DOMENICA 6 NOVEMBRE 2016
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ANNO XV - N° 35 - DOMENICA 6 NOVEMBRE 2016
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CASORIA & L’EDITORIALE DI NANDO TROISE Uno sciopero non serve a risolvere un tracollo economico come quello che attraversa Casoria. Migliaia i senza lavoro, la camorra come una multinazionale ed il degrado ambientale a livello di Seveso, non sono questioni di ordinaria amministrazione. Non servirebbero nemmeno le visite di quelli che stanno al Parlamento. A Casoria servono soldi, tanti soldi per riprendersi. Quasi una legge speciale, o qualcosa di simile. Per altre realtà d’Italia, Orvieto e Todi, due nomi a caso, nella Finanziaria del 1999 furono stanziati 120 miliardi di lire per il recupero dei loro centri storici. Ecco, una legge speciale. Del resto il dramma di Casoria è proprio nella chiusura totale di tutti i rubinetti finanziari. E’ un disegno egoistico del Nord per accaparrarsi tutte le risorse che produciamo. E pensare, invece, che la Germania, dopo la caduta del muro di Berlino, ha stanziato per i cugini dell’Est 400mila miliardi di marchi in quattro anni. Insomma, a questo disegno di mortificazione governativa e sindacale bisognerebbe rispondere con azioni altrettanto vigorose. Invece nulla. A Casoria hanno chiuso tutte: ultima è stata l’Alenia; troppi i capannoni lasciati arrugginire con i loro segreti di morte. Chi dimentica i 90 fusti tossici contenenti resine fenoliche e superfenoliche alla Resia o i rifiuti tossici trovati a Cimiliarco
o il silicio di cui si dice sia presente nei terreni della ex Tubi Bonna e senza che nessuno chieda al Ministero dell’Ambiente, retto da Gianluca Galletti, di analizzare, esaminare, controllare, se tutte le aree dismesse di Casoria (500mila mq) possano riservarci altre spiacevoli sorprese. Il Movimento 5 Stelle ha più volte segnalato alla Commissione Prefettizia prima ed a questa Amministrazione Comunale di intervenire in maniera energica sulle tante aree dismesse del territorio che fino a qualche anno fa producevano sostanze chimiche. De Luca e la Regione Campania considera, come un pò tutti, Casoria una propaggine di Napoli, periferia di Secondigliano, senza disegnare nulla di costruttivo. Basti pensare che il Comune di Napoli ogni qualvolta approva il suo Piano Regolatore Generale, mai tiene in considerazione Casoria che con essa confina. Poi ci sono quelli che sono stati o sono in vacanza a Roma e che non sono riusciti a portare uno straccio di provvedimento a favore di Casoria. A Casoria hanno tolto tutto, anche lo zuccherino, che i politici, per fortuna passati di moda, amavano dispensare alla loro folta e papale clientela.
DUE O TRE COSE SULLA CRISI ECONOMICA
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Servono due o tre cose molto concrete. Per cominciare: creare una sinergia tra la Multisala Paramount (Multibit) e la Città di Casoria; recuperare (se fosse ancora possibile) il progetto della Cittadella del Consorzio del Libro al posto della Rhodiatoce (fortuna ha voluto che i lavori a Ponticelli non sono mai iniziati e che questo progetto ideato da Franco Liguori con la benedizione di Antonio Bassolino non è mai partito); la realizzazione in modo serio dei piani di insediamento produttivo, la riqualificazione dell’ex Autoparco N.U. in via Macello attraverso un project financing in collaborazione con l’Associazione Costruttori Napoletani; l’utilizzo mirato dei finanziamenti del Piano Operativo Regionale, cioè molti posti di lavoro, che una mentalità imbrogliona ma anche dominata dalla “cultura del sospetto” ha già fatto tante volte svanire e penso all’Ovulo, il centro commerciale di interscambio merci o il Tarì, la mostra internazionale di arte orafa che persa la possibilità di insediarsi a Casoria andò a stabilirsi a Marcianise.
5 Bisognerebbe evitare alcuni sperperi e concretizzare in modo positivo il vantaggio ottenuto dallo smantellamento dei fitti passivi senza, però, dimenticare e capire che fine farà l’acquisto miliardario nel Parco le Querce degli uffici una volta dei “Servizi diretti alla Persona”, di proprietà del Comune di Casoria. Continuando così si perderanno anche tante altre occasioni finché in questa Città aleggeranno i “fantasmi” della Prima Repubblica, i loro figli ed i loro eredi in attesa di capire quale è lo status quo di colui che ha comandato da padrone assoluto per oltre trenta anni e se è ancora dentro e dietro a tutte le operazioni “politiche” di questa Città. Andrebbe chiesto a costoro: chi ha acquistato il fabbricato di via Po? Al nuovo Assessore al Personale si consiglia di controllare una ad una tutte le “indennità di posizione di area” al Comune di Casoria; Di Casoria Ambiente non si deve chiedere più niente ma bensì interrogare il suo Presidente, Vincenzo Auricchio, pregandolo di rendere pubblico tutto quanto vi ha trovato; Chi sono i proprietari dei terreni Enichem? Altra cosa da fare: il recupero del centro
storico, quello che le mappe catastali dell’Ufficio Urbanistica definiscono centro antico, cioè vecchio, quindi da buttare giù, cancellando magari secoli di storia. Basterebbe interrogarsi e interrogare e scoprire chi sono (da tanti anni) i proprietari dei vicoli di via Santa Croce e la risposta sarà immediata per tutti. I danni urbanistici di via San Mauro, via Santa Croce e via Cavour già sono sotto gli occhi di tutti. I palazzinari, affetti da vera e propria mania verticale e finanziatori del decrepito, aspettano un’altra botta di terremoto come quella avvenuta a Norcia, domenica 30 ottobre, alle 7.41 del mattino, magari con tanti morti, per poi costruire nei 7 vicoli di via Santa Croce e in via San Sebastiano (o vico e casa russo) villette a schiera o anonimi fabbricati per “civili abitazioni”. Se poi lo si riesce a fare anche a Santa Maria e a San Benedetto no problema. La terza cosa: il recupero delle aree dismesse: Tubi Bonna, Rhodiatoce, Resia e chiarire una volta per sempre i destini della Ferriera. Altro capitolo strano di questa Città. Basta così!
CASORIA & L’INQUINAMENTO DI NANDO TROISE
ALLARME SMOG ULTIMATUM ALL’AMMINISTRAZIONE COMUNALE Smog a Casoria? C’è ma non si vede! C’è ma per il momento non è possibile sapere quanto e cosa inquina e quante allergie produce perché non sono state predisposte le cabine per il monitoraggio della salute dell’ambiente. L’ex Provincia di Napoli oggi Città Metropolitana ha dimenticato di predisporre le “cabine” o altri mezzi alternativi capaci di rilevare il tasso di inquinamento in una Città dal grande tasso di inquinamento come Casoria. La riprova di quanto l’aria sia malata è la presenza di numerosissime malattie dell’apparato respiratorio di cui gli abitanti di Casoria sono affetti e come possono testimoniare i medici di famiglia, gli allergologi e i reumatologi. Qualche anno fa, attraverso il progetto EPICA, ideato e realizzato proprio dai medici di famiglia della nostra Asl, all’epoca diretta da Ferdinando Russo (oggi Direttore Sanitario della Seconda Università Napoletana), si calcolò che due abitanti su tre a
Casoria morivano (muoiono) di cancro. La situazione oggi non è migliorata anche se, purtroppo, a danno dell’occupazione, molte di queste industrie, accusate di inquinare l’ambiente hanno chiuso i propri battenti. Non esistono, infatti, più la Resia, la Rhodiatoce, la Dyrup, la Cutolo Metallorganica. Ha riaperto la Ferriera, dicono senza il laminatoio. Ora ci vorrebbe un adeguato monitoraggio ambientale della zona per capire quello che ancora non va e quello che si potrebbe fare per la salute di tutti. “Se Comune e Sanità si mettessero insieme, forse in breve tempo si potrebbe cercare e trovare delle soluzioni concrete per tutti. Non è d’altra parte giusto condannare in toto e rincorrere streghe e vecchi fantasmi in relazione alle fabbriche che sono rimaste e che ancora assicurano un lavoro siano additate dalla maggioranza come dei “mostri assassini” che danno solo “morte”.
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NANDO TROISE
QUELLI CHE IGNORANO LE BUONE MANIERE... Non è l’epoca delle buone maniere. Il “bon ton”, di questi tempi, lascia a desiderare. Ci si mettono anche i padri nobili della nostra Repubblica a dare il cattivo esempio. Si sono insultati a dovere in Parlamento. Altro che curve: i nostri beneamati onorevoli sembrano energumeni da angiporto; potranno consigliare stile o impartire lezioni? Se questo è l’esempio che viene dall’alto, come stigmatizzare i predatori della Repubblica calcistica se vanno fuori riga o inanellano prestazioni che avrebbero scandalizzato monsignor Dalla Casa? L’estate è stata ricca. Cito a caso i protagonisti che non hanno osservato il galateo: Higuain, sia Gonzalo che Nicolas, Aurelio il presidente del Napoli con i suoi viaggi in elicottero verso Mauro Icardi e la sua Wanda Nara, gli immancabili Tavecchio, Lotito e Della Valle. E sabato, a Torino, il simpatico siparietto tra il frattese Lorenzo Insigne ed il toscano di Figline Valdarno Maurizio Sarri e per chiudere la giornata calcistica Carlos Bacca e Vincenzo Montella. Brava gente, anche simpatica, se vogliamo, ma terribilmente diseducativa. Ha aperto le danze Gonzalo, non quello di Segreto ma il segretissimo centravanti ex Napoli. Vedendosi sbattuto in prima
pagina quale novello ‘core ingrato: “la clausola rescissoria è una stupida invenzione moderna”, “Per Higuain 100 milioni di euro”, “Tradimento perpetuato con predeterminazione”, “In pericolo la conquista del Pallone d’Oro”, se n’è uscito con una sparata alla Salvini: “….. colpa del presidente (e dei giornalisti) che non mi vuole bene, non mi apprezza, mi ha chiamato chiattone e ha congiurato contro di me…..” I giornalisti, razza dannata, avranno tante colpe da espiare, ma non vedo i miei colleghi preoccupati di tramare contro il Napoli e contro Higuain (anche se alcuni titoli della rosea lo fanno pensare e traggano in inganno sia i lettori che gli addetti ai lavori). Siamo seri, suvvia: l’accusa si smonta da sola
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e Higuain ci deve riflettere sopra. Le parole dei divi pesano come macigni (bene ha fatto a chiudersi in un religioso silenzio sia nel pre che nel post partita di Torino): chi toglierà dalla testa dei tifosi le tante bugie dette in questo fantasmagorico sfratto di casa e di squadra? La cosa strana di questo campionato, invece, è che la Juventus della famiglia Agnelli sta vincendo in Italia ed in Europa senza i macroscopici errori arbitrali che hanno contrassegnato tantissimi scudetti vinti (saranno indimenticabili per sempre quelli soffiati all’Inter (Ronaldo) (e Turone) o al Milan (Muntari)) come se volesse dimostrare alla faccia di Guariniello e Zeman che nel calcio non ci sono né lobbies né i comitati di affari e ne tantomeno la mafia. La presenza nelle indagini di calciopoli dei PM antimafia Beatrice, Narducci e Roberti facevano pensare il contrario. Altra brutta pagina è il razzismo. I “bububbubu” ai fratelli di colore o il tifo sfegatato per il nostro Vesuvio “lavali con il fuoco”: non è bello, non è corretto, non è sportivo. I nemici, vorrei far capire agli stupidi razzisti, sono altri, quelli che oggi svernano all’estero dopo averci derubato. Meriterebbero pernacchie. Ma il “bon ton” non lo consente; almeno il nostro….
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ALESSIA MANCO
IL KARATE FINALMENTE ALLE OLIMPIADI MARESCA, DI RITORNO DAI MONDIALI DI LINZ, PRONTO A LAVORARE PER IL SOGNO
Linz, Austria – Lo scorso 30 Ottobre si è concluso il 23° Campionato Mondiale Senior WKF. Il prestigioso evento, iniziato il 25 Ottobre, ha visto la partecipazione di circa 2000 atleti provenienti da 135 nazioni. Tra questi, a rappresentare l’Italia, non poteva mancare il nostro conterraneo Luca Maresca, atleta plurimedagliato in campo internazionale, classe ’93, categoria -60 kg. Nonostante la giovane età, infatti, il ventiduenne vanta un palmares di tutto rispetto: 8 volte Campione Italiano; Campione del Mondo Cadetti; Bronzo mondiale Junior; Campione Europeo Junior, Under 21 e Senior; Campione del Mediterraneo Senior; Primo nel Ranking Karate1 2013 e 2014; Medaglia d’argento alle prime Olimpiadi Europee di Baku 2015. Luca, insieme agli altri 20 atleti della compagine italiana, ha dato tutto se stesso per portare l’Italia sul gradino più alto del podio in questo Mondiale Senior. La sua gara dalle mille emozioni, però, si è conclusa con un amaro e contestato 5° posto. Il nostro campione ha sfoggiato la sua impeccabile tecnica e la sua acuta strategia di combattimento nel corso di 6 incontri mozzafiato. Luca ha battuto per 4-0 il primo temibile avversario, un kazako molto insidioso, per poi superare l’atleta della nazionale giapponese con il punteggio di 2-1. Al terzo incontro, purtroppo, Maresca ha ceduto il passo al karateka iraniano, diplomatosi poi Campione del Mondo 2016, non senza averlo messo in seria difficoltà in un incontro avvincente. Il nostro beniamino, ripescato, ha quindi sostenuto due incontri per accedere alla “finalina” e competere per la medaglia di Bronzo. Luca ha sbaragliato la concorrenza battendo l’atleta coreano per 9-3 e quello giordano per 8-0. Sabato 29 Ottobre ha infine disputato la finale per salire sul terzo gradino
del podio contro l’atleta francese, pareggiando l’incontro per 4-4, e perdendolo per giudizio arbitrale, dopo aver dominato l’incontro per 4-2 sino agli ultimi 12 secondi. Abbiamo chiesto a Luca cosa pensasse della competizione e del suo esito e ci ha risposto così: “Ritengo di aver fatto una bella gara. Mi sentivo bene, avevo buone sensazioni ed ero completamente concentrato. L’incontro con l’iraniano è stato duro. Il karate è uno sport situazionale, gli attimi fanno la differenza. Riguardando l’incontro, non posso dirmi totalmente d’accordo sull’assegnazione di alcuni punti. L’esito della finale per il Bronzo, invece, mi trova totalmente in disaccordo, accetto, come sempre, con umiltà il giudizio arbitrale, ma non lo condivido. Sicuramente potevo dare ancora di più, ma è stata ed è ancora dura digerire la sconfitta, soprattutto, quando ti sfugge
dalle mani una medaglia mondiale che avevi sfiorato. L’unica cosa che mi consola ora è pensare a nuovi obiettivi e lavorare al sogno di ogni karateka: le Olimpiadi.” Lo scorso 3 Agosto, infatti, il Karate è stato ammesso ufficialmente dal CIO alle Olimpiadi di Tokyo del 2020: un sogno che diventa realtà per i numerosi praticanti di quest’arte marziale, seguitissima in tutto il mondo. E’ in via di definizione il regolamento di qualificazione alla competizione, ma alcune valide proposte sono già pronte. Le categorie per il Kumite maschile (il combattimento, una delle due discipline del Karate) sarebbero tre: -67 kg, 75 kg, +75 kg. Accorpate dunque le categorie dei 60 kg e 67 kg e quelle degli 84 kg e +84 kg. Gli atleti per ogni categoria dovrebbero, invece, essere 10: i 4 migliori del Ranking mondiale (2 da ciascuna categoria, nel caso delle categorie accorpate), l’atleta del paese ospitante l’evento, un atleta di una nazione scelta dalla dirigenza secondo parametri da definire e i 4 migliori atleti sul podio di una gara (a cui gli atleti delle categorie accorpate parteciperebbero per la prima volta nell’unica grande categoria olimpica: 67 kg o +75 kg) che si terrebbe a pochi mesi dall’Olimpiade e a cui non parteciperebbero i già qualificati tramite ranking. Stessa cosa per le 3 categorie del Kumite femminile. 20 atleti in gara, invece, per il Kata (l’altra disciplina del Karate, arte di forme che rappresentano varie tecniche e tattiche di combattimento reale contro avversari immaginari): 10 per la compagine femminile e 10 per quella maschile. Noi auguriamo a Luca il meglio affinché possa realizzare il suo desiderio più grande, con la promessa di seguirlo e sostenerlo sempre nel corso delle sue imprese. Ad maiora
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ANTONELLA SISTO
LA GIOVANE E GIOIOSA SEQUELA DI CRISTO
Mercoledì 26 ottobre nella Chiesa delle suore Vittime Espiatrici di Gesù Sacramentato, la comunità scolastica dell’Istituto “Maria Cristina Brando” ha partecipato alla prima Messa celebrata da Padre Raffaele Pappadia, giovane monaco benedettino ordinato sacerdote l’ 8 ottobre nel Santuario di Montevergine ed ex alunno dell’Istituto, dalla scuola dell’infanzia alla maturità scientifica. Educato secondo i valori della fondatrice Santa Maria Cristina, don Raffaele ha avuto il coraggio di accettare la chiamata di Dio a viverlo più da vicino e trasmettere con passione la gioia della fede, secondo l’insegnamento del magistero di papa Francesco. Durante l’omelia, il novello sacerdote ha incoraggiato i ragazzi a vivere la propria esistenza a pieno, senza futili distrazioni, ma con “la forza di guardare la vita negli occhi” nonostante le difficoltà. “Anche nelle difficili prove della vita - ha detto - Gesù non ci lascia mai soli”. Con spirito ed ironia ha ricordato i bei
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momenti che hanno caratterizzato il suo percorso scolastico: formativo e umano con un commosso pensiero rivolto all’amata Madre Gemma, che per tanti anni è stata guida dell’Istituto fungendo da punto di riferimento per studenti, genitori e docenti che negli anni hanno avuto la possibilità di apprezzarne il carisma. Un particolare ringraziamento per l’invito è stato rivolto a Madre Carla Di Meo, superiora generale, saggia e materna guida della congregazione e a
Suor Giocondina, punto di riferimento fondamentale per la crescita culturale e spirituale degli studenti dell’Istituto. L’animazione liturgica è stata affidata congiuntamente agli alunni e alle Suore della congregazione, sotto la guida della bravissima professoressa Mariateresa Polese . Bella, significativa e sentita è stata la celebrazione Eucaristica perché occasione per rendere grazie a Dio del meraviglioso dono della scelta sacerdotale, ma anche un momento per pregare per e con Padre Raffaele, affinché non perda mai l’entusiasmo di testimoniare la bellezza della vita religiosa. Ancora una volta l’Istituto Brando, con il suo eccellente corpo docente si conferma come una scuola attenta non solo a formare giovani culturalmente preparati, come dimostrano i brillanti risultati testimoniati in più occasioni, ma anche come faro educativo e religioso per ragazzi e giovani che vivono con entusiasmo la loro crescita dando sempre il meglio di se stessi.
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INTERVISTA AD ANTONIO PERILLO, CAPOREDATTORE CENTRALE E RESPONSABILE ALLA GUIDA DEL TGR RAI DELLA CAMPANIA.
IL MIO MOTTO: “CHI NON RACCONTA IL BENE, E’ COMPLICE DEL MALE”
Benché sia oberato da molti impegni, Antonio Perillo, Caporedattore Centrale e Responsabile, dal Febbraio 2013, del TGR RAI della Campania, si è mostrato subito disponibile a concedere l’ intervista di seguito pubblicata, mostrando squisita cortesia. Ha condotto da studio, per diversi anni, le edizioni mattutine del TG1 e del TG2 prodotte dalla redazione di Napoli. Consigliere dell’ordine dei giornalisti della Campania dal 2010 al 2013, ha ideato il premio giornalistico nazionale “Roberto Ciuni”. Autore di saggi e inchieste, ha ricevuto diversi premi di grande valore. L’uno Luglio scorso è stato insignito del premio intitolato al magistrato Aniello Ambrosio per il suo impegno a favore della legalità. E’ autore del libro “L’isola che c’è, Capri raccontata ai ragazzi”. Lei si è sempre fatto apprezzare, quale giornalista della carta stampata e televisivo, per la maniera equilibrata con cui ha posto in rilievo le luci e le ombre della Campania e del capoluogo. Sia sincero: pur con tutte le sue bellezze incomparabili, il livello di qualità della vita nella nostra Regione, e soprattutto a Napoli e in provincia, non crede che sia basso? “Il livello è basso se ci riferiamo ai servizi: penso ad esempio ai trasporti, alle infrastrutture, ai parcheggi, a molti presidii ospedalieri.. Ma è altissimo se pensiamo alle meraviglie del nostro territorio, al rilancio di musei e siti culturali, allo straordinario fascino che la città di Napoli sta esercitando sulle decine di migliaia di turisti che ogni giorno, d’estate come in pieno inverno, popolano il lungomare e il centro storico. Sarò, poi, un inguaribile romantico ma io apprezzo tantissimo l’organizzazione e la qualità dei servizi offerti a Milano, ma dalla mia Napoli non me ne andrei mai”. E’ tra i soci fondatori dell’associazione Giornalisti Politici della Campania: quale il suo giudizio sulla classe dirigente campana, responsabile di sprechi di risorse pubbliche, soprattutto nel settore della sanità, a cui si sta cercando di porre rimedio?
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“Ci sono state varie fasi della politica campana e più in generale della classe dirigente della nostra regione. Ci sono inchieste della magistratura che stanno facendo luce sulle responsabilità di sprechi e disservizi. La stessa informazione campana, partendo dalla Rai, non ha mai fatto venire meno al suo compito di denuncia. Devo dire che negli ultimi anni mi sembra di assistere ad un grosso impegno, da parte di tanti amministratori regionali e comunali, di porre rimedio agli errori del passato. Compito non facile”. Il 24 Febbraio 2016 ha ricevuto nell’Auditorium di Scampia il premio “Antonio Laudieri” per l’impegno dedicato nel ricordo delle vittime innocenti di camorra. Come, a suo avviso, gli operatori dell’informazione possono orientare la società civile a percorrere i sentieri della legalità, contrastando una mentalità truffaldina e disonesta, ancora largamente diffusa? “Ho sempre sostenuto che l’informazione è corretta quando racconta la verità. O almeno quando prova a farlo, con tutti i limiti umani possibili, ma con onestà, rigore e competenza. Il buon giornalismo è quello che non nasconde nulla, che non è di parte, che non ha paura di risultare scomodo e che abbia al tempo stesso un unico chiaro intento, un solo obiettivo: dare un contributo alla nostra società, per migliorarla, per renderla più giusta. Lo dobbiamo soprattutto ai giovani, ai nostri ragazzi”. Terra dei Fuochi: mamme, papa’,
giovani, bambini, residenti nel Triangolo della morte, vittime innocenti di una deturpazione malvagia dell’ambiente, da parte di imprenditori e politici assassini. Ci voleva il coraggio e la ferma determinazione di un prete, don Maurizio Patriciello, sostenuto da “Avvenire”, un quotidiano non “campano”, per denunciare e porre all’attenzione dei media un fenomeno terribile, sconvolgente. Ritiene che gli operatori dell’informazione regionale dedichino adeguato spazio a una devastazione ambientale, per troppo tempo sottaciuta? “Don Patriciello può confermare che noi della Tgr Campania abbiamo realizzato centina di servizi su Terra dei Fuochi. In un solo anno ne abbiamo prodotti più di 400 solo per i nostri telegiornali, senza contare i tanti servizi inviati ai tg nazionali. Mi sembra che anche altri organi di informazione campani stiano trattando con attenzione le tematiche legate ai veleni disseminati nel nostro territorio”. Arte, cultura e bellezze naturali in Campania: come il TGR CAMPANIA valorizza tali “perle” della nostra terra? “Ogni giorno una buona fetta del nostro tg è dedicata alle meraviglie del nostro territorio. Il mio motto è il seguente: “chi non racconta il bene è complice del male”. Nei nostri tg facciamo opera di denuncia, raccontiamo i misfatti della camorra e i crimini contro l’ambiente, ci occupiamo della crisi economia e dei problemi legati all’assistenza ospedaliera, ma io, sin dal primo giorno del mio incarico, pretendo che in ogni edizione si racconti anche la ‘Campania che va’”. A quando una inchiesta approfondita del TG3 su Casoria, Città di santi e di valenti personalità del mondo culturale, giuridico e storico locali? “La Campania ha 550 comuni, ognuno ricco di storia, tradizioni, eccellenze. Proviamo a raccontarla quotidianamente. Casoria merita sempre più spazio e non la deluderemo”.
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ANTONIO BOTTA
STIPULATO UN PROTOCOLLO D’INTESA TRA L’I. C. CASORIA 1° “LUDOVICO DA CASORIA” CENTRALE E L’ASSOCIAZIONE ITALIANA DISLESSIA
ATTIVATO, NELLA SCUOLA, UNO SPORTELLO D’ASCOLTO IL PRESIDIO VOLONTARIO FORNISCE, CON CADENZA QUINDICINALE, ASSISTENZA E INFORMAZIONI SUI DSA
Il 28 Ottobre scorso, il Dirigente dell’I. C. Casoria 1° “ Ludovico da Casoria” centrale, prof.ssa Maria Grazia Puzone, e la dott.ssa Giovanna Gaeta, Presidente della sezione di Napoli e Provincia dell’Associazione Italiana Dislessia (AID), hanno firmato un Protocollo d’intesa, stabilendo di attivare, all’interno della Scuola, in via Pio XII, uno sportello d’ascolto per fornire assistenza, informazione e orientamento in merito ai problemi inerenti i Disturbi Specifici di Apprendimento (DSA). Tale presidio volontario, già operativo, è rivolto ai genitori, ragazzi, docenti e a tutti coloro che sono interessati direttamente o indirettamente ai DSA. Ottimo, dunque, questo Servizio che la “Ludovico da Casoria” centrale svolge, a favore della propria utenza, in stretta sinergia con l’AID, Associazione che persegue fini esclusivi di solidarietà sociale, umana, civile, culturale e di ricerca etica. Essa, infatti, è nata nel 1997, a Bologna, con la finalità di colmare il grande ritardo culturale in cui, fino a pochi anni fa,
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il nostro Paese si trovava nella gestione del problema dislessia. Si è stabilito di svolgere le attività di ascolto e di assistenza con cadenza quindicinale: chi si rivolgerà allo sportello, potrà avvalersi della consulenza del signor Luigi Romanino, genitore e membro volontario dell’AID. Per regolare il flusso di coloro che intendono recarsi allo sportello d’ascolto, occorre comunicare, via e mail, all’insegnante Clotilde Fusco, Referente DSA della scuola primaria, e alla prof.ssa Maria Rosaria Buonomo, Responsabile DSA della scuola secondaria, il giorno prescelto per il colloquio. Le prossime date in cui lo sportello sarà aperto al pubblico sono le seguenti: 11 e 25 Novembre e il 16 Dicembre. Con tale iniziativa, il diritto allo studio nell’I. C. Casoria 1° “Ludovico da Casoria” centrale acquista ancora di più il carattere di diritto alla buona qualità della vita scolastica, condizione indispensabile per l’efficacia e l’efficienza del PTOF (Piano Triennale
dell’Offerta Formativa), già elaborato, peraltro, con molta solerzia. L’attivazione dell’ intesa sinergica con l’AID, importante Agenzia esterna, arricchisce ulteriormente le validissime risorse di cui dispone la “Ludovico da Casoria” centrale, agevolando la promozione di esperienze formative efficaci sul piano della lotta all’insuccesso scolastico. E’ il caso di sottolineare, al riguardo, che i Disturbi Specifici dell’Apprendimento si presentano durante lo sviluppo evolutivo in soggetti normodotati, quindi con un livello ed uno stile cognitivo nella norma ed in assenza di deficit neurologici e sensoriali. I disturbi riguardano una specifica difficoltà nell’imparare a leggere, scrivere, fare di conto, senza che altri settori dello sviluppo siano compromessi; comprendono, pertanto, disturbi nella lettura (dislessia), nell’espressione scritta (disgrafia e disortografia) e nel calcolo (discalculia). Per gli studenti con DSA si predispone un Piano Didattico Personalizzato (PDP), comprendente misure compensative e dispensative.
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CARMEN PALUMBO
GELBISON: LA SQUADRA SALERNITANA APPOGGIA IL CAMPIONATO DEL NAPOLI
Questa settimana ci siamo interessati della società sportiva Gelbison, una squadra che rappresenta il territorio di Vallo della Lucania e in particolare abbiamo chiesto alcune informazioni al Responsabile del settore giovanile Antonio Ruggiero. Le origini e il percorso di questa squadra sono molto particolari, come abbiamo detto partono da Vallo della Lucania, una cittadina ubicata nella parte sud della provincia di Salerno. La Gelbison come squadra che rappresenta il territorio nacque già nel 1926, ma per un lungo periodo di tempo disputò soltanto partite con squadre del comprensorio quali Salernitana, Cavese e Potenza. Tra il 1954 e il 1956 si incominciò a sentire il bisogno, da parte di tanti giovani e appassionati di calcio, di costituire una squadra che desse inizio ad una regolare attività federale. Così nell’autunno del 1956 nacque l’Unione Sportiva Gelbison Vallo, che prende il nome dal Monte Sacro che sovrasta il Cilento. Nell’anno 1957-1958 la squadra si inscrisse per la prima volta al Campionato di II categoria montana e l’anno successivo vinse tale torneo, accedendo al Campionato di prima divisione. Si tratta dunque di una squadra che si è formata pian piano con la determinazione e la passione di tanti giovani professionisti ed è riuscita a raggiungere anche ottimi risultati nei campionati di Promozione ed Eccellenza. Oggi a proposito del futuro di questa squadra abbiamo parlato con Antonio Ruggiero, che da settembre 2016 è stato nominato Direttore Sportivo del settore giovanile della Gelbison. Antonio Ruggiero è sicuramente un dirigente con notevole esperienza, per diversi anni è stato coordinatore nella Salernitana, ha collaborato con la Paganese e la Figc e nella scorsa stagione è stato Responsabile del settore giovanile alla Cavese. Sicuramente la scelta di un professionista di tale spessore fa emergere la volontà della società di puntare sui giovani, facendo in modo che il settore giovanile faccia da ottimo serbatoio alla prima squadra. Antonio Ruggiero è molto contento di questo incarico e come
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lui stesso ci dice si occupa con piacere del settore giovanile, tutti ragazzi che vanno dal 2008 fino al 2011. A lui abbiamo chiesto anche se la squadra del Gelbison ha attualmente contatti con il Napoli: “Sicuramente. Io personalmente ho fatto il direttore della Salernitana per 4 anni e ho avuto molti contatti con i calciatori e i dirigenti del Napoli che naturalmente si mantengono ancora oggi. Così come la Gelbison intrattiene una fitta rete di rapporti sia con il Napoli, ma anche con tutte le altre società sportive professionistiche”. Visto i rapporti che ci sono ancora oggi tra Gelbison e la società calcio Napoli, abbiamo chiesto ad Antonio Ruggiero un suo parere sul Campionato della nostra squadra: “io penso che bisogna avere fiducia nel Mister Sarri e nella Società, in quanto è proprio l’esperienza acquisita sul campo che permette di migliorare e andare avanti, esattamente come sta facendo il Napoli. In questo momento la squadra sta pagando lo scotto di vari infortuni, ma anche di questo la società deve fare esperienza, acquisendo valide alternative soprattutto in attacco, per prevenire questi normali incidenti di percorso.” Come ultima domanda abbiamo chiesto ad Antonio Ruggiero, in qualità di professionista che si interessa soprattutto del settore giovanile, cosa può consigliare ai giovani che hanno il sogno di diventare calciatori: “il mio consiglio è quello di rimanere sempre con i piedi per terra, si tratta soprattutto di un ambiente che regala gioco e divertimento, ma fornisce anche altre indicazioni che vanno oltre al sogno di diventare un vero campione. Il calcio insegna prima di tutto disciplina nel comportamento e regole che anche nella vita di tutti i giorni dobbiamo tenere presente. I primi a dover rispettare queste regole siamo proprio noi, allenatori e dirigenti, perché i ragazzi ci guardano e ci prendono come riferimento.” Ringraziamo Antonio Ruggiero e tutta la squadra del Gelbison per la disponibilità e facciamo loro il nostro in bocca al lupo per il futuro!
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ANTONIO RUSSO: CAMPI FLEGREI TV E IL GOLDELNAPOLI
Il direttore di Campi flegrei tv ci parla della sua esperienza e di questa rete tv di cui fa parte. Lui è Antonio Russo che gentilmente ci ha concesso un’intervista per i lettori Com’è nata la rete tv Campo Flegrei? Insieme a Ferdinando Borrino, Video Up 3 ed io con la ditta individuale GoldelNapoli abbiamo fondato questa rete Campi Flegrei tv, la quale è nata per trasmettere tutto ciò che succede a livello politico e sociale. Puntiamo a trasmettere e collocare questa tv nella fascia HD. Ormai con l’avvento di internet e i social network il giornalismo classico è diventato più difficile. Cosa trasmette questa rete? Trasmette sport olimpionici,nuoto,arti marziali, calcio Napoli, tutto ciò che c’è a livello nazionale anche dove non ci sono diritti televisivi. Il nostro motto è “televisione della gente”. Abbiamo anche un telegiornale che cura le notizie della Campania a livello sociale,politico e di attualità. Facciamo tutto step by step. Lei è direttore di questa rete. Com’è stata la strada per arrivare a ciò e cosa ha dovuto fare? Si sono direttore ma solo in quanto ho contribuito e partecipato alla realizzazione dal principio di questa rete insieme a Borrino e Video Up 3 Come vive questa esperienza? Sono molto impegnato nella televisione. Ho molto entusiasmo e porto avanti questo progetto che punta alla professionalità con l’aiuto e la collaborazione di tutti con il gioco di squadra. Ci può parlare del GoldelNapoli? Cosa ci può raccontare? GoldelNapoli è una testata giornalistica giovane e che ripercorre tutto ciò che succede a Napoli con i vari approfondimenti,le news e lo sport. Noi puntiamo alla grafica grazie al nostro web master Ivan Tamaggio. Inoltre facciamo una cosa che non fa quasi nessuno ovvero pubblichiamo foto su instagram dei vari accadimenti in tempo reale.
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DOMENICA 6 NOVEMBRE 2016 ARIANNA ILARDI
TRAVOLTI DA UN’IGNORANZA GLOBALE
L’Italia, un Paese democratico, fondato sulla libertà di poter gridare il proprio disaccordo, libertà di scegliere e di decidere su questioni che riguardano la vita di ciascuno di noi. La Democrazia è un diritto e comporta doveri, seppur noiosi e faticosi. La Democrazia è un privilegio. Nella nostra ottica, dovrebbe addentrarsi l’idea che la forza della Democrazia dipende soprattutto dalla nostra presenza. Perdere o vincere poco importa, ma stare fermi ad aspettare che siano gli altri a vincere o perdere per noi, è tragicamente vergognoso. Facendolo ci scrolliamo dalle spalle la responsabilità del nostro futuro, futuro di cui, poi, inevitabilmente ci lamenteremo. Lo faremo ogni volta in cui un politico prenderà una decisione che non approveremo. Lo faremo perché è molto meno impegnativo lamentarsi, che assumersi la responsabilità di una scelta che è civile, ancor prima che politica. Viviamo in un egocentrico bipolarismo che si nutre della svogliatezza a sua volta sostenuta da una cultura in cui la fila si fa per l’arrivo di un cellulare di ultima generazione piuttosto che per decidere sul proprio futuro. E’ triste osservare quanto ai Referendum votino, quasi, meno persone che alla finale di uno show televisivo. Tutta l’umanità vuole vivere, ma non vuole pagarne il vero prezzo della vita. Iniziamo ad amare la verità, perché l’umanità ne ha bisogno. Iniziamo a prendere l’iniziativa di cambiare la situazione in cui riversa non solo l’Italia ma l’umanità tutta. Ci vuole coraggio! Il coraggio di rivoltarci contro lo stile barbaro e convenzionale in cui inerme sembriamo immersi tutti noi. Cambiamo la prospettiva in cui viviamo. Un’Italia che sembra piegarsi ai peggiori governi. Un’Italia dove tutto funziona male, dove regna il disordine e l’incompetenza. Bisogna dunque operare un’ introspezione, un’analisi interiore, di quanto bisogna ancora fare, per essere prima di tutto “noi stessi liberi da una vigorosa ignoranza e apatia, se non da un vittimismo che ci rende schiavi di noi stessi”. L’Umanità è unica, mentre la disumanità purtroppo, è una caratteristica dell’umanità intera. Come dichiarava Aristotele: l’apatia e la tolleranza sono le ultime virtù di una società morente.
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PAOLA CONSOLETTI
KEKKO UN BAMBINO SPECIALE, DALL’AUTISMO ALLE AUTONOMIE
L’autismo è uno spettro che molte famiglie, investite da questa sindrome, non vogliono ancora accettare, per scarse informazioni in merito, pensando di risolvere da soli il problema, proteggendo i propri figli allontanandoli dalle relazioni sociali. L’autismo è un disturbo del neurosviluppo, caratterizzato dalla compromissione dell’interazione sociale e da deficit della comunicazione verbale e non verbale, che provoca ristrettezza d’interessi e comportamenti ripetitivi. I genitori di solito notano i primi segni entro i due anni di vita del bambino, attualmente risultano ancora sconosciute le cause di tale manifestazione. Gli individui autistici possono avere alcuni aspetti della propria vita gravemente compromessi, ma altri possono essere normali o migliori. A Napoli, una “grande” mamma, Elvira Sartori, ha iniziato per suo figlio Kekko, un bimbo davvero speciale, un iter fondamentale circa l’autismo, in collaborazione con la Dott.ssa Luisa Russo dell’Asl Napoli 1 centro, un percorso che ha coinvolto con il tempo, un gruppo di 100 genitori, i quali hanno condiviso la medesima realtà. Questo programma, o meglio, questo modello d’intervento proposto da Elvira, consiste nell’adozione sociale e scolastica del bambino o ragazzo speciale. Praticamente, l’assistenza avviene con programmi specifici nei luoghi di residenza, partendo da un principio fondamentale, che “l’ autonomia”, non significa fare tutto da soli, ma saper collaborare, domandare e consentire ai bambini, ai ragazzi speciali di orientarsi anche per le strade e nei negozi, con forme di sostegno diffuso. I genitori parlando con i commercianti delle zone di residenza, cercano di trovare delle modalità idonee, affinchè il figlio possa sentirsi tranquillo in mezzo agli altri. Questo gruppo è un comitato di genitori, riconosciuto come “Napoli per l’Autismo”, i quali con il loro impegno, facilitano la vita quotidiana dei propri figli speciali. Per loro anche il cinema è importante, come per tutti i bambini, ed è esattamente nel quartiere Vomero che il cinema Vittoria, ha condiviso questo programma , proiettando film d’animazione con particolari accorgimenti. Questa esperienza positiva è così diventata mani-
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festo. Questi percorsi di autonomia ricercati e messi a punto da operatori specializzati, sono stati promossi, inizialmente, da Elvira Sartori, madre di Kekko, un vero bambino speciale di 10 anni. Elvira, non si è mai arresa, ha riconosciuto la problematica di suo figlio ed ha voluto affrontarla nel migliore dei modi possibile, per poter far vivere al bambino una vita normale. Dunque una vera rivoluzione, di cui l’istituzione si è fatta guida: “la disabilità ha cessato di essere unicamente riabilitata per venire abilitata a una diversa normalità”. Questa meravigliosa donna e il suo Kekko, sono protagonisti di un docufilm che rappresenta l’occasione per osservare il mondo da un’altra prospettiva: la famiglia, il bimbo al centro, non la sua disabilità. Il video è stato proiettato in anteprima a Napoli, dove è stato girato, per aiutare a capire chi è afflitto dalla sindrome comportamentale sempre più diffusa, il titolo è I e mostra in maniera semplice cosa fanno ogni giorno bimbi e ragazzi, coinvolti già da anni in speciali progetti che favoriscono lo sviluppo, e questo è il modo giusto per dire che non si può separare la vita e la cura neppure temporaneamente. Un’altra splendida iniziativa, sempre a sfondo sociale, è stata quella di mettere in circolazione una moneta a sua volta speciale, che aiuta i bambini affetti dalla sindrome comportamentale, a mettersi in relazione con il mondo esterno. Immediata e positiva la risposta di numerosi esercenti delle varie zone, i quali in breve tempo si sono dichiarati pronti a sostenere il progetto. La Dott.ssa Russo, con la quale la mamma di Kekko ha collaborato, ha dichia-
rato che “i bambini grazie a questo percorso hanno una vita più facile, che li aiuta ad integrarsi con la comunità”; il progetto è stato esteso anche ad alcune scuole delle zone di residenza dei bambini speciali, con l’obiettivo di insegnare agli altri bambini come relazionarsi con un compagno autistico, e i modi migliori per riuscire a comunicare con lui, quindi ciò che è necessario è rendere semplici le relazioni ambientali. Kekko, grazie all’amore della sua famiglia, della sua mamma speciale, non è rimasto mai isolato nell’autismo, anzi chi conosce Kekko, chi lo ha vissuto e lo vive, ha imparato tanto da lui, un bambino intelligente, capace di conoscere alcuni termini in inglese e ripeterli, capace di amare il suo cane, di esprimere affetto verso chi lo ama . A Kekko, come tutti i bambini, piace la coca cola, mangiare le patatine, ha tanti amici, partecipa alle feste, ma ha un suo mondo, un suo modo di guardarsi intorno, di guardare gli altri da una prospettiva diversa. Elvira Sartori continuerà nel suo percorso, a rendere sempre più autonomo il suo bambino, nelle varie fasi di crescita. L’amore prima di tutto, elemento principale che conduce all’esito finale. Kekko, conosciuto così da tutte le persone della sua zona di residenza, è un grande esempio per i tanti bambini affetti da autismo. Le altre ASL, soprattutto quelle delle zone limitrofe di Napoli, devono assolutamente coordinarsi con questo gruppo di genitori, ed inoltre devono poter “abbracciare” questo programma di Autonomia, per Amore dei propri figli, in modo da creare relazioni più semplici ovunque per tutti i bambini davvero speciali GRAZIE KEKKO!
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SABRINA CIANI
PAGINE CHE SI TINGONO DI CRIMINE ATTI GIUDIZIARI, DOCUMENTI UFFICIALI, ORE DI RICERCHE CHE ACCERTANO LA SCOPERTA La valle Caudina, un tranquillo territorio tra la provincia di Benevento ed Avellino, viene improvvisamente scossa e destabilizzata da un evento di cronaca nera. La mano analitica e curiosa del giornalista campano Angelo Vaccariello, ricostruisce un omicidio nelle pagine del suo libro “Valle rosso sangue”, edito dalla Graus. Il focus del romanzo ruota intorno alla storia di Agostino Izzo e al compimento del male che lo porta ad un gesto fatale: uccidere la moglie, il figlio e la giovane nuora in attesa del primo figlio. Ferocia, mistero, immaginazione, studio delle personalità si fondono armonicamente nel testo e trasportano il lettore in un’altra dimensione, quella dei moti dell’animo. Come definisce il suo libro? Una piccola inchiesta su un caso storico troppo rapidamente seppellito dalla memoria collettiva della Valle Caudina. Ho scavato in profondità, riportando alla luce un tremendo evento di cronaca nera che sconvolse non solo la sonnolenta provincia sannita ma l’intera Italia. Basti pensare che i più importanti giornalisti di cronaca nera del tempo vennero di persona a seguire lo svolgimento dell’indagine. Senza contare che furono coinvolti polizia e carabinieri da ogni dove. Un crimine, un movente, e lo sviluppo di una storia che risale al 1958. Perché questa scelta? E’ stato un caso. Degli amici mi hanno raccontato di un tale che oltre cinquant’anni fa massacrò la famiglia. Mi ha molto incuriosito perché in giro se ne sapeva poco. Ho iniziato le indagini, depurando i ricordi più o meno falsi e concentrandomi sui documenti e sulle inchieste dei giornalisti che all’epoca seguirono il caso. Non solo. Ho fatto un profondo lavoro di archivio. Mi sono recato al Tribunale di Benevento e ho recuperato la sentenza e il fascicolo di inchiesta. Emerge uno spaccato di vita molto simile ad oggi. In alcune situazioni, infatti, il tempo non sembra per niente essere passato soprattutto per una serie di atteggiamenti più o meno omertosi delle persone della zona. Basti pensare
che fino a quando i Carabinieri non si accorsero dell’assenza delle vittime, nessun vicino aveva pensato di segnalare la cosa alle forze dell’ordine. Essere giornalista l’ha aiutata nella scrittura? Sicuramente. Ma il mio essere profondamente giornalista, purtroppo, può rappresentare anche un limite per la mia scrittura. Ecco perché il libro è tendenzialmente essenziale, con una precisa scelta di dare profondità solo ai due personaggi principali e disegnare un contorno quanto più realistico possibile. La scrittura giornalistica mi aiuta nelle frasi brevi, nella cura dei dettagli. Allo stesso tempo mi limita nella mia voglia di non inventare e di dare a tutto un filo logico. Insomma: non sono un romanziere. Almeno in questo libro non ci ho provato nemmeno. Ho tenuto fede alla mia formazione e alla mia professione. Una vicenda agghiacciante, cosa non avrebbe voluto descrivere? Quando ti occupi di giornalismo, sei abituato a scrivere di tutto. Mi è costata grande fatica costruire l’immagine dell’ultimo figlio, un bimbo innocente di undici anni testimone involontario di una tragedia pesantissima. Ha vissuto prima l’improvvisa scomparsa della madre, del fratello e della nuora. Dopo un mese, poi, il padre e l’altro fratello sono stati messi agli arresti con la grave accusa di essere gli autori dell’omicidio. Senza contare gli anni del processo e dei riflettori perennemente accesi su di lui. Il messaggio o la riflessione che vuole trasferire
ai lettori? Non ho una intenzione didascalica. Bisogna ricordare, però, che nella nostra cultura il femminicidio e le violenze in famiglia sono profondamente radicate. Ecco, su questo dovremmo fare una profonda riflessione perché dopo oltre cinquant’anni poco è cambiato in Italia. Senza contare che quella tragedia è avvenuta in un clima di generale silenzio, quasi di assoluzione nei confronti del padre padrone. Una tipica cultura maschilista e patriarcale che avvelena ancora oggi i rapporti tra uomo e donna.
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20 DOMENICO BORRIELLO
Sono passati poco meno di sei anni da quando il settimanale CasoriaDue provò ad avventurarsi in un nuovo mondo, quello della rete. I giorni, i mesi e gli anni hanno dato ragione a coloro i quali credettero in quella sfida, dato che in tutto questo tempo il portale web del nostro giornale ha collezionato numeri da capogiro. Numeri che ci hanno messo dinanzi ad una nuova esigenza, quella di rendere la nostra finestra virtuale sul mondo più dinamica e al passo coi tempi. Così, come gli affezionatissimi lettori avranno notato, nelle ultime settimane il nostro sito web è andato offline, mentre gli addetti ai lavori si sono dedicati alla nuova veste grafica, punta dell’iceberg di un lavoro ben più complesso e corposo che consegna alla redazione tutta uno strumento ancor più efficace per comunicare con la città, alla città e oltre, dato che la rete è capace di abbattere ogni barriera campanilistica
Casoriadue.it e spingersi praticamente ovunque. Siamo ritornati online poco prima delle 18 di mercoledì 3 novembre 2016, ovvero appena il direttore di CasoriaDue Nando Troise ha preso la parola nella Sala Teatro dell’Istituto Brando per ringraziare i presenti e per traghettare la testata e la redazione verso una nuova era. L’intervento del direttore è stato ascoltato non solo dai tantissimi presenti, tra cui il primo cittadino
Pasquale Fuccio con cui c’è stato un simpatico scambio di battute, ma anche dal popolo della rete. La diretta streaming organizzata da FlamaCommunication ha sfiorato, infatti, quota mille contatti, a proposito dei numeri di capogiro di cui si parlava in apertura. La parola, poi, è passata alla dottoressa Anna Starace di FlamaCommunication, in prima linea nel delicato lavoro di passaggio dal vecchio al nuovo portale.
La dottoressa Starace ha illustrato le funzionalità del nuovo sito web e ha colto l’occasione per ringraziare la sua più stretta collaboratrice, nella realizzazione dello stesso, e l’intera redazione per aver partecipato in maniera attiva nel processo di cambiamento, con il recupero dei vecchi articoli. Il grande evento di presentazione si è concluso con un gustosissimo rinfresco organizzato dal “Business” e con il taglio della torta. Adesso, con il ritorno del web, la redazione tornerà a lavorare su due fronti: il primo è quello del settimanale in edicola ogni domenica, da sempre il nucleo fondante di CasoriaDue. Il secondo fronte, ovviamente, è quello del sito web che, con le nuove funzionalità messe a disposizione dal restyling, permetterà alla redazione di avere più strumenti per informare e comunicare le notizie: il nostro mestiere, la nostra missione.
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21 A cura della Dott.ssa Flavia Altieri, Biologo Nutrizionista
BIOLOGIA DELLA NUTRIZIONE
Rischio diabete raddoppia con bevande gassate anche se dietetiche Il consumo quotidiano di bevande gassate, anche se in forma dietetica e light, sembra aumentare il rischio d’insorgenza del diabete 2, quello dell’adulto trattato con ipoglicemizzanti orali, e anche di diabete ‘LADA’ (acronimo dall’inglese: Latent Autoimmune Diabetes in Adults), una forma autoimmune e latente di diabete tipo 1 (infantile e giovanile trattato con insulina) che però insorge nell’adulto. Lo rileva una ricerca pubblicata sull’European Journal of Endocrinology, secondo cui basta una lattina e mezza al giorno per raddoppiare il rischio. Lo studio del Karolinska Institute ha esaminato i dati di 2800 persone, verificando i loro consumi di bibite gassate e lo stato di salute. Chi beve più di due porzioni da 200 millilitri al giorno, scrivono gli autori, ha un rischio 2,4 volte maggiore di avere il diabete di tipo 2 rispetto a chi non ne beve, e aumenta anche quello di sviluppare il diabete ‘LADA’. Per chi consuma un litro di queste bevande al giorno invece il rischio è maggiore di dieci volte.
Il motivo sarebbe che i dolcificanti artificiali nelle bevande ‘diet’ potrebbero stimolare un appetito ‘distorto’, con un aumento dell’assunzione di cibo. Potrebbero anche influire sulla flora batterica intestinale, portando ad una intolleranza al glucosio”. I ricercatori proseguiranno lo studio con i dati di otto diversi paesi, per verificare se l’effetto rimane. “Stiamo anche studiando come contrastare questo effetto – spiega l’autrice principale, Josefin Edwall Lofvenborg – ad esempio con
l’assunzione di omega 3”. Tale scoperta è stata fatta anche diversi anni fa riguardo il fruttosio, il dolcificante spesso più consigliato per i soggetti diabetici e contenuto in bevande zuccherate (the - succhi di frutta ecc..). Esso ha tutta una serie di effetti negativi sulla salute: non sopprime la grelina (ormone che stimola l’appetito), aumenta l’insulinoresistenza, favorisce inoltre l’insorgenza dei principali fattori di rischio cardiovascolari (ipertensione, obesità, ipertrigliceridemia ecc...). Tali studi si riferiscono comunque ad animali da laboratorio; sebbene gli effetti del fruttosio nell’organismo umano siano ancora da chiarire, tali studi non possono certo essere ignorati. E’ opportuno quindi limitare al massimo il consumo di bevande zuccherate e gasate, anche se dietetiche e quindi ‘’prive di calorie’’. Aumentiamo il consumo di acqua, premute di frutta, frullati; si consiglia inoltre mezzo bicchiere di vino rosso a tavola per la donna e uno per l’uomo.
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22 ANTONIO VALENTI
LA BOTTEGA DELLE BONTA’: BUONA SCUOLA; BUONA PREVIDENZA, BUONA EQUITALIA, BUONA NOTTE….
Non è la Fiera di Mast’Andrea, la Bottega delle Bontà di Matteo Renzi, ma ci trovi lo stesso tante cose “buone”, come da autocertificazione del bottegaio: la Buona Scuola, la Buona Previdenza e, nuovo arrivo, la Buona Equitalia. La sfilza delle Bontà comincia con la Buona Scuola quando, pressato dalle Sentenze della Comunità Europea per avere l’Italia, al pari di tante imprese private, trasformato posti di lavoro indeterminati in posti di lavoro a tempo determinato, in pratica lo sfruttamento dei lavoratori della scuola. In pratica con trucchetti vari, non senza la collaborazione della Corte Costituzionale, in primis l’organico di fatto e di diritto, si tira avanti anni ed anni fino a quando l’Europa si scoccia e, ma qui siamo nella prassi ormai, ci minaccia di multe in caso di ulteriori “traccheggi”. Nasce così l’idea sella Buona Scuola che avrà una gestazione molto travagliata e con tanti cambiamenti, vuoi per sentenze varie vuoi per accontentare amici vicini, opposizioni politiche, e lontani, sindacati. Alla fine la Legge passa, caratteristica non proprio democratica, al Senato con il voto di fiducia. Con traccheggi vari si inseriscono nel calderone gli idonei inizialmente esclusi anche perché così previsto dal bando del relativo Concorso e si autorizza il rientro, in deroga al blocco triennale previsto, dei docenti che avevano, volontariamente, scelto di andare al Nord per avere il passaggio di ruolo a tempo indeterminato, anche perché non gravati da esigenze familiari. Fin qui la cosa ci potrebbe anche stare se non fosse che così si coprono i posti che da anni erano coperti da quei docenti che, pure avendone titolo e precedenza giuridica, erano rimasti al Sud, per scelta personale e/o per esigenze
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familiari insormontabili, scegliendo una vita da precari e rimettendoci anche economicamente: straordinario che vadano anche in coda nella scelta delle sedi: cornuti e mazziati. E non finisce qui: per l’assegnazione delle sedi si usa un algoritmo di cui, ad oggi, si ignorano i criteri di inserimento dei dati e docenti con punteggi inferiori surclassano quelli con punteggi superiori e non ottengono i dovuti, per legge e civiltà, chiarimenti. Le conciliazioni previste sono esigue e ridicole, dovrebbero basarsi su contradditorio e accordo, diventano un fatto unilaterale del MIUR che offre una sede alternativa come si fa nel gioco dei pacchi ed in effetti un pacco è poiché la sede offerta per avere il pacco iniziale, quasi sempre è peggiore di quella di prima istanza. L’invocato accesso agli atti, per legge obbligatorio entro trenta giorni, da luglio ad oggi, non è stato concesso a nessuno e difficilmente lo sarà; il famigerato algoritmo, in pratica le modalità di formazione della graduatoria, resta un mistero più del terzo di Fatima; le vertenze civili e amministrative ingolfano i Tribunali e molto spesso vedono l’Amministrazione soccombente. Di fronte ad un tale disastro politico e giuridico il minimo da attendersi sarebbero le dimissioni del Ministro, tanto che lo stesso Renzi da Vespa ha riconosciuto che “non tutto ha funzionato bene nella legge sulla Scuola”, mentre il sottosegretario Faraone ha promesso che i docenti “deportati” saranno riportati nelle terre di origine il prossimo anno con una specie di esodo biblico di cui, al momento, non si vedono tracce e che dovrebbe avvenire con la trasformazione dei posti di fatto in posti di diritto e la deroga del blocco triennale dei docenti deportati. Di rilievo, nell’attuale situazione di stallo, la presa di posizione di CGIL e CISL che hanno espresso l’opposizione alla deroga al blocco: niente di nuovo sotto il sole, sono loro gli amici lontani o amici del giaguaro che fanno parte di tutti i giochi a danno dei lavoratori, salvo le solite manfrine quanto si avvera quanto da loro stessi concordato. Quanto al Ministro Giannini rimanda al mittente le “osservazioni” di Renzi
e ripete come un mantra “Non posso cambiare la geografia!”. La sua “geografia” dice che i posti di lavoro sono al Nord e i docenti al Sud e “il trasferimento dei meridionali nelle regioni settentrionali è sempre stata una caratteristica del nostro paese”: i Fratelli La Bufala pizzaioli emigranti, i Meridionali docenti emigranti. Per lei «‘O Napulitano nun pò viaggià, po’ sulo emigrà», Massimo Troisi docet. Non è che gli alunni al Nord sono troppi ma sono i docenti ad essere pochi, Il numero dipende anche dal tempo pieno, al Nord oltre l’80% e al Sud meno del 20% gli strombazzati Progetti Estivi, concordati con i Parroci da Matteo Renzi, non sono il tempo pieno e la crescita educativa e sociale del Territorio lo Stato non può e non deve subappaltarla a Parrocchie e Onlus. Strana poi questa “geografia” a senso unico: vale solo per i Meridionali, provare per credere. Il 16 settembre su un giornale locale “La Provincia pavese” in prima pagina un ben evidenziato trafiletto dal titolo “Volete lavoro? Andate a Torino” sottotitolo: Asilo privatizzato, la coop che trasferisce 4 addette alle pulizie per la chiusura dei nidi comunali toglie il lavoro: Il Sindacato attacca: “Di fatto le obbligano a licenziarsi”. un sindacalista CISL dichiara che trasferimenti a oltre 50 chilometri (!) sono di fatto impossibile. Concorda un Consigliere Comunale del Partito Democratico: è assurdo. Le lavoratrici della Scuola, sbattute a oltre mille chilometri abbandonando coniugi e figli, con costi superiori allo stipendio, vorrebbero capire questa strana “geografia”: caratteristica” al Sud e “assurda” al Nord. Casuale ma emblematico il titolo di un altro articolo in prima pagina dello stesso giornale. Se i diritti sono solo sulla carta…
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