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dalla redazione a tutti i nostri lettori Buone Feste!
n° 9 - DICEMbre 2017 | Copia Gratuita
Password - l’accesso mirato all’informazione | Periodico d’informazione - n° 9 - dicembre 2017 | Direttore responsabile: Chiara Cascio - Editore e Progetto Grafico: Studio Gamma - Coordinamento generale: Gianna Scortechini - Francesco Cascio Collaboratori: Riccardo Ceccarelli - Marco Torcoletti - Catiuscia Ceccarelli - Matteo Baleani - Margherita Piersantelli - Giovanna Borrelli| Registrato al Tribunale di Ancona n. 5/09 del 23.03.2009 Reg. Periodici | Sede, Direzione, Redazione: via Risorgimento 189/a Moie di Maiolati Spontini (An), tel. e fax 0731 701404 - www.leggopassword.it - info@leggopassword.it - redazione@leggopassword.it | Copyright - Tutti i diritti riservati - Marchio e grafica registrati - Vietata la riproduzione anche parziale.
I 10 ANNI DELLA BIBLIOTECA “LA FORNACE” CON MàLLEUS La filosofia di Scriptorium: «Cercare se stessi attraverso l’arte» di Margherita Piersantelli pag. 6
#l’avvocato risponde Cara Avvocatessa, sono anni che seguo la sua rubrica e mi sono sempre ripromessa che se avessi avuto bisogno mi sarei affidata a te. Purtroppo è morto mio marito e mi è stato detto che .... Avv. Monica Checchini pag. 4
NATALE TEMPO DI SHOPPING COSA REGALARE E REGALARVI: CONSIGLI DALLA A ALLA Z
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#SALUTE CONSAPEVOLE
a cura di Elisabetta Landi (a pag. 4)
IL PESO DEL NATALE Riguardo al peso del Natale c’è una notizia brutta ed una notizia buona! Dott.ssa Letizia Saturni pag. 5
#CURIOSANDO Viale della Vittoria 27/C - Jesi (AN) PEDRO SPORT pedrosportwear www.pedrosport.it
BRIGANTI E BANDITI IN VALLESINA di Riccardo Ceccarelli pag. 6
a cura di Marco Torcoletti
Chromaesis, i colori dell’integrazione Intervista alla responsabile del progetto, Simona Cardinali
Chromaesis, vale a dire i murales che fanno girare la testa quando si percorre via San Giuseppe, fosse anche per pochi instanti. Lo scopo del progetto? Lo abbiamo chiesto alla responsabile, Simona Cardinali del Comune di Jesi: «Il progetto Chromaesis parte dall’esigenza del museo di ripensarsi in una nuova società multietnica dotandosi anche di un ruolo civile. Il museo, che diviene un “attivatore sociale” esce dalle sue mura e incontra un quartiere della città: San Giuseppe. Il quartiere diviene così oggetto
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d’interesse di una serie di interventi artistici guidati dal tema del colore nell’ottica di una rigenerazione urbana». Perché proprio San Giuseppe? «Il quartiere San Giuseppe è stato individuato dai ragazzi delle scuole, attraverso un sondaggio “artistico” che è stato fatto nel 2015 come uno di quei luoghi significativi della città. Naturalmente il quartiere era già stato individuato come il più colorato visto che
JESI
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to la cittadinanza ma la grande capacità tecnica, il messaggio nascosto, il coinvolgimento degli abitanti ha fatto sì che l’opera abbia aperto in molti una via di riflessione». Su quale base vengono scelti i soggetti delle opere? «Vengono scelti dagli artisti che dialogano con altri artisti, associazioni, collettivi coinvolti nel progetto. Necessario naturalmente è il contatto che l’artista stabilisce con il quartiere cercando di indagare l’identità del luogo per poi tracciare un collegamento con il paesaggio culturale (natura, traospita un gran numero di stranieri dizioni, storia, civiltà) della città». senza dimenticarci che la zona è Secondo lei, basta un murale molto interessante dal punto di vi- per riqualificare un quartiere e agevolare l’integrazione? sta archeologico». Come si è evoluto l’atteggia- «Certamente non basta un murale per riqualificare un quartiere mento dei residenti? «La realizzazione del secondo ma l’indagine che sta dietro ad murale ha dato vita ad un bel con- azioni di arte urbana dirette con fronto con i condomini del palaz- un criterio di “etica e prospettiva”, zo che spontaneamente hanno per dirla alla Diderot, come vorespresso la volontà di avere un in- remmo fosse inteso l’intero protervento pittorico nel loro palazzo. getto Chromaesis, sicuramente Il soggetto non ha subito convin- può divenire una possibilità per
coltivare un nuovo seme, che possa far germogliare una bella idea di comunità dai colori magnifici». Il personaggio Storico dell’arte della Pinacoteca Civica di Jesi, Simona Cardinali si è laureata al Dams dell’Università Bologna e ha conseguito il diploma di specializzazione in Beni Storico Artistici all’Università di Macerata.
Nella foto: Simona Cardinali
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RUBRICHE #L'AVVOCATO RISPONDE Per la modulistica e per maggiori informazioni e/o chiarimenti è possibile contattare il sottoscritto Avv. Monica Checchini (cell. 333 9923708) inviando una mail a studiochecchini@libero.it o collegandosi al sito dello Studio www.studiolegalechecchini.it Studio Legale Checchini Via del Tiglio, 7 - Scorcelletti di Maiolati Spontini (AN)
Cara Avvocatessa, sono anni che seguo la sua rubrica e mi sono sempre ripromessa che il giorno che ne avessi avuto bisogno mi sarei affidata a te e ora quel giorno è arrivato. Purtroppo è morto mio marito e mi è stato detto che mi ha lasciato tanti debiti. Mio cugino dice che se rinuncio all’eredità perdo il diritto alla pensione di reversibilità. E’ vero? Senza quella non saprei come vivere ma anche se mi venissero a chiedere tutti i soldi. Che devo fare? Una tua lettrice affezionata. Cara lettrice, sono lieta che riponi tutta questa fiducia in me anche se avrei preferito che tu non avessi avuto bisogno dei miei consigli; comunque – premettendo che l’argomento è estremamente complesso e articolato e di seguito mi limiterò a fornire indicazioni generali – posso dire con certezza che: LA RINUNCIA ALL’EREDITà NON FA PERDERE IL DIRITTO ALLA PENSIONE DI REVERSIBILITà; gli unici assegni cui si rinuncia sono quelli che il defunto non aveva ancora incassato (quindi, crediti diretti del defunto che vanno a confluire nel patrimonio ereditato). Devi comunque anche preliminarmente verificare se: • esistono realmente i debiti che ti sono stati riferiti (operazione possibile e consigliabile attraverso
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non essere considerati fra i chiamati (fra gli eredi) ed è dunque retroattivo; può essere revocata esclusivamente nel caso in cui il patrimonio rimanga intatto e non sia stato acquisito da altri eredi. La rinuncia all’eredità (che non deve essere soggetta a condizioni, termini e/o limitazioni) è: - un diritto degli eredi che riguarda soprattutto chi si trova a dover accettare una situazione debitoria davvero onerosa, che potrebbe intaccare in maniera pesante il patrimonio personale dell’erede; - un atto pubblico da fare innanzi al Cancelliere del Tribunale del luogo ove era domiciliato il defunto o a un Notaio di qualsiasi città Si deve tener presente che, nel caso in cui chi rinuncia all’eredità ha figli minorenni che diventerebbero a loro volta eredi, per poter presentare la rinuncia anche a nome dei figli minori di anni 18 dovrà presentare un’istanza al Tribunale e ottenere quindi l’autorizzazione del Giudice Tutelare. LA RINUNCIA ALL’EREDITà è CONSIDERATA NULLA • ove avvenga dietro il pagamento di corrispettivo (si sta rinunciando perché qualcuno ti paga per farlo); • ove avvenga in favore di un solo erede o di un gruppo di eredi, escludendo la totalità degli aventi diritto. Queste due eventualità non solo rendono nulla la rinuncia, ma provocano l’effetto contrario: davanti alla legge il soggetto che rinuncia dietro corrispettivo o in favole soltanto di alcuni eredi, viene considerato un soggetto che di fatto ha accettato l’eredità. Peraltro la rinuncia all’eredità piò essere impugnata (entro 5 anni) dai propri creditori ove questi ultimi ritengano di essere stati in tal modo danneggiati
l’accettazione con beneficio di inventario da compiere in Tribunale) • esistono i presupposti per la rinuncia all’eredità (e cioè, per la rinuncia al patrimonio del defunto - definito de cuius) in quanto, ad esempio, l’eredità non sia già stata accettata tacitamente come potrebbe avvenire nel caso in cui si compie un atto (definito comportamento concludente) che presuppone la propria volontà di accettare, e che non si avrebbe diritto a fare se non si fosse nella qualità di erede. Esempi di accettazione tacita dell’eredità possono essere: a) fare ricorso contro un avviso di accertamento indirizzato al defunto; b) continuare a vivere nell’immobile del defunto; c) utilizzare l’auto del defunto. Tutte ipotesi che si verificherebbero soltanto nel caso in cui non si fosse fatto un inventario dei beni dell’eredità; • si è ancora in termini per compierla e cioè: non sono passati 3 mesi dalla morte di chi ha lasciato l’eredità, se si è in possesso dei beni (o non sono passati 10 anni se non si è in possesso dei beni). CONSEGUENZE DELLA RINUNCIA E POSSIBILITA’ Una RACCOMANDAZIONE A TUTTI I LETTORI: è assolutamente vietata la rinuncia all’eredità prima DI REVOCA L’effetto immediato della rinuncia all’eredità è quello di della morte del titolare del lascito.
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COSA REGALARE E REGALARVI A NATALE CONSIGLI DALLA A ALLA Z a cura di Elisabetta Landi A di Anello, nel modello Chevalier, era l’anello da mignolo con lo stemma di famiglia o con il sigillo, oggi da scegliere con l’iniziale del nome o con la pietra preferita. è un classico che ritorna, un autentico tocco di stile per il look. B di Baschetto, alla francese, in panno di lana o tweed, morbido, tinta unita o nelle novità iper femminili con scritte ricamate o applicazioni, è un capo intramontabile. C come cappotto, il capospalla più in voga della stagione autunno- inverno rimpiazza il piumino, in particolare nelle lunghezze maxi, le vestibilità over, il look maschile ma dalla foggia femminile, consigliatissimo in color cammello (un pezzo must che non può mancare fra i capi del vostro guardaroba!), a scacchi, o nei colori di stagione rosso, bordeaux, senape, azzurro ! Da scoprire “Il Cappottino” in vendita da Il Portoncino di Senigallia. D di Delizie, per intenditori e buongustai…in questo periodo trovate speciali botteghe temporanee dedicate al Food con le eccellenze del nostro territorio dai vini ai dolciumi alle paste, a Jesi il nuovo temporary store di Tomassoni, pregiata azienda nella produzione di salumi in collaborazione con l’enoteca Tregalli di Senigallia, in viale della Vittoria, 62 e quello del ristoratore Dal Mago in corso Matteotti,46. E perchè no regalare o regalarsi lezioni di cucina con un giovane chef jesino già molto quotato, il cuoco rosso, alias Max Santoni, che lancia l’idea “A Natale regalate un corso di cucina
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L di Libri, fra i regali più venduti dopo l’abbigliamento...per tutte le età e i gusti. Consigliato ” Storie della buonanotte per bambine ribelli” Mondadori, 100 vite di donne straordinarie accompagnate da bellissime illustrazioni. M di Mercatini Natalizi solidali. A Jesi, in piazza della Repubblica, la casetta dell’Ente Palio aperta tutti i week end fino al 1° gennaio con castagne e vin brulé e durante la settimana con iniziative di solidarietà di associazioni locali. Lungo il Corso Matteotti anche lo stand della Croce Verde (22/23 dicembre davanti la chiesa delle Grazie) il cui ricavato servirà ad acquistare una nuova ambulanza. Ex Chiesa Merighi, fino al 23 dicembre mostra mercato solidale. N di Nike Air Max 97, uno dei modelli di punta della casa statunitense, torna in edizione limitata tempestato di Swarovski (prezzo dal sito ufficiale 383,00 €). O come Over, quest’inverno la tendenza è di indossare tutto over, dagli orecchini, alle montature degli occhiali ( da diva!) ai capospalla dalle silhouette XXL, ai piumini effetto ” puffy” gonfio. P di Perle, il più classico dei gioielli torna di tendenza, vestendo abiti e accessori. Q di Quadro, artisti su commissione vi regaleranno un ritratto o un’opera d’arte originale, magari avrete solo il biglietto da donare per Natale, ma ne vale l’attesa! Pagina Facebook Federico Zenobi.
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TIZIANA FERRARIO A JESI INCONTRO CON LA GIORNALISTA PER LA PRESENTAZIONE DEL SUO LIBRO “ORGOGLIO E PREGIUDIZI” a cura di Giovanna Borrelli «Donne siate unite, perché da sole non si può combattere. Superate le differenze, e migliorerete così la condizione del nostro Paese, della nostra società. E cercate degli alleati negli uomini. Siate ottimiste». È il monito di Tiziana Ferrario, in occasione della presentazione del suo libro a Palazzo dei Convegni di Jesi, lunedì 11 dicembre. La giornalista, inviata e conduttrice Rai, negli ultimi anni ha vissuto come corrispondente a New York seguendo il passaggio dalla presidenza Obama a quella Trump. Nel suo libro “Orgoglio e pregiudizi - il risveglio delle donne ai tempi di Trump”, racconta le tensioni e le divisioni crescenti nel paese. Ciò che l’ha spinta a scrivere questo libro, racconta, è stata la ventata di orgoglio emersa tra le donne americane che hanno rialzato la testa chiedendo parità e difesa dei loro diritti, dal giorno successivo all’insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca. Dopo i preliminari saluti e ringraziamenti da parte di Francesca Pentericci, presidente FIDAPA BPW ITALIA-sezione di Jesi, organizzatrice dell’evento, ci sono stati gli interventi dell’Assessore Maria Luisa Quaglieri e di Pina Ferraro Fazio, consigliera di Parità Effettiva per la provincia di Ancona, la quale ha affermato che esiste un leggero ‘arretramento’ in tema
di diritti. Proprio quest’affermazione è stata l’occasione per parlare di quello che Tiziana Ferrario ha definito “valanga rosa”: con questo termine descrive il fervore e l’entità del movimento di protesta delle donne in America per la difesa dei propri diritti. Un confronto, quello della Ferrario, con le giornaliste Catiuscia Ceccarelli e Chiara Cascio in vesti di moderatrici, che ha toccato diversi temi: non solo la disparità di sesso e di salario in ambito lavorativo, ma anche il tema dell’educazione che parte da entrambe le figure genitoriali, per abbattere ogni tipo di stereotipo o pregiudizio. E ancora, le testimonianze di donne determinate, più o meno famose, che hanno avuto il coraggio di denunciare i soprusi e le molestie subite, soprattutto ricordando i recenti scandali di Hollywood, denunciati anche nel cinema italiano. E ancora, la citazione dei movimenti di protesta quali “Me Too” in America, e “Non una di Meno” in Italia.
Un racconto dell’America di Trump da rapportare e da imitare anche nel nostro Paese, che necessita di donne forti unite innanzitutto tra loro. L’evento si è concluso con la donazione di un riconoscimento particolare a Tiziana Ferrario da parte di FIDAPA, nel fragore degli applausi di un pubblico numeroso e interessato.
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a cura della Dott.ssa Letizia Saturni
Il Peso del Natale
No, la Magia del Natale tra regali, parenti e piatti della tradizione … Un titolo che non vuole spaventare quanto piuttosto far riflettere mentre ci stiamo avvicinando al momento più suggestivo-magico dell’anno: il Natale. Non è certo mia intensione opprimerVi con espiatori digiuni - del giorno-dopo o massacranti allenamenti per ‘smaltire’ i calorici succulenti - ghiotti pasti della tradizione né tanto meno dispensarVi la formula di Maga-Magò pancia piatta, sciogli grassi e/o altre diavolerie per far sì che l’ago della bilancia e/o i valori di colesterolo, trigliceridi e glicemia non aumentino oltremodo! E’ piuttosto mia intensione dare peso al Natale sottolineandone i valori più nobili e portando consapevolezza sul peso del cibo per vivere le Feste all’insegna del Bendessere allenandoci alla Bellezza del Natale e del Sé. Riguardo al peso del Natale c’è una notizia brutta ed una notizia buona! La brutta notizia è che tortellini, crespelle, arrosti, fritti misti, panettoni, torroni e spumante si materializzano in media in 3 kg di peso corporeo. La buona notizia è che gli artefici dei menù e delle porzioni siamo NOI. Il Natale è forse l’unica delle forti tradizioni familiari che ancora celebriamo dove il cibo è una delle determinanti. I pasti della tre giorni: Vigilia, Natale e Santo Stefano, sono intrisi di significati antropologici che si traducono in una intima ed accogliente atmosfera dove stupore, gioia, serenità, piacere dell’ascolto … sono ingredienti fondamentali. Il cibo è protagonista indiscusso nelle sue molteplici, tipiche e peculiari forme, aromi, profumi e gusti andando ben oltre al solo aspetto nutrizionale. Cibo come tradizione. È nei piatti tipici e tradizionali che si conserva una parte importante della cultura di un popolo. Cibo come ospitalità e amicizia. L’offerta di cibo è il primo gesto di amicizia e di ben venuto. Cibo come ritrovarsi. Per la famiglia il pranzo di Natale è occasione per riunirsi insieme. Ed è in tavola che affiora il nostro modo di essere: i gesti della convivialità, i piccoli impacci, le forzate cortesie, gli sbalzi di nervosismo, le storie individuali con i loro intrecci… Cibo come festa. Non si può pensare a nessuna festa senza un ricco quanto succulento banchetto o senza le portate tipiche. Infine cibo come rituale. L’attenzione nel preparare la tavola, la disposizione dei decori e dei piatti, la cura nel cucinare i piatti tradizionali e/o preferiti... In questa atmosfera aggiungo che da un punto di vista nutrizionale è importante: mangiare Poco di Tutto. Rinunciare non serve porterebbe privazione e frustrazione. Moderazione è la parola d’ordine; porre attenzione ai condimenti: olio di oliva con moderazione, eliminare il sale a vantaggio di erbe aromatiche e spezie; eliminare gli zuccheri, in particolare quello aggiunto a tisane, caffè, orzo … meglio i dolci natalizi. Da un punto di vista di stile di vita è importante: controllare la quantità di vino; porre attenzione ai superalcolici e distillati; praticare sempre almeno 40’/die di camminata. Da un punto di vista della cura del Sé ricordiamoci di: evitare digiuni espiatori quanto piuttosto nei giorni successivi conteniamo le porzioni; rispettare la suddivisione in 3 pasti fondamentali: colazione, pranzo e cena eliminando gli spuntini; mantenere gli abituali ritmi sonno-veglia. Auguro a Tutti Voi un Natale Sereno, Giocoso e Leggero ricordando che mangiare non è soltanto cuocere il cibo per rispondere ad un fabbisogno energetico il cibo è Dono – Spiritualità & Amicizia – Fraternità & Bellezza – Colore & Sapienza & Profumo … Il cibo è Semplicità!
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Màlleus a “La Fornace” racconta la filosofia di Scriptorium: «Cercare se stessi attraverso l’arte» a cura di Margherita Piersantelli
Si è svolto il 2 dicembre il primo dei tanti incontri del week-end dedicati ai 10 anni della Biblioteca “La Fornace” di Moie: l’artista Màlleus ci ha parlato dell’arte della calligrafia e del suo nuovo libro “Scriptorium”. Nel suo castello a Recanati, dove ha sede l’Antica Bottega Amanuense, viene riproposta in chiave moderna l’atmosfera tipica degli antichi scriptorium medievali in cui oggi gli amanuensi si dedicano alla scrittura a mano libera. Malleus si dedica alla scrittura
erte io f f O na Gen braio Feb 018 2
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quindi concepire la manualità che si cela dietro l’arte della calligrafia come una terapia per la ricerca dell’equilibrio e della spiritualità. E nel suo libro lo fa attraverso 7 regole ben precise: stabilisci i confini del tuo spazio sacro; respira e predi posizione; emozionati; sii disciplinato; procedi con lentezza; trova il tuo ritmo; perditi. “Questo libro ti accompagnerà nella scoperta della tua dimensione spirituale. Una volta che l’avrai contattata, potrai guardare alla vita con nuovi occhi. Sarai sempre te stesso, ma più dalla materialità, più rispettoso dei tuoi tempi, più allineato con la tua anima. Sforzati allora di ignorare la paura, la sin da piccolo e con quest’antica arte calma razionalità, la fretta. Il cambiamento è denla mente: questo il concetto principale ripor- tro di te: lascialo andare”. tato nel suo libro e tema portante della sua filosofia. Tant’è che nel suo castello si legge “in te ipso veritatem quaere”, cerca la verità in te stesso: il suo messaggio è chiaro. Attraverso l’arte della calligrafia, prendersi del tempo per sé stessi, fermarsi, e attraverso la mente che governa il braccio cercare la propria anima. Siamo dominati dalla fretta e dalla tecnologia ormai, commenta l’artista, e bisogna
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Briganti e banditi in Vallesina a cura di Riccardo Ceccarelli
Si dice che un tempo si stava meglio, che non c’era la delinquenza di oggi, che si era più tranquilli in casa e fuori casa. Un’impressione suffragata magari da una veloce rassegna stampa degli ultimi decenni che registri furti, rapine o atti di violenza compiuti nella zona, non avendo la possibilità di consultare l’archivio delle forze dell’ordine, e pensando al “meglio” dei tempi andati. Potrebbe trattarsi di un incidenza maggiore o minore, sta di fatto che il fenomeno della delinquenza, del banditismo o brigantaggio ha radici antiche, datate da secoli, nella nostra valle, come nello stato che precedette quello unitario, cioè nello Stato Pontificio. Gli archivi ne conservano memoria sia delle normative contro il fenomeno, sia dei processi che delle condanne contro i malfattori. Era quasi un fenomeno endemico nello Stato della Chiesa quello del banditismo e papi come Gregorio XIII (15721585) e Sisto V (1585-1590) con una legislazione precisa e puntuale, con processi più snelli e condanne esemplari, benché avessero ottenuto notevoli successi, non riuscirono a debellare il fenomeno. Editti contro la delinquenza, periodicamente venivano emessi, facendo riferimento ai provvedimenti di Gregorio XIII e di Sisto V e pur essendo molto dettagliati nella casistica e procedura, non venivano osservati. Ne è l’esempio, tra gli altri, l’Editto del card. Flavio
Chigi, a nome di Alessandro VII, emanato a Roma il 7 ottobre 1665, “Contro Banditi, Facinorosi, e tutti altri delinquenti, fautori, complici, e Ricettatori loro”. Fu portato a conoscenza in Roma e nei nostri castelli, non ebbe però come gli altri editti, precedenti e seguenti, la dovuta osservanza. A metà del Settecento una notevole recrudescenza del banditismo si ebbe nella Vallesina in maniera allarmante, coinvolgendo sia la città di Jesi come i castelli del Contado. Il centro dei banditi era a Castelplanio e giungevano a minacciare la sicurezza della città e dei suoi cittadini. Nel 1757 occuparono la chiesa di San Marco ove, dopo un aspro scontro, molti di
quei briganti e il loro capo, Carlo Fabiani, furono catturati. Al fenomeno del banditismo furono interessate anche le località di Precicchie, Domo, Rotorscio, San Giovanni, Poggio San Vicino (Ficano, come allora chiamava), Frontale, “e altri Luoghi circonvicini”. A queste località l’Editto di Mons. Ludovico Merlini, Commissario Apostolico Generale, da Senigallia, si riferisce in maniera esplicita nell’ottobre del 1757: si costatava come i malviventi provenienti da questi luoghi “si sono fatti lecito di commettere continue violenze, Omicidi, ed altri enormi Eccessi”, si ordinava la requisizione di ogni tipo di armi “sì da fuoco, che di taglio”, di ricercare i malviventi e di arrestarli, “e se nell’atto di tentarsi la loro carcerazione facessero resistenza d’impunemente ucciderli, ed affatti esterminarli”. Si dovevano inoltre segnalare e perseguire in dette località, se eventualmente fossero trovate, “conventicole” di tre persone con armi o di cinque anche disarmate. Pene fino alla carcerazione erano previste poi anche per quanti “somministreranno Armi, Cavalli, o altre Robbe”, così anche per “quelli che li accetteranno, o li saranno scampo di fuggire dalle forze di Giustizia, e tutti quelli in sostanza, che li daranno ajuto, assistenza o in qualunque maniera li favoriranno”. Si tentava di “far terra bruciata” attorno ai malviventi, non erano previste né ignoranza né altri pretesti. Trascorrono i secoli, si adoperano sostanzialmente gli stessi metodi, gli stessi fenomeni però più o meno rimangono. È triste ma è così. A volte abbiamo la memoria corta.
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