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Password 4 - Settembre 2016

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COPIA GRATUITA

PASSWORD l’accesso mirato all’informazione n° 4 - Settembre 2016

#Fertilityday

Mamme a 40 anni il dilemma

lavoro-figli

quando mancano entrambi

#curiosando

costanza e federico leggende sulla nascita

l'intervista

giuseppe romagnoli I 20 anni di IH TVC

psicologia

le parole per crescere tuo figlio

Dott.ssa Roberta Cesaroni

l'avvocato risponde

GRATUITO PATROCINIO Avv. Monica Checchini

Viale della Vittoria 27/C - Jesi (AN) PEDRO SPORT pedrosportwear www.pedrosport.it

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IL VOLO


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#EDITORIALE

il volo di Chiara Cascio

"La maternità non è un dovere morale. Non è nemmeno un fatto biologico. è una scelta cosciente". (Oriana Fallaci)

Donne, maternità, occupazione al femminile: Password dà il benvenuto al mese di settembre a tinte di rosa. Filone tematico di questo numero non è una parola chiave ma un personaggio della storia: Costanza d’Altavilla. Lei la figura ispiratrice, il simbolo della donna che scopre la maternità in età matura: aveva 40 anni, infatti, quando diede alla luce suo figlio, Federico II, nella piazza oggi intitolata all’Imperatore svevo. Nel Medio Evo, il concetto di fertilità era fortemente legato alla giovinezza: per questo motivo, la gravidanza della 40enne Costanza non fu certo risparmiata da dicerie e illazioni, tantoché, per fugare ogni maldicenza, al momento del parto sarebbe stato allestito il baldacchino, ovviamente aperto ed esposto agli occhi di tutti, al centro della piazza di Jesi, dove la donna diede pubblicamente alla luce il futuro Imperatore. Il resto è storia. Riportata alla ribalta a Jesi come protagonista del grande spettacolo “Il Volo”, primo appuntamento del Festival Pergolesi Spontin in una gremita piazza Federico II, la figura di Costanza D’Altavilla riacquista attualità nel vortice mediatico sollevato dalla campagna ministeriale #fertilityday. In questo numero entreremo nel vivo della polemica sollevata dalla campagna marketing più discussa e discutibile del momento (pag. 8); parleremo di donne richiamate al dovere della procreazione in un contesto dove conciliare famiglia e lavoro – quando il lavoro si trova - è sempre più difficile . Affronteremo dunque il tema dell’occupazione femminile sul territorio di Jesi e Vallesina (pag. 10). Si parlerà di maternità e di genitorialità con la dott.ssa Roberta Cesaroni (pag. 5). Sullo sfondo lei, Costanza d’Altavilla, cui è dedicato anche un focus storico a cura del giornalista Riccardo Ceccarelli (pag. 4). Non mancheranno le rubriche: a grande richiesta, torna “L’ Avvocato Risponde” a cura dell’avv. Monica Checchini (pag. 7). (chiaracascio@leggopassword.it)

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Password - Magazine della Vallesina

Password – l’accesso mirato all’informazione periodico d’informazione - n° 4 - Settembre 2016 Direttore responsabile: Chiara Cascio Editore e Progetto Grafico: Studio Gamma Coordinamento generale: Gianna Scortechini - Chiara Cascio Foto di copertina: Stefano Binci Collaboratori: Francesco Cascio - Riccardo Ceccarelli - Talita Frezzi Valentina Papi - Catiuscia Ceccarelli - Eleonora Dottori - Matteo Baleani

@RedazionePW

Registrato al Tribunale di Ancona n. 5/09 del 23.03.2009 Reg. Periodici Sede, Direzione, Redazione: via Risorgimento 189/a Moie di Maiolati Spontini (An), tel. e fax 0731 701404 www.leggopassword.it - info@leggopassword.it redazione@leggopassword.it Copyright - Tutti i diritti riservati - Marchio e grafica registrati Vietata la riproduzione anche parziale. L’editore si riserva il diritto di segnalare alle autorità competenti coloro che in malafede comunicano annunci non corrispondenti a verità.

Via dell'Industria, 3 - Castelplanio (AN) Tel. 0731 812639 - 335 223492 Quattro Sale del Commiato Gratuitamente a Disposizione dei Clienti Nuova Sala del Crocifisso - Area Ristoro e Servizi - Taxi Funerario per i Familiari

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Gruppo Bondoni SRL


#CURIOSANDO A cura di Riccardo Ceccarelli

Il toponimo "Passo dell'Imperatore", poi diventato "Passo Imperatore", risalente al QuattroCinquecento, lungo il fiume Esino in territorio di Monte Roberto, è stato legato a Federico II che avrebbe varcato in questo luogo il fiume nella sua visitata a Jesi nel 1216: visita rivelatasi infondata in quanto l'imperatore in quell'anno era in Germania. Una leggenda, che alcuni storici locali invece ritenuto un fatto realmente accaduto, e un toponimo che probabilmente hanno contribuito a creare un'altra favola secondo cui dopo la nascita, il piccolo Costantino, battezzato più tardi con i nomi di Federico Ruggero, venisse portato nel castello di Monte Roberto, dove avrebbe trascorso i primi tre anni. Sappiamo invece che la madre, partendo per la Sicilia, lo affidò alla moglie del Duca Corrado di Spoleto che lo condusse a Foligno e lì Federico stette per alcuni anni. La leggenda che Federico II avesse vissuto i primi anni a Monte Roberto, ha indotto a chiamare un ampio salone, ubicato nel torrione del Tre-Quattrocento, la "Sala del trono", antica proprietà dei Salvati, fatta dipingere nella seconda decade del XIX secolo dagli stessi pittori che decorarono la loro villa di Pianello Vallesina. Federico II era nato a Jesi il 26 dicembre 1194. Costanza d'Altavilla, consorte dell'imperatore Enrico VI,

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"già avanti nella gravidanza, scendeva lungo il fianco orientale della penisola per incontrare Enrico in Sicilia quando fu costretta a fermarsi, essendo il parto imminente, a Jesi nella marca anconetana". Costanza era ormai sulla quarantina, ritenuta allora anziana per una maternità e "il fatto stesso di aver condotto a termine la gestazione suscitò grandi meraviglie e spianò la via a quegli autori che più tardi avrebbero ricamato attorno all'imperatrice il ritratto di una megera, prelevata dalla reclusione di un monastero" (David Abulafia). Racconti che diventarono leggende, come l'età sulla cinquantina (Tommaso da Pavia), Federico figlio di un macellaio (Fra Salimbene de Adam), la diceria che avesse partorito sulla pubblica piazza. Costanza d'Altavilla, ultima principessa normanna, figlia di Ruggero II ed erede del trono di Sicilia, era nata nel 1154, sposò Enrico nel 1186 che morì nel 1197; nel maggio 1198 riuscì a far consacrare Federico di appena quattro anni re di Sicilia., chiuse gli occhi allo scadere del mese di novembre 1198. Nel testamento Costanza affidava il giovane re alla tutela del pontefice da poco eletto Innocenzo III. Costanza fu donna determinata, decisa e piena di risorse, per il figlio aveva immaginato "un ideale di monarchia affettatamente costantiniano", non per nulla lo aveva chiamato Costantino. Jesi, raggiunta da Costanza nel 1194 e dove nacque il figlio, era conosciuta da Enrico che vi aveva soggiornato per qualche settimana, tra novembre e dicembre del 1186 e che forse le era stata suggerita dallo stesso Enrico nel viaggio dell'imperatrice verso Sicilia, divenne "la nostra Betlemme, terra ove l'illustre nostra madre ci ha dato alla luce", come ebbe a scrivere l'imperatore in una lettera inviata a Jesi nell'agosto del 1239. Equiparando Jesi a Betlemme "la lettera si trova […]sulla scia di una doppia tradizione: alla fine di una vecchia, che glorifica con motivi biblico-liturgici la dignità imperiale al margine del trascendente, e all'inizio di una nuova tradizione, in cui la moderna umanità individualistica dell'Umanesimo, nel culto del luogo di nascita, esalta se stessa". Una testimonianza e una lezione per ritenere il luogo di nascita un luogo non insignificante: ce lo ricordano Costanza e Federico.


#PSICOLOGIA

Le parole per crescere tuo figlio Le parole si possono scegliere e comunicare con i nostri figli è lo strumento più prezioso che abbiamo a disposizione. Insegnamenti, rimproveri, battute scherzose: ogni parola che rivolgi a tuo figlio può essere per lui una sorgente di energia o la fonte di un inquinamento emotivo che lo condizionerà lungo il percorso del suo sviluppo. Tra te e tuo figlio la comunicazione dovrebbe muoversi come un flusso libero e continuo, rimbalzando come una pallina da ping-pong, da una direzione all’altra. Di fatto un genitore che parla, parla e poi ancora parla...non sta comunicando, sta monologando. Figli si nasce, genitori si diventa. Quello del genitore è un viaggio affascinante e cerca continuamente risposte a domande come queste: "Qual è il modo migliore per comunicare con mio figlio? E quello per lodarlo? O per sgridarlo?". Quando combina un danno grosso, come intervenire risolutamente senza distruggere la sua autostima o compromettere la nostra relazione? E come agire, invece, quando il problema è quello che gli dicono gli altri, ad esempio i compagni di scuola o gli insegnanti? Fare il genitore vuol dire in primo luogo avere un dialogo costruttivo e consapevole, per aiutare i nostri figli a procedere con serenità, equilibrio e tanto amore sul loro percorso di vita. Dialogando, ascoltando i loro racconti, sostenendo, educando nelle mille occasioni di confronto quotidiane. Ogni giorno i ragazzi si trovano ad affrontare piccoli e grandi problemi in quanto persone, alunni, amici e figli. E nel farlo la cosa più importante è che non si sentano mai soli e inascoltati. Essere genitori non è sempre facile, anzi quasi mai lo è. Tutti noi sperimentiamo almeno qualche volta quel senso di solitudine e frustrazione che ci coglie quando, pur con tutto l’impegno e l’amore possibili, cerchiamo di aiutare i nostri figli senza ottenere risultati immediatamente apprezzabili. Siamo davvero sicuri di conoscere i nostri ragazzi? La loro vita, le loro emozioni e le loro sfide quotidiane? Se qualcuno vi chiedesse cosa conoscete della vita di vostro figlio sicuramente sapreste dire a che ora deve andare a letto, quando dovete accompagnarlo in piscina e quali cibi lascia spesso nel piatto. Ma siamo altrettanto sicuri di sapere cosa pensa e cosa prova in questo momento della sua vita, e in generale durante la sua giornata? Cosa gli fa paura e cosa invece li attira di più? Quali emozioni sta affrontando in questo periodo? Quali sono le persone, coetanei e adulti, che frequenta più o meno volentieri e per quali motivi? E cosa prova rispetto alle attività che svolge ogni giorno? La frenesia della vita quotidiana riduce il tempo di dialogo, del confronto e della conoscenza profonda, dell’ascolto e dell’osservazione. Anche in famiglia, spesso ci si scambiano frasi veloci, fatte soprattutto di informazioni pratiche per gestire le incombenze quotidiane. Ma l’amore che nutriamo verso i nostri figli passa prima di tutto attraverso la loro conoscenza. Per aiutarli a crescere, oltre all’amore, possiamo contare sulla forza delle nostre parole, strumento fondalmentale per insegnare ai nostri ragazzi ad avere un “sistema personale di giudizio”, basato sui propri valori e gusti,

piuttosto che su quelli degli altri. Gli esperti ci dicono che il modo in cui gli altri li vedono, spesso diventa il modo in cui loro vedranno se stessi. E che quindi i giudizi che gli altri esprimono su di loro, in buona e mala fede, possano indurli a un basso livello di autostima. Questo perché la fiducia in se stessi è spesso legata a doppio filo al giudizio di altre persone, su cui di fatto non hanno nessun controllo. L’autostima è l’immagine che ognuno ha di se stesso ed è un elemento così importante da condizionare il modo in cui ciascuno affronterà ogni momento della vita. Il presupposto fondamentale affinchè un ragazzo cresca credendo in se stesso, invece, è che i genitori per primi credano in lui. Qualunque risultato raggiunga. L’autostima è il dono più prezioso che un genitore può regalare al proprio figlio. Come può un genitore aiutare il proprio figlio a creare e mantenere solida la propria autostima? Dando maggior valore alle loro opinioni e ai loro punti di vista. Più gli insegniamo sin da piccoli, a ragionare con la loro testa, più eviteranno di farsi condizionare dagli altri. E nel farlo il linguaggio viene in nostro aiuto. Il consiglio è usare sempre più spesso domande: "E tu cosa ne pensi? Tu come la vedi? Sei d’accordo?". E poi questa domanda importantissima: "Cosa è importante per te?"Con queste parole puoi insegnare a tuo figlio a ragionare con la sua testa e quindi a dipendere meno dall’opinione degli altri. Perché le parole sono importanti? Ci sono momenti delicati nella vita dei nostri ragazzi - l’ennesima lite con un compagno di scuola ad esempio - che a noi potrebbero sembrare irrilevanti ma che per loro sono in realtà molto coinvolgenti dal punto di vista emotivo. Questa emotività fa si che la sua ricettività sia straordinariamente alta. Ciò che vive, sente, ascolta e prova in quei momenti genera parte della sua autostima e dei suoi comportamenti futuri. In quei frangenti i ragazzi sono come un terreno arato e ben concimato, nel quale le parole cadono come semi. Quando l’emozione finisce, la terra si richiude e il seme che è stato gettato nel solco comincia a germogliare e a dar vita a una pianta. Come genitori, è bene che ci si interroghi in ogni momento sul tipo di pianta che si desidera veder crescere. Infatti, ogni conversazione che si intrattiene con loro è come una semina, il cui frutto prima o poi germoglierà, lasciandoti orgoglioso, sorpreso, stupito oppure impreparato. Sono le parole che scegliamo di usare a determinare più di ogni altra cosa l’efficacia di genitore, contribuendo a formare la persona che tuo figlio sarà, la percezione che avrà di se stesso, il livello della sua autostima, l’amore e la fiducia che nutrirà per se e per gli altri.“Ti amo per quello che sei, indipendentemente dai risultati o dai successi che ottieni”, sembrano parole scontate (quale genitore non le pensa?), ma risulta molto difficile trasmetterle con sincerità e costanza.

Atteggiamenti importanti per l’autostima > Crescilo libero e protetto > Non criticarlo, non giudicarlo > Rimproveralo senza ferirlo > Aiutalo nella scelta degli amici > Rassicuralo sul suo aspetto fisico > Amalo perchè è diverso da te > Prenditi cura della tua autostima genitore

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XVI Festival Pergolesi Spontini 15 appuntamenti in ripercorrendo l’albero genealogico di Federico II

Oltre 2000 spettatori in Piazza Federico II a Jesi ieri notte, giovedì 1 settembre, per l’inaugurazione del XVI Festival Pergolesi Spontini, “Il Volo dell’Aquila” di Franco Dragone con la musica di Fabrizio Festa. Le campionesse olimpiche Valentina Vezzali e Elisa Di Francisca, il conte Vanni Leopardi e famiglia, il sindaco di Jesi e di Melfi città federiciane, vip e imprenditori hanno partecipato allo spettacolo dedicato all’imperatore Federico II di Hohenstaufen. Tutti con lo sguardo verso il cielo, per vedere il volo dell’acrobata sospesa a 35 metri di altezza che ha attraversato Piazza Federico II su un cavo d’acciaio teso tra il campanile della Chiesa di San Floriano e il Palazzo del Museo Diocesano. Oltre 2000 gli spettatori che hanno affollato ieri notte (giovedì 1 settembre) Piazza Federico II a Jesi in occasione dello spettacolo musicale “Il volo dell’Aquila” ideato da Franco Dragone per l’inaugurazione del XVI Festival Pergolesi Spontini. Un evento di grande impatto visivo e sonoro, con oltre 130 artisti che hanno dato vita alla festa teatrale con voci, cori polifonici, strumenti elettronici, artisti di circo contemporaneo e campane, e costruito intorno al racconto della nascita di Federico e alla figura della madre, Costanza d’Altavilla, che secondo la leggenda partorì sotto una tenda alla presenza alla presenza delle autorità civili e religiose della città. Il XVI Festival Pergolesi Spontini, organizzato dalla Fondazione Pergolesi Spontini, proseguirà fino al 25 settembre nei teatri e nei luoghi d’arte di Jesi, Maiolati Spontini e altre città della provincia di Ancona, con 15 appuntamenti tra opere, concerti e spettacoli di teatro musicale. In programma, un viaggio in musica dal XII secolo ai giorni nostri attraverso l’albero genealogico di Federico II di Hohenstaufen, imperatore del Sacro Romano Impero e re di Sicilia. Di seguito, i prossimi appuntamenti: Venerdì 16 e domenica 18 settembre alle ore 21, con anteprima giovani giovedi 15 settembre alle ore 18, al Teatro Moriconi di Jesi va in scena il Re Enzo, opera comica di Alberto Donini con musica di Ottorino Respighi in una nuova produzione della Fondazione Pergolesi Spontini in collaborazione con il Conservatorio “B. Maderna” di Cesena e l’Accademia di Arte

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Lirica di Osimo. In scena, nella versione per ensemble da camera predisposta appositamente dagli allievi del Laboratorio di Composizione del Conservatorio “B. Maderna” di Cesena, la prima opera di Respighi (1905) che racconta in chiave comica la storia del sovrano tedesco, figlio naturale di Federico II, fatto prigioniero nel 1249 dopo la battaglia della Fossalta. Alessandro Benigni dirige l’Ensemble Salvadei e i solisti dell’Accademia d’arte Lirica di Osimo, cura la regia e i costumi di Matteo Mazzoni con le scene di Elisabetta Salvatori. Sabato 17 settembre alle ore 21 nella preziosa cornice della Chiesa degli Aroli di Monsano, il concerto “Da Federico a Federico: musiche per un re flautista” propone musiche di Federico II di Prussia, Johann Philipp Kirnberger, Carl Philipp Emanuel Bach, Johann Joachim Quantz, Johann Sebastian Bach, con il clavicembalo di Stefano Demicheli, il flauto traversiere di Marcello Gatti ed il violoncello di Marco Ceccato, in collaborazione con Centro di Musica Antica Pietà di Turchini di Napoli. Sabato 24 settembre alle ore 18 le laudi alle origini del Francescanesimo risuonano nell’Eremo dei Frati Bianchi a Cupramontana, scenario ideale del concerto dell’Ensemble Micrologus dal titolo “Frati e Giullari. Joculatores Domini”. Al termine del concerto si tiene una degustazione gratuita di olio, vino e pane a cura di Food Brand Marche. Chiude il Festival, domenica 25 settembre alle ore 11.30 nella Chiesa di San Marco a Jesi, la “Liturgia solenne per la Cappella Reale di Sicilia”: nel corso della Celebrazione Liturgica, l’Ensemble Calixtinus diretto da Giovannangelo de Gennaro esegue la Messa Normanno Sveva (secolo XII, Biblioteca Nazionale di Madrid, manoscritti 288 – 289 –19421), la musica sacra cantata nelle cerimonie solenni del Regno di Sicilia, nel Duomo e nella Cappella Palatina di Palermo e sotto le volte della Cattedrale di Monreale. INFO Fondazione Pergolesi Spontini Tel. 0731.202944 - www.fondazionepergolesispontini.com


#L'AVVOCATO RISPONDE sione di guerra, indennità d’accompagnamento, ecc.), o assoggettati a ritenuta alla fonte a titolo d’imposta o ad imposta sostitutiva, nonché delle somme ricevute dal richiedente a titolo di liberalità (gratuitamente) ma con carattere continuativo da familiari non conviventi e da terzi. Se si vive vive con la famiglia, i propri redditi si sommano a quelli del coniuge e degli altri familiari conviventi; deve essere sommato anche il reddito dei conviventi non parenti (ad es. convivente more uxorio). Al contrario, si considera solo il reddito personale dell’interessato quando sono oggetto della causa diritti della personalità, oppure nei processi in cui gli interessi del richiedente sono in conflitto con quelli degli altri componenti il nucleo familiare con lui conviventi (ad es. non si terrà conto del reddito del coniuge nel caso di separazione e/o divorzio oltre che nei procedimenti inerenti i figli). IN SOLO AMBITO PENALE IL LIMITE DI REDDITO E’ AUMENTATO DI € 1.032,91 PER OGNI FAMILIARE CONVIVENTE Per la determinazione del proprio reddito, e per la verifica del rispetto del tetto di legge ai fini dell’ammissione al Patrocinio a spese dello Stato, non si deve fare riferimento all’Isee, ma al proprio reddito imponibile per come risultante dall’ultima dichiarazione o dal CUD. Indipendentemente dai limiti di reddito, il recente decreto legge del 20 febbraio 2009 n. 11 (cd. Decreto Antistupro), ha previsto l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato per la costituzione di parte civile delle vittime dei reati di violenza sessuale, atti sessuali con minorenni e violenza sessuale di gruppo (artt. 609-bis, 609-quater e 609-octies del codice penale). La vittima di tali fattispecie di reato avrà quindi accesso al patrocinio a spese dello stato senza dover autocertificare il rispetto dei requisiti reddituali previsti dalla normativa generale (non avrà quindi bisogno di aver un reddito inferiore a euro 11.528,41). La maggiorazione al limite reddituale prevista in ambito penale è ammessa anche nella fase precontenziosa civile delle controversie transfrontaliere: tuttavia, in questo caso, il patrocinio a spese dello Stato può essere accordato anche al richiedente che supera il limite se egli dimostra di non poter sostenere le spese processuali a causa della differenza del costo della vita tra lo Stato membro del domicilio o della dimora abituale e quello del Paese dove si terrà il processo o verrà eseguita la sentenza. Tale ammissione non sarà però possibile se il richiedente può disporre nel proprio Paese di altra forma di sostegno per le spese processuali.

Nel riprendere questa rubrica – assecondando con estrema gioia le sollecitazioni provenienti da più lettori – e prima di affrontare qualsiasi argomento specifico, ritengo opportuno far sapere a tutti coloro che pensano di non poter tutelare i propri interessi o difendersi da ingiustizie perché privi di mezzi economici che, al ricorrere di determinati requisiti che di seguito elencherò, ESISTE LA POSSIBILITA’ DI FARSI ASSISTERE DA UN AVVOCATO IN MANIERA TOTALMENTE GRATUITA E A SPESE DELLO STATO; si tratta del GRATUITO PATROCINIO (ovvero Patrocinio a Spese dello Stato). L’ammissione al beneficio del Gratuito Patrocinio può essere richiesta da tutti alle seguenti condizioni: NEI GIUDIZI PENALI: chi è indagato, imputato, condannato, persona offesa dal reato, danneggiato che intenda costituirsi parte civile, responsabile civile e civilmente obbligato per la pena pecuniaria. In tali giudizi non può tuttavia essere ammesso al patrocinio a spese dello Stato chi è indagato, imputato o condannato per reati di evasione fiscale, ma solo quando si è indagati o imputati per il medesimo reato, e chi è difeso da più di un avvocato; NEI GIUDIZI CIVILI: chi è parte nel processo, o intende adire il Giudice, e non sia già stato condannato nel precedente grado del giudizio (nel quale era stata ammesso al patrocinio), salvo l’azione di risarcimento del danno nel processo penale. In tali giudizi non può tuttavia essere ammesso al patrocinio a spese dello Stato chi sostiene ragioni manifestamente infondate e chi è parte in una causa per cessione di crediti e ragioni altrui, quando la cessione non sia in pagamento di crediti preesistenti. Non può inoltre essere ammesso chi sia stato già condannato, con sentenza passata in giudicato, per reati di mafia (ad es. associazione per delinquere di tipo mafioso) e per alcuni delitti in materia di stupefacenti e contrabbando (ad es. associazione a fine di spaccio di stupefacenti). QUANTO AL REDDITO: si deve essere considerati non abbienti (al momento della presentazione della domanda e tale condizione deve permanere per tutta la durata del processo) con una somma dei propri redditi (nel caso in cui si viva da soli) che non deve superare per l’anno 2016 gli € 11.528,41 (il limite di reddito viene aggiornato ogni due anni). Tenete presente che si considerano tutti i redditi imponibili ai fini delle imposte sul reddito delle persone fisiche (IRPEF) percepiti nell’ultimo anno, come lo stipendio da lavoro dipendente, la pensione, il reddito da lavoro autonomo, ecc. Si tiene conto, inoltre, dei redditi esenti dall’Irpef (es.: pen-

Per la modulistica e per maggiori informazioni e/o chiarimenti è possibile contattare il sottoscritto Avv. Monica Checchini (333 9923708) inviando una mail a studiochecchini@libero.it o collegandosi al sito dello Studio www.studiolegalechecchini.it

STUDIO LEGALE CHECCHINI Nuova Sede: Via del Tiglio, 7 Scorcelletti di Maiolati Spontini (AN)

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#L’INTERVISTA

22 settembre #Fertilityday MAMME a 40 anni La maternità come scelta consapevole A cura di Catiuscia Ceccarelli

“La bellezza non ha età. La fertilità si” “Datti una mossa, non aspettare la cicogna” “La fertilità è un bene comune” “Genitori giovani. Il modo migliore di essere creativi.” Con questi slogan il Ministero della Salute ha lanciato, nelle scorse settimane, la campagna sulla fertilità: il "Fertility Day" fissato per il 22 settembre. Un’ iniziativa che – secondo il sito del Ministero – voleva invitare alla riflessione in una giornata dedicata alla sensibilizzazione sul tema della fertilità e sul rischio della denatalità, cioè della diminuzione delle nascite. Più che un invito, è stata una miccia che ha innescato una bomba comunicativa soprattutto sui social. E dire che, se doveva unire gli italiani intorno ad uno dei temi più scottanti per la nostra società, la campagna in questione ha centrato l’obiettivo. Solo questo, però. In poche ore, infatti, la rete e in particolare le donne hanno massacrato il Ministro e la sua azione riflessiva. Contestata, la Lorenzin ha ribadito che non era nelle intenzioni «fare una campagna per la natalità, ma fare prevenzione perché l’infertilità è una questione di salute pubblica». Mentre il Ministero tenta di rimodulare il messaggio, su Twitter l’hashtag #fertilityday diventa subito trend topic. Tantissimi gli interventi tra l’indignato e l’ironico: “La tassa sugli scapoli, quando? #fertilityday” @Giulia_B – Giornalista Giulia Blasi “Nessuna tra le mie amiche non fa figli perché immatura, non li fanno perché non sono tutelate a lavoro, perché non hanno soldi #fertilityday” @roberta_talia – Digital Strategist Roberta Talia E Luciana Littizzetto, dal Palco della Triennale di Milano per “ Il Tempo delle Donne” rilancia con una proposta alternativa: “Allora facciamo una giornata dell'intelligenza? #intelligenceday #fertilityday #Cicapui #buongiorno @lucianinalitti Su Facebook non ha usato mezzi termini la nota influencer e opinionista Selvaggia Lucarelli: “Ho riflettuto a lungo su quale degli slogan del #fertilityday mi faccia più schifo. "La fertilità è un bene comune" in effetti aveva parecchie chance di vittoria. Non so voi, ma io non penso alla mia patonza come a un bene comune. O forse la Lorenzin la cataloga ruscello nei giorni del ciclo e zona boschiva se si salta la ceretta un paio di mesi. Allora sì, ha ragione lei e passo allo slogan successivo. "Genitori giovani, il miglior modo per essere creativi". Io non la scomodo la faccenda del precariato, i contratti, la disoccupazione. Troppo facile. E' banale lo slogan della Lorenzin perché non tiene conto delle incertezze economiche dei giovani ed è banale la replica di chi ne fa solo una questione economica. Lo sappiamo bene che oggi si fanno meno figli (anche e legittimamente) perché la maternità non è più né un traguardo né uno status. Non è solo questione di non arrivare a fine mese. È anche questione di non arrivare a desiderare figli, che è una scelta legittima su cui la signora Lorenzin non dovrebbe mettere becco. (..)” Crudo, il commento dello scrittore Roberto Saviano: “La fertilità è una caratteristica fisica individuale. Il Ministero della Salute dovrebbe fare ricerca e rendere accessibile la procreazione per quelle coppie affette da sterilità e non invitare genericamente a fare figli. Research&development dovrebbe essere la tendenza e invece questi ci riportano al Medioevo» Caro Saviano, in quell’epoca però una donna che oggi definiremmo moderna, partorì in tarda età il più grande Imperatore di tutti i tempi. Costanza d'Altavilla, madre di Federico II. Al momento del parto l’Imperatrice aveva 40 anni e proprio a causa dell'età avanzata, molti non credevano alla sua gravidanza. Per questo motivo sarebbe stato allestito un baldacchino al centro della piazza di Jesi, dove Costanza partorì pubblicamente, per fugare ogni dubbio sulla nascita del futuro imperatore. Quando si dice la coincidenza: mentre il nostro Belpaese era alle prese con la polemica sul Fertility Day, la città di Jesi era sul pezzo. Proprio nella splendida cornice di piazza Federico II andava in scena uno spettacolo senza precedenti : “IL VOLO DELL’AQUILA - di come Costanza Imperatrice diede al mondo il figlio Federico”. Una festa teatrale firmata da Franco Dragone e promossa dalla Fondazione Pergolesi Spontini. Bizzarra sovrapposizione di eventi che porta i fatti jesini, di ieri e di oggi, a smentire in un certo senso la campagna ministeriale. Fare figli a 40 anni è dunque un atto incosciente? Diventare genitori in età matura rende donne e uomini meno

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#L’INTERVISTA

creativi? Eppure abbiamo esempi contemporanei di genitrici tardive che della creatività ne hanno fatto un mestiere: Gianna Nannini (mamma di Penelope a 54 anni), Antonella Clerici (mamma di Maelle a 46 anni), Carmen Russo (mamma di Maria a 54) solo per citare alcune mamme over 40. Certamente giudicate da gran parte dell’opinione pubblica, ma oggi amate e rispettate. Perché mettere tanta fretta nel procreare? Da dove nasce l’esigenza di generalizzare con spot obiettivamente opinabili il miracolo della vita? Come se fosse una procedura uguale per tutte. E poi? Il nostro Paese è organizzato con idonee politiche di welfare a supporto di donne, bambini e famiglie? Per una donna, oggi, è molto più probabile andare nello spazio che fare la mamma districandosi senza perdere lucidità tra pappe, mail, faccende domestiche, riunioni di lavoro, colloqui scolatici e tran tran quotidiano. Chissà cosa ne pensa colei che nello spazio c’è già stata? Samantha Cristoforetti, la prima donna italiana negli equipaggi dell’Agenzia Spaziale Europea sta per diventare mamma a 39 anni. “La maternità non è un dovere morale. Non è nemmeno un fatto biologico. E’ una scelta cosciente.” Queste sono parole scritte da Oriana Fallaci, tratte da uno dei suoi libri- manifesto “Lettera ad un bambino mai nato”. Il testo a noi noto è stato pubblicato nel 1975, ma il manoscritto originale scritto

in lingua inglese risalirebbe al 1967. Piuttosto avanti rispetto al periodo storico in cui è uscito, eppure consapevole del tema trattato. Anche il voler diventare madre a tutti i costi non è un atteggiamento sano. Non fa bene alla donna, né alla coppia. Si può rimanere uniti e innamorati anche se la famiglia non si allarga. Si può essere donna, rispettata creatura femminile, anche senza diventare madre. Perché piaccia o no, qualcuna sceglie per sua volontà di non diventarlo. Camilla Ghedini, giornalista e autrice del libro “Interruzioni” incentrato sulla non maternità, affronta proprio l’altra faccia della maternità, il lato più scomodo a livello umano e culturale. “Si può averne paura, si può avere coscienza di non esserne all’altezza – afferma la Ghedini. In fondo un figlio è un mistero. Come la morte. Un figlio richiede una fiducia immensa nell’esistenza.” Scelte di vita, imposizioni sociali o semplicemente la sorte, riservano altro. Non c’è bisogno di incolpare il mondo del lavoro; basta anche non incontrare la persona giusta per far svanire il desiderio di riprodursi, ci avete mai pensato? Perché, checché se ne dica a livello socio-scientifico, per fare certe cose bisogna essere in due. Cosa farà la Lorenzin? Farà marcia indietro? Il 22 Settembre sarà ancora il Fertility Day? Non lo sappiamo ancora, ma a Jesi sarà certamente #SanSettimioDay. Sempre sul pezzo!

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FERTILITY DAY

IL DILEMMA LAVORO-FIGLI: QUANDO MANCA SIA L'UNO CHE L'ALTRO a cura di Eleonora Dottori

L’Italia è il Paese con le mamme più vecchie d’Europa. Le nascite nel nostro Paese nel 2015 sono il dato più basso mai raggiunto dallo Stato. Partendo da questi dati ma facendone una più attenta valutazione, forse, il Fertility Day sarebbe stato meno contestato. La discutibile campagna promossa dal Ministero della Salute, infatti, è stata criticata su più aspetti. Uno di questi, non certo l’unico, è il lavoro: troppo facile invitare a fare figli se il lavoro non c’è, e questo è un dato di fatto, o se sono ancora molte (troppe) le donne che con la nascita di un figlio sono costrette a lasciare l’occupazione. “I numeri a livello nazionale, rispecchiano la realtà della Provincia di Ancona – spiega Domenico Sarti, segretario della Cgil Jesi – Il territorio in questo senso è omogeneo”. Ecco i dati (fonte Istat): sono state 488mila le nascite in Italia nel 2015, ben quindicimila in meno rispetto al 2014. Dati come questi, precisa l’inserto economico de Il Fatto Quotidiano, sono simili a quelli del biennio 1917-1918 quando gran parte della popolazione maschile in età fertile era in guerra. Difficile conciliare il tempo per la famiglia con quello del lavoro, sempre che l’occupazione ci sia: il tasso di occupazione in Italia (i dati si riferiscono all’estate 2016) è 47,2% e il tasso di fertilità del 1,4%, mentre l’occupazione per le vicine francesi è del 60,6% con una fertilità del 2%. “Rimanere a casa per una donna è una costrizione – continua Sarti – Una conseguenza per effetto della disoccupazione. E’ la crisi ad aver prodotto un regresso: le donne non vogliono tornare all’abitazione, come era una volta, ma sono costrette a farlo”. L’ultima ricerca a riguardo, firmata lo scorso anno da Novella Lodolini dell’Ires Cgil Marche, dal titolo “Parità e pari opportunità nei luoghi di lavoro delle Mar-

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che”, ha messo in evidenza le situazione di svantaggio per le donne. “Hanno qualifiche inferiori, differenze retributive considerevoli rispetto agli uomini, sono vittime della precarietà in misura maggiore rispetto agli uomini” ha dichiarato Daniela Barbaresi, Segretaria regionale della Cgil Marche. A queste si aggiunge la necessità di lasciare il lavoro quando arrivano i figli. Ecco i numeri: nel 2013, 573 lavoratrici si sono dimesse “volontariamente” nel primo anno di vita del bambino, andando a convalidare le dimissioni alla Direzione Provinciale del Lavoro. Ad esse si aggiunge la percentuale, difficile da quantificare, delle mamme lavoratrici non tenute alla convalida delle dimissioni, per non parlare delle tante lavoratrici precarie per le quali la maternità significa spesso la perdita di ogni speranza di rinnovo del contratto (dati della Direzione Regionale del Lavoro ed elaborati dalla Cgil Marche). La maggior parte delle donne, continua la ricerca, dichiara di essere costretta a lasciare il lavoro perché non può contare sull’assistenza al neonato da parte di una rete parentale di supporto (22%); di poco inferiore il numero di lavoratrici per le quali la mancanza di posti nell’asilo nido, o comunque il mancato accoglimento del neonato al nido, rende incompatibile l’occupazione lavorativa e l’assistenza al bambino (18%). L’8% è il numero delle donne che lasciano l’occupazione a causa degli elevati costi dei servizi di assistenza al bambino per asili nido, baby sitter, ecc. o per la mancata concessione del part time da parte dell’azienda (2%). Il 18% delle lavoratrici si dimette per passare ad altra azienda. Ma poi c’è anche un 28% di donne che lascia il lavoro per dedicarsi interamente alla famiglia e in particolare alla cura dei figli. Va evidenziato inoltre che: la maggior parte delle lavoratrici prese in esame è abbastanza giovane e ha almeno un figlio o comunque presenta le dimissioni dopo la nascita del primo bambino (58%); 32% sono le donne che hanno due figli o più (5%). Più limitato il numero di coloro che lasciano il lavoro durante la gravidanza (5%). Torniamo ora alla campagna del Ministero (brutto nome il Fertility Day, ndr): se la priorità è fare figli sarebbe opportuno mettere le donne almeno nella condizione di tenere serenamente un lavoro, se hanno la fortuna di averlo.


#VALENTINACHIC&SHOCK

" Valentina Chic & Shock " a cura di Valentina Papi

L’estate sta finendo…e l’autunno sta per arrivare. Io la questa settimana sono tornata finalmente dalle ferie nella bellissima isola spagnola di Formentera e, al mio rientro,, ho ritrovato sole e temperature che ancora concedono qualche momento di relax. Ma non sarà per molto. Per questo parliamo della nuova stagione che è alle porte… Quali saranno i must delle collezioni autunno-inverno? Il velluto anche questo anno è di gran moda e si pone in testa in tutte le collezioni dei grandi stilisti Il chiodo in pelle è un must have onnipresente in tutto l’arco dell’anno e per ogni tipologia di look. I colori metalli si impongono anche per la nuova stagione dando un tocco di brillantezza ai nostri look, oltre ai semplici argento, oro e bronzo anche colori come rosa, verde, viola diventano metallizzati e di moda! Le grandi spalline stile anni 90 su giacche, abiti e tshirt sono una vera e propria caratteristica per una donna che ama mettersi in gioco! Il pizzo sensuale e sexy per un look che non si scorda facilmente! Pellicce colorate, stile pop, per una ragazza eccentrica e per chi ama osare! Il look in divisa rimane anche per questa stagione… giacche sempre più strane e piene di alamari! Giacche lucide in vernice un altro grande ritorno degli anni 90.. E tante altre novita’ che scopriremo mano a mano per all’inizio di stagione..

I S T I T U T O D I B E L L E Z Z A

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#L’INTERVISTA

I 20 ANNI DI IH TVC

"SII TE STESSO E PARLA GLOBISH" Intervista all'imprenditore Giuseppe Romagnoli a cura di Chiara Cascio

Esistono diverse tipologie di imprenditori: gli intuitivi, i persuasivi, gli specializzati. Pensando però a Giuseppe Romagnoli, fondatore dell'International House The Victoria Company (IH TVC), il primo aggettivo che balza alla mente è sicuramente visionario. Capace di seguire e di anticipare le tendenze e di concentrarsi sui settori chiave del futuro. Nel ventesimo anno di attività della scuola di lingue, nel cuore di Piazza San Savino, Giuseppe Romagnoli - detto anche Joe - guarda indietro negli anni e ripercorre la strada che lo ha portato ad essere l'imprenditore di oggi. "Erano gli anni Novanta, il periodo in cui l'ombra del nuovo millennio faceva ancora paura. A pensarci bene, non c'era neanche l'euro - racconta Joe - Mentre lavoravo come barman alla Pasticceria Bardi, dove sono stato per quattordici anni. Nel cuore, nutrivo però la grande speranza di realizzare il mio sogno: fondare una scuola di lingue che fosse anche un luogo di aggregazione e di condivisione. Dove lo studio della lingua potesse diventare per l'allievo un ponte di lancio verso il futuro, uno strumento per relazionarsi con gli altri". In quale scenario inizia a prendere forma The Victoria Company? "All'epoca, c'erano già delle scuole di lingua in città. La mia però volevo fosse diversa: non pensavo, ad esem-

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pio, di appendere la bandiera inglese fuori dalla porta d'ingresso, come facevano gli altri. La mission della mia azienda doveva mettere al centro la victoria della persona, il suo futuro. Per questo iniziai sin da subito a puntare alla qualità dei servizi che proponevo. Guardavo fuori, a quello che già c'era sul mercato: e io volevo fare di più. Diventare più bravo. E come? Acquisendo delle competenze, guardando a quei parametri di riferimento che potevano rendere la mia attività la migliore". Ad esempio? "Intrapresi un percorso che portò l'azienda al raggiungimento di importanti traguardi. Nel 2002, The Victoria Company ottenne la Presa d’Atto Ministeriale e nel 2008 l'accreditamento della Regione Marche, con possibilità di accesso ai finanziamenti e agevolazioni per la formazione dei lavoratori. Nel 2007, il centro divenne la prima scuola delle Marche certificata AISLi(Associazione Italiana Scuole di Lingue) in grado di rilasciare certificati di studio validi per l’assegnazione dei crediti formativi, erogare, seminari, corsi di formazione e aggiornamento professionale per insegnanti. Nel 2010, arrivò il prestigioso Label Europeo delle Lingue per il progetto “English on the move for key people – Indesit Company”. La scuola si affermò anche come centro autorizzato per gli esami


Cambridge English Language Assessment e Trinity College London. In ultimo, dal 2015 The Victoria Company è membro International House World Organisation (IHWO), rete mondiale di scuole a gestione indipendente legata da un impegno verso alti standard di qualità e promotrice dei più innovativi corsi di aggiornamento per docenti". In vent'anni, sei riuscito dunque a trasformare The Victoria Company in un punto di riferimento sul territorio per l'apprendimento delle lingue straniere. Come ci sei riuscito? "Cambiare, mettersi in gioco, puntare alla qualità: sono queste le carte che ho giocato. Nel tempo siamo diventati, passo dopo passo, un centro linguistico completo dove il cliente poteva trovare tutto quello che cercava. Mano mano, ci siamo specializzati anche nell'inserire corsi rivolti ai bambini, anche ai più piccoli. Oggi siamo una realtà che conta 27 dipendenti e insegnanti di madrelingua...jesini". Quanto conta l'impronta del territorio nella crescita di un'azienda? "E' un fattore importantissimo. Be local, think global: spingiti oltre ai confini ma non dimenticare mai le tue radici.Vivi il mondo ma sii fiero delle tue origini. Su questo messaggio, si basano tutte le attività dell'associazione culturale Victoria, organizzatrice e promotrice del San Savino Linking Festival. Un evento che punta all'identità del territorio e crea una ponte tra culture diverse, connesse tramite l'unica lingua universale: il Globish".

Che cos'è il Globish? "E' molto più di una lingua: è un concetto di comunità globale che crede che la comunicazione sia alla base di qualsiasi contesto. Nel parlare una lingua straniera è naturale conservare un proprio accento: avviene anche quando si parla italiano tra membri di regioni diverse. Sii orgoglio del tuo accento, dico io: è lo stemma del tuo territorio d'appartenenza. L'importante è che riusciamo a capirci, tirando fuori la nostra identità. Come? Sii te stesso e parla globish. Non importa se per confrontarti con chi non parla la tua stessa lingua utilizzi un inglese non elisabettiano: usa il globish, con il tuo di accento. E' più pragmatico e funzionale: ecco perché non ci definiamo una semplice scuola di lingua ma un' International House". Quali sono i prossimi progetti futuri? "C'è in programma di festeggiare i primi 20 anni di The Victoria Company con un raduno di studenti, anche del passato. Poi il 1° ottobre, c'è il San Savino Linking Festival. Infine, un altro sogno sta per realizzarsi: i ragazzi che hanno preso parte al progetto "Shakespeare in a box" voleranno infatti in Inghilterra per ShakeShare, una nuova opportunità di condivisione e crescita: saranno chiamati a confrontarsi infatti a teatro, nel 400esimo anno dalla morte del poeta, recitando Shakespeare in lingua insieme ad altri due gruppi di giovani, uno proveniente da Londra e un altro russo. Un'altra occasione di essere globish".

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#miniNEWS | WWW.LEGGOPASSWORD.IT Fiera di San Settimio, la città si prepara alla festa Fiere di San Settimio, al via il 23 settembre all’indomani della festa del Patrono. Dal lontano 1304, l’autunno a Jesi inizia con le Fiere di San Settimio, uno degli eventi più attesi delle Marche. Oltre 600 il numero delle bancarelle tra ambulanti ed espositori – provenienti da tutta Italia – con merci di ogni genere e prodotti tipici di qualità che animeranno le vie e le piazze del centro storico e tutta l’area a ridosso delle antiche mura medievali. Dalle ore 8.30 alle 24.00, tre giorni ininterrotti di colori profumi, sapori e musiche diventano un appuntamento irrinunciabile per decine di migliaia di visitatori che contribuiscono, con la loro presenza, a creare l’atmosfera tipica di una suggestiva e spettacolare festa popolare. A differenza degli ultimi due anni, quest’anno le bancarelle saranno disposte (procedendo verso l’Arco) su lato destro del Corso Matteotti. Tra le novità, all’occasione il CJMAE organizzerà un’esposizione di auto, moto e trattori d’epoca di almeno 30 anni nel parcheggio delle Conce, con ingresso ed uscita in via Castelfidardo, proprio sotto gli ascensori per piazza della Repubblica.

QUANDO LO SPORT FA BENE ALL'ANIMA Praticare sport fa bene all’anima. Allenamento dopo allenamento, si potenziano i muscoli del buon umore, aumenta la potenza del sorriso, si perdono chili di stress: a prevalere, sono solo le sensazioni di leggerezza e benessere. È quanto insegna la storia di Francesca Kosinska, la plurimedagliata jesina vincitrice del 39° campionato assoluto di nuoto Finp (federazione nuoto italiano paralimpico) svoltosi a Bergamo da l’1 al 3 luglio. A lei è andata una medaglia d’argento nei 50 metri stile libero e due medaglie d’oro, una nei 100 stile libero l’altra nei 200. Vicino a Francesca c’è Mimma, titolare del ristorante e pizzeria Orchidea di Jesi. Mimma si assicura che Francesca possa proseguire nelle competizioni agonistiche, aiutandola nel sostenere i costi delle trasferte: è il suo main sponsor ma, soprattutto, è un’amica. “Grazie alla sua vicinanza, sono riuscita a superare con grinta e determinazione le sfide più importanti – racconta Francesca - Sto crescendo ora verso nuovi obiettivi. Aver vinto queste tre medaglie per me è come aver vinto i mondiali o gli europei. Ciascuna medaglia è per metà mia e per metà di chi ha avuto sempre fiducia in me”.

a rosora la festa provinciale dei nonni, iniziativa di obiettivo famiglia federcasalinghe Domenica 9 ottobre, al Palazzetto dello Sport di Angeli di Rosora (Via Roma), l'associazione Obiettivo Famiglia Federcasalinghe Regio Marche organizza la 7a Festa Provinciale dei Nonni, con il patrocinio della Provincia di Ancona e del Comune di Rosora. Si inizia alle ore 16.00 con il ballo in pista accompagnati dall'orchestraspettacolo "Sara Band"; alle ore 20.00 apericena per tutti e poi ancora danze, musica e divertimento fino alle 23.00. Durante la serata saranne premiate 4 coppie di nonni. Per partecipare è consigliabile la prenotazione dei tavoli al numero 0731 720395 (o.p.) o 338 2327701. Costo di ingresso € 7,00 tutto compreso: l'incasso della serata sarà devoluto a sostegno di iniziative di assistenza agli anziani.

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Password 4 - Settembre 2016 by Chiara Cascio - Issuu