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Password Magazine - Febbraio 2018

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password magazine della vallesina

P A S S W OR D magazine

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n° 2 - febbraio 2018 | Copia Gratuita

Password - l’accesso mirato all’informazione | Periodico d’informazione - n° 2 - febbraio 2018 | Direttore responsabile: Chiara Cascio - Editore e Progetto Grafico: Studio Gamma - Coordinamento generale: Gianna Scortechini - Francesco Cascio Collaboratori: Riccardo Ceccarelli - Marco Torcoletti - Catiuscia Ceccarelli - Matteo Baleani - Margherita Piersantelli - Giovanna Borrelli| Registrato al Tribunale di Ancona n. 5/09 del 23.03.2009 Reg. Periodici | Sede, Direzione, Redazione: via Risorgimento 189/a Moie di Maiolati Spontini (An), tel. e fax 0731 701404 - www.leggopassword.it - info@leggopassword.it - redazione@leggopassword.it | Copyright - Tutti i diritti riservati - Marchio e grafica registrati - Vietata la riproduzione anche parziale.

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l’ anno giusto per pensare alla casa Si può approfittare delle agevolazioni fiscali previste dalla Legge... di Catiuscia Ceccarelli pag. 6

CONSEGUENZE DELLA LESIONE DELLA QUOTA DEL LEGITTIMARIO E RIMEDI Mio figlio, morendo, ha lasciato un testamento...

Liliana e Maria Vittoria, da Jesi in tour con Jovanotti

Avv. Monica Checchini pag. 4

LILIANA CALIA, SARTA. MARIA VITTORIA GRIFFONI, CHEF. DUE GIOVANI JESINE NELLO STAFF DEL CANTANTE...

#SALUTE CONSAPEVOLE

Interviste a cura di Giovanna Borrelli e Margherita Piersantelli (pag. 4-5)

SPUNTINO SI... SPUNTINO NO la parola d’ordine è Frazionare! La giornata – come già discusso nel precedente articolo di gennaio - deve prevedere 5 pasti... Dott.ssa Letizia Saturni pag. 5

ne e cerca consenso, dall’altro i cittadini, che ascoltano e valutano. «Noto a cura purtroppo una campagna elettorale di di Marco Torcoletti bassissimo livello che preferisce, forse per evidente carenza di contenuti, concentrarsi su temi meno nobili, come la querelle pentastellata dei rimborsi o la conta dei candidati condannati». Critico Pietro Recchi, assicuratore, attese e speranze che avrebbe preferito una maggiore sul dopo voto attenzione su altri temi, come «il nodo centrale delle riforme costituzionali, JESI - Promesse e aspettative. Sono concentrato sull’abolizione del Senale due facce di una campagna eletto- to, su una Legge Elettorale con sbarrale. Da un lato, la politica che propo- ramento al 10% e su misure idonee

Elezioni

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Monte Roberto: gli spari dei mortaretti di Riccardo Ceccarelli pag. 7

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a favorire le imprese. Detassazione e calmierizzazione delle utilities restano argomenti tabù, al pari di una seria politica dell’immigrazione, che fatica a trovare risvolti veramente concreti.

Pietro Recchi

In una situazione del genere - conclude Recchi - scegliere di schierarsi verso l’uno o l’altro schieramento politico si configura come un’autentica impresa. E come spesso accade, sarà una scelta votata al meno peggio e non certo al migliore». Continuità, per lo meno rispetto a quanto di buono fatto, auspica Emiliano Baldi, industriale: su occupazione, investimento e crescita, così da «garantire quella stabilità necessaria ad infondere fiducia nelle persone e nelle

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JESI

imprese. Non devono essere interrotte le politiche di libera circolazione delle merci e delle persone. Vanno rafforzati i meccanismi di flessibilità lavorativa, arricchiti da percorsi formativi e gli studi, anche con finalità di occupazioni manuali. Un Paese senza cultura è ostaggio di manipolazioni che distolgono con troppa facilità l’attenzione dai problemi reali». E su alcuni dei temi più caldi del dibattito politico, Baldi aggiunge: «Va superata l’ipocrisia di fondo che stimola il “conflitto di classe” solo per dare profitti a chi sui conflitti ci vive: dai vaccini all’immigrazione, dal nuovo fascismo al nuovo comunismo, entrambi lontani dall’essere concreti; dall’idea che ci sia consentito spendere e spandere per sostenere fanta-

siose regalie come redditi di vario tipo, non connessi al lavoro e alla crescita perseguita senza sostegno all’iniziativa privata». Dal mondo delle professioni e dell’industria jesina a quello della scuola, che nelle parole di una insegnante, Carla Civerchia, va oltre l’ambito della propria quotidianità lavorativa, per sviluppare una riflessione più ampia, sulla crescita e le potenzialità da valorizzare a favore del territorio:

Emiliano Baldi

Carla Civerchia

«Auspicherei che la nuova legislatura intervenga sul tessuto imprenditoriale della Vallesina, con misure che possano attirare l’attenzione di nuovi investitori, valorizzando il nostro territorio, con un occhio particolare al turismo».

CONTRIBUTI A FONDO PERDUTO Agli interessati la Confartigianato informa La Regione Marche ha pubblicato il bando 2018 relativo al sostegno per la nascita di nuove imprese. I beneficiari possono essere Nuove imprese, Studi Professionali, Singoli e/o Associati e Liberi professionisti, aventi sede legale e/o sede operativa nel territorio della Regione Marche. Queste nuove realtà devono costituirsi successivamente alla data di presentazione della domanda di contributo, con scadenza il prossimo 12 aprile 2018. Coloro che fossero interessati potranno chiedere informazioni presso gli Uffici territoriali della Confartigianato di Jesi in via Pasquinelli n. 2/A. Tel. 0731 239630 - email: jesi@confartigianatoimprese.net giuseppe.carancini@confartigianatoimprese.net

IOM, al via corsi e iniziative: pranzi solidali a La Rincrocca Molti gli impegni in programma per IOM Jesi e Vallesina onlus per questi primi mesi del 2018. Il primo, illustrato dalla presidente Anna Maria Trane Quaglieri, è il corso per la formazione di volontari per l’assistenza ai pazienti oncologici: «Sono la vera ricchezza dello IOM, preparati con professionisti qualificati – spiega la presidente Quaglieri – Insegnamo loro come assistere al meglio il paziente oncologico e come entrare nelle famiglie in punta di piedi, ad ascoltare e supportare il paziente». Le lezioni del corso saranno tenute da Operatori Sanitari della zona Territoriale n.5 di Jesi il 7-14-21-28 marzo, presso la Sala di Formazione dell’Ospedale Murri (vecchio stabile) dalle 17.30 alle 19. Per qualsiasi informazione ulteriori è possibile chiamare l’Associazione IOM Jesi e Vallesina dal lunedì al venerdì dalle 8.30 alle

12.30 o mandare una e-mail all’ indirizzo iomjesi@hotmail.it: non c’è niente di meglio che occupare il proprio tempo praticando il volontariato. Altro evento promosso dall’associazione è il format del pranzo della domenica dedicato al mangiar bene in compagnia: sono aperte le prenotazioni per il “Pranzo per aiutare lo IOM”, quattri appuntamenti a ta-

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vola con la tradizione presso la Rincrocca di Jesi. Il 25 febbraio, l’11 marzo, il 25 marzo e l’8 aprile, a partire dalle 13, si potranno gustare i piatti preparati dagli chef e con il coordinamento della direttrice Maria Luisa Quaglieri: «I posti sono limitati, dunque meglio prenotare per non rischiare di non poter assaggiare queste nostre chicche – afferma sorridendo – il tutto è a offerta libera, soldi che andranno a sostegno dello IOM che opera in tutta la Vallesina aiutando quotidianamente molte famiglie. Abbiamo voluto reinventare il pranzo domenicale, anche per compensare la nostra assenza al Palio, con grandi lunghe tavolate come nelle osterie di una volta». Il menù verrà deciso di settimana in settimana, ma per questa domenica c’è già qualcosa in menù: tagliatelle con ragù di papera, ravioli, spezzatino, pollo arrosto e

dolci fatti in casa. Il numero dedicato alle prenotazioni è 350 0533649. E per concludere, domenica 11 marzo andrà in scena lo spettacolo “Tanto da morire” con Federica Quaglieri e testo di Betta Cianchini, presso la Sala del Lampadario del Circolo Cittadino. Il tema è quello del femminicidio: dopo lo spettacolo ci sarà un dibattito per cercare di capire il fenomeno con due psicologi, il Dott. Burattini e la Dott.ssa Garofoli, il tutto seguito da una cena. Lo spettacolo andrà in scena anche venerdì 9 marzo a Belvedere Ostrense grazie alla collaborazione con l’Amministrazione comunale, in particolare del sindaco Riccardo Piccioni: « Persona eccezionale – commenta Anna Quaglieri – che ci ha voluto appoggiare facendo lo stesso spettacolo anche nella sua città». M.P.

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RUBRICHE #L'AVVOCATO RISPONDE Per la modulistica e per maggiori informazioni e/o chiarimenti è possibile contattare il sottoscritto Avv. Monica Checchini (cell. 333 9923708) inviando una mail a studiochecchini@libero.it o collegandosi al sito dello Studio www.studiolegalechecchini.it Studio Legale Checchini Via del Tiglio, 7 - Scorcelletti di Maiolati Spontini (AN)

CONSEGUENZE DELLA LESIONE DELLA QUOTA DEL LEGITTIMARIO E RIMEDI Mio figlio, morendo, ha lasciato un testamento (regolarmente registrato dal notaio) nel quale ha nominato erede universale la propria moglie. Recentemente la vedova ha presentato denuncia di successione, soltanto col suo nominativo, estromettendo quindi lo scrivente dalla quota di diritto (1/4). Prego indicarmi quali eventuali azioni intraprendere. Grato (signor X) Preliminarmente si tiene a rilevare la correttezza del comportamento della nuora del Signor X per i motivi che cercherò di spiegare in poche parole nonostante che l’argomento sia alquanto complesso. La successione del patrimonio del defunto può avvenire o per legge (cosiddetta legittima) o per testamento (cosiddetta testamentaria). Si verifica la prima se manca, in tutto o in parte, un testamento oppure quando vi sia un testamento solo parziale (nel senso che disponga soltanto di una parte dell’eredità) o, ancora, quando il testamento è nullo (caso non infrequente); in questo caso la quota della quale il testatore potrebbe liberamente disporre (la cosiddetta “QUOTA DISPONIBILE” andrà a beneficio degli eredi, mentre nella successione testamentaria si tiene conto della volontà del “de cuius”

(defunto) di voler disporre anche di essa. Nel caso in cui esista un testamento è il testatore che sceglie chi sarà suo erede; vi sono tuttavia delle QUOTE RISERVATE AI PARENTI PIU’ PROSSIMI (c.d. LEGITTIMARI) e, cioè il coniuge, i figli e, in mancanza dei figli, gli ascendenti (cioè i genitori del defunto) che - come nel caso del signor X - se esclusi o parzialmente lesi dalla volontà del testatore, sono tutelati dalla legge che li considera chiamati di diritto. Ed infatti, nel caso di presenza di “coniuge” del “de cuius” ma senza figli, subentra quale legittimario l’ascendente (e, quindi, il genitore del defunto testatore) e le quote dovranno essere così ripartite:  al coniuge del “de cuius” spetterà il 50% dell’eredità oltre al diritto di abitazione sulla casa in cui vive;  all’ascendente/i (genitore/i) del defunto spetterà il 25% (da dividere in parti uguali se sono in vita sia padre che madre);  quale quota disponibile di eredità rimarrà il 25% della quale il testatore è libero di disporre e, nel caso in cui non ne disponga (come nel caso del signor X), lasciando l’intero patrimonio alla moglie, la stessa andrà ad accrescere del 25% il patrimonio di quest’ultima che diverrà del 75% (3/4) ferma restando la QUOTA DI RISERVA dell’ascendente /genitore restante del 25% (1/4 come correttamente individuata dal signor X).

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TUTTAVIA OCCORRE PRECISARE CHE: anche se si tratta di un diritto riconosciuto per legge, la scelta relativa all’esercizio dello stesso (e quindi all’esperimento delle azioni giudiziarie) è sempre lasciata al legittimario (in questo caso al genitore) che non ha avuto nulla oppure che ritiene di avere avuto meno di quanto previsto dalla legge. In altri termini, un testamento che esclude completamente un legittimario (sia esso coniuge e/o figli e/o genitori) dalla successione o che lascia al legittimario una quota minore rispetto a quella dovuta è valido e spetterà decidere al legittimario stesso se agire in Tribunale per conseguire quanto previsto dalla legge o restare inerte e accettare le disposizioni del testatore (anche se lesive della quota che gli spetterebbe). NE CONSEGUE CHE:  se un legittimario non riceve nulla dell’eredità, le disposizioni testamentarie lesive restano valide fino all’accoglimento dell’azione di reintegra eventualmente da lui proposta (ben potendo al contrario fare acquiescenza rinunciando in tal modo al proprio diritto);  il legittimario totalmente leso non partecipa alla comunione ereditaria che si instaura tra gli eredi al momento della morte del de cuius, ma per poter far parte della comunione ereditaria (e avere il diritto di chiedere la divisione dell’eredità) deve “fare causa” (rivolgersi quindi ad un avvocato per agire in giudizio e attendere che l’azione giudiziaria di reintegra e divisione sia accolta) IL NOSTRO LETTORE – VOLENDO VEDERSI RICONOSCIUTO IL PROPRIO DIRITTO – NON PUò FARE ALTRO CHE (a mezzo Avvocato) AGIRE IN TRIBUNALE CON AZIONE DI REINTEGRA DELLA QUOTA DI LEGITTIMA E CONSEGUENTE DIVISIONE EREDITARIA.

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INTERVISTE

Liliana e Maria Vittoria, due talenti stessa musica: da Jesi in tour con Jovanotti Da Jesi il talento al servizio della buona musica. L’imprenditrice e sarta Liliana Calia e la “Cheffa” Vittoria Maria Griffoni sono le due giovani e grintose jesine entrate a far parte del team di professionisti che affiancano l’artista Lorenzo Cherubini in arte Jovanotti durante i suoi tour. Da diversi anni, seguono il cantante in lungo e largo per l’Italia, attraver-

so le varie tappe, la prima lavorando ai costumi di scena la seconda occupata ai fornelli. Entrambe sono energiche e determinate, professionalmente apprezzate e stimate dal Jova. Password le ha intervistate e ve le farà conoscere attraverso i due servizi realizzati da Giovanna Borrelli e Margherita Piersantelli.

Maria Vittoria Griffoni: «Chiamatemi pure Cheffa» a cura di Giovanna Borrelli

Giovane, grintosa e determinata: da molti è conosciuta come “La Cheffa”. Maria Vittoria Griffoni, jesina, dal 2015 segue Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti, nei suoi tour per gli stadi d’Italia. Ecco qui la sua intervista: Domanda rompighiaccio: chi sei? Definisci te stessa Per tutti, cioè per chi mi conosce, sono la “Cheffa” da qualche anno oramai. Hanno iniziato a soprannominarmi così dal primo tour (di Jovanotti) nel 2015, poi l’ho portato avanti anche quando ero a Jesi o Senigallia. In realtà sono Maria Vittoria, ma spero di rimanere Cheffa ancora per molto. Ma ti senti più Maria Vittoria o più Cheffa? Più Cheffa: dedico gran parte della giornata alla cucina, che mi piace, e ci metto tutta me stessa. Quando hanno iniziato a chiamarmi Cheffa in tour l’ho sentito mio, quindi mi è piaciuto. Quindi il mondo della cucina è uomo o donna? Dà più spazio agli uomini o

alle donne? Il mondo della cucina è maschio: le donne sono pochissime. L’ho notato sin da quando ho frequentato l’Istituto Alberghiero a Senigallia. È un mondo molto maschilista, ma se fai la tua parte, la gavetta con gli stage ti fa capire che anche fisicamente richiede forza, poi sai, a lavoro si fanno anche battute e commenti: se superi questa fase, se non dai troppo peso ai pregiudizi, è semplice. A me non ha mai pesato, faccio il mio lavoro e vado avanti. Tu sei giovanissima, hai iniziato presto ad avvicinarti al mondo della cucina: Sì, ho quasi 30 anni: ho iniziato a 15, frequentando l’Istituto Alberghiero. I primi due anni di scuole superiori al Liceo Linguistico, poi ho cambiato idea. Il mio obiettivo era quello di viaggiare: ho visto che con il linguistico la strada sarebbe stata lunga, mentre vedevo i miei amici che viaggiavano per fare gare di cucina, e mi sono detta: “Cambio, provo”. Prima

di allora non avevo mai toccato una padella, e da lì è stato amore a prima vista, non ho più smesso. Tu sei la chef personale di Jovanotti, giusto? Come vi siete conosciuti? In tour sì, lo seguo per tutto questo periodo, dal 2015. Lui ha saputo di me tramite passaparola, e ufficialmente tramite l’app mobile “I-foodies”. Ti spiego: in contemporanea con l’inizio del tour “Lorenzo negli stadi 2015” è nata questa app, tramite la quale si inserisce la città e vengono individuate piccole aziende agricole, a chilometro zero. Così sono approdata in tour, ed eccomi qui. Hai destato curiosità ultimamente, lanciando e facendo girare sui social Instragram e Facebook l’hashtag #uovaallajova: di cosa si tratta? Fino a un paio di settimane fa eravamo in tour a Rimini: nella dieta di Jovanotti, che fa molto sport, servono molte proteine. Io ho sempre con me le uova, che cucino sode perché molto proteiche appunto: così un giorno le ho preparato sia sode sia quelle che poi sono diventate le “alla Jova”. Non è altro che la sostituzione del “bianco” dell’uovo anziché sodo, passato in forno: da lì lui anche se n’è innamorato e mi ha chiesto di preparargliele sempre così. Qualche giorno dopo ho girato un tutorial, visto che mi era stato richiesto da molti. Quindi la cucina di Lorenzo Jovanotti com’è? Tramite la tua cucina gli fai conoscere le specialità marchigiane? No, io vado su sua richiesta e su quella di sua moglie Francesca. Cucino molte verdure e pesce rigorosamente fresco, appena pescato. Poi, a seconda delle sue esigenze, cucino la quinoa...e le uova! Una cucina più “global” insomma: la nostra locale sarebbe troppo pesante, lui è come se facesse la vita di un atleta. Come definiresti la tua cucina? Definirla mi è difficile: direi abbastanza scomposta. Per esempio, per fare la seppia con i piselli, non la faccio “pasticciata” come la ricetta della nonna, ma

www.leggopassword.it magari preparo una vellutata, taglio la seppia a “l’ Ancienne” e aggiungo qualche goccia di pomodoro: gli ingredienti ci sono tutti anche se distinti, quindi si possono mangiare accompagnati insieme o meno. Non faccio piatti elaborati, la cottura è semplice. Punto molto sull’impatto visivo: si mangia prima con gli occhi che con la bocca. Gli occhi vogliono la sua parte, faccio attenzione all’impiattamento. Ogni ingrediente, con una cottura leggera e a vapore, mantiene maggiormente il suo sapore. Utilizzo molta frutta e verdura: vado di persona a fare spesa dal contadino di fiducia, così come vado al porto per il pesce fresco. Dedico molta attenzione alla qualità del prodotto: lavorandoli poco si avverte subito. Sono prodotti a “chilometro zero”. Nel mio menù magari non prevedo cucina tipica, ma inserisco grandi classici, come per esempio il tiramisù, rinnovati in chiave moderna. Tu gestisci due ristoranti a Jesi e Senigallia insieme a tua madre. Dove passi di più il tuo tempo? Nel mio ristorante a Senigallia: essendo un locale nuovo, ha bisogno di più spinta. A Jesi, come a Senigallia, convivono in un solo ambiente altri due settori, oltre quello della cucina, che sono l’abbigliamento donna e l’oggettistica per la casa, gestiti da mia madre. Ognuna ha il suo ruolo. Sei stata definita una “chef rock’n roll”, ti ci ritrovi in questa definizione? Allora, Cheffa è il mio soprannome, ma nel mondo dei fornelli indica un ruolo importante, ovvero chi sta a capo. Nel mio caso lascio che sia il soprannome, ma anche effettivamente, sono la cheffa perché gestisco da sola la cucina. E sì, sono anche un po’ rock’n roll: a partire dal mio modo di essere, mi vedi piena di tatuaggi e con la bandana in testa. Per me la musica è presente dalla mattina alla sera. In cucina la musica mi concentra, quando devo studiare dei piatti per preparare un nuovo menú. È una cosa che mi accompagna dai tempi delle scuole superiori. Ma una chef rock’n roll va d’accordo con un “italiano rap” (Jovanotti)? Sì, assolutamente. Come nel mio locale sono abituata a lavorare su quello che mi compete, così anche con Jovanotti: non ci scontriamo, ognuno fa il suo lavoro. È una grande festa, non solo con Lorenzo e Francesca, ma anche con tutti gli altri collaboratori, non ci si annoia mai. Qua al Mediolanum Forum (Milano), dove mi trovo ora, sembra una grande sala da ballo. Quali sono i tuoi progetti futuri? Progetti imminenti non ce ne sono: la mia priorità è il locale a Senigallia, messo in piedi poco tempo fa. Ora c’è il tour, che mi terrà impegnata per altri 6 mesi, è una parentesi nel mio lavoro. Lasciare il ristorante per tutto questo tempo non è facile: il mio obiettivo è quello di por-


password magazine della vallesina tare avanti questo progetto creato da me e dai miei famigliari. Per ora mi affido a dei ragazzi che stanno gestendo la cucina. Non ho mai avuto figli quindi non so cosa si possa provare, ma mettere in piedi il ristorante per me richiede le stesse attenzioni ed energie, per portarlo avanti al meglio. Collaborare con Lorenzo ti mette in qualche modo in vetrina, in luce, e io cavalco quest’onda che mi darà maggiore visibilità. Vi aspetto tutti al mio ristorante!

Liliana Calia: « Jovanotti, un vortice di emozioni» a cura di Margherita Piersantelli

Una giovane imprenditrice jesina che con grinta e determinazione ha coltivato il suo sogno nel mondo della sartoria: “è una passione che viene da dentro, è inspiegabile, sai che c’è e che la devi seguire”. Dopo queste parole dette con tanto amore, abbiamo voluto scavare più a fondo nella vita di Liliana Calia, che nella sua bottega di via Mura Occidentali ogni giorno regala emozioni sartoriali a tanti jesini e non solo. Il suo mix di alta professionalità e spumeggiante allegria è stato infatti notato, e il suo ago e filo sono arrivati a toccare abiti di famosi cantanti come Jovanotti e Laura Pausini e dell’attore Pierfrancesco Favino: la sua cura al dettaglio la porterà sicuramente ancora molto lontano. Ciao Liliana, aprire un negozio tutto tuo è stato un bel traguardo, è da sempre stata la tua aspirazione? Avere un’attività tutta mia dedicata alla sartoria è stato un mio sogno sin da bambina. Era quello che volevo fare e cosi dopo il diploma in moda, ho continuato sulla stessa linea laureandomi nella stessa materia, lavorando e cercando di fare più cose possibili nel settore, così da capire che mondo fosse e per farmi le ossa. Sei anni fa poi il sogno si realizza: inauguro Mr Cucito, e ad oggi ho due splendide collaboratrici, Orietta e Marina. È stato comunque molto importante il supporto che mi hanno dato i miei genitori, lasciandomi decidere da sola e accogliendo di conseguenza la mia decisione di dedicarmi all’artigianato: faccio abiti su misura, aggiustature, abiti da cerimonia per donne e uomini, non

RUBRICHE potrei essere più felice. E della tua bottega di Jesi, al tour con Jovanotti in giro per l’Italia, posso immaginare la tua emozione… Indescrivibile. In questo devo ringraziare Nicolò Cerioni, stylist che lavora con vari personaggi famosi, che nel 2013 mi telefonò e mi chiese se fossi disponibile a lavorare agli abiti della band di Jovanotti, partito in tour da Ancona in quell’anno. Ovviamente accettai e da lì è stato un vortice di emozioni e svariate collaborazioni che ancora durano, tra stadi e palazzetti, per una data sì e una no fino a questo del 2018 dove ho assistito alle prove generali di Rimini e Milano. È un emozione indescrivibile perché il tuo lavoro viene compreso e valorizzato: fatto importante dato che, spesso, il lavoro da artigiano è poco riconosciuto e apprezzato. Nel mondo dello spettacolo invece avere sempre a portata di “cucitura” una figura come la mia è necessario, soprattutto per un cantante come Jovanotti che non sta un secondo fermo nel palco. Tutte le cuciture devono reggere ad ogni tipo di urto! E poi, lui è una persona con cui ti trovi subito a tuo agio, è umile e ci si lavora davvero molto bene”. Hai avuto altre esperienze con personaggi famosi? Sì, sempre grazie a Nicolò Cerioni, ho avuto la possibilità di conoscere e lavorare con la Pausini per la quale faccio delle aggiustature agli abiti di scena. Quando le portano gli abiti, io vado a casa sua, principalmente a Roma, e con la mia macchina da cucire aggiustiamo quello che non va e lo modifichiamo. Ad esempio, lei ha partecipato ad alcuni programmi all’estero e aveva molti cambi tra interviste, canzoni e trasmissione in sé: prima di partire doveva avere ovviamente ogni abito pronto all’uso. L’ho seguita poi per la trasmissione “Laura &Paola” a Roma e due anni fa quando è stata ospite a Sanremo. Poi, ho avuto una collaborazione anche con l’attore Pierfrancesco Favino, a febbraio, in occasione del programma “E Poi C’è Cattelan” in cui è stato ospite e per un’intervista di SkySport: sono stata dietro le quinte in caso di necessità dell’ultimo minuto. Mi sento fortunata perché ho avuto l’opportunità di lavorare con persone famose che sono anche rispettose ed umili e che tengono a ciò che fai per loro. Visti i tuoi bei traguardi del passato, hai già qualche idea per il futuro? Diciamo che c’è qualcosina che bolle in pentola, niente a che vedere con il mondo dello spettacolo ma che mi permetterebbe di sviluppare la mia attività…. Ma vedremo, non voglio anticipare nulla, per ora. Per il resto, sono molto presa dall’attività qui a Jesi, perché sono iniziate le cerimonie e sono arrivate molte prenotazioni, per fortuna con largo anticipo e poi niente... mi destreggio tra il tour di Jovanotti e il lavoro della sartoria. E qui devo ringraziare Orietta e Marina, che portano avanti il lavoro in sartoria quando io sono assente. Faccio il lavoro che amo, cucio in tour e cucio in negozio, per ora la mia vita è questa e non potrei chiedere di meglio.

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#sALUTE consapevole consigli utili a cura della Dott.ssa Letizia Saturni

Spuntino si? … spuntino no? La parola d’ordine è Frazionare La giornata – come già discusso nel precedente articolo di gennaio - deve prevedere 5 pasti. Quale Health Coach consiglio la formula: 3 + 2 + 0 in cui 3 sono i pasti fondamentali, 2 gli spuntini e zero piluccamento. Numerosi sono infatti, gli studi che supportano la validità dello spuntino poiché numerosi sono i suoi benefici: migliora il controllo del colesterolo, della glicemia, della insulinemia, della massa grassa fino a ridurre il rischio di malattie cardiovascolari. Lo spuntino è un piccolo pasto costituito prevalentemente da cibi freddi – liquidi o solidi consumati piuttosto rapidamente. Questo rappresenta un modesto rifornimento di energia e nutrienti. Non è da sottovalutare anche il fatto che lo spuntino gioca un ruolo importante nell’economia del BendEssere infatti permette sia di ricaricarci in alcuni momenti critici della giornata, che di mantenere costante il livello di attenzione migliorando la performance a scuola, al lavoro e nello sport. Lo spuntino di metà mattina e di metà pomeriggio -dolce o salato- deve sempre rispettare due caratteristiche: rispondere ai segnali percepiti, cioè riconoscere l’appetito quale segnale di inizio; avere una una sana-equilibrata composizione: carboidrati (zuccheri semplici e complessi), grassi, proteine e micronutrienti (minerali e vitamine . Sarà facilmente digeribile ed assimilabile. Ecco qualche buon spuntino: 30 g di cioccolato fondente; 13 mandorle; frutta fresca di stagione; 1 fetta di pane integrale con 1 cucchiaino di marmellata o 2 fette di prosciutto crudo o 2 cucchiaini di stracchino; 1 tazza di mirtilli …

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Si, attenzione a ciò che capita la sera davanti alla televisione. Questo non è il terzo spuntino! Pop-corn, noccioline, biscotti devono lasciare il posto ad una fumante tazza di tisana o di orzo o al massimo un quadratino di cioccolata o un frutto. Per appuntamento 347 4351576 www.letiziasaturni.it


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ATTUALITà 2018, l’anno giusto per pensare alla casa a cura di Catiuscia Ceccarelli

Si può approfittare delle agevolazioni fiscali previste dalla Legge di Bilancio 2018 che ridisegna gli incentivi per la casa. Aliquote differenziate per agevolare quei lavori che andranno a migliorare specialmente la prestazione energetica degli edifici. Si va dalle ristrutturazioni all’acquisto di mobili, dal risparmio energetico agli interventi antisismici, dalla risistemazione dei giardini alla possibilità di cedere l’agevolazione al condominio o ad altri privati. A subire maggiori modifiche, infatti, è stato l’Ecobonus. Rafforzato l’incentivo per gli interventi integrati di efficientamento energetico e messa in sicurezza antisismica. Tra le novità più importanti per la casa spicca il bonus verde, mentre è stata prorogata fino al 31 Dicembre 2018 l’agevolazione fiscale per il bonus ristrutturazioni e il bonus mobili. Tra gli incentivi più importanti in campo edilizio troviamo: Bonus ristrutturazioni 50%, proroga al 31 dicembre 2018 Fino al 31 dicembre 2018, con un limite massimo di 96 mila euro per unità immobiliare, si può usufruire della detrazione fiscale del 50% per gli interventi di ristrutturazione delle abitazioni e delle parti comuni degli edifici condominiali. Bonus Mobili 50% fino al 31 dicembre 2018 Detrazione del 50%, con un tetto di 10 mila euro per unità immobiliare, per l’acquisto di mobili e di grandi elettrodomestici di classe non inferiore alla A+ (A per i forni), destinati ad arredare l’immobile che viene ristrutturato. Per usufruire del Bonus Mobili è indispensabile che i lavori siano iniziati dopo il 1° gennaio 2017. Ecobonus, detrazioni al 65% e 50% Prorogata fino al 31 dicembre 2018 la detrazione del 65% per gli interventi di efficientamento energetico delle singole unità immobiliari. L’Ecobonus sui condomìni resta invariato

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fino al 2021. Si ha la detrazione del 65% anche per l’acquisto e la posa in opera di micro-cogeneratori in sostituzione di impianti esistenti, fino a un valore massimo della detrazione di 100 mila euro, a condizione che l’intervento porti a un risparmio di energia primaria pari al 20%. Scende al 50% il bonus per l’acquisto e la posa in opera di finestre comprensive di infissi, di schermature solari e di sostituzione di impianti di climatizzazione invernale con impianti dotati di caldaie a biomassa e caldaie a condensazione con efficienza pari alla classe A di prodotto.Le caldaie godono ancora della detrazione fiscale del 65% tranne gli interventi di sostituzione di impianti di climatizzazione invernale con impianti dotati di caldaie a condensazione con efficienza inferiore alla classe A. Mantengono il 65% gli interventi di sostituzione di impianti di climatizzazione invernale con impianti dotati di caldaie a condensazione di efficienza pari alla classe A e contestuale installazione di sistemi di termoregolazione evoluti. Detrazione al 65% anche per la sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale con impianti dotati di apparecchi ibridi, costituiti da pompa di calore integrata con caldaia a condensazione, assemblati in fabbrica ed espressamente concepiti dal fabbricante per funzionare in abbinamento tra loro, o per le spese sostenute all’acquisto e posa in opera di generatori d’aria calda a condensazione. Sismabonus fino all’85% anche per l’edilizia popolare Per le spese di messa in sicurezza antisismica degli edifici residenziali, di edilizia popolare e produttivi situati nelle zone a rischio sismico 1,2 e 3, effettuate fino al 31 dicembre 2021, è riconosciuta una detrazione fiscale Irpef o Ires che va dal 50% e si può arrivare al 70% , se l’intervento determi-

na il passaggio ad una classe di rischio inferiore . Si passa all’80% se l’intervento determina il passaggio a due classi di rischio inferiori. Il tetto di spesa su cui calcolare la detrazione è pari a 96 mila euro. Nei condomìni si va dal 50% al 75% se l’intervento determina il passaggio ad una classe di rischio inferiore, mentre si arriva all’85% se l’intervento determina il passaggio a due classi di rischio inferiori. In questo caso, il tetto di spesa su cui calcolare la detrazione è pari a 96 mila euro moltiplicato per il numero delle unità immobiliari che compongono l’edificio. Stessa percentuale di recupero anche per l’efficientamento energetico. Bonus Verde 36% per giardini e terrazzi Una delle novità introdotte dalla Legge di Bilancio riguarda gli interventi di sistemazione del verde nelle aree scoperte private di edifici esistenti, unità immobiliari, pertinenze e recinzioni, nonché la realizzazione di impianti di irrigazione e pozzi. La detrazione fiscale Irpef in merito è del 36% delle spese sostenute nel 2018, fino ad un massimo di 5 mila euro per unità immobiliare. Tra le spese detraibili sono incluse quelle per la progettazione e la manutenzione connesse all’esecuzione degli interventi. In condominio il limite di spesa sarà di 5 mila euro per unità immobiliare. Le polizze catastrofali diventano detraibili Con la legge, sarà possibile detrarre anche le assicurazioni contro il rischio di eventi calamitosi stipulate per le abitazioni. I premi per questo tipo di polizze godranno della stessa agevolazione fiscale che oggi esiste, per esempio, per gli interessi passivi relativi ai mutui per l’acquisto della prima casa, le spese sanitarie e le polizze vita. La detrazione sarà ripartita in dieci quote annuali. Fonti “Edilportale” e “Il Sole 24 Ore”

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CURIOSANDO Sabato 24 marzo, alle ore 17.30, negli spazi di Palazzo Merighi (Corso Matteotti, Jesi), l’Associazione Italiana Formatori (AIF) – Delegazione Marche in collaborazione con la dott.ssa Roberta Cesaroni, psicologa e coach adolescenziale, organizzano un incontro aperto al pubblico e rivolto principalmente ad educatori sul tema “Cibo, Relazione ed Emozione: nutrire l’Adolescenza”. « Il coaching al servizio della relazione genitori/figli – spiega la teen coach Roberta Cesaroni – Il professionista, facilitatore del cambiamento, stimola e indirizza le energie dei bambini, dei ragazzi, dei loro genitori e degli educatori e li aiuta a prendere consapevolezza delle loro potenzialità». Il coaching genitoriale ed educativo è un processo di formazione che parte dall’esperienza di ciascuno e opera una trasformazione, stimolando e supportando un individuo o gruppo (detto coachee) nel raggiungimento di obiettivi concordati e nel

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superamento di conflitti e difficoltà. Nella fase delicata dell’adolescenza, il cibo può trasformarsi, agli occhi di ciascuna ragazza/o un demone dalle mille facce: gli alimenti si trasformano nelle proiezioni di paure e insicurezze o, nel peggiore dei casi, divenire lo sfogo di un Disturbo del Comportamento Alimentare. L’intervento della dott.ssa Gaia Donati, biologa nutrizionista, illustrerà ai partecipanti come gestire al meglio i momenti più difficili attraverso una corretta informazione sul cibo, i suoi nutrienti e i comportamenti alimentari da evitare in situazioni di stress e tensione.

Nella foto la D.ssa Roberta Cesaroni

Monte Roberto: gli spari dei mortaretti a cura di Riccardo Ceccarelli

Li chiamavano “mortai”, “mortaretti” o “mortaletti”. Potevano essere in ferro, prevalentemente però erano in bronzo. Di forma cilindrica o troncoconica con le pareti rinforzate. Si caricavano dalla bocca con polvere pirica ben pressata e si sparava a salve, ci si limitava cioè a fare solo il “botto”. Dalla metà del Cinquecento sono entrati in maniera definiva nella tradizione delle feste popolari italiane. Non c’era Comune che ne fosse privo, se lo era li chiedeva in prestito. Le occasioni per gli per gli spari, insieme al suono a festa delle campane, erano le solennità religiose, le feste civili (nomine, onomastici, compleanni di sovrani), la visita in paese o in città di personalità di spicco, ecc. Gli spari dei mortaretti, come i fuochi di artificio, facevano parte della ritualità delle feste. La pubblica amministrazione forniva oltre ai mortaretti anche il denaro per la polvere, seppure la festa fosse solo religiosa. A Monte Roberto, “fare li spari” e “fare li fuochi” nella notte tra il 9 e il 10 dicembre per la festa della Traslazione della S. Casa

di Loreto era una consuetudine e un segno della devozione alla Madonna di Loreto dal Cinque-Seicento. Gli spari potevano creare anche incidenti mortali. Accadde il 9 dicembre 1629 a due ragazzi. Il primo «Ciriaco Branchesi di età di 14 anni incirca, con l’occasione di fare allegrezza conforme al solito per la traslatione della Santa Casa furono sparati alcuni mortaletti, et tra li altri uno più grosso a guisa de petriera, crepò nel fondo et quello innalzato, benchè lontano assai, li colse in testa et le portò in parte del cervello et morì subito». Il secondo «Carlo Nisi, con l’istessa occasione di Ciriaco qui sop.[r]a notato di età di 12 Anni in circa, fu colto in un braccio, et offeso in un fianco dall’istesso pezzo di ferro, et morì subito». Così è scritto nel primo registro dei morti della parrocchia. Pur non essendo frequentissimi incidenti di questo genere, la ricorrenza era occasione di esultanza popolare che poteva dar luogo di momenti che proprio non rispecchiavano la devozione alla Madonna di Loreto. Le autorità comunque cercavano di limitare queste “dimostrazioni di chiasso alle sole illuminazioni e a qualche opera di pietà”, come scriveva a tutte le autorità il governatore di Jesi Mons. Fabrizio Turriozzi l’8 dicembre 1802. Il delegato apostolico di Ancona invece, Mons. Ludovico Gazzoli, con una Notificazione del 3 dicembre 1815, proibisce «nella notte del 10 dicembre gli spari tanto con armi da fuoco, quanto con qualunque altro strumento o artifizio». Per la cronaca Monte Roberto a metà Settecento aveva alcuni mortai; nel

1766 già non funzionavano più, quell’anno per la visita del vescovo Baldassini i mortai per gli spari vennero presi a Maiolati e riportati poi dai legittimi proprietari in Apiro. Nel 1773 si decide di farne accomodare sei e di non darli in prestito senza permesso del Consiglio. Nel 1831 il Comune aveva 12 mortai in bronzo e 7 in ferro che venivano dati in prestito a paesi vicini e lontani e minacciavano di rovinarsi, si ripristinò allora la delibera del 1773 che ne vietava il prestito. Nel 1926 nei magazzini del Comune erano ben 22 i mortai, in bronzo che giacevano inutilizzati, la Giunta Municipale decise di donarli alla Congregazione di Carità, che li donò al parroco, per realizzarvi le campane per la Chiesa di S. Carlo. Sul piccolo campanile trovò posto però solo una campana, l’altra fu destinata al campanile della chiesa parrocchiale con questa scritta: «Nacqui dal bronzo / che il Municipio / donò alla Parrocchia / e dal nome del suo protettore / fui chiamata / Sant’Atanasio». Mortaretti “diventati” campane. Furono fuse nel 1931.


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