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IL VALORE SOCIALE

DEL CONSULENTE DEL LAVORO

Quaderni Centro Studi ANCL Experience n. 3

- a cura di Francesco Lombardo -

Scritto e redatto da Francesca Bongiovanni, Zakaria Bouchbika, Filippo Daprat, Noemy Egidi, Caterina Lacava, Elisa Manca, Emma Omicini, Mara Piolini, Luisa Rauti

Chiuso in data 9 dicembre 2025

INTRODUZIONE

La recente notizia di un’inaccettabile aggressione ai danni di una Consulente del Lavoro, culminata nel tentativo di incendiare il suo studio, ha riportato al centro dell’attenzione pubblica un fatto spesso dato per scontato: dietro ogni adempimento, dietro ogni pratica, dietro ogni relazione gestita dal Consulente del Lavoro esiste un ruolo che va ben oltre la tecnica. C’è un presidio di legalità, di equilibrio sociale, di tutela delle persone e delle relazioni di lavoro.

È anche da questo episodio che nasce la seguente riflessione come gruppo di studio “Centro Studi ANCL Experience”: comprendere e valorizzare la funzione sociale della professione del Consulente del Lavoro, troppo spesso percepita come meramente amministrativa, ma in realtà profondamente intrecciata con la qualità del lavoro, con i diritti dei lavoratori, con la sostenibilità delle imprese e con il buon funzionamento delle istituzioni.

Il percorso che segue analizza le principali aree di attività del Consulente del Lavoro – dall’instaurazione dei rapporti di lavoro alle relazioni industriali, dalla gestione previdenziale alla sicurezza, dalla fiscalità alle politiche attive – mostrando come ogni compito tecnico produca effetti concreti sul tessuto sociale.

• Quando qualifica correttamente un rapporto di lavoro, il Consulente contribuisce a ridurre il contenzioso, a tutelare la dignità del lavoratore e a garantire condizioni eque di concorrenza tra imprese.

• Quando assiste nelle relazioni sindacali, favorisce il dialogo, limita la conflittualità e promuove un modello partecipativo fondato sulla fiducia reciproca.

• Quando gestisce gli adempimenti previdenziali, assicura che il sistema di welfare pubblico possa funzionare, che le tutele possano essere erogate e che ciascun lavoratore abbia garantito il proprio futuro contributivo.

• Quando si occupa di salute e sicurezza, non si limita a un obbligo formale: partecipa alla costruzione di luoghi di lavoro sicuri, prevenendo infortuni, malattie professionali e costi sociali enormi per il Paese.

• Quando calcola correttamente imposte e ritenute, tutela la stabilità economica dei lavoratori e la regolarità delle imprese, garantendo un rapporto corretto e trasparente con lo Stato.

• Quando applica e coordina politiche attive, crea opportunità: accompagna giovani e disoccupati, sostiene le imprese nei percorsi di formazione e inserimento, contribuisce allo sviluppo di un mercato del lavoro più inclusivo e dinamico.

In tutte queste dimensioni, il Consulente del Lavoro svolge dunque un ruolo silenzioso ma essenziale: mantiene l’equilibrio di un sistema complesso, nel quale esigenze economiche, diritti individuali, responsabilità sociali e regole pubbliche devono convivere e funzionare.

La professione diventa così un ponte:

tra lavoratori e imprese;

tra imprese e Stato;

tra norme astratte e loro applicazione concreta.

Grazie a questa infrastruttura tecnica e strategica il conflitto potenziale tra gli attori del mercato del lavoro diventa cooperazione possibile e fruttuosa.

Mettere in luce questa funzione significa riconoscere il valore collettivo della professione, dare dignità al lavoro dei Professionisti e ricordare che dietro ogni studio di consulenza c’è un presidio quotidiano di legalità, sicurezza, equità e partecipazione.

Questo approfondimento nasce quindi con un obiettivo chiaro: mostrare come ogni attività del Consulente del Lavoro è anche – e prima di tutto – un servizio alla comunità, un contributo al buon funzionamento del mercato del lavoro e alla coesione sociale del Paese.

È, in conclusione, importante sottolineare che questo approfondimento rappresenta meramente uno dei lavori di gruppo, svolti al termine del percorso di formazione “Centro Studi ANCL Experience 2.0”.

Pertanto, questo contributo non ha l’ambizione di essere esaustivo, privo di errori o rappresentare la visione dell’Associazione su tematiche delicate per la Professione e il suo futuro.

Il presente quaderno rappresenta, dunque, le riflessioni e le analisi svolte nelle ultime settimane con l’auspicio di poter ampliare e migliorare i ragionamenti qui riportati.

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Il Consulente del Lavoro nel nostro ordinamento

2 Instaurazione e gestione del rapporto di lavoro p. 10

3 Relazioni industriali p. 14

4 Rapporti previdenziali e assistenziali p. 18

Il Consulente del Lavoro nel nostro ordinamento

Il Consulente del Lavoro nel nostro ordinamento

La figura del Consulente del Lavoro, regolata dalla legge n. 12/1979, ha conosciuto una profonda evoluzione nel corso dei decenni.

Da professione inizialmente orientata ad attività meramente esecutive e alla gestione documentale del personale, essa si è trasformata in un ruolo altamente qualificato e centrale nel sistema giuslavoristico italiano.

Oggi il Consulente del Lavoro opera come esperto nell’interpretazione e nell’applicazione della normativa in materia di lavoro, previdenza, fiscalità e contrattazione collettiva, assumendo una funzione di raccordo tra ordinamento statale e ordinamento intersindacale.

In un contesto caratterizzato da norme complesse, digitalizzazione crescente e nuove forme di flessibilità lavorativa, il Consulente del Lavoro non solo gestisce l’amministrazione del personale e le risorse umane, ma svolge un ruolo sociale di primo piano: tutela la legalità, garantisce l’equilibrio tra esigenze produttive e bisogni dei lavoratori, sostiene le politiche attive e contribuisce al corretto funzionamento delle relazioni industriali.

Il presente contributo intende approfondire tali competenze e responsabilità, analizzando come l’attività dei Consulenti del Lavoro si articoli nella gestione del rapporto individuale di lavoro, nelle relazioni sindacali, negli adempimenti previdenziali e fiscali, nella sicurezza e nel mercato del lavoro, confermando l’importanza strategica di questa professione nel sistema socio-economico contemporaneo.

Fonti

Fonti utilizzate

• Codice Penale 1930: articoli 437, 451, 589, 590

• Costituzione della Repubblica Italiana: articoli 1, 4, 36, 39, 46

• Codice Civile

• Legge n. 300/1970

• Legge n. 12/1979: articoli 1, 2, 3

• Codice deontologico dei Consulenti del Lavoro

• Decreto Legislativo n. 66/2003

• Decreto Legislativo n. 276/2003

• Decreto Legislativo n. 81/2008

• Decreto Legge n. 138/2011: articolo 8

• Decreto Legislativo n. 81/2015: articolo 51

• Decreto Legislativo n. 150/2015

• Statuto ANCL, www.ancl.it

• Regolamento Attuazione Statuto ANCL, www.ancl.it

• Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, www.consulentidellavoro.it

• Memento Lavoro Giuffrè Francis Lefebvre, Milano, 2024

• National Istitute for Occupational Safety and Health, www.cdc.gov

• Ordine nazionale consulenti del lavoro, www.consulentidellavoro.it

• Inail, www.inail.it

• Inps, www.inps.it

Instaurazione e gestione del rapporto di lavoro

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Tutela

Instaurazione e gestione del rapporto di lavoro

Nella fase di avvio nonché durante la gestione di un rapporto di lavoro individuale, il Consulente del Lavoro assume un ruolo centrale sia con riferimento all’assolvimento degli adempimenti amministrativi per conto del datore di lavoro, sia dal punto di vista di assistenza e consulenza ai fini dell’individuazione della modalità più opportuna di inserimento in organico di una nuova risorsa.

Il Consulente del Lavoro, infatti, è il Professionista competente a fornire la consulenza tale da suggerire al datore di lavoro la formula contrattuale preferibile, in modo da assicurare il corretto inquadramento del prestatore di lavoro, individuando la tipologia di rapporto di lavoro idonea al livello di formazione del lavoratore e, al contempo, tutelando le esigenze in termini economici dell’impresa. Si pensi, ad esempio, al Professionista che proponga all’impresa assistita, purché in presenza dei requisiti previsti dalle disposizioni legislative, l’instaurazione di un rapporto di lavoro con la possibilità di fruire di una o più agevolazioni contributive.

L’utilizzo mirato delle agevolazioni consente non solo di produrre un beneficio per il datore di lavoro dal punto di vista meramente economico, ma permette anche che le erogazioni pubbliche siano impiegate nelle casistiche e perseguendo la ratio delle norme che intendono aumentare l’occupazione, tutelare le categorie più deboli del mercato, come giovani o donne, nonché promuovere la stabilizzazione dei rapporti lavoro.

La figura del Consulente del Lavoro assume un ruolo fondamentale anche da un punto di vista meramente gestionale e amministrativo, potendo predisporre gli adempimenti finalizzati all’attivazione del rapporto di lavoro. Tra i principali, il Professionista può occuparsi della redazione del contratto di lavoro subordinato, nonché di un’eventuale lettera di impegno all’assunzione nella fase preliminare all’avvio del rapporto di lavoro, avendo cura dell’individuazione ed elaborazione delle clausole idonee alla tipologia di impiego, della corretta

retribuzione in funzione del livello di inquadramento, nonché delle disposizioni dell’eventuale contrattazione collettiva di secondo livello.

La determinazione del corretto inquadramento del lavoratore da parte del Consulente del Lavoro ha implicazioni rilevanti, in quanto, in primo luogo, si genera una minore conflittualità tra datore di lavoro e lavoratore, riducendo il sorgere di contenziosi.

Diviene, inoltre, più efficace l’esercizio dei poteri del datore di lavoro, soprattutto nell’ambito del c.d. ius variandi, che consente di mutare le mansioni del lavoratore in presenza di specifiche condizioni individuate dall’art. 2103 c.c.

Elemento centrale ai fini della corretta qualificazione del rapporto di lavoro il verificarsi nelle concrete modalità di svolgimento dell’attività lavorativa ai sensi dell’art. 2094 c.c., che definisce il prestatore di lavoro subordinato, dovendo per giunta accertare la reale manifestazione degli indici di subordinazione elaborati dalla giurisprudenza. Il Consulente del Lavoro, anche in tale ambito, può assumere un ruolo importante. Si pensi alla funzione di Asseveratore in materia contributiva, retributiva e di rispetto complessivo delle normative vigenti in tema di rapporti di lavoro attribuita (Asse.Co.). Il datore di lavoro interessato, infatti, ha la facoltà di richiedere l’asseverazione al fine di orientare eventuali accessi ispettivi verso le imprese non in possesso di tale attestazione, oltre che alla possibilità di utilizzare l’asseverazione nell’ambito della verifica della regolarità delle imprese nel settore degli appalti privati. Il Consulente del Lavoro, inoltre, è intermediario abilitato alla trasmissione telematica della comunicazione unica obbligatoria (cd. Unilav) relativamente all’avvio, modifica o conclusione del rapporto di lavoro agli Enti preposti (Centri per l’Impiego, Enti previdenziali e assistenziali).

Nella fase di instaurazione del rapporto di lavoro, il Professionista si occupa anche della gestione della documentazione compilata a cura del lavoratore e restituita al datore di lavoro con riferimento agli aspetti fiscali, contributivi e previdenziali della retribuzione, tutelando in tal senso le esigenze nonché le preferenze del singolo lavoratore e favorendo una migliore gestione del proprio reddito.

Nell’ambito dell’elaborazione dei prospetti paga, infatti, il Consulente del Lavoro, oltre a curare la corretta gestione della retribuzione per conto dei datori di lavoro assistiti, è tenuto anche alla salvaguardia delle caratteristiche e/o esigenze fiscali e previdenziali del singolo lavoratore.

Dovendo garantire al lavoratore, in ossequio all’art. 36 Cost., una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa, il Consulente del lavoro verifica il corrispettivo minimo che il datore di lavoro deve riconoscere al prestatore, in funzione dell’attività eseguita, osservando dei criteri di proporzionalità e sufficienza. In concreto, è la contrattazione collettiva – di primo e/o di secondo livello – a determinare il livello di retribuzione minimo ovvero, ai sensi dell’art. 2099 c.c., in mancanza, vi provvederà il giudice su istanza del lavoratore.

È dunque determinante il ruolo che il Consulente del Lavoro assume al momento dell’individuazione del CCNL da applicare in quanto in tal modo si è in grado di garantire una retribuzione in linea con i principi costituzionali di proporzionalità e sufficienza.

Occorre, inoltre, ricordare che sussistono diverse forme di retribuzione (a tempo, a cottimo, con partecipazione agli utili o prodotti, con provvigione, con prestazioni in natura). Il Consulente del Lavoro, nell’ottica di un’ottimale gestione del costo del lavoro, propone all’impresa cliente le migliori soluzioni retributive, sia in relazione a quanto disposto dalla normativa e contrattazione collettiva, sia da un punto di vista di opportunità in termini fiscali e contributivi.

Un esempio può riguardare la scelta di erogare fringe benefit al lavoratore (es. buoni acquisto e buoni spesa), entro i limiti di esenzione fiscale e contributiva previsti dalla normativa, come modalità di incremento della retribuzione.

Il Consulente si occupa poi di supportare imprese e lavoratori nella gestione flessibile dell’orario di lavoro.

Il Consulente del Lavoro, nell’ambito della gestione del rapporto di lavoro, si occupa anche della verifica in tema di corretta maturazione nonché fruizione delle ferie da parte dei lavoratori. Nell’ottica di favorire il benessere dei lavoratori, inoltre, il Consulente del Lavoro è in grado di guidare il datore di lavoro, laddove si renda opportuno o necessario, verso le più idonee politiche di welfare aziendale, al fine di favorire il work-life balance, potendo dunque apportare notevoli miglioramenti in termini di tutela della vita privata dei lavoratori e, di conseguenza, di maggiore produttività aziendale.

In occasione di malattia, invece, al prestatore viene riconosciuta un’indennità previdenziale, nelle modalità previste per lo specifico settore di riferimento, e viene garantita la conservazione del posto di lavoro per il c.d. periodo di comporto, la cui durata viene stabilita dalla legge, contrattazione collettiva o, in assenza, dagli usi o secondo equità. Nelle ipotesi di malattia per cui è prevista l’indennità a carico Inps, il Consulente del Lavoro ha la possibilità, in qualità di intermediario abilitato, di verificare, nel rispetto della disciplina vigente, i certificati di malattia telematici trasmessi all’Istituto di previdenza per conto del datore di lavoro.

Proprio in relazione alla figura del Consulente del Lavoro in qualità di intermediario tra datori di lavoro ed Enti previdenziali e assistenziali, è importante sottolineare quanto il corretto inquadramento dei lavoratori e, di conseguenza, gli esatti versamenti previdenziali e assicurativi consentano agli Enti di ricevere le risorse necessarie per consentire l’erogazione delle prestazioni. In aggiunta, il Professionista rende più agevole la comunicazione tra datori di lavoro e Istituzioni, favorendo la corretta gestione degli adempimenti amministrativi e burocratici previsti dalla normativa italiana.

Con riferimento alla conclusione del rapporto di lavoro individuale, sia che essa avvenga per licenziamento sia per dimissioni, il ruolo del Consulente del Lavoro è rilevante per le relative procedure. Di fatti, non soltanto si occupa della trasmissione telematica della comunicazione obbligatoria relativa alla cessazione del rapporto di lavoro (Unilav), bensì il datore di lavoro può affidargli l’elaborazione della lettera di licenziamento, curando gli aspetti non soltanto formali ma soprattutto sostanziali ai fini della validità del licenziamento stesso, attraverso un’approfondita analisi del caso di specie e l’individuazione del corretto iter procedurale da seguire, riducendo di conseguenza il rischio di conflittualità e contenzioso.

Nell’ipotesi di cessazione del rapporto di lavoro per dimissioni, infine, il Consulente del Lavoro può essere delegato, attraverso la compilazione di specifico modulo, alla trasmissione telematica delle dimissioni per conto del lavoratore interessato, in qualità di intermediario abilitato.

Relazioni industriali

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Mediazione

Relazioni industriali

Negli ultimi anni le relazioni sindacali si sono trasformate profondamente, accompagnando i mutamenti dell’organizzazione del lavoro, l’evoluzione tecnologica e la crescente complessità dei mercati. In questo contesto, le dinamiche tra imprese e lavoratori non sembrano più fondarsi solo sulla gestione del conflitto, ma sembrano orientarsi verso modelli di confronto più cooperativi, capaci di coniugare esigenze produttive e tutela della persona.

Oggi il dialogo sociale si sviluppa attorno a un obiettivo condiviso: costruire fiducia, responsabilità e partecipazione. Le imprese ricercano strumenti flessibili per restare competitive e adattarsi ai cambiamenti, mentre i lavoratori chiedono non solo adeguati riconoscimenti economici, ma anche percorsi professionali chiari, stabilità e valorizzazione.

Alla luce di queste esigenze, la figura del Consulente del Lavoro può rappresentare uno strumento chiave nella trasposizione di tali aspirazioni nella realtà operativa individuando soluzioni innovative grazie alle proprie competenze tecniche, alla conoscenza approfondita della normativa e all’esperienza in materia di gestione del personale.

Inoltre, il ruolo del Consulente del Lavoro non dovrebbe fermarsi a quello di “intermediario tecnico”, ma deve aspirare a diventare un facilitatore del dialogo sociale, capace di tradurre la complessità dei numeri e delle regole in parole chiare, comprensibili e negoziabili, in modo da mettere a disposizione delle parti sociali, che costruiscono gli accordi collettivi, il proprio know how e il proprio punto di osservazione.

La funzione di supporto tecnico ha sicuramente un impatto più marcato quando si parla di piccole e medie imprese, che spesso ancora oggi percepiscono la controparte sindacale con timore e diffidenza. In tal senso, il Consulente del Lavoro ha il compito di promuovere presso le PMI una cultura del confronto, finalizzata non al compromesso, ma alla crescita reciproca e sostenibile.

Per un piccolo imprenditore, l’importanza del Consulente del Lavoro si manifesta già nel momento in cui l’azienda assume il suo primo collaboratore e, in particolare, si concretizza nella scelta del contratto collettivo da applicare al rapporto di lavoro. Tale decisione ha un valore non solo economico, ma anche sociale, nel momento in cui la corretta applicazione del CCNL serve a contrastare fenomeni di dumping contrattuale e di concorrenza sleale.

L’adozione di un CCNL coerente con l’attività svolta e frutto di un confronto strutturato tra le parti sociali assicura una cornice regolatoria solida e chiara, offrendo una maggiore certezza interpretativa e applicativa delle leggi. A riprova di ciò, tali contratti vengono assunti dalla giurisprudenza e dagli organi ispettivi come parametro per verificare la congruità del trattamento economico e normativo applicato ai lavoratori.

Applicare il corretto CCNL significa tutelare la leale concorrenza tra le imprese e, allo stesso tempo, la dignità dei lavoratori, assicurando loro diritti fondamentali e una retribuzione che garantisca al dipendente e alla sua famiglia un’esistenza libera e dignitosa, come previsto dall’art. 36, comma 1, della Costituzione. Questo principio trova fondamento anche nell’art. 39 della Costituzione, che riconosce la libertà sindacale e il ruolo della rappresentanza collettiva come garanzia di democrazia sostanziale nei luoghi di lavoro.

Inoltre, la scelta di un CCNL rappresentativo consente all’impresa di accedere a misure premiali e agevolazioni pubbliche – come gli sgravi contributivi sui premi di produttività o le decontribuzioni legate al welfare aziendale – che spesso sono subordinati all’applicazione di contratti sottoscritti da organizzazioni comparativamente più rappresentative.

Se la scelta del contratto collettivo rappresenta il primo passo verso la corretta applicazione delle regole del lavoro, la contrattazione aziendale ne costituisce l’evoluzione naturale. Gli accordi aziendali rappresentano lo strumento mediante il quale l’impresa, supportata dal Consulente del Lavoro, può adattare le norme generali alle proprie specificità organizzative e rispondere in modo concreto alle esigenze del contesto produttivo.

Gli accordi aziendali sono oggi la forma più viva e dinamica di relazioni sindacali: il luogo in cui impresa e lavoratori si incontrano concretamente in un dialogo costruttivo. Il ruolo del professionista, in questo ambito, è quello di tradurre la norma in soluzioni pratiche, garantendo equilibrio tra esigenze economiche, sostenibilità organizzativa e tutela delle persone.

Tali accordi possono disciplinare in modo specifico numerosi aspetti del rapporto di lavoro: orari e flessibilità, premi di produttività, meccanismi di partecipazione e coinvolgimento, welfare aziendale, formazione continua, smart working, inclusione e pari opportunità.

La forza della contrattazione di secondo livello risiede nella capacità di adattare il diritto del lavoro alla realtà economica, regolando in modo mirato l’organizzazione del lavoro con l’obiettivo di aumentare la produttività e, contemporaneamente, migliorare il benessere dei lavoratori. Un accordo aziendale ben strutturato non è solo uno strumento di gestione, ma anche un investimento in fiducia, partecipazione e senso di appartenenza. In questo senso, gli accordi aziendali danno concreta attuazione all’art. 46 della Costituzione, che promuove la partecipazione dei lavoratori alla gestione delle imprese, riconoscendo che la collaborazione è parte integrante del progresso economico e sociale del Paese.

Affinché gli accordi siano efficaci, devono essere tecnicamente corretti, coerenti con la normativa e redatti con attenzione alla chiarezza delle clausole, per evitare contenziosi e garantire certezza interpretativa. In taluni casi è necessario, inoltre, che siano depositati telematicamente presso l’Ispettorato Nazionale del Lavoro (ai sensi dell’art. 14, D.Lgs. n. 151/2015) per poter accedere ai benefici contributivi e fiscali previsti.

Il Consulente del Lavoro è la figura che assicura tutto questo: sul piano tecnico, guida la trattativa, cura la stesura del testo, verifica la legittimità delle clausole e coordina gli aspetti contributivi e fiscali, in particolare riguardo a premi e welfare.

Sul piano sociale, è il professionista che trasforma l’accordo in uno strumento di fiducia reciproca, favorendo il dialogo tra datore di lavoro e lavoratori e creando valore condiviso.

In un contesto di relazioni industriali sempre più fluide, il Consulente del Lavoro diventa così un custode del patto sociale: garantisce la conformità giuridica, ma soprattutto la sostenibilità umana delle decisioni. La sua presenza assicura che le regole non siano solo rispettate, ma anche comprese e condivise.

Il Consulente del Lavoro, anche quando opera nel privato, svolge dunque una funzione pubblica: difende la legalità, promuove la dignità del lavoro, costruisce ponti di comprensione tra interessi diversi. È un ruolo silenzioso ma decisivo, che si concretizza nell’aiutare le imprese e i lavoratori a parlarsi — e nel dare piena attuazione ai principi della Costituzione, rendendo concreti nella quotidianità del lavoro i valori di libertà, uguaglianza e partecipazione.

assistenziali

4 Rapporti previdenziali e

Garanzia

Rapporti previdenziali e assistenziali

L’art.1 della Legge n. 12/1979 sancisce che “Tutti gli adempimenti in materia di lavoro, previdenza ed assistenza sociale dei lavoratori dipendenti, quando non sono curati dal datore di lavoro possono essere assunti da coloro che sono iscritti nell’albo dei consulenti del lavoro, i quali in tal caso sono tenuti a darne comunicazione agli Ispettorati del Lavoro dove intendono svolgere gli adempimenti.”

Pertanto, da come si evince, il Consulente del Lavoro è colui che gestisce gli adempimenti previdenziali e assistenziali legati ai rapporti di lavoro e si occupa di interagire in qualità di intermediario e rappresentante dell’azienda con gli Enti previdenziali e assistenziali, come INPS e INAIL.

Per quanto attiene la sfera previdenziale, il Consulente del Lavoro si occupa, tra le tante attività, di comunicare all’Istituto l’apertura di una nuova posizione contributiva aziendale; di calcolare i contributi previdenziali a carico del datore di lavoro e del lavoratore per poi predisporre e inviare la denuncia mensile UNIEMENS entro il 16 del mese successivo.

Inoltre, in caso di denunce o verifiche ispettive INPS, presta assistenza al datore di lavoro oltre che correggere eventuali errori contributivi.

Per quanto attiene, invece, la sfera assistenziale, il Consulente del Lavoro ha l’onere di procedere con la denuncia di esercizio e l’apertura della posizione assicurativa in caso di nuova attività; di occuparsi delle comunicazioni relative a variazioni aziendali (sede, attività, ragione sociale, cessazione, ..), all’aggiornamento delle classificazioni tariffarie, alle nuove lavorazioni e alle richieste di riduzioni contributive (es. OT23).

Inoltre, deve calcolare e versare i premi INAIL sulla base delle retribuzioni effettive dell’anno precedente, che variano a seconda del settore e dei rischi legati all’attività lavorativa oltre che gestire le pratiche legate agli infortuni sul lavoro, inclusa la denuncia all’INAIL.

Il suo ruolo è, dunque, centrale per garantire conformità normativa e gestire gli adempimenti complessi. Inoltre, offre assistenza e rappresentanza in caso di accertamenti ispettivi o vertenze extragiudiziali con gli Enti e la sua competenza aiuta a gestire eventuali contenziosi giudiziari.

Il Consulente del Lavoro fornisce assistenza all’azienda in tutte le fasi del rapporto di lavoro, occupandosi degli adempimenti connessi alla liquidazione del TFR, alla CIG, alla gestione della NASpI e alla predisposizione delle pratiche per le agevolazioni contributive.

Il lavoratore, durante il suo rapporto di lavoro, accumula una somma denominata Trattamento di Fine Rapporto che gli spetta al termine del rapporto stesso.

Il Consulente calcola annualmente l’importo del TFR spettante, che viene accantonato mese per mese. In caso di cessazione del rapporto di lavoro (dimissioni, licenziamento, pensionamento), il consulente calcola e versa al lavoratore l’importo accumulato.

In caso di richiesta di anticipazione del TFR, il Consulente verifica i requisiti (almeno 8 anni di anzianità, motivazioni valide come acquisto prima casa, spese mediche, ecc.) e calcola la quota erogabile (massimo 70% del TFR maturato).

La CIG è uno strumento di sostegno economico per i lavoratori in caso di sospensione o riduzione dell’attività lavorativa, che può essere ordinaria (CIGO), straordinaria (CIGS) o in deroga.

Il consulente deve presentare la domanda telematica all’INPS (per CIGO o CIG in deroga) o al Ministero del Lavoro / Regione (per CIGS), seguendo le modalità e i tempi previsti dalla legge e deve assicurarsi che l’impresa abbia i requisiti per accedervi.

Inoltre, predispone la comunicazione da trasmettere alle rappresentanze sindacali e alle organizzazioni territoriali, partecipa o assiste l’azienda nella consultazione sindacale (obbligatoria per CIGO e CIGS) e cura la redazione del verbale di accordo sindacale, se previsto.

Dopodiché gestisce le scadenze dei periodi autorizzati e predispone eventuali richieste di proroga e cura la rendicontazione contabile dell’ammortizzatore sociale.

Grazie ad un’attenta analisi, il Consulente del Lavoro valuta la situazione in cui versa l’azienda (crisi, calo commesse, eventi transitori) individuando l’ammortizzatore più adatto, oltre che stimare i costi, la durata e l’impatto sull’organizzazione aziendale e sui lavoratori.

La NASpI è un’indennità di disoccupazione per i lavoratori che hanno perso involontariamente il lavoro.

Il Consulente del Lavoro deve comunicare al Centro per l’Impiego la cessazione del rapporto tramite modello UNILAV entro 5 giorni dall’evento e predispone il cedolino paga finale.

Inoltre, consegna (o fa consegnare dal datore di lavoro) la documentazione utile al lavoratore per richiedere la NASpI e la domanda di NASpI viene presentata dal lavoratore tramite portale INPS o tramite patronato, entro 68 giorni dalla cessazione.

Il Consulente potrebbe assistere nella compilazione, ma non è un obbligo.

Il Consulente del Lavoro può occuparsi anche di agevolazioni contributive e incentivi per le aziende, come quelli previsti per l’assunzione di giovani, disoccupati o categorie protette e verifica il rispetto dei requisiti per poterne fruire.

Il Consulente del Lavoro ha l’onere di verificare la normativa di riferimento (nazionale o regionale); di controllare i requisiti soggettivi del datore di lavoro (assenza di violazioni in materia di sicurezza e lavoro nero, regolarità contributiva – DURC, rispetto del CCNL) e di controllare il rispetto dei requisiti oggettivi del lavoratore (età, disoccupazione, genere, disabilità, ecc.).

Oltre che procedere con l’UNILAV di assunzione/trasformazione, si occupa di eventuali comunicazioni aggiuntive richieste per l’incentivo (es. domanda online INPS).

Una volta che l’agevolazione viene definita positivamente, il Consulente provvede all’inserimento dell’agevolazione nel cedolino paga con il corretto codice agevolazione e calcola l’importo dell’esonero o incentivo spettante.

L’obiettivo primario del Consulente del Lavoro, dopo aver individuato l’incentivo più adatto alla tipologia di assunzione/trasformazione, è quello di ottimizzare il costo del lavoro e supportare l’azienda nell’adottare scelte consapevoli in merito alla selezione del personale.

Salute

e sicurezza

nei luoghi di lavoro

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Sicurezza

Salute e sicurezza nei luoghi di lavoro

Il Testo Unico sulla Sicurezza sul Lavoro, il Decreto Legislativo 81/2008, stabilisce gli obblighi dei datori di lavoro e le responsabilità dei dirigenti, preposti e lavoratori al fine di garantire la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro; prevedendo la stesura della valutazione dei rischi, l’adozione di misure di prevenzione, l’uso di dispositivi di protezione individuale (i DPI) e la formazione dei lavoratori.

La necessità di creare una normativa in materia di salute e sicurezza dei lavoratori ha una storia evolutiva che inizia dal 1930 con il codice penale agli articoli 437, 451, 589 e 590 per cui erano previste sanzioni penali a chiunque causasse situazioni di pericolo per imprudenza, negligenza e imperizia.

Si arriva così alla metà del ’900 con altre due norme cardine dell’evoluzione normativa di tale materia: l’articolo 2087 del Codice Civile nel 1942 in cui veniva prevista una tutela dei lavoratori da parte degli imprenditori per cui erano tenuti a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei lavoratori attraverso la propria capacità ed esperienza. E nel 1948 con la Costituzione agli arti. 32, 35 e 41 in cui viene sancita l’importanza della sicurezza rispetto alla produzione.

Poi nel 1970 con l’emanazione della L. n. 300/1970, lo Statuto del Lavoratori, vengono introdotte importanti modifiche sia in termini di condizioni di lavoro che sul piano dei rapporti di lavoro tra datore di lavoro e lavoratori.

Si arriva così negli anni ’90 con il D. Lgs. n. 626/1994 in cui la prevenzione diventa un valore aziendale che coinvolge tutti i lavoratori indipendentemente dalla loro funzione.

Nel 2001 poi, per la prima volta viene previsto nel nostro ordinamento giuridico la responsabilità delle aziende per reati posti in essere da amministratori, dirigenti e dipendenti grazie al D. Lgs 231/2001. Tra i più significativi reati si può individuare quello in materia di sicurezza dei

lavoratori nei luoghi di lavoro, contribuendo a spingere le aziende verso l’attuazione di una dinamica indirizzata alla sicurezza.

L’evoluzione normativa è stata necessaria per spostare l’attenzione dell’imprenditore datore di lavoro da una situazione di comando e controllo ad un approccio organizzativo e gestionale. Oggi, tra gli obblighi più importanti per il datore di lavoro elencati dall’art. 18 D. Lgs 81/2008, si possono individuare: la valutazione dei rischi e l’adozione le misure necessarie per proteggere l’integrità fisica e morale dei lavoratori, attraverso la stesura del Documento di Valutazione dei Rischi (DVR); deve fornire i Dispositivi di Protezione individuale, ha l’obbligo di formare i propri lavoratori sui rischi e sulle misure di sicurezza e con il nuovo accordo Stato-regioni 2025 deve far effettuare la formazione preventiva obbligatoria al lavoratore prima di iniziare a svolgere l’attività lavorativa, la cui durata si differenzia in base al livello di rischio aziendale:

• 8 ore per il rischio basso;

• 12 ore per il rischio medio;

• 16 ore per il rischio alto.

Può avvenire in presenza, in e-learning o in videoconferenza sincrona e può essere proprio il Consulente del Lavoro a gestire ed organizzare la formazione dei dipendenti e il relativo aggiornamento. Senza dimenticare che è comunque responsabilità del datore di lavoro sottoporre i propri lavoratori ai relativi corsi.

Infine, deve: nominare il medico competente, il Responsabile del Lavoratori per la Sicurezza (RLS), il responsabile del Servizio di Prevenzione Protezione (RSPP) e infine deve individuare il preposto o i preposti per l’attività di vigilanza previste dal successivo articolo 19 del D. Lgs 81/2008, demandando ai contratti e accordi collettivi la decisione di stabilire l’emolumento spettante per lo svolgimento di tale attività.

In merito alla stesura del Documento di Valutazione dei Rischi (DVR), questo è obbligatorio per tutti i datori di lavoro entro 90 giorni dalla data di inizio della propria attività ed ha l’obiettivo di valutare i rischi, anche quelli probabili, a cui i lavoratori sono esposti. Deve contenere una sezione specifica dedicata ai rischi relativi a incendio, stress da lavoro correlato, tipologie di lavoratori impiegati, lavoratrici gestanti e puerpere e (se presente) il rischio interferenziale. È un documento dinamico poiché nella vita di un’azienda questo deve essere modificato e aggiornato in caso di modifiche significative entro trenta giorni e in ogni caso è buona prassi un aggiornamento annuale. Deve contenere il programma delle misure ritenute opportune per garantire il miglioramento dei livelli di criticità e in questo ambito entra in gioco la figura del Consulente del Lavoro in quanto professionista, se specializzato in sicurezza, per assistere il datore di lavoro nella sua redazione garantendone la conformità normativa, proponendo misure di prevenzione e protezione al fine di ridurre o eliminare i rischi individuati nel documento.

Non è più sufficiente porre l’attenzione solo sulla formazione, bisogna sempre di più focalizzarsi anche sulla prevenzione e in merito il National Institute for Occupational Safety and Health, nel 2011 ha lanciato il programma “Total Worker Health”: un insieme di politiche, programmi e pratiche che mirano alla prevenzione dei rischi per la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro promuovendo le azioni di prevenzione dei danni a favore di un più ampio benessere del lavoratore.

Adottare questo approccio permette di pianificare le politiche e gli interventi di prevenzione e di poter considerare la correlazione che c’è tra i rischi lavorativi, gli ambienti, gli stili di vita e le condizioni personali.

In tal senso anche l’Unione Europea ha attuato un quadro strategico per gli anni 2021-2027 in materia di salute e sicurezza sul lavoro al fine di migliorare le condizioni lavorative in un contesto di continua evoluzione. Tra gli obiettivi principali vi è:

• Prevenzione dei rischi cercando di ridurre il numero di infortuni e malattie professionali

• Adeguamento ai cambiamenti

• Miglioramento della qualità del lavoro cercando di promuovere un ambiente di lavoro sicuro e sano, incoraggiando il benessere mentale e fisico dei lavoratori

Con alcune sfide da affrontare, tra cui:

• Garantire la sicurezza e la salute dei lavoratori in contesti di lavoro sempre più flessibili

• Affrontare l’aumento dei problemi di salute mentale legati allo stress lavorativo e all’isolamento

• Gestire nuovi rischi legati alle tecnologie e ai cambiamenti ambientali.

La prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali dipende dalla conoscenza e dalla consapevolezza dei rischi ai quali si è esposti durante l’attività lavorativa. Per questo motivo, l’INAIL, per contribuire alla riduzione degli infortuni promuove una strategia di prevenzione al fine di ridurre il costo umano ed economico che gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali hanno per i singoli lavoratori, per le imprese e per il sistema produttivo del Paese, attraverso la divulgazione delle conoscenze in campo di salute e sicurezza con convegni, seminari e workshop e con la promozione di studi e la conseguente realizzazione e distribuzione di pubblicazioni.

Infine, l’Istituto riconosce una riduzione del tasso medio di tariffa alle aziende che hanno realizzato interventi migliorativi per la prevenzione e la tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, in aggiunta a quelli previsti dalla normativa. Per poter usufruire dell’agevolazione il Datore di Lavoro deve essere in regola con gli adempimenti contributivi e assicurativi e con le disposizioni in materia di salute e sicurezza, prendendo come riferimento la situazione al 31 dicembre dell’anno precedente e presentando la domanda con un’istanza telematica del modello OT/23.

In conclusione, i Consulenti del Lavoro hanno un ruolo sociale essenziale: la consulenza in materia di sicurezza non si traduce in un mero adempimento formale, ma nella promozione di una cultura della prevenzione dei rischi nei luoghi di lavoro che si deve tradurre in procedure chiare, nel rispetto degli scadenziari, in procedure di audit e nel miglioramento continuo.

Fiscalità del lavoro

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Regolarità

Fiscalità del lavoro

L’intervento del Consulente del Lavoro tutela le persone e valorizza le aziende: i Consulenti del Lavoro sono un ponte tra impresa, lavoratori e istituzioni; sono capaci di rendere chiare e comprensibili regole complesse e di promuovere comportamenti sicuri e responsabili.

Il Consulente del Lavoro svolge un ruolo fondamentale come intermediario tra imprese, lavoratori e pubbliche amministrazioni.

Questa funzione comporta una serie di adempimenti di natura amministrativa, previdenziale e fiscale, volti ad assicurare la regolarità dei rapporti di lavoro e il corretto assolvimento degli obblighi contributivi e tributari.

Sul piano fiscale, il professionista cura il calcolo e il versamento delle imposte legate ai redditi da lavoro dipendente, in particolare l’IRPEF e le addizionali regionali e comunali, utilizzando il modello F24.

È tenuto inoltre alla predisposizione e all’invio telematico delle Certificazioni Uniche (CU) e del modello 770, garantendo la correttezza dei dati e il rispetto delle scadenze previste dalla normativa. Proprio su questo aspetto si manifesta con particolare evidenza il valore sociale della sua funzione: grazie alla corretta applicazione delle aliquote, delle detrazioni e delle soglie fiscali, il datore di lavoro – in qualità di sostituto d’imposta – riesce ad effettuare ritenute precise e coerenti, evitando al lavoratore spiacevoli conguagli di fine anno o situazioni di debito fiscale inaspettato.

La professionalità del CdL contribuisce quindi alla stabilità economica del lavoratore e alla corretta gestione degli adempimenti da parte dell’impresa.

In qualità di intermediario abilitato, il Consulente del Lavoro ha inoltre il compito di trasmettere per conto delle aziende le denunce e le comunicazioni fiscali attraverso i canali telematici dell’Agenzia delle Entrate.

Tale funzione richiede il possesso delle deleghe necessarie, la corretta conservazione delle stesse e il rispetto delle normative in materia di sicurezza dei dati e privacy.

Oltre agli obblighi verso i clienti, il Consulente è soggetto a propri adempimenti fiscali come lavoratore autonomo. Deve quindi gestire la propria posizione IVA, scegliere il regime fiscale più appropriato (ordinario o forfettario), curare la fatturazione elettronica, effettuare i versamenti di imposte e contributi, e rispettare le scadenze dichiarative previste per i liberi professionisti. La complessità degli adempimenti come intermediario impone al Consulente un’elevata organizzazione operativa e una costante attenzione all’evoluzione normativa. Il rispetto puntuale delle scadenze e l’accuratezza nella gestione dei flussi informativi rappresentano non solo un obbligo giuridico, ma anche un indice di affidabilità e professionalità agli occhi delle aziende assistite.

Un aspetto centrale dell’attività professionale è rappresentato dal costante aggiornamento normativo. L’attività fiscale, per sua natura dinamica come quella lavoristica, è soggetta a continue modifiche dovute a interventi legislativi, amministrativi e giurisprudenziali.

Politiche attive e mercato del lavoro

Futuro

Politiche attive e mercato del lavoro

Le politiche attive del lavoro rappresentano delle misure e degli strumenti finalizzati a favorire l’occupazione, migliorare l’incontro tra la domanda e l’offerta di lavoro, sostenere la formazione e la riqualificazione professionale dei lavoratori.

Costituiscono un pilastro del sistema socio-economico e trovano fondamento degli articoli 1 e 4 della Costituzione, che mettono il lavoro al centro della vita della Repubblica, riconoscendolo come diritto e dovere di ogni cittadino.

In questo contesto, il Consulente del Lavoro riveste un ruolo fondamentale, in quanto agisce come intermediario tra le istituzioni, le imprese e i cittadini.

Grazie alle competenze giuridiche, economiche e organizzative che caratterizzano la figura professionale, accompagna le imprese e i lavoratori nell’applicazione concreta delle politiche attive, assicurandone la corretta gestione amministrativa e la piena efficacia. Il suo contributo va oltre gli adempimenti normativi, si estende alla progettazione di percorsi di inserimento, formazione e riqualificazione professionale.

Attraverso la collaborazione con gli enti accreditati e con la Fondazione Consulenti per il Lavoro partecipa attivamente all’attuazione delle politiche previste dal D.Lgs. 150/2015 e dal D.Lgs. 276/2003, in quanto uno dei soggetti autorizzati all’intermediazione tra la domanda e l’offerta di lavoro.

In termini di politiche attive le principali aree in cui il Consulente interviene riguardano l’apprendistato, i tirocini formativi, gli incentivi all’assunzione e il collocamento.

L’apprendistato, regolato dal D.Lgs. 81/2015, è un contratto di lavoro a tempo indeterminato volto alla formazione e all’occupazione dei giovani, che permette di combinare attività lavorativa e apprendimento di competenze professionali.

Rappresenta il principale contratto di inserimento formativo nel sistema delle politiche del lavoro, poiché, appunto, favorisce l’ingresso dei giovani nel mercato occupazionale e sostiene le imprese nella formazione delle nuove generazioni di lavoratori, offrendo al contempo vantaggi economici e normativi.

Il Professionista assiste l’azienda in tutte le fasi del rapporto, individuando la tipologia contrattuale più adatta; infatti, in base alle caratteristiche specifiche del lavoratore coinvolto indirizza l’azienda nella scelta tra le tre diverse tipologie di apprendistato di primo livello per la qualifica, professionalizzante o di alta formazione e ricerca, predisponendo il piano formativo individuale in collaborazione con l’ente accreditato.

Si occupa inoltre di curare le comunicazioni obbligatorie per l’instaurazione del rapporto di lavoro, di gestire la registrazione delle attività formative e di verificare la corretta classificazione del lavoratore, l’inquadramento contrattuale e l’applicazione delle agevolazioni contributive previste.

I tirocini formativi rappresentano un periodo di formazione professionale, utile al tirocinante per maturare esperienza in ambito lavorativo e all’azienda per formare da zero nuove risorse.

Sono uno strumento di passaggio tra la scuola e il lavoro, si tratta di un istituto che riveste una forte valenza educativa e sociale.

Il Consulente svolge un ruolo centrale nella loro gestione, in quanto assicura la conformità alle norme e la tutela di tutte le parti coinvolte, in collaborazione con i soggetti promotori come Centri per l’Impiego, università, scuole ed enti accreditati.

In particolare, redige la convenzione e il progetto formativo, verificando la coerenza tra le mansioni assegnate e gli obiettivi formativi così da evitare utilizzi impropri dell’istituto.

Si occupa inoltre di garantire la copertura assicurativa contro gli infortuni sul lavoro e la responsabilità civile, di gestire le comunicazioni obbligatorie relative all’avvio, alla proroga e alla cessazione del tirocinio e di fornire consulenza sul rimborso spese, la formazione sulla sicurezza e la durata dei percorsi.

Grazie al suo intervento il tirocinio mantiene la propria finalità formativa e non si trasforma in una mera forma fittizia di lavoro subordinato.

Le politiche attive si concretizzano anche attraverso le misure economiche e fiscali a sostegno dell’occupazione.

In questo contesto il Consulente aiuta le aziende ad orientarsi tra le varie agevolazioni statali disponibili per individuare gli incentivi utilizzabili, come quelli previsti per i giovani under 35, i lavoratori over 50, le donne svantaggiate, i disoccupati e i disabili.

Inoltre, verifica la sussistenza dei requisiti soggettivi e oggettivi necessari per accedere ai benefici.

Si occupa di predisporre e inviare le domande telematiche tramite il portale INPS, di monitorare il rispetto delle condizioni previste per il mantenimento del beneficio, come la regolarità contributiva e la continuità del rapporto di lavoro, oltre che ad assistere l’impresa

nell’integrazione degli incentivi con altre misure, come ad esempio la formazione finanziata.

In questo modo, garantisce che le risorse stanziate dallo Stato siano effettivamente utilizzate per creare un’occupazione stabile e potenzialmente duratura.

Il D.Lgs. n. 276/2003, insieme all’autorizzazione ministeriale n. 19009 del 23 luglio 2007 riconosciuta alla Fondazione Consulenti per il Lavoro, consente ai Consulenti di operare come intermediari autorizzati nel mercato del lavoro, attraverso la delega conferita dalla Fondazione stessa, che è iscritta all’Albo nazionale delle Agenzie per il Lavoro.

Questo assetto normativo riconosce ai professionisti delegati un ruolo attivo nelle politiche per l’occupazione.

Nell’ambito di queste attività il Consulente del Lavoro analizza i fabbisogni occupazionali delle imprese e individua i profili professionali più idonei alle loro esigenze.

Si occupa della ricerca e della selezione dei candidati, anche mediante l’utilizzo di banche dati e piattaforme accreditate, svolge attività di orientamento per i lavoratori disoccupati o in fase di cambiamento del proprio percorso professionale, accompagnandoli nel processo di reinserimento nel mercato del lavoro.

Segue inoltre i processi di inserimento e collocazione professionale, monitorando i risultati occupazionali e assicurando la coerenza tra le competenze del lavoratore e le necessità aziendali.

Collabora infine con le Regioni e i Centri per l’Impiego per l’attuazione dei programmi nazionali di politica attiva, contribuendo a rendere più efficace e integrato il sistema di incontro tra domanda e offerta di lavoro.

Il Consulente del Lavoro, nel campo delle politiche attive, non è soltanto un esperto della normativa, né un semplice intermediario tra istituzioni, imprese e lavoratori, ma sviluppa percorsi, promuove la fiducia e garantisce equilibrio. Attraverso il suo operato, il diritto al lavoro si concretizza in opportunità reali ed esperienze formative per i lavoratori; l’impresa riconosce nelle norme uno strumento di crescita e la persona ritrova dignità e prospettiva nel proprio percorso lavorativo.

La sua attività supera l’adempimento tecnico e amministrativo e si traduce in un impegno sociale, orientato a favorire l’inclusione, la valorizzazione della persona e la partecipazione attiva alla vita produttiva. Così, ogni tirocinio, ogni incentivo, ogni progetto di inserimento lavorativo assume il valore di un piccolo passo concreto verso un mercato del lavoro più giusto, sostenibile e umano.

In tal modo il lavoro torna ad assumere il valore che la Costituzione gli attribuisce, cioè un diritto per ogni cittadino, uno strumento di partecipazione e il cardine della nostra Repubblica.

Alla scoperta del valore sociale del Consulente del Lavoro

Esperienze

Alla scoperta del valore sociale del Consulente del Lavoro

Le riflessioni raccolte in questo documento non rappresentano un punto di arrivo, ma l’avvio di un percorso di indagine più ampio e partecipato.

L’analisi delle molteplici attività svolte dal Consulente del Lavoro mostra chiaramente come ogni ambito professionale – dalla gestione dei rapporti di lavoro alla sicurezza, dalla fiscalità alle politiche attive – abbia un impatto diretto sul benessere delle persone, sull’equilibrio delle relazioni e sulla qualità complessiva del nostro sistema sociale.

Proprio per questo riteniamo necessario proseguire il lavoro avviato, affiancando alle considerazioni teoriche le testimonianze, le esperienze concrete e gli esempi vissuti che meglio possono raccontare, in modo autentico, la dimensione sociale della nostra professione.

Sono le storie degli studi, dei territori, dei professionisti e delle comunità in cui operiamo a rendere tangibile ciò che la normativa e le competenze tecniche da sole non riescono a esprimere fino in fondo.

Per questa ragione, come gruppo “Experience”, ci rendiamo fin d’ora disponibili a raccogliere contributi, suggerimenti e racconti significativi da parte dei dirigenti ANCL e di tutti gli associati che, grazie alla propria esperienza di studio e di vita, desiderino arricchire questa indagine.

Ogni contributo sarà prezioso per costruire una narrazione collettiva capace di valorizzare il ruolo sociale del Consulente del Lavoro e di restituire, con maggiore completezza, la complessità e l’importanza del nostro operato quotidiano.

Siamo convinti che solo attraverso un lavoro condiviso sarà possibile delineare con chiarezza l’identità sociale della professione e contribuire, al tempo stesso, a rafforzare il senso di comunità e la consapevolezza del valore che i Consulenti del Lavoro apportano al Paese.

Andiamo alla scoperta del valore sociale del Consulente del Lavoro in tutte le sue sfumature!

Il Nostro Team

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Simona Alescio

Consulente del Lavoro (Ragusa)

Coltivo particolare interesse per la gestione del contratto di apprendistato e per tutte le dinamiche legate alle relazioni sindacali, con focus sulla contrattazione di secondo livello e sullo sviluppo di piani di welfare aziendale.

Matteo Bezzini

Consulente del Lavoro (Livorno)

Mi piace lavorare in modo chiaro, preciso e diretto, cercando sempre soluzioni concrete e mantenendomi costantemente aggiornato per offrire, il più possibile, un servizio serio ed efficace.

Francesca Bongiovanni

Consulente del Lavoro (Torino)

Ho 28 anni e ho iniziato il percorso in ANCL Experience 2.0 da praticante ed ora sono Consulente del Lavoro da quasi un anno. Ho approfondito il settore dello spettacolo e dello sport anche per passione personale e ritengo imprescindibile occuparsi anche di sicurezza nei luoghi di lavoro, argomento che ho iniziato ad approfondire nel percorso formativo frequentato in ANCL e ASRI.

Zakaria Bouchbika

Praticante Consulente del Lavoro (Torino)

Sono particolarmente appassionato di diritto del lavoro sportivo, ambito nel quale desidero specializzarmi e approfondire ulteriormente le mie competenze.

Giorgio Bringheli

Consulente del Lavoro (Messina)

Marco Cucci

Consulente del Lavoro (Milano)

Appassionato di Diritto del Lavoro e interessato all’aspetto divulgativo della materia, sono specializzato nella gestione del personale dei settori lavoro domestico, Portierato e Spettacolo.

Filippo Daprat

Consulente del Lavoro (Udine)

Appassionato di diritto del lavoro e organizzazione aziendale, supporto le aziende nella gestione del personale con un focus sull’ottimizzazione dei costi aziendali.

Ilaria Dimastrogiovanni

Praticante Consulente del Lavoro (Brindisi)

Le mie principali aree di interesse includono le relazioni sindacali, la gestione delle controversie e le soluzioni stragiudiziali, insieme alla consulenza direzionale.

Noemy Egidi

Praticante Consulente del Lavoro (Fermo)

Le mie aree di specializzazione riguardano la gestione amministrativa del personale e la consulenza in ambito fiscale e previdenziale.

Eleonora Granziol

Consulente del Lavoro (Udine)

Sono particolarmente interessata ai temi della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. Accanto alla mia attività principale di Consulente del lavoro, svolgo anche la funzione di consulente e formatrice in materia di salute e sicurezza, ricoprendo inoltre il ruolo di RSPP.

Erisa Habibi

Consulente del Lavoro (Vicenza)

Le mie aree di specializzazione comprendono la gestione delle risorse umane, la consulenza sugli ammortizzatori sociali, consulenza in materia di welfare aziendale e relazioni industriali e sindacali.

Caterina Lacava

Consulente del Lavoro (Roma)

Appassionata di diritto del lavoro, le mie aree di specializzazione includono l’amministrazione del personale e la consulenza relativa al settore edile.

Davide Maccanò

Consulente del Lavoro (Trento)

Le mie aree di specializzazione sono il welfare aziendale e il diritto del lavoro nell’ambito della pubblica amministrazione.

Elisa Manca

Praticante Consulente del Lavoro (Cagliari)

Le mie aree di specializzazione sono Salute e Sicurezza nei Luoghi di Lavoro e Formazione Finanziata con i Fondi Paritetici Interprofessionali.

Sofia Merolla

Consulente del Lavoro (Pordenone)

Mi piace approfondire le tematiche legate alle relazioni umane ed agli effetti che le stesse possono avere nell’ambito delle risorse umane. Le mie aree di approfondimento comprendono la gestione delle risorse umane, l’edilizia ed il welfare aziendale.

Emma Omicini

Praticante Consulente del Lavoro (Cesena)

Le mie aree di maggior interesse ricomprendono la gestione e l’amministrazione del personale, in particolare la gestione delle assunzioni (costi, contrattualistica ed agevolazioni), ed il settore dell’agricoltura.

Mara Piolini

Consulente del Lavoro (Brescia)

Nutro molto interesse per il diritto del lavoro e la sicurezza sul lavoro. Le mie aree di specializzazione includono la gestione del personale, incluso quello domestico, le agevolazioni e il contenzioso sul lavoro.

Giulia Quitadamo

Consulente del Lavoro (Monza e Brianza)

Mi piace molto rimanere aggiornata, confrontarmi e creare dibattiti sani sull’evoluzione della normativa. Le aree di specializzazione comprendono la gestione delle risorse umane, agevolazioni, welfare aziendale/fringe benefit.

Lucia Santoro

Consulente del Lavoro (Brindisi)

Nutro particolare interesse per la gestione dei rapporti di lavoro dei dirigenti, per le consulenze rivolte ai settori edile ed agricolo, nonchè per le tematiche previdenziali e pensionistiche.

Il Progetto

CENTRO STUDI ANCL EXPERIENCE

L’ANCL (Associazione Nazionale Consulenti del Lavoro), attraverso il suo Centro Studi, offre a giovani brillanti, provenienti dalle Unioni Provinciali ANCL di tutta Italia, l’opportunità di diventare membro junior del Centro Studi Nazionale ANCL.

I partecipanti al progetto “Centro Studi ANCL Experience” ricevono formazione gratuita, sia teorica che pratica, finalizzata a imparare a scrivere articoli divulgativi, rispondere ai quesiti degli Associati, redigere pareri per terzi, svolgere ricerche contrattuali, normative, giurisprudenziali e tanto altro.

L’ANCL ha deciso di puntare sui giovani e sulle competenze per implementare le attività del Centro Studi Nazionale.

In questa raccolta di quaderni apprezzeremo i progressi dei ragazzi e vi faremo ascoltare la loro voce.

Coltiviamo i talenti che abbiamo in casa!

Per partecipare al progetto contatta il Presidente ANCL della tua provincia e vai sul sito www.ancl.it

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