NAT SCAMMACCA POESIE DI PROTESTE ANTIGRUPPO
S E RIE : C I C LO S TI L I - CEN TR O S TUD I NATSC AMMACC A
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POESIE DI NAT SCAMMACCA
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FEBBRAIO 1972
Indice Il sistema
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INDICE
Un sentito ringraziamento va ll’amico Antonino Contiliano che con la sua attenta e preziosa opera ha permesso controllando verso dopo verso, parola dopo parola il ripristino di questi. Ha visionato, corretto, aggiunto, parti mancanti non presenti nel mio ciclostile in parte altamente degradato.
4 IL SISTEMA 5 CAPOGRUPPO D’AVANGUARDIA 6 DESTRA A DESTRA AVVITA A DESTRA 8 L’UOMO SCIMMIA 9 NON C’E’ ALTRO MONDO CHE QUESTO 11 ERA MIO ZIO “ U MASTRU FIRRARU” 13 SOLTANTO CON UN SORRISO 14 MI URLA LA RABBIA 17 ANTI MITO 19 SICILIANO 21 NOVE APRILE 22 CHI SEI TU? 23 I KENNEDY A SAN PATRIZIO 24 ANTIGRUPPO: Proposte antigruppo per una vera funzione delle riviste culturali 27 DUE SICILIANI A GREENWICH VILLAGE, N.Y. 28 MIA BELLA PANTERA NERA (PER ANGELA DEVIS) 29 FRATELLI DI SOLEDAD 30 NESSUN CAMBIO A NEWS YORK 32 L’IO NEL NOI 34 PECORE IN TELEVISIONE 35 MONDO PIATTO 36 ANNO UNO 37 RETORICA DI SANGUE 38 CICLOSTILE ORIGINALE “NO AL FASCISMO” 62 ANTIGRUPPO PREMESSA DI ANTONINO CONTILIANO 67 ANTIGRUPPO 21 PUNTI DI NAT SCAMMACCA 80 ANTIGRUPPO SAGGIO DI MARCO SCALABRINO DISEGNI DI NICOLO’ D’ALESSANDRO
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IL SISTEMA Possiamo comprometterci, o giovani che gridate selvaggiamente, e vivere col fradicio sistema – infatti non ce n’é altro – Cosa faremo o miei selvaggi giovani cosa faremo? Angela così giovane e bella dietro le sbarre un fiore nero del sud infradicisce il sistema il sistema. I più in silenzio continuano a mangiare miei giovani di piazza, non vi sentono chiusi nella penombra televisiva il sistema il sistema parla e predica a loro dio mio, giovani che gridate in piazza, essi sono morti più freddi delle pietre e non lo sanno. Cosa faremo o miei giovani di piazza cosa faremo ?
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Sono gentiluomini, gli uomini del sistema, o miei selvaggi giovani che urlate, sono così perbene e gentili le nostre invettive li offendono strepitando nelle loro orecchie distruggono il gioco dei signori perbene giocolanti con posizione e privilegio. Noi scompigliamo il sistema delle leggi delle bombe atomiche e dei missili pershing che per loro funziona a perfezione sono così grassi, così infastiditi delle grida in piazza. Cosa faremo miei giovani selvaggi Cosa faremo?
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Voi studenti così diversi così pieni di idee! I politici e incorrotti I meridionali vogliono fatti a vegetare. Cosa faremo miei giovani selvaggi Cosa faremo? Il sistema il sistema il sistema funziona così bene nel suo fangoso olio. L’insegnante dinanzi la sua classe vuol essere con tutte le sue forze il duce degli studenti il preside di scuola il duce degli insegnanti l’ispettore al ministero il duce dei presidi il direttore nel suo ufficio il duce degli impiegati il proprietario terriero il duce dei braccianti il capitalista nella fabbrica il duce degli operai il banchiere nella banca il duce delle nostre tasche i duci i duci i duci! il sistema il sistema il sistema! Cosa faremo miei giovani che gridate in piazza cosa faremo? PAGE
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CAPOGRUPPO ’AVANGUARDIA Dalle nostre penne esce la sacra verità incomprensibile, segreta; trasuda da tutto il nostro inchiostro. Chi non è del nostro gruppo è falso egli scrive soltanto con l’acqua. Noi non dobbiamo riconoscerlo tanto meno ascoltarlo, parlare o sognare di lui. Chi parlerebbe a una pietra? E meno di pietra egli è. E’ niente. Soltanto i nostri seguaci sono nostri nel tempo nel luogo e nello spazio. L’acqua dei nostri cervelli così pura e limpida non dovrà mai essere insudiciata da parole semplici. Difendiamoci con l’odio e ricordate: un incontro con altri ci tradisce e vi rende nostri nemici. Non abbiate fiducia in alcuno (o in alcuna lingua). Ora andate ma non raccontate a nessuno che noi respiriamo pensiamo o viviamo. Tenetevi nell’ombra e camminate guardinghi nel Buio dimenticando per solo ricordare che la loro verità è bugia
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A DESTRA A DESTRA AVVITA A DFESTRA Ovunque ci voltiamo 1e maglie dure del sintomo ci cacciano ci allineano dolcemente - con un colpo leggero qua rudemente - con un colpo più forte 1à se ci voltiamo in direzioni contrarie ci avvitiamo a sinistra. Volta per volta girando a nostro modo - sinistra di colpo finiamo naso a naso col direttore con l’ispettore del sistema ed hanno sempre ragione. Allora gli ammortizzatori del sistema ci riassorbono ospedali-prigioni-manicomi ospizi-obitori-scuole isti-tu-ti isti-tu-ti isti-tu-ti ci avvitano a destra
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1e 1ungbe code di traffico ci avvitano fortemente - dolcemente leggermente - pesantemente ci avvitano tutti.
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“Sanguini tutto l’inferro e anche il paradiso se farò come vuole il sistema o come dice il direttore” gridai l’altro giorno. Soltanto l’io sa perché questo avvita a sinistra quest’altro a destra. Bye-bye tu non mangerai solo morirai bye-bye senza carne bye-bye senza lavoro bye-bye senza denaro bye-bye a destra a destra. La raccomandata: “o accondiscendi girando a destra e riconosci l’autorità regole-regole-regole non ribellart al ragionevole ingranaggio ingrana coll’organizzazione
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scopo senza scopo gira a destra o lascia. Noi siamo sorpresi da tale... spicialmente daparte tua che sempre rispettosamente abbiamo avvitato a castra non possiamo permettere una frattura - tu respingi il nostro santo principio avvita a destra a destra a destra dispiaciutissimi ci piange il cuore ma per il bene del sistema à bbiti l’ultima paga a destra a destra a destra avvita a destra. Facendo lunghi cerchi a sinistra ho fame essi tengono tutti i fottuti cardini ho freddo sbattendo le corna contro il sistema girando a sinistra fuori dai dentelli FUORI
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L’UOMO SCIMMIA
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L’uomo scimmia fissa rabbiosamente il cielo insensibile - soltanto cinquantamila anni hanno formato il suo cervello e tuttavia si fa chiamare demi-dio. Carpendo il momento di propria gloria giustifica l’atto con leggi-bombe, magnifica la sua statura con suoni d’orchestra e poesie net il detto assoluto cerca di sconfiggere le mandibole del tempo. Questa grossa scimmia si guarda allo specchio e si ama a morirne
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NON C’E’ ALTRO MONDO CHE QUESTO L’uomo più grande quello più noto sicuro seduto su comoda sedia sta andando alla deriva – alla deriva siate buoni voi peccatori – ora – non c’è altro mondo che questo. La più bella puttana regina di films e di milioni è ben seduta – pensa lei – Prima donna giovane ricca ma sarà vecchia e puzzerà siate buoni voi peccatori – ora – non c’è altro mondo che questo. Oh presidente oh presidente tu vincerai - e come potrai perdere – hai ammazzato tutti i morti di fame bombardandoli a suon di dollari nostri e naplam attento – si sciupano – è un vero peccato tanto denaro speso siate buoni voi peccatori – ora – non c’è a 1tro mondo che questo. Oh grosso grasso uomo sei più ricco dei peccati abiti su una gronde alta collina la guerra e il sangue raggrumato moltiplicano le tue banconote. Seduto comodo, grassone Alimenta stabilimenti di guerra e mulini vomita cannoni per vincere e peccare grida al mondo: guerra – guerra – guerra siate buoni voi peccatori – ora – non c’è altro mondo che questo. O ministro, aggrappati al posto al tuo ufficio tradisci la riforma PAGE E M A I L : I N F O @ N AT S C A M M A C C A . N E T
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scivola all’estrema destra ma tieni nascosto il fatto e afferrati fortemente al posto voltandoti nell’altra direzione, la guerra orecchio da mercante in questi giorni e queste notti mentre i fascisti spaccano la testa agli studenti siate buoni voi peccatori – ora – non c’è altro mondo che questo. Grange robusto formidabile padrone sulla terra come può il piccolo bracciante osare di prendersi la terra. Sì, assolda sicari e manganelli ammaccagli la testa a Trapani a Reggio non è una novità i romani lo fecero pure siate buoni voi peccatori – ora – non c’è altro mondo che questo.
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Che i ricchi diventino più ricchi!’ Che i poveri Sventino più poveri! I potenti ancora più forti! Uccidete per amore di uccidere! Odiate per amore d’odiare! Inquinate fiumi e ruscelli puliti! Niente più lasciate sano! Tenete tutto tenete scuole tenete cibo tenete spiagge tenete ville tenete terra se anche l’aria tenete niente ai ragazzi proprio niente! siate buoni voi peccatori – ora – non c’è altro mondo che questo.
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ERA MIO ZIO “ U MASTRU FIRRARU” “Quando morirò la bandiera la voglio rossa, rossa dico e non drappeggiata sopra me su un corpo inerte no, non in tal modo non una bandiera piagata senza vita senza vento che non si muove che è morta ma vessillo vivo, vessillo rosso orgogliosamente portato alto nel vento”. II “In alto, sì, così lo voglio! Mi senti? Oh questo vento silenzioso nelle mie orecchie c’è poco tempo così poco tempo. Presto, dico, più vicino alle mie labbra mi senti? Sì, tu – proprio tu – portala davanti a me nella lenta processione portala, ma con orgoglio orgogliosamente ripeto perché è il mio ultimo saluto.” III “No, per piangere, no – niente lacrime Sono un uomo il piangere è alle mie spalle ed io muoio morendo come tutti gli uomini muoiono uno e per uno in una strana solitudine eccetto la bandiera che mi sventola davanti viva nel vento con orgoglio dicendo agli amici e a tutto il mondo: morto è u mastru firraru”. IV “E ricordati – niente preti nessun corvo nero – che stiamo lontani da me pur se il sindaco pensa che PAGE
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rosso e nero s’intonino. Per piacere – ripeto – niente preti meglio andare dicendo “cu-bai” con la bandiera rossa spiegata che garrisce alta nel vento.” V “Alta, dicendo a tutti: era un uomo povero che conosceva soltanto cose semplici, sì, che i ricchi sono ricchi e i poveri sono poveri e che la morte per gente come noi è una bara povera di semplice legno e che la vita non significa niente viviamo questa farsa e moriamo soli per sempre eccetto quella bandiera rossa spiegata alta nel vento”.
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VI E noi portammo la bandiera rossa per primo io nella mia mente – per lui il fabbro un piccolo vecchio povero come un topo per lui l’innalzammo sopra le nostre teste davanti a noi anche se il sindaco piegata a morte la vuole noi, suoi nipoti, i soli figli del fabbro mio figlio e gli altri andando lentamente nella sua processione. “Si, ragazzo, se è soltanto un’asta di bandiera che ti pesa sii contento, non lamentarti, è facile portarla ché pesi più gravi ti piegheranno, portala, ragazzo, ma con orgoglio porta la bandiera rossa altea spiegata”.
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VII E adesso le lacrime sono asciutte mentre la bandiera rossa al ‘passalatri’ va davanti a lui il pugno di saluto il suo ultimo addio e la bandiera rossa spiegata alta nel vento.
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SOLTANTO CON SORRISO E gli uomini saranno buoni Sì, faranno soltanto con e buone come se i cieli fossero sempre azzurri e il profitto non fosse misura delle cose. Costruiremo insieme sì, noi e allora io sarò tu e tu sarai me e spartiremo le nostre cose in parti uguali i poveri saranno ricchi e i ricchi poveri ringraziando chi prende la loro roba con sorrisi soltanto con sorrisi. E i governanti verranno fra noi a dire la legge lassù è solo un cappio al collo del lavoratore se noi scendiamo, le catene-leggi si frantumeranno si spezzeranno e il lavoratore sarà libero la legge del padrone non esisterà più e i padroni rivolteranno le tasche e non nascondono più niente si indicheranno l’un l’altro per dire: abbiamo rubato la terra e i suoi prodotti adesso restituiamo tutto bruciando gli atti e ogni strumento di possesso che i campi da ora in poi siano aperti a tutti e i muri crollino in terra e nelle nostre menti. Nelle città i costruttori di palazzi di cemento – pilastri di pietra e di potere – fracassino le proprie impastatrici si lavino le mani sporche di sangue rosso dei morti bianchi. Incolonnati o sparsi a ventaglio ritornano in campagna alle spiagge e alle colline con un sorriso soltanto con un sorriso. E coloro che innalzano sistemi e piramidi ritornano alla base alle province alle frange demi-dî si sederanno tra la gente unendosi ai noi diventeranno piccoli sempre più piccoli mangiando meno sempre meno con un sorriso PAGE
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soltanto con un sorriso.
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E un araldo convocherà una schiera di trombettieri per far rimbombare la buona notizia sulla terra con trombe d’oro e la notizia risuonerà nelle orecchie e tutti crederanno che il lupo è diventato pecora che il banchiere non succhia più sangue che il borghese non disprezza ma ama l’operaio che tutti i torti del mondo saranno raddrizzati e tutti i sistemi della terra appassiranno-sfioriranno-moriranno e gli establishments si dissolveranno nel blu e tu ed io e noi crederemo che tutto succederà con un sorriso soltanto con un sorriso.
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MI URLA LA RABBIA La mia piccola bimba dorme lieve è il suo respiro il silenzio ricopre la nostra abitazione rispettosamente credetemi, la bellezza dorme il suo sonno lieve il pilota nell’azzurro ne ha visto gli occhi attorno a sé le lunghe ciglia sulla candita guancia tondeggiante ella dorme e tutto è lieve respiro. Mia moglie va in punta di piedi per le stanze figura di fanciulla resa matura e madre. Non sono esse in quel che sono come i ricchi vezzeggiati fino a sembrar principi? In testa mi urla la rabbia guardando fuori dai vetri appannati di ghiaccio vedo la mia morte. Sfreccia rombando il treno élevetèd che ci esclude cielo sole e stelle che annerisce strade senza verde. Il fumo tesse fili di veleno nelle strade-prigioni incassate tra mura ricopre di fuliggine il mio davanzale uccide la vita della pianta che coltiviamo fa nere le narici della mia bimba. Le ciminiere non fumano per me i braccianti miei vicini si alzano mattino su mattino per farle lavorare, per farle fumare per oscurire il giorno con la notte del mattino e mentre le facciamo lavorare i nostri cari respirano gas. Vorrei dare ai miei campi verdi, e onde infinite una casa ampia e buon cibo da gustare e libero transito per andare a volontà e non tenerli chiusi in una strada di cemento in questa catapecchia che scricchiola di vecchiaia abitazione che attende ancora flussi d’emigranti
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poveri diavoli dall’Italia e Portorico La mia piccola bimba dorme lieve è il suo respiro il silenzio ricopre la nostra abitazione rispettosamente.
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ANTI-MITO L’uomo non è Dio ma è non abbisogna di mito basta la verifica e la verifica è l’uomo. È la verità! Altro? È il non vero anche se presupposto scientifico fende il buio e spinge l’uomo dove non può arrivare né con gli occhi né col cuore. Allora è mito mito è uguale a religione. È ora? Volete rifugiarvi nella mente volando con le ali della mente al di là di voi stessi? È un inganno. Andando più in là sarete spiriti evanescenti più pallidi sempre più pallidi e scomparirete in cerchi di nulla cerchi che non sono cerchi perché non contengono nulla o volete stringere in un anello di ferro tutto ciò in cui volete credere? Questo pesantissimo mito la fede che si appresta ad assediare forti capezzoli di femmini terrestri e, cieco, cammina narici sature di terra cieca, mito. Non dite che il mito è quello che trascende che è tono e intendimento delle cose che abbraccia l’esistenza l’anello più perfetto degli (anelli). No! Questo non è mito!
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Qua c’è l’uomo. Esprime l’io. Qua è l’io. Ci spingiamo fin dove noi (stessi) Siamo, non oltre. Lì c’è il dubbio Lì si specula. Lì nasce la scienza la religione: il non essere.
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SICILIANO Facendo ritorno all’isola attraverso tre generazioni ritornando a queste spiagge rocciose mare calmo templi e colonne bianche tempo silente colline nude di alberi che udirono una volta la ruota del cocchio 1 e fusa del pino frusciante di notte nel vento e la soffice pressione dei calzari ai piedi picchiettio passante nell’anfiteatro bocca spalancata a bere il cielo azzurro siciliano II scrollando lentamente anni dopo anni di domande oltre la conoscenza di luoghi abitudini amori e canzoni perduto nel trambusto della lotta per vivere per sopravvivere tradizione perduta luce vaga offuscante in distanza onde salate d’acqua spruzzano nella notte bagnando le nostre guance lamento sussurrante del tempo onda dopo onda dimenticando chi eravamo da dove venivamo siciliano III dèi del passato dèi dell’isola perduta svegliate in me la brama d’errare per tornare a far luccicare una luce nella scia della stella che vaga mi conduce per questo sogno vago chiedendo ci ero
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una volta lì dove sono i dirupi dov’è il porto del mare bianco nella luce del sole bianco ripetendo vibrazioni di caldi mezzogiorni calura tremolante gocciolante sudore che stilla memorie sul nocciolo mio siciliano IV
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l’isola verde d’inverno bianca d’estate è un mondo di costa che si curva battuta dall’onda carezzata dall’ondetta abbracciata da profondità di smeraldo limpida fino al fondo del mare pesci annusano lenti oltre passando barche di legno greco romano soffice polvere e il tempo batte un minuto un’ora un anno un secolo battendo in me segnandomi siciliano.
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NOVE APRILE Gli uomini buoini muoiono. Carne da sacrificio – agnelli – Portatelo gentilmente – vi prego – non vedete quarto immacolatamente bianco è il suo amore? Abbiate cura portatelo gentilmente – vi prego – o la sporcizia e la lordura del mio nero Sud macchieranno tutta la Sua bellezza la Sua bianchezza il Suo puro e bianco amore. Guardate! Il suo sangue scorre e d è puro innocente pu1ito ed Egli è bianco AGNELLO Il Sud beve il Suo Sangue e dissetato il suo odio e sia l’amore per l’amore. Ed ora canta America canta una lunga canzone di dolore per Martin Luther King. Portatelo ma portatelo con gentilezza – vi prego – e laviamo la nostra lordura col pianto per Lui per Lui per Lui questa processione e questo canto funebre.
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CHI SEI TU? Chi sei tu: sei per la legge e l’ordine? Benedetti i selvaggi anarchici, essi odiano l’ordine E dannate siano le anime che esitano sul ciglio. Se tu il perfetto fallito, sempre più povero Ogni volta che stringi il tuo pugno privo di denaro O ti arrampichi sui pioli della legge e dell’ordine? Il successo fallito ti lascia sempre broncolante nella sabbia senza amore. Giù, voi, anime tonnate che state sul ciglio. Anche il mezzo più nobile per fini malvagi significa uccidere così come il mezzo malvagio per fini nobili è soltanto stortura del semplice: legge e ordine. Signore! Benedici le pecore non ambiziose di tutto il mondo (intero ma dà loro corna per colpire mentre cristianamente baciano le damate anime lente di cervello che esitano sul ciglio.
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Liberaci dai ricchi burocrati e fa che gli uomini più poveri possano vivere felici nel governo (di Dio. All’inferno 1’ordine e la legge politica dell’uomo e le anime lente che esitano sul ciglio.
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I KENNEDY A SAN PATRIZIO Io non sono morto, non sono morto i mici figli mi portano e io non morirò perchÊ essi vivono. Su tutta la terra io ancora posso sentire la mia voce la mia stessa anima respira sulle labbra di mio fratello nel tempio di San Patrizio. Le mie ricchezze ai poveri e la mia vita e la mia vita.
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ANTIGRUPPO: Proposte antigruppo per una vera funzione delle riviste cultura Premessa:
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1) La rivista deve trovare nel suo discorso un denominatore comune in modo da raggiungere tutti i vari livelli dell’uditorio. Non per convincerli, naturalmente, ma per sostenere un punto di vista che non deve essere necessariamente lo stesso per i vari gruppi dell’uditorio. Il denominatore comune deve essere la chiave non del persuadere ma quella dell’essere compresi. 2) È necessario che le riviste diano diverse possibili in¬terpretazioni con conclusioni differenti poiché la verità delle cose e dell’esistenza non è assoluta. 3) La differenza d’opinione tra intellettuali va incoraggiata – non si deve sperare mai ché i redattori delle varie riviste raggiungano un punto d’accordo –. Più esiste il dubbio nel metodo, nel pensiero, nella scienza, nella poetica, meglio è; infatti, più le opinioni saranno diverse, più i risultati sa¬ranno molteplici. L’accordo totale ostacola ulteriori scoper¬te nelle possibili verità dell’esistenza. 4-) La necessità di ottenere consensi porta a galla nell’uomo gli istinti animaleschi, ciò dovrebbe essere evitato nella scienza, nella retorica e in qualsiasi altro campo del pensiero, dando alle opinioni isolate la possibilità di essere accolte sulle riviste, incoraggiate e rispettate. 5) Scopo del messaggio delle riviste sia la comprensione e non la persuasione. 6) Altro scopo del messaggio dovrebbe essere sempre la verità anche quando non è accetta all’uditorio. Il discorso soste¬nuto dai redattori deve essere valido almeno per loro stessi e non sofistico. Va condannato, proprio per questo, il metodo scientifico della persuasione usato dal sistema mar¬keting americano con scopi falsi; induce, infatti, gli altri ad accettare ciò che non è vero nemmeno per coloro che lo sostengono. 7) Il vero è la tesi sulla tematica per migliorare sempre il mo¬do di vedere le cose e l’esistenza. 8) L’unico non senso accettabile nel discorso di una rivista e nei testi dei suoi collaboratori è ammissibile quando le situazioni sono connesse a relazioni umane. Il non senso può contentare la parte animale dell’uomo, ma sarebbe meglio se soddisfacesse il senso umano dell’uomo. 9) “L’osservanza di regole, di forme e d’istituzioni. nell’arte è generalmente condanna alle stesse regole” (Luciano Chechi, Il Verri 35/36). Ma io aggiungo che se tali regole non vengono per niente accettate, allora non sono regole. Se le regole, in generale, non sono accettate, allora non ci sono regole. Può esserci solo “Una possibile poetica” che serva da suggerimento e che lasci adito al formarsi di altre poetiche. 10) la comprensibilità di un testo per riviste aumenta proporzionalmente con il rifiuto di considerare le istituzioni-forma, poiché il discorso della rivista è estensione nel tempo, nello spazio e nel luogo e questi elementi non sono certo istituzioni forma. 11) la poesia o il testo di prima qualità non vanno valorizzati dal cervello, ma dall’essere tutti i livelli come interezza e non come insieme di parti. 12) un discorso frutto della partecipazione di molti o di interventi globali mistici su scala europea è tentativo di schiacciamento dell’individuo in cui exploits in confronto a quelli dei gruppi, sono la vera misura dell’arte e del livello di una rivista, perché mettono in risalto le differenze e non sono così intonati come se tutti i componenti fossero concordi oppure subordinati a un capogruppo o a un sistema (come successo nelle Il Verri 35/ 36). Ecco perché apprezzo molto l’interpretazione che Giannini Diecidue dà del ventunesimo punto nel suo articolo “Antigruppo come impegno”, pubblicato sul primo numero della rivista Impegno 70. (21: una ricerca dell’esistenza dell’uomo nell’esistenza, con l’intendo di costruire una strada pragmatica, cioè la migliore possibilità per la PAGE
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creazione di scopi validi, per continuare l’esistenza. Che l’uomo trovi eventualmente la sua eternità nella stessa esistenza e non annulli se stesso nell’incomunicabilità, nella nullità, nel silenzio). 13) le riviste culturali circolanti finora in Italia sono state condizionate dall’eccessivo rispetto alle istituzioni-forma del passato; lo spirito che impegna il testo classico è, infatti, espresso nel linguaggio dell’élite, perché all’élite è indirizzata dato che interessata una classe sociale superiore per possibilità economiche e capacità intellettiva. Quando le istituzioni-forma si spezzano o vengono storpiate per eccessiva ricchezza di colori, di dettagli, avremo allora il barocco e il decadentismo; quando il tutto diventa assurdo, si giunge al futurismo; quando il tutto è pazzesco e irrazionale, si parte dal surrealismo per arrivare alle varie espressioni dell’avanguardia. In tal modo, dunque, le riviste non avranno mai alcun contatto reale con un uditoriomassa, agevolando lo status quo e l’establishment perché rinunciano alla battaglia su l’unico campo dove la contesa può avvenire. L’interpretazione aristocratica della cultura isola le riviste rendendole innocue. 14) Nelle riviste, la filosofia dovrebbe cedere il passo alla filosofia della scienza, specialmente alla filosofia della psicologia. La filosofia ha perduto 3000 anni interessandosi idealisticamente di metafisica, tralasciando ogni aggancio con la realtà dell’esistenza che circonda l’uomo. La filosofia dovrebbe interessarsi di metodi pragmatici, di sistemi che partono dalla realtà dell’io, dalla realtà delle cose che circondano l’io, in modo d’aiutare l’uomo a risolvere problemi immediati, e non dovrebbe limitarsi alla ricerca di nuovi mezzi di retorica che servono ad abbellire le stantie espressioni inespressive dei vari professori d’università, giustamente imbalsamate e accantonate, perché, libere, servirebbero soltanto a portare acqua al mulino dell’establishment culturale, poiché le case editrici si mettono subito a loro disposizione con un solo scopo: la difesa del sistema. 15) È una gran fortuna che non esista un uditorio perfetto, quello che purtroppo ancora le riviste cercano, soltanto così, infatti, i redattori o l’equipe delle riviste sono costretti a esprimersi in modo comprensibile. Forse un uditorio perfetto si potrebbe trovare tra i computers, ma per i computers sono necessari redattori ed équipe perfetti e perciò cervelli elettronici. L’équipe con tendenze neoclassiche (vedi l’intervento di Giorgio Barberi Squarotti nella rassegna Esoeditoria Italiana, Trento) che cerca di organizzarsi su piano europeo fa un tentativo di dimostrare che il linguaggio è logico, mentre sappiamo che in molti casi è ideologico; che la società e le sue istituzioni sono logiche, mentre sappiamo che sono irrazionali; che l’establishment culturale segue regole e istituzioni classicheggianti, mentre sappiamo che alla base di qualsiasi metodo o sistema di regole sta l’irrazionalità dell’esistenza e che la disciplina e l’ordine ordine e la perfezione sono una farsa del mondo capitalistico, una farsa che va smascherata in modo che il mondo mi ritorni in mano all’uomo comune e al dilettante. 16) Una scienza del linguaggio non ha ragione nella rivista; ogni individuo manipola, infatti, ciascuna parola in modo da farle esprimere la sua esperienza e il suo modo di vedere le cose. Forse la scienza del linguaggio potrebbe anche tentare di imporre regole sulle parole generiche, ma è proprio con tali parole generiche che si allontana dall’espressione concreta per andare verso quella astratta, che è la peggiore manifestazione dell’arte, retorica o poetica che sia. 17) L’arte non potrà mai inchinarsi alla scienza. È inutile che l’autore scientifico dica: “non m’interessalo stile”, l’arte e la scienza cozzeranno inesorabilmente e la scienza soccomberà perché è un mito. L’arte è un’espressione umana che è realtà, mentre la scienza non è. L’arte è espressione della natura e dell’esistenza. Oggi esistono varie ragioni per cui équipe di varie riviste letterarie sentono il bisogno di promuovere assemblee e incontri con quelle delle nuove forze che come funghi (gli anti) spuntano qua e là sotto un cielo grigio di pioggia, visto dai redattori e dai direttori delle varie riviste come un triste periodo per la cultura. Sta di fatto che le forze culturali delle riviste continuano ad esprimersi sempre attraverso i soliti canali e con la stessa intensità di una volta, mentre alla grande bestia-società con tutte le sue organizzazioni complete e complicate ci schiaccia sotto il rullo compressore, e tutti avvertiamo la strumentalizzazione inumana messa PAGE
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a disposizione di pochi editori e redattori che detengono il controllo dei mezzi di comunicazione, e protestiamo cercando di difenderci da questo insieme di situazioni che si condenzano in una sola parola: establishment. Enuncio qui appresso le ragioni della nostra protesta: 1) La sfiducia nell’individuo comune, considerato incapace di accogliere tesi, enunciati e principi culturali, dettata da un atteggiamento borghese abbracciato sovente dalle riviste letterarie. 2) L’intolleranza intellettualistica di chi si sente bravo e con molta presunzione afferma aristocraticamente che ciò che è difficile e meglio, mentre noi sappiamo che ciò che è semplice e chiaro è raggiungibile; anche se brutto, è sempre bello e meglio perché riesce a comunicare con l’uditorio ed esprime spesso ciò che è informa larvata è già nell’uditorio stesso. 3) L’impossibilità di capire chi è il vero nemico della cultura e quali armi affilare per combatterlo. (Dobbiamo evitare infatti ciò che è successo sul numero 35/36 del Il Verri che direttamente ha dato un formidabile appoggio letterario all’establishment, colpendo indirettamente le forze populiste Anti, le quali, invece per raggiungere la massa amorfa dell’uditorio hanno trovato le seguenti strade: ciclostilati (vedi: Esistenza Antigruppo, Gli Anti di Palermo, Polemica Aperta, Collettivo R, Firenze ecc…..), le riviste distribuite in piazza come volantini (Impegno 70), il recital di poesie nelle scuole come penetrazione di forza d’urto contro l’ambiente borghese di maestri, presidi, direttori, che si sono sentiti gridare in faccia quanto stupido è il loro discorso culturale, il lancio di cooperativa di scrittori che sia nel campo letterario un’alternativa al sistema editoriale. 4) Le riviste non fanno alcun passo positivo verso un’azione costruttiva o, se è necessario, anche distruttiva perché anche quest’ultima è sempre un processo positivo in quanto implica un mutamento, e perciò processo. Non hanno cercato fino ad oggi di affiancarsi a naturali alleati per irrobustire le fila e il peso del discorso culturale. In genere, le riviste disprezzano l’individuo isolato accolgono più facilmente il gruppo. È, questo, un atteggiamento irragionevole perché la rivista viene a perdere il suo naturale fronte d’intesa su vari livelli con altre iniziative, in alto, e sempre per questo atteggiamento di esclusivismo ignora e seppellisce gli isolati, il cui apporto potrebbe essere valido perché originale è diverso dal formalismo rispettato dall’equipe. Naturalmente la rivista, così, rimane piatta, irreale, di una sola dimensione e i redattori possono essere paragonati agli uomini chiusi in un manicomio, che mangiano cibo che non esiste, che parla ai muri che non ascoltano e che si credono uccelli, ma non hanno ali per volare; allora seppelliscono le loro teste nella sabbia gridando istericamente: no, no, no, no: “ogni volta che qualcuno punta loro l’indice dicendo: “tu sei un uomo, soltanto
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DUE SICILIANI A GREENWICH VILLAGE Due lingue latine vanno per Dugal Street ed hanno occhi siciliani. Vocali aperte si curvano nel terso azzurro del cielo e fluttuano nell'oro e nell'argento. Il beatnik barbuto si ama quando dice «I miei capelli sono lunghi ma io sono io». Oh! la pietra della città è pesante nei canyons dove le finestre fiammeggiano come anime di vetro. Colori ribelli e barbe abbracciano il vento e fremono contro l'unità commerciale che pensa e agisce per noi. La candela sfrigola occhi piangono chitarre tormentano l'aria di cera mentre i suburbi scorrono attraverso la porta e il cantante balbetta. Cosa si vuole: paradiso o inferno da caffè schifosi e falsi flamenco lamenti di nero e rosso attraverso l'apparato nasale? Un filo d'aria sconvolge palloncini colorati di sogni quando le ragazze-bene fanno capolino chiedendosi quali perle spargeranno per penetrare la notte insanguinata. Orecchie latine bevono nel flusso di melodia del villaggio i geroglifici rapidamente congelati sull’osso sanguinante. Noi versiamo lacrime di pazzia fuggendo nelle strade bagnate come pesanti gocce di pioggia ci disperdiamo nella notte.
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MIA BELLA PANTERA NERA (per Angela Davis) Gli americani warlords credono di vedere la tua vera morte nella morte legale. Un vero nodo che ti pende sulla testa una testa morta — la TUA testa morta! Guardali! Bramano il tuo sangue. Ora tu sai molte cose, bella pantèra nera. Nessun individuo si compromette totalmente col grande Stato e vive. Nessun grande Stato uccide l'individuo e sopravvive. Tutto questo è cattivo — male, è uguale schiavitù. E esattamente ciò che i signori della guerra vogliono! Non CONTRATTO sociale o politico. È frode! E GIA la morte! –
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Ma tu sai pure, svelta pantèra nera, che esistere è resistenza, è impegno per tutti per tutti noi-protestatoci-negri-poveri-studenti-scrittori-poeti. È ribellarsi contro la loro morte per noi. Resistere è vita – fa vivere, ora, COMPLETAMENTE!
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Si, tu sai tutto questo e per questo non ti possono uccidere né ora né mai, mia bella pantera nera.
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FRATELLI DI SOLED I dollari coniano fascisti sulle poltrone d'Italia vedremo i colonnelli? come in Grecia, Spagna, Bolivia? Heath ammazza gli irlandesi Ulster e Pompidou è sulla cresta dell'annullamento proporzionale. Chi sparò a Martin Luther King? Chi cercò di assassinare Brandt? Chi ammazzò John Kennedy? Chi chiuse la bocca a Bob Kennedy? Chi uccise Jackson a San Quentin? Ho paura! Aspettate e vedrete ammazzeranno pure me e anche te, sì anche te. La CIA è là, dietro quell'albero, dietro quel muro intercetta le nostre telefonate accatasta fascicoli su fascicoli ci numera, ci segna, ci prepara la morte o fratelli di Soledad!
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NESSUN CAMBIO A NEWS YORK I deboli passano cappelli in mano passano. Meno che deboli mandati via rifiutati venti freddi penetrano nell’intimo freddo mentre colui che non cerca più cammina. Nessun posto nessun lavoro rifacendo i passi della speranza. Respinto. Il muro si è alzato e su di esso il privilegio siede caldo e grasso. Al di là, come un gioiello, come un sogno, c’è il posto cercato voluto tenuto lontano dalla presa da un anello piazzato su una sedia dietro una scrivania-fortezza. Giù per le strade dure – libera via per tutti i piedi senza meta va e passa un eroe lodato crema di un periodo.
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Un ghigno ironico slitta nel suo solco occhi amari annacquano il pavimento. Svuotato – solo fra molti Sistemi – servono alcuni chiusi dal gergo d’anticamera barriera per porci. Fortuna – colpire o mancare colpire o mancare per non avere Gioventù – tempo da sciupare tempo da sciupare cercando un posto Cambio – per un uomo ricco «prova qualsiasi cosa una volta che c’è da perdere» Nessun cambio –Un nichel non può comprare un biglietto per casa per i poveri contenti di cambiare con un uomo ricco anche per un giorno. Che ridere! Che ridere! Sua moglie lo sgriderebbe fino all’inferno. Una volta per sbaglio i suoi figli piccoli in una gita scolastica scesero dal verde Scarsdale (paese di ricchi) ai tuguri di New York «Mai più, oh mai più»
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Ribellione
Solo
Piccole menti chiesero «Questa è la democrazia?» «Oh mai più». –Tirate giù il sistema dannatelo rompete i muri. Noi vogliamo cambio! Dividete il gioco con noi o morite. –Dieci soldi, un dime e un viaggio di ritorno a casa!
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L’IO NEL NOI Girate l’io verso il noi ma ancora un io niente catena nessun vero legame nessun vero nodo. Liberi. Chiedete perché Girate in trovate in questo io il noi in tutti i vostri voi come me.
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Girando a sinistra vorticate verso confini più lontani le province degli ultimi a mangiare a dormire ad avere gli antigruppo lì in fondo ciascuno trovi la risposta propria se a sinistra la mia se a sinistra la nostra.
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PECORE ALLA TELEVISIONE
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Preferiamo grattarci la cute pruriginosa Con voluttuoso piacere piuttosto che pensare a bombe atomiche. sdraiati comodamente Seguiamo altre pecore alla televisione. Riempirci la vita di simili sepolture Può darci un biglietto per un flash sogni. La lentezza scandisce sfavorevoli traduzioni d’immensi strati di noia Riecheggia l’ambizione di qualche illuso Cerco alla verità e alla fissione Quest Soldati chiamo amore Versace
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MONDO PIATTO L’uomo pratico in doppio petto porta nere scarpe da conservatore con queste cammina per le sue stanze i soffitti sono piatti egli detesta le curve. Il suo mondo è piatto costruisce la sua casa su un terreno livellato non c’è alcun pendio nel suo soggiorno. Squadra gli alberi delle strade forme a casaccio darebbero ombra non frutti. Se Trapani fosse sui fianchi di Erice a romboide a coni o in altre forme fantastiche a guardare la luna curva l’uomo pratico porterebbe i sandali.
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ANNO UNO
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Allora il bracciante lascerà la vanga dicendo - Basta! questa terra è mia Camminerà verso il municipio dove quel cretino d'impiegato FINALMENTE smetterà di scrivere e guardando nel cielo -di colpo - vedrà una nuvola bianca - LIBERA Si metterà a marciare a fianco al bracciante da stanza a stanza fino all'ufficio del padrone. Entreranno senza bussare per annunciare coi dittafoni "Ascoltateci tutti DA OGGI INIZIA L'ANNO UNO ogni uomo sulla terra mangerà lo stesso pane avrà la stessa paga. Guai a chi vuol essere padrone!
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RETORICA DI SANGUE SI. sono ANTIFASCISTA non violento dichiarato ma violanto antifascista.
Solo una mossa verso II colpo di stato ammazzeremo II fascista lo. tu. tutto il popolo.
VOGLIO rosicchiare fino all'osso la eams del fascista.
Sangue scorrerà caldo per la strada tutto II Paese pieno di sangue annegheremo II fascista nel nostro sangue lo. tu. tutto II popolo.
VOGLIO affondargli nella pancia la mia lama. VOGLIO Il suo sangue sparso sulla piazza. VOGLIO ammaccare col mio tacco la sua teste. Sì sono ANTIFASCISTA amo ma odio I fascisti che attaccano lo studente il contadino l'operaio. A Trapani all'una di notte frustano il segretario del P C. GRIDO DI RABBIA sputo sul fascisti lo, tu. tutto II popolo.
Ogni borghese venduto morirà GUERRA CIVILE! Chi esita sul ciglio non si salverà. Fiumana di sangue - o con noi o contro di noi sangue e sempre sangue Il mio. Il tuo. di tutto II popolo! Attorno all’Isola se II colpo tenteranno Il maro sarà sangue Il mio. Il tuo. di tutto II popolo. SI. sono ANTIFASCISTA non violento dichiarato ma violento antlfasclsta! Fuoco a fuoco sangue a sangue lo. tu. tutto II popolo.
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21 PUNTI
od tin voluptat praesse quisit utpat nisci eraessequam dolenim do ex eu feugait
PREMESSA : ANTONIO CONTILIANO
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Gli “anti” al congiuntivo dell’estetica populista di Nat Scammacca … i “nuovi 21 punti”
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Se per J. Bruner la poesia è un modo di pensare e di agire il mondo al congiuntivo (non accettare l’ovvio come tale ma meno ovvio; far vedere l’invisibile meno invisibile; rendere logico l’illogico e l’inconoscibile meno inconoscibile), non meno tale è il pensiero estetico “anti” del visibile e del dicibile dell’arte e della poesia, quello problematizzato dal poeta siculo-americano Nat Scammacca (in Sicilia) sul finire del Novecento. È la posizione che Scammacca ha elaborato sia nello scritto dell’“Estetica Filosofica Populista dell’Antigruppo Siciliano” che nei “nuovi ventun punti” della poetica “Antigruppo” sul finire degli anni Sessanta del Novecento e nel magma dei rivolgimenti della contestazione culturale e politica del ’68. È l’estetica “anti” che, a difesa dell’individualismo democratico radicale, è proposizione dell’inclusività culturale e politica democratica delle parti senza parte (per dirla con l’ambivalenza paradossale de la politicità dell’arte e la politicità della politica di J. Rancière del “Disagio dell’Estetica”, 2004/2007). Nella visione “anti” di Nat Scammacca, distante dai blocchi di potere dell’epoca, il disaccordo politico contro l’ordine esistente, il dissenso estetico per la diseguaglianza delle parti (emarginate dal “comune” sensibile e sociale condiviso) e la lotta per l’eguaglianza si ritrovano, almeno per chi scrive, nel pragmatismo “antimetafisico” deweyano (Ericepeo I – p. 65 – non a caso, ci sembra, ci lascia una poesia “In difesa di John Dewey”). E, per inciso, al fine di rendere visibili i termini dell’intento dei “nuovi 21 punti”, sulla base del presupposto del principio della differenza nella somiglianza, non esitava a dichiarare d’impatto che la questione toccava il diritto della partecipazione di tutti e ciascuno; senza discriminazione pregiudizievole, ognuno, mediante la propria individualità artistico-poetica unica, era soggetto capace di partecipare alla costruzione di un comune sentire del mondo e di percepire quel mondo come il “comune” stesso che egualmente attraversava la sensibilità e i linguaggi della politica e dell’estetica. Per la prima volta, i “nuovi ventun punti” videro la luce fra le pagine del giornale “Trapani Nuova”; subito dopo furono impaginati per i tipi di Celebes Editore, Trapani, 1970. Vengono ripubblicati nel 1990 insieme con le poesie (et alia) nell’opera Ericepeo; precisamente nel terzo volume, “Ericepeo III”. Ericepeo è opera in tre volumi e, a suo tempo, edita da Coop. Editrice Antigruppo Siciliano, Il Vertice/Editrice e Cross-Cultural Communication. Il perché degli “anti”, si legge nella nota introduttiva, è nel fatto che un poeta o uno scrittore “antigruppo non può permettersi il lusso di essere inclusivo o esclusivo; […] scopo principale dell’antigruppo è quello di incoraggiare la polemica. […] attaccare lo status quo di certi ambienti, di certi scrittori pacifici, intrappolati in una certa corrente. […] in armonia pacifica con la loro esistenza, con il loro mondo sociale e culturale, con un gruppo letterario”. Liberi, “antiintellettualistici e comprensibili all’uomo comune”, hanno tuttavia l’obbligo di “un’espressione sofferta”. Perché la politicità dell’arte e della poesia, nel linguaggio che gli è proprio, mantenga vivo e costante il polemos dialettico con la politicità della politica, come tensione permanente tra le parti in gioco del/nel sistema, è necessario che gli “anti”, conservando una certa distanza tensiva, nell’intreccio duale e congiuntivo del consenso/dissenso rispettino il proprio del linguaggio artistico. Quello del poeta Scammacca, infatti, è il congiuntivo del sogno di una poesia “Imperfezione Antigruppo” – “ […] so / che il mio io è infinitamente / imperfetto” (Ericepeo II, p.55) –, quanto capace di curare e mantenere una pratica e pragmatica “visione del mondo” duale, plurale. Una visione che sappia cogliere la coniugazione della “bellezza” come relazione plurale o molteplicità di “parti” e “differenze” che, fermo il principio
della “somiglianza”, sapessero costruire un mondo di consistenza co-operativa oltre i limiti e le regole dell’ordine dell’establishment. “Solo similarità nelle nostre differenze” (Ericepeo III, p. 17), recita il primo (1) de “i nuovi ventun punti dell’Antigruppo”; dall’altro, il ventesimo (20) punto recita: “scopo principale dell’arte è la ricerca delle vere differenze tra una cosa e l’altra; ogni cosa è unica e veramente differente da un’altra, […] Arte è contraria a qualsiasi similarità o identità scientifico-religiosa universale; è contraria all’universale astratto e dilettantesco (corsivo nostro) della ricerca per la perfezione identica (forma perfetta platonica) delle copie tecnologiche, fatte in serie” (Ericepeo III, p. 17). 2 Gli ideali di perfezione (i sogni del mondo al congiuntivo) – scrive Nat Scammacca galleggiano in questa articolazione di eterogeneità (relazionali e cooperative), perché tutta l’esistenza “ha la sua ombra immateriale. Ogni cosa che è presuppone ciò che non è […] L’uno privo dell’altro rimane incompleto e imperfetto” (“Bellezza emozionale”, Ericepeo II, p. 99). Una visione del mondo, questa del poeta Scammacca, che rifiuta e osteggia ogni omogeneizzazione ideologica curata ad hoc, o quella del potere dell’establishment che, direbbero G. Deleuze/F. Guattari e M. Foucault, cura la disciplina e il controllo delle parti sociali escluse, in quanto potenzialmente ribelli e anti-intruppamento; per cui necessario è neutralizzare lo sguardo di chi non sai da che posizione ti guardi (J. Lacan). In gioco – scrive Scammacca – è lo sguardo “populista” (il popolo escluso) o plurale (come l’intendeva lui) che lotta contro “l’opinione pubblica”, ovvero quel tipo di opinione fatta e controllata dall’élite classista al potere e dai mass-media di supporto (giornali, editoria etc.). Lo sguardo dei piccoli e delle piccole cose contro i grandi e le inquadrature identitarie (la morte delle differenze nell’astrazione medusea della “similarità logicistica”) furono il lievito della posizione della battaglia culturale-politica dei “ventuno punti” di Scammacca; furono elaborati a livello teorico e posti a dibattito, mentre i suoi testi poetici ce ne hanno reso l’esempio dilatato come poesia concreta e informazione comunicativa dell’“io nel noi”. Da ognuno perfettamente godibile, estetica e poesia furono sparse per le strade e le piazze dei recital popolari, e a voce dispiegata (non c’è testo di poesia di Nat che non trasudi di questa aria). Una poetica di fondo stimolava quella scrittura, l’oralità e i testi attorno a questo nucleo fermo delle singolarità pragmatiche in cammino e divenire, e ciascuno componente dell’Antigruppo era chiamato a incorporarne il tessuto critico come permanente democrazia non delegata. In fondo la loro identità stava nell’essere “anti” e nella logica inclusiva del diverso piuttosto che in quella dell’“idem” escludente e annullante le differenze dell’altro, le parti fuori sistema. I ventun punti della poetica di Nat Scammacca erano molto chiari a tal proposito, e di certo non ignoravano la qualità dello scrivere letterario e poetico. Quando uno scrittore non ha niente da dire e bene, è bene che taccia, evitando così di “far perdere tempo all’uditorio. È necessario, logicamente, che l’autore si orienti a studiare una certa linea del passato […], seguendo […] il suo pensiero. In tal maniera il
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LA NAVE DEI FOLLI DI NICOLO D’ALESSANDRO PAGE
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passato dà una certa influenza all’artista del presente ma contemporaneamente l’artista s’impone al passato attraverso il processo di ricerca che riflette soltanto l’io dell’artista; sarà l’uomo del presente a imporsi agli scritti del passato e non gli scritti del passato a imporsi all’uomo di oggi” (XXI, Estetica Filosofica Populista dell’Antigruppo Siciliano, p. 82). Se l’individualità scappava dalla subordinazione a un partito, all’organizzazione di un blocco che, comunque, chiedeva disciplina di linea e di condotta univoca e uniforme, non si era affatto disponibili a quella unificante di una linea poetica standardizzata che non fosse quella della sovversione continua e propria della/alla lingua poetica.
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L’Antigruppo fu così un vero aggregato “populista” o pluralità in cammino (preferiamo un’analogia logico-matematica) anziché un insieme gruppale di poetica e anime che si rafforzavano nella sovrapposizione dell’onda armonica del pianoforte, o di altro strumento a corde di lunghezza limitata. Non tutti avevano la griglia di un’unica identità e la stessa “immaginazione” visiva, o metaforica, o tematica. Ciò risulta anche dalle coeve pagine della Rivista “Impegno70”, poi “Impegno80” (diretta da Rolando Certa). Ognuno, come parte, vedeva il mondo, l’azione poetica e il linguaggio poetico d’uso in base ai propri presupposti; ma, essendo “comune” il mondo estetico-politico in cui battagliare, si cercava/ sperimentava di con-vivere, con-sistere e di cooperare come se si fosse una concreta tensione congiuntiva di eterogenei; e ciò senza, naturalmente, alienare la tendenza democratica del polemos dissensuale che li strutturava in maniera particolare. Un testamento, ci sembra, questo dell’estetica populista di Nat Scammacca quanto mai attuale nell’oggi dell’inquinamento estetizzante e di acritico consenso dell’informazione e della comunicazione (nell’ attuale società di massa deprivata delle fabbriche dell’ira e avviata sempre più agli eccessi del godimento privato); una potenzialità da risvegliare e, senza sosta, ri-cominciare rigenerando l’estetica populista e distinta partizione politica degli “anti” al congiuntivo dissensuale. Antonino Contiliano (Marsala, 10 luglio 2019)
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ANTONINO CONTILIANO
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P r i m o t r a g u a r d o d i u n p o e t a n o n d e v e Il poeta deve essere pronto a polemizzare e deve e s s e r e l a f o r m a o i l l i n g u a g g i o , m a i l essere con trario ad accettare qualsiasi tipo di t o n o c o n i l q u a l e e g l i , p o e t a , s i e s p r i m e autorità espressa sia da un capogruppo, da una etica poetica, da una religione o dalle varie . Il n o st r o o r e c c hio coglie subito il tono di una poe sia case editrici: quando questo è espresso giusto, cioè quando il poeta ha artisticamente intuito una fra le possibili migliori espressi o n i . N é l e p a r o le, né la form a creano que sto tono, ma u n i ns ie m e d i a t teggiam enti colti nel mome nto giusto; g en era l m e n t e , l a vera espressione si co glie da lla lingua parlata perché la lingua parlata è Punica a darci il modo mi gl i o r e d i e sp r i m erci e perché im plica la tota le pa r tec i pazi o n e d e l l ’ i ndividuo al m odo primitivo di e spr e ssione linguistica. Una espressione letteraria impersonale n on ri u sc i r e b b e mai ad ottenere il giusto tono, pe r c hé il giusto tono è particolare, ed è particolare ad un individuo .
a) v iv a tutti i pre sumib ili s o tto b o s c hi le tte rari, l’ e spre ssione de gli i ns ig nif ic a nti è d e mo c r a z ia dire tta; b ) libe rtà totale agli e nti, a lle c o munità , a g li indiv idui di pe rif e ria; c ) c he il gov e rno loc ale a p p o g g i c o n un f iume d i de naro gli sc rittori loc al i e le lo r o iniz ia tiv e ; d) più e ne rgia, più app o g g io a i mo v ime nti c e ntrif ughi! abbasso tutti i mo v ime nti c e ntr ip e ti! e ) c he i pe ggiori sc ritto r i, i b a lb uz ie nti s uo nino pure la loro c ampana im p a r a nd o d a q ue l s uo no il linguaggio;
2 Non è l a fo r m a c h e c r e a i l c a p o lavoro ma l’ atte g g i a m e nt o d e l p o e t a s t e s s o .
f ) c he la pole mic a inf ur i! a b b a s s o i c a p ig r up p o e gli sc rittori importanti e i p o e ti p iù b r a v i!
g) ric onosc e re a parità d i me r ito la p r o te s ta d e g li sc rittori, de i c onte statar i d i p ia z z a ( c he no n s c r ivI m p o rt a n t e è c h e l’autore di uno scritto sia in c ontinua ono) , de gli stude nti e di tutti g li U ltimi; r id ime nc o n t e s t a z i o n e e p e r c i ò s i a l ’ a t o m o s i n g o l o c h e p r e m e sionare il c onc e tto di sc r itto r e c he no n f a p iù p a r te c o n t r o g l i a l t r i a t o m i o rg a n i z z a t i e d i s c i p l i n a t i e c h e di una c lasse priv ile giata , una c la s s e d i p o c hi, p e r c hé c erchi d i sc o m p i g liarli con il suo attegg ia me nto di c on- oggi, tutti sappiamo le gg e r e e s c r iv e r e ; tes t azio n e ; c h e c r ei il caos e modifichi la lor o orga nizzazione che a sua volta richiederà una riorganizzazione; h) c he nie nte sia sac ro! le is tituz io ni c o ns id e r a te senza d i l u i , se n z a questo atteggiam ento de llo sc r ittor e sac re siano i primi be rsa g li; non avverrebbe, infatti, alcun mutamento o miglioramento. Il mutamento anche se per un lavoro impersonale i) c he ogni c osa sia div e r s a d a un’ a ltr a ; c he s i p uò s e m b r a r e p e g gioram ento è sempre più va le vole de l insista a me tte re in riliev o le d iff e r e nz e e no n le n on cam b i a r e . I l p eggior m ale dell’esiste nz a , in ve r ità , somiglianze tra i pe nsie r i, i s e ntime nti, le p e r s o ne , è i l no n c a m b i a r e, il rimanere fermi, la posiz ione f issa , gli sc rittori, i gov e rni, i p o p o li. la posizione acquisita con l’autorità, è insomma tutto lo s t a t u s q u o . E c c o d u n q u e p e r c h é l ’ a t t e g g i a m e n t o n e g ati vo de l p o e t a d i f ronte allo stato delle c ose è una de lle qualità principali per uno scritto importante e valido.
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Il poeta deve essere pronto a polemizzare e deve essere contrario ad accettare qualsiasi tipo di autorità espressa sia da un capogruppo,
Ammesso che le abitudini abbiano una funzione fonda m en t a l e p e r l a vita e per la sopravvive nz a de ll’ uomo, sia come individuo o come componente della società degli uomini, dobbiamo tener presente che l’uomo comune segue sempre la pista delle abitudini anche quando queste abitudini diventano controproducenti e sono pesanti remore per il progresso della civiltà; l ’uo m o r i m a n e legato alle sue abitudini f ino a c r e a r e co n d i z i o n i so c iali assurde nelle quali br a nc ola c ie c amente, si dispera, ma rimane totalmente incapace di spezzarne la struttura e modificarla. Ancora peggio è i l c a so i n c u i l’uom o non si accorg e c he que ste a bit ud i n i l o so ff o c ano e lo tengono a live llo a nima le sc o del l ’ e si st e n z a , come succede in una soc ie tà pr imitiva agreste quale quella dei siciliani che vivono ai margini del mondo industriale ignorando il benessere del mondo m od e r n o p e r c h é incapaci, per tutte le a bitudini c he li soffocano, a stendere la mano e afferrare quel benessere. P eg g i o a n c o r a quando tra questi uomini c i sono a nc he qu el li p i ù i st r u iti e quelli che occupano una posiz ione di comando che preferiscono non allungare la mano per fare q u a l c o sa p erché tutta questa palude , que st’ a c qua stagnante significa vivere tranquilli e pacifici anche s e s o l t a n t o i n se no alla loro classe, e a c c e tta no que ste condizioni per abitudini pur sapendo che, se le cose cambiassero, essi diventerebbero dieci volte più ricchi, più potenti; chiudono così il cerchio vizioso da dove s i p u ò sc a p p a r e soltanto con la emigr a z ione . Se que sti uo m i n i , a c a u sa delle proprie abitudini, pur a ve ndone l’occasione, non desiderano cambiare le cose e miglio rarl e , a c h i i l c o mpito di contestare e pr ote sta r e ? Allo scrittore ed essenzialmente al poeta. Non si deve creare i l co n t e n u t o d i un discorso perché il c onte nuto è pr es ent e i n n o i e a ttorno a noi; dalle cose c he non a c c e tt i am o a t t i n g i a m o la ragione per scriv e r e e non solo la ragione, ma anche l’impulso, la spinta e, direi, l’istinto.
di risolvere i problemi che in essa esistono, così che le masse possano vedere quella situazione non soltanto da un la to ma da tutti i p u n ti d i v is ta d e i d iv e r s i s c r it tor i e poe ti a ff inc hé in e s s i, le tto r i- ma s s a , n a s c a ir r evocabilmente la comprensione della verità complessiva della loro stessa esistenza in una società di uomini. È assoluto dovere dello scrittore creare una nuova r e ligione , una nu o v a mo r a lità d e lla c o n te s ta z ione , c he non la sc i più tr a n q u ille le p e r s o n e c o n te n te .
Ecco perché, come ho già detto, la polemica è il tessuto dei c a p o l a v o r i . S e gli scrittori e i po e ti non c ompr e ndono questa fondamentale necessità di polemizzare, a l l o r a , i l m o n d o e l a s o c i e t à r i t o r n e r e b b e r o a l l e c o ndizioni nelle quali si trovavano i cinesi centinaia di anni fa, quando i secoli passavano senza apportare alcun cam b i a m e n t o . Affinché gli scrittori e i poe ti sia no in co n t i n u a c o n t e stazione è im portante c he gli individui s cri t to r i n o n si accordino tra di essi e c he viva no ne l caos l e t t e r a r i o e che ciascuno di ess i off r a la pr opr ia interpretazione della situazione sociale, il suo modo PAGE
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Anche se esistesse Dio, egli vorrebbe proprio questo dal p oet a, c he l ’ uomo r imane s s e il b a mb in o c h e n a s c e n d o dice no e questo no fosse una verità accettata perlomeno da gli sc r ittor i se non dalle p e r s o n e c h e s ta n n o in p o ltrona. Annuncio perciò, da queste pagine, questa nuova religione secondo la quale gli scrittori non debbono più pe r me tte r e a c olor o c h e s o n o b e n v e s titi, a c o lo r o c he si godono la vita a d is c a p ito d e g li a ltr i, d i b e n d a r e gli occhi ai loro simili e certe volte anche agli scrittori ste ssi, a c c e tta ndo lo sta tu s q u o , lo s ta tu s q u o c h e è la c o n d i z i o n e p e g g i o r e p e r u n u o m o . L’ u o m o v i v e s u l l a terra soltanto pochi anni e non deve abbandonarsi, anche se sa c he Dio non e siste , e n o n d e v e p e r d e r e c o mp le tame nte la spe r a nz a ne lla p r o p r ia e s is te n z a . D e v e e s s e r e l’uomo a scoprire la sua eternità in questo mondo, para dosso de i pa r a dossi, un e s s e r e e te r o g e n e o c h e d iv e n ta eterno, che cambia e rimane lo stesso di prima; deve e sse r e l’ uomo a c r e a r si u n p a r a d is o s u lla te r r a , ma n o n que l pa r a diso sogna to da tu tte le r e lig io n i. I l p a r a d is o dell’uomo deve consistere nella partecipazione, nell’ e s s e r e u n i n d i v i d u o d i ff e r e n t e d a t u t t i g l i a l t r i , o g n i uomo in sé un mondo individuale, ogni uomo in sé un Dio. Se c’è quel tizio che protesta e dice, « ma io voglio vive r e in pa c e , so c he la mia e s is te n z a f in ir à e p e r c iò voglio vive r e tr a nquillo a c c e tta n d o le c o s e c o s ì c o me sono » si de ve r isponde re :n o e a s s o lu ta me n te n o . Q u e l tizio non deve fare altro che trovare una pistola e spararsi perché egli non vuole lottare per diventare un Dio. Se accetta la sua vita effimera, ombra di un’ombra sfuggente nel tempo,ciò che esiste e non esiste, ciò che esiste e non esisterà mai per sempre e sempre, egli certo non vale niente e a un simile nichilista non resta altro che suicidarsi.
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in quel modo, accettare la realtà quella che è (egli, però, potrebbe anche accettare la mia realtà ).
Il poeta deve sempre basarsi sulle proprie espe- C i s o n o m o l t i m o d i p e r r i s o l v e r e d e i p r o b l e m i e r a g ri e nz e p i ut to s t o c h e s u n o z i o n i imperson ali o g i u n g e r e d e i t r a g u a r d i . I l m i o è u n o , e l o d i f e n d o , dialoghi intellettuali dialoghi intellettuali. e credo sia il migliore per raggiungere la mia felicQuesta tesi sostiene l’enfasi sul ’individualismo, su opini on i o p ro p o ni menti en u n ci ati so lt anto d al ’ind ivid uo e m ai p e r d e l ega da l ca po gru ppo o d a un c r it ico filo so fo co m e Cro ce o da u n cr i ti co di estet ic a. La c r it ic a è s e m p re u n’ar te der i vata , fo rse tra le p iù b asse e p iù volgari, la quale tende ,anche se “paternalsticamente”, sem p re d i s o pra f f a re l ’a r ti sta i n quest ione, p iut tosto che essere sottomessa a lui. La critica non deve esprimere solo l’opinione di un uomo; per essere critica valida dovre b b e r i assu mere l ’o pi n i o n e di milioni d i p er sone. Non accettiamo nessun corpo letterario la cui testa pensa per gli altri, dirige i movimenti delle membra- gruppo, privandole della libera espressione che è unica vera espressione artistica. Sosteniamo la comunicabilità prima di ogni cosa, la comunicabilità tra individuo e individuo o tra individuo scrittore e società, società massa operaia, contadina e classe media. Posizione assurda è quella di alcuni che preferiscono tagliare la propria gola e strappare la propria lingua pur di non dare al’altro individuo la possibilità di sentire e di comprendere, e questo è il caso dei gruppi di avanguardia italiana. Essi s o n o i p r i m i colpevoli, sostenitori de gli sc r itti ge ne ri ci e i m p e r so n ali, sempre alla ricerc a di una ogge ttività simile al caos del mondo nel quale vivono e che, in verità, li esclude e perciò nega loro la facoltà di ’’ca l a r si ” n e l ’ unica realtà rapprese nta ta da e ssi ste ssi.
5 Che ognuno accetti la realtà dell’altro; non imponendo, perciò, la propria realtà, la propria esperienza, i propri principi, la propria poetica, il proprio linguaggio.
ità relativa. Su un livello politico, potremo dire, per esempio, che per raggiungere una felicità relativa, un popolo usa un metodo politico, economic o e c c …, me ntr e un a ltr o p o p o lo n e u s a u n o d iv e r s o . Cr e do c he sia inte llig e n te a c c e tta r e e n tr a mb e le r e a ltà — si potrebbe dare ad esse più o meno valore ma è m e g l i o a cce t t a r l e s e n z a a nte p o r re l a p ro p r i a re a l t à — . Il mondo, oggi, è così eterogeneo, espresso su vari livelli di r e a ltà c he noi non s ia mo p iù c a p a c i d i a c c e tta r e u n solo modo di vedere le cose o per dirlo più chiaro, tutta l’esistenza. Dico, anzi, che il mondo potrebbe essere visto in una decina di modi diversi: sia a livello fisico, o filosofico, o psicologico, o scientifico, o letterario ecc… Ognuno di essi una realtà con pregi atti a descrivere, spiegare e risolvere problemi e quesiti scientifici e artistici. Non è questione di convincere l’altro, ma semplicemente un processo per fare accettare al’ altro la tua r e a ltà , da to c he l’ a ltro n o n c a mb ie r à ma i la s u a r e a ltà c on la tua . Ripe to, qu e s to p r o c e s s o n o n a v v e r r à . O g n i essere umano è un piccolo mondo in sé ed è terribilmente ge loso di que sto suo m o n d o in to c c a b ile . L a s u a r e a ltà , potrebbe, al massimo, far scoprire nella realtà dell’altro tutte quelle cose che erano rimaste nel’ombra o che que l’ a ltr o non a ve va s c o p e r to d a s o lo ; g li s i d à , c o s ì, la possibilità di r iva lu ta r e s e s te s s o e la p r o p r ia r e a ltà . La vera comunicabilità tra due individui-mondi non esiste, perché se esistesse io diventerei ”tu” e tu diven te r e sti ” io” c ol r isulta to d e lla d is tr u z io n e d i e n tr a mb i. A questo punto il lettore potrà chiedere come mai io insista sulla comunicabilità quando affermo che la vera comunicabilità non esiste. Semplice: la vera comunicabilità non esiste e noi dobbiamo contentarci di quest’altra che potremo chiamare pseudo-comunicabilità,
Nel giudicare gli scritti di un’altra persona si deve, i n p r i m o l u o go, cercare di accettare la r e a ltà di que lla persona sia come individuo che come insieme di principi. Non si tratta, perciò, di mettere in dubbio, come potrebbe fare un qualsiasi critico-pignolo, il perché lo scrittore abbia usato tale parola invece di tal’altra; ma una volta che lo scrittore si è espresso PAGE
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realtà, potrebbe, al massimo, far scoprire nella realtà d e l l ’a l t ro t u t t e q u e l l e c o s e c h e e r a n o r i m a s t e n e l ’o m b r a o c h e q u e l ’ a l t ro n o n ave v a s c o p e r t o d a s o l o ; g l i s i d à , c o s ì , la possibilità di rivalutare se stesso e la propria realtà. La vera comunicabilità tra due individui-mondi non e s i s t e , p e r c h é s e e s i s t e s s e i o d i v e n t e r e i ” t u” e t u d i v e n t e r e s t i ”i o” c o l r i s u l t a t o d e l l a d i s t r u z i o n e d i e n t r a m b i . A q u e s to pu nto il let to re po t rà ch iedere co m e m ai io ins is ta su lla comuni c ab ilit à quan do af fer mo c he l a vera co m u nic abilità non esiste. S emplice: la vera comunicabilità non esiste e noi dobbiamo contentarci di quest ’altra che potremo chiamare pseudo - comunicabilità, quella cioè di cogliere le vibrazioni della luce, del suono che fanno vibrare in noi, noi stessi, che ci fanno conoscere noi stessi e perciò indirettamente t u t ta l ’e s i s te nza ester n a. E qui r ico rd erem o c he o gni par ti ce l la de ll ’e s i s ten za è un a mo n ade ch e in s e s tes s a r if l ette il mondo perché è simile al mondo (anche essendo par ticolare e individuale); allo stesso modo la par ticella e, l ’uomo, guard a n do allo s pecch io il r if lesso di se stes s o, r ies ce a vedere g li altr i , c i oè met te in luce se stesso nel pro ces s o di co no scere gli altri. Noi siamo perciò esseri eterogenei e dobbia mo de s i de rare di r iman ere t ali e n o n s perare in u na co m u n i c a b i l i t à c h e p o s s a d i s t r u g g e r e i l n o s t r o i n d i v i d u a l i s m o.
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Ogni cosa in sé è una cosa diversa; questa è la ragione secondo la quale non si dovrebbe accettare la tesi dei fisici, i quali sci o cca m e nte affer man o ch e le par t icell e ato m ic he, bas e del l a nostra esistenza, sono identiche e non impor ta a chi appar tengano: esse sono talmente simili che il tempo stesso potrebbe a n d a re s i a ava nt i c h e i n d i e t ro. B a s t a s o l a m e nte u n p i cco l o ragionamento per far cadere questi castelli scientifici di car ta: noi siamo talmente grandi che non possiamo vedere la differenza tra un elettrone e l’altro, ma la differenza esiste ed è comp li cata com e lo è la dif feren za t ra un es s ere u m ano e l ’al tro. La realtà di ciascun individuo è separata da ogni altra e va esam i nata s olta nto esamin an do se stessi, no tando l e dif ferenze e le somiglianze, scoprendo in se stessi con l’aiuto dell’altro, cose prima sconosciute. Questo è il valore della comunicabilità.
6 Dare più enfasi crete che a
alle espressioni conquelle generiche.
Le lingue primitive, prima di cristallizzarsi in forme poco elastiche, in generale ,erano formate da parole
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che subito creavano nella mente una immagine conc r e t a d e l l e c o s e d i q u e s t o m o n d o e d e l l ’e s i s t e n z a s t e s s a . E s e m p i o d i t a l e l i n g u a g g i o s o n o L’ I l i a d e e l a B i b b i a . Le l i n g u e m o d e r n e i n c o r p o r a n o, i nv e c e , p a r o l e g e n e r i c h e c h e i n p o e s i a h a n n o u n a f u n z i o n e n e g a t i v a . Pre n d i a m o a d e s e m p i o l e p a ro l e i n f i n i to, a m o re, b e l l e z z a , p a ra d i s o, i n fe licità ecc… sono parole che molti scrittori, oggi, hanno il difetto di mettere nelle loro poesie e non soltanto i poeti ine sper ti sono colpevoli di ciò, ma anche quelli dell’avanguardia, anzi questi ultimi, direi, sono i veri colpevoli, perché il l e t to re n o n a r r i v a a co m p re n d e re i l s i gn i f i c a to d i u n a l o ro f ras e dove q u es te paro l e s i s us s e g uo n o s e n z a n e s s o l o gi co. Tra gli scr ittor i del per iodo romantico, Keats fu il più capace n e l l a c re a z i o n e d i i m m a gi n i co n c re te e S h e l l e y i l p i ù i n c a p a c e p e r c h é, a n c h e s e b r a v o t e c n i c a m e n t e, l a fo r m a d e l l a sua poesia r imane vuota a causa delle immense pause create da paro l e g ener ic he ch e p e r i l l e t to re n o n h a n n o a l c un s i g n i f i c a t o. O g n i s c r i t t o d e v e c r e a r e u n i m m e d i a t o c o n t a t t o co n il l etto re, deve ess e re un a ve ra e s p e r i e n z a p e r i l l e t to re, il quale arricchendo la sua personalità può nei rapporti con gli altri uomini ser virsi di quella esperienza evocata.
7 Dar e più impor ta nza al contenuto che alla forma. F or ma pr ima e contenuto dopo? Contenuto prima e f or ma dopo? Q uest a è l ’eter na q u e s t i o n e. E q u i fo r s e è me g l i o ve de re il p rob lem a at t rave r s o l a fi l o s o fi a de l l a p s i co l o gi a e la filosofia d ella fis i c a . Q u a n do n e l gre mb o mate r n o i l b am b ino p rend e fo r ma , co s a vi e n e p r i ma , i l co nte n u to, p rotop lasma, o la fo r ma de l l ’u o mo ? È l a fo r m a a p r i o r i ? M a i l a m a d re p o t re b b e i n t e r ve n i re i n q u e l n a t u r a l e p ro c e s s o d e l c o n t e n u t o, p ro t o p l a s m a , o d ella for ma c he, a p r i o r i s t i c a me nte o n o, p e r n at u ra , s i s v i l u p p a i n q u e l ’i n d i v i d u o c h e è n e l s u o gre m b o. Ce r to l ’individuo avrà forma di uomo, questa aprioristicamente è una ver it à; la for ma , i n q u e s to s e n s o, p re e s i s te ma n o n p reesiste il fat to c he i l n a s o di q u e l ’u o mo avrà u n a ce r t a lunghezza, né c he i s u o i o cc h i avra n n o u n co l o re a z z u r ro o n o cc i o l a ; t u t to q u e s to av v i e n e p e r p u ro c a s o q u a n d o uno sp er m a t ra m ili o n i s a l e l a c h i n a n e l p ro ce s s o di co nc e p i m e n t o. E a n c h e s e l ’ u o m o p o t e s s e d e c i d e r e q u a l e s p e r m a d o v e s s e i m p r e g n a r e l ’ u o v o, g l i o c c h i , i l n a s o, ecc. avreb b ero q ue l co l o re e q u e l l a fo r ma p e r p u ro c a s o,
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perché non è la volontà dell ’uomo a creare questo fatto a priori, ma dipende dagli urti, dalle combinazioni e dalle strutture delle cellule, degli atomi, degli elementi di cui è formato quel’uomo.Spostiamo ora questi termini a l po e t a e al l a s u a po ten z i a l e po esi a . S ap p iamo già c he g l i i m p u l s i p e r s e stessi co me o n de di un m are agit ato s’i nf ra n g o n o s u l l e r i ve e su l l e spi a gge d ell ’essere e c he a lc uni te nt aco l i del l ’ego ca o ti co esco no e s’ind ir izzano come un fiume di sentimenti verso un obiettivo.
a ) se ntime nti; b) pa ssioni; c ) inte lle tto e a bitudini;
il tutto a ttr a ve r so una su b lima z io n e d e l s e s s o . I n u tile ne ga r lo, que sta è la ve r ità , a n c h e s e mo lti s i r if iu ta n o di r ic onosc e r la . Noi sia mo q u e lli c h e s ia mo e il n o s tr o istinto se ssua le è un pun to f o n d a me n ta le n e lla c r e a z iD a l mo d o d i s co r rere di qu esto f i u me d ip end erà il fat to one poe tic a . se la poesia sarà un capolavoro o meno. Come lo sperma c h e s i c u r a m e n t e p r e n d e r à f o r m a d i u o m o, l a p o e s i a dovrà avere il linguaggio e le parole del poeta france se, i n g l e s e o i t al i a n o ch e esso si a ; sì, questo è d ec iso a pr i o r i al l a p o e s ia ; a l tra rea l tà a pr i o r i è inolt re il fat to che sarà una poesia. Tuttavia il corso di questo fiume di P i ù p e s o a l l a p a s s i o n e c h e d e l l ’ i n t e l l e t t o pa ro le - p o e s i a n o n po trà ma i di pen dere d a una mecc a - p e r c h é l a p o e s i a g u i d a t a d a l p u r o i n t e l ni c a d e c i s io n e e d essere u n a po esi a di alto valore; non l e t t o s i a l l o n t a n a d a l l e t t o r e d i m a s s a . si potrà dire prima, perciò, se la poesia sarà composta in decasillabe o in rima baciata. I n ogni modo, queste con- P e r c h é è i m p o r t a n t e l a p a s s i o n e p i ù d e l l ’ i n t e l l e t t o ? P e r c h é dizioni toglierebbero alla poesia la vera essenza creativa. l a p a s s i o n e è l a s o s t a n z a d e l l ’ i n d i v i d u o s t e s s o . È n a t u r a l e
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In vece l a p o e si a a vrà i capelli di un ce r to c olor e , c osì, naturalmente e non deciso da una forma automatica e prescelta. Il poeta veramente consapevole dei suoi m e z z i n o n s o t t o p o r r à p e rc i ò i l s u o c o m p o n i m e n t o a d u n e c c e s s i v o c o n t ro l l o i n t e l l e t t u a l e c o n u n a s c e l t a d i f o r m a
che esistano due estremi da evitare; primo, lasciarsi andare agli impulsi ciechi non ancora capaci psicologicamente di s eg u i re u n a p reci s a p i s t a, u n a d i r e z i o n e p o s i t i v a c o n u n o b iet t i v o o g g et t u al e; q u an d o c i o è i l p o e t a s i a b b a n d o n a a d a t t e ggiamenti schizofrenici e freudiani e si esprime su un piano d i l i m i t at a co m p ren s i o n e e c o n e s p r e s s i o n e a r t i s t i c a i d o n e a s o l t an t o t ra l e m u ra d i u n m a n i c o m i o ; s e c o n d o , s i p u ò s a l i r e a u n l i v el l o p u ram en t e i n te l l e t t u a l i s t i c o e p e r c i ò r i d u r s i a u n espressione pallida derivata e copia di quella vera e viva.
a priori, ma avendo, col tempo, acquisito abitudini ed es s end o p a ssa t o a ttraverso diverse espe r ie nz e a r tistic he , nel momento della vera creazione della poesia egli, poeta, si sentirà immerso in una realtà più vera di qualsiasi altro momento della sua esistenza e questa realtà si tra sformerà Gl i es t rem i s t i l i n g u i s t i ci di u n m e t o d o i n t e l l e t t u a l i s t i c o s o n o in realtà-poesia attraverso una spontanea intuizione, dive- m o l t o e v i d e n t i i n t u t t e l e e s p r e s s i o n i s p e c i a l i z z a t e c o m e a d nuta spontanea ed intuizione per le seguenti ragioni: esempio le scienze, la fisica e la matematica e anche certa 1 ) cap a c i t à t e c n i ca; 2) l i b er t à d i e sp r im ere i propri sentim enti; 3 ) u n a l e g g e r i ssima guida invece di un pe sa nte c ont rol l o i n t e l l e t t u a l e al punto, quasi, da pote r dir e c he la po es i a sc r i v e se stessa; 4) u n t r a sc e n d e r e dell’intero essere del poe ta ne l qua le s o n o ar m o n i z z a t e in altissim o rapporto di vibr a z ione , di con sa p e v o l e z z a, di avv e r t e n z a , t u t ta la realtà e tutte le q ua lità de l l ’es se r e u m a n o :
letteratura di avanguardia i cui scrittori intellettualistici tendono, creando simboli, ad escludere da ogni partecipazione l’uomo di massa. A questo punto c’è da dire che l’arte p i u t t o s t o ch e ri m an ere es c l u s a d a l l a s c i e n z a , d a l l a m a t e m a tica, dalla fisica, dalla letteratura d’avanguardia deve conquistare queste scienze cosicché, per esempio, il fisicoartista possa descrivere il mondo degli atomi in un modo t al e ch e u n a t eo ri a co m e q u e l l a d e l l a r e l a t i v i t à d i v e n t i c o mprensibile e perciò proprietà comune a tutti gli. uomini.
9 È n ecessaria l’ assenza di qualsiasi “paura”, la pien a libertà e la lotta aperta contro coloro PAGE
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ch e s o s t e ng o n o l o s t a t u s q u o .
a tte ggia me nti pe r sonali d e llo s c r itto r e . U n c r itic o le tterario può ritenersi ed essere ritenuto onesto, sincero, Troppo spesso il poeta e lo scrittore si rifiutano di scri- veritiero, eppure può commettere sempre un fondamenver e o d i d i r e quello che pensano p e r c hé c iò potr e bbe ta le e r r or e pe r c hé se m p r e a p p r o f itta d i tu tti i me z z i d i mettere in pericolo la loro carriera di scrittore e di comunicazione che gli vengono messi a disposizione poeti. Basta, infatti, urtare qualche giornalista o qualche a ff i n c h é i s u o i p e n s i e r i d i v e n t i n o l e g g i ; l e g g i a u t o di r e t t o r e d i una qualsiasi casa editr ic e , o ma ga r i uno r i t a r i e c h e n o n p e r m e t t o n o a d a l t r e e s p r e s s i o n i p i ù scrittore influente per bloccare il proprio avvenire. deboli di gareggiare con lui dato che non possono M o l t e v o l t e a vviene che lo scrittore e sa ge r i ta li pe r i- pa r tir e da una pia tta f o r ma d i d iff u s io n e c o me la s u a . coli non prendendo, così, una posizione a favore o a sfavore di una qualsiasi tesi, e assumendo, perciò, anche E g l i , c r i t i c o a f f e r m a t o , a c c e t t a t o e d i v e n u t o a u t o senza volerlo, una posizione letteraria qualunquista. rità detta leggi e, anche se cerca di negare il fatto, segretamente in cuor suo si gloria al pensiero che la L a v e r a c o l p a di questo m odo di p e nsa r e e di a gir e è s u a v o c e a b b i a u n g r a n p e s o s u t u t t i g l i a l t r i e d i s s emp r e d e i g iornalisti e degli scrittor i a ff e r ma ti c he , p r e z z a q u e s t i a l t r i c h e n o n s o n o r i u s c i t i a s o l l e v a r e pu r p r o f e ssa ndosi uomini liberi e a ge ndo in ta nti a ltr i l a t e s t a , l i d i s p r e z z a p e r c h é s a c h e q u a n d o g r i d a n o casi da uomini liberi, lo stesso creano attorno a loro un e p r o t e s t a n o , l a l o r o v o c e p u ò r a g g i u n g e r e s o l t a n t o mito di irraggiungibilità. Un uomo veramente libero, un u n n u m e r o l i m i t a t o d i a s c o l t a t o r i e d i l e t t o r i . uomo veramente onesto deve riconoscere il marciume, il difetto della sua posizione e soltanto allora l’uomo-scrit- L a p r o p r i a l o g i c a p o r t a i l c r i t i c o a p e n s a r e c h e n o n tore-giornalista non sarà strumentato di una posizione di s i p u ò p e r m e t t e r e a t u t t i d i e s p r i m e r e l a p r o p r i a o p i n autorità, parte cioè del’establishment nel quale si trova. io ne po ic hé al l a c im a d e l l a p i ra m i d e l e t te ra r i a c ’è s p a z i o
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E non dobbiamo sogghignare davanti ai russi o ai cinesi che nei loro paesi instaurano l’autocritica. Certo alla autocritica forzata è sempre da preferire quella volontaria che tiene l’uomo-giornalista-scrittore in guardia e facendogli desiderare la libertà e dandogli la forza di non creare un clima di paura.
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Un atteggiamento anarchico invece di una posizione letteraria stabilizzata e autoritaria che, con la complicità di qualche critico, strumentalizza i mezzi di comunicazione, arrecando grave danno al lettore.
per pochi e solo a questi pochi spetta il privilegio di spandere su un vasto e largo raggio la propria parola . Quale soluzione dunque a questa situazione? La soluzi o n e d i p e n d e d a g l i s t e s s i c r i t i c i c h e, i nv e c e d i i g n o r a r e t u t t i q u e i m a n o s c r i t t i c h e g i a c c i o n o s u l l e l o ro s c r i v a n i e e c h e r a c c o l g o n o p o l v e r e, s o l o p e r c h é e s s i n o n l i r i t e n gono mer itevoli di attenzione, potrebbero tentare di pub bl ic ar ne al c u ni e co s ì da re vo ce a g l i s co n o s c i ut i a n c h e s e p o co m e r i te vo l i . M a c h i d e i c r i t i c i , l a s s ù, av re b b e i l co raggio di fare una cosa simile? Essi sanno che le pagine delle riviste a disposizione sono poche e che le grandi case editr ici stampano un numero limitato di libr i e perciò non sanno frenare la tentazione di accaparrarsi questi mezzi di comunicazione e chiudere la por ta in faccia ai ’’n u ov i ”. S i te n g a p re s e n te c h e q u e s to s i s te m a l e t te r a r i o no n v iene c reato s o l tanto d a l l a s t r ut t ura c a p i t a l i s t i c a , m a dai c r itic i s tes s i c he s i d i co n o co m un i s t i , a n a rc h i c i e c h e, u n a vo l t a i n s e r i t i n e l s i s t e m a , s o l l e v a n o m u r a d i e s c l u s iv ità c he racc hiu do no i l p r i vi l e gi o p e r i p r i m i , i m i g l i o r i , e s o l t a n to p e r e s s i . Pu n to c a rd i n e, n e l c a m p o l e t te r a r i o, s a re b b e q u e l l o d i e l i m i n a re l ’i m m o r a l e a z i o n e d i p re m i a re i m i g l i o r i , d a n d o a l l o ro s e m p re i p r i m i p o s t i r i c o n o s cendo s o l o a l o ro il dir i t to d i co m un i c a re co n i l l e t to re.
È necessario Patteggiamento polemico artistico che mette in dubbio le posizioni più accettate, in modo che il lettore, dopo una attenta lettura, non accetti, qu a l e l e t t o r e - pecora, la pappa propina ta gli pe r pr ote ggere gli interessi dello status quo e perciò capitalistici; una assoluta enfasi su tutto Patteggiamento dello scritt or e , su l l a su a moralità, la sua pos iz ione in r e la z ione al l e c o se p i u t tosto che alla valorizza z ione de l modo di È pro pr io q u es to c he av vi l i s ce g l i a l t r i e l i f a s e nt i re co nscrivere stilisticamente e formalmente. Non importa quale forma lo scrittore impieghi ma sono importanti gli PAGE
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f i n a t i a l l a p e r i fe r i a , c h e l i f a r i t o rc e re s u s e s t e s s i i n u n r i s t re t to a m b i e nte s e n z a a l c u n co nt at to r i n n ovato re co n g l i a m b i e n t i p i ù p ro g re d i t i e p i ù a g g u e r r i t i . I n ve r i t à s e
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c i fo s s e u n o s c a m b i o d i p e n s i e r i e d i e s p re s s i o n i s i p o t re b bero scoprire vari scrittori di periferia che scrivono tanto bene quanto quelli che stanno al’apice della famosa piramide.
la libera espressione di bambini appena usciti dalla culla.
Qualsiasi ostacolo alla libera espressione di stampa dovrebbe essere interpretato non-costituzionale. Ogni 1 L’a r t i colo pubbli cato n el maggio 1970 su l l ’ « E s pres s o » da s c r i t t o r e d o v r e b b e a v e r e l a l i b e r t à d i d e s c r i v e r e q u a l s i U m b e r to Eco a d i fe s a d e l l a gra n d e e d i to r i a e d i q u e i p o c h i a si a ltr o sc r ittor e c ome e g li lo v e d e , e s e lo v e d e c o me sc r i t to r i a s e r v i z i o dell ’ est ablish ment c co ntro tu tti g l i al tr i un dia volo, c he lo dipin g a p u r e c o s ì, in te r e s s a n te , p e r ò , m e n o b r a v i è u n e s e m p i o p e r fe t t o d i c i ò c h e s t o d i c e n d o. c h e g l i s i d i a l ’ o p p o r t u n i t à d i r i s p o n d e r e l i b e r a m e n t e sullo ste sso me z z o di d iff u s io n e . I l g io r n a lis mo , a llo r a , diventerebbe molto più interessante anche se, in certi c a si, più volga r e . I noltre n o n d o v r e b b e e s s e r e p e r me s s o a nessuno di ripararsi dietro il paravento legale di una
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l e g g e i n s u l s a c o m e q u e l l a d e l l a q u e r e l a p e r d i f f a m a z i o n e.
Che la forma sia l’estensione del contenuto e perciò l i b e r a e s p r e s s i o n e d e l c o n t e n u t o . P e s o , d u n q u e , s u l l a Q u a n d o l o s c r i t to re i m m e rg e i l co n te n u to d e l s u o d i s co r s o s p o n t a n e i t à c h e s u u n a f o r m a l i s t i c a e s p r e s s i o n e i n f o r m e c h e s e g u o n o t a l e o t a l ’a l t r a m o d a , d e s t i n a t a c o l c r e a t a a p r i o r i e c h e d e f o r m a l ’ e s p r e s s i o n e a r t i s t i c a . tem po a pas s are, q u el l a for m a c h e e g l i c re d e va i n n ovat r i ce e È o v v i o c h e i g i o v ani non possono venir c i a dir e : i nostr i scritti aderiscono alla formula predetta dunque, sono capolavori. Ci sono, infatti, migliaia di giovani che sentono il bisogno di scrivere quando sono innamorati; è scontato che tutti dicano sempre la stessa cosa e che i loro lavori siano troppo ingenui e manchino di mezzi di espressione e di una cert a esp e r i e n z a a rtistica: non possono a ve r e , dunque , un valore artistico. Se, invece, uno scrittore, magari comunissimo, fa delle prove continue e riesce col tempo ad acquisire delle abitudini elastiche, dei mezzi consistenti, allorché s i t r o v e r à n e l m om ento giusto in cui se nte il bisogno di di re q u a l c o sa , in cui ha qualche passione e se ste sso da es pr i m e r e , si esprim erà spontaneame nte ma c a r ic o di quelle abitudini di espressioni artistiche già acquisite. È neces sa r i o c e r t o non ignorare l’im porta nz a de lla pr ima volta quando il poeta sente il bisogno di sublimare una sua passione in poesia; proprio quello infatti, è il momento in cui i l g i o v a n e sc r ittore dovrebbe essere inc or a ggia to. I n certo senso durante l’anno 1957 la Fiera Letteraria ebbe in Italia proprio questa funzione, ma incoraggiava i giovani in modo troppo paternalistico. Saper incoraggiare i giovani, infatti, è cosa molto difficile. Questo compito, a parer mio, do vrebb e e sse r e lasciato alle scuole. A c ominc ia r e da lle scuole elementari necessariamente ogni istituto dovrebbe avere il su o p i c c olo giornale sul quale, sin da ba mbini, si po s s a im p a r a r e a d esprim ere le proprie ide e ; sul qua le il bambino possa vedere stampate le sue creazioni che per lui valgono sicuramente quanto gli scritti del migliore scrittore d’Italia. Ma perché si ottenga una cosa simile si dovrebbe cambiare sia la politica che la legge italiana, la quale i m p o n e i l p r o p r i o controllo anche su un gior na lino sc olastico, ostacolando con tutta la pesante burocrazia anche
m o l to diver s a dal l e prece d e nt i , i n ve r i t à , d i ve nt a l a b a ra d e i suoi scritti. Soltanto quegli scrittori che riescono a supera re l e co s t r i z i o n i d i fo r m a s u v v i vo n o e g e n e ra l m e nte, s o n o co l o ro c he per l a pro pr ia s p o nt a n e i t à e p e r l a r i cc h e z z a d e l proprio individualismo non possono conformarsi alle regole. Più l a fo r m a è co m pl ic ata e s t a b i l i t a a p r i o r i , m e n o i l p o e t a r i e s c e a s o p p o r t a r e i l p e s o d e l t e m p o. A q u e s t o p u n t o, l o s c r itto re di avang u ardia f a l e s ue o b i e z i o n i e d i ce : « l a l i n g ua s tes s a è fo r m a e perc iò bi s o gn a d i s t r ug g e re q ue s t a l i n g ua s e vogliamo distruggere tutto il modo di pensare dettato da una società capitalistica che fino ad oggi prevale nel nostro paese ». Ma questo è un ragionamento da sofisti; perché agire così significherebbe annullare la propria esistenza, annullare le espe rienze accumulate attraverso generazioni, attraverso migliaia e migliaia di anni; significherebbe volere ignorare la ricchezza che l’uomo ha accumulato durante le epoche della sua esistenza. In verità, se gli scrittori italiani di avanguardia fossero coerenti co n s e s tes s i, al l o ra, per l o gi c a , n o n p o t re b b e ro p e r m e t te r s i n e m m e n o d i ra gi o n a re co n l a l i n g u a t ra d i z i o n a l e - c a p i t a l i stic a. Am m etto c he anc he q ue s to m i o ra gi o n a m e nto d i ve nt a sofismo, ma mi ci costringono proprio quelli dell’avanguardia o gni vo l ta c he r ies co a m e t te r n e un o co n l e s p a l l e a l m uro. Credo, però, che la cosa debba essere vista sotto due aspetti; u n o s o c i o l o g i c o e l ’a l t r o p s i c o l o g i c o. S e i n q u e s t o i s t a n t e l’uomo annullasse le parole, la lingua, tutti i mezzi con i quali descrive e conosce il suo ambiente egli, non soltanto dist r u g g e re b b e l a l i n g u a , m a a n c h e l ’ u m a n i t à . S e l ’ u o m o n o n po trà più f ar s i intendere d i ce n d o ’’p o r t a” p e rc h é l ’i d e a d e l l a p a ro l a ’’p o r t a” è s t at a d i s t r u t t a , n o n p o t rà p i ù a p r i re o c h i u d e re l a p o r t a p e rc h é a v r à d i m e n t i c a t o t u t t a l a s u a e s p e r ienza e il linguaggio attorno a tale parola. Una settimana sotto PAGE
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simili condizioni e l’umanità tutta perirebbe; ecco perciò l’utilità della lingua che rappresenta tutto ciò che l’uomo h a i m p a rato n e l s u o m e z zo m i l i o n e d i a n n i s u l l a te r ra . Per il rinnovamento della lingua si possono soltanto sost i t ui re, a q uelle ch e vo gliamo scar t are, al tre paro l e, m a a condi zi one ch e queste n uove parol e s iano es pres s io ni comuni del popolo. Questo è molto difficile, e gli aderenti a l g r u p p o d i a v a n g u a r d i a 6 3 d i m e n t i c a n o c h e n o n c ’è s c r i ttore ne lla sto r ia ch e abb ia po t uto da s o l o c reare u n nu ovo li nguaggio ; il po p o lo, invece, pu ò f ar l o. Dal l ato p si cologi co, sap piamo ch e le paro le s o no abitu dini, m a non abitudini acquisite attraverso impulsi rimasti ciechi, ma impulsi che sono resi intelligenti da queste abitudini.
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È chiaro che molti scrittori dell’avanguardia vogliano con p ropos te i ntellet t uali esp r imere n el l e l o ro o pere c iec hi i mpuls i . E q ui ci t roviamo din an zi a u na fo r te co ntraddi z i one pe rc hé, o ci si ab ban do n a co m pl etam ente ad u na e spre s s i one impulsiva, scen den do perc iò, nel pro fo ndo d e l propr i o i o per divent are o r r ibili ver m i c he s tr is c iano ne l fa ngo de l sesso, un o st ato assurd o nel q u al e nes s u n animale o uomo potrebbe rimanere e suvvivere, oppure si rimane ipocritamente sotto la guida dell’intelletto agendo f a l s a m e n t e, p e rc h é l o s c r i t t o re i n t e l l i g e n t e c h e n o n s i a b b a n d o n a a i p ro p r i i m p u l s i n o n p u ò e s p r i m e r l i co m e ve r a m e n t e e s s i s o n o , m a n e e s p r i m e r e b b e s o l t a n t o u n a c opia. L’ unica speranza c he rimane all o s cri t t o re è p erci ò q u ella di s ublima re questi impulsi e i s t i n t i d el p ro p ri o i o , riconos cendo il valore di esse re sogg et t o p ro p ri o q u an d o q u es ti im pulsi si imba ttono in un ogg et t o es t ern o , d an d o inizio ad una esperienza, esperienza che, ripetuta, diventa a bitudine, abitudine utile e nec essa ria ch e no n po s s iam o distruggere. Per concludere, l’individuo acquisisce queste abitudini e queste esperienze e, nella scelta per preferire l ’ una o l ’a ltra abit udin e, egli divent a u o m o intel l ig ente. Q u e s ta s ce lta, a sua vo lt a, sarà mo lto indic ativa perc hé, s e la for ma delle sue p aro le -abit udin i è r igida, eg l i no n sarà capace di esprimersi spontaneamente; se queste a bi tu d i ni - paro le - esp er ien ze so n o radic ate in l u i debo lmente, allora l ’individuo balbetterà e non sarà capace di esprimersi, perché non sa quale parola-abitudine ripetere; n o n p o t r e b b e e s s e r e, p e r c i ò, m a i u n g r a n d e s c r i t t o r e. Un contadi no impara le sue ab it udini r igidam ente e per q ue s ta ra gi on e è in cap ace di af f ro ntare u na nu ova s itua z i one c he r i ch iede abit udin i più ela s tic he, m eno r igide e p e rc i ò p i ù a d a t t a b i l i e m o d i f i c a b i l i s e c o n d o i l p ro b lema immediato che si deve risolvere. Naturalmente, quando per abitudine si fa sempre la stessa cosa e poi, di colpo, ci si trova davanti a una situazione PAGE
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n u o v a c h e r i c h i e d e u n a d a t t a m e n t o d e l l e p ro p r i e a b i tudini e una nuova combinazione di esse, si rimane incapaci di adattarsi. Lo stesso dicasi per i muscoli. Un s o l l evato re di pes i, a d e s e m p i o, è i l p e g gi o re gi o c atore di pallacanestro, perché i suoi muscoli, hanno preso l’abitudine di una continua ripetizione, mentre il gioco di pal l ac anes tro r ic hiede m us co l i c h e s a p p i a n o a f f ro nt a re nuove situazioni. La stessa cosa vale anche per lo scrittore e le sue parole e le sue frasi che devono essere elastiche ed imparate tanto bene da dare vita ad espressioni spontanee, s e invece eg l i no n è co m p l e t a m e nte p a d ro n e d i tali espressioni dovrà cercarle come se si trovasse in una stanza buia dove vuol catturare un gatto nero che non c ’è. Vo g l i o d i r e c o n c i ò c h e l ’ a n i m a u m a n a e l a s o m m a del suo linguaggio; togliete il linguaggio dal’uomo e a v r e t e d i s t r u t t o l ’i n d i v i d u o p e r c h é e g l i s a r à c o s t r e t t o a r i to r n a re b e s t i a c i e c a e a s e r v i r s i s o l t a nto d i i m p u l s i c iec hi per r is o l vere i prob l e m i c h e g l i p re m o n o. L’uo m o, forse istintivamente è dotato di cer te facoltà che gli f a n n o r i c o n o s c e re l e fo r m e b e l l e e s i s t e n t i n e l m o n d o. E s i s t e , c o m e s e m b r a , n e l ’i n d i v i d u o s t e s s o u n a n a t u rale guida che va incoraggiata, ma alla quale non si può dettare legge; come prova la psicologia Gestalt. Ci s o no cer te fo r m e natura l i d i t r i a n g o l i o d i ce rc h i c h e s o no bel l i perc hé l a m ag gi o r p a r te d e g l i uo m i n i l i ve d e b e l l i . C ’è u n a c c o r d o c h e n o n d i p e n d e d a l l a c a p a c i t à acquisita, istruita ed esper ta. E allora, quale sarebbe il m o do di inco rag giare n e l ’ uo m o t a l e g ui d a n at ura l e ? Dando f idu c ia a tu tti, al ’ o p e ra i o, a l co nt a d i n o, a l ’ uo m o s e m p l i c e, a l l o s c r i t t o r e d i s e c o n d o o t e r z o o r d i n e, s u l concetto che egli ha di ciò che è bello e non costringerlo ad as co l tare fo r m e a pr ior i , n e l m o m e nto i n c ui te n d e a creare una nuova espressione che si espr ime con tutto il s u o es s ere in u n m o m ento d i e s t a s i to t a l e s e n z a e s s e re ostacolato da parole che non conosce perché poco usate. Sicuramente quello che sto dicendo è in netto contrasto con le opinioni create falsamente e ingannevolmente dal l a s tam pa c apital is tic a e s p e c i a l m e nte d a i c r i t i c i c h e, c o n a b i l i t à e c o n o g n i m e z z o, c e r c a n o d i fo r m a r e u n a o pinio ne di m as s a c he è s e m p re co nve n i e nte a l gr up p o che controlla la stampa. Inevitabilmente, coloro che sono stati capaci di evitare questo inganno disprezzano chi si è lasciato ingannare; essi fanno un grave errore, perché non capiscono che gli stessi mezzi impiegati dai gruppi di contro l l o s o no i s o l i m ezzi p e r ra g gi un g e re l ’o re cc h i o d e g l i u o m ini s em pl ic i, e s e es s i vo g l i o n o r i m e d i a re a l d a n n o, devono usare questi stessi mezzi e questo stesso linguaggio.
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Ma ritornando al contenuto e alla forma di un’opera dob biamo ammettere che la migliore espressione ar tistica si h a q u and o le ab it udin i dell ’ uo mo s o no m o l to pl as tic he e s i p l a s m a n o s p o nt a n e a m e nte e i n b re v i s s i m o te m p o, essendo esse il tessuto del contenuto che si congela naturalmente sulla pagina attraverso una scelta priva di e s i tazi one, ch e n o n è più semplice s cel ta intel l ig ente d i p a r o l e , d i e s p r e s s i o n i , d i fo r m a , m a u n a i n t u i z i o n e m i s t a d i s e n t i re co m e u n v i b r a re d i a l c u n e co rd e s t r u mentali tutte allo stesso momento, e nessuna fuori tono; l ’i nd i v i duo è un a so mma di queste v ibrazio ni natu ral i e spontanee, l’orecchio dell’intelletto, le passioni, il sentire d e l l ’i n d i v i d u o s t e s s o. È c e r t o c h e p r i m a d i g i u n g e r e a una s i mi le p reparazio n e ar t ist ica, il po eta o l o s c r itto re d e ve ave r f at to m o l t a s t ra d a at t rave r s o m o m e nt i a r t i s tici r iusciti o falliti. È sempre da disprezzi quel ’ar tigiano che, una volta scelta una forma costruisce la cosa in serie senza usare più né intelligenza, né intuizione. M i di s pi a ce ammet ter lo, ma il 90 % del l a po es ia di tu tti i tempi è stata scr itta propr io così. I poeti divenuti bravi a r t i g i a n i d e l l a p o e s i a , s e g u o n o u n a fo r m a — s o n e t t o, rima baciata — proprio alla stessa maniera dell’ar tigiano che sceglie la forma della sedia per costruirla poi in serie. O g g i , l e g g e n d o q u e s t e p o e s i e av ve r t i a m o u n s e n s o d i stanchezza perché risentiamo continuamente, come nelle p o e s i e d i E . A . Po e, l o s t e s s o b a t t i t o m o n o t o n o c h e c i stanca e che può soddisfare soltanto i più pigri, dispos ti a v i ve re un a esisten za mo n o to na. M entre è f ac il e c o m p r e n d e r e c h e l e p o e s i e d i Pa v e s e, e q u e l l e u l t i m e in s pe c i a l mo do, resisteran n o al tem po perc hé pr ive di q u a l s i a s i fo r m a a p r i o r i , e s t e r n a , p e r c h é s o n o p o e s i a . La for ma è l ’esten sio n e di un co nte nu to es pres s o s po nt a n e a m e n te e d a r t i s t i c a m e n te. L a s te s s a co s a v a i e p e r le poesie di Esenin per quelle di Cendras nelle quali non esiste alcuna distanza impersonale tra poesia ed uom o; non si t rat t a so lt anto di espres s io ne di idee, m a d i p a s s i o n i ; r i c e r c a c i o è d i e s p r i m e r e l ’ u o m o s t e s s o. S ono assolutamente convinto che principale scopo della poe s i a è propr io questo : n o n è il f at to c he l ’ u o m o r ies c a a l a s c i a re s u i fo g l i s c r i t t i i s u o i p e n s i e r i e i s u o i s e nt ime nti ma c h e lasci sul fo glio se ste s s o, do po aver to l to t u t t i i ve l i s u p e r f l u i t ra l u i e i l l e t to re. È p o s s i b i l e u n a c o s a s i m i l e ? Ce r t a m e n t e è c o s a m o l t o d i f f i c i l e p e r c h é l e p a ro l e u n a vo l t a s u l fo g l i o, s o n o s o l t a n t o e s e m p re s i m b o l i , m a , e q u i s t a i l m i ra co l o d e l l a p o e s i a , q u a n d o i l t u t t o v i e n e d e t t o a t t r a ve r s o u n m o m e n t o d i e s p re s sione ar tistica, come ho affermato sopra, otteniamo s i m b o l i c h e r i e s c o n o a r a p p r e s e n t a r e l ’ u o m o s t e s s o.
12 Che la poesia sia una logica sequenza razio nale oppure una giustapposizione concreta di immagini e, anche se mancante di sequenze razionali, essa poesia, si completi alla man iera di G estalt, per cui anche se le parti sono meno o più del’intero, è sempre comprensibile e completa. Pe r ra ggi u nge re* u no s co p o, e n e l n o st ro c as o, un a p o e s i a c o m p l e t a , e s i s t o n o v a r i m o d i ; s i p o t re b b e s e gu i re l a l ogi ca — uno più uno fanno due —, ma non è detto che una immagi n e b e n d e s c r i t t a d e b b a e s s e re l o gi c a e m ate m at i c a ; s i possono, infatti, esprimere una serie di immagini, una dietro l’altra, non aventi alcuna sequenza logica ma che saranno sempre impressioni concrete comprensibili al lettore che
intuir à sponta ne a me nte il s ig n if ic a to d e lla p o e s ia . È ovvio, pe r ò, c he in qu e s to c a s o il p o e ta in c o r r e n e l rischio di creare per la maggior parte dei casi soltanto un cumulo di immagini senza alcun significato. Questa è infatti la ragione per la quale preferisco una poesia di Emily Dickinsón o di Robert Frost invece che quella di un Ungaretti o un Montale. Dickinson e Frost usarono una logica sequenza poetica di idee e di sentimenti e, a nc he se e ntr a mbi f e ce r o l’ e r r o r e d i s e r v ir s i d i u n a forma a priori, fortunatamente non seppero rispettarla perché il loro individualismo era più forte di qualsiasi f or ma pr e sta bilita . So n o e n tr a mb i p o e ti s o g g e ttiv i e anche se Frost qualche volta tenta di essere obiettivo, la sua obiettività descrive la soggettività di se stesso. La poesia di Montale e di Ungaretti è invece la ricerca di una poetica irrazionale e impersonale di cui il le ttor e de ve intuir e il s ig n if ic a to , in tu ir e il p iù , c io è la poesia intera invece delle varie parti che, anche messe insieme, sono sempre meno della poesia intera. Nella maggioranza dei casi la poesia ermetica cerca di escludere il poeta dalla sua stessa poesia, aggiungendo così al’impersonalità di espressione una obiettività assurda, quasi inumana, fredda, che in Montale è una cattiva reminiscenza dei principi classici di T. S. Eliot. Chia mo simile poe tic a u n a c o n g iu r a p e r e s c lu d e r e le persone umili da un intelligente apprezzamento delle cose migliori. È certo che Montale rappresenta la PAGE
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peggiore espressione poetica italiana degli anni nostri per c h é l a su a poesia ha la sola funz ione di soddisf a r e un ristretto numero di persone ed esclude perciò la m a ssa m e d i a e il popolo dalla partec ipa z ione a lla le tteratura. Ecco come si spiega il fatto che Ungaretti e Montale non siano riusciti a scrivere più di due o t re b u o n e p o e sie ciascuno, m entre Fr ost e Dic kinson seguendo la strada semplice della sequenza logica
un uccello, egli dà vita ad una poesia scialba, imperso na le e di poc o e ff e tto, ch e n o n v ib r a e n o n f a v ib r a r e .
hanno creato ciascuno un centinaio di poesie valevoli.
Questa specie di poesia elegiaca patetica è la peggiore c he possa e siste r e e div e n ta p e s s ima q u a n d o il p o e ta sc a ppa a va nti c e r c a ndo d i a s s u me r e u n a p o s a p o e tic a che non sente e che non è sua, cadendo a volte nel ridic olo, pe r c hé c ostr e tto a d a s s u me r e u n a s o v r a s tr u ttu r a poetica non propria, stonata in confronto alla quantità di a mor e e di odio c he e s is te n e llo s c r itto r e s te s s o . È ve r o, c i sono uomini p ic c o li e d e v o n o c o n te n ta r s i d i scrivere il piccole poesie e non cercare di esprimere più di quello che sono. Perché sforzarsi ad essere diversi? Quanto meglio sarebbe se molti scrittori italiani scrive sse r o de lla lor o vita b o rg h e s e , d e i lo r o d e s id e r i b o rghesi! Non sarebbero forse questi scritti un documento ve r itie r o pe r f a r c onosc e r e in f u tu r o q u e llo c h e v e r amente essi sono, invece di gonfiare il proprio petto e sf ida r e il c ie lo c ome Pr o me te o , f a ls if ic a n d o tu tto ?
La poca resa dei poeti italiani è da attribuire, secondo me, alle scuole italiane e in special modo al liceo classico dove si ins e gna a i discepo li ch e p iù un poeta o u no s c r itto re sc r i ve i n for m a st udiat a e dif f icile, più è val ido e attend i b i l e. Prova d i q u a nto s to d i ce n d o è c h e s e c h i e d e te a d u n o s tude nte liceale ch i è il più bravo po eta ital iano dei n o s tr i te m pi , sen za alcun dubb io vi r is po nderà: M o ntal e. Pe rc h é r i s p o n d e r à co s ì ? Pe rc h é i l i ce i s o n o s c u o l e c l a s siste. A conclusione di ciò io suggerisco ai poeti itali a n i d i ava n g u a rd i a c h e i nve ce d i d i s t r u g g e re l a l i n g u a i t a l i a n a , c o m e p r o t e s t a a l c a p i t a l i s m o, c o m i n c i n o c o l distruggere le scuole di classe quali i licei italiani.
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13 Che il poeta esprima odio o amore e non rimanga mai nella via di mezzo, cioè non sia mai impersonale.
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Q u e st o m i o a ppello al poeta ad odia r e o a ma r e ve r amente, forse, causerà un certo allarme, ma sono convinto ch e u n p o e t a il quale preferisce la via di me z z o, non po t r à m a i r a g g iungere una poetica viva e pa lpita nte …
L’ o d i o e l ’ a m o r e n o n d e v o n o e s s e r e u n a s e m p l i c e espressione elegiaca, una sbavatura patetica inesperta come dice G. Zagarrio nella rivista « Ponte » parlando degli errori compiuti dai vari Busà ecc…
Assenza di verità è nelle poesie di avanguardia che contengono un sacco di parolacce come culo, c…, n a t i c h e e c c … S i v e d e s u b i t o c h e Te s t a , P e r r i e r a e d a ltr i oste nta no il lor o an tic o n f o r mis mo e lo o s te n ta n o come una bravata di ragazzi per bene, quasi con il r ossor e a lle gua nc e e se mp r e c o n u n g r a n d e s f o r z o d i e moz ioni c he r e nde la p a g in a d a e s s i s c r itta d e f o r me c ome una ma no c on c in q u e p o llic i. Ce r to n o n v o g lio escludere il fatto che nella letteratura esistono uomini c ome Ba ude la ir e c a pa c i d i u s a r e le p a r o la c c e o d i f a r descrizioni vomitevoli come se parlassero naturalmente; gli uomini così ci sono stati. Ma è inutile cercare di e sse r e volga r i qua nd o p e r n a tu r a s i è s o lta n to d e i piccoli borghesi perché allora si agirà da doppi ipocriti e doppi volgar i. A questo p unto è n eces s aria una s p iega z ione de lla pa r ola vo lg a r e . D a l p u n to d i v is ta b o rghese è volgare quel’essere umano che si esprime naturalmente senza affettazioni, un individuo cioè capace di dir e c hia r a me nte il s u o a mo r e e il s u o o d io . Pe r me questa non è volgarità ma soltanto una espressione umana. È volgare invece quella persona che falsamente cerca di essere volgare mentre è inibita da tutte le c ondiz ioni e le r e la zio n i d e lla s o c ie tà c h e c e r c a n o di limita r e la na tur a le zz a e la s p o n ta n e ità d e ll’ u o mo .
Ma cosa intendo per via di mezzo? La via di mezzo sarebbe uno stato d’animo in cui una persona è pas si v a e so d disfatta; il trovarsi in pe r f e tta a r monia co n l ’ e si st e n z a da non aver niente di c he la me nta r si. O v v i a m e n t e si trovano in questo sta to que lle pe r sone che occupano le migliori poltrone e sono esse a difendere lo status quo: ogni cambiamento infatti, potrebbe soltanto peggiorare le cose nei loro riguardi. Essi non considerano inoltre che un buon stato di cose sotto ogni pu n t o d i v i st a , quasi un paradiso, inve c e di e sse r e un bene, è un male perché sottrae al’uomo la soggettività facendolo diventare un oggetto. Quando perciò il poeta si trova in passività, direi quasi in letargo, quando tutto il suo essere dorme e solo il suo intelletto svolazza come Quando un borghese tenta di fare questo gioco allora è PAGE
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doppiamente volgare. Vale la pena, invece, ascoltare u n u o m o c he bestem m ia e che è volga r e ve r a me nte perché si vedono i suoi nervi che pulsano e guardando nei suoi occhi rabbrividiamo perché in lui vediamo il g u e r r i e r o arabo carico di odio che a ff onda ne l pe tto del siciliano la sua lama e squarciandoglielo ne afferra il cuore e poi lo addenta mentre il sangue gli cola giù dal mento. Perché rabbrividiamo dinanzi a uno spettacolo simile? Perché quell’odio non è falso, è vero.
14 Che il poeta-critico non lodi gli altri poeti scrittori soltanto per eccessivo rispetto ai loro sentimenti e alle loro convinzioni o perché desidera vivere in pace. Quello dei critici italiani è un comportamento troppo signorile e direi troppo cristiano. Essi seguono due metodi; lodano dolcemente uno scritt o r e f i n o a lla nausea, così che i le ttor i non le ggono più un libro di critica perché sanno che è inutile d a t o c h e si tratta sempre di lodi ve r so un de te r minato scrittore che, generalmente, non vale niente; o ricorrono al cono di silenzio, non parlando mai dell’avversario, della persona che detestano o invidiano (io ho pubblicato alcuni libri di poesie, u n sa g g i o e parecchi articoli e ho r ic e vuto solta nto complimenti ed elogi; non ho ancora ricevuto una critica negativa né su me né sulla mia poesia).
di pr inc ipi e , se uno n o n è d e l g ir o , n o n c a p ir à ma i que llo c he il c r itic o vu o le d ir e . A n c h e tr a g li s c r ittor i, na tur a lme nte , e si s te u n g r a n d e s id e r io d i o rg anizzare, di inquadrare, di ordinare e finanche di dis c iplina r e i pe nsie r i, i s e n time n ti. Co lo r o c h e n o n s i sottome ttono a un gr up p o o n o n r is p e tta n o le r e g o le del gioco vengono lasciati nelle zone oscure dell’ oblio, nelle zone da dove quello scrittore che non ha voluto sottome tte r si n o n p u ò e s p r ime r e il s u o p e nsiero. Oh se invece, lo scrittore capisse che è proprio il caos a dare la spinta e a favorirlo come individuo! Qua ndo non c i sono a u to r ità d a r ic o n o s c e r e , q u a n d o ne ssuno è supe r ior e a d u n a ltr o , a llo r a e s o lo a llo r a si potr e bbe r o ve de r e p a r e c c h i s c r itto r i in c lu s i n e lle m a g l i e d i c o m u n i c a z i o n e c o m e l a T V, l a r a d i o , l e riviste, i giornali ecc. Ed ecco un esempio di ciò che voglio dire: a New York ci sono migliaia di case cinematografiche che hanno ignorato tutto l’apparato e le direttive di Hollywood, esse si contentano di comunicare con mezzi indipendenti; rappresentano u n a c o m u n i c a z i o n e n o n u ff i c i a l e , d i c o n t r a b b a n d o dir e i, pe r c hé non r isp e tta n o n é le le g g i n é i r e g o la me nti de lla sta mpa d i la rg o c o n s u mo - c h e e s c lu d e tutti i te sti di He nr y M ille r e d i a ltr i s c r itto r i c o me lui che parlano contro la società capitalistica. Il caos inc or a ggia la situa z ion e lo c a le , il g o v e r n o lo c a le e , in ultimo,, la libertà individuale; scoraggia le direttive di un punto di accentramento, di una unica f onte di opinione , e du n q u e n o n s a r e mmo c o s tr e tti a ve de r e i f ilms di Soph ia L o r e n s o lo e n o n a s c o lte re mmo più Mor o e soltan to M o r o , Pa s o lin i, M o r a v ia , Sa nguine ti e c c …, e ne lla c ittà d i N e w Yo r k milio n i di ma sse - pe c or e non le g g e r e b b e r o p iù s o lta n to q u e i gior na li c he sono f r utt o d e l g r a n d e g io r n a lis mo . L a migliore espressione di caos fu proprio quella del pe r iodo de lla gue r r a c iv ile f r a n c e s e o d e lla r iv o lu zione r ussa de i pr imi temp i, q u a n d o o g n i u o mo a v e v a la possibilità di dire la sua opinione nei congressi e ne lle c ommissioni, n e lle r iu n io n i c h e s i te n e v a n o in tutto il Pa e se . L’ uomo s e mp lic e p a r te c ip ò a ttiv ame nte , pe r la pr ima vo lta , a lla v ita d e lla c o mu n ità e della nazione, divenne oratore e persino scrittore e si scoprirono migliaia di persone capaci di scrivere, di organizzare e di disorganizzare. Mentre l’uomo è un individuo, mentre ancora può resistere ai tentativi di amalgamarsi con altri, egli deve incoraggiare il caos e l a d i s o rg a n i z z a z i o n e , d e v e r i f i u t a r e d i a c c e t t a r e qua lsia si sc hie r a me nto d i c itta d in i n u me r o , s u c c u b i di uno stato che sia quello americano o quello russo.
Esistono parecchie riviste tecniche letterarie, capaci d i a p r i r e p o lemiche l’una contro l’ a ltr a , ma il discorso rimane sempre fra tecnici e soltanto pochi possono seguirlo e questi pochi spesso lo fanno fatic o sa m e n t e . D alle pagine di ques te r iviste , gli sc r itt o r i si d i l e ttano a creare difficili ghir igor i inte lle ttuali, parole ed espressioni scientifiche — spesso usano anche parole straniere — servendosi di parole addirittura sconosciute, come se la polemica fosse un giostrare matematico piuttosto che linguistico; u n a g i o st r a simbolica invece che una lotta f r a e sse r i umani. Direi che in molte personalità letterarie a volte affiora un po’ il carattere mafioso, perché i m p o n g o n o ai critici di non parla r e ma le di que sto o d i q u e l ’ a ltro scrittore, di non toc c a r lo tr oppo da vicino, così che il discorso del critico rimane su un campo generico, campato in aria, mai toccando la persona come se le parole non avessero origine n e l ’ u o m o . I l c r i t i c o è c o s t r e t t o a p a r l a r e s o l t a n t o Che l’uomo avverta il pericolo di una società moderna, PAGE
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inclusa quella letteraria, di dimensioni mastodontiche, dove centinaia di milioni di esseri umani devono sottostare e ossequiare una autorità centrale, essendo troppo deb o l i c o m e individui. D irei che ogni uomo c he a ma la libertà, sia in campo letterario che in quello sociale e politico, non dovrebbe fare altro che sabotare tutti i mezzi della società moderna affinché quelli che stanno a capo vengano presi dal capogiro e perdano la fiducia nell ’ o r d i n e d i prem ere il grilletto de l f uc ile dina nz i alle masse di studenti ed operai in contestazione.
15 Il po e ta de v e s e n t i re u n n a t u rale am ore p er il c a o s e pe r l a c o n f u s i o n e , s p ecialm en t e in campo letterario e non desiderare che un ambiente qualsiasi si sistemi disciplinatamente per soddisfare un pigro senso di ‘ organizzazione e di ordine che alloca tutti in posizioni f i s s e b l o c c a n d o u n a r a p i d a i n t e r- re l a z i o n e t r a i p u n t i e s t re m i d e l m o n d o l e t t e r a r i o .
una occupazione, una attività. Questi artisti mestieranti con il controllo dei mezzi di informazione otte ngono il sopr a vve nto s u i v e r i c r e a to r i d ’ a r te e d i c a pola vor i r iusc e ndo c o s ì a n c h e p e r d iv e r s i d e c e n n i a tiranneggiare sul’intero ambiente letterario nazionale e qualche volta anche internazionale, come hanno fatto quegli estremisti anglosassoni che condusse r o la le tte r a tur a a l vu o to s imb o lis mo s u r r e a lis tic o . Una gran parte della letteratura italiana esprime pr opr io que sto vuoto a v e n d o me s s o s u l tr o n o mitic o d e l g e n i o M a l l a r m é e Va l e r y p e r s v i l u p p a r e p o i l o stile ermetico che, alle sue conclusioni astruse, per i l e t t o r i n o n h a a l c u n s i g n i f i c a t o , p e r c h é i l s i g n i f ic a to de lla poe sia r ima n e c h iu s o n e l’ a n imo d e l p o e ta stesso. Ed è logico perciò che oggi in Italia prevalgano scritti come quelli dell’avanguardia 63. Una interpreta z ione ve r a me nte a r tis tic a d e lla v ita p o tr e b b e e s s e r e da ta da lla e spe r ie nz a a r tis tic a c h e p r o ie tta la c o municabilità al di là degli scopi momentanei, come la meta di semplice partecipazione. Forse l’arte potrebbe essere la ricerca dell’individuo di scoprire il bello ne lla e siste nz a e in se s te s s o . M a q u e s te r id u z io n i in termini artistici non devono essere proiettati in avanti in modo da creare una forma modello quasi mitizz a ta e poi str ume nta liz za ta c h e c o s tr in g e g li s c r itto r i ad attenersi a schemi non più elastici, non più adegua ti a un mome nto a r ti s tic o c h e r ichiede liber tà di
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D o v r e b b e e ssere riconosciuto, una volta pe r se mpr e , ch e l o sc r i t t o r e non è una persona d i e c c e z ione . Oggi ci sono migliaia, o meglio, centinaia di migliaia di scrittori, perché è finito il tempo in cui leggere e scriver e e r a p r i v i legio di pochi; oggi p e r c iò e sse r e sc r it- e s p r e s s i o n e p r a g m a t i ca e che, senza dubbio, è il tore non è più una posizione di privilegio. Scrivere dà m i g l i o r m o d o p e r r i s olver e una situazione ar tisallo scrittore una grande soddisfazione e questa, gen - t i c a p e r u n i n d i v i d u o - a r t i s t a - c r e a t o r e - s c r i t t o r e . eralmente, è la ragione per la quale lo scrittore scrive. Purtroppo ogni uomo ha in sé parte del fanciullo e vuole essere ascoltato, ammirato e come il bambino pretende la attenzione dei genitori, così lo scrittore vuole l’interesse del pubblico su quello che egli è e sui suoi Riconoscere in ogni individuo una capacità artistica c h e , i n c o r a g g i a t a , p r e s t o o t a r d i , d o p o m o l t e e s p e rienze, porterà lo scrittore e il poeta a scrivere qualcosa di valide. A questo punto, è importante che l’individuo Importante è che lo scrittore scriva non con lo scopo c ur i la sua c a pa c ità di r e s p ir o ; s e e g li f is ic a me n te è di f a r e a r t e ma perché ha una ragione be n pr e c isa ; se forte il suo dovrebbe essere un lungo verso, una lunga non ha niente di valido da dire che rimanga in silenzio. frase; se invece è delicato e femmineo, il suo verso sarà C r e a r e a r t i sticam ente potrebbe es se r e pe r a lc uni la più semplice e meno comulativo e non alla maniera di s o l a r a g i o n e p e r s c r i v e r e ; m a c h e i n q u e s t i c a s i c i ò Alien Ginsberg (le donne perciò, anche se hanno lingue rimanga chiaro e non venga ricoperto da una strut- lunghe avranno sempre versi corti).È assolutamente tura, da una complicata spiegazione dell’arte con il importante che lo scrittore prenda una determinata solo scopo d’ingannare il lettore di massa. Ovviamente posizione, che trovi, perciò, nel’esistenza un posto da qu e st o t i p o d i arte può soddisfare solta nto e sige nz e dove parlare e che questo suo parlare abbia una propria angolazione che partendo da un punto X tende a i m m e d i a t e e t e m p o r a n e e . L’ u o m o a m b i z i o s o s c r i v e c o s ì c o m e u n a l t r o e s e r c i t a l a p r o f e s s i o n e d i a v v o - una line a Y, tr a c c ia ndo u n a s tr a d a c h e n e s s u n o p r ima cato, di medico o di ingegnere; per lui scrivere diventa d i l u i h a m a i t r a c c i a t o . L’ i n d i v i d u o p u ò p r e f i g g e r s i
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dei traguardi, se questi sono suoi e rappresentano il suo modo di risolvere i problemi politici, religiosi, scientifici o culturali. Soltanto con questi s c o p i i s u o i s c r i t t i a v r e b b e r o u n v a l o r e b e n p r e c i s o . Ch e la poesia sia principalmente una ricerca Abbiamo ascoltato critici che difendono una posizione democratica capitalistica-liberale-etica-filosofica e parlano dei pericoli che incorre uno scrittore quando si prefigge certi traguardi di libertà; essi non fanno altro che limitarlo entro una certa ideologia economica, politica, ecc… Essi parlano in questo modo perché non v o g l i o n o c h e le opere e l’arte di uno sc r ittor e se r va no ad istruire ideologicamente un popolo. La sola spera n z a c h e c i rimane è che siano pro pr io gli sc r ittor i a cr e a r e u n a mbiente letterario e non c olor o c he e goist i c a m e n t e st rum entalizzano i mezz i di diff usione pe r i n c a t e n a r e l e m asse in un conformismo c he ne r e nde fa c i l e i l c o n trollo e che porta le ste sse ma sse a f a r e i l g i o c o d i g uerra e di sfruttamento voluto da i poc hi.
dell’esistenza e dell’uomo nella esistenza, con lo intento di scoprire una strada pragmatica cioè, le migliori possibilità, per la “su vviven za” dello uomo per la creazione di scopi valevoli per continuare l’esistenza. Che l’uomo trovi eventualmente la sua eternità n ella stessa esistenza e non annulli se stesso nella incomunicabilità,nel nulla, nel silenzio. ( «Tr apani N uova», 14 gennaio 1969)
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Prova della validità di una poesia e la sua comunicabilità attraverso la recitazione; concetto tutto all’opposto del pensiero dell’avanguardia — Gruppo 63, Gruppo 70 ecc… —, che danno una assurda importanza al lato visivo.
19 Che s i a c c e t t i , u n a v o l t a p e r sempre; il princi p i o d i r i du r r e l a p o e s i a n e i su oi termin i più s e m p l i c i e c h e q u e s t o s i a con siderato u n pri nc i p i o a r t i s t i c o .
20 Che no n s i t r a t t i d i u n a e s p r e ssion e sch izo fr e ni c a , c i o è d i u n a i n v o l u z i on e della es p r e s s i o ne c h e f a p a r l a r e i l poeta con s e s t e s s o i n v e c e c h e c o n u n i n terlocu tore es t e r no .
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Nella sua complessità di uomo, artista, sognatore, attraverso la cima del monte caro alla divina Venere, Nat Scammacca è ormai consegnato al mito, alla storia della letteratura, siciliana ,italiana e interazionale. Sta adesso agli emditi, ai letterati, alla critica leggere, studiare, pronunziarsi sul valore di ogni suo singolo lavoro e sulla globalità delle sue innumerevoli ed eterogenee opere. Opere che (prendendo le mosse dal suo ripudio di ogni establishment politico, economico, culturale, di ogni regime e di ogni guerra) spaziano dagli elzeviri sul molo della poesia e dei poeti nel contesto della nostra società (pezzi divulgati sin dalla metà degli anni Sessanta sulla Terza Pagina del settimanale TRAPANI NUOVA) ai volumi di poesia, di narrativa, di traduzione, di saggistica nel tempo editi dalla CELEBES di Costantino Petralia, da IL VERTICE di Carmelo Pirrera, dalla Cooperativa ANTIGRUPPO e da TRAPANI NUOVA in Trapani e in Palermo e, a partire dalla seconda metà degli anni Settanta, dalla Cross Cultural Communications fondata e diretta dal poeta ed editore newyorkese Stanley H. Barkan. Solo a mo’ di esempio citiamo alcuni titoli: A lonely room, del 1966; Una possibile poetica per un Antigruppo, del 1970; Bye By e America, del 1972; ANTIGRUPPO 73 e ANTIGRUPPO 75; Nuova poesia scozzese, del 1976; Due Mondi, del 1979; Sicano l’Americano!, del 1989; Ericepeo voli I, II e III del 1990; The Hump,
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del 1994; Three translators of poems by Duncan Glen,
la forma di una lettera scritta a Lawrence Ferlinghetti, leg-
impreziositi dalle immagini di Renato Guttuso; e ancora
giamo: “Caro Ferlinghetti, Nat Scammacca mi ha detto:
Santo Cali, con una serie dal titolo riassuntivo e significa-
del 2001. I due monumentali volumi di ANTIGRUPPO 73
bisogna approntare un libro degli Antigruppo in Sicily,
tivo LA PAROLA È SANTA, suoi testi ovvero in dialetto
sono i lavori di Nat Scammacca sui quali, in via sintetica,
con agganci in USA, che faccia conoscere ai contempo-
siciliano con traduzioni in italiano a cura di Giuseppe
ci soffermeremo.
ranei e tramandi ai posteri, quanto noi abbiamo operato
Zagarrio; Fiore Tonisi, che si avvale dei disegni di Santo
e operiamo per lo smantellamento delle baronie culturali
Marino; Franco Di Marco, che offre un resoconto sul ter-
ANTIGRUPPO 73, Giuseppe Di Maria editore, con intro-
nell’isola urlando - sulle piazze, nei cantieri, nelle scuole
remoto del Belice del 1968 e un paio dei suoi più noti
duzione di Vincenzo Di Maria e presentazione e coordina-
- la nostra rabbia proletaria. Seguendo i consigli di Nat mi
racconti: UN MARE D’ORO e LUCIO E L’ACQUA. E
mento di Santo Cali, è composto da due grossi tomi, dimen-
sono messo perciò all’opera. ANTIGRUPPO 73 sarà il
poi Carmelo Pinera, Nicola Di Maio, Gianni Diecidue,
sioni cm. 22 x 31. Per complessive 1200 pagine e 4 chili e
primo libro pubblicato in Italia con una formula coopera-
Salvatore Camilleri, che propone otto suoi testi in dialetto
mezzo di peso circa, sono stampati su carta gialla spessa e
tivistica”. “Io non volevo - certifica nella sua introduzione
siciliano con traduzioni in italiano, dal titolo cumulativo
ruvida (per intenderci quella nella quale si avvolgeva nel
Vincenzo Di Maria -. Ma provate a opporvi ai toraci di Nat
QUATTRO COPPOLE. Altri nomi che vi riconono sono
dopoguerra la pasta quando la si vendeva sfusa). Giusto
Scammacca, di Pietro Terminelli e di Crescenzio Cane, alla
quelli (naturalmente) di Nat Scammacca, di Rolando Certa,
quella carta perché, siamo nel 1972, una partita di essa
subdola arte magica del folletto Santo Cali!”
di Pietro Terminelli, di Crescenzio Cane, di Ignazio Buttitta,
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(ce ne vollero oltre quattro tonnellate, dichiara Vincenzo
di Elvezio Petix, di Salvatore Giubilato, di Irene Marusso,
Di Maria), all’epoca non più richiesta dalla industria del
Dai ragguagli fornitici da Scammacca, Di Maria e Cali,
di Roberto Roversi. Eloquenti alcuni titoli: Rivoluzione,
settore la quale aveva ormai soppiantato la tradizionale fab-
cogliamo e mettiamo in risalto un importante dato: l’asse
Primo maggio, Portello della ginestra. Luglio proletario.
bricazione e distribuzione artigianale, venne acqui stata
culturale Trapani - Catania di quel movimento e il fatto che
Retorica di sangue, eccetera.
più a buon mercato rispetto ad ogni altra.
la spinta prima che determinò la nascita di quell’opera (la quale, lo si voglia o no, è destinata a rimanere nella storia
Vi trovano parimenti spazio le riproduzioni dei manifesti
L’ANTIGRUPPO nacque con questa denominazione
della nostra letteratura) fu data alle falde del Monte Erice
relativi ai ciclostilati e ai recitals POETI IN PIAZZA: a
sovviene in nostro aiuto la testimonianza verbale di Nat
da Nat Scammacca e trovò fausta formidabile sponda alle
Termini Imerese il 26 ottobre 1969; a Mazara del Vallo il
Scammacca da me raccolta nel gennaio 2001 - nell’anno
falde del vulcano Etna ad opera di Santo Cali. Assieme con
14 settembre 1969, il 23 agosto 1970 e il 29 agosto 1971;
1968, sulla nave che da Palermo raggiungeva Ustica. A
tutti gli altri, ma prima di tutti gli altri, Scammacca e Cali
a Paceco il 23 novembre 1971, dove FANTI GRUPPO
Ustica, appunto, Ignazio Apolloni, Crescenzio Cane, Pietro
sono dunque in questo senso da celebrare.
si esibì unitamente a Rosa Balistreri. Si fa inoltre riferi-
Terminelli e Nat Scammacca temerò il loro primo recital di
mento alla settimana (della quale si è detto) della poesia
poesie e quelle poesie furono poi scritte sui muri delle case
Negli anni ’90 del Novecento, la vicenda
murale svoltasi a Ustica nell’estate del 1968. In chiusura del
dei pescatori di quell’isola. La pubblicazione del volume
dell’ANTIGRUPPO - quella formidabile esperienza targata
volume vengono riportati i testi di alcuni poeti Antigruppo
ANTIGRUPPO 73, da tempo programmato, non rius-
ANTIGRUPPO - era già da tempo cristallizzata. E nondi-
già diffusi sul TRAPANI NUOVA (periodico sulla cui Terza
civa, nonostante ogni buon proposito, a decollare Ci fu a
meno, dalla voce di Nat, dai testi che egli mi ha donato e
Pagina, Scammacca espose i suoi famosi Ventuno punti
Palermo, in via Libertà, un incontro fra Pietro Terminelli
dalle letture che ho fatto, ho appreso un po’ di quel movi-
per una possibile poetica antigruppo): Leonardo Sciascia,
e Nat Scammacca, durante il quale Scammacca si propose
mento, ho familiarizzato un po’ con taluni dei protagonisti
Luigi Fiorentino, Giuseppe Addamo, Antonino Uccello,
di provarci. Terminelli acconsentì, accordò a Scammacca
di quella irripetibile epopea: fra loro, Santo Cali, da molti
Antonino Cremona, Eliana Calandra, Franco Manescalchi,
tre mesi e il patto fu siglato con una vigorosa stretta di
considerato fra i poeti dialettali siciliani più validi del ‘900,
Mariella Bettarini, Lucio Piccolo ed Emanuele Mandarà.
mano. Nat Scammacca andò pertanto a Linguaglossa
e assieme con lui Franco Di Marco, di suo felice narratore e
Antigruppo 73 voi. 2, pure esso contraddistinto dalle
(CT) da Santo Cali e gli prospettò di prendere lui le redini
quindi eccellente traduttore in italiano dei testi degli stessi
grafiche di Sebastiano Milluzzo, prende avvio con una
della pubblicazione dell’antologia. A due condizioni 1) la
Cali, Nat Scammacca e altri poeti statunitensi, con i quali
doverosa notazione: “La realizzazione di questa antologia
costituzione, fra i poeti partecipanti all’iniziativa, di ma
Scammacca intratteneva fervide relazioni, personali e cul-
di impegno poetico ANTIGRUPPO 73 si deve soprattutto
Cooperativa che sarebbe divenuta l’Editore del testo; 2)
turali. ANTIGRUPPO 73 voi. 1 si apre con La ballata di
alla appassionata fatica dello scrittore Santo Cali. Quando,
che ogni autore avrebbe dovuto sostenere i costi di stampa
Yossiph Shyryn di Santo Cali, corredata dalle grafiche di
nella notte fra il 15 e il 16 dicembre 1972, egli è venuto
in proporzione al numero delle pagine impegnate. Santo
Sebastiano Milluzzo, ballata stampata postuma nel 1980 e
a mancare, questo secondo volume era tracciato nelle sue
Cali accettò e da quel momento (e con lui Vincenzo Di
in seguito, in una nuova edizione, nel 2001. Fra gli autori
linee essenziali. Ci è stato possibile portarlo a termine grazie
Maria, suo amico) diveme militante dell’ANTIGRUPPO.
presenti nel primo volume (che contiene altresì la riproduz-
alla vedova Natalia, che ha messo a nostra disposizione le
Di Maria [si è appena rilevato] possedeva già la carta e
ione di pagine del TRAPANI NUOVA, de LA SICILIA,
carte del marito”. All’iniziale racconto di Vincenzo Di
quella dmque fu, ma Nat Scammacca riuscì a imporre il
di grafiche di Nicolò D’Alessandro, di Tono Zancanaro,
Maria segue la presentazione, sempre a cura di Santo Cali,
titolo al libro ANTIGRUPPO 73.
di Ernesto Treccani, eccetera) figurano: Ignazio Apolloni,
che assume nuovamente la veste di una lettera, stavolta rivolta a Roberto Roversi: “Caro Roversi, questo libro-non-
Ciò precisato, dalla presentazione di Santo Cali, che assume
Vincenzo Di Maria e Danilo Dolci, i cui testi sono
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libro, ANTIGRUPPO 73, vuole essere una registrazione in
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atto della nostra attività di poeti, scrittori, artisti e sag-
pagina 641 si riparte in carta gialla, con gli elaborati
fra tanti “marxisti”: don Antonio Corsaro e Frate Attilio.
gisti operanti nelle estreme propaggini del Mezzogiorno
di Francesco Battiato, corredati dalle illustrazioni di
Don Antonio Corsaro, per inciso, fa professore di
d’Italia. L’attività è viva; a volte intemperante. Non di
Mimi Lazzaro, e di Emanuele Mandarà, per chiudere
lingua e letteratura francese nella Facoltà di Magistero
rado fanatica. Provocatoria sempre. E perciò soggetta
con Robert Bly e i suoi testi in inglese e traduzioni in
all’Università di Palermo e, già nel 1957, aveva redatto
spesso a scontrarsi con le forze ottuse della più bieca
italiano di Franco Di Marco illustrati da Garigliano.
l’introduzione e le note critiche dell’antologia, a cura
reazione”. Ad essa si accompagna una seconda lettera,
di Aldo Grienti e Carmelo Molino, POETI SICILIANI
indirizzata questa a Cesare Zavattini: “Credimi Zav,
Principale organo di diffusione delle idee ANTIGRUPPO
D’OGGI, Reina Editore in Catania; antologia che racco-
ANTIGRUPPO 73 non è un libro di cultura. E nemmeno
oltre, a Palermo, agli interventi di Apolloni, Perriera
glie, in meticoloso ordine alfabetico, i testi di diciassette
una antologia di scrittori e poeti che possa fare testo. Ma,
e Terminelli e, a Mazara del Vallo, a IMPEGNO 70
autori: Ugo Ammarinato, Saro Bottino, Ignazio Buttitta,
in fondo, chi può mai dire in che consiste la cultura?” Fa
di Rolando Certa, fa dal 1968 al 1991 il TRAPANI
Miano Conti, Antonino Cremona, Salvatore Di Marco,
seguito una silloge di Nat Scammacca, dal titolo prov-
NUOVA, edito a Trapani. E, a proposito di localizza-
Salvatore Di Pietro, Girolamo Ferlito, Aldo Grienti,
visorio SICILY, e daccapo si ripetono la riproduzione
zioni, risulta agevole tracciare una essenziale mappa
Paolo Messina, Carmelo Molino, Stefania Montalbano,
di pagine del TRAPANI NUOVA, del GIORNALE DI
del movimento ANTIGRUPPO all’epoca: Trapani,
Nino Orsini, Ildebrando Platamia, Pietro Tamburello,
SICILIA, de II MANIFESTO, de L’UNITA’, de LA
con Nat Scammacca e Franco Di Marco; Catania, con
Francesco Vaccaielli e Gianni Varvaro e che, assieme
SICILIA, de L’ORA, nonché le immagini di Sebastiano
Santo Cali, Vincenzo Di Maria, Alfredo Bonanno e
con quell’altra: POESIA DIALETTALE DI SICILIA, a
Milluzzo, oltre a quelle di Nunzio Sciavarrello, di
Fiore Torrisi; Mazara del Vallo, con Rolando Certa;
cura del Gruppo Alessio Di Giovanni e con prefazione
Graziella Paolini, di Cina Mulè, di Guglielmo Volpe,
Castelvetrano, con Gianni Diecidue; Palermo, con
di Giovanni Vaccarella, Palermo 1955, fu antesignana
di Franco Cardile, di Andrea Carisi e di altri.
Ignazio Apolloni, Crescenzio Cane e Pietro Terminelli;
di detto Rinnovamento della poesia dialettale siciliana.
Firenze, con Franco Manescalchi e Mariella Bettarini; Fra gli autori alla ribalta di questo secondo volume:
Bologna, con Roberto Roversi, ai quali vanno sommati
Nella sua complessità di uomo, artista, sognatore, attra-
Elvezio Petix, Crescenzio Cane, Rolando Certa, Pietro
nomi e luoghi dei tanti altri poeti e artisti menzionati.
verso la cima del monte caro alla divina Venere, Nat
Terminelli, Federico Hoefer, Lawrence Ferlinghetti
Scammacca è ormai consegnato al mito, alla storia
(con testi in inglese e traduzione in italiano di Nat
Risulta evidente per quanto esposto (ma ribadirlo non
della letteratura, siciliana ,italiana e interazionale.
Scammacca), Salvatore Giubilato, Giuseppe Zagarrio,
guasta) che ANTIGRUPPO 73 non furono due volu-
Sta adesso agli emditi, ai letterati, alla critica leggere,
Ignazio Navarra, Fiore Tonisi, Enzo Bonventre, Cesare
moni che raccolgono solamente componimenti divers-
studiare, pronunziarsi sul valore di ogni suo singolo
Zavattini (con testi in dialetto emiliano e traduzione a
amente poetici; tutt’altro! Questi, chiaramente, ci sono
lavoro e sulla globalità delle sue innumerevoli ed etero-
fronte in italiano), Roberto Roversi, Vanni Ronsisvalle,
e sono ben cospicui. Ma, fianco a fianco a essi (nello
genee opere. Opere che (prendendo le mosse dal suo
Antonio Corsaro, Antonino Cremona (sia con testi in
spirito antagonista dell’opera, la quale ha voluto rap-
ripudio di ogni establishment politico, economico, cul-
italiano che con testi in dialetto siciliano e traduzione in
presentare, tanto nella unità degli intenti quanto nella
turale, di ogni regime e di ogni guerra) spaziano dagli
italiano in calce). Sintomatici anche qui taluni titoli: La
distinzione delle voci, la visione del mondo di ognuno
elzeviri sul molo della poesia e dei poeti nel contesto
contestazione’. Napalm!’, Nord e Sud’, Che Guevara’,
di quegli autori variamente engagés, provocatori, alter-
della nostra società (pezzi divulgati sin dalla metà
Sicilia pecora sgozzata, eccetera.
nativi, antiretorici, libertari, convinti tutti che l’arte
degli anni Sessanta sulla Terza Pagina del settima-
possa incidere nei processi della realtà, della società,
nale TRAPANI NUOVA) ai volumi di poesia, di nar-
Nel rievocare i nomi di Antonio Corsaro, di Antonino
dell’esistenza), altri variegati registri, linguaggi, espres-
rativa, di traduzione, di saggistica nel tempo editi dalla
Cremona, di Elvezio Petix e prima di Salvatore
sioni, coesistono: la narrativa, la pittura, la grafica, il
CELEBES di Costantino Petralia, da IL VERTICE di
Camilleri, ai quali potremmo aggiungere quelli di Paolo
giornalismo, la fotografia, il ciclostilato, la lettera, la
Carmelo Pirrera, dalla Cooperativa ANTIGRUPPO e
Messina, Pietro Tamburello, Nino Orsini, Carmelo
cronaca, i manifesti culturali, il pensiero politico, i doc-
da TRAPANI NUOVA in Trapani e in Palermo e, a
Molino, Aldo Grienti, Salvatore Di Marco, Salvatore
umenti di solidarietà, l’atto di denuncia del degrado
partire dalla seconda metà degli anni Settanta, dalla
Di Pietro e altri, mi sovviene (consentitemi questa breve
socio- economico della Sicilia e persino un dossier circa
Cross Cultural Communications fondata e diretta dal
digressione) la straordinaria stagione, fra il 1945 e il
la vicenda incresciosa di Alfredo Bonanno, arrestato nel
poeta ed editore newyorkese Stanley H. Barkan. Solo
1958, denominata Rinnovamento della poesia dialettale
1972 a Catania per reato di opinione.
a mo’ di esempio citiamo alcuni titoli: A lonely room,
siciliana (ma questa è un’altra storia).
del 1966; Una possibile poetica per un Antigruppo, del Un’opera corale, dunque, un’opera militante, volu-
1970; Bye By e America, del 1972; ANTIGRUPPO 73
Fra le pagine 640 e 641 sono allocate (dovrete fidarvi,
tamente disomogenea, fuori dal coro, schierata, che
e ANTIGRUPPO 75; Nuova poesia scozzese, del 1976;
ancorché non le vedrete) trenta fìtte facciate tutte
sfugge, vuole sfuggire a qualsivoglia etichetta di genere,
Due Mondi, del 1979; Sicano l’Americano!, del 1989;
bianche. Un vero e proprio inserto, a cura di Rolando
nella quale pensiero, estetica e impegno si fondono e
Ericepeo voli I, II e III del 1990; The Hump, del 1994;
Certa, denominato IMPEGNO ANTOLOGIA, entro il
che, nelle presenze, nelle proposte, nonché nella “geo-
Three translators of poems by Duncan Glen, del 2001.
quale sono inclusi, fra gli altri, i testi di Ignazio Butera,
grafìa” allineate, smentisce di fatto la taccia di provin-
I due monumentali volumi di ANTIGRUPPO 73 sono
Giuseppe Addamo, Ignazio Buttitta, Salvatore Costanza,
cialismo del movimento che la ha generata. Da rimar-
i lavori di Nat Scammacca sui quali, in via sintetica, ci
Rafael Alberti, Orazio Napoli e Mariella Bettarini. Dalla
care la circostanza che ben due religiosi sono presenti
soffermeremo.
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CENTRO STUDI NAT SCAMMACCA www.https://www.natscammacca.net
ANTIGRUPPO 73, Giuseppe Di Maria editore, con introduz-
sarà il primo libro pubblicato in Italia con una formula coop-
di Pietro Terminelli, di Crescenzio Cane, di Ignazio Buttitta,
ione di Vincenzo Di Maria e presentazione e coordinamento
erativistica”. “Io non volevo - certifica nella sua introduzione
di Elvezio Petix, di Salvatore Giubilato, di Irene Marusso, di
di Santo Cali, è composto da due grossi tomi, dimensioni
Vincenzo Di Maria -. Ma provate a opporvi ai toraci di Nat
Roberto Roversi. Eloquenti alcuni titoli: Rivoluzione, Primo
cm. 22 x 31. Per complessive 1200 pagine e 4 chili e mezzo
Scammacca, di Pietro Terminelli e di Crescenzio Cane, alla
maggio, Portello della ginestra. Luglio proletario. Retorica
di peso circa, sono stampati su carta gialla spessa e ruvida
subdola arte magica del folletto Santo Cali!”
di sangue, eccetera.
erra la pasta quando la si vendeva sfusa). Giusto quella carta
Dai ragguagli fornitici da Scammacca, Di Maria e Cali, cogli-
Vi trovano parimenti spazio le riproduzioni dei manifesti rel-
perché, siamo nel 1972, una partita di essa (ce ne vollero oltre
amo e mettiamo in risalto un importante dato: l’asse cul-
ativi ai ciclostilati e ai recitals POETI IN PIAZZA: a Termini
quattro tonnellate, dichiara Vincenzo Di Maria), all’epoca
turale Trapani - Catania di quel movimento e il fatto che
Imerese il 26 ottobre 1969; a Mazara del Vallo il 14 settembre
non più richiesta dalla industria del settore la quale aveva
la spinta prima che determinò la nascita di quell’opera (la
1969, il 23 agosto 1970 e il 29 agosto 1971; a Paceco il 23
ormai soppiantato la tradizionale fabbricazione e distribuzi-
quale, lo si voglia o no, è destinata a rimanere nella storia
novembre 1971, dove FANTI GRUPPO si esibì unitamente
one artigianale, venne acqui stata più a buon mercato risp-
della nostra letteratura) fu data alle falde del Monte Erice da
a Rosa Balistreri. Si fa inoltre riferimento alla settimana
etto ad ogni altra.
Nat Scammacca e trovò fausta formidabile sponda alle falde
(della quale si è detto) della poesia murale svoltasi a Ustica
del vulcano Etna ad opera di Santo Cali. Assieme con tutti
nell’estate del 1968. In chiusura del volume vengono ripor-
L’ANTIGRUPPO nacque con questa denominazione sovvi-
gli altri, ma prima di tutti gli altri, Scammacca e Cali sono
tati i testi di alcuni poeti Antigruppo già diffusi sul TRAPANI
ene in nostro aiuto la testimonianza verbale di Nat Scammacca
dunque in questo senso da celebrare.
NUOVA (periodico sulla cui Terza Pagina, Scammacca
(per intenderci quella nella quale si avvolgeva nel dopogu-
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da me raccolta nel gennaio 2001 - nell’anno 1968, sulla nave
espose i suoi famosi Ventuno punti per una possibile poetica
che da Palermo raggiungeva Ustica. A Ustica, appunto,
Negli anni ’90 del Novecento, la vicenda dell’ANTIGRUPPO
antigruppo): Leonardo Sciascia, Luigi Fiorentino, Giuseppe
Ignazio Apolloni, Crescenzio Cane, Pietro Terminelli e Nat
- quella formidabile esperienza targata ANTIGRUPPO - era
Addamo, Antonino Uccello, Antonino Cremona, Eliana
Scammacca temerò il loro primo recital di poesie e quelle
già da tempo cristallizzata. E nondimeno, dalla voce di Nat,
Calandra, Franco Manescalchi, Mariella Bettarini, Lucio
poesie furono poi scritte sui muri delle case dei pescatori di
dai testi che egli mi ha donato e dalle letture che ho fatto,
Piccolo ed Emanuele Mandarà. Antigruppo 73 voi. 2, pure
quell’isola. La pubblicazione del volume ANTIGRUPPO
ho appreso un po’ di quel movimento, ho familiarizzato un
esso contraddistinto dalle grafiche di Sebastiano Milluzzo,
73, da tempo programmato, non riusciva, nonostante ogni
po’ con taluni dei protagonisti di quella irripetibile epopea:
prende avvio con una doverosa notazione: “La realizzazi-
buon proposito, a decollare Ci fu a Palermo, in via Libertà,
fra loro, Santo Cali, da molti considerato fra i poeti dialettali
one di questa antologia di impegno poetico ANTIGRUPPO
un incontro fra Pietro Terminelli e Nat Scammacca, durante
siciliani più validi del ‘900, e assieme con lui Franco Di
73 si deve soprattutto alla appassionata fatica dello scrittore
il quale Scammacca si propose di provarci. Terminelli acco-
Marco, di suo felice narratore e quindi eccellente traduttore
Santo Cali. Quando, nella notte fra il 15 e il 16 dicembre
nsentì, accordò a Scammacca tre mesi e il patto fu siglato con
in italiano dei testi degli stessi Cali, Nat Scammacca e altri
1972, egli è venuto a mancare, questo secondo volume era
una vigorosa stretta di mano. Nat Scammacca andò pertanto a
poeti statunitensi, con i quali Scammacca intratteneva fervide
tracciato nelle sue linee essenziali. Ci è stato possibile por-
Linguaglossa (CT) da Santo Cali e gli prospettò di prendere
relazioni, personali e culturali. ANTIGRUPPO 73 voi. 1 si
tarlo a termine grazie alla vedova Natalia, che ha messo a
lui le redini della pubblicazione dell’antologia. A due con-
apre con La ballata di Yossiph Shyryn di Santo Cali, corre-
nostra disposizione le carte del marito”.
dizioni 1) la costituzione, fra i poeti partecipanti all’iniziativa,
data dalle grafiche di Sebastiano Milluzzo, ballata stampata
di ma Cooperativa che sarebbe divenuta l’Editore del testo;
postuma nel 1980 e in seguito, in una nuova edizione, nel
All’iniziale racconto di Vincenzo Di Maria segue la presen-
2) che ogni autore avrebbe dovuto sostenere i costi di stampa
2001. Fra gli autori presenti nel primo volume (che contiene
tazione, sempre a cura di Santo Cali, che assume nuovamente
in proporzione al numero delle pagine impegnate. Santo Cali
altresì la riproduzione di pagine del TRAPANI NUOVA, de
la veste di una lettera, stavolta rivolta a Roberto Roversi:
accettò e da quel momento (e con lui Vincenzo Di Maria,
LA SICILIA, di grafiche di Nicolò D’Alessandro, di Tono
“Caro Roversi, questo libro-non-libro, ANTIGRUPPO 73,
suo amico) diveme militante dell’ANTIGRUPPO. Di Maria
Zancanaro, di Ernesto Treccani, eccetera) figurano: Ignazio
vuole essere una registrazione in atto della nostra attività
[si è appena rilevato] possedeva già la carta e quella dmque
Apolloni,
di poeti, scrittori, artisti e saggisti operanti nelle estreme
fu, ma Nat Scammacca riuscì a imporre il titolo al libro ANTIGRUPPO 73.
propaggini del Mezzogiorno d’Italia. L’attività è viva; a volte Vincenzo Di Maria e Danilo Dolci, i cui testi sono imprezios-
intemperante. Non di rado fanatica. Provocatoria sempre. E
iti dalle immagini di Renato Guttuso; e ancora Santo Cali, con
perciò soggetta spesso a scontrarsi con le forze ottuse della
Ciò precisato, dalla presentazione di Santo Cali, che assume
una serie dal titolo riassuntivo e significativo LA PAROLA
più bieca reazione”. Ad essa si accompagna una seconda
la forma di una lettera scritta a Lawrence Ferlinghetti, leg-
È SANTA, suoi testi ovvero in dialetto siciliano con traduzi-
lettera, indirizzata questa a Cesare Zavattini: “Credimi Zav,
giamo: “Caro Ferlinghetti, Nat
oni in italiano a cura di Giuseppe Zagarrio; Fiore Tonisi, che
ANTIGRUPPO 73 non è un libro di cultura. E nemmeno
si avvale dei disegni di Santo Marino; Franco Di Marco, che
una antologia di scrittori e poeti che possa fare testo. Ma, in
Scammacca mi ha detto: bisogna approntare un libro degli
offre un resoconto sul terremoto del Belice del 1968 e un paio
fondo, chi può mai dire in che consiste la cultura?” Fa seguito
Antigruppo in Sicily, con agganci in USA, che faccia con-
dei suoi più noti racconti: UN MARE D’ORO e LUCIO E
una silloge di Nat Scammacca, dal titolo provvisorio SICILY, e
oscere ai contemporanei e tramandi ai posteri, quanto noi
L’ACQUA. E poi Carmelo Pinera, Nicola Di Maio, Gianni
daccapo si ripetono la riproduzione di pagine del TRAPANI
abbiamo operato e operiamo per lo smantellamento delle
Diecidue, Salvatore Camilleri, che propone otto suoi testi in
NUOVA, del GIORNALE DI SICILIA, de II MANIFESTO, de
baronie culturali nell’isola urlando - sulle piazze, nei cantieri,
dialetto siciliano con traduzioni in italiano, dal titolo cumula-
L’UNITA’, de LA SICILIA, de L’ORA, nonché le immagini di
nelle scuole - la nostra rabbia proletaria. Seguendo i consigli
tivo QUATTRO COPPOLE. Altri nomi che vi riconono sono
Sebastiano Milluzzo, oltre a quelle di Nunzio Sciavarrello,
di Nat mi sono messo perciò all’opera. ANTIGRUPPO 73
quelli (naturalmente) di Nat Scammacca, di Rolando Certa,
di Graziella Paolini, di Cina Mulè, di Guglielmo Volpe, di
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Franco Cardile, di Andrea Carisi e di altri.
Bettarini; Bologna, con Roberto Roversi, ai quali vanno sommati nomi e luoghi dei tanti altri poeti e artisti
Fra gli autori alla ribalta di questo secondo volume:
menzionati.
Elvezio Petix, Crescenzio Cane, Rolando Certa, Pietro Terminelli, Federico Hoefer, Lawrence Ferlinghetti (con
Risulta evidente per quanto esposto (ma ribadirlo non
testi in inglese e traduzione in italiano di Nat Scammacca),
guasta) che ANTIGRUPPO 73 non furono due volumoni
Salvatore Giubilato, Giuseppe Zagarrio, Ignazio Navarra,
che raccolgono solamente componimenti diversamente
Fiore Tonisi, Enzo Bonventre, Cesare Zavattini (con testi
poetici; tutt’altro! Questi, chiaramente, ci sono e sono ben
in dialetto emiliano e traduzione a fronte in italiano),
cospicui. Ma, fianco a fianco a essi (nello spirito antago-
Roberto Roversi, Vanni Ronsisvalle, Antonio Corsaro,
nista dell’opera, la quale ha voluto rappresentare, tanto
Antonino Cremona (sia con testi in italiano che con testi
nella unità degli intenti quanto nella distinzione delle
in dialetto siciliano e traduzione in italiano in calce).
voci, la visione del mondo di ognuno di quegli autori vari-
Sintomatici anche qui taluni titoli: La contestazione’.
amente engagés, provocatori, alternativi, antiretorici, lib-
Napalm!’, Nord e Sud’, Che Guevara’, Sicilia pecora sgoz-
ertari, convinti tutti che l’arte possa incidere nei processi
zata, eccetera.
della realtà, della società, dell’esistenza), altri variegati registri, linguaggi, espressioni, coesistono: la narrativa,
Nel rievocare i nomi di Antonio Corsaro, di Antonino
la pittura, la grafica, il giornalismo, la fotografia, il ciclos-
Cremona, di Elvezio Petix e prima di Salvatore Camilleri,
tilato, la lettera, la cronaca, i manifesti culturali, il pen-
ai quali potremmo aggiungere quelli di Paolo Messina,
siero politico, i documenti di solidarietà, l’atto di denun-
Pietro Tamburello, Nino Orsini, Carmelo Molino, Aldo
cia del degrado socio- economico della Sicilia e persino
Grienti, Salvatore Di Marco, Salvatore Di Pietro e altri,
un dossier circa la vicenda incresciosa di Alfredo Bonanno,
mi sovviene (consentitemi questa breve digressione) la
arrestato nel 1972 a Catania per reato di opinione.
straordinaria stagione, fra il 1945 e il 1958, denominata Rinnovamento della poesia dialettale siciliana (ma questa
Un’opera corale, dunque, un’opera militante, volutamente
è un’altra storia).
disomogenea, fuori dal coro, schierata, che sfugge, vuole sfuggire a qualsivoglia etichetta di genere, nella quale
Fra le pagine 640 e 641 sono allocate (dovrete fidarvi,
pensiero, estetica e impegno si fondono e che, nelle pre-
ancorché non le vedrete) trenta fìtte facciate tutte
senze, nelle proposte, nonché nella “geografìa” allineate,
bianche. Un vero e proprio inserto, a cura di Rolando
smentisce di fatto la taccia di provincialismo del movi-
Certa, denominato IMPEGNO ANTOLOGIA, entro il quale
mento che la ha generata. Da rimarcare la circostanza
sono inclusi, fra gli altri, i testi di Ignazio Butera, Giuseppe
che ben due religiosi sono presenti fra tanti “marxisti”:
Addamo, Ignazio Buttitta, Salvatore Costanza, Rafael
don Antonio Corsaro e Frate Attilio. Don Antonio Corsaro,
Alberti, Orazio Napoli e Mariella Bettarini. Dalla pagina
per inciso, fa professore di lingua e letteratura francese
641 si riparte in carta gialla, con gli elaborati di Francesco
nella Facoltà di Magistero all’Università di Palermo e, già
Battiato, corredati dalle illustrazioni di Mimi Lazzaro, e di
nel 1957, aveva redatto l’introduzione e le note critiche
Emanuele Mandarà, per chiudere con Robert Bly e i suoi
dell’antologia, a cura di Aldo Grienti e Carmelo Molino,
testi in inglese e traduzioni in italiano di Franco Di Marco
POETI SICILIANI D’OGGI, Reina Editore in Catania; antolo-
illustrati da Garigliano.
gia che raccoglie, in meticoloso ordine alfabetico, i testi di diciassette autori: Ugo Ammarinato, Saro Bottino,
Principale organo di diffusione delle idee ANTIGRUPPO
Ignazio Buttitta, Miano Conti, Antonino Cremona,
oltre, a Palermo, agli interventi di Apolloni, Perriera
Salvatore Di Marco, Salvatore Di Pietro, Girolamo Ferlito,
e Terminelli e, a Mazara del Vallo, a IMPEGNO 70 di
Aldo Grienti, Paolo Messina, Carmelo Molino, Stefania
Rolando Certa, fa dal 1968 al 1991 il TRAPANI NUOVA,
Montalbano, Nino Orsini, Ildebrando Platamia, Pietro
edito a Trapani. E, a proposito di localizzazioni, risulta
Tamburello, Francesco Vaccaielli e Gianni Varvaro e che,
agevole tracciare una essenziale mappa del movimento
assieme con quell’altra: POESIA DIALETTALE DI SICILIA,
ANTIGRUPPO all’epoca: Trapani, con Nat Scammacca e
a cura del Gruppo Alessio Di Giovanni e con prefazione
Franco Di Marco; Catania, con Santo Cali, Vincenzo Di
di Giovanni Vaccarella, Palermo 1955, fu antesignana di
Maria, Alfredo Bonanno e Fiore Torrisi; Mazara del Vallo,
detto Rinnovamento della poesia dialettale siciliana.
con Rolando Certa; Castelvetrano, con Gianni Diecidue; Palermo, con Ignazio Apolloni, Crescenzio Cane e Pietro Terminelli; Firenze, con Franco Manescalchi e Mariella
SAGGIO DI MARCO SCALABRINO
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