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Anno I - Numer o 14 - 12 f eb b r aio 2012

S

c a n d a l o

c u o l a b u s


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Domenica - 12 febbraio 2012

In questo numero pag. 2 La vignetta della settimana

pag.23 Un treno troppo veloce

pag. 3 Editoriale

pag.24 Comunicati stampa

pag. 5 Enzo Marino

pag.25 Sanguisughe della classe politica

pag. 7 Ciao Nello

pag.27 Il rapporto online...

pag. 8 Incredibile...ma vero!!!

pag.28 CattiviK

pag. 9 Intervista a Fortunato De Rosa

pag.29 Fortunato celentino

pag.11 Mo Bast!

pag.30 Aspettando Sanremo

pag.12 Casoria: città groviera

pag.30 Un San Valentino tra cinema e musica

pag.13 Disatro ambientale in zona Cantariello

pag.31 Poesia

pag.15 Michele Bruno: 2^parte pag.16 Quando il degrado raggiunge il suo

pag.31 Necrologi

acme

pag.17 In ricordo dei martiri delle Foibe pag.19 Tu vuo’ fa’ l’Americà...’s Cup pag.20 A spasso nel calcio pag.21 Napoli (di Lucchese) pag.22 L’emergenza gelo continua

Periodico settimanale a diffusione gratuita Anno I n. 14 - 12 febbraio 2012 Autorizzazione del Tribunale di Napoli n. Reg. 4925 del 28/09/2011 Direttore responsabile: Pasquale D’Anna direttore@ildomenicaledicasoria.it Caporedattore: Sonia Tabacco s.tabacco@ildomenicaledicasoria.it Redazione: Via G. Marconi, 80026 Casoria (NA) redazione@ildomenicaledicasoria.it Stampa: Tuccillo Arti Grafiche Via dell’Indipendenza,37 80021 Afragola (NA) graficatuccillo@libero.it Edito da: Associazione Culturale Kasauri Casoria (NA) associazionekasauri@libero.it Progetto grafico ed impaginazione: Sonia Tabacco Questo numero è stato chiuso in redazione

Giovedi 9 febbraio 2012

Per suggerimenti, critiche, segnalazioni, scrivere a: redazione@ildomenicaledicasor i a . i t

La vignetta della settimana

Senza parole...


Domenica - 12 febbraio 2012

RIA E D I TO

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LE

Pasquale D’Anna

direttore@ildomenicaledicasoria.it

T ra s p o r t o s t u d e n t i : u n s u p p l i z i o i n f i n it o …

M

ezzi vecchi e assolutamente inadeguati per il trasporto degli alunni casoriani. Questa la denuncia preoccupante che molti genitori ci trasmettono settimanalmente a proposito del servizio (sigh) scuolabus del comune di Casoria. A far scattare l’ira dei genitori, diversi episodi che evidenziano manchevolezze e inadeguatezze del parco autobus del comune. Si sa, però, molto spesso i genitori con troppa enfasi riportano questo tipo di esigenze. Ma quando le denunce partono dagli stessi addetti è chiaro che i campanelli d’allarme emettono un suono davvero sinistro. Il quattro febbraio, con una nota ufficiale indirizzata al responsabile del servizio, tutti gli autisti degli scuola bus hanno comunicano, al succitato responsabile, tutta una serie di preoccupanti anomalie, che vanno dal: calorifero non funzionante (in questi

giorni deve essere veramente terribile), alla ruggine sul tetto con inevitabili infiltrazioni d’acqua, esalazioni di fumo di scarico all’interno dell’abitacolo e dulcis in fundo gli scriventi chiedono il controllo dell’impianto frenante unitamente a

di giugno del 2011 prot. gen. 15900 del 06/06/2011 il responsabile del 3° settore scriveva al Dirigente evidenziando unitamente a quelle che abbiamo appena descritto tutta una serie di verifiche da fare ed adempimenti da mettere in campo, chiediamo legittimamente: che cosa è stato fatto in questi Adesso dobbiamo lunghi mesi? La risposta Scende devono è inquietante, perché la salire i bambini... domanda è retorica visto squit squit lo stato in cui versano non solo gli autobus, ma anche il deposito nel quale essi sono parcheggiati. Dobbiamo quindi rinnovare i complimenti al Dirigente, il Comandante Pezzullo che, considerato lo stato del traffico a Casoria, la situazione veramente insostenibile del commercio e quest’ultima quello elettrico. Orbene, considerato che perla degli scuola bus, ci obbliga ad una in una precedente nota che risale al mese domanda inevitabile: ma in questi mesi, continua a pag. 4


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Domenica - 12 febbraio 2012 segue da pag. 3

questo signore, che pure percepisce uno stipendio da favola pagato dai cittadini, che contributo ha portato alla città? Altra domanda retorica…la risposta? Il nulla! A creare ulteriore confusione nel settore si è aggiunta la notizia del trasferimento del responsabile dello stesso settore, persona particolarmente apprezzata dai colleghi. Noi abbiamo ritenuto opportuno informarci sulla questione complessiva da un punto di vista numerico: nel 2006, al momento dell’insediamento del responsabile “defenestrato” c’erano al servizio degli scuolabus circa 26/27 autisti, il numero di bambini trasportati non superava le 400 unità e l’incasso da parte dell’ente comune era pari a 20.000 Euro. Oggi, gli autisti che operano nel settore non sono più di 14 (con possibilità da parte dell’ente di dirottare altra forza lavoro verso mansioni diverse), i bambini trasportati sono il doppio, più di 800 unità e il comune incassa più di 60.000 euro. Se i risultati sono questi, vi chiederete perché procedere a questa sostituzione? Ce lo siamo chiesti anche noi, e, considerato che altri “strani”

trasferimenti avvengono in questi giorni all’interno della macchina comunale, ci siamo dati una risposta plausibile: non c’entra il riordino dei settori, non vi sono questioni meritocratiche da mettere in campo, ma solo una selvaggia repressione ai danni di chi, evidentemente, non è in linea con le “politiche” lottizzatrici dell’Assessore Casillo. Alla vigilia delle elezioni RSU, tutta una serie di dirigenti sindacali viene trasferita con ordini di servizio incomprensibili e soprattutto non in linea con i dettami stabiliti dal CCNL. Un pensiero chiaramente è rivolto all’Assessore Luisa Marro, responsabile della delega alla Pubblica Istruzione. Ricordando le sue battaglie sulla sicurezza degli alunni, le sue arringhe veementi sull’assoluta priorità che si doveva dare all’universo scuola, adesso registriamo solo il suo imbarazzante silenzio… Per finire, riportiamo le dichiarazioni del responsabile al ramo Casillo: “Se gli autisti degli scuolabus hanno delle lamentele da fare, presentassero una relazione dettagliata al Dirigente”-

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suonano più o meno così le “tafazziane” affermazioni rilasciate dall’Assessore ad un quotidiano cittadino. Noi continuiamo con il giochino delle domande: ma davanti allo stato pietoso in cui versano i bus in questione, davanti all’incuria della sede in cui essi sostano, l’Assessore (che nel mentre si sottrae all’incontro con gli autisti delegando a tale scopo il vicesindaco D’Anna) ha ancora bisogno di una “dettagliata relazione”? E il Dirigente? Conosce lo stato degli IVECO in questione, conosce la sede dove si trovano i bus? Avanziamo qualche ragionevole dubbio. Le foto che vi mostriamo a corredo di quest’articolo non hanno bisogno di relazioni dettagliate. Ma evidentemente sia l’Assessore Casillo, sia il Comandante Pezzullo hanno altre faccende da sistemare, i bambini, la loro sicurezza e quella dei dipendenti è solo un accessorio fastidioso, da esaminare magari in qualche altro momento attraverso la lettura di una “relazione dettagliata”.

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Domenica - 12 febbraio 2012

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IICCAA RTA LBIN RUO PRO C Non cercate coerenza o un filo conduttore o uno stile letterario …vi saranno negati! Questa rubrica sarà solo il passepartout tra me e voi quando io navigherò tra i miei ricordi veri o fantastici, nostrani o internazionali, sociali o spirituali.

E N Z O

M A R I N O

VIAGGI NELLA MEMORIA, VIAGGI NELL’ESTRO

“Quel pino casoriano” - “ mieze o’ Puntile”

G

razie addio, ci sono ancora i pini italici1a Casoria! Ogni generazione ha i suoi ricordi, gli strumenti, i riferimenti, i simboli, gli idoli, i miti ma anche le sperimentazioni, le contaminazioni, le rotture, le trasgressioni, le delusioni e le motivazioni giuste. Cioè tutti gli ingredienti che servono per “allestire” una nuova epoca e dare una spinta in avanti e superare quelle precedenti. Gli elementi essenziali della mia sono stati tanti e vari da far sembrare quest’era la più ricca della storia umana: l’atomica, la coca cola, il rock and roll, Pelè, ‘e cineme (films), i vaccini, il DDT, il muro di Berlino, il boom economico, la TV, lo sbarco sulla luna, il Che, il Papa buono, il sessantotto, la droga, l’ AIDS e cosi via. All’inizio i miti erano semplici e s’ispiravano alle bambole di ceramica e pezza o ai personaggi dei ritrattielli2, ma erano piccoli ed umani quanto la nostra stessa dimensione. Mentre tutto quello che andava oltre questi modelli era o poteva essere solo americano. Tutto quanto avveniva negli States era un mito. E quest’idea era talmente radicata che gli si attribuivano anche eventi impossibili, scoperte inesistenti ed i natali di ogni nostra fantasiosa e stravagante idea. Solo più tardi, con l’avvento delle comunicazioni rapide e del benessere di massa, si prese coscienza del nostro potenziale e quindi di poter accedere a più universi ben più vasti e complessi di come mai fossero stati immaginati. S’incominciò così ad essere più ambiziosi e a sognare di raggiungere i “grandi miti ”. Ed essi si materializzarono anche man mano che l’Italia deflagrava nel benessere rendendoci così sempre più arroganti. La mia generazione è stato un cantiere aperto e vasto del fantastico collettivo, un contenitore dove tutti ci hanno buttato dentro qualcosa e dal quale tutti hanno preso qualcosa. E’ stato un fenomenale ed inesauribile cilindro magico che ha fatto sognare tutti. Ciò nonostante, fra tutta questa ricchezza di elementi, il pino domestico è rimasto, nella mia memoria, un saldo punto di riferimento. Elemento positivo e vivo della nostra terra. Indicatore semplice e visibile della nostra identità territoriale come lo possono essere le profumatissime ginestre, soffio vitale dei terreni selvaggi; o le multicolori ortensie, ornamento sognante, dei giardini dei nostri nonni; o il perduto odore d‘o vine piccirillo, acre letizia di un frugale pasto estivo; o il tenue strusciare della punta metallica dello strummolo3 sul basolato lavico della nostra montagna. Quest’albero, quest’enorme totem è un mito, è una “mater matuta” che protegge con tutte le sue forze i minuscoli figli: ’e pignuole4. Il suo falso ed aereo frutto, la pigna, si schiude esclusivamente dopo un supplizio di brace ardente tra fumo-odore di resina bruciata e gli schioppettii della sua lenta e graduale resa. Cede così malvolentieri i bossoli bruni e duri come pietra ad estrema difesa del pinolo. La città espandendosi li ha fagocitati impietosamente (anche se ridistribuiti, maldestramente da mani inesperte lungo le vie cittadine) mentre il suo ventre, la parte antica, i vecchi giardini hanno preservato alcuni vetusti pini a difesa della memoria, della nostra identità. In particolare, io gioisco alla vista di uno di questi, perché lo ricordo con grande amore. Lo guardavo dal balconcino di casa di mio nonno, subivo il suo maestoso fascino e gli parlavo. Rivelavo, in un gioco onirico, i miei teneri pensieri di fanciullo e lui, mosso dalla carezza del vento, dialogava dolcemente con me e ogni tanto, quando lo meritavo, con voce burrascosa mi redarguiva tanto da far incupire e borbottare il cielo. E’ stato il mio precettore di prima vita. Intanto, piano piano ed inesorabilmente, i fatti di vita fanno scivolare nell’oblio tutto quello che è stato e ti avviano a nuovi percorsi, ti addestrano alla scaltrezza. Si cresce così improvvisamente e si offusca, senza accorgersene, il bisogno dei sogni e delle proprie fantasie. Ormai adulti, si acquisisce l’uso di manipolare freddamente la propria vita e di incidere su quella degli altri. Ci si sente dei Padreterno! Quanto più in alto si vola per costruirsi una vita sociale tanto più ci si allontana dai fantastici sogni infantili. Poi un giorno, un mucchio d’anni dopo, ti ritrovi mieze o’ Puntile5, sotto il balconcino che fu del nonno e sei attratto da qualcosa. Alzi gli occhi oltre il muro del giardino dei Maglione, verso ‘o curze6 e lo intravedi. Rivedi il tuo pino, splendido, maestoso, fiero del suo sempre verde ombrello, per niente invecchiato d’altri cinquant’anni di vita, anzi poderoso e vivace allunga i suoi rami per ascoltare ciò che avviene intorno a se come faceva quando questa piazza aveva un ruolo sociale più rilevante. Con un cenno di un ramo mi saluta ed io subito mi rivedo con le gambe penzoloni dal balconcino, che dominava centralmente la piazza, a parlare con lui. O nello spiazzo polveroso a giocare a mazze e piuze7. O a gareggiare con gli amici co’ carruocciole8 su cui si andava pericolosamente per attirare l’attenzione delle femminucce che, giocando ‘o puzzo9, saltellavano e lanciavano sguardi di ammirazione ai più spericolati. Qui, proprio qui, in questa piazza, sotto i suoi occhi, nelle calde notti d’inizio luglio, mi aggiravo scugnizzamente per vedere gli audaci arrampicarsi sopra ’o pale ‘e nzogna10 o veder sparare ’o ciuccio ’e fuoche11 per i festeggiamenti estivi di S.Mauro. O quando, disperatamente, cercavo di perforare la folla nel tentativo di arrivare al punto dove si faceva decollare, con del vivo fuoco alla base, l’enorme aerostato con l’immagine del santo patrono. Rito magico e mistico che liberava la fantasia collettiva e alimentava le discussioni su quale luogo remoto e pagano sarebbe caduta l’effigie sacra. continua a pag. 6


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Quasi sotto alla sua verde calotta, i fuochisti piazzavano a terra una teoria di mortai dai quali lanciavano in cielo, precedute da un sordo boato, trame di coloratissime polveri incandescenti simili ad argentee forme spermatozoiche, perfettissimi rosoni rossi, verdi e blu e sognanti piogge d’oro, suscitando l’ammirazione popolare per il miglior maestro di fuochi. Fin da ragazzo io ho sempre pensato che ad ispirare il nostro alto prelato, l’abilissimo diplomatico e Segretario di Stato vaticano Luigi Maglione nelle vicende internazionali tra le due guerre mondiali sia stato proprio questo pino casoriano sotto al quale spesso passeggiava, meditava, tesseva e s’impasticciava le mani di resina. O quando, all’ombra del suo verde manto, discuteva con l’illustre e occulto ospite mentre il buon Vincenzo, probabilmente, con ferri marchiati “Città del Vaticano”, radeva prima il santo volto e poi, profanava la dura mascella del laico duce prima d’incontrare la sua amante casoriana. Oppure quando, giocherellando con le sue pesanti pigne appiccicose, protesse schiere di ebrei o quando decise, secondo “vox populi”, di rifiutare il soglio pontificio divenendo però il “maglione” di Pio XII. Come ho sempre sospettato che proprio quest’albero abbia avuto sentimenti di complicità e di simpatia per quella piazza stracolma di gente venuta ad ascoltare il comizio del socialista Luigi Formicola. Bravissimo medico chirurgo, uomo stimato da tutti fin da giovane quando, seduto sull’uscio della farmacia Del Giudice sotto ‘a roce12, leggeva “L’Uomo Qualunque” 13 e parlava di politica senza peli sulla lingua. Sostanzialmente ed intimamente, come tanti altri socialisti, aveva una grossa componente anarchica. Estimatore dell’arte culinaria e dei piaceri del palato, divenne, poi, digiunatore settimanale e mangiatore di aglio crudo per prevenire le malattie cardiovascolari ma anche per difendersi dall’intimità dei pazienti portatori di germi. In piena maturità, volle misurarsi con la politica e sottoporsi al giudizio dei concittadini. Il comizio si tenne proprio dal balconcino di mio nonno, mieze o’ Puntile,, ed il sito fu una novità per i casoriani. Il popolo, che aveva voglia di laicità e di emettere giudizi diretti sugli uomini, sentenziò che era una persona degna dell’investitura di sindaco. La sua candidatura ed elezione fu di grande effetto e il suo impegno per quel glorioso e antico partito segnò profondamente la Città di laicismo socialista che ancora oggi si sentono gli effetti. Ho sempre tenuto che a proteggermi quella notte, agli inizi degli anni sessanta, fu lui, il Pino casoriano, quando, nel vicoletto tra l’edicola delle Anime Purganti vicino alla putechella di “Brill” l’orologiaio e la casa-falegnameria dei Migliore, si fronteggiarono Carabinieri e Finanza, ma solo verbalmente graziaddio, per un malinteso da me provocato involontariamente. Era realistico e tollerante ma io lo amavo di più quando, dispettosamente, lanciava pigne in testa a quei stolti che accusavano i giovani esuberanti di portare il mondo alla rovina, come se essi non fossero stati mai giovani e come se non avessero alcuna responsabilità nell’educazione delle nuove generazioni. Ne fecero le spese diverse persone però si accanì molto contro padrone ‘Ntonio che era sempre pieno e fiero del suo danaro, del suo vino e della sua ignoranza. Spesso vedevo ridere il mio pino. Egli assumeva e alternava forme e pose singolari: s’inarcava su se stesso, distendeva i suoi rami fino all’inverosimile e ampliava al massimo il manto verde, subito dopo si ritraeva richiudendosi come un ombrello e fibrillando tutto, come scosso da continue folate di vento, ricominciava a distendersi e ad aprirsi. A ridere! Egli rideva divertito alla vista di “Brill”, il soprannome che egli stesso aveva dato a Pietro l’orologiaio perché la sua sagoma, dalle gambe arcuate e dall’andatura buffa, somigliava all’ometto disegnato sulla scatoletta di lucido da scarpe Brill della Guttalin. Ma rideva anche di piacere per quest’uomo intraprendente e pieno di talento che aveva avuto la capacità di divenire un ottimo orologiaio ed un buon artista senza aver avuti insegnamenti. Egli suonava diversi strumenti ma era conosciuto come un abile violinista e intrattenitore di feste. Fu anche elemento di spicco della “squadra”, oggi si direbbe compagnia, di “Beneritto ‘o comico” che era richiesta per festeggiamenti di nozze, battesimi, comunioni e per serenate particolari. Ormai pregno di nostalgia, mi scrollo di dosso i ricordi e abbandono la piazza per intraprendere il curzo, lungo il lato destro per vedere l’albero amico più da vicino ma non ci riesco per l’altissimo muro di cinta. Passo quindi sul marciapiede di fronte. Sì, proprio là dove ancora adolescente, sotto il suo benevole sguardo, diedi, ricambiato, il primo dolce bacio da innamorato. Ma l’alta muraglia di tufo comunque m’impedisce una vista piena. Giro per Via Pio XII, ho voglia di parlargli, di riascoltare i suoi consigli, di fargli una carezza come ad un nonno. Ho voglia di ritornar bambino! Entro nel giardino comunale, aggiro la fossa dei giochi infantili, costeggio il laghetto delle papere, salgo per i gradoni della piccola “cascata dei desideri”, arrivo alla “fontana dei fidanzatini”, supero la barriera di alberi posti a circolo con la speranza di poterlo finalmente vedere e toccare ma non c’è. S’intravede appena qualche ramo. Mi sposto verso destra, alle spalle della palazzina servizi, e finalmente ce l’ho davanti, ma solo la parte alta: il ciuffo. C’è qualcosa che mortifica la mia vista ed il suo splendore: è sempre il muro di cinta. Non è possibile ammirarlo nella sua piena bellezza tranne che da lontano, dalla parte più alta della strada, dall’ex macello. Ma è troppo lontano per parlargli. Lo guardo ancora e lo saluto insoddisfatto mentre lui, come un gigante prigioniero, prima mi fa cenno di lasciar stare e poi, attraverso il fogliame del giardino pubblico, tende disperatamente i suoi rami a quei fanciulli che giocano con giochi prefabbricati. -----------------------------1-Pinus pinea - 2 -figurine dei calciatori - 3 – piccola trottola messa in moto da un capo di spago - 4 –Pinoli 5 -in Piazza Benedetto XV - 6-Via Macello – 7 -8 -9_ Giochi improvvisati e costruiti con le proprie mani. 10- gioco a premi popolaresco, consistente nello scalare un palo intriso di sugna – 11- fuoco pirotecnico a forma di ciuco che imita i bisogni fisiologici dell’animale


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Domenica - 12 febbraio 2012

Gelsomina D’Anna geadann@libero.it

C i a o

Q

uesta prima decade di febbraio 2012 ci ha fatto vivere giornate di freddo intenso; quando abbiamo appreso della morte di Nello, il 2 febbraio, il gelo è sceso anche nel nostro cuore. Per molti un amico come non se ne trovano più, per tantissimi un uomo capace e tenace che non ha mai perso negli anni la sua capacità di intessere relazioni profonde e sincere con le persone che hanno avuto la fortuna di conoscerlo e di frequentarlo. La sua professione di medico, la sua conoscenza e la sua cultura non la faceva sentire ai suoi interlocutori, nessuno si sentiva inadeguato alla sua amicizia e alla sua vicinanza, gratificava semplicemente con la sua assoluta disponibilità umana tutti quelli che avevano la fortuna di incontrarlo. Eppure la vita non gli ha conservato molta fortuna, interrompendo il suo percorso di vita ad un’età in cui sono ancora molte le mete da raggiungere , a lui che di strada ne aveva fatta e ne avrebbe fatta ancora nel campo professionale. Nello avrebbe voluto essere per ancora molti anni il riferimento per la sua comunità di appartenenza ma

N e l l o

soprattutto il faro che è sempre stato per la sua famiglia, che adorava. Ora chi rimane senza di lui non può che parlare bene di lui; mancherà a noi tutti quella sua grande umanità che è difficile, se non impossibile, incontrare oggi. Grazie a Nello, amico della nostra gioventù, perché è stato, al contrario di molti, semplicemente e prima di tutto un uomo ; per lui essere uomo non era sinonimo di ambiguità, falsità o peggio di meschinità: per lui essere uomo significava dare il meglio di sè stesso, far vedere il meglio di sé, regalare alla vita una luce, offrire a tutti una mano nel momento del bisogno, vivere la propria esistenza non egoisticamente, chiuso nel proprio guscio , ma essere impegnato a fare bene per tutti. A noi amici, persone che l’hanno conosciuto e percorso con lui un pezzo di strada, non resta che dedicargli una profonda gratitudine, sussurrargli un grazie perché era un uomo,perché viveva profondamente e dava un senso ed un motivo a tutto ciò che faceva. Grazie a chi l’ha cresciuto e ha fatto di lui quello che era, alla sua mamma, vinta

da un dolore incommensurabile. Grazie a chi l’ha amato teneramente per tanti anni, alla sua dolcissima moglie, che oggi vive una tristezza di cui non è giusto neanche riferire. Ed insieme alla gratitudine non ci rimane che il silenzio, non del lutto ma della speranza, come lui avrebbe voluto. Il silenzio della speranza in cui Nello possa ancora accompagnarci per le vie di questa vita che lui stesso ha amato e rispettato fino all’ultimo giorno. Ciao Nello.


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Domenica - 12 febbraio 2012

I N C R E D I B I L E … … M A VE RO ! ! !

I

santi fanno cose imprevedibili….. Nessuno crederebbe a quanto avvenuto il 18 febbraio 2011 in una comunità religiosa di Transilvania. Non occorre commento,ma solo meraviglia per una cosa cosa semplice, ma inaspettata. Carissime Figlie di Santa Giulia Salzano, Sorelle Reverendissime! Siamo una piccola comunità Carmelitana nel centro dell’Archidiocesi di Gyulaférvàr (Alba Iulia),nella periferia della città di Marosvàsàrhely (Targu Mures),nella località di Marosszentgyorgy (Sangeorgiu de Mures).Nella nostra casa,costruita cinque anni fa e dedicata a Santa Teresa di Lisieux,attualmente siamo sei consorelle impegnate nel vivere più pienamente la nostra vocazione nella lode e nel servizio di Dio. Il 18 febbraio scorso abbiamo avuto una sorpresa inaspettata:un palloncino bianco e rimasto bloccato dal suo filo nel recinto del monastero.Sopra di esso c’è una suora e il nome di Santa Giulia Salzano. Dalle risorse a noi disponibili ab-

biamo scoperto chi era Giulia Salzano,e che il Santo Padre lo ha canonizzata il 17 ottobre 2010.Pensiamo che il palloncino sia stato rilasciato in quell’occasione,insieme con tanti altri,per sollevare al cielo la gioia e la gratitudine,e uno dei palloncini,viaggiando per quattro mesi sulle ali del vento e attraversando montagne e valli,ha portato la notizia dell’evento della Città Eterna ad una piccola comunità religiosa in Transilvania.Proprio quel giorno abbiamo festeggiato il compleanno di Sr.Edit. Toccante questo regalo dalla Città Eterna! Con questa lettera desideriamo anzitutto condividere la nostra gioia,nello stesso

tempo,perché non pensare che il cielo abbia voluto darci un messaggio,un segno? Saremmo felici per un vostro piccolo cenno,magari condividendoci i vostri pensieri circa questo evento piccolo,ma- riteniamonon all’ordine del giorno e non indifferente alla vostra e nostra comunità. Con profondo rispetto e con la gioia della comune appartenenza a Cristo 12 settembre 2011 Suor Teresa OCD Testo ,tradotto da un sacerdote degno di fede,è stato inviato alla Madre Generale delle Suore Catechiste del Sacro Cuore di Casoria Alla fine bisogna dire che Santa Giulia cammina per le strade del mondo,non ce ne accorgiamo ma è così. Al lettore un personale commento,spero,simpatico e piacevole per un palloncino che ha fatto un lungo percorso per far conoscere la nostra “Donna Giulietta”.

Don Nunzio D’ELIA

Giudice e Postulatore delle Cause dei Santi


Domenica - 12 febbraio 2012

VIS INTER

Marzia Luciano

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Incontriamo Fortunato De Rosa

figura storica della vera sinistra Casoriana

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EL durante la campagna elettorale ultima, ha fatto una scelta di coerenza e responsabilità, alla luce di quanto sta accadendo in seno all'amministrazione ritiene d’avere compiuto una scelta giusta? Alla vigilia delle scorse elezioni abbiamo tentato più volte di dialogare con il P. D. e l’I. D. V., considerandoli nostri “naturali” interlocutori, nonché convinti di poter fare da ponte tra loro e le altre anime della Sinistra ed insieme promuovere un vero progetto di Centrosinistra. Ma le cose non sono andate così! L’IDV ed il PD, basandosi sul calcolo elettorale, hanno preferito l’API e con essa hanno costruito una coalizione allargata a forze lontane da noi, come Futuro e Libertà. In un simile progetto non potevamo esserci! A noi non interessava solo vincere, ma innanzitutto costruire un progetto politico serio e condiviso che abbiamo tentato di fare con le altre forze della Sinistra presenti in città. Col senno di poi immagino quanto abbiano sorriso di fronte al nostra “ingenua ostinazione” a voler tenere insieme un centro sinistra dal PD a Sinistra Critica, passando per l’I. D. V., la Federazione della Sinistra ed ovviamente noi di S. E. L. Quali sono le cause che hanno impedito il "decollo" di questa ennesima esperienza del centrosinistra alla guida della città? Manca una visione della città “reale” e dei suoi problemi, nonché le competenze necessarie per affrontarli. Le scelte sono legate ad ottuse, quanto logore, logiche di spartizione che intralciano l’attività

del Consiglio e della Giunta Comunale. Ma visto il perdurare delle spaccature devo presumere che neanche la “transazione” riescono a fare. L'ordinario ancora una volta negato ai cittadini... Manca l’attenzione ai problemi di tutti i giorni, alle carenze strutturali della città: sottosuolo, usura delle reti interrate, fatiscenza statica ed estetica dei fabbricati pubblici e privati, sicurezza stradale e pubblica sicurezza, controllo del territorio, monitoraggio dell’ambiente, censimento dei soggetti inquinatori. Ma come puoi intervenire su di un territorio, se non lo conosci? Intanto chi amministra la città continua ad “innamorarsi” dei grandi progetti. Ieri era la “Città del Libro”, oggi la “Cittadella del Benessere” o il “PIU Europa”. Un’attenzione al nuovo che, a mio parere, serve a coprire l’incapacità di salvaguardare l’esistente. Sarebbe come se per risolvere i problemi della vecchia si “desse fondo” a nuovi concepimenti. I suggerimenti che la sinistra si sente di dare a questa amministrazione... Questa e tutte le altre che si candideranno a governare Casoria devono innanzitutto preventivamente “studiarla” seriamente, riqualificare quanto v’è di pubblico in luogo delle fallimentari retoriche privatistiche. Ridimensionare i privilegi di chi amministra, in maniera discrezionale, la cosa pubblica Riorganizzare la Macchina Comunale mediante: la professionalizzazione delle risorse

sottoutilizzate, l’istituzione di chiari criteri per gli avanzamenti di carriera, il ricorso alla premialità quale compenso da attribuire in base al soddisfacimento espresso dai cittadini medesimi. Dare lavoro ai giovani mediante attività eco compatibili: •sanificare le aree industriali dismesse; •riassetto idrogeologico; •edilizia di manutenzione degli edifici pubblici e privati; •piano dei colori; •piano per il risparmio energetico; •attività artigianali non inquinanti; •recuperare e riqualificare la periferia; •manutenzione costante del territorio e del verde pubblico; •recuperare e tutelare quanto rimane del nostro patrimonio storico, artistico ed architettonico; •finalizzare la differenziazione dei rifiuti al fine di abbatterne i costi; •promuovere un efficiente sistema di trasporto pubblico urbano ed extra urbano, che favorisca ed incentivi l’avvento dei vettori su ferro. Ringrazio per questa intervista che, seppur privi di rappresentanza istituzionale in Consiglio Comunale, ci permetterà d’arrivare ai ns. concittadini: buon lavoro a Voi!

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Domenica - 12 febbraio 2012

ast. Mo B

.!

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Gianni Bianco

gianni.biancogb@libero.it

“E io pago”

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a foto rappresenta una delle icone del Cinema italiano anni 50’, la scena della lettera dei fratelli Caponi. Il dopoguerra è un’epoca caratterizzata dallo sviluppo economico, dalla contrapposizione ideologica, dal Governo guidato dalla Democrazia Cristiana, da un’Italia che per dimenticare le proprie angosce, la sconfitta della guerra e la fame, aveva un unico desiderio: “Ridere”. Oggi quella scena riesce ancora a strappare risate, per la grandezza dei due straordinari attori napoletani che impersonando due zii meridionali benestanti di campagna che con orgoglio e testardaggine non si tirano dietro dallo scrivere una lettera ricca di contenuti, ma dalla forma non proprio esatta alla “malafemmina” che aveva rubato il cuore al nipote, studente a Milano. A parte la vena comica del film, tanti erano i giovani e meno giovani che in quel periodo partirono, con la valigia di cartone lo spago intorno, simbolo dei migranti meridionali verso il Nord dall’Italia e l'Europa. Il sogno, non quello americano, di tanti italiani che, sperando in una vita migliore per se e per i propri figli, lasciarono il duro e poco remunerativo lavoro dei campi o la disoccupazione dalle periferie delle grandi città per una nuova esistenza. Un treno merci come quelli che si vedevano anni fa, una lunga coda di vagoni zeppa di merce umana, dalla Sicilia alla Campania, dalla Puglia alla Calabria passando per la Lucania. Si è mai fermato questo treno? Dopo gli anni cinquanta, quelli della fame, dagli anni sessanta a oggi, tantissimi giovani e meno giovani hanno varcato il Garigliano per approdare ovunque, in cerca di un’opportunità. Lo testimoniano gli uffici dei Tribunali, degli enti, delle scuole, delle fabbriche. Dove vive questo Ministro della Repubblica con delega agli Interni, parlo della prof.ssa Anna Maria Cancellieri. Non bastavano: la figuraccia del super raccomandato di ferro Michel Martone e la frase sugli “sfigati”; Mario Monti e la noia del posto fisso; le modifiche all’art. 18 del Ministro Elsa Fornero. Il figlio di Mario Monti, Giovanni, neolaureato, da solo senza aiuto del papà, dalla prima esperienza alla Parmalat, passa a varie vicepresidenze tra cui Morgan Stanley, quella dei due miliardi e mezzo di euro pagati dal Governo italiano per sanare un debito. La

figlia del Ministro Elsa Fornero, Silvia Deaglio, sempre senza aiuto di papà e mamma, professoressa associata appena laureata alla facoltà dove insegna già il papà, per poi passare, sempre a Torino, a un secondo impiego nella Compagnia di San Paolo dove mamma è stata presidente dal 2008 al 2010. Veniamo alla Ministro Cancellieri, quella che accusa i nostri figli di mammismo occupazionale. Il figlio Pierluigi Peluso, neolaureato, manco a dirlo alla Bocconi, è assunto in Mediobanca, sempre senza l’aiuto di mamma, passa di dirigenze in dirigenze, oggi è Direttore Generale di Fonsai. Adesso mi faccio qualche nemico, ma per dovere di cronaca… Il figlio del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano Giulio a trentaquattro anni Professore universitario, oggi commissario della nuova autorità per l’accesso alla rete Tic, a Roma, certo non a Napoli. Tutti lavorano e vivono vicino a papà e mamma, quelle che si commuovono per i propri figli, di sicuro non quelli degli altri. Quanta amarezza nell’ascoltare commenti offensivi, ricchi di pregiudizi e luoghi comuni, dei professori e delle professoresse del governo Monti. Nel dettaglio possiamo sicuramente dire che a oggi, il 50% dei giovani dell’Italia meridionale, parte per il centro nord e l’estero, di solito diplomati e laureati, in cerca di fortuna. Altro che bamboccioni, i nostri ragazzi rappresentano il futuro della nostra nazione, anche del vecchio nord dell’Italia. Ogni genitore, in qualsiasi parte del mondo, ha il desiderio che i propri figli realizzino le loro aspettative nel luogo dove sono vissuti fin dall’infanzia. Avere i genitori, il più delle volte pensionati, che si dedicano ai loro figli, è una prima forma di aiuto certo non di poco conto se si tengono presente il costo di un asilo nido o una baby sitter se il bambino è alle elementari. Quanta approssimazione e mancanza di rispetto nei confronti di un’intera parte del paese. In una nazione civile le dimissioni sarebbero un atto consequenziale dopo queste figuracce. In una democrazia economica, bastano le scuse formali, con una dichiarazione tipo “ho detto una cavolata”. Il Ministro degli Interni italiano, dice cavolate, mentre una nazione è allo stremo, del freddo e in alcuni casi della fame, ci possiamo permettere anche questo lusso dopo che i partiti, dalla

sinistra alla destra, da vent’anni a questa parte, altro non hanno fatto che smontare mattone dopo mattone la fiducia della gente. A poco servono i sondaggi, fra indecisi, siamo al 40% di elettori che non si recheranno alle urne. Scusate lo sfogo, ma davvero non se ne può più di questa gentaglia che ancora oggi cumula redditi da 20.000 a 100.000 euro al mese, tecnici e politici e contemporaneamente “commentano” i nostri disagi. Si vergognino il Governo e il parlamento dei nominati. Grande Totò, quanto ci manchi, cosa direbbe oggi? Parole poche, forse uno dei numeri che ogni tanto tirava fuori il grande Principe della risata: “Una straordinaria pernacchia”. Il mio dovere è di parlare di Casoria, chiedo scusa per la divagazione extraterritoriale, ma davanti a certe cose….Il freddo polare ha trasformato il Comune di Casoria nel Parco di Yellowstone, tutti in letargo, tra un’intervista e una presentazione di un libro, scorre il tempo lentamente. La giunta assonnata, stanca, dopo gli sforzi fisici per gli straordinari eventi “culturali”, iniziati con la presenza onorevole e onerosa di Vittorio Sgarbi al CAM, una serie indescrivibile e interminabile di eventi alla biblioteca comunale, dulcis in fundo il Comizio dell’Api il giorno della Befana alla Basilica di San Mauro. Ah dimenticavo, c’è stato anche un intermezzo musicale della cantante lirica Katia Ricciarelli, per dovere di cronaca. Meglio riposare, tra qualche mese ci sarà un nuovo e straordinario impegno: “I festeggiamenti per il primo anno dalla vittoria del 2011 di maggio della coalizione di Centro, evitiamo di offendere chi ha tradizioni di sinistra. Ci sarà da lavorare e tanto, cerchiamo di non disturbare con i soliti problemi della nostra città i dotti, medici e sapienti, che amministrano la nostra città.


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ACA CRON

Domenica - 12 febbraio 2012

Sonia Tabacco s.tabacco@ildomenicaledicasoria.it

CASORIA: CITTA’ GROVIERA…SENZA MANUTENZIONE!!

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a “normalità” è una parola inventata e mai come in questo periodo abusata con una disarmante “normalità”. Nelle città normali, e Casoria non lo è, la sistemazione delle strade è un fatto di ordinaria manutenzione, routine, come lavarsi i denti al mattino, e se per ottenere un miglioramento dell'ambiente in cui viviamo siamo costretti a vere e proprie battaglie, se spesso, abbiamo puntato il dito contro la burocrazia, definendola come quel male incurabile che, una volta sviluppate le proprie metastasi, conduce alla morte (macabra metafora di una verità che paralizza e mortifica ogni aspettativa di bene comune), significa che qualcosa non funziona. Neanche una settimana fa abbiamo avuto rassicurazioni dal vicesindaco Sergio D’Anna sull’imminente ritorno alla “normalità” per la scuola Cimilarco – dal 20 febbraio inizieremo a contare 240 giorni utili per terminare la ristrutturazione della scuola e far ritornare gli alunni alla “normalità” e non esiste alcun problema di spartizione d’incarichi – diffondeva a mezzo stampa. Una settimana fa, intervistato sull’interruzione dei lavori allo Stadio San Mauro e la conseguente chiusura del cantiere, sempre Sergio D’Anna Vicesindaco Assessore ai lavori pubblici tranquillizzava tutti sull’andamento dei lavori, affermando che sono stati interrotti per una prova di carico e che sarebbero ripresi appena terminata la prova, così sarebbe ritornato tutto alla “normalità”. Ma di quale normalità parla, se ormai ci siamo abituati a vivere con le nostre aberranti anormalità…???! Abbiamo appena terminato di apprendere tali dichiarazioni che non ha tardato ad aprirsi letteralmente davanti ai nostri occhi, ahinoi, l’ennesima voragine. L’episodio, non di rilevante pericolosità, si è verificato sulla strada Sannitica, quella

che arriva fino a Caserta, ai confini con Afragola. Di notte si è aperta una voragine di quasi tre metri di diametro e solo il momento di scarso transito automobilistico, l’intervento dei vigili del fuoco e delle forze dell’ordine ha evitato la tragedia (fonte il Mattino di Martedì 07 febbraio 2012). L’ennesimo caso di un lungo elenco. Casoria è la Città napoletana più a rischio di frane e sprofondamenti, pensiamo al quartiere San Mauro, al cedimento del manto stradale avvenuto il 30 Ottobre in Via Martiri d’Otranto, la voragine apertasi tra via Cesare Battisti l’anno scorso, che mise a rischio i binari della ferrovia, il ponte ivi presente e la scalinata laterale. Questo è il risultato di 50 anni d’incuria: Casoria, ormai, è ridotta a brandelli. Il dissesto idrogeologico del sottosuolo casoriano dovrebbe rientrare nel piano di opera di risanamento della città, ma più passa il tempo e più Casoria si scopre una città groviera, la città dei servizi mancanti. C’è di tutto nel sottosuolo casoriano: pozzi, cisterne, cavità, occhi di grotte, tane di lapillo, sottoservizi (vecchie fognature, tubazioni dell’acqua, cavi dell’ENEL, Ottogas), e come se non bastasse, ultimamente, l’interramento delle linee elettriche ad alta tensione (per farvi intendere quelle della linea 1 e linea 2 camminanti sui tralicci) i lavori delle quali sono in fase di ultimazione in alcuni tratti. Poi c’è il centro storico:, via San Benedetto, Corso Vittorio Emanuele, via San Pietro, via Matteotti, via Santa Maria etc. L’azione delle piogge ininterrotte, la conseguente infiltrazione dell’acqua piovana dei mesi passati, ha procurato danni alla sede stradale, la trascuratezza dei controlli porta alla mancanza di sicurezza. Il manto stradale e il sottosuolo fanno pietà, per usare un eufemismo. Ed ancora, tutte le mattine, da un po’ di tempo,

aumenta la nostra b u o n a dose di livore per i lavori di ripristino dei marciapiedi nei punti dove erano posti i cassonetti dell’immondizia, eseguiti nelle ore di maggior impegno automobilistico (le ore di punta dell’ingresso alle scuole) che causano disagi alla circolazione. Ci chiediamo perché non effettuarli durante le ore meno impegnate dal transito automobilistico. Ma come dicevamo a Casoria questo è “normale”. Può essere utile pensare alla normalizzazione come ad una “colonizzazione della mente”, in base alla quale il soggetto caricato di problematiche finisce per credere che la “realtà profilata” sia la sola realtà “normale” che si deve accettare e che il carico delle difficoltà sia un dato di vita con cui bisogna aver a che fare. Chi partecipa, però, alla “normalizzazione” tenta di “autoassolversi” per le proprie inosservanze e noncuranze; prova a crearsi un nuovo marchio, Interpretare al meglio il ruolo che si ricopre, significa adempiere con scrupolo ai compiti che il meccanismo sociale ci assegna. Tutto ciò può essere difficoltoso, talora distruttivo, ma é anche la via attraverso la quale la comunità ritrova stabilità, coesione ed entusiasmo.


Domenica - 12 febbraio 2012

AC CRON

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Angelo Ferro

ferroangelo@yahoo.it

D I SA ST RO A M B I E N TA L E I N Z O N A C A N TA R I E L LO

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Cittadini con le mascherine e gli amministratori con le bende agli occhi!!!

Casoria alle luci della ribalta, non per un evento socio-culturale e nemmeno come esempio di efficienza amministrativa , ma ancora una volta per lo scempio subito dal suo territorio ed dai suoi cittadini. Stiamo parlando della catastrofe ambientale avvenuta in “zona Cantariello” che il telegiornale satirico “Striscia la notizia” ha portato a conoscenza dell’ Italia intera. Nell’ex sito di stoccaggio dei rifiuti sono avvenuti scarichi illegali di materiale inorganico potenzialmente tossico per anni, sversamenti quasi quotidiani di pneumatici ed elettrodomestici sono andati a comporre un ciclo completo di smaltimento ILLEGALE; gomme ed altri materiali nocivi scaricati presso i campi agricoli della zona, hanno senz’altro contaminato le coltivazioni, i cui frutti possono ritrovarsi sulla tavola di qualsiasi inconsapevole cittadino. Dallo sversatoio fuori legge provengono fumi e odori di ogni genere che i cittadini sono costretti a respirare, la cava essendo stata oggetto di enormi scarichi abusivi, ha dato vita ad un processo di autocombustione che si alimenta

a causa dei rifiuti che nascosti dalla vegetazione stanno fermentando, un vero e proprio disastro ambientale a poche centinaia di metri dal centro abitato. Come se non bastasse, il giorno martedì 31 gennaio è stato appiccato il fuoco al sito abusivo provocando un ulteriore produzione di fumi nocivi che hanno sprigionato nell’ area grandi quantità di diossina, i cui effetti giungono all’uomo sia attraverso la respirazione, sia attraverso la via alimentare (vegetali, carni e derivati contaminati). La diossina si deposita e penetra nel suolo e quindi contamina i prodotti agricoli, a loro volta vengono contaminati gli animali da pascolo e quindi anche la carne e il latte da essi derivati. Nei confronti della salute dell’uomo le diossine hanno un effetto cancerogeno potentissimo, spesso ritenute causa di linfomi e tumori ai tessuti molli. Inoltre uno degli effetti più preoccupanti delle diossine è la capacità di indurre malformazioni genetiche fetali, di causare disturbi della crescita e dello sviluppo psicomotorio. I recenti studi dell’Istituto superiore della sanità hanno analizzato “i grappoli” di tumori sviluppatisi in particolari aree del territorio campano cercando di stabilire un nesso tra

l’incremento dei tumori e la presenza di discariche illegali e di rifiuti sul territorio campano, le statistiche della ricerca dimostrano che il comune di Casoria è uno dei più colpiti dai casi di cancro ai polmoni. Il Domenicale si è più volte occupato della vicenda, che ha acquisito ancora più clamore grazie all’exploit mediatico offertogli da Striscia, il tutto avrebbe dovuto far scattare, quantomeno, un interesse da parte dell’amministrazione per un intervento immediato sull’area, teso ad una bonifica e all’ recupero del terreno. Ma mentre il popolo casoriano esala quotidianamente i fumi tossici, l’ amministrazione non risponde.

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Domenica - 12 febbraio 2012


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Domenica - 12 febbraio 2012

“di Michele Bruno” APPELLO ALL’AMMINISTRAZIONE Quale futuro per l’Area Rhodiatoce di Casoria ? Operai di Casoria esposti all’amianto ai sensi della legge 257/92 2^Parte PROPOSTA Oggi, che la fabbrica non c’è più, è necessario un approccio metodologico diverso, la cui importanza si deduce anche dalla necessità inderogabile di una collaborazione con tutti i soggetti, istituzionali e non, per giungere a una soluzione positiva e condivisa. Una soluzione alle problematiche che l’area ex Rhodiatoce pone che non è possibile senza uno sforzo congiunto di tutte le parti politiche e sociali della città di Casoria.per ricercare un coinvolgimento di tutti gli altri livelli istituzionali: Provincia,Regione, Stato, Unione Europea. Si deve pensare ad una soluzione che rilanci l’immagine della città, i suoi servizi, il suo reddito. Una soluzione che richiede grandi sforzi economici, una straordinaria operazione di concertazione di forze, di capacità progettuali, di risorse intellettive. Occorre puntare sui fattori positivi di Casoria, sulla sua posizione alle porte di Napoli, sulla sua vivibilità, sulla ricettività, per candidarsi ad assumere un ruolo propulsivo non solo e non tanto nell’ambito della Regione Campania ma in uno scenario molto più vasto. Riappropriarsi dell’area ex-Rhodiatoce - da parte del Comune di Casoria - significa affrontare costi enormi, non solo dal punto di vista ambientale ma anche dal punto di vista della riconversione degli immobili o comunque del loro smantellamento, ammesso che ciò sia possibile, dal momento che è prevedibile che possano essere posti sotto controllo dall'Autorità Giudiziaria per lo smaltimento amianto. Una stima sia pure approssimativa dei costi di smantellamento dei capannoni e della riconversione a verde pubblico dell’area fa ritenere necessaria una spesa di non meno di parecchi milioni di euro, oltre i costi di bonifica. Oggi la riconversione dell’area ex Rhodiatoce va vista anche come opportunità per colmare il gap culturale del sistema imprenditoriale casoriano. Ovviamente, ciò va considerato non solo in termini di bisogno immediato dell’apparato industriale o di servizi, ma in termini di prospettiva. I temi dell’ambiente, della tutela del suolo, dell’acqua e della produzione di energia sono i temi che possono rappresentare occasioni di sviluppo. Vi è l’opportunità di tessere una rete di relazioni nel campo della ricerca di nuove tecnologie e di nuovi processi in alcuni campi considerati ormai

caratterizzati da vere e proprie situazioni di emergenza. Vi sono ricerche spesso scoordinate nel settore delle costruzioni (legge sull’inquinamento acustico, legge sui campi elettromagnetici, etc.); leggi di finanziamento per sistemi di produzione di energia pulita, per il risparmio energetico, etc. Non c’è un centro che coordini questi servizi. I progettisti spesso non hanno fonti efficienti dalle quali attingere informazioni. Del resto non si può pensare che alcune grandi emergenze di oggi non impongano interventi radicali negli impianti, nelle costruzioni, etc. La soluzione va quindi ricercata in quei settori che hanno una forte valenza innovativa nel panorama internazionale. E' necessario pensare ad una attività molto remunerativa allo scopo di evitare che la cessazione dell’attività possa significare che quell’area divenga di fatto inutilizzabile. In sostanza gli alti costi di riconversione potrebbero far nascere un’area abbandonata. Occorre prospettare delle ipotesi di soluzione che possano rilanciare quell’area, riportandola in una posizione d’avanguardia e di ricollocare Casoria in una posizione centrale dal punto di vista dello sviluppo socioculturale ed economico nella Regione Campania. Occorre tuttavia evitare la tentazione di richiamare attività che, pur assicurando redditi alti, possono produrre fenomeni di inquinamento che la comunità casoriana non è più disposta a tollerare. Occorre, inoltre, scartare le varie ipotesi di recupero improduttivo di quell’area, dal momento che non vi sarebbero le risorse economiche per realizzarlo. E’ necessario rivolgere lo sguardo verso iniziative ad alto reddito, soprattutto perché contano sull’innovazione, sul vantaggio competitivo,dovuto alla capacità di porsi in anticipo di fronte a problemi nuovi ma importanti. Occorre valutare l’ipotesi di costituire a Casoria un Centro Europeo di Ricerche e monitoraggio dei problemi dell’ambiente inteso come un insieme coordinato o da coordinare di materie che entrano a far parte di questa famiglia di problemi. A titolo di esempio, si potrebbe insediare nel nostro territorio un Centro di ricerca e di monitoraggio di sistemi per la produzione e l’utilizzo di idrogeno finalizzato alla produzione di energia; sistemi innovativi per il trattamento delle acque; lo studio per una gestione innovativa del ciclo dei rifiuti; l’adozione di sistemi innovativi nel campo delle tecnologie di costruzione (compresa

la domotica), tese a rendere le abitazioni di Casoria più funzionali, a risparmiare energia, a ridurre l’inquinamento acustico, elettromagnetico, etc. Dunque si potrebbe proporre l’elaborazione di un progetto finalizzato alla costruzione di un Centro avanzato di ricerca in materia di ambiente ed energia. Intorno a queste ipotesi del Centro di ricerca e di studi è stato rilevato anche un certo interesse da parte dell'Unione Europea ad investire nell’aree dismesse con progetti che permettono anche uno sbocco alla disoccupazione ; oltre all’interesse delle imprese, occorre verificare anche la disponibilità del mondo scientifico (Università, Parchi Scientifici e Tecnologici) ad operare in modo coordinato in un’area dedicata alla ricerca. Un appello al Sindaco Carfora di nominare un responsabile amianto – e non svenarsi per nomine inutili – il quale si dovrà occupare del programma di controllo manutenzione dei materiali contenenti amianto nelle aree dismesse con i seguenti compiti: •Tenuta di idonea della documentazione riportante l’ubicazione dei materiali contenenti amianto con la relativa segnalazione dei siti; •Predisporre un programmazione dei siti dismessi; •Sovraintende e vigila su tutto previsto dalla norma vigente sui siti eventualmente inquinanti; •Predisporre una specifica procedura di autorizzazione per interventi in aree o superficie con amianto. La città di Casoria ha bisogno di un nuovo strumento regolatore. Le aree inutilizzate, quelle dove una volta sorgevano grandi complessi industriali, sono state finora lasciate a se stesse. Si tratta di rimetterle a disposizione dei cittadini rendendole nuovi incubatori di lavoro sicuro, in linea coi principi della green economy. C’è bisogno di edilizia sociale, convenzionata e popolare, tre risposte diverse ad esigenze differenti. Il programma-progetto va quindi completato creando spazi di socialità, luoghi di incontro, in un piano coordinato che ponga regole chiare per i privati. La deregulation significherebbe ridurre Casoria a terra di nessuno. Oggi, che la fabbrica non c’è più, è necessario un approccio metodologico diverso, la cui importanza si deduce anche dalla necessità inderogabile di una collaborazione con tutti i soggetti, istituzionali e non, per giungere a una soluzione positiva e condivisa da tutti. FINE

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ACA CRON

Marzia Luciano

Domenica - 12 febbraio 2012

marzialuciano_@libero.it

Q ua nd o i l d e g rado rag g iu n g e il su o ac me

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a nostra città conta, ufficialmente, 82.000 abitanti (in base all’ultimo censimento effettuato e risalente ad Ottobre 2001), con una densità abitativa di circa 6.800 abitanti per kmq ma, ufficiosamente, la popolazione è di gran lunga più numerosa, se si tengono in considerazione sia i cittadini non censiti che i numerosi nomadi, completamente estranei alla comunità dei residenti, “accampati” nei molteplici campi rom sparsi sul territorio. Le condizioni in cui versano queste minoranze sono di assoluto, incomprensibile e vergognoso degrado, tra baracche di fortuna, cumuli di rifiuti e lamine di amianto, dove il tasso di civiltà è pari a zero e la vivibilità è ridotta ai minimi termini. Gli insediamenti presenti sul nostro territorio sono individuabili, ad esempio, sullo svincolo Casoria-Ca-

savatore della Circumvallazione Esterna, alla Via San Pietro o alla Via San Salvatore, tristemente nota proprio per le origini antiche di questo campo che da anni, ormai, occupa la suddetta area. Senza scadere in atteggiamenti razzisti, è possibile riscontrare molti fattori negativi associabili a questi campi rom non autorizzati, tra cui uno scarso decoro della città, un apparente senso di inciviltà ed un conseguente malcontento cittadino, un incremento della criminalità, determinato dall’inosservanza delle leggi, e via discorrendo. Basti pensare al più recente avvenimento di cronaca che il 20 Dicembre del 2011 ha visto come protagonisti tre malviventi rumeni che hanno fatto irruzione nell’abitazione di un cittadino casoriano, Carmine Cozzolino, percuotendo con veemenza il settantenne, la moglie e la figlia e riducendo la sua dimora ad un campo di battaglia. Quest’episodio non è il primo né l’ultimo di tanti altri che hanno scosso la città di Casoria ed i suoi dintorni, lasciando la popolazione in un preoccupante stato di allerta: vi è già una situazione critica, la criminalità è di per sé alta e la città non è al massimo del suo decoro; a tutto ciò si aggiunge la continua installazione di campi rom abusivi che mette a rischio la quiete pubblica della cittadinanza. Qualche tempo fa, quando a svolgere il ruo-

lo di Primo Cittadino era Stefano Ferrara, fu inviata dal sindaco una lettera al Ministro dell’Interno per denunciare i ricorrenti disagi relativi all’ordine pubblico e alla sicurezza sociale e furono annoverate, tra le problematiche, quella degli stabilimenti rom e dell’esigua presenza delle Forze dell’Ordine sul territorio, richiedendo una maggiore attenzione a questi aspetti. Sono cambiate tante cose ma le questioni che attanagliano Casoria perdurano, insieme alla richiesta dei cittadini di una maggiore tutela della loro sicurezza e della loro vivibilità, posti all’apice degli interessi comuni. Sicurezza e vivibilità, certamente, compromesse anche dall’incontrollato proliferare di questi insediamenti rom, che deturpano ulteriormente l’immagine della nostra città, fornendo di essa un quadro tutt’altro che dignitoso.


Domenica - 12 febbraio 2012

’ ALITA ATTU

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Cristian Iorio

I n ri c ord o dei m art iri del l e Foi be

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remettendo che non vuole essere uno dei soliti articoli descrittivi dell’accaduto (anche se, viste le carenze conoscitive degli italiani in materia, sarebbe piuttosto necessario tornare sugli aspetti puramente storici), le Foibe rappresentano ancora oggi, a 67 anni di distanza, uno dei momenti più bui che l’umanità abbia mai vissuto e probabilmente, ancora oggi, sottovalutato. Sottovalutato, perché le migliaia d’italiani morti sono considerati di serie B rispetto ai morti di altri, tragici eventi, come la Shoah. Per quanto sia inopportuno fare dei confronti in merito e in tale prospettiva, è innegabile che l’ignoranza dei tanti (6 italiani su 10) su quest’argomento sia

frutto anche della scarsa informazione e dell’inefficienza dei mass-media italiani. Si tende troppo spesso a far scivolare nel dimenticatoio questo episodio, trattato davvero come un fatto storico di Serie B. Sarà per le parole “partigiani di Tito” o “comunisti jugoslavi” che si tende inoltre ad affrontare questo tragico episodio storico in chiave antifascista? Tralasciando la sterile polemica politica, è giusto che le amministrazioni locali organizzino delle giornate a tema per ricordare la negatività dell’essere umano: così come accadde anche nella nostra città l’anno scorso, quando l’amministrazione comunale organizzò nella Biblioteca Comunale 6 incontri con ragazzi delle scuole medie inferiori, sul tema della Shoah e delle Foibe. Questo è un esempio di come, opportunamente organizzate, certe iniziative possano essere libere da qualsiasi pregiudizio ideologico e mirate unicamente alla diffusione della conoscenza storica. Non sembrano, tuttavia, dello stesso avviso, molte amministrazione comunale, bellamente inadempienti rispetto a quanto prescritto dalla legge istitutiva della “Giornata del Ricordo”. Poi si dice che si pensa

sempre a male, quando s’intravedono motivazioni ideologiche, nelle scelte di politica culturale di molte amministrazioni, soprattutto di centrosinistra. Ma è in questi casi, tra l’inadempienza a chiari riferimenti legislativi e il voler fuggire ad ovvie responsabilità, che si nota la fermezza del cittadino. Almeno una volta, vogliamo cacciare l’orgoglio di chi ancora oggi non dimentica e di chi quotidianamente, e non solo il 10 febbraio, vuole ricordare a tutti che certi episodi storici sono da isolare, per trarne poi dei preziosi, fondamentali insegnamenti ? Ma soprattutto, per una volta, vogliamo dimostrare di essere ITALIANI ?


Domenica - 12 febbraio 2012

T EVEN

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Emiliana Cresci

emiliana.cresci@yahoo.it

“ T u v u ò fa l ’ A m e r i c à … ’ s c u p ! ”

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inalmente Napoli protagonista di un evento importantissimo. Dopo molte polemiche ed incertezze, Partenope potrà godersi ed ospitare la World Series America’s Cup prevista per aprile 2012. E' infatti arrivato l'ok definitivo il 1° febbraio, quando la Conferenza dei servizi ha sciolto gli ultimi nodi. L’ultimo parere favorevole era quello della Soprintendenza per i Beni Architettonici, Paesaggistici, Storici, Artistici ed Etnoantropologici di Napoli; i dubbi del soprintendente Stefano Gizzi erano sul prolungamento della scogliera. Un sì, quindi, ma a determinate condizioni: l'allungamento della parte antistante alla Rotonda Diaz dovrà essere realizzato con materiali simili per forma e colore a quelli esistenti e, soprattutto, tutto dovrà essere rimosso entro tre settimane dalla fine della manifestazione e possibilmente via mare. Già conclusa la gara d'appalto (con bando pubblicato il 4 gennaio sulla Gazzetta Ufficiale) per la riprogettazione della scogliera, cuore pulsante di quello che sarà il “villaggio” dell’America’s Cup. I lavori sono stati affidati all’impresa Arena Fortunato s.r.l. di Villa San Giovanni (Reggio Calabria). Alla gara hanno partecipato 31 concorrenti provenienti da tutta Italia. L'allungamento previsto, sarà a sinistra di 95 metri, mentre a destra di 75, con l’aggiunta di una lunga strada parallela. Il tutto, con 50.000 metri cubi di pietre di tufo, prelevate da Caserta e Benevento, che arriveranno a Via Caracciolo a breve. L'operazione dovrà essere ultimata il 25 marzo, e per il 26 è previsto il primo

collaudo. Alle ore 13 del 7 aprile partiranno le regate e prenderà definitivamente vita il “villaggio” per i team e le imbarcazioni che sarà allestito tra Via Caracciolo e la Villa Comunale. Il Comune sembra pronto anche per il nuovo piano traffico, che dovrà far fronte alla chiusura di tutto il tratto del lungomare di Napoli. Lo farà attraverso varie fasi, la prima delle quali scatterà già prossimamente con il restringimento della carreggiata di Via Caracciolo. Intorno al 20 marzo, poi, sia Viale Dohrn che Via Caracciolo saranno chiuse per l’installazione di tutte le strutture per lo svolgimento dell’America’s Cup e resterà aperta solo la Riviera di Chiaia. Tra installazione delle opere, svolgimento delle regate e le operazioni di smontaggio, il lungomare di Napoli potrebbe rimanere chiuso al traffico per molto, molto tempo con i conseguenti problemi di mobilità per tutti i cittadini. Si spera quindi in un reale, oltre che necessario, potenziamento dei sistemi di trasporto. L'idea principale del nuovo piano traffico, è una grande area pedonale, facilmente raggiungibile tramite le linee metro e le funicolari; per questo è stato chiesto un potenziamento delle corse nelle fasce mattutine e un prolungamento degli orari serali, un rafforzamento dei trasporti dalla stazione e dall’aeroporto. l’uso dei parcheggi alle porte della città, come quello di Via Brin e del Frullone, oltre all’introduzione di biglietti "Unicocampania" speciali, di 3 o 7 giorni, solo durante lo svolgimento dell'evento. Solo pochi giorni prima dell’inizio dell’evento

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sarà attivata interamente la zona a traffico limitato, nella quale sarà consentito solo il transito dei residenti, così come le operazioni di carico e scarico e il passaggio delle vetture autorizzate (sperando che nessuno si spacci per appartenente a una di queste categorie). La cifra stimata per la ristrutturazione di via Caracciolo è di circa 5 milioni di euro per le sole opere utili alla World Cup, mentre per una completa riqualificazione dell'intera zona, compresa la Villa Comunale, ne occorrerebbero altri 8. Al via quindi l'immediato inizio dei lavori; in particolare, prima di qualsiasi installazione saranno effettuati rilevamenti di eventuali ordigni esplosivi o residuati bellici sul fondale marino interessato e, su disposizione della Soprintendenza Speciale Archeologica di Napoli e Pompei, saranno ispezionati i fondali marini per eventuali rilevamenti di reperti archeologici. A noi, quindi, non resta che aspettare Aprile, le sue giornate più calde e più lunghe, il sole che bacia la nostra Napoli e il vento in poppa.

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T SPOR

Domenica - 12 febbraio 2012

Valerio Cresci

vcresci@gmail.com

A spasso nel calcio

Il freddo siberiano paralizzerà anche la legge Crimi?

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l freddo polare di quest’ultima settimana ha riportato all’attenzione un tema, purtroppo sempre attuale, ovvero l’annosa questione degli stadi di calcio in Italia. A causa di strutture spesso antiquate e fatiscenti (ma anche per problemi di viabilità) molte partite sono state rinviate per freddo e neve. Eppure quest’onda di freddo siberiano è stata registrata in tutta Europa, mietendo purtroppo molte vittime, ma i maggiori campionati europei non si sono fermati e soprattutto non hanno modificato gli orari di gioco. Tutto ciò è stato possibile grazie agli stadi e alle attrezzature moderne e all’avanguardia di cui dispongono. Affinché ciò possa avvenire anche in Italia, il sottosegretario del Consiglio dei Ministri con delega allo Sport Rocco Crimi ha presentato da un po’ di tempo un disegno di legge che, dopo molteplici perizie, solo il 5 novembre dello scorso anno è stato approvato in sede referente. Crimi ha commentato con queste parole:“Sono molto soddisfatto dell’approvazione in sede referente della legge sugli stadi. È un passo importantissimo che siamo riusciti a ottenere con la collaborazione di tutte le forze politiche. La prossima settimana ci saranno le condizioni per portare la legge sugli stadi in commissione legislativa alla Camera e ritengo che potremo avviare l’iter per portare al traguardo questa legge importante. Auspico una rapida approvazione per dotare il Paese di una normativa che consenta alle società sportive di avere impianti moderni, sicuri, efficienti”.

Addirittura per il sottosegretario ai Beni Culturali, Francesco Giro, l’approvazione definitiva sarebbe potuta arrivare “entro novembre“; curiosamente però non è stato spe-

cificato l’anno! Confidiamo comunque nel governo tecnico che, viste le veloci ed ingenti misure prese, possa magari effettuarne una per migliorare lo sport più seguito in Italia e generare un indotto con positivi effetti sull’economia. Nello specifico Il disegno di legge Crimi prevede la costruzione e la ristrutturazione di impianti sportivi e stadi anche a sostegno della candidatura dell’Italia a manifestazioni sportive di rilievo europeo. Per raggiungere tali fini, la legge Crimi offre la possibilità di cedere con affidamento diretto i reali diritti di proprietà o di superficie degli stadi alle società sportive per periodi non inferiori a 50 anni. Possono essere cedute anche le aree e le strutture funzionali o pertinenziali. Le società devono garantire, mediante ap-

posita convenzione, l’uso delle strutture per lo svolgimento di attività sportive, ma anche commerciali e ricettive connesse. Nell’atto di cessione dello stadio per la sua ristrutturazione e trasformazione in complesso multifunzionale il comune deve specificare le destinazioni d’uso. La legge prevede inoltre che, per gli interventi di ristrutturazione o trasformazione non conformi agli strumenti urbanistici ed in ogni altro caso in cui si richieda un ampliamento dell’area su cui gli stadi e le strutture pertinenziali attualmente insistono, si possa procedere con iter amministrativo apposito. Le società proponenti, inoltre, possono accedere ai fondi previsti dal Piano triennale, oltre che alle agevolazioni erogate dall'Istituto per il credito sportivo. Si capisce dunque che questa legge può essere fondamentale consentendo la ristrutturazione degli impianti esistenti o la costruzione di nuovi stadi. Rispetto al passato potremmo avere regole certe e poteri più precisi affidati ai Comuni. Regole, che ci permetteranno di emulare i maggiori club europei e dotare le società di una voce in bilancio superiore di gran lunga a quella odierna. Le idee ed i propositi sembrano buoni anzi direi ottimi, ma della legge Crimi che ne sarà?


Domenica - 12 febbraio 2012

LI NAPO

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Pasquale Lucchese napoledano@libero.it

P a re g g i o i n … n ev at o !

C

i voleva lei, soffice e candida. Ci voleva lei per rivedere 8 partite del campionato italiano, di domenica, tutte assieme, appassionatamente, alle 15,00! Andando a memoria, è dalle ultime due giornate del campionato 2009-2010 che non accadeva. Insomma, laddove nulla hanno potuto le lamentele dei tifosi contro il famigerato “calcio moderno” tutto tv e business, ha potuto lei. Lei, la protagonista assoluta di queste giornate, capace di condizionare il sistema paese, in tutte le sue sfaccettature, in tutte le sue industrie, calcio incluso. Insomma lei, la neve batte il duo Sky - Lega Calcio! Vedere Milan-Napoli alle 15:00 è un po’ come tornare, ai tempi che furono (allora in verità era alle 14.30), del doppio “trio”, sudamericano e orange, in lotta per il tricolore. Ma allora i colpi di Sua Maestà Maradona e di Gullit, le reti di Careca e Van Basten, le interdizioni di Alemao e Rijkard non potevi vederle in diretta, ma “solo ascoltarle”. Inutili nostalgie, che mi portavano ad una riflessione: l’assuefazione ai “loro” ritmi, alle “loro” volontà e scelte, è così forte, che mi sono mancati anticipi e posticipi. Mi chiedo come reagirò, quando addirittura tornerò sugli spalti del San Paolo alle 15.00! Sempre a memoria, l’ultima volta fu con il Brescia, lo scorso campionato. Bando alle ciance (!), neve o non neve, nell’anno che

da San Siro usciamo senza sconfitte, con 4 punti su 6, 3 reti all’attivo e nessuna al passivo, siamo a distanza siderale dalla vetta. In effetti, contro le “grandi” quest’anno contrariamente

alla passata stagione non abbiamo steccato, ma i punti li abbiamo persi, e tanti, contro le piccole. Certo questo pareggio in bianco (!) lascia un pizzico di amaro in bocca. Abbiamo giocato cercando poco, senza una reale convinzione, la vittoria, anche e soprattutto quando i rossoneri sono rimasti in dieci per l’espulsione del loro principale fuoriclasse, lo svedese di origini slave Ibrahimovic. Partita sostanzialmente brutta. I nostri sono apparsi svogliati, preoccupati solo di evitare un’altra sconfitta. Anche questa sfida ha evidenziato i limiti, soprattutto mentali, che questa

Via Giosuè Carducci, 68

squadra mostra di avere in campionato. Inutile tornare su quest’argomento “trito e ritrito”. Di certo, questo campionato livellato e mediocre più volte ha offerto occasioni, puntualmente mancate dal nostro Napoli, per risalire la china. Dopo il match, un giro virtuale tra forum e social network permette di sondare l’umore dei tifosi. L’aria non è delle migliori: Mazzarri sembra il principale capro espiatorio. Le colpe di un campionato, fino a questo momento al di sotto delle aspettative, e soprattutto che non rispecchia il nostro reale valore, le abbiamo sviscerate spesso. Eppure, prima di bocciare la stagione, aspetterei. Siamo fiduciosi, non lasciamoci trasportare dalla negatività. Sappiamo che sono stati fatti degli errori, e che difficilmente non ne saranno fatti altri in futuro. Esaminiamoli, analizziamoli, “correggiamoli”: ma vogliamo crogiolarci in queste elucubrazioni? No. Non servirebbe a nulla. Non fosse altro che la stagione può ancora regalarci emozioni, e soprattutto “concretezze”. Non vogliono queste parole regalare sterile ottimismo, né hanno la presunzione di poter fungere da “infantile sprono”, men di meno si propongono di nascondere messaggi filo-societari, sono semplicemente parole per il Napoli.

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ACA CRON

Domenica - 12 febbraio 2012

Rosaria Ascolese

rosaria.ascolese@libero.

L â&#x20AC;&#x2122; e m e r g e n z a g e l o c o nt i n u a

S

ono ancora critiche le condizioni in cui versano molte cittĂ  italiane. Lâ&#x20AC;&#x2122;emergenza freddo sembra non dare tregua. Il gelo e la neve di questi giorni hanno messo in ginocchio lâ&#x20AC;&#x2122;intera penisola, mietendo molte vittime. Il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, dallâ&#x20AC;&#x2122;inizio dellâ&#x20AC;&#x2122;emergenza, che risale oramai al 3 febbraio, ha in corso un programma di interventi che ha raggiunto il numero di 5400 uomini sparsi in varie regioni, di cui 950 in Emilia Romagna, 821 in Abruzzo, 421 in Campania, 1307 nel Lazio e cosĂŹ via. Una delle province piĂš colpite è Frosinone, che si è ritrovata anche senza corrente elettrica. Il Black â&#x20AC;&#x201C; out continua ed interessa molti comuni della provincia, in alcune zone manca anche lâ&#x20AC;&#x2122;acqua. Molti i paesi isolati, soprattutto quelli situati in zone piĂš alte e abitati per la maggior parte da persone anziane. La situazione è critica anche in Campania, dove le campagne del Sannio, dellâ&#x20AC;&#x2122;Irpinia e dellâ&#x20AC;&#x2122;Appennino campano sono rimaste isolate e ci sono state molte difficoltĂ  per la consegna dei beni alimentari di prima necessitĂ . Per sgombrare le strade dalla neve insieme

allâ&#x20AC;&#x2122;esercito sono scesi in campo anche gli agricoltori, che hanno adattato i loro trattori a spalaneve e spargisale, rispondendo cosĂŹ allâ&#x20AC;&#x2122;appello fatto dal Presidente regionale della Coldiretti, Gennaro Masiello, attraverso le strutture territoriali, affinchĂŠ collaborassero con le amministrazioni comunali e provinciali per ripristinare al piĂš presto la circolazione e garantire condizioni di sicurezza per i cittadini. A Napoli, quando è stato annunciato un peggioramento delle condizioni climatiche, lâ&#x20AC;&#x2122;assessorato alle politiche sociali del Comune di Napoli, per fronteggiare l'emergenza e garantire accoglienza ai tanti senza dimora, ha approntato un piano straordinario con 150 nuovi posti distribuiti tra il dormitorio pubblico in Via de Blasiis, l'Istituto San Francesco d'Assisi a Marechiaro e la comunitĂ  la Tenda alla SanitĂ . Anche le metropolitane di Piazza Vanvitelli, il Museo e Piazza Dante sono state tenute aperte fino alle 6.00 del mattino per offrire riparo a chi una casa non ce lâ&#x20AC;&#x2122;ha. Hanno trovato accoglienza circa settanta persone segnalate al numero di Telesoccorso del comune (081/5627027), attivo 24 ore. Circa cinquecento persone che vivono in strada hanno ricevuto aiuto da operatori e volontari con interventi di primo soccorso, pasti caldi, bevande e coperte. ÂŤNon tutti i clochard, sebbene invitati a recarsi presso le strutture di accoglienza, hanno deciso di lasciare la strada - spiega l'assessore alle Politiche sociali di Napoli, Sergio D'Angelo - il nostro impegno, tuttavia è massimo, per questo motivo abbiamo previsto il potenziamento, giĂ  a partire da questa sera, del numero di unitĂ  di strada che, con il coinvolgimento di Napoli Socia-

le e del Centro Servizi Vo l o n tariato (CSV), passano da 3 a 8 e circoleranno giorno e notte, anche nei prossimi giorni, su tutto il territorio cittadinoÂť. Sino ad oggi i volontari delle associazioni, gli operatori del Csv e i giornalisti di Comunicare il Sociale, promotori di una campagna di assistenza ai clochard, hanno distribuito 600 bottiglie d'acqua, 750 mousse, 300 coperte, 950 bicchieri di thè, 300 bottiglie di the, 100 capi di abbigliamento, 200 yogurt, 50 cappelli, 30 kg di frutta fresca e 40 litri di latte. Decine i ristoratori e le associazioni coinvolte. Hanno effettuato donazioni i ristoranti Fratelli La Bufala e â&#x20AC;&#x153;A â&#x20AC;&#x2DC;figlia do marenaroâ&#x20AC;? di Napoli, â&#x20AC;&#x153;Il Faunoâ&#x20AC;? di Pozzuoli, â&#x20AC;&#x153;la Casetta in cucinaâ&#x20AC;? di Bacoli, la Confcommercio di Napoli, lâ&#x20AC;&#x2122;europarlamentare Gianni Pittella, i volontari della protezione civile del Comune di Grumo Nevano e tanti altri. Ma i problemi non finiscono qui. Ci sono stati disagi per tutti coloro che dovevano viaggiare, a causa dei molti voli cancellati, treni in ritardo, fermi per ore ed ore sui binari in mezzo al nulla, strade e autostrade chiuse, scuole, uffici, negozi, tutto chiuso. Anche la capitale è stata messa in ginocchio e i cittadini hanno rimproverato il loro sindaco per il caos che si è scatenato nella cittĂ , accusandolo di non aver saputo gestire bene lâ&#x20AC;&#x2122;emergenza.




Domenica - 12 febbraio 2012

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’ ALITA ATTU

Gelsomina D’Anna geadann@libero.it

U n t re n o t ro p p o ve l o c e

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l ricordo di lunghi viaggi in treno per raggiungere luoghi di vacanza o di lavoro fa parte del nostro bagaglio di vita; quante volte, durante le permanenze in treno, ci si confrontava, si conoscevano nuove persone, si chiacchierava affabilmente con perfetti sconosciuti scambiandosi esperienze e punti di vista. Oggi purtroppo questo non accade più: ognuno viaggia immerso nel proprio libro, più spesso nel proprio PC o nel falso incanto del supermoderno Ipod.Oggi è definitivamente antiquariato il vecchio treno di una volta, oggi è tempo di TAV, treni ad altissima velocità, in cui ti siedi e dopo una manciata di ore parti da Napoli e sei già a Milano. Il treno fila come un siluro e per quanto mi riguarda mi provoca anche un malessere fisico , quasi simile al mal di mare, ma la considerazione va al di là ; mi manca tantissimo lo scorrere del paesaggio, l’impossibilità di accorgersi, dal finestrino,

che il nord diventa sud, le fermate nelle piccole stazioni di provincia, il chiedersi : dove siamo? Oggi il treno è quasi veloce come l’aereo e prendere la Freccia Rossa mi procura un malessere e una fatica mentale molto simile a quando devo prendere l’aereo. Quan-

do ci si accingeva ad un viaggio in treno nel prezzo del biglietto era compreso il gusto di scoprire i paesaggi, di fare colazione con la frittata di maccheroni preparata da mamma

alle cinque del mattino, ancora calda e profumata, il chiedersi : chi mi capiterà come compagno di viaggio? Oggi la fretta e l’ansia di correre per arrivare pervade le nostre giornate , le riempie di nulla, le rende grigie e noiose, tutte uguali. Viviamo le nostre ore all’insegna dell’efficienza a tutti i costi, sembriamo trottole impazzite e spesso dimentichiamo i veri valori della vita. Non vogliamo andare controcorrente e rischiare di condannare il progresso, ma il progresso non deve avanzare a discapito della nostra umanità. Se possibile, anche prendere un treno meno veloce può alleggerire le nostre tasche e la nostra giornata ; si eviterà di arrivare al paradosso di un viaggiatore che ha fatto reclamo scritto alle Ferrovie dello Stato perché “ in cinquantacinque minuti, Milano-Bologna, non si fa neppure in tempo a leggere il giornale”.

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Portico di Caserta, Comune condannato al trasporto di un disabile Ad ordinarlo il Tribunale di Marcianise dopo il ricorso dei genitori che chiedevano il trasporto a fini terapeutici e riabilitativi per il proprio figlio, affetto da autismo infantile. L’avvocato Ambrogio Vallo: “è una decisione importante e di portata generale che afferma i diritti dei cittadini più deboli”. PORTICO DI CASERTA – Giustizia è fatta, una storia di diritti negati trova il lieto fine nelle aule giudiziarie. Dopo anni di richieste cadute nel vuoto i genitori di L. F., affetto dalla nascita da Autismo Infantile, hanno vinto la propria battaglia contro il Comune di Portico di Caserta. A ripristinare la legalità e i diritti del ragazzo, e di tutti i disabili presenti sul territorio, è stata l’ordinanza n. 940/2011 emessa dal giudice Roberto Notaro del Tribunale di Marcianise. L’Ente in questione conta oltre 7mila abitanti e, ad oggi, non ha mai predisposto un mezzo pubblico per i cittadini disabili rivolto a garantire il trasporto scolastico e a finalità riabilitative. Tutti i residenti quindi devono sopperire con mezzi propri alle esigenze di trasporto dei disabili. Alle istanze dei genitori la risposta del Comune è stata sempre la stessa: “mancano i fondi, presto provvederemo ad acquistare un mezzo per garantire il servizio”. Dunque la scelta dei genitori del piccolo L. F. di fare ricorso d’urgenza al Magistrato competente assistiti dall’avvocato civilista Ambrogio Vallo. La decisione non si è fatta attendere, l’ordine perentorio del Tribunale rivolto al Comune di Portico di Caserta è chiaro: “assicurare il trasporto del minore L. F. dal luogo di residenza al centro AIAS di Cicciano dal lunedì al sabato dalle 9.00 alle 15.00”. A nulla sono valse le difese dell’Ente fondate sulla mancanza di fondi per garantire il servizio richiesto, l’ordinanza sgombra il campo da qualsiasi dubbio: “quanto alle esigenze finanziarie invocate dall’amministrazione resistente, esse non possono giustificare la compressione in modo drastico e frustrante del diritto alla salute, soprattutto tenuto conto che si tratta di un minore”. Dunque, il ragionamento dell’Ente per cui senza soldi non si garantiscono servizi ai più deboli è stato raddrizzato dalla decisione del giudice: “Inoltre, il Comune - si legge ancora nell’ordinanza - non ha in alcun modo giustificato i motivi per i quali all’interno del proprio bilancio non possa trovare la disponibilità di risorse finanziare (non certo ingenti) che sarebbero in grado di far fronte al trasporto del minore”. “È una decisione importante - commentano i genitori del ragazzo -, è impensabile che si faccia di un diritto una questione economica, ora speriamo che il Comune in tempi brevi provveda al rispetto della decisione del giudice e garantisca a tutti i disabili il trasporto”. “Il Tribunale - spiega il legale Ambrogio Vallo - ha affermato un principio importante secondo il quale la mancanza di fondi non può giustificare la negazione di un diritto fondamentale come quello alla salute. Abbiamo provveduto alla notifica dell’ordinanza ora ci aspettiamo che l’Ente la rispetti in tempi brevi”. Una vittoria storica dei diritti dunque contro l’indifferenza verso le persone più deboli troppo spesso presente nei nostri territori.

COMUNICATO STAMPA

Approderà a Casavatore, domenica 12 febbraio, il progetto “Io partecipo…e tu?”, varato nell’ambito dei Piani territoriali per le politiche giovanili della Regione Campania, che ha coinvolto nell’ultimo anno i giovani residenti sul territorio dei comuni di Casoria, Casavatore e Arzano. I promotori dell’iniziativa allestiranno un gazebo in Piazza Gaspare Di Nocera, a partire dalle ore 9.30, per sensibilizzare i giovani cittadini di Casavatore, di età compresa tra i 16 e i 29 anni, sui temi della partecipazione giovanile alla vita politica, e segnatamente, sul ruolo che i Forum della Gioventù possono svolgere, nell’ottica di un interesse sempre crescente dei giovani verso la vita civile.


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’ ALITA ATTU

Mario Romano

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mario.romano65@gmail.com

Sanguisughe della classe politica

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a classe politica italiana non finisce mai di stupirci. Se mai ai cittadini mancassero immagini per protestare la loro insofferenza, essa sarebbe pronta a costruirne di eloquenti e suggestive. Per esempio, il facile e ricorrente paragone dei partiti a covi di pirati è stato da qualche giorno arricchito dall’immagine di un forziere, uno scrigno segreto di proprietà della Margherita, partito o vascello pirata ormai affondato, un tempo guidato dal belloccio e temerario Francesco Rutelli. Nel 2007 l’intero equipaggio margheritano decise di imbarcarsi insieme ai Democratici di Sinistra sull’allora promettente galeone del Partito Democratico. In caso di fusione ci si attende che ciascuna delle parti rechi con sé quello che ha per far fronte alla nuova causa comune. Con sorpresa abbiamo invece scoperto che la Margherita ha tenuto per sé tutti i rimborsi pubblici delle spese elettorali sostenute prime del 2008. Il bottino, un forziere di decine di milioni di euro, fu intestato ad una fondazione, “Democrazia è Libertà”, di cui mantenne la presidenza e la rappresentanza lo stesso Rutelli. Assieme a lui gli altri dirigenti dell’allora Margherita. Ma solo Rutelli e il tesoriere Lugi Lusi, suo uomo di fiducia, avevano il potere di firma del conto corrente su cui sono depositati i soldi dei rimborsi elettorali. Sono stati proprio i

comportamenti di Lusi a dare la ribalta della cronaca all’esistenza di questo forziere. Lo scandalo nasce da una segnalazione del novembre scorso da parte della Banca d’Italia, allarmatasi dopo aver visto la movimentazione di ingenti somme su un conto che avrebbe dovuto essere solo conservativo delle somme depositate. Come ormai è accertato per stessa ammissione di Lusi, egli ha prelevato dal conto ingenti somme, circa 13 milioni di euro, per sostenere se stesso e la moglie, in particolare per acquistare un attico a Roma e una villa secentesca alle sue porte, poi anche ristrutturata sempre con denaro prelevato dal conto. Dell’uso privato del denaro, mascherato da consulenze a favore di società a lui intestate, un artificio nemmeno tanto difficile da individuare, sembra che l’assemblea della fondazione che doveva ratificare il bilancio non si sia o non abbia voluto accorgersi. Fa eccezione Arturo Parisi, che si oppose all’approvazione. Fatto è che l’assemblea, una quindicina di persone (quindici uomini sulla barca del morto yo-oh-oh), alla fine ha approvato con il solo voto contrario di Parisi e , sembra, un’astensione. Il punto cruciale tuttavia è un altro. Che senso ha costituire una fondazione per detenere del denaro, non dimentichiamo di provenienza pubblica, che a conti fatti nessuno mai potrebbe o dovreb-

be utilizzare? Infatti la Margherita non esiste più da quattro anni. I suoi membri confluirono nel PD. Alcuni di essi poi sono andati altrove. Addirittura Rutelli ha fondato un nuovo partito, l’API , mentre il suo uomo di fiducia, Lusi, fino all’espulsione era rimasto senatore del PD. Il denaro non doveva essere movimentato. Come detto, la gestione del denaro doveva essere solo conservativa, perché obiettivamente non si comprende come e a chi debba essere distribuito. O chi e cosa debba sostenere. Dovrebbero deciderlo i membri della fondazione, oggi appartenenti a diversi partiti e schieramenti. Ma la soluzione è complicata e con gravi rischi di strascichi giudiziari. Si ha l’impressione che chi decise la soluzione pensò improvvidamente di poter utilizzare quelle somme per le proprie attività politiche personali o di una ristretta cerchia. Non immaginando il cul de sac in cui si stava mettendo. A togliere tutti dall’imbarazzo ci ha pensato Lusi, approdato lestamente sull’isola del tesoro, mentre il resto della ciurma s’arenava nelle secche dei veti incrociati. “Ora la domanda è: quanti sono i forzieri nascosti dai partiti che si sono inabissati quattro anni fa e chi e a che titolo possiede la mappa dell’isola del tesoro?”.


Domenica - 12 febbraio 2012

Mariella Canosa

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’ ALITA ATTU

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Il rapporto online tra chi insegna e chi studia

ualche settimana fa In Liguria viene diffusa la prima circolare di una scuola italiana nella quale si dice che"I professori non possono dare l'amicizia su Facebook ai loro studenti". Poche parole, scritte nero su bianco nella circolare scolastica, sono arrivate all'improvviso a dettar legge nei rapporti di classe di un piccolo borgo ligure sulla Riviera di ponente. E la notizia del provvedimento, in un clic è arrivata in tutt'Italia. Il rapporto online tra chi insegna e chi studia continua a far discutere. Questione di opportunità, ruoli, privacy e libertà, dicono studenti e insegnanti. Divisi tra chi considera il social network solo un altro mezzo di comunicazione e chi teme di perdere autorevolezza in cambio di una impossibile amicizia reale. L’argomento chiama in causa La Comunicazione Mediata dal Computer o CMC (Computer Mediated Communication, nella letteratura anglofona). Essa è una branca di studi che si occupa di come le nuove tecnologie informatiche, in particolare i computer, abilitano particolari forme di comunicazione a distanza fra gli esseri umani. La CMC è un medium a parte, un ambiente di comunicazione a sé stante, appartenente all’area dell’uso delle nuove tecnologie, che necessita dello sviluppo di << regole sociali >> esplicite per un suo utilizzo efficace, efficiente e senza ri-

schi di conflittualità. Inoltre non va sottovalutata la minaccia per la privacy, insita in tutti gli << spazi condivisi >> (basati su collegamenti video, audio oltre che con i sistemi di posta elettronica). I nuovi media, infatti, potrebbero causare una progressiva modificazione della relazione spazi privati-spazi pubblici fino alla pericolosa percezione (sia per l’indipendenza che per l’identità delle persone) dell’assenza di spazi privati. Un problema ancora oggi irrisolto riguarda gli effetti delle nuove tecnologie sugli individui. Alcuni orientamenti sostengono che negli ambienti di comunicazione elettronica le persone diventano più aperte e più libere di esprimersi, altre ritengono che le persone diventano più impulsive e irresponsabili. La causa di entrambi gli effetti sembrerebbe da ricercarsi nel fatto che, nell’ambiente elettronico, a differenza che nelle relazioni faccia a faccia, le regole sociali sarebbero deboli o assenti. Di conseguenza le persone cesserebbero di essere inibite da considerazioni di status e dal timore di essere mal giudicate. Sia l’esistenza che l’interpretazione dei comportamenti impulsivi sono stati recentemente messi in discussione. Sicuramente nella CMC vengono a mancare elementi contestuali rilevanti e ciò potrebbe, in casi particolari ma non generalizzabili, portare le persone ad agire in modo impulsivo e antinormativo. Ma è da respin-

gere sia l’idea che le norme di gruppo sono assenti nella CMC, sia l’idea che la persona che comunica via CMC sia anonima e isolata. Considerare gli individui che comunicano tramite messaggi al computer come asociali, isolati, senza una identità sociale sembra piuttosto riduttivo. La Teoria dell’identità sociale di sostiene che gli individui portino il sociale e le regole ad esso ascritte dentro se stessi. Le persone hanno diverse identità (alcune connesse a diversi ruoli sociali o a determinate situazioni): da un lato l’irriducibile identità di essere individui unici, dall’altra quella sociale come membri di uno o più gruppi sociali. L’una o l’altra identità (con le sue relative norme) si attiva prevalentemente a seconda dei contesti, dei bisogni dell’individuo e delle caratteristiche del gruppo cui appartiene. Sarebbe triste e soprattutto tragico di conseguenze se bastasse sedere alla tastiera del computer per perdere la propria identità e dimenticare ogni norma sociale. Postulando che non è pensabile fermare le nuove tecnologie, l’uomo moderno non deve soppiantare i vecchi metodi di comunicazione con quelli moderni ma integrarli con la consapevolezza degli effetti positivi e negativi in modo da migliorare la qualità di vita e aumentare il benessere delle persone.

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VIK CATTI

Domenica - 12 febbraio 2012

CattiviK

Ta n t o t u o n ò c h e “ n o n” p i o v v e Pinotto: è pronto, eccolo ce l'ho, la montagna finalmente ha partorito il topolino. Gianni: cos'hai in mano? Pinotto: è il documento per il rilancio politico e lo sviluppo della città elaborato dal Partito dei Decelebrati! Gianni: e cosa dice? Pinotto: fanno tanti giri di parole, una marea di buone intenzioni ma in pratica chiedono che ComandoSempreIo se ne vada a casa! Gianni: hanno montato tutto questo casino solo per mandare a casa un assessore. Pinotto: Gianni sai bene che ComandoSempreIo non è solo un assessore, sta preparando la sua scalata per il ritorno sulla poltrona di Senatore ed ha voce in capitolo su tutte le questioni più rilevanti. Gianni: ma quali mani in pasta, non dire sciocchezze, è logico che un uomo di potere voglia guidare tutti i processi decisionali, chi non lo farebbe al suo posto? Pinotto: ascolta, al momento ogni incarico da affidare a qualsiasi titolo a professionisti esterni per la realizzazione di progetti da finanziare con i fondi europei è passato per le sue segrete stanze, senza avere conforto nelle scelte della maggioranza, è per questo motivo che il Partito dei Decelebrati si è squietato. Gianni: Panzane, non ne hai le prove, e poi secondo te i consiglieri dissidenti non cercano la loro parte in tutto questo? Pinotto: sono pazzo, ma non fesso, certamente anche loro avranno da rincorrere un tornaconto, al momento però stanno creando problemi a ComandoSempreIo. Gianni: tu credi, ma fino a questo momento cosa hanno fatto? Si sono svegliati solo adesso sulle malefatte della banda bassotti? Alla fine hanno deciso se stanno in maggioranza oppure all'opposizione? Pinotto: veramente non si capisce ancora. Gianni: allora di cosa stiamo parlando, è facile dire vorrei ma non posso (perché tengo famiglia).


Domenica - 12 febbraio 2012

IC RUBR

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A

“Fortunato Celentino”

P

resentiamo “NICOLA EPIFANIA” studente dell’Accademia di Belle Arti di Napoli ed allievo della scuola fotografica di Fortunato Celentino. Per Informazioni rivolgersi allo studio: 0817362005

Seduta su una panchina dopo tanti giorni movimentati e complicati da tutto il vivere quotidiano… Fimìnalmente il riposo…

“La fontana umana” Grappolo di gente, di idee…che intrecciano braccia e condividono storie e lotte. I giorni della coesione!

“Liberarsi in un istinto” Quanto è bello farla all’aperto!!! Atto liberatorio di un bimbo di una dolcezza e purezza disarmante…


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A CINEM

TI EVEN

Eduardo Paola

Domenica - 12 febbraio 2012

Amalia Vettoliere

edu80@libero.it

amypig@alice.it

Aspettando Sanremo

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a qualche anno sembra che il Festival di Sanremo abbia ritrovato lo smalto e l’interesse di un tempo. Certo, negli anni d’oro la Kermesse canora aveva il potere di lanciare o di stroncare carriere, oggi invece non è altro che un grande evento mediatico che calamita l’attenzione di milioni di telespettatori. Per il secondo anno consecutivo alla conduzione della manifestazione ci sarà Gianni Morandi che, forte del successo della scorsa edizione, ci promette un Festival ancora più spumeggiante, pieno di sorprese e di novità. Il cast, scelto anche dal direttore artistico Gianmarco Mazzi, come sempre strizza l’occhio alle diverse generazioni, cercando di accontentare un po’ tutto il trasversale pubblico televisivo. Tra i nomi più attesi, tra tutti, Samuele Bersani, Eugenio Finardi, Dolcenera, Noemi, Nina Zilli, Loredana Bertè, che stavolta per riemergere dalle proprie ceneri si presenta con Gigi D’Alessio anch’egli in cerca di rilancio dopo il flop di vendite dell’ultimo album. Una delle novità più interessanti di questa 62° edizione del Festival della canzone italiana è senz’altro “Sanremo social”, ossia la nuova denominazione della categoria giovani. Si sono candidati alle selezioni ben 1.500 ragazzi, che sono stati esaminati attraverso la pagina ufficiale facebook del Festival. Tra tutti i partecipanti alle rigide selezioni solo 6 saliranno sul palco dell’Ariston per concorrere ufficialmente alla gara. Per ogni edizione del Festival che si rispetti anche quest’anno non sono mancate le polemiche, grandi e piccole. Prima tra tutte, in ordine di tempo, è stata quella relativa al caso Ecclestone. La famosa ereditiera, che doveva affiancare Gianni Morandi, Rocco Papaleo e la top model Ivana Mrazova, a pochi giorni dalla ufficializzazione del cast è stata esclusa dalla manifestazione dal direttore artistico Mazzi per i troppi capricci e pretese. Ma il caso che ha tenuto e tiene testa su tutti i giornali e in tv è quello di Adriano Celentano. Celentano ci sarà o non ci sarà? Tra la Rai e il celebre cantante i rapporti non sono mai stati “rose e fiori” e anche questa volta arrivare ad un accordo non è stato facile. Come sempre Celentano ha preteso carta bianca sui contenuti e sui tempi. Di cosa parlerà? Quanto si tratterrà sul palco? Canterà? Cosa farà? E’ tutto assolutamente top secret, nulla è trapelato. Pare che neanche Morandi sappia bene cosa succederà. L’unica cosa certa è il compenso, che ammonta a 750.000 euro, una cifra esorbitante che però, come ha fatto sapere il cantante, sarà completamente devoluta in beneficenza. Manca ormai pochissimo alla partenza del carrozzone festivaliero. Come ogni anno saremo incollati alla tv per poi dire puntualmente: Sanremo? No, io non lo guardo!

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U n S a n Va l e n t i n o t r a Cinema e Musica...

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4 febbraio: ecco arrivare anche quest'anno puntuale, San Valentino, la festa degli innamorati. C'è chi la ama, chi la odia, chi semplicemente se ne dimentica, chi ne fa un motivo di festa, chi invece ne approfitta per farsi qualche regalo, insomma, San Valentino fa in qualche modo parlare di se ogni anno. Protagonista di questo giorno è l'amore, in tutte le sue sfaccettature... Eh, quante cose potremo dire parlando d'amore, quell'amore che fa parte della vita di tutti noi e che da un senso alla nostra esistenza, in qualsiasi forma esso si presenti. Quindi, per evitare di cadere in un vortice infinito di parole, meglio soffermarci a qualcuna delle sue espressioni: l'amore come musa ispiratrice di canzoni e pellicole. Partendo dal grande schermo, San Valentino è uno dei momenti migliori per mettere in scena commedie romantiche, che in fondo, poi, a noi italiani piacciono. Si, dicono che il pubblico italiano sia il più romantico, e forse è vero; dimostrazione di ciò è proprio la folla che riempie le sale cinematografiche nella seconda settimana di febbraio. Dopo Questo piccolo grande amore, girato sulle note del grande Baglioni, Manuale d'amore 3, Amore e altri rimedi, visti negli anni scorsi, questo anno avremo la possibilità di scegliere tra "Jack and Jill", commedia americana con un cast d'eccezione, o "Un couple parfait", quarto film del giapponese N. Suwa, scritto e girato nella città più romantica di tutte per antonomasia, Parigi. Infine la prima commedia in 3D made in Italy, "Com'è bello far l'amore" di Fausto Brizzi, con Fabio De Luigi e Claudia Gerini, che racconta un cammino in avanti di una famiiglia fin troppo tranquilla, verso l'ebbrezza della trasgressione, che in realtà ne inscena uno all'indietro alla ricerca dell'unico luogo che conti: il focolare domestico. Insomma, in questo San Valentino qualcuno di noi preferirà il grande schermo, qualcun' altro invece preferirà restare a casa, magari davanti ad un bel fuoco e con un bel classico rivisto in tv , accompagnato dalla sua, sempre presente, colonna sonora. Eh no, la musica non può proprio mancare in questo periodo; è la perfetta espressione dell'amore, è quanto di più romantico può esistere, è la linfa di tutti i cuori... "All you need is love", i nostri Beatles ci cantavano e avevano ragione! Immancabile è il riferimento all'amore nella maggior parte delle canzoni scritte nel mondo, c'è poco da fare, la musica e l'amore viaggiano all'unisono. Ed è per questo, che si approfitta di un giorno come quello di San Valentino per tirare fuori il meglio di tutto il repertorio musicale italiano e straniero, per riascoltare tutte quelle canzoni che regalano emozioni particolari sin dalle prime note. La fanno da padrone, quindi, le compilation che raccolgono insieme proprio tutti i classici, quelli più romantici, quelli più sdolcinati, quelli che non hanno età. E allora, che sia un film o una colonna sonora ad accompagnare il vostro San Valentino, l'importante è che lo viviate con tutto l'amore che c'è, quell'amore "che move il sole e l' altre stelle"... BUON SAN VALENTINO A TUTTI!

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Domenica - 12 febbraio 2012

“di Aldo Grazzi”

IA POES

Continua, la rubrica di poesia in vernacolo diretta dal Cav. Aldo Grazzi. CHILLO D’’O MARCIAPPIERE 'O duttore Pellerino s'arrecreja 'mmiez''ammuina. Russo, tuosto, chiatto e tunno, 'int''o stommaco a zeffunno, votta paste e briuscelle. No pe' ddì s''a vere 'e bella e sta sempe cu ll'amice. 'A politica, me dice se fa 'ncopp''e marcippiere. Sissignore e io ce crero ma 'a politica tu 'a faje, e 'o piacere 'o pruove assaje, quanno vire na gunnella e comma na caramella tu te sciuoglie attuorno a essa. Ma chi vuo' piglià pe' fesso? Stuta e appiccia sigarette: se ne fuma dduje pacchette. Po' comme si fosse niente, tomo tomo, sorridente, trase e gghiesce d''e cafè. Si 'a politica chest'è, chi 'a fa cchiù meglio 'e te? Va te cocca, siente a mme!

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Necrologi Il Direttore, il Caporedattore e la Redazione tutta si uniscono con profondo e sentito cordoglio al dolore della famiglia per la scomparsa prematura del caro Dott. Nello Tuccillo. L’ Associazione culturale Kasauri desidera esprimere alla Sig.ra Teresa e ai figli Salvatore e Raffaella la loro affettuosa vicinanza per la perdita del caro Nello. Pasquale e Angela, Gelsomina e Giovanni ricorderanno sempre la dolcezza e la simpatia del caro amico Nello e si stringono con grande affetto a Teresa, Salvatore e Raffaella. Gennaro e Giancarlo, con Brigida, Liliana e Matilde piangono Nello amico di una vita e abbracciano forte Teresa, Salvatore e Raffaella. Il Direttore, il Caporedattore e la Redazione tutta partecipano commossi al dolore della famiglia Iuliano per la dipartita del caro Professore Gilberto Iuliano. Nella vita si incontrano persone che segnano il nostro cammino, persone che sono per noi un esempio di umanità e che lasciano dentro di noi un’impronta che ci farà da guida nella vita… Grazie Professore Iuliano. Arcangelo Vitagliano


Il Domenicale di Casoria N°14