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n° 1 - gennaio 2018 | Copia Gratuita
Password - l’accesso mirato all’informazione | Periodico d’informazione - n° 1 - gennaio 2018 | Direttore responsabile: Chiara Cascio - Editore e Progetto Grafico: Studio Gamma - Coordinamento generale: Gianna Scortechini - Francesco Cascio Collaboratori: Riccardo Ceccarelli - Marco Torcoletti - Catiuscia Ceccarelli - Matteo Baleani - Margherita Piersantelli - Giovanna Borrelli| Registrato al Tribunale di Ancona n. 5/09 del 23.03.2009 Reg. Periodici | Sede, Direzione, Redazione: via Risorgimento 189/a Moie di Maiolati Spontini (An), tel. e fax 0731 701404 - www.leggopassword.it - info@leggopassword.it - redazione@leggopassword.it | Copyright - Tutti i diritti riservati - Marchio e grafica registrati - Vietata la riproduzione anche parziale.
Lino Ceccarelli, orologiaio a 94 anni: chiude il suo storico laboratorio Una vita intera passata a smontare e a rimontare ingranaggi. di Chiara Cascio pag. 6
#HO ACQUISTATO CASA: DEVO PAGARE LE SPESE DI MANUTENZIONE PREGRESSE? Non dovrebbe pagare il venditore? ... Avv. Monica Checchini pag. 4
#SALUTE CONSAPEVOLE
PENSIERI D’AMORE come ogni anno per tutti gli innamorati si avvicina il momento di scegliere qualcosa di speciale a cura di Elisabetta Landi (a pag. 4)
MANGIARE ... BERE ... è il tuo Orologio a dirlo! La giornata alimentare è scandita da momenti in cui forniamo al nostro organismo energia e nutrienti ... Dott.ssa Letizia Saturni pag. 5
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IL GIOCO DEL PALLONE COL BRACCIALE di Riccardo Ceccarelli pag. 7
a cura di Marco Torcoletti
CENTRO STORICO JESI, AVANTI TUTTA! Intervista all’ ASSESSORE RENZI SULL’IMMINENTE AVVIO DEI LAVORI
Valorizzazione e maggiore fruibilità. Sono due degli obiettivi della imminente riqualificazione del centro storico di Jesi, per lo meno stando alle parole dell’assessore ai Lavori Pubblici Roberto Renzi. “La linea guida è quella del recupero del decoro architettonico, anche mediante un arredo urbano che ne esalti la bellezza e ne garantisca una maggiore fruibilità”. Accoglienza e gradevolezza: “Si interverrà sulle pavimentazioni, sull’illuminazione, sugli spazi di sosta, sulla eliminazione delle barriere come i marciapiedi”.
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Quali sono i passaggi e quando si partirà? “In verità si è già partiti da piazza Colocci; che a breve sarà completata, d’accordo con la Sovrintendenza, con la restituzione alla città di una piazza libera dai parcheggi, che lasci godere a pieno la vista del palazzo della Signoria. Parallelamente, si avvieranno i sondaggi al sottosuolo di piazza Pergolesi, durante il mese di febbraio e successivamente toccherà al Corso. Verrà impiantata una pavimentazione uniforme, senza dislivelli, senza barriere architettoniche
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e senza parcheggi. Infine, si chiuderà con piazza della Repubblica, la quale pure verrà dotata, analogamente ed in conformità con le altre aree di intervento, di una nuova pavimentazione”. E lo stemma centrale? “Non andrà perduto”. Quale sarà la durata dei lavori? “La tempistica potrebbe essere relativamente breve se non vi saranno imprevisti, come accaduto con piazza Colocci, dove gli scavi hanno reso inevitabile un protrarsi di quella fase”. Perché simili cambiamenti sono soliti suscitare forti opposizioni?
“Credo sia nella natura del popolo italiano. C’è un timore del cambiamento, sebbene spesso sia invocato. Altrove, ci sono tanti esempi di interventi avventurosi, che hanno stravolto le abitudini dei cittadini, ma sono stati accettati in maniera diversa. Fra l’altro, sebbene il percorso amministrativo per arrivare a questa fase esecutiva, nel rispetto delle norme di legge, sia partito circa dieci anni fa, è solo alla sua fine che si sollevano mille ostacoli e perplessità, che potevano essere avanzate prima”. È possibile che ciò possa dipende-
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Ippocampo Jesi
Cambio di gestione al ristorante jesino Ippocampo, ubicato lungo via San Marcello, al civico 86. Da poco meno di un anno, infatti, alla guida del locale ci sono Katia Delmoro e Massimo Bettini, da vent’anni titolari de Il Casale di Senigallia. Con loro sono arrivate tante novità nel piatto, capaci di stuzzicare qualsiasi palato. Immerso nel verde, con vista panoramica su Jesi, il ristorante Ippocampo propone alla clientela piatti della cucina tipica marchigiana, dalla pasta fresca fatta in casa ai menù di carne e pesce preparati con ingredienti certificati e secondo le ricette tradizionali. Le carni di bovino sono il piatto forte, soprattutto se cucinate alla brace. Tre le specialità di Ippocampo: bufalo, chianina, manzo allevato ad erba e il Wagyu, capace di sorprendere il palato per la sua tenerezza e sapore intenso. Tutte le carni sono certificate italiane – marchigiane quelle di suino e agnello - provenienti da allevamenti sani che applicano metodologie naturali. Ottimo anche il pesce, fresco. Si fanno anche pizza e piatti gluten free. Ristorante Ippocampo è aperto sia a pranzo che a cena: l’ampia location si presta ad occasioni speciali come compleanni e conviviali di lavoro, grazie anche alla presenza di salette private. Per i bambini, c’è una sala giochi a disposizione. D’estate poi sarà incantevole poter mangiare all’aperto, alla vista di un paesaggio romantico, capace di fugare dalla mente ogni pensiero, lasciando parlare solo il piatto.
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re anche da una scarsa abitudine a misurarsi con amministrazioni capaci di prendere delle decisioni? “Da noi, i cambiamenti radicali sono senz’altro rari. Quando le popolazioni vi sono abituate, le decisioni, anche quelle più impattanti, passano con maggiore tranquillità”. Un commento sull’ultima raccolta di firme per l’edicola di piazza Pergolesi? “Mi lascia un po’ perplesso e più in generale, mi pare poco utile e costruttiva, perché riguarda una decisione presa, come già detto, anni fa”.
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RUBRICHE #L'AVVOCATO RISPONDE Per la modulistica e per maggiori informazioni e/o chiarimenti è possibile contattare il sottoscritto Avv. Monica Checchini (cell. 333 9923708) inviando una mail a studiochecchini@libero.it o collegandosi al sito dello Studio www.studiolegalechecchini.it Studio Legale Checchini Via del Tiglio, 7 - Scorcelletti di Maiolati Spontini (AN)
HO ACQUISTATO CASA: DEVO PAGARE LE SPESE DI MANUTENZIONE PREGRESSE? Cara avvocatessa, mi è arrivato un decreto ingiuntivo dal Condominio a cui appartiene la casa che ho appena acquistato e vogliono che io paghi le spese ordinarie e straordinarie condominiali relative al periodo precedente all’acquisto. L’importo è considerevole. Lo possono fare? Cosa c’entro io con prima? Non dovrebbe pagare il venditore? Gentile lettrice, in effetti il codice civile prevede la cosiddetta «responsabilità solidale» (cioè la possibilità, per il Condominio, di chiedere il pagamento sia al venditore che all’acquirente, indistintamente ed a proprio piacimento - senza l’obbligo di rivolgersi prima all’uno e poi all’altro) tra venditore e compratore per le spese dell’anno in corso (che non è detto coincidano con l’anno solare ossia dal 1° gennaio al 31 dicembre) a quello del rogito e quello precedente (addirittura alcuni Giudici ritengono che la norma in commento regoli solo i rapporti interni tra venditore e acquirente, mentre il Condominio resta obbligato ad agire solo nei confronti di chi è l’effettivo condòmino ossia l’acquirente e, in questo caso, purtroppo Lei); ciò tuttavia riguarda soltanto le spese di ordinaria e non anche quelle di straordinaria manutenzione. Peraltro i 2 anni di “responsabilità solidale” decorrono dalla comunicazione della intervenuta vendita all’Amministratore senza la quale in venditore rimane unico obbligato nei confronti del Condominio I “due anni” non decorrono dalla firma del contratto di compravendita dal Notaio (il cosiddetto rogito), ma dal momento in cui la copia autentica dell’atto di vendita notarile viene comunicata all’Amministratore (ai fini della compilazione dell’anagrafe condominiale); in-
fatti il codice civile stabilisce che “…chi cede diritti su unità immobiliari resta obbligato solidalmente con l’avente causa per i contributi maturati fino al momento in cui è trasmessa all’amministratore copia autentica del titolo che determina il trasferimento del diritto”. Ciò significa che, se anche dopo la sottoscrizione dell’atto di trasferimento il venditore dimentica di trasmettere all’Amministratore di Condominio la copia autentica del rogito (o sua certificazione), egli rimane l’unico obbligato per il pagamento dei contributi condominiali in quanto non opera la responsabilità solidale con l’acquirente. Solo dal momento in cui l’amministratore è messo formalmente a conoscenza del trasferimento dell’immobile il venditore è responsabile in solido con l’acquirente, perdendo definitivamente il suo precedente stato di condomino, che passa in capo al compratore. L’acquirente chiamato a rispondere per debiti precedenti all’acquisto deve quindi pagare e può soltanto rivalersi contro il venditore nei confronti del quale, se il contratto di compravendita contiene la clausola tipo “venduto libero da oneri ecc.”, può anche chiedere un congruo risarcimento del danno. Per tale motivo, è sempre opportuno che chi intende acquistare un’unità immobiliare inserita in un Condominio si accerti che il venditore sia in regola con i pagamenti delle spese condominiali (ad esempio facendosi rilasciare dall’Amministratore di Condominio una certificazione – che tuttavia per privacy può essere chiesta soltanto dal venditore), poiché diversamente può essere chiamato dall’Amministratore al pagamento delle stesse, nella misura vista sopra. Nel preliminare di vendita può altrimenti far inserire una apposita clausola simile a quella seguente: “La parte promittente venditrice dichiara infine che in relazione all’unità immobiliare in oggetto:
– non sussistono alla data del presente atto debiti condominiali relativi agli anni pregressi, e i pagamenti per la gestione in corso sono regolari; a tal fine si conviene che saranno a carico della parte promissaria acquirente solo le spese condominiali deliberate a partire dal …..; il promittente venditore si impegna a produrre idonea dichiarazione liberatoria sottoscritta dall’amministratore del condominio contestualmente alla stipula del rogito, attestante che tutte le spese condominiali fino alla data di consegna dell’immobile sono già state pagate”. CRITERI DI DIVISIONE SPESE DI MANUTENZIONE ORDINARIE E STRAORDINARIE L’acquirente risponde delle spese di gestione e manutenzione ordinaria materialmente sostenute nell’anno in cui è stato comunicato il contratto di vendita all’amministratore ed in quello precedente. Quanto alle spese di manutenzione straordinaria (come le innovazioni) il criterio di divisione tra venditore e acquirente è completamente diverso in quanto l’esborso non avviene direttamente da parte dell’Amministratore ma questi necessita sempre di una previa autorizzazione dell’Assemblea. Pertanto bisogna guardare il momento in cui l’assemblea ha deliberato l’approvazione dei lavori. Ne consegue che: • per tutte le spese decise e deliberate dopo l’atto di vendita, risponde l’acquirente, ossia il nuovo condomino (ciò vale anche se, in precedenza, si erano tenute una serie di riunioni di condominio volte a discutere il problema, ma senza ancora alcun impegno di spesa); • per le spese decise anteriormente al rogito risponde sempre e solo il vecchio condomino, ossia il venditore. I CRITERI DI VALUTAZIONE Il vincolo solidale tra il precedente ed attuale proprietario previsto dal codice civile riguarda soltanto le somme dovute al Condominio (ordinaria manutenzione), mentre nei confronti del terzo creditore, trattandosi nella specie di spese di manutenzione straordinaria, deve ritenersi debitore unicamente chi era proprietario al momento della delibera di approvazione dell’Assemblea. La lettrice (a cui si consiglia ovviamente di rivolgersi quanto prima ad un avvocato per valutare, tra l’altro, l’eventuale possibilità di proporre opposizione – entro 40 giorni dalla notifica!) dovrà di conseguenza verificare il momento del sorgere del credito da parte del Condominio (quanto alle spese di manutenzione ordinaria) e la data della delibera assembleare quanto alle spese di manutenzione straordinaria oltre a controllare le pattuizioni di compravendita.
Avv. Monica Checchini
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RUBRICHE Pensieri per lui
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a cura di Elisabetta Landi
San Valentino celebra l'amore nel giorno del 14 febbraio, una festa ormai conosciuta e festeggiata in tutto il mondo. E come ogni anno per tutti gli innamorati si avvicina il momento di scegliere qualcosa di speciale, un pensiero, un regalo, una serata a sorpresa, una fuga romantica, una coccola per due. Scoprite cosa abbiamo messo nella lista dei desideri E-tendenze per San Valentino...
Un tocco prezioso e originale; Braccialetti "un grammo d'amore" con cordoncino e ciondolo pesetto di 1gr, di PLVMilano ( 20,00 euro). Ciondolo cuore " Return to Tiffany&co." con una nuova incisione, un grande classico della casa newyorchese rivisitato, di Tiffany&co ( 170,00 euro).
Per il tempo libero; Casco ispirazione graffiti della collezione Vintage, di DMD.
www.leggopassword.it Fuga romantica; nella vicina Umbria in provincia di Perugia, potrete soggiornare in una spa resort che di speciale ha camere-suite da 110 mtq con piscina a 34 gradi privata, interna alla stanza, da Borgobrufa Spa Resort. Gioco erotico; il nuovo sex toy della casa svedese Lelo si chiama Sona e promette un intenso nuovo piacere, con una stimolazione del 75% in più rispetto ad un massaggiatore tradizionale, poco più grande di una carta di credito, sta nel palmo di una mano e discretamente in qualsiasi borsa, non emette rumori, da provare anche in coppia, di Lelo (da 69,00 euro). Home living; una luce che ricordi sempre il vostro amore, in versione contemporanea e pop, adatta a qualsiasi ambiente, la Lampada Neon " Love" di Seletti ( 250,00 euro).
Pensieri per lei Un tocco glamour; T-shirt bianca stampa cuore collezione Love di Moschino da St Michel, Jesi ( vari modelli da 97,00 euro).
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Un tocco di bellezza; Un oggetto da borsetta, al bacio! il Lipstick Edizione Limitata "Kiss Kiss Love" di Guerlain, in profumeria ( 37,00 euro).
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RUBRICHE
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#sALUTE consapevole consigli utili a cura della Dott.ssa Letizia Saturni
Jesi, raccolta di sangue: risultati positivi nel 2017 a cura di Catiuscia Ceccarelli
Si è svolta al Centro Trasfusionale di Jesi, presso l’Ospedale Carlo Urbani la conferenza stampa dell’Avis in cui è stato presentato il Report 2017 del sistema sangue del nostro territorio. Presenti il primario di Area Vasta Daniela Spadini, Bruno Dottori, presidente Avis Jesi e coordinatore di zona, Moreno Verdolini, presidente Avis Moie. Il 2017 si è chiuso con risultati positivi. Si guarda al nuovo anno con volontà di incremento e una migliore organizzazione. In particolare, si punta ad avere un’unità medica e personale infermieristico in più, sopratutto per il sabato, giorno in cui si concentra il maggior numero di donatori. Un buon lavoro fatto a Jesi con 7748 donazioni (tra sangue intero e plasma), in cui confluiscono le 1537 donazioni provenienti dai quattro punti di raccolta di Montecarotto, Cupramontana, Filottrano, Cingoli e Apiro. Risultati positivi grazie anche alle associazioni Avis periferiche che sono 28 in tutta l’Area Vasta. Bene anche Senigallia con 6260 donazioni, nonostante alcuni problemi con la raccolta esterna. Per il presidio di Fabriano, il 2017
si chiude con 5749 donazioni. Il 2018 si prevede migliore dell’anno appena trascorso, soprattutto grazie ad un maggiore impegno e una migliore organizzazione. I risultati si possono ottenere se c’è la disponibilità di personale medico e infermieristico. Non nasconde le sue preoccupazioni per le condizioni del nosocomio jesino Bruno Dottori, presidente Avis Jesi che dichiara: “L’Ospedale non merita le poche attenzioni che gli vengono rivolte. Esistono al suo interno delle isole felici, come il centro trasfusionale, capaci di lavorare bene e con ottimi risultati. Nella zona territoriale di Jesi stiamo lavorando molto e possiamo contare su 250 nuovi donatori. Sono più quelli entrati rispetto a quelli che se ne sono andati. Il saldo è piuttosto positivo”. “Sensibilizzare i datori di lavoro a concedere ai donatori un giorno per donare – è l’appello lanciato da Moreno Verdolini, presidente Avis di Moie – Con la crisi economica che ha colpito il mondo del lavoro, oggi solo il 34% dei lavoratori prende il permesso per donare. Molti lo fanno il sabato”.
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MANGIARE ... BERE ... è il tuo Orologio a dirlo! è l’ orologio biologico, il cui funzionamento valso il premio Nobel per la medicina e fisiologia a scandire la nostra giornata alimentare. Questo, adatta la nostra fisiologia secondo i ritmi circadiani, governando livelli ormonali, sonno, temperatura corporea e metabolismo. Proprio con il metabolismo e la sua relazione con la distribuzione dei pasti durante la giornata mi piace dare continuità alla rubrica. La giornata alimentare è scandita da momenti in cui forniamo al nostro organismo energia e nutrienti affinché svolga al meglio le funzioni. Questi momenti sono: 3 + 2 + 0 cioè 3 pasti fondamentali + 2 spuntini e 0 intermezzi. Quale Health Coach Professionista ritengo sia più importante focalizzare l’attenzione sul significato dei termini pasto, spuntino e soprattutto su i ‘segnali’ determinati dall’orologio biologico e che spesso sono maltradotti! I pasti sono momenti ben strutturati che prevedono il consumo sia di cibi da bere che cibi da mangiare. Sono definiti fondamentali anche perché richiedono un tempo relativamente lungo nella preparazione e consumazione (almeno 20 minuti). Gli spuntini sono momenti di breve durata (5-8 minuti) strutturati con solo qualcosa da bere o da mangiare. I segnali sono appetito-fame – segnali di inizio pasto - e saziamento-sazietà, segnali di fine pasto. Non è certo un raffinato esercizio linguistico quanto piuttosto un prendere consapevolezza di stati fisiologici diversi che forse non siamo più abituati a percepire. è l‘appetito’ il segnale d’inizio , che a differenza della ‘fame’, ci permette scegliere consapevolmente sia in quantità (porzioni adeguate) che in qualità (qualità nutrizionale buona) preservando il BendEssere . La fine del pasto è segnata dal ‘saziamento’ piuttosto che dalla ‘sazietà’, segnale percepiamo quando abbiamo mangiato oltremisura. Alleniamoci … Quando lo stomaco brontola fermatevi e … bevete un bicchiere di acqua! se il brontolio si cheta, era solo un modo disfunzionale per chiedere acqua mentre se continua e subentra disagio buttate l’occhio sull’orologio da polso (!) e decidete per un pasto o uno spuntino. Per appuntamento 347 4351576 www.letiziasaturni.it
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VALLESINA
Lino Ceccarelli, orologiaio a 94 anni: chiude il suo storico laboratorio
Chiude il laboratorio artigianale di Lino Ceccarelli, 94 anni, maestro orologiaio di Monte San Vito, dopo oltre 80 anni di onorata carriera. Una vita intera passata a smontare e a rimontare ingranaggi, raffinando la tecnica e trasmettendola a chi condivideva la sua stessa passione: tanti gli allievi da lui “cresciuti” che, questa mattina, si sono recati al suo laboratorio storico per festeggiare l’ultimo giorno di attività. Il tempo per passione, la passione per il tempo: Lino, nato nel 1924 a Monte San Vito, inizia a lavorare a bottega presso un fabbro a 11 anni, senza paga. «Mio padre morì che io avevo solo un anno e mia madre allevò i suoi 4 figli come meglio poteva – ci racconta Lino – Non mi diede ricchezze ma mi donò l’intelligenza: potevo contare solo sulla mia testa per affrontare le difficoltà della vita e devo dire che è stato il dono che più di tutti mi ha permesso di vivere sempre con equilibrio». Il giovane Lino sentiva il desiderio di migliorare e la passione per la vita e lo studio lo portò ad andare avanti, inseguendo i suoi sogni: «Sono sempre stato un po’ controtendenza: quando mi
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dicevano che sbagliando si impara, rispondevo sbagliare sì, ma il meno possibile». Una vita di impegno, fatica e dedizione: «Ancora non mi do pace per non aver potuto proseguire con gli studi alle scuole medie: all’epoca, timido e schivo ma perspicace, cercavo di recuperare come meglio potevo e di figurare con l’intraprendenza: a farmi da sprone sempre il desiderio di fare meglio». L’altra ricchezza di Lino risiede proprio nella manualità: «Nella vita c’è solo un percorso in dotazione che possiamo percorrere: ai giovani incoraggio a mettere via i telefonini e a riscoprire il proprio attaccamento al fare con le mani. Basta con il tutto fatto e soldi pronti». La passione per gli orologi bussò presto alla porta di Lino e all’improvviso: fu nella bottega dove lavorava da ragazzino che vide per la prima volta una sveglia – a casa non ne avevano – e quando il figlio del fabbro gli mostrò i pezzi di un orologio da taschino perse la testa per quell’oggetto. Nel 1936 iniziò a frequentare la scuola serale di disegno artistico e geometrico, tre anni dopo si spostò a Jesi per lavorare come operaio nella costruzione di nuovi aerei. Qui, nel settore aeronautico, placò la sua fame di sapere attraverso l’esperienza, facendo conoscenza con alcuni orologiai riparatori dai quali trasse preziosi insegnamenti. Dal 1946 al 1948, Lino continuò a migliorare riparando orologi soprattutto ai militari delle truppe di occupazione: Polacchi, Inglesi… Lino ci racconta poi del suo primo laboratorio aperto al pubblico, inaugurato il 1° maggio a Falconara Marittima. Oramai le sue capacità tecniche erano diventate eccellenti e apprezzate dalla clientela. Successivamente, aprì ad Ancona un magazzino di pezzi di ricambio, attrezzi e fornitura di orologeria che non esisteva. Arrivò persino a progettare, costruire e a brevettare un nuovo tornio – Unitor – per orologiai, molto versatile e di massima utilità, richiesti ancora oggi in tutta Italia.
«Abituato a ricercare il difetto e la causa nell’orologio, ho applicato gli stessi metodi nella vita: da qui la decisione di inviare degli aiuti economici ad una missione cattolica in Uganda, dando così una mano concreta a persone che hanno bisogno di una mano. L’essere umano è fatto per migliorare se stesso e gli altri». Resta ancora un sogno nel cassetto quello di trasformare il suo laboratorio – dove ha accolto tantissimi allievi – in una vera e propria scuola di arti e mestieri per orologiai, da dare in concessione al Comune o alla Regione: «Non mi sono mai arreso: ho tentato di interessare gli organi competenti per realizzare questa iniziativa ma senza nessun risultato. Questa scuola non siamo riusciti a farla…Saremmo potuti diventare migliori della Svizzera». Il grande rimpianto, forse l’unico, in una carriera ricca di successi. Gli eredi del suo sapere restano i tanti allievi che, in occasione di questo importante traguardo per Lino, hanno espresso tutto il loro affetto in una targa per ringraziarlo dei suoi preziosi insegnamenti, utili sia nella professione che nella vita. Applausi e qualche lacrima di commozione, scanditi dai ticchettii dei numerosi orologi appesi alle pareti e sugli scaffali del laboratorio di Lino, sono i titoli di coda di un’attività lunga quasi un secolo, dove il tempo è stato padrone, protagonista e avversario allo stesso…tempo. a cura di Chiara Cascio
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# CURIOSANDO foto di: Silvano Gattini
JESI SI MASCHERA Torna anche nel 2018 la rassegna carnevalesca Jesi si Maschera, organizzata dall’omonima associazione con la collaborazione del comune di Jesi. Format che, nel corso degli anni, mantenendo il concorso per bambini in maschera del martedì e il
laboratorio creativo del giovedì presso palazzo dei Convegni, ha visto spesso il suo programma subire modifiche di anno in anno. Nel 2017 addirittura, dopo 2 edizioni in cui lo abbiamo potuto ammirare, non si e svolto il corteo lungo il corso nella giornata
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del sabato, in favore di diversi appuntamenti che spostavano l’attenzione sul lato culturale ed artistico, con mostre e messe in scena teatrali presso il Circolo Cittadino o il teatro Il Piccolo. Dietro front nel 2018, come ci spiega il presidente di Jesi si Maschera Domenico Alessandrini. “Quest’anno, sabato 10 febbraio, tornerà il corteo in maschera per il corso di Jesi. Nella precedente edizione abbiamo cercato di spostare l’attenzione verso situazioni più artistiche e concentrate al chiuso sia per realizzare eventi non in linea con i canoni delle rassegne carnevalesche limitrofe, sia perchè alcuni volontari dell’associazione hanno preferito spingere in questa direzione. Ora la situazione interna è cambiata” – continua Alessandrini – “E le richieste per vedere il classico corteo sono state molte. Pur nelle ristrettezze economiche e di sicurezza attuali, siamo riusciti a mettere in piedi un bello spettacolo”. Dovrebbe tornare il luna park in piazza della Repubblica mentre una novità arriverà dalla collaborazione con la Fondazione Lanari che, sempre durante il sabato di carnevale, presenterà una novità assoluta a Palazzo Honorati Carotti, un gran gala del ‘700 promosso anche da Jesi si Maschera. Il programma completo verrà rilasciato a breve. a cura di Matteo Baleani
IL GIOCO DEL PALLONE COL BRACCIALE a cura di Riccardo Ceccarelli
È stato uno dei giochi nazionali italiani più antichi; cominciò ad affermarsi dal Cinquecento e lo si praticò fino a tutto l’Ottocento, e in maniera più ridotta, fino alla seconda decade del Novecento, senza tener conto dei confini dei diversi stati. Era diffuso soprattutto nell’Italia centro-settentrionale: Marche, Toscana, Emilia Romagna, Piemonte e Lazio. Si svolge tuttora un campionato nazionale ma con un’eco molto ridotta (il gioco del calcio ha monopolizzato o quasi l’intera informazione sportiva), eco maggiore invece riesce ad averla in occasione di particolari rievocazioni storiche. I centri, qui nelle Marche dove si pratica ancora il gioco del pallone col bracciale sono Mondolfo (PU), Cingoli e Treia. Il campo da gioco dovrebbe essere di 80 metri di lunghezza, 16 di larghezza affiancato da un alto muro di ribattuta: in un campo come questo potevano gareggiare due squadre di tre atleti ciascuna; in un campo senza muro di ribattuta gli atleti erano quattro. Il bracciale è una sorta
di manicotto scavato in unico pezzo di legno da adattarsi quanto più possibile alla mano e al polso del giocatore e munito di sette cerchi contornati da 105 punte a piramide smussata. Treia ha una pagina molto importante della sua tradizione legata questo gioco. Lo sferisterio, arena o campo da gioco, fu realizzato nel 1818 e dedicato successivamente a Carlo Didimi, campione nativo di Treia al quale Giacomo Leopardi nel 1821 dedicò la canzone A un giocatore di pallone, dedica individuata con l’intervento risolutivo Giovanni Mestica (1831-1903) di Apiro. Si giocava a pallone col bracciale anche a Cupramontana (Massaccio), Staffolo, Apiro e Cingoli. A Cupramontana tutta l’area dell’attuale corso Leopardi fu adibita a questo gioco dal Seicento all’Ottocento, ebbe pure il nome di via Gioco del Pallone per indicarne l’utilizzo, diventata poi via Grande e quindi dal 1898 dedicata al poeta di Recanati in occasione del centenario della nascita. Massaccio fu patria di autentici campioni nel suddetto gioco, come Giovan Francesco Corradi (1696-1729). Lo storico Francesco Menicucci (1748-1818) tracciandone alcune note biografiche scrive che fu “eccellente nel giuoco del Pallon facendo conoscere a Roma e in altre città e sue capacità”. Tra Massaccio, Staffolo e Apiro gli incontri avevano una certa frequenza tanto da far ipotizzare una sorta di torneo.
Scrive di nuovo Menicucci nel suo Giornale: “A dì 24 giugno 1774. Vennero i Giucatori Staffolani a giuocare al Pallone, e vinsero i Massacesi. I giuocatori paesani erano il signor Aldebrando Leoni, il signor Antonio David, il signor Cesare Rosetti, il signor Niccolò Mosconi Patrizio di Jesi abitante [studente] nello Studio Leoni”. Quattro anni dopo annota: “Li settembre 1779. La partita [squadra] del Giuoco del Pallone dei Massaccesi cioè il Sig. Canonico Don Aldebrando Leoni, i Sig. Don Antonio David, il Signor Giovanni Cini, e il signor Guidobaldo Rosetti si portarono a giucare colla partita [squadra] de’ Paesani di Staffolo, furono accolti amorevolissimamente e vinsero i Massaccesi. Parimenti la detta partita [squadra] massaccese si portò a Staffolo li 3 detto mese ed anno, vinsero e giucarono colli Signori Staffolani tutti del paese”. “Item [così] alli 4 di detto mese ed anno si portò la partita Massaccese a giucare all’Apiro, e convennero prima, di giucare tra paesani e paesani, ma li Apirani fecero venire 2 giucatori Cingolani nonostante si posero al cimento di giucare ancora a petto de’ cingolani ed apirani uniti, e vinsero li massaccesi”. Massaccio indubbiamente aveva una buona “partita”, oggi diciamo squadra, che si imponeva anche quando le altre, come quella Apiro, si avvalevano di … stranieri.
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