km 0
RAVVIVARE LA SCINTILLA L’indole del territorio
CONTRASTI VIVACI
km 100
L’ARDIRE QUOTIDIANO Custodi del focolare IL FUTURO CREPITA
FUOCO ATAVICO Elettra Melani BTI ELIAS CANETTI
TRIMESTRALE - N.4 DICEMBRE 2018 Euro 5.00
ISSN 2611 - 1357
FOCUS
Melange è un progetto sostenibile, limited edition ideato da Vittoriasedici per la Fondazione Piero e Lucille Corti.
Nata a Milano nel 1993, la Fondazione Corti sostiene economicamente e con assistenza tecnico-logistica il St. Mary’s Hospital Lacor di Gulu, in Uganda. La Fondazione è stata creata per volontà dei medici Piero Corti e Lucille Teasdale, che in 40 anni di lavoro hanno gestito e sviluppato la struttura, trasformandola da piccolo ospedale missionario al maggiore Ospedale non a scopo di lucro dell’Africa equatoriale. In occasione del 25° anniversario della Fondazione, e del 60° anniversario dell’apertura dell’Ospedale, Vittoriasedici ha ideato la collezione Mélange, della quale si devolverà parte del ricavato. I filati delle passate stagioni si trasformano in preziose composizioni. Piccole serie di capi numerati, soffici, colorati e unici. Tutti i filati provengono da aziende italiane considerate eccellenze nel settore. 100% cashmere 4ply.
vittoriasedici.com
fondazionecorti.it
Editoriale
«Giunge sempre il momento in cui abbiamo bisogno di attingere alla nostra fiamma interiore per dare un senso all’esistenza». Paulo Coelho
Dilagare. Divampare. Ardere. Sono parole forti, potenti che parlano dell’incontenibilità della Natura e che richiamano distruzione. Eppure, ciò che è incontrollabile è anche molto affascinante, perché dimostra di avere la forza e il coraggio di essere, nel significato più puro del termine, di avere cioè un’essenza, di saperla difendere, propagare e anche generare. Il fuoco è l’elemento naturale che più di ogni altro incarna questa duplicità: spaventa e affascina, è magico ma controllabile, è unico e contemporaneamente molteplice. Alla sua energia vitale dobbiamo molto. Le culture ancestrali si sono evolute nel momento in cui hanno saputo riconoscerlo e domarlo, tanto da saperlo ricreare e alimentare con forza, per rendere omaggio alle divinità o per rigenerare la Natura stessa. Anche il concetto universale di “casa” è nato da un focolare che è stato custodito e protetto affinché non si spegnesse. La luce della fiamma che ha illuminato la notte, per la prima volta, ha dato vita a tutta la società. Ecco, se fosse questa vitalità a dilagare, divampare, ardere? Davanti al prossimo fuoco che incontrerete concedetevi il tempo per contemplarne l’essenza e la profondità. Ascoltate il crepitio vivace delle fiamme e osservate la loro forza. Abbiate il coraggio di danzare come loro per dare ossigeno alle vostre scintille. Ad ogni prossimo passo, divampate e godetevi la luce.
Chiara Sonzogni
03
COPERTINA
FUOCO#4 di Stefano Tornieri, Sandra Matic Acquarello su carta
Il fuoco è luce, calore, forza, coraggio, determinazione, ma anche distruzione, atavica paura e poi rinascita. Il fuoco è una moltitudine di fiamme e scintille, è un’entità antica e multiforme ed è origine dell’umanità, base di ogni società, sede di riti e motivo dell’abitare. Nelle pagine che seguono si alternano sprazzi di luce e di buio, momenti di riflessione e azione. Si suggeriscono vivaci visioni che arrivano dal passato ma che sanno di futuro. L’invito è a trovare il proprio fuoco, a custordirlo e contemplarlo, in compagnia di tutto ciò che abbiamo di più caro.
INDICE
TRAIETTORIE - PERCORSI
p.020
Il vino, essenza e semplicità dialogo a tre voci da Vittorio Lenza con Andrea Dagani e Giacomo Mela
p.044
Slanci quotidiani a cura di Ortociclo Testo di Chiara Sonzogni
04
INCONTRI -
p.062
Everyday Climate Change intervista a Luca Mercalli A cura di Alessandro Pilo
p.070
Costruire il proprio focolare intervista a Elettra Milani di BTI A cura di Stefano Tornieri
DEVIAZIONI - SOSTE
p.030
Se dico fuoco disegni del museo archivio PInAC
p.034
Cherry Martinez cocktail d’inverno A cura di Cristian Manassi
p.055
Il fuoco sacro dell’arte parallelismi e visioni A cura di Mariella Segala
p.084
Ritratto del mondo Di Survival International
RACCONTI - STORIE
p.080
La casa è donna punto di vista A cura di Cristina Sipolo
p.089
Fuoco, simbolo di massa Elias Canetti A cura di Enrico Alzani
APPUNTI -
p.012
L’angolo dei libri illustrazione di Mark Conlan
p.014
Le parole in musica A cura di Alessio Formenti 05
p.038
Momenti in provincia A cura di PNG | PIO NONO GROUP
p.040
Conosco un posto Villa Fenaroli Palace Hotel
p.050
Focolari 2.0 A cura di Ruaconfettora
p.094
Oroscopo Di Joe Milla
Lavanderia industriale Valtellinese
L’A M B I E N T E E ’ U N NOSTRO CLIENTE LO RISPETTIAMO USANDO DETERSIVI S P E C I F I C I C O N D O S A G G I M I R AT I . LO TUTELIAMO UTILIZZANDO E P R O D U C E N D O E N E R G I A P U L I TA
Va l w a s h - V i a Va l D ' A v i o 3 4 Te m ù ( B s ) - t e l . + 3 9 . 0 3 6 4 . 9 4 8 0 0 4
Contributors - penne e firme
KM 0 - tratto fine
Alessio Formenti
Pérola
Cristian Manassi
minuzioso ascoltatore, registra i suoni e le armonie che provengono da strade alternative. Compone le parole meticolosamente, come note sul pentagramma.
nonostante si definisca un’osservatrice razionale, è un’inguaribile romantica; si dedica a scorribande curiose che riporta in prima persona, nel bene e nel male.
riempie taccuini con appunti di storia e bicchieri di bevande goduriose; maneggia infusi e aromi come un abile direttore d’orchestra.
critico della playlist
viaggiatrice e cronista
barman professionista
KM 100 - tratto medio
Daniela Bettoni
Mariella Segala
Alessandro Pilo
comunica attraverso gli oggetti di cui conosce ogni retroscena. Scrive storie con cui abbellire la quotidianità attraverso accostamenti sublimi di forme, colori e materiali.
ha una passione viscerale per l’arte in tutte le sue sfumature. Cura mostre e custodisce collezioni preziose che racconta con testi intensi e vivaci.
si occupa di ambiente ed educazione informale in Italia e all’estero; i suoi reportage sono apparsi, tra gli altri, su Focus, La Stampa e Wired.
negoziante
curatrice e giornalista
giornalista freelance
07
KM 1000 - tratto universale
Stefano Tornieri
Enrico Alzani
Cristina Sipolo
esteta curioso e bizzarro, con un punto di vista inusuale, colleziona forme e visioni, abbandonandosi al flusso degli impulsi e dell’accumulo visivo.
si allea alla sociologia e alla psicologia per restituire con parole semplici, umane e naturali il complesso sistema economico-finanziario su cui si fonda la nostra realtà.
architetto in un tempo che fu, attraverso le parole restituisce la sua visione della vita, fatta di affetti, decisioni, cura di sé e del mondo.
architetto
consulente finanziario
scrittrice autodidatta
worldwide suk
Argento con carattere LOLALOVE: ATELIER A 360 GRADI
MEMO
La moda come espressione personale, creatività e colore. I tessuti di origine naturale e il tatto come guida per confezionare abiti sartoriali di rara bellezza. Progetti che richiedono tempo e amore, idee e coraggio per essere portati a termine con successo. “Lavorare con lentezza porta bellezza” questo il motto di Lola. Provare per credere. Giacca euro 210.00, gonna euro 190.00. lolalove.it ¤ IG | lolalove_atelier
Stile minimale, essenziale e semplice contraddistinguono Lepi Jewellery:brand della designer emergente Laura Peviani. L'argento è il protagonistacontrasti chiaroscurali evidenziati dalle diverse finiture. Euro 60.00 lepijewellery.com
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4 soffici varianti un unico relax Quattro diverse varianti per accompagnare il relax delle feste. Combinazione perfetta di una profonda conoscenza di artigianalità tessile con grande esperienza di progettazione. Anderssen & Voll firmano questa linea per muuto. Cuscino euro 115,00. muuto.com
ASIMMETRIE ILLUMINATE DI RUSTLAB Esplorare nuove forme e superfici, ricercando equilibri, immaginando traiettorie ogni volta differenti. Il progetto Lopsided nasce dalla collaborazione con Valeraku. Unione tra ceramica e legno, legando colori e stili in un magico connubio votato alla luce. Lopsided-lampade personalizzabili: L. sospesa euro 120.00, L. da appoggio euro 73.00, L. mensola euro 85.00. IG | rust.lab ¤ FB | rustlab
staurolite Dettagli in pietre semipreziose e ricami dalle nuances accativanti. Questo il segreto delle incredibili creazioni di Salt&stiches. Pezzi unici, ciascuno con un proprio tema. Tutti da scoprire. Euro 235,00. IG | salt_stiches
QUESTIONE DI NODI Tutto rigorosamente handmade. Intreccio di fili per dare vita a complementi di arredamento moderni, adatti ad ogni stile, collocabili sia all'interno che all'esterno. Materiali organici al 100%, come cotone e legno. Euro 45,00. IG | nodo.e.nodo
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in good company un nome che dice tutto In Good Company è la collezione creata da Sami Ruotsalainen, per il brand Marimekko. In occasione delle feste vi proponiamo la teiera Oiva, ma sono mille le combinazioni possibili che vi divertirete a comporre. É ora di cominciare. Euro 72,00. marimekko.com
TERRE COLORATE Un mix di culture per una collezione dal tocco etnico chic. Arancioni, verdi, gialli, un vero tributo agli anni ‘70. Abiti che diventano passpar tout per ogni occasione. Stili e mondi differenti che non dimenticano mai l’amore per la Sardegna, cuore pulsante delle due designer che li hanno progettati. Vi perderete tra tessuti pregiati e texture sorprendenti nella ricerca del capo perfetto. chiglo.com
worldwide suk
braccio destro
LEFIL: TUTTO PARTE DA UN FILO Ottone che viene lavorato con le tecniche tradizionali orafe a banchetto. Lefil perchè tutto parte da un filo che viene piegato, tagliato, saldato seguendo idee sempre nuove. Creazioni anticonvenzionali che spesso richiamano il minimal, ma con un tocco che le rende eccentriche: partire dalla semplicità per arricchirlo con pietre dure. Anello euro 50.00. IG | le.fil ¤ etsy.com
MEMO
Un vero aiutante in cucina per dare libero sfogo alla creatività. Un oggetto polifunzionale in ferro, ceramica e pietra di San Marino, nato dalla ricerca della designer Nunzia Ponsillo. Scoprite tutte le sue funzioni. Euro 480.00 nunziaponsillo.it
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Matrioska o shaker? CERA UNA BOLLA CHE PROFUMAVA IL MONDO Cera una bolla si scrive senza apostrofo. Quell’apostrofo che in un attimo è diventato un’amaca dove, dondolando i pensieri, nasce un progetto a tutto tondo per provare a migliorare/rsi ogni giorno. Candele naturali in cera di soia, profumi per ambienti e tessuti, incensi di erbe, fiori e legni aromatici, si mescolano a complementi d’arredo in eco-cemento e legno per dare al tuo spazio profumo e bellezza in uno stile elegante, semplice e naturale. Candela euro 30.90. ceraunabolla.com
Laura Caffi firma questi shaker in metallo ispirati alla classica matrioska. Come la famosa bambola russa, nascondono al loro interno un’anima magica fatta da un mix di elementi: gli ingredienti che scegliamo per preparare il nostro cocktail speciale. Euro 38.00. ruaconfettora.com
endelea = non mollare mai Una collezione di moda etica disegnata a Milano e realizzata interamente a mano in Tanzania. Design europeo e tessuti africani per far parlare le stoffe. Un progetto visionario e coraggioso, per avvicinare due mondi, non poi così lontani. Hobo bag euro 48.00. endelea.com
ABITI COME LE DONNE MULTITASKING Scegliere il su misura che ci somiglia, senza assecondare le mode o i trend, seguendo i nostri desideri che la coraggiosa Betty continua ad esaudire. Abiti che danno valore all’essere donna, per ricordarci quanto valiamo. Abito euro 135.00. bettyconcept.com
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GLI ORIGAMI GIOIELLO DI HOW TO FOLD Ciondoli ampolla personalizzabili con minuscoli origami tradizionali. Giorgia Migliarini si lascia guidare dalla bellezza della carta e li realizza interamente a mano (a partire da pezzetti di carta di lato 2/3 centimetri). Euro 15.00. howtofold.it
Il montone blu Questo pezzo della collezione Bitossi è progettato dal maestro ceramista Aldo Londi. Tuttora viene realizzato a mano, comprese le stesse decorazioni, con preziosi smalti e ricotture a fuoco. Euro 63.00. bitossiceramiche.it
In primavera, estate e autunno le persone vivono una stagione aperta, gli uni accanto agli altri. Invece l’inverno concede l’occasione della riservatezza e di appartenere così solo a se stessi. Come godere di questi nuovi tempi lunghi?
Con il fuoco del camino, il calore delle coperte di lana, le tazze di té e le storie nascoste tra le pagine dei libri.
Fiabe italiane Autore: Italo Calvino Casa Editrice: Mondadori Genere: Fiabe “Io credo questo: le fiabe sono vere. Sono il catalogo dei nostri possibili destini.”(L’autore)
Vinpeel degli orizzonti
L ’ A N G O LO D E I L I B R I
Autore: Peppe Millanta Casa Editrice: NEO Genere: Narrativa
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Ingenuità e fantastia per ritrovare l’ebrezza di quel sogno di poter, un giorno, scoprire l’altrove.
Sei fuoco e amore Autore: Alda Merini Casa Editrice: Sperling&Kupfer Genere: Poesia Versi di carne e spirito,che esprimono la fame di assoluto di una delle voci più profetiche dell’ultimo secolo.
I l l u s t r a z i o n e d i M a r k Co n l a n
L’amore
I riti del solstizio
Autore: Maurizio Maggiani Casa Editrice: Feltrinelli Genere: Narrativa
Autore: Richard Heinberg Casa Editrice: Mediterranee Genere: Raccolta
Ricordi, dolori e nostalgie, ma anche gioia, allegria e sconsideratezza... basteranno a raccontare l’amore?
Ristabilire un rapporto con i cicli della Terra per ritrovare l’equilibrio e il senso della comunità.
Libri che splendono di parole vive
Cenere Autore: Grazia Deledda Casa Editrice: IBS Genere: Romanzo Una famiglia, arsa da un turbinio di passioni, rivela, nell’ultimo residuo, tutto il suo valore.
Hygge Autore: Louisa Thomsen Brits Casa Editrice: Sperling&Kupfer Genere: Manuale Il metodo dei piaceri quotidiani che ha reso i danesi felici e maestri nel sentirsi a casa in ogni luogo.
La fenice
Metti il diavolo a ballare
Autore: Oriola Ndreu Casa Editrice: Mazzanti Genere: Romanzo
Autore: Teresa De Sio Casa Editrice: Einaudi Genere: Romanzo
Inno al sentimento moderno di trovare se stessi per dare un senso collettivo, altruistico e superiore alla vita.
C’è stato un tempo in cui, con i suoni, si scacciavano i demoni dal Mondo e con loro i mali più segreti.
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CIAO CUORE | 2018 Riccardo Sinigallia
L E PA R O L E I N M U S I C A D I A L E SS I O F O R M E N T I
Talento genuino e scrittura sopraffina. Lui è Riccardo Sinigallia, per anni autore sottovalutato e spesso dietro le quinte, anche per un carattere che lo porta a non esporsi troppo. Collabora, scrive e produce dischi di Niccolò Fabi, Tiromancino e Max Gazzè. Fino ad intraprendere la carriera solista. Ciao Cuore è il suo quarto lavoro ed è commovente. L'impatto non è immediato, ma le melodie malinconiche, le atmosfere (tardo) battistiane e i testi romantici, mai sopra le righe, ve lo faranno amare.
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OVUNQUE PROTEGGI | 2006 Vinicio Capossela
IL MUSICHIERE Vi siete mai lasciati rapire dal fuoco? Io potrei restare delle ore ad osservarlo, mentre lentamente arde i ceppi e produce braci incandescenti. Mi rilassa quel continuo scoppiettare e quel calore avvolgente. Sembra che il fuoco sia parte di noi. Un elemento arcaico che ci attrae, una luce nel buio che ci indica la strada verso casa. Scalda l'anima come certe canzoni o certi dischi. Quelli che hanno il potere di infilarsi nel subconscio e di restare per sempre con te.
Secondo me, questo è il disco più coraggioso di Vinicio. Dopo 6 anni dal precedente Canzoni a Manovella, il cantautore torna con quest'opera “complessa”. Dentro c'è un viaggio che attraversa luoghi reali, inventati o appartenenti alla mitologia. Medio Oriente, Balcani, Africa e Italia. La prolissità di alcune tracce lo rende ostico, ma vale la pena, il viaggio porta a mete meravigliose. Come la title-track, ballata finale che abbraccia e protegge.
MATTANZA | 1976 Napoli Centrale Nel Progetto Napoli Centrale, James Senese e Franco Del Prete mettono dentro tutte le anime di Napoli. Dopo l'esordio omonimo, questo secondo capitolo prosegue sul quel filone fusion atto a superare la musica popolare napoletana, scardinandola e portandola a fondersi con Miles Davis e Weather Report . La voce di Senese è rabbia e soul e nel suo sax rivive Coltrane. C'è tanto groove ma anche denuncia sociale e tutta l'anima popolare partenopea che fatica e non si arrende.
SOUND & COLORS | 2015 Alabama Shakes Quando ascoltai questo disco, dietro consiglio di un amico, mi esplose letteralmente in faccia. Fin dal raffinato soul della prima traccia, la voce perforante di Brittany Howard mi prese a schiaffi il cuore. Il resto del disco è un crescendo di black music e rock bianco. Un po' Janis Joplin, un po' Funkadelic e un po' Skunk Anansie, rendono molto bene un concetto di southern soul dei giorni nostri. Questa giovane band di Athens ha già guadagnato una discreta fama negli Stati Uniti, e non fatico a capire il perché.
VOZ D’AMOR | 2003 Cesária Évora
IL PAESE DEI CAMINI SPENTI 2018 | SDANG!
Il terzo capitolo del duo bresciano è un concept album e prosegue il discorso iniziato con i precedenti dischi.
Son passati sette anni da quando la “diva a piedi nudi” se n'è andata per sempre. Ricordo ancora quel giorno, ci restai malissimo. Le volevo davvero bene. La regina della morna aveva il potere di catturarti l'anima, con la sua voce profonda e sensuale. Vi consiglio questo disco, a cui sono affezionato, forse perché è quello che me l'ha fatta conoscere. Ma avrei potuto metterne molti altri. Voz D'Amor è una carezza di chitarre, pianoforte, fisarmoniche, spiagge capoverdiane solitarie e saudade. E poi la sua voce... voce d'amore.
Oggi, Alessandro e Nicola evocano immagini di un paese abbandonato, avvolto dalla nebbia e dalla nostalgia di una vita che fu. Lo fanno con la stessa formula strumentale fatta principalmente da chitarra e batteria e arricchita da fiati, pianoforti e in un pezzo anche dalla voce di Claudia Ferretti.
WHAT COLOR IS LOVE | 1972 Terr y Callier
Fra prog, arpeggi post-rock e virate metal, il fuoco dei camini spenti torna ad ardere ancora!
Ci sono dischi che, anche se finissero dopo la prima canzone, ne rimarresti comunque soddisfatto. Così ho pensato dopo aver ascoltato per la prima volta i nove minuti di Dancing Girl. Ma per fortuna non finisce. C'è la passionale title-track e la frenetica You Goin' Miss Your Candyman. Ci sono sette canzoni, una più bella dell'altra e una voce incredibile. Callier ha scritto un gioiello della soul music, arricchendolo con accompagnamenti orchestrali ed arpeggi tipicamente traditional folk. Pura poesia.
SDANG!
ON SOUNDCLOUD
015
Rituali dal mondo
per accogliere
L’ I N V E R N O
‘NDOCCIATA Molise (ITALIA) | dicembre È italiano il più suggestivo rito del fuoco del mondo. Gli abitanti di Agnone rendono onore al Sole e alla Terra, sorreggendo per tutta la notte gigantesche torce che trasformano le vie del paese in un fiume di fuoco.
016
FALO’ DI SANT’ANTONIO Lombardia (ITALIA) | gennaio Per liberarsi delle cose vecchie (pensieri inclusi) gettatele nel falò e guardatele ardere mangiando una frittella.
LOSAR Namg yal (TIBET) | febbraio In occasione del nuovo anno anche i monaci si abbandonano a 15 giorni di danze e bevute di Chhaang, Una speciale bevanda fermentata.
LWYD Mari Galles (UK) | dicembre La tradizione del Mare Grigio vuole che un teschio di cavallo, attaccato a una veste bianca, vada di casa in casa a bere birra e mangiare dolci tradizionali.
SOYAL Arizona (USA) | dicembre Gli indiani Hopi danzano tutta la notte, accogliendo gli spiriti delle montagne e benedicendo case, animali e piante con i Paphos, i bastoni della preghiera.
URSUL ROMANIA
dicembre L’anno nuovo viene accolto da orsi (in passato erano veri orsi reali) che ballano e fanno capriole per strada, accompagnati dalla musica di flauti.
"Il colore della primavera è nei fiori; il colore dell’inverno è nella fantasia". Terri Guillemets
017
L’energia è anima di ogni cosa. Nell’incontro si accende, s’illumina e vive.
KM
0
CHILOMETRO ZERO
SCINTILLA /ʃi’ntilla/ s. f. [dal lat. scintilla]. – fenomeno transitorio di fuoco che sprizza in modo localizzato. Particella minutissima incandescente prodotta per percussione o sfregamento di materiali (pietre, legno, metalli).
Testo
Sara Apostoli
Chiara Sonzogni
Foto
Il vino
KM O
essenza e semplicità
020
Nel libro “Epistenologia. Il vino e la creatività del tatto”, l’autore Nicola Perullo afferma che non vi sia nessuna differenza tra definire il vino così: “inizialmente sentori lievi di bacche, poi un soffuso sottofondo di roccia vulcanica, per chiudere su un tripudio di erbe”; o descriverlo così: “pomeriggio d’inverno passato con te, sdraiati sulla spiaggia”. Continua specificando che “Sono due modi entrambi validi di parlare di vino. [...] Credo però che oggi, noi, qui, della seconda descrizione abbiamo più necessità che della prima”.
021
KM O 022
Parlare di vino è difficile. Ancora di più lo è ascoltare chi ne parla. Per questo spesso ho guardato alle degustazioni con diffidenza. Mi mette a disagio quel lessico che preso parola per parola capisco, ma di cui non comprendo la narrazione. Mi mette in difficoltà il fatto di non riuscire ad assimilare quei termini tecnici, forse perché non ne comprendo a fondo la finalità. Così come mi disturba vedere il vino trattato come un oggetto da sviscerare nelle sue componenti più sottili e invisibili, da smascherare invece che da accarezzare, toccare, assaporare. Anche la smania di dover giudicare “cosa va e cosa non va” mi restituisce un senso di incompletezza pari al “mi piace, non mi piace”. Non ritrovo insomma la predisposizione a guardare il vino per quello che è, una sostanza viva, con una sua personalità, spesso volubile.
F oto d i A l b i n o C h i a r i - G r u p p o I s e o I m m a g i n e
023
Al contrario ricordo molto bene i momenti vissuti in compagnia del vino. Ricordo le bottiglie che mi hanno fatto vivere emozioni, conoscere persone, assaporare luoghi. Non so dire se fosse sempre vino di qualità, ma di certo ho apprezzato la sua capacità nel valorizzare quel momento. Alcuni dei migliori sono stati quelli bevuti in compagnia di sconosciuti, ai tavoli delle “osterie”, quelle dove i bicchieri vengono accompagnati da un “toh, bevi” che vale molto più di tante definizioni. Perché in quel gesto è racchiuso l’incipit di una storia ed è sottointesa la fiducia nei confronti di chi il vino lo conosce così bene da non aver bisogno di parlarne e l’ammirazione per chi, al contrario, sa come far parlare il vino e chi lo beve. A uno di questi momenti resteranno legati i vini Lenza, prodotti sulle pendici del Monte Orfano, cuore della Franciacorta.
024
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Pagina precedente: macchina per la pressatura, sullo sfondo pietra del Monte Orfano che, localizzato al confine meridionale della Franciacorta, è emerso da un fondale marino e ha fatto da barriera al dilavamento del ghiacciaio permettendo così la nascita delle colline moreniche. Il suo suolo è minerale e calcareo, con una presenza di pietra focaia e salgemma.
KM O
Per informazioni: lenzafranciacorta.it
026
“Nel frattempo non beviamo?” Così inizia la conversazione, chiarendo subito che il vino è al centro e che ogni scenario, discorso e teoria sarebbe stato affrontato solo bevendo. È un pomeriggio piovoso, umido e freddo, perfetto per far sentire il vino a proprio agio. Questa chiacchierata, intorno ad un tavolo, con Vittorio Lenza, Giacomo Mela e Andrea Dagani l’ho cercata per conoscere meglio le sfumature delle eleganti bollicine di quel vino noto come “Franciacorta”. Come speravo ho incontrato uomini e professionisti con un bagaglio importante, disposti a metterlo sul tavolo per parlare con il vino e non di vino. Gli argomenti si sono succeduti in un flusso libero. Ad ogni cambio di bottiglia, mentre Lenza versava sapori e colori nuovi, le parole si sono fatte via via più dirette, hanno osato e si sono spinte oltre. Il tutto è cominciato discutendo del clima che cambia, del surriscaldamento che obbliga ad anticipare la vendemmia, costringendo l’uva a passare meno tempo sulla pianta, e forse a piantare nuovi vitigni. Si è accenato alla storia recente e straordinaria di una terra che in pochi anni ha saputo inventare un’eccellenza che però già deve essere riequilibrata. Si è parlato di lieviti indigeni, di biodinamica e bionergetica, di poesia della terra e di equilibri e, come in un gioco di assonanze, si è arrivati a parlare di società la cui “instabilità influisce sul mercato del vino quasi quanto il cambiamento climatico”. A poco a poco il vino ha cominciato a chiedere più tempo: quello versato dalle ultime bottiglie chiedeva di decantare, di aprirsi, di fidarsi dei suoi commensali, prima di parlare. Così sono affiorati i ricordi, le esperienze, le storie personali. Infine la settima bottiglia ha riassunto la conversazione, lasciandola aperta: andare in profondità alle cose è un atto di ribellione necessario.
R i tr at t i d i E l i s a S p o r ta r o
identità rivelate
VITTORIO LENZA
GIACOMO MELA Enologo
Maestro cantiniere
Fin dal 1964, anno di origine, i suoi vini sono stati tra i primi esempi della qualità della denominazione Franciacorta. È stato il primo a produrre il Franciacorta Extra Brut e il Rosé.
È stato una tra i primi ad aver valorizzato la qualità del franciacorta. Delinea l’identità del vino, anche quella inconscia, attraverso una conoscenza profonda dei sapori.
In arte “Boero”, soprannome che eredita dal nonno gasoser, vive il mondo del vino come un vero mercante, facendo esperienza diretta dei luoghi dove si produce e si beve.
“Il mio obiettivo è semplificare il lavoro e onorare la terra, la famiglia, la storia”.
“La verità fa male ma certe cose vanno dette, non gridate, ma dette sì”.
“Il gusto è una questione di evoluzione che è possibile solo attraverso la conoscenza”.
Il vino racchiude, nel suo cuore aromatico, il sapore della terra, per questo ne difende le radici. Insegna il valore del prendersi cura e dell’ascoltare, in silenzio. Semplifica per arrivare alla sostanza.
Provoca il vino e lo scompone, assaggiandolo a piccole dosi e con grandissima intensità. Definisce il vino come il prodotto più umano che ci sia, per questo indaga e registra attentamente il suo ruolo in società.
Come se si trattasse di un libro, sa leggere il vino e raccontarlo con maestria. Insegna ad avere uno sguardo globale sul vino, per imparare a sceglierlo e selezionarlo, tenendo conto del suo “contorno”.
Lavora con il naso e con le mani. Annusa il vino, per riconoscerlo, e lo contempla, accarezzadolo con lo sguardo.
Le papille gustative sono le sue principali alleate. Formula, attraverso il gusto, una sua estetica antropologica.
Cerca la forza, la resistenza e il carattere del vino, lo mette alla prova osservando come si comporta “nel bicchiere”.
Produttore
ANDREA DAGANI
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KM O 028
Ricordo perfettamente i sapori sperimentati durante la degustazione. Senza l’aiuto del taccuino non saprei ricostruirne l’ordine di apparizione e tanto meno elencare il nome e le tipologie di vino assaggiate. Ma sono certa di aver bevuto vini corposi e intensi, di aver goduto di picchi acidi e frizzanti, di aver definito alcuni sapori graffianti e taglienti. La mia mente ha trattenuto un’informazione, apparentemente strana: “presenza di sale”. Niente di più vero perchè sul Monte Orfano, “monte di mare”, l’argilla in cui le viti affondano le radici è mescolata alla salgemma, a differenza di quanto accade sulle colline moreniche circostanti. Ricordo le sfumature chiare, sui toni dei verdi, dell’oro e del rosa, il rumore della pioggia, l’umidità nelle ossa e il calore dell’accoglienza del Signor Lenza che nei bicchieri ci ha versato, senza che ce ne rendessimo conto, tutta la filosofia del suo lavoro e la storia della sua terra.
F oto d i Th o m a s S c h a e f e r
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Quel pomeriggio sono stati suggeriti parametri nuovi con cui orientarsi nel mondo del vino e strumenti alternativi con cui andare in profondità, tra i più importanti la sincerità della terra, la capacità d’ascolto di chi la lavora e la pazienza di chi beve. È emersa anche l’urgenza di tutelare il vino dalle logiche standardizzate della tecnologia, dell’economia e del giudizio che tendono ad uniformarlo e a conformarlo in quanto mero prodotto do consumo, svalutandolo. Perché la vera ricchezza del vino sta nella sua complessità, nel suo essere uno dei prodotti più umani che ci sia perché sostanza che si mescola al luogo da dove viene e a chi lo beve. Nel momento esatto in cui ho lasciato il tavolo e stretto la mano a Lenza, Mela e Dagani ho capito che la degustazione in realtà non era terminata, ma appena cominciata, perché scegliere è difficile ma doveroso, sempre, e re-imparare a farlo è una necessità.
Testo
Pinac
Chiara Sonzogni
Illustrazioni
fuoco
se dico
KM O
Esiste una collezione che raccoglie, studia e promuove l’espressività e la creatività infantile. Si chiama PInAC ed è un museo dinamico internazionale che, da quasi sessant’anni, si dedica a custodire l’immaginazione di migliaia di bambini, provenienti da tutto il mondo.
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PInAC promuove un sistema formativo integrato e offre al pubblico archivi e mostre emozionanti per la semplicità e spontaneità con cui valorizzano i sogni, l’immaginazione e le visioni dei bambini.
“È imparando ad apprezzare la diversità artistico-culturale di ciascuno che si può educare alla conoscenza tra i popoli e al rispetto dei diritti di tutti”. Così scriveva il fondatore Aldo Cibaldi, poeta e pedagogo, che ha avuto la lungimiranza di dare vita ad un archivo di disegni, organico e vivo. PInAC è un luogo da visitare in un pomeriggio d’inverno, per scaldare l’anima e fare il pieno di quell’energia vulcanica che solo i più piccoli sanno generare.
PInAC si trova a Rezzato (BS). È aperto tutte le mattine dal martedì al venerdì, il sabato e la domenica anche nel pomeriggio. È possibile effettuare visite guidate. Per informazioni e aggiornamenti sulle attività pedagogiche e formative: pinac.it .
brillano colori
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I pompier i domano un incendio Giancarlo Covini, 7 anni | 1965 | Italia
KM O
brillano colori
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Tokyo 2016 Hana Takamori, 11 anni | 2016 | Giappone
brillano colori
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Attento al fiammif ero Francina de Paris, 7 anni | 1974 | Italia
Cherry
Martinez
Drink classico di fine Ottocento è l’antenato del Martini e compare nella “bibbia” dei drink: il Manuale del Vero Gaudente di Jerry Thomas.
K M O - CO C K T A I L D I S T A G I O N E
Qui lo si propone in una versione avvolgente, ammorbidita dal Vermouth e arrotondata dal Maraschino.
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F oto d i B a r b a r a M a n a s s i
I N G R E D I E N T I CA D. 1
2 dash (“gocce”) di orange bitter Fatto con bucce di arance di Siviglia, cardamomo, semi di cumino, coriandolo e caramello, in una base di alcool. È un antico aroma per cocktail che sta godendo di una buona rinascita. Da non confondere con il più commerciale Angostura Bitter.
10 ml di sciroppo di ciliegia e liquirizia. 40 ml di di Vermouth italiano 60 ml di Bourbon Il bourbon è il whiskey dello Stato del Kentucky e porta il nome di una sua contea, anche se si dice che sia stato il reverendo Elijah Craig, nel 1789, a dare il nome bourbon al proprio whiskey.
1 scorza di arancia 1 amarena sciroppata
P R E PA R A Z I O N E S C I RO P P O D I C I L I E G I A E L I QU I R I Z I A
In un pentolino mettere due parti di Maraschino per una di liquore alla liquirizia (proporzione 2:1). Sfumare facendo evaporare l’alcool e aggiungere la stessa quantità di zucchero bianco in modo da ottenere uno sciroppo 1:1. MARASCHINO
Liquore dolce e incolore, prende il nome dalla marasca che in lingua dalmata significa amarena. La produzione di questo “rosolio” (il contenuto alcolico è circa del 30%) ebbe inizio a Zara nel XVI secolo e la si deve ai farmacisti di un monastero domenicano della città. Viene ancora venduta come l’originale: in bottiglie impagliate a mano.
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P RO C E D I M E N T O Unire tutti gli ingredienti in un mixing glass, senza ghiaccio, mescolando per bene; Aggiungere abbondante ghiaccio e mescolare per solo 40 secondi; Filtrare e versare in un bicchiere con del ghiaccio; Guarnire con la scorza di un’arancia e un’amarena. Dash bottles: piccole boccette in vetro, con tappo di sughero e dosatore, prendono il nome dalla parola “goccio” (dash) perché hanno la funzione di contenere ingredienti che vanno centellinati nei cocktail, in quanto il loro sapore è estremamente consistente, proprio come nel caso dell’Orange Bitter. Con il ritorno allo stile vintage e alla Golden Era, le dash bottles stanno vivendo una vera e propria età dell’oro.
K M O - CO C K T A I L D I S T A G I O N E
Nato a NY nel 1830, prende dimestichezza con l’alcool sulle navi, dove si imbarca come marinaio d’albero all’età di 16 anni. Tornato a terra affina tecniche e sperimenta miscele ai banconi dei bar frequentati dai cercatori d’oro. È così bravo a farli bere e divertire che in pochi anni diventa famoso e molto ricco, finanziando le ricerche e accumulando così gran quantità d’oro. Apre i locali più famosi e redditizi d’America e d’Inghilterra. Verso i trent’anni si trova a Londra, quando scrive il primo libro in assoluto sui drink “Il Manuale del vero gaudente” dove riporta dosi e ricette. Al suo bancone sono passati gli uomini che hanno fatto la storia del XIX secolo. Di lui parlavano i giornali, definendolo “The Professor”, perché fine conoscitore di un modo nuovo ed estremamente affascinante di bere e “stare in società”, sia perché fondatore di uno stile unico e nettamente contrastante con quello della società vittoriana dell’epoca. Thomas era infatti uno sporting gentlemen: eleganza, spirito sportivo, nonchalance ed esperienza. Muore per una disgrazia a 55 anni, uscendo dalla porta del suo bar. Lascia dietro di sé un mito, e l’inizio di una nuova epoca. Qualche mese prima su di lui si scrive: “Non bisogna essere troppo vecchi per vedere la differenza tra oggi e l’epoca di Jerry Thomas”.
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F oto d i B a r b a r a M a n a s s i
APPUNTI CHE SANNO DI STORIA
Se si nomina il Martinez non si può non parlare del suo inventore: Jerry Thomas, primo bar-tender americano.
La novità dell’anno si chiama “Wine Week” e non poteva che trovare terreno fertile a Milano, metropoli internazionale, capitale europea del design e della moda. L’assoluta protagonista della settimana è stata la Franciacorta che ha trasformato il quartiere di Brera-Garibaldi-Solferino nel Franciacorta Wine District, un vero paradiso per gli amanti del vino che hanno potuto apprezzare, tra palazzi e cortili, tutte le sfumature del prodotto simbolo dell’eccellenza italiana. Le bollicine, con la loro riconosciuta eleganza, hanno conquistato il mondo e consolidato il legame duraturo con la città di Milano che ha fatto della Franciacorta la sua “vigna”. Non perdetevi la prossima edizione! milanowineweek.com
Good
NEWS
f r a nc i aco rta
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Rimedi al
B LU E M O N DAY
Natale e Capodanno sono le giornate salienti di questa stagione, sono gli eventi a cui esserci, ognuno a modo proprio. Tutt’attorno si articola un corollario di cene, pranzi e aperitivi fino all’Epifania che, come la tradizione insegna, “tutte le feste le porta via”. Infatti la mattina del 7 gennaio, l’unica cosa che si riesce ad intravedere, oltre gli scatoloni di addobbi da rimettere in ordine, è l’ombra del blue monday, il giorno più triste dell’anno. L’origine di questa “celebrazione” è inglese e pare sia frutto di un’equazione matematica - messa a punto una decina d’anni fa dallo psicologo Cliff Arnall - che ne spiegherebbe il perché mettendo insieme condizioni metereologiche sfavorevoli, le giornate corte, i festeggiamenti natalizi ormai alle spalle, i sensi di colpa per aver speso troppi soldi durante le vacanze o mangiato troppo e infine il lavoro che è ricominciato freneticamente. Ma non serve essere inglesi per sentirsi un po’ giù di corda, magari in giornate senza sole e avvolte nella nebbia. Come rimediare? Per qualcuno diventa l’occasione perfetta per dispensare consigli: le agenzie propongono viaggi da sogno, le offerte commerciali sono imperdibili, i cibi da consumare sono solo esotici, etc. La cosa migliore invece potrebbe essere semplificare e porsi obiettivi e mete raggiungibili. Un buon suggerimento può essere scoprire ciò che offre la provincia, luogo sì defilato, eppure destinazione eccellente, alla portata di tutti. Gennaio potrebbe così trasformarsi nel mese da dedicare a ciò che c’è fuori dalla porta di casa. Alcuni suggerimenti? Pianificate un trekking o una passeggiata alla scoperta del paesaggio (si sa camminare fa bene e scatena le endorfine responsabili del buon umore); se dopo gli eccessi delle feste vi siete ripromessi di seguire un’alimentazione sana, concedetevi una ricompensa; provate a fare i turisti nella vostra stessa città, passando una notte in quell’albergo che sognate tutte le volte che passate davanti al suo ingresso; scoprite luoghi sconosciuti, soprattutto se estranei alle vostre frequentazioni abitudinali. Perché il vero rimedio alla malinconia e alla tristezza sta nel godere delle piccole cose.
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PNG | PIO NONO GROUP, è un gruppo di quattro locations situate nella provincia di Brescia: Ristorante Pio Nono a Erbusco, Ristorante La Colombera a Castrezzato, Villa Fenaroli Palace Hotel a Rezzato, Borgo Santa Giulia a Corte Franca. Lo guida una forte passione per la ristorazione e l’accoglienza, oltre alla sensibilità di mettere la persona al centro della sua crescita.
Per informazioni e prenotazioni: pngroup.it tel.030 7709761 info@pngroup.it
Inverno
I N P ROV I N C I A
PNG | PIO NONO GROUP rallegra il calendario di gennaio, portandovi alla scoperta di “casa”. - Le offerte sono valide in tutte le quattro locations -
VISITE GUIDATE IN FRANCIACORTA Che sia a bordo di un autobus, di un’auto d’epoca o a piedi, le dolci colline franciacortine offrono itinerari davvero incantevoli, in qualsiasi stagione. Lo staff e le guide di PNG vi accompagneranno in un tour insolito, tra curiosità, storie, racconti e prelibatezze enogastronomiche.
UNA NOTTE “FUORI CASA” Non si può negare che dormire in albergo sia una di quelle cose che fa subito sentire meglio. Perché non concedersi una notte fuori, anche se a pochi chilometri da casa? Dovete solo decidere se farlo in collina, al lago, in campagna o in città, le locations PNG esaudiranno ogni vostro desiderio.
VEGLIONCINO e VEGLIONCINOinVILLA Rivivere la magia della notte più lunga dell’anno? Nelle locations PNG è possibile. Il 26 gennaio, anche a Villa Fenaroli, potrete godervi lo stesso divertimento del Capodanno. Il menù è alleggerito e quindi il buon proposito del “mangio poco” non sarà una scusa valida per non esserci - da euro 35.
LUOGHI PRESTIGIOSI Scoprire le eccellenze nascoste sarà motivo per ri-innamorarsi della provincia. Il Borgo San Vitale è uno di queste, un luogo dove fascino, storia e curiosità fanno da cornice ad un mondo sconosciuto... quello della distilleria, reso magico da alambicchi e aromi di vinacce.
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Conosco un posto
KM O- I SOPRALLUOGHI DI PÈROLA
Nella casa dei nonni c’era una stanza che adoravo, quella che veniva chiamata “il salone” e che ospitava le celebrazioni familiari. Mi piaceva per lo stile settecentesco del suo arredamento che mi faceva sentire una principessa. Gli specchi e gli arazzi avevano un qualcosa di magico, le statue in marmo erano vive, le poltroncine damascate diventavano troni per me e per i miei cortigiani.
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Perchè vi racconto questa storia? Perchè il posto che ho conosciuto mi ha riportato tutto questo alla memoria, facendomi rivivere emozioni sincere, che avevo solo sopito. Sono stata felice di aver deciso di seguire il consiglio di un’amica e di essermi concessa, per il mio compleanno, un soggiorno presso Villa Fenaroli Palace Hotel, alle porte di Brescia. Non sapevo che mi sarei imbattuta in una celebrazione della mia infanzia. Villa Fenaroli si raggiunge comodamente in auto e da qualunque direzione si arrivi la sensazione è di vederla all’improvviso. La periferia della città infatti, inaspettatamente, fa spazio alla bellezza. Il vialone, l’ingresso reale, la facciata neoclassica e il verde del Parco di Bacco sullo sfondo compongono un quadro di un’eleganza straordinaria, resa ancor più eccezionale dall’atmosfera di storia che si respira, all’istante. Fin dai primi passi mossi sulla ghiaia, dopo uno scambio di sguardi con i leoni di marmo all’ingresso, mi sono sentita nel posto giusto, pronta a godermi in serenità l’autentica grazia di quell’architettura settecentesca che tutte le volte mi stupisce per il suo equilibrio. La stupenda scalinata esterna protegge, come
ATMOSFERA È stata definita “Piccola Versailles” per l’impronta tardo barocca. La facciata è romantica, con le statue neoclassiche e i pennacchi in pietra di Botticino. Raffinatezza ed eleganza si rincorrono all’interno nelle stanze del Piano terra e del Piano nobile, con pareti superbamente affrescate e soffitti con stucchi dorati di epoca neo-barocca.
ENOGASTRONOMIA Le materie prime, la cucina, l’attenzione per i dettagli e per i sapori ricercati, il connubio perfetto tra tradizione e contemporaneità… tutto questo è l’Hostaria 1735, il ristorante di Villa Fenaroli. Lo chef sa accontentare i palati più delicati e soddisfare il desiderio di chi cerca la sostanza e i sapori “di casa”.
HOTEL Le camere sono 86, suddivise tra Classic, Superior, Deluxe, Junior Suite e una Suite. Si distinguono per l’eleganza degli arredi ed il comfort che si fondono con le tecnologie più funzionali e moderne. Gli arredamenti sono in stile ‘700 lombardo, con parquet in rovere, bagni in marmo rosa del Portogallo, lampadari ed appliques in vetro di Murano.
ATTIVITA’ Il Museo delle Millemiglia (auto storiche) e il PInAC (museo internazionale di disegni di bambini) sono raggiungibili a piedi, così come si consiglia una passeggiata nel Parco di Bacco. Per chi non volesse rinunciare all’appuntamento con il fitness, TechnoGym firma la modernissima e completa palestra a disposizione degli ospiti.
il guscio di una conchiglia, la hall dell’hotel che accoglie, con superba raffinatezza, anche il visitatore più casual. All’interno gli occhi hanno l’imbarazzo della scelta su dove posarsi, passano dagli stucchi ai marmi, dagli arredi alle opere d’arte appese alle pareti. Scegliere una stanza non è stato facile. Cosa desideravo? Un balconcino privato, la vista sulle colline del parco, una mansarda con travi in legno a vista o aprire gli occhi al mattino sull’ampia balconata in marmo della corte principale? Ho optato per l’ultima, dopo aver saputo che avrebbero potuto portarmi la colazione in camera. In attesa della cena ho lasciato la piccola valigia nella stanza elegante, insieme al libro e al taccuino, decidendo di passeggiare per la villa, in compagnia dei miei sogni. Anche se il sogno vero è stato al risveglio. Per me che considero la colazione il momento più importante della giornata, l’offerta detox dello chef non poteva che confermare il fascino di questo posto. Villa Fenaroli Palace Hotel è davvero il luogo dove la magia di un tuffo nella storia e la coccola di un’ospitalità tutta contemporanea rendono speciale ogni momento. Villa Fenaroli Palace Hotel PNG | PIO NONO GROUP villafenaroli.it info@villafenaroli.it +39 030 2793223 Via Giuseppe Mazzini, 14 - Rezzato (BS) Singole euro 70 - 75 |Doppie da euro 100 colazione inclusa nel prezzo
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Dal respiro maturano l’ardore e la passione. Il calore forgia e il colore ammalia.
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/fjamma/ s. f. [dal lat. flamma]. - lingua di fuoco prodotta dalla combustione di sostanze solide, liquide o gassose (il comburente è l’ossigeno). È una sorgente di luce e di calore, con una sua forma caratteristica.
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Chiara Sonzogni
Ortociclo
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Ci sono storie che meritano di essere raccontate non tanto per il finale ma per il percorso che suggeriscono. Quella che segue è una di queste e nella sua semplicità insegna come la passione, il coraggio di assecondare i propri bisogni e di seguire il flusso delle cose, e il desiderio di un mondo migliore siano fonte di un’energia che rende possibile anche l’impossibile. Il protagonista è un giovane dal sorriso timido e dolce, dalla fisicità esile e minuta che infonde serenità e leggerezza. La sua forza sta nell’autenticità delle scelte e del pensiero, il suo successo nel saper cambiare mantenendo l’equilibrio. F oto d i S i m o n e R i g a m o nt i
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I SERVIZI
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¤ spesa on-line con consegna a domicilio; ¤ prodotti a chilometro utile, stagionali e provenienti da aziende agricole selezionate da sistemi di garanzia partecipata e collettiva; ¤ elevare la qualità, l’estetica e la concezione del food itinerante; ¤ esaltazione delle materie prime con preparazioni semplici e abbinamenti perfetti. DOVE ¤ Festival; ¤ Mercati urbani; ¤ Party / pre-dinner / lunch; ¤ “One-shot” il giovedì a pranzo presso la Riserva del Grande, a Brescia, in Via Paganora, 6A. WEB ortociclo.it
Andrea nell’estate del 2015 decide di cambiare vita per assecondare una sua necessità: portare l’orto in città, in bicicletta. Sì, stiamo parlando proprio di lui, quel ragazzo che si vede sfrecciare tra le vie del centro di Brescia, in sella ad una bici-cargo verde. La sua storia è nota, il suo elegante entusiasmo fa parte ormai dell’anima dell’urbe, ma continua a stupire, mostrando la forza vulcanica tipica di chi la vita se la costruisce consapevolmente e con naturalezza. Infatti, a suon di pedalate, in soli tre anni Andrea è riuscito a trasformare un’esigenza personale in una professione, chiamata Ortociclo: servizio di spesa on-line di prodotti freschi, reperibili al chilometro utile, con consegna a domicilio. Il concetto di veicolo associato a questo servizio urbano è molto più che un simpatico mezzo a due ruote. Andrea infatti si definisce lui stesso un mezzo di comunicazione, un intermediario tra il consumatore e il produttore. “Quello che offro ai miei clienti è la possibilità di scegliere le materie prime da portare in tavola. Allo stesso tempo aiuto il produttore a distribuirle”. Sul sito di Ortociclo settimanalmente vengono elencati i prodotti disponibili, il cliente può scegliere liberamente la quantità, mentre alla qualità ci pensa Andrea selezionando prodotti freschi e di stagione. La frutta e la verdura infatti vengono raccolte la mattina o il pomeriggio precedente alla consegna. Uno dei meriti di Ortociclo è proprio aver innescato l’abitudine di mangiare cibo fresco, anche in città, dove l’approviggionamento di materie prime biodiverse non è né scontato né immediato. Tutto questo assume un significato ancora più profondo nel momento in cui, ascoltando Andrea raccontarsi, si scopre che il concetto di ciclicità che ha dato il nome alla sua attività non è solo un suffisso alla parola
orto, ma è un atteggiamento, un approccio alla vita. Dal 2015 infatti Ortociclo e il suo fondatore sono cresciuti, hanno ampliato i loro servizi e dato risposta alle richieste del pubblico, innescando una trasformazione costante che ha generato nuove e interessanti declinazioni. Un cambiamento recente è stato quello di aver aumentato l’area servita, grazie ad una bici in più e alla collaborazione con la Cooperativa Via del Campo. Questo ha reso possibile un’espansione della rete di clientela e la possibilità di effettuare consegne di gruppo, appoggiandosi a luoghi aggregativi, come associazioni o imprese. Tuttavia l’evoluzione più significativa è quella che ha permesso ad Andrea non solo di essere un intermediario tra orto e città, ma di arrivare anche in tavola. Un paio d’anni fa infatti, quasi per gioco, nasce Ortociclone un fast food itinerante, anche se sarebbe meglio dire food-bike, che offre cibo e bevande capaci di esaltare la qualità delle materie prime selezionate da Ortociclo. In questo modo Andrea non solo conosce i maestri che crescono i prodotti e la loro vita in campo, ma educa al gusto di una cucina capace di preservare il sapore e la vitalità delle sue materie prime. “È nato tutto per gioco. La prima volta che mi è stata fatta questa richiesta era il luglio del 2016, in occasione del Musical Zoo. Fino a due giorni prima non sapevo cosa fare, una vera idea non l’avevo, così ho seguito il flusso, mi sono inventato qualcosa e soprattutto mi sono divertito. Un’energia che mixata a pochi e ottimi ingredienti ha prodotto un qualcosa che è stato apprezzato”. La versione cucina di Ortociclo si adatta alle più svariate situazioni, dai festival ai party privati, dai mercatini agli aperitivi per feste e matrimoni, dalle sofisticate pause pranzo aziendali a cene private con la possibilità di imparare a cucinare. Insomma le occasioni di incontrare
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F oto d i ‘ Th e S u n d ay M a r k e t ’
per caso una bici-cargo verde non potranno che aumentare nei prossimi mesi, tanto in città quanto fuori città, perché Ortociclo ha già fatto qualche tappa anche a Milano.
“Sono sempre stato mosso da idee forti, nate dalle mie necessità, per questo spesso lavoro solo, perché ho l’obiettivo dentro. Anche nella vita ricerco la continua evoluzione, mi piace cambiare identità pur restando fedele ai miei principi, apro e chiudo parentesi, senza paure e rimpianti. Assecondo la direzione naturale che prende la testa. Serve forza, costanza, una pazienza infinita e anche la capacità ogni tanto di fermarsi a riflettere”. Con queste parole Andrea dimostra che la sua attività è prima di tutto un’attitudine e uno stile di vita, quello che crede nell’evoluzione, nel cambiamento e nel coraggio di fare ciò che si sente come necessario. “Quando ho iniziato questa avventura mi sono dato un anno di prova, in libertà assoluta, anche di sbagliare. E ora guarda, dopo tre anni sono qui e mi occupo addirittura di cucina, cosa che mai e poi mai avrei immaginato”. Davanti all’evoluzione esponenziale di un’attività tanto giovane e fresca, è facile credere che, nel momento in cui si riesce a trasformare la fatica, il sacrificio e la ricerca in energia propulsiva per andare avanti e per progredire, tutto sia fattibile.
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Andrea è una vera forza della Natura perché da Lei ha imparato che le cose accadono, sia casualmente che non, e che tutto è possibile, tranne forzare il processo. Per trovare la giusta quadratura serve assecondare la vita che è in movimento, sfidarsi a cambiare identità e a ricercare lo stimolo, a non fermarsi mai. Geniale! Come le parole di Einstein: “La vita è come andare in bicicletta, Per mantenere l’equilibrio devi muoverti”. F oto d i C l a u d i a Z a cc a g n i n i
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Oggetticonvivi una storia FOCOLARE 2.0
“Ho scelto oggetti empatici, da indossare, da accarezzare, da tenere stretti: una coperta e un libro, una pianta da accarezzare e gioielli scintillanti di rame e di bronzo. Basta poco e tutto si accende, in un istante�
A Brescia, al numero 48 di Corso Palestro, c’è una bella vetrina dalla luce calda e una bicicletta a scatto fisso sempre parcheggiata davanti alla porta. La prima è quella di Ruaconfettora, un design shop che è molto più di un negozio, e la seconda è di Daniela, una giovane donna che dedica la sua vita agli oggetti, alle loro storie e alle relazioni con chi li userà. Nel varcare la soglia si viene invasi da un’ondata di benessere. Gli oggetti, disposti in modo ordinato e armonico alle pareti e sui tavoli, sorridono a chi li guarda e li sfiora. Daniela li sceglie con cura dopo un lungo e profondo lavoro di ricerca e di studio. I principi che la guidano sono l’autenticità del prodotto, il pensiero progettuale e la capacità di innescare una rinnovata ritualità. “Prediligo oggetti vivi che abbiano una storia o che si prestino a scriverne una”. Daniela ha la capacità, ormai rara, di ascoltare, capire e condurre il cliente nella scelta; è una vera negoziante e chiunque si affidi ai suoi racconti ritroverà desideri sopiti o avvertirà nuove esigenze. L’atmosfera accogliente di Ruaconfettora restituisce immediatamente la sensazione di essere “a casa”, circondati dai propri affetti e dagli oggetti cari. In occasione di questo numero, nuun ha chiesto a Daniela di scegliere alcuni pezzi capaci di restituire il calore del focolare domestico e di riscaldare le più fredde giornate invernali.
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Foto a lato Ritratto di Daniela Bettoni. Alle pareti opere di Carlo Duina. Foto pagina precedente Allestimento di Ruaconfettora. Gli oggetti protagonisti.
I pezzi selezionati sono disponibili da Ruaconfettora Design shop | C.so Palestro n.48 ¤ Shop on line | ruaconfettora.com
PLAID Lanificio Leo La più antica fabbrica tessile calabrese. L’artista visuale Sigrid Calon e i designer italiani di Studiocharlie, realizzano le fantasie ispirate ai dettagli, come il Punto Punto che nasce dai cartoni perforati del telaio Jacquard anni Sessanta. GIOIELLI Joy-Jo
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“Per disegnare una gioia interpreto le sue peculiarità e la sua luce”. Queste le parole di Joy-Jo designer italiana che realizza gioielli contemporanei con fili di rame lavorati a crochet. Daniela indossa il bracciale Tubolare in bagno di bronzo bianco e collana Fiore in bagno di oro rosa e iolite. Sottili, leggeri e luminosi.
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UNA STRAORDINARIA NORMALITA’ Corraini edizioni Rendere onore ad un oggetto intimo: il ricettario di casa, custode della vera storia di una famiglia, cuore dei suoi sapori, odori, godimenti. Un libro dal piccolo formato che racconta UNA STRAORDINARIA NORMALITÀ, quella della cucina e delle ricette in casa Morandi, scritto, tramandato e conservato dalla madre e dalle tre sorelle del pittore. Uno scrigno d’amore, un incontro inatteso.
EKOSFERA Pikaplant Una giovane azienda olandese produce oggetti dal design accurato per far entrare la natura nei nostri ambienti. Il loro obiettivo è rendere la cura delle piante talmente semplice che chiunque possa riuscirci. In questo caso la pianta di caffè è una “ministra autonoma”, perché capace di riciclare e rinnovare le proprie risorse idriche in totale autonomia. È una pianta da accarezzare e da portare con sé, è un oggetto vivo.
amos hair style Amos coniuga bellezza e psicologia, personalitĂ e aspetti sociali, per aiutare ogni cliente a scegliere il proprio stile ed esprimerlo al meglio.
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M. Collishaw | Blain Southern Gallery - Archivio B. Aubertin
Mariella Segala
Fotografie
Il fuoco sacro dell’arte “La cosa più bella che possa capitare a un essere umano, è di scoprire il fuoco sacro, il fuoco della sua anima. E di fare in modo che la vita intera sia l’espressione di questa anima”. Annie Marquier
La scoperta del fuoco, milioni di anni fa, segnò la prima fase della civiltà ed è l’unico tra gli elementi che l’uomo è in grado di generare, da qui la sua attribuzione di un’origine sacra. Quindi il fuoco è al contempo simbolo di umanità e di divinità. L’artista è colui che crea un nesso tra il mondo trascendente e il mondo materiale, trasforma l’idea in qualcosa di tangibile e lo dona all’osservatore, altro non è che un novello Prometeo che porta sulla terra qualcosa di sconosciuto e prezioso. Bernard Aubertin (1934-2015) Artista francese, ha fatto del fuoco il cuore della sua ricerca. Le sue opere sono visibili presso l’ Archivio Opere Bernard Aubertin a Brescia. info@archiviobernardaubertin.com Mat Collishaw (1966) Artista britannico, è uno tra i massimi esponenti della YBA, Young British Art. Utilizza media come fotografia, scultura, video e installazioni ambientali. matcollishaw.com - IG: matcollishawstudio
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DESSIN DE FEU “Fiammiferi bruciati su carta” esemplare unico | cm (30 x 20) | 2008
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[Immagine in alto] Aubertin dopo aver visitato lo studio
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di Yves Klein nel 1957 “…capisce in che direzione cambiare il suo modo di fare pittura. Sceglie di lavorare con il rosso, portatore di una forza primordiale e liberatoria.” Realizza così l’anno successivo, le sue prime quattro tavole monocrome rosse. Rosse come il fuoco che incarna in sé tutta la forza del contrasto tra concreto e inafferrabile, tra salvezza e pericolo ma soprattutto tra vita e morte perchè crea e distrugge.
EFFIGY serie “Burning flowers” c - type photograph | cm (89 x 120) | 2013 [Immagine a lato] Collishaw ha condotto lo spettatore negli antri più oscuri e inquietanti dell’immaginario visivo, dando forma ad un suo personalissimo mondo crepuscolare in equilibrio tra il poetico e il macabro. Nella serie Burning flowers l’artista incendia dei fiori rappresentazione di purezza, candore e delicatezza. L’orrore e la bellezza si fondono insieme in un gesto quasi rituale.
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TABLEAU CLOUS “Chiodi su tavola” esemplare unico | cm (50 x50) | 1969
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[Immagine in alto] Aubertin afferma “…l’utilizzo del ros-
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so simbolo dell’energia vitale, mi fornisce il mezzo di sottrarre…il non senso ormai attribuito al colore. Nella mia opera monocroma rossa tutta la psicologia inerente alla concezione tradizionale del quadro (composizione, contrasto delle superfici colorate, forme) è rimpiazzata dall’ossessione lirica di un colore unico.”
FADING MEMORIES serie “Burning flowers” c - type photograph | cm (183 x 220) | 2013 [Immagine a lato] Servendosi dello strumento fotogra-
fico Mat Collishaw costruisce scene di grande fascino, che cristallizzano in una sospensione temporale eterna il momento in cui avviene il passaggio dalla vita alla morte. L’aspetto violento del momento raffigurato, viene sublimato dalla bellezza dell’immagine stessa, che richiama alla memoria famose rappresentazioni artistiche di scene di martirio di santi cristiani.
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LIVRE BRÛLÉ “Libro bruciato su alluminio” esemplare unico | cm (50x70) | 1972
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[Immagine in alto] Aubertin cerca ossessivamente il ros-
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so più puro, trovandolo nel fuoco che, nella danza viva e luminosa della fiamma, sembra avere vita propria. Nel 1961 realizza i primi tableaux feu; dei fiammiferi vengono sistemati meticolosamente sulla tela e sono poi dati alle fiamme. Insieme ai quadri, crea anche sculture con il fuoco in performance che hanno un valore quasi sciamanico: incendia oggetti di uso comune, da strumenti musicali a libri fino alle automobili.
THE POISONED PAGE serie “Burning flowers” c - type photograph | cm (116 x 155) | 2013 [Immagine a lato] Alla base di Burning Flowers vi è un’estetica basata sull’opposizione tra la sensualità della carne e la brutalità del supplizio, opposizione che genera nello spettatore un cortocircuito di sentimenti contrastanti e che conferisce all’opera un’aura mistica, sacra come il fuoco.
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Scioglimento dei ghiacci nell’Oceano Artico | 2015 | ©Esther Horvath
La parola a Luca Mercalli
Pubblicato a ottobre, l’ultimo rapporto dell’IPCC (il comitato scientifico delle Nazioni Unite che studia i cambiamenti climatici e le sue implicazioni socio-economiche) suona come l’ultima chiamata all’umanità: se entro il 2030 non ci saranno state drastiche misure nella lotta ai cambiamenti climatici, la temperatura del pianeta raggiungerà livelli tali da mettere a rischio la stessa sopravvivenza della nostra specie sul pianeta. Luca Mercalli non ha bisogno di presentazioni: i suoi libri e programmi televisivi hanno informato il grande pubblico in modo chiaro sull’ambiente e il riscaldamento globale. Il messaggio del suo ultimo libro “Non c’è più tempo. Come reagire agli allarmi ambientali” (Einaudi) è categorico: bisogna cambiare il prima possibile, il più possibile. Non per tornare al passato, ma per sviluppare una nuova economia circolare e verde, creare comunità più forti, mangiare più sano e spendere meno per l’energia. Perché un futuro più green non è un’idea radicale, ma semplice buon senso.
L’ultimo rapporto IPCC ci avvisa che è in gioco il futuro della nostra specie sul pianeta. Eppure tardiamo ad agire. L.M: Primo Levi ha riflettuto su tutto il tempo perso, gli alibi e tentennamenti che ci furono negli anni ’30 prima dell’ascesa del nazi-fascismo, quando era forse ancora possibile contenerlo. Levi dice che si fece di tutto per ignorare il problema in una sorta di cecità volontaria. Non è esagerato fare un parallelismo coi nostri tempi, con il nostro tentativo di sottovalutare la catastrofe ambientale in corso. A.P:
In altri paesi l’allarme lanciato dall’ultimo rapporto IPCC ha ricevuto grandissima attenzione. In Italia, solo poche righe. L.M: Ribaltiamo i fatti. Sono pochi i paesi che hanno dato il necessario risalto a questa notizia, a parte i paesi nordici. Gli altri si sono comportati come in Italia, per non parlare degli Stati Uniti, dove è al governo un presidente che nega l’esiA.P:
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stenza del riscaldamento globale. A.P: Nel 2015 un gruppo di ragazzi statunitensi ha avviato una causa contro il governo americano: secondo loro vivere in un pianeta con un clima stabile, in grado di garantire prosperità futura è un diritto civile che andrebbe garantito a livello istituzionale. L’inerzia davanti ai cambiamenti climatici come forma di razzismo generazionale? L.M: Sarebbe bello se iniziative di questo tipo fossero migliaia, non una isolata. Le attuali giovani generazioni mi sembrano assenti, distratte, non prendono in mano il proprio futuro. Non dico che spetta a loro risolvere i problemi, ma dovrebbero fare pressione su chi oggi governa affinché si impegni a farlo. Purtroppo non vedo i giovani in piazza per chiedere alla classe politica di occuparsi del loro clima futuro. Ormai anche a casa nostra diventa comune contare i morti e i danni causati da eventi climatici che il riA.P:
scaldamento globale ha contribuito a rendere più distruttivi. Eppure nell’immaginario collettivo è ancora il terrorismo la vera minaccia. L.M: Nel rapporto sui rischi globali pubblicato ogni anno dal World Economic Forum i cambiamenti climatici appaiono al primo posto. Da un punto di vista economico e scientifico c’è un assoluto consenso. Come minaccia globale il terrorismo viene molto dopo. Bisognerebbe chiamare in causa il mondo dell’informazione, che tende ad amplificare l’una e minimizzare l’altra. Ma è responsabile anche una certa politica che dà eccessiva rilevanza a paure facili, quelle che sono ben percepibili dalla gente, e non investe invece nel risolvere i grandi problemi globali a lungo termine. Per diventare parte della soluzione piuttosto che del problema quali sono i comportamenti quotidiani da modificare il prima possibile? L.M: Sono talmente tanti che non esiste una ricetta: non c’è attività della nostra A.P:
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Minatori alla ricerca di residui di stagno sul fondo del lago a Bangka Island | Indonesia, 2013 | ŠMatilde Gattoni
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Amina Suleiman Gas tra le carcasse del suo bestiame, morto a causa della siccità | Villaggio di Barwako, Somalia centrale, 2017 | Š Georgina Goodwin
vita che non abbia conseguenze ambientali. Serve prima di tutto una riflessione, capire che dietro i nostri gesti c’è sempre l’uso di energia, l’utilizzo di materia prime non rinnovabili e la creazione di rifiuti. Sviluppare abitudini che li riducano è un primo passo. Agire in prima persona è anche l’antidoto migliore all’ansia creata da un problema così grande, davanti al quale ci sentiamo impotenti. I suoi libri rischiano di essere letti e seguiti da persone che sono già d’accordo con le sue idee. Come riuscire a “contaminare” efficacemente chi ancora non ha percepito l’urgenza dei cambiamenti climatici? L.M: Chi assiste alle presentazioni dei miei libri è generalmente lì per informarsi, è alla ricerca di una bussola per il futuro. In passato era più comune incontrare dei contestatori, oggi mi sembrano ridotti. Magari è per via dei social network, è cambiato il modo in cui raccogliamo informazioni. Oggi è più facile stare coA.P:
modamente nella propria bolla e leggere notizie che confermano i nostri pregiudizi. La televisione resta un mezzo importante per raggiungere un pubblico più ampio, purtroppo dedica spazi ridotti a questi temi. Avremmo bisogno di parlarne tutti i giorni e in tutti i format, ma gli spazi a disposizione sono ancora ridotti. Il mio ultimo lavoro televisivo si chiamava “Pillole di Mercalli”, erano brevissimi video su temi ambientali. Già il nome lo dice, non si trattava di certo dell’ approfondimento a tutto campo di cui avremmo bisogno.
Luca Mercalli è intervenuto in occasione della mostra fotografica “EverydayClimateChange. Fotografare il Cambiamento Climatico” che ha concesso le immagini di queste pagine. La mostra, a cura di Photo Op è visitabile fino al 13 gennaio 2019 presso il Museo di Storia Naturale di Verona.
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La potenza della massa sta nella forza dell’unione che sa distruggere e azzerare, per rinascere.
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/’fwɔko/ s. m. [dal lat. fŏcus “focolare”]. - complesso degli effetti calorifici e luminosi della combustione. Considerato dai primi filosofi greci come materia divina e incorruttibile di cui sono formati gli astri e le anime.
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Elettra Melani
Stefano Tornieri
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ELETTRA MELANI di Building Trust International racconta cosa c’è dietro lo slogan: “Una casa per tutti”.
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Abitare è certamente un atto basilare che accomuna tutti gli esseri viventi presenti sulla terra. Non è così scontato però possedere un’abitazione, per via dei costi e delle difficoltà ambientali, soprattuto nei paesi lontani dal nostro “pacifico” contintente europeo. In molte parti del mondo infatti avere una casa è un privilegio, una conquista, anche se dovrebbe essere semplicemente un diritto. Come è intuibile lo slogan “una casa per tutti” appare sempre più una filastrocca politica e alla fine ciò che conta in questi casi è vedere chi realmente fa qualcosa. Guarda caso la bistrattata categoria degli architetti è però sempre pronta a reinventarsi con operazioni al limite del volontariato missionario, sfidando leggi e difficoltà in paesi altrettanto difficili. Ne parliamo con Elettra Milani, architetto italiano che lavora da anni esattamente in questo campo, per capire in che modo l’architettura possa aiutare a risolvere il problema dell’abitazione.
Elettra, ci puoi parlare di “BTI Building Trust International”? Cos’è e di cosa si occupa? E.M.: Building Trust International è un’organizzazione no-profit che utilizza il design come strumento per affrontare problematiche sociali. Ogni progetto ha come scopo ultimo quello di diffondere capacità e strumenti per risolvere problemi ed ideare soluzioni. È stata fondata nel 2010 in Inghilterra e oggi ha diverse sedi satellite in varie parti del mondo. Negli ultimi anni BTI è stata particolarmente attiva in Asia, dove ha portato a termine numerosi progetti umanitari, quali scuole, case a basso costo, community centre, ospedali, parco giochi, parchi urbani etc. Ogni progetto viene affrontato con un design di tipo bottom-up, cioè partendo dalle esigenze dei futuri fruitori, spesso famiglie a basso reddito o comunità a rischio, i quali vengono coinvolti in prima persona nella fase di sviluppo del concept. Il risultato è la scoperta di soluzioni il cui impatto sociale si estende oltre la durata del processo di costruzione del manufatto stesso. S.T:
Parlando di manufatto, si nota come molti degli edifici di BTI siano realizzati con materiali naturali. Anticamente era la normalità poi, con la modernità e l’avanzamento tecnologico, queste scelte sono cadute in disuso forse perché troppo legate ad un’idea di arretratezza. Oggi invece c’è un rinnovato interesse. Che idea ti sei fatta a riguardo? Perché, ad esempio, usare la terra per fare architettura? E.M: Per capire perché sia importante reintrodurre nella costruzione di oggi i materiali naturali credo sia utile discutere il termine sostenibilità. La sostenibilità, parola spesso abusata, è la caratteristica di un processo o di uno stato che può essere mantenuto ad un certo livello indefinitamente, essa è perciò fondamentale ai fini
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di poter praticare un’architettura rispettosa dell’ambiente in cui viviamo riducendo l’impatto negativo dell’uomo sullo stesso. Una volta avviato il movimento, o il processo, questo si mantiene nel tempo in modo perpetuo. Questo principio, se applicato all’architettura, permette di realizzare progetti che non hanno bisogno di continui input esterni per essere alimentati, ma che possiedono al loro interno tutte le risorse necessarie o riescono ad autogenerarle. In questo senso, i materiali sostenibili più usati sono il bamboo, il legno, la paglia, anche se quello più utilizzato è la terra, sempre che le condizioni climatiche siano favorevoli. La terra del sito di progetto viene testata per individuarne i contenuti e le percentuali di argilla e sabbia e di conseguenza scegliere la tecnica più appropriata. A cantiere avviato, durante gli scavi per le fondazioni, la terra estratta dal suolo viene conservata per essere poi riutilizzata nella costruzione dell’edificio. Un concetto che io trovo molto affascinante perché rafforza un legame intrinseco tra l’edificio ed il suo contesto. Come hai iniziato questa avventura? E.M: Durante un workshop, organizzato da Building Trust International. Insieme ad una decina di architetti provenienti da diverse parti del mondo, ho collaborato alla costruzione di un piccolo chiosco all’interno di un parco naturale protetto situato a pochi chilometri da Phnom Penh, capitale della Cambogia. L’edificio, dalla forma architettonica molto semplice, voleva dimostrare la possibilità di costruire senza cemento. I materiali utilizzati sono perciò stati: ghiaia per le fondazioni, mattoni, calce e intonaco in terra cruda per muri e pilastri e bamboo per il tetto. Utilizzando i nostri piedi abbiamo lavorato l’impasto di sabbia, argilla e pula (bucce di riso e acqua), al fine di produrre S.T:
i 600 mattoni necessari alla costruzione del chiostro. La malta e l’intonaco sono stati prodotti con gli stessi ingredienti, variando però le dosi di ognuno al fine di ottenere impasti di consistenza diversa a seconda dell’utilizzo. Per la produzione di mattoni si procedeva così: una volta pronto, l’impasto veniva versato all’interno dello stampo, precedentemente oliato; rimosso lo stampo i mattoni venivano lasciati ad asciugare al sole, preferibilmente non diretto, per circa 10/14 giorni, a seconda della temperatura, prima di poter essere utilizzato nella costruzione del muro. Come si può intuire la terra è un materiale dalle mille sfaccettature, estremamente semplice ma articolato allo stesso tempo. Diversi istituti oggi, per citarne alcuni Craterre in Francia o Auroville Earth Institute in India, stanno investendo molte energie nello studio di questo materiale, al fine di affinare le pratiche di utilizzo per aumentarne l’efficienza, la durata e la bellezza. Credo che questi studi siano davvero di fondamentale importanza al fine di dimostrare che un materiale appartenente alla tradizione di molti paesi e con origini antiche, è di pari efficacia a materiali di più recente scoperta come il cemento o il ferro. È il caso di dirlo, un vero terreno fertile per i ricercatori! Non me ne voglia il lettore ma da architetto non posso evitare di scendere nel dettaglio e chiederti quali sono le tecniche più utilizzate per costruire con la terra? E.M: Le tecniche possono essere suddivise in base al ruolo, portante o non, che la terra può avere nell’opera e si differenziano per le quantità diverse dei componenti (sabbia, argilla e paglia). In breve sono: - cob: termine che deriva dall’inglese antico e significa “grumo”. L’impasto viene utilizzato adottando una procedura molto simile a quella della scultura. È adatta S.T:
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per elementi molto robusti. - terra battuta: in una cassaforma simile a quella per il cemento armato, la terra viene battuta strato dopo strato fino al raggiungimento dell’altezza desiderata. Una volta rimossa la cassaforma sulla facciata sono visibili le stratificazioni. Il risultato estetico è straordinario. Decisamente il mio preferito! - adobe: mattoni, essicati al sole, sono utilizzati in modo molto simile ai blocchi in cemento. Le tecniche di finitura o riempimento invece si chiamano wattle and daub, o torchis, ma forse adesso sto scendendo troppo nel dettaglio. Sì, torniamo a noi. Ci racconti un tuo progetto? Il più difficile o quello a te più caro. E.M: Vorrei parlarvi di quello che ritengo essere un chiaro esempio di quanto un progetto architettonico possa davvero avviare delle reazioni sociali che generano soluzioni in grado di migliorare la qualità della vita delle persone. Nel 2016 siamo stati incaricati di sviluppare un progetto per una struttura ricettiva collocata nel nord della Cambogia, in un parco naturale protetto nella remota località di Tmat Boeuy. La struttura avrebbe fatto parte di un sistema ricettivo avviato da un’associazione non governativa i cui fini sono quelli di proteggere la fauna e la flora locale e di educare e informare le comunità locali attraverso una procedura chiamata eco-turismo. Infatti la struttura alberghiera che abbiamo costruito ora è gestita da tribù locali le quali hanno imparato che proteggere l’ecosistema non ha solo valore morale ma può anche generare profitto. Dopo aver finalizzato il design, la costruzione è stata il risultato di una collaborazione fra diverse figure. Volontari da diverse parti del mondo si sono uniti a noi di Building Trust, ai costruttori locali ed alla comunità che non solo ha parte-
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cipato alla progettazione, ma è stata presente per tutta la durata del cantiere che è diventato una scuola, dove tutti sono stati insegnanti ed alunni, condividendo con gli altri le proprie esperienze e imparando da ogni avvenimento. Ognuno con un background diverso, ci siamo uniti con la voglia di conoscere e sperimentare, di costruire un luogo che fosse casa. Immagina di avere un cliente con un’idea molto standard di abitazione che ti chiede il progetto di una casa in Lombardia. La terra potrebbe essere un modo per riavvicinarlo al concetto di “casa come focolare”? E soprattutto trovi che sia possibile proporlo? Come lo convinceresti? E.M: Innumerevoli sono gli aspetti positivi legati a questa progettualità e al materiale. La terra agisce come regolatore dell’umidità, aumentando il comfort abitativo; è un materiale traspirante che riduce il rischio di formazione di muffe; purifica l’aria assorbendo naturalmente fumi e odori; ha una buona resistenza al fuoco e può avere proprietà antisismiche se abbinata ad una progettazione adeguata e a una corretta messa in opera; è un materiale economico, facilmente reperibile e molto duraturo se unito ad una normale manutenzione; non inquina e non produce scarti. Infine, per convincere il mio cliente lombardo, gli direi che è un materiale bello e raffinato, artigianale e che nessuna superficie sarà mai uguale ad un’altra. S.T:
Insomma, cari lettori, perché non iniziamo ad aprire la mente a queste antiche/nuove possibilità costruttive? È un modo per concepire il nostro stare al mondo in maniera differente, in cui il “vivere secondo natura” acquista un senso reale, innervato dall’idea di sostenibilità ed equilibrio. Co ntr i b uto f oto g r a f i co Lu ise Co l e pag . 7 1 e d i A l i c e M a n d e l l i pag . 74 -75
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“Sono 3.000, 4.000, 6.000 honduregni. Forse di più: nessuno può più contarli. Sul cammino si sono aggiunti alcuni guatemaltechi e salvadoregni. La settimana scorsa, in risposta a un messaggio lanciato sui social network, hanno deciso di lasciare tutto per formare una carovana partita da San Pedro Sula e diretta verso gli Stati Uniti. Insieme formano un esercito in assetto di guerra”. L’Internazionale | 23 ottobre 2018
Però non vanno in guerra. Marciano. Inseguono una speranza. O forse solo una possibilità, l’unica, di restare vivi. Non nego di provare una partecipazione viscerale per quel popolo in cammino. Un movimento epico. Come avevo saputo solo dalle storie della Bibbia. Indago. Leggo. Cerco notizie. Storie, in modo particolare. Storie personali. Volti. Incappo nell’immagine di una donna, anziana. Sulle spalle uno zaino verde, uno zaino da adolescente così dissonante con spalle ricurve. Per mano, una bambina. La giornalista le chiede cosa porti in quello zaino e Lei risponde: “Il necessario, le ceneri di mia figlia e la foto di mia madre.” Così. Milioni di riflessioni che taccio ora, in un tempo in cui è desueto sostenere l’Umano... pensieri che taccio qui, dove semplificazioni linguistiche mi hanno imposto, più di una volta, di chiamare “storia migrante” la mia, come la giornalista definisce adesso quella di questa donna in marcia con sua nipote. Semplificazioni davanti alle quali, adesso, provo sincero imbarazzo. Eppure quell’immagine si ficca in modo inestirpabile in una qualche profondità della mia mente. Per giorni penso a questa donna e a quello zaino, troppo piccolo da dover riempire con le cose di una vita. A quegli occhi
stanchi eppur guerrieri che scrutano una casa da dover abbandonare, in fretta.Cosa portare? Sarà che, nelle tante serate tra immigrati, arriva sempre il momento in cui si torna a quel giorno. Alla propria partenza, la prima. Storie indelebili in ciascuno di noi. Storie raccontate tra donne, sopratutto. Sopratutto in cucina, mentre parliamo a voce troppo alta e ridiamo in modo sguaiato, giriamo polente e sgraniamo cus-cus. Noi che, poco prima di uscire dalla porta di casa, abbiamo scelto cosa fosse “il necessario” da portare via. Perchè (seppur del tutto privato del drammatico), al momento di partire, noi ce lo siamo chiesti. Tutti. Cosa portare. Cosa rimandare a spedizioni successive, cosa lasciare per sempre, cosa vendere, cosa regalare. Dovendo smantellare in via definitiva la casa che hai allestito per te stessa, il rifugio di comodità e certezze che vi ha coccolato, novelli sposi, il nido di dolcezze e sogni che insieme avete costruito per vostro figlio, in quei nove mesi d’attesa... cosa portare? Subito, nell’immediato? Dovendo, banalmente, organizzare le priorità delle spedizioni, cosa mettere nella scatola “urgente”? Credo di poter dire, senza timore d’esser smentita, che nella quasi totalità, le donne, le donne migranti, in una valigia per quanto piccola, fanno sempre spazio ad un tozzo di carbone ardente. Tutte. Le donne migranti, nel loro primo viaggio verso un futuro ancora difficile da delineare, portano carboni ancora caldi e la certezza che, ovunque saranno, sarà da li che ricostruiranno il focolare. Costruiranno una casa. Lelia è partita a diciannove anni. Certa che, in Italia, non avrebbe vissuto più. Mai più. Nella sua borsa coloratissima: una scatola, piccola, tutta avvolta nella pellicola trasparente da cucina. Dentro: una manciata di terra del suo giardino. “Non è grossa, non è pesante/la valigia dell’emigrante… C’è un po’ di terra del mio villaggio/per non resta-
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re solo in viaggio… Un vestito, un pane, un frutto e questo è tutto”. Mi recita mentre racconta. Ha appoggiato quella scatoletta sul comodino di ogni stanza nella quale ha vissuto, poi. “Per riscaldarmi” dice. E io la immagino col suo sorriso guerriero, sotto ad una chioma di ricci indomabili, con le mani tese in avanti a far capanna sopra quel mucchietto di terra, come davanti ad un fuoco acceso. Qualcuna ha portato, dal suo giardino, quel ramo di melograno che adesso troneggia rigoglioso su un balconcino lionese. Chi il poster A0 di “Via col vento” che, da sempre, era stato davanti al suo letto, fin da bambina. Chi bomboniere ed eventi da ricordare. Della casa dove viveva, Francesca, ha lasciato tutto perché, come per molti, era troppo complicato traslocare grandi volumi verso una abitazione estera, nemmeno definitiva. Qualche abito per sé, molti di più per il figlio. Poi dei sacchetti della lavanda del giardino romano che amava... Uno per ogni stanza della nuova casa, in Francia.
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Lucia mi confessa sorridendo che, per anni, ha “esportato” detersivo. Perché aveva bisogno di continuare a sentire quello stesso odore sulle lenzuola. “L’odore di casa mia”. Il camino acceso, al rientro a casa. Il fuoco che arde e illumina la sala. Impensabile rinunciarci.
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Sorrido e mi commuovo... Nessun uomo ha mai pensato di trasportare cose del genere. Nessuno tra quelli che conosco. Mi chiedo come mai siano sempre le donne a sentire come prioritaria l’urgenza di ricostruire, ovunque, un focolare. Per se stesse, per i proprio figli, per i mariti o i compagni. In case straniere, in stanze in affitto, in appartamenti in condivisione con perfetti sconosciuti, ovunque, fin dal primo arrivo. Accendere il camino, far sedere tutti attorno al fuoco, scaldare un piatto di minestra.
Mi rispondo che, forse, è per un’abitudine culturale che ci lega a questo ruolo. Forse. O è perché noi siamo, casa. Nel senso più atavico ed inestricabile possibile, ben oltre il ruolo che poi, nella vita, siamo chiamate ad assumere. Forse è che siamo “progettate” per essere casa, focolare che consente la vita. Non so. Sono partita per Lione il 12 dicembre 2015, con uno zaino (grande) in spalle ed in braccio un bambino che quello stesso giorno compiva un anno. I tre mesi precedenti li avevo spesi a svuotare la casa di Udine, liberandomi in via definitiva di quasi tutto, in un processo che, credo, andrebbe inserito tra le più potenti ed efficaci terapie psicoterapeutiche mai esistite. In quello stesso lasso di tempo, Lui si occupava di trovare una nuova sistemazione in Francia, tra burocrazie, difficoltà ed inesperienza. Arrivati a Lione, Leonardo ed io abbiamo trovato ad attenderci un appartamento luminoso e bellissimo. Dentro: un frigo (pieno!), un forno a gas e un letto matrimoniale. Null’altro. Perché, è ovvio, festeggiare tutti insieme quel primo compleanno rendeva di nessunissima rilevanza l’assenza di tutto l’arredo! Nel mio bagaglio: vestiti, una tortiera, una candelina azzurra, bengalini ed una catena di luci natalizie. Il mio carbone ardente. Quella sera, in una sala completamente vuota, seduti su un parquet di dubbi ed euforia, illuminato da lucette natalizie stese a terra, abbiamo mangiato una torta di mele che sapeva di bruciato e abbiamo acceso e soffiato la fiamma di una candelina azzurra decine e decine di volte. Ed è stato subito incendio attorno al quale cantare e danzare. Fino all’alba. Te s to d i C r i s t i n a S i p o lo - c r i s t i n a . s i p o lo @ l i b e r o . i t I l l u s tr a z i o n e Co lo r e G - G i a n l u c a G u g l i e l m o
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Per i p op oli i nd igen i Sur v i val Inte r nati o nal è p a lc os c enic o d a c u i d enun ci are al mo n do l a v iolenz a, la s c h i av i t ù e i l ra zzismo ch e stan n o sube n do.
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Da anni letterati e pensatori si battono affinché ogni uomo faccia suo un concetto importante e rivoluzionario: la diversità è l’essenza del genere umano e rende assolutamente priva di senso la distinzione in razze. L’essere diversi si manifesta attraverso caratteristiche fisiche e somatiche, modi di vestire e di pensare, tecniche di linguaggio, credenze e rituali. La fotografia è una delle arti che riesce, meglio di ogni altra, a documentarle, sia per raccontarle al mondo che per conservarle nella sua memoria. Da questa considerazione
nasce Survival International, il movimento mondiale per i popoli indigeni che attraverso gli scatti di celebri fotografi (tra cui: Timothy Allen, Steve McCurry, Yann Arthus-Bertrand, George Rodger) restituisce all’umanità uno spaccato della sua stessa diversità. Fondata nel 1969 l’associazione si prepara a compiere i 50 anni e a celebrarli con un calendario che raccoglie alcune delle immagini più belle. Nelle pagine che seguono si offre lo spunto per approfondire le dodici tappe di un viaggio nel cuore del mondo.
Il calendario è il mezzo con cui motivare le persone a sostenere la causa di Survival International e a unirsi al movimento. È acquistabile sul catalogo on-line al prezzo di euro 14.00. La galleria completa di tutte le immagini è disponibile sul sito survival.it.
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YANOMAMI - Claudia Andujar | Brasile Grazie ad una lunga battaglia, oggi il territorio yanomami è l’area di foresta pluviale sotto controllo dei popoli indigeni piÚ grande al mondo.
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DONNE NUBA - George Rodger (Magnum Photos) | Sudan, 1949 I popoli indigeni devono essere liberi di scegliere autonomamente come adattarsi a un mondo in continuo cambiamento.
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ABORIGENI AUSTRALIANI - Wayne Quilliam | Australia Una lotta centenaria per mantenere il controllo delle terre, delle loro vite e per continuare a celebrare un’identità ricca e vibrante.
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Il fuoco è negli occhi di tutti e li riunisce sotto una sola potente coercizione. Elias Canetti | Massa e Potere | 1960
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La letteratura scientifica descrive e spiega gli elementi naturali compiutamente. Aria, acqua, terra e fuoco non hanno segreti per la chimica, la fisica e la termodinamica. O quasi, perché ci sono domande a cui non sanno rispondere. Per esempio: oggi esistono modi e mezzi molto efficaci per scaldarsi, cucinare e illuminare perché quindi l’uomo dovrebbe continuare a desiderare un fuoco, un caminetto e una candela?
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Lo scrittore bulgaro Elias Canetti ha dedicato la vita intera a dare questa risposta. Le sue riflessioni lo hanno reso uno dei pensatori più determinanti della cultura del secolo scorso, oltre che essergli valse il premio Nobel alla letteratura nel 1981. Canetti studiava l’uomo e i suoi comportamenti sociali. Antropologia, sociologia, mitologia, etologia, storia delle religioni lo hanno aiutato a dimostrare quanto fare massa, quindi società, sia un istinto connaturato nell’uomo, tanto quanto quello della sopravvivenza e di come i rituali siano espressione di questa natura. Proprio dall’osservazione della natura deriva il contributo più importante di questo autore: l’individuazione e definizione dei simboli di massa che “sono il grano, la foresta, la pioggia, il vento, la sabbia, il mare e il fuoco e che non sono uomini, ma vengono sentiti e si comportano come massa”. Proprio al fuoco l’uomo deve la sua cultura: è attorno lui che è nata la società ed è in lui che si riconosce per una corrispondenza di comportamento affascinante. Infatti agisce come fosse vivo, si estingue, ma si rigenera in ogni dove; è uguale ovunque eppure molteplice, è contagioso, dilagante e distruttivo. Inoltre sembra che la società sia nata nell’atto di sedersi ad osservarlo: l’uomo ha visto il viso di un altro uomo illuminato dalle fiamme e si è riconosciuto. È al fuoco quindi
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che si deve la condivisione e il senso di appartenenza che si manifestano attraverso la ritualità e che stanno alla base di ciò che definiamo società. In un gioco di parole si può quindi affermare che non è il fuoco ad essere massa, ma la massa ad essere fuoco, per questo gli riconosce un valore trascendente e contemporaneo. Ecco spiegato perché continuiamo ad amare il caminetto e i fuochi artificiali, perché davanti agli incendi devastanti non fuggiamo, ma cerchiamo di domarli e li guardiamo con uno stupore antico e avvertiamo quel senso di fiducia che ci attrae, tutti, ancora e sempre. Il fuoco è base sicura, è occasione per ritrovarsi e ricostruirsi e può esserlo anche per noi che stiamo vivendo una crisi senza precedenti, dovuta ad un’incertezza dilagante. Dobbiamo sederci intorno al falò? Non solo. La tavola, per esempio, è il nostro fuoco, luogo assoluto di condivisione, così come tutti i momenti in cui ci si dia il tempo per fermarsi e riconoscersi nell’altro, per dare valore allo stare insieme. Non dimentichiamo: siamo fiamme di una massa che se ravvivata può fare molto, anche cambiarci.
Enrico Alzani è consulente finanziario, formatore e dottore in Sociologia e Psicologia. Favorisce la comprensione delle materie economiche e dei comportamenti umani connessi, attraverso corsi e conferenze sui rapporti tra individuo e società.
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UN POSTO NON VALE L’ALTRO Nel suo continuo viaggiare, Chiara ricerca luoghi dove saziare il corpo e la mente, posti in cui ritrovare l’atmosfera di “casa”. In quattro di questi nuun le ha fatto compagnia.
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ARTISAN CAFE’| Bergamo È un cocktail bar con laboratorio artigianale per creare sciroppi, bibite e nuovi mix per palati esigenti o ai primi sorsi? Sì! È un Tapa’s Kitchen dove gustare mini ricette italiane o fusion? Sì! È un luogo dove fare una festa, con catering curato nei dettagli? E corsi, laboratori, workshop? Comprende una ludoteca, per la gioia delle mamme e dei papà? Sì, sì e sì! Artisan cafè è tutto questo più l’amore per l’artigianalità. Imperdibile!
BEDONT | Brescia Fondata nel 1921, è alla terza generazione grazie a Roberto. Ci entri ed è immediatamente chiaro il legame e la coerenza con il territorio: solo prodotti locali, ricercati e di stagione, per la creazione di prelibatezze e gelati genuini, tradizionali, innovativi, sani. Un luogo accogliente dove troverete i clienti che parlano e si comportano come fossero a casa, le riviste e i libri e non di rado esposizioni di arte e artigianato.
Per approfondimenti: artisancafe.it
Per approfondimenti: FB: BedontdiBedont |
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IL CINEMINO | Milano Il nome ci suggerisce le dimensioni, il resto dovrete scoprirlo recandovi in questo cine-circolo da 75 posti a sedere con un bar arredato à la milanese e con menu lombardo. La programmazione, non tradizionale, pensata per target diversi, prevede film italiani e stranieri, cortometraggi, documentari, VR, videoclip, incontri con autori. L’accesso alla sala è per i soci, ma costa poco, come la tessera. Quello che ne guadagnerete non ha prezzo.
IL VIANDANTE | Franciacorta Chi siete? Sono un VIANDANTE. Da dove venite? Dalla stazione ferroviaria di Provaglio d’Iseo. Cosa portate? Il desiderio di mangiare e bere bene. E qui mangerete cibi a km0, berrete meravigliosi vini della Franciacorta e di altre terre italiane e straniere, ascolterete buona musica e i vostri occhi potranno godere di mostre e della Riserva Naturale delle Torbiere: dalla terrazza del Viandante, tra l’altro sede di Legambiente, la vista è unica.
Per approfondimenti: ilcinemino.it
Per approfondimenti: FB | il viandante - franciacorta
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Nel 2019 il transito di Giove in Scorpione ti donerà “la Fortuna”, mentre Saturno in Capricorno ti manterrà in stato di allerta su marginali sciocchezze. Da Venere, infine, giungeranno intense provocazioni per le quali potrai anche vacillare, ma ti sarà dolce il naufragar in questo mar…
Nel nuovo anno brilleranno le tue capacità organizzative, beneficiate dai movimenti di Giove nella Casa dello Scorpione. Invece, da Urano riceverai gli stimoli che aspettavi per formalizzare certe decisioni dal fascino rivoluzionario. Avrai la tenacia adeguata per creare le tue scelte.
Nel 2019 Saturno non ti sarà più in opposizione e consentirà a Venere, di passaggio nella tua Contea, di illuminarti di charme ed intrigante mistero. Controlla l’istinto alla fuga e mentre mediti sulle decisioni da intraprendere, qualunque esse siano, affidati solo alle tue perle di saggezza.
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sagittario
Per tanti sarà un anno epocale! Sentirete bussare l’amore e vestirà l’abito delle grandi cerimonie. I vostri passi saranno sostenuti dalla forza di Giove e tutelati dall’amoroso sguardo di Venere, ma non saranno ammesse distrazioni! Preparate le candele per celebrare i doni che riceverete.
È giunto l’anno della consacrazione della tua identità! “Risveglio e coscienza di Sé” sintesi del tuo potere per affari e sentimenti. Entrerai nelle stanze delle decisioni immersa/o in una luce carismatica e ti percepirai superiore alle chiacchere, ma attenta/o alla autentica essenza dei messaggi.
A te viene consegnato lo scettro del segno più gratificato nel 2019. Senza timore saprai lanciarti verso i tuoi “orizzonti di gloria” e di ciò dovrai ringraziare Giove che è itinerante nella tua casa astrologica. Elargisci un po’ della tua energia a chi gravita vicino al tuo mondo.
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L ’ O R O SCO P O D I J O E M I L L A
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Se l’anno nuovo trascinerà con sè vecchie questioni, sarà necessaria la tua migliore capacità di reazione. Approfitta, senza remore, delle occasioni create da Giove, autentici baci nell’Universo delle relazioni sociali. Allontana la voglia di restare fra le mura di casa tua…
Le tue intuizioni riceveranno conferme, soprattutto in amore. Si manifesteranno gli scenari ideali per chi desidera formare una famiglia o aspira ai valori della paternità/maternità. Per tutti, comunque, sarà più forte la necessità di rallentare l’azione per contemplare ciò che si è raggiunto.
Sarà un anno avvincente per nuove occasioni di lavoro. Per molti la “chiave di volta” sarà l’amore, potente volano per trasferirsi dalla fantasia immaginata alle reali opportunità. Per ricevere, però, sarete chiamati a fortificare il vostro “istinto” femminile all’accoglienza.
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Saturno, tuo Padre e Reggente, anche nel 2019 ti innalzerà sul trono della operosità e della creatività. Però non esagerare! Se riuscirai a recuperare con intelligenza il tuo stato interiore di leggerezza, potrai ripartire con nuove idee a te necessarie per le esperienze più gratificanti.
Nel 2019 ricordati di allacciare la cintura di sicurezza: potrai viverele emozioni più esplosive degli ultimi anni! In questo gaudioso contesto, ricordati di rimanere molto concentrato sul pensiero che saprai sviluppare, ma non sprecare inutilmente parole se già le percepisci come superflue.
Se assumerai un temperamento più coraggioso, come Sandokan ritornerai non da Pirata ma come “guerriero vincente” alla tua Mompracen, l’isola dell’amore e della realizzazione personale! Zavorre di residui inutili o cose poco stimolanti possono alimentare invece un falò per l’illuminazione.
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NUMERO 4 | DICEMBRE 2018 - MARZO 2019
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Tribunale di Brescia N.14/2017 del 18/10/2017 ® 2018
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