. Anche quest’anno il Castello Visconteo sarà la cornice suggestiva di numerose mostre fotografiche a cui si aggiungono workshop curati da personalità di spicco del mondo della fotografia e attività che danno visibilità alla nostra città. Le visite guidate al cimitero monumentale della città e alle Officine Ferroviarie aprono le porte a luoghi suggestivi e inediti. Non posso dimenticare le visite alle aziende Balma, Capoduri & C. SpA e Cifarelli SpA – fiori all’occhiello del panorama industriale della nostra città – che portano l’operosità vogherese nel mondo. Ho deciso di sostenere anche quest’anno la seconda edizione del Festival Voghera Fotografia proprio a fronte di un programma così ambizioso. Con determinazione e grande professionalità Spazio 53 ha messo in campo tutta la propria energia creativa e produttiva realizzando un evento che, per le partnership sottoscritte e per la dovizia di iniziative, si configura come offerta culturale in grado valorizzare la nostra città sul panorama nazionale e non solo.
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Un momento di coinvolgimento Arnaldo Calanca
Presidente Spazio 53 - Visual Imaging Con grande piacere introduco questa seconda edizione dell’Incontro Nazionale Voghera Fotografia 2019 consapevole che questa nuova sfida dovrà essere ancora più qualificante e attrattiva della precedente. Al titolo conduttore Tra luoghi e persone abbiamo affiancato Transiti, che vuole evidenziare l’attualità, gli intenti e i contenuti delle otto mostre proposte. Transiti significa differenti punti di vista nel raccontare gli spostamenti della gente nel mondo contemporaneo, nel lasciare un luogo e raggiungerne un altro per cause di lavoro, per condizioni climatiche, per questioni politiche, economico-sociali oppure per turismo di massa. Gli artisti vivono in un ambiente di scambi internazionali, avvertono i cambiamenti e si confrontano; tutto questo si percepisce nelle mostre qui allestite. Il percorso espositivo comprende immagini che, prima di essere racconti, sono esempi di grande fotografia; senza la presunzione di spiegare, esprimono il desiderio di comprendere e di relazionarsi. Lasciamo dunque ai visitatori il compito di giudicare se le proposte degli autori e dei contenuti, fortemente volute e operate da Spazio 53 insieme al comitato scientifico, abbiano raggiunto lo scopo. Un’occasione unica in cui l’arte visiva si offre quale strumento al servizio dello scambio e della comunicazione per annullare le distanze – individuali e collettive – alla ricerca del senso che lega l’umanità intera. In questa edizione Voghera Fotografia punta l’obiettivo sull’attualità con giornate totalmente dedicate alla libera circolazione del pensiero fotografico, pensate per la città e il territorio e fortemente legate alla nostra realtà.
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Oltre 250 fotografie di 25 autori (anche internazionali), la mostra collettiva FIAF e quella delle scuole cittadine, la Camera Obscura, la celebrazione degli anniversari del 500° anno dalla morte di Leonardo da Vinci, del 180° anno della fotografia e del 50° anno dall’allunaggio, corsi, workshop, incontri, presentazioni, videoproiezioni, visite guidate: questo è quanto è stato organizzato da Spazio 53. Senza l’aiuto di amici e collaboratori non sarebbe stato possibile realizzare Voghera Fotografia 2019 che nel nome riassume luogo e contenuti della manifestazione. Grazie per il grande supporto! Un altrettanto sentito ringraziamento lo dobbiamo al Comune di Voghera con l’Assessorato alla Cultura, alla Regione Lombardia, alla Fondazione Cariplo e ASM SpA che hanno creduto nell’iniziativa e ai tanti sponsor che hanno reso possibile l’evento. 12
Transiti, fra storia e cultura dell’immagine Renzo Basora
La seconda edizione di Voghera Fotografia presenta alcune novità che meritano attenzione. Alle mostre di fotografi di grande rilievo, Harry De Zitter, Olivo Barbieri, Sara Munari, che rappresentano visioni complementari della fotografia contemporanea, si affiancano progetti corali e in divenire: Cacciatori d’Ombra e la collettiva Transiti con la selezione di 10 fotografi. Ma quello che diventa importante, nell’ambito di questa rassegna, è l’individuazione di punti di vista diversi e di proposte che dialogano, attraverso la fotografia, con la cultura in genere. I Giganti del jazz è la parte visiva della musica interpretata da Roberto Cifarelli, Alessandra Fuccillo e Pino Ninfa, nell’allestimento di photoSHOWall. Le immagini presentano il mondo del jazz con volti, pose, ambienti, ma soprattutto con lo stretto rapporto che unisce strumenti e musicisti. Non si può, dunque, considerare queste immagini una semplice documentazione, ma un viaggio nel mondo di grandi concertisti. Un transito fra musica e visione. L’incontro promosso dal FAI Giovani d’Oltrepò Pavese ci svela gli affreschi del Bramantino presenti nel Castello Visconteo, luogo che ospita l’intera manifestazione, che sono quasi coevi con la presenza di Leonardo Da Vinci a Milano. Antonio Mazzotta ci proporrà approfondimenti di lettura e confronti fra due grandi interpreti della pittura quattro-cinquecentesca. Il Rinascimento come cultura di transito per l’età moderna. La storia dei 180 anni della fotografia non è stata dimenticata e trova adeguata riflessione con l’allestimento di una piccola e intrigante mostra di materiale d’epoca. Anche la Camera Obscura, che è una installazione
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permanente, è un ideale punto d’origine di questa storia. Anche in questo caso con il coinvolgimento di Leonardo che ne è stato fra i primi studiosi. Beppe Bolchi ha ideato l’installazione e la accompagna con la mostra Città senza tempo, immagini ottenute con una fotocamera a foro stenopeico. Sono rappresentazione di una realtà sospesa nel tempo, con l’aura delle fotografie del passato e la capacità, tutta contemporanea, di fare immagini attraverso la creatività. Una storia interpretata da Bolchi che, da grande fotografo e attento studioso dei processi di realizzazione dell’immagine, usa tecniche antiche per stimolare il “saper vedere”. Transiti dal passato al presente.
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Anche un gruppo di fotografi (Giorgio Borgarelli, Guido Colla, Luca Cortese, Mauro Negri, Riccardo Nosvelli) si recherà in strada per fotografare la gente comune e portare il ritratto ad una forma di democratica partecipazione, quasi a rievocare i primi fotografi ambulanti della storia che, appena dopo il 1839 (data ufficiale dell’invenzione della fotografia) portavano nelle piazze la loro arte. Così ebbe inizio anche l’avventura di Davide Cicala, il pioniere della fotografia a Voghera nell’Ottocento. Transiti della fotografia fra le vie della città. Percorsi come quelli che coinvolgono monumenti e chiese della città e le aziende come realtà produttive svelano il territorio nelle sue trame sociali, economiche, storiche. Transiti che ci consentono di capire una realtà in costante divenire. Non si è voluto dimenticare la fotografia amatoriale che attraverso i circoli ha prodotto, nella storia della fotografia, esempi significativi di grandi autori (basti citare Mario Giacomelli). A loro è stato affidato il compito, attraverso l’associazione che li rappresenta, la FIAF, di allestire una corposa collettiva di 9 associazioni della provincia di Pavia, fornendo uno spaccato di quella che è l’immagine prodotta da chi la fa per pura passione. Transiti fra professionisti e amatori della fotografia.
Si è voluto fare una rassegna inclusiva di storia, musica, arte e, soprattutto, fotografia, perché senza una precisa conoscenza, anche multidisciplinare, non è possibile fare cultura e, con tutta l’umiltà del caso, soddisfare il bisogno primario della conoscenza. Se questo progetto che implica partecipazione, disponibilità, creatività, entusiasmo riesce ad incontrare il grande pubblico, lo sforzo organizzativo sarà adeguatamente premiato.
Ritratti e paesaggi di un mondo in cammino Pio Tarantini
Abbiamo voluto intitolare Transiti la parte espositiva di questa seconda edizione di Voghera Fotografia che continua a proporre come titolo generale della manifestazione Tra luoghi e persone, confermando l’orientamento del comitato scientifico che aveva individuato questo ambito come fecondo terreno di analisi visiva dei nostri anni e dei luoghi in cui viviamo. Se la selezione di autori della scorsa edizione era incentrata soprattutto sulle diverse visioni del paesaggio italiano, molto spesso animato da persone, la scelta attuale ha seguito un percorso più preciso, orientato verso il concetto, evidenziato nel titolo Transiti, di luogo come spazio di passaggio, attraversamento, di transito appunto. Un argomento che purtroppo, per certi aspetti, è di grande attualità legato come è al problema dei grandi esodi biblici che stanno sconvolgendo il mondo, dall’area africana, da dove partono centinaia di migliaia di persone, all’America centro-settentrionale al Medio e Estremo Oriente. Abbiamo individuato mostre diverse, per contenuti e stili, ma unificate dal tema: molto differenti tra loro perché molto diversi gli autori presenti, dal classico paesaggio umano in bianco e nero di Harry De Zitter alle suggestive visioni dall’alto in un abbacinante colore estivo e marino di Olivo Barbieri, dall’impostazione reportagistica contemporanea di Sara Munari con i suoi nomadi dell’Estremo Oriente, alla molteplicità di interventi delle due importanti mostre collettive, la via Appia vista dal gruppo Cacciatori d’Ombra e la collettiva Transiti che raccoglie opere di dieci validi autori. L’eterogeneità di situazioni, soggetti, eventi non deve trarre in inganno il fruitore di queste selezioni suggerendogli l’impressione che si sia un po’ forzatamente voluto racchiudere in un unico contenitore autori, contenuti, stili e linguaggi molto diversi tra loro, ma, al contrario,
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vuole suggerire – secondo la linea guida scelta dal comitato scientifico di Voghera Fotografia – proprio la capacità di questa forma di espressione di riuscire a declinare la rappresentazione visiva, in questo caso fotografica, della complessità del mondo attuale. Con gli autori e i loro lavori selezionati per questa edizione di Voghera Fotografia a volte questo suggerimento avviene per accostamento tematico o stilistico, a volte per contrasto: quanto lontani - per contenuto e stile - appaiono i ritratti classici di Harry De Zitter accanto ai gruppi di persone ripresi dall’alto nello smagliante azzurro del mare di Barbieri. Oppure, per fare un altro esempio, quanto diversi e nello stesso tempo vicini nell’impostazione generale, appaiono i paesaggi dei diversi autori che si sono cimentati nel raccontare il tratto terminale della Via Appia. Così come le diverse interpretazioni dell’idea di passaggio, di nomadismo, di attraversamento e fruizione provvisoria dei luoghi riscontrabili nella collettiva Transiti o la personale lettura del nomadismo di alcuni gruppi di pastori mongoli nel lavoro Vanishing Shepherds di Sara Munari. Accenno a questo punto ad alcune caratteristiche dei singoli lavori per tentare di delineare un percorso di lettura basilare di questo complesso progetto espositivo. Parto quindi dal lavoro più tradizionale nell’impostazione, quello di Harry De Zitter – nato in Belgio, cresciuto in Sudafrica, attualmente con studio a New York – di cui viene presentato il lavoro The Himba Collection, sulla tribù degli Himba, una popolazione semi-nomade della Namibia settentrionale e che ancora oggi segue la transumanza delle mandrie di bovini. In mostra 20 ritratti in bianco e nero di alcuni componenti della tribù, con i loro tradizionali indumenti/costumi/ornamenti che vestono e decorano i loro corpi. Le fotografie hanno un’impostazione classica, con le persone ritratte in primo piano o a figura intera su uno sfondo neutro chiaro, per evidenziare ancor più i loro corpi e i loro ornamenti. Stilisticamente ricordano i ritratti di alcuni maestri della fotografia contemporanea, da Richard Avedon a Irving Penn. Sono fotografie
senza tempo, o per lo meno di un tempo che pare sospeso, dove le trasformazioni della civiltà moderna sono del tutto assenti. Di segno opposto, per impostazione generale, per contesto, per stile, l’operazione fotografica di Olivo Barbieri (Carpi [Modena], 1954) che oscilla tra una sorta di iperrealismo descrittivo di sapore entomologico e un’idea concettuale di interpretazione del mondo. Adriatic Sea (staged) Dancing People 2015 si intitola questo suo noto lavoro realizzato nel 2015 e che comprende una sequenza di scatti realizzati dall’alto su gruppi di bagnanti impegnati in esercizi di acquagym. L’inquadratura è una visione a volo d’uccello, ottenuta con riprese effettuate da un elicottero, e comprende porzioni di mare vicino alla spiaggia, con l’acqua molto bassa dove i bagnanti si muovono ritmicamente disposti un po’ casualmente e un po’ seguendo indicazioni precise. Le riprese mantengono sempre la stessa distanza, un campo totale del gruppo in acqua, né troppo vicino da entrare nei dettagli delle persone, né troppo lontano da perderne i connotati. Una presenza umana forte e quasi inquietante nel suo doppio aspetto di anonimità di massa – ripresa appunto quasi con occhio da entomologo – e di ricerca visiva della singolarità insita in ognuno di loro, attraverso i pochi tratti personali, i costumi da bagno, le capigliature distinguibili. Il tutto a definire una sequenza che consacra visivamente un rito di massa estivo, impensabile fino a qualche decennio fa, sintomo di un bisogno di aggregazione e di socialità che non può più verificarsi attraverso pratiche e consuetudini di un tempo, ma attraverso l’esercizio di un appuntamento collettivo che punta al benessere fisico. Le grandi dimensioni di stampa delle fotografie di Barbieri accentuano la caratteristica di descrizione corale dell’evento, quasi piccoli affreschi di realtà quotidiana, in questo caso vacanziera, del modo contemporaneo. Su un piano totalmente diverso si colloca il lavoro di Sara Munari (Milano, 1972) Vanishing Shepherds, sui pastori nomadi della Mongolia, per i quali il tema della transizione viene vissuto nella doppia esperienza di
nomadismo territoriale connaturato alla loro vita e alla loro attività e nel senso più ampio di transizione di status, dovuto ai cambiamenti climatici e al progressivo modificarsi, se non abbandono, dei ritmi millenari della loro attività. Gli spostamenti, tradizionalmente eseguiti con cammelli e cavalli, vengono a volte effettuati da camion sui quali spesso si caricano moderni televisori e lavatrici. I cambiamenti del clima, con una estremizzazione delle punte di caldo e di freddo, creano problemi sempre più gravi all’ambiente e quindi agli animali, soggetti sempre più a malnutrizione e morìe. Davanti a questa situazione Munari, fotografa attenta, curiosa, inquieta, ha voluto documentare stralci della vita di un gruppo di questi pastori secondo un reportage in bianco e nero asciutto, privo di retorica, e per questo ancor più apprezzabile nella sua essenzialità di impostazione. Completamente diversa è l’impostazione del progetto collettivo del gruppo Cacciatori d’Ombra, Appia. Work in progress, che raccoglie opere di nove autori – Pasquale Amendolagine, Nello Coppola, Alessio Deluca, Mauro Ieva, Francesco Mezzina, Patrizia Ricco, Marco Sacco, Simone Sanchioni, Salvatore Simonetti – che si sono avvicendati lungo la parte terminale del percorso della antica Via Appia, quella che riguarda la Puglia. Al di là delle considerazioni storicoanalitiche verso lo stato di abbandono in cui versa una così importante via storica, la prima tra i tracciati dell’antica Roma in direzione dell’Oriente, il lavoro dei fotografi delinea un percorso stilisticamente variegato sullo stato attuale delle cose. Il paesaggio, in questo percorso così articolato geograficamente ed economicamente, offre innumerevoli spunti nel tratteggiare il territorio, passando dalle visioni più bucoliche dove il tempo sembra essersi fermato, a quelle post-industriali, testimonianze forti dei cambiamenti più recenti. Una collettiva che sviluppa il tema dello spostamento delle persone sul territorio attraverso una metafora che in questo caso è costituita da una via storicamente importante: fotografia di paesaggio dunque, ma dove il
paesaggio, fortemente antropizzato, racconta proprio, attraverso le vedute dei luoghi, gli spostamenti storicamente determinati e i cambiamenti del paesaggio nel tempo. Ancora un’altra interessante mostra arricchisce questa edizione di Voghera Fotografia, la collettiva intitolata Transiti, a cura di Gianni Maffi e Luca Cortese, che riunisce 10 fotografi: Isabella Balena, Giancarlo Carnieri, Francesco Cianciotta, Pier Paolo Fassetta, Gianni Maffi, Stefano Parisi, Graziano Perotti, Nino Romeo, Sebastiano Vianello, Daniele Vita. Anche in questo caso la scelta è caduta su fotografi che affrontano situazioni diverse all’interno del tema e soprattutto con stili diversi: di ogni lavoro si è scelta una piccola selezione che possa comunque fornire al visitatore elementi di riflessione e confronto. Segnalo, seguendo l’ordine alfabetico degli autori, il reportage a colori di Isabella Balena Jerusalem Pilgrims Pop realizzato a Gerusalemme durante la Pasqua del 2007, alternando i ritratti delle persone ad alcune scene e situazioni di momenti della festa religiosa che quell’anno coincideva sia per la chiesa cattolica che per quella ortodossa. A seguire il bianco e nero intenso delle fotografie di Giancarlo Carnieli per il suo lavoro Transumanza (A different life) un reportage su un giovane pastore che, di ritorno dal periodo estivo trascorso sulle alte valli bergamasche, spesso capita con il suo consistente gregge nei campi del Parco Agricolo Sud di Milano. Su un tono completamente diverso il lavoro Un viaggio a parte di Francesco Cianciotta, vedute e situazioni colte in aeroporti, una sorta di fermo-immagini realizzate con macchine a basso tasso tecnologico, dove il colore un po’ alterato e le inquadrature a volte ardite testimoniano di un linguaggio molto contemporaneo. Simile negli intendimenti stilistici – colori acidi, sfocature, controluce – è il lavoro Attesa di Pier Paolo Fassetta che però tende ad analizzare i momenti in cui le persone, in ambienti asettici e stranianti, lavorano, leggono, si riposano, in attesa di qualcosa che stanno aspettando o che
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deve comunque avvenire. Una fotografia emblematica della gestione di una parte del tempo nella società moderna. Con Gianni Maffi e il suo lavoro Italialand si torna invece a una fotografia che coniuga magistralmente l’impostazione compositiva classico-moderna con un uso del colore desaturato, che accentua l’aspetto narrativo dei suoi reportage. Nelle fotografie di Maffi accade sempre qualcosa; esse si dispiegano come fotogrammi di un documentario che racconta, con sapienza consolidata, momenti della vita e del paesaggio contemporaneo. E al paesaggio nella sua accezione moderna possono essere accreditate le fotografie del lavoro Global Landascape di Stefano Parisi, una selezione di fotografie realizzate negli Stati Uniti d’America e che fanno parte di un progetto a lungo termine sugli effetti della globalizzazione sul paesaggio antropizzato. Anche qui colori alterati, che tendono a una uniformità cromatica tendente al giallo, quasi a sottolinearne l’aspetto un po’ alienante. Con il lavoro di Graziano Perotti Oltre il confine – un reportage realizzato in un campo profughi tra Grecia e Macedonia, sulla famosa via balcanica dei profughi di guerra dal Medio Oriente – si torna al linguaggio classico nella tradizione del migliore reportage umanistico, che racconta in modo diretto gli eventi del mondo. Storie di profughi come quella raccontata da Nino Romeo in Droit au but, un lavoro che tocca lo scottante argomento attraverso la metafora: la difficoltà della migrazione e dello sbarco viene suggerita attraverso l’allusione e il ricordo, con fotografie degli oggetti abbandonati da un gruppo di profughi sbarcati su una spiaggia della Sardegna. Passaggi pedonali sospesi sono i luoghi scelti da Sebastiano Vianello con il suo lavoro Passi sospesi in cui riprende persone di spalle durante l’attraversamento di questi luoghi di transito: una metafora del passaggio che qui si configura però come un momento di sospensione attraverso la normale vita quotidiana. A chiudere la collettiva gli intensi ritratti di un richiedente asilo –
Tony Aniugo, che dà anche il titolo al lavoro – realizzati da Daniele Vita, un racconto partecipe di alcuni momenti della vita quotidiana del protagonista. L’uso del colore, contrariamente al bianco e nero denso preferito dall’autore, accentua l’aspetto iperrealistico della vicenda umana, metafora anche questa dei grandi problemi storici dei nostri giorni. Una tematica dominante dunque per tanti fotografi che l’hanno declinata in modi così diversi, ognuno, a suo modo, interessante, intrigante, capace di suscitare emozioni e far riflettere: è quello che si propone Voghera Fotografia, che non vuole essere una passarella di belle fotografie, ma un’occasione per far apprezzare la ricchezza e l’importanza del mezzo, così depauperato dall’incontenibile diluvio di fotografie che inondano gli occhi e le menti ai nostri giorni.
TRA LUOGHI E PERSONE
TRANSITI
Uliano Lucas, Milano 1968 La famosa fotografia dell’emigrante davanti al grattacielo Pirelli di Milano, diventata un simbolo dell’emigrazione italiana in quegli anni.
Olivo Barbieri
Adriatic Sea (staged) Dancing People 2015 “Mi interrogo sulla quantità di realtà presente nel nostro sistema di vita, e su quanto i nostri strumenti percettivi siano in grado di comprenderla.” Dopo The Waterfall Project 2006/2007, su quattro delle cascate più significative del mondo, The Dolomites project 2010 e ALPS, GEOGRAPHIES AND PEOPLE 2012 sulle montagne italiane, con Adriatic Sea (staged) Dancing People 2015 continuo a rintracciare il comportamento dell’uomo in luoghi considerati naturali. Sorvolando con elicotteri la costa Adriatica, ho scoperto che a certe ore della giornata il bagnasciuga e il mare si trasformavano sincronicamente in una specie di set teatrale o cinematografico, dove la gente in vacanza ballava inserita in coreografie immaginarie progettate da istruttori di ginnastica o di danza. In alcune fotografie ho tentato di immaginare lo stadio progettuale delle coreografie, rappresentandole come fossero dei rendering, delle sagome di persone disposte nello spazio. Adriatic Sea (staged) Dancing People 2015, è un progetto che ha per soggetto la veridicità del ricordo. Paradossalmente il ricordo è l’unica verità obbiettiva che abbiamo. In queste immagini tutto è vero, il paesaggio, le coreografie e le persone sono reali. Il blu è il blu paradigmatico che vediamo nella nostra mente quando ricordiamo un giorno trascorso al mare. Le danze sulla battigia sono una manifestazione del genius loci di questi luoghi. A Rimini e in tutta la Romagna il ballo popolare (liscio) è estremamente condiviso e storicamente apprezzato sia dalle vecchie che dalle nuove generazioni. Qui aleggia il fantasma delle grandi discoteche che si stagliano come cattedrali nel deserto. La danza forse è un rito liberatorio nel blu del mare, come in un quadro di Matisse. Forse per rimuovere o dimenticare le spaventose immagini degli innumerevoli sbarchi mortali in tutta l’area del Mediterraneo.
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Harry De Zitter The Himba Collection
Gli Himba (o Ovahimba) sono un gruppo etnico di circa 12.000 persone del Kaokoland (regione del Kunene), nella Namibia settentrionale. Popolo di pastori nomadi, sono i discendenti di un gruppo di Herero che nella seconda metà del XIX secolo migrarono verso l’Angola per fuggire alle frequenti aggressioni dei Nama. In conseguenza di questa migrazione, gli Himba non ebbero praticamente contatti con i colonizzatori tedeschi, mantenendo quasi immutato il loro stile di vita tradizionale. Nel 1920, guidati da un capo chiamato “Vita” (guerra), attraversarono nuovamente il Kunene, tornando alla propria terra d’origine. I villaggi Himba sono costituiti da capanne di forma conica, realizzate con frasche legate insieme con foglie di palma e cementate con fango e sterco. Le donne si coprono il corpo con una mistura rossa a base di burro, ocra ed erbe. Gli uomini sposati usano indossare un piccolo copricapo scuro, mentre gli scapoli e i bimbi vengono rasati quasi completamente tranne per il cosiddetto “codino dello scapolo”. Le donne svolgono i lavori più pesanti: mungono gli animali, si occupano dei bambini, trasportano l’acqua e costruiscono le case. I ragazzi maschi vengono circoncisi prima della pubertà. La donna più anziana del villaggio cura il fuoco sacro, che è sempre acceso al centro del villaggio e che rappresenta lo spirito protettivo del Bene. Per realizzare il progetto Harry De Zitter instaurò una lunga trattativa con la popolazione che, non avendo moneta, ricevette in cambio tabacco, farina, zucchero. I provini furono autenticati con l’impronta delle dita. Alcune foto di questa serie sono state donate al presidente Sam Nujoma e sono parte della collezione permanente della Namibian National Gallery di Windhoek (NAGN).
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Sara Munari
Vanishing Shepherds Le praterie della Mongolia hanno sostenuto il popolo nomade la cui lunga storia di allevamento del bestiame è leggendaria. Ma i cambiamenti climatici, l’urbanizzazione e la burocrazia stanno minacciando l’esistenza stessa della cultura pastorale e un esodo umano sposta i pastori dalla terra alle città, soprattutto Ulaanbataar. La cultura dei pastori della Mongolia, una delle ultime sulla Terra, sta morendo. La Mongolia ha ora 70 milioni di capi di bestiame, circa il doppio di quello che gli scienziati ritengono possa sostenere l’ambiente naturale del paese. Allo stesso tempo, i pastori che una volta regolarmente si spostavano su lunghe distanze sono diventati più sedentari. Le proiezioni climatiche suggeriscono che la Mongolia sarà soggetta a più riscaldamento di qualsiasi altro paese dell’Asia orientale, con temperature medie che aumenteranno di più di cinque gradi entro il 2090. Oieck è uno di questi pastori, ha 53 anni e vive a 30 km da Dalanzadgad, Ömnögovi Aimag, nel deserto del Gobi, a sud della Mongolia, con la sua famiglia.
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Cacciatori d’Ombra Appia work in progress
L’associazione di cultura fotografica Cacciatori d’Ombra ha realizzato l’interessante progetto di ricerca fotografica Appia, Work in progress. Il progetto nasce da un’idea di uno dei fotografi del gruppo, Francesco Mezzina, che si è in parte ispirato all’esperienza di Paolo Rumiz, giornalista e scrittore, il quale qualche anno fa ha percorso a piedi in numerose tappe questa storica via – la prima strada programmata e realizzata in Italia al tempo dell’antica Roma – che, partendo dal centro della Capitale, attraversa la parte meridionale della Penisola per approdare a Brindisi, capolinea dei viaggi in Oriente via mare. Seguendo questa traccia nove fotografi si sono avvicendati lungo la parte terminale del percorso, quella che riguarda la Puglia: il risultato è una selezione di 100 fotografie che prendendo spunto dall’esperienza e dalle indicazioni di Rumiz, molto critico verso lo stato di abbandono in cui versa una così importante via storica, si interroga visivamente, nei diversi modi legati alla personalità di ogni fotografo, sullo stato delle cose. Il paesaggio, in questo percorso così articolato geograficamente ed economicamente, offre innumerevoli spunti nel tratteggiare il territorio, passando dalle visioni più bucoliche dove il tempo sembra essersi fermato, a quelle post-industriali, testimonianze forti dei cambiamenti più recenti. Perché alla fine di questo si tratta: l’antica e gloriosa via giace trascurata a indicare un percorso che non è solo spaziale ma anche temporale, testimone silenziosa di numerose antropizzazioni che hanno segnato la storia del Meridione e del nostro Paese in generale. Scrive al proposito Paolo Rumiz: «[…] … in Puglia, ecco i “Cacciatori d’Ombra”, questa pattuglia di fotografi che decide di monitorare e fissare su un libro gli scenari della via, costruendo un inventario del bello e del brutto, del nuovo e del vecchio, del vissuto e dell’abbandonato. Un viaggio per immagini, decisamente autorale e soggettivo.»
Pio Tarantini
(Dall’articolo Appia. Work in progress pubblicato sulla rivista FPMag in data 9 gennaio 2019)
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Pasquale Amendolagine
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Nello Coppola
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Alessio Deluca
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Mauro Ieva
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Francesco Mezzina
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Patrizia Ricco
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Marco Sacco
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Simone Sanchioni
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Salvatore Simonetti
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Collettiva Transiti
Isabella Balena Jerusalem Pilgrims Pop Giancarlo Carnieli Transumanza Francesco Cianciotta Un viaggio a parte Pier Paolo Fassetta Attesa Gianni Maffi Italialand Stefano Parisi Global Landscapes Graziano Perotti Oltre il confine Nino Romeo Droit Au But Sebastiano Vianello Passi sospesi Daniele Vita Tony Aniugo
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Isabella Balena
Jerusalem Pilgrims Pop
Il pellegrinaggio a Gerusalemme per i cristiani, come quello alla Mecca per i musulmani, è per tanti un viaggio da farsi almeno una volta nella vita. In ogni tempo e stagione, a dire il vero, la Città Vecchia è un costante flusso di corpi provenienti da tutte le parti del mondo, ma capita che nella Settimana pasquale, soprattutto quando le date ortodosse e quelle cattoliche coincidono, sia il momento topico per questo luogo. Sulla Via Dolorosa incedono a turno
orde di pellegrini e Chiese d’Oriente e d’Occidente si sfidano a colpi di diverse liturgie che si incrociano fino alla meta finale, il Santo Sepolcro. Non tutto è, in verità, mistico come vorrebbe la tradizione, ma qui e là t’imbatti spesso nell’apparente sacro che sconfina tranquillamente nel turistico profano. Qui una piccola sintesi di un più ampio reportage sulla Pasqua del 2007, anno in cui le date cattoliche e ortodosse coincidevano.
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Giancarlo Carnieli
Transumanza (a different life)
Può apparire strano che nell’area metropolitana milanese, industrialmente e tecnologicamente una delle più avanzate d’Europa, ci si imbatta in un gregge di pecore: eppure accade spesso che l’antico fenomeno della transumanza spinga nei mesi invernali alcuni greggi a pascolare nei campi del Parco Agricolo Sud. Il fotografo Gianfranco Carnieli ha documentato la presenza di un consistente gregge e l’impegnativo lavoro del giovane pastore, Giuseppe, che insieme al padre svolge
questa attività. Una scelta inusuale che richiede molta fatica tra i lunghi percorsi della transumanza che portano il gregge dalle alti valli bergamasche alla pianura milanese e viceversa e il continuo rimodulare la permanenza nei campi che esige il quotidiano cambiamento di sede. Carnieli ha documentato questo transito extraurbano del gregge con fotografie classiche in bianco e nero e con un linguaggio appassionato.
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Francesco Cianciotta Un viaggio a parte
Viaggiare per lavoro spesso vuol dire trasferirsi in un altro paese più o meno distante e passare la maggior tempo in sale riunioni, in incontri, ispezioni a impianti, call con la sede per riferire gli sviluppi della giornata, lavorare la sera in albergo per preparare la riunione del giorno dopo: tutto ciò implica avere poco tempo libero. La maggior parte di questo tempo libero si colloca negli aeroporti nelle attese dei voli che portano a destinazione, che riportano a casa, o nei trasferimenti negli hub.
Il progetto fotografico “Un viaggio a parte” è iniziato nel 1996 ed è tutt’ora in progress. Nella sua prima fase fino al 2008 si è sviluppato in pellicola B&W con macchine di plastica ed è stato pubblicato da Motta Editore - ora 24 Ore Cultura. Dal 2010 viene portato avanti con scatti realizzati col cellulare rimanendo aderente a un approccio situazionista con l’uso di mezzi di bassa qualità.
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Pier Paolo Fassetta Attesa
[…] con un percorso aperto a molteplici esperienze e influenze, rielaborate in un originale linguaggio personale, non rimanendo ancorato a vecchi stilemi, Pier Paolo Fassetta ha continuato a rinnovare la propria ricerca attraverso una continua analisi, senza pregiudizi e con grande onestà intellettuale. Gli ultimi suoi lavori, di cui fa parte Attesa, sono la testimonianza di un ulteriore passo avanti dell’artista. Con immagini dall’effetto simile a quello di singoli frame video rielaborati in post-produzione,
l’autore esprime un’inquietudine tutta contemporanea. Come la serie Geometrie Urbane, anche Attesa può definirsi uno sguardo intimo sull’anonimità della vita post-moderna: un’asettica sala d’aspetto diventa teatro di una realtà sfuggevole, in continuo divenire, un trasformarsi ciclico che non porta a una reale conclusione. (Dalla presentazione di Valentina Trisolino in occasione della mostra presso la Galleria Gallerati di Roma)
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Pompei, 2014
Gianni Maffi Italialand
Matera, 2018
L’Italia è uno dei paesi più visitati al mondo. Le bellezze paesaggistiche ed artistiche del Bel Paese attraggono ogni anno decine di milioni di turisti prevalentemente da Germania, Francia, Regno Unito, Paesi Bassi, Stati Uniti e Spagna. Importante è stato anche il recente incremento del turismo proveniente dai paesi dell’Est Europa, dalla Cina e dal Giappone. Il “viaggio in Italia” del Grand Tour si è trasformato in turismo di massa, al piacere della conoscenza e dell’esperienza di luoghi e opere che hanno fatto
la storia della cultura mediterranea e dell’intero Occidente, si sostituisce l’effimera pratica del selfie che certifica il “ci sono stato”, nella logica dei viaggi organizzati “mordi e fuggi”. L’atteggiamento dell’industria turistica italiana non è poi quello di accogliere i turisti nel rispetto del patrimonio ambientale e artistico del Paese, ma di assecondarne le richieste più orientate al consumo, favorendo pratiche poco compatibili con la salvaguardia fisica e la dignità di luoghi tanto carichi di cultura e fragile bellezza. Immagine nella pagina di destra: Siracusa, 2017
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courtesy ALIDEM
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Valle, 2013
Stefano Parisi
Global landscapes
Horseshoe Bend, 2013
“Global Landscapes è un progetto fotografico sul paesaggio antropizzato contemporaneo. Parte dalla consapevolezza che l’uomo, con la sua presenza, ha modificato radicalmente il paesaggio. […] Con le sue immagini, scattate in Paesi e continenti diversi, dagli Stati Uniti all’Islanda fino all’Oman, Parisi ci permette di cogliere i segni della globalizzazione, che rendono molto più sfumate le differenze tra i diversi luoghi del Pianeta. Il paesaggio diventa uguale ovunque. Non solo
globalizzato, quindi, ma globalizzante, con le sue contraddizioni e le sue fredde similitudini. […] Spazi urbani o ambienti naturali fanno quindi da sfondo a soggetti e oggetti che da una parte paiono surreali, “fuori posto”, ma che nello stesso tempo sentiamo far parte della nostra vita quotidiana. È il contrasto tra questi due elementi che spiazza ma affascina e ci permette di riflettere sugli eccessi visivi di cui siamo vittime.” (Dalla presentazione di Leonardo Brogioni) Immagine nella pagina di destra: Lake Powell, 2013
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Graziano Perotti Oltre il confine
Le fotografie fanno parte di un piĂš ampio lavoro sui rifugiati in fuga dalla guerra in Siria scattate presso differenti confini. Queste esposte riguardano Idomeni e dintorni, localitĂ vicino al confine Grecia-Macedonia. Dopo lo smantellamente del tristemente famoso campo di Idomeni e il trasferimento di migliaia di persone negli hangar in attesa di essere rispediti
in Turchia la crisi non è stata risolta, migliaia di rifugiati erano scappati prima di essere portati via con i pullman e avevano trovato sistemazione in distributori di benzina poi balzati alla cronaca come l’EKO Camp, in luoghi abbandonati, piazzole di hotel e sparsi nelle colline nei pressi della frontiera con la Macedonia.
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Nino Romeo Droit au but
“[…] Con questo lavoro Nino Romeo testimonia visivamente un’esperienza da lui vissuta su una spiaggia della Sardegna dove si è imbattuto nei resti di uno sbarco di migranti provenienti dal Nord Africa: indumenti, qualche oggetto personale, pezzi distrutti dell’imbarcazione attirano il suo sguardo oscillando tra la forza realistica del dettaglio e la bellezza dei paesaggi naturali. […] … le fotografie di Nino Romeo sfilano guidando lo sguardo dalla veduta iniziale che inquadra alcuni resti dello sbarco nel panorama della spiaggia vicino a Teulada ai numerosi dettagli
di questi poveri oggetti […] Si realizza così nello spettatore un corto circuito mentale in cui la difficoltà della migrazione e dello sbarco viene suggerita attraverso l’allusione e il ricordo. Tracce di vita vissuta, di sofferenza, di umanità, che sollecitano qualche riflessione su questo enorme problema dell’esodo biblico che coinvolge milioni di persone che hanno il solo torto di essere nate in Paesi molto poveri o insanguinati dalle guerre.” (Dall’articolo Droit au but di Pio Tarantini, pubblicato sulla rivista FPMag il 9 gennaio 2019)
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Sebastiano Vianello Passi sospesi
I cavalcavia pedonali sono luoghi di transito, collegano sponde che altrimenti, pur facendo parte di un tessuto urbano unico, resterebbero distanti e impraticabili. Essi sono metafora di ogni passaggio dell’uomo attraverso i condizionamenti sociali della civiltà contemporanea. Le persone ritratte, incorniciate da strutture architettoniche che si sforzano di rendere unici questi “luoghi”, sono tutte di spalle, sanno da dove vengono, sanno dove sono dirette ma sono
anonime nei confronti dello spettatore, come in fondo siamo tutti noi, sempre di più, di fronte al resto del mondo, ognuno impegnato in una personale traversata attraverso le difficoltà umane e quotidiane. Ognuno di loro porta con sé il proprio vissuto e, durante il transito sul cavalcavia, si sente in qualche modo protetto da quel luogo, in cui poco o nulla può accadere, e in cui i pericoli e le difficoltà del mondo difficilmente entrano a disturbare i suoi pensieri.
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Daniele Vita
Tony Aniugo, Milano 2014
Scrive l’autore su questo lavoro: «Ho seguito Tony Aniugo richiedente asilo politico di nazionalità nigeriana a Milano. Tony è scappato dalla Nigeria nel 2009 perché si è rifiutato di convertirsi all’Islam. Ho cercato di raccontare il suo quotidiano, dalla fototessera in questura per il rinnovo del permesso di soggiorno, alla fila alla mensa dei poveri, alle sue ore di preghiera al Duomo, alle lunghe passeggiate per Milano. Tony non ha amici, dice che i suoi connazionali spacciano droga, ha paura di
essere messo in prigione se li frequenta, vive in solitudine in una città dove passa completamente inosservato». Daniele Vita realizza anche con l’uso del colore – contrariamente all’uso sapiente del bianco e nero che gli è proprio – un reportage partecipe e significativo che racconta senza retorica ma con un apparente distacco quasi sociologico, un importante aspetto legato al grande problema delle migrazioni in atto.
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PROGETTI SPECIALI
Beppe Bolchi Città senza Tempo
Città senza Tempo è un progetto che affronta il tema del paesaggio urbano con l’utilizzo dell’apparecchio a foro stenopeico. Il risultato che se ne ottiene sono immagini che uniscono, alla fissità dei luoghi e delle architetture, la traccia del passaggio delle persone, quindi la percezione della loro presenza, ma non la loro figura. La città rappresentata in questo modo restituisce la valenza di case, edifici, arredi, quasi fini a loro stessi, pur se disegnati e realizzati in funzione dell’uomo. Una rivincita che si compie attraverso l’antica tecnica del foro stenopeico che, con i suoi lunghi tempi di posa, fa in modo che sia la città stessa a entrare nell’immagine, a specchiarsi, ad aprirsi e rappresentarsi nella sua realtà, con prospettive assolutamente naturali, non falsate da obiettivi che vogliono falsificare i luoghi stessi. Gli abitanti, le persone, gli animali sono solo fantasmi, tracce di un passaggio che c’è oggi, che c’era ieri e ci auguriamo ci sarà domani. La fotografia a foro stenopeico, pur non restituendo i minimi dettagli consentiti dagli obiettivi sempre più tecnologici, riesce nell’intento di rendere l’atmosfera, unitamente a una assoluta leggibilità dei luoghi; una visione quasi onirica, ma comunque reale, così come tutti i lavori dell’Autore, che pur scatenando approcci creativi diversificati, riesce sempre a rendere efficacemente la realtà, offrendo nuovi spunti di visione e di analisi. La morbidezza delle immagini dovuta alla tecnica di ripresa, ben si presta a rappresentare la memoria; l’assenza del colore, pur nelle pastose tonalità dei grigi, restituisce questi ricordi senza altre emozioni, fermando il tempo e, allo stesso momento, rappresentandolo pienamente con le lunghe pose necessarie per impressionare propriamente la pellicola. Il movimento e la vita scorrono ugualmente in queste immagini; anzi, ne sono incorporati e proprio queste immagini diventano contenitori degli attimi, dei giorni, degli anni trascorsi.
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ph. Roberto Cifarelli
Evento ospite JAZZ FOTO FESTIVAL
Festival fotografico itinerante e diffuso ideato e prodotto da photoSHOWall Fotografie di Roberto Cifarelli, Alessandra Fuccillo e Pino Ninfa Nell’ambito di Voghera Fotografia, photoSHOWall ha realizzato una sezione rivolta al Jazz e ai tre fotografi che hanno dedicato professionalità e passione per rendere visibile la musica, attraverso i suoi interpreti con i loro strumenti. Voghera Fotografia è una prima e significativa tappa di questo percorso. Esiste un rapporto molto stretto fra la musica e la fotografia – basterebbe al proposito pensare al ritmo narrativo che accomuna i due linguaggi – che si fa particolarmente intenso quando si parla di jazz. Le ragioni sono molte, ma sta di fatto che, negli anni, fra chi suona e chi lo riprende si è stabilito un rapporto di reciproca complicità perché entrambi sanno benissimo di esprimersi soprattutto per loro stessi ma di avere anche un interlocutore neppure troppo sottinteso, il pubblico. Se in altri settori dello spettacolo il fotografo è considerato un intruso (è sempre lì cercare un punto di ripresa, si muove, fa sentire fruscii, movimenti, scatti che turbano la “sacralità” del suono, della voce, del movimento) e ci si dimentica che è lui a fermare in immagine quanto scorre su un palcoscenico per poi sparire, nel mondo del jazz è quasi sempre il benvenuto. Il musicista e il fotografo, infatti, si somigliano: si esprimono attraverso l’uso di uno strumento di cui conoscono a fondo le potenzialità, alternano un modo di operare attentamente studiato a momenti di improvvisazione, entrano ed escono dall’ombra, si fanno ora comprimari ora protagonisti, sono alla ricerca di qualcosa di nuovo senza dimenticare di rimanere sempre se stessi. Basta guardarli un attimo prima che abbraccino il loro strumento o che portino all’occhio la loro fotocamera per cogliere l’intensità del ricercare, basta osservarli poco dopo quando per un attimo si distaccano da una tromba, da un sax o da una reflex per vedere la soddisfazione che li accomuna. Già, perché fotografare il jazz significa condividerne il ritmo, farlo proprio e trasformarlo in immagini: non è facile, ma quando riesce quelle sono riprese che vibrano come suoni.
Roberto Mutti
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ph. Alessandra Fuccillo
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ph. Roberto Cifarelli
ph. Roberto Cifarelli
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ph. Pino Ninfa
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ph. Pino Ninfa
Circoli fotografici FIAF Provincia di Pavia
Mostra collettiva composta da circa 150 immagini provenienti dai circoli fotografici appartenenti alla FIAF (Federazione Italiana Associazioni Fotografiche) della provincia di Pavia: Gruppo Fotoamatori Cassolese Associazione Fotografica Frascarolo Gruppo Fotocineamatori Garlaschese Circolo Fotografico IncontroLuce Gr. Fotoa. Cir. Cult. Lomellino G. Costa Associaz. Fotograf. Città Giardino Circolo Fotoamatori Rivanazzanese Fotoclub ImmaginIria - DLF Spazio 53 – Visual Imaging
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Gruppo Fotoamatori Cassolese Cassolnovo
Associazione Fotografica Frascarolo Frascarolo
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Gruppo Fotocineamatori Garlaschese Garlasco
Circolo Fotografico IncontroLuce Mede
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Gruppo Fotoamatori del Circolo Culturale Lomellino Giancarlo Costa - Mortara
Associazione Fotografica CittĂ Giardino Pavia
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CIRCOLO FOTOAMATORI RIVANAZZANESE DAL 1973
Circolo Fotoamatori Rivanazzanese Rivanazzano Terme
Fotoclub ImmaginIria - DLF Voghera
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Spazio 53 – Visual Imaging Voghera
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La sua ricerca si concentra inizialmente sull’illuminazione artificiale nella città europea e orientale. Dalla metà degli anni Novanta adotta una tecnica fotografica che gli permette di mantenere a fuoco solo alcuni punti dell’immagine: un dispositivo filosofico per mettere in relazione in modo inedito il soggetto con quanto lo circonda. Ha esposto nei più importanti musei, istituzioni e festival internazionali tra i quali MoMA San Francisco, Sundance Film Festival.
OLIVO BARBIERI
Nato in Belgio e cresciuto in Sudafrica, De Zitter ha iniziato a fotografare presso la scuola d’arte di Port Elizabeth, in Sudafrica, nel 1968. Ha sempre viaggiato, aprendo studi anche a Johannesburg, Cape Cod, Londra e New York, firmando campagne pubblicitarie di still life, auto, moda per importanti brand internazionali ed illustri imprenditori. È stato nominato Photographer of the Year da Adweek American Advertising.
HARRY DE ZITTER Vive e lavora a Lecco. Studia fotografia all’Isfav di Padova dove si diploma come fotografa professionista. Apre, nel 2001, La Stazione Fotografica, studio e galleria per esposizioni fotografiche e corsi, nel quale svolge la sua attività di fotografa. Nel 2019 ha aperto Musa Fotografia, centro per corsi, mostre, presentazioni e tutto ciò che riguarda la fotografia, a Monza. Si diverte con la fotografia, la ama e la rispetta.
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SARA MUNARI
L’Associazione nasce dall’incontro di appassionati di fotografia che hanno incrociato le loro strade per una coincidenza di circostanze e subito la comune passione è diventata “contagio”, tanto da intraprendere insieme un percorso per la realizzazione di progetti fotografici propri ed altrui. Lo scopo è diffondere una cultura fotografica che, partendo dalle emozioni e visioni di ogni autore, giunga ad incontrare le sensibilità e le passioni di più persone e luoghi affinché il contagio diventi “racconto” e collaborazione.
CACCIATORI D’OMBRA Appassionato delle varie tecniche fotografiche, ne ha vissuto le esperienze dalla camera oscura, sia per i materiali in bianconero che a colori, alle proiezioni di diapositive in dissolvenza, alla duplicazione e rielaborazione creativa delle proprie immagini. Bolchi, entrato professionalmente in contatto con Polaroid e quindi con il mondo della fotografia immediata, ne ha assimilato le relative particolarità.
BEPPE BOLCHI
AUTORI
Fotoreporter per molti anni, ha lavorato con alcuni dei principali periodici italiani e esteri. Da alcuni anni cerca di approfondire tematiche legate alla storia contemporanea e alle dinamiche sociali. Ritiene che la fotografia trovi la sua essenza quando riesce ad essere “voce e sguardo” di una comunità, altrimenti invisibile.
GIANCARLO CARNIELI Fotografo autoriale, sociologo, consulente aziendale, viaggiatore, conduttore televisivo, si occupa di fotografia fin da giovane. Ha sviluppato un riconosciuto percorso artistico, raccontando un punto di vista e una poetica personali, basati sull’osservazione della realtà circostante. Interessato alle nuove tecnologie e ai suoi specifici linguaggi, ha iniziato da alcuni anni una ricerca dell’immagine utilizzando come macchine fotografiche cellulari di uso comune e smartphone.
FRANCESCO CIANCIOTTA
ph. Eleonora Agostini
ISABELLA BALENA
Inizia a fotografare durante gli anni dell’Accademia di Belle Arti di Brera. Per dieci anni ha fotografato con l’ausilio di una piccola macchina fotografca compatta le abitudini e le pose delle persone lungo le spiagge e localita balneari di mezza Europa dando vita al lavoro “Bagnanti”. Realizza “Mondiale”, progetto sull’Alzheimer, al quale dedica quasi tre anni di riprese fotografche alla nonna malata. Nelle sue fotografe si dedica principalmente a raccontare la storia delle persone e le origini del territorio.
PIER PAOLO FASSETTA
Viaggio e fotografia sono da sempre passioni legate l’una all’altra. Viaggio dopo viaggio, la sua attrazione per il paesaggio ed i segni lasciati dall’uomo nel suo ambiente è diventata sempre più intensa, caratterizzando la sua ricerca in ambito fotografico. In generale, è una fotografia molto istintiva e poco o nulla pensata: “vedo una immagine e cerco di coglierla al volo, influenzato sicuramente dai maestri ai quali negli anni mi sono ispirato”.
ph. Pino Ninfa
Realizza ricerche personali dedicate ai rapporti tra paesaggio naturale e antropizzazione, margini urbani e paesaggio rurale, centri storici e segni del mondo contemporaneo. I suoi lavori sono stampati in volumi d’arte, libri d’artista in edizioni limitate e sono pubblicati su consolidate riviste, periodici cartacei e magazine on-line. Ha realizzato decine di progetti espositivi personali e partecipato a esposizioni collettive in gallerie private e spazi pubblici in Italia e all’estero.
GIANNI MAFFI
Frequenta i corsi di disegno industriale presso l’Istituto Statale d’Arte a Venezia, dove ha modo di conoscere Italo Zanier e Luigi Veronesi. Nel 1974 si laurea in architettura. Il suo percorso artistico ha radici molto più lontane, radicate nelle correnti degli anni Sessanta e Settanta della Land Art e dell’Arte Povera, i cui influssi arrivano nel nord-est italiano, zona d’origine dell’artista, attraverso la Biennale di Venezia e istituzioni di rilevanza internazionale come la Fondazione Bevilacqua-La Masa.
STEFANO PARISI
AUTORI
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Fotoreporter pavese, ha pubblicato oltre 200 reportage sui più importanti magazine, ottenendo 20 copertine. Di lui hanno scritto e pubblicato i più noti critici italiani e numerose sono le sue mostre personali e partecipazioni a collettive con grandi fotografi di livello internazionale. Nel 2015 è stato uno dei dodici fotografi italiani selezionati a pubblicare su Vogue per i festeggiamenti dei 50 anni della rivista più prestigiosa al mondo.
GRAZIANO PEROTTI
Nino Romeo ha svolto – parallelamente alla sua attività di libraio specializzato nel settore fotografico – una intensa attività sociale presso le associazioni del suo quartiere a Milano e una altrettanto intensa attività di fotografo sempre attento ai temi sociali.
NINO ROMEO La sua esperienza fotografica si sviluppa preminentemente e si consolida nel tempo attraverso viaggi di reportage sociale in diversi paesi (Ecuador, Bulgaria, Algeria e area del Maghreb, Sud Italia). La sua straordinaria sensibilità alle tematiche sociali più serie riscontrate in questi paesi si unisce ad una capacità particolare di raccogliere nel mondo quotidiano espressioni spontanee di umanità, scampoli di esistenze segnate da un destino non semplice, prospettive non scontate di giovani vite in divenire.
Dopo il diploma si dedica a ricerche artistiche personali che lo vedono impegnato su vari fronti, dalla pittura alla scenografia teatrale, alla fotografia, con partecipazione a varie mostre collettive. Nel 2009, decide di riprendere in mano la macchina fotografica e partire per un viaggio in solitaria in Scozia. Da allora la fotografia entra nuovamente nella sua vita artistica e affinando la tecnica del bianco e nero, fotografando soggetti urbani e definendo la sua fotografia come “foto di strada”.
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SEBASTIANO VIANELLO
DANIELE VITA
AUTORI
Studia fotografia con Angelo Tondini, Oliviero Toscani e Settimio Benedusi. Nel 2009 fonda il suo studio fotografico commerciale CameraOff, occupandosi di musicisti, attori, aziende, agenzie e famiglie. La sua ricerca fotografica si incentra sui temi sociopolitici, generazionali e terapeutici. Nel 2019 espone il progetto Fatto con i piedi per photoSHOWall presso il Campus Aquae, all’interno del Milano Photo Festival.
ALESSANDRA FUCCILLO
ROBERTO CIFARELLI Sviluppa progetti sul territorio nazionale e internazionale legati allo spettacolo e al reportage. L’interesse per la musica e per il sociale, hanno fondato il senso complessivo del suo lavoro fotografico. In ambito musicale e in particolare nel jazz da anni ha intrapreso una ricerca rivolta a considerare come elementi importanti e significativi i luoghi dei concerti insieme al pubblico presente e non solo i musicisti sul palco.
PINO NINFA
CIRCOLI FOTOGRAFICI PROVINCIA DI PAVIA
Roberto Cifarelli ama nella stessa misura il surrealismo e la musica, il che in un fotografo estroso e capace di improvvisi guizzi di creatività non dovrebbe stupire. Infatti non è facile definirlo anche se, osservando i suoi ritratti di jazzisti famosi e i suoi still life di strumenti, viene voglia di pensare che sia un fotografo musicale. D’altra parte cosa dire di un autore che frequenta i concerti, realizza come non volesse disturbare solo una cinquantina di scatti manco avesse ancora in macchina una pellicola e dichiara che darebbe non sa cosa per ascoltare Charlie Parker, Ornette Coleman e Miles Davis da giovani?
Il 19 dicembre 1948, in un’Italia in pieno fervore ricostruttivo, veniva fondata la “Federazione Italiana Associazioni Fotografiche”(FIAF) a Torino. La sua forza vera è la rete di fotoamatori, che con il loro apporto spontaneo ogni giorno lavorano per servire chi ha nella fotografia la sua vera, grande, passione. La FIAF, con circa 5.500 associati e 550 circoli affiliati, ha fatto la storia della fotografia amatoriale italiana ed oggi, pilastro importante della cultura italiana ed anche internazionale, crede di potere dare molto ai propri soci in termini di sostegno, di educazione e di idee, tramite rapporti unici ed esclusivi.
AUTORI
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Workshop Gianni Maffi
Valerio Pardi
Beppe Bolchi
Fotografare la città: dal paesaggio urbano alla street photography
Allunaggio 1969-2019: Fotografiamo la Luna
La Fotografia Stenopeica
Beppe Bolchi
Beppe Bolchi
Alessandro Anglisani & ADV Time
Light Painting
Performance stenopeica “Il Gesto”
Paesaggio & Castelli d’Oltrepò
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Luciano Zuccaccia
Gerardo Bonomo
Sara Munari
Un mondo di libri Riflessioni sui libri fotografici d’autore: il laboratorio
Pellicole B&N, caricamento e sviluppo in piena luce con Rondinax e Lab-Box
Linguaggio e lettura dell’immagine
Videoproiezioni Roberto Veronesi
Gianni Rossi
Suggestioni
Viaggi e altri incontri
EVENTI
Incontri Olivo Barbieri
Erminio Annunzi
Il disegno del mondo
La sostanza intima del paesaggio
Luca Marenda e Filiberto Maida Concerti e Fotografia
Associazione Cacciatori d’Ombra Appia - Work in progress
Maurizio Rebuzzini Ma che Storia è mai questa? Storia dei 180 anni della Fotografia
Mauro Negri Ritratto sensoriale
Sandro Iovine Abitare il transito
FAI Giovani Oltrepò Pavese
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Roberto Cifarelli e Umberto Petrin Le passioni di una vita
Luciano Zuccaccia Un mondo di libri: riflessioni sui libri fotografici d’autore
Il Bramantino e Leonardo
Giovanni Gastel e Pio Tarantini
Angelo Cucchetto Cities magazines
Giovanni Gastel, la fotografia, una nuova rivista
EVENTI
Porte Aperte Alla scoperta dell’organo Balbiani del Duomo di Voghera e visita panoramica sul campanile
Visita guidata a Cifarelli Spa
Visita guidata a Balma, Capoduri & C. Spa
Visita guidata a TRENITALIA OFFICINA GRANDI RIPARAZIONI
Visita guidata al Cimitero monumentale di Voghera
1.2.3. Dite Cheese! Ritratti itineranti in Voghera
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CaffĂˆ Letterario Renzo Basora e Pio Tarantini
Concorso Selfie & ritratto di famiglia
Le radici nella storia dei fotografi
EVENTI
The Himba Collection, fotografia di Harry De Zitter nell’installazione a parete photoSHOWall
PhotoSHOWall Una cornice è quasi sempre concepita come un elemento accessorio il cui compito è quello di supportare l’opera in uno spazio, di conservarla, proteggerla da fattori esterni. Per tutte queste ragioni la parete photoSHOWall non può essere considerata – anche quando ne sembra ricalcare l’esteriorità – una cornice. Si tratta, al contrario, di un sistema espositivo che stabilisce con le opere uno stretto rapporto dialettico grazie al quale si comprende che forma e sostanza si presentano come due aspetti complementari della stessa realtà. Questo progetto, grazie alla sua modularità, può adattarsi alle diverse esigenze espressive delle opere fotografiche ma può anche conferire loro una diversa e talvolta inaspettata modalità di presentazione. Come sempre succede ai progetti modulari, i possibili formati della realizzazione finale sono molti e dipendono principalmente dal soggetto e dalla definizione delle fotografie utilizzate. L’immagine ingrandita e scomposta può essere riprodotta a diverse scale fino a coincidere con l’intera parete (come nel caso della serie di installazioni “iGIGANTI photoSHOWall” che prendono il nome dalla loro dimensione). Parete che viene realizzata anche in versione autoportante e mobile contenitore.
Roberto Mutti PhotoSHOWall è stato sviluppato nell’ambito del progetto SHOWall finanziato a valere sul Bando “Smart Fashion and Design” promosso da Unione Europea e Regione Lombardia e cofinanziato dal POR FESR 2014-2020, nell’ambito della presentazione di progetti di sviluppo sperimentale, innovazione e disseminazione dei risultati nella filiera della moda e del design afferenti alla macroarea “industrie creative e culturali”. PhotoSHOWall è un progetto di Davide Tremolada Intraversato ed è prodotto a Pavia da Mtp arredamenti utilizzando pannelli in MDF a base di legno riciclato. www.photoshowall.com
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Il catalogo e l’evento Voghera Fotografia sono dedicati a coloro che con passione e disponibilità hanno contribuito a vario titolo alla loro realizzazione:
Franca Agnetti Paolo Alberico Alessandro Anglisani Erminio Annunzi Giovanni Augusti Aldo Balma Matteo Basora Matteo Benetti Giulio Bergaglio Graziano Bertelegni Federica Berzioli Silvano Peroni Ermanno Bidone Beppe Bolchi Gerardo Bonomo Giorgio Borgarelli Francesco Boveri Fabrizio Brambati Caterina e Giovanna Brazzola Paolo Canevari Mons. Giovanni Captini Claudio Carra Mario Casali Renato e Roberto Cifarelli Luca Cortese Simone Daclon Marinella Damo Loredana De Pace Margherita Dessì Fabio Draghi
Giovanni Gastel Paula Heisu Sandro Iovine Paola Lodigiani Gianni Maccagni Marina Macrì Gianni Maffi Lorenzo Mancini Abramo Manfrotto Luca Marenda Laura Marro Luigi Massone Antonio Mazzotta Sara Munari Roberto Mutti Matteo Negri Mauro Negri Riccardo Nosvelli Facundo Oporto Maurizio Pagella Paolo Paoletti Valerio Pardi Elena Parise Maria Teresa Patarelli Umberto Petrin Alessandro Plebe Edo Prando Maurizio Rebuzzini Gianni Rossi Roberto Rossi
Barbara Sala Massimo Sartirana Elena Scupelli Francesca Selvatico Guido Sozzani Sabrina Spampinato Natalia Stocchi Pio Tarantini Davide Tremolada Intraversato Manuela Vaiani Rita Vaselli Roberto Veronesi Angelo Vicini Mirella Vilardi Luciano Zuccaccia tutti gli studenti dell’Istituto A. Maragliano, I.I.S. Maserati con sezione Baratta e Ist. Gallini che hanno partecipato al Concorso fotografico “Selfie” da noi indetto per gli istituti scolastici cittadini
Finito di stampare Settembre 2019 Stampa: Press Up Srl Via Catone, 6 00192 Roma Copyright: © SPAZIO 53 - Visual Imaging Piazza Duomo 53 - 27058 Voghera PV info@spazio53.com www.spazio53.com © Tutti i diritti riservati/All rights reserved Nessuna parte di questo catalogo può essere riprodotta o trasmessa con qualsiasi mezzo in nessuna forma senza esplicita autorizzazione dei curatori o dei proprietari aventi i diritti. € 15.00
Voghera Fotografia 2019
Voghera Fotografia 2019
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