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Numero chiuso in data 27 Giugno 2026
IL CONSULENTE DEL LAVORO NELL’ERA DEL CAMBIAMENTO: TRA INTELLIGENZA ARTIFICIALE E TRASPARENZA RETRIBUTIVA
a cura di Enrico Vannicola - p.4
L’attualità del lavoro letta attraverso i classici
LA RETRIBUZIONE TRA PRINCIPI COSTITUZIONALI E CONTRATTAZIONE COLLETTIVA
a cura di Francesco Lombardo - p.11
AREA DIRITTO DEL LAVORO
QUELLO CHE INPS E INAIL NON DICONO (MA CHE DEVONO COMUNICARE NELL’ISPEZIONE)
a cura di Mauro Parisi - p.20
GUIDA OPERATIVA ALLA TRASPARENZA RETRIBUTIVA
a cura di Nicola Porelli - p.23
AREA SINDACALE
DECRETO PRIMO MAGGIO: LE NOVITÀ IN TEMA DI CONTRATTAZIONE COLLETTIVA
a cura di Francesco Stolfa - p.32
AREA FISCALE
QUADRO RW: OBBLIGHI E CONTROLLI
a cura di Fiscolab ANCL - p.37
AREA SICUREZZA
CALDO ESTREMO E LAVORO: L’ESTATE DELLE ORDINANZE, TRA OBBLIGHI GIÀ VIGENTI E TUTELE A MACCHIA DI LEOPARDO
a cura di Barbara Garbelli - p.47


BARBARA GARBELLI

CONSULENTE DEL LAVORO IN PAVIA, MEMBRO CENTRO STUDI NAZIONALE ANCL, COMPONENTE COMITATO SCIENTIFICO ASRI INDICE
1. Un rischio prevedibile
2. Un dovere che precede le ordinanze
3. La mappa 2026: chi ha deciso cosa
4. Cosa aggiungono davvero le ordinanze
5. Il convitato di pietra: la tutela a macchia di leopardo
6. Dal bollettino alla prassi: il percorso operativo
7. Tutela e difesa, ormai la stessa cosa
Nell’estate 2026 le Regioni si muovono in ordine sparso per fermare il lavoro sotto il sole nelle ore più calde. Ma il dovere di proteggere chi lavora non nasce con le ordinanze: è già pieno, cogente e sanzionato. Una mappa ragionata di ciò che i provvedimenti aggiungono davvero, di dove resta il vuoto e di come tradurre tutto in prassi difendibile.
Il colpo di calore non è una fatalità, ma un rischio prevedibile ed esigibile che il datore di lavoro ha il dovere di governare. La Corte di Cassazione lo ha affermato con nettezza nella sentenza penale n. 14578 del 21 aprile 2026, confermando la responsabilità datoriale per il decesso di un operaio edile e ricordando che la tutela contro le temperature estreme non è una cortesia, ma un obbligo giuridico pieno, la cui violazione fonda la responsabilità ai sensi degli artt. 18 e 96 del Testo Unico e dell’art. 2087 c.c. Non si tratta di un caso isolato: già con la sentenza n. 4813 del 6 febbraio 2025 la stessa Sezione aveva ravvisato la responsabilità del coordinatore per la sicurezza per le lesioni gravissime riportate da un lavoratore in cantiere, in una giornata di caldo torrido e in assenza di zone d’ombra adeguate. È da questi punti fermi che conviene leggere l’ondata di ordinanze con cui, anche quest’anno, le Regioni stanno disciplinando il lavoro all’aperto.
Prima ancora di qualsiasi provvedimento regionale, la protezione dal rischio termico è già scolpita nell’ordinamento. L’art. 2087 del Codice civile impone all’imprenditore di adottare ogni misura necessaria a salvaguardare l’integrità fisica e la personalità morale dei lavoratori; gli artt. 17, 18, 28 e 180 e seguenti del D.Lgs. 81/2008 traducono quel principio nell’obbligo non delegabile di valutare il microclima severo e di programmarne la gestione nel Documento di Valutazione dei Rischi, con un apparato sanzionatorio che arriva fino alla rilevanza penale.
A questo nucleo si sono aggiunti, nell’ultimo anno, due interventi che vanno tenuti distinti. Da un lato le Linee di indirizzo della Conferenza delle Regioni del 19 giugno 2025: un atto tecnico che, pur privo di
efficacia direttamente cogente, costituisce lo standard di riferimento per orientare la valutazione del rischio ai sensi degli artt. 15 e 28 del Testo Unico. Dall’altro il Protocollo quadro siglato il 2 luglio 2025 fra Governo e parti sociali e – passaggio spesso trascurato –recepito quale Allegato A, parte integrante, del D.M. 9 luglio 2025, n. 95: per effetto di quel recepimento il Protocollo ha superato la dimensione della semplice intesa programmatica e ha assunto veste regolamentare, imponendo tra l’altro ai datori l’obbligo di trasmettere all’INPS gli accordi territoriali sull’integrazione salariale per le emergenze climatiche. Resta invece ancora atteso il cosiddetto “decreto caldo”, destinato a rendere strutturali gli ammortizzatori dedicati. Lo schema seguente riassume i tre piani e ne chiarisce la diversa forza giuridica, troppo spesso confusa nel dibattito pubblico.

STRUMENTO
Ordinanze regionali
Linee di indirizzo
Conferenza Regioni (19.6.2025)
Protocollo
Provvedimenti contingibili e urgenti (potere regionale)
Atto tecnico di indirizzo
Intesa Governo–parti sociali recepita nel D.M. 95/2025 (Allegato A)
Cogente e dispositiva: divieto temporaneo, sanzione ex art. 650 c.p.
Non cogente; standard tecnico ex artt. 15 e 28 D.Lgs. 81/2008
Veste regolamentare; contenuto in prevalenza programmatico
Fissano la soglia operativa e lo stop nelle ore critiche
Orientano la valutazione e la gestione del rischio
Modello nazionale di gestione; obbligo di trasmissione accordi all’INPS

LA MAPPA 2026: CHI HA DECISO COSA
Sul terreno operativo sono però le ordinanze regionali a dettare il ritmo, e il loro fronte si è allargato con rapidità impressionante. Se a fine maggio aveva aperto la Toscana, già il 28, alla fine di giugno 2026 le Regioni intervenute sono circa diciassette: alle prime dieci – Veneto, Lazio, Umbria, Toscana, Liguria, Puglia, Piemonte, Emilia-Romagna, Lombardia e Abruzzo – si sono aggiunte, tra il 10 e il 24 giugno, Calabria, Sicilia, Friuli Venezia Giulia, Campania, Molise, Sardegna e Marche. Restano fuori soltanto le Province autonome di Trento e Bolzano e la Valle d’Aosta, mentre per la Basilicata il provvedimento risulta adottato ma con estremi ancora da verificare. In poche settimane, dunque, la tutela ha smesso di essere l’iniziativa di pochi territori per diventare un fenomeno quasi nazionale.
Il meccanismo è ormai standardizzato: nei giorni in cui la piattaforma Worklimate, sviluppata da INAIL
e CNR, classifica come “alto” il rischio per chi lavora esposto al sole con attività fisica intensa, scatta il divieto di attività nelle ore centrali della giornata, di norma fra le 12:30 e le 16:00. Accanto ai comparti storici – agricoltura, florovivaismo, edilizia, cave –molte ordinanze hanno ampliato il perimetro: Lazio, Emilia-Romagna, Piemonte e Puglia includono la logistica di piazzale e i rider, le Marche le attività portuali, Calabria e Puglia gli ambienti confinati privi di adeguata ventilazione. Persino il Veneto, che inizialmente aveva scelto la via più morbida del protocollo d’intesa (DGR n. 376 del 19 maggio), è poi intervenuto con l’Ordinanza n. 58 del 16 giugno, allineandosi al modello del divieto secco nelle ore centrali. Dove il divieto opera, la sua inosservanza è sanzionata in via ordinaria ai sensi dell’art. 650 c.p.
Il quadro sinottico che segue restituisce, a colpo d’occhio, periodi e ambiti di applicazione.
REGIONE PERIODO
Abruzzo 10.06 – 31.08
Calabria 10.06 – 31.08
Campania 21.06 – 31.08
Emilia-Romagna 03.06 – 15.09
Griuli V.-Giulia 16.06 – 15.09
Lazio 23.05 – 15.09
Liguria 29.05 – 31.08
Lombardia 10.06 – 23.09
Marche 24.06 – 31.08
Molise 17.06 – 15.09
Piemonte 30.05 – 31.08
Puglia 29.05 – 15.09
Sardegna 17.06 – 31.08
Sicilia dal 12.06
Toscana 28.05 – 31.08
Umbria 27.05 – 15.09
Veneto 17.06 – 31.08
SETTORI, ESTREMI E NOTE (DIVIETO DI NORMA 12:30–16:00)
Agricoltura, florovivaismo, edilizia (Ord. PGR n. 1/2026)
Agric., floro, edilizia; ambienti confinati (Ord. n. 1/2026)
Agricoltura, edilizia e affini (Ord. n. 1/2026)
Comparti storici + cave, logistica di piazzale, rider (Ord. n. 72/2026)
Comparti esposti al sole (Ord. n. 1/2026/SAL)
Comparti storici + cave, logistica, rider su due ruote
Comparti storici + cave; anche indoor non climatizzati (Ord. n. 1/2026)
Agric., edilizia all’aperto, cave (Ord. n. 484/2026)
Comparti storici + cantieri navali, attività portuali, cave, logistica (Ord. n. 1/2026)
Agricoltura, florovivaismo, cantieri edili (Ord. n. 1/2026)
Comparti storici + cave, logistica, rider
Agric./forestale, serre, edilizia, cave, cantieri stradali, ambienti confinati
Agric., floro, edilizia, impiantistica (Ord. n. 3/2026)
Comparti esposti al sole (Ord. n. 01/2026)
Agric., floro, edilizia all’aperto, cave (Ord. n. 2/2026)
Agric., floro, cantieri edili all’aperto (Ord. n. 2/2026)
Divieto 12:30–16:00 (Ord. n. 58/2026), oltre al protocollo DGR n. 376/2026
Aggiornamento al 26 giugno 2026. Restano prive di ordinanza le sole Province autonome di Trento e Bolzano e la Valle d’Aosta; la Basilicata risulta intervenuta, con estremi da confermare sul BUR. Le date di fine non indicate sono da verificare sui rispettivi Bollettini ufficiali.
Se l’obbligo di tutela esiste già ed è presidiato fino al penale, perché tanti provvedimenti? La risposta sta in ciò che la disciplina generale, per sua natura, non dice: il dovere di sicurezza è una clausola aperta, che non fissa alcuna soglia quantitativa nazionale oltre la quale il lavoro debba arrestarsi. Spetta al singolo datore valutarla, caso per caso. È esattamente questo il vuoto che le ordinanze colmano: ancorando il divieto al livello “alto” della mappa Worklimate, trasformano un obbligo elastico in un parametro tecnico-operativo oggettivo, verificabile e – almeno nelle intenzioni –uniforme. In altri termini, le ordinanze non duplicano l’obbligo: ne forniscono la regola applicativa, saldando il principio (la tutela dovuta) alla soglia (il momento in cui scatta lo stop). È una funzione tutt’altro che superflua, perché offre a imprese e organi di vigilanza un criterio di condotta certo, sottratto alla discrezionalità e quindi più difendibile in sede ispettiva e giudiziaria.
Il limite, semmai, è altrove. Quella stessa soglia che dovrebbe uniformare cambia volto a seconda della Regione che la fissa. Le scadenze oscillano tra il 31 agosto della maggior parte delle Regioni e il 15 settembre di Lazio, Emilia-Romagna, Puglia, Umbria, Friuli Venezia Giulia e Molise, fino al 23 settembre della Lombardia; variano i settori coperti, le fasce di efficacia, i presupposti e, per alcune, perfino l’ampiezza dell’ambito – dagli ambienti confinati di Calabria e Puglia alle attività portuali delle Marche. Per un’impresa che opera su più territori – un cantiere itinerante, una rete logistica nazionale, un’azienda agricola con terreni a cavallo di due regioni – ciò significa gestire altrettanti regimi differenti, con il rischio concreto di applicare la regola sbagliata. E sul piano dell’equità il paradosso è ancora più evidente: due lavoratori dello stesso comparto, esposti alla medesima temperatura, possono ricevere protezioni diverse solo per il confine amministrativo che li separa. È la ragione per cui le parti sociali invocano con insistenza crescente una disciplina nazionale uniforme che, recependo il parametro Worklimate già condiviso sul piano tecnico, detti regole identiche su tutto il territorio. Finché
quell’intervento non arriverà, la frammentazione formerà il vero nodo irrisolto – non l’inutilità delle ordinanze, ma la loro disomogeneità.
Per il consulente del lavoro e per le figure della prevenzione aziendale, la traduzione di questo quadro in prassi quotidiana segue una sequenza precisa. Tutto parte dalla consultazione mattutina del bollettino: la piattaforma Worklimate e il sito del Ministero della Salute indicano il livello di rischio previsto. Quando il rischio è “alto”, l’attività all’aperto va sospesa o rimodulata nella fascia critica, anticipando o posticipando i turni, moltiplicando le pause in zone d’ombra, garantendo idratazione e dispositivi adeguati. Ogni decisione va però documentata: il verbale di sospensione, l’informativa ai lavoratori e – ove si ricorra agli ammortizzatori sociali, dalla CIGO alla CISOA – la relazione tecnica che richiama la causale dell’ordine di pubblica autorità. Infine, il Documento di Valutazione dei Rischi va aggiornato per dare conto del rischio climatico e delle misure adottate. Il

diagramma che segue sintetizza questo percorso.
Sul fronte degli ammortizzatori, il riferimento operativo resta il messaggio INPS n. 2130 del 3 luglio 2025, che ricostruisce gli strumenti già fruibili: la CIGO può essere richiesta quando le temperature, effettive o percepite, superano i 35°C, oppure quando un’ordinanza dell’autorità impone la sospensione, mentre per gli operai agricoli soccorre la CISOA. Per
il 2026 il massimale mensile dell’integrazione salariale è stato aggiornato a 1.423,69 euro lordi dalla Circolare INPS n. 4/2026. Vale la pena ricordare che, quando lo stop discende da un provvedimento dell’autorità, la relazione tecnica può limitarsi a richiamare gli estremi dell’ordinanza, senza necessità di allegarla.
DIAGRAMMA – DAL BOLLETTINO ALLA PRASSI DIFENDIBILE
Consulta ogni mattina la mappa Worklimate e il bollettino del Ministero della Salute
Il rischio previsto è “ALTO” per i lavoratori esposti al sole?
In caso contrario: prosegui l’attività applicando le ordinarie misure di prevenzione previste dal DVR.
Sospendi o rimodula le attività all’aperto nella fascia 12:30–16:00 (turni anticipati/posticipati, pause all’ombra, idratazione, DPI)
Redigi il verbale di sospensione e informa i lavoratori
Se ricorri agli ammortizzatori (CIGO/CISOA): relazione tecnica con causale “ordine di pubblica autorità”
Aggiorna il DVR e archivia la documentazione: la tracciabilità è il vero presidio
7. TUTELA E DIFESA, ORMAI LA STESSA
Questa tracciabilità non è un appesantimento burocratico: è la prova concreta della diligenza dell’impresa, lo stesso elemento che, nei procedimenti giunti in Cassazione, ha separato la condanna dall’assoluzione. Sul rischio calore, ormai, proteggere la salute di chi lavora e mettere al riparo l’azienda da
responsabilità civili e penali sono diventati la stessa operazione. Le ordinanze regionali, con tutti i loro limiti, ne sono soltanto il segnale più visibile: la sostanza dell’obbligo viene da molto più lontano e, come ricorda la giurisprudenza, non ammette eccezioni stagionali.
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