2018
Con il patrocinio di: Provincia di Pavia ASM - Spa FIAF - Federazione Italiana Ass. Fotografiche UNICEF Progetto speciale: PhotoSHOWall - Pavia Promosso e organizzato da
VOGHERA FOTOGRAFIA TRA LUOGHI E PERSONE Voghera - Castello Visconteo 15 settembre - 7 ottobre 2018 In collaborazione con: Comune di Voghera Assessorato alla Cultura Visual design: Chiara Mussini Ideazione progetto: Chiara Mussini Spazio 53 - Visual Imaging Direzione scientifica: Renzo Basora Luca Cortese Gigliola Foschi Gianni Maffi Pio Tarantini Catalogo: a cura di Pio Tarantini Progetto grafico: a cura di Chiara Mussini
Con il contributo di: Adi - Rivanazzano Terme ASM - Vendita e Servizi Srl Balma e Capoduri & C. Spa - Voghera Cifarelli Spa - Voghera DG Pneus - Voghera FCF Photo & Video Gear Supplier - Milano Ferri Adelio - Voghera Fondazione Cariplo La Primavera Fiorista - Voghera Lowepro Manfrotto - Imagine More Montelio Vini - Codevilla Albergo Ristorante Selvatico - Rivanazzano Terme Rig.Eco - Pontecurore Sozzani - Voghera Vodafone - Voghera Con il sostegno di: ADV Time - Gianni Maccagni - Voghera Gruppo Scout Agesci - Voghera Apromastore - Rho Atmysphere - Voghera Audiogamma - Vivitek - Milano Pierpaolo Cigagna - Videoproduzioni Guido Colla Fotografo - Voghera Foto Club ImmaginIria - Voghera Istituto Maserati, Baratta, Sez. Turistico - Voghera Naturalmente Casa - Arzignano - Vi NaturaSĂŹ Onnik.it - Milano Somstudio - Tortona
Comunicazione e relazioni esterne: Arnaldo Calanca www.vogherafotografia.it Arnaldo Calanca Guido Colla Chiara Mussini Somstudio Copy e ufficio stampa: info@vogherafotografia.it info@spazio53.com Anna Zanini Riprese fotografiche e video: Pierpaolo Cigagna Guido Colla Massimo Sartirana Allestimento e assistenza tecnica: Claudio Carra Spazio 53 - Visual Imaging Video installazioni: Vivitek - Audiogamma - Milano Si ringraziano per la collaborazione: Paolo Canevari Fabio Draghi Duo musicale Lisandria & Battaiola Gruppo Corsi & Corsisti Spazio 53 Paula Heisu Paola Lodigiani Laura Marro Antonio Mazzocca Paolo Paoletti Pietro Para Sabrina Spampinato Davide Tremolada Mirella Vilardi Voghera Fotografia è una manifestazione riconosciuta dalla FIAF
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SOMMARIO
Tra luoghi e persone
7 Voghera Fotografia, un momento di coinvolgimento
23 Alfabeto delle pianure
9 Una città per la fotografia
37 Aprile 2009: 42.334 Nord, 13.334 Est. Terremoto all’Aquila
Arnaldo Calanca Presidente Spazio 53 Carlo Barbieri
Sindaco di Voghera
Enrico Bedolo
Mario Capriotti
11 Una nuova sfida
51 Matrimoni napoletani
13 La fotografia,cultura del nostro tempo
65 Laguna onirica
15 La fotografia a Voghera tra luoghi e persone
79 7458 Km
Marina Azzaretti Assessore alla cultura di Voghera Renzo Basora Pio Tarantini
19 La misura e “la misura della dismisura”
Gigliola Foschi
Francesco Cito Luca Cortese Gianni Maffi
93 SIGNA - Storie di Donne
Pio Meledandri
109 Sere a Sud-Est
Pio Tarantini
122 Biografie degli autori 125 Progetto speciale 128 Eventi
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Tra luoghi e persone
Alfabeto delle pianure Enrico Bedolo
Un alfabeto nello spazio La pianura è uno spazio in cui lo sguardo gode dell’illimitato. Non vi sono ostacoli. La linea dell’orizzonte è il limite oltre il quale si può solo immaginare di vedere. Stare nella pianura significa ergersi sulla sua superficie, camminare, attraversarla. Ri-disegnarla. Pensarla come un luogo in cui cercare nuove forme. La pianura è come una pagina. “Mi sembra che dietro a quello che vedo ci sia un altro paesaggio, che è il vero paesaggio, ma non so dire quale o immaginarmelo”, scriveva Luigi Ghirri. Per la pianura è lo stesso, bisogna saperla inventare, lasciarsi sorprendere da ciò che di inaspettato si incontra sulla sua superficie. Permettere a ciò che la abita di affiorare lentamente, di sorgere da una nuova luce, come se apparisse per la prima volta. L’Alfabeto delle Pianure di Enrico Bedolo ci mostra la pianura fra
Bergamo e Parma come un tessuto colmo di lettere, di segni, di simboli. Non succede nulla nelle sue immagini. Il mondo sopra e sotto il suo “alfabeto” è calmo, avvolto da un silenzio quasi irreale. Tutto resta immobile, lo sguardo si sofferma sulle mutazioni impercettibili dello spazio. Il fotografo è alla ricerca dell’immagine perfetta, in equilibrio tra “rilevazione e rivelazione”, tra l’impronta irripetibile, l’indice, direbbero i semiologi, e la visione ovvero l’atmosfera emotiva di un luogo. La luce dei cieli di Enrico Bedolo ha il colore opaco, indeterminato e aperto di un istante che non è propriamente nel tempo e nemmeno nello spazio. Si potrebbe dire che è atopos, ovvero senza un vero luogo perché non ha un vero tempo. E nemmeno un suono. La pianura parla quasi sottovoce e l’alfabeto di Bedolo apre lo spazio di un silenzio
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primordiale. Le sue lettere, ovvero gli edifici, disseminate sul suolo sembrano esistere da sempre e per sempre. Hanno un colore e una forma, paiono provenire da un altro mondo, ma non per questo ci sembrano meno reali: la piccionaia a Ricengo, che svetta nella sua verticalità solitaria; la calda, accogliente forma sferica della ghiacciaia a Verolavecchia, a cui fa eco l’oratorio a Pieveottoville, sospeso come una porta aperta su un altro spazio; la Pieve di S. Genesio, con le sue
forme simmetriche e una foschia nebbiosa sullo sfondo. “Ogni cosa ha la sua distanza” afferma il fotografo. E questa distanza è il punto in cui ogni cosa appare immutabile. La pianura di Bedolo sembra continua. È questo che egli fotografa: la forma di un tempo interminabile e le lettere che ne illuminano il senso. Guardare, leggere, pensare e immaginare. Non è questo che ci induce a fare un alfabeto? Silvia Mazzucchelli
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Ricengo (CR)
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Pieveottoville (PR)
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Diolo (PR)
Aprile 2009: 42.334 Nord, 13.334 Est. Terremoto all’Aquila Mario Capriotti
Il terremoto dell’Aquila del 6 aprile del 2009 (magnitudo 6.3) ha ucciso 309 persone, ferito più di 1500 persone e ha lasciato decine di migliaia di senzatetto. A poco più di due mesi dal terremoto erano 59.000 le persone assistite, di cui 26.519 nei campi di accoglienza gestiti dalla Protezione Civile e quasi 33.000 tra alberghi e case private. Per assistere la popolazione furono allestite dal primo mese più di 100 cucine da campo, circa 15 presidi sanitari e circa 6.000 tende. L’attenzione della mia indagine si è focalizzata su altri “paesaggi” di questa tragica vicenda, su quei luoghi che, all’improvviso, hanno visto mutare la loro funzione, proprio perché non intaccati nella loro fisionomia dal sisma ovvero gli spazi che la Protezione Civile ha occupato dopo il fatidico 6 Aprile.
Spazi nuovi, non familiari. Dei non luoghi forzatamente condivisi dove ho immaginato fosse impossibile delineare confini e dove le popolazioni abruzzesi – già private della loro casa e, per molti, della memoria racchiusa ed identificata in essa – venivano ora private di ogni comodità e intimità, in un continuo stato di emergenza ed adattamento. Spazi aperti, ampi, luoghi di sosta indeterminabile, ma soprattutto, luoghi di salvezza. Il mio progetto e la ricerca sono iniziati con il reperimento dei dati e riferimenti ufficiali delle coordinate geografiche e topografiche delle aree scelte dalla Protezione Civile per l’allestimento delle tende dormitorio e dei servizi. Ciò mi ha permesso di ricostruire una mappa degli interventi dei soccorsi, per poi fotografare gli stessi luoghi allo stato attuale e a distanza di otto anni dal terremoto.
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Castel di Ieri (AQ), 42.11N - 13.74E - 518m sul livello del mare, circa 350 abitanti, 200 persone assistite
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Gagliano Aterno (AQ) , 42.13N - 13.70E - 646m sul livello del mare, circa 320 abitanti, 120 persone assistite
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Secinaro (AQ), 42.11N - 13.74E - 518m sul livello del mare, circa 438 abitanti, 28 tende, 224 persone assistite
Matrimoni napoletani Francesco Cito
[…] Francesco Cito è un reporter di realtà dure e spigolose, anche rischiose, un testimone di mondi terrestri e polverosi, tutto quel che una cerimonia nuziale tradizionale vuole evitare come la peste: essendo invece un pezzo di vita levigata come un ciottolo di fiume, leggera, irreale, anestetica. Che dopo tanta violenza, Afghanistan, Gaza, Iraq, inquadrando le spose radiose e gli sposi orgogliosi, Cito reclamasse il suo riposo del guerriero? No. Se ti fai raccontare come è successo, capisci che non andò così. […] Girando per le strade della sua Napoli, passeggiando in piazza Plebiscito, prendendo un caffè al Borgo Marinaro, Francesco cominciò allora a vederli, gli sposi radiosi, e poi a guardarli. […] Pupazzi felici e docili nelle mani del fotografo burattinaio, comprimari ubbidienti e
sfiniti di un copione di cui avrebbero dovuto essere i protagonisti, se non gli autori. No, l’unico autore del copione “oggi sposi” è l’uomo dello scatto. Ma allora la domanda diventa: perché sposarsi, oggi, è per forza e soltanto sposarsi davanti all’unico vero celebrante, il fotografo? “Vi dichiaro negativo e positivo”... Ma in questo modo, è ancora lo stesso sposarsi? Rito, lo era anche prima, lo è da secoli. E ogni rito è principalmente visione e condivisione, è teatro, recita, copione di una commedia di gruppo, corale e sociale, dove attori e comparse sanno a memoria la parte senza averla studiata, perché l’hanno assorbita pian piano, fin da piccoli. […] Quel che Cito si mise in mente, ormai un quindicennio or sono, non era raccontare i matrimoni, ma i matrimoni fotografati. Antropologo, se volete, ma non
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di un rito sociale e familiare, bensì di un rito della rappresentazione, della costruzione iconica dell’Io, anzi del Noi di coppia. […] (Cito lo fa) … senza alcuna ferocia satirica, o desiderio di dissacrazione. Troppo facile verrebbe l’ironia all’occhio smaliziato, il sarcasmo del dietro-lequinte, la presa in giro della cinecittà di cartone sfrenata e impudica, i centurioni in costume, le damigelle settecentesche, gli strascichi chilometrici, le pose enfatiche e gridate, da sceneggiata.
Troppo facile e fuori bersaglio, perché non c’è nessuno che venga davvero ingannato: tutti già lo sanno, dagli sposi all’ultimo invitato, che si tratta per l’appunto di questo, di una gigantesca finzione che tanto più riesce quanto più è coscientemente esagerata e paradossale; e non ci trovano nulla di sbagliato, anzi: così dev’essere. La dismisura, cosciente e rivendicata: ecco cos’è il matrimonio napoletano. E la dismisura non teme che nessuno la smascheri, perché è già una maschera orgogliosa di esserlo.
Michele Smargiassi (Estratto dal testo La misura della dismisura, del 2010)
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Napoli, 1995
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San Nicola a Nilo, 1995
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Galleria Umberto I, Napoli, 1993
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Napoli, 1994
Laguna onirica Luca Cortese
Questo ritratto della laguna veneziana, tracciato da Luca Cortese tra Marghera e Chioggia, si rivela lettura attenta e ricercata di un territorio affascinante dominato dalle maree, che nell’arco di poche ore ne trasformano significativamente il profilo. L’approdo di questo viaggio di scoperta, realizzato in momenti diversi della giornata fin dalla luce magica dell’alba, è un porto incerto e mutevole: nel progressivo distacco dal punto di partenza e da ogni suo riferimento riconoscibile, si raggiunge infatti un non-luogo sospeso, più rarefatto, dai tratti quasi surreali, dove anche il colore finisce per disperdersi o disegna forme e ombre contrastate. Il paesaggio è declinato in atmosfere suggestive, visioni astratte o dettagli minimalisti.
Si ha così la sensazione di cadere in uno spazio onirico, fatto solamente di acqua, silenzio e vento. Un piano di esistenza immaginario solo apparentemente inconsistente che invece è fotografia segnante di una geografia estremamente nota, attraverso la quale Cortese sembra condurci per una dimensione parallela, più nascosta, attraente e ipnotica. La visione autoriale supera l’avvenenza esteriore dei luoghi e ne coglie invece segreti, ambiguità e segni di una celata identità. Così ne scrive l’Autore stesso: Laguna è impasto di terra, acqua e silenzio. Tra Marghera e Chioggia si allarga un territorio unico, meno urbanizzato rispetto all’area veneziana, dove acque basse e piane di marea appaiono e scompaiono nell’arco di poche ore.
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È luogo nel quale le trasformazioni seguono il ritmo della luna e delle maree lente, dove l’acqua non ha voce e fluisce per canali bassi impregnando la terra senza rumore alcuno, territorio dove anche la pesca ha tempi rallentati e le rare barche a fondo piatto quasi non sollevano onda. Qui anche la decadenza delle cose assume contorni vaghi e trasfigura gli arnesi dell’attività umana in segni e riflessi che, sfuggiti alla banale realtà percettiva, si trasformano in presenze oniriche, reminiscenze vaghe di differenti oggetti e astrazioni che l’immagine fotografica isola
nella loro precisa essenza. I colori tenui della luce riflessa e le trasparenze della foschia mattutina sorprendono l’occhio che scorre distratto sul panorama, conducendolo verso lo straniamento onirico. Il silenzio asseconda il sogno. In questa sospensione dal reale, anche il tempo sembra rallentato, lo spazio da percorrere è tutto interiore e la laguna diviene specchio di noi, del sogno che ci accompagna sempre e forse di una inconsapevole ricerca di appigli in un indefinito mare di insostanza.
Giusy Tigano
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Laguna onirica | 2012
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Mirrornet | 2012
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Decayed fishnet | 2012
7.458 Km Gianni Maffi
Difficile trovare un paese così vario per la ricchezza di paesaggi come l’Italia. […] In un’area geografica relativamente ristretta si può viaggiare in un paesaggio che cambia con sorprendente facilità mutando aspetto, colore, connotazione con grande rapidità. Il fatto di trovarsi di fronte a una penisola proiettata in quel grande lago qual è il Mediterraneo fa immaginare che il suo destino sia stato e continui ad essere quello di un soggetto capace di dialogare in egual misura con l’occidente e l’oriente, con la Mitteleuropa e il Maghreb, con il suo glorioso passato che la voleva prolungamento ideale della civiltà greca e il suo più prosaico ma non meno significativo presente. […] È inevitabile che chi si appresti a indagare sul territorio si misuri con quella ormai lontana ma non dimenticata esperienza di Viaggio
in Italia (il progetto fotografico ideato e realizzato da Luigi Ghirri e altri fotografi nel 1984 [n.d.r.]) − e Gianni Maffi lo ha fatto non per ripercorrerne il cammino ma per interpretarne lo spirito. […] Per parlare dell’Italia Gianni Maffi ha deciso di farlo seguendone le coste dal Mar Ligure all’Adriatico ma sarebbe altrettanto plausibile ripartire da Trieste per arrivare a Genova riguardando tutto arricchiti da una ulteriore consapevolezza. Il fotografo sapeva fin da quando ha iniziato questo progetto che avrebbe dovuto confrontarsi con i luoghi più diversi ed è per questo che fa sentire deciso il segno del suo stile utilizzato come condizione unificante. […] … Gianni Maffi non ci accompagna genericamente ad affrontare il Mediterraneo ma si sofferma sulle sue diverse declinazioni locali che
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segnano come cesure i capitoli di questo percorso ognuno dei quali si apre con la riproduzione della parte di una cartina geografica dove appare di volta in volta il nome del Mare Ligure, Tirreno, di Sardegna, di Sicilia, Jonio, Adriatico. […] Una costante di questo viaggio sono gli affacci al mare: terrazze, balconate, finestrature, complici gli edifici usati come quinte, si
aprono su orizzonti di una bellezza garbata. Talvolta, come nel caso del napoletano Castel dell’Ovo, tutto assume un tono teatrale di grande spettacolarità mentre quando si trova di fronte a luoghi fortemente caratterizzati Gianni Maffi lavora in controtendenza rispetto all’immaginario collettivo: ed ecco emergere, sotto un cielo minaccioso di nuvole, una Capri inedita, più misteriosa che turistica. […]
Estratto dal testo Dall’inizio alla fine, un viaggio dentro di noi di Roberto Mutti
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Genova | 2018
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Genova | 2018
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Ostia | 2007
SIGNA – Storie di Donne Pio Meledandri
Le dodici donne, protagoniste della mostra, di età, attività e funzioni sociali diverse, hanno costruito insieme al fotografo un percorso di storie a loro misura di cui condividono la violenza dell’uomo o addirittura del branco. Un pensiero comune e diffuso ci porta a credere che tutto ciò che vediamo in fotografia corrisponda alla “realtà”. Illusione della Fotografia, dove nel nostro caso “ogni dramma è un falso”, che grazie al “trucco” e alla mimica dei soggetti riesce a mettere in scena una storia per ciascuna delle protagoniste. Ogni donna, nella realtà della finzione, è rappresentata poco prima e poco dopo la violenza e poi nell’’immaginazione visuale, riprende la vita quotidiana convivendo con “i segni” del trauma.
Questa predisposizione mentale al “vero” ha fatto talvolta la fortuna di reporter che hanno colto quell’attimo che non c’è, frutto di messe in scena e di simulazioni spesso verosimili, ma talvolta icone di storie farlocche capaci di beffare persino giurie di organizzazioni come “World Press Photo” nell’ambito di concorsi-verità. Il mio invece è un onesto “falso” dichiarato, un dramma immaginifico simbolicamente costruito in studio, anche se l’illusione visiva, il “trucco” e la capacità mimica e di identificazione col dramma delle “modelle” coinvolte, potrebbero far sembrare “vero” quello che è assolutamente “falso”. Le riprese sono state effettuate nello stesso luogo, con le stesse condizioni di luce, volutamente “artificiale”.
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L’azzurro, simbolicamente il colore dell’amore, in questo caso vira maledettamente al blu tormentato, pesante, un impasto di tinte fosche e cupe, così minaccioso sui capelli e sulle spalle delle donne, da farle sprofondare nell’abisso. È la colorazione di un amore degenerato, impazzito, assassino, metafora prima di una violenza imminente e qualche istante dopo immagine di una brutalità consumata.
Nella terza fotografia la donna è raffigurata nella vita quotidiana ormai segnata dal trauma, disperatamente intenta nel superamento dello stesso. In qualche caso fantastica un possibile successo, in qualche altro insegue il desiderio di una vita serena, anonimamente confusa tra la gente con cui condivide delle storie “comuni”.
Pio Meledandri Bari, Luglio 2018
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Angela Mongelli
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Paola Di Giulio
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Yvonne Cernò
Sere a Sud-Est Pio Tarantini
Verso più ampie visioni Una figura attraversa veloce la luce di un arco in muratura dipinto in due belle tonalità di rosa-viola che dà accesso a un giardino di cui si intravedono piante svettanti. La figura è così rapida da lasciare di sé solo una traccia accompagnata dal desiderio di saperne qualcosa di più. Aspirazione infondata, va detto subito, perché Pio Tarantini non dà risposte preferendo lasciare ai suoi interlocutori la possibilità di cogliere i possibili significati di questa scelta. È la metafora del suo ritornare sui luoghi di una infanzia e gioventù mai dimenticata con uno sguardo dotato di una nuova consapevolezza, è il sopravvissuto genius loci che ricompare dando nuova vita ai luoghi, è il senso di una riflessione sulla capacità evocativa della fotografia? Probabilmente è tutto questo, sta di fatto che quella figura la ritroviamo leggermente
assisa al cornicione di un edificio abbandonato o mentre si muove fra i campi in una danza che sembra alludere ad antichi, misteriosi rituali. E allora si intuisce che forse si tratta di una eterea ma solida guida nata per indicarci un percorso che il fotografo segue alla ricerca di se stesso e noi condividiamo stupiti e incantati. Pio Tarantini realizza immagini che a un primo sguardo superficiale sembrerebbero semplici – la piazza di un paese, la porta d’ingresso di un bar, le strutture di legno che poi verranno usate per sorreggere le luci di una festa – ma che poi a una più attenta valutazione si dimostrano cariche di significati più profondi. Basta un attento uso della luce per conferire a quella piazza una forte suggestione teatrale, basta soffermarsi su un edificio abbandonato invaso da cespugli
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fioriti per interrogarsi sul potere di riappropriazione della natura, basta osservare meglio le pareti di una vecchia cava abbandonata per scoprire insospettabili variazioni plastiche e cromatiche. Ma in altre e più complesse immagini il fotografo trasferisce un’intensità espressiva figlia di una cultura che si allarga a più ampie visioni: così il vecchio
bunker trasformato in inaspettato luogo di devozione, la nuda struttura di due docce che si accosta a quella più tormentata di un albero per definire lo spazio dell’orizzonte e quel muro con gli scalini che portano a un cancello affacciato sul mare sono segni decisi e insieme delicati, quelli che da sempre caratterizzano la poetica di Pio Tarantini. Roberto Mutti
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nella pagina a destra: Campi Salentina, Lecce | 2016
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Casalabate, Lecce | 2016
nella pagina a destra: Festa Commenda, Brindisi | 2017
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Enrico Bedolo
Mario Capriotti
Francesco Cito
Luca Cortese
Enrico Bedolo nasce a Soncino (CR) nel 1975. La sua ricerca artistica indaga i vari aspetti del paesaggio contemporaneo attraverso l’uso di tecniche analogiche e digitali, sperimentando contemporaneamente il linguaggio fotografico stesso. Tra i sui progetti si possono segnalare: Alfabeto delle Pianure, un inventario lirico di emergenze costruttive nel paesaggio della pianura Padana esposto in varie sedi tra cui: Parma, Torino, Roma (museo MAXXI), Milano e Life in File, una ricerca sulla “urbanistica virtuale” e sui confini tra realtà e finzione, esposto a Bergamo, alla Daegu Photo Biennale 2014 in Corea del Sud e a Reggio Emilia in Fotografia Europea 2015. Sue fotografie sono presenti in varie collezioni e in varie pubblicazioni tra cui: Geografie, storie, paesaggi per un’Italia da cambiare (Aracne 2013) e Cosa intendiamo per/What do we mean by Food Valley? (Festival Architettura Edizioni 2011). Ha svolto progetti su commissione relativi ad indagini sul territorio. Realizza le fotografie per la Guida all’Architettura di Bergamo 1900-2017. Nel 2018 fonda insieme a Silvia Mazzucchelli il progetto curatoriale double space.
Nato a Brindisi nel 1974. Inizialmente influenzato dall’osservazione fotografica formale e seriale dei coniugi Bern&Hilla Becher, sviluppa successivamente una modalità d’indagine e osservazione del territorio contaminata dal lavoro di artisti e autori italiani contemporanei come Carlo Garzia, Guido Guidi e Giovanni Chiaramonte. Nel 2016 pubblica A Brindisi | Mario Capriotti, un volume esposto al festival internazionale di fotografia Athens Photo Festival edizione 2017. Nel 2014 e 2015 è stato coordinatore artistico per la città di Brindisi del Festival della Fotografia FotoArte in Puglia; attualmente fa parte del collettivo Polaroads di Brindisi che promuove progetti ed eventi culturali. Il progetto 42.334Nord, 13.334Est, patrocinato dall’Amministrazione Provinciale dell’Aquila, è stato esposto nella sezione Circuito OFF|PortfolioOnline al Festival Fotografia Europea di Reggio Emilia nell’edizione 2017, è stato selezionato nella short list del Luma Rencontres Dummy Award ad Arles in Francia nel 2018 e nello stesso anno esposto al Benaki Museum (Pireos St. Annexe) di Atene in occasione del Athens Photo Festival. www.mariocapriotti.it
Francesco Paolo Cito (Napoli, 1949) è uno dei più importanti fotografi di reportage italiani; fin da giovane viaggia in Europa e nel 1972 approda a Londra dove inizia la sua carriera fotografica. Divenuto fotogiornalista free-lance, collabora dal 1975 con le maggiori testate italiane e internazionali. Nel 1980 è uno dei primi fotoreporter a recarsi clandestinamente in Afghanistan e tra il 1982 e il 1983 realizza a Napoli un famoso servizio sulla camorra. A partire da quegli anni si reca nei Paesi colpiti da gravi conflitti come i Paesi del Vicino e Medio Oriente e i Balcani. In Italia si occupa spesso di casi di mafia, ma anche di altri rilevanti eventi della società contemporanea meno problematici e conflittuali. Nel corso degli anni riceve molti prestigiosi premi internazionali. Ha pubblicato numerosi volumi e cataloghi monografici e i suoi reportage sono stati pubblicati in tutto il mondo dalle maggiori riviste di informazione. Tra i suoi più importanti volumi pubblicati ricordiamo Matrimoni napoletani relativo all’omonimo lavoro realizzato nel 1995 ed esposto in questa edizione di Voghera Fotografia.
Nato nel 1963 a Milano, dove vive e lavora, dopo oltre 14 anni di lavoro nel mondo della fotografia industriale e di still-life si dedica ad altre attività, mantenendo vivo il filone della ricerca artistica e partecipando a numerosi concorsi nazionali ed internazionali. Dal 2012 riprende ad occuparsi professionalmente di fotografia in ambito teatrale e documentazione industriale in location e continua a sviluppare il portfolio artistico, in parte seguito da GTArt Photoagency per la produzione di eventi e la commercializzazione delle opere, ed esponendo in mostre collettive e personali tra le quali: Feeling Home (Milano, 2016 e Voghera, 2017), Dissoluzioni (Milano, 2013 e Portoferraio, 2015), Tempo fermo (Milano, 2017) Milano in Stand-by (Milano, 2017) Ambiente Milano (Milano, 2018). Parte importante della sua ricerca è indirizzata al paesaggio con particolare attenzione ai suoi fenomeni di trasformazione ma a questo approccio analitico si accompagna spesso una ricerca attenta anche agli aspetti formali.
Gianni Maffi
Pio Meledandri
Pio Tarantini
Gianni Maffi (Milano, 1957) dopo gli studi in materia intraprende la carriera di fotografo nei settori della pubblicità e dell’editoria. Collabora con la rivista Fotopratica e tiene corsi riguardanti tecnica e linguaggio della fotografia presso scuole e istituzioni pubbliche. Parallelamente realizza ricerche personali dedicate prevalentemente al paesaggio naturale e urbano, distinguendosi nel solco degli autori del nuovo paesaggio italiano. Interessato alle trasformazioni del territorio e al rapporto tra paesaggio e attività umane, partecipa a diverse campagne fotografiche sul tema. Ha realizzato decine di progetti espositivi personali e partecipato a esposizioni collettive in gallerie private e spazi pubblici in Italia e all’estero. Sue fotografie e libri d’artista fanno parte di importanti collezioni, tra cui quelle di: Museo di Fotografia Contemporanea di Cinisello Balsamo, Getty Research Institute Library - Los Angeles, Columbia University Libraries - New York, Harvard University - Fine Arts Library, Art Institute of Chicago.
Pio Meledandri (Bari, 1951) è un fotografo e operatore versatile, ideatore di numerose importanti iniziative realizzate soprattutto a Bari e in Puglia. A partire dagli anni ’90 organizza, cura e presenta diverse decine di eventi, mostre fotografiche e workshop con la partecipazione di fotografi, studiosi e operatori della materia. Nel 1996 fonda il Laboratorio Multimediale del Dipartimento di Architettura e Urbanistica del Politecnico di Bari e nel 2006 promuove, sempre presso il Politecnico di Bari, il Museo della Fotografia ricoprendone il ruolo di Direttore fino al 2016. Per il Museo costituisce un importante Fondo Fotografico con opere di artisti di fama nazionale e internazionale. In qualità di docente ha tenuto seminari e lezioni di Fotografia per gli studenti del Politecnico ed allievi dei corsi Fotografia del Museo. Nel 2015 organizza e dirige il Museo Fotofestival in Terra di Bari. In qualità di videomaker ha prodotto diversi cortometraggi e come fotografo incentra i suoi lavori soprattutto sul paesaggio e sul reportage antropologico-sociale.
Nato nel 1950 nel Salento, Pio Tarantini ha compiuto studi classici a Lecce e poi Scienze Politiche all’Università Statale di Milano, dove vive dal 1973. Esponente della fotografia italiana contemporanea in quanto autore e studioso ha realizzato in più di quaranta anni un corpus molto ricco di lavori fotografici esposti in molte sedi italiane pubbliche e private. Ha realizzato una decina di volumi fotografici e le sue ricerche sono state presentate o recensite dai più importanti critici italiani. Dalla fine degli anni ottanta scrive di fotografia collaborando nel corso degli anni con molte riviste; insegna linguaggio fotografico e sulla materia tiene corsi e conferenze. In qualità di saggista ha pubblicato tra l’altro negli anni più recenti due volumi: Fotografia. Elementi fondamentali di linguaggio, storia, stile (2011) e Fotografia araba fenice. Note sparse tra fotografia, cultura e il mestiere di vivere (2014). Sue opere sono conservate presso collezioni private e istituzioni pubbliche tra cui il Museo di Fotografia Contemporanea di Cinisello Balsamo.
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Progetto speciale Renzo Basora Se la fotografia esce dai luoghi di esposizione (musei, gallerie) e di fruizione (carta stampata) e si diffonde nella città diventa una forma di arte popolare e, se non vogliamo recuperare questo termine, legato ad esperienze artistiche degli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso, possiamo dire una forma di visione partecipata. Si crea una sinergia con l’ambiente urbano circostante e l’immagine vive una nuova vitalità, quella della partecipazione alla vita pubblica, agli scorci cittadini. Una nuova visione della fotografia d’autore, la cui fruizione, se la struttura ideata da PhotoSHOWall trovasse adeguata collocazione in ambienti urbani, potrebbe diventare diffusa. Alla base del progetto di PhotoSHOWall si può individuare una visione dinamica dell’immagine, non più univoca e uniforme, ma articolata e molteplice. La scomposizione delle singole fotografie è solo l’aspetto più evidente di queste immagini ricreate, dove la variabilità della combinazione consente una quasi infinita articolazione nel formulare nuovi spazi, nuovi campi visivi dove i dettagli possono assumere
rilevanza rispetto all’insieme; ma è la stessa unità formale a subire una trasformazione intrinseca e strutturale per dare dinamismo alla fotografia che, per sua natura, è statica, assoluta e definitiva. Una gabbia visiva che moltiplica le possibilità del saper vedere. Per questa esposizione, virtuale, eppure concreta nella sua realizzazione con immagini vere degli autori presenti in Voghera Fotografia accostate a scorci, altrettanto realistici, della città ripresi per l’occasione, si è realizzata una formula di commistione fra più immagini; un’articolazione che propone una nuova cartolina: una doppia lettura delle opere originali dei sette fotografi. Si è voluto realizzare questo progetto speciale per evidenziare le infinite possibilità creative delle strutture di PhotoSHOWall e per verificare come la fruizione delle immagini può variare in base al contesto in cui vengono collocate e alla cornice con cui vengono presentate. Una riflessione sulla contemporaneità dove il cosa è stato sostituito dal come.
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INSENATURE - Gianni Maffi
CLASSICITÀ - Enrico Bedolo
IN FEDE - Francesco Cito
ELEMENTI - Luca Cortese
PROGETTI - Mario Capriotti
INDELEBILE - Pio Meledandri
CIVITAS - Pio Tarantini
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Con Voghera Fotografia Spazio 53 propone un’occasione di confronto con un corollario di attività: workshop, letture portfolio, conferenze, incontri, presentazioni, videoproiezioni ed eventi collaterali dedicati al grande pubblico. Si è voluto, inoltre, coinvolgere la città, i suoi luoghi e il paesaggio circostante. E non potevamo dimenticare i più giovani perchè la fotografia non può essere un 128
momento isolato.
workshop ERMINIO ANNUNZI
APROMASTORE
BEPPE BOLCHI
Bianco & Nero Digitale
Ritratto & Figura Presentazione prodotti
La fotografia Stenopeica
FRANCESCO CITO
Onnik.it
Fotografia di reportage & street photography
Still-Life Presentazione prodotti 129
eventi collaterali
CACCIA AL TESORO FOTOGRAFICA
ESPOSIZIONI EDITORIALI
Massimo Fiameni MFD Grazia Palmieri Obiettivolibri
PEDALA, SCATTA & GUSTA
SCATTA IN CITTÀ
lettura por folio
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LINO ALDI
ERMINIO ANNUNZI
RENZO BASORA
GIGLIOLA FOSCHI
SANDRO IOVINE
ROBERTO MUTTI
MARCO BOTTIGELLI
GIACOMO CICCIOTTI
Fotografia di viaggio
1987-2017 trent’anni di emozioni
MARIO MANTOVANI
MILKO MARCHETTI
ROBERTO VERONESI
Oltrepò e... oltremare
Emozioni naturali
Bobiworld, appunti di viaggio
multivisione IVANO BOLONDI LORENZO DE FRANCESCO Come un aquilone
incontri PINO BERTELLI & FRANCESCO MAZZA Docu-film I colori del cielo
GIOVANNI GASTEL
GIANNI MAFFI
Giovanni Gastel: arte e fotografia
Oltre il paesaggio
SARA MUNARI
ROBERTO MUTTI
GIUSY TIGANO
Sara Munari e la sua fotografia
Fotografia e cinema: intrecci e contaminazioni
Fotografie per raccontare il mondo
caffè letterario RENZO BASORA PIO TARANTINI Come e cosa cambia la fotografia
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Finito di stampare Settembre 2018 Stampa: Press Up Srl Via Catone, 6 00192 Roma Copyright: © SPAZIO 53 - Visual Imaging Piazza Duomo 53 - 27058 Voghera PV Tel. +39 335 6356357 info@spazio53.com www.spazio53.com © Editore C.E.O. Cooperativa Editoriale Oltrepò Piazza Duomo 70 - 27058 Voghera PV Tel. +39 0383 41686 redazione@giornaledivoghera.it www.giornaledivoghera.it © Tutti i diritti riservati/All rights reserved Nessuna parte di questo catalogo può essere riprodotta o trasmessa con qualsiasi mezzo in nessuna forma senza esplicita autorizzazione dei curatori o dei proprietari aventi i diritti e dell’editore.
ISBN 978-88-90548-73-4
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