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Catalogo mostra "In punta di piedi - Fotografie di Emanuela Reggiani" dal 26-05 al 10-06-201

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DI PIEDI Fotografie di Emanuela Reggiani


IN PUNTA

DI PIEDI Fotografie di Emanuela Reggiani


IN PUNTA DI PIEDI

Fotografie di Emanuela Reggiani 26 maggio - 10 giugno 2018 Sala Pagano Piazza Cesare Battisti 7, Voghera (PV)

Ente promotore: Movimento Cristiano Lavoratori - Rosella Tambornini Progetto grafico: Chiara Mussini Testi: Alessia Cacocciola Foto di pag. 126: Federica Vitali Finito di stampare nel maggio 2018 da PressUp

Š Copyright 2018 Nessuna parte di questo catalogo può essere riprodotta in nessuna forma senza esplicita autorizzazione dei curatori e/o degli aventi diritto.


A Emanuela


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Emanuela Reggiani, per tutti Manu, nasce a Voghera il 10 giugno 1978. Durante l’esperienza scout imbraccia la sua prima macchina fotografica e non la lascia più: inseparabile compagna di viaggio e di lavoro. Sin dagli studi al Politecnico di Milano, alla facoltà di Disegno Industriale, il suo sogno è quello di diventare fotografa. Nel 2002, il sogno diventa realtà: dopo il primo corso di fotografia a Voghera con Enrico Prada, Emanuela si iscrive al C.F.P. Bauer di Milano, scuola professionale di fotografia. Sono gli anni tra i più belli della sua vita: i compagni di corso, i professori, gli incontri con prestigiosi fotografi e critici come Roberta Valtorta, Giampietro Agostini e Francesco Jodice, le ore trascorse in camera oscura a sviluppare e stampare rullini in bianco e nero e una Milano nella quale fioriscono collaborazioni ed esperienze artistiche stimolanti. Durante questi anni di studio, per Emanuela la fotografia diventa strumento a disposizione della collettività, degli amici, dei viaggi che ogni anno compie e mentre la sua tecnica si perfeziona, destreggiandosi con disinvoltura nel delicato passaggio dall’analogico al digitale, la fotografia diventa al tempo stesso un forte elemento aggregante per chiunque entri nella sua vita. Nascono in questo periodo le foto di sport, in particolare di arrampicata, sci e cascate di ghiaccio, prendono forma i suoi reportage di viaggio più sinceri, spiccano tra gli album delle vacanze alcuni tra i suoi migliori scatti di natura e paesaggio, oltre che ritratti di rara intensità. 5


Negli ultimi anni, la volontà di trasformare la sua arte in professione, affrancandola dall’etichetta del semplice hobby, la spinge di nuovo a mettersi in gioco e a perfezionarsi ulteriormente: torna al Centro Bauer per approfondire la post-produzione, frequenta un corso di fotografia naturalistica con il fotografo Bruno De Faveri, un corso di fotografia di viaggio promosso dalla Libreria Azalai di Milano ed, infine, consegue un Master di Fotografia Avanzata presso lo I.E.D. di Milano (Istituto Europeo di Design). Nel frattempo, non si stanca di catturare attimi di felicità e tenerezza in occasione di matrimoni, attese e lieti eventi. Collabora come photo editor per la rivista Io Donna, realizza ed espone il progetto fotografico sul Fiume Po dal titolo “Dello scorrere lento” presso il Padiglioncino dei Nuovissimi nel Museo Nazionale di Arti Naïves “Cesare Zavattini” di Luzzara (RE), partecipa a concorsi di fotografia nazionali e sportivi, collabora con la Casa Editrice Folini realizzando “Paths”, un progetto fotografico inedito sulle migrazioni destinato all’Organizzazione Mondiale della Sanità, conservando sempre la sua innata capacità di entrare nella vita delle persone… IN PUNTA DI PIEDI.

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Il lavoro fotografico di Emanuela Reggiani attraversa il decennio 2003-2013: un periodo estremamente significativo per la fotografia. In soli 10 anni, il grande reportage, la pellicola e il sistema analogico sono morti. La camera oscura non esiste più e con lei l’artigiano che vi trascorreva interminabili ore di lavoro: le certosine operazioni di sviluppo e stampa, la scelta meticolosa dello scatto migliore sotto la lente di ingrandimento hanno ceduto il passo alla fotografia istantanea e digitale. Ha vinto l’immediatezza che annienta la poesia dell’attesa e la magia dell’immaginazione. Chi come Emanuela Reggiani si è avvicinato allo studio della fotografia nei primi anni 2000, si domanda continuamente che cosa significhi oggi fotografare e cosa significhi farlo bene. È narrazione del proprio vissuto portata all’esasperazione? È condivisione? È post-produzione? È testimonianza poco etica delle tragedie dei nostri giorni, dalla Siria alle grandi migrazioni? Cosa resta ancora da raccontare attraverso uno scatto che non sia già stato condiviso sui social media? Le fotografie di Emanuela hanno vissuto il delicato passaggio da un’era all’altra, preservando però personalità e autenticità. Più di tutto, in questi anni caratterizzati dal disimpegno e dall’egocentrismo, tra selfie e hashtag,

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lo sguardo di Emanuela, il suo occhio altruista, sempre rivolto all’altro e per l’altro, vuole essere uno spiraglio, un tentativo di rendere omaggio alla normalità, all’invisibilità, al non essere nessuno e chiunque al tempo stesso. Nella lotta quotidiana per la felicità, alla ricerca di una tregua dalle fatiche della precarietà, senza però l’urgenza di trasformare in eccezionale una vita normale, senza la necessità di catturare drammi o periferie esistenziali, ma una sana e dignitosa via di mezzo, oggi più che mai rara. E lo ha saputo fare non solo grazie alla tecnica, ma soprattutto per merito della sua sensibilità, della coerenza con se stessa, con la sua discrezione silenziosa. La sua grande impresa è stata quella di trasferire un po’ di se stessa in ogni scatto, senza però parlare di sé, facendosi da parte come una presenza invisibile. A questo sono valsi gli anni faticosi spesi nel tentativo di dimostrare che nella sua vita la fotografia non sarebbe rimasta relegata a passione o passatempo ma studio, professione, arte. Lo dimostrano i numerosi amici fotografi e artisti che con lei hanno collaborato e che hanno potuto arricchirsi della sua creatività e del suo sguardo, mai scontato e così profondo.

Alessia Cacocciola

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Per i fotografi parlano le immagini e, forse, le parole non servono neppure. Mi sono chiesto tante volte se questa affermazione sia sincera sino in fondo, oppure sia solo una dimostrazione autoreferenziale di chi usa il linguaggio visivo per dare nuova forza alle proprie convinzioni (o, perché no, alle proprie insicurezze). Quando ho avuto, recentemente, la possibilità di vedere le immagini di Emanuela Reggiani senza il racconto dell’autrice, la domanda iniziale si è fatta consistente e ha assunto una dimensione di verità. In queste fotografie, scattate in ambienti diversi e in situazioni altrettanto varie, è presente una visione del mondo, delle cose e delle persone che rivela molto sul temperamento della fotografa. Lo sguardo cristallino e puro è la conseguenza di un’attenta formazione culturale, perseguita con costanza e accuratezza sia sulla tecnica fotografica, sia sulla sensibilità espressiva. Emanuela manifesta attenzione per i dettagli naturalistici e la forma grafica che compone in immagini delicate, ma sa anche aprire lo sguardo su orizzonti più ampi e infiniti, come il deserto. Anche in questo caso la visione non si perde, ma cerca, come nella migliore tradizione della fotografia di paesaggio americana, un concetto di ambiente naturale e di situazione di vita.

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La montagna e i viaggi appartengono alla sfera privata, ma il reportage, dal Medio Oriente o da Sarajevo, è la dimensione pubblica di questa immagine fotografica che percorre le infinite strade della percezione e del “saper vedere”. Il fotografo deve vedere oltre l’apparenza delle cose, deve inserire il suo sguardo meccanico dentro la banalità del vero quotidiano per fornire una testimonianza originale e intensa. Ogni fotografia è un viaggio nel mondo della visione, racconta storie, definisce sintesi di realtà più ampie. Emanuela Reggiani aveva intrapreso questo percorso con scrupolo professionale e voglia di fare, di fotografare, di immergersi nel mondo per vivere queste storie. Per questo ai fotografi non servono le parole.

Renzo Basora

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Esili cose Il percorso di Emanuela Reggiani fotografa è limpido, semplice. Mostra lo sguardo di chi si avvicina al mondo con delicatezza, curiosità e soprattutto un sempre rinnovato stupore. Due i grandi temi: la natura, origine di tutto e soprattutto dei sentimenti umani, e la socialità più genuina e positiva. Da un lato dunque il paesaggio, che Emanuela osserva costantemente nei suoi aspetti più essenziali, da ciò che è infinitamente piccolo (fiori, foglie coperta di brina, esili arbusti, erbe, acque, disegni di uccelli in volo, meduse trasparenti, tracce sul greto del fiume) a ciò che, invece, è infinitamente grande e ci fa sentire minuscoli segni nel mondo (il deserto, il cielo, l’amata montagna). Dall’altro, la figura umana in questa natura, il no alla guerra, i luoghi dove la sofferenza perdura (Palestina, Gerusalemme, Sarajevo), ma anche le piccole e gradite situazioni di ogni giorno che fanno pensare alla vita come a qualcosa di possibile (la musica, lo stare insieme, il sorriso, soprattutto dei bambini). Destino: chi scrive in questo momento queste brevi righe, viene dall’aver visto, ancora una volta, “L’albero degli zoccoli” di Ermanno Olmi, grande dolce

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capolavoro, semplice, non retorico nella sua grandiosità sicuramente drammatica. Ecco, con quel film negli occhi, percepiamo che nelle fotografie di Emanuela Reggiani, invece, ogni dramma è assente, e vince ciò che è solo semplice, senza pieghe, secondo l’etimologia della parola. La sua analisi visiva non sta però sulla superficie delle cose, ma cerca di entrarvi, piano piano: questo capiamo, per esempio, dal frequente importante ricorso alle trasparenze, alle ombre, all’avvicinamento alla realtà attraverso dettagli che sembrano trasformare ogni cosa in una piccola cosa un poco misteriosa, da osservare per potersi ogni volta stupire e interrogare. Il mondo di Emanuela, anche se qua e là parla dell’immensità del deserto e del cielo, sta tutto racchiuso nelle piccole, esili cose. Milano, 8 maggio 2018

Roberta Valtorta

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Quel che abbiamo camminato Secondo un’opinione diffusa la Fotografia è un Eterno Presente. Nel senso che il soggetto fotografato viene “prelevato” dal fluire delle cose e “bloccato” (congelato, in gergo fotografico) in una frazione di tempo. Per sempre. Questo concetto è racchiuso, nel linguaggio, in un verbo ben preciso: immortalare, cioè: rendere immortale. Io fotografo qualcuno, qualcosa o un luogo e con la mia fotografia quel qualcuno, quel qualcosa o quel luogo li colloco fuori dal Tempo. Li rendo immortali, appunto. È un ragionamento, per altro, molto corretto. Ma solo in parte. Perché a questo pensiero manca un lato del ragionamento. Così concepito, questo pensiero spinge nell’immortalità solo il soggetto fotografato, e non considera, invece, il lato di chi guarda. Il lato del fotografo. Uno degli aspetti più grandiosi e rivoluzionari della Fotografia – molto spesso sottovalutato – è questo: con il suo avvento la Fotografia ha permesso allo sguardo di diventare concreto, tangibile e visibile. Lo sguardo del fotografo. Quando guardo una fotografia, io non vedo solo il soggetto immortalato, ma ho tra le mani anche lo sguardo di chi ha fotografato. In altre parole: la Fotografia mi permette di vedere (il mondo) attraverso lo sguardo di un altro. E dato che la Fotografia è un Eterno Presente, a essere “immortale” non è più

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solo il soggetto fotografato, ma anche lo sguardo di chi ha fotografato. Anche lo sguardo del fotografo diventa immortale. In sanscrito c’è una parola bellissima con cui viene indicato il passato: gata, che significa “quel che abbiamo camminato”. E mi piace pensare che tutte le fotografie del mondo siano tanti passi percorsi dallo sguardo, come queste fotografie di Emanuela: passi, tracce che il suo sguardo ha disseminato nel suo percorso, qui, in mezzo a noi e che Alessia ha così amorevolmente raccolto, sotto il dolcissimo titolo di In punta di piedi.

Enrico Prada

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SILENZI

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TRAME INASPETTATE

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equilibristi

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UMANE FORME DI RESILIENZA

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LE COSE CHE ABBIAMO IN COMUNE

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...E RITORNA IL SILENZIO

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FUORI MOSTRA

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SILENZI Mi fermo un istante e chiudo gli occhi: sento solo il rumore della neve sotto ai miei piedi, il ghiaccio che scricchiola sciogliendosi e il vento gelido che graffia le mie guance. Resto ad ascoltare questi silenzi e li porto con me, per sempre.

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Antagnod, 2010


Antagnod, 2009

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Antagnod, 2006


Gressoney, 2009


Oltrepò, 2012

Giordania 2012


Stoccolma, 2010

Falesia Gressoney, 2009

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Stoccolma, 2010 26


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TRAME INASPETTATE Rami che disegnano merletti, gocce che rincorrono cerchi concentrici e meduse che fluttuano come soffici batuffoli di cotone. L’occhio del fotografo si meraviglia dinnanzi alla più semplice normalità. La vera arte però sa essere generosa, altruista e sa svelare questa meraviglia anche all’occhio più pigro.

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Oasi di Sant’Alessio, 2008 30


Oasi di Sant’Alessio, 2008 31


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Acquario di Genova, 2012

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Carloforte, 2013

Torrente Scrivia, 2011

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Carloforte, 2012

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Oltrepò, 2012 38


Alassio, 2012 39


Oasi di Sant’Alessio, 2008 40


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Carloforte, 2013

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Fiume Ticino, 2011

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Oltrepò, 2008

Torrente Scrivia, 2011

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Giordania 2012


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equilibristi Muscoli che si tendono e si contraggono nel tentativo di spingere un po’ più in là il “limite”, quella famosa linea immaginaria che segna il confine tra la forza del nostro corpo e la determinazione dei nostri desideri. Tendini che esplodono in un gesto potente raccolto nell’equilibrio di un dito o nella punta di un piede. Lame affilate che tagliano il ghiaccio e corde tese come violini su cui danzano corpi scolpiti, ma leggiadri. Danza e forza esplosiva insieme, equilibri precari sospesi fra questi due estremi e in mezzo, c’è posto solo per la passione.

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Voghera, 2003

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Val di Mello, 2009

Giordania 2012


Iseo, 2008


New York City, 2010 51


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Champoluc, 2006

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Val di Mello, 2008

Finale Ligure, 2009

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Brusson, 2008


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UMANE FORME DI RESILIENZA Vivere sotto assedio, ma con dignità. Rialzarsi ogni volta e restare in piedi, nonostante le ferite ricucite. Affidare a Dio, qualunque Dio, le nostre fragilità e le nostre speranze. Resistere ad una natura tanto meravigliosa quanto beffarda, aggrappati agli scogli in attesa della prossima onda. Ce la faremo anche questa volta, nella solitudine, nel dolore della perdita, nel calore della comunità. Ce la faremo anche questa volta, come sorge il sole ogni giorno, come ce la fanno i suoi raggi a farsi largo anche tra le nuvole più cupe.

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Hebron, Palestina, 2011


Hebron, Palestina, 2011

Giordania 2012


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Petra, Giordania, 2012

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Spiaggia di Tel Aviv, Israele, 2007

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Gerusalemme, 2011 65


Hebron, Palestina, 2011

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Sarajevo, Bosnia, 2011

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Gerusalemme, 2007


Gerusalemme, 2011 69


Deserto del Sahara, Marocco, 2009


Sarajevo, Bosnia, 2011


Gerusalemme, 2007 73


New York City, 2010

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Gerusalemme, 2007

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Merzouga, Marocco, 2009

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Giordania 2012

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Sarajevo, Bosnia, 2011

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Gerusalemme, 2011

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Sarajevo, Bosnia, 2011 80


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New York City, 2010


Gerusalemme, 2007

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Isole Lofoten, Norvegia, 2007

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Giordania 2012

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Isole Lofoten, Norvegia, 2007 86


Jostedalsbreen, Norvegia, 2007 87


Stoccolma, 2010


Lapponia, 2013 90


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Le cose che abbiamo in comune Sorseggiamo un altro tè alla menta, tra le risate contagiose dei bambini e le note beduine accennate dal suono di una chitarra. Il fuoco è ancora acceso e finché non si spegnerà, avremo qualcosa da raccontarci e da condividere. Nel mezzo di Central Park, una donna di settanta anni pattina con grazia e leggiadria sulle note rap di un gruppo afro-americano pronto per una gara di pattinaggio acrobatico. Musica, cibo e danza, ad ogni età e in ogni parte del mondo, dal deserto del Wadi Rum alla parata di S. Patrizio, da Central Park al porto di Jaffa, ci avvicinano e restituiscono il senso del nostro stare insieme, di vivere la comunità.

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New York City, 2010


New York City, 2010

Giordania 2012


Petra, Giordania, 2012 96


Petra, Giordania, 2012

Giordania 2012


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Petra, Giordania, 2012

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Merzouga, Marocco, 2009

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Petra, Giordania, 2012

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Giordania 2012

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Deserto del Wadi Rum, Giordania, 2012


Sarajevo, Bosnia, 2011 106


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New York City, 2010

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New York City, 2010 110


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...e ritorna il silenzio Il vento che soffia nel deserto, strato dopo strato, svela la sua essenza, porta in superficie il suo cuore e il deserto si sveglia ogni giorno un po’ diverso, nella forma, nella consistenza e nei disegni. Così il tempo, con un lento lavoro di sottrazione a volte anche doloroso, strato dopo strato, scava dentro di noi e ci aiuta a portare fuori la nostra anima, a farla respirare. È così che accettiamo di portare il peso, da soli, di un percorso che sembra non essere tracciato e di cui non vediamo la fine, ed è solo così, con il tempo, che una sedia vuota ritrova serenamente il suo senso, nel pensiero di un’anima che è presente al di sopra di noi e che, nel silenzio, respira.

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Deserto del Sahara, Marocco, 2009

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Deserto del Sahara, Marocco, 2009

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Deserto del Wadi Rum, Giordania, 2012


Petra, Giordania, 2012

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Giordania 2012

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Deserto del Wadi Arab, Giordania, 2012

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Deserto del Wadi Arab, Giordania, 2012

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Deserto del Wadi Rum, Giordania, 2012 122


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Deserto del Wadi Arab, Giordania, 2012

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Deserto del Wadi Rum, Giordania, 2012

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Merzouga, Marocco, 2009


Merzouga, Marocco, 2009 127


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FUORI MOSTRA Nelle pagine seguenti le foto esposte nelle vetrine del centro durante il periodo della mostra.

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New York City, 2010 Tandem abbigliamento Via Emilia 152

Plitvice, Croazia, 2011 Palonta Calzature Piazza Duomo 74

Petra, Giordania, 2012 El Teresito Via Bidone 38 130


Isole Lofoten, Norvegia, 2007 Studio Dentistico Dr. Riccardo Contardi Via Meucci 11

Oltrepò, campi di colza, 2008 Crevani Sport Via San Lorenzo 9

Carloforte, 2012 1871 Abbigliamento Via San Lorenzo 16 131


Cape Town, Sud Africa, 2008 Gioielli Sozzani Via Emilia 136

New York City, 2010 Vecchi Voghera Via Scarabelli 42

Tanzania, 2002 Libreria Ubik Via Emilia 102 132


Plitvice, Croazia, 2011 Casa della musica Moroni Via Emilia 86

Gerusalemme, 2011 Mum & Daughter Via Emilia 65

Panarea, 2008 Girardi Boutique Via Emilia 82 133


New York City, 2010 Grazia e Vilma Via Grattoni 7/11

Norvegia, 2007 Libreria Ticinum Editore Via Bidone 20

Plitvice, Croazia, 2011 Libreria del centro Piazza Duomo 51 134


Deserto del Wadi Arab, Giordania, 2012 Gallotti Cristallerie Via Emilia 28

Norvegia, 2007 Arbiter Via Emilia 134

New York City, 2010 Glamour Via Garibaldi 42 135


Strombolicchio, 2008 Glamour Via Grattoni 18

New York City, 2010 Cotton & Co Via Garibaldi

New York City, 2010 Mendino Via Plana 10 136


Panarea, 2008 Softline Tiziana Via Cairoli 32

Cape Town, Sud Africa, 2008 Carmen Estetica Via Gabetta 12

Oltrepò, 2011 Oropiu’ Via Emilia 109 137


Santa Maria di Leuca, 2009 Piazza Affari Via Cavour 69

Jerash, Giordania, 2012 Maconi Ferramenta Via Cavour 61

Panarea, 2008 Al Civico 27 Via Depretis 27 138


Oltrepò, 2011 Bersani Bimbi Via Garibaldi 24

New York City, 2010 Rodeo Drive uomo Via Plana 3

Oltrepò, 2011 Parisienne Piazza Duomo 17 139


Oltrepò, 2011 Marilena Boutique Via Plana 30

Oltrepò, campi di colza, 2008 Il Giglio di Firenze Via Emilia 121

Camogli, 2010 Mood By Cri Via Emilia 148 140


Fiume Ticino, 2011 Maga Magò Via Emilia 131

Petra, Giordania, 2012 Bar Teatro Via Emilia 79

New York City, 2010 Vanda e Piero Via Emilia 152 141


Oltrepò, 2011 Valentina Gioielli Via Garibaldi 18

Alesund, Norvegia, 2007 Meraldi Via Depretis 8

Oltrepò, 2011 Il Fiore Piazza Duomo 73 142


Oltrepò, 2013 Spazio53 Piazza Duomo 53

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Ringraziamo la famiglia di Emanuela che ha consentito a tutti di ammirare l’archivio fotografico. Gli amici e le amiche che con entusiasmo hanno creduto nel progetto. Tutti i negozianti che hanno esposto in vetrina uno scatto fuori mostra della fotografa. Il Comune di Voghera e gli sponsor che hanno contribuito alla realizzazione dell’esposizione. Arnaldo Calanca, Guido Colla e Renzo Basora che ci hanno seguite con entusiasmo e generosità , dimostrando quanta passione mettono nel loro lavoro.

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