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Password Magazine Marzo2017

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password magazine della vallesina

PASSWORD magazine

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n° 1 - MARZO 2017 | Copia Gratuita

Password Magazine supplemento a Password - l’accesso mirato all’informazione | Periodico d’informazione - n° 1 - Marzo 2017 | Direttore responsabile: Chiara Cascio - Editore e Progetto Grafico: Studio Gamma - Coordinamento generale: Gianna Scortechini - Chiara Cascio Collaboratori: Francesco Cascio - Riccardo Ceccarelli - Talita Frezzi - Valentina Papi - Catiuscia Ceccarelli - Eleonora Dottori - Matteo Baleani | Registrato al Tribunale di Ancona n. 5/09 del 23.03.2009 Reg. Periodici | Sede, Direzione, Redazione: via Risorgimento 189/a Moie di Maiolati Spontini (An), tel. e fax 0731 701404 - www.leggopassword.it - info@leggopassword.it - redazione@leggopassword.it | Copyright - Tutti i diritti riservati - Marchio e grafica registrati - Vietata la riproduzione anche parziale.

Intervista

nancy bernacchia

Da Dubai a Londra, passando per il Messico

artigianato

l’arte di arrangiarsi è tutta jesina # curiosando

niccolò bonanni

Maestro di Gaspare Spontini

politica

sindaci, le ricette dei primi candidati

Intervista multipla agli aspiranti “primo cittadino”

# l'avvocato risponde

Genitori anziani,

il diritto di disporre del patrimonio Avv. Monica Checchini

rubriche & notizie della vallesina

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Se non cambiasse mai nulla, non ci sarebbero le farfalle

Cambiare fa paura: Password cambia veste e non sono state poche le preoccupazioni di fronte al completo restyling del formato e del sito. Tuttavia, che succederebbe se niente cambiasse? Probabilmente, dovremmo avere più paura di restare fermi piuttosto che di muoverci verso nuove direzioni. Chiara Cascio

Da Dubai a Londra, passando per il Messico

Nancy Bernacchia, inseguendo un sogno In passerella alla London Fashion Week con le star della moda

Model: Nancy Bernacchia Foto: NIcola Gori Make Up: Hedonè Outfit : Maria Mode Hair Stylist: Giorgio Bernacchia by Fashion Look

a cura di Chiara Cascio

Scatti fotografici per la nuova cover di Password, poi il volo diretto a Londra, per partecipare alla London Fashion Week. Nancy Bernacchia, modella originaria di Moie di Maiolati Spontini con alle spalle una collezione di successi in passerella - dalla fascia di Miss Marche nel 2013 a fotomodella apparsa in numerose riviste internazionali – si dice pronta ad affrontare nuove sfide. Valige in mano. Dopo il rientro da Dubai, dove ha trascorso gli ultimi mesi del 2016 tra uno shooting e l’altro, la nota modella made in Vallesina è in partenza per il Messico. “Attualmente lavoro per un’agenzia di Roma che ha puntato su di me e segue il mio placement – racconta Nancy - Sono stata proposta ad un agenzia americana, la Wilhelmina Models, che mi ha spedita a Dubai. Ero contentissima del contratto, non potevo crederci: ho lavorato negli Emirati Arabi da settembre a novembre. Poi il rientro a casa per il Natale e, dopo Londra, mi attende il Messico”. Da qualche anno, davi una mano anche al locale di famiglia, il Museika: è stato difficile mollare tutto e partire? “Assolutamente sì. Combattuta la scelta di lasciare gli studi di infermieristica per dedicarmi interamente al mio sogno. Ancor più dura sapere di dovermi staccare dalla famiglia. Con mia mamma c’è un legame speciale”. A parte la mancanza, immagino che per te sarà stata felice. “A casa mi hanno sempre permesso di scegliere. Ringrazio i miei genitori per non avermi mai sbarrato la strada: “Finché ne hai la possibilità, continua a pag. 2

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L’arte di arrangiarsi è tutta italiana e jesina a cura di Catiuscia Ceccarelli

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fallo!”, mi incoraggiano sempre. Finché ho l’età, vado avanti, soprattutto ora che riesco anche ad avere contratti e a fare della mia passione un lavoro. Vivo giorno per giorno, senza pensare troppo al domani”. Una volta a Dubai, come è cambiata la tua vita? “Sono arrivata che facevano 45° gradi. Caldo! Mi hanno colpita il mare, stupendo, e il lusso che si affaccia in ogni aspetto della quotidianità: nella metro c’è persino una cabina gold per viaggiare su poltrone extra comode. La gente trascorre gran parte del tempo nei centro commerciali: in uno, c’è addirittura la pista da sci. Tutto sempre aperto, 24 ore su 24”. E il lavoro? “Un’esperienza che mi ha permesso di potenziare il mio inglese. Ho avuto modo di collaborare con grandi professionisti e di cimentarmi in situazioni nuove e particolari! Ricordo lo shooting con un serpente vero per AD Magazine. Dovevo lasciarmelo strisciare addosso. In un altro servizio, mi hanno messo 8 chili di miele in faccia ... !” Da poco sei rientrata dalla London Fashion Week. Come è andata? “Ho sfilato insieme a modelle di fama internazionale, come Mariana Zaragoza. Tra il pubblico, celebrità del mondo del cinema e dello spettacolo, come Penelope Cruz. Mi sono trovata molto bene”. E adesso Messico. “Sì, starò via circa tre mesi. Lavorerò presso la stessa agenzia della top model Daniela De Jesus Cosio. Sicuramente un’occasione per imparare anche lo spagnolo!”. Dove vorresti essere dopo il Messico? “Sogno New York. Un’agenzia della Grande

Mela mi ha notata ma non c’è ancora niente di sicuro”. Una vita in viaggio, dunque. “Paradossalmente, viaggiare ha l’effetto di farti apprezzare di più il Paese delle tue origini. Ogni volta che sono all’estero mi manca l’Italia. Mi rendo conto e vedo con chiarezza tutte le bellezze e le ricchezze dei nostri territori, qualità che non riusciamo ad apprezzare pienamente finché non le lasciamo. Forse perché le diamo per scontate. Invece là fuori, c’è un mondo che ama l’Italia”. Oltre alla famiglia e ai legami, cosa ti manca di te stessa quando sei via? “A Dubai, città ricca di ambienti sfarzosi e luccicanti, dove anche le strade brillano e nell’aria non si avverte alcun odore, sono in molti a cavalcare l’onda del glamour: a me mancava invece sfoggiare la normalità, uscire con i jeans e il maglione. Essere acqua e sapone, casual, così come sono”. E in Italia? Cosa ti aspetta? “A Roma ho appena finito di girare la pubblicità della trasmissione televisiva “Soliti ignoti” con Amadeus. Poi comunque, anche se c’è il Messico che mi aspetta e poi di nuovo Londra, con il pensiero sono sempre a casa e dai miei più cari affetti: in me, vive la certezza del ritorno”. Un messaggio per chi ti vuole bene. “So che dovrò mantenermi forte per le prossime sfide. Ho imparato a trasformare i No e le porte chiuse in occasione di crescita. Ringrazio la mia famiglia, il mio fidanzato e i fan che credono in me e che mi incoraggiano: adesso è il momento di lottare per i sogni. Ma, nel mio cuore, non vedo l’ora di tornare al Museika e di godermi la tranquillità e la bellezza del nostro territorio insieme a voi”.

A memoria d’uomo, noi italiani viviamo ispirati a “l’arte dell’arrangiarsi”. Un aspetto piuttosto diffuso nell’opinione di chi vive nel Centro Sud. Stereotipi e luoghi comuni a parte, i marchigiani incarnano perfettamente le caratteristiche dell’italiano medio: poeta, santo e navigatore. Anche se più del web che del mare. Il popolo di casa nostra, però, vanta anche una grande capacità creativa. Sappiamo fare, sappiamo inventare e ci sappiamo anche arrangiare puntando sulla nostra manualità. Siamo quindi degli artigiani, di vecchia e nuova generazione. L’artigiano che lavora alla vecchia maniera nella sua bottega (o laboratorio, negozio o piccolissima e media impresa) ha una visione un po’ più antica del suo lavoro. Si concentra nel realizzare l’oggetto facendo leva esclusivamente alla propria capacità manuale. La nuova generazione di artigiani, come crafter o handmakers, hanno una visione più moderna e imprenditoriale del proprio mestiere. Dedicano alla manualità una percentuale molto bassa del lavoro rispetto ai predecessori, tutto il resto è legato alla promozione dei prodotti, alla messa in vendita degli oggetti, al personal branding, alla condivisione su internet, a tutta una serie di cose che l’artigiano di una volta non si sarebbe mai sognato di fare e che trova difficile anche adesso. Tempo fa, dall’alto della sua indubbia saggezza, una grintosa signora di Ottanta anni mi ha fatto riflettere su una questione che – a quanto pare – tra le persone più agée è particolarmente evidente. Secondo la signora oggi come oggi, con questa crisi tremenda, si salva chi sa creare qualcosa con le proprie mani. Guardando un po’ sui social tra i ragazzi e le ragazze di età compresa tra i Trenta e Quaranta anni, in effetti è palese lo spopolare di giovani che magari hanno studiato da interior designer e fanno i falegnami; di studentesse di moda che hanno creato imperi come fashion designer e handmade, oppure si sono reinventate creatrici di accessori utilizzando materiali da riciclo; di architetti o architette che fanno i muratori. Su Instagram - importante vetrina basata sulle immagini – per loro c’è un mondo.

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Da sn: Manuela Marozzi “Maruz” - Liliana Calia “Mister Cucito” - Susanna Batazzi “Just Fencing” - Sotto: le creazioni di Marco Cascia

Per qualcuno saper fare qualcosa di manuale adesso può rivelarsi davvero prezioso. Tra l’altro potrebbe far bene anche allo spirito. Certo, nulla è semplice. Specialmente per i giovani, soprattutto in Italia dove la burocrazia e la pressione fiscale più che aiutare lo sviluppo delle idee le scoraggiano. Ma ci sono realtà che nonostante tutto non demordono, nascono, crescono e si sviluppano. Come? Con l’arte di arrangiarsi. E non bisogna andare tanto lontano da noi. Anche Jesi e la Vallesina hanno talenti da non sottovalutare. Come per esempio la giovane e intraprendente Manuela Marozzi, meglio nota come Maruz. Dapprima decoratrice, poi arredatrice. Nel suo negozio in centro a Jesi, ha incrementato la sua offerta con tessuti e tendaggi da tappezzeria. A 22 anni Manuela ha aperto una attività in proprio e dopo dodici ha addirittura registrato un marchio fashion tutto suo “Maruz”, frutto della sua creatività. Ha iniziato a creare dei ciondoli per gioco e, ordine dopo ordine, l’idea è piaciuta. Ora non solo Maruz è un marchio di successo per gioielli personalizzati, ma è anche legato a piccole collezioni di abbigliamento, veri pezzi unici. Manuela, in questo periodo di crisi occupazionale in cui molti tuoi coetanei cercano lavoro ma non lo trovano facilmente, ti senti un po’ più “privilegiata” a poter puntare su te stessa, su una tua abilità, su un tuo talento e avere una tua attività in proprio? “Da un lato si, dall’altro sinceramente no. Purtroppo il sistema che abbiamo non aiuta chi ha un’attività in proprio. Spesso, nonostante ci si metta tanta voglia, passione e intraprendenza, le troppe spese o le troppe cose da affrontare, spesso la voglia te la tolgono. Vale la pena per chi come me mette la sua vita in un mestiere? Meriteremmo di più.” Ma Manuela ha imparato a mandare giù bocconi amari per godere di quelli più dolci che ripagano di ogni sacrificio. A proposto di dolcezza, un altro talento di casa nostra che ha intrapreso, rischiato e vinto puntando sulla propria abilità è Marco Cascia Maître Chocolatier. Colui che tra Moie e Jesi crea di tutto con il cioccolato, dalle praline a borse e scarpe. Dopo aver affiancato la sua attività alla pasticceria e al panificio di famiglia

ampliandosi, Marco ha da poco realizzato il suo più grande sogno professionale: aprire Le Chocolat, una cioccolateria elegante e raffinata in pieno centro a Jesi. Marco, cosa ne pensi del fatto che tu puoi contare su te stesso rispetto ad altri? “Sono sicuramente fortunato ma l’elemento fondamentale è il sacrificio. Quando hai un’attività in proprio il sacrificio non ti deve spaventare. Posso contare sulla collaborazione di chi lavora con me, ma se non fai i sacrifici tu come titolare, puoi avere tutto il talento che ti pare! Oggi, sicuramente, se non trovi lavoro puoi crearlo in base alle tue capacità, ma devi avere spirito di sacrificio e dedizione. La crisi e tutto quello che comporta gestire un’attività artigiana, non ti permettono di lasciare fare. Devi essere sempre presente” C’è chi realizza un sogno dopo circa Venti anni di attività, e c’è che lo fa subito. “Sin da piccola non ho mai avuto dubbi, sapevo che questo era il mio sogno e l’ho realizzato”. Ad affermarlo è Liliana, titolare della Sartoria Mr. Cucito di Jesi. Una sarta 2.0 capace di ridare vita a vecchi abiti, crearne di nuovi e vestire le star della musica italiana. Un talento scoperto sin da piccolissima, da quando vestiva le sue bambole impiegando i tessuti delle bomboniere e tutto ciò che trovava in casa. “Io mi sento fortunata – ci confida Liliana soprattutto perché faccio un lavoro che mi piace. Oggi come oggi, il lavoro è la nostra vita. Dedichiamo a questo molto più tempo di quello che possiamo passare in famiglia, e se non ti piace quello che fai non duri a lungo. Rispetto a tante mie coetanee che come me

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hanno studiato per realizzare un sogno, ma si trovano costrette a fare tutt’altro lavoro, sono privilegiata. Certo, è dura. Avere un’attività in proprio è molto pesante. Passo dal creare un abito a parlare con il commercialista, a pensare alla pubblicità, alle spese per poi tornare a cucire. Dover ricoprire tanti ruoli è complicato, però è anche bello.” Non è mai troppo tardi per riconoscere un proprio talento, rispolverare la propria capacità manuale e reinventarsi. Come ha fatto una professionista affermata come Susanna Batazzi, Architetto, Designer e Maestra di Scherma. Tra una ristrutturazione e una lezione in palestra, Susanna sta collaborando con il laboratorio orafo Qirat di Jesi per realizzare la sua collezione di argenti e ori “Just Fencing”, dedicata allo sport che lei ama. Questo simbolo (un cuore trafitto da un fioretto) nasce dalla sua creatività che unisce la passione per la scherma a quella per il design. Nel promuovere in giro per l’Italia questa sua novità, Susanna si è rimessa in gioco e si sta aprendo un mercato seppur tra mille difficoltà, soprattutto nel nostro territorio. “Nelle Marche, i mestieri dell’Architetto, del Designer o di chi si occupa di estetica, lavori importanti per il turismo, l’arredo urbano e per il vivere bene, non sono del tutto capiti e valutati. È una questione di mentalità.” Susanna, cosa ti senti di consigliare ai ragazzi che si stanno immettendo con fatica e disillusioni nel mondo del lavoro? Il futuro può essere artigiano e creativo? “Siamo in un mondo globale in cui lo Stato non fa nulla per i giovani. I ragazzi devono guardare dentro sé stessi e capire quello che li rende felici. Se dedicarsi ai numeri o se buttare colori su una tela. Poi devono comunque prendere in considerazione il mondo che li circonda e guardare anche alla concretezza, senza deprimersi. Parlare bene la lingua inglese e investire del tempo all’estero è oggi di fondamentale importanza.” Guardiamoci dentro e stupiamoci di cosa siamo in grado di fare. In effetti, è nelle cose inaspettate che ci ritroviamo a misurare la nostra capacità di adattamento, a scoprire nuove risorse che non sapevamo di avere.


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Miniguida alle certificazioni di inglese per l’utente confuso Sarà capitato a molti di dover dimostrare il proprio livello di inglese tramite una certificazione internazionale, di aprire Google… e di perdersi in un mare di informazioni. PET, CAE, IELTS TOEFL: cosa fare? Insomma, se per te Trinity è solo il soprannome del personaggio interpretato da Terence Hill forse questa miniguida può aiutarti! Punto primo: non esiste una certificazione migliore di altre. Esiste quella più adatta in un dato momento. Prima di scegliere di sostenere un esame di inglese, quindi, vanno chiariti bene quali sono gli obiettivi da raggiungere. Ad esempio: vorresti presentare domanda presso un’università all’estero? Allora dovresti prima informarti per conoscere quali certificazioni sono richieste per accedere ai corsi. Stessa cosa se puntiamo a lavorare con un’azienda nello specifico. Se invece non abbiamo un obiettivo in particolare, a parte certificare il nostro inglese, allora si può scegliere più liberamente tra le varie proposte qui sotto. Questa carrellata approfondisce soltanto le certificazioni di general English, cioè che valutano il livello di inglese generico del candidato, senza andare ad indagare le sue competenze in campi semantici settoriali come quello commerciale o finanziario, che saranno trattati in un’altra occasione. CAMBRIDGE ENGLISH Il Cambridge English Language Assessment è un ente parte dell’Università di Cambridge

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che offre certificazioni di general, academic e business English. Gli esami Cambridge testano tutte e quattro le abilità nell’uso di una lingua: ascolto, lettura, produzione orale e scritta. Nel sistema di valutazione Cambridge il punteggio va da 0 a 230, che viene poi diviso in lettere da C (per cui l’esame è superato) a A+ (il massimo, per cui il candidato ha dimostrato livello di inglese superiore a quello per cui ha dato l’esame e riceve quindi un attestato di livello superiore). Con D o E il candidato riceve un attestato di livello inferiore, ma sempre se il suo livello è pari o superiore al B1; in caso contrario non si riceve nulla. Questa certificazione è consigliabile per chi vorrebbe dei crediti formativi a scuola (non a caso degli esami KET, PET e FCE esiste una versione for schools, con contenuti su misura per degli adolescenti), per chi desidera fare domanda per un’università e per tutti quelli che vogliono affidare ad un ente prestigioso la certificazione del proprio livello linguistico. IELTS è l’acronimo di International English Language Testing System, ed è una certificazione nata appositamente per chi vuole studiare o lavorare in un Paese anglofono. Un esame IELTS non funziona come uno Cambridge o Trinity, per cui il candidato sostiene la prova per un determinato livello ed è promosso o bocciato (con le piccole eccezioni che abbiamo visto); ma è un test d’inglese, anzi, il test di inglese più diffuso al mondo.

Chi vuole sostenere questa certificazione sceglie tra due versioni: – academic, specifica per chi vuole iscriversi ad un’università o master in un Paese anglofono, per cui si giudica se il candidato sa esprimersi in un linguaggio accademico e comprendere grafici e testi complessi; – general, la versione adatta per scopi di immigrazione o lavoro. Una volta fatto il test, la performance del candidato viene classificata con una banda da 0 (consegna in bianco) a 9, che ‘tradotto’ nel QCER significa: ielts_levels L’IELTS non ha una data di scadenza, ma nell’attestato viene scritto quando l’esame è

stato sostenuto e può capitare che alcuni enti lo richiedano più recente di due o tre anni. Di solito nelle università anglofone si chiede un livello pari a 6,5 o 7. Nelle sedi di Jesi e Ancona di International House puoi sostenere i tuoi esami e ottenere le certificazioni che ti servono! Contattaci: Jesi - Via XXIV Maggio, 55 - tel. 0731 648328 Mail: info@ihtvc.it Ancona - Via Vecchia del Pinocchio, 26/b Tel. 071 2867491 Mail: infoancona@ihtvc.it www.ihtvc.it The Victoria Company

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VALLESINA

LA CAMINADA DE SAN GIUSEPPE ARRIVA LA 38a EDIZIONE

Maiolati Spontini

a cura di Eleonora Dottori

Il 19 marzo a Jesi non è solo la festa di San Giuseppe, ma uno degli appuntamenti più importanti dell’omonimo quartiere: la Caminada intitolata al Santo. Un momento di incontro, una manifestazione non agonistica che ogni anno, meteo clemente o meno, unisce centinaia di persone. Da sempre i parroci della parrocchia di San Giuseppe hanno cercato di legare la ricorrenza a manifestazioni comunitarie gioiose, finché nel 1980 il Consiglio Direttivo dell’ USD Spes Jesi, sollecitato dall’allora parroco don Giuseppe Quagliani e grazie all’idea di Paolo Pirani, diede vita alla “Caminada de S. Giuseppe”. “La manifestazione viene vissuta da tutti, quale momento di gioia e incontro tra famiglie, amici, scolaresche e gruppi sportivi, desiderosi soltanto di camminare o correre insieme, riscaldati magari dal primo sole primaverile” fanno sapere gli organizzatori alle prese con l’ormai imminente 38esima edizione. La manifestazione vanta tra gli sponsor principali, l’Avis di Jesi: “Quest’anno la Caminada sarà proprio il 19 marzo, l’Avis come ogni anno è accanto a questo evento così sentito e partecipato. La Caminada è il connubio perfetto tra sport e divertimento, salute e tempo libero. Per Jesi è la prima vera manifestazione sportiva non agonistica di quartiere che nel corso degli anni è diventato un appuntamento tradizionale e imperdibile per famiglie e amanti dello sport. Speriamo come ogni anno di vedere tanti partecipanti, di colori e di festa”. L’occasione per smaltire le ruggini invernali e salutare la primavere con uno stile di vita sano, si articola come di consueto su tre percorsi: tre, sei e dodici chilometri alla fine dei quali il comitato organizzatore premia comunque tutti i partecipanti. In occasione della prima edizione, parteciparono 300 persone, oggi si parla di migliaia di corridori per quella che con il tempo è diventata un’istituzione cittadina che fa rima anche con integrazione: lo sanno bene i campioni di podismo eritrei Abraham Estifanos e Semere Gaim, arrivati a Jesi da Lampedusa nel 2014 e accolti dalla Polisportiva Akapawa, che hanno partecipato a diverse edizioni dell’’evento riuscendo a conquistare risultati importanti. Non parteciperanno quest’anno perché tutti e due hanno lasciato la città rispettivamente per Parigi e la Germania.

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Scade il 20 marzo la presentazione delle domande per la locazione del ristorante del parco Colle Celeste di Maiolati Spontini Scade il 20 marzo il termine per la presentazione delle domande per partecipare alla gara pubblica indetta dal Comune per concedere in locazione l’immobile, da adibire a bar-ristorante, che sorge all’interno del parco Colle Celeste di Maiolati Spontini. Il rilancio della struttura ricettiva dovrà rappresentare, nelle intenzioni della giunta, un “ulteriore tassello – osserva il sindaco Umberto Domizioli – per la valorizzazione del capoluogo e del Parco Colle Celeste, al cui ingresso sorge il locale. Un’area verde di rara bellezza, per la cui sistemazione il Comune ha fatto negli anni importanti investimenti”. L’unità immobiliare è costituita da tre locali principali destinati a bar, sala da pranzo e cucina, da due servizi igienici con antibagno comune per il pubblico, da un servizio privato con antibagno, da due locali accessori e da un’area esterna di esclusiva pertinenza dell’immobile di circa 120 metri quadrati pavimentata, di cui 33 mq. coperti, e da un’area verde di circa 300 mq. L’immobile è concesso in locazione e il Comune mette a disposizione anche le attrezzature di cucina e l’arredamento. Il contratto avrà una durata di sei anni, rinnovabili per altri sei al termine del primo periodo di locazione. Il canone annuo di locazione posto a base d’asta è pari a 13.200 euro più Iva. Tutte le informazioni e la documentazione sono disponibili sul sito internet del Comune, all’indirizzo http://www.comune.maiolatispontini.an.it, ma potranno essere richieste e ritirate anche presso l’ufficio Segreteria del Comune nei giorni ed orari di ufficio. Il plico contenente l’offerta e la relativa documentazione dovranno pervenire a mezzo di raccomandata postale o a mano, ovvero mediante agenzia di recapito autorizzata, all’Ufficio Protocollo del Comune di Maiolati Spontini (An) Largo Pastori, 1 60030 Maiolati Spontini (An) entro le ore 12 del giorno 20 marzo 2017. I plichi saranno aperti in seduta pubblica il giorno successivo, il 21 marzo, alle ore 15.30 presso la sala consiliare del Comune.

Fidapa Jesi, gli appuntamenti di marzo Marzo, mese dedicato alle donne

Due gli appuntamenti organizzati dalla sezione FIDAPA di Jesi: il 18 marzo, nell’ambito delle iniziative promosse dal Coordinamento donne per la Festa dell’ 8 marzo, alle ore 17.00, presso il Palazzo dei Convegni, si svolgerà il convegno “Le Tante Sfumature di Venere” con Nazzarena Marchegiani, docente Eridano School e Consulente Olistico Trainer, fondatrice del Centro studi il Risveglio. Sabato 25 marzo, presso la Sala Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi, in piazza Colocci, si parlerà di ansia insieme alla dott.ssa Roberta Anselmi, psicologa e psicoterapeuta cognitiva ed evoluzionista, invitando alla riflessione sul tema: “l’Arte di essere ansiosi. Quando ci aiuta, quando ci ostacola”.

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Niccolò Bonanni, maestro di Spontini a cura di Riccardo Ceccarelli

La musica scritta da Gaspare Spontini (17741851), stando almeno a quanti la eseguono, non è sempre facile. Si dice che un componente la banda di Monte Roberto, alle prese con l’esecuzione di un brano di Spontini se la prendesse con Serafino Salvati, di Monte Roberto, che si era interessato di far studiare il giovane maiolatese a Napoli presso il Conservatorio della Pietà dei Turchini. Prima di frequentare il conservatorio nella capitale partenopea, agli inizi del 1793, Gaspare Spontini, aveva avuto come maestri, Quintiliani a Monsanvito, l’organista Giuseppe Menghini, Vincenzo Ciuffolotti e Bartoli a Jesi e Niccolò Bonanni a Cupramontana. Era questi, nato a Fabriano nel 1737, sacerdote, per diversi decenni fu maestro di cappella della chiesa collegiata di S. Leonardo. Fu con tutta probabilità tra i primi maestri di musica di Gaspare Spontini - data la vicinanza di Maiolati e Cupramontana - da cui apprese a suonare l’organo: eccellente musicista, fu esperto contrappuntista, nonché compositore di musiche sacre. Numerose sue composizioni si trovano presso l’archivio della collegiata di S. Urbano di Apiro, altre presso la biblioteca comunale di Cupramontana.

CULTURA Come organista di S. Leonardo ebbe la soddisfazione di vedere e suonare il nuovo organo costruito per la chiesa appunto di S. Leonardo da Sebastiano Vici (1755-1830), rinomato organaro di Montecarotto. La fama di compositore del Bonanni si era diffusa e consolidata già dai primi tempi che era a Cupramontana. Nel 1769 lo troviamo autore della musica de “La giustizia in terra”, “serenata da cantarsi nella sala del palazzo priorale di Staffolo d’ordine de’ Sig. Gonfaloniere, e Priori per applaudire all’esaltazione al trono pontificio dell’eminentissimo Sig. Cardinal Lorenzo Ganganelli che ha assunto il nome di Clemente XIV”, eletto il 28 maggio. Nel libretto è scritto: «La Musica è del rinomatissimo Sig. Niccolò Bonanni Accademico Filarmonico», una testimonianza questa che a Cupramontana era ancora in vita l’Accademia dei Filarmonici, attestata nel 1601, la più antica del paese. Nel 1774 per il matrimonio di Vittorio Rosetti e Florida Matterozzi celebrato il 9 agosto, compose una “Cantata a due voci” che il Menicucci descrive come “dramma bellissimo”; nel libretto c’è l’annotazione scritta a penna: “La poesia è del Sig. Abbate Sebastiano Caprini Pesarese Professore Pubblico di eloquenza in Sant’Angiolo in Vado”.4 Il Caprini era un conosciutissimo letterato, autore di testi poetici e apologetici, insegnante a San Marino e a Fano. Nel 1784 nella chiesa di S. Leonardo il 4 luglio viene dato l’oratorio in musica “Il trionfo di Davidde” con musica del Bonanni per la festa di S. Paolo protettore della Scuola Leoniana. A Monte Roberto nel 1792, la festa del SS. Crocifisso ebbe una solennità particolare e una presenza eccezionale di devoti tanto da indurre il Governatore di Jesi a fare intervenire dalla città una squadra di Dragoni per tutelare l’ordine pubblico. Per l’occasione il 3 giugno nella nuova chiesa

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#CURIOSANDO parrocchiale fu riproposto “Il trionfo di Davidde”. Rovistando negli archivi potrebbero emergere altri libretti con il nome del maestro di Spontini, libretti che venivano stampati in numero limitato di copie, a rischio quindi di andar perduti. Nel 1816, Gaspare Spontini - ormai famoso in tutta Europa - inviò da Parigi, tramite il fratello don Antonio, al suo antico maestro don Niccolò Bonanni un Diploma e una Croce, che tuttavia don Antonio non ritenne consegnare in quanto il Bonanni era privo di conoscenza in seguito ad un ictus cerebrale. Morì a Cupramontana, e non a Loreto come si è scritto da diversi autori, il 13 luglio 1821. La sua fama di compositore e di musicista sta riemergendo con l’edizione e l’esecuzione di suoi componimenti, nonché fatto argomento di tesi di laurea.

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RUBRICHE

La ricetta di Caterina a cura di Caterina Pieralisi

CICERCHIATA MARCHEGIANA INGREDIENTI: PER LA PASTA 400 g di farina, 4 uova, 1/2 bicchiere di mistrà, 2 cucchiai di zucchero, 2 cucchiai d’olio, succo di limone, un pizzico di sale. PER IL CARAMELLO 150 g di zucchero, 200 g di miele, la buccia grattugiata di un limone e di un’arancia, 100 g di mandorle spellate e tostate.

PROCEDIMENTO Preparare un impasto che deve essere piuttosto morbido. Fare poi dei rotolini molto sottili da tagliare e ridurre a palline grandi come cicerchie modellandole rapidamente con le mani. In una padella larga portare ad alta temperatura lo strutto o l’olio. Friggere quindi le pallottoline (ruotando frequentemente la padella) infine scolarle con una schiumarola man mano che assumono un colore dorato. Di seguito asciugarle con carta assorbente. In un’altra padella piuttosto larga, sciogliere lo zucchero e il miele ai quali, appena tolti dal fuoco, si aggiungeranno le palline fritte e la scorza grattugiata di limone e d’arancia. Mescolare bene e rapidamente con un cucchiaio di legno poiché lo zucchero caramellato e caldo deve legare bene la cicerchiata.

Quest’ultima può assumere varie forme: nelle pasticcerie è graziosamente presentata a piccoli filoni o a forma di ciambella; nella casa invece spesse si stende sul piano di marmo del tavolo per tagliarla a sottili losanghe.

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a cura di Marco Torcoletti

Jesi, Amministrative

Sindaci, le ricette dei primi candidati Intervista multipla agli aspiranti “primo cittadino” Lavoro, sociale e ripresa economica. Sono tra le priorità individuate dai candidati sindaco alle elezioni amministrative jesine, per lo meno quelli noti mentre scrivo. Dall’attuale inquilino di piazza indipendenza Massimo Bacci, alla testa delle civiche vincitrici nel 2012, a Silvia Gregori per la Lega Nord, fino a Massimiliano Lucaboni, che corre per l’area composta dalla lista Libera Azione, Forza Italia e Democrazia Cristiana. Diverso il discorso a sinistra, per il binomio formato da Samuele Animali, candidato di Jesi in Comune e Osvaldo Pirani, espressione del partito Democratico, che puntualizza: «Parlare di “una priorità” è riduttivo. Jesi ha bisogno di un progetto ampio per affrontare sfide che non possiamo vincere da soli. È necessario coinvolgere non solo la città, ma l’intero territorio. Molti temi

POLITICA

importanti, come la sanità, la gestione dei rifiuti, la cultura, il turismo non sono più pensabili a compartimenti stagni o gestiti da un singolo Comune». In cima alla sua lista, Samuele Animali pone «più trasparenza ed efficacia, a cominciare dalla macchina comunale, anche attraverso la piena applicazione dell’agenda digitale. Ciò consente di attuare un’amministrazione partecipata e condivisa, più capace di recuperare e valorizzare risorse per far fronte ai bisogni della cittadinanza e per provare a indirizzare il futuro della città». Punta il dito sul settore dei lavori socialmente utili Lucaboni, dove però «vanno ristabiliti quei parametri che rendano possibile anche agli jesini di poter partecipare. Oggi, troppo spesso, questi lavori sono appannaggio di persone extracomunitarie». E conclude Lucaboni: «Per non parlare poi di priorità come la sicurezza e la sanità. Il vivere tranquilli dentro le proprie mura di casa è il fondamento del buon vivere civile, così come quando ci si reca in un ospedale, la priorità è quella di trovare un ambiente accogliente e non una bolgia dantesca, dove lavoratori e pazienti arrivano allo sfinimento fisico e mentale». Una “sana detassazione” auspica Silvia Gregori: «La Lega Nord aveva persino proposto la creazione di un Ente Fiera, come riportato su uno degli articoli di Password, che faccia da aliante all’economia jesina, con mostre mercato e quant’altro».

Nell’agenda dell’attuale sindaco Bacci, oltre al centro storico e all’area dell’ex ospedale del viale, ci sono le manutenzioni, prima fra tutte quella destinata all’edilizia scolastica realizzabile, in presenza di un allentamento dei vincoli di bilancio dettati dallo Stato, «solo grazie alla straordinaria opera di risanamento finanziario del Comune posta in essere durante il nostro mandato». E ancora il potenziamento dell’Interporto e il completamento del centro per malati di Alzheimer. Tante idee, ma alcune caratterizzate da una maggiore urgenza rispetto alle altre: diconsi appunto priorità. Pirani: «Ricomporre i rapporti con gli enti sovracomunali, in primis la Regione. Oggi Jesi è isolata amministrativamente e politicamente, incapace di far sentire la sua voce al di là dei confini cittadini. Quella che una volta era la capitale economica, culturale e politica dell’intera provincia, oggi non è più nemmeno un riferimento per la Vallesina». Una leadership da recuperare, non prima di una smarrita sicurezza, da centrare innanzi tutto con «un controllo capillare dell’immigrazione presente sul territorio – ammonisce Silvia Gregori - ed un ascolto profondo dei cittadini, in piazza, nelle strade, tra la gente, senza inseguire chimere, che poco hanno a che fare con la situazione attuale della città». Centralità jesina, nella proiezione verso l’esterno e nell’aderenza alle istanze interne: pare rispondere sia alla Lega che al candidato Pd il sindaco

Da sn: il sindaco uscente Massimo Bacci, Silvia Gregori (LN), Massimiliano Lucaboni (Libera Azione Jesi), Osvaldo Pirani (PD), Samuele Animali (Jesi In Comune)

Curiosità – Paolo Cesaretti, il “sindaco” Molti ricorderanno le sue passeggiate tra il pubblico. Paolo Cesaretti, dirigente Cooperlat, fu uno dei protagonisti della campagna elettorale nel 2012, quale candidato sindaco per l’Udc. Cinque anni dopo, si è rimesso in gioco e lo ha fatto con ironia e originalità. Si tratta della campagna I’mwithhimpaolocesaretti, innovativa nei modi, poiché amplificata dai “social”, ma tradizionale nella forma. O forse dovremmo dire nei mezzi, visto che si serve dei soli piedi o massimo della inseparabile bicicletta, con cui gira Jesi e frazioni, documentando quanto vede, nel bene e nel male. Voglia di riprovarci? Chissà, in fondo qualche candidato potrebbe ancora arrivare, ma nel frattempo, gioco a parte, Cesaretti spiega: «Ci sono 11.816 motivi per un impegno in prima fila e cioè dare l’opportunità, al 36% degli jesini, di eleggere rappresentanti in cui si riconoscono». Trasparenza, presidio del territorio e lavoro, sono le parole d’ordine del manager-ciclista, che aggiunge: «“Tu fai il bene che fa il bene”, questa valutazione deve essere da guida per il sindaco che deve scegliere tenendo conto che la sua decisione influenzerà la felicità anche tra dodici generazioni; insomma avere la capacità di decidere perché il bene sia bene».

www.leggopassword.it Bacci, laddove dichiara: «Ripartiremo dalle piccole azioni quotidiane e dalla programmazione delle attività strategiche già definite in buona parte nel piano di sviluppo redatto dalla società di studi economici Nomisma». Tra le cose da fare subito, per Samuele Animali ci sarebbe da «garantire la sicurezza, l’accessibilità e la fruibilità del patrimonio pubblico, vale a dire scuole, impianti sportivi, immobili sfitti, uffici e servizi, istituzioni culturali…». Prime battute di una campagna che promette scintille, ma perché votare uno piuttosto che l’altro? «Non c’è un perché - replica Lucaboni - ma c’è la mia ferma volontà di rappresentare tutte quelle istanze che mi sono arrivate dal parlare con la gente di Jesi e con chi fa parte di associazioni di categoria. Votare per me significa eleggere uno di loro, al fianco della nostra brava gente». Restituire alla sua anima di sinistra la città: «Non si vota “per Osvaldo Pirani” – avverte il candidato Pd - si vota per un’idea di città, elaborata da tante persone nei mesi scorsi, e che ora sarà posta alla valutazione dei cittadini. Bacci ha pensato solo a gestire l’ordinario, ma ora serve una visione che rimetta al centro la trasparenza, la partecipazione dei cittadini e soprattutto quella vocazione di centro-sinistra che è nell’anima di Jesi». «Sono il cambiamento – dichiara convinta Silvia Gregori - sono il nuovo, sono una donna e porto un modo di fare politica pulito e trasparente, lontano dai giochi di potere, ma che ha realmente a cuore i cittadini». Si richiama al principio della alternanza Samuele Animali, che spiega: «Il (parziale) ricambio politico degli ultimi anni non ha interessato la classe dirigente nel suo complesso. In concreto, salvo iniziative piuttosto estemporanee, si è cercato soprattutto di difendere rendite di posizione acquisite in passato. Mentre gli effetti della crisi stanno segnando sempre più profondamente la città. Per ripartire occorrono dunque energie e competenze nuove e storie diverse rispetto a quelle che ci hanno portato sin qui». Massimo Bacci: «Perché preferiamo annunciare quanto fatto, piuttosto che promettere ciò che mai si farà. Perché il nostro unico obiettivo è Jesi, non ne abbiamo altri. E le idee per renderla ancora più bella e vivibile sono solo le nostre, quelle di cittadini liberi che rispondono esclusivamente alla propria coscienza».


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#L'AVVOCATO RISPONDE Per la modulistica e per maggiori informazioni e/o chiarimenti è possibile contattare il sottoscritto Avv. Monica Checchini (cell. 333 9923708) inviando una mail a studiochecchini@libero.it o collegandosi al sito dello Studio www.studiolegalechecchini.it Studio Legale Checchini - Via del Tiglio, 7 Scorcelletti di Maiolati Spontini (AN)

L’ ANZIANO GENITORE E IL SUO DIRITTO A DISPORRE DEL PROPRIO PATRIMONIO IN VITA Comincia a farsi strada in Italia il principio (sentenza Corte di Cassazione n. 786/2017) in base al quale, in caso di disgregazione della propria famiglia, una persona (pur fragile psicologicamente ma non per questo incapace di provvedere ai propri interessi) non può essere sempre dichiarata “inabile per prodigalità” ove scelga di compiere generosi atti di liberalità nei confronti di amici fedeli invece di lasciare il patrimonio ai familiari assenti da anni nella sua vita. Lo ha precisato appunto la Corte di Cassazione, che ha rigettato il ricorso delle figlie allontana-

tesi dal padre da molti anni con cui avevano chiesto al Tribunale di Roma che fosse nominato un curatore per lo stesso, ormai anziano, per gestirne “oculatamente” il patrimonio, in quanto preoccupate dagli atti di liberalità e generosità compiuti dal genitore nei confronti dei propri amici. Si è infatti finalmente riconosciuto che gli atti compiuti dall’anziano padre possono essere considerati espressione di libera scelta di vita (purchè, ovviamente – a prescindere dall’età – fatti sempre con “lucidità e misura, senza eccedere per vanità, lusso o sproporzione” rispetto a quanto consentitogli)

L’ AIF (Associazione Italiana Formatori) è un’organizzazione no-profit, fondata nel 1975, alla quale aderiscono oltre 2 mila formatori, consulenti e dirigenti aziendali in tutta Italia, professionisti della formazione, delle strategie organizzative e dei processi di apprendimento e sviluppo della Persona. È riconosciuta dal Ministero dell’Istruzione e dell’Università, da quello dello Sviluppo Economico e da quello della Giustizia. Da quarant’anni, AIF supporta il processo di evoluzione della formazione nel nostro Paese e si confronta con partner internazionali con i quali, autorevolmente, interagisce. L’obiettivo dell’associazione è quello di diffondere la cultura della formazione aziendale a tutti i livelli, attraverso l’organizzazione di convegni e seminari, gruppi di lavoro per approfondimenti tematici, certificazione delle competenze dei formatori e corsi di formazione per neo formatori. A differenza di altre associazioni di carattere nazionale, l’AIF, oltre ad avere degli organi nazionali, è organizzata secondo delegazioni regionali che possono operare con un adeguato livello di autonomia promuovendo seminari, corsi di formazione e tutta una serie di iniziative con lo scopo di diffondere il più possibile i principi e i benefici della formazione. L’iniziativa del 10 marzo si colloca all’interno di questo contesto e vuole affrontare nello specifico un tema molto importante per la formazione aziendale, quello dei fondi interprofessionali. I fondi interprofessionali rappresentano una grande opportunità di finanziamento continuo della formazione per le imprese che effettuano una scelta esplicita sulla destinazione di una quota della retribuzione lorda dei propri dipendenti. Non tutte le imprese sanno, infatti, che annualmente viene versata una quota all’INPS, pari allo 0,30 % della busta paga dei propri dipendenti, che la stessa INPS utilizza per finanziare i bandi nazionali. Le aziende possono decidere di destinare questa quota ad un Fondo Paritetico Interprofessionale, che provvederà a finanziare le attività formative per i lavoratori delle imprese aderenti. L’argomento sarà affrontato con l’aiuto di autorevoli esperti che operano quotidianamente in questo specifico ambito, ossia gli enti di formazione che seguono la progettazione e il coordinamento delle attività formative e i sindacati che rivestono il ruolo di garanti nei confronti dei lavoratori coinvolti. Oltre a questi saranno presenti dei responsabili aziendali che racconteranno la loro esperienza nell’ambito di progetti realizzati nella propria azienda e dei formatori che hanno condotto e seguito direttamente le azioni formative in azienda. L’incontro è rivolto principalmente agli imprenditori, professionisti, docenti e formatori e a quanti in generale si occupano di formazione e vogliono conoscere le opportunità offerte dai fondi. Per i commercialisti, il seminario è valido per l’acquisizione di ECM.

per riconoscenza quindi e per beneficiare persone a lui care. Ne consegue che il comportamento tenuto dall’anziano padre non può costituire ragione di inabilitazione nè di nomina di amministrazione di sostegno quando risponda a finalità aventi un proprio intrinseco valore, ad esempio di aiuto economico verso una persona estranea al nucleo familiare, ma legata da affetto ed attrazione. La decisione dell’anziano padre di redistribuire la propria ricchezza a persone care estranee alla propria famiglia, ma che nel corso degli anni gli sono state vicine nella sua quotidianità ed esigenze persona-

li, pertanto, è stata interpretata come un riscontro squisitamente positivo e costruttivo alla luce del disgregarsi del proprio nucleo familiare. Morale dell’ articolo: Il patrimonio dell’anziano genitore in vita non deve considerarsi già acquisito per “diritto di nascita”, ma va meritato nel corso degli anni con l’affetto e la dedizione, tutte “attenzioni” che purtroppo spesso provengono invece soltanto da estranei.

Avv. Monica Checchini

Associazione Italiana Formatori (Delegazione Regione Marche) con il patrocinio del Comune di Jesi

Organizzano un seminario dal titolo:

I fondi interprofessionali come strumenti per la progettazione formativa

Destinato a imprenditori, responsabili risorse umane, consulenti e professionisti, formatori e docenti e a quanti si occupano a vario titolo di formazione aziendale. Interverranno Enti di formazione, Sindacati, Formatori e Imprenditori che illustreranno le nuove opportunità offerte dai fondi interprofessionali per finanziare la formazione in azienda e testimonieranno la propria esperienza.

Jesi - venerdì 10/03/2017 Ore 16.00 c/o Sala Palazzo dei Convegni Corso Matteotti, 19 (per eventuali contatti o richiesta informazioni robertacesaronicoach@gmail.com La partecipazione è gratuita.

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lucia palozzi In teatro con “Storia di Ena” uno spettacolo che fa riflettere a cura di Talita Frezzi

Penelope la tessitrice di storie, Ena il giovanissimo migrante afgano e la voce narrante del laboratorio “Per filo e per Segno”. E tante altre maschere per l’attrice viterbese Lucia Palozzi (è nata a Ronciglione), jesina d’adozione, che da sette anni è punta di diamante sul palcoscenico del Teatro Pirata di Jesi. Trentadue anni, un diploma al Classico Colasanti della sua città poi il Dams a Bologna e gli studi all’Università La Sapienza di Roma dove si è perfezionata e una passione per la recitazione ereditata dal papà che fin da bambina l’ha trascinata nel mondo del teatro amatoriale. Ora Lucia sta portando nei teatri della regione uno spettacolo di denuncia e riflessione su migrazioni e integrazione “Storia di Ena” destinato ad approdare ai festival del teatro nazionali e a essere inserito nelle rassegne di prosa per adulti. L’abbiamo incontrata. Lucia, chi è Ena? “Ena è un giovanissimo migrante afghano, Enaiatollah, partito per il viaggio della speranza dalla sua terra di origine fino alle coste dell’Italia. Lo spettacolo, firmato da Gian Francesco Mattioni, è prodotto dall’Associazione Teatro Giovani Teatro Pirata (Atgtp) e sta girando i teatri della regione, rappresentato davanti a intere platee di studenti. Si tratta di una performance per attrice solista tratta dal romanzo “Nel mare ci sono i coccodrilli” di Fabio Geda. E’ stato inserito (debbo dire con molto successo) nella 33esima rassegna Teatro Ragazzi, ma verrà riproposto il 4 marzo alle ore 21,15 ad Arcevia nell’ambito della prima stagione di prosa del teatro Misa dopo il recente restauro e il 20 marzo al teatro Il Piccolo di San Giuseppe nell’ambito della Settimana contro il Razzismo”.

MODA | SPETTACOLO Come parla ai ragazzi di migrazione e diritti? “Diciamo che lo spettacolo coinvolge e impressiona lo spettatore, trascinandolo a una riflessione sul rapporto con lo straniero, un altro punto di vista da cui guardare noi stessi, le nostre convinzioni, abitudini e stili di vita. I ragazzi si trovano di fronte alla vicenda di un loro coetaneo in cui riescono con facilità ad immedesimarsi, accrescendo il potenziale di comprensione empatica dell’esperienza narrata, in sé molto dura, a tratti cruda, sicuramente di forte impatto emotivo. Una breve parte della narrazione è destinata a fornire al pubblico informazioni generali sul fenomeno migratorio. Ai giovani si dovrebbe parlare con chiarezza, perchè noto che hanno fame e sete di attenzione, fiducia, tempo da parte degli adulti. Hanno bisogno di confrontarsi e capire le cose...e in questo il teatro è un grande mezzo di dialogo”. Cos’è dunque per lei il teatro? “Mi sono formata nel teatro con il teatro-sociale, il teatro-educazione e la teatro-terapia, ho ereditato la passione per il palcoscenico da mio padre che all’età di 11 anni mi portò con lui a sperimentare con compagnie amatoriali. Da lì è stato un legame sempre più stretto, tanto che ho fatto della mia passione il mio lavoro. Il teatro è un mezzo che può incidere in modo determinante nelle persone, nella vita, nel modo di pensare. E’ uno strumento di trasformazione sociale”. -Accanto agli spettacoli teatrali, la sua attività è quella dei laboratori... “Esatto, sto lavorando al laboratorio teatrale di espressione corporea “Per filo e per segno” condotto da Cecilia Mancia in cui mi occupo di

www.leggopassword.it interventi sulla narrazione collettiva, si svolge a Villa Borgognoni ogni giovedì fino a maggio grazie alla collaborazione con Atgtp. E’ un progetto che favorisce la costruzione di un testo collettivo dal tessuto di relazioni instaurato con il gruppo, attraverso gli sguardi, il dialogo, la conoscenza dell’altro e nell’abbattimento del pregiudizio della diversità. Un po’ quello che ho fatto con il mio progetto Radio Penelope”. Di che si tratta? “Radio Penelope è un laboratorio di narrazione collettiva che muove da un progetto di ricerca, cioè partendo da spunti letterari, musicali e biografici, usando il teatro, la scrittura, il racconto libero e l’ascolto attivo, ci si siede in cerchio a tessere il filo del racconto. Ne abbiamo fatto un primo step a Villa Borgognoni lo scorso anno all’interno della serata conclusiva della mostra Telar Azul. Radio, perchè si vuole installare un’antenna pronta a ricevere voci, storie, realtà di vita ordinaria e straordinaria, civile e incivile, politica nel senso originario del termine e trasmetterle amplificate dalla voce dell’attore-autore. Penelope perchè come la mitica tessitrice dell’Odissea si vuol ritessere le fila della trama e costruire un disegno organico di empatia tra le persone. Così Penelope è l’archetipo femminile dell’accoglienza materna mista alla forza e alla determinazione, sensuale icona di amore e di coraggio”. I suoi progetti futuri? “Continuare a formarmi e integrare i percorsi di teatro con il teatro-terapia, poi lavorare e perfezionare il progetto di gruppi di scrittura teatrale online per arrivare a una scrittura teatrale e composizione di testi poetici. Poi vedremo cosa il palcoscenico mi riserverà”.

La primavera è ... in rete a cura di Valentina Papi

Ciao ragazze, pronte per sapere le nuove tendenze primavera/estate 2017? Finalmente sta per arrivare la nuova stagione, i primi soli, e il caldo ... non vediamo l’ora! Ma parliamo di moda ... quale sarà una delle tendenze dei look chiave della nuova stagione??? Il look sarà sicuramente in rete! L’Altamoda ci ha proposto il tessuto in rete in tutte le salse, colori e dimensioni; abbiamo visto un anticipo in questa stagione nell’indossare le calze a rete sotto i jeans strappati, mentre la tendenza della primavera estate è il tessuto di rete in tutti i look, dagli inserti delle tshirt, agli abiti semitrasparenti, a borse con inserti in rete ... per un look di una donna che ama osare e rendersi unica. Una piccola anticipazione per voi ... Cosa ne pensate ragazze ... vi aspetto per il prossimo articolo! Valentina Chic & SHock www.valentinachicshock.com


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Password Magazine Marzo2017 by Chiara Cascio - Issuu