C E N T R O S T U D I N AT S C A M M A CC A s e t t e m b re 2 0 1 9 · No 3 S erie Ciclost ili · Price E.1,99
PUBBLICATO DA GLENN SCAMMACCA TESTI DELLA BIBLIOTECA SCAMMACCA
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CICLOSTILE MAGAZINE
CONTENUTI 6 16 INTRODUZIONE Rolando Certa
4 CENTRO STUDI NAT SCAMMACCA .
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Antigruppo
Poeti Presenti Nel Ciclostile
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ROLANDO CERTA Nota Introduttiva
CRESCENZIO CANE Poesia: LA BOMBA PROLETARIA.
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CESCENZIO CANE Poesie: SICILIA
ROLANDO CERTA
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Poesie: LENOSTRE FORME
ROLANDO CERTA
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Poesie: BRACCIANTE DEL BELICE
ROLANDO CERTA 11
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Poesie: BRACCIANTE DEL BELICE
GIANNI DIECI DUE Poesia: SICILIA MADRE CONTADINA
GIANNI DIECIDUE Poesia:: MONTEVAGO
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GIANNI DIECIDUE Poesia: CANTO D’AMORE PER LA SICILIA
GIANNI DIECIDUE
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IGNAZIO NAVARRA Poesia: SI SCIUPA LA LUNA.
IGNAZIO NAVARRA Poesia: HANNO OLTREPPASSATO IL BELICE.
CARMELO PIRRERA Poesia: SALGONO I MULI
ELVEZIO PETIX Poesia: STRINGENDO NELLE MANI UNA CRINIERA.
NAT SCAMMACCA Poesia: PARLO CON TE MAZZARA DEL VALLO
NAT SCAMMACCA Poesie: DICONO CHE SI TRATTA DI LAMENTO
NAT SCAMMACCA Poesie: DICONO CHE SI TRATTA DI LAMENTO
NAT SCAMMACCA Poesie: DICONO CHE SI TRATTA DI LAMENTO
Poesia: CANTO D’AMORE PER LA SICILIA
IMMAGINI ORIGINALI DA PAGINA 26 A PAGINA 37 C E N T R O S T U D I N AT S C A M M A CC A
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- dizione 2019 a cura di: Glenn Scammacca Presidente del Centro Studi Nat Scammacca. Via argenteria 120, 91016 Erice Casa Santa. Desktop publishing by Glenn Scammacca. Ciclostile estratto della Biblioteca Scammacca
P.S.. Alla luce di quanto scritto nella retro-copertina originale di questo ciclostile si comunica che le condizioni non sono mai variate, per chi si occupa di cultura undergraud, sono stati e siamo sempre in condizioni disastrose, sperimentando tutti i metodi per favorire stimoli culturali. Siamo ancora, pur essendo passati quarant’anni sempre allo stesso punto, questo mesaggio è indirizzato a chi volesse effettuare una donazione per sostenere le nostre iniziative. Può andare sul sito, https://www.NatScammacca. net, ed effettuare una donazione all’associazione,”Menu Adesioni, per poter fare delle la donazione attraverso PayPal, alla nostra associazione.
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DESIGN PROPOSALS Odi comnimil idel is quas et vel imus eosa nation num faccum aut autat ommo delecatur assed eatis quat laccull aborum.
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Nella sicilitudine,secondo me, dei poeti siciliani contemporanei c’è è il momento dello sconforto di fronte ad una condizione disperante e disarmante ed il prevalere del pianto e della rassegnazione, come naturale, effetto di uno stato di cose, o la fuga. In questa situazione sono riconoscibili i poeti degli anni 40 e 50. Nei poeti degli anni 60 e 70 la situazione è diversa. Essi partendo dalla sicilitudine non ne vogliono fare' né un mito né una maniera, ma; si ingegnano per ottenere radicali cambiamenti della società, che. sino frutto di una nuova coscienza degli uomini e della storia. Sono insomma una avanguardia storica, politica e culturale. E spesso il loro linguaggio, appunto, è di aggressione alla storia, essendo espressione di una coscienza, come direbbe Marescalchi, non adulterata, dove l’estetico non è una categoria a sé stante ma funzionale ai p contenuti umani in un’opera di riconversione linguistica che mirando all’impegno totalizzante, ambisce di realizzare l’unità tra l’individuo e le masse? Attraverso un legittimo e vita del discorso di base e quindi alla mediazione tra la cultura; d’avanguardia e quella popolare, che. devono integrarsi e completarsi a vicenda per superare divaricazioni e/incomprensioni, steccati e compartimenti stagno pericolosi, negli obbiettivi di combattere i cosiddetti fenomeni culturali elitari e di andare oltre la condizione di subalternità in cui la cultura contadina è/venuta a trovarsi ed ancora si trova « E’ una linea nella quale noi dell’Antigruppo crediamo e che; con chiarezza proponiamo e perseguiamoci di là di ogni dissenso contingente, che è destinato alla sua naturale evoluzione. ROLANDO CERTA Dalla conferenza " Poesia e Sicilitudine", tenuta ai Corsisti delle 150 ore presso la 2a Scuola Media di Mazara del Vallo nel giugno scorso. L’incontro,introdotto dal Preside Prof.Gaspare Li Causi, su proposta dello stessa,sarà riproposto in autunno a tutte le scuole di Mazara. 6
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LA BOMBA PROLETARIA Non siamo più gli ascari i coloni mansueti dello stivale: da anni squadre d’intellettuali scrutano il nostro sangue giovane masturbano il nostro tempo migliore rubano la nostra prossima mèta. Non siamo più la feccia della terra torturati a morte dall‘inquisitore: da anni paghiamo di persona tutta la ricchezza di una classe fino a definirci sottouomini mostruosi eretici della croce. Non siamo più un branco di pecore come i nostri poveri antenati: da anni la cultura del mondo non è più l'arma esclusiva dei potenti ma la bomba pratica della nostra rivoluzione proletaria. Palermo ,1968. CRESCENZIO CANE
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SICILIA Questo è un luogo' qualunque per sentirsi uomo, ancora un pò d'amore e poi avrò capito chi mi lega a questa terra antichissima e contadina , chi mi dà la forza di reagire nella calura di luglio e chi mi disseta: avrò capito che non è la mia vita che conta e quest'amore non è solo l’amore per la donna. Questo rumore non è il delirio dei nostri petti ma il pulsare del cuore che cavalca; queste colline gibbose dove il gregge riposa sotto l'ombra ardita della roccia dove la cavalla araba ansiosa d'amore nitrisce per tutta la pianura dove il toro impazzito carica la lucertola e la pietra tace ma scotta come l'uomo nuovo. Palermo I960.
CRESCENZIO CANE
dal volume "La bomba proletaria" - poesie - 1974
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LE NOSTRE FORME Io vi credo
Michele e Marisa credo' al vostro amore per ciò che muore ma che non vuol morire. Credo ai cocci raccolti e ricomposti che formano un oggetto suggestivo, remoto e misterioso, dissepolta dal sangue della terra, dove l * artigiano inventò le forme nella simbiosi dei sensi lievitata dalla fantasia. Credo a te, a lei e a tutti quanti ancora creano oggetti funzionali o liberi con l * argilla o i metalli Il legno e le pietre, scolpiscono il sorriso e. il dolore. Si Michele e: Marisa bisogna credere alle nostre formo? quelle del cuore: e della fantasia, che ci tramanda o il colore della vita. Alba o tramonto, non importa anche, il grido della morte, la malinconia dell’addio. Se tutto è marea bisogna raccogliere i nostri cocci i cocci della nostra LIBERTA' serrarli in pugno come -una bandiera. ROLANDO CERTA Questa poesia è stata scritta in occasione della Mostra un'esperienza didattica: analisi sull’artigianato, (condotta dagli studenti della Facoltà di Architettura dall'Università di Palermo) e promossa dal Centro d'Arte e di Cultura di Mazara del Vallo(23/31 luglio 1977
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BRACCIANTE DEL BELICE Ti ho visto mentre pioveva davanti alla baracca, la coppola in testa silenzioso. La tua immobilità mi sembrò simile a quella di una roccia che da millenni guarda l’infinito nella sua impassibilità. Ma impassibile tu non eri. Ti ho visto all’alba in piazza attendere il curatolo che ti facesse un cenno e ti dicesse; andiamo a travagghiari. Nel fiato caldo dell’alba ogni tua angoscia, ogni speranza; il calendario dei; giorni le lotte per la casa per il pane “Avemu figghi, picciriddi” hai gridato a Palermo e a Roma. Ma la gramigna del potere ti ha rubato tutto, pure le lacrime, e ne ha fatto conti in banca. Bracciante del Belice sei paziente, come Cristo c più. di Cristo; tutti contro di te: ti hanno chiodato sulla croce per non forti fuggire. Fuggire? e-dove-saresti andato?! Saresti certamente ritornato come ritornano ì giovani dal Nord. A primavera fioriscono le erbe, ma il tuo cuore immenso è triste; conosci l'altalena delle stagioni una storia che si ripete all'infinito. Tu resti abbarbicato alla tua terra immobile come un albero, che dà fiori e frutti, e canti una canzone sommessa nell' aria profumata mentre si accendono bagliori di tempesta e l'acqua scroscia ingrassando il Belice. La tua calma è il lavoro, bracci ante del Belice, (io ti vorrei capire sino in fondo) Il sorriso dei bambini irrompe all’improvviso Ma soprattutto le parole amare dei giovani, che vanno vengono? 10
ti attanaglia il cuore, non ti conosci che la strada della lotta, la Casa del Popolo, come un oratorio, il Partito, unica speranza. Bracciante del Belice che posso fare? Tenderti la mano e insieme a te lottareÂť
ROLANDO CERTA Li ritorno da Santa Ninfa, sera del 21/3/1976
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SICILIA MADRE CONTADINA Sicilia madre contadina al germoglio che cresce di nuova vita ragiona, l'ipotesi del naufragio Da Valle del Belice consuma la polvere stradale Arsura d'estate creatura contadina quaglia sudore della fronte e la pozza di Avola Sono nato a marzo col ritorno delle rondini per migrare tutte le stagioni Non nego altrove ma qui tra tanti volti conosco il mio Sicilia nome di mandarla amara rovine sono architettura paesaggio fossile il tempo che aspetta di essere catalogato Sono venuto su con la piena dove galleggiano tralci e rami secchi Dopo- il grido generale la ruggine minaccia le rotaie Opinioni a congresso Esportazione traccia lavoro per strutture capitalistiche Mafia e politica denti di lupo tirano cordoni ombelicali Sono invecchiato senza memoria Sicilia radice contadina Come attore d'una parodia sento l'astratto-desiderio di vivere la parte. GIANNI DECIDUE
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MĂ’NTEVAGO 4
Molle croste d'un tempo remoto gli amici che sai perduti per sempre naviganti d'altre isole e mari dimenticarli non puoi nelle strade come le case sbriciolate e le stalle a cielo apertole rondini non piĂš sui tetti e i fichi d'india di porpora in agosto le poste del rosario vagano tremiti di silenzio e lontananze nella rosa dei venti.
GIANNI DECIDUE Dal ciclostile "Sicilia madre-contadina� Pro Teatro Selinus gennaio 1972 e dalla rivista "Inpegno 70".
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CAUTO D'AMORE PER LA SICILIA Sicilia, Sicilia, varrei poter raccogliere tutto il dolore che cova da secoli nell'animo della tua gente., e tramutarlo non già in collera die esploda inconsulta, ma in ribellione cosciente che si rivolga decisa contro un passato, che non vuole morire. Montagne di nuova miseria si aggiungono a quelle dovute al secolare abbandono delle tue belle contrade. Ed oggi più di ieri la gente che fugge dalle campagne, che vende il suo pezzo di terra per andare a lavorare e qualche volta a morire; a Chnrleroi o sul Matmarh, sta li ad accusare colpe gravissime, che pesano sulla coscienza di quanti con cinica sordità non raccolgono il grido di doloro di chi da tempo reclama giustizia» Ma al di là del presente, o mia diletta Isola, io guardo al tuo domani. E vedo l'ora in cui tutti i tuoi figli, cancellata per sempre la vergogna di un lungo passato fatto di miseria e di fame, potranno vivere in questa terra finalmente felice, che tutti ci invidiano in quanto patria dei sole. 14
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E il sole, un giorno, tornerà più radioso non più a riscaldare con pietà cosmica la vita dei poveri, ma a risplendere su una Sicilia nuova, sui suoi campi non più riarsi; e spaccati dalla calura estiva, ma resi fertili
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SI SCIUPA LA LUNA Più lontana, ove la spiaggia si annega, dove i gabbiani volano bassi, si sciupa la luna. Lui viene a piangere gli eroi popolari di a vola, Sciacca, Portella. Viene a gridare in faccia Al traditore i pomi, degli uccisi. Da nord a sud c'è odore i fertilizzanti per rinverdire le piante, odore di calce per ricostruire case nella Valle del Belice, dove la solitudine è immensa, e le cimici divorano i letti. Eroi popolari. Uno a uno dirò i vostri nomi agli scolari. Dirò che siete eroi del popolo, che nel cratere dell'Etna è sepolto il vostro corpo e alla Camera del Lavoro c'è la bandiera che sventolavate quand’andavate coi contadini ad espropriare i feudi degli agrari. IGNAZIO NAVARRA
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HANNO OLTREPASSATO IL BELICE Hanno oltrepassato il Belice con la bandiera rossa al vento. Sulla cima del vecchio monte non c'è ancora la neve, che presto cadrà . Hanno oltrepassato il fiume, con le bandiere rosse al vento, gridando forte. Alberi secchi, intorno; chilometri di valle. Bandiera-rossa e pugno chiuso, quando sta per essere sera. Bandiera rossa e pane quotidiano. Bandiera rossa e terra ai contadini. IGNAZIO NAVARRA
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SALGONO I MULI Nel silenzio che nasce tra gli ulivi ho cercato parole d'amore per la vecchiaia delusa e taciturna, pei carusi ammazzati alla zolfara e il contadino rimasto senza terra. E per la doglia eterna delle madri e le bocche ferite di silenzio. Salgono lenti i muli alle trazzere e la verga s'abbatte sulle schiene con rabbia antica con antica pena. "Oh, potercene andare, rispondere no a tutto questo! " Se fischia un treno ti s'incrina l'anima. "Oh, almeno potercene andare!" Quando scirocco soffia tra gli ulivi se tu li ascolti, dicono "rimani". E la verga s'abbatte sulle piaghe con rabbia antica con antica pena. Salgono: lenti i muli alle trazzere. CARMELO PIRRERA 
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STRIGENDO NELLE MANI UNA CRINIERA Un serpente una talpa un sasso levigato dall'acqua di un fiume un mucchio di stoppie un falò sulle montagne e il fiato di un lupo una briciola di pane nella tasca del mendicante un chicco di polvere per la bocca- del vento un filo d'erbaschiacciato dalla pancia di una pecora. Lasciatemi gridare a pieni polmoni il mio nome. Stringendo nelle mani una criniera che io galoppi passando tutte le frontiere. ELVEZIO PETIX Le suddette poesie sono state tratte dall'antologia "Antigruppo 73", curata da Santo Cali. Cooperativa Operatori Grafici Giuseppe Di Maria Editore in Catania, Via Alfomsetti
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PARLO CON TE, MAZARA DEL VALLO Chi sono io? Mentre scivola il tempo e le stagioni d’amare vengono e vanno. Chi sono, io? Sono stato in molti luoghi luoghi e luoghi. Adesso sono qua non là. Negli anni dell’ANTIGRUPPO ho mangiato pesce e sudato nello scirocco della Kasba di Mazara Ora parlo; con te Mazara del Vallo la mia voce diseredata straniera Chi sono? America? Sicilia? Brooklyn? Milioni di siciliani sulla terra di altri luoghi e i figli chiedono: Chi siamo? Nessuno è tornato. Nemmeno io con me stesso? Forse con me i miei, andati via da qui si, da qui dalla Valle del Belice morti di fame mio padre anche, mio nonno, pure mia nonna. Che vento! L’hanno fatto partire! Ma io chi sono? Sangue siculo scorre nelle mie vene 20
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così mio padre così mio nonno cosi mia nonna è colpa mia, vostra? di nessuno? Chi ci ha fatti partire? Forse Ferlinghetti sa Ha parlato di Mazara del Vallo di Impegno 70 di Rolando Certa di Antigruppo di tutti voi noi tutti nelle università americane
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DICONO CHE SI TRATTA DI UN LAMENTO lamento del Sud disprezzano il lamento del Sud si stancano del lamento del Sud si stufano del lamento del Sud si stufano del populismo del Sud si stufano de l’Antigruppo del Sud Lassù, i più Bravi di noi i più puliti di noi i più istruiti di noi i più tutto di noi ci disprezzano Chi sono? Chi è questo “io" Chi è questo "noi” Chi è questo "noi-voi* Chi sono io? Il mondo per noi – il Sud Ovunque siamo andati- il Sud Anche per quelli rimasti - il Sud Tutti i luoghi dove sono stato – il Sud io: il Sud, noi, - il Sud il siciliano di Milano - il Sud il siciliano di America - il Sud il siciliano del mondo - il Sud. Sono sulla terra della manna Non siamo poveri qui! La brezza mi carezza-la guancia siciliana I*aria è un gelato siciliano 22
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la granita mi rinfresca la bocca siciliana a Trapani di gelsomino siciliano a Mazara - la coda del pesce guizza limone siciliano; il mio canto, un lamento-canto siciliano. Non siamo poveri! Chi sono io? Chiedetelo a Rolando a Giubilato ad Anselmi a Hirschman a Lawrence a Cane a Navarra a Di Bella. Chiedetelo a voi stessi. Ho cantato che sorto greco Ho sbagliato? Segesta sulla collina Selinunte lische guarda il mare, Sicilia, la Grecia sul mondo. Ho cantato, che sono greco. Calì cantava arabo. Si chiamava; Calì, Abdul Kalì in tutte le kasba di Sicilia - un arabo siciliano Certo Certa è mazarese ha anche un pezzo di terra mazarese un pezzettino di terra vicino al mare sta dietro la ferrovia dietro ad altre case di Mazara sul mare. Per arrivarci sì cammina tra viottoli-arabi di melanzane e zucchine Certa, certo ,è mazarese il suo canto al tramonto è mazarese è lamento del Sud all’ombra di un Minareto Mazarese e Certa si fa chiamare mazarese. Cane urla colpendosi il petto Quelli del Nord non vogliono ascoltarlo troppo grosso e troppo sanguigno
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urlarlo palermitano siciliano! urla; io Antigruppo siciliano Cane è solo siciliano. Ma io chi sono? Diecidue Ten-Two dodici L’oracolo di Selinunte. Andateci a Selinunte quando spira la brezza del Sud. Credete che i templi sono morti? Ascoltate le parole del, greco Ascoltate-Diecidue Ten-Two dodici Il dio degli dei solenne nel passo cadenzato. Mi siedo all’ambra nel tramonto di una colonna selinuntiana Tempio A, Tempio R, Tempio C, Tempio D, Tempio E, dillo tu Diecidue- Ten-two dodici la voce tua profetica bianco vestito da oracolo la tua voce profetica! E Sciacca non è siciliana lembo Sud del Sud?
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